Sei sulla pagina 1di 56

Leone Menabrea

(1804-1857)

De l'organisation
militaire au Moyen âge
Chambery 1848

Vinkhuijzen Collection, NYPL online


Leone Menabrea (Bassens, Chambéry, 1804-1857), fratello del più noto matematico e fisico Luigi Federico, fu sostituto avvocato
generale della Corte d'Appello di Savoia e segretario generale al ministero degli affari esteri. In questa funzione, nel novembre
1849 compilò per incarico del d'Azeglio, che ne fece la prefazione, la Histoire des négociations qui ont précédé le traité de paix
conclu le 6 août. Fu pure segretario perpetuo dell' Accademia Reale di Savoia, membro dell' Accademia delle Scienze di Torino e
della deputazione per gli studi storici e. Fra le sue numerose opere storiche si segnala Des origines féodales dans les Alpes
Occidentales, in Memorie R. Accademia delle Scienze di Torino, serie li, tom. XXII, Torino, 1856.
Amedeo V di Savoia Il Conte Grande
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Amedeo V di Savoia detto il Conte Grande (Bourget-du-Lac, 1249 – Avignone, 16 ottobre 1323) fu Conte di Savoia e Conte
d'Aosta e Moriana dal 1285 al 1323. Egli era figlio secondogenito di Tommaso II di Savoia e di Beatrice Fieschi. Alla morte del
padre, avvenuta nel 1259, si ebbe un'ennesima crisi dello Stato Sabaudo. Il vuoto di potere lasciato favorì una nuova guerra civile,
e non pochi pensavano che il Piemonte non sarebbe mai stato in grado di ottenere una pace duratura. Il re Edoardo I d'Inghilterra,
consultato per la successione sabauda, si dichiarò favorevole al giovane Amedeo V, già duca del Chiablese, e già considerato abile
diplomatico. Intanto i possedimenti del Conte Grande crescevano: con una serie di fortunate campagne sottomise Ivrea e il
Canavese, che dal tempo di Arduino I erano rimasti nelle mani dei suoi successori. Divise i domini sabaudi tenendo per sé la
Savoia e le valli di Susa e Aosta. Ai figli di Tommaso III di Savoia venne concesso il Piemonte, mentre al fratello Ludovico
andarono le terre di Vaud. Era la nascita dei due nuovi rami della dinastia, quello di Piemonte e di Vaud, che comunque non
godettero mai di vera indipendenza e rimasero sempre vassalli di quello principale. E, per mettere la parola fine al disordine per la
successione dinastica, adottò anche in Piemonte la legge salica, con la quale soltanto i primogeniti maschi potevano aspirare alla
successione al trono. Amedeo V ottenne l'ambito titolo di Vicario Imperiale in Italia da Enrico VII. Morì nel 1323 e fu sepolto
nell'abbazia di Altacomba. Gli successe il figlio Edoardo. Con Amedeo V inizia la linea dinastica cosiddetta Branca ducale
(ovvero Ramo ducale) poiché sarà uno dei successori di questa linea (Amedeo VIII di Savoia) a ricevere dall'Imperatore
Sigismondo il titolo di Duca. Il ramo terminerà con Carlo Giovanni Amedeo, sesto Duca di Savoia (1488 – 1496) per lasciare il
posto alla cosiddetta Branca della Bressa.
Matrimoni e discendenza Amedeo V di Savoia sposò, il 5 luglio 1272, a Lione
• Sibilla de Baugé (1255-1294), figlia unica di Guido II, ultimo signore di Baugé e della Bresse, e di Beatrice del
Monferrato. Dal matrimonio nacquero:
o Bona di Savoia (1275-1300), andata sposa nel 1280 a Giovanni I del Viennois (1264 – 1282) ed in seconde
nozze nel 1282 a Ugo di Borgogna († 1324), signore di Montbauson;
o Beatrice di Savoia (1278-1291);
o Eleonora di Savoia (1280-1324), sposata nel 1292 a Guglielmo I di Châlon (1277-1304), conte di Auxerre, poi
nel 1305 a Dreux IV de Mello († 1311), e infine nel 1311 a Giovanni I di Forez (1275-1334), conte di Forez;
o Edoardo di Savoia (1284-1329), detto Il liberale, conte di Savoia, d'Aosta e di Moriana dal 1323 al 1329 e
primo successore del padre;
o Agnese di Savoia (1286-1322) andata sposa il 31 agosto 1297 a Guglielmo III di Ginevra (1286 -1320), conte di
Ginevra, e in seconde nozze, nel 1321, a Jehan Beguin (1290 - 1365), capitano-generale degli arcieri del
vescovo di Losanna;
o Aimone, detto Il pacifico, (Chambéry, 15 dicembre 1291 - Montmélian, 22 giugno 1343), conte di Savoia,
d'Aosta e della Moriana dal 1329 al 1343 e successore di Amedeo V dopo il fratello Edoardo;
o Margherita di Savoia (1295-1339), andata sposa nel 1296 a Giovanni I (1277-1305), marchese del Monferrato.
In seconde nozze Amedeo V di Savoia sposò, nell'aprile 1297
• Maria di Brabante (1280-1340), figlia di Giovanni I di Brabante (1253-1294), duca di Brabante, e di Margherita di
Fiandra. Dal matrimonio nacquero:
o Maria di Savoia (1298-1336), andata sposa nel 1309 a Ugo de La Tour du Pin († 1329), barone di Faucigny,
figlio di Umberto I del Viennois;
o Caterina di Savoia (1304-1336), andata sposa nel 1315 a Leopoldo I d'Austria (1290-1326), duca d'Austria e di
Stiria, terzo figlio dell'imperatore Alberto I e di Elisabetta di Carinzia. Dopo la morte dei genitori egli divenne il
capo della famiglia degli Asburgo;
o Anna (1306-1359), andata sposa nel 1326 ad Andronico III Paleologo, imperatore bizantino dal 1328 al 1341;
o Beatrice di Savoia (1310-1331), andata sposa nel 1328 a Enrico di Görtz (1270 - 1335), duca di Carinzia dal
1295 al 1335 e re di Boemia dal 1307 al 1310.
Bibliografia
• A. Colombo, Amedeo V e il suo vicario in Lombardia, in Miscellanea di studi storici in onore di Antonio Manno, II vol.,
F.lli Bocca, Torino 1912
• Storia di Torino Vol. II: Il basso medioevo e la prima età moderna (1280-1536), Einaudi, Torino 1997

Amedeo VI di Savoia il Conte Verde


Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Il Conte verde in un disegno - Sigillo del Conte Verde. Statua di Amedeo VI in Piazza Palazzo di Città a Torino in memoria della spedizione in
Oriente.
Amedeo VI di Savoia detto il Conte Verde (Chambéry, 4 gennaio 1334 – Campobasso, 1 marzo 1383) fu Signore della Savoia e
Conte d'Aosta e Moriana dal 1343 al 1383. Figlio di Aimone, detto il Pacifico e di Iolanda di Monferrato (†1342), Amedeo VI
nacque a Chambery il 4 gennaio 1334. Fino alla maggiore età le redini della contea furono rette dai cugini Luigi II di Vaud e
Amedeo III di Ginevra. Giovane scaltro ed intraprendente, Amedeo VI partecipò in gioventù a numerosi tornei, nei quali era solito
sfoggiare armi e vessilli di colore verde, tanto che venne appunto soprannominato Il Conte Verde. Era semplice per i sudditi
riconoscere il loro conte: anche quando salì al trono, continuò a vestirsi con quel colore. Oltre che un valoroso combattente,
Amedeo godette anche di una fama di dongiovanni: su di lui fiorirono molte leggende, tra le quali spicca la sibillina scritta FERT,
che spiccava sull'emblema dell'Ordine Cavalleresco del Collare, da lui fondato.[1]
Le imprese militari Amedeo sposò nel 1355 Bona di Borbone (1341 – 1403), figlia di Pietro I di Borbone e di Isabella di Valois,
[2]
donna energica e capace, che resse lo stato nei lunghi periodi in cui il marito si assentava per le guerre, che videro i Savoia
improntarsi specialmente in Italia: Umberto II di Borgogna aveva infatti ceduto il Delfinato di Vienne, che i Savoia cercavano da
tempo di conquistare, alla Francia, avversario davvero troppo potente. Così, Amedeo VI vide l'unica possibilità di espansione
nelle terre italiane. Insieme al Monferrato, che al tempo conosceva un periodo particolarmente florido, divise le terre angioine
della cosiddetta Contea del Piemonte. Ad una fortunata politica estera in Piemonte dunque, che portò all'annessione di Cuneo,
Santhià e Biella, Amedeo affiancò una saggia politica interna. Riuscì ad assumersi la tutela del figlio del cugino Giacomo di
Savoia-Acaia e di Margherita di Baujeu, Amedeo di Savoia-Acaia, mettendo fine alla ribellione dello stesso Giacomo. Sotto il suo
governo il Piemonte conobbe un periodo di splendore e di gloria mai visti prima dai tempi di Arduino d'Ivrea. La fama di questo
valoroso conte valicò i confini italiani: si incontra Amedeo nelle guerre in Oriente, combattendo Bulgari e Turchi per conto del
cugino Giovanni V Paleologo (caduto nelle mani nemiche e liberato), per cui riconquisterà Gallipoli, in seguito rivendicherà
anche il trono dell'impero bizantino. Combatté anche per l'antipapa Clemente VII, tra l'altro, savoiardo. E insieme alle truppe di
Bernabò Visconti, capitanate da Tommaso Pascalis, fece guerra alle compagnie di ventura inglesi che devastavano città e
campagne.[3] Rinomato in tutta Europa per il suo valore e per la sua saggezza, Amedeo VI funse anche da arbitro nelle contese
delle guerre di allora: decisivo fu il suo intervento nella Guerra di Chioggia tra Genova e Venezia. Accorso in aiuto del re Luigi II
d'Angiò di Napoli, morì di peste e venne sepolto nell'Altacomba.
Eredità politica di Amedeo VI Il Conte Verde lasciò un'impronta indelebile nello stato sabaudo. Riportò il Paese ad un ruolo di
egemonia, attraverso importanti campagne militari e una saggia politica. Tuttavia, anche a causa delle imprese militari, dovette
sostenere forti spese, tanto da ricorrere a prestiti da parte di banchieri ebrei, come nel caso, nel 1373, della cifra di 8.000 ducati,
ottenuti da Bonaventura Consiglio e socio, che tenevano banco a Forlì, offrendo come garanzia la sua corona e altri valori. Di
questa difficile situazione economica risentirà anche il successore, Amedeo VII. Il suo nome rimane ancora oggi legato al
cosiddetto Ordine del Collare, oggi Ordine dell'Annunziata. In seguito il Collare dell'Annunziata venne attribuito a tutti coloro che
avessero reso alti servigi allo stato: venivano considerati cugini del re.[4]
Matrimonio e discendenza Dalla moglie Bona Amedeo ebbe:
• una figlia deceduta appena nata nel 1358;
• Amedeo, suo successore;
• Luigi (1362 † 1365).
Egli ebbe inoltre un figlio naturale, Antonio, morto nel 1374.
Riferimenti nell'intrattenimento È un personaggio di rilievo del romanzo La luce di Orione di Valerio Evangelisti.
Note
1. ^ Non mancano le interpretazioni per decifrare questo crittogramma. Probabilmente si trattava soltanto di un ricordo di
una vicenda galante del conte, e allora il significato sarebbe più o meno questo: Reco con me le sue chiome bionde, tratto
egualmente da una frase latina. Tra le altre frasi celebri del conte, v’è il motto fatto incidere nel suo stemma, sotto un
leone accasciato: J’atans mon astre (Io attendo la mia stella), inteso come un atto di fiducia nel suo destino.
2. ^ Bona di Borbone era nipote, per parte di madre, del re di Francia Filippo di Valois ed una delle sue sorelle aveva
sposato Carlo V, re di Francia.
3. ^ Luigi Cibrario, Origini e progresso delle istituzioni della monarchia di Savoia, Torino 1855, p. 158
4. ^ Venne insignito del collare, dal re d'Italia Vittorio Emanuele III, anche Benito Mussolini.
Bibliografia Ducas, Historia turco-bizantina 1341-1462, a cura di Michele Puglia, 2008, il Cerchio, Rimini, ISBN 88-8474-164-
Corbières (Friburgo)
Faucigny