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t^''

ARCHIVIO STORICO
ITALIANO

TOMO TREDICESIMO

ARCHIVIO STORICO ITALIANO


OSSIA

RACCOLTA

DI

OPERE E DOCUMENTI

FINORA INEDITI O DIVENUTI RARISSIMI

RiSGOARDANTI

LA STORIA D ITALIA

TOMO

XI il

FIRENZE
(ilo.

PIETRO VIEUSSEUX, DiRETTORE-EniTORE


A! suo Gabinetto Scientiflco-Letterario

i847

^94^0/

t.

/3

t-i

y
\

Tipografia Galileiana

S.

A. IMP. E

REALE

IL

GRANDUCA
della

DI

TOSCANA
1846,

con sua Sovrana Risoluzione del 13


si

Febhrajo

degn ordinare
sottoscrtlo

che a spese

R. Depositeria

venisse

per Cento

Copie dei

Volumi

gi

pubblicati deir Archvio Storico Italiano, e che in egual

modo ne

sia proseguita l Associazione

tutto il

1847.

SOCJ

PATROCINATORI DELL' ARCDIVIO STORICO

ITALIANO

Sigg.

Marchese Cesare Alfieri

di

Sostegno

[di

Torino)

Marchese Commendatore Gino Capponi


Principe
Cavaliere

Don Tommaso

Corsini

Amadeo Digerinj Nuti


Vincenzo Giannini
;

Consigliere

Marchesa Marianna Ginori


Fratelli Conti Luigi e

Lisci, nata

Venturi;

Piero Guicciardini;

Principe d'Ottajano [Giuseppe de' Medici] [di Napoli);

Barone Bettino Ricasoli

Marchese Commendatore Cosimo Ridolfi;

Marchese Piero Torrigiani.

s^

(;iMiPiL\/io\E

munm

dell'archivio

storico

mum)

Elenco dei Compilatori.


BoNAiNi
(Professore Francesco)
vcrsil di Pisa.

Bibliotecario della

H. Uni-

Canestrini

[Giuseppe].
(Professore Pietro).

Capei

Capponi

(Marchese Gino).
(Professore Francesco) Bibliotecario della Mediceo-

Del Furia

Laurenziana e della Marucelliana.

Gar
Celli
Milanesi
NiccoLiNi

[Tommaso)

Bibliotecario della Universit di Padova.

(Abate Tommaso) Bibliotecario della Magliabechiana.


[Carlo).

(Dottore Gio. Batista)

Segretario

dell'Accademia

delleBelleArti,eProfessore di Storia nella medesima.

PoLiDORi

[Filippo-Luigi).

Repetti
Tabarrini

[Dottore Emanuele).

(Avvocato Marco).

Direzione.
ViEussEux
(rto.

Pteiro) Direttore-Editore,

al

quale devono
il

dirigersi tutte le corrispondenze, e presso

quale

l'uffizio centrale della Compilazione.

Carlo Milanesi,
94

Segretario.

PARALIPOMENI
1)1

STORIA PIEMONTESE
DALL'ANNO i285 AL 6i7

DI

LUCIANO SCARABELH

Volume Unico

FIRENZE
*;.

P.

VirUSSEUX

DlRETrOnE-EDITORK

18

4 7

DI

ALCUNI DOCUMENTI
RACCOLTI
DAI.

MARCHESE FELICE CARBONE


PEK SERVIRE
ALLA STORIA DEGLI AMEDEI
DI

SAi\

TOMMASO

VI

VII E

Vili

SAVOIA

DICHIARAZ10]\E

LUCIANO SCAKABELLI

Arch. Si.

li. Voi.

Xm.

Al

LETTORI

iVliGLiOR conto non potrei rendere io di questo lavoro

che dando un brano


scritta
alla signora

di

una

lettera

da

Pietro Giordani
di Bisio,

marchesa Enrichetta Guasco

madre orbata del suo unico Felice marchese Garrone di San Tommaso, in data del 15 di aprile 1845; nella quale
discorrendo delle speranze che del giovane Signore
concepite
,

si

erano

e degli studii a

cui erasi
i

dedicato

anche

cenno

di quest'

opera formata sopra


,

documenti che mi
inediti

vennero trasmessi

e che

ho

dovuto riconoscere

per confronti lunghi e ripetuti


di

con quanto potei trovare


il

stampato nelle storie opportune. Diceva


:

celeberrimo

a'

letterato

il

marchese
benevolo

Felice di

San Tommaso -

con
suoi

saggio e

giudizio

avendo

riguardo
di

tempi e alla nazione italiana,

aveva scelto

spendere

il

meglio della vita


:

nella

cognizione e nell'uso della


,

storia
u

e tra le parti d' Italia eleggeva


,

com' era conve-

nevole

il

suo Piemonte che


in

e nella serie de' tempi quei

non

pochi anni

Italia

ampliarono e stabilirono la

potenza de' conti Savoiardi. La quale per molte generazioni in pi di tre secoli, dal quinto

Amedeo

al

primo

Carlo

t(

Emmanuele
e

fu

necessariamente incomoda molto

a' vicini:

ora non alcuno cui paia soverchia, e non

la

desideri

maggiore.

Era
di

suo

primo
le

intendimento
azioni dell'ot-

ff

(com'egli a

me
il

scriveva)

comporre
la

tavo Amedeo:

quale occup

primiera met del secolo

quintodecimo;

primo ebbe

da Sigismondo imperatore

12
(<

AI
titolo d

LETTORI
1

Duca
;

Savoia; raccolse in s

domin sparsi

della ramiglia

primo

de' suoi fu potente e temuto doil

minatore
segli

in Italia.
la

Ma

marchese poich vide scoprirorigini e


il

(<

che

grandezza acquistata da quell'astuta e fortule


i

nata ambizione traeva


,

mezzi da quattro
;

predecessori

che travagliarono
di

secolo decimoquarto
la

conobbe necessario
loro
;

rinnovare ed illustrare
;

memoria

incominciando dal quinto Amedeo


si

che primiero

de' suoi

procacci

il

titolo di vicario imperiale;


all' Italia
;

nome

troppo

lungamente

dannoso

ma

a lui e ai

successori pretesto assai utile di aggrandirsi, opprimendo


e di
i

qua e

di l dall'Alpi

ora con forza ora con frode


accorti.

vicini o pi deboli o

meno

E
si

cos lo spazio
distese d'anni

((

istorico disegnatosi dal

San Tommaso
e

circa centocinquanta
e suoi figliuoli
degli

e di sette principi;

Amedeo
il

quinto,

Odoardo

Aimone,

il

sesto e

settimo
figliuolo

Amedei
Il

sino ai principii

di

Ludovico

dell'ottavo.

pi lungo regno di questo


le
,

Amedeo,

e in

pi dilatato dominio, e
la

pi straordinarie ambizioni, e

u
((

gli domandavano pi copioso Aveva oppresse le repubbliche subalpine, e fattosi vassallo il marchese di Saluzzo. Due vicini gli rimanevano di qua dall'Alpi, l'uno debole

scena del falso papato

e pi accurato discorso.

cui avrebbe voluto spogliare del tutto

il

marito della

sorella; suo genero l'altro, forte e iosidioso; col quale

bisognavagli operare

di forza.

1' astuzia che supplisse al manco La debolezza del Monferrato paese largo e
,

fertile

era difetto del marchese

non era merito

del

Duca
del
si

di

Milano

la forza del
il

ducato,

ma

da quella parte

pot

poco allargarsi
genero
:

piemontese. Sperava nella morte


tra' vivi.

chiedeva una donazione


i

Quanto
al

faceva diversa per

secoli seguenti la fortuna d'Italia,

se Filippo consentiva

che

la

sua

eredit

andasse

suocero
dente
,

Ma

era serbato a un
,

suo tardissimo discen-

dopo trecento anni

acquistarne bellissima porle

zione: al quale

non

la

diedero

povere

agitazioni

, ,

Al
i<

LETTORI
Spagna
Francia
il

13

d'Italia,

ma

grandi movimenti d'Europa, contrasti di


di
;

ti

Germania

d' IngiiUerra di

me-

scolarsi ne' quali era divenuto

suficiente

successore

dei Conti di Savoia

fattisi
i

re.
;

Tante inopinate mutache

zioni di cose

volgono
,

tempi
,

d'

impedire
!

dato air

uomo

di

tardare
,

di anticipare

Non potevano mancare


compilatore
di

n mancarono, molti isto-

rici ai
il

Signori del Piemonte: e tutti questi doveva leggere

nuova

istoria

n leggere

solamente

ma

compararli; e studiare di conciliarli insieme, e ora


coli' altro,

correggere l'uno

ora supplire. Se non che

assai cose furono ignorate


,

da

quegli

scrittori
il

molte

dissimulate

molte

alterate. Inoltre voleva


(

marchese
)

dare

la storia

non
,

come

per lo pi

si

data
,

solale

mente

de' principi

ma

ancora de' popoli

che fanno
di

spese a'principi; e
f<

mostrare quel che di bene e

male

ebbe dai loro signori.


pace

perci non poteva contentarsi

dei

pretesti e dei successi delle guerre, e dei negozi di


:

ma
,

le

leggi
de'

1'

amministrazione
,

le

prosperit e
la

le difficolt

commerzi

l'

incremento o

povert

delle Arti

il

variare in meglio o in peggio de'costumi,

delle opinioni, delle


usanze, erano subbietto necessario

delle sue investigazioni.


il

Per

le

quali cose, e a rimediare


,

biasimato silenzio
,

degli

scrittori

ed

emendarne
di

falli

si

diede con diligenze infinite e spese non leggieri


,

a cercare nelle librerie e negli archivi d' Italia

Sa-

vola
di

di Svizzera quantit d' atti pubblici e domestici di

croniche,

memorie,

di

lettere,

delle quali fece

copie di sua

mano
,

assai, e molte
in

col suo denaro. Di


,

tutti gli autori o

o stampati o

penna
;

che aveva
le

letti

voleva leggere

tenne registro

cos di tutte

carte

gi trovale, e de' luoghi e tempi


gli

loro; e di quelle che


,


<

restavano a ricercare. Suppellettile varia

immensa

pu dire spaventosa; nelT adunar la quale fu parecchi anni occupato. ben da credere che di tanto raccolto,
e
si

e di

quanto

era da

aggiungere

avesse formato nella

<(

AI

LETTORI

merile l'edificio che voleva fabricarne;


Iclineato disegno;
il

ma non

lascionne

quale rimane a imaginarsi per con-


'(

gelinro da quel tanto di materia che ci lasci.

La quale
utilit

per onore debito


degli studiosi
al
,

al

raro giovane, e per

comune

assai conveniente

che

sia partecipata
si

((

pubblico

e per tal

modo

ordinata e digesta che

possa vedere

come

la

pianta e un poco di prolfilo della

fabrica da lui meditata.

La distribuzione

l'

armonia

'(

delle parli, gli ornamenti estrinseci ed intrinseci, sa-

((

rebbero
finire
l'

1'

opera stessa

per la quale non possiamo delu


;

f<

intendimento
11

di

e troppo

manca
la gi

della ne-

cessarla materia.

il

mettere in rilievo

preparata

pi

condegno
vi

monumento a perenne memoria

dell'

ottimo Signore.

voi degnavate di tale ulcio chi


il

meritamente
e

pareva

pi

amante
lui.

del fgliuol vostro,


io

sapevate molto amato


a
s

da

Ma
,

era del tutto

insuflciente

faticosa impresa
difetto

la

quale per non


vi

doveva per mio

mancare.

proposi

anzi


'(

raccomandai
perch
d'

d confidarla al signor

Luciano Scarabelli
:

del quale ero sicuro

che

dovreste trovarvi contenta


tali
,

intelligenza e pratica in

esercizi

ha pro-

vato di non dover cedere a nessuno


attivit

e di maravigliosa

non so
il

quanti

se
:

gli

potessero paragonare.

'(

Io vi presento

suo lavoro

pel quale

non voglio du-

bitare del vostro gradimento, n temere la sentenza dei

'(

pochissimi competenti giudici. Voi dovrete essere aCTet-

((

luosamente grata
compilatore;
il

alla

nobile verecondia dell'abilissimo


in s bella

quale non ha

occasione cercato

((

r onor proprio,
e cos riferisce

ma sempre
sempre
il

la

gloria del nostro Felicino;


i

tutto a lui, che


sol

lettori

non

abbiano a dimenticarlo un
di

continuo sentirsi obbligati.

momento; a lui debbano Io per mia parte lo rin-

grazio di aver potuto e voluto pagare per

me

questo

sacro debito
ero potente
;

al

quale non ostante

il

gran desiderio non

e lo ringrazio di

non aversi nulla usur:

pato della gloria del

nostro

carissimo

di

cui la pi

AI

LETTORI
si

15

bella e
libro.

durevole

gloria
il

poser e (onder io questo


,

Questo correr
Il

mondo

questo
si

all'

et future

passer.

s'
il

resto

di

Felice

Garrone

dilater

meno

involger nella nebbia de' tempi

suo accorgimento

l'

industria

il

fervore la costanza

la pazienza

negli studi istorici

saranno perpetuamente
stranieri, dai

ponderati eslimati,

dai
,

nostri e dagli

presenti e dagli

avvenire

che studieranno questo vodi quell' indole generosa,


facili

lume

non senza ammirazione


la

che antimise fatiche severe e solitarie ai


che l'et fiorente, e

piaceri

((

fortuna signorile e la universale

graziagli proponevano. Ora non dovr parere indiscreto


nel profferir cosa
il

c(

la

quale

sar

di

stupore altrui

vivente
ft

figlio

sarebbe stata quasi di spavento al


Confesser

li-

moroso amore materno.

che non avre'

io

stesso

interamente conosciuto a qual peso tremendo era

sottentrato, se

non avessi veduto


,

lo Scarabelli,

vigoroso
fa-

uomo

e nel forte degli anni

e tolerantissimo del

ticare

(

appena aver potuto


di ore
,

in quindici
e

mesi, n spensedici ogni d


,

dendovi mai meno


natasi da Felicino

dieci

spesso

compiere questo lavoro


.

piccola parte dell' opera desti-

Cinquecento e trentadue furono


rino

documenti copiati per

intero, o quasi, negli archivi di Corte e di citt in To,

in quelli
altri
,

di

Ginevra,
;

Berna

Losanna

Friburgo

Milano ed

luoghi

milaquattrocento

gli estratti

da

altre

carte scelte

e indici e titoli di atti a schiarimento de' pri;

mi

inedito quasi tutto


,

per

meno che mezzo

centinaio

noto

ma non

bene dichiarato.

Ai quali ho potuto agin quello

giungere qualcuno trovato nell'Archivio Mediceo e


delle

Riformagioni di Firenze, atto a schiarire opportunafatto.

mente pi che un
ordinata
,

Tutta questa suppellettile ho cos


la parte

che serva a rappresentare

nuova che
ser
utili

dovrebbe entrar nella storia del Piemonte e della Savoia,


dal principiare del secolo

XIV

a pi che

la

met del

colo

XV

quasi paralipomeni indispensabili non che

, ,

IG

Al

LETTORI

a chi vorr scrivere la storia generale. Perocch sino ad

ora certi
principato

tratti
,

non vollero segnare


,

gli

storici

di quel

o non poterono
il

che assolutamente bisogna

per sapersi

vero. Alla composizione delle quali


dell' edito

memorie

non mi sono servito


e

che

appena per legarle

ben

si

vedr dalle citazioni che ho messo ad ogni poco

a pi di pagina.

Questa esposizione ho diviso in capitoli quanti


getti, e le

sog-

epoche, e per comodit


si

di chi legge e perch


d'

mi parve che

dovesse in lavoro
la

illustrazione tanto

meno aggravare
Pi che
schietto;
le

pazienza del lettore quanto maggiore


la

considerazione richiedeva

materia.

mie opinioni
agli
atti

onde

io

ho amato il vero netto e non feci commento pressoch


soltanto dove
,

ninno, anche per rispetto alle cure del Garrone, del quale

ho dovuto immaginare

le intenzioni

mi

fu

necessit richiamare le condizioni de' tempi


ristato

non mi sono
avevo

dal rappresentarle

siccome mi apparivano e secolle notizie che

condo mi sembravano concordare


alle

mani.
Io

non ebbi per

me nluno
,

scopo fuor quello di onorare


al

il

marchese Felice Garrone


;

quale mi sentivo legato di

gratitudine

e di servire

all' illustre

uomo

del Giordani

da cui riconosco molti

benefizi

morali e materiali. Gi

non ostante non penso di far fallo alla modestia dicendo che credo non inutile questo lavoro n alla storia della Gasa di Savoia n alla storia d' Italia in generale con
,
, ;

ciossiach

morto

il

Garrone che voleva usare dei docutanto facile chi traesse in luce
il

menti

non parve pi

contenuto.

Ghi poi fosse


leggete
,

il

se vi piace
la

Garrone, e come elevato a tali studi, la breve memoria che quivi sue
,

cede, e

mia diligenza gradite, o

gentili,

e state sani

Luciano Scarabelli

NOTIZIE

VITA

DI

FELICE GARRONE
DI

MARCHESE

SAN TOMMASO

La progenie

dei

Garrone antica e

nobile.

Chi

legge Sa-

muele Guichenon impara che discendono


nel

dai Signori di

Meyrien
fatti

Bugcy
si

fedeli ai

conti di

Savoia. Notizie di

singolari

non

hanno

di loro insino a Giovanni carissimo a Carlo HI,

ma

figliuoli di

lui

sono grandemente lodati per


:

fatti

d'arme.
,

Entrarono
Carlo

al ministero dello stato


il

un

altro

Giovanni

che da
de

Emanuele

Grande ebbe
;

in

feudo San

Tommaso

Coeur e
titolo di

Buttigliera

Guglielmo Francesco, che primo


San Tommaso;

ebbe
a

marchese

di

Carlo Vittorio, che

giudizio dell'ambasciatore Foscarini fu


fra

uomo
,

di

raro talento
insignito
,

quanti n' avea a

suo tempo
;

1'

Europa

e fu

del

gran collare deWAnnunciata

Giuseppe Gaetano
,

Angelo Madi
,

ria primo scudiere di Savoia


dine supremo.

cavalieri

amendue

quell'or-

Teodoro

fu cavaliere di gran

croce
(

auditore

generale di corte, e Alessandro di lui figliuolo

nato nel 1779,

ammogliato

colla

signora
)

Enrichetta

Guasco

de'
al
3

marchesi
Consiglio

di
di

Bisio d'Alessandria

auditore per Napoleone


XIII.

Arch.St.It. Voi.

18
Sialo in Parigi
polizia di
,

NOTIZIE DELLA VITA


poi ricusalo
,

l'

officio di Direttore

generale della

Toscana

quivi intendente generale del tesoro e


indi rovesciato l'impero di

mae,

stro dolio ricliipstc

Bonaparle
i

fu del

mandalo commissario
Piemonte
r Olanda.

del

re

Sardo

chiarire

credili

verso

la

Francia e ministro plenipotenziario presso

Dal marchese Alessandro e dalla signora Enrichetta nacque

Felice
palazzo

il

4 d'agosto 1811 in Firenze, levato da Elisa Bonaparle e


Felice

al

sacro fonte nel


,

Pilli

Raciocchi
di

battezzato

dal cardinale Zondadari. e tanto crebbe nel

Fa

tanta la bellezza

qucIP infante
,

primo anno che Elisa ne innamor


di

e Ca-

nova preselo a modello

un amorino

alla bellezza

parve

minore l'ingegno che


giovevole.

una generosa
intendeva
il

educazione avrebbe reso

E
a
la

bene
i

v'

padre del quale era opinione


utili

che ad allevare
si

fanciulli cittadini

uomini

assennati

dovesse

buon tempo con


natura delle cose

dilettevoli
,

modi

innamorarli del
la

conoscere
ziono di
e
i

la

composizione e

fabbricai

tutto che bisogno, utile e


,

comodo

alla vita,

diritti

doveri di ciascuno

la

forma delie famiglie


coli'

e delle societ

e via via crescendo

coli' et e
;

ingegno,

la

materia

lo

studio delle

cose positive

che valessero a far loro

concepire
,

idee nette e molte a sviluppare


(crescere

un

criterio fino e sicuro

e a
in

con ci

il

capitale della lingua


le

materna per potere


le

ugni occasione trattare

cose

proprie e

altrui

con ispedia

tezza e prudenza. In tale pensiero intendeva egli

stesso

cu-

rare la mente

del figliuoletto

sperando che
,

fatto

uomo

ninno

pi di lui sapesse del viver civile


del vero

ninno pi

di lui
il

fosse dotto

bene comune.

Ma

a'

29

di luglio
,

1816,

marchese

Alessandro essendo in Parigi mor


in

il

vispo garzoncello cadde

male mani. Prima ebbe a maestro un prete piemontese poi


i

a curatori

Benedettini di Parma. Se la
ei vi

madre presto noi

tol

glieva da quel collegio

moriva di dispetto e di noia. Di

DI

FELICE CARUONE
la

19
primiera sereil

messo
nit
.

alle scuole in
il

Torino parve ripigliare


allo studio
,

primiero amore

ma un

caso disgustoso

ritrasse per

sempre

dalle scuole

mentre era sul pi bello


da alcuni
il

de!

bisognarne.

Un

fallo

era stalo

commesso
,

compagni
n
il

della scuola cui egli frequentava


fetto

e n

maestro

pre-

avevano potuto conoscerne

1*

autore. Avrebbe voluto prugli

denza che non se ne inquisisse tra


per purgare un' accusa vagio ogni
gl'ipocriti e
rispetto al
;

scolari

se gi

non era

conciossiach sempre odioso e mal,

denunciatore
i

e lo spionaggio forma nella

societ

traditori
la

ma non

avendo quegli educatori alcun


per
cui
i

rompere

fratellanza amorevole

cuori

schivano eziando

le offese
,

involontarie,

pigliarono ad interroil

gare or

r uno or V altro

ed insistettero presso

Garrone
fatto

che
spe-

secondo loro giudizio doveva sapere qualche cosa del


cialmente
ligiosa.
il

napolitano Manera direttore della congregazione real

Risentissene l'anima generosa del giovinetto e volto

gesuita con fiero piglio:


nistri di re,

I miei antenati, rispose,


,

furono mi

non

spie di frati

e ito a casa disse alla

madre

io

non andr pf
seppe resistere

a maestri che vogliono avvilirmi.


ali'

La madre non

impeto

di

quello sdegno ben ragionevole, e


,

quando
che

ci si

decise di viaggiare per Italia


fosse

condiscese sperando
e
fu

inutile

non

una

tale

sperienza
,

bene

ch'egli

rimpatri innamorato dello studiare


in desiderio di riuscire utile
al

in

tentativi di

scrittore

suo paese. Le descrizioni della

Festa di Santa Rosalia, e dello Spedale dei pazzi in Palermo,


delle

Catacombe
;

di

Palermo

e di

Roma,

della

Grotta azzurra
,

di Capri

la

Pellegrinazione dai colli astigiani a Savona

e la

traduzione della Descrizione di Sorrento del signor Deune-Baron

stampate dal
scrivere.

Silvestri

sono

di

que' tempi

suoi

primi saggi

di

Nel 1832 rifece

il

viaggio

pass
e

l'inverno

in

Firenze:
,

quivi cominci a leggere storie

trattati di

filosofia

in

che

20

NOTIZIE DELLA VITA


in

dur quindi due anni

patria. Poscia part per Parigi e per


,

Londra. Ivi rinunciando ad ogni festa

ad

ogni

sollazzo

tra-

scorreva dal parlamento o dalle camere alle piazze, alle

fab-

briche,
liplici

ai

fondachi, alle officine per acquistare colle idee molcose


,

delle

la

facilit

dei

linguaggi

tanto
il

impar

dell' inglese

che

tornalo in patria e ristampato


,

libro raris-

simo

di

Giuseppe Barelli

Raccolta dei modi di dire o dei Diadegli


scritti

loghi famigliari
di quel bizzarro

non compreso nella raccolta che

uomo

erasi fatta nel

1822, pot ridurre con


alla correzione
,

molta lode l'ortografia inglese del 1775


in
di

mezzana
Walker,

che furono

di fresco dati
.

vocabolari di Johnson

di

Boyer e

di

Nugent per rispondere


i

alle vive esigenze di quella


di

lingua dominante

maggiori interessi
fu

questa et.

Ricomparso a Torino

veduto posato
,

uomo

abile al fare.

Le sue

relazioni

suoi
la

discorsi

suoi

giudizi

chiarivano

quanto piena avesse


stato fruttuoso
il

mente

di pensieri utili e

quanto sarebbe
lutti

suo

ingegno.

Gli

auguravano
,

un' oc-

casione in cui potesse mostrare


la

quanto valeva

ma

egli

non

cercava

e confortato dall' illustre

cavaliere Cesare
filosofia.
,

Saluzzo

intendeva allo studio de' classici e della

Alessandro suo

padre aveva nelle poche ore


degl' impieghi
,

di

riposo

rimastegli dalle cure

comincialo a scrivere un dotto commento sulla


;

Farsaglia di Lucano
al

molte note aveva steso

in francese e sino

quinto libro
,

egli

compresone
solo
,

il

valore fecene
tulli
;

soggetto

di

sludio

non per s

ma

per

e tradottele e

rior,

dinatele ide di

comporne discorso

d'analisi per ogni libro

continuare egli stesso, pel resto del poema, una eguale


In quella apparve V opera del Nisard
;

fatica.

ma

conciossiach parve
il

severo troppo e qualche volta ingiusto verso


di

poeta

assunse

porre e questi e lui innanzi alla critica


studiosi
,

e facendosi

compa-

gno a giovani

condurli a meditare sulle sentenze e ad


bel-

applicarle allo stalo della societ attuale, a distinguere le

DI

FELICE GARRONE

21

lezzo artistiche, e riconoscere per raffronti di molti passi d'altri

autori

come Lucano

sia stato imitatore felice de'

sommi quando
si

non volle essere originale; ed originale inarrivabile quando


lasci trasportare dal genio.

Compiuta l'opera desider ed


,

ot-

tenne che fosse da illustre

giudice riveduta e corretta

Pietro

Giordanici
mirata,
s

quale conosciuta allora e poi per molte prove

am-

la

bont dell'ingegno e del cuore del giovane cavaliere


l'

ardentemente

am

che

per

molto tempo non pot darsi

pace d* averlo perduto. Quelle Considerazioni sulla Farsaglia di

Lucano videro poco dopo


libro palesava
frutt al

la

luce in Torino, e perch


del

un

tal

un merito sconosciuto
Felice oltre alla
lode di pio
le
,

marchese Alessandro,
colto e

marchese
la

fama d'ingegnoso
Io

perspicace anche
citt,

che

pose in riverenza nella


di

dopo che ebbe

congratulazioni

Carlo Alberto

re

compiacentesi che nella nobilt piemontese fra tutte


illustre e studiosa, egli di

le italiane

stirpe nobilissima

nou solo non de-

generasse da' maggiori

ma
,

tentasse di crescere al
il

nome

ed a!

sangue

con

istudii egregi

decoro.

Quelle

lodi gli

furono sprone a comporre un libro per cui


:

da qualche

tempo raccoglieva note e documenti


Vi
si

le

Tavole
di

genealogiche della Casa di Savoia.


proposito, e

pose attorno

forte

mentre doveva essere un omaggio

alla casa di Savoia

graziosa al Carrone, divenne documento di riverenza del mar-

chese Felice al re del quale ambiva pi degnamente meritare

la

stima. In esse Tavole, per la cura diligente nella ricerca dei docu-

menti, e
diti
s'

la critica

buona

in

correggere

occhi scrittori, gli eru-

trovarono argomento vasto


le diverse

di congratularsi coli' autore. Ivi

incontrano tutte

epoche
i

della

storia di Savoia

brevi sunti

della vita di lutti


;

personaggi della

casa
la

che ne

furono

attori

perch non basta conoscere


si

cronologa
si

de' principi, di cui

vuole studiare
loro

li

storia se
,

non

cono-

sce

anche

quella

de* principi

vicini

di

que' sovrani

22
co' quali

NOTIZIE DELLA VITA


hanno avuto
frequenti
i

grandi

relazioni

pose

quest'
tizie

uopo nella sua opera

sincronismi.

E quanto

alle no-

storiche le ristrinse e limit alle pi notevoli o

meno

sa

pule, o recentemente scoperte, perch le altre erano gi stato

diffusamente, e da molti,
chiarezza dalle storiche

narrate , separando per maggiore

le notizie

genealogiche e

le

diplomati-

che. Cos la generazione de' reali gi


fu

prima

intricata e confusa

molto distintamente disposta


tutti
i

ed abbastanza di luce batte

su

soggetti pi illustri e sugli

avvenimenti pi grandi

del regnar loro.

Intanto

quel

virtuoso
:

uomo

del

Gazzera insinuavagli
di

un

concetto altissimo
dei

la

composizione

una
di

storia

degli

Ame-

VI, VII e Vili da cui la


,

monarchia

Savoia prese gran

dezza

solidit e splendore.

Animoso

il

giovane frugava negli

archivi e fortunato

accumulava note,

estratti,

documenti,
e
ivi

me
mol

morie; vedeva indispensabile andare


liplicare
le

in Isvizzera

cure

faceva le valigie e partiva.


il

De-la-Rive e
di

Mallet, Sismondi e De-Candoile, Sordet,


lo

Barone

Gingins

aiutarono d'indicazioni e

di consigli

a Ginevra, a Ripaglia,

Losanna

Remy

gli fu

guida a Friburgo; a Berna, Wurstemla

berger colonnello che allora meditava


di Savoia,
il

storia di quel Pietro


la libert,

quale, non ostante

il

suo favoreggiare
,

ebbe poca fortuna da chi doveva procacciargliene


cessit che
di
le
si

onde fu ne-

tenesse contento delle benedizioni dei montanari


tuttava

Vaud che

dopo cinquecentosettant' anni memorano

sue gesle gloriose. La messe fu abbondante e preziosa (n

per s solo, o pel suo lavoro raccolse,


re,
il

ma

per

gli

archivi del

quale degnato avealo

di

commissione onorevole); pure


a' privati,

non ancora parendogli a sufficienza, ne domandava


ai capitoli, alle citt.

Era uno scrivere

un pensare continuo;
la

una
suo

fatica

assai

grave;

troppo grave per

costituzione del

fisico delicatissima.

DI FELICE CARR(3NR
Si

23

aggiungeva che qualche anno innanzi era stato noiuiuato


di

dei

Decurioni delia citt

rorino, onoro ambilo da molli, ser-

bato a pochi. Quel magistrato civile ha privilegi antichi, intatti


dalla regia autorit
;

indipendente da ogni imperio nelle de-

liberazioni, nelle operazioni, nella scella istessa de'


lo
i

membri che
citt

compongono

il

voto libero, libero l'ufficio.

La

merc

decurioni provvede a bisogni proprii assolutamente, mantiene


i

gelosa

proprii diritti e le prerogative, rinfoca lo spirilo vividi civilt.


I

tcalore

decurioni sono

padri del popolo,

capi

della famiglia cittadina. In quel posto aveva accettato di curare


la

ragioneria del
si

Comune,
la

e di vigilare

alle scuole
;

primarie,

nelle quali

prepara
si
si

morale del popolo

perch gentile

e cortese non

negava a nessuno, e perch geloso dell'onore


ristava dove
gli

comune non
tanto era
sentiva
il

pareva

che

il

muoversi valesse
gli
si

da fare che
di

stava addosso che non


;

con-

un momento
di

tregua

oltrech fu amministratore del


poderi, e capo all'Ac

Comune

Sommariva dove avea molti

cademia Olarmonica d'Alba; e anche per loro non ozioso, u


pigro. Anzi di questa
si

prese officio grave e mirabile. Aveva

essa per istituto sonare e cantare, vantaggio e diletto sino allora


desiderato invano dalla regale Torino;

ma

non parendo

al

Car-

rone gran che aver lode in cosa


di

la

qual richiede maggior virt


si

persona che d'intelletto, con nobile orazione propose che


e dalle lettere

cercasse pi degna gloria dalle scienze

tanto lun;

gamente durevoli quanto


infervor
i

momentanea

la
l'

musica fugacissima
,

soci a leggere e a volgere

ingegno a Glosofia
,

storia, a scienze naturali ed

economiche per dirozzare


pii

instruire

migliorare

il
i

popolo, farlo

virtuoso,

meno

infelice.

Verso
aversi

treni' anni

qualche
egli

attacco di gotta
fece caso;
li

ammontilo

di

rispetto,

ma

non ne

si

successero con
I

pi frequenza e pi gagliardi: ostinato


gli

disprezz.
darsi

medici,

amici

il

consigliavano a riposare,

ad un sistema

24

NOTIZIE DELLA VITA


temevano: inutile; per

dietetico rigoroso; vedcvanlo smagrire,

non mancare a nessuno, che


cava da Torino a

si

aspettava bene da lui, caval-

Sommariva

da Sommariva a Torino

cor-

reva dalla casa al palazzo della


biblioteca; e se in casa
gli amici,

citt, all'archivio di corte, alla

era, sui libri, sulle carte; se presso

per trattare del meglio del Comune.


il

Ma un
la

che

fiero

vento spirava, ed essendo


si

novembre (1842)

stagione

gelava, recare

volle a quella sua villa per essere la

domane

ad Alba dov'era

aspettato per

festa

solenne

dell'Accademia.

Lo prese

la febbre,

ma
;

noi rattcnne. Tornato a Torino fu coil

stretto di porsi a letto

medico parve persuadersi che

il

male
retro-

fosse di febbre
cessa.
le

terzana

ma

poi sentenzi eh' era gotta

Fu

irremediata. Felice Garrone a' 23 gennaio 1843 verso


si

undici del mattino

atteggi alla sembianza dei di in cui

sano e

lieto stava tranquillo


la

ed attento

ai nobili parlari de' savi

che frequentavano
gli
si

sua casa.
;

Un

leggerissimo e soave sorriso


di

era posto sulle labbra

pareva gioisse dentro s


Felice

qual-

che piacevole meditazione ....

Garrone non era pi.


al

La
in lui

nuova

di

quella morte commosse


;

pianto molti che

avevano avuto un sostegno


dalla
ai

e allora apparve cosa igno-

rata persin

madre
colpiti

che Felice era stato beneficiente e

largo di aiuti

dalla sciagura.

Testamento non lasci

fuor quello che di quattordici anni aveva scritto in favor della

madre

n di s, n delle sue cose dispose per nulla.

Cos rimasero le carte senz'ordine, e se apparve un'idea


di quello

che fare volesse fu dalla natura

di esse, e dalla

po-

stura de' ricordi.

Oltre

le

cose gi dette,

si

hanno
:

di
il

lui alle

stampe, e racri-

colte nel citato

volume

del Silvestri

Saggio intorno alle

voluzioni
del secolo

della

filosofia dai
la

tempi

di

Talete

sino al principio

decimonono;

Vita di Bona sorella di

Amedeo IX;

l'Orazione all'Accademia d'Alba;

l'Elogio di Gaspare Roget

DI
di

FELICE CARBONE
in

25
l*arigj,

Cholcx collega

di

suo padre nel 1815

poi

minidi

stro dell' Interno in

Piemonle
;

la

romantica avventura

Ga-

leazzo Maria Sforza in Susa

le

Notizie degl' istituti di benel-

cenza di Torino
della

casi

strani di

Pepe Bonu famoso

bandito
,

Sardegna

e le orribili
di

sventure di Alba e Giuannicu

cose tutte fornite


morali.

pregi, quali storici, quali letterarii, quali

La madre fece coniare


per serbare e donare
[

dall' incisore

Ferraris una medaglia

ai dolenti

l'immagine del perduto amico,


il

nel diritto la testa in profilo, e per leggenda


le

nome

nel
:

rovescio,

parole dettate dal prefato cavaliere

Osare Saluzzo

Speranza

delle patrie lettere delizie

dellamadre m/c/ice mdcccxlhi);

quindi innalzare dal Caggini un magnifico


nel

monumento

statuario

cimitero, ad onore dell'amato ed amabilissimo figliuolo,


a'

esemplare

futuri nella riverenza ai maggiori, e nella carit

della patria.

<

Kv.cu.

M.

IT.

Voi. Xlll,

DICHIARAZIONE
DI

AIXUM
VI, VII E Vili

DOCUMENTI

PEIl

LA STORIA DEGLI AMEDEI


1)1

SAVOIA

CAPO
Amedeo V
La fortuna
agi' di

1.

Figliuoli.

Savoia riconosciuta nel risoluto attaccamento


i

imperatori contro

re di Francia.

Veramente era
le

interesse,

degl'imperatori che Francia non varcasse

Alpi

perci

necessario mantenerle antemurale un principe che senza rendersi formidabile all'

impero

fosse

abbastanza

forte per
i

impe-

dire un'invasione straniera in Italia. D'altra parte

Conti non

potendosi colle sole loro forze sostenersi pei lenimenti non vasti
,

e pericolanti in faccia a' vicini ardenti e inquieti


ligi

trovavano
all'

buon conto mostrarsi


ratore per
castella.

e rendere

qualche servigio

impeo

amore
fare

di protezione

di

qualche
la

dono

di

terre

anche pi rispettabile
il

casa di

Savoia

con-

tribu

grandemente

vicariato imperiale che per la prima volta

fu dato a

Tommaso

di

Umberto IH allorch
di

si

mise

alla testa

della lega dei

marchesi

Saluzzo e Monferrato, degli Astigiani


te-

de'Chieresi contra que' di Milano, Vercelli e Torino, che

Mievano

le

parti di

papa Onorio contro l'Imperatore: per cui


armi e danaro dalle
citt e

ebbe

diritto di richiedere

dai

si-

gnori dipendenti dall'impero; e quindi occasione


assicurarsi la signora nel paese di

modo

di

Vaud

e nella citt di Morat

28

DICIIIAKAZIONK DI DOCUMENTI
la
di

che aveva presa dopo


dalorc
i

morte
Berna
che
,

di

Berloido

di

Zaringhen londi

di

Friburgo e
l'

e la

compera

Giamber

doni che

Imperatore avevagli
,

fallo della sovranit in (hieri

e del luogo di lesiona (1)

la lega

anzidetta aveva distrutto

dove poi sorse Moncalieri.


Il

sig.

Dalla nelle sue lezioni di

paleografa

dice

che

i!

principe
e

Tommaso
dell'

fu crealo solamente vicario

dell'

Imperatore,

non vicario

impero o imperiale

e non

cita

che

1'

atl

delle franchigie
intitolato
:

concedute nel 1226

alla citt di Marsiglia

dove

yicarius in

Lombardia domini Federici per Dei


,

gratiam romanorum

imperatoris

e finisce per dire


(

che

il

di-

ploma
poggio

di
)

concessione del vicarialo

solo

titolo

di

sicuro

ap-

non

si

ancora rinvenuto.
,

Veramente

altro
:

W vica

riato dell'impero

altro

il

vicariato dell' Im,peratore

quello

perpetuo,

questo a vita del sovrano.


asserire che
,

Ma
e

con

quell'atto solo
il

non

si

pu con certezza

veramente

principe
s'

Tommaso non
lasse vicarius

fosse \\cdiX'\o imperiale

non piuttosto

intilo-

domini Federici per riverenza pubblica


Dalla accorda
il

al

suo

signore.

il

vicarialo imperiale alla casa di


il

Savoia che in

Amedeo

VI.

Ma

manoscritto storico trovato fra


,

Je carie del conte Monlagnini di Mirabello

e gi citato in nota,

accenna a
di

Tommaso
se

quale a Vicario imperiale con affermazione


,

egual nomina in

lascia

dubbio

Amedeo V del 1311 mentre il sig. Dalla Amedeo fosse creato vicario quell'anno o l'an,

tecedente.

vicario imperiale

e non dell' Imperatore lo dicono


la Storia

alcune memorie del gesuita Monod rimaste inedile per


di
il

Ginevra

(2), le quali
il

similmente assegnano per quell'ufficio


Dalla lascia dubitare della propria sen,

1311. Oltrech
;

sig.

tenza

perch avendo scritto a pag. 156


di

che

il

vicarialo per-

petuo non cominci pei conti

Savoia

che

in

Amedeo
il

VI,
reg-

soggiunse a pag. 166, che Arrigo VII prevedendo che

gimento ordinato
potuto resistere
;

di

tanti

vicarii

quante

citt,

non
,

avrebbe
si-

e volendo egli andare a


,

Roma

ed essere
il

curo del

fatto

suo

ide di stabilire

un vicario imperiale

quale

(1)

Archivio
VI,

(li

Corle in Torino. Storia della


;

Casa, Categoria IV,

Mazzo
(2)

nnm.

MS.

storico trovato Ira le carte del Co.

Monlagnini

di

Mirabello.

Archivio

di Corle.

Brovillas dcs

mmoires

Gap. XIII.

DI

STORIA PIEMONTESE
i

aO
rivol-

lenendo in piede numerosa soldatesca valesse a contenere


tosi
;

e subitamente
i

il

paleografo nomin in una nota


obbligali
di

le

trenta

citt e
llorini

feudatari

che erano

contribuire

buoni
citt

d'oro
,

alle spese di quell'esercito.

Tra

le

quali

mette Pavia
di

Novara e Vercelli
,

e doveva sapere da Giovanni

Cennenate

che erano state specialmente date a


principe
,

governare
doveva
Visconte

Filippo di Savoia

d'Acaia.

Quel
a

vicariato
iMatteo

proprio essere V imperiale

perocch

tolto

che

tal

l'aveva, e tale
si

il

riebbe l'anno stesso 1311,


la
i

dopoch

l'Imperatore
fizio in

accorse che

casa di Savoia abusava quell'ufGuelfi


(1). lei
,

danno suo, favorendo


1'

Sebbene
Ginevra

lascillo
gli

quel

titolo e
i

autorit per le terre da


vescovi e
i

possedute e per
,

omaggi che
notizia

signori di Savoia
all'

e altri di

Svizzera prestar

dovevano per feudi


io

impero. Per la quale


parole
;

non paia eh'

abbia

gittato

troppe

concios-

siach

pel titolo di vicario imperiale

ebbe

la

casa

di
le

Savoia
spiaceva

molli pretesti a procurarsi per varie vie ci


di

che
,

non avere

in

Piemonte

in Svizzera e altrove

siccome era

proposito del Garrone voler

provare.
il

E
rigo
,

difatli

riacquistato, verso
in

1313,
,

il

primiero favore d'Ar-

Amedeo V ebbe
di

dono

Asti

e l'alto

dominio pel mar-

chesato
lire, e

Ceva gi comprato da Nano marchese per centomila


,

Cuneo, Pinerolo, Massio


sarebbe stato creato Re
di

Non, Felizzano, Cavalleril

maggiore, Cannelli, Sommariva del Bosco; e (dice


gnini
)

Montavita

lutti

suoi dominii se l'im-

peratore non fosse in quell'anno stesso

mancalo

di

(2).

Quella morte
dai

fu
i

cagione che

Amedeo
,

avesse non poco travaglio


,

Visconti

quali e per rifarsi di antichi danni


il

e per inai

graziarsi con Ludovico

Bavaro

fecero non solo guerra

Torriani
i

Guelfi.

ma a chiunque di coperto o di palese aveva E molto animosamente s'eran rivolti contro


due guerre:
di

favorito

Savoia

gi occupata in e di

Filippo d'Acaia contro Saluzzo,


di
;

Filippo e

Amedeo

contro re Roberto
in

Sicilia a

cui

vo-

levano trre quanto possedeva

Piemonte

goderselo col
conquisto

palt che Filippo riconoscesse dal conte

quanto del

i) Giulinj (2)

Storia di Milano. Continuazione


,

ad anvum.

MS. Monlagnini

citato.

](i

DICUIARAZIONF,
sarebbe appartenuto
{jjli

DI
il

DOCUMENTI
conte
previsto
il

gli

(1).

Ma

malanno

che
il

sarebbe cadiilo addosso, non solo lece subilo pacificare Saiuzzo che
gli

nipote col marchese di


,

cedette Possano

(2),

Alba, Chorasco
il

Savigllano e altre terre alle quali pretendeva

prefafo

re

ma
il

ancora denunciate a Matteo Visconte


re
si

le se

greto miro che


oltcrue

ed

il

papa avevano contro


e collegassc

lui

tent ed
di

che Matteo
;

amicasse

con

Filippo

Savoia-Acaia

e cos se non tolta affatto dal Piemonte


,

la po-

tenza del re Hoberto, al cerio diminuita


quisto
visconteo che gi

pot fermare le conVercelli


e

avevano involto
in

Novara.

Lombriasco anno domini millesimo Vrcentesimo decimo octavo indictione prima die sabati
Quella concordia celebrata

decimanona augusti
pubblicala.
"

(3)

e nella quale

il

conte di Savoia ebbe


ne' principali capi
in-

riserva di diritto e di onore merita di essere

Dominus Matheus

so

non intromiltat nec


vel

tromillere debcat per se vel per

filios

ncpotos vel alios

<(

dcscendenles vel per aliam submissara personain

de

alqua

scignoria

potestaria capitanealu nec de aliquo alio officio te-

ncndo
vel

vel

regendo noe in aliquo loco existente in comitatu

dstrictu de Asl et

quod

sit

ab Ast superius

in

aliquo

loco

qualiscumque
,

sit

locus castrum vel villa excepto

quod

inforius dicelur terra Cherii

nec de terra Ipporigie et Canapicii nec de

nec de terris dorainorum marcbionum de Car(^laraschi

relo nec de terris

Montisvici

et

Saviliani et

di

slriclibus

eorumdem
vel villa

et generaliler

de aliquo

loco

civitate

terra castro

"
n

princeps seu alter

eorum

que tenent predicli domini comes et vel quod pertineat vel quod peripsorum ex concessiovel

linerc debeat ad ipsos vel ad alterum

nibus

titulis

vel causis factis et


felicis

emanatis a serenissimo imrecordationis


et

peratore domino Henrico

anleces-

soribus eiusdem imo predicta

omnia

singula

promittat

predictus dominus habere tenere pacifice et gaudere et eos


juvabit fdeliter et bona fide ad
rius

acquirendum predicta supememorata contra regem Robertum et contra omnes

(1)

Archivio

d! Corte.

Principi del Sangue,


,

(2) Ibid. Cilt e (3) Ibid.

Provincia. Possano

Mazzo II Mazzo I, n. 4.

n. 4.

Trattati diversi.

DI
ff

STORIA PIEMONTESE

31
.
.

eliam teiienles parlem ipsius.

predictus

llcm prorniserunl. quod dominus Malheus dominus Mediolani dabil conce-

del et tenebit suis

expensis et ad eius stipendia prediclo do-

centum homines de armis equites bonos et idoneos qui stabunl cum domino principe vel cura genlibus suis ut voluerit ad iacieudum guerram cifra monies contra regem Robertuni et eius sequaces ab Ast scilicet perquiuque menses singulis annis proul placuerit domino principi.

mino

principi

Item

si

genles de armis venient de partibus regis Roberti in


dictus

partes

'<

Pedemonlis quod eo casu

dominus
ad

Mediolani

mittat
dictis

ex

forcium

(1)

suum armatorum
et

resistendum

genlibus regis et offendendum eosdem et ad defendeo-

dura

dominum principcm

terram suam secundum neces-

silatem et quantilalem gentium que venirenl ut supra.

Ex
ca-

adverso et altera parie dictus dominus princeps promisi!

quod

se

non intromitlet de dominio poteslaria seignoria

pitaneatu
sent sive

alicuius terre que essent de districtu Ast vel fuis-

tenerentur per eosdem vel essent de terris superius


et

nominatis
per

predicta curabit facere

cum

effoclu

per

se
et

el

suos descendentes et alios suos adherentes allendi

ob-

servari.
tal

Item qud

ipse

dominus princeps

se

non intromilAlbe per se


et de

de civitate Albe episcopatu

el jurisdiclione

((

nec per aliquem eidem domino principi adherentem exceptis


in terris

dominorum niarchionum de Carreto


corniti et principi vel

Cava

et

aliorum locorum concessorum per aliquos imperatores dominis


predecessoribus

diclis

eorum

in pre-

ce

dictis locis

diclorum marchionum de Carreto.


,

Itera

quod
quod

M
'<

ipse

dominus princeps

si

nccessitas immineret videlicel

dictus rex Robertus sive eius genles venirci vel venirenl potentes causa offendi dictum

dominum
ipse

Mediolani sive lerram

((

quam

lenet ipse vel sui

quod

dominus princeps lenealur


si

miltere de suis genlibus equeslribus armigeris viginti quinque


in servitium dicli

domini Mathei

genles dicli regis

transi

sirent ultra

Alexandriam pernoctando ibidem.

Ilem

ca-

liei

Molli e molli dubbi hanno lasciato i copisti (1) Forse, reforcium. Garrone ne' documenti (ulti; onde in luoghi parecchi per non correre pericolo di correggere in peggio si serbata la dizione quale trovala.

Una

delie scuse sia la dizione spessissimo errata che trovasi ne' do-

cunienti aDtichl anche originali.

3?

lUCHIAHAZlONE

DOCUMEMI

sus prediclus acciderel quod ipse dominas rex per se voi per suos \enirel si ve inaiidaret ad lerras illas que lenentur

per dictum
cessitas
cipis
iti

dominum
illis

Mcdiolani ul supra

et niaior essel ne-

parlibus (juain in parlibus dicli domini prin-

((

care.

quod idem dominus Maihcus possit gentes suas advoEo salvo quod per prodicta idem dominus Malheus non
dominos Canoni Grandem de
la

venirci conlra

Scala vicario


i<

pr sacro imperio Verone et Viccntie Raynaldum de Bonacossis vicarium pr eodem imperio Mantue dominum Mar-

chionem Monlisforrati
aliqucm qui
sit

in

eo quod tenet et possidet nec contra

'<

in

liga

predictorum dominorum nec contra


prediclura princi-

<(

aliquem eorum nec eos adiuvabit contra

pem.

Item quod prcdictus dominus princeps curabit quod


Olii

dictus

dominus comes Sabaudic nec

non

se intromittant

de lorris nec de dominiis noe regiminibus que lenentur per dictum dominum Matbeum ul supra alioquin predictus do-

minus Malheus non tenealur


luntale
.

sibi

in aliquo nisi

in

bona voil

quella lega fu
il

vana perch

distolse

re da

quanto macchinava contra


giasse

Visconte, e fu cagione che patteggli

con Filippo
,

di

Savoia e
,

cedesse

suoi diritti sopra

Savigliano

Bra, Villanova

Caslelnuovo, BuUigliera e Montel'alto

magno,

di

che Amedeo prese

dominio siccome signore


al nipote.

di

tulio quello che da

Rivoli in gi

aveva ceduto

Pi tempo innanzi

Amedeo V aveva
anni
Il
i

trovato suo utile in


egli

Ginevra

dove da

molli

suoi

maggiori ed
utile di
;

brama-

vano essere autorevoli.


derico
foro
I

dominio
al

Ginevra era stalo

conceduto dagl' imperatori

vescovo

il

quale ottenne da Fe-

anche
si

diritti

di

regalia;

ma

perch l'esercizio de!


con-

mal

addiceva a persona ecclesiastica, un eletto dal veal

scovo, e nominalo visdomo, rendeva giustizia alla citt e


tado.

Diche

si

consultino Spon, Bosson

Bonnivarl, Thoures e
ai conti
i

Galiffe.
di

Quella luogotenenza, quel visdomalo pervenuto


il

Savoia circa
i

1186 fu cagione
i

di

molle
i

liti

Ira essi e
i

ve-

scovi, tra

vescovi ed
si

borghesi, tra

borghesi e

conti sindi

ch

Ginevrini

tolsero affatto dalla


di quelle questioni

soggezione alla casa


entrava

Savoia. La

storia

necessariamonle
proposto
di

nelle idee del

San

Tommaso

ed egli erasi

trat-

tarla con molta esattezza e perch Gnora fu

scritta

da uomini

ligi

troppo o nemici a Savoia

e perch gli pareva di poterlo

DI
con molta
prii ed

STORIA PIEMONTESE

33

leall, trovalo negli archivi di corte

illustri

entrativi forse da Ginevra se


in

bitato

il

Bonnivart
scritta

una sua scrittura


professore
critica e
,

documenti promale non ha dunon pubblicata (1).


(2)

L'n' istoria

dal

Gauthicr

gli

serviva
;

di

guida

fatta
i

con

buona
per

documenti

buoni

a'
;

quali

aggiungeva
stesso

da s raccolti

numerosi
il

ed importanti
della

id

io

ne

far

uso
le

sostenere

filo

espozione
citer
i

di

quanto recano
o
alle

carte del Garrone

di

esse

passi

pi segnalati dove mi sembri che siano a preferirsi alle lezioni


narrazioni degli altri
la

storici

delle

cose

ginevrine.

Ma
in-

perch

parte estralta dal marchese

Garrone non comincia

che all'anno 1305 dir prima senz' essa quello che appare
nanzi dai documenti.

Vecchie
vese
,

liti

erano

Ira

conti di Savoia e
i

conti del

GeneIra-

e per cagione di questi

Ginevrini
i

avevano spesso

vagli dai Delfni di

Vienna da cui

conti del

Genovese dipenvescovo mal

devano; e dai
Je
li

vicini invidiosi e

non buoni che prendevano spesso


Il

occasioni che fossero in guerra per assaltarli.

poteva difendere

spesso anzi

li

offendeva, e

l'

anno 1285 proil

clamarono doglianze contro


Delfino
i

di lui.

A contenere
conte
et

vescovo e
,

il

Ginevrini
il

fecero

lega

col

di

Savoia

e questi

scrisse che

promet de maintenir garder


et

dfendre
soient
:

les

cytoyens

de

Genve envers

conlre tous quel-qu


(3).

ils

mme

con-

tre l'evque de

Genve
il

Ma

crescendo

le ostilit

de' vicini e
,

piei,'ando

contra

vescovo saputo in disgrazia

de' borghesi

anche

il

vescovo chiese aiuto a Savoia sebbene avesse

lite coi

conte pel visdomalo


il

che non

gli
;

voleva

lasciare.

cittadini e

vescovo ebbero aiuto efficace


:

ina non era da far nulla per


Il

nulla

qualcuno doveva pagare.


per

conte present una


d'

lista

di

spese

quarantamila

marchi

argento
al

e tra

il

vescovo

ed

cittadini

doveva parere, e parve

conte, che ne dovesse


di riscuotere,

richiedere al primo; e per maggiore

facilit
il

per acquistare grazia ne' cittadini.

Adunque
:

conte

si

volse al

vescovo Guglielmo con grandissima istanza


lui

non polendo co-

pagare

la

somma,

per que' tempi

grande, n volendola

(1)
(2)

Arch.

ili

Cor. Ginevra

Categ.

I,

Mazzo
,

n.

2.

MS. ueli' Archivio di Ginevra.


di

3) Ardi,

Cor. Ginevra. Categ.


11.

cit.

Mazzo

II

ri.

6.

auu.st.

voi.xin.

34

DICHI A RAZIONE DI
,

DOCUMENTI
benefizio avulo era

forse lulla sopra di se


co' ciUadini
,

poich
Il

il

comune
castello
i

indugi.
diriili

conte
i

gli

occup

tosto

il

dell'isola,
Il

di

pesca,

pedaggi delle merci e


il

mulini.
offi-

vescovo, non polendo altro, scomunic


;

contee

suoi

ciali

ma

il

conte

interposto

appello dalla scomunica a papa


,

Niccol (piuttosto amico de' principi


in

sperando che andassero

Terra Santa) tenne fermo l'occupalo e non volle ascoltar pa-

role.

La

faccenda
vista

fini

con una transazione scritta

il

19

di set-

tembre 1290
latore
le

e citata

anche dallo Spon e dal suo anno;

ma non
:

pubblicala, n bene esaminala


dit

merc
,

la

quale
e
le

dt

comle restituir au
e

evque la pche

le

peage
dit

moulin

l'vque de son cot


lui

danner en
et

fief

ad

comte
a ulani
,

LE viDOMNAT par
de lemps qu
eas que
le
,

ses

fioirs

successeur et pour

il

plaira

au successeur du susdil prelat

et

en

susdit successeur ne voult pas s'cn lenir a la dite


les

transaclion

droit

du

susdit
et

comte venairont
(1).

et

resteront
atto

dans

leur premier force


:

vigueur

Nel

qual

sono

precise queste parole


de

Item nous comte susdit pour

le

dit ojfice

Vidomne avons
de susdit

fait

homage au

dit

evque

le

recepvant

au

nom

eglise et

luy avons jur

fidelit.

Notate questa
azioni

dichiarazione

importantissima per giudicar

bene delle

de' successori e specialmente del sesto

Amedeo. Tale supremazia

del vescovo ginevrino fu da quel principe ridotta in grandissimo

Vedremo in parlando come per buona ventura pot


pericolo.
libert.

del settimo
il

vescovo

Amedeo all'anno 1387 Ademaro Fabri rifran-

carla raccogliendo gli sparsi scritti e formandone

Trattando

in

questo
le

fu altres

convenuto que

un corpo di medesimo allo del 19 settembre chatelain du chateau de l'Jsle sera


les

tenu garder et lenir en [aire garder tous


seront remis de la part et

prisonniers qui lui


evque qui a son

mandement du

dit

mandement

lui seront delivrs

et
il

sur ce requis.

il

vescovo
(2).

nel successivo giorno

27 assolvette
i

Conte dalla scomunica


circostanti a Ginevra
Il

Ma
erano

lo

liti

tra Savoia e

baroni

non
con-

finite

perci

Ginevrini non quieti.


di

Delfino accomo,

dato con Savoia dal figliuolo del re


tento, istig
il

Francia

ma non

conte del Genevese ad essere ostile contro

Ame-

(1)

Arch. Aldi,

di
di

Cor. Ginevra
Cor.

Caleg.

cit.

(2

Ginevra

Catea;. oil.

Mazzo IV, n. Mazzo V. n.

21
I.

e fQ^s,

DI
deo.

STORIA PIEMONTESE
a

35

Colui

si

lasci tentare o poso assodio

Montoux cinque
gli

miglia discosto da Ginevra. Ameileo vol al soccorso, vinse


assedianti e prese
il

castello.

Nel

1303

le

genti di Savoia

co-

strussero

il il

castello di

Malvaz

a sei miglia da

Ginevra: l'anno

appresso
lard.
Il

conte del Genovese foce fabbricare quello di Gail-

signore di

Gex mal sopportando


alle
l'

quella

fabbrica

di

Malvaz vicinissima
del

sue terre

la

fece sorprendere dal conte


;

Genovese ed
i

egli

aiut a scalarla di notte-tempo

ma

divisi

due
dal

soci

ne' pareri se dovesse

conservarsi o demolirsi

come

piuttosto

voleva

il

signore di

Gex
la
i

perdettero tempo, e

sorpresi

conte di Savoia
le

lasciarono

rcca e fuggirono
s

precipitosi.

Crebbero

inimicizie tra
;

due conti

che

Gi-

nevrini ne temettero fortemente

conciossiach, col pretesto di


i

punire
tadini
,

il

conte del Genevese, Savoia inquietava


quali tanto frenava

possessi de' citdi soldati

quanto manteneva dopo


di
il

nel

castello a lui

consegnato.

Ma

vescovo

Martino

(che
alla

successo a Guglielmo non ard mai


giustizia], fu eletto
forti.

richiamare
,

Amedeo

Aimone du Quart
la

di

animo

e di volere
al

Costui ricord a Savoia

condizione de! 1290 posta


il

tenimcnlo del visdomalo pour autant de temps qu

plaira au

successeur du susdit prelat ((juillaume) e nel dicembre del 1305


lo

strinse a porre

castellano al castello di
scelse

Ginevra
il

confidenti

del vescovo, che

primo

Pietro Sariond

quale tennelo

sino a
cui
si

Piisqua del 1306; e secondo, Riccardo di Pontevelro da

accett in aprile giurando che


tal
il

l'j'.vrebbe

restituito
'1

al
ve-

vescovo

quale
conte

il

riceveva, ed era stato concordato tra Poi


il

scovo e

Amedeo.

21

di

giugno fu

tra

questi
eser-

due deciso
citare
il

sotto quali condizioni


il

uvreMe potuto Amedeo


il

visdomato(l). Quindi

vescovo inorgogliendo fece


(2)

25

di

quel mese distendere per officio di notai una prolesta



<i

quod

conventionem seu compositionem habitas Inter ipsum dominum episcopum et comitem supradictum non intendit idem dominus episcopus eidem comili in dicto vicedomnatu aliquod jus conslituere, nec eum in vicedopnum
,

per aliquam

suum approbare

Cotanto non

si

aspettava

Amedeo

e ri-

(1) Arcli. di

Ginevra, Categ.
tia
il

I,

Mazzo
,

III.

Gauttiier,
I,

Hisl.de Gen-

ve^

MS.
[2]

il

quale per errore

trattalo dei 2 invece del 21 giugno.

Ibid.

e Arct).

di Cor. di

Torino

Categ.

Mazzo VI.

n. 1, fol. 6.

36

DICHIARAZIONE
signore di

DI

DOCUMENTI
il

masc sconccriato.
vesc e
il

S'ogli avesse saputo che

conte del (ieneligi

Gcx

si

orano allora dichiarali


il

al

ve-

scovo Aimone, non


tranello;

gli

sarehbc mancalo

sospetto d'un qualclic

ma
la
il

egli

o noi seppe, o non


di

gli

parve possibile, tanto

pi che

sommissione pubblica
giorno
di S.
i

quel signore non fu celeil


l.'^

brata che

Giovanni Battista cio


malcontenti
interni.

di luglio (1).

Allora

si

palesarono
si

Chi

mal

sofferiva

Savoia e taceva

scoperse e parl, e prese animo dalla voce


il

seguita dal fallo che


voia crasi ribellato al

signore

di

Entremont feudatario

di

Sa-

suo signore
vi

diretto e condottosi all'omag-

gio del DelGno

il

quale

pose valido presidio. Che fare? La-

sciar Ginevra e correre a riacquistare l'importante fortezza, o

rimanere onde non


rit

si

brogli contro di lui e gli levino


?

1'

auto-

che gode in Ginevra

Amedeo

crede che

il

partito di Sail

voia sia ben grande e risolve di andare. Questo voleva


dei Gencvesc
ciato
;

conte

congiurali canonici e borghesi,

quali scaci

una

volta

lui

per volervi

Savoia

anzi che diminuire


i

mali proprii, crebbero. Si accontarono presto


del parlilo

preti, e

capi

nemico
fecero
;

Savoia

col

Delfino e
col

il

conte del

Genepatti

vese

li

tosto
i

concludere

vescovo

sovrano

brevi e fermi

tra

quali che niuno s'impiccierebbe del visdo:

mato a che
di
il
i

il

vescovo eleggerebbe ogni anno un suo oflSciale


il

per ci libero

castello e in bala del vescovo; presti soldati


di

Fossigni e del conte del Genevese a cacciare que'


traltalo segui al

Savoia.

15 maggio 1307,
noi

ma non

tanto segreto che

partigiani di Savoia

penetrassero, e non ne avvisassero


subito
di

buon tempo
la
il

il

Conte.
la

Amedeo

fece

occupare da'
di

sol-

dati
tenti

chiesa e

piazza
1

S. Pietro

ed empire

combat:

castello dell' isola.

nemici presero posto ove poterono


il

e la citt fu in

due

fazioni divisa. Il Delfino e

conte del Ge-

nevese
battaglia

vistisi
:

scoperti

stettero in forse

d'entrare e appiccar

misurale
difficile

le forze,

erano

inferiori.

Tentarono

passi
1'

parve

men

per
1

la
I

porta Acquarla ed entrarono


Savoiardi alzarono
le

di

giugno. Miseri a loro

mani

e in poco

d'ora centolrentadue ne uccisero, cento ne legarono: buon per


gli
altri

che fuggirono.

Due

de' capi della

congiura [Jaqiiemet

(i) Cosi

precisamente.

Ginevrini sapranno se di qae' tenapi quella

festa cadesse per loro al i." di luglio.

DI STORIA
Mdecin
lasciati
il

PIEMONTESE
;

37
i,'li

et

Fernet Bosselet) furono appesi a Champel


le
il

aUri
qui

scampare ebbero
,

case bollinalc,

beni presi.

E
i

Gaulhier osserva
furono
i

che

Bonnivard
per
i

dicendo che
dispregio

que'

due
loro

appiccati

sindaci e che

ebbero

bastoni in

mano, erra; per che

sindaci di Ginevra
all'

non preDelflno

sero quel segno di loro dignit che

anno 1450.
agi' insorti
;
:

Quella lezione per altro non


e
il

valse

il

conte del Genevese tornarono a battaglia


Allora la fazione savoiarda prese
autorit
il

ma

con nuovo

lor danno.

il

sopravvento e
di

minacci

all'

del

vescovo.
il

Gauthier
di

d conto
ed

un

atto di lega tra

vescovo e

conte
di

Ginevra
di

Fossign

che
di

nell'archivio
,

Corte

Ugo di Torino (1) come


ai

neir archivio
voiardi

Ginevra
tregua

pel quale

non era conceduto


vescovo

Sa-

pace

sinch

il

non

fosse

rimesso

ne' suoi pieni poteri:

w ita

quod piene
et et

et libere possit

dictam
habet

gebennensem villam tenere


habere debet, tenere

jurisdictionem

quam
di

ibi

et

exercere ; e per

pi giurarojurisdictio-

no: dictum dominum episcopum, ecclesiam, jura,


ecclesiasticas
((

nes ipsius et libertates, canonicos sibi adherentes et personas

eidem domino episcopo subjectas diffendere ab

orani injuria et molestia, ila

quod nec per

se subjectos suos
et specia-

ipsum molestabunt, nec


liter

injurias irrogabunt
in terra

dominus Fucigniaci predictus promittit


Item

de Salaz

et

de Jussye.,..

promittunt

dicti

domini quod super


et ecclesie

injuriis et

damnis
Item

irrogalis dicto

domino episcopo
prelati
in

vel

irrogandosi que reperientur, se emendaturos erga ipsum

et ecclesiam.

procurabunt quod
ecclesiastice

tam

religiosi

quam

scculares et persone

eorura districtu

(<

commorantes juvabunt ipsum dominum episcopum et contribuent eidem in expensis faciendis in persecutione cause ipsius et diete ecclesie quando dictus dominus episcopus voluerit

cum

effeclu viriliter persequi jus

suum

et ecclesie con-

tra dictos ferendas ci

cives

censuram ecclesiasticara et sententias promulgandas quas sententias dictus dominus


per
,

episcopus promittit facere promulgare ec. (a loro spese, patto


il

che a buona occasione

vescovo

li

aiuti coi castelli di

Jussye

(l)
di

Arch

(li

Cor.

Affari Svizzeri

Categ.

Mazzo VI
.

i.
.

e Arche

Ginevra.

38
4'

DICHIAKAZIONR
cilari
in

DI

DOCUMENTI
si

Pinpy) e fu eziandio scrillo: quod

contingeret

diclum

dominuni cpiscopuin

curia romana, vel coram quo

ff

<<

cumquc alio j,'iudice ad inslalioiiem vel provocalionem cujuscumque persone proniillunt predicii domini cum juvarc per se, per amicos eorumdcm ci subdilos eorumdem in quantum
polcrunl

Item quod
diclis civibus

dicli

domini non possint concorde voluntale


ipsi

dari

cum

nec pacem facere nisi primo juribus


item quod

ecclesie ut supra, diclo episcopo reslitutis, nisi

prcdicli

domini episcopi

et

assensa

domini
in

non possint aliquem do

dictis

civibus

recipere in novo
dicli
si

of

hominem
et

vel
.

in

garda in prejudicium
conte
di

domini episcopi
di

ecclesie

Amedeo
fermo
il

Savoia

rideva
il

questi

trattati, e teneva

suo visdomalo, che

vescovo istante

fatta alla

mente ridomandava, protestando che la cessione di queir uffizio casa di Savoia da Walden de Conflgnon, che l'aveva
che
il

in feudo dalla chiesa di Ginevra, era nulla siccome latta a pi


forte sovrano

vescovo non era


:

(1).

Tra quelle dissensioni

mor
le
il

il

conte del Genovese

il

Ggliuolo non volle continuare

azioni del padre. Savoia gli offer pace, che egli accett; e

vescovo
si

rimase esposto a pericolo


ritir

grave tanto pi che

il

Delfino

per non restar solo col vescovo. Ondo questi

dovette pensare seriamente a s, perciocch se

non

si

accordava

con Savoia non sarebbe rientrato


zione che
pel

al

vescovado n
il

alla giurisdi-

duca

di

Savoia

occupava

figliuolo

Odoardo.
consera

D'altra parte, osserva Gaulhier, forse lo stesso conte di Savoia

desiderava un buono accordo

sendogli

troppo

difficile

vare

tutto
il

r appreso.

Riservato adunque provvisoriamente


e
il

Savoia

castello

dell' isola
l'

visdomato

il

vescovo rientr
lanciate

nelle sue

ragioni e lev

interdetto e le
arbitri

scomuniche
tornarono
i

ne' tempi della discordia. Alcuni

borghesi

nemici in grazia del vescovo


loro di fabbricare

il

quale per satisfazione impose


riva del

un luogo
per
diritto

sulla

Rodano dove
di

si

pe-

sassero le merci

della

chiesa

Ginevra

per

quella sola volta sosterrebbero di fare met la spesa delle bar-

che,
pel

le

quali sole avessero diritto di trasportare quelle merci

fiume.

Finalmente cittadini e
imperio e
la

foresi

riconoscerebbero
della citt
in solo

il
il

mero

e misto

giurisdizione

(1) Ibid.

Mazzo

III, n.

e Ibid.

DI STORIA

PIEMONTESE
gli

39

vescovo. Cos accomodate le cose,


il

animi quietarono. Allora


diritti

vescovo

pens a riconoscere
Di

proprii

le

fonti

di

rendita d'ogni maniera e registrarle in alto

pubblico del set,

tembre 1310.

che

il

Gauthier

sarebbe valso alla statistica del tempo,

non d conto minuto che ma appena un cenno


Pagavano
imposta,
al
le le

che mi pare conveniente qui


le

riferire.

ponte d'Arve
bestie macel-

bestie

vive e le merci destinate all'estero:

lale niente

erano tassate; e mezza


in

merci
al

che

si

consumavano
zaiuoli
della

Ginevra. Una gabella fruttava

vescovo sui

merciaiuoli che andavano a vendere cose loro nella citt: cal,

calderai
i

pecorai

formaggiai
per
la
:

frutlaiuoli.

beccai

citt e

giudei

che

la

cill

passavano

rendevano

anch'essi un tributo.

Libera

vendita del vino all'ingrosso;

soggetta a dazio se al minuto


ai

permessa per altro anche questa


parochi ed a qualch' altro ecritraevano
poi
si

canonici di S. Pietro,

ai

sette

clesiastico

purch
di

riguardasse quel solo vino che

da loro fondi. Alle quali gravezze sul commercio furono


aggiunte quella
conducesse
ogni soma
al

due denari per ogni capo


in
vi

di

bestia

che

macello

Ginevra e l'altra
s'

d' altrellanli

per

di vino

che

introducesse

cui V imperatore Ar-

rigo concedetle al vescovo perch, siccome prometteva, potesse

fabbricare

un ponte
le

di pietra sul

santi e de' trasporti

delle

merci.

Uodano per comodila de' pasPonte che non si fece seb


,

bene rimanessero
Riconosciute
le

gabelle.

rendile,

sospeso con Savoia. L'


lui

Aimone fin le quislioni rimaste in undici di marzo 1311 fu concordato tra


rassoderebbe nella met della giurisdi-

ed

Amedeo che

egli

zione della citt di Ginevra, con autorit e libert di farvi erigere

un

castello che

Amedeo
il

riceverebbe in feudo dal vescovo; e

il

conte

(con ci di luogotenente del vescovo fatto suo consignore] resti


tuirebbe al vescovo
ritti

castello dell' isola sul

Rodano
conte
(2)

e tutti i di-

che aveva
(1).

pretendeva di avere sopra V


il

officio

del visdo-

mato

Fu

quindi buona amicizia tra

vescovo; e tanto che

Amedeo

vicario imperiale

Amedeo e il mand Aimone


un

qual suo legato

a
;

tratiare importanti affari a Venezia, a Pa-

dova

e altrove

ed

Aimone ordinato che

fosse costrutto

(1) Arcli. di

Cor. Categ. e.
,

s.

Mazzo V,

n.

15.

(2) Ibid.

Monod

Memorie per

la storia di

Ginevra.

',0

DICHIARAZIONE
il

J)I

DOCUMENTI

ponte che unisse


ottenere

caslello alla citt pot col favore di Savoia

l'il di settembre di quell'anno che l'imperatore gli


d'

permettesse
di

imporvi

un

pedaggio
(1).
Il

per

rifarsi

delle
se

spese
sia lo

fabbrica e di conservazione

che

non so

stesso che la concessione


tata
:

memorata

dal Gauthier e da

me

ci-

che non parrebbe;

conciossiach

quella concessione

del 13 di settembre, e questa di

due giorni anteriore; quella

parla di gabella sopra oggetti di consumazione; questa, di pe-

daggio gravato

ai

passanti.
di

Morto Aimone, e creato vescovo Pietro


del

Fossign

il

conte

Genovese

travagli
;

borghesi

mollo

fortemente.

Quella

guerra frutt a Savoia


e de' Ginevrini

perch mandatovi ad aiuto del vescovo


figliuolo di
si

Odoardo
loro

Amedeo,
gli

le

cose volsero a
obbligatissimi.
del conte di

tanta

fortuna

che

tennero ad
rinnovali

Amedeo

Quietate nuovamente

le quali,

omaggi
4
di

Ginevra, del signore di Gex, dello slesso conte di Savoia, questi


rinnov
il

la

trattazione del visdomato


di prestare,

il

settembre 1319

Conte promise

quantunque
1'

volle fosse richiesto,


(2).

omaggio

al vescovo ne'

modi usati per

addietro

intanto

come

vicario imperiale ricevette dal vescovo istesso


;

l'omaggio
:

per Ginevra
esigendolo
i

pel quale

omaggio

poi sorsero contestazioni gravi


i

conti di Savoia e negandolo

vescovi, sintanto che

Roberto

de' conti di
ai

Ginevra eletto papa contro Urbano VI coassoggettarsi a quell'atto

tnand

vescovi di
i

come
di

vi si

assi

soggettavano

vescovi di Savoia,
diritti.

perch
la

conti

Savoia

tennero in maggiori
scovo e
di
il

Ma
Non
il

concordia tra

conte
or

di
1'

Savoia dur poco. Odoardo e


1'

Aimone veAimone figliuoli


;

Amedeo

una or

altra

volta

usurpavano qualche cosa


conte di Savoia

de' possedimenti vescovili.


[ter

era

il

non era
lettere.

suo ordine

il

vescovo

non poteva che scrivere


vescovo
li

Que' giovani gridavano che


gli
;

ingiuriava con que' fo-

e vieppi offendevano.
i

La fazione

di

Savoia cresceva quanto

pi

Ginevrini erano da
Intanto
di

lei

favoriti, e dal vescovo

per dispetto

malmenali.

avvenne che Guglielmo


lire

conte di Ginevra
in

ebbe necessit
vescovo.

cinquecento

e le chiese

prestito

al

Costui colse l'occasione per farsi forte contro Savoia,

(1)

Arch.

di Cor. Categ. e. s.

Mazzo V,
di

n.

15.

(2) Ibid.

Mazzo

I!

6, e Arch.

Ginevra.

DI
the possedendo
il

STORIA PIEMONTESE
,

41
:

castello dell' isola

il

teneva imbriglialo
il

do-

mand
Ginevra

a Guglielmo per guarentigia del prestito


;

castello di
dell'

il

conte

che vedeva a mal cuore


Ginevra
,

il

crescere
il

au

torit di

Amedeo

in

lo

consegn. Subito
abitarlo.

vescovo lo

forn di mobili e vitluaglie e


il

and ad
la

Amedeo conobbe
di
,

flne, e temette le

conseguenze

dello

stare quel castello in

mano

del vescovo.

Per provar

fede del conte


d'

Ginevra e

per avere a un caso qualche ragione

offendere

domandogli

Amedeo un
rimostranze:

certo aiuto, che

il

Conte neg. Amedeo non fece


sire di Belgioco

ma un
Aimone

di

che

il

vescovo era assente (18 aprile 1320)


il

Odoardo

di Savoia,

Ugone

di

Filyns, aiutati da una


castello, ogni cosa

mano

di valitori,
la

irruppero armati nel

rubarono, e

fabbrica distrussero e raser.


:

cittadini

stettero oziosi spettatori

perch cepcrunt

et

secum asportarunt magnam quantitatem de lapidibus


diruti ...
et
et ipsi

et fu-

9 stibus dicti castri

cives in dieta

dirutione
lo

prestiterunt

auxilium

favorem
,

ci
si

che

non seppe
dall'

Spon
tire.

e n
11

il

suo annotatore
sdegnato

o almeno

tennero

avveri

vescovo

non solo interdisse e scomunic


,

flgliuoli del

conte di Savoia

il

sire di Belgioco e

Ugone che
cittadini
di

dominava qual cosa sua


Ginevra
del
:

la citt,
i

ma

eziando
gi

perch non a dire se


prendessero
piacere
ai

cittadini

malcontenti

vescovo
il

in

ira

quell'atto, e se ne facessero
sei

contare
vrini, e

preti

che

dovevano godere.
al

Gine-

Ggliuoli di
i

Amedeo appellarono
ministri

metropolitano; e
il

intanto costrinsero
d chiesa
grati.
Il

del culto a fare tutto


i

servizio

come prima
di

e seppellire

morti

ne' cimiteri consa-

marchese
di

San

Tommaso

fece

estrarre dagli
l'

archivi
arcive-

Ginevrini tutta la trattazione di questa causa avanti

scovo

Vienna, la quale non pot aver fine che l'ultimo anno


Odoardo. Le consulte
dichiarar
de' canonisti (egregio

della vita di

docu-

mento)

finirono col

nullo quell'interdetto e quella


citar le parti alla ragione, e

scomunica perch lanciala senza


perch avendo a buon tempo da
,

il

conte Odoardo promessa l'emen-

si
,

doveva
poi da
Il

eseguire

l'ordine

prima dato dal vicario


,

di

Vienna
levala.

papa Giovanni XXII

che ogni censura fosse


al

conte

Amedeo

di
i

Ginevra succeduto
cattipi e le

padre

Gu-

glielmo cess dal

disertare
xiii.

vigne dei Ginevrini


<;

arcu.st.It. Voi.

42

DICIIIAKAZIONE
riediflcasse

1)1

(vendetta barbara credala dal suo genitore);

DOCUMENTI ma

chiese al ve-

scovo che
si

gli

il

castello o glicl pagasse. Il vescovo

volse a Savoia perch rispondesse al conte di Ginevra per lui.


difficoll

In quelle

fu fatto
il

arbitrio in diversi

personaggi.

Il

lodo

fu pronunciato

di

gennaio 1329 da Pietro di Fran-

cesco canonico di Losanna a

nome proprio
il

e de' colleghi

apud

Terniacum, e sentenzi:
Ginevra
il

che

vescovo rimettesse al conte di

debito delle cinquecento lire, e gliene pagasse altre


;

mille e cinquecento

cosi
si

che milatrecento
tenesse
in

gli

soddisfacesse in
dei danni

due
gli

tempi

e dugenlo

compenso

che

fossero stati cagionali.


,

Che
la

la
si

piazza, o area, o casale del


ediflcasse
;

castello

e lo stesso castello se

restasse

feudale

del vescovo

come innanzi
il

distruzione

il

conte di Ginevra
il

potesse, volendo, e con quel palt, edificarvi

castello; n
Il

il

vescovo

ne

conte

di

Savoia
lire al

glielo

impedissero.
;

conte

di

Savoia desse milalreceiito

vescovo
dalla

il

vescovo ad cautedall' interil

lam assolvesse ciascuno


detto
(1).

e tutti

scomunica e

Ogni cosa accettato,


(2).

fu data

l'assoluzione

10

di

gennaio successivo
Sguito
i

documenti del Garrone. Amedeo

aveva lasciato

erede Odoardo, sostituendogli l'altro figliuolo Aimone se Odoardo

moriva senza discendenli maschi. Odoardo che anche vivente


il

padre avevasi rassicurato

il

dominio

di

alcuni paesi liberi di

diritto

come Susa,
di

Avigliana, l'Abazia di S. Giusto ec. (3), tedi

mendo
il

non avere successori da Maria


delle
;

Borgogna avvis
la lei

conte di Ginevra

disposizioni di

Amedeo V per

gittima successione
biti

onde Aimone ricevesse dal ginevrino


cur che

de-

omaggi

(4).

Trattanto non potendo lasciare al fratello n


,

ricco Osco n ricco stato

si

afforzasse a mantenere
gli

un potere

e un' autorit

nella

Svizzera dove

pareva
egli vi
effetto.

utile

molto e in futuro possibile ottenere sovranit se


per quel fine insino allora combattuto con buono

aveva

(1)
gli atti

stesso

Mazzo V, n. 20. Arch. di Ginevra per 1328 (6.8 e 9 aprile). Alti dell'anno (8 e 10 dicembre). Nomina d'arbitri, 4 gennaio 1329. Loro senArch.
del
di Cor. Caleg. cit.
,

1320: consulte
gennaio.

legali,

tenza

di

(2)

Arch.

di Cor. Affari di

Ginevra

Categ.
.

(3)

Ibid. Citt e Provincie,


id.

Mazzo
20.

n. 5 e 12

Mazzo VI e Mazzo

n.

14.

III, n.

12,

(4) Ibid.

Mazzo IV

n.

DI
Berna
avrebbe
,

STORIA PIEMONTESE
piaceva

43

cui

non

Rodolfo
di
lui
,

d'

Hausburg
ricorsa
i

non

potuto

sostenersi

contro
il

era

ad

un

protettore in

Pietro di

Savoia
di

1266; e perch
i

Friburghesi

amici

di

Berna temettero
il

quell'alleanza,
li

Bernesi dichia-

rarono

vitalizio

protettorato, e

quietarono.

Ma

successori

di Pietro di

Savoia non solo conservarono quel!'

uffizio,

che dava

loro esercizio di sovranit,


i

ma

seppero direi quasi costringere


:

Bernesi a mantenerlo perpetuo nella famiglia

testimoni

gli

alti

che

via via
:

produrr colla scorta dell'esimio raccoglitore.


essendo Berna della diocesi di Losanna, Filippo,

E primamente
la
si

a frenare le ostilit dei vescovi contrastantigli sin da! 1241 per

occupazione

di

Vaud, Arconciel e Morat


coi

fatta

da Amedeo IV,

colleg nel 1271

cittadini di

Losanna
;

Ginevra e Sion
colta l'oc-

offrendosi difensor loro nella Savoia

(1)

Amedeo V

casione
nesi,

dell'

approssimarsi

dell'

imperatore non amico de' Ber-

tratt nei

1291 con loro sotto specie d'amico e protettore,

e die iovis ante

assumptionem proclam con pubblico atto:


et

quod

illos

de Berno pr urgenti necessitate et evidenti utilitate

sua in dorainium nostrum


circa

protectionem recepimus donec


partibus tenendo Ba-

Renum Romanorum
:

rex vel imperator venerit in Alillis

saciam

et effectus fuerit potens in

siliam ec. B

e intanto

Bernesi a lui concesserunt reddi-

tus et proventus de teloneo, de


ville
(2)

moneta

et

de maiori giudicio

de Berno provenientes
sicul
I

cum

ea plenitudine juris et
percipere

honoris

reges

vel

imperatores

consueve

runt

(3) .

Friburghesi, che non videro di buon occhio la


la

confederazione antica, similmente mal comportarono


e fecero

nuova,

parole

gravi.

Savoia volle mortiflcare

que' borghesi

cui aveva alcuna volta nelle loro bisogna aiutato: e Ludovico

signore di Vaud rotte


lega con Berna, e per

le

buone

relazioni con essi fece


lei

il

1295

essere con
di

pi

intimo e creduto,

sull'esempio
il

di

Pietro

Savoia
:

accett di esserne cittadino

1296

(4);

ma,

his conditionibus

quod nos aliquibus de nobis

conquerentibus coram sculleto consulibus ac burgensibus de


(1)

Arch. della Catledr.


Villa,

di

Losanna: copia
Citt.
,

tratta

dall'archivio di

Torino.
(2)

voce francese latinizzata. di

(3)

Conamissariato de' feudi

Berna

o Arch. del Governo.


<

(4) Ibid.

rt

DICHIARAZIONE
Borni)
in

DI

DOCUMENTI
justitiain

juilicium

corum rcspondcre ac
solvere

facerc
tallias
s
il

non (Icbcmus nec nomine burgensie nostre nec aliquas


seu cxacliones dare seu
di

(I

teneremur
ebbero
,

Onde

Vescovo

Losanna e
,

Friburj?hesi

per grazia di

conciliarsi con Savoia


lit.

e per averla
si

amica

cederle qualche utidi

Quindi Amedeo V noa solo

paciGc col vescovo

Loe

sanna

ma

ottenne

di

essere da lui associato (1316) nel


(1)
;

mero
prese
)

misto imperio in tutta la sua giurisdizione

e Odoardo non
(

molto dopo

ricevette obbligo dai Friburghesi


di

di cui

come
contro

Ludovico

Vaud

la

borghesa o cittadinanza

che che

l'avrebbero per venti


il

anni

assistito

contro tutti, eccetto

signore di

Vaud

dalla citt di Ginevra inclusive e dal


dall' altra

fiume
S.'

iVArve dall' una parte e Maurice en Aganois et l'eau

del

lago jusqu'

appelle

Emme

pres de Buralla giurisdiet

corf[2); indi fu associato dal Vescovo di

Moriana

zione au del de la riviere de l'are du cot de 5.* Jean

de

Dauphin con obbligo


da'

di difendere g' interessi di quella


(3)
;

Chiesa
i

nemici interni ed esterni

e finalmente rassicur

suoi
pel

feudi

su quel

di

Sion, prestando omaggio a quel Vescovo


,

castello e per la terra di Chillon


le

e ricevendolo da esso pour

chemin de

la

Croix d'Ottans superieurment jusqu' l'extrele

mite

de san diocse et
il

fief de la

Morgex

(4).

Nel che da node

tare che

Vescovo pose

clausula che n' entendait point

preiudicier a ses rgales et chancellerie de Sion; quoique recon-

nus du
eglise

fief

du

dit

comte, pretendant

icelles
il

appartenir a san
i

pour

privilges

imperiaux

Conte ammise, salvo


il

proprii diritti, la protesta vescovile.

La quale avvenuta
del

di

settembre

1327 e ripetuta

1'

11 di gennaio 1330 doveva sicu-

ramente alludere ed appoggiarsi all'imperiale decreto


col

1188,

quale Enrico VI comanda


le regalie investitura

al

Vescovo

di

Sion di non pren-

dere per
lui,

da nessuno n da chi dipenda da


l'

ma

dall'
i

imperatore che riceveva sotto


(5).

immediata sua

protezione

beni del Vescovo

(1) (2)

Arch. della Cattedrale di Losanna. Cassetta 72 , d. 1276. Arch. di Cor. di Torino. Trails avcc Ics Suiss. Paquet I.
Ibid.

(3) Ibid. Vescovati.


(4)

Trails

e senz' indicazione dal Cibrario:


(5)

Ardi, di

II , n. 38 appena citato Finanze di Savoia. Cor. Trails avec les Vallaisans. Paquet I n. 2.
,

Moriana Paquet I. amcles Vallaisans. Paquet


,

DI STORIA

PIEMONTESE
,

45

se
la

Aimone succeduto al fratello Odoardo affinch non perisma viemmaggiormente invigorisse pure fidei dilectio per
,

quale

suoi predecessori et viri prudentes scultelus consules


ville

et tota

communitas

Bernensis lausannensis diocesis fuerant


imperii
et

hactenus

adunati, accett di essere sacri romani

ipsorum in Berno comburgensis. Perci diede

promessa
,

con

giuramento
fedel

di

giovar loro e difenderli a tutte sue spese


;

come

borghese quantunque volle fosse richiesto


(

ed obbligssi

a confeclione presentium
et

litterarum

in antea infra proximos

continue se se subsequentes decem annos nullatenus resignare

l'anzidetta

borghesa; passati
lettere patenti
s'
;

quali, se voglia
ci

ci

fare,
,

il

potr

per

quando

non

avvenga

essa

borghesa
adjecto
,

intenda
sia

continuata senza alterazione alcuna.

Hoc

che non
sorta

tenuto rispondere alle querele che fossero


Bernesi contro di lui
:

per essere portate


tributi di

a'

n pagar taglie o
borghesa dentro
i

veruna
la

e se rassegni

la

primi dieci anni,

casa ch'ei deve comprare in Berna

per

cinquanta marchi d'argento (quasi ipoteca di fedelt] rimanga


libera.

Tale atto

(1)

eh' io trovo segnato dell'anno

1313 dev'es,

sere del 1331, perocch


vi

Aimone non
fu

fu

Comes Sabaudie
Bernesi

come
stette

intitolalo, se non nel 1329: e quella cifra fu certo scritta

per errore.

Ma

se

Aimone
di

amico
si

ai

male

con que' di Friburgo coi quali non

acquiet che nel


(2)
;

1337

mediante

buoni

uffizi

Alberto d'Austria
,

e peggio col
all'ere-

Delfino di Vienna col quale


dit di Savoia

cognato suo e pretendente


testamento
di

non ostante

il

Odoardo

ebbe per
signore

anni parecchi fiera guerra e sanguinosa.


l'aiutarono
di
il

Buon por Savoia che


il il

Conte del Genovese,

il

Principe d'Acaia,

Gex

quello di Beaujolais e altri, e che

Delfino rimase
;

morto
a
la

sul

campo
gli

avanti al castello di la Ferriere


il

buono che
per cuf
a

rompere

sdegni infuriati entr


il

re di Francia
,

guerra fu terminata. Se
i

Ile

non era

o altro

potente

comandare
in

Delfinesi

dubbio se le cose fossero finite


di

bene

per Savoia, quantunque vittoriosa alla giornata


cui

Monthoux
qual*

rimasero morti
s

pi
tante

che duemila soldati. Alla

occasione

fondarono

messe e

tanti

anniversari

nella

(1)

Commjssariato dei feudi


Arch.
di

di

Berna.
les

(2)

Corte di Torino. Traits avec

V(fllaisans

cit.

DICHIAKAZIONF

DI

DOCUMENTI
di
i

(chiesa di (jinovra per l'espiazione delle colpe

que' defunli

che

nella ricorrenza della Cappella di

Monlhoux
di
il

bencGciati di
(1).

S. Pietro intascavano

meglio che

sette fiorini

per ciascheduno

Ci non ostante

Aimone ebbe fama


e nelle quistioni
litigiosi lui

savio in que' tempi


sire
di

ed
e
il

in

que' luoghi

tra

Neuchatel
eletto
i

sire di

Granson, uomini
(2).

quanto prodi, fu

arbitro ed obbedito nevrini


teva
;

di

conte ebbero a dolersi


la

Gi-

che

per essere sicuri dai pretesti che

guerra po,

dargli

di

occupare
intorno
;

in

qualche modo
s a lui e

le

loro libert

si

affortificarono

e chiedenti

s al Delfino libero

passaggio

delle merci de' Borghesi negli stali loro,

come

graIl

ziosamente furono dal Delfino contentati, cos da Aimone.

quale riconobbe per l'organo del suo luogotenente nel visdo-

mato

di

non avere nessuna autorit


o
laici
,

di

arrestare cittadini

ec-

clesiastici

ma

che quello era

tutto diritto del vescovo.

E questo giuramento
sospetto di

fece prestare per


le

togliere

a' cittadini

il

voler minare
si

loro libert.

D'una cosa

potrebbe rimproverare, se la colpa non fosse

comune
a'

a pi che qualche altro signore italiano: usare contro


le

suoi

armi straniere. Di che per altro ingelosivano


il

Fio-

rentini e stuzzicavano

papa

in

Avignone,

il

quale

per sua
di

parte

ingelosiva de' Fiorentini inquieti

troppo e minacciosi

dominare: e n' bello leggere questo che Messer Orlando Marino


di
'<

a'

30

di

settembre 13/iO

scriveva

a'

Fiorentini dalla Corte

Avignone:
sentes

Magnificentie vestre nolum fore cupio per pre-

ad

quod die XXVIII mensis septembris presentis inlravi domiuum nostrum papam et cum eo fui in camera per
spalium
et

magnum temporis

justa mihi

commissa Sanctitati sue

a supplicavi.

Quatenus cum

Gommune

Florentie hactenus susti-

nuerit gravia dispendia et expensa, onera propter diversos guer-

'<

rarum

infraclos in quibus

ipsum Comraune Florentie

extitit

diutius agilatum, ex
et statu

magno

devotionis fervore pr exaltalione

'

sancte matris Ecclesie et devolorum

suorum de par[sic]

tibus

Italie

pr quibus semper se pugilam

et

mutum

constituit adscendentibus exadverso. Propter

quod ipsum Com-

V. Bonnivarl e Guichenon. Gaulhier St. MS. cit. Arch. della Cali, di Losanna. Cassetta d'Avenches, n. 283 Documento che ora si slampa in una raccolta.
(1)
,

(2)

cit.

ii.

6.

DI STORIA

PIEMONTESE
cum

i7

muoe
sibi

Florentie est gravissimis debelis ooeraiuin nec sufficit


alia

ad

iucumbentia onera supporlanda


introilus
dicti

reddilus

et

proventus ac omnis

Comunis
multa
alia

obligati sinl

et traditi

nonnuilis creditoribus pr tempore duoruiu annoet propter

ruQi

proxime venlurorum

que

in

sup

plicatione per

me

porrecta sue Sanclitali conlinebanlur quans

recipere noluit dingnaretur

rigendo

filiis

adjutrices dicto

decime sex annalis in tota quod sue Sanclitali expediens

more palris piissimi manus por Comuni concedere quod fructus provincia Tuscie quod co tempore
fore videbitur colligantar

pr

dicto

Communi

convertendi per ipsum

Commune

in

subsidium

predictorum

certis

super hoc Comuni collecloribus deputatis.


respondit quod mirabatur de ne-

Ad que omnia dominus Papa


cessitatibus

quas inesse dicebam Comuni Florentie nec era!

verisimile

nec ipse credebat.

Quouiam

si

hoc essel cessare?

Commune

Florentie a tribulationibus et guerris quas continuo

incitare ut faciendo ligas confederationes mullotiens etiam

inimicis ecclesie videlicet

cum

Ferrariensibus et

cum cum domino


facta esset
sit

Malatesla et multa alia dixit circa hec pelila negando. Cui res

pondi quod in geueralia ligam factam fore, sed


debet Sanclitas sua merito conlenlari

si

quam non

nisi
si

ad
illi

honorem
qui

et

bonum

ecclesie et

suorum devotorum nam

numquam

fuerunt fideles Ecclesie polentias suas parant

in parlibus

Ytalie non ne Gdeles merito suspicanles debeni

saltem ad sui defensionem suas polentias dcmonstrare. Certe

a sic

nec hoc molestum esse debet summo pontifici mmo gra tum proterea si liga fieret aut facta esset cum Ferrariensibus aut cum domino Malatesla non fieret aut facta esset

velud

cum
eis

inimicis

Romane
nisi

Ecclesie sed velud

cum
si

intimi
facla

et devotis est

Romane

Ecclesie antiquissimis et liga


[.rodesse

qua
ad

cum
si

non debet
devotis

Romane
possunt

Ecclesie
nisi

quia

cum

conligati

non

tum bonum
sic

operari

colligali

tum quia ab emulis tum etiam quia non


assumere. Dixi

Tcciesie

habentur suspecti

lossunt sic de facili


ei

maleriam

desperalionis

etiam quod

illi

mille equites

qui
la

sunt in partibus Pedcmontis qui vulgariler appellanlur

compagnia
et

della

corona non sunt confidentes fdelium Ec


et ratione originis
fideli

clesie

imo expresse suspecti


quia
nulli

quia Theototentan

nici

adherent

et

quia

continuo

48

DICHIARAZIONE
perniliosa

DI

DOCUMENTI
precipue de Ylalie partibus.

conlra
satis

comunitales

Quo omnia
vii

benigne audivil sed pelila nullalenas exaudi-

nichilominus

lamen suo loco

el

tempore

inlendo

proul

poter prcfalum

dominum

visitare et iterato loqui de dieta

materia et de

aliis

coramissis

mihi pr

Comune
quod
si

Florentie.

Vestre magnificentie supplicando devote

esse

mecum

in curia expcdit vobis et

Comuni

Florentie velitis effectuali-

ter operar!

hic debilis oncratus nec habeo

quod mihi de meo salario satisfiat. Sum enim quod expendara. Scripta Avisoptembris.

ci

nione die

XXX

In

curie
et

isla

multa nova dieta

sunt de processibus
tibus

Regum
et

Francie

Anglie et de appara-

eorum ad bcllum
sua potentia ad

de appropinquatione regis Francie

cum
et

et

regis Anglie prope Torniacum quod Rex Boemie (]omilissa Anonie regis Francie soror

campum

Comes Sabaudie lenlaverunt


Flaudrenses

et tentant

concordiam inter


cf

reges prcfatos et quod ipsi sunt in concordia satis verunta-

men

poluerunt ut dicitur quedam quibus Rex


pr
ut audio

Francie nullomodo consentire videtur. Hodie autem fonasse


de novo in curia
isla

licleris

aliquorum mer-

ce

catorum quod Flandrenses occulte miserunt ad Regem Franeie aliquos

ex suis misericordiam postulantes de commissis,

et supplicantes

eidem quod

eis

dignetur concedere quod Co-

rt

mes Flandrie qui

fuit et est

Flandrie redeat et secure.

cum Rege Francie ad partes Quorum supplicationi rex Francie


videtur el

habito Consilio suo adscrississe

quod Flandrensirecessisse

bus

ipsis

redeuntibus ad partes

cum

cornile suo. Flandrenses

qui crani in

campo cum rege Anglie de campo


quod

dicuntur

et

rex Anglie de inde considerato

recessu

Flandrensium habito suo Consilio creditur recessisse a campo


suo
el

ab obsidione

in

qua erat conlra Torniacum

et

sunt

qui

extimant quod omnia premissa procedant traclalu coq-

cordie prehabito et ordinato,


effeclus concordie

quidam non. Qualis autem


in isla civilale

sit

usque nunc
dieta

ingnoralur

el

ne

possim

redargui

nova

scribendo in aliquo

esse,

mieto vobis

copiam cujusdam

lettere

cuidam nostro merca-

tori Iransraisse dieta

nova conlincnlis scriple Parisiis.

InsuEustasii

per noveritis quod sindicus

dominorum

Malalesle

de Polenta et Galeotti de Malatestis

noviler

adcessil ad cufui

riam

cum mandalo

sufficienti ut dicit

cum quo

ad aliquos

DI
-.(

STORIA PIEMONTESE

49

dorainos cardinales

domino

et favore

cum suis licleris et supremo concedeiile quorundam dominorum de curia quod a

brevi tempore in antea

ut supra. Est

austerus et

non appellabuntur Ecclese inimici tamen suramus Pontifex centra eos multuni durus ex mala informatione assumpta (1) .
che spiega
Il

Quesl' atto

anche

altre politiche

d' Italia

non

doveva giacersi inedito.


che
in
i

Savoia pu scusarsi

anche per ci
grave

sudditi per loro diritti e privilegi

non potevansi tenere


i

campo
Il

a beneplacito del signore

come

soldati. Difetto

che fu tardi conosciuto.

marchese

di

San Tommaso a pagina 23


Real Gasa di Savoia
cause
,

delle sue Tavole


il

genealogiche

della

citando

Cibrario

afferm che Odoardo, e non Aimone, era autore del Consiglio

permanente

in

Ciamberi per

le

civili
il

e criminali

e nelle

sue letture negli archivi trov che


gannato. Ci non ostante
riarsi di saggia

Cibrario non

si

era inglo-

vide che anche

Aimone poteva
buona
luoghi

istituzione:

ed l'uffizio di un

cancelliere

cui doveva slare

un personaggio

letterato savio e di

vita

per assistere
stati (2).

ai

negozi della giustizia intorno al governo degli


di tanti
retti

Carica importantissima in governo


trattati di

per isvariate leggi o per diversi

sommissione.
sotto tutela di

Aimone mor
Ludovico
nevra
il

a'

22

di

giugno 1343 e
di

lasci

di

Savoia signore

Vaud

e di

Amedeo

conte di Gi-

figliuolo

Amedeo VI che aveva avuto da

Violante

di

Monferrato.

(1) Arcti. delle Riforra, di


(2)
>1.

Firenze. Classe

Distinz. 11

n.

14.
,

Arci), di
la

Cor.

MS.

islorico de la

royale

maison de

Savoye

di

Louis de

Croix.

Arch.Si.

11. Voi,

xm.

50

DICIIIAKAZIONE DI DOCUMENTI

CAPO
Amedeo
Cura
sconti

II.

VI.

de' tutori lu sospendere le ofese contro


,

Luchino Vi:

occupatore di Asti
al

Novara

Tortona ed Alessandria

prendere

re Roberto

Mondov e
di

altre terre in

Piemonte onde
la

sminuirgli la potenza nell'alta Italia; e saputane

morte, e

insieme avvisati della venuta


figliuola a far

un

siniscalco di Giovanna sua


,

guerra

in

Monferrato

comandare
stati
i

Giacomo
di

d'Acaia di non lasciare passare pe' suoi

nemici
l'

quel

signore

(1)

onde ne successe
il

la sconfitta

sua e

abbassamento

de' Guelfi

che turbavano

Piemonte. Que' tutori insieme com-

posero in ventimila
aveva

tornesi le pretese

che

Filippo d'Orlans
figlia di

come erede
di

della

duchessa
;

di

Bretagna

Odoardo

sul contado di Savoia


il

(2)
il

procurarono una lega


(3)
l'
;

tra Savoia e

duca

Borgogna e
i

re di Francia

strinsero pi amici
de' loro

al

loro pupillo

Ginevrini, favorendo
;

introduzione

grani in Savoia

(4)

e sorvegliarono la bont della

moneta per
le

guarentigia de' contratti.


zioni

L'

un
e

de' tutori

secondando

intendi

del testatore
:

mirava

a crescere in

Ginevra podest
di

Sa-

voia

r altro che n'era conte


cose che

avrebbe anteposto
altrui
,

aver semtal

pre a fare pi col vescovo che con

conduceva per

maniera

le

il

danno proprio

fosse

quanto

possibil-

mente minore.

Leale
;

uomo
e

resse del suo pupillo

e generoso mai non trad l' intemal comportando che il Delfino avesse

ceduto a Francia

le

proprie terre per innalzare poderoso nes,

mico contro Savoia e contro

viepi incalor di crescere ad

Amedeo
narono
e

l'

imperio

in quelle parli.

Ma perch
;

egli

ed

il

collega

avevano ricevuto l'erario vuoto, non volevano guerra. Immagidi

ammassare molta ricchezza


il

di

educare virilmente

nobilmente

pupillo

coli'

oro e col senno farebbe egli quello

(1)

Ard,
Id.

di Cor. l'orino.

(2)

Principi del sangue.


Trails anciens.

(3) Id.

Mazzo IV 5 Mazzo V, 6 Paquel V, li,


.

aii.
,

1344.
,

11

12.

(4) Id. Annoti.

1,1,

DI

STORU PIEMONTESE
non potevano. Tradanto
gli

51

che
il

essi

per allora

sicurerebbero

presente stato e aprirebbero vie ad acquisti. Intendevano ad


il

avere intero
la
;

Fossigni in che gi possedeva parecchie castel,

se

il

potessero avere

circonderebbero colla
Savoia

Signora

di
di

Vaud (che doveva


mente che,

tornare a

disperando Ludovico

avere maschi per eredi) e domerebbero Ginevra tanto pi


tribolati dall'Austria
i

facil-

vicini Svizzeri

non

le

avreb-

bero potuto recare abbastanza valido soccorso.


a ci era altro a fare
:

Ma

per ridursi
il

e fecero.

A buon

patto ebbero

quieto

possesso del Beaugi


dall'avola Sibilla, e
a

che per eredit era dovuto ad Amedeo


gli si

contrastava da Filippo

di

Valois

(!];

buon

patto poterono con Carlo nipote del re di Francia,,


delle

com-

pratore
zione

terre

del Delfino
i

rendutosi

frate

per

dispera,

(2),

determinare

confini le mille volte fermati

conte-

slati, violati (3); e finire


le
liti

con soddisfazione

di

Giacomo
la
;

d'Acaia
tra

tra esso Acaia e Monferrato,

firmando
di

pace

loro

concordata per intervento del duca


di

Milano

e promettendo
{!i] ;

favorire

Giacomo
i

istesso se

Monferrato
di

contravveniva
per
il

conchiusero

patti

col

vescovo

Losanna

le

terre

di

Viens, Mazel de Vercy, avendone per


e la
di

Amedeo
da

possesso utile
lite

magistratura

(5)

e poich

avevano mossa

al

vescovo

Ginevra per un arresto


di

di falsario

lui eseguito e

che essi

pretendevano

diritto di Savoia, e gli

grossati, volsero trattare la cosa per consulta, e presero

umori erano molto intempo;


Ciamber, onde avere

contemporaneamente furono graziosi


alla

alle citt libere del Piedi

monte,

casa d'Acaia, ed agli ebrei


(6).
i

air uopo braccia e denari

Questo fecero

in

comune
,

tutori per
il

l'

interesse del pupillo


si

per s poi, e partitamente


vassallo del vescovo; e
istesso vassallo e
il

conte di Ginevra
di

riconobbe

signor

Vaud che

si

teneva al vescovo
di

per

la
(7)

Barona e poi diritto


gli
si

batter

moneta

per un alio del 1308

rinnov

ligio lui

prometlant de

(1)

Ardi,

di Cor. Cill e

Prov. Savoie Duch. Mazzo 1,9.

(2) Id.

Valenlinois

,1,2,
maison eie. par Louis de IV 7.
,

(3)
(4)

Hisl. de la royale

la

Croix

MS.

ibid.

Ibid. Cill e Prov.

(5)
(6) (7)

Arch. della Cattedrale di Losanna. Cassella 81 Arch. di Cill , Torino. Ma;:zo XVI.
Gaulhier
,

n.

1391.

Hisl. de Genve.

52
honne
fot

DICHIARAZIONE
de

DI

DOCUMENTI
Ics

Uacquiter cnvers lui de tous

cngagements d'un

vassal l'egnrd de son seigneur; e quiudi associalo nella giurisdizione vitalizia di quella citt
(1),

con approvazione del col-

lega tutore, ricevette in dono da Ludovico di Neufchtel tutti


i

possessi che aveva nella Vallala del lago di Giura (2), e fece

poi con esso lui

un cambio

di

Mascot e

S. Cristoforo

con tutto
le

quello che
Montlaville

le

dit

comte de Neufchtel possedait dans

lieu de

(3).

Nel 1350 r un de' tutori,

Ludovico

di

Vaud mor. Per


i

la

memoria

delle questioni tra

conti di Savoia e

conti di Ginela

vra (che meglio s'avrebbero a dire del Genovese perch


autorit era nel contado
fldenza de' Savoiardi
altro
:

loro

il

superstite non era nella piena conil

perci

Consiglio di Ciamberi diedegU


la

collega in Guglielmo
e di
si

De

Baume gentiluomo
lui

di

gran
intese

sangue
suo
di

gran

merito

ma

nemico.

II

conte

quello che
;

voleva dal consiglio di Savoia e rassegn l'uffizio


tutela.

il

gentiluomo rimase solo nella


(4)

Les chroniques

de Savoye

parlano dell'eccellente educazione data dal conte

Ginevra ad Amedeo.

Le ioyne comte

fust norris en son en-

fance moult vertueusement, en ly remostrant de vivre en honne

meurs

et

de lenir

et

croire conseil, et sy
la

le

mettoit a l'exercisse

de sa personne sans

grever, a jouster, a luyltier, a saulter, a

dancer, et en oultre ly frent apprendre tellement quii fust etere

entendant

et

bon lattinieux
en
sens
et

(5).

Et de jour

en

jour

eroissoit en

cognoissanee
veni* anni era
et

en aulmentament

de parsonne.

A
il
:

ung

tres bel seigneur vaullereux et cortoys, suge,


et

entendant son cas

combien quii creust eonsseil sy faissoit


Frutto
di tale

de ly
la

mesmes aucune

fois sa loullunte.
i

educazione
i

spedizione vittoriosa contro

Valiesani, le battaglie e
il

suc-

cessivi tornei dal

1348 (contava appena

quattordicesimo anno)

(1)

Arch. della Caltedr.


eie.

di

Losanna. Cassetta 81, n. 1383.

(2) Livre conlenani des copics

diplomes

concer nani

les differens

non aulenliques des divers Iraile's, bulles, de la Maison de Savoie avec la Ville
Categ.
I
,

de Genve.

MS.

Arcti. di Corte. Ville de Genve.

Mazzo

II

6.

(3) Ibid. (4)


(3)

Wsl. patr. Monum. Script. V.


Ristretto quasi esclusivamente

pae;.

270.
dedicava.

al

clero ogni sorta di stadi di let-

tere

scienze era notato qual cliierco

olii

ad esse

si

Nota

inutile agli eruditi.

DI
al fin della vita
;

STORIA PIEMONTESE

53

e l'attivit istancabile in ogni ufficio di guerra

e di governo.

qui pare che


di
civilt

il

Garrone volesse descrivere


della
alla

lo stalo

tem-

poraneo
ch'egli

e prosperit

Savoia e del

Piemonte
trovo

comparati
costumi,

alla

Provenza ed

Lombardia.

Perocch

indicava a s stesso di raccogliere notizie di leggi, di


di sludi,

di valori di

merci e d'opere, tributi e reno incominciati, e statuti munie privilegi


,

dile e avvisi di cadastri


cipali

fatti

o
i

distesi,

ristretti,

ad
e

artisti,

e bandi

contro

giudei

lombardi o caorsini
e

perOne

estratti di

sentenze criminali

memorie

di

esecuzioni che allora

eran

tanto pi crudeli, quanto pi bassa la condizione del reo. Delle

quali cavata dai registri della


la

camera

dei conti reco

una, per

sua

ferit,

memorabile.

In expensis Ioannis Guioti falrei

sarii

monetarii cui l'incaricato della pena de'

captum
et

lenuit

per
:

viginti

unam diem

et

exinde fuit bullitus


fuit bullitus,

MORTCJUs

locagio unius cacabi in

quo

uno ferro

posilo in diclo cacabo in traverso


et

pr ipso ligando, cordis

OLEO,

lignis et

carbone emptis ad idem duodecim grossodicto carnacerio . Questa bollitura nell'olio


si

fa

rum turonensium
inorridire
civilt del
;

e se

avesse da tal falla tormenti argomentare


a

la

Piemonte saremmo

mal passo: ma per ventura


facili:

l'atrocit de' legislatori

non trovava pi esecutori

pe-

rocch a quella noia quest' altro soggiunto



la

pluribds ndnciis
9 denar. grossor.
boia assicura che

ad habendum
turonens.
b.

carnacerium tribus
difficolt di

solidis
il

La

avere pronto

civilt del

Piemonte era allora superiore


di

alle leggi.

certo

Amedeo VI fu di tempi civilissimi ben diversa da quella di Amedeo HI il quale del lutto illiteralo per autenticare di sua mano un atto segn sulla carta tre croci e tre
l'educazione
,
;

ve ne fece

il

suo visconte, e
e
il

tre

Oberlo
i

di

Castellomonte, e
presenti
l'

giudici Ailberto

Oberlo, e una

testimoni

all' in-

stromento

di

che

notaro Aurico fu rogalo per


di

investitura

che quel conte faceva


tore di Torino

parecchie case ne' luoghi


di

di

Corazze,
S.

Giaveno, Cicazzano e Col


(1).

S.

Giovanni all'abate
quelle ricerche,
le

di

Solua

Onde per

quali

(1) Vedi la citazione San Tommaso.

di

quell'alto a pag. 8 delle

Tav. geneal. del

54
slosso

DICHIARAZIONE DI DOCUMENTI
imponeva,
il

Carrone sperava

di trovar

senza dubbio tanto


al fine del

da dimostrare quali e quante al principio e


di

regnare

ciascuno de' suoi Amedei erano


,

le

industrie agricole e

ma-

nifatturiere
zioni
,

quale la

somma

delle cognizioni e delle


civile
;

specularendita

la

ricchezza

del

territorio e la forza

la

dello

stato, le pecunie
; i

versate a beneficio

pubblico ed a pr

de' signori
i

limili

dell'autorit

sovrana e della
la

municipale;

diritti de' cittadini, le


i

guarentigie delle leggi, e

misura del

rispetto che n' ebbero

conti di Savoia nei desiderii loro e nelle

loro conquiste. Diligenza

che pu efficacemente assumersi da


e

<hi intenda

il il

fine vero della storia.

Ottimo fa
del giovane

De

la

Baume,

come

tutore e

come

consigliere

Principe.

proseguire

le politiche del
il

barone

di
il

Vaud

e del conte di
,

Ginevra strinse in lega


Isabella di

suo pupillo,
di

vescovo di Losanna
signore
fece
di
ijio

Chalon e Caterina

Savoia
(1);

di

Vaud, da una
il il

parte Berna e Friburgo dall'altra

confermare

contratto del visdomato di Ollon tra l'abate

Agaunois e
al

conte di Savoia, per cui questi prest


(2)
;

omagAlberto

monastero

colleg
difesa

quindi
di

Amedeo con

d'Austria per vicendevol


dall'Alsazia
,

dieci anni dalla


,

Turgovia,

da Strasburgo sino a Savoia


,

purch non contro


di

r imperatore

il

conte di Virtemberg

vescovi e le citt
(3);

Strasburgo, Basilea, Costanza e Friburgo


quelle

coli'

aiuto di

signore
favoriti

di
,

Vaud

costrinse

Vallesani a star

quieti (4)

sebbene
zera
:

a quel che pare, sotto


il

mano

dalla lega Sviz-

la

quale cominciala

1315 per star contro all'Austria


altri

con tre Cantoni Uri, Schwilz, e Untervald era cresciuta di


quattro soci
di
,

Zurigo, Glaris, Zug, e Berna che morto Ludovico


fatto
diffalta a

Vaud aveva
in

Savoia; e finalmente, mirando

al possesso del Fossign

seppe cogliere uno specioso pretesto


confini tra Savoia

per mettere
e

armi gente e battagliare con Francia.


i

Gi sin da quando furono determinati


il

Delfinato Guglielmo
lo favoriva

De

la

Baume

(che per ci era ito in

Francia dove

messyre Galoys de la

Baume

pre du

(1) Collezione diplom.


(2) Ibid.
(3) /rich. di

MS.

dell' Halier.

Corte

di

Tor. TraU. Diversi.


;

(4) Liii-e

conlenant eie. Genve. Categ. Ili

Vaud. Mazzo

II, n. 8.

DI STORIA
dit

PIEMONTESE
Combien^veu
il

55

Guilliame rsidant en

la

et

aym du roy
di

(1)

aveva trattato matrimonio tra

conte

di

Savoia e Giovanna di

Borgogna che per madre era anche ereditaria


Auvergne. La giovane era stata
condotta e ricevuta con gran

Boulogne
,

e di

fldanzata al Conte
in Savoia
(2).

e quindi

pompa

11

Garrone

sulla fede di scrittori a lui noli pose nelle sue Tavole genealo-

giche a pag. 28, che


di
di

Amedeo

fu fidanzato nel 1347 a Giovanna

Borgogna,

ma

queste nozze
di

non

si effettuarono.
,

La cronica
la

Evian citata qui a pie


(ivi detta

pagina

memorando

venuta

della principessa

Margherita; e dal Cibrario nomi-

nata Bianca

aggiunge che fu trovata inabile a! matrimonio non fu potuto consumare, e ch'ella entr dame de religion in un convento di Poysy. Ora
(3)
)

In Savoia,
il

matrimonio; e che
colle parole della

cronaca
;

il

prio errore e

l'

altrui

e con tanto

Garrone avrebbe corretto il promaggior sicurezza dopoch


,

1350 31 dicembre. un atto il cui titolo : Convention entre Amed comte de Savoye et Thibaud comte de Neufchdtel par la quelle le dit Thibaud se soumit l'hommage vers le dit Comte e l'aider en guerre conlre le Dauphin
ebbe
scoperto
,

Viennois

et

conquerir

les

droits et prtentions que Jeanne de


,

Bourgogne

comtesse de Savoye
di
,

femme

de
[k)

dit

comte Amed
.

pourait avoir sur la comte de Bourgogne

Certo ne con-

tesse DE Savoye, n femme


senza
conte
il

Amedeo

poteva essere Giovanna


il

matrimonio celebrato

ne senza quella celebrazione


alle

Amedeo avrebbe avuto argomento

sue pretese; e ve-

dremo toccando l'anno 1373 che per quiete di coscienza nel matrimonio con Bona di Borbone il conte richiese al papa un' assoluzione ed una dispensa. Dove andasse la signora dopo
la infelice

sperienza non so,

ma non

subito a Poysy;
(5).

imper-

ciocch nel 1355 era tuttavia in podest del conte


(1) Memoire de la ville d'Evian de Lausanne fol. 76.
,

Chronique

MS.

la Bibliot.

Canlon

(2)

Croniques de Savoye. Hisl. pai. Mori. Script. \.

pag. 272.

(3)
(4)

Econom.
Arch.
I
,

polii.

V.

pag. 299. Ediz. Fontana 1842.


e

di Cor.

Cill

Prov.

Bourgogne

Rve

de

Macon.

Mazzo
(5)

25.
le favorite del gentile
la

suo maresciallo Guglielmo (De

e valoroso Amedeo era la raoglie del Baurae) perocch trovasi in que' conti pr una roba integra data per dominum uxori guillelmi marescalci domini gratiose Xlll fior. VI den. - Comples de la ChaleUanic di

Tra

Chamberu 1352.

56

DICHIARAZIONE
Amedeo
di
spiriti

DI

DOCUMENTI
Iversol-

ardenti aiutato da que' di Moudon,

dun, Romont, Ruc, Morges e Nyon die subito dentro ne'


dati del re di
in quel

Francia e del DelGno


la

ma

coloro

non avendo

punto cara
(1)
;
;

guerra tentarono una transazione amifrutt a Savoia

chevole

la

quale per altro non fu conchiusa che tre anni


tanto

dopo

(2)

ma

maggiormente

quanto pi

del bisogno erano durate le trattazioni.

Commissarii del Conte


e

furono

il

sire di
i

Grammont, Giovanni Ravais


concordia, questi:
dit
le

Guglielmo De

la

Baume; e 1. Que
et

patti della

le

comte de Savoie rendroit au

Dauphin Tournon
dit

Voiron avec toutes leurs dependances que


le

comte possedait

de dega

guiers devers Vienne jusqu' Saint Genis, et ds Saint


le

Genis jusqu' lieu o


le

guiers entre dans


d'Avenieres et de

le

Rhne comme aussi


de Ciers.

Chateau
2.

et

Mandement
diffrens

l'Ile

Que les respectifs par


3.

survenus pour la limitation des Etals

l'Escaillon de

Saint Avre

et

par

la

rivire de

Rieure seroint termins par

les

deputs y nomms.
dit

Que

le

dit

comte de Savoie rendroit au

Dauphin

toutes

les lerres qu'il

possedoit en

Viennois, s^aroir Chahons, la Cte

Saint Andr, Saint George d'Esperanche, Septen, Saint Symphorien d'Anzon, Azen, Falavier,
le lieu

de Dien, la Vulpillere, Joanet

nage, Dolomieu, la Bdtre des arbres (d'Alby)


les

gnralement tous

autres qu'ils se trouvoient ds limitation du guiers, de l'Escail,

lon

et

de Bieures ainsi qu'ils seroient limits

par

les

deputs

susdits en fa
4.

par devers Vienne entre


le

le

Rhne

et l'Isere.

Et par contre

dit

Dauphin rendroit au
aussi
les fiefs

dit

comte de

Savoie toute sa terre de Faucigny, chateaux, lieux, jurisdictions,


et droits

qui en dependent,

comme
le

que tenoit en gevilles et


,

nevois

le

comte de Genve, plus

chateaux, terres,

man-

dements de Gex, Miribel, Montluel, Saint Christophe

Peroges.

Maximien Gordans,
les fiefs

Varci, Chatonay, Saint Maurice d'Authon,

des seiyneurs de Villars, de Chatillon, de la Palud, Charet d'Albet, et

nox, Varax
possedoit

gnralement tout ce que

le

dit

Dauphin

au de

l les Rivieres d'Ins et


,

d'Ar barone devers Eresse.

Bugey
5.

dif

et Ambournay la reserve des hommoges y specifis. Qu'au cas qu il plt au Roy et au Dauphin de donner au comte les chateaux lieux et mandements de Saint Sorlin de
,
,

(i)

Trails ancien avec la

France

ec.

Paquel V, 17,

idid.

(2)

11 ottobre l3Si-

DI

STORIA PIEMONTESE
et le

57

Cuchtt, de Saint Andr, de Briord, Liicis, Lagnieii


fefs

que

le

dil

Dauphin possedait enlre


et

les

rivieres

auUres du Rhne,
la

d'ins, et d'Arbarone, en tei cas le dit corate les prendroit avec

terre

de'Faucigny de Gex

de la Valhonne

en

fief et

hommagc

en faveur du dil Dauphin

et de ses successeurs,

remeltant ce der

nier article l'arbitrage de


6.

Qu'apres la

Monsigneur d'Armagnac. ratijication du dits Roy et Dauphin,


et

le

dU

comte serali temi de rendre

dlivrer la Demoiselle de Boiirgognc

(leannc) au Roy, ou la Reine ou leur certain message qu'ih


jugeroient, sauf

au Dauphin en paiant au

dit

comte au lieu de
le

Saint Laurent 40,000 florins d'or, hon poid, dans

terme d'un

mois apres la dite ratification.


7.

Que
faites.

tous les gentilshommes et autres prisonniers de pari


les

ei

d'autre seroient quittes de toules

livrances

par tux

respeclive

ment
8.

Que

le

comte de Savoye ne pourrait plus prtendre l'argeni

promis par

le

Dauphin pour
comte

le

chateau de Montons ensuite de


de Savoie
et
le

la

paix
bert,

[aite enlre le

Aymon

Dauphin

Hum

ou pour quelque autre cause que ce

soit

juSqu'au jour du

Et par contre le dit Dauphin ne pourroit prtendre du dit comte de Savoie aucune somme pour quelque cause que ce soit. ''9. Que sHl y avait quelque contestation pour la limitation des dits lieux, elles seroient termines par les deputes susnomms.
traete.

10.

Que
et

les
le

Aymon
11.

Quau

hommages convenus au traile fait entre le comic Dauphin susdit seroient quitts de part et d'autre. cas que le Roy et le Dauphin ne ratifiassenl le prc

sent traile dans

le terme y exprim qu'ils seroient tenu de payer au comte de Savoie 25,000 florins d'or, bon poid, ou envoier a (Jhambery pour y rester jusqu'a l'enlire satisfaction de la susdile somme. Datum Parisiis anno i354 mense novemhris (1).

E
del 17

l'anno appresso

a'

18

di

marzo

fu convenuto tra

commis-

sari del Delflno e quelli di Savoia in seguito d'altre trattazioni

Que d'abord
la

marzo

dell'

anno innanzi
le

dites

restitutions

le

dit

comte jureroit de
quale
il

prendre madamoiselle (Bone) de Bourbon


rebbe oltre

(alla

rv.

dae

dote 3000 lire di rendila sulle finanze di

Macon
'

(1) Arcti. di

Cor. Trailcs ancens avec

lo.

France. Paq. VI
H
i

7.
:
.' ;

Argii. St. 1t. Voi. XUI.

;u

i>ii

58
Cliiilon (t))

UICIIIAHAZIONE DI DOCUMENTI
et

d'accomplir

le

mariage uvee
et

elle et scroit

la recola

noissance de son
de la paix.

hommage au roy

au Daupfiin selon

teneur

Que
dit

le

dit

comte meltroit en dept, entre


,

les

mains de
Voyron,

Monseigneur de Valentinois

les

chdteaux
et

et

lieux de
les

Tournon, Avenieres, Bdtre d'Albi

Dolomieu pour

garder au
dit

nom du
corrile

comte jusqu' ce que

le

Dauphin
(2).

ait

rendu au

la moiti des terres de


il

Faucigny

Quindi

18 aprile Galthier de Chatillon grand maitre de

la

Reine deputalo del re Giovanni di Francia diciiiar di aver ricevuto dal conte di Savoia
nel luogo di
et v(eu de
la

principessa Giovanna di Borgogna


a

San Lorenzo vicino


il il

Macon

libre de lien conjugal

religion:

re ordin ai sudditi delle terre cedute che


di

riconoscessero

conte

Savoia per signore

ma
al

luoghi di
31 ottobre

Varcy, Gordon, Saint Maurice d'Anton nel Bugey

non
vrier

erano ancora

restituiti.

Onde per una


ai

forte

protesta del

conte indi a poco furono dati, col diritto


(

vassalli di

Maule-

feudo che Savoia teneva su quel


i

di

Francia

che non

pi avessero

loro appelli a Rouen,

come

gli altri feudi di


il

Normandia.
per

ma al parlamento di Parigi, E perci nuovi dipendenti


i

compreso
Anzi

conte di Ginevra

la

parte che

gli

spettava

prestarono a Savoia l'omaggio che gi prestavano al DelGno


il

(3).

vescovo

di

Ginevra tribolalo dalle genti

di Pineto,

lussey

e Thiez ricorse al conte di Savoia, onde lo salvasse dalle imposizioni


delle gabelle e dei pedaggi che
il

si

volevano mettere
vassalli que' di

il

conte difatto

dilese,

e gli

conferm per

Bre-

gnier che nella minorit del Conte, e in tempo di peste, erano


stati

dati al

dispiacenti

diete

in cambio di altre terre, ed erano molto quod eorum homines submittantur ecclesie supraquia magis vellent facevano scrivere al conte eos, si

Vescovo

vostre voluntatis existcret,


bili

sub

manu

vestra forti

quam

de-

seygnoria Episcopi gebennensis

(4) .

Ma

il

Conte aveva

(1)

Memoire de lavine d'Evian. ChTonique ms.


,

la Bibliot.

Cantonale

de Lausanne
(2)

^ol.

77.

Ibid. Paq.

VI

8.
eie.
,

(3) Arcli. di

Cor. Traits anciens

VI, 10, 11, 12, 15.

VII,
,

11.

Citt e Provincie. Faucigny.

Mazzo VI 10, 11. Muulevrier. I 9, (4) Arch. di Corte ec. Ginevra.MU 8, 8, 9 e 20 luglio 1355. 16 febbraio 1338 in cui un atto del 23 maggio 1336, - 5 marzo, l e 25 mag-

DI

STORIA PIEMONTESE
,

59
oltre
;i

necessit di quiete in esse parli col vescovo e perci

queir

Tito,

die fine ad

una questione cominciata


fini

sedici

anni

innanzi, e da' suoi tutori per accorti


in sospeso. Della quale,

sino a que' di tenuta

avendo
in

il

(Garrone avuto cura di estrarrc

tutto
Il

il

processo,

daremo

succinto la storia.
il

XXV

di

gennaio del 1343 a nativitate


,

milite Pietro
dei

da Yverdone
conte

visdomo

e Giorgio
al

de Solerio

procuratore

Aimone presentarono
:

vescovo di Ginevra

uno

scritto

che cos incominciava



Quoniam
est

opprossis et gravatis inju

ste,

opprimique

et

gravari tinienlibus etiam in extraiudiciali

bus appellationis remedium


officium quod ad
illi

indultum

et

ad vicedognatus
I).

et

magnificum virum

Aymonem

co-

a
c<

mitem Sabaudie noscitur pcrtincre sapendo in ci vitate Gebenne caplus et arrestatus fuit Franciscus de Millie mandamenti de Berna, pr eo quod falsificasset cuiusdam capiruli sigillum seu sub ipsius capiluli nomine sigillo lilte,

che dal vescovo

ras sigillasset, in vestrique torcia seu vestrorum olBciariorum

ductus

sit

et custoditus

fueril

qui duci, custodiriquc per

me tamquam
valum
et de

vicedognura et capi debuerat, vel saltera mihi


obser-

dari et tradi ad custodiendum proul fuerat hactenus

ipsum mallaclorem mihi tradendo, et cuslodiendo eumdem juxta mei offici debitum et hactenus consueludinem
in talibus

observatam, vos requisirira

saepius

et instanler

publice et occulte, quod quidem facere recusastis, ut docet


experientia
:

imo eandera, ut
in

dicitur, hic indebite fecistis seu

permisistis ab re

preiudicium,

damnum

et

turbationen

ipsius domini mei, eiusque vicedognatus et offici mihi

com-

missi predicti

solennemente protestarono ragione ed ap-

pello al Papa.

Il

vescovo non negando che Francesco de Berna

laico era sostenuto da lui e dal capitolo per crimine di falso,

rispose:
9

Quod
domino
intulit
,

quanlutn
cornili

in ipso est,

per se vel per alium,

prefato
si

quod

nullum credit gravamen intulisse, et quod non credit, ipsum vel ipsa revocai
conte provi che gliene abbia
altro
fatto.

quantunque
trattanlo

volte

il

in-

come osserva Gauthier (che per


il

non conta n

questo n altro fallo occasionale)

vescovo declara par un note

Rio,
del

8 giugno

1358.
iS.SS.

Esame

lestimoniale del 9 e sentenza del

conte

10 giugno

(iO

IUCUFARAZrONE
pour
les

DI

DOCUMENTI
la

solemncl aprs avoir consulte tant


dea cyloicns,

consel episcopal que caini


qii'ii

lre hien informa des droils de chachun,


le

n'avait que l'officiai de l'veque qui cut

droit de faire empriVofjle

nonner tant

clercs,

que

Ics laics

qui devanl la cour de

cial commclnient quelqu'irriverence digne de la prison ci

que

ridomne n'avait point

ce

pouvoir
le

la chose
Il

n'ayanl jamais
di

pratiquc autrement sous

predecesseur.
,

20 febbraio pnv

sentssi Giovanni Balli giurisperito


del conte di Savoia,

dichiarandosi procuratore

ma ma
I

senza mandato scritto, per sentir raIni

gioni

onde

il

vescovo rispose a

come

a quei due.
il

Savoia
i

non voleva desistere


cessitalo

temeva d'irritare

vescovo, o
:

cit-

tadini cui vedeva risoluti a difendere la loro libert

era ne-

camminar
i

lieve.

dibattimenti durarono sino

al

19 mag-

gio 13i6. Finalmente fu trovalo


di

Ginevra e

tutori
(

per ciascuna parte

un partito: Alemanno vescovo di Amedeo VI convennero che due amici cui nominarono decidessero tanto sulle
)

querele, discordie e questioni vertenti super


((

quodam liomine

layco de novo capto in curia episcopi, quanto super grava-

minibus dicto episcopo


hominis capti in dieta

illatis

ita

curia

ponatur

tamen quod loco dicti in manibus dictorum


;

ut

supra amicorum quidam baculus vel aliud loco Ggure


si

che

tenesse dagli agenti del vescovo sino al


la

tempo determi-

nalo per

sentenza

intanto

1'

uomo

passasse alle carceri

del visdomo, dalle quali fosse reso al vescovo e ai canonici, se


cos dicessero gli arbitri
;

se nel
il

tempo

prescritto
in

non senten-

ziassero

il

visdomo

ritirasse

segno lasciato
il

scovo ed

ai

canonici, e riconsegnasse
tra
gli

mano al veprigione. E perch


del

erano succedute alcune baruffe


quelli del

uomini

visdomo e
della

vescovo, ed erano
il

stati

presi

servi e bestie
(

mensa
per

vescovile, e

castello

di

Ginevra

che fu poi lasciato


si

evitar la scomunica);

fu

convenuto che
il

tenessero

in

ostaggio sino alla sentenza, col patto che se


restituire,

conte avesse a
Il

restituirebbe
alla
il

senza

pretesa di valore del pasto.


poi

tempo assegnalo

sentenza fu

prolungato e

le

liti

ri-

masero indecise. Ma
grande e che mise
e certo le libert
dall'

vescovo non dormiva. Alamanno fu

uomo
lui;

in rispetto

chiunque ebbe a fare


molto.
al

con

ginevrine a lui devotio

Preso ardire
di

ingrossare delia lega svizzera


i

comand

Conte

rispet-

tare le libert di Ginevra,

diritti

del vescovo e de'ciUadini.

DI
Savoia
naio
SI

STORIA PIEMONTESE
ma
sporava noi jcmpo
:

61 tradanlo nel gen


il

sturbava,

1355 riconosceva

che

il

vescovo

aveva

mero

e misU

imperio su Thiez e per s rinunciava

al diritto di

guardia sede

vacante; indi a tre anni riconfermava quell'atto in cui, pare,


si

trovassero delle frasi dubbie, e con parole cortesi raddolciva

l'animo del vescovo, tentando se mai


lui

potesse dalle pretese di


a'

cavare alcun bene per


i

s.

Finalmente

15

di

aprile 1359

riconosce

diritti del

vescovo sulle /lersone delle terre sue par-

ticolari di Thiez, lussey e Pineto, cosicch

pecchino in esse o

fuor d'esse, rimaner devono allo giurisdizione del vescovo: e


se
i

rei
il

Irovinsi nelle caslelane

soggette alla giurisdizione di


gli

Savoia

vescovo abbia diritto di averli, e se

debbano dare:
sua giurisdidi

similmente operando col Conte pe'


zione
:

rei soggetti alla

col patto

che per
al

gli

arrestati

dagli
al

ufficiali

Savoia
vi-

o del vescovo e dovuti

vescovo ed

conte dovessero a

cenda pagare dentro

giallia

tre d dalla richiesta

pr pasta

et

minpr

pr nobili per diem quanilibet XVIII denarios

et

aliis

inferioribus per
vel

diem quamlibet quo


Vili

vel

quibus detempli

fuerint

cuslodiii

denarios

gebennonses
falsario

a carico
al-

dei delinquenti.
tra

Dell'uomo arrestato per


o
egli era di

non trovo

memoria
non

ma

uno
;

di quo' tre luoghi, e quella-

dichiarazione comitale spiega tutto


atto
visto dal

o non era, e qualche altro


a chiarire
il

Garrone rimarr negli archivi


Gauthier che ebbe
in

fine di quella lite.

mano
et

quella

dichiavi lesse

razione

o transazione, esistente nell'archivio ginevrino e


Ics

l'ordine a ious

juges,

haillif,
les

chdtelains

auires

offciers

de

ne violer en aucune maniere

droits de l'veque e de l'eglise de


di

Genve

il

tenne per una

conseguenza
(de Genve).

sentiments favorables
se
1'

del Conte

pour

cette ville

Ma

avesse letto per


diverso
:

intero avrebbe soppresso quelle parole e scritto

con-

ciossiach
di di

il

conte

non pretese
;

gi di soddisfare a
di

un debito

rendere una giustizia


si

ma

concedere un favore che per

pi

fece molto

bene pagare. Dice quell'alto:


ponderis a domino domino

Pro preper

missis

taque per nos concessis ut supra mille et quingentos

floreno.s auri

boni

episcopo

manum
pum

Petri Garbaisci de Bellicio thesaurarii nostri dihcli

recognoscimus recepisse, de quibus ipsum


heredibus

dominum

episco-

sovimus et quillamus, promiltenles per nobis, nostris


el

successoribus bona fide premissa omnia et sin-

r)2

nir.HiARAziONF ni noriTMFNU
(jula rata,

<*

erata ot firma haborc porpotuo ci foner, ot non


.

conlrafaccrf vcl venire noe ronlravvenionlibus assentir

quasi flie non bastasse trov un pretesto per chiedere, ed ol-

ionne, dalla

<

itt

un

sussidio grazioso

d'un

fiorino

d'oro por
(1).

fuoco ohe fece raccogliere nel settembre successivo

Cos erano accomodate le faccende col vescovo e coi cittadini.

Rimaneva

di

accomodarle

col conte di Ginevra.

Ripugnavagli

di-

ventar suddito di Savoia

per ci che tenuto aveva dal Delfino.

aveva

Veramente finch quelle terre appartenevano al Delfino egli un potente appoggio e un valido aiuto per difendersi
:

dallo ambizioni di Savoia

ma

ora che
si

il

Delfino oltre al non

essere pi signore di que' feudi

era ristretto In lega col suo

coperto nemico, e

feudi stessi al dominio del conte Amedeo erano sottoposti, scorgeva che salute per s non rimaneva. Prei

st bens,
le

come abbiamo

detto,

il

1355, omaggio a Savoia per


i

terre del Fossign(21, e gli rese


(3)

prigioni

fatti

nello fazioni
fargli tenero

diverse

ma
gli

ad animo

stretto.

Onde Savoia per

comportabile quello stato crebbe l'anno dopo

le pretese, e

do-

mand che
Rispose
il

giurasse fedelt anche per quello terre che gi


al
:

appartenevano
conte

Delfino e

non facevano parte


d'

del Fossigni.

non sapere

averne

gliene mostrasse, e gi

rerebbe(4). Era un prender tempo, che non piaceva a Savoia,


il

quale frattanto
s

gli

contrastava

il

diritto di
s

batter

moneta

voleva che

lo

terre della contea e

le

sue proprie dal


gli

tri-

bunale
cause

di

(^iambor fossero

dipendenti

per

appelli

delle

(5).

E per

certo esisteva un diploma da Carlo IV del 1356

per cui

le

appellazioni di Ginevra,

che per
al

l'

addietro

erano
Vicario

portate a

Roma

dovevano cadere
il

conte di Savoia

del P imperio (6);

quale diritto era stato l'anno stesso conce-

Torino. Affari con Ginevra. Alti 25 gennaio, 19 marzo 1346 - 15 aprile e 10 seti. 1359. Arch. di Ginevra. Alti 19 maggio, 4 giugno, 2 agosto 1346 5 dicembre 1349 - 30 agoslo 1356 - 3 e 26 m.nrzo 1358 - 15 aprile 1359
fi)

Arch.

di

Corte

in

8,

20 febbraio

1343

(2) (3) (4)

Citl e Prov. VF, 10.


Id.

VI, 11.

Trails Ancicns eie. VI, 17.

(3)

CUl

Prov.
di

(6) Bibl.

pub

eie. Genvois V, 24. Berna. Voi. ms. Hisl.


,

hehi. intitolato UliscclUnien g-

nfvensia

DI STORIxV
liuto col

PIEMONTESE
Amedeo VI
(1)
,

63
per
le

uiedesiuio titolo al conto

cause prdegli

euienti dal vescovo di

Losanua

e per

tutte

quelle

arcivescovi, vescovi, abati, prelati e giudici secolari dello stato


di

Savoia di cui prendeva cognizione


(juelle noie
si
;

la

camera imperiale

(2).

associarono
i

le

querele del vescovo e dei cano


concessions et des Papes

uici di
qu'il
et

Ginevra

quali fecero dichiarare al conte di Ginevra


les

ne devait pas ignorer que par


les

des Emperetirs,
et

droits de reyale appartcnaient entierement

Vevque
le

l'eglise

de Genve dans tout son diocse


tant

et

que

droit de battre
la

monnaye

un des principauoc
les

et des plus

rnseparahles de
de tout temps
la plus

souverainef, et que

evques avaient exerc

par eux mmcs;

e quindi ordinare de la

maniere
si

expresse de faire
et

cesser

ahsolument une nouveaut

dangereuse

qui ne manqiicrait pas d'alterer leur bonne inli

telligence (3).
sent
il

conte di Ginevra non cedette,


si

ma appena
il

con-

22 luglio 1358 che


;

creasse

arbitro l'arcivescovo di

Faranlasia

il

quale in processo dichiar: dovere


la la

conte di

Ginevra giurare per


voia
;

sua contea e concedere


sua moneta (e
il

1'

appello a Sa-

potere battere
(]arlo

la

batteva ad Annecy),
di

avendone da

IV

iiritto.

Il

conte

Ginevra appell
si

all'impero; e Savoia

gli

fece

nuove esortazioni:
dicembre)

contentasse

della sentenza arbitrale [k). Allora (21

fu

concordato

che

ii

conte

di

Ginevra

riconoscerebbe per feudi appartenenti


Delfino,
i

a Savoia, quali ceduti dal

castelli,

luoghi e

manar-

damenti

di

Clermont, Duin, Annect/, Thon,


,

Grtiffi,

La Rochef
comte de

Arlod

Chdtel la Bastie

Galliard

comme

aussi

les fiefs et

rieres-fiefs

que

les

particuUers reconaissaient du
et

dit

Genevois sous la reserve du droit de l'empire

de l'evqne de
l'ar-

Genve cundition que

la sentence

arbitrale
effel et

rendue par

chvcque de Tarantasie resterait sans

serait de nulle va-

leur et que les parties demeureraient dans leurs droits tant

comme

cwant

d'icclles [o].

Ala

il

coute di Ginevra

che ben conosceva

(1)

Arch. della Cattedrale


,

di

Losanna. Castellasi,
tire des aichires de
di

n.

1356; e Cas-

setta

82

n.

1471. Cahier vidim

Turin.

(2)

Gauthier, nisl. de Geu. ras.; e Arch.

Losanna. Cassetta 82,

n. 1365.
(3) Ibid. id.
(4) Arcli.

di

Cor. Cill e Provincie, Genevois. Mazzo VI,

n.' 1,

2 e 3
.

(5) Ibid. Id. n. S.

i.

(i4

DICHIARAZIONE
di

J)I

DOCUMENTI
data
il

l'umore
diritti la

Savoia non

si

tenne quieto perci, e sollecit pc'suoi


gli Cu

sentenza imperiale che


il

17 novembre 1360

dichiarante che
a:etlo

conte

di

Ginevra era principe vassallo sog-

immediatamente

al santo

romano impero; e che


il

la contea

e principato del

Genevcsc col mero e misto imperio non era


dall'

da

altri

dipendente che

imperatore che
(1),

teneva per feudo

(rasmissibile ad ogni sorla di successori

huono che
finire in

Ad Amedeo divenuto padrone il paese di Vaud eie


che non
lui, e

del Fossign doveva parere

non

tante dipendenze fossero d'al-

tro signore

corressero pericolo che andassero a


di

mani straniere, essendo Caterina


la

Savoia maritata

in

Namur. De
di

Baume

consigliere di
;

Amedeo

tratt la cessione

esse

e felicemente

che pagali sessaulamia


diretti

Gorini

d'

oro

con denari
laici,
il

esalti da' sudditi


di

ed indirclli, ecclesiastici e
il

conte

Savoia ebbe tutto quanto gi possedeva


(2).

si-

gnore

di

Vaud, Bugey e Valromey


temuto
i

Potente sovrano in Savoia

Amedeo Vi
in

volse

l'animo ad

in

grandire e rendersi
spesso
il

Piemonte

dove

trascorrevano

re di Sicilia ed

Visconti, e qualche non rara \olta


sierici

Saluzzo e Monferrato. Gli


di discordia tra
il

piemontesi narrano

le

cagioni

conte

di

Savoia e Giacomo d'Acaia special-

uientc per alcuni dazi imposti sulle merci che per Savoia tran-

sitavano
al

il

Piemonte, e per l'uccisione


era

di

due

signori
farsi

fedeli

Conle.

Amedeo non
gli

uomo
;

da perdere tempo in

ren-

dere ragione colle armi, e specialmente quando poteva dirigere


egli

medesimo
Parigi

attacchi

ma
re

distornalo dai moli rivoluzio-

narli di

suscilati
de'

dal

d'Inghilterra e di Navarra

condoni da! Prevosto


e per

Mercanti, cui, e per aiuto del Delfino.


,

alcuno suo

proprio interesse
di

dovette

correre a soffo-

care

(3),

non pot

proposilo allendere alia bisogna;

ma

ac-

omodate quelle faccende fece sentire a Giacomo con qual prin-

(1)
(2)

Arch.

di Cor. Cill e Provincie


gli

Genvois.

Mazzo Vii
,

n. 7.

GauUiier, Hist. de Gen. ms. Ar245 247, cliivio della Catledrale di Losanna. Cassetta 290 , n.' 24) Ardi, di Cor. di Torino. CiUe Provincie. Ville de Genve. Calalogue 4:. n. 1. Vaud Baronie. Mazzo II, )2, 10. Tateg. I , Mazzo VI
Vedi, olire
Storici editi,
il
,
,

(3)

Arch.

di Corte.

ISegoziazioni colla Francia.


dell'

Ind. Oli.
si

Mazzo

I.

Lettera di Carlo quei moti.

Delfino

ultimo agosto 1358 In cui

descrivono

DI
cipe egli Iraltasso.
iratl le terre

STUKIA PIEMONTESE
aspramenle
;

65
,

riuerreggillo
gli

ed aspratuetile
Savi-

che

ardirono resistenza
il

tra le quali

gliano, gi per met venduto ad Acaia

6 febbraio 1354 per


(1).

cinque mila

fiorini

con palio

di

ricupera
(2)

Della qual terra


e insieme do-

neir archivio di corte in Torino


loroso

un curioso

documento dal quale apparisce che veramente Amedeo


guerra fece -prigione l'Acaia, notizia asserita dal Muda qualch' altro,

in quella
letti, e

ma non

provala

(3^.

Ha

per

lilolo

De-

struclio Saviliani

que facta fuit sub anno 1360 die dominica

prima mensis martii;

<i

ed

a questo

modo

scritto:
illuslris

Notum
qui

sii eie.

Cum

locus Saviliani

sub dominio

principis
,

domini lacobi de Sabaudia principis Achaye regeretur


locus erat
cuitus

M
ce

magnus extra burgum muratum, taliter quod cirruatarum erat Irabuchi mille cenlum clausus de spalnon bonis ncque profundis sine aqua. Burgus
bene muralus
et fossalalus licei

dis et fossalis

dicti loci erat


et

aqua carebat

in

fossalis,

domus hominum
in maiori parte

Saviliani
alle

eranl edificale super


basse itaque homidicti

ipso

muro

tam

quam

nes Saviliani non polerant ire per circuilum

muri ad

((

deslensionem
ligcnler
Saviliani

dicti

burgi

porte vero dicti burgi bene et di-

munite de bonis

et

mullis lapidibus. Et
dicti loci ut

araldo

[sic)

><

circumdant rualas

dicium

est,
et

et parie

ipsarum ruatarum eranl bene


dendura aplis

et diligenter
allis

munite,

munite
qui

de bonis valphredis propinquis


et

ad bellandum et desten-

de bonis lapidibus.

Homines

Saviliani

eranl ferliles et divites el

omnes

mirabililer bene eranl murali


balislis,

armati de bonis plalis, circa mille scutis, lanceis,

el aliis
<(

armis necessariis ad bellandum


diclas rualas.

et

deffendendum airas
et

que crani extra


diete

Eranl omnes dirupte

comloci.

'

buste ecclesie campanelle Sancte Marie plebis

cum domibus
dicti
:

<(

ecclesie....

fuit

diruplum pr deflensione
dicti

Uoraines burgi et ruatarum

eranl inler se

divisi

quia

homines burgi volcbant disponere personas suas ad dcffen-

siouem burgi murali, homines vero ruatarum qui reduxeranl


(1)

omnia
Arch.

oorum

bona

mobilia in ipso loco tam

beslias
n.

di Corte.

Cilt e Provincie. Possano.


ins.

Mazzo IV,

(2) Ibid.

Cron. conlcmp.

legala nel Voi. della

Cronaca

di

9, 10. Per

rinel Dupin.
f3)

Cartone, Tav. genealog.


Arch.St.It. Voi.
Xlll.

p.

112
9

60

if

DICHIARAZIONE
quani
,

DI

DOCUMENTI

scilicet

tinas, bancas, scgetes, et gcneralilcr

f(

<f

(f

omnia corum ulcnsilia magna et parva et omnes alias res corum dicebant quod ipsi volebant deffendere spaldos si homines de burgo non essenl cum eis ad dictam deffensionem hominum burgi et ipsius burgi. De quibus homines burgi
videnles

'<

quod boraincs

totius loci Saviliani qui erant circa

'(

duomillia deffensores non sufficiebant ad custodiam spaldorum


circuilus et propler nimiam potentiam proplcr. (?) magni emulorum valde pavescebant. Sed dicli homines inclinati verbis hominum rualarum propter dileclionem quam in eos
. .

<(

'<

'(

habebant

et

pacifficum statum dicti loci per servandum. Qui

((

locus Saviliani carebat omnibus inimicitiis, invidiis, et ran-

.(

coribus inter se lam officiorum

[sic)

quam popularium omnes


et

.<

persone juraverunt indifferenler ad custodiam

deffensionem

(f

ruatarum apud spaldos


illuslrem

et

propter guerrain exislentem inter

f(

rr

a
'(

dominum Amedeum comitem Sabaudie et dictum lacobum de Sabaudia qui erant de una domo et hospicio et multum propinqui. Dictus dominus comes qui tenebat dictum dominum lacobum carceribus mancipatum personaliter in ...
occupaverat

locum
terram

Pinerolii

Vigoni

et

Villefranche terras
et

'(

vassallorum domini de Lucerna de Plozasco

generali ter
civitatis

'(

totam
Taurini
et

eius

Pedemontium. Exceplis locis Montiscalerii Cargnani Cabalarli maioris

Saviliani

Fossani congregatis duobus societatibus qui venerant anno

>(

proxirao prcdicto opere diabolico de partibus Apulie et Ca-

(f

pue

Marchiarum. Que societas erant gentes


et

in-

'

numerabiles equilum

peditum congregale ad dissipationem

'(

ecclesiarum et christianorum ac bonarum personarum loco-

rumque supranominatorum. Et erant de partibus Ongarie lam fidelium quam infidelium sive non credentes fidem Domini nostri Dei
alte
et


'(

lesu Chrisli et de parlibus

Alamannic tam

quam

basse et de parlibus

Rome

Tuscie Apulie Capue

Marcharum omnium et singularium civilatum et locorum Lumbardic hominibus vcriusque partis civitatis Aslensis omnibus hominibus terre Montisferrali Canapicii Hiporedie
Neapolis

'(

omnibus hominibus
site

terre dicti comilis antique et noviter aqui-

<f

cilra

monles

omnibus hominibus poderii

episcopatus

ff

ti

omnibus hominibus marchionatus Saluciarum omnibus hominibus de Sjibaudia BurAslensis et Albensis. Et ipsi Albenscs

DI STORIA

PIEMONTESE
aliis

67

gundia

et foneralilcr

mullis

parlibus qiias nullus saiir

mentis recitare possel. De quibus gentibus facle fucrunl ircs


partes sea Iria bella unius quarum erat caput Dominus (lomes Sabaudie prediclus cura innumerabili comitiva equituiu
et et

peditum prediclorum. Allerius orat caput Cooradus

niilcs

Comes de Land Iheutonicus qui alias fuit ac stetit ad stipendia Comunis Saviliani iam suut annos trcddccim vel circa quo tempore providit modicam fortunam Saviliani et
,

lune
dicto

ordinavi! in corde suo dissipationcm loci Saviliani ci tempore multa verba faciebat de hoc sed homines Sa-

et

viliani

non propendentes de
sua
cognoscebanl.
in tribus locis

hiis

cum non

intelligebant ncc

verba

Que
die

gentes circumdaverunt locum

Saviliani
rt

dominica prima mensis marcii

anno milesimo trecentesimo sexagesimo una pars scilicet dominus Sabaudie cum sua comitiva posuit se adversus ruatam ad ponlcm mane ad bellandum per locum galearum parapectum ubi non erant fortalicia quia fieri non poteranl
propter cursum
et

lapsum
in

fluvii

Macre

et quia

ibi

erant

pauci deffensores

intravit

ruatas et fuit

cum

suis gentibus


ft

ruatam Macre ad pontem Macre Cambellum suum. Itaque homines burgi qui erant in ruala Macre remanserunl in et rualarum dieta ruata de retro bellum comitis capti omnes et percussi. Anequinus cum sua comitiva se posuit ad bellandum ad loequitum
et

peditum

panarum

et ibi disposuit

cum

porte clause deversus seu retro plebem et quia


deffensores
fuit in

ibi

erant

(f

pauci

incontinenter intravit predictam villani et

Malo Burgeto de retro Sanctum Andream intraad pusternam loci Comunis Saviliani ubi non erant defensores et intravit predictam pusternam et per domum Ogeriorum que est ibi propc que fuit Sigismundi de
vii

cum

ruatam

et fuit

Quadrolio e per

domum

.... de

Barberis

ubi

erat

murus

<(

comunis bassus et ibi non erant deffensores suffcientes ad deffendendum dictum burgum et locum Saviliani ac etiam per pontem Campanarum una cum ipso domino cornile quia
ibi

non erant deffensores

suffcientes ac etiam

gentes dicti

Anequini intraverunt per

domum

Airaelli

Caroli et por doibi

mum
bassus
de

domini Petri de Sancta Victoria quia


et

murus

erat

cum Land cum

modicis deffensoribus. Diclus Conradus Comes

sua comitiva se posuit ad bellandum ad por-

68

(T

DICHrARAZIONK
osi

DI

DOCUiMENTI
ruato plebis ol Maro-

lam Vollicarum quo


naruiij
(?)

in confnihus

quia

ibi

lossalus crai

sino

aqua

et ibi

bellando

non poluil intrare propter


fuil et

dcfifensores qui ibi erant sed retro

cum
eslolo

velici iteralo

ibidem bollare quidam accessil


inimici

ci

(<

dixit

sapiontos quia

sunl in burgo et nullus


defFondal el lune subilo

cura deffendil quia non est qui

eum

'i

homines
et dicli
el

Saviliani soparaverunl diclam doffensionem et

locum

'

el accosserunl

ad

burgum munilum

et

ruatas per inimico

"

bomines do
porla

dieta comitiva inlraverunl

dicium locum
el

ivorunl ad

e
e "
'

a dieta

murum communi usque ad domum

burgi ad porlam Turiam

ubi crat ostium

aperlum sino fraudo et sine custodia et intravorunt dicium burgum usque ad porlam burro [sic] per transversum muri qui una cum comitiva dicli domini comilis Sabaudie et Anoquiui coperunt
el

^'

omnes homines

Saviliani personaliter

magnos


f(

parvos

el

maximam

quanlitatom mulierum modico valoquia


ipsi

ris et

pulchrarum. Die vero

emuli curabant

in

lucro aeris el
et

<'

rum

masculorum el domorum receplione muliediruorunl omnes et singulas domos de Saviliano et


occupaverunt vendiderunt dissipave-

"

omnia

in eis exislontia

<(

<i

Braide Saluciarum el por lotum Saluciarum seu marchionalum Saluciarum el per terras dicli domini comilis Sabaudie el alibi ubi eis placuil. Ilaquo dio
Marlis ultimo mensis marcii qua die dicli inimici reliquerunt

rum

delulerunl ad locum

dicium locum Saviliani


die

non crani aliqua


tolaliter
et

bona
[sic)

mobilia in
et crastina

'I

Saviliano sed ab eis erant

vacuali

homines

et

mulieros

parvi

magni
et

redempti. El qui

"

aufugerunl ad locum Fossani Clarasci


a

el Caballarii

maioris

quibus

locis

homines Saviliani raasculi


ci

Temine roceporunl

"
'^

magnum
sic

servilium

honorem

reversi sunl in maiori parte


el

ad eorum domos infirmi

hominum
ad

besliarum. Et

't

pauialim persone Saviliani reverse sunl

cum magna
in

pau-

f(

periate et dolore et lachrymis

domos eorum

quibus

"
'<

omnipotens Deus consorvet

cum

gaudiis diviliis et honoro in

omnibus

oius.

(jCsIus

diclorum

emulorum dum

slabant in

Saviliano lalis orai. Ipsi lorquebant homines Saviliani. Vot-

tabant per narres

(?).

Verberabant occidebanl pedes


in

manus

aures eis incidebant et nequabanl

aqua.

Si

redeinplio

eorum non

orai ad dioai slalulum por eos parala ac oiiam

DI

((

STORIA PIEMONTESE
sibi

69
non

si

non faciebanl roderaplionern sufficientem ac eliam

ostendebanl tesaurum

((

eorum lingezabant [sic] pr lesauro abscondito querendo et domos dissipabant. Segetes bancas
tinas scrineos et archas secabant et

comburebant etiamsi

li-

(T

gna

habebant quasi totam ruatanti Macre Sancti lohan-

nis plebis incedebant

ignem fumigerunt. Aliqui erant

in eis

a
((

qui

dum

torquebant et dcvastabant houiines Saviliani iacentes

eos in igne et tenenles eos super prunas dicebant vocale Do-

roinam veslrum ut adiuvet

fidem vestram lesu Christi.

Et die qua recesscrunt secum duxerunt omnes homines qui non solverunt rcdenaptionem secundum eorum voluntatena de

quibus multi mortui redempti sunt

narrale minutamente in quel documento, e


chi cronisti,
il

Dopo molte barbarie memorate da parec-

e costrinse

il

Conte occup Torino e gli altri luoghi d'Acaia, marchese di Saluzzo a prestargli omaggio per ci
ei s

che teneva dall'Acaia non ostante eh'


i

volgesse ai Visconti

quali poi o non

vollero o poterono

aiutarlo.

quelle

citt

per un poco domin, sinch impegnatosi a favor del pontefice

contro

Visconti
a questi

e scongiuralo dagli amici in

pr delTAcaia

perdon

e gli rese lo stato sotto cautele strette e miai

surate, e specialmente che a lui suo Signore diretto, e non


Visconti, stesse legato.

Lo cagioni
vano
le

di

guerre
nel
di

co' Visconti

erano diverse
essi

consistealle

pi

forti

timore

che inimicali
si

e venuti

mani

col

marchese
di

Monferrato

ponessero in grado di oc-

cupare

tutto

o in parie uno sialo

al

quale Savoia pretendeva


il

per ragioni

famiglia. Gonciossiach

matrimonio del conte

Aimone con Violante di Monferrato, da cui nato era esso conte Amedeo, costituiva lui o suoi discendenti a succedere legiltifosse quello quando mamente in slato la linea de' marchesi suoi tutori, ebbero finita. Per ci Amedeo, e prima di lui cura di tenerlo guardalo e difeso dai nemici esterni e quando
i
i

parve loro che fossero troppi o troppo

forti,

non temettero

di

unirsi con essi, o per poterli con pi specioso titolo pacificare

o per non lasciare ad altrui

tutta la preda.

Quello stalo apdel


,

partenuto agli Alerami cadde nel 1305 in


di

mano

marchese

Saluzzo
il

poi

tolto

in

parte dal re di Napoli


,

che ragioni
infeudato da

antiche

persuadevano

a prenderlo

e in parte

esso re al Saluzzo, fin per essere propriet del figliuolo dell'im

70

DICHIARAZIONE
Comneno
,

DI

DOCUMENTI
Paicologo, che tra
;

pcratoro Andronico

e di Violante sorella di Giovanni


il

ultimo

degli

Alerami
1'

Teodoro

1307
pro-

e 1309 ricuper

usurpato da Saiuzzo

il

quale senza

la

tezione dei principi di Acaia (che non donarono la grazia loro)

sarebbe assai

male capitato. Per


,

ci

rimanevano
,

de'

nemici

molti da cui salvarlo


soggetti a Savoia che

ambiziosi tutti ed inquieti

non tanto

si potessero con un cenno frenare. Sebbene colla lezione data alTAcaia aveva insegnato agli altri che

non era da
che
riale
di

farsi

giuoco
la

di

lui.

Il

conte
,

Amedeo mirava
pel

an-

mal occhio

potenza

Viscontea

vicariato impe-

che aveva ottenuto sopra parecchie


arliflzio tentava

citt del

Piemonte, e
;

con qualche
altro parer

continuo

di

sfiancarlo

senza per

nemico

Galeazzo che

gli

era cognato. In quelle


il

gelosie

si

teneva grazioso l'imperatore; e veduto che

mar-

chese

di

Monferrato disgustatosi

col

Visconte
;

gli

ribell Asti,

Cherasco, e Chieri gi prima cedutogli


colla regina di Francia e con Acaia
i

fu sollecito accontarsi

quali ad esse terre pre-

tendevano, e ne chiese investitura all'imperatore. Carlo IV che

aveva necessit

di

denaro,

spillati

dugenquaranta
di

fiorini d'oro,
(1).

cedette a que' soci le terre con patto


sbertati in due;

ricupera

Furono
di

Monferrato e

il

Visconte. Questi
la

temendo

perdere oltre

al

possesso utile eziandio

giurisdizione ricorse

all'imperatore, volesse dichiarare che con quella investitura non


toglieva ora da lui

quanto gi

gli

aveva concesso come Re de' Ro-

mani,
santa

il

vicariato imperiale irrevocabile vita sua durante. Carlo


in Italia fu sollecito

che non voleva nemici

scrivere da Pietra-

ril

di

giugno 1355.

:<

Quod eidem

Galeatio et eius

heredibus

((

ex concessionibus
factum esse nec

et graliis predictis
et

per nos
fiendis

factis

seu imposterum quocumque


intelligatur
dictis
ipsi

quandocumque
posse

nullum

fieri

preiudiciura in pre-

nec aliquo premissorum, sed sepe dictam concessionem

Galeatio et eius heredibus per nos faclam et omnia et


il-

singula in suprascriplo privilegio ipsis ijidulta illesam et


lesa
et
in

nullo diminutam

vel

diminuta

in

sua voluimus

(f

firmitate premissis non ohstantibus vel

eorum aliquo permatestimonio littera-

nere presentium

sub sue maiestatis

sigillo

Po

ctie pure pubblic quel documento ( V. Voi. preuves, (1) Guichenon 137), non mise nella narrazione quella somma n quel patto.
,

DI STORIA

PIEMONTESE
le (erre e

71
pas-

rum

(1)

Ma

questo valeva poco se mancavan

savano a chi poteva difenderle. Quindi Amedeo avuta in buon tempo Ivrea infeudlla al fedele e valoroso fratel suo Umberto
Bastardo, e per contralto felice col vescovo
di quella citt

prese

ira suoi dominii Caslrussone, Castelletto, Settimo, Mouteslrulto

e quanto dall'

un canto
(2).

l'altro della

Dora, dal fiume Cesio

sino a Montaldo

Tutti cercavano d'ingrandirsi. Saluzzo sopra

Acaia; Acaia sopra Saluzzo e Monferrato; Amedeo sopra tutti; Monferrato comunque e dovunque potesse, ed ora per non rimanere colle mani vuote, adocchi delle terre distratte dai Visconti
la

pi facile a prendere e pi lontana dalle difese, (Cherasco, e

l'occup.

Ma

scese l'Anjou figliuolo della regina Giovanna con


il

esercito condotto dal siniscalco di lei,

genovese Lercaro, e
di

ri-

prese

la terra (3)

e buon per Monferrato, che Federigo

Sa-

luzzo avesse,

come

gi

il

padre, necessit di lui per difendersi


le

da Acaia e dal Lercaro, che riunite


pot frenare
le ire de' vincitori.

forze e fatto

Non potuto
il

altro aspett

un grosso tempo

per rifarsi

del

danno sopra
l'aiutasse
(4).

Visconti.

Intanto Bernab occupava Bologna, e

Papa
e

si

volgeva ad
della

Amedeo che
chiesa

a difendere

diritti

l'onore

sua sposa

Ma non

parve

al

Garrone che Amedeo


:

avesse gran voglia di entrare in quelle brighe


nelle
la

quantunque
viste

sue Tavole genealogiche della casa


il

di

Savoia avesse lodata

generosit di quel Conte e


le

suo disinteresse, qui


;

medi

glio

cose avrebbe detto diverso


stato o ricchezza
si
,

che dove non era da gua-

dagnare

o almeno onore senza pericolo

dominio, non

moveva.

11

quale assunto suo non gi espresso,

ma appare
sci

dalla indicazione di

memorie che

gi citai.

Non

la-

Amedeo

passare inutile a s neppure quest' occasione. Po-

savagli sulla coscienza

un

voto fatto nell'et giovanile ex quo-

dam

devotionis fervore di astenersi dalla carne e dai pesci,


in questi

digiunare ogni venerd e sabato e

giorni di digiuno

astenersi dalle uova e dal cacio, e sentiva propter huiusmodi


abstinencias
et jejunia

nimium

debilitari

corpus

suum

(1) Arcli. di Corte.

CillA e Provincie. Asti

(2) Arcti. di Corte.

Cilt e Provincie. Ivrea,

Mazzo Mazzo
VI,

III, n. 10.
I,

n.

(3) Arcti, di Ctierasco. (4)

Damissano

Storia di quella cill

13, 14, 15. ms. ,


I,

Arch.

di Corte.

Bolle e Brevi. Innocenzo

Mazzo

n.h

72

DICHIAKAZIONE DI DOCUMENTI
comodamenle osservare
un
s
il

perci iiou poteva pi


plic al

suo volo. Sup-

Papa una commutazione. Innocenzo,


potersi
lo

a cui
,

non parve
il

vero

di

gratificare

prode cavalioro

20 giu-

gno 1360

dispens dal voto purch, viia durante, desse, io

ogni domenica dell'anno, mangiare a dodici poveri, e venti ne


vestisse e cibasse
il

giorno d'Ognissanti, e recitasse dieci pater


d

e dieci ave
dati
il

in ogni

nel quale doveva digiunare


di

(1).

Ma

sol-

non

si

mossero per parte


:

Visconte

il

Visconte
(2), e

fece

Amedeo. Innocenzo scomunic mangiare il breve ai portatori


guerra contro del papa. In(cui taluno

della

scomunica
mor.

dur

nella

nocenzo

Urbano V suo successore


lo

credette
il

essere stalo de' portatori di quel Breve), non solo scomunic


V^isconle,
al
M

ma

condann come
et

eretico e scrisse specialmente


et favore
dicli

Savoia

quatenus ab ausilio

Bernabovis ac

suorum consiliariorum

fautorum, ac moleslatione devotoecclesie sicut


filius

rum
et

et

auxilialorum

eiusdem

vir calholicus

eiusdem ecclesie devolissimus

attentione pervigili stu-

deas precavere, non permittens quod aliqua societas vel alie


gentes
et
et

armatorum

in

eorumdem Bernab

vis et

complicium

fautorum subsidium seu prefatorum ecclesie ac devotorum auxilialorum eius dispendium valeant proGcisci. Anno Pon-

tifcatus

primo

(3) .

Ma
di

se

non parve buono

a Savoia

immilasci

schiarsi nelle contese del papa con


di

Bernab Visconti non

assumere

l'

impresa

correre in aiuto dell' imperatore di

Costantinopoli suo cugino travaglialo dai Turchi e dai Saraceni.


Ivi, oltre

che era

solleticata la

sua passione per l'armi, non


le

era certo da pericolare lo sialo o


fu fatto

sostanze.
il

Appena

gliene

mollo domand
Il

al

Papa che

clero lo aiutasse

con

denaro.

papa non fu

resto.

Divise

Bolle furono spedite agli

arcivescovi e vescovi di Lione, Tarantasia, Mascon, Morienna,

<irenoble, Belley, Ginevra, Losanna, Sion, Aosta, Ivrea e To-

rino, colle quali


dalle

erano

falli
,

abili,

per

sei

anni, di assolvere

usure e mali acquisti


di

purch quelle convertissero nelle


oltre

spese del passaggio

Amedeo

mare.

Ma

quelli

erano

(1)

Ardi,

di

Corte. Bolle e Brevi. Innocenzo

VI,

Mazzo VI,

n. 5.
;

pone questo fallo al 1368 e altri al 1369. Il Giulini al 1361 e certo se la scomunica fu da Innocenzo, dovett' essere in quest'anno. n. 1. (3) Arch. di Corte. Bolle e Brevi. Urbano V, Mazzo VI
(2) Altri
,

DI
tempi
tili
il

STORIA PIEMONTESE
non, rendere.
il

73
inu-

di

prendere
:

Onde Amedeo rimostr


di

quelle grazie

papa mand fuori altre bolle

colle quali

fece padrone delle

decime ecclesiastiche e
(1).

altri sussidii in

tutte le diocesi del

suo slato

N dove
i
;

preti

ponevano
che
la

in

lasca le

mani era da
si

lasciar quieti

laici; ed ogni provincia,

ogni

feudo
si

tass e diede

oro e armi
:

e pare

fac-

cenda

rinnovasse o prolungasse
(era

che

si

ha un atto
dalla

di

Ameuni-

deo del 4 dicembre 1368


riuscitagli

gi

tornato
a

spedizione

non

infelice)

cosi espresso:

Nolum facimus
super singulis

versis

quod cum

dilectus fdelis miles nosler


dicti
loci

dominus loanfocis

((

nes de

Aubona condominus

homnum suorum
conficlemur

nobis gratiose concessil subsidium extraorest

dinarium pr nostro viagio transmarino. Hinc

quod nos
de

dicium

subsidium nobis fuisse concessum

gralia spetiali.
cessio diclo

Et proplerea nolimus quod huiusmodi concius prediclis hominibus ali(2)

domino Ioanni seu


in
la

quod possel
d'

posterum preiudicium generare


parla

da

pensare che

dichiarazione sia posteriore all'esigenza,


si
,

perch

esigenza qui non


,

e la dichiarazione voluta
se gi

dal sire d'Aubonne


il

non sarebbe forse stala conceduta

denaro fosse stato imborsato. Quel feudatario


,

dello condo-

minus

perch veramente non


,

possedeva che tre quinti della

barona

essendo stalo degli


di

altri

due

investito
(3).

Guglielmo
si

di

Granson per dono

Amedeo

del 1365

Cos

esigevano

due

fiorini
la

per fuoco in Ginevra


di S.

(uno in gennaio, l'altro inpassagio


di

nanzi

festa

Michele), in auxilium expensarum domini


et

per ipsum factarum

substen tarum in viagio

et

ul-

iramarino

n' conto del visdomo Richard signore


(4).

Viry

nell'archivio di corte di Torino

Intanto che

Amedeo

va raccogliendo denaro per la sua spedi-

zione ecco varie compagnie tremende di masnadieri che pren-

dono a desolare
trattati

la Savoia.

Ne corre

la

salute dello stato


i

ma

le

presenti armi non bastano a difenderla. Per ventura

pi mal-

sono

preti ed

frati

che gi da Bonifazio Vili furono

(1)
(2)
(3)

(4)

Arch. di Corte. Bolle e Brevi. Urbano V, Mazzo VI n. 6 n. 267. Arch. della Called. di Losanna Cassetta 291 Cassetta 290 n. 239. Arch. della Catled. di Losanna Mazzo VII n. 7. Citt e Prov. Ville de Genve , Caleg. I
,
,

8.

ABcn. Sr.

IT. Voi. XIII.

IO

7V
per
1'

DiCIlIAKAZlONE DI DOCUMENTI
esosa avidit ed avarizia rimproverati.
il

Amedeo

chiese al
il

Papa che

Clero desse denaro per


di

la

salvezza publica: e

Papa

per amore

Chiesa santa impose ed ordin che fosse esalto

subitamente (20 nov. 1363) un sussidio ecclesiastico nel Dellnato


sino
di

Vienna e nelle Contee


quindi

di

Forcalquier

Valenza
i

Venasil

e Savoia;

(17

feb.

1364) costrinse

prelati e

clero degli stati del Conte a contribuir per due anni alle spese
di

fortiflcazioni e di

guerra contro quella canaglia


alla

(1)

e per pi

animare ogni uomo

guerra concedette indulgenza a chiunI

que prender

le

armi e combatter contro quelle comitive.


il

cui mali gi descritti dagli storici voleva

Carrone che

si

ascol-

lassero dalla bocca del Papa.

te

Cogit nos presentis malicia temporis quo iniquilatis mul-

tiplicati

sunt

filii

cupiditatis ardore incensi querentes

improbe
cru-

'(

de

aliis

laboribus

suam

saturare ingluviem.

Ac proplerea

deliter

nimium in innocentes populos sevientes ut ad resislendum eorum pravis conalibus et ad deffensionem eorumdem
populorum illorum precipue quando iidem
tur invadere virilius
lestatis
et cfficaciter

iniqui concinan-

vt

faciendum de apostolice ponepharii de

provide remediis studeamus. Sane sicut iam in publiviri

cam

notitiam credimus pervenisse nonnulli

diversis nacionibus in moltitudine congregali,

omni justa causa


se

postposita cunclis prout possunt exhibentes

hostes acer-

rimos

et

in

omnes crudeliler debachanles ut pecunias quas


faciunl
et

insaciabiliter

cum quo

in

perdicionem cadere

M
(f

non pavescunt aliaquc bona Gdelium habilius valeant extorquere, segetes


et

t<

domos cremare, vites et arbores incidere. quidquid aliud possunt in predam abducere moliuntur,
et
.
.

pauperesque rusticulos solo timore


compellunt, civitates quoque castra

propriis laribus exularc

et alia loca eie. hostilibus

M
((

aggrediunlur insultibus, obsident, invadunt, capiunt, spoliant


et

incendunt ac superbiam sectantes luciferi

in

sua
nulli possint

multitudine glorianles, fatueqiie putantes

quod

eorum ausibus
cipes
et

furibundis obsistere
,

nonnullos reges et prinest

magnales

et

quod temerarius

Romanum

ponti-

(cem invadere,

ac eos spoliare ac
et ut viros

iliis

impias sedos suas


be-

ponere cominantur

sanguinum ymo cruenlas


Mazzo VI

li)

Arch. di Cor. Tor, Bolle

Brevi. Urbano K,

n. IO, 12,

DI
a slias se patenler
(f

STORIA PIEMONTESE
eorum potenciam

75
et sevi-

ostendant et cuncli

te

ciem perhorrescant quos possint in miseriain captionis abducere ut extorqueant ab eis pecunias immaniter cruciarli variis et incredibilibus generibus tormentorum, temerarioque
inebriati furore

omnisque

pietatis exorti

dicioni etali vel sexui in captionibus

lerrarum

non parcentes conet locorum non


justissime defenet

solum

viros se

suasque familias
ac
senes

et patrias

denles
et

sed mulieres

et

juniores

in et

cunabulis

vagientes truculenta rabie


ribilissiraum est auditu
,

premere non abhorrent


et

quod hor-

amare referimus, struprant virgines et dedicatas Altissimo et maculant coniugatas, quas ut taceamus de reliquis quantacumque nobilitate perfulgeant post
delusionem


((

pr derisionem) frequenter publicam ad abusum continuum et ut eis ancillentur in campis et alibi secuni
[sic

ducunt

et

centra muliebrem
alia

morcm
in

in
(?)

miserandam

possibili-

tatem earum ut

ipsarum eludia

eas armis onerant ac


sacrilegi!

si essent vilia
a
fi

mancipia raasculina

omni excessu

specie provocare non verenlcs Allissimum ecclesias et

mona-

steria ac alia pia loca frangere spoliare et frequenter incen-

dio

concremare ac sacerdotes

aliasqtie

personas ecclesiasticas
for-

capere vinculare torquere et


((

interdum morti tradere non


et iniquilatibus

midant ac de propriis polencia

sumenles au-

daciam tam principibus aliisque lerrarum dominis

quam

po-

pulis

nonnullorum illorum locorum

et

comitalum ut cos certo


talias et
alle quali

quovis

modico tempore non offendant importabiles


(1)

redempliones imponunt et exigunt ab eisdem


,

ultime parole di Urbano

se io anzich

dar conto dei documenti


,

che Felice

di

San Tommaso aveva


aggiungerei

estratto pel suo lavoro

scri

vessi la storia,
di

come Bertrando Guesclino

condolliere

quelle genti incontrato due o tre anni dopo da


il

un cardinale
si

che

papa
:

gii

spediva per sapere in sostanza che cosa


trenta mila
di

volesse,

rispose

essere
ai

crocesignati che andavano a far

guerra

Saracini

Spagna e che

volevano
fiorini
;

dal
tale

papa

as-

soluzione de'peccali e duegento mila


il

domanda
io;

Cardinale soggiunse a quanto all'assoluzione, rispondo

ma
i

quanto
:

al

danaro non saprei che


dell'

dirvi . Al

che ripet Ber-

trando

che veramente

assoluzione molti non erano Ira

(1)

Arch, di Cor. Bolle

Brevi, Urbano

V.

Mazzo VI,

n. 13.

76

DICHIARAZIONE DI DOCUMENTI

suoi che parlassero;

ma

del
,

denaro

lutti

Onde bisogn

dargli

centomila franchi

quali

come

fu

saputo dal condolliero che

erano

slati
il

levali

sul popolo, egli fece restituire alla citt, e


tesoro.

costrinse

Papa a cavarli dal suo


la

Incalzando
rere alla

guerra

turchesca

Amedeo

anelava di corvi-

difesa de' Greci:

ma non
il

fidandosi

troppo de' suoi

cini d'Italia, e
patti e

poco
di

de' sudditi ed amici di Svizzera, cerc per

per trattali

rassicurare

meglio che pol

le

cose sue

almeno per tanto

mamente

lempo che gli bastasse all' impresa. E primediazione del p. Marco da Viterbo generale de' Midi
si

nori e delegalo apostolico

rabbonacci
la

il

18 di settembre 1363
falla dall'

con Monferrato, col quale dopo


di

pace

arcivescovo
:

Milano

si

era corrucciato.

patti di quella

concordia furono

che dentro un anno Monferrato restituisse

le gioie

(non so quali)
luogo

e pagasse al Conle mille fiorini d'oro; e per sicurezza dell' ese-

guimento del
Cinzano bene
si

trattato mettesse in deposito al


il

papa

il

di

(1).

Poi ad avere sicuro

Fossign

si
i

destreggi ed ebconti di Ginevra

la

piena sovranit dall' impero; e perci

dovettero tenere sudditi diretti di Savoia, al che mai sempre


III,

ripugnarono, e singolarmente Amedeo


allora cavaliere
del Collare
(2).
i

sebbene gi prima

fosse slato crealo da! conte di Savoia cavaliere del

Cigno, ed
Bonnivart

insieme ad

Amedeo

di

polente

uomo
i

ginevrino

Ma

quella sovranit ottenuta ingelos


li-

fieramente

Ginevrini,
il

quali a maggiore sicurezza di loro

bert riformarono

governo. Riuniti in grandissimo

numero
e a

ne'chiostri di S. Pietro per alto di Stefano Fabri del quattordici

gennaio 1364 elessero


loro coadiutori
le

de' Sindaci

o Procuratori,

a'

quali

peuple donnait charge de dfendrc la


les affaires qu'elle

commuun
plein

naut dans toules


sortes de Juges et

pourrait avoir devant toutes

mme

il

conferait

deux

d'entr''eux

pouvoir pour

la ville, de

produir

ses droits, de plaider, de

jurer

pour

elle, d'

appeller de jugements, de poursuivre V appel et de

(aire toutes les procdures ncessaires en pareti cas.

Les citoyens

arrtrent encore que

les

syndics et leurs coaudiuteurs en appel-

lant avec eux danze cunseillers que le peuple nomina alors ou du moins quatre d'entr'eux auraient plein pouvoir: ." De crer

(1) Arcli. di Cor. Citt e Prov.


(2)

Monferrato, Mazzo IV,

n. 17. 18.

Gaulhier, Hist. de Genve, ms.

DI

STORIA PIEMONTESE
et

77
de leurs privildes lours,

des bourgeois et de priver de leurs bourgeosies ges

ceux qui

s' seraient

rendus indignes.

2."

De btir
les

des bastions et en general de pourvoir loutes


saires
et

choses nces-

aux

fortifications de la ville, de
les

rnme qu'aux munitions


cas qui avraienl rapport

sa dfense: de juger de tous


la

garde de la
et

ville.

3.

De

(aire des collcctes et des leves de

deniers

de mettre des impois

pour avoir de Vargent ncessaire

k.^ De (aire des dits et des pour pourvoir tous les besoins. ordonnances pour le bien de la ville. Enfin le peuple promet de

se

soummettre lout
ordres des syndics
r avis des

ce
et

dont nous venons de parler

d' obeir

aux
par

d'agrer tout ce qu'ils auront


(i).
II

fait

conseillers

bollore dei

Ginevrini, che poi


av-

produsse quella creazione soltanto

solila ne' casi gravi (2),

vis Savoia della necessit di amici vicini validamente confederati. S

che

egli tratt alleanza


il

scritta in

Berna appunto
,

con Friburgo e Berna, che venne secondo giorno da quella costituzione


il

ginevrina
successivo

e raffermata
(3).
,

dal Consiglio di Savoia

17 febbraio

Quel

trattato doveva essere pubblicato per intero

dal ('arrone

ma

parendo a

me

che possa bastare anche un

saggio dar

le

parole proprie dell'atto quando giovi l'esattezza


fa studi

loro all'esame di chi

di Storia.

Doveva durare

dieci

anni per vicendevole giovamento ed aiuto, e l'obbligo era non


tanto pel Conte e pe'
pc' sudditi e seguaci.

comuni di Berna e di Friburgo quanto Ogni aiuto durare doveva quindici interi
,

d, che comincierebbero da quello dell'aiuto recalo;

il

quale

poteva essere chiesto o per legati o per lettere e prestato gra-

tuitamente od a spese del chiedente. Limiti dell'aiuto:

ad Se-

dunum

el abinde

doncc civitatem gebennensem


in

sicut nives

versus nos defluunt et abinde descendendo per raonlem di-

ctum Leber usque

Windeschum ubi aqua dieta Lindmaga aquam dictam Aiarim et abinde ascendendo sursum donec Sedunum . Riservava Savoia: il Papa,
,

deorsura defluit in

r Imperatore

proprii sudditi, e

gli

alleati

che dal Conte non


documento
archivi gi-

(1) Gauttiier, Hisl.

de Genve, ms.

il

quale avvisa che

il

rapportato negli Annali


nevrioi.

MS.

del Savion

ora sparito dagli

creati il 1291 e il 1309. Commiss. de'feudi o Archivio del Governo Savoy: pars. HI. Voi. MS.
(2)
(3)

Ne furono

di

Berna.

Frank-reich

78

DICHIARAZIONE DI DOCUMENTI
l'Austria

lovevano essere offesi; Berna per se eccettuava l'Impero, Fri-

burgo

ambedue

proprii sudditi
le

comborghesi ed
il

alleati.
<(

Obbligavansi a vicenda

due

citt e

Conte

quod

si

fortassis conlingeret

aliquem

vel aliquos

de' loro sudditi


et

chiunque

fosse

fieri

rebellem inobedientera

nolenlem

fa-

cere nec capere jus in curia dicti domini in cuius constrictu faveret seu de cuius jurisdictione esset ve lo avrebbero costretto.

Per niuDo accidente


,

che non fosse per debiti riconoal-

sciuti o per delitti

non avrebbero arrestato o incarcerato


citati

cuno; per quelle cagioni,


tutti, e

rimessi al

proprio giudice

costretto

il

giudice a tener loro sollecita giustizia 6-

sque omni fraude infra

XIV

dies.

in giudicio canonico alcuno se gi

Mai non saria citato o voluto non fosse per usura o per
fra
i

causa

di

matrimonio. Delle discordie che


al

diversi
il

sudditi

in seguito

trattato potessero
l'

sorgere provvidero
della contea

giudizio
di

con questa procedura. Ove


n
<T

attore sia

Savoia

lune

ille
(

aclor debet et potest capere


di

unum

de nostris con-

siliariis

Savoia

quemcumque

voluerit, simililer et reus

<

unumquemque

voluerit de consiliariis illorum ubi talis reus

residentiam haberet et advocatum qui pr tempore esset, seu

unum
porali

de consiliariis

loci

illius

ubi reus esset

quemcumque

vellet

pr persona media qui iurare debent juramenlo corad Sancta Dei evangelia
et

hujusmodi causam expc-

diant et deffiniant postquam devoluta est ad eos infra

unum
ma-

mensem

et

hoc secundum consuetudinem

loci
si

ubi tale

leficium injuria vel violentia esset peractum

de maleficiis

ageretur. Si
(f

autem super posscssionibus


loci

et

rebus immobili-

bus esset questio lune diffiniant

et justitiam
talis

determinent

se-

cundum consuetudinem
dictos Ires aut per

ubi

res et possessiones eset

seni sitae et locatae inter dictuni

terminum maiorem ipsorum partem


si

quicquid per

fucrit deffinitum
etc.

arbilratum aut pronunciatum inviolabiliter debet teneri

ab arababus partibus;
pelitio

autem quod

absit talis causa

seu

non expediretur seu


octo
dies

diffinirelur infra

dictum mensem
pcrsonae
so

a diclis tribus personis sic eleclis, tunc dictae tres

infra

proxiraos

post dicium

mensem debent
harum

praesentare in ipsorum juramento cxpensis suis propiis in

Mureto,

in

Paterniaco vel Adventicam vel in una

^il-

larum ubi lune maior pars eorum

favet et ire digit, \el in

DI
(f

STOKIA PIEMONTESE
in

79
non audct,
nisi lalis

aiteram earum,

si

una ipsarum

aliquis venire

et
K

ab codem loco

et villa

nuuquam

debet recedere

causa

et quaestio prius sit penitus


et

terminata et defBnita vel

de conscnsu

jussu dictarum partium

ambarum,

dolo

et

fraudc penitus (.-ircurnscriptlsB. Che se l'attore fosse di Berna

o di Friburgo era necessitalo prendere chi volesse de' consiglieri


di

quelle citt che meglio


il

amava, libero

al reo, se di Savoia, di

eleggere o

baglivo di
il

Vaud

o chiunque della contea volesse;


,

uguale
il

in tutto

resto la procedura

costretti

giudici

dopo

mese a portarsi a Berna od a Friburgo od a Soletta per Le cause poi tra que' del conte ed Bernesi do vevansi giudicare in Mureto ; quelle coi Friburghesi, in Che
finire la causa.
i

nens; provvisto, che se uno dei tre giudici

eletti

morisse o per
altri

qualunque caso mancasse,


posto, e

fosse

per nuova elezione


in

sup-

quindi

instrutto,

ricevuto

giuramento

deffinitorr

nella questione.

Messi in sicuro

suoi interessi

il

conte di Savoia, udito che


la

r imperatore intendeva di recarsi ad Avignone, indugi


dizione e stette ad aspettarlo.
altri

spe-

Con quella occasione imaginava

vantaggi. Subito richiese donativi dalle citt a s soggette


le

per

quali era presumibile che quel Sovrano passasse. Voleva

onorarlo,

ma

col

denaro de' sudditi che non potendosi legal,

mente costringere a dare


allora era

si

domandavano

donassero.

E
il

pei

anche mite:
atti
i

gli
,

storici

notarono poco poi, e


la violenza

Caisi

rone

altri

raccolse

che provavano
(

con cui

toglievano

doni.

Ora Moudon

una
in

delle quattro bonnes vilki

francate da

Amedeo V) caduta

propriet di

Amedeo VI

per

cessione di sua cugina di

Namur pag

per dono gratuito nel

passaggio di Carlo IV, cinquecento fiorini d'oro(l). Imaginatc


guanto avranno dato
beri:
gli

altri

paesi! L'Imperatore fu a

Ciam
gli

Amedeo

gli

and innanzi riccamente

vestito e riccamente
;

armato con
fece

sei

cavalieri banderai delle imprese di Savoia


de' suoi stati, lo convit

omaggio d'onore
a

solennemente e
i

splendidissimamente, e stando a cavallo egli e


lo serv

suoi cavalieri

mensa

di

vivande quasi tutte dorate intanto che due


et

fontane de vin

Mane
di

clarct ne cessoient jotu

ny nuit de

jet-

(i)

Arch, pubb.

Berna

80
ter vin

niCHIAKAZIONK
abondammenl
(1).
,

DI

DOCUMENTI

dont chacung en powoit prendre son

plaisir et volante

Spon, storico

di liiievra,iiieUe

il

passaggio

di

Carlo per quella

citt e l'istanza di ossa

contro Amedeo, quale vicario imperiale,


bens per Ginevra anche in quell'anfalla; o se fu
alla

nel 1366. Carlo

IV pass

no

ma

niuna istanza
effetto; e
fu del

gli fu

fatta,

per

allora

non ebbe un
il

meglio avvenne

sua tornata. L'andata


contestare

ad Avignone
atto

1365

Ginevrini potevano
:

che non fosse stato neppure immaginato

imperocch
Aosta,
e sui

vicariato imperiale sopra Ginevra, Sion,


,

Losanna,
,

Ivrea

Torino

Morienna
e

Tarantasia

Belley

Savoia
di

vescovati di

Mascon
,

Grenoble, e l'arcivescovado

Lione
Ginevra.

dato da Ciamberi

cio

dopo che l'imperatore fu


,

Cotale errore avvertilo da Gaulhier

il

quale anche osserva


a preghiera

che
di

la

notizia data dal


stabilisse a

Guichenon che l'imperatore


Ginevra una universit

Amedeo

delle sette arti

liberali, di

teologa, di diritto civile e canonico, e di medicina,


il

dichiarandone conservatore
riale
,

conte isiesso quale vicario impeatto esistente

non sostenuta da nessuno


,

negli archivi

della citt

la

quale notizia dello storico savoiardo avuta dalla


Savoia

camera

de' conti di

dovea

essere

postillata

dall'altra

notizia che quella universit


di attribuirne
fallo al conte

non venne mai


1'

stabiliia: e invece
di

cagione al troppo celere spoglio

quella dignit

Amedeo

(che forse non


ai

avrebbe

perduta
di

se

uscendo

di

casa non avesse dato

nemici agio
si

tempestare

l'imperatore senza che niuno validamente


considerare che
i

opponesse), era da

Ginevrini

veduto quanta influenza avrebbe


futuro della
li-

Savoia avuto nella giovent loro con pericolo

bert, ricusarono di mettere opera al benefizio.


Della faccenda del Vicariato discorse Gaulhier censurando
i

precedenti

scrittori

perch ne discorse con esattezza reco


la

il

brano pi importante che


cette

riguarda.

fameuse concession du vicariai

de Vempire

Mais pour revenir a Am VI ne


,

manqua pas

de s'en servir aussitot et de s'emparer la faveur

de cette concession de la juridiction

temporelle de

Genve

Ce

(1)

Arch. Cantonale

di

Losanna
di

Cronica di Evian
il

ras.

che per er-

rore

di cifra

pone

la

venula

Carlo in Savoia

1378.

DI

STORIA PIEMONTESE

81

que le citoyens trop faibles pour resister la puissancc de ce prince ne purent pas empcher. Vevque Allamand fit ce quii put aprs de l'Empereur pour obtenir de ce prince la rvocalion
de celle
concession. Il parait

par une patente de


par
ses

Charles du
,

29 decembre 1367 dont


la tour de Vevey
sieurs palentes des
in

nous devons parler


Viviaci

bien tt

que

ce

prelat comparut a diverses fois devant lui,


(

procureurs

turri

et qu'il

y produisit pi-

Empereurs et des rois ses predcesseurs cn faveur de l'eglise de Genve. Mais Allamand n'eut pas le plaisir de voir sa juridiction rtablie dans son premier tat. Il mourut vers
le

milieu

de

cette

anne

et il

eut

pour successeur
zlo

Guillaume de Marcassey qui ayanl suivi avec beaucoup de


louvrage que Allamand avait commenc
,

obteint de l'Empereur

une patente date Frankenfeld

le

15 de septembre ioGG par la

quelle ce prince dclare qu'aprs avoir t

informe cxactcment
quelles
il

par

les
le

litres et les droits des eglises

sur

les

avait ac-

cordi

vicariai

au comte Veri

qu'une

telle

concession tait
,

contraire

aux
et des
et

liberts de l'eglise et de
,

Vempire rmain
des

la rat,

son de bien publique Vobligeait

selon Vavis
,

princes

des

romtes
le

autres seigneurs de l'empire


et

de reprendre lui

vicariai

d'annuller

rvoquer absolument dans tous leurs

nrticles les letlres qu'il en avait accordes

au comte de Savoye
annulles
,

mime que la clause de ne pouvoir tre recontrerait: Mandant de plus tous les princes
encore

s'

soit ecclcsiasli-

ques
('t

soit seculiers

au prejudice de qui
le

cette

concession avait

faite de
,

ne point reconnaltre

comte de Savoie pour vicaire


ne point lui obir en cette

de l'empire

dans leurs terres


offciers

et de

qualit ni

aux

qui leur pourrnient tre envoys de sa


et
le

part

Cassant absolument

ananlissant

tout

ce

que

le

dit

comte aurait pu faire sous

prtexle du vicariai, de contraire

aux

liberls des eglises et relablissant


,

dans leurs anciens droits,


,

liberts

et

franchises toutes

les villes

evques

princes ou au-

tres seigneurs

sur qui

le

comte de Savoye aurait pu

occuper
quelles

quoique ce
il

soit,

en ver tu des diles lettrcs impriales

drogeait absolument.

aux
,

Telle tait la teneur

des

premires

leltres rvocaloires
et

du

vicariai. Elles sont gnrales


les

la vrit

ne regardent pas plus Genve que


le

autres

villes

sur

les

quelles l'empereur avait accord

vicariai de l'empire

au comte

Vert

mais

elles

ne depouillent pas ce prince de la souvcrainelc


I)

Ahcii.St.1t. Voi. XIII.

8i>

DICHIARAZIONE DI DOCUMENTI
pretendait avoir acquise sur Genve d'une manire moins
si cette ville

qu'il

certame quo
voir son

y avait

nomme en

particulier

l).

Peu de tems aprs

l'emperetir

prit des

mesures pour [aire salettres

intention au comte

de Savoye par des


quelles
il

dates

aussi a Frankenfeld

par

les

ordonne aux

evques et

autres seigneurs du voisinage de Savoie de faire au plutt lire

publiquement
ler
,

les

lettres rvocatoires

dont nous venons de par-

dans tous

les

lieux de leur jurisdiction d'o la conaissance

de

l'

intention de
oreilles

l'empereur pourrait parvenir plus facilemenl


et

aux
dit

du comte

de ses ofjiciers a fin qu'il n'en preten(2).

pas cause d'ignorance

modo guardingo col quale cammina causa r imperatore eppure Amedeo era lontano. Ma
notabile
il
:

in questa

Carlo IV
gli

prendeva tempo e tentava

il

fondo: non voleva


fatti

incontrare
in

sdegni di un principe che udiva fare gran

Oriente

e
il

guadagnare perci
Gautlier
:

affetti

ed amicizie polenti.

Ma

seguitiamo

Cette rvocation generale

du vicariai accord au comte Vert


porter abandonner
Il fallut solliciter
les

ne [ut pas suffsant pour

le

droits qu'il

venail d'aqurir sur Genve.

aprs de Vem-

pereur des

lettres

qui

regardassent
,

Veglise

de

Genve

d'

une

manire expresse
Elles sont dates

et particulire

les

quelles ce prince
la

accorda.

d'Hestinfeld

le

29 decembre de
quoiqu'il

mme anles

ne 1366, et

elles

portent quayant mrement considr

droits

de Vevque et de Veglise de

Genve,

eut

octroy

au

paravant par manire de commission au Comte de Savoye ..sans aucun acte par crit mais seulement de bouche la jurisdiction
,

(1)

Le

patenti di concessione sono nell'Arcii. di Ginevra


al

noa per una

nota del signor Sordet noandata


n.

San Tommaso
di

ivi

ha

la

data del 10

settembre. Sono anche nell'Archivio

Losanna, Cass. 82, n. 1363; e 83,

1526.

Quelle

nell'Archivio di

revocazione sono originali col; e in copia anche Cor. in Torino nel voi. ras. Livre contenant pices non
di

aulenliques ec, alla Categ. di Ginevra, Calai. 43,


le

Mazzo

n. 3.

Ma

anche

date di questi

alti in

copia differiscono alquanto


nella copia
la
la

dalle

enunciale dal
13
Invece del

Gaulhier.

La revoca generale ha
:

data del

16 settembre e (2) La dala

l'atto del

13G7 ha

data del 30 invece del 29 dicembre.

di

questa lettera taciuta dal Gaulhier 14 settembre,

come da lista d' atti ginevrini mandata al Carrune dal signor Sordet. Nuovo argomento perch la data della revoca 15 settembre sia corretta in 19 settembre come dalla lista Sordet.

DI
et

STORIA PIEMONTESE

83
d'Empereur
et

justice imperiale qui lui appartenait en qualit


ville

dans la

de Genve, son intention

nanmoins n'avait jamais

l et n'tait point

encore de faire aucun prjudice l'evque

l'eglise

de Genve, ou qui que ce [ut dans leur droits.

Et qu'en,

core

qii' il

ne voulut pas negliger ce qui appartenait l'empire

il

ne prtendait pourtant pas droger en aucune faQon


liberts et privilges des autres et particulirement

aux
il

droits

ceux des
vescovo

saintes eglises dont


di

il

devait tre

le

protecteur.

Ma

Ginevra non

si

credette abbastanza difeso e ripet pi chiara


;

e particolare sentenza
delle antecedenti
al
,

e bene aveva ragione di

non contentarsi
il

le

quali non distruggevano


di

comando
le

fatto

vescovo di giurar fedelt al conte


in
d
,

Savoia per
di

cose tem-

porali (1). Allora l'imperatore

data

Praga

rivoc
(2)
,

pi
e
il

espressamente quel vicariato


Gauthier, che lesse
il

il

25 febbraio 1367

diploma

questo scrisse:

Quoique nous ayons ccord, dit cet empereur, aprs de longues


et

d'importunes instances

(3)

et

aprs des prires plusieurs


et

fois ritres

Am
sur la

illustre
ville de

comte de Savoye

notre parent,
lui

certains

di'oils

Genve

et

que nous

ayons

fait

dlivrer la dessus, des palentes telles qu'il les a souhaites; cepen-

dant ayant
la quelle il

ie

dans la suite mieux informe


trs clairement

et

d'une manire par

nous a paru

que notre concession de-

rogeait bien des gards


franchises
eglise.
et

aux

droits, privilges , jurisdictions


et de
et

liberts

du vnrable evque de Genve


cette

son
pris

Aprs avoir mrement pese


princes
le

considration

l'avis des

du

St. empire,

nous avons rsolu de dclarer

camme nous
toujours et
la concession

faisons

par

ces prsentes,
le

que notre intention a


droit qui puisse por-

et est

encore que
lui

comte de Savoye ne s'arroge pas


(aite

que nous

avons

aucun

ter

le

moindre prjudice ou donne quelque atteinle ceux de


et
et

Vevgue
annuller

de l'eglise de Genve. C'est ce qui nous porte casser

rvoquer tout ce que nous aurions


,

transmettre de

pouvoir, de jurisdiction
droit, de quelque

de preminence ou de quelque autre


dit

nature qu'il pt tre au

comte de Savoye,

ses

(1)

Da

allogazioni per Savoia nella Bib. pubb. di


,

Berna, Miscellanea

geneviensia

Vol.9S ms. (2) Gaulhier dice 26 fvrier : ma si la nota del signor Sordet e la copia dell'Archivio di corte di Torino, Livre conlenanl etc , hanno 28 feb.
(3)

Cosi precis. Livre contenant

eie.

8i

DICHIARAZIONE
son territuire

DI

DOCUMENTI
la ville de

hritiers, successeurs

ou ayant cause dans


et

Genve, ses
les

faux bourgs
et

et

en general dans toutes


l'eglise

terrei

seigneuries apparlenant l'evque et


t

de celte ville,

ayant

ports [aire celte rvocation de notte propre mouvela claire

ment

et

par

connaissance que nous avons de la justice de

la chose.

Aprs une declaration


ajoute
:

si

expresse de sa volante l'empereur

que

si

quelquun

est assez

hardi pour
,

s'y

opposer,

il

le

condamne l'amende de mille marcs dor


fise

la

moiti payable au

imperiai

et le reste

applicable

aux usages de ceux qui auront

aura t mise l'excution de sa volont, sans pourtant que le payement de l'amende dispense en aucune manire les infracteurs de se soumettre son ordonnancc ou leur acquire aucun droit.
soujfert de l'opposition qui

Lo
sigillo

stesso slorico osserva

che questa sentenza

ha
dell'

il

gran
altro

solenne ed soltoscrilla dai pi gran principi


lesliraonii

inapero

che furono

della

volont dell' imperatore.


il

allo riporta per questo,

sebbene

Carronc leggesse nell'archiil

vio di Torino copia di altro diploma di Carlo IV,

cui originale

6 nell'archivio di Ginevra

il

quale ripete

il

30 dicembre 1367
temporale in

che non ostante

la concessione

della giurisdizion

Ginevra fatta a viva voce


vicario

al conte

Amedeo

di

Savoia come suo


al

imperiale, non inlese mai di pregiudicare n

vescovo

n a quella chiesa (1); ripetizione che pare inutile , ma che svela il coraggio che via via assumeva l'imperatore, veduto che
il

poteva impunemente.

E
:

pare che quanto ottenne Ginevra ot-

tenessero anche altre citt

perocch simile revoca del vicarialo


nell'archivio della cattedrale di

imperiale di

Amedeo

trovasi

Losanna per Losanna


nelle sue

islessa (2),

siccome

il

Garrone ha notalo

memorie.
il

Gauthier narrato

contenuto delle scritture imperiali viene


le

da buono slorico esponendo

sue considerazioni.
comte Vert avait obtenu,

Celte pice est bien authenlique et elle fait voir avec beaucoup
d'vidence,

que

le

vicariai d'empire que

le

avait t

comme extorqu

de l'empereur. Cest, dit ce

Prime, aux

(1

Arch.

di

Corte. Torino. Ltorc conlenanl


sig.

eie.

Lista d'atti dell'Ardi,

di

Ginevra comunicala dai


(2)

Sordet

a!

Garrone.

Cassetta 83, o. 1526, citala.

DI

STORIA PIEMONTESE

85

imporlunes instances du corate de Savoye qu'il lui accorde sa do-

mande. Il sentait bien que sa complaisance avait He trop grande et que les lois de la justice n'avaient pas ie observes, puisque
revque
et l'eglise

de Genve avaient ie dpouilles sans avoir ie

ni ouis ni appels, ce qui rendati nul de droit toni ce qui acuii ie


fait

leur prejudice.

Il

comprenait aussi que l'empereur Frdric


sur
le

Barberousse ne
tion
ot il
il

s'lail rserv

la ville

de Genve que Vobliga-

avait mis l'evque et


ville,

clerg de lui aller

au devant
pendani

quand
trois

passerait par celle

en chantant
il

les litanies

jours pour la prosperile de l'empire;

ne resterait
et

aux em~
ils

pereurs

aucune juridiclion dans

celle

ville,

quainsi
le

ne

pouvaient pas transmeltre au comte de Savoye


n'avaient plus depuis de deux sicles.

droit qu'ils
la

Et

c'est

apparemment de

Bulle de ce

mme empereur
veut parler
,

que Von appelle Bulle dore, que


il

Charles

IV

quand

dit qu'on lui fait voir d'une

made

nire trs claire (probalione clarissimii]

que la concession qu'il


droits de
l'eglise

avait faite

du vicariai

tait contraire

aux

Genve. Aussi pour rparer d'une manire authentique ce


avait l accord avec tant de lgcret
l'evque, de
et

qui

contre

les droits

acquis

temps itnmemorial, par


la possession

les

concessions impriales et
sicles,

assurs

par

non interrompue de plusieurs


celle bulle, de la

Charles
et la

IV s'exprime dans

manire

la

plus claire

plus forte. Il va au devant de toutes

les diffcults les

qu'onpour-

rait fair e pour invalidar dans la suite

droits de l'evque, et

previeni tous

les

cas qui pourraient survenir, qui auraient


la chicane et fournir de prtextc

pu

donner matire
souveranit.
le

inquiter

l'evque et l'eglise de

Genve dans la legitime possession de leur


questa sentenza guast tulle
le

difalli

industrie e

fatiche durate

da

Amedeo

e dagli antecessori per levarsi da

semplici
la

officiali del

vescovo a sovrani di Ginevra.

Ne soHanlo per
l'altra de'conli
di

parte del vescovo e del clero

ma

eziando per

di

Ginevra. Una giustizia alla d coraggio agli oppressi. A' 30

Aimone conte di Ginevra lsta e costituisce erede il fratello Amedeo, sostituendogli prima Giovanni, poi Pietro, poi altri fratelli, indi Aimone figlio d' Ugo suo cugino, finalmente il conte Amedeo di Savoia (1). Nel 13 di maggio successivo Ameagosto 1367

(1)

Arch.
,

di

Corte. Geneoo^-, Duche 22.

et

Province. Cilla

Provincie,

Mazzo VII

n.

86
dco conto
i-aslella

J)ICHIARAZIONE DI DOCUMENTI
di

Ginevra giura fedell a Savoia per alcune terre e


la

da lui tenute, e per


in

conica del Genevese a riserva di


al

quanto ha

feudo da altrui, (IcH'omapgio


(1).

vescovo, dei

diritti

dell' injperatore

Ma

questa sommissione era sleale; e moil

strava di cedere sol perch


delle istanze che
;>'

conte di Savoia non

s'

accorgesse

mandava all'imperatore. Di
1369
dichi;ir
;

fatto quel

sovrano

di febbraio

che
e

il

conte di Ginevra non deve


il

prestare omaggio a nessuno

che l'imperatore

solo a cui

il

debba, e perci proibisce a chiunque riceverne: dichiar pure il conte di Ginevra vassallo dell' impero (10 febbraio), e ritir ogni
vicariato che fosse stato

prima conceduto sopra


il

la

contea

gli

conferm (22 febbraio)


vecchie cagioni
di
i

battere moneta, legittimar bastardi,


;

far notai e conti palatini [2)

tagliando cos

d'

un colpo

tutte le
i

contesa

che erano o potevano essere tra

conti di Savoia e

conti del Genevese.

qui

il

signor Dalla

avr

modo
,

di

determinare come e quando Amedeo fosse vicario


e

imperiale

come
si

quando pi

tale

non

fosse (3).

Ma
pas
fait

il

conte

di

Savoia, dice ottimamente Gauthier, n'avait


lece de boucliers

une

grande

pour

se

rendre

si faci

lement. Erasi presa tutta T autorit sopra


bilito
lo

Ginevra, aveva

sta-

un castellano, crealo

ufficiali e fatto
(4)
il

esigere donativi. Per


,

che aggiunge Bonnivarl


visti

fut

excommuni
del

aggrav

et

reaggrav. Gauthier,

nell'archivio ginevrino

pale
diretti

del 3 settembre 1369 ed


al

un

altro
a

un breve pa12 gennaio 1370


la

Savoia che lo esorlavano


.

restituire al vescovo
p;ircre che

sua giurisdizione sopra Ginevra

fu di

non

si

an-

dasse all'estremo citato dal cronista, che dopo quegli

alti.

Ma

se nel 1371 era da ventisci anni T inlerdelto sopra Ginevra per

cagione di Savoia

o se

quando

fu tolto
i

l'

interdetto

il

conte

come

dice lo stesso Gauthier (adan.), e

suoi ufficiali furono


falso.
I

assoluti della

scomunica

il

Bonnivart non disse

due
;

brevi citati dal Gauthier furono veduti anche dal San

Tommaso
da!

ma

questi conobbe e fece

estrarrc due altri

alli

in cui pa-

rola dell'interdetto, la quale

monca
ri

nei

rammemorali
Ci(/rt e

Gau-

(1) Arct. di

Corle. Genevois. Ducile

Prnvhce.

Provincie

Mazzo Vili
(2) Ibid.

n. 23.
id.

n.'

3, 0, 7, 8,

9.

(3)
(4)

Lezioni di paleografia, pag. 174 e 173.


Chroniq. edit. Vol.I
,

par. 2

pag. 2S4.

DI STORIA
thier.
Il

PIEMONTESE
1369
(1)

87
nel

primo

del

18 gennaio
al

quale sia
in

la

seguente lettera di

Amedeo

Vescovo data da Aosta

dicemest

bre 1368. Reverende pater et amice carissime.


(<

Relalum

nobis

quod relaxatio

interdici!

exislentis in civilale

Geben-

nensi deb?t in proximo preterire. Vos igitur aliente rogamus quod dicium interdictum bine ad carnisprivium proximuui nostris precibus et amore. El interim de relaxare velitis
,

veslris gentibus ad nostra

mitlatis

quibus

laliter

rcsp"nde-

bimus el effeclualiter faciemus quod negotium ad Gnem debitum producelur. El poteritis dante Deo contemplari eie.
Tanziaco notaio imperiale; merc cui
di alcuni cardinali e
il

L'alio che contiene questa lettera rogato in Grenoble a Pietro de

vescovo di Gi-

nevra per consiglio


volere al conte di

per dar segno di buon


interdetto sino a

Savoia

sospende

l'

tutta

l'ottava di Pasqua sub spe el

Orma conGdentia

che

il

conle

manterr

la

parola

allrimenti a diclus episcopus suspensionem


licenlia veS

il

aliam facere

non inlcndil sine domini nostri Pape

mandalo

Ma

ne fece un'altra
rilevali

il

di

4 aprile 1370 (ed

secondo

degli atti

dal

San Tommaso]

e perci doveva

averne conceduta una seconda: diedene inslrumento similmente


in

Grenoble per mezzo del medesimo notaio ginevrino

(2)

e la

protrasse alla domenica quasimodo sub spe el

Arma conOdentia

quam

habet dominus episcopus quod iiluslris princeps ci dominus Amedeus comes Sabaudie omnia ablata el occupata de facto per vim el potentiam ipsius domini comitis et genlium suarum in civitatc Gebennensi el ipsam civiiatem cum perrestiluel

linentiis suis

piene
in

el

libere

episcopo et ecclesie


((

il

omnibus el per omnia dictum episcopum et ecclesiam Gebennensem. Quod nisi feceril diclus dominus comes, diclus dominus episcopus suspensionem aliam in perpetuum non faciet . Quindi il vescovo accorgendosi che Conle non veniva mai a flne di nulla ricorse al Papa, e queel reintcgrabil

memoralis

sti

dopo

varie

esortazioni

ordin che
al

il

conte

rinunciasse
le

le

usurpale cose e consegnasse


cessioni avute, e fosse
del

vescovo per sin

carte di con-

adempiuta per intero l'ordinanza imperiale


lo

30 dicembre 1367 minacciando

sdegno

di

Dio e degli apo

(1)
(2)

Arch.pabb.di Ginevra. Arch.pubb. (li Ginevra.

88
stoli
;

DIGHI AH AZIONE DI DOCUMENTI


dichiarando che riservava
il

al

Conte

suoi

diritti

sul ca-

stello dell'isola e

visdomato

di

Ginevra.

Il

Conte non potendo

altro, obbed

si

fece scrupolo di rendere ogni

minima cosa

ritir gli ufficiali e protest

che

si

sottometteva alla detta or-

dinanza papale j90Mr Vobeissance qu'il avait elportait au St. Sicge!

La quale rinunzia che


del

il

(laulhier allega del 21 giugno 1371

(1). Quanto poi fosse sincera non facile a dire: conciossiach non addormiti i preti, n cittadini mai, non fu luogo n tempo a mostrarsi V animo di Savoia.

25 successivo

Ma

da tornare ad

alti

pi proprii dei dominii del Conte.


in Grecia,
il

Intanto che

Amedeo
d'

battagliava

Piemonte era

lurbato da Filippo
tava
batt
il

Acaia che diseredato dal padre perseguiRitornalo


il

fratello erede.

Conte dalla spedizione comil

il

perturbatore. Colui ardito sfid

Conte a duello pel 15


per
parte.

d'agosto 1378 proponendo quaranta uomini


ci seppe Galeazzo Visconti
ritirare la sfida sotto

Come
di

comand
di

il

21 luglio a Filippo
;

pena

sua

inimicizia

maravigliando

ch'egli vassallo del Conte avesse avuto tanta audacia di sfidare


il

suo signore, e questi tanta bont


si

di
al

accettare la sfida. Tale

vomando
tieres

comunicava da Filippo
il

Conte

il

di

10 d'agosto

veduto che
,

il

Conte slesso aveva scelto Anselmo sire d'Au,

Giovanni de Grolea

Gaspardo

di

Monmaggiore

e Pietro

de Mori per trattare

co' deputali suoi

della forma, del

modo,
re-

delle condizioni e dell'ora della battaglia, e per gli

omaggi

ciproci e
a

giudici da eleggersi.

Il

Conte l'il successivo scrisse


,

Filippo che se persisteva nella sua sfida


il

penserebbe

egli a

far quieto

Visconte e

che ninno

s'

immischiasse in questo

affare, e della sua parola darebbe

ostaggi o quant' altre sicu-

rezze
tra

gli

piacessero.

Il

duello non ebbe luogo. Nel 21 agosto fu

loro due stabilito che Filippo giurerebbe di stare alla

sen-

tenza che due Consiglieri di dello Conte pronuncierebbero sulla


eredit di

Giacomo principe d'Acaia: che Filippo

infraltanlo

niente farebbe di pregiudiciale al Conte, n a'suoi proprii fratelli


;

che se Fossano e Vigone avuti per patto della matrigna


fossero spellati
,

non

gli

li

restituirebbe; che di quanto gli fosse


il

destinalo starebbe ligio a Savoia; e allora

Conle rimetterebbe

(1) Ardi, di Cor [a. Livr e conlenanl de. E lista d'atti deli'Arch. nevra mandala dal sig. Sordet al marchese di San Tommaso.

di

Gi-

DI

STORIA PIEMONTESE
la

89

ogni delitto che avesse potuto provocare


giono.
Il

caducit da ogni ra
di

consiglio di Savoia dichiar nel giorno 5

soltcmbrc
del terzo

che

il

Conte Amedeo

era tutore di

Amedeo

Ludovico
di
eletti a

letto di Savoia-Acaia a forma del testamento 16 maggio 1366: e poco dopo i due consiglieri

Giacomo

del

giudicare

sulle prelese di

Filippo

sentenziarono che
il

il
il

pupillo

Amedeo
a quel

fosse l'unico signore di tutto

retaggio, e

solo che porte


,

rebbe

il

titolo di

Principe; e che quanto Filippo teneva


(1).

pupillo dovesse essere reso

Dopo

il

che

il

Conte Amedeo

fece arrestare Filippo e carcerarlo per

sempre. Storia questa


(2).

che schiarisce e corregge l'esposto dal Cavaliere Gibrario

Ma
e sozio.

perch

il

ribelle

n solo; era da far


II

non aveva tutto operato sentire qualche pena anche


Savoia
si

di

suo capo,
istigatore
di soli

all'

Conte

di

volse a Saluzzo che

non

consigli aveva favorito Filippo,

ma

d'

armi. Cominci dal chie-

dergli

il

solilo

giore dispetto

si

omaggio. Colui superbamente neg: e per magfece vassallo al Visconte, e n' ebbe soccorsi. So
,

ne dolse Savoia col Visconte


tra

ma

invano
si

onde

nelle

contese

Monferrato e

Visconti

Amedeo

leg col primo, e a Papa


(3),

Gregorio XI, che


fortemente
le

lo pacific a

Monferrato

tempest cosi
con s e con
gli

orecchie che lo indusse


il

a far lega

Secondolto

istesso,

quale morto

il

marchese Giovanni
Il

era stato per testamento raccomandato in tutela.


quella lega
scritture.
Il

trattalo di

in

Guichenon
(

(4);

ma San Tommaso

vide

allrc
il

papa

che aveva desiderato nella lega anche


)
,

ve-

scovo
fiorini

di

Vercelli

(5)

doveva dar seicento


per

lancie e dicciniil.

d'oro ogni mese,

cinque
di

mesi,

a Savoia: Savoia
altrettante!

metterebbe del proprio cinquecento

quell'arme, e

ne manterrebbe per cinque mesi con quei


in persona capitano di quelle genti contro

fiorini, militerebbe
i

Visconti.
di

La

lega

era falla con onore dellTmperatore e della Regina

Napoli.
aiu-

Galeazzo era detto contro

omnem hominem mundi


Mazzo VII

ligatus

(1)

IS

Arch. 19 e 20.

di

Cor. Principi del Sangue.

u.'

15

if.

17

(2)

Economia

polil.del

(3) Arcti.di

Cor. Bolle e Brevi.


V. 1.
p.

Med.Evo, ediz.clel 1842, Vol.l, [).373. Mazzo VII, n. 1 di Greg. XI.


,

(4) Hisl. qf'nal.

521.

e Arch. di Cor. TralkUi diversi.

Mazzo
{li)

I.

Arch.

di

Cor. Bolle
Ir.

Brevi.

Mazzo VII

n.

di

Greg. XI.

Arch. SI.

Voi. XIII.

12

90

DICHIARAZIONE
opprimere

DI

DOCUMENIT
e prelati
:

latore di licrnab in

chiese
di

e iernab

occupatore e distruttore della Citt

Milano

e d'altre di

Lom-

bardia detestablisque tirannus ac romane aliarumque ecclesiarum

nec non monasteriorum aliorumque piorum locoriim persecutor,


hostis

pr viribusque comsumptor
che avevano
;

et

suppeditator atque oppres(

sor personarum ecclesiarum et ecclesiastice lihertatis


taglie ai preti,
li

metteva

la

massima parte
li

delle terre,

non

eccettuava dai tributi

e pi

gravava poich per l'addietro


;

avevano pagato meno del resto


tribunali;

de' cittadini
.
. . !

li

giudicava co'suoi

nominava
et

egli

ai

benefizi

nec non populorum

civitatum

distruclorum prefatorum ac viciniorum insidiator


,

insaciabilisque invasor

il

quale spesso mosse e

f'

guerra tiraneccle-

nice et injuste longis temporibus contra dictam

romanam

siam eiusque

dem

ecclesie.

civitates terras et suhditos et in ipsius terris eius-

settembre 1372, e
conti stringendo
altro
ie

La lega doveva durare un anno dal primo di le armi essere pronte nel mese; ma Visi

fu quel

medesimo
il

17

luglio

1372

scritto

trattato
e
il

(1),

col quale

papa

obbligavasi di presentare

armi

denaro pel dieci del mese, e Savoia tenere mille


cinquecento

lancie del proprio oltre le

che per

cinque mesi
guer-

doveva stipendiare pel papa. La lega prolungavasi a tre anni,


e

c(

il

Conte Amedeo prometteva


dictis

quod personaliter
Galeaz
et cuilibet

faciet

ram
sim

dominis Bernabovi

et

eorumdem
lon-

ac civitatibus terris et locis que


et

lenent conjunctim vel divi-

(f

quod per totum dictum mensem septembris ad

gius erit

cum huiusmodi

lanceis seu gentibus

in

territorio


((

medium oclobris quambonomodo poterit in coraitatu Mediolani inler fluvios Ticini et Adde cum dicto numero lanciarum duorum millia ad menses et faciet guerram similiter dicto territorio et alys lerritorys comitatuum et terrarum quos tenent fratres prealicuius fratrum de Mediolano et infra
citius
dicti

'(

inter fluvios supradictos .

se

passati

cinque mesi

d'

ogni anno non fosse

modo
l'

mantenere
per quattro

quegli armigieri e

tuttavia le terre d'


la

una

delle parti fossero molestate dai Visconti,


altra

parte libera aiuter

mesi

di

trecento

lancie a proprie spese, se la molestia fosse alle terre di

amenarmi,

due

le parti

ciascuna

insieme

terrebbe

pronte

le

(l)

Arch.

di

Cor. Trattali diversi.

Mazzo

I.

m
Era
(letto

STORIA PIEMOiNTESE
in lega
,

91
quanti

che da parte del papa potevano entrare


,

a lui fossero piaciuti


di Vercelli; ed
il

specialmente
di

il

Monferrato

il

vescovo
:

il

Comune
di

Genova, se possibile era


dello

che se

Conte

suoi

aderenti avessero

torre

conquistabili
,

presa alcuna che fosse

pertinenza

della

regina di Napoli

o di chiese, o monasteri, o prelati, o rettori, subito sarebbero


ai

loro padroni restituite

giudice

il

papa sopra

le

questioni che

per ci insorgessero. Le
tro
i

felicit di

Savoia nella

campagna conparti. Il

Viscooli furon narrate dagli storici delle

due

papa

a cui erano riferite laetans et exullans in

Domino augurava ansuo campione


(

che maggiori prosperit allo stalo

del

1372

28

sett. (1)

).

quegli intento di continuo a trar vantaggio da


,

ogni buona disposizione d' altrui


servare
gli

voleva pure acquistando con,

acquisti col

minore incomodo possibile


fatti
,

e in questa

faccenda non travagliarsi tanto pel papa che risicasse del proprio.

Onde

avute per que' primi

alcune terre del Vercel,

lese, del

Canavese, del Biellese


(2)
,

Mondov

Savigliano,

Pos-

sano e Busca
forse fare

de' quali la regina

Giovanna avrebbe potuto

domanda
di

(pei termini della suddetta lega) e

gi da essa ribellatosi nel

Cherasco 1366 per cagione della distrazione


ai

del

comune

Cervere e datosi

Visconti

(3)

e ai Visconti

confermato da Savoia insieme a Cuneo e Mondov per arbitra-

mento del 28 maggio


casa,
al

di

queir anno

(4)

temendo che

se uscisse

dalle sue terre e andasse troppo lontano gli nascessero tumulti in

come
li

gi gli era accaduto nel 67, propose diversi dubbi


,

Ponteflce

e richiese che graziosamente

li

risolvesse.

Chi

voglia conoscere insieme colle risposte legga questo

brano

di

bolla papale del 14 ottobre

1372

(5).

Prefatus comes
sibi in

novissime nobis humiliter suppplicavit ut


17
luglio

quedam dubia
occurentia

dicto contractu {del

1372)

declarare

dignaremur. In primis super primo dubio seu puncto videlicet in dicto

instrumento continealur quod nos tempus diete


prorogare

colligationis

possimus

petebat

idem

comes per
nostrum

unum mensem
(IJ

ante finem eiusdem

temporis

sibi

Arcli.di Cor.Bo/te e Brevi.

Mazzi VII

(2) hi. Hisl.

de la R. Maison de
,

Samye

di

n.5, di Greg.Xl. M.Louis de la Croix, ms.

(3)
(4) (3)

Damissano
Arch.
Arch.
di

Storia di Cherasco ras. nell'Archivio di Cherasco.

Cherasco. Autentica de Cavillis.

di Cor. Bolle e Brevi.

Mazzo VII

n.

di

Greg. XI.

92
u
lf

DICIIIAHAZIONE DI DOCUMENTI
super hoc bciieplactum rcservari. super

hoc nobis piacere


.urido vidclicet

et

id

nos cliam

servaluros.

quo respontlemus Super se-

cuju in dicto inslrumento etiam

contineatur

quod quidcm conies cum suo exercilu infra medium ac presenlcm mcnscm oclobris debeat Iransire tlumen Ticini et stare
super territorio scu
districtu civilatis

mediolanensis

petebat

idem Comes super hoc


liicienda
pret'alos,

stari deliberacioni consilii seu consi-

liariorum ordinalorum super huiusmodi guerra conlra hosles

respondemus quod venera bilem


nostra

etc.

Due

prelati e

un

legista)

pr consiliariis guerre astituros prefato

corniti in das,
(f

guerra pre/ata pr parte


ipse

duximus

eligen-

unde volumus quod lorum consiliariorum vel


ferre

comes de
partis

Consilio

prenominapossit diflertio

raajoris

ipsorum
Item

"
i(

transitum

fluminis

prelibati.

super

dubio videlicet super eo quod

idem comes
Ioanne

peliit declarart

y(

quod

virtute articuli

facientis

mentionem de restituendo caregine Sicilie lerras

rissime in Christo

flie

nostre

suas de Pedemonte, declaramus quod ipse comes vigore diete


coliigationis

(juas ipse
"

non teneatur restituere eidem regine terras si ad presens possidcal [notate 7 prese ns del \k olt.)

que fuerinl
eorundem.


'<

quo petit idem comes per nos declarari seu potius concedi quod si ipse comes per nos vel per genles nostras fuerit requisitus equiItera

diete regine seu possesso

per

cos
in

aut

alterum

super quarto

puncto

lare ad aliquas terras vel loca

inimicorum ad hoc non leneaconsiliariopartis ipsorum.


id


<(

tur expresse sed stelur deliberationi consilii seu

rum

diete guerre

seu
si

maioris

declaramus

nobis piacere quod

gentes nostre

duxerint requirendum

super hocstetur deliberacioni comitis etconsiliarorum nostro-

rum
mus

superius nominatorum vel maioris partis ipsorum.

Si

vero nos
u

hoc duxerimus requirendum

volumus
sicut
in

et declarainstrit-

nobis super hoc obediri debere

dicto

ff

'<

mento dinoscitur contineri. Itera super quinto puncto in quo memoralus comes petit quod nos soli possimus dubia declarari si qua super contenlis in prefato instrumenlo forsitan orirentur et quod super hoc nuUum comraissarium deputemus. id graciose concedimus per presentes. Item super scxto et ultimo in quo comes petiebat mirate coraggio di chiedere ! quod si ipse non servarci omnia et sngula

DI

(f

STORIA PIEMONTESE
posset
fractor
fidei

93
rcpulari

in diclo

instrumento contenta

pena huiusmodi lolleretur. respondemus


licet

et declaranius <iuod

nos inlelligaraus

penam ipsam

referri

ad
et

principalia

capitala diete iige

dumtaxat lamen declaramus

concedimus

ipse comes non possit nec debeat fractor fidei ab aliquo vocari propter non observantiam conlentoruni in dieta liga nisi nos primo declararemus eundem comitem penam

quod

huiusmodi incurrisse
del

Cos liberatosi

dalla

soggezione di
lon-

giudici presenti sapeva benissimo del


tani

modo d'informarci
utilit

temporeggiare per volgere ad


perocch

propria quel

che operava. Ito per altro a buona guerra giunse insino a Bologna
;

ma
si

il

papa non mandava denaro

e le genti

spogliate

sollevavano coraggiosamente, deliber di ritornarII

sene a casa.

papa che voleva pure oppressi Bernab e Gail

leazzo Visconti carezzava

Savoia

e intromettendosi
,

come

paciere nelle sue

liti

con

Saluzzo

avviso se dovevansi ammettere tra

domandandogli suo (1) le genti loro Luchino ed Ane

tonio Visconti nemici ai loro nomici tanto pi che ipse Liichi-

nus multos amicos habere

dicitur

(cos

il

papa ad Amedeo),

nobis et tibi ac nostris colligatis middpliciter utilis esse possit (2); e poi pregandolo di ricevere quei due spiantati con cinquanta
lancie (3); e poco dopo,
iro de' Milanesi (4).
i

Torriani che aiutar lo potranno eonera


pii

Ma Amedeo non
ogni
I

caldo

in

quella

impresa,

la

quale non avendo altro scopo


gente,
e

che
gli

una

vendetta

privata era odiata da


utile

non

prometteva

grande n gloria.

Visconti

conoscendo che alcuno era


di

che in quel torbido avrebbe pescato risolvettero


col pontefice.

pacificarsi
facile;
il

Amedeo
ad
,

avvisato

dal Papa fu a loro

tanto, che terminate quelle contese


scritto avesse

(non ostante che


due
al

papa
tri-

Amedeo

di

volere bens quei


fatto

suo

bunale

di

Roma
Ma

ma

che non avrebbe


il

con loro pace n


iar lega

tregua [6)), ed avuto

suo benservito

(6), si volse a

con

essi.

innanzi di sciogliersi dal papa pensando che qnal-

(1)
(2)
(3)
(i)

Arch,

di Cor. Bolle e Brevi.

Mazzo VII, n.'7 e 12,

Greg. XI.

Ibid.id.n. 8.

Ibid.id.n. 10.
Ibid. id.n.1^.

(5) (6)

Ibid.id.n.

1:5.

Ibid.id.n. IS.

9'i

DICHIARAZIONE
impodimenlo
(1)

DI

DOCUMENTI
di

clic

fosso stato nel

matrimonio suo con Bona


:

Borbone
gorio
a'

chiese che per autorit sua fosse dissipato


d' aprile

e Gre-

16

1373 approv

il

matrimonio
(2).

del

conto e
delicato

quiet la coscienza sua e della consorte


in quelle

Tanto era
si

convenienze spirituali quando non

faceva
di

scrupolo

di ritenere

Chivasso ed altre terre del pupillo


ritolto al

Monferrato
(3);

che prima aveva ceduto e poi


e se
si

marchese Giovanni
concedeva
eragli
tale

riduceva ad un compenso non ne


l'

che

colui ne sentisse

effetto

meno ancora
aveva

peso

di coi

scienza

il

non

restituire a

Giovanni Paleologo
gli

imperatore

ventimila fiorini d'oro che

prestato

sin

dal 13G7 e

per cui Urbano


alle

V
di

aveva
quel

dovuto pregare che avesse


principe
in

riguardo
(4.).

circostanze

guerra

co'
,

Turchi

Molti cantarono la generosit di

Amedeo VI

ma
lodi.
,

gli

ar-

chivi della reggia smentiscono di continuo quelle

Che
o che

se

alcuna volta dava o era per

maggiormente

ricevere
stare

per
ri-

rendere quello che non poteva tenere.


bellati
i

lascio

Vercellesi ai Visconti e datisi al vescovo Giovanni del

Fesco

affamali dal

nemico

sperarono

invano e lungamente
in quattro-

frumento promesso dal conte, e ripregato dal papa,


mila somate
di s
i

(5)

e che

il

conte stesso eccitasse a venire sotto

Biellesi staccatisi dal vescovo di Vercelli


(6)
;

non ostante

le

ammonizioni del papa amico


condo
bene
la
tutti

ma

noto
,

la

ostinazione del

ritenere parecchie castella dei Visconti

non ostante

che se,

pace avesse promesso


gli

di restituirle.

Della quale

seb,

storici

parlino pi o

meno abbondantemente
di

parve disegno del San

Tommaso
la

recare quelle parli

documenti
conven-

che meglio lumeggiassero


nero
d

natura del suo eroe.

In Bologna, nella casa del cardinale


il
4.

Sant'Angelo

di

giugno 1375
,

quel cardinale commissario dele,

gato del Pontefice

Vicario e procuratore degli Estensi


Cropclli Vicario,

Antonio

Morone modanese; Tommaso

Odoardn de Cu-

(1)

Vedi
Arch.

;i

pag. 53 di questo Volume.


di

(2)

Cor. Bolle e Brevi.

Mazzo VII

n. 13.

(3)

Arch.
Ibid

di
,

Cor. Citt
n. 1.

Provincie.

!\Io)i ferra lo.

Mazzo

IV, n.' lU o

24

e
(i)

Mazzo V

Bolle e Brevi.

Mazzo VI,
,

n.

17

di

Urbano V.

(3) Ibid. id.


(0) Ibid
id.

Mazzo VI
n.

n.

19,

di

Greg. XI

23 e 2^.

DI
ralis

STORIA PIEMONTESE
BombeUs valenziano vicario
Galeazzo e
figliuoli.
Ivi

95

e Vassalino Bossi procuratori di e Ludovico de


di

Bernab Visconli e dcTie

i,'liuoli;

Antonio de

Lucino procuratori
italiane

dopo un patetico
delle terre
slati

esordio del cardinale


,

commiseratore delle disgrazie

per desiderio della quiete e tranquillit degli


,

di

que' principi pei quali stavano congregati


voia
,

e del Conte

di

Sa-

e del Marchese di Monferrato Una tregua durevole un anno dal di dell' islrumento prolungabile a piacere d' una sola delle parli Potere loro collegali, le due parti contraenti Visconti e Papa) e
della Regina di Sicilia
,

deliberarono:
,

aderenti

e fautori, raccomandati

e seguaci,

tregua

durante,
co'Ioro

ritenere le fortezze, citt,


distretti e territorii
,

campi militari, luoghi e


,

ville

e fornirle di viveri

di genti

e di

qualun
parte
,

que cosa

passando per ci anche sul territorio


i

dell' altra

purch paghi

dazi ed

pedaggi

Dovere

se le genti
,

d'arme,
dei

che avessero a passare fossero pi che venti


luoghi della partenza notificarlo
cui andassero. Al che
i i

gli

ufficiali

un giorno prima
e

alla parte a

procuratori de' Visconti promisero che

loro padroni e

non
i

molesterebbero
loro officiali

non inquieterebbero
molestas
la

ne lascerebbero che
sero
i

inquietassero ne

preti e

prelati de'Ioro stati.

Assicurarono
per

tregua

con diverse provvidenze: che infrazione


s'intendesse
l'osse

danno dato non


corretto;
,

quando
se

fra
il

due mesi

il

danno

fosse

infrazione,

danno provenisse dai


di

collegati

non

dalle parti; l'infrazione vera, se data dai

Visconli,

cagione-

rebbe loro un'


Giudici:
zioni
,

ammenda
il

cento mila
di

fiorini
s

d'oro

camera.

Cardinali e

Conte

Savoia

per quelle infra-

si

pei dubbi che potessero insorgere

dopo

l'atto di tre-

gua
che

che se andar non potesse

coi Cardinali in

persona fu fatto
;

abile a
il

nominare un suo milite con pieno potere


Conte non volesse assolutamente assumere
deliberarono, bastasse
il

nel caso

1'

ufficio,

quei
(1).

congregati

Consiglio de' cardinali

Questo
Savoia.

fu
Il

un aprire
Conte
di

via

facile alla
il

pace

e fu procurato

da

Virt avuti

9 marzo pieni poteri dal papatto


vi
si

dre strinse poco


vesse
il

poi alleanza con Savoia con


tosto

rice-

Monferrato

che

Ottone

di

Brunswicli

contutore

(1) Arcli.

fii

Cor.

Trntlnti diversi.

Mazzo

n,

32.

96
di

DICHIARAZIONE
Sccondollo e suoi
I

DI

DOCUMENTI
Savoia e coi
(1):
et

fralclli

fossero in pace con

Visconti.
cr

palli dell'alleanza questi

Nos supradicli comilcs Sabaudie


alter

Virtulum teneamur
et

ci

debeamus
videlicet,

alterum ad inviccm deffcndere

juvare contra

quamcumque personam

de mondo per raodum infrascriplum - Nos comes Sabaudie prcdiclus de ducentis lanceis

conlra

quamcumque personam

nobis vcl alteri nostrum

de mondo guerram facientem comitum predictorum tam in deffen-

((

dendo

quam

in

offendendo per qualuor raenses in anno. Et

comes Virtulum prediclus de qualuor centum lanceis per qualuor raenses in anno modo quo sopra. Aclo quod si in territorio allerius nostrum comitum predictorum
e conlra nos

essel aliqua terra obsessa seu

(<

castrum

ille

nostrum diclorum
castrum.

comitum
et

in cuius territorio esset terra obsessa seu


in

eciam

casu

belli ordinati

per nos vel alterum nostrum


ei

.alter

alterum

dictis

casibus et ulroque ipsorum juvare et

subvenire teneatur de loto suo posse excoptis dominis Romarege Fraucorum quos nos ambo pari exceplamus ac eciam domino nostro consensu comuniter papa quem nos prefatus comes Sabaudie similiter exceplamus. Hac condicione adjecta quod treugam (2) que tractatur per

norum imperatore

et

or

nos dictum comitem Sabaudie inter prefatum dominum nostrum papam, nos dictum comitem Sabaudie, marchonem Monlisferrati et

marchionem Estensem

nec non adherenles colligatos


cuiuslibel

valilores

subditos et sequaces

nostrum

in

dieta

treuga

nominandos ex una parte

et dictus

dominus nos ter

papa

[sic] finita liga

quam
;

nos prefatus comes Sabaudie habeet

prefatum dominum Galeaz et nos dictum comitem Virtutum, adherenles, colligalos, valilores,
dicto

mus cum

domino

subditos et
cr

sequaces nominandos eciam ubi supra ex altera


treuge
capilula et aliquis de superius

vel

ipsius

nominatis
nos

contrafaciet

aut

eliam

aclenlaret
et

ex lune

et

eo casu
et

dicti
r

comiles Sabaudie

Virtutum teneamur
in capilulis

debeamus
dominus

facere et observare
diete.

Et

si

treuga non

omnia contenta fieret, quod

treuge prc-

absit, et dictus

(1) f2)

Arch. di Cor. Trallali diversi. Mazzo I Treuga anche dicono oggi Piacentini
i

n. 30.

in

vece

di tregua.

DI STORIA

PIEMONTESE

97

noster papa, finita liga,

quam
,

nos prefatus comes Sabaudio

habemus cum

ipso, vellet aliquos genlcs transmiltere centra

(lictum et
ce

dominum Galeaz

seu nos coraitem Virtutum

lune

eo casu nos prefatus comes Sabaudie non debeamus diclis

genlibus transitum dare, ncque alia victualia, sed ipsos passus deffendere nostro posse, yuio eciam
si

gentes nostri

dicli

comitis

Sabaudie venire vellent ad servicium prodicti domini


et nostri comitis

Galeaz

Virtutum contra gentes

prefati do-

mini nostri pape, quod venire possint. Nec nos prefatus co-

mes Sabaudie
tes

eis

prohibere debeamus, et e converso

si

gen-

nostri dicti comitis

Sabaudie venire vellent ad servicium


eis

dicti

domini pape quod

prohibere

non debeamus. Hoc


si

eciam acto inter nos dictos comites quod


vicecomes Mediolani
sores ipsius vellet
etc.

dominus Bernabos

per se, vcl per alium vel succesfacere seu offendere vel offendi

guerram

facere nobis prefato comiti Sabaudie vel heredibus nostris seu


lerris nostris et

subditorum nostrorum

finita liga

quam

habc-

mus cum

diclo

domino papa, quod tunc


et

et

eo casu prefatus

dominus Galeaz,

nos comes Virtutum et successor nostri

dare non debeamus adhilus nec passus prefato domino Bernaboni nec gentibus suis vel


ce

heredum

eius per aliquem passum,


eis pre-

seu pontes vel terras fortes nec eciam aliquas naves


stare vel prestari facere per transitum

eorumdem
et

sed nostro

posse prohibere

ymo

eciam teneamur

et

debeamus diclura dosuccessores suos nec

minum comitem
non
terras et
posse.

Sabaudie heredesque

((

territoria subditorum deffendere toto nostro Et eciam offendentes et offendere volentes eosdcm ac
et

eciam juvare volenles Fredericum MarchionemSaluciarum


eius territoria, et e converso
si

nos dictus comes Sabaudie suc-

cessoresque nostri ac gentes et subditi nostri nomine nostro

offendere
c<

vellemus prefatum

dominum Bernabonem

successo-

res eius, ac
tistini
(il

eorum

terras et territoria existencia ultra flumcn

c(

Ticino) et a Placentia et Papia ultra tunc et in eo


<

casu possimus et valeamus nos Galeaz et comes Virtutum dcffendere et adjuvare dictum

dominum Bernabonem
gentibus nostris

ac ecium

passus

prohibere nobis prefalo comiti Sabaudie nostrisquc


,

successoribus

subditis

et

prout

et

sicut

dictum

est

de dicto domino Bernabone offendere volente nos


et

dictum

comitem Sabaudie

subditos nostros que


13

quidcm

AUCH.Sl. iT.Vol.XIlI.

98

DICHIARAZIONE
liga
,

DI

DOCUMENTI

unio, confedcraciones et pacla io

et

concernere possint dictum


et

quantum concerDunt domnum nostrum papam vigoet incipiant

rem
ante

effectum

habere debcant

festo

beati

Michaelis Archangeli
.

anni correntis

1375

in

anlea et non

La pace venne

poi

accordala

in

territorio Oliveli
in

Vallis
in

Salmozie [la Samoggia) diocesis Bononiensis

campo

quo

dominus cardinalis castramentatus


Italie legatus

est

anno 1376, 19
o

Julii, o

Ira quel

(t

cardinale Roberto di Ginevra

in nonnullis partibus

ac vicarius generalis pr sancta romana ecclesia


ff

nomine Pape et nomine et vice regine Joanne Hierusalem et Sicilie, Amedei comitis Sabaudie, Secondoti raarchionis Monlisferrati, Nicolay et Alberti marcbionum Estensium ac colligatorum sequacium ex una parte e Pinoto de Pinoti legista
,

da Reggio procuratore

di

Galeazzo Visconti e

di

Giangaleazzo, e

Filippo Cassoli e Pasquino Coppelli ambasciatori di que' Visconti


e di

Azone

figlio del

conte di Virt, per l'altra

presente Gio-

vanni di Ponte ambasciatore del vescovo di Vercelli.


rata perpetua
;

Fu

dichiala

e perci le ingiurie, le offese,

danni durante

guerra,

perdonati.

Quindi
,

il

cardinal legato

per aderire alle

istanze del re di Francia


tra

fu contento e promise di
della

consegnare

due mesi dalla pubblicazione

pace ad Azone figliuolo

del conte di Virt

omnes illas et singulas terras occupatas in domino Galeaz et domino corniti Virtutum seu adherentibus etc. eorumdem, et que tempore inpresenti guerra eisdem

choate presenlis guerre per ipsum dominum Galeaz vel ipsum dominum comitem Virtutum seu per alium eorum nomine, sive adherentes etc. eorum tenebantur regebantur et guberna-

ff

bantur

in diocesi

Piacentina, Papiensi, Terdonensi, Alexanvel in diocesi

Vercellarum et alibi ubicumdominus noster Papa tenel seu que eius que quas prefatus tantummodo ecclesie lenentur et sancte romane nomine et gubernantur ut prefertur. Exceptis tamen lerris cum earum
drina, Novarensi
exitibus, districtibus et territoriis Bugelle et Sancte Agate

cum
a

suis pertinentiis

que reperirentur per ipsum dominum

cardinalem legatum vicarium esse ecclesie et domini episcopi


Vercellensis seu alterius ecclesie et ad ipsas spectare et exceptis
si

aliis terris,

que

essent,

que spectarent ad aliquas ecclesias,


dictus

de quibus cognoscere

habeat

dominus cardinalis

et

DI
a

STORIA PIEMONTESE

99

disponete prout
lite

sibi

videbitur sumraarie et de plano iH sine

remotis exceplionibus quibuscumque salvo et hoc specaaclo

liter

quod

ipse dooainus cardinalis debeat et teneatur,

a publicata pace infra tres

menses coraputandos

a die procla-

a mationis accipere in se libere et expedite

civitatem Vercelaliis terris dio-

larum cum

cittadella et castro et

cum omnibus
vel et

cesis Vercellaruni a

occupatis in presenti guerra ....

domino
etc.

Galeaz seu dicto corniti Virtutum

eoruoi adhercntibas

quas quidem civitatem cittadellam

castrum

et alias terras

predictas non spectantes ad aliquas ecclesias de quibns ipsp

dominus Cardinalis cognoscat, ut supra, teneatur et debeat prefalus dominus cardinalis cum per se ipsum occupatum ad malora, easdem regere non posset infra alios duos menses immediate et proxime secuturos ponere in manibus alicuius
,

probi et valenlis viri

non suspecti partibus infrascriptis, qui

dictas civitatem cittadellam et

genter

custodire debeat

castrum et terras bene et dilinomine et vice sanctissmi domini


usque ad annum

a nostri et sancte

romane

ecclesie

unum

in-

la

cepturum
inchoandos
citt, la
il

post tres
. Il

menses a die publicationis presentis pacis


castello
di

depositario cederebbe poi al predetto Azone


il

cittadella e

Vercelli

e se

il

Vescovo

od

capitolo di quella citt dicessero che ogni cosa spetta alla


,

loro chiesa

se ne esaminasse

il

vero

e se vero fosse
di

1'

asserito,

quel depositario ottenesse dal papa che Azone fosse


investito, per ci

ogni cosa

che del temporale, qual feudo da essa chiesa


il

dipendente sotto quell'annuo censo che

cardinal di Ginevra

determinasse; ita tamen quod dictus cardinalis

<r

teneatur

et

dominus Papa dignetur procurare quod predicta infeudatio


census solutio
fieri

et

et recipi
.

possit

de consensu
si

et licentia

domini imperatoris
il

se fra

un anno non

fosse provato
;

e riconosciuto
questi
tore

dominio temporale del vescovo e capitolo


;

non investivano del feudo Azone Visconti o l' imperanon dava licenza che s' investisse il governatore o depo;

sitario restituirebbe al conte di


il

Virt
si

la

citt, la cittadella
dall'

ed

castello islessi.

processi

fatti

dal
,

papa che

impera-

tore contra

i Visconti fossero distrutti e le scomuniche tolte. Le famiglie Avogadro e Tizzoni fossero pacificate dal legato e

dal conte di Virt, ed avessero in Vercelli gli onori

comuni
le

il

conte di Virt e

'I

marchese

di

Monferrato stessero per

discordie

100

DICHIARAZIONE
iacolt di decidere ogni

DI

DOCUMENTI
aveva eziando
ai capitoli della

loro all'arbitrio del Cardinale

medesimo, che
dubbio intorno

prima
pace

(1).

II

marchese <larrone non


sta

lasci copia de'giudizj del

(]ardinale;

ma

a dire che in qualche parte non abbia avuto

riguardo a parentela, perocch

un Breve
il

di

Gregorio del
di

29 novembre 1377

nel quale

si

esorta
i

conte

Amedeo

Sa-

voia a restituire a Galeazzo Visconti

luoghi di

5anim, Borgo
Buronzo, Bai,

d'Alice, Tronzano, Carisio, Verone, Candello,

loco, Gaslellengo, Monformoso, Cassine di Rovasenda


boit,

Villar-

Gregio

Piverone

Palazzo e

Magnano, che
quel luogo
di
,

gli
la

ebbe ocpace
(2)
:

cupati durante la guerra, e lo invita a ratificare

segno evidente

in
il

ispezialit per

Sant'Agata e
si

attinenze), che

Cardinale non

le

riconobbe

come

preten-

deva, dovute alla chiesa vercellese, n a chiesa alcuna. Al che,

secondo

il

suo

solito,

Amedeo

era sordo; avendogli

dovuto lo

stesso pontefice rescrivere l'il gennaio del

78, perch volesse


pace
,

osservare e far osservare quel

trattato

di

restituir
(3).

le

terre al Visconte, e ridurre le cose in prislinum

Galeazzo Visconti camminava pi coperto.

Il

di

marzo 1378

prometteva, per tutto agosto, e per pi innanzi sino a nuovo


atto, di
il

non offendere, n lasciare


di
,

n far offendere dal figliuolo


tutore
del

conte

Savoia

Brunswich
gli

marchese
:

di

Monferrato

purch eglino

rendano simile giustizia

non
lo

far nessuna novit nelle terre della chiesa di Vercelli, n

occuper o invader

anzi giurava
,

quoscumque

ipsius

domini

episcopi subditos benigne tractare

e da' suoi sudditi far rispetipsis aliqualiter inferendis


:

tare

omni molestia seu impedimento


;

penitus postergatis
ratifica quella

protestando infine

che se Monferrato non


bi,

convenzione e quelle promesse, egli ad un


(4).
si

sogno non r aiuter


che
per
a'

diverso operava

il

conte di Virt

22

di

settembre

sottomise all'arbitramenlo di

Savoia

le differenze state tra il padre Galeazzo e Monferrato purch questi stesse fermo alla pace fatta dal padre onde fu che Secondotto per fede nell'onor suo il 19 d'ottobre succes;

(1) Arcli. di
(2) (3J

Corte. Trallali diversi.

Mazzo

I.

Id. Bolle e Brevi.


Id.

Gregorio XI. Mazzo VII, n. 25.


questo breve Galeazzo detto mites mecon Bernab pro-miles mediolanensis.
e

Ib.

Vn,
di

n. 22. In

(iolanensis, e negli altri


[i)

Ardi,

Cufte. CUt

Provincie. Monferrato.

Mazzo V,

n. 2.

DI
sivo fece

STORIA PIEMONTESE
Visconti
,

lOt
le

arbitro

il

amicum partium per


terre che gi
;

diffe-

renze tra s e Savoia

per

le

dissi
il

occupate e

non volute
si

al pupillo restituire

perciocch
ingente

conte
il

Amedeo

dichiarava creditore di
(1).

somma

Tiiovanni

l'

atto istesso dell'

marchese arbitrio che qui devo riferire

verso

mostra con quanto diverso animo stava col suo avversario. Nos Galeaz Vicecomes etc. ad testimonium vcrilalis et justicio

notum facimus
tori et

universis serenissimo

domino nostro impcra,

regibus, ducibus, marchionibus

comitibus, baronibus
aliis

et ceteris universi orbis principibus et

quibuscumquc

advertenciam

veritatis et justicie

habentibus: quod nos zelo


aslringimur ex

affectionis

ac dislincte parentelle cognationis et affinitalis quo


et

ce

ex vinculo naturali afficimur


gente discordia et dissensione
guit inter illuslrem

iurato

vi-

quam maxima que dudum viprincipem et dominum Amedeum Comiet illustrem

tf

tem Sabaudie avunculum nostrum ex una parte


principem
tisferrati

dominum Secundum Ottonem Marchionem Monet

cugnatum

sororium nostrum ex altera ipsam et


fine.
. . .

ipsas controversias et
'(

discordiam sedare ex

debito.

truncari cupientes ut tenemur etc.


ipsis

Quod compromissum ab
in

ambobus
,

et a quolibet

predictorum
et debatis

nobis

factum
arbi-

f(

extitit in

ce

gent

omnibus discordiis haberemus potestatem

vigenlibus et que viet

et

bayliam arbitrandi
et

'

tramentandi de jure et de facto

de

omnimodo

equitate.

Quod compromissum occasionibus

antedictis sponte

duximus

acceptandum amonentes partes prediclas ut deberent super


gantias tam iuris

discordiis et debatis quibuslibet

quam

facti

c(

duxisse

et

ob hoc dictus

jura monumenta et allecoram nobis legiptime proillustris Princeps dominus comcs


,

Sabaudie volens prosequi de jure suo


illustrem principem

dum

sensisset

dictum

ce

dominum marchionem
et adesse

Montisferrali
sui

huc
,

Papiam Papiam

accessisse

causa

iuris

prosequendi

accessit prosecuturus et docturus de iure suo contra

dictum dominum marchionem quod presenliens dictus marchio Montisferrali, quod ipso dominus comes

Sabaudie

Pa-

ce

piam accedebat non expectata adversarii sui presencia rocessil ab hinr et se transtulit Mediolanum unde dictus dominus
Arch.
Corte. Cill

(1)

iJi

Provincie. Monferrato.

Mazzo V,

n,

i.

102

DICHIARAZIONE
nobis

DI

DOCUMENTI
arbitro et arbtratorc

Comes Sabaudie coram


in

tamquam

ce

ipsum marchionem sepe et sepias amoncri faotum fccimus ut coram nobis deberet per se vel alium Icgiplimc comparere et de jure suo docere, et petito per dictum dominum comitem Sabaudie juridice
prcdictis proscquerelur jura sua

rcspondere

sibi

ad hoc et

utrique

parti

ad

docendum de

jure suo prefigentes


dictus

dudum ellapsum

intra

quem tcrminum
,

tiones et pacta, transacliones et instruracnla


tendit

dominus Comes Sabaudie produxit jura sua convenex quibus premulta sibi dedita et promissa et utiliter impensa pr
domini marchionis Montisferrati
et
;

a parte dicti

ce

dictus vero do-

minus marchio Montisferrati sepe

sepius per nos et no-

stros nuncios in civitate nostra Mediolani personaliter

admo-

nitus venire penilus recusavit allegans quod venire non audet

ex eo quia suggestum asseruit


capi faceremus quod licei
et

sibi

quod ipsum personaliter


careai ventate, et falso

c(

omnimodo

mendaciter

c(

ne

unquam

livolentia

fuit tamen quod ex aliqua indignatione vel maad arbitrandum moveremur nunc bora statuta et
sibi forte

per nonnullos assertum

dici possit

c(

ordinata ad arbitrandum partibus antedictis personaliter per

ce

nos scu nostros nuncios monitis et

cilatis

ad audiendum senet

a
ce

tenciam seu laudum

in

predictis,

sentenciam
ut

arbitra-

mentum
petuo fidem
(

in predictis proferre

omittimus. Sed

ellucescal

verytas, et justicia et equitas


sit

omnibus pateant
dominis

et

quod perregibus

(e

in evidenti et

aperto

testimonum
imperatori

et

certitudinem
,

facimus

ce

ce

come nel principio ) quod dictus illustris Princeps dominus Marchio vere et juste tenetur illustri prncipi domino cornili Sabaudie adsolvendum, tradendum consignandum et libere
,

c(

ce

di,

ce

ce

(c

domino comiti Sabaudie omnia et singula e cio Chivasso , Canavese di qua dal Po infrascripta perci Riva, Poirino fedelt di San Giorgio, Mazze MonOiro Rivaria Casti<jlione di Candia cuar Marcenasco Rcca e Favria que apparent per publica inslrumenta et alia documenta ipsi domino comiti Sabaudie fuisse pr ipso domino marchione promissa, dicentes, attestanles et in certam manifestam et perpetuam noticiam deducentes quod per ea que vidimus dudum sensimus et que coram nobis probata et ostensa sunt dictus dominus marchio obsequiis et serviciis
rellaxandum
ipsi
(
,

DI
(T

STORIA PIEMONTESE
in et

103 Sabaudie
inspectis

ipsi et statui

suo per diclum dominum cotnitem


deffensa
status
sui
et

impensis

potssimum
et expensis

a a

dampnis

dominus Comes Sabaudie fecit et juravit propler servicia et obsequia predicta quod ipse dominus marchio ad multum maiora et
ampliora teneretur
vinculo
et aslrictus esset de jure et equitate

gravaminibus que dictus

quam

predicta promissa et eciam ex remuneracionis et relribucionls


ipsi

domino

corniti

Sabaudie

et

que quidem omnia


arbitramentaremur

et singula

arbitraremur,

et

casu quo arbilramenta facere vellemus inter eos que quidem


arbitramenta facere recussavimus
dieta etc.
et

a
<t

recussamus causa pre1378


(t)

Actum Papi

die 1. mensis decembris

Con quest'alto il marchese Garrone correggeva la Cronaca di Benvenuto di Sangiorgio il quale (seguilo dal Muratori),
,

narr che Secondolto infastidito del rimanersi a Pavia presso


cognato
,

il

per non toccare


di

gli stali di lui se


il

ne and a Cremona
parli
ito
,

con intenzione
tino

passare

Po da quelle

e pel piacen-

ritornare a casa. Secondolto invece era


fastidio
di slare

a Milano, e

non

per

con
)
,

Giangaleazzo

di cui

aveva

l'

anno

innanzi sposata la sorella

ma

per paura.

galeazzo protesti

di

non avere
si

E quantunque Gianmal animo contro di lui, la


una
chiarisce

dichiarazione emessa con

patente avversione, ascoltala

parte sola, e non quella che lo aveva reso arbitro,

che Secondolto non aveva torlo se temeva del Visconte. Ed era


scusabile se cercava d'impedire un giudizio che
si

poteva pre-

sumere contrario; poich perduto Asti,


conte per racquistarlo, colui
il

e chiesto aiulo al Vis-

riprese,

ma

per s: e poich
di

Secondolto della mala fede e del

tradimento
di

Giangaleazzo

aperlamenle
di esser

si
;

doleva

non era fuor

proposito quella paura


falsa la voce di
io

preso
di

n forse sar stata del tutto

una
la

minaccia
stessa

Giangaleazzo.
di

per quello che

ne dubito,

morte

Secondolto in Langhirano avr avuto


,

cagione

da quelle con lese

e dallo sdegno di Giangaleazzo;


siasi
Il

quantunque
che

per coprire l'autore vero dell'assassinio


il

scritto quello

Muratori disse Gdato nel suo storico.

quale fu solo a dire


lui soffocava

che ucciso fosse da un suo soldato, perch'egli a

un

figliuolo, cagione per avventura

creduta, per l'animo

be-

(1)

Arch.

di

Corte. Citt e Provincie.

Monferrato. Mazzo V,

n,

S,

104

DICHIARAZIONE

DI

DOCUMENTI

stialc che SecondoUo aveva. Ma le pretese di Savoia tanto altamente proclamale giuste da Giangaleazzo tra quegli sdegni furono poco appresso da Ludovico di Borbone e Bona di Savoia

d'assai abbassate.

Conciossiach

cento

sessanlamila
il

Oorini

d'oro

(1),

che

il

Conte pretendeva oltre

terre, furono ridotti a diecimila


fosse reo
(
,

Che poi il Visconte (2). mi cresce sospetto vedere come Savoia subitamente
) ,

possesso di quelle

22 gennaio 1379
(

conchiudesse tregua coi


di
) ,

fratelli

di

Secon(3);

dolto

morto da quaranta
,

e con Ottone di

Brunswich

e nello stesso giorno


tesse risarcire

a conseguente di quella tregua

promet,

per loro

di

qualunque danno lor facesse il Visconte e che buono animo combatterebbe (4). Per che il Visconte
Asti a s
si
,

fu sollecito fare che

come
le

a signore

giurasse

fe-

delt; e per ci
tentato.

Amedeo
,

pose in guardia da qualunque atdiverse cure di

posto che non poteva per


a tutto

regno

guardare
zo 1379
in

die al proprio flgliuolo


in

Amedeo
di

27

mar-

(5)

da tenersi
le

propriet per s e successori suoi


Vercelli e

perpetuo

terre e le castella della diocesi


e

d'Ivrea, possedute gi dal Visconte,


trattato del

cedute

Savoia

per

29 agosto 1378.

Punito Filippo d'Acaia,


aderenti
li
:

Amedeo

tenne dietro a Saluzzo e suoi


di

e preso ad usare le forze

Piemonte
le

aspramente
soggette
al

batt.

Per ci gravi incomodi patirono


,

citt

pupillo d'Acaia

governate da quel guerriero. Nel 1368 sedicial

mila Aerini furono imposti

Piemonte

di

cui duemila e du-

gento assegnati a Torino

(6),

oltre ad altro sussidio speciale e

mensile
gare
(7).

di

oltantatr di quelle
,

monete che
fu

la

citt

doveva padi di

Por cui

vuote

le

casse e proposto
(8)
,

invano

cavar
privati
di

danaro da beccai e tavernieri


confino se non pagavano
(1) Arcti. di Corte. (2)
(3)

con

prestito

riparato all'arresto de' consiglieri del


(9).

Comune,

minacciati
delia

In quelle strettezze

citt e

Monferrato. Mazzo IV, n. 24.

Ibid. id.

Mazzo X.

(i)
iH)
(6)

Alto pubblicato da Benvenuto di Sangiorgio. Torino 1780, Arch. di Corte. Monferrato. Mazzo V, n. 7.
Ibid.

Trattati diversi.
cill di

Mazzo

n. 34

36.
,

Arch. delia

Torino. Liber Consiliorum

voi.

b.

(7) (8) (9)

Ibid. id. voi. 8.


ibid. id. voi. 7. Ibid. id, voi.
<).

DI

STORIA PIEMONTESE
l'

105
;

del Piemonte era impedito


a visite
i

estrarre
,

le

granaglie
di

sottoposti

grani del Piemonte


obbligati
i

di

Val

Susa
la

e
,

del
e

Canadonare
fra

vese
altri

(1)

Torinesi a fortificare
di

citt

censessanta fiorini alla conlessa

Savoia

che

and

quelle

mura

(2)

dare in

fretta

armi e
il

soldati.

Nel 1372 Torino


d'Acaia
,

istesso fu indotto a

promettere

riscatto di
(3).

Aimone
,

quindi costretto a pagare quaranta fiorini

Nel successivo 1373.

comandati quanti erano Torinesi


dici ai sessant'anni
,

atti

alle

armi

dai

quattor(4);

passare all'esercito a
,

Carignano

voluti

duemila
(5)
,

fiorini

riscossine pi che
il

il

quarto per mutuo


le

forzato

per

le

guerre contro pagare

Visconte che per


di

con-

dotte contro Saluzzo.


la stessa
citt

E quando Amedeo

Acaia fu maggiore
fiorini
gli
(6)
,

dovette

sessantamila

oltre

spese infinite di soldati, fortificazioni, roide per

alloggia-

menti del Principe (7). E quanto piccola citt che era allora Torino! N l'altre furono meno battute: che per esempio Pi
nerolo per liberarsi dalle cavalcate imposte da Giacomo d'Acaia,

pag nel 1369

al

conte

Amedeo

come
citt

tutto

il

resto

delle terre die

per l'esercito generale.

d'oro (8), e uomini, danaro, ed armi cessale le armi per Saluzzo, quelle
seimila fiorini
gli stali

non furono sollevate perch

generali

del

Pie-

monte furono congregali nel febbraio del 1380 in Torino, per sollecitare un pagamento di altri seicento fiorini al conte di Savoia (9). Onde taccio l'altre gravezze cagionate prima dal
matrimonio del
d'Acaia
,

figlio del

Conte

e poi da

quello
del

di

Amedeo
<^

e successivamente dalla residenza


la

Conte istesso

andato in Torino per trattare


Genovesi.
In

pace famosa tra Veneziani

mezzo a

tante tempeste la citt di Torino anelava

alla

coltura civile. Gi nel 1353 aveva

dichiarati

esenti

per

olio

anni da ogn' imposizione di militare servigio quegli


(1)

artisti cIk'

Arch. della citt


9.

di

Torino. T.iber ConsUiorum, voi. 9 e 11.

(2) Ibid. id. voi.

(3) Ibid. id. voi.

12.

(4) Ibid. id. voi. 13.


(5) Ibid. id. id.
(6) Ibid. id. voi.

16.

(7)
(8)
(9)

Ibid. id. voi. 17.

Arch.

di Corte. Cill e Provincie.


di

Pineroto.

Mazzo

I.

n.

2:>

Arch. della cill

Torino. JAber ConsUiorum. voi. 21.


14

Aroii. il. IT. Voi. XIII.

106
l

DICHIARAZIONE
ili

1)1

DOCUMENTI
,

fossero

ad abilare
di

(1).

cittadino

un maestro
fond

Chiam nel 1366 e ricevette qaal umane lettere ed assegn ad un altro


;

dieci fiorini

perch stabilisse uno studio


scuoio

di

medicina

nove
cittadi

anni
dini

appresso
(2).

per

l'educazione

de' suoi
pii
,

Indi volse la
,

mente e l'animo

a' luoijhi

ricchi

molta entrata

che dissipavasi da curatori


in dispersione

infedeli

disgrazia

comune
sia di
la

que' tempi, e a questi non rara; che dove la carit


;

patrimonio fermo va

conciossiach manchi
i

persona che abbia necessit o interesse del vigilare. E


di

si-

gnori del Consiglio e quelli

credenza supplicarono
,

al

vescovo

perch mettesse
poveri ed
ai
la

utili

amministratori

e sicurasse le entrale ai
(3).

pellegrini pei quali erano destinate


polizia e la
le

Poi rior-

dinarono

guardia della
,

citt.

Ricomposte
citt di

cose interne
,

e investito

Amedeo

d'Acaia delle
,

Torino, Moucalieri

Possano, Carignano, Savigliano


Bagnolo,
Gassino,
al

Busca
di

Cavour

Barge, En vie,

met

di

Chieri (riservati sovr' essa mille fiorini annui

Conte), Valli
,

Perosa e San Martino, feudi


,

di
,

Trana

Bonino, Piossasco
,

Cumiana

Frossasco
,

Castagnolo

Scalenghe

Ayrasca

None

Bicherasio

Campiglione, Luserna e Valle Buriasco, Macello,


,

Cercenasco
Dasio
,

Virle
,

Fasole

Casalgrasso, Casteireinero, Dasco

Vigone

Cavorelto, Collegno, Pianezza,


,

Moretta, CaGenolla
.

vallerleone, Ruffia

Monaslerolo

Cavallermaggiore,

Scarnafiggi

Sommariva

del Bosco, Castelvecchio di Moncalieri


trallato del

e Buonavalle sotto le riserve del

2 luglio
,

1362

che

Amedeo ottenne mediante (4) amico ed illustre oratore che la citt di Cuneo aderisse a s e quindi gli si sottomettesse, come gli si sottomise il 18 apriil

principe approv

il

conte

ci)
(2)

Arch. della

citt di Torino. Liber

ConsUiorum,

voi. 3.

Ibid. id. voi.

4 e 13.

(3)

Dopm. (domini?) qui


Secuxine.

In quel ricorso del 1378 sono nominati questi spedali. Bospilale Hospitaie porto bene indigel bona gubernalore.

Hospitale
Sancii

Sancii Dalmalii. Hospilale porle Phibelionis.

Hospilale

Blasii, Hospitale

doraus Humilialorum. Hospilale

Madalene. Hospilale

Sancii lacobi de Sluria. Hospilale Sancii Saucii

Hospilale

Cibrario,

marliris de Taurino.

Hospilale Sancii Soluloris Sancle Marie Pulhei Strale. Hospilale Sancii Andrea juxla porlam Puslerlara.

Per pi precise notizie degli spedali della citt antica di Torino, vedi Torino nel 1335, negli Opuscoli stampali dal Fontana 1841. (4) Arch. di Corte. Principi del sangue. Mazzo Vili, n. 4.

UI
le

STORIA PIEMONTESE
ai

107

1382

(1),

coQ patto che non potesse mai essere vcntuto nr


principi del

infeudato, salvo che


Fiesclii di

sangue; quindi blanditi


essi
si

Genova
(

e formatosi

per

un grosso

partito in

quella citt

colia

quale per dieci anni

era collegato), aspett

miglior tempo per cavarne costrutto.

Similmente
del 1364

il

conte

Amedeo

attendeva alle faccende sue in


il

Svizzera. Gi aveva rinnovato con Friburgo e Berna


(2)
;

trattato

e ricevuto nella lega dei

dieci

anni
et

Alberto e
confinari-

Leopoldo d'Austria, desiderantes

omnibus

vicinis

tibus amicaliter convivere ac in dilecione et pacis dulcedine co-

municare:
Bernesi
dell'

quindi

conchiuso

(1374)
,

particolare

trattato

coi

per

vicendevole
di

difesa (3):

ottenuta

la

rinnovazione
il

omaggio dal conte


di di

Ginevra

e in Tarantasia costretto
si

vescovo agli appelli

Savoia, da cui
e

voleva distorre

alle-

gando diplomi
a' vescovi

Enrico

Carlo,

che
ogni

avevano

conceduto
nelle

mero
,

e misto imperio, ed

giurisdizione

loro diocesi
diate (4).

sine ulla superioritate alterius mediate, vel dai fratelli

immee

L'8 d'agosto 1376


,

De

la

Tour comper
,

Chatillon
il

la

valle di Liei, la terra di Raspilly


di

il

castello

visdomato

Contey, e quanto possedevano nel vallese, per


fiorini

cinquantamila
i

d'oro

(5).

Vigil le fortilcazioni di che


la

cittadini di

Ginevra cingevano

loro citt

fatto

arbitro

di loro e del clero

che negava

di

concorrere alle spese di quelle


il

opere, sentenzi a favore del popolo che


volta sola pagasse trecento fiorini d'
di

clero
;

per quella
il

oro
,

(6)

e poich

Balivo
soldi

Fossign

incaricato dell' esigenza

aveva imposto

sci

ginevrini per ogni fuoco di propriet dei preti, e pareva troppo;

ordin severamente che guardasse


giustizia
Il

di

camminare per

la via della

(7).

conte
ai

Amedeo aveva dovuto


cittadini
;

riconoscere necessit
a

di
!e

atti

benevoli

perocch deliberati

sostenere

loro

(1) Arcli. di

Corte. Cill e Provincie. Cuneo.


di

Mazzo
di

I.

(2)

Arcti.

Commiss,

Berna: e Arch.

di

Corte

Torino.
eie.
I.

Cill e

Provincie. Ginevra. Registro conlenanl plusicurs Irails


(3)

Mazzo VII.
firgif^ire elr.

Arch.

di Corte. Cill e

Provincie. Ginevra. Cates.

cit.

Mnzzo

VII.

(4) Ibid. id.

Taranlasia.

Mazzo
Genve

n. 5.

(5) Ibd.

Trails avec les Suisses

Vallaisans.

Mazzo

III, n. U.

(6) Gautliier. Hisloire de (7) Arci, pubi, di

ms.

cit.

Ginevra.

108
libert,

DlGIilARAZlONE

DI

DOCUMENTI

lu nemico antico, avrebbero senz'altro combattuto, K Savoia ohe voleva in^^rantlirc ma senza rischi fuggiva non
, ,

tanto le
(

guerre quanto

litigi

anche
il

privati.

Il

suo visdomo

non

si

sa se conscio od inscio

Conte

pose

una
il

volta

suggelli alla casa di


ai
si

un notaio morto, ed un'altra

sequestro

beni di

scus dell'atto

un usuraio. Grid il Comune per bocca de' sindaci: il visdomo; dichiar che non aveva ci esediritti

guito per offesa dei

del vescovo
:

n della

citt

ma

per

favore di alcuni borghesi di Ginevra

scusa ignorata o taciuta

dal Gauthier

il

quale altro non aggiunge nella sua storia di

questi tempi che

una correzione

di

cronologa de' vescovi gine-

vrini errata dal Bonnivart. Costui citando la

morte del vescovo


di

Guglielmo de Marcossey

a cui d undici anni

sede

il

fa

morto
mori

nel

1387
stato

e gli mette a successore

Ademaro
(

Fabri.
il

Ma

Guglielmo
il

veramente vescovo undici anni

eletto

1366,

1377), non ebbe a successore Ademaro Fabri, ma Giovarmi di Murol e per buone e diligenti ricerche fatte dal
;

signor Giacomo Flournois

che studi molto


e

la

storia
stette

di

Gi-

nevra

fu chiaro che tra

Guglielmo

Giovanni
il

vescovo

per quasi un anno Pietro Fabri, e dopo


correzione gi nota
al

Murol l'Ademaro:
le tavole

Garrone quando componeva


(1).

ge-

nealogiche della Casa di Savoia

Rimanevano
e

a discutersi gl'interessi di Savoia pel Fossign:


il

furono terminati,
le

denaro che

il

Conte doveva ricevere da

Francia per

spese fatte nelle questioni per quelle terre non

era ancora stato sborsato, e que'beni che aveva depositato al

Conte

di

Valenza non

gli

fruttavano. Egli per stringere Fran-

cia a finire quelle differenze

indusse

il

Valentino a dargli in

pegno
lo

le

sue terre, che insieme ad altre non ancora consegnale


del

rifarebbero
le

danno.

sequestrare
Savoia

terre del
,

cedesse

se

Re com' ebbe saputo ci foce ma non ci fu verso che non quando il Re si obblig di pagargli
Il

Valentino

cinquantamila
bre 1368
al
(2)
,

fiorini

d'oro. Questo fu conchiuso


eseguito. Imperocch
atti
,

il

h dicem-

ma non
stati

sebbene dal 1369


trattazione
tra
s

76 siano

scrini

di

amichevole

(1)

V. a

tal
(li

libro pag. 29.

(2) Arcti.

Corte. Cill

Provincie. Savoye

Faucigny,

Mazzo

li

0,7,8.

DI
figliuoli del

STORIA PIEMONTESE
Conte
di

109
la difesa

He

e
;

il

Savoia specialmenic por remissione

de' loro
tori

stali

(l)

e per la vicendevole

de' malfat-

(2),

a'27
,

di

marzo 1377
il

le

terre non erano rese.

E che
nuper

non fossero

prova

seguente ordine del governatore del Delle

finato agli ufficiali

che

dovevan ricevere

(3).

(]un

screnissimus princeps dominus Garolus dei gralia Francorum

rex et inclytus princeps dominus Carolus ipsius domini no-

ci)

Arch.
,

di

Corte. Trails anciens nvec la

Fr ance. Mazzo VI,

n,

20.

a n.

1369

13 ottobre. Dovevano mantenere:


Savoia

Fiandra

.... Borgogna ...


di

100 100 .rv 120

,
.

"1

lutto

,,

330

,,

lancie.

Ugo

Ctialon

30
,

Questa nota ne richiama un' altra ed delie forze die il Duca aveva pronte nel 1369 per sostenere le sue ragioni. ( Trailer anciens eie.)
Di proprio
balestrieri

Da Berna Vaud Losanna


Sire di

...:....
..... .... sergenls
.'^

Granson De Galee {sic}

300 100 100 100 120 300


10 10

carri
m

20

Sire di
di

Montagne
Cossonay

....

Ginevrini

30

Piemonte Berna e Friburgo Sire di Granson


Charlelly en

et brigants

....
...

Domby

460 100 300 20

Nion, Morge, Romont, Moudon, Pranzius (?) , Paierne, Murai,

Chatez,Vauru,Yverdun, Estavay, Les Cles, Montaigne,


Cossonay
,

e da

la preste

de Ro

main mouslier

280

In tutto, uomini diversi 1930, carri 300


Di questi
di

300 carri, due terzi a servigio del vivere; cio, 100 carichi pane, 30 di vino, 30 d'avena 20 de fromage et diari salce. (2) Arch. di Corle. Trails anrirns pie. Mazzo VI n.' 21 22.
,
, ,

(3)

Ibid. id. n. 23.

no
(

DKJIIAIIAZIONK DI DOCUVIKNTI
rogis priniogonilus
i^l

siri

Dalphinus Vieiiiionsis ex

un.i parlo

et illuslris

princeps

Hominus
quibus
dobel
,

Amedous romes Sabaudie ex


M.

allora

inlor so corlas |)aciionos convontiones


,

promissiones


((

fcccrinl

el inhiorint.

mediantibus dominus comes


seu
(radi
et

Iradcrc ot deliberare
realiler
el
d(?

doliberari
diorn

facere
aprili

facto infra

inslaiilern

primam

genlibus dicli domini nostri Daiphini pr ipso domino nostro

Oalphino possessionem vacuarn rerum infrascriplarum


licei, parlis

vide-

quam

habebat idem dominus Comes

in

ponte Belet

iivicini cilra fltsviufn

de Guier a parie Viennensys


in

Ysere

'<

parlis

quam habebat idem dominus comes


,

mandamento

de Sanclo (icnisio citra dictuni flumen a dieta parte, Basli-

dam
el

de Arbrelis

caslrum Dolomiaci
citra

Icrram

quam habebat

(t

versus

Carlusiam

dielum

fluvium a parte Viennensys

Ysere. Ilem el quasi possessionem directi dominy seu ju-

ris

feudorum

relrofeudorum iufrascriptorum
in castro Sancii

videlicel Juris

quod habebat
el

Laurenty de deserto

cum

suis

<(

perlineiitys citra

dictum fluvium de Guier a parte Viennensys


de Palude, de Mi-

Ysere quod ipse dominus comes Sabaudie feudum assere,

bai, nec non et caslrorum de Favergys


ribello el de Prisius
(?)

feudalium ipsius domni comilis. Item


el

et castra

vilie

et

mandamenti de Avenerys
ci

de insula

de

Ciers

nec non et castri

nenlys
castro

omnium

Ioannagiarum cum omnibus perlisingulorum prediclorum pr quo tamen

'(

Ioannagiarum dictus dominus nosler Hex solide debet domino Humberto Riccardi militi Iria millia scutorum auri
pr
(lieto

ve! circa el

castro
millia

de Avenerys domino

Aymaro
el alia

de Bellovisu

qualuor
pr

florenorum

proul
in el

hec

quamplura
hoc
faclis

parte comitali

implenda

lilteris

super

sigillo dicti
lilis

domni nostri regis


sericis el cera
el

Daiphini Vion-

((

nensis in pendenti
conlinelur.
et

viridi sigillalis plonius

Nos ad recipiendum
cornile

peragendutn predicta ab

cum eodem domino

vacare
et

non possimus
probilate
el

alys
in

'<

dalphinalibus negotys impediti vobis

vestrum cuilibel

((

solidum de quorum

fidelitale el inviolata

ad ple-

num

confidimus tenore presculium coaunillimus


predicta

mandamus

((

qualenus

omnia

et singula per

dicium doaiinum

comitem Iradenda el deliberanda ut preferlur dalphinali el nostro nomine reripialis ad plenum juxta formam et conti-

DI

STORIA PIEMONTESE
liUerarun).

IH
paialio

nentiam

dictarum

Daluoi

in

de

costa

Sancii Andree die

XXVI

mensis marly anno

iialiviialis

Du

mini millesimo lercentesimo sepluagesimo septiuio


L'amicizia
di

Savoia colla Francia fu questa volta vera: o


regina Giovanna e per Ottone

poich

la

fede nell'antipapa Clemente era una per Savoia, per


la

Francia, per

di

Hrunswich
in Iialui

che l'aveva sposala, e questo prelato aveva chiamato


Luigi

d'Angi per combattere Carlo

di

Durazzo destinalo d

papa
da

Urbano
le

al

trono di Napoli

alla

prima esorlazione

di

Luigi che

Amedeo
mani
di

lo aiutasse, questi
,

fu pronto: che dov'era

menar
dilesa

acquistar

gloria e fortuna

Amedeo non
por
fare la
di
,

mancava. L'il
la

febbrajo 1381 lu steso trattato a Lione


di
,

degli

slati

lor

due,
la

specialmente per

guerra a Carlo
lia
,

di

Duras

per
,

conquista del regno

Sici

della

ducea
che

di

Calabria

del principato di
di altri diritti

Capova

delle

contee di Provenza e Forcalquer e


dalla

ceduti all'Angi
(1).

regina

l'aveva

adottato in figliuolo
(2)

Guichenon

parla di un primo trattalo


di

ma vagamente
d'

e soltanto

come
pa

cessione di alcune terre al conte: di quell'atto non

fa

rola.
di

Le terre cedute da Luigi

Angi
la

al

Conte con trattalo

quel medesimo d 11 febbraio sono:


,

Contea d'Asti, Chedi

rasco. Alba, Mondov


le

Tortona, Cuneo, l'omaggio


i

Ce\a e
tra
le

signore, o a dir
si

meglio

diritti

su quelle terre,

quali

riserv

Demonte su quel
furono promesse
le

di
il

Cuneo;
scritte

e le

patenti
stesso

di
(3;.

quella

donazione

19 del mese
tra

Pier

Gioffredo
le

pubblic

convenzioni
i

l'Angi ed

Amedeo per
le

soldatesche ed

servigi impegnati da questo, e


(4);

retribuzioni
il

da quello
atto del

assegnate

ma

trascur o non
il

seppe

posteriore
al

15 aprile 1382 col quale

duca

d'Angi permise
a

conte

Amedeo

di far leghe e confederazioni

nome suo
della

cogli

ambasciatori

dell'isola

di

Sicilia

e cogli

abitanti

con soccorsi

medesima per la conservazione degli di genti, armi, navi e galere (5), Dai

stali

loro

quali atti

(1) Arcti. di

(2) Hisl.ge'n.,
(3)

(4)

Cor le. Trails anciens avec la Frutice, Mazzu Vt ii.2S vol.2 p. 424. Ardi, (ii Corte. C/ e Provincie. Asti. M.izzo MI, ri. i3. Storia delle Alpi MariUinic Tmitcs (inacns avec In p. S7i.
.

France
(3)

cil.

n. 25.
cil.

Trails eie.

Ma/zn Vii

n.

i.

112
chiaro
,

DICHIARAZIONE
di

DI

DOCUMENTI
in

che Amedeo non andava gi


cronaca
,

Puglia per sostenervi

Roberto

Ginevra qual papa, come alcuni scrissero, tra'quali


di

r autore della

Piemonte

(1)

ma

s
il

per amore

di

gloria e di guadagni

e (bene scrisse in sue note

Carrone)
,

come

soldato di ventura.

Dove poi forse sarebbe rimasto

operando

pi che non avrebbe prima voluto,


di

conciossiach era risoluti


stati

liberare la
(2).

Regina e

il

Brunswich

dal

Durazzo

fatti

prigioni

perch a quella guerra era necessit avere molto

(1)

Histor. palr.

Monum.

voi. 1.

(2)

Non devo
al
la tia

tralasciare di porre qui

almeno

in

nota una lellera di

Nicol Fiesco

conte di Savoia, intorno

alla prigionia di quella reginn

La

lettera

data 17 selt. 1382 e sia nel n. 2 delle carte del


,

Mazzo

titolalo

Negoziazioni colla Francia

Arcli. di Corte di Torino.

Quamvis

donainalioni veslre Neapolitanorum nova fuerint signi-

ficaia

prout credo lamen debito cullu

reverende premisso
intellexi

aliqualja

que ex

ipsis

in

Civita te

Janue

prefate

dominalioni

veslre cura

eadem reverentia

propalare destinamus.

Nam

fanaa est quod

domina regina per suas lileras domino Geloni de Brunswich nolificadomine circumscriple et assediale lotis suis viribus subvenire deberel qui diclus Olo volens eidem domine succurrere maximam comilivam ex generosis mililibus et aliis notabilioribus ... .ad invicem congregavit qui numero prout fertur eranl quinque millia et dictus dominus Olo una cum universa eius comitiva confdil et statuii sic et taliter quod omnes cepil et tenuit ipsos pr captivis In dieta civilale. videns aulem domina regina hanc mirabilem confu sionem dicli Oelonis et eius gentium se dedit in manibus domini Ca rolli una cum Iota genie exislente in castro de lavo que eranl numero prout ferlur quingenlium masculos et feminas qui dominus rex ip'iam benigne suseepit et eara cum domino Olone et aliis notabilioribus custodire faeil cum lionore. Cum qua domina eranl in dicto castro de lovo dominus Nicola de Napulis, dominus lacobus de Capnt olim Comes camerarius, dominus Hugo de Sancto Severino et multi alii barones et nobiles. Dominus vero Robertus marilus domine du

vii quod eidera

'<

cisse

de comitiva domini Olonis


predieto

cum

lanceis quadringentis prout fer-

tur non full fldelis



'(

ipsum lotis suis fugam arripuil et licei captus essel a prelato rege cum gentibus dicli domini Olonis tamen indllale idem rex libere relaxari et licentiam fecit ipsum dominum Robertum et ipsi regi hodie coadherel honorabiliter cum liona provixione in civilale Napulli. Cum prefalo domino Olone eral fraler ipsius domini Olonis et frater Marchionis Montisferrati qui ad invicem delenli soni. In dicto vero prelio decessit Marchio
Montisferrati. Post hec vero exiguo lemporis spacio

domino Oloni in dicto prelio quia sicul gentibus dicto domino Otoni suffragari debebal ab ipso

quandam

lilleram

'(

recep

de

faetis

suprascriptis

quodam

nostro factore exislente in

i<

Neapoli

cuiuH
w.

litlere

tenorem dominalioni veslre presentibus mitlo

;'

inclusura

DI

STORIA PIEMONTESE
di

113
nelle

denaro

non manc Amedeo all'amico: perocch Irovo


del

memorie
di

Garrone un alto

prestito di sessanlacinque mila

franchi d'oro, che

Amedeo lece nel 1382; e un allo d'obbligo Angi a Savoia per sedicimila franchi e duemila dugenlo
parte per stipendi dovuti e |)arte per prestito gra,

venli ducati

zioso avuto

il

quale obbligo fu scritto


al di
di

il

che fu
Puglia

il

posteriore

della
il

morte

di

di marzo 1383 (1) Amedeo accaduta in

per cagione

peste

primo

del

mese

istesso.

Questo avrebbe servito

a Felice di

San

Tommaso

per

am

pliare e correggere tutto che stato scritto del sesto

Amedeo,

e con quanto numerosi autori pubblicarono del suo regno avrebbe


disteso

una

storia

molto buona.

Nella quale pi

specialmente

avrebbe tocco delle azioni private del principe


la

quelle che pi
i

natura sua palesavano; delle pubbliche, quelle che


la

tempi,

e ne' tempi l'ingegno suo e


farsi
fatti

politica g'
le

insegnarono ottime a
,

gran principe.

pare secondo

sue note

che

de' piccoli

voleva condurre ne' grandi quelli che dimostravano


virili

quanto

possa un animo educato a

discipline

da animo abbietto o

non provato non escono azioni grandi. Dalle azioni grandi de'principi,

anche non

tutte

buone, prendono

popoli sentimento di

virt e qualche volere. Se

Amedeo

in tanta

dottrina di

cavaldi

leria, in tanta voglia di giostrare e far

guerra, maraviglia
fosse

guerrieri e di

dame,

cantalo da menestrelli,
,

stato

meno

avido di regno e di pecunia

n Ginevra
fra

gli
il

sarebbe sfuggita

quando era presso a cadrgli

mano

n
gli

Piemonte avrebbe
i

patito danni di civilt impedita.


protetti co' Milanesi: a costoro

Che non
trattati

valsero

commerci

pi fortunati e proficui che non

a terrieri
li

perocch venduti
;

dovevano fruttare a chi


di li-

comprava

le leggi

municipali e statutarie, cagioni


:

bert e grandezza di que' tempi

con ci

sia
di

che

tenuto

per
le

conquista ogni nuovo possesso


restringeva
;

sotto
,

colore

confermarle

n giovava

la

procedura

a riguardo de' tempi, ra-

(1)

Arch.

sle

cifre
,

Papon
d'oro
,

cit. Mazzo Vii, n. 2. Que una parte di ci die diede Amedeo. Hisl. de Provence, lib. 3, p. 321 .calcola il tutto a 164,000 frarictii ol' egli trova eguali a 205,000 lire anticlie di Francia.

di Corte.

Tniils ancicns eie.


ctie

non rappresentano

Arch. Si. IT. Voi.

Xlii.

lo

IH
tali

meni A RAZIONE
e
i

DI

DOCUMENTI
(1),
,

gionevole nelle contestazioni


castellani
i

civili

perocch

vicarii

comiignoliti

che liicevan giustizia


e

guastavano per

le

ranze loro
inGnitc
di
;

meriti delle cause


la

lasciavano argomenti a
al

forma

di

governo, perch somigliante


le

costume

Francia ripugnavano
il

abitudini delle amministrazioni ita-

liane, (^os

principe sentiva diverso da' soggetti e non poteva


di

largheggiare loro

beni. Poi

Amedeo

le

forme libere, quanto


de'

pot, ristrinse. Gli


poli

stati

generali
f'

(sicurezza o salute

po-

)o non convoc, o

servi e paurosi (2);

non

si

oppose a

(1)

Vedete un brano degli

statuti di Pinerolo 1359, S

dicembre, per

quel che riguarda l'appello delle cause. Arch. di Corte. Cill e Prov.
Pinerolo.

Mazzo

I, n. 19.

rt

Slatulum est quod appellaliones causarum ordinariarum que revocabunlur et polerunt revocari fianl ad dominum comitera intra X dies a die sentencie promulgale et non ulterius. Et si diclus comes fuerit
presens ipse possit cognoscere
si

voluerit:

prosens ntelligatur

si

fue-

rit Pinayrolio luerit

vel eius territorio. Si vero absens fuerit, vel presens no-

cognoscere, castellanus suus qui nunc est vel pr tempore fuerit

in Pinayrolio

(c


<i

constituat curiam de hominibus Pinayrolii non suspectam que causara appellacionis debeat in Pinayrolio cognoscere et deffinire. Si vero absens fuerit castellanus vices eius gerens constituat curiam ut supra que causam appellationis debeat cognoscere et deflnire ut supra. Ila tamen quod judex Pinayrolii qui nunc est vel pr tempore fuerit precise leneatur dare exeraplum senlentie et omnia acta cause cum actis diraissoriis.Si hec appellans pnstulaveril ipsi domino comiti vel eius curie superius nominale intra triduum poslquam fuerit requisilus transmitlere vel exhibere expensas appellanlis, et comes sine curia qui vel que de appellatione cognoverit tenealur diffinire et terminare tnlra XL dies conlinuos a die appellalionis inlerposite compulandos. In questionibus vero bannorura et coodapnatorum que ordinarie vel extraordinarie fuerunt taliter observetur quod a X usque ad XL dies intra dominus vel eius vicarius castellanus seu judex intra dies Vili post condampnationem si fuerit requisitus a condarapnato vel eius procuratore tenealur et debeat habere consilium ab aliquo vel aliquibus jurisperitis non suspeclis et illud consilium sequi summarie lamen et sine judiciorum slrepilu et rigore et hoc fiat expensis oranfbus. Uoc addilo quod poslquam dominus comes cognoverit de appeldominus comes iiec presens lacione vel eius vicarius vel castellanus
,

nec superveniens

possit

se

intromiltere de cognilione appellacionis.

Victus vero victori restituat expensas exceplis salariis


(2)

avvocatorum
1369

>k

105 Liber Consiliorum dell'Arch. di citt appare che 1378 convoc soli deputali de' Comuni.

Furono convocali
i

nel

1380

(V. pag.

di

questo Volume). Dal


,

negli anni

1373

DI
chi voleva istruzione
della sua casa.

STORIA PIEMONTESE

115
il

ma non

ne diede
il

o poca, egli

pi dotto

Osserv con doglia

Garrone che Francesco


tutti
i

Petrarca notissimo e chiesto e ambito da

principi d'Italia
lui

era indifferente ad
alle

Amedeo che pure aveva banchettato con


Il

nozze

di

Lionello d'Inghilterra e Violante Visconti.


del

pi

grande studio
rale a paesi raviglia
lia si

regno erano
per

giurisprudenza e armi; natu-

turbolenti
in

apprcnsioai e difese.

Quindi ma-

non grande

Piemonte prima che

in altre parti d'Itaai

vedessero armi da fuoco; niun


di

biasimo

marchesi

di

Monferrato e

Saluzzo se piccoli e deboli


chi
li

assoldarono
assaltati

com-

pagnie straniere contro

assaltava, o

da altrui

slava in agguato per divorarli.

Ninno
di

forse meglio di

Menabra
il

accuratamente descrisse
suo tempo

il

regnare

Amedeo

sesto, che

Gi-

brario not pel pi gran principe e


(1)
:

il

pi gran guerriero del


storica

il

Garrone

oltre alla esattezza

avrebbe
di fatti,

fatto sentire

quanto meglio allettava una delicata scelta

che dichiarassero quello che

Amedeo

fare voleva se ogni

ten-

tativo gli fosse ilo secondo. Era passionalo, l'ho detto, di gloria militare e d' oro. Da quelle passioni le imprese in Oriente

e a Napoli,

trattati

di

commercio pel Tanai


estero grandi

la

mira

di

aver

Tenedo nella pace de' Veneziani e Genovesi;


lia.

le

amist in Sici-

Quindi relazioni
,

all'

che avrebbero portato


il

ricchezza nel regno


quietato,

che se a

buon tempo
quietalo
in

principe avesse

come

per necessit

aveva in Ginevra, sa-

rebbesi volto a prosperit.


stata

La quale

Piemonte non sarebbe


travagli
co' preti

molto

sollecita

ma

avrebbe durato. Gonciossiach quansco-

tunque Amedeo fosse beghino e non volesse


perch dotto dalle vicende dei vicini temeva

gli effetti delle


,

muniche credule
il

allora col pi che altrove


,

usando giudizioaltri principi.

samente della sua situazione geografica


clero quello che
loro dava pi
i

otteneva dai papi sopra

papi contendevano o negavano ad

N
fece

che parole

ma

le

parole di principe forte


gli

erano care e pregiate.

notabile la concessione di Diano che


di

Glemenle VII
aveva

il

maggio 1381. La compagnia degl'Inche


e

glesi

tolto quella
di

terra e quel castello al vescovo d'Alba.

Manfredo marchese

Busca adirato contro quelle genti


di

devastavano dovunque passavano, risolvette

combatterle,

(1)

Feste Torinesi, an. 1842.

116
per priiuo
Il

mCIIIAUAZIONE
fa Ito

DI

DOCUMENTI
validamente occup.
il

(|ucl castello e quella terra

vescovo o non pot o non voile rifare


,

marchese
il

dello speso
diritto

nella guerra
il

si

st lontano dal pretendere

suo
il

onde

marchese godeva pacifico da


di

quindici

anni

suo possesso.
luogo e

Amedeo volendo
imagina

soggetto per tutto


il

parli quel
di

piccolo signore

guadagnare

dominio diretto

quel

il

chiede a papa Clemente; scusando, che essendo esso nella sua


contea e quasi sicurt e difesa del Piemonte, bene sarebbe che
a lui
Il si

concedesse, posto che


si

il

vescovo

ricuperare

noi

pu.

papa non

lasci altro

pregare e pose

alla richiesta queste

parole:

Nos igilur huiusmodi supplicationibus

inclinati et premissis

et certis aliis rationalihus causis nos ad hoc


(f

moventibus ca-

strum ipsum

cum mero

et

mixto imperio jurisdictione dofortaliciis

minio homagiis vassallis hominibus


terris vineis prediis pascuis

domibus

hortis

nemoribus

territoriis plauis

mon-

tibus decimis primitiis molendinis aquis

aquarum

discursibus

laudimiis talleis
scrvitiis fructibus

pcdagiis

quartonibus angariis

perangarirs

censibus reditibus provenlibus possessioni-

bus ac omnibus

aliis

juribus et perlinentiis

suis ab eisdem
et

((

mensa

et ecclesia

Albensi auctoritatc apostolica


et

ex ea certa

scientia

separamus dividimus

etiam segregamus, illudque

nec non eius directum


soribus tuis ac utile

a ac

heredibus et

dominium tibi ac heredibus et succesdominium dicti castri prefato Manfredo successoribus suis in perpetuum cum omnibus
ergo
di-

juribus et pertinenliis suis superius expressis aucloritate pre-

dieta
ce

de speciali gratia concedimus ac donamus. Nulli


liceat

omnino hominum
visionis
ei

hanc paginam nostre separationis

segregalionis concessionis et donationis infringere vel


Si

ce

ausu temerario contraire.

quis autem hoc attentare pre-

sumpserit indignationem omnipotentis Dei et beatorum Petri


et

Pauli apostolorum eius se


al

noverit

incursurum

(1)

N
ri;

alcuno compenso tocc


tenere
il

vescovo che avrebbe pure potuto


l'utile in feudo al
;

diretto

dominio concedendo
il

Busca

al

Busca valse

diritto della
l'

conquista

niente

spese
il

Savoia per ingrandire

imperio. Se
a lui.

Amedeo

avesse costretto
a

marchese ad assoggettarsi

non l'avrebbe avuto

buon

ani-

(i)

Arch,

di Cor.

Bolle e Brevi.

Mazzo Vili,

n.

li,

di

Cleraente VII.

DI

STORIA PIEMONTESE
I

117

mo

molte

ire si

sarebbero accese nel vescovo e nel Papa.


politica
la

suc-

cessori di

Amedeo uon trascurarono questa


i

quale

anche a loro frutt mirabilmente.


Geloso d'imperio
e
i ,

baroni pi
,

forti

minava

poi

opprimeva;

come

le libert
li

municipali

ristringeva o minuiva ai feudi

privilegi,

toglieva, a caduta o posta occasione. Delle

armi

straniere poco tenne in suo stato, e sol


distrarlo

quando
non

fu necessitato

da

altrui e voltarle contro chi avrebbelo

con esse com:

battuto.

Parentela od amicizie principe

conosceva

pace
vi

leghe trattati

fermate per calcolo

pronto a romperle se

trovasse buon tempo. Dispiacque

al

Garrone che Secondolto di


alla

Monferrato, affidalo dal marchese Giovanni


fosse cos
:

sua

tutela,

mal cresciuto, e quasi bestia mentre Amedeo doveva rammentare la cura che di lui ebbe Amedeo di Ginevra con-

sanguineo,
la

ma non amico,
il

a Savoia.
il

N
il

gli

poteva correr buona

scusa che altro tutore aveva


signore di

marchesino; perocch anch' egli


:

aveva avuto

Vaud
le

ma

ginevrino perci non

si

era rimasto dal buono ufficio. Sapeva piuttosto che virt vera

non

si

vince, e
rodergli
casi

fa

rodere
stalo.

iimbizioni altrui; e

Amedeo
in

ago-

gnava
non

lo

Aperto e intraprendente

giovent
popoli

impar per
si

non sempre fortunati che


cresciuto

le libert de'

assaltano di fronte:

negli anni fu simulatore

e dissimulatore,
sollecito. II

ma

alle deliberale cose tenace e

ad eseguirle
:

nemico non devo aver tempo a pensare


;

massima

antichissima e che fu trovata ottima sempre

testimoni anche

molti de' presenti uomini. Insegn l'arte alla moglie e al Ggliuolo


:

quali

non
1'

la

sbagliarono. Concetto di

grande, fu delle sparse


correggere
errore

Amedeo nobile e membra ricomporre un corpo valente: inescusabile di Amedeo V riunendo Pie,

monte a Savoia e

col

Piemonte que' feudi, che


:

isolali e lontani

esposti erano a facile preda di strani

principali minori che

per natura di suolo e di clima e per costumi d'uomini per leggi,

per necessit di commerzi

parevano dover stare insieme desipalli al

gnava

di volgere

per parentadi e per

suo dominio, for-

marne un regno
felice se v'

forle, unito, ricco, polente a resistere

ad ogni

violenza forestiera, rispettalo dalle pi illustri corone. Concetto

entrava che di tanto allargasse


le

le libert

cittadine

quanto stringeva
interi
i

feudali.

Ma
;

popoli non avrebbero goduti

beneflzi di

quella

idea

perch' egli non intendeva per

118
loro,

DICUURAZIONE
ma
per
se.

DI

DOCUMENTI
volle, e

Coni' ebbe

avviala l'impresa libcrssi dalla

supremaza imperialo, che tutoria non


mette e sfid;
que' suoi
di
lui
stati
:

nemica non
delle

te-

togliendole

persino

gli

appelli

cause di

e se alcuna volta permise che essa nelle cose

intervenisse, fu per pacificare, non altro.


riuscire
ne' suoi

A
tutori

proponimenti attese continuo ad accui

mulare denaro, non con risparmi od econome, come gi


;

suoi

ma
,

per ogni via di fatto

tributi (1)

balzelli

taglie

sussidii

doni o pregati o voluti sotto qualunque pretesto per


Perci
voleva
il

ogni speciosa occasione.

San Tommaso

racdegli

corre

la

somma

di tutte le

entrate ordinarie esatte in

uno

ultimi anni del suo regno, quindi la


rie degli ultimi trent'anni, sia per

somma
di

delle straordina-

imposte

dazi e doni, sia

per redenzioni e sussidii, e presentare una cifra ch'ei presu-

meva spaventevole.
scorta
nelle
i

Gli servivano ora d' indicazione ed ora


gli
,

di

registri

atti

citati

dal

chiarissimo
del
, i

Gibrario
;

Finanze

di

Savoia
,

ncVEconomia
di

Medio-Evo
di

gli

archivi del regno


edite.

gli

amici

Svizzera

volumi

storie

Voleva raccorr quindi ed esporre

in
la

que' buoni ordinamenti da' quali ridond


la forza nel

un sol corpo lutti buona giustizia e

regno

conciossiach

il

Garrone attribuiva ad Ame-

deo VI

il

principio della grandezza vera di Savoia, e la scienza

del crescerla e mantenerla, passata ne'


sori.

due immediati succes:

Egli certo apr la via e la dibosc


il

1'

appian al

figliuo-

lo; e

nipote la corse e god.

Al San

Tommaso

piacque

il

concetto,

non piacquero

mezzi

degli ottenuti successi. Biasim la spedizione di Puglia per cui


le

armi

italiane favorirono in Italia

una dominazione
de'

feroce di
;

avaro straniero che fu poi cagione

di secolari disgrazie

e per

quanto condonasse

alla

natura e necessit

tempi,

gli

seppe
,

male che
con
(]onte

valente guerriero fosse ad ogni poco fedifrago


le

astuzie
il

opere

sue

conducesse.

Della

vita privata

del

San Tommaso, non

finite le indagini,
il

non lasci nulla;


lui

io

ne dir, eccetto che parm che

nodo per

messo nel

suo ordine del Collare (ora dell'Annunciata), non volesse dire

(I)

Nel conto della Casteliania


aggiunta
al et

di

Thonon (Camera
,

dei Conli)

il

Car-

rnrio trov in

Cibrario un capo di tributo dello Ccnseua, clie


ludei

pagavano egualmente Lombardi

1363.

DI STORIA

PIEMONTESE
;

119

nienle affatto di ci che gli antiquari

che l'ordine del Collare era stalo

istituito

hanno pensato ma bene da un cavaliere del


,

Nodo
nersi

ordine
il

poco prima creato dal re di Napoli


i

al

quale

avendo

re ascritti

pi famosi capitani del tempo, da


il

te-

che non dimenticasse

conte di Savoia
fu
il

se

vi

ascrisse

primo per gl'Italiani, e Giannone osserva che Bernab andava superbo dell'ascrizione. Ho detto che Amedeo ebbe la mira di aver Tenedo: fu
Bernab Visconte. Quell'ordine
opinione di molti; e pare che Venezia,
diede
,

la

quale finalmente

la

non perch possit facere prout sue come a d 22 agosto 1381 era stato posto
fosso

foret voluntatis sic-

ne' patti,

ma

perch
estratto

distrutta

se

ne

insospettisse.

Un documento
(1)

dall'Archivio

delle

Riformagioni di Firenze

doveva
la

essere

pubblicato
dell' isola
,

per ci

che accadde
n'

tra la pace e

consegna
autori.

conciossiach
il

parola

ferma in ci che scrisse


altri

Ammirato

giovane comunque ne scrivessero


viri

Magnifici et potentes

domini

priores

artium

et

vexillifer justitie populi et

comunis

Florentie. Considerantes

.(

quod olim
teriti

videlicet die sexto mensis seplembris

prosimi preet lulia-

providi et discreti viri Zenobius

Taddey Gaddi

nus Bartolomei cives Fiorentini

sindici et

procuratore do-

(f

minorum

priorura artium et vexilliferi justitie populi et cosindicario

munis Florentie

et
(f

confessi fuerunt se diclo

nomine comunis predicti contenti nomine recepisse et sibi tradita


et

et assignata realiter et

manualiler fecisse

tradita et assi-

<(

gnata eis fuerunt a nobilibus viris dominis


et

Thoma
et

Barbadito
vi-


c(

lohanne Giorgio vicegerentibus nobilium

sapienlum

rorum dominorum
curatorum
et

Petri Gornario et Michaelis Mauroceli pro-

ecclesie sancii

Marci lune absenlium tradentibus


excelsi
et
illustris

assignanlibus

de mandato et nomine
Dei gratia

domini Andree Contareno

ducis Venetiarum tot

jocalia

rum

et

jaspidum margaritarwn gemmarum lapidum pretiosoperlarum in auro et argento ligatorum cjue fuerunt
et

<i

exlimationum
nus

fuerunt

et

sunt extimale centum quinquaginta

milia florenos. Que jocalia promiserunt custodire donec domi-

dux

et

comune

Venetiarum intra
inter

in capitulis

pacis firmate

dominum ducem

terminum prefixum et comune

(1)

Num.

14

Classe

XI,

Distinz, I.

120
((

DICHIARAZIONE

DI

DOCUMENTI

lanue ex una parte


burgis

et prefatum dominum ducem et comune Venetiarum ex altera nsulam Tenedi cum omnibus castns

villis

bonis domibus hedificiis et habitationibus in eadem

insula exislentibus

cum

jurihus

et

pertinentiis suis in mani-

bus illustris principis domini

Amedey

comitis Sabaudie seu


libere

a eius certi nuntii vcl certorum


or

nuntiorum
non

posuerint

et

relaxaverint.

Promiserunt insuper

dicti sindici si intra ter-

(.(

minum predictum
alio

dieta relaxalio facta

fuerit tradere dare


aliis vel

assignare prefatis dominis duci et comuni lanue seu

pr

es

legiptime recipienti jocalia suprascripta prout in

dictis pacis capitulis dicitur contineri.

Et predicta
sindici

et alio in-

strumento contenta
adimplere bona Ode

promiserunt
et

dicti

attendere

et

non contrafacere de jure

vel de facto

sub pena dupli cxtimationis jocalium predictorum prout predieta in effeclu et alia plura in instrumento Venetiis confecto

et

rogalo per Guigtum Filippi publicura notarium et scribam

ducatus Venetie plenius continetur. Et quod postea inconli-

a nenti prefati sindici

ad maiorem liberalitatem comunis Florentie


supradicta dictis domino

ostendendam restituerunt jocalia


(f

Thome
et

Barbadito et lohanni Georgio vicegerentibus ut supra

per dictum

ducem Venetiarum promissum

fuit

ipsa dili-

genter salvari et custodir! facere nomine et vice

dominorum
diete

priorum

et vexilliferi justitie

populi et comunis Florentie seu


fuerit assignatio
vel eius nuntiis

a
<(

sindicorum

predictorum donec facta

insule Tenedi prefato


rius est

domino comili

utsupe-

expressum prout

in literis ipsius

domini ducis plenius

((

declaratur. Et actendentes quod

de presenti mense maij sa-

piens vir dominus Lutianus Ultramarinus civis lanue utrius-

que

juris doctor

ambaxialor

sindici et procuratoris illustris et

a
ci

magniGci domini domini Nicolai de Goarcho Dei gratia ianuensis ducis et populi defensoris nec non spectabilis et prudentibus consilii duodecim antianorum eiusdem
in

presentia
et

magnificiorum dominorum dominorum priorum artum


vexilliferi justitie populi et

comunis Florentie

et

eorum
fuit

col-

legiorum in

effectu dixit

quod in termino ordinato in pace pre-

dieta et seu postea dieta assignatio insule facta

non

nec

est.

Et sic per consequens


fore eisdem

comune
et

Florentie teneri et obli-

gatum

domino duci

comuni lanue ad dandum

et tradcndun jocalia supradicta exlimalionis et valoris prc-

1)1

STORIA inEMONTESK
requisivil
et

1:^1

u
i<

dicli

et instanlissime

petiit

prelalis

dominis

prioribtis et voxillifero et eorutn


sibi

collegiis jocalia suprailicta

domino Luliano

dicto sindacario

nomine

trad et consi-


a
(f

gnari et in ipsius servitutem polestatem atque baliam libere


poni et consignari et multa alia circa
vit et protestatus
fuit
lice dixit

petiit

narra-

prout predicla
et

in cffectu et alia

plura

in

istrumento inde rogato scripto

publicato per Baldasa-

lem Niccholay de Pinolo uolariiim atque cancellarium comunis

(x

lanue plcnius

sunt

espressa.

Et

volentes

dicti

domini

priores et vexiliifer promissa

nomine

dicti

comunis Fiorcntie

pienissime observare. Et sic conoscentes necesse foro peler


illustri

et reciperc a prefato
<(

supradicta

ut

demum
Ceri

de

eis

domino duce Venetiarum jocalia domino duci et comuni lanue


prout
in

<(

libera consignatio

possit

promissione conli-

netur

habila supra prediclis et infrascriptis

omnibus

et sin-

gulis invicem et

populi et

una cura offilio gonfaloneriorum sociclatum cum offilio duodecim bonorum virorum comunis

Florentie deliberatione solepni. Et


in sufficienti

demum

Inter ipsos orancs

numero congregatos
facto

in palatio

populi Fiorentini
et

premsso

et

diligenti et secreto

scruptinio

obtento



<(

sccundum formam statutorum et ordinum dicli comunis eorum proprio motu pr utililate comunis eiusdem et orani via jure modo quibus mepartito ad fabas nigras et albas
lius

potuerint provideruot ordinavcrunt et deliberaverunt die

vigesiraa lertia mensis maij

anno Incarnationis millesimo

tre-

centesimo ocluagesimo sccundo indilione quinta quod pr poet comuni Florentie et vice ci nomine dicti populi et comunis domini priores artium et vexiliifer juslitic populi et comunis Florentie et seu due parles ipsorum aliis eliani absentibus et irrequisilis possint semel et pluries et quo-

pulo

cr

liescumque voluerint de civibus Florentinis facerc


tuere

et constiet

unum
cum

et

seu

plus

sindici et procuralores
si

cerlos

nuntios specialcs et quemlibet

voluerint de constituente in

solidum

clausula cliam quod occupantis conditio potior

non cxistat sed cepta per

unum

valeant per alium pcrfici et

compleri spetialiter et nominalim ad pelendum et recipien-

dum rum
sibi

pr causis supradictis ab illustre domino duce Veneliaet

seu a procuratore ecclesie sancii Marci de Veneliis


et

trad ac libere

secure

consignari

et

dari
10

deposilum

ARCH.Sr.ir.Voi.xii!,

122
a
x

D1CU1AI{AZI0NE DI DOCUMENTI
et valoris

supradiclum diete cxtimalionis

florenorum cenlum-

quinquaginla millium florenorum auri et ipsum deposituoi

nomine comunis Florcnlic tenendum

et

custodiondum

et sal-

vandum

ut infra fieri et cxcqui possint ea

quo

alias

promissa

et conventa fuerunl

domino duci
la

et

comuni lanuc
il

Doveva
della

risola

essere

data

in

due mesi e mezzo:


tempo.

castellano

rcca Gianaccio Aludazzio non


stante Venezia), e fu preso

volle dare (sciente o contraI

Fiorentini cominciarona

a pagare essi stessi ai Genovesi venticinque mila Gorini, e creb-

bero

le istanze

per aver

le gioie.

Venezia tratt nuovamente

del dar l'Isola,

ma purch
,

fosse distrutta: conceduto, fu data;


i

e disfatta

1384

febbraio),

Fiorentini ebbero promessa da


il

Genovesi che in sette anni avrebbero avuto

loro denaro che

per allora non potevano rendere

(1).

(1)

Arch. delle Riform.

di

Firenze, Classe e Voi. citato.

)I

STORIA PIEMONTESE

23

CAPO
Amedeo
Alla morto del padre,
il

III.

VII.

conte Aaiedeo VII


di

gi

sposo di

Bona

figliuola di
;

Giovanni

duca

Bcrry rimase padrone del


crede
il
,

principato

e nell'

anno

istcsso in cui fu

ebbe un figliuolo
dalla
divisa

maschio che poi


41 conte

gli

succedette. Siccome

padre

assunta in giovent e mantenuta continuo nella vita fu

detto
il

Verde

cos

il

figliuolo gentile

valoroso

quanto

padre, sebbene meno dotto


fu

di lettere, dal colore

che predilesse,

nominato conte Rosso. Innanzi


di sire della

di salire al principato, sotto

nome

Bressa

e nella contea di Savoia aveva


ci

mo-

stralo a' futuri

suoi sudditi eh'

sapeva non tanto giostrare,


di

che valere capitano forte ed accorto


ne' fatti
il

guerra

specialmente
costui,

d'armi contro

il

sire di Belgioco.
in

Inimicatosi
i

forti di buona guerra di Borgogna Lent Beavoir Ars Villon Beauregard. Il duca amico d'entrambi era entrato paciere (1) l'il di luglio 1378 a preliminari di pace mediazione del re di Francia; e discussi tregua il 25 di digiugno 1380 quindi la il 12 prolungata (2) 1382 (4) pro26 giugno dell' fu alla fine il cembre 81 (3),

conte
,

Amedeo VI aveva perduto


,

nunciata sentenza dal duca d'Angi deputato di Francia e

di

Borgogna

che

forti

presi da Savoia fossero dati in

deposito

a Clemente VII e

ai

duchi

di

Berry e
la

di

Borgogna

per

un

anno, e intanto
deo VI
,

si

componesse
il

pace definitiva. Morto Ame-

fu sollecito
i

figliuolo a far
,

terminar quella

lite.

La

definirono

duchi
;

di

Berry

Bourbon e Conty

col trattato del


,

31 maggio 1383

Lent, Trophy e Montemerlo, e


priet del Conte tutti
i

per cui Beaujeu prese in feudo da Savoia prosi obblig di riconoscere


luoghi au del de la Sdone la forme

de la reconoissance passe
Ardi,
I
,

par
e

le

dit

scigneiir

de

Bcaujeu
I.

en

(1)

di Corto.

CiU

Provincie. Genve. Caleg.

Beaujm.

Mazzo

n. 1.

(2) Ibid. id. n. 2. (a) Ibid. id. n. 3.

(4) Ibid. id. n.

4.

124

DiClllARAZIONK

DI

DOCUMENTI
,

faveur da comic
di

Am

le

20 fcvrier 1377

e gli cedette

il

castello

Bcaurcgard

(1).

Alla raccolta di

questi

titoli

il

marchese Garrone aveva


Masino. S
di

unita l'altra per


le
liti

la

persecuzione fatta ai conti di


,

col sire di Belgioco


sotto

s
;

le ostilit

con que'
la

Masino

cominciarono
rate io
il

Amedeo VI

ma

perciocch

maggior cura
le

tenutavi fu del successore, e nel regno di costui

voleva nar-

non

le

sposter

quantunque

la

presente querela contro

Masino
la

finisse
a'

dopo

la

morte del conte Rosso.

Nel 13G1
dato

13

di luglio

Bartolommeo conte

di
,

Masino aveva
Cessano,
fe-

met

di

Masino, Borgomasino, Vestign

omaggi di Caravino ed Azeglio al conte di Savoia, e questi in cambio aveva ceduto a lui luoghi di San Morizio
delt ed
i

e Caselle sotto riserva di riscatto per anni dicci

mediante

il

prezzo di tremila

fiorini (2).

Dodici anni dopo

il

conte di Sanobile
il

voia ottenne che l'imperatore gii donasse in

feudo

Masino con liberazione dei feudatari del medesimo dall'omaggio di fedelt dovuta all'impero (3). Perci! conti di
contado
di

Masino per
getti e ligi

la

parte che loro avanzava nel contado, erano sogall'

non pi

imperatore

ma

a Savoia

il

che dispiacque

loro assai

e forse tentali

non seppero

ritenersi dal far cosa

che

nuovo loro signore. Amedeo VII era in guerra con Monferrato. Cagione della lite erano il possesso della met d'Ivrea e castelli di San Giorgio Cicogno, Lusiglic Foglizzo, Moncusco CaCuculio , Montalenghe Bcgna Rcca Cerio struzzone. Cinzano, Carr Sambuy Leiny, Cordua, Riva,
dispiacesse al
,
i ,

Balangero

Montestrutto
di

Coazzolo e V^ergnano, e
in

altre
al

terre

che
di

il

marchese
la

Monferrato aveva dato


il

pegno

conte
rite-

Savoia per

lega del 1372, e allora


al

Conte voleva
il

nere per l'assistenza data


volte
si Il

Monferrato contro

Visconte. Pi

fecero

alle mani e pi volte dal 1383 all' 87, compromessi prima in cittadini poi nel Visconte. 10 settembre dell' 87 Antoniotto Adorno, Doge di Genova,

vennero fieramente

eletto arbitro,
diritti,

domand

al conte di Savoia

che esponesse
sentenza
I.

suoi
fece

ma
Ardi,

egli

non sperando
e

forse

favorevole

(t)

ili

Corte. Cilt

Provincie. Genve. Categ.

Beavjeu.
n. 3.

Mazzo
(2)

n. S.

Arcti. di Corte. Cilt e Provincie. Ivrea, Masino.

Mazzo VI,

(3)

m<.

k\.

n.

3 bis.

DI

STOIUA PIEMONTESE

'

125

nuovo compromesso nel Visconte. L'Adorno in questa cosa fu il processo n diede la sentenza, n pales parere (1); diverso dal Conte di Virt che in caso uguale il suo
onesto: non prosegu
,

testimoni contra la parte che non volle


gioni. Il Visconte

produrre

le

sue
il

ralu-

pronunci per forma


il

di

provvisione

26

glio

1388,

e definitivamente

17 marzo 1389:

1.

Settimo, Poirino e Riva, dover essere del conte di Sa-

voia in perpetuo.
2."

Gardena doversi dare


Di

al Visconte,

perch ne faccia

il

suo piacere.
3."

stava in

Sambuy sarebbe deciso fra due anni, perch allora mano d'Acaia. Cos di Guisa e Lovancita per la que,

stione che sian della Chiesa di Vezzolano.


k.

Lciny

Mazze abbiano a
di (Contorco

star

come sono,

e se ne deli-

beri fra
5."

due anni. Cuorgn, Val


,

Castelnuovo ,Camagna, Tel-

lario,

Moltasparone

luoghi de' conti di Valperga e San Maralle

lino occupali dal

marchese, siano rimessi


dirsi se

mani

del Visconte

sino a nuovo arbitramento. 6." Di Balangero essere a


vi

Bartolommeo

di

Sangiorgio

abbia ragione.
7." Il resto

essere da restituirsi al marchese.

E
)

il

conte

di

Savoia
Il

il

undici d'aprile ratific quella sentenza.


il

27 successivo,
(

Visconte sentenzi: che

luoghi occusi

pati

da Monferrato

da

me

posti nel quinto articolo


di

conseil

gnassero in propriet del conte

Savoia.

Il

che

scontent

marchese e

fccegli pel resto

desiderare

giudice migliore.

Ma
che
Borsi
il

Savoia voleva sempre essere certa della

sentenza buona a s:

e passato per Piemonte Ludovico di Borbone suo parente

tornava dal Brabante, fu pregato da


ci che per
fine

Amedeo che

arbitrasse di
Il

avrebbe dovuto
a' di

il

Visconte sentenziare.

bone pronunzi
dovesse stare
al

27 settembre 1391: Che per Sambuy

giuramento d'Acaia. Se giurasse doverglisi,

non essergli dovuto, Sambuy passasse a Monferrato. Guisa fosse data a Vezzolano: Lovancito al Marchese. Al marchese toccassero Castiglione, Candia e Rondizzone;
tenesse; se giurasse
al

Conte

Lciny e Mazze, e siccome

il

conte

domandava

tuttavia

(1)

Ardi,

di

Corte. CiU

Provincie, niovferralo.

Mazzo V,

n.

18.

126

DICHIARAZIONE DI DOCUMENTI

Bona di Borbone deciderebbe i termini pagamento (1). Tra quelle contese Conti di Masino tentennarono e il Podest di Borgomasino Giovanni de Petra il 13 d'agosto 1380 li
diecimila fiorini d'oro,
i
i
,

accus
venit

di

avere tentato
il

di sottomettersi al di
et

Monferrato

(2).

Sette

anni dopo

marchese

Monferrato

cum

tota eius potencia

ad locum Berengii
,

castrum
e

loci ipsius intravit et


(3):

mumaral

nivi fecit

et

proposuit villam hostiliter debellare


in

onde riarse
il

gran guerra
chese
,

Piemonte

Conti di Masino

favorito

n'ebbero per ordine

di

Amedeo
:

di

Savoia inquisizione
fossero
ligi

criminale. Apparve dal processo

che

sebbene

conte
nio
,

di

Savoia signore loro in cui riconoscevano diretto domi,

superiorit e resorto
di

e avessero giurato di far

sempre

il

bene suo e dei comuni


pedirli
;

Savoia

ed evitarne

danni od im-

quo' Conti avevano avuto col marchese di Monferrato


;

secreto colloquio per reciproca difesa

danneggiato
le

sudditi di

Savoia nelle persone e negli averi

chiuse

porte delle loro


,

terre alle comitive del Conte bisognose di vitto e di riposo

poi assalitele offese,


di

Veruna;

ricettato
,

armata mano quando andavano a soccorso i cavalieri di Monferrato che dopo il sac,

cheggio d'Albiano
di essere presi
;

terra del Conte di Savoia

erano

in procinto
,

poi accollo banditi e protetto malfattori


,

com-

messe violenze d'ogni sorta


sin da

rapine, oraicidii, onde ne crebbe


di loro

quando

si

assoggettarono a Savoia e dur

fama
Mar-

infame cosi

in Ivrea

che nel Canavese e


i

in Vercelli e ne' cir-

costanti luoghi.

Crescevano

gravami

perch Guigone
i

chiandi che processava in gennaio del 1391 trovava

Conti di

Masino.

lem

in dicto

Amedeum dictum Guillo condominum eorum consorcomilatu cum ipsis viventem comedentem et con-

versantem pacifice siiie discordia et difldancia precedentibus

aliquibus in anno Domini 1383 de


infra
castri

dictum castrum

mense decembris coopisse ipsumque infra turrim dicti posuisse longo tempore duris carceribus mancipatum
in

aula

et de facto sine judiciali aliqua cognitione precedente tcnuisse


a

submisisse que duris questionibus et torturis semel et pluries


(1) Arcli. di Corte.

Cill e Provincie. Monferralo.

Mazzo VI

n.'

10, 11 e 12.
(2) Ibid. id. (3)

Mazzo VI

n. 4.

Ardi, della

di Citt di

Torino,

voi.

28,

p.

48, Mazzo XXII.

DI

et in

STORIA PIEMONTESE
et

127
et

tantum qnod propter duricicm


ibidem
.

maliciam

asperi-

latem carcerum et questionum prediclarum ipse

Amcdeus
di

expiravit

ci

non ostante che per Ybloto


si

Chalant capitano del Piemonte


di

richiedesse in

nome

del Conte

Savoia, che l'avrebbe legalmente giudicato. Trovava ancora

che essi avevano pi e pi donne vergini, vedove, maritate,


rapito e violato; derubato
le

genti

d'arme

del lor signore, e

quel che peggio era uno

di

quo' conti vexillum dicti comitis

Sabaudie mandato presente Marco Gondelato positum existcns


super turrim castri Maxini justis rationibus, et ex causis rebelliter, turpiter et injuriose de dicto
loco
tolti

notorie et patenter
(T

violenter et removeri et ad terram projici vilissime


.

fecit et
il

precepit et illud poslea vilissime lacerari

Visto

mal turbine e volendolo in qualche modo riparare e non patire il danno che Savoia inlimava dichiarandoli decaconti
,

duti dai feudi pregarono di perdono, e offerirono qualche soddisfazione. AccettUi


il

Conte

in grazia,
i

ed

essi

gli
,

cedettero

il

feudo che da lor riconoscevano


la

signori d'Azeglio

e con ci

giurisdizione di Rivarolo; gli promisero di far di


l'

stare a Savoia le fedelt e

omaggio

dalle

nuovo preComunit del con-

tado di Masino e di riconoscere eglino stessi lui

Amedeo, qual

supremo signore
possedevano

dei feudi di Masino, Vestign, Casavina, Tina,

Cossano, Strambino, Borgaro-Masino (Borgomasino) e ci che pagando per soprappi al Conte di Sain Rivarolo
,

voia mille Gorini d'oro (9 febbraio 1391). Del che

Conti

di

Masino parvero

quieti

ma

si

turbarono alla morte del Conte


e per quel caso che
il

Rosso, avvenuta a quel

modo

Cibrario

pubblic gi sono parecchi anni. Onde per essere pi tranquilli


ricorsi all'animo pietoso della duchessa

Bona, tutrice
e

del sucin

cessore pupillo ottennero

di
;

essere

tenuti

riconfermati

grazia e per sempre sicuri

e presero nuova e solenne infeu-

dazione delle loro terre

(1).

di

Masino lasci di nuovo o una segreta mena che se Savoia non conduceva, lasciava condurre in Genova a suo favore, la quale non cominciata dal Conte Rosso n da lu terminata,
della sola persecuzione fatta ai
il

pi preciso

Garrone

ma

di

(ij Arcti. di

Corte. Cill e Provincie. Ivrea.


il

Mazzo VI,

n.' 7, 8,

9; in

cui l'ordiae di processare,

processo,

la

grazia, l'accordo,

l'omaggio.

128

DICIIIARAZIONE DI DOCUMENTI

ma veramente trattala a' tempi del padre suo e continuala lui morto non avrebbe dovuto narrarsi che ad altro tempo. Ma poich questa che io scrivo non storia si bene dichiarazione di documenti storici, o le materie non si confondono, esporr
,

qui anche

tiile

faccenda.
a'

Dopo

la

pace procurata
di

Veneziani e Genovesi, questi con-

cordarono una lega


cpes

dieci anni
(1)

con Savoia per aiuto e


et

difesa

reciproca in caso di guerra

cantra omnes
de

singulos prin-

dominos comunitates

et

universitates

provincia
,

Lomdi

bardie tenentes seu possidenles terram in

Lombardia
,

con patto
conte

che se Genova facesse lega col re


Savoia
vrani,
vi

di

Ungheria

il

fosse

ammesso; ammissibili
e citt che
si

quegli altri principi, sosotto

Comuni

ci

desiderassero,

pena

di

centomila Gorini a chi

opponesse.

l'atto

segnato dal

7 settembre 1381.
A' 17 di

marzo

dell'

anno successivo

il

doge

Niccol

di

Goarco

(2)

scrisse per s e per gli


,

anziani di

Genova

lettere
gli

credenziali al duca di Savoia


,

per alcuni ambasciadori che

mandava tra quali Ficschi e altri di Genova riusciti erano a fcir nominare un cerio lor frate Domenico da carmelitano sacre pagine professorem. Di quel tempo Genova era
i
i

divisa in fazione:

Goarchi ed

Monlaldi erano inimici; e


dei

Fieschi malconlenli del


cill, e bisognosi

governo

Goarchi
di

uscirono

dalla

d'appoggio, trattarono

sottomettersi colle

loro terre e castella al conte di Savoia. Diedero per ci istruzioni al frate


al frate
:

e Niccol Fiesco avvis

il

Conte per

la fede

che

doveva prestare.
,

Tiso Cibo, Tommaso A' 1^ di marzo Gaspare Cacalossio Marbruccio Benedetto Rercillo, Ludovico Lussindo, Sigurino
,

De Mari

Ilario Licabello

Tommaso
,

Matteo ed Enrico de
,

II-

lionibus, la famiglia de' Maruffi

Raffaele di Arizia

Babilano

Taito, Priamo di Negro, Pietro e Francesco Lercari, Napoleone

Lomellino, e

il

19 successivo)

Antonio de Paulo,
di

scrissero

. . .

ciascuno lettere uguali al conte di Savoia


questo tenore

ante conspectum celsitudinis vestre accedit pr parlo domini

ducis Januensis Venerabilis fra ter Dominicus

etc.

pr

factis

(1)
(2)

Giiichenon

voi. 2.

Arci), di Corle. Negoziazioni.

Genova. Mazzo

n. 1.

DI

STORIA PIEMONTESI':
domini Nicolai de Flisco quein
carissinium
et

i2D
ha-

generosi et cgrcgii viri

bcmus

in

singuiarem

maioreni

veemenler
nostrani

avidi ul cius

vota in suis agcndis realilcr comploautur cuuj

totis conalibus
or

sumus

firmis messibus obbligati

in

poton( iani porrigere


di

adiutorem
il

e qui ciascuno gli^racco-

manda
f(

bene accogliere

frate e prestar
libilis

fede

alle

sue pasic

role, e pertb sia contento eius

compiacere quia

caeleris aliis civibus predicta celsiludo mulluui graia et bc-

ef

nivola existet et

taraquam

eis

hoc obsequium imprcssum Hr-

miter reputabunt presortim advertens quod per ea que idem

domiiius Nicolaus mihi diffusit oretenus eiusdem celsitudini^.


exiat servit)r

(t

intimus et fidelis prout et magis quam su* maiores predocessorum celsitudines vestre hactenus extiteruni

et scrvitores

buiusmodi non sunt de

relieto
,

tradondi

sed

quia dominorum cum magna inslantia relinendi magnalium quamplurimum possunl proOleri ad augmenpotius
tuin otc.
la
(1)
.

E pare che

in

quella occasione Niccol Fiesco

desse

parola al frate anche per ci che Giovanni Fiesco suo

figliuolo aveva a dire al conte

Amedeo, per

quello

che a s

stimava dovuto in causa de' lafTcrugli passati a Vercelli in suo

danno
una
visa

tra

il

Visconte

Monferrato e Savoia

perocch

trovo
l'av-

lettera di Niccol al

Conte, nella quale (22 marzo)

che

il

frale islesso gli dir quel che Giovanni Fieschi gli


dire.
Il

avrebbe voluto

frale ai

di

aprile giunto
:

in

Kivoli

lasci scritto questo al conte di Sa\oia

lllustris vestre cel-

situdini pr [)aite magnifici domini Nicolai de

tini

Flisco

pala-

comilis et

La\anic

in

sua

scripla

de

claro

videlicet

'(

primo quod ob

tam

nobiles

quam

populares

diete

parlis

guelfe civiialis lanuc cupiunt anelanl ac desiderant serenis-


((

simum Dominum Comitem de Sabaudia habere protectorcm io Dueem et dcfensorem quin imo et nonnulli Ghibellini ut puta Dominus Adam de Spinolis cum aliquibus suis seguadominus Antonius de Paulo in hanc partem magnam sequclam dominus Lionardus de Montatilo favorabilis vidclur esse buie opinioni, undc
cibus ad idem
,

gliibcllinam lenens

prcfatus

dominus Nicolaus de Flisco magnificus non dor-

(1)

Variante in una lettera:

el

huiusmodi amici

ci servilores

sunl a

m'gnalibus conservandi quia undique non reperiunlur.


ARCii.Sr.lT. Voi.
XIII.

17

i30

<f

DICiilAKAZlONE DI DOCUMENTI
el

mitando assidue sludet


Italie

laborat

in

nonnullis

civiialibu&
el

partem guclfiam ducere ad bencvolenciara

obedieo-

ciani veslre serenissime polencic et super hoc

rcquiril prc-

falus Dominus Nicolaus illustri vostre Celsitudini quod per sonam idoncam mietere dignetur lanuc per amplioreiii


((

certiludinem et dccIaracioncsH
si

visis

preseniibus. Et insuper
civibus
ci

conlingat dare provisionem


scerete per aliquem

aliquibus

lanue
fidelem.

hcic
.
.

fiat

nunciura

intimum

mcliorem meo judicio non


nostro sincero amico.

poleslis habere domino


illustri

Nicolao

Supplicans vestre
sibi

Celsitudini

dominus Nicolaus de rslilucionibus


lerris eie. episcopalus vercellensis vel

fiendis

de

castris

a
"
a

nunc
(sc)

Vercellensi episcopo et ileni

domino Ludovico. .... dominus Denois Deralialis

Sohanni Vercellensi episcopo. Itera de residuo

denariorum quos habere debcbat idem dominus lanue ab hominibus dicli episcopalus. Et idem dominus Nicolaus oiferi se

veslre illustri dominationi preservare


et

fidelilatem

de

Castromiridoli

petit

filias

condamnali sui domini

el res quo ipsis pcrlincnt. Item petit finire de dodo domine Chateline (coniugis) tenore in summatorum. Item

lohannis

de castro
Sabaudie.

vult stare in albilrio domini

domini comitis

Illustris Trinccps,

que tangunt primam partem

in secreto

mentem
et sic

teneri debenl proul novit vostra Celsiludo elSerenitas


in fi>cto

procedendo

modo

debito dcducelur bona con-

clusio

per amplialionem veslre dominationis inimicum statura


et

deprimendo,

hoc est donum multum graciosum


ofTertur

et

utile

viscerosum et delectabilc quod

vobis
(1)

per

partem

nostri visccrosi amici doDiini Nicolai eie.

.
,

Di queste

mene

nulla nelle storie genovesi


,

nulla nelle
,

piemontesi. Pier GiofTredo istesso


nobili genovesi

ma

ad anni pi tardi
,

sa di

che dar

si

volevano a Savoia
di

allettati dal pia-

cere che di

tal

governo provavano alcuni

Nizza

Barcello-

nelta e Cuneo. Piacere conscguente dall'essere finalmente soggetti


i

non straniero n lontano signore.


,

Ma

que' nobili

sono

Doria
(1)

Del Carretto,
di Colle.

Malaspina
:

(2).

Dei Fieschi e de'par-

Ardi,

Negoziazioni

(ulto nel

Mazzo

n. 2.

(2) Pier Gioffredi. Slor. delle Alpi Mariti, in Hisl. patr.


p.

Monum.

Voi.

944-45.

m
ligiani qui

STORIA PIEMONTESE
e pare con

i3{

nominali non sa. Cominciarono l'anno innanzi alla


,

morte
che
s

di

Amedeo VI

molta

prudenza del Conte


e

in affare s

delicato era

uomo da
,

condursi misuratissimo,
,

per avere quei signori col maggiore loro partito


la
i

per

non inimicarsi

Repubblica
cittadini.
il

la

quale

polevalo far pentire di

avergli sollevato

Ma sembra

cbe in

pari

prudenza
che

non camminasse
i

figliuolo, e cosi non islesse grazioso,

desiderosi del patrocinio di

Savoia non avessero ad aspettarsi

niuna contraddizione mai. Felice Carrone avverti un foglio spedilo da Carlo,

Gio. Ludovico

e altri fratelli Fieschi ad


(1)
,

Ame:

deo VII

((

il

16 settembre 1383
vestris

nel quale sono

tali

parole

omnibus obedire tamquam illius domini quem super nos et nostri ad grandem reverenciani reputavimus et in futurum facere intendimus m^erwnfi* maxime proptcr grandem aliquibus faclis non ohstantibus
proni

sumus

mandalis

in

affectioncm

quam

saepc dieta dominatio ad doniura nostram

oslendit et

processisse ; e dopo quell'avvertimento

sempcr habuit non pulantcs ullatenus vestri culpa non altro pose che

un dispaccio di Bona di Borbone, lutrice di Amedeo VII! 28 gennaio 1392 (2), per commissione a due suoi consiglieri, di ricevere il giuramento e gli omaggi di quo' signori. Da quell'atto chiaro che fino allora non si erano sogdunque nulla aveva fatto il settimo Amedeo, gettati a Savoia perocch trovo anche un foper poca abilit o per avarizia
del
:
,

glio di

Giovanni vescovo
) ,

di

Vercelli (caccialo gi pei cittadini

dalla sua sede

nel quale fa inslanza per


g'

aver certo denaro


di

che
la

il

Conte con prelesti


la

indugiava.

Ma Bona
che

Borbone,

quale per

memoria

del

marito,

aveva ricevute da

principio, e favorite egregiamente quelle pratiche, era amata


e credula dai Fieschi, le riappicc, e

mand

deputati

a rice-

vere gli omaggi. Quell'alto procuratorio di grandissima ira-

portanza, ignoralo affatto sinqu

perci secondo

il

buon giu-

dizio del marclicse Garrone, dev'essere pubblicato nel sostanziale

da

lui trascritto.

Nos Bona de Borbonio Comilissa Sabaudic adminislralrix

et lutrJx eie.

Amedei Comitis

eie.

Notum

faciraus eie.

Quod

do

(i)
(2)

Ardi,

(ii

Corte. Negoziazioni

come

soi)ra;

Ibid. id.

Mazzo

n. 4.

132

DlCiriAllAZIONR
fide industria ot

DI

DOCUMENTI
dilectorum
consiliariorum
el

scnsu

loj^alilale

iiostrorum doniinorutn

voli

Ibleti
,

domini Challandi
loronimus
el

Monlisio-

diocosis

Auguslensis

de

Balardis

Icgum
rai-

doctoris diocesis

ltis

Thaurinensis

Anlhonii de Ghignino

diocesis Gralianopolilanensis plenarie confidenles;

eosdem
Olii

et ipsoriun queniiibet coiistiluimus eie. a


n

nostros el dicli

nostri procuralores et nuncios actores faclores el

negoliorum
ad
et

gestores speciales et gencrales

ita

quod per unum ipsoruu


prosequi valeat
eie.

inceptum fuerit per alium seu


recipiendum pr nobis
cuiuslibet

alios

et dicto Olio noslro et


fidelilates

noslroruin

nostrum nominibus
de Flischo
,

et
,

homagia
de

domi-

<(

norum Karoli
mellini
,

Oddi de Spinois
,

lohannis

Loet

Baptisfe de

Grimaldis

Christophori

Ni gr

((

aliorum dominorum nobiiium civium

burgensium
,

comuni-

a
cf

latum

et

hominum

de

civilale

lanue

territorio,

mandasuppojura

mento,

et dislrictu

eiusdem

se se

sub homagio, dominio,


,

'(

seignoria prefati iilustris

flii

nostri venire

esse

el

u nere

ff

voicncium

et eide-n

homagia

ligia et fidelilates prestare

eorumque castra,
ipsius
filli

villas, jurisdictiones

homines
poeta
el

el

de

nostri feudo et dircelo

dominio recipcre, recognoipsis


et

scere et tenere

volencium ac

cum

convenciones

que
duu

sibi

videbuntur ejcpedire, vi ad nos


et

dicium filium noet

<t

slrum contrahendum
,

firmandum nec non


supranominalorum

ad respondenel

paciscendum

et

arestandum cum eisdem do


ot

super

((

corlis capilulis pr parie

nonnuUorum
,

(f

aliorum districtus lamie nobis exhibilis

giendum

donandum
el

et

et ad firmandum larconcedendum eisdem et cuiLbet

ipsorum nostro
,

dicli

filii

nostri

nominibus gralias, quo


dictis

l.irgi-

ciones

imrnunitales, honoros, et privilegia


el

pro-

curaloribus et acloribus nostris

ipsorum

cuilibol videbun-

tur expedire et ad nos et dictum filium nostrum obiigamlum

specialiter et
<f

expresse de ipsis omnibus


et aclores nostros
,

ci singulis

quo per
te-

diclos procuralores

nominibus anlediclis
fuerint

(<

acla

promissa

connecta

arrestata et ordinala

ff

ncndis, servandis, cocnplendis, et ad effectum perducondis eie.

dantes

et serio

presencium concedentos eisdem procuratoribus

et acloribus nostris et
i(

ipsorum cuilibet plenam goucralom


et

et

liberam poteslalom specialequo


et

generale niandalum noslro


et

k;

qu.bus supra

nominibus fdelitalem

homagia

supra-

DI

((

STORIA PIEMONTESE
doioinorum
ot

133
,

ilictorum et aliorum

nobilium

civium

biir-

gensium, comunilalum
ritorii

mandanionli

ot

homiuum dicle districtus et edam


posdom
et

civilalis

lamio

(crsi

ipsius

civilalis

locus affuerit recipiendi ac

ooruni singulis de bonis


ot

K
c<

rebus, caslris
diclo
filio

villis

et

juribus fcuiialibus, que


et

quas a
,

nostro in

feudum

do fondo habere
,

tenere

reet
fir-

if

cipero

et recognoseero voluorint

invostiendi

paola

quo

t(

convonliones cuin cisdem et ipsoruin quolibet faoiendi et

mandi de

et

super

capitulis
,

pr parte ipsoruni
paciscondi et
et

ut

snpra
largiet

nobis exhibitis

respondondi

arrestandi

ciones, immunitalps honoros


a

((

privilogia
et

oisdom
firniandi

nostro
,

ipsoruni cuilibet largiendi concedondi

et

alia

omnia

ot singula

faciendi et a nos de
ole.

omnibus
non

et singulis

per
.

eos actis, promissis

Dat.

Cbamberiaci 28januarii 1392


praticbe
dotto,

Qual
del

risultalo avessero quelle


si

("lonova

9G

diede alla Francia, che la doveva go\eriiarc secimet

dum
vivo

ordinala

statala

civilalis.

Ritnascvi

peraltro sempre

un

partilo favorevole a Savoia.

Queste cose ho mandato innanzi per seguitare con maggioro


facilit gli

avvenimenti gi narrati da varii

istori

e indicare

quali documenti potrebbero meglio chiarire la materia, o nuova

prestarne.

queste parole
ce

maggio 1383 Clemente VII scris:e ad Amedeo VII De obitu (Jomitis Amedei (VI) muitifaric cugimur condolere et sanguinis unitatem quo nobis eum fetcrat valde iunctum et propter excollenciam virtuiis suetjuo

di

nobis illura reddideral iunctioreui et propter

biiem caritalem

quodam ipsum ad nostrum

et

suam admiraRomano ecsoli-

clesie
((

pium servicium impulil nobis eum junotissimum


et

davit, sed prae ceteris nos et eciani supradicta ecelosia flore

possumus
et

dolere

dum

nostrum

et

ipsrus ecclesie

pugilem

alhletham nobis mors rapuerit hoc presorlim tempore quo

eiusdein plurirnum

egebamus

; e lo assicur che (onlinuor

a lui la stessa benevolenza e protezione

che a\eva sino allora

portala e conceduta a suo padre; soggiunf^"il*J* " Ceierum ca a

rissimo

filio

nostro Karolo Regi


regis
libi

Franoorum

illustri

omuibusque
advisavimus
et

avunculis

dicti

super

hoc scripsimus

et

eos do hiis que

expcdire roguoscimus parilcr

prodesse

aSi
a

JriClUARAZlONE DI DOCUMENTI
futurum
Ginevra
(l) .
,

sicul facicmus iugiter in


la

Quindi

gli fece

prestare

omaggio per

Contea

di

di

cui era possessore e pei

feudi del Fossigm.

Amedeo il 10 di luglio 1384 (2) rinnov l'alleanza e il modo di vivere co'Berncsi e Friburgliesi gi convenuti nel 136i
e qui in gran parte trascritti
;

e ()are

che riformasse

il

visdo
di

mato

di

Morgos

perdio ncH' archivio della cattedrale


di

Lo-

sanna un'indicazione
carica,
il

un
di

atto concernente
(S:

diritti di

quella

quale ora smarrito


e
il

quindi Gn

le

contese che

Amedeo VI

Vescovo
fatta

Sion avevano

co' Valligiani

ne

seppe cavare colla solita politica quel bene,

senza

del

quale

ninna pace avrebbe


conlese e
i

data.

Chi

vuol conoscere quelle


i

patti

della

concordia basta che legga


di

brani che

qui
in

trascrivo della Bolla

conferma data da Clemente VII

Clemens Episcopus


f(

((

Vili (i). quidem nobis nuper pr parte dicti comitis petitio continebat quod cum dudum Inter venerabilem fratrem nostrum Eduardum episcopum Scdunensem et quondam Amedeum Comitem Sabaudie dicti Amedei comitis genitorem ex parte una et capitulum Ecclesie Sedunensis ac homines et compatriotas tam civitatis Sedunensis quara aliorum locorum Valesii et diocesis Sedunensis ex altera super eo quod Episcopus et comes capitulum homines et compatriotas predictos Turbillionis, Sete et domus Maionc et Castellionis in Vallesio Castra ad dictum Episcopum et suam mcnsam episcopalem Sedunensem pertinentes quod quidem castrum Castellionis de feudo dicti comitis ut asseritur avevalo il Conte comprato dai fratelli de la Tour il
Avignone
Kalendas Mail pontificalus anno
eie.

XIV

Exhibita

si

8 agosto 1376
il

(5)

colla vallata di

Lict,

colla

terra di

RaSete,

spilly e
fiorini

Castello e

Visdomato

di

Conleyc per cinquantamila


fecisse Turbillionis

d'oro) existit de facto capi


occupato

et

domus Maone
,

castra predicta delinuisse et detinerc inde-

bile

ac Castellionis castri predicti funditus diruisse,

fi)
(2) (3)

Commissariato dei feudi di Berna. Ardi, di Corte. Bolle e Brevi. Clemcnle

VII.

Mazzo Vili

u.

(].

Era

nella Cassetta
di Corte.

2IS

n.

201.

(4)

Ardi,

Bolle e Brevi.

Clemente VII. Mazzo Vili,

n.

S.

(^) Trailcs

avec

les

Sidsscs et les Vallaisans. Vallaisans.

Paquet

III, n. 9.

DI STORIA
'(

PIEMONTESE

135
publiol

ipsosquc capitiiluin homines et compatriotas guerram

'(

cam

ipsis

episcopo et cornili liomincs ipsorum


et

capiendo

({

depredando

bona ipsius domini comitis ignis incendio po-

'(

nendo
et
et


((

et diruendo fecisse asserebant guerre et dissentionum questionum materie exorle fuissent, tandem inler episcopum coraitem genitoreni ex parte una et capitulum et homines

ac compatriotas predictos super premissis et eorum occasione

ex

altera certa compositio et concordia ac Iransatio et ordi,

nationes intervenerunt

in

quibus

quidem compositionc

et

concordia idem episcopus volens evitare ne patria et civilas

(f

Seduneusis ultra per dictum Comitem in rainam

et destructio-

nem

occasione iniuriarum

sibi

per dictos capitulum, homines,

compatriotas illatarum ponerelur in eisdem patrie et homi-

i(

nibus succurrere cupiens ut dicebat de voiuntate


capituli predictorum ac nobilium

et

consensu

communilatum terre Vallesii inter celer castrum, villam, mandamentum, territorium Camossonum et omnia alia et sinMartigniaci, Ardoniaci
,

((

gula bona et iura que habebat dictus Episcopus et ecclesia

Sedunensis ab aqua que dicilur Morgia inferius prout dieta

aqua
et

fluit

usque ad Rhodanum cum ipsorum pcrtinentiis unitradcre quiltare et totalitor pr se

versis, ipsi cornili genitori

heredibus ac successoribus quibuscumque promisit et vo-

luit

quod perpetuo essent

dicti

comitis et

sibi

et

heredibus

i(

ex causa transaclionis et concordie predictarum remancrent quas quidem compositionem concordiara transacliosuis
:
,

nera et ordinationem ac omnia capilula in eis contenta prefati

(I

capitulum homines
solitis

ad

sonum campane
,

in

loco

et

'(

more

congregati ratificarunl
in

approbarunt et servare

(f

promiserunt prout
fecimus
nati
fuit

a
((

fedo, cuius tcnorcm de verbo ad


plenius

quodam inslrumcnto publico inde convcrbum presontibus inseri continetur. Quare pr parte dicti Amedei
,

nobis humiliter supplicatum

ut premissis suppli-

cationi

(f

concordie transactioni, ordinationibus, promissionibus,


,

ratiGcalioni

et

approbationi et

aliis

in

dicto

instrumenlo
apo-

conlentis robur
stolica

couGrmationis adiicere de benignitate

dignaremur.

Nos

igilur

huiusmodi

supplicationibus
,

inclinati,

huiusmodi compositionem, concordiam


,

transactio,

((

nem

promissionem

ratiflcalioneni

et

approbationcm
,

ac

omniit alia el singula in dicto instrumenlo contenta

rata et

um

J)I(:illARAZIONE
iila

J)l

DOGUMKMI
conOrmamus
dicli el presenlis

graia habontos

ex corta

sciontia

scripiis palnicinio
si
(]tii

commuiiiinus
in premi'^sis.
Doiiiiii,

suitplciites oinnes
1

defeclus,


((

iiilr()\('ii('rinl

cuor vero

inslrumonli
luille-

lalis
siiiu)

esl.

hi

nomine

Ainc.

Anno

Doniiiti

lerccnU'sinio

( tua;;osinj()
(1).

qu.irlo imlilione
in

sopliina die

ngt'sinia f)rirna augusti

Cunj toverendus

Christo paicr

ci Doruinus

'(

liduardus de Sabaudia episcopus Sedunensis ac


el doniinus

iliustris

princops

Amedeus
,

roraes Subaudie

in

cantpis ante civitateni SetiunenscMn exislans causa n'cuperandi


et rolwibendi castra

(
(f

Tur billionis, Sete

el

doQius Maione qua


Vallesii

pntriole laiu diete civitalis

quam aliorum locorum


in

o(Cuparunt ac castruni Caslcllionis


profali

VaIlesio,quod de feudo
el fundi-

Domni Sabiudie concilio existebat cepissenl


ex eo ut emend.un ab
,

tus diruissent ac
((

ipsis palriotis et ca-

pilulo ecclesie Sedunensis

viddicet canonicis diete ecclesie,

ip-ium
<f

capilulum

facienlibus et ad opera

dictorum

palrio-

larutn sic (onsenlieniibus et auxiiium el


tibus et qui palrioie el capilulum

favorem

prestanfacie-

guerram
homines
in

publicam

bini

et

ficerant

contra el adversus pretatum


el
ip'^ius

dominum
ipsis

Sa-

baudie comilem
homicidia
,

terras

et

loca incendia

capliones

et

depredationes

el

de

faciendo

el couiiiendo

habere
.

et \indiclarn lacere posset diclus

dominus
Vernet
ed
il

Sabaudie comes

Trattarono pel conte, (iiovanni


,

di

aiaresciallo di Savoia, Slelaiio (uerril


le;:ista

Giovanni Conflet
pattiotii di Sion,

Pietro da l'onte; pel capiioio e


:

Guido
di-

iiuilio cantore della chiesa

ci

convennero:

Primo. Quod

cium capilulum Sedunense solvere dibeat Io;inni Porlerii casleliano nostro [del Carne] dicti castri Tuj billionis expensas
quas
fecit

tempore

quo

fuit

conslitulus

castellanus
el

dicli

u caslri

Turbillionis ratioiie custodie eius lem

quod

victualia

.(

que diclus caslellanus babet infra diclum caslrum expedet el de ipsis lat ut supra remaoeaMl infra diclum caslruin salisfaiiio diclo caslellano ad exiimalionem duorum amico,

M
c(

rum. llem quod


ca<lruiu el
lulus caslellanus

arlilleria el ulen^ilia

que crani

infra

diclum

domum

Maione quando diclus Ioannes


in dicto castro el

fuit consti-

remaneaul

domo Maione

et

(1) Quesl'allt)
les

Dello

stes'^o

Ardi,

di

Corte

alla
,

rubrica TiiUli avcc


n-

Sutsses et les

Vulhiisam.

Vallaisans. Paquet 111

1^-

DI
((

STORIA PIEMONTESE

137

jpsa

bona per inveiitarium reslituanlur. Ilem quod dictus do-

mnus Ioannes Porlery possa andarsene libero e sicuro con tutto il suo dove gli piaccia. Item quod pr iniuriis faclis per
pr destructione castri Casteliioois dictus
evitare et succurrere ne patria a ulterius

illos de Vallesio et

dominus episcopus volens


civitate

Sedunensi

superius

ponalur

per

dictutn

dominum comitem Sabaudie


consensu
et

in destruclionetn et

voluntate capituli predicti

ruinam de nobiliutn et comniu-

nium
diat
,

totius terre Valesii tradat, quittet,ccdai, remittat,expcet tolaliler deliberet dicto


((

if

domino corniti Sabaudie pr quibuscumque castrum villam (uandamentum territoriuna Martigniaci Ardonii et Camossonii et omnia alia et singula bona et iura que habet dictus dominus episcopus et ecclesia Sedunensis ab acqua que dise heredibus et successoribus
,
,

ce

citur Morgia inferius


et

cum ipsorum

pertinentiis universis sint,


corniti
,

remaneant dicto domino nostro

et

heredibus suis
;

perpetuo ex causa transactionis

et concordie

predictarum

in

qua quidem cessione non intelligantur redditus, homines et res ad dictum capitulum perlinentes existentes infra iimites
,
,

prediclos a Morgia ut supra coniunctim, vel divisim, et sin-

gulos canonicos capituli predicti. Item quod pr dampnis


latis

il-

per dictos patriotas Vallesii dicto domino nostro cornili


et

Sabaudie

gentibus suis tara apud Heremenciam, Neycidam


et

Contegium

Salionum
et dieta

quam

alibi, in

quibus

locis

gentes

predicte terre Valesii

incendia
loca

posuerunl, multa homicidia

((

commiserunt,
gentes
bitur

spoliaverunt et depredaverunt et
corniti

boves penes se exportaverunt solvant dicto domino

predicte totius terre Valesii quantitatem que arbitra-

per

dictos

Guerriti et

dominos oannem de Verneto Slephanum oannem de Gonfleto milites videlicet a triginta

'(

usque ad quinquaginta millia florenos veteres ordinandos per


terminos per ipsos solvendos
si

Due

di tre parti della

somma
et

che sar arbitrata

paghino da quelli qui sunt de Leucha


costretti coli'

a Leucha superius, se non paghino, siano


vescovo e dai comuni
,

armi dal
parte

Leucha inferius;

l'altra

terza

paghino il capitolo e quegli uomini che gli pertengono a Leurha inferius; e il vescovo similmente veli astringa. Tutto finito, sia fatta pace, confederazione, e lega ira il Vescovo il Capi,

tolo,

Nobili

Comuni

diete

patrie Valesii ex
i8

una parte

Aroh. Si.

Ir. Voi. Xlll.

138
((

DICFIIAR AZIONE DI DOCUiVIENTI

((

ot dominuin noslruin comilom Sabaudie ex altera perpetuo duratura.^llem quod dicium Capitulura castruni cum lurgo

<(

Sete dicto domino episcopo,

cum
suo

viclualibus

artyleriis

et

rebus

que

in castro crani

tempore quo gcntes Valesii


procurent
restitui

dieta

loca intravcrunt toto


(f

posse
si

domino
dictorum

episcopo antedicto

et

bona

sunt consumpta

valor ipso-


((

rum
castri

solvalur

eidem. Item quod

facla reslilutione

Turbili ionis et

domus Maione cum

bonis
et

supraordi-

natis restitu in dictis locis

domini episcopus

comes Saque' pa;

((

banche rcmiltant iniurias

lascino in pace e liberi


,

triolti

che aderiscano

al

trattato
I'

gli

altri

combattano

fra s

stia

concordia e fede.

atto fu
di

solennemente

letto e pubbli-

calo in presenza di

Amedeo

Savoia principe d'Acaia e Ludi


,

dovico suo

fratello; di

Rodolfo conte
la

Grueria

Guglielmo
la

Granson
siglieri

Antonio signore de
,

Tour
e
altri

Umberto de

Balma
con-

e dei Salivi di Brcssa


delle

Vaud
,

signori e militi e

due

parti amici

quindi ratiflcato dal Vescovo e

dal conte
a'

Amedeo

nel suo padiglione del

campo

avanti Sion.

Ed

apud Sedunutn in platea existente supra ripam a parte Rhodani ante introitum prime porte fortalitii Valeisse
21
d'

agosto

in

presenza del capitolo,


e delle terre di

de' Nobili,

de' Militi
,

de' patrioti di

Vaud

Leticha superius

e di coloro

che

stete-

rant in guarnigione civitatis Sedunensis domus Maione, castri


Turbillionis et fortalitiis Valeisse cantra dominos episcopum
et

comitem antedictos

dicti

domini Ioannis de Verneto, Stephanm

Guerriti, Ioannes de Confleto arbitri a determinare la

somma
in

che pagar

si

doveva dai Valligiani


fiorini vecchi di

al

conte,

la

scrissero

quarantacinquemila

nel giorno di^Sanl'Andrca del vicio

Germania da pagarsi mota novembre e met a Pasqua


,

successiva

non
di

inclusis

tamen in ipsa quantitate seu summa


pro-

quinquemillibus florenorum ad ordinationem dicti domini Ioannis


de Verneto
,

cui

non detto ragione. Perch fu data


pr
conte

messa generale
a

e particolare et ita cavit alter

altero,

ed

richiesta de'

commissari del

Antonius

Exxerlini pr

parrochia de Ravognia, Antonius de Platea pr parrochia de


Vespra, Petrus Matricularii de Narres, Antonius Pastitoris de

Sempliono

et

Mauritius

filius

Antoini Ausineum pr parrochia


,

Moryie

se

fideiussores ohligarunt di fare stare a' patti


si

que' de

Leicha superius; altrimenti, se non ottenessero che

pagasse

DI

STORIA PIEMONTESE
essi

139
al

verrebbero e starebbero
Je

medesimi ostaggio
il

Conte sinch
il

somme

fossero soddisfalle. Indi


di

penultimo d'agosto
cedute al
il

ca-

pitolo

rispondendo all'istanza
del vescovo
,

Enrico de Blanchis vicario e


le terre

procuratore
di

ordin che
Il

conte
si

Savoia fossero consegnate.


il

2 d'ottobre
fiorini di

Vescovo

obgli

blig verso

Conte per centomila

buon peso per


i

aiuti a ricuperare la citt di Sion, le castella e

luoghi del

vescovado e a
dolo cos con

ridurre all'obbedienza
altri

ribelli,

ricompensan-

cinquantamila delle spese

fatte pe'suoi pro(1).

prii soldati e dell'

assistenza ottenutagli da Galeazzo Visconte


i

Ma

quantunque

Valligiani

cedessero

alla

necessit

non
di-

istettero tutti quieti;

ne

quieti furono di

buon umore. La

strazione di quelle terre dalla patria

per darle a Savoia

fece

odiato

il

vescovo

Valligiani

si

fecero arditi di mostrare alla


le terre della

lega Svizzera che

il

conte
i

di

Savoia usurpava

loro

diocesi, che incarcerava


degli assassini, e che

borghesi, che non faceva giustizia


e
il

n'erano scontenti,
di

Sire di llavognia

figliuoli

ricusarono

aderire alla pace.


,

Il

conte adir;

ma

aborrendo da nuova guerra


di sfogare lo

temendo le armi sdegno sopra il Ravognia e vi


di

della lega, cerc


riusc.

E
il

intanto
d

a quietare

Scdunesi e mutarli

avversi in amici

di

ottobre 1387 convenne con loro ch'egli avrebbe procurato dalla

Santa Sede fosse lor dato in vescovo


berto di Billens (che
la

il

prevosto di Basilea
dice

Um-

cronaca

d'Evian
al

arcivescovo di

Tarantasia):
fiorini

Sedunesi
il

pagherebbero

conte trentotto mila

d'oro:

vescovo proseguirebbe la guerra


i

contro quel-

r audace
(la
il

ribelle e

figliuoli

e confiscandone le terre trarrebbe


;

pagare que'

fiorini

a Savoia
le

e quindi

il

Savoia aiuterebbe
ai

vescovo a riacquistare

terre perdute.

del successivo
tutti
gli

novembre rimise
blighi e le
dell'

alle terre e fatte


si

comunil del Vallcse


dal Vescovo

ob-

promesse

da loro e
i

nella
fiorini

pace
del

8i

e perch gli

pagassero
i

cinquantamila
gli

trattato rinunci a lutti


le
gli

diritti

che

erano

stati

dati

sopra

terre del vescovato alla riserva dell'

doveva
(1)

(2).

Ma

per allora

il

omaggio che il vescovo denaro non fu pagato, e perci

V.

la

nota seguente.
Catteir.
di

(2) Arcti. della

Losanna

Torino, Trails avec

Ics Suissen.

Vallaisans.

Cassetta 385. Ardi, di Corte di Mazzo IH, n.' 11 e 12 ; e

Mazzo IV,

n.'

2 e 3.

IVO
le
lai

DICHIARAZIONE
non
rese.

DI

DOCUMENTI
ic!

terre

N questa generosit
,

conte

fu

creduta

Valligiani o gradita
il

n valse

a trarli in confidenza la con-

cordia nella quale

conte di Savoia viveva coi Ginevrini. Gonsi

ciossiach riputavano che Ginevra


la

sostenesse indipendente per


di quella citt,

fortezza di

Ademaro Fabri vescovo


87 faceva raccogliere
;

che appunto

in quell'anno

in libro e raffermare le libert

e le franchigie del paese

e per la protezione dimostrata dalla

lega svizzera pronta a soccorrere gli amici.

E
,

poich
i

il

nuovo
ValAvvisa-

vescovo
ligiani

si

mostrava troppo amico a Savoia


,

diritti de'

conculcava

tramarono contro
les

lui

una

rivolta.

tone

il

conte irrite contre


les

dicts

Vallsiens ainsi

rebelles et
et de les et prlat

muttins se delibera de
remctre

aller bien chastier et

punir

entirement en l'hobeissance de leur seigneur

ce qu'il faisoit tant

qu'estoit

onde du

dict

par charit que en faveur du conte de Gruyre evque. A ceste occasion assembla une
pari
et

grande arme d'environ cinq six mille hommes bien quipps


puis
il
s'

en alla

celle
,

estant devant la ville de

Syon

oit

mit son sige

la treuva si bien fournie


qu'il

de gens de guerre de
,

toutes sortes de

munitions

ne la peut aulcunement forcer

ains

ft

grand perte de

ses gens

devant

la diete ville,
et

o ayant

demeur long-temps sans pouvoir passer oultre


jour aulire son arme
s'alloit
et

voyant que de
les

dperissant
les

estans

ennc,

mis grandement

forlifjis

avoir saysis

estroitz passages
celle fois
,

se delibera de quitter et s'en retourner

pour

avec in-

tention d'y revenir encoure plus fort qu'il n'estoit


le

et

ayant leve
les

sige

pour

s'en retourner

fut suyvi de
ses

felle

sorte

par

Val-

lsiens qu'il
le

y perdit la plus part de


les

gens

et fut
,

contraint
estre

seigneur comte s'en retirer en sa ville d'Evian

pour

en

sret\ estans

Vallsiens venus jusques l qu'ilz prirent et se


le

saysirentlde tout

Chablaix ds

la

Morge

de Contey jusques

Saint-Mauris

qu'ilz ont

gard despuis

(1).

Molti storici di Ginevra parlarono della sua costituzione.


thier e Bonnivart pi specialmente. Di Bonnivart

Gaaun volume
nell'archi-

a stampa
vio di

e qualche capitolo manoscritto e inedito


di

Corte

Torino; di Gauthier

inedito, pareva

buono

al

Garrone dare a luce quel che discorre dell'opera

civile di

Ade-

maro Fabri

anche perch

si

vedesse

dopo

le

notizie

che ho

(1)

Ardi, Cantonale

di

Losanna. Cronaca d'Evian

ras. iol.

102 e 103.

DI
date degli
atti

STORIA PIEMONTESE
negli

IVI
,

esistenti

archivi

del

regno

quanta

fede

meriti ed onore quello storico singolare. Io seguitando le intenzioni sue trascrivo assai d buon grado quella parte importante
del manoscritto, sicurate.

che d conto delle libert e


soixante

le

franchigie ras-

Le
cles.

livres des franchises contient

et

dix neuf artiici

Il serait inutile et fort

mnuyeux

de les transcrire tous

puisqu'il y en a plusieurs qui ne roulent que sur matires de trs


petit importance. Il sufjra

donc de rapporter ce que

les

princi-

paux renferment d'essentiel. Farmi ces articles qui sont rangs


gouvernement de
et des sindics.
la ville tei qu'il tait
le

d'une manire assez conle

fuse on en peut distinguer de quatre sortes. Les uns regardent

entre

les

mains de Vevque

Les autres marquent


,

privilges et les droits de

tous

les

particuliers
les

citoyens

bourgeois et hahitans. Les troisi-

mes renferment

rglements sur Vadministration de la lustice.

Et
que

les

derniers contiennent diverses ordonnances sur la Police.


l'gard des premiers qui sont
les

A
toutes

plus importants
le

il

est dit

les

citoyens
les

et

les

bourgeois de la ville ont

droit d'lire
veiller et

annes quatre sindics


la ville
,

ou procureurs pour

pourvoir aux besoins de


tout
le

aux

quels

ils

peuvent donner
le

pouvoir qu'ils jugeront ncessaire pour procurer

hien

de la

communaut.
garde de la
ville

La
soleil

pendant
,

la nuit depuis

le

coucher
et

da
la

jusques son lever

celle des
le

biens

des

prvenus

jurisdiction entire pendant

mme temps
aux citoyens
les

devait appartenir
,

pur
rant

et

plein aux sindics


nuit
,

et

de

sorte

que dul'ayant

la

il

ne fut permis personne de faire aucun ade

de jurisdiction au

nom

de

l'evque

seuls

citoyens

alors tonte entire avec mre et mixte empire. Art. 2.

Si un ecclesiastique

tait

mis en prison pour crime on ne


,

le

devait point elargir que par Vordre de l'evque, du vicaire

ou

du

conseil episcopal.

Et

si

le

prvenu

tait laique,

il

ne devait
,

tre reldch que

par Vordre des sindics


de

et des citoyens

qui seul
les

avaient droit de prendre connaissance


criminels
,

de ce qui
les

regardait

de poursuivre leur proces


les

appliquer la tor-

ture

et de
le

condanner

la

mori

l'evque se rservant

pour

tant

pouvoir d'voquer la cause

soi et celui de faire grace.

Art. 12. 13.

149

DICIIIAHAZIONI DI

DOCUMENTI

Les arlicles doni je viens de parler marquent


liculiers l'evque et

les droils parceux qui taient aussi propres aux ci-

toyens. Il y en a qui taient

communs aux uns


le

et

aux

autres.

Par exemple
le

l'art.

IV
en

qui portali que


prsence
et

prix dcs

bls et des vins


l'officiai
;

devrait tre tax


conseil de

du vicaire ou de
de quatre citoyens
le

par

deux chanoines

le

XXX fi
LXVIII

que personne ne pourrait prendre des pierres

long de VArve
;

que par la permission de l'evque ou des


qu'il ne sarait

sindics
ville

le

permis de se servir dans la


franger,

de la

d'nucun prince

qu'auparavant l'usage
les

de

monnaye cetle monet


les

naye n'eut
toyens,

approuv par l'evque,

chanoines

ci-

Les principaux droils des citoyens

bourgeois

et

habitants
ci.

considrs chacun en particuUier se rduisaient ceux

Qui
les

aucun d'eux ne put

tre

condamn par

le

vidomne ou par

autres offciers de l'evque unepeine plus

soixante sols pour quelque sorte


fut,

moins que

le

crime n'et

grand qu' l'amende de de violence ou de crime que ce t commis contre l'evque ou


du vin que
et
les
:

cantre ses offciers.

Que nul n'aurait


nes

le
,

droit de vendre
et les

chanoi-

que
les

curs de
les

la ville

citoyens

bourgeois
des

Art. 16.

trangeres
:

ne pourraient vendre
Art. 29.

marchandises

qu'en temps de foire


obligs de se

que tous

les

citoyens seraient

conformer aux ordonnances de


:

la ville et de

payer

imposilions

Art. 28.

que

les

plus proches parens de ceux


,

qui mouraient ab intestai hriteraient d'eux


staleur serait btard ou usurier public
rait parvenir quoique ce sort
,

encore

que

le

te-

de sort qu'il ne pour,

aucun seigneur
:

des biens

de

ceux qui mouraient sans enfant


toyens
et

Art. 34.

enfn que les ci-

bourgeois ne pourraient point tre cits en jugement


ville

hors de la

gardat

l'egtise

moins que ou le chapitre.

ce ne fut

pour quelque

fait qui re-

A
culiers

Vegard de l'administration de
,

la justice enlre

les

partielle

les

franchises ne parlent que de la


le

manire doni
/'

devait tre administre devant

vidomne que
il

evqiie

appelle
qu'elle

en divers endroits son


se doit trailer

officier et

prescrit en general
,

d'une manire aise et abrge

en langage du
proces ne rou-

pays

et

sans

aucune

crilure moins que


difficile

les

layent sur quelque matire

et

embarrasse.

DI

STORIA PIEMC>NTESE
,

143
dans
le livre
les

Les reglements de Polke


franchises
'es
, ,

qui se Irouvent
,

des

regardent la vente des denres


,

le

poids et

mesu
les

la propret des rues

la construction des
,

maisons,
les

pdet

turages

publics

les

meuniers
le

les

bouchers
il

prisonniers

choses semblables dans


cessaire d'entrer
ici.

detail des quels

n'est

nullement n

Enfin

les

franchises contenaient

deux

arlicles
les

gnraux

trs

importants: lun portait que, quand


raient l'avenir de se servir
et
dii

mme
,

sindics

neglige

droit qui

etait

acquis eiix
le

tous

les

citoyem par

les

franchises
,

les

citoyens ne
tre

per

draient pourtant pas ce droit

ne pouvrant
:

prescrit par

aucun
et
le

tems. Art. 28.

Vaulre
et
,

qne tous

les ofjiciers

episcopaux

oidomne prsens
les

venir jureraient d'observer inviola


,

blement tous

articles des franchises

lorsqu'ils

prendraienl

possession de leurs charges


tion tous

Vevque menagant de son indignales

ceux qui

les
,

enfreindraient

moins du monde.
fit

Ademarus Fabri

avant que de publier ces franchises

fain-

d'exactes recherches des coutumes qui par


cornine changes en autant de
crit et
il

un

long usage taient


toutes rediger par

lois. Il

les fit

en composa
,

ce

recueil qui ne

conlient
ait t

proprement
et

rien de nouveau

de sorte
il
,

quencore qu'il

public
les

con-

firm par Ademarus


tenissent de ce prlat

n'en faut pas conciare que

citoyens

les

droits qui leur y sont attribus, puiail

que selon une expression dont

se sert, ce sont certaines


,

coutu-

mes par
jurs de

les

quelles

nos feaux citoyens

bourgeois, habitans et

la dite cil
si

usenl et j dovant sont accoutums de user


n'cst

par l'espaoe de
Aprs avoir

longtemps qu'il

muioire du conlraire.
et

fait

informer des droits des citoyens

de leurs

immunils
entre
les

il fit lire

Ademarus fit assembler dans l'cglise de saint Pierre deux plus grands autels le chapitre en prsence de qui tous les articles des franchises et demanda aux chanoi,
,

nes

leurs sentimenls

sur chacun,

les

quels
ces

les

approuverent

aprs une

mure

delibration. Les
le

noms de
/'

chanoines se irou,

vent

mme dans

prambule de
,

acte qui en fut fait

et

Vev-

que en parlant d'eux


nvoir cu leurs avis,

les

traile de vnrables seigneurs.


le

Aprs
,

il

appr uva tout

contenu des franchises


fit

pour

lui et
et

pour

ses successeurs et il

en

faire en acte public

rem

sign

par Jaquemet de thpital


,

et

Ramus

notaires

ci-

toyens de Genve

en prsence des vnrables Jean de Lugrius

lU
nois
et

DICHIARAZIONE
le

DI

DOCUMENTI
,

Prieur de Pellionex dans

diocse de Genve

de Jean de Vienet

d'Humbert Fabri chanoines de Lausanne

de Pierre

de la

Baulme de la Roche temoins ce appells. Cet ade fut compil dans le mauvais latin qui lait en usage dans le siede d'ignorance au quel fut crit. Et soixante huit an aprs c'est dire l'an 1455 Michel Monlyon citoyen
Notaire public de Genve
et

et

et secretaire

de la

ville

le

traduisit
,

en franQais
dition

enfin

il

fut

imprim
encore

l'an

1507 par Jean Belot


plusieurs

doni

on

trouve

aujourd' hui

exemsouveles
le

plaires
//

parait d'abord par cet

ade que

l'evque
et

tait

le

rain de Genve. C'est lui qui approuve

qui confirme

loix
droit

par

les

quelles l'Etat doit tre gouvern. C'est lui qui

de faire grdce

aux

criminels

condamns
,

la

mort
il

et

mme
,

aprs qu'un prvenu a t arrt

il

peut

quand
il
,

lui plait

voquer

la

cause soi
bourgeois,

et

en connaitre.
citoyens
et

Enfin

traite les ciet

toyens et

de ses

bourgeois
ville

ceux qui
officiers
,

avaient quelque charge publique dans

la

de ses

comme par exemple


Mais
les

le

vidomne
,

qu'Ademarus appelle en pluVidomne.

sieurs endroits des franchises

son

citoyens d'un aulre cot avaient des droits bien con-

sldrables. Ils choisissaient leur magistrats qui jugeaient en der-

nier ressort des affaires criminelles

quand

le

prevenu
ville
,

n'tait

pas ecclsiastique.

La

souverainetc entire de la
(

leur

ap

parlenait pendant la nuit


l'avons

mre

et

mixte empire

vu
l'

ce qui tait

s'il

en falait croire
ville

comme nous Roser une mar,

che de

ancienne souverainet de la
elle

que

les

evques avaient

Hsurpe sur

dont ih

croyaient laisser ce reste


serait d'un
,

pour

Vamuser.

Remarque qui

plus

au peuple grand poidr


,

fUl paraissait d'ime

manire bien daire par Vhistoire des

sicles

prcdens

qu'il y eut

un temps au
elle

quel la

ville

de Genve fut

uniquement gouverne par

mme.
la
ville

Pour donner cours


il

dans

une monnaye trangre


de
l'evque
et

fallait avoir l'approbation


,

non seulement
Il

du

chapitre

mais aussi des citoyens.

y avait encor d'autres cas


,

o ceux-ci avaient un droit gal avec l'evque de sorte que lon peut dire que si ce prlat avait es honneurs de la souve,

rainet

les

sindics

et

les

citoyens partageaient en quelque

ma

nire avec lui ce qu'elle avait d'essentiel.

DI STORIA

PIEMONTESE
le

li5

Si

les

citoyens avaient pari dans

gouvernement tempore!,
le

comme nous venons

de

le

voir

ils

n'cn avaient aucune dans


les
le

spiriluel qui tait tout entier entro

mains de
peuple
,

l'evque.

Ce
le

prlat tait anciennement postul par


clerg
;

et

lu

par
le

mais dans

la suite les chanoines seuls

sans que

peucol

ple s'en mlt, faisaient cette lction.


et les sindics et

Leur chapitre d'un

conseil de l'autre taienl attentifs

empcher

que l'evque s'arrogeant des droits qui ne lu appartenaient pus san governement ne devint tirannique. Dans
les
le

les

commencements
,

chanoines

taient

assistans et

coadiuteurs des evques

et

prlat ne faisait rien sans leur partecipation.

Mais dans

la

suite les

evques se

mirent sur
il

le

pied de ne consulter
les

leur

chapitre
leur

que quand
,

leur

plaisait;

chanoines

aussi de

cot

qui

n'avaient

eu

au paravant aucune juridiction


de part que
le

particuUre pour se dedommager du peu


leur donnait

l'evque

au gouvernement , trouvrent
terres

moyen
quils

de devenir
firent

seigneurs
lors, selon

des

du

chapitre,

de

sorte

ds

lexpression de Bonnivard, Icurs besoignos part.


les

Aussi l'evque Ademarus


venerablcs seigneurs.

traitnit

il

comme nous avons vu,


de
le

de

Ils taient

au nomhre
proprement

XXXII
,

en y

comprenant
avoir

le

prvt

qui

tait

prsident

sam

aucun
V.
. .

droit particulier. Ils devaient


.

par un statu du pape


doni
ils

Martin
gneurs

tre tous

gentils-hommes ou du moins docteurs en


les terres

lune des trois facults. Et dans


,

taient sei-

ils

jugeaient en dernier ressort des matires criminelles.

seulement les condamns aux offcicrs sculiers du prime qui tait souverain de leurs terres pour les punir conformement au jugement qu'ils avaient rendu comme nous l'avons
Ils remettaient
,

vu

ffi

devant
ce

ati.

1295

).
,

Pour

quiregarde leurs fonctions ecclesiastiques


Ils

les

chanoi-

nes s'en acquiltaient assez cavalierement.

avaient des covidjuordinairc


les

teurs suballernes qui chanlaienl et faisaient l'oOScc

cependant quo Messieurs


nef de l'eglise
le

les
et

chanoines [s'emprunte

paroles

de Bonnivard] s'ebaltoyent
la

pourmenayent cn derisant parnii jusques ccrtaincs crtnonies o il y avail du


les

gain pour

prsens et rien pour


l'office.

absens, car ih voulaienl

bien lors faire

Arcii.St.It. Voi.

xm.

19

146

DICHIAKAZIONE
conseil

DI

DOCUMENTI
son
vicairc prsiaffaires les plus importantes

L'Evquc nvait son


dait en son absence et

episcopal o
les
il

oh toutes

ctaient frailes. Outre ce conseil,

avait

deux tribunaux pour

la

just ice civile, celai dii vidomnc, qui avait avec lui trois au quatte
assesseurs, avait la premire connaissance des causes.

De

les

procs ctaient ports


vessar t
,

l'officiai

ils

taient dcids en dernier

moins que

l'affaire

ne fut

de

consequence au quel

cas la partie condamne pouvait en appeller Vienne au Metropolita in.

Quoique

les

Comics de Savoie fussent en possession de


dire en parlant
,

l'office

du
que
rar

Vidomnat, Von peut pourtant


le

exactement

Tribunal o presidait
comic de Savoie
c'est

le

Vidomne

appartenait Vevque

le

tait appell le

Vidomne de Vevque, Vile

cedominus,
rait

dire qu'il reprsentait

seigneur. Il ne pou-

dono point tre celui quHl reprsentait qui n'tait par conle

squent que

prlat

lui
il

mme. Lorsque
1290
fait

le

Vidomne prenait
les

possession de son emploi


i'evque
,

prtait serment entre

mains de
Guilfief le

et

par

te

traile de l'an
le

par Am

V avec

laume de Conflans,
prince
qui
il

Comic de Savoie reconnait lenir en


et

oidomnat de Vevque

lui

en fait Vhommage, de
la

sort que ce
Vofficier
le

n' avait propremenl que

nomination de

par
de

faisait exercer celle


,

charge
lui

et

qui

il

donnail
titre

nom

vidomne

ddaignant de porler

mme un

qui marquait

quelqu' infrioril.
vritable ide de la

Mais

evques, fin qu'on ne perdil pas la charge de vidomne et que Von ne crut pas
les

que ceux que

les

comics de Savoie nommaient fussent Vicedomini


et

en la place du seigneur
les

par consequenl que

les

comtes fussent

seigneur s,

les

evques, dis-je, n'appellaient ceux qui taienl

envoys dans Genve pour exercer cet emploi que lieutenants du

vidomne. Enfin cet


les

officier

ne jugeait pas ncessairement de toutes


,

affaires civiles,
le

car V officiai pouvait connaltre d'un procs


,

vidomne cut eu aucune connaissance outre decidait d'aucun procs souverainement et qu'il n'avait
sans que
t'tanl

qu'il ne

la

garde

de prisonniers pris pour crime que pendant trs peu de temps,


oblig de
les

remcttre

aux

sindics

au

houl

de

vingt

et

(juaire heures.

Telle tait la manire doni s'administrail,


j US lice civile la quelle les .nndics n'avaient

dans Genve la aucune par t. Mais


,

DI
aussi
ils

STORIA PIEMONTESE
seculiers.

UT

avaient,

comme nous Vavons


n'laient

dit plus d'une fois, la con-

naissance des crimes commis par des


ecclesiastiques
,

ils

point

Car poiir Ics soumis kur juridiction


ils

mais

lorsqu'ils

commettaienl queque dsordre,


le

dpendaient
;

d'un juge labli par Vevque qu'on appellait


et

juge des exchs


,

du tribunal de

ce

juge

Vaffaire

si elle le

meritait

iait portc

au conseil episcopal.
J'ajouterai tout ce

quefai

dit ci-devant,

par rapport
,

la

pari que

les

sindics

et les

citoyens avaient
le

au governement
les

qu'il

y avait deux conseils, l'un dans


et leurs conseillers

quel se irouvaient

sindics

dont fai parie, lorsque fai rapport la males

nire doni furent lus

sindics

Vanne 1364
sur
le

et celle
et
les

dont leur
fonctions

conseil ordinaire tait compose,

les

droits
lieu.

du quel me suiz assez tendu dans


Saint Martin

mme

Vautre compose
la
di-

de toute la Bourgeoisie qui s'assemblait

pour taxer

la

vente

deux fois Vanne du vin et le premier


S'il

manche
general

de fvrier

pour
sur
ces

lire

les sindics.
il

y avait quelques

affaires publiques
e" tait

les quelles

falut avoir l'avis


Ics

du conseil

dans

jours l qu'on

lui proposait, quoi-

que

les sindics

pussent aussi l'assembler tems


rien

et
le

Vassemblaient
jugcaient
la

effecli-

vement en d'autres
L' evque
citoyens.
se

selon

qu'ils

propos.
des

ne

pouvait

aliner

sans

partecipation

Les publications

qui

se faisaient

son

de
et

trompe
des
sin-

faisaient
si

au nom de Vevque, de son vidomne,


,

dics;

Vevque avait besoin d'argent


sindics

il

falait

qu'il

s'adres-

sdt

aux

pour

faire contribuer les habitants.

La

pluparf
,

des traits que les evques faisaient avec les princes trangers

taient faits

non seulment en leur nom, mais aussi en


et

celui des
les

citoyens

bourgeois

habitants de la

ville.
les

Et au contraire
et

tats trangers traitaient souvent avec

sindics seuls

conseil

de Genve sans

les

evques.
le

Les sindics avec

conseil ordinaire avaient


et

le

pouvoir d'em
les

prisonner
jugs
ils

les
les

criminels

de jour

et de

nuit et

aprs

avoir

remettayent au vidomne

qu'il

n'tait question

que

de peines lgrcs,
sait

au dessous
le

de la mori, mais lorsqu'il s'agis-

du derniere

supplice,

vidomne, aprs avoir reQuordre des

sindics de faire mettre leur sentence en execulion, faisait conduire


le criminel jusqu' la porte du chdfeau qui avait appartenu anciennement aux comtes de Genevois. Et quand le vidomne tait

148
l, il faisait
la,

DICHIARAZIONE DI DOCUMENTI
demander par
trois fois
s'il

n'y

avait personne
la

de

pari du seigneur de Gaillard,

d'est

dire, de

pari du

Comic de Genevois, avant que les terres de ce comte eussent passe la maison de Savoie ou de celle du Due de Savoie lorsque les princes de celle Maison furent dcvenus seigneurs du Genedans
,

vois et de ses dpendances.

Le chtelain de Gaillard qui


s'y

ordi-

nairement
quoi
et lui
le

lait averti,

ne manquait pas de

rencontrer, aprs

vidomne lui faisait commendait ensuile de


allait

la Iccture de la sentence des sindics


la [aire execuler.
le

Ce que
les

le

chtelain

fasait inconlinent en remettant

criminel entre

mains du

bourreau qui
que
Genevois ou

Vexecuter non pas hors des terres de Vev-

et de la ville et

sur un gibet qui appartint aux comtes de


de Savoie
,

aux comtes
les

mais Champel

lieu

de-

puis la revolution arrive par la reformation Fon a encore souvent fail mourir
les

criminels et

un

gibet sur

le

quel taient

armes de

la ville.

Au

reste rexecution

du dernier supplice avail

abandonne dans

les

anciens temps

aux comtes
le
,

de Genevois

parceque l'Eglise n'aimait pas rpandre


bien loin dlre la

sang; mais ce droit

marque d'aucune souverainet


,

dnotc au
le

contraire une espce d'inferioril

en mettant

le

prence qui
la

criminel tait remis

dans

la

necessit

d'executer

sentence
et

des sindics et de la (aire dans

un

lieu

dpendant de Vevque

de la ville.

L'alto
al

di

Ademaro Fabri che riconGna

il

conte di

Savoia

primiero ufficio, e spoglialo d'ogni pretesa autorit, e d'ogni


ad autorit gi una volta avuta
,

diritto

importantissimo; con
i

ci sia che dimostra di quanta forza erano cresciuti


di

Ginevrini e

quanta sicurezza pel minaccioso piglio che

la

lega vicina osten-

tava a chiunque ardisse tentare di combattere le libert e le fran-

chigie degli Svizzeri. L'atto di Fabri dimostra


il

come
il

era spento

fuoco della discordia tra


Il

cittadini, e

come

partito di Sa-

voia era disfatto.


di

che vide

Amedeo

VII, e non trovando


vivere

modo
loro
at-

seguitare le idee del padre tolse

di

amico e conquifede
;

starsi

V animo

de' cittadini

con una esemplarissima con


lui pacifici

serbata.
tenti

cittadini vissero
egli

ed amici

ma

che n

n alcuno de' suoi, pregiudicassero

alle libert

loro rivendicate. Difatto: perch Luigi di Cossonay potesse ren-

der giustizia in Ginevra a

nome
(il

del conte, fu

scritto pubblica-

mente che

ci

si

concedeva

16 aprile 1391),

ma

con espressa

DI

STORIA PIEMONTESE
ai
diritti

149
del

dichiarazione che non recherebbe nessun danno

vescovo

(1).

Gli storici sono discordi nel

tempo
altri

della dedizione di Nizza e


(2)

Cuneo
fu nel
atti

a Savoia.

E Papon

autore di molto merito sostenne


asser.

che

1386

non nel 1383 come


citati raccolti dal

Ma

oltrech dagli

che gi ho

Garrone appare che appunto


per Cuneo

fu del

1383

trovo qui specialmente

un ordine

di
di

Brunswich

il

quale commette (1385) a Fausson castellano


il

rendere a Savoia

castello di

ncir ordine segnata la

Cuneo sino dedizione di Cuneo

allora
a'

non reso, e

18 d'aprile 1382:

cosicch a ben giudicare quell'autore necessit dire che l'intero e libero possesso di quelle terre

da Savoia che verso


di

il

1386,

ma

sicuramente innanzi

non fu veramente goduto la morte


di

Carlo

di

Durazzo.

Intanto

Amedeo che
d'
gli

era in

lite

con Teodoro

Monferrato
(3)

per

la

mQl

Ivrea; voluta secondo la convenzione del 13i9


ocelli

avea messa

su quella parte del castello di


vescovado d'Ivrea;
la

Romano

che era

di propriet del

qual parte occupata

or dall'uno or dall'altro de* consignori o de' vicini era cagione


di litigii e di

guai

forti

ne'dinlorni. Se

Amedeo

vi potesse le

enliti,

trare,

come

signore pi forte

non solo acquieterebbe


stringere

ma

avrebbe

miglior

modo

di

Monferrato

alla

sogItalia

gezione. Nel

maggio dell' 85 Amedeo Oddone di Villars signore di Mombel e di Monlilly, Pietro de Mortu e Pietro Garbaisio a procurar favore all' antipapa Cleaveva mandato per

mente, e servito
l'

in qualche affare

il

cardinale Pietramala dalIn quelle idee sul castello

antipapa stesso raccomandatogli

(4).

di

Romano pens che

essendo da parecchi anni fuor delle mani

del vescovo avrebbe potuto ottenerlo da

Clemente se

offerisse alla

mensa d'Ivrea qualche compenso. N


pontificia mettesse
il

l'effetto fall,

che Clemente

fu pronto a deputare chi ne trattasse col vescovo, e coli' autorit

conte di Savoia in possesso di quella terza


i

parie del castello che

nobili

vicini

avevano occupato

(5).

Ma

(1)
(2)

Arch. di Ginevra. Lista di Sordet. Hisloire de Provence , t. 3.

(3)
(4)
n.'

Benvenuto
Arch.

di S.

Giorgio. Cron. di Monferrato.


Brevi.

di Cor. Torino. Bolle e

Cemenle VII. Mazzo Vili,

9 e 10.
(5) Ibid. n.

11.

150

DICHIARAZIONE
di

DI

DOCUMENTI
alle

Teodoro

Monferrato poco pensava

previdenze
,

di

Amedeo

cieco negli sdegni fieramente combatteva

e
di

quando seppe
Francia contro

che Amedeo era andato


g'

in aiuto di Carlo

VI

Inglesi
di

tent di sollevare Ivrea e Corni ed averle in sicuro.


fatto

Ebbele
Acaia

ma
del

subitamente avvisato Amedeo che a punire

r oltracotanza
,

la

marchese non erano bastati n il senno di buona volont de' Piemontesi sfumata per ven,

tura la guerra di Francia corse veloce a radunare l'esercito e


in brevi
d

confin

il

marchese
fede, e in

nelle sue terre

smantellato

Corni

in

pena

di rotta

esempio
la

a' fedifraghi.

Ma

ben altro pensiero che non


la

guerra

di

Monferrato

Amedeo. Il Conte di Virt Giangaleazzo Visconti avea spiegato animo di formarsi regno grande
travagliava
di

mente

e potente e la fortuna sorrideva alle sue imprese.

Il

Piemonte

non era
sconte

in

pace con

lui.

Torino

temeva

la inimicizia del Vi-

ma

non avrebbe mai accettato


in

patti

da

lui

e perocch

temeva una sorpresa deliber

Comune

10 gennaio 1388 che

due ambasciatori esponessero

al Principe d'Acaia quod si ipsum dominum habere pacera cum prefato domino Galeaz cum honore suo psam habere procure! al-

possibile est

tenta possibilitate sua et

subdictorum

suorum
et

et

si

ipsam

habere non possit


prefati

cum honore

suo quod attenta. ... superbia

domini Galeaz debeat auxilium


.

subsidium quod
Consilio

inde habere sperat amicis suis.

cum

honorabili

suo disponat etiam dictam guerram et resistenciam inimico-

rum
sii

prout

sibi

videbitur cura honore,

cum

ipsa

coraunitas

parata juxta possibilitatem


et

defendere et sostinere

hono-

or

rem et comodum suum mortem (l) . Per allora


la

subditorum
la

fu provvisto

suorum usque ad alla guerra. Ma Amefortuna se


di

deo di Savoia non era

uomo

da tentare

innanzi

non

vedeva ridente; e l'anno 1390 risolvette

aver pace.

A* 20 di ottobre era in Aosta, agli 8 di novembre colla moglie


in Ivrea, a'

23

del

mese

stesso in
(2)

Milano in cui

stette sino al

del successivo
lui

dicembre
:

ed

ivi

abboccatosi con

Galeazzo

ottenne da

quest' atto

Nos Galeaz Vicecomes comes Vir-

(1)

Arch. della
voi.

citt di Torino. Ordinali del

Municipio, ossia Liber

Consiliorum
(2)

XXIX.

Camera

de' conti di Ciaraberi. Arch. di Corte.

DI

STORIA PIEMONTESE
ctc.

151

tutum

etc.

Notura Aeri volumus tenore presentium

Quod
comiet

cum

inler illustrem

principem dominum

Amedeum

tem Sabaudie fratrem uostrum carissimum ex una parie


DOS ex altera sint inite
et facte

quedam confederaciones
in

col-

legationes et lige in

(f

quibus inter cetera conlinetur quod nos


alteri

invicem jurare alter

debeamus maxime

modum

qui

sequitur in effectu videlicet quod ipse dominus comes Sabaudie

nos de ducenlis lanceis et nos ipsum de quadringentis lanccis


expensis mittendis quanto citius
fieri

posset requisitione facta

et

ce

ad tardius infra duos menses

a die

quo

facta fuerit requi-

sitio

occurrente casu offensionis predicte vel

cum
fuerit

de proximis

offensionibus visibiliter ex evidenlibus demonstrationibus dubitetur.

Et hoc

tocics quoties alter

nostrum

ab altero ut

<(

premitlilur requisitus salvo quod

si ille

ex nobis qui de diete

iuvamine

fuerit requisitus haberet

guerram non teneatur ad


nisi

dicium subsidium gentium mittendum


fuerit expedilus etc.

cum

de guerra sua
octava

Datum
(1) .
il

Mediolani die

vigesima

novembris anno 1390


Rassicurato con ci

suo stalo lasci che quanti gridavano


Francesi die vcfu renitente
;

contra

il

Visconte gridassero a lor posta; e chiesto istantemente

da' Fiorentini

che volesse accordare


il

il

passo

a'

nivan per loro contro

Visconte
si

sulle
il

prime

poi

considerale le forze che

spedivano,

nome
il

del capitano che lo

conduceva,
era anche
fortuna,
si
il

la

potenza de'Fiorenlini,

desiderio di lanli (che

suo) che una volta


il

fosse fiaccata quella orgogliosa

lasci vincere e

diede:

ma

non

sprovveduto di
a lor voglia.

consiglio che quegli stranieri avessero a

camminare
(2),

Conciossiach mentr' egli

coli'

opera

del sire di

Cossonay suo
d'Acaia
si

luogotenente in Savoia

muniva Ciamberi
si

Amedeo

suo fedele die ordine che Torino


dotte dal Conte

fortificasse, e molti soldati

ponessero a custodia onde non venisse offesa da quelle genti con-

d'Armagnac

e da
(3).

Bernardo Delasalle quc tran-

seunt passum pertusii rostagi

tanto apertamente
,

il

Conte

oper che Galeazzo avesse a scoprirlo nemico


sto di soldati,

perocch richie-

secondo

la

lega scritta,

fece

in

maggio

1-391

(1)

Arch.

di Cor.

Trallati diversi.

Mazzo

I!

n. 9.

(2)

Cara, de' Conli. Libro 43.

(3)

Arch. di Citt. Ordinali del Hunicipio

Voi.

XXXI

152

DIClllAKAZIONE DI DOCUMENTI
Torino per a Milano;
lemporario alloggiaet

luetlerc all'ordine le genti e inviUc verso


e la

Citt

il

19

di

quel mese provvide

il

mento armigerum qui vadunt ad stipendium illustris domini Galeaz Domini Mediolani, quindi l'ospizio
francesi (1)!

magnifici
capitani

ai

Passarono l'Armagnac e l'esercito; baldanzosi come


rici

gli sto

hanno

gi scritto: insultarono vilmente

agl'Italiani, e fu-

rono

sconfitti ed in
la

gran parte morti.


al

Il

Visconte indignato non

inlimava

guerra

Piemonte,
stati

ma

la faceva,

Amedeo

d'Acaia
il

che aveva ottenuto da' suoi suo principato


rini di
<]itt

un sussidio

per ricuperare

di

Grecia

Torino avevagli conceduto quattro

fio-

buono oro da

trentasei soldi ciascuno per ogni fuoco della


le

e territorio (2)), dovette spenderlo in fortificare

terre

e crescere gli

armati per
il

la difesa,

che doveva essere grande,


la

perocch Saluzzo, visto


l'

buon tempo, rompeva

tregua del-

85

(3),

si

univa al Visconte e Monferrato non

si

rimaneva.
il

Trattanto avveniva caso sfortunato che poneva in pericolo

Piemonte e

la

Savoia.
Tutti

Amedeo VII ammalava,


gli

il

d'Ognis-

santi moriva.

scrittori

d' Istoria

savoiarda tennero

che quel Conte perisse


{inghiaie presso
;

d'

una caduta da cavallo cacciando un


il

Tonon ma
(4)

Cibrario che ha scoperto

illustri

documenti ha dimostrato
fu

che per ignoranza o per malizia


di

avvelenato da un ciarlatano Giovanni

Granvilla che b
di

aveva

persuaso che acquisterebbe


ch'egli

parvenza

robusto uomo,

da sparuto

era

se

si

lasciasse
volle

medicare
arrestato
Voi.

da
e

lui.

il
il

(]onle in sullo
(1)

stremo delia

vita

punito

Arch.

di Citt.

Ordinali del Municipio

XXXI.

(2) Ibid. id.


(3)
(4)

Ibid. Voi.

XXVI.
,

Milano 1831. Econom. polii, del med. ev. To1842, tom. 2 pag. 116 e seg. e 140. Un errore di cifra occorso negli Opuscoli, e non corretto nella Econom. polii, lascerebbe incerto che Amedeo nnorisse il di d'Ognissanti. La sera del sabalo 28 d' ollobre il
Cibrario. Opuscoli
,

rino

((

Conte tornando dalla caccia


suo male ec.

aveva
la

le

mascelle l'una incontro l'altra

inctiiodatc sicch
((

non poteva agir


Il

bocca
si

ec

Sopport ancora

il

'(

"
di

pose a letto .... Gli spasimi atroci che solTeriva gli fecer conoscere, ma troppo tardi, di che morte gli conveniva morire; onde il venerd quando il Granvilla gli si par davanti ec. ., ei lo cacci dalla sua presenza . Se quel sabalo era il
mercoled seyuenle
.
.

il venerd doveva essere poteva pi essere morto l'Ognissanti

28

di

ottobre

il

:^

novembre

il

Conte non

DI
Granvilla,

STORIA PIEMONTESE
al

153

ma non
,

parendQ reo
il

sire di

Cossonay n ad Ot-

tone di Grandson
di

furfante pot

andarsene libero nel paese

Vaud.

perch

si

ritir nelle terre di

Grandson
Duchi

fu sospet-

tato

che quel sire fosse reo della morte del Conte


i

(1);

onde

il

principe d'Acaia corse

feudi di Ottone; e

di

Borbone,

Orleans

Berr e Borgogna apersero inquisizione contro di lui

per farne giustizia.


col

Ma

uscitone illeso, venne a prova dell'armi


di

suo nemico Gerardo

Stavay che
il

lo

ebbe per questo


si

sfi-

dato e rimase morto; per che


l'avere dell'infelice signore.
Il

Conte

di

Savoia

prese tutto

quale forse non era reo per quanta

gran

tela di

calunnie

gli

tessesse intorno lo Stavay.

N che
il

in-

clinasse a crederlo tale potrei dir io di Felice Garrone;

quale
la

non lasci cenno



(

di questo. Solo
lui

me

ne rimane sospetto per


di

seguente memoria da
livo di

serbata

15

settembre 1389

il

Ba-

beni

Vaud aveva condannato a morte ed alla conQsca dei Ugo signor di Grandson che aveva fatto false scritture
si

colle quali

provava che

conti di Savoia
i

avevano riconosciuto
i

in feudo dal

duca
,

di

Borgogna
,

castelli e

luoghi di Ciam,

beri,

Bourget
Bugei

Wontraeillan
,

Montfalcon, Seissel
,

Montluel
Saint-Trivendi-

Bourg-en-Bresse
vier et
i

Pont-de-voilc
.

Pont-de-Vaux
il

(2)

Forse Ottone spegnendo

conte

cava

parenti.
dice la cronaca di Evian, estoit prince valeureux et
vaillant

Amedeo,
magnanime,
Carlo VI
il

aux armes; ma pare che


suo consiglio, e poscia
il

avesse
di

fama
pru-

eziando di abile poiilico, se nella riforma delle leggi


volle nel

Francia
di

celebr

denza

(3).

Non era
e pi

letterato

quanto

il

padre;

ma

fervoroso di religione e

n tanto voglioso
ai sudditi.
I

di

neppure tanto guerre. Per ci

meno grave
eragli

amato
,

preti

non tem

ma non

volle

nemici, e nello scisma

credette coi sudditi in Clemente V'II che


si

amico e consanguineo e da cui

aspettava la Contea di

emulo di lui Urbano, e con Bonifazio successore d'Urbano. 11 primo gli eresse Mondov
Ginevra;
tratt

ma

egualmente

coli'

in vescovato distaccandolo dalla diocesi

d'Asti

(4)

l'

altro

con

(1) Hist. palr. (2)

Monutn.

Voi. 1 Scriplor.

Croniques de Savoye.

Arch.

di

Cor. Cill e Provincie. Savoye Duchc. de la royale


di

Mazzo
de
la

n. 9.

(3) Ibid. Hist.

(4) Ibid.

Maison de Savoie, Vescovadi. Mondov. Mazzo l, n. 1.

Croix, ras.

AReH.ST.iT.voi.xni,

-20

154

DICIIIAUAZIONE DI DOCUMENTI
il

una bolla

sicuro che

niun delegalo
di

o suddelegalo avrebbe
il

avuto autorit o facolt


di

scomunicare
Savoia

Conte
di

di

Savoia

interdirne le Chiese
il

(1).

Conosceva l'animo
per

que' pontefici.
le

Sapeva che
zioni loro
;

Piemonte e
dell'

la

potevano stendere
godere
favore

ambi-

usava

occasione

e vivere

quieto, niente dando di quanto ciascuno desiderava. S'egli avesse

pi fatto,

il

benefzio che rimase a lui solo sarebbe toccato anil

che
j

ai

popoli; e
i

suo regno avrebbe

florito.

Ci

che fecero

Visconti:

quali almeno sino a tutta la vita di


le

Giangaleazzo
s

infrenarono

pretese del Clero e del Pontefice

che

il

ri-

dussero persino a riconoscere e confermare


ritto del

che stava nel

di-

E
di

la

Principe la nomina ai benefcii, e alle sedie Vescovili. Lombardia crebbe in civilt e in ricchezza d' agricoltura,

manifatture,

d'ingegni

scienze;

che

mancarono

per

lungo tempo ancora


tibile

agli stati di Savoia:

non

possibili a pro;

sperare que' luoghi che son tenuti nclT ignoranza

n distrutdi essa

P ignoranza, dove sia favorito chi ha necessit

per

vivere lauto e temuto, e dominare.

Quantunque meno avaro


i

del padre,

il

settimo

Amedeo crebbe

pedaggi e

le

gabelle

qualche gravezza: perci che a


trovati
(2)
;

d'esempio quelli d'Ivrea furono


cinquecento fiorini
di
d'

fruttare al
tass
i

successore

oro ogni anno

giudei di Savoia
e spesso richie-

quaranta

fiorini
,

d'oro similmente annuali


si f'

(3)

se di sussidii

e viaggiando
(4).

dare quelli specialmente del

giocondo arrivo

N
si

le

leggi criminali

temperarono

quangli

tunque

pi benigno

mostrasse quel

principe che

non

antecessori. Pietro di

Comblon

uccisore di Ridolfo di Chiss ar-

civescovo di Tarantasia ebbe undici giorni di strazio: fu tanagliato,

monco
(5).

del

pugno destro, poi del


di

sinistro; impiccato,

squartato

Multato gravemente Guglielmetto Peranisio per

aver detto ad Andrea

Summonte

Vicecastellano di
il

Ciamber
,

che imbrogliava

gli affari:

Non mettete

carro innanzi a'buoi


(

Lasciato largo arbitrio

ai castellani nelle

cause correzionali

sot-

(1)

Ardi,

tli

Cor. Bolle e Brevi di Bonifazio IX.

Mazzo

n.

1.

(2) Ibid. Prolocolli de'Scgrelari.


Ci]

Bombai. Voi.
Libro i3.

i.

Cam.

de' Conti di

Ciamber,
Libro 41

{i)
(15)

Cibrario, Finanze di Savoia, e

Camera

de' Conti

Camera id. anno 1387.

IJI

STORIA PIEMONTESE
Giamber per
le

155
)

lOQicssi al consiglio di

criminali

ogni gesto
il

ogni parola; sempre con multa ad ingrasso del fisco,


toglieva spesso per denaro a far liberi gli omicidi e
i

quale

feritori.

per denaro

si

redense un prete die aveva colpito

di

coltello

un

borghese; per denaro and libero chi disse ruffiano al suo nemico,
(fierissimo oltraggio di que' tempi), per denaro

non

fu preso n

carcerato

il

feritore

d'un curalo

(1).

Le

quali pene pecuniarie


il

potevano essere perdonate; e ne aveva anche autorit


dal consiglio

luogo-

lenente generale di Savoia. Laici e preti erano giudicali da lui


di

Giamber

dai

Castellani
il

secondo

la

natura

e l'importanza delle cause; punito


stico fosse

laico

che

al fro ecclesia-

comparso

la cancellera

vescovile non aveva cognialla

zione che di

cose direttamente o indirettamente altinenti

Chiesa

(2).

Curioso preambolo mise Amedeo Settimo


poco prima
ditto
a di

al

suo testamento

morire: considerans quod praesentis vitae con-

statum habet mstabilem et ea quae visibilem habent

ESSENCIAM TENDUNT VISIBILITER


i

AD

NON ESSE
il

(3)

sosterrebbero
riana e
il

nostri teologi

lo

sostennero

Vescovo
di

decano

di Saysirieu.

La morte immatura

Non lo di MoAmedeo

parve a taluno danno


ed ordinamenti
utili.

allo slato conciossiach egli

meditava leggi

Non

dice quali fossero, n se gi annunciale.

Per niente

felici

furono

gli stati nel

suo regime
arti
i

per niente prole

sperarono. Ignorale o non curate


faceva ricamare
e le
gli abili a

le
;

comprava
niente
si

stoffe e

Milano

lavori d' oro e d'argcnlo


:

armi

o col comperava od a Pavia

operava

in

Savoia, quasi niente a Torino, e nelle provincie dove pure l'Acaia

procurava quel ben che poteva

ma

che per ignoranza


erano

di

eco

nomia non

frullava. Gli stati generali servi al principe, chiamali


di tributo

solo per decidere d'armi e

inutili

o nocivi

ai

comuni
belle
,

quali avrebbero voluto

meno impacci
al
,

di pedagi, di
,

ga-

di dazi pel

commercio

de'prodolti

agricoli

e pi libert
delle merci.
i

sicurezza

all'impiego de' capitali e


,

cambio

Onde

fu gravissimo errore

tra gli altri

quello, che

Torinesi

non dovessero

vestire d' altro

panno che

del fabbricato a

To-

(1)

Cara.

(le

Conti di Ciamberi, Libro 44.


e Cam. de' Conti

(2) Ibid.
(3) V.

43.
,

GuicheDon

di

Ciamberi, Libro 04.

156
rino
(1)
;

DIGHIAHAZIONE
e

DI

DOCUMENTI
cosicch rimase inutile
;

non minore

il

lasciare ai preti la cura de' molti beni


gli

che allora possedevano

Spedali:
(2)

il

ricorso (alto al vescovo nel 1378

e se

si

volle trovar conto

di mille cose distratte, e ricondurre le entrate al loro destino,

fu necessario che

il

Comune assumesse

egli stesso di

inquisire

lenimenti ed

fruiti (3).

Niente dico

dell'

influenza delle costituzioni de'governi vicini


d' intelletti involti

che non ne potevano avere sopra una massa


e oppressi dalla forza feudale
;

tanto

pi noiosa

e grave
sesto

in

quante pi persone
deo
,

divisa.

Malanno conosciuto dal


;

Ame-

e cercato di
si

ma

che

rompere poco o nulla curato dal successore, and consumando per fortunati accidenti come or ora

vedremo.

(1)

Arch.
Arch.

di Citt.

Ordinati dal Ordinati

Comune

di

Torino, Voi. 31,

(2) V. pag.

106

di

questo Volume.
e. s.,

(3)

di Citt.

Voi. 30,

DI STORIA

PIEMONTESE

157

CAPO
Amedeo

IV.

Vili.

Materia pi copiosa abbiamo dal SanTommaso per

la storia del

regno

di

Amedeo

ottavo.

Abondante d'avvenimenti

varii

meritava

pi minuta e distinta narrazione. Pare che fosse intenzione del


nobil giovane partirla in quattro capi fermati a quattro epoche
notabili che influirono

grandemente
le

sulla propriet de' soggetti.

Nel primo comprendere


l'

azioni del
;

tempo

della tutela; Del-

altro, quelle del libero imperio

nel terzo, gli atti del Ggliuolo


;

luogotenente mentre

timo
colla

dieci anni in

Amedeo era ritirato in Uipaglia che Amedeo fu Papa compire


:

nell'ul-

la storia

morte

di lui. Io

medesimamente
i

far (s'intende
,

sempre
il

per ci solo che riguarda


san

documenti raccolti

non quanto

Tommaso

intendeva. Egli scriveva

una

storia
il

con quest'esso

e con ci che avevano detto gli altri);


in

ma

secondo divider

due parti per maggiore comodit a chi vorr leggere, e per maggiore chiarezza di argomenti: punto di divisione, la morte
di

Ludovico d'Acaia e

'1

ritorno del Piemonte a Savoia

epoca

ragguardevole dalla quale principi qualche vero bene al paese

che separato da Savoia non era possibile a riceverne. Imperoc-

ch combattuto da Saluzzo
migliorare

e da

Monferrato

poco protetto dal

signore del dominio diretto, o almeno poco difeso, non poteva


l'

agricoltura che data

gli

avrebbe

vita forte

ric-

chezza

n godere de' beneGzi del commercio colla Lombardia


liti
;

esposto a spesse

col Visconte

contro
alla

cui

non era baste-

volmente afforzalo
di

n avere appoggio
il

Francia per ragione

cambi

conciossiach

conte di Savoia era geloso che pas-

sasse ad altrui quel bencGzio non possibile ad avere egli stesso.

se passasse in Piemonte,
i

non

a lui,

ma

al

suo soggetto era

utile; per niente contali


ducitrici
a'

popoli, non uomini,

ma

cose pro-

regnatori di quanto cresce arroganza e superbioso

costume. N per quanto Ludovico d'Acaia (che fu ultimo prncipe di quella

era da sperarle
degli stali
il

buona parte d'Italia) procurasse in utile di lei, un ottimo avvenire conciossiach la salute
;

libero

commercio

delle produzioni degl' ingegni

158

DICIIIAUAZIONR DI DOCUMENTI
il

o delle terre; e allora

Piemonte era nella condizione de'feudi


,

poveri e piccoli, cos tenuti dalla gelosia de' vicini

dall'ambi-

zione degli esterni, dall'incuria de' padroni; e, quello che pi


il

rialzarsi

impediva

dall'
:

ignoranza del popolo. Erano

Pie-

montesi poveri e
i

faticati

non uno ingegno stava


difendesse:
i

fra loro

che

diritti

de'

Comuni validamente

municipali co-

stretti

violare le leggi per compiacere al risoluto padrone che

esigeva armi o denaro; ninno artista che informasse bravamente


il

popolo a vedere

il

vero e

il

naturale
;

niuno scienziato che


,

la

ragione del giusto predicasse


arti

le

scuole poche e povere


costretti
i

le

meccaniche
vestire,

poco

men che bambine;


la

desiderosi

armare

e godere

casa con

vesti,
i

armi, e
preti e
i

mobili
nobili
;

fabbricati fuor del dominio. Ricchi e riveriti

questi a quelli riverenti

se

non

soggetti

non contraddittori:

la

gran massa disprezzata


al

adoperata ad ogni capriccio


;

di colui

quale obbediva. Leggi

miti pe' nobili, pe' ricchi, pei preti;

intolerabili,

barbare agli

altri; l'arbitrio,

misura

di

pena e, bene

spesso, ragione. Sicurt pel signore, non partecipata al suddito:

era uno stato di abiezione inflnitamente pi basso che non pel

meridionale

d' Italia

e per la

Lombardia

dove erano bens cale

dute

le

libert,

ma

le

forme libere, n
la

leggi di libert,

erano tutte cadute: e se alcuno comandava a qualche numero di


citt e di

terre era

sempre temuta

resistenza del popolo a


le citt

comando
tutte
Il

ingiusto od iniquo.
,

Ma
,

nel

Piemonte
,

erano serve

almeno quelle
,

che feudo erano ad Acaia

che

1*

altre se

non

molte

serbarono leggi
se

costumanze

osservanze di patti.

sesto

Amedeo
il

mai

fosse vissuto era da

temere
e

le

avesse

distrutte:
il

settimo non ebbe tempo a librarle n a risolverne

destino.

11

San Tommaso lamenta che l'uno


;

l'altro per
egli

diverse passioni Gnissero breve la vita

non so quello che


alti

avesse ravvisato:

ma
la

avend' io non altro recato che gli

loro

non posso mutare


di

mia opinione. Vediamo

le

arti di

regno

Amedeo

ottavo, e insieme alle vicende di Savoia e Ginevra


il

quello che patisse o guadagnasse

Piemonte. L' ottavo


e

Amedeo
danno
con

parr pi somigliante all'avo che al padre,


<ii

fu; con

popoli che avessero desiderato

libert;

ma

pe' soggetti

qualche utile vero, se non che

parranno quelle che furono,


i

tiranne inescusabili certe strettezze a cui volle conGnati


nicipii dalle quali

mu-

mai non

si

disciolsero; o se

'I

tentarono, pi

DI STORIA
furono constretli;
riterranno
il

PIEMONTESE

159

ma

beni che derivarono da altri ordinamenti

lettore

da giudizio cui avrebbe severo. Ritennero

anche
rica:

il

il

San Tommaso, mentre raccoglieva la suppellettile sloquale io non ardisco dire se nel cribrare le opere o
del
tutto

nel giudicarle con istudio sia rimasto

favorevole

questo principe (che veramente non pare)


bile

ma

certo era tolera-

che

gli fosse

presentando quelle cause

difficolt

n piccole, a chi voglia piuttosto all'animo di

non poche Amedeo, che alle

condizioni de' tempi le azioni illaudabili attribuire. Chi vorr,

come desiderava
del

Felice di San
s'

Tommaso
io

stendere una storia


io disaccorto

regno vedr

egli

male opinava e

s'

lui

accedeva: sebbene, quello che


dere scusabile chiunque
si

verr esponendo possa

ri;u-

ridusse alla nostra opinione.


la

Ma

io

non devo preoccupare


di ci

mente

di

nessuno

s
il

ren-

dere conto e discorrere


chese di San

che trasse dagli archivii

mar-

Tommaso.
.
I.

Minore et

di

Amedeo.
fu

Amedeo Vili
Bona
di

per testamento del padre

in

tutela di

Borbone; donna egregia e del governare espertissima.


Molti casi stringevano: la guerra Viscontea in Pie-

perch' egli non contava che otto anni, ogni affare rimase in
lei.

ordine a

monte
chio

e la guerra nel Vallese erano cagioni che taluno

minac-

ciasse di rivoltare, talaltro


,

nuove

liti

promovesse. Volevasi oc-

prudenza, fortezza, fermezza, che togliesse a chiunque


di

speranza
dotata

riuscire ne' proprii consigli.

Bona

di

Borbone era
arti

d'animo

e di

mente

virile:

sagace ed instruita nelle

del marito trasse fuori l'antica politica e intanto che


l'Acaia a resistere alle milizie del Visconte
citt e feudi del
,

animava

si

assicurava delle

Piemonte che dipendenti per assoluto da Savoia


,

progettava accordi ai Valligiani

parlava di pace a

Galeazzo
degli

e alle nuove pretese di Monferrato

opponeva

le

sentenze

arbitri del 1389. Delle quali azioni partitamente dir.

Dopo
la

la disfatta

dell'Armagnac
che a

il

Visconte pens di punire

mala fede

di Savoia
al

lui collegato

aveva dato passo


lo

ai

nemici. Ricevette

suo soldo Facino Cane e

mand

contro

1G0
le terre del

DICHIARAZIONE Di DOCUMENTI
Piemonte,
li

marchese

di

Monferrato

vistosi

arri-

vare quel capitano nelle sue terre in ayralibus loci nostri Ca-

stagnoliorum tendens ut dicitur versus partes superiores scrisse

subitamente
si

al

principe d'Acaia perch sapesse


(1).

il

caso e non

rimanesse sprovveduto

Questo fu

ai

14 dicembre 1391.

Ai 17 giunsero lettere di Aimone di Savoia


l'Acaia al

luogotenente dell'

Vicario di Torino perch

congregasse
il

esercito

difesa: e altre lettere

sue del 20 avvisavano che


e ordinava

nemico aveva

occupato Cessano che dipendeva


conte

da Savoia e che a
si

nome
Subilo

del
la

domandavano
di

aiuti

dessero

(2).

citt affid ai sapienti di custodia di riordinare in fretta l'eser-

cito generale

porre
i

le

barriere in confinibus extra

muros

munire

di

guardie
i

confini del territorio. A' 4 di gennaio suc-

cessivo tutti

cittadini si

chiamavano
il

sotto le

armi presso To;

rino

dove sarebbe venuto

giovinetto conte in persona


tali

ma

le strettezze de'

mezzi erano
giugno
;

che non fu possibile radunarsi


le

prima
fiorini.

del

23

di

e per fortificare

porle

e per soc-

correre al principe fu necessario prendere


I

a prestito seicento
si

nemici incalzavano, e Torino temeva: per ci


,

po-

sero vedette alle torri

si

sprangarono porta Marmorea e porta


custodie.
si

pose

tempo Monferrato nuovamente nemico ad Acaia;e quando Facino Cane ebbe sconfitto nuovamente verso
Sorania,
lite
si

accrebbero

le

In quel

del luogo d'Azeglio e

scopr

Nizza

le genti di

Armagnac
il

il

Visconte
gli

si

pacific e leg in
di

amicizia coll'Acaia,
e
li

marchese assold

avanzi

que' ribaldi
lo avesse

condusse in Piemonte e nel Canavese. Che cosa


io negli storici;
le castella
:

mosso a tanto sdegno non ho trovalo

che non

sembrano cagioni sufficienti le da un severo processo durato


contro Antonio

liti

per

ma

appare

dal 12 luglio al 26 agosto 1394

Torino d'Osasco piffero del principe d'Acaia

per accusa contro costui data da Monferrato: che l'Osasco tentato avesse nati

un domestico

del

marchese
(3).

a velenare
si
,

cibi

destiil

per

lui e la

sua famiglia

Onde

pu dedurre che

non ostante marchese credesse colui mosso dall'Acaia questi ne desse soddisfazione con aperto giudizio.

che

(1) Arcli. della citt di

Torino. Liber Consiliorum

voi.

31,

(2) Ibid. id.


(3)

Arch.

di Corte.

Monferrato. Mazzo VI, n. 18.

DI
Subito
si

STORIA PIEMONTESE
mezzo a que'due
il

101
ii

posero in

signori

conte

di

Savoia, Giangaleazzo V^isconte,


si

duca d'Orleans: che ottennero


affatto (l),

segnasse una tregua:

ma

le

armi non cessarono


tutta
la

e si

pu dire

ctie la

guerra dur per

vita

loro. Nei

volumi 31 e 32 del Liber Consiliorum citato

in

nota chiaro
il

con quanto amore que' Piemontesi soccorressero


cipe

loro

prin

con danaro ad ogni modo raccolto per virt degli Stati


,
i

generali pi volte convocati

quali costrinsero

preti a prov-

veder bombarde

vcrretoni, e a consegnare le
;

cifre delle loro


;

entrate per essere tagliate


e con servigi di
a

con leve
di
il

di

armati non piccole

mano

alle
,

opere sendo

muro

e di trasporti, li che

duchessa Bona favoriva

principe

suo consigliere
si

gradito nella tutela del conte.


nel

Le

trattazioni pi vive

fecero

97 e nel 98
si

(2)

dopo che Monferrato ebbe jterduto Moncadesse nelle mani a Savoia


si

dov, e i'Acaia erasi obbligato di non distrarlo mai dai beni di


famiglia

che un

dopo che

Saluzzo altro nemico d'Acaia

era pacificato seco ed accordato

con lega

di

libero
il

commercio

(3).

La causa

fu

resa in arbitrio

del Visconte
in

31 luglio 1397. Molli testimoni furono esaminati


luoghi del Piemonte e in Monferrato (471)
(4)

Torino e

altri

pel solo principe

d'Acaia

molti

documenti
e non

presentati a
Casti-

Giovanni Crespi,

Oberto

glione deputati dal

Lampugnano Duca Giangaleazzo;


di

e Cristoforo da

pochi

avvocati

interpellati e consultati dal Visconte


di

perch tra tanta


farla.

smania

guerra non rimanesse punto

pretesto per
I'Acaia
,

La

fine

fu

che

il

duca

di

Milano sentenzi che


il

rilasciasse a
,

Monferrato

la citt e

distretto di

Mondov

Bover

Pevera-

gno

la

Margherita, Beynette, Morozzo e Brusaporcello (per


di
il

conformarsi a quel privilegio

Venceslao imperatore 18

no)

vembre 1396 che aveva creato


e Collegno
,

marchese

vicario imperiale

Torino e Gassino

e Monferrato cedesse ad Acaia

(1)

Ardi, della

citt di Torino. Liber

(2J Ctii le volesse

consultare

le

Consiliorum, voi. 31 e 32. troverebbe in due grossissiini volumi


corte in Torino. MonfernUo.

cartacei di cantlteri gotici

iiell'arcliivio di

Mazzo Vili
(3)

e IX.

Ibid. Cill e Provincie.


n,'

Mondov. Mazzo

I,

n.'

8 e 16.

Saluzzo.

Mazzo V,

3 e 4.
l'esles

(4) Ibid.

producli per

dominum principcm

Achaie. Monferrato

Mazzo IX,

n. 1. 21

.4RCn.ST.lT. Voi. Xiii.

162
Envie
,

DICHIARAZIONE DI DOCUMENTI
Sambuy, A vigliano
e

Pascarilc
(1).

ciascuno rimanesse astale

soluto dalle vicendevoli pretese

Ma quantunque

sen-

tenza fosse stata scritta col consenso degli


e avesse specie di dover finire ogni questione

avvocati di Milano

(come felicemente
(2);

ebbe

fine quella tra


di

Monferrato e Savoia pel luogo d'Azeglio


dispiacenze
,

pure fu cagione
sebbene
i

maggiori.

E
il

la

causa

fu

che

procuratori d'Acaia
,

odorato che

Visconte pronun(

ciar voleva sopra Torino


colt a lui data

Gassino e Collegno
stato fatto parola
)

di

che nella

fa-

non era non

protestato avessero

che

di quelle terre

si

discorresse
;

(3)
il

ma

solo

dell' altre

soggetto e cagione del compromesso


delle loro parole.

Visconte non fece caso


stesso
d

Ed

eglino

riprotestarono Io

della

sentenza 30 gennaio 1399 e interposero appello da essa in pre-

senza

il

Duc^
che

istesso in Pavia [in


il

camera

violis depicta), e in-

sistettero

compromesso

si

protraesse sei mesi onde fosse


le

agio all'Acaia di produrre per que' tre luoghi

sue ragioni
(5);

(4).

Monferrato (com'era naturale) accett


sottoposte le ragioni
a'

la

sentenza

ma

Acaia

propri avvocati ne riport otto favorevoli

giudizi che

rendevan nulla quella


Ribaldino

sentenza
(6).
,

viscontea

dettata
i

con ipocrite avvertenze in odio a Savoia


ri

Furono

dotto-

(7)
,

Milone Gruato

Beccuto

Signorino de

Ome-

deis

Barlolommeo

Saliceto di

Bologna, Cavaliere Gaspare de

Caldarinis, Pietro de Muris, Lorenzo de Pino, Cavaliere Gui-

scardo Marchiand, Ugonardo Chabod; e

le ragioni:

che

il

mar-

chese di Monferrato aveva mosso guerra al principe ingiusta-

mente
(1)
n,

sia

per

la

causa che

pel

modo; che

il

principe non aveva

Arch.

di Cor. J/on/^er rato.

Mazzo X,
n.

n. 2.

Mondavi.

Mazzo

I,

10,
(2) Ibid.
!d.

Monferrato. Mazzo VI,


,

14.

(3) Ibid. Id.

4) Ibid. id.
(5)

Ibid. Id.
di

Mazzo IX n. 2. Mazzo X, n. 3 e 4. n. 5. La pace e II trattato sono

posteriori alla prigionia

che Federigo

Saluzzo dovette soffrire due anni, sinch pag oUomiladugenlocinquanla genovini di riscatto al Principe d'Acaia. Noto questa

somma, che

equivale a ventimila lire genovesi, per correggere


si

II

Muletti

(tomo IV, pag. 194). Questa correzione


dice

, fredo Dalla Chiesa , comunicata dal sig. MS. ""'^% dalla R. Biblioteca di Parigi per V Archivio Storico Italiano;

forma colla cronaca di GiufCampi che la eslrasse dal Co-

sebbene gi stampata.
(6)

Ibid. id. n. 7.

(7) Ibid, id.

DI STORIA
fatto altro

PIEMONTESE
le
il

163

che difendersi contro

ingiurie e le aggressioni in-

giuste del marchese conservando tuttava in ci

moderamen
il

inculpatae tutelae voluto dai moralisti.

Che per

ci tutto che

principe aveva acquistato in quella guerra per parte sua giusta


tanto in cose che in persone e in terre, tutto era diventato giusta-

mente e legittimamente suo

di diritto, e

che

gli

uomini caduti

in

potere di lui facti sunt servi: che in ogni caso le due parti potranno
ritenere le cose, persone, fortezze e terre vicendevolmente presesi.

Onde per troncare ogni


nio tra
detto

lite

fu lascialo all'arbitrio di Savoia

il

sentenziare per ultimo con facolt di pace mediante matrimo-

una delle figliuole di Acaia e Giacomo primogenito di marchese (1). Fu allora finalmente che il marchese scrisse
d'armi
e

lettera per sospension

rappresaglie da

durare anni
d'Acaia

quattro
a'

(2)

(29 novembre 1401).


del

Ma

il

principe

Amedeo

di

maggio
il

1402 non era pi: e


gi not

la figliuola

che doveva

sposare

primogenito del marchese spos


istesso
(3).

marchese
nealogiche

come
Amedeo

il

l' anno successivo il Garrone nelle sue Tavole ge-

Intanto che

d'Acaia allestiva
,

le

difese di

Torino p

delle circostanti castella


di

Bona

di

Borbone riceveva giuramento

fedelt da

que' di Susa, del Canavesc, d'Aosta e d'altri luoa'

ghi di qua dai monti,


ai

quali ingiungeva robusta persecuzione

nemici. Di

dai monti, investiva Giovanni

d'Oncieux della
il

mistrala e beni di Pierre-Chastel, e perciocch


di

conte Pietro

Ginevra, non avendo

figliuoli, inslitu
di

il

24 marzo 1392 suo


sorella (4), e sen-

erede Umberto di Villars figlio


tiva

Maria sua
si
i

che questo dispiaceva a Caterina principessa da cui

d'Acaia che
la stessa

pretendeva anch' essa a quel contado,

pose attenta

Bona a che non nascessero fosser turbati; e se mai


figliuolo quella dignit
di lui possessore del

liti,

proprii possessi non fosessa stessa pel


agl'interessi

riuscisse

ad avere

che tanto bene conveniva


di

Visdomato

Ginevra e delia Signora del


si

Fossign. Alla

morte del conte Pietro


fratello e si

lev pretendente

Cle-

mente VII suo


(IJ

mise in possesso della contea pren. 2,

Arch.

di Corte.

Monferrato. Mazzo XI

(2) Ibid. id. n. 6.


(3) {4)

Pag. 118. tav. XI. Arcb. di Corte. Citt


n.
S.

Provincie. Genevois

Diich

et

Province.

Mazzo IX.

164

DICHIARAZIONE DI DOCUMENTI
il

stando omaggio a Savoia poi beni che


sceva
di
si
(la

conto Pietro ricono-

essa. Insorsero allora tutti coloro

che nel testamento


nella contea; e

Pietro erano disegnali possibili

a succedere

richiamarono

al

consiglio del conte di Savoia. Matilde di

Bo

logna contessa

Bianca

di

Amedeo d'Acaia marito di Caterina. Ginevra vedova d'Ugo di Chlon dama d'Arbai, Umdi

Ginevra,

berto di Villars,
ria
sia
(1).

Umberto
a'

di

Chlon e

la

moglie

di costui
d'

Ma-

Ma

essendo

IG

di

settembre 139i
gli

morto
A'

apoples-

Clemente VII

facililaronsi

accordi.
di

di

dicembre

Bianca e Caterina
lars (2)
,

rinunciarono a favore

e sebbene la

Umberto di Vilduchessa Bona avesse il 26 novembre


pertenenza
di

dichiaralo che la contea di Ginevra era di


voia (3), pure fu fatto abile
il

Sa-

Villars a contestarne le ragioni

purch

stsse alla sentenza del consiglio di

Ciamberi

(4),

e a'7 di-

cembre
lutti
i

del

95

fu
i

messo

al

possesso della contea e dell'Annecy con

diritti e

doveri del fu conte Pietro e suoi antecessori in-

(5). Umberto mor marzo del 1400 (6) senza figliuoli e la contea fu occupata da Oddone suo fratello che era l'aio di Amedeo VIII: e Ma-

tervenutovi diploma di Vinceslao imperatore


nel
,

tilde di di

Bologna
Acaia
il

islitu

suoi eredi universali le Ggliuole Bianca


di

Ginevra vedova
di
(7)
;

di

Ugo

Chlon e Caterina moglie


ad

di

Amediritto
altri.

deo
di

cos

che queste furon nuovamente in


s

testare

possesso della contea

Oddone
di

ad
ivi

Di fallo fu aperto consiglio in Ciamberi sopra ci; e


tate le

ascol-

allegazioni
di

in

diritto

che Umberto

Toire espose

a pr

Oddone,
(

e poich

valsero nell'animo de' consiglieri


si

fu risoluto
di

il

conte di Savoia intanto


la

accordava col conte


di

Ginevra)

che Oddone riceverebbe

contea

Ginevra e

beni aggiunti

come
,

in feudo di Savoia cos

che se morisse senza


[8).

figliuoli legittimi

la

contea e

beni a Savoia ricadessero

Ma

(1)

Arch.

di Corte.

CiU

e Provincie.

Genevois, Duche ec.

Mazzo X,

1.

(2) Ibid. id. n. 3.


(3)

Ibid. Protocolli de' Segretari.

Dombat, Voi.

n. 74.

(4) Ibid.

Genevois

come

sopra, n. 8.

(5) Ibid. id.


(6)

n.'9, 11.
Ginevra. Gaulhier, Hist. de Genve, ms.

Bibl. di

(7)
(8)

Arch.
Ibid.

di

Corte
e

di

Torino. Genevois

CiU

Provincie. Genevois, Duche.

come sopra, n. 12. Mazzo XII, n.' 6,

8, 11.

DI

STORIA PIEMONTESE
Giovanni Aglio del Re
Tursi
la
il

165

perch forse rimase qualche scontonlo, l'affare fu terminato a Parigi coU'amicizia di


di

Francia e col condi Vil-

siglio del cardinale di

5 d'agosto 1401: Oddone


di

lars cedesse a

Savoia
al

contea

Ginevra e

diritti

inerenti;

Savoia pagasse

Villars

quarantacinque mila

florini

d'oro e

desse la terra di Castelnuovo in valle di


i

Romei

e altro luogo;
ri-

quali se

Oddone morisse senza


(1).

figliuoli

maschi e legittimi
piacque
e
fu

tornassero a Savoia
parti ricevuta
e

Quella
(2)
;

sentenza
e
il

dalle

approvata

denaro da sborsarsi
(

al Vil-

lars fu dato dai sudditi di Savoia e

che non

parrebbe
(3).

vero

se

non rimanessero
il

gli

atti

dagli stessi Ginevrini


e

Rimasero
Il

pretendenti
di

figlio di

Umberto

Bianca

di

Ginevra.

figlio
di

Chlon

fece

lunga questione, finch ebbe in soddisfazione


il

sue ragioni prima


di

castello di

Valois; poi, in cambio di


di

Monthey in Ciablese e diocesi Monthey, Cerile del reddito anil

nuo

ottocento fiorini d'oro e

pedaggio grosso e piccolo


fiorini
(4).

in

(]hillon e Villeneuve

per

altri

dugento

annui; e ci otdi

tenuto, fece rinunzia d'ogni suo diritto

Bianca
egli

Ginevra

avrebbe nel 1404 trattato col Vescovo;

ma

che non voleva

guerra per niun conto, rispose onesto:


lui
;

l'omaggio doversi a
di
tutti
gli

il

possesso della dignit essere per atto


;

altri

passato in Savoia

ella si volgesse al

conte Amedeo. Per allora


figliuola di Caterina chiese

non ne fu altro;
della zia, e

ma

nel

1417 Matilde
col

soddisfazione di quanto aveva diritto per eredit della


si

madre

compose

duca Amedeo

in seltantamila fiorini
(5).

d'oro eh' ella ricevette cedendogli tutte sue ragioni

Questa minuta relazione compie


lasciata dallo

la notizia

molto imperfetta
corregge
di Villars

Spon e

dagli altri storici di Ginevra; e


Il

un errore

del signor Oatta.

quale tenne Umberto


(il

tuttora sano e vivo nel

1405 e venditore

5 agosto) della

(1) Arcti. di Corte.

Cilt e Provincie. Genevois, buche.


cit.

Mazzo XII

n.

12; e Gauthier, Hsl. eie, ms.


(2) Ibid. id.

n.43,

14, 15.
dal

Arch. Garrone.
(3)
(4) (3)

di

Ginevra. Nola inviata

signor Sordet

al

marchese

Arch.

di

Corte di Torino, Trails Anciens

Ibid. Citl e Provincie. Genevois.

eie. Mazzo VII, n. 11. Mazzo XIII, n.'8, 9, 13, 18,

19, 21.

106

DICHIARAZIONE

DI

DOCUMENTI
(1);
il

contea di Ginevra a Savoia per quarantottomila Gorini d'oro

perla quale correzione s'intende come


titolasse nel

conte di Savoia s'in-

1403 comes gebennensis ; che non V avrebbe potuto compera di quella contea fosse avvenuta nel 1405. Alla morte di Amedo VII vedemmo in quale fuoco di guerra Valligiani con Savoia. Lo spense Bona con prontezza, stavano e perch non fosse agio a risuscitare scrisse a' 24 di novembre 1392 la pace in questi termini Valligiani pagheche
se la
i :
i

rebbero

al

conte di Savoia venticinquemila Gorini

d'oro; che
Maiori e

Savoia farebbe restituire al vescovo ed alla chiesa di Sion per

mezzo

del conte di Challant


di
(2).

castelli di
;

Turbillon

Montorge cagione

tante

liti

Valligiani
i

presterebbero
quali, fortiGc

omaggio a Savoia
al loro paese.

A tenere

in soggezione
citt

anche pi diligentemente Evian


Evian era stata
bastioni, d'ordine del quarto

posta in punto superiore


,

chiusa di mura e Amedeo, da Galesio


,

fornita di
di

Dalma
e Fitas-

balivo del genevese e del ciablese

castellano di Evian

sterna a spese de' proprietari e


sati
(t

de'

mercanti che

furono

per

sei

anni cominciati col 1322:


(

quod omnis habens


ipsas clausuras faciat
in

casalia in villa predicta

Aquiani

).

ad

expensas

suas

proprias de

muro quatuor pedum


de quolibet

egresso.
in

Quod

levetur de quolibet equo vel equa venditis


;

foro

Aquiani duos denarios


;

bove

vel

vacca
;

unum denarium
lum
;

de qualibet bestia minuta

a
or

de qualibet duodena casearum et de

unum obolum quolibet siro unum obo;

de quolibet modio spultis seu corticis sex denarios

de

quolibet sextario vini vendito ad tabernam

unum

quartero-

num

de quolibet modio vini apportato infra villam Aquiani


(3) .

per exlraneos ad vendendum quatuor solidos gcbennenses


(1) li

passo da correggersi nelle Lezioni di Paleografia e Critica

diplomatica, pag. 182.

Un Umberto

di Viliars

viveva bens a quel

tempo ma non conte di Ginevra. Il vivo nel 1403 era quello che aveva accompagnato a Parigi Amedeo Vili nel 1401. V. anche Gaolhier, Hist.
de Genve, ms. citato.
(2)

Arch.

di Corte. Trails avec Ics Suisses et les Vallaisans. Vallaisans.

Mazzo IV,
(3)

n. S.
Bibl.

Cronica di Evian, ms. nella


Ginevra. Ibid. fol.85.

Cantonale

di

Losanna,

foi.

84.

Quelle esigenze furono affittale


cento
lire di

e diedero pei detti sei anni al

Comune

DI

STORIA PIEMONTESE
avanzare
quel!' opere
,

i<)7

Ma

poco

poterono

nel

1346

fu

ne-

cessario

che

Amedeo VI

accordasse

a' cittadini

veni' anni a

finirle e loro
a

M
<i

le spese: quod in sexlario quo solebant esse triginladuo quartcroni, fianl triginta tres et quarteronum dicli buridem pr quolibet modio genses percipant et habeant quod a dictis locis et castellania extrahetur tres corticis denarios gebennenses. Idem de quolibet equo vel jumenlo

concedesse per farne


in

vini

ad mensuram Aquiani

vendendo

in

mercato

dicti

loci

duos denarios
vel asino

gebennenses;

idem

de

quolibet

bove

vacha

vendendo

ibidem

unum denarium gebennensem. Idem de qualibet minuta be pr quolibet seracio stia unum obolum gebennense. Idem. vendendo et a dicto loco extrahendo unum obolum gebennense,
.
.

Idem

et

de quolibet sexlario

olei

vendendo ibidem

et

in ca-

stellania dicti loci et inde extraendo

duodecim denarios gee


altri venli

bennenses

(1)

Le quali provvisioni ancora non bastarono


il

fu bisogno

che nel 1365

conte confermasse per

anni

quell'imposta, aggiungendo:

castanearum

et

quod prosingulis cuppis nucium, aliorum fructuum arborum que vendunlur et de


gebennense ab exlraenle eodem
e poscia di

castellania predicla dicti lociextrahuntur, percipiant et habeant

unum obolum

chiarando che: quell'obolo s'intenda pagabile, uno dal venditore e

uno dal compratore; e similmente


Tutto questo per
la fretta

la tassa doversi

pa

gare dalle due parti pr qualibet duodena caseorum e pr quo


libet

seraceo

(2).

che

il

conte aveva
risi

di

opporre

alle fortificazioni ostili,

che faceva Ginevra, un

dotto egualmente forte per


volesse da nemici

sostenere

qualunque
n'

urlo

che
di

promovere

ne' Valligiani
,

abbastanza
passali

lui
;

malcontenti.

Ma
fallile

de' veni' anni

gi

erano

dieci

e,

com'erano
libert

a'Ginevrini le opere poich

sperate

sull'in-

certo delle rendite dei dazi che diminuivano

man mano

che

le

comuni

si

affliggevano; cos erano mancate al conte le


tutti
,

fortificazioni di

Evian che a

palli

voleva.

Inst perch

si

rinvenissero mezzi pi efficaci


cesse che

c(

e sul proposto de' cittadini con


,

a fonte

de Morgina inferius

usque ad medium lacum

et

ab acqua Drancie usque ad penetam de Edicr pr qua M-

(1)

Cronica di

FMan

cllata,

fol.

87, 88,

(2)

iWd. 90 e 91.

t68
((

DICIIIAKAZIONE
cuppa frumcnli, fabarutn

1)1

DOCUMENTI
,

bct

pisorum

lenliiliuin

sligiuis,

chiniveti (1), qualibcl carrata foni el palle, solvaulur et exi-

gantur [per cinque anni) a pcrcipienlc qualuor


beuncnscs. Idem pr qualibcl cuppa ordci
railleti
,

dcnarii gc,

avene

panico

nuciutn, caslanoarum
Ircs dcnarii

pyrorurn, rohye
,

(2), a perci-

piente
et

gebcnnenscs
in qualibcl

exigantur.

Idem

termino codem solvanlur cuppa celerorum fructuum

arborum a

|)crcipienle infra diclos confines unius oboli exivini, infra

galur.

'lem pr quolibel soxtario


tres dcnarii
(3]

dictos confines

cressentc

prediclo termino [dei cinque anni) a

pcrcipienle

exigantur.

Pro quolibel sextario

vini cres

sente
a

extra diclos confines solvanlur et exigantur duo dcnarii

gcbennenses quolibel anno (iictorum quinque annorum. Idem


pr qualibcl cuppa frumenti, fabarum
siliginis
,
,

pisorum, Icnlilium

chiniveti

qualibcl charrata feni et palie vendita in


diclos confines

foro Aquiani el

infra

que adducctur a
frumcnli
,

locis

extra diclos confines unius dcnarii a venditore et tolidem ab

emplore exigatur. Idem pr qualibel cuppa

faba-

"(

rum, pisorum,
rata leni ci palie
fueril ci

Icnlilium, siliginis

chiniveti

qualibel char-

que vendctur

si

infra diclos confines percepta


[sic)

vendalur ab emplore duos denarios

exigatur.
car-

te

Idem pr qualibel charrala lignorum bonum quod vcndelur infra diclos


exigatur a
venditore et
alia

el quolibel sacco

unus obolus quod tolidem ab emplore. Idem


confines

pr qualibel

re, mercandia, besliis el bonis


est

quibuscumloli-

que...
M

de quibus non

supra facta

menlio

specialis pr

qualibel libra ab emptore qualuor denarii solvanlur el

dem
lilis

a venditore el

pr rata de meliori
[k)

el raaiori precio.

ce

pr quolibel canerio

salis, qualibel pecia

tele,

el

Idem man-

grossa bestia que adduccnlur de extra diclos confines el

^(

ab

ipsis exigentur,

unus denarius exigatur. Idem pr qualibel


,

ci

balono cuiusvis quintalis fueril plumbi, stangni


pri
,

metalli cuel cere

sciupi

sanguis
extra

bovium sccatorum
diclos confines
et

lane
ipsis

qui

t(

adducctur de

ab

extrahetur

(1)

Chanvre, canapa
ervo.
sui raccolto de' frulli

(2) Rubiglia,
(3)

(4)

Questo a percipiente vale a spiegare f imposta Canestro?

DI

STORIA PIEMONTESE

iG9

qualuor denarii exiganlur gebcnnenscs. Idem pr qualibel pccia pangni cuiusvis coloris, baia verdata vcl non, halono
pcliium
(]uc

adducetur de extra dictos conlncs

el

ab

ipsis

oxlrahelur sex denarii exiganlur. Idem

pr qualibot cuppa

frumenti, fabarum, pisorumjentilium, siliginis, chiniveli quo adducetur de extra diclos confines et ab ipsis exlrahelur ....

((

Aquiani ressorto unius denarii exigatur. Pro qualibet cuppa


ordei, avene, panicii, millii,

nucium, caslanoarum

et

pirorum

bahuz[i) que adducentur ut supra unius oboli exigatur. Pro qualibet minuta bestia que adducetur ut supra videlicct pr
porco ulriusque sexus unius denarii exigatur. Pro
qualibet alia minuta bestia, exceptis agnis, capriolis, et porcellis

a quolibet

recenlibus unus obolus gebeonensis exigatur. Idem pr

qualibet falce scu dar, quolibet centum faucilliorum faclorum

piscium duodcna. Idem

in falsacari milliari scendali, quolibet

duodena lonorum

(?),

quolibet balono clavorum, ferreriorum,

que adducentur ut supra unius denarii exigatur. Pro quolibet milliario clanini, pegia, pr quolibet bossolo vini qui abducelur ut supra duo denarii gebeiinenscs exiganlur
.

E per

sicurt di esigenza fu ordinato dal Conte che di ogni derrata e

mercanza vendibile, non


d'Evian dove ogni perdere
la

si

facesse contratto se

non

pel

mercato
quattro

cosa doveva essere condotto sotto pena di


di

merce. Tass quindi ogni persona d'Evian

soldi ginevrini ogni

anno

per que' cinque anni, e la slessa capisoli,

tazione,

ma

per due soldi


(2).

pose

al

contado

divite

paupe-

rem adiuvante
Continuo

la storia di le

queste imposizioni dalle quali

si

com-

prende quali fossero

importazioni e
il

le

esportazioni di quel

tempo

in quella parte di Svizzera e


falla

valor comparativo delle

merci nelle epoche diverse. Tal


antichi storici
stali estralli
,

importantissimi al giudizio de'tnoderni


stali di

documenti curati poco dagli sarebbero


,

per ogni provincia degli


,

Savoia e per ciascuno


la vita. Finiti
i

degli

Amedei

se al

San Tommaso
di

fosse

durata

cinque anni, e non


altre tasse sulle

finite le

mura, furono

per sessant'anni fissate

merci

pi ovvia consumazione.

vino che era


(1)

di

XXXII

quarteroni, diviso a

Lo staio di XXXIll (per cui,

Questo

nome

dato anche sul

Piacentino ad una specie di pera

vcrniccia.
(2)

Cronica di Evian dlatii,


ARCH. St.
Ir.

fol,

y;j

ni \S.

Voi. XII.

22

170

DICIIIAIUZIONE DI DOCUMENTI
al

uno

leccia,

Comune); tassato tre denari ginevrini il moggio di cor due oboli, la coppa; due denari, un cavallo od un gi
e

mento; uno, ciascun bue, asino


nari,

vacca;

un obolo, ciascuna
;

bestia piccola; due, ogni dozzina di

formaggiuoli

dodici

de-

uno
la

staio d'olio o venduto in Evian o fuor portato;

due

denari,

coppa

di noci,
(1).

castagne ed

altri fruiti;

due oboli pr
si

quolibet seraceo

Per esse rendite comunali che spendere

dovevano
di

nella fortezza

ebbero

via via gli

Eviani qualche libert

e franchigia cui per soprappi pagarono con una offerta. Bona

Borbone che per


del

la

pace desiderata co' Valligiani aveva biso-

gno
di

denaro, e

de' servigi de' cittadini

d'Evinn,
1392:

fu sollecita
i

raiTermarle e

farne

atto

il

25

di

luglio

giudici,

castellani, gli officiali tulli della Citt dovevano giurare in

man

de' sindaci di osservare le costituzioni e le franchigie, e difen-

derle; chi non giurasse fosse cacciato: niun cittadino

d'

Evian

poteva essere arrestato in nessun luogo del conte di Savoia per

ninna causa

civile

o criminale nisi fuerit pr latrocinio, homi-

cidio vel prodilione, vel nisi talis

persona

tale delicium

enorme
delitto

commiserit per quod meruerit sententiam capitalcm vel membri


mutilationem. Che se alcuno avesse
essere citato lo
della giustizia,
delitto,
si

dovuto per

altro

doveva innanzi

giudici di Evian e nel palazzo


;

non nella cittadella e se reo non non aveva ad essere sostenuto innanzi

fosse di
il

enorme
,

giudizio

se

dava sigurl onesta. N fuori alcuno poteva essere preso e tenuto


nelle terre del

Conte se gi stalo non fosse per offesa alle per11

sone della contessa e del conte e de' loro famigliari soltanto.

comune aver doveva


creare
ufficiali di

libero e

proprio

il

diritto

di

macello;
legali ()er

sua scelta e dar loro autorit di


;

tratiare affari con chicchessia

e cursori con facolt di staggire

vendere ed eseguir sentenze,


Savoia concesso a loro
le

liberi dalla

soggezione del conte di


gli

di

portarne incise sulle spade e


tali

scudi

imprese. Gli Eviani corrisposero per

cortesie e larghezze
(2);

singolari cinquecento fiorini d'oro alla duchessa

e la

du-

chessa pot condurre alla pace del Vallese


il

il

conte di Ginevra,
e

vescovo di Sion,

signori de

la

Tour, Berna

Friburgo, e

conchiuderla con quel vantaggio che ho gi enuncialo.

(1]

Cronica di Evian citata,


Id.,
fol.

fol.

99, 100.

(2)

108

ai

111.

m
ove trovasse
il

STORIA PIEMONTESE
e pare che nelle
di

171

La (fachcssa accorta
Willars col duca
di di

de' bisogni altrui ora pronta a concedere


:

suo conto

liti

di

Od(U)nc di

Berry e col duca


di

Borgogna per causa


di

conGni (1); e nei desiderii

Benedetto Xlll successore

Clemente VII maneggiasse con loro soddisfazione; perocch n'ebbe


da Francia ringraziamenti e doni
di esiger
,

e dal

papa una

conferra;
(2)

decime che

1'

antecessore aveva accordate a Savoia


i

sotto pretesto di soccorrere

luoghi santi. Quant' altro operasse

consigliando

il

figliuolo dichiarato

maggiore, vedremo

fra poco.

II.

Amedeo Maggiore.

Conte d Savoia, poi duca.

La cronica

d'

Evian non

fa

maggiore Amedeo che


di

l'

anno
slatta

in che celebr le nozze

con Maria

Borgogna, a cui era


trovano

fidanzato bambino. Gauthier lo assicura uscito di tutela nel 1398

compiuti

quindici

anni

e veramente

si

atti

in cui

Amedeo
storici

solo senza l'assistenza della

stanno col

madre, oltre che altri Gauthier. Par dunque buono credere che ve98
;

ramente uscisse
i

di tutela nel

ma

continuasse ad ascoltare

consigli della
il

madre

sinch'clla visse. Della cui

morte s'ignora
14-02.

propriamente
parve giusto
il

giorno.

Guichenon ha 19 gennaio
credette

Non

al

San Tommaso che

nelle sue Tavole genealogiche

mise incerto. Cibrario

che dovesse essere 19 gendi

naio 1403 perch nel conto del tcsorier generale


fin
di

Savoia del

gennaio 1403 trov una spesa pel lutto della duchessa.


di

Certo a'30 giugno 1402 Bona viveva perch Carlo VI


le

Francia
lui

don 4000 franchi


et

d'

oro Vgard de servces qu'

elle

a
se

rendus

qu'

il

espre qu' elle lui rendra l'avenir et


le

pour

soulager des fraix quel pourra tre sujetie pour

recouvrement

(1)
(2)

Arch.

di

Corte. Trailds Anciens avec la France. Paquet VII, n. 5.

Ibid. liollr e Brevi. Benedelto Xlll.

Mazzo IX,

n.

1.

iT2
de ses lals

DICHIARAZIONE DI DO(UJMENT(
(1),
t^

Primo

degli atti di questo

Amedeo

raccolti dal
il

San Tommaso

una dichiarazione che


il

fa ai

Ginevrini

9 no-

vembre 1398 che

permesso avuto
n costituir
VIII

di

amministrar
in

la (giustizia

nella loro citt sino al finir di


de' diritti del vescovo,

dicembre non sar


al

pregiudizio

conte di Savoia autorit


fatta

alcuna. (Concessione questa pi

volte

ad

Amedeo VII,

che
i

si

rinnov ad

Amedeo

ma
la

colle stesse riserve, ferrai

cittadini di

mostrare a Savoia
concessione che
i

loro

amicizia

ma

insieme
intaccati

guardare gelosamente che non fossero


i

minimamente

loro diritti

conti di Savoia spesso chiede-

vano per assuefare


fosse agevole
Il

cittadini a vederseli in

Ginevra, sperando
formalit,

forse che le riserve diventassero

un giorno semplici
il

loro
dette.
i

riavere quanto gi

sesto

Amedeo
le

posse-

che per altro non avvenne mai avendo imparato anch'essi


loro libert,
di

Ginevrini a crescere piuttosto che a diminuire

ed notevole quello che impetrarono da Clemente VII


poter esser
tratti

non

in giudizio fuor

della

loro

diocesi per qua-

lunque causa n per alcuna


vole (2): cosicch, nella
pel feudo di Tenier
lite tra

persona
il

Vescovo

quantunque ragguardee Umberto di Villars


a s ricaduto, poich

che quegli intendeva

da Aimone
lui al

di

Savoia conte del Genevese sino ad esso Villars


fra
1'

compreso, niuno aveva


Vescovo,
il

anno prestalo
che favor
del

il

debito omaggio
giudizio fosse

Villars dovette contentarsi che


;
,

il

dall'officiale del vescovo istesso


larsi
a
,

coni' era da aspeldi

il

prelato

(3).

Quante

le arti

nuovo conte
,

Savoia

tentare novit in Ginevra o nel contado

tante le precauzioni
1'

de' Ginevrini

per impedirne

gli

effetti.

Onde saputo che


la

im-

peratore Venceslao aveva confermato


periale ad

dignit di Vicario im-

Amedeo

fecero grandi istanze avanti quel Sovrano


del

e per la intercessione

Vescovo loro Guglielmo

di

Lornay
vi-

ottennero che Ginevra fosse ritenuta

indipendente da quel
il

cario a tenore della revoca di Carlo IV; e poich


del

luogotenente
fatto

Visdomo aveva pubblicato alcun

atti

di

suo

ufficio fu

(1) Ardi, Transumpl.

di

Corte. Trailcs anciens uvee la France. Paquet VII, n. 5.


inss. di Savion.

(2)
(3)

Gauthier, Hisl. de Genve, ms. che


Id
ibid.

cita

DI

STORIA PIEMONTESE
di

173
Savoia,
(1).

giurare che ci non aveva operalo da parlo del conte

ma

del Vescovo, del

Visdomo,
Borbone

dei Sindaci di

Ginevra
padre; e

Amedeo aveva
prudenza
di

ereditato l'accortezza
di

del

per

la

Bona

imparato
di

per
;

tempo

frenar

l'impazienza- Attese a intorniarsi


i

amici

vecchi rafforzare,

nuovi con carezze blandire. Rivoli travagliato da Guelfi e Ghi-

bellini

per amore d'Acaia con suo arbitrio quiet

rifece
(2)
; i

per
Vali

dieci anni

con Ludovico d'Angi

la

tregua del 1389


;

ligiani pacificati dalla


iriolti
,

Matrona

volle alleali

il

vescovo

pa:

comuni furono

chiesti e accettarono.

Pace durevole

se differenze nascessero, le definissero arbitri eletti dalle parti,

ogni cosa amichevolmente

conchiusa:
sia tolto

malfattori saranno
asilo
;

vicenda consegnati

cos che

libero

il

com-

mercio nelle terre loro, pagati


usuali
;

solo
,

pedaggi
i

le

gabelle
;

la difesa degli slati


le

mutua

fermi

precedenti trattati

mantenute
trattato

alleanze di Savoia con Berna e Friburgo. Questo


il

conchiuso
dai

11 del dicembre 1399,

fu

approvato

comuni l'S febbraio successivo (3). Altra amicizia conferm e f' certa. Guglielmo di Menthonay vescovo a Savoia. Possedendo castella nel di Losanna fu gran fedele
dal vescovo e

genevese, non gli piaceva lasciarle in giurisdizione d'altrui.

Il

conte dicendogli gratitudine per prestati servigi diedegli

il

3 giualtri

gno 1402
luoghi
di

il

jus vitae et necis in Truchet, Menthonay e tre


Balaison
,

quel contado e in

Langia

Hermane,
(4).

Bons, Mornex,

La Roche,
liti

Gruscille,
il

Rumilly e Alby

In

Borgogna aveva

per terre che


di

Duca pretendeva
;

quali di-

pendenti dalla castellania

Montreal

il

conte
il

ai

16 del 1403
,

ader ad una commissione che riconoscesse

giusto

la

quale

per tredici successivi aggiornamenti ebbe tempo a decidere sino


al

1411

intanto
di

Amedeo
(5).

si

confeder col Duca per

la difesa di

Savoia e

Borgogna

(1)
(2)

Gauthier

Hist. eie.

ins. cil.
;

Per
di

Arch.

1389 vedi Guiclieuon per Corte, Trallali diversi. Mazzo H, n. 13.


la

tregua del

la

conferma vedi

(3) Arcti. di

Corte. Traile's avec

les

Suisses.

Vallaisans.

Mazzo IV,
1

n.'6, 7.
(4)

Ibid. Protocolli de' Segretari . Truchel

voi.

II,

ii.

79.

servigi

sono

distinti in

Guichenon, Hisl. gnal.,

voi. II. n. 6.

(5)

Ibid. IVails eie,

come

sopra.

Mazzo VII,

174
l'cr

DICHIARAZIONE
Papi
Bonifazio
di

DI

DOCUMENTI
risolversi

quiete dello Sialo era da


elelti
,

nella credenza di

uno

dei

IX, Bcnedello XIII; ma


,

Bo-

nifazio era stato

emulo
di

Clemente VII
il

Benedetto

non
ir-

piaceva

alla

Francia,
si

cui

conte

era

amico.

Onde
si

resoluto non
gratificalo

voltava
coli'

a ninno.
,

Ma

Benedetto
scrissi
,

che
1'

era
di
di di

Bona

accordarle

siccome
egli

esigenza
clero

alcune decime, ne impose


Savoia e ne die
la

un'altra

stesso

sul

met

al

conte collo specioso titolo antico

ricompensarlo
in servizio di
(

di

spese ch'erano da' suoi predecessori slate


in

falle

Santa Sede

Oriente: e indi
in

qualche anno

HOS

marzo, morto Bonifazio e rimasto


)

competenza d'Indi

nocenzo VII non temuto


Tarantasia
,

imposta altra decima nelle diocesi

Ginevra, Losanna, Moriana, Aosta, Belloy e Sion,

e in quelle parti del


di
di

dominio del conte che stavano

in diocesi

Lione, Grenoble, Mascon, Vienna e Besanzone, diede anche


essa la

met

al

Conte

il

quale senza manifesta avversione


i

del suo

clero e senza

gravare
lo

laici

l'

erario
a

proprio
di

risto-

rava

(1).
i

Ci per altro non

risolveva

favore

nessuno
era stato
(2)
,

sebbene

sudditi piegassero verso Benedetto.

Amedeo
di

allevato in
le

gran devozione

dalla

madre Bona
lo
la

Berry

ma

istruzioni di

Bona

di
,

Borbone

insegnarono a far differenza


ragione
di

da religione
all'ambizione

a preti
di

e a

non sacrificare

stato

nessuno.
di

Morto Innocenzo successore


rio

Bonifazio
,

fu

eletto

Gregola

XII

il

quale

come Benedetto

giur

di

deporre anche

dignit per la quiete della Chiesa e di tentare ogni prova per


finire lo scisma.

di fatto

Gregorio, visto
fa

il

competitore

in disgra-

zia di

Francia, scrive e
a

scrivere dai Cardinali a Savoia che


(3).

lo aiutino

romper

lo

scisma
:

Forse sperava che oppresso


trecento lance contro

l'emulo

ei

resterebbe papa

e fidalo pi tardi negli aiuti della


i

Regina Giovanna che

lo serviva di

Vi-

sconti tent Ludovico d'Acaia perch a quella Signora restituisse,


<

ome aveva promesso

le terre

per

lui

tolte

Bernab e Ga-

(1)
fi

Arch.

(li

Corte. Bolle e Brevi. BenedcHo Xlll.

Mazzo IX,

n.'

4,

e 7.
(2) (3)

Cronica di Evian, citala,


Arch.

fol.

114.

di Corte. Bolle e Brevi.

BenedcUo XI! l. Mazzo iX

n.'

11.

12, 13,

DI
Icazzo, e
(.osi

STORIA PIEMONTESE
modo
di

175
(1);

le

desse

pi fare per lui

ina pel

non

trovato l'Acaia n altri meglio inclinati per lui


pelilorc, infellon e
e poich
cilio di
il

che

com
Con-

si

volle tenere la tiara.

Amedeo dissimulava,
il
,

suo clero credeva in Benedetto, quantunque


e lui
e
il

Pisa avesse deposto e Gregorio


fecesi
,

nuovo papa
eletto

ancora non fosse eletto,


ecclesiastiche
ne' suoi

dare

un'altra met di decime


(2).

slati

e le
si

raccolse

Quindi

Giovanni XXIII a quest'esso

volse e credelte.
stati

Amedeo educato
apprese
tarii
le

al

governo degli

dalla duchessa
disfarsi

Hona,
nipote

idee dell'avo che avrebbe voluto


di

de'feuda11

comporre
a poco

Piemonte
e tent
il

e Savoia

un solo

stalo.

queir idea ingrandi


gnarsi

per maritaggi e
;

per patti

guada
Liguria

a poco

Monferrato
verso

per patti e per guerre

portarsi via

Saluzzo e rodere

Milano e

verso

quanto potesse. A' 7 maggio 1402 era morto Amedeo d'Acaia e il Piemonte caduto in governo del fralel Ludovico (che

non aveva
cos

che un flgliuolo non legittimo)

doveva
questo

tra

pochi

anni ritornare al Conte.

Ma

forse
,

spiaceva
e per

ad
l'

Acaia
uggia

che risolvette
di

di

ammogliarsi
nel

temperare
altro

che sapeva

muovere

Conte
anni.

chiese la sorella di lui Bona

che
gliela

allora

aveva quindici

Non potendo

Amedeo
di

concesse

ma

con espresso patto che Bona

rinunciasse
Sail

ogni suo diritto ereditario materno o paterno sui beni


voia e del

Piemonte
di eredit.

(3).

Cos

se gli
di

sfuggiva

nuovamente

Piemonte
ebbe
di

non era nessun pericolo

distrazione di altre terre

per cagioni

Ma

lo

favor fortuna, che


si

Ludovico non

figliuoli

dalla sposa.

Dopo che, Amedeo

volse agli affari

Monferrato.
Morti Giangaleazzo Visconti e

Amedeo

d'Acaia fu tregua tra

Ludovico d'Acaia e Teodoro di Monferrato; che gli cedette il Mondov per potere far la guerra a Gianmaria Visconte e togliergli Casale e Vercelli, come glieli tolse intanto che Facino
,

Cane

si

prendeva Tortona, Alessandria e Novara, e


,

altri

avven
,

turieri altre terre

cosi

che Gianmaria rimase colla sola Milano


e

(1) (2) (3)

Ardi,

di Corto.

Bolle

Brevi. Benedetto Xlll.

Mazzo IX,

n.

tH.

Ibid. n. 17.

La rinuncia ha
,

la

data del 24 luglio l40;i. Vedi Arch. di Corto,


II,
fol.

Protocolli de' Segretari

voi.

142.

176

DICHIARAZIONE DI DOCUMENTI
Amedeo
di Savoia fosse stato pronto a corrervi
il

e guai a lui se

sopra. In quel parapiglia

Conte

per non

rimase ozioso

onciossiach da sapersi che olire


iVIonferrato

la lega conchiusa tra lui,

ed

Acaia

per

la

difesa

de' loro

stati

accenpatto
di

nata

dal

Guichenon
,

e dal Sangiorgio fu

obbligo e
gi

tutto fare ciato col

perch
di

si

compisse
,

il

trattato di lega

cominin

conte

Pavia
;

rimettendo per cautela Vercelli

man

di

esso Conte

e fu

deliberato che se conquistassero al-

cuna parte delle Langhe o altri stati si dovessero dividere cos che una terza parte toccasse a Monferrato le altre a Savoia e
,

ad Acaia

e se

vi

fosse da acquistar

con

denaro
(1).

la

spesa e

utile

sarebbero in quella misura comuni


le

L'anno appresso

(10 luglio 1405), furono sospese

armi; e Savoia ed Acaia da

di Pavia e

una parte, Gianmaria duca di Milano, Filippo Maria conte Facino Cane per l'altra, sottoscrissero una tregua per
le differenze tra loro e

aver agio di terminare


voia e Monferrato
a'
(2).

Savoia

tra Sa-

Savoia e Monferrato

si

accordarono, e
di

24

di

marzo 1407

fu stabilito

che per sicurt


,

pace Giofio-

vanna sorella del Conte sposerebbe


rini

dotata di sessantamila
e
il

d'oro, Giacomo primogenito del marchese;


Monferrato ed Acaia,
il

d stesso
si

fecero lega offensiva e difensiva a patto che Savoia non

oppor-

rebbe

alle

liti
il

di

ma non

sarebbe costretto
;

di aiutare

primo contro

principe cognato

n Monferrato
finite le

presterebbe aiuto a Saluzzo contro del Conte; e


lese tra

con(3).

Monferrato ed Acaia questi fosse ricevuto nella lega

Quindi nel successivo giorno 24 fu compromesso


del vescovo di

nell' arbitrio
il

Losanna
dal

e del

marchese del Carretto

finire le

antiche vertenze per Azeglio e Cinzano, e pei diecimila fiorini


sentenziati gi

Savoia.

fu stabilito

Borbone che Monferrato doveva pagare a che se gli arbitri ordinavano che il mar-

chese

pagasse quella
sorella
;

somma

il

Conte

li

avrebbe dedotti dalla


d a restituirsi si re-

dote della

e se la dote avesse

un

stituirebbe in
si

fiorini

sessantamila
il

se poi

ordinavano che non


fiorini

pagasse, tanto e tanto

Conte non avrebbe dato che

(1)
(2)

Arch.

di Corte.

Monferrato. Mazzo XI
li, n.
ii.

n.

IO.

Ibid. Trattali diversi.

(3) Ibid.

Mazzo Munferrutn. Mazzo XI,

13.

21.

DI

STOUIA PIEMONTESE
correzione del
s'

177
(1).

cinquantamila senz' altra


queir accordo

contralto
di stesso a

Dietro

Monferrato

interpose
la

il

pacificare

Savoia, e Facino Cane, che rotta


altri

tregua

aveva occupato

luoghi del Conte, e

Facino restituisse
(ireggio, Albano

21 d'aprile riusci ad ottenere che Arborio Ghislarengo ad Amedeo Lenta


a'
,
,

di

Vercelli, riservando
si

ad

altro
(2).
il

giudizio

luoghi della Biandina che Facino

era preso

Sguito
<iueir

le

cose di Monferrato, riempiendo


la

l)e-Conti. Di
,

anno

istesso

transazione
,

per

Vercelli

cosicch

il

Cavagli e Mongrando Marchese dar a Savoia Saluzzola per otto anni, e sinch il marchese gli possa rendere Vercelli.

Se

gliel

rende,
i

il

conte restituir quo' luoghi ritenendosi per


della

le

spese e

danni la met della dote


Vercelli

futura sposa a
questi

Ilioi

vanni; se poi
tre suddetti

ritornasse al marchese,
tal

dar

luoghi al Conte che in


il

caso pagher intera

la

dote
di

(3).

Cos indugiava

matrimonio e poteva capitar nel modo


i

farlo celebrare senza sborsare

sudditi l'avessero gi dovuta

pens che essendo

la

suoi un quattrino, sebbene comporre e senza indugio. Quindi successione del marchesato libera, potrebbe
il

per qualche vendetta

marchese
a

lasciarla ad altri che a Gian-

giacomo
strinse

e privare cos Savoia di que' pretesti che voleva anzi


farsi

crescere per giungere un d


il

padrone

di

tutto.
il

Perci

marchese Teodoro a
al

promettere che
il

marchesato
quest'atto:

toccherebbe

primogenito.

marchese venne a

((

'(

nomine Domini Amen. Actum in castrum Ponlis Sturie etc. Per hoc publicum instrumentum fiat manifestum quod illuslris princeps Dominus Theodorus Marchio Montisferrati etc. cupiens imitari vestigia mores et consueludines bone memorie illustris principis lohannis Marchionis Montisferrati quondam genitoris sui et aliorum predecessorum suorum et MarIn

chionum Montisferrati
ferrati

ut priraogenilus
et

dominio dignitate baronia


,

Marchio succedat in Montismarchionatus segnoria


salus
et

proinde appetens unitalem in populis et suditis suis


in unitale consislit

eo

quod

pax

bonum
esse

populi
tran-

ac etiam (luia in omni

regno desiderabilis debet

(1)

Ardi,

(li

Corte, llonfertalo. Mazzo XI.

n.

22.

(2) Ibid. (3)

11.'

24 e 28.

Ibid. n. 23.

Argii. Si. ir. Voi. Xiil.

523

178

DICHIAKAZIONE DI DOCUMENTI
li

quillilas

quii

ci

populi

proficianl
et

et

ulilitas

gciUiuni
est de

custoditur ad

quam
per

iiulucondam

conscrvandam opus

rcgenlc pruvideri per qucrn inulliludo populi dirigalur et hoc

commodius

fiat

unum

quatn per plures.

Considerans

a
ce

oliam allcndens sponsalia conlracta inter illustres lohannem


lacobura eius filium primogenitum et lohanuani filiam bone

memorie domini Amedei

(VII) comilis

cuius pacta et con-

venliones ibidem contcnlas et declaratas quibus mediantibus

v(

promisit dicium lohannem


facore et rclinquere

lacobum eius filium disponerc marchionem et dominum tocius maret

chionatus

dignitalis

dominii

marchionatus Montisferrali
etc.

post ipsius domini marchionis

decessum
et

prout
per

in

in-

strumento dictorum sponsalium facto

recepto

Simo-

ncllum Cicholellum de Virulengo


notarios etc.
(1) .
Il
il

et

Chrisloforum (Columbi
Monferrato che

il

di

dicembre 1408 Teodoro emancip


di
gli
ri-

figliuolo e gli

don

marchesato

lascerebbe dopo morte eziando se avesse ad avere altri figliuoli


riservatosi di provvedere loro di
castelli e terre

come
che

gi

il

proprio padre provvide


feudatarii del

a'

suoi figliuoli con


(2)
;

palio

fossero

marchesato
la 1.
al
,

quindi
di

si

rivolse al conte

Ameconte
patti
:

deo perch sollecitasse


la
Il

pace

Monferrato ed Acaia.
del

E
di

il

fece stringere

il

febbraio

1409

con

questi

marchese ceder
,

conte di Savoia Vico, Rocca


,

Baldi,

Santalbano
gioni su

Piozzo

Basta di Carassone

Trinit e le sue rail

Mondov da consegnarsi ogni cosa


al

d in

che

la prinil

cipessa arriver in Ghivasso o altro luogo del Monferrato: e

conte ceder

marchese Asigliano
lo

Lanzate

gli

omaggi

di di la

Clavesana e Mazze,
('avagli,

ragioni sui tre gi nominali luoghi

Saluzzola e Morgrando, e su Vercelli, e pagher


,

met
liere

della dote trattenuta

e per di pi obbligandosi
i

a far ce-

da Acaia

le

ragioni o pretese sopra V^ercelli e


:

luoghi

di

Monforte e
si

Sambuy

detto e fermalo che se


(3).

il

matrimonio non
intanto l'Acaia

effettui la

transazione sia nulla


la
:

Ma avendo

preso Sanlalbano e

Trinit

Monferrato per rappresaglia

occupato Monforte

quel Iraltato del 1409 non pot aver pieno

(1)

Arch.

di

Corle.

MonfemUn, Mazzo XI,


,

n.'

29, 30.

(2)

Ibid. n.i
n.

31, 32
34.

33.

(3) IhU.

DI
effcdo
Ja di
;

STORIA PIEMONTESE
,

179
1410,
al

onde
il

fu

concordalo

nel

16 novembre

die
il

|[)cr

Trinila

Monferrato compensasse cedendo


e per
;

conle

luogo

Monforle

Sanlalbano

il

conte

si

tenesse sulla dote cin

(juemila Aerini

e che la

sposa
ivi
a'

sarebbe
alto
di

condoUa

Rivoli
di lei
,

il

15 febbraio successivo ed
facessero
le

all'

della

consegna

si

permute

(1).

Ma

10

marzo

del 14-11 la fidanzala

non era tuttava potuta andare


miglior tempo aspettare.
Intanto Savoia
fa

a Rivoli n ad altro luogo del


(2)
:

Monferrato propter aliquas occupaciones

onde

si

dovette

ravvicinare con buon animo


alto del d

il

marchese
stringe

Teodoro e Ludovico d'Acaia, e con


celebrato ne' prati di Jardin sotto
in

8 aprile 1411
li

Settimo torinese

pace con

facili

patti (3)
lui

quindi cede ad Acaia


ricevuta
in

la

met

di
si

Mondov (che aveva da


fa

marzo

del 1409) e

dare Vico, Rocca de'Baldi, Sanlalbano, Piozzo e Basta


gli

di

Carassone che

aveva concesso

e pi lardi (1417

G febbraio)

temendo che
s

l'Acaia potesse vendere quella

parte

di

Mondov
di

fece obbligar lo stesso

Ludovico

come

gi per questo aveva


te-

fatto

obbligar suo fratello

Amedeo

nel

1396, 12 luglio)
citt,
al

ner sempre ne' suoi discendenti maschi quella


schi

e se

ma-

mancassero

a lui, quel

dominio passasse

conle di Sa-

voia (4).

Pacificalo Monferrato con Acaia


si

procur che
il

tulli

due

pacificassero con Milano.


veni' anni con Filippo
,

difatto

Monferrato
la

fece lega
difesii

di

Maria Visconte per

reciproca

degli stali loro


il

e di
,

vicendevole soccorso purch non


il

contro
(5)
;

duca d'Orleans
il

il

conte di Savoia e
a'

principe d'Acaia

principe d'Acaia fece nel 1416

6 dicembre

una tregua
(6).

col Visconte

che dur pi che non avrebbero


di

voluto

Im

perocch Ludovico
anni. Del qual

Savoia subitamente inferm e non fu pi

potuto guarire quantunque durasse in vita

ancora quasi due

tempo dir cosa curiosa.


che

A" 21

dicembre 1416
a

corsa voce in Torino

Ludovico

fosse

morto

Pinerolo

(1) (2)
(3J

Arch.

di Cor. 2.

Monferralo. Mazzo XII,

n. 1.

Ibid. n.

Ibid. n. 6.

(4) Id.
(SJ

Mondov. Mazzo
di

n.'

13, li
,

Ki.

Id.

Monferrato. Mazzo XII


Citt.

n. 7.
,

(6)

Arch.

Ordinali del Municipio

voi.

I.VI

pa^. 150.

180
suhilo
il

IUCUIAKAZIONE
Municipio elesse
appresso smentita
la
Iretlici
,

1)1

DOCUMENTI
;

sapienli a cuslodia della cill

ma

il

fu ordinata

una processione genequella

rale per
fosse

sua
,

salute.

Quindi ripetutasi

voce
la

eh' ci

morto
;

si

ripeterono
saputosi
il

anche
d

gli

ordini

per

custodia

della cill

ma

28 che Ludovico
,

propriamente

viveva
il

gli

ordini furono cassi

due

legati spediti a conoscere


i

glieri

Il principe sapute queste opere fece sostenere consiche avevano votato nelle assemblee quasich s' ei fosse veramente morto, non avessero dovuto provvedere alla sicu-

vero.

rezza de'citladini

quali

rimanevano

esposti

a pi

che
il

uno

pretendenti e in pericolo di
nicipio a'

una guerra

civile.
al

Perch

Mufar

25 gennaio 1417 sped sapienti

principe

onde

rivocarc l'arrosto di quo' consiglieri e fargli ben capire che se voleva soddisfare ad una sua ira percotesse coloro che avevano

sparso

la

voce della sua


(1).
il

morte se pure

li

trovava

che era

voce universale

Ma
il

fnalaiente nel

dicembre 1418 essendo


si

veramente morto
stassero

principe d'Acaia

provvide

alla

sicura

custodia della cill e

giorno 17
di

si
(

elessero sapienti che pre-

omaggio

al

Duca

Savoia

che della dignit ducale

era stato decoralo due anni innanzi da


re (2)) ed esponessero
i

Sigismondo imperatogentile ed
il

bisogni de'citladini.
assai illustre,

Ludovico fu
protesse
fic alla citt di

uomo d'armi
e gli sludi.

umano
uno

le lettere

Appena morto
di

fratello, signiin

Torino che intendeva

aprire

essa

studio generale:

disponesse a riceverlo,
di
,

pensasse
diritto

alle
civile

spese.

Torino aveva maestri


luti' altre citt d' Italia

grammatica

e di

come
uo-

n pare che desiderasse

di pi. Gli

mini continuo sotto


pre per
difendersi
I

1'

aruji spesso per

offendere,
i

quasi sembenefizi
i

nou

comprendevano
al

futuri

di

un'istruzione.

soli

che parlavano

popolo erano

capitani

ed

preti;

ma

preti di quel

tempo ignoranti,

avari, rotti nel

costume, per ci sgridati dai concilii e dai pontefici, non erano dal popolo reveriti n creduti quando pure alcuno con voce
,

di

buono arrivava

in

qualche luogo a
dalla

farsi ascoltare.

Vincenzo

Ferreri domenicano

commosso

malvagit universale non

Ardi, di Cill. Ordinali del Municipio, voi. LVII. Per la cerimonia che se ne fece nel castello di Ciamberi. mato a dipingervi le stanze Gregorio Bono veneziano.
(1)
(2)

fu chia-

DI
trov

STORIA PIEMONTESE
uomini
frali

181

modo

di tirare gli

penitenza che spaventandoli.


si

Preso l'opinione di alcuni

d'allora e

mise a prcdicaro
(

il

finimondo. Dovunque and travolse animi e menti

Margherita
in

moglie di Teodoro marchese


fuggi
la

di

Monferrato

uditolo
la

Casale
divoli

vita civile,

am

la

eremitica): e
i

turba dei

a titolo di limosina arricchiva de' consiglieri di sto

conventi de' Predicatori. Alcuno

municipio
di

di

Torino nell'adunanza del 17 agoVincentio


slati

1402 propose

offerire aliquod servicium fratri

predicatori;
di

ma

non trov risposta ne' colleghi. E' saranno


il

quelli che

(siccome

piacentino storico Ripalta


)

di

fra Giorisi

vanni successore nell'apostolato al Ferreri

si

saranno
che
il

del

missionario che voleva saperne pi

di

quello

maestro
settembre
d'

suo non disse.


rimessa

Ma

convien dubitare che sorgesse mormorazione

grave nel popolo


la

ne' frali

conciossiach
:

a'

di

proposta fu deliberalo

si

facesse

limosina

un
po-

carro

di

vino fratri Vincentio predicatori sire conventui predidel

catorum Taurini. La predicazion


poli
,

Ferreri non miglior


i

e perch

il

mondo non

finiva, e

segni predetti dall'Apo-

calisse

da

lui

indicati e interpretati
li

non

apparivano quali

il

volgo, che sta alla lettera,

avrebbe voluti; ninno fece magaltra predicazione


,

gior conto di sue parole che di quante ne spandevano gli altri


frali

preti. Il principe voleva

e inslava
si

perch
tesse in

la citt si

arricchisse di studi
di

e per gli studi

met-

commercio

civilt,

si

dirozzasse, non stesse addietro


citt

alle altre principali d' Italia.

La

finalmente
a'd

risolvette di

eseguire

comandamenti

di

Ludovico e

furono

eletti

sapienti a trattare col

28 settembre 1404 (1) suo Vicario. Ma perch


era con grande
stento e

l'erario municipale era

esausto e

si

con istraordinarie mal tolerate imposte dovuto pagare un grosso


sussidio pel

matrimonio

di

Margherita con Teodoro


al

di

Monfer-

rato

ed altro non piccolo

principe allorch

si

fece sposo;

non fu dato denaro per


nel qual
e

lo studio che a' 18 di settembre 1412 tempo, vedremo, gi s'erano accresciute le scuole, ricevuti numerosi studenti. Agli statuti provvide il professore

Ainbrogio de Bozol dottore

in

ambo

le leggi

il

quale

propose

Questa e pareccliie altre notizie sugli studj torinesi coraplelano la Il Garrone accenn anctie a Leziovi di Prospero Balbo cJie io non conosco.
(1)

relazione del cav. Sauli.


,

182
di

DlCIIIAKAZlONI DI

DOCUMENTI
copia de' suoi
e
ai
;

cliicdere all' universit di Pavia


(

che avula

cost otto fiorini

12 novembre
il

beneplaciti imperiale e

ponlifizio provvide
sidio

principe nel luglio del 1414- avutone sus;

pecuniario
le

dalla citt
i

la

quale
,

si

accorgeva

gi

del

denaro che

portavano
i

forestieri
i

o tanto che stim sconve(1)


,

niente dovessero

pedoni o

cavallieri

per venire

To-

rino, pagare: e perci tolse

il

pedaggio, e trov d'altra parte


il

onde cavare ogni anno e quanto


era necessit aggiungere per
rini ipso

pedaggio rendeva e quanto


fio-

comporre trecento cinquanta


et

durante studio

dum studium

in ipsa civitate tenebitur et

ibidem legctur per quatuor famosos decretorum


res

legum docto-

non patriotas. La faccenda s'incamminava bene, e nel 16 di settembre 1414 si appigionarono nuove case per l'universit:

ma

le

nuove

fortificazioni

comandate
la

un nuovo sussidio
minacciava
entr (nel
dal
far

forza

voluto, e per soprappi


le

peste che

di en-

trare, e non ostante


in

subite provvissioni
i

1416),

Torino

frenarono se non distolsero

savi

per
la

lo

studio

quanto
al

avrebber
di

voluto.
togliere dai
,

Il

pedaggio
confini
del
l'

che

citt

persuase
forza

principe

territorio

fu

mettere sul ponte del Po

tassare

entrata

de' pesci

per avere sufficiente denaro (2

novembre
le

1415); conciossiadel

ch

moltiplicando
,

gli

scolari
a

speso

comune

cresce-

vano

obbligato
le

com'era
la

provvedere e pagare con denaro

del pubblico

cose per loro.


citt

N
che

quella

provvisione

bast

perch avendo dovuto


gare sessantamila
alla nipote

concorrere cogli
il

altri stati a pa-

fiorini

di dote

principe aveva designato

Matilde sposata al Duca

di

Baviera,

si

trov in af-

fanno per uscire da tante cure senza


gi pregato
il

fallire. Il

Municipio aveva
del

principe
i

a volere

almeno mantenere
le

suo

le

case per

gli

studenti e

mobili per

scuole

13 aprile 1417);
rivolse al

ma non

avendo forse

egli

mezzo o comodit
citt
la

si

Duca

Amedeo perch come dotto e e come signore diretto della


aiuto
favore. Gradi
il

letterato consigliasse dello studio,


le

fosse

generoso

di

qualche

Duca

preghiera e

sped alla citt

questo biglietto che ha

cf

la

data 7 aprile 1418.


ctc.

Dux
et

Sa-

baudie fideles

dilecti

salutem,

Manu

latoris

receptarum
refor-

clTectus continebat

quod propler reconci liationeni

(1)

XII denari viennesi un

uomo

a cavallo;

VI un uomo

a piedi.

DI STORIA
a

PIEMONTESE
avunculus nosler
et fidelis

183
pcr-

luacionciii civiiatis Taurini pluribus casibus iiifortuniis

pelralis desolalara illustris


ravit

procu-

eam

reconciliari per doclaconcm studii generalis et ipsius

civitatis.
cf

Et quod ipse avunculus noster oneribus

dicli studii

agravatus

ergo nos intercederet ut auxiliun/

in

dicto-

f(

rum onerura supportacione porrigere dignemur super quibus mentcm nostrani declararaus quod diete civitatis reformacionem quantum possumus cordis affectu desideramus et quod
novimus dictum studium pedimusque illum cedere
diete civitatis esse
in

fructuosum im-

M
((

honorem nostrum et tocius paet circa trio nostre commodum illum gratissimum habemus eius perpetuam manutencionem nos expedire dispositi sumus quemadmodum dicto avuoculo nostro ad plenum scribimus
,

et dictus lator a nobis fuit informatus. Valete.

Dat.

Cham-

bariaci (1) .

Non poche,
e s'egli

e prudenti leggi fce questo principe

Ludovico

non

fosse stato in
il

continui travagli di guerra avrebbe


stato. L' agricoltura

certamente sollevato

suo popolo a buono


,

principale sorgente di ricchezza favor


siglio

e la citt per suo con-

mantenne
il

proprie spese

un guardiano quod debeat


et sic

tenere duos bonos et sufficientes tauros

tenere

promitlit

[Bartholomeus

guardiano)

et

unicuique

conducenti ad eius

domum

suas vachas causa laureandi quod ipsas vachas laureare


il

faciat (2). Facilit


de' pesi e delle

commercio interno togliendo


i

la

differenza
(3),

misure, varia quanto

luoghi da

lui

governati

e l'esterno favor trattando amist coi vicini e specialmente con-

cedendo relazioni intime cogli Avignonesi


aveva ordinato che
le
i

(4).

In tempo di peste

malati fossero estratti dalle lor case onde


;

famiglie non

s'

infettassero intere
gli

ma

l'ignoranza de' Torinesi

o una mal' intesa piet


letti
(5).

Agli studenti

domand che fossero lasciati ne' loro venuti in buon numero nel U12 provvide

(1)

dersi

Per lutto quello che discorso dalla pag. 180 sia qui sou da vevolumi LUI, LIV, LV, LVI o F.VIl del Liber Consiliorum nell'ArArch.
e
di

chivio della citt di Torino.


(2)
voi.

Cill.

Ordinali

del

.lanicipo o

TJber

Consiliorum,

xLvn
(3)
(4)

Lvn.
XLVII. LUI.
LVI.

Ibid., voi.
Ibid., voi.
Ibid.
,

(5)

voi.

184
che
il

lUCHIAKAZIONE

DI

DOCUMENTI
animadvertere debeant
et
lo-

<!oiiiuue eleggesse depulali qui

cum magis aptum ad poslribulum faciendum


essent

ea que circa hec

animadver fenda

et

postmodo referrenl in credencia que inde


et

per cos adusata faerini que lune disponere


libilo volicnlalis

ordinare tmleat pr

una cum Ioanne Papa; e indi a quattr'anni Talli pi numerosi, altro luogo magis aptum in convenuto segnare (1).

poich

la

citt lece notificare al

suo tesoriere robalitia facta

per studentes ut super eisdem provideatur fece intimazioni severe

secondo
crebbe

il

bisogno; le quali per altro non essendo temute accitt istcssa

la

con un decreto col (juale proibiva

agli
lo

scolari di
viti

andare
,

di l dal Ponte del

Po, dove danneggiavano


di

e gli orli
i

la

quale proibizione chiarisce


(2).

che sorta
di

furti

erano

denunciati al tesoriere
la

Da Ludovico

Savoia Acaia

cominci

vera civilt del Piemonte.

Sono
deo Vili
il

di
,

questa prima epoca del libero principato di


oltre le cose gi delle a

Ame-

pagina 173

di

questo libro:
i

patto col
il

Duca

di

Narbonne
il

di

darsi a vicenda
il

malfattori

scritto

1408 (rinnovato poi

1441, e

1446 concertato eziandi

do col Delfino); la creazione dei

comuni

San Giovanni

di

Moriana, di San Cristoforo, San Pancrazio, San Sorlino d'Arve.

Moutron, Albi-le-Vieux e Albi-le-Jeune, lanire, Villargoudrau, Fouconverte, e Villarambert


minarsi
i

a'
i

quali diede facolt di noaltri

sindaci,
;

procuratori

consiglieri e tutti gli


(4).

uffiziali (3)

e
la

la

protrazione della tregua coll'Angi


,

Mortagli

madre
i

il

conte

Amedeo domand che


d'

lui

fossero continuati

tremila franchi

oro che erano


d

stali asseil

gnali alla Duchessa


(|uale fu sposa (5).

Bona

sulle

rendite

Macon

nel

Pare che quell' assegno non


di

fosse stato

pungen-

tualmente pagato, perch un ordine


naio 1393 mise
di
i

re Carlo deli' 8

tesorieri in obbligo di far


i

pagare
i

alla contessa

Savoia non solo

tremila franchi,

ma

ancora

dovuti degli

anni addietro: e pu anche essere che quegli arretrati non fossero stati intieramente pagali e che abbiano dato motivo a Savoia di chiedere, e a Francia di concedere
Arch, di Cill. Ordinali del Municipio,
(

il

2 marzo 1404
LUI
I
,

(1)

voi.

e LVI.

(2) Ibid., voi. (3)

LIV

e LVll.
n.
I.

Arch. di Cor. Arcivescovadi. Moriana. Mazzo


Trall. diversi.
piifi.

(1) Ibid.
(5]

Mazzo

II

ii,

i:5.

Vedi

37

di

questo Volume.

DI
che quella

STORIA PIEMONTESE
fosse ogni
tutte

185
Il

somma

gli

anno sborsala.
quelle
carte

che
di

potr

riconoscersi da chi esamini

che
(1).

questa

faccenda stanno nell'archivio di Corte di Torino


il

Dalle quali

Carrone estrasse: che Amedeo ebbe ogni anno quella

somma
diritti

senza interruzione sino al 1416 e dal 1416 al 1436 con qualche


difficolt e

taluna interruzione, e che per cagione di que'

furono

litigi

bene spesso caldi Ano


la sola
il

all'

anno 1509.

Quella
fece

per non fu
a

concessione importante che

Francia

Savoia. Grato
il

re a' servigi che alla sua corona aveva pre-

stato

settimo

Amedeo

avevagli conceduto l'omaggio di Saluzzo,


possesso.

ma per non so quale negligenza Amedeo non ne prese Amedeo Vili lo domand per s e Carlo gliel don
,

con

tutti

gli

onori,

diritti,

comodi, e

proventi che
egli

quell'omaggio

erano legati, e pose nell'atto:


stino omaggio, ligio

suoi eredi possideant

gaudeant utantur tanquam de re sua propria perpetuo e ne pre,

e fedelt alla Francia.


i

E perch
corona
il
il

le leggi

del regno tenevano inalienabili

diritti

della

re fece

espresso

decreto
(2).

(1401

1.

giugno)

che sicurava
a que' d
si

conte da

quel divieto

Saluzzo che aveva sino

litigato

con

Savoia, e nella

lite

perduto da trenta terre


tanto altamente
la

dolse

amaramente
il

con Francia
mico.
Il

che avesse

favorito

suo ne:

re per

mitigargli
terre

collera

scrisse a Savoia

resti-

tuisse a Saluzzo le

prese.

Ma

Savoia neg; che quelli


Il

erano

interessi

del principe d'Acaia.

re

ne ebbe a male e
Il

permise che Saluzzo ponesse causa

in

parlamento.
il

parla-

mento

fece ragione al
il

marchese e pose
gran

pegno pretorio sulle


di utile
,

terre che

conte possedeva in Francia sia

che

diretto

dominio
Il

(3).

Savoia non fece


(

chiasso
il

e
)

aspett

tempo.
Francia

tempo venne

cresco e rettiGco
in

Muletti

che Saluzzo colla

legatosi con

Monferrato

pr de' Genovesi contro

fu in grandissima ira del re. Allora


liberi
di
i

Amedeo
il

ricorse per avere


,

suoi feudi

li

ebbe

il

30 gennaio 1410

coli'

aggiunta
nel
in-

queir altre terre che per ventura


di

marchese possedeva
Saluzzo non
Vedi
volle

regno

Francia
Cor.
,

(4).

Ci nondimanco

(1) Arcti. di

Cill e Provincie.
i

Itlacon.

primi dieci nu-

meri del Mazzo I e Mazzi III e IV. (2) Arch. di Cor. Saluzzo. Mazzo V.
(3)
(4)

Ibid. id,

e vedi Muletti e Pier GiolTredo delia Chiesa.

Ibid. id.

Mazzo XIV.
24-

ARCH. St.It.VoI, XML

186

DICHIAHAZIONK
guerra

DI

DOCUMENTI
Onde Savoia
(

chinarsi a Savoia, e gli travagli le genti.


di

risolse
)
:

fargli

scrivendogli per ragione

9 giugno 1413

quia tu lencs et diu tcnuisti injustitiam contra genitorcm et


predecessores noslros et successive conlra nos et de hiis non

contentus scd pejora malis cumulando more hostili pluries


noviter processisti contra noslrates
via

et

guerre

publicc per
,

homnum

strages

captivaciones

sanguinis effusiones
et
,

ignis

cremationes, caslrorum villarum invasiones


plius tolerare

alias
(1)

quc am.

nolimus
il

etc.

Dat. Avelliane

etc.

campo contro Saluzzo, e con s grande apparalo che il marchese ne trema e domanda pace, scusandosi che nulla d'amaro aveva col Conte, che non aveva inteso di offenderlo in alcun modo; ch'ei faceva guerra bens, ma la faceva come 1' aveva sempre fatta all'Acaia perci
Detto fatto, conte a
, ,

non

gli

appuntasse reato. Invece


sue
proprie
e

il

Conte
quelle

gli

rinfacci

danni

recati alle terre

d'Acaia che
il

erano
debito

feudi di Savoia, e

l'ostinazione del
si

non prestargli

omaggio. Queste cose


"dal

facevano sul

campo

si

scrivevano

segretario notaro imperiale

Bombai de Dyvona ginevrino


piemontesi
e

in

presenza di

gran

personaggi

savoiardi

quali
dalla

intervenuti

pacieri

ottennero

che

il

conte

desistesse

enorme somma ch'ei pretendeva per danni avuti (a pagare la quale non sarebbe bastato quanto Saluzzo possedeva feudo o non feudo accettasse da Saluzzo l' omaggio e
) ;

le fedelt

prestate sin dal 1169 e quelle di Federigo suo padre


;

a Savoia
le

egli

ed Acaia ritenessero in compenso di danni avuti


;

terre occupate

il

conte restituisse al marchese


avito

la

Valle di
gentile
l'
:

Po e Castellazzo e
gio per

gliele stringesse in feudo


le

Acaia poi rimettesse

ingiurie a Saluzzo e ricevesse


:

omag-

Carmagnola

e Revello
il il

ogni

lite

fosse quieta.

Saluzzo

parve contento, e pose


sigillo del conte (2)
;

proprio
d

sigillo

nell'atto a lato del

per Carmagnola e Revello

come narra il Muletti diede omaggio ad Acaia. Ma o veramente


stesso
la

non

fosse contento e avesse

Grmata
di
il

pace per prendere tempo


,

e di secreto

implorato aiuto

Francia

o che Francia spon-

tanea entrasse in questo affare,

5 di luglio

apparvero

nel

(1)

Arch.
Il)icl.

Corte. Protocolli de' Segretari, voi. III. p, 317.

(2)

Saluzzo, Categ. IV. Mazzo

V.

n.

22.

DI

STOHIA PIEMONTESE
del governalorc del
le

187
;

campo ambasciatori

Delfinalo

quali

Ic-

cero istanza a Savoia che

terre tolte a Saluzzo fossero ren


il

dutc. Savoia disse a' legati andassero a Santi, dove unito

suo
Re-

consiglio darebbe risposta.

La

risposta fu data sulla sera del 10

quindi

'(

1'

11 consegnata in iscritto con queste parole:

spondit diclus comes etc.

mum
rum

principem
vepvi)

et

Quod ipse mandatus per serenissidominum Sigisnuindum regem Romanofecit

ad parles Italie pr servicio impendendo eidem

" a
>'

domino

regi
,

domino suo

congregationem
ibidem

genlium

ar-

morum
partes
inimcis

et

cum magna
,

comitiva dictarum gentiuni vcnit ad

suas Pedcmontiura, et
,

informatus

piane de
illu-

guerris

dampnis

et offensis factis per

dictum

((

strcm
res

dominum Marchioncm Saluciarum et eius predecesso contra dictum dominum suosque predecossorcs et eorum
Super quibus injustiliam feccrunt
eius

<(

vassallos et subditos etc.


dicti

dominus marchio
multas
querelas

et

predecessores

diclo

domino

M
((

nostro corniti eiusque predccessoribus quodque idem dominus

comes

peticiones

et justas

demandas ha-

eidem domino marchioni dictus dominus comes per suas patentes litteras quod idem dominus marchio eidem guerram feccrat dampnaque et injurias eidem inluleral. Et quod ipso et eius
bebat contra dictum
notificavit

dominum marchioncm

^'

predecessores injustitiam de co habebant et habuerunl proptor

que intendebal idem dominus comes super


dere et deinde
,

predictis

prowi-

'(

i<

locum Saluciarum ubi idem dominus marchio notificavit eidem domino nostro comili quod ipso injuriam ncc offensam feccrat eideuk
exercitu fuit
ante

cum suo

nec de eo injusliciam habebat.

Vcrumtamen

si

esset infor-

'

matus de predictis providere paratus erat facere eidem domino corniti quod debebat. Qua notificacione audita per dictum dominum comitem idem dominus coracs fecit dicium

dominum marchioncm

informari

de

quibus

racionibus et
contra dicium

querelis eidem domino comiti competenlibus

'

dominum marchionem
cessores ipsius principibus
lileras et

et

inter cctcra.

Eciam quod predea

domini

comilis

obtinuerunt

seronissimis

dominis

impcratoribus

Romanorum
in

antiquitus
dicto

|<

de juribus imperio

competentibus

marla-

chionatu Saluciarum. Dictus vero dominus


insequi vestigia

marchio volcns
de se justicia

suorum predecessorum

et

188

DICHIAIUZIONE
bonam

DI

DOCUMENTI
agnosccre
et
ci super omnibus dcmandis invicem exi-

cere verilafeinquo el

filiera

querciis conlroversiis pelicionibas,


or

dominum comitem et dominum marchionum composuitet concordavit cura eodem domino cornile in presencia quamplurimorum baronum banneretorum
sislcntibus inler ipsos

mililum et nobilium inler ipsos dominos comitem et marchionem fuil facla bona pax et amicitia tranquille ipseque dominus marchio fecit domino corniti eam qubus sibi tenebatur. que diclus dominus comes obmisso rigore graciose agendo cum eodem fuit conlenlus. Dicens ulterius idem dominus comes quod ea que fccit iuste et racionabilitcr fecit salvo semper suo honore el pr conservacione iurium suorum non autem contra formam fdelitatis qua aslringitur dicto domino nostro Dalphino. Qui statura et honorem dicli domni Dalphini semper paratus est conservare pr posse
, .
. .

suo et eidem servire ut tenetur. Sicut eciam ipse

et eius pre.

decessores continue fecerunt temporibus retroaclis

Que' legali non furono


n'

soddisfatti

anzi

parendo loro che


colla voce

andasse a patire

1'

onor del padrone intimarono


rimettesse
eglino

dell'oratore Giovanni Bonelo al Conte di rimettere subitamente


le

terre

che

se

non

le

il

dichiarerebbero
il

decaduto dal feudo ch'ei tiene dal Delfino. Rispose


quello che aveva fallo credeva che fosse buono
il
;

Conte

se

non era
se

Delfino poteva richiamarsene


ai

all'

imperatore superiore a lor


,

due e
Conte

legati

e poich essi

operavano stoltamente
che se
l'

ne

andassero. Al che l'Acaia aggiunse:


,

fosse

vicario del

tratterebbe

secondo

meriti

audace oratore. Queste


di

parole ne suscitarono altre d'altrui e specialmente di Enrico

Colorabier e di Giovanni Belforte


tarlo in

quali posero partilo di get-

un pozzo.

Il

Bonelo allora

intimorito
(

e tremante

si

volse al Conte:

Meluende noster domine disse ), Nos tantum sumus nuncu,nec male debemus audire neque malum habere .
l'Acaia troncando le parole bruscamenle rispose: E perch non venne qua il vostro padrone a darci cotesti precelti che l'avremmo trattalo secondo meriti? Ei venga, adunque;
, i

Ma

venga e

si

provi
(1).
Il

e preso seco
di

il

Conte

consiglieri usc
inutile

dal concistoro

marchese

Saluzzo

vista

ogni

(1)

Areh.

di Corte,

Saluzzo.

Mazzo V e

seg.

DI
prova ordin
a'

STORIA PIEMONTESE
vassalli,

189

suoi soggetli di giurare la pace eh' egli aveva


i

fermata

il

23 giugno: e

nobili,

sindaci,

pro;

curatori delle ville del marchesato


il

a'

3 di agosto giurarono
il

di

5 prestarono fedelt a Savoia con patto che se

marchesato
a
;

venisse

un

d in potest del
il

Conte

egli

non V infeuderebbe

nessuno che non fosse

primogenito ereditario della Contea


i

trattanto loro confermasse


Il

privilegi e le franchigie

(1).

principe d'Acaia fedele ad


i

Amedeo non avendo


nell'

prole a

cui trasmettere

feudi suoi

ogni cura poneva

accrescere

l'onore e
lutti
Il

le

comodit del Conte.

notabile questo

amore che
Casa.
la al

della famiglia di Savoia ebbero a far

grande

la

Comune

di

Chieri

che
a'

si

reggeva liberamente sotto

protezione di Savoia, aveva

12 settembre 1351 assegnato


tributo;

Conte mille
di

fiorini

d'oro annuali per

ma

alla

morte

Amedeo VII aveva cessato di pagarli. Il successore non chiese altro; ma Amedeo Vili richiam Chieresi al loro obbligo. Rispondevano Chieresi: eorum donum fuisse dumtaxat peri
i

sonale

et

non reale,
dicti

ilaque

non

transiebat ad heredes et

successores

domini comitis, sed extendebat tanlummodo

ad ipsius domini nostri comitis avi personam et vitam

suam

naturalem
fuisse

non perpetuum et
et

ultra

il

Conte

ripeteva

esse et

reale et transire dcbuissc et deberc ad

donatarii perpetuo heredes et successores, bene consideratis

textuatque verbistituli
tatis et

diete

donationiset jurisallegationibus
et

inde super hoc factis et

maxime nomine
.

ex causa digni-

potencie comitalis
:

In questa

discordia fu eletto

e Ludovico d'Acaia il primo di lu1413 sentenzi che mille fiorini d'oro annui si dovevan pagare al Comitale di Savoia e perch ne rimanevano trentamila insoluti cinquemila ne pagassero il resto Chieresi
glio
i , , i
,

arbitro Ludovico d'Acaia

perdonasse
accettato

il

Conte. Piaciuto

il

partito fu

il

medesimo giorno
di

(2).

Dalla parte di Ginevra poco a narrare


di

questo
di

spazio

tempo. Gli

stessi
il

storici scrissero

poco

segno
la

quiete.
i

Ma
cri-

se quiete lasciava

governo
religione

ai sudditi,

non

lasciavano

preti;

che sotto colore

di

e di morale

perseguitavano

fi)

Arch.

di Corte.

ProlocoU de' Segretari,

voi. Ili

p.

343 e 346.

(2) Ibid. Protocolli de' Segretari, voi.

HI

p.

329 e 332.

190

DICHIAKAZIONE

DI

DOCUMENTI
di

stiani ed ebrei

che amorevolmente iosieme conversavano. Pietro

de Magnicr rettore della parrocchia


circa
"
il

San

1400

quod

licei

de iure vetitum

sit in

Germano espose quibuscumque


,

christianis

e
(

mundi principibus christanis subiectis judeos cum permixtum habitare sed separatim et in carreriis ac canccllis a christianis districtis omnino habitationes habere. nihilorainus tamcn in divini norainis opprobrium et contemptum ac (idei Christiane, perfidi iudei in civitate Gebennensi in domibus in parochia diete ecclesie silis permixtum cum
|)artibus
, ,

n
c(

christianis

moram

trahunt

ac ex ipsis nonnuUi per delatio

nem
fieri
,

alicuius signi patentis, aut alias prout est alibi soliluni

ab eisdem christianis minime distinguuntur


,

propler

que parvuli et adulti chrisliani oh mutuam cohabitationem huiusmodi possunt ad superstitionem et perfidiam judeorum permixtorum induci mulieres quoque Christiane judeis ac
,

christianis mulieres

judeorum

dampnabiliter

commisceri

ac nonnulla alia sinistra et graviora

scandala verisimiliter exoriri (1) .

dampna irreparabilia ac E su questo timore solo


i

che POSSUNT EXORIRI fece istanza perch


fossero separati. Tanto zelo
nella quale
il

giudei

da' cristiani

aveva quel parroco in

una

citt

clero secolare e
!

regolare scandolezzava sfacciale

tamente

laici

Genve
Gauthier
tenbres

dans
(2)
,

siede

doni

nous

dcrivons
tonte

rhistoire, dice

il

croupissait de
grossire

mme que
et

l'Europe sous

les

d'une
vie

ignorance

d'une

honteuse super stition. Une

dborde jointe deux aussi grand


le

maiix

achevaist de dfigurer absolument

mond

chrtien. Les

ecclesiastiques qui auraient


la purel des mceurs,
les

du faire tous

les efforts

pour
les

rtablir

tombaient eux mmes dans


quels
le

desordres
et

plus scandaleux
les

aux

peuple galement corrompu


les

qui avait pour

pretres et pour

moines une prevention

aveugle ne prenait pour l'ordinaire pas garde.

dfatto

come

creder non lecito quello che costumato da chi ha uffizio di


predicare la giustizia e
ci non lecito
,

la

verit ? o piuttosto, chi verr a dire


,

ci proibito farsi

quando
d'

egli

stesso

l'esempio scelerato ?

di
i

quei tempi: quale riverenza e qual


preti accusati

fede potevano pretendere

avarizia

dal

loro

(1)

Arch,

di

Ginevra.
Genve, ms.
ibid. cilalo.

(2) Hist. de

DI
islesso

STORIA PIEMONTESE
di

191

papa Bonifazio, e
i

libidine da' successori ?


salire

Che dovePietro
e
,

vano dire

popoli veduto
colle

sulla
colle

cattedra
insidie
,

di

guerreggiarsi

scomuniche e

Clemente VII, Bonifazio IX, Benedetto XIII


Alessandro

Urbano VI Gregorio XII,


popoli

Giovanni XXIII

carchi di gravi
in faccia ai

delitti in faccia

alla religione di cui

erano capi, e

da

cui

volevano ubbidienza e fede? Simoniaci lutti e per l'acquisto della


tiara e per la vendita

delle dignit e de'beuefizi della

Chiesa

era

primo rimproverato e aborrito dell'avere crucialo con martorii in Nocera cardinali eh' egli temeva contro di s giuil
i
,

rati

toltili

di

uno scann per


di Pr.
,

via

gli
,

altri

strozz

in

Genova

nella

Commenda
di

L' altro

beccaio de' Cesenali

quand' era legalo

Gregorio XI

aveva
,

mercantato scopertavissuto
,

mente coir Angi decime e messo agli eredi tre milioni


ai

benefizi
di

da re

tras-

scudi d' oro

somma

riguardo
e d'ine,

tempi enorme

(1).

Bonifazio lasciati perire di


i

morbo

dia per le vie di

Roma
:

pellegrini

concorsi pel giubileo

sol

perch
regni

tale

indulgenza era stata messa col eziandio dal come questi ed egli rei di avere tolto da lutti
colle

petitore Benedetto
i

immense ricchezze
di loro pi

annate sui benefizi


aveva

cui sola

Inghilterra neg di dare. Innocenzo censore acre de' suoi pre-

decessori

ignavo o

vile

fatti

scannare o getdi

tare dalle finestre quanti

Romani

gli

parlarono
di

promessa e

dovuta libert.
glio

Il

successore fastoso parca


:

Regia Corte me-

che

di

Chiesa
il

ogni ricchezza sprec senza lasciare nessun


al

bene;
scisma

egli e
,

competitore fedifraghi
co' principi
,

Concilio, ostinati allo

brigavano

co' popoli

che

pur

n'
,

erano
astuto

stanchi. Giovanni successore del cortigiano Alessandro

imbroglione, maestro d'inganni,


cose;

si

rideva coperto delle sante

ma

accusato

di

mille

colpe, di gran
reati.

numero

convinto,
a dire
,

ibbe pena non abbastanza degna de'suoi

Rimarrebbe

ben molto

di

papa Martino persecutore feroce


(2)
;

de' riformisti

arrogante conculcatore de' canoni


cessore ch'ogni
ai

e di
ai

Eugenio suo suc-

bene
i

di

Chiesa donava

frati, e

comandava
;

re

di

violare

giuri solenneggiati

sul

Vangelo

ma

noi

{ti

In metalli)

H6 milioni

di
il

franchi

pi del doppio in derrata.

(2)

Carissimo a Martino fu
lecito

cardinal
la

Giuliano Cesario! che soste-

neva esser

non mantenere

parolti data agl'infedeli

192

DICHIARAZIONE
innanzi
col

DI

DOCUMENTI
,

andrommu troppo
icnere.

tempo

e ce ne

dobbiamo

ri-

Circa

il

tempo che
i

il

rettore di

San Germano ipocritamente

zelava contro

giudei, un frate dipingeva

una sua

fantasia in

odio del clero corrotto.

Un gran mostro con


della

sette teste e dieci

corna partorisce un papa coronato della

triplice

corona,

il

quale

non appena fuor del ventre


grande caldaia sottoposta e
e di frati.

magna

bestia

cade
,

in

una

tutta piena di cardinali

di vescovi

Arde

sotto la caldaia

un gran fuoco

e ve l'attizzano

e fan violento

gran numero

di diavoli adirati.

pie de' quali

questi versi

ludicabit iudiccs ludex generalis

His nihil proderit dignitas papalis


Sive
sit

Episcopus, sive Cardinalis


qualis.

Keus condennabitur nec dicetur

His nihil proderit quicquam allegare

Ncque excipere ncque replicare Nec ad apostolicam sedem appellare Reus condennabitur nec dicetur quare,
(j'ogitatc

miseri, qui vel quales cstis


in

Quid
Idem

hoc judicio dicere potestis

erit

dominus index, actor


il

testis (1).

Amedeo
ordinava
la

subito

compiacque

paroco

e nella patente che

rigorosa separazione de' Cristiani dai Giudei, e ne

affidava al paroco

l'esecuzione pose per ragioni


:

le

medesime
decreto

esposte

dal
gli

prete

e contemporaneamente
i

fece aspro

contra

usurai ed

notai che tenevano

mano
,

alle

usure.

Ma

a credere che sorgessero molte querele


(1)

e che fosse di-

questa notizia dal ms. del Gaulhier. Savion lasci che la pittura era sul muro e che, sebbene stala sepolta per molli anni, allorch nel 1S33 fa trovala nel convento dei Donaenicani di Paluzzo, era tuttavia vivida e ben conservala. Se era ben conservala, non ne ebbe buona notizia Rosei che la disse pinla sul legno, perocch il legno sepolto lunghi anni sarebbe marcito. Si conoscono allri
tratto
ne' suoi noss.

Ho

esempi contemporanei
da' popoli.

di pitture
,

pubbliche in cui sono rappresentati


de' Papi

costumi libertini de' preti


gesse
terza corona

e ie pene a loro o desiderate o minacciale

la

La pittura ginevrina era del UD. Primo si crede Clemente VII.

che cin-

DI
mostrato

STORIA PIEMONTESE
il

193
,

non

abbastanza giusto

suo comando

almeno

pericoloso ad essere eseguito, od anche contrario al suo interesse perch subitamente ne sospese l'esecuzione senza esporre

nessun motivo speciale,

ma

coprendo

il

suo volere col molto:


(1).

certis causis et considerationibus nos moventibus

Ma
al

il

prete

non stette quieto a quell'ordine;

e ardito

scrisse

Conte:

ludei ad veslram curiam egregiam accedentes, obtinuerunt


ipsa litteras quibus vestra

in curia

dominatio duxit eidem


processu

supplicanti

precipieudo

ut

ab omni

incohato et

incohando contra eos desisleret


nibus

cum
di

nonoullis comminatio-

ibidem

expressis

ma

ch'egli credeva

fermamente

che quelle lettere non erano partite


cipe circospetto e prono a giustizia

suo volere perch prin-

una

tale

azione

contro

ai

canoni
,

mai non avrebbe commessa ebbero sempre (2). I preti


che rimasero costanti a so-

questo

di singolare e di

esemplare

stenere ogni loro proposito, e ostinati a difenderlo: vergogna a


quegli
altri

uomini che

volenti fare del

bene
;

incontrali fieri
la-

ostacoli subito disperano e

cedono

il

campo

poi vilmente

mentano
erano

tempi a lor buone intenzioni nemici.


pensieri.
del Fossigni,
di

Ma

ad

Amedeo
Vaud
e

altri

Padrone
di

del

Ciablese
,

del paese di

Gex

e della Contea

Ginevra

gli

pareva nulla se fosse

affatto

dipendente del Vescovo.

Giurato
,

qual conte e qual signore di Ternier


i

omaggio ai Vescovo domand all' imperatore


ebbe
a'

diritti

sulla cancelleria ginevrina


Il

li

primi
,

di

apriac(3).

le

1406.

vescovo

vi

pretendeva

e si

accontarono
a'

poi

cordarono a'21 giugno, pi strettamente


Poi

23

di

novembre
gli

rammentando

1'

amicizia di Benedetto
,

papa coi Ginevrini


,

e le speranze che aveva in Savoia

chiese al Pontefice
il

con-

cedesse la giurisdizione sopra Ginevra, che


tanta forza per ispazzarne
i

Vescovo non aveva


posto in esame al

furfanti. Ci fu

vescovo di Grenoble
dell'

il

17 febbraio
di

1408

(41.

Poi

in

gennaio
di

11

propose un cambio
(5)
;

alcune terre sue con terre


cit
il

Ginevra

quindi

1'

anno appresso

vescovo a

compa-

t)
(2)

Arch.
Ibid.

(li

Ginevra.

(3)
(4) (3)

Arch. Arch.
Ibid.

di
di

Gencmis. Mazzo VII Ginpvrn. Nota di Snrdet.


Corte.

n.'

11

12, 13, Ki.

Arc. st.

II.

Voi. XIII.

25.

194
rirgli

MICUIAKAZIONE

DI

DOCUMENTI
di
(1).

innanzi a Ciambcr e prestare omaggio della signoria

(linevra a lui quale Vicario imperiale


fu
il

Ma

di

questo omaggio

Vescovo liberato da Sigismondo,

del resto niente concluso,

piuttosto negato.

Pure

il

Conto

prendendo

tempo

col

tempo

alcun profltto voleva. Chiese graziosi doni a

titolo di soccorsi

per guerre ch'ci doveva sostenere, e n'ebbe


cato erano pure una
al

in

due anni (1410-12)


Chiese

ottocento fiorini d'oro che in quel tempo del vivere a buon mer-

somma
di

per que'luoghi, ingente

(2).

vescovo

di

Ginevra

potere dimorare per

un

po' di
:

tempo
fu per-

in quella citt e tenervi giustizia per le sue terre

gli

messo purch dichiarasse che era senza pregiudizio della giurisdizione

del

vescovo e de' sindaci


,

(3).

Voleva per

rendersi
essi gelosi

famigliare a que'cittadini

tentarli in ogni

modo:
le

ma

non

si

lasciavano sopraffare.

Amedeo raffermava
Berna e Friburgo
(4)
:

amicizie. Rindel
di

nov (1412) con Ginevra


riconfermata
il

la lega
al

136V
Sion

1373 e 1384

fece

omaggio

vescovo

Guglielmo Ravognia
il

pel castello di Chillon e (1415,

18 settembre)

vescovo riconobbe di avere in

feudo da

lui le regalie e la

via

pubblica della Croco


le

d'

Ottang superieurment jusqu'


et

la fin

de son diocse,
cellerie de

Comt de Morgen
;

la secrtairie soit

chandi
tal

Sion
egli
il

(5)

e poich

Vallesi

erano scontenti
luoghi

vescovo

si

fece

promettere dal
i

prelato di
i

rassegnare in
lutti

sue mani

vescovato,
a

castelli, le terre o

dipenValli-

denti per disporne

favore di chi

meglio piacesse

ai

li) Arcti. di
(Ir

Corte.

Genvois.

Mazzo VII

n.

17; e Gautliier
si

Hisl.

Genve
(2)

ms. Gaulhier
,

ib.

La

rarel de l'argenl eail

grande (nei primi


ville

anni del sec.

XV

a Ginevra) que quelque fois la venie que selicr de vin

n'lail cablie qu' Irois

ou qualre

sols.

Les droils de la

lirail

soit

peu de chose, que pour l'ordinaire elle n'amodiail sa pari dei hles que pour qualre ningl florins el Venlre du vin pour 33 om 40. Toni se faisail si bon marche' que les journes des ouvriers n'eaienl laxes qu' huil ou douze dcniers el qu'un sindic dpul Thonon ne depensail dans voyage qui fui de Irois jours, lanl pour lui que pour son cheval que seize solf. (3) Arch. di Corte. Genvois. Mazzo VII, n. 18. Pubblicalo nel Citliers

du

du revenu des
,

hles, unii de l'entree

du vin,

eail si

ladin Gcnoois dato in luce per risposta

al

Chevaiier Savoisien di

L'Ad-

vocat, I60f).
(4)
(."5)

Arch. del Commissarialo de' feudi


Arch.
di

di

Berna.

Corte

di

Torino.

Vallaisains.

Mnzzo IV

n. 9.

!)l

STORIA PIEMONTESE
mal patirono questo
il

195
zelo e piuttosto

giani

(1).

Ma

Valligiani

ritennero quel Vescovo, che tollerare

vescovado passasse anche

per un

momento
la

in

mano
;

a Savoia.
i

Il

Conte per non scoprirsi


,

grid adunque
la

pace

e alla pace

Valligiani diedero ascolto

quale intieramente per vero non concordarono che nel feb-

braio 1420

quando fecero alleanza con Berna


ai

Friburgo
per

(2).

Cos fu largo di concedere


paciflci
le

borghesi

d'Evian: possedessero
e
sicuin

terre

che
atto
il

il

suo

fisco lor contrastava

rezza ne stese

di

settembre

1416 distinguendole
aviti

feudi nobili e in feudi tagliabili,


di

ma pure
(4).

e nelle fedelt

Savoia

(3);

e a Morat, che aveva sofferto gravissimi incendi,


fiorini di

condon seicento

tributo
e parole

Amedeo usando modi


aveva a trattar seco
pretose: perci era amato

molto cortesi con chiunque

parve al

popolo

uom
in

semplice e senza

specialmente da' borghesi. Ed egli


il

conoscendo

quanto

valesse

voto

loro

un consiglio non
:

trascurava arte nessuna

per vieppi affezionarseli


il

con quali

mire, vedremo. N

preti

potevano rendere odioso; perch'egli


li

come

il

padre e
ei

1'

avo

non
il

provocava

e la vita spesso coni

templativa eh'

menava

faceva assai venerato tra

laici.
i

Gli

uomini che sanno celarsi giungono spesso ad ingannare


accorti.

pi

Amedeo ebbe fama dubbia


atti

di santo o d'astuto

non pu

essere giudicato che negli

del suo regnare.

Amedeo duca

di Savoia e principe del

Piemonte.

Il d 29 febbraio 141G Amedeo fu creato duca di Savoia da Sigismondo imperatore; e nell'anno 1418 ebbe giuramento di

n^delt
stat,

dalle citt

di

Piemonte.
il

Piemonte e Savoia erano uno


Fossign,
il

e a loro uniti stavano


,

Ciablese e

luoghi

sopranominati

e lo parti
;

disloile

da

Saluzzo e Monferrato e

Nizza e V^illafranca

al

che tutto provvedeva Sovrano e Signore.

(1)

Arch.

di
n.'
di

Corte

di

Torino.

Vallaisains. Miizzo
n.'
,

IV,
.t.

n.

10.

(2) Ibid.
(3)
(-i)

Arch.

It, 12, 13; e Mazzo V, Losanna. Crnnica d'Einan

1, 2, 4,

ms. citato.

'

Conti dei Tesorieri di Savoia. Lib. 61.

196

DICHIARAZIONE

DI

DOCUMENTI

Apparve polente prncipe e fu da ognuno riverito e richiesto per amico; temuto, nemico. Egli sent le proprie forze e dimesso
alquanto della bonariet mostrata sin qui
,

cominci a fermadi

mente volere quello che innanzi avrebbe appena accennato


desiderare.

Volle che

Umberto
la

di Villars
il

ed Isabella sua sposa ritenes-

sero per inalienabili senza


tra
'i

consenso suo quelle terre situate


le

Rodano,
'I

Saona, V Indo,

montagne

del
di

gran San BerVillars


;

nardo e
di

Monceuisio ereditate da Oddone


le
,

e per
al
(1).

pi stessero per

liti

che fossero da questa trattazione


cessione
di

Consiglio di Savoia

riservato loro di ratiGcare le sentenze


de' coniugi assoluto

Successivamente divenne per

pa-

drone

di tutti que' luoghi.

Ludovico

Chlon principe d'Orange


e
afforzasse

figlio di

Maria

di

Ginevra vedendo a mal cuore che Savoia a


i

forza di denaro comprasse

diritti

di

lutti

si

cosii

che quasi pi niuno


vette

gli
;

potesse resistere cieco di rabbia risol-

barbara
,

vendetta

che

come
il

solito

delle

vendette
;

de' principi

avrebbe colpito non

reo,

ma

g'

innocenti

se

il

mezzo adoperato fosse stato veramente nocivo come allora si credeva e pur troppo anche a' d nostri fu creduto dal volgo.
,

Che cosa facesse apparir da questo branelto di processo che il San Tommaso ha cavato. Anno Domini 1420 Indici. XIU die prima mensis februarii apud Pinchat super molare in loco in quo patibulum seu furche Terniaci sunt erede ad dccapitandum et per subtus humeros cum cathena ferrea lohannem Gholet alias Hugonis sentencie centra eundem late per venerabilem virum dominum lohannem Burdet legum doctorem judicem maiorem gebennensis comitatus apud
, ,


te

Ruppem

die

XIII mensis januarii anno premisso

pr

eo

quia per dicium

cessum per
locis
V

dominum judicem repertum fuil per procuriam Ruppis formalum eundem lohannem sua
venenum
in

'c

propria confessione imposuisse

fontibus in certis

comitatus gebennensis idem Johannes existens

abomni

inculo liberatus dixit et sub periculo anime


in dictis fontibus posuisse

sue venenum

quod posuerat

de mandato veneet egregi

rabilis viri

domini abbalis sancii Eugendi, ac nobilis

domini Ludovici de Cabillione

....

Dixitque quod ipsi do-

fl)

Arch.

di Corte.

Cill e Provincie. Beaujeu.

Mazzo

III, n. 9.

DI
<(

8T0KIA PIEMONTESE

197

mini abbas et Ludovicus qui predicta sibi lohaimi dixerunt

.(

quum fuit apud Foginam in domo magislri Lyoquadam aula ubi ipsi domini sedebant super unum scannum et quod erant duo alii qui similiter sedebant venenum ponere in fontibus in ducatu Sabaudie et dicti doili

facerel

nis in

ff

mini et

alii

supernominali convenerunt dare [a


)

lui e

a due
de

allri

compagni
eis

triginta florenos
(1) .

si

bene complerent
si

illud

quo

dicebant

Tale sceleraggine pare

scoprisse

per una imprudente parola scappata al Gholet in un diverbio avuto con Pietro di Ravoira presso Vienna (2). Nel 1424- Filippo di Lyer signore de la
dei Villars cit
il

Roche
il

figlio

della

dama Lenor

Ciamberi per riaDuca e che dovevano vere quelle terre cedute dai coniugi Villars
avanti
consiglio di
,

continuare nella famiglia quali fedecommesse


die ragione al Duca.

(3). Il

Consiglio

De
il

la

Roche appell
di

all'

impero. Sigisal Prin-

mondo commise
cipe

la

causa all'arcivescovo

Besanzone e

Grange: vico di Chlon


d'

ma

Principe, che era quel medesimo Ludo-

vistosi

scoperto nemico di Savoia e condannato


il

dall'Imperatore a dismettere

titolo di
,

Conte
in

di

Ginevra

(4)

non volle
a Savoia.

altre brighe col

Duca

nomin

propria vece

il

A'^escovo di

Macon e il Amedeo non


di

sire di Laubessin. Costoro diedero torlo


stette

quieto e volle egli pure


altra
il

appel-

lare: l'Imperatore
dici
il

nomin un'
Grenoble e

commissione (1431): giuDelfinato.

Vescovo

Presidente del

La

ragione fu poi composta e assicurata per una transazione. Filippo rinunci al Duca i diritti sulla Baronia di Villars, e i
luoghi di Loyer
ronia di Thoire
,
,

Mondidier

Montillier

Moutrillond,

la

Ba-

Poucin
,

Belriguardo,
,

Gerdon
Saint
e

Belvedere,
,

Montrial

Montfalcon
tutti
i

de Nantua e

Umberto

di

('htillon e

Garde Rodano aveva Villars, a riserva di Montgisson, Aspromont, Brion, qualch' altro luogo e il Duca die in feudo a FiUffelly

Albens

Martin

feudi che tra V Indo

il

(1) Arcli. di

Corte. Genvois Duch

et

Province. Mazzo XIll,

n.'

10 e

16.

(2) Ibid. Aosta.


(3)
(4)

Ibid. Beaujeu. Ibid.

Mazzo IV n. 42. Mazzo IV, n.' 1, 2. Genvois e. s. Mazzo XIII, n.' 16, 17, 18, 19
,

e 21.

198
lippo
lars e
il

DICHIAKAZIONE DI DOCUMENTI
titolo

della Baronia di

Villars

castelli

di

Vil-

Loyes

colle giurisdizioni e

dipendenze

d'

uso

(1).

Queste erano piccole

conquiste.

Amedeo mirava
di

dove
di

r avo pi aveva operato. E poich non era tempo

opere

mano, n
nevra
il
,

di

giudizi,

si

volse alle arti della seduzione.


ito
,

l'annotatore hanno scritto che

il

Arcivescovo a Tarantasia
la
si

il

Spon e Bertrand!, Vescovo di GiDuca di Savoia tentasse


Ginevra promettendogli
,

successore a cedergli

sovranit di

tal
il

dono che mai non


Vescovo, e negati
tiobite
i

sarebbe potuto aspettare

che negato

cittadini

l'Imperatore dichiarando Gine1420. Savoia sperava


,

vra

membrum
gli

imperii la sicurasse dalle unghie d'Amedeo.


il

Questo avvenne tra


tino

1419 e

il

in

Martrarsi

che forse

aveva promesso

ma

che per non

addosso responsabilit aveva rimesso ogni cosa ad una commissione. Il

Vescovo Giovanni de

la

Roche
di

taillie

era

Giamber

quando carezzavalo Savoia. Uomo


della

gran nome come dottore ben dire


il

Sorbona
:

e dei

concilio

di

Costanza lasci

Duca

e perocch

Amedeo
,

sollecitava di ottenere da

Roma che
Fu

la

cognizione della convenienza della sua

domanda
si
:

fosse

commessa
allora

ad un solo soggetto
che
il

il

Vescovo vivamente

oppose.
e

Duca gli fece le grandi promesse rispose al Duca lo non posso nulla senza
scovo
ito

che

il

Vescovo
Il

cittadini .
le

Ve-

a Ginevra intim un'assemblea di tutte


1'

parrocchie

della citt e dei sobborghi per


II

ultimo giorno

di

febbraio 1420.
Egli espose
al
i

flssato

658 persone erano ad ascoltarlo

(2).

desiderii del
lui
il

Duca Amedeo

le sollecitazioni le

sue

Papa
il

e a

Vescovo.

Dimostr scopertamente

false ragioni

con che
Vescovo
i

Duca allucinava papa Martino:


i

disse
i

non potere
a
libert,
il

difendere

cittadini

non
si
,

bastare

cittadini

difendere

propri interessi; or che


si

conservasse la

per niente

accettasse

un padrone
la

per nientissimo
ricorresse

Duca. Se questi
egli da-

ardisse alzare

mano,

si

Sigismondo,
fuor

rebbe
(1)
(2)

aiuto. I cittadini si posero

in consiglio

dell'udito

Arch.
L'atto

di Corte.
si

Beaujeu. Mazzo IV
fin

n.'

legge a

della istoria nas. di

4 , S 6. Gauthier; dove sono


,

nomi di quei 638. De' quali, 247 della Parochia di Santa M. Maddalena 12S di San Germano; 95 di Santa Croce; 28 di Santa Maria nuova; 140 di San Gervaso; 19 di San Leger 4 di San Vittore.
;

DI STORIA
del

PIEMONTESE
tener ferma
la

199

Vescovo e deliberarono
,

di

loro indipendenza e

la libert

e di ringraziare
ivi

il

Vescovo vivamente. Avverte Gauthier


la
i

che dall'alto
relazione
sindaci
,

celebrato e da cui Bonnivart eslrasse


,

sua

non appare quello che Bonnivart dice


di

che

due

Amedeo

Sallanche e Pietro Gaillard volevano restarsi

dal votare e ritirarsi avanti di conchiudere sotto pretesti d' af


fari
,

ma veramente
stabilito

per non

mettersi
si

contro

Savoia.

Appare
concorso
>

bene che fu

che mai

trattasse o dal

Vescovo o dai
il

cittadini di alienare la sovranit di


di lui e di loro, e

Ginevra senza

anche appare che per avviso del Vescovo


Sigismondo perch promettesse
la

cittadini ricorsero tosto a

sua

protezione.

L'atto solenne fu giuralo dal Vescovo mettant


la poitrine

la

man

sur

la

manire des Prelats

e dai cittadini,

sul van-

gelo sotto

le

respeltive ipoteche de' beni vescovili e comunilativi


gli

per s e per
di

avvenire.
;

Amedeo

dissimul la mala riuscita


cui

quella impresa

e partito quel Vescovo per Parigi alla

sede era chiamato (fu poi arcivescovo di Rouen, di Besanzon,


cardinale e legato
di

Bologna

si

volse

all'

Imperatore domandi

dandogli (1422) l'investitura della contea


cariato imperiale. Err
il

Ginevra e

il

vi-

Guichenon scrivendo che ottenne


lo

l'in-

fcudazione della contea di Ginevra. L'atto del 25 agosto 1422


datalo da Norimberga
(1)

infeuda del contado del Genevese.


di

E
vo

Bonnivart

err rimettendo in seggio


il

Ginevra
Il

Giovanni

Bertrandis dopo
(

successore di

De

la

Roche.
il

nuovo Vesco-

1423

fu Giovanni di Brognier che


la

16 aprile 1424 giur

l'osservanza delle franchigie innanzi


nelle

chiesa di San Pietro e


fu
il
il

mani
di

de' sindaci.

Questo Vescovo
,

primo

eletto per

Ginevra

moloproprio del papa


il

scartato

proposto dai Gi-

nevrini; onde sebbene

ricevessero, perocch originario del loro

paese,

mandarono al Papa querele dell'usurpato dirilto: e il Papa dovette spedire una Bolla colla quale dichiarava che quella nomina guastar non doveva per nulla diritti del Vescovo. Sotto
i

il

reggimento

di

lui fu

tenuta ferma

la

indipendenza ginevrina

un Collet di Biscarra il quale aveva ucciso un servitore del Duca e nelle terre di Savoia ed era stato arrestato presso Ginevra, non fu dato ad Amedeo che dietro preghiera, e
tanto che
,

(1) Alti

nell'Arch. di Ginevra; e Gaulliier

Hisl. de Genne,

ms.

ci(.

200

JMCHIAUAZlOiNE DI DOCUMENTI

prolesta del duca


gli
si

Amedeo

istesso

che

la

consegna

dell'

incolpalo
(1).

faceva per grazia speciale e volont de' Ginevrini


si

Amedeo

trov sconcertato. Conobbe necessit crescere da


,

quelle parli gli amici

blandire papa e imperatore


la

donare chi
e le spese

operasse in segreto.
linois e
di

Ma

guerra per
fatti

la

successione del Valen,

Dien e
il

pagamenti gi
Challant
di

pel genevese

famiglia
il

misero
di

all' asciutto.
(

conte

Barone

Bisogn ingegnarsi. Fece 15 agosto 1421 ), e n' ebbe oro (2):


il

vendette con patto

ricuperare fra due anni


ai

borgo e

il

mandamento

di

Graspourg
(3);

Bernesi e Friburghesi per seimila

scudi d'oro di Francia

e con molto cortese atto lasci che


,

Berna pacificasse
altri

lui

con Zurigo
(4)
,

Lucerna
)

Undelwalden
il

e gli

cantoni della lega

poi

1424

rifece

trattalo di

pace

lega

con
;

Berna e con Friburgo


,

(5).
;

Indi chiese prestiti ai

comuni

talvolta sussidii
(6)
,

talvolta doni

n sufficienti quelli
i

ricorse a' privati

che ancora non bastarono; e

castellani

fecero nota espedizione di tutti que' processi da cui era speranza


di

cavar denaro

(7).

Aveva richiesto anche


d'oro
(8);

gli

ebrei

1421

ed

avutone dngento scudi


costoro non diedero
il

poi

maggiore somma.

Ma
di

mutuo

senza compenso. Trattati sempre

con ingiustizia presero l'occasione favorevole e domandando


essere sollevati dal peso della fortezza di Villars
assicurarsi dalle prepotenze de' commissari
,

cercarono di
Il

e de' castellani.

Duca

a'

26

di

maggio 1423

scrisse:

Sabaudie.

Notum facimus

Nos Amedous dux universis quod cum obitu bone

memorie illustris avunculi nostri carissimi et Gdelis domini Humberli (domini de Thoyre et de Viilariis) caslrum villa
locus
castellania

mandamentum

et

resortum de

Viilariis

nobis pertineant pieno iure bine est quod ad

humilem suploco de Vil-

plicalionem iudeorum utriusque sexus in diclo

(1) Alti dell'Arch. di


(2)

Ginevra, e Storia

di

Gaulhier citata.
.

Arch.

di

Corte
Corte.

di

Torino. Protocolli de' Segretari


dc'Segr. Graspourg.

Challand. Maz-

zo IV, n. 4S4.
(3)
(4)

Arch.
Arcti.

di

Pro^

Mazzo

1, n.'

US,

117.

Ibid. id. n.

116.
tesor. due.

(5)

Camerale. Omli dei


Lib. 6.
ili.

lAh. 70.

(6) Ibid. id.

(7] Ibid.
(8)

Ibid. id.

DI
a

STORIA PIEMONTESE
cistloin

201
luileis

lariis

liabitancium ci in fulurura habilatoruui

in

libcrtatum bcneficium

prcscntcs quod in

damus largimur ci conccdimus per omnibus el per omnia utanlur gaudeanl ci


et frui

fruanlur uliquc gaudcre

possinl talibus el in cisdcm

privilegiis el libcrtalibus franchigiis imniunilalibus ci graciis

quibus ulunlur
noslri

ci

gaudenl

el

fruunlur

alii

ludei

Gardcrii
ci

Sabaudic

ci Breissie sibi
in

pr nobis confirraalur
focagiis ci aliis

quod
Vil-

secum conlribuant
ribus nobis dandis
lariis in

domis subsidiis

numc-

dumlaxal salvo

in forlifcatione de

qua scinper conlribuanl


in dicla forlificacione

solilo

more

el

pr co quod

conlribuunl

de Villariis voiumus el conet

cediraus eisdem ludeis ulriusque sexus habilanlibus


bilaturis in Villariis

ha-

quod non cxigciur


g arda
nisi

vice nostra

pr eorum

annuali censiva siv e

dumtaxal unus llorcnus parvi


ampliori cisdeni

ponderis super quolibcl ipsorum foco; propterea volcnles ipsos

ludeos habilantcs

in Villariis tractare gracia

ludeis sciliccl Mathassc Raphael


el

loscpli de Moiilenielliano....
ci

Armandum

de Trcvosco cclerumquc unus

singulus judcus

ulriusque sexus apud Villarium

a
(<

quilamus, donamus,

el

commoranlem rcmictiraus, indulgeraus in quantum nostrum conomnes exccssus


offcnsas crimina

cernii jus phiscale sciliccl


dclicla

que commiserinl ci perpctraverint a loto tempore preterito usquc ad diera prcsentcm ot quibus in personis seu bonis de jurc affici possent excepto el excluso ab
quos quas
el

1*

hujusmodi quilacionc SamuIIe Syon de Trcvosco judeo


super damus largimur
et

el in-

rt

concedimus

in

libcrtatum benefiin dicto loco

<f

cium

dictis judcis

habilanlibus el habilaluris
et valeanl

de

((

V^illaris el

quod impune possinl


et

exercere offieium
et

<(

cambii

quarumcumque monelarum
nostrarum

auri

argenti et qua-

((

rumlibct aliarum rerum

(f

ordinacionum
duranlibus

mercandiarum secundum formam monelarum presentibus valiluris

privilegiis
,

dictorum aliorum judeorura Sabaudie


presentibus el
el

el IJreyssie bailivo

judici et procuratori ac castellano de Vil-


'

lariis ceterisqueofficiariis et jusliciariis nostris

futuris ipsoruoque locumtenenlibus ad

quos special

(1).

prcin,

senlcs pcrvcnerinl el cuilibet

eorum

eie.

E perch
i

f<

sieme ad accarezzare

gli

amici era da rovinare

nemici

(1)

Arch.

di

Corte. Proloc. de'Segrcl.

Mazzo IV,

n.

371.'

Arcii.8t.It. Voi. Xlll.

20

202 non
si

niCHIAHAZlONK
poteva apertamente
,

1)1

DOCUMENTI
di

fece

con segrete inquisizioni pro-

cessare Guglielmo di (iincvra,


liere e

Ugone

Gholey

Enrico

di Vil-

Martino

di

Magnior per

colpirli a

buon tempo

(1).

Narro faccenda ignota persino al Gauthier. Amedeo non deponendo mai il pensiero di cacciarsi in qualunque modo in
Ginevra, morto che
citt

fu sul finire del


il

H26
il

il

Vescovo

di

quella

e sorta quistione tra

prevosto e

capitolo per l'ammini(

strazione del vescovato ricorse a Papa Martino


glio

dal quale 15 lubenefizi

1423 aveva ottenuto

di

nominare a cento
(2)
)

curati

o non curali secolari o regolari


vedesse di moto proprio
tesse esser contento. e
Il

e foce istanza
di

perch prov-

con

persona

cui

esso

Duca

po-

papa che aveva gran bisogno del Duca


,

niente

de' Ginevrini

deput

economo ed amministratore
vescovato di

dello

spirituale

e del temporale nel


apostolica
della

Ginevra a
quindi

nome
favor

della Santa Sede

per l'onore del Duca di


chiesa stessa
(3)
;

Savoia alcune

Enrico Fabri
sue con

officiale

Duca quale era di una parte della citt e per spingere innanzi g' interessi di lui il 29 marzo 1427 nomin l' abate e monaci di Fili a comporre quella faccenda tra Savoia e Gil'antico progetto del
ville
il
:

cambiare

nevrini.

capitoli

della bolla erano;

In primis pr assiillu-

gnalione compensativa super permutatione fienda inler

strem principem ducem Sabaudie


et

et

episcopum gebennensem
in

de super

hiis qui

traduntur
vici

sibi

civitatc

gebennensi

videlicet

prout locutum est

qui Riparia nuncupalur Burgi

exterioris

suburbii sancii Gervasi una

cum

illorum Icrritoriis,

f)edagiis laydis carretagiis botagiis iribulis et araris

pontium Rhodani

ponderibus mensuris bannis

vini hostellagiis ponte-

nagiis
insula a

aliisque

tam

terre

quam aque

tributis caslroque de

cum

temporali dominio meroque et mixto imperio et

omni jurisdiclione cum eorum valoribus emolumenlis proprietatequc ac jure ragalie ad episcopum et ecclesiam gebennensem periinentibus. Diclus dominus dux extimatione facta
de valoribus predictorum per commissarios autorilatc apostotenebitur dare in veris reddilibus
et

lica deputalos dabit ci


(1)

Arch. Camerale. Conti dei tesorieri di Savoia. Lib. 71. Corte. Bolle e Brevi. Mazzo XXVI , n. 93 pag. 24 Martino V.
(2J Arcti. di
,

di

(3)

Ibid.

Ginevra. Categ.

I,

Mazzo VII,

n.'

19 e 20.

DI STORIA
u

PIEMONTESE
et

203
inelius
in

proventibus

el cclcris

obvcnlionibus eque bene

ti

annuo
lem

valore

communiter respondcntibus el in loia bona seet

curitale franchisiaque

liberlalc

sive

maiori circa

civila-

ti

gebennensetn aul sailem

infra diocesim

consislenlibus
realiler et

ecclesie predicle ac illius episcopalis


effeclu

mense

cum
quie


<(

cum

episcopo

et

faccre de et super articulis subsequcnlibus ad

pacem

et

tem ulriusque ac

cleri

el

populi

civitalis

gebcnnensis
opportunis
:

cum
.

limilationibus et terrainis expressis et aliis

Cosi

Duca acquisterebbe sovranit di mezza Ginevra troverebbe poi modo rebbe poca noia l'erezione di un muro
il

a
di
il

poco denaro
aver
1'

e sovrano

altra.

Che

gli

da-

quale dividesse
nisi

la citt


(f

ab una parte

dicti vici

usque ad aliam dircele

quantum

parte domini ducis includetur juxta

moenia antiqua ecclesia

beate Marie Magdalene usque ad aliam partem vici eiusdem


vi si

u che

facessero due o pi parti per comunicazione delle


,

due porle

della citt

e a doppie imposte per sicurare ciascuna


:

parte propria in ogni caso


alle defensiones.

in quel

muro non
,

si

faranno torri vel

La comunione de'ciltadin
,

l'esercizio de'possessi
,

s' incrociano nelle due parti le diverse econome di governo produrranno quello che dia ragione ad acquistare ci che ora non pare onest volere. Intanto si decida dai commissari sulla prelesa che il Vescovo sostiene di dover avere nel borgo este-

che

riore la via in cui la casa di


della Chiesa la quale
di

Amedeo

di
la

Vernet che fondo


piazza
alla

padrona sin per

Porta

San Leodegario che pure del Vescovo. Il contento il Vescovo bisognerebbe distrugger la piazza e dififormare la citt con danno del Comune e de' privati ma ne sentenzino commissari. Il visdoraalo si sopprima,
che per far
: i

Duca dimostra

onde non

sia

pi prelesto
al

di
Il

giurisdizione ad altrui nella parto

che apparterr

Vescovo.
gli
:

Vescovo nominer altro


esercitare la
egli

officiale

con quel nome che


civile e la

piacer per far


il

giustizia
il

criminale

avr

diretto

dominio

suo Ca-

pitolo delle terre e beni che resteranno dalla parte di Savoia;

e cos esiger

suoi Giti

suoi

censi
il

le
,

sue pensioni.

Gli

rimarranno
lago
e

suoi molini presso

ponte
,

n
il

altri

se

ne

po-

tranno mettere senza suo consenso


il
,

terr

suo prato
;

presso

il

prato e

la

vigna in San Gervaso


s

e le pescagioni

nel lago e nel

Rodano

che niuno possa

avervi

parte, nep-

OV

DICHIARAZIONE
lo slesso
i

DI

DOCUMENTI
tutte le

pure

Duca

senza consenso del Vescovo che pu an-

che aftllarne
luoghi
pii
,

prodotti.

Regger e governer
{

chiese

ospedali e case di pellegrini


di
;

ranno comprese nella parte


paccier di aver conto
di

domus Dei) che saAmedeo: ed Amedeo non s'imn


di

essi

quanto vorr fare

il

Ve:

scovo per

le

forliOcazioni
il
,

murorum

civitatis site capitanealus

(purch non riediBchi


bricarvi

Castello di Ginevra ch'egli

asserisce

suo per giudizio passato

ma

Io spiani affatto

libero di fab]

qualunque

altro edifcio che

non

sia castello

non

ri-

cever n accoglier nemici del Vescovo, n malfattori

lascer

che

il

Vescovo proceda liberamente contra

gli officiali del

Duca
quiete

se domiciliati nella parte del

Vescovo ne turbassero
i

la

o dessero scandalo; impedir che


canti
,

laici

occupino beneGcii vaconoscano


di

permetter che
riserver

gli

ufficiali

suoi

esse

cose,
gati.

ma
Il

sempre tutto al Vescovo ed a' suoi impieVescovo e il Duca nomineranno notai per la parte a
i i

costui assegnata ed

proventi del registro


e
il

degli atti
divisi. Il

loro

saesi-

ranno
ger
le

tra

il

Vescovo
i

Duca equa lance


in
citt

Duca
:

censure e

tributi dagli Ebrei

parte

sua

il

Veo

scovo inquirir nelle due parti della


i

e in tutta la diocesi
rei

preti

gli

eretici

gli

stregoni

que'

che per
li

diritto

consuetudine spettano
prii officiali;

al fro ecclesiastico e
il

arrester co'prosi

senza che

Duca minimamente

opponga, anzi
il

richiesto,

aiuti coli' autorit e colla forza.

Libero

trasporto
al

delle vittovaglie e d'ogni cosa del territorio che

rimane
et
titulo

Ve-

scovo non impaccialo n gravato da gabelle o pedaggi. Niente


di

possesso avr

il

Duca

nella parte del

Vescovo

si

ex
con-

aliquo casu res immobilis delata fuerit ad


tionis,

cum

dona-

emplionis mortue manus

vel

alias quovis

modo

cedere tenebitur infra

annum

alioquin

proprietas
,

possesso-

rium
sii

vel

etiam in
ratur ex

dominium defertur ad episcopura nec episcopus eo quod dimittitur dicto domino duci aliquod quod
,

immobile
preti

sive

donetur aut vendatur aut ad alium


acquirere poterli ecclesie sue
,

defe.

manu mortua
:

Ma

qui

non dimenticarono un loro importante

impefun-

rocch soggiunsero
loca alia pia ad

Non tamen excluduntur qui volunl


,

dare anniversarium

dotare altaria, capellas

capcllanias vel

ecclesie. Nunc tamen non essent tales ex quibus manus morlua ad dominum ducem deferri debe-

opus

DI

STORIA PIEMONTESE
Vescovo
di la

205
luogo infeudata

ret . Hivendica(a al

decima
,

del e

gi dal

Vescovo

al

signore

Salanova

pretesa dal Duca,

protetta la dignit vescovile e l'esercizio in tutte le


e la

due parti;
Vescovo

sovranit
di torri

della

parte alta

sicch
,

si

possa dal

munirla
e

e di castella a difesa
,

arricchirla di case alte

basse per comodit


Il

fornirla
il

di
si

porte per

comunicare
al

colla

parte inferiore.

Duca

quale

troverebbe prossimo
,

fiume
s'egli

in agio di offendere e

cansare le offese
la

fa

il

rimesso
si

ogni cosa

accordando
vi

ama

che per
;

custodia de' castelli


i

esamini

avrebbe diritto
,

vedranno
di

commissari,
il

quali, se tocchi a

lui

diranno quanto

spesa debba dare


si

Vescovo. La

parte

di citt

assegnata al Vescovo
,

consideri

civitas refugii

dove

eccetto gli eretici

ghese sia salvo e sicuro.


chi vi fugga se

ognuno che voglia vivervi onesto e da borIl Duca non possa richiedere de' suoi non provi che sia reo di crimine o di delitto:

che

pei delinquenti s'intende ordinata la

mutua consegna
(2)

(1).

Intanto

Amedeo

ottenne da papa Martino

che

redditi di

sede vacante in Ginevra fossero scemati di una terza parte in

suo favore sotto specioso

titolo
la

ch'ei

prowide a'bisogni
fidelium

della

Chiesa; e

gli fosse

pur data
la

terza parte della decima allora

imposta pr sustentatione
hereticos
di

exercilus

contra
e
le

ad esiger

quale erano

abilitati

Cosmo

Bohemos Lorenzo
trattative

Giovanni de' Medici mercatores Florentie.

Ma

del

cambio non
I

si

finirono

il

nuovo Vescovo tanto tempest


(3).

e grid che papa Martino sospese ogni esecuzione


cittadini ci
gli
;

non dimeno lealmente mostrarono ad Amevolevano cedere


e
la libert
il

deo che se non

per altro

Io riveri-

vano e onoravano

quando
di

egli

nomin
i!

proprio figliuolo Lueletto

dovico a conte del Genevese regalarono

nuovo
[k],

con un vaso
d'Angi,
per

d'argento del valsente


poi
gli
(

quattrocento fiorini
la figliuola

e cinque anni da
III

1433) allorch marit


fiorini

con Lodovico
alla citt
(5).

donarono mille

imponendo

due

fiorini

fuoco, ossiano trentadue grossi denari

E perch
V.

vedevano che
n,

(1)
fol.

Arch.

di

Corte. Bolle

Brevi. Marlinn

Mazzo XXVI

93,

38.
(2) Ibid. Col.

49
,

dell'

8 gennaio 1428.
Ginevra. Caleg. I, Mazzo VII,
n.'

(3) Ibld. Citl e Provincie. (4) Gaultiier


(3) Arcti. di

2i e 22.

Hist. cit.

giasla,

la

citt

Corte. Ginevra, e. s. n. 23. Se la cifra dell'imposta avrebbe avuto SCO famiglie; circa 3200 abitanti.

206
le

DICHIARAZIONE DI DOCUMENTI
il

loro grazie non ismonlavano


alto del consiglio

conte dal suo proposito, ordi-

narono con

marted fosse letto

minore, o di credenza, che ogni nelle assemblee ordinarie un qualche capiil

tolo di loro franchigie (l). Cos


fatto

popolo sapesse continuo

il

suo e stesse fermo nella libert e pi animoso a conservarsela. Francesco Versonay pi innanzi nella scienza del governar uomini intendeva che senza cultura dell' ingegno e senza
studi
i

suoi ginevrini

mai non avrebbero potuto volere quel che


;

meglio era per s medesimi


nel mercantare deliber
il

ricco

di

pecunia guadagnata
alla patria: scuole

maggior benefizio
lago

gratuite di
ci fece

grammatica di logica erigere una casa presso

e delle altre arti liberali. Peril


,

e diede lo statuto

(2).

Chi prendesse a
tentamente
de' reali

leggere negli archivi

le

cause criminali giu-

dicate Irent' anni dopo quella fondazione e ne


la

esaminasse
la

at-

natura, ardisco dire che


la qualit

troverebbe

somma

diminuita d'assai e

mutala
;

in faccia a quelle

che avesse avuto por epoche anteriori


nel

e perci aiutala la citt


,

costume

e sollevato
,

il

fisco nelle

spese

che dovevano

es-

sere ben grandi

se nella riforma dello statuto criminale pro-

posta da

Amedeo

fu ritenuto a

cr

il 23 ottobre 1430 (3), e accettala dai Ginevrini quod pene corporales deducantur executioni per

familiares Curie domini vicedompni


esset

quia nimis sumptuosum


.

pr

illis

exequendis semper vacare carnificem

Gauthier

nella sua Storia manoscritta ripete a questi anni la corruzione

del

costume
la

ne' cittadini e

specialmente negli ecclesiastici.


,

fre-

nare

quale con orrore nocentissimo

appena perdonabile
altro
s

all'ignoranza de' tempi


ignoranti
i

(vedemmo che non erano per


)

Torinesi (4)

non comportabile certo


di

a' d nostri

(sebstati

bene con isciocco od ipocrito zelo mantenuto oggid negli


della Chiesa),
il

Vescovo

Ginevra
e

discacci tulle le prostitute

che erano moltissime


infelici
,

(5),

non s'accorse che lontane quelle

pericolava

il

figliuole de' cittadini, la quiete

costume e l' avere delle mogli e delle domestica, la sicurt delle per-

sone

la

salute pubblica.

(1)
(2)

Gaulhier
Ibid.

Hist. cit.

(3)
(4)
'"))

Arch. di Ginevra. Vedi pag. 183 e 184


Arcli, di Ginevra.

di

questo Volume.
citato.

Gaulhier

DI

STORIA PIEMONTESE
dail' istruzione

207
e dalla

Versonay divolo gridava istruzione:


tunque

educazione da aspettare e sperare ogni bene

civile: e

quanpiutgli

egli inchinasse a soccorrere ogni sorta d'infelici, e fon(1)

dasse conventi pe' mendicanti ed ospizio pe' vergognosi


tosto aiutamenti
spiriti

ne' mali corporali


ai

mir

al

crescere sani

che procurano poscia

corpi salute e prosperit e rendon

men

necessari que' soccorsi e que'ritnedi.

N meno
se invece
diocesi
la

lodevole sadi di

rebbe stato Umberto

bastardo
a

di

Savoia

fondare

un convento

di

mendicanti

Stanajano
al

Losanna
(2),

coir obbligo ai

frati di

spiegare
il

popolo

Scrittura sacra

avesse invece imitato

mercante ginevrino.
scritto per (iinevra
;

Nienl' altro in questi anni

n altro
di-

ha lasciato
ritto
di

il

Garrone
il

il

quale appena accenn un certo

che circa

1434

il

Duca
in

di

Savoia
:

aveva
e

sulle

lingue

buoi e di vacche macellati

Ginevra

una ricognizione
a Savoia

delle soggezioni

che molti ginevrini

dovevano

quali

enfiteoti o quali feudatari del


le
il
il

terre circostanti lasci

Duca (3). E perci che riguarda memoria che a' 20 di giugno 1432
Contea
che
di la

duca Amedeo eresse

in

Barona

di Villars

e che

26 successivo fu
terrebbe per

stabilito:

la giurisdizione in

quel contado
1'

si

le sole

cause

prima istanza

riservato

ap

pello al

Duca

suo consiglio

(4).

Anche

lasci

memoria

di

un

arbitramento che Amedeo aveva assunto tra Francia e Borgogna


il

20 gennaio 1423

(5)

pronunciato ed eseguito ben


aveva

tardo per

la citt di

Trevoux che Francia


(6).

occupato e che Bor-

gogna pretendeva
del

Ma perch

quella citt pi veramente era


ai

Duca
di

di

Borbone, e Borgogna n'era travagliato, costui


si

28

gennaio 1423

leg con Savoia per conservazione e di-

fesa degli stati rispettivi (7). Ci nulla

meno

Savoia non intese


nel

per allora

di

farsi

ostile al

Borbone

anzi accaduto

1431

che Francesco De

la

Palud signore

di

Varembone

scalasse di

(1)
(2) (3) (4)

Gaulhier, Hisl. ras. cil. Arch. di Corte. Bolle e Brevi. Eugenio IV. Mazzo XXVI,
Ibid. Cill e Provincie. Genve. Categ. II,

n. 9;i.

Mazzo
II
,

I, n. li.

Ibld. Proloc.

de' Segretari ducali.

Mazzo
etc.

n.'

264

267

n.

99.
Trails anciens avec la
n. 8.

(5) Ibid.

France

Mazzo Vili,

n. 4.

(6) Ibid. id.

(7) Ibld. id. n.

e Proloc. del Segretario ducale Bolomier.

Mazzo

I,

208

DICHIARAZIONE

1)1

DOCUMENTI

nolle armato quella cill e la boltinasse faccoiiovi prigioni assai

uomini
voia
,

il

sondo il De la Palud di Borgo in Brcssa sialo di Saduca Amedeo pag diecimila scudi d'oro al Borbone
,

in soddisfazione del

danno
coi
di

si

conlenl che
e

1'

aggressore fosse
al

in

qualunque luogo
Quindi
a'24.

compagni preso
rifarsi della
(

consegnalo

Borbone
facile

riservando poi a s
rei (1).

somma
slati

pagala pei beni dei

giugno

1431

perch non rimanesse


di

tulli

passare da Savoia ne' diversi


fece trattalo col Delfino che

Francia,

il

duca
che

Amedeo
l

niuna persona che non fosse


grandi
quel tempo.

mercante non entrerebbe


divide
(2);
il

negli stali loro passando la linea


de' pi
di

sproposito,

ma non
le

Ma

perocch
di

Borbone occup amico secondo

terre e le Barone di
,

Beaujeu e

Villars che
1'

Borgogna godeva
il

Amedeo

si

trov nel caso di


;

difendere
fu

trattato

del 1425

e richiestone
ri-

pronto (12 febbraio 1434) col patto che se per quella


si

cupera
sero di
si

dovesse venire alle armi,

le

conquiste che
;

si

faces-

l dalla

facessero di

Senna apparterrebbero a Borgogna quelle che qua dovrebbero rimanere a Savoia (3).
le d'

Tutto questo per


Italia

azioni fuori

d' Italia.

Delle azioni in
di

Primamente
Santi fu
segreti
(4).

poco da dire

ignoto

molto

rettificare

nolo.

trovo che Francesco di Castiglione capitano di


il

mandato

1418 a Milano dal duca Amedeo per


carte segrete
del tempo.
fece

affari
a

Quali fossero non so: potrebbcsi aver chiaro


le

Mi

lano
nel

consultando

Rammento che
la

1418 Filippo Maria


di

Visconte
1'

decapitare

propria

moglie Beatrice
chie cill
fiorini
;

Tenda che

aveva reso signore


dalo

di

parecdi

nolo avere

Amedeo

parecchie centinaia
di

di

piccol

peso ad un Giancarlo Visconti


(5).

Milano per

servigi che gli rendeva

Amedeo

voleva allargarsi, o almeno

(i)

Arch.

di Corte.

Traile's

anciens avec la France de. Mazzo Vili,


voi. II.

n.

11.
(2)

Ibid. id. n.

12
13.

e Prolocollo del Segretario Bolomier

(3) Ibid. id. n.


(4)

(5) Ibid. id. Lib.

Arch. Camerale. Conti dei tesorieri ducali. Lib. 63. 66, 68, 71. In due volte nel 1421

fiorini

300,
,

altri

200

nel

1422

altri ,^0 nel

1423.

io

il

Lilla

richiesto
di

sapremmo

dire chi fosse questo Giancarlo.


,

Un

Giancarlo abiatico

Ber-

nab nelle tavole del Lilla


Carlo stalo prigioniero
di

ma

ucciso a Parigi nei 1418.

Ch' ei fosse

Tilippo Maria ?

DI
dure
alla

STORIA PIEMONTESE
il

209

famiglia diritti di crescere

principato: iiun impro-

babile che

Amedeo vedendo

Filippo Maria

senza

figliuoli

vo

lesse stringere

un parentado che un

d stendesse la

sua famiglia
si
i

in

Lombardia. Vedremo quali pi aperte pratiche


Per allora certo non ne fu nulla.
il

facessero Fiorentini

in appresso.

Ma

che l'avrebbero voluto aiutare contro

Visconte non cessa-

vano

di eccitarlo

secondo

il

desiderio, e

il

25

di

settembre 1423
a

scrissero questo per ci

al

loro ser
xviiij

Antonio Salvetti.

Rice-

verno vostra lettera de d

de agosto e veduto quanto


vi

scrivete della

pratica della lega


di

rispondiamo che
lui
vi

ci
si

par*;

che

al

duca

Savoia o a chi per

parlasse

possi

con assai buone ragioni rispondere che avendo noi di qua a fare la spesa di 7000 od 8000 cavalli e duemila fanti appi
che
lucti
di

!(

cegli

conviene conducere
il

con pagare e avendo

il

duca
la

Savoia che

serve certo tempo senza sua spesa per


scrivete
lui

(i

maggior
di

parte della gente

dilibera

tenere

et

non cercando noi d'acquistare niente

ma

solo quello che

s'acquista

qua

sia

degli

amici nostri

chome

sapete pe

<(

roche io Lombardia

non vogliamo avere a fare et chello stato del duca di Melano si ministra per modo che di lui non sia da temere n da avere sospetto e che del duca di
Savoia sia tucto quello
lui

saquistasse di

l ci

pare assai

ragionevole et onesto dando oportunit luno a laltro del dare

impaccio a un tempo al duca di Milano lui qua per modo che in brieve tempo si debbe
la

di

l et noi di

et

pu
gli

credersi

distructione del duca di Milano per

modo che

ara caro

dessere lascialo stare et lasciare stare altrui.


al offese di cost et noi
di

Che

lui

segua

qua e ogniuno
anzi
impossibile

a sua spesa die

altra via sarebbe

difficile

maxime per
faleglo

la

spesa grande deliberiamo fare di qua.

per con queste e

con

laltre

ragioni

che

utili

giudicherete

rimanere
honeste
a

contento a quanto scriviamo. Usando in ci quelle

a et piacevoli parole vi rottura


ff

parranno

si

convengano sanza venire


voi

veruna.

Aspettiamo
cost

sentire da
vi

quanto abbiate

fatto co' Suizi e di

non

partite senza nostra licentia

mostrando ancora che se


che
della
altra

lui lascia

passare questa oportula

ni l

forse la cercher a otta

non

trover
di

perocch

pace siamo molto


l'

sollecitati dal

duca

aremo con vanlagio che

noi la

Milano e ogni vorremo e avendo


27

Anr.H.Sr. Ir.Vol.XIII.

210
rt

DiCHIAUAZIONE
con noi ara
a de
gli
il

DI

DOCUMENTI
le

|)ace

destro con tulle

sue forze a fare op-

pressione
'(

altri di cui
ci

cercha la distruzione di che

il

duca

di

Savoia

dcbbe fare stima non piccola non tanto


amici
et vicini suoi e scrivete

per s quanto per


di

gli

spesso

quanto segue.
ricevemo
iij

Di poi
((

vostre quasi in

uno

d et

per quella
et

reca

il

nostro

famiglio

siamo

avisati di

quanto scrivete

della fatica avete

durala e di quanto avete ritratto.

Aspet-

tiamo da
a

voi sentire

quanto

sia poi

seguilo co' Suizi e


di

come
(a-

siete

((

rimaso con loro perocch a noi sarebbe


in
utile e a loro

bisogno che

maggio o giugnio fussono

rebbono poco
insieme

campo altrimenti a noi meno tagliando la speranza


il

del

subsidio de danari di qua e per ingegniatevi


et confortagli

daccordargli

alla
di

materia

pi ve possibile.
vi

di

quanto segue per

la via

Vinegia navisatc e poi


(1)

rispon-

deremo

poi di nostra
,

intenlione

Le reiterate istanze
indussero

de' Fiorentini

le

resistenze del Visconte

Amedeo
fecero
;

a collegarsi con essi contro di lui


lese

prima
i

in segreto, poi in pa-

nella
il

guerra che

Fiorentini e

Veneziani

gli

onde

Visconte fu costretto cedere

Vercelli al duca

Amedeo
Ma-

e per sicurt di pace ricevere in isposa la Ggliuola di lui


ria,

come
tra

dello in tutte le istorie. Certo

un

principio di pace
:

buona

((

Amedeo
et

Fiorentini fu questo suo decreto

Qua-

liter

nos cerlis de causis nos ad hec movenlibus repreisallias

marcham

'<

supplicationem

contraccambium per nos datas et concessas ad quorumdam fidelium et snbditorum nostrout pretendebant ad inslanliam
civis

rum dampnificalorum
rabiiis
viri

hono-

((

Bonacursi de Piclis merchatoris


et

Florenlie

f(

contra Comunitalem revocamus cassamus

subditos Florentie tenore presentium

et

annuUamus ac pr
quod
cives et

revocatis

cassis

et
.

annuUalis habemus
Florentie et

ila

homines

diete civi-

talis

eorum

subdicli

cujuscumque status preheet bonis suis

minentie voi dignitalis existant possint et valeant in et super


lerritoriis nostris

una cum marchandiis rebus

quibuscumque
mcrchari
lies

tute ac secure ire Iransire

morari seiornare
ac toties
et

et

inde redire semel et pluries


ci

quo-

sibi

placuerit

sue

fuerit

voluntalis

prout et que-

(1)

Arch. delle Riformagioni

di Firenze. Classe

Distinz.

n. 29.

DI

<f

STORIA PIEMONTESE

211

madmodum

faciebaot ci facere

poterant ante conccssioncm


ot

diclarum represailliarum mandantes propter ea universis


pervenerint

singulis offitiariis fidolibus et subdiclis nostris ad quos pre-

sentes

eorum de

loca

lenentibus quateims
civitatis

lias

nostras licleras observanlcs cives diete

Florcntie et
in

eorum subdictos occasione diclarum represailliarum


eis

per-

sonis rebus vel bonis non molestent nec impedimenta aliqua


inferant.

Quinimo

ipsos

in et
el

super

tcrriloriis

nostris

gratenter recipiant favorabiliter

benigne pertractent et de
In
vose-

"

fi

necessariis eorum sumptibus moderalis sibi provideant. quantum desideranl nobis compiacere quoniam sic fieri lumus el jubemus. Datura Burgi in Breysia die vigesima

cunda dicembris anno domini millesimo quatercenlesirao vige-

Simo secundo

(1) .

II

trattato di

lega di Savoia co'Fiorcntini

e Veneziani sottoscritto l'il di luglio

1426

in

Venezia era stato

composto da Manfredo
di

di

Saluzzo signore
di

di

Mulezzano, Enrico
i

Golombier e dal signore

Vuffler e Pietro Marchiandi;


et

quali

Amedeo strictis genius


Quel
trattalo

sponte non improvvide nulloil


;

que ductus errore aveva nominati


procuratori.

22

di

marzo

suoi speciali
civilates

portava

quod omnes

terre castra el loca quelibet


tiuentiis

cum eorum

dislrictibus et pcr-

que acquirenlur

el

flumen Ticini

ultra versus Pc-

<f

demoncium

Alamanee cum Aste Alexandria Vogera Palea Vercellis et Novaria cum eorum dislrictibus juribus el conGnibus et pertinentiis quibuscumque ubicumque sinl et insuper civilates Mediolani el Papi si aquirentur cum earum comunitatibus dislrictibus pertinentiis
el versus monles superiores

jurisdiclionibus sinl et esse

debeant prefati

illuslris

domini

suorumque heredum el successorum. Civilates autem Laude el Grimarum ac Trecium cum suis comunitatibus dislrictibus pertincnciis el jurisdiclionibus quibuscumque
Sabaudie

f(

(<

omnes que alie terre castra et loca quelibet que sunt inlcr flumina Abdue et Ticini que non sunt a flumine Abdue citra versus Venecias cum eorum et earum comunitatibus districtibus confinibus jurisdiclionibus

Abduam

essenl aliqua loca


et celere

el pertinentiis eciam si citra quo sub comilatu Mediolani com-

prehenderentur

omnes

civilates terra castra et loca

(1) Arcli. delle

Riform.

di

Firenze. Classe

XI,

Dislribuz.

IH,

0d. 4.

212

DICIIIAUAZIONE DI DOCUMENTI
citra

lam

quam

ultra

Padum

exccptis

illis

que sunt

in porcio-

nein
cr

prediclatn prefali domini ducis

Sabaudie

cura

eorum

districlibus confinibus jurisditionibus ci pertinenciis quibus-

ff

cumquc
dominii

si

aquirenlur sint

et esse

debeanl prefati domini ducis


si

et

communis Veneciarura. Verum


die

illustris

dorainus

a
M

marchio Monlisferrati intrare

vellet et inlrabit in

hanc uniopresentis

nem
quod

et

ligam a

conclusionis et stipulacionis

conlractus usque ad raenses quatuor in hoc casu reservalur


proraitti possil ac sibi dari et consignari debeat civitas
si

Alexandrie a Palea

aquirirelur

cura eius districtu pertireservatur

nenciis et jurisdiclionibus.

Insuper eciam

quod

omnes terre castra et loca que erant magnifici comitis Gar magnole sibi restituantur et libere consignentur (1) . Dopo ci Fiorentini per non perder tempo eccitarono Veneziani
i
i

a spingere Savoia innanzi coll'armi


a

no diedero incombenza
a d 18 di questo

Marcello Strozzi residente a Venezia, questo scrivendogli:


Dileclissimo

nostro. Noi vi

prevcnemmo

rispondendo
mostrandovi

alle vostre

lettere

per insino al d ricevute didella

la consolatione et piacere

lega con lo

il-

lustrissimo principe duca di Savoia conclusa con honesli ra-

gionevoli et fraterni capituli et quello tissimo la liberatione del capitulo signoria


che ancora

ci

fu grala

che nell'altra lega con

<i

eravamo obligati et bench nell'uno questa alteratione non dia perch conosciuto la loro justitia honest et amore verso noi alla loro volont sempre saremo conformi pure a honore nostro et reputatione .... non dudi

Vinegia

bitiamo la industria et diligentia

vostra in questo

assai ha

operato di

che

vi

commendiamo grandemente. Ma perch


debito pigliare et usare
et cos
il

qualunque savio
conosciamo

frutto di quello

che comodamente pu,


in

negligendo sarebbe reprensiscoprirsi

bile

il

qualunque caso, o ragionamento


nemico
et

detto

Duca

essere utilissimo et sollecitare


il

trattare la sua
et

signoria

contro

mostrare

di

lui

della

sua

potenza

fare stima et reputatione

grandissima in tutto do-

verne seguire. Il perche non solamente utile ma necessario judichiamo essere mandare ambasciadori della loro signoria

et nostri al detto

Duca mostrando

il

piacere et contentamento

(t)

Ardi,

di

Cor. milanese Ducalo.

Mazzo

II.

DI STORIA
a
((

PIEMONTESE

213

della lega conchiusa confortarlo a metlere in ordine le bri-

gate richiedere
il

gli

amici et

benevoli et devoli suoi et contro


voglia
et noi

nemico rimuoverli
al

et che
,

eliam

bavere

lutto

in

punto che

tempo rompa

dobbiamo credere che


e

nelle terre et luoghi

del nimico
alla

abbia dei ragionamenti

delle

trame da riduccere
et

sua devotione et levarne dal

Duca

ancora se fosse
il

utile,
di

che

il

contrario non sappiamo

vedere, che
et nella

marchese

Monferrato a cui s' ragionato


in quelle intervenisse et

lega riservatogli

un luogo

cos a

nessuna cosa animarlo

et confortarlo

che

sia

utile s

per lo esterminio del nimico

come per

inducerlo alla pace

pi volontario, o costretto dalla necessit, o paura, et ve-

dula la dispositione di

or

loro stalo

Genova che spesso ne sentiamo et il cognosciamo debole et in quella forma non potere
assai

reggere, et pare

chiaro cognoscere che vedutosi per


del nimico
di
si

loro alcuno apparecchio o motivo alle offese


facesse per lo

duca

di

Savoia o

per lo
,

marchese
citt di

Monferdee predi sale

rato che gi n' ebbe grande parte

la

Genova far
si

certamente mutatione che seguitando cos, come


parare
di

molte cose avrebbe

il

nimico mancamento

et altre cose

che

gli

sarebbero

di

grandissimo detrimento et
la

pericolo oltre alla reputatione che non solo in


in

Savoia

ma

qualunque parte del mondo


et ferventi
si

gli

mancherebbe
le

et molti
lui quelli

renderebbe audaci
che al presente

con aver contro a

stanno

et

alcuni seguitano

volont sue.

Et quanto pi pensiamo

in

questa materia tanto cognosciamo

mandata persona il perch vogliamo siate con la Signoria et narriate loro quanto vi scriviamo con quelle parole et modi che a loro pensiate sia pi grato
la utilit nella
et

maggiore

etiam inducerli
cosa,
et

questa
al

della

che

duca

di Savoia

mandata esprimendo la utilit non dubitiamo tale


cognoscer
di lui

mandata sar gratissima


loro

perch
si

per
et

la

signoria
s'

se

per noi

fa

riputatione et stima

alle

cose che

mover pi
late

hanno a fare pi siate volenterosi et ferventi, et tale mandata che non farebbe rapporto o scritet sentiranno
la
la

tura di suoi ambasciadori. Et questi nostri arabasciadori ocu-

vedranno

sua dispositione

et quello fa

o ordina che far in tempo


de' suoi

loro andata che grande parte

apparecchi

et ordini

dovranno

essere

preparati et

214

((

DICHIARAZIONE DI DOCUMENTI
et avvertire a tutte le cose
i

potranno sollecitare

saranno

utili.

Et potrassi, inteso
et

suoi pensieri volont et ordini per loro

((

per noi in ciascuno

occorrente

pi

utilmente et naelio

deliberare la mandata

ne avvisale sicch

come fermamente speriamo subito ce quello volessimo mandare mettiamo in


vadano, et se poi
si

ordine acciocch insieme

concertassono

mandare per mare ordinaremo qua in su una galera a che sar apparecchiata et in ordine quando saremo certi
nel
della loro intenzione.

Et prestissimamente

di

quanto delibesi

reno

ci

rendete avvisali sicch a quello s'avesse a fare

dia

perfetione.

Datum
i

Florentie die 24
il

iulij

1426

a ore 24(1)
si

Indovinarono
sero
gli anin;ii

Fiorentini

piacer di Savoia. Difatti


(

ristrin-

e quella lega
)

convenuta in Firenze

il

10 d'ago-

sto successivo

si

rifece durevole per tutta la vita del Visconte


lui

un anno ancora dopo


Grandi
pretesti
il

morto

(2).

per

ammassar danaro furono ad Amedeo


armi per
quella
la

la

guerra contro
il

Visconte e quel matrimonio. Torino che aveva

soccorso

Duca

in denari e in

guerra Vercellese,
nell'aprile 1427,

e aveva al

Ggliuol
,

suo,
,

ito in

citt

donato mantili
cinquecento

tovaglie
d'

piattelli

ed

altri vasi di
(3).

stagno

offri

fiorini

oro pel

matrimonio

La

valle d'Aosta

s'impose

di sedici

denari grossi per fuoco sebbene l'anno infiorino d'oro per la

nanzi ogni

famiglia aveva contribuito un


;

guerra. Ginevra fu generosa


prestar denaro per
la

il

Fossign che aveva

negalo

di

guerra

ne don per quelle nozze. Nicodo


viaggi ottanta
giorni per imploin

Festa consigliere di

Amedeo
dote
le

rare sussidii per


del Conte
,

la

della Principessa

tutte

le

terre

non sospese
da
privati

sue

visite ai

Comuni che per im-

pedimento della
da Comuni e
!ra'

peste. Altro
,

denaro e non poco ebbe a prestito


da
giudei
,

Caorsini e Lombardi
si

quali dai Pelletta d'Asti, che per certo

saranno
(4).

ricattati

delle

gravose
di

taglie

che

pe' loro

banchi pagavano

Toc-

carono

quel

denaro: cento ducali d'oro Francesco Gallina


del

segretario e notaio

Visconte per V atto

della

cessione

di

(1)

Arch. delle Riforra, Arch. Arch. della Citt


di

di

Firenze. Classe

Dislribuz. Ili

Cod.4.

(2)
(3)

di Corte. Milanese.

Mazzo

II.

Torino. Liber Consiliorum, voi.

LXV,

fol.

62

e 104.
(4)

Arch. Camerale. Conti

de' Tesorieri

ducali,

lib.

73 e 78.

DI STORIA
Vercelli e del

PIEMONTESE
(1);

215

matrimonio conchiuso
,

cento scudi del re, Gian;

che forse avr consiglialo Filippo Maria i (2) condottieri delle genti di Savoia, che le guadagnarono sopra il Visconte Cavagli Alice Ropolo, Sandigliano ec. nel 1426 (3),
carlo Visconti
, ,

e proseguita la

guerra sul

Vercellese sino alla pace


,

merai
;

canti di preziosi per corredo della Principessa

per doni

cortigiani

lombardi
dote

(4).

Duca Filippo Maria non ebbe


,

nulla

neppure
pagata

la

(5).

Amedeo promessa e dai sudditi di Vedremo poi come il Visconte lo raccontasse.


da
la

Savoia

Era da raffermare
e

pace conchiusa tra Milano


si

Venezia
:

Firenze.

Il

Visconte agitato dai consiglieri non

contentava

vedeva non possibile resistere


sarebbe mosso. Quel Principe

ma
un
;

sperava
d

che

1'

imperatore

si

supremo non aveva

allora

pi nessun vero potere in Italia


fuor
d'

e se vi doveva a discendere
,

uno speluzzamento
dall'

di

poca pecunia

non avrebbe cavato


chia-

niun

bene

avere soccorso un protetto. Poi chiunque


ducali,

(1)

Arch. Cam. Conti


71.

de' Tesorieri

lib.

75.

(2) Ibid. id. Lib.


(3)

Arch. di Corte. Proloc. de'Segr. ducali. Mazzo I , n. 392 al 420. Ardi. Cam. Comi de'Tesor. dwc. lib. 72. Pro prelio rerum ab eodem magislro Aiardo ( de Donnei dorerio burgensi Chamberiaci )
(4)

emptarum per nobilera Michaelem de Ferro thesaurarlura generaiem de mandalo domini ducis Sabaudie et per dominum nostrum ducem Sabaudie donalarum ambascialoribus iliuslris domini ducis Mediolani qui venerunt causa conlrahendi malriraonium inler iiiuslrem dominum f( ducem Mediolani et domicellam nostram Mariam fliiara domini nostri prout infra.- Et primo libravil eidem magislro Alardo dorerio pr predo duorum bacinorura argenti doralorum ponderancium viginliu nam marchias Ires uncias cum dimidia argenti ab eodem emptorura qualibet marchia predo XV n. p. p. et per dominum nostrum dona

qui

in Chrislo patri domino Archiepiscopo Mediolani venit causa supradicla - videlicet CCCXXI fi. VI d. HI qs. gross. p. p. - Libravil eidem magislro Alardo pr predo XXXVI scipho rum argenti auri ponderancium LIV march, sex uncias cum

lorum reverendissimo

dimidia argenti

te

'(

ab eodem magislro Alardo emplorum videlicet XLII march, ad racionem X fior. p. p. pr raarcha, et XII march. VII uncias cura diraid. ad racionem XI fior. p. p. pr marcha. Et quos visciphos diclas dominus nosler dux Sabaudie donavit prout infra ilem XII scidelicet XII sciphos preceplori Sancii Anlonii Mediolani phos ex supradiclis sciphis Ludovico Croio: ilem et XII sciphos eie. lohanni Francisco Galline Secrelarils domini ducis Mediolani qui ve:

nerunt causa predicla DXXIII. IIII.


(.^)

fior.

IX

d. gross. p. p. .

Arch.

di

Corte.

Demanio donalivi

sunsdii.

Mazzo

n. 2.

216

DlCllIAUAZIONE 01 DOCUMENTI
l'

mava

imperatore, all'imperatore nulla avrebbe dato, o delle


II

promesse pochissimo mantenuto.

5 settembre del 1426 Filippo

Maria consegnava
che parlar doveva

a Lancellotto Grotti

una istruzione
(1); dal
di

di

ci

all'imperalor
di

Sigismondo

quale

avrebbe sperato
cavalli.
(

un aiuto
il

dodicimila o almeno

ottomila

Rappresentava

pericolo che Vercelli vuota d'abitatori


e

per cagion della peste

male

fornita di

mura sommossa da
,

Guelfi era in pericolo di cadere in

mano

a Savoia

e per quella

caduta avrebbe pericolalo similmente Novara. Malcontenti come


in

Novara ed

in

Vercelli erano
il

cittadini in Alessandria e in

altre citt le quali

duca Amedeo stava a braccia aperte per ricevere. Alessandria poi punzecchiata dai banditi del Guasco e del Pozzo che vorrebbero rimpatriare. E il duca di Savoia
parente
Il
i

dell'

Imperatore
di

suddito

dell'

Impero,

fa spalla a' ribelli.


;

marchese

Monferrato aiuterebbe Milano


niente
,

ma

allega che
a

suoi non guerreggiano per

e che se

hanno
forti nel

menar
et

le

mani

egli vuole

avere Asti e Pavia e alcuni

confine
gros-

ovvero Alessandria e Valenza terram utique opulentam

sam

cos in

cambio

di ricevere aiuto dal


di

Marchese gliene da

rebbe a

futuro rischio

proprio

danno.

Quid dicetur de

Janua que magis


bine est dominus

perdila dici polest

quam anima judeorum,

dux Sabaudie qui anhellat ad eius dominium; bine Fregosi qui continuo eam slimulant; inde nobiles de Flisco qui ipsam affligunt; inde galee Floreulinorum que
maria Januensinm circuerunl?
si

Come

difendersi da tanti affa,

mati un principe a

grande stremo d'ogni pecunia

ut unicum
tenuto.
il

denarium non habet?

Consiglio preso
Questi
il

fu

pace
,

ma non

Onde

collegati

ritornarono alla

guerra

vi

chiamarono

socio duca di
in consulta
al

Savoia.

5 giugno 1427 fece

mettere

suo gran consiglio a Thonon an debeat insurgere


et

cantra ducem Mediolani in auxilium Venetorum


et

Florentinorum

passus claudere vel ne come per patti tra quella repubblica

e lui duca.
di

causa fece

titol

Positio
l

E perch potesse deliberare con giusta cognizione distendere e consegnare una relazione cui infacti

causa desidiorum

(2)

la

quale potendo
nolii^

qua e

schiarire e precisare certe ragioni

che stanno

(1)

Ardi,

di Corte, .tlilancse.

Mazzo

II.

(2)

Ibid. id.

DI
storie nostre

STORIA PIEMONTESE

217

metto qui per intero- Anno domini millesimo quadringentesimo vigcsimo sexlo post multos tractatus et convenliones loquulus per ambascialores serenissimi domini nostri

ducis Sabaudie super differenciis et divisionibus exislen-

libus iuter

mum
lercia

ducem Mediolani ex
et

ipsam maieslalem regiam ex una et illuslrissialia et illustre dominiuni nostrum,


magnificam comraunitatem Florcntinorum ex
illustrissimi

Venetiorum

ex quibus eliam ex parte

domini nostri per

eius ambascialores sepissime fuil

loquutum et tractatum cura predictis illustri duce Mediolani et illustri domino Venetiorum de sedacione differenliarum seducionum et conclusionura, mullis

differentiis inlor

ipsas

parles exislentibus, non

fuit

dc-

ventum,

ut

per

rclata

ambaxiatorum

dicti

domini nostri

clarissime apparuil et ex quibus verisimiliter potuit unius-

cuiusque apparer mala voluntas dicti ducis Mediolani , volentis iominium nostrum suo posse offendere quam prius

ymo quanto

citius

habuisset conlra ceteros suos

inimicos

victoriam. Quibus tum non obslantibus predictus dominus dominus noster suos destinavit ilerum et iterum ambaxiatorcs

ad ipsum illustre dominium Venetiarum causa


ctandi Inter

pacem

tra-

dictam regiam majestatem ipsosque dominos Veut hoc etiam sibi fuerat notiflcadiete regie

netos et

ducem Mediolani
parie

tum ex

maieslalis destinavitque suos alios

ambaxiatorcs ad ccrtum locum ordinatum per gentes domini


nostri et ducis
cipaliler

Mediolani pr premissis et

maxime

et

prin-

causa

habendi
diclo

concordiam

cum
,

securam et perfectam pacem et duce. Qui dux poslea multa loquula

ex parte sua
domini nostri
riis

tani
et
,

ex parlibus Breissie

quam
et de

alibi

genlibus

ultimo in parlibus Pedemontium in frontein

dominiorum
dicto

omnibus variando
recedendo
,

primo ex parte

sua loquulus

toialiler

demonslravit se accordium

cum

domino nostro habcre

nolle ad prefalura

dominum

nostrum respondil quod ipsum nollebat esse Iraclalorem qu9 ipsum pr amico suo non lenebat attenta eliam relationc certorum ambaxiatorum regiorum ncc non el ambaxiatorum domini nostri qui missi fucranl ad regiam majestatem pr
responsione danda super consiliis et auxiliis
regc conlra
pelilis

dicto

dicium ducem

Mediolani

per

quas relationc?
posse adim-

apparuit ipsum

dominum nostrum regem non


28

AncST.ST.lT. Voi. XUi.

218
((

DiCHlAKAZIONE Di DOCUMENTI
crani necessaria pr tunc

plerc ca quo
iii(cn(utn

pr obtinendo eius
et

((

nollcque

dominum nostrum damniOcari


sed potius

offendi

u
<(

per dictutu

ducem

ipsum

velie

et

ubique diclus

dominus
et

noster posset confederaliones faceret pr conserva-

indubie quod semper haberet stalum honorem imperii ac ipsius recommissos actenlo eliam quod diclus dux Mediolani fuil certlGcatus de oblalionibus per ipsum ducem Mediolani ex quo semper erat magis animatus
tione sui slatus lenens

conlra dictum
noster
in

dominum nostrum fuit cohaclus diclus dominus mandare ambaxialoribus suis qui crani Venetis ut Iraclalu lige de qua eis fuerat loquutum Vcneliis inten,

dcrent.

Quum

ambaxialorcs vigore
ad

dicti

mandali
diete

in
lige

diclo

Iraclalu insislerunt usque


fuil
a

conclusionem

que
se

facla

Venetiis anno prediclo.

Item post ipsum mandatum contigil ducem Mediolani

concordasse

cum domino
celer

tamen non considerans


nostro et
inler

Romanorum rege ex quo mandata prius per eum facla domino


nostro

de

se

coUigando ut supra

scripsit

cidem domino nostro ut per eiusdem anni.


a

literas datas in data die

XIF^maij

Item de diclo tempore cilra in


de inferenda

ista

materia

fecit ipse

Rex
de

((

plura mandata tam per ambaxialorcs


desisterei

quam

per literas ut se

guerra diclo duci Mediolani et

'

auxilii preslatione diclis Venelis ut constai per litleras ipsius

regis sepe reilcratas

que

lillerc

domino nostro presentale


et

fuerunl

ci

ipso

ambaxiate facle iam guerra inccpta


fuit facla

ipsa

durante.

"

pax inler dominum nostrum, comunilalem Florenlie ex una et ipsum ducem Mediolani ex altera que successive fuit confirmata per partcs ut de dieta pace et ratificatione constai per

Item posi

modum

doDinium Venetiarum

et

inslruraenla
e
ti

inde recepta

anno prediclo ac

presenti.

Item

facla dieta

pace mandavi! dux Mediolani ambaxia-

tores suos

tenere volebat

Domino nostro cidoni nunciando quod dictam pacem verumplamen certa castra que secundum fortradere tenebatur dominio Venetiarum
,

mam

pacis

tradere

f(

nolcbal

dubilans quod dicli Venoti diclam pacem non obscr-

varent sed ipsa castra bene volebat dcponere in manibus non


susporlis.

DI

STORIA PIEMONTESE

219
sibi rao-

Ilem successive scripsit quod dictura dominiuin

verat
a
'(

guerram pacem rompendo. Conira

scripserunl Veneti

or

per suas lilleras dalas die XXVII januarii anno presenti quo dux Mediolani ruperat pacem ymo nec illam adimplere voluit secundum promissa ul in litteris prediclis conlinelur ipsum requirendo ul vigore lige clauderet passus el insurgeret coutra ipsum ducem Mediolani.
,

a die

Ilem

alias

scripserunl lilteras eiusdem conlinenlie dalas

XII

februarii.

baxialores

or

eorum amXVII mensis marlii quibus dominus nosler respondil quod semper volebat juxla debilum et honorem suum facere que per eura eranl
a Ilem successive miserunt

ipsum

et Fiorentini

cum

lilleris

credencialibus

dalis

facienda.

Ilem videns dominus nosler quod utraque pars asserebat


tenere

se velie

pacem,

et

alleram

parura rupisse,

voleos

informari
or

de verilalc misit suos ambaxialores dominos Man-

fredum
habenda

et

cessive ad

Pelrum Marchiandi ad ducem Mediolani dominium Venelorum pr iuformalione


quibus habuil
ul in
lilleris

et suc-

vcrilalis

a
,

responsum de inlencionc ducis


conlinetur.

Mediolani
a

per eos missis


episcopi

Ilem habuil

lilteras

comraissarii

imperialis dalas Mediolani


inhibcri et

XX

februarii huius anni per quas


in diclis
lilleris

noliGcat

rcquiri ut
lileris

conlinelur.

Ilem habuit

cum

lileras
if

imperatoris de

diclorum ambaxialorum certas roiala pace dominura Burnocium in


in illis conlinelur.

quibus conlinelur quod inhibercl proul

(f

Ilem post receplionem lilerarum suorum ambaxialorum venerunl dicti arabaxialores Venelorum el Fiorentinorum ad
presentiam domini nostri qui
dicli

petierunl requisierunt actenlo


,

deffectu

ducis ul dicebatur

proul iam sepies requisiefuil

runt el superius describitur quibus

responsum ul
,

infra.
in-

Millesimo quadringenlrsirao vigesimo seplimo

quinte

ditionis

Thononii die XXIII maij super eo quod ambaxialorcs dominorum Veneliarum el Florenlie videlicet domini Nicolay

Gonlareno utriusque
lites

iuris docloris

el per alios discrelos niiat-

requisierunt illuslrissimum

dominum nostrum quod


;

lenta

mam

mala voluntale ducis Mediolani velil secundum lige insurgere contra ipsum el claudere passus

forel

220

DICIIUKAZIONE DI DOCUMENTI
est
(alis

facla

responso

quod illustrissimo domino

nostro

vchcmcntissime displicel loto corde ex co quod prcsencialitcr

videi
dicli

per
ducis

rosponsionem

suorum ambaxiatorum voluntatcm


dux cidem domino

Mediolani non esse dispositam ad pacera tractascripserat et prout idem do-

tam

et

conclusara servandum proul ipsemet


et

per gcntes suas nuntiaverat


,

velie

minus nostcr usque non lenebat et credebat ipsum facere ob quam causara prcfatos illustrissimus dominus noster

videns

malam

inlenlionem

dicli

ducis dispositus
si

est

facere

omnia ad quo tenetur. Et quia


in fronteriis suis
sibi

ante promissionem factam

demonslraret eius inlenlionem, posset

magnum

preiudicium actenlo

Mediolani in ipsis fronteriis habet genles


copia.

maxime quod dictus dux armorum in magna

Dominus
,

noster

intendil

providere in partibus ultramon-

lanis

videlicet

in fronteriis

prout materia requirit presenmittil de gentibus suis

cialiler

et iure

mora
,

illuc

pr dieta

provvisione facicnda

ad

hoc quod ipsa facla tulius proce,

valcal ad ea que materia requirit tam ad clausuram passium quam ad et pr celcriori expeditione prcsenlialiler mandai cerlos barones et milites ad ordinan-

dere ulterius

dum

necessaria

pr execulone premissorum facienda.


dicli

Item quesierunt

ambaxialores domino piacerci


vexillum
,

au-

ferre per eos


or

unum comune

quod

eis fuit concessuni.

Ilem quesierunt in quo loco


fuit

insignia domini apponerent


fore

((

quibus

responsum dominum

primum
et

in liga et

quod

"

non

ignorabanl sui status

decentiam

propterea

facerent

eis dccenlius videretur faciendum . Esaminato ogni cosa primo ad esporre il suo parere fu Claudio de Saxo il quale disse quod in dieta materia dominus ligatus est tribus iuramentis secundo primo imperatori
:

que

fi

diclis

comunitalibus ralionclige, tertio ralionepacis;


fondans dixil quod

et

super

ultimo juramento se
et

pax

est

perpetua

non potest infringi per aliquam novitatem et in casu quo non Gant observata capilula papa est judex deputalus et donec feceril cognilionem dominus non debel se movere et propler hoc videtur quod dominus mittat alios ambaxialores ad papam et expeclarc eorum responsum et interim se lo,

taliler abstinere

eliam

a servatione

passium postulata

Que-

DI
sia sentenza
tutti (1). Il
altri
,

STORIA PIEMONTESE

221

con maggiori o minori prudenze fu seguila da cancelliere di Savoia Giovanni di Belforle fu cogli

ma

avvis

quod Veneti
et
si

et Fiorentini
,

speculalorii suni
,

qui bene perpendent an palliatione


fiat

procelatione

vel ad

con
,

suela
a
v<

responsio

casus reciprocus contingerei

re-

ciproce erga

dominum

se haberent,
,

ymo

si

contingat premissa

inter eos et adversarium sedari

Il

per
d

advertendum est qualis tuoi ipsum adversarium erga dominum fides servabitur .
la

appresso fu determinata

risposta che
:

si
il

doveva dare
d

agli
al

ambasciatori de' Veneti e de' Fiorentini

Conlareni dal cancelliere

da Umberto

di
:

Savoia

7 fu data da En-

rico di

Golombier
verificare
fatto
i

e Giovanni de
fatti

Gompeysio
dopo
s'

che prima vole;

vansi

accaduti
gli
si
il

la

pace

poi
d'

il

Duca
fu

avrebbe
14

cos

che non che

imputasse punto
di
tal

indegno.

Ma perch
il

que' legati non

contentavano

risposta

fatto loro

sapere

Duca manderebbe Enrico de Gomil

peysio a Milano
la

per sapere se
la

Visconte voglia o no osservare


sapr
tutti
si li-

pace: che se voglia,


fare.

lega quieta; se non voglia


il

Amedeo che debba


i

Trattanto
,

20

si

chiuderebbono

passi alle merci


Il

milanesi

e le poste in fiere o mercati


gli

cenzierebbono.

duca

di

Savoia proseguirebbe
(2).

apparati e

provvedimenti guerreschi

Intervenne l'Imperatore, e

ai

di

dicembre
il

di

quell'anno 1427

per ordine suo fu falla tra


lega difensiva.

il

Visconte e

La quale

scritta in

duca Amedeo pace e Torino pubblicar non do

(1) I consiglieri

adunati erano:
Luigi

Claudio
di

de Saxo, Filiberto Andre-

Luriano, Giovanni di Saissello, Giovanni, Francesco e Luigi de Compeisio, Clavino de Clauso, Amedeo Nicodo di Creslerelio , Pietro di Menlhon , Roberto de Monlcrumuarde
veto, Giovanni

Maresciallo,

Festa, Giovanni di Martino, Cuigo daRavoira, Pietro Bonivard,


di Caslelvecchio,
il

il

sire

Sant'Amor, il sire di Varambone, Giacomo de Salma sire di Noyer, il sire d'Aulanova il sire di Miolan, Pietro de Balma sire di Rupe, Giovanni Marchiandi, Urbano Ciriserio, Giovanni del Fonte, Enrico de Columberio s\re i Vufflens, Giovanni de Frcyneto, presidente il sire di Lauginio, il Balivo di Mascon, Lamberto Oddineto del Consiglio di Ciamberi il sire di Queillia, il sire il sire di Grolea,
sire di
,
,

di

Monmaggiore maresciallo
il

di

cancelliere di Savoia Giovanni di Belforte


sulta

Savoia, Umberto bastardo di Savoia, il ai quali fu aggiunto per con;

(2)

Conte Ardi,

di
di

Monlegemello maresciallo
Corte- Ciii
e

di Francia.

Provincie. }IUanese

Mazzo

'

II.

222

DICHIARAZIONE

DI

DOCUMENTI
:
i

vevasi che dopo la consegna di Vercelli a Savoia non vi si dovevano comprendere n Veneziani n Fiorentini quantunque disposti ad una pace comune. E quel medesimo di in
i

Torino
scovo

islcsso tra

legati del

Visconte

Bartolommeo
Crotti
,

arcive-

di

Milano, frate Filippo de Provanis precettore di Sant'AnCastiglione


e Luigi

tonio, Francesco dottor


di
la

segretario

Filippo Maria
citt d'Asti

procuratori di Savoia

considerato che

essendo compresa dal territorio


di

piemontese sacedesse a stra-

rebbe cagione

gravi disturbi e danni se la


,

si

nieri (o, in termini pi chiari

se la

si
il

desse all'imperatore:

che

il

31 luglio aveva cosi promesso


la terra di

Visconte
dai

fu conve-

nuto che

Crescentino sarebbe
,

Tizzoni
(

tenuta

qual feudo ligio a Savoia

e che la citt d'Asti


,

che nel 1422

era di Orleans e Angouleme


passasse al

e datasi era a Milano per tutto

quel tempo che que' duchi stessero prigioni in Inghilterra), o

non
dall'

si

desse mai

Duca d'Orleans o fosse ceduta quando alienar si volesse


promisero
di
(1).

a Savoia; ad altri dal Visconte; e


i

costui legati e procuratori

farne

venir

licenza

imperatore

Tale pace e lega conchiusa tra Savoia e Milano

avanti la
:

pace universale

dispiacque

ai

Fiorentini e Veneziani
l

ma

Sa-

voia fu sollecito spedire


cogli ordini imperiali
;

qua

ambasciatori per iscusarla

e perch que' soci instavano onde Savoia


essi fossero in

insorgesse contro

il

Visconte sinch

guerra,

egli

faceva presentare le esortazioni papali, le paci vecchie.

nelle
gli si

commissioni date da
rimproverasse
dessero
:

Amedeo

agli

ambasciatori fu che se

il

matrimonio

della figliuola col Visconte, risponla lega; e in


;

ci

non essere contro

ogni caso non fare


altri

ostacolo a guerra giusta e futura

essendone
1*

esempi in

famiglia: e che per primo patto fu

osservanza della lega co-

mune. Era un' arte fina lasciar sempre e dappertutto un motto, un segno, per aver pretesto quandochessia di romperla con
qualche apparente ragione, o scusare una infedelt, o
conclusione della pace universale
di fare

slare gli altri a ci che gli giovava. Di quella faccenda e della

Amedeo

fece scrivere lettere al


,

Papa,

al

Duca

di

Milano,

al

Doge

di Venezia

alla

Repubblica Go-

ti)

Arch.

di Corte.

Cilt e Provincie.
n.'

Asli

(che dovrebb' essere

di

Milanese).

Mazzo IV,

4, 5, 6, 7, 8.

DI

STOHIA PIEMONTESE
,

223
:

renlioa, al marchese d'Estc


sped l'ambasciata
si

a molti cardinali e prelati

quindi

prima a Venezia e Firenze; poi se quelli non lasciavano persuadere, mandavala al Papa. Partirono ambasciaTarantasia
,

tori l'arcivescovo di

il il

cancelliere di Savoia, Pietro

Marchiandi

Giovanni Odoneto e

segretario Bolomyer.

Il

te-

soriere generale Michele Dal-Ferro sped loro stipendi per cin-

que mesi

in ragione di dieci

scudi

per ciascun
il

cavallo ogni
cancelliere;

mese:
VI
il

(XXIV

ne conduceva Tarcivescovo, XII


III gli
l'

Marchiandi,

altri

due) e cento ducati per istraori

dlnario bisogno di luUa

ambasciata. Trovo

legali

il

17 mar-

zo 1428 ad Acquabella

il

23 a Torino. Passarono per Vercelli


31
incontrati
a

che trovarono grande


entrarono in Novara

et
il

noutable e migliore che non pensavano,

30, e a Milano

il

un

miglio fuori porta da Gasparino Visconte da'pi notabili considel Duca quali condusserli au grand pallays de feue dame Bianche (1) qu est ung tres sollempne edifice peint en gran partie dell'armi pure di Savoia; situalo quasi nel mezzo della citt. Ebbero udienza dal Visconte a'3 di aprile, sabato santo, a XVIII ore in castello di Porta Giovia presenti il
glieri
: i

tna

cardinale Bologna Legato

le

comte Franczois

Gaspardin Vis-

conte

Messir Pierre Rousses qu'est ung noutable chevalier du


(2),

Palmesan
tresainte,

Messir Franquin de Castellion


(3),

Esperon de Peet

Couradin di Vimarcha
Il

Franczois Barbevaze

Duca promise ogni cosa che era stata trattata nella lega universale che se anche non si voleva comprendervi il signore di Lucca Paolo Guinigi nemico acerrimo de' Fiorentini egli non s' impaccerebbe altro di Bologna ne
Loys Croi.
;
,

di

Romagna
Seguito

n
il il

di

Sicilia

e starebbe alla pace

che fosse

fatta.

giornale

del

Bolomyer

(4).
(5)

L'8 aprile erano


,

a Piacenza, e

9 a Borgo San Donnino

dal

qual luogo
per
gli stati

chiesero al governatore di Reggio


del

salvacondotto

Duca
Che

di

Ferrara; e a Rolando Palavicino domandarono ra-

(ij

mori

a'

(2)
(3) (4)
(5)

fu sposala a' 10 sellembre 1330 a Galeazzo Visconti, e 31 dicembre 1387. Era sorella di Amedeo VI. Piero de' Rossi del parmigiano , conte di San Secondo. Da Vimereato.

Arch.

di Corte. Milanese.

Mazzo

li.
la

Nelle quattro lettere inserite nel Giornale


- e in altre -

data per

i'^bagllo

Burgo Sancii Dyonim

Bourg

S.

Denys.

22/*

DICHIAHAZIONK

J)l

DOCUMENTI
che lasciava
recar
loro
il

gionc degl' ncotuodi e delle molestie


da' suoi armigeri.
Il

12 ricevettero

salvacondotto da

Reggio

lettera di Rolando con suo salvacondotto, che avevano chiesto, stimandolo principe troppo inferiore pure non al loro padrone, quindi si diressero a Parma (1) ov' erano
e
il

uoa graziosa

14.

A Reggio

capitarono

il

16,

ma non
il

si

fermarono perch

la

sera vollero essere a Rologna. Ivi

17 erano alcuni plenialtro, che

potenziari per la pace che molte cose proposero per facilitarla


e anticiparla,

ma

per allora non

si

f'

legati
il

il

18

andarono

Ferrara ove giunsero sulle venti ore. L


le

di ap-

presso circa

ventuna

si

accostarono con

Venicr e Corraro
di

veneziani e Palla Strozzi fiorentino

ambasciatori

loro

re-

pubbliche, e poi coi procuratori del Visconte; e Unirono quei


trattato di

che

tutti

sappiamo
stretta

il

tenore
il

(2).

La

lega del

H27

fra
,

Visconte e

Amedeo
Rifatto

dur.

Vercelli fu consegnato a Savoia

giur fedelt e chiese alcune

franchigie.

Amedeo

diedele
il

il

17 luglio 1428.
:

come

ai

tempi

di

Giangaleazzo

territorio della citt

retto da officiali
i

responsabili di loro uffizio. Soppressi per


le

sempre
in

processi e
,

inquisizioni
,

che

trovavansi

aperte
altro

allora

Vercelli
gli

in

Santi
della

in Biella e in

qualunque

luogo contro
le

uomini
ed

citt e territorio di

Vercelli.

Condannate
Confermati e
di

divisioni

appellazioni di Guelfi e Ghibellini a pena di dieci fiorini d'oro,

con minaccia
statuti

di

freno
la

peggiore.

mantenuti
;

gli

che aveva
il

citt alla
di

morte
suo
di

Giangaleazzo

sinda-

cabile
riato

podest air uscita

uffizio. L' esercizio del

notaai

rimesso
di

come
il

ne'

tempi
ai

quel Visconte

come
terre

tempi

esso

godimento
altri

Vercellesi

di quelle
Il

che

possedessero negli
in

stati

di

Amedeo.

comune aver deve


il

pieno

possesso
il

fractus restarum et pisces fossalium; prov-

vedere d'armi

Duca siccome provvedere


Duca),
Provvide

resto de' sudditi;

e per la difesa della citt, stare negli ordini di

Amedeo monsiappellazioni
alla
citt

gnore
cause

il

figliuolo del
;

alle

di
al

civili

alle

acque irrigatorie necessarie

(1)

Sempre

in

questo Giornale Palma e Palmensis per


di

Parma
li

Parmensis.
(2)

Tulio che r dello


netl'

questa faccenda nel oilalo piazzo


di

de!ja

rubrica del M^hnpsc

\rcb

Corlo

Torino.

DI STORIA PIEMONTESE
distretto
d'
;

225
biade
,

alla
;

libert del

commercio

delle

dei vini e

ogni derrata

ed alla perquisizione severa

degli usurai (1).

Era

necessit del Visconte mantenersi in amicizia Savoia


i

perocch provocati

Fiorentini coli' impedir loro V acquisto di

Lucca era entrato in nuova guerra e guai a lui se avesse avuto un nemico anche alle spalle. U' altra parte bisognava riaver

Bergamo
bile

e Brescia.

Ma come

senza guerra
coli'

Dunque gran

fede

a Savoia per

non averlo addosso

armi se non era speravedere se era tempo


molto.
I

che l'aiutasse contro Firenze e Venezia. In quella nuova


;

briga Savoia stette suU' armi


di

quieto a

guadagnare qualche cosa senza

faticar

patti

coi

Fiorentini e Veneziani sapeva di non poter negare e non negava:


alle istanze loro

qualcuno tribolasse
di

dava parole. Eglino volevano ad ogni modo che il Visconte alle spalle. Savoia mostrava che

avrebbe aderito loro,

ma

non

si

moveva. Tentarono
il

il

marchese

Monferrato: costui, che gi aveva rotto


contro
nel
il
,

trattato del
,

entrando nel 1425 in lega

Visconte
e

1412 (2) ruppe nuovacoi

mente

la fede

ripromessa

1428

torn

Veneziani

contro di

lui. Il

Visconte mand, con


(

forte
)
,

nerbo d'armati,
in Monferrato
e
di en-

Francesco Sforza
chiese protezione

altri disse

il

Piccinino
vide

di

Savoia.

Amedeo

buon tempo
il

trare a far le parti per s, e sottomettere

Monferrato al suo
la

imperio. Sotto colore di parentela e di amist offer

propria
patto a

mediazione

alla

pace

fu accettata
di

ma Amedeo

pose

Giangiacomo marchese
che
a'
gli

depositare in sue mani tutte le terre

restavano; volendo sicurarsi della sua fede. Monferrato

16 dicembre 1431 mand Giovanni Provana ai procuratori di Savoia Manfredo di Saluzzo e Pietro Marchiandi perch H
quanto
facevano
per
lui
,

ringraziasse di

loro

notificasse
le

com'egli era contento dare Casale, Sant'Evasio e


al

fortezze
(

Duca purch
s'

subito facesse cessare le offese di Milano


il

che

gi

era preso quasi tutto


le

marchesato

come raccomanvoles-

dava loro che

cose sue e della moglie e de' figliuoli

sero avere a cuore


di

come
;

quelle che erano


in
fine

proprie

del

Duca

Savoia loro signore

pregasse

che

Bertoldo e Caaltri loro

gnone

de' Vischi sudditi del

Duca fossero impediti con

(1)

Arch.

di

Corte. Proloc. de'Segrel. Due. Vercelli.


Cill e Provincie. Moriferrato.

(2)

Arch.

di Corte.

Mano
29

Mazzo I, \ll

n. "700.
,

n.

15.

Arcii.St. Ir.Vol.XIU.

226

DICHIARAZIONE

DI

DOCUMENTI
la terra del

pari dell'offendere

come offendevano
Savoia
gli

marchese
la

(1).
:

Al marchese Marco del Carrello poi dava

allra

incumbcnza
,

Andasse
i

al
;

Duca
lo

di

raccomandasse
le
lili

lui

moglie,

figliuoli
;

pregasse di Ironcare
di

di

Monferrato

con
suo

Milano

lo chiarisse

sua

prontezza

in

rimettergli Casale
all'arbitrio
,

come
ed
al

in deposilo per sicurt ch'egli sarebbe

concludendo dal Saluzzo e dal Marchiandi le quali cose gi aveva imploralo per Giangiacomo lo spettabile Giovanni
de Compeisio
:

ma

invano,

che

pure non fu dato


,

verbo
il

di

risposta n dal

Duca n

dai procuratori

e intanto

Visconte

persevera nella guerra, e minaccia di sterminio


ferrato. Dicesse e persuadesse

ad

la casa di MonAmedeo che qualunque de-

terminazione stendesse

(f

egli l'osserverebbe e

sarebbe contento

nam
si

singularem

graciam

eidem
fore

domino
suo

marcbioni
et

faciet

predicta faciat et quidquid de slatu

bonis super-

fueril ei, cens^bit ei

donatum

baudie. Aliler enim fortasse sequelur

ab ipso domino Duce Salotalis ruyna status


videre
et pati
et si pro-

ipsius
a

domini marchionis

quam nuUatenus
uxor
et
filli

deberel item dominns dux multis respectibus


pria bona

nam
victu

non haberet
et

ipse

et filie
et

ad alium

mundi principem
recursum non
Sabaudie
(2).
il

personam pr panne

habendo
da

haberent

quam
villas

ad ipsum
Orii
et

dominum Ducem
occupate

reclamasse

Ozenie

Vischis

Intanto

Visconte prendeva anche Casale, e

il

Marchese

vieppi disperava.
al

Giangiacomo
lo

scrisse
di voler
i

il

14 questa sventura

duca Amedeo e
il
,

scongiur
sorella,

salvasse

cognato,

la

nipoti.

rompere ogni dimora: Longe autem melius.


vestram nos
illis

aggiunse

utilius et honestius est excellentiam


filiis

cum
ad

consorte et
alienas

in bonis nostri

thueri

quam
vestri

obventis

manus

fortasse in

futurum cum
et alienas

status incomodo
(3).

nos pati

domum
;

vestram
perche
il

pr victu querere

Inutil-

mente ancora
vano

Visconte ed
il

Amedeo

si

stringevano in-

sieme per rovinare

affatto

Marchese, e a'18
di

di

dicembre scriveal

patti e riserve al

duca

Milano, allo Sforza e

Papa che

(1)

Arch.

di Corte.

Monferrato. Mazzo XII,

n.

16.

(2) Ibid. id.

(3) Ibid. id.

DI

STORIA PIEMONTESE
(1).

227

aveva preso parte in quella contesa


la

Finalmente
il

Amedeo

le

viste di piegarsi
(2)

promette
15

di

aiutare

Marchese contro
del Monfer-

Milano
rato
i

e si

fa
il

dare per tanto ventotto

Comuni
gli

quali tra
di

7 e

il

di

gennaio 1432

prestano giura-

mento

fedelt (3). Poscia in


il

Tonone
convenne

il
:

13 febbraio oltre a ci

ohe ne scrisse

Guichenon

si

che quelle terre cui

il

Marchese o
in
allo stesso

discendenti suoi acquistassero fra Tauaro e Po, e


e al

Lombardia sino a Piacenza

fiume Adda saranno tenute

omaggio verso Savoia che tutto il resto del Monferrato, se pure non saranno concesse in feudo da altri sovrani che fatta la pace e restituito al Marchese Alba e Diano e
:

que' luoghi oltre al

Tanaro che ora

si

erano dati in custodia ad

Amedeo, saranno
questo
il

dal Marchese e da' successori tenuti in adeil il

renza del Duca, siccome quelli tra

duca

di

Savoia assister
il

Po e il Tanaro; e che per marchese di Monferrato,

quale un sovrano
vasi a Saluzzo.
al

suo vassallo

(4).

Giangiacomo raccomandail

Saluzzo spalleggiava

Duca, e faceva l'amico

Marchese. Non era pi tempo che Milano continuasse le offese parte di Monferrato era stato di Savoia il resto feudo ligio
:
;

di essa.

Le
vi

condizioni erano mutate. Saluzzo

a' di

15 scrive a Misolle-

lano e
citare

manda Andrea Malet


il

segretario di e restituisca
i

Amedeo per
prigionieri

che

Visconte

si

ritiri

(5).

Fi-

lippo Maria cessando la guerra


gi
fatto

teme

di

perdere sue ragioni.


artigliere

Ha

caricare le

bombarde e
;

le

per assediare
le terre

San Martino e Pomaro


sito
le

li

vuole ad ogni patto e con essi

che Savoia ha in mano. Savoia risponde che quanto ha in depoappartiene al Marchese, non ad alcuno
di loro

due; e s'egli

tiene, tienele per sicurezza


invii
il

che Savoia
visano che
de' prigioni

vone da Santi
il

comune. Allora Milano domanda legati a trattare. Tanto ad Amedeo scrive Di18 di febbraio 1432. Saluzzo e Marchiandi av-

Visconte non vuol cedere, e che battaglia,

ma
gli

morti lascia molli


si

da parte loro pochi o nes-

suno

(6).

Savoia

munisce

d lettere di

Giangiacomo che

(1)

(2)
(3)
(i)

Ard, di Corte, llonferralo. Mazzo XII Guichenon, Hist. GencaL, voi. II. Arch. di Corte. Monferrato. Mazzo XII,
,

n.

17.

n.

19.

Ibid. id. n. 20.


n.'

(o) Ibid. id.

21 e 22.

(6)

Ibid. id.

228
confcruiino
finire quelle

DICHIAIIAZIONK
(1."

DI

DOCUMENTI
la

maggio)

il

pieno potere per trattare

pace e

liti (l).

Giangiacomo angustiato da queste rovine e


credette
,

dalla malattia della consorte

che se

v'

intromettesse
di

Veneziani,
farebbe
;

cagion prima de' guai

qualche cosa
diffcile
si

bene

si

poich collo scrivere era

muovere nulla
pose in viaggio
,

risolvette di

andare

in

persona
ad

e scnz' altro

e per ischifarc le

armi del Biscione

volse in Isvizzera.
il

Da Berna
lettera

scrisse

questa sua idea

Amedeo

di

maggio con

gentile ed officiosa nella quale erano queste parole: Gressus


M
a

itaque nostros ob hoc ad partes illas dirigimus que nunciare

decrevimus iam diete vestre fraternitati


capiat de huiusmodi accessu nostro

admiracionem ullam

nec oppinetur quod ob


et

hoc ab inceptis
Dispositi

praticis concordie

pacis resilire velimus.

enim

sumus

in

eis

firmiter

intendere

ordina-

((

musque quod
neplacitum

oratores nostri predicti ad

omnem

vestrum be-

omni

diligentia

materiam hanc prosequentur. Et nos hoc medio agemus perquiremus que nobis necessaria
firmanda. Constanler

sunt


ce

pr dieta conclusione honorifice

namque

teneraus quod gratissimum vobis erit et prefato doilleso

mino duci Mediolani quod pocius


beneplacito

honore nostro et

cum

horum quorum

consorcii

sumus hoc firmemus

quam quod cum ulla honoris nostri macula predicta condudamus. Ad hec enim tota nostra laborat intencio hac causa
hunc laborem
da
itineris

cif

subslinemus

(2) .

Parole ben diverse


lasciano sospetto
di

dalle altre

me

gi riportate,

e che
in

qualche larga speranza suscitatagli


sta

cuore dai Veneziani. Que,

partita

non doveva piacere a Savoia


il

se

Amedeo pensava
di

di

togliersi

con quiete

Monferrato.
di

E non

piacque. Giangiacomo

da Venezia scrisse

al conte

Ginevra, Ludovico

Amedeo,
chiede

una

lettera colla data del


lo

di

giugno nella quale


la

gli

perdono se
nezia
;

ha

offeso o gli

ha spiaciuto per
di
affetto e

sua gita a Ve-

si

dichiara pronto ad ubbidirlo e servirlo in qualunque


fa
di

cosa

gli

molte proteste

divozione
in

(3).

giugno

1432 furono

uniti

Ginevra

Candido
i

Decembrio e Lancellotto Grotti deputati

del

Visconte e

de-

(1) (2)

Arch.

di Corte.

Monferrato. Mazzo XII, n.'21 e 22.

Ibid. id. n. 22.


id.

(3) Ibid.

n.

23.

DI STORIA
putati del

PIEMONTESE
il

229
(1). Il

duca

di

Savoia

e stabilirono pace a Monferrato


e

duca

di

Savoia

la

ferm

preg

Visconte di confermarla.
d

Quindi per altro atto del medesimo


le terre

ne stesero

patti

Che
,

e castella da'lor duchi prese

rimangano

tra loro divise


al

e
al

perch non era ben chiaro quali appartenessero


Pavese, all'Astigiano,
i

Genovese

si

nominino due
fatto

arbitri a

separarle,

contenti
istanza ferrato

duchi di stare

al

loro.

Il

duca

di

Savoia ad

di

Milano tenga dieci de' principali


il

castelli di

Mon-

marchese non far altra guerra al Visconte, n li ceder a nessuno che non si obblighi a quella guarentigia. I nobili e gli altri prigionieri fatti dal marchese
per sicurt che
sotto
patti

Diano

si

restituiranno al Visconte

(2).

Questa pace e questi


il

furono accettati
(3).

e confermati da Filippo Maria

23 suc-

cessivo

SaIuzzo,che
(e lo

sia

qual capitano

dell'

armi contro Monferrato


di famiglia)
,

dovevano animare antiche memorie


di
,

sia

qual

mediatore
di
di

pace, tratt tutta questa faccenda a


n'

soddisfazione

Amedeo
Genevese

ebbe

in

premio

il

feudo di Cessens in provincia

(4).

Quindi fu deputato col marchese del Carretto


Monferrato, e a loro dal Vipieni
a
et

alla

divisione delle terre prese a


si

sconte

diede
(5).

compagno Nicolao Arcimboldo con


Trattanto
il

ed

ampli poteri

Marchese

se

ne stava

Venezia
l

per la pratica que se Irata de l'acord de Ferrara


tes

sani
il

ambaseur de la lya et du due de


la

Milan
,

e di l scriveva
il

10 d'ottobre raccomandando
fervorosamente ad

moglie

Ggliuoli e

suo stato
(6).

Amedeo que nul


disgustasse
,

aulire ni puyt (aire bien


di

Ma Q
e

fosse

che Saluzzo pretendesse troppo in favor


si

Savoia

Filippo Maria
il

o che Savoia per avere meglio

soggetto

marchese

fingesse dubbio di prossima rottura da parte

(1)

Arch.

di Corte.

Monferrato.
II
,

Mazzo X II,
,

n.

23; e

Protocolli

de' Segrel. Ducali.


(2) Ibid.

Mazzo

n.

322.
n.

Monferrato. Mazzo XII


328.

24

e Protoc. de'SegreL Ducali.

Mazzo

II

n.

(3) Ibid.

Monferrato. Mazzo XII,

n. 24.

Arch. Camerale. Conti

dei Tesorieri di Savoia. Roul. 79.


(4) Ibid.

Citt e Provincie. Genvois. Cessens.

Mazzo Vili,

n.

23.

(5) Ibid.

Monferrato.

Mazzo XII,
,

n.

23; e Prof.

dc'Segret. Ducali.

Mazzo

II, n. 374.

(6) Ibid.

Monferrato. Mazzo Xil

n. 26.

230
di

DICHIARAZIONE DI DOCUMENTI
,

Milano

il

marchese
ad
polcsl

Giangiacomo

riscrisse

da Venezia

il

giorno 30 dicembre

Amedeo
di

concedendogli

nuova

pi

ampia
terre

bala e

trattare

col Visconte e offerendosi


le citt
a'
,

pronto a rimettere a Savoia tutte


,

castella

fortezze e

vassalli
,

e aderenti

con ordine
;

sudditi di obbedire

ad

Amedeo come

a se ubbidivano

e tutto ritenesse finche la pace


la

fosse francata (1).

Saluzzo pronunci anche

pace
fatto
il

tra

Venezia

Fiorenza e Milano per arbitramenlo in


chese da Este.
scrisse,

lui

e nel

mar-

Fu

pubblicata in Ferrara non

7 come alcuno
Bergamini,
il

ma

il

26 aprile 1433

nella casa di Niccol


(2).

tenuta per

base quella del

1428

Per Monferrato fu che

Visconti promise d restituirgli le terre tolte in guerra e di pre-

gare

il

duca

Savoia a fare altrettanto. Sebbene Filippo Maria


il

non
pesse

cosi
il

subitamente pubblicasse
contenuto fu fedele
il

trattato

che
il

altri

ne sa-

al

suo obbligo, e

13 maggio sped
ri-

ad Amedeo
raellessc

trattato di pace e gli scrsse


di

pregando perch
suo
(3). Il

Monferrato in possesso
il

tutto

il

doge

di

Venezia sped ad Amedeo


tere del

nobile
il

Ambrogio Badoaro con

let-

18 giugno, per
,

le

quali

chiariva che se avesse voluto


;

ratificare la lega

la

Repubblica avrcbbelo tenuto per collegato


dentro
al
il

ma

che patto

essenziale era ch'egli


restituire

26 giugno
le

di-

chiarasse se

pronto era a

Monferrato

terre

avute o prese dal 1428


restituire

(4). Il

tasto

non poteva risponder bene:


,

ci che aveva avuto

con tanta comodit


Vili:

e ci che

si

era preso coH'armi, desiderato da tanto tempo e sino da'suoi maggiori


,

non era

tra

facili di

Amedeo

il

quale astutamente

aveva insinuato al Saluzzo che di obbligo di restituire quelle terre,

non fosse messa parola scritta


ficare l'atto di lega,
gli

nell'atto.

Che fare? Accett

di ratiil

ma non

fece motto di restituzione.


s

Ma

Doge

scrsse aperto

non essere possibile che

accetti la
,

sua ra-

tifica se

non

colla condizione d quella restituzione


il

assicuransi

dolo per altro che

marchese
il

Monferrato
di

non

lonta-

nerebbe dalla ragione. Onde


seco r atto autentico della

marchese
il

Saluzzo che aveva


aspettando
altri

ratifica

ritenne

(1)

Arch.

di Corte.

Monferrato. Mazzo XII, n. 26.

(2) Ibid.

Galleria G.*" n. 144, p. 2.; e Monferrato.


(3)

Ibid.

sumpta Chamberiaci super liga Veneciarum, Mazzo XIII, n. 4. Monferrato. M-dzio XIII, n. 3.
Delibcracio

(4) Ibid. id. n. 1.

DI STORIA
ordini del suo padrone
,

PIEMONTESE

231
delie diffe-

e intanto avvisandolo che


si
il

renze insorte per Milano


basciatori

doveva trattare a Venezia cogli am-

del

Visconte

Duca

di

Ferrara e

lui

Saluzzo.

dandogli nuova della venuta dell'Imperatore in

Ferrara lo

istru della

gran comitiva che aveva


marchese
:

di
,

veneta

del

di

Monferrato

del

una solenne ambasciata marchese da Este e


la

mille cavalli

diretto

Sigismondo a Basilea per

via di

Man-

tova intanto che de


ce

quod Nicolaus Fortebrachi tamquam capitaneus generalis sacri concilii est apud Romam ad duo miliaria et super finibus Rome cepit Pontem Mollum de versus sanctam Mariam de Populo, pontem Lucanum de versus civitatera Tiburtinam et pontem Montanarum habetque secum duomilia equitum et omnes Colomnenses Sabellos et partem illorum de Ursiuis. Speraturque quod infra paucos dies erit de acordio cum Romanis de quibus habet captivos septem quadringentos omnesque ville circumqueque Romam , seu maior pars sunt de acordio cum eodem partim amore, partim timore cum non habeat resistenciam (1) . E la lettera data da Saluzzo XXV settembre 1433.
fertur
,
:

Roma

Amedeo temporeggi
castella. Il
i

diede molte parole

tenne le

citt e le

marchese Giangiacomo tempestava or l'uno or l'altro:


,

Veneziani

l'Estense,

Fiorentini, l'Imperatore; supplicava


;

a Saluzzo.

A
i

costui era indarno


i

Sigismondo

era

tutto nelle

faccende del Concilio;


Leali furono

Fiorentini e l'Estense badarono a s.


il

Veneziani: e

Doge Francesco Foscari

a d

27

feb-

braio 1434 (1433 ab Incarnatione) scrisse risoluto questa lettera ad

Amedeo.

Indubie tenebamus quod vestra fraternitas tum ex

sui naturali

humanitate lum ad inslancias


nostre
fraternitatis

et

preces nostras

racione

mutue

et consideracionis

tum

pr affinitate et diuturna fraternitate vigente inter excellen-

tiam vestram

et illustrem

eciam nobis fratrcm


honestate ac pr his
nobis

et colligatum

dominum marchionem Montisferrati tum ecam pr ipsa rei

que alias oratoribus veslris diximus quando vestra fraternitas includi voluit simul cum liga nostra in pace inter ipsam ligam et illustrem dominum ducem Mediolani Ferrarie celebrata ac propter mulet ipsi tas alias

causas rationabiles

et

honestas circa reslitutioncm

(J)

Arch, di Corte. Monferrato. Mazzo XIII,

n.'

.')

e 6.

232
a

DIGHIAUAZIONE
et

DI

DOCUMENTI
scsc rcdderc

terrarum
lisferrati

locoruiu ipsius illustris domini marchionis Monin

a
i(

que

manibus

vcslris sunt

deberet

facilcm et promptissimum nec ullo

modo

credere poteramus

quod eiusmodi

reslilucio deberet adeo retardari scit

(f

stra fralcrnitas quid per

enim vevirum nobilem Ambrosium Baduario


circa ejusmodi

oratorem nostrum
torcra

in

ea materia dici fecimus et quid per ora-

(f

suum

nobis

fecit

postmodum responderi

rcstitutionem ac nominalionera et inclusionem de veslra fraternitale in dieta pace flniendam.

tf

Nam
,

licet

excellentia vestra

(f

requisiverit et nos consenserimus


tatis ut

pr honore vestre fraterni-

((

eiusmodi obbligatio non poneretur in scriptis


,

((

et ipso oratore vestro


fuit

amplissima
in

et

(1), lamen nomine vestro nobis data indubia spes quod redeunte prefato domino

et

a nostro

((

marchione
aliis

domum suam

stitucionem terrarum et locorum


faceret
et ipse

a
((

quam

tum circa resuorum quum in omnibus res nobis gratas ipsumque taliter tractaret et nos possemus merito contentari et ob eam
veslra fraternitas
et

gratiosam obbligationem certo spcravimus


excellentia vestra

credidimus quod

omnia
quod

loca

illa

libere et integre restituere

deberet tam ex causis et consideracionibus suprascriptis

quam

((

etiam considerate

dominus Dux Mediolani omnia loca domini marchionis que vigente guerra in eius potestate devenerant per pacem libere restituere promisit nec insuper videbatur, ncque videtur honestum quod unus
illustris

a
ce

colligatus retineat loca alierius coUigati. Sicut de bis et pin-

rimis
tati

aliis

ad hanc materiam pertinenlibus


vestros

vestre

fraterni-

tam per

quam

per nostros pratores fecimus menrelatione viri nobilis Orsati

tionem.

Quum

autem nunc pr

lustiniano oratoris nostri a


(f

prcsencia vestra reversi et aliter

sensimus ipsas terras et loca non esse per excellenliam ve-

stram hactenus restituta iterato vestram


amplius
et cordialius

fraternitatem

quo
in-


ce

possumus deprecamur ut nostro

tuitu et contcmplatione ac pr nostra singularissiraa compia-

centia utque effectus

rerum

nostris conceptibus

corresponilla

a
osi

deant ac pr solita mansuetudine vestra et pr

naturali

amore que ad ipsum illustrem dominum marchionem cognatum vestrum eiusque consortem sororem rehumantate
et
fi)

Vedi pag. 230

di

queslo Volume.

DI STORIA

(( ,

PIEMONTESE

233

stram eiusque Glios quos proprios reputare potestis vos habere non dubitamus ac pr gloriosa et immortali fama
vestra placeal ipsas terras et suas

ce

jam
et

diclo

domino mario cius

chioni libere et gratiose reslituere

ipsumque

stalum
si

reintegrare sicut

dudum speravimus
vos
;

speramus. Et
et

vos

alia

causa non moverei moveat


nostra

sincerilas

fraterna

benevolenza

nam

ex hoc

vestra fraternitas
faciet
et

nobis

complacenciam sempcr memorabilem


neplacita

ad eius boet

reddet nos

viceversa

promptissimos

paratos.

(f

Verum

si

non

fiet

restilucio suprascripla dubitamus ne scan-

dala et inconveniencia oriantur qua et vestre fraternitati et

nobis forlassis poterunt displicere et esse valde molesta. Da

tum

eie. (1)

Questo parlar chiaro seguilo da buone esorcon


lettera

tazioni di

papa Eugenio, comunicale

maggio Grmala da Chapelain


il

l'evesque, e dai
il

del 24 di comandi emessi


in

10 giugno dall'imperatore Sigismondo,


le

quale voleva

proprie mani
a Savoia
,

lerre di Monferrato,
uditi in fine
il

come
il

imperiali depositale

onde

Duca ed

Marchese pronuncie(2),

rebbe quello che fosse stalo per convenire

commossero
rendere
a
,

il

duca Amedeo.
certi
patti
le

Ma

noi fecero risolvere ad altro che a trattazioni

per prender tempo e addormentare.


terre di
:

Propose
e ne
a'

di

con

qua dal Po

chiam

marchese da Esle
(li

onde trovo che

12

di luglio

comporre il il marchese
chi

Monferrato che gi era tornalo a Casale aderiva alla scelta Quelle mene durarono assai
taceva.
:

dell' arbitro.

intanto

aveva

fatto chiasso

Amedeo prov
ingiuriosa

allora a dolersi

col

Fo

scari

per

le

ultime parole della lettera del 27 febbraio quasi-

ch
che

gli fossero siale


si

minaccia: e perci
e
di

gli

scrisse

teneva sciolto dalla lega,


i

questo dislacco

fece

avvisati

Fiorentini
di

(3).

Il

Foscari
la

che

non

voleva

dargli
gli

nessuna ragione
rispose

promulgare
che

fine di quel

suo debito

r8

di ottobre:

la richiesta del

Badoaro doveva parergli


,

giusta, e la restituzione gi essere stala fatta


zia

posloch

Vene-

con lettere del 13 agosto 1433 avevalo tenuto per collegato


,

ed egli se ne era dichiarato contento


(1)

come appariva da
,

lettere

Arch.

di

Corte. Monferrato.

Mazzo XIII

n. 1.

(2)

Ibid. n. 7.

Tutta

questa narrazione

fia

parecchie circostanze

ignorate dal De-Conti.


(3)

Arch.

di

Corte. Galleria G.^\ n. Ii4 citata.


Ir.

ARcn. St.

Voi. Xlll.

30

234. di lui a

DICHIARAZIONE
Saluzzo
,

DI

DOCUMENTI
;

e di Saluzzo al
la

Da-Esle

e che quanto alle


gli

parole con cui terminava

lettera del

27 febbraio

cerlifl-

cava che non erano slate scritte con intenzione di fargli dispiacere, e neppure per dirgli che scandali sarebbero nati in causa
di

Venezia
In che

ma

in

dispiacere di essa

(1).

modo camminassero

quelle pratiche e quali fossero le


dire

conseguenze da riserbarc ad altro luogo. Qui a


in

che
che

questo medesimo anno 1434 e alla met di ottobre


il

Savoia
(

por avere maggiormente quieto

suo governo

di Vercelli

aveva pacifcato coi signori Avogadro di Roascnda e colla citt


e

mandamento

di Biella (2) e

procurato

di ripopolare, allettando
,

con esenzione da ogni carico per anni dieci

gente che andasse


(3

ad abitarla, deserta che ella fu nel 1432 dalla peste strumosa


ottenne dichiarazione dal Visconte
della citt e territorio

che

la

donazione

fattagli

comprendeva

tutta la giurisdizione e su;

periorit che le
di divertire
1'

competeva

oltre la Sesia
;

proibiti gli abitanti


i

alveo del
,

Oume

e perocch
,

Vercellesi possede-

vano Palcstro
vallone
taglia
dotti
,

Curione, Borgaro
,

Vilate

Caselino
li

Casal-

su quel del Visconte


foraggio e altro carico

questo duca
e
li

esent da ogni
i

fece liberi di estrarre

pro-

di

loro terre e condurli in Vercelli o altra terra di Savoia


vi

a quel

modo che
di

conducono
in

frutti delle
(4).

terre che
le

posseg-

gono nel dominio del loro signore

poich

piene

cure

del regno questo stesso anno cheremo di volo alcune azioni di lui per le parti di Piemonte e lo seguiremo poi al suo partito. Luogo importante dello stato era Nizza che rendeva il soGrivrano signore marino e uomini da tenersi amici erano

Amedeo

1434 finirono, toc-

maldi, padroni d'assai luoghi del littorale.


sci scritto di alcune baruffe state sin dal

Pier Gioffredi la-

1399 con quella gente

perch aveva occupato alcune terre in Provenza pertinenti al e i Grimaldi conte di Savoia ; ma si erano rabboniti gli animi
,

presero partito per esso. Costoro ferm


a s

Amedeo maggiormente

quando

nel 5 d'aprile 1421 ordin ai consoli e particolari

(1)

Ardi,

di

Corte. Monferrato.

Mazzo XIII,
,

n. 8.

(2) Ibid. Biella.

Mazzo

I, n.

1.
voi.

(3) Ibld.
(i)
Ibirt,

Proloc. de' Segret. Due. Bolomicr

2, pag. 227.
n.'

ruta

Prnvincie.

Vercelli.

Mazzo

II,

S e 6.

DI STORIA
(li

PIEMONTESE
di prestare

235

Massoins

Villar

Malauscna

omaggio

pagare

Ludovico Griuialdi di Boglio per le convenzioni del 1400. E difalto quel barone serv poi tanto fedelmente e l'enil conte che n'ebbe mille fiorini d'oro di piccol peso, piombo fiteusi delle miniere d'oro, d'argento, rame, stagno
i

diritti

feudali a

e ferro nella Provenza col solo patto della


scavati
(1).
I

decima
del

de' minerali

Nizzardi erano
i

stati

malcontenti

governo

di

Savoia, specialmente

nobili, presi di
i

mira

dal governatore

e dagli altri magistrati:

quali, allorch qualche nobile o ricco

moriva
i

subito sotto colore di usura esercitata ne confiscavano


i

beni, lasciando in miseria

figliuoli.

Questo accusare chi non


il

poteva pi parlare in difesa

manifestava

desiderio

che

il

Duca aveva

di

disfare quel resto di

partito che rimasto era in


i

favore degli Angioini antichi padroni di Nizza: onde


i

nobili e

ricchi di quella citt e de' paesi circostanti per timore di s delle famiglie loro uscivano di patria colle fortune. Il popolo

a cui

mancavano

le

ricchezze imperversava;

ma

era niente:
il

benestanti non volevano tremare di


di

perdere dopo morte

frutto

loro fatiche.

Divent

cura

richiedere che per pretesto di


se usurai fossero
,

informare il Duca e pi s'inquisisse: e ninno usura


pubblica
civico.

l'

inquisizione toccasse al fisco

civitatis Nicie
,

An-

darono a Thonon ambasciatori


Vinlimillii et Vallis
et sancti Stephani

lis

comunitatis

Lantuse, universitatis et vicarie Barcilone

Thenearum
et

baiulie et loci Vinadio et Valet loco-

Sigale,
in
le

Roche Steroni
Il

aliarum universitatum

rum

patria provincia

calore
a

loro ragioni.

submissarum ed esposero con Duca animadvertens paucitatem

sterilitatemque terrarum dictorum fidelium provincie suppli-

cancium fructum suum offerencium tempore opportuno qui


fructus nequeunt

eorum

satisfacere

victum

et

vestitum sed
et

necessario ipsos oportet alias

requirere

artes

exercere

quibussuam inopem
accord quanto
si

possint defendere vitam

ma

domandava e
(2)

a'

di

non rese nulla; maggio del 1421

fecene

patente decreto

per cui

Nizzardi respirarono.

(1)

Arch.

di Corte. Protoc. de' Segrel.

Due,
n. 6.

voi.

IV, pag. 248, 380

e 382.
(2) Ibid.

Contado di Nizza. Mazzo IV,

236

DICHIAKAZIONE

DI

DOCUMENTI
al

Toriuo poi non trov molto guadagno passando


del suo signore diretto.

dominio

Primamente dovettero ricevere un Vigenerale del

cario, e primo fu

Enrico Colomberio capitano

Piemonte
citt.

a piacer del quale gi avevano preso a fortificare la

Poi cresciuta la guerra de' Milanesi contro Asti e contro


fu vessata a dare
al

San Dalmazzo
rappresentare

armi e

cavalli

le valse

il

capitano

come per cagione

dell'

incendio in

que'di scoppialo (onde bruci

unum ex

Carignonis civitatis vel

saltem pars major ex quo incendio combusta

sunt

eis
)

omnia

grana vinum palee fenum


cavano loro
settembre
(

bestie et
;

omnia
di

alia victualia

manil

mezzi
)

di

far soldati

ed anche perch essendo

1424'

so

non attendevano
,

presente alle semina-

vendemmie sarebbe ito ogni cosa in perdizione. Duca ma il Duca non bad molto alle ragioni loro ed ordin che mezzo Torino andasse alla guerra onde Torinesi non potendo altro chiamarono a guardia delle porte
zioni e alle

Fu

ricorso al

della loro citt gli

uomini

di

Benasco e sebben tardo partirono.


alle

Ma

furono vicini alle vendemmie e


,

seminazioui
le loro

dell'

anno
l

appresso

il

dolore di veder capitar male


statuti
di
,

sostanze

fece risolvere di appellare a' loro

e presentare al ca-

pitano generale
di

era allora

Giovanni
di

Montelupello signore

Taulage) quanto ebbero


,

loro ragioni.

Le port Matteo

Raviola coraggiosamente
dell'
(

e
al

dimostr come Torino avesse pi

obbligo suo soccorso


il

suo signore.
)

A nuove domande
,

che

domandar non cessava


in casa

il

Consiglio della citt oppose


il

nuove scuse e nuove resistenze


solito trovare intoppi

ma

Duca

il
i

quale non era


consiglieri, o

pose

in

arresto

prigioni
di

li

fece deliberare su ci di

che aveva bisogno, impediti


(1).

parlare con chicchessia non che col Duca


si

Onde
ad

risolvetsi

tero che se non

concedesse loro

di presentarsi

Amedeo
il

avesse a scrivere un memoriale


sulle gravezze della citt.
sussiflio

per

fargli intendere

giusto
il

Ma

intanto venne ordine di pagare


di

per

la

guerra

di

San Dalmazzo, e
del

provvedere un
a venire in
la

donativo ad

Amedeo
,

figliuolo
si

Duca prossimo
l'

Torino

poi subito
(2).

soddisfacesse

imposta per

guerra

di

Vercelli

Fra tante anghere fu

tolta la gabella

del sale che

(1) V. la
(2)

noia seguente.
di

Ardi, della Citt

Torino.

lift.

Consti., vol.LXII, LXIII,

LXIV.

DI
!utlo
il

STORIA PIEMONTESE
pagava
per

237
l'Universit degli

Piemonte
;

mantenere

sludi (1)

ma

il

consiglio ducale usurp sui monetieri del Piea cai toccava la

monte

diritti

del consiglio civico di Torino

primiera cognizione della materia. Un altro guaio pi grosso

minacciava di seguire.

Chieresi favoriti egregiamente

il

22 mag

gio 1424 col privilegio di libera amministrazione della giustizia


civile e
di

criminale sopra

signori di

Truffarello e

il

Comune

Borgaro con potest

di

venderla a chicchessia
,

od unirla a

Villastellone e darla a Franceschino Villa

donati della quarta

parte di Revigliasco con diritto d'impor gabella sul vino pr

cedente da questo luogo

e perdonati
,

della

demolizione della
citt

fortezza di Montariolo (2)

brigarono per avere nella loro


il

r universit di Torino che


i

Duca non voleva pi mantenere

Torinesi dicevano di non potere, e con lamenti continui aveil

vano disgustato
rinesi conosciuto

Duca.

quasi riuscivano all'effetto se


lo
,

To-

fosse stato

danno che sarebbe loro caduto se portato fuori non avessero prestamente
il
il

Studio

con un

mutuo

dato da quaranta consiglieri


,

29 marzo 1427 per provdi

vedere alle scuole

scomposta

la

trama

coloro

(3).

Il

Duca

dovette essere rallegrato da questa provvisione e conGdarsi che


i

Torinesi fossero

meno

poveri di quel che dicevano; cosi che


le

ad altra necessit prenderebbe

sue misure.
in s
il

Ma perocch

egli

mirava a restringere e raccogliere


diverse provincie e ne' feudatari
,

potere sparso nelle

citt osassero di contrastargli se di

non poteva tollerare che lo loro avesse necessit. Per

ci

governo.
di

andava suscitando chi proponesse riforme di statuti e di Ed ecco nel 1428 che si crea in Torino un consiglio
per
gli

trentadue membri

affari a
,

minori

di

sessanta pei

maggiori: poi nel 1430 ridotto

sessantadue consiglieri, cavali


venti dai

ventidue da' notabili della citt


popolari
;

mezzani
(

venti

dai

e di que' sessantadue soli ventiquattro

otto di ogni

stalo) formino la credenza

minore, rinnovata
di

dal

Consiglio

maggiore

la

quarta parte

que' ventiquattro ogni anno, proiquattr' anni


,

bito ai popolari di

rientrare avanti

ai

notabili

(1)

Arch.

di

Corte. Proloc. de'Segr. Due. Bolomier

voi.

l3,fol. 33.

(2) Ibid. id. voi, 1, fol.


(3)

133.
Torino. Liber Consiliorum
,

Arch. della Cill

di

voi.

LXiV,

fol.

ultimo.

238

DICHIARAZIONE DI DOCUMENTI
di affittare

avanti Ire. La credenza minore ebbe autorit di spendere non

pi che dieci fiorini per volta


liberi,
i

per dieci anni beni

ma non comuni; manc del


,

diritto di vendita, di

cambio

o di balzello
sei

ebbe facolt

di

eleggersi

due sindaci duraturi


presentare alla
in

mesi,

come

giudici delle cause, possibili a crearsi de' vicari;

come
due

sollecitatori de' ragionieri


i

che devono
mesi

credenza maggiore
de' popolari
la

loro
d'

conti

ogni tre

presenza

di

minori

ogni quartiere.

La credenza minore
Dora
,

ebbe anche

cura

de' ponti del


di

Po

e della

delle strade,

della torre di citt ec.

provvedere
,

e pagare

il

campari
il

guardiani della torre

il

maestro

di

massaro grammatica
,

medico del Comune, e gli altri dipendenti dalla citt. E per conseguenza ordinano che niuno possa ricusare di essere consigliere
;

e tutti giurin l'officio. Officiali gratuiti siano que' ses:

santadue consiglieri
dal vicario del

due Chiavari
,

nobili e
,

due popolani
cherici

eletti
i

Duca

otto custodi

quattro periti. Tutti


,

cit-

tadini siano tenuti alle spese

comuni

dopo molte

ragioni udite pr e contro


citt.

obbligati

alle

fortificazioni della
(1),

Queste sono deliberazioni del Comune

approvate da

Amedeo; ma Amedeo aggiunse che presieda citt col vicario un sindaco (2); poi a' k
(

al consiglio della

sia per

sempre

affidato ai
(3).

del luglio 1431), due sindaci onus gubernationis rei-

publicae civitatis
alle richieste, e

Cos

si

assicurava di trovare

meno impacci
;
i

pi pronta spedizione de' suoi aCfari

cittadini

potevano poco sapere,

meno

parlare.
di

A
tadini

questi

mali minacciava

venir

compagna
,

la peste. I

cit-

rammentavano quella
si

del

1421

in

cui

frate

Oddoneto
e nella

il

medico Gaspare Barbero

segnalarono per una straordinaria

maravigliosa piet

nell' assistere e

curare

g' infetti (4)

quale moltissimi cittadini rimasero

disfatti.
,

Impauriti dall'udire

com'essa serpeggiasse
(1425) tutti gli

nei
in
si

dintorni

confinarono primamente
,

Ebrei

una

sola parte della citt


se

eziandio pel
al
di

motivo che pi presto

scoprissero

usureggiavano

(1)

ultimo e

Arch. della Citt di Torino. Lber fol. 335 al 341 dello Statuto.

Consiliorum,

voi.

LXIV

fol.

(2) Ibid. id. voi.


(3) Ibid. id. fol.
(4) Ibid. id. voi.

LXVI,
118.

fol.

2.

LIX,

fol.

83 e 92.

DI STORIA

PIEMONTESE
;

230

di

un bianchetto
giorni

(1)

per fiorino

poi

in principio d' apri-

le 1429) cacciarono quelli

degli ebrei che erano entrali in

To-

rino da otto
di
!e

si

misero guardie

alle

porle con ordini

non lasciar passare nissuno che per munirsi di bolletta per e prendere un sol pas[o se provenisse da pacst> merci
, ;

sano

impedito

il

mangiarvi e bere a chi provenisse da


i

infettOo

perch in settembre del 1432


ordin (2): quod
,

sospetti di peste furono gravi


sii

la citt

non

aliqua persona

de Thau
ali

rino

vel

Thaurini inhabitans tabernarius, hospes, nec


i(

qua quevis persona que audeat nec presumat hospilari


bergarc nec reducere persona ra
loco
veniat
nisi

al-

quamcumque

de

bene cognita quod non veniat

quoeumqur a loco mor


.

boso nec aliter nisi prius


si

eam

presentel domino vicario


il

E pare che
di

osservasse scrupolosamente
altra
notizia.

comando perch
molto vigore
governo.
ci-

peste

non

fu

Era segno
di

di
di

vile

questo combattere coi mali

natura e

E
le

certo

l'affluenza de' forestieri per cagion dello studio (allora da qual

che anno residente in Chieri


e gli
i

doveva avere dirozzalo


di
ai

menti

animi

de' Piemontesi

perocch appunto

questi tempi

cittadini di

Torino gi pi non somigliavano


il

loro maggiori.

Di loro industrie e commerzi


atti e

marchese Garrone raccoglieva


l'

progressi

rimasta accennata
scorta

intenzione sua

come

gi

dissi.

Sulla sua

notai all'anno

1391 come

si

favoriva

r arte del panno in Torino.


tieri

che

si

univano
in

in

Nel 1422 erano gi tanti gli arcompagnia e trattavano insieme per


,

promuovere
panno
di
lui

meglio

la

manifattura.

Ma

allora che la
le
,

Lom
di

barda fabbricava a quaranta e cinquanta migliaia


,

pezze

ricercatissime per

la

loro flnezza e bont


,

Torino ap
drappi

pena fabbricavane del grosso


Francia o
di

signori vestivano di

Fiandra o

di

Lombardia. Pertanto fortunato


le

che sapeva far meglio o almeno imitare


ottenne privilegi e immunit per
a'
,

opere straniere.

Vacolto di Moncalieri, che aveva imparalo l'arte con qualche


profltlo
a'
,

istabilirsi a

Torino

di

gennaio 1427; e

26

di

novembre trovarono anche mi,

gliore accordo

Giacomo

Giovanni

Bartolomeo e Stefano dei

(1)

Valeva mezzo viennese.

Il

vecnnese al cambio, 32 soldi


,

<il

fiorino.

(2) Arcli. della Citt di

Torino. Liber Consiliorum.

voi.

LXIII,

LXIV

LXVl

ii40

DICHIAKAZIONE DI DOCUMENTI
mercanti e fabbricanti
in
di

Cornagli

panno che similmente chiei

sero di stabilirsi
bligassero al
rino
e

Torino. Furono
e
alla citt di
;

patti

Che eglino
anni
se

si

ob-

Duca

stare per dieci


frattanto
,

in

Tone
di

fabbricarvi
i

panno
,

ne

uscirne

non
loro
,

uscissero

cittadini

per caso di pestilenza


Il

con obbligo

ritornare quando questa cessasse.

Comune darebbe
anni
in

due

donerias e
(juel

un paraforium
loro

gratis per que' dieci

e per

maggior tempo che


l'

essi

dimorassero

Torino coll'arle;
florini
,

provvederebbe
(jualtro anni

alloggio o darebbe

dieci

ne

presterebbe loro dugento senza frutto

per tre

anni.

Indi a

per tutto

Amedeo, che voleva mettere mano in lutto e da chiam davanti s in Pinerolo duos ambaxiatores
comunitale in ea
arte

pr
licir
(li

qualibet

magis expertos affinch


si

adunanza

degli Stali Generali che


si

dovcvan tenere l'ultimo

febbraio,
si

deliberasse

statuto
dalla

fece, e

d'uno statuto per l'arte stessa. Lo Antonio di Gorzano sindaco di Torino tornato
riferi la

sua legazione agli stati,

bisogna alla

citt.

Il

consiglio adunatosi elesse de' sapienti che


statuto
,

esaminassero

quello

ed

sapienti lo riformarono.

Fu

necessit ottenere l'apfattevi, e


al

provazione
il

delle

mutazioni

e delle aggiunte
all'

perci
nella

Consiglio elesse de' savi

che

uopo gissero

Duca

prima adunanza degli


Cotesti stali sotto
delle

stati (1).

Amedeo

Vili anzich fruttare alle libert


dell'

Provincie

furono strumento

assolutismo del
alla volont

Duca

perocch non resistettero una volta mai


convocava
livasi

sua che

li

per deliberare delle necessit del regno.


l'

Amedeo
;

sen-

potente e conosceva
le

inferiorit de' sudditi

perci con-

cedeva

forme antiche
stali

di

governo,
,

la

sostanza

negava seb

bene anche delle forme temendo

fin

per fare
s'

tutto da s e

non convocare n
regno.
I

altri
,

che

ingerisse della cura del


i

Comuni patirono

assai

ma

perch

cittadini

acqui-

stavano libert dall'oppressione de' feudatari toleravano quelle


perdite con rassegnazione.

Le quali vicende avrebbe


,

il

San Tome

maso distesamente narrate


glieva e
le

conciossiach trovo eh' egli raccoe


privilegi

annotava

gli

statuti

delle diverse citt

ordinazioni successive del principe:

tra

cui que' d' Ivrea di

(1)

Arch.

di Citt.

Libcr Consiliomm

vo\,

LVIl. I.XIII, l.XIV,

LXV

LXVl.

DI STORIA
stesi
il

PIEMONTESE
di

241
gli
,

vecchi di

1433(1), Torino

pi vecchi
,

Pinerolo (2),
d'Aosta

anche pi
libro
,

(3)

del Pariaggio

il

Cou-

tumes gnrales du duch d'Aoste stampato del 1684

memoria

del senatore

spedita nel

una Planchamp vice-balivo di quella ducea 15 gennaio 1716 poi una storia cronologica MS. di
ed
,

quella citt
quali

cavata dagli

archivii camerali
la dignit

in

Torino

(4)

alle
fa-

memorie che danno


aggiunse
l'altra

di

pari nativa

nelle
di

miglie,

che

la

originava dai

conti
ai

Sa-

voia (5), cos che quei nobili che


della
citt,

non erano
ai

soggetti

giudici

n obbligati
privati e
il

ad obbedire
alle

commissari del conte


generali
,

diventavano
quali
,

giudicabili
,

udienze

nelle

ognuno taceva. Di quelle udienze volle il San Tommaso fare un estratto e per documento della sua storia pubblicarlo non come una cosa nuova ma come tale che rettificava il gi narralo da altri. Io non defrauder della sostanza sua curiosi trascrivendo quelle sole parti dell'atto che non si potrebbero senza danno della esattezza storica epilogare. Nell'anno 1430 a' 16 di agosto Amesedendo
conte
, i

deo VIII
Ciablese e

duca

di

Savoia
si

sull'

esempio degli antichi duchi del


la

d'Aosta

mosse da Thonon verso


i

valle
ivi

Aostana

per

rendervi giustizia secondo

riti

le

forme

consuete.

Dorm la notte in Ginevra quindi volse ad Anne^y in cui dimor sino al mercordi 23 e il d appresso cen ad Ugina in una casa del nobile Amedeo di Cresterello suo consigliere e maggiordomo domini Cuinii, et in crastinum fuit diejovisvigesima quarta mensis predicti. Ree te tendens porr exit usque ad

ruppem

Ciiinii

transitumque

fecit

per subtus villam Confecti noimpidimie

lens transire per villam

causa

morbum
d

ibidem tunc

regnantem evitandi. In quo


Cresterello.
ivi egli

loco

Cuinii pransiis fuit in casa del

giunse lo stesso

ad civitatem Munsterii
e

ed

e la sua comitiva alloggiarono signorilmente presso Gio-

vanni Bertrandi
sped Pietro

arcivescovo

di

Tarantasia
e

da

quel

luogo
de

Ayma
(1) (2)

Amblard balivo di Savoia ricevere e munire castelli e le


i

Guido Giordani

fortezze

del territorio

Arch.

di

Corte. Cill e Provincie. Ivrea.

Mazzo

n.

1.

Ibid. id. Pinerolo.

(3) Ibid. id.


(4; Ibid. id.
(5)

Ibid. id.

Mazzo Torino. Mazzo I Aosta. Mazzo I i(J. Mazzo II, n.


Ir. Voi.

I,
,

n.
n.
1

13.
bis

ri.

.S

17. 31

ARCH. Sx.

XML

2V2

])CIIiARAZIONE Di
,

DOCUMENTI
nel
territorio

supcriore d'Aosta

e Rodolfo

do

Alingio Signor di Condr ed


lo stesso uffizio
si

Ugonc Bcrirand
inferiore
,

di

Perosa per
il

perch quando

Duca

recava

alle corti generali


i

aveva
il

diritto di

tempo

eh' ei

far guardare dalle genti sue forti per tutto dimorava nella provincia sicuro cos dalle re;

sistenze baronali
la

giustizia.
di
,

Il

il duca libero il querelare de' soggetti franca 25 ad Ayma pranz in casa di Urbano Boncto
, ,

signor

Rupeforte

che per
Savoia

tale

venuta

gli

doveva certum

affragium)

ed ebbe commensali Giovanni di Belfortc giurispru,

dentc e

cancellier di
,

Colombicr
di

Sire

di
,

VufQens e

ciamberlano
Glarens
,

Rodolfo di Alingio sire


di

blardo balivo
di

Savoia

Gondr Pietro AmNicodo Festa di Menthon Umberto


,

ed Antonio Dragoni dottore in leggi con


,

altri

no-

bili

e scudieri
di

e consiglieri

e ufficiali

e la notte dorm in

San Maurizio
dehent

Tarantasia uhi nonnulli agricole de dicto hurgo


in dicto Iransitu suo
;

eidem domino

Ugna
ed

et
ivi

ad parandum panem mictendum in corbam

cuteUium pure fu

banchettato a cena dal sire di Rupeforte. Quindi per

montem
da Ber;

colompne lovis fu a San Germano ed ebbevi ospizio


trando e Roberto
di
,

Duino consignori
pranz poi
:

di

Valle

d'

Isero

e dordi

mito nella montagna

il

appresso dalla parte


e

Piemonte in

villa

Tullie

pagato cena prendere

pranzo

dalle

buone

genti di quella villa.

fatto

in custodia
di

dall'Amblardo

e dal Giordani la rcca di


dicto loco Tullie venitque Vallis digne,

Tommaso
;

Castelario separava a
ivi
,

Moriacum
moglie. Ivi

ed

riscosse dai
lire

Comuni
viennesi

come per
la

diritto di fodro
il

dugenlo

per s e dugento per


trand

luned 28

ricevette let-

tere suggellale da Aosta scritte dal sire di


le

quali dicevano

Au due

Condro e dal Ber-

de Savoie notre tres-redoupt

Seigneur nous nous recommandons vous si tres-humblement que plus pouvons et vous plaise savoir que aujourduy nous avons
trouv en ceste cit dAuste messires
face de Challant les seigneurs
le

de

Nu

de

Comte de Challant BoniValleysse et du pont


nous
heussent veulu

Saint Martin
leysser en

et

car nous avons heu doute quilz neussent point


possessions dycelles pour ce

leur forteresse personnes quilz

expedir
et

les clef et

les

avons

requis

chescun deulx qui veulussent aller personellement


baillier les

ou deputer aultres par eulx pour nous


despncher
les

dicts clef et
les

dites possessions et

par bnnne charlre

queilx

DI STORIA
nous ont repondu que selon
teresses se

PIEMONTESE
costume de
la valle

2^^3

les

dAuste fran-

chises et libertes ils ne sont point tenuz despedir les dictes for-

non moyent
oii

leur devoir

estre fait

par

vous avant toutes chouses

votre procureur ayant

puissance

de ce [aire de leur restituer et rendre encontinent passe Villi

moys

appres

lespedcion dycelles vous (aite excepte celles

que vous

soient adjugees.
tre

Et pourtant

ils

nont veulu aler

le

debuter ani-

par eulx

ce (aire. Avis ont desliberez

denoncer par devers

vous pour avoir remede car nous avons fait lencontre deulx
protestation solennees de
nostre tres-redoubt
et interest

pour quoy
non
et

seigneur plaise

vous sur ce nous rescrire


l

vostre bon plaisir et deliberacion car nous avons deslibere

obstant leur response de nous en aler dormir

commancer
et

(aire nos explais et requestes toutlefoys


les

il

nous

seroit

necessair avoir prestement

gentilz

hommes pour
les dictes

ordonner en

le

garnisons des dicts forteresses aultrement nous


posses-

ne pourrions point bonnement prendre ne lenir


sions

pour quoy plaise vous de


al

les

envoyer encontinant
i

etc.

Non

trovo che cosa rispondesse; bens che

Pari e

Nonpari d'Aosla

mandarono

Duca un legato per avere permesso di venirlo ad incontrare e fargli omaggio al quale alto non potrebbero
,

venire senza contraffare all'ordine della consegna delle castella


ai

commissari che agivano contemporanei


il

alla

venuta
al

di

lui.

Per

che

Amedeo comand
le

al sire di
il

Condro e

Bertrand

di

sospendere
et

loro richieste. Part

28 a predicto

loco Moriaci

venit

invitatus

ad prandium in castro Anisy per Antonium


ibidem fuit magnifice
Aosta.
,

dominum
Castel
di

dicti loci et eius fratres et


;

et

opua
di

lente receptus

giunse
il

la sera

ad

Lo incontrarono
Conte

Sarro
il

Vescovo Oggerio

il

Francesco
Valeisia
,

Challand

priore di Sant'Orso Giovanni


,

de Valeisia,
di

Boniil

facio di Challant
sire di

Amedeo

Michele e Bartolino

Nusy
,

il

sire d' Introdo e molti pari e

nonpari
lo

nobili

piemontesi

e cittadini e borghesi d'Aosta


in

che

accompagna-

rono continuo e insino


sperorum. Smont al
in chiesa col
di

citt

dove

giunse

hora quasi veLevalo

Duomo
,

dalla parte del Vescovato ed entr


offerta.
si

Vescovo e

vi

preg e fece alcuna


al

preghiera usc e accenn

Vescovato a cui

diresse col
dei nobili

prelato, col Conte di Challand, e la

maggior parte

244
pari
lulla
li

DICHIARAZIONE DI DOCUMENTI
e
la

nonpari.

Salile

le scale

entralo

in

camera conged
servitori,
lo

comitiva rimanendo solo co' suoi scudieri e

appresso

il

Vescovo
in

nome

di

Amedeo pubblic

udienze. Triplex habelur audiencia, videlicet. Prima que g


<(

neralis et per
in

domnum

aula episcopali bis in die scilicel

mane

ante terciam et bora vesperorum ad

maiors ecclesie catedralis que per

sonum campane unam horam integram ante


qua juet
sibi

audenciam generalem pulsabitur


et rainistrari solel.

teneri consuevit in

stitia de paribus terre ac aliis prout debite

libet rcddi

Secunda que criminalium vocalur prime


in

singulis diebus juridicis bora

domo

episcopali prope

Et a domino teneri consuevit. que concilium appellalur eisdem diebus bora none in curia oflcialatus per deputatos a domino teneri solel . consiglieri Continuo presenti all' udienza del Duca lutti suoi uffiziali ordinarli, costumer, segretari, commissari, e e tra questi ultimi Rodolfo figlio del marnotai co' testimoni

capcllam per deputatos


lercia

chese di Monferrato.
In

scagno

alliori

eiusdem aule episcopalis

a parte civilatis

juxta

murum

transversalem circa

medium
,

sedebit prefalus

a dorainus noster suo


falus

Ducatu

in solio.

Et a parte ecclesie preab


alia

dominus episcopus Augustensis

vero parto do-

rainus Franciscus

Comes Challandi
(

et

dominus Bonifacius de
)

Chalanl

dominus Fernicii
sedcbunt
dignit.
a

Terniaci ?

milites salis a solio

domini bine inde ut convenil remoti. In secundo vero gradu

dicti scagni
di

parte sinistra
l'

tulli gli altri

signori

maggiore

Incominci

udienza colla dichiarazione

falla alte et intelligibili voce


di

vulgarique sermone dal cancellier


il

Savoia Giovanni

di

Belforle, essere venuto

Duca

alla citt

d'Aosta pr iusticia tenenda facienda accipienda et reddenda a chiunque e per chiunque ne volesse e ne bisognasse, e fu sein pari d'Aosta guita chiamando singolarmente per nome quali presenza del procuratore della valle, Rondela Calinio,
i ,

domini nostri ducis


nualiter

un per uno ad evangelia Dei sancta super femore dextro ipsius apposita per quemlibet ipsorum tacta magiurarono
di

consigliare

rispondere e prendere coin

gnizione di qualunque
cercasse.

cosa

il

Duca

quelle

udienze

li

ri-

DI
Indi quattro cose
i

STORIA PIEMONTESE
i i

245

nobili di

omaggi e debbono soddisfare fra otto d sotto pena di essere astretti e puniti. Chiunque sappia esistere qualche ragguardevole diritto
spettante,

impose il Duca. Tutti pari, e nonpari qualunque sorta e popolani che sono debitori di fedelt, placiti, usi, mutamenti, servit, o tributi li
i

ma

ignorato,

al

Duca,
in

lo

denunzi nel termine mela

desimo. Seducilo penda nella valle, cessi, e


tata

ragione sia por-

al

Duca. Se rimanga

mano

di

qualcuno lalun prigione

per cagion di guerra sia consegnato


al

cum

suis

hostagiamentis

Duca istesso. Primamente


i

ncH' udienza sua

ritti

suoi e dell' antenato suo

il Duca fece riconoscere Aimone ai pari e nonpari


i

di,

riconobbe

privilegi loro. Indi fu

dichiarato

che

la

consegna
di

delle castella erasi fatta, e

che quella consegna valeva


della

cita;

zione perentoria a comparire ed assistere alle udienze generali

che

di quelle castella e delle terre

Valle

non

si

doveva

omaggio a nessuno eccetto che al duca di Savoia; che qualunque feudatario non si presenti e non dia omaggio delle sue terre al Duca nel termine preflsso perda il feudo che qualunque
, ;

pari abbia

lite sia in diritto di

ricevere un consigliere dal Duca,

o accennato al Duca, o dal Duca eletto, e che


ufficio

niuno da
le

tale

esimere

si

possa senza forte motivo


,

che

donne non

succedan ne' feudi


consuetudine e

quantunque
;

di

famiglia parlale non godan


si

del privilegio de' pari


si
,

che ci non ostante


,

riconosceva di
si

riteneva che qualcuna

purch non
ai

mari-

tasse con impari

godesse privilegio antico (visto


di parlato.

tempi d'Ai-

mone),
del

di

aver tutto che diritto


i

fu in fine con-

fermato che

quattro capi sopra richiesti erano

di

pieno diritto

Duca: e che non poteva rendere

giustizia senza la presenza


(1).

dei pari, de' consuetudinari e de' giuristi

Molte cause e varie furono messe dal Procuratore della Valle


innanzi al

Duca

e furono trattate in contraddittorio tra


al

il

Pro-

curatore e gli avvocati pari assegnati

reo ascoltato in presenza;

e le sentenze furono risolute e pronunciate' avanti al

Duca

stesso

che non trovando nelle consuetudini che


in segreto, costrinse
i

si

potesse scrutinare

pari a stare nel tribunale.

Ed

ivi di

pa-

ci) I

consuetudinari erano

Sclopis, Slor.

deWanl.

legisl.

del

uomini di legge e pi Piemonte, pag. 261.


i

influenti.

Ved

24C

DICHIARAZIONE DI DOCUMENTI
fu

recchi diritti e quistioni o doveri de' privati

discusso somdagli
eletti

mariamente
del Duca.

nelle

altre

udienze

(1)

presiedute

Da
cure
di

tutto ci che qui disteso e da quello che negli autori

stampati ninno direbbe forse che

regno

e disgustato del

Amedeo fosse stanco mondo e che addolorato


;

delle

della

morte

della

sua moglie e avvilito del tentativo di assassinio che


si

un

di

Brcssa far voleva sulla sua persona


di

lasciasse

dominare
Pure

dall' idea

ritirarsi affatto dal

mondo

e vivere eremita.

rattere gotico

Corte. Aosta. Mazzo III, un voi. cartaceo ms. In caminuto di fol. 106. Se giova alla nomenclatura della topografla antica e alla storia dei Pari d'Aosta trascrivo nomi de' pari che consegnarono le fortezze.
(1)

Arch.

di

Giovanni del Castellar pel forte di Thuile; Ibleto Sarion per le fortezze di Enlraives e Cormajcur; Antonio, e Pietro, Tomaso, Michele zio e nipoti Arlod per le torri di Morgex; Pietro de Cours per Cours; Giovanetta vedova di Giovanni d'Avise pe'flgli proprii Giovanni seniore, Giovanni iuniore, Rolelo, Ibleto, Luigi, Pietro e Bonifacio per
Pari.
di le castella di

Tomaso

Avise, Rocheforle, Monlmeilleur

Luigi

figlio

d'

Ibleto SaVille-

riod

pel

castello

d'Introd; Antonio di Villanova per

la torre di

neuvc; Umberto de Saint-Pierre per s e per Margherita figlia di Giovanni de Castellard e Giovanni di Saint-Pierre suoi nipoti pel castelli e
le

fortezze
;

di

Sainl-Pierre

Giovanni Sariod pel castello e

la

torre di

Sariod
figlio

Ludovica vedova
et

di

Amedeo

di

Challant tutrice di Giacomo suo

pel castello di Aymeville; Giovanni e Pietro della Torre per le torri


; ;

de Grassan Amedeo de la Planl per la fortezza di Pianta Monlagni pel castello di Sarr; Claudio Vaudan per la fortezza d'4os(a Pietro Blancard e Guglielmo Bernard a nome proprio e di Francesca sua moglie pel forte di Vallesia; Antonia vedova di Vincenzo Relliart per la fortezza de la Tour neuve Pietro Boza per la casa di Valdon; altro Antonio Montagni per la torre della Trinit; Nicoletto Malaquin per s ed una sorella per la fortezza di Gignod Aimoneto Boza per la fortezza della Torre Esiroubles Pietro di Giacomo Nus pel castello di Nus Francesco di Challant per la met del castello d' Ussol

de la Tour

Antonio

di

e pel castello di Verez e

la

terra di Challant; Bartolino di Veres per s

e per Francesco di Francesco de Valaise e per Giangiacomo di Giovanni


pel

de Valaise pel loro castello 'Arnaud; Antonio di Ponte San Martino suo castello di Point- Saint-Martin ; Bonifazio di Challant pel suo

castello di Jcnis, e
di Bressogne.

nuovamente un Antonio

di

Montagni

pel suo castello

quel volume sono annesse altre carte Importanti.

per

la

forma

delle udienze vedi

un volume

di

carattere gotico anch' esso e minuto di

pag. 52 dell'anno 1409.

Anche

V. ne'Protoc, de'Segr. dwali

il

Mazzo

II

di

Bolomier

fol. 9.

DI STORIA
questo scritto in parecchi
nione
e
il

PIEMONTESE
storici. 11

247
rigetta l'opi-

Guichenon

di

alcuni che Amedeo

viste le quislioni tra

Eugenio Papa

Concilio di Basilea immaginasse di diventar ponteGce della


si

Chiesa fldato anche, a quel che

disse

in certe predizioni di

un astrologo. La ragione allegata dallo storico ripugnante, in non essendo stato eletto papa che cinque sostanza questa
:

anni da poi

il

suo

ritiro

non pare sostenibile tanta pazienza.


incostante
nelle

Quasi

gli

fosse decoro

mostrarsi
quella

risoluzioni.
ritirarsi

Forse non sar


dal

vera

notizia,

ma

s'ei voleva

mondo perch non rinunciava al ducato? perch anzi il riteneva (come vedremo) ? anzi, perch se n'occupava sebbene
dismessa
la dignit e fatto

papa

? Gli storici del

papato seppero

e scrissero che brig assai per salire a quella dignit. Poggio


fiorentino apertamente gli rinfacci di aver co' suoi tesori corrotti
i

padri di Basilea, perch


di

gli

dessero

il

papato;

ma

perch

Poggio era parente

Tommaso
;

di Sarzana che fu poi Nicol V,


,

pur non mentiva non fu pienamente creduto mentre altri aggiungeva che lo aiut poi mirabilmente il duca di Milano
il

quale avvertito che

si

doleva che
,

il

papato era una miseria,


s

e che egli

malamente operava
e

levatolo

alto e

non datogli

modo

a vivere con lustro,

dona senza dota


che ci
di

yo gli

bruscamente rispose: El mi ha dato ho dato papato senza corta. Bonnivart,

riferisce (1) dice

anche assolutamente ch'egli fece mostra


vivere
di
frati
l'

gran santit e profuse molto denaro.


Innanzi
di

ritirarsi a

lungi
:

dallo

strepito di Corte

Amedeo

affett

gran zelo

religione
in

conciossiach lasciando
li

stare eh' egli

chiamava
del

Ripaglia e sontuosamente

trattava e che favoriva


uffizio sin

inquisizione in Rivoli la quale vi aveva


,

prima

1413

regal

il

142G frate Ponzio Fengead Avigliana

rone dell'ordine de' Minori,


scrisse contro
i

inquisitore

perch

Giudei, e cento fiorini d'oro di piccol peso don

nel 1431 al Maestro

Amedeo

de Chamberiaco phisico neophiti


et

in

recompensacione laboris
et

expensarum per ipsum maprosecucionem falsasonancium in contemptu


contcntas
in

gislrum Amedeura suslcntarum circa

rum

erronearum conclusionum
,

fidei christianae libris ebraycis

blasphcmias

et

malediciones
dicti libri

iudeorum ob quas

fuerunt combu-

(1)

Cron. ms. nell'Arch.

di

Corte

di

Torino.

248
sii (1) .

DICHIARAZIONE DI DOCUYIENTI
N
a dire

che Amedeo cos praticasse per ignoranze:


gli

l'ava non Io lasci senza la maggiore per allora possibile edu-

cazione

buoni studi

mancarono

conciossiach trovo
di

nei conti di Michele Dal


versi libri
rie de'

Ferro, tesoriere

Savoia, tra

di-

comprati da Amedeo una Bibbia


e
il

in francese, le Stoil

Romani

de'

Cartaginesi,

il
il

Tesoro,

Libro

di

nove

antichi filosofi,
e d'

libro di

Dante

libro delle guerre di


il

Francia
Seneca
di cento
libris
et

Inghilterra, gli statuti di


le

Lombardia,
dove

libro de' Troiani


lettere di

in francese,
{

cento novelle in lombardo, e


in

le

singolarit questa

IMemontc

pochissimi

studiavano

lettere
fiorini

o Closofia), e veggo com'egli papa stipendiasse


di

piccol peso

Martino Lefranc pr nonnullis


et de

istoriis de latino in

gallicum

gallico in

latinum trasferendel
al

dis

(2).

Chi poi considera com'

egli

intendesse le opinioni

suo tempo,

e sapesse vincere gii ostacoli

che

si

opponevano

suo ingrandimento dovr conchiuderc che tanto zelo non veniva tutto da religione e eh' ei non era uomo da lasciarsi so,

praffare dalle malincone notate dal

Guichenon.

che

potrei

aggiungere, per
gli fosse

le

indagini
,

felici

del

San Tommaso, che sebbene


il

caduto in animo

siccome osserv
tre suoi

Cibrario

(3)

di

pellegrinare per divozione al santo Sepolcro, e mandasse perci


a Venezia
il

21 luglio 1416

cortigiani causa firmandi


et

ad stipendia
armis

tres galeas ipsasque

armandi

solvendi victualibus
,

et aliis

necessariis, e le galee fossero allestite


al
di

il

17 set-

tembre mandasse Bertrando Merlin ad avvisare


cia e quel d' Inghilterra
il

Re

di

Fran-

viaggio che
(4)
;

il

empris de [aire

au

saint Sepulcre
,

Duca non fu

Savoia avail

tanto caldo da
altro
,

anteporlo alle cure del regno


nel 1418
si

che anzi non ne fece

sciolse dal voto

ducati per
gli

mezzo

di

mandando a Gerusalemme due mila Giovanni Compoys suo scudiere (5). Am


di riavere
il

studi e tanto che


,

prima

Piemonte per

la

morte

d'Acaia

mantenne

del proprio

Parigi persone

ad erudirsi

(1) (2)

Arch. Cam. Conti


Ibid. id. Llb.
,

de' Tesar,

due. Lib.

S9

71

76.

(3)
in nota.
(4)

79 e 8i. Cibrario Econom. polii.

2." ediz.di

Fontana

voi. II

p,

17

Arch, Cara. Conti de'Tesor. di Savmn, Lib. 61.


Ibid
id:

(5)

Lib, Oi.

DI

STORIA PIEMONTESE

249

nelle scienze (1); e fece dal pittore Gregorio Boni suo familiare

veneziano dipingere la cappella del castello vecchio


beri e

di

Giarail

quella

d'

Altacomba

(2)

degnamente stipendi
(3),

medico

della sua persona


la

maestro Dionigi

ogni
fuori
,

industria
e procu-

us perch

moneta pubblica avesse credilo


d'Upia,
in

rasse vantaggio allo


ber
,

GiamNyon e in Torino (anni 1421, 1424, 1426, 1427, 1430) creato un intendente delle zecche di qua
stato; postone zecche in Ivrea, in
,

in villa

e di l dai monti e cercato


i

migliori incisori di matrici

tra

quali Crispino Bollard.

volle nel

1428

che se vendere

comprare o cambiare si avesse, ninno commerciasse che per sua moneta di Savoia o per buoni scudi e buoni forini d'Italia;
utpote bonos ducatos lohannnos florentinos
, ,
,

et florenos

de ca-

mera bonosque florenos pape regine Alemagnie ad debitum valorem et equivalenciam boni auri ;
cevere e
tonos
il

et

Aragonum
il

proib

ri-

dare fiorini nuovi d'Italia


cui titolo era stato trovalo

scuta nova aliquosve mu-

mal rispondente

al

valore
la

attribuito; e

appena

toller

il

villionc. Poi,

avvegnach

sua

moneta era dagli speculatori raccolta e mandata fuori, e non vedeva altra moneta in casa che la straniera fece coniare il
Ducato savoino di peso e titolo uguale al fiorino di Venezia Genova e Firenze, e cassando la tariffa del 24 maggio 1427, ne
,

distese un' altra

il

13 d'ottobre 1433;

ed ordin

quindi che
di

(iiacorao Doverlo da

San Gervasio maestro ordinario


di

zecca

pagasse

ai

mercanii

villione sessantotto ducati

per ciascuna

marca

d'

oro fino sebbene Manfredo Bezone

maestro generale

delle zecche fosse d'avviso

che

si

potesse lor dare


(4).

anche un
non da

terzo di
lasciare

ducato per ogni marca

Al che

lutto

munire d'artigliere le sue castella che tanto pi ne bisognavano quanto maggiormente reprimeva le libert de' sudditi, e come a fondere cannoni, e colobrine e altre artigliere metalliche nominasse dall'eremo maestro un
a

come pensasse

alemanno

a que' d noto e

famoso

(5).

(1) Arci).

Cam.

(2) Ibid. id.

Coyili ec. (1416) Llb. 61. (1416-18) Lib. 61 e 65.

(3) Ibid. id. (1414).

(4)

Arch.

di

Corte.

Proloc. de'Segr. due. Bolomier. Reg. IV

dalla

pag. 473 alia S53.


(.*))

Arch. Cam. Conti de'Tesor. di Savvid. Roul. 80.


Arch. St.
IT. Voi. XIII.

250

DICIIIAKAZIONK DI DOCUMENTI
Queste cure non sono certamente
d'

uomo
n

stanco di regno
e

ne

d'

uomo

stanco di regno sono

le azioni

molle

concitate
statuti

e sostenute da

Amedeo sinoaque'di
,

meno
ritir

gli

vecchi e nuovi riordinati e pubblicati per legge dello stato.

Ma qualunque siano le cagioni egli nominando un luogotenente del Regno.


Hi(aglia luogo delizioso sul

si

a Ripaglia

lago

di

Ginevra lontano uu

miglio da Thonon. Aveva a que'd selva di pianto amene, prati


e vigoe e
visi

campi ubertosi. Amedeo

vi

dimor spesso dilettandoesercizio di corpo e sol


del

di

caccio negli anni giovanili. Vi fabbric un palazzo son-

tuoso con parchi di cervi e


lievo di spirilo.

damme, per Ma perch uomo era

secolo,

quantunque

istruito sufficientemente in lettere e filosofla,

volle vlcin del pail

lazzo fabbricar convento di monaci; che a que'di risuscitava

lurore d'empier
il

di frali

l'Europa. Nel 1410, 23 febbraio, inaugur


e

suo Monistcro
regolari
di

alla

Madonna

San Maurizio

e diedclo a quin-

dici

Sant'Agostino

vestili

e costituiti secondo quelli


della Diocesi di Sion
i

del monistero di

San Maurizio Agaunense

colla

rendita di mille fiorini d'oro; obbligali

monaci

alla ce-

lebrazione di sei messe quotidiane in perpetuo e a diverse orazioni,


col patto

che

Amedeo,

volendo, possa riavere

il

mona-

stero co' suoi redditi e colle sue ragioni

dando un equivalente
ecclesia-

stabilimento
stici (1).
il

a'

monaci senz'altro ricorso a superiori


a celebrarne la consecrazione

Quella fondazione venne approvata da Giovanni XXIII


il

di

giugno mandato
,

Vescovo
e

di

Ginevra

che poi
il

n' di

ebbe

la

conservazione
alla

(2).

E
di

quella ceri-

monia avvenne
chese
di

10
{

settembre

presenza
la

Amedeo

delle sue sorelle

la

principessa d'Acaia e
di

fidanzala al

mar-

Monferrato)
(3).

gentiluomini
fece a que'

Quindi

Umberto bastardo di Savoia e d'altri il 1411 a' 7 di marzo il conte Amedeo


di tenere notte e d in

monaci obbligo
l'

perpetuo accesi
e

due cerei innanzi


assegno
di

aitar

maggiore

della

chiesa

diede loro

dugento

fiorini di piccol

peso.
le

non era

finita

che au/i durarono


V.

La fabbrica per altro opere anche dopo il 1431;


del
n. 1.
:

(1) Arcti. di Corte.

il

nis.

Amedeo innocenlc
monls. Kipaille
, .

p.

Monod

il

Mazzo
e

Ili dei

RcguUers de

l dcs

(2) ibid.

Bolle r Brevi.

Provincie. Genve. Caleg. I,


{'^)

Ihid. llcguUers eir.,

Mazzo XI n. 1 di Giovanni XXIII Mazzo HI, ii. 4. n. i. nocumenti orig. in perganoena.

CMi

DI

STORIA PIEMONTESE
di

251
falli
i

conciossiach veggo che nel 20 dicembre di qucH'anno,


conli del

Duca

di

Savoia
,

coi figliuoli

Pcrronct du Poni im(loriiii

presario di quegli cdifizi

e Irovalo che dei venlisei mila


si
il

d'oro avuti dal Perronet appena


fu convenuto tra que' figliuoli e

aveva

la

spesa di diciannove,
il

Duca Amedeo che


le

Duca

rinuncierebbe

al credito

purch quelli compissero


suo
ritiro

opere che

rimanevano

(1).

In quel luogo fiss

adunque

il

il

Duca Amedeo un
giardinolto

e fabbricatevi sette celle od a ciascuna segnato

determinata per suo sostentamento


di piccol
si

la

somma

di diecimila fiorini

peso
Il

(2)

scelti sette

compagni, nominato

decano

vi

ridusse.

di
,

novembre tennevi assemblea


;

de' principali

signori del regno

prelati e cavalieri

e salilo in trono
si

chiamato

innanzi a s

il

figliuolo Ludovico, palesato ch'ei

ritirava dal

mondo,
alla

il

cre luogotenente generale de' suoi


di

stali,

nominando
Poi dategli

Contea

Ginevra l'altro figliuolo, Filippo.


sciolse
il

istruzioni di

regno e amorevoli esortazioni


ritrasse
alle

congresso

e
sei

co' sei cavalieri si

nuove stanze. La
di

dimane

eremiti Claudio de Saxo, Lamberto Oddinet, Francesco De-

bussy,

Amedeo Champions, Ludovico

Chevelet

ed Enrico di

Colorabiers vestirono una veste lunga di


ai fianchi

velluto grigio stretta

per una cintura d'oro, un manto dello stesso drapalla

po, sopravi una croce d'oro simigliante


tavano
g'

croce

che por-

Lamagna; si misero in capo un berretto rosso, e sei coprirono con un cappuccio grigio dal becchetto lungo un piede; e presero in mano un bastone liscio e ritorto (3).
imperatori
di

Cos cominciarono loro vita


rarsi tanto severa che loro

eremitica: la quale non da figudi

non consentisse
et

avere
,

in

tavola
et

pomagrana, kabrolas
capones
[k).

orengias

alia

pernice s

faysanos

Da

coloro l'ordine di San Maurizio ohe fu poi ordine

militare.

(1) Arci), di Corte.

Reguliers

eie.

Ripaille, n. 7.
,

(2) Arcli. Cara.


(3)
(4)

Conti de'Tesor. di Savoia. Lib. 82


de'Tesor. di Savoia. Lib

fol.

227.

Arch.
Arcli.

di Corle. Reguliers eie.

Cam, Conti

82.

252

DICIUAKAZIONE

J)I

DOr.UMENTI

S HILuogotenenza
di

Ludovico.

Osserva Gaulhicr
tero
i

elio di

questa risoluzione
il

di

Amedeo

godei

Duca non avesse rinuncialo lo stalo e il luogotenente dimorasse quasi sempre a Thonon diretto dal padre, dall' una parte era cessata la smania di acquistare
Ginevrini, perch sebbene
<i

dall'altra rimesso

il

timore di essere travagliati. Alcuni poco


la

amici a casa di Savoia osservarono che


di

risoluzione di

Amedeo

ritirarsi a Ripaglia e tenere

Ludovico in quiete e con poca


di

sontuosit a

Thonon

fu per
gli

economa

spese

e voglia di accu-

mulare cotanto che

bastasse di guadagnare poi coloro che lo


ci
il

favorissero nel conseguimento di

che da qualche anno

si

era imaginato di potere ottenere;

papato.
,

Vedremo

a suo luogo

chi lo difendesse da questa accusa

e quali argomenti vani ado-

perasse per iscolparlo;

quali ragioni invece

rimangano per
la

persuadere che proprio desiderasse quella dignit e se


cacciasse, e avuta
,

pro-

mal cuore
al

la

rinunciasse.

Non era Amedeo appena giunto


di

a Ripaglia che una lettera

Venezia fu presentata
i

suo Consiglio residente in Thonon.


contenti che
il

Diceva che
sasse
della

Veneziani erano
lega e avessevi

duca bene pen;

finalmente

aderito

ma
l'

che non

piaceva niente a loro che Sua Eccellenza avesse male parlato


de' Veneziani
co' Fiorentini.
si
I

Veneziani

mai

non

avevano
si ri-

offeso

e se egli

sentiva gravalo di qualche cosa a loro

chiamasse;

ma

fuori, senz'altro,
il

non menasse scalpore. Foscari


(1).

aveva soscrtlo
I

foglio a' d

14 ottobre 1434
di
;

Veneziani
lettera

avevano avuto cognizione


i

que' lamenti

dn
fe-

una

che loro scrissero


il

Fiorentini

quale poi ne

cero avvisalo
lettera
((

Duca

il

19 dell'ottobre medesimo colla seguente


et

Illustris

alque excelse domine fraler


lilcras

amice karis-

Simo.

Recepimus
honestis

vestre

celsiludinis

querimoniam

((

quamdam
slrem

dominum comuuem

tamen verbis continenles adversus illu fratrem nostrum ducem Venetialiteras

rum. Et suscepimus eas

valde

sero.

Cum

etenim

(1)

Arcb.

di Corte. Galleria G.', n.

i44 gi citata.

1)1

STORIA PIEMONTESE
die ultima julii

253
non prius

((

scripte

fuissenl

Thononi

tamen

quam

de mense octobris nobis per veslrum nuntium fuerunt

(.(

presentate.

Quibus receptis lectisque tamquam


si

veri fratres,

ac sinceri amici utriusque vestrum indoluimus.

Ac subinde
of-

ad tollendam

qua

vel tennis

suborta csset animorura

fensio bonis ac fraternis

remediis

properantes confestim ad

ipsum illustrem dominum ducem Venetiarum scripsimus. Hoc enim necessarium esse videbalur cuni vestras rationes litterasque audivissemus iliius quoque perquirere atque audire
velie.

((

Et

sic

oslenderc

tamquam medii et utrique parti pariter fideliter mentem utquc opinionem noslram
igitur

affecli

valereillustri

mus. Nos

hac inlentione scribentes

tale

ab ipso

domino et fratre nostro carissimo duce Venetiarum habuimus responsum ut valde in mente atque animo nostro fuerimus serenati. Scribit enim nobis quod licet multis rationibus sibi viderelur honestum ut domino Marchioni Montisfcrrati per vestram Excellentiam terrarum et castrorum illorura fierel restilutio et ad hunc finem per ipsum diligentia penes vestram excelsiludinem sit adhibita, tamen vos pr coUigato habuisse semper et habere velie. Et ita scripsisse ex tunc
,

Marcbonibus Estensi

et

Sallutiarum presertim post auditos

te

oratores veslros super hac re ad cura transmissos.


ila sint

sublimissime domine et ralificatio

Que cum posmodum nomifacla fuerit sub-

nationis vestre

tamquam

colligati

per

eum

secuta et acceplata non videmus

jam que

dubitatio possit vel

debeat remanere aut in quo vester honor aliquo


tur.

modo

leda-

Nam
non

verba quidem
si

illa

per eundem ducem Venetiarum

domino Marchioni Monlisferdubitandum esset ne scandala et inconvenienlia orirentur que et vobis et illi fortasse displicere possent et esse molesta certificat nos idem dominus dux non
prefato
rati

ad vos scripta quod


fieret

restitutio

scripsisse ea verba ad injuriam vel displicentiam vestram sed

potius fraterna intentionc

quoniam sentiebat aliqua scandala

ex inde posse
aliunde que sibi

oriri

non quidem a se aut sui causa sed displicuissent. Nos igitur excellentissime do,

mine hec

inlelligentes
in
ilio

valde gavisi fuimus videntes

eum

ani-

mum

erga vos

communi
vice

fratre

Venetiarum existere qui tem vestram ut versa

esse debet.

domino duce Rogamusque sublimitanostro


et

bene\olum

fraternum

animum

254

DICHIARAZIONE DI DOCUMENTI
Gratias vero agitnus

Iiabcrc et conservare erga illum velit.

((

fuerint communicare nobiscum dignata sit. Rcspondentes quod nos quoque perfeclo animo ac sincera volunlale in colligalionc et amicitia una vobiscuna et cuni ipso illustri domino duce Venetiarum

exccllenlic vcstrc quod

hccqualiacumque

cuius pcrfectam voluntatem et

optimum animum

et disposi-

lioncm sinccrani super hoc conspcximus, perseverare intcn-

dimus

(1) .

Ma

tutti

questi discorsi

non valevano a nulla


si

perch n Fiorentini e ne Veneziani


stringere
il

volevano muovere

Duca

a rendere giustizia al
s

Marchese quantunque
il

sapessero

che una lega

stsse
il

stringendo a Milano Ira

Visconti ed

Amedeo,
di

nella quale

primo sarebbe
il

stato tentato a

promettere
chiarire
alti
il

aiutar

l'altro a combattere

Monferrato.
il

che mi necessario prendere addietro


questo capo

Glo toccando
della

che dovevano essere memorati nel secondo


di
,

numero

seconda parte

e che ho a bella

posta taciuti

per farne qui corpo di storia.


zione degli
atti

citer a pie di pagina la staal dire

che mi daranno materia

perch

essi tutti
di

portano

l'indicazione gi avvertita.
n.

Archivi

Camerali, o

Stato, Galleria G.''%

144. P." 2. (n. 194 dell'Inventario).

Sul finir d'aprile 1434 Emanuele Sicco segretario di Filippo Maria Visconte comunic al suo signore una lettera di Savoia per cui sapesse che Saluzzo Manfredo maresciallo di Savoia e il
segretario Bolomier sarebbero
affari di stato
iti

a trattare con lui di parecchi


Il

da parte del duca Amedeo.


il

Visconte

lieto

ne

scrive a Savoia

4 maggio e

fa ressa

perch presto vengano


il

ch'ei

li

desidera, posto che di Nicodo da Mentono


di
lui

quale do-

veva risiedere presso


udito parlare.
il

piacere di

quelle amorevoli istanze


il

Amedeo non ha pi Amedeo rispondendo


Monte Cenidi

13 avvis che
che
il

Saluzzo gi prendeva

la via del

sio, e

Bolomier e Pietro Marchiandi presidente

Savoia,

ch'egli aggiungeva al Bolomier, passavano al San Bernardo per


unirsi col maresciallo in Ivrea ed essere prestissimo innanzi a
lui.

Giunsero

difatto in

Milano

il

luned 31 maggio (incontrati a


all'al-

Binasco dai consiglieri del Visconte) ed entrati alloggiarono

bergara del Cervo. Erano state date loro queste istruzioni:

(1)

Arcti. di Corte. Galleria G.^a, n.


di

144 gi citata, e Arch. delie

Riformag.

Firenze, Classe

X,

n. 31.

DI
a

STORIA PIEMONTESE

255

Primo portandi ligam per dominum Franciscum de Tho dominum nostrum ducem atlributam una cum liltera dominio Venelorum dircela
matis minulatam,potestalemque eisdcm per

per proceres et perilos advisa.

Item post reverenciam

et

recommendaciones

in lalibus op-

portunas esplicare

memorato domino duci palernos

affectus

((

quibus prelibatus dominus noster statura

suum

conservare

continue speculatur per modos quos polerint decenciores ipsum

in parte alias practicatas.


((

dominum ducem inducendo ad mutuas donaciones in loto vcl Que si locum habere non possinl ve uiendo ad formam diete lige proni ad commodum et securita
tem
prefati

domini nostri eisdem videbitur decentius facienillius

(f

dum. Et per

medium tendendo ad obtinendum


sint et

remissio-

nem

terrilorii

Vercellarum ultra Cervum Crescentini, Roche


demolicionera Monachi.
et

Cillierie si

iam remissa non

Item eciam ad remissionem gubernii Astensis


eis

aliorum

que

videbuntur exquirenda.

Item ubi de auslio per

dominum impendendo

tractabitur

bono modo tendant ut domina duchissa congruencius tractctur et auxilium pr hoc anno differatur maxime ut hoc medio
reduci aut alias
flecti

valeat

dominus marchio. Et ubi ipsum


montes

subsidium impendendum diuciusdifferri non posset temptetur


ut contentetur de auxiiio stipendiariorum domini ultra

conducendorum. Item sedule adverlalur circa tutelam Nycie

et

securitates

que convenienter haberi poterunt ne


a

in

fulurum resipicatur

a promissis.

nostro noliGcelur

((

Rebus autem usque ad conclusionem practicatis domino anlcquam congludatur. Dum autem domino nostro visura fuerit ad concludendum premictatur litem Vcnetis habita

tamcn prius

a duce securitate captato

termino

concludendi.
Si obtineri posset ex liga nomine domini per dominum comitem Gebennensera fieret dominus noster hoc magis acceptum haberet quara postquam opporteret per ipsum dominum nostrum confirmari.

ci

ci

Si subsdiura

pecuniarum queriretur excusetur dominus

f(

noster tara super expensis sustentis quara pr regina subslinendis. Ubi antera hoc faciendo

magna commoditas

offerretur

domin( notificctur.

'i5(i

DIClllAKA/lONE DI DOCUMENTI
((

Si

Jc

liga Rcgis Ludovici

el

ducis Burgondie quicquam


fieri vellet.

appcrialur scialur quicquid propter hoc faceret ci

Et do omnibus dominus noslcr sepies advcrtatur

Appena
<;opia
silea.

scavalcali

all'

albergo ecco un Rufo corriere di Sa-

voia che reca loro


di

una

lellcra del

un dispaccio imperiale Papa comanda


il

dell' 11

Duca per la quale hanno maggio datalo da Bail

L'imperatore sdegnalo per ci che


il

Visconte ostilmente

oper contro

Savoia
di

di

prender

1'

armi
avvisa

in
i

favor della Chiesa conlra

duca

Milano.

Amedeo

suoi legali di trattare le cose per

cui furono spedili

come

se
di

nulla sapessero di

quel dispaccio;

ma

di star sull'accorto

usare

di

esso, mostrandolo anche al Visconte

quando venisse

opportunit e potesse fruttare alcun bene.

con qual

E i legali che sanno uomo abbiano a trattare, ordiscono tra loro il da farsi man mano secondo le circostanze. Fu lunga faccenda ma degna
essere nota in ogni sua parte: perci seguendo
il

di

giornale
condotta.

di que' diplomatici paleser

come

fu e
il

con quali
giorno

artifizi

L' udienza

ai

Savoiardi fu data

di la

mercord due
parola al Pre-

Giugno. Ricevuti con molto onore lasciarono


sidente
:

e questi

disse al

Amedeo
quanto
si

parlato lo

Duca per ninna ambizione avere scorso anno di mutue donazioni, ma per si,

curezza e difesa dello


il

stalo
Io

di

Milano che

gli

sta

cuore
piacer

proprio, che

avvisava com'egli per accidenti varii


,

era tolto dalla lega coi Veneziani


il

che per sapere

il

suo e

da

farsi

il

duca

di

Savoia aveva mandato loro


lui

al

duca

di Milano.

Perci

essi

pregavano

Duca

di

voler

destinare

sue confidenti persone colle quali operare per mettere in sicuro


l'onore e
li
((

gli

stali

delle

due

parli.
hiis esse valde

Duca

moslrans se ex

contentus

maxime

de dissolucione

Venelorum
si

sed non Florenlinorum et hec au-

'(

diendo per brachium lenebat dicens quod res hec sanctissimo

t(

temebuntur.
leresse quia

Et

aliquid supersit discrepans ipse

vult in:

omnimodo ipsam

intelligenliam vult fieri

nomin suoi
gli sostitu

legali Nicol Piccinino, e perch'egli era lontano


,

Giannanlonio suo figliuolo, Ludovico Croio


il

Guar-

niero da Castiglione

quale allora malato doveva essere rap-

presentalo da Franchino di Castiglione.


II

d stesso si

accontarono

legati delle

due

parti

gli

uni

per pi largamente spiegare

le

commissioni

gli altri

per udire

Di

STOUIA PIEMONTESE
;

257
in sero che
Grotti

e riferire al duca Filippo Maria

il

successivo,
,

gi

gli

ambasciatori

di

Savoia erano a letto

il

chiese

da parte del duca Filippo maggiori schiarimenti sui poteri loro.


Il

quale Grotti segretario confidente

del

Duca ebbe
le

poi

gran

parte in questo trattalo che quasi da s condusse in mezzo alle


infinite difficolt

che poneva
i

il

suo padrone e

astuzie

colle

quali

si

sostenevano

Savoiardi.

Gominci

il

Grotti la mattina

come privata persona al Bolomier, e come privato gli spieg ad quid mutua donacio petebatur commodumque quod afferre 'poterai et alia motiva quibus ipse pocius ad hec quam nos cio lui Bolomier che parla
del venerd a parlare

questi similmente

compagni
pure
,

incitari debebal. Manifesta era

l'

ingordigia di Sa-

voia:

se fosse

avvenuto quel che Amedeo desiderava e proforse avuto n Francesi

curava
gnuoli
,

l'Italia

non avrebbe
,

n Spa-

n Tedeschi

altri

stranieri

mai

forse tutta la parte

superiore del bel paese avrebbe composto un sol regno illustre


e potente.
Grotti

tempi erano forse maturi

ma

quello
al

che

il

ricevette

come

privato

rifer

quale ufficiale

Duca

il

Duca mandllo
lasciata stare la

a rispondere agli ambasciatori di Savoia

che
gli

donazione mutua
aprissero

la

quale per pi ragioni

sembrava esosa

gli

come

private persone e amici


riport
il

suoi altra via di trattare.

tale

inchiesta

Grotti in

sant'Ambrogio, dov'erano passati ad ospitare que'di Savoia essendosi

ammalato

il

Presidente. Risposero essi che della mente


il

del loro signore


di assisterlo

erano sicuri,
i

quale intendeva assolutamente


di

contro

Veneziani e
le

esporre per ci

proprii
si

parenti e lo stato purch


finissero
;

proposte cose in

buon tempo

e se

non

gli

piaceva trattare della

pensasse egli stesso

d' altro

che fosse
di

mutua donazione per piacere al Duca loro


de' quali

signore, alla
desidera di

casa e

ai

sudditi

Savoia
il

nel

resto

giovarsi. Partito e
al

tornalo
il

Grotti
li

fu

conchiuso

che

la

dimane entrerebbero

Duca

quale

voleva a colloquio.
al

Entrarono

difatto alle sedici

ore della domen