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CANTO 15

Ora cen porta l’un de’ duri margini; Ora uno degli argini rocciosi ci porta lontani dalla
e ’l fummo del ruscel di sopra aduggia, selva; e il fumo del Flegetonte fa ombra di sopra,
sì che dal foco salva l’acqua e li argini. 3 così che protegge dal fuoco l'acqua e gli argini
stessi.
Quali Fiamminghi tra Guizzante e Bruggia, Come i Fiamminghi fra Wissant e Bruges erigono
temendo ’l fiotto che ’nver lor s’avventa, dighe per tener lontana la marea, temendo che le
fanno lo schermo perché ’l mar si fuggia; 6 onde si avventino contro di loro;

e quali Padoan lungo la Brenta, e come fanno i Padovani lungo il Brenta per
per difender lor ville e lor castelli, difendere le loro città e i castelli prima che la
anzi che Carentana il caldo senta: 9 Carinzia senta il caldo (si sciolgano le nevi):

a tale imagine eran fatti quelli, così erano costruiti quegli argini, anche se il
tutto che né sì alti né sì grossi, costruttore, chiunque fosse, non li aveva eretti così
qual che si fosse, lo maestro felli. 12 alti e grossi.

Già eravam da la selva rimossi Ormai ci eravamo allontanati dalla selva tanto che
tanto, ch’i’ non avrei visto dov’era, non l'avrei più vista se anche mi fossi voltato,
perch’io in dietro rivolto mi fossi, 15

quando incontrammo d’anime una schiera quando incontrammo una schiera di anime che
che venìan lungo l’argine, e ciascuna veniva lungo l'argine e ognuna di esse ci guardava
ci riguardava come suol da sera 18 come si osserva qualcuno in una sera di novilunio;
e strizzavano gli occhi verso di noi come fa il
guardare uno altro sotto nuova luna; vecchio sarto per infilare l'ago nella cruna.
e sì ver’ noi aguzzavan le ciglia
come ’l vecchio sartor fa ne la cruna. 21

Così adocchiato da cotal famiglia, Mentre i dannati mi scrutavano in tal modo, fui
fui conosciuto da un, che mi prese riconosciuto da uno che mi prese per il lembo della
per lo lembo e gridò: «Qual maraviglia!». 24 veste e gridò: «Che meraviglia!»

E io, quando ’l suo braccio a me distese, E io, quando lui tese verso di me il suo braccio,
ficcai li occhi per lo cotto aspetto, fissai il suo volto così che non potei non
sì che ’l viso abbrusciato non difese 27 riconoscerlo, benché fosse tutto bruciato, e
avvicinando la mano al suo viso risposi: «Voi siete
la conoscenza sua al mio ’ntelletto; qui, ser Brunetto?»
e chinando la mano a la sua faccia,
rispuosi: «Siete voi qui, ser Brunetto?». 30

E quelli: «O figliuol mio, non ti dispiaccia E lui: «Figlio mio, non dispiacerti se Brunetto Latini
se Brunetto Latino un poco teco torna un po' indietro con te e lascia proseguire la
ritorna ’n dietro e lascia andar la traccia». 33 schiera (dei dannati)».

I’ dissi lui: «Quanto posso, ven preco; Io gli dissi: «Ve ne prego con tutte le mie forze; e se
e se volete che con voi m’asseggia, volete che io mi trattenga con voi lo farò, purché
faròl, se piace a costui che vo seco». 36 acconsenta costui che mi guida».

«O figliuol», disse, «qual di questa greggia Lui disse: «Figliolo, se un dannato di questo gruppo
s’arresta punto, giace poi cent’anni si arresta un solo istante, poi deve giacere
sanz’arrostarsi quando ’l foco il feggia. 39 cent'anni senza potersi riparare quando il fuoco lo
ferisce.
Però va oltre: i’ ti verrò a’ panni; Perciò prosegui: io ti seguirò e poi raggiungerò la
e poi rigiugnerò la mia masnada, mia schiera, che va piangendo la sua dannazione
che va piangendo i suoi etterni danni». 42 eterna».
I’ non osava scender de la strada Io non osavo scendere dall'argine per andare
per andar par di lui; ma ’l capo chino insieme a lui; ma tenevo il capo chino, come un
tenea com’uom che reverente vada. 45 uomo che dimostra la sua deferenza.

El cominciò: «Qual fortuna o destino Lui cominciò: «Quale fortuna o destino ti porta
anzi l’ultimo dì qua giù ti mena? quaggiù prima della tua morte? e chi è costui che ti
e chi è questi che mostra ’l cammino?». 48 fa da guida?»

«Là sù di sopra, in la vita serena», Io gli risposi: «Lassù, nella vita serena, mi sono
rispuos’io lui, «mi smarri’ in una valle, smarrito in una valle prima che la mia vita
avanti che l’età mia fosse piena. 51 raggiungesse il suo culmine.

Pur ier mattina le volsi le spalle: Solo ieri mattina ne sono uscito: mi apparve costui
questi m’apparve, tornand’io in quella, (Virgilio), mentre ci stavo rientrando, e mi riporta a
e reducemi a ca per questo calle». 54 casa per questo cammino».

Ed elli a me: «Se tu segui tua stella, E lui a me: «Se tu segui la tua stella, non puoi non
non puoi fallire a glorioso porto, raggiungere i tuoi obiettivi letterari e politici, se ho
se ben m’accorsi ne la vita bella; 57 inteso bene quando ero in vita;

e s’io non fossi sì per tempo morto, e se non fossi morto precocemente, vedendo che il
veggendo il cielo a te così benigno, cielo era così ben disposto verso di te ti avrei
dato t’avrei a l’opera conforto. 60 aiutato a compiere la tua opera.

Ma quello ingrato popolo maligno Ma quell'ingrato e maligno popolo che è disceso


che discese di Fiesole ab antico, anticamente da Fiesole (i Fiorentini) e conserva
e tiene ancor del monte e del macigno, 63 ancora la rozzezza dei montanari, diventerà tuo
nemico per le tue buone azioni: e ne ha ben donde,
ti si farà, per tuo ben far, nimico: poiché non è opportuno che il dolce fico nasca tra i
ed è ragion, ché tra li lazzi sorbi frutti agri.
si disconvien fruttare al dolce fico. 66

Vecchia fama nel mondo li chiama orbi; Un vecchio proverbio li definisce ciechi; è gente
gent’è avara, invidiosa e superba: avara, invidiosa e superba: cerca di preservarti dai
dai lor costumi fa che tu ti forbi. 69 loro costumi.

La tua fortuna tanto onor ti serba, La tua fortuna ti riserva tanto onore che entrambe
che l’una parte e l’altra avranno fame le parti (Bianchi e Neri) vorranno sfogare il loro
di te; ma lungi fia dal becco l’erba. 72 odio contro di te, ma l'erba sarà lontana dal
caprone.
Faccian le bestie fiesolane strame Le bestie di Fiesole (Fiorentini) si divorino tra loro e
di lor medesme, e non tocchin la pianta, non tocchino la pianta, ammesso che ne nascano
s’alcuna surge ancora in lor letame, 75 ancora nel loro letame, in cui rivive la santa
semenza di quei Romani che restarono a Firenze
in cui riviva la sementa santa quando fu fondato il nido di tanta malvagità».
di que’ Roman che vi rimaser quando
fu fatto il nido di malizia tanta». 78

«Se fosse tutto pieno il mio dimando», Io gli risposi: «Se potessi esaudire ogni mio
rispuos’io lui, «voi non sareste ancora desiderio, voi sareste ancora tra i vivi;
de l’umana natura posto in bando; 81

ché ’n la mente m’è fitta, e or m’accora, poiché nella mia mente è ben presente, e ora mi
la cara e buona imagine paterna commuove, la cara e buona immagine paterna di
di voi quando nel mondo ad ora ad ora 84 voi quando nel mondo mi insegnavate di quando in
quando come l'uomo acquista fama eterna: e
m’insegnavate come l’uom s’etterna: finché vivrò la mia lingua esprimerà quanto ciò mi
e quant’io l’abbia in grado, mentr’io vivo sia gradito.
convien che ne la mia lingua si scerna. 87

Ciò che narrate di mio corso scrivo, Io prendo nota ciò che narrate della mia vita, e mi
e serbolo a chiosar con altro testo riservo di farmelo spiegare insieme a un'altra
a donna che saprà, s’a lei arrivo. 90 profezia (di Farinata) da una donna (Beatrice) che
saprà farlo, se arriverò sino a lei.
Tanto vogl’io che vi sia manifesto, Io voglio che vi sia chiaro che sono pronto a ciò che
pur che mia coscienza non mi garra, la fortuna mi riserva, purché non mi rimorda la
che a la Fortuna, come vuol, son presto. 93 coscienza.

Non è nuova a li orecchi miei tal arra: Tale profezia non è nuova al mio orecchio: dunque
però giri Fortuna la sua rota la fortuna giri pure la sua ruota come vuole, e il
come le piace, e ’l villan la sua marra». 96 contadino ruoti la sua zappa».

Lo mio maestro allora in su la gota Il mio maestro (Virgilio) allora si voltò indietro sulla
destra si volse in dietro, e riguardommi; destra e mi guardò, dicendo poi: «È buon
poi disse: «Bene ascolta chi la nota». 99 ascoltatore chi prende nota di ciò che gli vien
detto».
Né per tanto di men parlando vommi Non per questo smisi di parlare con ser Brunetto, e
con ser Brunetto, e dimando chi sono gli domandai chi fossero i suoi compagni di pena
li suoi compagni più noti e più sommi. 102 più importanti.

Ed elli a me: «Saper d’alcuno è buono; E lui a me: «È bene conoscerne qualcuno: degli altri
de li altri fia laudabile tacerci, sarà preferibile tacere, perché occorrerebbe troppo
ché ’l tempo sarìa corto a tanto suono. 105 tempo a elencarli tutti.

In somma sappi che tutti fur cherci Sappi insomma che furono tutti chierici e
e litterati grandi e di gran fama, importanti letterati di gran fama, la cui vita fu
d’un peccato medesmo al mondo lerci. 108 lercia dello stesso peccato (sodomia).

Priscian sen va con quella turba grama, Prisciano va con quella brutta schiera, e anche
e Francesco d’Accorso anche; e vedervi, Francesco d'Accorso; e se avessi desiderio di vedere
s’avessi avuto di tal tigna brama, 111 un tale sudiciume, potresti vedere colui che il servo
dei servi (Bonifacio VIII) trasferì da Firenze a
colui potei che dal servo de’ servi Vicenza, dove morì e lasciò i suoi sensi protesi al
fu trasmutato d’Arno in Bacchiglione, vizio.
dove lasciò li mal protesi nervi. 114

Di più direi; ma ’l venire e ’l sermone Ti direi di più, ma il cammino e il discorso non


più lungo esser non può, però ch’i’ veggio possono prolungarsi, poiché vedo levarsi là nuovo
là surger nuovo fummo del sabbione. 117 fumo dal sabbione.

Gente vien con la quale esser non deggio. Arrivano anime con la cui schiera non devo
Sieti raccomandato il mio Tesoro mescolarmi. Ti sia raccomandato il mio  Trésor  nel
nel qual io vivo ancora, e più non cheggio». 120 quale ho ancora fama, e non chiedo altro».

Poi si rivolse, e parve di coloro Poi si voltò e sembrò uno di quelli che corrono il
che corrono a Verona il drappo verde palio a Verona per il drappo verde, nella
per la campagna; e parve di costoro campagna; e sembrò il vincitore, non il perdente.

quelli che vince, non colui che perde. 124


CANTO 19

O Simon mago, o miseri seguaci O Simon mago, o suoi miseri seguaci che, avidi,
che le cose di Dio, che di bontate prostituite in cambio d'oro e d'argento le cose di
deon essere spose, e voi rapaci 3 Dio che devono essere spose della bontà, ora è
necessario che per voi suoni la tromba, visto che
per oro e per argento avolterate, siete nella III Bolgia.
or convien che per voi suoni la tromba,
però che ne la terza bolgia state. 6

Già eravamo, a la seguente tomba, Ormai eravamo saliti, nella Bolgia seguente, sul
montati de lo scoglio in quella parte ponte fino al punto in cui la perpendicolare cade
ch’a punto sovra mezzo ’l fosso piomba. 9 esattamente al centro della fossa.

O somma sapienza, quanta è l’arte O suprema sapienza, quanta perfezione dimostri in


che mostri in cielo, in terra e nel mal mondo, cielo, in terra e nell'Inferno, e con quanta giustizia
e quanto giusto tua virtù comparte! 12 la tua virtù distribuisce premi e castighi!

Io vidi per le coste e per lo fondo Io vidi la roccia scura, lungo le pareti e sul fondo
piena la pietra livida di fóri, della fossa, piena di buchi, tutti della stessa
d’un largo tutti e ciascun era tondo. 15 larghezza e di forma circolare.

Non mi parean men ampi né maggiori Non mi sembravano né meno ampi né maggiori di
che que’ che son nel mio bel San Giovanni, quelli che servono come fonti battesimali nel bel
fatti per loco d’i battezzatori; 18 battistero fiorentino di San Giovanni;

l’un de li quali, ancor non è molt’anni, non molti anni fa ne ruppi uno per salvare una
rupp’io per un che dentro v’annegava: persona che vi stava annegando, e questa sia la
e questo sia suggel ch’ogn’omo sganni. 21 testimonianza che corregga l'errore di chi è male
informato.
Fuor de la bocca a ciascun soperchiava Fuori dall'orlo di ogni buca emergevano i piedi e le
d’un peccator li piedi e de le gambe gambe di un peccatore, fino alle cosce, mentre il
infino al grosso, e l’altro dentro stava. 24 resto del corpo stava dentro.

Le piante erano a tutti accese intrambe; Le piante dei piedi erano entrambe accese, per cui i
per che sì forte guizzavan le giunte, dannati scalciavano con le articolazioni con tale
che spezzate averien ritorte e strambe. 27 forza che avrebbero spezzato le funi più resistenti.

Qual suole il fiammeggiar de le cose unte Come una fiamma di solito lambisce solo la
muoversi pur su per la strema buccia, superficie delle cose unte, muovendosi
tal era lì dai calcagni a le punte. 30 sull'estremità, così facevano quelle fiammelle dal
calcagno alla punta dei piedi.
«Chi è colui, maestro, che si cruccia Io dissi: «Maestro, chi è quel dannato che soffre e
guizzando più che li altri suoi consorti», scalcia più degli altri suoi compagni di pena, e che
diss’io, «e cui più roggia fiamma succia?». 33 è consumato da una fiamma più rossa»?

Ed elli a me: «Se tu vuo’ ch’i’ ti porti E lui a me: «Se tu vuoi che io ti porti laggiù,
là giù per quella ripa che più giace, scendendo lungo la parete meno ripida, saprai da
da lui saprai di sé e de’ suoi torti». 36 lui stesso chi è e quale colpa ha commesso».

E io: «Tanto m’è bel, quanto a te piace: E io: «Ciò che a te piace per me va benissimo: tu sei
tu se’ segnore, e sai ch’i’ non mi parto la mia guida e sai che la mia volontà è conforme
dal tuo volere, e sai quel che si tace». 39 alla tua e sai anche ciò che non dico».

Allor venimmo in su l’argine quarto: Allora giungemmo sul quarto argine: ci girammo e
volgemmo e discendemmo a mano stanca scendemmo verso sinistra, fino al fondo della
là giù nel fondo foracchiato e arto. 42 Bolgia pieno di buchi e stretto.
Lo buon maestro ancor de la sua anca Il buon maestro non mi fece scendere dal suo
non mi dipuose, sì mi giunse al rotto fianco, finché non mi portò alla buca dove quel
di quel che si piangeva con la zanca. 45 dannato si lamentava con le sue gambe.

«O qual che se’ che ’l di sù tien di sotto, Io iniziai a dire: «Chiunque tu sia, tu che sei
anima trista come pal commessa», capovolto, anima triste come un palo conficcato
comincia’ io a dir, «se puoi, fa motto». 48 nel terreno, se puoi, parlami».

Io stava come ’l frate che confessa Io stavo lì come il frate che confessa il perfido
lo perfido assessin, che, poi ch’è fitto, assassino, il quale, dopo essere stato messo nella
richiama lui, per che la morte cessa. 51 buca, lo chiama per ritardare l'esecuzione.

Ed el gridò: «Se’ tu già costì ritto, E quello urlò: «Sei già lì in piedi, sei già lì in piedi,
se’ tu già costì ritto, Bonifazio? Bonifacio? Il libro del futuro mi ha mentito di
Di parecchi anni mi mentì lo scritto. 54 diversi anni.

Se’ tu sì tosto di quell’aver sazio Ti sei già saziato di quelle ricchezze per le quali non
per lo qual non temesti tòrre a ’nganno avesti scrupoli a prendere con l'inganno la bella
la bella donna, e poi di farne strazio?». 57 donna (la Chiesa) e poi farne scempio?»

Tal mi fec’io, quai son color che stanno, Io divenni allora come quelli che non capiscono
per non intender ciò ch’è lor risposto, cosa è stato loro risposto, per cui sono confusi e
quasi scornati, e risponder non sanno. 60 non sanno cosa ribattere.

Allor Virgilio disse: «Dilli tosto: Allora Virgilio disse: «Digli subito: 'Non sono colui
‘Non son colui, non son colui che credi’»; che tu credi'»; e io risposi come mi fu ordinato.
e io rispuosi come a me fu imposto. 63

Per che lo spirto tutti storse i piedi; Allora lo spirito storse completamente i piedi; poi,
poi, sospirando e con voce di pianto, sospirando e con voce lamentosa, mi disse:
mi disse: «Dunque che a me richiedi? 66 «Dunque cosa vuoi sapere da me?

Se di saper ch’i’ sia ti cal cotanto, Se ti preme sapere chi sono al punto di essere sceso
che tu abbi però la ripa corsa, fin quaggiù, sappi che io vestii il manto papale;
sappi ch’i’ fui vestito del gran manto; 69

e veramente fui figliuol de l’orsa, e fui figlio legittimo dell'orsa, talmente avido per
cupido sì per avanzar li orsatti, avvantaggiare i miei parenti che in vita misi in
che sù l’avere e qui me misi in borsa. 72 borsa il denaro, qui ho messo in borsa me stesso
(mi sono dannato).
Di sotto al capo mio son li altri tratti Sotto la mia testa sono conficcati gli altri che mi
che precedetter me simoneggiando, hanno preceduto praticando la simonia, tutti
per le fessure de la pietra piatti. 75 appiattiti nelle fessure della roccia.

Là giù cascherò io altresì quando Laggiù finirò anch'io quando verrà colui (Bonifacio
verrà colui ch’i’ credea che tu fossi VIII) che credevo fossi tu, quando ti feci
allor ch’i’ feci ’l sùbito dimando. 78 quell'improvvisa domanda.

Ma più è ’l tempo già che i piè mi cossi Ma il tempo che ho passato a cuocermi i piedi e in
e ch’i’ son stato così sottosopra, cui sono stato così capovolto è maggiore di quello
ch’el non starà piantato coi piè rossi: 81 che passerà lui coi piedi rossi:
infatti dopo di lui verrà da occidente un altro papa
ché dopo lui verrà di più laida opra (Clemente V) senza legge, che compirà azioni ancor
di ver’ ponente, un pastor sanza legge, più infamanti e tale che ricoprirà me e lui.
tal che convien che lui e me ricuopra. 84
Sarà un nuovo Giasone, di cui si legge nel libro dei
Novo Iasón sarà, di cui si legge Maccabei; e come il suo re fu accondiscendente
ne’ Maccabei; e come a quel fu molle con lui, così sarà verso il papa il re di Francia
suo re, così fia lui chi Francia regge». 87 (Filippo il Bello)».
Io non so se a questo punto fui troppo irriverente,
Io non so s’i’ mi fui qui troppo folle, poiché gli risposi in questo tono: «Ora dimmi:
ch’i’ pur rispuosi lui a questo metro: quanto denaro volle
«Deh, or mi dì : quanto tesoro volle 90
nostro Signore da san Pietro prima di affidargli le
Nostro Segnore in prima da san Pietro chiavi del regno dei cieli? Certo gli disse solo
ch’ei ponesse le chiavi in sua balìa? 'Seguimi'.
Certo non chiese se non ‘Viemmi retro’. 93
Né Pietro né gli altri presero da Mattia oro o
Né Pier né li altri tolsero a Matia argento, quando fu sorteggiato per prendere il
oro od argento, quando fu sortito posto perso da Giuda.
al loco che perdé l’anima ria. 96
Allora sta' qui, perché sei ben punito; e custodisci il
Però ti sta, ché tu se’ ben punito; denaro preso con l'inganno, che ti rese ardito
e guarda ben la mal tolta moneta contro Carlo d'Angiò.
ch’esser ti fece contra Carlo ardito. 99
E se non fosse per il rispetto che devo alle somme
E se non fosse ch’ancor lo mi vieta chiavi (della Chiesa) che tu tenesti nella vita
la reverenza delle somme chiavi terrena e che mi frenano, userei parole ancor più
che tu tenesti ne la vita lieta, 102 severe: infatti la vostra avarizia rattrista il mondo,
calpestando i buoni e sollevando i malvagi.
io userei parole ancor più gravi;
ché la vostra avarizia il mondo attrista,
calcando i buoni e sollevando i pravi. 105
Di voi cattivi pastori si accorse l'Evangelista
Di voi pastor s’accorse il Vangelista, (Giovanni) quando vide la meretrice che siede
quando colei che siede sopra l’acque sopra le acque (la Chiesa) fare la prostituta con i
puttaneggiar coi regi a lui fu vista; 108 re;

quella che con le sette teste nacque, quella che è nata con sette teste e ha tratto forza
e da le diece corna ebbe argomento, dalle dieci corna, finché al marito (il papa) piacque
fin che virtute al suo marito piacque. 111 la virtù.

Fatto v’avete Dio d’oro e d’argento; Vi siete fabbricati un dio d'oro e d'argento: e che
e che altro è da voi a l’idolatre, differenza c'è tra voi e il pagano, se non che quello
se non ch’elli uno, e voi ne orate cento? 114 adora un dio solo e voi ne adorate cento?

Ahi, Costantin, di quanto mal fu matre, Ahimè, Costantino, quanto male ha causato non la
non la tua conversion, ma quella dote tua conversione, ma quella donazione che da te
che da te prese il primo ricco patre!». 117 ebbe il primo ricco papa (Silvestro)!»
E mentre io gli rivolgevo tali parole, il dannato
E mentr’io li cantava cotai note, scalciava forte con entrambe le gambe, o perché
o ira o coscienza che ’l mordesse, adirato o per rimorso di coscienza.
forte spingava con ambo le piote. 120

I’ credo ben ch’al mio duca piacesse, Io credo che il mio maestro approvasse, visto che
con sì contenta labbia sempre attese ascoltò il mio discorso veritiero con volto sempre
lo suon de le parole vere espresse. 123 sereno.

Però con ambo le braccia mi prese; Allora mi prese con entrambe le braccia; e poi che
e poi che tutto su mi s’ebbe al petto, mi strinse tutto al suo petto, risalì per la via da cui
rimontò per la via onde discese. 126 era sceso.
Non si stancò di tenermi stretto finché non mi
Né si stancò d’avermi a sé distretto, portò sul punto più alto del ponte, che unisce il
sì men portò sovra ’l colmo de l’arco quarto al quinto argine.
che dal quarto al quinto argine è tragetto. 129 Qui pose dolcemente a terra il carico, che era dolce
da portare attraverso la roccia ripida e scoscesa e
Quivi soavemente spuose il carco, che sarebbe un duro sentiero anche per le capre.
soave per lo scoglio sconcio ed erto Da lì mi fu mostrata un'altra Bolgia.
che sarebbe a le capre duro varco.
Indi un altro vallon mi fu scoperto. 133
CANTO 26

Rispuose a me: «Là dentro si martira Mi rispose:  «Là dentro sono puniti Ulisse e Diomede, e
Ulisse e Diomede, e così insieme sono dannati insieme come insieme commisero i loro
a la vendetta vanno come a l’ira; 57 peccati;

e dentro da la lor fiamma si geme e nella loro fiamma espiano l'inganno del cavallo di Troia
l’agguato del caval che fé la porta che aprì la porta da cui uscì il nobile seme dei Romani.
onde uscì de’ Romani il gentil seme. 60

Piangevisi entro l’arte per che, morta, Vi è punito anche l'imbroglio per cui Deidamia, anche se è
Deidamìa ancor si duol d’Achille, morta, ancora si rammarica di Achille, e si sconta anche il
e del Palladio pena vi si porta». 63 furto del Palladio».

«S’ei posson dentro da quelle faville Io dissi:  «Se essi in quelle fiamme possono parlare,
parlar», diss’io, «maestro, assai ten priego maestro, ti prego con insistenza e ti prego ancora, così
e ripriego, che ’l priego vaglia mille, 66 che la preghiera valga per mille, che tu  non  mi neghi di
aspettare che quella fiamma a due punte venga qui; vedi
che non mi facci de l’attender niego che mi piego verso di essa dal desiderio!»
fin che la fiamma cornuta qua vegna;
vedi che del disio ver’ lei mi piego!». 69

Ed elli a me: «La tua preghiera è degna E lui a me:  «La tua preghiera è degna di grande lode, e
di molta loda, e io però l’accetto; perciò io la accetto; ma dovrai tenere a freno la tua
ma fa che la tua lingua si sostegna. 72 lingua.

Lascia parlare a me, ch’i’ ho concetto Lascia parlare me, dal momento che so bene quello che
ciò che tu vuoi; ch’ei sarebbero schivi, vuoi; infatti essi, essendo stati greci, potrebbero essere
perch’e’ fuor greci, forse del tuo detto». 75 restii a rivolgerti la parola».

Poi che la fiamma fu venuta quivi Dopo che la fiamma fu giunta nel punto in cui al mio
dove parve al mio duca tempo e loco, maestro parve opportuno il tempo e il luogo, lo sentii
in questa forma lui parlare audivi: 78 parlare in questo modo:
«O voi che siete in due dentro una sola fiamma, se ho
«O voi che siete due dentro ad un foco, acquisito meriti nei vostri confronti quand'ero vivo, se ho
s’io meritai di voi mentre ch’io vissi, acquisito meriti grandi o piccoli presso di voi quando,
s’io meritai di voi assai o poco 81 sulla Terra, scrissi gli alti versi, non andate via; ma uno di
voi (Ulisse) racconti dove è andato a morire in un viaggio
quando nel mondo li alti versi scrissi, senza ritorno».
non vi movete; ma l’un di voi dica
dove, per lui, perduto a morir gissi». 84

Lo maggior corno de la fiamma antica La punta più alta di quell'antica fiamma cominciò a
cominciò a crollarsi mormorando scuotersi mormorando, come quella colpita dal vento;
pur come quella cui vento affatica; 87 quindi, volgendo la cima da una parte e dall'altra, come
indi la cima qua e là menando, una lingua che parlasse, gettò fuori la voce e disse:
come fosse la lingua che parlasse,
gittò voce di fuori, e disse: «Quando 90
«Quando mi allontanai da Circe, che mi tenne più di un
mi diparti’ da Circe, che sottrasse anno là vicino a Gaeta, prima che Enea desse questo
me più d’un anno là presso a Gaeta, nome al promontorio,
prima che sì Enea la nomasse, 93
né la tenerezza per mio figlio, né la devozione per il mio
né dolcezza di figlio, né la pieta vecchio padre, né il legittimo amore che doveva fare felice
del vecchio padre, né ’l debito amore Penelope  poterono vincere in me il desiderio che ebbi di
lo qual dovea Penelopé far lieta, 96 diventare esperto del mondo, dei vizi e delle virtù degli
uomini;
vincer potero dentro a me l’ardore
ch’i’ ebbi a divenir del mondo esperto,
e de li vizi umani e del valore; 99
ma mi misi in viaggio in alto mare solo con una nave e
ma misi me per l’alto mare aperto con quei pochi compagni  dai quali non fui abbandonato.
sol con un legno e con quella compagna
picciola da la qual non fui diserto. 102
Vidi entrambe le sponde del Mediterraneo fino alla
L’un lito e l’altro vidi infin la Spagna, Spagna, al Marocco e alla Sardegna, e alle altre
fin nel Morrocco, e l’isola d’i Sardi, isole  bagnate da  quel mare.
e l’altre che quel mare intorno bagna. 105
Io e i miei compagni eravamo vecchi e deboli quando
Io e ’ compagni eravam vecchi e tardi giungemmo a quello stretto (di Gibilterra) dove Ercole
quando venimmo a quella foce stretta pose le colonne, limite oltre il quale l'uomo non deve
dov’Ercule segnò li suoi riguardi, 108 procedere: a destra avevamo Siviglia, a sinistra Ceuta.

acciò che l’uom più oltre non si metta:


da la man destra mi lasciai Sibilia,
da l’altra già m’avea lasciata Setta. 111
Dissi: "O  fratelli, che siete giunti all'estremo ovest
"O frati", dissi "che per cento milia attraverso centomila pericoli, non vogliate negare a
perigli siete giunti a l’occidente, questa piccola veglia che rimane ai vostri sensi (ai vostri
a questa tanto picciola vigilia 114 ultimi anni) l'esperienza del mondo disabitato, seguendo
la rotta verso occidente.
d’i nostri sensi ch’è del rimanente,
non vogliate negar l’esperienza,
di retro al sol, del mondo sanza gente. 117 Pensate alla vostra origine: non siete stati creati per
vivere come bestie, ma per seguire la virtù e la
Considerate la vostra semenza: conoscenza".
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza". 120 Con questo breve discorso resi i miei compagni così
smaniosi di mettersi in viaggio, che in seguito avrei
Li miei compagni fec’io sì aguti, stentato a trattenerli;
con questa orazion picciola, al cammino,
che a pena poscia li avrei ritenuti; 123 e volta la poppa a est, facemmo dei remi le ali al nostro
folle volo, sempre proseguendo verso sud-ovest (a
e volta nostra poppa nel mattino, sinistra).
de’ remi facemmo ali al folle volo,
sempre acquistando dal lato mancino. 126 La notte ormai mostrava tutte le costellazioni del polo
australe, mentre quello boreale era tanto basso che non
Tutte le stelle già de l’altro polo emergeva dalla linea dell'orizzonte.
vedea la notte e ’l nostro tanto basso,
che non surgea fuor del marin suolo. 129 La luce dell'emisfero lunare a noi visibile si era già spenta
e riaccesa cinque volte (erano passati circa cinque mesi),
Cinque volte racceso e tante casso dopo che avevamo intrapreso il viaggio, quando ci
lo lume era di sotto da la luna, apparve una montagna (il Purgatorio) scura per la
poi che ’ntrati eravam ne l’alto passo, 132 lontananza, e mi sembrò più alta di qualunque altra io
avessi mai vista.
quando n’apparve una montagna, bruna
per la distanza, e parvemi alta tanto
quanto veduta non avea alcuna. 135 Noi ci rallegrammo, ma l'allegria si tramutò presto in
pianto: infatti da quella nuova terra nacque una tempesta
Noi ci allegrammo, e tosto tornò in pianto, che colpì la nave a prua.
ché de la nova terra un turbo nacque,
e percosse del legno il primo canto. 138 La fece girare su se stessa tre volte, in un vortice; la
quarta volta fece levare in alto la poppa e fece inabissare
Tre volte il fé girar con tutte l’acque; la prua, come piacque ad altri (Dio), finché il mare si fu
a la quarta levar la poppa in suso richiuso sopra di noi».
e la prora ire in giù, com’altrui piacque,
infin che ’l mar fu sovra noi richiuso». 142
CANTO 33

La bocca sollevò dal fiero pasto Quel peccatore sollevò la bocca dal feroce pasto, pulendola
quel peccator, forbendola a’capelli coi capelli della testa che aveva addentato da dietro.
del capo ch’elli avea di retro guasto. 3

Poi cominciò: «Tu vuo’ ch’io rinovelli Poi iniziò: «Tu vuoi che io rinnovi un disperato dolore che mi
disperato dolor che ’l cor mi preme opprime il cuore già solo a pensarci, prima che ne parli.
già pur pensando, pria ch’io ne favelli. 6

Ma se le mie parole esser dien seme Ma se le mie parole devono essere un seme che frutti
che frutti infamia al traditor ch’i’ rodo, infamia al traditore che mordo, mi vedrai parlare e piangere
parlar e lagrimar vedrai insieme. 9 al tempo stesso.

Io non so chi tu se’ né per che modo Io non so chi sei, né in qual modo sei giunto quaggiù; ma mi
venuto se’ qua giù; ma fiorentino sembri davvero fiorentino quando ti sento parlare.
mi sembri veramente quand’io t’odo. 12

Tu dei saper ch’i’ fui conte Ugolino, Tu devi sapere che io fui il conte Ugolino e questi è
e questi è l’arcivescovo Ruggieri: l'arcivescovo Ruggieri: adesso ti spiegherò perché sono per
or ti dirò perché i son tal vicino. 15 lui un vicino così bestiale.

Che per l’effetto de’ suo’ mai pensieri, Non serve raccontare che per effetto dei suoi piani malvagi,
fidandomi di lui, io fossi preso fidandomi di lui, io fui catturato e poi fatto uccidere;
e poscia morto, dir non è mestieri; 18

però quel che non puoi avere inteso, perciò ascolterai quello che non puoi aver sentito, cioè
cioè come la morte mia fu cruda, quanto fu terribile la mia morte, e giudicherai se egli mi ha
udirai, e saprai s’e’ m’ha offeso. 21 offeso.

Breve pertugio dentro da la Muda Una stretta feritoia dentro la Torre della Muda, la quale oggi
la qual per me ha ’l titol de la fame, si chiama per me Torre della Fame e che dovrà ospitare altri
e che conviene ancor ch’altrui si chiuda, 24 prigionieri, mi aveva già mostrato attraverso la sua apertura
molte lune, quando io feci il cattivo sogno che mi svelò il
m’avea mostrato per lo suo forame futuro.
più lune già, quand’io feci ’l mal sonno
che del futuro mi squarciò ’l velame. 27

Questi pareva a me maestro e donno, Questi (Ruggieri) mi sembrava signore della brigata e guida
cacciando il lupo e ’ lupicini al monte di una battuta di caccia, sulle tracce del lupo e dei suoi
per che i Pisan veder Lucca non ponno. 30 piccoli, sul monte (San Giuliano) per cui i Pisani non possono
Con cagne magre, studiose e conte vedere Lucca.
Gualandi con Sismondi e con Lanfranchi Aveva messo davanti i Gualandi, i Sismondi e i Lanfranchi,
s’avea messi dinanzi da la fronte. 33 sul fronte avanzato, con cagne macilente, fameliche e
addestrate.
In picciol corso mi parieno stanchi Dopo una breve corsa il padre e i figli mi sembravano
lo padre e ’ figli, e con l’agute scane stanchi, e mi pareva di vedere le cagne affondare le zanne
mi parea lor veder fender li fianchi. 36 aguzze nei loro fianchi.

Quando fui desto innanzi la dimane, Quando mi svegliai prima dell'alba, sentii i miei figlioli che
pianger senti’ fra ’l sonno i miei figliuoli erano con me che piangevano nel sonno e domandavano
ch’eran con meco, e dimandar del pane. 39 pane.

Ben se’ crudel, se tu già non ti duoli Sei davvero crudele, se già non provi dolore pensando al
pensando ciò che ’l mio cor s’annunziava; presagio che nutrivo in cuore; e se non piangi, cosa ti fa
e se non piangi, di che pianger suoli? 42 piangere di solito?

Già eran desti, e l’ora s’appressava Ormai si erano svegliati e si avvicinava l'ora in cui
che ’l cibo ne solea essere addotto, solitamente ci veniva dato il cibo, anche se ognuno ne
e per suo sogno ciascun dubitava; 45 dubitava per il suo sogno;

e io senti’ chiavar l’uscio di sotto e io sentii che di sotto all'orribile torre veniva inchiodato
a l’orribile torre; ond’io guardai l'uscio; allora guardai il viso dei miei figli senza parlare.
nel viso a’ mie’ figliuoi sanza far motto. 48

Io non piangea, sì dentro impetrai: Io non piangevo, a tal punto ero impietrito nel mio animo:
piangevan elli; e Anselmuccio mio essi piangevano, e il mio Anselmuccio disse: "Tu hai un tale
disse: "Tu guardi sì, padre! che hai?". 51 sguardo, padre! cos'hai?"

Perciò non lacrimai né rispuos’io Allora io non piansi né risposi, per tutto quel giorno e per la
tutto quel giorno né la notte appresso, notte seguente, finché spuntò il sole il mattino dopo.
infin che l’altro sol nel mondo uscìo. 54

Come un poco di raggio si fu messo Non appena un timido raggio di sole fu penetrato nel carcere
nel doloroso carcere, e io scorsi doloroso, e io vidi in quei quattro visi il mio identico aspetto
per quattro visi il mio aspetto stesso, 57 smagrito, mi morsi entrambe le mani dal dolore;
e loro, pensando che io lo facessi per voglia di mangiare, si
ambo le man per lo dolor mi morsi; alzarono subito e dissero: "Padre, ci sarà molto meno penoso
ed ei, pensando ch’io ’l fessi per voglia se tu mangi i nostri corpi: tu  ci hai dato queste misere carni,
di manicar, di subito levorsi 60 e tu spogliaci di esse".

e disser: "Padre, assai ci fia men doglia


se tu mangi di noi: tu ne vestisti
queste misere carni, e tu le spoglia". 63

Queta’mi allor per non farli più tristi; Allora mi calmai per non rattristarli oltre; quel giorno e
lo dì e l’altro stemmo tutti muti; quello seguente restammo tutti in silenzio; ahimè, terra
ahi dura terra, perché non t’apristi? 66 crudele, perché non ci hai inghiottito?

Poscia che fummo al quarto dì venuti,


Gaddo mi si gittò disteso a’ piedi, Quando arrivammo al quarto giorno, Gaddo si gettò davanti
dicendo: "Padre mio, ché non mi aiuti?". 69 ai miei piedi, dicendo: "Padre mio, perché non m'aiuti?"

Quivi morì; e come tu mi vedi,


vid’io cascar li tre ad uno ad uno Qui morì; e come tu mi vedi, così io vidi cadere uno a uno gli
tra ’l quinto dì e ’l sesto; ond’io mi diedi, 72 altri tre, tra il quinto e il sesto giorno; allora io, già cieco e
già cieco, a brancolar sovra ciascuno, moribondo, andai brancolando sopra i loro corpi, e li chiamai
e due dì li chiamai, poi che fur morti. per due giorni dopo la loro morte. In seguito, più che il
Poscia, più che ’l dolor, poté ’l digiuno». 75 dolore, mi uccise la fame».

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