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SCRITTI
DI

STORIA LEnERARlA E POLITICA

II

BENEDETTO CROCE

LA

RIVOLUZIONE NAPOLETANA

DEL

1799

BIOGRAFIE, RACCONTI, RICERCHE


TERZA EDIZIONE AUMENTATA

GIUS.

BARI LATERZA & FIGLI


1912

TIPOGEAFI-KDITOEl-LIBBAI

PBOPBEET LSTTEKARIA
A

NORMA DBLLE VIGENTI XBGGI

Stampato in Trani, col

tipi della Ditta

Tipografica Editrice

Vecchi e C.

all'amico

GIUSEPPE OECI
IN

RICORDO DI COMUNI STUDI GIOVANILI

PREFAZIONE ALL'EDIZIONE PRECEDENTE

fatti

accaduti in Napoli nel 1799 sono una delle


e,

parti pi note,

quasi direi, pi luccicanti della mo-

derna storia
Chi
larit,
si

d' Italia.

faccia a cercare le ragioni della loro popo-

e del vivo interesse che


tal

si

accinga a

duta storica,
rono
la

hanno sempre destatp, esame con qualche ampiezza di ves'accorge subito che quei fatti non fula catastrofe

uno svolgimento importante e originale. Nello stesso anno Novantanove i pi accorti patrioti chiamavano la loro rivoluzione una rivoluzione passiva ; e il Saggio
conseguenza o
di

stoHco di Vincenzo

Cuoco doveva poi


un vivo

illustrare larga-

mente questo

giudizio. C'era in Napoli,

parti d'Italia e d'Europa,

come in altre movimento d'idee


so-

e di fatti contro

resti del

feudalismo, laico ed ec-

clesiastico, e l'aspirazione
ciale,

a un maggior benessere
la quale,

con l'appoggio della monarchia,

da oltre
del

un mezzo secolo, era entrata risolutamente nella via


delle riforme.

La mutazione

d'indirizzo politico

vili

PREFAZIONE ALL'EDIZIONE PRECEDENTE


di

governo, pel contraccolpo degli avvenimenti


cia,

Fransi

non poteva non contrariare


dei

alla
i

lunga ci che
di

dice lo spirito

tempi, ossia

sentimenti

una

grande e miglior parte della popolazione. Senonch,

immediatamente, solo un piccolo manipolo


ad atteggiamento
ostile, e

fu spinto

trov alleati nei giovani e

nei malcontenti d'ogni sorta.

E una

societ

segreta,

sorta per istigazioni francesi, raccolse insieme le forze


rivoluzionarie, che and disciplinando.

Ma

intervenne
cospi-

pronta, severissima, la repressione; molti dei

ratori furono colpiti con la morte, col carcere o


la relegazione; altri

con

scamparono con
francesi.

la fuga,

recan-

dosi in Francia e poi nelle citt italiane via via con-

quistate dalle armi

Napoli, non

si si

pot
se-

tentare nient'altro di concreto; e per quanto

guitasse, da parte del governo, a sospettare, a carcerare, a processare, tutta quell'attivit


di tribunali statari riusc vana, per
di

poliziotti
di
di

mancanza

ma-

teria su cui lavorare.

Ci

volle
gli

un intreccio

comdella

plicazioni

internazionali:
dell'

interessi opposti

Francia e

Inghilterra ad assicurarsi l'unadi fronte


relazioni di

all'altra favorevoli
Sicilie, e

commercio con

le

due
dai

la

Francia ad escludere
cui

l'Inghilterra

porti napoletani, in

questa trovava appoggio ed


militari

aiuto per

le

operazioni

nel

Mediterraneo;

fatta provocare, dall'inconscio


rie di

una guerra provocata stoltamente, o perfidamente re di Napoli; una sesconfitte, nelle

quali rifulse

in

modo

classico

l'insipienza di

un dotto

ufficiale austriaco,

che poi dola

veva riuscire esiziale anche alla sua patria;

con-

sequente occupazione francese; tutte queste e simili

PREFAZIONE ALL'EDIZIONE PRECEDENTE

IX

complicazioni ed

avvenimenti inaspettati

ci

vollero,
nell'Ita-

per dar vita a una repubblica democratica


lia

meridionale.

quella repubblica, passato


e di sbalordimento,

il

primo momento
verit,

di

entusiasmo

si

trov senza radici

e senza forze.

tradittoria e disperata. Essa

La sua situazione era, in non poteva

con-

sostenersi se

non a patto
ressi,

di

formare intorno a s una rete d'intela


li-

con l'abolizione totale del feudalismo, con

quidazione della propriet ecclesiastica, col garantire


le

carte dei banchi, e col fare


si
il

insomma

tutte quelle

mutazioni che
pizie,

compirono

poi, in condizioni pi prola

durante

decennio francese e costituirono

base del governo murattiano. Per ispiegare questa attivit, aveva bisogno di un esercito, che la difendesse e garantisse, e
saria.
le

procacciasse la calma neces-

Ora, l'esercito non

poteva crearsi subito con


o,

forze nazionali, che o

non erano mature

come

le

plebi delie citt e delle

campagne,
il
i

le

si

erano volte
di

contro. Unico appoggio, dunque,

corpo

occupaa

zione francese, che aveva aiutato

patrioti a procla-

mare

la

repubblica,

come

essi

l'avevano

aiutato

penetrare in Napoli, e alla cui

ombra

il

nuovo Stato
quel corpo
sul

avrebbe dovuto crescere e


di essere

rafforzarsi.

Ma

francese, fuori delle linee militari,

sempre

punto
con

richiamato sui teatri delle guerre europee,


e,

era un

appoggio precario;
le

d'altra

parte,

le

contribuzioni, con
gli

spogliazioni
le

d'ogni

sorta, con

arbitri,

attizzava
la

insurrezioni
di

delle

Provin-

cie e
Il

impediva

formazione

un esercito nazionale.
recavano pericolo
di-

suo restare e

il

suo partire

X
verso,

PREFAZIONE ALL'EDIZIONE PRECEDENTE

ma

eguale \ In verit, se

patrioti di

Napoli
e

avessero

avuto

piena

coscienza

della

situazione,

avessero seguito T istinto della propria salvezza, una


sola linea di
ritta: fare ai

condotta

si

presentava semplice e dii

francesi ci che, poco dopo,

francesi,

quando gno di

il

loro interesse lo richiese, non ebbero rite-

fare ad essi: abbandonarli, e intendersela coi

propri sovrani.

Per fortuna,
listi

patrioti di Napoli erano grandi idea-

e cattivi politici.

Nessuno pens a tradire

fran-

cesi, e

a entrare in trattative coi sovrani; moltissimi,

amanti disinteressati della repubblica, erano pronti a


difenderla sino all'estremo, e qualunque cosa accadesse. Cosi tennero in piedi, anche

dopo

la

partenza

dell'esercito francese, la loro barcollante repubblica,

tra illusioni smisurate e piccoli effetti, propositi arditi

e mezzi

deficienti:
la

una

vita che oscill tra la

comfine,

media

tragedia, finch

quest'ultima, alla

prevalse.

La repubblica cadde.
i

Ma

se

patrioti di Napoli, per

il

loro

idealismo,

la loro ostinazione e la loro

mancanza

di senso

po-

Di

ci si

rendeva ben conto

lo

Championnet, un generale repub-

blicano in cui viveva ancora tanta parte delle idealit dei primi anni
della rivoluzione francese.

Ma

dallo

Championnet
le

si

pass al cinico

Macdonald, per discendere via via


Sulle idee dello

fino al venale e traditore

Mjan,

Championnet

si

possono vedere

notizie date dal

203-208; e cfr. tra


litique

Saint-Albin, Championnet, 2.^ ediz., con documenti, Parigi, 1861, pp. i doc, pp. BlO-21, lo scritto Essai sur le systme po-

genn.

la campagne de Napes, in data del 12 nevoso (2 dovuto a un francese, che appare onestissima persona e assai esperta nelle cose d'Italia, e dove si prevedono in gran parte

suivre dans
eh'

'99),

mali che accaddero. Sui quali succose notizie

si

hanno

nel Pigna-

TELLi, Apergu historique, Berne,

an IX, pp.

43-50.

PREFAZIONE ALL'EDIZIONE PRECEDENTE


litico,
sti

XI

andarono incontro a certa rovina, furono quefatti

stessi

circostanze

che salvarono

il

frutto

dell'opera

loro. Nella

storia,

grandissima

ci

che

potrebbe dirsi
specie

l'efficacia
vi
si

dell'esperimento non riuscito,


la

quando

aggiunga

consacrazione
fallito

di

un'eroica caduta.

E quale

tentativo

ebbe pi
ri-

feconde conseguenze della Repubblica napoletana del

Novantanove? Essa servi a creare una tradizione


ridionale. Si potrebbe istituire
tiva sui superstiti e
i

voluzionaria e l'educazione dell'esempio nell'Italia me-

una ricerca assai istrutfamiglie acquisterebbe

discendenti dei repubblicani del


delle

Novantanove:
il

la

storia

carattere di storia sociale. Essa, mettendo a

nudo

le

condizioni reali del paese, fece sorgere

il

bisogno

di

un movimento rivoluzionario fondato sull'unione


il

delle classi colte di tutte le parti d'Italia, e gitt

primo germe dell'unit italiana; mentre spinse i Borboni ad appoggiarsi sempre pi sulla classe che li
aveva meglio sostenuti in quell'anno, ossia sulla plebe,

trasformando

via via

l'illuminata monarchia

di

re

Carlo Borbone in quella monarchia lazzaronesca, poliziesca e soldatesca,

che doveva

finire nel

1860 K Essa,
i

finalmente, dette ai liberali italiani

moderni

primi
diffi-

rudimenti della saggezza politica, insegnando a

dare delle parole dei


ci

governi stranieri, quando non


l'aiuto

modo

di

assicurarsene

con

ricambi di

utili e di

servigi. Cosi, per eff'etto del sacrificio e delle

Si veda, tra le parecchie lettere di


al

cenna

programma

del

nuovo

stato borbonico, quella del 23


stor.

Maria Carolina in cui si acmaggio


nap., V, 567).

1799 al cardinal Ruffo {Carteggio, in Arch.

XII

PREFAZIONE ALL EDIZIONE PRECEDENTE

illusioni dei patrioti, la

repubblica del Novantanove,

che per s stessa non sarebbe stata altro che un aned-

doto, assurse alla solenne dignit di


storico.

avvenimento
Italia.

ad essa
le

si

rivolge ora lo sguardo, quasi

a cercarvi

origini sacre della

nuova

Ma un'altra
la

ragione

si

aggiunge

alla prima, e spiega

fortuna e la divulgazione, anche internazionale, che


fatti.

hanno avuto quei


zio di

raro che, in cosi breve spa-

tempo,

si

trovino affollati e mescolati tanti av-

venimenti e tanti personaggi straordinari e caratteristici.

Esaltazione utopistica dei repubblicani, e fanadi plebi

tismo

guidate da istinto infallibile dell'utile


di

loro immediato; esempi

eroismi di

bont

di

ge-

nerosit, e feroci violazioni d'ogni piet e d'ogni giustizia; sottili

accorgimenti

politici, e

l'

impreveduto
le
i

a ogni passo; e poi, sullo stesso suolo,


Napoli e

pi

varie

nazioni, francesi e inglesi, turchi e russi,


di
le

lazzaroni
i

masse

dei

contadini di Calabria; e

pi diversi e straordinari individui: un re e una regina, l'uno e


l'altra, nel

loro

genere, eccezionali;

il

pi grande degli ammiragli inglesi, emulo di

Bona-

parte sui mari, e un cardinale, capo di masnade. Questi

personaggi, queste passioni, questi contrasti non


la curiosit; svegliare
il

potevano non attirare


sione e

desi-

derio dell'analisi psicologica; promuovere la


il

discus-

giudizio morale.

E
si

alle

molte storie che

hanno
serie

trattato di quei fatti


di

aggiunta

una lunga

opere artistiche, drammi, romanzi, pitture,

quasi a prova di questo interessamento della fantasia


e del sentimento.

PREFAZIONE ALL'EDIZIONE PRECEDENTE

XIII

II

Appunto

la

maggior parte

dei libri scritti su queatti d'istrut-

sto tratto di storia

rendono aspetto degli

toria e di dibattimento di

un gran processo. Abbon-

dano

le

accuse e

le difese, e

non sono mancati neppure


Il

gii avvocati in

titolo,

borbonici e liberali.

materiale

dei fatti ora raccolto in

gran copia e ben vagliato.


politiche e delle

Ma

l'intrusione delle tendenze

im-

pressioni sentimentali mantiene ancora qualche tur-

bamento intorno ai criteri del giudizio. appena necessario ricordare che ogni fatto storico pu essere oggetto di una doppia misurazione, o
doppio criterio: l'ovvio criterio morale, e quello pro-

priamente storico.
e convinzioni

Il

primo
il

si

fonda sui principi

ele-

mentari del giudizio etico,


intorno ai

secondo sulle persuasioni


della
storia e al

fini

corso

del progresso. Cosi, per


altro periodo
di

togliere

un esempio da un
stessa storia
i

storia e

anzi della

di

Napoli, nella lotta tra Ferrante d'Aragona e

baroni,

da un punto
presentava

di vista liberale o progressista


i

Ferrante

aveva ragione e
il

baroni avevano torto: l'uno rapaltri


il

progresso, gli

regresso; l'uno

voleva fondare la monarchia assoluta sulla forza delle


citt e sullo
gli altri

svolgimento delle
se poi

arti

e del

commercio,

volevano continuare l'anarchia e la barbarie

feudale.
nostri,

Che

ci

fosse ancora qualcuno, ai tempi


il

che vagheggiasse

feudalismo come forma

ti-

pica della vita sociale, evidente che per lui

le parti

XIV

PREFAZIONE ALL EDIZIONE PRECEDENTE


i

sarebbero invertite, e
re Ferrante
la

baroni avrebbero la bella, e

parte

brutta.

Ma non
meno

per
leali

questo

il

giudizio morale sui mezzi, pi o

e legit-

timi, che l'uno e gli altri usarono, verrebbe a mutarsi.

Ora,

si

noti bene, la

condanna della reazione bor

bonica del

Novantanove

una

delle

pi fiere conla

danne morali, che abbia pronunziato

storia.

Si,

certo, le nostre simpatie personali sono per quei vinti

contro quei vincitori: sono pei precursori dell'Italia

nuova contro

conservatori dell'antica: sono pel flore

dell'intelligenza meridionale contro l'espressione mas-

sima dell'oscurantismo internazionale. Ma, per quei


vinti e contro quei vincitori, ci , di pi, la ribellione

del nostro sentimento etico; e la

condanna non

qual-

cosa di vano o di superfluo, non un postumo infierire:

una

quelle colonne infarai che la civilt


i

deve innalzare per ricordare


sarie lotte sociali,

limiti che, nelle neces-

non

lecito calpestare,

da chi non
ragioni dei
del diritto

voglia trarsi fuori dell'umanit.

Invano
sovrani e
i

s'invocarono,

dai

legulei, le
le

doveri dei sudditi e

norme
ai fatti

positivo, che
diritto

non sono applicabili


classi di

che questo

superano e contestano. Le
tra le varie

lotte tra sovrani e

sudditi,

un popolo, debbono
battaglie, in
il

paragonarsi a
cui
il

vere e proprie guerre e

vincitore cerca di rendere


in

inoffensivo

vinto.

Ma,
testo),

queste repressioni

civili,

come
(e sia

nelle guerre

e nelle battaglie, c' un'illusione

pure un pre-

che rende o realmente scusabile e rispettabile, formalmente incensurabile, chi combatte e vince,

chi

opprime ed uccide:

l'illusione, o la finzione, di

PREFAZIONE ALL' EDIZIONE PRECEDENTE

XV
la

operare pel bene generale, per un alio dovere, per


volont del cielo.

Questa credenza o questa pretesa ha


gica,
e

la

sua lo-

non pu

conciliarsi

con

la

violazione delle

regole elementari della giustizia e della piet.


possibile proclamarsi punitore in
zia divina (punire
i

Non

nome
e a

della giusti-

ribelli a Dio
e,

me

come

scriveva re Ferdinando),

nel

tempo

stesso, infranle

gere

la

parola data e

fatti

giuramenti e

consu-

mate capitolazioni, formare tribunali di sangue, prendendo sfacciatamente i cosiddetti giudici di tra pari

tigiani

meno

scrupolosi

(gli scelti

ministri sicuri

come diceva lo stesso re); e ria, mandando a morte, non


politica,

infierire,

dopo

la vitto-

pi per alcuna necessit


personali.

ma

per saziare odi e vendette


di

accompagnare quest'orgia
inverecondo
di

sangue

e di sevizie,

non

gi col cupo fanatismo del despota,

ma

col

ghigno

un carnefice pulcinella, che tripudia


L'illusione squarciata, la finzione

nell'opera sua.
svelata,
il

vincitore diventa un assassino, la guerra

un

delitto

comune.

La
si

ricerca dei responsabili della sanguinosa rea-

zione borbonica del 1799 stata fatta; e l'istruttoria

pu
i

ormai

considerare

compiuta.

Lasciamo da

parte

consiglieri per cortigianeria o per esaltazione,

e gli esecutori secondari, e quelli pi o


scienti, e
il

meno incone dispo-

canagliume

eh'

sempre pronto

sto a

tutto ^

Ma

grandi

responsabili

restano tre;

La questione

della capitolazione dal lato storico e giuridico

pu

dirsi risoluta dallo

Huffer, che ne ha trattato nel modo pi com-

XVI

PREFAZIONE A LL EDIZIONE PRECEDENTE

re Ferdinando,

Carolina d'Austria e

fatto
il

il

Nelson.

re

Ferdinando
dolo

si

forse troppo

onore chiamansupporre,

un

tiranno;

che farebbe

per lo

meno, l'ambizione della forza e del potere. Egli pensava alla caccia, alle femmine, alla buona tavola; e

purch
a

gli si lasciassero fare le dette cose,

era pronto

intimare

la

guerra,

fuggire,

promettere, a
ri-

spergiurare, a

perdonare e ad uccidere, spesso


bizzarro
critico
'.

dendo
di
lui

allo spettacolo

Il

Nelson, scrivendo
perdita del
filosofo,

nel

momento

della

regno
a phi-

e della fuga in Sicilia, lo

chiama un

losopher] e giacch, per una serie di curiosi passaggi


e mediazioni,
la

parola filosofo ha anche, vol-

garmente,
nostro, la

il

significato

che

solo

conviene

al

caso

denominazione pu
sono
fatte, in

restare. Della

regina

Carolina

si

tempi recenti, molte difese,


alla

che

si

spingono

non solo

completa giustificasi

zione,

ma

anche all'ammirazione. Come


oltre le

possa giu-

stificare

una donna che,

scorrettezze e tur-

pleto ed equilibrato.

Qualche buona osservazione

e rettifica

si

pu

vedere nel recente opuscolo di Robby Kossmann, Lord Nelson und der

Herzog Franz Caracciolo^ Hamburg, 1895 (nella raccolta di conferenze


pubbl. dal Virchow e dal Wattembach), pp. 19-24.

noto che

il

cardinal Buffo ha guadagnato in questa revisione; ed

Emma

Lyons
af-

appare un semplice portavoce del Nelson


fatto secondaria, e

e di Carolina,

con parte

non senza lagrimette

di piet sulla sorte delle vit-

time.

Tra

personaggi della reazione ce n' qualcuno assolutamente

rispettabile,

come quel diplomatico Antonio Micheroux, che

fu

il

vero
cui
star,

ideatore della benigna capitolazione conclusa coi patrioti, e

la

opera stata ora degnamente illustrata dal Maresca (in Ardi.


nap., voli.
1

XVIII

XIX).
la

Si

veda (per citare un esempio)

sua lettera

al

Ruffo

dell' 11

aprile 1799 (in Dumas, I Borboni di Napoli, voi. di Documenti, pp. 231-2).

PREFAZIONE ALL' EDIZIONE PRECEDENTE


pitudini della vita privata, stata clta in
di

XVII

una serie
so-

menzogne

flagranti e di

violazioni d'impegni

lenni presi

sull'onore e sulla fede, io

non riesco ad
rie-

intendere \ Circa poi all'ammirazione per la sua energia e pel

suo ingegno, confesso che anche mi


oscura,
fin

sce abbastanza
e l'ingegno tezza
e
la'

quando almeno l'energia


con
l'irrequie-

non diventino tutt'uno


chiacchiera.
Spirito

torbido,
e

non

ebbe

n elevatezza mentale, n accorgimento


e fece di

prudenza;

continuo

il

danno suo
della

e di
vita,

tutti.

E vero

che, negli

ultimi mesi

sua

dopo molte-

plici lezioni dell'esperienza, ella

diceva che, se avesse


si

potuto
in

ricominciare a
affatto

regnare,

sarebbe condotta
colpo
ricomin-

modo

diverso; ma, per fortuna, un

di apoplessia, ad

Hetzendorf,

le

impedi

di

ciare.

Pi
il

difficile

giudicare l'opera

di
le

un uomo come
sue facolt alla

Nelson, forse non pari in tutte


militare

genialit

che possedeva,

ma

dominatore e

1 Anche di fuori del periodo del '99, basterebbe ricordare l'indegna commedia dei due trattati del settembre 1805 (cfr. Maresca, I trattati ecc., in Arch. sfor. tiapoL, XII, 1887, pp. 589-698), in cui impegnava

la

sua

parole sacre

la

sua

parole d'honneur
la

>

per ingannare Napo-

leone,

mentre trattava contemporaneamente


con
la coalizione; e le
il

neutralit con la Frani

cia, e l'alleanza

infami congiure e

tentati asesela

sassini del decennio e

combattere per briganti. Sul furto fatto

guire da

lei

delle carte dell'ambasciatore francese


il

Mackau,
le offese

si

veda

sua confessione, e quasi


{Carteggio^ ed.
provato

suo vanto, in una lettera ad

Emma

Lyons

Palumbo,

p. 211).

Come

vendicasse

personali,

Gorani, e
paeselli e
italien

da quella compagnia di assassini che mise alle calcagna del che perseguitarono lo scrittore democratico per non so quanti

campagne

della Svizzera! (cfr.

Marc-Monnier, Un aventurier

du siede

dernier, Parigi, 1884, p. 244 sgg.).

XVIII

PREFAZIONE ALL' EDIZIONE PRECEDENTE


di

creatore
attingere

grandi

fatti,

dai

quali non

poteva non
operasse

serenit e

superiorit.
delle

Che
di

egli

sotto la suggestione
delle preghiere di

moine

Emma

Lyons

Maria Carolina, sembra da esclu-

dere: al pi, quelle moine e preghiere potettero avere

sull'animo suo un'efficacia secondaria. Parrebbe piuttosto che l'odio dell'inglese, contro
partigiani, lo
i

francesi e
at'ti

loro

accecasse e spingesse ad

selvaggi
suoi di-

e sleali; e

il

vedere qualcuno degli


il

ufficiali

pendenti,

come
tali

capitano Trou bridge,

gareggiare
in

con

lui

in

sentimenti, potrebbe

confermarci
fatta,

questa idea. Un'altra ipotesi stata


terebbe in diversa luce
son. Si detto che egli
il

che met-

carattere e l'opera del Nel-

ubbidisse ad ordini

segreti

del governo inglese, che volevano perpetuare nell'Italia

meridionale

l'antitesi e la discordia

tra

sovrani

e sudditi, in

modo che
queste
pei

l'Inghilterra

avesse sempre
valersi

un piede

in

regioni, e potesse

delle

due
vere

Sicilie

suoi

scopi

commerciali e
con
la

militari.

Nelson, che spir a Trafalgar

parola dodi

sulle

labbra, avrebbe

compiuto uno
la

quei

terribili doveri,

che rendono cosi dolorosa


spesso
ragioni

condidi
fatti

zione

del

militare,

strumento puro

impuri.

Non

tutte le

addotte a conforto di

questa ipotesi mi paiono sostenibili; ma, certo, essa

spiegherebbe
alla

molte

cose, e

me

tornano

innanzi

mente le fredde parole con le quali lord Grenville nel parlamento inglese rispondeva all'attacco che se il del Fox per la violata capitolazione:

cardinal Ruffo aveva avuto ragioni lodevoli per con-

cludere

quel

trattato,

il

Nelson ne aveva avuto

di

PREFAZIONE ALL'EDIZIONE PRECEDENTE


migliori

XIX

ancora per romperlo! K

Data come ac-

certabile questa ipotesi, la responsabilit del Nelson


si

ridurrebbe, in parte almeno, a quella della politica


volta, per
i

inglese, e quest'ultima, a sua

gran parte,
dalla

alla condizione obiettiva che mette

popoli gli uni

contro

gli altri,

con

la

prosperit che nasce

rovina e la

rovina dalla prosperit. E,


le

come

capita

spesso a chi indaghi


ni,

cause degli avvenimenti umadi

dove credevamo dapprima

trovare

l'arbitrio

degli individui, urtiamo nella necessit delle cose.

Ili

Le pubblicazioni antiche e recenti, italiane e straniere, sui fatti del Novantanove sone copiosissime:
e
si

potrebbe quasi dire che


pi

la storia di

quel periodo

non

da

fare, se

questa frase potesse avere mai


cui le

piena

applicazione in fatto di storia, in

mu-

tazioni dei punti di vista per effetto degli interessi e

delle esperienze dell'ora

presente,

rendono necessa-

L'opinione anzidetta sostenuta con molto acume da M. Kossr,


luce risultante dai

Nuova
le

veri fatti avvenuti in

Napoli pochi anni prima

del 1799, Firenze, Barbra, 1890, pp. 308-335, e passim.

Noter che tra


delle navi na-

prove addotte dal Rossi non mi sembra abbastanza esatto ci ch'egli


(p.

dice

288) della parte


(cfr.

avuta dal Nelson nell'incendio


350
n);

poletane

le

notizie raccolte
il

su questo punto dal Franchetti,

Storia d'Italia dopo

1789,

p.

n sicura

la versione ch'egli

accetta della morte del corriere Ferreri, pp. 287-8; troppo benevola

mi sembra

la

sua interpetrazione delle parole del feroce Troubridge,

pp. 318-9: e sarebbe stato desiderabile

un esame
i

particolare de' senti-

menti personali del Nelson contro

francesi e

giacobini napoletani.

XX
ria

PREFAZIONE ALL'EDIZIONE PRECEDENTE

una continua revisione

e rielaborazione delle

co-

struzioni letterarie del passato.

Alla massa delle pubblicazioni ho contribuito anch'io, anni sono, con le biografe ora raccolte in questo volumetto; le
di

quali

nacquero come una specie


rettoriche e

reazione alle

biografie

monotone, e
liberali.

spesso vuote, degli


anzi, nel

scrittori patriottici e

oltre
glia,

mio desiderio di obiettivit, mi spinsi tanto da vedermi proclamato, non senza mia maravisu di una rivista positivistica e radicale, come
.

affetto di pregiudizi conservatori

In questa edi-

zione

ho procurato

di

togliere

quel tono polemico

e talvolta scherzoso, che

pot dare appicco all'ina-

spettato rimprovero; pur non


tare nel

avendo nulla da

mu-

metodo Quantunque

delle indagini.
si

tratti

di scritti

composti in vari
diffcile

tempi e per varie occasioni, non sar


Nella biografa di Eleonora de Fonseca

scor-

gere tra essi un certo nesso e una certa dipendenza.


Pimentel,
si

ha un esempio

del passaggio degli scrittori regalisti

napoletani dalle idee


zionarie, e nella

monarchiche

alle idee
si

rivolu-

sua

opera giornalistica

concentrati parte

sistemi e gli espedienti di


dei

veggono governo della


Novantanove.
pi com-

migliore

repubblicani

del

Essa poi e Vincenzio Russo furono


pleti

tra

rappresentanti

di

quella

forte

generazione; e
per
la

quest'ultimo

non

meno

interessante

sua

vita che per le sue

intenzioni

socialistiche. L'episo-

dio di Luisa Sanfelice e dei Baccher l'esempio pi


terribile e scandaloso della feroce reazione, e insieme

una

storia

commovente, che sembra un romanzo.

PREFAZIONE ALL'EDIZIONE PRECEDENTE

XXI

Lo

scritto

che segue

offre

una

serie

di

notizie,

che

valgono a meglio illustrare l'attraente periodo delle


origini del

movimento rivoluzionario a Napoli; e in quello sulla domanda di grazia del Cirillo ho


fatto
il

tentativo

di

delineare la

fisonomia politica
si

di

uno

dei personaggi principali che

trovarono

al

governo della repubblica napoletana,


notevole

e eh' forse pi

come

scienziato e

come onest'uomo che come


tali

rivoluzionario ed eroe politico.

Non mi nascondo che


a trattare, sono, qua e

argomenti da

me

presi

l e in generale,

un

po' tenui;

ma, avendo una volta messi


ho desiderato
e corretta.
Napoli, giugno 1896.

in

istampa questi lavori,

di ripresentarli in

forma pi compiuta

PREFAZIONE A QUESTA EDIZIONE

Nel ristampare ancora


anni, questi saggi
col titolo
:

una

volta,

dopo quindici
in

(che furono pubblicati

volume
ho
ritoc-

Studi storici sulla rivoluzione napoletana


1897),

del 1799,
cati

Roma, Loescher,

non solo
altri,

li

tenendo conto delle posteriori

ricerche,

ma

an-

che ve ne ho aggiunti parecchi


di

che mi accadde

andare scrivendo dipoi, e

tutti,

salvo uno, per V Ar-

chivio storico

per

le

provincie napoletane, del quale


in appen-

sono vecchio collaboratore. Queiruno, messo


dice,
il

anche

il

solo che non concerna direttamente


altri,

periodo storico trattato negli

bench non sia

con esso senza qualche legame.

Ho

lasciato quasi intatta la prefazione, scritta quin-

dici anni fa,

quantunque ora non


specialmente

ripeterei senza cir-

condarlo di maggiori riserve qualcuno degli accenni

che

contiene,
si

rispetto

al
il

Nelson, sul

quale

veda, nel corpo del volume,

breve scritto
infine,
le

intorno a

un opuscolo

del

Badham. Avverto,

che non sono compresi nei saggi qui raccolti

note

PREFAZIONE A QUESTA EDIZIONE


e
i

XXIII

documenti, che inserii neWAlbo della Rivoluzione

napoletana del 1799, pubblicato da


Ceci, D'Ayala
e

me

e dagli amici
1899),

Di

Giacomo

(Napoli,

Morano,

nell'occasione del centenario di quel

memorabile

av-

venimento.
Napoli, agosto 1911.

B. C.

ELEONORA DE FONSEGA PIMENTEL


E IL

MONITORE NAPOLETANO

La letterata
(1752-1792)

lleonora E.
tra
i

de Fonseca Pimentel non pu

annoverarsi

pensatori e ricercatori originali cui spetta

un posto

nella storia di

troviamo questa nobile tempra

una determinata scienza o disciplina. Ma noi di donna sempre in prima


di lei si rifletteva la migliore cultura

linea nelle battaglie intellettuali e politiche dei suoi tempi:


nella

mente vigorosa

allora viva,

e nel suo

animo gentile acquistava calore

di

sentimento ed energia di volont.

italiana.

Venuta a Napoli giovinetta, appena pu considerarsi A Napoli la dicevano, e si diceva ella medesima
e la sua famiglia, di fresco fatta ita-

talvolta, portoghese;

liana,

conservava parentele e relazioni col paese d'origine,

e coi connazionali che

dimoravano
ci

in Napoli.

Per cause delle quali non


colare, circa la

conservata notizia partisi

met del secolo decimottavo

recavano dal

Portogallo a

Roma due
di

congiunte famiglie de Fonseca Pi-

mentel

runa
di

Clemente, oriundo della citt di Braganza,


l'altra

con

la

moglie Caterina Lopez, e

di

Maria Lopez,
tenera

vedova

Ferdinando Fonseca, con due

figliuoli di

et Michele e Giuseppe, e

un

fratello,

abate Lopez K

Da

D'x\yala, Vite dei

piti celebri capitani e soldati napoletani,

Napoli,

1843, p. 408 sgg., e Z.

Padula, Elogio funebre di Ferdinando Lopes Fon-

ELEONORA DE FONSECA PIMENTEL


e Caterina

Clemente

Lopez nasceva

in

Roma
i

il

13 gendi Eleo-

naio 1752 una bambina, cui furono imposti

nomi

nora Anna Maria Felice ^

Cominciata

la

contesa tra la corte di Lisbona e la curia


della cacciata dei gesuiti, ed inaspri-

romana per
tasi in

effetto

modo da sembrare

impossibile ogni accomodamento,

nel luglio del 1760 l'ambasciatore portoghese in

Roma

or-

dinava da parte del suo re a


che
ivi

tutti

sudditi della corona

dimoravano,

di uscire nel
i

termine di tre mesi dallo


in quell'occasione

Stato

Romano^. E
con

tra

non pochi che

prescelsero di recarsi nella vicina Napoli, fu Clemente con


la moglie,
la pccola

Eleonora, con altri due


coi
zio.

figliuoli

Michele e Girolamo, nati anche in Roma, e


nipoti, ai quali

due suoi

s'accompagnava l'abate loro

seca,

Catanzaro, 1840, pp.

8-9.

Lo

scrittore delle

Memorie

segrete,

edite

dallo Helfert, p. 140, dice che la famiglia Fonseca trov rifugio a


poli dalle persecuzioni politiche

Na-

del suo paese, essendo stato


il

il

padre

di Eleonora involto in

una congiura contro

re, e giustiziato:

donde

cava motivo di un'accusa d'ingratitudine contro Eleonora. Tutto ci

una
1

favola.

La

fede di nascita, in data del 26 gennaio, della parrocchia di


del popolo, fu ritrovata dalla signora Clelia Bertini

di S.
tili

Maria

At-

e pubblicata

nella

Nuova

Antologia,

16

agosto 1899,

p.

728.

La
se-

casa,

dove abitava
col n. 22.

la famiglia

Fonseca, quella in Via Ripetta,

gnata

2 Per non essere in queste indecorose circostanze possibile che medesimo signore abbia da conservare in Roma un ministro pubblico ed un numero di vassalli onorati e fedeli, solo per esser testimoni degl'insulti che contro la sua autorit regia e contro il decoro pontificio si sono accumulati e vanno crescendo in parole et in
il

iscritto, ecc. ecc. . I tre editti dell'ambasciatore

portoghese in

Roma

Francisco Dalmada de Mendoza, l'uno del 2 luglio, l'altro sospensivo del 4 luglio, e l'ultimo del 6 luglio, che assegna per termine

sino al mese di settembre inclusivo

si

leggono in copia in Por-

togallo. Diversi, a. 1760-2, fascio 920,

Arch. di Stato di Napoli.

I.

LA LETTERATA

Agli stranieri

si

apriva a Napoli una facile strada nella

milizia e in altri uffici; e numerosi erano in ispecie gli

spagnuoli, che continmvano un'immigrazione che durava

da

tre secoli e

ritrovavano

allora

in

Napoli
1

connaziofigli

nali venuti di recente

con Carlo Borbone.

due

maa

schi d Clemente,

un

terzo, a

nome Giuseppe, nato

Napoli nel 1764, entrarono nell'esercito; e dei due nipoti,

Giuseppe, anche militare, divenne poi generale d'artiglieria,


e Michele, datosi alla magistratura, fu giudice nel Molise

e consigliere di corte d'appello in Napoli K Nel 1777 Cle-

mente Henriquez de Fonseca Pimentel Chaves, che da diciassette anni dimorava in questa capitale con figli e nepoti, parte dei quali trovavasi

impiegata nel real servizio


le

e parte applicata al foro

dava

sue prove di

nobilt,
il

ed otteneva dal
riconoscimento

re,

con dispaccio degli 11 gennaio 1778,

agli individui della famiglia

Pimentel nati

in Napoli di tutte quelle prerogative

che dalla medesima

loro generosa nobilt

dimanano
si

^.

La giovinetta Eleonora

faceva intanto
le

notare

per

l'ingegno pronto e vivace, per

varie e sode cognizioni


la

che veniva rapidamente acquistando, e per


nel
viso.

sua facilit
all'improv-

comporre versi

latini

italiani,

anche

Nel 1768 gi ammirata come una piccola cele-

brit.
al
gli

Un

letterato toscano,

Domenico Saccenti, scrivendo


il

suo amico abate Ciaccheri di Siena,


parla di

15 giugno del '68,


di

questa
,

giovine

gentildonna portoghese

circa sedici anni

che

sa varie lingue, oltre la latina

D'Ayala, Padula,

11.

ce.

Supplica di Clemente de Fonseca del 22 agosto 1777. Si veda an-

parere della R.
la

che un diploma di re Giuseppe di Portogallo del 17 agosto 1767, e il Camera di Napoli del 23 giugno 1775, nel quale si tratta
questione del

modo

in cui la nobilt di

siderata in

uno

stato straniero. Di questi

uno stato debba essere condocumenti ho sott'occhio una

copia antica, favoritami dal sig. avv. Raffaele de Fonseca Pimentel.

t)

ELEONORA DE FONSECA PIMENTEL


fa

che molto bene intende, e


poesia
si

buone cose riguardo

alla

latina che italiana ; e promette di far sentire a

un amico

il

del

Ciaccheri, venuto in quei giorni a Napoli,


. Tre anni dopo, lo donna Eleonora, che,

talento della apollinea Eleonora

stesso Saccenti riparla della signora

piena di vivacit, talora anche improvisando dice qualche


cosa buona ; e

manda

all'amico

un sonetto

di

lei:

il

suo ritratto fatto da s stessa


giudicato

che certo egli non avrebbe


.

disprezzabile in tutte le sue parti


si

Peccato

che

il

sonetto non
facile

ritrovi pi K

Com'
col curioso
lo stesso

immaginare, fu subito aggregata a parecFilaleti

chie accademie: nel 1768 era' nell'accademia dei

nome

di

Epolnifenora Olcesamante

2;

e circa

tempo, in Arcadia, con quello pi vago di

Al-

tidora Esperetusa

dalle poesie a lei dirette,

si Il

possono

conoscere alcune delle sue relazioni letterarie.


Belforte Antonio di Gennaro,
tori napoletani del secolo

duca

di

uno

dei migliori
^,

verseggia-

decimottavo

le si

rivolgeva con

un sonetto

di esortazione e di augurio:

Eleonora, che, nel verde aprile

Degli anni vostri, pel sentier non

trito

Di Minerva movete

il

passo ardito.
il

N dumo

o sasso arresta

pie gentile,

Le due
1768,

lettere di

Domenico Saccenti

all'ab. Ciaccheri del 15 giu-

gno

da Napoli,

e del 23 aprile 1771

da Portici, sono state da

me

rinvenute nel carteggio del Ciaccheri, Bibl. Comunale di Siena, E.


VII. 20.
2

Cosi innanzi al Tempio della Gloria. Quest'accademia ignota al


sulle accad. fior, nella
citt

MiNiEBi Riccio, Cenno


stor.

di Napoli, in Arch.

napoL,

a.

IV

e V, 1879-1880.
let-

tere di Vincenzo

Mori a settantaquattro anni nel 1791. Cfr. intorno a lui le Monti al Bertela del 25 settembre, 5 novembre
e

e 3

dicembre 1779;

Signorelli,

Vicende della coltura, 2.* ediz., Napoli,

1811, VII, 210-223.

I.

LA LETTERATA
trastulli

E E
'1

donneschi

avendo a
fiorito,

vile,

d'amori e piacer calle

Seguite delle

Muse

il

dolce invito

Col gi maturo e dilicato stile;


Il

variar di stato e di stagione


rallenti quel vigor fecondo.
1

Deh non

Quel di saper desio, che v' di sprone

E un

di voi sola mostrerete al

mondo,

Che nel giugner

di gloria alle corone

L'ingegno femminil non

secondo ^

Un

letterato leccese, Baldassarre Papadia, la collocava

tra le ninfe delle sue egloghe pastorali:


la gentile

Inclita pastorella

alma Altidora,
le pietre
^.

Cosi dolce nel canto che

Pianger fa di dolcezza

Ed Emmanuele Campolongo,
teo,

il

bizzarro autore del Pro-

della Polifemelde e della MergelUna, nell'altra sua

non
seri,

meno

bizzarra opera del Sepulcretum amicabile, che con-

tiene diciannove centurie di epitaffi sepolcrali,

mezzo

mezzo burleschi per

suoi

amici e per

gli

uomini pi o

meno

chiari della societ napoletana, scrtti


in

mulandi erano ancora


volgare superstizione,
Eleonora,

quando i tucome in disfida di ogni ne componeva anche due per la


vita e
^.

musarum

regina

Poesie di D.

I,

26.

Lo

riferisce

Antonio di Gennaro, duca di Belforte, Napoli, 1796, anche il Conforti, Napoli nel 1799, 2. ediz., pp.
ul-

159-160.
2

tima. Sul Papadia


3

Baldassarre Papadia, Egloghe pastorali, Napoli, 1770: egl. cfr. Napoli Signorelli, op. cit., VII, 139-141.
Sepulcretum amicahile Emanuelis Campolongi, pars
I,

I et II,
\

Neap.,

1781,

182, II, 173.

Ecco

il

primo

Vians paidi'/per mane

hoc enim in

ELEONORA DE FONSECA PIMENTEL

Ma

la

giovine poetessa, nel primo fiorire del suo inge-

gno, non poteva non aspirare a ricevere una voce di in-

coraggiamento da colui che era considerato allora come il gran maestro della forma poetica, e che aveva destato le
sue ingenue ammirazioni e
e glorioso Metastasio.
zioni a stampa, e
il
i

suoi entusiasmi: dal vecchio

lui

mand

le
il

sue prime composi-

poeta cesareo
il

9 ottobre 1770 le rifiorita

spondeva, secondo
epistola ^

suo costume, con una assai

La corrispondenza continu per parecchi anni

tra

com-

plimenti, lodi iperboliche, invii di versi, preghiere di presentarli a tale o tal'altra persona illustre, e saluti alle jco-

muni conoscenze.

In qualche lettera par di leggere tra le

sarcophago

Eleonora Fonseca Pimentd


sui cevi cceleberrimo

tot laudibics

digna poetria
inglorio
\

ut vix

a quoquain

nedum a Campolongo

concele-

brari potuerit
1

saggi poetici, e specialmente l'epitalamio, di cui ha V. S.

illu-

strissima avuta l'obbligante cura di provvedermi, cosi per la nobile ed

armoniosa franchezza, con cui sono verseggiati, come per

la

vivace

immaginazione che gli anima e li colora, e non meno per l'abbondanza delle notizie storiche e mitologiche onde sono arricchiti, sarebbero gi degnissimi di somma lode considerati unicamente in s stessi:

ma
di

dove

si rifletta

esser queste le prime produzioni dei felici talenti

una

gentil donzella, che

del quarto lustro, crescono a dismisura di merito ed


di portenti.

ha incominciata ora appena la carriera assumono ragion

Ha

dritti del sesso e dell'et

ben Ella veduto che codesta specie d'usurpazione dei mia avrebbe potuto essere in me per avven;

tura cagione di qualche geloso rincrescimento


gegnosa,

e,

cortese quanto in-

me

ne ha somministrato l'antidoto, asserendosi debitrice della

luminosa fermentazione del nativo suo fuoco poetico all'assidua lettura degli scritti miei. Io presto ben volentieri senza verun esame
tutta la mia fede a cotesta, forse puramente
tentissimo di poter congiungere
al

officiosa, asserzione,
le

con-

dovere della giustizia che

rendo,

anche l'interesse dell'amor proprio. Continui, con progressi corrispondenti a cosi mirabili principi, a fare onore ed invidia alle sue pari
e
:

quindi innanzi costantemente mi creda,

ecc., ecc. .

I.

LA LETTERATA
di fastidio

del

linee

un po' d'impaccio e
.

poeta pel culto

troppo premuroso di quella ch'egli chiamava

l'amabilisri-

sima musa del Tago

Il

ciel

mi guardi (scriveva

spondendo a una lettera di auguri pel capodanno del 1775), il ciel mi guardi dalla peccaminosa temerit di voler prescrivere
limiti

alla

gentilezza di V. S. illustrissima nel-

l'onorarmi co' suoi caratteri;

ma mi

guardi egualmente

da' giusti rimorsi che io soffrirei se Ella defraudasse per

mia cagione le muse di quei pochi momenti di ozio che a lei rimangono, e che tante lodi a lei e a noi tanto diletto producono, cosi lodevolmente impiegati. A chi mai potrebbero non essere gratissime
in
le
il

sue lettere?

Da

quello

che

me

cagionano

io

misuro

piacere che debbono cagio-

nare in chicchessia. Prova convincente del mio appunto


quello che

mi hanno

recato,

perch procedenti da
delle

lei,

suoi felici auguri in occasione

scorse sante feste

dell'ingresso del

nuovo anno:

ufficio

per altro

che per
al-

l'enorme abuso che se n'


tro che la
tari .

fatto, ridotto a
il

non esser

vendemmia
il

delle poste ed

flagello dei segre-

Ma

perfetto adulatore risorge

subito nelle altre

coi

lamenti

per
,

la

interruzione della

cosi

invidiabile

corrispondenza
della

con

gli

scherzi leggiadri sul desiderio

Eleonora d'imprendere apposta un viaggio a Vienna


(o,

per vederlo di presenza

com'egli s'esprime

di cor-

rere dal tepido Sebeto all'agghiacciato

Danubio

solo

per

esaminar da vicino una misera anticaglia romana, che casualmente vi


si

ritrova ); o, infine, nelle proteste (e basti

quest'ultimo saggio della sua sapienza nell 'accumulare parole senza nulla dire) su questo andare:
tica,

All'ultima poe-

morale,

metafisica, seduttrice,

anzi incendiaria sua

non mi arrischiere d'intraprendere una categorica risposta, ancorch mi trovassi sulle spalle una mezza
lettera, io

dozzina di olimpiadi di meno.

Altro bisogna che


ai

il

mio
suo.

stanco ingegno, per tener dietro

rapidi voli del

10

ELEONORA DE FONSECA PIMENTEL

che, scorrendo con invidiabile franchezza tutte le pi re-

condite e disastrose regioni dello scibile, contrasta, sicuro


della vittoria, la
di
le

preminenza al mio sesso. Io gliela cedo buona voglia senza cimentarmi a difenderla; ma non perdoner per mai la soperchieria di tentarmi di vaeh '
il

nit,

debole dei poeti, sinch non mi riesca di scoil

prire qual veramente

suo e ch'io possa allora vendi-

carmi imitandola; sar forse vana,

ma

lunga certamente

l'inchiesta e difficile ; e via discorrendo ^

Che cosa sono queste poesie

di

Eleonora che

contem-

poranei, con tanta galanteria, lodano ed esaltano?

perli-

correre la serie, faticosamente messa insieme, dei rari


bercoletti che le

contengono ^

ci

viene innanzi un epita-

lamio del 1768, Il tempio

della gloria, per le nozze di Ferdinando IV con Maria Carolina; e poi un sonetto alla
figlia (1773); e

regina per la nascita della seconda


sonetti per altri

ancora

matrimoni

e per morti; e una cantata

La

nascita d'Orfeo, per la nascita


della coppia regale

del

primo

figlio

maschio

(1775);

tico Il trionfo della virt, in

un componimento drammaoccasione di un attentato alla


il

vita del
di

primo ministro del Portogallo,


(1777); e un'altra

famoso marchese

Pombal

cantata

perla venuta dei


alla

granduchi di Russia a Napoli, con un sonetto

grande
ri-

Caterina (1782); e un'altra ancora, Il vero omaggio, pel

torno dei sovrani dal loro viaggio per l'Italia (1785); un


sonetto per la fondazione della colonia di S. Leucio (1789),

Due

lettere

degU 8 marzo

1776, e

dei 22

luglio 1777 sono gi

stampate nelle Opere postume del signor ab. Pietro Metastasio, pubbl.
dall'ab. conte

D'Ayala, Vienna, 1795,

III, 201-205, 210-213.


le

Insieme con

altre

otto

degli anni 1770-1776, in Tutte

opere di P. 3/., Firenze,

Borghi, 1832, pp. 1048-50, 1088-1093. Queste relazioni epistolari col Metastasio sono diventate pel

Botta

{Storia, libro

XVIII) relazioni
>

di

amore
2

dal Metastasio lodata ed anche

amata

Se ne veda la bibliografia in

lllusfr. e

doc, n.

I.

I.

LA LETTERATA

11
defi-

ed altre cose simili.

Le quali

tutte si potrebbero

nire in brevi parole: contenuto adulatorio in forma metastasiana.

Ma, anche di sotto l'adulazione suggerita dal cattivo


vezzo dei tempi, in queste poesie
cosa che meglio risponde
si

pu riconoscere qualsvolgimento del caricordare quei

al posteriore

rattere e della vita dell'autrice.

Non occorre
allora

che fosse l'assolutismo illuminato del secolo decimottavo,

ed enumerare
i

le

cause che spnsero

generalmente
feu-

sovrani di Europa a dare la


il

mano

alla classe sociale pi


il

viva e operosa, che formava

loro sostegno contro

dalismo e contro la chiesa, e accresceva la ricchezza dei


loro stati.

Lodare

il

sovrano era, perci, un


il

modo come

un

altro di

promovere

bene dei popoli, d'incoraggiare


il

opere di civilt, di celebrare, insomma,


tempi.

progresso di quei

Le vecchie forme adulatorie

e cortigiane, in
il

bocca

dei migliori uomini di allora,

perdevano

carattere di ser-

vilismo e di utilitarismo con cui erano nate gi nelle corti


dei tiranni del rinascimento e dei principi della
italiana, e

decadenza

assumevano nuove
si

e pi nobile significato.

La cantata La
nella

nascita di Orfeo divisa in due parti;

prima

ritrae la favola di Orfeo,

mandato da Giove
da Pallade
barbarie
e
Io

a redimere gli uomini giacenti in barbarie, e


e

Venere insignito dei loro doni; senonch,

alla

succede, dopo

un periodo
il

di

civilt,

la

corruttela,

stesso dio e le stesse dee spediscono perci sulla terra

un

bambinello, eh'

neonato Carlo di Borbone,

il

figlio del-

l'imitatore di Apollo Ferdinando, e dell'emula di Calliope

Carolina ^ Tale

il

goffo

macchinario mitologico, che

la

no-

dicembre 1778 nell'epidemia del Maria Carolina per questo figliuolo (non dissimili da quelle dello Hbert contro Maria Antonietta) fa giustizia lo Helfert, M. K., Anklage und Vertheidigungen, Wien, 1884, p. 92.
1

II

principino Carlo mori

il

17

vainolo. Delle accuse lanciate poi a

12
stra
tato,

ELEONORA DE FONSECA PIMENTEL


Eleonora non ha neanche
il

demerito di aver inven-

essendo ricalcato su modelli ben noti.


si

Ma un

entu-

siasmo sincero
in

sente subito in versi


:

come

questi, messi

bocca a Pallade

Dei studi miei,


Degli ingegni sublimi, in ogni etade,

Le

sicule contrade

Sarann' ampio teatro;

Ma

l'et di

Fernando

Ogni

altra avanzer, che l'alme illustri,

Dai regi sguardi accese.


Ardite muoveranno a nuove imprese.

Propagherassi allora
Col verace sapere

La verace
Il

virtude,
valor....

e,

di lei figlio,

verace
il

Pi evidente

pensiero
il

dell'autrice
di

nell'altro

piccolo

dramma che
l'altro:

celebra

marchese

Pombal

che presi

ceduto da una lunga prefazione in prosa, dove

dice tra

Non

vi cosa pi difficile a
agli

rinvenire, n rinterra,

venuta pi piacevole
quanto
il

occhi del cielo e della

mirare un giusto re servito da saggio ministro,


il

ed ugualmente fermo
secondo, che costante

primo

in affidarsi ai

consigli
ai

del

il

secondo
il

in sacrificarsi

servigi

del primo. Imperciocch, se

re

l'immagine della Di-

vinit perch

il

distributore della giustizia e della provvi-

denza eterna,
re,

il

ministro non solamente l'immagine del


si dif-

come
i

quello per cui ogni civil ragione dal trono

fonde ne' popoli;


cui e

ma

insieme

l'immagine de' popoli, per


si

bisogni e le

preghiere di questi
dilicato

sollevano al
egli
la

trono: onde nel duplice

impiego diviene

salda base, su cui

si

appoggiano

del pari e la dignit del

regio potere e la fermezza

della pubblica felicit . Ac-

cennata questa teoria sul sovrano e sul ministro e sulla

I.

LA LETTERATA

13

loro missione etica, l'Eleonorta rifa a larghi tratti la storia

del piccolo Portogallo (

una nazione
son
figlia
),

nella quale
dallo

io

non

nacqui,

ma

della quale

scacciamento
stato cristiano

degli arabi e dal felice stabilimento di

uno

senza

il

malanno del feudalismo

fino

all'epoca delle sco-

perte e conquiste, per discendere via via al triste periodo


del dominio spagnuolo,
nell'Indie,
gli

con

gli

smembramenti

sofferti

abusi

introdotti per

seminar diftdenza e
matemati-

dividere

popoli, le lamentevoli

alterazioni intruse negli

studi, e soprattutto la negligenza delle scienze

che
i

giacch

(vi si

soggiunge) nelle nazioni illuminate

gradi di felicit son da calcolarsi in quelli degli avvan.

zamenti in queste scienze


l'opera di Giuseppe
I

E un

risorgimento

le

appare

e del

ministro Pombal,

fondatore
della pace

dell'universit di Coimbra, creatore delle arti

e della guerra, valido riparatore della desolazione prodotta


in Portogallo dal
terribile

terremoto; l'uomo, infine, per


il

cui

l'Europa imitatrice vide

regno di Portogallo dive-

nire in lei

norma

e principio d' inaspettato


si

movimento
i

Dopo questa introduzione,


la

sopportano pi volentieri
Fedelt e

la

ridda delle allegorie e delle personificazioni,

contrasti tra
il

Virt e

il

Livore, l'Invidia e lo Zelo,


e
i

la

Tradimento,
e delle Deit

cori delle Ninfe del

Tago, delle Belle Arti,

E non sembrano

marine dell'Asia, dell'America e dell'Africa! pi una pura cortigianeria le frasi, alsi

quanto comuni, con cui

lodano
il

il

re ed

il

ministro

Te serbi

Cielo a noi,

E
Il

serbi a

te,

signore,

Il fido

esecutore,

saggio consiglier.

La cantata

pel ritorno dei sovrani di Napoli ha

il

suo

punto saliente negli accenni alla formazione della marineria napoletana per opera del ministro Acton e della re-

14

ELEONORA DE FOXSECA PIMENTEL

gina e alla creazione del porto di Miseno, e nelle esortazioni,

che

il

dio marino Proteo fa a Partenope, di rivolgere


al

l'attivit

sua

mare, datore di forza e di salute ^


univa
il

col sonetto per la colonia di S. Leucio, ella

la sua

voce
longo,

(col
il

Buonafede,

il

Calsabigi,

il

Cunich,

Campoal

Mattei, l'Ignarra, e coi futuri giacobini. Clemente


Salfi)

Filomarino, Antonio Jerocades, Francesco


brata ad alcuni

coro

delle lodi che s'inton per quella legislazione, che

sem-

un codice

socialistico

in

pieno secolo

decimottavo

Owen

e dei Fourier^. In realt.

un esperimento che anticip quelli degli San Leucio era una mail

nifattura reale privilegiata, impresa nella quale

re pro-

Odi, citt regale,

Ove il valor e l'arte De le greche contrade


Crebbe, e dove trov nido e riposo
:

Natura a te compose Di fertili colline Nobil diadema al crine,

E
Il

tuo ministro a fortunate imprese

mar

ti

pose al piede;

Usa

gli antichi

esempi,

Di chiari geni erede,

'l

tuo destino ademp.


gi
'1

Te

Fenicio navigante industre

Trasse a nobile vita:

Spiega per l'acque


Navigatrice ardita;

il

volo,

E E E

gli ozi dilettosi


i i

a sdegno prendi:

faticosi spirti,

chiari studi del tuo Prence imita.

Cosi ai nativi mirti

Intrecciando per lui l'italo alloro

Sovra
2

le

regie gloriose chiome,


'1

Crescer vedrai la tua possanza e

nome.
354.

Dumas, I Borboni di Napoli, Napoli,

1862-3,

I,

I.

LA LETTERATA
le

15

fondeva parecchio danaro, e

famiglie degli operai rice-

vevano buoni

stipendi, cure speciali d'igiene, d'educazione

e d'istruzione, ed erano sottomesse ad alcune regole di

uniformit nelle vesti e nel

modo

di vita, ed, esclusi asso-

lutamente

testamenti,

ad alcune restrizioni successorie.

mente quella mnagerie d'iiommes heureux , che il marchese d'Argenson disegnava una volta di fondare. Comunque, la legislazione di San Leucio mosse le fantasie, e parve diretta a risolvere, come allora si disse, il problema: se gli uomini saran sempre tra loro nemici, o se vi mezzo di renderli tra loro amici e quindi beati ^ Dai saggi dati si pu anche scorgere il valore dei versi
Capriccio di sovrano, che a
fa venire in

me

della Eleonora, che sono


cili

appunto semplici versi, assai


discepola
del Metastasio;

fa-

non
il

privi talora di qualche vivacit. Del resto, ella

diceva

vero professandosi

e
si

metastasiana e convenzionale era la forma nella quale

venivano effondendo
periodo.

le

nuove aspirazioni

civili

di

quel

Con lentezza ed a
il

fatica si svincolava dalla vec-

chia forma

Parini, e con atto di ribellione, che

dava

in

altro genere di eccessi, le si levava contro Vittorio Alfieri.

Napoli

il

metastasianismo visse vita pi lunga e tenace


a rivestire cosi
i

che altrove, e servi


del Jerocades
e
gii

concetti massonici

entusiasmi

dei

repubblicani,
e

come,
costitu

pi

tardi,

il

movimento
il

della Carboneria

dei

zionalisti,

che ebbe

suo poeta in Gabriele Rossetti,


si

imtras-

provvisatore, librettista, arcade, metastasiano che

forma

*.

Cosi nella prefazione alla raccolta dei Componimenti poetici per

le

leggi date alla

nuova popolazione di Santo Leucio, Napoli, 1789

[Si

veda

ora S. Stefani,
2

Una

colonia socialistica nel regno dei Borboni, E-oma, 1907].

Sono parole del Carducci. Un'eccezione formava Ignazio Ciaia,

del quale per isfortuna

avanzano pochissime

poesie.

16

ELEONORA DE FOXSECA PIMENTEL


Nel 1777, a venticinque anni, Eleonora prese marito,

sposando un
Tria de
entrato
Solis,

ufficiale

dell'esercito

napoletano,

Pasquale

nativo di Napoli, nobile, quarantenne, che,


nel reggimento di Abruzzo
tutti
i

come cadetto

ultra,

aveva percorso dal 1765

gradi nel

reggimento di

fanteria del Sannio, ed era allora

tenente e l'anno dopo

divenne aiutante maggiore ^ Da queste nozze nacque un

bambino, che mori due anni dopo: sventura che ispir


nostra poetessa
i

alla

soli suoi

componimenti che abbiano qualla

che accento veramente poetico, cinque sonetti per


del figlio (1779), nei quali singhiozza
il

morte

disperato dolore

materno. Tornano invano nel loro giro


ella

le

ore nelle quali

porgeva

le

consuete cure mio caro

al

bambinello:
!

Figlio,

figlio,

ahi

l'ora

questa

Ch'io soleva amorosa a

te girarmi,

dolcemente tu solei mirarmi

A me
l' ti

chinando

la

vezzosa

testa.

Del tuo ristoro indi ansiosa e presta


cibava
;

e tu parevi alzarmi

La

tenerella

mano, e

primi darmi
al cor funesta!..,.

Pegni d'amor: memoria

Altra volta

gli

sembra

di averlo

ancora accanto, vivo:


i'

Sola fra miei pensier sovente

seg-gio,

gli occhi

gravi a lagrimar m' inchino,


al pianto,
figlio
i'

Quand'ecco, in mezzo

me

vicino

Improvviso apparir
Egli scherza, io
Gli usati vezzi e
'1

il

veggio.

lo

guato, e in lui vagheggio


;

volto alabastrino

Ma, come certa son del suo destino,

Non
La data
et

credo agli occhi, e palpito, ed ondeggio.

del matrimonio, 17 ottobre, nel

D'Ayala,

Vite

degV ita-

liani, p. 287.

Le

notizie sul Tria de Solis ho tratte dalla serie di Libri

de vita

moribus, fascio 192,

volume

del

Regg. Sannio del 1780 (Ar-

chivio di Stato).

I.

LA LETTERATA
stendo, or la ritiro,
il

17

Ed

or la

mano

accendersi e tremar, mi sento


il

petto,

Finch

sangue agitato

al cor rifugge.

La

dolce visione allor sen fugge;


dell' error diletto,

E
La

senza ch'abbia

mia perdita vera ognor sospiro


si

Circa questo tempo la

ritrova anche in corrispondenza

poetica col vecchio latinista e poeta beneventano, l'abate

Filippo de Martino, che la celebrava in una sua enumera-

zione dei letterati napoletani:


Altera quae Sappho, nec
te,

Fonseca, silebo,

Quam decimam

dixit Grsecia Pieridum,

Quse concepta Tagi, sed Tibridis orta, virenti


Littore Sebethi deinde iugata viro;

De

patria certant septem urbes dulcis Homeri:


fluvii
^
!

Post aliquot de te ssecula, tres

Ai cinque sonetti segue

uii'Oc?e al

chirurgo Pean, che l'aveva

salvata in
quali,
2

un suo aborto:

assai curioso pei particolari patologici, nei


la poetessa insiste.

da studiosa di scienze naturali,

Hirpini poeta Penthecatoslicon in Germamim, Napoli, 1789, ex typ.

Simoniana. L'invettiva del De Martino diretta contro le scioccherie e le impertinenze scritte dal tedesco Archenholz su Napoli nel suo England und
Italien (Leipz., 1785, trad.

frane, Gotha, 1786). Ivi anche

parecchie poesie del


le

De Martino

dirette alla Fonseca. In


(il

un epigramma
scritto in
li

dice che Francesco Ricciardi

futuro ministro del Decennio), va

loroso avvocato e

disertore di Parnasso

gli

aveva

una

lettera che ella s'apparecchiava a

mandargli dei
e

versi, e

affretta col

desiderio.

Ma

versi

non vengono,
il

seguono cinque epigrammi e


la schernisce. I versi

un'invettiva in cui

la stuzzica, la

rimprovera,

giungono finalmente, ed ecco

De Martino

a cantar la palinodia:

Versibus attonitum densa ceu grandine totum


Obruis, aurato
Il

meque

tridenti feris

De Martino mori

nel 1794, a settantacinque anni.

18

ELEONORA DE FONSECA PIMENTEL

Ma

in Eleonora,

come ben

disse

Vincenzo Cuoco,
delle

la

poesia formava

una piccola parte


;

tante

cognizioni

che l'adornavano

e col passare dalla

prima giovinezza,

parve dalla poesia sempre pi distaccarsi, concentrandosi


in quegli studi che allora attiravano
i

pi nobili intelletti.

La sua cultura

nelle scienze matematiche, fsiche e na-

turali era, certo, sopra del volgare. Studi di

moda, com'
grande

provato dalle molte donne che


predilezione in Napoli: la

li

coltivavano con
di

principessa

Colubrano Fau-

stina Pignatelli, Giuseppa Eleonora Barbapiccola, Isabella

Pignone del Carretto, Maria Angela Ardinghelli.


thematicis,

Madice

astronomia prcesertim apprlme Imhuta

della nostra Eleonora

un contemporaneo

^
;

come

donna

mattematica

si

trova non so bene se lodata o schernita nei

tempi della sua miseria^. Era amica di Vito Caravelli, che


fu poi maestro del principe ereditario
^,

e del

del Falaguerra e di altri scienziati napoletani.

De Fiippis, Ebbe a pre-

giarne

il

valore Lazzaro Spallanzani nei viaggi scientifici

che condusse, circa quel tempo, per l'Italia meridionale ^

Per quanti legami


pline sociali era a
nei suoi scritti.
lei

tali

scienze

si

uniscano con

le disci-

ben noto, e pi volte vi torna sopra

Ma

campo principale
economia e

della

sua attivit

aveva prescelto
che formavano
il

gli studi di

di diritto pubblico^

tramite per mezzo del quale la gente colta

Si vedano le note al poemetto del De Martino, In Getnnanum, p. 44. D'Ayala, Vite, p. 294. 3 II Metastasio lo ricorda nelle sue lettere all'Eleonora del 1776. 4 Nelle opere dello Spallanzani non mi riuscito di trovare nessun ricordo della nostra; ma cfr. D'Ayala, Vile, p. 286. Nell'opera del La Cecilia, Storia ser/ reta delle famiglie reali, ecc., Genova, 1860, III, 493-4, si riferisce una lunga iscrizione del letterato toscano Gherardo Drai

gomanni, composta nel 1854, nella quale


lentissima nella botanica
,

si

dice che Eleonora fu

va-

collabor collo Spallanzani alla ricerca


.

e alla scoperta dei vasi linfatici

I.

LA LETTERATA

19

napoletana partecipava allora alla vita pubblica del proprio paese.


gieri e dei

Come

sconoscere l'efficacia politica dei Filandei Pal-

Pagano, dei Galanti e dei Conforti,


in quel

mieri e dei Delfico?

Compose
si

tempo un

libro di

argomento econoai

mico, che non pare fosse messo a stampa, o almeno non

conserva nelle biblioteche ed ignoto

bibliografi.

Una dama napoletana


il

(scrive

il

Gorani, che visit Na-

poli tra

1786 e

il

1788), la quale s'

prima

fatta notare

per alcune poesie piacevoli ed ingegnose, e s' poi dedicata a studi aridi

ma

importanti, donna Eleonora de Fonlibro

seca Pimentel, ha scritto un

sopra

un progetto

di

banca nazionale, dove sono idee molto profonde, che potrebbero interessare gli uomini pi istruiti in tali materie

^
resta invece

Ma
ritto

un saggio

delle sue

conoscenze di
della

di-

pubblico nella

traduzione e comento

vecchia

e classica dissertazione del Caravita:

Nullum
la
^.

ius pontlficis

maximi

in regno neapolitano

-,

che

recente abolizione

della chinea

aveva richiamato

in vita

Ai molti

scritti

che

comparvero allora da una parte

e dall'altra

volle contri-

buire l'Eleonora col suo lavoro, diretto specialmente ad opposizione di una Breve istoria del dominio della sede apostolica nelle Sicilie di

un avvocato della corte


il

pontificia, e

pubblicato con dedica al re

1790, nell'anniversario del-

Gorani, Mmoires
Si

secreta et critiques des cours,

Parigi, 1793,
si riferisce

I,

76-77.

veda

la

Bibhogr.

tale

pubblicazione

la lettera

inedita al duca Vargas {lUustr.


3

e doc., n. II).

stor.
^

G. LioY, L'abolizione della chinea da inediti documenti, in Arch. nap., a. VII, 1882.

Un

ricco catalogo di tali scritture d lo Scaduto, nel suo

volume

Stato e Chiesa nelle due Sicilie dai normanni ai giorni nostri,

Palermo,

Amenta,

1887, p. 58 sgg.

20

ELEONORA DE FONSECA PIMENTEL

l'abolizione di quel vergognoso segno di vassallaggio.

La

traduzione ricca di aggiunte fatte dalla traduttrice (contrassegnate con asterischi), che adattano
il

testo alle

nuove

polemiche. Nella prefazione l'Eleonora


si

espone,

come ora

direbbe, la storia della questione, dall'opera del Danio

del 1701 e da quella del Caravita del 1707 agli scritti del

Giannone,
zionale
scritti
,

illustre
si

campione

martire della causa na

di cui

pu ben dire
di noi

ch'egli abbia con

suoi
,

formata quasi

una nuova Nazione

all'opera del Troyli, a quella

anonima

degli Abusi ch' at-

tribuita all'avvocato Brusconi, a quelle del Rapolla, di Gi-

nesio

Grimaldi e

del
(ella

contemporaneo Giuseppe

Cestari.

Sar certamente

dice) la quistione della feudalit

di

un regno, oggetto

o di stupore o di riso alla generazione

futura e materia pi da eruditi dissertatori che da politici


o da giuspubblicisti:

pur noi dovremo sempre in ugual

modo
loro

coloro, i quali hanno nella mente saputo anticipare a s medesimi quest'epoca e merc l'opera loro condurla a noi . Ma il volume pubblicato non era se non il saggio dell'opera completa, che doveva contenere una serie d' illustrazioni in appendice al testo del Caravita, i cui posti sono segnati da numeri ro-

rispettare ed

ammirare

mani, e una speciale dissertazione della traduttrice nella


quale avrebbe guardato
ossia
la

questione sotto nuovo aspetto,

avrebbe esaminato

la

natura de'

trattati,

che possono

passare fra popolo e popolo, e quindi fra principe e principe

E avrebbe

indagato in primo luogo se

tali trattati

possano giammai essere o irredemibili o invariabili

in

secondo luogo, mostrato l'impossibilit di trarre regole per


le relazioni dei popoli e dei principi dal

giure dei tempi

di
la

mezzo; e finalmente
natura dei
i

si

sarebbe provata a interpretare


i

fatti

accaduti tra

normanni
le

pontefici,

secondo

documenti originali e l'indole

di quei tempi.

Per

isfortuna, la sua

malferma salute

impedi di metter su-

I.

LA LETTERATA
del

21

bito a

stampa

il

resto

lavoro, e gli avvenimenti

che

incalzarono resero presto impossibile di pubblicarlo dipoi.

Ma

a quale indirizzo politico appartenesse Eleonora

si

pu

vedere da questi rapidi aforismi, che traggo da una delle


note apposte alla traduzione:

sempre una

fallace

ma-

niera di ragionare (ella scrive) quella di argomentare dagli


stabilimenti del diritto privato, cangiabili secondo le varie

circostanze e le varie idee dei popoli o dei legislatori, a


quelli del diritto pubblico, fondato sulla natura

ed

diritti

dell'uomo e

le relazioni

che da questi costantemente de-

rivano nell'associazione di ciascun


simili.
11

primogenifedecommesso, non dote: il Regno amministrazione e difesa dei diritti pubblici della nazione, conservazione e difesa dei diritti privati di ciascun
Regno' non

uomo padronato, non

cogli altri suoi

tura, non

cittadino. Per questa amministrazione

e per questa

con-

servazione

ci

vogliono delle leggi, dunque la facolt legis;

lativa nel Principe


delle forze,

per questa duplice difesa

ci

vogliono
Principe
i
;

dunque
ci
i

la forza militare e civile nel

per queste forze


al

vogliono delle rendite, dunque

tributi

Principe; e

tributi

e proporzionata ai bisogni,

hanno perci una misura relativa non sempre eguali, della Nala

zione y>K Con che possiamo quasi ricostruire

disserta-

zione rimasta inedita.

Nota 35 a pp.

140-1.

Il

La giacobina
(1792-1799)

'ome C.
sostenitrice

mai questa donna, che ancora nel 1790 appare


dei diritti del principe ed encomiatrice di re
e

Ferdinando,

premiata e pensionata dalla corte per


^,

la

sua

opera sulla chinea

qualche anno dopo

si

cangia in un'arlo stato

dente giacobina, che ordisce congiure contro

ed

ha parte non piccola nella rivoluzione repubblicana del '99?


All'osservatore superficiale la cosa potr destare stupore;

non ha mancato, con intenzione che vorrebbe essere sagace o maliziosa ed semplicemente gretta e volgare, di raffrontare le lodi, tribuite pochi anni prima
e qualcuno
ai sovrani,

con
stile

le

parole acerbe, scritte con rapida

mu-

tazione di
rico, gli

pochi anni dopo. Ma, all'occhio dello stodi transizione,

uomini di quel periodo

che adem-

pirono parti tanto varie e perfino opposte, svelano una


fisonomia dai tratti assai fermi.

Le tempre
estremo
sioni, e

intellettuali

hanno

di codesti trapassi

da un

all'altro,

che sembrano contraddizioni e sconcluaccordi e conclusioni


e

sono invece

intime.

Tra
il

l'idealismo monarchico

l'idealismo democratico, tra

Annua a

rege munificentia ditata

est

{In

germanum,

p. 44).

II.

LA GIACOBINA
e di

23
e quello degli Spar-

culto fantastico di
tani e dei

Numa

Angusto

comune: un primo momento, viene cercato nell'opera altamente morale di un sovrano assoluto, concepito come il protettore del suo popolo, e, in un secondo momento, dissipata dall'esperienza la prima
Romani, c' qualcosa
di sostanzialmente
il

desiderio del bene sociale; che, in

illusione,

si

ricerca

invece

nella

forza popolare, vindice


indicatrice delle
vie

dei propri diritti e chiaroveggente

da
gli

seguire.

Lo spettacolo

della rivoluzione francese, con la fede e

entusiasmi che l'accompagnarono, sarebbe bastato da

solo a introdurre a poco a poco nelle menti di molti napoletani

questa nuova persuasione

ma

ad affrettarla con-

corse, com' noto, la mutata politica dei sovrani di Napoli,

che, quasi di colpo, misero da parte

il

programma

delle (gin-

riforme, composero alla meglio le contese con


nastica
fin

Roma

allora di ardimento e di libert pei sudditi del

Regno), adottarono una serie di provvedimenti restrittivi


d'indole poliziesca, e volsero le loro cure agli armamenti
e ai trattati di alleanze offensive e difensive. C'era di gi

a Napoli un

forte

partito di scontenti, formato

da varie

categorie di persone,

ma

principalmente

da coloro che

mal soffrivano
e

il

soverchiare degli stranieri nelle cariche

negli uffici pi alti e gelosi,

promosso dall'Acton e

se-

condato dalla regina^; e questi scontenti guardarono su-

Il

merto oppresso,

il

nazional mendico.

Carco d'onor
Ck)si in

e gloria

ogni straniero...

quel sonetto:

Sire, tu torni al

tuo letargo antico

che fu

fatto trovare al re sul suo tavolino.

conferma

di quest'avver-

sione pel forestierume protetto dall'Acton e dalla regina,


dispaccio del 15
cault,
e la

si veda il maggio 1792 dall'ambasciatore francese in Napoli Cain A. Franchetti, Le relazioni diplomatiche fra la corte di Napoli

Francia dal 1791 al 1793, in Rivista


VII- Vili, estr., pp. 10-11.

slor. del

Risorgimento italiano,

a. I, fase.

24
bito con

ELEONORA DE FONSECA PIMENTEL


interesse
ai

rivolgimenti che s'andavano prepail

rando.

Ma

c'erano anche gl'idealisti, che vedevano


fin allora

go-

verno allontanarsi dal programma


clamato, e
lo

seguito e acradicale e lo-

stesso

programma trovare un

gico e inflessibile

esecutore
tratti

nel rivoluzionario popolo di

Francia; ed erano
gli antichi

per conseguenza a disperare de-

metodi e ad acquistare fede nei nuovi: e che


si

cosi,

tra quella sfiducia e quest'ammirazione,


in

venivano

mutando da regalisti
idealisti,

giacobini.
le

questi ultimi, agli

appartenne

la

nostra Eleonora.

probabile che, come tutte

persone

illuminate

di quel

tempo,

ella fosse gi ascritta alle societ


si

massoniche,

nelle quali, a Napoli e altrove,

gettarono
e delle

germi delle

posteriori

societ patriottiche

cospirazioni re-

pubblicane ^
a

se

si

dovesse credere a una notzia, che

me sembra

per altro poco sicura, sarebbe stata gi tra


si

quei napoletani che, nel dicembre del 1792,


sulle navi francesi del

recarono

Latouchc

e accolsero

suggerimenti

dell'ammiraglio e degli

ufficiali francesi

d'iniziare a Napoli

un movimento rivoluzionario con


la

societ segrete secondo

forma

di Marsiglia^.
si

D'altra parte,

vuole che, quando Maria Carolina fece


fido Luigi

rubare da quel suo


sciatore

Custode

le

carte dell'ambadelle

francese
si

Mackau per venire a conoscenza


in Napoli,

trame che

ordivano
si

tra

gli

altri

documenti
^.

compromettenti

rinvenisse una lettera di Eleonora

assai difficile seguire le vicende dei singoli giacobini

napoletani per la mancanza dei documenti processuali, che,

com' noto, furono

tutti distrutti

per ordine di re Ferdi-

15-17; e in questo volume: I giacobini napoletani


2

vedano specialmente, G. Pepe, Memorie, Lugano, 1847, prima del 1799. D'Ayala, Vite, p. 289. Memorie segrete, edite dallo Helfert, p. 104.
Si

I, 9,

II.

LA GIACOBINA
se
i

25

nando nel 1803. Nei pochi frammenti che


vati, e sui quali si cercato di

ne sono

sal-

determinare
di

tratti prin-

cipali di quel

movimento,

il

nome

Eleonora s'incontra

nel 1794-5, non gi tra quelli dei processati,

ma

di coloro
*;

che erano

stati indicati dal reo di stato

Annibale Giordano

ed poi certo, che non fu imprigionata fino all'ottobre


1798.

Notiamo
^.

di

passaggio che dal febbraio 1795 era

ri-

masta vedova

Che

ella fosse gi

da tempo considerata come sospetta,

provato, del resto, dal racconto messo in istampa nel

1799, durante la repubblica, da

un Giuseppe
la

Albarelli, che

era stato accusato di aver fatto


cedenti,
e

spia negli anni

pre-

che

infatti,

com'egli

stesso

riconosce,
i

aveva

avuto molta intrinsechezza con


agente del Giaquinto
il

le spie e

poliziotti della

regina e della Giunta di stato. Ora un


^,

tal

De Simone,

diceva un giorno all'Albarelli che

principe di Torella era giacobino.

Senti (gli spiegava),


io

in questa occasione della

Giunta di stato

ho diviso Nache tendistinto


e quelli

poli

nei suoi

quartieri.

Ho

notato tutte

le case,

gono conversazione in ciaschedun quartiere. Ho le persone che vanno a ciascuna conversazione,


che variano or questa or quella casa. In
il

tal

modo tengo
le

quadro civile

di tutta Napoli;

ed ho combinato

mie

operazioni di appurar cosi per la Giunta di stato, col decidere de' caratteri delle persone per la frequenza del tratto
fra loro .
di

Ma com'

nato

il

sospetto del giacobinismo

Torella?

domand

l'Albarelli.

il

De Simone,

di

Indice dei processi delV inquisizione dei rei di Stato dal


ff.

1792

sin

dopo

il

1795, ins. della Bibl. della Soc. stor. napol.,


2

26, 85.

D'Ayala,

Vite,

p. 287.

il

noto infamissimo spione Pasquale de Simone, sublimato


si

pe'suoi meriti all'onore della croce costantiniana, di cui


zione nel Monitore, n.
4.

fa

men-

26

ELEONORA DE FOXSECA PIMENTEL

primo moto:
mentel
via.

'.

Perch frequenta

madama Fonseca

Pi-

E qualche
trioti del

altra notizia ci pervenuta

per tutt'altra

Eleonora aveva coltivato sempre relazioni coi compasuo paese d'origine, e specialmente coi compo-

nenti dell'ambasciata di Portogallo in Napoli. Era da molti

anni ministro portoghese alla corte di Napoli


per mezzo della quale
saluti;

il

commeni

dator don Giuseppe de Sa Pereira, amico della Eleonora,


il

Metastasio soleva mandargli


del

suoi

come per mezzo


^.

De Losa,
il

segretario d'amba-

sciata, ella aveva- fatto pervenire alcune sue composizioni


al

poeta cesareo

Nel 1798

ministro

De Sa

si

trovava
inca-

in licenza a Lisbona, e in Napoli lo sostituiva

come

ricato di affari

il

segretario

don Giuseppe Agostino De


lei.

Souza, parimente amico e intrinseco di

Ora

il

De Souza, scrivendo

al

suo superiore

De Sa per

informarlo privatamente di ci che accadeva in Napoli, gli

parlava della loro comune conoscenza donna Eleonora de

Fonseca, e come fosse accesa per

le

cose della politica, e

dei poco cauti discorsi che le uscivano di bocca.


sta

que-

sciocca
il

donna quanto dotta altrettanto pazza, imprudente e (tale, dal suo punto di vista, doveva sembrargli), De Souza non cessava di raccomandare calma e modenon
la

razione, di non impacciarsi di ci che


di

riguardava,
guaio.

badare a non incorrere in

qualche grosso

Ma

erano ammonimenti

inutili, e ai principi di

ottobre del 1798

II

Decennio del cittadino Giuseppe Albarelli, NapoH, anno primo

di nostra libert, pp. 48-9. Cfr. in questo


cobini napoletani
*2

volume

lo

scritto sui Gia-

prima

del 99.

Si

vedano

le lettere al

Metastasio del 16 ottobre 1775 e 22 lu-

glio 1777.

Lo

stesso

Metastasio prendeva incarico di presentare per

parte- di Eleonora al

duca don G-iovanni


le

di

Braganza, di passaggio
gli elogi

per Vienna, un esemplare dell 'Or/eo, e

comunicava

che

il

duca aveva fatto della poetessa italo-portoghese.

II.

LA GIACOBINA

27

il

De Souza dava
in

la notizia

che l'Eleonora s'era fatta metla

tere

prigione.

dir

vero, non

credeva capace di

complotti,

ma

di sole

imprudenze; tuttavia, dal modo co-

m'era stata arrestata, conveniva supporre che il governo napoletano avesse indizi sicuri, ed in questi tempi di depravazione generale
carcerarla ^
(egli

soggiungeva) era stato ben fatto

Eleonora, arrestata, dunque, in circostanze e per ca-

conosciamo esattamente, fu condotta alla Vicaria, in quella prigione che si diceva del Panaro ,

gioni che non

dove stavano rinchiusi

altri sospetti di

giacobinismo

^.

Ma

era destino del

De Souza che

le relazioni

con

la

sua

ardente compatriota dovessero attirargli qualche fastidio.


Dalle prigioni della Vicaria, Eleonora gli diresse una
tera in lingua
lete,

portoghese.

La

lettera

fu

sequestrata;

quantunque non poco oscura e misteriosa, apparve da essa non solo la grande intrinsechezza fra il diplomatico portoghese e la rea di Stato, ma anche che quest'ultima aveva
ricevuto, per

mezzo

del

De Souza

e pel tramite della leIl

gazione portoghese, un carteggio riconosciuto sedizioso.

governo napoletano

scrisse

subito al suo ambasciatore a


al go-

Lisbona di fare vive rimostranze per tale accaduto

verno portoghese; e quel primo ministro Finto, dolentissimo pur del semplice sospetto, si affrett a dare ordine
all'incaricato di mettersi a disposizione del governo napo-

letano per chiarire

il

suo operato. Vero che pi tardi,


^.

il

De Souza

pot provare la sua innocenza

Illustr. e

doc, n.

III.

Sul principio dell'ottobre 1798 fu arrestata e condotta in una

di quelle orribili segrete

che in Napoli

si

rest fino al giorno della rivoluzione


zionale,

{Monitore di

chiamano criminali, dove Roma, foglio na-

numero
e

46, terzodi 3 ventoso, a.


Vite,

VII repubblicano e II della

Hbert). Cfr.
3 Illustr.

D'Ayala,
doc, n.

p. 289.

III.

28
I

ELEONORA DE FONSECA PIMENTEL


prigionieri politici sospiravano in quegli anni col loro

poeta, Ignazio Ciaia:


Gallia, chi

t'ama di catene
il

cinto;

Gi l'urna e

ferro la vendetta

chiama;

Gallia, t'affretta!

Se pi

tardi, estinto

Vedrai chi t'ama! ^

Ma, poco dopo che l'Eleonora era stata gettata


cere'^,

in car-

seguiva rapidamente la catastrofe della monarchia di

Napoli: la deliberazione della guerra contra la Francia, l'entrata in

campagna

dell'esercito napoletano sotto

il

Mack
il

il

24 novembre, la riscossa offensiva dei francesi cominciata


il

5 dicembre, e la fuga di re Ferdinando in Sicilia

23

di quel mese.

Per
libert,

effetto di questi

rivolgimenti, ella riacquistava la

mezzo

del

gennaio

1799,

quando

lazzaroni,

mossi alla notizia dell'armistizio di Sparanise concluso dal


vicario

generale

Pignatelli,

si

armarono ed aprirono

le

carceri; donde vennero fuori, misti coi delinquenti comuni,


i

perseguitati politici. E, tosto uscita dal carcere, prese

parte con gli altri patrioti alla formazione di quel comitato centrale, che, fra
i

tentativi di

governo aristocratico
plebea,

degli
sforzi

eletti

della citt e l'anarchia

raccolse gli

dei fautori della repubblica democratica e si mise

Ode

scritta in S.

Elmo

nel 1797.

Alla Fonseca altres viene attribuito dalla tradizione quel sonetto

contro Maria Carolina:


altri attribuisce
nali,

Eediviva Poppea, tribade impura


si

, ecc.,

che

con un

vuole

a Mario Pagano (Marinelli, GiorI,

ms. Bibl. Naz., segn. X. B. 4b-4,


Vite, p.

p. 325), e altri

a Michelanscritto tra le

gelo Cicconi (D'Ayala,

167), e

che a
il

me sembra

persecuzioni e prigionie che precedettero

99 (come traspare dall'ul-

tima terzina). Noto che nel Monitore napolitano, n. 14, H germile, ossia 23 marzo, si legge che la cittadina Pimentel recit nella sala d'istruzione pubblica < un sonetto fatto durante la sua prigionia alla Vicaria

II.

LA GIACOBINA

29

in

comunicazione con

napoletani, che

lo Championnet per mezzo degli esuli accompagnavano da militari e da consi-

glieri l'armata francese

K
si

Nei giorni del combattimento, Eleonora


gli altri patrioti nel castello di

trov con

Sant'Elmo,
quelli
^.

la cui

occupa-

zione fu

il

maggiore aiuto che

dell'interno della

citt porsero all'armata

liberatrice

Com'

noto,

il

19

gennaio,
stello, o

con abile stratagemma, furono cacciati dal cadisarmati,


i

lazzaroni e

villani dei contorni che

se n'erano impadroniti; e in quel


vi accorsero,

giorno e nel seguente


presidio,
i

per
della
Riar,

ricovero
citt. Il
il

per

patrioti

da
i

ogni
molti,

parte
i

giorno 20 vi
il

entrarono, tra

due
^.

Logoteta,

Bisceglia, lo

Schipani,

Vincenzo Pignatelli,
Eleonora
Il

parecchie donne, a capo delle quali


sul
castello
la

21

si

vide sventolare

ban-

diera francese, e al tempo stesso l'esercito dello

Chamalterdi

pionnet, diviso in tre colonne, mosse all'assalto di Napoli.


Si

pu immaginare con quanta ansia, con quale


i

nazione di speranze e di timori,

patrioti, dall'altura

Sant'Elmo, seguissero

movimenti

delle colonne

francesi

e spiassero gli attruppamenti dei lazzari, gl'incendi delle

II

comitato centrale

si

radun dapprima nella casa dell'avvocato


storico, III, 205,

Niccola Fasulo:

Arrighi, Saggio

B. N. (Nardini),

Mmoires, Parigi, 1808, p. 48.


2

Sull'importanza di quest'aiuto bisogna vedere

le

poco note osser-

vazioni del Pignatelli, Ape^gu historique, Berne, an. Vili, pp. 42-8. Le popolazioni dei contorni aspettavano il risultato del primo attacco
dei francesi;
e, se la

resistenza di Napoli fosse durata ancora,

si sa-

rebbero sollevate

alle loro spalle,

mettendo

il

corpo d'operazione fran-

cese tra due fuochi.


3

Memoria

degli avvenimenti popolari seguiti in


(rist.

Napoli in gennaio 1799,

In Napoli l'anno VII della Libert

dal Dumas, nel voi. dei Do-

cum., in append. ai primi quattro dei suoi Borboni di Napoli, Napoli,


1862, p. 93). Cfr.

anche Nardini, Mmoires, pp.

57-8.

30
case, le
lotta
citt.

ELEONORA DE FONSECA PIMENTEL


formazioni
delle
si

barricate,

vari
tanti

episodi della

sanguinosa che
I

combatteva

in

punti della

colpi dei
agli

cannoni del forte servivano da segnale


assalitori.

e indicazione

E
il

quei colpi anche costrinposto dal Reclusorio, che


nello stesso

sero
i

lazzari

ad abbandonare

francesi occuparono. Pi tardi,

giorno 22,

gnatelli,

un distaccamento francese, con a capo il napoletano Pipartendo da Capodimonte, dopo molte perdite,
feriti, in

giungeva, trafelato, malconcio, pieno di

Sant'Ella Re-

mo; ed era
pubblica
.

accolto a festa, tra le grida di

Viva

Dopo un breve

riposo, quel distaccamento, tra


patrioti, scese

le ore 21 e 22,

accompagnato da cinquanta
coli'
si

per la via dei Settedolori,


la

intenzione di riunirsi con


largo
la

colonna che
l'avanzare

dirigeva al

dello Spirito Santo;

ma

era

aspro
e,

tra

grandine dei colpi che


notte, fece ritorno
si

uscivano dalle case,


al castello.
i

al calare della

Senonch, dei patrioti non

videro tornare

due giovani, Francesco Palomba e Antonio Moscadelli,


il

restati morti per via. Il giorno 23,

cannone

di

Sant'Elmo

spazzava

il

largo di Castelnuovo e sosteneva l'assalto e la

presa di quel castello, eseguiti dalla divisione del Keller-

mann, con l'aiuto di patrioti napoletani. Fra i tuoni del cannone, nasceva intanto lass, Sant'Elmo, la Repubblica Napoletana. La mattina del
i

in

22,

patrioti si erano radunati

sulla piazza del castello.

Qui

fu piantato l'albero della libert, dichiarata la


della monarchia, e proclamata la

decadenza
della
il

Repubblica Napolela

tana una

indivisibile,

sotto

protezione

grande nazione francese


di

I patrioti

approvarono
e

pro-

getto

decretazione

presentato
che,

dal cittadino Giuseppe

Logoteta ^

Ed Eleonora

scossa

concitata

dagli

Per tutti questi

fatti si

vedano

la

Memoria
1,

citata,

il

racconto

della stessa Eleonora nel Monitore napolitano, n.

il

Progetto di de-

II.

LA GIACOBINA

31

Straordinari avvenimenti, aveva composto, in Sant'Elmo,

un Inno
tendo
alla

alla Libert, lo

declam

tra

gli

applausi,

ripe-

tutti

a coro

le strofe di

odio ai re e di giuramento

Libert ^
le

Appena posate
i

armi

occupata

la citt dai francesi,

patrioti di

Sant'Elmo,

lo stesso

giorno 23, presentarono


le

allo

Championnet, insieme con

deliberazioni da
si

essi

prese,

un elenco

di

nomi
da

di

persone sulle quali

poteva

contare per gli

uffici

istituire

prontamente
la

-.

Cosicch

pu

dirsi

che dalla vecchia rcca angioina uscirono, belli


il

e formati,

governo provvisorio e

rappresentanza mu-

nicipale della

' nuova Repubblica ^. Ed usciva anche, da Sant'Elmo, con Eleonora de Fon-

seca Pimentel, la giornalista della Repubblica.

cretazione e Vhidirizzo dei Patrioti di Sant^ Elmo, in


sanzioni, Napoli, 1863.
1

Colletta, Proci,

Monitore napolitano, n. 14.


Indirizzo dei Patrioti, citato di sopra.

3 I

patrioti di

di quei giorni. Cosi,

Sant'Elmo figurarono in prima linea nelle cerimonie quando la domenica 27 gennaio fu piantato l'al

bero della libert nella piazza del palazzo regio,

furono invitati par-

ticolarmente

patrioti di Castel Sant'


I).

Eramo, che vi ballarono intor-

no

{Monitore, suppl. al n.

Ili

La giornalista
(gennaio-giugno 1799)

wuesta

parte

s'era scelta Eleonora, in

quel fervore

d'operosit dei patrioti napoletani al primo stabilirsi della

Repubblica, in quei bei giorni del gennaio '99 che fecero


palpitare tanti cuori generosi,
e in

cui

tante variopinte

speranze impennarono
Il

l'ale

per l'azzurro cielo partenopeo.


Il

Monitore napoletano fa subito annunziato ^


il

14 pio-

voso, ossia

2 febbraio,

ne comparve

il

primo numero
liberi in fine,

(un foglio di quattro grandi pagine con supplemento), che

cominciava con un grido


nunciare
sacri
alla

di giubilo:
il

Siam

ed giunto anche per noi


i

giorno, in cui possiamo prodi

nomi

annunciarne

gliuoli; a' popoli

uguaglianza, ed come suoi degni fiRepubblica Madre liberi d'Italia e d'Europa, come loro
di

libert e

degni confratelli
Oltre
e
il

Monitore, furono iniziati in quegli stessi giorni,


molti
altri

nei

mesi seguenti,

giornali,

tra

quali

un bilingue Corriere di Napoli

e Sicilia,

ch'era sussidiato

E annunziata

la

stampa

di

un Monitore

napoletano, che dar no-

tizie di tutte le operazioni del

Groverno

[Diario napol. del

De

Nicola,

marted 29 gennaio).

III.

LA GIORNALISTA

dal

Governo

dur poco ^

Fu

allora

come
di
le

il

natale del

giornalismo

politico di Napoli.

Prima

quel

tempo,

si

pubblicavano alcuni aridi notiziari con


esteri e
feste,

nuove

dei paesi
le
si

con pochi ragguagli sulle cerimonie di corte, le recite dei teatri, le vestizioni monacali e

mili

materie;

mentre continuava
le

l'uso

degli o

avvisi

manoscritti

per

notizie

pi

recondite
in

scandalose.

La stampa
principali

politica

venne
cisalpini,

introdotta

Italia

con

le

repubbliche italo-francesi;
giornali

ed

noto

che

di

uno

dei
di

del

Termometro
In

politico

Lombardia, fu direttore, per un pezzo, un esule napoletano,


il

calabrese

Francesco
i

Sai fi.

queste

gazzette,

straniere e italiane, che

patrioti napoletani con

tanta

avidit
delle

tanto

pericolo

solevano

divorare
i

negli

anni

persecuzioni, Eleonora
^.

trovava

suoi

precedenti e

modelli
Il

Monitore

ofifre

tutta la

vita

della Eleonora durante

la
il

repubblica. Usciva, di regola,

due volte
da

la

settimana,

marted e

il

sabato; e gli articoli e le osservazioni sem-

bra fossero

scritti

interamente

lei,

non apparendovi

nessun altro nome n sapendosi di

altri redattori.

Sulla stampa periodica repubblicana di Napoli

si

vedano

le

no-

tizie raccolte in Illustr. e


2

doc, n. IV.
il

II

Monitore napoletano fa cosi annunziato dal suo confratello

Monitore di

Roma:
il

<

Una benemerita

cittadina ha preso sopra di s

l'incarico di stendere tutto ci che succeder in Napoli in

un

foglio
il

cui ha dato

nome

di Monitore napoletano. Esso foglio

avr tutto

pu conferire una donna illustre e letterata . Date alcune notizie biografiche, non molto esatte, della Pimentel, si soggiungeva Oltre tutte le cognizioni che la medesima ha delle scienze, bench le pi astruse, possiede eziandio pi lingue, fra le quali la greca e la latina non tengono l'ultimo posto. Il suo stile ha qualche cosa di brillante dopoch Apollo e le muse non furono secolei avare
merito che
gli
:

delle loro grazie

>

(N. 46

cit.,

B ventoso, 21 febbraio).

34

ELEONORA DE FONSECA PIMENTEL

Non
Il

distrazioni,

non

discorsi di letteratura

o astratte

discettazioni,

come

in altri giornali
diritto,

anche

di quel

tempo.

Monitore va rapido e

concentrato
si

assorbito

nelle questioni essenziali ed esistenziali che


in quei pochi

affollarono

mesi,

quali

per intensit di vita valsero

parecchi ^nni.

in esso ritroviamo le fuggevoli gioie, le


i

ansie prolungate,

propositi e le aspettazioni dei patrioti

napoletani, manifestate per


rile

mezzo
il

della voce della loro vicolorito individuale che

compagna, con

la

forma e
di lei.

prendevano nell'animo

Uno
le

dei problemi vitali

della

nuova repubblica erano


la

sue relazioni con la

repubblica madre, ossia con

Francia, e col corpo d'occupazione francese.

Ma
il

di ci,

per ragioni di molteplice prudenza, non


rere in pubblico. Fin dalla

si

poteva discor-

met

di febbraio,
i

governo
per

provvisorio

aveva spedito a Parigi


^
;

suoi

deputati

compiere pratiche rivolte a ottenere l'indipendenza del

nuovo
inique

stato

e sforzi

non
di

piccoli

si

facevano presso l'au-

torit militare francese

per l'alleviamento delle stolte e

contribuzioni
ufficiali e

guerra e contro

le

spogliazioni

compiute da
colpi

impiegati.

Il

Monitore non
lo

manc

di applaudire al decreto di espulsione


il

onde

Championnet

commissario Faypoult per

^
.

la costui sfacciata au-

dace ruberia

e pj^^ tardi pubblicava la bella lettera


ai cittadini

che

lo

Championnet, nel partire, aveva diretto

II

documento
al

pubblicato nel Saint- Albin, Championnet, 2.* ediz.,


il

p.

331 sgg. Cfr. ivi

rapporto del JuUien del 15 ventoso, pp. 347-357 ;

e la lettera

Sieys del cittadino Celentani,


,

charg d'affaires de la
(pp. 357-362).
[Si

da Genova, 10 messidoro, a. VII st'ultimo documento la data di certo sbagliata.


Rpuhl. napol.
sto

In que-

veda ora in que-

volume
2

lo

scritto sulle

Relazioni dei patrioti napoletani col Diret-

torio e col Consolato].

N.

5,

28 piovoso, 16 febbraio.

III.

LA GIORNALISTA

napoletani, quasi invito a resistere ai soprusi degli inviati


del Direttorio.

A mezza

voce, richiamava l'attenzione soi

pra qualche
pevoli: cosi,

fatto

scandaloso, quasi per intimidire

col-

nel marzo, come semplice notizia, pubblica-

va

la

rapina fatta dal


portato
dal

general

Duhesme
di

del
e,

danaro dei
nella
stessa

privati

procaccio

Lecce;

guisa, l'appropriazione
l'altro

poco cerimoniosa, commessa daldel

generale,

il

Rey, che aveva mandato a prendere

per suo

conto

le

decorazioni e collane
del carico:

Toson d'oro,
sequestro del

esistenti presso l'ufficiale


l'altra volta

suscitando l'una e
il

proteste, e

sembra finanche

giornale ^

Ma
citt

libera

aveva

la

parola rispetto all'altro problema

capitale, ch'era la politica


di Napoli, vinta e

da tenere verso

la plebe della

fremente;

ed Eleonora ne fece

uno studio amoroso, e torn con insistenza sulle proposte che aveva meditate. Bene riconosceva, e da animo forte
si

rallegrava, che
resistenza, se

il

popolo napoletano, allorch insorse

alla

mostr accecamento di ragione, svel


lui gli

insieme un vigor di carattere che ignoravano in


stessi suoi

connazionali

*.

E guardando
le

al

simile spetta-

colo nelle provincie:


stri

sono

funeste insurgenze dei no-

dipartimenti
si,

(ella

scriveva)

una
da

forza

mal applii

cata

ma

forza son di carattere. Piangendo in esse

do-

lorosi effetti di

un carattere

viziato

tanti

secoli di as-

surdo sistema politico e dalla recente corruzione... consoliamone almeno gittando


gli

sguardi sul felice avvenire,


rettificato,

che ne presenta questo carattere stesso,


lato dalle salubri leggi

rego-

repubblicane, e rivolto non a di


'^.

lacerare,

ma

a sostenere e difendere la patria

N.
N.

13,

26 ventoso, 16 marzo, e n. 14, 3 germile, 23 marzo. Pel

sequestro cfr. Diario napol. del


2

De Nicola,

sotto

il

28 marzo.

10, 15

ventoso, 5 marzo: cfr. n. 26, 20 fiorile, 9 maggio.

36

ELEONORA DE FONSECA PIMENTEL


Per isfortuna,

giunge presso

una gran linea di separazione dis la numerosa minuta popolazione della citt e quella pi rispettabile delle campagne dal rimanente del popolo; e in ci ia causa degli ultimi moti e della presente inquietezza. La plebe tuttavia diffida dei patrioti, perch non g' intende > ^
-di

noi

Quali fossero

motivi intimi e reali di questa diffidenza


mettendoli in una semplice
differenza
sulla

a
di

lei

sfuggiva;

e,

linguaggio e

di cultura,

non cessava

di battere

necessit di farsi intendere dal popolo per conciliarlo col

nuovo ordine

di cose.

Molteplici espedienti escogitava diretti a questo scopo.

Fin dal secondo numero, esortava a scrivere


locuzioni

civiche alral-

in dialetto

e nel

numero seguente poteva


(al

legrarsi di
polo)

una
e

ben intesa graziosissima arringa


'

po-

pubblicata

li

lo de
'

lo

mese che chiove dall'amico

dell'omino

de lo patriota

Pi

oltre,

usciva a pro-

porre una gazzetta vernacola con estratto delle notizie pi


importanti e delle leggi e dei provvedimenti del Governo,

volendo per giunta

che questo foglio sia ne' di

festivi
le sei

letto in tutte le chiese di citt e di

campagna

che

nostre municipalit tengano ciascuna degli uomini pagati

apposta per leggerlo


e che questo

il dopopranzo ne' gruppi del popolo; metodo della centrale sa comune a' dipartimenti ^. Anche questo suo desiderio fu in parte contentato e il buon prete Michelangelo Cicconi venne pubblicando La Eeprubbaca spiegata co lo santo Evangelio, mentre l'al;

tro patriota,

il

cittadino del

Gualzetti (autore della popolare

riduzione italiana

dramma
della

di Adelaide e Comingio),

dava

fuori an eh 'egli

un

foglio napoletano,

con notiziario
doveri del-

e spiegazioni

dei principi

societ,

dei

N. N.

3,

21 piovoso, 9 febbraio.

10, 15

ventoso, 5 marzo.

III.

LA GIORNALISTA

37

l'uomo e del cittadino e delle altre massime democratiche ^


Proposte consimili erano quelle di concioni in dialetto
tre
il

(ol-

capolazzaro Michele
il

il

pazzo, ne tenne alcune, molto


e,

felici,

poeta Luigi Serio),

perfino, di riduzioni

demo-

cratiche dei teatrini delle marionette e dei castelletti di burattini,


i

quali, invece delle gesta dei paladini,

avrebbero do*.

vuto rappresentare drammi e cantare canzoni patriottiche

L'altra molla che Eleonora voleva adoperare era la religione.

E proponeva

perci

missioni civiche, siccome ve

n'erano prima delle semplicemente religiose


sioni , che

(le

mis-

ancora oggi
;

padri

liguoristi

fanno nei

paeselli del Napoletano)

e chiedeva a tal fine l'aiuto

dei
,

nostri

non men

dotti

che civici e zelanti ecclesiastici


il

e si rallegrava

quando
d tutto

governo nomin una commispopolo^.

sione di sacerdoti

per comporre un Catechismo d morale


il

aW intelligenza

Ma una

profonda im-

pressione sulla religiosit del popolo credeva che sarebbe


stata prodotta dal miracolo di san Gennaro. Si legga quel

che scrisse per

il

miracolo ricorrente nel maggio, vigilato

con tanta cura dai francesi e dai patrioti:

degno
luogo nella
dal Popolo

dell'attenzione di ogni
filosofia della Storia, la

buon

Cittadino, merita di aver

sensazione per gradi ricevuta

sabbato scorso in occasione del consueto miracolo di


riferita

san Gennaro; e deve esser


Il

ogni parola detta allora da

lui....

Popolo Napoletano.... serbava tuttavia nell'animo pel nuovo


figlia del dolore della

sistema quel non so che di acerbezza, eh'


sconfitta.

La cosa pi

difficile

per ciascun

uomo

quella di per-

suadersi di non aver ragione.

Con giudizio

visibile

san Gennaro

Gli annunzi dell'una e dell'altra pubblicazione sono nel Monitore,


il

n. 20 e D,3l. Il Cicconi e

Gualzetti furono entrambi impiccati nella

reazione.
2

N.

2,

17 piovoso, 5 febbraio; n. 6, ventoso, 19 febbraio.


sopracitati.

N.

2, e n. 6,

38

ELEONORA DE FONSECA PIMENTEL


il

doveva ora decidere


leste dal

gran piato tra questo sistema ed


al

il

Popolo:

vedeva questo con piacere romaggio prestato

suo Patrono ce-

Commessario
il

e dal

Generale francese, ed avendo per


il

certo che
lui,

Santo avrebbe, col ricusar

miracolo, giudicato per

tripudiava anticipatamente, e dalla presenza del Commessario

e del Generale traeva


dieci minuti
polla.

una

gioia di pi al suo futuro trionfo.


e l'umore

Ma

non passano,

appar liquefatto dentro l'am-

Nel primo momento, sorpresa e stupore! Nel secondo, perNel


terzo, decisione e slancio alla gioia.

plessit.

Pure san Gen-

naro

si fatto
il

giacobino

ecco la jprima voce del Popolo.

Ma
che

pu

Popolo napoletano non essere quel eh' san Gennaro ? Dun-

que....

Viva

la

Repubblica! Le devote spettatrici

riflettono,

questa la prima volta eh' pur ad esse permesso di assistere


al

miracolo^; lagrime di tenerezza vengono loro su gli occhi. Esse

sostengono allora che vennero anche al generale Macdonald, e so-

stengono che per asciugarle egli appose


femminili
si

il

fazzoletto: gli sguardi

fissano su lui, comincia


il

un paragone, che
sario

san Gennaro, e l'ha


organizzatore:

un favorevole bisbiglio, ed fu re non accompagn mai la processione di ora accompagnata il Generale ed il Commisil

Popolo

si

affratella

colla

Guardia Naziotutto
il

nale; mille amorevolezze seguono fra l'uno e le altre:

sabbato, tutta la domenica sera, in fin da quel punto in poi, la

Carmagnola

la

canzone

di tutte le bettole

2,

E, notando l'opportuna

presenza del generale Macdo1

nald e del suo stato maggiore, lamentava che

componenti

del governo della repubblica fossero mancati, e che dall'avvenuto miracolo non si fosse tratto tutto il vantaggio

che

si

poteva, con

le

prediche che avrebbero dovuto seguire


il

nelle chiese per renderne chiaro al popolo

significato e
cielo a

per mettere in risalto

molteplici segni dati dal

Una nota

avverte a questo punto:


'

Quando san Gennaro era


il

nobile di sedile

ed andava in

'

sedile

'

a far

miracolo, potevano

assistervi solo le nobilissime e quelle del

Molo

piccolo, parenti e discen-

denti della balia di san Gennaro


2

N.

26,

20

fiorile,

9 maggio.

III.

LA GIORNALISTA
il

39

favore dei francesi e contro


la

tiranno. Conchiudeva con

speranza che non


della

si

sarebbe dai patrioti lasciata sfug-

gire l'occasione

prossima festa del Corpus Domini^

per operare sullo spirito popolare.


In verit,
la
il il

male era pi profondo che non pensasse


popolo un gran fanciullo.

nostra Eleonora; la quale prendeva troppo alla lettera

proverbio che
il

il

Non

era

gi che

popolo diffidasse dei patrioti, perch non


si

g' in-

tendeva: meglio
derli

sarebbe detto che non voleva intenIl

perch ne diffidava.

sospetto verso le

giambervecchie

ghe
di

ossia

verso

la

borghesia,

era

insito

per

esperienze accumulate.

La gagliarda
lo

difesa delle giornate

gennaio aveva avuto uno spiccato carattere proletario


il

contro

duplice sfruttatore,
e

straniero

che

il

popolo

non vede
civile ,

non concepisce

se

non come

tale,

e la gente
si

sua fautrice all'interno.

fu allora che

senti

questa sentenza, detta dai lazzari e che uno scrittore del

tempo

ci

ha conservato:

N'auto iuorno che durava,

se

sarria arriccuto Napolef

^ La stessa pronta conversione

e sottomissione del 23 gennaio cosa solita nei movimenti


proletari anarchici e incoscienti.
I giornali

vernacoli, la letteratura educatrice in

dia-

letto!

Ma

il

popolo,

quando ha bisogno

di letteratura, se

la fabbrica

da s stesso assai bene. E, qualche mese dopo,

sapeva comporre versi sinceri ed entusiastici, per esempio


su questo andare:

A
A

lu suono de la grancascia,

Viva sempe lu popolo bascio!


lu suono de
li
li

tammurrielli,

So risurte

puveriellil

lu suono de le
li

campane,

Viva viva

pupulane!

Memoria

degli avvenimenti popolari, p. 99.

40

ELEONORA DE FONSECA PIMENTEL

A O come
quali
i

lu

suono de
a'

li

violini,

Sempe morte
questi
lazzari
altri,

Giacobbini!....

che non sono privi di vigore, coi

salutarono re Ferdinando al suo ritorno^

abbattuta la repubblica:
Sign,

mpennimmo
muonace

chi t'ha traduto,


e cavaliere!

Privete,

Fatte cchi, fatte cchi U,

Cauce nfacce a

la Libbert!'.

Se

giornali vernacoli popolari consigliati da Eleonora

e messi in atto

da

altri ingenui,

restarono senza efficacia,

a che cosa poteva condurre l'altro espediente di chiamare

coadiutore

il

clero?
i

predicatori liberali, specialmente frati


si

francescani, e

preti che

ascrissero alla guardia nazio-

nale (come Nicola Pacifico e

Ignazio

Falconieri),

desta-

rono
fu

lo

scandalo religioso del popolino^; che per contrario


edificato

dipoi assai
e
frati

da quelle figure brigantesche


ai

di
ai

preti

con sciabole e pistoloni

fianchi,

che

giorni del cardinal Ruffo fecero bella mostra di s per le

vie di

Napoli.
il

l'intervento di san Gennaro? Valse


il

a screditare

santo a beneficio del suo collega

porto-

ghese Fernan Belen, ossia sant'Antonio di Padova, che agli


occhi della plebe difendeva una causa assai migliore^.

L'animo buono
con
orrore
dalle

di

Eleonora rifuggi sin dal principio


repressioni
fatte

terribili

dai

francesi

delle insurrezioni nelle provincie:

Croce, Canti politici del popolo napoletano, Napoli, 1892, pp. 57,

45.

Per Napoli anco

si

fanno predicare dei monaci francescani per


>

la republica,

ma

il

popolo se ne beffa e la religione ne patisce

{Diaria

napoL, 30 maggio).
3

Per

la storia dei

due santi nel

1799,

si

vedano notizie in

Illustr.

docum., n. V.

III.

LA GIORNALISTA
e
le
si terribile

41

Ma
le
i

qual sar

il

riniedio a tanto

male? Brugar

Comunit, fucilar chiunque porti


pacifici

armi? No. In molti comuni


a prenderle dagli stessi
fucilati col fatto;

Cittadini

sono

stati

obbligati

insurgenti, ed
in molte le

han dovuto obbedire per non esser


s stessi.

han prese per difender


disingannare
si

Dunque bisogna pu-

nire
colle

faziosi,

la generalit.

Bisognerebbe perci, che

armi francesi
perdono

accompagnassero quai commissari del Goi

verno de' nostri Cittadini,

quali, ministri di pace, potessero pro-

clamar

il

alle

comuni che rientreranno nell'obbedienza;


alle
coli'

che potessero proclamar a nome del Governo una legge utile


Provincie: e

questa l'abolizione della feudalit; e


stessa missione, dar

una

e
di

coir altra legge, e colla loro


fatto

una pruova

che Napoli sotto un Governo Repubblicano, e che questo


pi utile a' Popoli.

governo

E dopo
Vandea, e

avere rammentato
le

gli

esemp

recenti

della

opposte opinioni del Vergniaud e del Robe-

spierre, e l'opera pacificatrice dello

Hoche, esortava

Non

gittiamo di grazia nel cuor della nostra

plebe

delle

Provincie

un seme

di dispetto e di risentimento,

che per quella

tenacit con cui ogni plebe, e pi quella delle campagne, ritiene


le

impressioni una volta ricevute con qualche forza, pu in

lei

propagarsi da generazione in generazione, e tenendola sempre

di-

visa ed indispettita col resto de' cittadini, preparare lunga e rina-

scente serie di privati delitti e di pubbliche disgrazie ^

In
le

un

altro

numero, riferendo

le notizie di

Abruzzo e
le

imprese delle bande del Pronio. faceva valere

ragioni

attenuanti:
Invitiamo qui
dini
il

nostro filosofico Governo ed

nostri Concitta-

ad una

riflessione.

Grand'
le

il

delitto

di

tali

insurgenti nelsulle

r insorgere, nel

saccheggiare

case de' patrioti, attentar

persone della Municipalit e portarle in arresto: poteva per esser pi grande,

potevano trucidarle. Or dev'esser un principio

N.

5,

28 piovoso, 16 febbraio.

42

ELEONORA DE FONSECA PIMENTEL


ed amministrativa,
di tener conto a' rei di

di giustizia legislativa

ogni atrocit che potevano e non hanno commessa; perch giova


alla societ

che anche in mezzo


il

al

delitto

il

reo

si

trattenga e

non commetta l'ultimo eccesso:


sia spento in lui

reo mostra cosi, o che tutto non


di

un interno sentimento
al

umanit, o che

fre-

nato da salubre timore; e nell'uno e nell'altro caso mostra facilit

almeno disposizione

regresso. Se

dunque

la

legge ha per

iscopo di migliorar ciascun uomo, e per quanto possibile diminuire le atrocit particolari, la giustizia amministrativa dev'esser
sollecita pi di salvar
i

Cittadini

col prevenir

il

delitto o gli ul-

timi eccessi del delitto, che di vendicarli;


la ragione,
l'utilit

de' Cittadini

comandando la morale, medesimi, che si opponga gran

differenza fra Proni, che saccheggia, arresta,


ai Cittadini, e coloro

ma

preserva la vita

che

gli

han

trucidati o gli trucidassero

E
rola,

agli

insorgenti

rivolgeva direttamente la sua pa-

infiammata di carit patria:


in

Cittadini, che

tante
e,

Comuni bagnate

le

mani

gli

uni nel
di

sangue degli
brutto titolo d'

altri

non arrossendo associarvi ad avvanzi

carcere e pubblici infestatori di strada, partecipate con essi del

insurgenti

centra la patria; perch iDugnate e per

chi?

Non per

l'aristocrazia
;

ed

il

baronaggio, avverso

il

quale
ave-

avete sempre reclamato

non pel fuggito despota, che non per

tutti

vate in esecrazione e vilipendio; non pel nostro culto, la nostra


Religione, che voi vedete intemerata ed intatta
sostanze, che cosi disperdete a vicenda.
;

le

vostre

Qual biasimevole contrasto opx)onete ora Voi


esemp, quanti ora ne avete, die Napoli

a'

vostri avoli de'

tempi del gran Masaniello! Senza tanto lume di dottrine e di


le
il

mosse, proseguirono

vostri avoli, insorsero da per tutto contro


la Repubblica, tentarono

dispotismo, gridarono

stabilir la democrazia, e
i

per solo ragio-

nevole

istinto

reclamarono

diritti
i

dell'Uomo.
la

Ora proclamano
le

l'uguaglianza e la democrazia
zioni
I

nobili;

sdegnano

popola-

N.

6,

1 ventoso, 19 febbraio.

Tornava sa queste idee

nel n.

III.

LA GIORNALISTA
i

4o
alla

Non

vedete voi

vostri Vescovi,

vostri Parrochi, unirsi

Repubblica ed inculcarvela
atterrisce ancora col
gli odi,

come

utile a

nome

dell'avvilito

Voi? Qual fantasma vi despota fuggitivo? Se tra


tra' delitti

onde

siete

reciprocamente accesi, e

ne' quali

v'immergete, deste campo alla verit dei


voi, sapreste

fatti di

pervenir sino a
Sicilia,

che la squadra inglese non pi in

che quel

despota, tremante, disarmato, destituito di forze e di mezzi, e non

men
miar

di qui odiato col, anzicch poter venire a soccorrere e prevoi,

non trova chi soccorra

e sostenga

lui, e sta

per fuggir

o essere arrestato in Sicilia ^

Ma
il

indarno! e

pili

tardi

doveva annunciare, coprendosi

volto per l'orrore, le stragi di Andria e di Trani:

pur troppo vero


il

l'eccidio

che

ribelli

Tranesi han fatto de'


vi sono
i

patrioti

giorno innanzi della loro resa.

Non

parole

lagrime

suflEcienti

a descriver e piangere o
i

delitti

degl'insur-

genti prima di esser vinti, o

delitti de' vincitori in

Trani ed in
tutto
^.

Andria dopo averle prese. Tiriamo un pietoso velo su

Finanche negli ultimi giorni, quando


blic la legge sul

la

Repubblica pub-

sequestro dei beni degl'insorgenti da


in

convertirsi per

met

premi

ai difensori della Patria

ossia ai soldati repubblicani, ella protestava:


Sia permesso riflettere che questa legge, assai diversa da quella

che aveva domandata

la Sala

Patriottica, nella

maniera onde

si

truova compilata contiene una parte ingiusta, un'altra che potrebb' essere illusoria. Questa legge mette l'interesse della
blica, eh' di distinguere

Repubdall' in-

esattamente
coli'
il

il

pacato Cittadino
;

surgente, in contrapposizione

interesse della truppa

la quale,

per assicurar ed accrescere

suo premio, obbligata a desideil

rare insorgenti da per tutto, ed

generale, per contentar la truppa,

forse obbligato a trovarne di fatto.

Promuove

in materia cosi de-

N. N.

11, 19

ventoso, 9 marzo.

17, 17 germile, 6 aprile.

44
licata

ELEONORA DE FONSECA PIMENTEL


un giudizio tumultuario, qual
non disgustarsi
quello,

nerale trascinato dall'azione velocemente da


e nella necessit di
tari commilitoni.
i

suoi

che pu dar un Geun luogo ad un altro, non soldati, ma volon-

questa legge dunque quasi una intimazione di guerra, e con-

voltose,

de' privati benestanti cittadini delle Comuni riognun sa che formano sempre la classe pacifica e vorrebbero, ma non possono, slanciarsi verso la Repubblica per tema degl'insurgenti, quasi tutti (se se n'ecdettuano pochi prepoi

danna anticipata
quali

tenti) o ex-nobili
il

o gente che nulla possiede e fa dell' insurgenza

pretesto della rapina.


Inoltre, se tutti o quasi tutti, posto che potessero avere cogni-

zione della legge e maniera di avvalersene, dimandassero

il

pere

dono, quanto sarebbe


della
nali
alla

il

premio della truppa? Della giustizia

il

magnanimit della Nazione


il

determinare su' beni nazio


;

premio

a'

difensori della patria


de' suoi

dessa poi

co' processi

mano per mezzo


i

tribunali

pubblicher

e dichia-

rer beni nazionali


la

beni de' privati insorgenti. Quanto detto per

truppa in questo secondo caso, s'intenda detto per l'indennit

giustissima e dovuta a coloro che han sofferto dall' insurgenza. Per


nulla dire delle gare e gelosie che tra questi cittadini e la truppa

potrebbero e dovrebbero sorgere nella divisione e distribuzione addossata al generale


^.

Queste sue proposte e polemiche dovettero fermare


tenzione, e
se
il

l'at-

Cuoco

le

ricordava poi nel suo Saggio

^.

Ma
le

contengono molte parti giuste (specialmente circa


sarebbe ottenuto con
l'efifettiva

crudelt militari e le minacce alla propriet, e nell' insistere sull'utile che


si

abo-

lizione del feudalismo),

non

si

pu dire che rivelino un'ana-

N.
e

3B, 13 pratile, 1

giugno.
si

II

terrorismo cogli insurgenti


la

prov sempre inutile.


{Saggio

che?

(scrivea

saggia e sventurata

Pimentel) quando un metodo di

cura non

riesce,

non

se

ne sapr tentare un altro?

storico,

XXXVIII).

III.

LA GIORNALISTA

45

lisi

troppo penetrante dei molteplici fattori concorrenti in

quelle insurrezioni: moti proletari, irritazione per le contribuzioni prelevate dai francesi, dissoluzione dell'esercito

regio che

aveva sparso per


feudatari;
il

le

campagne

disoccupati,
i

intrighi dei

e,

in aggiunta a tutto ci,

Bor-

boni in

Sicilia,

cardinal Ruffo con un'armata di ricon-

quista sul continente, e gli inglesi sul mare, che davano


unit e
indirizzo
al

moto
la

delle

insurrezioni:

cose tutte

che

le

rendevano, per

debole

Repubblica,

quasi

in-

vincibili.

Quanto era diversa nei metodi,


dai sovrani!
al ministro
Il

e particolarmente nella

tattica, la politica consigliata dal cardinal Ruffo e accolta

marzo,
:

il

Ruffo scriveva da Monteleone

Acton

Infinite cose dovrei dire a V. E. ri-

guardo
lit e

alle

cagioni

che mi

determinano a fare ci che

prego a credere che le circostanze di utinecessit mi conducono, non gi la volont di beneficare o di dominare. Ho trovato che si lagnavano delle cose che trover abolite o sospese nell'editto
faccio.... la

da
la

me

emanato. Dei

fiscali

ho fatto qualche

rilascio, anzi

met

del focatico ed industria ai braccianti e poveri di


si

quei paesi che

sono dimostrati
dovere,

pi fedeli ed arditi

ri-

tornando

al loro

nutrendo sempre la gelosia

fra il popolo e il ceto medio, ed esonerando il povero, che veramente troppo caricato di pesi, ma non sciogliendolo interamente ^ E, pochi giorni dopo, il 19 marzo,
inviando
la notizia

della
il

presa di Cosenza eseguita dalle

sue bande:

Spero che

popolo basso abbia saccheggiato

Lettere pubbl. in Arch.


il

stor.

napoL, Vili, 244.

La regina aveva
le(sic),

scritto

16 febbraio:

Animare
i

quelle provincie a unircisi, con

varle dazi per dieci anni, abolire feudalit, ius proibitivi


a,nticipare tutte quelle cose che

insomma
si

francesi faranno e con le quali

renderanno graditi

alle popolazioni

(ivi, p. 383).

46

ELEONORA DE FONSECA PIMENTEL


gli aggressori,

insieme con
bili

e cosi
Il

ed

paglietti

23

avrebbe riformato l'onciario

(il

mantenga a freno i nomarzo avvertiva ch'egli catasto), come quello eh'


^.
il

ingiusto e formato per cabala dei ricchi

Il

sistema pro-

duceva

effetti cosi

portentosi che

il

Ruffo

21 giugno, dal
:

ponte della Maddalena, scriveva con qualche sgomento


Spesso
il

pretesto

il

giacobinismo, l'affare che

si

no-

mina; ma veramente la rapina che produce de' proprietari Giacobini ^. E forse aveva dovuto gi sentire risonare intorno

a s

il

canto dei sanfedisti

Chi tene pane e vino,

Ha da

esse giacubbino
e

l'abolizione

La Repubblica non sapeva


sta via:

non poteva mettersi per que-

qualche

tardivo accenno,

dazio sulla farina, fu interpretato


lezza
^
:

come come

del

indizio di debo-

sembra, per

altro,

che l'abolizione rapidamente

attuata della gabella del pesce giovasse a guadagnare alla

Ivi, pp. 488-9.


Ivi, p. 494.
p. 654.

3 Ivi,
1

II

Ruffo, invertite le parti, fini col dare consigU di moderazione

a re Ferdinando;

mo:
il

il quale gli rispondeva il 25 agosto 1799 da PalerConvengo con voi su quanto mi dite relativamente al Popolo, quale, per quanto buono e fedele sia, sempre una brutta be

stia, potendo da

un momento

all'altro,

condotto da qualche malin-

tenzionato che s'impadronisca del suo animo, esser perniciosissimo;

non
che

vi dissi perci di doversi assolutamente, a corpo perduto, buttar

nelle sue braccia,


si

ma
il

farne quel conto che

si

doveva, essendo

il

ceto

mantenuto

pi fedele

(nel

voi. dei

Documenti dell'opera

del Dumas, p. 263).


5

S' levata la gabella alla farina....

Evviva Ferdinando
Croce, Canti
politici, p. 43. Cfr.

Carolina

Cuoco, Saggio, XLII.

III.

LA GIORNALISTA
tutti
i

47

Repubblica

gli

animi di quasi

marinai ed

pe-

scatori della capitale

^
stato

Tornando
legislativa

al

Monitore e guardando alla scarsa attivit


il

che
feudi

nuovo

pot

spiegare,
il

circa alla

legge

sui

Eleonora sostenne

disegno dell'Alba-

un compromesso tra il parere troppo moderato del Pagano e quello radicalissimo del Cestari, abolendosi per esso senza compenso i diritti proibitivi e lanese, ch'era

sciandosi ai baroni in piena e libera propriet la quarta

parte delle terre feudali.


tas estof ,

Adversus fures ceterna auctoritri-

esclam

il

Logoteta, nel sostenere, dalla


sui

buna, la proposta dell'Albanese*. La legge


elaborata dalla Commissione legislativa,

banchi,

lei

parve che

non rispondesse alla pubblica aspettazione, perch


fa

non

che confermare, specificandone l'ipoteca,


il

la

legge con

cui
zia

passato Provvisorio aveva gi posto sotto la garan-

della

Nazione

il

debito

de' banchi,

ma

niun

mezzo
di-

somministra per accelerare l'estinzione delle polizze e

minuir l'enormit dell'aggio, colPaccrescere


del danaro ; ed esponeva l'idea di

la circolazione
,

un buon cittadino
la

che consisteva nel bandire senza indugio


beni nazionali da pagarsi con
le

vendita dei

polizze, le quali avreb-

bero per altro perduto

il

quarto del valore nominale e


nulle
oltre

sarebbero state
scritto
^.

dichiarate

un termine pre(si

1.

Delle questioni costituzionali

sa che Mario

Cuoco,

e. si

La

discussione in proposito

legge nel Monitore, n. 18, 20 geri

mile, 9 aprile.

La

scrittrice

soggiunge l'osservazione storica che

feudi,

introdotti nel resto d'Italia dai franchi di Carlo

Magno,

nel mezzo-

giorno dai normanni di Francia, ora


e la protezione della

si

distruggono
*

sotto gli auspici


l'in-

Francia

cosicch

la

Provvidenza guida

vitta e generosa nazione francese a compensare,

que' torti, che fece


3

come nazione una volta come nazione serva di un re .

libera,

N.

27, 22 fiorile, 11

maggio. Questo articolo fu vivacemente com-

48

ELEONORA DE FONSECA PIMENTEL


di statuto)

Pagano prepar un disegno

non ebbe tempo


il

di toccare; e solamente nell'occasione della riforma intro-

dotta dal commissario Abrial, che divise

governo nelle
osservava:

due commissioni legislativa ed esecutiva,

ella

Cosi vien gi a stabilirsi,


la

nella

forma se non nel nu

mero,

futura pianta costituzionale


si

Eleonora credeva che

potesse formare

un

esercito re-

pubblicano per virt di entusiasmo e di arringhe infiammatorie.

E quando

fu

messa insieme un po'

di guardia

na-

zionale, bisogna leggere

come

subito ella la trasfigurasse

e abbellisse nell'ansiosa fantasia:

Present la g-iornata di luned


chio,
il

il

pi vago spettacolo
Il

all'oc-

pi dolce al cuore del vero Cittadino.

Generale in capo
pass an-

nel passar rivista alla

truppa Francese

e Cisalpina, la

cora alla nostra truppa Nazionale.


sta,

Le

tre legioni gi

formate di que-

dopo esser passate in marcia per molti


a quello delle Pigne, e componevano

quartieri, si schiera-

rono tutte a doppia riga di fronte dal largo di San Nicola alla Carit fino
tutt'

insieme

il

colpo

d'occhio pi sorprendente, pi piacevole e pi maestoso. L'aria

marziale e vivace, che stava ne' loro


l'abito, che,

volti, la stessa

variet del-

non ancora

tutto in

uniforme militare, additava ap sull'armi,

punto una truppa civica e dove ciascuno


soldato,

non perch
il

ma

perch cittadino; l'ondeggiare de' pennacchi,

con-

corso degli spettatori ne' balconi e su le strade, la giornata co-

verta e non molestata n da sole n da vento o acqua, tutto con-

correva ad accrescerne la gioia.


il

Il

vario suono delle belliche marce,


tratto quasi

veder questa truppa creata ad un

un miracolo

della
si

libert,

faceva insieme tenerezza e meraviglia. Qual madre non

battuto nel Giornale estemporaneo, n.

8,

29

fiorile,

18

maggio che chiula

deva
e

cosi la

sua censura:
dai

E come
.

potr stabilirsi

Repubblica, se
Cuoco, Saggio,

le leggi

appena sanzionate

e pubblicate

sono impunemente disprezzate


banchi,
cfr.

contraddette

gazzettieri?

Pei

XLI.
1

N.

20, 27 germile, 16 aprile.

III.

LA GIORNALISTA
come
le

49
figli

senti allora capace di dire,

Spartane, quando ai

pre-

sentavan
zella

lo

scudo

Torna o con questo o su questo


le

qual dondella

non desider, come

Sannitiche, di esser per

mano

patria data in premio al pi forte?

Nuove

arie,

nuove fisonomie,

nuovi volti: cominciamo


sensibili le descrizioni,

alfn
gli

noi a comprendere con immagini


antichi
eroi;

che

Greci ne lasciarono delquegli eroi, e chi gli de-

l'aspetto e del contegno


scrisse, eran

de' loro

uomini

liberi

La sua
lizie

gelosia per la purit repubblicana di queste mitale

quando sorse il pensiero di formare nella guardia civica un corpo di cavalleria, Eleonora diresse una lettera al Cittadino Presidente combattendo la proposta come antidemocratica, perch una truppa nazionale a cavallo non si sarebbe potuta comporre se non di
era
che,
ricchi,

turbando l'eguaglianza e indebolendo


Consigliava piuttosto
il

le

garanzie
di

della libert.
cosi
valli

che

giovinetti

comoda fortuna che


;

possono, abbiano cavallo o cacorse, a' giuochi,


a'

se

n' esercitino

alle

maneggi
si

v'invitino

pure

giovani di minor fortuna, che non posseco loro


si

sono averli; se

gli associno,

addestrino,
le

svezo

zino tutti dall'abuso

di

comparir per

strade su due

quattro ruote.

La pubblica

opinione, la derisione de' coe-

tanei dovrebbe riprovare coloro che giovani


chio.

vanno

in coc-

piedi per la citt; a piedi o a cavallo, per la


le

gna: ecco

vetture de'

campagiovani veri Repubblicani . Genle rispose, fa-

naro Serra, capo della guardia nazionale,


cendole notare saggiamente, che prima del

ben essere
un buon

perfetto bisognava cominciare dall'essere, e che

corpo di cavalleria sarebbe assai proficuo per assicurare

l'esistenza della Repubblica^.

N.
N.

15, 10 germile,
21, 1 fiorile,

30 marzo.

20 aprile.

50

ELEONORA DE FONSECA PIMENTEL

Come
le

modelli da imitare,

le

stavano sempre in mente


il

costumanze dell'antica Roma. Cosi, narrando

valore

dell'ufficiale Spezzaferro nel disgraziato fatto d'armi dello

Schipani a Sicignano, soggiungeva:


subito promosso a capitano.
in presenza di tutti

La Repubblica

lo

ha

Roma

antica lo avrebbe di pi,

nerale, adornato di

i suoi compagni e per mano del geuna corona civica. Perch si trascura

mezzo di destare e di premiare il civico entusiasmo ? K Vero che anche a proposito di quella famosa salvazione della Repubblica (che noi narreremo in alquesto
facil

tra parte di questo volume), operata dalla

povera Sanfelice,

non non

si

riteneva dallo scrivere

Il

Senato romano accord


col

solo la libert allo schiavo, che scovri la congiura de'

figli di

Bruto,

ma

ne etern

il

nome

chiamare in
l'atto
...

fu-

turo Vindicta (dal

nome

di lui

Vindici)

il

pi so-

lenne della manomissione degli schiavi;

la nostra
il

Ree

pubblica altres non deve trascurar d'eternar


il

fatto

nome

di questa

illustre

Cittadina

^.

Con maggiore
d'arme, dei
la legione Ci

opportunit, nel riferire le notizie dei

fatti

prodigi di valore

che faceva nei Grigioni

salpina comandata dal generale Lochi, esclamava:


la

Viva

giovent Cisalpina
^.

Ogni lode italiana lode di tutta


di

l'Italia

Le prime aure

gloria militare venivano a

carezzare

le fronti dei risorgenti italiani.

Una

parte assai gentile del Monitore sono gli accenni

alle vittime delle persecuzioni, a coloro

che avevano iniziato


ai

in Napoli

il

movimento democratico,
(fu

martiri della

li-

bert e della patria


le

allora che

si

udi presso di noi per

tre

prime volte questa locuzione, che doveva risonare per olun secolo, ed essere tanto abusata dipoi). Fin dal

N. N.
N.

17, 17 19,

germile, 6 aprile.

24 germile, 13 aprile.

17, 17 germile, 6 aprile.

III.

LA GIORNALISTA

51

primo numero scriveva: Il passato esoso governo, se per lo spazio di quasi nove anni ha dato non pi veduto esempio di cieca persecuzione e
feroce,

ha pur questa Nazione


a'

somministrato un maggior numero di martiri, dentro


criminali pi orribili, in mezzo
a'

trattamenti pi acerbi

ed

alla

morte ad ogni istante

lor minacciata, invitti

sem-

pre ad ogni promessa d'impunit e di premio, ed ha opposto a' vizi della passata tirannia altrettante private e

pubbliche virt

E appoggiava

la

proposta del Forges

Davanzati d'innalzare un monumento a Emanuele De Deo,

giovane di ventun anni non compiti, chiaro nella procesi

sura per virtuoso silenzio e lealt verso


chiaro negli ultimi ricordi per piet
al supplicio

suoi
;

compagni

filiale

chiaro innanzi
i

per placida costanza

ricordando insieme

due giovani Palomba e Moscadelli ^ La calma e l'elevatezza morale che rifulgono nel Monitore sono rotte solo dalle parole violente scagliate contro
il
i

sovrani fuggitivi e nemici:

il

vilissimo
,

despota

pauroso
,
1'

1'

imbecille

Ferdinando
sua
,

lo

stupido
il

tiranno
Ruffo,
liti
il

amazonica

moglie

contro

Cardinale Mostro

qualcun altro dei

satel-

regi,

come

l'odiato Castelcicala, al quale sono rivolte

invettive fierissime, che talvolta diventano perfino ingiurie


triviali
2.

N.
Si

11, 19

ventoso, 9 marzo.
n. 6 la critica della lettera del

veda nel

Castelcicala al pre-

side di Cosenza. Alle

parole:

Qualche testa scellerata ch'Ella far

cadere servir d'argine, ecc. ecc.

tu stesso;
lerate

le teste degli

messo tra parentesi: Scellerato uomini sono melaranci o pere? Se teste scel-

devono

farsi cadere,

dunque

la

tua.

Ma

no, schifosissimo

am-

masso

di brutture,
il

degno

dei concittadini
.

dell'una e l'altra Sicilia

soltanto

soffondarti nel lezzo

Il

Monitore quasi del tutto privo

di satire e violenze contro gli aristocratici.

Nel

n. 24 si riferisce

que-

sta notizia da Lucca:

<

li

legislatore Mancarelli

ha fatto

la

mozione,

52

ELEONORA DE FONSECA PIMENTEL

Come

si

detto, fuori dell'opera del Monitore poco al-

tro si sa della vita di

Eleonora durante la repubblica. La


alle discussioni nella
il

vediamo prendere parte


zione pubblica
,

Sala d'istru-

che s'era aperta

10 febbraio nell'univer-

sit degli studi.

Un'altra donna, una francese che da qualla cittadina

che tempo dimorava in Napoli,


si

Laurent Prota^

faceva notare con

lei

in quella riunione; e peror

una

sera contro l'egoismo,

esponendo

le

idee del Rousseau e

Riuniamo le nostre forze fisiche e morali L'Eleonora recit, in quella sala, l'inno alla Libert, da lei composto in Sant'Elmo quando fu proclamata la repubblica, e un sonetto fatto durante la sua prigionia alla Vicaria. Indi, prima di scendere dalla triconchiudendo:

per essere liberi

buna,

soggiunse:

Proprio
i

della

democrazia,

perci

della vera libert, render


nerosi,
tata, al

popoli dolci, indulgenti, geascol-

magnanimi. All'indulgenza con cui mi avete


.

generoso favore che colla voce e colle mani mi


In un'altra tortestamenti da due
le

dimostrate, conosco che Napoli libera


nata, discutendosi sulle successioni e
i

avversi oratori,
nioni di

la cittadina

Pimentel riassunse

opi-

amendue
vennero

Il
i

Rodino, descrivendo la festa


cetaresi prigionieri, ricordava

nella quale

liberati

esservi apparsa la virtuosa rispettabile


la quale,
i

donna Eleonora

Fonseca Pimentel,
di

essendosi gentilmente negata

prender posto fra

commensali, piacevasi andar intorno

che l'Illustrissimo

sia
.

dato
si

al

ladro,

l'Eccellenza

alla

spia,

il

Serenissimo
corda
il

al

Boia

aggiunge

la nota:
il
il

Questa mozione

ri-

tratto di

un

bello spirito francese,

quale ne' principi della


titolo di Conte,

rivoluzione, dette col al familiare Lacch


tando, al famigliare Cocchiere
il

a comifami-

titolo

di

Duca, a ducendo,

al

gliare

Guardaportone quello

di

Marchese, come custode della marca,

cio del
1

confine
14,

N.

3 germile, 23 marzo.

ITI.

LA GIORNALISTA
alti

53

indirizzando parole piene di

sensi di libert a molti


^.

che

si

onoravano della
i

di lei amicizia

Presto incalzarono
il

giorni della prova suprema.


il

Quando

Macdonald
0,

ritrasse da Napoli

corpo francese col preteo per pru-

sto di formare

un campo a Caserta, Eleonora


le

denza
tette
i

com'

probabile, ingannata anch'essa^,

combat-

dubbi e

voci di abbandono,

ingiuriose alla lealt

magnanimit francese
^.

e alla sicurezza e libert del pola

polo

Poco dopo, accertata

partenza dei francesi,

si

consolava osservando che

l'attuale posizione d'Italia

non
';

uno svantaggio: l'Italia rester

una Nazione guerriera,


altrui ferro cinta
si

combatter del

'

suo

',

non

dell'

'

comprender la gran verit, che un popolo non si difende mai bene che da s stesso, e che l' Italia, indipendente e
libera, utile

alleata; dipendente, di

peso:

perch
i

la

libert

non pu amarsi per met


i

non produce
^.

suoi
rivol-

miracoli che presso

popoli tutti affatto liberi


al

geva questa esortazione

governo ed

al

popolo:

Rappresentanti dell'una e dell'altra Commissione, Patrioti, Nazione Napoletana, voi siete ora rimasti in balia di voi stessi ed

avete quella felicit di circostanza, che


altra rigenerata Nazione:

h'a

invano desiderata
di

o^i

questo

il

momento

dar saggio di

voi: unitevi di menti, di forza, di volont; stabilitevi tosto la vo-

stra Costituzione, che deve


poteri,
i

comprendere solo

la distribuzione de'

principi

della

Democrazia, e non l'amministrazione, e

quindi pu e dev'esser sollecita e breve.


solo a volere chi solo
sto labile

Ha

il

diritto

di

esser

ha

il

peso di sostenersi: profittate di queper sempre quali ora vi mostre-

momento:

tali

sarete

Racconti
II

storici,

in Arch. stor. napoL,

VI
non

(1881), p. 298.

Macdonald
le

nei suoi Souvenirs (4.a ediz., Paris, 1892, p. 71 sgg.)


lui prese per

narra a lungo
trioti
3 ^

misure da

lasciare trapelare ai pa-

napoletani la sua deliberazione di abbandonarli.

N.
X.

23,

fiorile,

27 aprile.

28, 25 fiorile, 14

maggio.

54
rete.

ELEONORA DE FONSECA PIMENTEL

Da

questo

momento dipende

il

mostrarvi all'augusta Nazione

Francese, all'Europa, come meritevoli o no di esser un Popolo


libero, e

di

annunciarvi o degni del rispetto e della fiducia di

tutta l'Italia, o del suo perpetuo disprezzo ^

Purtroppo, le parole non creano 1 fatti; e gli ultimi numeri del Monitore sono la triste cronaca della lenta morte della Repubblica. stato detto che Eleonora can-

giava troppo spesso

le sconfitte
si

repubblicane in vittorie; e
pensi al turbamento so-

forse l'accusa esagerata, se


lito
si

tempo propagano
in
ella

di guerra, e alla facilit


le

onde

si

formano e
vol-

notizie pi assurde.

Un

proverbio

gare dice: tempo di guerra, bugie come terra. N poi

sempre
tile,

tacque dolorose verit.

Il

numero

del 17 pra-

ossia del 5 giugno,

cominciava:
in

Ha
scosse

questa Centrale

sofferto

questi

giorni

una

di

quelle
i

che, richiamando o ravvivando


i

l'attenzione di tutti

Cit-

tadini alla pubblica bisogna, rettifica

consigli, esercita la vigi-

lanza, accresce ed accelera l'azione, fa che

l'uomo cerchi

e svi-

luppi tutti

suoi mezzi, e divien

madre

del vigor politico e

mo-

rale dello stato.

Dispersa, e quindi svanita la speranza nella divisione di


tera, ritirata

Ma-

con danno la divisione di Span, riuscita infausta la

spedizione di Belpulsi, spento in attacchi ineguali o rimasto do-

vunque vittima

dell'assassinio degl' insurgenti

il

flore

della gio-

vent repubblicana, sbarcato un qualunque numero degli assassini


del tiranno in Puglia, e con insensibile incremento invasi tutti
i

dipartimenti

ed approssimata l'insurrezione alla Centrale,

l'in-

sieme di tuttoci produsse sabbato a sera nella Sala Patriotica


straordinaria effervescenza....
Il

numero seguente

dell' 8

giugno, dopo una serqua di


si

notizie fantastiche sulle battaglie che


l'alta Italia e sulle

combattevano

nel-

scaramucce con

gli insorgenti,

termi-

N.

27, 22 fiorile, 11

maggio.

III.

LA GIORNALISTA
:

55
notizie pili circo.

nava con

la

nota frettolosa

Giungono

stanziate, che

daremo nel

foglio seguente

Furono queste le ultime parole, fu questo l'ultimo numero del Monitore napoletano. Il Ruffo era gi alle porte
di Napoli, e

cinque giorni dopo

la lotta era decisa:


o,

il

gior-

nale dov cessare le sue pubblicazioni,

se qualche altro

numero
duto \

fu pubblicato, bisogna

credere che andasse

per-

Sul numero, che sarebbe stato pubblicato proprio


la Bibliografia in

il

13 giugno,

si

veda

fondo a questo

scritto, p. 67.

IV

La martire
(giugno-agosto 1799)

Jj ardente
alle

giornalista del Monitore

non poteva sfuggire


stata

vendette della reazione. Maria Carolina era


lettrice di quel giornale
si
;

Palermo assidua
lettera del

con quali sen-

timenti e con quali propositi

marzo, pregava
i

gliene in prestito

pu immaginare. In una Hamilton di mandarnumeri; nell'aprile, da un'altra lettera,

Emma

diretta alla figliuola imperatrice,

si

apprende che

li

spe-

diva a documenti d'orrore fino in Germania*.


E, certo, Eleonora stava in cima de' suoi pensieri quando

non cessava
zione dei
ca'pitolazione

di

raccomandare

ai suoi fidi la

severa puni-

ribelli

dei due sessi ; quando, postillando la

conclusa da Ruffo, all'articolo di essa che


i

stabiliva che

patti

sarebbero

stati

comuni

ai

capitolati

uomini e donne, annotava col suo leggiadro


sessi

stile:
si

Se due
sentono

sono nominati espressamente, prova che


li

esservene delli rei di ambedue


il

sessi

la clausola

mostra

fatto

2,

Carteggio, ed.

Palumbo,
ital.,

p.

61; e le lettere pubbl. dallo Helfebt,

Fabrizio Ruffo, trad.


2

in append., p. 426.
p. 187.

Carteggio, ed.

Palumbo,

IV.

LA MARTIRE
i

57

Che Eleonora
il

fosse tra

capitolati dei castelli, afferma

Colletta;

il

quale aggiunge questo particolare: che dei

rei di stato si

formarono due

liste

secondo ch'erano o no

compresi nella capitolazione, non potendosi, per quelli contenuti nella prima, eseguire la sentenza di morte senza
il

regio beneplacito;

ma

che da questo numero erano


il

stati

esclusi espressamente due^

generale Oronzio Massa, co-

mandante
tel,

di Castelnuovo, ed

Eleonora de Fonseca Pimen-

abbandonati senz'altro

al carnefice \

Qualche altro scrittore accenna invece che


trovasse tra
i

ella

non

si
-.

capitolati; e questa

sembra che

sia la verit

ogni modo, nell'agosto, era tenuta ancora prigioniera in


delle navi ancorate nel golfo e poste sotto
inglesi, nelle quali
il

una

tiro dei
i

cannoni
tenne
nella

erano

stati

ammucchiati
la fede

rei

di stato capitolati e
al

non

capitolati.

se

anche non appargiurata


guisa
i

novero di coloro

ai quali si

ruppe

capitolazione,

non manc

di soffrire in

altra

quelle violazioni d'ogni diritto e d'ogni piet, onde

Bor-

boni e

loro satelliti fecero allora

pompa

in faccia al

mondo.

Dichiarata nulla la capitolazione e istituita la Giunta


di stato, nel

luglio e nell'agosto ogni giorno, sul

riggio, tra le navi dei prigionieri

barche a portar via quelli


ai giudici.

pomeandavano in giro alcune che dovevano comparire innanzi


serie di tali scelte consecutive,
resto, quasi

Dopo una lunga


Giunta che
il

parve
rei,

alla

come

il

rifiuto dei

potesse partire per la Francia.

Fu dunque

fatta sot,

toscrivere a ciascun d'essi

una

obbliganza penes acta

Storia, V, 1, 4.

Diario napoletano, 19 agosto [confermato ora dal documento della


nelle

Griunta di Stato edito dal Sansone, Gli avvenimenti del 1799


Sicilie,

due

Palermo, 1901, pp. 249-50. Tra i capitolati segnata invece in alcuni elenchi di detenuti, ciie si trovano nella Bibl. della Societ

storica napoletana,

Fondo Ruggiero,

pp. 182, 185].

58

ELEONORA DE FONSECA PIMENTEL

come si diceva, consistente insieme in un contratto e in un giudicato, per cui giudice e accusato rinunziavano reciprocamente
cusato
ai

danni e

ai

vantaggi del processo, e

l'ac-

accettava di esser considerato come forgiudicato,

prestando giuramento, sotto pena di morte, di non rimettere

piede nel Regno ^


si

prigionieri,

dopo tanti
e

palpiti,

respirarono:

credettero salvi, e s'apparecchiavano a far


essi,

vela per la Francia. Eleonora era tra di

aveva

fir-

mato dal canto suo


Senoncb,
stato
(e
si
il

la transazione offertale.
il

giorno dopo,

ministro della Giunta di

ripresent, annunziando
i

che dieci dei firmatari


i

ne disse

nomi) non potevano partire. Sorse tra


di proteste, trattandosi di

pri-

gionieri

un clamore

un atto gi

perfetto e consumato.
sbaglio, perch
i

Ma
si

colui insistette

che c'era stato

dieci

leggevano chiaramente designati


rifece coi
si

nel rescritto regio; e convenne rassegnarsi. Si


superstiti
la scrittura, si

dette assicurazione
il

che non

sarebbe innovato altro, e

ministro and via. Eleonora

non era

tra le dieci
illusione,

nuove vittime.
prolungamento
di

Vana

agonia!
e,

Dopo due
Eleo-

giorni ancora, torn lo stesso ministro;

probabilmente
la sola

parlando di un altro sbaglio, fece prendere

nora

condurla a terra,
i

alle carceri

della Vicaria.

Il

12 agosto,

patrioti dei castelli,

da un migliaio e mezzo

stremati a circa cinquecento, partirono per la Francia, re-

cando impresso nell'animo quest'ultimo esempio della generosit del loro sovrano
~.

La formola

si

pu leggere

in Arch. stor. napoL,

XIII

(1888), p. 91.

Questi particolari sono dati da uno dei patrioti partiti per la napoL, XIII (1888), pp. 79-83.

Francia, Amodio Ricciardi, nella sua Memoria pubbl. dal Maresca, in

Arch.

stor.

servi di materiale ad
et

des opinions

La memoria del Ricciardi Helen Maky Williams, Aperta de Vtat des moeurs dans la JRpuhl. Franq. ver la fin du XVIII^ siede, trad.

IV.

LA MARTIRE

59
stato.

Eleonora fu tratta subito innanzi alla Giunta di


Il

commissario della sua causa fu


^
Il

il

pi efferato e turpe

di quei giudici, lo Speciale

17 agosto veniva condan-

nata a morte, insieme con Giuliano Colonna, Gennaro Serra,


il

Riario e
e

il

principe di Torcila, che dovevano essere de-

capitati,

col

sacerdote e professore Nicola Pacifico,

il

vescovo di Vico Michele Natale, Vincenzo Lupo gi presidente dell'alta Commissione militare, Giuseppe Abbamonte,

Giuseppe Albarelli e
Piatti,

due banchieri Domenico e Antonio


-.

che dovevano essere impiccati


lei la

Eleonora chiese in
la

grazia di ricevere anche


col laccio
^.

morte con

scure e non

Ma

la Giunta,

che quasi per ironia osservava

de l'anglais, Paris, an
[Con questo racconto
si

IX

(1801): cfr. per

Eleonora, voi.
della

I,

189-192.

connette

un rapporto
,

del 24 agosto, pubblicato dal Sansone, op. cit., pp.

Giunta di Stato, 167-8, dove si ad-

duce come causa del


menti,
il

nuovo accesso
si

che s'era eseguito sui basti-

fatto che

molti di quei bricconi, sospirando meglio partire

che essere giudicati dalla Giunta,


colla nota che s'additava
1

mutavano

il

nome

e lo

mentivano

].
il

Non

da presumersi (scrive

Eicciardi,

1.

e.)

che, facendosi
di st-ato,

il

preteso giudizio di questa infelice

donna presso

la

Giunta

l'avvocato reclamato non abbia la santit del contratto stipolato gi


tra
lei

ed

il

re

mediante l'obbligo penes


la

di quel tribunale.

che, costretta

Non mano

credibile

acla, che tuttavia esiste presso neppure ch'egli non abbia ricordato

del giudice ad arrestarsi

in virt di quella

carta, gli era dalla legge interdetto di sottoporre alla sua cognizione
il

rollo individuale

che costei avea giocato nel corso della rivoluzione,


pena.
Il

per proporzionare

la

giudizio subito da questa rispettabile

donna rivolterebbe
garantito dalle leggi

assai pi che la sua


civili

potesse
li

morte istessa, se un contratto mai servire di diga al torrente d'un

dispotismo che incominci

suoi guasti distruggendo

un

contratto

assai pi solenne, la capitolazione, stipolato

con

la

garenzia di tante
>
.

potenze ed al cospetto di tutte


2

le

nazioni di Europa

Diario napoL, sotto

il

19 agosto 1799.
nella Bibl.

Nota ms.

in

della Soc. stor. nap.

una Collezione di proclavii del 1799, esist. Lo stesso afferma il D'Ayala, 1. e.

60

ELEONORA DE FONSECA PIMENTEL


le

religiosamente

prerogative dei nobili del regno circa

le

formalit della morte, non consenti alla domanda.

Sospesa la sentenza pel Torcila, pel Riario, per l'Ab-

bamonte
per
i

e per

l'Albarelli,

ch'erano nella

lista
il

di coloro

quali

occorreva la conferma regia \


altri

18 agosto

Eleonora, con gli


castello del

sette, fu

menata
nel

dalla Vicaria al
Il

Carmine, prossimo

al

luogo del supplizio.

19

furono messi in

cappella

ossia

confortatorio dei

condannati all'ultimo supplizio.

Narrano
Il et

alcuni contem-

poranei del contegno fermo di Eleonora.

Cuoco dice che


il

prima
2.

di avviarsi

al

patbolo, volle

bevere

caff,

le

sue parole furono: Forsan

haec ollm meminisse iu-

vabit >

L'esecuzione

degli
il

otto

condannati ebbe luogo

nella

piazza del Mercato

20 agosto, alle ore due pomeridiane,


Il

nel pi fulgido trionfo del sole.

concorso del popolo fu

immenso

la

grande piazza era tutta circondata da truppa


interi reggi-

di linea e

da soldatesca sanfedistica, con due

menti di cavalleria e con cannoni puntati. Si disse che,


nel breve tragitto, invano
il

popolo tent di sforzare Eleo-

nora a gridai'e: viva


dotti
al

il

re. Gli otto

condannati furono con,

cosiddetto

guardione dei birri

e di l usciil

rono, l'un dopo l'altro, pel patibolo. Furono primi

Co-

lonna e Gennaro Serra,

il

quale,

guardando

al

tripudio
de.

della plebaglia, esclam con

amarezza:

Ho sempre
mia morte

siderato
Il
il

il

loro bene, ed essi gioiscono della

carnefice, degno rappresentante del suo sovrano, faceva

buffone con

le

sue vittime,

specialmente col povero

Diario napoL,
Saggio

1.

e.

lunghe ore

ma

per

lo

una tradizione della famiglia, ella per non per sentimento d'incredulit sdegno onde era agitata al pensiero del tradimento comstorico,
i

L. [Secondo

rifiut

conforti religiosi,

messo dal

re: C.

Bertini Attili, op.

cit.,

p. 726].

IV.

LA MARTIRE
gli

61

monsignor Natale, celiando che diffcilmente


toccato un'altra volta
scovo.

sarebbe

questo

gusto, d'impiccare

un ve-

Eleonora, vestita di bruno,

sali

ultima, cristianamente

e coraggiosamente, sul patibolo.

An diede

alla

morte con
gentile

intrepidezza
della

,
si

scrive

un contemporaneo. L'animo
suoi compagni, ed ella

donna

manifest anche in quel supremo momento.


i

Intorno giacevano spenti


loro
Il

rivolse

un ultimo saluto ^
corpo penzolante dal patibolo rest esposto per un

intero giorno alla vista e agli insulti del popolaccio.


allora cantare per le vie di Napoli:

s'udi

signora donna Lionora,

Che cantava ncopp'o triato, Mo abballa mmiezo o Mercato. Viva viva ii papa santo, C'ha mannato i cannuncini, Pe scaccia li giacubinil Viva a forca e Masto Donato *
Sant Antonio sia
priatol....
^.

Sull'esecuzione del 20 agosto


i

si

pu vedere

il

registro dei Bian-

chi (confraternita che assisteva

condannati a morte), eh' stato pubecc., Caserta, Nobile, 1891, pp. 145I,

blicato per questa parte integralmente dal Janxelli, Cenni storici biografici di

Monsignor Michele Natale,

166;
il

il

Marinelli, Giornali, ms.

cit.,

433; e

il

Diario napoL, sotto


il

20 agosto. Cfr. anche Nardini, Mm., pp. 210-1,

quale accenna a
Il

un

discorso che essa avrebbe tentato di fare al popolo.


il

corpo della
di Co-

giustiziata fu sepolto
stantinopoli.
2

21 agosto nella chiesa di Santa

Maria

Masto Donato
I,

era

il

nome

generico del boia

(cfr. Voc.

napoL,

Nap., 1789,
3

218).

Croce, Canti politici del popolo napoletano, pp. 49-51, dove di quesi

sto canto

riferiscono parecchie varianti.

ILLUSTRAZIONI

DOCUMENTI

BlBUOGKAFlA DEGLI SCRITTI

DI E.

DE FONSECA PlMENTEL

(*)

1.

Il

tempio della gloria. Epitalamio neiraugustissime nozze di


Sicilie

Ferdinando IV re delle due

con Maria Carolina arciduchessa


i

d'Austria di Eleonoka de Fosseca Pimentel, tra

Filaleti Epolnife-

nora Olcesamante, Napoli, 1768, presso Giuseppe Raimondi.

2.

citato dall'ARCELLA,

Un pugno

di gemme, Napoli, 1890, pp. 59-60.


le

Sonetto, in

Componimenti per

nozze
etc.

delVecc.mo

signore

D. Gherardo Carafa Conte di Policastro

con D. Maddalena
ecc.

Serra

de'

duchi di Cassano, e di D. Luigi Serra Duca di Cassano

con D. Giulia Carafa de' Principi della Roccella, In Napoli, 1770,


a p. 82.
3.

de'

La

raccolta fu

Sonetto, in

Componimenti per

messa insieme da Luigi Serio. la morte di Monsignor Giovanni


Na-

Capece

baroni di Barbarano Patrizio del Sedile di Nido, vescovo

di Oria, raccolti da Michele Arditi giureconsulto napoletano, In


poli,
Il

presso

Raimondi, 1771.

son. comincia:
al Ciel sacr

Allor che sciolto da' mortali affanni L'Eroe,

che fido
4.

sua

vita...

Due epigrammi

latini, col

nome

di Altidora Esperetusa, in-

nanzi al libro di Fa. Victobio de Santa Maria, Doctrina christiad e


rosario de Nossa Senhora composta en metro,

En

Napoles, na estam-

peria de Raimondi [1771]

ristampa di Roma, 1780.

(*)

Dei componimenti che non mi riuscito di vedere ho citato

il

titolo cosi

come

l'ho trovato nelle opere che indico via via.

64
I

ELEONORA DE FONSECA PIMENTEL


due epigrammi sono ristampati,
e
il

libro descritto,

da

J.

de

Araujo, in appendice all'opuscolo di cui


5.

al n. 25.

Sonetto, in

Rune

di

donne

illustri

S. E.

Caterina Dolfin caalla dignit

valiera e jprocuratessa

Tron nel gloriosissimo ingresso

di procuratore per merito di S.

Marco

di S. E. Cavalier

Andrea

Tron, Venezia, P. Valvasense, 1773.


Berg-alli.

La

raccolta fu fatta da Luisa

Ferri
6.

L., Biblioteca femminile italiana,

Padova,

1842, p. 289.

A Maria

Carolina regina delle due Sicilie per l'augustissimo


s.
1.

parto d'una seconda bambina, Sonetto,

a.,

foglio volante.

scita di

Erroneamente il D'Ayala, o. c, p. 287, dice eh ' scritto per la na< Amalia che fu poi Begina dei Francesi La bambina nata nel 1773 fu Maria Luisa Maria Amalia nacque nel 1782. Il sonetto
. :

stato ristampato nel libercolo sovracitato dell'ARCELLA,

Un pugno

di

gemmCf
7.

p. 59.

La
il

nascita

d'Orfeo.

Cantata per l'augustissima nascita di

S.

A. R.

principe ereditario delle due Sicilie di Eleonora de Fon-

sega PiMENTEL fra gli Arcadi Altidora Esperetusa, In Napoli, 1775,

presso
8.

Raimondi, di pp.

31.

Sonetto, in
della

Componimenti

poetici per

le

nozze di Vincenzo

duca

Salandra con Beatrice di Sangro, 1775.

Si firma
9. Il

Fomeca Pimentel

portoghese.

D'Atala,

o.

c,

p. 287.

trionfo della virt.

all'Eccellenza del sig. marchese di


tario di

Componimento drammatico dedicato Rombai primo ministro segre-

stato
s.
1.

del

Re

fedelissimo ecc. di Eleonora de Fonseca Pi-

mentel,

a.

[Napoli, 1777].

La

lettera di dedica reca la data del 15

marzo

1777.
figlio,

10. Sonetti di Altidora.

Esperetusa in morte del suo unico

Napoli, 1779, di pp. 20.

Sono cinque

sonetti.

pp. 11-20 segue

Ode

elegiaca della

medesima
il figlio.

per un aborto, nel quale fu maestrevolmente


11. Sonetto, in

assistita

da Mr. Pean

Orazioni

e Sonetti nella

solenne apertura della

Reale Accademia delle Scienze


di 5 maggio 1780.

e Belle lettere di

Napoli recitata nel

ILLUSTRAZIONI E DOCUMENTI
Ferri,
o.

65

c,

p. 289.

Questo sonetto

si

trova anche stampato in

foglio volante,

dedicato alla maest della Eegina, di

Eleonora de
comincia:

Fonseca Pimentel ne' Tria de Solis tra

gli arcadi, ecc. , e

Scese vergine dea al

mondo

infante

La

celeste Sofia de l'Indo in

riva... .

12.

LL.

Alt.

La gioia d'Italia. Cantata per l'arrivo RR. il Granduca e la Gran Duchessa


1.

in

Napoli

delle

delle
gli

Russie di
Arcadi Al-

Eleonora de Fosseca Pjmextel nei Tria de Solis fra


tidora Esperetusa. S.
a.,

di pp. 11

num.

la 12.*

non numerata

contiene un sonetto: Alla Cesarea Imperiai Maest di Caterina II

Imperatrice autocratica delle Russie.

8 febbraio 1782.
il

granduchi

di

Russia Paolo Petrowitz

Maria

Federowna, sotto
Napoli a diporto
13. Il vero

titolo

di conte e contessa del

Nord, arrivano in
p.

Del Pozzo, Cronaca

civile e militare,

117.

omaggio. Cantata per celebrare

il

fausto ritorno delle

loro

Maest
affulsit

di

Eleonora de Fonskca
it

Pijientbl...

Epigr.
1.

VUtus ubi

tum
Il

populo. gratior

dies.

Horat.
al

S.

a.,

di pp. 23.

viaggio era durato dal 30 aprile

7 settembre 1785.

14.

Lettera (in portoghese) a

d. Fr.

Manuel de Cenaculo,

s. d.,

ma

posteriore al 1785.

pubblicata dall'Araujo, in op.

cit. al n. 24,

pp. 10-11.

15. Sonetto, in

Componimenti

poetici

per

le leggi

date alla nuova


re
delle
Sicilie

popolazione di Santo Leucio da Ferdinando

IV

P. F. A., Napoli, dalla stamperia reale, 1789, a p. 23.


16.

Sonetto in dialetto napoletano per l'abolizione della Ghinea,

in foglio volante, senza firma,

ma

che nella copia da


(sic)

reca a

mano:

Di D. Eleonora Lopez

Pimentel
nce
lo

lo

rre nnuosto

Ferdenanno IV
de
lo

Ddio

me veduta dedicato: guard'e mman,

tenga

nnomme

fedelissimo puopolo napoletano


curiosit bibliografica:

Fab-

beionc: e lo rechiamo

come

E biva lo Rre nnuosto Ferdenanno, Guappone, che ssa ff le ccose belle Ma vace cchi dde tutte U'aute cchelle
:

Chella chinea, cche nn' ha frusciat' aguanno.

66

ELEONORA DE FONSECA PIMENTEL

Romma

no piezzo cche nce sta zucanno,


sciartapelle;
le

E ne' accide co bolle e Mo ha scomputo de fa

ghiacovelle:

No' no Rre che ssa dice e comm'e cquanno.

Lo ffraceto de Bomma lo ssapimmo; La Ere E,re, e nnon canosce a nnuUo:


Ddio nce
Oie
11'

ha dato

nnuie

Io

defennimmo.

E,, vi
lo

ca no E-re

mo

nn' ttrastullo:

Dance

nnuosto, pocca nce ntennimmo,

E nnon
17.

ce sta a ccont Lione e Cciullo.

Niun

diritto

compete al

Sommo
del

Pontefice sul

Regno di Na-

poli. Dissertazione

storico-legale

consigliere Nicol Caravita,

tradotta dal latino ed illustrata con varie note, Aletopoli, 1790: di

pp. xxx-248.

La dedica
1790.

firmata dalla traduttrice ed

ha

la

data del 29 giugno

L'originale latino s'intitola: Nullum ius ponfificis maximi in

regno neapolitano, dissertatio historico-iuridica, Alethopoli,

superiorum

permissu

(s.

1.

a.,

ma

Napoli, 1707).

18. Analisi della professione di fede del santo

padre Pio IV di

Antonio Peeeiea del Fiqdeeeido,

ecc.,

ora tradotta dal portoghese con

alcune dilucidazioni, Napoli, 1792, nella stamperia d Nicola Russo,


in
4.**,

di pp. xv-140.

La

traduttrice fu la Fonseca Pimentel.

Una

descrizione esatta di

questo libro data dal D'Araujo nell'appendice all'opuscolo, di cui


al n. 25.

19.

Lettera a Jos de Sa Pereira (1795?).


cit. al n. 24, p, 12; e si rife-

Pubbl. in portoghese dall'ARAUJo, op.


risce alla traduzione precedente.

20. Lettera al

duca Vargas del 20 novembre 1789.

Autogr. nella Bibl. Vitt. Eramanuele di Roma. Pubblicata in questo

volume
21.

in Illnstr. e doc, n.

IL
99,

Inno

alla Libert,

composto in Sant'Elmo nel gennaio

e Sonetto composto nella prigione della Vicaria.

Sono menzionati nel Monitore,


perduti.

n. 14:

ma

bisogna considerarli come

ILLUSTRAZIONI E DOCUMENTI
22.

67
Agli an-

Monitore napolitano (Dal


:

n. lo in poi napoletano).

goli superiori

Libert-Eguaglianza.

composto

di 35
sei,
i

numeri, ciaquali

scuno di quattro pagine, tranne l'ultimo eh' di


le

hanno
:

pagine progressivamente numerate da

a 146. Dimensioni

centim. 38

23.

In questa numerazione sono inclusi due supple-

menti

al n. I e al n. II, di

due facciate ciascuno,

ma non un
il

supI

plemento di quattro facciate eh' collocato dopo


primi 25 numeri, ossia
dicazione: Presso
il il

numero IX.

primo trimestre, recano pi volte

l'in-

cittadino
Il

Gennaro Giaccio:

seguenti: Nella
(2

statnperia Nazionale.

primo numero

del 14 piovoso
il

feb-

braio), l'ultimo del 20 pratile (8 giugno).

Usciva di regola

sabato

come tra il numero 13 e 14, tra il 14 e un marted e in cambio i numeri 23 e 24, 32 e 33 furono pubblicati in uno stesso sabato il numero 26 usci un gioved invece di marted, e il numero 34 un mercoled.
e
il

marted;

ma

talvolta,

il

15 e

altri,

saltato

Questa descrizione

fatta sull'esemplare
Il

completo da

me

posse-

duto, con legatura del tempo.

D'Ayala

(o.

c, pp. 290-1) enumera

alcuni esemplari del Monitore da lui visti, pi o

meno

incompleti. Ac-

cenna poi

al

numero

del 13 giugno, ch' si raro nelle rarissime col


;

lezioni di quel giornale

ma, in

verit, credo che sia esistito solo

nella sua immaginazione.


-

23.

Anarchia popolare di Napoli dal 21 dicembre 1798

al

23

gennaio 1799, manoscritto inedito dell'abate Pibtkabondio Deusco, ed


i

Monitori repubblicani del 1799, corredati di note del medesimo


fatti,

autore per chiarire la verit dei


cella, Napoli, tip.

a cura del cav. Michele Ar-

De
il

Angelis, 1884, di pp. iv-250.

Da

p.

61 a p. 248

volume contiene

copiosi estratti del Monitore

assai scorrettamente stampati, e con poche noterelle dell'ab. Drusco,

che correggono o cementano qualcuna delle notizie in esso

riferite.

Del resto,

il

preteso manoscritto dell'ab. Drusco anVAnarchia popolare

un

plagio della Memoria degli avvenimenti popolari^ con alcuni cane

giamenti in senso borbonico,


stante
i

non

offre

quasi nulla di nuovo, nono-

vanti dell'editore, borbonico ritardatario.

24. Il trionfo della virt,

seconda edizione,

MDCCCLXXXXIX
una
prefa-

[Genova].

Ristampato a cura

di

Joaquim de Araujo;
e

e contiene

zione dell'editore: Leonor de Fonseca Pimentel

as suas relagoes

com Por-

68
tugal,

ELEONORA DE FONSECA PIMENTEL


dove
si

leggono anche

le

due

lettere di lei in portoghese dirette

a Fr. Manuel de Cenaculo e a Jos de Sa Pereira.


25. Sonetti in

morte del suo unico

figlio,

ripubblicati a cura di

B. Croce, Napoli, 1900.

e appendice di
plari.

Eistampa dell'opuscolo segnato al n. 9, con prefazione dell'editore Joachim de Araujo. Edizione di settantacinque esem-

II

Lettera inedita della Foxseca Pimektel

L'autografo di questa lettera serbato nella Biblioteca Vittorio

Emmanuele

di

Roma,

e figur nella

mostra storica del Risorgimento

di essa, Roma, Forzani, 1895, Duca Vargas , cui diretta, certamente Michele Vargas Macciucca (di una famiglia spagnuola ricordata nel Don Quijote, P. I, e. Vili, e della quale un ramo si trapiant a Na-

italiano fatta nel 1895 (si

veda Catalogo

n. 221, p. 19). Il

poli),

nato nel 1733 e autore di parecchi


il

scritti archeologici. Si
stor. degli
scritt.

veda

intorno a lui

Minibri Riccio,

Regno

di Napoli, Nap., 1844,

Memorie ad nom.

nati nel

Di casa 20 nov. 1789.

Caro Museo

Poich finora ho atteso invano che mi


de' miei scartafacci per

si

mandasse

l'altra

copia
S.

mandarla all'amico, che ad uso di

To-

maso non vuol

credere, se

quella, che foglio

non al testimonio de' suoi sensi, eccoti per foglio mi son fatta recare, ed servita a
sono notate di mio pugno varie correperci soddisfatta la curiosit, la vorrei resti-

me

di regola:

di fatti ci
;

zioni, e variazioni

tuita: insta per, caro

Museo, per

libri richiesti in quella carto-

lina; perch

uno mi deve servire per

la prefazione,

che sto sten-

dendo,

l'altro

per ribattere in una nota un detto del Breve Isterico.

Alla traduzione

mancano

solo
la

due

fogli,

che

il

birbotto stampatore

non ha voluto stamparmi

settimana passata n questa, affer-

mando aver che

fare, e nella entrante dice

che far tutto: avvisa

ILLUSTRAZIONI E DOCUMENTI

69

all'amico, che le cose seg-nate fra le stellette sono le variazioni o

aggiunzioni da
ritti austriaci,

me

fatte al testo

per isfuggire.di parlare dei


al caso

di-

ed adattare l'opera

presente; di che rendo


le

conto nella prefazione. I numeri romani disegnano

note, che
sta

verranno

dietro.

La

tua Eritrea, oggi

il

primo giorno, che

in piedi, ed

ha ancora poco vigore per


ajuta ajuta.

iscrivere.

Termino

colla

solita giaculatoria.

Buon Museo,

Taissima.

Mi scordava
che
te
S.

dirti, ci all'ultimo

un bocconcino

di perorazione

ne
E.

leccherai le dita.
il

Per

Sig.re

Duca Vargas

Casa.

Ili

La

PRIGIOXIA DELLA FoNSECA XEL

1798

Eccellenza.

In esecuzione de' Reali Ordini ricevuti

dall' Ecc.

V. con carta de

20 ottobre, riguardo all'arresto della Sig. D. Eleonora Fonseca Pimentel, e della Lettera da Lei scritta all'Incaricato d'affari di Portogallo,

immediatamente
il

scrissi al Ministro Cav. Finto per aver

da

Lui una udienza,


per
il

quale gentilmente mi rispose accordandomela


ci fui, e li
:

giorno dopo, nel quale

rappresentai a voce quanto

in essa Lettera
lo

mi viene imposto
dispiacere
;

non posso esprimere a bastanza


siffatto

stupore ed
il

il

che in sentire un
e

accidente,

prov

suddetto Ministro

mi rispose che

il

d. Incaricato

non

avea mai dato motivo


di

di dubitar della

sua condotta

e del

suo

modo

pensare

che non ostante avrebbe tutto rappresentato


io

al Prin-

ciperei Brasile, e voleva che


che richiedeva la mia Corte,
la
si

Le avessi posto per


li

iscritto quello,

avessi fatto
:

il

piacere di lasciarli
S.

Copia della sudd.^ Lettera Portoghese


sarebbe prestato a tutte
le idee

che era certo che

M.

del
li

mio Re, ed avrebbe

ordi-

nato che l'Incaricato avesse dati tutti

possibili schiarimenti. Io

70

ELEONORA DE P^ONSECA PIMENTEL


le

feci

dunque non esitai a lasciarli la d.* Copia, e ritornato a casa una carta d'ufficio a norma di quanto mi scrive l'Ecc. Y. e
io le

di

quanto

aveva a voce rappresentato.


al

Ho

saputo che Egli ne ha parlato


lui le lettere

Comm. de
che
d.*^

Sa, e si fatto
li

mostrare da

confidenziali
d.**

Incaricato

scri-

veva, per vedere se parlava di


lava. L'istesso

arresto ed in che

Comm.

de Sa

me

n' venuto a

modo ne parparlare, mi ha detto

questa chiamata avuta dal Ministro, e mi ha mostrate e fatte leggere


sta
le d. lettere nelle quali

parla di d." arresto dicendo che que-

Donna quanto
che Egli

dotta altrettanto pazza, imprudente e sciocca


forti
li

avea dovuto dare


sto passo
;

motivi al Governo, per esser venuto a que-

avea sempre raccomandato

di

non parlar

di

queste cose,

ma

che non l'avea ascoltato; che non la credeva ca-

pace

di complotti,

ma

di

sola

imprudenza

che non ostante dal


il

modo

in cui era
;

stata arrestata

sospettava avere

Governo dei

dati sicuri

e finalmente che in questi tempi di depravazione ge-

nerale era stato ben fatto carcerarla. In

somma

dalle sue lettere

non

si

capisce n

si

pu sospettare esser
trapazzato,

egli complice,

ed

il

po-

vero Comm.^'^

sommamente

afflitto

e dolente di

dispiacevole affare, che da 33 anni lo ha seco e

un tal protesta non esser

Egli capace di simil delitto, e crede che questa pazza ed impru-

dente Donna

lo

abbia compromesso per sciocchezza. Siccome egli

avea

letto e la lettera della


il

Pimentel ed

il

mio

ufficio,

che l'avea

mostrato

Cav. Finto, cosi non ho avuto dubio di risponderli che


di pen-

quantunque fusse vero quello che Egli diceva del modo


lettera si rileva esser Egli in

sare e condotta del suo Segretario, ora Incaricato, pure da quella

una intimit con questa Donna, ed


il

esser sempre reo nel far venire sotto

suo indirizzo un carteggio

che

si

scoverto esser sedizioso.

inutile che io

mi dilunghi
altro

in

scrivere tutta questa conversazione, la quale


il

non prova

che

dispiacere del Comm.^'^


lui,
il

il

quale ne ha pianto meco, e la lusinga,

anzi certezza per

che sia innocente.


Ministro Finto rappresent tutto a S. Alt. e

Lunedi passato
Marted essendovi
sentito

io ritornato,

mi

disse quanto

il

Frincipe avea

una

tal

dispiacevo4e nuova; che immediatamente avrebbe


i

ordinato che dasse tutti


resultato reo (lo che

maggiori schiarimenti e che se mai fusse


di fedeli

non credea per 33 anni

servizi

da

ILLUSTRAZIONI E DOCUMENTI
lui prestati, e

71

per non aver dato mai motivo

di sospettar di lui),

l'avrebbe immediatamente richiamato e castigato qui severamente;

ma

che ancora risultando innocente, qualora dasse dell'ombra


il

al

Governo, sarebbe stato pronto a richiamarlo per dimostrare


attaccamento al mio Re, e la premura di concorrere in tutte
idee; e finalmente che la lettera, in cui se gli
di S. M.,
l'

suo

le

sue

davano

gli ordini

me

l'avrebbe mandata, acci io stesso la rimettessi al-

Ecc. V. Io lo ringraziai, pregandolo ancora a ringraziar da

mia

parte S. Alt. ed assicurarlo del gradimento del mio sovrano per

una

si

gentile ed obbligante risposta in

un

affare

che per altro


i

interessando la tranquillit de' Stati, doveano tutti

sovrani per
aiutarsi. Li

conseguenza seriamente badarci,


feci istanza di

scambievolmente

pormi in

iscritto questi sentimenti di S. A. e


il

gen-

tilmente ieri ho ricevuto

foglio

che rimetto all'Eco. V. unitai

mente

alla

Traduzione da cui pi chiaramente rilever

senti-

menti che

io

ho avuto

l'onore di esporre, e nell'atto che


il

Le rimetto

ancora la lettera per


a protestarmi
Dell'Eco. V.

sudd.*^ Incaricato,

passo con ogni rispetto

Lisbona 29 Nov. 1798,


Umil. Dev. ed Obbl. S. V.

Comm.

F. Nicola Pigsatelli.

(Archivio di Stato di Napoli. Corrispondenza diplomatica del


Portogallo, fascio 931, anni 1795-1799).

b)

(Traduzione dal portoghese)

sua Maest Fedelissima ha causato uguale dispiacere che


il

sorpresa

vedere che V.

S. trovasi

arguito dal Governo Napole-

tano per complice nella criminosa condotta di

Dona Eleonora

di

Fonseca Pimentel centra

la tranquilit dello stato.

Una
rattere

tale imputazione, si ingiuriosa

per questa Corte, come per

la propria riputazione di V. S., esige, di

sua natura, e pel suo caper tanto ordina

una piena giustificazione

di parte sua: e

12

ELEONORA DE FONSECA PIMENTEL


S. si presti,

Sua Maest che V.


terrogazioni, che
tutte
le

senza la

menoma

tergiversazione,

o riserva a rispondere
gli

adeguatamente a

tutte le questioni,

ed

in-

saranno fatte; e che dia a codesto Governo


senso oscuro e misterioso della Lettera che

chiarezze che possa avere sulle segrete intelligenze di


'1

detta Pimentel, e su

a V. S. ha

medesima Signora dalla prigione ove trovasi. Cosi l'ordina Sua Maest perch ugualmente lo richiedono il decoro e degnit della sua Corona, la venerazione che professa a Sua Maest Siciliana, e la propria reputazione di V. S. E soddisfadiretto la

cendo a questi Sovrani ordini spera


V. S.
e
si

la

Regina Fedelissima che

giustificher completamente nel concetto di codesta Corte

che svanir nel tempo medesimo tutta e qualunque ombra di

sospetto.

Iddio guardi V. S.

Palazzo di Gueluz nel 28 Novembre 1798.


Luigi Pisto db Souza.

Sig.re Giuseppe Agostino di Souza.

Questa lettera fu trasmessa dallo stesso Gius. Agostino de Souza


all'Acton a Palermo,
il

23 marzo 1799, con

un

biglietto in cui dial

ceva di avere gi dato spiegazioni a voce a Napoli


di Gallo,
gli

marchese
questi

ed esser pronto a darne


:

di

nuove all'Acton.
il

Ma

rispose lo stesso giorno

Si d

piacere di dirgli che, in

seguito degli schiarimenti dati in Napoli da sua Signoria IH. ma al

Marchese

di Gallo,

Sua Maest

restata

ben persuasa della onest


dalla predetta

del sig. Incaricato e d'essere egli stato

compromesso

D. Eleonora Pimentel senza veruna sua parte o intelligenza, del

che

la

M.

S,

ne ha gi resa intesa

la Corte di

Lisbona

{Porto-

gallo, Legazione, fascio 943,

anno 1753-1813).

IV
La
stampa pebiodica

dubante la repubblica napoletana del 1799

Il

primo posto, dopo


Napoli

il

Monitore napoletano,

tenuto dal CorS.

riere di

e di Sicilia.

In una misceli, della Bibl. di

Mar-

tino

un

foglio

volante

col

Prospectus du journal Rpublicain

ILLUSTRAZIONI E DOCUMENTI

73

Le
ci

Cou'rier de

Naples
i

et

de Sicile (nelle due lingue). Questo titolo


il

ricorda bene

primi giorni della conquista francese, quando


in

generale
Il

Championnet volgeva

mente uno sbarco in


la

Sicilia.

prospetto comincia:

La

publicite' est

sauvegarde de

la li-

berte'

....
eti

Ces motifs ont engag deux Bpublicains tablir


italien et en fran^ais,
le

un
les

journal

premier qui

ait

encore

paru
I

dans
trois

la Re'publique

Napolitaine

... Ce journal paraitra tous


v. s.)
.

jours compier du 26 Plwciose (15 Fvrier

due

repubblicani
d'altronde

erano
al

cittadini
il

Marcilly

Cantigona.

Sappiamo
della venconti-

che

Marcilly

Governo provvisorio anticip dueil

mila ducati pel lavoro di due mesi, oltre


dita, e

beneficio

che nell'aprile, non avendo voluto


il

il

nuovo governo

nuare

sussidio,

il

giornale
e

cess e

il

Marcilly lasci Napoli.


collezione, proveniente

Del Corriere di Napoli

di Sicilia

una

dalla biblioteca del principe di Torella, usci in vendita alcuni anni


fa presso
il

libraio Casella
il

di

Napoli (Catalogo LUI, dicembre


e

1901-maggio 1902, sotto


Beltrani di Trani.

n. 587)

fu acquistata da Giovanni

composta

di dieci

numeri dal 29 piovoso (17

febbraio) al n. 20, 8 fiorile (27 aprile) e consta di pp. 336.

Un
presso

altro giornale
lo stesso

venuto fuori dalla medesima biblioteca e


cit.),

libraio (n. 189 del Catalogo

ed

ora

anche

posseduto dal Beltrani.


n. 1,

Ha

per

titolo

Corriere d'Europa, e va dal


fiorile (14

28 piovoso (16 febbraio) al n. 26, 25


di pp. 214.

maggio), for-

mando un volume
meri, sono:
I.

Giornali politici del tempo, di cui conosco soltanto alcuni nu-

Giornale Estemporaneo, nn. I (11 germile), II (17 germile),


fiorile),

IV

(1

(8 fiorile),

VI

(15 fiorile). Vili (29 fiorile),

IX

(2

pratile).
II. Il

Vero Repubblicano, nn. I e IV.

III.

Spettatore Napolitano, n. VII (16 pratile).


si

Questi numeri

conservano in una miscellanea della Bibl.

della Soc. stor. napoletana.

Anche
il

il

cittadino Francesco

Lo Monaco
non

(l'autore del

Rapporto
che

al cittadino Carnot) nei

primi giorni della Repubblica dava fuori


dice
il

programma

di

un

giornale, di cui

titolo esatto e

quasi di certo non fu mai pubblicato.

II

citt.

Frane.

Lo Monaco,

74

ELEONORA DE FONSECA PIMENTEL


sacrificarsi al pubblico bene,
gli

sempre intento a
pili

vedendo, che
i

la

Rei

pubblica Napoletana fondata sotto


fortunati,

auspici
il

pi augusti ed

ha bisogno

di
gli

un monitore,

quale,

viene, faccia

rimbombare

avvenimenti del

come si conmondo, che pi in.

teressano allo spirito umano, imprende a scriverlo in due volte la


settimana, lusingandosi di

un

felice successo....

Dei giornali in dialetto

si fatta

menzione
rivista

di sopra (pp. 36-7).


si

quel che ora

si

direbbe una

avvicinava

il

\e-

ditore repubblicano, che


coli politici

non conteneva
scritto

notizie

ma

solamente

arti-

letterari,

ed era

da Gregorio Mattei,
Il

figliuolo

del celebre letterato Saverio, e dal cittadino Alth3\

programma
per noi sa-

diceva:

Ricordatevi, cittadini, quando


le

il

passato orribile governo


lui

temendo
lutari, ci

conseguenze, funeste

al

vero per

ma

vietava la lettura non solo dei

filosofi

d'oltramonti,

ma
un

finanche d'ogni qualunque pubblico foglio, mentre affidava ad

bonzo straniero

la

cura d'addormentare

il

popolo con una bug-

giarda ed inetta Gazzetta civica ...... Veniva pubblicato ogni de-

cade in un fascicolo di 12 pagine in quarto piccolo su carta azzurrina.

Ne conosco

primi quattro fascicoli dal

1.^ al

30 germile

(Bibl. Soc. stor., misceli.),

che contengono,

tra gli altri, articoli sul

prospetto politico di Napoli, sul


Napoli,

modo

di

denominare
sulle

le strade di

saggi sullo

stile,

sull'uso

del teatro,

congiure

(si

veda, in questo volume, lo scritto: / Giacobini napoletani prima


del 1799),

una

lettera aperta a Vincenzio e altri.


di
Il

Russo

(si

veda

lo scritto
il

sul

Russo in questo volume),

Mattei and a morte

28

novembre 1799 come


Il libraio

scrittore

gazzette

repubblicane e

mem-

bro dell'Alta Commissione militare.


Aniello Nobile ripigli la pubblicazione del Giornale
al

letterario^

che aveva gi mandato fuori dal 1793

1797,
il

sopproco-

presso dalle persecuzioni del passato governo. Se ne veda

gramma
nosco
il

in

un

foglio volante

della Bibl.

di S. Martino.

Ne

primo volumetto

(Bibl. Soc. stor.),

che contiene proclami,

biografie di eroi antichi, e altre simili cose.


Il

Giornale patriotico della repubblica


ordine tutte
fogli
le

napoletana dove

si trofi-

vano poste per

produzioni patriotiche date


si

nora in luce
il

in

volanti,

compone

di

otto

volumetti,
dell' a-

primo

colla

data del 14 febbraio e l'ultimo con quella

IliLUSTRAZIONI E DOCUMENTI
prile 1799, e se

75

ne serba un esemplare completo nella Bibl, Bran-

cacciana.

Questi giornali sono ignoti al Bernaudini, Guida della stampa periodica italiana, Lecce, 1890, e agli altri storici del giornalismo
italiano, pei

quali

si

veda

la Bibliografia

storica

del giornalismo
delle

italiano
a.

di

G. Fumagalli

(estratto

dalla Rivista

Biblioteche,

V), Firenze, 1894.

Si noti che, venuto a Napoli Giuseppe Bonaparte,

il

l.*^

marzo

1806

si

cominci a pubblicare
il

il

Monitore napoletano, nel quale

rivisse

titolo del

giornale della Fonseca Pimentel.

San Gennabo e Sant'Antonio

Sulle avventure di questi due santi nell'anno 1799 se ne sono


dette tante e di cosi curiose, che

non dispiacer

di

vedere "dilucidato
senti-

brevemente un punto non privo d'interesse della storia del

mento popolare.

San Gennaro
nel maggio.
Il

fece,

durante la rivoluzione politica di quell'anno,


l'altro, ordinario,

due miracoli: l'uno, straordinario, nel gennaio; e


primo, secondo

il

Diario del Tesoro, accadde


tra

il

22 gennaio,

mentre ardeva ancora


tani:

la lotta nelle strade


i

francesi e napole-

A
si
e,

porte chiuse e presenti


cacci
fuori nel

tesorieri

ed
il

altri

preti
di

del

Duomo,

Tesoro

la

testa

ed

sangue
il

san

Gennaro,

facendo preghiere ed

atti di

penitenza
il

servo di Dio
si

don Tommaso Fiore sacerdote napoletano, avvenendo il miracolo estemporaneamente .


in
la

sangue
il

sciolse,

24 l'arcivescovo,
al

un

editto

che aveva per iscopo di raccomandare


il

popolo
lo

tranquillit, rese noto


si

miracolo.

Championnet

rec privatamente al
al

medesimo giorno 24 Duomo e di nuovo il 27


Il
;

in

forma pubblica per assistere

Te

Deum

'.

Il

Diario napoletano del

Taglialatela, Memorie

storico-critiche del culto e del

sangue di S. Gen-

naro, Napoli, 1893, pp. 48B-4.

76

ELEONORA DE FONSEGA PIMENTEL


Nicola (sotto la data del 25 gennaio) conferma questo fatto con
il

De

piccola Yariet, dicendo che

miracolo avvenne

la sera

medesima
Me',

dell'ingresso dell* armata francese


trario, di

ossia

il

23 gennaio. Per con-

un miracolo,

cui accenna fuggevolmente nelle sue


il

morie

il

generale Thibault, che sarebbe accaduto


notizia, e

giorno 27

non

si

ha nessuna

deve considerarsi come un semplice

scambio col precedente.

secondo miracolo ebbe luogo

il

Trinit Maggiore, coli' intervento del generale


ufficiali francesi.

4 maggio nella chiesa della Macdonald e di altri


il

Su

di esso sono d'accordo cosi


il

Diario del Te-

soro e

il

Diario napoletano^ come

Monitore della Pimentel.

Ma

questi due miracoli avrebbero avuto


stati

un

dietroscena. Essi

sarebbero

imposti dai generali francesi e dai patrioti napoai

letani, sotto

minaccia di fucilazione intimata all'arcivescovo o

canonici del Tesoro.

Di uno di questi

atti di

energia la tradizione fa autore lo

ChamI,

pionnet. Finanche nei Misrables di Victor


e.

Hugo

(parte DI, libro

AH) pu leggersi, nella descrizione del tipo del gamia parigino,


si

dove

parla della dimestichezza dei gamins coi misteri delle


tait sorti

sagrestie: Chantpionnet, qui brutalisait les miracles,

du pat de Paris:
Jean de Beauvais
tore' la

il

atait, tout petite inonde' les portiques

de Saint

et

de Saint Etienne du Mont:

il

atait asses tula

chsse de Sainte Genetive


.

pour donner des ordres

fiole

de Saint Jantier

E il Dumas,
un

raccogliendo di certo qualche

tradizione di militari francesi, c'informa che gli ordini dello

pionnet furono eseguiti da

ufficiale

degli usseri, a

Chamnome Gil-

berto CJoubayon, mandato nel Tesoro ad assistere al miracolo con

venticinque uomini*.
Circa
il

miracolo di maggio, abbiamo la testimonianza dello


il

stesso Macdonald,

quale scrive nei suoi Scordi:

Je

fis

faire

en notre fateur

le

miracle de Saint Jantier, auquel fassista:

fen

dannerai une autre fois la description, ne pensant point qu^aucutie

Mmaire da General Baron Thibbault, publis soos


fille

les aaspices
II,

de sa
<

M.lle Claire Thibault,

par

Femand

Calmettes, voi.

Paris, Plon, 1894, pp. 433-4.

/ Borxn di Napoli,

II,

362-368.

ILLUSTRAZIONI E DOCUMENTI
personne
Abrial
dal
col

ii

ait t 'porta

de Vohserver

comme moi
tra

et le

commissaire

Ma

questa descrizione, ch'egli non dette, data invece

gi

ricordato Thibault,
al

che fu

coloro

che

assisterono
il

Macdonald
Il

miracolo, e afferma di avere scritto

giorno

stesso ci

che aveva veduto, inserendo poi quelle pagine nelle


Thibault
si

sue Memorie.

stende sul rischio

al

quale

si

misero
che da

gli ufficiali francesi, in

mezzo a un' immensa calca

di plebe

un momento all'altro poteva gittarsi sopra essi e ridurli in brani. il Macdonald gli assicur, molti anni dopo, di aver fatto appostare nella chiesa due compagnie di granatieri ma questi soldati egli dichiara di non averli allora visti. Comunque, il miracolo tarvero che
;

dava; erano passati dieci minuti; la folla minacciava.


la parola al Thibault) le pr.sident

Alors (lascio

du gouvernement napolitain, la [aire place; s'approcha du carde lui me demanda altre'e, figure dinal, doni je le sparais, lui presenta sous mes yeux un des pistolets cachs par son gilet, et d'une voix touffe, lui cria dans Voreille : Si le miracle ne se fait pas de suite, vous rtes mort >. Forse (dice il Thibault) il cardinale, assai vecchio, non aveva le mani
abbastanza
polla;
egli
forti

per aprire la valvola da cui entra l'aria nell'amil

cedette

reliquiario
^.

al

suo vicario, e

il

miracolo

si

fece

immediatamente

Nonostante qualche lieve inesattezza di particolari

-^j

la testi-

monianza del Thibault,


di
fede.

scrittore veridico

ed esatto, sembra degna


il

Un

altro

scrittore

contemporaneo,

Nardini, che scri-

Souvenir s, p. 72.

Mm.,
si fa

II,

509-510.

E da

notare che del miracolo di San Gennaro


al re dall'arcivescovo

non

cenno nella giustificazione presentata


e

Capece Zurlo
fase, b.o
3

pubblicata da F. Gabotto, in Rass. Pugliese^ XII (1895),

Che

il

miracolo avesse luogo nel

Duomo; che

fosse

un miracolo

straordinario.

Quanto

alla presenza del presidente del

governo napo-

letano (quale presidente? della Commissione esecutiva o della legisla-

tiva?

D'Agnese o il Pagano?), vero che il Monitore della Pimentel il mancato intervento dei componenti del governo a quella solennit; ma ci non impedisce il supporre che qualcuno vi assistesse
il

lamenta
pi o

meno

incognito.

78

ELEONORA DE FONSECA PIMENTEL


i

veva nel novembre del 1799, dice che


bili
i

patrioti

fecero responsa-

canonici sulla loro testa se

il

miracolo non avveniva ^

Che minacce ci furono, pare dunque fuori questione. E anzi, come sarebbero potute mancare? Durante tutto il secolo decimottavo, si era fatto un gran parlare e scrivere, dai begli spiriti
d'ogni parte d'Europa, della famosa gherminella napoletana della
liquefazione del sangue di san Gennaro, e del fanatismo del po-

polino napoletano.

giravano sul conto di san Gennaro aneddoti

assai simili a quelli che sarebbero dovuti accadere poi nell'anno 99.

Cos nel Yoyage en Italie del Duclos, che fu a Napoli nel 1767,
si

leggeva: che al tempo di Filippo V, essendo la citt piena


i

d'odio contro
il

francsi, e l'arcivescovo tenendo per gli austriaci,


il

giorno di san Gennaro

miracolo tardava; onde


citt,

il

francese

D'Avarey che comandava


faire sur

la

prenant un parti prompte,


il

envoya un de ses gens dire Voreille de Varchevque, qu'


le

eut

champ

le

miracle, sinon qu'on

le

ferait faire
et le

par un
miracle
i

nutre, et que lui, archevque, seroit aussitt


se
fit

pendu;

^.

Proprio quel che sarebbe accaduto un secolo dopo tra

generali francesi repubblicani e l'arcivescovo Zurlo!


Si

aggiunga che,
la cui

al
i

tempo dei preparativi della spedizione


francesi, si era molto parlato di san

di

re Ferdinando contro

Gen-

naro sotto

invocazione l'esercito napoletano entrava in cam-

pagna

e a questo proposito si era fatto


^.

un grande sfoggio

di motti

di spirito

naturale dunque che ai generali francesi e ai capi


il

del governo napoletano

miracolo non dovesse apparire cosa in-

differente n sottratta alla loro ingerenza.

Ma, a rigor
civescovo o
colo,
i

di logica, quelle

minacce non provano n che


volessero far mancare
il

l'ar-

canonici del Tesoro


il

mira-

n che

miracolo accadesse in conseguenza delle minacce.


si

Provano semplicemente che

presero precauzioni

ecco tutto.

Il

miracolo di san Gennaro, per ragioni pi volte addotte e che qui

Mmoires,

p.

128.

Voyage en

Italie

ou Considrations sur

l'Italie

par feu M. Duclos,

Lausanne, 1791, pp. 169-171. 3 Si veda il xMonitore di Roma,


brumale.

voi. II, nn.

XVII

XVIII, 26

e 29

ILLUSTRAZIONI E DOCUMENTI

79

non

il

caso di ripetere, sembra essere piuttosto

un inganno

in-

consapevole che consapevole. Cos anche, se ben ricordo,


sidera
tato di
il

lo con-

prof. Albini, eh'

stato

uno

di

quelli

che hanno tenessere

darne una spiegazione

scientifica.

Ci dovette

un

tempo
in

in cui furono fabbricate molte di queste ampolle contenenti


si scioglie

una materia rossa raggrumita, che in date condizioni

modo da parer sangue. Un


altri
:

fatto

poco ricordato che Napoli

possedeva parecchi
colo
il

sangui, che compievano lo stesso mira-

sangue

di santo Stefano nel

monastero

di

San Gaudioso,

di

san Pantaleone nella chiesa di San Severo, di san Vito nel Carminello dei Gesuiti, di san Patrizio e di san Giovanni Battista
in parecchie

chiese,

come pu vedersi percorrendo

l'opera
citt.

del

Celano (1692) o di altro dei descrittori della nostra

Quello

di santo Stefano, o un'altra dose dello stesso sangue, era ancora fin
oltre la

met del secolo scorso nel monastero


abbattuto dopo
il

di

San Giovan Bat-

tista, abolito e

1860; e bisogna ora cercarlo, con

gli

altri

suoi compagni, nei superstiti monasteri di San Gregorio Chiara.


detto delle cose di san
si

Armeno e di Santa Da quel che s'


sulta chiaro che
il

Gennaro nel 1799,

ri-

santo non

die per inteso delle mutazioni po-

litiche accadute, e seguit a sorridere ai suoi

buoni napoletani
si
:

a rassicurarli col suo miracolo. Per la citt non


ostilit

parl di alcuna
tale effetto vo-

mostrata da san Gennaro contro


^.

francesi

leva ottenersi e fu ottenuto

Ma

anche non pi di questo.


le

E
Il

noto che

il

cardinal Ruffo mise

sue schiere sotto la pro-

tezione di

un

altro dei patroni di Napoli, sant'Antonio

da Padova.
i

Ruffo fece spargere la voce che per opera di sant'Antonio


dalla

lazzari erano stati salvati


patrioti,
i

strage che di essi preparavano


tutti,

quali

volevano ucciderli

salvo

bambini, che

avrebbero allevati senza religione.

fece

eseguire

un quadro

molte incisioni ritraenti quel santo con un groppo di corde in mano,


le

corde che

si

dicevano preparate dai giacobini per impiccare

II

Diario napoletano nota:

Si vuole che

il

generale Macdonald
lo

avesse detto:

Voi avete un sangue vivente, e


(!).

difenderemo col

nostro sangue

80

ELEONORA DE FONSECA PIMENTEL


anche in
tutte le

lazzari ^ Sant'Antonio appare


di quel

stampe borboniche

tempo che figurano


2.

l'entrata del Re, la resa di Sant'Elmo,

e simili

lui

sono dirette infinite poesie stampate in libercoli


il

e fogli volanti, e in suo onore fu fatta, tra

luglio e l'agosto,

una

grande da
si

festa,

durata tre giorni


di

^.

Per quel che era


fargli, e

san Gennaro, non


fece.

si

avevano ringraziamenti

nessuno gliene

Fu

tenuto

come

in disparte

di lui

tacque.

Anzi
stato

si

racconta qualche cosa di peggio: san Gennaro sarebbe

destituito
di

da protettore
generale

di Napoli, e avendo,

com' noto,

il

grado

capitano

dell'armata

napoletana con

l'unito

soldo, sarebbe stato sottoposto a

un

consiglio di guerra e degra-

dato,

messogli perfino

il

sequestro sui beni. Di codesta stola

riella, riferita

da parecchi,

pi antica notizia

si

ha, per quel

che ho potuto vedere, in una nota apposta all'edizione francese


del Viaggio scisntiflco nella
storiella.

Campatiia del Breislak

^.

Ma

una

Cercando documenti intorno a san Gennaro nella reazione, ho


trovato invece che, se

non

gli

furono resi onori immeritati, non

ebbe per

altro

punizione alcuna. Tre


si

mesi dopo l'entrata del

Ruffo, ricorrendo la festa del santo,

mandavano

ordini da Pa-

Nardini, Mm.,
Si

p. 163.

veda VAlbo
Ieri sera

della Rivoluzione napoletana del 1799, Napoli, 1799,

tavv.
3
<

cominci un triduo di lumi a Sant'Antonio con an-

fiteatro fatto al larg^ di

San Lorenzo

che tira fino ai Gerolomini


dall'altro;

da un
e

lato, fino

a Sedile di

Montagna
al largo.

accompagnata
la

quell'illuminazione dai lumi ai palconi e finestre di tutta

strada,
il

banda

di

musica in mezzo
si

Quest'oggi cominciato

ve-

spro e questa mattina

fatta girare la statua del santo scortata


i

da

hanno preso il pennacchio verde e bianco; fra essi si contavano otto monaci che procedevano armati di sciabla, ma coU'abito della loro religione: seguiva la banda con una
guarnigione di
realisti:

quali

pattuglia dello stesso corpo


*

{Diario napoL, ms., sotto


et

il

31 luglio).

S.

Breislak, Voyage phi/sique

lythologique dans la Campanie.,..


le

Trad. du manuscrit italien et accomp. de notes par


mereuil, Paris, Dentu, an

general

Pom-

IX

(1801), I, pp. 225-6, nota.

ILLUSTRAZIONI E DOCUMENTI
lermo perch tutto fosse proceduto secondo
precedenti ^
il

81
solito

degli anni

Per

altro, se

che

ci fosse

una punizione un movimento di


la

ufficiale

non fu decretata, par certo


contro
si
il

giustizia popolare

santo.

Nella stessa nota dianzi citata all'opera del Breislak

racconta:

Les barbouilleurs de

rue Catalane exposrent un grand tableau,


verges, doniiait le fouet Saint Janvier.
et

o Saint-Antoine, arme de

fuyant un drapeau tricolore dans une main,

dans Vautre un
Catalana

paquet des cordes destines aux royalistes

>.

Questo particolare ha
presso Porto erano
stati,

carattere
infatti,

di

verit.

A Rua

esposti molti

quadri tutt'altro

che decenti, che celebravano


lazzaroni.

le glorie delle
il

vendette popolari dei


let-

Eccone in conferma
Si

documento, eh' un brano di

tera del cardinal Ruffo al direttore di polizia Della

Rossa

in data

24 agosto 1799:
strada della

osservato in questa Capitale che nella


si

Rua Catalana

trovino esposte delle dipinture indeparti


e rap-

centissime, rappresentanti atti crudelissimi, e specialmente


di corpo

umano

dilaniate ed
.

esposte in

mano

di

uomini

presentate su dei piatti

Il

cardinale raccomandava in
^.

modo

se-

verissimo di togliere questi oggetti di scandalo

ogni

modo

la

pace tra san Gennaro e

il

suo popolo non


e

tard a rifarsi, tacendosi ogni trista


oblio le andate cose
.

memoria

ponendosi

in

Al?

settembre 1799. Dovendosi nel corrente mese di settembre


venerabile cappella del glorioso protettore

celebrare la festa nella

san Gennaro, perch nulla manchi nelle consuete solennit e del solito, vuole il Re che si proibisca il passaggio delle carrozze, galessi ed altre
vetture per
la

strada e largo dove esiste la Guglia, dalle ore ventitr

fino alle quattro della notte nei giorni 17, 18 e 19.

La Real

Segreteria
111.

di Stato, Giustizia e Grazia lo partecipa di Real Ordine a V. S.

ma

affinch ne disponga l'adempimento. Parisi


gistro

(Archivio di Stato. Regenerale


della
Polizia,

dei Reali Dispacci pervenuti al Direttore

1798-99, p. 165).
2

Registro

cit.,

pp. 120-122.

82

ELEONORA DE FONSECA PIMENTEL

VI
Il cuohe di re Ferdinando

Le impressioni di re Ferdinando sull'ecatombe del 20 agosto^ messa a morte Eleonora de Fonseca, ci sono serbate in una lettera del 23 da Palermo al Ruffo: Eminentissimo mio (egli scriveva), ricevei ieri la vostra lettera del 20, che mi ha
in cui fu
fatto

gran bene, sentendo che


riprendendo
il il

costi

non

vi sia nulla di allarmante


si

l'allegria

suo solito corso nel popolo; che


tutte
le

con-

tinui a cantare

Tedeum da
;

Congregazioni in rendi-

mento
sione

di grazie

all'Altissimo

che

si

siano incominciate le ese-

cuzioni dei Rei, e che la Giunta di Stato travagli senza intermis.

Il

giorno 25, sullo stesso proposito


e

La Giunta
vaghi

di Stato

deve sbrigarsi nelle sue operazioni,


rapporti, e

non

far

e generali

quando
i

li

avea

fatti,

bisognava ordinarle di verificare


i

in ventiquattr'ore
carli.
si

fatti,

prendere

capi e senza cerimonie impic-

Spero che non

si

sia dilazionata la giustizia

che mi

si

dice

doveva

far lunedi; se mostrate

timore, siete fritti, e l'aver

fatto eseguir l'altra [quella del 20]

con tanto apparato di truppe mi


si

sommamente

dispiaciuto,

mentre pi semplicemente
il

faceva, era

meglio, e lesto lesto, senza far star


ore,

popolo ad aspettar tante


di
il

ed impazientarsi

(si

veda

il

volume

appendice

ai

Bor-

boni di Napoli, pp. 262, 266-7).

spiegare
il

piccolo ritardo, che

a re Ferdinando pareva avesse guastato

divertimento del suo

buon popolo,
dei Bianchi,
i

si

noti che esso era stato chiesto dalla confraternita


gli uffici religiosi

come necessario per compiere

presso

condannati.

VII
Notizie varie

Della Fonseca Pimentel non

si

ha nessun

ritratto

autentico
li-

perch quello che se ne vede nel Pantheon dei martiri della


bert italiana (Torino,
1852),
e

pi volte riprodotto (anche nel-

ILLUSTRAZIONI E DOCUMENTI

83

VAlbo della rivoluzione napoletana del 1799, a cura di B. Croce,


G. Ceci, ecc., Napoli, 1899, tav. XXVII), fatto con l'immaginazione,

secondo ricordi tradizionali. Deriva anche da esso

il

busto, ese-

guito dallo scultore Busciolani e collocato nell'universit di Napoli l'anno 1865. Nell'A^^^o citato (tavv.

XXII

XXVII)

si

vede

il

facsimile del

suo autografo e della prima pagina del Monitore

napoletano.

Eleonora lasci due

fratelli,

Michele, che viveva in Chieti con

moglie e

figli,

e Giuseppe, che fa padre del generale

Clemente de
di

Fonseca (costruttore della prima ferrovia nel regno


da una seconda moglie
lo stesso

Napoli);
fi-

Giuseppe ebbe,

tra gli altri

gliuoli, l'avvocato Raffaele,


fa,

morto pi che ottantenne non molti anni

del quale sono stato amico.

Giuseppe Fonseca, cugino

di Eleo-

nora, che nel 1798 era generale d'artiglieria, fu processato e con-

dannato per
cito se

la parte

presa alla repubblica e non rientr nell'eserdi

non

alla

venuta

Giuseppe Bonaparte
il

ma

mori qualche

anno dopo

(1808).

Ne

scrisse la biografia

D'Ayala, Vite dei pi

celebri capitani e soldati napoletani, pp. 408-410.

II

VINCENZIO RUSSO

Cospirazioni e fuga da Napoli


Il suo sistema sociale

kjappiamo dal D'Ayala che Vincenzio Russo nacque il Palma Campania. Ebbe a maestro nel seminario di Nola il sacerdote e autore di un assai noto
16 giugno 1770 in

manuale

di rettorica, Ignazio P^alconieri (anch'esso vittima


si

del '99); e recatosi dipoi a Napoli,

dette all'avvocatura,
e fa-

nella quale assai presto acquist

nome per ingegno


il

condia \

Come
certo alla

tanti altri giovani di

generoso sentire,

Russo
Club

prese parte alle cospirazioni allora iniziate, e s'iscrisse di

Societ patriottica
,

fors 'anche

al

rivoluzionario
quella.

che

si

form nel 1794

alla dissoluzione di

Ma

ci che

non
fu,

chiaro

dal racconto del D'Ayala, e

ch'io dir invece senza ambagi, che la vita politica di

Vincenzio Russo

proprio nel suo principio, macchiata

da una colpa*. Su questo punto possediamo

la

testimonianza esplicita
il

di Guglielmo Pepe, confermata da quel che dice

Rodino

F. LoMONACo, nel noto Rapporto al cittadino Carnot.

col

D'Ayala, Vite, p. 550. E erroneo che partisse da Napoli insieme Pagano, il quale usci di carcere non prima del luglio del '98.

88
nei suoi Racconti.
Il

VINCENZIO RUSSO

Russo era nipote dei Vivenzio, uno

dei quali, Giovanni, fu protomedico del regno, e l'altro,


Nicola, storico e giurista di molto valore, raggiunse alti

gradi in magistratura.
il

Sedotto da questo suo zio (scrive

Pepe),

il

Russo aveva una volta accettato l'indulto, con


il

promessa regia che


centocinquanta

suo

nome sarebbe

taciuto;

ma, due
la

anni dopo, vistosi notato in un bando insieme con duealtri

patrioti

per comparire

innanzi

Giunta

4i stato, fuggi,...

Infatti,

rS marzo

1797 un editto della Giunta di stato

citava trentaquattro denunzianti a presentarsi per confer-

mare

le loro

denunzie di due anni prima a carico di cen-

totredici accusati espressamente nominati.

Tra

questi cen-

totredici (e

non dugentocinquanta come dice il Pepe) si troCome mai egli, nonostante l'indulto, fosse di nuovo nel 1797 tra gli accusati f, si noti, per colpe che sarebbero state commesse alcuni anni prima), un'oscurit che non mi riuscito dissipare.
vava anche Vincenzio Russo
'^.

Troppo scarsi, come ho gi avuto occasione di dire, sono processi da permeti documenti che ci avanzano di quei
tere di seguire passo per passo le vicende di tutti coloro

che vi furono involti


Il

^.

Russo,

alla

con

la

fuga ^

nuova persecuzione, scamp, dunque, Suscita un sentimento doloroso il dovere

Pepe, Memorie, Lugano, 1847,


in Arch.
1.

voi.

I,

pp. 89-90. Cfr. Rodino, Rac;

contif

stor.

nap.,

VI

'(1881),

270-1

anche un accenno del

LOMONACO,
2

e.

Cfr. l'elenco in

M. Rossi, Nuova

luce,

pp. 199-206.

Sembra per

altro ch'egli facesse confessioni extralegali alla re-

gina Carolina

(cfr.

Lomonaco'

e, infatti,

il

suo

nome non
cit.,

tra quelli

dei trentaquattro denunzianti, pei quali cfr. Rossi, op.

pp. 195-197.

N
a,

le

sue confessioni dovettero essere gravi se non parvero sufficienti

fargli
*

perdonare

le

colpe.

Sorpreso nella sua casa di Napoli da un battaglione di grana-

1.

COSPIRAZIONI E FUGA DA NAPOLI

89

riconoscere
rati
alle

il

numero non scarso


prova
alle blandizie della

di di

quei primi congiufiacchezza

napoletani, che dettero

innanzi

minacce o

Giunta di Stato e della

Corte.

Eppure alcuni
sentimento
e,

tra costoro erano

uomini non volconvinzioni


nate

gari, datisi alla

causa della libert per un puro e disindell'animo e per


il

teressato

negli studi;

dopo

fallo,

anzich giacere nell'avvilisi

mento
e,

e precipitare nella degradazione,


alla

risollevarono,

tornando arditamente
la

causa per un momento diserdi

tata, affrontarono

morte sui campi


che,

battaglia e sui

patiboli ^

Onde a me sembra

per

giudicare

equa-

mente, bisogni tenere conto dell'inesperienza di quei pri-

mi

istitutori di congiure,

senza tradizioni, senza prossimo

insegnamento d'esempio, senza quel particolare e vigile


esercizio casistico che
si

sviluppa nella pratica delle cospi:

razioni e della vita politica

delle dubbiezze e perplessit

che sono proprie di chi mette


ardita.
Si

mano

pel

primo a un'opera

pu espiare una colpa? Ahim, non


si

il

danno che

fatto

fatto, e l'azione riprovevole

canctella.

Ma

si

pu

mutare
e,

s stessi, estirpando dall'animo le radici del male,

accorti ormai delle insidie

del proprio temperamento,

sottomettersi a dura e implacabile disciplina. Se codesta


la sola e

vera espiazione, Vincenzio Russo

la

raggiunse

pienamente.

Egli (dice
fallo,

il

Pepe)

coll'esilio

facendo peni-

tenza del suo

menava una
il

vita cosi austera ed irre-

prensibile, che divenne d'allora in poi

un modello

di pro-

bit e di virt,

talch

chiamavano un novello Catone:


dava a chi noi
.

anzi, tanto rigida era la sua condotta, che

conosceva sospetto d'affettazione

Soverchio di rigidezza

tieri (?},

pose alle fiamme gran quantit di sue scritture, e per


si

una

uscita segreta fuggi e


^

rimpiatt

{D'Ayala,

1.

e.)-

Si

veda in questo volume: 1 giacobini napolefani prima

del 1799.

90

VINCENZIO RUSSO
di s

che sta a provare un carattere morale diffidente

me-

desimo e vigile a ogni suo atto ^


Il

Russo, intorno alla met del 1797, s'aggirava per la

Svizzera, e dimor a Ginevra ed a Berna, esercitando la

medicina,

cui studi aveva coltivati

-.

mentre, con

le

privazioni stoicamente sopportate e con la tenace meditazione, veniva

temprando

il

suo carattere, maturava insie-

me

suoi convincimenti politici, di guisa, che, pochi mesi

dopo, lo troviamo in mezzo alle nuove repubbliche italiane,


tutto armato, con pronto

un intero sistema
sull'

politico-sociale,

che cercava di spingere all'attuazione.

Quel suo sistema

si

fondava

idea di una repubblica

popolare, in cui ciascuno possederebbe

un pezzo
i

di terra
sussi-

da coltivare direttamente e da trarne


stenza.

mezzi di

Non

testamenti e non
alla

atti tra vivi, e

neanche sucla

cessioni legittime;
lui

morte del possessore


stessi
i

quota di
distri-

sarebbe tornata alla repubblica per una nuova


uffici esercitati dagli

buzione. Gli
tori,

cittadini agricol-

epper senza stipendio, altro che


il

mezzi di sussistenza
personalmente
preleva-

a coloro cui fosse tolto


la terra; al qual

tempo

di lavorare

uopo

si

sarebbero

fatti leggieri

Pepe, e

cfr.

Rodino,

11.

nello scrivere queste parole:


stenti,

con pratiche severe,

Par quasi che ripensasse a s stesso Che altro fa con dure vigilie, con lunghi l'uomo amico di s stesso e degli uomini,
ce.

non cercare di strapparsi al generale torrente della corruzione; vivere in mezzo al disordine di tutto, giusta un ordine di cose ch'egli ricreare, per dir cosi, i si ha formato nel romito de' suoi pensieri suoi sensi e le sue idee, ed andar distruggendo la ruggine, che una perversa educazione ha sparsa sul forbito delle sue sensazioni? Avventuroso purtroppo se co' suoi sforzi mal secondati, anzi contrariati quasi da tutto quanto di uomini e di cose lo circonda, giunga infine
se
;

dove in una societ ben ordinata


2

si

sarebbe egli

trovato suU'al-

beggiare della sua esistenza morale!

{Pensieri politici, %

XXX).

D'Ayala,

Vite,

1.

e.

I.

COSPIRAZIONI E FUGA DA NAPOLI

91
e

menti
pari, a

sulle
al

quote dei coltivatori. L'industria, domestica

ristretta

puro necessario
di

permuta

commercio ridotto, del cose necessarie. Nessun lusso di nessuna


;

il

sorta; l'istruzione

si

sarebbe ristretta principalmente alla


ai principi dell'agricoltura.

morale repubblicana e
religione, tranne forse

Nessuna

nel centro di

non
coli

classe

un tal quale vincolo di fratellanza una idea sublimemente tenebrosa e quindi, sacerdotale. Non grandi citt una serie di pic; :

villaggi costituirebbero le nazioni. E, tra le nazioni,


le

non pi guerre, tranne quelle per liberare


in

nazioni op-

presse o per respingere tentativi d'oppressione.

Le

nazioni,

unione tra

loro,

avrebbero poi formato, come termine


.

ultimo, la

Societ universale

facile avvertire le strette relazioni

che questo sistema


du-

ha, da

una

parte, con le costituzioni di alcune repubbliche


dall'altra

dell'antichit, e

con

le

varie utopie sorte

rante

il

secolo decimottavo, animate da entusiasmo pei sel-

vaggi, per lo stato di natura, per la frugalit, per la povert, e vagheggiate dal Rousseau,
scrittori, assai noti in Italia in

Mably e da altri quel tempo \ E molta sodal


il

miglianza
Saint- Just;

si

ritrova tra esso e le istituzioni politiche del

onde non
al

senza ragione

Cuoco, scrivendo

una volta

Russo, usciva a ricordargli

la

repubblica

di Saint-Just .

Senonch,

la

repubblica contadinesca del

Russo era pi comunistica


sca, del Saint- Just,

di quella, anch'essa contadinela piccola propriet e le

che serbava

successioni legittime, sebbene ne escludesse le linee collaterali^. Sull'animo del

Russo operarono

altres,

come mo-

L'opera pi divulgata del Mably era quella Dei

diritti e

doveri

del cittadino,

che nel 1799 fu anche tradotta da Francesco Lomonaco

e pubblicata
najj.,
2

con una prefazione che dest molto scandalo


12 maggio).
si

(cfr.

Diario

sotto

il

Circa l'utopia del Saint-Just

pu vedere

lo

studio del dott. S.

92
delli reali,
i

VINCENZIO RUSSO

due paesi estremi ch'egli tocc

in sua vita,

ossia

il

villaggio

campano,
si

la

sua nativa Palma, donde

mosse, e la Svizzera, dove

spinse nel suo viaggio d'esilio.

Chiunque ha

visitato (egli scrive, parlando dell'industria

domestica) la schiena degli Appennini di Napoli e la Svizzera montagnosa, avr veduto dei cento,
i

quali la facevano
si

a s stessi da calzolai, da sartori, ecc., e vi

adoperavano

XXIV). E un po' pi innanzi: Chiunque ha passato alcun tempo alla campagna, sa che gran parte del commercio loro noi fanno altrimenti contadini. L dove ognuno ha tutto o quasi tutto il sufficiente
molto acconciamente

per un vivere agevole e tranquillo, perch mai

si

dovreb-

bero fare ampi commerci?


l'entusiasmo
frugalit
del

la

Il

Lomonaco

poi ci ridice

Russo per

povert, la semplicit, la

dei costumi nei


il

monti dell'Elvezia.

La

Sviz-

zera (esclamava

Russo), la Svizzera solamente, capace

di libert nell'Europa!

^
la

Pure,

il

Russo dichiara nella prefazione dei suoi Pen

sieri politici'.

Io

non ho volta

mente n

alle

antiche

repubbliche n alle moderne, non alle nuove n alle vetuste legislazioni:

ho consultato nelle cose stesse

la

verit Non abbiamo ricordato,


.
il

gi che non avesse innanzi gli esemp che

ma non
che
il

si

soddisfece in essi e ragion


filosofici.

suo sistema deducendolo da principi

comin-

ci

con

lo stabilire

diritto di propriet si

fonda sui bi-

sogni e non va oltre di questi. Pei quali

bisogni

non dice

che cosa intenda; senonch chiaro, da tutto l'insieme, che

accenna a quelli che

si

chiamano, in economia,

bisogni

B. Kritschwesky, St. Justs Utopie, Ein Beitrag rur Beleuchtung der


rischen Stelluvg der Bergpartei, nella
40, pp. 388 segg., 420 segg.
i

histo-

Neue

Zeit^ a.

XIII, voi.

II,

nn. 39-

La

Svizzera, del resto, era

un esempio continuamente

ricorrente

nella letteratura socialistica del secolo decimottavo.

I.

COSPIRAZIONI E FUGA DA NAPOLI

93
di

primari o necessari

La

ricerca di

una scala assoluta


i

bisogni, che era gi stata tentata dai nostri vecchi eco-

nomisti

(p.

e.,

dal Genovesi),

si

considera ora, dopo

teo-

remi formolati dal Jennings, infruttuosa.

Ma

il

Russo non

guard pel
fondare

sottile, e

tenne

bisogni necessari
si

come

qualcosa di nettamente determinabile, su di cui


il

potesse

calcolo politico.
tal

Misurata per

modo

a ciascun individuo la propriet


il

secondo
tali

bisogni necessari,

dippi, che
il

non risponde a
bisogni

bisogni, d luogo,
altri

presso

Russo, al dilemma: o vi
di soddisfare
i

sono

uomini privi dei mezzi

necessari, o
loro; se

non

vi sono. Se vi sono, quel dippi spetta


il

non

vi sono (e qui la deduzione curiosa),

dip-

pi neppure pu essere oggetto di propriet, in virt della

determinazione gi data della propriet, che


tanto sui bisogni necessari.
Si

si

fonda

sol-

potrebbe dire che

il

Russo, per regolare

rapporti
fa

di propriet, ricorra a

due diversi principi, che


il

con-

vergere sullo stesso oggetto:


butiva, pel quale
i

principio di giustizia distri;

beni della terra spettano a tutti

un

altro quasi ascetico: che

l'uomo debba restringersi a sodastenendosi dal comodo e dal

disfare

bisogni necessari,

lusso. Cosicch,

avendo provveduto per mezzo del concetto


conseguenza

di bisogno necessario ai bisogni di tutti, e per


alla

cessazione della lotta e dell'asservimento dell'uomo

all'uomo, non trova ostacolo nella considerazione che la

dipendenza e
di lusso;

la lotta

rinascerebbero pei beni


il

di

comodo

dappoich
i

egli annulla

nuovo oggetto
di

di conte-

stazione, ossia

beni che chiama superflui, facendone qual-

cosa

come

di

peccaminoso

almeno

non conveniente

alla severit della

democrazia K

Qualche volta

superfluo

per lui vale

inutile

>

(cfr.

XVIII,

in fine).

Il

Russo tenta anche un'altra deduzione

del suo sistema,

94

VINCENZIO RUSSO

Per codesto suo tratto

ascetico

il

socialismo del Russo


si

diverge fortemente da quello^moderno, che non


gi la regressione della vita
lesca dei contadini,

propone
animatutti,

umana

alla vita quasi


i

ma

vuol anzi conservare

beni

materiali e spirituali, raggiunti dallo svolgimento della civilt,

con diversa forma di produzione che ne renda pos-

sibile

non

solo

una diversa distribuzione,


il

ma

quell'incre-

mento ora impedito. N meno ne divergeva nei mezzi onde


cercava di conseguire
suo ideale.
il

Il

Franchetti, nella

sua eccellente Storia d' Italia dopo

un discepolo

di

Baboeuf ^
e forza,
il

Ma
una

il

il Russo Baboeuf rappresenta il i

1789, dice che

socialismo democratico

che ha, dietro

suoi programmi,

come suo sostegno


alla rivoluzione;

classe sociale interessata

laddove

Russo, quantunque appaia for-

temente scosso dagli avvenimenti della rivoluzione francese e intoni a ogni


ordo,

passo

il

magnus ab

intiegro

nascitur
ai

non mostra

di

aver dato molta attenzione


di

movin,

menti proletari che s'accennarono nel corso


nelle

essa;

nuove repubbliche, riconosce


il

antitesi tali

da persua-

dere
di

rivoluzionario a mettere l'opera propria a servizio


classe contro un'altra.
di

una
Il

procedimento del suo metodo


Il

rinnovazione

si

pu
Ita-

descrivere cosi.
lia, le

Russo cominciava con l'accettare, in


istituite dalle

nuove repubbliche,
in

armi francesi. Ma,


piani di edu-

per

lui,

queste repubbliche erano (come ebbe ad esprimersi

una volta

un suo

articolo di giornale)

distinguendo la propriet in
delle quali solo la

attuale

permanente
giustizia.

(o

futura

} :

prima reputa conforme a

Ma

non prosegue
<

questa teoria, nella quale appare una certa tendenza alla critica della
propriet privata dei mezzi di produzione (confusi coi

beni di uso

futuro
1

;.

A. Franchetti, Storia
pp. 396-7.

(T Italia

dopo

il

1789,

Milano, Vallardi,

s.

a.,

I.

COSPIRAZIONI E FUGA DA NAPOLI


gli

95

cazione generale per ricondurre

uomini

alla dignit rebi-

pubblicana

^ Esse (dice nei Pensieri politici-) hanno

sogno di due costituzioni, una per


libert, l'altra per

formare il popolo conservarvelo: una provvisoria,


proponeva
di esporre, in un'opera
le

alla
l'al-

tra definitiva.

si
i

che

poi

non

scrisse,

modi onde

sue teorie
dei

si

potrebbero

agevolmente ridurre a
pio: fintanto che
il

fatto , di alcuni

quali aveva

toccato sparsamente negli scritti che possediamo. Per esem-

non giunger

il

tempo

in cui ciascuno

avr
gli

suo pezzo di terra da lavorare e potr da s foggiare

oggetti che gli sono necessari, la repubblica dovr pagare

stipendi ai suoi impiegati.

Ma

per codesti stipendi di transi-

zione

si

adotteranno

seguenti criteri: l. Differenza di ma;

gistratura non giustifica differenza di soldi


s quanto gli basti pel suo necessario,

2.

Chi ha da

non pu ricevere
a'

cosa alcuna; 3.

Il

soldo perci

si

dee fissare all'individuo


suoi veraci

che occupa
bisogni,

la
si

carica

proporzionatamente
alla

non

dee fissare

Fintanto che non giunger


imposti tributi o
si

( XXII). tempo in cui non saranno pi imporranno lievissimi, bisogner pur

magistratura

il

esigerne per le necessit dello Stato


tributario iniquo, ed egli

ma
i

il

presente sistema
di

propone una specie

tassa-

zione progressiva

(ivi).

Fintanto che

costumi non divenalla riprova-

teranno perfetti e
l'opera di

ci

saranno amatori del lusso, occorrer


principi repubblicani (

un magistrato censore, che additi


i

zione pubblica chi viola

XXIX).

Pi in

l ancora,

si

passer all'abolizione dei testamenti,

e poi a quella delle successioni legittime. Queste riforme

graduali sarebbero state, nel suo pensiero, via via com-

Cfr.

anche ci che ne dice

il

Lomonaco nel Rapporto:


semplice getto; ecc.
.

Tutte

le

sue opinioni tendevano a compiere la grande opera della rivoluzione,


di cui
2
i

francesi

avevano

fatto

il

Nella Conclusione.

96

VINCENZIO RUSSO

piute dalla diffusione dello spirito repubblicano. Insomma,


il

Russo disegnava di raggiungere

il

suo ideale coll'abne-

gazione universale e con la forza dell'opinione educata.


Circa poi la critica economica delle condizioni esistenti,

Russo non ci porgono altro che o condanne sommarie o concetti rozzissimi, come provano le sue osservazioni contro il commercio. Invano vi si cercherebbe
gli scritti del
il

pi lontano presentimento delle contradizioni economistesso,

che che, circa quel tempo


niale

andava osservando
facili

il

ge-

Fonder.
battesimi

Precursore, dunque? In verit, questi


di precursori e di precorrimenti

hanno
egli

di solito origine in

concetti poco rigorosi.

Il

Russo semplicemente un sociatale,

lista moralista;

e,

come

chiude un periodo

della storia del socialismo,

ma non

ne precorre uno nuovo ^

Che

se alcuno poi volesse trovare

una ragione per

so-

stenere l'efficacia
egli stato
tico,

del

Russo come precursore, nell'essere


letterato,

non un puro

ma un

rivoluzionario pra-

che faceva propaganda delle sue idee, e tent anche,


gli fu possibile, di attuarle, si

per quanto

dovrebbe rispon-

dere che ci potr rendere notevole la sua personalit morale,

ma non

aggiunge nulla
Citt
.

al

suo significato storico. An-

che frate Campanella tent, a suo modo, di recare in pratica gl'ideali della

del Sole, e aspettava perci la

congiunzione

magna

1 Questo periodo della storia del socialismo stato, per ci che riguarda la Francia, studiato nel libro di Andr Lichtenberger, Le socialisme au X Vili sicle, Et ade sur les ides socialistes dans les crivains franqais du X Vili sicle avant la revolution, Paris, Alcan, 1895.

II

Nella Repubblica Romana

'alla D.

Svizzera

il

Russo

si

rec negli ultimi del 1797


facesse la
ri-

o sui primi del 1798 a Milano. Se qualcuno

cerca, che io non ho potuto fare, nei giornali e nelle altre

pubblicazioni venute fuori in quel tempo nella Repubblica


Cisalpina, sono sicuro che troverebbe traccia dell'attivit

Lomonaco dice che sparse acquist un nome immortale . Nel maggio del 1798 era a Roma,
di lui. Il

col gran

lume

e vi

nella repubblica di

recente

stabilita,
.

oratore

pieno

di

fuoco

nel

Circolo

costituzionale

In un

suo discorso, conformemente alle

il

idee che lo dominavano, fulmin contro

ridicolo e stosui cappelli,

machevole lusso che vedesi in Roma dell'oro


sui pantaloni e sui gil, nell'atto

che gemiamo nelle pi


altri metalli
.
;

grandi miserie per mancanza del suddetto ed


e dimostr che

il

detto lusso antidemocratico


il

Il

suo

discorso fu cosi caldo e persuasivo che

cittadino Baccini,

moderatore
cappiola
si
,

del Circolo,
i

si

strapp all'istante la sua


e tutti a

invitando

compagni a imitarlo;
alla

gara

tolsero l'oro dai cappelli e dai pantaloni, e gli og-

getti raccolti furono

mandati

questura perch

li

con-

vertisse in danaro da distribuire ai poveri.


il

La

sera dopo,

Russo offriva

alla

cassa dei poveri

il

suo orologio

d'argento, unica cosa di qualche pregio che nella sua p-

98
verta possedeva

VINCENZIO RUSSO

^ Similmente ispirato fu l'altro suo di-

scorso suU'estinzione delle cedole, per la quale operazione


egli

proponeva:

che

consoli e

tutte

le

altre

autoritc\

costituite

diano tutto l'oro, argento ed


il

altri

metalli che

tengono, poich
stesso, e

loro esempio

mover

gli

altri a far lo

verr fuori tanto metallo quanto basta quasi per


^.
il

assorbirle

Nello stesso Circolo,


ternizzazione
fra

Russo fece acclamare


delle
.

la fra-

gl'individui

repubbliche

italiane

esistenti e che tra

poco esisteranno

Un'altra sera parl

sulla tolleranza religiosa, difendendosi dalle calunnie sparse


sul suo conto a proposito di ci

che aveva detto sul bat-

tesimo ed esponendo
politici^.

le

idee che poi svolse nei Pensieri

Quest'opera egli veniva intanto pubblicando a fogli e

per associazione. Tra

gli associati

sono segnati due valen-

tuomini napoletani,
e

il

grecista e paleografo Pasquale Baffi

Mario Pagano, rifugiati allora nella Repubblica Romana. La pubblicazione fu terminata sulla fine dell'agosto del e il numero del Monitore di Roma dell' 8 settembre 1798 recava, come articolo, il penultimo capitolo dell'opera,
"*,

sulla

tolleranza

^.

Nei Pensieri politici

si

contiene

il

gi esposto sistema

politico del Russo. Notevole altres qualche osservazione

acuta che vi s'incontra, come quella sull'importanza fon-

Monitore di Eoma, n.
Ivi, n.

XXVII,

23

maggio 1798

v.

s.,

p. 231.

XXIX,

30 maggio, pp. 245-6.


21 giugno, p. 293.

3 Ivi, n.
4

XXXV,

Pensieri politici di Vincenzio Russo, napolitano {segue un^ epigrafe

da Lucano), Roma (presso il cittadino Vincenzo Poggioli), anno l.o della Repubblica Romana (di pagine 190: le ultime quattro contengono l'elenco degli associati). Cfr. anche Monitore di Roma, n. LVI,
ristabilita

30 agosto 1798.
5

Monitore di Roma, n. LIX, 8 settembre, pp. 5oL-2.

II.

NELLA REPUBBLICA ROMANA

99

damentale che spetta all'economia nella costituzione sociale


i,

e le altre

sul

clima
si

XXXI),

sulla

perpetuit

oppugna l'assimilazione delle societ agli organismi animali ( XXXII), sulla mappa per non dire che vi politica e sulle serie politiche una di scienza generale desiderio il si avverte dappertutto della societ o Sociologia , come poi stata chiamata. Letterariamente, quantunque scritto come si scriveva la
dei corpi politici , dove
;

prosa in Italia sulla fine del secolo decimottavo, cio in

modo

alquanto sciatto, piacciono in quel libro

il

calore dello stile

e qualche tratto vivace in cui vibra l'entusiasmo dello scrittore.

Ecco come parla contro

il

progetti di marine, di stabilimenti... In


affogherei

commercio: Addio, vasti quanto a me, io


i

animosamente
si

ben volentieri
XXIII).

migliori porti

d'Italia. In essi ci

sono recati finora miseria e fomenti

di

nuove

corruzioni...

contro le grandi

Voi che vivete all'epoca avventurosa, in cui

si

intimata la

rigenerazione del genere umano, ripensate a

nome dell'umanit, ve
si-

ne scongiuro,

si,

ripensate che la sorte della societ dipende dal

stema che avrete dato alla propriet. alcuno chieda in < Entrando in un paese per la prima volta, se che modo sia regolata la propriet, ed abbia squisita prontezza di calcolo sociale, indoviner i gradi della libert, della morale e della
prosperit di quel popolo.

Invano

ci

affanneremo ad emendare alcuni sconci nei rami, se


il

lasciamo corrotto
il

tronco e guasto

il

succo nutritivo. Finch vi sar


i

pi forte, alla lunga pur vincer, e varr a rendere vani

pi

utili

provvedimenti. Si far alla lunga

un'esclusione di

un monopolio di diritti, vantaggi, tanto pi terribile, quan tocche macchinata


giustizia n di umanit, finch
si

all'ombra dei pi sacri nomi.

Non

si

parli di

lasceranno

sussistere

cumuli immensi d'ingiustizie

e mille sorgenti di oppressione

e di calamit.

Non mi

si

parli di democrazia, finch

un privato avr

diritto di conturbare, colle arbitrarie disposizioni di quel ch'egli detiene, l'ossatura

medesima

della

democrazia

>

100
citt, delle quali egli al solo

VINCENZIO RUSSO

prevede

la fine: Il

volgo

si

smaga

immaginare
affretta

le

splendide capitali divenute vasti seIl

polcri e casolari luridi e deserti.

pensatore, l'amico del-

l'uomo

momenti,

in cui le

ammontate ruine

delle

splendide capitali sieno un ampio covacciolo di serpenti,

immagini dei loro antichi


(cosi

abitatori!

XXV). S'intene

risce invece al pensiero della vita campestre:

Salutiamo

comincia
il

il

capitolo sull'agricoltura), salutiamo la


il

cam-

pagna,
delle

romito silenzio delle solitudini,


l'asilo

fresco

orezzo

opache sorgenti! Salutiamo

della pace, della


colle nequi-

schiettezza e dell'innocenza!

Che contrapposto

zie e col fragore delle citt!...

^
il

Compiuta
(giornale,
il

la

pubblicazione dei Pensieri politici,

Russo

prese molta parte nella redazione del Monitore di

Roma
al

com' noto, diretto da Urbano Lampredi^), dove


di

suo

nome compare
gli articoli

frequente dal settembre fino


1798.

principio del

novembre

Tra
si

che vi scrisse da ricordare uno (che

stende per tre numeri) sui

doveri dei magistrati


.

un

altro sui

doveri del popolo

Ai magistrati incul-

curioso confrontare queste effusioni del Russo contro


le

le

grandi
si-

citt

con

parole onde

1'

Engels chiude

la

sua trattazione di

mile argomento:

L'abolizione della divisione tra citt e

campagna
debbono
e penoso.

non

un'utopia

La

civilt, invero, ci

lascia

nelle

grandi citt
esse

un'eredit, che ci vorr

tempo

e fatica a liquidare.

Ma

essere, e saranno, eliminate, per

quanto con processo lungo


la

Sia qualsiasi la sorte riserbata all'Impero tedesco della nazione prussiana,


il

Bismarck pu scender nella tomba con

superba coscienza che


la fine

suo augurio del cuore sar certamente adempiuto:

delle

grandi citt
3.a ediz.,
2
il

{Herrn Fjugen Duhring^s Umwlzung der Wissenschaf,


Breislak,
n.

Stuttgart, Dietz, 1894, pp. 320-1).


il

Al Monitore di Roma collaboravano anche


e altri:
cfr.
il

il

Lamberti,
del 2 feb-

Gagliuffi, l'Alborghetti

voi. II,

XL

braio 1799, pp. 345-6. Cfr. anche nel n. XLIII del 12 febbraio, p. 372,

una

lettera del

Lampredi

al

cittadino Russo a Napoli

II.

NELLA REPUBBLICA ROMANA


del costume,
(egli

101
del

cava

la severit

doverosa in educatori
i

popolo.

Io vorrei
si

scriveva) che

busti di Curio e

di Cincinnato

vedessero pi frequenti di que' de' Bruti

nuove repubbliche. Noi abbiamo pi da temere della corruzione che de' tiranni. Roma non avrebbe avuto bisogno di Marco Bruto, se non si fosse gi scordata di Cincinnato . E pi oltre: Se il popolo non dovesse essere un giorno ben altro di quello che ora , la democrazia rimarrebbe un nome vano ed un passeggiero rumore . Qui appunto definisce i governi repubblicani di allora, come
nelle
si

detto,

piani di educazione generale

Discorrendo

dei doveri del popolo,

ammonisce:

Il

rispetto di
le leggi

polo libero
al

si

riduce tutto a far quello che


:

un podanno

magistrato la facolt di prescrivere

ogni altra dimo-

strazione di rispetto parte di servilit o disposizione a

schiavit

^
si

Maggiore opportunit
del
titola:

osserva negli articoli a difesa


s'in-

governo della Repubblica Romana; uno dei quali

Parere chiesto da un medico

ai

Romani

e so-

stiene che

non

giusto accagionare la repubblica dei mali

che esistevano da lungo tempo, e che richiedono lenta convalescenza; un secondo, assai esteso, guidato dal medesimo
concetto, ha per titolo:

Maniera di ravvisare con buona


,

fede le nuove repubbliche, esposta per uso del popolo

cerca di giustificare la non ancora attenuta promessa della

democrazia, di ridurre

tributi a

una misura

insensibile.

La riduzione
la patria, e

certamente possibile,

perch,

divise

suddivise le propriet, ognuno potr servire gratuitamente

perch ognuno allora sar soldato


felicit in

ma

a rag-

giungere questa

futuro necessario pagare in-

tanto per mantenere la legione

romana

e la protettrice ar-

Voi.

II,

nn. III-V, dal 30 settembre

al 7 ottobre, e n.

VII del 14

ottobre

'98.

102

VINCENZIO RUSSO
francese.

mata
le

La repubblica ba
i

gi abolito

il

feudalismo,

primogeniture,

fedecommessi, e

proclamato l'eguale quali le for-

glianza innanzi alla legge; e bisogna concederle un po' di

tempo per
che anno

le altre

operazioni

merc
il

tune verranno ridotte almeno ad equabilit di qui a qual.

ma
al

il

popolo,

La democrazia vuole com' ora, non pu


onde
bisogna
altri siffatti

governo del popolo;


i

fornire

rappresentanti

consolato,

acconciarsi a

un espediente
Russo termina
la tirannia

provvisorio.

Dopo
i

argomenti,

il

con una perorazione in cui d a scegliere tra


e la libert:

vecchi mali della prima,


nella seconda, nella
di

ma
si

gi alquanto

scemati, sono

quale

apre inoltre

una prospettiva

nuovo ordine

di beni,

non mai prima


nuove repub-

conosciuti da noi

^
le

sempre
bliche

il

suo pensiero di sostenere


di

come guisa

transizione

alla

forma pi perfetta
del-

da

lui

vagheggiata. Mario Pagano intanto confortava con

l'esempio l'altro suo pensiero sul

modo democratico
ufficiali.

l'assegnamento dei soldi

ai

pubblici

Al Pagano,

venuto a

Roma

nel luglio,

era

stato

conferito l'insegnagioia
il

mento
zia al

del diritto pubblico.

Con quale

Russo pub-

blicava nel Monitore la lettera del neo-professore di rinun-

la facev^a

compenso assegnatogli, e con quanta soddisfazione precedere da parole di comento e di elogio!^.


questa operosit giornalistica
i

Ma da
che men

lo distolse la

guerra,

francesi a Napoli.

Voi.

II, n.

VI, 10 ottobre, e nn.


Vili, 4

IX-XII dal 20
pp. 128-130.

al

30 ottobre

'98.

Voi.

II, n.

novembre

'98,

Ili

Nella Repubblica Napoletana

l
file

.1

Russo torn a Napoli nel

'99,

come parecchi

degli
nelle

esuli napoletani,

non

solo con l'esercito francese,

ma

di quell'esercito.

Come

Carlo

Lauberg, antico presie

dente della

Societ patriottica

prossimo presidente

del Governo provvisorio, per la sua qualit di professore di

chimica era diventato

farmacista-capo
Pignatelli

dell'esercito

dello

Championnet;
battendo da

come

e altri
il

tornavano com-

ufficiali

o soldati;

cosi

Russo, ripigliando
ufficiale

la professione esercitata in Isvizzera,

venne come

medico del

101''

reggimento.
nei clubi

Eloquente qual era, nei primi tempi della Repubblica


napoletana fu uno degli oratori pi
dei patrioti e nelle riunioni popolari
efficaci
-.

Nel febbraio
blica
, della

fu

aperta

una

Sala

d'istruzione publo

quale egli fu nominato invigilatore. Qui

vediamo subito affaccendato nel sostenere le sue idee predilette. In una delle tornate del mese di marzo, dopo avere
riaffermato la teoria dei bisogni, propose quattro

canoni di

D'Ayala,

Vite,

loc. cit.

La sua eloquenza popolare era sublime,

straordinaria. Egli tuo

nava, fulminava: nulla poteva resistere alla forza delle sue parole
(Cuoco, Saggio, L).

104

VINCENZIO RUSSO

logica rivoluzionaria : sul


sotto la tirannia, contro
il

modo

di leggere

libri scritti

commercio,
di

sul rigorismo e sulla

riforma dei costumi: divulgazione


nel suo libro \

pensieri gi esposti

Sembra anche che un

soffio del

suo spirito passasse in

qualcuno dei giovani che pendevano dalle sue labbra, perch, nella stessa sala, Saverio Simoni e Raffaele Vittoria

sostennero l'uno la eguale divisione dell'eredit, e l'altro


l'abolizione dei testamenti
e

degli atti tra vivi.

Ma

en-

trambi furono vivamente oppugnati da un altro giovane,

che poi doveva diventare uno dei maggiori avvocati e penalisti napoletani,

Francesco Lauria^

Dava
tare
al

fuori

anche nello stesso tempo un


il

Avviso saludel Governo.

popolo contro

lusso della mobilia e dei banchetti

e contro le ricche

vesti
(egli

dei rappresentanti

Rinasca in voi

diceva)

la saviezza dell'Areopago,

la virt

spartana
.

rinasca la severit del costume del cen-

sore Catone

E, accennando poi a s stesso e a qualche ama

rezza sofferta, soggiungeva con accento commosso:

Io

vivo tranquillo nel mio ritiro con

le

mie

fatighe,

servendo
sofferta

con esse anche

la patria.

Ho

diritto per,

dopo una

persecuzione delli

satelliti del

dispotismo, di cercare
ci

una

repubblica sana e virtuosa, che

renda

felici colla

mino-

razione dei mali della vita. Guardatevi perci dalla stupi-

dezza di Bruto, che sa ben vincere e morire da forte. morto De Deo, quell'anima cara, martire della verit, sotto
il

ferro della tirannia, e

Otto o dieci anni di

non posso io seguirne l'esempio? vita pi o meno, sono l'istesso! ^.

Monitore napoletano,

n. ecc.

14,

28

marzo

1799. Cfr. Pensieri politici^

XXIII,
2

XXIX, XXX,
Avviso salutare

Monitore napoletano,
L'
p.

loc. cit.

nel

Giornale patriottico, voi. VI, 9 gersi

inile,

156 segg.

Anche

al

Russo

deve

la

proposta delle onoranze

III.

NELLA REPUBBLICA NAPOLETANA

105

contemporanei raccontano ch'egli faceva una vita


:

da giustificare interamente queste sue parole


sinteressato a segno (scrive
inediti giornali) che tutto
si
il

Era

di-

medico Marinelli nei suoi


i

dava per sovvenire

suoi simili:

manteneva il giorno con poche grana e le spendeva mangiando un poco per istrada in casa appena aveva un
;

piccolo letto per riposare:


tri

amava

tutti

all'eccesso

^ Al-

ricorda che soleva venirsene dal suo paesello,

Palma,

fino la

a Napoli, a piedi

-.

Ma
sul

l'ardimento delle sue teorie e

veemenza

dei suoi discorsi spaventavano

voci paurose giravano

suo
le

conto.

non pochi; e Lo scandalo, che


ai

aveva destato

in

Roma

con

sue osservazioni sul batte-

simo (ch'egli diceva essere intolleranza somministrare

bambini inconsci) dovette


egli,

far sorgere la

storiella:

che

stando col,
il

si

fece un'abluzione pubblica in


!

una botte

per togliersi
II

battesimo di dosso
il

^.

14 aprile

Russo entr a far parte della rappreIl

sentanza della Repubblica.


Abrial, disciogliendo
il

commissario organizzatore
e la legislativa;

Governo provvisorio, aveva formato,


Russo.

com' noto, due Commissioni, l'esecutiva


e dei venticinque della legislativa fu
il

Ma

vi

dur poco, e

il

suo rapido passaggio nella Com-

missione legislativa sollev contrasti e malumori. Cominci


subito col richiedere che
si

esaminassero

conti di coloro
tutto

ch'erano

stati del

Governo provvisorio;

e fin qui,

a Gaetano Filangieri;
tore napoletayio, n. 8,
1

si

vedali suo discorso sull'argomento nel Moni-

26 febbraio 1799.

Marinelli,
I,

Giornali,

ms. Bibl. Naz.

di

Napoli,

XV.

D. J3-44,

voi.
2

anche Nardini, Mm.. pp. 219-223, Nardini, Mm., loc. cit.


p. 455. Cfr.

e Pepe, loc. cit.

Diario nap., sotto

il

19

novembre

1799,

dandosi notizia della

sua morte.

106

VINCENZIO RUSSO
il

bene ^ Ma

giorno dopo egli fece la sua solita mozione

queste particolarit: che il massimo soldo non dovesse eccedere i cinquanta ducati; e che si aprissero due libri, l'uno DelVamor di patria, per le rinunzie
sui soldi, con
di tutto

parte del soldo di coloro che avessero altronde

come

vvere, e

un

altro

Dei doveri dei

cittadini,

per

gli

altri le cui

condizioni famigliari richiedessero aumento di


fu aggiornata;

salario.

La mozione

ma

molti dei

compodel

nenti

due Commissioni e rono prontamente di rinunziare


delle
^.

altri impiegati dichiara-

alla

met o

al

terzo

loro soldo

Nella tornata seguente, discutendosi del


si

modo
che,

di formare la guardia nazionale, propose che


il

applicasse

criterio

della

tassazione

progressiva, sostenendo

poich la Guardia nazionale serviva alla custodia interna,


e di ci
i

ricchi ritraevano
^.

il

maggior vantaggio, doves-

sero essi pagare di pi

Queste sue mozioni e proposte non solo spiacquero per


s stesse,

ma

parvero

ai

patrioti di

buon senso pomi


e
si

di

discordia e cause di perditempo,


alla

esiziali l'uno

l'altra

Repubblica nelle
tale

difficili

condizioni in cui
si

trovava.

Di
gli

non irragionevole protesta


Gregorio Mattei,
figlio

fece portavoce, tra

altri,

del
il

grecista

ed ebraici*.

sta Saverio,

che allora dirigeva

Veditore repubblicano

Lo

scritto del Mattei

veramente

assai bello e vivace. Si

Diario nap., sotto

il

17 aprile 1799. Il decreto, in data 30 germile,


e dal

firmato dal
2

Pagano come presidente Ho sott'occhio un foglio volante

Busso come segretario.

in data del 30 germile con


del

un

fervorino e la nota di coloro che restituiscono parte

soldo (in

una
tano,
3

misceli, della Bibl. della Soc. stor.).


n. 22, 23 aprile.

Cfr.

anche Monitore napole-

Pei rendiconti

di

questa tornata, Monitore napoletano, n. 22, 23

aprile 1799.
4

Sul Mattei,

si

veda sopra

p. 74.

III.

NELLA REPUBBLICA NAPOLETANA

107

apre come una sfida:

Al cittadino rappresentante VinMattei.

cenzo

Rossi

(sic)

Gregorio

Cittadino,

io

mi

chiamo

Gregorio Mattei; abito a strada Ghiaia, n. 22, terzo

piano, a

man
sul

dritta; servo la patria nella


:

prima Legione
dirigerti

della Guardia nazionale

son uno dei due autori di questo


cosa
il

giornale,

quale ho creduto comoda

questi miei sentimenti in

modo
la

di lettera affinch tu

ed

il

pubblico possiate leggerli. Potrai rispondere, e la tua risposta

former un articolo per

decade futura. Uso

il

'

tu

',

e perch

non voglio

moltiplicarti, e perch voglio parlarti


.

nel linguaggio che tu affetti di avere

qui rinfaccia al

Russo l'indugio, del quale egli era cagione nella


sione legislativa, ad affrontare
i

Commisdella Re-

problemi

vitali

pubblica, col metterne innanzi,

come
la

faceva, altri di ninna


si

importanza pratica.
genti a Salerno, la

Mentre
in

Commissione

occupa

di questi, la flottiglia inglese

moneta

sempre a Baia, gl'insurcommercio estremamente


delle

rara, e per conseguenza l'aggio

carte

altissimo,

il

popolo

geme
.

sotto tutti gli antichi dazi, n riconosce alcun

vantaggio sensibile di questa da noi tanto vantatali democrazia

passando all'ironia:

Paoi tu figurarti
dei

che

tre mesi d'immatura ed inaspettata rivoluzione bastino

per renderci virtuosi come

gli

spartani

tempi

della

prima guerra persiana, o


nabissa

romani della prima guerra pugli

nica? Vuoi tu ridurci alle antiche ghiande? Ma, prima, ini

nostri campi, recidi

oliveti

le

vigne,

di-

struggi le nostre industrie,

ammazza due

terzi

almeno della

popolazione, e ponci in fine sul cocuzzolo di un monte, attorniato da laghi e garantito da


cessbili

una corona

di vicine inac-

montagne; li saremo sicuri, giacch la nostra povert, pi che le montagne, allontaneranno il nemico; ci faremo crescere le unghie e i capelli, e insieme con te, mangiando ghiande e cipolle, meneremo una vita deliziosa!

Ma guardiamo

alla

realt:

attualmente (conti-

108

VINCENZIO RUSSO
il

nim

Mattei),

da

tre punti di

gran dettaglio pende


:

la sa-

lute di questa nascente Repubblica

la

formazione di un'arurge dare solida base

mata,

la restituzione del

valore rappresentativo alle carte,


.

l'abolizione intera del feudalismo


al

nuovo

stato

con

la

formazione dello

spirito

pubblico

nazionale

K
di quest'articolo,

La pubblicazione
mile, ossia
il

che segui
spingere

il
il

30 gerRusso,
legisla-

19

aprile, dovette

forse

nella tornata del giorno


tiva, a

dopo della Commissione

prendere

la

parola per affrettare quella legge abo-

litiva della

feudalit, che poteva contribuire a sedare le

insurrezioni nei

dipartimenti.

Ma

il

23 aprile (dopo poco


il

pi di una settimana di permanenza al governo)

Russo

dava

le dimissioni^.

Certo, anche gli amici

che
la

gli

volevano bene e l'avesuoi


gio-

vano

in

grande stima per

sincerit e nobilt dei


della

convincimenti,

come

il

suo compagno

prima
Il

vinezza Vincenzo Cuoco, non potevano approvare la via

senza uscita per la quale egli


diresse, in

si

era messo.

Cuoco

gli

quel tempo, una serie di lettere sul disegno


della

di costituzione

Repubblica napoletana, formato da


lui

Mario Pagano, che a

(mente politica per davvero)

II

Veditore Repubblicano, n.
l'

4,

30 germile.

Non

saprei dire se

il

Russo rispondesse, perch


nosca
e, forse,

unico esemplare di questo giornale ch'io comisceli, della Bib. della Soc. stor. nap.),

che esista

(in

una

non ha

se

non quattro

fascicoli.

Un

altro attacco contro

il

Russo,

dello stesso genere, ho visto in alcune pagine

frammentarie in una
1.

miscellanea della stessa biblioteca. Cfr. anche Lomonaco,

c.

Un
lui.
i

tal

sistema necessariamente gli doveva procurare dei nemici; e cosi accadde.


Il

serpe dell'invidia incominci a fischiare contro di


si

La
di

mediocrit di concerto con l'interesse privato


lui

sollev contro

progetti

di
.

riforma, e

per riuscire implor soccorso dalla cail

lunnia, ecc.
2

In modo egualmente vago

Cuoco, Saggio,

XXI.

Monitore napoletano, n. 28, 27 aprile 1799.

III.

NELLA REPUBBLICA NAPOLETANA


e astratto: figurarsi

109
giu-

sembrava improprio
dicare le
teorie

come doveva
(gli

dell'amico.

Oh perdona!

diceva,

pungendolo con garbo) non mi ricordava di scrivere a colui che, sulle orme della buona memoria di Condorcet, crede possibile in un essere finito, qual l'uomo, una perfettibilit infinita. Scusa un ignorante avvilito tra gli antichi errori: travaglia a renderci angioli, ed allora fon-

deremo
di

la

repubblica di Saint-Just. Per ora contentiamoci


la

darcene una provvisoria,


infelici

quale

ci

possa

rendere

meno

per tre o quattro

altri secoli,

quanti almeno,

a creder mio, dovranno ancora scorrere prima di giugnere


all'esecuzione del tuo disegno. Parliamo della costituzione

da darsi
bresi, ai

agli

oziosi lazzaroni
leccesi, ai

di Napoli, ai

feroci calaed a
tale

leggieri

spurei

sanniti,

altra simile

genia, che

forma 9,999,999 diecimilionesimi


tu vuoi tra poco rigenerare
di
il

di quella razza

umana che

-.

Meglio

il

Russo riusciva nella sua opera


l'altro,

oratore

democratico (tenne, fra


rile,

un

bel discorso

30

fio-

nella festa nazionale pel bruciamento delle bandiere


ai ribelli
^),

prese

come componente

della Societ patriot-

Degeneri.
I

Frammenti di

lettere

del

Cuoco

al

Russo sono messi in fondo

alle

varie edizioni del Saggio storico. Un'opinione del Russo menzionata


nel Saggio,
litici 3

XXXI.

Dei Pensieri dice

La sua opera
>

dei Pensieri po-

una

delle pi forti che si possano leggere

(ivi, L).

Foglio volante, misceli., Bibl. Soc. stor. nap. Ecco

un saggio

della

sua eloquenza: Legislatori, Commilitoni, noi siamo in un punto ben delicato per la fama nostra. All'epoca dei nostri tempi non si tratta gi
di ordinari vizi o di solite virt: noi

saremo l'esecrazione o

la tene-

rezza di tutta la posterit; saremo a' suoi occhi gl'infami dei secoli,

pi grandi eroi: poich

il

destino dell'universo nelle

mani

dei

repubblicani di oggid, e dipende da questo punto dai tempi e dagli

uomini che vivono in


di milioni di

esso.

Non
il

udite voi

rimbombar verso
i

di noi dai

pi rimoti secoli avvenire

fremito, la disperazione di tante migliaia


loro sguardi a

uomini? Non vedete dall'altra banda

110
tica

VINCENZIO RUSSO

^ Era stato destinato commissario organizzatore per

le

Calabrie;

ma
^.

progressi delle armi del Ruffo g' impedirono


Si

di recarvisi

occup anche, in questo tempo, nel cula

rare la stampa di una seconda edizione migliorata dei Pensieri politici,

che

caduta della Repubblica fece restare

a mezzo

^.

Ma, quando

si
i

fu al

punto

di

riprendere

le

armi,

il

Russo accorse tra

primi. Nel giugno egli era insieme col

Salii e coll'Azzia nella

Commissione per

la coscrizione della
Il

Guardia nazionale del Cantone Sebeto ^


dice che
si

Lomonaco
si
il

ci

trov pronto in tutte le spedizioni e


la

batt

come un leone per


combattendo
al

causa comune

13

giugno,

ponte della Maddalena, nel ritrarsi uno

degli ultimi, cadde in

mano

dei lazzari e fu

trascinato

prigioniero ai Granili

"*.

noi rivolti,

le

loro

mani fraterne
le

alzate a noi per offrirci


e

nostri stessi

benefizi, la loro felicit, la

loro gioia, benedicendoci

lagrime di riconoscenza

nostre ceneri, ed eternando fra

bagnando di un perpetuo

tempestare d'applausi
1

nostri

nomi?

Nardini, Mmoires, pp. 124-6.

Marinelli, Giornali, ms.,

I,

390.

lui

dovette la sua patria, Palma,

di esser salvata dalle imposizioni di guerra dello Schipani: cfr.


1.

D'Ayala,

e, e Conforti,
3

2.^ ediz., p. 211.

Cuoco, Saggio, L:

Egli ne preparava

una seconda edizione


.

l'avrebbe resa anche migliore rendendola pi moderata


1.

Cfr.

D'Ayala,
4

e.

Foglio volante con la data del 10 giugno (misceli. Bibl. Soc.

stor.}.

Nella Bibl. della Soc. stor. ho ritrovato

una copia

della
:

prima
VincenIl

edizione dei Pensieri politici con la seguente dedica autografa


zio

Russo

ne fece dono

al suo pregiatissimo amico


p. 55.

Gherardo Sabini.
la

Sabini mentovato nel Monitore napoL,


l'annotazione:
1799 da

Sotto

dedica

si

legge

Questo libro mi stato dato il 15 corrente giugno un penitente in confessione per bruciarsi e mettersi nelle fiamme come contrario alla legge e buoni costumi. Intanto si vede nelle mie mani per darne parte alli superiori e consigliarmi; che cosi

me

n' stata data licenza dal d.o penitente

III.

NELLA REPUBBLICA NAPOLETANA

111

Il

Rodino, aneli 'egli menato prigione


di

ai Granili, ricor-

dava

aver visto Vincenzio Russo

nudo, vestito con


sulla cor-

un semplice giubbetto

^ Di l fu

trasportato

vetta Stabla, e poi alla Vicaria. E,

come

il

Rodino, Guil

glielmo Pepe, anche suo compagno di prigione, e


e gli altri

Cuoco,

che

lo

videro allora, fanno unanime testimofor-

nianza della serenit che serb nel carcere, della sua


tezza nel sopportare le ingiurie e
i

tormenti, del suo enquali confor-

tusiasmo da martire, e degli


tava
i

alti discorsi coi

compagni.
la

sua

al castello del

chino Puoti

^,

calma falli innanzi alla morte ^. Condotto Carmine e messo in cappella, il prete Gioacche gli fu dato per confortatore, non pot
egli studiate

indurlo a far atto di contrizione e conversione religiosa.

Diceva aver

bene queste materie ed avere


si

appreso a dubitare di tutto: insomma,


pirronista
.

mostr un deciso

Si fece poi portare

una

bottiglia di vino, ed

Haccoiti storici, in Arch. stor. nap., VI, 499.

[Fu condannato a morte

il

16

novembre

per essere stato uno

degli elettori del Volturno, per aver mostrato in

Capua tutto

l'im-

pegno di democratizzare tutti


stato
citata

siti

del suo ripartimento, per essere

uno dei rappresentanti la Commissione legislativa, con aver eseruna tal carica con tutto l'impegno e zelo patriottico in soste-

gno
alla

della democrazia, sostenendo fra l'altro doversi erigere

un busto

memoria
il

zione, e

Gaetano Filangieri nella Sala d'istrufinalmente per aver formato un proclama pieno e zeppo di
del defunto d.

tutto
e

foco di

un

deciso e seducente repubblicano, pieno d'invettive


la

maldicenze contro
3

Sacra persona di
Sicilie,

S.

M.

Sansone, Gli avveni-

menti del 1799 nelle due

Palermo, 1901,
cfr.

p. 273].

Era

zio di Basilio Puoti:

Settembrini, Lezioni di letteratura


99,

italiana, III, 394:


ei (Basilio

Un

giorno parlavamo di quei gloriosi del

ed

Puoti) mi disse di avere

un

libro prezioso,

una Bibbia che


leggendo in

suo zio prete port a leggere a quei condannati, ed


quella
si

essi

prepararono a morire.

levatosi prese quella Bibbia e la


.

baci, e l'apri, e la baciai anch'io

112
obblig
il

VINCENZIO RUSSO

povero prete a bere

alla salute dei patrioti na*.

scosti, e poi si

addorment tranquillamente
il

Fu

impiccato in piazza del Mercato

marted 19 no-

vembre
libert!

1799, insieme con l'avvocato Nicola Magliano. Sul


.

patibolo grid con voce forte e sicura:

Io

muoio per

la

Viva

la

Repubblica!

^
il

Quasi cinque mesi dopo (scrive

Cuoco nel suo Saggli

gio),

ho inteso raccontarmi

il

suo

discorso dagli ufficiali

che vi assistevano, con quella forte impressione che


spiriti

sublimi lascian perpetua in noi, e con quella specie

di dispetto

con cui

gli

spiriti vili

risentono le irresistibili

^.

impressioni degli spiriti troppo sublimi

Questa fu
barbarie ^

la

fine del

giovane

filosofo

napoletano, so-

gnatore di una ideale repubblica, forte di giustizia e di

Diario napoL, sotto

il

19 novembre; Nardini, Mm.,

1.

e.

Registro

dei Bianchi, pubbl. dal Conforti, o. c, p. 210.

Su queste parole sono d'accordo il Marinelli, Giornali, ms., e il 11. ce. Il Lomonaco {Rapporto, cit.) gli mette in bocca un pi lungo discorso, che certamente non gli avrebbero lasciato pronunciare. Si veda anche il brano di una cronaca cit. dal D'Ayala, pp. 554-5. Lo scrittore del Diario napol. comenta: E morto, n vi
2

Diario napoL,

stato chi lo abbia compianto

Il

Marinelli, invece:
virt ed animo!

Si perse
.

molto

perdendo
3 4

lui solo, pel

suo gran

zelo,

Saggio, L.
I

Pensieri politici furono ristampati in

Milano fra

il

1800 e 1801

(Milano, anno IX, nella Tipografia Milanese in Strada Nuova, n. 561,


pp. 207): e di

nuovo

in Napoli nel 1861 e nel 1894 (edizioni a cura del

D'Ayala

e di B. Peluso, quest'ultima

di E. de Marinis).

accompagnata da uno studio Di qualche scritto disperso del Russo fa cenno il

D'Ayala,

1.

e.

Ili

LUISA SANFELIGE
E LA CONGIURA DEI BACCHER

Due famiglie prima del 1799

debbono per un momento penetrare con me nell'interno della famiglia di un nobile cadetto napoletano della fine del secolo decimottavo. La famiglia composta

lettori

del marito, dei duchi di

il

cavaliere don

Andrea

delli

Monti Sanfelice

Laudano; madre

della moglie, la signora

donna Luisa

de Molino; di tre bambini, due femmine e un maschio; e


della suocera, della moglie, la

signora donna Ca-

milla Salinero.

Nella nobilt del regno di Napoli,


felice
i

si

annoveravano

San-

duchi di Bagnoli,

Sanfelice duchi di Acquavella, e

Sanfelice duchi di Lauriano e di Agropoli, che aggiungeil

vano
di

cognome

Delli Monti per essersi estinti nella loro


i

famiglia, al principio di quel secolo,

Delli Monti, duchi


delli

Acaia e Corigliano.
gli

Il

duca

di

Lauriano Gennaro
e

Monti Sanfelice ebbe da una prima moglie due


Girolamo, che
successe nel
titolo,

figliuoli,

Michele; da una

seconda moglie Vincenza Pandolfelli, oltre una femmina


che
si

rese monaca,

il

cavalier

Andrea ricordato

di sopra,

nato nel 1763.

Luisa de Molino era figliuola di uno di quei tanti


ciali

uffi-

spagnuoli che militavano nell'esercito napoletano, don


e di Camilla Salinero, genovese.

Fedro de Molino,
cato notizie, tra
le

Ho

cer-

carte dell'Archivio di Stato, intorno alla

116

LUISA SANFELICE E LA CONGIURA DEI BACCHER

carriera del padre, che fu onorevole. Nato in Ispagna, di

nobile casa, nel 1714, servi prima da cadetto sulle galee

spagnuole, e

si

trov alla presa di Orano e in tutti


i

com-

battimenti della spedizione contro

barbareschi del 1732 ^

Nel 1733 venne con l'infante don Carlo nel regno di Napoli,
e partecip nel 1734-5 ai blocchi delle cittadelle di

Mes-

sina e di
nella

Trapani; passato poi nella fanteria,

si

distinse

campagna del 1742 come aiutante dragone, e in quella del 1744, come aiutante maggiore nel reggimento provinciale di Capitanata, comandato dal principe di Sansevero ^.
Nel 1759 spos
la figliuola
la Salinero, e

ne ebbe

il

28 febbraio 1764

che chiam Maria Luisa Fortunata. Nel 1780

era tenente colonnello aiutante maggiore della piazza di


Napoli.

Tra

le

due famiglie, Sanfelice e De Molino, correva una

certa parentela per


di Luisa,

mezzo

dei Salinero.

Il

terna di

Tommaso Salinero, era Andrea, Anna Salinero.


di

fratello della

Luisa e

nonno materno nonna maAndrea erano,


fu l'occasione

dunque,

figli

due cugini. Questa parentela

del loro matrimonio. Luisa era leggiadrissima fanciulla, di


diciassette anni, quando, nel 1781, sposava
il

cugino An-

drea Sanfelice, che ne aveva poco pi di diciotto.

....

se hallo

en quantas funciones se dieron durante la camparla

de Orati, halldndose en su toma, y desembares, y en quantas campaias y


cor SOS hizo y se

han

offrecido

para

los

presidios de Africa,

en la expe-

dicion del arto 1732, que la galera donde se


et

ama

paso desde Zeuta d hatir

campo

del

Moro

en la recognicion y fondeo de los bastimentos que se hal-

lavan en aquella loca del Rio Tetuan y en la funcion y encotitrada en la


carrera de Oran en 2 Nov.re 1732 con nueve navios argelinos
2

Si dice, fra l'altro, che:

....

se

desempefl en igual aderto, y en

el

compiote de Serra Capriola, en la marcha de Nochera d Quieti, con par-

ticular zelo al real servicio, haviendo sido et

primero que

jjmso pie

tierra

para pasar d guazzo algunos rios que no se podian pasar ni construir puentes, y afin de animar la tropa nueva, hazia algunos regalos los soldados

I.

DUE FAMIGLIE PRIMA DEL 1799

117

Due

ragazzi: di poca testa l'uno e l'altra; lo sposo, spe-

cialmente, sciocco, fatuo, vanaglorioso, fannullone, spendereccio; con pochi mezzi, essendo egli cadetto con assegno

non largo,

avendo Luisa,

figliuola di

un

militare, recato

scarsa dote.
strofe. I tre

La

loro vita di famiglia fu

figliuoli,

ch'ebbero l'un dopo

una rapida catal'altro, il ma-

schio Gennaro, e le due femmine, Giuseppa ed

Emmanuela,
e nel

non valsero a trattenerli nei loro disordini economici

vertiginoso precipitare verso le pi indecorose strettezze.

Nel 1787 erano gi in tale stato che vediamo Luisa chiedere pochi carlini in prestito, per non
e
i

soffrir la

fame essa
di casa,

figli,

al

prete don Giuseppe Petrucci, cappellano del

reggimento della Regina, certo un vecchio amico


essendo quello
il

reggimento a cui aveva appartenuto per

molti anni suo padre.

Fu

allora

che intervenne, provvida,


di

la

madre

di

lei,

donna piena
glie nobili,

senno ed energia, a invocare dal re una

sopraintendenza
ossia

quale

si

usava istituirne per


di curatela alla

le

fami-

una specie

con amministra-

zione giudiziaria.

Come accade
il

gente disordinata, Anaffari.

drea Sanfelice soleva fare anche pessimi


1782,
gli

gi nel

un anno dopo
di

matrimonio, un dispaccio reale

aveva impedito

concludere una sconsigliata transa-

zione col suo nipote duca di Laudano, e Io aveva

man-

dato per qualche tempo a meditare sulle regole della buona

amministrazione nella casa dei Padri Cinesi, nominandogli

un curatore nel giudice


1787,
il

della Vicaria Nicola Parisio. Nel

re,

a richiesta della Salinero,

veduto
,

il

bisogno
e appro-

che ha di assistenza esso Sanfelice e famiglia

vando
il

il

piano di riordinamento presentato dall'avvocato

Saverio Esperti, nominava, con dispaccio del 6 dicembre,

marchese Tommaso de Rosa a

sopraintendente

dan-

dogli facolt
in Lauriano,

di far passare
lo stesso

medesimi, marito e moglie,


vi consente, senza per

come

duca

118

LUISA SANFELICE E LA CONGIURA DEI BACCHER


,

che s'ingeriscano nella giurisdizione di detta terra


riscuotere

e di

col possibile

minor dispendio

le di

loro ren-

dite, ripartirne

porzione ai creditori nella maniera che con


gli riuscir di

la
s,

sua prudenza

comporgli, chiamandogli a

non per
.

far atti giudiziari,

ma

per buonamente comi

porgli, tenendo presenti fra di essi

pi certi ed

pi bi-

sognosi

I figliuoli

furono chiusi in luoghi d'educazione:

il

madella

schio a Montecassino, le due

femmine nel monastero

Trinit a Magnocavallo, e di l successivamente sbalzate


in altri monasteri e ritiri durante le fortunose vicende de'

loro genitori.

Andrea

e Luisa

si

recarono a Lauriano e poi

ad Agropoli, nel Cilento. Vi restarono per alcuni anni;


il

ma

rimedio non giov. Nel 1791,


i

in niente corretti essen-

dosi

coniugi don Andrea Sanfelice e donna Maria Luisa

Molina colla permanenza fatta prima in Laureana e poi in


Agropoli, feudi della loro casa,

ma

continuato avendo a me,


il

nare

la solita vita rilasciata e

scandalosa all'eccesso

re approv le proposte del marchese


sentire
il

De Rosa

di far loro
;

peso d'una pi severa mortificazione


si

e ordin

che

il

marito

dovesse tener ritirato nel monistero dei


,

padri Ciorani di Nocera


di

e la moglie nel conservatorio

Santa Sofia in Montecorvino Rovella:

luoghi

(si

sog-

giunge nel dispaccio firmato dal ministro De Marco), luoghi di buon aere e di edificazione
.

A
dato

Montecorvino dura ancora

il

ricordo della dimora fat-

tavi dalla Sanfelice; anzi, con dubbia opportunit, ostato


il

nome

di

Largo

la

San Felice

alla piazza

che

si

slarga innanzi al conservatorio di Santa Sofia.

L'anno

dopo,

il

1792, fu permesso

ad Andrea Sanfelice
Michele
delli

di riunirsi

con

la

moglie incinta, nella citt di Salerno, in casa del

fratello

consanguineo di

lui,

Monti Sanfelice,

capitano delle milizie provinciali. Ma, poco stante, non sap-

piamo per quali ragioni, Luisa

fu

mandata

di

nuovo

al

I.

DUE FAMIGLIE PRIMA DEL 1799

119

conservatorio di Montecorvino ^ Senonch, nella lunga se-

parazione
e
il

i due coniugi sentirono ravvivare il loro amore; marzo 1794, nel momento in cui si apriva la porta

del conservatorio
alle

per la introduzione di cose necessarie


il

monache

Luisa scivol fuori non vista;


tre cavalli

marito

l'aspettava

con una carrozza a


si

(pare

un

ra-

pimento d'innamorati!), Luisa

cacci rapidamente nella

carrozza; e andarono via di trotto-.


I

documenti non

ci

permettono di seguire con

la stessa
la

particolarit la loro vita negli anni seguenti:

ma

so-

praintendenza
1797
il

non fu tolta, e i Andrea ebbe un mandato di cattura della Vicaria per debiti; il che non g' impediva di rilasciare, quasi nel medesimo tempo, a un dottore di medicina di sua conoscenza, una patente di medico ordinario della sua casa , con annuo stipendio^. E non g' impe

dissesti continuarono. Nel

cavaliere don

diva, sopratutto, di coprire

una

serie

di

cariche munici-

pali (poich la citt di Napoli stata

sempre bene ammideputato

nistrata) nel sedile di

Montagna

in qualit di

delle 21 botte di vino, e della refezion dei frutti, di giudice

della corte del Baglivo, di deputato perpetuo del tribunale


della generale salute, ed altro

*.

Quanto

alla

Luisa (che
sunto,

In una sua domanda del giugno 1793, di cui ho innanzi

il

chiedeva

di esser riunita al marito in

qualunque luogo

di provincia

non potendo sostenersi in Napoli, e che s'esplori la di lui volont . 2 Per la documentazione di tutto questo racconto cfr. llhistr. e
docum., n.
3

II.

Per

la

prudenza, ch'ogni buon Padre di Famiglia ecc.

ecc.,

mi

do l'onore di eliggerlo per medico ordinario di mia Famiglia,


(lettera a
"*

ecc. ecc.

un D.r Donato de Angelis, 8 aprile 1798). In una sua posteriore supplica al re contro i ricorsi della suocera: . S. E,. M. la detta Salinero ha esposto che il sup.te un imbecille. Questo non vero, giacch il ricorr.te per moltissimi anni ha
esercitato gli impieghi di citt
{segiie

enumerazione)
il

.... con

sodisfa

zione de' suoi colleghi che allora

componevano

governo della citt

Sugli

uffici

da

lui tenuti cfr. Calendario di corte degli

anni 1797 e 1798.

120

LUISA SANFELIOE E LA CONGIURA DEI BACCHER


si

con un simile marito a fianco

deve considerare come


vere cause,

una sventurata),

le

sue molteplici relegazioni e dimore in


le

monasteri, delle quali forse s'ignoravano

non avevano giovato


Circa
il

di certo alla sua riputazione ^

1799 frequentava la casa dei coniugi Sanfelice,

o aveva incontrato altrove la Luisa,

un giovane

di

cognome

Baccher. Anche di questa famiglia Baccher bisogna dare

qualche notizia preliminare. Vincenzo de Gasaro, ricco negoziante, capo della famiglia, era figliuolo di un'Orsola

Romano, che aveva sposato in prime nozze un Girolamo Baccher (oriundo tedesco o inglese, come appare dal cognome), e in seconde, un Gerardo de Gasaro; e
Vincenzo, per gratitudine verso
i

il

figlio

suoi fratelli uterini dai

quali era stato allevato, aveva aggiunto al suo

cognome

quello di Baccher, che poi prevalse

^.

Vincenzo, nato nel

1733 e maritato nel 1762 con Cherubina Cinque, aveva parecchi figliuoli: cinque maschi, che
si

chiamavano Gennaro,

Gerardo, Giovanni, Camillo e Placido, e due femmine, Orsola e Rosa. Gennaro, che nel 1799

aveva trentadue anni,


marina^; Ge-

era ufficiale nella

contatoria

(tesoreria) di

rardo, di trent'anni, tenente di cavalleria e quartier

ma-

....

la Sanfelice, celebre

per

le

sue galanterie amorose, per cui


{sic) I,

ne ha passate molte fino ad essere delegata


Giornali del Marinelli, ms.
2

in monasteri lontani
443.

cit.

Bibl. Naz.,

Da

carte di famiglia ciie

mi furono comunicate dall'ingegnere


borbonico. Cfr. per altre

Vincenzo Baccher, gi
dell'Aurora, 1882, p. 11.
cfr.

uffiziale dell'esercito

notizie la Vita del servo di Dio sac. Placido Baccher, Napoli, stab. tipogr.
I

Backer o Baker erano

in Napoli gi nel 1649:


p. 231.
si

Padiglione, La Biblioteca del micseu di S. Martino,


f.

Nei Di-

spacci della segreteria di giustizia, 1784, fascio 39,

105-106,
si

parla dei

figli

dell'inglese Gio. Martino Baccher

. Il

nome

trova scritto
l'or>.
il

talora anche alla spagnuola

Baquer

ma

germanico. Seguo

tografia italiana, eh' adottata dalla famiglia, e scrivo


3

Baccher

Per queste

loro qualit, vedi in Illustr. e doc, n. IV, 6; e cfr.

libro del Sansone, che si cita pi oltre, p. cliv.

I.

DUE FAMIGLIE PRIMA DEL 1799

121

stro nel reggimento Moliterno; Giovanni e Camillo, rispetti-

vamente capitano

primo tenente nel corpo dei cacciatori reali. L'ultimo dei figliuoli, Placido, impiegato nel commercio, divenne poi un personaggio assai noto nella Napoli
e

borbonica degli ultimi tempi, come rettore della chiesa del

Ges Vecchio, autorevolissimo


erano maritate con due
Quali relazioni
sta di negozianti napoletani
si

sul popolino.

Le due

figliuole

fratelli

Ghio, famiglia anche que-

^
il

fossero stabilite tra Luisa e


;

giovane

Baccher, non

si

pu dire con sicurezza

e mettere innanzi

congetture arrischiate ripugna, in questo caso, in


particolare. Perch, se finora ci siamo aggirati in
cie di farsa domestica, la storia

modo

una speche raccontiamo, non tarda


tutti
i

a mutar carattere, percorrendo


e del terribile.

gradi del pietoso

Quel che solo risulta chiaro, da molteplici


fatti

testimonianze e dai
figliuoli di

che seguirono, : che uno dei


-,

Vincenzo de Gasaro Baccher, Gerardo

aveva

concepito per Luisa Sanfelice un affetto cosi tenero, che

poteva forse essere, anche, amore.

Registro dei dispacci al Direttore di Polizia: ISOO, p. 89, Arch. di

Stato.
2

Gerardo

nominato dal Palermo

in

una sua

storia (ms. Bibl.

Naz., X. F. 68, pp. 29-30), e


tre:

G-ennaro

nella Cronachetta citata pi ol-

Camillo

mi fu indicato

dal rimpianto cons. Casella, che

mi

di-

ceva di avere
scrive:

la notizia dalla sorella dei

Baccher, E-osa.

Il

Colletta
,

il

capitano Baccher,

fratello del

capo dei congiurati

sembra alludere a Gerardo. [La mia identificazione stata poi confermata da un documento edito da C. Crispo Moncada, in Arch. stor. nap.,

XXV,

485, e dal Sansone, p. cxxxiii].

II

La congiura e la scoperta

N.ella

rivoluzione di Napoli e nella proclamazione della


la

Repubblica

coppia Sanfelice, com'era da aspettare, non


il

prese alcuna parte. Pu darsi che

cavalier don

carezzasse le sue personali convinzioni politiche,

Andrea e, come

alcuno ha affermato,

offrisse

il

valido appoggio della sua


lo

mente

ai

Borboni \ La Repubblica

tocc per un altro

verso, perch nel febbraio, nel prepararsi l'abolizione della


feudalit e delle primogeniture, furono tolte le

soprinten-.

denze

costituite per le case nobili minaccianti rovina

E, nel marzo, gli venivano rinnovate e intimate le lettere


esecutoriali di

due anni prima, con


^.

la

congiunta minaccia

della prigione

Ci afferma

il

Dumas, I Borboni di Napoli,


si Il

III, 120-1.

In una sua

lettera da
2

me

vista

definisce

uomo

di lettere
si

21 febbraio.

governo provvisorio
. le

sta occupando della abosi

lizione della feudalit, e delle sopraintendenze che

accordavano

alle

case magnatizie per impedirne la rovina

22 febbraio. Si fatta dal

provvisorio la determinazione di abolirsi

sopraintendenze, restando

libero ai creditori di servirsi di lor ragioni nei tribunali ordinari

(Diario napol. del


3

De

Nicola}.
Gr.

Nelle carte citate. Decreto del cittadino giudice della

C.

Na-

zionale

De

Bellis,

26 marzo 1799 v.

s.

II.

LA CONGIURA E LA SCOPERTA

123

Vogliono alcuni che Luisa s'invaghisse delle nuove idee;

ma me

di ci gli scrittori

contemporanei non sanno nulla, e a


Il

pare un' induzione fantastica di tempi posteriori ^


riferisce,

Dumas

per tradizioni da

lui raccolte,

che in quel-

l'anno Luisa Sanfelice abitava al Largo della Carit, nel

palazzo segnato col n.


scala; e che

6,

al

piano inatto a destra della

aveva per sua

stretta

amica una signora na-

poletana, calorosa fautrice della Repubblica, Eleonora Ca-

pano, duchessa Fusco. La prima notizia confermata da

un documento, che ho rinvenuto

^
;

e la

seconda assai

II

JRoDiN:
alle

giovane avvenente e di culto spirito .... non era

ella

massime in quel tempo favorite {Racconti, in Arch. stor. nap., VI (1881), p. 477). Ma il Bodin, quantunque contemporaneo, scriveva mezzo secolo dopo, quando gi nella storia del '99 era prevalsa la visione convenzionale, creata dalle passioni politiche; onde l'esattezza di lui, in parecchi punti, mi sembra dubbia. Nello stesso
avversa
senso
il

Dumas, I Borboni di Napoli,

III, 119 sgg.,

che ne discorre sopra

informazioni dategli da sopravvissuti di quell'anno, viventi ancora


nel 1862, quali Nicola Caracciolo

dico pi che ottantenne, e altri.


nel
e

di Eoccaromana, un vecchio meMa, quantunque egli protesti di avere

romanzo della Sanfelice scritto il romanzo, e nella storia la storia; quantunque alcuni particolari da lui riferiti siano di certo genuini, altri sembrano inesatti e fantastici. 11 D'Ayala, Vite, p. 559: e Certamente allora la Sanfelice fu tra le donne cittadine pi operose e notevoli nella Repubblica....
tica,

E
si

si

riunivano spesso nella Sala patriot

ecc.

Si noti

il

passaggio dal
e

certamente
. Cfr.,

congetturale

alil

l'affermazione di fatto:

riunivano

in senso contrario,

Cuoco, che la conobbe dappresso:

Ninna parte aveva avuta n

nella

rivoluzione n nel governo.... la sua generosa umanit.... era indipen-

dente da ogni opinione di governo, da ogni spirito di partito

{Sergio,

XLIX),

il

modo come ne discorrono


Soggiungo che

il

Colletta, el'ULLOA, Anno-

tamenti, p. 155.

che ho visto di lei non mi donna di notevole cultura. 2 Nelle carte citate. Richiesta di pagamento del fitto annuo di ducati centoquindici presentata dal marchese Nicola Mastelloni. Atto
le lettere

hanno

lasciato l'impressione che fosse

intimato alla Giunta di Stato per la riapertura dell'appartamento,


ch'era restato chiuso.

124

LUISA SANFELICE E LA CONGIURA DEI BACCHER


la

probabile:

duchessa Fusco, che mori ottantenne nel


della

1841, era quasi coetanea

Sanfelice K Certo, se pure

Luisa ebbe a concepire simpatie per la repubblica, non


ispieg nessun 'attivit patriottica,

come

allora parecchie

donne n prometteva,
;

la

povera creatura, di diventare un

personaggio politico.

Ma

il

rivolgimento repubblicano ebbe invece grande


la

importanza per
partito

famiglia Baccher

^,

che

fu,
i

a cagion
capi del

d'esso, spinta sulla

scena politica, e messa tra


^.

reazionario o realista in Napoli

Per intendere rapidamente


le

come

ci avvenisse, necessario ricordare

condizioni del popolo napoletano, dopo l'entrata dei francesi e la

proclamazione del nuovo governo.


ragione Eleonora de Fonseca
si

Non senza
mento

dava tanto

pensiero, nel suo giornale, dei sentimenti e dell'atteggiadella plebe, e studiava


i

vertirla

^ Quantunque
di

si

fossero

modi da adoperare per conmandati fuori editti sevequasi

rissimi pel disarmo

della

citt,

ogni giorno acca-

devano scoperte

ripostigli

d'armi, ora nelle case del

Molo e della Marina, ora nei conventi, ora presso donne. E giacch i lazzari apparivano temibili anche senza armi
da taglio e da fuoco, era stata proibita
cosiddette

la

vendita delle

piroccole

bastoni corti e nodosi, dei quali

dile di
2

Eleonora Capano, dei principi di Pollica e baroni di Celso del Nido (1761-1841), aveva sposato il duca Giacomo Fusco.
20 e 21 gennaio,
fratelli

se-

[Sembra che gi nella resistenza opposta dalla plebe napoletana


il

ai francesi

19,

Baccher, a capo di alcune


pi oltre,

centinaia di soldati e di lazzari, combattessero a Capodichino, a Casa-

nova
3

e a

Porta Capuana. Si veda l'opera del Sansone,


n.].

cit.

pp. cxx-xxi

I fratelli

De Gasaro
i

fratelli

Ghio sono segnati


i

nelle liste per

la ripartizione della

contribuzione militare francese,

primi per du-

gento ducati, e
^

secondi per trecento.


p.

Si

veda in questo volume,

35 sgg.

II.

LA CONGIURA E LA SCOPERTA

125

si

notava ch'essi facevano incetta ^ Altro cattivo segno


le

erano

frequenti uccisioni di soldati francesi

^,

tu-

multi e gl'improvvisi attacchi, che accadevano or qua or


l,

contro
si

le

sentinelle

le

ronde

^.

Gli

allarmi

sorge-

vano e

propagavano con

facilit straordinaria; in
il

modo

che fu vietato, sotto pena di morte,


pane, rendendone preti,
responsabili K Dar,
teristico
^.

suono delle cam-

frati e monache collettivamente come esempio, un fatto assai carat-

I soldati

francesi, nel

reprimere, sulla fine di

febbraio, un' insurrezione a Nocera,

avevano preso alcune


portarono a Napoli,

bandiere regie, e

il

27 febbraio
Il

le

verso sera, sopra una carrozza.


basso
popolo,

Monitore racconta:

Il

nel vederle, cred


e,

che
nel

ciascuna appartevederle cosi sven-

nesse a un despota differente,


tolanti

sulla carrozza,

le

cred bandiere non vinte,

ma

vincitrici.

Alcuni quindi, o per malizia o per ignoranza,


figlio

cominciarono a dire che Ferdinando e suo

era giunto

con

'

tre imperatori

'

il

sapersi la partenza del generale


alla sciocchezza

Championnet dette peso


sentire;

del detto; altri

lo ripeterono: molti si affollarono, chi

per vedere, chi per


'

taluni gridarono

'

viva

il

Re
;

a questo grido

accorse la forza armata a reprimerlo


zione,

nacque una commovicenda comunicata

un

bisbiglio, un'inquietitudine a

e ricevuta: qualche segreto emissario, qualche fazioso tent

trarne proftto; tutti coloro, che abitano nei rioni di porta

Diario napoL, mesi

di

febbraio

marzo. Cfr.

la

Cronachetla,

ms. Bibl. Naz., busta IX. A. 34.


2

Diario napoL, e Cren., 29 e 31 marzo.

La

regina Carolina scriveva ad

Emma

Hamilton che
entrer chez
(!).

la plebe ucles

cideva ogni notte dei francesi


e che

en

les laissant

femmes

de

cette

faqon

ne erano stati uccisi 450

{Carteggio, ed. Pa-

lumbo,
4

p. 192).

Cronachetla, 24, 25, 26 marzo.

Diario napoL, 7 marzo. Legge del 14 ventoso, art.

12.

126

LUISA SANFELICE E LA CONGIURA DEI BACCHER


e sue vicinanze, si chiusero; furono
la

Capuana
visi

mandati aved a piedi

al

governo;

truppa francese pass

la notte sulle

armi
e

e furono raddoppiate le pattuglie a cavallo


la

per tutta la citt:


si

truppa nazionale accorse da per tutto

trov con fi'ancesi

^
il

Di un terreno cosi propizio alla conflagrazione


tito realista

par-

spediva

non mancava suoi agenti ed


;

di profittare.
altri,

La

corte di Sicilia

per convinzione o per

isperanza di premi,
tanti.

si

facevano da s agenti e rappresene


il

Barche

pescherecce

di

trasporto

mantenevano

vive

le relazioni

tra l'isola e

continente, e per codesti e

altrettali

modi

si

diffondevano manifesti sediziosi e lettere

foggiate per seminare sospetti e diffidenze, e notizie vere


e talora fantastiche di concussioni e oppressioni francesi
-.

Napoli vennero pi volte arrestate persone che


al popolo,

distrisi-

buivano danaro

e tra di esse

anche qualche

gnora dell'aristocrazia^. Rimanevano nella


alti ufficiali fedeli ai

citt parecchi

Borboni,
il

il

maresciallo

De Gambs,

il

tenente colonnello Federici,

brigadiere Bock, ed
*.

altri,

che davano appicco a continui sospetti

Come
si

risultato

naturale di tutte queste cause e condizioni,

andavano

Monitore napoletano^ n. 10, 15 ventoso, 3 marzo.


Carteggio di
le

Maria Carolina,
<

ed.

Palumbo,

p.

191:

il

governatore
involto

d'Ischia
pretexte
et

spediva del pesce:

cela etoit

indispensable

pour avoir un

avoir des nouvelles >; p. 192, inviando ad

Emma un

di manifesti:

je

les

envois

pour

quelles se repandent airisi; tout ce que les

anglais devroit faire dejetter ces lettres a la poste de Naples a Livourne ....
elles

arriveront ou non, cela m'est egale, mais quelque une arriver;

il

faut

les battre

avec leurs armes, je conte en faire encore d'autres

Serbo

la biz-

zarra ortografia della regina, aggiungendo solo la punteggiatura per


chiarezza.
3

Sugli emissari,

si

veda

la

motivazione della legge del 14 ventoso.


napol., n. 11, 19 ventoso,

Cfr. notizie in Cronachetta, Diario napol., Monit. napoletano.


^

Furono

arrestati nel

marzo; vedi Monit.

9 marzo.

II.

LA CONGIURA E LA SCOPERTA

127

formando vari embrioni di congiure, che la poco esperta polizia repubblicana non riusciva a scoprire K
Di questi nuclei reazionari o controrivoluzionari serbata memoria segnatamente di
dissero del Cristallaro, di
stallaro
cristalli,

tre,

che dai loro capi

si

Tanfano

e dei Baccher. Il

Cridi
2.

era,

come appare

dal nome, un venditore

che aveva arrolato un grosso stuolo di lazzari

Don Gennaro Tanfano


Ghiaia

chiamato
il

primo glubista di

da un contemporaneo,
e servitore di

quale soggiunge ch'era

uno spilorchio

messe in una delle chiese

di Ghiaia

sembra

che ordisse le sue trame negli ultimi

giorni della repubblica e con tanta astuzia da passare per

buon gno
'^

patriota, ed entr in azione scoperta solo


:

il

13 giui

acquist poi importanza dopo la reazione sotto

Borboni, e giunse all'ufficio di governatore dell'Aquila,

dove (per un curioso destino) fu ucciso, oltre quarant'anni


dopo, in uno di quei moti sporadici che precorsero
il

'48

^.

La cospirazione formata
la
la

dalla famiglia
delle

Baccher fu non solo

prima per tempo,

ma una

pi importanti, e per

qualit dei componenti e l'estensione che assunse e gli


si

appoggi che
in

procur, e perch stava per passare


assai pericoloso.

ai fatti

un momento

La mancanza
il

delle

carte della polizia repubblicana


attori superstiti

silenzio serbato dipoi dagli

della

con-

giura, lasciano

all'oscuro

sul

tempo

in

cui nacque e sai


di essa

modo

preciso in cui era organizzata.

Gapo

sembra

Cfr. Cuoco, Saggio, .

XXXVI

le

congiure

si

in

un paese
2

diverso, di cui gli agenti della polizia

tramavano quasi non conoscevano n

gli abitanti

n la lingua
3, 28.

Colletta, IV,
ms.

Colletta, ivi; Nardini, Mm., pp. 163-5.


cit., I, 438.
e il

Cfr.

Marinelli, Gior-

nali,
*

N. Nisco, Ferdinando II

suo regno, Napoli, 1884, pp. 56-7.

128

LUISA SANFELICE E LA CONGIURA DEI BACCHER


figliuoli
altri

che fosse pi specialmente uno dei


e forse
il

del Baccher,
della famiglia

primogenito Gennaro;

ma

erano nell'intesa e nell'azione, anche il vecchio Vincenzo che passava come amico e favorito del ministro Acton.

Secondo

il

D'Ayala,

il

nerbo di essa era formato da un


del reggimento

paio di centinaia di giovani sotto gli ordini immediati di

un Vincenzo Vinaccia, capitano


Cavalleria
,

Abbruzzo
che
ca-

addestrati dall'aiutante di piazza Michele Ar-

turi: lo stesso scrittore

nomina alcune
le quali
il

altre persone
il

erano nel complotto, tra

generale Dillon,

un prete Giuseppe Stellato, e certi Angelo Criscuolo e Salvatore Ronga ^ E si possono aggiungere con sicurezza i nomi di un Natale d'Angelo, tintore al Serraglio, e di due fratelli Ferdinando e Giovanni La Rossa, impiegati del Banco di S. Eligio. Anche sembra che vi partecipassero molti ufficiali borbonici, che improvvidamente erano stati minacciati di licenziamento dalla repubblica come servitori del tiranno ^. La corte
valiere Gaetano Ferrante,

D'Ayala,

Vite, p.

560.

Lo
la

stesso

autore, nel

solito

suo

modo
le-

confuso, menziona anche

congiura del capitano della seconda

gione Saverio Agresti e del frate Bonaventura da Ogliastro dell'Ospedaletto


2 II

(1.

e,

p. 561).

Cuoco, accennando al proclama del ministro della guerra

De

Eenzis, contenente tale frase:

questo

dir volea a mille e cinquee

cento famiglie che avean qualche


tale: se volete vivere, fate

nome
il

molte aderenze nella capi(Saggio,

che ritorni

vostro re. Questo proclama


'

segn l'epoca della


il

'

congiura degli

uffiziali

XXVI).

Ma

proclama del De Renzis del 16 germile, ossia 5


(op. cit., p. 244), lui ricordata.

aprile, riferito dal

D'Ayala
la frase

pi mite che non dica


la

il

Cuoco, n contiene
uffiziali

da

Quale fu poi

congiura degli

di cui

il

Cuoco parla

cosi

vagamente? Ebbe relazione con quella

del

Baccher?
sere

vero che la data del proclama del

De Renzis

(5 aprile)

l'escluderebbe;
il

ma

il

proclama

riferito dal
i

D'Ayala potette non


propositi del
si

es-

primo, o gi esser noti altrimenti

De

Renzis.
Si dice

Certo, nel Diario napoL, sotto la data del 4 aprile,

legge:

II.

LA CONGIURA E LA SCOPERTA
di
essa,

129

di Sicilia

doveva avere qualche notizia

ma non
diri-

gi cosi minute e frequenti da essere

in

grado di

gerla e di determinarne gli scopi prossimi e le opportunit. Si disse, in sguito,

che vi entravano nientemeno che

cinquantamila lazzari, e non so quanti soldati della guardia


nazionale e
ufficiali dell'esercito regio;

ma

queste furono

probabilmente visioni

della

paura. Si parl

anche delle
te-

somme

di

danaro raccolte in casa Baccher,


delle
e

e di altre gi
si

distribuite agli affiliati,

insegne realiste che


di

nevano pronte,

dei nascondigli

armi che

si

scopri-

rono in vari posti: bandiere, armi e danaro, che sono ingredienti necessari di tutte le congiure K

Ci che appare evidente che la congiura

si

preparava

a scoppiare, quando comparve

il

2 aprile nel golfo la squa-

dra composta di navi inglesi, portoghesi e napoletane, co-

mandata dal Troubridge, luogotenente del Nelson *. Non sembra che il Troubridge fosse gi dapprima in relazione
coi congiurati. Il Nelson, nelle sue istruzioni, vietandogli

che al suono a gloria della campana di San Martino debba esserci mozione interna, e
si

crede che tutti gli

ufficiali della

truppa

dell'ex-re,

malcontenti perch sono rimasti senza situazione, abbiano formato


dei partiti per mettervisi alla testa
A

.
ireste

Diario napoL, e Cronachetta. Nel Moniteur, n. 230:


le

de plus

grandes sommes distribues aux conjurs sous

pretexte des trennes de

Pques
Arch.

[Le pubblicazioni posteriori, fatte dal Crispo


nap.,

Moscada
del

(in

star,

XXV,

467-88)

e dal

Sansone {Gli avvenimenti

1799

nelle dtie Sicilie^

Palermo,

1901),

dei

documenti serbati nell'Archivio

di Stato di

Palermo, hanno gettato gran lume su queste cospirazioni e additato quasi tutti i pi importanti componenti di esse. Tra i
capi erano
il

duca

di Calabritto,
altri. Si

famiglia Criscuolo, e

il duca della Salandra, i Baccher, la veda in particolare nell'opera del San-

sone
2

il

cap. IV:

La

cospirazione realista

].

Sull'azione della squadra del Troubridge, B. Maresca,


stor.

La

difesa
a.

marittima della Repubblica napol. del 1799, in Arch.


(1886), p. 791 sgg.

napoL,

XI

ISO

LUISA SANFELICE E LA CONGIURA DEI BACCHER senza espresso comando sulla


le

di tirare

citt,

aggiungeva:
se

salvo che

circostanze

non rendessero necessario un


i

bombardamento passeggiero, come per esempio


abitanti pigliassero le armi contro
i

leali

francesi

la re-

gina Carolina, scrivendo nel tempo stesso alla figliuola


imperatrice, diceva semplicemente:
andata a

la

squadra inglese
disarmato
e

bloccar Napoli, e vedremo quale effetto proil

durr
vilito

ci....:

popolo

fedele,

ma
2.

av-

dalle

frequenti

fucilazioni

Il

che prova che,

pure essendoci speranza o sentore di


citt,

movimenti

nella

non

si

sapevano dare su questo punto istruzioni


1

pi precise. Sembra per altro che

congiurati e

il

Trou-

bridge trovassero

subito

modo

di mettersi

in corrispon-

denza segreta
11

^.

turbamento della
la

citt,

per l'apparizione della squadell'occupazione


del golfo
e di
^,

dra e per
gl'inglesi

notizia

sopraggiunta

che

sciuto da

avevano fatto delle isole una serie d'indizi paurosi

fu accredi pro-

cartelli

Nelson, Dispatches and

letters, III,

308-10, citati in

Helfert, Fa-

brizio Ruffo, p. 111.


2

Lettera del 2 aprile '99 (in francese), in append. allo Helfert,

op. cit., pp. 417-8.

dei Baccher, in
3

Una lettera immaginaria di Carolina, in cui si parla La Cecilia, Storia segreta dei Borboni, III, 216.

Cuoco,

XXXVII:

Il

primo progetto dei congiurati era che

gl'inglesi dovessero occupare Ischia e Procida

come

difatti l'occu-

parono, onde aver maggior comodit di mantenere una corrispon-

denza in Napoli
operazioni

e di

prestare a

Le

relazioni col

tempo opportuno la mano alle altre Troubridge afferma esplicitamente il


Maresca, Trani,

Pahl, Storia
Procida
"*

della repubblica partenopea (1801), trad.

Vecchi, 1889, pp. 111-12. Cfr. anche la citata notizia del Moniteur.
si

salvarono

il

Criscuolo e

il

Ronga: D'Ayala,

1.

e.

Tutto il cratere si posto in arme, e la citt si allarmata temendo di bombardamento. Nello stato di effervescenza in cui siamo, l'avvicinamento di questi legni potrebbe accelerare qualche mossa

popolare

>

{Diario napoL,

8,

4 aprile).

II.

LA CONGIURA E LA SCOPERTA
trovarono
affissi

131

vocazione, che
di

si

Si parlava

vagamente
le tante
il

una congiura
si

di ufficiali licenziati. E, tra


il

fa-

vole,

diceva che

re era sbarcato a Precida, e


esercito, in Calabria*.

prin-

cipe ereditario, con


Il

un

giorno 5 aprile un cronista scriveva nel suo segreto


:

diario

Il

nostro stato di vera fermentazione.

Il

popolo

esulta, perch crede vicina la

mutazione d governo. Le
si

navi inglesi apparse sotto Procida

vuole che siano vansi

guardia di numerosissima

flotta

che

aspetta.

Si

dice

che abbiano sbarcati da trecento uomini armati di truppa


di linea

ad Ischia e Procida e cento


il

forzati.
si

Hanno

arri-

vato a dire che su quelle sia

Re, che

fatto vedere
si

ed ha parlato a
nire su
al

piti

d'uno. Qaest'oggi poi

veduto ve sbarcato

una lancia un ammiraglio


dell'Uovo,

inglese, che

castello

dove

si

portato Macdonald

ed
sia

hanno avuto insieme un congresso. V' chi crede che


intimato
ai francesi di

evacuar Napoli, che

la flotta

aspetta

l'arrivo della truppa, che vien per terra

dalle Calabrie e

dalla Puglia; intanto


sce,

il

fermento interno sempre pi crein

ed

francesi

stanno

molta soggezione e

taluno

degli uffiziali

ha detto che hanno

essi l'ordine di chiudersi

nei castelli ad ogni rumore,

ma non

di far fuoco. Sicurafelici;

mente,

la

nostra posizione non delle pi

non manca
francesi
all'altro sa ^.

chi crede che vi sia qualche trattato segreto coi


stessi di restituire

Napoli

al

Re; da un giorno

remo

in

mezzo

ai torbidi e alle stragi di

nuovo

Uno

diceva:
li

<

Sctate, popolo, ca
.

mo

w' tiempo, ca so venute

VAnve-

grise p'accidere

Francisi
botte
*

E un

altro:

Fate bene a camiciotti,

nerd sentirete

le

{Qronachetta, Diario, 4, 5 aprile). 1


i

camiciotti

erano

soldati albanesi, e in genere

soldati borbonici, che

avevano

contrastato a palmo a palmo l'entrata di Napoli ai francesi.


2

Diario napol., 4 aprile.


Diario napol., alla data.

Crispo

Moncada

e dal

Sansone,

[Come risulta dai documenti editi dal Io scoppio della congiura, con la sor-

132

LUISA SANFELICE E LA CONGIURA DEI BACCHER

Ma

la notte di quel

giorno di venerd, 5 aprile,

si

vide

un gran movimento

nelle truppe francesi e nella guardia


citt

civica. Pattuglie di soldati percorsero la

arrestando
gli

e facendo perquisizioni.

La mattina seguente,

arresti

continuarono; e

si

sparse la voce che era stata scoperta

una

terribile
il
i

congiura ^

Passato

primo sbalordimento,
a pronunziare
il

si

cominciarono a dedei Baccher, ad

terminare

fatti,

nome
il

accennare che
di

la

congiura era stata conosciuta per mezzo

una donna; ed alcuni dicevano

nome

di

lei,

donna

Luisa Sanfelice, la figliuola dell'aiutante di piazza De Molino, la

moglie del cavaliere don Andrea.


era,

Che cosa
per
lo

dunque, accaduto? Si sa che

le

congiure

pi falliscono: ora pel tradimento, ora per la paura,

ora per l'imprudenza; e questa volta fu per l'imprudenza


di

un giovane innamorato. La sollevazione


i

della

plebe

contro

francesi e

patrioti portava

con s stragi, rapine


Borboni,

e incendi.

Per riconoscersi scambievolmente e per salvare


si

dai danni le persone che

sapevano

fedeli

ai

congiurati avevano preparato biglietti di assicurazione, e


l

distribuivano secretamente

2.

Ora uno

di questi biglietti

presa del castello di Sant'Elmo, la liberazione dei realisti dalle carceri


e
il

sommovimento
rimandato
1

della plebe, era


8].

dapprima

fissato al

Lo

aprile, e fu

poi

al

giorno
la

II

Colletta pone

congiura e

la

scoperta nel tempo seguito alla

partenza dei francesi; e sbaglia. Sbaglia peggio I'Ulloa, che lamette al 10 giugno, Annoi., p. 55. E sulle sue tracce sbaglia lo Helfert, Fabrizio Ruffo, p. 252. Il Monitore

ne d
si

la notizia

il

sabato 13 aprile, e

dice

venerd sera

ma, come

vede poi dal contesto, bisogna in-

tendere

le

il venerd della settimana precedente. Secondo il Monitore napoL, n. 19, i cartellini portavano impresse armi di Ferdinando e il leone inglese; secondo, altri non erano

che un pezzetto di carta con un suggello nero impresso sopra {Diario napoL, sotto il 7 aprile). [Un facsimile di questi cartellini si pu

II.

LA CONGIURA E LA SCOPERTA

133

il

giovane Baccher, corteggiatore di Luisa Sanfelice, non

seppe trattenersi dal dare alla donna da lui amata, dicendole che, in caso di tumulto e pericoli, l'avesse mostrato
e sarebbe stata salva.

Meno chiare sono le circostanze per le quali il biglietto, che doveva restare nelle mani di Luisa, servi a scoprire
l'opera dei congiurati.
testazioni,

Ma sembra

certo, per concordi at-

che Luisa avesse un altro amico, ch'era repubil

blicano, e che

biglietto passasse nelle

mani

di costui. In

qual

modo? Qualcuno vuole che l'amante

lo scoprisse

cala

sualmente:
cosa con

ma

parecchi

altri,

ei pi

credibili,

narrano

un

particolare assai pietoso. Luisa, timorosa pi

per

la sorte del

suo amico repubblicano che per s stessa,


affid
il

spinta dalla sua passione, gli

biglietto

avuto dal
il

Baccher, tacendone
pericolo.
Il

la

provenienza e solo accennando


si

giovane repubblicano

affrett a

comunicare

tutto al governo. Luisa, interrogata,

avesse avuto

il

biglietto;

ma

non volle dire donde quella carta bast da sola a


farli arrestare.
ci stato

mettere sulla traccia dei congiurati, e a


Il

nome dell'amante repubblicano

conservato

dal Colletta. Era un giovane, Ferri.

Ferdinando Ferri,

nato da una famiglia di magistrati, aveva allora trentadue


anni, ed era entrato anch'egli in magistratura

come addetto

all'udienza di Aquila. Venuto a Napoli sulla fine del 1798,


si

converti dipoi alla repubblica, seguendo forse l'esempio

e la persuasione del suo maestro, gi poeta di corte e allora fervido repubblicano. Luigi Serio. I suoi primi passi di re-

pubblicano non furono privi di

difficolt,

perch dovette

giustificarsi delle accuse mossegli di essere stato tra gl'in-

formatori del passato governo. Forse la sua prontezza a


scoprire la congiura provenne anche dal desiderio di pu-

vedere ora in Arch.


il

sor. nap.,

XXV,

468; altri portavano

impresso

suggello di re Carlo Borbone].

134

LUISA SANFELICE E LA CONGIURA DEI BACCHER

rificarsi

da ogni sospetto e completamente


altro

rifarsi

innanzi

alla

pubblica opinione \

Ma un

della Sanfelice:

nome appare in quel tempo accanto a quello il nome di Vincenzo Cuoco; e alcuni dicono
il

che proprio
letta, fosse

il

Cuoco, e non gi

Ferri nominato dal Col-

l'amante repubblicano. La cosa pi probabile

che

al Ferri

realmente
disparte; e

si
il

dovesse la rivelazione,

ma

ch'egli

restasse in

Cuoco, o chiamato da

lui, o in

qualche modo conoscente della Sanfelice-, servisse di consigliere e di

guida nelle relazioni che

la

povera donna do-

vette avere, in quell'occasione, con la polizia e col governo

repubblicano.
Il

Monitore napoletano (cui risale

la

menzione del Cuoco),


aprile,

nel suo

numero
:

del 24 germile, ossia del 13

pub-

blicava

Pei ragguagli sul Ferri ho avuto sott'occhio una notizia biogra-

fica ms., scritta

da una delle sue

figliuole,

che mi stata comunicata


Napoli

dal sig. avv. Ferdinando Ferri. Era nato in


1767.

il

5 settembre

Circa l'accusa, Diario

napoL, 8 febbraio:
e

Francesco Pa-

lomba, Francesco Lauria,


affisso

Gaetano

Ferdinando Ferri hanno


nel passato Governo, ed

loro proclami

per giustificarsi dell'imputazione fattagli di

essere state spie

dell'inquisizione di Stato

invitano

cittadini tutti a far noto ci che in tal particolare sapes-

sero di loro, e ci ad oggetto di ottenere la dichiarazione del Comi-

tato di polizia della loro innocenza

Il

D'Avala:

Era

il

10 febbraio

quando

si

videro trecento giovani vestiti di nero venir da Pozzuoli

e per via Toledo gridare: viva la libert,

schiera era appunto

muoiano i tiranni. E una comandata dal Genzano, e l'altra da Ferdinando


e
,
il

Ferri
<

{Vite, p. 285);

Dumas,

1.

e, parla del battaglione dei


il

volontari della morte

del quale era capo

Ferri.

Ma

non mi

stato possibile trovare conferma di queste notizie, che credo, a dir vero, fantastiche.
il Cuoco dichiar che frequentava la casa della come procuratore destinato dal di lei marito . e smenti l'accusa di avere scritto di suo proprio pugno la denuncia conte-

[Nel processo,

Molina
nente

la controrivoluzione

macchinata dai Baccher

Sansone, op.

cit.,

pp. 356-7].

II.

LA CONGIURA E LA SCOPERTA

135

Una

nostra egregia cittadina, Luisa Molina Sanfelice,

svel venerd sera [5 aprile] al

Governo

la cospirazione di
,

pochi, non pi scellerati

che mentecatti

ecc. E,

dopo
Essa,

aver fornito varie notizie sui congiurati, terminava:


noto che ugualmente con questa scoperta
il

superiore alla sua gloria, ne invita premurosamente a far


lei

benemerito della Patria in

cittadino Vincenzo

Cuoco

Questa stessa divulgazione, voluta dalla Sanfelice, del

nome

del

Cuoco suona come una smentita del posto che

il

futuro autore del Saggio storico avrebbe occupato nel suo

cuore; non sembrando verisimile che ella avesse voluto

premurosamente

comparire in pubblico nella compa-

gnia del suo amante, reale o supposto, segreto o notorio

che fosse ^

Circa la scoperta della congiura,

lllustr. e clocuni., n. III.

Ili

La Sanfelice e

Baccher

negli ultimi mesi della repubblica


Il 13

Giugno

sentimenti di Luisa Sanfelice, dopo la sventata con-

giura, sono cosi interpretati e col suo

modo

scultorio espressi
vi-

dal Colletta
tuperio,

Stava

la Sanfelice

timorosa di pubblico

quando si senti chiamare salvatrice della Repubblica, madre della Patria . L'articolo del Monitore, con le evocazioni della romana congiura dei figli di Bruto,
rivelata dallo schiavo Vindicio, e
i

pubblici ringraziamenti
i

che

le

furono
il

fatti

^,

la scossero tra

suoi

timori

ed ac-

crebbero

suo turbamento. Le furono anche, com' da

immaginare, consacrati versi; dei quali ecco alcuni, che


ho potuto ritrovare, in
Cicconi, in
dialetto, del sacerdote
lo

Michelangelo
li

un suo Canto de

Sebeto dedicato a

Patriuote:

Ma

add

te lasso a te, figlia devina,

Figlia doce, de zuccaro e cannella,

Luisia mia, bellissima Molina, Che m si lustra tu cchi de na stella?

Nardini, Mm.^ pp.

141-2. [Il
la

Cuoco fu accusato
e.].

nel processo che,


'

quando trattava con


'

Molina, nel salutarla la chiamava


1.

libera-

trice della patria

Sansone,

III.

LA SANFELICE E
lo

BACCHER

137

Tu

mirete

ncienzo ogne matina,


figlia bella,

Mirete ciente statoe,

Pocca da

figlia

mamma

addeventaste,

Quanno la nera mbroglia scommegliaste. La nera mbroglia, che gi fatta s'era, Che manco Sautanasso n'avria core De nce penz, ca tanto brutta nera; Chi la nventaie, Ile venga l'antecore Tu la scopriste: e Tu s mamma vera
!

De tutta sta cet, senza dolore; Mamma, che tutto Napolo aie fogliato,
Pocca tutta da morte
l'aie

sarvato.

S'io potesse quarcosa a chisto

munno,

Oh che Ma non
Non

te vorria fa,

Luisia miai

penz, ca non ghiarranno nfunno


li

Maie cchi

grolle toie, sia che se sia;

ce sar

mai ommo, o quatro,

o tunno,

fosse nato pure 'n Varvaria,


'n

Che

sentennole schitto annomenare,

Non

se nchine la terra pe basare! ^

Cosi festeggiata e proclamata eroina, sia per prudenza


sia
forse

per quella quasi inconsapevole finzione che


inferiori
all'alta

ci

trae a

non mostrarci

idea che altri ha


lei

concepito di noi, dov prendere anche

qualche atteg-

giamento patriottico.
veste di cerimonia,
si

Ma

tra

quelle lodi, e sotto quella


il

sentiva trafitto

cuore dal pensiero

degli sventurati Baccher, per sua colpa o almeno per ca-

Libert
I

Eguaglianza.
liscia
e

La Repruhheca
se
'n

spiegata co lo Sant'Avanntenne
te

gelio

a lengua nosta

sbriscia, che

da

tutte:

nce sar
\

porzi quarche canzoncella de quanno


l'epigrafe:
Coricete,

quanno pe
\

consola sto core.

.eca

Piscitielle,

all'acqua dece

Vedile, che
|

ve iova e che

A Napole a la stamperia Nazioprimo della Reprubbeca nosta pe grazia de Dio pe bona chelleta de li guappune de Franza e pe le prodizze de li Patriuote che pozzano sta buone. Si veda il n. VI, pp. 39-40.
ve noce
|

Lo

Sebeto vavone nuosto.

nale, l'anno

188

LUISA SANFELICE E LA CONGIURA DEI BACCHER

gion sua, senza ch'ella trovasse


il

nemmeno

nel suo

animo

conforto e la scusa del fanatismo politico, mandati in-

contro alla morte.

E l'opprimevano

la responsabilit della

gloria non cercata e l'oscuro presentimento dei


ricoli.

futuri pe-

Mentre,
tanti

infatti,

a Napoli

il

suo

nome

era circondato da

serti di lodi fiorite, c'era, a

Palermo, un altro che,

in istile

ben diverso,

lo
Il

metteva

in iscritto in

una sua

let-

tera: re Ferdinando.

quale, vedendo a
al

presa della riconquista, spediva


serie di istruzioni
sulle

Ruffo

buon punto l'imil 1. maggio una


il

persone che bisognava fare arrelui,

stare e giudicare,
leggi,

come diceva

con tutto

rigore delle

da una commissione straordinaria

di

pochi

ma

scelti ministri sicuri .

Dovevano

essere arrestati in

prima

linea tutti quelli che erano stati del


delle

Commissioni esecutiva e

legislativa, della

Governo provvisorio, Commis-

sione militare e di polizia, e delle varie municipalit; quelli

che avevano ricevuto, in generale, un incarico dalla repubblica o dai francesi; poi
tori
gli uffiziali, gli scrittori e edi-

di

gazzette

repubblicane, di
gli

proclami, di
e
i

scritture

d'ogni

genere;

eletti

della
fatto
il

citt

deputati delle

piazze, che

non avevano

loro

dovere nelle gior-

nate di gennaio, e via dicendo. E, quasi temendo che non


sfuggissero

all'ampia retata:

voglio (aggiungeva nomi-

nativamente)

che

sieno

ugualmente arrestati una certa


tal

Luisa Molines Sanfelice ed un


prirono la controrivoluzione

Vincenzo Coco, che scorealisti,

dei

alla testa

della

quale erano

Baccher padre
trionfi,

e figli

K Tale sentenza, nel


sul capo alla sven-

mezzo dei suoi amari


turata
!

incombeva

Tutti

La Rossa
1

componenti della famiglia Baccher, e i due il tintore D'Angelo, erano stati arrestati e

Dumas, nel volume dei Documenti, pp.

289-43.

III.

LA SANFELICE E

BACCHER

139

chiusi in separate carceri ^ Sottoposti a interrogatori e mi-

nacce,

si

tennero saldi nel negare, n fu possibile strappar


rivelazione, anzi
gl'indizi e le

loro alcuna loro

smentirono o spiegarono a
^.

modo

prove pi evidenti
in

Anche

il
il

mistico

Placido

era stato messo

prigione. Racconta
il

suo biografo:

diffcile
il

Giunto
quali

all'orrido carcere

servo di Dio,
dai custodi
delle

ridire
e

quali

strapazzi

soffrisse

della

prigione,

tentazioni

per parte

loro

donne.
no...

qui possiamo ricordarci di san

Tommaso

d'Aqui-

che fu chiuso in orrido carcere e tentato da un'in.

fame donna ch'esso scacci con un carbone acceso


tali

estreme difese non dov


stante,

ricorrere

il

nostro Placido,
fa
sottratto

perch, poco

prosciolto

dall'accusa,

alle tentazioni, e torn a

casa col fermo proposito di farsi

prete

^.

In quel mese d'aprile continuarono gli arresti, e tra gli


arrestati furono persone assai ragguardevoli,

come

il

prin-

cipino di Canosa,
cher,
il

il

negoziante Abbenante socio del Bacil

duca

di

Miranda Gaetani,
il

presidente dell'amfratello,
il

miragliato Michele de Iorio e

vescovo suo
il

consigliere Giambattista Vecchioni,

soprintendente delle

dogane Vincenzo Pecorari, e moltissimi altri ^. Fu anche soppresso il convento di San Martino, i cui monaci erano
stati

sospettati di intese

coi congiurati

^.

Ma non

cessa-

Monitore napoL, n. 19, 24 germile;

cfr.

Moniteur, n. 230.
p.

Diario napol., sotto

il

7 aprile:

Nardini, Mm.,

142.

Cuoco:

indubitato che in Napoli erasi ordita una gran congiura, uno

dei grandi agenti della quale fu

un

certo Baccher. Baccher fu arre-

stato in

buon punto:

le fila

dei congiurati

non furono

scoperte,

ma

intanto la congiura rimase priva di effetto


3

{Saggio,

XXXVI).

Biografia gi

cit.,

pp. 7-9, nella quale

si

racconta anche di un'ap-

parizione ch'ebbe nelle carceri.


^
"j

Cronachetta, Diario napol. e Monitore napol., sotto

il

mese

di aprile,
l'8.

Diario napol., sotto

il

9 aprile, e la Cronachetta, sotto

140

LUISA SANFELIOE E LA CONGIURA DEI BACCHER


gli

vano

allarmi \ e nel tempo stesso cominciarono

cail

stighi esemplari delle fucilazioni,

come quella eseguita


2.

10 aprile al Mercato, di undici cittadini della Torre, che

avevano promosso un'insurrezione

La partenza
nero fucilati

dei francesi accrebbe le agitazioni e port


capitali. Il 6
:

nuovi arresti e nuove esecuzioni


gli assassini dei

due Filomarino

maggio venun contempo-

raneo racconta
la

lo spettacolo

pauroso di quell'esecuzione, per

quale

si

videro schierate qualche centinaio di guardie nafila,

zionali in doppia

circondate e quasi premute da un'im-

mensa

folla

ruggente, che pareva volesse a ogni istante


^.

soverchiarle

Una

decina di giorni dopo, l'alta Commis-

sione militare faceva fucilare


di Cassano,

un

prete, Giovanni de Napoli


il

che aveva gridato


rei di

viva

Re!

e tre paesani

di

Mugnano, anche

provocata insurrezione ^

Diario napol.y sotto


il

il

10 e 17 aprile, Cronacketta, sotto l'8 aprile:


4, 1 fiorile.

cfr.
2

Giornale estemporaneo, n.

Da una
,

carta di recente acquistata dalla biblioteca della Societ


si

storica napoletana

ha che
il

il

cittadino cardinale arcivescovo di

Napoli

Giuseppe Zurlo,

29 aprile,
le

considerando
i

disordini e

mali gravissimi, che seco portano


sicurezza e tranquillit dello Stato
citt e diocesi
di

sedizioni e

tumulti contra

la

riservava specialmente a s nella

Napoli

il

caso

dei

conspirantes, tumultuantes, seu


tiecnon
Consilio, pecunia,
se-

conspirationem contra Rempuhlicam

sollicitayites,

armis seditionem ac tumultum

et seditiosos

adiuvantes, vel seditiosos ac

ditiosas machinationes non revelantes, docentes etiam

privatim Demochatiam

ESSE Religioni advebsam

soggiungendo:

confessarli vero,

quacumque

dignitate prcediti, non ohLigantes ponitentes


vel

huiusmodi ad denunciationem,

a denunciatione
3

esonerantes, suspendantur
di

Dai ricordi

un anonimo contemporaneo, pubbl. da


le
si

E..

Parisi

nel giornale 11
*

Lampo.
scoperte
,

Monitore napoL, Diario napoL, passini. Sui lazzari e

del

frate Pisticci

Nardini, Meni., pp. 142-7.


e

Il

frate

chiamava

Bernardino Piati da
cfr. le Filiazioni dei

Pisticci, ed era provinciale dei


rei di Stato, p. 4,
p. 210, dice

minori osservanti:

Rodino, Racconti, pp. 657-8.

Erroneamente

il

Nardini,

che fu impiccato alla reazione.

IH.
Il

LA SANFELICE E

BACCHER

141

13 giugno, supremo giorno della repubblica, segn


la

anche
Il

morte dei Baccher.

loro processo era stato istruito,


si

ma

la

condanna non

ancora pronunciata ^ Ora


la crudelt presero la

volle
di

finirla.

La vendetta

maschera

di rigore, che

avrebbe allontanato
spalle

una necessaria misura il pericolo di una soldelle

levazione della plebe alle


cane, uscenti
Ruffo.

milizie

repubbli-

dalla

citt

per tenere

testa alle

orde del

Ma non
eseguita

vero

che

la giustizia

fosse

sommariamente

da una

folla di gente, che,

indarno raffrenata,
:

irruppe nella prigione

o,

come

altri scrive
^.

che

il

tempo manc
danna.
I

al giudizio, e

non

al supplizio

Ci fu

un

simulacro di giudizio, e la regolare esecuzione di una con-

Bianchi furono avvertiti che

si

sarebbe pronun-

ciata ed

eseguita nelle prime ore della giornata la con-

danna

dei Baccher, e invitati a trovarsi in Castelnuovo per


*.

l'assistenza

l'alta

Commissione militare pronunci


fratelli

la

sentenza di

morte contro due dei

Baccher, Gerardo

e Gennaro, e tre loro compagni, Natale d'Angelo, Ferdi-

nando
I

Giovanni La Rossa.
il

Bianchi, prima che sparasse


si

cannone d'allarme,
politici,
utili

in

gran fretta
Col

recarono in Castelnuovo.
perso-

erano raccolti molti prigionieri

naggi d'importanza, che potevano anche essere

come

[Si fecero insistenze

perch

il

processo

si

affrettasse, e tra

pa-

trioti

che firmarono un memoriale a questo fine fu Ferdinando Ferri,


cit.,

per la qual cosa fu condannato poi all'esportazione: Sansone, op.


p.

XXXIX, 280).
2
3
4

Versione accennata dallo Helfert, Fabrizio Ruffo,

p. 255.

Ulloa, Annoi.,

p. 156.
il

Notizia manoscritta del principe di Belmonte,


i

cui zio, SilvelUicstr. e

stro Granito, era dei Bianchi, che assistettero


n. IV, a.

Baccher.

doc,

142

LUISA SANFELICE E LA CONGIURA DEI BACCHER


tra gli altri,
i

ostaggi:
storo, nel

due De

Iorio,

cari all'Acton. Co-

vedere

Bianchi, credettero che fosse giunto per

essi l'ultimo istante.


i

Ma, invece, solamente

due Baccher,

La Rossa

il

D'Angelo furono chiamati e condotti nel


ora, quei cinque sventurati furono

confortatorio.

Dopo qualche
sentenza.

menati
la

nella piazzetta di Castelnuovo,

dove

si

doveva eseguire

Ma

giunsero contrordini; forse prevalsero per un

momento

consigli pi miti e pi savi. I condannati furono

fatti rientrare.

Senonch, sopravvenne dopo un po'


essi

la con-

ferma dell'ordine ed
Si

vennero ricondotti sulla piazza.


si

ebbe ancora qualche altra incertezza; e finalmente

procedette all'esecuzione ^
tutti sui

Ed essendo
si

soldati

di

linea

luoghi di combattimento,
militi della

adibirono per
-.

la fuci-

lazione

guardia nazionale

cinque affronlieti

tarono intrepidi la morte,

tutti

contenti e

^.

di rice-

verla per una cosi degna e santa causa

Questa strage, che fu un colpo


esecutiva, macchi gli ultimi
stessi scrittori

di testa della

Commissione

momenti

della repubblica. Gli

repubblicani la riprovarono. Vincenzo Cuoco


si

dice che

il

tribunale rivoluzionario

tinse inutilmente
ser-

del sangue degli scellerati Baccher

^ E, certo, dov

vire in qualche

modo

a giustificare, negli animi di Ferdi-

nando

e di Carolina, le stragi che avrebbero fatto poi, essi,

dei repubblicani.

Questo particolare risulta da una breve notizia su Luisa Sanfemanoscritto del 1800, che ho trovato tra
i

lice,

fogli

dell'esemplare

del Monitore, da
2

me

posseduto.

Notizia del principe di Belmonte.

Nota
b.

della

congregazione dei Bianchi, stampata dal Conforti,

op. cit., pp. 252-3. Sulla fucilazione dei Baccher, lllustr. e rfoc, n. IV,

a e
4

Saggio,

XXXVIII.

III.

LA SANFELICE E
la sorte delle

BACCHER
le

143
schiere
la

Poche ore dopo,


del

armi era decisa,

Ruffo

entravano furiosamente in Napoli; e veniva

volta della

madre

della patria , di Luisa Sanfelice K


si

Si sa a quali eccessi bestiali

spinsero

lazzari e le

bande

della Santa Fede, nei giorni che passarono tra l'en-

trata dei

regi e la resa dei

castelli. I supposti

giacobini

erano cercati e scovati come animali da caccia. In parecchi


punti erano stati accesi roghi ad accoglierli ancora vivi, e
ci fu chi si

vant di aver mangiato carne repubblicana. Non


le

furono risparmiate

donne.

Dame

della

prima nobilt (ed


letti,

erano molte), che avevano fatto dimostrazione di sentimenti


repubblicani, venivano strappate ai loro

menate

di

corsa per la citt, appena coperte da un lenzuolo, tra mille


oltraggi. Altre erano

denudate

afflitto,

perch

si

diceva che

bisognava vedere

1'

albero

che avevano inciso sul corpo,


rappresentare la nuda

costrette, per ischerno, a

Li-

Baccher superstiti
le

si

recarono subito presso

il

E.uffo.
i

Sembra

che don Placido dovesse essere arrestato di nuovo; gi

soldati sali-

vano per
ruppe

sue scale, ed
nel piano

egli,

da una

finestra,
si

con una fune, cerc


si

di scendere

di sotto.

La fune

ruppe, e don Placido

la testa.

con

la testa rotta,

fu preso dal popolo, maltrattato

come giacobino che


dinale;
il

volesse svignarsela, condotto ai Granili dal caril

quale, udito

nome, ordin subito che


(

fosse

messo in

libert e gli foce molta festa


l'altro fratello, Camillo, riusci
vita (capo I)

Vita del servo di Dio, p. 14).

Anche

a salvarsi. Nelle Ricordanze della mia

Luigi Settembrini riferisce il racconto di suo padre, repubblicano del Novantanove, che era stato trascinato in quelle giornate di giugno ai Granili, dove s'ammucchiavano
i

prigionieri

Dopo

venne a vedermi mio padre con mia sorella Carmela, la quale, come mi vide attraverso i ferri, mi strinse la mano forte forte
giorni,

due

e svenne.

Mio padre

corse per

un poco d'acqua, domand aiuto


trovava
li

al

maggiore Baccher, che ora


giava innanzi
venire
io
'.

generale, e allora si

e passeg-

al carcere, e

venne

e disse:

'

Oh

nulla, la

far rin-

diede due colpi di frustino in faccia alla povera Car-

mela

>

144 berta

LUISA SANFELICE E LA CONGIURA DEI BACCHER


.

In questi modi furono straziate e menate in car-

cere le due sorelle duchesse di Cassano e di Popoli, la

Laurent Prota,
versare

la

madre

la

sorella di

Ettore Carafa,

Margherita Fasulo, e Luisa Sanfelice, colei che aveva fatto


il

sangue ancora fumante dei Baccher ^

La

figliuola della Sanfelice,

Emmanuela, raccontava

che,

pochi giorni prima della caduta della Repubblica, sua madre era stata a visitarla nel monastero di San Potito, in
cui
si

trovava come educanda, e

le

aveva detto disperataI lazzari e

mente:
la

Io sono perduta! . Poi seppe che era stata ar-

restata, e

non seppe pi

altro.

sanfedisti

trovarono nascosta in un soppalco della sua casa, al


"^

palazzo Mastelloni, al largo della Carit


fuori, e fu gettata

Ne

la trassero

in

prigione. Meglio se, in quel

primo

furore, le avessero tolta la vita!

LoMONACO, Rapporto al

cittadino Carnot.

Ulloa, Annot., pp.

156-7,

D'Ayala,

Vite,

p. 561.

IV

Due volte nel confortatorio

'opo D.
cesso.

tre mesi, nel settembre, fu iniziato

il

suo pro-

La Giunta

di

Stato

era composta dal

Guidobaldi,

dallo Speciale, dal Fiore, dal Della Rossa e dal


e presieduta dal

Sambuto,
d'ufficio,

Damiani. Gli avvocati,


il

stabiliti

erano

il

Vanvitelli e
il

Moles. Nel giudizio della Sanfelice

fu commissario
le

consigliere

Angelo Fiore, che trattava

cause dei rei condannabili a morte ^

Quanto poco merito


fosse

ella

avesse nel beneficio recato alla


;

repubblica, che diventava ora delitto pei Borboni

come
testi-

innocente della gloria ond'era stata coronata: tutti


tardi,

generalmente sapevano o sentivano. Pi

un

mone non

sospetto,
il

un

fratello dei

Baccher, singolarmente

caro ai Borboni,

prete don Placido, soleva confermare:

che la Sanfelice era inconscia del pericolo e poi della


fratelli,

morte dei suoi

e del

fallo

commesso pentita
lei,

Certo, alcune apparenze stavano contro di

e specialscritta
^.

mente quella noterella


col suo

del Monitore, che

sembrava

consenso e rivelatrice dei suoi sentimenti

Ma,

Dkusco, Anarchia popolare,


in Arch. stor. nap.,

nota a pp. 158-9;

cfr.

Rodino, Rac-

conti,
2

VI
il

(1881), p. 658.

Ulloa, Annotamenti,
Diario napoL, sotto
la

p. 159.

14 settembre:

Sta obbligata alla Pimentel,

che

nomin

nel Monitore

146

LUISA SANFELICE E LA CONGIURA DEI BACCHER


si

senza tema d'ingannarsi,

pu credere che, per giudici

come

quelli della

Giunta di Stato, la vera colpa consisteva

nella patente gravit delle conseguenze del fatto (la rovina


della congiura
fatto,

realista, la

morte dei Baccher), e non nel


Il
;

intrinsecamente considerato.

danno

sofferto dalla

causa del sovrano voleva vendetta

gli spettri degli uccisi

chiedevano l'espiazione.
Se dall'istruttoria
quali,
si

ritraessero

nuove circostanze e
Giunta di Stato.

non

ci

noto; perch le carte di quel processo fule altre della

rono bruciate con tutte

Ma

bisogna supporre che, se qualche cosa di diverso e di pi

grave sul conto


in

di lei

si

fosse scoperto, sarebbe trapelato

qualche

modo

ai tanti difensori

che pur hanno avuto

Borboni; e che perci, in


piamo.

realt, l'istruttoria

non pot

se

non accertare quello stesso che per tante altre vie gi sapUn contemporaneo ci ha poi serbato memoria del
maniera
di consi-

generale concetto giuridico della difesa, tentata dagli avvocati. Essi trattarono la questione della

derare e giudicare l'atto di chi impedisca una congiura;


e

non senza ragione sostennero, non


si

esserci legge che

con-

danni a morte chi scovra congiure a quel governo sotto di


cui
lesa

trova; e che colei non era, per


di

tal

motivo, rea di

maest o

ribellione verso

il

Re, che non poteva

certamente sapere se veniva o no giovato dalla controrivoluzione ch'ella scovri


i

\
pareri
divisero.

dati della istruttoria o la validit di questa difesa


i

furono cagione che nella Giunta

si

Uno

dei componenti, Antonio della Rossa, ch'era anche

diretaltri

tore generale della polizia, vot per la vita


(dice
alla
lo

due

scrittore

sentenza di morte

contemporaneo gi citato) * divennero (si veda animo di magistrati !)

Diario napol., sotto

il

14 settembre.

IV.

DUE VOLTE NEL CONFORTATORIO


;

147

per non discordare dai compagni

ma

Della Rossa rest

fermo

Il

13

settembre fu pronunziata una serie di

condanne, e fra queste, tre di morte: per Ercole d'Agnese,

gi presidente della Commissione esecutiva, e pel pa-

dre crocifero Nicola de Meo, condannati alla forca; per

Luisa de Molino Sanfelice, condannata alla decapitazione

2.

Non essendo
cendo

stata

unanime
il

la

condanna,

gli

avvocati

Vanvitelli e Moles chiesero

rimedio della nullit, addu-

che, poich la Giunta aveva adottata la costituil

zione sicula, questa ammette


dei votanti
sia discorde .

gravame, subito che uno


fu rigettata;

La domanda
la Sanfelice

gli

avvocati protestarono;
cappella
^.

ma

venne messa

in

Diario napoL, sotto

il

16 settembre. Sostiene

il

Conforti,

o.

c,

p. 257,

che

il

Della Rossa fosse fratello dei due fucilati insieme coi


ed., p. 279,

Baccher, e al mio dubbio, risponde nella 2.*

ch'egli ri-

corda benissimo
di Stato, che

di

aver letto questa notizia in una carta dell'Archivio


cita.

non

Mi

sia

permesso di persistere nel mio dubbio.


sua famiglia durante
il

Di Antonio

della

Rossa

e della

'99

abbiamo

molte notizie nel Petromasi, Storia della spedizione del cardinal Ruffo,
Napoli, 1801,
particolare.
p. 51,
il

quale non avrebbe taciuto


dispacci diretti
al

un

si

importante

In

molti

Della

Rossa nei Registri

che cito pi
parenti
si

oltre, si parla dei

La Rossa
il

e degli altri fucilati, ai cui

concedono sussidi (vedi


il

Illustr. e

doc, n. IV). Che nella


Si dice che

Giunta

di Stato

Della Rossa fosse


ivi, 11

pi mite, risulta dal Diario

napoL, 19 agosto; e

settembre 1799:

il

direttore

La Rossa abbia data

la

sua dimissione: sarebbe un altro malanno,


pel
e fini privati Cfr.

essendo ministro di petto, di ottima intenzione, ed impegnato

bene pubblico senza mistero


al

anche una lettera

Cotugno, nell'opuscolo di A. Jatta, Domenico Cotugno, note bio-

grafiche,
2

Ruvo,

1891, p. 39.

Dispaccio del 20 settembre, citato pi oltre. Per l'elenco dei consi

dannati di quel giorno,

veda un
di

foglietto

nella cit. busta

della

Bibl. Naz., IX. A. 34, e l'art,

R. Parisi, La

storia dai pezzetti di

carta, nel Corriere del Mattino, a.


3

XI, n. 251, 11 settembre 1883.

Diario napoL, sotto

il

16 settembre.

148

LUISA SANFELICE E LA CONGIURA DEI BACCHER Ci accadeva nella notte tra


il

14 e

il

15 settembre.

La
il

Luisa stette in cappella, preparandosi alla morte, tutto


giorno 15, insieme con l'altro condannato,

il

padre De Meo.

La madre

di lei

(dice

il

Diario napoletano),

donna

piena di coraggio, and strepitando attorno, e arriv a dire


a Damiani che
il

sangue di sua

i.

figlia

sarebbe stato vendisi-

cato col sangue loro

Tuttavia, l'esecuzione pareva


sera,
si

cura;

quando, a un

tratto, verso

sparse la voce
il

che

la giustizia era sospesa,


stati tolti di cappella.
si

che la Sanfelice e

De Meo

erano

Molte congetture

fecero per questo caso inaudito.

Da
tra

taluno
i

si

disse (e

capitolati dei
la regia
il

non era vero) che la Sanfelice fosse castelli, che non si potevano giustiziare
^.

senza

approvazione

Si disse
;

anche che era stato


la cosa

ammesso

ricorso degli avvocati


stata affatto

ma

non pareva
Giunta
Il
.

credibile, che sarebbe

nuova

in questa

che giudica inappellabilmente e senza gravame


,

vero

come

risulta

da un documento

ufficiale, che,

il

giorno 15,

la Giunta,

tenendo presente un reale dispaccio in data del

un nuovo metodo abbreviativo nei giudizi, con processo sommario e de mandato , e con l'obbligo di riferire al re sulle condanne che si pronunziavano prima di dar loro esecuzione, e si
7 di quei mese, pel quale si prescriveva

stabilivano anche, a quanto sembra, alcune mitigazioni di

pena, faceva sospendere


felice e degli altri

l'esecuzione in corso della

San-

condannati, e scriveva al
:

ministro di
al

giustizia

Palermo

non sembrarle che

caso dei
le

gi condannati
disposizioni del

con l'antico metodo fossero applicabili


dispaccio,
di

ma

che tuttavia, per maggior


illuminata
dal

sicurezza,

chiedeva

essere

superiore

giudizio

Diario napol., sotto

il

16 settembre.

Foglietto ms. presso di me.

IV.

DUE VOLTE NEL CONFORTATORIO

149

Il

dispaccio del 7 doveva essere giunto a Napoli gi da

parecchi giorni; e l'essersi la Giunta risoluta solo all'ultimo

momento a
fondato,
fu

rivolgere al re
attribuito

un dubbio

in verit

non molto
avuta

nella citt

all'opera

dell'avvocato

Van vitelli

e del consigliere Della Rossa. L'avvocato,

notizia dell'esistenza del dispaccio, corse subito dal Della

Rossa, che s'era mostrato favorevole e pietoso verso la Sanfelice. Il

Della Rossa, non ostante l'immenso diluvio che

faceva, essendo stata un'orrida giornata, corse alla Giunta,


e fece
i

pi

alti strepiti
;

contro un cosi crudele ed irregoarriv a dire ai


i

lare

modo

di procedere
i

compagni che

in-

vece di fare

ministri

potevano fare
la

boia e situarsi al

Mercato per appendere e spendere


del dispaccio e volle che
si

gente; chiese conto

rendesse noto. Cosi fu sospesa


si

l'esecuzione, ed

il

dispaccio

saputo

^
in par-

Nella citt

si

senti

come un

sollievo, e per le mitiga-

zioni di pene in genere e per la povera


ticolare.

San felice
il

Non pu immaginarsi

(scrive

nostro diarista)
tutti
i

la esaltazione

che esso ha prodotto negli animi di

buoni, che purtroppo erano avviliti dallo spavento e terrore che incutevano le continue carneficine
.

si

face-

vano
uffici

le lodi del re, e


si

pi ancora della regina,

ai cui

buoni

diceva doversi quel dispaccio; mentre cresceva

l'indignazione contro la Giunta sanguinaria. (continua


il

Si creder

diarista)

che

la

Giunta, con questo dispaccio,

mandar
Il

volesse alla forca

una donna ed un ecclesiastico?

cardinale Ruffo cosi disgustato di tal

modo

di

procedere

Diario iiapoL, sotto

il

15 e 16 settembre.

Non

faccia

maravi

glia la tarda conoscenza che avrebbe

avuto

il

Della Rossa del condi-

tenuto del dispaccio, perch


lui occupazioni per
dispacci, p. 69).

egli,

sin dal 24 luglio, era stato


le

spensato d'intervenire nella Giunta di Stato, tutte


la

volte che le di

polizia

non

glielo

permettano

{Registro dei

150

LUISA SANFELICE E LA CONGIURA DEI BACCHER

della Giunta e di tutte le passate operazioni del

Governo

che, per quanto

mi

si

dice, aspetta sentire che


:

Roma

sia

presa per andarsene da Napoli


scritto

mi
si

si

dice pure che abbia

molto forte

al re, protestandosi che, se si

continua
della

nel

cominciato rigore, egli non

comprometteva

quiete del Regno...

^
Pochi giorni dopo,

il

Ma
di

la consolazione fu breve.

25

settembre, correva voce che fosse venuta

l'uniformazione

Sua Maest
.

alla sentenza di

morte della Molina e del

Cosa veramente da fare orrore questa condanna della Molina! ^. Infatti,


il

padre di Meo

diarista soggiunge:

con nuovo dispaccio in data del 20 da Palermo,

Sua

Maest (scriveva

il

ministro di giustizia Parisi al Ruffo),

avendo

tutto visto ed esaminato,

mi ha ordinato
la

di

mani-

festare a Vostra

Eminenza, com'eseguo, che


il

Giunta di

Stato avea ben interpetrato

senso del Real Dispaccio

de' 7 del corrente, detegendo che la volont di

Sua Maest,

circa

il

voler conto delle sentenze pria di eseguirsi, poteva

riguardare solamente quelle ch'essa Giunta era per profferire col nuovo metodo indicatole, vale a dire con processo sommario e de mandato, e non gi quelle cadute e che

saranno per profferirsi nei processi


il il

rituali e giuridici

per

che vuole e comanda Sua Maest che

la giustizia faccia
il

suo libero corso gi pubblicata contro

padre Niccola

de Meo Crocifero e contro Luisa Molina Sanfelice; e cosi


vuole parimenti che
si

esegua quella profferita a carico

di Ercole d'Agnese, di cui la

Giunta aveva sospesa

l'ese-

cuzione per essere costui uno degli ottantadue


{capitolati),

rei di stato

per

li

quali fa prescritto di farsene prima re-

lazione

alla

Maest Sua; onde potr Vostra Eminenza

Diario napoL, dove


Diario napoL, sotto

si riferisce
il

anche

il

contenuto dell'indulto.
cfr.

2
I,

25 settembre:

Marinelli, ms.

cit.,

440.

IV.

DUE VOLTE NEL CONFORTATORIO

151
solle-

ordinare quanto convenga perch la giustizia abbia


cito corso

ed esecuzione delle sentenze rapporto agli enun

ciati tre rei

^
28 settembre

In conseguenza di questo dispaccio, cosi esplicito, ed

anche premuroso,

il

il

fiscale

Villamarina con

un suo
del

ufficio

avvisava

la confraternita dei Bianchi, della

giustizia che

doveva eseguirsi della Sanfelice, del De Meo,


e di altri cinque, ossia dei

D'Agnese
Il

due

fratelli
^.

Pigna-

telli,

del Genzano, del


29,

Rotondo e dell'Astore
erano in cappella
si

tutt'i pazienti

al castello

del

Carmine.

questa volta la Sanfelice

vide perduta.

Ed

era difatti perduta se non le era suggerito, o non le


si

veniva in mente, un ultimo stratagemma, cui

afferr

con tutte

le

forze, disperata

d'altra salvezza.

Un'antica
^.

legge sospendeva per donna incinta la sentenza di morte

La

Sanfelice pens (o le fu suggerito) di dichiararsi incinta.

anno 1798-9, Seguono mitigazioni di pene pei minori condannati Nicola Pignatelli, Michele Clappi, Gaetano Scudiero, Carolina Scudiero e Ferdinando Carcani. [Si vedano ora anche i documenti pubblicati dal Crispo Moncada, in Arch. stor. nap., XXIV,
1

Registro di dispacci pervenuti al Direttore della polizia

pp. 174-176. Archivio di Stato.

487-8, e dal
2

Sansone, pp.

176-7].
cit., p.

Eegistro dei Bianchi, in Conforti, op.

168.
II,

Nel regno di Napoli, una costituzione di Federico

derivante

in parte dal diritto romano, differiva l'esecuzione a quaranta giorni

dopo il parto, humanitate suadente : cfr. Brandilbone, Jl diritto romano nelle leggi normanne e sveve, Roma, 1884, p. 37. Tra i precedenti da ricordare c' quello di Sancia, figliuola di Filippa la Catanese, accusata di cooperazione all'assassinio di re Andrea d'Ungheria: Domina Chancia, quia prcegnans
ed. Perger, p. 226). Cfr.
tiali,

erat,

decretum fuit per legem, quod di/feratur

mortis suoi sententia tisque ad

partum

Dom. de Gravina, Chronicon,

si

Guerra, DiurMontemayor, p. 162. Per altro (ci si conceda la divagazione) trattava di costumanza antichissima, come pu vedersi in G. Lumaltro esempio del 1624 in S.
ed.

un

BRoso,

Recherches sur Vconomie politique de

VEgypte,

Torino,

1870,

pp. 48-9.

152

LUISA SANFELICE E LA CONGIURA DEI BACCHER


sicuro appoggio nella piet

La sua scusa avrebbe trovato

che la sua sorte generalmente destava, e negli scrupoli


che, in tal caso, sarebbero sorti nella coscienza anche dei

meno
torio,

pietosi.

I fratelli dei

Bianchi, andati in giornata nel confortalei

ebbero da

(come notano nelle loro cronache)


sospetto di essere gravida
al castellano
.

l'avviso che aveva

Il

che

fu subito

comunicato
e alla

del

Carmine, Scipione
la

La Marra,
di

compagnia, che ne fece intesa

Giunta

Stato.

Ma non
i

fu tralasciata intanto l'assistenza della

condannata.
II

30, tornati
alla

fratelli

per prenderli tutti e accompa

gnarli
la

morte, seppero, quanto alla Sanfelice,


di

aver

Giunta mandato buon numero

medici primari e chila

rurgi ed una levatrice,

per osservare

signora Molines,

e consultarono essere gravida di mesi tre in quattro. Sic-

ch cess per
furono

lei

l'assistenza e fu tolta
.
il

dopo qualche tempo


di quel giorno

dal criminale dove ritrovavasi


soli
il
i

La preda
Rotondo,

due Pignatelli,
e
il

l'Astore

il

De Meo;
e quasi

Genzano

D'Agnese, trovati privi di sensi


al

moribondi, furono rimandati

giorno seguente.

Questa pretesa gravidanza fece anche pi vivi nella


citt

l'interesse e la curiosit per la Sanfelice.

In genee di

rale, si

giudic subito che

si

trattasse di

un pretesto

uno stratagemma, ond'erano


gli stessi

stati, forse, pietosi consiglieri

Bianchi. I medici, per compassione e pel ribrezzo

di collaborare col carnefice,

avevano attestato

tutto quello

che s'era voluto.


la verit,

E i ministri della Giunta, pur sospettando non avevano potuto scartar via senz'altro gli atil

testati dei medici.

Fiutava l'inganno

feroce giudice Speciale,


la tradizione ci

come ap-

pare da questo aneddoto, che

ha serbato.

Don Antonio

Villari,

uno

dei pi autorevoli medici napola

letani di allora, noto

non meno per

sua arguzia che per

IV.

DUE VOLTE NEL CONFORTATORIO


i

153
periti chia-

la

sua dottrina e valentia, e ch'era stato tra


il

mati dalla Giunta, era anche


costui, la

medico

dello Speciale.

prima volta che

lo rivide e

per un bel pezzo dopo,

non cess

di motteggiarlo per la dichiarazione fatta della

realt della gravidanza.

Senonch

il

Villari, ch'era

un bra-

v'uomo, senza entrare in discussioni, rispondeva gravemente: che egli e i suoi colleghi non altro avevano detto
se

non quello che ad essi era paruto vero . Pi tardi, quando l'inesistenza della gravidanza fu comprovata dal
incontrato

il

fatto, lo Speciale,

Villari, e

venendogli incon-

tro

premurosamente,

col suo accento siciliano, e


il

con un
,

tuono in cui sentivasi la soddisfazione e


disse:

sarcasmo

gli

Don Antonio,
io

avete visto: la Sanfelice non poi


.

gravida:
aria di

avevo ragione!

Ma

il

Villari di

rimando, con
se c'

confidenza:

Sentite, consigliere;

per-

sona, che meriti la forca, siete voi. Pure,


foste

vedete, se voi

condannato a morte

diceste

d'essere gravido, io

l'attesterei!

^
la

Per qualche tempo,


Pi volte
nota
si

sventurata ebbe un po' di pace


le

"^

rinnovarono

voci che stesse per eseguirsi


Il

la sentenza;
il

ma

non avevano fondamento.

14

novembre

Marinelli:

Si parla della giustizia della Sanfelice

Seguo

la

versione riferita nei Casi memorabili antichi

moderni del

regno di Napoli ricavati dagli autografi del fu conte Radowsky, 2.* ediz..
Coblentz, presso Grlinbach padre, 1842 (opera di Pasquale Borrelli),
cap.

XI

Il

medico di coraggio, pp. 99-100. Cfr. L. A. Villari,

Don

Antonio

Villari, nel
si

Sul Villari,
tani,
2

volume A trent'anni, Trani, Vecchi, 1896, pp. 376-79. veda anche G. Olivieri, Di alcuni uomini illustri salernii

Salerno, 1892.
[Si

vedano ora a conferma

docc. citati, editi dal Crispo

Monri-

CADA, e quelli del Sansone,

p. 183. Il re, il 16

ottobre, aveva fatto

spondere da Palermo che


eseguita prontamente la

quando non si avveri la gravidanza, sia giustizia, e quando tale si riconosca ulterior-

mente, seguito

il

disgravo, si

esegua assolutamente

].

154

LUISA SANFELICE E LA CONGIURA DEI BACCHER

e Basse, e

non

stato vero niente

Il

15, in

un

altro

diario:

La Luisa Molina
pi gravida o

Sanfelice sar eseguita, perch


abortita
.

non

Il

20 novembre

si

parla

invece, anche

pi infondatamente, di una grazia


pi
si

fatta dal re:

Non

mette in dubbio

la

grazia di
si

Sua Maest

fatta a quei dieci

condannati a morte che

disse: fra questi

sento vi sia la Molines, Conforti, Rugg


.

Ferdinando, Lentini e Boria

Ma

il

22

novembre
si

poi:

La grazia

si

mette in dubbio, e
la

la

voce

crede nata

dall'esser

venuta

risposta alla relazione


solita;
.

della
gli

Giunta
avvocati

con una formola diversa dalla


Si dice giunta

onde

rifecero istanze per meglio assicurarsi

Ai 25 novembre:

conferma per
re

gli altri;

ma non
^.

per Ruggi,

Doria e Molines, andati con nota separata


si
il

Proprio non

poteva credere che


7

il

non avrebbe
si

fatto grazia.

Ma

dicembre

si

esegui la giustizia per Doria e Ruggi;

e,

quanto a Luisa Sanfelice,

aspettava

^.

Giornali^ ms. cit.,


ci

I,

454.

Lo

stesso cronista riferisce,

I.

443,

una

sconcia voce, che


2 3

risparmiamo di ripetere.
si adoperava per ottenere la Giunta di Stato una supplica,

Diario napoL, alle date.


[La

madre
le

della Sanfelice, intanto,


il

grazia, e rivolgeva

12 ottobre alla

che quella

consigli d'inviare direttamente al re.

Il

riassunto che

Moncada, XXIV, 488, Sansone, p. 224) questo: Donna Camilla Salinero Espone le vicende fatali, accadute in persona di sua figlia D. Luisa Molina Sanfelice, la quale, condannata a morte dalla Giunta di Stato, uscita due volte dalla cappella. Dece n' rimasto (Crispo

scrive gli orrori di questa terribile situazione, e dice poter conchiu-

dere a ragione che la detta sua disgraziata figlia abbia gi sofferta

due volte

la

morte, oltre ai soprassalti di giubilo provati nel vedersi

ben due volte da quello spaventoso luogo, ove attendeva a momento di essere tradotta al patibolo. Aggiunge che la vita, che attualmente respira la sua figlia, sia un puro miracolo del cielo, il quale, con un prodigio parlante, l'ha tratta due volte dall'orlo della tomba, ispirandole forza e vigore a' replicati assalti e di morte e di
togliere per

IV.

DUE VOLTE NEL CONFORTATORIO


Cuoco
e a

155
Ferdi-

La

sorte fu pi benigna a Vincenzo


loro causa fu in certo

nando Ferri. La

modo

separata da

quella della Sanfelice.

che codesto riuscisse pel Ferri,

ch'era rimasto nell'ombra, s'intende;

ma

pel Cuoco, no-

minato anch'esso dal Monitore^ designato espressamente


dal re, intenderlo pi diffcile ^ Forse l'esser detto nel

Monitore che era

la

Sanfelice

che invitava a nominare


onore della menzione era

anche

il

Cuoco, dov rendere pi agevole agli avvocati la


il

dimostrazione che

pericoloso

gratuito e immeritato^; o piuttosto, l'odio che s'era attirata la donna, causa prima della scoperta, colpiva in grado

minore
la

il

Cuoco, causa seconda, in quei processi nei quali

la passione

regolava
la

le

sentenze. Quel ch' certo, egli se

cav con

semplice deportazione; e nella Fillazioie

dei rei di

Stato condannati dalla

Suprema Giunta

dai

visitatori generali

in vita ed a

tempo ad essere asportati


si

dai Reali Domini, a pagina 84,

legge la seguente nota:


di

Vincenzo Coco di Civita Campomarano, provincia

Lu-

vita, e par che lo stesso cielo la


colo,

voglia esente dall'imminente peri-

che

le

sovrasta. Quindi chiede che la Giunta di

Governo

faccia

presente al Sovrano tutto l'occorso, con dire che la sentenza di morte

non debba
la

eseguirsi, poich ora

non pi una,
].

ma

tre volte verrebbe

D. Luisa Molina Sanfelice a morire


i

La

biografia, ch' (stampata

nell'opera

dell'ALBiNo, Biografie

ritratti degli

uomini

illustri della

provincia di Molise, ecc., voi. Ili, Di1866,


p. 2,

stretto di Larino,

Campobasso,

nega che

il

Cuoco avesse

parte nella scoperta fatta dalla Sanfelice,


Sanfelice sarebbe allora toccata al Cuoco,
l'esilio

imperciocch la pena della

il

quale non avrebbe avuto

solamente

Il

che, al pi, proverebbe che egli

non

fu tenuto
se-

responsabile nel grado stesso della Sanfelice.


questri e confische

Nella Pandetta dei


i

(Archivio di Stato) sono segnati

nomi

di

Miche-

langelo Cuoco (padre di Vincenzo) e di Barbato Cuoco, di Civita

Cam-

pomarano.
2 [Si

vedano ora
1

pel

Cuoco

le notizie del

Sansone, op.

cit.,

pp. 356-7,
p. 280].

in data

aprile 1800; e pel Ferri, in data 12

dicembre 1799,

156

LUISA SANFELICE E LA CONGIURA DEI BACCHER


di

cera, figlio

Michelangelo, d'armi 28, statura


castagno,

piedi 5,

pulgate

3,

linee 2, capello

fronte giusta, ciglio

castagno chiaro, occhi cervoni, naso giusto, faccia un po'


lunga, barba folta
nistro,

con un

piccolo neo sotto l'occhio


.

si-

una

cicatrice sotto l'occhio destro

Come, a padi

gina 31, c' quella di Ferdinando Ferri, che fu imbarcato

per Marsiglia
anni 32,

il

28 aprile 1800

Ferdinando Ferri,

figlio del

qu. Filippo e Rufina de Marfazzis, ca-

pelli e ciglio

castagno oscuro, naso lungo, viso rotondo,


5,

occhi bianchi, statura piedi

e 3 linee

Gettati su

un carcere, colla condanna di morte sospesa sul capo, quella donna che l'opera e il consiglio loro avevano condotta fatalmente ai
terra straniera, lasciavano a Napoli, in
piedi del patibolo.

Desumo

la

data esatta da un elenco manoscritto, ch' nella gi

citata busta della Biblioteca Nazionale.

Il compimento della

vendetta

Jua

Sanfelice stette per pi mesi, tenuta in


carceri
della Vicaria.

osserva-

zione, nelle

Nella Nota dei sussidi

somministrati ai presi di stato detenuti nella Gran Corte


della Vicaria del

mese

di

gennaio 1800

il

suo

nome

segnato

con quelli
Pizzoli,
si

di varie altre

donne, Francesca Buonocore, Maria


le

Maria Teresa Arezzo, Pietra Battiloro, per


passata una visita medica

quali
si

pagavano quattro

carlini al giorno ^ Di tanto in tanto


;

disponeva che

le fosse

ma

la

Documenti dell'Archivio di Stato (sezione Finanze), pubblio, nella del Bene da K. Parisi, II, n. 24. La Buonocore era Maria Francesca Alcubierre, figlia del castellano d'Ischia e vedova del patriota Buonocore, impiccato in Procida il 1." giugno 1799: cfr. Conforti, op. cit., p. 129, e D'Ayala, p. 113; Maria Pizzoli, una signora barese, moglie del barone Bonazzi, che si era compromessa col ricevere in sua casa francesi cosi a Bari come a Napoli il marito era stato commissario nelle provincie; l'Arezzo, una nobile dama, studiosa di scienze
^

Lega

naturali,

cui lavori sono menzionati con lode dal Bagno,


p.

De

morhis

mulierum, Napoli, 1788,

202: cfr.

D'Ayala,

Vite,

p.

56; la Battirolo,

infine, doveva essere parente di quel noto zelante patriota G-ian Vincenzo Battirolo, commissario del potere esecutivo nel dipartimento

del Garigliano , ch'


2

menzionato nel Monitore napoL,


le

n. 19.

Nella raccolta Belmonte c' la notizia che


visite,

sue compagne tresi

pidavano in queste
falsit della

temendo sempre che non

scoprisse la

gravidanza, che era cosi facile a scoprire.

158

LUISA SANFELICE E LA CONGIURA DEI BACCHER

gente l'aveva quasi dimenticata, sicura che quella sospensione provvisoria della morte s'era mutata, o certo mutata, in
si

sarebbe

una grazia
il
il

definitiva.

Francesco Lomo-

naco, che scriveva allora


notj
i

suo Rapporto al cittadino Car-

compilando

catalogo delle vittime borboniche, tra

nomi

di coloro cui era stata

commutata
.

la

condanna di

morte
Il

nell'altra alla fossa della

Favignava, metteva, senza


chiu-

pi, quello di

Luisa Sanfelice
col

18
la

marzo 1800,

medico Gennaro Arcucci,

si

deva

sanguinosa serie delle esecuzioni capitali politiche.

Nel maggio era promulgato dal re un generale indulto per


tutti quelli, pei quali

non

si

avevano inquisizioni aperte;


tolti

eccettuati

nominati espressamente, che non erano, a dir


dalla piazza

vero, pochi di numero. Subito dopo, furono


del Mercato
il

palco e la forca, che, per circa un anno,


l

orrido spettacolo, erano stati


cati in

stabilmente eretti e

affatiil

un continuo lavoro K Qualche mese prima,


il

car-

dinal Ruffo, andato a Venezia pel conclave, aveva ceduto


il

posto al nuovo vicer del Regno,

principe del Cassare,


e,

siciliano,

uomo

splendido,
~.

saggio,

quanto

tempi

comportavano, pietoso

La gravidanza
febbraio
si

della Sanfelice sarebbe dovuta finire,

il

pi tardi, nel marzo o nell'aprile. L'Ulloa dice che nel


sparse la voce che ella aveva dato alla luce una
di questa

bambina; bench
abbia traccia nei

bambina (soggiunge) non


n fosse nota agli
il

si

libri parrocchiali,
^.

altri

figliuoli della Sanfelice

La

verit che

parto accaduto

fu

una

diceria, fra le tante. In

una

notizia manoscritta del

Fortunato, I Napoletani

del 1799, Firenze, Barbra, 1884, pp. 52-3.


il

Il

12

maggio
si

il

Marinelli nota che

carnefice,

messo apposta

pei gia-

cobini,
2 3

ritirava con

un guadagno

di ottocentosessanta ducati.

Colletta, V,

2, 13.

Ulloa, op.

cit.,

p. 158.

V. IL

COMPIMENTO DELLA VENDETTA


si

159

1800 trovo che la sentenza di morte


guire prima dell'indulto
di

sarebbe voluta esei

maggio;
la

ma

medici, dopo una


',

nuova

visita,

ratificarono

gravidanza

che diventava
la
fa-

ormai cosi inverisimile da lasciar facilmente indovinare


congiura del buon cuore, che s'era stretta in Napoli a vore della sventurata donna.
Tutti infatti
si

andavano sempre pi confermando


la

e ras-

sicurando

nell'idea che

condanna non sarebbe

stata

altrimenti eseguita.
della Sanfelice
si

Non

solo la colpa e la responsabilit


si

giudicavano pi che dubbie; non solo

era fuori ormai dal furore della prima reazione;

ma

ella

era gi entrata in cappella due volte, e una consuetudine


del regno

ragionevolmente voleva, che chi avesse una

volta sofferto la cappella, aver dovesse la grazia della vita.

Non ha

sofferta, infatti, la

pena della morte colui che, per

-.

ventiquattr'ore, l'ha veduta inevitabile ed imminente?

Cosi sembrava;
I

ma non

era cosi.
stati larga-

Baccher, nella reazione borbonica, erano


e godevano,

mente rimunerati
accadere, anche

ogni favore presso la corte:


affatto

come pu ben immaginarsi, tanto che moltissimi, come suol


facevano ressa, deside^.

estranei,

rosi di passare per loro complici

Vincenzo de Gasaro
il

Baccher, padre dei due uccisi,

il

28 gennaio 1800

re,

informato pienamente dei fedeli, lodevoli e segnalati ser,

vigi

da

lui resi alla real

corona

nelle passate sciagure

di Napoli, delle gravi perdite sofferte in tale incontro e dei

disagi recati dai sedicenti repubblicani

a lui e a tutta la

Notizia ms. gi citata e da


Cuoco, Saggio
storico,

me XLIX.

posseduta.

3 II

acquistare merito, otteneva di scrivere

Colletta parla della gente, che, per salvarsi da castighi o il nome nei registri di BacCristallaro,
>

cher o di Tanfano o del

<

comprando a
1,

ricco prezzo la

infamia del non vero tradimento

(V,

10).

160

LUISA SANFELICE E LA CONGIURA DEI BACCHER

sua famiglia,
al real

perch persone tutte manifestamente devote


per attestato del suo pieno sovrano gradidi ducati

trono

mento assegnava l'annua rendita


eredi e successori legittimi
e
il

duemilacinque-

cento in tanti terreni prossimi a Napoli per s e pei suoi


;

5 febbraio gli concedeva

anche la croce costantiniana di grazia \ Altri favori e largizioni ebbero gli altri
i

della

famiglia e

loro

complici:

congiurati con Baccher, con Tanfano, col Cristallaro


il

(dice

Colletta)

scacciarono da ogni uffizio numero gran ^.

de d'impiegati antichi

Ma
ferociti

Baccher erano rimasti profondamente


per la fucilazione dei due
i

feriti e in-

figliuoli e fratelli, e

per

gli strazi durati e

pericoli a stento scampati; e l'odio o

la stizza

verso colei, che era stata cagione delle loro svenIl

ture,

li

accecava.

perdono, questa volta non solo nobile


di

ma

giusto,

non trovava adito nel loro animo


offesi.

fanatici

reazionari, personalmente

furono essi che risvecerto dimentica, di


re

gliarono l'ira, forse intiepidita e

Ferdinando. Risulta da numerose e concordi testimonianze


che,

vedendo

la vittima aspettata sfuggire al sacrificio,


si

il

vecchio Vincenzo Baccher

rec a Palermo a chiedere giu-

stizia al re. I suoi pianti, le

sue querele, l'abilit con la


i

quale seppe mostrare che a Napoli avevano deluso


regali ordini col mettere in

suoi

campo una gravidanza che non


si

era mai esistita, scossero Ferdinando, che

determin a

dare piena soddisfazione


lista,

al

cuore addolorato del fedele rea-

a far rispettare nel tempo stesso la sua autorit comsi

promessa, e a compiere ci che, nelle sue parole,

chia-

mava

giustizia

^.

Tali sentimenti del re sono confessati da

i 2

Vedi
Cfr.

lllusfr. e doc.^ n.
I,

IV, d.
10.

Colletta, Storia, V,

Memorie

segrete,

pubbl. dallo Helfert, pp. 141-2; notizia ms.


di Canosa], In confutazione degli errori

nella race.

Belmonte: [Principe

V. IL
tutti ^li

COMPIMENTO DELLA VENDETTA


borbonici; e anzi uno dei

161

storici

parecchi che

scrissero in confutazione delie storie del Colletta, adopera

questa bella frase, che fa onore al difeso e


re (egli dice)

al difensore:

il

doveva

essere, in

questo caso, inesorabile,

perch doveva punire


lice fosse trasferita

per s e pei Baccher


il

Si era nel luglio del 1800, e

re dispose che la Sanfe-

da Napoli a Palermo col primo bastida medici

mento
cia.

in partenza per farla visitare


i

di sua fidu-

Scrive, fra

tanti,

il

Marinelli:

La

Sanfelice, che

scovri la congiura dei signori Baccher, e che fu posta due


volte in cappella, e che per esser gravida

non

fu decollata,

questa Sanfelice, ben custodita e guardata a vista dentro

un bastimento,
lermo.
Il

in questo

mese

stata

trasportata a Pa-

re,

che la voleva morta, cosi ha voluto per farla

-.

giudicare in Palermo, e per vedere se era gravida

storici e

politici

di Luigi Angeloni, esposti contro Sua Maest la difunta


di

regina

Maria Carolina di Napoli, Epistola

un amico
il

della verit, ecc.,


Il

Marsiglia, 1830, pp. 20-1; Ulloa, Annotamenti, pp. 160-1.


consigliere Casella

compianto

aveva sentito confermare

fatto dalla signora


il

Rosa

Baccher.

Una

supplica del padre dei Baccher contro

tentativo di

salvare dalla morte la Sanfelice, deve trovarsi nell'Archivio di Stato


di Palermo.
1

A. Cacciatore, Esame della storia del reame di Napoli di Pietro


Napoli, 1850,
I,

Colletta,

179. Altri

vuole che alla determinazione non

fosse estraneo

un motivo

politico: gi

rengo:

le

speranze dei giacobini oppressi

Bonaparte aveva vinto a Masi ravvivavano: si diceva

che

il

generale Francesco Pignatelli principe di Strongoli, combat-

tendo nelle

file francesi, aveva ottenuto da Bonaparte la promessa di muovere con un corpo di francesi e italiani contro Napoli. Il ministro Acton avrebbe consigliato il supplizio della donna, come un

alto esempio di rigore atto


tamenti, p. 180.
2

ad incutere spavento.
Diario napol.,
il

Cfr.

Ulloa, Annodi

Ms.
ecc.

cit.,

I,

470:

cfr.

1 sett.

notizie presso
p. 158, e

me;

Indarno oppugnano

viaggio Ulloa,

Conforti,
ol-

l.a ed.,

p. 245, e nella

seconda edizione, pp. 264-5. Si veda, pi

162

LUISA SANFELICE E LA CONGIURA DEI BACCHER


tutti

Giunta a Palermo, fu accertato quello che


vano. La gravidanza non esisteva.

sapeverifi-

E Ferdinando,

cato l'inganno, dette ordine che la sventurata fosse subito

ricondotta a Napoli e senz'altro giustiziata.

Ma sopravvenne un
tra tinta nera al

fatto

che doveva aggiungere un'alcosi


fosco.

quadro gi

La principessa
il

ereditaria Maria Clementina dette alla luce,

26 agosto,

un bambino maschio,

l'aspettato
si

erede

del

trono ^

Per

l'occasione di quel parto,

era concertato tra le donne

tre,

il

dispaccio

del

ministro Parisi
stor. nap.,

[e

ora

documenti

editi
si

dal
ricail

Crispo Moncada, in Arch.

XXIV,

488-93, dai

quaU

vano
31

le

date esatte: l'ordine fu dato l'il luglio,

la Sanfelice parti

e giunse

a Palermo

il

3 agosto, dove

rest

venticinque giorni,

cinque alla Vicaria

e venti

nella reale Casa di correzione; fecero la

relazione intorno al suo caso due levatrici e tre medici, Albagini, Rodasti e Cannata, che stentarono a mettersi d'accordo].
1

Non

era

una bambina,

la

futura duchessa di Berry, come vuole


l.

il

Canosa, In confutazione,

ecc.,

e.

Carolina Ferdinanda Luisa, poi

duchessa di Berry, era gi nata

nome Ferdinando,
che
la frase,

novembre 1798. Il bambino ebbe mori l'anno dopo. appena necessario ricordare
il

non inconsueta nei libelli politici dei liberali: * la culla II, bagnata dal sangue della Sanfelice , un errore perch Ferdinando II nacque il 12 gennaio 1810. Bisogna leggere la lettera con la quale re Ferdinando annunziava al cardinal Ruffo il
di

Ferdinando

parto della principessa

27 agosto [1800].

Dopo d'aver chiusa questa,


felice
si

ieri

sera alle undici, da vero guap-

pone, dopo sole tre capuzzate venne al

mondo un superbo mascolone.


il

Parto pi

non

si

poteva desiderare, n creatura cosi bella e

pi robusta

puoi fare, siane sempre di tutto cuore ringraziato


il

Signore. Conoscendo

vostro attaccamento per noi, ho voluto dar-

vene io stesso la buona nuova, pregandovi di farlo in mio nome col Papa, da cui imploro la paterna Apostolica benedizione per me e per
questo nuovo
figlio della Chiesa.

Ferdinando

(Dumas, 1 Borboni di Napoli, voi. di doc,

p. 324).

V. IL

COMPIMENTO DELLA VENDETTA


che
al

163

della

famiglia

reale (e pare

concerto

non una

fosse

estranea la regina Carolina) di chiedere al re,


delle tre grazie solite a concedersi alla puerpera,
la grazia della

in luogo

sola:

povera Sanfelice.

Il

Colletta ci ha descritto

la

scena che segui nella camera della principessa.

Un

foglio contenente la supplica di lei

(della Sanfelice) e le
le

preghiere della principessa fu posto tra


fante, cosi

fasce dell'inegli

che
la

il

re lo vedesse; e difatti,

quando

and

a visitare
cia
il

nuora, ed allegro e ridente teneva sulle bracla

il

bambino, lodandone

belt e la robustezza, vide


'

foglio e
io

domand che

fosse:

grazia (disse la nuora)

che

chiedo: ed una sola grazia, non tre; tanto desidero

di ottenerla dal cuor benigno di Vostra

Maest

'.

Ed

egli,

sorridendo sempre:
felice...
'

'

Per chi pregate?

'

'

Per

la

misera San-

e pi diceva,

ma

la

voce fu tronca dal piglio

austero del re, che, mirandola biecamente, depose, o quasi

per furia gett l'infante sulle coltri materne, e senza dir


motto, usci dalla stanza, n per molti giorni vi torn

Pel colorito storico, e per quanto ci possa contrastare colla dignile

tosa ed elegante narrazione del Colletta, diremo che


del re alla

precise parole

principessa, nel prendere in braccio

il

bambino, furono:

Bello piccirillo che m^ hai fatto! Vuoi qualche grazia? Chiedi

e alle

parole di supplica:

Tutto, fuori che questo/

Memorie

segrete,

pubbl.

dallo Helfert, pp. 141-2. Cfr. inoltre Canosa,


race. Belmonte,
il

l.

e, la notizia ms. della

Diario napol., sotto

il

9 settembre, e lo Stendhal,

Rome, Naples

et

Florence (1817), ed. di Parigi, 1826, pp. 245-6.

Il

solo

sbaglio del Colletta nell'affermazione che la Sanfelice partorisse

un

avuta da Maria Carolina, nel tentativo della principessa ereditaria, cfr. Canosa, e le Memorie segrete, II. ce. Vero che Maria Carolina fin dal 10 giugno era partita per
Vienna, dove rimase fino
al 1802:

bambino

in Palermo. Circa la parte

ma, come nota


il

lo

Helfert, nella

pref.

nuora o prima della partenza o anche per lettera. Il che non negheremo, considerando che anche a una donna quale Maria Carolina si pu attribuire qualche raggio di buon senso e qualche movimento di buon
pietoso consiglio alla

alle Mein. segr,, pp. 46-7, pot

aver dato

cuore.

164
Il

LUISA SANFELICE E LA CONGIURA DEI BACCHER

primo settembre giungeva a Napoli

il

pacchetto

di Palermo, portante nel fondo della

nave Luisa Sanfelice

incatenata.

tra

dispacci che lo stesso legno recava al

luogotenente e capitano generale del regno di Napoli, principe del Cassaro, ce n'erano due:
fausto avvenimento
della

uno che annunziava


le

il

nascita del

principe ereditario

con

le

congiunte disposizioni per

luminarie della citt

e gli altri festeggiamenti d'occasione; l'altro, che

diceva

testualmente cosi:

Ecc.mo

Sig.re.

Avendo

rilevato

il

Re dall'annessa
non
sia

re-

lazione de' Periti Fisici di questa Capitale che la rea di


Stato gi condannata Luisa Molines Sanfelice
af-

fatto gravida, ha ordinato che sia cost rimandata, rigoro-

samente riguardata

e custodita, e

che abbia
S. 111.

il

suo corso
per l'uso

la giustizia. Nel Real

Nome
\

la

Real Segreteria di Stato

Giustizia e Grazia lo

comunica a V.

ma

che

risulta.

Parisi

Napoli fu illuminata; e nella gioia


si

universale

come
che

dice sempre in simiglianti

occasioni,

un cronista not

solo

un certo rammarico, provato dai


^.

fedeli napoletani,

l'erede del trono fosse nato fuori della capitale, nella rivale

Palermo

Ma

il

giorno stesso

si

spargeva, dapprima non creduta,

la notizia orrenda del ritorno della Sanfelice su quella stessa

nave, per essere giustiziata.

S' inteso, con orrore ge-

nerale, che collo stesso pacchetto che


notizia, sia tornata

di
lei

mani

e piedi,

ha portato la fausta donna Luisa Molines Sanfelice, ferrata per eseguirsi la sentenza di morte contro
fa,

pronunziata un anno circa

giacch, visitata in Pa-

Registro di dispacci al Direttore della polizia: anno 1800, p. 350.

Archivio di Stato.

L'ordine per

le feste,

sotto la stessa data, nello

stesso registro, p. 347.


2

Diario napoL, 2 settembre:

cfr.

Marinelli, ms.

cit., I,

471.

V. IL

COMPIMENTO DELLA VENDETTA

165

lermo, s' trovata non essere gravida

nel giorni se-

Ancora non si sa (scrive il diarista) se la Molina Sanfelce debba o no morire: tutto il mondo la vorrebbe salva . Solo i nemici del governo si compiacevano di far
guenti
:

rilevare

la

ferocia sovrana, e raccontavano

della
io

grazia

chiesta

vanamente dalla principessa ereditaria:


il

credo

ci (continua

diarista)

un'invenzione d chi ami far

rilevare la crudelt di tal caso, se

mai segue %
il

Ma
tembre

quell'efferatezza e quella stoltezza seguirono veragli otto giorni dei

mente. Passati
il

festeggiamenti,

9 set-

Villamarina faceva

ufficio al

canonico Puoti per


Il

l'assistenza religiosa della

condannata.

10

settembre,

Luisa Sanfelice entrava la terza, e ormai ultima volta, nel


confortatorio.

alle ore dieci del

giorno dopo, 11 settembre, la svendel

turata usci dal

torrione

Carmine, e fu menata alla


di
il

piazza del Mercato.


sima.

La commozione
il

tutti

era grandisal

Impietosito

popolo (scrive

Colletta)

triste

fato di bella giovine

donna, chiara di sangue e di svenrea di

ture, solcata in viso dalla tristezza e dagli stenti,

amore

o per amore, e solamente dell'aver serbata la citt

dalle stragi e dagli incendi .

Ognuno

la

compiangeva
le

(dice un manoscritto del tempo), considerando

sue vi-

cende, e la sua morte quasi a sangue freddo

^.

Una
telli

scena selvaggia coron questi

ultimi

istanti

del

feroce martirio.

La

Luisa,

circondata e sorretta dai fra-

dei Bianchi, sali sul palco.

si

facevano

gli

estremi

preparativi, e le
sotto
il

infami mani del carnefice l'acconciavano


scure,

taglio

della

quando un

soldato, di quelli

Diario napol., 2 settembre:

cfr.

Marinelli, ivi; e foglietto ms.

presso di me.
2

Diario napol.

Colletta, V,

2,

19: e foglietto ms. presso di me.

166

LUISA SANFELICE E LA CONGIURA DEI BACCHER

che assistevano all'esecuzione, lasci sfuggire accidental-

mente un colpo

di fucile. Il carnefice, spaurito


si

e gi

so-

spettoso di qualche tumulto, a questo

turb e lasci ca-

dere in fretta la scure sulle spalle della vittima: sicch


poi, tra le grida d'indignazione del popolo, fu costretto a

troncarle la testa con un coltello.

Quelle povere membra, che avevano finito di

soffrire,

vennero sepolte nella prossima chiesa

di

Santa Maria del

Carmine ^ E il buon
Diario:

diarista,

che tante notizie

ci

ha fornito per

questa narrazione,

la sera

annotava, inorridendo, nel suo

Si posto il suggello alla barbarie e vendetta COLLA esecuzione DELLA MOLINO SaNFELICE .

Diario napol.^ IL settembre: Marinelli, ms.

cit., I,

471, 751. Il

Dumas, che prediHgeva queste scene atroci, descrive con vivi colori
il

suppHzio cosi nei Borboni di Napoli, IV, 200-203, come nel romanzo
Lionna, cap. CV. Sulla parte che ebbe nei preparativi dell'eseil

Emma
cuzione

marchese Malaspina,
il

cfr.

anche Ulloa, Annotavienti,


'in

p. 161.

Per

la sepoltura, cfr.

Registro dei Bianchi,

Conforti, op.

cit.,

pp. 232-4. Sullo sparo del colpo di fucile, e la punizione inflitta al sol-

dato, cfr. Diario napoL,

1.

e, Marinelli,

I,

472, 753;

il

documento

in Registro di dispacci^ pp. 362-3, pubblicato dal Conforti, op. cit., 2.a
ediz., p. 254.

ILLUSTRAZIONI

DOCUMENTI

Gli altri attori


dell'episodio della Sanfelice e dei Baccher

Di Andrea Sanfelice, durante

tutto

il

tempo dell'apoteosi
lui

re-

pubblicana, della prigionia, del processo, della morte di sua moglie,

non

si

trova cenno.
si

Scrivendo alla figliuola di

Emmasotto-

nuela, che

lamentava della trasformazione cui era stata

messa

la figura del padre nel

romanzo La
les

Sanfelice, Alessandro

Dumas
'99,
il

diceva:

Au

milieu de toutes

sanglantes excutions de

reste aussi

compltement inapergu que ce fameux Yatia, doni


lac

la tour s'lve

au bord du
'

Fusaro

et

doni Se'nque disait

Vatia, solus scis vivere!


iaine ni

par

la

Son pale fantme nest anime ni par la vengeance. Le seul reflet qu'il re^oive des amours
et

adultres de sa

femme

de Ferry

(sic),

nest pas

mme un
n'est

reflet
le
.

sanglant;

et,

dans

ce cas, vous le savez,


est le

quand on

point

don Guttire de Calderon, on


di lui

George Dandin de Molire....


;

Si potrebbe, difatti, quasi supporre che fosse morto

ma

purtroppo

come ancora vivo


il

si

trovano notizie nei documenti dell'Ar-

chivio, che attestano

suo crescente abbrutimento. Qualche mese


egli

dopo

l'orrida

morte della sua sventurata moglie,


infima qualit, che

viveva in una

vile locanda (la C^oce d'oro, nel vico Sergente

Maggiore) in compa-

gnia di una meretrice

d'

si

proponeva sposare.

La suocera otteneva

nell'agosto del 1801 che gli si rimettesse

un

curatore, gli s'inibisse di contrarre matrimonio e fosse

mandato in

un convento. Due anni dopo (gennaio 1803), egli dirigeva ancora una supplica al re, qualmente ritrovandosi vedovo, e non p-

168

LUISA SANFELICE E LA CONGIURA DEI BACCHER

tendosi contenere nello stato di celibato essendo ancora di fresca


et, cosi

per consiglio dei suoi savi ha risoluto di ricasarsi


di

volendo togliere ogni occasione di peccato e


,

scandalo coi

suoi passaggieri attaccamenti

chiedeva che

gli si

permettesse di
il

sposare una donzella di civile condizione, della quale indicava

nome
stesso

e le qualit (lascio nell'oscurit la vittima prescelta).

Ma

lo

anno fu colpito da apoplessia, e


le

lo

vediamo firmare

le ri-

cevute dei suoi assegni e


calligrafia d'imbecille,

suppliche, non pi con la sua bella

ma

con una grossa scrittura tremolante.

Mori

il

15

novembre

1808.

Camilla Salinero, che fu in tutto questo tempo la vigile tutrice


dei giovani nipoti, viveva ancora nel 1813; e nel decennio francese
le

fu assegnata

una pensione

di tredici ducati e

grana cinque

al

mese ^
Dei
figliuoli della Sanfelice,

Gennaro

si

legge ascritto col pa-

dre nel Libro d'oro, spos una Ciullini,

visse a s,

non ad

altri,

mal noto

come dice

l'Ulloa^, ed ebbe alcuni figliuoli maschi,


il

che morirono bambini, e una femmina, Clotilde, morta dopo

1850.

Maria Giuseppa pass

la

sua vita pigionante in vari conventi,


il

ultimo Sant'Antonio di Costantinopoli, e mori poco oltre

1844.

Emmanuela

(nata nel 1784), dopo

essere stata anch'essa per


il

un

pezzo in non so quale conservatorio, spos nel 1813


naturalista Luigi

medico e
il

Petagna (1779-1832), che, frequentando

con-

servatorio, se n'era invaghito.

Rimasta vedova, visse ancora molti

anni e mori vecchissima, nel 1870, lasciando tre figliuole e un

maschio.

Quanto

ai

Baccher, Vincenzo, ricolmo d'onori sotto

Borboni,

quando venne a Napoli Giuseppe Bonaparte,


tichi tentativi o pel

o rinnovasse gli an-

suo passato fosse sospetto, nelle rigorose mi-

sure di polizia di quel tempo fu mandato prigione a Fenestrelle,

dove

stette circa dieci anni

tornato in patria per gli avvenimenti


il

del 1815, vi mori vecchio di ottantacinque anni,

10 aprile 1818.

D'Ayala,

Vite,

p. 564.

Il

documento per

esteso, nella

Lega del

Bene, a. V, nn. 81 e 38.


2

erroneo che andasse esule: D'Ayala, op.


p. 155.

cit.,

p. 568.

Annotamenti,

ILLUSTRAZIONI E DOCUMENTI

169

Don

Placido, ispirato dalla visione avuta, s'infervor


e, tre

sempre pi
due suoi
fra-

nelle sue idee religiose,


clesiastico.
telli

anni dopo

il

'99,

vestiva l'abito eci

Nel decennio, rimasto in Napoli, mentre

militari erano col re in Sicilia, acquist

gran potere sul po-

polo.

Imperava

sulla plebe dei bassi rioni, riputato era santo per


le

costumi e povert. Tuonava dal pergamo e per


e

vie in vernacolo,

non

solo esortava,

ma

minacciava, atterriva.

La sua voce valea


.

pi delle armi. Gran prodigi, dei quali fui pi volte spettatore


Cosi di lui racconta l'Ulloa, parlando
la sconfitta di

dei giorni

tormentosi, tra

Murat

e la

seconda restaurazione borbonica ^

Fu
Na-

poi rettore popolarissimo della chiesa del


poli,

Ges Vecchio

di

dove costru un presepe con personaggi in grandezza natuche


s

rale,

conosce ancora a Napoli col


.

nome
il

di

Presepe di

don Placido
il

Mal

visto dai liberali, di lui fa

seguente ritratto
delle

Settembrini, nella celebre Protesta del Popolo

due

Sicilie:

un prete a nome don Placido Baccher .... focoso agitatore delle donniccmole e del pi feccioso popolazzo. Apre la sua chiesa quattr'ore prima di giorno l'inverno, per fare, come si

in Napoli

dice, udir la tutte le

messa

ai

servitori

ed agli artigiani.
citt, le

quell'ora, in

pi lontane parti

della

bizzocche ragunansi a

truppa, non ispaventate da rigor di stagione, illuminate da lanternoni, fiancheggiate

da religiosi amatori,

vanno

alla chiesa in

processione stridendo e cantando litanie e rosario.

nella chiesa

non vedi gente

cattolica,

ma

sozzamente idolatra. Cade talvolta


la

un
odi

po' di cera da' moccoli


il

che sono innanzi

Vergine

a quel

rumore

popolo grida miracolo, don Placido ripete miracolo: e

un

gridare,

un piangere, un picchiar
'

di petto.

In questo fer-

vore esce un clerico con la borsa perla cerca; e don Placido dal
pulpito tuona e dice:

Fate bene alla chiesa, e lasciate


i

poveri:

che Ges Cristo dice che

poveri

li

avete sempre con voi,


'.

ma

la

chiesa non l'avete sempre con voi


sull'altare

Nel venerd santo

si

pone

un'immagine del
il

crocifisso, la

quale alle parole di don

Placido dimena

capo e fa vista di agonizzare e morire. Nella

Un

capitolo della Storia d Napoli, nel


p. 35.

La ghirlanda

de Julie

Strenna pel 1875,

170
festa

LUISA SANFELICE E LA CONGIURA DEI BACCHER


delFAscensione vedi un'altra immagine di Ges tirata da

funi fin sotto la cima della cupola, dove poi vien nascosta da certi

imbratti che paion nuvole.


furiose della plebe e di

queste cose son fatte tra


ii
i

le strida

don Placido,

quale sul pulpito mugisce,


piedi, e si

piange,

si

percuote, batte le

mani

dimena come un

invasato. Queste profanazioni, che paiono brutte e scandalose an-

che a taluni non ottimi preti, han fatto acquistare a don Placido
la particolare protezione del re e della regina

madre,

quali spesso

vanno a

visitar quella chiesa, e lo credono


il

un
il

santo, un-

uomo

di

Dio; ed bello di vedere come

prete ed

re s'inchinino scamall'altro

bievolmente e
che
lo

si

bacino

Tun
.

l'altro le

mani, e l'un dice

raccomandi a Dio

Mori nel 1851, e sta ora


e depositata in
i

sotto processo

di santit; del quale

compiuta

Roma

l'informa-

zione, sicch si aspetta solo (dicono

postulatori della sua causa,


oltre le grazie

nella Vita, che ne


fatte,

hanno dato
ora anche

alle

stampe) che,

egli

faccia

qualche

miracolo, per

dichiararlo
al

santo

Camillo

Baccher, divenuto

generale, visse fino

1866

2.

La

sorella,

Rosa Baccher Ghio, fu nonna

di quel generale

borbonico Ghio, che era in Calabria nel 1860, nell'infelice tentativo


di difesa contro Garibaldi.

Sorte pi strana

tocc al
:

Ferri, del quale

il

Colletta

non sa
mesi

pi

altro,

tantoch scrive
^.

Il
il

giovane Ferri era morto in guerra


Ferri,

fuggito in Francia

Ma

dopo essere

stato otto

Vita, ecc., p. 118.

suo

figlio l'ing.

Vincenzo Baccher, che gentilmente mi ha


militare di Napoli (estr. dalla Riv. milit.

for-

nito alcuni documenti, e intorno al quale leggo nello scritto di G.

Ferrarelli,
1887), p. 54:
(1846), nello

Il collegio

ital.,

Il

tenente colonnello d'artiglieria Vincenzo Baccher

sbarco delle truppe napoletane a Messina, nel 1848, cosezione di artiglieria di montagna, e servi da artigliere,
illesi,

mand una

perch, eccetto due, rimasti


tiglieri della sezione. Il

furono uccisi o

feriti

tutti gli ar-

29 ottobre 1860,

comand valorosamente una


feriti,

batteria al ponte di Garigliano, e perdette, tra morti e

venti-

nove uomini ed
3

egli

ebbe

il

cavallo tre volte ferito.


.

Ebbe

la

croce di

cavaliere dell'ordine di

San Giorgio

Colletta, V,

I, 7.

ILLUSTRAZIONI E DOCUMENTI
in carcere, e

171

due anni circa

(dal 24 aprile 1800 fino al

dicembre
fi-

1801) in esilio a Marsiglia, a Genova, a Livorno, a Firenze e

nalmente a Roma, torn a Napoli.


cupazione francese,
miglia e patria

Il

disappunto

avuto

Io in-

dusse a pensieri di vita privata. Nel 1806, durante

la

seconda ocfa-

viveva tranquillo e ravveduto nella sua


offertagli dal ministro dell' interno
rifiut,

e,

Miot

l'

in-

tendenza di Bari, dapprima

ma

accett poi la sottintendenza

di Pozzuoli, ufficio che tenne per undici anni. Alla restaurazione,

nel 1817 fu nominato

consigliere

della

Corte dei conti, creata in

quell'anno stesso; dove nel 1828 fu avvocato generale, nel 1832


vice-presidente, e nel 1839 presidente in capo: aveva sposato fin
dal 1824 la signora Chiara de Penalver. Nel 1841 (3 aprile) accett,

repugnante, da Ferdinando II
al

il

ministero delle finanze, succedendo


e desideroso di quiete, offerse

marchese D'Andrea
del

ma, vecchio
quali

pi volte

le dimissioni, le

non furono accettate

se

non nel
si

novembre

1847,

quando, accennandosi tempi burrascosi,

pens di surrogargli Giustino Fortunato. Mori dieci anni dopo,


nel 1857, novantenne ^

Vincenzo Cuoco, come

si sa,

dopo aver passato qualche tempo in

Francia, in conseguenza della vittoria di

fermandosi in Lombardia. Nel 1801 pubblicava


del famoso Saggio storico; nel 1805,
il

Marengo torn in Italia, la prima edizione


Italia.

Platone in

Nel 1806

torn in patria, ricondottovi dalla conquista francese, e fu del Sacro

Regio Consiglio, poi pass nella Suprema corte di cassazione


divenne consigliere
di Stato.

Ma

nel 1815, al ritorno dei Borboni,


il

cominci a dare segni di

follia; e

male crebbe sempre


Ricordo d'aver
ereditario

pi, finletto,

ch la sua ragione s'estinse del

tutto.

in

qualche parte, che, avendogli

il

principe

u"a copia del Saggio


che die di volta.

storico, egli

ne fu cosi

domandato vivamente colpito,


;

Ma

una

storiella d'origine

borbonica

e la sua

Dalla vita manoscritta comunicatami dal signor avv. Ferdinando

Ferri.

La sua tomba

nella chiesa della Piet dei Turchini (Celano,

ed. Chiarini, IV, 868-9).

Anche

di lui discorre

tembrini nella Protesta (cap. IV):


del

con fiere parole il SetFerdinando Ferri, antico liberale

Novantanove, ha vergogna

di esser ricordato per tale da' suoi primi

amici, ecc.

172

LUISA SANFELICE E LA CONGIURA DEI BACCHER


effetto,

pazzia fu piuttosto

fatiche intellettuali. Pazzo, in

come un

so per tradizione, di eccessive


cattivo

momento, bruci molti

suoi manoscritti, dov'era inedita, tra l'altro, la seconda parte del

Platone.

Una mia vecchia

prozia,

un

po' sua parente,

mi raccon-

tava di ricordarselo in quel misero stato, che montava in furia,,

quando alcuno inconsideratamente chiamava ad


sente,
il

alta voce, lui pre.

suo servitore, di
di

nome

Ferdinando

Mori

il

13

di-

cembre 1823,
Attellis
alla

cinquantatr anni, nella casa dei marchesi


Tarsia.

De
Il

salita

La

vita e le

opere di quest'uomo

insigne non hanno trovato ancora uno studioso di proposito.

Manzoni, che

lo

conobbe durante

la

sua giovinezza a Milano, ne

aveva un altissimo concetto.


se

I suoi scritti

non mostrano (diceva)

non una piccola parte


i

del vivacissimo ingegno, che sfavillava

in tutti
Il

suoi discorsi
e la

^.

nome
in

memoria

di

Luisa Sanfelice entravano, intanto,


compassione vivissima, che fu
lei

come

una

vita superiore. Alla

quasi l'unico sentimento che per


10 scorrere del

provarono

contemporanei,

tempo aggiunse un'aureola


la di stile le

di poesia.

La

Storia del

Colletta,

dove per

prima volta furono narrate con qualche parsue vicende, dette loro quella

ticolare e

con splendore

popolarit, che solo le pagine celebri dei libri celebri conferiscono.


11 Colletta,

per

altro, della Sanfelice

aveva

fatto

solamente una donna

colpita da tragico destino.

Ma

gi Gaetano Rodino scriveva, poco

dopo

il

1840:

Possa

l'eroico

nome

della Sanfelice fecondare in

seno a ogni madre la sacra fiamma di libert, che, trasfusa nei


figli,

mai non

si

estingua!

La trasformazione
quando
il

della

sventura

nella gloria apparve netta e compiuta,


in bala degli scrittori di

suo

nome cadde
romanzieri e

propaganda

politica, e dei

drammaturga

[In questi ultimi

anni stata pubblicata una serie di lavori assai


il

importanti sul Cuoco, dei quali ricorder in particolare

libro di

Michele Romano, Ricerche su Vincenzo


manziere, giornalista (Isernia, 1904), e
dagogista
il

Cuoco, politico, storiografo, ro-

saggio di

Gr.

Gentile, V. C. pe11

(Roma,

1909, estr. dalla Rivista pedagogica).

G. ha raccolto

anche

gli Scritti

pedagogici di

lui,

Roma,

1909].

ILLUSTRAZIONI E DOCUMENTI
Delle parecchie opere d'arte tentate intorno a
i

173
lei,

ricorderemo

drammi

di
la

Davidk Levi

{Emma Lyonna
e

martiri di Napoli,

stampato

prima volta nel 1852


al teatro

rappresentato con

sommo

entusiasmo
successo

Carignano e replicato sempre con splendido


),

su vari teatri d'Italia

quello di Paolo

Giacometti,

un popolare racconto del Mastriani, e specialmente il lungo romanzo di Alessandro Dumas, diviso in due parti: la Sanfelice (ed. del Calman Lvy, 1884, 4 voli.), ed Emma Lyonna (ivi, 5 voli.), che fu inserito dapprima dal 1863 al
col titolo di Luigia. Sanfelice,

1865 nelle appendici del giornale V Indipendente, che


dirigeva in Napoli.
storici del
le
Il

il

Dumas

genere quello degli

altri

pi famosi romanz

Dumas

{Les trois mousquetaires, Vingt ans aprs, ecc.)


le

invenzioni

romanzesche sono

solite

di

quello scrittore

personaggi, tutto d'un pezzo, tutto virt, tutto eroismo, tutto


rocia, tutto astuzia, parlano e

fe-

operano con

la coscienza

continua

facile e vivace,

debbono rappresentare; la forma del racconto come usava quell'esperto narratore e drammaturgo. Nell'insieme, il romanzo offre un'attraente esposizione drammatizzata, esagerata nei colori, ma, presa all'ingrosso, storica, della
della parte che

rivoluzione napoletana

del

1799, per la quale


po'

il

Dumas aveva
storia di fa-

una viva predilezione. La considerava un


miglia: suo padre,
il

come
il

general Dumas, fu di quei francesi, che nel

1799, tornando infermi dall'Egitto (c'era tra essi

geologo Dolo-

mieu), vennero sbalzati sopra una costa napoletana, a Taranto, e


ritenuti

prigionieri

maltrattati per
il

quasi

due anni,

fino

alla

pace di Firenze; tanto che


servire
e,

general

Dumas ne

usci incapace di

cos lui

come

il

Dolomieu, morirono qualche anno dopo

per effetto degli stenti

sofferti.

Le

parole, con le quali

il

romanzo

si

chiude, mostrano che l'autore vi lavor con alta intenzione:


e'ive'

J'ai

ce

monument

la gioire

du patriotisme napolitain

et

la

honte de la tirannie bourbonienne.


qu'il soit durable

Impartial

comme

la justice,

comme Vairain!

[Una tragedia in cinque


si

premiata nel 1882,


dani, n. 3590].

atti di Richard Voss, Luigia Sanfelice, pu vedere ora nella Universal-Bibliothek del Be-

174

LUISA SANFELICE E LA CONGIURA DEI BACCHER

Anche
tore

della Sanfelice; e

moderna ha trattato moltissime volte il tema mi basti citare le due simpatiche tele del pitnapoletano, Gioacchino Toma, specialmente quella ispirata al
la pittura

racconto del Colletta, che ritrae la Sanfelice in prigione. In una


squallida stanza, dalle g-rosse e ruvide mura, su cui piove

una

luce grigiastra, Luisa Sanfelice, poveramente vestita, smunta nel


volto
gentile,

con

le

mani che paiono animate

dalla

sofferenza,
l'ul-

cuce

le vesti di

quel bambino che, nascendo, doveva segnare

tima ora della vita di sua madre.

Per
certo
lettera

effetto

di

queste opere
ci

letterarie

ed artistiche,

si

in

senso, avverato

che Alessandro
figliuola

Dumas

scriveva, nella

che ho gi

citata, alla

della Sanfelice; la quale,

come
casi

si visto, si

doleva della falsificazione del carattere e dei

di suo padre e di sua madre nel romanzo. Io (spiegava Dumas) ho voluto idealizzare les deux personnages principaux de mon livre ho voluto qiion reconnut Luisa Molina, mais comme on reconnaissait dans l'antiquite' les desses, qui apparaissent aux mortels, e' est dire, travers un nuage . Quanto a Salvato Palmeri (l'amante di Luisa, nel romanzo), una sostituzione, che ho voluto fare, al personag'g'io peu sympatique de
il
;

Ferdinand Ferry
nistre de
n'tait point

(sic),

volontaire de la mori (sic) en


(sic).

1799

et

mi-

Ferdinand en 1848

Ferdinand Ferry, par malheur,


peut-tre cet
et

un

he'ros

de roman,

et

amour immodre'
fit

que lui portait la chevalire San-Felice,


cret elle confi

qui lui

trahir

le se-,

par

le

malheur eux Bacher, eut

t assez

invrai-

semblable pour nuire Vintrt presque originai, que je voulais


conserver cet

amour;

car,

il

me

semole, moi, qu'crivant cette

douloureuse

et

sympatique

histoire,
-ynais

je

devais faire de Vhroine,


.

non seulement une martyre,


valier Sanfelice, s'egli nel

encore une sainte

Quanto

al ca-

mio romanzo pi

ricco d'anni, anche

(aggiungeva l'implacabile Dumas)

pili ricco di virt.

J'en ai fait
.

non pas un mari cruel ou

ridicule,
(egli

fen
le

ai fait

un pre devou
cet

et

Et dans Vavenir, madame


le vritable,

conchiudeva), dans
seul Elyse,
et les

avenir,
les

qui est

et

probablement

o revivent
les

Didons
les

et le

Virgiles, les

Francisques

Dante,

Hei'min

la

quand quelque voyageur demander : Qu'est-que c'est que au lieu de s'adresser, comme moi, quelqu'un de Sanfelice?
Tasse,

ILLUSTRAZIONI E DOCUMENTI
sa famille, qui rpondrait

175
*

me

parlez pas de cette

comme il m'a t repondu, moi: Ne femme, fen ai honte!'^; on ouvrira mon


la

livre, et,

par bonheur pour


et

renomme de

cette famille,

Vhistoire

sera oublie'e,
stoire
^.

cest le

roman, qui sera devenu de Vhi-

II

Su Luisa de Molino, Andrea Sanfklice


E LE LORO famiglie

Per
ai

le notizie

intorno ai Sanfelice di Lauriano, ai


i

De Molino
i

Salinero, si vedano, oltre

processi che citiamo,


(e

documenti

matrimoniali esistenti nell'Archivio arcivescovile


esteso nella 1/^ ediz. di questo lavoro, nn.
1,

pubblicati per

2, 3,

pp. 109-110). Si

veda anche una

lettera diretta dalla figliuola della Sanfelice,


al

manuela, in data 27 agosto 1864,

direttore

EmdeW Indipendente,

per correggere alcune affermazioni del


sulla Sanfelice,

pubblicato in quel giornale.

Dumas nel suo romanzo La lettera, e la ri-

sposta del Dumas, sono ristampate in appendice all'edizione francese del romanzo
(Parigi,

Emma

Lyonna, seconda parte della Sanfelice


suo foglio di servizio
los servicios,

Calman Lvy,
et

1884), V, 315-322.
il

Per don Pedro de Molino,


Libro de vita

si

legge nel

moribus que contiene

mritos y demns

Il

Dumas

sosteneva che questa risposta gli fosse stata mandata

dalla figliuola della Sanfelice,

per domandarle notizie:

quando egli chiese di esserle presentato La poverina ha rinnegata sua madre ,


Mariano d'Ayala fu ricevuto in

dice nei Borboni di Napoli, voi. III.


casa,

ma

dell'accoglienza abbastanza fredda che incontr, parla egli


1.

stesso nelle Vite,


2

e.

Lyonna, voi. V, pp. 318-322. Onde un recente scrittore ha potuto affermare: Grce au merveilleux rovian d^ Alexandre Dumas,
cette ro'ine

Emma

jeune femvie, simple comparse dans

le

vrai drame,
et

est

devenue Vh;

de la revolution napolitaine. Martyrs

persecuteurs disparaissent

tolde notre pitie se reporte sur elle: toute

notre haine sur son bourreau


p. 162).

(Gagnire, La reine Marie Caroline de Naples, Paris, 1886,

176

LUISA SANFELICE E LA CONGIURA DEI BACCHER


los oficiales, cadetes

circumstancias de

y sargentos del Regimiento


Cfr.

Infanteria de la Reyna por todo 31 Biciembre de 1767, Archivio


di Stato,

fascio 157 di questa


Castelli,
lui

categoria.

anche

Conti delle
processetto

Piazze

anni

1773-1780, fasci 139-141.

Un

compilato da

per un incidente occorso tra l'ambasciatore di

Francia e

la

guardia del teatro dei Fiorentini, con sua relazione


in

in lingua spagnuola,

data 29 luglio

1777, in Carte

Teatri,

fascio 21, Arch. di Stato. Il

D'Ayala dice che mori l'anno 1800 in


la Salinero

Casapulla {Yite,

p. 556).

nel D'Ayala, Vite, p. 556.

La data del matrimonio con Anche i Salinero dovevano


pel

essere una
ch'era a

famiglia di militari:

cfr.

comandante

Salinieri

{sic),

Messina,

le lettere del

Ruffo in Ardi.

stor. nap..

Vili, 79.

La

data di nascita della Sanfelice fu errata

dall' Ulloa,
1.^ ediz.,

Annoche

tamenti, p. 154, e dal Conforti, Napoli nel 1799,

pp. 250-1,
lei,

che tolsero in iscambio quella di due sorelle gemelle di

morirono forse bambine.

Il

Conforti rettific nella 2.* ediz., stam-

pando per esteso


Per contrarre
spensa per
sposi.
la

la esatta fede di nascita


il

da

me

indicata, p. 270.

matrimonio

ci

fu bisogno di

una regia
i

di-

consanguineit di terzo

grado, ch'era tra


i

due

il

Nell'Archivio notarile ho visto


6

capitoli

matrimoniali,

rogati

settembre 1781 per notar Donato Cervelli, dai quali

risulta che la

Luisa port di dote seimila ducati


capitoli

che Andrea

le

fece

una contraddote. Ai
e
di colore

alligata la nota del corredo:


sinali, falzoletti {sic) pel collo,

camice d'Olanda

mezza Olanda,

idem

pel naso, abito di nobilt color capelli della Re-

gina, abito di azzurro color cremisi, di verde inglese, di raso color


ceraso, ecc., cinque polonese (di nobilt, scin, buccaro, ecc.), cantoscini
di

pilone pulce, di ormesino, ecc., smaniglia d'ambra in-

castrata in oro con granatiglie, due mostre d'oro, l'una alla francese, l'altra a
fol.

due casse,
della
il

ecc. ecc.

{Scheda di notar Cervelli, 1781,

991 e sgg.).
Delle
lettere

Sanfelice al Petrucci

parecchie

erano in

mano

del D'A^-ala,

quale fece dono di alcune di esse a colle-

zionisti di autografi.

Una

si

trova nella Biblioteca Vallicelliana,


dal Celani

in data 21 aprile 1787; e fu pubblicata


della

nel Fanfulla

domenica

(a.

X,

n. 49)

un'altra, dello stesso tenore, era pos-

seduta da Cesare Dalbono, e ora da Salvatore di Giacomo; una

ILLUSTRAZIONI E DOCUMENTI
terza, in data 10 aprile 1787, nella Biblioteca Vittorio

177

Emanuele
supplica

di

Roma

nella collezione del Risorgimento Italiano.

Una

dei due coniugi con le loro firme autografe nella Biblioteca della

Societ storica napoletana, Misceli. XXI, A.

2.

Tutta la storia dei loro dissesti stata da

me

ricostruita

sul

voluminoso incartamento

di processi dell'Archivio di Stato, ufficio

di Giustizia, Pandetta corrente, fascio solo, n. 217.

tra

Alcune carte dello stesso genere, mano il D'Ayala, come appare da

ma
ci

di altra provenienza,

ebbe

che dice nella sua opera,

pp. 558-9. [Si serbano ora nella Biblioteca della Societ storica napoletana,

XIV,

B. 6, e

vanno dal 13 marzo 1787

al 16 aprile 1797].

Sul Conservatorio di Montecorvino, alcuni particolari nella pri-

ma
a

edizione, pp. 10-11.


Il

riassunto della

domanda

del giugno 1793, citato nella nota 1

p. 119,

mi

fu comunicato dall'amico signor Cesare Morisani, che

l'aveva copiato

all'Archivio di Stato, dimenticando di segnare la

filza delle carte in cui l'aveva rinvenuto.

Sui ritratti di Luisa Sanfelice,

si

veda

il

recente Catalogo della

mostra di ricordi storici nel Mezzogiorno

d' Italia,

compilato dal

Di Giacomo (Napoli, a cura del Comitato, 1912), pp. 55-65, che ne


tratta

ampiamente

ne riproduce uno, che ha qualche autenticit.

Ili

Sulle cikcostanze della scoperta della congiura


Alla notissima narrazione del Colletta {Storia, V,
riscontro la seguente di

8,

28)

forma
citata

un anonimo contemporaneo,
Bibl. Naz.
di

nella

Cronachetta, ms. nella

Napoli

(busta IX, A. 34):

Siccome

si

trovava

il

figlio

(di

Vincenzo Baccher) Gennarino

Baccher, amico della moglie del cav. Andrea Sanfelice, gli diede
il

giorno un cartellino di assicurazione, e la

dama

se lo pose in

petto; ed essendo

anche amico della signora

(manca) Colon,

soldato

della

Guardia Nazionale del battaglione (manca), ed, an-

dato a trovarla, gli rattrov in petto questo cartellino d'assicurazione,


e,

domandato che cosa era


'

esso, gli disse

il

fatto

dopo
oppure

inci

teso

il

fatto, gli disse:

e bene, o vai tu a denunziare,

178

LUISA SANFELICE E LA CONGIURA DEI BACCHER


io,

vado
al

e tu sarai rea

'

si

fece persuadere, e ci andarono assieme


il

Governo provvisorio, ed

Governo subito ordin a (manca) che


.

avesse carcerato Baccher e

figli....

La

differenza tra le due versioni nella motivazione psicoloattribuisce alla Sanfelice


il

gica. Il Colletta

l'incauto

ma

generoso

sentimento di voler piuttosto salvare


sima,
vezza.
felice
si

suo amante che s mede-

da dare a costui

il

cartellino ricevuto per la propria sal:

Ma
il

l'anonimo cronista non conosce questi eroismi


;

la

San-

bigliettino lo tenne per s

non che darlo all'amante, fu


(sic);

questi che glielo

trov in petto

non che ricusar

la de-

nunzia e tacere

il

nome
:

del Baccher, si lasci

muovere

dalla mici

naccia dell'altro amante


io e tu sarai

o vai tu a denunziare,
si

oppure

vado
bi-

rea

insieme

recarono al Governo.

Ma

che

sogni dar fede piuttosto alla narrazione del Colletta che a quella
del volgare cronista, risulta dal ritrovare la
in altri scrittori precedenti al Colletta o

prima interpetrazione
lui indipendenti.

da

Cosi nella Gazette national ou Moniteur universel, n. 230 del

20

fiorile, e

235 del 25

fiorile,

anno VII,

si

trovano

due
il

corrifatto,

spondenze da Napoli del 16 e del 21 germile, che narrano


e che parzialmente si contraddicono.

La prima

dice semplicemente

che una giovinetta, avendo saputo della congiura dal suo amante,
il

quale era dei congiurati, l'aveva rivelata al Governo.


il

La

se-

conda, che la figlia di Baccher dette

cartellino

di

salvamento
lei la solu

a un giovane amato, che, non avendo potuto avere da

zione dell'enimma, lo port al Governo provvisorio ^ Qui,

tutto al

Nella prima

si

dice:

Une jeune

fille

nous a sauvs cCun grand

massacre. Son amant, Vun des conjurs, Vavait mise dans la confidence de
la conjuration qu'elle

rvle

nella seconda
les

Backer, qui tait


billets

le

chef du complot, tait convenu avec


ceux,

conjurs de distrihuer des

qWon

ne voulait pas comprendre dans la proscription.


lui

Sa
et

fille,

etant

amoureuse d'un jeune homme,


s'il

donna un de
ville, il

ces billets,

en lui disant que,


ne craignit
in-

entendait

du
le

bruii
billet

dans la

se retirt

chez lui
Il

rien,

parce que

lui servirait

de sauvegarde.

demanda avec

stance Vexplication de cette nigme; mais, n'ayant

pu engager

sa maitresse

parler,

il

alla dnoncer

au gouoernement provisoire

ce qu^il venait d'ap-

jpreyidre.

Alors Backer fui arrl

ILLUSTRAZIONI E DOCUMENTI
contrario l'istoria converti
,

179
l'altra

ri connettendola
il

con

versione:

fu

il

figlio del

Baccher, che dette

cartellino a

una

g-iovane donna,
i

da

lui

amata, occasione questa dipoi della scoperta. Sono


dello

due

momenti

stesso

fatto, raccontati

l'uno staccato dall'altro, e

con qualche imprecisione.


Cos ancora lo Stendhal, che viaggi nel 1816 e 1817 per l'Italia
e nel 1817 pubblic la

prima edizione del suo diario

di viaggio:

Rome, Naples

et

Florence (ne ho sott'occhio la terza edizione del

1826), vale a dire

quando quasi nessuna


il

delle versioni precedenti

era stampata o nota, e

Colletta,
la

il

Sacchinelli e gli altri

non

avevano ancora
dice che
il

scritto, sotto

data di Poestum 30 avril 1817,

suo

des parents do.ns les


gli

compagnon de voyage, Vaimable T***, qui compie deux partis et n'avait que quinze ans en 1799 ,
quell'anno terribile.

raccont vari

fatti di

tra gli altri

Farmi

tant de victimes, la mort de la


tret particulier.

charmante San-Felice excita un indure de


la rpublique, se troula cour, elle

Fendant

la courte

vant

un

soir

dans une socit de gens de


les frres
et

apprit que

deux jours aprs

Bacri

(sic)

devaient organiser

un

sou-

lvement de lazzaroni
la

gorger

les officiers

d'un certain poste de

garde nationale.

poste.

Vamant de la Au moment on il allait s'y


retenir chez
elle.
*

San-Felice faisait partie de ce


rendre, elle se jeta ses pieds
e''

pour

y a du danger (dit Vamant), est une raison de plus pour que je n'abandonne pas mes camarades '.
le

5"

il

Il obtint

de l'amour de son amie la rvlation du complot...


ci

^ Per

quante inesattezze

possano essere nei particolari,

il

motivo fon-

damentale

qui lo stesso

che appare nella versione del Colletta.


ed esaminai nella prima edizione
di esse

Molte altre versioni


del mio- scritto;

riferii

ma

la

maggior parte

sono assai vaghe,

come quelle
del

del Monitore napoletano (n. 19, 24 germi le, 13 aprile),

Diario

napoletano e del Cuoco {Saggio,


il

XLIX)

confer-

mano

senz'altro

Colletta,

come quelle

del

Sacchinelli

(Mem.

stor. della vita del card.

Ruffo, Napoli, 1836, pp. 201-2), e del Ro-

dino {Racconti, in Arch. stor. napoL, VI, 477-8), dal quale assai pro-

Rome, Naples

et

Florence, par

M. de Stendhal, Troisime

dition,

Tome

seeond, Paris, Delaunay, 1826, pp. 245-6.

180

LUISA SANFELICE E LA CONGIURA DEI BACCHER


derivano
;

babilmente

ovvero

discordano

da

tutte le altre,

come

quelle del Nardini {Mm., p. 140 sgg.), che vuole la congiura sco-

perta per mezzo della cameriera dei Baccber, che era stata prima

cameriera della Sanfelice, e del Pahl

{Sto'ia della rep. parten., trad.

Marasca, pp. 111-13), che la dice scoperta per la presa

di

una barca
o,

peschereccia, che portava lettere dei congiurati al Troubridge;


infine,
si

come quella

del

Dumas (/ Borboni di Napoli,

III, 122-5),

non

sa donde derivi, se da una tradizione pi o

meno

credibile da
,

lui raccolta

a Napoli, o non piuttosto da un suo

arrangement

fatto

per la purificazione dell'aneddoto ^


al

Quanto
eh' per

nome
ci

dell'amante preferito, nulla

si

pu cavare dalla

Cronachetta, che

presenta un vero geroglifico su quel nome,

met

lasciato in bianco.

A me

pare che quella Cronail

chetta sia

una

copia, tratta da

un

originale di cui

copista

non

riusciva sempre a decifrare la scrittura.


Il

Ferri nominato per primo


,

dal

Colletta

'

il

quale dice

Ferri

senza nessun' intenzione, mostra d'ignorare che cosa di


ogni caso, quando scriveva la sua storia,

lui fosse poi divenuto, e in


il

Ferri

non era

salito ancora,
Il

da antico repubblicano, ad
di certo

alto mi-

nistro borbonico.

Colletta

non ignorava

Vincenzo Cuoco,

11

Dumas racconta
le

la cosa

a questo modo: uno dei Baccher, in-

namorato
amore,
trov
ci

e sollecitatore della Sanfelice, per darle

una prova

del suo

confid

il

segreto della congiura.


della sua

La

Sanfelice, tosto che

esso fu partito, corse a casa


il

amica Eleonora Capano, dove


li

Ferri

e,

chiamati entrambi in un canto,


il

mise a parte di
Ferri corse al

che avea saputo, tacendo


al portiere chi

nome

del

Baccher.

Il

Comitato di salute pubblica

(sic),

e rivel

ogni cosa;

ed essendosi
si

domandato
2

avesse visitato quella sera la Sanfelice,

s&ppe del giovane Baccher.

L'Ulloa e

il

Conforti dicono che


il

il

Cuoco nomina come l'amante


cit.,
il

scopritore della congiura


op. cit., p. 157); anzi
se stesso, spiacendogli
l'

Ferri (Conforti, op.

pp. 242-4; Ulloa,

Ulloa aggiunge:

Disse

Ferri per non dir

non l'amore,

ma

la

denunzia.

Ma

Colletta saper

dovea come tutti sapeano, che Ferri nascondeva il Cuoco, e continu a parlare di un Ferri ignoto Ma il vero che il Cuoco, n nella
.

prima edizione n
della congiura.

nelle altre del Saggio,

accenn mai

allo

scopritore

ILLUSTRAZIONI E DOCUMENTI
e
il

181

non averlo nominato


Vi sono, pel Ferri,
Il

si

pu considerare come un averlo


testimonianze, bench, secondo

escluso.

altre

me,

di

non molto peso.


.

Sacchinelli dice

che non debbo no-

minare

Evidentemente alludeva

al Ferri, allora

ancor vivo, anzi

in auge, e del cui intrigo erotico-repubblicano gli pareva, nel 1836,


di

dover tacere, per delicatezza e indulgenza verso un conver-

tito.

Ma

il

Sacchinelli dov prendere

il

nome, come
altro

il

resto del

racconto, dal Colletta, e di suo

non metterci
il

che la reticenza.

Egualmente
e

il

Rodino nomina

Ferri, anzi

Ferdinando

Ferri,

aggiunge qualche determinazione che farebbe credere di saper

esso quel fatto e quel

nome anche
il

di scienza propria:

cui la sin-

goiar bellezza fu sempre sorgente di


il

somma
e,

fortuna

Ma

anche
bel-

Rodino tenne presente


il

Colletta; e sul particolare della

lezza,

Ferri

era persona assai nota,

quando scriveva
II.

il

Ro-

dino, ministro delle

finanze di Ferdinando
lo
il

( vero che quelli

che

lo

conobbero,
e,

me

descrivevano bruttissimo;

ma

lo

conobbero

vecchio,
Il

come

dice

proverbio latino: corruptio optumi pexuma).


il

Ferri stesso infine (scrive

Parisi) afferm

mai sempre, finch


(si

visse, d'essere stato l'amante della Sanfelice.

Ma

risponde) po-

teva entrarci la vanit, di passare per l'amante di una donna, gi

divenuta un

nome

storico e
il

un personaggio romanzesco.
di lui restato nella

Quanto

al

Cuoco,

nome

tradizione, ed

dato dall' Ulloa e

da una notizia ms. della raccolta Belmonte,


il

dove l'errore del Colletta nel nominare


rilevato

Ferri, invece del Cuoco,

due

volte.

Senonch, par certo che questa tradizione sia


del Monitore napoletano, della

stata tutta

mossa dall'affermazione
il

quale ho accennato nel testo

probabile carattere, inclinando in


cit.,
'.

questo punto alla supposizione del Conforti (op.

p. 248),

che

anche

il

Cuoco

ci

avesse parte,

ma

in altra qualit

[A escludere

il

nome
cit.,

del Ferri e l'elemento erotico dall'episodio


pp. cxxxi-cxl",
decisivi].

tende A. Sansone, op.

ma, in

verit,

con argo-

menti che non mi sembrano

182

LUISA SANFELICE E LA CONGIURA DEI BACCHER

IV
Sd Bacchek fucilati e
i

superstiti

a)

Notizia manoscritta del principe di Belmonte.

Angelo Granito

....

La mattina
i

di questo stesso

giorno, 13 giugno, erano stati


i

avvisati
fratelli

Bianchi di portarsi nel Castello Nuovo per confortare


i

Baccher,
giorno.

quali dovevano essere giudicati ed eseguiti nello


si

stesso

Prima quindi che


Granito
si

tirasse

il

cannone d'allarme,

mio

zio Silvestro

era condotto nel Castello a buon'ora

la mattina.

Stavano nel Castello Nuovo alcune persone conosciute

pel loro attaccamento al Re, le quali erano state col condotte dai

repubblicani all'avvicinarsi del cardinal Ruffo a Napoli; e

li

tene-

vano come ostaggi, quasich


la vita di costoro,

la corte e

il

cardinale, per salvare


i

avrebbero meno incredulito contro

repubbli-

cani, che fossero capitati nelle sue mani.

Fra questi

vi era

montri-

signore

De
di

Iorio,
il

canonico dell'arcivescovato e

membro

del tribu-

nale misto, ed

suo fratello Michele de Iorio caporuota del

bunale
costoro,

commercio, ed era molto ben veduto da Acton. Ora


i

vedendo venire

Bianchi, ebbero

gran timore che non

fosse per essi, che volessero fucilargli.


I

Baccher furono

fucilati nel cortile interno del


si

castello

detto

santa Barbara, nel quale


e,

entra per l'arco di Alfonso d'Aragona;


di linea

siccome non vi erano soldati


guardia nazionale.

per fucilargli, furono fu-

cilati dalla

b)

Nota mortuaria
II

Conforti

ha pubblicato

la nota della confraternita dei Biancit.,

chi sulla fucilazione dei Baccher (op.


del Registro

pp. 252-3). Ecco la nota

parrocchiale di Santa Barbara, edita dall'amico Lu-

ILLUSTRAZIONI E DOCUMENTI
dorico de la Ville sur-Yllon nel suo articolo

183
chiesa
di santa

La

Barbara in Castelnuovo, in Napoli nobilissima, rivista

di topogr.

ed arte napol.,

voi. II, 1893, p. 173:

13 Giugno 1799. Natale d'Angelo, di anni 46 circa, tintore


di

del Serrag-lio, marito

Maria Reviello, munito del Sacramento

della Penitenza e SS. Viatico, morto fucilato e sepolto in questa

R. Chiesa alle ore 23 circa.

D.

Gennaro de Gaser Baccher,


figlio di

Uffziale della

Real Gontatoria

di

Marina,

D. Vincenzo, d'anni 32 circa, munito dei SS. Sa-

cramenti, morto fucilato e sepolto in q.^ R. Chiesa alle ore 23 circa.

D. Gerardo de Gaser Baccher, Tenente del Reggimento Ca-

valleria Moliterni, e Quartier mastro, figlio di D. Vincenzo, d'anni

30 circa, munito dei SS. Sacramenti, morto fucilato e sepolto in

questa Chiesa.

D. Ferdinando

La Rossa,
in
q.*^

figlio del fu

D. Giuseppe, d'anni 30

circa, Ufziale del

Banco

di S. Eligio,

munito dei SS. Sacramenti,

morto fucilato e

sep.*^

Chiesa.
figlio

D. Giovanni

La Rossa,

del fu D. Giuseppe, d'anni 26

circa,

soprannumero del Banco

di S. Eligio,

munito dei SS. Sacra.

menti, morto fucilato e seppellito in q.* R. Chiesa

Sulla sepoltura,

cfr.

D'Ayala, Napoli militare, p. 263.

e)

Lettera di

una

sorella dei

Baccher

Esiste nella Biblioteca di S. Martino, carteggio del medico Co-

tugno, tomo quinto.

una
ed

relazione in cui la Baccher descrive


io

malanni

....

di cui soffriva;

ne traggo

seguenti brani storici:


nella Ca-

Terminati
li

soli

mesi

otto di gravidanza, entrati

pitale di Napoli

maledetti francesi, fui assalita da timori e ap-

prensioni di animo, che mi fecero sopraggiungere giornalieri continui dolori....

Dopo

soli giorni

quindici dal parto, essendo sopraggiunta la

disgrazia al mio caro padre ed a tutta la famiglia di essere assassinata da perfidi ed arrabbiati
criminali, colla

giacobini, e posti

tutti

in

orridi

giornaliera minaccia

della generale

fucilazione;

per obbligo e per dovere, senza badare alla cura, alla salute ed

184

LUISA SANFELICE E LA CONGIURA DEI BACCHER

a pericoli; non

meno

soffrendo maltrattamenti, sevizie e timori


tutti

soprannaturali, girai e caminai notte e giorno per


tribunali mesi due e

l'infami

mezzo

circa....

Nel fatale giorno dei 13 giugno 1799 che furono


cari miei fratelli

fucilati li
si

due

maggiori, con

altri
il

tre

compagni, e
li

era

decretato di far morire nella notte


fratelli,

mio caro padre,


alli gatti

restanti

con

tutti

li

compagni

ca-^cerati

ed esterminare ancora tutte


:

due

le

nostre intiere desolate famiglie fino


e tremori....

e sopraf-

fatta

da timori

In questa critica posizione ricorro alla carit e dottrina del-

l'ottimo

signor don Domenico Cotugno, vero liberatore e

nume

delli suddetti

pessimi mali, vivamente supplicando la sua carita-

tiva bont e scienza di prescrivermi

una cura radicale

e salutare.

Prevenendo

il

suddetto signore che sguito lattare la povera


le sud.^<^

bam-

bina di mesi diciotto, la quale, non ostante tutte


zie e malori, si

disgra-

porta bene, per miracolo di Dio, della Vergine

santissima, dell'angelo Raffaele, di sant'Antonio da Padova e san

Giuda Taddeo, miei

caritatevoli protettori.

La mia

et di anni ventotto

non ancora compiuti; sono


figli,
.

di

gracile complessione, ed ho fatto sei

due dei quali sono nel

Paradiso ed

altri

quattro vivono di ottima salute

d)

Grazie a D. Vincenzo de Gasavo Baccher

Informato pienamente
servizi che Y. S.
111.'"*

il

Re

dei
alla

fedeli,

lodevoli

segnalati

ha reso

Reale Corona nelle passate

sciagure di Napoli, delle gravi perdite sofferte in tale rincontro


e dei disagi recati dai sedicenti republicani a lei e all' intiera

sua

famiglia, perch persone tutte manifestamente devote al R.' Trono;


e

volendo

S.

M. darle perci un chiaro attestato del pieno suo


si

sovrano gradimento,

degnato comandare, e vuole, che in comdi

penso

le si

assegni l'annua rendita

ducati

duemila

e quattro-

cento in tanti terreni, prossimi a quella capitale, con dichiarazione

che questo assegnamento debba valere per se stessa, suoi eredi e


successori legittimi. Nel R.^

nome adunque,

con mio piacere,

lo

prevengo a V.

S.

111.^''^

per sua intelligenza e governo: aggiun-

ILLUSTRAZIONI E DOCUMENTI
gendole di essersi gi passati
gli

185
al

ordini

corrispondenti

Prinil

cipe di Cassare, perch ne disponga l'adempimento. Palazzo

di

28 gennaio 1800

Il

Principe de Luzzi,
il

Essendosi degnato

Re
in

di

concedere a V.

S. 111."* la

Croce
alla

Costantiniana di Grazia,
R.i

considerazione dei servizi resi

Corona nella passata Anarchia del Regno


e

di Nap., nel R.^ no-

me,

con mio piacere,

lo

partecipo a V. S.

111.'"''^

per sua

intelli-

genza, e perch possi accudire nella R.* Segreteria dell'Ecclesiastico di

mio carico per

la

spedizione del Diploma Magistrale. Pa-

lazzo

il

di 5 febbraio 1800
il

Il

Principe di Luzzi.
111.'"^, si
i

Aderendo
territorio

Re

all'istanza di V. S.
li

degnato permetsiti

tere ed ordinare, che se

assegnino

terreni,

e molini

nel

della Citt

di

Carinola, appartenenti

a Monasteri sop-

pressi per la concorrente quantit degli annui D.*^ duemila e quattrocento, concessi a V. S. 111."^^ dalla
s,

M.

S. in

tanti

terreni,

per

per

suoi eredi e successori con Sovrana Determinazione de'

28 gennaio 1800.
cipa a V. S.

La
di

R.^ Segreteria di

Stato e

Azienda

lo

parte-

111.'"^

Sovrano Comando, per sua intelligenza


Vincenzo Baccher).

Palazzo 18 gennaio 1802.

(Da copie comunicatemi dal

sig. ing.

e)

/ fucilati durante la Hepubblica Nell'agosto del 1799

il

re,

avendo determinato
le

di

usare ge-

nerose sovrane beneficenze verso

benemerite famiglie delle per-

sone che per la loro fedelt furono fucilate in tempo dell'infame


sedicente governo repubblicano
di
,

ordinava

al direttore di Polizia

formare l'elenco delle dette


p.

famiglie

{Registro

dei

dispacci:

1798-99,
l'elenco,
la nota

95,

cfr.

pp. 214,

267).

Nel

febbraio 1800,

ottenuto

provvedeva

col seguente dispaccio:


S. 111."'% delle

Avendo

il

Re

letta

rimessa da V.

diverse persone, che nella

passata anarchia furono fucilate nel Real Sito di

Capodimonte,
M.

ed in questa capitale per

la di loro fedelt,

massime, ed attaccaS.

mento

alla

Real Corona,
li

si

benignata in sguito
li

di

asse-

gnare sopra

beni dei ribelli

seguenti mensuali sussidi alle


cio
alla

rispettive famiglie di d.^ persone fucilate,

famiglia del

186

LUISA SANFELICE E LA CONGIURA DEI BAOCHER


Liguoro ducati cinque, a quella
di Aniello

fucilato Biase
lini trenta,

Seca car-

a quella di Natale Avolio ducati quattro, a quella di


ducati quattro, a quella di Gennaro di Petrillo

Raffaello

Romano

ducati quattro, a quella di Nunzio

Raia ducati quattro, a quella


quella

di Santolo Schettino carlini trenta, a quella di Niccola Napolitano

ducati quattro, a quella di Angelo Natale ducati

sette, a

di Saverio Grieco carlini trenta, a quella di Luigi vSantagata


cati quattro, di

du-

a quella di Antonio

di Lieto carlini trenta, di

a quella

Francesco Vigliotta ducati quattro, a quella


di

Carlantonio Ge-

novese carlini trenta, a quella di Giovanni


a quella di Carmine Ruggiero ducati
sei,

Jase ducati quattro,

a quella di Crescenzio

Lucarelli carlini trenta, a quella di Aniello Vecchione ducati quattro,

a quella di Filippo Esposito ducati cinque, a quella di

Raf-

faello

Scognamiglio ducati quattro, a quella

di Salvatore

Acampa
final-

cinque ducati, a quella dei coniugi Gennaro di Mauro e Maddalena Seca e di Michele Errico ducati
dieci
di

per cadauno, e

mente ducati
Nunzio
e D. Giovanni
si fatti

otto alle rispettive famiglie


di

Gaetano Musella, di

Ippolito,

Carmine Graziaio,
e di

dei fratelli D.

Ferdinando
S.

La Rossa

Antonio Russo, escludendo

M. da

sussidi la famiglia di Gennaro Baccher eh' stata a parte

dalla M. S. compensata.

La

R.^ Segreteria di Giustizia di

Sovrano

Comando

lo

partecipa a V. S. 111.^ per intelligenza delle rispet:

tive famiglie di d.^ fucilati

nella prevenzione di

essersi dati

gli

ordini corrispondenti per lo canale della R.^ Segreteria di Azienda

per lo pagamento dei


de' rebelli.
p. 73).

stabiliti

mensuali sussidi da sopra


.

li

beni

Emmanuele Anche fratelli


i

Parisi

{Registro

dei dispacci:

i800.

Ghio,

generi del

Baccher avanzavano
alle

domanda

(ivi,

p. 89). Nell'aprile, si

provvedeva per sussidi

famiglie degli uccisi Gennaro di Napoli, Ignazio Fasulo e Giuseppe

Martucci detto

Sei Carlini

(ivi, p.

140).

ILLUSTRAZIONI E DOCUMENTI

187

V
Ceonisti e storici

a)

Diomede Marinelli
Oltre che del Diario napol. [ora a stampa col

nome

dell'autore,

Carlo de Nicola], ho fatto uso frequente in questo volume dei Giornali di

Diomede

Marinelli, ms. della Bibl. Nazion. [anche ora, per


al 1800, pubblicati dal Fiordelisi, Napoli,

la parte che

va dal 1794
].

Marg'hieri, 1901

Il

Marinelli stato, prima di me, largamente adoaltri,

perato dal Fortunato, dal Conforti, e dal Parisi e da


delle
fonti

ed
io

una

pi ricche per quel periodo di storia. Onde


l'offrire

credo

che possa riuscire accetto


raccolto
sull'autore.

qui alcuni ragg-uagli, che ho


ch'egli

Leggendo nei Giornali

era di Lon-

gano, scrissi a mio fratello, allora militare, in distaccamento ad


Isernia,
scosto, e
nelli, e

che facesse una passeggiata a Longano, eh' poco

di-

mi sapesse

poi dire se esisteva ancora la famiglia Mari-

qualche altra notizia, che, per avventura, poteva trovare.


:

Copio da una sua lettera di alcuni anni fa (1887)

In Lon-

gano

(che, fra

parentesi,

un vero

porcile)

il

primo cui ho do-

mandato se conoscesse qualcuno che aveva per cognome Marinelli, m'ha indicato un vecchio, piccolo proprietario, e il figlio,

m'ha messo sulle tracce un po' di spavento nel vedermi, perch vive solo; ma poi s' fatto animo e m'ha detto quanto segue. Egli il nipote di Diomede Marinelli, figlio del fratello Gaetano. Diomede aveva sei fratelli e tre sorelle: ed erano
calzolaio, di questo

cognome.

Il

calzolaio

di suo padre. Questi, Luigi Marinelli, ebbe

tutti figli di

Lattanzio Marinelli.

Il

primo

fratello era

Angelo, Dio-

mede
e

era

il

secondo; seguivano Luigi, Gaetano, Vincenzo, Antonio


prete,

Raimondo. Angelo era

ma

vestiva da laico; scrisse varie


dell'uomo, si conserva
[su

opere, di cui una, sulla Fisonomia


scritta presso l'arciprete di

manosi

Longano

Angelo Marinelli,
altro

veda

ora

il

Gentile, Il figlio di G. B. Vico, Napoli, 1905, pp. 121-134].


altri
fratelli,

Degli

uno era anche medico, un

anche pre-

188
te,
e,

LUISA SANFELICE E LA CONGIURA DEI BACCHER

ecc.

Diomede mor nel


il

1824.

Il

terzogenito, Luigi,

nacque nel 1777,


i

avendo

nipote sentito dire da suo

padre che tra

fratelli

c'erano due anni d'et di differenza, cosi pu stabilirsi, con qual-

che approssimazione, l'anno della nascita di Diomede nel 1775.


Costui abitava a San Carlo all'Arena, via Minutoli, con una donna,
Gabriella Sebastiani, che non spos mai e da cui non ebbe
figli.

Visse quasi sempre a Napoli, e a Longano non


manoscritti.

si

conservano suoi

Ma

se ne conservano

invece a Valle di Prato presso


il

un nipote

della moglie di Luigi Marinelli,


i

quale, per avere la

stessa professione, eredit

libri

le

carte del fratello. Questi

manoscritti non trattano di


Napoli, dice
il

cose mediche,

ma

delle
Il

famiglie di

nipote, che ne

ha

visto

qualcuno.

signor Luigi
figli,

Marinelli l'unico superstite della famiglia, ed ha due


in America, l'altro, eh'
nelli a
il

uno

detto calzolaio.

Sulla casa di Mari

Longano, che fu edificata da Lattanzio, e ora

divenuta
pre-

una

grotta, c'

uno stemma,

di cui

ti

mando un disegno senza


ora,

tensione artistica (tre stelle, quella di mezzo caudata, e tre fasce).

Queste notizie m'ha saputo dire per


potrebbe darmi in sguito, se
ci

ed

altre

m'ha
.

detto che

pensasse un poco

Forse

quei volumi sulle Famiglie Napoletane sono un'altra parte della


raccolta, di cui alla Biblioteca Nazionale

non restano che

volu-

mi

e XI.

b)

Pietro Colletta

Essendo nato
tico di

la

prima volta questo

scritto

come un esame

cri-

un brano spesso

contestato della Storia del Colletta, chiusi

il mio opuscolo con le seguenti parole, nelle quali non ho nulla da correggere, essendomi anzi confermato sempre pi, per mia

parte, nel giudizio sul valore storico del Colletta.

Un

corollario

ancor per giunta; e

il

corollario questo. Il

Colletta passato e passa ancora, nell'opinione generale, per


scrittore

uno

poco esatto

e,

quel eh' peggio, di poca buonafede. Ora


si

invece ogni studio particolare, che


nella sua storia (compresi
i

pubblica sui

fatti

trattati

pochi esaminati di sopra), prova, se


(di

non sempre

la

sua esattezza

quale storico

si

potrebbe preten-

ILLUSTRAZIONI E DOCUMENTI

189

dere codesto!), sempre la sua buona fede. Di che ho anch'io molti


altri

argomenti da esser persuaso,


sua

son certo che, tra breve, riuil

scir agevolissima la seguente dimostrazione. Che, cio,

Colletta,

nell'accingersi alla

storia, si senti e si
e,

mise in disposizione

di storico, alto, sereno,


ai suoi

nel lavorarla, fece tutte le ricerche, che

tempi poteva

fare, e

non travis volontariamente

la verit,

come
i

i)rovato

invece che la travisassero spesso volontariamente

servitori borbonici (per chiamarli col titolo

da essi ambito), che

scrissero

in opposizione di lui.

Voglio qui aggiungere un giudizio che della storia allora pubblicata


allo zio

dava, in una sua lettera da Parigi del 7 novembre 1834


Raffaele, Alessandro

Poerio. Questa lettera stata pub-

blicata

Tanno scorso dal


il

sig.

Y. Pennetti, nel giornale letterario


12,

napoletano

Fortunio

(a. "Vili, n.

30 marzo 1895):

uscita in luce in Capolago in Isvizzera la Storia del regno

i Napoli di Colletta, piena di bellissime cose e lodevole

anche
fa-

per

lo stile,

da

lui

con mirabile perseveranza imparato tardi e

ticosamente: non gi che non vi sieno mende,


lore,

ma

molto

il

ca-

molto l'impeto, e spesso


In quanto
ai
fatti

al

nerbo s'accoppia l'eleganza.


l'esattezza

non credo scrupolosa


il

n mi

sembra ben congegnato ed evidente


zioni partitamente prese

racconto, bench le narra-

abbondino di particolari bellezze. Pertanto


spettanti al regno
di

nelle

cose pi antiche

Carlo

III,

a'

primi

anni di quelli di Ferdinando, alla repubblica ed al decennio [che


costituiscono
i

quattro quinti del libro],

l'

inesattezza od minore

od a

[i

me

par

tale,

perch non conosco

fatti

minutamente.

Quando entra a parlare


che molti
lo

delle ultime vicende del nostro paese

fatti

del 20-1], gli fa velo all'intelletto ora sdegno, or affetto per

taluni, nel

morderanno

d'

ingiusto e parziale.

Io sono convinto
il
i

ch'egli abbia
sentiva, perch

sinceramente

cer-

cato
cetti,

vero,

ma non sempre
medesimo

trovato per amori ed odi precon-

quali egli

troppo radicati nel;

l'animo. In pieno quest'opera fa grande


e

onore alla sua memoria

dove poi

si

consideri che

il

Colletta, vissuto
si

sempre
tardi

fra

occue

pazioni

militari

ed amministrative,
i

diede

agli

studi

scrisse questi
scere,

volumi fra

tormenti di una lunga infermit di vi-

nessuno potr contrastargli acutissimo ingegno, laboriosa

pazienza, forza di volont non

comune

IV

GIACOBINI NAPOLETANI
PRIMA DEL
1799

NOTERELLE

J_je congiure napoletane

precedenti

il

1799 formarono

argomento

di

un

libro di Michele Rossi \ al quale


i

mi comri-

piaccio di essere stato tra

primi a rendere giustizia,


si

conoscendo l'ingegno storico che in esso


l'importanza dei risultati raggiunti
^.

rivelava,

L'autore ebbe la

for-

tuna di scoprire un piccolo

ma

fruttifero

gruppo

di docu-

menti superstiti della Gran Causa dei


e su tali

rei di stato del 1794;

documenti, e sulle notizie spesso oscure, serbateci

dai vecchi storici o cavate fuori da recenti eruditi, lavor

con tanto acume da diffondere una nuova e viva luce su


quegli avvenimenti. Le sue conclusioni resteranno, io credo,

quasi in tutto definitive; quantunque

si

possa

desiderare

poli pochi anni

Michele Rossi, Nuova luce risultante dai veri fatti avvenuti in Naprima del 1799, monografia ricavata da documenti finora sconosciuti relativi alla Gran Causa dei Rei di Stato del 1794, Firenze, Barbra, 1890. Il libro diviso in due parti affatto distinte, di cui la prima contiene la storia della congiura del 1794 (1-237), e la
1

seconda (289-385)
tori, e in

un tentativo

di sintesi della storia

napoletana dello
e nei suoi atIl

scorcio del secolo passato, considerata nei suoi

moventi

connessione con la storia antecedente e susseguente.


il

Rossi,

nato in Pomarico (Basilicata)


2

1835, vi

mori
le

il

6 marzo 1892.

Recensione neV Archivio

storico

per

provincie napoletane, a.

XVI

(1891), fase. I, pp. 201-209.

194

GIACOBINI NAPOLETANI PRIMA DEL 1799


il

qua e

meglio determinato e colorito

quadro da

lu

maestrevolmente delineato. Gli appunti che seguono, cavati quasi


tutti

da rari

libercoli, fogli

volanti e giornali
serie di

del tempo,

debbono considerarsi come una piccola

aggiunte e di postille all'opera fondamentale del Rossi.

La Societ Patriottica
Prendendo
la

narrazione del Rossi dal suo principio,


golfo le navi francesi
si

noto che l'agitazione rivoluzionaria cominci a Napoli da

quando vennero nel


della

comandate dal

Latouche. Molti napoletani

recarono a banchetto a bordo

nave ammiraglia; ed

ivi sorse l'idea di

una

societ o

club, sul

genere di quelli di Marsiglia, che fu

infatti, suil

bito dopo, costituito in Napoli.

Degli intervenuti
soli

Rossi

pu indicare con sicurezza due


seppe Albarelli col
di quegli
titolo II

nomi: Carlo Lauberg e


ricava che un altro

Giovanni Pecher. Dal libercolo pubblicato nel 1799 da GiuDecennio^,


si

iniziatori fu l'abate e poeta

Antonio lerocades.

L'Albarelli aveva composto

Tiranno dei Goti

ossia

un inno per l'uccisione del di Gustavo di Svezia, accaduta

allora per

mano dell'Ankarstrom:

quest'inno

(egli

dice)

'

Il Decejinio

del cittadino Giuseppe Albarelli.

p. 26. Il solo

esemplare, ch'io ne conosca, esiste in

L'ho gi citato a una miscellanea


di

della Biblioteca di

San Martino. L'Albarelli fu accusato nel 1799

essere stato spia borbonica, e questo libretto contiene la sua difesa,


ossia
il

racconto della sua vita nei dieci anni precedenti, con anedsi

doti curiosi, cui

pu prestar

fede, perch

egli

chiama a testimo-

nianza or questo or quello dei patrioti ch'erano allora in Napoli. Condannato a morte al ritorno dei Borboni, gli fu commutata la pena
nella fossa a vita alla

Favignana

(cfr.

Lomonaco, Eapporto).

I.

LA SOCIET PATRIOTTICA

195

fu cantato tante volte suirarmonica lira del gi savio le-

rocades, nel vascello francese Languedoc, comandato


cittadino Latouche

dal
il

Il

lerocades era massone come


la

Lauberg; e a riconferma dell'essere sorta


triottica

Societ pa-

napoletana sul tronco dell'antica massoneria del


possono citare queste parole dell'Albarelli:

regno, pi di
poli,

si

Chi

me

era a giorno di tutti gl'intrighi patriottici di Na-

ch'eran tanti derivati della grande unione massonica


^.

che un tempo esisteva in casa Naselli-Aragona?


relazioni dei congiurati col ministro francese
stesso
egli

Sulle

libercolo

detto:

Il

Mackau, nello cittadino Laubert vivo;


e

pu contestare quanto

io dico,

pu aggiungere che

mi comunicava gran parte delle sue confidenze con quel ministro francese Mackau, cui presentommi anche una mattina, allorch nella camera della vedova Basseville ne
prese egli a tradurre in italiano quel manifesto, che valse
di smentita
al

bugiardo foglio ponteficio


Rossi

fatto

nella tra ^.

gica avventura dello stesso sventurato Basseville


Si sa

per

le notizie

del

come

la Societ patriot:

tica fosse

formata e quali vicende attraversasse


il

dopo poco
Club cen-

pi di un anno di vita,

20 febbraio del '94,

il

Ecco due

strofe di quest'inno ch' riferito per intero in fine del


te,

volumetto:
l'orgoglio

Di

di te sol emolo,

Il

Genio

di Parigi

Seppe fiaccar
.

Dell'empio re Luigi. E, tutto a Cassio simile, L'eroe di


il

Stokholmo, F'
2

petto al re, suo despota, D'aspre ferite colmo!


le notizie

[Si

aggiungano ora
liberi

contenute nel lavoro di Michelan-

gelo d'Ayala, I
star, nap.,
3

murato}^ di Napoli nel secolo XVIII, in Ardi,

XXIII,

804-818].
ora illustrato

L'atteggiamento politico del Mackau

compiuta-

mente

nello scritto dal Franchetti, Le relazioni diplomatiche, ecc., ci-

tato di sopra. I patrioti napoletani

avevano ragioni

di

non esserne

contenti, e

nente

Franchetti pubblica (pp. 19-20) un indirizzo >, contelamenti della Societ degli amici della libert e dell'eguail

glianza esistente in Napoli ed affiliata a quella di Marsiglia

196
trale

GIACOBINI NAPOLETANI PRIMA DEL 1799


dello

dette l'ordine
i

scioglimento; del che pare fosil

sero causa

dissensi sorti nel seno di essa, tra

partito
Il

dei pi moderati e quello dei rivoluzionari ardenti.


che alla Societ successero

certo

due Club, l'uno Romo (Re-

pubblica o Morte), formato dai repubblicani, e l'altro


(Libert o Morte), ch'era dei

Lomo
li-

moderati, vagheggianti

bere istituzioni anche con la monarchia: del primo fu capo


l'orologiaio
tini.

Andrea

Vitaliani, e del

secondo, Rocco Lenil

si

Nel 1799 in un giornale gi menzionato,

Vedi-

da Gregorio Mattei e dal cittadino Althy ^ si pubblicava un articolo del Mattei sulle Congiure , nel
tore, scritto

quale

discorreva a voce alta della Societ Patriottica Na-

poletana. Eccone

un brano da mettere a riscontro con


:

la

narrazione del Rossi


I fervidi napoletani,
Italia

impazienti

di

giogo,

furono
;

primi in

a sentirsi mossi di una nobile emulazione


allo stesso fine,
:

ma, mentre ten-

devano

eran costretti dalla loro debolezza a bat-

tere un'altra strada

questa era quella delle congiure. Nell'autunno


fu inventata ed instituita la Societ Pa-

dell'anno
triottica

1792

(v.

s.),

Napoletana dagli stessi nazionali, senza alcuna influenza


piano dell'ordine della medesima era in

di nazione straniera. Il sezioni, tutte riunite per

in altre

sezioni,

che

mezzo di deputati, e questi anche divisi andavano finalmente a terminare in un'ae

dunanza
sto

centrale. Tali divisioni


la

suddivisioni furono imaginate

per ottenerne

minima

possibile responsabilit; giacch con quei

metodo

si

otteneva che

congiurati non conoscessero che

pochi compagni d'ogni particolare sezione, ignorando quelli delle


altre. Si

per

convenuto dagl'inventori medesimi

che

questo

piano fu

la

rovina di molti congiurati, perch mancava della forza

delle grandi unioni o della sicurezza delle piccole. L'oggetto era


di democratizzare gli spiriti,
di

aumentar
il

il

numero
i

dei rivoluteil

zionari, di

conoscerne e bilanciarne

coraggio e
i

talenti, e

nerne in serbo un numero opportuno per

gran

colpi.

Verso

Si

veda sopra,

p. 74.

II.

LE DENUNCIE E
(v.
si
s.)

IL

PROCESSO

197

cominciare dell'anno 1794


rivoluzionaria, e siccome

si

pens d'istituire un'adunanza


i

era sparsa la voce che


si

Despoti colla
di

famiglia volean ritirarsi in Vienna, cosi


di loro
;

determin

disfarsi

ma non

si
i

calcol che
patrioti

mancavan

le

forze sufficienti, giac-

ch a quell'epoca

non eran pi

di trecento.
si

Questo numero di trecento par che


club Homo.

riferisca solo alal

l'adunanza rivoluzionaria o club rivoluzionario, ossia

Men

di

dugento

dice anche

il

Rodino, e
soli gio-

quasi tutti giovani K

Assai pi esteso, e non di


il

vani inesperti, era stato

numero

degli aderenti alla di-

sciolta Societ patriottica"^.

II

Le DENUNCIE E
La congiura
fu

IL

PROCESSO
tal

svelata

da un
Il

Donato Froncillo,
di

messo a parte del segreto per l'imprudenza


congiurati, Vincenzo Vitaliani.

uno dei

Froncillo era gi stato,

prima del

Rossi,

menzionato dall'Arrighi nel suo Saggio ed


ufficiali
i
;

appare nei documenti

ma

curioso

che

la

de-

nuncia della congiura


altre
il

patrioti

attribuirono di solito ad

persone.

Il

nome

dello Henzeler, che mette innanzi


il

D'Ayala
al

e sul quale

Rossi
di

si

mostra

scettico, risale
:

appunto
Ezler,

citato

scritto
(egli

Gregorio

Mattei

Pietro

falegname

scrive),

rec a Caterina de' Me-

dici, allora

marchesa

di

Santo Marco, l'accusa dell'indoallora

ratore Biancardi. Costei, che disponeva dell'animo di Carolina, fece autorizzare

Luigi de' IMedici di

lei fratello,

Racconti, in Arch. stor. napoL, VI, 270.

Molti congiurati furono raccolti tra professori e studenti. Di

un

altro professore dell'universit, che prese parte alla congiura e

si sui-

cid nelle carceri della Vicaria, dell'Odazi, ha dato notizia G. Bel-

TRAXi niV Arch.

stor. nap.,

XXI,

853-867.

198

GIACOBINI NAPOLETANI PRIMA DEL 1799

reggente della Gran Corte della Vicaria, ad indagar l'opra


della Societ Patriottica.... Medici da qualche giorno

prima

gi conosceva

il

piano della societ, comunicatogli da un


a cui Vincenzo

antico massone di sua aderenza,

Manna
i

l'aveva svelato

Henzeler

il

prete Patarini sono

soli

che l'Albarelli ricordi: ed


i

in quel

tempo l'infame Patarini


il

scellerati fratelli Hensell avvertirono


.

tiranno degli

sforzi che faceva la patria, ecc.

Dello Henzeler trovo


la

anche menzione nel Diario napoletano sotto


giugno
'99
:

data del 2

L'ebanista Ensel, conosciuto per una spia e


il

delatore del passato Governo, e quello che fu

primo a

denunziare Medici, fu arrestato, nonostante Tessersi nascosto sotto


di

alcuni matarazzi di

un

letto
i;ientre

ov'era una

persona appostatamente coricata;


le scale,

ma,

calava per

ebbe maniera
lo

di salvarsi

per una scaletta, perch


il

non avvertita da chi


facile dire perch

conduceva:

cognato, la moglie,
.

e la sorella furono portati al corpo di guardia


il

Non
ai

nome

dello Henzeler sia ignoto

documenti del processo, scoperti dal Rossi; ma probabilmente le sue rivelazioni vennero dopo quella del Froncillo, e non ebbero l'importanza fondamentale della prima: oltre di che il Froncillo, da libero cittadino, port la sua
accusa contro
lo
i

congiurati, ai quali
il

era avverso; laddove


spioni,

Henzeler e

Patarini erano volgari

semplici

strumenti

di polizia.

La Giunta

di Stato,

che giudic nel 1794

rei della con-

giura, fu preceduta da

una Giunta d'Inquisizione, compo-

sta dal Medici, dal Giaquinto e dal Porcinari. Sull'opera di

questa Giunta,
io

il

Rossi non possiede nessun documento;


foglio volante a

ma

ne ho ritrovato uno in un

stampa, con-

servato nella Biblioteca di San Martino, che una Ctatio

per edictum ad videndum iuranentum in tortura, del 4 giu-

gno 1794, e dovrebbe dunque, cronologicamente, prendere il primo posto nella serie degli alt>i ritrovati ed esaminati

II.

LE DENUNCIE E
ci

IL

PROCESSO

199
importante
i

dal Rossi.

Non

dice molto di nuovo;


il

ma
la

perch, non avendo

Rossi pubblicato testualmente

suoi

documenti

n chiaramente indicatane

provenienza,

stato espresso da taluno qualche dubbio sull'autenticit di


essi:

dubbio per

me

affatto infondato, e

che a ogni modo

la Citatio, della

quale parlo, viene ad eliminare, fornendoci

come un controllo delle sue affermazioni. La citazione comincia: De mandato subscriptorum


Regalium Rescrlptorum de dlebus 24
Maij proxlmi
1794,
et

In-

quisitorum Status procedentium, in proesenti Causa vigore

28 Martii, 11
mensis Junii
et

et

24

elapsi, et tertia currentis


.

anni

cum

speciali delegatione

Tralascio le altre formolo.


tare per edictum

La sostanza
^

l'ordine di ci-

ad sonum

tubai

ecc.,

trentadue persone,

accusate come complici e correi nella causa di lesa maest,


a comparire
il

giorno 26 giugno alle ore 13 nel Palazzo

della Vicaria e nella

Camera

della

Corda secreta, ad
loro

vi-

dendum iuramentum
La

in tortura, che sarebbe stato prestato


confessis,

da quattordici carcerati sponte


Medici, Joseph Giaquinto,
I quattordici

accusatori.

citazione firmata: Hyppolitus Porcinari, Aloysius de

Venceslaus Fiorillo actuarius.


spontc confessi ed accusatori,
2.

carcerati,
1.

sono
3.

seguenti:

Vincenzo Manna.
4.

Domenico Manna.
5.

Vincenzo Galiani.

Filippo Cangiano.
7.

Pietro de Falco.

6.

Francesco Solimena.
9.

Ferdinando de

Bellis. 8. Michele

Martone.

Nicola de Jesu. 10. Luigi Polopoli. 11. Sacer-

dote D. Salvatore Cornacchia. 12. Gaetano Montalto. 13.

AnAnGen-

nibale Giordano. 14. Panfilo Ciuffelli.


I

trentadue accusati sono:

1.

Antonio Savarese.

2.

tonio

Nardo.

3.

Sacerdote D. Antonio Vitale alias S. Gio-

vanni di Dio.
tile.

4.

Antonio Cariello.
7.

5.

Carlo Antonio
8.

6.

Diodato Siniscalchi.
9.

Dionigi Pipino.

Francesco

Pomarico.

Flaminio Massa.

10. Filippo Lustri. 11.

Fran-

cesco Rossi. 12. Giambattista Mazzarella. 13. Giuseppe

Ben-

200
chi.

GIACOBINI NAPOLETANI PRIMA DEL 1799


15.

14.

Giuseppe Abbamonte.
17.

Gaetano Sabini.

16.

Ge-

ronimo Vaccaro.

Glovan Battista de Falco.


Benchi.

18.

Luigi

de Francesco. 19. Luigi Ginevra. 20. Matteo Galdi. 21. Michele


24. 26.

Vaccaro. 22.

Michele

23.

Giovanni Pecher.

Pasquale Brienti. 25. Sacerdote D. Raffaele Romano.


Abbate D. Raffaele Netti. 27. Salvatore Sirchio. 28. StaVincenzo Guigliotti. 32.
I posteriori

nislao Melchiorre. 29. Vincenzo Pastore. 30. Vincenzo Bianco.


31.

Fz^o dell' Erba \


il

documenti che

Rossi ha avuto sott'occhio^

ci

fanno conoscere all'incirca


;

gli stessi

nomi
la

di

denunzia-

tori e di accusati

ma

importa
in

fissare
tali

data del 4 giudella


inquisi-

gno 1794 come quella

cui

risultati

zione erano stati resi di pubblica ragione.

Qualche cosa di nuovo, per


chi. I denunziatori dei quali

altro, ci
il

dicono questi eleni

Rossi sa indicarci

nomi,
e,

sono dodici;

il

nostro catalogo ne d invece quattordici,


il

poich in esso manca

nome
tre

del Del

Giorno, indica tre

nomi nuovi. Sono


trenta, pei quali

quelli di Michele Martone, Nicola de Jesu,

Gaetano Montalto. Tutti e


il

appartengono

al

numero

dei

Fisco chiese la pena di morte; ondosi


il

vede come ben s'apponesse


lui rimasti ignoti
^.

Rossi nel congetturare che

fra quei trenta dovessero cercarsi gli altri denunziatori, a

Quanto
steriori

ai

trentadue accusati,

essi

ricompaiono nei po-

documenti

visti dal Rossi, ossia nelle citazioni

ad

Qualcuno

di questi
,

nomi

errato nella

stampa
Benchi

del Rossi:
,

Ge

mile

per
,

Gentile
[Sul

Bonchi

per

Nitti

per

Netti

ecc.

Dell'Erba

(n. in

Castellana di Bari

il

17 febbraio

1772, e che nel 1791,

alla cospirazione e poi alla repubblica, e


cia) si

venuto a Napoli per compiere gli studi, partecip scamp celandosi in provin-

vedano ora: G. de Ninno, Notizie intorno alla vita di V. A. delVErha. Trani, Vecchi, 1905, e F. dell'Erba, Note (in aggiunta al precedente), Monopoli, G bezzi, 1908.]
2

Op.

cit.,

p.

133 n.

II.

LE DENUXCIE E
'95,

IL

PROCESSO

201

hiforinandum del '94 e del

tutti,

tranne due, Gennaro


si fa

Vaccaro e Vincenzo Bianco, dei quali non


o che fossero morti o per altra cagione.

pi parola,

La sentenza
con
si

della Giunta di
la

Stato del 3 ottobre

1794,
e che

la

quale termin

prima parte del processo,

trova pubblicata nel libro dell'Arrighi, stata studiata

dal Rossi con molta accuratezza.


Si potrebbe

solo

desiderare qualche maggiore notizia

pei

nomi

di

alcuni dei

condannati. Cosi Ferdinando Viil

sconti, pel quale

anche

Fisco chiese la pena di morte,

e che fu

condannato a dieci anni di deportazione nell'isola


generale Visconti, morto nel 1847,
scientifica, e fu di-

di Pantelleria, quel

che ebbe poi una assai onorevole vita

rettore del celebre Ufficio topografico militare di Napoli ^


Il

denunziatore Pietro de Falco, medico, uno dei prin-

cipali congiurati, che,

godendo della promessa impunit,


nell' isola di

pur fu condannato a vita


la

Tremiti,
-.

fini

poi (era

sua vocazione) maggiore di gendarmeria

Sopra un altro degli


in forma,
l'Albarelli.

accusati,

Ferdinando Rodriguez,
del-

pel quale la sentenza del 8 ottobre ordin l'escarcerazione

abbiamo qualche particolare nel libercolo


Il

Rodriguez era stato tra

primi arrestati.

Manna

Del Giorno avevano avuto la debolezza di puballe

blicarlo interventore

assemblee patriottiche, e nella

cena rivoluzionaria in Posilipo^: ciocch formava un delitto

capitale in persona di

un militare

in faccia al tiranno

L'Albarelli, per

mezzo del militare toscano

Cassini, fu con-

Intorno a lui G. Ferrarelli, L'Ufficio topografico di Napoli


Visconti^ in

e il

generale Ferdinando
2

Napoli nobilissima, V
stor.

(1896), fase. Vili.

G. Rodino, Eacconti, in Arch.

napoL, VI, 278.

Il

Per questa cena, si veda il Rossi, pp. 47-56. Dice anche l'AlbareUi: cittadino Giuseppe Laghezza fu testimone ed interventore a tutte
di Palazzo

le

unioni patriottiche fatte in casa di Ferdinando Rodriguez, presso


.

Sant'Anna

202

GIACOBINI NAPOLETANI PRIMA DEL 1799


a stendere la sua difesa;

dotto dal Rodriguez, e lo aiut


la

quale ebbe buon

effetto,

perch un compagno del Ro(il

driguez, Alessandro Begani

prode generale difensore di


con l'Albarelli,
i

Gaeta nel 1815)


vare

alter, d'accordo
il

librij^ro-

giornali .del corpo d'artiglieria,


gli
alibi.

che rese possibile di

Dovette

il

Rodriguez a questa impru-

dente rivelazione dell'Albarelli la sua condanna nel 1799?


Il

suo

nome
'.

nelle liste di coloro che furono

sfrattati

dal regno

L'Albarelli, oltre
tore, nella

che

al

Rodriguez, fece da procuraai patrioti

Giunta di Stato,

Oronzio de Donno
accusato

Severo Caputo, e ad Andrea de

Litteriis, ch'era

dagli spioni

Capozzoli e Paterini; e rese servigi a Fran-

cesco Bagni e a Luigi Cotti.


tesi del
i

Ci vale a confermare la

Rossi che, oltre gli avvocati ufficiosi della Giunta,


il

rei

ebbero

beneficio della difesa fatta da Mario Pagano,

poich vediamo che erano loro concessi speciali procuratori.

spiega altres perch

il

Pagano non
di certo

sia

menzionato
i

nella sentenza,

come non furono

menzionati

pro-

curatori che prepararono le difese dei singoli accusati.

Anche
stampa

la citazione

circa la quale c'informa


e affissa nei

ad convalidandum del marzo 1797, essere messa a il Rossi, dovette


luoghi
soliti

della citt.

Ma

nes-

suna copia a stampa se ne conosce finora, ed fortuna che


la Societ

Storica Napoletana ne abbia acquistata di re-

cente una copia manoscritta, che

si pu non senza giovamento raffrontare con quelle che ebbe presenti il Rossi,

notandone

le variet.

Anzitutto, la data della citazione che pel Rossi

PS

marzo, nella nostra copia


dell'editto d'indulto,

il

5 dello stesso mese, e quella


il

che pel Rossi era


il

maggio
I

1795,

dalla nostra risulta essere stata

15 maggio.

nomi

dei

Ferdinando Rodriguez,

figlio del fu

brigadiere Giovanni, ecc.

II.

LE DENUNCIE E

IL

PROCESSO

203
al-

denunzianti sono trentaquattro nell'elenco del Rossi e

trettanti nel nostro; quelli degli accusati, centotredici nel

Rossi e centosei nel nostro,

il

che

si

spiega forse col fatto

che

si

fecero citazioni suppletive, di cui solo

una

(dell'aprile)

ricordata nel nostro manoscritto.

Un

sol

nome appare

in

pi nella nostra copia, quello di un


(che forse sar Gerardo Sabini) ^
in

Gerardo Sabatini

Ma

la nostra copia ci

forma diversa parecchi dei nomi indicati dal Rossi, spesso

con errori,

ma

talvolta, forse,

con maggiore esattezza-.

Cfr. in questo

volume,

p.

]10.

Nell'elenco

dei

denunzianti: Egidio La Faviva (Egidio Fazio),


Patrelli (Petrella), Vincenzo Garritani (Laralias

Francesco Saverio Campuozzoli (Capozzoli), Prospero Pietra (Petra), Giuseppe Rivio (Rizzo),

Pompeo

retani), Antonio Sciurich

Ragusa (Sciwich

Ranuso), Prospero (Giu-

seppe) Siniscalchi, Antonio Ceranno (Francesco Antonio Ciranno). Nell'elenco degli accusati: Luigi /^05c/u' (Baschi), Pasquale Brienti (BregaK),

Pietro Candia (Cardia), Saverio Capone (Capano), Eustachio Caruso (Caniso), Errico

Colombie (Calubrie), Giuseppe Corsi alias Saviano

(alias

Galiano), Angelo Curzio (de Curtis), Leopoldo Cutronei (Cotrone), Padre

Matteo de Robertis (Padre Maestro de Robertis), Ignazio de Pietro (de


Petra), Giuseppe Grillo (Stillo), Gabriele

tonio) Mazzitelii, Francesco A/ewcii (Mendia), Marchese di Monterone


trone),

Manco (Mares), Andrea (An(Mon-

Vincenzo Pastor (Pastore), Gaspare Peruva (Penza), Francesco

Pomarico (Pomatici), Nicola Quagliariello (Michele Quagliarella), G. B.


Ricco (Riso), Fr. S. Salzi (ab. Falzi) [che

non sar n l'uno n

l'altro,

ma

Francesco Saverio

Salii],

Vincenzo Sarli (Sarti), Cr. Sauli (Sacchi),

Carlo Savaglia (Zavaglia), Ant. Scardamaglia (Scordamaglia), ab. Tresca


(Fresca), Leonardo

Zuppo (Zappa).

Il

corsivo indica l'edizione Rossi,

il

tondo

la

nostra copia.
postille, inoltre, si
il

Da
il

alcune

desume:

lo)

che Giuseppe de Mattia


-,

denunzi Antonio Savarese e


lora alla Pantelleria, era

cav. Giovanni de Benevento


;

2o)

che
al-

lerocades denunzi Francesco Conforti


e

3o)

che Prospero Petra,


di

marito della principessa vedova

San Se-

vero, ecc., distinto da Tigone Petra, ch'

morto
.

4o)che

D. Nicola

Celentano, emigrato da Napoli, post varios casus, ecc., ministro confidente del general Bonaparte in Milano

204

GIACOBINI NAPOLETANI PRIMA DEL 1799

III

La lettera

di

Emmanuele de Deo

Altro risultato delle indagini del Rossi l'aver chiarito la

ragione del diverso trattamento che, nella opinione

dei contemporanei, ebbero le tre principali vittime di quel

processo,

tre giovani giustiziati al largo del Castello:


Il

De
il
il

Deo, Vitaliani e Galiani.


Vitaliani per sua
solo
st

Galiani fu tra

denunzianti,
la congiura:

imprudenza fece scoprire


i

De Deo

si

tenne saldo fra

tanti che piegarono, e reai

esempio insigne di fede giurata e rimprovero

suoi

fiacchi

compagni.
si

Se

volesse anche un'altra conferma di codesto giusi

dizio dei contemporanei,

potrebbero citare

le

seguenti

parole del gi ricordato articolo di Gregorio Mattei, scritto


nel 1799:

Ombra grande
compagne
mi

dell'immortale De Deo, infelici ombre


io scrivo,

di Vitaliani e Galiani, voi, che mentre

fischiate all'orecchio, voi che


il

sangue chiedete, voi che

col san-

gue vostro segnaste


l'ingrata patria
le

patto della futura nostra

libert, voi

cui

non alz ancora n statue n mausolei, voi


di Medici.

foste

prime vittime dell'ambizione


le labra, vi
il

Ah
il

se la

maggior parte
lo

de' vostri concittadini e de'

compagni

vostri

hanno per
coltello

timore

ammutite

pure chi sprezza


dei Despoti;
eterno, vi

dei

traditori,

come sprezz
uccisori vostri
alla

capestro

vi chi

ha giurato

agli

un odio

chi

domander altamente
me-

patria vendetta contro ai colpevoli, e onore alle vostre

morie.

Ci stata serbata la lettera che


scrisse a suo fratello,

Emmanuele de Deo
al

prima

di

andare

supplizio.

Que-

sta

lettera

si

trova in una copia del tempo nella biblio-

III.

LA LETTERA DI

E.

DE DEO

205

teca di San Martino. Della sua autenticit non da dubitare


sul
;

e credo anzi di poter fare


in cui essa

una

plausibile congettura

modo

pervenuta in quella biblioteca. La


teatini: ora risulta dal registro

lettera tra le

carte dei

dei Bianchi della

giustizia che

tra gli assistenti di

quei

condannati a morte c'era un padre teatino ^


fu affidata dal

costui forse

De Deo

la lettera pel fratello;

ed egli dov
pubbli-

trarne copia per sua memoria.

La

lettera stata

cata un paio di volte su pei giornali, e di nuovo in nota


a

un

elogio

pronunziato per l'inaugurazione


al

del
2.

monu-

mento, posto
in questo

De Deo

nella

sua citt natale


il

Ma non

so resistere al desiderio di raccogliere

nobile documento

volume, anche perch

la

stampa fattane presenta

stata

parecchie variet di forme, e vi


frase caratteristica. Ecco,

soppressa
riprodotta

una
fe-

dunque,

la lettera

delmente

^.

Dalla Cappella della Vicaria; Venerd 17 ottobre 1794.

Mio caro
questo

Fratello, perch dirmi disgraziato? perch attribuirmi

nome? Se

considerate la perdita

d'un

fratello,

convengo

con voi;
fratello,

ma

se tale

mi chiamate per

il

destino che

seguo, caro

v'ingannate.

Conforti, Napoli dal 1789 al 1796, Napoli, Anfossi, 1887, p. 197.

Giuseppe Corsi Falconi, Discorso commemorativo di Emm^nuele de


il

Deo pronunziato
1887, pp. 50-3.
3

28

ottobre

1887

in

Minervino Murge, Trani, Vecchi,

Mi sono

ristretto a sciogliere alcune abbreviature e correggere

qualche errore ortografico della copia.


alle famiglie del

Trovo questa notizia relativa


nel Diario napol., sotto
il

De Deo

del Galiani

31

marzo 1799: In San Gregorio Armeno sono state mandate le sorelle di un tale Galiani, che fu afforcato come reo di Stato sotto la monarchia, ed in Donna Regina le tre sorelle di De Deo, altro martire della
libert egualmente afforcato. Il monastero di San Gregorio Armeno, che non riceveva se non dame di Capuana e di Nido, rimasto ben

mortificato

>

206
Io la

GIACOBINI NAPOLETANI PRIMA DEL 1799


sorte T invidiarei negli altri
la tranquillit dell'animo
:

mia

ci vi

basta per farvi


il

comprendere
creto della

mio nelFabbracciare
e vostro

de-

suprema giunta,

e del

mio

Sovrano ^

La morte
la

reca orrore a chi non ha saputo ben vivere. Chi ha


i

coscienza senza rimorsi, gioisce in quel punto che


terribile
;

malfattori

chiamerebbero
si

e poi noi

non siamo

eterni, presto o tardi

muore

la

durata della vita dovete determinarla da replicati


di vita di

giri del Sole,

un anno

un uomo onesto

e socievole
il

ugua-

glia cento d'un Misantropo, d'un egoista; e pure

paragone mi

sempra incompatibile

grazie al Reggitore del tutto.

Non

v'

persona che potesse credersi da


alle

me

oltraggiata o lesa.
dritto di

Ho adempito
esigerle, e

mie obbligazioni verso chiunque aveva

non mi sono giamai dimenticato

di essere Cittadino

ed

uomo.
Se
altri

hanno

offeso me,

almeno mi hanno defraudato


li

di

quella grata corrispondenza, che mi dovevano, io


caro fratello, perdonateli con
di

perdono, e voi,

me un
:

fratello nell'ultimo

momento
at-

sua vita ve
il

lo chiede,

n dal vostro sperimentato bel cuore

tende

contrario.

Non

giova pi parlarmi di grazia,

il

mio destino

certo,

ed

io l'attendo

con ^intrepidezza e maschio coraggio, per farvi comil

prendere che non ha potuto indebolire


cosi.

mio cuore per umiliarlo


di

Vorrei avere
larvi,

il

piacere in queste strettezze di tempo

paril

a solo oggetto di non farvi pi affligere, per comunicarvi

mio ragionevole coraggio.


Consultate la ragione; calmate l'imaginazione, ed
il

mio

fato

non

vi

sembrer tanto funesto.


a caro che partite per Minervino. Consolate
in tutti
i

Ho

Madre: nascondeteli

conti la

Se poi col tempo verr a scoprirla,


che l'unico oggetto delle mie
il

l'afflitta mia mia sorte. come avverr, assicuratela

afflizioni in

queste circostanze

era

suo amore e quello delle mie amate

Sorelle,

che a voi racco-

Deo mori cristianamente; ed

Queste ultime parole sono state soppresse dagli editori. Il De naturale ch'egli adoperasse parole di
il

sottomissione verso colui che era

sovrano.

IV.

GIACOBINI E LA POLIZIA
affetto; unite

207
li

mando

di

amare con duplicato

ambi

amori

e le

cure verso di esse, giacch la mia disgrazia sopra di esse pi


tosto piomber.

Baciate da mia parte pur anche le mani alla dolce ed amorosa

mia Madre,
canza.

domandatele scusa

di

qualche mia involontaria man-

Fate felicissimo viaggio, e ricordatevi sempre del vostro


tello,

fra-

ma non

del di lui destino.


(sic)
il

Spetta a voi di ricombenzare


tutte le

amarezze che
tutti

io l'ho cagionate.
i

comune afflitto Padre di Non trascurate d'ubbidirlo,


non sarete per

compiacetelo in

suoi voleri; son sicuro che

mancare a questo vostro dovere, e per mia memoria. Caro Fratello, inutile maggiormente diffondermi, sarebbe per
pi eccitare la vostra sensibilit.

Vi accludo un

biglietto alla cara

Madre, che servir per de-

luderla: vi abbraccio, vi bacio e sono col cuore.

Al comun Padre ho

scritto,

ed

ivi

ho acclusa un'altra

lettera

per la Sig. Madre;

me

la ritirerei,

ma

per altro mezzo so che

andata

al

suo destino, quantunque non ancora vi sar pervenuta.


essi,

Vi taccio degli amici;

che mi amano, comprenderanno bene

quel che su questo punto vorrei dirgli. Domani, prima che partirete,

fatemi pervenire l'ultimo vostro biglietto e l'estremo Addio.


di

Vi stringo

nuovo

al cuore.

Vostro Fratello.

IV
[

Giacobini e la polizia

Il

libercolo dell'Albarelli ricorda parecchi altri giaco-

bini napoletani di quegli anni: Felciano Damiani, Niccola


Pacifico,

Andrea

del Giudice, Clemente Filomarino, Ettore


il

Carafa, Alessandro Begani,

principe di Torcila,
il

padri

somaschi Michele Galli e Luigi Cotti,


Kiliano Caracciolo;

padre olivetano
di costoro

e intorno ad alcuni

narra

qualche particolare.

208

GIACOBINI NAPOLETANI PRIMA DEL 1799


ci

Tra
il

l'altro,

dice

suoi

timori,

quando

fu arrestato
le loro

Begani, che non mancasse di costanza e svelasse

relazioni.

Ma

il

Begani seppe tacere; ed

noto

che stette

in carcere per parecchi anni, recandosi poi a fu accolto nello stato

maggiore del
di

Roma, dove generale Grabowski ^

una signora francese, protettrice Era costei madama Laurent, ossia quella cittadina Laurent Prota, che abbiamo vista, nel Novantanove, oratrice di libert nella Sala di pubblica istruzione^. Mi portai (scrive l'Albarelli) da Madama Laurent, chiedendole una commendatizia simile a quella che
Ci

d anche notizia

dei giacobini napoletani.

aveva
quanto

fatta al
ella

cittadino

Feliciano Damiani,

il

quale, per

mi aveva giorni prima


''^.

confidato, a tal riguardo

era stato fotto segretario del Comitato di salute pubblica


in Parigi

Dall'Albarelli

anche sappiamo, che


il

le

rivelazioni del

lerocades fecero arrestare


rivelazioni,
il

Monticelli.

proposito di

Rossi ha notato

come

tra

denunzianti del

1795

ci fosse

Luigi

Sementini, poi professore di chimica

nell'Universit, figliuolo di Antonio, anche egregio professore di medicina. Sul padre e sul tglio
si

pu aggiungere
sotto
la

qualche notizia.
data del
di

Leggo 28 marzo 1799

nel
:

Diario napoletano,

stato privato della cattedra


il

fisiologia, ospedali e

comunit

medico Antonio Se-

mentini per imputazione di essere stato delatore del passato governo: la stessa sorte ha avuto l'altro

medico Salstudenti di

vatore Ronchi

sotto
fatto

la

data del 29:

Sementini

hanno

rumore nel

Provvisorio

perch

D'Ayala,
Si

Vite dei militari, Napoli, 1842, p. 131.

2
3

veda in questo volume, pp. Anche il Lomonaco, Rapporto,


le

52, 144.
,

l'annovera tra

e la dice mia grande amica donne repubblicane, che nel giugno furono arrestate

e maltrattate dalla plebe.

IV.
siasi

GIACOBINI E LA POLIZIA

209

privato della cattedra ed ospedale un

uomo che ha
.

dato saggio dell'esser suo,

per semplice imputazione di

aver consigliato
Il

il

figlio sotto la

monarchia ad indultarsi
ri usci

figliuolo,

nel

Novantanove,

a farsi accettare di
il

nuovo dai

patrioti,
il

che aveva traditi; ma, come

lupo

non cangia
Eodin,
al
il

abbiamo il racconto di Gaetano quale, conducendo una schiera di repubblicani


vizio, noi
al ritorno, finite le schioppet

fatto d'armi di Ponticelli,

tate,

scorse

tra

cespugli di non

remota siepe

uno

dei suoi militi,

un giovane

alto della

persona e di belle

sembianze
in

tutto elegante ed azzimato, con lo schioppo

mano

Luigi Sementini ^

L'accusa di spia fatta all'Albarelli traeva origine dalle


sue relazioni con persone della polizia e della Giunta di
Stato: le quali relazioni egli non nega,
ficare (e le sue giustificazioni

ma

cerca di giusti-

non c'interessano), narrando


sui personaggi della poil

un intreccio
ci

di curiose combinazioni. In tale raccqnto egli

d modo

di gettare

uno sguardo

lizia alta e bassa,


il

persecutori dei giacobini:

Pignatelli,

Vanni, e gi gi Giuseppe Castrone, Filippo Cancellieri,

Pasquale de Simone, Pasquale Bosco, Siniscalchi e Scasascasa. Il ritratto del

Bosco

ci fa

conoscere

il

tipo

di

un

satellite di polizia entusiasta e disinteressato,

qual era an

che, per molti rispetti,

il

famigerato Vanni.

Pasquale

Bosco era
dite,

di

un carattere

originale, ricco per le sue renil

ma

povero perch spendea tutto per


il

tiranno; pre-

sentuoso di sapere specialmente


di

codice criminale, ed

una ignoranza

statuaria: vanaglorioso, insultante e poi

adulatore \ie al segno che fa schifo;


zioso

insomma un ambisenza misura ed una balordaggine illimitata, con una


estremamente buofiarda che facea deridersi da
tutti.

linorua

NeWArch.

stor. napol.,

VI, 475-6.

210

GIACOBINI NAPOLETANI PRIMA DEL 1799


di tal sorta

Ad un uomo

dava Pignatelli a rivedere

proal-

cessi delle cause, che

strappava da' tribunali collegiati,


si

lorch questo ministro d'iniquit

cacci intesta di fon.

dere Napoli nel crogiuolo dell'empiet sua


sentire
i

E bisognava
conci-

discorsi di codesti eroi

della polizia, nei

liaboli ai

quali l'Albarelli ebbe la poco bella fortuna di


e

assistere,

vedere dove coloro riponessero

il

loro

punto

d'onore e la loro gloria.

Bosco diceva sovente che, se


lo

suo padre fosse stato vivo, egli


carcerato. Si lodava
tro.

avrebbe denunciato e
l'al-

un

fratello

che aveva denunciato

Chi
si

si

vantava

di

aver denunciato l'amico della scuola;


il

chi

gloriava di aver fatto carcerare

maestro; chi

il

benefattore; chi di aver prima sedotto, e poi estorto da-

naro e tradito. Oh, cittadini sensibili! Voi, che sovente


foste a parte della sensibilit della

tete

comprendere

il

furioso

mia anima voi soli poma vano irritamento mio!.... .


;

V
Carlo Lauberg

Grande l'importanza di Carlo Lauberg, l'anima di tutto il movimento rivoluzionario napoletano, colui che pu ben dirsi il primo cospiratore del moderno risorgimento italiano ^ La ragione, per la quale il Lauberg
stato trascurato dagli storici,

ben additata dal Rossi:


Rossi ha abbozzato
il

l'at-

tenzione

si

rivolta, quasi esclusivamente, a coloro

che
del

perirono sul patibolo. Lo stesso

Lauberg una breve


soddisfarsi a pieno se

biografia,

che suscita

desiderio di

averne una compiuta:

desiderio
si

che difficilmente potr

non

faranno ricerche negli archivi

Rossi, op.

cit.,

p. 177.

V.

CARLO LAUBERG
in

211

francesi.
tifica di
Il

Ecco intanto alcune notizie


quel che ha raccolto
(al
il

aggiunta o in ret-

Rossi.
d. F.,

Lauberg

dire di

un G.

che scrisse di

lui

nella Nouvelle hiograpliie generale del

Firmin Didot, com-

pilando dal Dlctionnaire des sciences mdicales e dalla Statstique des lettres et des sciences en

France) sarebbe nato a


;

Teano nel 1762 da un ufficiale francese ma veramente il cognome genuino era Lauberg (e alla napoletana Laub), mutato nella forma francese di Laubert solo tempo francese. Erronea poi di certo la data di nascita del 1762, perch il Lauberg stesso, prendendo parte

berg

al

nel 1791 a
ossia

un concorso, dichiarava
'52

di

avere trentotto anni,

dov nascere nel 1753 o

^ Valente chimico e seil

guace delle teorie del Lavoisier (c'informa


grafo), cerc nel 1788 di
le foglie

citato bio-

estrarre l'indaco col

macerare
sta-

della Isats

tlnctoria, e nel 1789

procur di

bilire in

Napoli una fabbrica di acido solforico.


era soltanto

Ma non

chimico, sibbene versato altres

negli studi della meccanica e della matematica, nelle quali

materie pubblic circa

il

1789 una Memoria sull'unit dei

principi della meccanica, dedicata a D. M. Leonessa dei


principi di Sepino, maresciallo
della reale
di

campo

comandante

accademia militare

di Napoli, collegio cui an;

che

il

Lauberg era appartenuto come insegnante

nel

1792 (Napoli, Giacci), due


delle

volumetti di Principi analitici

matematiche, in collaborazione col valente geometra


egli

Annibale Giordano, insieme col quale

aveva aperto

uno studio privato


veda

^.

Si

S.

Montuori, Francesco Bagno, martire


stor.

della repubblica na-

poletana (Aversa, 1904), p. 65.


2

Amodeo-Croce, in Arck.

nap.,

XXIII,

251-7.

Il

Giordano

(1771-1835),

nato ad Astalunga presso Ottaiano (onde talvolta nei Hbri

scientifici del

tempo

si

trova chiamato

Ottaiano

),

fu scolaro di

Nicola Pergola, stimatissimo dal maestro. Imprigionato nel 1794, de-

212
jE

GIACOBINI NAPOLETANI PRIMA DEL 1799


il

non basta:

Lauberg

si

occup anche

di

filosofia,

e due sue

rarissime pubblicazioni sono state da

me

sco-

perte:

una

intitolata Riflessioni sulle operazioni dell'umano


s.

intendimento (Napoli,
nire in luce tra
il

a.,
il

di

pp. 116), che

dovette

veil

1786 e

1789, e nella quale segue

sensismo,
teorie

ma non
*

senza qualche osservazione originale in


;

particolari

l'altra,

in

due volumi. Esame

del

il che fu variamente giudicato veda pi oltre, p. 226); e, riuscito a fuggire insieme col fratello Michele da Castel dell'Uovo, fu ripreso e rinchiuso nel castello del-

nunci Luigi de Medici come complice,


(si

l'Aquila. Nell'invasione de' francesi (dice la sentenza di condanna),

posto in libert,

si

uni con questi, venne in Napoli

e fu

veduto in
fu im-

Toledo a cavallo, armato, colla penna

al cappello tricolorata:

piegato nel Comitato militare e poi nella segreteria di guerra: fu

capo del bur della contabilit di marina, e poi

membro
la

della

comsi

missione rivoluziijnaria; fu sparlatore delle Sacre Reali Persone, e

compiaceva

delle fucilazioni dei realisti

teneva in casa

statua della

libert guarnita di quattro bandiere repubblicane; unito col fratello

Michele, and in Ottaiano; seguit in tutte

le

spedizioni
i

il

supposto

generale Manthon; fu l'anima motrice di tutti

progetti ed opera-

zioni per promuovere il vantaggio dei ribelli ed annientare la memoria della monarchia (Sansone, Gli avvenimenti del 1799, p. 317). Il Colletta e altri lo accusano di essersi salvato col rivelare, insieme
col Basset,
il

tentativo di fuga dei prigionieri chiusi in Castelnuovo

nel settembre del 1799;

ma

dai documenti della Giunta di Stato non


il

risulta altro denunziatore che

Basset, e anzi
cit.,

il

Giordano sarebbe

stato lui tra

denunziati (Sansone, op.


si

pp. 185-86); e nel gennaio

dell'anno seguente

trova tra

condannati a morte, con sentenza

confermata dal re
la

(op. cit., pp. 316-20). gli fosse

Resta oscuro per quali ragioni


in quella del carcere;

condanna

di

morte

mutata

dal

quale uscito nel 1801 e recatosi in Francia insieme col fratello Michele, divenne ingegnere del catasto e mori nel 1835 du departement de l'Aube, come apprendiamo da tre
^^

geometre en chef

elogi funebri in

francese, che furono pubblicati in

commemorazione
1.

di lui, e nei quali

chiamato

Jourdan

essendosi con questa forma di

nome natura-

lizzato francese nel 1824. Cfr.


1

Amodeo-Crooe,

e.

G. Gentile, Dal Genovesi al Galluppi, Napoli, 1903, pp. 88-92.

V.

CARLO LAUBERG
^,

213

fatalismo, edita nel 1791


del Pluquet (1757).

che una traduzione dell'opera

Che
poletano
lo dice

egli fosse frate detto


si

da

tutti

e nel Diario na^,

afferma che era frate scolopio

il

Brusco
stu-

somasco, domiciliato nelle Scuole


^.

Pie alle Fosse

del

Grano

Lo

stesso

Brusco informa che aveva uno


il

dio privato nel Vico dei Giganti'*; e

Diario citato

ci ri-

parla della scuola di chimica e di matematica, tenuta in

comune da lui e dal Giordano ^. Questa scuola, frequentata dal Be Beo e da moltissimi giovani, produsse primi
i

giacobini di Napoli.

Secondo
Bel Re,

il

biografo d'Ignazio Ciaia,

il

Lauberg

fu dei

nunciato da quello stesso prete Patarini, che denunci


il

Be Beo,

il

Ciaia

^'.

Gli fu fatta

una perquisizione
egli riusci a na-

in casa, e furono portate via,


le

come

misteriosi documenti,

sue carte, piene di segni algebrici;


fuggire.

ma

scondersi, e poi a
e della

Al tempo della perquisizione


poesia a lui

fuga

si

riferisce la bella e affettuosa

diretta

da Ignazio Ciaia:

cessi ancor di

premere

Questo esecrato

suolo?....

Esarae del fatalismo o sia esposizione


i

e confutazione dei diversi sistemi

di Fatalismo che han divisi

Filosofi sidVorigine del


delle
I,

Mondo,

sulla natura

dell'Anima^ presso

std Principio

Azioni umane. In Napoli,

MDCCXCI,

Gennaro Giaccio: voi. dedicata da Carlo Laubberg sco M. Carafa.


2 3
^

pp. xvi-296, voi. II, 16-324. L'opera

{sic)

al

principe di Belvedere France-

Sotto

il

febbraio

'99.

Drusco, Anarchia popolare,

p.

45

n.

Vico dei Giganti, n. 11


1.

, si

dice nei documenti editi dal


nel

Mon-

TUORi,

e.

Il

Lauberg prese parte

1791 al concorso per la catte-

dra di

fisica

sperimentale nelTuniversit di Napoli, e nel 1792 a quello


29 ottobre.
e le sue poesie, p.

per la storia naturale.

Diario napoL, sotto

il

G. DEL Re. Ignazio Ciaia

10.

214

GIACOBINI NAPOLETANI PRIMA DEL 1799


:

nella quale lo esorta, premurosamente, a mettersi in salvo

Ah!
Eludi

pria che cada

il

fulmine

Sul capo a noi pi caro,


il

mostro

vigile,

Fuggi dal

lido avaro....

La poesia termina con queste

belle strofe:

Intanto, a pie dell'albero

Che un

piantammo insieme,
fidi,
io,

Dei nostri

l'anima

Vado ad empir

di

speme,
i

a scioglier vado

cantici

Sacri alla libert.


Ivi
ti

attendo, e prossima
bella aurora;

Ne

fia la

Ivi verrai: benefico

Steso avr

rami

allora,

allor l'intero popolo

All'ombra accoglier.

Assai avventurosa dovette essere la vita dell'esule Lauberg.

Aveva

svestito l'abito di frate, e


i

si

disse

anche che

avesse preso moglie. Non sappiamo


azione politica in quel periodo
l'intensit
;

particolari della sua

ma

possiamo immaginarne

dalla Fonseca a proun discorso che egli tenne nel '99. Il cittadino Laubert (ella dice) fece un discorso pieno di quell'amore della Libert e della Patria, che tutta l'Europa in lui riconosce, e di quell'esperienza, che la gran parte
scritte

da queste parole,

posito di

ch'egli ha avuto nelle altre rivoluzioni,


acquistare

gli

ha

fatto

Torn

a Napoli con l'esercito francese, vestendo la di-

visa militare;

ma
4.

in realt

(come abbiamo gi detto ed

Monitore, n.

V.

CARLO LAUBERG
^

215

attestato dal Diario napoletano

e dalle

memorie

del ge:

nerale Thibault), da farmacista in capo, dell'armata


ficio
Il

uf-

ben adatto all'antico professore di chimica.


Rossi,

non avendo tenuti presenti

il

Monitore napo-

letano e gli atti ufficiali della Repubblica, e affidandosi alle

espressioni spesso intralciate ed equivoche del D'Ayala,

caduto in qualche inesattezza


copri nel 1799.
visorio, istituito
Il

sull'ufficio

che

il

Lauberg

Lauberg

fu

dei venticinque del Prov-

con decreto dello Championnet del 4 pioal 15 aprile, ossia fino

voso (23 gennaio), e che dur fino


cutiva e legislativa.
il

a quando l'Abrial non gli sostitu le due Commissioni eseIl

Provvisorio elesse a suo presidente


ufficio

Lauberg, nel quale


il

sul finire

del

febbraio

gli

succedette
essere uno

Ciaia, senza che per

questo egli cessasse di

dei

componenti del

detto

governo, che anzi


^.

per qualche tempo ne fu segretario generale

Che destasse molti odi, vero; ed ecco alcuni brani di una cronaca contemporanea, che valgono per conferma: 18 marzo. Questa sera mi giunse notizia che sieno

stati tolti dal Provvisorio,

come

estorsori, cinque

rappre;

sentanti, cio Laubert, Riario,

Cestari,

Rotondo, Fasulo
.

mi par mille anni domani per appurarlo


ceria. Il 19

Era una

di-

marzo, parlandosi della probabile soppressione

di alcuni monasteri:

L'affare stato rimesso a quel bir-

bone

di

Laubert

Diario napoL, sotto la data del 2 febbraio.

Nella discussione sui feudi egli col Cestari sostenne


il

il

partito pi

radicale contro Mario Pagano, che sosteneva


Cronachetta, ras. Bibl. Naz., pi volte citata,

pi temperato. Nella
legge sotto
il

si

16 feb-

braio:

'

L'ex-principessa Belmonte fece gran strepito sopra


e,

il

punto

della feudalit,

volendo interloquirci

il

cittadino rappresentante Lau-

bert, lo fece star zitto


Cristo, ed ora

con

dirli:

Sta zitto tu, che hai corbellato


io

vuoi corbellare noi

ed

non parlo con

te,

che

sei

un

apostata,

ma

parlo con questi altri uomini probi

216
Il

GIACOBINI NAPOLETANI PRIMA DEL 1799

22 marzo:

La grande cabala

di taluni del Provvi-

sorio,

che vorrebbero erigersi


il

in despoti e

che ha per primo

mobile

celebre Carlo Laubert,


e

secondato da Bisceglie,

Rotondo, Paribelli

qualche

altro, bilanciata dal partito

dei buoni repubblicani, Mario Pagano, Ignazio Stile, For-

ges Davanzati. Questi


di l
tito

si

cooperano col Direttorio perch


stanno formando un par-

vengano

le disposizioni, e

di

guardia civica dei sentimenti medesimi per bilan.

ciare la potenza del partito d'opposizione

Le circostanze del suo arresto sono assai oscure. Il 13 Quest'oggi vi stata la grande notizia dell'araprile
:

resto del celebre rappresentante Laubert, che

si
si

dice consa di pre-

segnato vita per vita: sentiremo domani che


ciso
. Il

14 aprile, dopo aver dato notizia dell'abolizione

del Provvisorio:
ribelli e

Sono

stati esclusi

Fasulo, Rotondo, Paieri

Laubert per ora. Laubert usci


si

sera mede-

simo

non ancora

sa per ordine di chi fu arrestato. Si


si

dice che fu risoluzione dei patrioti:

dice pure
il

che sia
miglior

gi partito da Napoli. Costui veramente non era

soggetto del mondo. Basta dire che fu

ed ora soldato ammogliato

Il

18

monaco sacerdote, aprile: Per la mosi

zione fatta dal rappresentante Rossi (Busso)


esporsi a sindicato tutti quei del
lito,

ordinato

Governo Provvisorio aboquei che volessero


.

si

arrestato

il

passaporto a

uscire dal continente napoletano


il

Quel che certo,


da una parte, che
carattere

Lauberg and via da Napoli ^

Da
il

ci che precede par d'intendere,

Lauberg destasse opposizione


il

pel

suo

impe-

rioso e per la rigidezza e


dall'altra

radicalismo delle sue idee, e


lui

che sorgessero accuse contro di

di

altri

suoi compagni per dilapidazioni ed

estorsioni.

Tutti questi brani sono

tolti dal

Diario napoletano.

V.

CARLO LAUBERG
che
s'agitava

217
nell'interno del

Essendoci ignoto quel

Governo Provvisorio, non possiamo dire niente di particolare sul primo punto. Quanto al secondo, si trattava certamente di una calunnia, ch'era aiutata dalla cattiva impressione che destava in Napoli questo frate sfratato in divisa
militare.
Il

generale Thibault rende omaggio all'ingegno

e al carattere del

Lauberg:

non moins remarquahle


energie
et

(egli

dice)

jpai'

sa

capacit

que pour son

sa

vertu

stoiqiie

^
dei giornali napoletani d'allora,
il

E uno

Giornale Estem-

poraneo, nel suo numero

del 1. fiorile (20 aprile, n. 4),

non

poteva trattenersi dallo scherzare sulle stupide voci sorte


contro
il

Lauberg.

Il

cittadino

Laubert (diceva quel


mila ducati secondo

giornale) partito da Napoli, portando seco tra mobili e


stabili la

somma

di

duecento e pi

alcuni, e di quattro

milioni secondo altri, senza contare

un

servizio di tavola di oro massiccio,

un

altro di porcel-

lana, ed

un'immensa

quantit,

di gioie.

Gi

le

Gazzette

italiane sono

prevenute della strabocchevole fortuna del

fuggitivo
nalista)
il

ecc. ecc.

Ma come mai

(si

domandava
i

il

gior-

Laubert ha ammassato tante ricchezze? Non c'


che questa:
a sentir contare

altra

spiegazione

danari

dell'imposizione

militare, quelle cifre gli


al cervello
2.

debbono essere

rimaste attaccate

Della sua vita posteriore gli scrittori napoletani non di-

cono altro; e solo qualcuno afferma che morisse poco dopo,

combattendo
riprese
il

in

Vandea.

Ma

il

vero che dopo

il

'99 egli

suo ufficio di farmacista nell'esercito francese,

e nel 1808 fu

promosso farmacista capo

e segui in questa

Thibault, Meni.,

Il, 419.

Altre notizie sul Lauberg sulla rivoluzione di Napoli, e una

let-

tera di lui, sono ora in questo volume, nello scritto sulle Relazioni dei
patrioti napoletani col Direttorio e col Consolato.

218

GIACOBINI NAPOLETANI PRIMA DEL 1799

qualit la spedizione di Russia.

Membro

nel 1814 dell'Aclavori scienti-

cademia reale

di medicina, pubblic molti

fici, fu uno dei tre redattori dei Mmoires de medicine, pharmacie et chimique militaire, scrisse articoli per il Di-

ctionnaire des sciences mdicales, e

compose

il

Codex phar-

maceutique des hopitaux militaires. Interamente francesizzato,

mori a Parigi

il

novembre 1834, senza che pi


egli mori,

avesse, a quel che sembra, parte alcuna nelle agitazioni


politiche d'Italia.

Quando

uno scolaro
ai

di Nicola

Fergola (che, religiosissimo quale era e fedele


lo aborri

Borboni,

massimo scellerato ), diceva che per lettere giunte da Parigi aveva saputo le circostanze, le smanie ohim della morte sua ^ Insomma, se
qualcuno
si

sempre come

ricord di lui in Napoli, fu per esprimere l'oril

rore contro

frate sfratato, e per

immaginarlo, nel punto

della morte, in preda al

nero cherubino

VI

Andrea Vitaliani
Un'altra rivendicazione, iniziata dal Rossi, quella dell'orologiaio

Andrea

Vitaliani,

il

quale,

come tramatore
il

di

cospirazioni, prende posto subito dopo

Lauberg.
arresti
ai servigi del

Anche Andrea
del 1794, e fuggi

Vitaliani

ri usci

a scampare agli

da Napoli, recandosi
lo

go-

verno francese, che

nomin addetto

alla

legazione di

Genova. La parte ch'egli ebbe nella


della Liguria, nota^.

democratizzazione

Amodeo-Croce,
Botta, Storia
il

1.

e, pp. 253-4.
Italia,

d''

Hbro XI,

Franchetti, Storia d^ Italia

dopo

1789, p. 265.

VI.

ANDREA VITALIANI

219

Due

lettere di lui assai importanti si leggono nel libro

del Saint-Albin sul generale

Championnet:

libro poco noto

presso di noi, e in verit di quasi nessun valore,

ma

che

contiene in appendice documenti importanti K


lettere

Una

delle

un disegno

di

sollevazione della Sicilia, che fu

presentato personalmente dal Vitaliani al generale Joubert

a Milano nel novembre del 1798, quando


della guerra col re di Napoli.
Il

si

era in attesa

Vitaliani

proponeva due

modi
lari,

o impadronirsi della piazza di Messina,


ufficiali, e fare

guadagnando
popo-

alcuni

quindi seguire

le sollevazioni

ovvero promovere addirittura

le
il

sollevazioni in pi
Vitaliani di

punti dell'isola. Lo Joubert incaric

accom-

pagnare
lettera,

lo

Championnet

e l'armata francese.

Allo Championnet, per l'appunto, diretta la seconda

da Roma,
1798, che

in data del 29 frimaio, ossia del 19 di-

cembre
si

forniva notizie circa


in

le

persone di cui

poteva disporre

Genova per

le intelligenze

con

la Si-

cilia, e

comunicava osservazioni raccolte nel viaggio. Quanle lettere

tunque entrambe

siano firmate: Vitaliom

(sic),

non
e

dubbio che provengano dal nostro Andrea Vitaliani^.


Rossi dice che Andrea Vitaliani,
di governo, nella costituita

Il

uomo

di rivoluzione

non

repubblica del '99 non

Oltre

documenti gi
si

rilevati in nota alla

prefazione e a

p.

34

di questo volume,

vegga, a pp. 299-306 del libro del Saint-Albin,


la cour de

la Notice sur les dilapidations de

Naples depuis 1779 jusqu'


fece preparare
il

1798

(ch' certo tratto dal

documento che

governo

provvisorio); e a pp. 362-70 la lettera del

cittadino Grcy, rifugiato

napoletano.
2

proposito di storpiature, nel libro del Saint-Albin,

p. 106, si

legge:

La

cour de Naples avait pouss la rage jusqu' vouloir faire juger


les

dans

le

plus court dlai


^^

patriotes dtenus sous

le

noni de prisonniers d'tat


il

{vitigliani del re)....

Com' nata questa strana parentesi? Come

nome

dei fratelli Vitaliani e Del

Ee

diventato qui l'espressione

ita-

liana per dire

prigionieri di stato ?

220

GIACOBINI NAPOLETANI PRIMA DEL 1799

trov posto. Veramente, ebbe anch'egli la sua piccola parte


in

quella distribuzione di

uffici.

Appartenne
e dal

al

Comitato

di polizia della Municipalit Provvisoria; e

ho visto molte
capolazzaro

carte firmate

da

lui,

dal

Carlomagno

Avella (soprannominato Pagliuchella) ^

VII
I

FRATELLI PlGNATELLI

Il

Rossi dimostra che

due
i

fratelli,

fuggitivi e no-

bili

menzionati dal Colletta,

quali, allettati dalla im-

punit e dal silenzio promessi dall'editto del 1795, fecero


rivelazioni, e,

morendo
la

poi

sul
,

patibolo nel '99,

lava-

rono col sangue


Pignatelli
di

vergogna

furono Ferdinando e Mario


della cita-

Strongoli.

La copia manoscritta
il

zione ad convalidandum del 1797 conferma la dimostra-

zione del Rossi, e reca in una postilla


i

particolare, che

Pignatelli

avevano denunziato Giuseppe de Marco (nipote

del ministro Carlo de Marco), e che fuggirono,

come

si

disse,

portando con s trentamila ducati.


Scarse sono
le notizia sulla loro vita

posteriore fino alla


ret-

Repubblica; ed ceco quello che ho potuto raccogliere,


tificando in parte ci che stato scritto

da

altri.

Quando lo Championnet fu entrato in Napoli, nel suo primo rapporto al Direttorio, del 5 piovoso, scriveva: Je
vous prie d^adresser une
lettre

de fUcitatioi

aux

braves

Pignatelli^ originaires de Naples, cliaiids patriotes,

d'un cou-

rage tonte preuve. L'un d^eux, chef de lgion, s'est em-

par de Castelnuovo : son

frre, chef d'escadron, chargeant

Intorno

al Vitaliani, altre notizie in

questo volume, nello scritto

sulle Relazioni dei patrioti, ecc.

VII.

FRATELLI PlGNATELLl
chasseiirs^

221

la

tte

de

quelques

a pris quatre pices

de

canon

La

postilla di sopra
si

menzionata c'informa

infatti

che

a Napoli

disse che

due Pignatelli
soldati con

si

recarono a Bolo-

gna, dove divennero


tani
.

promessa di esser capi-

Nell'esercito

francese, e con lo Championnet, tor-

narono dunque a Napoli onorevolmente combattendo.


Il

loro fratello

terzogenito, Francesco, che ebbe gran


del 1798-9, cominci la sua carriera

parte nei

fatti militari

militare in Austria, e nel 1793 era sottotenente nei caval-

leggeri di Lipsia, nel 1794 tenente nel reggimento Lobkowitz. In questa qualit fece nel 1793-5 la

campagna

delle
di

Fiandre, e nel 1794 fu ferito

d'arma bianca all'azione


il

Grohdray.

Ma

nel 1795 lasci

servizio austriaco e
eserciti
i

non

sappiamo n quando n come entrasse negli


blicani di Francia:

repubperse-

sembra per
e

altro che fosse tra

guitati politici degli anni anteriori al '99 ^ Certo, nel 1798

era in

Roma

coi francesi;

il

25 febbraio

si

segnalava

nella repressione di
levati al grido di

una rivolta dei trasteverini, che s'erano Viva Maria ; onde i Consoli gli didi

ressero

una

lettera

ringraziamento

^.

egli scriveva articoli

militari sul Monitore di

tempo perso, Roma, trat^.

tando della formazione della Guardia Nazionale


le ostilit nel

Aperte

cito

novembre 1798 tra il re di Napoli e l'eserfrancese di Roma, il Pignatelli comand la legione


forte di circa mille uomini, dei quali

romana,

dugento

ri-

masero

in Castel Sant'Angelo.

E con

la

sua legione e con

due battaglioni

di polacchi battette l'ala sinistra dell'eser-

cito napoletano a Civita Castellana, sloggiando dal

bosco

Documento
N.

in Sansone, Gli avvenimenti politici del 1799, p. 359.

2 3

Monitore di Roma, n. IV, 3 marzo 1798, pp. 34-5.

XV,

11 aprile 1798, pp. 123-4.

222

GIACOBINI NAPOLETANI PRIMA DEL 1799


divisione del principe di Sassonia, che

di Falleri l'intera

fu ferito nella mischia.


II

comandante Pignatelli
il

(scrive

il

Monitore romano), preso

il

bosco, insegni
stare

nemico, che fuggiva nella pianura; e per acquisi

una bandiera

trov in mezzo a

un plotone

di napoletani,

de' quali

dopo averne

distesi alcuni sul suolo,

per meglio difen-

dersi fu obbligato a buttarsi gi da cavallo, e investito allora da

un

uffiziale

armato di baionetta in canna e da due


venuto

soldati, si

di-

fese dal

primo riparandosi
di baionetta
;

colla sciabola, che poi gli fu rotta


alle

da

un colpo
che

indi,

prese con un de' secondi


scia-

l'afferr pe' capelli, so

ne disfece tagliando ad esso colla


altri

bola rotta la gola, e fu liberato dagli

per opera d'un patriota,

seguito da alcuni legionari, che, uccisone

un

solo,

mise

tutti

ri-

manenti

alla fuga.

Caratteristica la nota che

accompagna questo

rac-

conto nel giornale:


Il

cittadino Pignatelli, tornato in

corso, ci abbracci, ci fece

militari si dei francesi

Roma, nel fine del mese deun rapido quadro delle principali azioni che dei napoletani, ci lod al maggior sebravura dei primi,
ci

gno r intrepidezza

e la

tess anche
le

dovuti

encomi della Legione


promise

e dei Patrioti

che presero

armi in difesa
pel Monialsi

della loro libert, ci stese finanche


tore,
tri

uno

due

articoli

di rivenire

il

di

appresso a distenderne alcuni


fatti

per descrivere in ispecie que'

d'arme, nei

quali

egli

era trovato presente (bench non l'abbiamo indi in poi pi veduto);

ma, parlando

di s (notate la

moderazione Repubblicana), non

ci

disse altro che egli era stato sempre allegro, sempre ben di
lute,

sa-

bench ne fosse partito alquanto indisposto,

sempre con-

tento. Egli

dunque, a nostro parere, o non napoletano... ^

N.

XXIX,

9 nevoso,
al

a.

VII, pp. 249-50. Vi

si

riferisce

anche

la

lettera diretta

Pignatelli dal cittadino Brmond, ministro della


il

guerra, marina ed affari esteri, da Perugia,


della

28 glaciale. Sull'azione
dice niVAperqu,

Legione Romana,

si

veda anche

ci ch'egli

pp. 21-4.

VII.

FRATELLI PIGNATELLI
cui
si

223

L'articolo

del

Pignatelli,

allude,

un esame

tecnico della

campagna
parole
:

dell'esercito

napoletano, che ter-

mina con

le

Un

superficialissimo colpo d'occhio

basta per far comprendere anche ai


plicazione degli errori del famoso
All'assalto di Napoli,
il

meno esercitati Mack ^

la

com-

Pignatelli fa incaricato dallo


;

Sant'Elmo con due battaglioni ed egli vi giunse attraverso le colline, dopo quattro ore di micidiale combattimento ^
di gettarsi in

Championnet

Proclamata

la repubblica, rest in Napoli, e nell'aprile

avrebbe dovuto comandare

la spedizione
la

nelle Calabrie;

ma,

per malattia o per altra cagione,


effetto^.
fii

sua partenza non


della

ebbe mai

Scampato

agli

eccidi

reazione,

contro di lui

pronunziata sentenza di bando nel gensedicente repubblica essere stato gra-

naio del 1800, per essere entrato in Napoli coi francesi e

nel corso

della

duato con

la carica di

generale di brigata e castellano del


le

castello dell'

Ovo, con aver comandato


le

truppe repubblireali .

cane in diverse spedizioni contro

armi

Fra
storlque

il

1800 e

il

1801 pubblicava a Berna

un Apergu

hi-

compUmentaire du mmoire du Gn. Bonnamy


e

ecc.,

ora diventato rarissimo, eh ' uno dei pi importanti opuscoli politici

militari di

quel periodo.
itallen.

Sul frontespizio

egli si dice:

General de brigade

Non mi

trat-

tengo sul resto della sua vita


nella

(sulla

parte da lui presa

campagna

del 1815, e poi nella rivoluzione del 1820),


il

e sui suoi scritti storici diretti contro

Colletta

^.

N. XXI, 27 glaciale.
Aperqu^ pp. 41-2.

Monitore napoL, n.
e

17,

17 germile,
II,

6 aprile. Gir. Cuoco, Saggio,

XXXIII,
*
'"'

Thibault, Mm.,
cit.,

459-60.

Sansone, op.

p. 359.

[U Apergu

del Pignatelli ora si legge, tradotto per

mia cura

e ac-

compagnato da una biografia


napoletana del 1799].

dell'autore,

neWAlbo

della rivoluzione

224

GIACOBINI NAPOLETANI PRIMA DEL 1799


al fratello

Tornando

Ferdinando,

il

D'Ayala dice che

nel 1799 fu capo battaglione della guardia civica, e combattette a Ponticelli,


tello,

dove ebbe forato da palle

il

man-

che pel tradimento di un cameriere form una delle


lui

prove contro di

Il

Rodino

lo

ricorda al Ponte della

Maddalena:

Scorsi tra molti feriti tornar dal

campo

alla

volta della capitale


lonnello di cavalleria

Ferdinando Strongoli Pignatelli, co

^ Anche di Mario

il

D'Ayala dice

che fu nominato con lode dal ministro della guerra Manthon in una sua relazione del 18 maggio.

noto che, imprigionati nel luglio '99 insieme col quarquest'ultimo fu graziato

togenito fratello Vincenzo, solo


della vita e sfrattato dal regno.

Ferdinando e Mario furono


il

decapitati al Largo del Mercato

30 settembre 1799.
il

due Strongoli

(dice

il

solito

Diario sotto

1.

ottobre)

ieri

andarono imperterriti

alla

morte

^.

Vili
Luigi de Medici

Il

Rossi,

combattendo una vecchia opinione, ha

reso,

pi che probabile, quasi certa, la partecipazione alla congiura del reggente della Vicaria e capo della polizia. Luigi

de Medici. Senza dubbio,

la partecipazione del
ai capi,

Medici doriusci-

veva essere nota a pochi,

che quasi

tutti

rono a fuggire, o a quelli che, imprigionati, ottennero promesse d'impunit, come il Giordano^, il Manna, il De
Falco.
I

pi dei patrioti restarono perplessi sull'azione di

Vite, p. 502.

Racconti, in Ardi. stor. nap., VI, 484-5.

3
^

[Notizie su questi tre fratelli Pignatelli, neVAlbo

cit.,
n.

note 6S-70].

Su Annibale Giordano,

si

veda sopra, pp. 211-2

vili.

LUIGI DE MEDICI

225

lui.

L'articolo

del Mattei ha

tono bene queste incertezze.

un brano in cui si rifletDopo aver accennato alla de-

nunzia dello Henzeler, continua:


Luigi de Medici ha sortito dalla natura tutti i doni per essere un grand'uomo o un gran scellerato; egli ad una figura piacevole, ad una grazia seducente, ad una ben affettata popolarit, accoppia vedute grandi ed ingegno sottile, bench non corredato di profondi studi. La patria avrebbe potuto sperare grandi vantaggi

da Medici, se
rone;

la
1

sua fanciullezza fosse stata affidata ad un Chivescovo ambizioso ne fu


di Torino, e
il

ma ohim un

direttore primiero.
in Francia,

Pass quindi nell'accademia


ritornato s'incarnino nella

dopo

donde

magistratura; giovine, pieno di fuoco,

di grazia, di eloquenza, di ambizione, egli

doveva certamente

ri-

splendere in mezzo

ai nostri

automi

togati. Costoro

non mancarono
tiro-

di farli la guerra, ch'egli

con coraggio sostenne, e dopo un


alla

cinio
la di

suprema Magistratura. Egli occupava carica di reggente della Gran Corte della Vicaria, vale a dire governatore di Napoli, quando fu a lui addossata l'inquisizione
ben lungo pervenne
al

contro alla Societ Patriotica Napoletana, pi conosciuta sotto

nome

di

Giacobini di Napoli
il

Medici da qualche giorno prima gi

conosceva

piano della societ, comunicatoli da un antico mas-

sone di sua aderenza, a cui Vincenzo

Manna

l'aveva

svelato.

qui bisogna osservare ch'egli n'ebbe notizia prima di ricever l'incarico della inquisizione, e
state le ragioni
il
:

non

l'accus. Tre
i

potrebbero esserne,
pii'i

o egli aspettava che

congiurati maturassero

colpo, ed allora sarebbe andato a prevenirlo, con


il

scoprirne ai

tiranni gli autori, per rendere pi rilevante

suo servizio in fasi

vor loro;

o,

sorpreso dall'audacia dell'impresa, non


le

era ancora

determinato a qual partito appigliarsi, giacch


gli

sue parole a chi


i

svel la congiura furono:


';

Non

avrei mai creduto che

na-

poletani fosser da tanto

o,

finalmente, perch egli era troppo

amcon-

bizioso per abbassarsi a diventare


colla solita

un

delatore. Incominci quindi

sua funesta attivit a porsi in


politica,

mano

le fila della

giura.

La grande operazione

che Medici volle allora im-

prendere, e che cred degna de' suoi subdoli talenti, fu quella di


allucinare su la sua condotta
i

patrioti,

lusingandoli ch'egli

ser-

226

GIACOBINI NAPOLETANI PRIMA DEL 1799


il

viva alla loro causa, nell'atto che con tutto

fervore di una in-

saziabile ambizione si prestava alle mire sanguinarie dei Despoti.

Dur
ciossi

l'illusione j3nch egli pratic le


il

sole prigionie;

ma

squar-

velo,

quando
il

si

viddero tre patrioti dannati alla morte.

L'accusa, che

Giordano port contro

il

Medici, parve

al Mattel, piuttosto

che affermazione di cosa vera, un atto

di

buona guerra:
Abbiamo
detto che

De Deo,
il

Galiani e Vitaliani furono le prime

vittime dell'ambizione di Medici, giacch quanti altri infelici non


lo

sarebbero stato, se

pi astuto de' congiurati non avesse


lui le stesse

ac-

cortamente rivolto contro di

armi sue? Annibale Gior:

dani accus Luigi de' Medici per capo della congiura


era stato allevato in casa Medici
e
;

Giordani

da qualche anno

egli era ospite

commensale

di

Luigi

Giordani era di gi convinto per uno dei


la

primi congiurati; quindi

sua accusa aveva qualche apparenza


il

di verit, e dall'altra parte

rimorso dei Tiranni autorizzava ogni


il

sospetto. Si vidde allora con sorpresa di Napoli arrestato

Reg-

gente della Gran Corte della Vicaria, e tradotto nel forte di Gaeta.
Molti scioccamente

han voluto condannare

la

condotta del Gior-

dani; noi all'incontro la troviamo laudabile in questa parte, ed

osserviamo che
tichi,

storici

sommi han commendato

coloro fra gli an-

che

si

sono similmente condotti. Cosi Tito Livio loda Teoil

doro di Siracusa,
vertasi la sua

quale, essendo del partito cartaginese, e sco-

congiura contro a Gironimo Tiranno, accus per

capo di quella Trasone, amico grande del principe, e del partito

romano. Tolto di mezzo Medici, ch'era funesto


per l'ambizione come per
i

a' Patrioti,

cosi

talenti.

Giordani colla veste di accu-

satore- cominci ad inviluppare in

maniera

le fila della

congiura,

ch'esse diventassero inestricabili.


i

Da questo tempo cominciarono

Tiranni a diffidare di tutti

Durante
tre notizie

la repubblica,

il

Medici rimase in Napoli. Ecco

che

lo

concernono: 18 marzo 1799:


22 marzo:

Si sente

che vi

sia

un

partito fatto dal cavalier de Medici per esafifari

ser posto alla testa degli

Medici

si

IX.

UN SONETTO DI M. PAGANO
di

227

dice monti la guardia da semplice soldato

truppa
si

ci-

vica

27 maggio
i

Nella Sala patriottica, quando

fece

mozione contro
se
si

tre rappresentanti

che poi rinunziarono,

di nuovo contro Luigi Medici, che non dover mai aver parte nella repubblica in qualunque carica, e si prese con ci di mira qualche soggetto del corpo esecutivo, che si accenn di favorirlo: forse

ne fece altra pure

disse di

si

parlava di Albanese, del cui glub

si

disse che Medici


gli altri glu-

fosse,
bisti,

mentre mandava
^

alla forca e

giudicava

con Annibale Giordano, suo grande amico commen

sale
Il

non

essere, nel '99, perseguitato dai repubblicani,

accolto

nelle

loro

file,

conferma quanto

fosse

giudicata
il

varia la sua azione precedente, e quanto dubbio


carattere.

suo

IX

Un sonetto
Anche Mario Pagano
Patriottica ;

di

Mario Pagano

fu tra

congiurati della

Societ

ma,

nonostante qualche sospetto, nessuna


di lui: tanto

prova fu addotta contro

che

egli

ottenne di

difendere gli accusati di quel processo, e qualche anno

dopo, ebbe la nomina di giudice del tribunale dell'Ammiragliato


2.

Fu
Il

poi

imprigionato

al

tempo

della

seconda
lu-

Giunta

di Stato, e,

con
si

gli altri accusati, liberato nel

glio 1798.

Pagano

rec allora a Roma.

Diario napoL, alle date.

Nel Diario napoL, sotto

il

29 ottobre 1799:
lo

Si disse che la re-

gina,

quando

egli

and a ringraziarla,

avesse anche avvertito di

quanto

di lui si era detto

228

GIACOBINI NAPOLETANI PRIMA DEL 1799

Nel Monitore di

Roma

dell' 8

settembre 1798

si

legge
prece-

un suo

sonetto, che

mi piace

togliere dall'oblio.

duto da queste parole:


Ecco un sonetto pieno
e di di libero entusiasmo, di

amor

patriotico,

vera lode per


il

la

classica terra

del Campidog^lio.

Autore

di

esso

chiarissimo cittadino Mario Pagano, noto abbastanza per

valor d'ingegno alla Repubblica delle lettere.

La

di lui

produzione

merita la pubblica luce per non essere una di quelle tante poesie,

che

si

van pubblicando malgrado

gli

uomini
i

e gli di.

Essa spira

per ogni parte l'amor della patria, e


fatto e virtuoso:

sentimenti di un

uom ben

Sonetto

Fia dunque ver, ch'io sono

al

Tebro in

riva,

E preme
E

il

piede quel terren beato.


l'invitto Cato,

Ove l'orme segn dove Tullio un

di tuonar s'udiva?

Per quel sentiero a trionfar sen giva


Il

duce vincitor su cocchio aurato!


il

Io miro

Campidoglio!

ivi

il

Senato

Sensi spieg di Libert nativa.

Dopo

mill'anni e mille, or qui pur riede

L'antica Libert: suolo immortale

Per questo nume,

sua diletta sede.

Me
E

fuggitivo dall'orror mortale

Di nuova Scizia accogli, abbi mia fede,


in luogo ognor t'avr di suol natale ^

X
L'opera dei Giacobini di Napoli

Quando

fu

proclamata

la

Repubblica,

Patrioti

na-

poletani avevano gi un passato da ricordare, e anche da

Monitore di Roma, n. LIX, 23 fruttifero, p. 556.

X.

l'opera dei giacobini di napoli


Lauberg, rispondendo
al discorso

229

celebrare.

Il

inaugurale

del generale Championnet, tenuto in S. Lorenzo, diceva:

Qual uomo, sensibile


poteva vedere
i

a'

mali che soffriva l'oltraggiata umanit,

grandi avvenimenti succedersi colla rapidit del

fulmine, senza sentirsi acceso da nobile emulazione, senza insor-

gere contro quegli stessi tiranni,


tere veniva

il

cui fantastico ed illusorio po-

atterrato e dal

coraggio

francese e dalla sublimit

dei principi repubblicani?


Molti napoletani, nudriti ne' severi studi dell'antichit, emula-

rono

le glorie della

gran nazione; ancor


;

essi concepirono

il

nobile

disegno

di abbattere la tirannia

ma

questa, atterrita dall'esempio,

e troppo vigilante in

un

piccolo Stato, impedi quella concentrari-

zione di lumi e di forze, che poteva solo produrre la bramata

generazione.

Una

parte di questi uomini sventurati cadde


prigioni e

tra' ferri

del Tiranno, e mostr tra gli orrori delle

della morte

quella fermezza, che fa impallidire


di satollare la

il

despota anche quando cerca

sua furente rabbia: un'altra parte meno infelice


patri lidi; l'Italia ha trovato tanti quanti napoletani ha raccolti nel tra'fasti della sua rigenerazione, l'ultimo
i

giunse ad abbandonare

piccoli vulcani

in

suo seno: n, luogo occuperanno


Il

figli del Sebeto.

Mattei, nel suo citato articolo,


le

pubblicato nel 1799,


le stolte

dopo avere ricordato


cuzioni,
la

paure dei sovrani,

persela

guerra disgraziata, l'anarchia di Napoli,

condotta variamente rovinosa del Vicario e degli

eletti,

conclude

L'anarchia
distrutta dalle

ci

avrebbe condotti

alla

tomba

se

non fosse

stata

armi francesi, chiamate dai bravi nostri Patrioti


Questa in
ristretto fu la
i

ed unite con essi; e fu questa l'ultima e pi gloriosa impresa


dalla

Societ patriotica napoletana

nostra cong-iura, della quale volendone narrare tutti

dettagli, se

ne potrebbe formare un voluminoso racconto. La


tica

Societ patrio-

napoletana

rest per due anni involta nelle tenebre.

soluzione di voler dar


era preparata, obblig

un passo
i

decisivo, al quale la Nazione


il

La rinon
nu-

capi della congiura ad accrescere

230

GIACOBINI NAPOLETANI PRIMA DEL 1799

mero

dei congiurati; quindi se ne

ammisero degli indegni, ed


delle

il

secreto fu comunicato a persone, che a fronte

torture

non
;

ebbero
se

la forza di

mantenerlo. Cosi

Tiranni seppero alcuna cosa


il

mai volgeran

gli occhi

su questo foglio, sapranno

resto.

Per

questa congiura molti individui han sofferto, alcuni han perduta


la vita;
lei
il

ma

bisogna per convenire che la patria e

l'Italia
I

debbe a

vedersi ora sgombera dalle tiare e dai scettri.

giacobini

Napoli furono i primi che diedero il grido all'Italia sonnacchiosa; quando altri appena ardiva pensare, quando pareva ancor dubbia la sorte della Francia medesima, essi, giovani, inesperti, privi di mezzi, ma pieni di entusiasmo per la libert, d'odio per la tirannia, tentarono un'impresa difficile, vasta, perigliosa, che, se non fosse andata a vuoto, gli avrebbe resi imdi

mortali, e felice l'Italia.


smarriti da tanti

Gl'Italiani si svegliarono dal letargo,


1

riconobbero ch'essi eran uomini, e desiderarono riacquistarne


dritti,
secoli....

Questo giudizio, scritto da un uomo che pochi mesi dopo moriva per la libert, pu diventare anche il giudizio

della storia.

NEL FURORE DELLA REAZIONE


(Dalle memorie di un milite della guardia civica

della repubblica napoletana)

V^uel che accadde

in

Napoli, all'entrata delle masse

sanfedistiche del Ruffo, per effetto dello sfrenamento della


plebe, noto non solamente dalle

narrazioni sommarie e

serrate degli storici e dalle slegate annotazioni dei cronisti,

ma

anche dai racconti

di alcuni di coloro
:

che ne furono
di-

spettatori e vittime insieme

Guglielmo Pepe, che ne

scorre nel capitolo sesto delle sue Memorie, Gaetano Ro-

dino nei Racconti

storici,

Nicasio de Mase in un

poema

autobiografico ^ Eppure da nessuna di codeste

scritture

ho ricevuto una cosi forte impressione e una cosi lucida


visione di quelle terribili giornate di giugno '99,

come

dal

manoscritto che

il

signor Giuseppe de Lorenzo ha inviato,

per la ricorrenza del centenario, alla nostra Societ storica,

contenente

le

memorie

del suo avo dello stesso

nome,

che fu durante

la

repubblica milite della guardia civica,

nella reazione prigioniero politico e poi esule, e nel 1800


milite della Legione italica, insieme con tanti altri di quegli
esuli e fuggiaschi della

Repubblica napoletana.

I Racconti del

Rodino

si

leggono n^WArch.

stor.

napoL, voi. IV:

del

poema

II

Nicasio

dette ampia notizia V. Spixazzola, Gli avveni-

menti del 1799 in Napoli (estr. dalla rivista

Napoli nobilissima, Vili,

234

NEL FURORE DELLA REAZIONE

Il De Lorenzo non verseggia come il De Mase, n adopera tono solenne o enfatico come il Pepe e il Rodino, che erano stati entrambi cospiratori e ardenti repubblicani
;

non scrive tra la ressa degli avvenimenti, come i cronisti, n, come il Pepe e il Rodino, a troppa distanza di tempo; non ha intenti letterari o politici, ma raccoglie quelle memorie per s stesso e per
cose,
la

sua famiglia. La sua quasi


bens alla superfcie delle
rifletterle

passivit politica lo mantiene

ma

insieme

gli

rende possibile di

come

in

limpidissimo specchio.
Specchio, che per altro un'anima, la quale attrae la

simpatia del lettore per


e della prudenza.
gli fa

le doti

dominanti della rettitudine


naturale

La sua prudenza
al

acume, che

ponderare

pericoli e le difficolt, e appigliarsi volta

per volta al meglio, o

meno

peggio.

La

rettitudine ha

un

saldo fondamento nella tradizione dell'onesta famiglia bor-

ghese da cui usciva, e nella rigorosa e religiosa educazione,


ricevuta specialmente per cura della madre, che volle che
egli diventasse

buon cittadino ed

utile alla patria, e della

quale, mortagli nei primi mesi della Repubblica, parla sem-

pre con grandissima tenerezza. Ecco come ne ricorda


ultimi istanti
:

gli

Alle ore otto d' Italia del venerd io


il

mi

ac-

costai al suo letto per verificare

suo stato, ed in

effetti
:

viddi che gi la favella le mancava, e le dissi


'

piangendo
!

io vi perdo, e vi perdo per sempre chi sa che mie mancanze non accelerino il tempo della vostra vita. Perdonatemi, vi priego, perdonatemi '. Ella mi guard, e come pot mi rispose: Figlio mio Giuseppe, io moro per-

Cara madre,

le

'

ch Iddio cosi vuole, e mi son gi uniformata ai suoi divini voleri.

Ama

tuo fratello Giovanni, rispetta tuo padre


'.

ed abbi sempre Iddio presente

Ella mori circa le ore


.

quindici e mezzo del 27 marzo, giorno di venerd

Gli

ammonimenti e i presentimenti materni gli tornano alla memoria nei momenti pi gravi della sua vita, suscitando

NEL FURORE DELLA REAZIONE


in lui rimorsi e porgendogli insieme
nire.

235

una guida per l'avvelo

bordo del bastimento napoletano, che

porta lungi
in

dalla patria,

rimane

triste e

pensoso

Io

mi riconcentrai

me
le

stesso e cominciai a fare delle serie riflessioni su quello


fatto, e sulla giustizia

che avevo
tutti

divina che castigava in

me

passate colpe con


i

un

esilio dalla

mia

patria. In quel

punto

buoni consigli dei miei genitori, e principalmente

della defunta

mia cara madre


le

nelle diverse circostanze, le


al Cielo

sue lagrime e

sue preghiere

per me, mi

si

pre-

sentarono vivamente avanti

gli occhi, e la

mia coscienza,

che non era indurita, mi rimproverava di aver qualche


volta disprezzato
i

loro salutari avvisi e di essermi forse


i

allontanato da' miei doveri verso

miei genitori
alla quale

tor-

menti, che gli sono


fatto

inflitti

da gente

non aveva
parole di
qualsiasi

male alcuno, non

gli

chiamano
dovere

sul labbro

odio e d'imprecazione; e quanto


beneficio ricevuto e sente
il

memore

di

di ricambiarlo, tanto ,

senza affettazione, nobile nel dimenticar le ingiurie: onde,


p.
e., di

colui che lo addit ai lazzari sanfedisti, e lo fece

arrestare mentre passava per via in cerca di rifugio, scrive:

Io conosco e so chi ordin

il
il

mio arresto
suo

ma

non sono

vendicativo a segno di fidare

nome

alla carta .

sa
in

anche essere giusto


essi

coi suoi persecutori,

quando scorge

un lampo

di giustizia o di piet.

Probo, zelante, scru-

poloso impiegato, poco atto a guardare di l dal suo compito di ufficio, se

non era

di

coloro che

promovono una
avviata ed

rivoluzione, e anzi vi fu trascinato ripugnante e timoroso,


di quegli altri che,
essi vi

una volta che

la cosa

son dentro,

la

servono con fedelt, dignit e corag;

gio. Perfino coraggio

talch a suo padre che, scorgendo


lo

prossima

la

caduta della repubblica,

esortava a dimettrovarsi in

tersi e a ritirarsi in

campagna per non

alla inevitabile catastrofe, egli resiste,


gli

mezzo sentendo che non

conveniva

di restar imperfetta

una scena, nella quale

236

NEL FURORE DELLA REAZIONE


fin

aveva figurato

dal suo cominciamento


siffatti,

Come non aver


la

simpatia per uomini

che sostengono

compagine

sociale, sottomessa dagli eroi a gloriose

ma

perigliose ope-

razioni di elevamento, e dalla canaglia a continui tentativi


di

disgregamento?

Ma

tempo

di

dire

qualcosa in particolare della sua

vita e del racconto che egli ci


della sanguinaria reazione.
poli
Il

ha lasciato dei

feroci giorni in

De Lorenzo era nato


il

Na-

da Alessandro e Nunzia Cozzenti


fin

17 agosto 1778, ed

era stato sottoposto

da fanciullo a una educazione da


latina,

impiegato.

Dapprima studi lingua


,

aritmetica e

carattere

cio calligrafia, sotto

don Giuseppe Fisca;

riello,

maestro delle pubbliche scuole di San Ferdinando

e fece presso di lui

gran

profitto,
si

formandosi una

bella

mano

di scrittura : abilit di cui


la

tenne sempre molto,

ma
al

che fu pure

prima origine

di tutte le sue disgrazie,

come
studi:

diremo. Nel 1790, a dodici anni, entr soprannumerario

banco del Salvatore, senza per altro trascurare


tanto che nel 1792 era gi

gli

provettissimo in umanit su-

periore

e sua

madre
il

volle che studiasse altres rettorica


collegio di

nelle pubbliche scuole gratuite del

San Tomla

maso d'Aquino;

che non potendo conciliare con

sua

assistenza

al

banco, preg un Molina, suo compare, d'in.

segnargli r
generali,
faele
si

arte del persuadere

Compiuti questi studi


della

dedic tutto alla contabilit presso don Rafdella

Schiano, uffiziale
il

contadoria (tesoreria)

marina,
gli

quale dopo ventitr mesi dichiar di non aver-

altro

da insegnare. Nel 1795, vedendo


di

suoi genitori
lo

che

l'ufficio

soprannumerario

al

banco

teneva oc-

cupato solo nelle ore della mattina, e temendo che con


l'ozio potesse

prendere cattiva piega, vollero che acqui

stasse qualche cognizione della

scrittura baronale di stile


,

doppio, tanto ricercata a quei tempi

per poter avere

adito in qualche ragioneria o amministrazione di case feu-

NEL FURORE DELLA REAZIONE


dali
;

237

come

infatti, nel sguito, fu

addetto per oltre due anni


costui raIl

nella computisteria del duca di Corigliano, dal

zionale don Giovanni Gallo, del quale

si

loda molto.

suo

amor proprio era


dal suo racconto),

riposto tutto nella sua abilit e impec-

cabilit di contabile, e gli gioisce l'animo

(come

si

vede

quando
il

suoi superiori della repubbli-

cana guardia civica o


borboniche
di

capocarceriere delle sue prigioni


di mostrarla, incaricandolo

gli
il

danno occasione
dettaglio

portare

deiramministrazione, e di redi-

gere

pie di lista

e
il

stati di militi o di carcerati.

Coglieva nel 1798

frutto delle

sue lunghe fatiche e

dei suoi otto anni di servizio gratuito col diventare


prietario
tore,

pro-

ossia impiegato di ruolo del

banco del Salva-

con

sei ducati al

mese, aumentati poi a dieci, e con

r incarico

della scritturazione del giornale di cassa,

quando
obbligo
ci-

la rivoluzione e la

proclamata repubblica

gli fecero

di ascriversi, per conservare

l'impiego, nella guardia

vica;

il

che esegui, dopo essersi consigliato coi suoi geni-

tori, nella compagnia del Serra di Cassano. E trovandosi un giorno al posto di San Tommaso d'Aquino, dragonando da caporale *, e avendo a fianco, nel fare il suo rap-

porto,

il

cittadino capolegione Carlo Muscari (calabrese di


la

Santa Eufemia, che, per


vedere
la bella

parte efficace presa nelle

fa-

zioni militari della repubblica, fu poi impiccato), questi, nel


calligrafia

del giovane caporale, gli pro-

pose di toglierlo con s come segretario della legione. Per


tale

ragione

il

De Lorenzo

fu dispensato

dal servizio al
al

banco; ed
8^

attese,

durante la Repubblica,

contento della Provvidenza, altro

nuovo ufficio, non procurando che


.

acquistarsi la benevolenza dei suoi superiori


Il

13 giugno la sua legione fu


di

inviata al ponte della

Maddalena, con quel tanto

guardia nazionale che aveva

ubbidito al segnale dato dal forte di Sant'Elmo; e col egli


assistette ai vani sforzi del Wirtz, coadiuvato dal

marchese

238
di

NEL FURORE DELLA REAZIONE


e dal

Montrone

duca

di

scarsa truppa di linea e di


e

San Pietro di Maio, a capo di una parte della legione calabra


milizie

mal secondato dalla cavalleria. Dopo avere contrastato


il

ostinatamente

terreno,

le

repubblicane, soversi

chiate dalla cavalleria e artiglieria del Ruffo,

ritrassero

verso
si

il

castello del

Carmine, nel quale una parte di esse

gett,

in

mentre l'altra si disperse. Il De Lorenzo, rimasto compagnia di un commilitone e amico, Gennaro Grasso,
il

pass per casa sua, riabbracci

padre, svesti l'uniforme,

e pens di riunirsi ai repubblicani chiusi in Castelnuovo,

per seguire la sorte comune.

Ma

si

lasci poi persuadere

dall'amico a ritirarsi invece nel quartiere della guardia


a Monteoliveto
;

dove ritrovarono una compagnia intera,

rinforzata da molti altri civici, che avevano avutolo stesso


pensiero. Nel
quartiere,
si
i

due giovani, stanchissimi per

l'azione del giorno,

gettarono sul tavolone del corpo di

guardia, e

si

addormentarono.
tre ore,

Dormivano appena da
da gridi
l'occhio
di loro si

quando furono
pi.

svegliati

di
i

Viva

il

re! . E, balzati in piedi, cercando con

compagni, non ne videro


fanciulli, di

alcuno;

ma

contro

avanzava invece un torrente

di plebe, di briganti,

di donne, di

gente armata, che emettevano


frate laico, che

quel grido. Si rifugiarono allora nell'interno del convento


di Monteoliveto, accolti

da un

il

Grasso

conosceva, nella sua cella, dove rimasero nascosti tutta


la notte. Il
li

povero frate all'alba tagli loro


abiti

le

barbette,

vesti con

monacali e mise a ciascuno dei due un

salmario in mano; sicch, quando la plebe entr nel con-

vento per saccheggiare e penetr nella cella del


credette monaci, e anzi un lazzarone, osservando
il

frate,

li

compa-

gno del De Lorenzo pallido in volto, gli domand compassionevolmente se era ammalato. Ma ben li ravvis il capo della masnada, un tal Tommaso, gi parrucchiere di famiglia del De Lorenzo e licenziato al tempo della repubblica,

NEL FURORE DELLA REAZIONE


perch
si

239

era scontenti del suo servizio e d'altra parte la

moda

dei capelli tagliati aveva resa quasi superflua l'opera

del parrucchiere; del quale licenziamento colui era rimasto assai stizzito. Il

De Lorenzo, a

quell'incontro,

si

tenne

perso;
fissato
la

ma

il

capolazzaro, dopo averlo per qualche minuto


:

con cera brusca, quasi per dirgli


,

Da me dipende

tua vita

e minacciatolo col capo e con gli occhi, ald'

fine,

con un atto

impazienza, come se fosse contro sua


costretto

volont, dall'antica dimestichezza

a rispettarlo,

batt forte col calcio del fucile a terra, e parti ordinando


alla

turba di seguirlo.
pericolo,
i

Sfuggiti al primo
di

due amici, per evitarne

nuovi
;

a s stessi e al

loro

ospite, uscirono dal


citt,

mona-

stero

trovarono in mezzo alla

percorsa tutta da

stuoli di

briganti e lazzaroni, che saccheggiavano le case


tali,

dei giacobini o voluti

ne arrestavano gl'inquilini,
in processione

li

ferivano,

li

ammazzavano, portavano
ignudo;
e,

donne
recise.

e fanciulle

dovunque,

agli angoli delle strade,

mucchi

di

cadaveri, di teste e di altre

membra
uno

Inorriditi, si risolsero a cercare rifugio presso

zio del

De Lorenzo, monaco
mo,

della Croce, nel convento di

San Nivolle

cola Tolentino, sottoposto e prossimo al castello di Sant'Ele vi arrivarono a mezzogiorno;

ma

lo zio

non

li

accogliere, col pretesto che ci era proibito dalla regola del

convento. In cambio somministr loro rimproveri e sarcasmi, dicendo, tra l'altro, al nipote:

Credevi tu forse che

Ferdinando IV, perdendo


zoletto,

il

regno, avesse perduto un fazgli

che non avrebbe cercato di recuperarlo? o che


i

sarebbero mancati
blicani?
.

mezzi

di strapparlo ai valorosi repub-

Non

riusci meglio

un tentativo

dello stesso genere, che,

riattraversando la citt tra insulti e motti e sospetti, essi


fecero presso

un

altro

monaco, prozio del De Lorenzo,

il

quale abitava alla porta piccola di San Lorenzo, e che, in-

240
sensibile

NEL FURORE DELLA REAZIONE

non meno del primo alle loro persuasioni e prenon volle accoglierli in casa per paura di compromettersi. In questa nuova peregrinazione passarono per la terribile piazza del Mercatello, dove l' immensa folla li coghiere,
strinse a fermarsi e guardare. L'albero della libert, che

sorgeva in mezzo a quella piazza, era stato spiantato e


atterrato dai calabresi e dai lazzari, molti dei quali a di-

spregio vi facevano sopra e intorno


alla

loro

atti

necessari,

presenza di gran numero di donne, che assistevano allo

spettacolo. Altri
prigionieri,

conducevano a piede dell'albero


al

frotte di

come bovi

macello, e
li

li

fucilavano alla pegle teste

gio; e morti o semivivi

decapitavano, e

mette-

vano sopra lunghe aste o

le

adoperavano per divertimento,


I

rotolandole per terra a guisa di palle.

due

si

sottrassero

a questa vista orribile, entrando per port'Alba;

ma

dove-

rono arrestarsi di nuovo presso


a Maiella, contro
il

il

convento di San Pietro

quale

calabresi dirigevano

un vivo

fuoco, asserendo che vi fossero rinchiusi alcuni giacobini.

Una buona donna, moglie


bottega,

di
;

un

sarto,

li

accolse nella sua


uscita a

credendoli

monaci

senonch, essendo

esplorare la strada, ritorn tutta tremante, minacciata per

avere

accolto

due monaci

giacobini.

Quasi
e
il

nell'istesso

istante, la bottega fu invasa


li

da armati

capo di costoro
le loro carte.

sottomise a un interrogatorio e volle vedere


il

Per fortuna,

sangue freddo del De Lorenzo, che fu pronto

a buttar via nascostamente gli orecchini che aveva nel portafoglio e a mostrare le

immagini

di santi di cui esso era

pieno (messevi dalla madre, poco prima di morire), valse


a persuadere quel masnadiere, che
li

lasci

andare, non

senza aver loro offerto la sua assistenza in cambio di una

mancia.

Ma

il

De Lorenzo,

tuttoch avesse in tasca dieci


di svetratte-

piastre, si

guard bene dal dargli nulla, per timore


marmaglia, ed essere

gliare la cupidigia di quella

nuto in arresto.

NEL FURORE DELLA REAZIONE


Fallito
il

241

duplice tentativo presso


il

gli zii,

che non cessava di rimproverare


provvido consiglio onde
lo

il De Lorenzo, compagno per l'im-

aveva

distolto dal rinchiudersi

in Castelnuovo, deliber di fare

tutto

il

possibile

per pe-

netrare in quel castello e manifest questa sua ferma volont all'altro, che pur volle seguirlo; e cosi entrambi
si

avviarono per Forcella verso Monteoliveto per raggiungere


il

castello. Assisterono

per via

alle

solite tristi scene: in

piazza Trinit Maggiore videro massacrare a colpi di fu-

un Giuseppe Merande, parente del Grasso, un povero galantuomo demente, che, quantunque udisse
cili

e baionette

gridi di
la

Viva

il

re ,

si

era ostinato a uscire di casa


stessa piazza,
evi-

con

coccarda francese

al cappello. Sulla

calabresi e briganti
tarli,
i

mangiavano sopra cadaveri. Per

due amici tornarono indietro, girando pel pallonetto


la chiesa
la

di
di

Santa Chiara, e giunsero senza incidenti presso Santa Maria


dalla gente
in

Nuova, dove, non appena giunti, furono


armi che guardava
tale,

arrestati

la casa

del

presidente Molinari.

Un

che

li

aveva

scorti dal bal-

cone e riconosciuti per

ufficiali della

guardia civica, aveva

dato l'ordine dell'arresto.

tra

S'impegn allora un duello tra l'astuzia eia violenza, il De Lorenzo e i manigoldi che lo avevano afferrato

e lo trascinavano insieme col


assai
gli

compagno

e qui

sembra che
,

giovasse queir

arte del persuadere

che egli

aveva appresa dal compare Molina. Anzi, tante buone e


calme parole seppe usare, tanti
atti di

sospiri
al

emettere e tanti

rassegnazione dimostrare

divino volere, che per

un momento
degli armati

quelli entrarono nella piena


fratelli laici di

credenza di avere
il

innanzi due poveri


li

Monteoliveto; e
il

capo

rilasci,

esclamando che

signore che aveva


fatti

dato l'indicazione o era matto o s'era sbagliato. Ma,

appena cento

passi,

si

sentirono richiamati e rincorsi, perrisoluta-

ch quel medesimo signore aveva riconfermato

le

242

NEL FURORE DELLA REAZIONE


assai bene, e che essi erano finti
Il

mente che li conosceva monaci e veri giacobini.


che questa volta
il

De Lorenzo non perdette nean;

sangue freddo

si

volse pacatamente al

richiamo, and spontaneamente verso gl'insecutori, e persistette nell'asserire la qualit di

monaco sua
egli

e del

compa-

gno.
vi

Non

ci

credete? Ebbene, portateci dal signore che


stesso

ha dato
Il

l'ordine, e riconoscer

l'errore .

signore ha detto che non vi vuol vedere;


al

ma

noi vi

porteremo

ponte della Maddalena dal cardinale, che, se

non
stri

vi ritrover monaci, vi

compagni
pronti
.

nell'altro
cosi,

mo
li

mander a raggiungere 1 vo. Andiamo dunque, siacircondati da una turba di popolo che

mondo

insultava, s'avviarono all'accampamento del cardinale.

Per
renzo e

la
i

lunga strada, continu


la qualit di
le
;

il

dialogo tra

il

De Lo-

suoi accompagnatori, l'uno

perturbabilmente
sima, che

sempre asserendo immonaco, gli altri contestan

dola e dipingendo con


li

parole e con gli atti la fine pros

attendeva

un

camiciotto

(ossia soldato del

disciolto esercito

regio),

che capitanava quella masnada, Ai quali


sim-

con una lunga scimitarra che aveva sempre nuda nelle


mani, prendeva
bolici si
la

misura dei loro

colli.

atti

aggiungevano

quelli reali, insulti, sputi in faccia,

percosse;

presso Borgo Loreto un lazzarone, fattosi per


i

forza largo tra

masnadieri, dette

tal

pizzico alla gola del

De Lorenzo, torcendola per ben


i

tre volte,
si

che egli (quasi

risentendolo dopo tanti anni) dice che

senti tirare tutti

nervi della fronte e degli occhi e rimase per otto giorni


la testa

con

indolenzita, da

non poterla reggere

diritta.

Ma, nel restante del percorso, fu in certo modo tutelato,


perch fece scivolare otto piastre nelle mani di un lazzaro

che

gli

era a fianco, e che divenne da quel

momento

il

suo

protettore.

Al ponte della Maddalena, grande ammazzamento


loro che erano

di co-

condotti al cardinale; non

solo

uomini e

NEL FURORE DELLA REAZIONE


adulti,

243

ma
i

donne, fanciulle, vecchi, ragazzi; e presso quella


quella carne da macello, due carri fermi a
ri-

folla, i^resso

ceverne

corpi, che erano gettati

immediatamente

in

mare,

quasi tutti semivivi.


volle strappare
i

subito una frotta di gente armata


altri,

due nuovi venuti dalle mani degli

per far loro la festa;

ma

gli

accompagnatori insistevano
rissa

per condurli

al cardinale,

donde nacque una

tra le

due

parti,

fortunatamente sedata per l'intervento di un


alle

ufficiale

calabrese, che
di

preghiere del De Lorenzo, e

pur dichiarando
snade che se
Il

non crederli monaci, accondiscese a

condurli alla presenza del cardinale, seguito dalle due mali

contendevano.

cardinal Ruffo era un mezzo tiro di fucile distante,


ufficiali e

circondato da molti

da tutto

il

suo stato mag-

giore, che gli faceva corona. L'ufifiziale calabrese gli pre-

sent

due

dirigendosi al

voi? siete

sommariamente del caso. Ed egli, De Lorenzo, domand Ebbene, chi siete monaci veramente? . Il De Lorenzo prese a rie l'inform
:

spondere con tanto calore, avanzandosi, che


credendolo un disperato
dette con
le

il

cardinale,

temendo

di un'aggressione, gli

due mani un doppio pugno nel


Allontanati, e poi

petto, di-

cendogli:

parla!

Al che, retroceformatisi gli ufripet:

dendo
ficiali

di dieci

palmi

il

cardinale e
i

lui, e

in doppia linea tra

due,

il

Ruffo

Parla

ora

il

De Lorenzo:

Eminentissimo, noi non siamo

monaci, questa
permette,
le dir

la verit;

ma

se Vostra

Eminenza me

lo

che, obbligati

ambedue

dai repubblicani

a far la guardia civica, ci trovavamo di guardia al quartiere di Monteoliveto, allorch vittoriose

sono entrate que-

sta mattina le
tati
i

armi del nostro

re.

Noi abbiamo subito but;

nostri fucili e le nostre uniformi per ritirarci a casa


noi, per seguire la

ma, disgraziatamente per

moda

ci

tro-

vavamo

co' capelli tagliati.

Come

uscire

dunque da Monil

teoliveto e sottrarci al furore del

popolo,

quale massa-

244

NEL FURORE DELLA REAZIONE

era tutti coloro che non hanno capelli, credendoli giacobini?


Ci

siamo

vestiti

da monaci e tornavamo a casa,

allor-

quando siamo
siamo

stati arrestati, e

menati ad esser

fucilati al

ponte, se quel Dio che protegge l'innocenza e sa quanto


fedeli sudditi di
il

Sua Maest, non

ci

avesse protetti

queste parole

cardinale, volgendosi alla gente armata,


altro

disse:

Ebbene, non vi

che questo? perch

li

avete arrestati?. Risposero coloro, insistendo che

si trat-

tava d due perfidi giacobini; e


contrasto tra
il

si

ebbe un principio

di

cardinale, che era disposto a lasciarli an-

dare

liberi, e gli
il

accompagnatori, che

li

volevano fucilare;

sicch

Ruffo, conoscendo la sorte che sarebbe toccata ai


se
li

due prigionieri
fini col

avesse messi in libert, per salvarli


:

dire ai suoi ufficiali


gli altri .

Riponeteli nello stesso luogo

dove sono

E
il

qui

si

riprodusse nella realt una scena dantesca di

Malebolge.

Non

da esprimersi (scrive

il

De Lorenzo)
altri, si

furore in cui diede quella canaglia per aver perduta la


il

preda dalle loro mani;

camiciotto, fra gli

more ci

deva
delle

le

dita,

unitamente a quel lazzarone che


il

in grazia
;

mie piastre mi aveva protetto contro


'

popolo

dicevano:

Ah, cani! se sapevamo che non eravate monaci, vi avremmo fatti a pezzi! '. Ma noi non dovevamo pi
di essi... .
Il

temere

De Lorenzo
si

si

sentiva ormai alquanto

rassicurato, perch

vedeva

in potere della giustizia,

qualunque
in

fosse

e col

compagno

fu condotto

un deposito provvisorio
luogo detto

di prigionieri,

che

si

dapprima and ra-

pidamente riempiendo, e
al

di l trasferito,

dopo alcune ore,

Due

Palazzi, sulla via di Portici, nel cortile

di

un palazzo

disabitato.

La
di

scorta, che

accompagn
il

la

colonna di prigionieri, era

capitanata da un prete calabrese, vestito di corto, armato

due

pistole e di spada,
li

quale

si

diverti a far loro crefucilati,

dere che

menava

al

luogo dove dovevano essere

NEL FURORE DELLA REAZIONE

245

e a ogni quaranta passi faceva fermare la colonna, fingendo

che

si

era giunti al posto designato, e poi la rimetteva in


di scegliere

marcia col pretesto

luogo meglio adatto. Al

De

Lorenzo accadde

altresi la disgrazia di rivolgere


;

ingenua-

mente

la

parola a quel terribile prete

e,

avvezzo come era


col

stato per parecchi mesi a

chiamare chiunque
Ci...

nome

di

cittadino

cominci:

ma

si

corresse subito:

Amico, per

dogli

carit, diteci dove andiamo . E il prete, danun solennissimo ceffone: Ah scellerato! come hai il

coraggio d chiamarmi amico? Io sono tuo nemico, e per


assicurartene sappi che vi portiamo a fucilare ;
e,

aggiun-

gendo una parolaccia, gli tir un colpo di daga dietro le reni, che il De Lorenzo fu lesto a scansare, ricevendone
solo
al

una leggiera

ferita.

Per buona

sorte, l'ufficiale regio

quale furono

affidati
;

nel nuovo luogo

di deposito, si

mofa-

str assai

umano
il

e ai ringraziamenti rispose

che non

ceva altro che

suo dovere, e quello stesso che aveva de-

siderato per s medesimo, alcuni mesi prima,


stato arrestato dai repubblicani.

quando era

Passer rapidamente su tutte

le

sue posteriori peregri-

nazioni di prigione in prigione, dal deposito di Portici ai


Granili, dai Granili alla corvetta Stabia, di l alle carceri
di

Santa Maria Apparente, dove


di sofferenze di

si

svolse

il

suo processo.

Sono descrizioni
sulti e

ogni sorta, di spoliazioni


d'in-

ed estorsioni commesse dagli


tormenti
inflitti

ufficiali e carcerieri, e

dai lazzari ai prigionieri, ogni volta

che venivano con


descrizioni
litari,

essi

a contatto

compaiono

in quelle

tipi

svariatissimi di

Il

birri, di briganti,

di miil

di

repubblicani.

popolo napoletano (scrive

De Lorenzo,
racconto) fu

quasi a conclusione di questa parte del suo


il

nostro crocefissore
il

fino all'ultimo

mo-

mento

della nostra prigionia. Intanto, gli era stato pos-

sibile rivedere

padre, e una volta ebbe anche una visita


si

da quello

zio

monaco, che

era mostrato cosi affettuoso

246

NEL FURORE DELLA REAZIONE


lui
il

con

14 giugno, e qualche altra, pi spontanea e caegli abi-

lorosa,

da alcune donnicciuole della strada dove

tava, pietose di lu,

come

suol pur essere l'impressionabile

popolino napoletano. Degli innumerevoli suoi amici, nessuno


si

fece vivo.

Le agevolezze, che pot godere


le

nel carcere di

Santa Maria Apparente,


tica,

dovette alla sua abilit burocra-

al

messa a proftto dal carceriere maggiore, come gi, tempo della Repubblica, dal capolegione Muscari.

il

N mi estender sul processo, se non per accennate che De Lorenzo venne esaminato dal consigliere Fiore della
il

Giunta di Stato,
tello,

quale, per uffizi avuti da un suo fra-

monaco

in

San Nicola Tolentino e compagno dello


e lo fece, col procedieci anni di
il

zio del prigioniero, gli fu benevolo;

dimento detto del


esilio dal

truglio

condannare a

regno.

Negli ultimi giorni del 1799

De Loil

renzo partiva per la Francia, e giungeva a Tolone

1.^

gennaio del 1800 ^

Da Tolone
rifugiati

si

rec a Marsiglia, dove era un deposito di


la

napoletani, presentando

patente di capitano

della guardia civica della caduta Repubblica; e fu addetto


al

bur

del Valiante, capo di brigata e

comandante

di

quel deposito. Di l volle partire per Dijon


ufficiali
;

al

deposito degli

senonch, non trovando per allora impiego attivo

nell'esercito, per
ziali

non oziare

preferi,

come molti

altri uffisi

napoletani, di servire da soldato semplice, e

ascrisse

alla

Legione

italica.

Lausanne,
e,

in

rivista

quella legione;

Primo Console pass udendo dal De Lorenzo la


il

sua qualit di napoletano, gli disse, battendogli sulla spalla,

con

la

familiarit

che sapeva cosi abilmente

adoperare

Nelle Filiazioni dei rei di Stato,


figlio

p. 36:

<

Giuseppe di Lorenzo,
castagno oscuri, fronte

di

NapoH,

di Alessandro,

di anni

ventidue circa, di statura

piedi

cinque, pulgate tre

e linee tre, capelli

giusta, ciglie castagne, occhi torchini, naso giusto, barba sbana

NEL FURORE DELLA REAZIONE


verso
i

247
i

soldati

Vi ricondurr presto a mangiare


.

macdi

cheroni a Napoli
valic
il

Con

la

Legione

italica

il

De Lorenzo
fazioni

San Bernardo,

e prese parte a varie

guerra. Ai primi del giugno 1800 erano alle porte di Milano, e furono spediti contro gli
all'assedio di Pizzeghettone
;

austriaci a Lecco, e poi


la vittoria di

quando

Marengo
si

fece posare le armi. Negli ozi delle guarnigioni,


tra e
il
i

svolse,
;

componenti della Legione


bur

italica, la

mania

dei duelli

De Lorenzo, che pure aveva unico


il

ideale e perpetua

nostalgia
in

fu costretto (nella chiesa coi santi e


!)

taverna coi ghiottoni

a diventare anche lui sfidatore

e duellante.

Finalmente

la

pace di Firenze

gli riapri, nel 1801, le


il

porte della patria;

ma non

pot riavere

suo posto nel

banco del Salvatore se non nel 1806, sotto Giuseppe Bonaparte. Indi fu impiegato nel ministero delle finanze, dove

collabor alla liquidazione del debito pubblico e alla formazione del

Gran

libro.

Nel 1814 ottenne

la

nale della Corte dei conti e fu ascritto

nomina di raziocome uffiziale alla


muratgiu-

guardia d'interna sicurezza. Nella rivoluzione del 1820-1

non

s'

immischi

quantunque

fosse in sospetto di

tismo, pure l'anno

dopo venne nominato consigliere sup-

plente della Corte dei conti.

Ma non

giunse a tempo

rare e prendere possesso della carica, colpito dalla morte


il

22 aprile del 1822, a quarantaquattro anni non compiuti. Delle sue Memorie, scritte nel 1810, delle quali abbiamo

riassunto con qualche larghezza


le

le

pagine che ritraggono


pubblicata nel^ ;

giornate del 13 e 14 giugno 1799, la prima parte, che


fino

va
che

alla

partenza per

l'esilio,

stata

V Archivio
si

storico

per

le

provincie napoletane

e la seconda,

riferisce agli anni 1800-1801,


il

rimane ancora inedita

presso

nipote.

Anno

1899, voi.

XXIV,

pp. 245-302.

VI

IL

NELSON, DOMENICO CIRILLO


E LA CAPITOLAZIONE

La domanda

di grazia di

Domenico Cirillo

'hiese C,
di lui,

grazia Domenico Cirillo?


il

Il

Cuoco, e

altri

dopo
sal-

dicono che l'Hamilton e

Nelson volevano
gli

varlo,

ma

che

egli
.

ricus

una grazia che

sarebbe

costata

una

vilt

Una nota
si

degli editori dei Dispatches

and

letters di

Nelson accennava, d'altra parte, che una sua


trovava tra
le carte

domanda di grazia La questione ora


menico
aftatto

del Nelson.

risoluta.

La domanda

di grazia di

Do-

Cirillo

esiste,

ed stampata in un libro inglese

pubblicato alcuni anni sono, nel quale tuttavia rimasta


inosservata ^
(il

Si

tratta

di

una

lettera

scritta

in

inglese

Cirillo scriveva

bene questa lingua,

in cui pub-

blic alcune dissertazioni), e diretta a

Lady Hamilton

dal

bordo della nave


gli

il

St. Sebastian,

il

3 luglio 1799;

quando

Hamilton erano con Nelson nel golfo

di Napoli. L'edi-

tore la pubblica con parecchi errori, con qualche lacuna,


e (strano a dirsi) legge la firma cosi:

D.''

Carillez

Il

quale
stesso

sfortunato

D.""

Carillez

poi,

secondo

lui,

lo

medico
che
io

hetter

knoicn

meglio conosciuto, nella


di

letteratura nelsoniana, col


lettera,

nome

Cirillo

Ecco
le

la

ho tradotto correggendo insieme

sviste

evidenti del trascrittore:

J.

CoRDY Jeaffreson, Lady Hamilton and Lord

Nelson, II, 105-106.

252

IL

NELSON, DOMENICO CIRILLO E LA CAPITOLAZIONE

A
Signora,

bordo del

S.^

Sebastian, 3 luglio 1799.

Spero che non

vi avrete a
rig-hi

male se mi prendo
infelice

la libert di dial

sturbarvi con pochi


fuori di voi,

per rammentarvi che nessuno

mondo,

pu salvare un essere
cosa, la

ed innocente. Io ho
di

jjerduto ogni

mia casa

un mucchio

rovine; io non
io

posso sapere ci eh' accaduto della mia desolata famiglia,


affatto all'oscuro, ignoro se la

sono

mia povera vecchia madre


siete,

esista o

no,

dopo

la

generale distruzione. Voi


i

Milady, una signora

sensibile e caritatevole, io conosco

vostri sentimenti di umanit,

e voi sola potete fare qualche cosa in

mio favore. Voi

siete l'amica
il

intima di Lord Nelson, egli giustamente vi stima, ed egli ha


potere dal

Re

di Napoli di disporre d'ogni cosa.


e

La condotta

della

mia

vita, xjrima

dopo

la

rivoluzione francese, stata sempre

onesta, pura e leale. Io fui spesso chiamato a curare dei francesi,

ch'erano ammalati,

ma non

ebbi mai alcuna intimit con essi, n

ebbi con essi corrispondenza di sorta.

Quando

il

generale

Cham-

pionnet venne a Napoli, mi fece chiamare e mi design come uno


dei
II

membri
non

di

Governo Provvisorio,
una
lettera, e

ch'egli stava per stabilire.

giorno dopo

g' inviai

rassegnai formalmente V immesi, io non feci altro che

piego, e

lo vidi pi.

Durante

tre

aiutare col mio proprio danaro e con quello di alcuni amici caritatevoli
tutti
i

il

gran numero

di [poveri] esistenti nella citt. Io indussi

medici, chirurgi ed associazioni ad andare in giro a visi-

tare g' infermi poveri, che


lanni.

non avevano modo


io accettassi

di

curare
il

loro

ma-

Dopo questo

periodo, Abrial venne a stabilire

nuovo go-

verno, ed insistette perch

un posto
;

nella

Commisminac-

sione legislativa. Io ricusai due e tre volte


ciato e forzato.

ed in

fine fui

Che cosa potevo

fare, e in

che modo, e che cosa

potevo opporre? Tuttavia, nel breve tempo di questa amministrazione, io

non

mai

dissi

feci mai un giuramento contro il re, n scrissi n una sola parola offensiva contro alcuno della Famiglia

Reale, n comparvi in alcuna delle pubbliche cerimonie, n venni

ad alcun pubblico banchetto, n


maneggiai danaro pubblico, e
i

vestii l'uniforme nazionale:


soli

non

cento ducati in carta che

I.

LA DOMANDA DI GRAZIA DI DOMENICO CIRILLO


Le poche

253

mi

dettero, furono distribuiti ai poveri.

leggi, votate in

quel tempo, furono soltanto quelle che potevano riuscire benefiche


al popolo. Tutti gli altri
affari

erano

trattati

dalla

Commissione

esecutiva, che teneva celata a noi ogni cosa. Questi, Milady, sono
i

fatti veri

ed anche se

io

dovessi morire proprio in questo mo-

mento, non vi nasconderei la verit. Vostra Signoria conosce ormai


la

vera

storia,

non dei miei

delitti,

ma
il

degli errori involontari a cui

fui spinto dalla forza dell'armata francese. Ora, Signora, in

nome

di Dio,

non vogliate abbandonare

vostro infelice amico. Ricor-

datevi che col salvare la mia vita

avrete l'eterna gratitudine di

un'onesta famiglia.
e del

La

vostra generosit, quella di vostro marito


le

gran Nelson sono

mie

sole speranze. Procuratemi


re, e
il

un pieno
di

perdono dal nostro misericordioso


infinito

pubblico non perder un

numero

di osservazioni

mediche, raccolte nello spazio


feci tutto

quarantanni. Ricordatevi ch'io


vare
il

quel che potei per sal-

Giardino botanico di Caserta, e mi adoprai ad essere utile

nel miglior

modo

ai figli

della

signora Greffer. Io non credo ne;

cessario. Signora, di disturbarvi pi a lungo

voi dovete perdonare

questa lunga lettera, e scusarmi nella presente deplorevole condizione.


e a

Vi prego

di presentare

miei migliori rispetti a Sir William,


Signora,
vostro ob.mo

Lord Nelson, mentre

io sono,

il

um.mo

servitore

D. Cirillo.

Questa lettera stringe


il

il

cuore.

Lo

scienziato celebre,

medico

illustre

che dominava con l'arte sua sulla sosi

ciet napoletana,
(cosi vicino

rivolge a un'antica amica del tempo

pur cosi lontano) della sua fortuna e della

sua gloria.

Egli ora giace incatenato nel fondo di

una

nave
cia.

inglese, e

Lady Hamilton

lass, sulla
lo

nave ammie lo schiacsia stato


lei

raglia, nel partito trionfatore

che

condanna

lei

ricorre disperatamente, narrandole

come

condotto a quella dolorosa condizione, fidando in


per riattaccarsi alla vita
vita che gli sfugge
!

sola
alla

studi, onori, famiglia,

^54

IL

NELSON, DOMENICO CIRILLO E LA CAPITOLAZIONE


la

Superando
e giudicare

commozione che
umano,
il

suscita questo grido pie-

toso di strazio

a noi tocca spiegare storicamente

documento che abbiamo letto. Ed agevole osservare che, posta come vera la narrazione che fa il Cirillo, qui non si ha innanzi un eroe, ma semplicemente un uomo, che s' piegato agli avvenimenti. Senonch: bisogna accettare come vera la narrazione? o siamo alla presenza di una serie di fatti e argomenti, escogitati per difesa? Questo secondo addebito non sarebbe giustificato. Anche senza tenere conto del tono di sincerit che domina in questa lettera, le affermazioni che essa contiene, si riscontrano tutte esatte, o almeno assai prossime all'esattezza. Vediamole a parte a parte.
spassionatamente

Il

Cirillo

accenna

alla
il

purit

della
si

sua condotta
trova mai me-

prima del 1799.


Certo,

Infatti,

suo

nome non
le

scolato alle congiure e agli intrighi degli anni precedenti.

anch'egli

s'infiammava per

cose

francesi,

suoi discorsi coi francesi, che

sempre
sciatori

di

sola medicina.

Il

aveva curato, non erano stati Franchetti ha pubblicato alCanclaux


e

cuni brani della corrispondenza diplomatica degli ambafrancesi a Napoli,


il

il

il

Trouv, del

1797 e del 1798:


il

Canclaux dice che, avendo chiamato


nelle conversazioni

Cirillo per

una sua infermit,

aveva

appreso ch'egli
nato in Francia;
thier

amava
il

francesi,

aveva

il

cuore d'un reper essere

pubblicano e avrebbe dato

la fortuna e la vita

Trouv

lo

raccomandava

al

general Ber-

come una

delle
si

persone pi stimabili ch'egli avesse

conosciuto ^
ci
il

Ma

tratta di

una disposizione d'animo, che


;

viene anche confermata dal Lomonaco nel suo Rapporto

quale Lomonaco, per altro, non sa nulla di manifestazioni

patriottiche del Cirillo prima del Novantanove, e anzi sog-

Delle opinioni politiche di Domenico Cirillo, nel periodico Lettere ed

arti di

Bologna,

a.

II,

n. 17, 10

maggio

1890.

I.

LA DOMANDA DI GRAZIA DI DOMENICO CIRILLO


la repubblica, gli
si

255

giunge che, proclamata

sguardi dei fran-

cesi e dei suoi concittadini

rivolsero a lui nel

fondo

della sua solitudine


i

Nell'anarchia del gennaio, quando

patrioti di Napoli

si

riunirono in comitato in casa Fasulo.


il

fu detto da alcuno che alla riunione intervenisse anche


Cirillo.

La voce non sembra indubitabile neanche all'Arrighi, che la raccoglie^; ma, ad ogni modo, l'entrata dei francesi era allora desiderata da tutti coloro che vedevano
con terrore
lo

sfrenamento della plebe.


Cirillo ricus.

anche

vero che, designato dallo Championnet a fare


il
:

parte del governo provvisorio,


tore napoletano (n.
tra' detti
1)
si

Nel MoniLogoteta,
.

legge
il

Deesi annotare per uno

rappresentanti

cittadino

Giuseppe

essendosi poi tolto per sua rinuncia Domenico Cirillo

Ch'egli volgesse invece la sua operosit ad occuparsi dei


poveri, esattissimo. Si legge nel Diario napoletano, sotto
la

data dell' 11 aprile:

Dal cittadino Domenico Cirillo

si

proposto un prospetto di carit repubblicana per un soccorso di tanti che nella mutazione del Governo son caduti
in miseria. Merita lode
il

sentimento di questo conosciuto

cittadino .

Ho

poi sott'occhio tre fogli volanti: l'uno con;

tiene

il

Prospetto di carit nazionale, firmato dal Cirillo

comincia:

Nella nostra nascente Repubblica,

in tutte le grandi rivoluzioni,

come accade un gran numero d'individui


di

caduto nella pi deplorabile indigenza. Moltissime famiglie

mancano assolutamente
di

pane,

fondi e le

istitu-

zioni

carit dilapidati
i

e distrutti

dall'antico
la

governo

pi non somministrano

consueti soccorsi,

mancanza

del numerario limita, loro malgrado, la beneficenza de' pi


rispettabili

cittadini; e gl'impieghi da infinita gente per-

duti per le circostanze dei tempi, portano nell'intera po-

polazione la fame e la desolazione

Gli altri due sono

un

Arrighi, Saggio,

III,

205

w.

256

IL NELSON,

DOMENICO CIRILLO E LA CAPITOLAZIONE


la cassa d carit nazionale, e

Regolamento per

una specie

di rendiconto delle

prime somme raccolte ^


egli,

Le
gnante

spire della politica lo riafferrarono alla venuta del

commissario organizzatore Abrial, ed


(e

invano repu-

anche

in ci

bisogna dargli fede), fu chiamato a far


patrioti misero con le spalle al

parte della Commissione legislativa. Dico che bisogna dargli


fede, perch
i

francesi e

muro

tutte le persone di conosciuto ingegno e valore per

averle seco al governo.

Quando saranno pubblicate


si

le

me-

morie del geografo ed economista Giuseppe Maria Galanti,


ch'era avversissimo alla repubblica,
insistenze e le

vedranno

tutte le
fatica, e

minacce che

gli si fecero, e

come a

solo in parte, riuscisse

ad esimersi dal coprire pubbliche cale

riche.

Maledicevo a ogni punto


la

mie opere (scrive


tutti
i

il

po.

vero Galanti), che erano

cagione di

miei fastid

tiva,

naturale che, appartenendo alla Commissione legisla-

ed essendone stato eletto presidente dopo Mario Pail

gano,

Cirillo

tenesse con fedelt

il

suo

ufficio.

Ci che

dice nella lettera intorno a questo secondo periodo della

sua vita durante la repubblica, non deve esser material-

mente
contro

falso:

ma

certo

unilaterale e cavilloso.
di

Pu ben

darsi che
il

non avesse occasione


re,

pronunziare giuramenti
e alla sua di-

o di vestire

l'uniforme nazionale, o d'inter;

venire a pubbliche cerimonie e banchetti

gnit doveva ripugnare l'abbandonarsi alle invettive e contumelie, allora solite, contro
i

sovrani fuggiaschi.

certo

che durante
sieri

la

sua presidenza uno dei suoi principali peni

furono sempre

poveri e

g'

infermi

^.

Ma

anche vero

Questi fogli esistono nella biblioteca della Societ storica napo-

letana. Cfr.
2

Scrive

anche Nardim, Mmoires, pp. il Lomonaco nel suo Rapporto:

103-106.

Sempre eguale a

s stesso,

sempre semplice, giusto ed umano, si sforzava di medicare le ferite e le piaghe dello Stato, nel medesimo tempo che non trascurava di frequentare
gli ospedali e gli asili

dell'indigenza

I.

LA DOMANDA

DI GRAZIA DI

DOMENICO CIRILLO

257
fir-

che col SUO nome, qual presidente della Legislativa,

mata una
tile

serie di atti ufficiali,

come

il

proclama del

6 pra-

contro coloro che insinuavano la repubblica esser con-

tro alla religione, la legge del 9 pratile per le

procedure

abbreviative e per altre disposizioni contro gli emigrati, del


10 pratile sulle confische dei beni degl'insorgenti, dell' 11
pratile contro gli ex-baroni, del 14 pratile per le cospira-

zioni realiste, del 15 per lo stabilimento della

Commissione
gabella del
in

rivoluzionaria,
ciata
,

il

proclama del 16

La

patria minac-

la

legge del 18 sull'abolizione

della

pesce, e via dicendo.

La
,

frase

le

poche leggi, votate

quel tempo, furono soltanto quelle che potevano riuscire


benefiche al popolo
Anzi, se
poli,
si

inesatta o

pensatamente equivoca.
si

dovesse credere a ci che

diceva in Na-

e che a

Maria Carolina fu ridetto a Palermo, egli


la
di-

sarebbe stato uno dei pi animosi nel consigliare


fesa estrema.

Nel citato Diario napoletano, sotto


del

la

data

del 26 maggio, parlandosi


tuali circostanze
i

terrorismo che nelle atsi

patrioti vogliono che


:

spieghi

, si

ag-

Pagano e Cirillo possano essere i Robespierre di Napoli ! E il 23 maggio Maria Ca Hanno fatto una rolina scriveva da Palermo al RufiPo unione ali 'ex-Accademia dei Cavalieri per combinare se dovessero aspettare le forze nemiche o cercare perdono.
giunge nientemeno

Si dice che

Cirillo parl
si

da arrabbiato contro

la

misura del perdono:


sentissero buoni

cerc consiglio a
il

De Marco,

beneficato da sessanta a setsi

tanta anni,

quale consigli che, se

denti, rosicassero quell'osso

^ Se ci

fosse

vero, provesi

rebbe semplicemente

la verit del

proverbio: che, chi

trova in ballo, deve ballare.

Salvo dunque un certo colorito qua e

esagerato o

attenuato per l'intonazione stessa della difesa, la narra-

In Arch.

stor.

napoL, Vili, 568-9.

17

258

IL NELSON,

DOMENICO CIRILLO E LA CAPITOLAZIONE

zione del Cirillo a

me

pare che risponda alla verit.

Il

Ci-

rillo non era un patriota , com' stato inteso poi, da quando i personaggi svariatissimi che presero parte al moto del Novantanove e ne rimasero vittime, vennero ridotti al

comune denominatore di eroe o di martire , e a tutti fu appiccicato il medesimo uniforme carattere. Era egli un uomo di molto ingegno e sapere, di animo retto e caritatevole, universalmente venerato ed

bit e pel bene che faceva.

amato per la sua proSappiamo altres che si com-

piaceva di libert e di repubblica. Ma, d'altra parte, per


inclinazione di
mite,

mente studiosa e contemplativa, per animo per desiderio di tranquillit, era uno di quegli uofossero
le

mini politicamente inoffensivi. Quali che


astratte idee e
i

sue

suoi vaghi

sentimenti, egli non avrebbe

scosso
blica,

il

trono dei sovrani di Napoli; e dalla stessa repubstabilita, si

dopo che fu

sarebbe tenuto in disparte.

Fu
egli

travolto nella rivoluzione; ma, esaminando s stesso,

poteva con molta verit affermare di non esser reo di


il

un deliberato proposito contro


Menzogna, dunque, no;
ad ammirare. Forse
fidente verso gli

suo sovrano, e di avere

ceduto alla forza degli avvenimenti ^

ma

pure nella sua lettera

c',

oltre l'assunto stesso, qualche altra cosa che


si

non

si

riesce
e con-

pu scusarlo del tono umile


;

Hamilton e Nelson

sia

perch

il

giudizio
lo

che allora poteva portarsi di questi personaggi non

Non

altrimenti giudicava

il

Cuoco:

Dotato di molti beni

di

fortuna, con

un nome

superiore all'invidia,

amico della tranquilmezzo ad una rivoEcco poi ci


il

lit e della pace, senza veruna ambizione, Cirillo uno di quei


pochi, pochi sempre, pochi in ogni luogo, che in

luzione non

amano che
il

il

bene pubblico

{Saggio, L).

che di

lui si scrive nel

Diario napoL, nell'occasione della sua morte:

D. Domenico Cirillo

meno che sapeva


il

era la medicina;

suo

nome

era conosciuto in tutta l'Europa, era

decoro poi dei medici, pulito,


tratto di

avvenente, decoroso, avea l'incesso

il

un signore

I.

LA DOMANDA DI GRAZIA DI DOMENICO CIRILLO

259
;

Stesso che noi ora


sia

ne diamo con altra conoscenza


il

di causa

per

le

precedenti relazioni, che

Cirillo

con

essi,

di amicizia e dimestichezza.
l, le

aveva avuto anche si potr


la di-

scusarlo del mendicare, qua e

pi piccole apparenze

a lui favorevoli, e addurre


visa

il

non

fatto

giuramento,

non
si

rivestita, e simili miserie.

Ma

men

facile pas-

sar sopra quell'accenno, onde,

per alleggerire s stesso,

non

trattiene d ali 'aggi'a vare la condizione dei suoi col-

leghi della Commissione esecutiva. Per quanto l'opera della

Commissione esecutiva
di

fosse

ben nota e non suscettibile


Cirillo

essere

aggravata da nuove accuse, e tenendo anche


il

conto del turbamento d'animo in cui


vere, quell'accenno dispiace.
Si
il

dov

scri-

potrebbe domandare: quale valore giuridico avesse


si

suo sistema di difesa di fronte ai Borboni; e

dovrebbe

rispondere: grandissimo.

La

difesa culmina nelle parole:

Che cosa potevo

fare, e in

che modo, e che cosa potevo

opporre?
miei

e in queste altre:

Ecco

la

vera storia, non dei

delitti,

ma

degli

errori involontari, a cui fui spinto

dalla forza dell'armata francese .

, in sostanza, la difesa

medesima dell'ammiraglio Cache


il

racciolo innanzi ai suoi giudici, quando, accusato di aver


disertato
e tutti
i

il

re,

rispondeva:

re aveva disertato lui

suoi fedeli sudditi, fuggendo in Sicilia e portando


*.

seco la cassa militare

Ma

lo stesso valore della difesa le

Difesa del Caracciolo, secondo


si
il

ricordi del luogotenente Parsons.

Del resto, pel Caracciolo


.

tratt di

una vera

propria

soppres-

sione

La regina

scriveva

19 giugno al Ruffo, insinuando a costui

la necessit di

metterlo a morte:

Fra

rei scellerati l'unico

che desie Sici-

non andasse in Francia tissimo uomo conosce tutte


dererei
lia, e

l'indegno Caracciolo: questo ingra-

le

cale
(in

buchi
stor.

di

Napoli

potrebbe molto molestare, anzi mettere la sicurezza del

Re

in

pericolo: cosa che


576).

mi

fa
il

temere

Arch.
al

nap., Vili, 575, cfr.

il

giorno dopo

Re

faceva eco

sentimento della moglie (in

260

IL

NELSON, DOMENICO CIRILLO E LA CAPITOLAZIONE


efficacia

tog-lieva

sull'animo dei sovrani,

che non erano

certo disposti ad ammettere la colpa e la stoltezza propria


e dei propri consiglieri \

La
rillo,

lettera,

dunque, non valse a salvarlo

~.

Il

Nelson ha
Ci-

lasciato

scritto in

una sua nota privata


il

Domenico
play the

ch'era stato medico del Re, avrebbe potuto essere

salvato,

ma

egli preferi di fare

matto

(to

fool),

e dire bugie, negando di aver mai tenuto discorsi contro


il

governo, e asserendo che


,

si

era solo occupato dei poveri

negli ospedali

qui
il

si

ripensa alle parole di Vincenzo Cuoco


lui nelle carceri
:

Io
lo

(scrive

Cuoco) era seco

Hamilton e
i

stesso Nelson, a' quali

aveva pi volte prestato

soccorsi

della sua scienza, volevano salvarlo. Egli ricus


zia che gli sarebbe costata

una grail

una
la

vilt .

Come mai

Cuoco

pot affermare proprio l'opposto di ci che accadde, dac-

ch noi sappiamo, ora, che


ottenuta?

grazia fu chiesta e non fu

Ed

ecco

si

presenta un' ipotesi che mi credo in obil

bligo di esporre. Si riferiva

Nelson, colle sue parole, sol(e

tanto alla

lettera che abbiamo pubblicata

che, veramente.

Dumas, Documenti,

p. 255).

proposito del Caracciolo, un'importante


la

testimonianza sul suo valore e


Souvenirs del generale
1

sua abilit militare


p. 70.

si

legge ora nei

Macdonald,

Cfr. Cuoco, Saggio,

XLIX.
gli

[Sembra, per altro, che

procurasse dapprima qualche mitezza

di trattamento, perch in un'altra lettera di lui in inglese, diretta al

Nelson, in data del 14 luglio,


stian, lohere

si

dice:

I ani on board

the S.t Seba


;

am

treated as

a prisoner

at large

by yoiir kind orders


si

ma

in

una susseguente,

del 18 dello stesso mese,


*

lamenta

di essere stato

da tre giorni messo


di ottenere

in

irom without any additional crime

e invoca

di essere tolto dai ferri,

come segno precursore

del perdono, che spera

merc

la protezione di

Nelson. Queste due lettere, tratte

dalle carte del Nelson (nn. 276, 334), che sono nel British

Museum,

vennero pubblicate da edita dal Di Giacomo]

me

nel 1909, in

una strenna

pel

Capodanno,

I.

LA DOMANDA

DI GRAZIA DI

DOMENICO CIRILLO

261

ta ritrovata tra le sue carte), o a

un persistente contegno
benigna della corte a
il

del

Cirillo?

Data

la

disposizione

SUO riguardo, nei quattro mesi che passarono tra


della
tobre),

giorno
ot-

lettera e quello in cui fu condotto a

morte (29

non pot accadere che


si

al Cirillo

fosse fatto inten-

dere che

era disposto a fargli salva la vita, sotto con-

dizioni pi

meno gravemente

umilianti?

il

Cirillo, sia

per sentimento del vero, sia per un risollevarsi della sua


dignit, avrebbe allora spiegato

una nuova fermezza,

ostilet-

nandosi in ci che aveva dichiarato nella sua prima


tera e rinunciando per
tal

modo a

ottenere la grazia sola lettera, l'af;

vrana? Questa
se

ipotesi

metterebbe d'accordo

fermazione del Cuoco e la nota del Nelson

e la

faccio,

non con molta


si

fede,

con tanto maggiore scrupolo in


in-

quanto non

deve dimenticare che noi non abbiamo


si

nanzi una serie compiuta di documenti sui quali


fondare un sicuro giudizio,
dice solo ci che
il

possa

ma una

lettera isolata,

che

ci

Cirillo scrisse in

sua difesa, in un mo-

mento di dolore e di smarrimento, sua non breve agonia ^

in

uno dei giorni

della

[Qaesta mia ipotesi finale sembra ricevere qualche conferma da


lettera della regina Carolina, di recente pubblicata, al

una

marchese

di Gallo,

da Bagheria, V novembre
Cirillo, detto:

'99,

nella quale, annunziandosi la

morte del
bout ed.

Cirillo

t jusfci. Il

t insolent jiisqu'au
le

(Correspondance indite de Marie-Caroline avec


et

marqus de Gallo,

Weil

Di

Somma
n.]

Circello, Paris, 1911, II, 130). Cfr.

anche in que-

sto voi., p. 373

II

Il

Nelson e la capitolazione

11 signor Badham risponde con un opuscolo {Nelson

at

Naples, London, Nutt, 1900) alla critica severa che di un

suo scritto precedente {Nelson and the NeapoUtan Repvlicans)

ha

fatto

il

pi recente biografo del Nelson, capiliisto-

tano Mahan, in un articolo pubblicato nella English


rical review del luglio 1899.
Il

primo punto in contestazione era:


il

se

il

Nelson, nel

partire alla volta di Napoli

21 giugno, fosse fornito dei

pieni poteri del re per sostituirsi al Ruffo. Al

Mahan semmedesima

bra sicuro che

il

Nelson,
si

il

21 giugno, avesse la
il

veste legale, che


cipe ereditario,

voleva dare
si

10 di quel mese al prin-

quando

disegnava di mandarlo a Napoli,


la riconquista

insieme appunto col Nelson, per affrettare


della capitale.

Ma

il

Badham

osserva a ragione che di ci


la cosa

non
ch

si

ha alcuna prova; che

non

verisimile, per-

le

condizioni erano affatto cangiate dal 10 al 21 giu-

gno, essendosi avuta nel frattempo notizia della entrata del


Ruffo in Napoli; e che, infine,
il

Nelson, giunto qui, non


di sosti-

assunse punto

il

contegno di chi fosse in grado


i

tuirsi al Ruffo, anzi

dissensi con costui rimise alla riso-

luzione del re.

stato gi notato da altri che la questione


il

non

di molta importanza, perch

Nelson, esigendo l'andi operare se-

nullamento della capitolazione, ben sapeva

II.

IL

NELSON E LA CAPITOLAZIONE

263

condo
gli

le

intenzioD della corte, e


nel

poteri legali, se anche

mancarono
Il

primo momento, non tardarono a giunche

gergli.

Mahan

si

affaticato a dimostrare
il

il

Nelson, ne,

gandosi di riconoscere
lo

trattato

capitolazione
e

distinse
si

sempre

dall' armistizio

che

il

26 giu-

gno

pieg a riconoscere questo, non mai quello.

Ma
Nele

dai documenti

non

risulta

punto

la distinzione

che

il

son avrebbe fatto, nel corso delle trattative,


l'altro;

tra l'uno

e lo stesso

Mahan

costretto

a notare che una

volta

il

Nelson parla del

trattato di armistizio , e, se

altra volta dice

the treaty

ste parole dal singolare

and armistlce >, fa seguire queivas e non dal plurale were


:

talch

il

difensore costretto all'appiglio di lamentare la

poca grammaticalit dell'illustre marinaio. Bene inoltre osserva


il
il

Badham
,

perch mai

il

Nelson avrebbe accertato

26 giugno al cardinale che egli

non romperebbe
la

1'

ar-

mistizio

quando, avendo lasciato in sospeso

risolu-

zione sulla capitolazione, l'armistizio era implicitamente

mantenuto? L'impressione, che


documenti, che
fossero

si

riceve dall'insieme dei

armistizio

trattato di capitolazione

veramente dal Nelson adoperati come equivalenti. Pure, supponiamo per un istante che il Nelson intenil

desse distinguere tra capitolazione e armistizio, e che


Ruffo fosse caduto, o abilmente stato
di interpetrazione.
tratto in

un errore

Per quale ragione

allora, all'annunzio
i

che r armistizio
castelli

non sarebbe

stato rotto,

difensori dei
i

Nuovo

dell'Uovo avrebbero abbandonato

loro

ripari e si sarebbero affidati alla


catisi nell'intesa

clemenza del re
la

imbar-

che

la

partenza per

Francia dipendeva
fondato sulla

dal beneplacito di costui e non

da

diritto

capitolazione?

Non

si

vede;

e resterebbe inesplicabile l'atto

dei repubblicani di

obbedire all'intimazione del Nelson,

lasciando cadere una capitolazione firmata dal vicario g-

264

IL

NELSON, DOMENICO CIRILLO E LA CAPITOLAZIONE

nerale del re, garantita dai rappresentanti di tre Potenze,


e alla quale

non poteva mancare l'appoggio


tra

della guarni-

gione

francese di Sant'Elmo, che,


ostaggi per quel trattato.

l'altro,

aveva

in

mano

Sembra

che, in ogni caso,

convenisse loro meglio resistere fino all'estremo o accettare


l'offerta del

Ruffo di tentare lo
risoluzione
ci

scampo per via


rimettersi
alla

di

terra.

Per

la

disperata

di

clemenza

di re

Ferdinando,

sarebbe stato sempre tempo.


in proposito,
:

Se anche mancassero precisi documenti


che
patrioti uscissero dai castelli,
re.

sarebbe dunque da porre in dubbio l'asserzione del Nelson


i

sapendo

di

dover fidare
ricava

unicamente nella clemenza del


invece che

Ma

dalla particolare narsi

razione e dai documenti pubblicati dal Sacchinelli


il

motivo della loro risoluzione fu


il

la fiducia
s'

nell'osservanza della capitolazione, e che

Nelson

im-

padroni di
rettamente

essi

per inganno, mandando

al cardinale, e di-

ai patrioti stessi,

per mezzo del Troubridge e

del Ball, l'assicurazione che la capitolazione sarebbe

man-

tenuta e che perci

capitolati

potevano imbarcarsi. Al

Mahan, che aveva contestato questo racconto del Sacchinelli,

risponde

il

Badham

ricostruendo minutamente, sulle


i

concordi testimonianze di fonti assai varie,


delle trattative passate tra
il

diversi

momenti

Ruffo e

il

Nelson. L'appoggio

pi efficace venuto

al

Badham

dal Diario del Micheroux,


storico

pubblicato dal Maresca


cie

wqW Archivio

per

le

Provin-

napoletane (XXIV, 447-463), dal quale risulta l'improv-

viso voltafaccia del Nelson,

quando vide che

il

Ruffo, coe-

rente a quel che aveva sempre dichiarato, dava disposizioni

perch
si

repubblicani fossero rimessi nelle condizioni in cui


di

trovavano prima

aver capitolato, restituendo loro

posti militari occupati dalle

truppe regie. Fanno eco alla


le

testimonianza del Micheroux

proteste dei prigionieri che

erano a bordo delle navi, dell'Albanese, del Ricciardi, del


Landini, del Moreno, dell'Aurora. Ai patrioti uscenti dai

II.

IL

NELSON E LA CAPITOLAZIONE

265

castelli

russi resero perfino gli onori militari, in confor-

mit dell'articolo terzo della capitolazione; e che gl'inglesi

non facessero lo stesso, fu attribuito dai patrioti alla fretta onde si esegui l'imbarco: l'Acton se ne compiaceva in sguito, scrivendo all'Hamilton, la quale compiacenza non avrebbe significato se non si fosse trattato di un qualcosa
eseguito dal Nelson di suo arbitrio, oltre e contro la lettera
del trattato. Senza parlare del Nardini, del Boquet, del Lo-

monaco

e del

Cuoco, certo che anche

il

capitano Foote,

spettatore dell'imbarco

ma

estraneo alle trattative seguite


i

all'arrivo del Nelson, dichiar di credere che

patrioti na-

poletani fossero stati tratti in inganno; e


letano reca la notizia che
il

il

Diario naporussi, Baillie,

comandante dei
di

non voleva rimanere


erano
fidati della

al

suo posto in Napoli, non reggenuomini, che


si

dogli l'animo di assistere allo scempio

sua parola.
:

Qualche oscurit rimane ancora sul punto


fosse
si

se

il

Ruffo

realmente ingannato dal Nelson, o se non piuttosto

lasciasse ingannare, trascurando le cautele necessarie

ad
al-

assicurarsi della vera

intenzione e della buona fede del-

l'ammiraglio inglese e contentandosi di dichiarazioni

quanto equivoche, che salvavano


risolute rimostranze contro le

le

apparenze. Certo, alle

prime richieste del Nelson,


morale del Ruffo
si,

mal risponde

la

sua acquiescenza nei mesi seguenti durante


^la forse dallo spirito
:

la feroce reazione.

non bisogna domandare troppo

opposizioni e proteste,
i

ma non

la fiera ribellione contro

sovrani o

il

ritrarsi in

solitudine.

Dimostrata

la frode
il

commessa

dal Nelson, diventa di

scarsa importanza

dibattito se la capitolazione fosse stata


;

o no eseguita all'arrivo di lui

perch mi sembra che, a


Nelson medesimo
il

ogni modo, con la sua frode,


esecuzione. Pure
l'esecuzione
il

il

le

desse

Badham

chiarisce contro

Mahan che

era efettivamente avvenuta col rilascio dei

266

IL

NELSON, DOMENICO CIRILLO E LA CAPITOLAZIONE

prigionieri fatto dai repubblicani, con la consegna di al-

cuni posti militari e col lbero rientrare in citt di molti


di coloro

che erano chiusi nei


era

castelli. Gli

argomenti del
la capitola-

Mahan sono non poco


zione non
stata

sofstici.

Secondo

lui,

eseguita,
i

perch l'articolo secondo


la-

del trattato stabiliva che


sciato
i

repubblicani non avrebbero


i

castelli fintanto

che non fossero pronti

bastimenti

per imbarcare coloro che preferissero recarsi a Tolone.

Continuando per questa


che
e
in

via, si

potrebbe dire che non fosse


la certezza

da considerare eseguita se non dopo ottenuta


i

repubblicani erano effettivamente giunti a Tolone,


il

dopo

conseguente rilascio dei quattro ostaggi ritenuti


;

Sant'Elmo
ne

ossia le

garanzie

della capitolazione

si

mu-

terebbero in differimenti alla sua esecuzione!


se

E dove

andato l'articolo nono,


trattato? e

che

disponeva l'imme-

diata liberazione degli altri ostaggi e dei prigionieri, tosto

firmato
esso

il

il

decimo, che per l'esecuzione di

non metteva altra condizione che l'approvazione del comandante francese di Sant'Elmo? Il Badham d per incidente alcuni chiarimenti sulla condanna del Caracciolo. Pare assai probabile che al Caracciolo
si

estendesse

il

beneficio

della

capitolazione,

che egli non fosse arrestato se non per volont del Nelson;
il

quale,

com'
il

noto, era

ben

istrutto

del

desiderio

dei sovrani, che

Caracciolo,

come
e,

pericoloso per la sua

perizia delle cose navali del regno di Napoli,


all'estero e fosse

non andasse
il

messo a morte;

d'altra parte,

modo

preciso della sua morte era gi comunicato dallo Hamilton

all'Acton
di

due giorni prima del giudizio guerra. Il Badham richiama l'attenzione


lettera di lord Keith al Nelson, che lo

del Consiglio
sul

passo di

una
nite

aveva raggua

gliato

sommariamente
i

della fine del Caracciolo.


il

AmmoIl

codesti napoletani (scriveva


vili

Keith) di non essere


.

troppo sanguinari:

sono sempre crudeli

Keith

II.

IL

NELSON E LA CAPITOLAZIONE

267

credeva

la

uccisione del Caracciolo opera dei napoletani,


il

alla quale

Nelson

si

fosse tenuto estraneo, semplice spetil

tatore.

Ma

noi che sappiamo che

Nelson e

la volle e l'af-

frett, possiamo girare a costui

il

giudizio del suo supe-

riore, e affermare

che

in quella

occasione l'eroe di Aboukir


alle vili funzioni di

non vergogn, purtroppo,


aiutante del carnefice.

di

scendere

VII

RELAZIONI
DEI

PATRIOTI NAPOLETANI
COL DIRETTORIO E COL CONSOLATO
E LA PHIMA IDEA DELl' UNIT ITALIANA

Jja

Societ storica napoletana ha,

di

recente,

avuto

occasione di acquistare una ricca collezione di carte, che


fu gi di

Francesco Paolo Ruggiero, ministro e pari del


proven-

Regno

nel 1848. Fra queste carte se ne trovano parecchie

relative agli avvenimenti del 1799-1801, le quali

gono da Francescantonio Ciaia, inviato della Repubblica


napoletana a Parigi nel 1799, rimasto col esule per parecchi anni e morto nel 1849.

Sembra che

esse fossero state

dal Ciaia affidate o donate al letterato Nicola Basti, altro


esule napoletano, fermatosi stabilmente in Parigi
^;

e,

dopo

Nicola Basti era an albanese di Calabria (probabilmente nato

in San Nicola dell'Alto, provincia di Catanzaro, nel 1767, se da identificarsi col p. 64).

Nicola Bassi

di cui nelle Filiazioni dei rei di Stato,

Datosi agli studi delle lettere, nel 1791 faceva parte di un'ac-

cademia fondata da Antonio lerocades, insieme con Giuseppe Abbamonti, Dionigi Pipino e
(cfr.

altri,

che furono poi giacobini


dell'inquisizione

patrioti
di Stato

Arch.
1795

alar,

nap., IV, 526).

Era sotto processo come reo

nel

(cfr.

Registro
f.

dei

processi

dei rei di Stato,

ms. Soc. Stor. nap.,

64 ); e nel 1797 segnato tra gl'imputati

pei quali c'erano denunzie (Rossi,


il

25 luglio 1798

(cfr.

Arch.

stor.

nap.,

Nuova luce, p. 200). Fu scarcerato XXIII, 815). Egli stesso allude


f.

(Lettere

a N. Basti, ms. Soc. Stor. nap.,

216) alla sua

triennale prigio-

nia

Nella Repubblica fu capo di bur

nel ministero di finanze;

272
la

RELAZIONI DEI PATRIOTI NAPOLETANI


altri

morte del Basti nel 1843, vennero comprate, con


e
si

libri

manoscritti,

dal Ruggiero K Ora, avendo l'esame,

che

fece di quei documenti, richiamato l'attenzione so'99, del

pra un altro patriota del

Ciaia amico e cooperatore,

Cesare Paribelli, la Societ storica inizi ricerche in Lom-

regno {Fondo Ruggiero, f. 105). Esule poveramente come insegnante di lingua e letteratura italiana; e, bibliofilo intelligente, tenne larga corrispondenza con letterati e bibliofili del tempo. Torn a Napoli per poco nel 1813 e nel 1828; e m^^ri in Parigi, come si detto, nel 1843. Nel ms. cit. di Lettere a Nicola Basti ve n'ha a lui dirette del Botta, del Biagioli,
e nella reazione fu sfrattato dal

in Francia, visse

dell'

Ugoni, del Lampredi, di Luigi Angeloni, di Gaspare Selvaggi,

dello Scrofani, di

Guglielmo Pepe,
lo

e di altri molti

personaggi
<

illustri

o noti.

Il

Tommaseo, che
si

conobbe, scrive di lui:

Il

Basti

un

vec-

chietto sordo ed onesto, da quarant'anni dimorante in Parigi, che con


suoi risparmi
fece

una

scelta raccolta di libri italiani, e con questo lala vita fosse

voro

all'Italia fa pi

bene che non se tutta

rimasto a scaldi

darsi al sole di Napoli. Cosi Dio le

umane vicende ordina ad onore


buona parte
del

ciascun

uomo

e popolo
Il
et

>

{Dizionario d'estetica, 3." ediz., Milano, Perelli,

1860, II, 38).

Basti fu autore di

Grand didonnaire

frangais-italien

italien-frangais redige sur

un pian entierement nouveau

par

J.

Ph. Barberi, continue


1838-9):

rigi,

Eenouard,

et termine par MM. Basti et Ceruti (Pamalamente incominciato dal Barberi e otti-

mamente terminato
lingua. Allorch
si

dal Basti, che era gran conoscitore di cose di


il

scriver

libro,

augurato dal Dejob {Un


il

bel libro

da

fare, in Miscellanea

D' Ancona, Firenze, 1901, pp.


si

133-143), sulla let-

teratura degli esuli italiani in Francia,


capitolo, e le lettere a lui, che
storica,

Basti offrir argomento a


la

un

conservano presso

nostra Societ

concerne

daranno un buon materiale. Una lettera dell'Angeloni del 1839 il cambiamento di cognome fatto allora da Nicola Basti, dalla
Basti

forma
1

in

Basta

(ms.

cit.,

f.

62).
il

questi documenti fece

un accenno

JRuggiero, nel suo CataI,

logo di

una

scelta biblioteca

da

vendere, Napoli, 1873,

131, II, 173: pro-

mettendone un elenco minuto, che poi non diede. Cfr. ivi anche pel Basti, I, 47. Del Basti provenne anche al Kuggiero quella Memoria di Amodio Ricciardi, che il Maresca pubblic da una copia trattane dal principe di Belmonte, nel voi. XIII (1888) oiV Archivio storico napoletano.

RELAZIONI DEI PATRIOTI NAPOLETANI


bardia presso
i

273

discendenti del Paribelli, per procacciarsi

notizie concernenti quest'ultimo, e, se mai,

anche

le carte

da

lui

lasciate,

relative a quegli

stessi

avvenimenti. Le

merc la cortese sollecitudine del generale Giuseppe Mauri Mori, raggiunsero un risultato assai felice. Si
ricerche,

seppe, cio, che le carte del Paribelli

si

trovavano in parte

presso

il

discendente di

lui,
il

avvocato Cesare Paribelli, in

Milano; in parte presso


parte presso un
ciato dal

signor Osnago, industriale, e in


eredi: e l'avv. Paribelli,
di cui gli
offi-

altro degli

Mauri Mori, con liberalit


lui posseduti,

rendiamo

vii

vissime e pubbliche grazie, invi alla Societ storica tutti

documenti da

che furono per cura di questa


in

copiati e legati in

un volume, come

un

altro

volume
Societ

erano state ordinate e legate

le carte del Ciaia.

La

ha poi voluto affidare a

me

l'incarico di trascegliere quei

documenti, e del Ciaia e del Paribelli, che avessero maggiore interesse, e di pubblicarli, illustrandoli brevemente;
il

che viene fatto nelle pagine seguenti. Avverto che col

titolo:

Fondo Ruggiero,

si

cita

il

venienti dal Ciaia, e con l'altro:


di quelle provenienti

volume delle carte proFondo Paribelli, il volume


*.

da Cesare Paribelli

Marzo

1902.

Ringrazio cordialmente l'amico Augusto Franchetti, che ha aglui investigati

giunto a questo scritto parecchie note, con notizie attinte ai docu-

menti degli archivi francesi, da


cerne la rivoluzione napoletana.

per la parte che con-

La Deputazione della Repubblica napoletana


AL Direttorio francese

F,u
francese,

sentimento comune dei contemporanei che


nell'occupare

il

ge-

nerale Championnet,
si
il

Napoli

con

l'esercito

proponesse sul serio di rigenerare democrapaese,

ticamente

creando

una Repubblica napoletana,


i

robusta e vitale. Vero che

patrioti

napoletani erano
si

politicamente molto ingenui: della qual cosa


finanche, nel

accorgeva

marzo del 1799, uno dei francesi collaboratori dello Championnet, il cittadino Jullien, che, pur facendo l'elogio dei componenti il Governo provvisorio, osservava, in una sua relazione: Si vede che non hanno
conoscenza della nostra rivoluzione nei suoi precisi particolari,

perch prendono per moneta sonante tutte

le belle

cose che noi scriviamo e stampiamo, e restano assai maravigliati, e

come

sbalorditi, della profonda


si

corruttela,

il

cui spettacolo ripugnante


le parti

moltiplica loro intorno da tutte

Ma

circa le intenzioni dello


lo

Championnet
stoffa, e,
i

essi

non s'ingannarono:

Championnet,

col quale

ebbero tante

reciproche simpatie, era della stessa loro

come

parlava sinceramente, operava lealmente. Tutti


Relazione (in frane.) con

documenti

la

data del 15 ventoso

(5

marzo} da Na-

poli,

in A. R. C. DE Saint-Albin, Championnet, 2.a ediz., Parigi, 1861,

pp. 347-357, cfr. p. 348.

276

RELAZIONI DEI PATRIOTI NAPOLETANI


si

che sono venuti in luce, o che

vanno scoprendo, confer-

mano
posito.

questo giudizio ed escludono ogni dubbio in pro-

Repubblicano entusiasta, vissuto tra


dagli
intrighi e dagli
di battaglia

le

armi

e lontano

accomodamenti
di carattere
;

politici,

bravo sul

campo

ma
lo

mite e ottimistico, sodescrivono concorI

gnatore di pace e

felicit sociale

tale lo

demente coloro che


fetti,

conobbero dappresso.

medesimi

di-

che

di lui

si

notavano, lumeggiano queste virt.


(scrive
il

Era

un uomo dabbene
sufficiente

Botta), eh ' qualche cosa pi

che uomo ingegnoso; perciocch l'ingegno suo era piuttosto

che grande; ma, come buono, si rimetteva facilmente nell'opinione dei buoni, o di coloro che buoni reputava * ^ E il rivale dello Championnet, il generale Macdonald, pur insinuando che avesse scarso ingegno politico
e che lo stesso alto grado militare

dovesse piuttosto alla

fortuna e alle opinioni repubblicane che non alla capacit,


lo dice

un molto brav'uomo
2.

, di

carattere molto dolce,

molto facile

Il

Pignatelli Strongoli, che nel 1799 fece

parte dell'esercito dello Championnet, scrivendo parecchi

anni dopo una storia di Napoli riconosce che quegli era


sincero

promotore di repubblica

bench

uomo

di

poco talento ed incapace d'immaginare un ordine di cose,


transitorio
cia
il

ma

efficace a

render meno malagevole alla Fran-

sostenere la nuova Repubblica, e renderla perma


^.

nente

Al contatto dei patrioti e letterati napoletani, dei perseguitati

dalla

tirannia

che giungevano ora

al

potere

Storia d^ Italia dal 1789 al 1814 nella sua integrit riprodotta,


1.

Prato, Giachetti, 1862,


2

XVI,

p. 518: cfr.

1.

XVII,

p. 592.

Macdonald,

Souvenirs, Parigi, 1892, p. 58.

Brano

ined.

pubbl. nella Rivoluzione napoletana del 1799, Albo

(Napoli, 1899), p. xxvii n.

I.

LA DEPUTAZIONE DELLA REPUBBLICA NAPOLETANA


i

277

dello Stato, lo Chimpionnet sentiva rinascere

sentimenti

pi generosi della sua prima giovent.

Napoli (egli scri-

veva

al cittadino

Richard, ministro di Francia in Toscana)

presenta in questo

momento

lo spettacolo della

Francia nel

1790. L'entusiasmo nel grado pi alto. Forse


un'illusione,

mi

faccio

ma

un'illusione

soave: io credo di poter

rendere

il

popolo di Napoli in tutto degno del

nome

di re-

pubblicano

^ Ma

della bont dei suoi intenti testimo-

niano, meglio che le parole, tre fatti: uno dei quali molto
noto, perch fu cagione del suo allontanamento e del pro-

cesso iniziato contro di


civili

lui,

cio

il

dissidio coi commissari


le

per

la

contribuzione militare e
si

altre
altri

esazioni e

ruberie che
noti:
il

facevano in Napoli;

gli

due,

meno

disegno di una spedizione in Sicilia per discacciare


di l
i

anche

Borboni

e assicurare lo stato

democratico;

e l'invio, da lui voluto, di una deputazione del Governo

provvisorio napoletano al Direttorio di Francia.

Un Piano
tomesso
al

di sollevamento della Sicilia era gi stato sot-

generale Joubert, e poi allo Championnet, da

quell'Andrea Vitaliani (fratello di Vincenzo, giustiziato nel


1794), che, esule,

aveva avuto parte nelle rivoluzioni della


repubblicani

Cisalpina e della Repubblica Ligure; e fu dei pi efficaci,

sebbene non
napoletani
-.

sia rimasto dei pi celebri tra

Altro disegno consimile era stato inviato al


il

Direttorio francese dal cittadino Benoit Borde


toso, a. Ili (9

19 ven-

marzo

1795), che
lui

ne richiamava pure uno


al

antecedente del 1794, da


pel

trasmesso

console Lachze

Massena; e molti pi se ne trovano negli archivi di

Stato dei ministeri degli esteri e della guerra, in Parigi,


col

nome

o senza, compilati

da militari e da diplomatici,

Brano

di lettera in Saint-Albin, op. cit., p. 191.


cit.,

Saint- Albin, op.

docum., pp. 306-308;

si

veda nel presente

voi., pp. 218-20, e cfr. p. 358.

278

RELAZIONI DEI PATRIOTI NAPOLETANI


e

da francesi

da

italiani,

ugualmente

intesi a favorire l'in-

vasione e la liberazione delle provincie meridionali. Basta


ricordare, oltre quelle assai note del Cacault, dello Hnin,
del Bonaparte,

avvocato Poggi
dell'anno

una memoria inedita mandata dal cittadino al cittadino Serbelloni il 12 vendemmiatore primo della libert lombarda (13 ottobre
tenuta Carlo di Boril

1796) per esporre quale via avesse

bone e quale converrebbe prendere per conquistare gno di Napoli ^

re-

E quando
presa
di

era ancora alle porte di Napoli,

il

25 nevoso

(14 gennaio '99), lo


Sicilia,

in

Championnet gi discorreva della imuna lettera al direttore Barras^; e


per sottomettere
le

quella impresa entr nel piano militare delle varie operazioni che dispose nel febbraio
cie.

Provindi-

Che non

si

trattasse

di
le

un'impresa fantastica o

sperata,

possono mostrare

ambasce che destava nella


let-

corte in Sicilia, espresse per bocca del Nelson, nelle

tere di costui del 13 e 16 febbraio al Saint Vincent e allo

Stuart
e col

In quale stato

ci

troviamo noi qui

Senza truppe,
vi siano qui

nemico prossimo! giacch, quantunque

quattromila napoletani di truppa regolare, non c' da fidarsene. Si stanno levando tredicimila soldati di truppa siciliana e ventiseimila di milizia;

ma

io

temo che prima

Archivio del Ministero degli

affari esteri di Francia,

Fonds de

Naples, T. 128, pp. 198 e 201, e T. 124, p. 33. Il primo indicato

un

disegno anonimo, forse dettato dal Mackau, dove

si

suggerisce d'ine di

vadere

la penisola fino

ad Ancona, dalla parte di Genova,


si

pro-

ceder da Napoli alla Sicilia, che


10 o 12 mila

sarebbe potuta conquistare con

uomini. Cfr. per altri documenti dello stesso genere


I,

Sybel, Hist. de V Europe pend. la Rv. (trad. Bousquet),


Corrcsp. de Nap. I (ed. imp.),
I,

569 e seg.

55 e seg.; Franchetti, St. d* Italia dal

1189 al 1799,
2

II, 3,

p.

103, e III, 2, p. 105, e III, 2, p. 159 (in corso di


Italie (III, 15 e 16),

stampa); Bouvier, Bonaparte en


Saint-Albin, op.
cit.,

163 e seg., 172 e seg.

docum., pp. 322-3.

I.

LA DEPUTAZIONE DELLA REPUBBLICA NAPOLETANA


i

279
si

che questi siano riuniti,


ranno impadroniti

Francesi, cosi attivi,

sa-

di Messina,
al

chiave della Sicilia \


Bo-

La deputazione
ria,

Direttorio fu composta di Girolamo

Pignatelli, ex-principe di ^[oliterno, e di Marcantonio

ex-principe di Angri, ai quali

si

aggiunsero come con^.

siglieri

Leonardo Fanzini
com' noto,

Francescantonio Ciaia
di

Il

Mo-

literno,

ufficiale

cavalleria,

si

era battuto

valorosamente nella campagna di Lombardia del 1796, e in


quella del 1798 presso Capua, e nelle giornate di gennaio

era stato, per breve tempo, capitano generale del popolo

napoletano.
signori
di

Il

Doria era uno dei pi nobili e ricchi tra che avevano aderito
alla

Napoli

Repubblica.

Leonardo Fanzini,
stato

letterato, nativo di Mola, aveva acquifama con una bella Vita di Pietro Giannone (Londra, 1766), e, dopo avere servito per molti anni nella segreteria

degli
figli

affari

esteri, era stato

chiamato come istitutore dei


Francescantonio Ciaia,

del principe di Valacchia Ypsilanti, e impiegato in vari


^.

negoziati con la corte di Vienna

finalmente, era fratello minore (nato nel 1771) del poeta

Ignazio Ciaia, gi tra

primi cospiratori giacobini, a lungo

restato in prigione ed allora dei venticinque del Provvisorio:

una

delle pi belle

anime

uno

dei pi squisiti

in-

gegni

di quella generazione"*.

Lettera

and Despatches,
il
il

III,

263, 267

cit.

in Fkanchetti, Storia

(V Italia
2

dopo

1789, ed. Vallardi, annot., p. 410.


decreto del 18 piovoso, con cui s'istituiva la Deputadal

Si

veda

zione, firmato

Laubert

e controfirmato

dallo

Championnet, in
e

Proclami
poli,
3

e sanzioni

dei generali in capo


II,
5,

Championnet
pp. 96-7.
Il

Macdonald, Na-

A. Nobile, 1799, tomo


Monitore napoletano, n.
cfr.

parte

I,

16 febbraio 1799.

Fanzini era nato

il

30 dicembre 1739:

intorno a lui G. de Sanctis. Ricordi

storici di

Mola
4

di Bari, Napoli, 1880, p. 160.

Fondo Ruggiero,

f.

20.

Lettera a firma del Laubert, diretta al


(1 febbraio):

cit-

tadino F. A. Ciaia, 13 piovoso

Il

Governo provv.,

cre-

dendo necessario spedire in Parigi una Deputazione per manifestare

280
Il

RELAZIONI DEI PATRIOTI NAPOLETANI


24 piovoso (12 febbraio) furono ai deputati consele Istruzioni,

gnate

firmate dal Laubert, da Ignazio Ciaia,

dal Bisceglia e dal Paribelli, nonch dal Jullien, segretario


del

Governo provvisorio ^ Le quali portavano che


al

la

De-

putazione dovesse, anzitutto, tributare


tivo

Direttorio esecu-

francese la gratitudine del popolo napoletano, e de-

scrivere poi

vivamente

lo stato

delle popolazioni, uscite

dall'oppressione del dispotismo,

ma non

ancora del tutto


le

conscie del gran benefizio ottenuto: donde

insurrezioni,

non ancora domate,


Francese

nelle provincie.

Per queste gravi con-

dizioni interne, era opportuno sollecitare dalla Repubblica


un atto solenne con cui sia riconosciuta l'indipendenza della Repubblica Napoletana, per mostrare cosi

al

popolo traviato che non

si

vuol considerarlo come vinto

ma come
la

amico, non come schiavo


le

ma come

libero

che

sua religione e

sue propriet sono assicurate dalla


infine, esso

garanzia della prima potenza d'Europa; e che,


sar sempre
territorio
.

napoletano e conserver l'integrit del suo

Certamente era impossibile che fosse nel pengiogo del suo antico padrone
lealt della

siero del Direttorio esecutivo di lasciare che questo paese

tornasse sotto
trario

il

ritorno con-

alla

ben conosciuta

nazione francese
i

e agli stessi interessi di questa , per essere

Borboni di

Napoli nemici affatto irriconciliabili della democrazia francese.


Il

far

di

Napoli una Repubblica indipendente non

al

Direttorio della Ropubblica Francese


lo

sentimenti della pi viva


libert, che
la

riconoscenza per
blica Napoletana

dono inestimabile della


la

Repub-

ha gi ottenuta merc
e
il

generosit della gran

Nazione Francese
voi, ecc.
1

valore della

sua invitta armata, ha prescelto

Una

copia originale con le firme autografe in Fondo Ruggiero,

f.

24-27:

ma

si

trovano gi stampate dal Saint- Albin, op.

cit.,

docum.,

pp. 331-B8, dove per altro le sottoscrizioni

non sono compiutamente n

esattamente

riferite.

I.

LA DEPUTAZIONE DELLA REPUBBLICA NAPOLETANA


complicazioni
internazionali, n

281

susciterebbe

irriterebbe

troppo la Spagna, e neanche l'Imperatore. Posto dunque


essere impossibile cosa che
si

pensasse a transigere col

Borbone, conveniva far notare

al

governo francese

l'im-

portanza d'inoltrarsi nella Calabria e nella Sicilia per assicurare cosi la sua potenza nell'Italia intera, l'espulsione
assoluta degl'Inglesi dal

Mediterraneo,

le

comunicazioni

con l'Egitto,

le

sussistenze

delle isole francesi del Medi-

terraneo, ed anche in parte quelle della Repubblica; giac-

ch

la Sicilia,

che fu in

altri

tempi

il

granaio dei Romani,


.
Il

supplirebbe abbondantemente alle biade barbaresche


Direttorio,

anzich perdere la sua influenza sulle con-

trade napoletane col dichiararle indipendenti, la conserver

sempre

in

tutta la sua forza sopra

un governo

costituito
.

dalla volont e sostenuto dalle armi di Francia


il

Che

se

trattato

di

riconoscimento e d'alleanza avesse dovuto


affin-

richiedere troppo tempo, sarebbe giovato adoperarsi

ch

il

Direttorio proclamasse l'indipendenza almeno


Inflne,

come

principio.

conveniva insistere sulla condizione

disastrosa delle finanze pubbliche e private, che rendeva

necessario procedere con discretezza nella riscossione delle


contribuzioni, evitando esazioni troppo rapide e gravose,

che avrebbero reciso


pubblica.
Il

le

radici

vitali

della

giovane
chiaro:

Re-

significato

politico

di

quest'atto risulta

la

guerra tra

la Paranoia e

Napoli era scoppiata senza voglia


si

alcuna da parte del governo francese, che


ridionale e della Sicilia;
la la

era mostrato

alieno dal tirarsi addosso anche la questione dell'Italia me-

n la

facile

vittoria

riportata e

proclamata repubblica davano ragioni


linea
politica

sufficienti

perch
in ve-

del

governo francese dovesse mutare.

Un accomodamento
rit,

col re di Napoli

non sembrava,

tra le cose impossibili, specialmente a cagione

del-

l'atteggiamento

dell'Imperatore e delle minacce di una

282

RELAZIONI DEI PATRIOTI NAPOLETANI

nuova guerra europea ^ Ad accrescere la perplessit si aggiungevano le misure depredatorie, iniziate dal commissario civile Faypoult, ch'era stato per l'appunto scacciato da Napoli dallo

Champion net, con decreto


il

del 18 pio-

voso, a. VII (6 febbraio), ossia sei giorni prima della data


delle Istruzioni. Ottenere

riconoscimento

dell'indipen-

denza della Repubblica,

e insieme

un procedere moderato

nelle esazioni a pr dell'erario francese, era l'intento co-

mune

dello
il

Championnet e del Governo provvisorio napoparti tra


il

letano,

che spiega l'invio della Deputazione^.


15 e
il

La quale
due coppie
l'Angri e
il
il
il

il

16 febbraio:
il

il

15

il

prin-

cipe d'Angri col Fanzini,


si

16

Moliterno col Ciaia. Le

seguirono a distanza di qualche giornata:


il

Fanzini erano

22 a Firenze,

il

27 a Milano,

marzo a Torino, il 13 a Lione; il Moliterno e il Ciaia, 19 febbraio a Roma, il 3 marzo a Milano, il 9 a Torino,

II

re di Napoli (dice

il

Paribelli in

una sua memoria intorno

allo

Championnet, di cui parleremo pi oltre) malgr tous les torts qu'il avait envers la Natioti Frangaise, ne manquaUpas de proiecteurs dans le sein du Directoire vime et panni ses ministres mmes Ics plus influents, qui avaient lieit
d''

tre bien contents

de la gnrosit avec laquelle la Cour de Sicile rcompensait

leurs faveurs . I patriotti


2

sospettavano specialmente del Talleyrand.


II, 450.
il

Si

veda anche Thibault, Mmoires^


il

Nove

giorni

prima
al

dello sfratto, cio

9 piovoso (29 gennaio 1799),


les sidtes

Faypoult scriveva
du

Direttorio:

....

Je redoute
se

de la nouvelle conqute. Le General conles arrts

querant vieni de

mettre en insurrection cantre


civil.
2:>hts....

Directoire,

qui ont cr un Commissaire


stration;
ceci
il

Il vieni

de s'emparer de tonte Vadminitout

ne

me

reconnait
et

Je suis rduit rendre compie de

au Directoire,
dans

me

retirer
la

Rome.... Le general Championnet a


Rpublique Napolitaine. Voil une nou
.

aussi proclam
velle difflcult

V indpendance de
les

corabinaisons diplomaiiques

Arch. degli
p. 79.

aifari esteri

di Francia,

Fonds de Xaples, tomo 126 (A. VII),

Il

Paribelli,

nel ms. citato, attribuisce

esplicitamente allo Championnet l'inten-

zione di spingere

il

governo francese a riconoscere l'indipendenza del


l'invio della Deputazione, col far battere
e la lealt francese.

nuovo Stato napoletano, con


moneta,
e

con

altri atti

che impegnassero l'onore

I.

LA DEPUTAZIONE DELLA REPUBBLICA NAPOLETANA


^
:

283

il

15 a Lione

il

20 marzo

si

trovavano

tutti quattro in

Parigi. Il

Ciaia

raccolse sul suo passaggio lettere di rac-

comandazione
dal
cittadino

di repubblicani italiani:

ne ebbe una a

Roma

Bonelli,

diretta

al

Villa,

primo
si

uffiziale

delle relazioni estere


il

a Torino, nella quale

diceva che

Ciaia aveva tutti

diritti a

rappresentare la Repubblica
lui e di

napoletana,

perch nessuno pi di

suo fratello,

membro
della

del

Governo provvisorio, travagli

alla liberazione

sua patria, disprezzando per anni la morte e l'im-

placabile livore di chi crudelmente resisteva alla rigene-

razione di tanti popoli, che lottarono gi di gloria contro

Roma,
natura

di

cui poi divennero parte. Ciaia ha sortito dalla


della

un'anima intrepida, infiammata dall'amore

santa libert,
sanniti.

come un vero discendente


le

dei democratici

questa gloria egli aggiunge l'avere convertito

in proprio
sofi,

sangue
del

massime degli antichi


Il

legislatori filo-

che furon padri delle rinomate repubbliche italiche


sinistra
la

alla

Tevere.
il

farvi conoscere

un

cittadino,

che ha
l'unico

lingua e

petto pien di valore e di senno,

mezzo, e pi prezioso, ch'io m'abbia, d'esservi

grato, soddisfacendo cosi alle simpatie per l'anime grandi,

infiammate della sacra libert

-.

Milano

il

cittadino

Ramondini

lo

forniva di una lettera pel cittadino Maschedella Repubblica Cisalpina,


il

roni, del consiglio dei luniori

che era in Parigi^; e un'altra gliene aveva data


tinengo, ex-ambasciatore cisalpino presso
il

Mar-

re di Napoli,

per

il

segretario dell'ambasciata cisalpina ^

Questi particolari sono ricavati da

un

diario del principe d'An-

gri,

che

stato

cortesemente messo a nostra disposizione dall'amico


d'Angri, Francesco Dpria, senatore del regno.
fatto nell'anno

duca

d' Eboli e principe


:

intitolato
pp. 134.
2

Viaggio da
Cfr.

me
il

1799

fino all'anno.... [1801], e

conta
28-9.

anche

passaporto del Ciaia, Fondo Ruggiero,


Ruggiero,
ff.
ff.

ff.

3
*

Da Roma, 1 ventoso, a. VII (Fondo Da Milano, 12 ventoso, a. VII (ivi, Da Roma, 2 ventoso, a. VII (ivi, f.

30-1).

31 is-32).

16;.

II

PATRIOTI NAPOLETANI

ALLE PRESE COL MaCDONALD E COL FaYPOULT

L
ras e

.1

Direttorio della

Grande Nazione

, al

quale

si

av-

viava la Deputazione napoletana, composto allora dal Bardai suoi

quattro colleghi, Rewbell, La Revillire,

Merlin e Treilhard, aveva ben altro pel capo che l'indi-

pendenza
berare

della Repubblica napoletana,

il

buon ordine

delle
li-

finanze di questa, e la
la Sicilia dal

nuova spedizione militare per


Tiranno
.

Se avesse potuto darsi

pensiero di assestamenti finanziari, avrebbe provveduto a


quello della Repubblica madre, che, nell'ultimo anno, sopra
seicento milioni previsti di entrate, aveva a stento potuto

riscuoterne trecentotrentacinque;

ai quali,

per rattoppare

buchi pi grossi,

si

erano opportunamente aggiunti, come


i

entrate straordinarie,

milioni di

Roma

e di Napoli, e altri

da Napoli appunto
Sicilia,

se

ne aspettavano con premura.

per

quel che concerneva la guerra, anzich stendersi fino in

occorreva tenersi pronti sul Reno e sull'Adige; e

circa la propaganda rivoluzionaria, quel Direttorio, tra le


altre
difficolt,

doveva pensare a difendersi dal partito


gli

estremo o giacobino, che non

dava tregua,
il

e del quale

uno degli
pubblicano

eroi
,

prediletti era

per l'appunto

vero re-

Championnet.
i

Cosicch, prima che

deputati napoletani giungessero


alle

Parigi,

un'implicita

risposta

loro

richieste,

una

II.

PATRIOTI, E IL MACDONALD E IL FAYPOULT


delle

285
si

chiara

manifestazione

intenzioni del

Direttorio,
il

ebbe a Napoli con


(2 febbraio), del

la sostituzione, accaduta

9 piovoso

general Macdonald allo Charapionnet, chiadel suo procedere verso

mato quest'ultimo a render conto


i

commissari

civili,

e delle sue

dilapidazioni

Il

donald era tutt'altro uomo dallo Championnet:


idealit

le

Macvaghe

non

lo

ammaliavano

e disviavano.

Il

suo program-

ma

consisteva nel tenere in buon assetto l'armata di Na-

poli a disposizione del

governo francese e a vantaggio della

propria brillante carriera militare; e nello spremere quanto


pi danaro potesse alle popolazioni meridionali, per inviarlo, in parte, alla cassa dello Stato in Parigi, e, in parte

forse
il

anche pi larga,
il

ai suoi

amici politici (egli era, dice

Thibault,

generale della combriccola dei

commis-

sari ).
altres

poi, qual

male

ci

sarebbe stato se avesse fatto

per suo conto qualche speculazioncella finanziaria,


offerte (beninteso,

accumulato un discreto peculio, raccolto

spontanee) per mettere insieme, per esempio, un suo privato museo di statue, pitture, vasi e altre anticaglie? Sono
codesti
gl'incerti della guerra, che
Il

un uomo

intelligente

sa cogliere a volo.
tani, si

concetto, ch'egli aveva dei napole-

riassumeva in poche parole: gente da non meri,

tare troppi complimenti, gente da nulla

Questo disprezzo

pei napoletani lo

accompagn durante

tutta la sua vita.

Allorch, parecchi anni dopo, essendo quasi in disgrazia

dell'imperatore Napoleone, ricevette l'offerta di Giuseppe

Bonaparte di recarsi ad organizzare l'esercito napoletano,


il

bravo avventuriere irlandese, nel rifiutare


di

l'

invito, fre-

mette
se
si

orrore, pensando com'egli sarebbe

sceso basso,

fosse

messo a capo dei

codardi

soldati napoletani,

che aveva cosi facilmente sbaragliato a Civita Castellana,

ad Otricoli, e nelle altre fazioni della campagna del 1798 ^

Souvenirs, p.

19A.

Cfr.

Franchetti, Macdonald secondo

suoi

ri-

286

RELAZIONI DEI PATRIOTI NAPOLETANI

Con un generale
trionfante e avido in

cosi benevolo, col

Faypoult che torn


colleghi, facile

compagnia dei suoi

immaginare
napoletana.

le tribolazioni dei

governanti della Repubblica

Addo

liete

speranze, suscitate dallo

Cham-

pionnet! L'idillio repubblicano s'andava mutando in dura


prosa, appena infiorata dalle vuote formolo della rettorica
ufficiale, nel

messaggio

inviato dal

Direttorio ai Cin-

quecento
nunziata

il il

19 piovoso (7 febbraio) e nella conclone pro-

giorno stesso dal Garat, nell'Assemblea degli sono note per molti racconti
;

Anziani

^.

A noi

le princi-

pali di quelle tribolazioni

ma

sar bene leggerle nei loro

particolari, cosi

come

le

versavano nel petto di Francedel

scantonio Ciaia, sotto l'impressione immediata degli avvenimenti,


i

suoi

compagni

governo napoletano
il

il

fra-

tello Ignazio,

l'amico Paribelli,

Laubert, e

gli altri del

cordi, e

Macdonald

e la

Rep. nnp.j in Nuova Antologia,

giugno

e 1 lu-

glio 1892.

Altri

esemp di dispregi, che giungevano fino


i

al delitto,

commessi dal Macdonald contro

napoletani durante la

campagna

di

Spagna, sono narrati dal generale barone Desverxois, Mmoires, ed.

Dufourcq, Paris, 1898, pp. 399-402.


1

11

messaggio diceva, tra

le altre cose:

V energie

des patriotes na-

politainsy si longtemps comprime, s'tait ranime avec force....: runie


la clmence des
liberto le
et la

la

vaitiqueurs, elle convertii en

un saint enthousiasme pour


le

fanatisme qu'on avait souffl dans


est

cour d^une multitude gare,

Rpublique najolitaine
:

proclame

La chiusa

del discorso del

Garat era questa


indpe7idante
et

<

Matres un instant de V Italie pour la rendre jamais


voyez quel accroissement d'influence
le et

libre,

de puissance
Las Ro-

nous pouvons exercer sur

monde du haut de

cette Pninsule....

mains
les

se servrent

des avantages de cette situation

pour ravager Vunivers:


*
.

Franqais

s^en serviront

pour en

tre les bienfaiseurs

Un

esemplare a

stampa di questi atti si trova nel menzionato Archivio, Fondsde Xaples, tomo 126 (A. VII), p. 84 e seg. Gli tiene dietro l'indirizzo scritto il 22
piovoso (10 febbraio) del
tana au

Governo provvisorio della Repubblica napole

D. E. de

la

R. F., che incomincia:

C'est

au nom d'un peuple


e

longtemps

enseveli.... ,

accompagnato da una

lettera al

Ministre des

relations exterieurs

Ivi, p. 86 e seg.

II.

PATRIOTI, E IL MACDONALD E IL FAYPOULT

287

Provvisorio.

forse ci avverr di ritrovare in queste let-

tere confidenziali qualche

conferma dell'ingenuo animo e

dell'alto sentire di quei nostri patrioti. tere, tra


i

Sono
,

poi, esse let-

pochissimi documenti

intimi

che

ci

siano

rimasti dei repubblicani del 1799, durante la Repubblica.

Eccole, dunque, quali le abbiamo copiate dagli originali:

Il

Governo provvisorio alla Deputazione napoletana


PRESSO
IL

Direttorio

Libert
Napoli
li

Eguaglianza
16 Ventoso {6 marzo)
il

anno Settimo.

Alla Deputazione Napoletana presso


Cittadini

Direttorio di Parigi.

Dopo

la

vostra partenza da qui


Il

una gran mutazione ebbe luogo


il

presso di noi.

bravo generale Championnet, l'amico ed


il

libe-

ratore della nostra Nazione, fu richiamato presso

suo Governo.

Vi potete immaginare quanta impressione abbia dovuto fare sui


cuori
di
tutti

l'allontanamento di un
di

uomo
la

tanto

amato

e tanto
;

amabile.

La

lettera

richiamo

sotto

data de' 28 Piovoso

quindi che non pu riguardarsi come un effetto del passo dato

da

lui,

che voi sapete portar

la

data de' 19 dello stesso mese ^

BassaP

fu anche obbligato a seguirlo,


stato proscritto,

ma non

fino a Parigi,

da

dove anzi

come da

tutt'i

luoghi occupati dalle

armi Francesi;
trove,

e ci

per aver accettato cariche a


alla legge,

Roma
il

ed

al-

controvenendo

che vieta

ai

cittadini francesi di
forse

coprir impieghi sotto


de' mali

Governi stranieri.

Non
si

maggiore

per

le

nuove Repubbliche, che

richiami in vigore una

II

decreto di espulsione del Faypoult e della Commissione civile,


cfr. Monitore, n. 4,

che in data del 18 piovoso:


braio 1799.
2

26 piovoso, 12 feb-

Francesco Bassal, ex-curato demagogo, era stato dallo

Cham-

pionnet nominato, unico francese, dei venticinque del Provvisorio.

288
tal

RELAZIONI DEI PATRIOTI NAPOLETANI


ancora eseguita pienamente, e

legge; sebbene qui non siasi


si

sarebbe desiderabile che

procurasse destramente di ottenerlo.

Bonammy

stato
Il

anche richiamato a Parigi,

ma

in un' aria di
il

piena disgrazia.
sto del bravo

generale Macdonald venuto ad occupare


la nota rivalit

po-

Championnet. Malgrado
la

tra

cotesti

due generali, che forse fu


atti

cagione di tale cambiamento, gli


stati

tutti

dell'antecessore
Il

sono

approvati e confermati dal

successore.

carattere

di

questo pi austero e pi fermo di


di lui intenzioni

quello di Championnet.
favorevoli
stesso
l'altro
i

Le

non sono forse meno


severit ci

alla

Repubblica;

ma

pare

che voglia giungere allo


colla

scopo per diversa via,

ottenendo

che

sperava dalla dolcezza. Egli sembra per voler accarezzare


^,

leoni

che

l'altro

voleva atterrare.
gli

I di lui

rapporti coll'armata

e col suo Governo

fanno forse credere d'aver bisogno di gua^

dagnarsi un cos potente partito. Gli espulsi


ritornati,

non sono ancora

ma

ci si

annunziano a momenti.

Le cose sono
crime.
I

l'un dipresso

come

le

avete lasciate. L'impronto

forzoso d tenue prodotto, e bagnato di

amare
e la

e giustissime la desolata.
irre-

Non

si

ancora al

mezzo milione,

Nazione

pi

alti atti di rigore,

che riescono vani, sono una prova

fragabile dell'assoluta impossibilit. Riguardo a ci, la

nuova mano

pi grave dell'antica.

Le insurgenze continuano, ma
tutto,

ribelli

sono domati da per

sebbene siano

le idre rinascenti.

A San
i

Severo in Puglia vi
e
i

fu

un

fatto d'armi fra le falangi di

Duhesme

ribelli,

che cost
di dieci-

la vita a pi di tre mille di costoro,

quali in

numero

mila con cavalleria,

offiziali

dell'antico

esercito e cannoni

hanno
far

opposto una resistenza veramente imponente e regolare, da

onore

al loro

coraggio se avessero difeso una miglior causa.


della Puglia,

La

vittoria di

San Severo tranquillizz gran parte

ma

II

general

Bonnamy

era capo dello stato maggiore dello

Cham-

pionnet.
col

Fu

autore della prima narrazione della campagna del 1798-9,


oprations de
le

Coup
2

d'oeil sur les

campagne de Naples, stampato a

Berna, anno VIII.


S'intenda:
i

commissari
coi suoi

civili e gli altri agenti.

3 II

Fayponlt

compagni.

II.

PATRIOTI, E IL MACDONALD E IL FAYPOULT


le

289

non apri ancora


In Apruzzo
le

communicazioni, cosicch

il

Governo possa
^.

trarne de' soccorsi, n promuovervi la

nuova organizzazione
all'

armi della libert hanno ancora trionfato;

ma

la pertinacia de' ribelli

non

ancora

intutto domata.

Il

dipar-

timento del Garigliano quasi tutto insorto, e Sora e San Germano

sono in potere degli assassini.


quadri di orrore, e
del giorno

Il

Sele ha presentato degli altri

le stragi e la

distruzione vi stata all'ordine

per una settimana con prodigi di valore dell'una e


;

dell'altra parte

ma

il

genio della libert guid al solito

il

bravo
sof-

Olivier al

trionfo. I Patrioti e le loro

famiglie hanno assai


i

ferto si nelle

persone che ne' beni

ma

superstiti nulla

hanno

scemato del loro ardente zelo per Nazione


i

la

causa. Meritano dalla Gran

pi segnalati riguardi, e voi dovete dare ogni opera

per procurarglieli. Le Calabrie, dopo l'universale loro democratizzazione, per l'opera ed


i

scellerati

maneggi

dell'

infame Cardinale

Ruffo e de' suoi


civile,

satelliti

stanno quasi tutte immerse in una guerra


le parti

sostenuta d'ambo
il

con quel vigore, che ispirano agli


il

uomini

fanatismo e l'entusiasmo della Libert. Ecco

prospetto

della nostra Repubblica:

non

certamente

il

pi consolante pel

momento,

ma

lascia travedere in lontananza lo sviluppo di quella

energia repubblicana, che dovr


glorie degli abitanti di queste

un giorno rinnovare
mancanza

le

antiche

belle contrade. Il

governo

parafi-

lizzato in tutte le sue operazioni dalla

dei mezzi di
sacrifici,

nanze
gli

in

grado di fare per ora quei grandi


la di lui
d'

che

suggerirebbe
;

riconoscenza per l'armata della Nazione

Francese

pure ne fa

ingentissimi a proporzione delle sue forze,


ri-

ma

ci

molto male produce nell'opinione de' Popoli, che, per

durli nel

buon

sentiero, avrebbero bisogno di essere


irritati nelle loro

accarezzati,

anzich oppressi e

miserie. L'idea della passata

ricchezza di questa Nazione ha forse fatto fare de' falsi calcoli ai


nostri Liberatori;

ma

da un prospetto ragionato
del Tiranno, che noi

documentato

delle dilapidazioni e spogli

stiamo prepa2,

rando e che vi

si

trasmetter per presentarlo al Direttorio


le

si

vedr con stupore quali debbano essere

nostre miserie.

La

ge-

La

presa di Sansevero ebbe luogo

il

25 febbraio.

Questo memoriale pubblicato nel Saint-Albin, op. cit., pp. 299-306.

290

RELAZIONI DEI PATRIOTI NAPOLETANI

n^rosit Francese
lore

gemer

dei mali di

un Popolo, che

col suo va-

ha

eretto
le

alla

dignit di suo Fratello, rendendolo libero; e

sentendo
la

voci di quella generosit, che ha sempre


soffrir

mai

distinta
alla di-

Gran Nazione, non

che un

si

bel

dono metta

sperazione chi deve rendere felice secondo


nostre risorse non sono momentanee,
del commercio;
fertilit del

le di lei intenzioni.

Le

come quelle

dell'industria e

sono lente,

ma

sicure e continue, venendo

dalla

nostro suolo. Col tempo la riconoscenza nazionale po-

tr estendersi

anche

al di l delle

pretese

per ora, ogni cosa

gran

sacrificio.

Non

si

soffochi nella sua debolezza

un germe, che
frutti.

sviluppando potr un giorno dare abbondantissimi


ottenere che tutti gli agenti della Repubblica

Bisogna
in-

Madre ricevano

sinuazioni di risparmiarci per ora, tanto in particolare quanto in


generale.
Il

general Championnet, convinto per propria esperienza delle


^

nostre miserie, ha promesso

di

appoggiare presso

il

Direttorio le

nostre pretensioni per la riduzione; le quali sono presso a poco


le

seguenti:

Ridurre

il

pi che

si

pu la contribuzione, e lo stesso

Cham-

pionnet proponeva sino a quaranta milioni di franchi, compren-

dendovi

le

contribuzioni parziali esatte dai generali nei diparti-

menti, quando siano giustificate. I pagamenti dovrebbero essere a

lungo termine ed in derrate, beni nazionali ed in numerario;


di questo
il

ma

meno che
soli

si

pu.

Sotto

la rubrica
i

dei beni dell' ex-Re e famiglia, sono da

com-

prendersi

beni pervenuti loro per dritto di sangue e con

titolo privato.

Le commende
chiara
offici
tali,

di

Malta

si

devono riguardare come

di propriet

nazionale in virt della

capitolazione stessa di Malta, che le di-

coll'obbligarsi
le

che fa la Francia d'interporre


affine

suoi

presso

Repubbliche amiche,
ai

che queste accordino


che vengono spo-

sul di lei

esempio una pensione

cavalieri,

gliati dei dritti ai beni dell' Ordine.

Nella lettera diretta

al

Governo Provvisorio
cfr.

sul

punto

di partire,

in data del 9 ventoso (27 febbraio):

Monitore, n. 11,

19 ventoso,

9 marzo.

II.

PATRIOTI, E IL AIACDONALD E IL FAYPOULT

291

L'Ordine costantiniano, essendo arricchito o


stici o di

di beni ecclesiail

commende

create

da privati, non

ci

aveva

Re verun
come

dritto, se

non quello della preminenza


in

e della direzione; e perci

non si pu mettere un bene nazionale.


Tali sono
all'

dubbio, che non ha da riguardarsi

incirca le nostre
ci

pretensioni, che
di

Championnet

riconobbe per giuste, e


vete concertarvi con
Il

promise
perch
ci

appoggiare. Voi dunque do-

lui,

siano accordate dal Direttorio.

Governo

stato

completato dei membri mancanti nelle per-

sone dei cittadini Leopoldo de Renzis e Vincenzo de Filippis ^

Al Ministro delle Finanze Bassal

stato sostituito

il

cittadino

Do-

menico de Gennaro.

La Confederazione
di

differita, giacch

sarebbe stato impossibile

avere

Federati a cagione dei torbidi de' Dipartimenti.


e forse

L'esempio nostro,
rivalit di

una nobile invidia fondata


esistita

sull'eterna

preminenza che ha sempre

tra

questa nostra
Il
ti-

Comune
mido
tare

e quella di

Palermo, ha eccitato un felice fermento.

e sospettoso tiranno si crede

mal sicuro
fato lo

col, e si fa
lui

appron-

un

asilo in Messina. Il suo

preme. La di

dimora

vi sar pi

mal sicura che

altrove, e la fuga pi incerta: chi sa

che

vortici di Scilla

non siano per essere

in breve popolati di

nuovi mostri?

Attendiamo ansiosamente che per opera vostra


lennemente
la nostra

si

proclami

sol-

indipendenza, e

si

riconosca e faccia ricono-

scere dalle Potenze amiche la nostra Repubblica. Continuate a meritare col vostro coraggio, col vostro zelo patriottico, colla vostra

destrezza e colla

vostra indefessa
le

attivit

quella stima

che vi

hanno gi meritato
Il

vostre ottime disposizioni, e contate sulla

riconoscenza nazionale.
cittadino Nicola Celentani
^,

pel cui

mezzo

vi perverr que-

sta lettera,

va a Milano, incaricato

di affari provvisorio della no-

Pel

De Renzis

e pel

De

Filippis,

La

Rivoluzione napoletana del

1799, Albo, note 95 e 63.


2

Nicola Celentani, con Lauberg ed altri pochi, era stato fondatore

della

prima Societ giacobina,

di Posilipo dell'agosto 1793, in cui

aveva preso parte alla celebre cena ne fu stabilito lo statuto. Salvatosi

292
stra

RELAZIONI DEI PATRIOTI NAPOLETANI


Repubblica. Siavi d'avviso per
ajprir

con

lui

una corrispon-

denza, che troppo necessaria. Viva la Repubblica. Salute e Fratellanza.

Pahibelh.

Per

lo

Segretario Generale

De

Filippis

Rappresentante

*.

2
Ignazio Ciaia al fkatello Fjbascesco Antonio
^

Libert

Eguaglianza
Napoli 16 Ventoso {6 marzo) anno 7 della Repubblica.

Caro Fratello

Non
le

ti

ho risposto
lettere.

finora,

perch non avrei

saputo dove dirigerti

mie

Partendo adesso Celentani,


del-

in qualit di nostro agente diplomatico per Milano, profitto

roccasione, e
lettera

ti

scrivo, lasciando a lui l'incarico d'indirizzarti la


ti

dove sapr che

trovi. Si

purtroppo avverato
li

il

richiamo

di

Championnet, per

tutt'altro

per che per

disgusti con Fa}'(sic)

poult, trovandosi

l'ordine in data anteriore.


io

Magdonal

ve-

nuto in suo loco. Sulle prime


siffatto

era fuori d'ogni

coraggio per

cambiamento

ma

in sguito

ho cominciato a respirare. La
;

bont di Championnet veramente senza pari


qualit morale

ma

questa bella
la politica.

non era sempre

in felice

accordo con

con

la

fuga dal processo del 1794,

il

10

tro di lui decreto di forgiudica (cfr. Rossi,


172). Si
1

novembre fu pronunziato conNuova luce, pp. 55, 68, 74,

veda intorno a
if.

lui

pi oltre, IV.

Fondo Ruggiero,

33-35.

Su Ignazio

Ciaia, oltre

Giuseppe del Re, Ignazio Ciaia


gli scritti recenti di V.
nobiliss.),

e le sue

poesie, Napoli, 1860, si

vedano

Spinazzola, Gli

avvenimenti del 17 99 (estr. dalla Napoli

Napoli, 1899, pp. 131-137:

L. Pepe, Ignazio Ciaia martire del 1799

e le sue poesie,

Trani, 1899: A.

Fusco," Nella Colonia Sebezia, Benevento, 1901, pp. 69-101.

Aggiungo

una

notiziola bibliografica, sfuggita ai sullodati biografi e critici.


si

Una

poesia del Ciaia

trova gi stampata nella Raccolta di Poesie Repub-

blicane dei pi celebrati autori viventi, fatta


rigi, G-alletti,

da N. Storno Bolognini (PaII, 164.

anno VIII):

cfr.

Ruggiero, Catalogo,

II.

PATRIOTI, E IL MACDONALD E IL FAYPOULT

293

attese le circostanze.

Ella nell'opinione pubblica cominciava gi


la debolezza.

ad essere confusa con

La partenza

di

Championnet

rincresciuta assaissimo;

ma
il

io

spero, anzi son certo, che

donal potr fare obliarne


facilt di

dolore.

Non ha

egli quella

maniere,
ci

ma

le

sue intenzioni, almeno fino

Magmedesima a questo mo-

mento, non
ci

adombrano per

nulla. L'energia, che lo caratterizza,


;

l'agio di

prendere misure pi rigorose

ed

io

m'auguro che
si

la sicurezza

pubblica ne sar meglio garantita. Se l'armata


disciplina, e se le requisizioni saran
le

terr

in

maggior

meglio

dirette,

sicch non s'annientino

propriet de' privati, avremo fatto


felicit.

un

gran passo verso

la

pubblica

Sinora per non abbiamo

che lagrime. La contribuzione militare di due milioni e mezzo di


contanti, che assolutamente

non

vi sono, ci che ci penetra del


I Ti-

pi alto dolore,

e ci

che diviene veramente un'oppressione.

ranni avevano tutto involato con un sistema di dilapidazione e di


spoglio, che tu

ben

sai.

L'anarchia seguente
co'

fini di

distruggere

fondi e le risorse.

La comunicazione
il

dipartimenti

manca

tut-

tavia per gl'insorgenti, che


I pesi,

fanatismo vende all'oro

di Sicilia.
il

che porta di necessit seco la presenza d'un'armata ed

passaggio d'una ad un'altra forma di governo, sono immensi. Tutto

dunque
bisogni.

chiuso alla ricezione, ed intanto tutto


il

si

vuol pronto

a'

Ecco in breve
medesimo, e

nostro stato attuale, e le cause d'affanno

del Governo e della Nazione.


del dolore
rigi, ci

Championnet

parti con l'anima piena

assicur che, al primo giugnere in Paal Direttorio lo stato luttuoso del


si

avrebbe altamente esposto

nostro Paese, e ne avrebbe dimostrato la certa mina, se non

usava

di

somma moderazione
pur vero: noi
lo

verso

il

medesimo. Noi eravamo


lo

ricchi,

saremo ancora,
di futuro

egualmente.

Ma

un distruggere ogni germe


s'abbassa sopra di noi, e
ci

bene, se una

mano
ci

di gelo

sterilisce. Si

ordinata una

Commispresenti-

sione di pi individui, perch


tino
il

senza perdita di tempo


ci

quadro luttuoso della miseria, in cui

ha

gettati la

Non sar possibile di non commuoversi, a vista del medesimo. Lo spediremo anche apposta per vostro mezzo al Direttorio
rannia ^
Esecutivo, perch non annienti la pi bell'opera della vittoria, lo

Si

veda sopra,

p. 289.

294

R^JLAZIONI DEI PATRIOTI NAPOLETANI

Stabilimento cio di
calcola sulla marcia
trovi in sua

questa Repubblica. La Sicilia


della nostra rivoluzione. Tolga
di

ci
il

guarda, e
cielo e la

mente come un mezzo

nuove

infelicit. Ella sa-

rebbe allora presto decisa a favore della Tirannia, che oggi


lusinga e la palpa; e noi e la Francia
perduto.
satelliti,

la

avremmo immensamente

bene ancora che sappi esservi ne' Dipartimenti molti


nostri sterili proclami.

che spendon oro in gran copia, ed accaparrano gente


i

sempre pi che non fanno


che non sente
1

Un

Popolo,

suoi

dritti

nella sua ragione,

non

ci

sar vera-

mente amico che quando comincer a


pesi.

sentirli nel

disgravio de'

Or, se questi crescono, dove ne saremo? Tutto sta che la


ci lasci

Francia

respirare

un momento.

Ella far male

suoi inti

teressi se si ostina a ricusarsi a questa cose, che tu gi sai


;

grande
ripeterle.
a'

verit. Io

dico

ma non

male

il

Ecco quali deb-

bono essere
al possibile

gli oggetti

da star presenti

vostri occhi. Togliere

ogni idea di contribuzione in numerario, perch non

ve n'ha
di

affatto; e qui finalmente


si fiss

molto quella che

da Championnet

non abbiamo miniere. Scemare colle prime condia pagarla a dati intervalli,

zioni,

che impose

a' vinti.

Abilitarci

ma

in terre, in gioie ed in generi. Esentarci da ogni

Commissione
gli

civile,

che voglia mettere


che
si

la

mano
altri

in tutto, per

non vedere
il

orrori

son commessi in

luoghi. Far valere

decreto
si

del Direttorio, che richiama tutti gli agenti secondari, che

tra-

scinano con l'armata, e che van prendendo

impieghi dovunque
Francia avr

giungano:

e poi sii certo

che noi saremo

felici, e la

nella nostra Repubblica la pi utile amica.

Con quanta impazienza aspettiamo la nuova, che sia subito legalmente riconosciuta! Abbiam sospesa la Festa della Federazione, perch non tutt' i Dipartimenti sono ancora
trati nell'ordine

tranquilli.
la

L'Apruzzo e

la

Puglia sono rien-

con

morte di pi migliaia

di ribelli. Gli
le

esempi

d'un giusto terrore van richiamando tutte

popolazioni al do-

vere, ed io conto che fra giorni sar fissata la tranquillit dipar-

timentale. Posso assicurarti ch'io

che

si

non sapea dare a questa Nazione.

va sviluppando un coraggio, Felici noi, felice la Franalla rivoluzione!

cia, se

sapremo obbligarcelo ed attaccarlo


non veggo che tombe. Napoli

In altro
in
fa-

caso.... io

in silenzio,

ma non

perfetta calma. Alcune misure di rigore adottate da

Magdonal

II.

PATRIOTI, E IL MACDONALD E IL FAYPOULT


effetto,

295
messo
civica

ranno
tutto

il

maggiore

ne sono sicuro. Sant'Elmo

si

in

mano
le

de' Francesi, e

ne son contento ^

Va

il

punto che
innanzi con

pi disarma
fa prodigi, e
attivit
la

speranze de' male intenzionati.


lei

La Guardia
si

rivalizza con

la
e,

giandarmeria.

Guardia Nazionale,
linea.
i

per quanto

pu, anche la

truppa di
sotto tutti

Io

spero che avremo presto una forza efficace

rapporti.

Far tanto senza mezzi


si

di sorte alcuna, tiene


la

veramente del miracolo. Perci

deve fare ogni sforzo, perch

generosit Francese sia rivolta verso quest'ultima parte d'Italia.

Se

ci

tolgono

il

poco che

ci

rimasto, essi non avranno altro bene


di pi. Siate forti.

che quello

di formarsi

un deserto

Son dolentissimo

dello stato di deperizione, in


alle tue

cui

trovasi la

Repubblica Romana. Le notizie posteriori

non annunzian
^.

che morte, Civitavecchia a quest'ora dev'esser resa


bliche Italiane.

Non mi
la

di-

spiace l'idea d'Angelucci^, relativamente all'equilibrio delle Repub-

Non
la

si

tenti

per mai

di

smembrare

nostra

per accrescere
zione.

Romana: sarebbe un
si

voler qui la controrivolu-

Son

cose, che

hanno a

trattare

con

somma

delicatezza.
dell'^'nctc^o-

Ti prego di far acquisto in Parigi della Classe

pedia, che abbraccia la Morale e la Politica, e vorrei che per la

prima mi acquistassi pure quanto

si

stampato in questi ultimi

tempi, a cominciare da' libri elementari.

Mandami

le leggi

orga-

niche e fondamentali dell'Istituto Nazionale, e quant'altro crederai

che mi convenga e mi giovi.

proposito di Sant'Elmo narra

il

Paribelli:

Aprs

la prise de

Naples, pour ne pas hlesser

Vamour prope

des Patriotes, qui s'en toient em(nel castello)


ensuite, ne se

pars, Championnet consentii de


en garnison sous
le

les y contirmer faire rester commandement du citoyen Arcovito; mais les

croyant pas en sret cantre

mouveinents popidaires jusqu' ce quHl n'eut

mia garnison fran^aise dans


nefut que dans ce moment qu'

St.
il

Elme,

les

remplaga par des Frangais,

et ce

crut vraiment achev la conqute de Naples

{Fondo
2

Paribelli,

f.

27).

Si allude alla ribellione di Civitavecchia contro la

Repubblica

Romana.
3 II

medico Liborio Angelucci


i

(1746-1811),

fervido

repubblicano,

era tra

cinque consoli della Repubblica Romana.

296

RELAZIONI DEI PATRIOTI NAPOLETANI


notizie di casa,

Non ho ancora

dopo l'ultime che furon


e

tristi.

In Fasano vi stata pure insurrezione,


nostra. Per felicemente
si

misero

il

foco alla casa

estinse,

ed

Genitori son salvi ^ Spero

che tra oggi e domani giunga

la posta, e

che mi consoli in

tutto.

L'esempio
di

di pili luoghi ne' dipartimenti dati alle JBanime servir


a' ribelli.

gran lezione
Io sto

bene ancora,

ma

ippocondriaco. L'anima mia avrebbe

voluto ad

un

istante tutti felici,

ma

trovo che sogno si caro


di

non

facile a realizzarsi.

Non mi perdo per

coraggio, e tiro al

meglio innanzi la gran soma.

Dammi

di te

ottime nuove.

Ramti

mentando quanto

ti

amo,

ti

sar facile intendere quanto le aspetti.


^,

Maria Vittoria, Margherita


teneramente

e tutti gli amici, stanno bene, e


ti

sa-

lutano mille volte. Marcia bene e felice nella tua linea, e


al

stringo

mio cuore.
Il tuo fratello

ed amico
^.

Ignazio

Cablo Laubebg a F. A. Ciaia


Napoli
il

25 ventoso {15 marzo) anno VII della Libert.


Il

Comitato centrale
ai

Caro Ciaia

Ho
si

ricevuto vari vostri pieghi,

quali

non

oc-

correndo risposta, passo a parlarvi dei nostri


Gl'insurgenti

affari.

mantengono ancora

in

grandissimo fermento. Le

truppe, che erano in Puglia e nel Dipartimento del Sele, avendo


fatto
tare,

un movimento retrogrado, in conseguenza d'un piano hanno dato motivo a qualche rivoltoso di spargere

mili-

delle

I genitori

Michele Ciaia e Camilla Pepe.

Ciaia erano di Fasano

(prov. di Bari).
2

Maria Vittoria era


(efr.

la

sorella,
cit.,

che aveva sposato un Francesco


p. 76);

Colucci-Latilla

Pepe, op.

Margherita dev'essere

la

Margherita Fasulo, sorella


nel

di Nicola, capo del comitato patriottico

gennaio
3

'99 e

giustiziato poi nella reazione. Intorno a


si

Marghe-

rita, eroica

donna,

veda nel
ff.

V.

Fondo Ruggiero,

37-40.

II.

PATRIOTI, E IL MACDONALD E IL FAYPOULT


e

297

false voci.

Oggi alcune colonne avanzano,


Andria
e

speriamo ottenere un
i

buono

effetto.
;

Ruvo

nella Puglia sono

paesi

pi

fa-

cinorosi

hanno attaccato

Barletta,

ma

sono

stati

battuti

quelli

insurgenti dai repubblicani, rifugiati in Barletta. Nelle Calabrie

Ruffo fa dei guasti

orribili.

Ma

patrioti fanno dei progressi.

Una

Legione

si

sta

organizzando nel Dipartimento del Garigliano, e

gi ha arrestato molti facinorosi. Schipani parte domani per le

Calabrie con cinque a seicento patrioti. Carafa partito per la

Puglia con molti patrioti ^ Nella insufficienza dei mezzi


prese quelle misure che
mezzi, poco
si si

si

son

sono credute

le

pi

efficaci

ma

pochi

potuto conseguire.
al

Sarebbe necessario che tu facessi presente


a te di svilupparlo.

Direttorio

un

oggetto molto importante; io te ne dar una breve idea, e lascio

Ne' stabilimenti di Corf, di Malta e di Egitto,

bisogni dei

Dipartimenti meridionali di Francia, la necessit di cacciare gli


Inglesi dal Mediterraneo esigono che
i

Francesi sieno presto pa-

droni della Sicilia. Tralascio una infinit di altre ragioni. Se noi

battiamo

tedeschi sull'Adige,

si

potrebbero tener questi paesi

dalle truppe nostre, dalla


si

guardia civica e da quei francesi che


i

credono necessari per custodire

castelli;

intanto le

truppe

francesi, unite ai patrioti calabresi, potrebbero tentare


in Sicilia:
si

uno sbarco

non bisogna dare molto tempo


le

ai nostri

nemici, perch

potrebbero fortificare ed arrecarci grandissimi ostacoli. Vorrei

dunque che

truppe francesi
le

si

avanzassero verso la Calabria,

per quindi aspettar

opportunit onde tentare uno sbarco; e che


negli

un

altro corpo restasse in osservazione

Abruzzi per accorsarebbe con-

rere al bisogno e tenere in rispetto quei popoli.


I

Francesi volendo naturalmente conservarla

Sicilia,

veniente cederci la Repubblica

Romana

per una specie di compenso.


di questa cessione, per-

La Repubblica Romana esausta ha bisogno


ch ritirerebbe
le risorse

necessarie alle sue orribili circostanze.

II

Carafa giunse a Barletta con

la legione

napoletana
affiggere

il

17 marzo,

per congiungersi col Broussier.

Lo Schipani faceva

il

13

marzo
Ni-

un proclama per l'arrolamento


cola, Diario napoletano,
I,

della sua legione bruzia:

cfr.

De

78.

298

RELAZIONI DEI PATRIOTI NAPOLETANI


proposito di risorse, devo agg-iung-ere un'osservazione per la

Sicilia.

Noi abbiamo bisogno dei grani


il

di quel

paese per l'armata


si fatto

e per noi; giacch incalcolabile

guasto che

dagl'in-

surgenti, e ci

mancano
di

le

braccia

i^er la coltura.

Altrimenti man-

cheremo anche noi


gli affari nostri.

risorse, e

non so come potrebbero andare

Si presente che
Il

ci

vogliano togliere gli avvanzi della marina.


effetti

gen. Championnet non ha specificato questo negli


alla

che

appartengono

Repubblica Francese. Prendi in considerazione

questo oggetto importante, e d quei passi che credi convenienti.

Bisognerebbe che
di

il

Direttorio stabilisse

una giusta

e sicura linea

demarcazione

tra gli oggetti

che appartengono alla Repubblica


alla

Francese e quelli che spettano


ch
gli

Repubblica Napoletana,
nel Governo.

affin-

agenti rispettivi non s'inviluppassero nelle loro operazioni.

La voce pubblica annuncia una riforma


prei dirti precisamente chi sono
di

Non
si

sa-

quelli

che escono;

ma

parla

me,

di

Cesare

e di altri.
lettera a
tutti
i

Comunica questa
tendo che sia
scritta.

tuoi

compagni,
Addio.

ai quali

in-

Abbraccio mio

fratello.

Laubek
Mille cose a Selvaggi ed

(sic).

Adamucci
4

^.

Il Comitato cestkle ai Deputati della Rep.^ Napoletana

PKES30 LA ReP.^ FkANCESE


Cittadini

Abbiamo ricevuto per


pi precise rapporto
a'

l'organo di Ciaia

le

vostre nuove

di

Lione, e speriamo che a quest'ora sarete in grado di darcene delle


pubblici affari.

Vi abbiamo
pervenute per

scritto
lo

alcune lettere, che non sappiamo se vi siano

disordine delle poste.

Cesare Paribelli:

si
ff.

veda
41-42.

IH.

Fondo Ruggiero,

Questa lettera senza data,


'99.

ma

da tutto
si

il

contesto, e in ispecie

dalla menzione del decreto del Macdonald,

ricava che fu scritta ai

primi dell'aprile

II.

PATRIOTI, E IL MACDONALD E IL FAYPOULT

299

Del qui annesso decreto del generale in capo Macdonald ^ vedrete sin dove
vile, e
si

estendano

le

pretensioni della Commissione


all'art.

ci-

quale ampia interpetrazione voglia darsi


di

T.^o del

famoso decreto
nenti al

Championnet circa
titolo
le

la riserva de' beni

apparte-

Re

sua famiglia a

privato.

Vi

si

accludono an-

cora la risposta e

nostre osservazioni a ci relative.

Non possiamo
capo di
tali

dissimularvi, che la persistenza del Generale in

pretensioni, sostenuta con tutta la vivacit militare,

e la pubblicazione imperiosa del suo decreto, non abbiano molto

allarmato gli spiriti della Nazione. Noi non abbiamo mancato di


rilevare alle autorit francesi
li

cattivi effetti, e

siamo entrati in

una negoziazione, che pi volte aveva ridotto l'affare ai termini convenevoli ed utili alle due Nazioni ma le frapposte notti, avendo dato luogo a nuove riflessioni della Commissione civile, ci han
;

tolto

sempre

di

mano l'accomodo da
si

noi bramato

ed a noi tanto

necessario. Tuttavia,

riaperta la negoziazione, e

non siamo

fuori di speranza di trovare

una via media, che

salvi tutte le con-

venienze.

La
siderio

nostra gratitudine per la Gran Nazione Francese, ed

il

de-

che sia ben mantenuta l'armata,


sacrifizio
;

ci

fa

sembrar picciolo
al

qualunque
decreto di
testati,
tibile.

quindi

che noi

ci

contentiamo di dare
ci

Championnet, contro del quale


di

siamo sempre pro-

una estensione maggiore

quella di cui sarebbe suscet-

E
un

per verissimo che

il

ritardo della conclusione definitiva di


ci

tale affare ci sia

dannosissimo, perch

mette fuori del caso

di operare su de' beni nazionali

per

lo

ristabilimento de' nostri


il

Banchi e delle nostre

carte,

che ormai perdono

70 per cento;

giacch la confidenza publica non pu nascere sopra beni, che

sono in controversia e sopra dei quali ancor


di conquista.

si fa

sonare

il

dritto

II

decreto del Macdonald in data del 7 germile (27 marzo):

cfr.

intorno ad esso

De

Nicola, Diario napoletano, sotto

il

2 aprile

(I, 95).

Nei

conflitti resi acuti

da questo decreto, ebbe luogo


il

la celebre invet-

tiva del Manthon, per la quale, oltre

Colletta e

il

De

Nicola, cfr. F.

Masci, Gabriele Manthon, Casalbordino, 1900,

p. 39.

300

RELAZIONI DEI PATRIOTI NAPOLETANI


nostra legge de' Banchi pronta, e porta in

La

sostanza

che

saranno aggregati alla dote de' Banchi tanti beni nazionali quanti
bastino a livellarne
il

vuoto, eh' di circa 29 milioni; che

sopra

una parte

di tali beni si faccia

una

lotteria,

che pu servire per

la estinzione

delle

piccole

polize, un'altra sia assegnata

ad una
il

tontina, che

pu essere
carte

utile a'

mediocri proprietari, ed
gli

rima-

nente alle vendite, che servir per

pi grandi. Dentro un certo

tempo poi
valore. Dal
chi,

tutte le

dovranno estinguersi, o non avran pi

momento
i

della designazione de' beni assegnati ai Ban-

saranno questi amministrati dagli amministratori degli stessi


pi probi ed
i

Banchi, che saranno

pi ricchi possessori di carte

il

governo vi avr pi alcuna ingerenza. Voi vedete bene quanto


il

importa

definire

quali sieno

nostri beni

quali quelli che

pretende la Nazione Francese.

Lo

stato delle nostre finanze nell'ultimo decadimento,


le

n pu
privano

essere altrimenti, atteso

universali insorgenze, che


il

ci

di ogni risorsa, intercettando

commercio, e devastando, sacchegcominciano a dare


il

giando

dilapidando
l'orrore

tutto.

Gl'insorgenti
si

guasto; e

della

guerra, che

fa per debellarli, lo ter,

mina.
dire,

La Repubblica, almeno per questo ramo, non


alle

per cosi

che nelle mura di Napoli, e Napoli non rende niente: ci

non ostante, si deve soggiacere mata forestiera di 32 m. uomini


la
difficolt

gran spese, che porta un'ar-

e 10

m.
il

cavalli, in

un tempo ove

dei

trasporti raddoppia

prezzo delle derrate; e a

tante e tante spese d'ogni genere. Immaginatevi in quale desola-

zione debba trovarsi

il

governo, fra un'assoluta mancanza e tante

necessarie ed imperiosissime domande.

Se almeno

si

fosse

sanzionata la legge per l'abolizione dei

Feudi, la quale, formata gi da un mese, attesa ansiosamente


dai popoli, una gran parte dei quali insorta ed insorge per lo
ritardo di questa legge
si

giusta e salubre,

potremmo sperare

di

sedare

le

insorgenze
si

e di traniquil lizzare le Provincie;

ma

l'in-

trigo baronale, che


diretti

agita in tutti

li

sensi e per tutti gli mezzi


sacrifizi,

ed

indiretti,

non risparmiandola n a cure n a

ha trovato il modo di sospenderne la sanzione da oltre un mese. Che volete dunque sperare da un popolo, cui si predica la libert
con parole, nel mentre vien ritenuto
di fatti nei ceppi delja

pi

II.

PATRIOTI, E IL MACDONALD E IL FAYPOULT

301

odiosa servit?

La legge

ben considerata,

giusta e

generosa

pi tosto per

gli

baroni: tutta volta soffre

ritardi....

Ignazio

Cima al fratello

Napoli 19 germile (5 aprile) anno 7 della Repubblica.

Caro Fratello.

da gran tempo che non

ti

scrivo,

perch ho

voluto aspettare che tu giugnessi a Parigi, e con l'ultima mia gi


tei

prevenni. Dovrei aver lo spirito estremamente abbattuto, se

l'estremo dei mali non


gio,

mi

fosse motivo da sviluppare quel corag-

che

le

circostanze esigono.

Non
quali

gi ch'io
si

paventi
si

il

risul-

tato delle cose,

ma

le vie

per

le

passa sono

aspre che
del Go-

manca spesse
verno
lettera,

volte la lena da sormontarle. Avrai a

nome

onde

ti

sia tutto dettagliato,

per quanto possibile

in tempi cosi
Il

difficili.

Io

mi

restringo a poche idee pi particolari.

ritorno alla guerra stato

un balsamo

a'

nostri

cuori

lace-

rati

da tanta incertezza sui destini d'Europa. La

vittoria,

sempre
il

sicura dove son armi repubblicane, ci agevola oltre


colo de' risultati.

modo

cal-

La

Gazzetta, che leggesti a Lione,

non mi turba
far na-

per niente; e tu devi convenire che in un tempo, in cui v' biso-

gno

de'

maggiori

sacrifici,

qualche volta utile


i

artifcio

il

scere de' palpiti, che rendono

sacrifici

pi

cari. Io so, e

veggo

pi che mai, sin dove l'umana perfidia pu esser portata;

ma

so

pure e veggo che vi


combinazioni.
barbarie,
bert.
Il
il

un termine

ineluttabile

alle

sue funeste

secolo d'Attila

era necessariamente quello delle

come

nostro lo sar sempre della Ragione e della Li-

de' secoli

come

delle persone, vale a dire, che

han sem-

pre una passione dominante, un carattere esclusivo. Io almeno

mi

trovo a sbagliar poco

col

mio fatalismo. Credo dunque che


i

l'attuai

guerra decide per sempre

destini d' Italia, e

matura in

gran parte quelli d'Europa. Napoli non pu esser pi serva: ogni


ragione politica

me

n' garante. Anelo per questo

il

momento che

i Fondo Ruggiero, cune pagine.

ff.

53-54.

Sembra che

alla lettera

manchino

al-

302

RELAZIONI DEI PATRIOTI NAPOLETANI

tu giunga a Parigi, ed di l che


e pi lieti.

mi aspetto

riscontri pi sicuri

Giunse
tico,

qui, son gi molti giorni, Abrial,

il

Commissario

poli-

che tu conoscesti a Torino ^ Nient'egli ancora ha cangiato

alla

forma del Governo;


si

ma

le

sue istruzioni e noi stessi


d'ordine e di

esi-

giamo, che presto


tutto ci

metta una mano

stabilit
al

che la cattiva organizzazione reca di danno


alla nostra pace.

pubblico

bene ed

Sento susurrare come d'idea che parte

sin dal Direttorio esecutivo, che vi sono fra noi persone

malvepossa

dute dal medesimo, e tinte di non so qual macchia, che han molti
in Italia contro
i

Francesi. Io

non so comprendere come


la

si

dar per vero un partito contro la Nazione in massa, e quella Nazione che va prodigando
il

suo sangue per


si

causa dell'Uomo.

Debbo solamente credere che


che
si

voglia cosi, da' pochi che la di-

sonorano, salvar loro stessi, facendo passar per generale

un

odio,

ha

solo contro

dilapidatori ed
;

concussionari. Questi ca-

lunniano perch sono scoperti

ma
i

presto o tardi la voce della


fatti

verit sar intesa, e si vedr che

popoli non son


dirti

per odiarsi.

Questa piccola digressione mi rimena a


contro
i

che ogni prevenzione


governo, ingiusta.

membri, che compongono


le migliori intenzioni

l'attuai

Abrial mostra

per questa repubblica, e m'au-

guro tutto
Posso per

il

bene. Intanto noi siam ridotti a pochi, perch sei de'

nostri colleghi

han data
che
lo

la dimissione. I
spirito,
il

nomi

li

saprai altronde.

dirti

che

gli

ha

guidati, stato

non

l'amor della Patria,

ma

presentimento che in un altro Governo

non sarebbero
rei

stati
si

considerati.

Han

colta

dunque un'occasione
afflitto,

fuor di tempo, e

sono dimessi. Io non ne sono

ma

vor-

che presto

si

passasse a un'altra forma.

La legge
al

de'

Feudi non

stata ancor

sanzionata, e ci reca

Popolo

il

passare, e

maggior disturbo. Spero che Abrial voglia presto farla tanto pi facilmente quanto che senza paragone pi
ad allacciare
la

dolce di quella portata in Piemonte. Gli ex-nobili per fan troppo

male

il

lor conto, perch, se riescono

podest

le-

L' Abrial giunse a Napoli negli ultimi giorni del marzo: cfr.

sotto la data del 30 marzo,

De

Nicola, Diario,

I,

92.

II.

PATRIOTI, E IL MACDONALD E IL FAYPOULT


dalla

303

gislativa,

saran presto pi fortemente battuti


li

giudiziaria,

che

si

organizza, e che
ci

colpir uno dopo l'altro in dettaglio.

il

Ci che

occupa attualmente

grande articolo della demar-

cazione de' beni, che non va innanzi senza contrasti. Grida sempre

con chi conviene, perch s'intenda, che noi vogliamo dar tutto alla

Repubblica Madre,
de' Dipartimenti
il

ma

che

ci si

accordi

un

respiro. L'insorgenza
di truppe,

non ancora cessata per mancanza


s

ed

mare

del tutto chiuso, fan

che manchino che rende


si

a,

questa vasta casituazione

pitale le risorse solite.


di chi

Ecco

ci

difficile la
il

governa;

ma

chi governa

dar tutto

coraggio,

quando

se gli corrisponda con altrettanta moderazione. Faypoult parte, ed

abbiamo in suo loco Bodard. La


rare

loro ragionevolezza ci lascia spe-

che fra due o

tre

giorni

possa vedersi conchiusa qualche

cosa d'importante sulle vicendevoli pretensioni. Io

mi

sentir ri-

vivere quando avr veduto, in parte almeno, assodato questo punto.

Lo
sti.

spirito pubblico

ancora nella Capitale qual tu


le fila

lo lasciaio

Bench abbiamo
per
la

in

mano
i

d'una congiura

^,

pure

non

so nulla temere per


sufficiente

una vera cospirazione. La forza francese


castelli

capitale,

sono in poter nostro, e la

truppa nazionale agisce con un vigore inesplicabile. Gl'Inglesi

non mancano

d'affacciarsi nel Golfo,


le

ma non
la

osan nulla, perch


i

non rispondono

speranze dal
al

lido.

Solo vorrei aver pronti

mezzi da rendere

Popolo pi sensibile
tutti, la

Libert acquistata;

ma, infelicemente per


tavia.
fci,

sorte ci obbliga

ad aggravarlo
tanti

tut-

Possa giunger presto quell'ora in cui cessino

sacri-

e sia poi l'ultima della

mia

vita.

Caro

fratello, io

non tengo

al

la

mio posto che per non abbandonare una Madre in dolore. Tal' nostra Repubblica, bench lasci vedere non lontana quella mano,
le

che

asciugher

le

lagrime.

tempo

di rivoluzioni e di guerra:

coraggio, dunque, e sacrifici.

Non

entro a dipingerti gli orrori


di truppe

commessi nelle Provincie. La


comunicazione mancata colla
che han tutto

mancanza
capitale le

opportune e
sotto
il

la

ha messe

soffio degli assassini,

divorato. I nostri genitori son vivi per miracolo, e

debbon

la vita

La congiura detta
voi., p. 118 sgg.

dei Baccher:

si

veda

la

monografia, che in

questo

304
alla

RELAZIONI DEI PATRIOTI NAPOLETANI


bravura Martinese. Che non ha fatto quel Paese, degno della
de' posteri!

memoria
vivono, e

Ora un tradimento

lo

ha messo

in

mano

de-

gl'insorgenti, e la perfidia
i

venne dal Palazzo Ducale. Tutti per


son passati in Cisternino. Spero che
si

nostri genitori

vogliano presto indursi a venirsene in Napoli. Peppa, che


salvata co'
figli

da Massafra,

qui giunta felicemente, ed abita

con

me

in

casa di Colucci. Io non la vedo che a cena la notte.


di fatica e di agitazione
!

Quale stato
la

Tutto per dolcezza, quando


si

Repubblica

salva.

Gli

amici

trovano
li

tutti

egregiamente
di

bene, e t'abbracciano teneramente. Io non

vedo che
ti

rado,

perch

me

ne manca

il

tempo. Le tre sorelle


^.

salutano, e con

me

ti

abbracciano. Addio

P. S.

Non

dimenticarti mai de' fogli che

ti

commisi, e

della
il

scelta di qualche

buon

libro.

Fra questi,

ti

prego a mandarmi

piano dell'Istituto Nazionale, quello del Collegio di Francia e


tro delle scuole centrali
^.

l'al-

6
Il Governo provvisorio alla Deputazione
^

Un

richiamo improviso di tutte

le

truppe francesi, dirette per

le Provincie,

diede occasione ai nimici della causa pubblica d'ina' lor

gannare

popoli e di diminuire

occhi la forza ed
lato

il

valor

francese; e quindi, rassicurati

da questo

ed intimiditi dal-

II

Ciaia al fratello,

da

D'Ayala che conobbe questa e la precedente lettera di Ignazio non si sa perch non ne stampi altro che il brano nostri genitori sono vivi ecc. fino a Le tre sorelle ti salu-

tano e con

me

ti

abbracciano
degli

questo brano stesso con parecchie


uccisi

omissioni. Gfr.
pp. 162-3.
tera, cfr.

Vite

Italiani...

dal

carnefice,

Roma,

1883,
let-

Pei

fatti, ai
cit.,

quali

si

allude nella chiusa di questa

Pepe, op.

pp. 64-68.

Peppa
,

era la sorella Giuseppa,

che spos un Caprioli:


2

casa Colucci

la

casa del cognato, marito

dell'altra sorella Vittoria.

Fondo Ruggiero,

ff.

77-79.

Anche questa

lettera senza data;

ma

si

pu con sicurezza da-

tarla dell' 8 o 9 aprile '99.

II.

PATRIOTI, E IL

MACDONALD E
della

IL

FAYPOULT

305
si

l'altro

con false ed esagerate nuove

potenza tirannica,
adesso
si

lanciarono nella carriera della ribellione, ove


nati. Si rinvi nella Pug-lia

son

osti-

truppa francese e nostra,


si

dopo gran
il

strage ed

immense
di

desolazioni,

ridusse

Andria, che vide

massacro

oltre

4 m. de' suoi, e di molti de' nostri, e fu sac-

cheggiata ed incendiata.

La

stessa sorte, dall'incendio in fuori,

ebbe Trani,
Bari, eh'
il

la

pi ostinata delle citt insorgenti ^ Ora siamo a


le

contraposto di Trani, la pi segnalata fra


;

citt
il

difenditrici del sacro albero

ed in breve speriamo che tutto


nell'ordine,

resto

della

provincia

rientrer

giacch

sostenevasi

nella insurrezione per lo solo esemi^io della proterva Trani.

Le Calabrie per sono decisamente


comandati
dall'

in
Il

mano

degl'insorgenti,
de' patriotti

infame Cardinal Ruffo.

massacro

stato in queste Provincie

immenso
Il
:

e crudele,

non men

eh' in

Pu-

glia ed in tutti

li

luoghi insorti.

generale non ha potuto risolnoi vi abbiamo

versi a

mandarvi truppa francese

mandato una
di

spedizione comandata da Francesco Pignatelli e da Schipani


circa 3 m. uomini di ogni
volontari.
in Eboli

arma

e di

un buon numero

di patriotti

La spedizione non
2.

ancor compita;
il

ma

la
;

vanguardia

Da questa speriamo

migliore effetto

ma

quanto

pi ne spereremmo, se fosse accompagnata dal

nome

francese. Gli

Abruzzi non sono ancor tranquilli

n tutte

le altre Provincie,

nepdi

pure

la

Terra di Lavoro. Nella Citt vi


Il

un fermento; ma non

gran conseguenza.

peso insopportabile degli alloggi militari, la

contribuzione, la scarsezza del numerario, ed altre simili cagioni,

non possono certo produrre

migliori

effetti.

Abbiamo qui

il

Commissario

politico Abrial,

uomo semplice

pieno di lumi e delle pi belle

doti.

Noi

lo

ravvisiamo come

l'an-

cora sacra della nostra speranza.


Il

nuovo Commissario

civile

Bodard

finora

merita ancora

la

I fatti di

Andria e di Trani accaddero il 23 marzo e il l.o aprile. Lo Schipani ebbe poi il 14 aprile l'infelice combattimento con le
e

genti dello Sciarpa alla Castelluccia.


3

Felice Bodard.

Faypoult fut rempUic par


et

ttn

Felix Bodard, qui


le

prit son role en prenant sa place


mises
et

continua lgalement

systme des reet

des profits, qui s'lewrent 2>our la commission

deux millions

demi...

(Thibault, Mmoires,

II, 492-3).

306
nostra stima.
lato di

RELAZIONI DEI PATRIOTI NAPOLETANI


Il

suo predecessore Fajpoult destinato

al

conso-

Hambourg; ma, prima

d'andarvi, passer per Parigi ^

Saprete la sorte di Championnet. Egli arrestato e posto in


giudizio a Torino, Rey,

inviluppati nella di lui disgrazia


si

interessata in lor

Bonnamy, Bassal, Duhesme sono ancora ma la sensibilit dei popoli non favore come per lo primo, cui non si rim;

provera che una certa


abusi e vizi degli
tutti

facilit di carattere,

che diede luogo agli

altri.

Jullien ancora arrestato, e costui da

compianto

^.

Bassal riuscito a sottrarsi finora alla perse-

cuzione, che merita forse pi di ogni altro. Cotesti atti segnalati


della giustizia

del Direttorio

esecutivo dovrebbero produrre de'

grandi buoni
lasci
ci
il

effetti in sollievo de'


^.

poveri popoli Italiani. Arcambal

nostro servizio

Brmont, ex-mHstro di guerra in Roma,

fu dato dal generale


lo

Macdonald per generale

di Brigata.

Noi

non

volevamo per
flotta di
si

rispetto agli

ordini del Direttorio Francese.


ci

Una
cano, e

cinque vascelli ed alcune fregate inglesi

bloc-

sono impadroniti di Procida e d'Ischia^, commettendo


pi gran barbarie, eccitando
i

al loro solito le

partiti al
infelici,
le

massacro
ed arre-

fra di loro, stabilendo l'anarchia in quelle isole

stando tutte

le autorit costituite

repubblicane e

loro famiglie

sino ai fanciulli. Essi sono gi da pi giorni nel


cida;

canale di Pre-

hanno messo a

terra alcune centinaia di soldati del Reggigaleoti


portatisi

mento

estero, e circa 200

da

Sicilia,

ove spedi-

scono sempre

legni corrieri, forse per sollecitare altre forze.

Ab-

biamo per predato un loro cutter con un tenente ed otto mari-

Faypoult fu poi prefetto con Bonaparte, ministro delle finanze nuovo nei cento giorni. nel 1817, non lamorendo, onesto; personalmente fosse e che Sembra
i

II

in Ispagna con re Giuseppe, e prefetto di

sci
2

nessuna ricchezza.
In data del 19 germile
(8 aprile)

un

attestato a

stampa a
il

fa-

vore del Jullien e della sua irreprensibile condotta verso


Ciaia, e dall' Abbamonti
3

popolo

napoletano, firmato dal Manthon, dal Paribelli, dall'Albanese, da


I.

come Presidente {Fondo Paribelli, ff. 6-7). L'Arcambal era stato ministro della guerra e della marina nella
di

Repubblica napoletana. 4 La squadra inglese comparve a vista

Napoli

il

2 aprile.

II.

PATRIOTI, E IL MACDONALD E IL FAYPOULT


dalla

307

nari, quale cutter fu gittate

tempesta sulle spiagge di Casapete quanto

stellammare. Mandarono un parlamentario a terra col pretesto di

reclamare

mobili di Hamilton. Voi


li

ridicolo?

mand a vedere il palazzo di Hamilton, che trovarono vuoto. Ognuno vede che il motivo era di vedere lo stato della Citt e delle coste, che raser nel venirvi. La comparsa di
Macdonald
questo parlamentario diede luogo a mille dicerie. Si era pregato
il

Generale di smentirle con un proclama,


farlo. Si
si

ma non ha

giudicato

conveniente di

parla di cambio, di vendita, di unione di

forze terrestri, che

sparge venir dalle Calabrie colle maritime

inglesi, e di mille altre cose di esaltare

da

fanciulli;

ma

tutto ci

non

lascia

alquanto

gli spiriti, e di

animare un poco

la

speranza

de' malcontenti.

Gl'Inglesi

insultarono Capri e la punta di Sorrespinti, nella

rento

dalla

prima furono

seconda incendiarono
qui caricati di ogni

cinque felluconi, che a gran stento


sorta di provisioni per le isole
incalcolabile nel

eransi

di

Malta e Corf. Questa perdita


effetti,

suo valore e ne' suoi

tanto pi che altre

quattro simili felluche, gi spedite prima,

si

sono naufragate nel

golfo di Salerno. Di Corf se ne parla male;

ma non

ci stata

comunicata per anche dal Generale Francese, n da


notizia uffiziale,

altri

alcuna

onde speriamo che sieno

false

voci. Partecipate

tutto ci a chi si conviene. Procurate al pi

presto farci ricono-

scere solennemente, e di fare accettare la legge feudale, che vi


si

trasmette, giacch da questi due punti dipende

la nostra

sal-

vezza. Istruiteci intorno al carattere ed al credito cost di Abrial


e degli altri, quali sono fra noi, che possono avere influenza.
I

membri, che

si

sono dismessi, sono Porta, Doria, Bruno,

De

Gennaro, Vaglio,
Molti
si

e Paribelli,

che dice

ritirarsi alla

sua patria ^

agitano per occupare

le sedi

vuote, e per essere nella


e

nuova rappresentanza nazionale. Medici, Colombrano Imperiale ^ non tralasciano veruno sforzo per essere

Sant'Angelo

in carica.

Voi

Vincenzo Porta, Baffaele Dori, Vincenzo Bruno, Domenico di


e

Gennaro, Diego Pignatelli del Vaglio,


2

Cesare Paribelli.
il

Luigi Medici,

il

principe di Colubrano Francesco Carafa,

prin-

cipe di Sant'Angelo Imperiale.

Erano

tutti di

dubbia fede repubbli-

cana.

308

RELAZIONI DEI PATRIOTI NAPOLETANI


si fatti

conoscete troppo bene


stimolo a farne
il

individui, per

non aver bisogno

di

Dal decreto
effetto le nostre

di

ben conoscere a chi l'ignora. Benevento rileverete quanto poco abbian


carattere
^

fatto

dimostranze su

tal

rapporto

affare

tanto

dibat-

tuto, e nella

ragion politica deciso a nostro vantaggio.


ci

Non

dovete dismenticare quanto

sarebbe ruinoso

lo

smemnostro

brare da noi gli Abruzzi. Sappiamo inoltre de' piani che la corte

present nelle trattative di Gampoformio per estendere


territorio: piani,

il

che sembrerebbero pi

giusti.

Se

li

stimate op-

portuni, ve
I vostri

li

invi eremo.

ragguagli sieno pi frequenti e pi prolissi, e noi in


lo

cambio faremo
bocche degli

stesso con voi.

Le

notizie,

che possono concer-

nerci, ci dovrebbero pervenire per lo vostro mezzo,


altri

prima che nelle

fossero invecchiate.

Avvisateci se trovasi un certo Scillari, che cosa faccia e quale


sia
il

suo carattere.
sonosi impadroniti di Capri. Questi attentati, anzici

Gl'Inglesi

ch scoraggire, destano energia, che

assicura che lo spirito pub-

blico sia per la libert. Si costrutta

una

batteria dalla parte di


tutti

Miseno, la quale difende quel sito del Cratere. In


siti si

gli

altri

son corretti

menomi

sbagli nelle batterie.


si

La

spedizione di Calabria

sospesa, mentre per ordine di

Schrer Macdonald ha dovuto far retrocedere parte delle sue truppe;


e le nostre

comandate da Pignatelli scorreranno

la Puglia.

Salute e Fratellanza.

Abbamonti P.
AzziA S.
^

Insieme con queste lettere, Francescantonio Ciaia riceveva documenti e memoriali sugli affari, dei quali in esse si toccava: la copia della lettera che il Faypoult aveva scritto
il

20 ventoso (18 marzo)

al

Governo provvisorio intorno

II

decreto del Macdonald del 4 germile (24 marzo), che aggree


il

gava Benevento
nitore, n. 16, 13
2

suo territorio alla Eepubblica Francese:

cfr.

Mo-

germile, 2 aprile.
ff.

Fondo Ruggiero,

94-95.

11.

PATRIOTI, E IL MACDONALD E IL FAYPOULT

309

ai

beni ch'egli stimava di spettanza della Repubblica fran' ;

cese

la

copia di una transazione, proposta dal Governo


risposta
^;

provvisorio^; la copia della

del

Provvisorio in

data del 29 piovoso (19 marzo)

germile (28 marzo) del Provvisorio


contro
il

una rimostranza dell' al generale Macdonald


sulle

suo ordine del di precedente di esecuzione del

decreto del Faypoult*;

una memoria
^.

ragioni della
il

legge per l'abolizione della feudalit, della quale

Mac-

donald impediva
sue carte

la

promulgazione

Il

Ciaia, in

Parigi,

redigeva a sua volta memoriali su tutte codeste faccende:


tra le
si

legge l'abbozzo di un ragionamento,

che tendeva a dimostrare l'ingiustizia delle pretese del

Faypoult^; e di un altro circa


visto
lo

la necessit,

in cui
~.

si

era

Championnet,
diretti

di

scacciarlo

da Napoli

Questi
in-

memoriali erano

ad un personaggio, che s'era


Direttorio

caricato di propiziare

il

esecutivo francese ai

desideri della Repubblica napoletana.

Fondo Ruggiero^
ff.
ff.

ff.

43-4.

2 4

jyi,

ff. ff.
ff.

45-6.

3 Ivi,

47-8.

Ivi,
Ivi,

48-51.
55-60.

5 Ivi,
7

96-105.
74-6.

Ivi,

ff.

Tra

le stesse

carte

si

trova l'opuscolo a stampa del


et

Faypoult: Coup d'oiU sur

la conduite
ff.

du General Championnet
61-73).

sur

les

dilapidations commises en Italie (ivi,

Ili

Missione del Paribelli

Ln
sti

mezzo a questi
i

dibattiti e conflitti, in

dubbi tormentosi,

patrioti del

mezzo a queGoverno provvisorio si


infor-

determinarono a spedire un de' loro a Parigi per

mare a viva voce

Deputati di quel che succedeva, e con

istruzioni segrete su quanto conveniva tentare ^

La

scelta

cadde su Cesare Paribelli; n, in verit, poteva trovarsi


persona pi sicura e capace.
Il

Paribelli fu

uno dei pi

attivi e

ragguardevoli tra
lui,

repubblicani del '99; sebbene anche a


e a qualche altro, sia toccata
ai Caracciolo, ai

come

al

Laubert

minor fama rispetto

ai Cirillo,

Pagano, cosi per non essere,

al pari di

Fondo Ruggiero^

f.

53

6s,

una

lettera al Ciaia, che dice:

un foglietto di appunti, inviati in Pu mettersi molti sospetti del ge-

nerale Macdonald: molta durezza, avarizia, aristocrazia; tratta con


gl'Inglesi e nulla ne fa sapere al Governo:

centra nostri, riceve e

commettono essi delle cose e non usa rappresaglia nemmeno coi prigionieri del cotter^ mandato a fomentare insorgenze nelle provincie e nella capitale: disgustato del Governo e lo avvi-

manda parlamentari

lisce,
il

favorisce

baroni e ne riceve danaro. Cerca screditarci presso


dice ci abbia scritto al Direttorio, essere

Direttorio per tradirci:


della
libert,

noi indegni

per venderci, e dice che la Corte tenga


i

agenti costi per comprarci. Opporsi a tutti

maneggi. Tra breve,


le

avr una persona fidata: saprete


tenzioni

le

nostre angustie e

nostre in-

III.

MISSIONE DEL PARIBELLl

311

questi ultimi, gi noto per alta situazione letteraria o sociale,

come perch

sfuggi all'ecatombe della reazione, che

consegn tante
nobile famiglia.
suoi anni;

teste al carnefice e tanti

Era nato a Sondrio

in Valtellina

il

17

nomi alla storia. marzo 1763, di


i

Non

ci

noto come trascorresse


lui stesso che, in

primi

ma

sappiamo da

tempo anteil

riore al 1790, stette per quattro anni

impiegato presso

vicer di Sicilia ^ Nel 1791

lo

troviamo

uffziale ai servigi

del re di Napoli, in qualit di secondo tenente, aggregato


al 2.

reggimento Esteri (Svizzeri): nel maggio


real

di

quel-

l'anno, con

patente in data del giorno

6,

pass se-

condo tenente compagnia del


2.^

effettivo del 1.
3. battaglione

reggimento Esteri, nella 9.^

-.

Qualche giorno dopo, ebbe

ordine di recarsi a Palermo per la causa di un cadetto del

reggimento Esteri, accusato di omicidio, nella quale

il

Paribelli fungeva

da difensore

e torn a Napoli sulla fine

del

settembre

^.

Due anni dopo,

nel

fu imprigionato in Napoli nel castello di

novembre del Sant'Elmo

1793,

per

motivo
stesso
di in

di discorsi sediziosi e democratici

il

26 dello

anno per ordine reale fu


il

trasferito

nella

cittadella

Messina'*: dopo

1796, forse, pass di


il

nuovo a Napoli

Sant'Elmo. In carcere

Paribelli rimase per circa sei

anni; anche nella generale liberazione dei detenuti poliFondo

Paribelli,

f.

41. Dall'aprile 1786 era stato vicer di Sicilia


al celebre

Francesco d'Aquino principe di Caramanica, succeduto


2

mar-

chese Domenico Caracciolo, l'amico degli enciclopedisti.

Archivio di Stato di Napoli. Sezione


Ivi: cfr.

politica.

Eamo

Guerra.

Riviste milita^i, voi. 202, parte II.


3
4

anche E-anio Guerra, Heali Ordini,

voi. 7.o, fol. 225.

Riviste militari, voi. 203.


cfr.

Nota marginale
fol.

alla Rivista del 13 di-

cembre 1793:
si

Reali Ordini, voi. 77,

76; dove per, per errore,

segna

la

data del 1792. [Sembra che fosse denunciato dall'ufficiale

di

Repubblica

marina Francesco de Simone, che poi anche lui prese servigio nella e combatt sotto il Caracciolo: cfr. Sansone, Gli avvenimenti del 1799, p. 329, dove per errore si leg^e Parchelli .J

312
tici

RELAZIONI DEI PATRIOTI NAPOLETANI


del
il

25 luglio
fratello

1798,

fu

mantenuto
di
lui,

in

arresto ^

In(il

tanto,

maggiore

Giovanni Paribelli
gli austriaci

quale,

si

narra, recatosi a compiere gli studi a Vienna,

aveva concepito odio profondo contro


sere
stato

per es-),

messo per lieve

fallo in

dura prigione

ebbe

parte importante nei rivolgimenti di Lombardia: contribu

a staccare la Valtellina dai Grigioni e ad unirla alla Cisalpina;


del
e

nella

Cisalpina fu
della

membro,

poi

presidente,
il

Gran Consiglio

Repubblica^. Onde

cittadino

Martinengo Colleoni, giunto a Napoli ambasciatore della


Cisalpina presso re Ferdinando nel luglio del 1798, fece

pratiche per la scarcerazione di Cesare Paribelli;

e
al

il

13

settembre credette di poter rivolgersi in


stro

iscritto

mini-

marchese

di Gallo

per rinnovargli

le

istanze

per la

sollecitazione

dei processi

riguardanti quei cisalpini, che

trovansi detenuti nelle carceri, accusati di avere esternate


opinioni contrarie a questo governo, o di aver fatto unioni
sospette al medesimo, particolarmente poi per ci che
ri-

guarda

il

detenuto Cesare Paribelli, fratello di un rappredel


,

sentante
cisalpina
giustizia,

popolo al Gran Consglio della Repubblica

invocando,

infine,

quei

solleciti

effetti

di

che convengono ad ogni ben regolato governo.

Al che

il

marchese

di Gallo
il

rispondeva

(e,

bisogna dire
Il

il

vero, con molta dignit)


di Gallo

24 settembre:

marchese

ha dato conto

al re

suo signore della nota pas-

Rivide militari dal 1793 al 1799, voli. 203 e 204, dove accanto al

suo

nome
.

segnato:

in
tal

arresto

a Messina

>,

o semplicemente:

preso

[Un francese,
e

Nicola Marcha, era accusato di avere,

prima del
e

1799, cospirato contro la

monarchia,

pagando

Giacobini,

mandando
2

confabulando col reo di Stato Cesare Paribelli, dete:

nuto allora in Sant'Elmo


sub nom.
3

Sansone, op.

cit., p. 280.]

Dizionario biografico universale, edito dal Passigli (Firenze, 1840),

Fo}ido Paribelli,

f.

40-1.

III.

MISSIONE DEL PARIBELLI

313
plenipotenziario
.alla

sata
della

dal

cittadino

Martinengo, ministro

Repubblica cisalpina. relaljLvamente


processo di Stato contro
si
il

detenzione

ed

al

tenente d'infanteria don

Cesare Paribelli; e

trova in dovere di rispondergli, per


offi-

ordine di S. M., che la qualit del detto Paribelli di


ziale al servizio

della

M. S. rende inopportuni

gli

ofiBci

che

il

signor ministro plenipotenziario ha voluto passare a


al si-

riguardo suo; siccome non pu neanche appartenere

gnor ministro ogni altra


le

riflessione sulle leggi interne e

forme giudiziarie

di questo

governo

Cosi Cesare Paribelli rest in carcere lino alle giornate


di gennaio del '99,

quando probabilmente
entrati poi
i

fu del comitato francesi,


^.

patriottico

di
i

casa Fasulo:

venne

assunto tra

venticinque del Provvisorio


il

Accettato

segreto incarico, del quale furono a conoil

scenza solo pochissimi,


sione dal

Paribelli present la sua dimis-

Governo provvisorio, adducendo come pretesto


il

doversi recare nella Cisalpina sua patria; e

9 aprile la

dimissione fu accolta, con lettera controfirmata dal nuovo

commissario Abrial

^.

Corrispondenza pubblicata da G. M. Bonomi,


e i conti

Il Castello

di Caver-

nago

Martinengo Colleoni, Bergamo, 1884, pp. 503-4. Di questi


il

ed altri documenti, concernenti

Paribelli, dovette

avere notizia

anche Cesare Cant, Corrispondenza di diplomatici della Repubblica e del Regno d'Italia (Milano, 1884), che a p. 19, parlando del soggiorno
del

Martinengo a Napoli, scrive

le
i

seguenti parole, degne del suo


molti prigionieri di Stato, fra cui
i

strano cervello:
il

lui ricorrono

noto colonnello Paribelli di Sondrio,


(!)

quali denunziano delle spie,

e cosi
2

essi stessi

fanno

la spia (!) .

Nelle Riviste militari, voi. 204: rivista del 23 germile (12 aprile),

di
3

nuovo segnato come secondo tenente

Napoli

il

di 20 germinale (9 aprile)

del l.o reggimento Esteri. anno VII. Il Comitato


in seduta ge-

centrale al cittadino Cesare Paribelli.

il

Si proposta

nerale la vostra dimissione, che avete domandata. Se fosse stato possibile di

non accordarvela, certamente

governo non avrebbe per-

314
Il

RELAZIONI DEI PATRIOTI NAPOLETANI

Macdonald

lo forniva, intanto, di

una commendatizia

pel generale in capo dell'armata d'Italia Schrer,

non

di-

menticando, neanche in questa occasione,

di lanciare

un'im-

pertinenza all'indirizzo dei patrioti napoletani, colpevoli di

non

lasciare spogliare le popolazioni con la docilit, ch'egli


:

pretendeva

Au

quartier general de Naples

le

26 germinai An 7 de

la Re'-

publique Francaise une

et indivisible.

Macdonald General en chef de Varme'e de Naples au General en


chef SCHREK.

Je vous recommande,
lettre, le

mon
;

cher General,

le

porteur de cette
pro-

Citoyen Paribelli

il

toit

membre du Gouvernement
s'est

visoire, et des affaires l'ont force

de donner la dmission. Mieux


passe dans
Trs peu sont sinc-

qu'un autre

il

vous mettra au courant de ce qui

ce pays, et l'esprit qui res pour la libert, et


crifces

anime

les habitants.

aucun d'eux
vous dira

n'est

dispose faire des sa-

pour

elle.

Le citoyen

Paribelli

les

rformes de

l'tat

napolitain

et l'impossibilit

par notre peu de force

et les insurrections partiel-

les et gnrales des provinces des ralistes.

messo mai
poteva
la

di perdere dal

numero

dei suoi

membri un

cittadino, di

cui per lo sperimentato zelo, e per la sua troppa conosciuta probit,

nazione far gran capitale. Ma, poich non permesso di

violentare la volont di alcuno, mossa certamente da necessarie circostanze,


il

governo vi accorda, cittadino,

il

permesso

di potervi ri-

non lascerete, secondo il vostro fortissimo attaccamento che sempre avete dimostrato per la nostra
tirare dalle vostre funzioni. Voi

repubblica, di ricordare di ritornare, ove

il

crediate confacente alle

vostre circostanze, in questa nostra repubblica, la quale non dimenticher mai


i

servigi che

le

avete prestati. Salute e fratellanza.


il

Abamonte
vi' a t

Pres.,

Albanese per
par
le

Segr.o

J'ai requ la dmission qui

volontairement donne

le

citoyen Paribelli, mevibre


la

du gouver-

nement provisoire Naples


gaise.

20 germinai an 7 de
f.

Rpublique franles

La Commission du Gouvernement

frangais dans

tats Napo-

litains.

Abrial

{Fondo

Paribelli,

6).

III.

MISSIONE DEL PARIBELLI


et je

315
vous
in-

Ce citoyen peut vous rendre quelques services:


vite utiliser ses talents.

Saint et amiti.

Macdonald

^.

Giunto

il

Paribelli a

Roma, incontr Leonardo Fanzini,


la

reduce da Parigi, dal quale seppe che

Deputazione naera stata

poletana non solo nulla aveva ottenuto,

ma non

nemmeno
erano
Italia.

ricevuta dal Direttorio; che anzi, dopo aver fatto


le

pi tentativi per essere ascoltata, in luogo di risposta


stati

spediti

passaporti, perch

se

ne tornasse
il

in

E, dopo quattro giorni da questo invio,

ministro

di polizia

aveva mandato un commissario


li

al

domicilio dei

Deputati per domandare la cagione che


di lasciare
la

aveva impediti
di
essi
2.

Parigi, e

aveva richiesto da ciascuno

parola d'onore,

che sarebbe partito fra due giorni

Altri particolari in proposito

d'Angri in
dato avviso
stro

vengono narrati dal principe un suo inedito diario. La Deputazione aveva


il

2 germile (22 marzo)


esteri,

al

Talleyrand, minifis-

degli
il

affari

del suo arrivo, pregandolo di


le

sare
ziali.

giorno in cui avrebbe potuto presentare


Il

creden-

23,
e,

il

Talleyrand

la

invit

a passare da lui di

mattina;

andata, le disse di tornare alle ore tre per sen-

tire la risposta del Direttorio.

alle tre la risposta,

che essa

trov, fu questa:

Il

Direttorio ringrazia la Repubblica

napoletana;

ma non

crede di dovere ricevere per ora la

sua Deputazione, non essendo essa repubblica ancora tranquilla.

Vi dice che torniate subito a Napoli, essendo voi

Fondo

Paribelli,

f. f.

8,

Pondo Ruggiero,

88.

Anche Carlo Botta, rappresentante

del

Piemonte a Parigi, ebbe nel giugno '99 ordine di partire dal ministro di polizia Dnval ordine al quale egli si oppose, e che non ebbe
:

poi sguito per le

mutazioni avvenute nel Direttorio


di
lui, ed.

il

30 pratile

(si

vedano

le

Lettere inedite

Pavesio, Faenza, 1875, pp. 142-5).

316

RELAZIONI DEI PATRIOTI NAPOLETANI


la

persone di cui

vostra

nazione

ha bisogno

fa

alto

conto, prova ne sia che vi ha


inoltre,
torio,
I

mandato

qui. Vi fa sapere,

che a Napoli c' un Commissario civile del Diretquale potrete comunicare


il
i

al

vostri

sentimenti.

Deputati, sbalorditi, chiesero

passaporto per un cor-

riere,

che intendevano spedire


al fine di

al

governo della Repubblica


la risposta del Diretto-

napoletana
rio;

comunicargli

ma

il

Tallej^rand rifiut, e ribattette che avrebbe


i

man-

dato invece

passaporti per tutti

componenti della De-

'putazione, e che fossero subito partiti ^

Chi desiderasse

conoscere

il

dietroscena dell'insuccesso, ossia le ragioni

di quel trattamento indecoroso, troverebbe

probabilmente

qualche lume nella corrispondenza che


col

il

Macdonald teneva
^;

ministro della Guerra e col Direttorio


civile, in

ma

gi la

menzione del Commissario


Il

bocca del Talleyrand,

pi che suftlciente per ispiegare tutto.

principe d'Angri era ripartito senz'altro


il

il

5 aprile,

col

Fanzini;

Moliterno, avendo ottenuto un certificato

medico

sulla necessit di

una certa cura


al

di bagni, era ri-

masto a Parigi come privato, mandando


poli la sua rinunzia al

governo di NaCiaia

grado

di

generale del Popolo nail


^.

poletano;

e, altres

come

privato, era rimasto

Ma

quest'ultimo
politici; e
il

seguitava

tuttavia a occuparsi

di

maneggi
avutane

Paribelli lesse in
di

Roma, per
lui,
il

facolt

dal governo

Napoli, lettere di

inviate per

mezzo

del Laubert, dalle quali apprese che

Ciaia aveva biso-

gno

di

un cooperatore nelle sue

fatiche. Si
i

disponeva cosi

a raggiungerlo a Parigi; quando

rovesci dell'armata fran-

Principe d'Angri, Viaggio da me


I registri di

fatto,

ecc.,

ms.
si

cit.,

pp. 39-40.

corrispondenza del Macdonald

conservano negli
cfr.

Archives historiqnes del Ministero della Guerra in Parigi:


nirs^ p. 60 n.
3

Souve-

Principe d'Angri, Viaggio^ pp.

42-3.

III.

MISSIONE DEL PARIBELLI

317
Mi-

cese d'Italia, la disfatta di Cassano, l'occupazione di

lano per parte degli austro-russi, l'irruzione di questi nel

Piemonte,

lo

condussero, con tanti

altri patrioti

fuggiaschi

di altre parti d'Italia, a

Celentani \ e donde

il

Genova; dove ritrovava anche il 26 maggio scriveva al Ciaia la seil

guente

lettera, alla

quale

Celentani faceva in ultimo una

postilla:

Libert

Eguaglianza

Genova

li

7 prairial {26 maggio)

anno 7.mo

Al

cittadino Frakcesco Antonio Ciaia


IL

CITTADINO CeSARE PaKIBELLI

Cittadino Amico,

Le

disgrazie
dal

dell'armata

d' Italia,

che

ti

saranno

riferite

in

dettaglio

cittadino

Dandolo, gi Rappresentante del Popolo


^,

Cisalpino, latore della presente

hanno prodotto un inceppamento

Genova era riparato


il

il

principe d'Angri, e v'era giunto da

Milano

6 fiorile (25 aprile).

Qui

il

rifugio di tutti

li

forestieri

(scrive in

una

lettera a F. S. Ciaia del 15 pratile, B giugno):

siamo

molti napoletani, e l'altro giorno arriv qui Giuseppe Serra di Cas-

sano per ministro di quella Repubblica. Panzini


per Napoli fin dal giorno 17 floral,

e Sciret

sono partiti

ma
il

ai 4 prairial ebbi

una

di loro

lettera da Livorno, ove erano giunti

giorno avanti dopo essere se;

questrati per quasi


lettera.

un mese
si
i

in

una spiaggia
la flotta

gli

ho rimesso
ci

la vostra

Questa mattina
finire

vede

francese:

giova sperare

che vogliano
f.

mali della sventurata Italia


p. 49.

(Fondo Ruggiero^

80). Cfr.
2 II

Viaggio

cit.,

cittadino Vincenzo Dandolo era

un antico farmacista
S.

di

Ve-

nezia, ardente e sincero fautore dei francesi; ebbe

<

molta parte nella


e fu

democratizzazione

della

Repubblica di
>,

Marco,

quindi del

Comitato di salute pubblica


, il

eletto dal

Nuovo magistrato comu;

nale

16

maggio

1797.

Fece ogni sforzo per salvare l'indipendenza

pace di Carapoformio e mandato con lo Spada a Parigi, il 27 ottobre, a portare il voto cittadino per la libert, venne costretto a tornare indietro dal Bonaparte, che, avutolo a s,
di Venezia,

anche dopo

la

318

RELAZIONI DEI PATRIOTI NAPOLETANI


ti

nelle comunicazioni, che

avr lasciato all'oscuro di tutte


dell'Italia. Il

le vi-

cende della nostra Repubblica, e


la necessit di

Governo, conoscendo

rendere di tutto informata la Deputazione, prima


il

che

gli fosse

noto

pessimo

di

Lei accoglimento, mi avea fatto

prendere la mia dimissione dal governo per venirvi ad informare


di tutto

verbalmente, non vedendo n sicura n politica una coriscritto. Io

rispondenza per
e

mi sono prestato

alla di

Lui volont,
tutti

facendo mistero della cagione del mio richiesto congedo a

fuorch ad alcuni pi puri membri del Governo, sono partito da

Napoli col pretesto di recarmi nella Cisalpina mia Patria.


sci

roveri-

dell'armata d'Italia
i

mi hanno

forzato a venire a Genova,

dotto di tutti

principali Patrioti Italiani, che

qui stanno tutti


utili

pieni di buona volont,


alla

attendendo Foccasione di rendersi


Il

causa comune o di sacrificarsi per Lei.


costi, la

rinvio della nostra


diffi-

Deputazione da
colt de' viaggi,
sti,

posizione degli affari di Italia, la

ma

molto pi alcune notizie provenienti da coazzardo a mia cognizione, mi hanno de-

venute per un

felice
il

terminato a sospendere
riere

mio viaggio sino


qui

al

ritorno d'un cor-

da

me

e
a'

da Celentani, che
oracoli. Intanto,

meco, spedito a Napoli al

Governo ed
loro

nostri amici per informarli di tutto e per ricevere

ulteriori

mi

si

presenta l'occasione del Cit-

tadino Dandolo, ch'io credo opportuna per iscriverti molte cose,


e

per

farti

mettere verbalmente al fatto di molte altre fino

al

mio

arrivo cost, che sar fra pochi giorni; tanto pi che ho rilevato

in Milano lo accolse con violenti rimproveri

ma

egli

li

ribatt con

dignit e con fermezza, tanto che la sua disperata eloquenza commosse


lino alle lacrime
il

Generalissimo corso.

Il

quale (secondo

il

Marmont,
per lui

presente alla scena) non solo non gliene serb rancore,

ma

dimostr, da quel giorno, singolare predilezione. Infatti, volendo in-

trodurre subito una dozzina di fuorusciti veneziani nel corpo legislativo della Cisalpina, aggiunse
di

suo pugno alla

lista

il

nome

del

Dandolo; nel 1806


di

lo cre

governatore della Dalmazia, col titolo antico

Provveditor generale

ed ancora conte, senatore,


I.
;

membro

del-

l'Istituto, ecc.
nezia,

Marmont, Mmoires,
e seg., 299 e sgg.

188; Homanin, St. doc. di Ve-

1789

al

X, 186-192, 269 1799 (IV, 16

Franchetti, Storia

d' Italia dai

e 24), 257, 285 e segg.

III.

MISSIONE DEL PARIBELLI


di

319
e ch'io

dalle tue lettere


lessi a

mandate per mezzo

Laubert a Napoli,

Roma

per autorizzazione avutane dal Governo, che tu avevi

bisogno d'un cooperatore ne' tuoi travagli. Le cose d'Italia in generale le saprai da Dandolo; quelle di Napoli in particolare sono
le

seguenti.

Dopo

la tua

partenza ed

il

richiamo di Championnet

le

cose

nostre cambiarono molto d'aspetto. Macdonald, successore di


pionnet, sebbene nulla

Cham-

cambiasse pubblicamente del sistema del

suo predecessore, non mancava per di contrariarlo in segreto e


indirettamente.

Le operazioni energiche
d'oro
e

del

Governo venivano

tutte

paralizzate. Faypoult, colla sua


trionfante, e sitibondo

orda divoratrice, venne a Napoli


di vendetta. Estese la
;

sua mano

rapace sopra tutte

le

propriet pubbliche e private

non

vi era

cosa di qualche valore nella Centrale e in tutta

la

Repubblica,
civile.

che non fusse munita d'un suggello della Commissione


casse pubbliche, la Zecca,
i

Le

Banchi,

le

Fabbriche ex-Regie,

le Ville,

le Caccie, le Delizie, l'azienda

Gesuitica, quella d'Educazione, la

Dogana,

le saline di Barletta, le

case degli assenti da Napoli e dei


;

seguaci della Corte, qualificati come emigrati

tutto

in

somma,
dando

non

esclusi

li

beni maltesi e costantiniani e


fatale

l'altre

abbazie di Re-

gia collazione, erano muniti del

suggello. Faypoult,

un'interpetrazione latissima ed arbitraria all'articolo 7.mo del decreto Championnet, circa le riserve a favor della Francia dei beni

personali dell'ex-Re e sua famiglia, volea


pubblica.

divorarsi tutta la Redel Governo, ci sia-

Tuo

Fratello,

Laubert ed

io,

nome

mo

opposti, totis viribus, a tali usurpazioni, tutte

contrarie alla

giustizia ed allo spirito di generosit della gran Nazione. Si pro-

posero da noi varie transazioni ragionevoli e generose, proporzionate alla nostra gratitudine ed ai meriti
cese, nostra

della Repubblica Fran-

Liberatrice.
e,

Ci

si

lusingava

d'essere
si

entrati

nelle

nostre vedute,

quando doveasi concludere,


si

facevano insor-

gere nuove difficolt e


si

eludevano

le

nostre speranze. Intanto,


al-

agiva per via di


ci

fatto, e si

operava dispoticamente sopra


altri

cuni oggetti, e

s'impediva di tirare dagli


ci

quelle risorse,

che la necessit de' tempi


ci, si

rendea indispensabili. Malgrado tutto


il

dovea fornire per 200000 ducati

mese

in numerario per la

sussistenza delle truppe, per le quali richiedeansi 32000 razioni e

320
10000

RELAZIONI DEI PATRIOTI NAPOLETANI


di cavalli,

malgrado che non vi fussero neppure


Il

la

met

di

questo numero di truppe.

Governo

sj

oppose vigorosamente a
il

tante ingiuste pretese; e ci indispose molto


le autorit

Generale

e tutte

Francesi contro di lui;

ma

egli,

sicuro della rettitu-

dine delle sue intenzioni e della giustizia della sua condotta, senza
tralasciare alcun

mezzo
il

di riconciliazione, si

mantenne nella sua


alto, e

fermezza. Finalmente

generale Macdonald ab
il

nel mentre
felice

che mantenevasi ancora

Governo nella lusinga d'un


col quale
Il

acle

comodamento, pubblic un decreto,


contro

avvalorava tutte

ingiuste e stravaganti pretese di Faypoult.

Governo rappresent

un

tal decreto, e riJSut di


Il

prestarvi la sua

mano

il

suo

consenso per l'esecuzione.


e laconica,

Generale rispose con una lettera fiera suo decreto e ommettendo perfino
il

confermando
il

il

saluto. Allora

Governo, che avea spossato ogni mezzo di contutto, piuttosto


;

ciliazione, risolvette di dimettersi


la
il

che di prestar

mano

allo spoglio della

Nazione

ma, essendo in punto arrivato


poteri,

Commissario organizzatore Abrial con ampli

sospese

l'esecuzione della sua determinazione, per vedere se codesto nuovo

venuto potesse colla sua mediazione, o colla sua autorit, accomodare


l'affare.

Discordarono dalla sospensione Bruno, Porta, Riario,


e Vaglio, che

De Gennaro, Doria
ziali,

diedero

le loro

dimissioni par-

motivate sulle ragioni di sopra allegate. Le loro dimissioni


;

furono accettate
risoluti di

ma

migliori del Governo stiedero al loro posto,


la

non abbandonare

causa pubblica, finch c'era ancora


Infatti, riusci

qualche speranza di poterla salvare.


gno; perch Abrial,

loro

il

disein-

uomo

savio, onesto, giusto, discreto e


il

ben

tenzionato, valut le ragioni del Governo, e indusse

Generale e

Faypoult a intavolare una seconda negoziazione.


chiudere la bocca a Faypoult, che allegava
i

Il

Governo, per
dell'armata
fin

bisogni

per motivo delle di lui esorbitanti pretensioni, avea proposto

da principio di mettere

alla disposizione della

Commissione
di due,
il

civile

una massa
di trecento

di beni Nazionali pel valore

prima

eppoi sino

mille

ducati di rendita, valutandone


le

capitale a ra-

gione del prezzo medio di tutte

vendite pubbliche e private,

che seguirebbero nel corso d'un anno nei luoghi de' rispettivi
beni
;

e ci a

buon conto

delle contribuzioni, lasciando alla

deci-

sione del Direttorio Esecutivo Francese l'interpetrazione dell'arti-

III.

MISSIONE DEL PARIBELLI

321

colo delle riserve e la fissazione della contribuzione totale: giac-

ch

il

famoso decreto

di

Championnet

circa la contribuzione

non

era stato accettato ed era stato da lui stesso con sua lettera al

Governo dichiarato ingiusto ed esorbitante. Nella seconda negoziazione, intavolata sotto gl'auspici di Abrial
tello,

da me, da tuo Fra-

da Albanese

da Abbamonti,

si

ritorn alle stesse offerte,

che non furono accettate. Si propose poi una transazione, che fu


accettata
di

da principio e dopo ributtata. Infine,

si

era al punto

conchiudere nei seguenti

termini: che la Republica Francese


tutti
i

avesse rinunziato all'articolo delle riserve, e restando

beni

supposti ex-Regi alla Nazione, questa avrebbe pagato in tutto una


contribuzione di 12 millioni di ducati in dieci anni a rate eguali.

questi termini fu da

me

lasciato

il

trattato,

ma non
tutti

pi con
seco

Faypoult, eh' era stato richiamato, ed era partito portando


l'esecrazione
di

tutta

l'Italia

l'indignazione di

buoni
ruina

Francesi; giacch a
della

lui,

ed a poch'altri suoi pari,devesi

la

prima

rovesci dei secondi, resi (sebbene ingiustamente)

partecipi dell'odio de' popoli, che spesso confondono con pochi rei

molti innocenti.
lia,

Le nuove vicende, sopraggiunte


le

all'armata d'Itala-

che l'obbligarono a riunire tutte

sue forze, e perci a

sciar

Napoli abbandonata al suo fato e alle sue proprie forze,


all'

mutarono

intutto la posizione degli affari, e resero inopportuno

quel trattato.
Abrial, riconoscendo la cattiva organizzazione
del

primo Go-

verno Provvisorio, gi stata osservata dal Governo stesso, che


tent rimediarvi,

ma non

vi pot riuscire per

il

dissenso di alcuni

membri
in

dello stesso

Governo, che portarono anche nella grande


il

politica le piccole

gelosie forensi, riform

Governo

e lo rifuse
ti

due Commissioni, come vedrai dalle carte stampate che

sop-

piego.

La riforma
il

nel

senso di quella progettata dal Governo


io

avanti

di lui arrivo.

Essendomi

reso privato per una dimisdi

sione parziale per l'oggetto indicatoti


tutte le autorit

sopra,

ma
il

ignorato da

Francesi e Napoletane, fuorch da pochi Patrioti,


quale avevo
de' suoi pari
;

ho potuto parlare liberamente ad Abrial, presso


trovato grazia per essere egli onest'uomo e

amante

ed ho avuto una massima influenza nella nomina delle due Commissioni, specialmente dell'Esecutiva, nella quale ero stato collo-

322

RELAZIONI DEI PATRIOTI NAPOLETANI


II

cato io stesso,
di

ma non volli accettare. nomina spontanea d'Abrial. Costui

solo Ercole

d'Agnese fu
di Piedi-

un napolitano
al

monte, stato gi da 30 anni in Francia, ove fu amministratore del

Dipartimento del Rodano, e nominato anche


Egli
ed,
si

corpo Legislativo.
cattivo

fatto ricco, di mediocri talenti,

non par

uomo,

avendo

la pratica della rivoluziono e la confidenza d'Abrial e

de' Francesi, si potea trarne molto partito senza che potesse fare

molto male

(se

non fosse

stato

male intenzionato), essendo solo


si

contro quattro ^

Non

ti

posso dire quanto moto

diedero

g' in-

triganti in occasione della rifusione del Governo. Medici, Sant'An-

gelo Imperiale, Colombrano,

Ricciardi,

ed

altri

simili

^,

se lo

credevano in pugno;

ma

furono

tutti esclusi e

svergognati. Abrial,

avendomi domandato una nota


io

gliene presentai due,

di Patrioti da mettere nel Governo, una d'inclusione e l'altra di perpetua


i

esclusione: in questa erano in capolista


pirai
di

sopramentovati. Ti stu-

non veder
dopo

fra

governanti Laubert, Fasulo, Bisceglie,

Cestari, e qualche altro,


vi fu collocato
la

come anche di vedervi Galante. Questo mia partenza, ed era nella mia nota come
le

un uomo da
pubblica,

utilizzarsi

per

sue cognizioni prattiche dalla Re-

ma

da non mai situarsi nel Governo: malgrado tutto

ci, vi si intruso,

non

so

come

^.

Laubert poi fu calunniato in


arrestare
col

mille modi

dagl'intriganti, che giunsero perfino a farlo

da quattro bricconi della Guardia Nazionale senz'ordine,


testo ch'ei volesse fuggire
stretto

pre-

dopo data

la

sua dimissione. Io

fui co-

a domandare la punizione

d'un tale attentato contro

la

sicurezza individuale,

come uno

del Popolo,

prima

al

Governo; ma,

non avendo ottenuto piena

giustizia
il

per

il

pregiudizio d'alcuni
indiscreto
della

membri, che pretendevano che

punire

lo zelo

Sul D'Agnese, La Rivol. Nap. del 99, Albo, nota 77.


Pei primi
tre, si

veda sopra,

p. 807.

Ricciardi, forse Francesco

Ricciardi, che fu poi ministro di giustizia nel Decennio.

due

Giuseppe Maria Galanti, autore della Descrizione del regno delle e di altre opere storiche ed economiche pregevolissime, riusci a schermirsi dal prendere parte al governo repubblicano. Sono
3

Sicilie

da leggere
presso
il

sul proposito

le

sue inedite Memorie, che

si

conservano

signor Vincenzo Galanti, suo discendente.

III.

MISSIONE DEL PARIBELLI

323

Guardia Nazionale potea raffreddarne


a ricorrere
al

l'ardore, sono stato costretto

Generale, che ordin la severa punizione di codesti

perturbatori della pubblica quiete. Laubert fu la vittima d'alcuni


suoi primi moti e dell'odiosa commissione avuta per l'esigenza
della tassa, che jjort la calunnia sino a dire ch'egli e Piatti ser-

vivansi di falsi pesi per pesare

metalli preziosi de' contribuenti.

Tu
tale

conosci la persona, puoi facilmente giudicare del valore d'una

sciocchissima

accusa.

Laubert per era in ottimo credito


Repubblica che
di metterlo
e,

presso Abrial, e mi avea promesso d'impiegarlo presso di s: ci

che sarebbe stato assai pi


nel Governo
^.

utile alla

Cestari stato escluso

per la sua imprudenza,

per quanto sia un buon uomo, non pu negarsi che non fosse un

pessimo governante^; Bisceglie era troppo paglietta ed attaccato


alla clientela,

ma non

sar obliato nelle alte cariche della magisi

stratura
ragione.

2.

Di Rotondo
sai

detto molto male, e forse con qualche


*.

Tu

che costui era un intruso nel patriottismo


la

Fa-

sulo

si

imputata

sua relazione con Medici,

ma

calunniosa-

Pel Laubert,

si

veda sopra, pp.

210-18.

2 II

letterato Giuseppe

Cestari fu nominato dei venticinque del


cfr. Monitot^e, n. 5,

Provvisorio nel febbraio;

28 piovoso, 16 febbraio.

In un Compendio

storico della rivoluzione e controrivoluzione di

Napoli del

cittadino Fabrizio de' Fabriciis, ms. della Societ storica napoletana,

anche proveniente dal Ruggiero,


nel 1792

si

legge che

il

Cestari fu tra

pri-

missimi giacobini napoletani, e che alla venuta della squadra francese

invit ad

una

colezione in casa sua

il

viceammiraglio Laparecchi dei


si

touche,

il

quale, essendovisi

portato in compagnia di

suoi, vi trov

una

scelta societ dei pi bravi patrioti napoletani:


si

stette allegramente, e
il

mangi, e

si

bevve

alla Libert

Fu

ucciso

13 giugno, combattendo contro


3

le

orde del Ruib.

L'avv. Domenico Bisceglie, dei venticinque del Provvisorio, gi


'99,

processato prima del

fu poi giustiziato nella

reazione

il

28 no-

vembre.
^

Sul Rotondo e
il

le

accuse mossegli, Cuoco, Saggio

storico^ e.

XXII.

Fu

giustiziato
5

30 settembre.
i

L'avv. Nicola Fasulo tra


il il

pi caldi e benemeriti patrioti napo'99.

letani, giustiziato poi

29 agosto

Allorch

il

Medici fu sospet

tato dalla corte (narra

ras. citato del

De' Fabriciis),

un

tal

Michele

324

RELAZIONI DEI PATRIOTI NAPOLETANI

mente. Egli per


tura. Il

anche riservato agli

alti

impieghi di magistrae

nuovo Governo ha spiegato una massima energia,


i

gode

l'universale confidenza di tutti

partiti in Napoli;

ed

riguardato

dal resto degli Italiani

come

l'ancora sacra delle sue speranze.


scelti

La

Guardia nazionale di 12 m. uomini


d'energia. Mantiene
il

organizzata, e piena

buon ordine

nella citt, ed accorre a re-

spingere valorosamente

tutti gl'insulti

che tentano gl'Inglesi nei

diversi luoghi della costa.

Salerno, a Sorrento, a Castellamare,


a'

a Baia,

superbi Tiranni del mare fuggirono malconci davanti

bravi Patrioti Napolitani, e vi lasciarono morti,

feriti e prigionieri.

Diverse legioni di linea sono organizzate, ed hanno gi dato prove


del loro valore contro gl'insurgenti della Puglia, ch'hanno

quasi

del tutto ridotti, e contro quelli della Calabria, contro

quali

hanno
uffi-

gi combattuto pi volte con vantaggio, e ultimamente vi fu luogo


di

avanzare 70 individui benemeriti


per
vilt.

e di

degradare un solo

ziale

Matera comanda una spedizione in Puglia, Fran-

cesco Pignatelli da generale di brigata un'altra in Abruzzo e Basilicata,

una
il

terza da capo di brigata Schipani in Calabria, ed

una

quarta

generale di cavalleria Federici alla testa di 4 reggi-

menti

di cavalleria quasi completati.

Ogni dipartimento avr una


di

sezione di linea ed
organizzati. in

un dato numero

gian darmi, che

sono gi

Le guardie nazionali

de' dipartimenti sono organizzate

modo da

poter prevalersene in linea nei casi urgenti, e sono

Perier, francese, offerse al Fasulo a

nome

della

Kegina

la toga,

qua-

lora avesse Medici denunziato. L'avv. Fasulo, qual

uomo

di onore,

ne intese
gli disse

offesa, e, recatosi nella segreteria di

Acton, coraggiosamente

sua casa era assediata da una turba di emissari, che tentavano di sedurlo; ch'egli rinunziava alla toga, allorch la dovea che
la

avere a prezzo

si vile;

ma

ministeriale per perdere

conosceva bene che quell'era un intriga un magistrato d'onore qual era Medici. In'

trigo ministeriale! (col veleno sulle labbra rispose Acton). Badi bene,

signor Fasulo, che di questa parola Lei mi dar conto

'.

fatti, la

notte de' 27 febbraio (1795) furono per ordine del re arrestati e tradotti in orridi ergastoli Luigi de Medici, l'avv. Fasulo ed altri amici
loro al

numero

di quattordici, tra

quali

il

padre abate don

Emma-

nuele Caputo, benedettino, l'avv. Saponara e Giuseppe Danieli, segretario della Cassa Sagra
.

III.

MISSIONE DEL PARIBELLI

325

comandate da un
secondo,
I

offiziale di linea in

capo e da un patriotto in

lazzaroni fraternizzano di

buona fede

col

Governo,
il

e,

poich questo ha abolito la gabella delle farine, amano

sistema

Repubblicano; ed una deputazione di 12 capi lazzari


a ringraziarne
il

andiedero
li

Governo, che

li

accolse amorevolmente e
11

proil

mosse
Clero

tutti
si

ad

offiziali

della Guardia Nazionale.

Cardinale e
Il

prestano di buona fede alle mire del Governo.

Cardi-

nale ha dichiarato caso riservato a lui qualunque atto o pensiero


controrivoluzionario, o pubblico o segreto.

San Gennaro
le

fece pron-

tamente

il

miracolo alla presenza di tutte


di

autorit costituite

Napoletane e Francesi, con stupore


disfazione. Tutti
li

molti e con universale sodle

per impedire la

maneggi e sanzione della Legge


sforzi,
i

spese fatte dai Baroni


dal

de' feudi, fatta

primo

Governo Provisorio

che

rest

sospesa per qualche tempo in

mano

di

Macdonald, non riuscirono a mandarla a vuoto in mano

d'Abrial. Ella giusta, sebbene

un poco

rigida; ora in vigore


le

ed ha non poco contribuito a guadagnarci


lizze

Provincie ^ Le po-

acquistano un poco di credito,

ma una

legge gi fatta insi

torno ai banchi dall'antico Governo Provvisorio, che non

ancor

pubblicata perch ha bisogno di molti preliminari, potr rimediare


in tutto a codesto sconcerto. In Napoli regna l'abbondanza d'ogni
cosa, tranne

che di formaggio,

lazzaroni, nelle loro

effusioni
colle
tutela.

di cuore, dicono
baionette. Il

che andranno in Sicilia a provedersene

Governo adesso

indipendente, e fuori

di

Abrial in Roma, e non se ne mischia pi. Egli ha fatto una


requisizione volontaria di cavalli e n'ebbe due mille in 24 ore solo
in Napoli.

Pare che

tutti

concorrano di buon cuore alla causa publa

blica, tanto pili

dopo che

veggono

affidata a loro

stessi. L' or-

goglio Nazionale raddoppia l'energia, a segno che, dovendosi rial-

zare la batteria del Molo, opera che avea bisogno di pi settimane

per compiersi
corso di
tutti
i

coi

mezzi ordinari, fu fatta in poche ore col coni

buoni cittadini d'ambi

sessi,

che vi travagliarono

indefessamente.

Non sono

rimasti che 300 Francesi in Sant'Elmo,


il

e poch'altri a Capua e Gaeta: tutto


Il

resto nelle nostre mani.

progetto di costituzione gi stampato.

veramente
XXIV.

democra-

Per

la

legge sui feudi, Cuoco, Saggio, cap.

326
tico.

RELAZIONI DEI PATRIOTI NAPOLETANI

Ora

il

Governo

si

occupa della

di lui discussione,

ed in breve

la

Federazione avr luogo. Si pu dire che vi

la tranquillit in

tutte le Provincie, tranne in Calabria, ove l'antipapa Ruffo fa cose

degne del suo nuovo carattere


labresi,
blica,

ma una

legione di volontari ca-

gi organizzata in Napoli, e le altre forze della Republa

purgheranno
il

terra di

quel mostro e restituiranno alla


il

Magna Grecia
cosi la falsa

suo antico onore. Egli ha scomunicato

Governo
gi Ac-

Provvisorio, e questi lo far scomunicare dal Cardinale di Napoli;

moneta vien ricambiata


stata

in false cedole.
la

La

cademia dei Cavalieri

assegnata per

riunione di tutte
^
;

le sale Patriottiche, delle

quali presidente Salii


i

e nella

prima

seduta, deliberando sopra

pericoli della Patria, si risolse di promilitare, e le societ die-

porre

al
il

Governo l'universale coscrizione

dero

primo esempio, coscrivendosi


rei di Stato.
il

tutti

spontaneamente. L'alta

Commissione militare punisce con


abuso,
fra
i i

severit,

ma

senza crudelt n

Quattro degli assassini del Duca della Torre,

quali

parrucchiere, sono stati fucilati.

Da
se

codesto quadro della nostra posizione, e da quello di pi


dirti

che ho incaricato Dandolo di

a voce, e che tu gli domanderai


ti

mai

si

scordasse di dirtelo, potrai vedere ci che

conviene

di fare,

ed essere in grado di agire un poco pi a causa cognita.


ci
il

Se non

viene

il

male da coloro dai quali non dovremmo aspetci

tare che

bene, noi

sosterremo a dispetto di qualunque altro

ostacolo. Sta in prevenzione che Faypoult, e tutta l'orda

ammini-

strativa e

li

suoi aderenti, vengono in Francia irritati di

non aver

potuto fare a Napoli tutto quel male che volevano, e che hanno
fatto nell'altre parti della

misera

Italia, e pronti

a calunniare la

Nazione ed

il

Governo, tanto per vendetta che per loro giustifica-

zione, affine di rifondere sul poco

amore

de' Popoli Italiani


la di

per la

Libert e per la Francia

tutti

mali, che

loro

scellerata

condotta ha cagionato all'armata nell'insurgenza universale delle


Nazioni, che, disperate per la miseria
dotte per la rapacit di costoro,
nella

quale veggonsi

ri-

hanno creduto da

stolte di trovar

Francesco
il

Salii

per la sua presidenza della Societ patriottica


121-6,

si

veda

Nardini, Mmoires^ pp.


.

dove per errore

detto:

An-

tonio Salfo

III.

MISSIONE DEL PARIBELLI


armi nemiche,

327
tardarono ad aver

sollievo nei sostenere le

ma non

occasione da ricredersi del loro errore, e molte ritornano amiche


dei buoni Francesi.
i

Per disgrazia, alcuni Generali, chi per scusare

propri

torti,

chi

per sostenere la propria opinione, chi per spi-

rito di partito,

sono entrati nella cabala amministrativa e appogcalunnie;

giano

le di lei

ma

pi ed

migliori la smentiscono e

sono per noi.


Ci
ti

serva di regola, ed opponiti

totis liribus all'effetto di si


i

atroci calunnie.

Al mio arrivo
Il

ti

porter
di

documenti irrefragabili
saggio, troppo

per la nostra difesa.


giusto, troppo
le

Governo

costi troppo

amante della sua

Patria, di cui conosce troppo

bene

convenienze e gF interessi, per non volere abbandonare

l'Italia,

la di cui salvezza, libert e prosperit

possono solo consolidare e


e l'interesse

accrescere quelle della stessa Francia.


inteso son per noi: che ci resta

La Ragione
lo

ben
coi

adunque da temere? La cabala

suoi oscuri maneggi

si

dilegua avanti

splendore della verit. Pu

sorprendere per un momento nell'oscurit,


luce perduta. Ti

ma

al

primo raggio

di

mando per Dandolo

la

mia traduzione
ti

del Di-

scorso della Boezia sulla Schiavit volontaria ^ Questo


di cifra

servir
al-

per scrivere a Celentani ed a me, qui in Genova o

trove. Il metodo, che terrai, sar questo:

marcherai

le

pagine con

un segno
meri:
il

sotto,

come

p. e.: 40; e poi

ogni lettera avr due nu-

primo indicher

la

linea,

il

secondo

la posizione
le

della

lettera nella stessa linea. Serviti di questo

per tutte

cose im-

portanti. Celentani

ti

saluta.

Le

tue genti stavano bene alla


ho.

mia

partenza, ed anche dall'ultime notizie che ne

Salutami tanto
di
costi.

Selvaggi, Adamucci, e tutti gli altri buoni amici

T'ab^.

braccio con tutta la pienezza del sentimento. Addio di vero cuore


P. S.

Caro Amico. Ti ho

scritto

costantemente dopo
tutti

la

mia parpar-

tenza da Milano. Ti ho informato di

gli

avvenimenti che
potuto

hanno avuto luogo


larti di

e dei passi

da

me

dati.

Non ho

Napoli, perch senza la venuta di Paribelli ne sarei stato

Le Discours de

la servitude volutitaire,

ou

le

Cantre un di Etienne de

la

Botie (1530-1563), fatto celebre dall'amicizia del Montaigne.


2

Qui termina

la lettera del Paribelli. Il poscritto,

che segue d'al-

tro carattere, del Celentani.

328

RELAZIONI DEI PATRIOTI NAPOLETANI


te,

airoscuro al pari di
nicazioni.

essendo rimaste interrotte tutte


di tue risposte

le

comuti

La mancanza

mi

fa dubitare

che non

siano pervenute le mie lettere, e ne vivo in angustie perch con-

tengono delle cose molto interessanti. Dal canto mio, ho

fatto

quanto ho potuto per rendermi degno della Patria e dei miei principi.

Ardo
amici

intanto di voglia d'andare in Napoli per divider cogli


le

altri

pene,

pericoli e la gloria.
si

Dal dettaglio di Celi-

sare ben vedi che la nostra Patria


bert, cui

mostra ben degna della

da lungo tempo aspira


le quali

ed in mezzo a
ti

tutti gli ostacoli


ti

risorge pi gloriosa.

Dandolo, come

scrive Cesare,

dir a
al-

voce delle altre cose,

a quest'ora sono ancor note ad


;

cuni solamente dei nostri

amici in Napoli

son persuaso

che,

ben lontano
Ti prego

dall'avvilirli, gli

daranno maggior coraggio ed energia.


le notizie di

Scrivo all'ottimo amico Testi, che tu gli darai

Napoli.

dunque a comunicarcele fedelmente per sua consolazione.


le altre occasioni,

Ti continuer a scrivere per la posta e per tutte

ed

al presente specialmente

che abbiamo una

cifra.

Amami

e cre-

dimi costantemente tuo vero amico. Addio.


Cklestani ^

Fondo Ruggiero,

ff.

82-87.

IV
L'idea dell'unit d'Italia

i Si

sar notato quanta fiducia spiri dalla lettera pre-

cedente.

La

situazione di Napoli era, in verit, disperata;


tolto di
la feroce

ma
i

patrioti sentivano tal gioia di essersi

dosso
lotta

protettori

francesi,

che

al
li

paragone

coi nemici, che

da ogni banda

attorniavano, era da essi

affrontata serenamente. Questo sentimento, che ci attestato

dagli storici del

tempo, riceve ora una piena conin luce. Agli occhi

ferma dai carteggi che mettiamo


degli esuli, che

poi

s'accoglievano in

Genova
e

ai

principi del
ai

giugno del
teplici

'99, la

Repubblica napoletana, resistente

mol-

assalti,

ricca di tanti sinceri

animosi difensori,

appariva come un segno di speranza per l'Italia tutta.

A
(18

dare un pi vigoroso avviamento a queste speranze


il

sopravvenne
giugno):

rivolgimento

in

Francia del 30 pratile


l'insedia-

la

caduta dell'antico Direttorio,

mento del nuovo con prevalenza di elementi giacobini, le minacce di mettere sotto processo
villire e
il

radicali e
il

La Recon
le

Merlin, e gli agenti e commissari che

loro

rapine avevano eccitato contro la Francia l'odio dei


lei

popoli gi a

devoti, la

liberazione dello Championnet

dalla prigione e dal processo, e, poco dipoi, la


lui a

nomina

di

generale dell'armata delle Alpi.

330

RELAZIONI DEI PATRIOTI NAPOLETANI

Quei rifugiati ed

esuli

di

Genova

e di Francia

furono

unanimi nella persuasione che


base dell'indipendenza e
dell'

la fortuna del

sistema re-

pubblicano non potesse restaurarsi in Italia se non sulla


unit

italiana. Diventa-

vano

cosi concrete,

assumevano carattere

di convinciul-

mento

collettivo, quelle idee di

unit

che negli

timi anni erano apparse

qua

e l

sporadicamente ^

furono

compilati, e sottoscritti "largamente, indirizzi e petizioni ai

nuovi legislatori francesi per esporre questo voto dei patrioti italiani.

Napoli era stata gi occupata

il

13 giugno;

ma

non si era avuta ancora notizia, e i castelli, a ogni modo, ancora resistevano. Jj' Indirizzo, che possiamo dire primo per data tra quelli nel senso suindidi
tal

fatto

cato, fu scritto dal nostro Cesare Paribelli.


11
i

Botta, che gli era amico e che doveva ben conoscere

casi di lui, ci

ha conservato una notizia importante, che

spiegherebbe anche in qual


sua lettera
effetto

modo

il il

Paribelli

impiegasse

parte dell'aprile e del maggio '99;


al

che non appare dalla

Ciaia.

ai

risaputo che nella Cisalpina, per

degli
si

arbitri,

delle

arroganze e delle oppressioni


di

francesi,

suscit

principi

quell'anno

un movidi

mento per l'indipendenza


i

italiana, del quale

furono capi
Cre-

generali

Lahoz, Pino e Teuillet, e un


la

Birago

mona. Per ottenere

libert

l'indipendenza,

costoro

Tra

primi

cie le espresse

fu

il
:

napoletano Matteo Galdi, esule


Sulla necessit di stabilire una Re-

del 1794 ed autore nel 1796 del libro

pubblica in Italia.

Si vedano per la storia dell'idea unitaria:


il

A. Frane

CHETTi, Storia d'Italia dopo

1789, pp. 397-408; D'Ancona, Unit

Fe-

derazione, studi retrospettivi, 1792-1814, in Variet storiche e letterarie, II,

pp. 299-347; Franchetti, Dell'unit italiana nel 1799, in


logia, 1 aprile

Nuova Anto-

1890; C. Tivaroni, L^ Italia durante


II,

il

dominio francese,

Torino, 1889,

450-466; Franchetti, Storia moderna d'Italia (in corso


;

di stampa), pp. 39-41


estr.

[S.

Pivano,

Il concetto dell'unit italiana nel

1796,

oXVArch.

stor. italiano,

1911].

IV.

l'idea dell'unit D'ITALIA


gli austriaci
il

331
i

avrebbero anche appoggiato


(e cosi infatti fece poi,

contro

francesi

per sua parte,

Lahoz)^: e ordila cui

narono a

tale

scopo una societ segreta,

sede prin-

cipale era in Bologna,

donde spargendosi per ogni parte


quella societ era detta
il

d'Italia a guisa di raggi,

dei

Raggi

Questo tentativo (scrive


gli

Botta) era contrastato

da coloro tra
i

amatori della libert e dell'indipendenza,


dei servigi fatti loro dai francesi che gli

quali,

memori

avevano
altri

liberati,

alcuni
e

dal

carcere,

altri

dall'esilio

ed

anche da peggio,

persuasi

che senza l'aiuto di


ed all'armi

Francia era impossibile resistere ad un tempo stesso alla


parte che
in Italia desiderava

l'antico

stato

austriache, mal volentieri sopportavano che per acquistare

un'indipendenza dubbia
dine,

si

volesse
i

non solamente
di loro,

scostarsi

dai francesi medesimi, verso

quali professavano gratitu-

ma

anche voltar l'armi contro


il

ove

le

occor-

renze dei tempi


insisteva Cesare

volessero.
il

Fra questi
-

ultimi, pi di tutti,

Paribelli,

quale era stato mandato da

Milano in Romagna ed a Napoli

per consultare

su di

queste faccende coi novatori del paese. Pure, essendosi col

tempo viepi scoperto che


d'Italia, questi

il

Direttorio di Francia aveva

l'animo troppo contrario alla libert e


venuti a voler

all'indipendenza

medesimi, e Paribelli principalmente, erano

l'

indipendenza contro e a dispetto di


e gi
i

tutti.

Queste cose

si

tramavano,
i

semi se ne spargevano;
le rotte dei fran-

ma

vennero poco dopo


per
le quali,

tempi grossi e

cesi,

soprabbondando un'estrema forza

di genti
^.

settentrionali, tutti questi sentimenti diventarono vani

Cfr.

Botta,
il

Sto}^ia d'Italia

dal 1789 al 1814,


il

1.

XVIII,

pp. 632-6.

Qui
;

Botta sembra confondere, giacch

Paribelli mosse
si

da

Napoli
in

pu darsi che, prima di Recarsi a Genova, Romagna e nella Lombardia. 3 Botta, op. cit., 1. XIV, pp. 465-6.

ma

spingesse

332

RELAZIONI DEI PATRIOTI NAPOLETANI


tali

Per

vicende sarebbe passato, secondo

il

Botta,

il

disegno dell'Indipendenza e Unit italiana nella niente di


Cesare Paribelli,

quando, dopo

il

18 giugno 1799, prese

forma nel seguente:

Indirizzo dei Patbiotti Italiani


AI

DlRETTOEI E LeGISLATOEI FRANCESI

Cittadini Legislatori e Direttori,

Voi avete finalmente aperti


tevole di concussione e di

gli occhi sul precipizio,


il

che minac-

ciava d'ingoiare la Libert. Voi avete riprovato


tirannide, che

sistema spaven-

gravitato

avea troppo
all'am-

lungamente sopra alcune contrade sventurate,


che usurpavano con impudenza
blica francese.

sacrificate,

bizione, all'avidit, alla perfidia di certi uomini inetti o scellerati,


il

nome

e l'autorit della

Repub-

permesso una volta

di farsi

sentire

alla

voce della verit.


i

Ci lecito finalmente di mettervi sotto gli occhi di tutti

misfatti

che compromettevano
in Italia. No, noi
rosa,

la gloria e la sicurezza voi,

del

nome
le

francese

non imputiamo n a

alla nazione

genedi-

che riempi tutto l'orbe delle sue prodezze,

nostre

sgrazie; noi ne
sato

accusavamo soltanto
di voi,

soliti

intrighi,

che addengli

avevano intorno

che potevate e volevate reprimere

abusi, le tenebre dell'errore.

La corrispondenza non
della Francia

sar ormai pi interrotta.


ai

Le

frontiere
Italiani

non saranno ormai pi chiuse


d'aver

Patriotti
i

rifugiati e proscritti pel solo delitto

amato
la lor

Francesi,

che nella loro disperazione, nel mentre che


posti agenti della Repubblica Francese.
Si,

patria era intanti sup-

vasa dai barbari, s'erano veduti oppressi e disarmati da


che portavano

Legislatori e Direttori,

si,

il

nome d'ambaci

sciadori Francesi coloro che, invece d'accogliere le nostre suppli-

che per essere associati

ai

vostri vessilli,
e d'ignominia,

ci

respingevano e
ci

colmavano
Iloti

di persecuzioni

trattavano

quasi

a Sparta o schiavi in

Roma,

cui niegato

veniva l'onore di

portar l'armi per la patria.

IV.

l'idea dell'unit d' ITALIA


i

333
si

Troppo numerosi sono

fatti,

che presentar vi

devono

rela-

tivamente alla condotta amministrativa, militare e politica degli


agenti Francesi, per poter essere contenuti in

una semplice meri-

moria, che

Repubblicani Italiani non possono pi a lungo


Rappresentanti e

tardare di farvi pervenire.

Noi dimandiamo

ai

ai

supremi Magistrati del

popolo Francese, che in

nome

di questo popolo

magnanimo,

e al

cospetto dell'Europa, per eterna vergogna dell'insolente casa d'Austria,

che crede d'aver gi disonorata


1'

i'

Italia e

messa

in pezzi la

Francia,

Indipendenza Italica sia proclamata.


il

Legislatori e Direttori,

vostro interesse lo esige, non


tra

meno
mai

del nostro. Chi potr impedirvelo? Chi

di

voi potrebbe

concepire l'atroce idea di patteggiare


stria,

colla

cavillosa
della

casa d'AuFrancia, e

da

tanti secoli

nemica giurata

e naturale

che

la

Repubblica francese deve per sistema isolare

dall'Italia, e

smembrare

o distruggere? Chi vi sar fra di voi che possa dubi-

tare de' successi che otterr la Libert, restituita nel suo primiero

ascendente e a quei generosi slanci, che sono


tanti prodigi?

stati

cagione di

Pensate che

piccoli stati Italiani, ducati e regni, sono gi di-

sorganizzati, e che
se

non

vi pi verun'altra alternativa per

loro,^

non

di vederli inghiottiti dalla

dominazione Austriaca o

riuniti
all'uni-

come

in

un

fascio per x^resentare

una nuova Repubblica


Italica, e voi

verso. Potrete voi ancora esitare?

Proclamate dunque
legioni che
si

la

Repubblica

avrete
il

delle

uniranno

alle vostre, e

non sar

allora solo

san-

gue francese che verserassi per difesa


la

dell'Italia e della Francia.

Porzia diceva a Bruto ch'ella non era soltanto qual concubina

compagna

del suo letto,

ma

che dovea essere associata

alle

sue

imprese, e partecipare della sua buona e cattiva fortuna. Cosi noi


altri Italiani

non vogliamo essere semplici ed


dei vostri guerrieri
;

inutili

spettatori

delle battaglie

ma

vogliamo essere a parte


n Monarchia
stesso a
di

dei loro perigli, dei loro avvantaggi e della lor gloria.

In questo momento, nel quale

il

Piemonte non

n Repubblica;

la Cisalpina,

troppo lungamente governata da certi

proconsoli tiranni e briganti, che le davano a

un tempo
la

leggi e signori ben lungi dalla sua scelta; la Toscana,

cui

334

RELAZIONI DEI PATRIOTI NAPOLETANI

pretesa rivoluzione non stata che

un semplice

passag-g-io

della

potenza suprema dalle mani del suo Granduca a quella d'alcuni

Commissari ed agenti Francesi;


mana, ove
sola offre
i

la

deplorabile Repubblica
di Tribuni

Ro-

nomi

di Consoli, di Senatori e

non sono

che una feroce e barbara ironia; la Repubblica Napoletana, che

una democrazia nascente,

ma

soffocata in culla dall'in-

sorgenze che la circondano, e che,

create

dagli

eccessi e

dagli

assassini di taluni agenti Francesi, sono state nutrite e mantenute

a suo profitto dalle cure della Corte di Sicilia;


le parti d'Italia,

tutte

insomma

che non presentano


stabile,

ai loro abitanti

n libert n

Patria, n

un regolamento
di g-overno.

n alcun punto centrale, n veche solo pu contenere la

runa forma

implorano ad alta voce dal Popolo e dal

Governo Francese un
sto

atto sollenne, e

loro salvezza, che riattacchi e riunisca gli avanzi dispersi di que-

gran Tutto,

renda all'anima Italiana l'energia,

di

cui

sono

ormai prive, proponendo loro una molla potente ed un segno determinato, cio la Repubblica Italica.

Allora tutti gl'Italiani a gara prenderanno le armi, e sapranno

almeno per quale cagione


mentare
la loro vita.

e per

quale avvantaggi avranno a

ci-

Una Repubblica ambulante


il
i

e guerriera verr

tosto organizzata sotto

gran vessillo dell'unione


barbari del Nord.

Italica per

ro-

vesciare, disg-regare o cacciare

E
stro

voi, Francesi, voi sarete giustificati agli occhi

dell'Europa e
sotto
il

della posterit di tanti orrori si

lungamente commessi
in

vo-

nome, sebbene senza vostra saputa,

quelle contrade, alle

quali voi avevate promessa la libert.

Voi proclamerete
che hanno desolata
ricevute sotto
i

al cospetto di tutta Italia delle leg-g-i e de' re-

golamenti severissimi per prevenire

la

rinnovazione

dei

delitti

la nostra Patria, e

per offrire alle Repubbliche


o per limitare e de-

vostri auspici
i

una garanzia,
inviati

finire gl'attributi o

poteri degli agenti militari e politici, che po-

tranno ancora da voi


guisa,

essere
la

nei

paesi

stranieri.

In

tal

venendo distrutta

prima sorgente delle insurrezioni, esse


e gl'insurgenti stessi e
si

non tarderanno a calmarsi;


pi

verranno a

ricoverare sotto gli stendardi repubblicani,


a'

non riguarderanno

Russi e agli Austriaci, che quali nemici delle loro propriet

e della loro libert.

IV,

l'idea dell'unit

d' ITALIA

335

Noi vi proclameremo nostri

liberatori, e troverete in noi degli

alleati e degli amici fedeli e pronti a tutto.


stri in

Noi saremo
i

rivali vo-

coraggio e amor Patriottico. Noi imiteremo


la prospettiva della nostra

vostri sublimi

semp; e
felicit

indipendenza e della nostra


altri

diventer contagiosa per gli


felici destini.

popoli,

che vorranno

partecipare de' nostri

Noi non

ci

brigheremo pi
ci

di

rispondere a quelle calunniose


i

imputazioni, con cui

denigrano

nostri

comuni nemici per avere

un

pretesto di mantenerci in quello stato di oppressione e di spo-

glio, sul

quale riposavano

le

speranze dei Re.


il

Legislatori e Direttori, osate alfine di soddisfare

voto uni-

versale dell'Italia, e di proclamare la sua indipendenza e la sua


riunione,
il

di cui centro esiste gi nella santa

energia dei

figli

del Vesuvio, nello

spirito

repubblicano

dei

montagnari Liguri,

nello sdegno invano ritenuto dei figli dell' infelice Vinegia, e nella

disperazione di tutti

rifugiati Piemontesi,

Romani

e Toscani, cui

non resta pi ormai verun'altra alternativa, che o via d'una morte volontaria un asilo nella tomba,
bel nuovo, per

di

cercare per
di

o di crearsi
il

mezzo d'una volont ferma

e determinata,

felice

avvenire, ch'era stato promesso alla loro Patria.


Legislatori e Direttori del popolo francese, parlate, e la
blica Italica esister.

Un'assemblea Nazionale

Repubun Governo provsaranno invito a

visorio, riunito in Firenze nel centro dell'Italia,


tutti gl'abitanti di

queste belle contrade

un'armata ausiliaria sar

formata, lo stendardo Italico sventoler nell'aria accanto al vessillo tricolorato, e gl'intrighi stranieri

saranno sventati ancor questa

volta; e

il

secolo decimonono vedr folgorare questi due astri vitto-

riosi e protettori,

che annunzieranno all'Austria e

al gabinetto Brit-

tanico la vicina distruzione, o ai discendenti dei germani e agli abitanti delle tre isole,

ormai troppo serve,


Patriotti,
i

la

prossima loro

libert.

Un
hanno

gran numero di

pi pronunziati di diversi Stati


intera,

Italiani,

non temendo dichiararsi l'organo della Nazione


Legislatori e Direttori
indipendente,
una,

riunito le loro firme al piede di codeste memorie, affine di

ottenere dai

del Pox)olo
indivisibile,

Francese, che la
e

Repubblica

Italica

alleata

della

Repubblica Francese, venga prontamente e solennemente proclamata.

336

RELAZIONI DEI PATRIOTI NAPOLETANI

Questo indirizzo fu firmato dalla maggior parte dei patrioti italiani,

che

si

trovavano in Genova ^
il

Circa

lo stesso

tempo,

10 messidoro (28 giugno) Nic-

abbiamo visto compagno in Genova del Paribelli, scriveva una lettera al Sieys, che faceva parte del nuovo Direttorio e al quale il Celentani era legato d'amicizia, esponendo sensi simili a quelli del Paribelli. La lettera doveva essere consegnata al Sieys dal
cola Celentani, che
Ciaia^. Vi
si

dipingeva un quadro molto vivace delle rudiceva:


la

berie dei francesi in Italia; e della Repubblica Napoletana

(che
fatto

il

Celentani credeva sempre in piedi)

si

Il

che la Repubblica

Napoletana forse
spirito

parte

d'Italia

dove c' maggiore


dopo

nazionale ed energia

repubblicana; e questa
eh' accaduto a Napoli

osservazione avvalorata da ci
la

partenza dei francesi....

La partenza
abbandonati

dell'esercito francese

ha dato luogo all'energia


Il

napoletana di manifestarsi intera.


ai

popolo e

il

governo,

loro mezzi soltanto e che s'erano egualla

mente compromessi per


di

causa

della

libert,

non han

voluto esporsi ad essere preda o degl'inglesi o della corte

Palermo, che sarebbe tornata trionfante; e vi stata


di

un'imponente riunione
rarsi a rassodare la

forze e di volont, per prepa.

Repubblica

soggiungeva, esagenelle provincie

rando o illudendosi:
si

Le colonne spedite

sono gi battute

con successo, e ventimila uomini di

Fondo

Paribelli,
si

f.

12-13.

Un' altra copia in francese,

ff.

44-47.

In

quest'ultima
des revers des

legge nell'intitolazione:
Italie

Adresse

etc.

presente

au

tenis

Armes Frangaises en

aprs la journe du mois de

Juin 1799, la dentire arrive en faveur des princpes rpublicains. Vauteur

Va

redige

Gnes,

et