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TITOLO

Perché l'opera di Dante si chiama divina commedia?

Probabilmente Dante chiamo la sua opera solo "Commedia", Il termine commedia


evoca pratiche medievali in particolare la dottrina dei 3 stili di Aristotele. Aristotele
aveva parlato di stile alto o tragico, di stile basso o elegiaco, di stile intermedio cioè
comico. Secondo questa dottrina L'opera di Dante è scritta in stile medio capace
cioè ora di elevarsi ad uno stile alto, ora abbassarsi ad uno stile elegiaco. Dante cioè
è un plurilinguista cioè usa tutti gli stili.

Tende ad innalzare il linguaggio nel paradiso quando parla di un mondo puro e


immateriale; tende ad abbassare il linguaggio soprattutto nell'inferno quando parla di
un mondo materiale, peccaminoso e terreno.
Possibile dimostrazione di ciò notare come Dante per dite "vecchio" si serve delle 3
cantiche di 3 termini diversi:

"Vecchio" nell'inferno
"Vegliardo" nel purgatorio
"Senex" nel paradiso

Si nota quindi un climax crescente.

La commedia inoltre secondo gli stili medievali è un opera che presenta un inizio
negativo e una fina lieta
(positivo). La divina commedia infatti inizia con Dante che si perde nella selva oscura
(negativo) e si chiude con Dante che incontra dio(positivo). Il termine commedia
quindi non ci deve trarre in inganno, non deve essere letto in chiave moderna, non è
un opera che suscita riso. Fu Dante stesso che in una lettera a Cangrante della
Scala (un potente signore che lo ospito durante l'esilio) definisce la sua opera
Commedia.

Il titolo Divina commedia fu integrato ad opera di Boccaccio. Inizialmente si


chiamava solo commedia. Boccaccio che aveva composto la sua commedia terrena,
confrontando la sua opera con quella di Dante. aveva definito quella di Dante
"divina" 1300 Solo a partire dal 1555 il titolo divina fu inglobato nella stampa e da
quel momento L'opera fu pubblicata sempre con il titolo "divina commedia"

DATA
-La data di composizione dell'opera non é certa. Secondo alcuni L'opera sarebbe
iniziata prima dell'esilio, poi continuata durante il periodo dell'esilio stesso.

Secondo un racconto leggendario di Boccaccio mentre Dante si trovava in esilio i


familiari di quest'ultimo
avrebbero trovato in un cassetto di casa le carte relative alla scrittura della divina
commedia. Le avrebbero
mandate a Dante pregandolo di continuare ciò che aveva iniziato.

-Secondo un altra interpretazione invece Dante avrebbe completato l'opera prima


dell'esilio dopo aver interrotto il Convivio e il de vulgari eloquentia dal momento che
la commedia era vista da lui come un completamento delle opere precedenti.

Ci sono studi approfonditi che cercano di ricostruire la cronologia esatta di ogni


singolo canto. Questi studi
si basano su 2 metodi.

1)metodo estrinseco (esterno):

Consiste nel raccogliere notizie sulla diffusione di ogni singolo canto. Se per
esempio qualche persona del tempo di Dante parla di un determinato canto vuol dire
che quel canto era stato scritto ed era ormai noto.

2)metodo intrinseco (interno):

Consiste nel guardare i riferimenti interni nel testo cioè i fatti di cronaca a cul Dante
stesso nel suo racconto fa riferimento. Se Dante racconta nella sua commedia di un
fatto di cronaca vuol dire che quel passo è stato scritto subito dopo che è accaduto
quell'evento di cronaca.

Le incertezze circa la datazione dipendono dal fatto che noi non abbiamo l'autografo
originale ma diversi testi copiati a mano dai suoi contemporanei che presentano
diverse varianti e sono quindi oggetto di studi filologici.

STRUTTURA E GENERE LETTERARIO


la divina commedia è un POEMA DIDATTICO ALLEGORICO IN SCHEMA DI
VISIONE CON INTENZIONI PROFETICHE

-POEMA

È un poema in quanto è una narrazione in versi, in terzine cioè in strofe di 3. Questa


narrazione si sviluppa in 3 cantiche: inferno, purgatorio, paradiso. Ogni cantica si
compone di 33 canti.
Solo l'inferno ha un canto in più che funge da introduzione a tutte e 3 le cantiche
(quindi un canto introduttivo più 33 canti) In totale sono 100 canti.

Ognuno dei 3 regni è diviso in 10 parti.


L'inferno presenta 9 cerchi più l'anti inferno.
Il purgatorio presenta 7 cornici più la spiaggia, più l'anti purgatorio, più l'accesso al
paradiso.
Il paradiso presenta 9 cieli più l'empireo dove si trovano i beati.

Come si vede nella divina commedia ritornano sempre numeri 1 e 3. Il numero 1


rappresenta Dio. Il numero 3 rappresenta la trinità (padre figlio e spirito santo) in
entrambi casi la simbologia numerica allude al divino. Sappiamo che nel medioevo
la cultura età fortemente religiosa, che dio era la misura di tutte le cose e che tutte le
discipline erano ancillae teologie (ancelle della teologia). Rappresentare quindi
questi 3 mondi attraverso la simbologia dei numeri 1 e 3 sta a significare per Dante
che il cosmo è lo specchio del mondo divino e che tutto ciò che accade non accade
per caso ma perché è dio a volerlo. Tutto é causalistico, tutto è riconducibile ad
una causa; nulla è casualistico. Anche il viaggio di Dante nei 3 mondi non è
casuale ma voluto da Dio affinché Dante, con questo viaggio, potesse liberare
l'umanità dal peccato. La narrazione della divina commedia altro non è che il
racconto che Dante uomo compie nei 3 mondi per beneficio di tutta l'umanità. Dante
compie questo viaggio perché dio la ha scelto per salvare l'umanità.

Dante personaggio e Dante autore non sono la stessa cosa, Dante personaggio
rappresenta l'uomo peccatore che vuole liberarsi dal peccato, è il simbolo dell'uomo
in genere.

Prima di Dante solo Enea e solo San Paolo hanno avuto la possibilità di andare da
vivi nell'aldilà. Sia Enea sia San Paolo hanno avuto questo privilegio perché dal loro
viaggio doveva nascere un grande beneficio per l'umanità
-Enea infatti grazie al viaggio negli inferi venne a conoscere il suo destino di
fondatore della stirpe di Roma

-il viaggio di San Paolo consenti la diffusione del cristianesimo

il viaggio di Dante quale beneficio porterà?

Dante dovrà individuare la strada che dalla selva oscura dell'inferno possa condurlo
attraverso la montagna del purgatorio al paradiso. L'inferno rappresenta il peccato, il
purgatorio l'espiazione dai peccati, il paradiso il luogo dei beati. Dante dovrà trovare
la strada e dovrà raccontarla agli altri uomini Affinché anche essi possano purificarsi.

DIDATTICO

L'opera di dante ha quindi lo scopo di insegnare. Cosa vuole insegnare dante?

Sicuramente dante possedeva un ampia cultura enciclopedica, aveva conoscenze


storiche, linguistiche, politiche, cosmologiche. Sicuramente attraverso la divina
commedia egli riesce a trasmettere tutti questi insegnamenti ma, l'insegnamento più
importante non è relativo alle conoscenze bensì alla morale. Dante vuole insegnare
agli uomini la via della salvezza. Grazie al viaggio di dante tutti gli altri uomini
potranno evitare situazioni peccaminose e prendere come modello le virtù opposte.
Non è un caso che le anime dell'inferno e le anime del purgatorio siano punite
attraverso la legge del CONTRAPPASSO.

Le punizioni quindi sono assegnate secondo un criterio simbolico di contrasto o


somiglianza con la colpa commessa. Un uomo che ha peccato di gola per esempio
potrà ricevere come punizione quella di trovarsi al cospetto di tanti cibi abbondanti e
prelibati senza poterli afferrare.

ALLEGORICO

Tutto il viaggio di dante ha un significato simbolico e allegorico. Oltre a


rappresentare un viaggio concreto attraverso tre mondi (inferno, purgatorio,
paradiso), simbolicamente rappresenta l'espiazione dal peccato. Nel testo ci sono
diversi livelli di lettura
- Piano letterale: il viaggio è un viaggio

- livello simbolico/allegorico: il viaggio è l'espiazione del peccato

-dante nel convivio ci parla di altri 2 livelli, livello morale e livello anagogico, livelli di
lettura più alti riservati agli uomini di chiesa e agli esperti della vita dei santi.

Per quanto riguarda il piano simbolico allegorico dobbiamo fare un'altra precisazione
ovvero dobbiamo distinguere l'allegoria dei poeti e l'allegoria dei teologi

 Nell'allegoria dei teologi il piano letterale indica un fatto realmente accaduto


che rimanda poi a sua volta a un'altra verità, quella simbolica. Un esempio
dell'allegoria dei teologi è la liberazione degli ebrei dall'Egitto da parte di
Mose. Questo fatto realmente accaduto diventa simbolo allegoria di cristo che
libera l'umanità dal peccato. Sono veri cioè sia il fatto letterale che il fatto
simbolico anzi possiamo dire che il primo fatto storico (ebrei) è "figura" cioè
anticipazione del secondo fatto storico (cristo che libera l'umanità).

 Nell'allegoria dei poeti invece il piano letterale non corrisponde a un fatto vero
bensì a una menzogna che nasconde però il significato simbolico allegorico
vero.

Nella divina commedia dante si serve della allegoria dei teologi dove cioè sia il piano
letterale che quello simbolico sono veri.

Alcuni esempi di allegoria di teologi di cui dante si serve sono nate dalle figure di
Virgilio, beatrice e catone, personaggi storicamente esistiti e usati da dante come
simbolo rispettivamente della ragione, della beatitudine, della liberà.

VIRGILIO è uno scrittore …


Pur essendo vissuto in un'epoca ancora pagana in un certo senso ha aperto la via al
cristianesimo. Infatti nella quarta bucolica Virgilio aveva parlato di un puer (fanciullo)
che avrebbe portato, con la sua nascita, l'età dell'oro. Gli uomini del medioevo,
fortemente religiosi hanno interpretato questa nascita come prefigurazione della
nascita di cristo. In questo senso, quindi, Virgilio sarebbe, secondo la cultura
medievale, un punto di unione tra il mondo pagano e il mondo cristiano. A conferma
di ciò dante stesso, nel purgatorio, dice che Stazio, altro poeta latino, si era
convertito al cristianesimo proprio grazie a Virgilio, il quale come una fiaccola, pur
non beneficiando lui stesso di quella luce, aveva fatto luce a quelli dopo di lui cioè a
Stazio.
Per questo motivo, proprio perché Virgilio in qualche modo è un anticipatore del
cristianesimo, viene scelto da dante autore come guida per accompagnare dante
personaggio nel suo viaggio ultra terreno.
Virgilio, personaggio realmente esistito, diventa nella divina commedia simbolo della
ragione che può guidare dante solo nella prima parte del viaggio perché per arrivare
a dio non basta la ragione ma ci vuole la fede.

Anche BEATRICE è un personaggio realmente esistito, come ci testimonia la "vita


nuova" di dante. Nella divina commedia beatrice diventa simbolo della beatitudine
cioè della donna che può guidare dante personaggio innalzandolo fino a dio.
Beatrice infatti sostituirà Virgilio nella seconda parte del viaggio.

Anche CATONE è un personaggio realmente esistito. Lo ricordiamo in quanto egli


scelse di suicidarsi perché il mondo politico in cui viveva era tirannico e non
consentiva la realizzazione degli ideali in cui lui credeva. La morte quindi per catone
è considerata come un gesto di libertà, non come atto di debolezza ma come un
modo per liberarsi dalla malvagità del mondo.
Dante autore colloca catone come custode del purgatorio. Il purgatorio è il regno
dove si purgano i peccati, dove cioè i peccatori si liberano dai mali.
Catone dunque, personaggio storico realmente esistito diventa simbolo allegoria
della libertà.

Questi tre personaggi dimostrano dunque come sia il significato che si rappresenta
cioè il simbolo sia il significante, quindi il loro nome, siano veri. Perciò ci troviamo di
fronte a tre allegorie dei teologi.

IN SCHEMA DI VISIONE

Dante per raccontare il suo viaggio si serve dello schema della "visione" cioè
immagina di far vedere ai suoi lettore ciò che accade nei mondi dell'aldilà. Lo
schema della visione era già stato adoperato, prima di dante, da altri autori: da
Virgilio nel sesto libro dell'Eneide e da omero nell'11esimo dell'odissea. Questo
schema poi si era diffuso tantissimo nel medioevo perché gli uomini medievali
fortemente religiosi volevano immaginare l'aldilà terreno e attraverso le immagini
convincevano la folla, spesso ignorate, avvicinandola alla religione
CON INTENZIONI PROFETICHE

L'opera di dante oltre a seguire lo schema della visione segue anche lo schema della profezia.
Anche lo schema della profezia non è una novità: si pensi ai libri profetici della bibbia e
dell'apocalisse. È dante stesso a farsi profeta di un nuovo modo migliore rispetto a quello in cui lui
vive. La profezia quindi consiste nell'immaginare un mondo, in un futuro prossimo, senza i mali,
senza i peccati di cui si ha al tempo di dante.

All'epoca di dante erano diffusi il vizio della gola, della lussuria, dell'avidità di ricchezza e di potere.
Tutti questi poteri erano nati quando all'epoca feudale si era passati all'epoca mercantile. Il
mercante, in quanto self made man, aveva con fatica acquisito ricchezze e beni materiali. Da qui
discende quell'attaccamento alla materialità, al denaro, al cibo che non esisteva in epoca feudale.
Nel feudalesimo c'era liberalità (generosità), amore, cortesia.

Dante si rendeva conto che non solo la società era corrotta sul piano sociale e dei costumi ma anche
la politica. Tra i mali dell'epoca di dante vi era dunque anche la lotta tra impero e papato. Queste
due entità che avrebbero dovuto guidare l'umanità erano corrotte. L'imperatore era completamente
disinteressato alla penisola italica e aveva lasciato vuoto il potere; la chiesa che si sarebbe dovuta
occupare solo del potere spirituale aveva riempito quel vuoto politico lasciato dall'imperatore
assumendo ingiustamente il potere temporale.
Dante profetizza un mondo in cui non ci siano più i vizi contemporanei, l'attaccamento al denaro e la
materialità, e soprattutto un mondo in cui il papa e l'imperatore possano essere vere guide per gli
uomini.

Inserisce questa profezia in più punti della divina commedia dove parla di un restauratore che
renderà possibile questa nuova società più giusta.

 Nell'inferno, nel primo canto, nel verso 102 (numero 3): dante dice che arriverà un veltro. A
livello letterale il veltro rappresenta un cane da caccia. Dante dice che questo veltro, questo
cane, sarà in grado di allontanare la lupa la lonza e il leone cioè i tre animali che impediscono
il cammino. Questi 3 animali hanno un significato simbolico, rappresentano i vizi umani cioè
la lussuria (la lonza), l'avarizia (la lupa) e la superbia (il leone). Se i tre animali rappresentano
i vizi capitali, che cosa rappresenta allegoricamente il veltro? Chi è questo cane da caccia,
questo salvatore?

 Nel purgatorio, nell'ultimo canto, contando 102 versi dalla fine troviamo un'altra profezia:
dante dice che arriverà un "510 e 5" che salverà la società. Chi sarà "515"?

 Nel paradiso nel verso centrale di tutto il paradiso, c'è un'altra profezia: dante dice che
arriverà un novenne (un uomo nuovo) che salverà l'impero. Chi è questo salvatore?
È chiaro che queste 3 figure misteriose cioè il veltro, il 510 e 5 e il novenne rappresentano la stessa
persona cioè un restauratore che salverà l'umanità e realizzerà la profezia eliminando i vizi e
riportando impero e papato al loro dovere.
Ma chi è costui?
Gli studiosi hanno studiato moltissime interpretazioni
 C'è chi dice sia il papa
 C'è chi dice sia l'imperatore
 C'è chi dice sia cangrande della scala, un signore che aveva ospitato dante durante l'esilio
 Ma l'interpretazione più suggestiva è quella secondo cui dante sia lui il salvatore
dell'umanità

Il critico Benincasa parte dall'analisi del "510 e 5" che in numeri romani corrisponde a DXV e che
viene rappresentato come "dantes cristi veltris" (dante veltro di cristo). Secondo questa
interpretazione dante sarebbe il veltro mandato da dio per cacciare i peccati rappresentati dalla
lupa, la lonza e il leone.

Un altro studioso, Pecoraro, studiando la qabbaláh cioè il libro della scienza numerologia dove ogni
lettera corrisponde a un numero, ha notato una interessante corrispondenza non casuale perché
sappiamo da altre fonti che dante conosceva molto bene la qabbaláh.

D= 4
A=1
N=50
T=400
E=0
S=60

La somma delle lettere che compongono il nome di dante da il numero 515. questa tesi
confermerebbe che dante è il 510 e 5 nonché quindi il veltro nonché quindi il novenne che salverà
l'umanità dal peccato.
A confermare questa tesi è dante stesso che nel secondo canto dell'inferno ci dice che proprio lui è
stato scelto da dio per andare nell'aldilà affinché, grazie al suo viaggio, egli potesse liberare l'umanità
dal peccato. Solo lui, come Enea e San Paolo, ha avuto il privilegio di andare nell'aldilà da vivo.
Dio lo ha scelto perché lui, esiliato e maltrattato in vita, ingiustamente non condannato, potesse
grazie al suo viaggio rendere il mondo più giusto. È importante sottolineare che non è stato dante a
scegliere di fare questo viaggio, ma è stato dio a decidere che lui dovesse farlo. Il suo viaggio e
provvidenziale, voluto da dio. Perciò le 2 profezie inserite al verso 102 sono collocate in un verso di
cui numeri sommati danno il numero 3, simbolo della trinità. Anche questo conferma che il salvatore
dell'umanità è voluto da dio.
Per capire quanto sia importate che il viaggio di dante è provvidenziale, dante autore introduce nel
17esimo canto dell'inferno una figura molto simile a Dante per il desiderio e conoscenza ma diversa
perché non spinta nella sua sete di conoscenza per dio. Stiamo parlando di Ulisse che per amore del
conoscere volle andare oltre le Colonne d’Ercole, limite umano e divino oltre il quale gli uomini non
dovevano andare. Ulisse quindi in maniera autonoma, senza il consenso divino, ha deciso di varcare
quel limite. Il suo viaggio non era provvidenziale, non era voluto da dio anzi andava contro le leggi
divine. Per questo motivo il suo viaggio è stato fallimentare ed Ulisse nel racconto dantesco è
naufragato.
Il viaggio di dante invece, proprio perché voluto da dio, ha avuto un buon esito. Dante è riuscito a
completare il suo viaggio proprio perché doveva raccontare a tutti gli uomini, attraverso la divina
commedia, la sua esperienza in modo da insegnare loro il giusto cammino verso la salvezza.

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