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morto a Roma il saggista e scrittore Giovanni Macchia, saggista e scrittore che ha fatto conoscere e amare in Italia autori quali Baudelaire, Proust, Moliere. Quasi novantenne, era noto in tutta Europa per i suoi studi di letteratura francese: non a caso era stato insignito delGrand Prix dellaFrancophonie . Era nato il 14 novembre (ma la denuncia datata 18) del 1912 a Trani, luogo di giovanili scoperte come la musica e il teatro; ma dal 1923 viveva a Roma, dove sera trasferita la famiglia. Laureatosi in lettere con una tesi su Charles Baudelaire, si dedic subito alla critica darte e destetica. Nel 1935 a Parigi con una borsa di studio, conosce Paulhan e Jouve. Nel 1938 incaricato di lingua e letteratura francese allUniversit di Pisa, dove succede a Contini, e nel 39 esce il suoBaudelaire critico . Frequenta il mondo intellettuale romano, incontra Carla DUrso che diverr sua moglie (scomparsa nel 1993) e nel 47 tra i fondatori della rivistaLimmagine diretta da Brandi. Nel 1949 chiamato a Magistero a Roma e pubblica il primo studio sullaRecherche . Nel 1952 direttore dellIstituto per il Teatro appena fondato; passa allUniversit nel 58 dove insegna francese e storia del teatro. Gli anni 1960-65 sono i pi fervidi: esce primaIl paradiso della ragione , poi laStoria della letteratura francese ; comincia a collaborare con ilCorriere , pubblicaVita, avventure e morte di Don Giovanni e quindiIl mito di Parigi . Da notare quindiI fantasmi dellopera (1971),Il silenzio di Moliere (1975),Pirandello o la stanza della tortura (81),Le rovine di Parigi (85). Nel 1990 il presidente della Repubblica francese Mitterand gli consegna la Legion dOnore per i meriti acquisiti in 50 anni di studi dedicati alla letteratura francese. Tra i premi ha vinto il Feltrinelli e il Balzan. Nel 2000 lAccademia di Francia lha insignito del Gran prix della francophonie. Da molti anni era accademico dei Lincei. Giovanni Macchia morto domenica sera in un ospedale romano dovera ricoverato dall11 settembre per una frattura al femore (procurata cadendo nella sua abitazione in via Guido dArezzo). Le esequie si terranno questo pomeriggio nella chiesa di San Roberto Bellarmino, in piazza Ungheria nel quartiere Parioli.
Da LAvvenire: Macchia e i demoni della critica Francesista e saggista. Sono questi i due attributi che che vengono alla mente pensando a Giovanni Macchia, scomparso domenica a Roma: i suoi funerali si svolgeranno oggi nella capitale, con rito religioso, presso la chiesa di San Roberto Bellarmino, ai Parioli. Nato a Trani nel 1912, aveva studiato all'Universit di Roma, dove insegn dal 1949 dopo esperienze di ricerca e di docenza a Parigi, alla Normale di Pisa e a Catania. Per intendere il suo modo di essere saggista e francesista, senza disperdersi nella nutrita produzione dei suoi volumi critici, conviene partire dall'autobiografia intellettuale uscita da Adelphi nel 1985,Gli anni dell'attesa , costruita montando scritti di epoca diversa. Il ventaglio dei suoi maestri e amici aiuta a capire come vennero formandosi le sue qualit di gusto e di cultura, l'eleganza della scrittura critica, la predilezione per autori-guida quali Baudelaire e Montaigne, e il suo eclettismo: Pietro Paolo Trompeo e Mario Praz, innanzitutto; e poi Cesare De Lollis, Ferdinando Neri, Emilio Cecchi, Giacomo Debenedetti, Sergio Solmi. Per Macchia non esistevano barriere: il critico letterario poteva interessarsi di arte figurativa, di musica, di drammaturgia (fu lui a fondare a Roma l'Istituto per la storia del teatro). Non esistevano neppure frontiere rigide fra le

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letterature nazionali, sicch, pur privilegiando la letteratura francese che fece oggetto anche di un ampio profilo storico, si occup anche di scrittori italiani, specialmente di Manzoni e Pirandello. Segu una pista squisitamente comparatistica, come lo studio sulla metamorfosi della figura di Don Giovanni, fond e diresse la nota collana delle "Letterature del mondo" (Sansoni-Accademia), nella quale il volume italiano recava la firma prestigiosa di Contini (per una nuova edizione che poi non fu realizzata, il grande filologo aveva designato me a redigere un'appendice che aggiornasse il quadro - capii poi che quell'incarico era un suo inatteso dono testamentario; in quell'occasione Macchia, direttore della collana, mi scrisse una lettera suggerendomi una lista di nomi da prendere in considerazione, mostrando di seguire con attenzione anche gli autori italiani pi recenti). Di timbro francese era il suo desiderio divulgativo: senza trascurare l'accademia (era membro dei Lincei), coltivava gli aspetti comunicativi, come dimostra la sua collaborazione al "Corriere della Sera" (dal 1962), e giudicava positivamente i mass-media, come fa nelle pagine del volume adelphiano sopra ricordato. La bibliografia di Macchia molto vasta, anche perch era solito tornare sugli stessi argomenti e talvolta riproporre, in forma pi o meno rinnovata, le stesse pagine. Pur non mancando singoli contributi filologici o di ricerca erudita, egli essenzialmente un autore diessais. Fra i suoi volumi, che recano spesso titoli suggestivi, quelli su Montaigne, sui moralisti fino a La Bruyre, sui politici da Machiavelli al cardinal Mazzarino, sul "silenzio di Molire" e sul teatro francese, su Don Giovanni, su Baudelaire critico e sulla sua "poetica della maliconia", sul "mito di Parigi", su Proust "angelo della notte". Nella sua storia della letteratura francese passata dalla collana di Sansoni ai "Meridiani" Mondadori, Macchia mostra di cogliere anche gli aspetti pi irregolari, quella "misura sconvolta" che corregge l'immagine stereotipa di una letteratura tutta razionalit e chiarezza. Tuttavia, anche se un suo saggio dedicato significativamente agli aspetti "anticartesiani" degli scrittori d'oltralpe, se per il romanzo di Manzoni conia la formula "divino disordine" e insegue i "fantasmi" all'opera, la sua scrittura finisce per essere pi piacevole e istruttiva che inquietante. Egli maneggia autori angelici e demoniaci come il poeta deiFiori del male con il misurato controllo di un Montaigne: e alla fine della lettura della sue pagine, di cui sarebbe difficile mutare una sola virgola, trovare un difetto di gusto, contestare un'idea, l'impressione prevalente di aver attraversato una civilt letteraria o l'opera di uno scrittore col sussidio di una guida esperta dalla conversazione impeccabile che solo di rado ha modificato il nostro modo di pensare. Da il Mattino: RICORDO DEL GRANDE SAGGISTA

Macchia, il Montaigne italiano


Felice Piemontese Ha scritto Giovanni Macchia (in un saggio su Taine) che "per divenire uno storico, le idee, i documenti, le fonti non bastano. Bisogna essere un grande scrittore, e solo allora la rappresentazione delle passioni umane non risulta arida e fredda. Anche per uno storico esiste, e bisogna rendersene conto, un problema di stile". Ecco, credo che queste poche frasi si adattino perfettamente al grande critico scomparso e ne definiscano con estrema precisione le caratteristiche, che ne fanno senza alcun dubbio uno dei pi grandi scrittori del Novecento, oltre che un Maestro ineguagliabile per diverse generazioni di francesisti. Le tappe del lungo percorso di Macchia sono state ricostruite con precisione ieri su questo giornale, e non il caso di ritornarci dettagliatamente. Nato nel 1912, a Trani, il padre era presidente di Corte dAssise. La laurea (con una tesi su Baudelaire, che rimarr il "suo" autore per tutta la vita) poi linsegnamento universitario, prima a Pisa, poi a Roma. La passione per la musica, per il teatro dopera, ma anche per la rivista e per lavanspettacolo. E le opere, incessantemente rielaborate, perch non smetteva mai di ripensare agli autori di cui si era occupato, e la cui fisionomia gli sembrava sempre bisognevole di ulteriori ritocchi. Viveva a Roma, in una grande casa ai Parioli, tra diverse migliaia di libri accuratamente rilegati e riposti con grandissimo ordine negli scaffali. Conversare con lui era una delle cose pi gratificanti e piacevoli che si possano immaginare, tanto pi in unepoca di bruti e di lestofanti. E, se lecito un riferimento personale, posso dire che mi commossero certe dediche dei suoi libri in cui, figurarsi, parlava di "gratitudine" per articoli e recensioni che gli avevo dedicato. Il suo primo libro su Baudelaire esce nel 39, il secondo (a Napoli) nel 46, il terzo nell86, una bella fedelt, non c dubbio. Il fatto che "come in quei prodigi di ottica che ingannano i sensi, egli (B.) si avvicina a noi mano a mano che il tempo sembra distaccarlo, e la sua figura farsi pi evanescente. Il mondo cambia, molto mutato certo dagli anni in cui Baudelaire visse e scrisse, ma ci accorgiamo che la nostra epoca feroce divenuta sempre pi baudelairiana". E intanto, ecco una lunga serie di studi destinati a diventare altrettante pietre miliari nel campo della francesistica, e non solo. I due libri che costituiscono il pi perfetto ritratto letterario di quella che fu la citt-faro dellOccidente (e degli autori che lhanno resa tale): Il mito di Parigi e Le rovine di Parigi ("il destino di Parigi il destino stesso degli uomini"), anchessi pi volte rivisti e ristampati, Il silenzio di Molire, Il Principe di Palagonia, Proust e dintorni, e poi gli studi su Manzoni, su Pirandello, la Storia della letteratura francese, apparsa dapprima presso Sansoni-Accademia e poi nei "Meridiani" di Mondadori.

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A veder citati oggi tutti questi libri diventati a giusta ragione famosi, si pu pensare che il percorso di Macchia sia stato tutto in discesa, come si dice, e costellato di riconoscimenti prestigiosi, sia in Italia che nella sua terra delezione. Non fu cos, in realt, e per diverse ragioni. Eterodosso rispetto al metodo crociano, estraneo alle grandi correnti che hanno dominato la scena culturale successivamente (il marxismo, lo strutturalismo) Macchia fu considerato talvolta un attardato erudito, uno specialista, piuttosto che qualcuno che faceva sui testi e a partire dai testi - come ha scritto Jacqueline Risset, autrice della prima monografia critica a lui dedicata - unoperazione destinata ad aprire uno spazio pi vasto, "in cui ad esempio opera e vita non erano pi visti come capitoli separati allinterno di un testo universitario". Si trattava, in effetti, di ricostruire fin nei dettagli il "movimento creativo" che nellautore dava luogo allopera, ma non con unalgida operazione da specialista, del linguaggio o delle psicologie o dei momenti storici, ma in qualche modo immedesimandosi con lautore, almeno per il tempo necessario, e senza pretendere di scimmiottarlo (come far poi, molti anni dopo, Citati, ad esempio). In quanto alla Francia, bisogna dirlo: ci ha messo moltissimo, troppo, ad accorgersi che uno degli studiosi pi eminenti della sua letteratura viveva altrove. E soltanto lanno scorso arrivato il Grand Prix de lAcadmie Franaise, preceduto - negli ultimi tempi - da altre, significative ammissioni. A partire dalla definizione di "Montaigne italien" fatta da Bianciotti in un articolo di "Le Monde" che allo scrittore italiano, per evidenti motivi, aveva procurato particolare piacere. Resta dunque, di Macchia, una lezione altissima e, temo, irripetibile. Anche per la straordinaria energia che gli ha consentito di continuare a lavorare e ad arricchire la sua bibliografia fino alla soglia dei novantanni, pubblicando, due anni fa, quello splendido Scrittori al tramonto, "un mio breve De Senectute" dedicato, certo non a caso, a quei piccoli o grandi scrittori che in vecchiaia hanno ritrovato forza e coraggio.