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Inferno Canto V - La Divina Commedia

Il canto descrive il secondo cerchio dell'Inferno dove sono puniti i lussuriosi. Dante e Virgilio arrivano dove Minosse giudica le anime dannate, assegnandole al cerchio appropriato in base ai loro peccati. Qui regna un vento tempestoso che trascina le anime urlanti, senza speranza.

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Inferno Canto V - La Divina Commedia

Il canto descrive il secondo cerchio dell'Inferno dove sono puniti i lussuriosi. Dante e Virgilio arrivano dove Minosse giudica le anime dannate, assegnandole al cerchio appropriato in base ai loro peccati. Qui regna un vento tempestoso che trascina le anime urlanti, senza speranza.

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27/01/23, 07:34 Inferno canto V - La Divina Commedia

Testo Parafrasi

Così discesi del cerchio primaio  Così discesi dal I Cerchio al II, che cinge uno spazio minore,

giù nel secondo, che men loco cinghia,  ma contiene tanto maggior dolore che spinge a lamentarsi.

e tanto più dolor, che punge a guaio.                             3


Stavvi Minòs orribilmente, e ringhia:  Minosse sta orribilmente sulla soglia e ringhia: esamina le colpe

essamina le colpe ne l’intrata;  dei dannati che si presentano; li giudica e li destina a seconda

giudica e manda secondo ch’avvinghia.                        6 di come attorcigli la coda.



Dico che quando l’anima mal nata  Dico che quando l'anima dannata si presenta davanti a lui,

li vien dinanzi, tutta si confessa;  rende piena confessione; e quel conoscitore dei peccati

e quel conoscitor de le peccata                                       9 stabilisce in quale zona dell'Inferno debba andare; si cinge con

la coda tante volte quanti sono i Cerchi che il dannato deve


vede qual loco d’inferno è da essa;  discendere.

cignesi con la coda tante volte 


quantunque gradi vuol che giù sia messa.                  12


Sempre dinanzi a lui ne stanno molte; 


vanno a vicenda ciascuna al giudizio; Davanti a lui ci sono sempre moltissime anime; una dopo l'altra

dicono e odono, e poi son giù volte.                              15 vanno a sottoporsi al suo giudizio; parlano e ascoltano, poi

sono precipitati giù.


«O tu che vieni al doloroso ospizio», 

disse Minòs a me quando mi vide,  E Minosse, quando mi vide, mi disse questo, tralasciando un

lasciando l’atto di cotanto offizio,                                    18 momento il suo alto compito: «O tu che vieni in questo luogo di

dolore, bada al modo in cui entri e a chi ti stai affidando! Non ti


«guarda com’entri e di cui tu ti fide;  inganni la facilità dell'ingresso!» E Virgilio rispose: «Perché

non t’inganni l’ampiezza de l’intrare!».  continui a gridare?



E ’l duca mio a lui: «Perché pur gride?                         21


Non impedir lo suo fatale andare: 


vuolsi così colà dove si puote  Non impedire il suo viaggio voluto da Dio: si vuole così in Cielo,

ciò che si vuole, e più non dimandare».                       24 dove è possibile tutto ciò che si vuole, quindi non dire altro».

Or incomincian le dolenti note 


a farmisi sentire; or son venuto  Ora inizio a sentire le note dolenti; ora sono giunto in un luogo

là dove molto pianto mi percuote.                                  27 dove molta sofferenza mi colpisce.



Io venni in loco d’ogne luce muto, 


che mugghia come fa mar per tempesta,  Io giunsi in un luogo totalmente buio, che risuona come il mare
se da contrari venti è combattuto.                                  30 in tempesta quando soffiano venti contrari.

La bufera infernal, che mai non resta, 


mena li spirti con la sua rapina;  La bufera infernale, che è incessante, trascina rapinosamente

voltando e percotendo li molesta.                                  33 le anime; li tormenta sbattendoli e percuotendoli.



Quando giungon davanti a la ruina, 


quivi le strida, il compianto, il lamento;  Quando arrivano davanti alla rovina, allora emettono urla,

bestemmian quivi la virtù divina.                                    36 pianti, lamenti; qui bestemmiano Dio.



Intesi ch’a così fatto tormento 


enno dannati i peccator carnali,  Capii che a questa pena sono dannati i peccatori di lussuria,

che la ragion sommettono al talento.                            39 che sottomettono la ragione al piacere.

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27/01/23, 07:34 Inferno canto V - La Divina Commedia

E come li stornei ne portan l’ali 


nel freddo tempo, a schiera larga e piena,  E come d'inverno gli stornelli sono trasportati in volo dalle loro

così quel fiato li spiriti mali;                                             42 ali, formando una larga schiera, così quel vento trasporta gli

spiriti malvagi;

di qua, di là, di giù, di sù li mena; 


nulla speranza li conforta mai,  li trascina qua e là, su e giù; non hanno alcuna speranza che li

non che di posa, ma di minor pena.                              45 conforti, né di riposo né di una diminuzione della pena.

E come i gru van cantando lor lai, 


faccendo in aere di sé lunga riga,  E come le gru emettono i loro lamenti, formando in cielo una

così vid’io venir, traendo guai,                                         48 lunga riga, così vidi venire sospirando delle anime, trasportate

da quella tempesta; allora dissi: «Maestro, chi sono quelle


ombre portate da la detta briga;  anime castigate così dalla oscura bufera?»

per ch’i’ dissi: «Maestro, chi son quelle 


genti che l’aura nera sì gastiga?».                                 51


«La prima di color di cui novelle 


tu vuo’ saper», mi disse quelli allotta,  «La prima di coloro di cui vuoi avere notizie,» mi rispose allora

«fu imperadrice di molte favelle.                                     54 Virgilio, «fu imperatrice di molti popoli.



A vizio di lussuria fu sì rotta, 


che libito fé licito in sua legge,  Fu così dedita al vizio di lussuria, che rese lecito nella sua

per tòrre il biasmo in che era condotta.                         57 legge tutto ciò che le piaceva, per eliminare la condanna morale

che le spettava.

Ell’è Semiramìs, di cui si legge 


che succedette a Nino e fu sua sposa:  Ella è Semiramide, di cui si legge che fu sposa di Nino al quale

tenne la terra che ’l Soldan corregge.                            60 poi succedette: governò la terra che ora è governata dal

Soldano.

L’altra è colei che s’ancise amorosa, 


e ruppe fede al cener di Sicheo; 


poi è Cleopatràs lussuriosa.                                           63 L'altra è colei che si suicidò per amore (Didone), e non tenne

fede alla memoria del marito Sicheo; poi c'è la lussuriosa


Elena vedi, per cui tanto reo  Cleopatra.

tempo si volse, e vedi ’l grande Achille, 


che con amore al fine combatteo.                                  66


Vedi Elena, per cui si combatté una lunga e sanguinosa guerra,


Vedi Parìs, Tristano»; e più di mille  e vedi il grande Achille, che combatté a scopi amorosi.

ombre mostrommi e nominommi a dito, 


ch’amor di nostra vita dipartille.                                      69

Vedi Paride, Tristano»; e mi indicò col dito più di mille anime,


Poscia ch’io ebbi il mio dottore udito  che morirono a causa dell'amore.

nomar le donne antiche e ’ cavalieri, 


pietà mi giunse, e fui quasi smarrito.                            72


Dopo aver sentito il mio maestro nominare le donne antiche e i


I’ cominciai: «Poeta, volontieri  cavalieri, fui presto da turbamento e quasi mi smarrii.

parlerei a quei due che ’nsieme vanno, 


e paion sì al vento esser leggeri».                                 75


Cominciai: «Poeta, parlerei volentieri a quei due che volano


Ed elli a me: «Vedrai quando saranno  insieme e sembrano essere trasportati tanto lievemente dal

più presso a noi; e tu allor li priega  vento».



per quello amor che i mena, ed ei verranno».             78


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Sì tosto come il vento a noi li piega,  Mi rispose: «Aspetta quando saranno più vicini a noi: allora
mossi la voce: «O anime affannate,  pregali in nome di quell'amore che li trascina ed essi verranno».

venite a noi parlar, s’altri nol niega!».                            81


Quali colombe dal disio chiamate  Non appena il vento li portò verso di noi, iniziai a parlare: «O

con l’ali alzate e ferme al dolce nido  anime affannate, venite a parlarci se Dio ve lo consente!»

vegnon per l’aere dal voler portate;                                84


cotali uscir de la schiera ov’è Dido,  Come le colombe chiamate dal desiderio volano verso il dolce

a noi venendo per l’aere maligno,  nido (per accoppiarsi), con le ali ferme e alzate, portate dal

sì forte fu l’affettuoso grido.                                              87 desiderio, allo stesso modo i due uscirono dalla schiera di

Didone, venendo a noi attraverso l'aria infernale, tanto forte e


«O animal grazioso e benigno  affettuoso fu il mio richiamo.

che visitando vai per l’aere perso 


noi che tignemmo il mondo di sanguigno,                  90


se fosse amico il re de l’universo,  «O creatura cortese e benevola, che nell'aria oscura visiti noi

noi pregheremmo lui de la tua pace,  che tingemmo il mondo di sangue, se il re dell'universo ci fosse
poi c’hai pietà del nostro mal perverso.                        93 amico lo pregheremmo perché ti dia pace, visto che mostri pietà

del nostro terribile male.


Di quel che udire e che parlar vi piace, 


noi udiremo e parleremo a voi, 


mentre che ’l vento, come fa, ci tace.                             96


Siede la terra dove nata fui  Noi vi ascolteremo e vi parleremo di ciò che volete, mentre il

su la marina dove ’l Po discende  vento tace come fa in questo punto.



per aver pace co’ seguaci sui.                                        99


Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende  La terra dove sono nata (Ravenna) sorge alla foce del Po, dove

prese costui de la bella persona  il fiume si getta in mare per trovare pace coi suoi affluenti.

che mi fu tolta; e ’l modo ancor m’offende.                 102


Amor, ch’a nullo amato amar perdona,  L'amore, che si attacca subito al cuore nobile, prese costui per il
mi prese del costui piacer sì forte,  bel corpo che mi fu tolto, e il modo ancora mi danneggia.

che, come vedi, ancor non m’abbandona.                  105


Amor condusse noi ad una morte:  L'amore, che non consente a nessuno che sia amato di non

Caina attende chi a vita ci spense».  ricambiare, mi prese per la bellezza di costui con tale forza che,

Queste parole da lor ci fuor porte.                                108 come vedi, non mi abbandona neppure adesso.

Quand’io intesi quell’anime offense,  L'amore ci condusse alla stessa morte: Caina attende colui che

china’ il viso e tanto il tenni basso,  ci uccise». Essi ci dissero queste parole.

fin che ’l poeta mi disse: «Che pense?».                    111


Quando rispuosi, cominciai: «Oh lasso,  Quando io sentii quelle anime offese, chinai lo sguardo e lo

quanti dolci pensier, quanto disio  tenni basso così a lungo che alla fine Virgilio mi disse: «Cosa

menò costoro al doloroso passo!».                              114 pensi?»



Poi mi rivolsi a loro e parla’ io, 


e cominciai: «Francesca, i tuoi martìri  Quando risposi, dissi: «Ahimè, quanti dolci pensieri, quanto

a lagrimar mi fanno tristo e pio.                                     117 desiderio portarono questi due al passo doloroso!»

Ma dimmi: al tempo d’i dolci sospiri, 


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a che e come concedette Amore  Poi mi rivolsi a loro e parlai dicendo: «Francesca, le tue pene mi
che conosceste i dubbiosi disiri?».                              120 rendono triste e mi spingono a piangere.

E quella a me: «Nessun maggior dolore 


che ricordarsi del tempo felice  Ma dimmi: al tempo della vostra relazione, in che modo e in

ne la miseria; e ciò sa ’l tuo dottore.                            123 quali circostanze Amore vi concesse di conoscere i dubbiosi

desideri?»

Ma s’a conoscer la prima radice 


del nostro amor tu hai cotanto affetto, 


dirò come colui che piange e dice.                               126 E lei mi disse: «Non c'è nessun dolore più grande che ricordare

il tempo felice quando si è miseri; e questo lo sa bene il tuo


Noi leggiavamo un giorno per diletto  maestro.

di Lancialotto come amor lo strinse; 


soli eravamo e sanza alcun sospetto.                         129


Ma se tu hai tanto desiderio di conoscere l'origine del nostro


Per più fiate li occhi ci sospinse  amore, allora farò come colui che piange e parla al tempo

quella lettura, e scolorocci il viso;  stesso.



ma solo un punto fu quel che ci vinse.                         132


Quando leggemmo il disiato riso  Un giorno noi leggevamo per svago il libro che narra di

esser basciato da cotanto amante,  Lancillotto e di come amò Ginevra; eravamo soli e non

questi, che mai da me non fia diviso,                           135 sospettavamo quel che sarebbe successo.

la bocca mi basciò tutto tremante.  Più volte quella lettura ci spinse a cercarci con gli occhi e ci

Galeotto fu ’l libro e chi lo scrisse:  fece impallidire; ma fu solo un punto a sopraffarci.



quel giorno più non vi leggemmo avante».                 138


Mentre che l’uno spirto questo disse,  Quando leggemmo che la bocca desiderata di Ginevra fu

l’altro piangea; sì che di pietade  baciata da un simile amante, costui, che non sarà mai diviso da

io venni men così com’io morisse.  me, mi baciò la bocca tutto tremante. Galeotto fu il libro e chi lo

scrisse; quel giorno non leggemmo altre pagine».


E caddi come corpo morto cade.                                  142

Mentre uno spirito diceva questo, l'altro piangeva, così che io


venni meno a causa del turbamento, proprio come se morissi. E
caddi come un corpo privo di vita.

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