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Inferno Canto IV - La Divina Commedia

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22/01/23, 22:01 Inferno canto IV - La Divina Commedia

Testo Parafrasi

Ruppemi l’alto sonno ne la testa  Un forte tuono interruppe il sonno nella mia testa, così che io mi

un greve truono, sì ch’io mi riscossi  scossi come qualcuno che si sveglia di soprassalto;

come persona ch’è per forza desta;                               3


e l’occhio riposato intorno mossi,  e mossi intorno lo sguardo riposato, fissandolo dritto, e osservai

dritto levato, e fiso riguardai  con attenzione per capire dove mi trovassi.

per conoscer lo loco dov’io fossi.                                    6


Vero è che ’n su la proda mi trovai  In effetti mi ritrovai sull'orlo estremo della valle dolorosa

de la valle d’abisso dolorosa  dell'Inferno, che accoglie in sé un rimbombo di infiniti lamenti.



che ’ntrono accoglie d’infiniti guai.                                  9


Oscura e profonda era e nebulosa  Era a tal punto oscura, profonda e nebulosa che pur figgendo lo

tanto che, per ficcar lo viso a fondo,  sguardo al fondo, non riuscivo a vedere nulla.

io non vi discernea alcuna cosa.                                    12


«Or discendiam qua giù nel cieco mondo»,  «Ora iniziamo a scendere nel mondo cieco,» cominciò Virgilio
cominciò il poeta tutto smorto.  pallido in volto. «Io andrò per primo, tu mi seguirai».

«Io sarò primo, e tu sarai secondo».                            15


E io, che del color mi fui accorto,  E io, accortomi del suo pallore, dissi: «Come potrò venire, se tu,

dissi: «Come verrò, se tu paventi  che solitamente conforti ogni mio dubbio, sei spaventato?»

che suoli al mio dubbiare esser conforto?».               18


Ed elli a me: «L’angoscia de le genti  Lui mi rispose: «L'angoscia delle anime che sono relegate qui

che son qua giù, nel viso mi dipigne  dipinge sul mio volto quel tormento che tu credi paura.

quella pietà che tu per tema senti.                                 21


Andiam, ché la via lunga ne sospigne».  Andiamo, poiché il viaggio è lungo e non abbiamo tempo da

Così si mise e così mi fé intrare  perdere.» Così procedette e mi introdusse nel primo cerchio

nel primo cerchio che l’abisso cigne.                           24 che attornia la voragine infernale.

Quivi, secondo che per ascoltare,  Qui, stando ad ascoltare, si sentivano solo dei sospiri, che

non avea pianto mai che di sospiri,  facevano tremare l'aria eterna;

che l’aura etterna facevan tremare;                               27


ciò avvenia di duol sanza martìri  ciò era dovuto al dolore senza tormenti subìto dalle schiere di

ch’avean le turbe, ch’eran molte e grandi,  anime, che erano molto numerose, di bambini, donne e uomini.

d’infanti e di femmine e di viri.                                         30


Lo buon maestro a me: «Tu non dimandi  Il buon maestro mi disse: «Non mi chiedi chi sono questi spiriti

che spiriti son questi che tu vedi?  che vedi? Prima di procedere oltre, voglio che tu sappia che

Or vo’ che sappi, innanzi che più andi,                          33 essi non peccarono; e se essi hanno meriti ciò non è sufficiente,

perché non hanno ricevuto il battesimo che ammette alla fede in


ch’ei non peccaro; e s’elli hanno mercedi,  cui tu credi;

non basta, perché non ebber battesmo, 


ch’è porta de la fede che tu credi;                                   36


e s’e’ furon dinanzi al cristianesmo, 


non adorar debitamente a Dio:  e se essi sono vissuti prima del Cristianesimo, non adorarono

e di questi cotai son io medesmo.                                 39 Dio nel modo dovuto: io stesso faccio parte di questa categoria.

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22/01/23, 22:01 Inferno canto IV - La Divina Commedia

Per tai difetti, non per altro rio, 


semo perduti, e sol di tanto offesi,  Siamo perduti per questa colpa e non per altri peccati, e la

che sanza speme vivemo in disio».                               42 nostra unica pena è di vivere in un desiderio senza speranza».

Gran duol mi prese al cor quando lo ’ntesi, 


però che gente di molto valore  Quando sentii questo provai un grande dolore al cuore, poiché

conobbi che ’n quel limbo eran sospesi.                     45 compresi che in quel Limbo erano sospese anime di personaggi

molto eminenti.

«Dimmi, maestro mio, dimmi, segnore», 


comincia’ io per voler esser certo  «Dimmi, o mio maestro e signore,» cominciai per accertarmi di

di quella fede che vince ogne errore:                            48 quella fede che toglie ogni dubbio:

«uscicci mai alcuno, o per suo merto 


o per altrui, che poi fosse beato?».  «è mai successo che qualcuno uscisse da questo luogo, per

E quei che ’ntese il mio parlar coverto,                         51 merito proprio o di altri, che poi diventasse beato?» E Virgilio,

che comprese le mie velate parole, rispose: «Io ero da poco in


rispuose: «Io era nuovo in questo stato,  questa condizione, quando vidi entrare qui un possente (Cristo),

quando ci vidi venire un possente,  che portava i segni della vittoria.



con segno di vittoria coronato.                                        54


Trasseci l’ombra del primo parente, 


d’Abèl suo figlio e quella di Noè,  Fece uscire da qui l'ombra del primo padre (Adamo), di suo

di Moisè legista e ubidente;                                            57 figlio Abele e di Noè, di Mosè legislatore ubbidiente;



Abraàm patriarca e Davìd re, 


Israèl con lo padre e co’ suoi nati  quella del patriarca Abramo e del re David, Israele (Giacobbe)

e con Rachele, per cui tanto fé;                                       60 coi suoi figli e con la moglie Rachele, per la quale fece così

tanto;

e altri molti, e feceli beati. 


E vo’ che sappi che, dinanzi ad essi, 


spiriti umani non eran salvati».                                       63 e molti altri, e li rese tutti beati. E voglio che tu sappia che,

prima di loro, nessuno spirito si era potuto salvare».


Non lasciavam l’andar perch’ei dicessi, 

ma passavam la selva tuttavia, 


la selva, dico, di spiriti spessi.                                        66 Mentre Virgilio parlava non cessavamo di camminare, ma

superavamo quella fitta folla di spiriti.


Non era lunga ancor la nostra via 


di qua dal sonno, quand’io vidi un foco 


ch’emisperio di tenebre vincia.                                       69 Non avevamo percorso una lunga strada dal momento in cui mi

ero risvegliato, quando io vidi una luce che superava un


Di lungi n’eravamo ancora un poco,  emisfero di tenebre.

ma non sì ch’io non discernessi in parte 


ch’orrevol gente possedea quel loco.                           72 Eravamo ancora a una certa distanza da essa, ma non tanto

che io non potessi capire che quel luogo era occupato da spiriti
«O tu ch’onori scienzia e arte,  onorevoli.

questi chi son c’hanno cotanta onranza, 


che dal modo de li altri li diparte?».                               75


«O tu che fai onore alla scienza e all'arte, chi sono costoro che
E quelli a me: «L’onrata nominanza  hanno tanta considerazione da avere una condizione diversa

che di lor suona sù ne la tua vita,  dalle altre anime?»



grazia acquista in ciel che sì li avanza».                       78


E Virgilio mi rispose: «La fama eccellente che nel mondo


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Intanto voce fu per me udita:  terreno ancora sopravvive di loro, acquista loro una grazia in
«Onorate l’altissimo poeta:  Cielo che li distingue dagli altri spiriti».

l’ombra sua torna, ch’era dipartita».                              81


Intanto io udii una voce: «Rendete onore all'altissimo poeta: la


Poi che la voce fu restata e queta,  sua anima, che se n'era andata, ritorna».

vidi quattro grand’ombre a noi venire: 


sembianz’avevan né trista né lieta.                                84


Dopo che la voce cessò e si acquietò, vidi quattro grandi anime


Lo buon maestro cominciò a dire:  venirci incontro: non avevano aspetto triste, né lieto.

«Mira colui con quella spada in mano, 


che vien dinanzi ai tre sì come sire:                               87


Il buon maestro cominciò a dire: «Osserva colui che ha quella


quelli è Omero poeta sovrano;  spada in mano, che precede gli altri come il loro signore:

l’altro è Orazio satiro che vene; 


Ovidio è ’l terzo, e l’ultimo Lucano.                                 90


quello è Omero, il più grande di tutti i poeti; l'altro che lo segue


Però che ciascun meco si convene  è Orazio, autore delle Satire; il terzo è Ovidio e l'ultimo è

nel nome che sonò la voce sola,  Lucano.



fannomi onore, e di ciò fanno bene».                            93


Così vid’i’ adunar la bella scola  Poiché ognuno di essi ha in comune con me il nome che

di quel segnor de l’altissimo canto  pronunciò quella sola voce (il nome di poeta), mi rendono onore

che sovra li altri com’aquila vola.                                    96 e in questo fanno bene».



Da ch’ebber ragionato insieme alquanto,  Così vidi radunarsi la bella scuola poetica di quel signore che

volsersi a me con salutevol cenno,  scrisse altissimi versi, che vola sopra gli altri come un'aquila.

e ’l mio maestro sorrise di tanto;                                    99


e più d’onore ancora assai mi fenno,  Dopo che ebbero parlato un poco tra loro, si rivolsero a me

ch’e’ sì mi fecer de la loro schiera,  facendomi cenni di saluto e il mio maestro sorrise di questo;

sì ch’io fui sesto tra cotanto senno.                              102


Così andammo infino a la lumera,  e mi resero un onore ancora maggiore, poiché mi accolsero
parlando cose che ’l tacere è bello,  nella loro schiera, così che fui il sesto membro di quel gruppo

sì com’era ’l parlar colà dov’era.                                   105 così assennato.



Venimmo al piè d’un nobile castello,  In questo modo procedemmo fino alla luce, dicendo cose che è

sette volte cerchiato d’alte mura,  bello tacere, proprio come era bello parlarne in quel luogo.

difeso intorno d’un bel fiumicello.                                 108


Questo passammo come terra dura;  Giungemmo ai piedi di un nobile castello, circondato da sette

per sette porte intrai con questi savi:  ordini di mura e protetto intorno da un bel fiumicello.

giugnemmo in prato di fresca verdura.                        111


Genti v’eran con occhi tardi e gravi,  Lo oltrepassammo come fosse di terra; entrai con questi saggi

di grande autorità ne’ lor sembianti:  attraverso sette porte e giungemmo in un prato di fresca erba

parlavan rado, con voci soavi.                                        114 verde.



Traemmoci così da l’un de’ canti,  Vi erano delle anime con sguardi tranquilli e austeri, dall'aspetto

in loco aperto, luminoso e alto,  molto autorevole: parlavano poco, con voci dolci.

sì che veder si potien tutti quanti.                                  117


Colà diritto, sovra ’l verde smalto,  Ci portammo in un angolo, in un punto aperto, luminoso e posto
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mi fuor mostrati li spiriti magni,  in alto, così che li potessimo vedere tutti quanti.
che del vedere in me stesso m’essalto.                     120

I’ vidi Eletra con molti compagni,  Lì di fronte, sopra l'erba verde come smalto, mi furono mostrati

tra ’ quai conobbi Ettòr ed Enea,  gli «spiriti magni» (le grandi anime), e in me stesso mi esalto di

Cesare armato con li occhi grifagni.                             123 averli visti.



Vidi Cammilla e la Pantasilea;  Io vidi Elettra con molti compagni, tra cui riconobbi Ettore ed

da l’altra parte, vidi ’l re Latino  Enea, Cesare armato con gli occhi minacciosi.

che con Lavina sua figlia sedea.                                   126


Vidi quel Bruto che cacciò Tarquino,  Vidi Camilla e Pentesilea; dalla parte opposta vidi il re Latino,

Lucrezia, Iulia, Marzia e Corniglia;  che sedeva con sua figlia Lavinia.

e solo, in parte, vidi ’l Saladino.                                     129


Poi ch’innalzai un poco più le ciglia,  Vidi Lucio Bruto che cacciò Tarquinio il Superbo, Lucrezia,

vidi ’l maestro di color che sanno  Giulia, Marzia e Cornelia; e tutto solo, in un angolo, vidi il

seder tra filosofica famiglia.                                           132 Saladino.



Tutti lo miran, tutti onor li fanno: 


quivi vid’io Socrate e Platone,  Dopo aver alzato un poco più lo sguardo, vidi il maestro di tutti i

che ’nnanzi a li altri più presso li stanno;                    135 sapienti (Aristotele) che sedeva in mezzo ad altri filosofi.

Democrito, che ’l mondo a caso pone, 


Diogenés, Anassagora e Tale,  Tutti lo ammirano, tutti gli rendono onore: qui io vidi Socrate e

Empedoclès, Eraclito e Zenone;                                   138 Platone, che gli stanno più vicini degli altri;

e vidi il buono accoglitor del quale, 


Diascoride dico; e vidi Orfeo,  (vidi) Democrito, che dice che il mondo è governato dal caso,

Tulio e Lino e Seneca morale;                                       141 Diogene, Anassagora e Talete, Empedocle, Eraclito e Zenone;

Euclide geomètra e Tolomeo, 


Ipocràte, Avicenna e Galieno,  e vidi il saggio che descrisse le qualità delle piante, ovvero
Averoìs, che ’l gran comento feo.                                  144 Dioscoride; e vidi Orfeo, Cicerone, Lino e il filosofo Seneca;

Io non posso ritrar di tutti a pieno, 


però che sì mi caccia il lungo tema,  (vidi) Euclide, fondatore della geometria, e Tolomeo, Ippocrate,

che molte volte al fatto il dir vien meno.                       147 Avicenna e Galeno, e Averroè che scrisse il grande commento

(ad Aristotele).

La sesta compagnia in due si scema: 


per altra via mi mena il savio duca,  Io non posso parlare dettagliatamente di tutti, poiché la vastità

fuor de la queta, ne l’aura che trema.  della materia mi incalza a tal punto che, spesso, devo omettere

dei particolari.

E vegno in parte ove non è che luca.                            151


Il gruppo di sei poeti si divide in due: il saggio maestro mi


conduce per un'altra strada, fuori dell'aria quieta e in quella che
è burrascosa. E giungo in una parte dove non c'è nulla che sia
illuminato.

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