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CANTO V

Il canto si presenta unitario e compatto, nello sviluppo completo del proprio argomento: descrive
infatti il secondo cerchio infernale, quello dei lussuriosi, dal momento in cui Dante e Virgilio vi
scendono fino al loro congedo dal mondo di queste anime.
Il secondo cerchio, Minosse - versi 1-24 Dante e Virgilio giungono nel secondo cerchio, pi
stretto (dopotutto l'Inferno come un imbuto con cerchi concentrici), ma molto pi doloroso, tanto
che i dannati sono spinti a guaire, che verso bestiale gi citato per gli ignavi (III v.22). Qui sta

Minosse orribilmente e ringhia di rabbia: egli il giudice infernale (da Omero in poi), che
giudica i dannati che gli si parano davanti, attorcigliando la sua coda attorno al corpo tante volte
quanti sono i cerchi che i dannati dovranno scendere per ricevere la loro punizione ( ambiguo se
la coda sia lunga da essere attorcigliata in tanti giri quanti il "girone" o se sia corta quindi piegata
pi volte). Quando i dannati gli si parano davanti infatti confessano tutte le loro colpe, spinti da
una forza divina, e Minosse decide, quale gran conoscitor de le peccata. Minosse, vedendo Dante,
interrompe il suo compito e tenta di farlo desistere dal proseguire avvertendolo di guardarsi dal
fatto che sia facile entrare nell'Inferno, di diffidare da chi lo guida e che non lo inganni l'ampiezza
della porta infernale (come a voler dire che entrarvi facile, ma uscirne no). Virgilio allora prende
subito la parola e, come aveva gi fatto con Caronte, lo ammonisce a non ostacolare un viaggio
voluto dal Cielo, usando le stesse identiche parole:

Vuolsi cos col dove si puote / ci che si

vuole e pi non dimandare. Minosse, sebbene sia descritto con i tratti grotteschi di un mostro ha
nelle sue parole un atteggiamento regale e solenne e sparisce di scena senza alcun cenno: egli
considerato come un puro servitore della volont divina.
I lussuriosi - vv. 25-72 Oltrepassato Minosse, Dante si trova per la prima volta a contatto con dei
veri dannati puniti nel loro girone: In questo luogo buio, dove riecheggiano i pianti, si sente
muggire il vento come quando in mare scatta una bufera, per via dei venti contrari che si
incrociano; ma questa tempesta infernale non si arresta mai e trascina gli spiriti con la sua
violenza, in particolare quando essi arrivano davanti al bordo del baratro infernale, la ruina.
Davanti a quel precipizio aumentano le strida, il compianto, il lamento e le bestemmie. Cosa sia di
preciso questa ruina non chiaro, se la spaccatura dalla quale esce la tempesta o una di quelle
frane prodotte dal terremoto dopo la morte di Cristo, o forse il luogo dove i dannati devono
discendere per la prima volta nel girone dopo la condanna di Minosse. Dante in questo caso
capisce al volo chi siano i dannati qui puniti: i peccator carnali / che la ragion sommettono al
talento, cio i lussuriosi che hanno fatto prevalere l'istinto sulla ragione. Seguono due

similitudini legate al mondo degli uccelli: gli spiriti (che sono trascinati dal vento di qua, di l, di
gi, di su e che spererebbero almeno in un'attenuazione della pena). Alcuni di questi sembrano gli
stormi disordinati, ma compatti, quando, all'arrivo del freddo, sono (in partenza per la

migrazione Invernale); altri come le gru che volano in fila. Dante chiede spiegazione a Virgilio.
Egli lo accontenta e inizia ad elencare le anime di coloro che hanno la particolarit di essere tutti
morti per amore:

1.Semiramide, che fece una legge per permettere a tutti la libido nel suo paese e quindi non

essere biasimata nella sua condotta libertina; anche indicata come moglie e successore di Nino,
che regn nella terra che oggi governa il Sultano, cio Babilonia, anche se ai tempi di Dante il
sultano regnava su Babilonia d'Egitto.

2.Didone, personaggio virgiliano, che il maestro ha la delicatezza di non citare per nome, ma che
indica come colei che ruppe fede al giuramento sulle ceneri di Sicheo e che si uccise per amore (di
Enea)

3.Cleopatra lussurosa
4.Elena di Troia, per la quale tanto male nacque
5.Achille, il grande Achille, che combatt per amore (durante il medioevo si narrava che si fosse
innamorato follemente di Polissena, figlia di Priamo, e per questo amore si fosse lasciato trarre in
un agguato dove fu ucciso a tradimento, vedi anche le Metamorfosi di Ovidio)

6.Paride, Tristano.
Dopo aver sentito parlare di queste anime, di antiche eroine e cavalieri, Dante al colmo della
"pietas" e ne resta quasi smarrito.
Paolo e Francesca - vv 73-142 L'attenzione di Dante viene attirata da due anime che si
muovono in fila, ma che, al contrario delle altre, sono affiancate l'una all'altra e sembrano leggre
nel vento, quindi chiede a Virgilio di poter parlare con loro: questi acconsente e consiglia Dante di
chieder loro di fermarsi quando il vento le porter pi vicino. Dante allora si rivolge a loro: "O
anime affannate, / venite a noi parlar, s'altri (cio Dio) nol niega!". Allora esse uscirono dalla
schiera dei morti per amore (dov'era Didone) come le colombe che si alzano insieme per volare al
nido. Le anime giungono cos dal cielo infernale, grazie alla richiesta pietosa del Poeta. Parla la
donna: (parafrasi) "Oh persona gentile e buona che visiti nell'oscuro inferno le anime di noi che
tingemmo la terra di rosso sangue, se Dio fosse nostro amico, noi lo pregheremmo
raccomandandoti a lui, perch hai avuto piet di noi peccati perversi. Dicci cosa vuoi sapere e noi
parleremo con te, finch il vento ci permette di riposare. La citt dove nacqui si trova dove il

Po

trova la pace, sfociando nel mare coi suoi affluenti (Ravenna). L'amore che attecchisce
velocemente nei cuori gentili fece invaghire lui (Paolo) della mia bella presenza, che oggi non ho
pi; il modo mi offende ancora" (verso ambiguo: Francesca intendeva che ancora soggiogata
dall'intensit (dal modo) dell'amore di Paolo, oppure che il modo in cui le fu tolta la sua bella
persona (cio il suo corpo) la urta ancora, alludendo all'omicidio? Per parallelismo con la terzina
successiva in genere si preferisce la prima interpretazione): "Amor, che a nullo amato amar
perdona, / mi prese del costui piacer s forte...". Dunque, l'amore non esonera nessuna persona
amata dall'amare a sua volta. Dante qui richiama esplicitamente la teologia cristiana secondo la
quale tutto l'amore che ciascuno dona agli altri, torner indietro parimenti, anche se non nello
stesso tempo o forma. Infine Francesca rappresenta un'eroina romantica, infatti in lei abbiamo la
contraddizione tra ideale e realt: lei realizza il suo sogno, ma riceve la massima punizione.
Queste furono le parole che essi dissero (sebbene parli solo Francesca). Dante china il viso
pensoso, finch Virgilio lo sprona chiedendogli A che pensi?" Dante non d una vera e propria
risposta ma sembra proseguire ad alta voce i suoi pensieri: (parafrasi) "Che bei pensieri amorosi,
quanto desiderio reciproco port queste anime alla dannazione!". Poi, rivolgendosi di nuovo a loro:
"Francesca, le tue pene mi fanno diventare triste e pio, al punto di aver voglia di piangere. Ma
dimmi, con quali fatti e come siete passati dai dolci sospiri alla passione che porta tanti dubbiosi
desideri?" Ed essa rispose: (parafrasi) "Niente peggiore per me che ricordare i tempi felici ora
che sono in questa misera condizione, e lo sa bene il tuo dottore. Ma se proprio vuoi sapere
l'origine del nostro amore, te lo racconter tra le lacrime ("come colui che piange e dice"). Un

giorno stavamo leggendo per passatempo dell'amore di Lancillotto. Eravamo soli e non
sospettavamo niente. Pi volte quella lettura ci spinse a guardarci e ci fece sbiancare temendo di
affrontare l'amore... ma fu in un punto preciso che fu vinta la nostra volont: quando leggemmo il
bacio tra Lancillotto e Ginevra, Paolo, che da me non verr mai diviso, la bocca mi baci tutto
tremante. Galeotto fu 'l libro e chi lo scrisse: quel giorno non andammo pi avanti nella lettura.
Mentre uno spirito diceva questo, l'altro piangeva in modo talmente pietoso, che mi sentii morire e
caddi per terra come cade un corpo morto. Queste sono le due anime di
Francesca

Paolo Malatesta e di

da Polenta che furono travolte dalla passione; vennero sorpresi da Gianciotto Malatesta,

rispettivamente fratello di Paolo e marito di Francesca e trucidati a tradimento. Francesca


commossa dalla piet mostrata da Dante gli racconta di quella passione cos forte che li ha uniti
sia nella vita che nella morte dal momento in cui i due si resero conto del loro amore reciproco, e
durante tutto il racconto Paolo singhiozza. Dante infine vinto dall'emozione perde i sensi e cade a
terra.