L'origine del termine "decadentismo"
L'origine del termine "decadentismo" risale al 26 maggio 1883, quando Paul Verlaine
pubblicò un sonetto intitolato "Languore" su "Le Chat Noir".
In questo componimento, Verlaine esprimeva l'identificazione con l'atmosfera di
stanchezza e esaurimento spirituale dell’Impero Romano in declino.
Questa sensazione di decadenza e fine di un'intera civiltà era diffusa nella cultura
dell'epoca, alimentando idee di disfacimento e un imminente cataclisma epocale.
Il termine "decadentismo" fu inizialmente coniato in senso negativo dalla critica
ufficiale, ma fu poi adottato dai gruppi d'avanguardia come un'etichetta provocatoria.
Questi gruppi intellettuali si opponevano alla mentalità borghese, abbracciando
atteggiamenti bohémiens e provocatori, ispirandosi al modello "maledetto" di Baudelaire.
Il romanzo "Controcorrente" di Joris-Karl Huysmans nel 1884 può essere considerato il
manifesto di queste tendenze decadenti, consolidando tematiche e atteggiamenti del
gruppo.
In senso più ampio, il Decadentismo rappresenta una somma di manifestazioni artistiche
e letterarie diverse, unite da denominatori comuni.
Tuttavia, l'uso del termine varia nelle denominazioni preferite da diversi paesi, come il
"Simbolismo" in alcuni contesti.
La visione del mondo decadente
La visione del mondo decadente si basa su un radicale rifiuto della visione positivistica
della realtà predominante nel XIX secolo.
Mentre il positivismo interpreta la realtà come un insieme di fenomeni materiali regolati
da leggi meccaniche, con la fiducia che la scienza possa fornire una conoscenza oggettiva e
il progresso possa risolvere i problemi umani, il decadente respinge questa visione.
Il decadente sostiene che la vera comprensione della realtà è al di là della portata della
ragione e della scienza.
Per loro, l'essenza del reale è misteriosa ed enigmatica, e solo attraverso un abbandono
dell'approccio razionale è possibile accedere all'ignoto.
Questa visione del mondo decadente enfatizza le analogie e le corrispondenze tra tutti gli
aspetti dell'essere, che sfuggono alla razionalità e possono essere percepite solo attraverso
un'empatia irrazionale.
Charles Baudelaire ha anticipato questa concezione nel suo sonetto "Corrispondenze"
dei "Fiori del male", considerato un manifesto dai decadenti.
La scoperta dell'inconscio è il nucleo autentico della cultura decadente.
Questa dimensione oscura, in cui l'individualità si dissolve e si fonde con il Tutto, è cruciale
per comprendere le concezioni e le opere letterarie, artistiche e musicali del
Decadentismo.
Gli strumenti irrazionali del conoscere
Nel tentativo di cogliere l'essenza segreta della realtà, il decadente si affida a strumenti che
vanno oltre la ragione e la scienza. Gli stati anormali e irrazionali dell'esistenza, come la
malattia, la follia, la nevrosi, il delirio, il sogno e l'incubo, sono considerati mezzi privilegiati di
conoscenza. Questi stati di alterazione, che possono essere indotti artificialmente attraverso
sostanze come l'alcol, l'assenzio o droghe, sfuggono al controllo razionale e aprono
prospettive verso l'ignoto, consentendo di percepire il mistero al di là delle cose. I decadenti
cercano anche l'esperienza dell'ignoto attraverso forme di estasi, in cui l'individuo si
dissolve nella vita del Tutto, potenziando così infinitamente la propria esistenza e
rendendola quasi divina.
Questo atteggiamento, definito come panismo, sarà particolarmente evidente in
Gabriele d'Annunzio.
Un altro mezzo privilegiato è rappresentato dalle epifanie, momenti in cui un dettaglio
apparentemente insignificante della realtà si carica improvvisamente di una misteriosa
intensità di significato. Questi episodi affascinano come messaggi provenienti da un'altra
dimensione, rivelando momentaneamente un assoluto. Il termine "epifania" in greco significa
"apparizione" o "manifestazione" e, nel contesto religioso, si riferisce alle rivelazioni
divine.
La poetica del Decadentismo
L'estetismo
La poetica del Decadentismo si caratterizza per l'estetismo, in cui l'arte diventa il
principale strumento di conoscenza.
I poeti, pittori e musicisti non sono solo abili creatori, ma veri e propri sacerdoti di un culto,
visti come "veggenti" capaci di percepire ciò che l'uomo comune non può vedere.
Questo culto dell'arte dà origine all'estetismo, in cui il valore supremo è il bello,
superando i tradizionali valori morali.
L'esteta, seguace dell'estetismo, pone il bello come principio regolatore della vita,
tralasciando i valori morali come bene e male.
La vita e l'arte si fondono per l'esteta, che filtra tutta la realtà attraverso l'arte,
cercando costantemente sensazioni rare e rifiutando la banalità e la volgarità.
Queste posizioni, teorizzate inizialmente in Inghilterra e riprese in Francia da Huysmans,
raggiungono l'apice con Oscar Wilde e Gabriele d'Annunzio.
Secondo questi principi, la vita stessa deve diventare un'opera d'arte.
Nel contesto di questa poetica, il poeta rifiuta di essere portavoce di idealità morali e civili.
L'arte si distacca dalla rappresentazione della realtà storica e sociale, diventando arte
pura e poesia pura, senza intenti pratici o utilitaristici.
La rivoluzione del linguaggio poetico è evidente: la parola poetica non è più un mezzo di
comunicazione logica e razionale, ma assume un valore evocativo.
La parola perde la sua funzione comunicativa immediata e ritorna a essere una sorta di
formula magica, in grado di rivelare l'ignoto e mettere in contatto con il mistero al di là delle
cose.
Questa scelta rende la poesia oscura e, a volte, al limite dell'incomprensibilità.
Anche se il poeta desidera comunicare, lo fa attraverso forme simboliche, allusive ed
enigmatiche, rivolte a coloro che possono accedere al mistero e comprendere il suo
linguaggio.
L'arte decadente si distingue per il suo carattere estremamente aristocratico, rifiutando
il pubblico borghese e chiudendosi in una raffinatezza suprema.
Questa scelta è motivata dalla crescente cultura di massa, che produce prodotti ripetitivi e
meccanici, minacciando l'unicità dell'opera d'arte.
Gli artisti decadenti difendono la vera arte rifugiandosi in un linguaggio cifrato ed
ermetico, contrastando la riproduzione meccanica che sembra cancellare l'"aura" divina dell'opera
d'arte destinata al mercato borghese.
Questo atteggiamento crea una frattura radicale tra artista e pubblico, accentuando il
conflitto iniziato nell'età romantica durante i primi sviluppi del capitalismo industriale.
La chiusura degli artisti nella loro raffinatezza diventa un atto di resistenza contro la
standardizzazione e commercializzazione dell'arte, stabilendo una netta separazione tra
l'arte "vera" e il pubblico borghese.
Le tecniche espressive
Nella scrittura decadente, l'autore utilizza diverse tecniche espressive per creare effetti di
suggestione segreta.
La musicalità della parola è fondamentale, non tanto per designare una realtà specifica, ma
come puro suono carico di valori evocativi, capace di suscitare echi profondi.
Nella visione decadente, la musica è considerata la suprema tra le arti, essendo la più
indefinita e svincolata da significati logici, in grado di agire sulle zone oscure della psiche e
creare una comunione mistica con l'assoluto.
Nella poesia decadente, i nessi sintattici tradizionali crollano: la sintassi diventa vaga,
imprecisa e altamente ambigua, mentre le singole parole assumono sfumature o significati
diversi da quelli comuni.
In coerenza con una visione irrazionalistica e simbolica del mondo, la metafora diventa lo
strumento linguistico principale.
Non è regolata da un semplice rapporto di somiglianza tra due oggetti, ma allude a una rete di
relazioni segrete che uniscono le cose in un sistema di analogie universali, implicando
il principio delle "corrispondenze" alla maniera di Baudelaire.
Il rapporto simbolico, diverso da quello allegorico medievale, non può essere tradotto
perfettamente in termini concettuali.
Il simbolo è allusivo e polisemico, cioè aperto a vari sensi, eliminando gli equivalenti logici.
Una funzione affine è quella della sinestesia, che accosta termini appartenenti a sfere
sensoriali diverse, provocando la fusione di sensazioni con un sottile rapporto analogico.
Temi e miti della letteratura decadente
Nella letteratura decadente emergono temi legati alla decadenza, alla lussuria e alla
crudeltà, derivanti dalla percezione del declino imminente di una civiltà.
C'è un apprezzamento particolare per le epoche in decadenza, come la Grecia
alessandrina, la tarda latinità imperiale e l'età bizantina, in cui il declino delle forze si traduce in
estrema raffinatezza.
I prodotti culturali di queste epoche decadenti sono vissuti come più affascinanti delle
opere delle epoche caratterizzate da pienezza e classicità.
Al culto per la raffinatezza di queste epoche si aggiunge l'attrazione per il lusso raro e
prezioso, accompagnato da una lussuria complicata da perversità e crudeltà.
La letteratura decadente è permeata da un fascino per le perversioni più sottili e le
crudeltà più brutali, evidente nelle opere di scrittori come Huysmans, Wilde e d'Annunzio.
Una parte significativa della letteratura decadente è segnata dal sadismo, spesso
accompagnato dal masochismo come suo complemento.
C'è una ricerca del nuovo e dell'inaudito per trovare stimoli che evitino l'inerzia e la noia,
insieme a una sensibilità acutissima, esasperata e al limite della nevrastenia.
La letteratura decadente esplora così gli estremi delle emozioni umane attraverso la
ricerca incessante di stimoli ed esperienze intense.
La nevrosi è una costante nella letteratura decadente, non solo come caratteristica dei
protagonisti.
Accanto alla nevrosi, la malattia in generale è un altro grande tema decadente.
La malattia, da un lato, funge da metafora di una condizione storica di crisi profonda,
smarrimento delle certezze e angoscia per il crollo di un mondo imminente.
Dall'altro lato, diventa un segno di nobiltà, distinzione e una condizione privilegiata, oltre
che uno strumento conoscitivo eccellente.
Il gusto decadente si orienta verso ciò che è corrotto, impuro e marcio.
La malattia e la corruzione affascinano i decadenti anche perché sono immagini della
morte.
La letteratura decadente è permeata da un desiderio morboso di annientamento e
autodistruzione, con un'attrazione irresistibile per il nulla.
A fronte di questi temi, si contrappongono tendenze opposte come il vitalismo, che esalta
la pienezza vitale al di là di ogni limite morale, e il superomismo, la mitizzazione della
forza barbarica che domina sui deboli per rigenerare un mondo senza più energie.
Nel decadentismo, il culto della forza e della "vita" è un modo per esorcizzare l'attrazione
morbosa della morte, cercando di contrastare il senso di stanchezza e esaurimento.
Gli eroi decadenti
Nella letteratura decadente emergono figure ricorrenti, spesso rivestite di dimensione mitica:
1. L'artista "maledetto": Profana tutti i valori sociali, scegliendo deliberatamente il male e
abbracciando una vita misera, sregolata e portata all'estremo attraverso una sessualità
sfrenata, l'uso di alcol e droghe.
2. L'esteta: Cerca di trasformare la propria vita in un'opera d'arte, sostituendo le leggi
morali con quelle del bello. Ricerca costantemente sensazioni squisite e piaceri raffinati,
isolandosi dalla vita comune e dalla mediocrità borghese.
3. L'inetto a vivere: Si sente escluso dalla vita circostante a causa della mancanza di
energie vitali. Rifugiandosi nelle fantasie, sogna l'azione da cui è escluso, desiderando forti
passioni ma sentendosi inaridito e impotente.
4. La donna fatale: Dominatrice del maschio fragile e sottomesso, è lussuriosa e
perversa. Il suo fascino ineludibile consuma le energie vitali dell'uomo, portandolo alla follia, alla
perdizione e alla distruzione.
Il «fanciullino» e il superuomo
L'inetto a vivere, in una variante originale, trova espressione nel "fanciullino" pascoliano,
contraddistinto dal rifiuto della condizione adulta, della vita sociale al di fuori del nucleo
familiare, e dalla regressione a forme di emotività e sensibilità infantili. Questo mito
rappresenta la necessità di ritornare a forme di coscienza precedenti alla logica,
incarnando anch'esso l'irrazionalismo e il misticismo fondamentale delle concezioni decadenti.
Dalla tendenza decadente di esaltare la pienezza vitale e la forza barbarica per
mascherare la sensazione di debolezza, emerge la figura del superuomo di d'Annunzio,
liberamente ispirato alle teorie di Nietzsche. Il superuomo dannunziano è un individuo
superiore alla massa, forte e dominatore, orientato alla conquista di mete eroiche
senza essere intralciato da dubbi e incertezze.
Coordinate storiche del Decadentismo
Il Decadentismo, seppur distinto, può essere considerato come una seconda fase del
Romanticismo, specialmente del Romanticismo tedesco e inglese.
Mentre entrambi condividono un irrazionalismo comune, un rifiuto della realtà e una
ricerca di un "altrove" ideale e fantastico, il Decadentismo si presenta come una sorta
di sconvolgimento, accentuazione ed esasperazione delle tematiche romantiche, piuttosto
che una novità assoluta.
Nel Romanticismo, l'entusiasmo, la tensione verso l'espansione dell'io e le forme di ribellione
eroica delineavano un'età caratterizzata da un'intensa energia spirituale.
Al contrario, il Decadentismo è segnato da un senso di stanchezza, estenuazione,
languore e smarrimento, con una percezione di fine che inibisce gli slanci energetici, portando
a un'introspezione inerte sulla propria "malattia" e debolezza.
Mentre il Romanticismo si caratterizzava per un impegno politico e sociale, con la
trattazione dei grandi problemi e la fiducia nel poter influenzare la realtà, il Decadentismo
rifiuta ogni impegno, elevando la forma artistica a valore supremo e sostenendo il
principio della poesia pura, libera da interessi pratici, morali o politici.
In contrasto con il Romanticismo, che esaltava la forza creatrice immediata del genio e
valorizzava la spontaneità della "natura", il Decadentismo celebra l'artificio, la
complicazione e ciò che deriva da un lavoro sofisticato e cerebrale. Mentre il
Romanticismo mirava a costruzioni concettuali e artistiche vaste e totalizzanti, il
Decadentismo, impregnato di "languore", si orienta verso opere brevi, dense e
frammentarie, dove il singolo particolare assume un valore assoluto.
Le coordinate economiche e sociali
La continuità tra Romanticismo e Decadentismo si manifesta in una sostanziale
omogeneità delle condizioni di vita materiale nel corso del secolo.
La crisi della coscienza, il rifiuto della realtà e le tematiche negative sono comuni a
entrambi i movimenti.
Le trasformazioni sociali e culturali rapide e vertiginose, la crisi ciclica di sovrapproduzione,
la "reificazione" delle relazioni umane ridotte a rapporti tra merci e i conflitti di classe scaturiti
dalla presenza del proletariato operaio sono elementi che accomunano Romanticismo
e Decadentismo.
Il clima decadente, più specifico, può essere collegato alla situazione europea di fine
secolo e alla "seconda rivoluzione industriale".
Questa fase è caratterizzata dalla comparsa della grande industria, l'impiego massiccio
delle macchine, la razionalizzazione del processo produttivo, la concentrazione monopolistica e
l'impersonalità del nuovo meccanismo produttivo, trasformando l'individuo in un mero
ingranaggio.
La formazione di una società di massa, con la sua omologazione e uniformazione degli
individui, contribuisce alla crisi dell'individuo, generando un senso di malattia interiore,
smarrimento e impotenza di fronte a una realtà complessa ed enigmatica.
La crisi del ruolo intellettuale
Il progresso industriale e finanziario monopolistico relega l'intellettuale umanista
tradizionale ai margini, inducendolo a percepirsi come inutile e frustrato. I nuovi processi
produttivi lo declassano anche materialmente, riducendolo a funzioni dequalificate e
impiegatizie. Similmente, l'artista si sente un insignificante ingranaggio nella società di
massa, dove l'opera d'arte è sempre più soggetta alle leggi del capitalismo,
trasformandosi in merce di scambio.
Di fronte a questo scenario, l'artista cerca la ribellione, rifiutando il contatto con il pubblico
comune e rivolgendosi a una cerchia ristretta di iniziati. Per sottrarre la propria creazione ai
meccanismi editoriali, accentua le caratteristiche ermetiche del linguaggio artistico.
L'intellettuale reagisce disperatamente, enfatizzando la propria diversità e eccezionalità
attraverso movimenti come l'estetismo, il maledettismo e il superomismo.
Questo fenomeno, già presente nell'epoca romantica, si manifesta appieno in un poemetto
in prosa dello "Spleen di Parigi" baudelairiano, dove si sintetizza efficacemente
nell'immagine della "perdita d'aureola".
Decadentismo e Naturalismo
Correnti culturali e gruppi intellettuali
Il Decadentismo non deve essere erroneamente considerato come una conseguenza del
Naturalismo o un risultato del suo esaurimento.
Molte caratteristiche del Decadentismo sono presenti già nel Romanticismo,
accentuandosi in parallelo con il Naturalismo durante gli anni Settanta-Ottanta e i primi anni
Novanta del XIX secolo.
Decadentismo e Naturalismo sorgono sullo stesso terreno di condizioni oggettive e si
sviluppano simultaneamente.
Gli scrittori naturalisti sono integrati nell'ordine borghese, accettandone l'orizzonte
culturale basato sul Positivismo, lo scientismo, il materialismo e la fiducia nel progresso.
D'altra parte, gli scrittori decadenti soffrono profondamente le contraddizioni del
sistema, rifiutando radicalmente l'ordine esistente con atteggiamenti "maledetti" ed
estetizzanti, uscendo dall'orizzonte culturale borghese con scelte antiscientifiche,
irrazionalistiche e misticheggianti.
L'atteggiamento antiborghese dello scrittore decadente si attenua man mano che la
borghesia si allontana dal positivismo e si orienta verso l'irrazionalismo, adottando
posizioni reazionarie e imperialisticamente aggressive.
La compresenza di tendenze decadenti e naturalistiche
La coesistenza di tendenze decadenti e naturalistiche è evidente nonostante le profonde differenze
nelle visioni del mondo e nelle soluzioni letterarie adottate dai due gruppi di scrittori.
Ad esempio, in Émile Zola, rappresentante principale del Naturalismo, è possibile individuare
elementi di vitalismo panico, una propensione a costruire simbolismi complessi e un piacere per
atmosfere malate, torbide e perverse.
Al contrario, Joris-Karl Huysmans, autore del manifesto decadente "Controcorrente", inizia la sua
carriera come seguace di Zola e contribuisce con un racconto alla raccolta delle "Serate di Médan"
nel 1880, un manifesto del Naturalismo.
Non vanno dimenticati gli esordi narrativi di Gabriele d'Annunzio in "Terra vergine" (1882),
influenzati dalle novelle di Giovanni Verga. In questo contesto, il bozzettismo verista si mescola
con il compiacimento decadente e irrazionalistico della regressione alla condizione ferina.
Nella concretezza del processo storico, non esiste il Decadentismo, così come non esistono il
Naturalismo, il Romanticismo o l'Illuminismo.
Ci sono solo scrittori e opere che affrontano certi temi con soluzioni formali specifiche, con
caratteristiche proprie, ma anche con affinità verso altri scrittori e opere.
Le categorie come Decadentismo e Naturalismo sono create da noi mediante un'operazione di
astrazione per classificare e ordinare i fenomeni, permettendoci di muoverci tra di essi senza
smarrirci.
Decadentismo e Novecento
Risulta controversa l'estensione della categoria del Decadentismo per comprendere l'intero
Novecento.
Alcuni critici propongono di utilizzare questa etichetta per designare l'intero secolo, mentre altri
ritengono più appropriato circoscriverla a fenomeni letterari specifici della fine dell'Ottocento, con
qualche prolungamento nei primi del Novecento.
Attualmente, prevale l'orientamento di limitare il Decadentismo a questo periodo più ristretto.
Benché molte tendenze del Novecento abbiano radici nel clima decadente e siano connesse ad
esso attraverso numerosi fili, queste si collocano in contesti diversi, riflettono altre poetiche e
visioni della realtà, e conducono a soluzioni formali diverse.
L'aggregazione di correnti così eterogenee e variegate sotto l'unica etichetta del Decadentismo
potrebbe condurre a confusioni pericolose.
In conclusione, se inizialmente il termine "decadentismo" aveva una connotazione spregiativa, è
oggi evidente che questo movimento non ha implicato affatto una decadenza della cultura e dei
valori artistici.
Al contrario, si è dimostrato un terreno fertile da cui sono emerse opere di profondità e
innovazione, sia nella visione della realtà che nelle soluzioni formali.
La poesia simbolista
L'esperienza del Simbolismo francese rappresenta il compimento della rivoluzione nel linguaggio
poetico intrapresa da Baudelaire.
Si eliminano la retorica e l'eloquenza romantiche, così come l'equilibrio formale e l'oggettività del
classicismo.
La poesia simbolista cerca l'evocazione e la suggestione, spostandosi verso l'indefinito, l'impreciso
e la musicalità, eliminando il peso della concretezza realistica.
Questa poetica si manifesta in diverse direzioni, come l'approccio di Verlaine verso l'evocazione
musicale, la visione onirica di Rimbaud o l'uso di simbolismi enigmatici di Mallarmé.
L'influenza baudelairiana si diffonde anche in Inghilterra attraverso poeti come Algernon Charles
Swinburne, noto per il suo volume "Poesie e ballate" del 1866, che scandalizzò per la sua
sensualità morbosa e la ricerca di una preziosa musicalità. Quest'opera aprì la strada al
Decadentismo in Inghilterra e influenzò d'Annunzio, soprattutto per le tematiche perverse.
In Italia, la poesia decadente è principalmente rappresentata da d'Annunzio e Pascoli.
I poeti italiani seguono la lezione dei simbolisti francesi, particolarmente d'Annunzio che attinge
letteralmente da Verlaine nelle sue prime raccolte poetiche.
Sia d'Annunzio che Pascoli utilizzano immagini suggestive, attribuiscono alla parola valenze
musicali, impiegano il linguaggio analogico e sperimentano nuove forme metriche.
Vienna diventa un importante centro del Decadentismo europeo, collegato al Simbolismo. Hugo
von Hofmannsthal, scrittore viennese, riflette tendenze decadenti e simboliste nelle sue opere
poetiche, con una predilezione per la contemplazione di una bellezza al di là delle apparenze
sensibili, utilizzando immagini ricercate, un vocabolario prezioso e una dolce musicalità.
Le tendenze del romanzo decadente
Il romanzo decadente per eccellenza è "Controcorrente" (1884) di Joris-Karl Huysmans.
Il libro ritrae un esteta, Des Esseintes, che si ritira dal mondo, cercando ossessivamente sensazioni
rare e preziose fino a consumarsi nella nevrosi.
Paul Bourget, con il romanzo-manifesto "Il discepolo" (1889), diventa caposcuola del "romanzo
psicologico".
Questo genere si concentra principalmente sull'interiorità di un personaggio, esplorandone la
complessità indipendente da influenze esterne. In Italia, d'Annunzio, influenzato da Bourget,
utilizza il modello del "romanzo psicologico" nei suoi primi romanzi come "Il piacere" (1889), con
un'analisi dettagliata dell'interiorità dei protagonisti e l'uso di simboli complessi.
Antonio Fogazzaro, con romanzi come "Malombra" (1881) e "Piccolo mondo antico" (1895),
esplora complessi problemi spirituali da una prospettiva religiosa, seguendo il modello del
"romanzo psicologico".
Oscar Wilde, influenzato dalle tendenze francesi, offre un'interpretazione paradossale
dell'estetismo nel romanzo "Il ritratto di Dorian Gray" (1890), esplicitamente ispirato a
"Controcorrente" di Huysmans.
Wilde cercò di fondere arte e vita, manifestando atteggiamenti stravaganti, ma oltre a queste
pose, fu anche un critico lucido e profondo della realtà moderna.
Baudelaire, l'interprete del moderno
Charles Baudelaire può essere considerato l'interprete letterario per eccellenza dell'avvento del
moderno. Nella sua opera, occupa un posto centrale la riflessione sulle condizioni di vita nella
grande metropoli di Parigi.
Baudelaire coglie con eccezionale acutezza gli aspetti negativi del vivere cittadino moderno, tra cui
la solitudine alienante, la disperazione e soprattutto la noia, che rappresenta la percezione
angosciosa della perdita di senso della vita.
Nonostante l'ansia di elevazione spirituale e il bisogno di purezza, Baudelaire è consapevole della
vanità di tali slanci.
La poesia simbolista
A partire dagli anni Settanta dell'Ottocento, vari poeti francesi si ispirano alla lezione di Baudelaire,
considerandolo un iniziatore e un maestro.
Questi poeti si oppongono alla poetica naturalistica, che crede nella capacità della parola di
riprodurre l'oggettività del reale attraverso leggi deterministiche.
Invece, essi sostengono che la parola dovrebbe alludere a una realtà più profonda, simbolica e
oltre le apparenze.
Gli aspetti della natura diventano simboli di una realtà più autentica, e il poeta ha il compito di
decifrare questi simboli attraverso il linguaggio poetico, che diventa allusivo ed evocativo.
Paul Verlaine, ad esempio, propone che la parola assuma le prerogative della musica, evitando la
precisione delle immagini e la nettezza dei colori, puntando invece sull'indefinitezza suggestiva e
sulla sfumatura.
Un esempio straordinario di questa trasformazione della realtà in chiave simbolica è rappresentato
da "Vocali" di Arthur Rimbaud, dove la poesia non è una raffigurazione di realtà definite, ma un
atto capace di evocare immagini sfumate e indefinite attraverso le parole e i loro suoni.
Con Stéphane Mallarmé, il valore simbolico si sposta dalla natura alla parola stessa.
La poesia aspira a una forma di conoscenza assoluta, ma si scontra con l'inesprimibile e, al limite
estremo, giunge ai confini del silenzio e della pagina bianca.
Il principio su cui si basa questa concezione della poesia è l'analogia, che accosta realtà
lontanissime tra loro attraverso misteriose associazioni simboliche.
Numerosi seguaci del simbolismo, come Tristan Corbière, Henri de Régnier, Emile Verhaeren, Jules
Laforgue, Maurice Maeterlinck e Francis Jammes, emergeranno negli stessi anni e nei successivi.
La scuola simbolista trovò espressione in diverse riviste parigine, e nel 1886 Jean Moréas pubblicò
un Manifesto del Simbolismo su "Le Figaro".
Il Simbolismo, componente essenziale del Decadentismo, influenzerà anche gran parte della poesia
del Novecento, in particolare in Italia con poeti come Ungaretti e gli ermetici.
Il romanzo decadente in Europa
Nell'età del Decadentismo si delineò una forma di romanzo distante dalla tradizione realistica
ottocentesca, con esempi chiave come "Controcorrente" di Joris-Karl Huysmans e "Il ritratto di
Dorian Gray" di Oscar Wilde.
Nel romanzo di Huysmans, si rifiuta la realtà in favore dell'immaginazione, e la natura viene
considerata banale e usurata.
Huysmans sostituisce la realtà artificiale creata dall'uomo, cercando nuove sensazioni attraverso
una ricerca raffinata di realtà inedite.
La trama del romanzo non segue un intreccio tradizionale, ma si concentra sul ritratto di un uomo
eccezionale, descrivendo le sue preferenze, i suoi gusti, le sue nevrosi e manie.
Nel romanzo di Wilde, "Il ritratto di Dorian Gray", l'estetismo è al centro della trama.
Viene esaltato il culto della bellezza come valore supremo, da privilegiare rispetto ai valori morali
comuni. Sebbene il romanzo presenti una struttura apparentemente più tradizionale con
personaggi e intreccio, Wilde sovrappone altre dimensioni che prevalgono, come quella saggistico-
intellettuale e quella fantastica.
Quest'ultima è rappresentata dal ritratto che invecchia al posto del protagonista, caricandosi di
tutta la bruttezza del vizio in cui il personaggio precipita. Il motivo del "doppio", presente in molta
letteratura fantastica dell'Ottocento, si fa strada nel romanzo di Wilde, assumendo significati
allegorici che alludono alla supremazia dell'arte sulla vita.
Charles Baudelaire