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Ludwig Van Beethoven (1770-1827)

Beethoven nasce a Bonn nel 1770. Riceve il primo insegnamento dal padre, un mediocre corista che
vorrebbe farne un bambino prodigio alla maniera di Mozart. Nel 1792 si trasferisce a Vienna dove
trascorrerà tutta la sua vita. Studia con Haydn e, dopo la partenza di quest'ultimo per Londra (1794),
con Albrechtsberger e Salieri. Si afferma ben presto come pianista negli ambienti dell'aristocrazia.
La sua vita è totalmente condizionata dalla sordità che inizia a manifestarsi nel 1795, anno a cui
risalgono le sue prime composizioni. Nel 1802 scrive il "Testamento di Heiligenstadt", una lettera
in cui rivela ai fratelli il dramma di una sordità che si è progressivamente aggravata, facendogli
meditare il suicidio. Eccone uno stralcio:
Per i miei fratelli
O voi uomini che mi credete ostile, scontroso, misantropo o che mi fate passare per tale,
come siete ingiusti con me. Non sapete la causa segreta di ciò che è soltanto un'apparenza.
Il mio cuore e la mia mente erano sin dall'infanzia inclini al tenero sentimento della
benevolenza, ma pensate solo che da sei anni sono colpito da un male inguaribile. Nato con
un temperamento ardente e vivace, persino aperto alle distrazioni della vita sociale, ho
dovuto presto isolarmi, vivere in solitudine, come avrei infatti potuto dire agli uomini:
parlate più forte, gridate, perché sono sordo, come poter confessare la debolezza di un
senso che dovrei possedere molto più degli altri. Perdonatemi quindi se mi vedrete stare in
disparte là dove invece mi mescolerei così volentieri con voi. che umiliazione quando
qualcuno accanto a me udiva di lontano il suono di un flauto e io nulla questi fatti mi
portavano al limite della disperazione e poco ci mancò che non mi togliessi la vita solo
l'arte mi ha trattenuto dal farlo; mi è parso impossibile lasciare questo mondo prima di
avere pienamente realizzato ciò di cui mi sentivo capace. E così ho trascinato questa misera
esistenza…..

Beethoven condusse una vita riservata e schiva ma era conosciuto e stimato. Ai suoi funerali
celebrati a Vienna nel 1827 parteciparono oltre 20.000 persone.
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Protetto e sostenuto dalla colta aristocrazia viennese, non fu mai al servizio di alcuna famiglia,
rimanendo sempre un musicista indipendente. La sua concezione etica dell'arte - concepì la musica
come un mezzo per un messaggio rivolto a tutta l'umanità - si traduce in una produzione
strumentale che partendo dall'eredità di Haydn e Mozart porta al culmine le possibilità
comunicative della sinfonia, della sonata e del quartetto, ed infine trascende i confini stilistici del
classicismo pervenendo ad un linguaggio del tutto innovativo. La sua produzione è tutta incentrata
sulla musica strumentale se si esclude un’opera Fidelio in forma di singspiel a cui il compositore si
dedicò con fasi alterne per parecchi anni. Celebre soprattutto per le sue 9 sinfonie, scrisse anche 17
quartetti per archi, 32 sonate per pianoforte, 5 concerti per pianoforte, uno per violino, uno per
pianoforte, violino e violoncello, altra musica sinfonica, cameristica e per pianoforte.

Le sinfonie
Haydn ha composto oltre cento sinfonie, Mozart una quarantina, Beethoven soltanto nove. Questo
solo fatto dimostra chiaramente che i costumi erano mutati e che non si scriveva più con
l'abbondanza e facilità di un tempo. Haydn e Mozart avevano composto sovente su commissione,
per conto di persone dalle quali ricevevano i mezzi per vivere; ora, invece, la produzione artistica
diventava indipendente e svincolata da circostanze esterne. Certo, anche Beethoven in alcuni
casi ha composto su commissione, ma, a meno che non si trattasse di lavori poco importanti e
scarsamente significativi, la sua accettazione era sempre subordinata al fatto che l'opera proposta
fosse conforme alla sua volontà artistica; egli e non il committente determinava il modo e il genere
dell'opera che doveva essere realizzata. Nella storia della musica Beethoven è una figura di uomo e
di artista assolutamente nuova. Nella vita cercò sempre la libertà e l'indipendenza. Formatosi
proprio negli anni in cui la rivoluzione francese dettava all'umanità leggi nuove di fratellanza e di
uguaglianza, egli sentì che anche l'artista ha il dovere di lavorare per tutti i suoi simili. Così fu il
primo a spezzare ogni rapporto di subordinazione con l'aristocrazia e per primo visse del proprio
lavoro che offriva ai suoi editori pretendendo di essere ricompensato per quello che valeva. Vive in
un importante periodo di transizione tra Classicismo e Romanticismo: partendo dalle conquiste
musicali che Mozart e Haydn avevano compiuto trasforma generi e stili dotandoli di una carica
espressiva del tutto personale. Caratteristica saliente del processo creativo beethoveniano è il
sottoporre l'opera ad un processo di selezione: pochi musicisti hanno lasciato tanti abbozzi e
schizzi di composizioni non condotte a termine quanti ne ha lasciati Beethoven. È certo che se tutti i
progetti fossero stati realizzati il numero delle sue opere sarebbe triplicato. Gli abbozzi venivano
invece scartati l'uno dopo l'altro e soltanto ciò che aveva l'impronta di un'assoluta maturità e
originalità artistica era poi elaborato. Si spiega così in parte come tutte le sinfonie di Beethoven
siano entrate a far parte del patrimonio musicale universale, mentre solo poche delle sinfonie di
Haydn e di Mozart si sono universalmente affermate
Si è soliti dividere le opere di Beethoven in tre periodi sulla base dello stile e della cronologia.
Vincent d'Indy li definisce periodo dell'imitazione, dell'estrinsecazione e della riflessione, anche
se le linee di demarcazione tra un periodo e l'altro non sono precise. Il primo periodo,
dell'imitazione, va fino al 1800 circa e comprende tra le altre opere le prime due sinfonie e la sonata
Patetica. Il secondo periodo va fino verso il 1814 e comprende le sinfonie dalla terza all'ottava e
l’opera Fidelio, il terzo periodo comprende l'ultima sinfonia corale.
Le prime due sinfonie sono classiche e le caratteristiche tecniche principali derivano da Haydn
L'originalità di Beethoven è comunque già evidente nell'importanza inconsueta attribuita ai legni,
nel carattere del terzo movimento, uno scherzo, e soprattutto nelle lunghe ed importanti code. Il
segno francese crescendo che porta ad un piano è soltanto un esempio dell'accurata attenzione
prestata alle sfumature dinamiche, che è un elemento essenziale nello stile del compositore. La
svolta si ha con la terza sinfonia Eroica, di proporzioni molto ampie e di una complessità che non
ha paragoni con le precedenti creazioni del genere. Nel 1805 la sinfonia fu eseguita per la prima
volta in pubblico e lasciò stupiti e perplessi gli ascoltatori. La quarta, quinta e sesta sinfonia
furono tutte composte tra il 1806 e il 1808, un periodo di eccezionale fecondità. La quinta
sinfonia fu completata attraverso rifacimenti e innumerevoli ritorni; presenta una particolarità
stilistica tipica dell'autore: tutto il primo movimento si basa sull’elaborazione di un’unica concisa
cellula tematica, quasi un motivo, il cui sviluppo rappresenta un vero e proprio avvenimento
musicale. Ciò che interessa non è il tema compiuto, ma la sua genesi, il suo divenire. La sesta
sinfonia in fa maggiore, Pastorale, del 1808, è una sinfonia a programma cioè l’autore si è
ispirato a elementi extramusicali, in questo caso, scene di vita all’aria aperta. E’ in 5 tempi, ognuno
dei quali reca un titolo di carattere descrittivo che suggerisce una scena di vita campestre. Il primo
Allegro Risveglio dei sentimenti all'arrivo in campagna, il secondo Andante Scena al ruscello, il
terzo Allegro Festa dei contadini, il quarto Allegro Il temporale, il quinto Allegretto Canto
pastorale: sentimenti di gioia e di riconoscenza dopo il temporale. Beethoven adatta il suo
programma descrittivo alla consueta forma sinfonica classica, dalla quale si discosta inserendo,
dopo lo scherzo (Festa dei contadini), un movimento supplementare (Il temporale), che ha la
funzione di introdurre il finale. Nella coda dell'andante (scena del ruscello), il flauto, l'oboe e il
clarinetto si uniscono armoniosamente nell'imitare il canto degli uccelli: l'usignolo, la quaglia e il
cuculo. Tutto questo apparato programmatico è subordinato alla tranquilla espansione della forma
musicale attuata complessivamente nella sinfonia; il compositore stesso avverte di non considerare
troppo alla lettera i titoli e le descrizioni che chiama "espressioni di sentimenti più che
rappresentazioni". La settima e l'ottava sinfonia furono entrambe completate nel 1812. La settima
fu definita da Wagner l'apoteosi della danza mentre l'ottava viene composta in un lasso di tempo
insolitamente breve e quasi nell'attesa dell'epica drammaticità della nona non presenta elementi
dichiarati di contrasto. Fra la composizione dell'ottava e della nona sinfonia intercorrono 12 anni di
solitudine, miseria e malattia. In questo periodo matura nel maestro, ormai completamente sordo, il
progetto di un'opera sinfonica che doveva essere una specie di testamento umano e spirituale,
un'esaltazione del suo credo artistico: una professione di fede nella forza dell'amore, della
comprensione umana che tutte le barriere abbatte e tutto comprende. Fu eseguita per il prima volta
nel 1824. Il pubblico scelto e numeroso applaudì calorosamente: dopo l'ascolto della sinfonia
Beethoven non si voltò a ricevere gli applausi perché non poteva sentirli; uno dei cantanti solisti lo
tirò per la manica e indirizzò il suo sguardo verso le mani che applaudivano. La novità più
sorprendente della nona è l'inserimento del coro e delle voci soliste in un genere che era
sempre stato esculsivamente strumentale. Beethoven aveva avuto l'idea di comporre un
adattamento musicale dell'ode alla gioia di Schiller già nel 1792, ma la sua decisione di inserire un
finale corale a questa sinfonia non fu presa che nell'autunno del 1823. La scelta che Beethoven fece
delle stanze da adattare alla musica è significativa dei suoi ideali etici, infatti selezionò quelle parti
che enfatizzavano due principi: la fratellanza universale degli uomini attraverso la gioia, e il suo
fondamento nell'amore per un padre celeste. La nona fa parte di quel gruppo di composizioni
beethoveniane in cui il musicista, ormai giunto alle supreme vette tecniche ed espressive nell'ambito
delle forme tramandate, cerca in se stesso un mondo nuovo, spezza definitivamente le barriere della
tradizione per conquistare nuove possibilità di espressione. Come gli ultimi quartetti e le ultime
sonate per pianoforte, anche la nona risente di queste importanti novità di concezione. Sarebbe
dunque difficile cercare in questo pezzo temi cantabili e lirici sul tipo di quelli che si trovavano
nelle sinfonie precedenti: qui gli incisi tematici spesso non hanno valore melodico autonomo, sono
solo un materiale greggio. Così il primo tempo attacca con un inciso ritmico elementare che poco
dopo dà vita ad un incisivo tema di sole quattro battute. Al secondo posto non sta questa volta
l'adagio ma lo scherzo, una delle pagine più sconvolgenti che siano uscite dalla penna di Beethoven.
Segue l'adagio su due temi pacati e lirici, quindi il Presto che aggredisce l'ascoltatore con una forza
e una potenza inaudite. In questo mastodontico finale molto elaborato suddiviso in vari
cambiamenti di tempo, oltre il tema dell’inno alla gioia, che viene proposto secondo la struttura del
tema e variazioni, Beethoven riprende Bach con una grandiosa doppia fuga, inoltre sono citati i temi
dei 3 movimenti precedenti cuciti tra loro attraverso i recitativi dei violoncelli e contrabbassi.
L’organico strumentale è molto ampio e la sinfonia ha una durata di circa 65 minuti, è quindi molto
più estesa delle precedenti. Con la nona sinfonia Beethoven cambia la storia di questo genere
musicale. "Tu non hai idea, - scriveva Brahms a un amico nel 1870, giustificandosi per aver
protratto così a lungo la stesura della sua prima sinfonia - di come si sente uno di noi quando si
sente sempre camminare alle spalle un gigante". Dal confronto con Beethoven si sentirono oppressi
quasi tutti i principali autori tedeschi e austriaci del secolo come Schubert, Schumann, Brahms,
Bruckner e Mahler.

Sinfonia Eroica op. 55


La Sinfonia n. 3 in mi bemolle maggiore op. 55 Eroica è l’opera della grande svolta nel percorso
creativo di Beethoven. Fu composta fra l’autunno del 1802 e il 1804, eseguita privatamente il 3
gennaio 1805, e pubblicamente il 7 aprile dello stesso anno a Vienna. Beethoven vi attese tra i 30 e
il 32 anni, nel pieno delle forze creative anche se fisicamente ammalato: il 1802 è l’anno del
testamento di Heinligestad. Il compositore vi lavorò per circa due anni, caso eccezionale e nuovo: di
solito una sinfonia si scriveva in un paio di settimane, qualche mese al massimo. Fu inizialmente
dedicata a Napoleone, figura che avrebbe dovuto rappresentare quegli ideali di uguaglianza e libertà
in cui Beethoven tanto credeva. Ma successivamente il compositore, che era di idee repubblicane,
disconoscerà la dedica in un impeto di sdegno, strappando il frontespizio dell’opera, a seguito
dell’incoronazione di Napoleone a imperatore. La sinfonia è quindi intitolata (in italiano) "Sinfonia
Eroica composta per festeggiare il sovvenire di un grand’uomo". Il definitivo dedicatario è il
Principe Joseph Franz Maximilian Lobkowitz, un aristocratico boemo appassionato di musica e
buon violinista dilettante che ne ospitò nel proprio palazzo la prima esecuzione. Assieme a
Napoleone, un’altra figura mitica, Prometeo, è legata alla genesi dell’Eroica: l’ultimo movimento
da cui è iniziata l’elaborazione dell’intera sinfonia è basato infatti sullo stesso tema che compare
alla fine del balletto Le creature di Prometeo, musicato da Beethoven tra il 1800 e il 1801. Due
figure mitiche sono dunque connesse a quest’opera e riappaiono nella grandiosità e nell’energia che
la musica sprigiona. La sinfonia è di ampissime proporzioni e sembra composta nel secondo
Ottocento più che a inizio secolo. E’ suddivisa in quattro movimenti, ognuno dei quali è un blocco
in sé completo ed esaurito, senza legami con gli altri.
1) Allegro con brio
2) Marcia funebre. Adagio assai (do minore)
3) Scherzo. Allegro vivace
4) Allegro molto
Organico: 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 3 corni, 2 trombe, timpani, archi.
I - Allegro con brio
Le due caratteristiche principali di questo movimento sono la vastità delle dimensioni e la ricchezza
dei motivi. In questo caso Beethoven non è conciso, ma tutto è ampliato e in divenire. Con le sue
691 battute che diventano 842 con la ripetizione dell’esposizione è il più lungo tempo di sinfonia
mai scritto da Beethoven (esclusa la nona). Tuttavia più che la durata cronometrica assoluta sono
imponenti le proporzioni relative alle sezioni di cui è formato. Solitamente esposizione e ripresa
costituiscono il 35 % ciascuna di tutto il primo tempo, con un 30% lasciato allo sviluppo. A volte si
aggiunge una coda, il cui peso va dal 5 al 15%. Nell’Eroica tutto è stravolto: prevalgono lo sviluppo
e la coda che è diventata quasi una sezione a sé stante.
La forma sonata è molto dilatata: presenta sei motivi nell’esposizione e due nello sviluppo, tanto
che si parla di gruppi tematici piuttosto che di singoli temi. Nonostante l’alto numero e la varietà, i
motivi non sono tra loro scollegati, ma anzi coerentemente connessi. Il movimento si apre con due
improvvisi accordi “strappati” dell’orchestra tutta insieme che sostituiscono la breve consueta
introduzione lenta. Quindi inizia il primo tema, esposto dai violoncelli, tutto basato su note ricavate
dall’accordo di mib, ma che si appoggiano su un do diesis, nota totalmente estranea all’armonia. Il
tema è ripetuto dai fiati ed subito è elaborato, fatto nuovo, che solitamente si riservava per lo
sviluppo. A seguire una sezione caratterizzata da vari sforzati che, ripresi in seguito, diventano un
elemento tipico di questo primo movimento. Il primo tema viene poi ripetuto una terza volta da
parte di tutta l’orchestra. Appaiono quindi un secondo e un terzo gruppo tematico che comprendono
rispettivamente altri tre e due motivi. Data la complessità del materiale musicale di questa sinfonia,
non vi è piena concordanza degli studiosi su quale tra i diversi motivi possa svolgere appieno il
ruolo di secondo tema. La tradizione ha individuato un motivo semplice e cantabile (il n. 2
all’interno del secondo gruppo tematico) ma totalmente instabile armonicamente, presentato da vari
strumenti uno di seguito all’altro: prima dall’oboe a cui risponde un clarinetto, poi dal flauto e i
seguito dagli archi. Analisi più recenti individuano invece il secondo tema in un altro motivo (il n. 5
all’interno del terzo gruppo tematico) costruito sulla dominante, ma privo di un cantabile profilo
melodico. L’esposizione si conclude con variazioni repentine di atmosfera e sonorità, e molti
sforzati. Lo sviluppo molto ampio, si può suddividere in tre sezioni. Nella prima appare il primo
“candidato” a secondo tema in un’atmosfera serena. Il primo tema invece ritorna in do minore con
carattere cupo e minaccioso e successivamente in re minore. A seguire un fugato nello stile di Bach
(Beethoven conosceva a memoria il Clavicembalo ben temperato). Nella seconda sezione
Beethoven inserisce un tema nuovo e sviluppa il primo tema, nella terza sezione entra un altro tema
nuovo, l’ottavo. Spesso presente l’impiego dello sforzato, questa idea ritmica che è pure energia ed
è portata avanti sfruttando le trasformazioni armoniche che generano dissonanze. Un episodio di
transizione con lunghissimo crescendo prepara la ripresa, preceduta dal corno che anticipa il primo
tema sul tremolo dei violini generando varie dissonanze (un amico del compositore pensò ad un
errore di scrittura). Molto ampia la coda dove il primo tema si manifesta completamente, si ripete
più volte e trova la sua apoteosi.
II Marcia funebre – Adagio assai
In luogo del consueto tempo lento Beethoven inserisce qui una marcia funebre, genere che ebbe
grande fortuna negli anni della rivoluzione francese e nel periodo napoleonico anche in ambito
operistico. Concepì questa marcia funebre forse pensando a qualche illustre defunto (varie sono le
ipotesi al proposito) o forse a Napoleone, alla “morte” degli ideali, di cui lo aveva creduto simbolo.
Ma ancor di più questa marcia funebre, inserita in una sinfonia che porta in se stessa gli ideali della
rivoluzione francese, vuole probabilmente fare memoria dolorosa di tutti i caduti di ogni guerra
combattuta per la libertà. Il brano è suddiviso in sezioni precise con novità dal punto di vista della
strumentazione: i violoncelli sono divisi dai contrabbassi, che a volte suonano da soli per conferire
un carattere più oscuro alla melodia. Il tema della marcia (1), di grande mestizia, è presentato dagli
archi sottovoce, poi dall’oboe strumento elegiaco e lamentoso, il ritmo è quello del passo scandito.
Tonalità minore, carattere oscuro. Vi si contrappone un tema più aperto e lirico che
contraddistingue la seconda parte di questa prima sezione. La seconda sezione è in tonalità
maggiore (2), solenne e di celebrazione trionfale. Dopo una ripresa parziale della marcia (3) la
quarta sezione centrale molto elaborata (4) è incentrata su un fugato a due soggetti che coinvolge
via via tutte le sezioni orchestrali in un crescendo emotivo di maestosa drammaticità. Il tema della
marcia funebre che qui riappare viene frammentato e si sospende su una nota acuta in pianissimo
dei violini, cui segue un episodio di squilli di tromba che ricorda i sentimenti apocalittici del Dies
irae. Sopra un movimento ostinato dei contrabbassi e dei violoncelli all’unisono e sopra le note
ribattute delle restanti sezioni degli archi, trombe e corni tuonano in modo apocalittico sulla stessa
nota senza il minimo movimento melodico. La ripresa della marcia (5) introduce la lunga coda
(6) finale che chiude «sottovoce» e «sempre più piano» il tema si dissolve.
In sintesi:
1) Marcia (basata principalmente sul tema della marcia e, parzialmente, su un tema contrastante)
2) Sezione in maggiore
3) Ripresa incompleta della marcia
4) Parte centrale molto elaborata con fuga e squilli di tromba
5) Ripresa della marcia
6) Lunga coda

III - Scherzo
Con Beethoven lo scherzo viene normalmente a costituire il terzo movimento — in ritmo per lo più
di 3/4 o 3/8 — di una sonata, una sinfonia o una composizione strumentale da camera. Lo scherzo
sostituisce il minuetto, una danza anch'essa in 3/4, che era stata inserita nella sinfonia e nella sonata
classica da Joseph Haydn e Wolfgang Amadeus Mozart. Rispetto al minuetto, lo scherzo è più
veloce: Allegro, Vivace o Presto. La sua forma è tripartita (ABA), e la sezione centrale, chiamata
trio, ha spesso tonalità diversa e carattere contrastante, in genere più lirico. Lo scherzo punta di
solito all’arguzia, alla giocosità e tende ad alleggerire la tensione tra il movimento lento e il finale.
Lo scherzo dell’Eroica collocato dopo la tensione della marcia funebre, in preparazione al grande
finale, presenta una velocità e una idea timbrica che non ha più nulla del minuetto e della vecchia
danza. Ha un andamento rapidissimo (il 4/4 viene contato in uno), e apre la via alle sinfonie
romantiche. Gli archi in punta d’arco presentano un tema quasi sussurrato: non sono qui importanti
le singole note ma l’amalgama complessiva del colore, la ricerca timbrica. Poi emerge un oboe, e di
nuovo il sussurro degli archi. Nel trio centrale è previsto l’uso di tre corni caso eccezionale
(solitamente se ne usavano due), tanto che Beethoven quando inviò il suo lavoro all’editore precisò
questa necessità. Tre corni possono eseguire la triade dell’accordo, necessaria a una melodia
concepita da Beethoven con atteggiamento araldico quasi di annuncio. Finito il trio riprende la
melodia iniziale con l’idea del sussurro degli archi e il loro tema velocissimo.
IV - Allegro molto
Il finale riutilizza un tema del balletto Le Creature di Prometeo, impiegato da Beethoven anche
nelle Variazioni per pianoforte op. 35, pubblicate nel 1803 (chiamate impropriamente variazioni
sull’Eroica poiché scritte precedentemente), che costituiscono la premessa per questa ulteriore
elaborazione del tema. Qui il tema del balletto è sfruttato al massimo, poiché Beethoven ne scorpora
l’accompagnamento facendone un nuovo tema autonomo. Quindi ne ricava due temi, quello
principale e il suo accompagnamento. In alcuni casi non vengono semplicemente alternati ma
elaborati insieme all’interno dello stesso episodio. La forma di riferimento si può considerare, in
larga parte, quello della doppia variazione. Bisogna però osservare che proprio dal punto di vista
formale, quello del tema e variazioni è solo l’aspetto più evidente, poiché nello svolgimento della
musica si evidenzia una concatenazione di vari elementi che fanno sì che questo movimento sfugga
ad una classificazione univoca e rigorosa tanto che è considerato tra i più singolari finali di sinfonia
del compositore. Oltre al tema e variazioni vi si riscontrano infatti la forma fugata e lo sviluppo
sonatistico: il modello è l’ultima sinfonia di Mozart (Jupiter), sintesi suprema fra contrappunto
antico e forma sonata moderna. Il movimento inizia con una rpida scala discendente degli archi che
nel balletto accompagna la discesa in tutta fretta di Prometeo dall’Olimpo. Segue un tema che è la
parte di accompagnamento del tema principale (basso del tema), proposto in pizzicato dagli archi
subito replicato in dialogo con i legni. Nel balletto rappresenta i passi degli uomini di argilla che
Prometeo trasforma in creature umane insufflando su di loro. Armonicamente affine a quello del
primo movimento, e risulta abbastanza rigido quasi marionettistico, idoneo al contesto del balletto.
Seguono alcune variazioni di questo tema, quindi compare il tema principale (tema cantabile), che
entra in scena carico di gioiosità e di vigore. Ha carattere di musica semplice con tratti quasi
popolareschi. Si alternano quindi le apparizioni del basso del tema e del tema melodico, il primo
destinato a sostenere le parti in stile fugato o di sviluppo con varie modulazioni, il secondo
collegare gli episodi formalmente più impegnati con la distensione della melodia cantabile. Si
inseriscono poi altri elementi del linguaggio musicale per conferire alla sinfonia un tono di
grandiosità e potenza. Tra questi emergono un solenne ritmo di marcia, un episodio in tempo poco
andante, un’apparizione solistica del clarinetto. Fanfare di ottoni in tonalità principale che
irrompono improvvisamente conducono verso la solenne conclusione ma in modo graduale, non
prima di una gran quantità di ripetizioni e riprese che sembrerebbero eccessive se non fosse che
sostengono e concludono non solo questo movimento ma tutta la sinfonia.