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innamora di Gilgamesh, il quale però la respinge e la offende ricordandole i suoi antichi

L'EPOPEA DI GILGAMESH amanti ai quali ha riserbato una tragica fine. Adirata, la dea manda nel paese un Toro cele-
ste che semina morte e distruzione. Lo affrontano i due amici e lo uccidono. Ishtar chiede
A cura di N. K. Sandars, ed Adelphi 19893 (edizione originale 1960) allora agli altri dèi di essere vendicata. La sua preghiera viene accolta: Enkidu morirà.

La morte di Enkidu
Il testo a noi giunto - dodici tavole a caratteri cuneiformi - risale probabilmente all'VIII Immediatamente egli cade preda di una misteriosa e violenta malattia che in pochi giorni
secolo a.C. Ma esso è una copia evidente di testi molto più antichi e trasmessi con fedeltà; lo conduce alla fine. Gilgamesh è come impazzito dal dolore; geme, piange, abbandona il
il nucleo originario della storia si colloca in un'epoca anteriore al 2000 a.C. regno, le ricchezze, gli abiti ricchi, rifiuta il cibo. La morte dellamico gli fa ricordare che
Che per secoli l'opera sia stata tradotta, commentata, trasmessa, e che si siano interessati egli pure è mortale.
ad essa tutti i popoli che via via occuparono la Mesopotamia, come Sumeri, Babilonesi,
Assiri e anche altre genti, come gli Ittiti e gli Elamiti, è già di per sé un fenomeno senza ll viaggio di Gilgamesh
uguali che attesta da solo l'ammirazione e il rispetto quasi religioso con cui essa venne Decide quindi di recarsi dal vecchio Utnapishtim, che vive agli estremi confini del mondo;
studiata. egli è il solo che gli dèi abbiano salvato dal diluvio universale e al quale abbiano conferito
l'immortalità, per premiarlo delle sue virtù. Da lui saprà come sfuggire alla morte.
Il prologo Lacero e sporco, Gilgamesh affronta il lungo e pericoloso viaggio, senza concedersi ripo-
Il poema si apre con l'esaltazione di Gilgamesh, il semidio, sovrano di Uruk, l'eroe che so; quando finalmente giunge dal vecchio e gli narra la propria disperazione e ne ha in ri-
vide ogni cosa, autore di molte e gloriose imprese. sposta che tutto, al mondo, conosce una fine: così i fenomeni naturali, come le passioni
dell'uomo.
La creazione di Enkidu In queste parole sembra adombrato un rifiuto: che Utnapishtim non voglia cioè rivelare
L'azione vera e propria prende avvio nel momento in cui Gilgamesh (il testo non dice per all'eroe, o non possa, il segreto dell'immortalità. Invece il vecchio conclude il suo discorso
quali ragioni) commette soprusi e violenze contro i suoi sudditi. Essi elevano i loro la- dicendo che l'immortalità gli verrà concessa se egli riuscirà a non dormire per sette giorni
menti agli dèi, i quali decidono di intervenire. Viene cosi creato da Aruru, la dea che diede e sei notti. Ma appena pronunciate queste parole, l'altro, sfinito dalla stanchezza, cade ad-
origine al genere umano, Enkidu. Costui, nato adulto in mezzo ai boschi e alle steppe, sen- dormentato. Al risveglio Gilgamesh comprende di aver fallito: egli dovrà morire, come
za padre né madre, è destinato a incontrare il re, diventargli amico e allontanarlo dagli ec- tutti.
cessi a cui si è abbandonato. Mentre si prepara tristemente alla partenza, la moglie di Utnapishtim intercede per lui,
Gilgamesh è avvertito da due sogni dell'evento imminente che cambierà la sua vita; il loro provandone pietà. Egli non avrà l'immortalità, ma la pianta della giovinezza perenne. Potrà
significato, secondo l'interpretazione che ne dà sua madre, la dea-sacerdotessa Ninsun, è cosi evitare tutte le malattie, le umiliazioni e le tristezze dell'invecchiare.
appunto questo: egli sta per incontrare un grande amico al quale sarà legato da profondis- L'eroe parte, ma non trarrà vantaggio dal dono. Infatti, mentre sosta presso una fonte, la
simo affetto. pianta miracolosa è divorata da un serpente. Ritorna cosi a Uruk sconfitto. Tuttavia il falli-
Da lì a poco l'incontro avviene, precisamente alle porte della città. Sembra che si tratti, più mento gli ha insegnato la saggezza: accettare la vita, coi suoi limiti e le sue responsabilità.
che di un incontro, di uno scontro e che il re esca sconfitto dalla lotta. Comunque, i due di-
ventano amici fraterni. ll ritorno di Enkidu dagli lnferi
Nell'ultima parte - che è una specie di preparazione alla morte - egli ottiene che l'anima
La grande impresa dell'amico scomparso venga a parlargli: vuole conoscere quale sorte lo attenda nell'aldilà.
La prima delle imprese che Gilgamesh ed Enkidu compiono uniti è pericolosissima; deci- Enkidu sale dagli Inferi come un soffio di vento; non vorrebbe rispondere, per non rattri-
dono, infatti, di uccidere Khubaba, il mostro-gigante che custodisce la Foresta dei Cedri. starlo. Ma alle insistenze di Gilgamesh egli parla: la sorte dei morti è per tutti molto peno-
Dopo aver consultato l'Assemblea degli Anziani e quella dei Giovani, i due partono, la- sa; qualche lieve conforto ricevono sono coloro che vengono ricordati e onorati dai vivi.
sciando nell'ansia Ninsun, la quale si domanda perché il figlio sia sempre attratto da azioni Qui ha termine il poema.
tanto rischiose e invoca su di lui la protezione di Shamash, il dio del sole e della giustizia.
Lungo il viaggio i due amici sperimentano entrambi ora l'euforia che dà loro la certezza
del successo, ora il timore e la paura. Ma non desistono. Giunti nella foresta, affrontano
Khubaba (un aiuto decisivo è dato loro dal dio Shamash) e lo uccidono.
Durante i festeggiamenti che hanno luogo a Uruk per celebrare la vittoria, la dea Ishtar si
Gilgamesh co». La statua fu foggiata con un gran peso di lapislazzuli per il petto e di oro per
il corpo. Venne apprestata una tavola di legno pregiato, e su di essa una coppa di
corniola piena di miele e una coppa di lapislazzuli piena di burro. Queste egli
espose e offrì al Sole; poi, piangendo, se ne andò via.
La morte di Enkidu Gilgamesh piangeva amaramente per l'amico Enkidu, vagava per le lande come un
cacciatore, andava ramingo per le pianure. Gridava nella sua amarezza. «Come
Cosi Enkidu si coricò davanti a Gilgamesh; le sue lacrime scorrevano a fiumi e a posso riposare, come posso aver pace? La disperazione è nel mio cuore. Ciò che è
Gilgamesh diceva: «O fratello mio, cosi caro mi sei, o fratello: eppure mi porte- mio fratello ora, lo sarò io quando sarò morto. Poiché ho paura della morte farò
ranno via da te. E ancora: «Dovrò sedermi alla soglia dei morti e non rivedrò mai del mio meglio per trovare Utnapishtim, colui che chiamano il Lontano; egli infat-
più il mio caro fratello con i miei occhi». Enkidu giaceva solo, in preda alla sua ti è entrato nel consesso degli dèi.»
malattia. [...] Al primo chiarore dell'alba, Enkidu sollevò il capo e pianse di fronte Fu così che Gilgamesh attraversò le lande, vagò per le praterie, un lungo viaggio
al dio Sole, nel fulgore della luce del sole scorrevano le sue lacrime [...]. alla ricerca di Utnapishtim, colui che gli dèi avevano preso con sé dopo il Diluvio;
Quel giorno [...] giunse a termine, ed egli giaceva in preda alla malattia. Per tutto e lo avevano posto a vivere nella terra di Dilmun, nel giardino del sole; a lui solo
il giorno giacque sul letto e il suo tormento aumentò. A Gilgamesh, all'amico per il fra gli uomini avevano dato vita eterna.
quale aveva lasciato la landa deserta, disse: «Una volta correvo per te, per l'acqua
della vita, e ora non ho più niente». Un secondo giorno giacque sul letto e Gilga-
mesh vegliò su di lui, ma la sua malattia peggiorava. Un terzo giorno giacque sul Utnapishtim.
letto, e chiamava Gilgamesh facendolo alzare. Ormai era debole, i suoi occhi era-
no accecati dal pianto. Per dieci giorni giacque e il suo tormento aumentò, per un- L'eroe ha deciso di partire alla ricerca del vecchio Utnapishtim, il solo uomo che
dici, per dodici giorni giacque sul letto di morte. Poi chiamò Gilgamesh: «Amico abbia ottenuto l'immortalità dagli dèi. Questo vecchio abita nelle estreme regioni
mio, la grande dea mi ha maledetto e dovrò morire nella vergogna. Non morirò del mondo e per raggiungerlo occorre superare infiniti ostacoli e pericoli. Nel suo
come un uomo caduto in battaglia; io temevo di cadere in battaglia: invece, felice lungo viaggio attraversa il giardino del dio Sole, il quale esorta Gilgamesh a non
è l'uomo che cade in battaglia, mentre io dovrò morire nella vergogna». E Gilga - cercare ciò che gli uomini non potranno mai avere. Infine giunge alla casa di Si-
mesh pianse su Enkidu. [...] duri, una dea che vive ai confini con l'oceano; anch'essa, come il dio Sole, consi-
Toccò il suo cuore ma non batteva, ed egli non levò più gli occhi. Quando Giiga- glia l'eroe a trarre i motivi di soddisfazione dalla vita, senza cercare l'impossibile
mesh toccò il suo cuore, non batteva. Così Gilgamesh stese un velo, come si vela modo di sottrarsi alla morte. Tuttavia, vista l'inutilità delle sue parole, Siduri gli
una sposa, sull'amico suo. Prese a infuriare come un leone, come una leonessa de- indica la via per trovare Urshanabi, il battelliere di Utnapishtim, il solo in grado
rubata dei cuccioli. Avanti e indietro, misurava i passi attorno al letto; si strappò i di condurlo con la sua barca oltre le acque della morte, sino all'isola in cui vive il
capelli e li sparse all'intorno. Si strappò le splendide vesti e le gettò a terra, come saggio vecchio.
se fossero obbrobriose. Alla prima luce dell'alba Gilgamesh diede un grido: «Ti fa-
cevo giacere su un letto regale, ti adagiavi su un divano alla mia sinistra, i principi Così, il battelliere Urshanabi condusse Gilgamesh da Utnapishtim che chiamano il
della terra ti baciavano i piedi. Farò che tutto il popolo di Uruk pianga su di te ed Lontano, che vive a Dilmun nel luogo del transito del sole, a est della montagna. A
elevi la nenia dei morti. La gente allegra sarà china nel dolore. E quando sarai an- lui solo fra gli uomini gli dèi avevano dato vita eterna.
dato alla terra mi farò crescere lunghi i capelli per te, vagherò per le lande selvag- Ora Utnapishtim, da dove giaceva a suo agio, guardò lontano e disse in cuor suo,
ge indossando la pelle di un leone. riflettendo tra sé: «[...] Quell'uomo che viene non è dei miei. Là dove poso lo
Così si lamentò Gilgamesh anche il giorno seguente, alla prima luce; per sette sguardo vedo un uomo il cui corpo è coperto di pelli di animali selvatici. Chi è co-
giorni e sette notti pianse Enkidu, finché il verme non fu sopra di lui. Solo allora stui che sale su per la riva dietro a Urshanabi? Invero non è certo uno dei miei uo-
lo lasciò alla terra, poiché gli Anunnakku, i giudici, lo avevano ghermito. mini.»
Poi Gilgamesh diffuse un proclama per tutta la terra, tutti li chiamò, battitori di Cosi, Utnapishtim lo osservò e disse: «Qual è il tuo nome, o tu che vieni qui vesti-
rame, orefici, intagliatori di pietre, e comandò loro: «Fate una statua del mio ami- to di pelli di animale, le guance emaciate e il volto teso? Dove ti affretti ora? Per
quale motivo hai compiuto questo lungo viaggio, attraversando i mari il cui varco tim, e il tuo aspetto non è diverso dal mio; nulla di strano c'è nelle tue fattezze.
è difficile? Dimmi il motivo della tua venuta». Rispose: «Gilgamesh è il mio Credevo di trovarti come un eroe preparato alla battaglia, invece te ne stai a tuo
nome, sono di Uruk, della casa di Anu.» agio sdraiato sulla schiena. Dimmi, in verità, come facesti a entrare nella schiera
Allora Utnapishtim gli disse: «Se sei Gilgamesh, perché sono così emaciate le tue degli dèi e a possedere la vita eterna?». Utnapishtim disse a Gilgamesh: «Ti rive-
guance e teso il tuo volto? Perché hai la disperazione nel cuore e il tuo viso è il lerò un mistero, ti dirò un segreto degli dèi.»
viso di chi ha compiuto un lungo viaggio? Già: perché mai il tuo viso è riarso dal
caldo e dal freddo, e perché te ne vieni qui, vagando per i pascoli a cercare il ven -
to?». Il racconto del diluvio
A lui Gilgamesh disse: «Perché non dovrebbero essere emaciate le mie guance e
teso il mio volto? La disperazione è nel mio cuore e il mio viso è il viso di chi ha «Conosci la città di Shuruppak che sorge sulle rive dell'Eufrate? Quella città di-
compiuto un lungo viaggio: dal caldo e dal freddo fu riarso. Perché non dovrei va- venne vecchia e gli dèi che vi erano erano vecchi. C'era Anu, signore del firma-
gare per i pascoli? Il mio amico, il fratello minore che afferrò e uccise il Toro del mento, loro padre, ed Enlil guerriero, loro consigliere, Ninurta l'aiutante ed Ennu-
Cielo e sconfisse Khubaba nella Foresta dei Cedri, l'amico mio che molto mi era gi, guardiano dei canali; e con essi c'era anche Ea. In quei giorni il mondo pullula -
caro e che al mio fianco aveva affrontato pericoli, Enkidu, il fratello che amavo, la va, la gente si moltiplicava, il mondo mugghiava come toro selvaggio e il grande
fine di tutti i mortali l'ha raggiunto. Sette giorni e sette notti lo piansi, finché il dio venne destato dal clamore. Enlil udì il clamore e disse agli dèi in consesso:
verme non fu su di lui. A cagione di mio fratello ho paura della morte, a cagione di “Lo strepito dell'umanità è intollerabile e il sonno non è più possibile a cagione di
mio fratello vado ramingo per le lande. Il suo fato incombe su di me. Come posso questa babele”. Cosi gli dèi si accordarono per sterminare l'umanità.
tacere, come posso riposare? Egli è polvere e anch'io morrò e sarò disteso nella Lo fece Enlil, ma Ea, per il suo giuramento, mi avverti in sogno. Egli sussurrò le
terra per sempre.» loro parole alla mia casa di canne: «Casa di canne, casa di canne! Uomo di Shu -
Parlando a Utnapistim, Gilgamesh disse ancora: «Fu per vedere Utnapishtim, co- ruppach, figlio di Ubara-Tutu, abbatti la tua casa e costruisci una nave, abbandona
lui che chiamiamo il Lontano, che intrapresi questo viaggio. Per questo ho vagato i tuoi averi e cerca la vita, disprezza i beni mondani e mantieni viva l'anima tua.
per il mondo, ho valicato molte ardue catene di monti, ho varcato mari, mi sono Abbatti la tua casa, ti dico, e costruisci una nave. Ecco le misure del battello, così
sfinito dal viaggiare. Le giunture mi dolgono, con il dolce sonno non ho più dime- come lo costruirai: che la sua larghezza sia pari alla sua lunghezza, che il suo pon-
stichezza. Le mie vesti erano già consunte quando giunsi alla dimora di Siduri. Ho te abbia un tetto come la volta che copre l'abisso; conduci quindi nella nave il
ucciso l'orso e la iena, il leone e la pantera, la tigre, il cervo e lo stambecco, ogni seme di tutte le creature viventi.»
sorta di selvaggina, e le piccole creature dei pascoli. La loro carne ho mangiato, la «Quando compresi, dissi al mio signore: “Quello che hai comandato io lo onorerò
loro pelle ho indossato; ecco come giunsi alla porta della fanciulla. [...] Ma da lei e lo compirò, ma come risponderò alla gente, alla città, agli anziani?” Ellora Ea
ebbi notizie sul viaggio; giunsi così da Urshanabi, dal barcaiolo, e con lui ho attra- aprì la bocca e disse a me, al suo servo: “Di' loro così: ho saputo che Enlil è adira-
versato le acque della morte. Oh, padre Utnapishtim, tu che sei entrato nel conses- to contro di me, non oso più camminare nella sua terra o abitare in questa città;
so degli dèi, voglio interrogarti sui vivi e sui morti, come potrò trovare la vita che scenderò al Golfo per dimorare con Ea, il mio signore. Ma su di voi, egli farà pio-
sto cercando?» vere abbondanza, pesci rari e selvaggina di elusivi volatili, una ricca stagione di
Utnapishtim rispose: «Nulla permane. Costruiamo forse una casa che duri per messi. La sera, il cavaliere della tempesta vi porterà grano a torrenti.”
sempre, stipuliamo forse contratti che valgano per ogni tempo a venire? Forse che « Alla prima luce dell'alba la mia famiglia si riunì attorno a me, i bambini portaro-
i fratelli si dividono un'eredità per tenerla per sempre, forse che è duratura la sta - no pece e gli uomini tutto il necessario. Il quinto giorno misi in posa la chiglia e le
gione delle piene? [...] Fin dai tempi antichi, nulla permane. [...] Che cosa divide coste, poi fissai il fasciame. Di un acro era la sua area di terreno, ogni lato del
padrone e servo quando entrambi hanno compiuto il proprio destino? Quando gli ponte misurava cento e venti cubiti e costituiva un quadrato. Sottocoperta costruii
Anunnakku, i giudici, si radunano e anche Mammetun, madre dei destini, assieme sei ponti, sette in tutto; li divisi in nove sezioni con paratie fra di loro. Dove era
decretano i fati degli uomini. Vita e morte assegnano, ma non rivelano il giorno necessario infissi dei cunei, provvidi alle pertiche di spinta e caricai provviste. I
della morte.» portatori recarono olio in canestri, versai pece nella fornace e asfalto e olio; altro
Allora Gilgamesh disse a Utnapishtim il Lontano: «Ora io ti guardo, o Utnapish- olio venne consumato per calafatare, altro ancora lo mise tra le sue provviste il
nocchiero. Per la mia gente macellai buoi, ogni giorno uccisi delle pecore. Ai car- il deserto d'acqua. Invano cercai la terra, ma a quattordici leghe di distanza appar-
pentieri diedi da bere vino come se fosse acqua di fiume, mosto e vino rosso, olio ve una montagna, e lì si arenò la nave; sul monte Nisir rimase incagliata la nave,
e vino bianco. Vi fu una festa allora come si fa per l'anno nuovo; io mi unsi il rimase incagliata e non si mosse. Per un giorno rimase incagliata, per un secondo
capo. Al settimo giorno la nave era pronta. giorno rimase incagliata sul monte Nisir e non si mosse. Per un terzo, per un quar-
« Venne poi il varo, pieno di difficoltà, lo spostamento della zavorra di sopra e di to giorno rimase incagliata sul monte e non si mosse; per un quinto, per un sesto
sotto finché due terzi rimasero sommersi. Vi caricai tutto ciò che avevo, oro e giorno rimase incagliata sulla montagna.
creature viventi: la mia famiglia, i parenti, gli animali del campo sia selvatici sia All'albeggiare del settimo giorno liberai una colomba e la lasciai andare. Volò via,
domestici, e tutti gli artefici. Li mandai a bordo, perché era già compiuto il tempo ma non trovando dove riposarsi fece ritorno. Poi liberai una rondine ed essa volò
che Shamash aveva disposto allorché disse: " Questa sera, quando il cavaliere del- via, ma non trovando dove riposarsi fece ritorno. Poi liberai un corvo e questo
la tempesta manderà giù la pioggia distruggitrice, entra nella nave e serra i bocca - vide che le acque si erano ritirate, mangiò, volò all'intorno, gracchiò e non fece ri -
porti”. Il tempo era compiuto, venne la sera, il cavaliere della tempesta mandò la torno.
pioggia. Guardai fuori e il tempo era terribile, così anch'io salii a bordo della nave Allora aprii tutto ai quattro venti, feci offerte sacrificali e versai una libagione sul-
e chiusi i boccaporti. Era tutto finito, la chiusura e la calafatura, diedi dunque il ti- la cima del monte. Sette e ancora sette marmitte innalzai sui loro trespoli, ammas-
mone al timoniere Puzur-Amurri, assieme alla navigazione e alla cura di tutta la sai legno e canna e cedro e mirto. Quando gli dèi fiutarono il dolce profumo ac-
nave. corsero come mosche sopra al sacrificio.
«Alle prime luci dell'alba venne dall'orizzonte una nube nera; tuonava da dentro, Poi, alla fine, venne anche Ishtar, sollevò in alto la collana con i gioielli celesti che
là dove viaggiava Adad, signore della tempesta. Davanti, sopra collina e pianura, Anu le aveva un tempo foggiato per farle piacere: "O dèi qui presenti, per i lapi-
venivano Shullat e Khanish, nunzi della tempesta. Poi sorsero gli dèi dell'abisso; slazzuli intorno al mio collo ricorderò questi giorni come ricordo i gioielli della
Nergal divelse le dighe delle acque sotterranee, Ninurta dio della guerra abbatté mia gola: questi ultimi giorni non li dimenticherò. Che tutti gli dèi si riuniscano
gli argini e i sette giudici degli Inferi, gli Anunnakkù, innalzarono le loro torce, il- intorno al sacrificio, fuorché Enlil. Lui non si accosterà a questa offerta, poiché
luminando la terra di livida fiamma. Sgomento e disperazione si levarono fino al senza riflettere ha portato il Diluvio, ha consegnato il mio popolo alla
cielo quando il dio della tempesta trasformò la luce del giorno in tenebra, quando distruzione".
infranse la terra come un coccio. Per un giorno intero imperversò la bufera, infu - Quando giunse Enlil, quando vide la nave, s'adirò e si gonfiò d'ira verso gli dèi, la
riando sempre di più si riversava sulla gente come l'impeto di una battaglia; nessu- schiera del cielo: "È fuggito qualcuno di questi mortali? Neppure uno sarebbe do-
no poteva vedere il proprio fratello, né dal cielo si potevano vedere gli uomini. vuto sopravvivere alla distruzione". Poi Ninurta, dio dei pozzi e dei canali, aprì la
Anche gli dèi furono terrorizzati dal diluvio, fuggirono nel più alto cielo, il firma- bocca e disse a Enlil guerriero: "Chi vi è fra gli dèi che sia in grado di far progetti
mento di Anu; si rannicchiarono contro le mura, acquattandosi come cani bastardi. senza Ea? Solo Ea conosce tutte le cose". Poi Ea aprì la bocca e parlò a Enlil guer-
Poi Ishtar, Regina del Cielo dalla dolce voce, grido come donna in travaglio: riero: "Saggissimo fra gli dèi, Enlil eroe, come hai potuto così stoltamente far
“Ahimè, gli antichi giorni sono ormai polvere. Perché io ho ordinato il male. Oh, scendere il Diluvio?
perché ho ordinato questo male al concilio degli dèi? Guerre ho ordinato per di-
struggere gli uomini, ma non sono forse essi la mia gente, dal momento che io li Imponi sul peccatore il suo peccato,
ho generati? Ora nell'oceano galleggiano come uova di pesci.” I grandi dèi del cie- imponi sul trasgressore la sua trasgressione,
lo e dell'inferno piansero e si coprirono la bocca. puniscilo un poco quando evade,
I venti soffiarono per sei giorni e sei notti; fiumana, bufera e piena sopraffecero il non incalzarlo troppo, altrimenti perisce.
mondo, bufera e piena infuriarono assieme come schiere in battaglia. Magari un leone avesse dilaniato l'umanità
Quando venne l'alba del settimo giorno, la tempesta dal Sud diminuì, divenne cal- invece del diluvio,
mo il mare, la piena s'acquietò, guardai la faccia del mondo e c'era silenzio, tutta magari un lupo avesse dilaniato l'umanità
l'umanità era stata trasformata in argilla. La superficie del mare si estendeva piatta invece del diluvio,
come un tetto, aprii un boccaporto e la luce cadde sul mio viso. Poi mi inchinai, magari la carestia avesse devastato il mondo
mi sedetti e piansi, le lacrime scorrevano sul mio volto, poiché da ogni parte c'era invece del diluvio,
magari la pestilenza avesse devastato l'umanità duta gioventù».
invece del diluvio. Così Gilgamesh ritornò dalla porta da cui era venuto, Gilgamesh e Urshanabi an-
darono assieme. Per venti leghe viaggiarono, poi interruppero il digiuno; dopo
Non fui io a rivelare il segreto degli dèi; il saggio in sogno lo apprese. Ora consi - trenta leghe si fermarono per la notte.
gliatevi su cosa si debba fare di lui.” Gilgamesh vide un pozzo di acqua fresca, scese e vi si bagnò; ma nel profondo
Allora Enlil andò alla nave, prese me e mia moglie per mano e ci fece entrare nel- dello stagno giaceva un serpente, e il serpente sentì la dolcezza del fiore. Esso usci
la nave e inginocchiare da una parte e dall'altra, mentre egli stava in piedi fra noi. dall'acqua e lo ghermì, e subito si spogliò della pelle e ritornò nel pozzo. Allora
ci toccò il capo per benedirci e disse: "In passato Utnapishtim fu un uomo morta- Gilgamesh si sedette e pianse; scorrevano le lacrime dal suo viso; prese per mano
le; d'ora innanzi lui e sua moglie vivranno nella lontananza, alla bocca dei fiumi.” Urshanabi e disse: «O Urshanabi, è per questo che ho faticato con le mie mani, è
E fu così che gli dèi mi presero e mi fecero vivere qui, nella lontananza, alla bocca per questo che ho spremuto il sangue dal mio cuore? Per me non ho guadagnato
dei fiumi». niente; non io, ma questa bestia della terra ne gioisce. Già la corrente l'ha riportato
per venti leghe ai canali dove l'avevo trovato. Avevo trovato un segno e l'ho perso.
Lasciamo la barca sulla riva e andiamo.»
Il ritorno

Alla fine del racconto il consiglio che il vecchio Utnapishtim dà a Gilgamesh è di


non dormire per sette notti e sei giorni per conquistare l'immortalità; ma appena
dice ciò Gilgamesh si addormenta e al suo risveglio capisce di aver perso questa
occasione. Il vecchio allora gli concede un'altra possibilità donandogli la pianta
della giovinezza: ma, sulla via del ritorno verso Uruk, un serpente mangia il
ramo della pianta magica togliendo anche l'ultima illusione a Gilgamesh, che tor-
na ad Uruk sconfitto nella sua aspirazione all'immortalità e all'eterna giovinezza.

Allora, Gilgamesh e Urshanabi spinsero in acqua il battello e vi salirono, prepa-


randosi a salpare; ma la moglie di Utnapishtim il Lontano disse: «Gilgamesh è
giunto qui esausto, è spossato, che cosa gli darai da portare al suo paese?» Cosi
Utnapishtim parlò e Gilgamesh prese una pertica e ricondusse il battello alla riva.
«Gilgamesh, sei giunto qui come uomo esausto, sei spossato; che cosa ti darò da
portare al tuo paese? Gilgamesh, io ti rivelerò una cosa segreta, è un mistero degli
dèi ciò che ti dirò. C'è una pianta che cresce sott'acqua, ha spine come il rovo,
come la rosa; ferirà le tue mani, ma se riuscirai a prenderla, allora nelle tue mani
ci sarà ciò che ridà a un uomo la gioventù perduta».
Quando ebbe udito ciò, Gilgamesh aprì le chiuse così che una corrente di acqua
dolce lo portasse al canale più profondo; si legò ai piedi pietre pesanti e queste lo
trascinarono giù sul fondo. Vide che lì cresceva la pianta; benché lo pungesse la
afferrò; poi tagliò via dai suoi piedi le pietre pesanti e il mare lo prese e lo gettò
sulla riva. Gilgamesh disse a Urshanabi, ai barcaiolo: «Vieni a vedere questa pian-
ta meravigliosa. Per sua virtù un uomo può ricuperare tutta la forza di prima. La
porterò a Uruk dalle forti mura, lì la darò da mangiare ai vecchi. Il suo nome sarà
I vecchi sono di nuovo giovani; infine, ne mangerò io stesso e riavrò tutta la per-

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