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(versione non definitiva)

SISTEMI DI GIARDINI IN ITALIA. PARTE I. RESIDENZE PRINCIPESCHE


Roma e Lazio, Piemonte Sabaudo, siti reali borbonici, ville di Bagheria
Marcello Fagiolo
Oggetto di questa relazione complementare a quella di Vincenzo Cazzato lo studio di alcuni sistemi di
giardini extraurbani. Se gli studiosi negli ultimi decenni hanno concentrato lattenzione su molti di questi
sistemi, manca invece una analisi comparata che illustri criticamente le congruenze e correlazioni dei
caratteri analoghi o complementari da cui discendono le scelte formali da indagare in parallelo, sia pure con le
differenze legate alle diverse committenze e ai diversi periodi storici.
Analizzer dunque in sintesi quattro sistemi di residenze principesche in Italia molto omogenee e compatte sia
per caratteristiche storico-culturali (committenze similari o organicamente correlate), sia per i caratteri storicogeografici (aree ristrette e in qualche caso periodi molto limitati), sia per le loro funzionalit analoghe (in
particolare, come vedremo, la funzione venatoria), sia per alcune caratteristiche compositive e visuali, come
limpianto scenografico e la teatralit ovvero le interconnessioni viarie tra ville e citt-capitale ovvero le
posizioni privilegiate di belvedere sul territorio circostante1.
Il concetto di sistema di giardini stato infine una parola dordine che ha connotato la strategia culturale del
Comitato italiano per lo studio e la conservazione dei giardini e dei parchi storici del Ministero per i Beni
Culturali (di cui sono stato Vicepresidente dal 1983 e Presidente dal 2004): strategia culturale finalizzata alla
conservazione e valorizzazione dei giardini non soltanto in se stessi ma nel loro quadro territoriale, da
preservare per quanto possibile e da difendere dalle aggressioni legate soprattutto alle speculazioni edilizie e
alle politiche delle grandi infrastrutture viarie.
La scelta di puntare su sistemi territoriali anzich su singole residenze ha consentito di inserire alcune
residenze prive di giardini formali ma connesse ad esempio a boschi o parchi di caccia, fondamentali per il loro
valore paesistico nellambito dei sistemi prescelti.
Non prender invece in considerazione altri pur cospicui sistemi di ville che, non rispondendo ai parametri qui
prescelti, sono invece caratterizzati da altre motivazioni prevalenti: vedi le ville milanesi di et barocca, per lo
pi collegate ai palazzi di citt, le quali hanno funzioni di villeggiatura e rappresentanza ma anche di controllo
del lavoro agricolo; o le ville genovesi, create soprattutto per la villeggiatura aristocratica o come dimora di
rappresentanza; o le ville venete tra Rinascimento e Barocco, inserite nei programmi di razionalizzazione o
1

Per quanto riguarda limpostazione generale del problema - applicato sperimentalmente ai sistemi di ville laziali e toscane - rimando ai
seguenti miei studi: Villa Aldobrandina Tusculana, in Quaderni dellIstituto di Storia dellArchitettura, 1964, n. 62-66, pp. 61-92;
Natura e artificio, Roma 1981; Le due anime nelle ville della Tuscia, in A. Vezzosi (a cura di), Il giardino dEuropa. Pratolino come
modello nella cultura europea, Milano 1986, pp. 68-81; Introduzione a Lazio delle delizie. Le dimore della nobilt, Milano 1988, pp. 1522; Roma delle delizie. I teatri dellacqua: grotte, ninfei, fontane, Milano 1990; Gli assi segreti delle ville nel sistema sacrale del
"Latium vetus", in AA. VV., Il giardino storico nel Lazio, Roma 1991, pp. 16-26; Da Villa Madama a Villa Giulia e al
Gianicolo: gli assi della memoria storica, in R. Cassetti, M. Fagiolo (a cura di), Roma: il verde e la citt. Giardini e spazi
verdi nella costruzione della forma urbana, Gangemi editore, Roma 2002, pp. 31-48
Sistemi di ville in Italia: Roma e il Lazio, il Piemonte sabaudo, i siti reali borbonici, le ville di Bagheria, in V. Cazzato (a
cura di), Paesaggi e sistemi di ville nel Salento, Congedo editore, Galatina 2006, pp. 14-33; Vignola. Larchitettura dei
principi, Roma 2007, pp. 185-256.
Perquantoriguardainparticolarelanuovatematicadellascenografiaedellateatralit,dameimpostatanelcampodellanalisidei
giardinistorici,rimandoaiseguentimieistudi:M.Fagiolo,La citt effimera e l'universo artificiale del giardino, Roma 1980; M.
Fagiolo, Roma delle delizie. I teatri dell'acqua: grotte, ninfei, fontane, Milano 1990;V.Cazzato,M.Fagiolo,M.A.Giusti,Teatri
di verzura. La scena del giardino dal Barocco al Novecento, Edifir, Firenze 1993; V.Cazzato,M.Fagiolo,M.A.Giusti, Lo
specchio del paradiso: il giardino e il teatro dall'antico al Novecento, Milano 1997.

trasformazione agricola della regione 2. Cos pure non vengono considerati sistemi di et rinascimentale come
quelli delle delizie estensi a Ferrara 3 o delle ville medicee intorno a Firenze 4, dove la funzionalit della
caccia appare dominante senza peraltro incidere in modo significativo sulla struttura formale delle ville (come
avverr invece nei sistemi qui analizzati di et barocca).
Sia pur ridotta ai quattro sistemi prescelti, lanalisi comparativa resa possibile attraverso lutilizzazione degli
studi pluridisciplinari che sono stati effettuati negli ultimi decenni e che consentono una base di partenza
consolidata sui versanti complementari delle tipologie, delle impostazioni compositive, delle scelte linguistiche
e delle diverse funzionalit politiche, economiche, sociali.
Ho provato pertanto a delineare uno schema ideogrammatico complessivo dei quattro sistemi di ville, per
ciascuno dei quali viene evidenziata limportanza quantitativa delle quattro funzioni da me individuate come
base di confronto comparativo:
- la funzione di residenza di corte, oscillante fra i due estremi di una effettiva residenza di lungo termine (vedi
Caserta, nuova capitale borbonica concepita sul modello di Versailles) o di residenza temporanea, legata al
rituale della caccia (residenze sabaude, siti reali di Napoli) o alla villeggiatura estiva (ville tuscolane);
- la villeggiatura, con lallestimento di spazi di rappresentanza ovvero di splendido isolamento e con la
creazione di giardini e parchi;
- la caccia, con tutte le operazioni territoriali correlate;
- il controllo e la trasformazione del territorio attraverso lo sfruttamento agricolo o forestale e lindustria
zootecnica.
Sempre a livello ideogrammatico, mi soffermer, per iniziare, su alcuni modelli in area laziale di ville
concepite in relazione al territorio e alla capitale ovvero alla citt pi vicina. E va subito ricordata limportanza
del genius loci nelle relazioni tra ville, monti, laghi e santuari antichi. In un disegno ideogrammatico (basato su
una intuizione di C. Norberg-Schulz 5), ho evidenziato il radicamento storico-mitico dei tre principali nuclei di
ville laziali intorno allaxis urbis Romae direzionato verso i colli Albani e il Santuario di Giove Laziale:
A) Ville e ninfei della Tuscia viterbese (Bomarzo, Bagnaia, Soriano, Caprarola). Il sistema policentrico di ville
gravita sui vertici sacri del territorio: lago di Vico (mito di Ercole), monte Cimino e Soratte (culto di Soranus).
B) Villa dEste a Tivoli: consacrata ai culti locali di Hercules Saxanus e della Sibilla Albunea o Tiburtina.
C) Ville di Frascati, gravitanti sullantico Tusculum (dimora di Castore e Polluce) e sullAlbanus Mons
(Santuario di Giove Laziale, baricentro di un esteso sistema di santuari).
2

Per un quadro generale dei sistemi di ville nellItalia settentrionale rimando a M. Fagiolo (a cura di), Atlante
tematico del barocco. Il sistema delle residenze nobiliari: Italia settentrionale, Roma 2009; si veda inoltre, per
le ville milanesi, la recente monografia di D. Harris, The Nature of Authority: Villa Culture, Landscape, and
Representation in Eighteenth- Century Lombardy, Pennsylvania State University 2003.
3
Per le delizie estensi vedi da ultimo: M. Folin, Borso a Schifanoia: il Salone dei Mesi come speculum
principis, in S. Settis, W. Cupperi (a cura di), Il Palazzo Schifanoia in Ferrara, Modena 2007, pp. 9-38; F.
Ceccarelli, M. Folin (a cura di), Delizie estensi. Architetture di ville nel Rinascimento italiano ed europeo, Atti
del Convegno (Ferrara 2006), Olschki, Firenze 2006. Appare molto interessante la politica di Borso, il quale
secondo la cronaca di G. Antigini si era dato a costruire numerosi palazzi di villa per s e i suoi favoriti, in cui
tegneva grandissima e pompoxa corte cum falchuni, sparivieri e chani [...]. Nel Salone dei Mesi di Schifanoia
c lesaltazione della caccia come svago nobiliare se non regale per eccellenza, ludus honestus e quanto
mai degno di un sovrano, come sostenevano da secoli gli scrittori di Specula principum e di trattati de
venatione (M. Folin, cit., pp. 11, 17).
4
Per la funzione venatoria delle ville medicee, si vedano soprattutto: F. Farneti, La legislazione medicea sulle
bandite, la caccia e la pesca, in G. Cascio Pratilli, L. Zangheri, La legislazione medicea sullambiente, Firenze
1988, pp. 95-117; S. Pietrosanti, Le cacce dei Medici, Firenze 1992; H. Brunon, La chasse et lorganisation du
paysage dans la Toscane des Mdicis, in C. dAnthenaise, M. Chatenet, Chasses princires dans lEurope de la
Renaissance, Actes du colloque (Chambord 2004), Paris 2007, pp. 219-247. Si rimanda a questultimo volume
per un quadro storiograficamente aggiornato della caccia nel Rinascimento, con contributi di M. Azzi Visentini
sul ducato di Milano e di S. Frommel sulle residenze di caccia in Italia.
5
C. Norberg-Schulz, Genius loci: paesaggio ambiente architettura, Milano 1979, pp. 142-147.

La Villa come baricentro territoriale: Tivoli, Bagnaia, Genzano


A Tivoli Villa dEste6 si colloca allincrocio di due ideali assi territoriali cartesiani: il primo asse congiunge
lacropoli tiburtina con la citt di Roma; il secondo asse (coincidente col viale centrale del giardino) va dalla
Rocca di Pio II, alle spalle del Palazzo, fino allantica Villa di Quintilio Varo e alle emergenze paesistiche di
due monti Cornicolani (a una decina di chilometri di distanza), aldil dei quali possibile inquadrare la lontana
cima del Soratte, alto quasi 700 metri e distante 40 chilometri (sede mitica di Soranus, allora identificato con
Plutone o con lo stesso Apollo). La veduta, insieme montana, georgica e paradisiaca, veniva cos descritta:
si vede la montagna di Viterbo, con quella di Santo Oreste anticamente detto Soratte con tutte montagne, et luoghi fraposti;
et dal lato destro ha vaghi monti, et colli vicini; et sotto a lei si scorgono verdure daltissime olive, giardini di mele granate,
et altri frutti, con una pianura di prati e terreni da seminare, et il fiume Aniene, che fra mezzo serpendo a guisa di biscia fra
loro se ne descende verso il Tevere 7.

A Tivoli Villa dEste rest unica nel suo sforzo di emulare Villa Adriana, ma nelle intenzioni del suo ideatore,
Pirro Ligorio, doveva integrarsi come baricentro di un anfiteatro di ville antiche (vere o presunte) che
comprendeva la Villa di Augusto (Tempio di Ercole Vincitore), la Villa di Orazio, la Villa Gelliana e la
Villa di Manlio Vopisco.
A Villa dEste in anticipo sulle vie dacqua dei giardini di Bagnaia e di Caprarola - si trova il primo
clamoroso esempio di asse acquatico nel Viale delle Cento Fontane proteso tra le Fontane della Sibilla e
di Roma, lungo lasse che congiunge effettivamente i due poli contrapposti del Tempio della Sibilla Tiburtina
e della citt di Roma, lontana allorizzonte.
Nella Villa Gambara-Lante di Bagnaia 8 fu elaborato un piano per mettere ordine tra due diversi sistemi
organici, governati in apparenza dal caos: da un lato il borgo feudale dominato dal castello, dallaltro il parco
intorno al preesistente casino di caccia dei Riario. Per il piano si pu ipotizzare una consulenza del Vignola
accanto a Tommaso Ghinucci, il quale in quanto responsabile di tutte le operazioni architettoniche e
urbanistiche di Bagnaia fu incaricato nel febbraio 1567 dal Comune della sistemazione urbanistica dellarea
tra la piazza del mercato e il parco 9. E probabile comunque che fosse il Vignola a concepire il tridente di
viali che, in attesa del nuovo quartiere, riportava in questa area neutra lordine di una scena insieme naturale e
urbana10.
Il primo intervento consist, a mio avviso, nel creare uno spartiacque tra la natura selvaggia del parco e la
natura artificiale del giardino. Venne tracciata una linea nord-sud, a partire dalla torre del castello, che
dividesse i due sistemi. Lungo questo asse si apre il portale inferiore della Villa; il viale dingresso condurr
quindi, in salita, allingresso laterale al giardino (ancora oggi utilizzato nel percorso di visita). Proprio al fine di
6
7

Rimando da ultimo a quanto ho scritto in I. Barisi, M. Fagiolo, M.L. Madonna, Villa dEste a Tivoli, Roma 2003.
A. Del Re, Dellantichit tiburtine, libro V, Roma 1611.

Ildisegno della Villa GambaraLante diBagnaia statoper secoli attribuito induttivamente al Vignola ovvero ne stata negata
decisamentelapaternit,fermarestandolapresenzaaBagnaiapermezzosecolo(153887)delseneseTommasoGhinucci,familiaree
architettodifiduciadeicardinaliNicolRidolfiepoiGiovanFrancescoGambara.Rimandoaiseguentimieistudi:Fagiolo1991e2007
StrutturaesignificatodiVillaLanteaBagnaia,inVilleStoriche85,AttidelConvegno,Roma1991;Vignola
9
La notizia, riferita dallo storico settecentesco Carones, riportata da Lazzaro 1990, p. 247; vedi inoltre
Fagliani Zeni Buchicchio 2000, pp. 782. Soltanto nel Seicento verr realizzato un nuovo quartiere tra il borgo e
la villa.
10

AppareverosimilecheilVignolacercassedirazionalizzareaBagnaiailrapportoesistenteaRomatraCastelloetridente.Idueportalie
ilfiancosinistrodellaVilla(dacuipartivalastradaperCaprarola)venneroforseraccordatialpaeseattraversotrevialituttiindirizzati
versolatorre.Sequestaipotesigiusta,lasistemazionevignolescasarebbestatasuccessivamentepietrificatanelquartieresortotrail600
eil700sultracciatodeitreviali.
Alla fine del 500 lo spazio tra la Villa e il Borgo era comunque disabitato; davanti al portone centrale era un
recinto con un boschetto, ouverture silvestre del giardino allitaliana.

privilegiare questo asse di bilanciamento si rinunci a far coincidere lasse del giardino con lasse che
congiunge il suo portale al castello.
Vennero quindi individuate secondo una logica razionale le dimensioni del giardino. Il portone dingresso
principale venne stabilito in posizione esattamente

baricentrica rispetto alla torre (generatrice storico-

urbanistica) e rispetto al terminale del giardino, dove sorger la Fontana del Diluvio (generatrice naturale
dellasse acquatico). Infine venne determinata la griglia geometrica del giardino. Allinterno di un primo
quadrato, fu organizzato il giardino a parterres; un secondo quadrato comprende le due palazzine e le due
terrazze superiori; un terzo quadrato ideale designa il punto di fuga dellintera composizione.
A Bagnaia si ripete il bilanciamento tra lordine assiale del Cortile del Belvedere e il relativo disordine del bosco vaticano,
e per di pi va osservato che il bosco vaticano si era conformato negli anni Sessanta come modello di parco, col sistema dei
viali intorno al Casino di Pio IV e soprattutto con la raggiera dellOrto dei semplici sistemato al tempo di Pio V davanti
alla loggia-peschiera. Tra i successivi tridenti nellarchitettura delle ville posso ricordare i noti esempi di Villa Montalto a
Roma (tridente davanti alla palazzina, disegnato da Domenico Fontana intorno al 1580) e di villa Aldobrandini a Frascati,
coi tre viali davanti al palazzo disegnati da Giacomo della Porta, nonch il piazzale dei sedici viali, posteriore al 1640, nella
Villa Mattei Celimontana.

Assai pi complesso appare il caso di Genzano, e cio di un parco che nei secoli divenne lossatura di una
nuova citt11. Il nuovo borgo di Genzano nacque tra il 1636 e il 1643 tra i poli del vecchio Duomo e del
Palazzo Baronale con un sistema di strade disegnate secondo il metodo della triangolazione. Di particolare
interesse il "trivio" di olmate tracciato nel 1643 per volont di Giuliano Cesarini davanti al palazzo, con la
quarta olmata trasversale che parte dalla chiesa "palatina" dei Cappuccini. Il trivio delle olmate viene
replicato nel "trivio" urbanizzato ai piedi del vecchio borgo, che realizza per met il modello rinascimentale di
una citt radiocentrica a otto raggi (le difficolt altimetriche sconsigliarono forse lesecuzione dei tre raggi
mancanti verso la valle). La strada pi rappresentativa (via Livia) presenta lo stesso modulo delle olmate
(larghezza di 20 metri; si pu anzi ipotizzare che anche questa via dovesse essere piantata ad olmi). Il piano
regolatore cesariniano design Genzano come umbilicus Latii, baricentro di complesse relazioni territoriali tra
Roma, il mare e i monti Prenestini. Il centro del "trivio" di fronte al Palazzo viene individuato lungo lasse che
congiunge il Palazzo stesso con Roma, e in particolare con lemergenza di San Pietro (lasse incontra anche il
santuario di Galloro, il parco di Ariccia e la chiesa di S. Paolo ad Albano col suo "trivio" di strade). La seconda
olmata, a monte, congiunge idealmente la chiesa dei Cappuccini col mare di Ostia antica e di Porto. La terza
olmata, a valle, viene individuata dallasse che collega Marino a Lanuvio. La quarta olmata trasversale viene
individuata lungo lasse che congiunge alcuni punti significativi del Latium vetus (a nord-ovest Monte Cavo,
Tuscolo e Villa Adriana a Tivoli; a sud-est Anzio). Anche la strada centrale del "trivio" appare correlata a un
asse territoriale sacro, in direzione del tempio di Diana Nemorense e di Palestrina. Il castello genzanese
verrebbe cos inserito nellarcano sistema dei colli sacri e dei grandi santuari del Lazio orientale.
1. Le ville tuscolane12
A Frascati nellarco di mezzo secolo tra i pontificati di Gregorio XIII e Gregorio XV (1573-1623) veniva
creata una rutilante costellazione (quasi uno zodiaco) di dodici ville che intendevano riproporre la memoria
11

Rimando alla mia Introduzione a M. APA, Arte e cultura a Genzano di Roma, Genzano 1982, pp. 11-16;
Oltre che ai miei studi sintetici richiamati alla nota 1, rimando alle principali monografie sulle ville
tuscolane: C. Franck, Die Barockvillen in Frascati, Mnchen 1956 (2 ediz., The Villas of Frascati, 1550-1750,
London 1966; A. Tantillo Mignosi (editor), Villa e paese: dimore nobili del Tuscolo e di Marino, Roma 1980; Tracy
L. Ehrlich, Landscape and Identity in Early Modern Rome. Villa Culture at Frascati in the Borghese Era,
Cambridge University Press, 2002. Rimando inoltre agli studi monografici di M.B. Guerrieri borsoi, e in
particolare a Rufina
12

della antica Tusculum cui era annesso il sistema delle villae tusculanae, appartenute fra gli altri a Catone,
Lucullo, Sallustio, Pompeo, Cicerone, Tiberio. TUSCOLO

RESTITUTA,

leggiamo in una medaglia di Paolo III,

il papa che nel 1537 aveva riacquisito alla Chiesa il borgo di Frascati trasformandolo in citt e instaurando la
moda della villeggiatura papale e cardinalizia nellarea tuscolajna. La citt veniva ampliata verso sud, in
direzione della futura Cattedrale e della Rufina (poi Villa Falconieri), la villa costruita nel 1546 dal vescovo
Alessandro Rufini come dimora estiva per s e per ristoro dellaffannata mente del papa (che la voce
popolare voleva suo padre). Questa villa-fortezza, insieme alla successiva Caravilla, la villetta di Annibal
Caro, sarebbe stata il seme della rinascita degli otia tusculana, che prende vigore soprattutto con Pio IV e
Gregorio XIII.
Scrivendo allamico Torquato Conti nel 1564, Annibal Caro auspicava di costituire un borgo di ville da Poli a
Roma. Se quel sogno di club dei gentilhuomini politici con lidea della catena di ville rimase una metafora
intellettuale, vero comunque che intorno a Frascati si costitu una sorta di citt di ville paragonabile per
estensione e per livello qualitativo non soltanto al sistema delle villae tusculanae, ma alle ville suburbane degli
imperatori e degli uomini di potere dellantica Roma. Alcune delle nuove ville si innestavano letteralmente su
resti di edifici e di costruzioni antiche 13, ma si pu dire altres che esse entrano in dialogo coi due poli
aggreganti del territorio: a monte Tusculum (coi suoi resti sulla sommit del colle) e a valle la citt di Roma,
distante appena dodici miglia, verso cui si dirigono le fronti delle ville, quasi eliotropicamente.
Tutto il pendo dei colli tuscolani inteso come un teatro o anfiteatro (per riprendere un tpos pliniano
impiegato nella descrizione dellalta valle tiberina) formato dalla somma delle singole ville-teatro, tutte
strategicamente disposte a sfruttare in modo ottimale i dislivelli, i collegamenti con le preesistenze e,
soprattutto, la straordinaria veduta di Roma.
Si pu notare che il borgo di Frascati posto esattamente sullasse che unisce Tusculum a Roma e che lungo un
asse analogo si dispongono i corpi longitudinali di due delle ville pi antiche, la Rufina e la Rufinella. Un
orientamento alquanto diverso e quasi irraggiato dal teatro di Tusculum hanno le tre ville dello scacchiere
orientale che dallinizio del Seicento costituivano una sorta di feudo borghesiano: Villa Mondragone, Villa
Vecchia, Villa Taverna (acquisite da Scipione Borghese, il quale a sua volta cedeva la Caravilla, da lui
riplasmata con la spettacolare cascata multipla 14). Analogo a questultima lasse di orientamento forse
ritenuto ideale sotto il profilo eliotermico di quattro ville dello scacchiere occidentale: Aldobrandini,
Borghese-Ludovisi, Sora e Montalto. Assistiamo dunque allintenso colloquio tra ville e metropoli, tra
paesaggio naturale e paesaggio artificiale.
Nel 1601 il cardinale Pietro Aldobrandini, nipote di Clemente VIII, incaric Giacomo della Porta di
trasformare il Casino della Villa di Belvedere; alla sua morte (1602) gli subentrarono Carlo Maderno e
Giovanni Fontana che iniziarono la sistemazione del giardino e la conduzione delle acque. Nel 1604 si
lavorava al Ninfeo (completato nel 1622); dopo il 1610 iniziarono infine i lavori per le fontane a monte. Venne
a definirsi cos la spettacolare "via d'acqua", che traeva spunto non tanto dalle "scale d'acqua" degli antichi
ninfei quanto dalle ville di Bagnaia e Caprarola, ponendosi a sua volta come modello per altre invenzioni
romane e tuscolane .
L'acqua, che sgorga sullalto del colle, oltrepassa, le "colonne d'Ercole" con slancio verticale e poi ridiscende
avvitandosi lungo i fusti mosaicati e precipitando attraverso i gradini d'una lunga scala iridescente; quindi
lambisce le ripe rocciose, si tuffa in un bacino, poi scompare per riapparire subito in una prima figura araldica
(la Stella degli Aldobrandini) e in una seconda epifania cosmica l dove sprizza con l'incandescenza di mille
13
14

Lo stesso borgo medievale di Frascati sorgeva forse sui resti di una villa romana.
La Caravilla, insieme alla villa Acquaviva, costituiva a sua volta un primo sistema borghesiano.

stelle dal globo celeste sostenuto da Atlante (alludente al papa Clemente VIII), in origine aiutato da Ercole
(Pietro Aldobrandini).
L'esedra del Ninfeo avanza e retrocede col ritmo d'una scaenae frons; e anzi la scena unica si frange in varie
scene minori, nella serie di edicole e tabernacoli dedicati ai personaggi del mito e allietati dalla musica delle
acque che davano vita alla siringa di Polifemo e al corno del Centauro, mentre rimbombava il getto dacqua
emanato dal gigante Encelado.
Un secondo teatro d'acque nella Villa di Scipione Borghese (gi di Annibal Caro, poi Ludovisi e infine
Torlonia), opera di Maderno e Fontana. A partire da un mascherone l'acqua cadeva fragorosamente con sei salti
successivi in una serie di grandi bacini ovali, amplificati con un effetto di eco nelle scalinate ondeggianti che
discendevano dalla peschiera superiore fino al bacino inferiore tra i due alti cipressi che inquadravano la "via
d'acqua" a guisa di colonne d'Ercole vegetali. A coronamento della via d'acqua il cardinale Ludovisi affid al
Maderno la realizzazione del Ninfeo (1621-23). Ai piedi della cascata, il Ninfeo appare come un intervento
pacificatore, una sorta di diga" innalzata ad arrestare lavanzata delle acque. La monumentale scaenae frons,
restaurata recentemente, allineava due aperture e venti nicchie con fontane: nelle due ali si succedevano a
ritmo alterno Tritoni e vasi zampillanti; verso il centro, dominato da una cascata rustica, il ritmo si faceva pi
incalzante con scogliere "sudanti" e colossali figure di Fiumi in piedi che rovesciavano acqua dalle anfore 15.
A Scipione Borghese si deve anche la commissione del ninfeo di Villa Mondragone, realizzato dal Vasanzio tra
il 1616 e il 1620, con una esedra teatrale sopraelevata su un podio a guisa di palcoscenico, per consentire una
migliore visione dal giardino. La scena incurvata a guisa di cavea fa pensare al procedimento del teatro in
teatro che trionfer soprattutto nelle rappresentazioni berniniane. Essendosi perduti quasi tutti gli elementi
decorativi del Ninfeo, la recita delle acque pu essere ricostruita soltanto attraverso la documentazione grafica
e le descrizioni: nelle sette nicchie ora vuote "si trovano belle statue [...] getti d'acqua zampillano da tutte le
parti e in mezzo una girandola che riempie le orecchie di un rumore spaventoso imitando il tuono, la pioggia,
la grandine"16. Altro elemento teatrale la strombatura a cassettoni, che aumenta illusoriamente la profondit
delle nicchie e fa pensare ai varchi che si aprono nelle scene del Teatro Olimpico palladiano (al quale il Ninfeo
da accostare anche per il coronamento con balaustrata e statue); cos pure la nicchia centrale con l'acqua fa
pensare alla "via regia" (qui riservata alla Regina Aqua) del teatro all'antica.
Negli stessi anni il banchiere dei Borghese, Roberto Primo, costruiva nella sua Villa (oggi Lancellotti) un
ninfeo del tutto analogo e disposto in dialogo visivo con Villa Aldobrandini: sette nicchie, in origine prive di
statue (n era prevista la balaustrata di coronamento).
2. La corona delle delizie dei Savoia
Spostando la nostra attenzione al Settecento, ci concentremo sui due Stati italiani pi importanti, accanto allo
Stato della Chiesa: il Ducato Sabaudo (poi Regno di Sicilia e quindi di Sardegna) e il Regno di Napoli (resosi
indipendente con l'avvento di Carlo di Borbone nel 1734). Solo in questi due Stati si realizzano costruzioni
regali di respiro europeo e, in particolare, Torino si afferma grazie anche alloperato di Juvarra come una delle
citt pi belle e moderne dEuropa.
Il complesso delle residenze sabaude intorno alla nuova capitale Torino 17 costituisce una corona di delitie
costruita a partire dal 1563-65 con una strategia unitaria, sia pure in fasi successive, che arriv a comprendere
13 residenze: 4 fluviali (Regio Parco, Lucento, Mirafiori, Valentino): 2 collinari (vigne del cardinale Maurizio
e di Madama Reale), 2 castelli (Rivoli, Moncalieri), 2 dimore di caccia (Venaria Reale, Stupinigi), 3 reali
villeggiature (Agli, Racconigi, Pollenzo). Ci soffermeremo, peraltro, sulle residenze maggiormente gravitanti
sulla capitale.
Parallelamente alla fortificazione di Torino, con la Cittadella progettata da Francesco Paciotto, il duca
Emanuele Filiberto (1553-80) perseguiva una intensa e mirata politica di acquisti fondiari, destinati a
costituire intorno a Torino, oltre i limiti delle mura, una vasta zona di propriet ducale, che venne a formare
15

ForserivivevaquilamemorianonsolodellaVilladiLucullomaanchedialtritipiantichi:dallaspinadelCirco(illungocanale,
scavalcatodaponticelliincorrispondenzadelleaperture,rievocaappuntol'euripuscircense)finoaininfeilinearicomela"Naumachia"di
TaorminaoilNinfeoneronianoinseritoaRomanellesostruzionidel"Claudianum".
16
LatestimonianzadiF.Deseine(1713).
17
Sulle Residenze Sabaude si vedano soprattutto: V. COMOLI MANDRACCI , Torino, Roma-Bari 1983; C. ROGGERO BARDELLI , M. G.
VINARDI, V. DEFABIANI , Ville Sabaude, Milano 1990; G. GRITELLA, Juvarra, Modena 1992.

una sorta di demanio personale del sovrano 18. Venivano subito acquisiti il palazzo del Valentino coi suoi
giardini sul Po (residenza privilegiata del duca) e la tenuta che diventer del Regio Parco, primi nuclei dellarea
demaniale a ridosso delle fortificazioni urbane, a cui si aggiunsero altri possedimenti pi lontani. Il disegno del
sistema di residenze si concretizzava meglio con Carlo Emanuele I (1580-1630), il quale parallelamente su
progetto dellarchitetto ducale Ascanio Vitozzi, poi proseguito da Carlo di Castellamonte - realizzava il polo
urbano del Palazzo Ducale e quindi lampliamento di Torino con la Citt Nuova nella quale venivano
incentivati a risiedere i nobili.
Il parco di Viboccone, poi Regio Parco di Torino, realizzato all'inizio del '600, noto attraverso una
descrizione di Federico Zuccari. Progettato da Ascanio Vitozzi per Carlo Emanuele I di Savoia, il parco si
qualifica come un vero e proprio speculum sapientiae nel quale gli ideali del Principe Cristiano sembrano
saldarsi con le istanze moralizzatrici della Controriforma.
Se, come scrive Zuccari, altri giardini contengono elementi e temi iconografici di mera delizia, il parco torinese per di pi
"disposto a vista di vita attiva e contemplativa per formare uno specchio alla vita umana, per il quale caminando scuopre la
strada che non solo i Prencipi, ma ciascuno deve tenere per ben vivere e virtuosamente operare, per riuscire forte,
magnanimo et glorioso e, senza timore o spavento alcuno, seguire sempre ogni lodevole e virtuosa impresa. E' un luogo, in
somma, che scuopre tutta l'Etica d'Aristotele che la vera strada di reggere e governare se stesso et altri ancora: pensieri
che trascendano gli umani intelletti essendo congionto il gusto corporale co'l piacere dello spirito" 19.

Il parco viene concepito come giardino o montagna della virt, secondo gli archetipi del mito di Ercole al
bivio o della Tabula Cebetis nei quali la via allegorica dell'autoconoscenza si pone come strada della
conoscenza di questo mondo e dei mondi superiori (pi precisamente si tratta di un ventaglio di cinque strade
che riportano forse all'impiego della mano e delle sue dita nell'"arte della memoria"). Il parco una sorta di o
penisola circondata dalla Stura, dal Po e dalla Dora; aldil di un ponte su quest'ultimo fiume "hanno principio
cinque stradoni [...] ciascuna di queste strade disposte gratiosamente a vari effetti et operationi nostre e di virt
e di vitio". L'alternativa tra Virt e Vizio introdotta dalla prima strada che, attraverso l'attrazione di un
bellissimo giardino disposto al suo termine (a guisa di fondale, al pari dei fondali di altre due delle cinque
strade che sembrano rimandare alle esperienze della scenografia), esprime le tentazioni e i pericoli dei Sensi.
La seconda strada dedicata alla prima vittoria della Virt sul Vizio per opera dell'ingegno umano 20; lo Zuccari
descrive poi le due strade sulla destra. "Questa lunga e diritta dedicata alli studii maggiori e ponno qui godere
a voglia loro tutti i letterati, poich vi sono varii riposi con nicchie, motti e figure di legisti e poeti. La quarta
appresso a questa gira la parte destra del bosco pi lungamente dell'altre et ha varii bracci e piacevoli vie, per le
quali si va soavemente diportando e filosofando; e questa dedicata alle mattematiche scientie speculative,
secondo la variet delle quali vi sono diverse strade che invitano propriamente a filosofare e contemplare il
cielo, le stelle, i pianeti e tutte le sfere sovrane".
La strada maggiore l'unica di cui si conserva il tracciato (attuale Corso Regio Parco): "il quinto stradone di
mezzo si attribuisce alle contemplationi del cielo e misteri divini rivelati dalla Sacra Teologia, e per dall'una
all'altra parte vi sono tabernacoli e cappelle in luogo di riposo, con statue sacerdotali, stanze di fabrica dedicate
alla prudenza, al consiglio, con motti e scritture gratiosissime, greche e latine, che inalzano la mente alla
contemplatione divina21.
18

C. Roggero in C. Roggero Bardelli, M.G. Vinardi, V. Defabiani 1990, p. 13.

19

La descrizione dello Zuccari (1608) ripubblicata da D. Heikamp 1958, e studiata da N. Carboneri 1966, A.
Scotti 1969 e C. Roggero Bardelli, M. G. Vinardi, V. Defabiani 1990.
20
"La strada a questa vicina ha per fine di vista un bellissimo tempio rotondo dedicato alle arti liberali: nel suo
principio dimostra orridezza d'alberi e sterpi, e quanto pi avanti si va, tanto pi bella et gratiosa riesce per le
spalliere di rose e fiori che gli fanno ornamento, et a luogo a luogo vi sono riposi di nicchie e statue di uomini
di singolar virt e fama in professioni nobili, con taluni motti a quelle aspettanti".
21

Etinquestastradadellevirtattiveecontemplativesiscorganolateoricaelaprattica,econragionepostainmezzoaglialtriper

Lo straordinario "piano regolatore" del Parco, di cui autore lo stesso Vitozzi (impegnato per decenni al
servizio della corte sabauda), mi ha indotto a una ricerca sul suo possibile collegamento con la citt, che dopo
la met del '500 aveva registrato una prima espansione, con la Cittadella pentagonale (Paciotto, 1564-65). Gi
questo primo piano appare di estremo interesse come rilettura del quadrato originario di Augusta Taurinorum:
prolungando in diagonale l'asse della Cittadella si ottiene un asse ideale 22 che attraversa tutta la citt fino alla
Cattedrale e al bastione, dove Vitozzi costru nel 1586-87 il Casino del "Baloardo verde", descritto in chiave
antropomorfica dallo Zuccari: "questo nobilissimo torrione fabricato in forma di un elmo d'uomo d'arme che
stia alla veduta per guardia di tutta l'Italia, non che della propria citt, et sotto questo grand'elmo, che sembra
d'avere alzato la visiera, una gratiosa loggietta ove sono figurati tutti i venti. Il pennacchio, o pennone la
cupoletta e banderola che mostra girando i venti che tirano"23.
Il belvedere qui si identifica con l'uomo che guarda, e anzi con la sua testa elmata (all'estremo opposto della
citt si trova il caput della Cittadella), mentre il tipo della Torre dei Venti rimanda alle due Torri costruite da
Gregorio XIII in Vaticano e sul Quirinale a dominare in modo analogo i giardini, la citt e il territorio
circostante. "Quivi" scrive ancora lo Zuccari " una gratiosissima vista [...]. Questa loggia ha per linea diritta il
ponte della Dora, il parco e quel gran stradone di mezzo e la vista dell'una e l'altra parte del bosco, la
campagna aperta a sinistra, e l'altissime montagne, et a destra il piano e le colline delitiose gi dette, con un
gran giro di detta Dora avanti...". Dalla antropomorfica loggetta-belvedere si gode dunque la prospettiva dello
Stradone della Teologia, e viceversa dal Parco - concepito in stretta connessione col giardino ducale 24 - si offre
come meta visiva il "Baloardo verde" o "Garittone de' fiori", avamposto di un giardino disegnato dallo stesso
Vitozzi, aldil del quale si trova la cerniera tra il Palazzo Nuovo e la Cattedrale, pi o meno nel sito dove verr
iniziata nel 1611-12, sempre su disegno del Vitozzi, la Cappella della Sacra Sindone. Ci piace pensare dunque
che Vitozzi abbia programmaticamente orientato il suo Stradone della Teologia verso la pi prestigiosa reliquia
della cristianit, orgoglio della corte sabauda che l'aveva qui trasferita nel 1578 da Chambry.
Appare evidente dunque la stretta connessione fra il Regio Parco e la pianificazione urbana di Torino, da
confrontare con la vicenda analoga della Vigna del Cardinale, iniziata nel 1615 dal cardinale Maurizio di
Savoia sulla collina di Torino e collegata alla citt attraverso un rettifilo che conduce allunico ponte sul Po,
rettifilo che verr proseguito subito dopo con lasse della via Po su cui si impernia lespansione della capitale
in direzione del fiume. Dal punto di vista architettonico, la composizione spaziale va collegata soprattutto a
Villa Aldobrandini a Frascati, a cui si ispirano il grande Teatro a monte e il sistema ad anfiteatro delle rampe
che ascendono al palazzo (da collegare anche coi modelli delle ville di Caprarola e di Tivoli). Va sottolineato, a

averefiguratod'esserilpidegnoluogonell'intellettodell'uomo:larga,lunga,spatiosaetaperta,comequellachepiapertamente
conosceipialtienobilimistericheimaginarsipossamenteumana;chiara,risplendenteeluminosa,perchnonciilvelodella
oscuritdellecoseterrenecheglipossafareombraomacchiaalcuna".
22

Si pensi, per un confronto, all'urbanistica farnesiana di Caprarola con l'asse stradale che si conclude col
prospetto del Palazzo, per il quale il Paciotto perse una memorabile gara progettuale col Vignola.
23
La descrizione dello Zuccari in Heikamp 1958, p. 54. Il Carboneri (1966, pp. 129-30) mette in
collegamento il Casino torinese con la Casina di Pio IV in Vaticano e coi pavillons dei castelli cinquecenteschi di
Vallery e Anet. Si pu pensare inoltre al Castello di Ferrara con le sue torri sopraelevate come altane, o alla
loggetta di Alessandro VI in Castel Sant'Angelo, aperta sul panorama di Roma, e in particolare sull'asse del
"Canale di Ponte" e della via papalis.
24
"Il parco - nella sua estensione strutturale delle vie d'acque e dei percorsi - fu inteso come naturale
protendimento oltre le mura del giardino interno del palazzo urbano. Il tramite diretto era costituito da quella
'se non segreta almeno particolare uscita di S. A. per la gita del Parco', un passaggio che univa il 'giardino
particolare di S. A. e delle Serenissime Infante' (Zuccari) con la tenuta venatoria oltre la Dora" (C. Roggero
Bardelli, in C. Roggero Bardelli, M. G. Vinardi, V. Defabiani 1990, p. 18). Per il collegamento tra Parco e citt,
che - parallelamente a quanto avviene per Mirafiori - inaugura il sistema radiocentrico della "corona" delle ville
sabaude, rimandiamo agli studi di V. Comoli Mandracci 1983 e 1992.

questo punto, che nel 1611 la celebre descrizione della villa tuscolana era stata concepita dallAgucchi in forma
di lettera inviata al duca sabaudo.
Il terzo polo direttamente connesso con la citt il castello del Valentino, ristrutturato a partire dal 1620 da
Maria Cristiana di Francia (la Madama Reale, sposa del principe ereditario Vittorio Amedeo), da un lato
connesso con un viale rettilineo alla Porta Nuova di Torino, e da un altro lato collegato di l dal fiume, alla
Vigna di Madama Reale, impostata a partire dagli stessi anni con un progetto di terrazzamenti a teatro sul
retro del palazzo, analogo a quello della Vigna del Cardinale e abbandonato dopo la morte di Madama, nel
1663.
A questo punto il progetto di una corona limitrofa alla capitale si allarga per inserire residenze pi lontane e
privilegiate per la loro destinazione a residenze di caccia.
Venne allora creata una vera e propria citt della caccia, la Venaria Reale (dal latino venatio), il cui stesso
nome si ispira alle cacce della monarchia francese (del 1655 il trattato La vnerie royale25). In sintesi, il conte
architetto Amedeo di Castellamonte - in un dialogo ideale con Bernini, che aveva visitato il ducato nel 1665 cos spiegava la liturgia ludico-cerimoniale dellitinerario di delizie percorso dal sovrano e dalla sua corte:
Chi sar partito dal Castello di Rivoli, facendo il giro fra questi Palazzi tra loro distanti poco pi di tre miglia
per uguali intervalli, avr nella Venaria Reale compito il viaggio duna giusta giornata fra delitie de Boschi, fra
Magnificenze di fabbriche, fra le amenit di fontane, di alle, e di giardini; cosa veramente rara, e forsi da V. S.
non osservata in altri Paesi dItalia 26. Ovviamente a questo itinerario turistico di ventiquattrore si
contrapponeva il pi lungo itinerario effettivo della corte itinerante nei suoi spostamenti dalluna allaltra
residenza venatoria27.
Appare interessante la spiegazione della esedra teatrale che concludeva la prima parte del giardino aldil del
palazzo: quella loggia in forma di Teatro si alza tanto, che la veduta resta nel seno di quella imprigionata 28. Il
tema della esedra-fondale, progettato o realizzato in varie altre residenze sabaude, si qualifica dunque come
prospettiva, per usare un termine che diventer di moda con gli architetti-scenografi emiliani; Castellamonte
aggiungeva poi alcune interessanti indicazioni sul proporzionamento del giardino: in lunghezza non si
voluto passar il doppio della larghezza, per maggiormente proporzionarlo e non confondersi con la vastit
dellAria, che l va avanti fino alle montagne 29. Lalternativa era dunque quella di una prospettiva aperta
verso il lontano sfondo naturale delle Alpi: e si tratta di una opzione complementare rispetto alle propettive
viarie prolungate allinfinito nelle rotte di caccia che ormai caratterizzavano tutto il territorio torinese. Una
soluzione intermedia, che trova il suo punto di arrivo nella ideazione juvarriana di Stupinigi quella di una
prospettiva apparentemente infinita per chi parte da Torino e che poi, in vista di Stupinigi, scopre il lontano
fondale della palazzina di caccia a cui si perviene in carrozza o a cavallo attraverso la messa fuoco telescopica
nel progressivo inquadramento visivo.
25

R. de Salnove, La vnerie royale. Les chasses du Cerf, du Livre, du Chevreuil, du Sanglier, du Loup et du
Renard, Paris 1655. Va ricordato che Robert de Salnove aveva partecipato alle cacce sabaude, alla corte del
principe Vittorio Amedeo.
26
A. DI CASTELLAMONTE, Venaria Reale Palazzo di piacere e di caccia, Torino 1674, p. 3.
Nella Venaria, la "Versailles piemontese", il palazzo del Castellamonte dopo la distruzione (1693) veniva
ricostruito in modi francesizzanti (il Garove aveva anche mandato i suoi disegni in visione allarchitetto di Luigi
XIV, Robert de Cotte); in seguito si registrarono i lavori di Juvarra (chiesa, scuderia, citroneria e padiglione
nuovo, 1716-28).
27

I dati sulle residenze sabaude andrebbero confrontati con quanto sappiamo sugli spostamenti di altre corti
italiane legati agli itinerari venatorii: vedi le delizie estensi di Ferrara o le residenze milanesi dei Visconti e
degli Sforza, o le ville medicee (cfr. note 3 e 4).
28
Castellamonte, p. 72.
29
Ibidem.

Si tratta della percezione dinamica propria, per dir cos della estetica della caccia. Il complesso gioco delle
rotte, integrato con lindicazione dei luoghi di riunione nelle toiles, reinventa una caccia di movimento sottesa
al rito fastoso della Corte30.
Sviluppata nel Seicento e Settecento con nuove fabbriche e stradoni assiali di collegamento a Torino, la
corona di delizie viene allargata a un circuito pi ampio di residenza, una sorta di teatro semicircolare con
un raggio di 8-12 chilometri (aldil del quale di distende in lontananza lanfiteatro delle Alpi) che comprende
in senso antiorario, dopo Venaria le residenze di Rivoli, Mirafiori, Stupinigi, Moncalieri; molto pi lontano, a
sud, il castello di Racconigi (qualificato da un progetto di Guarino Guarini con una grande esedra e dal disegno
di Le Ntre per il giardino formale) 31. Il progetto viene gi chiarito nel decreto del 1638 di Maria Cristiana di
Francia che delimita la riserva venatoria ducale con la prohibitione di cacciare qualsivoglia venagioni per
dieci miglia solamente allintorno della citt di Torino, per al di qua del fiume Po, incluso tutto esso fiume,
nel qual circolo dichiariamo comprese le terre e luoghi al pi del seguente ordine notati 32 (nel 1675 il circolo
verr ridotto a otto miglia). Il controllo territoriale finalizzato alla caccia prevedeva la costruzione e
manutenzione di strade e ponti e la conservazione e incremento del patrimonio boschivo.
Il processo di collegamento delle residenze alla capitale era stato avviato gi nel 1587 con la realizzazione del
rettifilo tra il castello di Mirafiori (e pi in l il bosco di Stupinigi) e la Porta Nuova, aperta per loccasione
nelle mura di Torino. Nella sistemazione del primo 600 il castello era preceduto da un bosco con un tridente di
statue confluente in una piazza semicircolare; aldil del castello si scendeva attraverso due lunghe rampe
(ispirate al cortile del Belvedere e a modelli francesi) in un giardino formale imperniato su unisola quadrata e
in un altro bosco di caccia, contenuti in un tridente di strade confluente verso il fiume Sangone. Nel 1661 viene
chiesto a Bernini una consulenza per lampliamento del Castello, e forse il suo progetto, spedito da Roma nel
mese di novembre, viene recepito nella immagine del Theatrum Sabaudiae (1682): al posto del piazzale a
esedra viene immaginato un edificio-piazza ad anfiteatro, quasi una laicizzazione del colonnato di San Pietro.
Sappiamo che il disegno era ritenuto tanto bello, che Roma n in riguardo al sito, n per la fabrica haver cosa
che possa paragonarsi a Mirafiore, e comunque linvaso spaziale abbastanza analogo al progetto per
berniniano, elaborato nel 1665, per un grande anfiteatro tra il Louvre e le Tuileries dominato da due colonne
coclidi. La vicenda si intreccia col progetto irrealizzato per una grande corte-anfiteatro davanti al Castello di
Rivoli (quale appare nella incisione del Theatrum Sabaudiae, 168233) e col disegno del Castellamonte per la
piazza di Venaria Reale, con le due colonne tortili al posto delle fontane di Mirafiori.
Il Castello di Rivoli, reggia extraurbana di Vittorio Amedeo II, ebbe come la Venaria una storia di costruzioni,
distruzioni e ancora ricostruzioni, ad opera degli stessi architetti e con lo stesso destino di incompiutezza.
La costruzione che forse meglio sintetizza la complessit del sistema la palazzina di caccia di Stupinigi
(1729-31), con la sua composizione e compenetrazione di masse che anzi si sciolgono in un incessante pulsare
di vibrazioni ondulatorie, in una infinita produzione di energia cinetica, in una inedita emanazione tentacolare.
Si deve osservare che lo studio della geometria compositiva va interpretato allinterno del sistema viario
preesistente con lo stradone verso Torino e il sistema delle rettilinee rotte di caccia che si intersecano nel
territorio. Da qui scaturisce dunque lidea del fulcro a croce di santAndrea (che peraltro vanta i noti precedenti
di Serio, di Fischer von Erlach e di Boffrand) e del piazzale esagonale destinato allirraggiamento delle
30

V. Defabiani in C. Roggero Bardelli, M.G. Vinardi, V. Defabiani 1990, p. 65.


V. Defabiani in C. Roggero Bardelli, M.G. Vinardi, V. Defabiani 1990, pp. 368-408).
32
Leditto riportato da V. Defabiani in C. Roggero Bardelli, M.G. Vinardi, V. Defabiani 1990, p. 61.
33
Per le vicende di Rivoli si vedano almeno M.G. Vinardi in C. Roggero Bardelli, M.G. Vinardi, V. Defabiani 1990,
pp. 263-287 e Gritella, Juvarra
31

spedizioni venatorie, nonch lamplificazione del tema delletoile (frequente nelle intersezioni delle rotte di
caccia) nel grandissimo giardino posteriore circolare e radiocentrico.
Il salone ovale si qualifica come centro di un diramato sistema organizzativo del territorio, che si fa elemento
centrifugo di appropriazione spaziale, in un esplicito invito alla caccia e alla fuga (Defabiani 411)
Pi in generale appare sempre pi chiaro come ladeguamento del modello e del rito venatorio alluso
francese e delle altre Corti europee, richiedeva un territorio congruente per la coreografia e adatto a un disegno
progettuale delle rotte di caccia esteso e variato (Defabiani 412). Lo stesso salone centrale viene visto come
una sorta di padiglione ducale, sormontato simbolicamente dalla immagine del cervo.
Qualche decennio dopo, appare di grande interesse la geometria del nuovo giardino creato intorno alla Vigna
di Madama Reale con sperimentazioni di sistemi radiocentrici e concentrici compenetrati secondo modelli
scientifici di visualizzazione di campi di forze e di vortici (ideogrammi di Cartesio). Va sottolineato in
particolare, nel segno della visualit, non soltanto il tema del viale prospettico puntato sullobelisco-fondale (al
modo dei rettifili nellurbanistica di Sisto V) ma anche la proliferazione delle strutture teatrali di verzura: il
teatro a U, con scena a quinte tradizionali e lanfiteatro ovale con belvedere-fondale ottagonale 34. (Roggero
254)

3. Il sistema delle residenze regali borboniche a Napoli


Le prime committenze architettoniche di Carlo di Borbone, divenuto re delle Due Sicilie (1734-59), furono
condizionate dalla passione per la caccia e la pesca, che stimol la formazione di un sistema di una dozzina di
Siti Reali principali, in parte costruiti ex novo ovvero ristrutturati 35, comprendenti i tre nuovi Palazzi Reali di
Caserta, di Capodimonte e di Portici.
Il gran da fare ordinario della corte, la cura pi assidua, la fatica pi diuturna consisteva nelle caccie del re.
Assai poco egli si tratteneva nella capitale, e quel poco era frammezzato dalle campagne di caccia nei luoghi
immediatamente vicini; cerano poi i non vicini e i lontani, e quindi moto continuo di viaggi. Il soggiorno di
Caserta, che occupava i primi mesi dellanno, era interrotto dalla caccia di Torre di Guevara e Bovino per una
ventina di giorni, e poi da quella di Venafro. A mezzo settembre la campagna contrro i fagiani di Procida; a
Portici la campagna contro le pernici di Ottaiano. Subito dopo la commemorazione dei morti a Persano 36.
Nel 1735 il re fece fornire di caccia di pelo il bosco di Caserta, che comprendeva un parco ricco di fontane e
giochi dacqua (poi inglobato nel parco della Reggia). Nel 1738 promosse simultaneamente le regge di
Capodimonte e Portici. A Capodimonte doveva sorgere un piccolo casino, con due boschi per caccia di pelo e
di penna, ma poi il re decise di creare - su disegno degli architetti Medrano e Canevari - una reggia-museo per
sistemare le collezioni Farnese e le opere provenienti dagli scavi di Ercolano; un secolo dopo il palazzo veniva

34

35

C. Roggero in C. Roggero Bardelli, M.G. Vinardi, V. Defabiani 1990, p. 254.

PerquestetematicherimandosoprattuttoaM.FAGIOLO,Funzioni,simboli,valoridellaReggiadiCaserta,Roma1963,G.ALISIO,Siti
realideiBorboni,Roma1976;G.L.HERSEY,CarlodiBorboneaNapolieaCaserta,inStoriadellArteItaliana,Torino1983,pp.215
264,DeSeta1998(DeSeta,Cesare,LuigiVanvitelli,ElectaNapoli,Napoli1998);M.FAGIOLO, Los nuevos palacios reales entre
Versalles y Caserta: modelos borbnicos para una idea de palacio real-ciudad-parque, in El Real Sitio deLa Granja: retrato y
escena del Rey , cat. della Mostra, Madrid 2000, pp. 51-69. Sotto Carlo di Borbone e il figlio Ferdinando IV entrarono a far
parte del patrimonio reale unenorme quantit di territori come lisola di Procida, gli Astroni, Agnano, Licola, Calvi, Capriati,
il lago di Patria, Cardito e Carditello, Persano, Venafro, Torre Guevara, il fusaro di Maddaloni, la selva Omodei di Caiazzo, S.
Arcangelo di Caserta, il colle di Quisisana presso Castellammare e altre numerose localit, a cui, insieme con i palazzi di
Capodimonte, Portici e Caserta, fu riservato un ramo speciale dellamministrazione borbonica con la denominazione di Siti
Reali (G. Alisio 1976, p. 27).
36
M. Schipa, Il Regno di Napoli al tempo di Carlo di Borbone, Napoli 1923, vol. I, libro III, p. 329.

terminato come reggia e non pi come museo. Di notevole interesse appare il Bosco, progettato da Ferdinando
Sanfelice, col ventaglio dei cinque lunghissimi viali che si diramano dal rond iniziale.
La reggia di Portici, eseguita dal Canevari con successivi lavori di migliora apportati dal Fuga e dal Vanvitelli,
malgrado la felicissima situazione naturale - sito di caccia e di pesca, oltre che ridente localit balneare - si
rivel presto insoddisfacente.
Intanto, attraverso una serie imponente di lavori pubblici, Napoli diventava una delle maggiori capitali
d'Europa, con tutti i vantaggi e gli svantaggi delle metropoli. Nel 1750 Carlo pens di trasferirsi
definitivamente fuori Napoli, anche perch il Palazzo Reale era divenuto insufficiente per la sua corte
numerosissima ed eteroclita (toscani, parmensi, spagnoli, oltre ai baroni e maggiorenti napoletani).
Lattenzione si concentr allora su Caserta, luogo "felice" per natura e sicuro militarmente e che doveva sostituire
Napoli come capitale - a similitudine di Versailles accogliendo ministeri, magistrature e uffici pubblici.

Tralasciando in questa sede lanalisi del parco di Caserta e delle sue indubitabili relazioni sicuramente volute
da Carlo di Borbone con Versailles (per il disegno generale del giardino) e con La Granja (per le cascate e per
liconografia legata soprattutto a Diana e alla caccia, ai Venti, ai Fiumi e agli Elementi), vorrei arrivare al
significativo epilogo di questa vicenda.
Prendeva il via, cos, la costruzione della pi imponente Reggia italiana, il cui chilometrico asse longitudinale
veniva puntato in direzione del golfo di Napoli, a met strada tra la capitale e il Vesuvio il quale incombe sul
complesso sistema delle ville vesuviane, dominate dal Palazzo Reale di Portici.
A parte Portici e il Quisisana di Castellammare, nel settore sud-orientale dei Siti Reali emerge Persano col suo
Real Bosco compreso tra i fiumi Sele e Calore 37. Il Palazzo (in costruzione nel 1752 e terminato nel 1754)
un blocco quadrato a guisa di monastero o di fortezza, disegnato forse dallingegnere militare spagnolo Juan
Domingo Piana, con una cappella a guisa di caput (in posizione analoga a quella dellEscorial): da notare nel
grande cortile porticato le quattro torrette angolari, in parte adibite a corpi scalari 38. In una planimetria del 1808
il Sito Reale appare intersecato da un sistema policentrico delle rotte di caccia sul modello franco-sabaudo.
Il Sito Reale di Carditello si sviluppa sotto Ferdinando IV come azienda agricola oltre che come residenza di
caccia39. Il Casino Reale, costruito su progetto di Francesco Collecini gi primo aiutante di Vanvitelli a Caserta
(1787), preceduto da un imponente piazzale a guisa di circo o ippodromo, con una spina costituita da due
fontane con obelischi (con funzione di mete in una evidente ripresa dalla sistemazione di piazza Navona) e
da un tempietto centrale, destinato forse in origine a palco reale. Il parallelismo col Palazzo Reale di Caserta si
estende poi al tridente di viali che confluiscono sul balcone del Palazzo, quasi imperiale loggia delle
apparizioni.

4. Il sistema delle ville di Bagheria

37

G. Alisio 1976, pp. 66-106. Scrive il Vanvitelli in una lettera al fratello Urbano del 20 dicembre 1757: Il
bosco di Persano lungo 10 miglia; vi sono le strade fatte e sbrecciate, che paiono giochi lisci, per andare alle
poste, onde vera caccia reale (citato da Alisio, p. 75). In quella giornata di caccia il re avrebbe ucciso
personalmente 19 cignali, 5 caprii e una volpe; complessivamente sarebbero stati uccisi 56 animali, fra cui
una gran cerva cornuta.
38
Cos scrive in una lettera il Tanucci: In mezzo al bosco questa Reale Casa edificata dal Re di pianta a
guisa dun Convento di Frati. Ognuno di noi ha la sua cella. buona abitazione, e certamente la pi comoda di
tutte le case del re (E. Viviani Della Robbia, Bernardo Tanucci e il suo pi importante carteggio, Firenze 1942,
vol. II, p. 39).
39
G. Alisio 1976, pp. 46-65.

Lultimo caso di studio, quello delle ville palermitane, non si presenta come sistema di ville principesche, dato
che il regime vicereale non consentiva una propriet diffusa dei vicer (di regola non siciliani ed eletti per
tempi limitati). Questo sistema omogeneo di ville, creato dalla potente aristocrazia neofeudale, appare
governato da una geometria sapiente ancorch poco visibile (e oggi in gran parte occultata o obliterata).
Se Palermo il teatro urbano della nobilt siciliana, la Piana dei Colli, e soprattutto larea di Bagheria, si
presentano come il teatro naturale degli svaghi. Sar proprio lesigenza di questo colloquio con la natura
(attuato anche nei grandi modelli francesi, austriaci e tedeschi tra Seicento e Settecento) a imporre una nuova
visione architettonica che congiunge la progettazione edilizia con lurbanistica e con lanalisi territoriale.
Come ho chiarito una trentina di anni fa (insieme a M.L. Madonna 40), alcune di queste ville vengono concepite
con un amplissimo respiro spaziale e con precise rispondenze a tutti i livelli. Le ville si inseriscono nel
territorio secondo un elaborato sistema di assi viari concreti ovvero di assi visivi che mettono in reciproca
relazione le diverse ville: lintero territorio sembra triangolato e studiato nelle sue aree di influenza,
considerando sia gli elementi naturali (mare, montagnole), sia gli elementi storici (ville, castelli, villaggi, centri
archeologici).
In contrasto col sistema ortogonale vigente nella massima parte dei piani regolatori delle citt siciliane det
barocca, nella piana di Bagheria gli assi delle ville si intersecano con diverse angolature introducendo tutta una
serie di bivi e di trivii (ovvero di incroci virtuali complessi di assi visivi, da confrontare con la matrice
triangolare del Casino di villa Palagonia e con limpianto triradiale di Villa Larderia). Nei diagrammi da noi
elaborati appaiono evidenti i collegamenti visivi assiali tra le ville e i nuclei di Bagheria, Santa Flavia e
Solanto. Accanto ad alcuni snodi radiocentrici (come quello in prossimit delle ville Cattolica e Ramacca), i
due abitati di Bagheria e di S. Flavia si rivelano al centro di campi di forze radiocentrici che assecondano la
vocazione spaziale di alcuni impianti architettonici di ville. Il gioco delle equidistanze e delle reciproche
relazioni tra cinque ville gravitanti sullabitato di Bagheria (Butera, Trabia, Valguarnera, Palagonia, Larderia)
viene a configurarsi secondo un ideogramma geometrico che coincide con lo schema geometrico quadrilobato
di Villa Palagonia e di Villa Cattolica41.
Ma anche senza inoltrarci nellanalisi di queste relazioni spaziali, appare evidente come le ville progettate da
Tommaso Maria Napoli o ispirate al suo magistero (Ville Palagonia, Cattolica e Larderia a Bagheria, a cui va
aggiunta la Villa Partanna nella Piana dei Colli) qualifichino tutta la campagna intorno a Palermo come un
inesauribile laboratorio di ricerca architettonica paragonabile alla corona delle Ville Sabaude o, fuori Italia,
alle ville nella campagna di Vienna.

40

M. FAGIOLO, M.L. MADONNA , Sicilia, la ristrutturazione del territorio: una Realpolitik feudale, in San Leucio: archeologia, storia,
progetto, cat. Mostra (Milano, Rotonda della Besana), Milano 1977, pp. 205-219. Si vedano anche: M. DE SIMONE, Ville palermitane del
XVII e XVIII secolo, Genova 1968; M. DE SIMONE, Ville palermitane dal XVI al XVIII secolo, Palermo 1974; E. MAURO, Le ville a
Palermo, Palermo 1992; Bagheria, in S. Boscarino, M. Giuffr (a cura di), Storia e restauro di architetture siciliane, Roma 1996, pp. 7180;
41

Analogamente a Bagheria, anche labitato di Santa Flavia si sviluppa a partire da una villa. Il borgo
settecentesco si pu considerare come una sorta di ribaltamento speculare della Villa Filangieri (iniziata nel
1666): i due perimetri rettangolari della Villa e del borgo si incrociano con un asse trasversale (che da un lato
conduce a Villa Valdina e al Castello di Solanto e dallaltro a Villa Torremuzza) e si prolungano nellasse viario
che conduce a Porticello.

Appare evidente il ruolo centrale di Villa Palagonia 42. Costruita a partire dal 1715 per il principe Ferdinando
Francesco Gravina, il suo impianto riflette lesperienza di T.M. Napoli come trattatista di architettura,
costruttore di fortezze in Ungheria e Grecia e, dal 1711, ingegnere militare del Senato di Palermo, nonch
matematico e teologo.
La palazzina ha un impianto a guisa di bastione: torrioni angolari con basamenti a scarpata e un fronte
principale che rinserra una parete concava tra due torrioni; in mezzo si squaderna lo scenografico scalone
allaperto, analogo a quello di Villa Valguarnera. Lo scalone in facciata va inserito nel quadro di analoghe
sperimentazioni del tardobarocco mitteleuropeo. Sappiamo che il Napoli aveva seguito il principe Eugenio di
Savoia alla corte di Vienna e aveva conosciuto J.B. Fischer von Erlach. Successivamente i legami con lAustria
si sarebbero consolidati quando limperatore Carlo VI divenne nel 1718 re di Sicilia 43.
Il piazzale circolare antistante la palazzina presenta una merlatura nel coronamento esterno, mentre allinterno,
analogamente a Villa Valguarnera, costituiva una versione rustica del Colonnato di S. Pietro ( stata smantellata
la fontana, progettata nel 1753 insieme a una fontana gemella).
La villa posta al termine di un lungo asse che, partendo da un arco trionfale perduto, incontra il portale dei
Giganti e una serie di spiazzi concatenati di forme differenziate. La composizione generale esalta i principi
complementari del percorso articolato, della permeabilit (lintero asse percepibile, data la presenza di un
corridoio aperto al centro della palazzina), della difesa militareggiante, della gerarchia delle masse
volumetriche e della virtuale compenetrazione di circoli intrecciati, che ne fanno un capolavoro di geometria
spaziale, erede delle invenzioni geometriche di Borromini, Guarini, Italia e Fischer von Erlach, parallela alle
invenzioni di Juvarra e preludente ad altri maestri del barocco siciliano come Amico, Gagliardi e Vaccarini.
Il portale dingresso coi Giganti (tondeggiante allesterno, e seguito da uno spiazzo circolare) pu ricordare,
oltre che i Giganti della Porta Nuova di Palermo, un arco trionfale eretto da Fischer von Erlach a Vienna nel
1699 e i suoi studi per portali di villa a pianta circolare, rapportabili per di pi - per la loro impostazione
prospettica con lapertura centrale sui viali - alla concezione dellasse permeabile di Villa Palagonia che
consente lattraversamento visivo e materiale delledificio.
Allesperienza militare e ai riecheggiamenti dello stile imperiale di Fischer si aggiunge poi lo studio
dellantico, legato a un soggiorno romano e alla possibile frequentazione dellatelier di Carlo Fontana. La
facciata posteriore curvilinea con le sue logge successivamente tamponate pu essere ricondotta ai teatri e agli
anfiteatri della romanit. Il palazzo infatti, sviluppando limpianto quadrilobato della Villa Cattolica a
Bagheria, circondato da quattro corpi di fabbrica pi bassi e con diversi profili curvilinei che rimandano agli
impianti polilobati delle terme romane - come quelle di Caracalla e di Diocleziano o, anche, alle due esedre
del Foro di Augusto a Roma.

42

K. LOHMEYER, Palagonisches Barock. Das Haus der Laune des Prinzen von Palagonia, Berlin 1943; A. BRASSAC , La villa Palagonia.
Une curiosit du Baroque Sicilien, in Gazette des Beaux Arts 1962, pp. 351-364; R. SCADUTO, Il trionfo del principe. LArco della
Santissima Trinit a villa Palagonia in L. Sciascia, F. Scianna, La Villa dei Mostri, Torino 1977; G. LA MONICA , Sicilia misterica.
Fondazioni e restauri di monumenti tra Rinascimento e Barocco, Palermo 1982; N. TEDESCO, Limmago espressa: Villa Palagonia tra
norma ed eccezione, con uno studio di R. Palma e documenti a cura di A. Tedesco, Palermo 1986; M. FAGIOLO, M.A. GIUSTI , La stella e
la rosa. Analisi della Villa Buonvisi-Santini a Camigliano, in M. A. Giusti, A. Tagliolini, Il Giardino delle Muse. Arti e artifici nel barocco
europeo, Atti del Convegno (Pietrasanta 1993), Firenze 1995, pp. 199-254; E.H. NEIL, Architects and Architecture in 17th & 18th century
Palermo: new documents, in Annali di architettura 1995, 7, pp. 159-176; L. PUPPI, Il principe e i mostri, in Studi in onore di Renato
Cevese, Vicenza 2000, pp. 385-399.
43

La geometria dello scalone inserito nella concavit della facciata analoga allo scalone rapportato alle
curve concavo-convesse in uno studio di Fischer von Erlach per il Casino Althan presso Vienna (costruito
intorno al 1690 e demolito nellOttocento).

Il concatenamento di questi motivi spaziali e culturali dimostra insomma la complessit di un ragionamento


architettonico che va ben aldil dei limiti delle singole ville, inducendo di conseguenza ad accumulare tutta una
serie di indizi per supportare le nostre ipotesi di una progettazione integrata a scala territoriale.

Conclusione: la spazialit delle reti di ville


La funzione prevalente di ritiro ovvero di residenza di caccia dei sistemi di ville proposti non esclude rituali
di cerimonialit e caratteri di direzionalit quando nelle ville i sovrani si stabiliscono temporaneamente con le
loro corti o con ampie rappresentanze di cortigiani. Si pensi, a tal proposito, agli esempi macroscopici di
Versailles o di Schnbrunn che ispireranno molte residenze nella tarda et barocca.
Si pu dire, in generale, che se in varie ville cinquecentesche il giardino veniva concepito come immagine
chiusa in se stessa e qualificata come metafora di un territorio concreto (o anche di un territorio ideale), con
lavvento dei sistemi di ville si afferma viceversa la tendenza a trasformare il territorio in un giardino o parco
diffuso, sviluppando la metafora dantesca dellItalia come giardino dellImpero (Purgatorio, VI, 105): un
giardino che sarebbe stato abbandonato e deserto in seguito alla guerra e alla decadenza. Se Dante auspicava
che un imperatore tornasse a ripristinare il giardino nel segno della pace e dellordine universale, adesso erano i
principi e gli aristocratici a concretizzare parzialmente lidea sia pure opprimendo i subalterni e privatizzando
il territorio44.
Le ville tuscolane costituiscono uno straordinario sistema dove il carattere di balcone-belvedere - affacciato sul
panorama di Roma e del Lazio settentrionale convive con la feracit agricola del terreno vulcanico (vigneti e
oliveti) e con la presenza di boschi idonei alla caccia. Nelle ville maggiori il frequente soggiorno dei papi (che
scelgono spesso i colli albani come residenza estiva a causa della salubrit dellaria e del clima temperato)
imponeva poi di coniugare lotium coi negotia in rituali che talvolta tentavano di emulare la vita allantica nei
siti consacrati alle memorie di Lucullo e di Cicerone.
Dalla comparazione dei due veri e propri sistemi principeschi qui trattati il torinese e il napoletano - si evince
che a partire dal tardo 500 la committenza monarchica tralascia quasi del tutto i due precedenti modelli della
villa come rifugio (nel segno dellotium) e della villa come intrapresa agricola (tassello non secondario nel
segno della agri-cultura) per puntare quasi esclusivamente sullesercizio della caccia a evidente detrimento
della economia agricola. Da un lato il modello monarchico francese comporta in Piemonte, come si detto, la
creazione di un estesissimo demanio venatorio sabaudo, col ridisegno della forma del territorio attraverso la
triangolazione delle rotte e con labbandono delleconomia agricola e zootecnica, fatta eccezione per gli
allevamenti equini o aviari. Dallaltro lato il modello spagnolo dei Reales Sitios impone in Campania la
formazione di una costellazione di residenze con caratteristiche insediative assai differenziate e con una pi
disarticolata distribuzione nel territorio, gravitante come si detto intorno allasse della Reggia di Caserta.

44

Molto suggestivo lo studio di C. Lazzaro (Italy is a Garden. The Idea of Italy and the Italian Garden
Tradition, in Mirka Benes, Dianne Harris, Villas and Gardens in Early Modern Italy and France, Cambridge
University Press, pp. 29-60) che studia in parallelo la tradizione del giardino italiano con lidea di Italia, a
partire dalle fonti antiche fino al Novecento, passando anche attraverso la metafora dantesca.

Nel cerimoniale barocco della caccia si affiancano o si intersecano le tecniche della guerra (secondo il modello
pedagogico della caccia come allenamento alle dinamiche belliche) e le esibizioni del rituale di corte con la
rappresentazione del potere e delle gerarchie, non senza un ideale esplicito di acquisizione conoscitiva del
territorio. Scrive il Castellamonte: Con la caccia del Cervo si assuefanno li Prencipi, e Cavaglieri a sopportar
le fatiche, et disagi, che sincontrano nella guerra; con questa si rendono pratici delle strade, delle Ville, de
guadi de Fiumi del proprio Paese, per valersene nelle occasioni di guerra, poich quel Cavagliere chardir di
affrontare gli Animali pi fieri ne boschi, non temer nei campi di battaglia lincontro de pi feroci nemici, s
che potiamo conchiudere, che la guerra sia veramente larte de Principi, e che la Caccia ne sia la maestra 45. La
conoscenza del territorio si pone dunque come presa di coscienza del dominio del potere monarchico. Appare
sempre pi illuminante, a questo proposito, lipotesi che in parallelo alla estensione del demanio venatorio si
procedesse da un lato alla impresa editoriale del Theatrum Sabaudiae e da un altro lato alla capillare
rilevazione cartografica che avrebbe accompagnato la formazione dellinnovativo catasto generale sabaudo 46.
Il discorso sul disegno policentrico del giardino e del paesaggio va confrontato con la realt della regione
parigina, vera e propria rete di parchi e giardini, creati soprattutto da Luigi XIV 47. Il modello di Versailles e di
altri giardini di Le Notre (come Meudon) trover come noto ampia diffusione nei giardini europei (ricordo ad
esempio, per il suo disegno policentrico, il parco di Badminton).
Forse il punto di partenza pi interessante il Parco di Aranjuez, e in particolare le Huertas de Picotajo,
delineate gi verso il 1580 da Juan Herrera, con lintersezione geometrica degli assi che si concludono in alto
con ltoile a 12 raggi, 48 a mio avviso da riconnettere a un simbolismo solare. Il viale principale, o Strada dei
Gelsi (calle de las Moreras) conduce dal ponte sul Jarama fino alle 12 strade (doce Calles) e continua
come una lunga circonvallazione, intervallata da piazzali quadrati e circolari, fino al Palazzo Reale. Si noti che
in questo parco lavorarono ingegneri e tecnici di varie nazioni, a causa dei complessi lavori di bonifiche
idrauliche, e che dunque si tratt di un vero e proprio laboratorio europeo di progettazione di avanguardia, che
anticipa non soltanto le concezioni urbanistiche policentriche (sviluppando le sperimentazioni dei trattatisti
sulle citt ideali) ma anche la geometria della caccia francese e sabauda.
La geometria policentrica di questi sistemi di viali va per di pi collegata, a mio avviso, ai metodi cartografici
della triangolazione trigonometrica del territorio (forse il primo rilevamento conosciuto quello avviato dopo il
1562 da Pedro de Esquivel per Filippo II di Spagna) o al sistema delle multiple rose dei venti nella cartografia
nautica (impiegate per la prima volta nella cartografia terrestre in Messico, sempre al tempo di Filippo II). 49
45

A. di Castellamonte, Venaria reale, p. 10.


Si vedano, in particolare: A. Griseri, Urbanistica, cartografia e antico regime nel Piemonte sabaudo, in
Storia della citt 1979, n. 12-13, pp. 19-38; C. Roggero in C. Roggero Bardelli, M.G. Vinardi, V. Defabiani
1990, pp. 38-39.
47
Sul disegno geometrico delle foreste di caccia, con viali intersecati ed toiles, vedi da ultimo
Buridant 2007 (Buridant, Jrme, La Fort et la chasse au XVIe sicle, in DAnthenaise, Chatenet
2007, pp. 159-174). Rispetto al sistema consolidato con Luigi XIV vengono citati pochi archetipi: il
Carrefour des Routtes della foresta di Compigne (incrocio di quattro strade, 1521) e le strade
intersecate nella foresta di Chantilly (fine 500), la circonvallazione circolare di Fontainebleau
(Route ronde, 1600 c.).
48
Si vedano gli studi di Garca Tapia 1990 (N. Garca Tapia, Ingenieria y arquitectura en el
Renacimiento espaol, Valladolid 1990), Wilkinson-Zerner 1993, pp. 146-151 (C. Wilkinson-Zerner,
Juan de Herrera, arquitecto de Felipe II, Ediciones Akal, Madrid 1996), Luengo e Millares 1998, pp.
461-495 (Luengo Ana e Millares, Coro, El Real Sitio de Aranjuez, in Aon, Sancho 1998), Sancho
1998, pp. 497-503 (Sancho, Jos Luis (Sancho, Jos Luis, Plano del Real Sitio de Aranjuez al final
del reinado de Felipe II, in Aon, Sancho 1998).
(Aon, Carmen e Sancho, Jos Luis, Jardn y Naturaleza en el reinado de Felipe II, Sociedad Estatal
para la Conmemoracin de los Reinados de Carlos V y Felipe II, Madrid 1998).
49
Per le sperimentazioni cartografiche al tempo di Filippo II, vedi Garca Tapia 1990 e M.I. Vicente Maroto, M.
Esteban Pieiro 1991 (Aspectos de la ciencia aplicada en la Espaa del siglo de oro, Salamanca 1991).
46

Non un caso che la tecnologia del rilevamento topografico e delle carte nautiche fosse ben nota a Herrera,
scienziato oltre che architetto e inventore di nuovi strumenti per il rilevamento nautico: e dunque il parco di
Aranjuez da lui progettato rientrerebbe a pieno titolo in questo discorso del rapporto tra disegno del giardino e
scienza della rappresentazione.
Ho trattato di questi temi pi volte in studi di storia della citt, l dove il disegno urbano viene assimilato al
giardino o alla foresta. il caso del piano policentrico di Sisto V per Roma, per il quale ho suggerito appunto
varie connessioni coi metodi del rilevamento di terra (triangolazione) e del rilevamento di mare (carte
nautiche).50 Un altro, pi tardo, riferimento scientifico, pu essere individuato negli ideogrammi della Teoria
dei vortici elaborati da Ren Descartes che configurano visivamente un sistema diagrammatico di campi di
forze da mettere in relazione coi metodi compositivi dellarchitettura barocca 51.
Non mi soffermo invece sul disegno policentrico di Washington che ho messo pi volte in relazione col
policentrismo degli States e con lestetica della citt-giardino-foresta 52.

50

M. Fagiolo, La Roma di Sisto V: le matrici del policentrismo, in "Psicon" 1976, n. 8-9.

51

Rimando a quanto ho scritto in Fagiolo 1971 (L'universo della luce nell'idea di architettura del Vittone, in B.A. Vittone, Atti del
convegno (1970), Torino 1973, tomo II, pp. 117-174).
52

Rimandoaiseguentimieistudi: Il piano di L'Enfant per Washington, in "Gran Bazaar", ott.-nov. 1988, pp. 30-34; Washington: o

simbolismo manico da nova capital dos Estados Unidos, in Lisboa Iluminista e o Seu Tempo, Atti del Convegno del 1994,
Universidade Autnoma de Lisboa, 1997, pp. 239-66; Architettura e massoneria: lesoterismo della costruzione, Roma 2007.