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Gennaio

Febbraio
2000

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art. 2 comma 20/c
Legge 662/96 - Roma

LA SICUREZZA EUROPEA

L’ESERCITO DEL 2000

RINNOVARE IL SENSO DEI


VALORI. INTERVISTA A
MARIO PIRANI

GLI ITALIANI A TIMOR EST

INTERVISTA AL CAPO DI
STATO MAGGIORE
DELL’ESERCITO ROMENO
IL CONTRIBUTO DELLE
FORZE ARMATE ITALIANE
AL PROCESSO DI SICUREZZA NELLA
COSTRUZIONE DELL’UNITÀ EUROPEA
Intervento del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito alla Libera Università degli Studi «S. Pio V»
(Roma, 12 ottobre 1999)

Le riflessioni che mi accingo ad esporre discendono dall’esame della sempre più avvertita
esigenza di sicurezza e difesa collettiva dell’Europa comunitaria, definita negli ultimi anni
a livello politico, come Politica Estera e di Sicurezza Comune (PESC) e a livello prettamen-
te tecnico-militare come Identità di Sicurezza e di Difesa Europea (ESDI).

Al riguardo, innanzitutto mi preme riassumere brevemente il cammino fin qui realizzato


in ambito europeo per giungere alla costruzione di un sistema di sicurezza e difesa colletti-
vo regionale.

La firma dei trattati di Roma il 25 maggio 1957 sanciva la nascita della Comunità Econo-
mica Europea e della Comunità Europea dell’Energia Atomica quale atto ufficiale del pri-
mo passo per il processo di unione ed integrazione europea che ebbe fra i suoi principali
sostenitori la triade dei grandi statisti europei rappresentati da Konrad Adenauer, Alcide de
Gasperi e Robert Schuman.

Processo d’integrazione che ancor prima, sotto impulso dello stesso Schuman, ispirato da
Jean Monnet, aveva visto i sei governi di Belgio, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo e
Paesi Bassi sottoscrivere il Trattato di Parigi del 18 aprile del 1951 per la nascita della Co-
munità Europea del Carbone e dell’Acciaio, per il rilancio di un settore produttivo di im-
portanza strategica, a quei tempi, per la ricostruzione dell’Europa uscita stremata dal se-
condo conflitto mondiale.

Parallelamente a questo processo d’integrazione economica, sotto l’incombenza di garan-

I
tire una difesa comune continentale contro l’egemonismo sovietico sempre più minaccioso
– fallito il tentativo di costituire una Comunità di Difesa Europea (CED) con uno strumen-
to militare comune per l’opposizione portata avanti dalla Francia – si giungerà nel 1954, a
Parigi, alla creazione dell’Unione Europea Occidentale (UEO) per l’ingresso dell’Italia e del-
la Repubblica Federale della Germania nella precedente organizzazione dell’Unione Occi-
dentale, sorta a seguito del Trattato di Bruxelles del 1948 fra Francia, Gran Bretagna, Bel-
gio, Paesi Bassi e Lussemburgo.

La ragione politica di siffatta trasformazione risiedeva nella necessità di assicurare alla


comune difesa dell’Europa occidentale dalla minaccia sovietica, dopo l’abbandono del pro-
getto della Comunità di Difesa Europea, il necessario contributo della Germania permet-
tendo, peraltro, il controllo del riarmo tedesco.

Tuttavia, l’accrescersi della pressione sovietica sul panorama internazionale, in uno con
l’indispensabilità della presenza statunitense in Europa, rafforzò maggiormente i vincoli di
mutua assistenza stabiliti dalla NATO, ma svuotò in pratica l’UEO della sostanza ereditata
dalla CED. Il principio dominante era di non sottrarre all’Alleanza Atlantica risorse prezio-
se, dedicandole a «doppioni» di dubbia utilità.

L’UEO rimase così, per quasi trent’anni, una «scatola politicamente e militarmente vuo-
ta» e si guadagnò il soprannome di «bella addormentata». Un numero minimo di strutture
gestionali, sparpagliate tra Londra e Parigi, senza alcun collegamento funzionale ed opera-
tivo con la NATO e con la sola ed un po’ paradossale competenza di mantenere il controllo
sul riarmo dei suoi membri.

Occorrerà attendere l’Atto Unico europeo del febbraio 1986 per assistere ad un tentativo
di rivitalizzazione del processo di cooperazione nel campo della sicurezza, quale «contribu-
to essenziale per lo sviluppo di un’identità politica europea». Sulla stessa linea anche il
Consiglio UEO del 1987, in cui si ribadiva con maggiore chiarezza la volontà di sviluppare
un distinto «pilastro europeo di difesa» e di elaborare un pensiero politico e strategico con-
tinentale.

Una serie di rapide e successive decisioni «tecniche» portarono il Segretariato UEO da


Londra a Bruxelles (gennaio 1993), per garantire la coincidenza geografica con la sede del-
l’Alleanza; lo stesso Segretariato fu potenziato con la costituzione di una «Cellula di pianifi-
cazione», a cui si è aggiunto l’anno scorso un «Centro di Situazione» dando vita alla crea-
zione di un Military Staff multinazionale sotto la guida di un Generale o Ammiraglio a tre
stelle.

Infine, il provvedimento forse più significativo: l’apertura dell’UEO dai 10 Paesi membri a
pieno titolo a nuove categorie di membri: «osservatori», «associati» e «partner associati»,
arrivando ad includere ben 28 Paesi.

Il rilancio, quindi, si è materializzato con la fine del confronto bipolare, quando divenne
evidente come fossero completamente cambiati i parametri di valutazione del peso politico
specifico esercitato da ciascuna nazione nell’ambito della comunità internazionale.

Il primo passo concreto sul piano operativo si tradusse in operazioni navali «autonome»
di controllo e sicurezza nello Stretto di Hormuz (1987-88) e nel Golfo Persico (1990-91),
cioè in quelle zone geografiche «fuori area», in cui era ancora incerta e discussa la capacità
o, meglio, la volontà d’intervento della NATO.

II
Successivamente, la nuova situazione internazionale e la riunificazione della Germania
condussero ad intensi negoziati, che sfociarono nel Trattato di Maastricht (1° novembre
1993), dal quale l’UEO è emersa come l’organismo competente per la difesa comune del-
l’Europa, collegata, ma indipendente dalla NATO. Infine, la Dichiarazione di Petersberg
(giugno 1992) e la Dichiarazione di Kirchberg (maggio 1994) – senza dimenticare il docu-
mento di Noordwijk (novembre 1994) – ne hanno costituito la base per lo sviluppo concet-
tuale ed operativo.

Inoltre nel Trattato di Amsterdam (2 ottobre 1997) la graduale definizione di una politica
di difesa comune è inclusa nella Politica Estera e di Sicurezza Comune (non più a «termi-
ne») ed il Consiglio Europeo può adesso autonomamente decidere di adottare una politica
di difesa comune; la UEO in poche parole accede ad una capacità operativa di difesa ossia
missioni umanitarie e di sostegno della pace previste dalla citata Dichiarazione di Peter-
sberg.
Amsterdam, sotto il profilo giuridico, ha quindi incentivato la collaborazione e la coope-
razione reciproca tra la UE e la UEO.

E qui concludo il mio rapido excursus storico. Ma, attualmente, qual è il punto di situa-
zione sull’integrazione europea nel campo della difesa? E quale una possibile futura evolu-
zione?

Tutti converranno, ne sono certo, che quando si parla di UEO, il punto focale del proble-
ma è rappresentato dal rapporto tra questa organizzazione e la NATO e la conseguente
«duplicità» che caratterizza l’organizzazione europea, sospesa – per così dire – tra fedeltà
atlantica e necessità di maggiore «caratterizzazione» per gli aspetti di sicurezza regionale.
Mentre i Trattati di Maastricht ed Amsterdam stabiliscono il legame tra UEO ed Unione
Europea, quello tra Europa Occidentale e NATO è contemplato nel concetto che definisce
l’UEO quale «pilastro europeo» dell’Alleanza.

Il Vertice NATO di Washington (aprile 1999) ha infatti sancito ufficialmente il recepimen-


to della Identità di Sicurezza e di Difesa Europea nell’ambito della policy dell’Alleanza. Ha
inoltre ribadito la specificità della UE, tra le varie istituzioni con le quali la NATO collabo-
ra, quale interlocutore in materia di difesa europea. Per inciso si osserva che, se l’integra-
zione della UEO nella UE avrà seguito, si dovranno adattare e travasare alla UE gli accordi
e le procedure sviluppate per la cooperazione tra NATO ed UEO.

È da evidenziare che nelle singole clausole del Comunicato Finale del Vertice di Washing-
ton, le due parti – americana ed europea – trovano ciascuna i loro punti di vantaggio.

Per gli Americani, era importante salvaguardare l’impegno europeo ad agire – come ripor-
tato letteralmente nel comunicato – «quando l’Alleanza nel suo insieme non è impegnata
militarmente». Nella sostanza, tutti gli Europei (Francia inclusa) sono d’accordo: si tratta
solo di vedere come sviluppare ed articolare il concetto in modo da non dare alla difesa eu-
ropea un rilievo solo ausiliario e quasi ancillare.
Inoltre gli Stati Uniti ritenevano essenziale la dichiarazione di un impegno europeo (nella
prospettiva del venir meno del trait d’union costituito dall’UEO) per l’impostazione dei fu-
turi rapporti NATO-UE, e reputavano altresì opportuno sottolineare la necessità di evitare
«duplicazioni non necessarie» con la NATO, che lasciava intendere che alcune duplicazioni
all’interno delle strutture UE sarebbero state inevitabili pur essendoci convergenza tra i
partner UE a limitarle allo stretto indispensabile, sostanzialmente configurandole nella di-
mensione delle attuali risorse UEO.

III
Infine, consideravano importante avere una garanzia di coinvolgimento per la Turchia e
gli altri Alleati europei non-UE che è stata ottenuta in termini molto chiari e forti.

Da parte dell’Unione Europea, oltre al fondamentale punto del riconoscimento politico


sopra accennato, si mira ad ottenere una garanzia di accesso alle risorse della NATO. Il co-
municato affronta il problema parlando di «pronto accesso», di «accesso assicurato» (alle
capacità NATO di pianificazione operativa), di «presunzione di disponibilità» (per le rima-
nenti risorse). Una terminologia ancora guardinga, in un contesto di collaborazione NATO-
UE ancora quasi del tutto da costruire. Ma nel comunicato viene delineato con precisione il
lavoro da compiere, con un tono assai concreto e costruttivo.

Alla luce di questi recenti sviluppi se il braccio operativo europeo prendesse effettiva con-
cretezza all’interno dell’Alleanza e, tramite il concetto delle capacità «separabili», potesse
essere messo a disposizione dell’Unione Europea, si potrebbe trovare una strada che offri-
rebbe possibilità di futura integrazione europea senza, comunque, rinnegare i vincoli atlan-
tici.

È peraltro evidente, oggi, che gli USA non sono disposti a fornire la garanzia automatica
della difesa comune a membri dell’Unione Europea che non siano anche inseriti nella NA-
TO (Austria, Finlandia, Irlanda e Svezia).

È proprio in tale quadro che possono essere risolti i diversi problemi di coordinamento:
cioè attraverso l’UEO, che, assumendo proprio la funzione di collegamento tra l’Alleanza e
l’Unione Europea, si prefigge di agevolare e non certo ostacolare il processo d’integrazione
politica dell’Unione stessa.

Bisogna osservare altresì che tale raccordo, sul piano istituzionale, è indispensabile. In-
fatti, i membri dell’UEO fanno tutti parte dell’Alleanza, mentre tra quelli dell’Unione Euro-
pea vi sono Paesi non inseriti nella NATO, Paesi «forzatamente» neutrali o con spiccate tra-
dizioni di neutralità che rendono difficile un’evoluzione in tal senso, almeno nel breve-me-
dio termine.

E non dimentichiamo, tra l’altro, che i membri dell’UEO sono legati da un trattato, quello
di Bruxelles modificato nel 1954, che garantisce la mutua difesa comune attraverso l’Al-
leanza Atlantica.

È tuttavia da sottolineare la crescente accettazione da parte dei Paesi europei del concetto
di una Unione Europea «unita, ma differenziata», che possa dare anche spazio, in specifi-
che aree e per talune Nazioni, a forme di «solidarietà e cooperazione rafforzata».

Al riguardo, occorre anche considerare che la Partnership for Peace (PFP), nella sua at-
tuale dimensione scaturita dal vertice di Madrid del luglio 1997 ha ormai superato la sua
fase «ecumenica» iniziale e sta entrando decisamente in una fase di intensificate attività
operative ed addestrative.

La Conferenza di Madrid pertanto, a cui hanno partecipato 44 Nazioni, può essere consi-
derata un momento storico di assoluto rilievo: la posa della prima pietra della nuova archi-
tettura continentale del XXI secolo.

L’Alleanza ha infatti spalancato le porte a Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca; mentre


Slovenia e Romania sono in attesa di farne parte fra breve.

IV
Nessun Paese democratico dell’Europa, la cui adesione sia in linea con gli obiettivi del
trattato, sarà escluso. Sono stati anche decisivi gli elementi essenziali del processo di rifor-
ma interna dell’Alleanza.

L’adesione alla NATO di nuovi membri non rappresenterà comunque in alcun modo una
minaccia per la Russia; si risolverà invece con un’Europa Centrale e Orientale stabile e cer-
ta.

La cooperazione stretta e feconda intrattenuta negli ultimi cinque anni nei Balcani, dalla
Bosnia al Kosovo, costituisce un modello di cooperazione capace di recare un messaggio di
speranza per l’Europa intera.
Sta di fatto che si ritiene di fondamentale importanza che la sicurezza in Europa debba
essere conseguita soltanto assieme alla Russia e non isolando questo Paese. Quindi ad est
non c’è più un avversario bensì un partner che è parimenti responsabile di una architettura
europea di sicurezza.

Tenuto conto delle diverse posizioni assunte dai vari Paesi per tali aspetti, è conveniente
adottare un approccio maggiormente realistico, che consenta di conseguire, comunque, il
risultato di rafforzare la dimensione europea di sicurezza e di difesa, anche se ciò potrà ri-
sultare lontano da più ambiziosi progetti sovranazionali.

Fermo restando che gli aggiustamenti istituzionali potranno seguire nel tempo, al mo-
mento appare prioritario confermare la doppia funzione dell’UEO, quale componente di di-
fesa dell’Unione Europea e pilastro europeo della NATO.

Per soddisfare questa esigenza, ciascuna Nazione UEO è stata invitata a mettere a dispo-
sizione dell’organizzazione propri contributi di forze terrestri, marittime ed aeree e a desi-
gnare propri Comandi nazionali idonei a svolgere, in ambito multinazionale, le funzioni di
Comando dell’Operazione e di Comando della Forza in operazioni di sostegno della pace.

Un passo in tal senso è il forte impulso che sta dando il neo-costituito Military Staff della
UEO per rafforzare lo scambio di informazioni riguardo all’entità e tipologia dei Comandi,
forze e risorse messe a disposizione dalle singole Nazioni per le Forze Multinazionali Euro-
pee (FAWEU-Forces answerable to WEU).

Al riguardo è opportuno evidenziare che la UEO non ha a disposizione delle forze asse-
gnate né una propria struttura di comando permanente.
Bensì le FAWEU – ovvero i comandi e le unità militari che potrebbero essere messi a di-
sposizione della UEO di volta in volta per specifiche operazioni – sono tenute a giorno in
un data-base gestito dalla «Cellula di Pianificazione dell’UEO» che attualmente comprende,
oltre ad un certo numero di formazioni terrestri, navali ed aeree su base nazionale, diverse
formazioni multinazionali quali l’EUROCORPO, la Divisione Multinazionale Centro, l’EU-
ROFOR, ecc....

In tale specifico settore, l’Italia ha dichiarato la propria disponibilità a contribuire allo


svolgimento di eventuali operazioni umanitarie UEO, sulla base delle decisioni assunte di
volta in volta, con «formazioni modulari» basate su assetti terrestri, navali ed aerei e già
predesignate per l’esigenza.

Questo perché l’Italia, in linea con la policy finora seguita in tema di cooperazione inter-
nazionale volta a rafforzare la Identità di Sicurezza e di Difesa Europea, è favorevole ad

V
una aggregazione, in ambito europeo, di strutture e forze multinazionali.
Ed è quindi in tale ottica che si pone la costituzione di una forza terrestre di pronto inter-
vento quale l’EUROFOR di specifico interesse dell’Esercito.

L’EUROFOR è nata da un’iniziativa politico-militare italiana lanciata alla fine del 1993,
costituita dai tre Paesi interessati Italia, Francia e Spagna, ai quali si è aggiunto successiva-
mente il Portogallo.

L’EUROFOR si configura quale Grande Unità terrestre di composizione mista a quattro


partner, aperta al contributo anche di altre Nazioni.

Per l’EUROFOR è prevista la disponibilità da parte della Forza Armata di un complesso di


forze (unità di manovra e supporti) del livello massimo di Brigata, secondo la formula UEO
on call, ossia forze pronte su chiamata. Le missioni «tipo» assegnate coprono l’intera gam-
ma dei possibili interventi nell’ambito della nuova strategia occidentale della gestione delle
crisi, dalla situazione conflittuale in senso classico alla missione umanitaria.

È previsto l’impiego dell’EUROFOR in tutti i contesti istituzionali (ONU, NATO, UEO),


anche in teatri remoti, fermo restando che l’area di gravitazione della forza è soprattutto
quella del bacino mediterraneo.

Fa, altresì, parte del requisito politico-militare la capacità di operare in ambiente interfor-
ze ed in particolare congiuntamente all’EUROMARFOR, formazione multinazionale in
campo navale, funzionante secondo gli stessi principi di EUROFOR.

In sostanza, le due euroforze rappresentano il risultato concreto di una lunga e laboriosa


attività di studio e di coordinamento svolta negli anni passati e soprattutto la ferma volontà
di procedere sulla via della integrazione multinazionale delle forze.

In aggiunta a questa iniziativa, nella consapevolezza dell’importanza che la problematica


della predisposizione delle forze per le esigenze della Difesa europea comune assumerà a
breve-medio termine, desidero fare un accenno anche al concetto della cosiddetta «Divisio-
ne per l’Europa» sviluppato in ambito Forza Armata.
Si tratta dell’obiettivo di predisporre un pool di Comandi e Unità – tratti dal pacchetto
delle forze di proiezione/reazione della Forza Armata – che potrà, in prospettiva, essere
messo a disposizione dell’Europa, quale contributo terrestre dell’Italia alle esigenze di Dife-
sa Comune europea.

La «Divisione per l’Europa» naturalmente non è quindi l’indicazione di una grande Unità
organica, ma l’espressione di un «concetto» che si concretizza nella disponibilità comples-
siva di un insieme di forze in grado di esprimere un Contingente a livello divisionale (con 2
Brigate e Unità di supporto tattico-logistico) sufficientemente flessibile in funzione dello
scenario (1 o 2 teatri con caratteristiche ambientali ed operative differenziate) e sostenibile
per periodi prolungati (capacità di rotazione delle forze), cioè in grado di soddisfare qual-
siasi esigenza di sicurezza fuori dai confini nazionali, attingendo, nella situazione a regime,
da un pool di risorse costituito da due Comandi Operativi Intermedi, 8 Brigate ed un ade-
guato numero di supporti.

Si tratta in sostanza di un progetto perfettamente in linea con la volontà espressa dal-


l’UEO di disporre di reparti altamente operativi in grado di operare in contesti multinazio-
nali ed interforze secondo il concetto NATO dei Gruppi Operativi Multinazionali Interfor-

VI
ze – Combined Joint Task Forces, elaborato nel summit atlantico del 1994 e definito nelle
sue modalità organizzative nel vertice di Berlino del giugno 1996, vera e propria «pietra
miliare» sulla via del conferimento di effettive capacità alla difesa europea.

In futuro, infatti, si potrà disporre di una o più formazioni militari a connotazione in-
terforze e multinazionale, messe insieme e strutturate in vista di una finalità operativa spe-
cifica. Si avrà, in tal modo, la possibilità e soprattutto la capacità di affrontare una vasta
gamma di compiti potenziali, con particolare riferimento alle operazioni di sostegno della
pace.

Qualora sia l’UEO ad avere il mandato di condurre un’operazione, questa potrà avvalersi
della struttura di comando della NATO, in aderenza al già citato concetto di «entità separa-
bili ma non separate».

L’esperienza in Bosnia di SFOR, in Albania di AFOR e in Kosovo di KFOR, – ove la Forza


Armata è pienamente coinvolta sia operando con proprio personale inserito in Comandi
NATO sia schierando tre Comandi Brigata framework nazionale – sta fornendo al riguardo
una significativa testimonianza della validità di queste scelte.

Soprattutto la vicinanza geografica del nostro Paese all’area balcanica ci impone un gran-
de impegno diplomatico e politico-militare allo scopo di circoscrivere il più possibile la
conflittualità dell’area e di raffreddare e, se possibile, prevenire i fenomeni di spillover del-
l’instabilità che finirebbero per investire la penisola.

Nei Balcani, infatti, sono attualmente presenti più di 9 000 uomini della Forza Armata
che operano nelle missioni a guida NATO di SFOR in Bosnia e di KFOR in Kosovo con ap-
pendici in Macedonia ed Albania, compresi circa 600 carabinieri operanti nelle Multinatio-
nal Specialized Units (MSU).
Si tratta di una presenza rilevante che ha raggiunto un tetto di circa 11 000 uomini nel
momento di massimo impegno complessivo durante la scorsa estate.
Se a ciò si aggiungono i circa 250 Ufficiali e Sottufficiali che operano in varie missioni
ONU, UE e di assistenza militare in varie aree del mondo, si riesce a comprendere lo sforzo
considerevole che la Forza Armata sta sostenendo quale contributo alla sicurezza interna-
zionale. Sforzo che appare ancora più ragguardevole se si considera che l’Esercito dispone
attualmente di un totale di circa 30 000 militari di truppa «professionisti» impiegabili in
missioni fuori dal territorio nazionale e si tiene conto dell’evidente necessità di garantire la
rotazione delle forze su base quadrimestrale/semestrale per alternare periodi di impiego
operativo a periodi di ricondizionamento delle forze.

Peraltro, la strategia italiana per i Balcani prevede varie altre iniziative politico-militari
che richiederanno altre risorse di personale quali il consolidamento della Brigata multina-
zionale terrestre italo-sloveno-ungherese, alla quale abbiamo dato vita di recente, con pro-
spettiva di ampliamento nel tempo alla Romania ed all’Austria; un’attiva partecipazione al-
la costituenda Forza di Pace Multinazionale per l’Europa del Sud-Est con contributi di Gre-
cia, Turchia, Romania, Bulgaria, Albania e Macedonia, il cui protocollo aggiuntivo al trat-
tato di costituzione è stato firmato dai Ministri per la Difesa dei 7 Paesi ad Atene il 12 gen-
naio scorso.

Non va infine sottovalutato il programma di assistenza tecnico-militare a favore dell’Alba-


nia per la riorganizzazione delle proprie Forze Armate varato nel maggio del 1997 con una
missione interforze in area tuttora in corso e quello analogo da oltre vent’anni in atto a Malta.

VII
Da quanto detto finora appare chiaro come le varie crisi politico-militari succedutesi nel-
la ex Iugoslavia abbiano evidenziato le debolezze del Vecchio Continente, grande area eco-
nomica comune, ma ancora politicamente disunita e militarmente limitata.

I conflitti nell’area balcanica hanno dimostrato come gli europei non hanno ancora allar-
gato la loro visione del mondo ai nuovi tempi e che l’alleato nordamericano costituisce an-
cora partner fondamentale ed indispensabile per dare sbocco definitivo a qualsivoglia si-
tuazione di crisi o di emergenza.

Il problema è quindi come far crescere il «pilastro europeo» nel quadro di un solido e rin-
novato rapporto transatlantico fondato su una più equa ripartizione delle responsabilità,
rapporto transatlantico che rimane insostituibile, a mio avviso, per qualunque strategia
della «sicurezza» in Europa, come dimostrano le esperienze operative maturate nei Balca-
ni.

Da parte delle Forze Armate, e dell’Esercito in particolare, esistono comunque la massima


disponibilità ed impegno a supportare gli sforzi politico-diplomatici del Paese in tale dire-
zione, così come le nostre truppe ed i nostri Comandi, perfettamente integrati nelle struttu-
re multinazionali di SFOR e di KFOR stanno da tempo dimostrando, ricevendo apprezza-
mento per la professionalità dimostrata, non solo da parte dei Comandanti alleati, ma an-
che dalla popolazione e dalle autorità civili locali.

In sostanza, non si può disconoscere che negli ultimi anni si è assistito ad una rivaluta-
zione dello strumento militare, quale espressione concreta della volontà dello Stato di esse-
re partecipe all’edificazione di un progetto europeo di sicurezza e difesa.

Alla luce del nuovo contesto politico-strategico, l’obiettivo principale dell’Esercito è quello
di trasformarsi da strumento militare tradizionale, organizzato ed addestrato per la difesa
contro una minaccia predeterminata e diretta ai confini nazionali, in un sistema dinamico,
in grado di assolvere le missioni più diversificate e complesse dei moderni scenari operati-
vi. Nel mondo post-bipolare, infatti, anche l’Esercito Italiano è destinato a svolgere un ruo-
lo da protagonista attivo, a sostegno diretto della politica di sicurezza nazionale e interna-
zionale per il controllo preventivo e remoto della conflittualità, nell’ambito delle organizza-
zioni di cui il Paese fa parte. E questo in teatri operativi posti quasi esclusivamente al di
fuori del territorio nazionale e in contesti di impiego nuovi, normalmente interforze e mul-
tinazionali.

In tale prospettiva l’Esercito, espressione di uno Stato situato al centro della grande area
di instabilità balcanico-mediterranea, di più immediato interesse per l’Europa, solo nel lun-
go termine può restare un produttore di forze addestrate per la dissuasione. Tende a diven-
tare invece, sul fronte del controllo multinazionale della conflittualità, uno strumento in
grado di esprimere con breve preavviso capacità operative reali, commisurate ad un ruolo
dell’Italia maggiormente partecipe delle decisioni nel consesso internazionale. Tale ruolo,
in campo militare, può discendere soltanto da contributi di idee e di forze: forze credibili
per quantità, ma soprattutto per qualità, integrate in ambito interforze ed integrabili in
complessi di forze multinazionali e quindi in grado di confrontarsi a pieno titolo con i
maggiori Paesi Alleati.

Tenente Generale Francesco Cervoni

VIII
L’ESERCITO DEL 2000
Punto di situazione
Conferenza tenuta dal Sottocapo di Stato Maggiore dell’Esercito allo IASD
(Roma, 8 ottobre 1999)

Sono onorato di avere l’opportunità di prendere la parola di fronte ad un uditorio così qualifi-
cato, per fare il punto di situazione sul processo di trasformazione dell’Esercito. Si tratta di un
argomento di estrema attualità del quale – guarda caso – possiamo parlare proprio all’indomani
dell’approvazione della legge che istituisce il servizio militare femminile e della presentazione di
un progetto di iniziativa governativa per la realizzazione di Forze Armate di soli professionisti.
In particolare, facendo riferimento al secondo provvedimento, si pensi all’immenso mutamen-
to – anche culturale – che esso sottende. Si passerà, infatti, da un «Esercito di popolo» – idea che
ha accompagnato il Paese durante l’intero processo di unificazione nazionale e fino ai giorni no-
stri – ad un «Esercito per il popolo».
Esercito per il popolo, che assolverà il triplice importantissimo ruolo di provvedere alla sicurez-
za in armi della collettività, di fornire l’indispensabile sostegno alla politica nazionale nel quadro
della risoluzione dei conflitti e di contribuire alla creazione del terzo pilastro dell’Europa unita.
Questo per il presente, rammentando comunque che, sino a quando gli accennati orientamenti
politici non si trasformeranno in decisioni, l’obiettivo generale dell’Esercito, sancito dal Capo di
Stato Maggiore della Difesa con il documento di pianificazione interforze, resta la realizzazione
di un modello di Esercito misto di 137 000 uomini.
L’esposizione si svilupperà con il preciso intento di approfondire i concetti di riferimento sulla
cui base abbiamo fin qui operato e continueremo ad operare anche in futuro. In tale circostan-
za, pertanto, non tratterò – se non in minima parte – delle modalità organizzative e del numero
dei Reggimenti da salvaguardare o da sciogliere; mi interessa, piuttosto, che sia chiaro «l’algorit-
mo» che ha portato a privilegiare e scegliere un determinato modello organizzativo. Mi soffer-
merò, quindi, con maggiore dettaglio, sui provvedimenti del tutto nuovi e che ritengo meno co-
nosciuti, ponendo l’accento – e questo sarà il nucleo centrale della conferenza – sul Concetto
Operativo dell’Esercito.

QUADRO DI RIFERIMENTO

Situazione generale

Prendendo l’avvio dal quadro di situazione geostrategico, faccio osservare – come, peraltro, ri-
tengo sia a voi tutti già noto – che gli eventi verificatisi in Europa e, più in generale, nel mondo,

IX
nel corso degli ultimi anni, hanno – di fatto – sconvolto l’equilibrio delle relazioni internazionali
e hanno imposto alle principali Nazioni ed Organizzazioni Internazionali un riesame radicale
del loro sistema di sicurezza.
Tale riesame costituisce un processo dinamico – soggetto a successivi adeguamenti derivanti
dalla situazione internazionale e da quella socio-politica interna – e si basa su due principi fon-
damentali adottati dal Paese: la «prevenzione attiva» e la «sufficienza difensiva».
La prima, la prevenzione attiva, è intesa come concorso permanente dello strumento militare
alla politica di sicurezza nazionale; e ciò, sia nelle diverse fasi di prevenzione/controllo/gestione
delle crisi, sia nella difesa degli interessi, dell’indipendenza e della sovranità nazionale. Tale
principio, peraltro, è chiaramente espresso ed è posto alla base delle note cinque missioni prin-
cipali assegnate alle Forze Armate.
La seconda, la sufficienza difensiva, è intesa come il mantenimento della minima quantità di
forze idonea a consentire la dissuasione e, ove questa fallisse, la difesa, ovvero l’assolvimento del
complesso delle missioni assegnate. Il principio viene interpretato ed applicato in prospettiva
comunitaria – con riferimento al sistema di Alleanze di cui l’Italia fa parte – e non secondo
un’ottica puramente nazionale. Ciò, tenendo anche ben presente che il ricorso a formazioni
multinazionali rappresenta ormai una scelta obbligata, al fine di disporre di uno strumento mi-
litare idoneo a garantire capacità che non sarebbe possibile mantenere autonomamente.
Al riguardo, bisogna inoltre sottolineare che qualsiasi intervento militare nell’arena interna-
zionale richiede un’ampia legittimazione politica, per cui la partecipazione ad iniziative mul-
tinazionali, volte a consolidare dal punto di vista militare le linee d’azione politiche, assume
importanza prioritaria. È pertanto possibile affermare che, nel quadro delineato, l’Esercito si
è venuto a configurare essenzialmente come un produttore di Forze pronte, costantemente
adeguate – in termini di efficienza/efficacia – a fronteggiare esigenze molto più diversificate e
meno prevedibili rispetto al passato, in contesti spiccatamente interforze e prevalentemente
multinazionali.
Da questi due principi, ne derivano altri due, che, a livello concettuale, si pongono alla base di
ogni possibile processo di trasformazione dello Strumento: l’economicità delle forze e la loro so-
stenibilità, la cui sintesi concettuale è rappresentata dal principio del Task oriented.
In sostanza, non avendo a disposizione il riferimento di una minaccia ben definita e quantifi-
cabile, occorre progettare lo strumento operativo secondo criteri di modularità per creare dei
bacini di forze operative. Bacini corrispondenti alle funzioni operative da svolgere (presenza e
sorveglianza, concorso alla sicurezza e stabilità internazionale e partecipazione al sistema di si-
curezza comune), da cui trarre i moduli necessari per assolvere la missione assegnata, attraver-
so la loro aggregazione con moduli di Comando e Controllo altrettanto necessari per soddisfare
le esigenze richieste dal livello di missione da compiere.
Signori! Questo concetto è fondamentale, esso comporta – e comporterà sempre più – un rile-
vante salto concettuale, un diverso modo di pensare, interamente volto alla operatività dello
strumento e completamente disinteressato al mantenimento di funzioni non più necessarie.
Tornando al quadro di riferimento e prima di scendere più nel dettaglio, circa la situazione at-
tuale e le prospettive della Forza Armata, è necessaria una riflessione sia sul ruolo che l’Italia si
propone di assumere in ambito internazionale sia sulle conseguenze che ne derivano dal punto
di vista dello strumento militare. In altri termini, a livello teorico, le dimensioni reali dell’Eserci-
to derivano – almeno concettualmente – dalle missioni assegnate che, a loro volta, discendono
dal ruolo che il Paese intende rivestire. Alla fine, però, il desiderabile potrebbe non essere soste-
nibile; in ogni caso, le dimensioni finali dello strumento militare dovranno sempre risultare coe-
renti con i su indicati principi. Infatti, in prima approssimazione, è possibile affermare che una
riduzione che non consenta più di assolvere tutte le missioni assegnate, comporta – conseguen-
temente – un ridimensionamento del ruolo geostrategico del Paese.
Mi preme a questo punto introdurre, solo a livello indicativo, un argomento che ci vedrà tutti
interessati nel prossimo futuro. L’ormai avviato processo di integrazione europea avverrà sulla
base di determinati parametri, denominati di convergenza, tra i quali particolare valenza assu-
mono quelli finanziari, destinati a rendere possibile il primo pilastro dell’Unione: cioè l’integra-
zione economica; quelli relativi alla sicurezza interna, secondo pilastro; infine, ma altrettanto
importanti, dovranno essere considerati quelli relativi alla sicurezza comune per conseguire il
terzo ma fondamentale pilastro. Quali siano – esattamente – i parametri di convergenza relativi

X
a questo terzo aspetto, non è ancora ben definito. Certamente, tra i parametri di convergenza a
cui uniformarsi, vi saranno la percentuale del prodotto interno lordo da devolvere alla Difesa, la
capacità tecnologica, le aree di eccellenza di ogni singola nazione, ma anche le dimensioni dello
Strumento militare. In tal senso, a mio avviso, le dimensioni dell’Esercito Italiano dovranno es-
sere comparabili con quelle dei maggiori partners europei.
Risulta pertanto evidente che, per avere la possibilità di partecipare con un ruolo significativo
alla politica di sicurezza europea, lo Strumento terrestre italiano dovrà necessariamente soddi-
sfare i citati parametri. Di conseguenza, fatta salva l’efficienza dello strumento, lo stesso non
può scendere al di sotto di certi livelli, pena l’impossibilità di partecipare con un ruolo leader al-
le decisioni assunte nell’ambito delle nostre alleanze. Appare anche chiaro che, parlando di scel-
te politico-strategiche, le considerazioni sin ora espresse riguardano essenzialmente il vertice
politico-strategico, a noi la responsabilità di fare comunque il meglio con quanto disponibile.

Impegni multinazionali dell’Esercito

Circa gli impegni multinazionali della Forza Armata, va preliminarmente precisato che le deci-
sioni assunte nel campo della cooperazione multinazionale corrispondono ad altrettanti impegni;
le stesse definiscono le modalità per l’assolvimento di alcune missioni interforze e, in ultima ana-
lisi, incidono sulle dimensioni quantitative e qualitative dello strumento. In tal senso, la situazio-
ne generale delineata ha comportato – di fatto – una intensificazione della partecipazione dell’E-
sercito ad iniziative multinazionali di varia natura, che possono essere sinteticamente raggruppa-
te in iniziative NATO, in ambito UEO ed ONU, nonché in iniziative internazionali ad hoc.
Partendo dagli impegni NATO, faccio osservare che le Forze di Reazione della NATO conti-
nuano a rappresentare l’impegno quantitativo più consistente. Si tratta di impegni che potrebbe-
ro ancora aumentare, qualora gli studi in atto – sulla costituzione di un secondo ARRC dedicato
all’area euro-mediterranea – dovessero prendere corpo.
Inoltre, è ormai consolidata la partecipazione della Forza Armata ad EUROFOR. L’iniziativa
politico-militare congiunta di Italia, Francia, Spagna e Portogallo, si colloca nel quadro del pro-
getto di sviluppo dell’Identità Europea di Sicurezza e Difesa. Si tratta di una Forza on call, di li-
vello massimo divisionale, impiegabile in contesti UEO, NATO o ONU/OSCE, orientata alla ese-
cuzione di «missioni Petersberg» che, come noto, vanno dalle azioni umanitarie, alle operazioni
in supporto della pace, alla gestione delle crisi. Il contributo massimo della Forza Armata è atte-
stato su una Brigata più supporti divisionali. Per inciso, si tratta – in sostanza – di uno Stato
Maggiore di pianificazione capace di assumere il controllo delle forze assegnate, quindi Task
oriented.
Per quanto riguarda l’ambito UEO, l’Italia ha reso disponibile un Comando Divisione con sup-
porti, e 2 complessi di forze a livello Brigata. Un certo numero di unità diverse è stato altresì da-
to disponibile per l’eventuale costituzione di una Task Force umanitaria.
Va comunque precisato, prima di fare delle somme, che gli impegni connessi alla partecipazio-
ne a tali forze sono sempre da considerare alternativi e non contemporanei.
Quanto precede, per ciò che attiene al passato. A tali intese, ormai consolidate, si sono aggiun-
ti di recente altri impegni multilaterali.
Il primo è rappresentato dalla costituzione della Forza Multinazionale Terrestre (MLF) con
Ungheria e Slovenia; formazione framework basata sul Comando Brigata Alpina «Julia» e sup-
porti forniti dall’Italia ed un Reggimento di fanteria per Nazione. La firma del relativo accordo
tecnico è prevista in tempi ristretti.
Un secondo impegno è dato dalla partecipazione alla Forza Multinazionale di Pace Sud Est
Europea (MPFSEE), che raccoglie l’adesione di sette Nazioni ed è orientata all’intervento nell’a-
rea balcanica per lo svolgimento di missioni di solo Peace Keeping, escludendo quindi quelle di
imposizione della pace previste dall’articolo 7 della Carta delle Nazioni Unite.
Un terzo impegno, ancora più recente, è il processo di adesione alla UN Stand-by Forces High
Readiness Brigade (SHIRBRIG), destinata ad operare nel quadro ONU sempre per missioni di
mantenimento della pace.
Il contributo della Forza Armata ad entrambi questi ultimi impegni (MPFSEE e SHIRBRIG) è
a livello di Reggimento di manovra framework, rinforzato da adeguati supporti tattici e logistici.

XI
QUADRO NORMATIVO

Passando ai documenti ed alle direttive di riferimento per la pianificazione generale dello stru-
mento, va subito precisato che nel passato, all’origine del processo di pianificazione, si è sempre
riscontrata una forte carenza di direttive politiche; questo, al momento, non è più completamente
vero. Di recente, infatti, sono state emanate due direttive che rappresentano un grande passo
avanti verso l’ottimizzazione del processo di pianificazione; pianificazione che deve sempre di-
scendere a cascata da precisi intenti politici, trasformati dal Capo di Stato Maggiore della Difesa
in missioni, per giungere – infine – alla definizione dello Strumento idoneo ad assolverle. In que-
sto caso particolare, i riferimenti normativi a base del processo evolutivo attualmente in corso so-
no: la «Direttiva ministeriale» e le «Linee guida per la pianificazione interforze» di SMD.
La direttiva ministeriale pone in rilievo la necessità di incrementare l’integrazione Joint e
Combined dello strumento militare, al fine di elevarne la capacità di contribuire – unitamente ai
Paesi alleati ed amici – alla risoluzione di crisi e conflitti locali e, quindi, ad accrescere il livello
di sicurezza. Essa, in sostanza, recepisce e rafforza il concetto di sicurezza comune e indica la
strada della cooperazione multinazionale come la direttrice principale da seguire.
Le linee guida per la pianificazione interforze, peraltro recentemente approvate a livello politi-
co, oltre a definire le cinque missioni già ricordate in precedenza, configurano (e, forse, sarebbe
quasi lecito dire configuravano) un modello di strumento militare a struttura mista (volontari e
leva) della consistenza complessiva di 230 000 uomini. In particolare, per quanto riguarda l’E-
sercito, è stato stabilito un volume organico complessivo di 137 000 unità e vengono confermate
le 13 Brigate già esistenti di cui 8 di Proiezione/Reazione.
Sulla base dei documenti appena menzionati, lo Stato Maggiore dell’Esercito ha elaborato la
propria direttiva – Obiettivi di pianificazione fino al 2005. Obiettivi di programmazione per gli
anni 1999-2001 – che enuncia il Concetto Operativo del Capo di SME. Da esso, ultima fase, deriva
il progetto di adeguamento dello strumento terrestre che sarà descritto successivamente e che si
concretizza nella definizione degli obiettivi da conseguire e delle relative modalità organizzative.
Infine, a dimostrazione dell’estrema dinamicità del processo di evoluzione dello strumento mi-
litare, occorre tenere in debito conto la recentissima iniziativa governativa sulla transizione ad
un modello interamente professionale. Al riguardo, è bene precisare – in via preliminare – che il
quadro di incertezza circa gli sviluppi futuri della situazione comporta l’aumento delle difficoltà
nel campo della pianificazione generale e della programmazione diciassettennale degli investi-
menti. In pratica, si tratta di pianificare uno strumento basato su dati di situazione che, con alta
probabilità, sono destinati a variare a medio-lungo termine. Particolarmente sensibili, in questo
momento, sono le modalità temporali della transizione dal modello misto a quello puramente
professionale ed il gettito annuo di volontari; gettito che, tra l’altro, influirà in modo determi-
nante sul raggiungimento degli obiettivi di forza prefissati. Per ovviare a queste incertezze, si è
reso necessario adottare un modello di pianificazione integrata che consenta di adattare l’orga-
nizzazione dell’Esercito alla situazione contingente, nel più breve tempo possibile, salvaguar-
dando – soprattutto – la capacità di assolvere le missioni assegnate.

IL CONCETTO OPERATIVO DELL’ESERCITO

L’aspetto più importante alla base della trasformazione in atto, come accennato, è costituito dal
Concetto Operativo dell’Esercito. Le linee d’azione sancite dalla Direttiva ministeriale e le missioni
assegnate dalle linee guida per la pianificazione di SMD hanno confermato la piena validità del
Concetto Operativo dell’Esercito già formulato nel 1997 e che già fissa le attività operative di com-
petenza dell’Esercito, le forze necessarie a soddisfare gli impegni – allo stato attuale 13 Brigate (1
corazzata, 1 esplorante, 1 aeromobile, 1 paracadutisti, 3 alpini e 6 meccanizzate), i Comandi Ope-
rativi Intermedi ed i necessari supporti tattici e logistici – le categorie di forze e le priorità per il
loro approntamento e, infine, i massimi sforzi operativi sostenibili nelle varie ipotesi di impiego.
Cominciando l’esame dalle attività operative, direttamente discendenti dalle note missioni in-
terforze, va precisato che – tra esse – quelle che rivestono maggior interesse, perché da ritenere
le più probabili, sono la 2a (partecipazione al sistema di sicurezza comune) e la 3a (concorso al-
la difesa degli interessi esterni ed alla sicurezza e stabilità internazionale). Queste missioni ori-

XII
ginano un’ampia gamma di opzioni di impiego connesse con la combinazione di vari parametri,
tra i quali, la tipologia delle operazioni che vanno da quelle tradizionali a quelle in supporto del-
la pace; il teatro di operazioni che, com’è ormai norma, potrebbe essere dislocato anche al di
fuori dell’area di competenza dell’Alleanza Atlantica; e ancora, il contesto operativo, che prevede
sempre più un assetto interforze e multinazionale.
Sulla base delle missioni assegnate – tenendo anche conto degli ammaestramenti tratti dalle
missioni condotte – discendono le altre componenti e fasi di sviluppo del Concetto Operativo.
In primo luogo, le funzioni della Forza Armata, che, sinteticamente, si concretizzano:
• in una presenza qualificata, attiva e rassicurante sul territorio nazionale, per esercitare una vi-
gilanza costante e concorrere con continuità alla sicurezza ed al bene collettivi;
• nella proiezione di forze in aree di crisi, per concorrere, in contesti multinazionali, a prevenire
l’insorgere di conflitti (operazioni di Peace Support ed umanitarie in senso lato);
• nella partecipazione, con le forze assegnate, alla difesa comune in ambito Alleanza Atlantica.

Come più volte sottolineato, la vasta gamma di compiti da assolvere, nonché la diversificazio-
ne degli scenari, richiedono formazioni specificamente strutturate per l’esigenza da fronteggia-
re. Ciò significa che le unità, seppure raggruppate in formazioni standard presso le sedi stanziali
– per ragioni addestrative ed amministrative – debbono essere opportunamente selezionate ed
organizzate in task force, sulla base ed al momento dell’insorgere della contingenza operativa.
Le predisposizioni per conseguire tale concetto conseguono dalla seconda componente del Con-
cetto Operativo, cioè la ripartizione delle forze per categoria e stato di prontezza.
Va aggiunto che, come insegna l’esempio della Bosnia (ma direi anche le missioni in genere),
le operazioni di supporto della pace hanno spesso lunga durata. È quindi necessario prevedere il
periodico avvicendamento delle unità e dunque organizzare le capacità e le formazioni da
proiettare su più aliquote. Attualmente, a causa della contingente scarsità di risorse, tale avvi-
cendamento è basato su tre fasi: preparazione, impiego e riordino. Tale soluzione, peraltro, è da
considerarsi temporanea; quella finale comprenderà una quarta fase di addestramento tecnico
generale, da cui consegue che la vita di un Reggimento – considerando un periodo di impiego di
quattro mesi – sarà calibrata su un arco di 16 mesi.
La Forza Armata ha, quindi, fondato la propria pianificazione operativa sul concetto dei Pac-
chetti di Capacità, intesi come serbatoi da cui trarre le forze necessarie per l’esigenza. L’indica-
zione delle priorità di completamento dei vari pacchetti definisce, infine, la scelta operativa del-
l’Esercito.
Si avranno, in particolare, quattro pacchetti e cioè:
• Forze di Proiezione per le Operazioni fuori area, costituite da Comandi ed unità proiettabili,
prontamente impiegabili, in grado di operare in contesti multinazionali ed interforze ed ali-
mentati con personale volontario con priorità 1;
• Forze di Reazione destinate alle Forze di Reazione Immediata e Rapida della NATO, per la ge-
stione di crisi in aree di contingenza dell’Alleanza, anch’esse alimentate con personale volonta-
rio ma in priorità 2;
• Forze di Presenza e Sorveglianza per il controllo del territorio, attualmente alimentate con
personale di leva, in grado – all’emergenza – di concorrere al soddisfacimento delle esigenze di
sicurezza e difesa comune.

Un ultimo insieme di capacità, il Pacchetto Difesa, comprende le strutture di Comando e Con-


trollo ed i supporti tattici e logistici, indispensabili per «raccordare» ed impiegare unitariamente
lo strumento militare nel suo complesso a difesa del territorio italiano.
I Pacchetti di Capacità, pertanto, rappresentano la soluzione al problema della pianificazione
generale, nella constatazione che, come già accennato, non vi è più un avversario predetermina-
to e, di conseguenza, le missioni operative possono essere formulate soltanto in termini generi-
ci. Lo strumento militare non è, quindi, edificabile su una specifica missione da assolvere, né è
commisurabile quantitativamente e qualitativamente ad uno specifico avversario. Tale concetto
ha comportato il passaggio dal sistema di pianificazione sulla minaccia del passato, all’attuale di
pianificazione delle capacità.
Va comunque considerato che, in un momento di straordinaria dinamicità come quello che
stiamo vivendo, sussiste l’esigenza di perseguire soluzioni flessibili, idonee per ricevere adatta-

XIII
menti successivi. In tal senso, la distinzione tra Forze di Reazione e di Proiezione si configura
essenzialmente come artifizio di pianificazione, essenzialmente riferito alla disponibilità contin-
gente di professionisti e di materiali moderni. Peraltro, tale distinzione, a partire – orientativa-
mente – dal 2003, per molti versi, non avrà più senso.

A conclusione dell’argomento, è opportuno fare un ultimo riferimento al massimo sforzo ope-


rativo esprimibile e, pertanto, alle opzioni di impiego previste dal Concetto Operativo dell’Eser-
cito, che sono così sintetizzabili:
• nel quadro delle operazioni di Peace Support, l’impiego in un unico Teatro di un complesso di
livello divisionale (i COI di proiezione) su due Brigate più i supporti (ovvero due Brigate su
Teatri distinti). Tali forze saranno organizzate come Task Force, anche a composizione multi-
nazionale, proiettabile e sostenibile sia dal punto di vista logistico che dell’avvicendamento
delle unità impegnate, per la condotta di operazioni prolungate nel tempo. Eventuali ulteriori
impegni in altri Teatri, come in atto, sono possibili con alcune – ma significative – limitazioni,
relativamente a: dimensione (ridotta) dell’impegno, distanza dalle basi di alimentazione, di-
sponibilità di forze e di adeguate capacità di Comando e Controllo, tipologia della missione,
sostenibilità logistica. Ne consegue che, impegni superiori a quelli principali non appaiono
contemporaneamente sostenibili nel lungo periodo;
• nel quadro di operazioni Articolo 5 fuori dal territorio nazionale, l’impiego delle forze previste
dai piani NATO per le aree di contingenza. Al riguardo, va considerato che una tale opzione è
da considerare alternativa alla precedente;
• in caso di minaccia al territorio nazionale, l’impiego di tutte le forze a disposizione;
• nell’assolvimento di compiti connessi con il controllo del territorio, l’utilizzo prioritario delle
forze tratte dalla terza categoria.

Il Concetto Operativo si è tradotto nell’ormai noto obiettivo principale di pianificazione a me-


dio termine per le forze operative, fondato integralmente sul parametro organizzativo della task
organization, che – giova ricordarlo – è il pilastro organizzativo fondamentale dell’Esercito del
futuro: cioè la Divisione per l’Europa.
A tal proposito è necessario, però, fare attenzione, in quanto la Divisione per l’Europa non
configura una unità organica, ma solo un concetto virtuale, esprimibile nell’insieme delle forze
necessarie per poter effettuare lo sforzo principale su qualsiasi Teatro Operativo. Il che, in altri
termini, vuol dire disporre di un «mix» di unità di varia tipologia, leggere e pesanti, corazzate e
blindate, esploranti ed aeromobili. Inoltre, le forze della Divisione per l’Europa dovranno con-
sentire, come visto, la rotazione in Teatro sulla base di quattro turni. Stante, però, l’esigenza
reale di sostenere altri teatri minori con altre forze (l’esempio degli attuali due Teatri principali
e dei due contemporanei in Albania ed a Timor – anche se di minore impegno – rende indiscuti-
bile il ragionamento), è necessario disporre di un altro Comando Brigata.
Pertanto, la Divisione per l’Europa deve comprendere otto Brigate di vario tipo più i supporti
che assicurino la capacità di intervenire in tutti gli scenari esterni al territorio nazionale ipotiz-
zabili – in prospettiva di medio termine – ed un altro Comando a livello Brigata di sola pianifica-
zione, destinato a soddisfare missioni specifiche – del tipo di quella in Albania – avvalendosi di
forze e di unità logistiche tratte dai serbatoi di capacità; ruolo, quest’ultimo, assolto dalle altre
otto Brigate. Da un lato, infatti, la rotazione deve essere basata su un arco di quattro periodi,
dall’altro, gli ammaestramenti tratti dalle recenti missioni insegnano che il settore critico è pro-
prio quello dei moduli di Comando e Controllo (prima di quelli di manovra).
Naturalmente, il Comando e Controllo della Divisione per l’Europa sarebbe affidato ad uno dei
Comandi Operativi Intermedi.

EVOLUZIONE DELLA FORZA ARMATA

Presupposti della pianificazione e obiettivi del cambiamento

Passando al progetto di trasformazione, va detto che le dimensioni minime dell’Esercito – tra


un ragionamento e l’altro – possono pertanto essere definite in nove Brigate (per svolgere com-

XIV
piti fuori dal territorio), più quelle di presenza e sorveglianza, se si vuole mantenere la capacità
di assolvere tali missioni.
Tale è lo strumento «Esercito» definito dal documento di pianificazione integrato. Come già
detto, esso verrà realizzato in relazione al progetto «Pacchetti di Capacità» e, quindi, gravitando
prima sulle forze con più alta probabilità di impiego, poi sulle altre. Tutto andrebbe bene se, al-
l’indeterminatezza dei fattori esterni, non si aggiungesse quella dei fattori interni al paese; così,
ad esempio, non è ben nota la durata del periodo transitorio tra il modello misto – sul quale si
sta lavorando – e l’altro, quello interamente professionale, peraltro non ancora formalmente ap-
provato, ma ineludibile e sul quale si sta lavorando da tempo. Infine, aspetto non trascurabile,
non è stato ancora chiarito il problema della disponibilità di fondi per la transizione.
Pensare, quindi, ad uno strumento idoneo ad assolvere le missioni assegnate, ma fondato su
una struttura rigida – e, quindi, difficilmente adeguabile a variazioni di situazione interne anche
sostanziali – diventerebbe inutile.
Di conseguenza, lo Stato Maggiore dell’Esercito sta definendo gli obiettivi generali di pianifi-
cazione nella direttiva: «Obiettivi di pianificazione fino al 2005. Obiettivi di programmazione
per gli anni 1999-2001». Si tratta, in sostanza, di approntare un modello misto volontari-leva ba-
sato su un livello di Forza organica di 137 000 uomini, in grado di evolvere verso uno intera-
mente professionale.
Come si può notare, il riferimento temporale al 2005 è chiaro e casualmente coincide con
quello ipotizzato per la sospensione della leva. Tutto «filerebbe liscio» se venissero confermati i
termini, assegnati i fondi, fatte le leggi per incentivare il volontariato, mantenuto il gettito di le-
va in proporzione all’immissione dei volontari. Difficilmente, però, tutto andrà secondo i piani
e, comunque, è possibile che il gettito di coscritti, stanti le attuali leggi sull’obiezione di coscien-
za e la limitazione areale di impiego dei militari di leva, si riduca ulteriormente.
In definitiva, il progetto di adeguamento si propone di pervenire ad un impiego delle risorse
che sia compatibile con il modello di «pianificazione integrata» (sempre 137 000 uomini per il
modello misto) e che permetta il passaggio al modello professionale, senza necessità di ulteriori
studi di progetto, ma attraverso riduzioni programmate. Un modello dentro l’altro.
Viene, cioè, introdotto il concetto di modello integrato professionale minimo, da intendere co-
me risposta concettuale ed organizzativa alle possibili riduzioni connesse al processo di profes-
sionalizzazione. Un modello volto a realizzare uno strumento comunque rispondente ai criteri
precedentemente esposti.
Il modello minimo – e qui sta l’innovazione concettuale – dovrà sicuramente essere contenuto
a priori nel modello misto, nel senso che ne costituisce la base dalla quale (per successive ag-
giunte) è poi possibile pervenire «dal basso» al modello integrato a 137 000 e che, pertanto, co-
pre ogni possibile modello intermedio.
Riepilogando: le procedure di lavoro partono dal progetto minimo, vengono estese a quello
massimo per aggiunte di moduli, prevedono la definizione di tanti modelli intermedi quanti
sono gli anni che ci separano dalla professionalizzazione, al fine di rendere disponibili – anno
per anno, appunto – forze bilanciate ed in linea con le priorità definite. Quanto precede, pro-
prio nella considerazione che, probabilmente, il transitorio potrebbe essere più difficile, in
termini di risorse umane, che non il modello finale. La caduta immanente della leva potrebbe
– cioè – provocare una temporanea ed ulteriore riduzione di personale, non compensabile con
la progressione di reclutamento dei volontari e richiede di conferire comunque credibilità alle
forze disponibili. Stiamo, insomma, parlando di un progetto a «scatole cinesi», coerente, fles-
sibile, progressivo, almeno parzialmente compiuto in ogni anno della transizione, che consen-
ta di disporre (nel contingente) di uno Strumento in grado di assolvere almeno le missioni più
importanti.

Lo Strumento Operativo

Forze Operative
Con riferimento alle aree funzionali in cui è ripartito l’Esercito, appare opportuno proseguire
l’illustrazione con il punto di situazione attuale e le prospettive future delle Forze operative. Al
riguardo, come anticipato precedentemente, la componente operativa viene trasformata sul pro-

XV
getto dei «Pacchetti di Capacità» (Proiezione, Reazione e Presenza). Le Unità appartenenti alle
Forze di Proiezione sono già interamente composte da personale volontario, mentre quelle di
Reazione lo saranno entro il 2005. Avremmo potuto fare prima, ma la carenza di coscritti impo-
ne di pensare anche all’area del sostegno. Nel loro complesso, tali forze assommano a nove Bri-
gate multiarma – anche se la «Sassari» è in configurazione ridotta – più i relativi supporti e sono
destinate a costituire il nocciolo duro dell’Esercito; inoltre, le stesse sono idonee a comporre le
diverse tipologie di Task Force per l’impiego in scenari esterni al territorio nazionale, ipotizzabi-
li in prospettiva di medio termine. In pratica, si tratta delle forze necessarie per realizzare la Di-
visione per l’Europa, in grado di operare in qualsiasi contesto operativo.
Le restanti 4 Brigate, ugualmente importanti ed appartenenti alle Forze per la difesa del terri-
torio, sono attualmente alimentate con la leva e, qualora l’Esercito evolva verso il modello pro-
fessionale, verranno progressivamente alimentate con volontari.
L’organizzazione di Comando e Controllo delle Forze Operative è attualmente articolata su di
un Comando (COMFOTER), istituito per preparare, approntare per l’impiego ed eventualmente
gestire la globalità delle Forze Operative Terrestri, anche in contesti interforze, qualora designa-
to e, comunque, in Teatri a prevalenza terrestre. Da esso dipendono quattro Comandi di Grandi
Unità denominati Comandi Operativi Intermedi (COI). Le Forze Operative dipendono organica-
mente dai COI che sono responsabili, in tempo di pace, della loro preparazione e del loro ap-
prontamento
Il primo di essi, il Comando delle Forze di Proiezione (COMFOP), è espandibile in senso in-
terforze e multinazionale, ed è preposto alle operazioni oltre confine quale Comando di una ge-
nerica Forza di intervento, ovvero della Divisione Italiana assegnata alle Forze di Reazione della
NATO.
Il Comando delle Truppe Alpine (COMTA), anch’esso proiettabile ed espandibile, è in grado di
avvicendare il COMFOP in caso di interventi prolungati o di concorrere ad alimentarlo.
Due ulteriori strutture di Comando a livello intermedio, i Comandi delle Forze Operative di Di-
fesa (COMFOD), provvedono alle esigenze operative sul territorio nazionale.
Alle dipendenze del COMFOTER, oltre ai COI menzionati ed al Comando C4-IEW, opera il Co-
mandante per il Supporto (COMSUP), responsabile del coordinamento e controllo dei supporti
operativi e logistici. Tali supporti comprendono il Comando dell’Artiglieria Controaerei, il Co-
mando dell’Aviazione dell’Esercito, i Comandi di Raggruppamento Artiglieria e Genio ed il Co-
mando del Supporto Logistico.
Questa soluzione ordinativa, peraltro, potrà subire varianti in relazione all’esigenza di dispor-
re di Comandi in grado di assumere la direzione di una forza multinazionale secondo il princi-
pio del Task oriented. In altri termini, parlando a livello di concetti, la necessità di disporre di
staff idonei ad operare in Teatri esterni, in un quadro di rotazione delle forze, renderebbe op-
portuno svincolare alcuni Comandi a livello COI, destinati alla proiezione, da compiti connessi
con la gestione ordinaria delle unità.
Ne discende quella che, al momento, è da considerare una opzione di studio, basata su: Co-
mando delle Forze Operative, Comandi Forze di Proiezione – per la sola pianificazione e con-
dotta delle operazioni fuori dal territorio nazionale senza forze di manovra alle dirette dipen-
denze – Comandi di Difesa per l’approntamento delle Forze e l’impiego sul territorio nazionale,
da cui dipenderanno tutte le Brigate, a loro volta uniformemente distribuite sul territorio, oltre
ai supporti.
Anche il solo passaggio al modello integrato a 137 000, comporterà, in ogni caso, significativi
provvedimenti di soppressione o riqualificazione delle unità in vari settori. Basti pensare all’esi-
genza di ridurre ben 22 000 posizioni organiche rispetto alle attuali. Pur non essendo questa la
sede per riepilogarle, a livello di sintesi si tratta di:
• ridislocare alcuni Comandi Brigata, in funzione dei bacini di disponibilità di volontari;
• razionalizzare i supporti al combattimento e gli organi di sostegno, segnatamente le unità di
artiglieria e le unità logistiche, in relazione alle priorità espresse dal Concetto Operativo;
• operare alcuni trasferimenti – inevitabili – di unità verso l’area meridionale.

Organizzazione logistica
Pochi cenni alla Logistica. La struttura attuale è articolata su due fasce di supporto: la fascia
di sostegno, di competenza dell’Ispettore Logistico, e la fascia di aderenza, affidata al Coman-

XVI
dante delle Forze Operative.
La fascia di sostegno è stata strutturata su due Comandi Logistici d’Area, pochi Enti di mante-
nimento e/o rifornimento – con competenza areale – ed alcuni poli nazionali, responsabili della
logistica esecutiva per specifici sistemi.
Per quanto riguarda la fascia di aderenza, poiché al suo interno le unità logistiche svolgono at-
tività di pari livello di difficoltà, non risulta più necessaria la presenza di organi esecutivi ai li-
velli intermedi di COI e Brigata, se non come serbatoi di risorse da impiegare per l’adeguamen-
to della capacità logistica di forze destinate a svolgere una specifica missione.
Una importante innovazione, nel settore del supporto logistico, sarà il ricorso a prestazioni di
ditte civili per quanto riguarda il servizio mensa ed il mantenimento delle infrastrutture e degli
automezzi. L’obiettivo è di massimizzare il rapporto costo-efficacia, svincolando il personale
militare da servizi di routine e consentendo un impiego delle risorse umane in attività stretta-
mente operative.

Area di sostegno generale

Appare, invece, opportuno dedicare una maggiore attenzione all’area del sostegno generale.
Nel determinare, infatti, la volontà di salvaguardare la componente operativa, l’unica produtti-
va, deriva la scelta convinta di semplificare, ed anche ridurre – in misura maggiore – le altre
componenti dell’Esercito, attraverso un processo di razionalizzazione che ha, come unico para-
metro, l’efficienza. Qualsiasi residua ridondanza, per il soddisfacimento di funzioni non vitali,
sarà dunque eliminata.
L’area di sostegno generale, che convenzionalmente chiamiamo la Sovrastruttura, è composta
dall’organizzazione scolastico-addestrativa, da quella territoriale e da quella logistica, tutte ne-
cessarie al supporto di quella operativa.
Nell’ambito dell’area di sostegno generale, l’organizzazione di vertice dell’Esercito vede attual-
mente sottoposti al Capo di Stato Maggiore 3 Ispettori, con competenze in specifiche aree
(Ispettori delle Scuole, delle Armi, Logistico) e 3 Comandanti, con competenze tra loro analo-
ghe e ripartite territorialmente (Regioni Militari Nord, Centro, Sud).
In questa sede non verrà approfondita l’area del supporto logistico di ISPEL; e ciò, non perché
meno importante, ma in quanto i cambiamenti nel settore corrispondono proprio alla costitu-
zione, già attuata, dell’Ispettorato. Appare, invece, di maggiore interesse soffermarsi sui tre pro-
getti di trasformazione della sovrastruttura – in avanzata fase di elaborazione – intesi a sempli-
ficare, nel complesso, il funzionamento delle attività di supporto e di formazione del personale.
Essi, inoltre, nell’ottica della contrazione quantitativa dello strumento, perseguono nuove e più
economiche risposte organizzative. Da ultimo, preso atto dell’ormai irreversibile processo di
professionalizzazione dell’Esercito, ed in presenza di una forte carenza di militari di leva, si
propongono di rendere possibili ulteriori semplificazioni, quindi riduzioni, razionalizzando la
linea di comando dell’Esercito.
I progetti accennati, riguardano, in particolare, la razionalizzazione dei settori della Leva, Re-
clutamento e Forze di Completamento, delle Infrastrutture e Demanio e della Formazione e spe-
cializzazione del personale. Essi si prefiggono, come denominatore comune, la creazione per
ciascuno dei sopracitati settori – considerati come altrettante macrofunzioni – di organizzazioni
specializzate, responsabili dell’espletamento di tutte le attività inerenti la singola macrofunzio-
ne sull’intero territorio nazionale.
Per quanto riguarda, in particolare, i riflessi della riorganizzazione prospettata sull’Organizza-
zione territoriale della Forza Armata, questa, in conseguenza dei provvedimenti sopra descritti,
sarà oggetto di una profonda trasformazione. Le funzioni e i compiti ancora assicurati dall’area
territoriale verranno assorbiti dagli organi delle nuove strutture, mentre gli Enti ed i Comandi
che la costituiscono saranno fusi o riconfigurati nell’ambito delle costituende nuove Organizza-
zioni di Forza Armata.
La razionalizzazione sopra delineata si rende necessaria in quanto l’attuale Organizzazione
territoriale, importantissima nel passato, non appare più rispondente alle esigenze di una
Forza Armata più snella ed in via di crescente professionalizzazione. In tale contesto, la so-
luzione individuata, riorganizzando per materia tre settori di vitale importanza nell’attuale

XVII
fase di transizione, ha come risultato quello di creare tre leve di comando che consentano
una regolazione fine dei processi necessari per rendere possibile la professionalizzazione in
atto.
Ci si riferisce, ad esempio, al ruolo nevralgico della promozione dei reclutamenti, al fine di
rendere disponibili risorse umane quantitativamente e qualitativamente adeguate alle esi-
genze. Ci si riferisce ancora, al settore infrastrutturale; elemento critico dell’intero sistema e
che, al momento, non soddisfa né le reali esigenze delle unità né i livelli richiesti di qualità
della vita del personale. Da ultimo, sempre in un quadro esemplificativo e non esaustivo, oc-
corre conferire, con urgenza, carattere unitario alle organizzazioni preposte alla formazione
e specializzazione del personale, in linea con quanto da tempo fatto dai maggiori Paesi occi-
dentali.

Passando ad una loro illustrazione più nel dettaglio:


Area scolastico-addestrativa
La creazione di un TRADOC nazionale, pur con talune differenze dai modelli stranieri, rap-
presenta un traguardo qualificante, di cui si parla ormai da anni e che, finalmente, appare alla
portata del processo di rinnovamento coraggiosamente avviato nel 1997. In sintesi, il progetto
prevede di riordinare e razionalizzare l’area scolastico-addestrativa nei due settori del vertice e
delle strutture scolastiche, pervenendo alla creazione di un’unica organizzazione, con responsa-
bilità estesa all’intero territorio nazionale, al fine di realizzare la gestione unitaria delle funzioni
di:
• istruzione del personale;
• validazione delle capacità operative e del livello di addestramento delle unità;
• studio e sviluppo della dottrina (normativa d’impiego, procedure ed impiego dei mezzi, dei si-
stemi di mezzi e materiali);
• simulazione (ricerca e sviluppo, impiego di sistemi dedicati);
• concorso allo sviluppo delle forze, dei mezzi e dei sistemi.

La costituenda organizzazione unica di Forza Armata per l’area scolastico-addestrativa sarà


dunque realizzata per accorpamento delle strutture facenti capo, attualmente, agli Ispettori del-
le Armi e delle Scuole, e risulterà costituita su 3 livelli:
• Ispettorato per la Formazione e la Specializzazione, quale organo di Vertice sito in Roma;
• Vice Ispettori;
• Scuole, con gli Enti collegati.

La realizzazione della struttura è influenzata essenzialmente dall’attuazione di provvedimenti


che comportano interventi di tipo infrastrutturale, lo spostamento di aliquote consistenti di per-
sonale e la sanzione di provvedimenti ordinativi, i cui tempi di sviluppo sono spesso molto dif-
ferenti.
Saranno pertanto necessarie più fasi di sviluppo temporale del progetto, che dovrebbero con-
sentire – entro il marzo del 2001 – la soppressione degli attuali Ispettorati delle Scuole e delle
Armi e l’istituzione dell’Ispettorato per la Formazione e la Specializzazione, retto da un Ispetto-
re delle Scuole e Ispettore delle Armi.

Settore del Reclutamento e delle Forze di Completamento


Il progetto di revisione del settore prevede di attribuire le funzioni del reclutamento, del com-
pletamento delle unità e di quelle certificative e promozionali, nonché della leva – fintantoché
rimarrà in vigore il servizio militare obbligatorio – ad un’unica organizzazione, con responsabi-
lità estesa all’intero territorio nazionale.
L’Organizzazione di Forza Armata preposta alla Leva, Reclutamento e Forze di Completamen-
to (RFC) sarà quindi articolata su tre livelli e costituita da Enti/Comandi ottenuti per riconfigu-
razione di Comandi già esistenti dell’organizzazione Territoriale. In particolare:
• un Ispettorato per il Reclutamento e le Forze di Completamento, organo di Vertice, ottenuto
per trasformazione di un Comando di Regione Militare;
• 3 Comandi Territoriali interregionali RFC – Nord, Centro e Sud – ottenuti per riqualificazione
di altrettanti Comandi Regionali Militari;

XVIII
• 16 Comandi Territoriali Regionali RFC, basati sugli attuali/costituendi Comandi Militari Re-
gionali.

I Distretti Militari ed i connessi Organi della Leva sono destinati a fondersi e coincidere, rior-
dinati e ridotti nel numero, con i Comandi Reclutamento e Forze di Completamento Interregio-
nali e Regionali.
Nel novembre 2000, prevedendo uno sviluppo senza scossoni del progetto e delle conseguenti
attività, dovrebbe avvenire la trasformazione del Gruppo di Programmazione e Verifica, incari-
cato delle attività organizzative, in Nucleo di Attivazione dell’Ispettorato per il Reclutamento e
le Forze di Completamento.

Settore delle Infrastrutture e del Demanio


Il terzo ed ultimo progetto di revisione del settore costituisce un aspetto fondamentale del pia-
no di sviluppo dell’Esercito. In sintesi, si vuole unificare la funzione realizzativa degli obiettivi
infrastrutturali della Forza Armata e di trattazione delle problematiche del Demanio in una or-
ganizzazione dedicata, con responsabilità estesa all’intero territorio nazionale, allo scopo di ele-
vare l’efficienza complessiva del settore.
Anche l’Organizzazione preposta alle Infrastrutture ed al Demanio sarà articolata su tre livelli
e costituita da Comandi ed Enti ottenuti per riconfigurazione di organi dell’organizzazione Ter-
ritoriale già esistenti. In particolare:
• un Ispettorato delle Infrastrutture quale organo di Vertice;
• 3 Comandi Infrastrutture d’area;
• un certo numero di Reparti e Sezioni infrastrutture regionali.

L’Organizzazione per le Infrastrutture ed il Demanio dovrà quindi assicurare, in termini gene-


rali:
• la gestione unitaria e globale di tutti gli immobili della Forza Armata;
• le attività di lavoro e quelle sul demanio;
• la produzione della «dottrina» delle infrastrutture;
• l’impiego del personale assegnato,

e, infine, la fornitura dei servizi agli utenti delle infrastrutture.


Nel 2001 è previsto l’avvio del funzionamento della nuova struttura, con assunzione progressi-
va della responsabilità e contestuale disattivazione della vecchia struttura connessa con l’orga-
nizzazione territoriale.

Organizzazione C2

Il sistema di Comando e Controllo della Forza Armata deve, in sintesi, poter soddisfare esi-
genze riferite alla condotta delle operazioni ad essa assegnate, all’approntamento dello strumen-
to ed al suo supporto generale.
A partire dal 1997, è stato individuato un certo numero di «figure-chiave», responsabili per
ciascuna delle componenti della Forza Armata.
In particolare, dal Capo di Stato Maggiore dell’Esercito dipendono direttamente solo otto figu-
re chiave invece delle 22 della precedente struttura, ma l’organizzazione territoriale (basata sul-
le Regioni Militari) dispone ancora, come visto, di una organizzazione operante per funzioni.
Al termine della ristrutturazione in atto, il Capo di SME potrà contare sul supporto di una
specie di «consiglio di amministrazione», composto da un numero limitato di Ufficiali Generali,
responsabili – rispettivamente – degli aspetti operativi (il Comandante delle Forze Operative
Terrestri), della formazione di base e della specializzazione (l’Ispettore delle Armi e Scuole), del
sostegno (l’Ispettore Logistico) del reclutamento e del completamento (l’Ispettore RFC) e degli
aspetti infrastrutturali (l’Ispettore delle Infrastrutture).
L’obiettivo finale, comunque, è quello di tendere a soli tre Comandi alle dipendenze del Verti-
ce dell’Esercito: il Comando delle Forze Operative; l’Ispettorato Logistico, l’Ispettorato per la
Normativa e la Formazione.

XIX
Il disegno finale si potrà realizzare, in un periodo transitorio abbastanza lungo, attraverso la
creazione di alcuni Organi specialistici, destinati a gestire aree specifiche nel momento difficile
del cambiamento e ad assicurare la necessaria gradualità ad un piano decisamente rivoluziona-
rio, per poi confluire con i compiti assegnati nei tre Comandi principali indicati.

CONCLUSIONI

A conclusione della presente esposizione, così come è stato accennato all’inizio, ricordo che lo
scopo della stessa, tenendo anche conto del livello dell’uditorio, era quello di esplicare i conte-
nuti concettuali del progetto Esercito. Non abbiamo ancora battezzato ufficialmente il progetto;
potrebbe essere: l’Esercito per il 2005. Vedremo.
Si è quindi evitato l’enunciazione pedissequa dei provvedimenti ordinativi, magari di più di-
retto interesse dei singoli, ma che possono essere solo capiti comprendendo le ragioni del cam-
biamento. Anche perché, i riferimenti attuali per il probabile passaggio al professionale sono
sufficienti per pianificare, ma del tutto inadeguati per offrire certezze.
Allo stesso modo, per ragioni di tempo, non sono stati trattati altri argomenti vitali, quali, ad
esempio: la possibilità di reclutare volontari sufficienti per alimentare le forze e dei connessi
provvedimenti legislativi, necessari per incentivarne il reclutamento.
Si vuole dire che, in questo settore, come in tutti gli altri di interesse dell’Esercito, saranno
prospettati – con serenità e senso di responsabilità – difficoltà e problemi, verranno proposte le
più opportune soluzioni tecniche, per poi fare – con senso del dovere – il meglio possibile con le
risorse assegnate.
Si sappia, però, che l’Esercito è comunque pronto al cambiamento, con studi, progetti ed atti-
vità già avviate. Ad esempio, è stata recentemente approvata ed introdotta la figura del Volonta-
rio a Ferma Annuale (VFA) – proposto ed elaborato dallo Stato Maggiore dell’Esercito – quale
provvedimento transitorio per compensare la carenza di militari di leva (segnatamente nelle re-
gioni del Nord Est), contribuendo allo stesso tempo a rendere disponibili forze per operare, ma-
gari in contesti di non altissima valenza operativa, fuori dal territorio nazionale.
Il VFA è, in sostanza, un giovane di leva, disponibile a prestare servizio per 12 mesi, senza li-
mitazioni di destinazione e d’impiego e che riceve – e non è poco per due mesi di servizio in più
– un trattamento economico pari al 50% di quello destinato ai Volontari in Ferma Breve (VFB).
Altre ancora, questa volta nel lungo periodo (più di dieci anni), sono le trasformazioni possibi-
li od immaginabili. Si pensi solo all’edificazione del pilastro della sicurezza europea ed all’evolu-
zione tecnologica; fattori che addirittura potrebbero portare ad un modo del tutto nuovo di con-
cepire e strutturare le forze. Nel futuro, ma ci si riferisce a quello – tutto sommato – dietro l’an-
golo, le Brigate potrebbero essere del tutto diverse dalle attuali.
In un quadro così dinamico, si riafferma dunque la centralità dei principi ispiratori, che, lo si
ripete, per la Forza Armata sono essenzialmente di natura operativa e volti all’efficienza.
Gli Eserciti, però, anzi le Forze Armate, sono fatte prima di tutto di uomini, di sentimenti. In
questo ambito, è lecito chiedere a tutti consapevole spirito di servizio e partecipazione per rea-
lizzare gli scopi proposti; partecipazione, soprattutto, che nasce dalla conoscenza. Allo stesso
modo occorre fare tutto il possibile per sostenere il personale, dal punto di vista morale e mate-
riale, in un periodo di trasformazione che non sarà esente da disagi e sacrifici.
Se non si riuscirà in quello che ci siamo proposti, sarà tutto l’Esercito a fallire. E non sarebbe
giusto. Perché già oggi, e grazie in larga parte alle decisioni adottate negli ultimi anni, l’Esercito
rappresenta una forza credibile ed efficace in grado di esprimere e di sostenere, contempora-
neamente, quattro missioni operative fuori dai confini.
E ciò, senza – ovviamente – bloccare la macchina, continuando e perseverando, invece, nel
continuo, progressivo e costante miglioramento delle sue componenti. Di questo, come respon-
sabile dello Stato Maggiore dell’Esercito, sono orgoglioso e ringrazio tutti gli uomini dell’Eserci-
to (Ufficiali, Sottufficiali e truppa) di quanto e per quanto fanno tutti i giorni.

Maggior Generale Roberto Speciale

XX
www.esercito.difesa.it

riv.mil@flashnet.it
ATTUALITÀ
ras.es@flashnet.it in breve...
L’ESERCITO E I MEDIA
«Stratega  mediatico»,  «caschi Ma  qual  è  questa  frontiera?  È  la
blu  dell’informazione»,  «si  vis  pa- comunicazione  globale,  che  vuol
cem  para  medium»,  sono  alcune dire presentarsi al mondo con tutto
proposte-slogan evocate nel recen- il proprio essere, con i propri pregi

te  convegno  «Media,  Opinione e difetti, e accettare di farsi raccon-


Pubblica  e  Immagine  delle  Forze tare dagli altri per quello che si fa,
Armate  in  Italia  tra  Otto  e  Nove- per come lo si fa e per le relazioni
cento» promosso dall’Ufficio Stori- che si intessono con la società. Vuol
co  dell’Esercito  e  svoltosi  a  Roma dire, in altre parole, che informare
nei giorni 18 e 19 novembre 1999. non è più compito di pochi addetti
Il  convegno,  a  cui  hanno  preso ma di tutti i componenti dell’Istitu-
parte numerosi storici, sociologi e zione,  dal  Ministro  della  Difesa  al-
giornalisti,  aveva  come  obiettivo l’ultimo  soldato.  Questi  comunica-
quello  di  fare  il  punto  sullo  stato no, naturalmente e spontaneamen-
dell’arte per predisporre i corretti- te,  attraverso  la  qualità  del  lavoro
vi organizzativi adeguati. L’Eserci- prodotto,  l’utilità  e  l’interesse  che
to, in questo campo, non parte da sanno  suscitare  nei  cittadini  attor-
zero.  Ha  un  patrimonio  di  cono- no  al  loro  operare.  Comunicano
scenze tecniche che lo hanno por- tanto più efficacemente quanto più
tato  recentemente  ad  adottare si  sentono  coinvolti  negli  obiettivi
un’organizzazione reticolare auto- che l’Istituzione persegue. Per otte-
noma  a  livello  di  Comandi  regio- nere  ciò  è  necessario  puntare  su
nali, costituita da Agenzie di infor- una comunicazione circolare inter-
mazione e promozione. Tuttavia la na sburocratizzata, semplice ed ef-
materia è in continua evoluzione e ficace;  occorre  produrre  cultura  e
i media esercitano un pressing sul- allo stesso tempo attingere alle cul-
l’Istituzione  mai  visto  prima:  ra- ture degli altri. All’esterno, oltre al-
gioni  sufficienti  per  non  farsi  co- l’informazione,  bisogna  utilizzare
gliere  impreparati.  Difatti  l’infor- tutti i momenti comunicativi offer-
mazione è considerata la moderna ti  dalla  società,  dalle  sponsorizza-
frontiera  su  cui  misurare  l’effica- zioni  di  convegni,  spettacoli  e  mo-
cia dell’operatività militare. stre,  alle  visite  continue  e  non  sol-

1
ATTUALITÀ
in breve...
tanto occasionali agli impianti della nale:  sono  attività  distinte  che  ri-
Difesa, all’innovazione tecnologica. chiedono uomini con professiona-
La  comunicazione  istituzionale lità specifiche. Il presupposto con-
non  è  più  soltanto  un  problema cettuale  che  sta  alla  base  di  tale
persuasivo ma è diventato un pro- proposta è che non esiste la buona
blema  gestionale.  Il  messaggio e  la  cattiva  notizia:  la  notizia  è
persuasivo  tendeva  a  legittimare quella che si produce nei fatti. In-
l’esistente  nella  società.  Oggi  que- vece  esiste  una  informazione  che
sto tipo di messaggio non è più ne- può  essere  confezionata  bene  op-
cesssario  perché  nessuno,  specie pure male a seconda di chi vi par-
dopo gli interventi umanitari degli tecipa nelle diverse fasi della lavo-
ultimi  anni,  mette  in  discussione razione. È nell’interesse dell’Istitu-
la  legittimità  delle  Forze  Armate. zione,  in  questa  nuova  fase  della
Piuttosto le discussioni avvengono sua storia caratterizzata dalla rag-
sulla qualità dei servizi e sui relati- giunta piena legittimità come sog-
vi costi che la società si accolla per getto  sociale,  rivendicare  la  parte-
mantenerla.  Proprio  in  virtù  del- cipazione attiva al confezionamen-
l’avvenuta legittimazione, alle For- to dell’informazione nei media, pe-
ze Armate si pongono nuove sfide. na il continuare a subire ogni sorta
Una  di  queste,  la  più  temibile,  è di  crisi  mediatica  con  perdite  di
l’agire  per  differenziazione  e  non immagine e di credibilità.
più per omologazione: le Forze Ar- C’è  da  rimarcare  un  ultimo  ele-
mate devono abituarsi a cammina- mento che caratterizza la comuni-
re  con  le  proprie  gambe  e  a  com- cazione  globalizzata:  l’eccesso  di
petere con tutti gli altri settori so- pubblicità.  Si  vive  in  over  dose di
ciali  per  difendere  la  propria  so- pubblicità.  Il  lettore,  lo  spettatore
pravvivenza.  Qui  sta  la  vera  diffi- ne  sono  assaliti  a  tal  punto  da  es-
coltà  odierna  dell’Istituzione,  la sere resi indifferenti o riluttanti ai
difficoltà  cioè  di  costituirsi  «indi- suoi  messaggi.  La  troppa  pubbli-
viduo» con la sua creatività, la sua cità  può  uccidere,  specie  quando
capacità  d’iniziativa  e  di  difesa prefigura scenari che all’atto prati-
della sua specificità. co non corrispondono alla realtà.
Altro elemento tipico della comu- Per  concludere,  oggi  l’Esercito
nicazione globalizzata è l’attività  di non  ha  più  problemi  di  legittima-
riparazione, meglio conosciuta co- zione:  ovunque  è  apprezzato  per
me Comunicazione negativa. Oggi, l’azione che svolge pur se è più vul-
nella  comunicazione  istituzionale, nerabile dal punto di vista mediati-
il  problema  non  è  quello  di  saper co. Ne sono conferma le conlcusio-
confezionare  un  buon  messaggio ni del Convegno e quelle della Ta-
pubblicitario e lanciarlo sul merca- vola  Rotonda  «Immagini  dai  Bal-
to una volta tanto, ma di saper co- cani:  la  guerra  vista  da  vicino»,
municare anche in  circostanze av- svoltasi  nel  pomeriggio  del  19  no-
verse per effettto di fatti negativi. vembre presso la Biblioteca Milita-
Per  fronteggiare  la  negatività  è re Centrale, che ha visto la parteci-
necessario  disporre  di  un  gruppo pazione,  in  qualità  di  relatori,  di
di esperti civili e militari collocato un  florilegio  di  studiosi  ed  illustri
ad un livello di responsabilità pari rappresentanti  dei  media,  coordi-
a quello del «Capo» ed in continuo nati e moderati dal B. Gen. Giorgio
dialogo  con  esso.  L’attività  di  tale Ruggeri.
gruppo deve essere separata da chi
è adibito alla promozione istituzio- Michele Dattolo

2
Sommario Numero 1/2000
Gennaio - Febbraio

«Rivista Militare» ha lo scopo di estendere e aggiornare la preparazione tecnica e professionale del personale dell’Esercito e di far
conoscere, alla pubblica opinione, i temi della difesa e della sicurezza. A tal fine, costituisce organo di diffusione del pensiero militare e
palestra di studio e di dibattito. «Rivista Militare» è quindi un giornale che si prefigge di informare, comunicare e fare cultura.

I 34 98
Il contributo delle Forze Armate Romania. Il nuovo Esercito. La formazione della nuova
italiane al processo di sicurezza Intervista al Capo di Stato classe dirigente militare alle soglie
nella costruzione dell'unità Maggiore dell’Esercito. del XXI secolo.
europea. A cura di Enrico Magnani Emanuela D’Alessio
Francesco Cervoni
40
SOCIOLOGIA E
IX Le regole d’ingaggio nelle
L’Esercito del 2000. operazioni di bassa intensità. PROBLEMI DEL PERSONALE
Punto di situazione. Piero Costantino
Roberto Speciale 106
44
1 Il Maneuver Warfare. Un diverso I valori cristiani. La pace,
In breve... modo d’intendere il rapporto la guerra, l’obiezione di coscienza,
comandante-subordinato. il servizio militare.
Girolamo Ciccarelli Rocco Panunzi, Stefano Mareggini
POLITICA, ECONOMIA
E ARTE MILITARE 62 STORIA
L’industria nazionale
4 per la difesa. 114
Ritrovare il senso dei valori. Luigi Campagna La resistenza dei militari
Intervista a Mario Pirani. italiani all’estero.
A cura di Danilo Moriero
SCIENZA, TECNICA
E ADDESTRAMENTO 116
10 Il forte di Vigliena.
Timor Est. Gli italiani
Flavio Russo
nell’isola fantasma. 70
Salvatore Capochiani Le «deep operations».
Luigi Scollo

126
Gli imperatori romani. Tiberio.
Carmine Fiore

RUBRICHE
78
18 Comando e controllo. Riflessi 68
L’arma nucleare. Concetti sull’organizzazione. Diritto di Replica.
e preconcetti. Gaetano Speciale
Maurizio Coccia 136
86 Summary, Sommaire, Inhalt,
26 La «Logistica integrata» Resumen.
Nazionalismo in Europa: nella gestione dei materiali
riedizione o rinascita? dell’Esercito. 142
Manlio Silvestri Francesco Zinno Recensioni.
Intervista a
Mario Pirani
a cura di Danilo Moriero *

Pirani, è v ero – c ome è s tato


detto – che le Forze Armate ita-
liane, d opo l ’esperienza d ella
guerra per il Kosovo, sono «ritor-
nate al Paese»?

Nella condizione di irrealtà del-


l’ultimo cinquantennio, il ruolo
fondamentale delle Forze Armate
era apparso quello di unificare
linguisticamente il Paese attra-
verso la ferma obbligatoria. La
loro funzione precisa è rimasta
sempre in secondo piano, per ra-
gioni anche comprensibili, essen-
do i problemi della difesa forte-
mente condizionati dalla con-
frontation tra Est e Ovest basata
sulla dissuasione nucleare. Con-
seguentemente il dialogo era ri-
stretto ai possessori di quell’ar-
ma. Aggiungo, per inciso, che il
rifiuto dell’Italia, posto a suo
RITROVARE IL SENSO
DEI VALORI
Proseguendo nell’iniziativa di conoscere il
pensiero dei massimi esponenti della cultura
nazionale sulle problematiche della
sicurezza e della difesa, abbiamo incontrato
Mario Pirani, illustre saggista ed editorialista
de «La Repubblica».
Dal colloquio è emersa la sua
consapevolezza del ruolo fondamentale che
l’Esercito può giocare per
l’affermazione e il consolidamento
dei valori fondanti di una Nazione, nelle
forme che non disperdano il segno del
rafforzamento del legame tra Forze Armate
e società civile.

tempo all’iniziativa francese, ci e scende nei Balcani e nel Medi- Lo abbiamo visto con la questio-
ha tagliato fuori dalla possibilità terraneo, fino all’Algeria. La ne della ex Iugoslavia, che dura da
di costruire una difesa nucleare frontiera è diventata diversa e ci dieci anni. C’è intanto l’esigenza
autonoma europea, ma anche lambisce, anzi, ci coinvolge in di organismi che possano interve-
dalla ricerca del settore. modo diretto. Armi di distruzio- nire nelle aree di crisi. L’Unione
ne di massa sono disponibili a europea non ha ancora una sua
basso costo anche per piccoli politica militare, né forze comuni
Questo p er i l p assato. P oi l o Paesi, o per piccoli gruppi. Molti disponibili, a parte quelle che de-
scenario internazionale è forte- confini sono artificiali. Abbiamo rivano da iniziative bilaterali o
mente cambiato... a due passi da noi guerre etniche multilaterali di Paesi membri.
e a sfondo religioso. A questo si Esiste una precisa esigenza di
Già, e il problema della difesa aggiunga il fatto che molto spes- Forze Armate convenzionali con
non è affatto scomparso. Ci si so si tratta di regimi dittatoriali, capacità di intervento, corpi scel-
accorge che il venir meno della briganteschi o addirittura mafio- ti con capacità di proiezione e in-
dissuasione nucleare e della divi- si. Tutto ciò ha portato, e porta, tegrati a livello internazionale.
sione del mondo in due grandi a situazioni destabilizzanti per Ecco che siamo giunti alla do-
imperi ha lasciato via libera a la pace in aree che sono vicine a manda iniziale: la guerra per il
una serie di destabilizzazioni. noi. Kosovo ha riproposto all’Italia la
Mi riferisco, per schematizzare, necessità di disporre di Forze Ar-
a quelle situazioni collocabili mate efficienti, tecnologicamente
nell’area geopolitica che va dal- Una c ondizione c he s embra avanzate, assieme alla consape-
l’India al Pakistan, passa attra- suggerire maggiore realismo al- volezza che il tipo di intervento
verso il Caucaso, il Medioriente l’Occidente, Italia compresa... che oggi si richiede, e che sempre

5
più sarà chiesto in futuro, non è cato nel dopoguerra. Se i tede-
affrontabile su scala nazionale. schi lo hanno fatto, anche noi
dobbiamo porci il problema.
Il nodo, a mio avviso, non deri-
Ma lei ravvisa questa «rilegitti- va tanto da ragioni etico-politi-
mazione» d ei m ilitari d a p arte che, quanto economiche. L’Italia
del mondo civile? dà molto poco alla difesa, e so-
prattutto quello che dà è per gli
Mi pare quantomeno che stipendi, non per l’innovazione
un’ampia maggioranza abbia tecnologica. Dobbiamo arrivare al
compreso l’esigenza di avere delle livello francese, o almeno al 2 o 3
Forze Armate efficienti, e che le per cento del PIL. La condizione
guerre non sono finite. di oggi non soltanto pone proble-
In Kosovo è emerso con forza il mi di tipo politico, ma anche di
nuovo diritto di intervento verso i natura economica, per l’incapa-
crimini contro l’umanità. In qual- cità di cogliere i vantaggi di una
che modo questo sentimento si è politica di sviluppo tecnologico.
coniugato con la lezione che deri-
vava da Auschwitz: non si può as-
sistere indifferenti di fronte ai ge- Pensa davvero che la guerra per
nocidi di massa. I diritti di sovra- il Kosovo abbia portato nello sce-
nità nazionale sono inferiori ai di- nario italiano la novità di scelte
ritti dell’individuo quando si stan- militari biparrtisan , con-
politico-m
no perpetrando crimini contro divise cioè da maggioranza e op-
l’umanità. La necessità di interve- posizione?
nire con le armi si è staccata dal
vecchio concetto di difesa degli Mi pare soprattutto che, ponen-
interessi nazionali attraverso le dosi il problema della guerra e
Forze Armate: qui si tratta invece dell’intervento militare in termini
di interessi umanitari. Questo ele- molto diversi rispetto al passato,
mento nuovo ha stabilito una
connessione tra le stesse Forze
Armate e gli strumenti dell’inter-
vento: che non può essere fatto né
attraverso le cannoniere né sol-
tanto mandando dei Bersaglieri.
Occorre una difesa europea con
la sua intelligence, con i satelliti,
con l’uso integrato dell’aviazione.
Qualcosa che non può essere
sempre delegato agli Stati Uniti.

È il concetto di una struttura


militare separabile ma non sepa-
rata da quella NATO...

Certamente. Se vediamo ciò


che stanno già facendo francesi,
inglesi e anche tedeschi, ci accor-
giamo di essere in ritardo sul pia-
no concettuale e politico. Non ab-
biamo ben afferrato l’importanza
del fatto che la Germania abbia
accettato di intervenire in Kosovo
con le sue Forze Armate. La Ger-
mania è molto simile all’Italia dal
punto di vista del pacifismo radi-

6
Sopra. la parte maggioritaria della sini- do di dare risposte tecniche, ma
Elicotteri d’attacco A 129 «Mangu- stra, approdata alle posizioni del- qualche dubbio ce l’ho. Penso che
sta».
la socialdemocrazia europea e il dovrebbe restare un’aliquota di
A sinistra. centrodestra. leva obbligatoria, magari più ri-
Militari in addestramento. stretta di quella odierna, e che da
questa, con bandi e concorsi, si
Fra pochi anni, avremo anche potrebbe trarre una forza profes-
la sinistra abbia vissuto una spac- in Italia un Esercito di soli pro- sionale. Temo l’abolizione totale
catura al suo interno, essendo in fessionisti. Che ne pensa? della leva obbligatoria.
alcune parti ancora permeata
dalla ideologia pacifista della C’è sicuramente un pro: Forze
guerra fredda, che era poi: la di- Armate composte da professioni- Non crede che la sempre mino-
fesa dell’Unione Sovietica e delle sti sono più adatte per interventi re impiegabilità dei ragazzi di le-
sue posizioni, il supporto delle di pronto impiego. Temo però il va abbia prodotto una progressi-
scelte militari sovietiche. contro: che i professionisti non si va caduta di prestigio dell’Istitu-
Il centrodestra, proprio per le trovino, e che finiscano per anda- zione militare?
sue tesi tradizionaliste, non ha re sotto le armi soltanto dei de-
invece il problema del pacifismo, sperados, giovani che non trova- Sì. Andava probabilmente ri-
tranne quello di alcune frange no altri sbocchi. Occorrono forze pensato non solo l’Esercito di
cattoliche. Nelle scelte riguardan- fortemente qualificate, non di- professione, ma anche la leva,
ti il Kosovo si sono «incontrati» mentichiamolo. Non sono in gra- che doveva (o deve?) essere un

7
periodo di formazione vera, ma-
gari periodica e più corta, come
fanno gli svizzeri o gli israeliani.
Ho l’impressione che si sia pensa-
to alla soluzione dell’Esercito
professionale abbandonando tut-
to il resto a se stesso.

C’è davvero il rischio – segnala-


to da alcuni anni, fra gli altri, da
Vittorio Foa – che si perda non
solo il legame con l’Esercito, ma
soprattutto con il concetto di ser-
vizio, se vogliamo di sacrificio a
favore della collettività?

Sì, perché si viene a creare una


società in cui non esiste più al-
cun tipo di dovere, una mentalità
che rischia di permeare fin dalla
loro infanzia gli individui.
La concezione di non avere re-
sponsabilità di tipo collettivo di
nessun genere. La leva obbligato-
ria era un momento formativo da
questo punto di vista. Certo, con
tutti i suoi risvolti negativi, però
lo era. Il rischio è che l’elemento
educativo unificante del Paese re-
sti... la televisione!
Credo che una risposta possa ve-
nire dal volontariato, magari con
un carattere meno «piagnone» del
passato, più impegnato, più deter-
minato verso le finalità di parteci-
pazione attiva dei cittadini.

Oltre a d u na p olitica t enden-


zialmente biparr tisan , c ome a b- Semovente M109 da 155/23 in eser- quelli di gruppi ristretti.
biamo accennato prima, si sta af- citazione. Per dirla con Claudio Magris,
fermando in Italia un nucleo sta- il fatto che le piccole Patrie si ri-
bile di valori non discussi? bra che si sia andato perdendo. facciano all’Europa è uno degli
Un tema sui valori può essere elementi attorno a cui bisogne-
Non ne sono affatto sicuro. A me quello del diritto alla salute, sui rebbe costruire un nuovo siste-
sembra che l’Italia, da questo pun- limiti in cui il cittadino deve esse- ma di valori.
to di vista, sia abbastanza disgre- re garantito, sulle forme di orga-
gata. Si tende a conferire – come nizzazione, sull’integrazione tra
dire – il coefficiente di valore a volontariato e servizio pubblico... Uno statista come Ugo La Mal-
quelli che molto spesso sono sol- Un altro tema è quello della dife- fa ha sempre visto l’Europa come
tanto interessi di categoria o di sa comune europea. Ecco, direi l’ancora di salvezza da alcuni vizi
gruppo. I valori dovrebbero essere che da noi l’Europa comincia ad nazionali duri a morire...
quelli che corrispondono grosso essere un valore abbastanza con-
modo a un bene comune, ad un in- diviso: mi pare positivo che al va- E già, un’entità che ci obbliga
teresse di tipo generale. Invece non lore di nazione non subentri sol- un po’ a fare il saluto, a metterci
vedo questo sentimento ancora ab- tanto il secessionismo, o gli inte- sull’attenti, a marciare in un certo
bastanza affermato, anzi, mi sem- ressi familistici, o comunque modo, a tenere il passo degli altri.

8
La moneta comune, da questo debbano essere radicati al massi- umanesimo democratico abbia
punto di vista, ha un valore anche mo grado nella società in unifor- toccato anche le Forze Armate. Il
simbolico. In passato, come è sta- me. L’Esercito deve essere l’Eser- mestiere delle armi, qualche volta,
to fatto, si poteva stampare e spen- cito di un Paese democratico, capita di doverlo mettere in prati-
dere la Lira a piacimento. Oggi una realtà in cui trovano esalta- ca, e di subirne le conseguenze.
questo non è possibile con l’Euro. zione la democrazia ed il rispetto Non si può sempre mediare: i pe-
per l’individuo, in cui la gerar- ricoli vanno affrontati con di-
chia non si traduca in prepoten- gnità; e se nell’Esercito ci sono
I valori del mondo militare, per za, bensì in superiore capacità di aspiranti figli di mamma, questi
i civili, spesso sono stati conside- guida degli uomini e in attenzio- vanno «sculacciati», non blanditi.
rati (e probabilmente lo sono sta- ne per la vita che fanno i soldati Ecco, auspico che le Forze Ar-
ti p er u n c erto p eriodo) c ome ed i subordinati in generale. mate del futuro trovino spazio
qualcosa di «polveroso», di fuori Detto questo, sono molto critico per la democrazia e l’autorevolez-
dal tempo. Ce n’è qualcuno che per il venir meno, nella società za, ma anche per tutti i sacri cri-
torna di attualità, dati i cambia- italiana, del senso del dovere, del- smi di questo mestiere.
menti di cui si è detto? la gerarchia e della disciplina, che Ž
andrebbero recuperati. Temo pur-
Intanto immagino che i valori troppo che una sorta di falso * Giornalista

9
In quel lontano angolo del mondo, in una
piccola e negletta regione tropicale, si è consumata una racca-
pricciante tragedia durata ventitrè anni tra violenze e massacri.
Un popolo che sperava di decidere il proprio destino è stato
messo in ginocchio da un devastante conflitto etnico e religioso.
L’intervento dell’ONU, con la missione INTERFET,
alla quale partecipa anche l’Italia, tra mille difficoltà
e insidie sta cercando di ristabilire la legalità e la pace.
di Salvatore Capochiani *

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G L I I TA L I A N I N E L L’ I S O L A
FA N TA S M A
U n  debole  messaggio  rac-
colto  da  un  radioamatore
australiano, il 7 dicembre
1975,  sembra  che  riecheggi  nel-
l’etere  un  quarto  di  secolo  più
mor), che aveva organizzato il re-
ferendum  del  30  agosto,  era  ri-
dotta all’osso con soli 84 elemen-
ti.  Per  tutta  la  settimana  a  New
York, presso le Nazioni Unite, ar-
tardi. Allora il messaggio giunge- rivavano  messaggi  terrificanti  da
va dalla ex-colonia portoghese di Dili.  «Molti  di  questi  dipendenti
Timor  Est,  700  km  più  a  nord, UNAMET erano stati in missione
invasa  poco  prima  dell’alba  da in Bosnia, in Sierra Leone, in Li-
unità di  marines  e di paracaduti- beria»,  commentava  un  diploma-
sti  indonesiani.  «Nelle  strade  si tico  ONU,  «e  proprio  loro  infor-
spara  a  donne  e  bambini»,  dice- mano che ciò che avviene là è an-
va  una  voce  disperata,  «Ci  ucci- cor peggio!».
deranno!  Per  favore  aiutateci, ...Indonesia, Timor Est, Dili: un
per favore ... !». Paese, una provincia, una località
Nei  primi  giorni  di  settembre distanti migliaia di chilometri dal
l999  quella  invocazione  è  risuo- mondo  occidentale,  sconosciuti
nata  ancora  nelle  orecchie  del ai più, raggiungibili con voli della
mondo.  A  poche  ore  dall’annun- durata di almeno 16 ore. 
cio  che  la  stragrande  maggioran- Dov’è  questo  vasto  arcipelago
za della popolazione di Timor Est con  una  superfice  di  1  949  000
col voto si era espressa per l’indi- kmq (circa 6 volte e mezza quella
pendenza  dall’Indonesia,  la  mili- italiana)  ed  una  popolazione  di
zia  filoindonesiana,  addestrata  e quasi  205  milioni?  Perché  a  Ti-
appoggiata  dalle  forze  indonesia- mor  Est,  recentemente,  si  sono
ne,  aveva  trasformato  la  minu- trascorse «notti dei lunghi coltel-
scola metà dell’isola in un inferno li»  che  hanno  scosso  il  governo
tropicale. In attacchi coordinati a centrale di Giakarta e mandato in
chiese e ad altri luoghi di rifugio frantumi  la  reputazione  del  Pae-
erano  state  sterminate  centinaia se?  Perché  il  Consiglio  di  Sicu-
di  persone  favorevoli  all’autono- rezza delle Nazioni Unite ha deci-
mia.  Circa  200  000  est-timoresi so all’unanimità di inviare sul po-
(su  una  popolazione  di  850  000) sto una forza internazionale d’in-
erano  fuggiti  o  erano  stati  co- tervento  con  sbocchi  ancora  im-
stretti  a  lasciare  le  proprie  abita- prevedibili?
zioni.  Bande  armate  svuotavano
o  saccheggiavano  il  capoluogo
Dili,  mentre  colonne  di  fumo L’ARCIPELAGO INDONESIANO
oscuravano  il  cielo  per  giorni.
L’esplosione di violenza aveva co- L’Arcipelago  indonesiano,  più
stretto i giornalisti stranieri ad al- propriamente  denominato  Insu-
lontanarsi in tutta fretta dal terri- lindia, si presenta come una lun-
torio  e  la  UNAMET  (United  Na- ga  catena  di  isole  tropicali  carat-
tions  Assistance  Mission  in  Ti- terizzate  da  un  caleidoscopio  di

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culture,  genti,  scenari,  prospetti- sola  di  Nuova  Guinea)  che  però STORIA
ve, problemi, aspirazioni: un uni- poggiano  sulla  piattaforma  del
verso senza pari nel Sud-Est asia- Sahul,  estensione  del  continente I primi abitanti dell’Arcipelago
tico. australiano, mentre le isole della indonesiano  risalgono  a  quello
L’attuale  Indonesia  era  cono- Sonda  (ad  eccezione  di  quelle che  i  paleoantropologi  hanno
sciuta,  fino  al  1945,  con  il  nome del  Nusa  Tenggara)  poggiano  su classificato  «Pithecanthropus
di  Indie  Olandesi  ed  era  suddivi- un’estensione  della  piattaforma erectus»  o  «Uomo  di  Giava»:
sa, in base ad un criterio geogra- asiatica. uno  dei  primi  antenati  che  emi-
fico-amministrativo,  in  due  aree: Fu il naturalista britannico Al- grò,  via  terra,  a  Giava  almeno
le  grandi  isole  di  Sumatra  e  Gia- fred Wallace, nel 1854, a classifi- mezzo milione di anni fà. Le ori-
va da un lato, tutte le altre dall’al- care per primo le isole indonesia- gini degli Indonesiani di oggi ri-
tro,  sotto  il  nome  di  «possedi- ne  in  due  parti:  una  occidentale salgono  all’Arcipelago  malese;  la
menti esterni». Dopo la conquista asiatica e una orientale australia- popolazione,  molto  vicina  alle
dell’indipendenza  dall’Olanda  il na. La «Linea di Wallace», che di- genti  della  Malesia  e  delle  Filip-
governo  di  Giakarta  era  riuscito, vide  le  due  regioni,  corre  a  nord pine,  discende  da  immigrazioni,
con la forza militare, a inglobare tra Borneo/Kalimantan e Sulawe- provenienti  dal  sud  della  Cina  e
entro  i  confini  della  Repubblica si e a sud tra Bali e Lombok.  dalla Penisola indonese a partire
l’arcipelago  delle  Molucche,  la Una  volta,  ad  ovest  della  «Li- dal 4 000 a.C. .
Nuova  Guinea  Occidentale  e  la nea  di  Wallace»,  Sumatra,  Gia-
metà  orientale  dell’isola  di  Ti- va, Kalimantan e Bali erano col-
mor,  sostituendosi  al  dominio legate  al  continente  asiatico, Induismo e buddismo
olandese  nei  primi  due  casi,  a tant’è  che  alcuni  grandi  animali
quello  portoghese  nell’ultimo.  Si terrestri,  elefanti,  tigri,  rinoce- Il  commercio  portò  dall’India
era realizzato così il progetto del- ronti  e  leopardi,  sopravvivono induismo  e  buddismo  già  dal  IV
la  «Grande  Indonesia»  che  varie ancora  in  alcune  aree.  Forse  il secolo  d.C..  Piccoli  centri  com-
élites  di etnia giavanese sognava- più  famoso  animale  è  l’orangu- merciali sorsero e si svilupparono
no da tempo, ma che non sembra tan  («uomo  della  foresta»  in  in- in  potenti  regni  a  Giava  e  a  Su-
corrispondere,  almeno  secondo donesiano),  il  rosso  primate  che matra.  L’impero  buddista  della
la chiave di lettura di un osserva- si  trova  a  Sumatra  e  Kaliman- dinastia Sriwijaya governò il me-
tore  occidentale,  alle  aspirazioni tan.  Ad  est  della  Linea  di  Walla- ridione di Sumatra e buona parte
delle  popolazioni,  diversissime ce,  Sulawesi,  Nusa  Tenggara  e della  penisola  Malese  per  sei  se-
per  cultura,  lingua,  religione  e Molucche  sono  rimaste  a  lungo coli, mentre il regno induista del-
storia. isolate  dalle  masse  continentali la  dinastia  Mataram  regnava  nel
ed  hanno  sviluppato  una  flora  e centro  di  Giava.  Le  due  dinastie
una  fauna  uniche.  Da  Lombok, procedettero  fianco  a  fianco  sia
GEOGRAFIA verso  est  la  flora  e  la  fauna  di in  alleanza  sia  in  rivalità.  La  di-
Nusa  Tenggara  rispecchiano  le nastia  Mataram  viene  ricordata
Collocata tra il 7° parallelo bo- condizioni di maggiore aridità di per aver eretto a Giava, tra gli al-
reale  e  il  10°  australe,  l’Indone- queste  isole.  I  grossi  mammiferi tri,  l’impressionante  monumento
sia  è  il  più  vasto  arcipelago  del asiatici sono inesistenti e le spe- di  Borobudur.  Misteriosamente
mondo.  Si  estende  da  ovest  ad cie  di  mammiferi  sono,  in  gene- la  dinastia  Mataram  si  dissolse  e
est  per  5  000  km,  e  da  nord  a rale,  di  taglia  più  piccola.  Nel il potere passò alla dinastia Maja-
sud  per  2  000  km.  Comprende  5 Nusa Tenggara si trova un incre- pahit che, destinata ad essere l’ul-
isole maggiori e circa 13 700 iso- dibile e famoso animale, il drago tima  grande  casa  induista,  do-
le minori e isolotti. Quattro delle o  varano  di  Komodo,  la  più minò  su  Giava,  Bali  e  una  vasta
isole  maggiori,  ovvero  Sumatra, grande lucertola del mondo. area  dell’arcipelago  dal  XIII  al
Giava, Borneo e Sulawesi, (Cele- La  carta  geografica  del  Sud- XV secolo.
bes)  costituiscono  le  Grandi  iso- Est  asiatico  rivela  la  duplice  va-
le della Sonda; Bali e tutte le al- lenza  dell’Arcipelago  indonesia-
tre  isole  allineate  ad  est  di  Bali no: una barriera tra gli oceani In- L’islam
(Lombok,  Sumbawa,  Flores, diano  e  Pacifico  e  un  ponte  di
Sumba,  Timor,  ecc.,  costituenti collegamento  tra  il  continente La  diffusione  dell’islam  segnò
il Nusa Tenngara, cioè «Isole del asiatico  e  l’Australia,  con  la  più la fine dei Majapahit che si ritira-
Sud-Est»)  formano  le  Piccole importante  interruzione,  tra  Su- rono  a  Bali  dove  fondarono  una
isole  della  Sonda.  Inoltre,  fanno matra  e  Giava  costituente  lo fiorente  cultura  induista  (ancora
parte  dell’Arcipelago  indonesia- Stretto  della  Sonda  che  consente tale ai nostri giorni), mentre Gia-
no  le  isole  Molucche  e  l’Irian alle  navi  l’accesso  da  un  oceano va si divideva in vari sultanati.
Jaya  (la  metà  occidentale  dell’i- all’altro. All’inizio  del  XV  secolo  nella

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penisola malese era sorto e si era zia nella regione da parte dei bri- L’indipendenza
sviluppato  un  forte  impero  mu- tannici.  Tra  il  1811  e  il  1816,  a
sulmano  con  il  potere  incentrato causa  dell’occupazione  francese Nonostante  la  «mano  leggera»
a  Malacca  che  però,  nel  1511, dell’Olanda,  Giava  passò  sotto  il con la quale gli olandesi domina-
cadde per mano dei portoghesi, i comando  del  famoso  sir vano,  l’insoddisfazione  degli  in-
quali  dettero  inizio  ad  un  lungo Stamford Raffles. donesiani  covava.  Si  sviluppò  un
periodo  d’influenza  europea  sul- Al  termine  delle  guerre  napo- forte  movimento  nazionalista
l’Arcipelago  malese  e  su  quello leoniche,  l’Indonesia  fu  restituita guidato  da  Achmad  Sukarno,  ov-
indonesiano. agli  olandesi  tramite  un  accor- viamente osteggiato dagli olande-
do/scambio  secondo  il  quale  gli si.
inglesi  cedevano  i  loro  insedia- Durante  la  seconda  guerra
Il colonialismo menti  in  Indonesia  e  gli  olandesi mondiale  l’arcipelago  fu  occupa-
lasciavano  loro  l’India  e  la  peni- to  dai  giapponesi.  Dopo  la  loro
I  portoghesi  furono  «rimossi» sola malese. sconfitta, Sukarno dichiarò l’indi-
dagli  olandesi;  il  loro  dominio Così,  mentre  gli  europei  pone- pendenza  il  17  agosto  1945.  Ma
sull’Indonesia  cominciò  con  l’ini- vano fine alle loro diatribe, gli in- gli olandesi ritornarono tentando
zio  del  XVII  secolo.  Un  tentativo donesiani  non  erano  dello  stesso di  ristabilire  il  controllo  dei  loro
britannico  di  scacciarli  fallì  nel avviso:  per  5  anni,  dal  1825,  gli vecchi territori. Per quattro dolo-
1619,  e  Malacca  nel  1641  cadde olandesi  dovettero  sedare  rivolte rosi anni, fino al 1949, gli indone-
in mano di questi ultimi che, per guidate  dal  principe  giavanese siani  combatterono  una  guerra
tutto il XVIII secolo, dominarono Diponegoro. E, solo verso l’inizio intermittente contro gli occupan-
gran parte del Paese in virtù della del  XX  secolo,  gli  occupanti  riu- ti, finché questi furono costretti a
supremazia  in  mare  che  consen- scirono  a  portare  l’intero  arcipe- riconoscere  l’indipendenza  del
tiva  loro  il  controllo  della  rotte lago,  incluse  le  province  di  Aceh Paese.
commerciali e dei porti. (estremo nord Sumatra) e di Bali Il  passaggio  all’indipendenza
Le  guerre  napoleoniche  porta- (subito  ad  est  di  Giava),  sotto  il non  fu  facile.  I  primi  10  anni  vi-
rono a una temporanea suprema- loro controllo. dero i politici occupati soprattut-

13
to nelle lotte per il potere finché, XVII  secolo  e,  dopo  un  lungo rirono per mancanza di cibo e di
nel  l957,  il  presidente  Sukarno conflitto, i primi si ritirarono nel- medicine.  Nel  1989  l’Indonesia
pose  fine  all’impasse imponendo la  parte  orientale  dell’isola  verso ebbe la situazione sotto controllo
il  principio  della  «Democrazia la metà del XVIII secolo. Quando e  aprì  Timor  Est  al  turismo.  Ma,
Guidata»  con  l’appoggio  delle nel 1949 l’Indonesia divenne indi- nel  novembre  1991,  reparti  del-
forze  armate  e  investendosi  di pendente, la metà olandese di Ti- l’Esercito  ricorsero  alle  armi  sui
maggiori poteri. mor entrò a far parte della nuova dimostranti al cimitero di Dili, al-
Sukarno, già abile capo rivolu- repubblica  mentre  i  portoghesi larmando  ancora  una  volta  il
zionario,  non  dimostrò  di  essere rimasero nella metà orientale. mondo.
buon  edificatore  della  nazione.  I A seguito del colpo di stato del-
grandiosi  progetti  nelle  costru- l’aprile 1974 in Portogallo il nuo-
zioni,  la  «socializzazione»  e  il vo governo decise di cedere le co- L’Indonesia negli anni ‘80 e ‘90
confronto senza senso con la Ma- lonie.  Alcune  settimane  dopo
lesia portarono a dissennatezze e aver ottenuto l’indipendenza a Ti- Nonostante la corruzione e i fa-
a un costante deterioramento del- mor Est si erano formati tre par- voritismi, l’economia crebbe rapi-
l’economia. titi. Due di questi: l’UDT (Unione damente  durante  gli  anni  ‘80  e  i
Mentre  questi  eventi  si  svolge- Democratica Timorese) e il Freti- primi del ‘90 grazie ad ingenti in-
vano,  vi  fu  un  tentativo  di  colpo lin (di sinistra), entrarono in con- vestimenti  stranieri  e  all’indu-
di  stato  guidato  da  un  ufficiale flitto:  nell’agosto  del  1975  ci  fu strializzazione.  Ma  tutto  crollò
della guardia di palazzo di Sukar- spargimento di sangue, mentre il nel  1997,  quando  la  rupia  si  sva-
no,  subito  soppresso  da  reparti Fretilin  prevaleva.  L’Indonesia  si lutò  fortemente  a  seguito  della
dell’Esercito  comandati  dal  gene- opponeva  alla  formazione  di  una vasta crisi economica asiatica. Da
rale Suharto. Le ragioni del colpo Timor Est indipendente e il Freti- un  giorno  all’altro  le  prospettive
di stato non sono chiare ma furo- lin, orientato a sinistra, faceva in- divennero  improvvisamente  nere
no  «passate»  come  un  tentativo travvedere lo spettro del comuni- e  l’IMF  (International  Monetary
dei comunisti di prendere il pote- smo agli occhi degli indonesiani. Fund )  fu  costretto  a  correre  in
re. Centinaia di migliaia di comu- Il  7  dicembre  1975,  l’Indonesia soccorso  del  Paese  con  un  pac-
nisti,  sospetti  comunisti  e  simpa-
tizzanti  furono  uccisi  o  finirono
in  prigione.  La  faccenda  si  con-
cluse  con  la  rimozione  di  Sukar-
no da parte di Suharto che assun-
se la Presidenza della Repubblica.

LA PRIMA CRISI A TIMOR EST

Sotto  la  presidenza  di  Suharto


si verifica la prima crisi a Timor,
la  più  lontana  isola  del  Nusa
Tenggara.  Benché  sia  una  delle
più tradizionali terre dell’Indone-
sia, Timor è poco frequentata da-
gli  occidentali.  Dominata  da
montagne,  questa  vasta,  arsa,
aspra  isola  ospita  varie  culture.  I
Cristiani  sono  in  maggioranza,
ma l’animismo è molto praticato. lanciò  un’invasione  a  tutto  cam- chetto  di  aiuti  ammontante  a  41
L’isola non ha mai avuto contatti po dell’ex colonia: era l’indomani miliardi di dollari.
di rilievo con la cultura nazionale della  partenza  da  Giakarta,  dopo Il  malcontento  per  il  regime  di
indonesiana. una breve visita, del Segretario di Suharto,  fatto  di  corruzione,  fa-
L’isola  è  divisa  in  Timor  Ovest Stato americano Henry Kissinger voritismo  e  nepotismo,  cresceva
(47  000  kmq,  capitale  Kupang)  e che, presumibilmente, aveva con- già durante la seconda metà degli
Timor  Est  (15  000  kmq,  capitale cesso  il  placet  all’invasione.  Se- anni  ‘90.  Con  l’improvviso  crollo
Dili).  I  portoghesi  furono  i  primi condo  le  notizie  che  riuscirono  a economico,  ebbero  luogo  dimo-
a  sbarcare  a  Timor  all’inizio  del filtrare  gli  indonesiani  furono strazioni per ottenere riforme po-
XVI  secolo.  Gli  olandesi  occupa- brutali.  La  popolazione  timorese litiche e le dimissioni di Suharto.
rono  Kupang  verso  la  metà  del pagò un costo terribile: molti mo- Nel maggio 1998 le rivolte - mala-

14
Partenza  di  paracadutisti  della  Fol- le sommosse del ‘98). Anche l’eco- di  fiducia»  –  sul  partito  al  gover-
gore  per  la  missione  di  pace  a  Ti- nomia  prese  un’altra  direzione no, il Sebker Golkar (segretariato
mor Est.
con  l’istituzione  di  una  banca unitario  dei  gruppi  funzionali)
A sinistra centrale  indipendente,  con  la  tra- che  ha  l’appoggio  dei  militari.  Di
L’intervento dei soldati della missio- sparenza nelle spese del governo e conseguenza  la  signora  Sukarno-
ne di pace si è reso necessario per il
clima  di  violenze  instauratosi  aTi- con una rigida politica monetaria. putri reclamava il diritto ad esse-
mor Est. Inoltre  Habibie  dichiarò  che,  en- re eletta alla Presidenza della Re-
tro il 1999, sarebbero state tenute pubblica.
regolari  elezioni  e  referendum  a Subito  dopo,  nei  mesi  da  ago-
mente  sedate  dalle  forze  armate Timor  Est  per  l’autonomia  o  l’in- sto  a  ottobre,  violenze  hanno
agli ordini del gen. Wiranto - cau- dipendenza. scosso  l’Indonesia  con  dozzine
sarono più di mille morti. di  morti  nell’isola  di  Ambon
Le  pressioni  su  Suharto,  final- (provincia orientale delle Moluc-
mente,  portarono  alle  sue  dimis- IL 1999 IN INDONESIA che), dove cristiani e musulmani
sioni  il  21  maggio  1998.  Gli  suc- si sono dati battaglia anche l’an-
cedette il vice presidente B. J. Ha- Il presidente Habibie ha mante- no precedente. E parecchie ucci-
bibie,  uomo  molto  legato  a nuto  le  promesse  benché  un  in- sioni  e  rapimenti  sono  stati  se-
Suharto e perciò ritenuto da mol- sieme  di  eventi  -alcuni  violenti  e gnalati  nella  provincia  di  Aceh
ti inaccettabile. Pochi giorni dopo sanguinosi-  e  di  fatti  dai  risvolti (estremo  nord  di  Sumatra)  dove
aver assunto il potere, però, Habi- politici nuovi stiano a indicare la ribelli musulmani hanno chiesto
bie  adottò  provvedimenti  con  i volontà della popolosa nazione di l’indipendenza,  non  acconten-
quali dimostrò che la sua politica mutare  il  corso  politico  in  senso tandosi  più  dell’autonomia  loro
sarebbe stata differente: venne ri- democratico. concessa  nel  campo  religioso,
lasciato  un  certo  numero  di  pri- Libere  elezioni  politiche  dopo culturale  ed  educativo.  Studenti
gionieri  politici  (tra  cui  alcuni  di 44 anni, tenutesi il 7 giugno, han- musulmani  hanno  protestato  a
Timor Est), i mezzi d’informazio- no visto la vittoria con il 34% del Giakarta  chiedendo  le  dimissio-
ne (sia stranieri sia locali) furono PDI (Partito democratico di lotta) ni  del  ministro  della  difesa,  gen.
liberalizzati e fu emanata una leg- – il cui leader Megawati Sukarno- Wiranto;  dimostrazioni  antigo-
ge  che  vietava  discriminazioni putri (figlia del defunto presiden- vernative  si  sono  avute  in  otto-
contro  cittadini  di  etnia  cinese te Sukarno) si era impegnato per bre  per  protesta  contro  la  deci-
(erano  stati tra i bersagli  durante un  governo  «pulito  e  meritevole sione  della  procura  generale  di

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archiviare  presunti  reati  di  cor- gnora  Sukarnoputri.  Benché  il Sicurezza.  Wahid,  inoltre,  ha
ruzione  a  carico  di  Suharto  e  di PDI  fosse  risultato  vincente  alle abolito  il  Ministero  dell’informa-
suoi  familiari.  La  controversia elezioni  politiche  di  giugno,  la zione e ha creato  ex novo il Mini-
riguarda  casi  di  appropriazione Sukarnoputri  non  era  riuscita  ad stero dei Diritti Umani.
indebita  di  pubblico  denaro,  av- allearsi  con  i  minori  partiti  mo- Nonostante  le  violenze  etniche,
venuti  nei  lunghi  anni  di  presi- derati  anche  per  la  forte  opposi- i  linciaggi,  i  saccheggi  nei  mag-
denza,  per  un  ammontare  di  15 zione  del  fronte  musulmano,  ca- giori  centri  e  la  carneficina  a  Ti-
miliardi  di  dollari  presumibil- parbiamente  contrario  alla  pro- mor  Est,  questo  vasto  Paese  di
mente depositati in Svizzera. spettiva di un presidente donna. 205 milioni di anime non si è di-
Finalmente  e  a  sorpresa,  nella Rompendo  ogni  indugio,  nel- sintegrato  nella  ingovernabilità  o
seconda  metà  di  ottobre,  la  nuo- l’ultima  settimana  di  ottobre,  il nella guerra civile. Qualcuno ave-
va Assemblea Nazionale, costitui- Presidente  Wahid  ha  formato va  pronosticato  una  seconda  Iu-
ta  da  700  membri  e  delegati,  ha una  nuova  compagine  governati- goslavia, ma, verso la fine di otto-
eletto  a  Presidente  della  Repub- va  che  chiaramente  rispecchia  le bre,  l’Indonesia  ha  invece  com-
blica  Abdurrahman  Wahid,  un diversità  esistenti  nel  Paese  e  la pletato  il  suo  esame  di  maturità
giavanese di 59 anni, appartenen- «coalizione  della  11a  ora»  che  lo passando da una dittatura appog-
te a una distinta famiglia di nota- ha votato presidente; nel contem- giata dai militari al ruolo di terza
bili musulmani. Conosciuto per il po si è sbarazzato di coloro i qua- maggiore  democrazia  mondiale
suo  umore  pungente,  giornalista, li nel passato regime non si erano (dopo India e Stati Uniti).
studioso e conoscitore d’inglese e fatti fama di integrità morale. Le
di arabo, ha studiato a Baghdad e 34  nuove  nomine  includono  per-
al  Cairo,  ama  le  letterature  occi- sonalità  tratte  da  ciascune  dei LA FORZA INTERNAZIONALE
dentali  e  la  musica  classica.  Ha sette  maggiori  partiti  politici  più D’INTERVENTO
un lungo passato come opposito- i  militari;  sono  rappresentate  le
re  di  estremismi  religiosi,  consi- cinque maggiori fedi religiose in- Intanto  Timor  Est,  dopo  essere
dera  con  simpatia  le  minoranze donesiane come anche le più im- stata  legata  contro  la  sua  volontà
cristiane  e  cinesi  in  Indonesia  e portanti  isole.  Il  Ministero  degli per 24 anni all’Indonesia, attende-
ha  perfino  raccomandato  l’aper- Affari Esteri è stato affidato a un va la sanzione ufficiale dalla nuo-
tura  di  relazioni  diplomatiche ex  professore  indonesiano  della va  Assemblea  Nazionale  per  il
con  Israele  suscitando  il  risenti- Harvard  University  USA;  quello pieno  diritto  alla  secessione.  Il
mento  dei  gruppi  islamici.  Dico- della  Difesa  (per  quattro  decenni conteggio  dei  voti  ottenuti  e  con-
no  di  lui  che  la  legge  islamica  è tenuto  sempre  da  militari)  a  un trollati da funzionari ONU non ha
lontana dalla sua mente. politico  in  precedenza  ministro dato  adito  a  dubbi:  il  99%  degli
L’accorto  nuovo  presidente dell’educazione;  il  generale  Wi- aventi  diritto  ha  votato  nel  refe-
Wahid non poteva non congegna- ranto, già Ministro della Difesa e rendum del 30 agosto e il 78,51%
re un compromesso. Il giorno do- Comandante  in  capo  delle  Forze ha rigettato l’offerta di autonomia
po della sua elezione, ha nomina- Armate, è stato nominato respon- formulata  da  Giakarta  e  scelto
to vicepresidente la sconsolata si- sabile  degli  Affari  Politici  e  della l’indipendenza.  Benché  sia  il  pre-
sidente Habibie sia il gen. Wiran-
to si fossero impegnati a rispetta-
re  il  risultato,  bande  di  miliziani
filoindonesiani  hanno  messo  a
ferro e fuoco Timor Est già men-
tre  i  voti  venivano  contati,  reite-
rando  e  rendendo  ancor  più  bru-
tali  gli  assalti  e  le  distruzioni
compiuti  nei  riguardi  della  popo-
lazione inerme, del clero, del per-
sonale dell’ONU, dei giornalisti. 
Inizialmente  le  pressioni  del
Presidente Habibie e del gen. Wi-
ranto non sono riuscite a contro-
bilanciare  i  sostenitori  della  pas-
sività  nei  confronti  dei  miliziani.
Qualora  essi  avessero  impartito
l’ordine d’intervenire con la forza
sui miliziani si sarebbe potuto in-
nescare un forte risentimento tra

16
A destra e a sinistra.
I  massacri  e  le  violenze  hanno  co-
stretto  la  popolazione  di  Timor  Est
a fuggire dalle loro case e dalle loro
terre.

gli  ufficiali  che  in  quel  territorio


avevano  combattuto  e  perso  uo-
mini.
A  causa  dell’appoggio  loro  con-
cesso  i  miliziani  si  sono  così  tra-
sformati in una forza formidabile.
Simili gruppi di «vigilantes» sono
stati  «coltivati  e  accuditi»  da
Giakarta  nel  corso  della  storia
della  moderna  Indonesia:  negli
anni ‘50 contro i musulmani radi-
cali, negli anni ‘60 contro i comu-
nisti  e  nel  ‘98,  senza  successo,
contro  gli  studenti  che  dimostra- Unite, con la risoluzione 1264, ha Ximenes  Belo,  ha  fatto  ritorno
vano e che fecero cadere il regime autorizzato l’intevento della forza nella  capitale  al  pari  del  leader
di  Suharto.  A  Timor  Est  il  loro internazionale:  un’avanguardia  è della  guerriglia  di  Timor  Est  Xa-
numero  è  aumentato  (da  1  200  a partita  da  Darwin  ed  è  giunta  a nana Gusmao.
circa  20  000)  dopo  che  Habibie, Timor  Est  il  20  settembre,  punta Nei primi giorni di svolgimento
all’inizio  del  ‘99,  ha  annunciato avanzata  di  INTERFET  (Interna- delle  operazioni  sul  suolo  di  Ti-
che  avrebbe  consentito  a  Timor tional  Force  for  East  Timor )  il mor Est reparti di INTERFET so-
Est  di  decidere  sull’autonomia  o cui Comandante è il Maggior Ge- no  stati  oggetto  di  alcune  imbo-
sulla indipendenza. Dopo che me- nerale  australiano  Peter  Cosgro- scate da parte della milizia filoin-
si  d’intimidazioni  non  sono  riu- ve.  I  pianificatori  di  INTERFET donesiana  con  brevi  scambi  a
sciti  ad  evitare  il  referendum,  le sono stati attenti a includere, nel- fuoco  conclusisi  con  l’uccisione
bande,  con  nomi  come  Besi  Me- l’avanguardia  inviata  a  Timor, e/o  l’arresto  di  miliziani,  la  mag-
rah Putih (Ferro Rosso e Bianco, i gurkhas  britannici  e  a  nominare gior parte dei quali, comunque, si
colori  della  bandiera  indonesia- il  maggior  generale  tailandese era messo al riparo a Timor Ove-
na)  e  Aitarak  (Spina),  hanno  col- Songkitti  Jagabatra  vicecoman- st già dall’arrivo di INTERFET.
pito  personale  dell’ONU  e  coloro dante  di  Cosgrove.  Kuala  Lum- Le  ultime  unità  regolari  dell’E-
che sostenevano l’indipendenza. pur, risentitasi per la composizio- sercito  indonesiano,  che  ancora
La brutalità di queste bande di ne  prevalentemente  occidentale stazionavano  nella  parte  orienta-
miliziani ha fatto scattare la mol- di  INTERFET  in  una  missione  a le  dell’isola,  dopo  decisi,  reiterati
la  della  solidarietà  nella  comu- favore  di  un  Paese  del  Sud-Est interventi  del  segretario  generale
nità  internazionale.  L’Australia, asiatico, ha fornito un contingen- delle  Nazioni  Unite,  Kofi  Han-
messasi  alla  guida  di  una  forza te  esiguo:  in  complesso  i  Paesi nan, del presidente Bill Clinton e
d’intervento  sponsorizzata  dal- asiatici  contribuiscono  alla  com- del  segretario  alla  difesa  statuni-
l’ONU  e  a  cui  anche  l’Italia  ha posizione della Forza per il 20%. tense William Cohen, hanno con-
prontamente aderito, ha costitui- Fitta  giungla,  alte  colline,  limi- cluso il loro ritiro da Timor Est il
to  a  Darwin  (sulla  costa  del tata  e  pessima  rete  viaria  hanno 31  ottobre  ‘99,  ponendo  così  ter-
Northern  Territory  e  a  700  km  a ostacolato  la  mobilità  dei  primi mine a una tragedia che ha tenu-
sud  di  Timor)  una  grossa  base «pacificatori».  Linee  elettriche  e to le diplomazie di mezzo mondo
logistica  munita  di  porto  e  aero- telefoniche  sono  state  riattivate col fiato sospeso.
porto.  Gran  Bretagna,  Francia, in  qualche  modo,  ma  Dili  resta Molti  analisti  ritengono  che
Nuova Zelanda, Italia e Portogal- una città incenerita. File su file di INTERFET  avrà  bisogno  di  al-
lo hanno inviato navi e aerei nel- costruzioni  annerite  e  ridotte  in meno  sei  mesi  per  «imporre»  la
l’area e contribuiscono a una for- scheletri  sono  al  posto  di  abita- pace  e  cedere  poi  la  responsabi-
za  di  7  500  uomini  con  l’appog- zioni  ed  edifici.  Decine  di  mi- lità  di  mantenerla  a  una  forza
gio  di  Paesi  asiatici  quali  Tahi- gliaia di Est Timoresi, già rifugia- ONU che dovrebbe operare anco-
landia, Filippine, Malesia. tisi  sulle  colline,  sono  ritornate ra per due anni.
Ottenuto dopo tentennamenti il alle loro abitazioni distrutte e an- Ž
benestare  di  Giakarta,  il  Consi- che  il  vescovo  cattolico  e  premio
glio  di  Sicurezza  delle  Nazioni Nobel  per  la  pace,  Carlos  Filipe * Brigadier Generale (aus.)

17
L’ A R M A
NUCLEARE
Concetti e preconcetti

di Maurizio Coccia *

Il possesso delle armi nucleari, durante gli anni della guerra fredda, costi-
tuiva un valido deterrente per scongiurare l’esplosione di conflitti.
Oggi, mutati gli scenari, l’arsenale atomico ha assunto il paradossale ruolo
di strumento di contrattazione non solo per correggere gli squilibri inter-
nazionali ma anche per acquisire posizioni di primato regionale.
Ciò ne spiega la dilagante proliferazione, di fronte alla quale l’Europa non
può rimanere inerte.
18
I problemi dello scenario attua-
le sono noti. La fine del con-
fronto bipolare, la caduta del
modello comunista, la vittoria a
pieni voti del modello occidentale
della comunità italiana nell’inter-
vento pacificatore all’estero o per
entrare in Europa. Come si era
messo in evidenza in altri articoli
su questi temi, stiamo attraver-
di democrazia e libero mercato, il sando un periodo molto proficuo.
dilagare dell’informazione. Su Gli interessi nazionali, almeno
questa strada, più che per il pas- nei Paesi avanzati, convergono
sato, lo sviluppo dell’umanità verso quelli generali, universali.
presuppone il buonsenso di ogni Tutto bene.
soggetto internazionale ed un
consenso esteso, affinché gli inte- Tutto bene, nel quadro d’insie-
ressi generali, comuni a tutti gli me che resta, pur sempre, ampia-
abitanti della Terra, sia pure, in mente imperfetto. Avvicinando la
un quadro di immutabile atten- dimensione dell’armamento nu-
zione ai propri interessi nazionali cleare, della sua distribuzione,
da parte dei molteplici attori nel- dei moventi collegati, dei com-
le relazioni tra i popoli, non ven- portamenti per una eventuale ri-
gano disattesi oltremisura. Se- duzione/dismissione/bando en-
condo la regola che viene definita triamo in un epicentro di imper-
del giusto equilibrio, per evitare fezione.
che un’ottica troppo di parte ri-
tardi, interrompa, o addirittura L’arma immorale, come è stata
faccia regredire il percorso verso definita dall’India (che, cionono-
un futuro migliore. stante, se ne è dotata tempestiva-
mente e, come è dato di vedere,
Sembra proprio che il consenso se ne compiace anche a livello di
sia cresciuto un po’ in tutti. Se ci opinione pubblica), nell’ottica di
fosse un dubbio, basterebbe pen- quel citato giusto equilibrio di
sare alla rapida mobilitazione sviluppo tra esigenze generali e
interessi nazionali, ha un potere
dirompente il cui danno si fa di
giorno in giorno più evidente e
più grave.

La bomba atomica, che la


scienza ci ha voluto regalare con
un drammatico salto evolutivo ri-
spetto alle armi conosciute fino
al 1945, seppure rifiutata a livello
mentale per l’estensione del dan-
no fisico e morale che portava, in
un’ottica generale di correzione
in positivo dei rapporti fra i po-
poli, aveva anche denunciato
qualche merito. Quale arma riso-
lutiva, aveva anticipato la risolu-
zione della seconda guerra mon-
diale; si era rivelata uno strumen-
to politico efficace per tacitare
crisi come quella di Cuba o per
scongiurare nuovi conflitti; impe-
dendo che il confronto bipolare
degenerasse in guerra aperta.

Chi, per dovere di istituto, riu-


sciva a superare la repulsione na-

19
Sistema statunitense THAAD per la del modello di vita: comunista o prio. Se e quando ne disponeva,
difesa contro missili balistici a pro- democratico. Il confronto esten- la modestia dell’arsenale sottin-
tezione delle unità degli Stati Uniti deva la sua influenza ovunque; tendeva compiti di ritorsione in
dislocate all’estero.
chi non era d’accordo, come i caso di attacco altrui, un ruolo
Paesi non-allineati, non metteva difensivo di secondo tempo, non
altrettanta paura, perché non aggressivo, almeno in linea di
aveva armamento nucleare pro- principio.
turale verso una tale dimensione
di potenza e verso l’ipotesi di un
uso tanto dissennato verso i pro-
pri simili, poteva, in qualche mo-
do, anche comprendere come la
logica del confronto tra USA e
URSS, tra i Paesi della NATO e i
Paesi del Patto di Varsavia si fos-
se estesa anche alla dimensione
nucleare. Da ciò l’enorme prolife-
razione di testate di diversa po-
tenza e con compiti politico-mili-
tari differenziati a livello tattico,
strategico europeo ed interconti-
nentale. A quel tempo ne andava
del futuro del mondo, della scelta

Stanza di controllo dell’incrociatore


inglese HMS Vanguard armato fra
l’altro di 16 missili SLBM Trident II.

20
Nell’ottica dello sviluppo in po- controllata, si è scelto il rimedio detentori e non, ma anche all’in-
sitivo del genere umano risulta- peggiore, quello di chiudere l’ac- terno dei primi. C’è chi dispone
vano meno comprensibili e con- cesso al club una volta per tutte, del massimo livello di capacità,
divisibili le motivazioni della congelando una situazione che consistenza e qualità tecnologica,
Francia e dell’Inghilterra poste a non è né giusta né produttiva. come gli Stati Uniti. Ci sono altri
base dello sforzo per dotarsi di Nel nuovo scenario degli equili- Paesi con disponibilità variabili,
analoga capacità. Perché non ob- bri regionali, ciò dà luogo ad comunque di gran lunga più mo-
bedivano alla logica del bipolari- un’asimmetria nelle relazioni in- deste. Vanno, inoltre, considerati
smo, bensì a quella di Yalta e del- ternazionali che può degenerare i Paesi che, per effetto del collas-
la velleità della par condicio tra i in nuove tensioni e conflittualità. so dell’impero sovietico, si ritro-
Grandi, dell’esigenza di sicurezza vano a vario titolo la pesante ere-
in un’ottica di potenza nazionale, L’asimmetria è complessa. Fra dità. Ci sono i Paesi che lo deten-
capace nello scenario di allora e gono in potenza, perché soddisfa-
più ancora in quello di oggi di no i tre prerequisiti necessari: la
erodere la stabilità. disponibilità delle conoscenze
Lancio di un missile ICBM Minute- tecniche, del combustibile nu-
Complessivamente, l’investi- man dal suo silo sotterraneo. cleare e di adeguati vettori missi-
mento ha dato i suoi frutti. Dai listici.
tempi del possesso dell’armamen-
to nucleare, alcuni Paesi hanno Oltre a queste asimmetrie, c’è
indubbiamente goduto di una da tener conto che, nel clima di
rendita di posizione nell’ambito smobilitazione seguito al tracollo
delle relazioni internazionali, per del colosso sovietico, si è resa più
il solo fatto di appartenere al club facile la possibilità di acquisizio-
nucleare. È cosa nota. Il peso da- ne di materiale nucleare non solo
to nel dialogo dalla disponibilità da parte degli Stati ma anche di
dell’armamento nucleare ha con- gruppi di potere.
sentito loro di ottenere risultati
particolarmente positivi nell’otti- Poi ci sono i surrogati, legati
ca dei propri interessi nazionali e concettualmente alla logica del-
di incidere, pesantemente, sul l’armamento nucleare e della ri-
processo di sviluppo generale. torsione: gli armamenti chimici e
Tanto è vero, che altri Paesi si so- biologici, di cui è certo il posses-
no più o meno di soppiatto inse- so da parte di più di venti Paesi.
riti nel club entrando dalla porta
di servizio, giustificando a denti I soggetti internazionali non
stretti, quando proprio costretti a dotati, per libera scelta e per me-
farlo, la scelta con i bisogni por- ro allineamento al disposto inter-
tati dalla logica dei poli e degli nazionale, di armamento nuclea-
equilibri regionali. re e di ogni altra componente
non convenzionale stanno a guar-
Tutto ciò è avvenuto nell’om- dare, con crescente preoccupa-
bra, se non con il consenso, al- zione, poiché l’egoistica attenzio-
meno con la consapevolezza dei ne con cui ogni Paese detentore
Grandi. Visto che gli eventi di cui si tiene il suo non è il miglior se-
si parla si sono realizzati durante gnale in termini di solidarietà e
il periodo bipolare in Cina, India, di sicurezza.
Israele, Pakistan, per rimanere
nelle certezze. La situazione si presta a talune
considerazioni. La persistenza di
L’allargamento si è realizzato armamenti nucleari, sia pure a
per una serie di motivi di natura connotazione difensiva e di rispo-
politica, di rapporti bilaterali spe- sta, rende meno incisivo e credi-
ciali, di pressioni interne ai ri- bile ogni sforzo verso la coopera-
spettivi Paesi, alle rispettive su- zione internazionale, poiché pre-
perpotenze. suppone, al di là delle dichiara-
Successivamente, per ridurre il zioni di facciata, pessimismo e
pericolo della proliferazione in- sfiducia verso il dialogo colletti-

21
Il bombardiere statunitense B-1B
può trasportare nella stiva missili
da crociera ALCM oltre a una mol-
teplice varietà di bombe.

vo. Nell’ottica del buon senso,


della convergenza pacifica e del-
l’equilibrio dello sviluppo resta
un abuso, che ha anche il demeri-
to di declassare Paesi cooperativi
e partecipi come l’Italia. Rende
più preoccupante lo scenario l’e-
videnza che il lungo processo di
riduzione dell’armamento nu-
cleare tra USA e URSS oggi non
ha più un significato globale, ma
si riduce all’autoriduzione volon-
tariamente concordata tra due
Paesi in un mondo in cui il nu-
cleare, come si è visto, è ampio,
disseminato e diversificato.

Forse è anche per questo che,


dal 1992 in poi, gli Stati Uniti da
una parte e la Russia, con i Paesi
già del Patto di Varsavia, dall’al-
tra, non hanno progredito al mo-
mento dell’entrata in vigore dei
trattati a suo tempo concordati e,
di conseguenza, nel processo di
riduzione.

Sulla materia, ogni Paese nu-


cleare ha le sue buone motivazio-
ni, ma anche le sue inderogabili
responsabilità nei confronti della
comunità internazionale.

Per la Russia, caduta in ginoc- Per gli Stati Uniti, è giocoforza nel mese di maggio, relativi alla
chio per effetto di carenze essen- accettare il concetto secondo cui, strategia di sicurezza nazionale.
zialmente economiche, la compo- per rinsaldare la leadership de- Sono stati messi a confronto
nente nucleare rimane l’unico mocratica americana del mondo quello del 1994 con quello del
strumento di compensazione che e per contribuire a proteggere i 1997.
la collega ad una leadership pre- destini di tutti, continui ad avere
cedente e che, in buona misura, un senso il mantenimento di un Nel 1994 si parla del manteni-
le consente di continuare a in- adeguato arsenale nucleare capa- mento dell’armamento nucleare e
trattenere relazioni di rango con ce di confrontarsi complessiva- del suo uso in nome degli interes-
gli Stati Uniti d’America e con mente con potenziali, analoghe si nazionali americani. Quella del
l’altro grande Paese di riferimen- minacce. 1994 è denominata «la strategia
to del mondo: la Cina. Le consen- di ingaggio e di espansione» (na-
te, altresì, se non di dialogare pa- Per meglio comprendere il pen- tional security strategy of engage-
ritariamente con l’Europa, che la siero di futuro americano in ma- ment and enlargement). Nel ‘94
investe da tutte le parti all’inse- teria è stato effettuato un con- gli Stati Uniti sono consapevoli di
gna dell’infiltrazione commercia- fronto tra i discorsi annuali rila- dover esercitare un impegno di
le, almeno di metterle paura ad sciati dal Presidente degli Stati sicurezza ampliato all’intero pia-
adeguato livello. Uniti d’America, normalmente neta non solo per amore del pros-

22
Israele e Pakistan, Paesi di riferi-
mento regionali, creando, in am-
bedue i casi, grossi problemi in
senso assoluto, stimolando l’ulte-
riore espansione incontrollata o,
quanto meno, la tendenza da par-
te dei Paesi limitrofi e antagonisti
a riportarsi in condizioni di pa-
rità. India docet, ma vengono an-
che in mente Iran, Irak, Brasile,
Sud Africa e chissà quanti altri.

La benevolenza americana ha
in qualche misura autorizzato
comportamenti originali in altri
Paesi. La Francia si è dotata del-
l’armamento nucleare soprattutto
per poter instaurare un dialogo
indipendente con gli Stati Uniti.
A tutt’oggi insegue una politica di
potenza per adire ad una leader-
ship europea alternativa a quella
americana. Benchè questa sia
erosa giorno dopo giorno dal pro-
cesso di crescita europeo, la linea
di tendenza resta solidamente ap-
poggiata alla disponibilità dell’ar-
mamento nucleare, esibito come
strumento da superpotenza.

Per l’Inghilterra, come sempre,


il discorso è diverso. In questo
caso già parlare di Europa è me-
no semplice. Si ha spesso l’im-
pressione di intrattenere relazio-
ni transatlantiche, tanto il distac-
co dai destini comuni viene, talo-
ra, ostentato. È la dicotomia di
chi è vittima di una storia che il
mare ha reso ad apertura globale
simo, ma soprattutto per tutelare rale e non solo nazionale. nel passato, e che non è più tale
i propri interessi. È caduta l’op- da tempo. Bongrè, malgrè, l’arci-
posizione e si stanno riorganiz- Forse nel 1994 gli americani pelago britannico è sempre più
zando. In quella fase, la preoccu- erano troppo sinceri. In ogni ca- vicino all’Europa e più lontano
pazione è essenzialmente nazio- so, è proprio nel settore nucleare dai territori ex coloniali con cui
nale. Il discorso è, pertanto, rivol- che gli Stati Uniti hanno denota- vanta nostalgiche relazioni spe-
to agli americani. to limiti evidenti della loro lea- ciali.
dership. Partendo da una situa-
Nel 1997, a tre anni di distanza, zione iniziale di monopolio han- La situazione europea che
quando ormai la leadership mon- no accettato senza troppe diffi- emerge da tanti diversi compor-
diale è un’ineluttabile esigenza di coltà che vecchi alleati nella se- tamenti è unica. Una serie di Pae-
coordinamento tra i Paesi più svi- conda guerra mondiale potessero si in cerca di aggregazione con
luppati e quindi più minacciati elevare il proprio rango e il pro- unità di intenti gode di un pa-
dalla crescita delle instabilità, il prio prestigio dotandosi di analo- tron, di una guida che si preoccu-
discorso è rivolto al resto del go strumento elitario, originando pa della politica estera e di sicu-
mondo. Nella nuova ottica, anche i presupposti giuridici per ogni rezza, gli Stati Uniti, a migliaia di
il nucleare diventa uno strumen- altra successiva proliferazione. chilometri di distanza. Un altro
to per tutelare la sicurezza gene- L’apertura si è quindi estesa ad Paese pronto alla leadership, la

23
In questo scenario che, lo si
vorrà riconoscere, non è dei mi-
gliori, il nucleare ha inciso
profondamente e in negativo,
scavando i solchi più profondi.

La madre di tutti i problemi


sembra la riconfigurazione stessa
del rapporto euro-americano e
del concetto di leadership nelle
attuali relazioni internazionali.

Tra le ipotesi positive, si indivi-


duano due scenari di riferimento,
a seconda che gli Stati Uniti in-
tendano svolgere il ruolo di paese
leader o quello di equal partner
con l’Europa.

Nel primo caso, non resta che


aggregarsi politicamente in for-
ma chiara e secondo qualsivoglia
formula, al fine di creare un si-
stema euro-americano equilibra-
to al suo interno. Quanto sopra, a
premessa di un impegno colletti-
vo per sanare le anomalie del pia-
neta, affinché il modello demo-
Sommergibile francese a propulsio- cratico possa estendersi in un cli-
ne nucleare Le Triomphant della ma pacificato. Lo scenario sottin-
classe SSBN. tende l’impegno coordinato euro-
americano per fini di pace, di
progresso e di conseguente be-
nessere.
Francia, non riuscendo per obiet-
tive capacità e consistenza a per- Nel secondo caso, è necessario
seguire un tale progetto singolar- preliminarmente costruire un’Eu-
mente, cerca di costituire un so- ropa solida, priva dei vizi di for-
dalizio elitario con altro Paese ma e di sostanza dianzi adombra-
economicamente forte, la Germa- ti. Le finalità potrebbero restare
nia. C’è poi un supervisor , una le stesse. Anche perché, se doves-
specie di arbitro venuto da lonta- se vincere l’egoismo isolazionista
no, il Regno Unito di Gran Breta- rispetto al resto del mondo, il fu-
gna e Irlanda del Nord. Tutti gli turo lascia intravedere una lunga
altri Paesi, invece di costituire a guerra difensiva, asimmetrica e
loro volta un nucleo coeso capace originale per difendere il livello
di assorbire tante atipicità, si di vita raggiunto dagli assalti di
schierano, prevalentemente sulla poveri sempre più radicali. Lo
base dei rispettivi interessi nazio- scenario richiama ad un nuovo
nali e delle contingenti esigenze medioevo, sia pure tecnologica-
di gestione, ora con l’uno, ora mente sofisticato.
con l’altro.
Quale che sia l’opzione vincen-
te, resta la consolante constata-
zione che il rapporto di coopera-
Missile IRBM statunitense Pershing zione tra USA ed Europa è, come
II nella fase di lancio da una base in la NATO, una realtà positiva irre-
Europa. versibile. La speranza è che, nel

24
Bombardiere statunitense B-52 con ovunque in termini d’iniziative; la credibile non c’è controllo efficace.
tutta la varietà di armamento tra- globalizzazione si è già manife-
sportabile fra cui missili da crociera stata e si sta consolidando, l’im- L’attuale tendenza verso una ri-
ALCM.
pegno politico diplomatico e mi- duzione quantitativa che manten-
litare per lo sviluppo della demo- ga inalterati i ruoli, le valenze e le
crazia e per la crescita della qua- differenze attuali riduce il rischio
lità della vita è evidente e allarga- generale della convivenza con il
prossimo futuro, possa evolvere to e, nello stesso tempo, cresce il nucleare prodotto, ma non riduce
verso formule più incisive di ge- numero dei Paesi che continua a il pericolo e tantomeno l’ingiusti-
stione finalizzata e non contin- tenere «la bomba», just in case. zia, il sospetto conseguente e la
gente. Chi non ce l’ha, o se la fa presta- frustrazione complessiva.
re, o cerca di comperarla, o ha
Allo stato attuale, la situazione già chi provvederà per lui. Fino a quando l’armamento nu-
del nucleare rende la discrimina- cleare resta una realtà, permane
zione palpabile. Il trattato di non Quale futuro? L’arma nucleare la tentazione di farne uso ed è ve-
proliferazione è vissuto da molti perderà la sua valenza soltanto se ramente strano che ciò non si sia
Paesi come una ghettizzazione si inventerà qualcosa di ancora ancora verificato.
ingiusta, perché, con il crescere peggiore, oppure se si avrà il co-
delle iniziative e delle dichiara- raggio di abolirla con una cam- Per il futuro e per lo sviluppo in
zioni di intenti comuni e di pace pagna generale di consapevolez- positivo della convivenza sembra
dell’ultimo periodo, sono cresciu- za, come per il fumo, in un qua- chiaro che solo la fine dell’incubo
ti anche gli egoismi. Il villaggio dro di controllo tale da monito- nucleare potrà segnare il passag-
globale si è aperto ed ampliato rizzare e reagire ad ogni compor- gio ad una fase cooperativa glo-
come mai in passato ed ognuno tamento contrario con analogo li- bale più credibile e positiva di
si è impegnato, innanzitutto, a vello di solidarietà, tempestività quella vantata nel momento at-
trarne profitto. ed energia. tuale.
Ž
Strana comunità quella degli L’ipotesi delineata dà consisten-
umani, specialmente di questi za alle due ipotesi di scenario Maggior Generale
tempi, in cui la socialità trabocca dianzi formulate. Senza coesione in ausiliaria

25
Nazionalismo in Europa:
riedizione o rinascita?
di Manlio Silvestri *

26
Il titolo di questo articolo non dovrebbe sorprendere

più di tanto o essere considerato così fantasioso e uto-

pistico quando si considerino i recenti esempi di sgre-

tolamento di nazioni che hanno, invero, posto buone

premesse per un sicuro «disordine internazionale».

NAZIONALISMO E Così posto, l’argomento non obiettivo primario per tutti gli
PLURALISMO sembra evidenziare risvolti nega- operatori del settore intelligen-
tivi, ma, historia docet , l’estre- ce /prevenzione-gestione delle
Il nazionalismo, nella sua più mizzazione del nazionalismo ha crisi.
comune accezione, viene identifi- offerto molti esempi di società Circoscrivendo l’area di interes-
cato come un movimento che che per note combinazioni di se allo scenario europeo e al
esalta l’idea di quell’entità chia- eventi sono collassate. Scoprirne coinvolgimento dei Paesi dell’Al-
mata «nazione» quasi fosse l’e- le cause a posteriori è terreno leanza Atlantica, pare che le ideo-
stensione di una «grande fami- fertile per molti opinionisti, ma logie politiche ed economiche oc-
glia» dove determinati obiettivi individuarne le condizioni di ri- cidentali cavalchino oggi le scene
politici, culturali e quant’altro, schio prima dell’approssimarsi internazionali sulle ceneri del co-
vengono perseguiti in nome della di una crisi per ridurne le conse- munismo e che, nel contempo, la
collettività e dei suoi membri. In guenze o meglio ancora evitare vecchia competizione ideologica
generale, i fattori che contribui- tale cedimento sociale rimane un nel campo degli affari internazio-
scono a dipingere con una certa
precisione questo concetto deri-
vano da espressioni legate alla
condivisione di eredità culturali,
lingua, religione, esperienze sto-
riche, contiguità territoriale ed
origine etnica. Tuttavia, si osser-
va che cittadini di origini mul-
tietniche, ovvero provenienti da
vari fenomeni di migrazioni, non
rivelano meno «spirito nazionali-
stico» degli indigeni per quanto
attiene a lealtà e dedizione verso
i comuni interessi della nazione
ospitante, sebbene alcuni dei fat-
tori sopracitati vengano meno o
siano esigui nel loro valore asso-
luto.

27
nali sia esaurita. Per contro, è al-
trettanto verosimile che altri tipi
di princìpi, religiosi o laici, pos-
sano con cautela emergere e sfi-
dare gli affermati ideali dell’Occi-
dente creando un contraddittorio
sociale in cui condizioni di co-
esistenza non siano poi così sem-
plici da stabilire e ratificare
(...sempre che ve ne sia la vo-
lontà!). A fronte di questo varie-
gato scenario e per altre note si-
tuazioni concomitanti la cui trat-
tazione, anche per ragioni di spa-
zio, non appare indispensabile, il
quadro di crescita di un plurali-
smo sociale pone senza dubbio in
trasparenza molti interrogativi
sugli sfavorevoli riflessi offerti
dai succitati fenomeni di nazio-
nalismo nonché sugli opportuni
requisiti e accorgimenti socio-
economici necessari a evitare un
suo sviluppo in negativo.
Vale però la pena sottolineare
che nell’ambito di una continua
interdipendenza tra Stato-Nazio-
ne e i suoi cittadini, non è poi co-
sì naturale comprendere le limi-
tazioni poste e afferrare le molte-
plici opportunità offerte dal plu-
ralismo alla conclamata costru-
zione di una sicurezza europea in
presenza di latenti sentimenti na-
zionalistici, né appare altrettanto
semplice mettere in luce tutte le
implicazioni che le altre compo-
nenti del sistema internazionale
presentano alla complessa com-
pagine della «sicurezza transa- I CICLI STORICI che si voglia tralasciare l’impor-
tlantica» e al coinvolgimento del- tantissima evoluzione dell’indi-
la NATO in operazioni interna- Per abbracciare in modo accet- pendenza italiana o altri noti
zionali al di fuori degli schemi tabile i significati, le sfaccettature conflitti europei, ma si deve rico-
tradizionali. dei su riportati termini e il loro noscere che, globalmente, si trat-
Inoltre, nonostante tutte le legame con il fenomeno in ogget- tava di minori aggiustamenti ter-
buone intenzioni a livello inter- to, è necessario rivisitare, innan- ritoriali, con cambiamenti politi-
nazionale per edificare e mante- zitutto, i risvolti storici di pace e ci ed economici marginali.
nere una sicurezza collettiva, è stabilità. Di fatto, la storia mo- Durante i due maggiori «perio-
irrefutabile che ci si imbatta derna nella sua evoluzione vede di di quiete», la pace e la stabilità
spesso in errate interpretazioni ben tre lunghi cicli di relativa im- sono state il prodotto di regimi
sul significato concettuale di due mutabilità, interrotti da due (se si ideologicamente «compatibili»
realtà altrettanto importanti, so- accorpano le due guerre mondia- che operavano sulla stessa lun-
vranità ed equilibri di potere, la li) brevi ma intensi periodi di ghezza d’onda, quasi rappresen-
cui gestione verso una direzione guerra totale. I periodi che vanno tassero un armonico «ponte di
anziché un’altra, comporta rag- dal 1648 al 1789 e dal 1815 al comando» a gestione di comuni
guardevoli alterazioni allo svi- 1914 si possono considerare sta- interessi nel contesto di un equi-
luppo storico dell’ordine interna- bili, per lo meno dal punto di vi- librato potere sovranazionale. In
zionale. sta degli equilibri europei. Non maniera più o meno consapevole

28
veniva posta in essere un’oculata quio dei mondi occidentale ed Cingolati della Brigata «Garibaldi»
gestione dei conflitti minori orientale. Per contro, fu proprio a protezione di un posto comando
creando dei vantaggi reciproci l’alternanza di tensioni tra i due in Bosnia.
che non alteravano l’ordine mon- blocchi durante la Guerra Fredda
diale. Tale oligopolistico equili- ad accentuare l’applicazione del
brio venne stravolto allorquando principio di multilateralismo nel- la Guerra Fredda e l’inizio di un
alcuni leaders (Napoleone nel 19° le relazioni commerciali interna- ulteriore periodo di instabilità,
secolo e Hitler nel 20°) tentarono zionali e, bisogna dirlo, anche non vanno sottaciuti altri aspetti,
di accreditarsi un’egemonia re- grazie all’esistenza dell’organiz- sia a corollario che susseguenti
gionale con «tendenze mondiali». zazione delle Nazioni Unite e del- questa evoluzione storica, quali il
L’equilibrio di potere che dove- le diverse alleanze regionali. rinnovamento nell’ex Unione So-
va accompagnare la fine della In definitiva, il periodo del bi- vietica ed in alcuni Paesi dell’Est,
2aguerra mondiale è, invece, su- polarismo va paradossalmente i provvedimenti di assistenza eco-
bito apparso agli analisti come catalogato tra quelli cosiddetti nomica internazionale, i progres-
una bomba ad orologeria, un ag- «stabili», ma è opportuno ricor- si fatti nel controllo degli arma-
gregato di evidenti presupposti di dare che, mentre il suo tramonto menti convenzionali e nucleari, i
instabilità internazionale, in con- giunge costellato dagli importanti mandati ONU per l’aggressione al
siderazione della chiara incom- e noti eventi del periodo 1989-91 Kuwait, gli sforzi diplomatici e
patibilità e mancanza di collo- che segnarono la conclusione del- gli interventi nell’ex-Iugoslavia, la

29
ricerca di un’identità di difesa e
sicurezza europea e il processo di
allargamento dell’Alleanza Atlan-
tica.

L’ORDINE MONDIALE

Nonostante molti opinionisti


abbiano dichiarato superata la
soglia dell’era post-Guerra fred-
da, la «carreggiata» del nuovo or-
dine/disordine mondiale è ancora
punteggiata da innumerevoli «la-
vori in corso». Non è chiaro se si
tratterà di ordine globale, regio-
nale, unilaterale, unipolare, op-
pure di una strana miscela di tut-
to ciò, ma quello che appare la-
palissiano è che i «buchi sul
manto stradale» provocati dalle
macchie di nazionalismo certa-
mente non facilitano la «circola-
zione della sicurezza collettiva».
L’incertezza dell’attuale scena-
rio internazionale offre il fianco a
diversi interrogativi che riguarda-
no, sostanzialmente, proprio lo
squilibrio generato da un lato
dall’affermazione del pluralismo
e dall’altro dal desiderio di con-
servazione dell’autorità sovrana
dello Stato-nazione senza manca-
re di rispetto alle autonomie delle
diverse comunità e gruppi sociali.
Ci troviamo allora di fronte al di-
sgregamento della collettività?
Ovvero alla sostituzione della or-
mai vecchia diplomazia legata ad
equilibri di potere con una diplo- Una pattuglia di italiani, in Kosovo, «The Clash of Civilizations», ha
mazia rinnovata? Si tratta forse effettua un controllo su elementi prospettato una situazione ancor
dell’UCK.
di un «dovuto» orientamento ver- più drammatica, perturbata da
so un ambiente regionale frutto aspri conflitti politici fra diversi
di un’inevitabile trasformazione tipi di civiltà. Visione, quest’ulti-
dell’apparentemente unico siste- tiche, protezione dei diritti uma- ma, che lascia trasparire scenari
ma mondiale. L’unione politica ni e delle strutture istituzionali, ancor più pessimistici se estre-
europea ne è un esempio? Oppu- nonché volontà di una multilate- mizzata immaginando scismi in-
re si sta solamente riportando il rale pacifica risoluzione delle di- terni a un Paese, resi possibili da
«gioco delle tre carte» sulla scena spute internazionali, perché manifeste problematiche econo-
politica internazionale cambian- emergono: sempre più evidenti miche, demografiche, ambientali,
do le sedie ai giocatori per un irrisolvibili dispute etniche; in- etniche.
nuovo geopolitico giro di equili- tensi, frequenti conflitti locali; un Con queste prospettive, gli ad-
bri di potere con 2 o più poli? E più o meno latente protezioni- detti alla sicurezza internazionale
ancora, se l’intesa della comunità smo economico; disorientanti non dormono sonni tranquilli e,
internazionale guarda a un futu- prospettive – non solo teoriche – senza dubbio, sono costretti a ri-
ro foriero di rispetto dell’integrità di un prolungato periodo di di- vedere la vecchia metodologia
territoriale degli Stati, consolida- sordine? operativa nel loro settore di lavo-
mento delle istituzioni democra- Samuel Huntington, nel suo ro sulla base della mutata acce-

30
zione dei termini sovranità, equi- zione regionale non è forse lo dinamento» del disordine mon-
libri di potere, approccio plurali- strumento migliore per la salva- diale possa prevedere addirittura
stico e, soprattutto, della loro guardia dei piccoli Stati che da una spiacevole, caotica, ma ne-
nuova valenza. soli non sarebbero in grado di cessaria riconfigurazione di alcu-
In realtà, le vecchie grandi po- autoproteggersi? Un conto è l’in- ni confini nazionali, il risultato si
tenze (o forse si dovrebbe parlare dipendenza culturale e l’afferma- prospetta meno sgradevole e
solo «della grande potenza», gli zione di una propria identità, di sconvolgente delle previsioni. Un
Stati Uniti) non possono far fron- proprie ideologie, un altro è il di- concetto a essere stravolto nella
te alla sicurezza mondiale tampo- lemma esistenziale nel contesto sua oggettiva accezione sarà, pe-
nando tutti i conflitti locali che di un labile ordine mondiale, la raltro, quello di sovranità nazio-
pullulano in ogni angolo del glo- propria sopravvivenza in una cor- nale la cui valenza scemerà sem-
bo, per cui la nascita di nuovi sta- nice di sicurezza. Se vogliamo è pre di più sino a perdere il signi-
terelli diventa un inevitabile e poi la filosofia che ha dato origi- ficato attuale e diventerà forse
inarrestabile processo storico. Di- ne, a suo tempo, alla NATO e al solo una sottile e formale consa-
verso appare l’approccio alla si- Patto di Varsavia, l’unica valida pevolezza di distinzione etnica.
curezza affrontato dal punto di risposta – se non sicura, perlome- D’altronde, nel contesto della cre-
vista delle nazioni nascenti: quale no accettabile – alla domanda di scente globalizzazione, i piccoli
Stato non si pone la problematica sicurezza collettiva. Stati sono costretti a «unire le
della propria difesa? La coopera- In tale quadro, sebbene il «rior- forze», formare alleanze regionali

31
A sinistra.
Un soldato italiano e uno francese,
in Bosnia, valutano il posiziona-
mento degli apparati di trasmissio-
ne.

A destra.
Blindo 6614 per le strade di Saraje-
vo.

istituzioni – pur in un riconosciu-


to atipico contesto regionale – è
sacrosanta.
È assai difficile fare chiarezza
sulle vere ragioni o ricercare le
singole radici delle nefandezze
del nazionalismo nei Balcani, an-
che se molti ingredienti della mi-
scela esplosiva sono noti e ampia-
mente riportati sui saggi di storia
contemporanea della regione:
• la migrazione delle popolazioni
nell’area;
• la necessaria convivenza di di-
verse etnie sotto l’egida di inte-
ressi comuni, di sicurezza col-
lettiva, di imposizioni di regi-
me;
• la rinascita di sentimenti di au-
tonomia e l’intolleranza nei
confronti dei «diversi», il Pan-
serbismo;
• l’indifferenza iniziale ed il man-
cato coinvolgimento dei Paesi a
margine;
• la diffidenza e il mancato con-
senso comune per l’intervento
in un Paese sovrano;
• il timore di un coinvolgimento
e creare pool commerciali se vo- mentre lo Stato nei Paesi con an- negativo della Russia;
gliono mantenere una voce in ca- tiche democrazie viene preso
pitolo nel mercato internazionale d’assalto da ogni dove da coloro e, soprattutto, la diversa conce-
per cui «indipendenza naziona- che intravedono la panacea per zione del significato del naziona-
le», si trasformerà in un concetto l’ordine internazionale in un fu- lismo e, forse ancor più, la sotto-
vuoto e «interdipendenza» sarà il turo regionalistico, molti altri go- valutazione dei suoi effetti nelle
leitmotiv del prossimo futuro. verni, per contro, sono sommersi masse, dimenticando la storia
da aspirazioni di auto-afferma- della vecchia Europa degli ultimi
zione delle loro minoranze etni- secoli.
CONCLUSIONI che a cui cercano di fornire una
risposta con provvedimenti mul- Tuttavia, varrebbe la pena im-
Peccato che l’ottimistico ap- ticulturali o federalistici in modo maginarsi per un attimo extrater-
proccio all’ordine democratico da non compromettere completa- restri e porsi quelle domande cui
mondiale con «lieto fine», deli- mente il mantenimento della vec- la nostra umana parzialità ha già
neato nel precedente paragrafo, chia sovranità dello Stato. fornito risposte in «bianco o ne-
venga smentito clamorosamente Ma quando l’«autoaffermazione» ro»:
dai fatti occorsi – e in corso – nel- si trasforma in «pulizia etnica», • «perché ai kosovari viene da
la regione balcanica! la perplessità di trovarsi di fronte molti riconosciuto il diritto di
È ben vero, e va ricordato che, ad un assoluto fallimento delle reclamo di un proprio stato so-

32
vrano? E perché no?»; con le ideologie dei pochi, di quei una pessima guerra civile.
• «perché il problema della sovra- regimi e di quelle popolazioni I valori del multiculturalismo,
nità serba nei confronti del Ko- che, pur credendosi nel giusto o, comunque, pluralismo sociale
sovo è diverso dalla sovranità di perché pongono il principio di più in generale, pur nella loro im-
quei governi dei Paesi che com- sovranità nazionale in primis, la mensa valenza, non potranno
prendono etnie curde? Da che pensano diversamente. mai essere imposti alla guisa del-
parte stanno i diritti e dove i Ritornando sul suolo terrestre la «Tito’s policy», ma volontaria-
doveri?»; al dilemma iniziale, è evidente mente acquisiti e digeriti.
• «che cosa determina e qualifica che il fenomeno del nazionalismo Ž
maggiormente la distinzione et- in Europa non può essere consi-
nica per rendere valido un prin- derato né sintomo nuovo né tan- * Tenente Colonnello,
cipio di autoaffermazione del tomeno una rinascita di quanto Capo Sezione Piani Intelligence
nuovo Stato? Territorio, lingua, accaduto in passato, bensì defini- presso il Comando delle
religione, grado di progresso to quale naturale sviluppo di F.T.A.S.E.
democratico istituzionale?». umane e incontrollate tendenze
(negative per l’ontologia della
La risposta, per assurdo, deriva maggioranza) mai oppugnate, di-
dalla «legge del più forte», così rozzate né istradate dalla Comu- Bibliografia
aborrita da tutti nella sua acce- nità internazionale. Soysal Mümtaz: Nationalism and
Ideology, Conferenza presso il NATO
zione concettuale, ma così indi- Nulla da disconoscere agli sforzi
Defense College, Roma, settembre
scutibilmente valida se il termine diplomatici sinora attuati, ma va 1997.
«il più forte» viene considerato sottolineato che la Comunità In- Huntington Samuel P.: The Clash of
come l’espressione della maggio- ternazionale deve essere sì prepa- Civilizations? , «Foreign Affairs» -
ranza della popolazione mondia- rata a favorire la coesione dei Pae- Summer 1993.
le che pone i princìpi democratici si multi-etnici, ma se questi ultimi Fuller Graham E.: Redrawing the
World’s Borders, «World Policy Jour-
dei diritti umani quale prerequi- non comprendono o non ammet-
nal» - Spring 1997.
sito della sociale e produttiva tono il problema, è meglio un Gungwu Wang: A Machiavelli for our
convivenza dell’intera umanità e buon divorzio senza colpe (leggi, Times, «The National Interest» - Win-
che, giocoforza, è in contrasto ad esempio, Cecoslovacchia) che ter 1996/1997.

33
Intervista al Generale
Mihail Popescu
Capo di StatoMaggiore
dell’Esercito
a cura di
Enrico Magnani *

34
ROMANIA
IL NUOVO ESERCITO
La Romania, partner associato dell’UEO,
è impegnata in un difficile sforzo di rior-
ganizzazione dello strumento militare.
L’obiettivo è quello di dare vita ad un
Esercito compatibile con gli standard
operativi e procedurali euroatlantici.

Signor Generale, quali trasfor- L’Esercito rappresenta più del


mazioni strutturali e operative 65% del personale delle Forze Ar-
l’Esercito romeno ha intrapreso mate e oggi è sottoposto a un ra-
per il prossimo futuro? dicale processo di riforma. Nel
quadro di queste trasformazioni
Uno degli obiettivi strategici e riadattamenti sono previsti:
della Romania consiste nella sua • il passaggio degli Stati Maggiori
integrazione nelle strutture di si- dalle strutture basate sui Capi
curezza euroatlantiche, anche d’Arma (artiglieria, genio, NBC,
per garantire la preservazione dei ecc.) alle strutture modulari in-
suoi interessi nazionali. Tale inte- terarmi (personale, informazio-
grazione costituisce un’opzione ni, operazioni, logistica, rela-
non congiunturale, ma fonda- zioni internazionali e CIMIC,
mentale. Anche per questa ragio- comunicazioni, addestramento,
ne l’Esercito conosce un ampio pianificazione);
processo di ristrutturazione volto • la costituzione di forze operati-
a renderlo compatibile, al più ve al livello di Brigata: 4 mecca-
presto, con gli Eserciti dei Paesi nizzate, 1 blindata, 1 alpina, 1
membri della NATO. aeromobile, 1 di artiglieria, 1 di
Nello stesso tempo, abbiamo artiglieria controaerei e 2 logi-
come obiettivo la necessità di stiche. Tutte, o parte di queste,
corrispondere al ruolo attribuito- possono essere subordinate sot-
ci dalla società romena. Nei son- to il punto di vista operativo, in
daggi d’opinione, più dell’80% dei situazioni di crisi, a un coman-
romeni hanno fiducia nelle Forze do operativo a livello di Corpo
Armate e noi facciamo del nostro d’Armata, organizzato su due
meglio per non deluderli. divisioni. In questa struttura

35
Soldati dell’812° battaglione di fan-
teria «Bistrita».

programma che si svilupperà in


due fasi: nella prima, fino al
2003, si realizzeranno le struttu-
re; nella seconda, fino al 2007-
2010, si provvederà all’ammoder-
namento dei mezzi e dei sistemi
d’arma.

L’Esercito romeno, dai primi


anni di questo decennio, ha per-
corso un ampio programma di
avvicinamento agli standard ope-
rativi e procedurali della NATO.
Quali sono stati i più importanti
passi su questo cammino e quali
fra questi hanno richiesto lo sfor-
zo più oneroso?

I passi più importanti sono sta-


ti fatti nello sviluppo del concetto
di ristrutturazione e per stabilire,
in modo chiaro, le nuove funzio-
ni di un Esercito ridotto a 62 000
uomini.
Abbiamo modificato la dottrina
operativa delle Forze Terrestri, ri-
strutturato gli Stati Maggiori in-
serendoli in un sistema interforze
modulare e costituito, infine, la
rete di formazione del personale.
Allo sviluppo di questo progetto
ha lavorato tanta gente e non
posso dire che un passaggio sia
stato più importante dell’altro.
sarà inclusa anche la Forza di ne del personale ufficiali, sot- Tutti i passaggi sono importanti,
Reazione Rapida, pronta al tufficiali, graduati e soldati; fanno parte dello stesso concetto
combattimento in 48-72 ore; • una nuova dottrina operativa e costituiscono pilastri fonda-
• la costituzione di forze di riser- adeguata alle mutate condizio- mentali dell’ammodernamento
va formate da 3-4 Corpi territo- ni e realtà; dello strumento militare.
riali, con un numero variabile • nuovi standard di addestramen-
di brigate territoriali meccaniz- to e per la valutazione dei livelli
zate, alpine, blindate, di arti- di addestramento raggiunti; Molti sostengono che la parte-
glieria controaerei e logistiche. • nuove strategie operative, nuovi cipazione al progetto del «Parte-
Per il passaggio allo stato di equipaggiamenti e mezzi di nariato per la Pace», promosso
operatività si ricorrerà alla mo- combattimento, secondo pro- dalla NATO, favorirebbe il pro-
bilitazione; grammi realistici e concreti. cesso di omogeneizzazione delle
• la costituzione di forze di sorve- Forze Armate dell’Europa Orien-
glianza e preallarme, costituite Sono convinto che l’industria tale con quelle dell’Europa Occi-
da unità delle varie armi, pron- romena, in base a licenze di pro- dentale. Qual è il Suo parere?
te per il combattimento in ogni duzione e cooperazione, può so-
momento; stenere questo sforzo. Quelli che pensano così hanno
• un nuovo sistema di formazio- Tutto questo è previsto in un ragione. In primo luogo, tramite

36
il PfP siamo usciti dall’isolamen- servizio di leva si sposa difficil- Anche l’Esercito romeno ha parteci-
to, abbiamo avuto l’opportunità mente e trova difficoltà negli af- pato alla missione UNOSOM II in
Somalia nel 1994.
di confrontarci con gli altri e ab- fari o nella politica, dove, ogni
biamo riscontrato che non siamo aspettativa diventa illusoria.
affatto al di sotto. In secondo luo- Certamente, la tendenza a pro-
go, abbiamo avuto l’accesso alle fessionalizzare l’Esercito è pre-
nuove metodologie di addestra-
mento e di combattimento e, in
terzo luogo, abbiamo notato
obiettivamente, che i militari pro-
fessionisti sono superiori ai co-
scritti.

Molte Forze Armate europee


stanno incrementando il recluta-
mento dei professionisti e accet-
tano l’abolizione del servizio mili-
tare obbligatorio. Quali sono gli
orientamenti dell’Esercito rome-
no in proposito?

Un uomo che non ha fatto il

Il ponte di Doboj Nord, in Bosnia,


realizzato dai genieri romeni.

37
Militari romeni impegnati in atti-
vità di sorveglianza in Angola.

reclutamento di personale fem-


minile, da impiegare specialmen-
te nel settore tecnico e logistico.
Come considera la presenza delle
donne nelle Forze Armate e che
tipo di missioni possono svolge-
re?

Le Sue informazioni non sono


totalmente corrette. Abbiamo po-
che donne nelle Forze Armate. La
nostra Costituzione non prevede
per loro obblighi militari, ma
benché esista una tradizione in
questo campo non abbiamo spe-
rimentato negli ultimi anni tale
reclutamento.
Le donne rappresentano più del
50% della popolazione romena e
noi non possiamo opporci al loro
desiderio di servire il Paese. Per-
sonalmente, considero la loro
presenza nelle Forze Armate mol-
to importante e sono convinto
che possano rendere pienamente
anche in altri campi da Lei non
menzionati. Infatti, la donna, con

sente anche da noi. Cercheremo


di raggiungere una soluzione mi-
sta. Nelle unità operative i profes-
sionisti rappresenteranno il 75-
80% e in quelle di riserva e terri-
toriali solo il 20-30%.

Negli ultimi anni, nell’Esercito


romeno è stato sperimentato il

Militari romeni e britannici sorve-


gliano lo stadio di Zetra, a Sarajevo,
durante le elezioni del 1996.

38
Ufficiali romeni a colloquio con il
Generale Luciano Forlani quando
questi era Comandante dell’opera-
zione «Alba».

il suo spirito organizzativo e pra-


tico, al quale si può aggiungere,
senza sbagliare, lo spiccato pa-
triottismo, può lavorare in ogni
struttura e specialità militare nel-
le quali non è richiesto un parti-
colare sforzo fisico. Credo che
non ci sia bisogno di esperimenti
per dimostrarlo.
L’accesso della donna nella car-
riera militare è un problema sul
quale dobbiamo riflettere attenta-
mente, ma, sono sicuro, trovere-
mo una soluzione favorevole a
breve termine.

Negli ultimi tempi l’Esercito ro-


meno ha preso parte a varie ope-
razioni per il mantenimento della Il Generale di Divisione Mihail Eugeniu Popescu è nato il 1°
pace, dall’Albania all’ex-Iugosla- aprile del 1948.
via, dall’Angola al Kuwait.
Quali sono le lezioni dottrinali
Ha frequentato l’Accademia, divenendo capocorso di Artiglie-
tratte da queste missioni svolte ria. Promosso Tenente nel 1969 ha prestato servizio al Reggi-
sotto l’ombrello delle organizza- mento e presso il Centro di Addestramento per l’Artiglieria.
zioni internazionali? Successivamente, da Capitano, ha comandato la batteria ed è
stato vice Comandante di gruppo. Da Colonnello ha comanda-
Per adesso noi abbiamo quattro to il 135° Reggimento di Artiglieria. Ha frequentato, inoltre,
battaglioni addestrati per questo l’Accademia di Alti Studi Militari, il Corso post-accademico di
tipo di missioni. Tutti e quattro Stato Maggiore, il Collegio Nazionale per la Difesa e, da Gene-
hanno compiuto ottimamente le rale, il Nato Defence College a Roma. Ha ricoperto gli incari-
loro missioni. La partecipazione
chi di Comandante di Artiglieria della 81a Divisione meccaniz-
alle missioni all’estero non pote-
va non avere riflessi sulla dottri- zata e della 4a Armata (Transilvania), di Ispettore di Artiglieria
na militare. Tutti gli insegnamen- e di Direttore del «Dipartimento dottrina e addestramento»
ti e le lezioni apprese sono stati dello Stato Maggiore della Difesa.
recepiti nella Dottrina Operativa Dal 1997 è Capo di Stato Maggiore dell’Esercito.
dell’Esercito, con riflessi sull’or- È dottore in scienze militari.
dinamento, l’addestramento, il È decorato con medaglie e ordini di merito.
comando e controllo, la logistica. È sposato e ha una figlia.

La Romania ha aderito, come i loro obiettivi. Se il Governo del politica.


partner associato, all’Unione del- mio Paese ordinerà tale parteci- Desidero concludere l’intervista
l’Europa Occidentale. Cosa rap- pazione, noi faremo del nostro ringraziando per avermi conces-
presenta concretamente questa meglio per prepararla ed eseguir- so questa opportunità. Saluto i
presenza? L’Esercito intende par- la. lettori di questa prestigiosa rivi-
tecipare ad esercitazioni multina- Le Forze Armate non sono che sta con l’auspicio di nuovi incon-
zionali sotto l’egida UEO? uno strumento dello stato di di- tri.
ritto e qualunque operazione, Ž
Le Forze Armate, in nessun violenta o non violenta, è e sarà
Paese al mondo, decidono da sole sempre frutto di una decisione * Giornalista

39
LE REGOLE
D’INGAGGIO
di Piero Costantino *

nelle operazioni
a bassa intensità

«Ai politici ed ai capi militari l’onere della prima e più
importante valutazione, quella maggiormente suscettibile di
influenzare il futuro: stabilire il tipo di conflitto nel quale si va ad
essere coinvolti, senza commettere errori di stima  e soprattutto
senza cercare di connotarlo diversamente dalla  propria natura».

Karl von Clausewitz
«Della Guerra»

40
L a partecipazione italiana ad
operazioni  di  Peace-Kee-
ping  e  di  evacuazione  di
connazionali da zone a rischio ha
posto la Forza Armata di fronte ad
delle  azioni  politiche  e  militari
nell’ambito  del  Diritto  Interna-
zionale,  limitando  nel  contempo
la possibilità di errori di interpre-
tazione  delle  direttive  politiche
aspetti  operativi  nuovi,  non  ulti- da parte dei comandanti militari.
mo il fatto che, in tale tipo di ope- Inoltre,  al  fine  di  garantire  un
razioni, i termini della contrappo- adeguamento  tempestivo  del
sizione armata non risultano netti comportamento  delle  forze  sul
e  chiaramente  definiti,  come  nel terreno a cambiamenti spesso re-
caso  di  un  conflitto  generale,  ma pentini  dello  scenario  politico,
variano in funzione di una serie di ovvero  per  aderire  ad  esigenze
parametri  di  natura  politica,  di- operative  rappresentate  dai  co-
plomatica  e  militare,  richiedendo mandanti  in  loco,  le  ROE  neces-
la  presenza  di  un  meccanismo  di sitano di una struttura e articola-
adeguamento  celere  dell’intensità zione tali da consentire la rapida
della risposta armata a mutate esi- ed inequivocabile adozione di mi-
genze politico-militari. sure  militari  talvolta  tra  loro  ra-
Tale  meccanismo  è  costituito dicalmente differenti.
dalle Regole d’Ingaggio. Mentre  nel  caso  di  partecipa-
Le  Regole  d’Ingaggio  (o,  più zione ad operazioni condotte sot-
semplicemente  ROE,  dall’inglese to l’egida delle Nazioni Unite sarà
Rules of engagement) indispensa- sufficiente  attenersi  alle  ROE
bili in tutte le operazioni condot- emanate  dal  comando  ONU  del-
te in situazione di tensione inter- l’operazione,  contingenti  nazio-
nazionale,  costituiscono  lo  stru- nali operanti nell’ambito di Forze
mento  a  disposizione  di  un  go- Multinazionali  o  isolatamente  –
verno  nazionale,  o  del  Segretario come  nei  casi  di  evacuazione  di
Generale  delle  Nazioni  Unite  nel connazionali  da  zone  a  rischio  –
caso  di  operazioni  sotto  egida dovranno  dotarsi  di  ROE  nazio-
ONU,  per  assicurare,  nei  limiti nali,  da  armonizzare  con  analo-
del  possibile,  l’armonizzazione ghe  misure  adottate  da  altri  con-
tingenti  militari  eventualmente
operanti nell’area.
Successivamente  alla  decisione
di intervento, vale a dire di ricor-
so  allo  strumento  militare  e,  ove
necessario,  all’assunzione  di  un
atteggiamento  minaccioso  e,  in
ultima analisi, alla forza, per per-
venire  alla  determinazione  di
ROE  nazionali  sarà  necessario
esaminare una serie di fattori.
Il primo fattore è rappresentato
dalle direttive politiche nazionali,
che  costituiscono  l’elemento  de-
terminante fondamentale, la piat-
taforma politica sulla quale basa-
re lo sviluppo della successiva po-
litica  militare,  e  necessitano  per-
tanto  di  essere  chiaramente  e
concisamente definite.
Nel  corso  delle  operazioni  le
Direttive  politiche  potranno  va-
riare, indirizzando l’atteggiamen-

41
to militare verso obiettivi di volta Una  blindo  «Centauro»  in  un  po-
in volta differenti, quali: sto  di  blocco  alla  periferia  di  Sa-
rajevo.
•  la  riduzione  della  tensione,  ot-
tenibile  mantenendo  un  profilo
volutamente  basso  ed  evitando
accuratamente  dimostrazioni ostili  e  pertanto  insufficiente,
di  forza,  anche  in  presenza  di in caso di ricerca della spiraliz-
provocazioni palesi; zazione,  a  giustificare  alcun  ti-
•  il  mantenimento  dello  status po di risposta;
quo, realizzabile  commisuran- • la possibilità che l’atteggiamen-
do la risposta a ciascuna offesa to  avversario  sia finalizzato  a
ed  evitando  l’assunzione  di  ini- suscitare reazioni sul piano po-
ziative in campo operativo; litico e militare.
•  la  spiralizzazione  della  tensio-
ne, fino al raggiungimento della Il terzo fattore è costituito dalle
soglia  voluta,  ottenibile  sovra- capacità proprie, la cui valutazio-
dimensionando  la  propria  ri- ne  deve  tendere  ad  accertare  l’i-
sposta,  e  finalizzata  ad  indurre doneità  del  proprio  strumento
l’avversario al disimpegno ovve- militare  a  rispondere  efficace-
ro a giustificare l’immissione di mente  alla  gamma  di  possibili
ulteriori forze proprie. iniziative  avversarie,  consideran-
do  che  ad  un’elevata  capacità
Il secondo fattore determinante operativa  delle  forze  contrappo-
è  costituito  dalle  capacità  dell’av- ste, e conseguente rapidità d’azio-
versario,  di  grande  incidenza  lad- ne,  dovrà  corrispondere  una  ra-
dove il margine di rischio cui sot- mificazione  capillare  della  pro-
toporre le proprie forze risulti po- pria  organizzazione  di  comando
tenzialmente  elevato.  La  valuta- e controllo, tale da poter collega-
zione  delle  reali  capacità  dell’av- re i minori livelli operativi al ver-
versario deve poter consentire una tice, in grado di assumere diretta-
precisa definizione di atto ostile. mente decisioni politico-militari.
Infatti la conoscenza del poten- Questo  al  fine  di  contrastare  le
ziale  del  nemico  consentirà  di iniziative  avversarie  con  tempe-
considerare atti ostili non soltan- stività e direttamente in loco. deterrenza, sicuramente più effica-
to il portare apertamente le armi Quanto  maggiore  risulterà  il ci di Regole d’Ingaggio che vincoli-
da  parte  di  elementi  locali  con- controllo  esercitabile  dal  vertice no ad atteggiamenti di autodifesa.
trapposti, ma anche, ad esempio, direttamente  sui  minori  livelli
l’impiego  di  apparati  radar  per  il operativi,  e  quanto  più  celere
controllo  del  fuoco  da  parte  di sarà  il  flusso  ascendente  delle PROBLEMI DI COMPATIBILITÀ
unità  navali,  o  l’ingaggio  di  veli- informazioni,  tanto  più  semplici
voli  amici  da  parte  di  radar  gui- potranno essere le ROE. I requisiti legati ai fattori finora
da-missili superficie-aria. Viceversa  sarà  necessario  ema- esposti  comportano  l’armonizza-
Collateralmente  alla  gamma  di nare  ROE  a  più  ampio  spettro, zione  di  esigenze  spesso  contra-
atti  ostili  possibili,  è  necessario garantendo  un  margine  decisio- stanti.  In  tal  senso,  un  esempio
considerare una serie di eventi al- nale fino ai minori livelli. tipico  è  costituito  dalla  conve-
tamente probabili in una situazio- Il quarto e ultimo fattore deter- nienza,  chiaramente  individuata,
ne di contrapposizione armata. minante  è  costituito  dalla  deter- di  condurre  un  attacco  preventi-
Tra i più comuni: renza  che  rientra  di  norma  nel vo che assicuri il risultato milita-
•  errori  nell’identificazione  del- novero degli obiettivi politico-mi- re  voluto,  o  dall’impossibilità  di
l’avversario,  solitamente  com- litari delle operazioni di bassa in- dare corso all’opzione militare in
messi  a  danno  delle  popolazio- tensità  e  la  cui  realizzazione  è ossequio  alle  direttive  politiche
ni  civili  e  suscettibili  di  deter- perseguibile  anche  mediante  la chiaramente  e  tempestivamente
minare  atteggiamenti  o  atti scelta  di  ROE  che  garantiscano indicate ai vertici militari.
ostili nei confronti propri; l’efficacia della risposta.
• l’eventualità che le attività ope- In tal senso è necessario sottoli-
rative  avversarie  possano  limi- neare come le ROE, che consento- ROE PER CONFLITTI LIMITATI
tarsi  alla  sorveglianza,  difficil- no  risposte  decise  ad  atti  ostili  ri-
mente  ascrivibile  tra  gli  atti conosciuti,  risultino,  ai  fini  della Le  Regole  d’Ingaggio  definisco-

42
Le  recenti  esperienze  in  Africa
e nei Balcani hanno sottolineato,
unitamente  all’elevata  valenza
politica delle operazioni di peace-
keeping,  la complessità degli sce-
nari  socio-politici  ed  operativi  in
cui le forze di pace si trovano ad
operare, tali da imporre l’acquisi-
zione di obiettivi psicologici qua-
le  indispensabile  premessa  per  il
raggiungimento dei risultati poli-
tico-militari ricercati.
In  tale  contesto,  dove  una  rea-
zione  sovradimensionata  può  ri-
schiare  di  alienare  il  favore  delle
popolazioni locali, comprometten-
do irrimediabilmente l’esito dell’o-
perazione,  risulta  evidente  l’im-
portanza  del  ruolo  affidato  alle
ROE che, come principio generale
ed in assenza di finalità specifiche
(spiralizzazione), dovrebbero con-
sentire  la  reazione  unicamente
contro  minacce  reali  all’integrità
fisica del personale militare e del-
le popolazioni presenti la cui sicu-
rezza  ricade  sotto  la  responsabi-
lità dei contingenti militari.
Ž

* Colonnello,
in servizio presso la
Brigata «Folgore»
no  il  grado  di  possibile  applica- tico, la revisione delle ROE in at-
zione della forza in operazioni di to, al fine di accertarne la validità
bassa  intensità  e  di  peace-kee- e l’aderenza al mutato scenario. NOTE
ping/enforcing.  Se tali operazioni (1)  Il  «Dizionario  dei  termini  mili-
dovessero sfociare in un conflitto tari» edito dal Dipartimento della Di-
fesa  USA  definisce  le  operazioni  di
aperto,  le  ROE  perderebbero  di CONCLUSIONI bassa intensità, o LIC (Light Intensity
significato,  lasciando  al  Diritto Conflicts)  «Confronto  politico-milita-
Bellico  la  funzione  di  regolare  il In  definitiva,  le  ROE  costitui- re  tra  Stati,  etnie  o  gruppi  politici  o
comportamento dei combattenti. scono  lo  strumento  a  disposizio- di  interessi  che,  quantunque  di  natu-
Qualora  però,  in  virtù  di  una ne  del  vertice  politico  per  eserci- ra  diversa  e  di  intensità  inferiore  al
chiara  volontà  politica  tesa  ad tare  con  continuità  la  propria conflitto  aperto,  esula  dalle  normali
contese proprie del tempo di pace, as-
evitare la spiralizzazione del con- azione mediante la determinazio- sumendo  forme  di  lotta  che  vanno
flitto,  l’intensità  delle  operazioni ne  dei  parametri  entro  i  quali  è dalla  sovversione  all’impiego  delle
militari rimanesse limitata, allora possibile l’uso della forza. Forze  armate,  e  avvalendosi  di  tutta
potrebbe  risultare  opportuno In tale ottica, le ROE definisco- la  gamma  di  strumenti  politici,  eco-
mantenere  un  sistema  di  Regole no  il  grado  di  possibile  applica- nomici,  di  informazione  e  militari  a
disposizione».
d’Ingaggio. zione  della  forza  senza  peraltro
In  definitiva,  con  il  termine  «Con-
tendere  all’assegnazione  di  com- flitti  di  bassa  intensità»  intende  defi-
piti specifici, ovvero all’indicazio- nire  quelle  situazioni  ambigue  che  si
REVISIONE DELLE ROE ne  di  regole  comportamentali; collocano  tra  lo  stato  di  pace  e  di
potranno  pertanto  assumere,  in guerra, dove il contributo militare al-
Un  mutamento  anche  minimo alternativa, la forma di proibizio- l’acquisizione  degli  obiettivi  politico-
strategici  è  indiretto  e  le  operazioni
della situazione operativa o del li- ne  ad  effettuare  determinate militari pongono le premesse e stabi-
vello  di  tensione  deve  comporta- azioni,  ovvero  di  autorizzazione liscono  le  condizioni  favorevoli  alle
re, come provvedimento automa- ad assumere talune iniziative. successive azioni politiche risolutive.

43
di Giordano Ciccarelli *

44
tarchico angolino mediterraneo,
obbligandoci a correre insieme
Si tratta di una teoria che non esplici- con gli altri, secondo le regole da
tutti riconosciute, ed a colmare, il
ta soltanto il concetto di «guerra di più rapidamente possibile, le la-
cune esistenti.
Iniziamo l’analisi sfogliando la
manovra» ma mette a fuoco un anuo- pubblicazione NATO « Allied
Joint Doctrine (AJP-1), in pratica
va concezione e filosofia del combat- la capostipite di tutte le pubblica-
zioni dell’Alleanza. Al capitolo 3
«Employment of Allied Joint For-
timento che permette di vincere senza ces» sono citati dei termini quali
«centro di gravità...», «linee d’o-
perazione...», «culmine... «, «sta-
combattere o, quanto meno, di vince- to finale.....» che suonano com-
pletamente nuovi per la nostra
re con limitate perdite umane. dottrina. Da dove proviene questa
terminologia? Di quale corpo

L e Forze Armate italiane so-


no protagoniste, dagli anni
‘80, di numerosi interventi
in operazioni al fianco degli altri
Paesi dell’Alleanza. Tale trend,
lungi dall’esaurirsi, è destinato a
divenire ancor più marcato, a se-
guito del nuovo ruolo che la NA-
TO sta ritagliandosi, nell’ambito
della scena politica. Nasce, quin-
di, la necessità d’implementare,
nei fatti, la dottrina militare al-
leata, allo scopo di poter «collo-
quiare» senza problemi con i no-
stri partners. Dietro ad ogni dot-
trina, esiste però una filosofia di
riferimento che implica la condi-
visione di criteri e valori partico-
lari che sono alla base del corpo
normativo. Pertanto, il problema
è individuare «che cosa c’è die-
tro», in altre parole quali sono le to che va ricercata l’origine e la normativo è vocabolario? La ri-
ragioni di una certa dottrina e ragione di determinate scelte, sposta sta in due parole Maneu-
quindi il perché di una certa filo- scelte che però potrebbero essere ver Warfare. Con questo termine
sofia. Riuscire in questo processo non idonee in altre situazioni e si individua una filosofia d’impie-
è fondamentale, in quanto non per altri Paesi. Se così fosse, sa- go delle forze che possiede delle
ha senso applicare delle regole rebbe ormai troppo tardi per tor- origini storiche ben radicate. Og-
che derivino da valori non condi- nare indietro e l’unica strada per- getto di questo studio saranno,
visi. corribile rimarrebbe quella di quindi, l’individuazione di tali
È noto che la serie delle Allied analizzare le ragioni delle scelte origini e l’esplicazione dei conte-
Publications è di preminente de- altrui, cercando di adeguare la nuti della teoria, l’analisi della
rivazione anglosassone, quale realtà del nostro sistema di difesa posizione nella quale la realtà ita-
conseguenza dei rapporti di forza al contesto nel quale esso sarà liana si viene a trovare rispetto
in seno all’Alleanza. Di conse- chiamato ad operare. Gli eventi ad essa e, infine, il modo in cui il
guenza, è nella storia di Paesi co- internazionali ci hanno ormai Maneuver Warfare intende il rap-
me gli Stati Uniti o il Regno Uni- snidato dal nostro comodo ed au- porto Comandante - Subordina-

45
to, cercando di individuare, in ta- che viene considerato come ini- Bersaglieri e carabinieri, impegnati
le ambito, i correttivi da applica- zio della guerra moderna. Il XVII in Kosovo, sequestrano armi dete-
re alla situazione nazionale. e XVIII secolo sono dominati dal- nute illegalmente.
le figure di due condottieri, le cui
Armate sperimentano e perfezio-
UNA CRONISTORIA nano alcune tecniche di combat- co. Tali caratteri erano funzionali
timento il cui influsso si fa senti- ad un modo di combattere, ove il
Cominciamo, innanzitutto, a re, nel bene e nel male, anche al controllo ossessivo e la centraliz-
sgombrare il campo da un possi- giorno d’oggi. Stiamo parlando di zazione erano indispensabili.
bile malinteso di fondo. Il Maneu- Federico II di Prussia e Napoleo- Nella seconda metà del XIX se-
ver Warfare non è la Guerra di ne. La tattica del periodo era ca- colo si sviluppa, specialmente in
Manovra, vale a dire il «semplice ratterizzata dalla colonna e dalla Francia, un nuovo modo di fare
movimento di un elemento dina- linea. In particolare, quest’ultima la guerra che darà origine alla co-
mico o il più complesso movi- traeva la sua ragion d’essere dal- sì detta battaglia metodica delle
mento di una forza rispetto al ne- l’arma, allora, più importante; il ultime fasi della I Guerra Mon-
mico». La manovra di cui tratte- moschetto ad anima liscia e ad diale. Tale teoria, abbandonata,
remo non è solo questo ma molto avancarica. I campi di battaglia almeno a parole, dagli anglosas-
di più. Essa consiste nel colpire, erano quindi ordinatissimi, con soni negli anni ’80, è quella che
in modo determinante, la coesio- le unità disposte secondo figure ha formato, pur con qualche va-
ne e la volontà di resistere dell’av- geometriche, capaci di esprimere riazione, tutti gli Ufficiali delle
versario, piuttosto che distrugger- la propria potenza in un’unica di- attuali Forze Armate Italiane. Il
ne il potenziale bellico. Il Maneu- rezione o a 360°. L’Esercito di Fe- nuovo modo di combattere, che
ver Warfare è, in pratica, una filo- derico il Grande era definito: potremmo definire di seconda ge-
sofia di combattimento che per- « Una macchina perfettamente nerazione, si sviluppa con l’intro-
mette di vincere senza combatte- oliata ». In definitiva, uniformi, duzione del fucile ad anima riga-
re o, quanto meno, di vincere con gradi, saluto ed esercizi in ordine ta a ripetizione, delle mitraglia-
limitate perdite di vite umane. chiuso, che ancora contraddistin- trici e dell’artiglieria a tiro rapi-
Partiamo in questa analisi dalla guono le organizzazioni militari, do, nonché con la disponibilità di
Pace di Wesfalia (1648), evento sono figli di questo periodo stori- grandi masse di armati costituite

46
Bersaglieri della Brigata «Garibal- glio il processo decisionale cen- ma mettere fuori gioco, cioè ren-
di» in addestramento al combatti- tralizzato, necessario al controllo dere operativamente non signifi-
mento nei centri abitati.
dell’artiglieria. Ma c’è qualcos’al- cative, intere unità nemiche. In di-
tro di diverso e di nuovo che na- fesa il nemico viene atteso e gli si
sce durante la Grande Guerra. I permette di penetrare. Inizialmen-
da coscritti. La linea e la colonna, tedeschi si rendono conto che la te, egli incontra solo lievi resisten-
dopo le mattanze della Guerra ci- tecnica alleata, volta a rompere la ze di avamposti ma quando si
vile americana, scompaiono ma situazione di stallo dovuta alle spinge in profondità la difesa s’ir-
la tattica rimane comunque li- trincee, ai reticolati ed alle armi a rigidisce. Tale resistenza si imper-
neare. I difensori continuano a tiro rapido, attraverso l’intensifi- nia su capisaldi in grado di reagi-
tenere una linea, mentre gli attac- cazione dei bombardamenti di re a 360° e tende a rompere il rit-
canti tentano di muovere in avan- artiglieria e l’utilizzo dei carri da mo e la coesione dell’assalto.
ti unità tendenzialmente allinea- combattimento in appoggio alla Spesso l’organizzazione difensiva
te. La differenza con il vecchio si- fanteria, non è destinata al suc- è realizzata in contropendenza
stema sta nell’ancoraggio al terre- cesso. Essi decidono allora di ( reverse slope ), in maniera tale
no da parte dei difensori e nell’al- puntare su tattiche che esaltino che l’artiglieria dell’attaccante non
ternanza di fasi statiche e dina- l’iniziativa ed il decisionismo dei sia in condizione di osservare il ti-
miche da parte dell’attaccante. Comandanti più giovani, parten- ro. Giunti a questa fase dell’azio-
Durante la I Guerra Mondiale, il do dal presupposto che ogni pro- ne, l’artiglieria tedesca, rimasta fi-
fuoco indiretto diventa lo stru- blema operativo, soprattutto a no ad allora inoperosa, apre im-
mento fondamentale per annien- causa della usualmente «scarsa provvisamente il fuoco, colpendo
tare l’avversario, tant’è che nel- collaborazione» da parte del ne- ed isolando le forze penetrate. Nel
l’ambito dell’Esercito francese mico, ha una soluzione specifica frattempo, a causa della rigida
viene coniato il motto «l’artiglie- che non è proponibile tout court pianificazione del fuoco, il tiro
ria conquista, la fanteria occu- in situazioni analoghe. dell’artiglieria dell’attaccante si
pa». Questa dottrina tende a sco- Tali tattiche spostano, in prati- sposta in profondità, abbando-
raggiare qualunque iniziativa si ca, lo scopo della battaglia: l’obiet- nando le proprie truppe, senza
allontani da quanto pianificato tivo non è quello di distruggere le supporto, tra le trincee evacuate
perché ciò può mettere a repenta- forze avversarie o tenere una linea dal nemico. Seguono alcuni minu-

47
ti di silenzio gravido di minacce e
poi arriva il colpo di grazia: un
violentissimo contrattacco, orga-
nizzato con tutte le forze disponi-
bili che, dirigendo verso la prece-
dente linea di fronte, intrappolano
le forze Alleate penetrate. Le riser-
ve utilizzate per il contrattacco
erano state accantonate evitando
di difendere, in maniera equilibra-
ta ma debole, tutta la linea del
fronte ed affidandosi invece all’a-
zione dei capisaldi. In attacco vie-
ne utilizzata l’infiltrazione. Sotto
la copertura del fuoco, breve e vio-
lento, dell’artiglieria e delle armi
di supporto, destinato più che al-
tro a far tenere giù la testa ai di-
fensori, piccole unità organizzate
per azioni indipendenti, sfruttan-

Sopra.
Cadetti dell’Accademia Militare di
Modena durante una cerimonia.

A sinistra.
Militari italiani impegnati nei Bal-
caniesaminano materiale bellico
rinvenuto.

zato che tenti, con l’uso di regole e


prontuari, di mettere la catena a
qualcosa che è, per sua natura, di-
sordine. L’approccio vincente è fa-
re propria una cultura militare ca-
pace di adattarsi al disordine,
usarlo, generarlo e vivere in armo-
nia con esso». Insomma la guerra
richiede padronanza del caos. I te-
deschi svilupparono, quindi, la
Guerra di Manovra (la Blitzkrieg
della II Guerra Mondiale è solo un
do la plastica minuta del terreno, ria, senza rifornimenti e destinata, perfezionamento delle tecniche
penetrano in profondità, evitando in caso di resistenza, ad essere an- individuate durante la Prima), e
i punti forti della difesa. La loro nientata da ulteriori forze che se- misero in luce due aspetti del Ma-
avanzata non tiene conto della si- guono. Messo alla prova, questo neuver Warfare: la velocità e l’ini-
tuazione sui fianchi perché il fat- sistema si dimostra capace di far ziativa dei livelli di comando più
tore fondamentale è la velocità di collassare intere unità e settori ne- bassi. Ci vorranno altri cin-
progressione, per arrivare al più mici. Come si vede, sia in offensi- quant’anni, ed un’altra guerra san-
presto nelle retrovie avversarie e va, che in difensiva, i tedeschi ave- guinosa (quella del Viet Nam),
per mettere fuori gioco l’artiglieria vano completamente ripudiato la perché questa teoria venga enun-
e l’organizzazione logistica nemi- linearità tipica della Guerra di se- ciata compiutamente ed adottata
ca. Dove la penetrazione si pre- conda generazione. Facendo ciò il dalle principali Forze Armate oc-
senta promettente, vengono im- Kaiserheer aveva introdotto un cidentali.
mediatamente immesse nuove concetto fondamentale «la guerra Paradossalmente, la teoria del
forze. La fanteria nemica viene è un caos ingovernabile che non si Maneuver Warfare non si è svi-
quindi avvolta senza combattere, può circoscrivere con un sistema luppata nell’ambito di un eserci-
lasciata senza appoggio di artiglie- di comando e controllo centraliz- to, ma presso la Base Nellis delle

48
Esperti della rimozione e bonifica
degli esplosivi al lavoro per l’indivi-
duazione di un campo minato.

Forze Aeree degli Stati Uniti. Nel


1974 un pilota da caccia in pen-
sione, il Col. John Boyd, venne in-
caricato di svolgere uno studio
sul perché le Forze Aeree USA,
durante la guerra di Corea, erano
riuscite a conquistare la superio-
rità aerea infliggendo, alle Aero-
nautiche Nord Coreana e Cinese
un incredibile tasso d’abbattimen-
ti nel rapporto di 10 a 1. Analiz-
zando i principali velivoli a con-
fronto, il MiG 15 per le forze co-
muniste e l’F-86 Sabre per quelle
statunitensi, il Col. Boyd rilevò
che il MiG surclassava sotto ogni
punto di vista il Sabre, eccetto
che per due aspetti, ad un primo
esame, del tutto marginali. I piloti
americani godevano, infatti, di
una migliore visibilità, dovuta al
tettuccio a bolla montato sul loro
velivolo e disponevano, inoltre, di
un sistema idraulico più efficiente
di quello avversario che permette-
va loro di passare da una mano-
vra all’altra con maggior rapidità.
Tutti gli altri parametri vedevano
il piccolo caccia con la stella ros-
sa in vantaggio sul suo antagoni-
sta americano. Dallo studio ri-
sultò che i piloti statunitensi ave-
vano sviluppato una tattica che
obbligava il MiG ad una rapida
serie di manovre consecutive. Al
termine di ogni singola manovra,
la posizione dell’aereo americano
diveniva sempre più vantaggiosa
in quanto la migliore visione ulteriormente, la sua fine. Il Col. novrare con successo, era stato
esterna, garantita dal tettuccio a Boyd si chiese allora se questo sconfitto. Sono stati, quindi, indi-
bolla, permetteva al pilota del F- meccanismo poteva essere valido viduati tutti gli elementi per
86 di rendersi velocemente conto per il combattimento terrestre e enunciare la teoria del Maneuver
di quali erano stati i cambiamenti studiando la storia militare ap- Warfare in quanto, ai fattori pre-
di situazione e di reagire rapida- purò che esistevano dei preceden- cedentemente messi in luce (velo-
mente, grazie al miglior sistema ti molto simili ai combattimenti cità di esecuzione e l’iniziativa ai
idraulico. Ad un certo punto del aerei sui cieli della Corea. In pra- livelli più bassi), possiamo ag-
combattimento, il pilota del MiG tica rilevò che in alcune battaglie, giungerne un terzo: la velocità de-
non era più in condizione di con- campagne e guerre, una delle due cisionale.
tro manovrare efficacemente e ve- parti, riportando perdite limitate,
niva abbattuto, oppure, preso dal aveva colpito l’avversario con una
panico, per questa situazione ap- serie di azioni improvvise ed ina- LA TEORIA
parentemente senza uscita, com- spettate, tali che quest’ultimo,
metteva un errore, accelerando, non riuscendo più a contro ma- Le battaglie o i conflitti possono

49
essere visti come dei cicli, detti vecchi e diramando ordini non • il principio della delega;
appunto cicli di Boyd, ove le parti eseguibili, perché ormai superati • l’accettazione della confusione
in conflitto analizzano la situazio- dagli eventi. Questo processo pro- e del disordine;
ne (osservando ed orientandosi), voca, ad un certo punto, il collas- • il bando degli schematismi.
prendono delle decisioni ed agi- so della struttura di Comando e
scono, in lotta contro il tempo. In Controllo del più lento, le cui for- Il principio della delega
pratica ogni contendente inizia ze, prive di ordini o con ordini Se il nostro fine è la velocità, è
con l’osservazione, attraverso il non più aderenti alla situazione, quasi intuitivo rilevare che, per
servizio informazioni e la ricogni- cessano di operare come una avere un ciclo decisionale rapido,
zione e, con tali dati, si orienta, struttura organizzata e coesa. In l’unica strada percorribile, se si
cioè costruisce un’immagine alcuni casi, se interviene il pani- escludono avveniristici sistemi di
mentale della propria situazione co, queste forze possono sempli- comando e controllo (supportati
in relazione a quella del nemico. cemente smettere di combattere. da un’elettronica supersofisticata
Sulla base di ciò egli decide cosa Si è, quindi, individuato un me- e comunque ancora lungi dall’a-
fare e, successivamente, lo mette todo che permette di dare una ri- vere pratica applicazione), è quel-
in pratica. Ipotizzando che l’azio- sposta alla domanda « Come si la della delega. Costringere le
ne abbia cambiato qualcosa, l’os- può combattere efficacemente informazioni a risalire lungo la
servazione si ripete ed il ciclo ri- nel caos della guerra?». Il segreto catena di comando, al fine di per-
parte. Questo susseguirsi di azio- è l’essere costantemente più velo- mettere ai livelli più alti della ge-
ni si svolge con continuità; quella ci del nemico. A questo punto, la rarchia di prendere le decisioni e
delle due parti che, mantenendo domanda successiva è la seguen- trasmettere poi gli ordini conse-
l’iniziativa, è capace di chiudere il te: «E come si può essere costan- guenti verso il basso agli esecuto-
ciclo più velocemente dell’altra, temente più veloci?». ri, significa rallentare a dismisu-
viene a trovarsi, a parità d’altre Chiarito il concetto fondamen- ra il processo decisionale.
condizioni, in una situazione di tale su cui si basa il Maneuver Fin dall’antichità i Comandanti,
vantaggio. In pratica, il più lento Warfare, passiamo ad analizzare in guerra, sono andati alla ricerca
è costretto ad inseguire il più ve- quali sono gli strumenti che per- di certezze, cioè di dati informa-
loce, accumulando progressiva- mettono di chiudere velocemente tivi sicuri e tutti si sono trovati
mente sempre più ritardo, assu- il ciclo di Boyd. davanti ad un bivio che può esse-
mendo come attuali dati ormai Essenzialmente essi sono tre: re così sintetizzato: «Aspetto di

50
A sinistra.
Genieri dei nuclei Bonifica Ordigni
Esplosivi si apprestano a far brillare
mine ed esplosivi sequestrati.

A destra.
Cambio della guardia al Quirinale.

avere informazioni più complete


per agire, oppure accetto il ri-
schio di intraprendere l’azione,
senza conoscere tutto, confidan-
do nella capacità dei miei Co-
mandanti in sottordine di ade-
guare il piano, sul tamburo, al
mutare della situazione?». A se-
conda della scelta adottata, si so-
no avuti nella storia due tipi di
organizzazione militare: la prima
formata da meri esecutori che se-
guivano gli ordini di un’unica au-
torità e ai quali era permesso di
fare soltanto ciò che poteva esse-
re controllato; la seconda capace
di funzionare senza un controllo
continuo.
In armonia con il secondo tipo
di organizzazione, per il Maneu-
ver Warfare, il principio della de-
lega va applicato in maniera ca-
pillare e spinto il più possibile
verso il basso, al fine di ridurre la
quantità delle decisioni da pren-
dere ai livelli più alti e, di conse-
guenza, eliminare i tempi morti
per i rapporti ascendenti e per gli
ordini discendenti.

L’accettazione della confusione e durante la battaglia di Francia. nel 1944, nonché uno dei più abi-
del disordine La ricognizione tedesca, lasciata li applicatori delle teorie del Ma-
Accettare la confusione e il di- all’iniziativa dei Comandanti lo- neuver Warfare, soleva dire: «So-
sordine che dal sistema di dele- cali, impedì agli Alleati di capire no contro l’approccio scolastico
ghe potrebbero derivare significa, dove fosse ubicato lo sforzo prin- che dice “... secondo le teorie del-
soprattutto, paralizzare i centri cipale, con il risultato che, all’Al- lo Stato Maggiore, in questa si-
decisionali dell’avversario, in to Comando francese, giunsero tuazione, ci si dovrebbe compor-
quanto se è vero che il Coman- notizie, inesatte, comunicanti at- tare in questa maniera...”, perché
dante che applica il Maneuver tacchi su tutto il fronte. Non sa- tutto dipende dalla personalità
Warfare può, in alcune circostan- pendo a quale minaccia dare la dei Comandanti coinvolti e dalla
ze, non essere esattamente al cor- priorità, quel sistema di comando situazione». In sintesi, la volontà
rente di ciò che sta accadendo, è e controllo, abituato ad avere cer- di sfuggire a qualsiasi modello,
altrettanto vero che il sistema di tezze, si paralizzò, con le conse- formula o ricetta, ha lo scopo di
comando e controllo dell’avversa- guenze a tutti note. rendere imprevedibili le azioni
rio viene travolto da una quantità per la controparte. Chi agisce in
non gestibile di informazioni, ta- Il bando degli schematismi base a schemi è come se comuni-
le da rallentare, in maniera fata- Il generale tedesco Hermann casse in anticipo al suo avversa-
le, il suo ciclo decisionale. Basti Balk, Comandante del Gruppo di rio quali saranno le sue azioni.
pensare a cosa accadde nel 1940 Armate G sul fronte occidentale, Per questa ragione non è possibi-

51
le scrivere una dottrina del Ma- sione, aree dalle quali minacciare
neuver Warfare nel modo in cui un qualche vitale interesse dell’av-
siamo stati abituati fino ad ora. I versario. Questo processo è ripe-
libri di ricette non possono fun- tuto fino a quando uno dei con-
zionare, perché il Comandante tendenti raggiunge una superio-
che applica questa nuova teoria rità schiacciante o, più spesso,
deve essere un individuo capace quando una delle parti getta la
più d’intuire che di osservare, ca- spugna perché esausta. La guerra
pace di comprendere le debolezze d’«Attrito» è quindi il tentativo di
ed i punti di forza propri e del- distruggere scientificamente e me-
l’avversario, capace d’individuare todicamente l’avversario, proce-
il tallone d’Achille del nemico dendo alla demolizione sistemati-
(che potremmo definire centro di ca del suo potenziale bellico. Ciò
gravità) (1) nella situazione spe- necessita di un controllo centraliz-
cifica. Quest’uomo deve essere in zato ed una pianificazione di det-
grado di creare una serie di mi- taglio per sincronizzare le forze e
nacce multiple, lasciando il nemi- massimizzarne gli effetti nello
co nell’impossibilità di compren- spazio e nel tempo. Ma l’«Attrito»
dere quale sia quella reale e te- non è una strategia, o meglio, esso
nendosi, comunque, in misura di in realtà denota l’assenza di una
spostarsi rapidamente da un’op- strategia, cioè di un vero piano. Il
zione all’altra. Comandante che ricorre all’«Attri-
Volendo riassumere brevemen- to» ammette il suo fallimento, ba-
te quale sia il fine ultimo dei tre rattando il sangue di migliaia di
strumenti appena descritti è pos- uomini con la sua mancanza d’in-
sibile affermare che essi tendono telligenza ed originalità.
a rendere veloce il nostro ciclo di L’approccio «Manovrista» ten-
Boyd, rallentando contempora- de invece ad aggirare il proble-
neamente quello dell’avversario. ma, affrontandolo da una posi-
zione di vantaggio, piuttosto che
ad attaccare a testa bassa.
ATTRITO E MANOVRA Secondo la teoria del Maneuver
Warfare, ogni problema operati-
Nel paragrafo precedente abbia- vo viene risolto attraverso un
mo individuato la necessità di in- processo combinante due ele-
dividuare il centro di gravità del- menti base:
l’avversario, sviluppando conse- • la tecnica;
guentemente la pianificazione. • il bagaglio delle conoscenze mi-
Esistono due tipi di approccio al litari.
problema operativo: quello
dell’«Attrito» e quello «Manovri- Il tutto va realizzato attraverso Militari italiani sorvegliano un ripe-
sta». Il primo enfatizza la potenza l’utilizzo di tre filtri concettuali: titore per le trasmissioni in Mace-
donia.
del fuoco e delle masse, il secondo • gli ordini orientati alla missione
il movimento, inteso non solo nel (mission type orders);
suo significato dinamico ma an- • il punto focale (o, dal tedesco, • la risoluzione di un problema
che come tempestività nello svol- lo Schwerpunkt); operativo non è descrivibile in
gimento di qualsiasi attività mili- • la ricerca dei punti forti e dei manuali o in un complesso di
tare. L’approccio dell’«Attrito», punti deboli dello schieramento regole ma deve basarsi su un
tendendo alla distruzione delle avversario (surfaces and gaps). particolare approccio mentale.
forze nemiche, cerca di colpirle Tale approccio costituisce una
dove esse sono più forti, tentando Tale processo ha lo scopo di in- sorta di linea guida, in base alla
di ridurne la capacità operativa at- dividuare un approccio originale quale si agisce, e non individua
traverso l’applicazione sistematica nell’affrontare un certo avversa- un ben determinato tipo d’azio-
di un potere di fuoco e di una su- rio, in un determinato momento ne. Esso infatti focalizza l’at-
periorità numerica schiaccianti. ed in un particolare luogo. Da tenzione sul perché si deve fare
Vincere per «Attrito» vuol dire questa definizione di pianifica- qualcosa piuttosto che sul cosa
conquistare un pezzo di terreno zione discendono alcune conside- bisogna fare per giungere al ri-
alla volta, occupando, in succes- razioni: sultato voluto;

52
• il fine di ogni attività operativa tari. Le tecniche (per esempio Torniamo alla risoluzione di un
è quello di far qualcosa che il le norme che regolano il funzio- problema operativo. Avevamo in-
nemico non si aspetta; namento di un comando o le dividuato l’esistenza di tre filtri
• nell’affrontare un problema ci formazioni di movimento di concettuali alla luce dei quali
si deve sempre riferire ad un un’unità carri) sono applicate combinare fra di loro la tecnica
certo nemico, in un certo tem- seguendo regole definite e la lo- ed il bagaglio delle conoscenze
po ed in un certo luogo. In pra- ro conoscenza, da parte d’ogni militari. Cerchiamo ora di spiega-
tica, le condizioni sono sempre soggetto, è fondamentale nel re cosa i tre filtri rappresentino e
diverse ed irripetibili per cui Maneuver Warfare in quanto la quali concetti nascondano.
una cosa che ha funzionato be- loro rapida e corretta applica- L’ordine orientato alla missione
ne nel passato potrebbe non es- zione velocizza il ciclo di Boyd. è quell’ordine attraverso il quale
sere altrettanto efficace nel fu- Il bagaglio delle conoscenze mi- un Comandante dice ai suoi su-
turo; litari è invece l’elemento che bordinati che cosa egli vuole che
• abbiamo detto che i problemi garantisce la capacità di sce- essi realizzino, cioè qual è la loro
operativi vengono risolti attra- gliere correttamente e veloce- missione. Come portare a termi-
verso la combinazione di due mente le tecniche da applicare ne la missione è però largamente
elementi base: la tecnica ed il combinandole, però, in manie- lasciato alla discrezionalità dei
bagaglio delle conoscenze mili- ra originale. dipendenti. Tale modo di inter-

53
pretare il legame tra il Coman-
dante ed i subordinati rende effi-
cace il sistema delle deleghe velo-
cizzando il ciclo di Boyd. Se,
combattimento durante, la situa-
zione cambia, secondo l’approc-
cio «Manovrista», i dipendenti
saranno responsabili di effettuare
tutti gli aggiustamenti necessari
al piano, rimanendo però nel-
l’ambito della missione ricevuta.
Dovranno informare al più presto
il superiore ma non dovranno at-
tendere il suo consenso per agire.
La libertà d’azione, cioè quello
che ad un Comandante subordi-
nato è permesso di fare, nel ri-
spetto dei vincoli ricevuti, può es-
sere più o meno ampia prima
dell’inizio del combattimento ve-
ro e proprio, ma una volta calata

ottenere un risultato determi-


nante e viene individuato in
un’unità amica. Lo Schwerpunkt
rappresenta un ulteriore ele-
mento di tenuta per il sistema
perché tutti i Comandanti, di
tutte le unità di livello pariteti-
co, pur operando nell’autonomia
derivante dagli ordini orientati
alla missione, dovranno, nel loro
agire, domandarsi continuamen-
te: «Che cosa posso fare per fa-
vorire l’azione del punto foca-
le?».
Il terzo filtro è la ricerca dei
punti di forza e dei punti deboli
dell’avversario. Esso contribui-
sce alla scelta dello Schwer-
punkt perché, come inizialmen-
te detto, il Maneuver Warfare
cerca di contrapporre la forza
alla debolezza dell’avversario.
la nebbia della battaglia, quando ma, in realtà, la missione ricevu- La ricerca dei punti forti e dei
le cose cambiano continuamente, ta dai Comandanti subordinati è punti deboli si realizza, per
si dovrà lasciare ai subordinati la un collante potente per l’organiz- esempio, a livello tattico, con la
più ampia facoltà di decidere sul zazione. cosiddetta ricognizione di trasci-
come agire. Utilizzare ordini Il secondo filtro concettuale è namento ( reconnaissance-pull ).
orientati alla missione vuol dire il così detto punto focale (o In offensiva, secondo la dottri-
accettare, con consapevolezza, la Schwerpunkt ), ossia la focaliz- na classica, le direttrici sono
possibilità di errori ma i benefici zazione dello sforzo. Conviene scelte a priori e la ricognizione è
derivanti dall’accelerazione im- subito chiarire che esso non è il focalizzata lungo tali assi, con il
posta al ciclo di Boyd sono ab- punto di massimo sforzo, in rischio, però, di imbattersi in un
bondantemente paganti. Potreb- quanto il punto focale non può punto di forza avversario impre-
be sembrare che l’applicazione di essere rappresentato su una visto. Con la ricognizione di tra-
questa tecnica porti ad una mac- mappa. Esso si trova, infatti, ove scinamento, gli assi di sforzo
china militare fuori controllo il Comandante ritiene di poter non sono definiti a priori ma

54
Leopard della Brigata «Ariete» nel
corso della missione IFOR in Bo-
snia.

vengono individuati attraverso


l’analisi della ricognizione e pos-
sono essere cambiati, azione du-
rante, se la situazione cambia.
La ricognizione può essere im-
maginata come un fitto schermo
di piccole unità che sonda, nella
sua interezza, l’organizzazione
avversaria. Ogni qual volta in-
contra un punto di forza lo evita
ed ogni qual volta incontra un
vuoto vi penetra, richiamando
nuove forze che si inseriscono
nel varco, avvolgendo i punti
forti e facendoli cadere per ma-
novra. Mentre ciò accade, lo
schermo di ricognizione prose-
gue la sua azione in profondità, LA SITUAZIONE ITALIANA. IL scopo del proprio livello ordinati-
trascinando le forze principali RAPPORTO COMANDANTE - vo. Il ricorso a scopi più generali
sempre più all’interno dell’orga- SUBORDINATO è ammesso solo in casi eccezio-
nizzazione nemica. In difensiva, nali». In un’altra parte dello stes-
l’approccio «Manovrista» mira a Un esame sommario del pano- so documento si afferma: «Emer-
colpire il piano dell’avversario rama nazionale, relativo all’appli- ge quindi un preciso limite d’op-
piuttosto che a distruggerne le cazione della teoria del Maneuver portunità nell’estrinsecazione
forze, intrappolando gli attac- Warfare , appare piuttosto dell’iniziativa, individuata nel
canti piuttosto che respingerli. sconfortante. Il testo utilizzato perseguimento del compito del li-
Un po’ come nel judò, esso cerca presso la Scuola di Guerra dell’E- vello superiore, per non sconvol-
di sbilanciare l’avversario, sfrut- sercito, relativo al modello orga- gere lo sviluppo delle attività ope-
tando l’impeto di quest’ultimo, nizzativo militare, così recita: rative fino a due livelli gerarchici
per poi colpirlo con una controf- « L’iniziativa deve risolversi al superiore al proprio». La nuovis-
fensiva risolutiva. massimo nel perseguimento dello sima pubblicazione dell’Esercito,

55
denominata «Le Operazioni Mili-
tari Terrestri», in un rigurgito di
«Air Land Battle 2000» riporta, a
proposito della sincronizzazione
delle operazioni sul campo di
battaglia, che «Essa deve svilup-
parsi in tutta l’area d’operazioni e
richiede una stretta coordinazio-
ne tra tutte le unità impiegate» e
continua «Per quanto riguarda la
fase condotta, l’efficace realizza-
zione della sincronizzazione ri-
chiede: ...un’accurata pianifica-
zione delle operazioni prima e
durante l’azione... l’emanazione
di ordini tempestivi... l’aderenza
alla pianificazione». Tutti concet-
ti che prevedono un sistema di
Comando e Controllo fortemente
accentrato. Volendo continuare
sullo stesso tono, si potrebbe ci-
tare la pubblicazione dell’Eserci-
to, fresca di stampa, intitolata
«La dottrina dell’Esercito Italia-
no», ove, definendo il termine
«Comando» si afferma che esso:
«Si esplica attraverso.......il conti-
nuo adeguamento degli ordini
iniziali in relazione alla situazio-
ne contingente». Fin qui sarebbe
solo una questione, tutto somma-
to, esclusivamente teorica-dottri-
nale che, pur avendo importanti
conseguenze dal punto di vista
dell’organizzazione e preparazio-
ne delle Forze Armate, garanti- un sistema che applica il princi- calizzeremo l’attenzione: il rap-
rebbe ad ognuno la libertà di pio della delega il meno possibile, porto Comandante - Subordina-
pensare come vuole. In realtà dove il comando ed il controllo to.
non è così perché «Il Regolamen- sono fortemente accentrati e do- In generale, la cultura militare
to di Disciplina Militare» all’art. ve un regolamento ministeriale italiana è stata spesso caratteriz-
13 così recita: «Il militare ha il garantisce lo status quo. zata dalla figura del Comandan-
dovere di assumere l’iniziativa Alla luce di ciò, appare quindi te-caporale. Studi fatti nell’ambi-
quando manchi di ordini e sia logico che, in Italia, anche la pre- to dell’Esercito Sabaudo preuni-
nell’impossibilità di chiederne e parazione del personale non può tario avevano già messo in luce la
di riceverne o quando non possa che aver risentito di tale modo tendenza dei leaders, a tutti i li-
eseguire per contingente situazio- d’intendere l’organizzazione mili- velli, ad invadere le competenze
ne quelli ricevuti o quando siano tare. dei subordinati. Il perché di que-
chiaramente mutate le circostan- Qualche anno fa non era diffici- sto stato di cose va forse ricerca-
ze che avevano determinato gli le incontrare Ufficiali Superiori, to nella scarsa capacità degli Isti-
ordini impartiti». Come si com- reduci da missioni «fuori area», tuti di formazione di sfornare dei
prende, in tutti gli altri casi, non che si vantavano di aver «coman- Comandanti sicuri di sé, in quan-
esiste la possibilità d’agire d’ini- dato un plotone», durante un’a- to consci di possedere un baga-
ziativa a meno di non commette- zione. glio culturale e professionale ade-
re un’infrazione disciplinare. L’i- «Cosa avrà pensato e come avrà guato. La competenza, nel nostro
niziativa non è quindi la norma reagito quel Tenente esautorato?» Paese, sembra, infatti, discendere
ma l’eccezione, a mala pena sop- Con questa domanda si può in- principalmente dall’esperienza,
portata. trodurre ora il secondo argomen- ed a causa di ciò, ogni Coman-
Ci troviamo quindi di fronte ad to di questa ricerca, sul quale fo- dante si sente ferrato nello svol-

56
A sinistra.
Sergente dei bersaglieri in attività
di sorveglianza.

A destra.
Militari italiani e portoghesi addetti
alle trasmissioni.

gere le mansioni dei subordinati


(che ha già svolto a suo tempo)
ed insicuro per quel che riguarda
le proprie, nuove, competenze. A
ciò si aggiunge un altro fenome-
no. Nelle nostre Forze Armate la
figura del Capo ha una sorta di
«imprimatur» taumaturgico. Egli
sembra essere l’interprete auten-
tico di ogni normativa e, quando
cambia, si cambia anche la chia-
ve di lettura e l’applicazione di
dottrine e procedure. Tale situa-
zione di fatto, definibile come
«centralità ondivaga dell’indivi-
dualità», è causa dell’esiguità del-
le modalità organizzative nei no-
stri Comandi e Reparti, costretti
di continuo ad adattarsi alle di-
verse personalità e desideri del
Capo di turno. Tutto ciò provoca
una situazione di perenne insta-
bilità con conseguente scalamen-
to verso il basso delle competen-
ze, in un processo che mette a re-
pentaglio i legami di tenuta del-
l’organizzazione. Naturalmente,
questo stato di cose genera due sta come lesiva delle prerogative base di tutto c’è la non conoscen-
sentimenti nei subordinati. Il pri- del Capo. Nulla si muove senza za, o forse, per meglio dire, l’insi-
mo è la frustrazione ed il sentirsi l’autorizzazione del Boss e tutti i curezza generata dalla sensazio-
sminuiti, il secondo, inconfessa- gregari sono alla perenne ricerca ne di non conoscenza dei ferri del
to, è il sollievo che qualcuno, più dell’approvazione del loro opera- mestiere. L’origine di questo sta-
in alto, prenda le decisioni per lo- to da parte del superiore più in to di cose può individuarsi negli
ro conto, con una generale dilui- alto in grado disponibile, anche a anni della Guerra Fredda, quan-
zione della responsabilità in caso costo di saltare tranquillamente i do il fianco sud della NATO era
le cose vadano storte. In pratica, gradini della scala gerarchica. Ri- considerato un’area a rischio li-
il subordinato italico potrà sem- sultato finale: i Capi non si fida- mitato. Ciò ha impedito che il no-
pre giustificarsi dicendo: « L’ha no dei gregari ed i gregari non stro Esercito subisse quell’accele-
detto il Comandante di fare co- stimano i Capi. Come è facile in- razione addestrativa e professio-
sì!». I Comandanti, a loro volta, tuire, questa situazione può a nalizzante tipica delle organizza-
considerano i loro dipendenti per malapena funzionare in tempo di zioni messe di fronte al pericolo
ciò che sono, cioè inesperti, e cer- pace ma è destinata a crollare, di annientamento. Dopo il 1989,
cano di sopperirne le carenze in- con esiti terribili, in caso di guer- sparita ogni plausibile minaccia,
vadendone, arbitrariamente, le ra. Tentiamo quindi di partire dal le Forze Armate, Esercito in te-
competenze. In alcuni casi, l’ac- nocciolo del problema, la man- sta, hanno cercato disperatamen-
centramento è tale che la compe- canza reciproca di fiducia, per te un mezzo per riciclarsi di fron-
tenza dell’inferiore viene conside- cercare di giungere, nell’ottica del te all’opinione pubblica. Questo
rata come una sorta di concessio- Maneuver Warfare, ad una pro- non perché esse fossero diventate
ne da parte del superiore e, di posta di soluzione. Come prece- inutili ma piuttosto per il fatto
conseguenza, l’iniziativa viene vi- dentemente messo in luce, alla che i demagoghi del disarmo uni-

57
laterale avevano buon gioco ad una truppa di scarsa qualità, po-
affermare il contrario. Per limita- co motivata e poco addestrata. Si
re i danni che l’Istituzione stava è, quindi, dimostrata l’estraneità
subendo, la leadership di quel pe- del Maneuver Warfare rispetto al-
riodo decise per un maquillage le nostre tradizioni militari in
che rendesse il mondo militare quanto, riferendoci ai tre stru-
più accettabile ad una società tut- menti che permettono l’applica-
ta tesa ad incassare i dividendi zione della teoria, nelle Forze Ar-
della pace. Nascono così le odier- mate italiane la delega è poco
ne Forze Armate di pace, le Forze praticata per la scarsa fiducia dei
Armate per il concorso a favore Comandanti nelle capacità dei
delle Forze di Polizia, le Forze subordinati. Così come l’accetta-
Armate per le Pubbliche Cala- zione della confusione e del di-
mità, le Forze Armate regionaliz- sordine non può realizzarsi per-
zate che, stravolgendo la priorità ché ciò implicherebbe garantire
delle missioni indicate nei due li- l’autonomia decisionale ai dipen-
bri bianchi pubblicati dal Mini- denti che i leaders non vogliono
stero della Difesa, sono incapaci riconoscere. Infine, non può rea-
di fare la guerra perché, impe- lizzarsi il bando degli schemati-
gnate a fare di tutto, non hanno smi, cioè la capacità di rielabora-
più tempo per addestrarsi in tale re l’esperienza attraverso l’origi-
attività. A ciò va aggiunta la peg- nale impiego di tecniche e proce-
giorata qualità delle risorse uma- dure conosciute e condivise, per-
ne. In particolare, per l’Esercito, ché l’organizzazione non è ido-
la legge sull’obiezione di coscien- nea a trasmettere e generare cul-
za ha, in pratica, fatto venire me- tura militare, in quanto ormai
no la possibilità d’attingere al ba- appiattita nella ricerca di consen-
cino dei giovani con un titolo di so sociale. A chi fosse riuscito a
studio elevato, bacino del resto non perdere il filo del discorso fi-
già ampiamente saccheggiato da- no a questo punto, apparirà chia-
gli altri Corpi Armati dello Stato, ro che lo strumento necessario
che garantiscono però ai loro co- per uscire dalla descritta situa-
scritti una ricompensa, in termini zione di stallo e far risorgere la fi-
economici e di prestigio sociale, ducia reciproca non può che es-
di ben più elevato spessore. E po- sere uno: accrescere, in maniera
co ha potuto l’introduzione dei diffusa, il livello di cultura milita-
volontari di truppa troppo pochi re, attraverso una formazione ed
e con scarse prospettive di carrie- un addestramento diversi.
ra. Per quanto riguarda i Quadri, Militari dell’Arma di Cavalleria in
la necessità di creare dei Capi pa- pattuglia alla periferia di Sarajevo.
ragonabili, per motivi d’immagi- ELEMENTI PER UN
ne, con quelli delle altre Ammini- PROGETTO DI FORMAZIONE
strazioni dello Stato e delle im-
prese private, ha portato a degli La capacità di un Comandante mento orientato al «saper fare»
iter formativi ed addestrativi de- di decidere velocemente e corret- che, senza perdersi in esercitazio-
stinati a produrre prima di tutto tamente dipende, come analizza- ni «procedurali», faccia sentire ai
laureati o para-laureati e, in se- to, dalla sua abilità di combinare discenti il fiato di un ipotetico av-
conda battuta, dei militari. Vo- insieme due elementi base, le versario sul collo, obbligandoli a
lendo riassumere, e non conside- «tecniche» ed il bagaglio delle co- decidere rapidamente e corretta-
rando gli ancora pochi reparti di noscenze militari. Ciò gli permet- mente. Purtroppo, nel nostro
volontari, la situazione è la se- te di elaborare soluzioni origina- Paese, le cose non stanno così.
guente: una leadership che cono- li, capaci di sorprendere il nemi- Avendo perseguito, nel tentativo
sce lo scarso spessore professio- co. È quindi logico pensare ad un di equipararci agli ambienti civi-
nale dei propri gregari; dei grega- sistema formativo capace di dota- li, l’obbiettivo della laurea ad
ri espertissimi nel dissertare in re il proprio prodotto finito sia di ogni costo per i nostri Ufficiali,
economia e strategia globale ma ferri del mestiere standardizzati, abbiamo dovuto sacrificare alcu-
con forti carenze quali professio- sia di una solida cultura storico- ni aspetti essenziali della loro for-
nisti e Comandanti di uomini; militare, nonché ad un addestra- mazione professionale. L’espres-

58
sione «alcuni aspetti» è in realtà Strategiche (un indirizzo pratica- la capacità di comprendere la
un eufemismo. Presso la Scuola mente inventato espressamente «Big picture» e di agire d’iniziati-
di Applicazione dell’Esercito, i per i militari), permetterebbe di va, nell’ambito di un condiviso
programmi sono così sbilanciati creare la capacità di leggere gli panorama dottrinale. Ciò permet-
che solo una percentuale molto eventi, o meglio, di comprendere terebbe di avere Comandanti pre-
bassa dei periodi di lezione è ef- come i grandi Comandanti del parati ed affidabili e degni della
fettivamente destinata alla tratta- passato hanno affrontato il pro- fiducia dei superiori. Inoltre, si li-
zione d’argomenti che possano blema operativo. Lo studio do- miterebbero le conseguenze di un
avere un’attinenza diretta con la vrebbe basarsi sull’analisi di epi- altro grave problema del nostro
professione militare. Cosa fare al- sodi bellici concreti, e concluder- sistema formativo: la mancata
lora? Prima di tutto rivedere i si con war games applicativi di ti- standardizzazione del prodotto
programmi addestrativi, elimi- po manuale o, al massimo, assi- finito. Tale fenomeno è oggi una
nando il vistoso squilibrio esi- stiti da computer, ormai facil- spiacevole realtà in quanto, a
stente a favore delle materie uni- mente reperibili in commercio. causa del già citato sbilancia-
versitarie ed introducendo un se- Gli Ufficiali dovrebbero, inoltre, mento dei programmi di studio,
rio studio della storia militare e essere anche addestrati a ricopri- non è possibile dedicare, presso
degli eventi bellici. Tale attività, re, esercitazione durante, una po- le Scuole, il tempo necessario alla
oltre ad essere facilmente propo- sizione di comando almeno due preparazione professionale, de-
nibile nell’ambito di un corso di livelli superiore a quella rivestita mandando ai reparti d’impiego la
Diploma di Laurea in Scienze nel loro grado, al fine d’acquisire responsabilità di colmare le lacu-

59
ne dei giovani Ufficiali. La logica
conseguenza è, nella migliore
delle ipotesi, una non uniformità
di formazione.
Anche le esercitazioni sul terre-
no dovrebbero subire un muta-
mento. La necessità di simulare
un avversario «attivo» dovrebbe
far ridurre al minimo il numero
di quelle con il nemico rappre-
sentato, cercando, ogni qual volta
possibile, di creare delle situazio-
ni realistiche e competitive, dove
i Comandanti siano costretti a
decidere in situazioni di stress e
di tensione.
Il principio di valutazione do-
vrebbe basarsi su due parametri:
• il tempo di decisione;
• la logicità del processo decisio-
nale,
tenendo in considerazione che
non esistono risposte esatte ma
solo risposte logiche e tempestive
che, per queste loro caratteristi-
che, si trasformano spesso in de-
cisioni corrette. Inoltre, va tenuto
presente che le decisioni a «zero
errori» non esistono e che ciò che
deve essere richiesto ai giovani
Comandanti è l’iniziativa e non la
soluzione perfetta.
A questo punto è il momento di
parlare dei superiori. La scarsa au-
tonomia che i superiori hanno ga-
rantito fin ora ai loro subordinati
deriva dall’idea, più o meno con-
scia, che la preparazione di questi
ultimi non sia completamente al-
l’altezza della situazione; in altre sto significa che ciò che non si è di scarsa fiducia e vissuta, spesso,
parole, ci troviamo di fronte ad un mai fatto non è più recuperabile. A in maniera traumatica. Cosa dun-
problema di mancanza di fiducia. questo fattore d’insicurezza si ag- que cambiare nel comportamento
Del resto chi ha vissuto per anni giunge, inoltre, la frequenza con la dei superiori? Innanzi tutto è ne-
all’interno di un’organizzazione ne quale vengono cambiati i Coman- cessaria la presa di coscienza che
conosce bene i difetti ed i punti di danti ad alcuni livelli. Ciò impedi- in guerra le cose non si possono
forza. Esiste però un altro motivo sce la conoscenza reciproca che controllare in maniera centralizza-
per tale stato di cose: l’odierna permetterebbe d’individuare il su- ta perché troppe sono le cause di
classe dirigente militare, pur aven- bordinato incapace di un’azione confusione ed indeterminatezza.
do una formazione più professio- autonoma efficace e quello invece Non rimane che tentare di battere
nale e meno universitaria di quella idoneo ad operare senza bisogno sul tempo l’avversario, confidando
dei loro dipendenti, non è mai sta- di controllo. A tale stato di cose il nel ben operare dei propri subor-
ta in situazioni che possano asso- Comandante tenta di porre rime- dinati. Applicando i correttivi all’i-
migliare, anche alla lontana, al dio occupandosi di attività ben co- ter formativo individuati prece-
combattimento. Arrivati ad un cer- nosciute ma che esulano dalla pro- dentemente, un Comandante può
to punto della carriera non esisto- pria sfera di responsabilità. L’inva- essere sufficientemente sicuro di
no più scuole di formazione e l’ar- sione di campo, come si può im- aver alle dipendenze dei subordi-
te del comando è la risultante delle maginare, viene recepita dai su- nati capaci di agire in autonomia
esperienze di tutta una vita. Que- bordinati quale una dichiarazione nel migliore dei modi, evitando co-

60
A sinistra.
Bersaglieri in un Check Point in Ko-
sovo.

A destra.
Militari italiani si addestrano al tiro
con SC 70 cal. 5,56.

sì di spezzare i legami di fiducia


sui quali si basa l’organizzazione
militare. La fiducia nei subordina-
ti non deve però limitarsi soltanto
ad un semplicistico «lasciar fare»
perché essi quasi sicuramente
commetteranno qualche errore. In
un paese ove la stampa ed i politici
sono «inflessibili» con i militari
che sbagliano, serve qualcosa di
più dell’autonomia decisionale. È
necessario il pieno supporto di Co-
mandanti capaci di assumersi la
responsabilità delle azioni dei di-
pendenti nel caso che, come spes-
so accade nelle situazioni conflit-
tuali, pur avendo preso tutte le
possibili precauzioni, qualche cosa
sia andata storta. Quindi, perché
l’organizzazione militare funzioni,
è necessario che i suoi membri si
sentano garantiti ed è compito dei
Comandanti fare in modo che ciò
avvenga. Un siffatto modo d’agire
implica certo scelte difficili ed in-
novative ma vale la pena di ricor-
dare cosa diceva Liddell-Hart (2)
riguardo al nuovo e le Forze Arma-
te: «Esiste solo una cosa più diffi-
cile del far entrare una idea nuova
nella testa di un militare.... Fare BIBLIOGRAFIA Joint Chiefs of Staff: «Joint Vision
uscire quella vecchia». 2010».
Ž Williams S. Lind: «Maneuver War- Air Land Battle 2000.
fare Handbook». Jp1 Joint Warfare of the Armed
* Tenente Colonnello, John R. Boyd: «Patterns of Con- Forces of United States.
in servizio presso il Reparto flict». Jp3-0 Doctrine for Joint Operation.
Richard Hooker: «Maneuver War- Fm 100-5 Operations.
Sostegno Logistico dello SME fare». Ndp1 Naval Warfare.
Robert Leonhard: «The art of Ma- Ndp6 Naval Command and Con-
NOTE neuver». trol.
(1) Centro di gravità: elemento del Robert Fry: «Myths of Manoeu- Fmfm1 Warfighting.
potenziale avversario che se attaccato vre». Fmfm1-1 Campaigning.
ed eliminato, porta alla sua inevitabi- P. P. Lunelli: «La pianificazione Afdd1.
le sconfitta. Esso può essere una ca- operativa in contesti multinazionali». SMD: «Regolamento di disciplina
ratteristica capacità o località dalla Scuola di Guerra: «La teoria della militare».
quale una forza militare, una nazione guerra di manovra». SME: «Le operazioni militari terre-
o un’alleanza traggono la loro libertà Ajp-01(a). stri».
d’azione, il potenziale o la volontà di Atp-35 (b). SME: «La dottrina dell'esercito ita-
combattere. (ATP-35-B). British Defence Doctrine jwp0-01. liano».
(2) Basil Liddell-Hart, teorico bri- Design for Military Doctrine: the Scuola di Guerra: Ssm/so/1 il mo-
tannico della moderna guerra di ma- British Military Doctrine. dello organizzativo militare.
novra conosciuto per la sua Strategia Ad12.p 1 Operations. Giuseppe Caccamo: «Organizzazio-
dell’Approccio Indiretto. Adp 213. Command. ne e burocrazia».

61
L’INDUSTRIA
NAZIONALE
PER LA DIFESA
di Luigi Campagna *

La progressiva contrazione dei bilanci,


i costanti aumenti dei costi, la
diminuzione dei programmi di
sviluppo, la crescente competizione
internazionale hanno fatto precipitare
il settore «ricerca» in un’allarmante
situazione di stallo
che rischia di
compromettere la
futura efficienza
operativa delle
Forze Armate e la
competitività di un
importante settore
della nostra
industria.
E’ ancora possibile
intervenire o si è
ormai oltre la
soglia del «non
ritorno»?
62
I l termine «Difesa» sottintende
un valore di prima grandezza
per un Popolo: la Sicurezza.
Sicurezza per la salvaguardia di
altri grandi valori, quali la
della stessa.
Per la Difesa, infatti, la più alta
figura, soprattutto morale, è
espressa dal Capo dello Stato,
che rappresenta tutti i cittadini.
Difesa/Sicurezza, non a caso so-
no stati citati i «beni intellettua-
li». Essi infatti concorrono forte-
mente ad elevare e a consolidare
la dignità e il rispetto di un Popo-
«1ibertà», le «strutture democra- Scendendo per i rami struttura- lo nel contesto internazionale e a
tiche», le «tradizioni», i «beni li, viene poi chiamato in causa, potenziare – tra l’altro – la dis-
culturali», i «beni intellettuali», i questa volta con piena responsa- suasione da qualsivoglia indesi-
«beni religiosi», la «famiglia», le bilità e su aspetti concreti, il Go- derata ingerenza dall’esterno.
«buone alleanze» (fig. 1). verno del Paese, cui dà potere il Con tale affermazione, natural-
Ecco perché, quando si fa rife- Parlamento. mente, si vuole sottolineare come
rimento alla Difesa, non si può Solo in terzo ordine, quindi, i beni intellettuali facciano parte
relegare il suo significato alle sole possono essere poste le Forze Ar- di quel patrimonio prezioso che
strutture militari, anche se queste mate. un Popolo deve sempre salva-
rappresentano l’elemento «forza» Tra i valori salvaguardati dalla guardare, pena il rischio di dive-

63
Fig. 1

nire succubo di altri Popoli, con da, nel campo tecnologico, quali meno di quella rinascimentale,
la possibile compromissione an- USA e Giappone, che difficilmen- che li ha visti primeggiare nel
che degli altri beni e valori in te possono essere spodestati dalle mondo in settori di ben più alto
precedenza citati. loro posizioni. pregio, con evoluzioni ammirevo-
Ma è altrettanto vero che non li anche negli ultimi decenni del
tentare un serio cimento per tro- 1800 e nei primi decenni del
LA SALVAGUARDIA DEI BENI vare in casa soluzioni buone, se 1900.
non brillanti, almeno in alcuni Gli italiani non possono essere
Ma come possono essere salva- settori di particolare interesse, è diventati solo e semplicemente
guardati i «beni intellettuali»? umiliante per un Popolo che si dei commercianti, alla ricerca
Una delle modalità più efficaci colloca tra gli otto Paesi più in- esclusiva dell’«affare»! Peraltro se
è sicuramente quella di stimolare dustrializzati del mondo. ciò fosse vero, se fossero vera-
l’impegno dei buoni «cervelli» in Si può affermare che l’Italia è, a mente diventati così, sulla scia
spassionate ed appassionate spe- sua volta, Paese guida nella moda del capitalismo più spinto, co-
culazioni. (vestiti e calzature) e, per alcuni piando indubbiamente altri Paesi
Certamente non si salvaguarda- aspetti, nella alimentazione (pa- occidentali, ebbene dovrebbero
no provocando la fuga di detti sta e pizza). essere anche capaci di copiare
cervelli all’estero ovvero limitan- Ma può soddisfare veramente il bene; infatti detti altri Paesi, con
dosi a comperare «tecnologia» successo solo in tali campi? Me- in testa gli Stati Uniti, non bada-
fuori Patria e affermando, con- glio di niente, si dirà. no soltanto all’aspetto puramente
vinti, che tutto il bene intellettua- Ma gli italiani non possono di- commerciale delle imprese, ma
le è altrove ed è limitatissimo o menticare di essere eredi , non seminano molto per il futuro, in-
nullo nel proprio Paese (fig.2). dico della civiltà romana perché vestendo alte percentuali del Bi-
Oggi, è vero, vi sono Paesi gui- troppo lontana nel tempo, ma al- lancio nella «Ricerca».

Fig. 2

64
Cannone-obice a traino meccanico nanti: il difetto di giusti «stimoli» «A/129», la fregata classe «Mae-
«FH 70» da 155/39. ed i ridotti finanziamenti ad essa strale», l’aereo «AMX», il nuovo
dedicati. carro «Ariete», la nave portaeli-
cotteri «Garibaldi», l’aereo «Tor-
nado improved», la blindo «Cen-
LA RICERCA UNA BUONA SEMINA DEL tauro», l’elicottero «EH-101», i
PASSATO nuovi sistemi di telecomunicazio-
Ecco il termine magico da mar- ni, comando e controllo «Pre-So-
care e sottolineare: la ricerca. Il Quello che è in atto oggi, nel trin» e «Pre-Siaccon», nonché
problema è naturalmente di vasto campo specifico, presso l’Indu- tutto il prezioso indotto intellet-
respiro, perché riguarda tutti i stria di cui trattasi, è, in gran par- tuale e tecnologico attinente allo
settori della vita del Paese, consi- te, ancora frutto di quel momen- sviluppo del sistema CATRIN.
derato che essa in tutti è carente to unico degli anni ‘70-’80, quan- Quell’attività e quel fervore fu-
(basti pensare che per dare una do giunti come suol dirsi ai «pie- rono certamente promossi dalle
sufficiente efficacia alla «ricerca» di di Pilato» in termini di effica- Forze Armate, ma presuppose la
in alcuni campi, quale quello del- cia dei mezzi in servizio, furono presa di coscienza delle forze po-
la medicina, si fa frequentemente varate alcune leggi, dette speciali litiche sulle effettive esigenze del-
ricorso a campagne di raccolta o promozionali, per le tre Forze la Difesa, anche a fronte della ne-
fondi con offerte da parte dei cit- Armate. Quelle leggi, sebbene cessità di onorare gli impegni as-
tadini - vds. fondi per l’AlDS, per rappresentassero solo una bocca- sunti in ambito NATO.
il cancro e, ultimamente, anche ta d’aria, consentirono un risve- Oggi si ha l’impressione di esse-
per le cardiopatie-). glio delle specifiche attività di ri- re in una fase di «stallo» (e sareb-
Ma in questa sede il campo va cerca e sviluppo, puntando l’at- be bello essere smentiti), di fron-
ristretto, per riferirlo al tema pro- tenzione anche alle tecnologie te ad un quadro politico naziona-
posto, attinente solo all’Industria emergenti. le ed internazionale, certamente
Nazionale per la Difesa. Fu solo una boccata d’aria, si è diverso da quello della fine degli
Ebbene in tale campo la ricerca detto, ma tali leggi offrirono, tut- anni ‘80, ma – è ben evidente – di
langue. Le ragioni? Chissà quante tavia, la possibilità all’industria maggiore impegno per le Forze
ne potrebbero essere enumerate. italiana di dare buoni prodotti, Armate.
Di certo due sono quelle domi- quali l’elicottero controcarri Allora, negli anni ‘70, per col-

65
mare un vuoto, le Forze Armate, diale, non è pleonastico doman-
inoltre, definirono, forse impro- darsi se e da chi venga tutelata
priamente ma con indubbi effetti l’industria nazionale, per evitare
positivi, una «Politica dei Mate- che in dette aggregazioni essa
riali», per delineare nel tempo venga dedicata solo a lavori di
concrete ed almeno sufficienti ri- basso valore qualitativo sul piano
sposte alle esigenze specifiche tecnologico.
che si profilavano a tre anni (bre- I quesiti che possono avanzarsi
ve termine), a cinque anni (me- in merito sono numerosi. Essi
dio termine ) e ad oltre i dieci an- auspicano risposte adeguate ed
ni (lungo termine). atti concreti, se si vorrà essere
Si impostarono così i program- ancora presenti con dignità e pre-
mi di ricerca e sviluppo di cui si è stigio tra le Nazioni più avanzate.
detto, che partirono con la bocca- Preoccuparsi dell’industria del-
ta d’aria sopra citata e prosegui- la difesa non spetta naturalmente
rono, nonostante le difficoltà fi- ai militari.
nanziarie, negli anni successivi. Tuttavia, questi ultimi non pos-
Ma sono proprio quei program- sono esimersi dalla preoccupa-
mi che oggi consentono all’Italia zione di come assicurare sempre
di fronteggiare, con onore e di- una valida efficienza operativa,
gnità, le attuali esigenze operati- sostanzialmente condizionata
ve in Patria e fuori del territorio dalla disponibilità di mezzi ag-
nazionale. giornati e puntualmente ammo-
dernati.
Se i militari, quindi, prospetta-
IL FUTURO no ai politici la situazione nel set-
tore di competenza, in termini a
Partendo dalla situazione attua- volte insistenti, è perché avverto-
le, appare lecito chiedersi quali no impellente la necessità di
siano le prospettive e se sia stata mantenere il giusto equilibrio tra
adeguatamente configurata, nel le iniziative dei politici stessi, in
quadro globale della politica del- politica estera soprattutto, ed i
la difesa, la «Politica dei Materia- mezzi per tener fede a tali inizia- Sopra.
li», fissando gli obiettivi a tre, a tive. Militari italiani di SFOR durante un
cinque e ad oltre dieci anni per la pattugliamento con un veicolo VM
protetto.
sostituzione dei mezzi che an-
dranno progressivamente in ob- L’AUSPICIO
solescenza (fig. 3).
Inoltre, nel quadro delle aggre- In finale non può che avanzarsi
gazioni industriali in atto, sia a l’auspicio di constatare concreta- A destra.
livello europeo sia a livello mon- mente, quanto prima, una rinno- Semovente M 109 da 155/23.

Fig. 3

66
vata presa di coscienza, da parte
del mondo politico, sulla neces-
sità di investire nella ricerca an-
che in campo militare, se non si
vuole tornare ai tempi del dopo-
guerra, quando l’Italia era com-
pletamente dipendente dall’estero
per la fornitura di materiale per
le Forze Armate, materiale tra
l’altro di discutibile qualità. Ma
allora c’era la giustificazione! L’I-
talia era uscita a pezzi da una
guerra perduta.
Se oggi si tornasse ad acquisi-
re materiale militare di pregio
dall’estero, non solo sarebbero
umiliate le capacità intellettive
nazionali, ma soprattutto ver-
rebbe, senza valida giustificazio-
ne, distrutto e gettato nella crisi
più acuta un settore dell’indu-
stria del Paese, cresciuto e, per
certi versi, affermatosi anche
fuori d’Italia. Se ciò avvenisse,
peraltro, si farebbe un grosso fa-
vore alle industrie per la difesa
degli altri Paesi alleati ed amici,
che gioirebbero molto per la ri-
nuncia italiana.
È necessario, dunque, avere
una visione lungimirante e crea-
re, come si è già detto (ma non è
superfluo ribadirlo) i giusti sti-
moli per l’industria nazionale, af-
finché essa possa offrire, anche
nel comparto della Difesa, pro-
dotti di alta qualità, vincenti nella
agguerrita competitività interna-
zionale. Tutto ciò anche favoren-
do aggregazioni internazionali,
ma alla pari in termini di valore
tecnologico e scientifico.
Tali stimoli debbono scaturire
principalmente da decisioni di
pertinenza dei politici responsa-
bili. I politici debbono essere sol-
lecitati adeguatamente dai re-
sponsabili militari, perché solo
questi ultimi hanno il giusto ter-
mometro della situazione interna
delle Forze Armate e possono
esattamente conoscere, per i
mezzi ed i materiali, le esigenze
di sostituzione a breve, medio e
lungo termine.
Ž

* Tenente Generale (aus.)

67
diritto
di
Uniformi vante.
Se mi è consentito, vorrei fare
illustre Direttore, poi un'altra osservazione sull'u-
quale affezionato lettore ed so delle divise, ma questa relati-
abbonato della «rivista milita-
re», vorrei porre qualche quesito
in tema di uniformologia, an-
replica va non al solo Esercito. Come si
può agevolmente rilevare da
stampa e televisione, un po'
corché non strettamente legato ovunque nel contesto europeo –
ad articoli pubblicati. Premetto Se leggendo la per limitarci a questo – dall'ir-
che ritengo le attuali uniformi landa alla Grecia, dalla finlan-
dell'Esercito le migliori della Rivista Militare dia al Portogallo (Paesi pur di
sua storia recente: modelli di fe- qualcosa non vi tradizioni molto diverse), all'ar-
lice disegno, buoni tessuti, con- convince o vi rivo dei primi caldi, già in aprile
fezioni accurate. o maggio, i militari possono
mi pare invece discutibile ciò stupisce, chiedete, adeguare prontamente le loro
che i regolamenti stabiliscono intervenite, proponete tenute al clima, così come fanno
per tali uniformi: ne è previsto i civili.
infatti un prevalente utilizzo
e, perché no, criticate. Solo in italia, si raggiungesse-
nelle versioni più spartane, così Queste pagine sono a ro i 40 gradi, fino ai primi di
che, ad esempio, gli Ufficiali e disposizione di Voi giugno è previsto resti in uso
Sottufficiali che si vedono in l'uniforme invernale, nel ricordo
uniforme all'esterno degli uffici lettori. forse di quando occorreva co-
e delle caserme – cosa già molto Per lasciare più spazio munque arrivare alla festa della
rara – vestono quasi sempre alle vostre proposte, repubblica, che ora non si cele-
quella di servizio, con il basco e bra più, se non a roma e in for-
– nella stagione invernale – la non a tutte le lettere ma pressoché simbolica. Salvo
giacca a vento. sarà data risposta. poi, ad ottobre inoltrato, vedere
ora il basco è un copricapo militari ancora in maniche di
che non tutti, in particolare i camicia, lividi di freddo.
non più giovanissimi, portano in Ecco, io sinceramente non
modo appropriato e la giacca a credo che i militari debbano es-
vento (con tanto di gradi in pla- sere chiamati, ai giorni nostri, a
stica, quasi fosse un indumento continuare a dar prova di spirito
mimetico), pur di indubbia pra- di sacrificio anche nei confronti
ticità, non è certo adatta ad ogni dell'andamento climatico, come
situazione. nei secoli passati, quando la
mi chiedo quindi se non si montura di panno era portata in
possa prevedere invece (e non pieno agosto, ma che si possa
dovrebbe derivarne un gran co- tranquillamente accettare la
sto), che Ufficiali e Sottufficiali, prassi europea (ed universale) di
all'esterno delle installazioni mi- larga flessibilità senza nulla per-
litari, indossino di norma l'u- dere, ma anzi guadagnandoci,
niforme ordinaria, con il berret- oltre che nel comfort, in imma-
to e, nei mesi freddi , il cappotto gine.
o l'impermeabile. non vorrei però sbagliare, per-
È vero che più dell'apparenza ché... non faccio parte del mon-
conta la sostanza, ma, insom- do militare, che pure seguo ed
ma, un certo modo di presen- apprezzo molto, e mi piacerebbe
tarsi penso non guasterebbe. conoscere in merito l'autorevole
oltre tutto c'è da considerare il parere della rivista.
confronto con le altre forze Ar- in attesa, ringrazio dell'atten-
mate, per non parlare dei Cara- zione e porgo, con molti compli-
binieri – che pure, almeno per menti, i migliori saluti.
ora, fanno parte dell'Esercito –
con i quali la differenza, in Dott. Alberto Gozzi
questo campo, è davvero rile- (Bologna)

68
Egregio Lettore,
La ringrazio innanzitutto per
l'interesse con cui segue la no-
stra rivista: è bello constatare
che un cittadino che «non fa
parte del mondo militare» ri-
manga incuriosito da un tema
«uniformologico», che solo ap-
parentemente è per «addetti ai
lavori». È vero, come sappiamo,
che l'abito non fa il monaco, ma
è anche vero che l'occhio vuole
la sua parte, soprattutto quando
oggetto della valutazione critica
è una speciale categoria di per-
sonale che rappresenta una isti-
tuzione dello Stato.
ma veniamo subito al punto no-
dale del Suo quesito. Gli elementi
di risposta che seguono, anche se
un po' troppo tecnici, spero pos-
sano risultare persuasivi.
La regolamentazione di forza
Armata relativa all'uso delle
uniformi discende da norme a
carattere interforze e, in relazio-
ne alle circostanze nelle quali
queste devono essere indossate,
distingue quattro tipologie fon-
damentali: esigenze precedentemente pro- provvedimenti con particolare
• Uniforme ordinaria: per oc- spettate, la forza Armata ha da carattere di flessibilità. infatti,
casioni a carattere cerimo- tempo introdotto l'uso del basco per consentire di far fronte alle
niale o rappresentativo; (quasi universalmente ricono- variazioni climatiche che ecce-
• Uniforme di Servizio: per le sciuto come capo di corredo dono le medie stagionali, è stato
normali esigenze quotidiane; funzionale e versatile) e dell'im- previsto di indossare, in qualsia-
• Uniforme di Servizio e Com- permeabile mod. 93. si stagione ed a seconda dell'esi-
battimento: per esigenze ad- L'Uniforme ordinaria, il cui genza individuale, l'impermea-
destrative ed operative; uso è destinato a sottolineare al- bile mod. 93 (in caso di condi-
• Uniforme da Cerimonia: per cune circostanze a carattere ce- zioni meteorologiche avverse) e
particolari celebrazioni ed in- lebrativo o di rappresentanza, si l'uniforme ordinaria estiva al
trattenimenti. distingue dalle uniformi di ser- posto di quella invernale e vice-
vizio per alcuni elementi diffe- versa.
L'Uniforme di Servizio, costi- renziatori tra i quali assume ri- infine, proprio al fine di evita-
tuendo la tipologia normalmen- levanza l'uso del berretto rigido. re la vista di militari «lividi di
te utilizzata per la generalità dei L'eventuale uso generalizzato di freddo», è previsto l'uso del ma-
casi, deve necessariamente ri- tale copricapo avrebbe come glione anche con l'uniforme
spondere a esigenze di funzio- conseguenza lo svilimento della estiva, sempre a discrezione del
nalità, praticità e flessibilità. tipologia di uniforme in argo- singolo, anche all'esterno delle
Per tal motivo, nelle sue compo- mento, declassandola, di fatto, a infrastrutture militari quando a
nenti e derivazioni, costituisce il normale Uniforme di Servizio, bordo di automezzi militari o
risultato di scelte e soluzioni con la conseguente perdita della privati e nei trasferimenti da
che tengono debito conto anche funzionalità menzionata. una installazione militare ad
delle «tendenze» e dei «costu- riguardo ai cambiamenti sta- un'altra ad essa vicina.
mi» consolidatisi nel tempo ed gionali, è da sottolineare che la Grazie, caro Lettore, del Suo
ormai acquisiti nell'uso comune. forza Armata è l'unica in ambi- interessante e stimolante contri-
Proprio per dare riscontro alle to interforze che abbia adottato buto.

69
LE DEEP OPERATIONS
di Luigi Scollo *

Nel nuovo scenario internazionale le operazioni terre-


stri assumono connotazioni sempre più complesse.
In particolare, gli attacchi in profondità presentano
problematiche legate alla difficoltà di per mettere in
relazione le operazioni di combattimento con gli sco-
pi, le forze, lo spazio e il tempo.
70
S i fa un gran parlare di deep
operations . Il problema è
stato affrontato in una serie
di conferenze e dibattiti sulla
nuova dottrina dell’Esercito ita-
nate già nel passato come opera-
zioni d’occupazione di punti
chiave e d’interdizione lontana
del campo di battaglia (si pensi
all’impiego dell’aviazione tattica
liano e, in particolare, sulla re- degli Alleati sui campi di batta-
cente pubblicazione «le Opera- glia della Francia settentrionale
zioni Militari Terrestri». nel 1944 e delle aviotruppe anglo-
Ma, vediamo di capire cosa so- americane nella sfortunata Ope-
no le Deep Operations e chi do- razione «Market Garden»). La
vrebbe curarne la «gestione» sul Royal Navy condusse contro gli
campo di battaglia. italo-tedeschi deep operations an-
te litteram. Come non ricordare,
infatti, l’inesorabile anemizzazio-
LE DEEP OPERATIONS ne delle forze italo-tedesche in
Africa Settentrionale dovuta ai
Le operazioni in profondità continui affondamenti di navi
non sono una novità, esse sono che trasportavano rifornimenti e
rinforzi per l’Armata corazzata
italo-tedesca? Vennero poi teoriz-
zate solo alla fine degli anni Set-
tanta con l’elaborazione negli
Stati Uniti della nuova dottrina
della Airland Battle volta a com-
battere e vincere, in inferiorità
numerica, una guerra con il Patto
di Varsavia, mediante una capa-
cità di intelligence e di comando
e controllo in grado di scoprire e
colpire con precisione devastante
le seconde schiere avversarie (il
concetto, venne riassunto con
uno dei soliti acronimi, tanto cari
all’Esercito statunitense, FOFA -
Follow On Forces Attack).
Al termine della guerra fredda
con l’affermazione del nuovo
concetto strategico della NATO e
di tutto il corpo dottrinale corre-
lato, si è giunti alla definizione di
operazioni in profondità.
Le operazioni in profondità,
condotte al di là della linea di
contatto, (e aggiungerei al di là
della possibilità di intervento dei
sistemi d’arma delle forze a con-
tatto), si prefiggono di:
• ricercare e fissare l’avversario
per:
•• impedirgli il raggiungimento
degli obiettivi prefissati e li-
mitarne la libertà di azione;
•• ostacolarne la concentrazio-
ne delle forze;
•• allentarne la coesione e il rit-
mo dell’azione;

71
sion Interdiction;
• consegnare alle Brigate un ne-
mico già indebolito e menoma-
to almeno di parte della sua ca-
pacità offensiva.

LE ATTIVITÀ CONDOTTE
NELL’AMBITO DELLE DEEP
OPERATIONS

Definite le operazioni in
profondità, vediamo ora quali so-
no le attività da condurre in mo-
do integrato e sinergico.
Le deep operations sono per lo-
ro stessa natura interforze e si av-
valgono dell’apporto di tutte le
componenti delle Forze Armate
in grado di raggiungere, sorve-
gliare e intervenire sugli obiettivi
d’interesse posti in profondità.
Le attività da condurre si con-
cretano nella esecuzione di:
• missioni RSTA (esplorazione,
sorveglianza e acquisizione
obiettivi);
• attività di guerra elettronica;
• deep attacks (attacchi in
profondità);
• deep maneuvres (manovre in
profondità);
• piani di inganno.

Le attività RSTA in profondità


sono condotte da pattuglie di ri-
cognizione a lungo raggio
(LRRP), che assolvono alla fun-
Un tiratore scelto, con maschera- le. I livelli tattici per eccellenza, zione HUMINT (Human Intelli-
mento individuale, in addestramento. ossia il Corpo d’Armata e la Divi- gence ), da velivoli, teleguidati
sione (1) devono controllare una (Drones e UAV) e non, e dai veli-
fascia di terreno ampia circa 100 voli della TAC RECCE (Tactical
km e profonda almeno 120-150 Air Control-Reconnaissance) che
• acquisire dati informativi; km. In questa fascia di terreno è provvedono alla IMINT (Imagery
• incrementare la protezione del necessario: Intelligence), e dai sistemi delle
proprio dispositivo; • distruggere e neutralizzare tut- unità di guerra elettronica e di
• creare le condizioni favorevoli to quanto si muove sul campo sorveglianza che assicurano la
per la condotta delle operazioni di battaglia, fidando sulla leta- COMINT (Comunications Intelli-
a contatto. lità delle munizioni guidate di gence) e la SIGINT (Signal Intel-
precisione (2); ligence).
Le quattro attività indicate dal- • concentrare alle massime Le LRRP hanno lo scopo di
la definizione dottrinale riportata profondità la potenza di com- controllare e dare conferma alle
inquadrano le deep operations . battimento su bersagli altamen- informazioni acquisite da altri si-
Occorre però una precisazione. te prioritari e sulle unità avver- stemi e possono, in alcuni casi,
La profondità dello spazio di sarie che diventeranno perico- condurre deep attacks autonomi.
interesse e responsabilità del Co- lose nelle prossime 48/72 ore, Si pensi per esempio alle opera-
mandante durante una battaglia attuando ogni qualvolta possi- zioni di neutralizzazione condot-
si è dilatata in modo considerevo- bile la cosiddetta Joint Preci- te da LRRP e Forze Speciali bri-

72
Una coppia di Caccia bombardie- Nelle operazioni difensive inve- RAO) affinano il quadro informa-
ri AMX dell’Aeronautica Milita- ce, nell’area di copertura, i modu- tivo e determinano gli obiettivi
re. L’intervento dei velivoli del- li di guerra elettronica devono es- che devono essere battuti con il
l’AMI nella condotta delle Deep
Operations si estrinseca anche sere decentrati alla forza di co- sistema (o i sistemi) d’arma che
in missioni di scorta e di SEAD pertura per l’effettuazione delle consentono la maggiore efficacia
per creare le condizioni favore- misure ESM, ECM, ed EPM. Nel- in termini di letalità, tempestività
voli all’impiego del JAAT. la fattispecie: e convenienza.
• le ESM ( Electronic Support I Deep Attacks e le Deep Ma-
Measures) sono effettuate allo neuvres sono veri e propri sforzi
tanniche e statunitensi contro le scopo di localizzare e monito- offensivi. Possono essere condotti
rampe di missili Superficie-Su- rizzare le unità avversarie, in- con azioni portate da forze avio-
perficie (SSM) SCUD, sparando cluse quelle in riserva e logisti- trasportate o aeromobili, aviolan-
da distanze notevoli (1500 m) sui che, gravitando principalmente ciate o eliportate su un determi-
serbatoi con fucili di precisione sui sistemi del C2, dell’artiglie- nato obiettivo, normalmente fis-
di grosso calibro. ria e di guerra elettronica av- so, da occupare e mantenere fino
Le attività di guerra elettronica, versari; all’assolvimento del compito.
nelle operazioni offensive in • le ECM ( Electronic Counter Sebbene queste unità siano nor-
profondità, sono condotte da mo- Measures) hanno lo scopo di : malmente animate da altissimo
duli di unità dotati di veicoli pro- •• impedire le comunicazioni spirito combattivo e dotate di un
tetti e da velivoli senza operatori delle unità avanzate avversa- eccellente addestramento, i tempi
a bordo (UAV). Tali moduli do- rie; necessari per pianificare l’azione,
vranno essere in grado di racco- •• concorrere alla realizzazione per l’aviotrasporto, per il riordi-
gliere informazioni sulle unità del piano di inganno di namento e l’alimentazione delle
avversarie avanzate e soprattutto Grande Unità; unità impegnate, mal si concilia-
su obiettivi sensibili quali PC (Po- •• le EPM (Electronic Protec- no con la tempestività necessaria
sti Comando), reti C2 ed unità di- tion Measures ) hanno lo per la maggior parte dei deep at-
slocate nelle retrovie. Le attività scopo di garantire l’utilizzo tacks. I reparti di aviotruppe poi,
di guerra elettronica saranno pre- dello spettro EM alle unità al termine delle azioni condotte
valentemente di tipo ESM con impegnate nell’azione. in profondità, hanno sempre bi-
possibilità di condurre attività sogno di tempo per il riordina-
ECM sui sistemi C2 avversari. Le unità di sorveglianza (SO- mento e per il ripianamento delle

73
Uno schizzo che esemplifica la pos- la costituzione di un JAAT opera- sti Comando) in movimento,
sibile azione di un JAAT. no coordinati e simultaneamente cioè, quando essi risultano più
per attaccare obiettivi prioritari e facilmente acquisibili e battibili.
altamente remunerativi. Con L’azione contro unità di arma ba-
perdite, normalmente elevate (3). l’impiego contestuale di elicotteri se, prevista in altri Eserciti della
Non bisogna dimenticare poi che d’attacco e di velivoli delle forze NATO, sembra meno attuabile in
le aviotruppe devono essere im- aerotattiche in missione SEAD ambito nazionale, almeno in un
messe con velivoli da trasporto, (Suppression Enemy Air Defen- quadro di risorse non roseo che
che costituiscono un’altra risorsa se), BAI (Battlefield Air Interdic- non consente un sostegno tattico
da «spendere» con oculatezza. tion) o CAS (Close Air Support), e logistico adeguato alle esigenze
Per queste ragioni le aviotruppe il Comandante terrestre è in gra- di combattere in modo coordina-
e le unità elimobili sono da im- do di esaltare la letalità e la capa- to. La scoperta delle formazioni
piegare solo in poche operazioni cità di sopravvivenza sul campo da ingaggiare e il controllo del
risolutive. di battaglia di entrambi i sistemi fuoco e dei risultati sono operati
Uno strumento particolarmente d’arma. Le specifiche procedure da fonti HUMINT o IMINT.
idoneo alla conduzione di reitera- d’impiego delle varie componenti Tra le operazioni in profondità
ti attacchi in profondità è costi- devono essere coordinate tra loro vanno considerate, infine, le azio-
tuito dal Joint Air Attack Team dal Comando responsabile del- ni di inganno condotte al di là
(JAAT), una particolare aggrega- l’intera operazione. Normalmente della FEBA. Queste spaziano dal-
zione di risorse tattiche che si uno JAAT opera nell’ambito della la esecuzione di finte (4) alla con-
concreta nello sviluppo di un’a- manovra condotta da una unità a dotta di operazioni psicologiche
zione dinamica offensiva o con- livello minimo di Brigata e trova basate sulla disinformazione (5).
troffensiva effettuata contempo- il suo impiego ottimale contro
raneamente da unità elicotteri bersagli di elevata valenza opera-
d’attacco e d’artiglieria con il tiva e difficilmente sostituibili LA PIANIFICAZIONE DEGLI
concorso di velivoli delle forze (Centri trasmissioni, team di ATTACCHI IN PROFONDITÀ
aerotattiche e condotta oltre la guerra elettronica, reparti logisti-
FEBA ( Forward Edge of Battle ci, unità radar per il controllo del Elementi qualificanti della pia-
Area). Gli elementi aggregati per fuoco, rampe di missili SSM, Po- nificazione degli attacchi in

74
Paracadutisti, a bordo di un blinda-
to, in addestramento in ambiente
boschivo.

profondità sono la tempestività


di intervento, la minore vulnera-
bilità e la dinamicità dell’azione.
Questi elementi sono raggiungi-
bili in misura maggiore nell’am-
bito di uno JAAT rispetto ad una
operazione condotta con avio-
truppe o forze aeromobili.
Nello sviluppo di una operazio-
ne affidata ad uno JAAT sono
coinvolti elementi specialisti ap-
partenenti (e non) allo staff del
Comando di Grande Unità che la
concepisce e la organizza.
Questi elementi comprendono:
• il Comandante dell’unità terre-
stre; prima citati sono: zione delle misure per il con-
• l’Ufficiale addetto alle informa- • il G2 e il G3 effettuano la valu- trollo dello spazio aereo, e la
zioni (G2); tazione della situazione deter- sincronizzazione dell’attività in
• l’Ufficiale coordinatore del fuoco minando il grado di pericolo- modo da sommare gli effetti
di supporto terrestre e navale; sità dell’obiettivo, la sua remu- delle varie componenti sugli
• l’Ufficiale addetto alla difesa ae- neratività e la probabile in- obiettivi;
rea della Grande Unità; fluenza del medesimo nel corso • l’ALO è responsabile del coordi-
• l’Ufficiale addetto al Controllo delle operazioni future. Il G2 namento dei velivoli che si al-
tattico dei velivoli dell’AMI determina inoltre i fabbisogni ternano nei vari ruoli nell’ambi-
(TACP-ALO - Tactical Air Con- relativi alle azioni SEAD e de- to della missione (SEAD, attac-
trol Party - Air Liason Officer); termina le vulnerabilità specifi- co al suolo ecc.);
• il Comandante dell’unità dell’A- che dell’obiettivo al fine di esal- • l’Ufficiale coordinatore del fuo-
VES impiegata per la specifica tare il rendimento della missio- co determina il fabbisogno, la
esigenza; ne nel suo complesso; disponibilità e il posizionamen-
• il Comandante dei velivoli de- • il G3 Air agisce in coordinazio- to degli schieramenti delle
stinati alla missione. ne con l’ALO, il Comandante unità di artiglieria destinate a
dell’unità dell’AVES, l’Ufficiale erogare il fuoco di supporto a
Il Comandante della Grande coordinatore del fuoco e quello favore dell’azione del JAAT. In
Unità terrestre è responsabile della difesa aerea per la defini- particolare cura che siano evi-
della pianificazione, del coordi-
namento e della condotta dell’a-
zione di uno JAAT, nonché dell’a-
rea e dello spazio aereo sotto-
stante. Impiegherà lo JAAT per
attaccare obiettivi contro i quali
avrebbe normalmente impiegato
o le forze aerotattiche o le arti-
glierie a più lunga gittata, o gli
elicotteri d’attacco.
I ruoli assegnati agli elementi

Gli elicotteri d’attacco, come


l’A129, rappresentano un sistema
d’arma che, per mobilità, potenza
di fuoco e capacità di sopravviven-
za, è particolarmente idoneo a ero-
gare fuoco in profondità con eleva-
ta precisione.

75
tate interferenze tra lo spazio modificate per adeguarle alla si-
aereo percorso dai proietti di tuazione in atto.
artiglieria e le rotte impegnate L’intervento in un settore com-
dalla componente aerea e porta rotte di avvicinamento se-
AVES; parate per il raggiungimento del-
• l’Ufficiale addetto alla difesa ae- l’obiettivo. Ciascuna componente
rea è responsabile della pianifi- dello JAAT opera in un certo set-
cazione dell’«ombrello», realiz- tore i cui limiti devono essere ben
zato dalla artiglieria controae- definiti per evitare pericolose so-
rei a cavaliere della FEBA per vrapposizioni. La temporizzazio-
consentire l’uscita e il rientro ne dell’attacco può essere simul-
dei reparti. In particolare deve tanea, ossia quando ciascun ele-
conoscere, al fine di evitare che mento manovra nel proprio setto-
si verifichino episodi di fuoco re per attaccare il nemico con-
amico: temporaneamente agli altri, ovve-
•• la dislocazione di ogni corri- ro sequenziale, cioè quando cia-
doio aereo;
•• gli orari di uscita e di rientro
A destra.
dei reparti di volo AMI e Specialisti della Brigata «Folgore»
AVES per la specifica mis- condizionano un carico per l’avio-
sione; lancio.
•• le procedure di emergenza
per il rientro di velivoli in Sotto.
avaria in vigore per l’opera- Incursore del «Col Moschin» in ad-
destramento
zione;
•• la posizione di combattimen-
to degli obiettivi;
• l’ufficiale addetto alla Guerra
elettronica deve pianificare le
azioni di protezione elettronica
e di Contromisure elettroniche.

Le operazioni di uno JAAT sono


normalmente predisposte su chia-
mata (on call). Le forze sono quin-
di predisposte con un certo antici-
po, lo studio delle rotte di avvici-
namento viene condotto per un
ventaglio di possibili opzioni e si
provvede a coordinare l’azione dei
velivoli con i reparti dell’artiglieria
controaerei e della guerra elettro-
nica. L’ubicazione degli obiettivi e
la decisione di attaccare quello
più pericoloso o più remunerativo
deve essere comunicata con tempi
ristretti, ma con un preavviso che scun elemento attacca l’obiettivo RESPONSABILITÀ NELLA
tenga conto della necessità di pia- secondo una successione tempo- CONDOTTA DELLE
nificare (o confermare) l’ultimo rale predefinita. OPERAZIONI IN PROFONDITÀ
tratto delle rotte di attacco e di ot- L’intervento di uno JAAT in
timizzare l’armamento dei veicoli prossimità delle truppe amiche Le operazioni in profondità so-
coordinando i tempi di intervento. mira a erogare un elevato volume no appannaggio di un ristretto
Sono previste per le varie com- di fuoco in appoggio all’azione «club» di specialisti in grado di
ponenti le modalità di intervento: dell’unità terrestre. concepirle, organizzarle e con-
• ciascuna in un settore; Questa modalità riduce, però, il durle armonizzando le compo-
• combinate. volume di spazio aereo disponibi- nenti interessate per ottenerne la
le e aumenta i rischi di fuoco sincronizzazione e l’esaltazione
Le due opzioni possono essere amico. degli effetti.

76
Comando di pianificazione per i
Supporti ai vari livelli appare la
struttura più idonea alla pianifi-
cazione di un JAAT.
Ž

Tenente Colonnello,
in servizio presso il
Comando Supporti di FOTER

NOTE
(1) Cfr. T. Clancy e F. Franks,
«Dentro la tempesta» pag. 174 Ed.
Rizzoli.
(2) Cfr. A. Limoncelli, Pensando al-
la fanteria leggera, «Rivista Militare»
n° 4/ 1986, pag. 57.
(3) Sono da rammentare le elevate
perdite di tutte le unità di paracaduti-
sti impiegate in azione con aviolanci
nel corso della 2a Guerra Mondiale: i
tedeschi a Creta, gli statunitensi in
Sicilia e in Normandia, gli inglesi ad
Arnhem. Gli unici reparti di paraca-
dutisti impiegati in un lancio di guer-
ra con successo e con poche perdite
sono stati quelli italiani. Il 2° btg. par.
venne lanciato su Cefalonia il 30 apri-
le 1941 e occupò l’isola con perdite
trascurabili, data la scarsa resistenza
Le specifiche abilità e le cono- La condotta delle deep opera- della guarnigione greca che si arrese
scenze tecniche devono ovviamen- tions deve essere esaminata non praticamente senza combattere. Cfr.
te essere amalgamate, data la solo nell’ambito dei Supporti ma N. Arena, «Aquile senza Ali», Ed.
complessità delle misure di coor- anche e soprattutto in quello dei Mursia, pag. 48.
(4) Un esempio di operazione di in-
dinamento da adottare al fine di COI. A tal proposito, nel quadro ganno condotta nelle retrovie avver-
creare, con l’esercizio comune, dell’auspicata razionalizzazione sarie è quello relativo al lancio di fan-
uno staff esperto nello specifico della struttura di Comando e tocci-paracadutisti in grado di spara-
settore e in grado di garantire ve- Controllo delle Forze Operative re un certo numero di colpi (a salve)
locità e precisione nell’esecuzione. Terrestri (COMFOTER, 2 Co- una volta urtato il terreno. Gli alleati
compirono una serie di lanci di que-
L’atipicità delle funzioni rende mandi di pianificazione privi di
sto tipo in diverse località della Nor-
necessaria l’individuazione del forze, 2 FOD e COMSUP), si deli- mandia nelle ore antecedenti l’inva-
Comando più idoneo alla pianifi- nea l’esigenza di inserire, nell’am- sione per confondere i tedeschi (Ope-
cazione delle Deep Operations. bito dei citati Comandi di pianifi- razione «Titanic») cfr. C Cruick-
La recente ristrutturazione del- cazione, specifici «Comandi di shank, «Deception in WWII», Oxford
la Forza Armata ha reso disponi- pianificazione per i Supporti» University Press, 1981.
(5) Nel corso della 2a Guerra Mon-
bile, presso la sezione supporti (con «staff» orientativamente a li- diale unità di guerra psicologica del-
dell’Ufficio OA del Comando dei vello Comando di Raggruppa- l’esercito USA fece credere ai tedeschi
Supporti, un punto di sintesi per mento) che in operazione assu- l’esistenza di un movimento di resi-
costituire il nucleo centrale dello merebbero la responsabilità delle stenza antinazista nella stessa Ger-
staff destinato alla pianificazio- unità CS ( Combat Support ) e mania lanciando dagli aerei sugli sca-
ne. La sezione infatti inquadra CSS ( Combat Service Support ) li ferroviari bombardati sacchi della
posta del Reich pieni di lettere e vo-
Ufficiali necessari per la gestione assegnate ad uno dei due Coman- lantini recanti propaganda antinazi-
delle operazioni, dell’AVES, del- di in questione per la condotta di sta. Cfr E. Vallini, I segreti della
l’Artiglieria terrestre e controae- una specifica missione. In tale Guerra psicologica, «Storia Illustra-
rei, del genio e delle trasmissioni. ambito, la branca Operazioni del ta», n° 145, Agosto 1971.

77
78
di Gaetano Speciale *
P arlare semplicemente di
«Comando e Controllo»
senza parlare di organizza-
zione, è come parlare di pesca
senza conoscere fondali e corren-
ti marine.
Ossimoro e similitudine a par-
te, si è del parere che per riferirsi
a una definizione o a un modello
concettuale di organizzazione,
sia indispensabile individuare la
corretta collocazione, in essa, sia
della funzione sia del sistema di
«Comando e Controllo».
Molte sono le definizioni che
gli studiosi hanno dato di «orga-
nizzazione»; Cristiano Cassani e
Giuseppe Varchetta (1) ne hanno
elencate diverse, alcune delle
quali sono di seguito riportate;
sarà anche indicata quella che, a
parere dello scrivente, meglio si
attaglia alla realtà militare, anche
se non fa parte di quelle prese in
esame dagli Autori menzionati.
Secondo Chester J. Barnard,
La piena comprensione dei rapporti 1938, l’organizzazione «è un si-
stema di attività o forze personali
tra «Comando», «Controllo» consapevolmente correlate.
Un’organizzazione nasce quando:
e Organizzazione consente a 1) ci sono persone in grado di co-
municare reciprocamente 2) che
un Comandante di esercitare sono desiderose di contribuire
mediante azione 3) per raggiun-
con successo la sua funzione gere uno scopo comune. Gli ele-
nel modello emergente delle menti di una organizzazione so-
no perciò :1) la comunicazione;
«strutture a rete». 2) la propensione a contribuire;
3) il fine comune».
Herbert H. Simon, 1947, ritiene

79
definizione che, a parere dello
scrivente, meglio soddisfa le pro-
blematiche militari; tale defini-
zione è quella data da Henry
Mintzberg, secondo il quale l’or-
ganizzazione è quel «complesso
di modalità secondo le quali vie-
ne effettuata la suddivisione del
lavoro in compiti distinti e quindi
viene realizzato il coordinamento
fra tali compiti» (2).
Si può aggiungere che l’orga-
nizzazione non solo viene intesa
anche come l’attività che stabili-
sce le più idonee regole di funzio-
namento di un sistema, concepi-
to come relazione tra le risorse
investite e gli standard di effica-
cia/efficienza richiesti dagli
obiettivi prefissati e dalle caratte-
ristiche dell’ambiente esterno/in-
terno; ma anche come sistema
aperto, come sistema, cioè, carat-
terizzato da forti interconnessio-
ni con l’ambiente esterno, consi-
derato, come afferma Giuditta
Alessandrini (3), ora come sor-
gente ora come serbatoio di ri-
sorse, sempre come organismo
vivente per il quale l’osmosi con
l’ambiente, appunto, è ritenuta
Incursori del 9° Reggimento «Col «l’organizzazione tiene occupata addirittura vitale.
Moschin» in addestramento. la gente, talvolta la diverte, le fa Il concetto di organizzazione
vivere molte esperienze, la tiene appena illustrato può essere effi-
che «l’organizzazione si riferisce lontana dalla strada, offre prete- cacemente rappresentato dal mo-
al complesso schema di comuni- sti per raccontare delle storie e dello di figura 1 (4):
cazioni e di altre relazioni,che permette di socializzare. Non ha Osservando il modello di figu-
viene a stabilirsi in un gruppo di null’altro da dare». ra 1, si evince facilmente che
esseri umani. Questo schema for- Preso atto delle convinzioni di non può esistere organizzazione
nisce ad ogni appartenente al Wiek relative all’organizzazione, senza una missione. Tale missio-
gruppo buona parte dell’informa- sembra opportuno introdurre la ne influenza sia l’ambiente,
zione, delle premesse, degli obiet-
tivi, e degli atteggiamenti che in-
fluenzano le sue decisioni e, allo
stesso tempo, crea in lui delle
aspettative stabili e ragionevol-
mente sicure riguardo a ciò che
gli altri membri del gruppo stan-
no compiendo ed al modo in cui
essi reagiscono a quanto egli dice
o compie. Il sociologo chiama
questo: sistema di ruoli; ma per
la maggior parte di noi esso è più
familiare sotto il nome di orga-
nizzazione».
Una definizione originale di or-
ganizzazione è data da Karl Fig. 1
Wiek, 1969, secondo il quale

80
esterno ed interno all’organizza-
zione, sia la stessa organizzazio-
ne. Al tempo stesso, l’organizza-
zione viene influenzata da tutti
gli elementi disegnati nella figu-
ra; inoltre, sempre esaminando
la figura 1, si può notare come,
individuata la missione, si deb-
bano fissare gli obiettivi parziali
e le attività necessarie per realiz-
zarli.
Proprio per far ciò si crea l’or-
ganizzazione, che è composta da
una parte hard, costituita essen-
zialmente dalla struttura organiz-
zativa vera e propria, cioè da per-
sonale, da materiali, e da mezzi;
e da una parte soft, costituita dai
meccanismi di funzionamento
della struttura stessa.
Il «Comando e Controllo» è, in-
sieme a molti altri importantissi-
mi, un meccanismo di funziona-
mento che si colloca idealmente
nella parte soft nel modello in fi-
gura.

IL COMANDO

Si tralascia di esaminare, anche


se intimamente connesso con il Comandante (elemento decisio- Volontario in servizio di sorveglian-
«Comando», il processo decisio- nale), dello Stato Maggiore (ele- za nella capitale bosniaca.
nale, meccanismo di funziona- mento di consulenza del Coman-
mento di cruciale importanza e dante), e dei supporti logistici; il rità, a uomini ai quali conferisce
«cuore pulsante» di ogni organiz- «Comando», inteso come organo, anche la responsabilità, vista sia
zazione, in quanto ciò porterebbe è sostanzialmente costituito da come obbligo di rispondere di
lontano; si ritiene opportuno, in- un insieme di persone, procedu- qualche cosa a qualcuno (dimen-
vece, soffermarsi un istante sul re, strutture, materiali e mezzi. sione giuridica), sia come rispet-
significato del verbo «comanda- Il «Comando» inteso come fun- to delle sfere di competenza di
re»: dal latino cum mandare, ov- zione è, invece, un complesso di ogni livello organizzativo (dimen-
vero mandare qualche cosa con attività mediante le quali si asse- sione organizzativa).
qualcuno, il verbo ha assunto og- gnano a unità subordinate, mili- Mentre il «Comando» come or-
gi il significato, molto vicino, pe- tari od organizzative, compiti o gano può essere collocato nella
raltro, a quello etimologico, di as- missioni e si impiegano le risorse parte hard dell’organizzazione
segnare compiti o missioni a assegnate per conseguire obiettivi (figura 1) il «Comando» inteso
qualcuno. prefissati. Certamente: la funzio- sia come funzione sia come auto-
Ma quando ci si riferisce al ne di comando si esplica attraver- rità, forse trova la sua corretta al-
concetto di «Comando», esso può so il comando come organo. locazione nella parte soft.
essere percepito almeno sotto tre Il «Comando», considerato co-
ottiche diverse: infatti il «Coman- me autorità, infine, riguarda l’or-
do» può essere considerato come ganizzazione che conferisce a IL CONTROLLO
organo, come funzione e come una persona, ufficializzandolo,
autorità. un determinato grado di influen- Nella lingua italiana «controlla-
In campo militare, ma anche in za reale (potere) nell’ambito della re» significa «verificare/esamina-
quello industriale cambiando organizzazione stessa. Ed è pro- re»; ma verificare/esaminare, è
qualche parola, il «Comando» in- prio quest’ultima che affida il sottinteso, al fine di confrontare
teso come organo è l’insieme del «Comando», inteso come auto- una grandezza rispetto a un’altra,

81
presa come riferimento.
Per cercare di comprendere
meglio che cosa sia il «Controllo»
in ambito militare, saranno svi-
luppate alcune considerazioni sia
dal punto di vista scientifico sia
da quello organizzativo.
Dal punto di vista scientifico, la
parola «controllo», ha un signifi-
cato diverso da quello, già citato,
comunemente in uso nella lingua
italiana; esso, infatti, si avvicina
molto di più a quello della parola
inglese control che significa «go-
vernare/dominare».
Pertanto come si apprende con- Fig. 2
sultando la «Teoria del control-
lo», di Alberto Isidori (5), « per
controllo si intende l’azione o
l’insieme di azioni indirizzate a
far assumere ad una grandezza
un valore determinato, o una suc-
cessione di valori nel tempo de-
terminata».
Un sistema di «Controllo», inol-
tre, ha, in generale, la struttura
astratta riportata in figura 2.
Ancora, osservando la figura 2,
si nota che l’oggetto del «Control-
lo» è il processo, e che l’azione di
controllo viene effettuata da un
controllore mediante alcune altre
grandezze, dette grandezze con-
trollanti. Fig. 3
Lo scopo del «Controllo» è, in-
vece, quello di far assumere a de-
terminate grandezze valori pre- sulla differenza, tra questa e loro articolo (6), cioè che : «quan-
fissati. quella di riferimento, che si basa do la mente è turbata, nasce la
Uno degli schemi di «Control- l’azione di «Controllo», tendente, molteplicità delle cose. Quando
lo» più diffusi, secondo l’Autore appunto, ad eliminare tale diffe- la mente è placata, la molteplicità
appena citato, è quello, detto «a renza. delle cose sparisce»; si può facil-
controreazione», riportato in fi- Infine, i sistemi di «Controllo», mente dedurre che l’esigenza di
gura 3. oltre a dover possedere requisiti controllare nasce da un turba-
Lo schema di «Controllo» a come la stabilità, la fedeltà della mento della mente, ovvero da un
controreazione fonda l’azione di risposta, la capacità di reagire ai cambiamento, dal continuo evol-
«Controllo» sulla misura dello disturbi, e la sensibilità alle varia- versi della realtà, dal divenire
scostamento tra uscita effettiva e zioni dei parametri del sistema, stesso del mondo sensoriale e psi-
uscita desiderata. argomenti che possono essere ap- chico.
Il compito del controllore con- profonditi in altra sede, non pos- Dal punto di vista organizzativo
siste nell’operare un’azione (di sono essere caratterizzati da una gli studiosi hanno individuato tre
«Controllo») che tenda ad annul- precisione maggiore di quella con livelli logici del «Controllo». In
lare lo scostamento tra uscita de- la quale viene misurata e riporta- particolare, come riportato nel-
siderata e quella di riferimento. ta in ingresso la grandezza di l’articolo di Macrì e Nigro, al
Si sottolinea, inoltre, che negli uscita. quale si rimanda per eventuali
schemi di «Controllo» a contro- Se è vero ciò che affermano al- approfondimenti, il livello :
reazione è di fondamentale im- cuni versi di un antico testo • degli scambi esterni, cioè delle
portanza la misura della grandez- buddhista, riportati da Diego Ma- relazioni tra organizzazione e
za di uscita, in quanto è proprio ria Macrì e Giorgio Nigro in un ambiente, è di competenza del-

82
l’imprenditoria; esso, oltre ad
utilizzare particolari strumenti
di misura, implica decisioni ti-
picamente imprenditoriali e ad
alto rischio;
• delle performance, ovvero dei
rapporti tra le diverse unità or-
ganizzative, è di competenza
del management; dal canto suo,
tale livello si avvale di una stru-
mentazione di misura che è
orientata ai contributi che for-
niscono le singole unità orga-
nizzative, e si avvale, altresì, di
giudizi che non entrano nel me-
rito delle attività o dei processi;
• delle attività e dei processi, ri-
guardanti le singole unità orga-
nizzative, è di competenza del
livello operativo; esso si avvale,
infine, di misurazioni effettuate
in funzione di chi utilizza tali
attività e processi e produce,
perciò, una visione di insieme
poco evidente.
Fig. 4
Ma oltre ai tre livelli logici indi-
viduati, il «Controllo», secondo
gli Autori appena menzionati, sua volta, controlla le singole business economics, ha scoperto
può essere studiato, sempre nella unità; per adottare il modello la «rete», il network, come nuova
sua dimensione organizzativa, emergente del «Controllo», cioè figura organizzativa da aggiunge-
sotto due ottiche diverse: quello non gerarchizzato, che re alle due tipiche tradizionali, il
• quella sistemica, che fa riferi- prevede che il «Controllo» alle mercato e la gerarchia». L’Autore
mento, cioè, all’intero sistema, singole unità organizzative possa prima citato, nello stesso suo ar-
e può essere colta solo misu- essere effettuato direttamente da ticolo sottolinea come la rete rap-
rando tutte le relazioni presenti ogni livello (figura 4). presenti «un ordinamento del di-
tra le varie unità organizzative, Si assiste, in altri termini, adot- sordine verso il quale tende ogni
fermo restando che anche cia- tando il modello non gerarchiz- attività complessa, e tale tenden-
scuna unità organizzativa può zato del «Controllo», alla «transi- za si manifesta attraverso l’ordine
essere luogo essa stessa di mol- zione dalla metafora dell’edificio, attribuito ai nodi (architettura) e
teplici relazioni; alla metafora della rete»(Capra e alle maglie della rete che li colle-
• quella strutturale, che dipende Steindl-Rast, 93). ga (struttura funzionale) ». « Le
dalla struttura, nel senso che le A proposito di organizzazioni a reti – aggiunge l’Autore – che de-
attività e i processi non si pos- rete, in un suo articolo apparso scrivono l’architettura strutturale
sono controllare al di fuori del- qualche anno fa su una rivista di base e la struttura funzionale
la struttura nella quale essi si specializzata, Gianfranco Dio- si presenteranno dunque come
svolgono. guardi (7) si sofferma «sul cam- una sintesi, rispettivamente, della
mino percorso riandando alle ori- gerarchia e del mercato interno
Infine, studi sul «Controllo» in- gini metodologiche del discorso, ed esterno e tale gerarchia si ma-
dicano, come traspare dall’artico- tentando di rimeditare su ciò che nifesterà come una serie di inte-
lo di Nigro e Macrì, quanto sia sta alla base della concezione re- razioni biunivoche che si svilup-
spesso più efficace, specie in or- ticolare di impresa...» e annota, peranno attraverso un processo
ganizzazioni reticolari, abbando- inoltre, che Enzo Rullani (8), nel di deleghe decisionali».
nare la logica del «Controllo» ge- riassumere lo stato dell’arte in Ancora, l’Autore in questione si
rarchizzato, secondo la quale il li- termini di conoscenza sulle orga- rifà a studi di Federico Butera
vello strategico controlla quello nizzazioni a rete, afferma: «Negli (9), secondo il quale l’impresa re-
manageriale, quello manageriale ultimi dieci anni la letteratura te è «la più composita delle strut-
controlla quello operativo che, a economica, e non solo quella di ture: poiché è contemporanea-

83
mente un mercato, una struttura tare adottato dalle Forze Armate
gerarchica, una rete informativa, di tutti i Paesi del mondo, cioè
un sistema sociale, un clan, una quello gerarchico-funzionale, al
struttura “politica”». Inoltre, vi- cui interno coesistono tutti i mo-
sto che siamo in tema di «Con- delli organizzativi conosciuti in
trollo», si evidenzia che Gian- letteratura, da quello divisionale,
franco Dioguardi, sempre nel suo a quello per aree geografiche, a
articolo già menzionato, riporta quello per matrice, a quello per
che Federico Butera (10) include progetto, dal modello adhocrati-
nella nozione di impresa rete co o per task force a quello a rete,
«quattro tipologie diverse di si- il «Controllo» è inteso, infatti, co-
tuazioni di impresa, caratterizza- me quell’azione che tende a rile-
te dal punto di vista del sistema vare lo scostamento tra ciò che è
di controllo: stato pianificato e ciò che è acca-
(1) Imprese rete “a base gerarchi- duto, per fare in modo che si rea-
ca” in cui è dominante la lizzi quanto è stato prefissato.
struttura gerarchica interna..; Non solo, anche nella visione
(2) imprese rete “a centro di gra- militare del «Controllo» esiste
vità concentrato”, caratteriz- una grandezza di riferimento,
zate da una sola agenzia stra- che è il concetto d’azione del Co-
tegica che mantiene relazioni mandante, rispetto alla quale de-
di influenza e negoziali con vono essere «misurati» (meglio
poli operativi ed unità preva- «valutati», nel caso specifico) gli
lentemente esterne....;
(3) imprese rete con “centri di
gravità multipli”, in cui il si-
stema ruota intorno a diverse
e succedentisi agenzie strate-
giche...;
(4) imprese rete senza centro, ca-
ratterizzate da distretti indu-
striali e sistemi a base territo-
riale che operano come im-
presa unica pur non dispo-
nendo di nessun organo for-
male di coordinamento cen-
trale».

Anche il «Controllo», dunque,


visto sia sotto il profilo scientifi-
co sia sotto quello organizzativo,
rappresenta un importantissimo
meccanismo di funzionamento
collocabile, quindi, nella parte
soft del modello organizzativo di scostamenti ed eliminati. que organizzazione che voglia
riferimento rappresentato dalla E infine, anche la dimensione porre in essere la funzione di
figura 1. militare del «Controllo» è caratte- «Comando e Controllo», vitale
Nel sottolineare come l’organiz- rizzata da diversi livelli logici del per la sua sopravvivenza, ha ne-
zazione militare rappresenti l’or- «Controllo» stesso e distingue, cessità di disporre di un sistema
ganizzazione per antonomasia, si anch’essa, i controlli sistemici da di «Comando e Controllo».
può osservare, senza esserne quelli strutturali. Come dire che chi desidera cor-
molto sorpresi, che tutto ciò che rere in motocicletta ha necessità di
è stato rilevato circa il «Control- possedere una motocicletta. Nelle
lo» sotto il profilo scientifico ed CONCLUSIONI organizzazioni complesse non
organizzativo si attaglia perfetta- sempre è tutto così lapalissiano e,
mente al «Controllo» visto sotto Solo un cenno su questo tanto pertanto, semplificare i problemi,
l’ottica militare. importante quanto vasto argo- entro certi limiti, può essere utile
Nel modello organizzativo mili- mento, per annotare che qualun- alla risoluzione degli stessi.

84
Sopra. per realizzare le necessarie siner- NOTE
Semovente M109 in movimento alla gie richieste dai moderni scenari (1) Cristiano Cassani e Giuseppe
periferia di Sarajevo. Varchetta, Iconografie organizzative,
A sinistra. internazionali, ha addirittura da «Sviluppo & Organizzazione»,
Carro pioniere «Leopard». schiuso un nuovo campo di atti- n.148, Marzo/Aprile 1995.
vità di vitale importanza nelle mo- (2) Henry Mintzberg, «Progettazio-
derne operazioni sia di War che di ne dell’organizzazione aziendale», ed.
Il Mulino, Bologna, 1985, pag. 17.
MOOTW, denominato command (3) Giuditta Alessandrini, «Appren-
La differenza che esiste tra la and controll warfare. Tale insieme dimento organizzativo, la via del kan-
funzione di «Comando e Control- di attività ha lo scopo di consenti- brain», ed. Unicopli, 1995.
lo» ed il sistema di «Comando e re il pieno esercizio del «Comando (4) Biagio Menditto, C&L, da lezio-
ni tenute alla Scuola di Guerra, 1991-
Controllo» è che la prima è un e Controllo» in campo amico, e di 94.
complesso di attività che ha lo contrastare la corrispondente atti- (5) Alberto Isidori, «Teoria del con-
scopo di assegnare missioni, mi- vità in campo avverso. trollo», Facolta di Ingegneria, Univer-
surare e correggere gli scostamen- Questo, con molta probabilità, sità «La Sapienza», Roma.
(6) Diego Maria Macrì e Giorgio Ni-
ti, il secondo è un insieme integra- rappresenta un terreno sul quale gro, Il controllo internal market dri-
to di persone, procedure, materia- le organizzazioni militari del fu- ven in una prospettiva razionale, da
li, risorse, strutture che consento- turo svilupperanno le loro sfide, «Sviluppo & Organizzazione», n.152,
no a un Comandante di esercitare giocheranno la loro partita per la Novembre/Dicembre 1995.
(7) Gianfranco Dioguardi, Reti e or-
la sua funzione di «Comando e sopravvivenza, partita che verrà ganogrammi, da «Sviluppo & Orga-
Controllo»; inoltre, la prima po- vinta principalmente a colpi di nizzazione», n. 150, Luglio/Agosto
trebbe essere collocata nella parte alta tecnologia, mai disgiunti da 1995.
soft del modello organizzativo di una ferrea volontà di perseguire i (8) Enzo Rullani, Dai sistemi alle
reti: economia e potere della cono-
riferimento di figura 1, il secondo propri obiettivi. scenza , in «Reti. Scienza, cultura,
nella parte hard. Ž economia. Biologica 6», 1993, p.147.
In conclusione, l’importanza di (9) Federico Butera-Emanuele In-
vernizzi (a cura di), «Il manager a più
tali sistemi, complessi e costosi, * Brig. Gen., dimensioni», Franco Angeli, Milano
capaci di interfacciarsi con altri Comandante del Reparto Corsi 1993, p. 67.
sistemi di «Comando e Controllo» della Scuola di Guerra. (10) Ibidem

85
di Francesco Zinno *

LA «LOGISTICA INTEGRATA»
NELLA GESTIONE DEI
MATERIALI DELL’ESERCITO

L a ristrutturazione dell’Eser-
cito risponde a contingenti
esigenze di bilancio ma è
anche orientata a raggiungere il
grado di efficienza necessario per
sando una fase molto delicata: i
molteplici provvedimenti riordi-
nativi e amministrativi in atto
rientrano in un progetto com-
plessivo di riduzione e riqualifi-
mantenere la credibilità della no- cazione delle forze operative e
stra Difesa e per consentire all’I- dei loro vertici di comando, cui
talia di interpretare quel ruolo di deve necessariamente accompa-
politica estera che le compete per gnarsi una profonda riorganizza-
la sua posizione geografica ed zione degli organi logistici ed una
economica, come dimostra la revisione strutturale dell’intera
crescente partecipazione delle architettura amministrativa, vol-
nostre Forze Armate a operazioni ta a razionalizzare le attività logi-
multinazionali «fuori area» di so- stiche.
stegno alla pace. I responsabili della logistica, a
Questo processo sta attraver- ogni livello, devono ora acquisire

86
Nel delicato Fig. 1

processo
di ristrutturazione
dell’Esercito
anche
il settore della
Logistica
sta subendo una
radicale
trasformazione
tesa
a ridurre i costi
fissi e aumentare una nuova mentalità: una volta tati finali) delle attività logistiche.
l’efficienza. mandata in soffitta la tradizionale
concezione burocratica che privi-
Bisogna cominciare a ragionare
in termini di costi e benefici, cer-
legia la forma (in funzione del cando di importare dall’esperien-
rendiconto) sulla sostanza (risul- za aziendale alcuni principi di lo-
gistica integrata applicabili alle
esigenze della Forza Armata.
Alla logica del profitto bisogna
sostituire quella della minimizza-
zione dei costi, il fornitore deve
tendere a diventare sempre più
un partner e sempre meno la
controparte. L’utenza dev’essere
considerata come la clientela, il
«mercato» di riferimento. Infine
bisogna considerare le scorte, lo
stoccaggio e il trasporto dei ma-
teriali come un costo e il tempo
come una risorsa critica.

LA LOGISTICA IN UNA
STRUTTURA ORGANIZZATIVA
DI TIPO VERTICALE

Secondo Shapiro, uno dei padri


fondatori della Logistica moder-
na, «l’adozione di strutture orga-
nizzative di tipo verticale, per ge-
stire compiti che comportano
flussi orizzontali di materiali ed
informazioni, è di per sé fonte di
conflitti, perché ognuno tende al
raggiungimento dei propri speci-
fici obiettivi».
La logistica tende a coordinare

87
A sinistra.
Distribuzione di aiuti umanitari da
parte di militari italiani di SFOR in
Bosnia.
A destra.
La necessità di accoglienza di profu-
ghi comporta un notevole sforzo an-
che sul piano logistico.

quindi sui costi e sulla qualità


del servizio all’utente, così come
una mancanza di coordinamento
si rifletterà sui costi di trasporto,
sulla congestione degli spazi di
magazzino e sull’aderenza alle
esigenze dei reparti.
Il sistema logistico – inteso co-
me insieme coordinato di norme,
procedure, organismi e risorse –
deve regolare i possibili conflitti
che possono sorgere dalla sovrap-
posizione di competenze (più or-
gani che, a livelli diversi, fanno le
stesse cose) o, al contrario, dalla
«fragilità» di alcuni «anelli di
congiunzione» tra funzioni scar-
samente collegate tra loro, deve
quindi essere dotato delle risorse
e delle predisposizioni normative
e procedurali necessarie per assi-
curare un servizio di qualità a co-
sti sostenibili.

LA LOGISTICA COME
«INTEGRAZIONE»

La logistica integrata, che da


i diversi punti di vista di funzioni tanza le attività di approvvigiona- diversi anni è entrata a far parte
organizzative di tipo verticale, mento e rifornimento dei mate- della cultura aziendale della me-
«tagliando» trasversalmente l’or- riali, si crea una situazione in cui dia e grande impresa, consiste in
ganizzazione dell’azienda, cioè l’obiettivo finale («fare arrivare un processo di pianificazione e
facendosi carico del coordina- quello che serve, quando serve, controllo che tende a regolare i
mento delle problematiche tra- dove serve») è comune a più fun- flussi di informazioni e materiali,
sversali in un’ottica di costo e zioni e livelli di competenza. integrando l’azienda, i suoi forni-
qualità del servizio (fig. 1). In pratica, a diversi livelli deci- tori ed i suoi clienti (fig. 2).
Il ruolo della logistica come sionali corrispondono altrettante Si tratta di stabilire forme di
strumento di pianificazione, competenze, quali la previsione collaborazione di medio periodo
coordinamento e controllo dei del fabbisogno, l’acquisizione del che consentano all’azienda di
flussi, si rivela quindi vitale so- materiale e il successivo riforni- concentrarsi sul core business
prattutto in realtà come quella mento all’utenza, nel più breve della propria attività, affidando a
dell’Esercito, la cui struttura pi- tempo e al minor costo possibili. terzi le funzioni logistiche ad es-
ramidale riflette, in ogni settore È intuibile che un acquisto in- sa correlate, come l’imballaggio,
di attività, un’organizzazione di sufficiente o eccedente rispetto al il trasporto, la produzione di al-
tipo verticale. fabbisogno, conseguente magari cune parti o ricambi.
Nell’ambito dell’organizzazione ad un’imprecisa determinazione In alcuni casi questa integrazio-
logistica della Forza Armata, in dei livelli di magazzino, avrà ine- ne è anche fisica: molte aziende,
cui assumono particolare impor- vitabili effetti sui rifornimenti e specie quelle del settore auto e ri-

88
cambi, hanno stabilimenti in cui interno allo stesso stabilimento, nel tempo.
lavorano operatori logistici terzi per ridurre tempi e costi di con- Ma l’integrazione non si limita
(packaging, spedizioneri...) senza segna. a queste forme di outsourching:
alcun confine fisico tra il magaz- Tutto ciò comporta una trasfor- spesso essa richiede anche la
zino e l’area dedicata all’imbal- mazione delle relazioni tra l’a- creazione di una rete informatica
laggio e alle spedizioni; analoga- zienda ed i suoi fornitori, che as- in un’ottica di tipo E.D.I. (Elec-
mente, ai fornitori può anche es- sumono la fisionomia di reparti tronic Data Interchange), per in-
sere richiesto di avere un punto esterni con alcuni obiettivi comu- crementare il flusso di informa-
di stoccaggio vicino o addirittura ni e un rapporto sinergico stabile zioni e documenti tra i diversi
soggetti, all’interno dell’azienda e
Fig. 2 tra questa e i suoi fornitori e
clienti, rendendoli così più reatti-
vi alle reciproche esigenze.
Lo scambio di informazioni e
documenti in rete consente di co-
noscere subito ogni elemento di
valutazione, di adottare decisioni
in tempo reale ed in definitiva di
far muovere le informazioni inve-
ce, o prima, delle persone e dei
materiali.
In definitiva il concetto stesso
di logistica tende oggi a fondersi
con quello di integrazione che, a
sua volta, consente all’azienda di
concentrare le proprie risorse
sulla sua vera attività fondamen-
tale, affidando a operatori logisti-
ci terzi altre attività connesse e
sfruttando i vantaggi di un siste-
ma sinergico che coinvolge forni-

89
tori e clienti spesso collegati a a quelli che possono realizzare le
una stessa rete informatica. imprese di catering, il cui bacino
di utenza è di dimensioni certa-
mente minori rispetto a quello
L’ESEMPIO DEL «CATERING» dell’Esercito.
In conclusione, sarebbe forse
La recente normativa sulla ge- più utile acquistare dalle imprese
stione delle mense militari (ricor- il servizio di confezione del vitto,
so al servizio catering, drastica impegnandole però ad impiegare
semplificazione delle procedure derrate di base approvvigionate
contabili) è un esempio dello dall’Amministrazione, considera-
sforzo compiuto in tal senso da- to anche che l’organizzazione mi-
gli artefici di quella svolta che litare di approvvigionamento e
avrà un notevole impatto sia in gestione delle derrate dovrà co-
termini di economia delle risorse munque mantenere una certa
umane e materiali sia sulla qua- operatività.
lità del prodotto finale del servi- In ogni caso, è importante aver
zio. fatto questo primo passo verso
Il catering può essere inteso una forma di integrazione che,
anche come servizio di trasporto malgrado tutti i correttivi di cui
a domicilio di pasti precotti, ma potrà aver bisogno, pone le basi
l’orientamento prevalente è quel- per l’estensione del principio ad
lo di utilizzare le strutture dei re- altri settori e attività logistiche,
parti per la confezione del vitto dall’approvvigionamento ai rifor-
in caserma e ciò comporterà un’i- nimenti, nell’ottica di un nuovo
nedita forma di integrazione tra sistema di regole nei rapporti
l’Amministrazione della Difesa e contrattuali, dove il focus si spo-
l’impresa. sta dal prezzo di acquisto ad un
Occorre però riflettere su quale concetto più globale di costi tota-
forma di integrazione sarebbe li da minimizzare, nel rispetto di
più proficua: una gestione totale determinati standard qualitativi,
del servizio, dall’acquisto dei ge- con reciproco vantaggio sia per
neri alimentari alla distribuzione l’Amministrazione che per i for-
dei pasti, appare la strada più fa- nitori.
cilmente percorribile, ma forse L’impresa va coinvolta, possi-
anche la più costosa, la meno bilmente, fin dalla fase di proget-
aderente alle esigenze operative e tazione e studio del prodotto o
addestrative dei reparti, e comun- servizio da fornire per poi prose-
que la più disomogenea dal pun- guire nella comune definizione
to di vista della qualità dei generi della politica di approvvigiona-
impiegati, il cui standard varie- mento (lotti di acquisto, frequen- just in time, sperimentato inizial-
rebbe sensibilmente da caso a ca- za delle consegne, modalità di mente in Giappone e basato sul
so e sarebbe difficile da tenere collaudo), fino a prevedere forme convincimento che le scorte misu-
costantemente sotto controllo. di garanzia ed eventuale assisten- rano il grado di inefficienza di
In alternativa, l’impresa appal- za tecnica a livello di utente fina- un’azienda nel prevedere le esigen-
tatrice potrebbe dare il suo con- le, il tutto in un quadro di stabi- ze della domanda da parte del
tributo in termini di gestione del lità del rapporto e nella prospetti- mercato: l’ideale sarebbe quello di
servizio mensa, con particolare va di una continuità della forni- tendere all’azzeramento delle scor-
riguardo alla confezione del vitto, tura per più anni. te e produrre, in tempo reale, solo
che rappresenta il vero punto de- quello che il mercato richiede.
bole del sistema attuale: i giovani In Occidente questo principio è
militari di leva in servizio nelle L’APPROVVIGIONAMENTO: stato applicato in forme diverse e
cucine non hanno, in genere, una I CONTRATTI APERTI IN UN soprattutto dalle aziende di mag-
specifica e valida preparazione, OTTICA DI JUST IN TIME giori dimensioni, ma in generale,
anche se i generi acquistati dal- nell’ambito delle strategie azien-
l’Amministrazione sono di ottima Un altro pilastro della logistica dali per la riduzione dei costi, di-
qualità e hanno costi di acquisto attuale riguarda l’adozione, più o venta sempre più importante in-
e gestione generalmente inferiori meno integrale, del principio del tervenire sul magazzino, per cui

90
gli acquisti di materie prime e la rapporto a monte, con i propri La presenza di bambini rende anco-
produzione devono essere estre- fornitori, volto ad assicurare ciò ra più impegnativa l’opera di soc-
corso ai profughi.
mamente elastici, in funzione che serve, quando e dove serve,
della domanda di mercato più mediante contratti aperti , a
che della creazione di scorte che, quantità indeterminata e con fre-
per l’azienda, rappresentano un quenti consegne programmate. tratto annuale a quantità fisse,
costo da minimizzare. L’organizzazione degli approv- determinate talvolta più dalla ca-
Il principio della produzione ju- vigionamenti nella pubblica am- pacità di spesa che da elementi di
st in time (JIT ) tende appunto a ministrazione riflette, invece, una valutazione dei fabbisogni, i quali
ridurre drasticamente le scorte, impostazione del tutto diversa, sono suscettibili, tra l’altro, di es-
orientando la produzione al mer- orientata alla costituzione di sere invalidati durante il lungo
cato anziché al magazzino. Ciò è scorte da ruotare periodicamente periodo che intercorre tra il mo-
possibile attraverso il continuo (forse talvolta di entità ingiustifi- nitoraggio dell’esigenza e l’effetti-
monitoraggio delle vendite e l’ac- cata in un Paese che si colloca tra va disponibilità del materiale.
quisizione delle informazioni ne- le prime potenze industrializzate) Malgrado l’efficienza dell’am-
cessarie ad anticipare, se possibi- e legata ad una politica degli ac- ministrazione militare, rispetto
le, le esigenze del consumatore fi- quisti di ispirazione «contabile», ad altri settori pubblici, anche la
nale, e mediante un particolare fondata prevalentemente sul con- macchina degli acquisti di beni

91
necessari alla Forza Armata deve
muoversi in un dedalo di vincoli
legali e burocratici che allungano
i tempi delle procedure e riduco-
no la validità di certe valutazioni
che sono alla base delle decisioni
di acquisto.
La decisione di acquisire una
determinata quantità di un certo
articolo, può rivelarsi frutto di
una stima approssimativa del
fabbisogno, soprattutto a causa
dei tempi necessari per esperire
le gare (in molti casi estese in
ambito CEE), oltre che per i
tempi tecnici di produzione e
collaudo.
Inoltre può accadere che un ar-
ticolo sia approvvigionato in
quantità eccedente il reale fabbi-
sogno: in tal caso, specie se si
tratta di materiali soggetti a de-
peribilità od obsolescenza, gli or-
gani logistici periferici saranno
costretti a forzarne il consumo

Fig. 3 centuale da tenere quale scorta;


• un livello di riordino, che costi-
tuisce il limite di giacenza di
magazzino entro il quale è ne-
cessario riordinare una quan-
tità di prodotto tale da riporta-
re la giacenza al livello ideale:
tale livello dipende dai tempi di
consegna del fornitore (fig. 3).

Se, ad esempio, il consumo me-


dio di un articolo in un trimestre
è pari a 600 unità e si ritiene ne-
oltre le reali necessità dell’utenza, ne degli approvvigionamenti è cessario mantenere una scorta
allo scopo di «smaltirlo» nei ter- quindi costituita dalla disponibi- fissa del 10%, per far fronte ad
mini previsti (date di scadenza, lità di elementi di valutazione va- esigenze impreviste, il livello di
cambio di modello, ecc...). lidi: tra questi, assumono partico- giacenza ideale sarà pari a 660
Nel periodo successivo, se si lare rilievo i livelli di magazzino. unità: a quel livello, cioè si è certi
terrà conto di quel livello di con- In generale, per ogni articolo è di poter fronteggiare ogni richie-
sumo forzato, considerando fisio- necessario stabilire una serie di sta di quell’articolo per tutto il
logico quello che in realtà è un livelli: periodo successivo.
superconsumo, è probabile che si • un livello di consumo medio Supponendo che i tempi di
procederà all’acquisto di un rapportato ad un certo periodo consegna siano pari a 30 giorni
quantitativo analogo, se non (valido se l’articolo è sempre dall’ordine, si potrà stabilire che
maggiore, aggravando ancora il stato disponibile), riferito sia il livello di riordino corrisponda a
problema; al contrario, nel caso alle cessioni effettive che alle ri- 260 unità, cioè il quantitativo che
di un articolo approvvigionato in chieste non evase a causa di in- potrebbe essere consumato du-
quantità inferiori alle reali esi- disponibilità; rante i 30 giorni (200 unità), più
genze, la sola presa d’atto dei dati • un livello di giacenza ideale in le 60 unità di scorta.
di cessione condurrà ad una sot- magazzino, corrispondente al In tal caso, ogni volta che la
tostima del reale fabbisogno. livello di consumo previsto, giacenza di magazzino scende a
La base per una oculata gestio- maggiorato di una certa per- 260 unità, occorrerà fare una ri-

92
Colonne di camion, a sinistra, e di
blindo «Centauro», a destra, in mo-
vimento per le strade di Sarajevo.

chiesta di riordino pari al livello


di consumo (600 unità): al mo-
mento della consegna di tale or-
dine, la giacenza di magazzino
sarà di 660 unità (giacenza idea-
le).
È evidente che, se i livelli di
magazzino sono fissati solo in
base alle cessioni avvenute in un
certo periodo, questi esprimeran-
no solo la capacità di assorbi-
mento da parte dell’utenza, anzi-
ché il loro reale fabbisogno. Il
fatto che un uomo sia in grado di
mangiare una torta al giorno non
significa che egli abbia effettiva-
mente bisogno di mangiare una
torta al giorno, così come, se non
ci sono pasticcerie nel suo paese,
non vuol dire che egli non deside-
ri, di tanto in tanto, mangiare
anche dolciumi. fletta i dati relativi alle cessioni duare i possibili fornitori, esple-
L’effetto combinato dei due tipi di quell’articolo nel periodo pre- tare le gare e quindi stipulare i
di errore di valutazione, dovuti al cedente, quanto porsi le giuste contratti di acquisto (meglio se
lungo periodo di tempo tra il mo- domande: poliennali) definendo le caratteri-
nitoraggio dell’esigenza e l’effetti- • in corrispondenza di quale stiche del materiale, il prezzo e le
va disponibilità del materiale e quantitativo o assortimento di condizioni di fornitura, mentre
all’utilizzo di livelli di magazzino articoli si otterrà un buon gra- agli enti di rifornimento (CERI-
di tipo contabile, conduce inevi- do di soddisfacimento delle ri- CO, CERIMANT..), che hanno il
tabilmente a decisioni di acquisto chieste dell’utenza? polso della situazione logistica
quanto meno imprecise. • chi è in grado di valutare in (grado di soddisfacimento delle
Esiste quindi la possibilità di tempo reale tale grado di soddi- richieste dell’utenza in relazione
cadere in un classico errore: pri- sfacimento e con quali stru- alle proprie disponibilità effetti-
ma si prende la decisione e poi menti operativi si può assicura- ve), dovrebbe essere lasciato il
la si dimostra; in questo caso, re una risposta rapida ed effica- compito di ordinare il materiale
può accadere che prima si deci- ce alle variazioni delle compo- realmente occorrente, con termi-
da di acquistare una certa tipolo- nenti qualitative e quantitative ni di preavviso ragionevoli, in re-
gia o quantità di materiale e poi della domanda da parte dell’u- lazione ai tempi tecnici di ap-
si solleciti l’utenza a farne un tenza? prontamento, analogamente a
consumo conseguente. quanto già avviene per alcune
In linea generale, quando si de- È noto che questo tipo di pro- derrate ad acquisto decentrato.
vono prendere decisioni, non è blemi esige risposte flessibili e Allo scopo di ridurre i tempi
tanto importante trovare le giuste coordinate, soluzioni il più possi- per l’acquisizione dei materiali
risposte, quanto porsi le giuste bile aderenti ad una realtà artico- (ciò che corrisponde, in termini
domande: occorre un’analisi delle lata e mutevole e quindi il più aziendali, alla riduzione dei tem-
informazioni ed un’interpretazio- lontano possibile da decisioni di pi di attraversamento da un ciclo
ne dei dati al di là del loro mero vertice. all’altro della produzione o tra di-
significato quantitativo e contabi- La stipula di contratti a sommi- verse fasi di un iter procedurale),
le. nistrazione, a quantità presunta, andrebbero riesaminate alcune
Nel nostro caso non è tanto im- potrebbe essere la soluzione di modalità di collaudo.
portante rispondere (ad un livello gran parte dei problemi di caren- Attualmente una commissione
sotto scorta di un articolo) con za o eccedenza di materiali: gli di collaudo può esprimere un
una decisione di acquisto che ri- organi centrali dovrebbero indivi- giudizio di accettazione solo nel

93
caso che il materiale sia perfetta- qualità accettabile) fissando così
mente rispondente alle caratteri- il livello di tolleranza che si inten-
stiche prescritte dai capitolati de adottare in relazione alla tipo-
tecnici e quindi deve rifiutare le logia dei materiali in provvista,
partite che presentino anche tra- vincolando la commissione di col-
scurabili difformità formali ri- laudo ad un metodo di valutazio-
spetto ai requisiti previsti (es. al- ne rigorosamente statistico, in li-
cune indicazioni sulle confezioni, nea con le norme che si riferisco-
il tipo di imballaggio, ecc...). no al sistema qualità.
A seguito del giudizio di rifiuto, La direttiva rappresenta uno
la ditta può chiedere un ulteriore sforzo teso a rendere uniformi le
collaudo in appello che, nei casi procedure di collaudo, in ambito
menzionati (irregolarità esclusi- interforze, almeno sotto il profilo
vamente formali) generalmente si quantitativo, ma si avverte la ne-
conclude con l’accettazione e cessità di completare il riordino
l’applicazione di una penalità. della materia con alcuni elementi
A proposito di giudizi in appel- di tipo qualitativo, cioè con prov-
lo, occorre rilevare che la recente vedimenti finalizzati al consegui-
soppressione della Commissione mento dei risultati desiderati nel
centrale per i collaudi in appello, più breve tempo e al minor costo
in una fase di rilevanti e frequenti possibile.
novità nel panorama ordinativo e Se la commissione di collaudo
normativo, non costituisce un avesse la facoltà di accettare le
elemento di certezza e coerenza: partite che presentano irregola-
la casualità nella composizione rità formali o che comunque non
delle commissioni di collaudo ri- incidono sulla qualità e funziona-
sponde ad una logica condivisibi- lità richiesta, applicando diretta-
le che tende a uscire da rigidi mente la penalità, si otterrebbe
schemi e rose di incarichi ai quali un risparmio di tempo di alcune
il Regolamento attribuiva la com- settimane nell’acquisizione della
petenza a effettuare il collaudo disponibilità del materiale e si
(ad esempio i consegnatari), ma semplificherebbe notevolmente il
questo principio, trasferito in un lavoro amministrativo connesso a
ambito di livello superiore, quale tutto l’iter di acquisto.
è il giudizio in appello, rischia di Infine, un ulteriore risparmio di
produrre una certa disomoge- tempo e di spazio di magazzino
neità nei comportamenti e quindi potrebbe essere conseguito effet-
nelle decisioni finali. tuando i collaudi direttamente
Un’altra importante novità è co- presso il fornitore: nei casi di ri- La sistemazione alloggiativa e il
stituita dalla direttiva ministeriale fiuto definitivo è prevista la possi- supporto logistico sono fondamen-
tali per i reparti impegnati fuori
sulle procedure di collaudo, ema- bilità di far sostituire la partita fa- area.
nata nei primi giorni del 1999, la cendo ripartire tutto l’iter di col-
quale recepisce la norma UNI laudo dall’inizio, ma nel frattem-
ISO 2859 che prevede uno stru- po il fornitore ha sostenuto spese
mento tecnico denominato piano per trasporto, carico e scarico, tri- siasi organizzazione preposta agli
di campionamento indicizzato al plicate rispetto alle sue previsioni acquisti, sia nell’azienda privata
quale la commissione deve atte- iniziali e il magazzino militare, che in quella di Stato.
nersi per definire l’entità del cam- per alcuni mesi, ha impegnato
pione da estrarre dalla partita (in spazi di stoccaggio per materiale
relazione al livello di collaudo di inutilizzabile. IL RIFORNIMENTO:
riferimento) ed il livello di qualità In definitiva, la politica di ap- INVERSIONE DEI FLUSSI,
accettabile (riferito ai soli difetti provvigionamento deve porre tra i JUST IN TIME E GESTIONE
rilevabili in sede di esame orga- suoi obiettivi non solo la quadra- «CREDITI»
nolettico). tura dei conti con le disponibilità
Quindi, in sede di deliberazione finanziarie ma anche il reale e Le precedenti considerazioni
a contrattare, l’Amministrazione tempestivo soddisfacimento della hanno un evidente riflesso sull’ap-
determina questi due parametri domanda dell’utenza, essendo plicazione del just in time nella
(livello di collaudo e livello di questa la vera missione di qual- gestione dei rifornimenti: un ap-

94
provvigionamento mirato, che nimento a domicilio; Anche in questo caso si pone
preveda frequenti consegne pro- • le possibilità di accesso ai rifor- un problema di riduzione dei
grammate, in molti casi diretta- nimenti da parte degli utenti. tempi di attraversamento: attual-
mente dai fornitori agli utenti fi- mente la procedura richiede al-
nali, con procedure di collaudo La riduzione degli organi logi- meno 15 giorni per completare
più rapide, risolve problemi di stici dell’Esercito ha comportato l’iter dalla richiesta di trasporto
tempo, di costi di trasporto e di un notevole ampliamento dei ba- del rifornitore alla effettiva dispo-
spazi di magazzino occupati, ma cini di utenza e ha allungato nibilità del vettore per la spedi-
soprattutto risponde a criteri di enormemente il braccio logistico zione dei materiali.
aderenza alle esigenze dei reparti. e quindi i tempi di soddisfaci- Dotare i maggiori Centri di
Se, per semplicità di analisi, si mento delle richieste di reparti, rifornimento di un’adeguata task
immagina superato ogni ostacolo sempre più numerosi e distanti force per i trasporti, consentireb-
connesso all’efficienza degli ap- dai Centri di rifornimento. be di assicurare i rifornimenti
provvigionamenti, per l’ottimiz- Nel contempo si è dato inizio con tempestività, flessibilità e a
zazione dei rifornimenti in un’ot- alla cosiddetta inversione dei costi infinitamente inferiori: que-
tica di just in time rimangono flussi di rifornimento, cioè i ma- sta opzione è attualmente previ-
aperti due problemi fondamenta- teriali vengono spediti dal riforni- sta nell’ambito del progetto di
li: tore all’utente, con vettori milita- sperimentazione della nuova logi-
• la gestione dei trasporti, in atto ri (un RE.LO.SU. per ciascuna stica di aderenza, limitata ad al-
fondata sul principio del rifor- Area) o civili convenzionati. cuni Reggimenti, ma è auspicabi-

95
le che diventi norma per la gene-
ralità dei reparti da rifornire.
In tali condizioni, anche la ri-
chiesta di intervento del vettore
civile convenzionato, qualora ne-
cessario, potrebbe essere inoltrata
direttamente dal Centro riforni-
menti all’Ispettorato Logistico, se
non addirittura direttamente al
vettore, in modo da ridurre i tem-
pi complessivi di rifornimento.
Si è già accennato all’utilità di
decentrare la fase esecutiva del-
l’attività di approvvigionamento
(ordine di consegna) ai Centri di
rifornimento, allo scopo di assi-
curare il materiale che serve,
quando serve e dove serve, sia
pure in un sistema di regole e
vincoli prestabiliti dalle Autorità
centrali.
Lo stesso principio vale anche
per la fase esecutiva dei riforni-
menti: una volta delineato il qua-
dro generale che regolamenta
l’impiego dei materiali, la loro
spettanza pro capite o dotazione
di reparto, i limiti minimi di du-
rata, ecc..., la valutazione del fab-
bisogno e quindi le richieste di
rifornimento devono essere de-
centrate alla responsabilità del
Comandante dell’unità.
Quando al Centro rifornimenti
perviene una richiesta di riforni-
mento, l’obiettivo primario
dev’essere quello di soddisfare l’e-
sigenza rappresentata, a prescin-
dere da ogni valutazione formale di materiali sono state congrue e matismo (per la vestizione reclu-
o di merito, che richiederebbe so- legittimate da reali esigenze fun- te) sia su autorizzazione (per le
lo un inutile dispendio di tempo e zionali e se i materiali sono stati serie aggiuntive).
di lavoro amministrativo. impiegati correttamente. È intuibile che per migliorare le
Insomma, bisogna prima servi- Attualmente vige un sistema possibilità di accesso ai riforni-
re e poi controllare: prima si deve misto di accesso ai rifornimenti: menti, il sistema autorizzativo
effettuare il rifornimento come alcuni materiali sono assegnati dovrebbe essere limitato a poche
richiesto dal Comandante dell’u- dal Comando logistico d’area, so- decine di articoli (tende, cucine
nità (d’altra parte, chi meglio di lo dopo la valutazione della docu- rotabili, razioni da combattimen-
lui potrebbe valutare le reali esi- mentazione a corredo delle ri- to, sacchi termici, ecc.) che, per il
genze del proprio reparto?) e poi, chieste dei reparti, mentre altri, loro valore economico e strategi-
successivamente, anziché esami- come i viveri o i materiali per l’i- co, devono necessariamente esse-
nare preventivamente ogni singo- giene personale, vengono ceduti, re considerati «a disposizione»
la richiesta, il Comando logistico in base alle spettanze pro capite, delle Autorità centrali.
d’area potrà disporre verifiche in regime di «automatismo», cioè Naturalmente, un sistema di
presso il reparto, estese a tutta dietro semplice richiesta del re- rifornimento caratterizzato da
l’organizzazione del settore d’in- parto al proprio Centro riforni- un accentuato automatismo nel
teresse (viveri, vestiario, caser- menti, altri materiali ancora, co- soddisfacimento delle richieste
maggio, automezzi...), valutando me le uniformi, sono gestiti con il just in time, presuppone una ge-
così nel complesso se le richieste sistema misto, cioè sia in auto- stione informatizzata dei mate-

96
gistica militare relativi alla ge-
stione dei materiali, pongono
l’accento sulla necessità di un
continuo confronto con la realtà
esterna, dalla quale non è possi-
bile prescindere, soprattutto per
quelle attività logistiche che inte-
ressano anche le aziende e che
hanno conquistato un ruolo cen-
trale in ogni politica di ristruttu-
razione che si ponga i due obiet-
tivi, solo apparentemente in con-
flitto, di ridurre i costi fissi e le
spese correnti e, contemporanea-
mente, di aumentare l’efficienza
e la produttività del sistema orga-
nizzativo aziendale.
Le scelte di fondo degli attuali
vertici militari indicano un cam-
bio di mentalità e una forte sensi-
bilità verso i problemi di questo
tipo.

Sopra. Fig. 4
Nelle missioni fuori area è impor-
tante poter disporre di camere ope-
ratorie campali.

A sinistra.
Un’autocolonna del contingente ita-
liano in Albania.

riali che consenta il collegamen-


to telematico tra l’Ispettorato
Logistico, i Comandi logistici
d’area, i Centri di rifornimento e
le unità a livello Reggimento, al-
lo scopo di avere la reciproca co-
noscenza, in tempo reale, dei da-
ti relativi alla disponibilità e ubi-
cazione dei materiali.
Un sistema di questo tipo, il terminare i livelli di «riordino» di Ora si tratta di coinvolgere an-
S.I.E. (Sistema Informativo Eser- magazzino considerando, oltre ai che la base, gli addetti ai lavori,
cito), è attualmente operativo a dati inerenti le cessioni avvenute in un processo di ristrutturazione
livello sperimentale presso alcune in un periodo, anche le richieste che richiede una sempre più ele-
Unità e dovrebbe consentire an- non evase, ottenendo così un vata professionalità e maggiore
che la gestione dei crediti dei Re- quadro completo della composi- coerenza tra normativa, procedu-
parti, cioè di mantenere in evi- zione della domanda, senza il re, risorse e obiettivi da raggiun-
denza i dati relativi ai materiali quale diventa sterile ogni tentati- gere, lungo un percorso che con-
richiesti e non forniti per mo- vo di dar vita a una efficiente or- senta di passare definitivamente
mentanea indisponibilità del ganizzazione logistica. dalla cultura del servizio come
rifornitore. potere a quella del potere come
Questo sistema permetterebbe, servizio.
non solo di provvedere al comple- CONCLUSIONI Ž
tamento del rifornimento appena
disponibili i materiali, senza che Gli argomenti trattati, pur es- * Tenente Colonnello,
l’utente debba reiterare la prece- sendo limitati agli aspetti più si- in servizio presso il
dente richiesta, ma anche di de- gnificativi dell’organizzazione lo- Comando Logistico Area Nord

97
LA FORMAZIONE
DELLA NUOVA CLASSE
DIRIGENTE MILITARE
ALLE SOGLIE DEL XXI SECOLO
di Emanuela D’Alessio
la individuazione dei caratteri
Il cambiamento dello scenario stra- emergenti della difesa europea e
della identità di sicurezza del
Vecchio Continente.
tegico di riferimento e le inevitabili Veniva avviato, altresì, un pro-
cesso che avrebbe condotto allo
conseguenze sullo strumento militare sviluppo di una nuova struttura di
comando dell’Alleanza Atlantica
(il primo strumento a subire, ne-
nazionale e sulle tipologie di missioni cessariamente, una trasformazio-
ne); al ruolo più significativo di
cui sono chiamate le nostre Forze Ar- responsabilità delle Nazioni Uni-
te, sempre più spesso chiamate a
gestire, con le proprie forze multi-
mate hanno determinato un ripensa- nazionali, le numerose e variegate
crisi internazionali; alla nascita
mento dei concetti di formazione e dell’OSCE, la nuova organizzazio-
ne per la sicurezza europea che
potrebbe assumere in prospettiva
preparazione degli Ufficiali. un ruolo concorrente all’ONU in
ambito europeo; all’avvio di un
processo di approfondimento, da
parte dell’Unione europea, delle
ramente più lunghi delle poche proprie responsabilità nell’ambito
Articolo 4° classificato centinaia di giorni che ci separa- della politica estera e della sicu-
al Concorso nazionale no dal nuovo millennio. rezza comune; alla formazione,
su argomenti di cultura La trasformazione dello scena- appunto, di una nuova identità
rio strategico e politico mondiale europea di difesa e sicurezza in
militare indetto dalla con il conseguente mutamento ambito UEO.
Rivista Militare dello strumento militare, quindi Rilevanti, nel contesto della ri-
nel 1998. della missione cui sono chiamate flessione sul nuovo quadro strate-
le Forze Armate, e di conseguen- gico, i problemi di aree fonda-
za dei requisiti che i militari de- mentali quali il Bacino del Medi-
vono possedere per essere all’al- terraneo e l’Est dell’Europa, aree

I n questo scorcio di fine millen-


nio, quando riflessioni sul pas-
sato e sull’imminente futuro
investono ogni campo dell’umano
vivere, quando si registrano e si
tezza dei tempi, è una di quelle
situazioni in atto di cui si parla e
si continuerà a parlare anche nel
prossimo futuro.
Quando nel 1989 il mondo ha
caratterizzate da situazioni di
preoccupante instabilità cui si
dovrebbe poter rispondere con
strategie di coinvolgimento e non
di chiusura.
annunciano fasi di transizioni e di cessato di essere virtualmente
profondi mutamenti, ci si trova di (oltre che fisicamente, in certi ca-
fronte ad una disarmante molte- si) diviso in due blocchi contrap- IL NUOVO STRUMENTO
plicità di argomenti sui quali sof- posti, già da tempo erano operan- MILITARE ITALIANO
fermarci, discutere, porci doman- ti fattori di cambiamento che sta-
de e tentare di ricercare risposte. vano rimettendo in discussione il Nuovi scenari strategici com-
Non si tratta soltanto di pura sistema dei rapporti internazio- portano, dunque, nuovi strumenti
coincidenza cronologica, non è nali (militari, strategici, economi- militari e, conseguentemente,
per il semplice fatto che stia per ci e politici) impostato nei prece- nuove missioni. Per quanto ri-
scadere il XX secolo che tutto, denti quarant’anni. guarda l’Italia, le rinnovate esigen-
improvvisamente, diventa ogget- La fine della minaccia bipolare ze di sicurezza e difesa collettiva
to di trasformazione. Esistono, al apriva, così, ampi spazi di inter- hanno determinato una riforma
contrario, situazioni di radicali vento politico e di riassetto stra- strutturale e strategica delle no-
cambiamenti, avviate già da anni, tegico, sotto i profili, tra loro in- stre Forze Armate onde realizzare
che per la loro complessità e glo- teragenti, della ridefinizione – da uno strumento militare quantitati-
balità richiedono e richiederan- un lato – della domanda globale vamente ridotto ma qualitativa-
no, probabilmente, tempi di rea- di sviluppo sostenibile e di sicu- mente più elevato, con spiccate
lizzazione e completamento sicu- rezza comune e – dall’altro – del- caratteristiche di professionalità,

99
con una potenziata prontezza di amministrativa, territoriale e dei Militari italiani del Contingente
risposta e rapidità di intervento, supporti tecnico-logistici, per otte- SFOR a colloquio con un agente
con una maggiore autonomia ed nere una struttura di supporto ra- della polizia bosniaca.
una sostanziale intercambiabilità zionalizzata e ridimensionata,
ed integrabilità con gli strumenti coerentemente alle esigenze delle
multinazionali alleati. rinnovate forze operative. rettivi indicati riguardavano, tra
Leggendo l’ultima versione del l’altro, la riduzione dei comandi
Nuovo Modello di Difesa si rileva operativi e territoriali e delle altre
come la trasformazione dello stru- STRUMENTI LEGISLATIVI DI strutture periferiche; la riduzione
mento militare sia stata affidata a ATTUAZIONE DEL NUOVO delle direzioni generali e degli uf-
quattro azioni fondamentali: la MODELLO DI DIFESA fici centrali dell’Amministrazione
riforma delle strutture dei vertici della Difesa; la ristrutturazione e
delle Forze Armate, tale da con- Il legislatore ha lavorato alacre- la riorganizzazione degli arsenali
sentire, in una visione interforze, mente in questo scorcio di legi- militari, degli stabilimenti e dei
la gestione e l’impiego operativo slatura, portando all’approvazio- centri tecnici; la promozione di
unitario dello strumento militare; ne delle Camere ed alla ratifica attività di protezione civile e di
la riforma della struttura del per- del Governo numerosi provvedi- tutela ambientale; la costituzione
sonale per realizzare una riduzio- menti che hanno fissato in norme di un unico istituto superiore di
ne numerica delle forze ed una lo- di legge i pilastri della riforma Stato Maggiore interforze in so-
ro elevata professionalizzazione; dello strumento militare italiano. stituzione dei corsi superiori di
la ristrutturazione delle forze ope- Il processo di attuazione del Stato Maggiore.
rative attraverso una riqualifica- Modello di Difesa è iniziato con
zione in termini di mezzi, equi- l’approvazione delle disposizioni Riforma dei vertici militari
paggiamenti e sistemi tecnologica- di delega al Governo in materia Successivamente è stata appro-
mente avanzati, così da realizzare di riorganizzazione delle Forze vata la legge n.25/1997 di riforma
uno strumento operativo più snel- Armate e di riordino del persona- dei vertici della Difesa che ridefi-
lo e flessibile e marcatamente in- le civile e militare della Difesa, nisce il ruolo del Ministro della
terforze, in grado di inserirsi con nell’ambito della legge n. Difesa, accentua le funzioni deci-
facilità nelle realtà multinazionali 549/1995, collegata alla finanzia- sionali del Capo di Stato Maggio-
alleate; lo snellimento dell’area ria 1996. I principi ed i criteri di- re della Difesa (posto alle dirette

100
dipendenze del Ministro), valo- Riforma delle strutture delle altre strutture periferiche
rizza la figura del Segretario Ge- Modernizzazione delle struttu- della Difesa (per la parte riguar-
nerale della Difesa, che può esse- re e snellimento delle aree ammi- dante il settore scolastico-adde-
re scelto anche tra i funzionari ci- nistrativa e di supporto tecnico- strativo si rinvia al paragrafo suc-
vili dello Stato. Con la riforma, la logistico sono alla base, invece, cessivo). Senza scendere nel me-
catena di comando delle Forze dei decreti legislativi predisposti rito delle riorganizzazioni e delle
Armate è diventata più diretta e in attuazione della delega confe- soppressioni previste per ciascu-
semplificata rispetto a quanto rita al Governo dalla legge na Forza Armata, basti ricordare
stabilito dal DPR n.1477/1965, re- n.549/1997. Si ricorda, in primo come la finalità del provvedimen-
lativo all’ordinamento dello Stato luogo, il decreto legislativo to sia sempre quella di realizzare
Maggiore della Difesa e degli Sta- n.459/1997, concernente la rior- uno strumento militare piena-
ti Maggiori di Forza Armata e ganizzazione dell’area tecnico-in- mente integrato in una ottica in-
dalla legge n. 200/1968, istitutiva dustriale della Difesa attraverso terforze ed in grado, a sua volta,
del Comitato dei Capi di Stato la razionalizzazione dei compiti e di integrarsi con i sistemi alleati
Maggiore. Ora è il Ministero della l’ottimizzazione dei procedimenti multinazionali.
Difesa, massimo organo gerarchi- relativamente ad arsenali, stabili- Per quanto riguarda, invece, l’a-
co e disciplinare, a trovarsi al menti e centri tecnici. Gli enti in rea centrale-amministrativa, è
vertice politico dell’amministra- questione sono stati suddivisi in stato emanato il decreto legislati-
zione militare e civile della Dife- base alla loro dipendenza gerar- vo n.264/1997 che ha sancito la
sa, attuando le deliberazioni in chica, che può essere quella dagli riduzione e la riorganizzazione
materia di difesa e sicurezza Ispettorati di Forza Armata e delle direzioni generali e degli uf-
adottate dal Governo, emanando
le direttive in merito alla politica
militare, approvando la pianifica-
zione generale ed operativa in-
terforze. Alle sue dirette dipen-
denze è posto il Capo di Stato
Maggiore della Difesa che diventa
il responsabile della pianificazio-
ne e dell’impiego delle Forze Ar-
mate nel loro complesso. Alle sue
dipendenze sono posti i Capi di
Stato Maggiore di Forza Armata
nonché, per le competenze tecni-
co-operative, il Segretario Gene-
rale della Difesa. Anche per il Se-
gretario Generale la legge ha san-
cito alcune innovazioni: oltre alla
doppia dipendenza (dal Ministro
per le attribuzioni amministrati-
ve e dal Capo di Stato Maggiore
per le attribuzioni tecnico-opera-
tive), è stato istituito un rapporto Esperti del genio illustrano la peri- fici centrali del Ministero della
di dipendenza gerarchica tra Se- colosità di alcuni ordigni esplosivi a Difesa (si è passati da 19 a 10 di-
gretario e direttori generali, ri- giovani studenti bosniaci. rezioni generali e da 5 a 2 uffici
spetto alle mere funzioni di diret- centrali). Successivamente sono
tiva e di coordinamento fino ad stati emanati i relativi decreti mi-
ora esercitate dal Segretario nel- nisteriali di attuazione che sanci-
l’ambito dell’Amministrazione. quella dal Segretario Generale. Il scono le nuove norme di riorga-
Un altro effetto della legge in esa- Ministro della Difesa ha quindi nizzazione.
me è la riduzione del ruolo del emanato il relativo decreto di at-
Comitato dei Capi di Stato Mag- tuazione per individuare nel det- Riforma del personale
giore, che passa da organo con- taglio gli enti da ricomprendere La riconfigurazione dello stru-
sultivo del Ministro, organo deci- nelle categorie indicate. mento operativo e delle strutture
sionale ed organo di concertazio- C’è poi il decreto legislativo di supporto comporta, conse-
ne tra le Forze Armate a mero or- n.464/1997, relativo alla soppres- guentemente, una riduzione
gano di consulenza del Capo di sione ed alla riorganizzazione dei quantitativa in tutti i ruoli e le ca-
Stato Maggiore della difesa. comandi operativi e territoriali e tegorie del personale, ad eccezio-

101
Un militare italiano si intrattiene
scherzosamente con una bambina
bosniaca.

re a conclusione del processo di


ristrutturazione. L’altro in mate-
ria di reclutamento, stato giuridi-
co ed avanzamento per gli Uffi-
ciali (n. 490/1997).
La necessità di un innalzamen-
to qualitativo delle forze in cam-
po richiede, altresì, una rinnova-
ta politica di addestramento e di
formazione del personale che de-
ve essere preparato in modo
omogeneo, pur nella diversità
delle specializzazioni, per potere
essere rapidamente inserito al
momento dell’impiego, sia nel
contesto interforze sia in quello
multinazionale. Anche in questo
caso è intervenuta l’azione del le-
gislatore che con il decreto legi-
slativo n. 464/1997, già ricordato,
ha previsto una serie di interven-
ti, sempre nell’ottica della riorga-
nizzazione e della semplificazio-
ne. Sono stati fissati alcuni inter-
venti quali la soppressione del-
l’Accademia di Sanità Militare In-
terforze ed il trasferimento delle
relative funzioni alle accademie
militari di Forza Armata; la sop-
pressione del Collegio «Francesco
Morosini» di Venezia con conte-
stuale istituzione della Scuola
Navale Militare. È previsto, altre-
ne dei volontari di truppa per i con quello del personale militare sì, un distaccamento a Milano
quali si prevede un progressivo in servizio permanente; il decreto della Scuola Militare «Nunziatel-
aumento fino ad equilibrare la legislativo n. 504/1997 in materia la», che assume una propria au-
componente professionale con di ritardi, rinvii e dispense relati- tonomia funzionale. Viene, inol-
quella di leva. ve al servizio di leva; alcuni de- tre, ufficializzato l’Istituto Supe-
Da un lato, dunque, sono stati creti ministeriali sulla possibilità riore di Stato Maggiore Interfor-
emanati numerosi provvedimenti per coloro che stanno prestando ze con il compito di perfezionare
in materia di volontari e ferma di il servizio di leva di raffermarsi la formazione professionale e la
leva, tra i quali: il decreto legisla- come volontari per ulteriori 6, 9 o preparazione culturale degli Uffi-
tivo n.196/1995 istitutivo del ruo- 12 mesi. ciali. Il corso superiore di Stato
lo dei volontari di truppa in servi- In attuazione, poi, delle deleghe Maggiore Interforze, che si svolge
zio permanente; il regolamento conferite dalle leggi n. 549/1995 e presso l’omonimo Istituto, sosti-
n.332/1997 relativo all’immissio- n. 662/1997, il Governo ha ema- tuisce ed equivale ai corsi supe-
ne dei volontari nelle carriere ini- nato altri due decreti legislativi. riori svolti presso la Scuola di
ziali della Difesa, delle Forze di Uno in materia di personale civi- Guerra dell’Esercito (ed analoghi
Polizia, dei Vigili del Fuoco; il de- le del Ministero della Difesa (n. istituti delle altre Forze Armate)
creto legislativo n.505/1997 che 265/1997) che prevede una ridu- Ma l’aspetto forse più significa-
prevede l’armonizzazione del zione di 7 000 unità dell’organi- tivo delle nuove disposizioni, ai
trattamento giuridico dei volon- co, fissando a 43 000 unità il nu- fini del discorso generale che si
tari al terzo anno di ferma breve mero di dipendenti da raggiunge- cerca di svolgere in questa sede, è

102
la previsione di criteri per la defi-
nizione, da parte delle università
e di intesa con le accademie e gli
istituti militari di istruzione su-
periore, degli ordinamenti didat-
tici di corso di diploma universi-
tario, di laurea e di specializza-
zione, ai fini del loro adeguamen-
to alle esigenze di formazione de-
gli Ufficiali delle Forze Armate.
Sono previste, pertanto, apposite
convenzioni tra le università e le
accademie per organizzare le ri-
spettive attività didattiche, non-
ché stabilire le modalità di rico-
noscimento degli studi compiuti.
In sostanza, si è voluto lanciare
un segnale tangibile, attraverso la
fissazione di norme e quindi la
predisposizione di uno strumento
legislativo, della necessità che il
processo di trasformazione del- Del resto, sono le stesse recenti Un Ufficiale medico italiano mentre
l’intero strumento militare non missioni svolte dalle nostre Forze effettua controlli sanitari in Bosnia-
debba e non possa prescindere da Armate in Somalia, Bosnia ed Al- Erzegovina.
quello formativo di coloro che so- bania a fornire esempi concreti
no destinati a farne parte in qua- delle nuove esigenze che si pro-
lità di protagonisti. spettano per lo strumento milita- so e del successo su terreni so-
re nazionale. Si è trattato di mis- stanzialmente diversi da quelli
sioni complesse, di natura in- tradizionali. L’Ufficiale, secondo
LA FORMAZIONE DEGLI terforze, dove i nostri soldati so- una convinzione consolidata, non
UFFICIALI no stati chiamati ad operare in può prescindere dalla intrinseca
dispositivi multinazionali alleati; natura di combattente e di co-
Eccoci dunque all’argomento ad offrire prestazioni altamente mandante, in grado di decidere,
centrale di riferimento, per tenta- professionali e flessibili; a con- guidare e motivare i propri solda-
re di descrivere le nuove caratte- frontarsi con realtà locali caratte- ti; ma non può, ormai, fare a me-
ristiche culturali, professionali e rizzate da forti instabilità razzia- no di una preparazione speciali-
tecniche dell’Ufficiale italiano li, etniche e religiose; ad interve- stica e globale al tempo stesso.
(con particolare riferimento all’E- nire facendo uso non sempre e Il nuovo sistema formativo delle
sercito), chiamato ad operare in non necessariamente della forza Forze Armate, in via di elabora-
un contesto strategico trasforma- ma anche e soprattutto di stru- zione e di assestamento, si trova,
to, ad assolvere missioni più arti- menti quali la mediazione e la pertanto, a dover risolvere l’appa-
colate e complesse, dove combat- persuasione. Ecco dunque che i rente contraddizione che i milita-
tere e sconfiggere il nemico è sta- requisiti tradizionali del coraggio ri debbano continuare a fare i mi-
to sostituito da un intervento dif- e della forza, dell’arte della guer- litari anche se chiamati sempre
ferenziato e finalizzato, in molti ra, non sono più i soli ad essere più spesso a svolgere compiti di
casi, più che alla guerra tout richiesti al militare. All’Ufficiale- pacificatori e mediatori.
court al mantenimento o alla co- guerriero si sta affiancando, in-
struzione della pace. fatti, l’Ufficiale-pacificatore, am-
Si tratta, peraltro, di un tema ministratore, diplomatico, psico- I PUNTI CARDINE DI UN
già ampiamente discusso da do- logo, sociologo e tecnologo. Que- NUOVO SISTEMA FORMATIVO
centi universitari, esperti, milita- sta molteplicità di caratteristiche
ri, nell’ambito di lavori di ricerca, può, peraltro, far sorgere il dub- Come ricordato in precedenza,
dibattiti e seminari, dai quali so- bio che sia in atto una tendenza il decreto legislativo n. 464/1997
no emersi importanti e significati- alla smilitarizzazione dei militari, (sulla riforma strutturale delle
vi orientamenti che consentono di nel senso di trasformarli da com- Forze Armate) e quello n.
tracciare un quadro ampiamente battenti, quali essi sono e conti- 490/1997 (sull’avanzamento degli
rappresentativo delle caratteristi- nuano ad essere, in politici e di- Ufficiali) hanno creato le condi-
che dell’Ufficiale del 2000. plomatici, alla ricerca del consen- zioni giuridiche per avviare la tra-

103
Equipaggio di un elicottero AB205
impiegato in una missione fuori
area.

ternazionali; formazione specia-


lizzata e personalizzata, svolta sia
nelle sedi deputate (università,
istituti di istruzioni, scuole), sia
nei reparti di impiego.
Appare evidente, pertanto, co-
me il ruolo delle università nel
processo formativo militare non-
ché la collaborazione fra mondo
accademico e scuole militari di-
ventino prioritari e vadano, in tal
senso, incoraggiati e potenziati,
anche ai sensi del ricordato de-
creto legislativo n. 464/1997.

IL RAPPORTO CON LA
SOCIETÀ CIVILE

Resta un ultimo ma fondamen-


tale concetto da non trascurare
se si vuole completare il quadro
di riferimento per il futuro Uffi-
ciale. Il rapporto con la società
civile. Questo rapporto prima di
essere «di servizio» è di tipo cul-
turale. La comunità internazio-
nale preconizzata per il terzo
millennio potrà vivere ed operare
solo sulla base di una nuova cul-
tura della solidarietà, della pre-
sformazione. Gli elementi innova- allievi delle Accademie, giunti venzione e della rimozione attiva
tori riguardano la possibilità di utilmente a conclusione dei corsi, dei molteplici fattori di rischio.
adottare ordinamenti didattici fi- risulti inferiore a quello necessa- L’opinione pubblica di tutto il
nalizzati ad una formazione inter- rio per la copertura dei posti. mondo non ha alcun dubbio sul-
disciplinare a carattere professio- I concetti fondamentali ai quali l’inutilità della guerra come stru-
nale, grazie al riconoscimento de- ispirare i nuovi iter formativi del- mento di risoluzione dei conflitti
gli studi compiuti presso gli Isti- l’Ufficiale del 2000 e sui quali e sull’orrore delle distruzioni
tuti militari di formazione ed alla sembrano sostanzialmente con- umane e materiali provocate da-
possibilità di rilascio di titoli di cordare tutte le analisi e le rifles- gli stessi conflitti.
diploma universitario, di laurea e sioni elaborate in questi anni, so- È sempre più lamentato il fa-
di specializzazione al personale no i seguenti: formazione perma- stidio dei giovani chiamati alla
militare interessato. A tal fine do- nente e continua, che accompa- leva (per tornare alla nostra
vranno essere stipulate apposite gni l’individuo in tutto l’arco del- realtà nazionale), che interpreta-
convenzioni tra le università, le la sua carriera militare, attraver- no tale servizio non tanto come
accademie e gli istituti militari. A so costanti aggiornamenti colle- un dovere verso lo Stato quanto
questo si aggiunge la possibilità gati al tipo di esperienze e di co- come una arbitraria limitazione
di reclutare tutti gli Ufficiali dei noscenze acquisite e da acquisire; della propria libertà. A confer-
ruoli normali in via prioritaria formazione multinazionale e glo- mare questo diffuso distacco da-
tramite l’Accademia Militare, bale, integrata da una conoscen- gli «affari militari» sembra ag-
mentre l’immissione mediante za sempre più approfondita delle giungersi anche la recente legge
concorsi per laureati permane lingue straniere, da esperienze in materia di obiezione di co-
soltanto qualora il numero degli sempre più frequenti in realtà in- scienza, approvata dal Parlamen-

104
Ufficiali italiani e spagnoli impe-
gnati nella pianificazione di una
operazione congiunta.

to nell’aprile 1998, che non pare


abbia raggiunto il dovuto con-
temperamento tra dovere alla di-
fesa e diritto all’accesso al servi-
zio alternativo di sola utilità per
la comunità civile. Il punto cen-
trale della nuova normativa, lo
ricordiamo, è il riconoscimento
dell’obiezione di coscienza come
diritto soggettivo di ciascun cit-
tadino: chi sceglie di non presta-
re servizio militare potrà ugual-
mente servire il Paese impegnan-
dosi nei servizi civili, nella soli-
darietà sociale, nelle missioni di
pace anche all’estero, senza per
questo venire discriminato.
Il Paese, in sostanza, si può ser-
vire anche senza indossare una
divisa ed impugnare il fucile, se
si vogliono sposare le tesi degli
«antimilitaristi», ma sarebbe
troppo semplicistico liquidare co-
sì frettolosamente il ruolo delle
Forze Armate nella società.
In questi ultimi anni sempre più
frequenti sono state le richieste di
intervento delle Forze Armate in
occasione di catastrofi e calamità
naturali (si ricordino per tutte il
terremoto umbro-marchigiano e
l’alluvione di Sarno), a dimostra- li del Servizio per lo svolgimento cietà civile e svolgere funzioni de-
zione e conferma della significati- di tutte le attività relative alla pre- terminanti di intervento e soccor-
va risorsa, in termini di capacità visione e prevenzione dei rischi, so nelle emergenze, anche al di
organizzative, tecnologiche ed al soccorso delle popolazioni, al fuori dei tradizionali scenari di
umane, che le Forze Armate pos- superamento delle emergenze. Il riferimento, bensì se un ruolo
sono mettere a disposizione del concetto è stato, infine, ribadito «civile» delle Forze Armate venga
Paese, anche al di fuori degli sce- nel recente decreto legislativo n. effettivamente percepito ed accet-
nari tradizionali di guerra. 464/1997 – più volte ricordato in tato sia dal cittadino, sia dal mili-
Del resto, già la cosiddetta «leg- questa sede – che descrive nel det- tare.
ge dei principi» (legge n. taglio tutti i possibili interventi La risposta può essere trovata
382/1978) aveva individuato nuo- nel campo della protezione civile soltanto sul piano culturale, sol-
ve missioni per le Forze Armate, e della tutela ambientale che le tanto dopo avere avviato anche in
oltre a quella primaria di difesa Forze Armate sono in grado di ef- tale direzione tutti gli sforzi di
della Patria, come il concorso alla fettuare: dalle campagne antin- cambiamento e trasformazione
salvaguardia delle istituzioni e cendi boschivi alle emissioni di ritenuti a ragione improrogabili,
della collettività nazionale nei ca- dati meteorologici; dal rilevamen- soltanto con l’intervento e la par-
si di pubbliche calamità. Con la to idroceanografico all’intervento tecipazione consapevole di tutti
legge n. 225/1992, istitutiva del sull’ambiente marino e nelle gli attori dello scenario.
Servizio nazionale di protezione emergenze idriche. Ž
civile, veniva previsto, tra l’altro, La questione non è, pertanto, se
l’inserimento delle Forze Armate le Forze Armate siano in grado di * Esperta di relazioni
tra le strutture operative naziona- entrare in relazione con la so- industriali

105
I VALORI CRISTIANI
la pace,
la guerra,
l’obiezione di
coscienza,
il servizio militare
di Rocco Panunzi * e Stefano Mareggini **

Esto ergo bellando


pacificus, ut eos quos
epugnas, ad pacis
utilitatem vincendo
perducas.
(Sii uomo di pace nel
combattere, affinchè
vincendo tu possa
condurre i vinti a
riconoscere l’utilità
della pace).

S. Agostino
(Ep. 189 c. 6)

106
LA PACE COME VALORE spingere la violenza con la vio- sociale minore, è pure la legge in-
CRISTIANO E UMANO lenza. trinseca fondamentale del gruppo
La guerra giusta, così come internazionale degli Stati.
La pace è la regola finale e su- concepita dalla tradizione teolo- Quando uno Stato vìola una
prema della vita sociale: pax est gica cattolica, è un atto esecutivo norma internazionale, questa vio-
servanda, bisogna conservare la di giustizia penale internaziona- lazione non va considerata esclu-
pace. E’ l’eredità di Cristo ai suoi le. Come esiste una giustizia pe- siva dello Stato danneggiato, ma
figli: vi lascio la pace vi do la mia nale all’interno dei singoli stati, come lesione dell’intera società
pace (cfr. Gv 14,27). così esiste una giustizia penale internazionale.
Un primo interrogativo al qua- all’interno della società interna- La pace è sempre un bene da
le rispondere in modo risolutivo zionale. E’ la ragione della recen- mantenere; anche se non è una
è se esista una guerra giusta. Se- te volontà delle nazioni di costi- pace perfetta sotto tutti gli aspet-
condo alcuni le guerre difensive tuire un tribunale penale interna- ti, è un bene comune di tutti i po-
sono sempre giuste e vige in que- zionale. poli e tutti i popoli sono moral-
sto caso il principio romano vi La legge di solidarietà, che è la mente tenuti a rispettarlo.
vim repellere licet , è lecito re- legge intrinseca di ogni gruppo La pace va mantenuta non solo

107
Paracadutisti italiani impegnati nel- di disarmo o con manifestazioni servizio militare. Invece fu detto
la missione «Ibis» in Somalia. volitive che invocano, ma non loro: non fate violenza a nessuno,
creano la pace. non denunciate il falso, acconten-
Un tentativo di sintesi sulla dot- tatevi della vostra paga» (Decre-
trina cristiana della pace e della tum Gratiani, Venezia 1615, pars
non commettendo aggressioni guerra lo troviamo sviluppato nel II, causa XXIII, q.1, c. 2 Paratus,
che la spezzino, ma anche non Decretum Gratiani (1139-1142): p. 1209).
suscitando nell’animo dei cittadi- « Se la dottrina cristiana tac- Quest’equilibrio teologico nel
ni quella psicologia violenta che è ciasse di peccato tutte le guerre, i valutare pace e guerra in prospet-
sempre l’atto introduttivo dell’ag- soldati che nel Vangelo chiesero tiva cristiana e non intimista o
gressione. E’ il problema tanto at- consiglio per la salute della loro emotiva, si manifesta anche negli
tuale di una cultura di pace che anima si sarebbero sentiti rispon- interventi del Magistero.
spesso è identificata in modo dere che dovevano deporre le ar- La pace non è semplice assenza
molto riduttivo con una politica mi e sottrarsi completamente al di guerra, ma opera della giusti-
zia (GS 78). E come tale va dife-
sa: «Fintanto che esisterà il peri-
SIGLE E ABBREVIAZIONI colo della guerra e non ci sarà
un’autorità internazionale com-
petente, munita di forze efficaci,
Gv Vangelo di S. Giovanni. una volta esaurite tutte le possi-
Mt Vangelo di S. Matteo. bilità di un pacifico accomoda-
Rm Lettera di S. Paolo Apostolo ai Romani. mento, non si potrà negare ai go-
Ep Epistola «Pacem in Terris». Enciclica di Papa Giovanni XXIII verni il diritto di una legittima di-
sulla pace. fesa» (GS 79). E di conseguenza,
GS «Gaudium et Spes». Costituzione Pastorale sul mondo con- a riguardo del servizio militare,
temporaneo del Concilio Ecumenico Vaticano II. così si esprime il Concilio: «Colo-
ro che al servizio della patria

108
Militare italiano inquadrato nella
forza multinazionale di stabilizza-
zione in Bosnia.

esercitano la loro professione nel-


le file dell’esercito, si considerino
come servitori della sicurezza e
della libertà dei loro popoli; se
rettamente adempiono il loro do-
vere, concorrono anch’essi vera-
mente alla stabilità e alla pace»
(GS 79).
Dunque questo servizio com-
pendia necessariamente in sé la
possibilità di combattere per il
proprio Paese.
Paolo VI a suo tempo metteva
in guardia «contro le insidie di
un pacifismo tattico che narcotiz-
za l’avversario da abbattere, o di-
sarma negli spiriti il senso di giu-
stizia, del dovere e del sacrificio»
(Encicliche e discorsi di Paolo VI,
ed. Paoline, Roma, 1968 p. 185).
È vero che le parole di Gesù
suonano così: «Io invece vi dico
di non resistere al male; anzi, se
uno ti colpisce alla guancia de-
stra, volgigli anche la sinistra...
Amate i vostri nemici e pregate
per quelli che vi perseguitano »
(Mt. 5,39.44). L’amore cristiano
non si vendica ripagando con la
stessa moneta, ma in vista della
riconciliazione è pronto a rinun-
ciare al proprio diritto e a tollera-
re l’ingiustizia.
Questo non significa che si pos-
sa passare sopra la giustizia e
l’ordine.
Il singolo uomo e anche lo Sta- specialmente in campo economi- LA CONFLITTUALITÀ NEL
to possono rinunciare a questo o co, che di un disarmo. Dove mi- DIBATTITO SULLA PACE
a quel diritto. Mai, però, possono seria, povertà e ingiustizia sociale
abbandonare il diritto e la verità sopravvivono per il cieco egoismo L’uomo di pace non diversifica
in balìa dell’ingiustizia e della degli uomini e per la loro sete di il suo giudizio e il suo comporta-
menzogna. L’autorità statale, che potere, lì nasce il conflitto. Infat- mento a seconda delle bandiere
garantisce con l’ordinamento giu- ti, la pace non è la semplice as- che sono in gioco. Se scende in
ridico la convivenza umana, è senza della guerra(GS 79). piazza contro un’aggressione e
«stabilita da Dio... Essa non por- Impedire la guerra è già fare non scende contro un’altra di di-
ta invano la spada: infatti, è a ser- concretamente opera di pace, se- verso colore, il pacifista diviene
vizio di Dio, vindice dell’ira divi- condo il Concilio. Parlare di pace uomo di parte e come tale non
na verso colui che compie il ma- non consiste nel fare il disfattista serve la causa che dice di voler
le» (Rm 13,1.4). o il cultore della propria tranquil- servire. Anzi, la sua retorica di-
Il governo è obbligato a difen- lità o della presunta tranquillità viene per se stessa un’insidia alla
dere la vita e la libertà dei cittadi- altrui, ma nel produrre i germi di pace.
ni contro gli ingiusti aggressori. una nuova convivenza, sottopo- Se in linea di principio e nelle
Una pace autentica, giusta, è nendo alla logica della pace le dichiarazioni puramente verbali
frutto più di una politica oculata, stesse armi che la difendono. si deplorano tutte le bombe, ma,

109
di fatto, si organizzano efficienti
manifestazioni per il disarmo
sempre nel campo di uno solo dei
contendenti, oggettivamente, in-
dipendentemente dalle genuine
intenzioni soggettive, si lavora
per indebolire una delle parti in
causa e dunque si diviene uno
strumento bellico nelle mani del-
l’altra parte. Così si accrescono le
tentazioni aggressive e si avvicina
il rischio di una guerra.
Non si può volere la pace tra i
popoli e proporre la lotta violenta
tra le classi come mezzo legitti-
mo per instaurare la giustizia.
Non si possono condannare le
guerre e onorare le rivoluzioni e
gli attentati per sedicenti «nobili»
motivi. Né quelle del presente, né
quelle del passato.
Si potrebbe osservare -e a ra-
gione- che le nazioni si uccideva-
no e si uccidono anche quando
hanno una salda e comune con-
vinzione dell’esistenza di un uni-
co Dio; ma lo facevano e lo fanno
per incoerenza, contrariando i lo-
ro stessi principi.
Esto bellando pacificus, sii uo-
mo di pace in guerra. Questo il
noto appello rivolto da S. Agosti-
no al generale imperiale Bonifa-
cio (Ep. 189, c.6). «Vincendo, ma hanno scelto la professione mili- giudizi e valutazioni sulla pace e
animato di spirito di pace e non tare, si fa gravare il sospetto, se sulla guerra. Questo vale anche
di dominio, potrai indurre i vinti non l’accusa, di immoralità in- nei conflitti tra società, etnie, po-
a riconoscere la comune utilità trinseca perché il soldato è as- poli, nazioni.
della pace». Nel De civitate Dei sunto a simbolo della guerra se È sempre l’uomo il protagoni-
(IV, 15), S. Agostino afferma che non n’è ritenuto la causa. Il sol- sta della guerra. Dunque il solda-
« il guerreggiare è felicità per i dato c’è perché esiste la possibi- to non è il prodotto del Potere
malvagi, necessità per i buoni». lità della guerra e non, viceversa, maligno e indifferente, ma della
Pertanto per il cristiano «la vo- c’è la guerra perché c’è il soldato. condizione umana e sociale, sem-
lontà deve riguardare la pace, la Infatti senza soldati sono pos- pre bisognosa di essere redenta.
necessità la guerra» (a Bonifacio, sibili le guerre, i conflitti armati. L’episodio biblico di Caino e
loc. cit.). Il perché dipende dalle contin- Abele ci richiama un principio
Per il cristiano, dunque, la genze storiche e più profonda- antropologico incontrovertibile:
guerra non deve mai essere volu- mente, come comportamento l’innocente è incolpevole. La dife-
ta, ma soltanto essere una neces- umano, è nella radice dell’uomo sa è dunque prerogativa dell’in-
sità imposta dalla volontà bellica stesso nel suo rapportarsi all’altro nocente e se una società, una na-
dei malvagi. uomo. zione, non lo difendono, si rendo-
La volontà del cristiano deve Comprensione e incomprensio- no colpevoli della colpa dell’ag-
essere di pace, conforme al dove- ne sono dunque la lontana attiva gressore. Da qui sgorga il discri-
re morale, persino nel conflitto matrice dei contrasti personali minante etico tra guerra di ag-
che la necessità gli impone. Vole- culminanti nel conflitto interper- gressione e guerra di difesa.
re la pace è un dovere perché la sonale. È l’azione del peccato ori- Lo Stato moderno, sovrano giu-
pace è la condizione della vita, ginale, che ha intaccato la natura ridicamente e politicamente, si è
per essa Cristo si è immolato. umana e che spesso dimentichia- svincolato dai principi del diritto
Per questi motivi, su quanti mo quando esprimiamo teorie, naturale e dalla legge naturale,

110
Paracadutisti in addestramento ef- nel caso di ingerenza a scopi
fettuano uno sbarco da un cingolato umanitari nell’ambito di una
trasporto truppa. guerra intrastatale.
Solo un ingenuo pacifismo può
sognare il buon esito dei soccorsi
principio morale che l’innocente umanitari ad opera esclusiva-
è incolpevole. mente di volontari disarmati, là
Tuttavia la Chiesa ammonisce le dove si scatenano storici conflitti
minoranze a non « accentuare o odii atavici. In codesto caso di-
l’importanza degli elementi etni- venta un dovere morale non solo
ci... fino a porli al di sopra dei va- difendere i soccorsi ma aprire lo-
lori umani» (Pacem in terris n. ro la strada, se necessario, con le
53). È qui annunciata l’esigenza di armi.
un ordinamento non solo interna- La cristiana invocazione della
zionale, ma sovranazionale. Esso pace non può esimersi da una do-
è fondato sul bene comune e sul verosa azione di aiuto, ma la
diritto naturale, rinnovando così completa. Esto bellando pacifi-
la visione cattolica giusnaturalista cus, il soldato può oggi davvero
e rivedendo il concetto classico di esser uomo di pace nel combatte-
sovranità, come affermato recen- re, poiché è chiamato a farlo per
temente dalla S. Sede con la tesi la pace tra i popoli della terra e
dell’ingerenza umanitaria. per la dignità dell’uomo.
Nel contesto dell’ordine sovra-
nazionale universale e sul piano
dei principi, la guerra di aggres- L’OBIEZIONE DI COSCIENZA E
sione va considerata l’eccezione LA COSCIENZA CRISTIANA IN
trasgressiva; quella di difesa la RELAZIONE AL MONDO
regola comune. MILITARE
Con l’avvento dell’ONU, la guer-
ra di aggressione non colpisce Non si tratta qui di individuare
più soltanto un singolo Stato o se sia meglio la pace o la guerra,
un’Alleanza di Stati, bensì l’intera la violenza o la non violenza;
comunità di Stati: la loro fami- queste sono scelte che il cristia-
assecondando volentieri le filoso- glia, è lecito dire. nesimo ha fatto da sempre. Si
fie idealiste o positiviste: la guer- L’aggressione non è pertanto tratta invece di vedere se sia legit-
ra è buona perché la decide il so- affare particolare, ma comune: timo e perfino doveroso, avere un
vrano o il popolo. costituisce violazione universale esercito che scoraggi l’aggressore
Ogni Stato si è pertanto procla- del diritto. La guerra di difesa, a o il folle; se sia legittimo e dove-
mato giudice di quale sia il pro- sua volta, oltrepassa l’ambito de- roso dotare le forze dell’ordine di
prio bene comune, rendendo in- gli interessi particolari e, sot- armi per mettere un freno ai mal-
determinabili i confini tra guerra traendosi al sospetto dell’arbitra- vagi, che trovano sempre il modo
lecita e guerra illecita. A questo rietà, si colloca sul piano oggetti- di essere armati; se sia legittimo
proposito è bene ricordare che vo della giustizia e costituisce e doveroso dare generalmente al-
l’eccellenza della democrazia sulle esercizio della solidarietà univer- la società i mezzi per reprimere
altre forme di Stato non è di tipo sale degli uomini, tramite la me- con la forza le prevaricazioni
comportamentale, ma strutturale. diazione della famiglia degli Sta- sempre nascenti, nazionali e in-
Anche le democrazie possono fare ti. Infine l’ingerenza a scopo ternazionali.
guerre ingiuste e aggressive. umanitario assume la natura del I Padri della Chiesa assegnava-
Per la dottrina della Chiesa, la dovere in tutta la sua limpidezza, no all’esercito del tempo l’appel-
guerra di difesa è difesa del bene perché è fondata sui diritti del- lativo di castra impia, poiché vi si
comune, che costituisce la stessa l’uomo. adoravano gli idoli e vi era impo-
ragion d’essere dei pubblici pote- Il soldato risulta elevato al suo sto il culto dell’imperatore.
ri (Pacem in terris n.32). La Chie- più alto significato umano: egli è S. Ambrogio invece, riconosce
sa non ha mai abbandonato la sempre colui che è «a disposizio- al servizio militare pagano un ca-
dottrina che riconosce il diritto ne per combattere», ma ora, di rattere salutarmente propedeuti-
alla difesa della propria identità principio, in difesa dell’ordine co a una generosa vita cristiana:
umana e culturale. Non avrebbe etico-giuridico universale e quin- la disciplina a cui avvezza è un’ec-
potuto negarlo senza derogare al di dell’uomo. Questo è evidente cellente scuola di sacrificio; chi

111
ha imparato a morire in armi per Militari italiani impegnati in una
un re terreno, più facilmente sa- operazione anfibia.
prà morire inerme per il vero Dio.
Un autorevole filosofo come
Soloviev definisce la dottrina del- Per un cristiano la coscienza
la non violenza inaccettabile e non è mai puramente individua-
antievangelica, perché porta alla le, ma per avere la rettitudine e la
non difesa dei deboli e a privile- certezza nell’operare deve mante-
giare i forti e i prepotenti. nersi in sintonia con la comunità
Dinanzi a un assassino che sta ecclesiale, fonte di entrambe.
uccidendo un uomo, secondo cer- L’individualismo morale, in
te teorie della non violenza, non ogni società saggiamente costi-
avrei diritto di intervenire a disar- tuita e maggiormente nella Chie-
marlo con la forza e dovrei solo sa, è un atteggiamento da acco-
cercare di persuaderlo. Così fa- gliere con molte riserve. L’obie-
cendo non rispetto la dignità della zione di coscienza, come dice la
persona umana né nell’aggredito parola, deve scaturire ob objec-
né nell’aggressore, lasciando l’uno tum non ob subjectum; deve ave-
e l’altro, in maniera diversa, in re una sostanza oggettiva tra-
balìa degli impulsi cattivi. smessa soggettivamente, e non
La violenza non è intrinseca- viceversa.
mente immorale: è immorale se È necessario precisare che l’o-
con essa si avvilisce la persona al biezione di coscienza al servizio
rango di strumento, ma non in militare è tale solo in senso ana-
sé. Si può far violenza, per sal- logico, e non va confusa con l’u-
varlo, a chi sta per annegare e si niversale e inderogabile obiezio-
dibatte nell’acqua, o a un bambi- ne che i cristiani muovono contro
no che non vuol sottoporsi a un tutto ciò che avversa il Vangelo e
intervento chirurgico. il Regno. Solo in questo contesto
È vero che la coscienza retta e l’obiezione di coscienza alle armi
certa è per ogni uomo sovrana: e alla vita militare ha un valore
va sempre seguita, qualunque co- etico. Diversamente è solo un at- nalisi politica rigorosa; la messa
sa comandi e qualunque cosa teggiamento più o meno conve- in opera di un progetto politico e
proibisca. niente giustificato da maldestre di una strategia sociale. La non
La coscienza di un uomo però ideologie. violenza non deve affatto esaurir-
è sovrana solo per lui; quindi non Chi si qualifica come obiettore si nella contestazione. L’azione
è molto corretto citarne l’autorità di coscienza al servizio militare non violenta per non contraddirsi
quando si discute con gli altri, an- assume in qualche modo una richiede un accordo profondo tra
che perché la sua voce è inverifi- prerogativa profetica e ha il dirit- i mezzi utilizzati e il fine perse-
cabile da parte di terzi. Perciò la to alla stima e alla gratitudine, guito; un intento di riconciliazio-
frase: «La mia coscienza mi di- solo se è il vertice di un’obiezione ne e di giustizia; il rifiuto di ogni
ce...» andrebbe evitata in una di- totale al peccato, al materialismo, parola e di ogni atto che chiudes-
scussione, perché o non significa all’edonismo, all’egoismo....In- sero l’avversario nella sua propria
niente o significa che si vuol por- somma se è un’opzione per la ge- violenza e gli offrissero un prete-
re fine ad ogni dialogo e a ogni nerosità, per un umanesimo pra- sto per giustificarla.
confronto. Con gli altri bisogna tico e non di dottrina. Non si può essere veri obiettori
sempre portare ragioni che possa- Non esiste obiezione se non c’è se non si rispettano le opinioni e
no essere valutate anche da loro. un’opzione, una scelta in positi- gli impegni di coloro che si pre-
Il cristianesimo conosce da vo, intelligente, volitiva e deter- parano moralmente e tecnica-
sempre il fenomeno dell’obiezio- minata. Se così non fosse sarebbe mente a lottare e a morire, se oc-
ne di coscienza; basti pensare ai solo un atteggiarsi senza conte- corre, perché tutti possano vivere
martiri che si rifiutarono di sacri- nuti né morali né civili, prestan- in sicurezza nella libertà. La logi-
ficare agli idoli. Il sostegno logi- do il proprio io, la propria co- ca del servizio, in altre parole del-
co di questo rifiuto non è tanto il scienza, all’ideologia di turno o l’impegno per gli altri, è fonda-
dettato soggettivo della coscien- all’emozione del momento. mentale nella visione cristiana
za, quanto la ragione oggettiva e L’obiezione come testimonian- della vita.
verificabile che l’idolo è un Dio za della non violenza esige una La profezia come atteggiamen-
falso e non può essere adorato. informazione permanente; un’a- to opposto al realismo è una fuga

112
un dovere morale, perché è la
forma umana per avere cura del
fratello nel suo desolato abban-
dono al tragico scontro degli odii
e delle violenze.
Il comandamento divino della
non violenza non può derogare al
comandamento supremo dell’a-
more cristiano per il sofferente,
l’oppresso, il debole. Potranno
presentarsi casi in cui si potrà sti-
mare in coscienza che ci è per-
messo e perfino richiesto di ri-
correre alla violenza come con-
tro-violenza, per amore di loro,
per difenderli più efficacemente
possibile.
Il cristiano trova dunque posto
a pieno titolo, e non come rime-
dio o adattamento, nelle forze ar-
mate. La condizione militare ha
il suo fondamento morale nell’e-
sigenza di difendere i beni spiri-
tuali e materiali della comunità
nazionale, della Patria e di coloro
che vedono la propria dignità
umana calpestata e rinnegata dal
sopruso. Non è il timore, certo o
probabile, delle nefaste conse-
guenze della guerra che identifica
il militare come uomo di pace.
in avanti egoista e sterile. Il reali- supera le distinzioni di razza, Il militare è uomo di pace per
smo senza profezia è opportuni- cultura, nazionalità, credenze re- virtù e coraggio, non per paura.
smo e appiattimento. ligiose e si afferma sopra queste, Vive la pace decidendo di non sta-
L’uomo di pace vive nell’equili- se i pur leciti princìpi non vengo- re in pace, ma combattendo per
brio della pienezza di entrambi, no pervertiti per fini particolari essa come industrioso operaio di
dell’intuizione profetica e della d’interesse. pace, sapendo che consiste più nei
concretezza del quotidiano: la pa- Nell’ottica della fede si può dire gesti e nella volontà, che nelle pa-
ce è il frutto del vivere e dell’agire che alla figura universale di Dio role e nella intelligenza. È un atto
per l’altro secondo giustizia. La come «Paternità creatrice» corri- autorevole immediato del cuore
pace non è la tranquillità statica sponde, per merito della Reden- dell’uomo e solo per questo è ra-
di un ordine, ma un’opera, un la- zione, «la fraternità creata» che gionevole, perché è autenticamen-
voro che consiste in un dinami- implica il dovere della cura e del te umano. È un gesto decisivo ge-
smo, un muoversi che non è in- soccorso reciproco e del rispetto neroso, non dialogico anche se
quietudine ma ricerca continua costitutivo, prima che costituzio- talvolta nasce dal dialogo.
di ogni germe di solidarietà uma- nale, di ogni individuo che porta Il «soldato» può oggi davvero
na radicata nella giustizia. l’immagine di Dio. Solo questo essere uomo di pace nel combat-
ingenera il divieto all’offesa della tere, poiché è chiamato a farlo
singola persona e quindi il divie- per la pace tra i popoli della terra
CONCLUSIONI to della guerra offensiva contro e per la dignità dell’uomo.
una collettività diversa dalla pro- Ž
Dalla fine della seconda guerra pria, ma anch’essa del pari uma-
mondiale ad oggi la principale li- na. La voce del Cristo «amatevi * Brigadier Generale,
nea di svolgimento degli ideali e come io vi ho amati» non risuona Comandante del Raggruppamento
delle convinzioni etico-politiche è più come un invito, ma una ne- Artiglieria di FOTER
segnata dalla sempre più forte e cessità per l’uomo che desidera ** Cappellano in servizio presso
diffusa accettazione dei diritti essere degno di questo nome. il Raggruppamento
dell’uomo. La loro universalità L’ingerenza umanitaria diventa Artiglieria di FOTER

113
LA RESISTENZA
DEI MILITARI ITALIANI
ALL’ESTERO

Il giorno 14 ottobre scorso, presso la Biblioteca Militare


Centrale dello Stato Maggiore dell’Esercito, è stata presen-
tata la collana storica, curata dalla Rivista Militare, dedi-
cata al tema «La Resistenza dei militari italiani all’estero».

114
La manifestazione, organizzata dal Centro Pubblicistica dell’E-
sercito, ha riscosso un notevole successo. Erano presenti: il Presi-
dente della Corte Costituzionale, Prof. Renato Granata; il Mini-
stro della Difesa, Sen. Prof. Carlo Scognamiglio Pasini; il Capo di
Stato Maggiore dell’Esercito, Ten. Gen. Francesco Cervoni; il Se-
gretario Generale della Difesa, Ten. Gen. Alberto Zignani; Uffi-
ciali e Sottufficiali delle tre Forze Armate; esponenti delle Asso-
ciazioni combattentistiche e d’Arma; giornalisti; esperti e studio-
si di storia militare.

115
IL FORTE DI
VIGLIENA
di Flavio Russo *

Cosa accadde realmente nei pressi della roccaforte di Vigliena in


occasione dell'epico scontro tra repubblicani partenopei ed
esercito sanfedista? Chi la ridusse in macerie? Fu l'eroico gesto
dei difensori, l'incuria degli uomini o l'usura del tempo? I ruderi
di quel glorioso fortino forse potrebbero rivelarci la verità.

116
A ll’alba del 13 giugno 1799
l’orda realista capeggiata
dal cardinale Ruffo ormai
a ridosso di Napoli, sede del go-
verno repubblicano, si mosse alla
tavano pure alcuni drappelli re-
golari russi e ottomani, gradito
omaggio dei rispettivi sovrani,
nonché frammenti residui dell’E-
sercito borbonico. A contrastargli
sua conquista. Per la palese di- la marcia, infatti, soltanto gli
sparità delle forze, entrambi i scarni e scoraggiati manipoli che
contendenti intuivano che la resi- freneticamente, negli ultimi gior-
stenza sarebbe stata simbolica, ni, il governo rivoluzionario era
pochi giorni al massimo. L’itine- riuscito ad aggregare e a schiera-
rario d’investimento impegnò la re quasi a ridosso della murazio-
direttrice più breve, quella orien- ne orientale della città. E qualche
tale lungo la marina, avvalendosi chilometro più a est, sulla spiag-
dell’antichissima strada per le gia del borgo di San Giovanni,
Calabrie, all’epoca ancora libera uno sparuto fortino costiero,
dalla teoria ininterrotta di caseg- estremo retaggio dei viceré spa-
giati che in seguito l’avrebbero gnoli, ultimo avamposto repub-
costipata. Dal punto di vista mili- blicano: sette cannoni di marina
tare nessun significativo ostacolo e un pugno di calabresi coman-
si frapponeva all’avanzata della dati da un certo Toscani, fervente
raffazzonata armata, detta della patriota, già prete in Cosenza.
«Santa Fede», nelle cui file mili-
Con l’inoltrarsi della mattinata
alle orecchie della sua guarnigio-
ne il cadenzato frangersi della ri-
sacca iniziò a dissolversi nel cre-
scente e terrificante clamore della
massa in avvicinamento. Il gridio,
dapprima indistinto e confuso,
sembrò ben presto ai difensori so-
vrastato da una parlata nota, qua-
si familiare. Non si sbagliavano
poiché a fianco ai soldati dello
zar, del sultano e di Ferdinando
IV avanzavano torme di miserabi-
li calabresi, formando nel loro in-
sieme un’ondeggiante e policro-

117
ma marea che, istante dopo istan- fensori ricaccia i soldati dello zar È necessario perciò trucidarli
te, ricoprì dappertutto la grigia a distanza di sicurezza. L’iniziati- uno dopo l’altro, perché anche
sabbia vesuviana, trasformando il va passa allora a una batteria agonizzanti non cessano di bat-
piccolo caposaldo in una sorta di campale realista, che fa conver- tersi.
isola biancastra, appena affioran- gere le traiettorie sul fianco del Il Toscani allora, accortosi del-
te e sempre più minuscola. caposaldo, spesso meno di un la imminente sopraffazione, con-
Pochi minuti ancora e al barbà- paio di metri. In poche ore la mu- scio dell’inesorabile destino dei
glio delle tante lame di falcioni, raglia di tufo sconvolta dai deva- suoi commilitoni, benché trafitto
di roncole e di baionette si infra- stanti impatti si sgretola irrepara- più volte, barcolla verso la polve-
mezza l’intermittente sfavillìo bilmente. Al diradarsi della densa riera, e invocando Dio e la Li-
crepitante della fucileria. L’atto- polvere appare una vasta breccia, bertà fa brillare i tanti barili di
nito stupore sugli spalti cessa di le cui macerie, per giunta, river- polvere accatastati.
colpo e il cupo tuonare dei pezzi sandosi nel modesto fossato anti- Una immane deflagrazione
ristabilisce i precisi ruoli. Una stante lo hanno colmato. Nessun squassa le malconce mura del
densa coltre di volute di fumo ro- ostacolo si frappone più all’irru- fortino, proiettandone le pietre e
tola dalle cannoniere verso la zione: molti repubblicani giaccio- le artiglierie in ogni direzione:
spiaggia, rischiarata frequente- no uccisi, molti altri feriti mentre pochi istanti dopo, nell’irreale si-
mente da rossastre vampate che i restanti barcollano storditi. lenzio, frammisti alle macerie
preannunciano agli incauti attac- In pochi minuti i sanfedisti giacciono uniti per sempre cala-
canti le micidiali bordate a mitra- guadagnano l’interno: sono per bresi repubblicani e calabresi
glia. Agli strepiti degli esaltati ironia della sorte spesso compae- realisti. E mentre gli attoniti vin-
succedono gli urli dei dilaniati, sani dei difensori. Il che rende lo citori riprendono la marcia, il
mentre la cadenza di fuoco dive- mare inizia a schiumare intorno
nuta spasmodica, impone all’or- al cumulo di detriti, già fortino di
da un rapido riflusso. Vigliena, avviandone lo spiana-
Ma la tacitazione del caposaldo Il fortino di Vigliena in un rilievo mento definitivo.
non può rinviarsi perché quelle della prima metà del XIX secolo. Questa, almeno, stando alla ri-
costruzione del Colletta, sino a
poche settimane prima ufficiale
di artiglieria dell’esercito borbo-
nico e quindi passato nelle file
dei repubblicani, la gloriosa fine
del fortino di Vigliena e della sua
guarnigione.

Il mare, che per oltre due secoli


ha lambito e corroso le sue mura-
glie, dalla sommità dei loro incer-
ti ruderi oggi nemmeno si vede.
Al suo posto svettano le ciminiere
di una centrale termoelettrica del-
l’ENEL. Quella che fino agli inizi
del nostro secolo era una spledida
e profumata spiaggia si è trasfo-
mata in un dedalo selvaggio di ca-
pannoni fatiscenti e irregolari,
sconci cadaveri di un’industrializ-
zazione defunta dopo un effimero
stesse artiglierie, sebbene postate scontro ancora più spietato ed ef- insediamento. Al pari delle bellez-
originariamente per il tiro navale, ferato. La ressa è tale che il mas- ze paesaggistiche sbranate dalla
riescono a battere anche la vicina sacro sistematico della guarnigio- barbarie di un velleitario «svilup-
strada, scompaginando l’avanza- ne non è possibile nemmeno al- po», anche i resti del fortino di
ta. Le truppe russe, probabilmen- l’arma bianca. Improbo peraltro Vigliena non sono riusciti a scam-
te le sole dotate della capacità distinguerne gli uomini: l’unifor- pare alla barbarie dell’incultura.
militare di affrontare un investi- me civica è disponibile per pochi Sommersi da strati di detriti e di
mento coordinato tentano allora tra i quali alcune donne che ave- spazzatura, mutilati, anno dopo
di espugnarlo d’assalto. Con per- vano tentato così di mascherare anno, nelle strutture dall’assedio
dite ingenti il rabbioso tiro dei di- la propria debolezza. della squallida cementificazione

118
Veduta del fortino di Vigliena alla venne sempre riguardato l’eroico tro a ridurgli le offese esclusiva-
fine del XIX. episodio. Collocandosi allo spira- mente a quelle del mare e del
re della effimera Repubblica par- tempo, peraltro affatto trascura-
tenopea, tragico miscuglio di uto- bili, specie se concomitanti. Del
pia, di ingenuità, di avventatezza, resto la sua modesta superficie,
circostante non differiscono or- di eroismo, come pure di cru- l’evidente inidoneità a qualsiasi
mai da una discarica abbandona- deltà, di aberrazione, di odio e di riutilizzo alternativo, l’inclusione
ta, ornata dalle gramigne e arre- fanatismo massimalista, riscattò nelle pertinenze militari e la fin
data dalle onnipresenti carcasse l’incoerenza di tanti sedicenti pa- troppo periferica ubicazione coo-
d’autovetture. Solo nei primi mesi trioti, testimoniando l’aspirazio- perarono ampiamente al medesi-
dello scorso anno se ne è iniziato ne a una consapevole dignità so- mo risultato, almeno fino al se-
il recupero rimuovendo l’osceno ciale. Le poche ore di resistenza condo dopoguerra. Le devasta-
sudario. assursero perciò ad esempio em- zioni umane ottocentesche, per-
blematico, che riuscì a sconfigge- ciò, consistettero nelle superfeta-
Lo scempio, in quanto tale, non re la deprecazione e l’oblio dei zioni imposte dalla sua promo-
sarebbe di per sé singolare van- decenni successivi e a recuperare zione a bersaglio balistico. Ma al-
tando innumerevoli analogie: in la piena notorietà nella neonata lorquando la presunzione di ri-
un Paese punteggiato di mura ur- Italia. Il che gratificò le malconce solvere semplicisticamente e ra-
biche, castelli, fortezze e fortini mura allo scoccare del primo pidamente la questione meridio-
avvicendatisi senza soluzione di centenario dell’onorificenza di nale individuò nelle spiagge, a
continuità negli ultimi trenta se- «munumento nazionale», onorifi- oriente e a occidente di Napoli, i
coli, il disinteresse e l’incuria so- cenza significativamente mai siti ideali per l’insediamento di
no piuttosto la norma che l’ecce- concessa. tutte le più disparate attività in-
zione. Ma almeno in questo parti- Pertanto l’autorevole interessa- dustriali – in perfetta concordan-
colare caso sembra, se non ese- mento non implicò alcun inter- za con quanto già avviato dai
crabile, non giustificabile proprio vento anche meramente conser- Borboni –, per il fortino di Viglie-
per il valore emblematico con cui vativo sul fortino, valse se non al- na, ad onta della menzione parla-

119
Aereofoto del 1928: il fortino di Vi-
gliena è ancora sostanzialmente in-
tegro. La situazione appare identica
anche in riprese del 1943-45, nono-
stante i pesantissimi bombarda-
menti a cui fu sottoposta la zona.

britanniche.
Proprio nel febbraio di quel-
l’anno era giunto a Napoli, con
l’incarico di viceré, don Giovanni
Emanuele Fernandez Pacheco
duca di Escalona e marchese di
Villena. Di circa cinquant’anni,
con alle spalle una brillante car-
riera militare, si rese immediata-
mente conto dell’assoluta incon-
sistenza difensiva della capitale
al profilarsi di probabili attacchi
navali inglesi. Senza alcun indu-
gio, agli inizi di marzo, emanò le
mentare e della notorietà lettera- e imprevista, dell’erede designato apposite ordinanze per la realiz-
ria acquisita, cessò la tregua e nel 1699 riacutizzò la questione e zazione di cinque poderosi fortini
iniziò il più furioso e devastante le trame europee. Nel maggio costieri da scaglionare tra Napoli
assedio. Sopravvissuto indenne successivo, prossimo alla fine, e Castellammare, ovvero in me-
agli sconvolgenti bombardamenti Carlo II nelle disposizioni testa- dia uno ogni tre chilometri. Per
alleati, superati secoli di mareg- mentarie nominò il duca d’Angiò l’esattezza il primo, che ne tra-
giate, oggi allo scoccare del se- suo successore, sperando che la manderà il nome, fu insediato
condo centenario non solo è scelta costituisse il minore dei sulla spiaggia dell’attuale S. Gio-
estremamente improbo riesumar- mali per l’impero e per i sudditi. vanni a Teduccio, il secondo su
ne i resti, almeno nella loro origi- In breve gli eventi vanificarono la quella di Portici, inglobando una
naria completezza planimetrica, speranza e concretizzarono il ti- più vetusta torre costiera, il terzo
ma persino recuperarne la più more: la Guerra di Successione sul porticciolo di Torre del Gre-
coerente memoria storica, sepol- Spagnola, che si sarebbe protrat- co, il quarto sull’isolotto alla foce
ta, a sua volta, sotto cumuli di ta per ben 11 anni, scoppiò nel del Sarno e il quinto presso il
approssimazione rievocativa. 1702, e vide contrapposte le forze porto di Castellammare.
Il 1° novembre del 1700, l’ulti- franco-ispaniche a quelle austro- Di tutti, sostanzialmente equi-
mo e derelitto sovrano della mo-
narchia asburgica spagnola, Car-
lo II, moriva senza lasciare alcun
discendente diretto. Non si trattò
di eventi improvvisi né meno che
mai imprevisti: da anni, infatti, le
condizioni fisiche e mentali del
re li avevano preannunciati al
punto che lo stesso Carlo II in un
estremo sussulto di dignità, te-
mendo lo smembramento del-
l’impero, aveva prescelto a succe-
dergli il principe Giuseppe Ferdi-
nando di Baviera. La prematura
scomparsa, questa sì improvvisa

Aereofoto del 1985: il fortino appare


sommerso da un cumulo di rifiuti e
ha subito vistose demolizioni.

120
Il fortino di Vigliena in un rilievo un ponte levatoio scavalcante il bastioncini per la difesa radente
della metà del XVIII secolo. modesto fossato, ampio media- del fossato: al di sopra di queste
mente 9 metri, che circondava ultime in quello di sinistra, a li-
quasi interamente il fortino. Una vello del cortile, la polveriera e in
fitta teoria di fucilieri assicurava quello di destra un deposito di at-
valenti per armamento, quello di il rispetto alle spalle. Secondo i trezzi. La costruzione fu condotta
Vigliena è senza dubbio il più ra- dettami dell’epoca l’opera risulta- innanzi a tempo di primato, tan-
zionale e moderno. Progettato va particolarmente bassa, circa 5- to che in soli tre anni il fortino fu
dall’ingegnere napoletano don Fi- 6 metri dal fondo del fosso, ben ultimato: nel 1705 risulta già ar-
lippo Marinello, ostenta significa- defilata al tiro navale e difesa da mato e presidiato.
tive analogie con coeve fortifica- possibili colpi di mano da due
zioni francesi, reputate al mo- piccolissimi bastioni disposti Gli eventi che seguirono non vi-
mento tra le migliori del settore. simmetricamente alla base del dero la paventata aggressione bri-
La sua connotazione precipua «cuneo». Tutto il perimetro era tannica: Vigliena e i consimili ca-
può assimilarsi a un grosso cu- debitamente terrapienato all’in- pisaldi non ebbero pertanto occa-
neo con lo spigolo volto al mare, terno con spessori che attingeva- sione di tirare neanche un colpo.
le cui due facce convergenti, lun- no oltre 7 metri sul fronte a ma- La pace, ratificata nel 1713 con il
ghe circa 36 metri, sopportavano re, interpretati fino ai recentissi- Trattato di Utrecht, sancì di fatto
ciascuna tre cannoni di grosso mi scavi come altrettante casa- lo smembramento dell’impero
calibro schierati «in barbetta», matte di variegata destinazione spagnolo. Il regno di Napoli pas-
mentre un settimo sovrastava lo fruitiva. L’accesso alla sovrastan- sò così all’Austria e con esso i fa-
spigolo stesso. Verso terra il forte te piazza d’armi avveniva attra- mosi fortini che si avviarono, in
si concludeva con due piccoli verso una rampa lunga circa 18 ottemperanza alla mutata visione
fianchi, lunghi a loro volta circa metri, montante dal cortiletto in- strategica, a una tranquilla obso-
20 metri, formanti fra le loro terno triangolare. Nessun sotter- lescenza. Ma, non trascorsero
estremità un segmento rientrante raneo, tranne una cisterna cen- neppure vent’anni, che il precario
contenente l’ingresso, servito da trale e due piccole casamatte nei assetto fu posto nuovamente in

121
fortini esistenti e si qualificò il
personale di servizio. Vigliena
nella circostanza fu dotato di
una maggiore protezione del
fronte a terra, ottenuta con l’edi-
ficazione di un robusto rivellino
e di un secondo ponte levatoio.
Persino la reggia, ritenuta trop-
po vulnerabile, si volle a debita
distanza dal mare e si diede l’in-
carico all’architetto Luigi Vanvi-
telli di erigerla a Caserta.
Carlo III nel 1759 dovette la-
sciare il suo regno per succedere
al padre sul trono di Spagna. Al
suo posto lasciò il figlio primige-
nio Ferdinando, all’epoca un
bambino di soli otto anni, sotto
la reggenza di Bernardo Tanuc-
ci. Il programma di riarmo e di
aggiornamento delle Forze Ar-
mate proseguì con ulteriori in-
crementi che subirono una visto-
sa impennata in conseguenza
della Rivoluzione Francese. La
tragica sorte di Maria Antoniet-
ta, sorella della regina di Napoli
acuì la già connaturale avversio-
ne della corte napoletana nei
confronti degli ideali democrati-
Planimetria eseguita verso la fine poletana, di terra e di mare. Il ci proclamati a Parigi, inducen-
del XIX secolo in cui compaiono - complesso programma, ancora do Ferdinando IV, ad onta della
in legenda n.17 - innumerevoli casa- lontano dall’essere ultimato, do- sua proverbiale prudenza, a ri-
matte alle spalle dello spigolo a ma-
re del fortino. vette farsi carico, all’esplodere gettare la richiesta di riconosci-
della guerra per la successione mento del nuovo regime. E come
d’Austria, nel 1742, di cooperare prevedibile le conseguenze non
discussione da una ennesima cri- militarmente con la Spagna. si fecero attendere. Nella prima-
si dinastica, passata alla storia Nell’agosto dello stesso anno, il vera del 1792 a Napoli, reputan-
come guerra di Succesione di Po- commodoro inglese Martin, al dosi ormai imminente una ini-
lonia, conclusasi nel 1734. Il re- comando di una squadra navale, ziativa navale francese, si inten-
gno di Napoli, dopo una serie di presentatosi ostilmente dinanzi sificarono al parossismo i prepa-
combattimenti, tornò in mano Napoli intimò al sovrano di ri- rativi difensivi lungo la marina.
spagnola per essere ceduto insie- chiamare il suo modesto contin- Molte batterie, armate con i mo-
me a quello di Sicilia, in data 15 gente e di dichiararsi assoluta- dernissimi e micidiali obici da
giugno dal sovrano Filippo V al mente neutrale nella vicenda. 32 libbre destinati al tiro a palle
suo promogenito Carlo III, come Due ore per decidere, scadute le roventi contro i vascelli, vennero
Stato autonomo. quali le navi avrebbero iniziato il rapidamente attivate e tra queste
Il giovane re, perfettamente bombardamento. anche quella di Vigliena. Innu-
conscio dell’assoluta inconsi- I castelli della città si trovava- merevoli barche cannoniere fu-
stenza difensiva della neonata no ancora privi di artiglierie e rono messe in mare a rincalzo
nazione tentò immediatamente quei pochi cannoni che schiera- dei vascelli da guerra. Persino
di istituire un adeguato stru- vano non disponevano di muni- alcuni pacifici mercantili rice-
mento militare. Superando diffi- zioni: fu giocoforza sottostare vettero un discreto armamento.
coltà inimmaginabili, avvalendo- all’umiliante imposizione. Ma la Da una estremità all’altra del
si delle migliori competenze di- lezione incentivò una frenica golfo si susseguivano postazioni
sponibili, in pochi anni iniziò a corsa al riarmo. In pochi mesi si di artiglieria, forti complessiva-
prendere consistenza una sorta eressero nuove batterie costiere, mente di quasi 500 pezzi, men-
di antesignana Forza Armata na- si potenziarono e riarmarono i tre circa 15 000 uomini di trup-

122
Primo rilievo provvisorio di scavo: usciamo bene e non ci crepiamo, prio con il vile episodio, si era
lo spazio supposto per le casamatte avendo anch’io da più giorni per- diffuso ulteriormente fra gli strati
si rivela un grande terrapieno. so il sonno totalmente...»! In bre- più colti e più benestanti dei sud-
ve l’isterica paura del sovrano finì diti, incrementandosi negli anni
per paralizzare tutto l’immenso successivi. E quando un esercito
pa regolare e 12 Reggimenti di apparato, per cui l’ammiraglio francese nel 1798 superò le fron-
milizia presidiavano ogni metro non ebbe alcuna difficoltà a im- tiere del regno parve per molti il
di arenile. porre la sua volontà. tanto auspicato avvento della re-
Finalmente il 16 dicembre la pubblica. Ferdinando IV, il 22 di-
squadra francese agli ordini del- Il pavidissimo comportamento cembre, abbandonò Napoli alla
l’ammiraglio La Touche compar- del sovrano trovò nei giorni suc- volta di Palermo e, il 25 gennaio
ve nelle acque del golfo. Non po- cessivi una plausibile spiegazio- del ‘99, insediò nella capitale un
teva definirsi temibile, contando ne: il brusco mutamento d’intenti governo provvisorio rivoluziona-
appena tre fregate e dieci battelli non andava imputato alle navi rio, sostenuto dalle armi francesi.
minori, a differenza dello schie- francesi quanto alla notizia, arta- Quanto all’Esercito regio, sban-
ramento difensivo, assolutamente mente fatta circolare, della pre- dato e disperso, sopravviveva sol-
impressionante. Il re dal canto senza in Napoli di almeno 50 000 tanto nell’aliquota di stanza in Si-
suo da mesi non faceva mistero giacobini pronti a insorgere e a cilia.
dei suoi inediti propositi bellico- istaurare la repubblica. Si tratta- La vergognosa disfatta trovò
si, giungendo a scrivere al suo va di una diceria ovviamente non nel cardinale Ruffo un fanatico
ambasciatore a Vienna, in data vera, ma disgraziatamente molto vendicatore. A sole due settimane
13 novembre, di non essere di- verosimile, serpeggiando da tem- dalla proclamazione della repub-
sposto: «...a soffrire che da simile po esplicite simpatie rivoluziona- blica, l’alto prelato sbarcava in
canaglia ci si voglia imporre la rie. E, infatti, allontanatisi i va- Calabria, deciso con l’aiuto di raf-
legge...». Ma a partire dal giorno scelli non si allontanò il sospetto, fazzonati seguaci a riconquistare
8 dicembre il tono diviene inspie- e il contagio ideologico che la il regno. Il trascorrere delle setti-
gabilmente opposto, scrivendo: corte borbonica cercava dispera- mane vide un incessante affluire
«...è un vero ajuto di Dio se ne tamente di tenere lontano, pro- sotto le sue insegne, più note co-

123
me della «Santa Fede», di schiere
di popolani e alcuni contingenti
militari inviati dallo zar di Russia
e dal Sultano di Costantinopoli:
fu quello l’unico esempio di trup-
pe ottomane comandate diretta-
mente da un cardinale cristiano!
Con l’incrementarsi dell’orda si
incrementavano le adesioni: mol-
ti paesi si consegnavano al Ruffo
temendo il sacco a cui sarebbero
stati sottoposti in caso contrario.
A Napoli si apprendevano senza
eccessive preoccupazioni le infor-
mazioni sui successi delle forze
sanfediste, e soltanto dopo che i
raccogliticci reparti repubblicani
inviati a batterle tornavano siste-
maticamente battuti, prese a ser-
peggiare una crescente appren-
sione. Con l’inoltrarsi della pri-
mavera il cardinale guadagnò tut-
ti i dintorni di Napoli, lasciando
presagire ai meno ideologizzati
l’immanenza della conquista: nei
ranghi dei «patrioti» iniziarono a
moltiplicarsi le defezioni e a Na-
poli si potè leggere un ironico
cartello che recitava: «unica ed
indivisa la Repubblica Napoleta-
na, comincia a Posillipo e finisce
a Porta Capuana»!
Ai primi di giugno la situazione
nella capitale è ormai disperata:
manca il pane e scarseggia persi-
no l’acqua, mentre i sanfedisti so-
no ormai a pochi chilometri di
distanza. Una colonna di repub-
blicani viene inviata di rinforzo
nei pressi di Vigliena nel temera-
rio tentativo di bloccare l’accesso Scorcio dello stato attuale del forti- sattenzione dei vincitori, intenti a
a Napoli. Il giorno 11 il fortino è no di Vigliena. spartirsi la polvere, o da una mi-
attaccato contemporaneamente na a scoppio ritardato innescata
da mare e da terra: i difensori, dai difensori prima della sopraf-
tuttavia, riescono a respingere i fazione.
realisti. All’estremo della dispera- quel momento circondò l’intera Un anonimo testimone repub-
zione il governo repubblicano av- vicenda. Le contraddittorie rico- blicano tramandò in un suo dia-
via, ovviamente per la sola Napo- struzioni che si sono succedute rio le ore immediatamente prece-
li, la coscrizione obbligatoria, re- da allora, tutte più o meno afflit- denti la caduta del fortino, in
quisendo persino i cavalli da tiro. te da partigianeria per l’una o questi termini: «...Escono due ga-
Trascorre in quegli angosciosi l’altra fazione, non hanno favori- leotte dal nostro porto e si son
preparativi anche il giorno 12 e, to l’acquisizione della verità. Per i poste dinanzi al fortino di Rici-
dopo una notte insonne, spunta filorepubblicani si trattò del vo- gliano... [Rovigliano, foce del
l’alba del giovedì 13. lontario sacrificio della guarni- Sarno] ...Alle ore 20 1/2 la fregata
gione, per i filoborbonici di un a vele gonfie seguita dalla corvet-
Cosa sia realmente accaduto al incidente verificatosi nelle ore ta [inglese] s’accosta fin sotto le
fortino di Vigliena è difficile sta- immediatamente successive alla batterie del molo. Le galeotte, i
bilirlo per la confusione che da conquista provocato o dalla di- fortini del molo, il torrione del

124
tatori che seguiva dall’alto delle
terrazze l’avanzata delle forze rea-
liste vide distintamente il tiro dei
cannoni di Vigliena dirigere con-
tro le navi repubblicane, dal che
arguì la conquista dello stesso a
opera dei sanfedisti. Non vide
però, ed è almeno incredibile, l’e-
splosione dello stesso che invece
avrebbe dovuto distruggerlo o per
lo meno danneggiarlo gravemen-
te. Il che sarebbe stato oltretutto
in contrasto con la prosecuzione
del tiro, vuoi perché schiantate le
batterie, vuoi perché distrutte le
munizioni. La vicenda, pertanto,
dovette avere uno svolgimento
meno eroico, ma non per questo
necessariamente meno cruento.
Lo stesso diarista, aggiunge a
margine in maniera alquanto
enigmatica e per molti versi in-
coerente, che nei giorni seguenti
si apprese che a Vigliena tra i ca-
daveri dei difensori si erano sco-
perte tre donne con indosso l’u-
niforme civica, e che lo stesso for-
tino era stato minato dai repub-
blicani e fatto saltare in aria, con
poco danno dei realisti perché
tempestivamente avvisati avevano
avuto il tempo di allontanarsene.
Precisazioni che non spiegano
però la non percezione della de-
flagrazione, a meno di non inter-
pretare in tal modo la curiosa an-
notazione del primo diarista, se-
condo il quale: «...verso mezz’ora
di notte si è veduta una granata
poco più in là del Ponte, ch’è spa-
Carmine, il Castello nuovo e quel- tempo, tirano qualche colpo di rata in aria...». Potrebbe essere
lo dell’Ovo hanno tirato contro la cannone verso terra... Gli astra- stata quella modesta e solitaria
stessa... Alle ore 23 Napoli è in chi sono pieni di gente che coi fiammata, pari per intensità a
azione assai viva. Sul Ponte [della parasole sta guardando... Verso le una singola granata, l’unica ma-
Maddalena] vi è un fuoco conti- 22 si è veduto la fregata [inglese] nifestazione dell’esplosione di Vi-
nuo...». La recente pubblicazione che tornava ad accostarsi, e le ga- gliena.
del diario, manoscritto e inedito, leotte della Repubblica, mentre
dell’avvocato Carlo de Nicola, an- tiravano contro la stessa, pare Di certo il fortino non andò di-
ch’egli testimone oculare di quei che siano state obligate dal can- strutto e altrettanto certamente
tragici giorni, perfettamente con- none del fortino di Vigliena a riti- fra le sue mura si estrinsecò una
cordante con la precedente cita- rarsi sotto le batterie della città, disperata resistenza di un pugno
zione, fornisce un ulteriore tas- essendosi distintamente veduto di repubblicani, la cui morte, for-
sello interpretativo. Così dalle sue che il fortino faceva fuoco contro se per l’esplosione di alcuni barili
annotazioni: «...alle ore 18 i legni di loro, vale a dire che dev’essere di polvere, diede origine al mito
[inglesi] sono sotto le montagne occupato dalla truppa insorgente del Pietro Micca napoletano.
di Castellammare e Vico: le ga- [sanfedista]...». Ž
leotte Nazionali sono in faccia al
fortino di Vigliena, e di tempo in Dunque la moltitudine di spet- * Storico e scrittore

125
GLI IMPERATORI
ROMANI

TIBERIO
di Carmine Fiore *

Eccellente condottiero
e ottimo
amministratore, Tiberio
cerca di consolidare
l’impero piuttosto che di
ampliarlo.
E’ senza dubbio un grande
sovrano la cui cattiva fama,
specie quella relativa alle
dissolutezze a cui si
sarebbe abbandonato
negli ultimi anni della sua
vita, dipende in gran parte
dai cronisti dell’epoca.
T iberio fu l’erede di Augu-
sto. L’erede non voluto, l’e-
rede non amato, l’erede im-
posto crudelmente dal destino.
Tutta la sua vita fu segnata, fin
dall’infanzia, dalla presenza di
Augusto, prima patrigno e poi
suocero. Ed anche dopo la morte
di questi, la sua ombra si proiet-
terà a lungo sull’attività di Tibe-
rio condizionandone decisioni ed
azioni.
La chiave per dare una valuta-
zione del suo operato sta tutta
qui: nel riuscire a mettere a fuo-
co, soprattutto sul piano psicolo-
gico, il rapporto fra i due.
Aveva 56 anni quando Augusto
morì, ma in realtà non era mai
stato giovane. L’adolescenza, la
giovinezza e la maturità erano
state vissute sotto l’ombra pesan-
te e non sempre favorevole del
patrigno. Ne fu, con Agrippa, il
miglior Generale, operando sem-
pre vittoriosamente su tutti i
fronti. Quasi tutte le nuove con-
quiste di Augusto portano in
realtà il suo nome. Morirà a 78 anni. Almeno in Colonna Traiana: legionari romani
Fu leale, disciplinato ed obbe- questo aveva superato Augusto, costruiscono un accampamento for-
tificato.
diente. Ebbe un solo momento di l’uomo che gli aveva «strozzato»
orgoglio e di sussulto, quando si la vita, che era morto a 76 anni.
ritirò in esilio volontario a Rodi
per sette anni. Richiamato a Ro- padre e trasferirsi con la madre
ma per la forza tragica degli L’AdOLESCENzA, LA nella casa di Ottaviano. Il padre
eventi, fu ancora eccezionale ed GIOvINEzzA E LA MATuRITÀ morì quando lui aveva nove anni.
unico collaboratore. La sua devo- Insieme con druso fu adottato
zione non gli fece, però, guada- Era nato il 16 novembre del 42 da Ottaviano diventandone il fi-
gnare l’affetto del suocero-patri- a.C. a Roma. Il padre, membro gliastro. I meriti militari ne fece-
gno. Augusto fu perfido con lui della famiglia Claudia, aveva par- ro, per sua esclusiva virtù, il mi-
anche dopo la morte. Nel testa- teggiato per i congiurati e poi per glior Generale del tempo. Comin-
mento, pur designandolo erede, Antonio. Per questo, nell’inverno ciò le campagne militari quando
confermava di averlo fatto solo 41-40, era fuggito in Grecia. In aveva solo sedici anni. A 22 anni
perché il destino gli aveva portato queste peregrinazioni aveva con- andò presso il Re dei Parti per ri-
via tutti gli altri eredi individuati. dotto con sé la moglie Livia dru- tirare le insegne delle Legioni di
Nonostante tutto, fu campione silla e il piccolo Tiberio. Tornaro- Crasso.
di coerenza continuando la poli- no a Roma nel 38. Insieme al fratello druso, svi-
tica di Augusto. E qui successe un primo evento luppò l’attività militare più inten-
Sarà Imperatore per 23 anni. importante. Ottaviano s’inna- sa che doveva portare la frontiera
Ad un primo splendido periodo, morò di Livia, vedendo in ciò an- romana fino al danubio. Operò
seguiranno mediocri e torbidi an- che la possibilità di unire i desti- in Macedonia, in Mesia, in Illiria.
ni di governo dal «buen retiro» di ni delle due grandi famiglie patri- A lui si deve la conquista della
Capri. Alla determinata e pruden- zie Giulia e Claudia. A Livia fu Pannonia (odierna ungheria).
te politica estera ed alla saggia e imposto il divorzio anche se era Nel 9 mentre era ancora in
corretta amministrazione delle prossima a partorire il secondo Pannonia, seppe della morte del
province si accompagnerà la ti- figlio druso. Tiberio non aveva, caro fratello. A lui spettava ora
rannide nei riguardi della città di quindi, ancora quattro anni proseguire la guerra in Germania
Roma. quando dovette abbandonare il ove ottenne nuove vittorie.

127
Testa matronale raffigurante Livia,
madre di Tiberio.

ora si vedeva messo da parte per


uomini più giovani. La condotta
immorale della moglie avrebbe
ben meritato il ripudio. Ma Giu-
lia era la figlia di Augusto e Tibe-
rio non ebbe il coraggio di farlo.
All’età di 36 anni, deluso e disgu-
stato, improvvisamente, si ritirò
in un volontario esilio di studioso
a Rodi, dove sarebbe rimasto set-
te anni.
Tornò il 2 d.C., riportato a Ro-
ma dalla tragicità degli eventi e
dai maneggi della madre. Tre an-
ni prima Giulia era stata relegata
a ventotene e nello stesso anno
era morto Lucio Cesare. Il rientro
al servizio dello Stato avvenne so-
lo il 4 d.C., dopo che nel frattem-
po era morto anche Caio Cesare.
I soldati delle Legioni germani-
che e danubiane salutarono con
gioia il suo ritorno.
Finalmente avvenne l’adozione
da parte di Augusto con il confe-
rimento del potere proconsolare
e della tribunicia potestas per 10
anni.
Tiberio collaborò al governo
dell’Impero, impegnato quasi
sempre in dure campagne milita-
ri in Illiria ed in Germania.
Nel 14, alla morte di Augusto,
aveva 56 anni.
Augusto doveva aver avvertito il
Augusto gli combinò il matri- suo erede. Anzi l’interesse del- problema della differenza di ca-
monio con vipsania, la figlia di l’Imperatore si orientò verso i rattere fra sé ed il successore. Ma
Agrippa e fu un grande amore. due nipoti Caio e Lucio Cesari, fi- il carattere serio e scrupoloso di
Ma, dopo alcuni anni, nell’11 gli di Giulia ed Agrippa. Tutto Tiberio costituiva la migliore ga-
a.C., Augusto s’intromise, ancora ciò, unito allo sfrontato compor- ranzia di continuazione della
una volta, nella sua vita impo- tamento di Giulia, lo indusse al- nuova amministrazione da lui
nendogli di divorziare da vipsa- l’esilio volontario a Rodi dal 5 imposta.
nia e di sposare la figlia Giulia, a.C. al 2 d.C..
diventata vedova di Agrippa. Per nascita, beni di fortuna ed
Era il terzo uomo cui Augusto educazione sarebbe stato destina- IL CARATTERE
dava in sposa la figlia. I primi to al successo, e tuttavia ogni co-
due, Marcello ed Agrippa, en- sa per lui era andata male; aveva Il rapporto fra un figlio ed il pa-
trambi deceduti, erano stati indi- dovuto rinunziare a sua moglie, trigno è sempre difficile e quello
cati come successori di Augusto. aveva perso il fratello, aveva fra Augusto e Tiberio lo fu in mo-
Il matrimonio con Giulia non adempiuto con energia e coscien- do particolare. La sua vita sareb-
sembrava, però, innalzarlo auto- za qualunque missione gli fosse be stata sicuramente diversa, se
maticamente nell’attenzione di affidata, dimostrandosi valoroso non avesse avvertito il duraturo
Augusto, qualificandolo come Soldato e capace Comandante, ed astio del patrigno e se non fosse

128
verso di un aureo di Tiberio (I seco-
lo d. C.).

stato costretto a lasciare la donna


amata. Il ricordo di quella vio-
lenta intromissione nella sua vita
intima lo perseguitò fino alla
morte. Quando gli avveniva di
incontrare la sua ex moglie gli
occhi di quest’uomo acido si vela-
vano di pianto. E questo, in par-
te, lo riscatta ed in parte ci aiuta
a comprenderlo maggiormente.
Rude ed amante dei fatti più
che delle parole. Severo prima
con se stesso e poi con gli altri.
disumanamente gelido e rigido
nell’autocontrollo, pedante ed ap-
prensivo nell’amministrazione.
Ma i Soldati, il cui sangue egli ri-
sparmiava con la massima cura,
lo apprezzavano anche per que-
sto e, al momento buono, lo pre-
ferivano ai Capi più brillanti e GLI INIzI dEL PRINCIPATO del 14 d. C. era iniziato il Princi-
più popolari. pato.
Tiberio fu considerato un ari- Aveva 56 anni quando fu chia- unico era il modello che il nuo-
do, ma aveva anche sentimenti mato al potere. Era ormai scon- vo Princeps poteva seguire: quel-
forti, come dimostrò nei riguardi tento e stanco, capace e pieno di lo del suo predecessore. durante
del fratello druso e della moglie esperienza, con un’ampia cono- tutto il suo regno, infatti, dimo-
vipsania da cui fu costretto a di- scenza delle necessità dell’Impe- strò un rigido rispetto per la tra-
vorziare per volontà d’Augusto ro, ma con le virtù di un subordi- dizione augustea e osservò con
che gli dette in moglie la figlia nato piuttosto che di un Capo. cura tutte le istruzioni di Augu-
Giulia. E sentimento forte fu an- Era un Generale cauto ed abile, sto.
che quello d’ubbidienza e lealtà ma nella vita civile e nei rapporti dette subito un esempio di mo-
nei confronti del patrigno-suoce- con il Senato non era a suo agio. derazione rifiutando gli onori
ro, in tutte le numerose missioni Lunghi anni passati obbedendo verso la madre Livia che il Sena-
che gli furono affidate. l’avevano reso diffidente ed auto- to aveva decretato. Le negò anche
Si considerava doverosamente critico, cosicché, chiamato ad af- la concessione di un littore e l’e-
«servitore della comunità», for- frontare una situazione improvvi- rezione di un altare.
mulando così il principio reso fa- sa o un caso senza precedenti, so- Altro problema cui si trovò su-
moso da Federico II che il Sovra- leva vacillare ed esitare. bito di fronte fu una ribellione
no è il primo servitore dello Sta- Tiberio non era fermamente dei soldati delle Legioni della
to. Aveva un carattere tetro e convinto ad accettare il pesante Pannonia e del Reno, queste ulti-
chiuso. Rifuggiva dai segnali fardello dell’eredità di Augusto. me comandate dal nipote Germa-
d’ossequio. Aveva un viscerale Fu spinto ad accettare anche dal- nico. Con l’ammutinamento del-
odio per la superficialità, l’ipocri- la volontà del Senato. Gli furono le Legioni entrava in crisi lo stru-
sia e l’adulazione. Non voleva che concessi l’imperium proconsolare mento che difendeva la sicurezza
gli fossero dedicati templi o eret- e la tribunicia potestas non per dell’Impero. Esse protestavano
te statue. un determinato periodo, ma a vi- contro l’aumento della ferma da
Tanto Cesare che Augusto ave- ta. 16 a 20 anni e chiedevano un au-
vano accettato gli uomini per Era dichiarato esplicitamente il mento del soldo. Le proteste era-
quello che erano, ma Tiberio non primo Imperatore di Roma. Cesa- no anche innescate dall’invidia
ne fu capace: gli mancava la gra- re lo è stato per gli storici, Augu- per il più comodo, più breve e
zia nel trattare con gli uomini e il sto lo fu sul piano sostanziale, Ti- più lautamente pagato servizio
tatto che Augusto aveva possedu- berio fu il primo ad esserlo anche dei pretoriani.
to in grado così alto. sul piano formale. Il 17 settembre Tiberio affrontò e risolse la

129
Busto di Tiberio in età matura.

zio previsti ancora oggi dall’ordi-


namento giuridico italiano).
durante tutto il suo Principato,
Tiberio si comportò con il Senato
con gran deferenza e rispetto,
consultandolo spesso, anche su
questioni minori. Fu, comunque,
deluso dall’apatia e dall’incapa-
cità di un Senato che non raccol-
se i suoi stimoli. Lentamente,
venne una crescente irritazione
per l’incompetenza e l’esitazione
di un Senato che non osava deci-
dere da solo ed era solito rinviare
tutte le questioni importanti al
Princeps. Ogni tanto, riferendosi
ai Senatori, esclamava: «uomini
fatti per servire».
di fronte all’inerzia del Senato
finì per adoperarsi da solo e ricor-
rere all’ordine equestre che sotto
di lui proseguì la sua ascesa.
Per alcuni anni riuscì a gover-
nare con successo. Tutte le fonti
parlano concordemente di un
buon inizio del suo regno, ma
non sono altrettanto concordi sul
periodo finale. una conveniente
linea di delimitazione tra i due
periodi può essere considerato
l’anno 26 in cui Tiberio si ritirò
da Roma.
Odiava i giochi, la lotta dei gla-
diatori. vedeva in essi solo uno
questione con prudenza e fer- ma, semplicemente, realizzò un spreco di danaro. Non gli erano
mezza. Non vi furono sensibili progetto che Augusto aveva for- graditi neppure i poeti e quei cir-
conseguenze. Il soldo dei Legio- mulato e lasciato scritto. da allo- coli letterari che tanta parte ave-
nari rimase com’era sotto Augu- ra in poi il Senato divenne l’unico vano avuto nella propaganda a
sto (225 denari all’anno) e la fer- organismo elettorale, mentre il favore d’Augusto. una proposta
ma, qualche anno dopo, fu ripor- popolo chiaramente non aveva di denominare Tiberius il mese di
tata a 20 anni. L’esercito rimase voce in capitolo. Questa fu una novembre fu da lui respinta con
saldamente nelle mani di Tiberio, delle ragioni per cui, fin dall’ini- questa domanda: «Che cosa fare-
sicuro strumento della forza del- zio, presso le classi umili, la figu- te quando avrete tredici Cesari ?»
l’Impero. ra dell’Imperatore apparve sotto
Come Augusto, fu rispettoso una cattiva luce.
delle prerogative del Senato. Pro- dopo essere diventato un corpo GERMANICO
prio all’inizio del suo Principato elettorale, il Senato diventò anche
l’importanza del Senato fu accre- Corte di giustizia sotto la presi- Germanico era nipote di Tibe-
sciuta da un importante cambia- denza dei Consoli per giudicare i rio poiché figlio del fratello dru-
mento, cioè dal completo trasfe- reati dei propri membri o dei Ca- so. Alla morte di questi era stato
rimento delle funzioni elettive dal valieri oppure quale sede d’appel- adottato da Tiberio. Fu impegna-
popolo al Senato, che diventava lo. L’appello supremo era riserva- to al comando di azioni militari
corpo elettorale. Tiberio non fu to al Principe (sono qui le radici in Germania senza effetti risoluti-
l’autore di questo cambiamento, del concetto dei tre gradi di giudi- vi. Tiberio avrebbe desiderato

130
Iscrizione in onore di Tiberio.

una condotta più diplomatica,


tendente a fomentare discordie
fra le tribù germaniche, secondo
il vecchio motto «divide et impe-
ra». Non gli piacevano le imprese
da dilettante. Inoltre lo urtava la
popolarità di Germanico e di sua
moglie Agrippina.
dopo il periodo renano, Ger-
manico fu inviato a combattere
sulla frontiera orientale. Ma, po-
co dopo, cadde malato e morì. Si
era nel 19 d.C.. La sua morte aprì
un solco tra Agrippina e Tiberio;
nulla poteva persuadere la vedo-
va che l’Imperatore non avesse in
qualche modo voluto la morte del
marito.

LA STRATEGIA

Anche in termini strategici, Ti-


berio si attenne strettamente alla
politica avviata da Augusto. Egli
era stato sempre un Soldato, ma
non si fece trascinare dalla sua
estrazione militare e, condividen-
do in pieno l’impostazione strate-
gica del predecessore, tentò di
evitare ulteriori espansioni del
territorio dell’Impero. Questo di-
mostra, ancora un volta, che i mi-
litari sono i più sensibili alle esi-
genze della pace sia per la fra le fiere popolazioni avversarie da parte delle tribù germaniche.
profonda conoscenza della natu- ove già emergevano i contrasti Reno e danubio segneranno il
ra e degli effetti del fenomeno fra Arminio e Maroboduo. confine tra Romani e Germani
guerra sia per intima convinzione I romani si attennero al motto per circa un secolo, fino a Traia-
culturale. «divide et impera» ed assistette- no.
Ebbe la pronta intelligenza di ro, da spettatori, alle lotte intesti- La stessa strategia fu adottata
abbandonare i tentativi di ripren- ne fra i Germani che si concluse- alla frontiera orientale. da buon
dere la guerra con i Germani per ro fra il 7 ed il 19. Gli eventi di- militare, in quest’area, Tiberio ve-
vendicare le Legioni di varo e per mostrarono la validità della sua deva, oltre alle complesse impli-
riportare il confine all’Elba. Co- strategia: Arminio e Maroboduo cazioni politiche, anche le diffi-
nosceva bene quell’ambiente na- caddero entrambi vittime del tra- coltà operative vere e proprie che
turale ed umano ed era convinto dimento. Arminio fu assassinato, avrebbero reso estremamente dif-
che fosse possibile ottenere più Maroboduo costretto a ritirarsi in ficile ogni azione. In fondo, vi era
con le arti diplomatiche che con Italia. Sorsero i primi regni una serie di Stati che con un or-
le armi. Aveva a cuore la vita dei clienti alla frontiera settentriona- dinamento o con l’altro rientrava-
suoi Soldati e sapeva bene che un le. Questi eventi coronavano la no tutti sotto il controllo diretto o
atteggiamento offensivo avrebbe sua paziente diplomazia. Ed ave- indiretto di Roma. di fronte al-
comportato sensibili perdite. Era va ragione. dovevano, infatti, l’Impero romano si ergeva il Re-
più opportuno raccogliere i frutti passare ancora 50 anni prima che gno dei Parti, quasi della stessa
dei semi della discordia gettati si verificassero gravi turbamenti ampiezza sia pure con minori

131
Personificazione di alcune città
asiatiche fatte ricostruire da Tiberio
dopo un terremoto.

polo il suo carattere, ombroso,


scontroso, senza sorriso. Quanta
differenza con le personalità, pur
così diverse, di Cesare ed Augu-
sto da cui il popolo si era lasciato
sedurre!
Negli ozi campani si rendeva
sempre più conto di non amare
Roma, una città ormai mostruosa
con il suo milione d’abitanti.
Non amava la città degli sprechi,
dei complotti, della corruzione,
dell’adulazione e della iattanza
dei nobili.
Tutto ciò lo convinse a realizza-
re un piano da qualche tempo ac-
carezzato ed a ritirarsi da Roma.
vincoli istituzionali. La conquista tura diffidente). Tiberio si fidava Aveva 67 anni. Alla decisione
di questo regno avrebbe teso al- di lui anche perché lo aveva sal- concorse anche il fatto che il suo
l’estremo la tensione delle capa- vato coprendolo con il suo corpo volto era sfigurato da un erpete.
cità operative delle Legioni roma- in occasione del crollo di una Per il suo allontanamento dalla
ne. E, d’altronde, grazie anche al- grotta. vita pubblica scelse l’isola di Ca-
l’abile politica condotta da Augu- Il prestigio del Capo pretoriano pri, che Augusto aveva acquistato
sto, non vi era un sostanziale aumentò tanto che, lentamente, da Napoli cinquant’anni prima.
contenzioso con quel regno. uni- Seiano arrivò addirittura ad ipo- Su quest’isola di quattro miglia
co motivo di frizione era l’in- tizzare una successione allo stes- quadrate, dotata di un clima divi-
fluenza da esercitare nei riguardi so Tiberio. no, si ritirò nel punto più alto e
del regno dell’Armenia, ma la co- L’influenza di Seiano era favo- più inaccessibile. Poteva final-
sa poteva essere controllata con rita dalla situazione di solitudine mente sperare nell’isolamento e
un atteggiamento di equilibrio e in cui, col tempo, venne a trovar- nella pace e curare il suo genuino
fermezza ed alimentando le di- si l’Imperatore. La morte del fi- amore per la cultura e la scienza.
scordie nel campo avversario. glio druso era stato un colpo do- L’isola assecondava un desiderio
loroso che lo aveva portato a rin- di solitudine che ormai sconfina-
chiudersi maggiormente in se va nella misantropia.
LA SECONdA PARTE dEL SuO stesso. Ebbe il sospetto che in Si stabilì a Capri nel 27. dopo
IMPERO Ed IL RITIRO A CAPRI questa morte avessero avuto una 13 anni, governava Roma attra-
loro parte gli intrighi di corte e verso Seiano esautorando quel
Nel 23 d.C., fu colpito da un al- questo fece aumentare ancora di Senato di cui, all’inizio del suo
tro grande dolore. Morì in circo- più la sua avversione per l’am- Impero, aveva aumentato dignità
stanze mai chiarite druso, l’unico biente romano. In realtà, dietro e poteri. Per agevolare le comuni-
figlio che Tiberio aveva avuto da la morte di druso vi era la poten- cazioni si realizzò un sistema di
vipsania e perciò doppiamente te mano dello stesso Seiano che segnalatori ottici fra Capri e la
caro. Il fato gli aveva inferto un circuì Livilla, moglie di druso, costiera sorrentina.
altro colpo crudele. Si trovò, al- spingendola ad avvelenare il ma- Il ritiro fu un fatale errore ed
l’età di sessantaquattro anni, pri- rito. ebbe le più serie conseguenze.
vo del figlio e dell’erede. In quei giorni moriva anche vi- Sebbene Tiberio lavorasse co-
una triste figura venne ad assu- psania, l’adorata prima moglie, stantemente e non diminuisse
mere progressivamente molta im- quell’amore mai dimenticato. per nulla la sua cura per l’impe-
portanza, Seiano, Prefetto del Ormai aveva 63 anni, si sentiva ro, il suo comportamento era giu-
Pretorio. Questi, con grande abi- stanco e sul declino della vita. dicato disperazione e diserzione
lità, era riuscito a riscuotere la fi- Cominciò sempre più frequen- al dovere, e mentre egli perdeva il
ducia dell’Imperatore (e fu uno temente a ritirarsi nelle sue ville prestigio sul popolo, il Senato
dei pochi, considerata la sua na- campane. Lo allontanava dal po- sentiva sottolineata in modo evi-

132
Cammeo con l’effige dell’imperatore
Tiberio.

dente la propria inferiorità e di-


pendenza dal Princeps. da allora
in poi il Senato ricevette lettere,
dispacci, richieste, suggerimenti,
ordini e si sentì impotente di
fronte alla volontà di un despota
inaccessibile. Cosa più sinistra
ancora, la posizione di Seiano era
ulteriormente rafforzata.
Questo periodo fu caratterizza-
to anche dalla celebrazione di un
elevato numero di processi per le-
sa maestà. A Tiberio è stata fatta
risalire la grave responsabilità di
questo turpe fenomeno. In
realtà, occorre riconoscere che
proprio con Augusto erano state
introdotte due leggi (Papia Pop-
paea e Julia de maiestate) che, ol-
tre ad essere lesive della libertà
personale, erano formulate in
maniera vaga e soggette, quindi,
nell’applicazione, all’arbitrio di
denuncianti, inquirenti e giudici.
In sintesi esse permettevano ogni
persecuzione legale.
Questa manchevolezza del si-
stema giudiziario fu abilmente
sfruttata per lotte personali o po-
litiche specie ad opera di Seiano,
il Prefetto del Pretorio. Tiberio
tentò di esercitare un’influenza
moderatrice. Egli non volle, per
prima cosa, considerare imputa-
bili di lesa maestà le espressioni
diffamatorie contro la sua perso-
na. Rimane comunque sua gran- Non tornò più a Roma. Non lo la di ventotene dove morirà nel
de colpa, il fatto di non aver capi- fece neanche nel 29 d.C., quando 35. Fu esiliato anche il figlio Ne-
to o intuito l’ampiezza e la morì Giulia che tanta parte aveva rone, inviato a Ponza (poi si ucci-
profondità del fenomeno e non avuto nella sua designazione ad derà). L’altro figlio di Agrippina,
aver operato, quindi, interventi erede di Augusto. druso fu incarcerato ed ivi mo-
correttivi più risolutivi. Seiano era diventato potentissi- rirà.
I frequenti processi, i maneggi mo a Roma ed aveva riunito nella Ma anche i raggiri di Seiano fu-
di Seiano, le ricorrenti congiure Capitale tutte le nove Coorti Preto- rono scoperti e portati a cono-
furono tutti momenti di una sor- rie, alloggiate nell’area che ora è scenza di Tiberio.
dida lotta, disgraziatamente in- chiamata Castro Pretorio. La sua vendetta non fu imme-
trodotta dal sistema dinastico, Continuavano i reciproci com- diata, ma quando arrivò fu la più
che caratterizzerà la seconda par- plotti di Seiano e d’Agrippina. Il perfida poiché condita dalla bef-
te del regno di Tiberio e ne cir- primo per raccogliere l’eredità di fa. Il 18 ottobre del 31, Seiano fu
conderà la figura di luce sinistra. Tiberio e la seconda per imporre convocato in Senato facendogli
La crisi non si estese all’Impe- un figlio nella linea di successione. credere che gli sarebbe stata co-
ro, ma fu limitata solo all’urbe e Seiano riuscì ad avere la meglio municata la designazione quale
alla Corte. e fece relegare Agrippina sull’iso- erede. In realtà fu letta una lette-

133
ra con cui l’Imperatore rivelava le
sue nefandezze, lo incolpava di
tradimento e ne ordinava l’imme-
diato arresto. Il Senato lo con-
dannò a morte per strangolamen-
to e la sentenza fu eseguita nella
stessa serata.
Si scatenò a questo punto la
caccia ai familiari ed ai seguaci di
Seiano. In questo quadro, a Tibe-
rio fu inviato un documento della
moglie di Seiano che dava il colpo
finale alla sua agonia spirituale:
apprendeva che suo figlio druso
non era morto di morte naturale;
Livilla, la sua consorte, aveva
commesso adulterio con Seiano e
i due lo avevano avvelenato.
La sua ragione cedette alla pau-
ra, alla commiserazione di se
stesso ed alla brama di vendetta.
Seguì qualcosa molto simile ad
un regno del terrore. Scamparo-
no pochissimi sostenitori di Seia-
no mentre Livilla fu costretta a
uccidersi.
La tradizione, non contenta di

Sopra.
Planimetria della villa di Tiberio a
Capri, dedicata a Giove.

A sinistra.
Colonna Traiana: soldati romani in
marcia.

abbandonarlo alla vecchiaia e al-


la miseria, lo stigmatizzò in mo-
do tale che il nome di Tiberio è
divenuto simbolo di vizi contro
natura e sensualità. La sua mi-
santropia si avvicinava sempre
più alla follia. Si vociferò anche
di perversioni sessuali.
Tuttavia, anche nella vecchiaia
e nella solitudine, Tiberio trovò il
tempo di sovrintendere accurata-
mente, come sempre, all’Italia ed
all’Impero: negli affari esteri non
vi fu un ristagno di potenza o
d’interesse e lo stesso accadde
per la politica interna.
Nel 35 fece testamento desi-
gnando quale erede il nipote Cali-
gola, terzogenito di Germanico.

134
tendo in luce virtù e difetti, meri- Pilato si lava le mani, in un pannel-
ti e colpe, conduce ad un giudizio lo raffigurante la Passione del Cri-
sto.
nettamente positivo per l’ammi-
nistrazione dell’Impero, parzial-
mente negativo per l’uomo, come
capo della sua famiglia e deposi- All’interno, invece, fu condizio-
tario dell’idea del Principato. nato in modo determinante dai
La scelta gli sembrò coerente con Era stato impegnato fortemen- suoi limiti caratteriali, dall’am-
la volontà di Augusto che, per lui, te nel servizio dello Stato, con la biente familiare e di corte, che
era ancora legge. Ma gli si può coscienza del dovere caratteristi- era portato a disprezzare, ma so-
formulare l’addebito di non aver ca dell’aristocratico romano di prattutto, dal Senato. Quel Sena-
coinvolto l’erede in incarichi di vecchio stampo. to che all’inizio volle più indipen-
responsabilità in campo militare Nell’amministrazione delle pro- dente ed efficiente e che, alla fi-
o di governo. vince aveva fatto sentire la sua ne, fu lasciato ancora più servile
Nel 37 abbandonò l’isola per mano forte, senza essere oppres- ed incapace, tanto da rendere
una battuta di caccia nel Circeo. sivo («Il buon pastore tosa le pe- possibile l’avvento della tirannide
Ma ebbe una crisi, fu creduto core, non le scortica») e control- come, talvolta, succederà con gli
morto e si avviarono già i festeg- lando assiduamente i Governato- Imperatori successivi.
giamenti per il nuovo Imperatore ri. Se uno di essi non si dimo- In Tiberio si salva, in ogni caso,
Caligola. Ma, fra lo stupore di strava adatto al suo compito era l’onestà delle intenzioni che, in
tutti, si riprese. Provvide allora il subito rimosso dalla carica. La un giudizio complessivo, lo porta
Prefetto del Pretorio a soffocarlo sua severità era celebre: un Pro- ad essere considerato come uno
con vari cuscini. curatore richiamato dalla sua dei migliori Imperatori.
Era il 16 marzo del 37. Aveva provincia, si uccise prima di af- La guida dell’urbe e dell’Impe-
regnato per 23 anni. Aveva 78 an- frontare il processo. ro era passata dalla famiglia Giu-
ni. Morendo non disse una parola All’esterno, quindi, riuscì total- lia a quella Claudia. Lo splendore
e questo si addiceva ad uno scor- mente ad assolvere il suo compi- andrà via via affievolendosi fino a
butico come lui. to, tanto che l’Impero non solo quando le sorti non saranno affi-
non risentì delle sordide lotte date alla famiglia Flavia, con ve-
condotte a Roma, ma assorbirà spasiano e Tito.
CONCLuSIONE senza scosse anche i gravi mo- Ž
menti di crisi dei successivi Im-
Così finì il successore di Augu- peratori Caligola, Claudio, Nero- * Maggior Generale,
sto. L’esame della sua opera, met- ne ed altri. Capo del Iv Reparto di SMd

135
SUMMARY SOMMAIRE INHALT RESUMEN

Nationalism in Europe: The New Edition and checking the level of its application in
or Rebirth? the Italian Army environment. Afterwards
by Manlio Silvestri (p. 26). it examines the commandant-subordinate
Present European picture is characterized relationship health state in our Armed
by an increasing desire for globalization, Forces, suggesting new alternative
paradoxicaly set against an emerging training paths.
nationalistic will, which degenerated into
the ethnical cleaning phenomenon over National Industry for Defence,
the Balkans. A step back in history? by Luigi Campagna (p. 62).
Certainly the new nationalistic trends are The dual concept of defence and security
result of the changed international spreads from the military to the political
Regaining the Meaning of Values. framework , after the Sovietic colossus environment as well as to the
Interview with Mario Pirani, fall. Therefore, the international institutional, social, historical and cultural
by Danilo Moriero (p. 4). community task changes into the one of ones. The Country’s political class ought
Our Armed Forces have to be re-built as promoting multiethnical Countries to do its best to safeguard our national
true «forces» capable of being projected cohesion, where possible, without patrimony investing in the defence
and inserted into a European and inter- resorting to impositions which, more than industry field. So as to get it, targets in the
Atlantic context, leaving behind fifty years resolving unstable situations, might bring short, medium and long term must be
«governed» by the two blocks nuclear about harsher ones. fixed and realized in a «materials policy»
balance. Italy gives little to defence. We framework, determined and updated
should reach 2 or 3% of GPD at least to Rumania. The New Army. Interview with according to the Armed Forces true needs.
allign with the most important European Staff Head Mihail Popescu
Countries: only in this way policy of by Enrico Magnani (p. 34). Deep Operations,
defence could become defence of a policy. Rumanian participation in peace-keeping by Luigi Scollo (p. 70).
In the Italian society the sense of duty, of operations at NATO’s Countries side Deep Operations are characterized by four
hierarchy and discipline is going to lack deeply affected its military doctrine. An main phases: the search and the fixation
and we are fearing that a sort of Army re-organization process is going on of enemy; information acquisition;
«democratic Humanism» may involve also by now and between 2003 and 2010 it will apparatus protection development;
the Armed Forces. We are out of the see about general staffs interarm contact operations leading. They are very
route: in a military organism we ought to structures abolition and the creation of complex activities which need an «ad hoc»
hypostatize the sacred values of sacrifice brigade level operational forces, reserve staff available. The staff should be made
and responsibility ethics as well as forces, surveillance and warning forces as of expert Officers of AVES, antiaircraft
furthering democratic development. well as of a new personnel training artillery, engineers corps and
system, a new operational doctrine, new communication network.
East Timor. The Italians in the Ghost training and control standards, equipment
Island, and combat means. The tendency to Command & Control. Repercussions on
by Salvatore Capochiani (p. 10). create an Army of professionists is present Organization,
After having claimed its independence also in Rumania and women’s admittance by Gaetano Speciale (p. 78).
through a referendum, East Timor to military career is favourably looked The Word «control» is to be accepted in
population was a victim of bloody violences upon. the english meaning of «dominion», but
committed by pro-Indonesian militiamen not in the italian one of «verification».
bands.These events have caused the The Rules of Engagement in Low Both the military viewpoint and the
«Folgore» paratroopers employment in a Intensity Operations, general one converge to understanding
difficult peace mission which stirred by Piero Costantino (p. 40). «control» as an action aimed to detect any
sudden interest for a region which was The Rules of Engagement (ROE) are the deviation from plan and to realize its
laying thousands kilometers away. The regulating mean of armed response to pursuit. «Command» and «Control» is a
article outlines its historical, geographical, changing requirements and scenarios complex of activities enabling the
cultural and political features, trying to find such as those for peace operations. By the Commander to exercise his function.
out the reasons for a tragedy which has mean of the ROE, harmonization of
been ignored for 23 long years. military and political actions is pursued «Integrated Logistics» in the Army
within the international law. The ROE Materials Management,
The Nuclear Weapon. Concepts and determining factors are: national policy; by Francesco Zinno (p. 86).
Prejudices, command and control organization (C2); Among Army’s re-organization process
by Maurizio Coccia (p. 18). deterrence. Recent experiences in Africa purposes, two ones may be defined of a
From the end of bipolarism on, the and the Balkans have pointed out the company type: fix costs decrease and
nuclear weapon has been taking on more importance of being sure about the local efficiency increase. The aim might be
and more complex role, from a simple populations support to reach political- reached applying, with the necessary
deterrence factor, starting jeopardizing military objectives. Suitable ROE may let adjustments, some «integrated logistics»
regional and international balances. The us avoid excessive reactions which are principles, which current company
increase in the number of Countries likely to jeopardize their consent. management strategies go back to. The
possessing nuclear devices justifies USA’s organization must be based on «core
maintaining an atomic arsenal able to Maneuver Warfare. A New Way to business» and possible synergies among
discourage possible threats to common Understand Commandant-Subordinate different subjects of functional chain. As
security. So as to take a part in making Relationship, for this, it is advisable to decentralize some
the peace process, Europe is looking for by Giordano Ciccarelli (p. 44). executive functions of the stock supplies
its own room side by side its great The work supplies a large description of area, taking into due account their capacity
American ally in this new international the new NATO doctrine, inspired by the to meet consumers requirements from a
framework. Maneuver Warfare theory, enunciating it «just in time» viewpoint.

136
SUMMARY SOMMAIRE INHALT RESUMEN

The New Military Ruling Class Vocational governing the city of Rome he was maintenant est en train de jouer un rôle
Training on the Edge of Twentyfirst tyrannical. He died at seventyeight, having plus complexe, qui entraîne des equilibres
Century, governed for 22 years. nationales et internationales. Le nombre
by Emanuela D’Alessio (p.98). des Pays qui ont des bombes nucléaires
Present Armed Forces re-organization, est en train de se multiplier et ça justifie le
established to face twentyfirst Century maintien d’un arsenal atomique, de la part
operational requirements, has started by des États-Unis, capable de décourager des
the mean of suitable laws adoption. potentielles menaces à la sûreté générale.
Today’s missions both in Italy and abroad Dans ce nouveau «panorama»
have shown the importance of a new internationale, l’Europe cherche une
Officer figure who must be endowed with espace justement à côté du grand allié
an eclectic, multinational and global americain, par contribuer à la paix, au
vocational training, besides having strictly progrès et au bien-être collectif.
technical and professional capabilities.
The article was awarded the four place in Nationalisme en Europe. Réédition ou
the «National competition for articles renaissance?,
dealing with military culture subjects». de Manlio Silvestri (p. 26).
Le panorama européen d’aujourd’hui est
Christian Values. Peace, War, caracterisé d’un croissant désir de
Conscientious Objection, National Retrouver le sens des valeurs. Entrevue au globalisation, auquel s’oppose
Service, Doc. Mario Pirani, paradoxalement une emergente envie de
by Rocco Panunzi and Stefano Mareggini de Danilo Moriero (p. 4). nationalisme, qui dans les Balcans est
(p.106). Les Forces Armées, laissés derrière leur dégénéré dans le phenomène du faire
The soldier is a guardian of peace, the one cinquante ans gouvernés par l’equilibre place nette à niveau ethnique. Est-il un
who, with weapons, risks his own life in nucléaire des deux blocs, doivent se pas derrière dans l’histoire? Sûrement les
defence of universal ethical-juridical configurer comme de vraies forces de nouvelles tendences nationalistiques sont
order. Peace can derive only from justice, projection, capables de s’insérer dans un les résultat du «panorama» international
in the name of which «beating back «panorama» européen et interatlantique. changé, à cause de la chûte du colossus
violence through violence» is permitted. L’Italie donne vraiment peu à la Défense. sovietique. Pour cette raison, la
Therefore, military service is fully Nous devons arriver donner au moins le communauté internationale doit remplir
consistent of Christian values since it deux ou bien le trois pour cent de notre la tâche de favoriser, là où est possible, la
responds the evangelic call to be peace PIL, pour nous aligner aux plus cohésion des Pays multiethniques, sans
operators. To be consistent, conscientious importants Pays européens: seulement utiliser des impositions qui, au lieu de
objection should involve the complete ainsi la politique de défense peut se faire resoudre des situations d’instabilité,
renounce to the world; otherwise it is just défense d’une politique. Dans la société pourraient en déterminer des autres
an attitude of convenience, justified by italienne on est en train de s’épuiser le beaucoup plus graves.
clumsy ideologies. sens du devoir, de la hiérarchie et de la
discipline, et on doit avoir peur qu’une Roumanie. La nouvelle Armée de Terre.
The Fort of Vigliena, espèce d’»humanisme démocratique» soit Entrevue au Chef d’État Major de l’Armée
by Flavio Russo (p.116). en train de toucher les Forces Armées de Terre, Général de Division Mihail
At the dawn of 13th June, 1799, at the aussi. Nous sommes en train de tromper Popescu,
Fort of Vigliena, last Parthenopean de beaucoup: dans une organisme d’Enrico Magnani (p. 34).
Republic place, a few Calabrian men and militaire, outre que favoriser le La participation roumaine à des
women are trying to stand against a développement de la démocratie, on a opérations de «Peace Keeping», à côté des
sanfedist assault. The stronghold aussi besoin d’hypostatiser les sacres Pays de l’OTAN, a eu d’importantes
Commander, some Toscani, realizing an valeurs de l’étique du sacrifice et de la répercussions sur la doctrine d’emploi. On
inevitable defeat, makes the responsabilité. est désormais en acte un processus de
«Santabarbara» blow up and (the second restructuration de l’Armée de Terre,
Pietro Micca) buries the patriots and their Timor Est. Les italiens dans l’île fantôme, qu’entre 2003 et 2010 préverra la
dreams of freedom under a heap of debris. de Salvatore Capochiani (p. 10). suppression de structures, la contraction
Les orribles violences faites par des des forces, l’adotion de «standards» de
Tiberius, bandes de miliciens pro-indonesiens à la l’instruction militaire mises à jour et
by Carmine Fiore (p.126). population de Timor Est, qui a réclamé sa l’acquisition de nouveaux équipements et
Tiberius passed a great part of his life in propre indipendence après un de modernes systèmes d’arme. La
the shadow of Augustus, at first his step- plébiscitaire referendum, ont déterminé tendence vers une Armée de Terre
father and then his father-in-law. A l’emploi des parachutistes de la «Folgore» composée par des soldats professionnels
faithful and disciplined man, he showed dans une dificile mission de paix, en est présente aussi en Roumanie, où la
himself an excellent commander and took provoquent un soudain interêt pour une population est favorable à l’entrée des
a part in extending the Empire’s borders région, loine de milliers de chilometres. femmes à la carrière militaire.
till Pannonia (Rumania). At the age of 56, Cet article en trace le profil historique,
after Augustus death, he was formally géographique, culturel et politique, dans Les règles d’engagement dans les
acknowledged as emperor. A first l’intention d’individuer les ragions d’une opérations de basse intensité,
profitable period of his governing was tragedie ignorée pour 23 longs ans. de Piero Costantino (p. 40).
followed by mediocre and dark years Les règles d’engagement (ROE)
when he governed residing on Capri. In L’arme nucléaire. Conçus et preconçus, constituent l’instrument de régulation de
his foreing policy he was straight and de Maurizio Coccia (p. 18). la reponse armée à l’interieur de
careful and in administrating the Avec la fin du bipolarisme l’arme «panoramas» variables, tels quels des
provinces wise and correct, whereas in nucléaire, de pure facteur de dissuasion, opérations «hors de zone». À travers les

137
SUMMARY SOMMAIRE INHALT RESUMEN
ROE se poursuivre l’harmonisation des avec celle italienne de verifique. Optique conscience, pour être cohérente, devrait
actions politiques et militaires dans le militaire et optique générale se rencontrent comporter la renonce totale à tout ce
cadre du droit international. On considère car toutes les deux entendent le «Contrôle» qu’on est mondaine, outrement elle est
des facteurs déterminants des ROE: les comme une action avec le but de remarquer seulement une attitude de convenance,
directives politiques nationnelles; les èloignements de ce qu’on a planifié et a justifiée par des idées maladroites.
l’organisation du «Commandement» et le réalisé. Le «Commandement» et
«Contrôle» (C2); le pouvoir de dissuasion. «Contrôle» est un groupe d’activités et un Le Fort de Vigliena,
De récentes experiences en Afrique et dans ensemble intégré que permet au de Flavio Russo (p. 116).
les Balcans ont souligné la nécessité de Commandant d’exercer sa fonction. Dans le petit fort de Vigliena, dernier
s’assûrer le support des populations avant-poste de la République
locales par obtenir les buts politiques et La «Logistique intégrée» dans la gestion parthénopéenne, à l’aube du 13 juin 1799,
militaires. Des ROE adéquates peuvent des matériaux dans l’Armée de Terre, une poignée de calabrais, hommes et
éviter des réactions surdimensionnées, de Francesco Zinno (p. 86). femmes, cherche de résister à l’attaque
déstinées à mettre en doute l’approbation Parmi les objectifs du processus de sanfédiste. Le Commandant du centre de
obtenue. restructuration de l’Armée de Terre il y en résistence, le fameux Toscani, lorsqu’il
a deux qu’on pourrait définir de type s’était rendu compte de l’inévitable défaite,
Le «Maneuver Warfare». Une diffèrente d’»entreprise»: la réduction des prix fixes fait sauter la «sainte-barbe» et, nouveau
façon de comprendre le rapport et l’augmentation d’efficacité. On peut Pietro Micca, enterre sous un tas de ruines
Commandant-Subordonné, pousuivre ce but en appliquent, avec les les patriots et les rêves de liberté.
de Giordano Ciccarelli (p. 44). nécessaires adaptations, des principes de
Ce travail brosse un tableau descriptif très la «logistique intégrée», auquels les Tibère,
exhaustif à propos de la nouvelle doctrine modernes stratégies de gestion de Carmine Fiore (p. 126).
de l’OTAN, qui s’inspire à la théorie d’entreprise s’inspirent. L’organisation Tibère passa une grande partie de sa vie à
«Maneuver Warfare»: la énonce et en doit se fonder sur le «core business» et sur l’ombre d’Auguste, son beau-père et puis,
vérifie le niveau d’application à l’interieur les possibles synergies parmi des sujets son beau-papa. Loyal et discipliné, il se
de l’Armée de Terre italienne. Elle différents de la chaîne fonctionnelle. Dans révéla un excellent condottiere et
examine, depuis de ça, l’état de santé du ce but il est nécessaire de décentraliser contribua à étendre les limites de l’Empire
rapport Commandant-Subordonné, en aux niveaux périphérique des fonctions jusqu’à la Pannonie (Roumanie). À la
proposent de nouveaux parcours de executives des approvisionnements et des mort d’Auguste, à 56 ans, il gagna la
formation. provisions, en tenent compte de leur reconnaissance formale d’Empereur. À
capacité de repondre, dans une optique de une première profitable période de
L’industrie nationale pour la Défense, «just in time», aux exigences des usagers. maladroites et troublées années de
de Luigi Campagna (p. 62). gouvernement du volontaire exil dans l’île
Le binôme dèfense-sûreté a une valeur La formation des nouveaux cadres de Capri suivirent. À sa determinée et
très grande que s’étende du côté militaire militaire au seuil de XXIème siècle, prudente politique exterieure et à sa sage
au politique, à l’institutionnel, au social, à d’Emanuela D’Alessio (p. 98). et juste administration des provinces on
l’historique et au culturel. La classe L’actuelle reforme des Forces Armées née est suivie la tyrannie vers la ville de Rome.
politique de notre Pays a le devoir morale du besoin de repondre avec une toujours Tibère mourut à 78 ans, après 22 ans de
de se prodiguer pour la sauvegarde des plus grande efficacité aux ezigences principauté.
biens nationales, en placent de l’argent opérationnelles du XXIème siècle, est
aussi dans des entreprises de l’industrie de commencée grâce à l’adoption de propres
la Défense. Pour cette raison, il faut instruments legislatifs. Les missions
établir des objectifs à court, à moyen et à d’aujourd’hui, soit en Italie soit à
long terme, à réaliser dans le cadre d’une l’etranger, ont mis en lumière l’exigence
politique des matériaux; définie et mise à d’un nouveau profil de l’Officier qui, outre
jour en ligne avec les effectives exigences à avoir des capacités proprement
des Forces Armées. techniques et professionnelles, doit
posséder une formation éclectique,
Les opérations en profondité. «Deep multinationale et globale. L’article a
Operations», occupé la quatrième place au «Concours
de Luigi Scollo (p. 70). national d’études pour les articles sur des
Les «Deep Operations» sont caractérisées arguments de culture militaire».
de quatre phases principales: recherche et
fixation de l’ennemi; acquisition des Les valeurs chrétiennes. La paix, la guerre,
informations; développement de la l’objection de conscience, le service,
puissance de la protection du dispositif; de Rocco Panunzi et Stefano Mareggini Den Sinn von Wertvorstellungen
conduite des opérations à contact. Elles (p. 106). Wiederfinden. Interview mit Mario Pirani,
sont des activitées très complexes Le soldat est paladin de la paix, celui qui geführt von Danilo Moriero (s.4).
qu’impliquent la nécessité de disposer avec les armes risque sa vie pour la Nachdem die Streitkräfte fünfzig Jahre
d’un effectif «ad hoc» avec des Officiers défense de l’ordre éthique-juridique «Regierung» durch das nukleare
specialistes de l’AVES, de l’Artillerie anti- universel et donc pour l’homme. La paix Gleichgewicht der beiden Blöcke hinter
aérienne, du Génie et des Transmissions. peut naître seulement de la justice, pour sich gelassen haben, müssen sie sich nun
obtenir laquelle il est permis de als wahre Eingreiftruppen konstituieren
«Commandement» et «Contrôle». Reflets «repousser la violence avec la violence». und fähig sein, sich in einen europäischen
sur l’organisation, Pour cette raison le service est pleinement und atlantischen Zusammenhang
de Gaetano Speciale (p. 78). conformes aux valeurs chrétiennes, car il einzuführen.
Le mot Contrôle doit être entendue avec la rèponde à l’appel evangelique d’être Italien gibt sehr wenig für die
signification anglaise de dominion et pas operateur de paix. L’objection de Verteidigung aus. Wir müssen die

138
SUMMARY SOMMAIRE INHALT RESUMEN
Ausgaben mindestens auf zwei oder drei Säuberung entartet ist. Ein Schritt zurück von Giordano Ciccarelli (s. 44).
Prozent des Bruttoinlandsproduktes in der Geschichte? Sicherlich sind die Die Arbeit liefert eine ausführliche
erhöhen, um uns an die wichtigsten neuen nationalistischen Tendenzen Beschreibung der neuen NATO-Doktrin,
europäischen Länder anzugleichen: Nur Ergebnis der veränderten internationalen die sich am Manoeuvre Warfare
so kann Verteidigungspolitik zur Rahmenbedingungen infolge des Falls der orientiert. Neben ihrer Darlegung wird
Verteidigung von Politik werden. sowjetischen Übermacht. der Grad der Anwendung im Rahmen der
In der italienischen Gesellschaft ist der Die Aufgabe der internationalen italienischen Streitkräfte überprüft.
Sinn für Pflicht, Hierarchie und Disziplin Gemeinschaft ist also, dort, wo es möglich Schliesslich wird der Zustand des
im Schwinden begriffen, und es steht zu ist, den Zusammenhalt der Verhältnisses von Befehlshaber und
befürchten, dass eine Art «demokratischer Vielvölkerstaaten zu fördern, ohne dies Untergebenem in den italienischen
Humanitarismus» dabei ist, sich auch in jedoch den Ländern aufzuzwingen, was Streitkräften überprüft, und es werden
den Streitkräften auszubreiten. nämlich nicht zur Lösung instabiler neue Wege der Ausbildung vorgeschlagen.
Damit wären wir auf dem Holzweg: in Situationen, sondern eher zu ihrer
einem Militärverband müssen neben der Verschärfung beitragen könnte. Die italienische Rüstungsindustrie,
Förderung der Demokratie auch die von Luigi Campagna (s. 62).
heiligen Werte der Aufopferungs- und Rumänien. Das neue Heer. Interview mit Das Wortpaar Verteigigung und
Verantwortungsethik hochgehalten werden. dem Heeresstabchef Divisionsgeneral Sicherheit hat eine sehr weites
Mihail Popescu, Bedeutungsfeld, das sich vom
Osttimor. Die Italiener auf der «Geister- geführt von Enrico Magnani (s. 34). militärischen auf den politischen, den
Insel», Die Teilnahme Rumäniens an institutionellen, den sozialen, den
von Salvatore Capochiani (s. 10). peacekeeping-Operationen Seite an Seite historischen und und auch auf den
Die schrecklichen Grausamkeiten, die von mit NATO-Ländern, hat wichtige Bildungsbereich erstreckt.
indonesiennahen Milizbanden an der Auswirkungen auf die Einsatzdoktrin Es ist die moralische Pflicht der
Bevölkerung Osttimors verübt wurden, seiner Streitkräfte gehabt. politischen Klasse unseres Landes, sich
welche die Unabhängigkeit bei einer Inzwischen ist ein Prozess der für den Erhalt des Allgemeingutes
Volksabstimmung verlangt hatte, hat zum Umstrukturierung im Gange, der einzusetzen, wozu auch Investitionen in
Einsatz der Fallschirmspringer der zwischen 2003 und 2010 die Auflösung die Verteidigungsindustrie gehören. Dazu
(italienischen Eliteeinheit) Folgore in bestimmter Strukturen, die Verminderung sollen kurz-, mittel- und langfristige Ziele
einer schwierigen Friedensmission und zu der Streitkräfte, die Einführung von gesteckt werden, die im Rahmen einer
einem plötzlichen Interesse an dieser sehr Ausbildungsstandards, die dem neuesten «Materialpolitik» zu erreichen sind, die
weit entfernt liegenden Region geführt. Stand entsprechen, sowie den Erwerb nach den effektiven Bedürfnissen der
Der Aufsatz liefert ein historisches, neuer Ausrüstung und moderner Streitkräfte definiert und auf den
geographisches, kulturelles und Waffensysteme mit sich bringt. neuesten Stand gebracht werden muss.
politisches Profil, in der Absicht, die Die Neigung zu einer reinen Berufsarmee
Ursachen einer Tragödie aufzuzeigen, die ist auch in Rumänien vorhanden, wo man Operationen in der Tiefe des Raums. Deep
seit 23 langen Jahren anhält. den Zugang von Frauen zur Operations,
Soldatenlaufbahn mit Wohlwollen von Luigi Scollo (s. 70).
Die Atomwaffe. Konzepte und Vorurteile, betrachtet. Die Deep Operations zeichnen sich durch
von Maurizio Coccia (s. 18). vier hauptsächliche Phasen aus: Suchen
Mit dem Ende der bipolaren Weltordnung Die Rules of Engagement bei militärisch und Festmachen des Gegners,
hat die Atomwaffe von einer reinen nicht intensiven Operationen, Informationsbeschaffung, Verstärkung
Abschreckungsfunktion zu einer von Piero Costantino (s. 44). der Verteidigung, Durchführung der
komplexeren Rolle gefunden, die Die Rules of Engagement (ROE) sind das Operationen mit Feindkontakt.
regionale und internationale Instrument zur Regulierung der Es handelt sich um sehr komplexe
Gleichgewichte beeinflusst. militärischen Antwort innerhalb Operationen, die zwingend einen
Die rasche Vermehrung von Ländern, die wechselnder Schauplätze, etwa derjenigen Personalstand an Führungskräften
im Besitz von Nuklearwaffen sind, out of area. Durch die ROE wird die voraussetzen, der speziell ausgebildete
rechtfertigt (entgegen anderslautenden Harmonisierung der politischen und Offiziere der AVES, der Flakartillerie, der
Äusserungen) die Beibehaltung seitens der militärischen Aktionen im Umfeld des Pioniere und des Fernmeldewesens
USA eines Atomarsenals, das in der Lage internationalen Rechts verfolgt. umfasst.
ist, potenzielle Bedrohungen der Ausschlaggebende Faktoren der ROE
allgemeinen Sicherheit wirksam sind: die nationalen politischen Kommando und Kontrolle. Auswirkungen
abzuschrecken. Direktiven, die Organisation von auf die Organisation,
In diesem neuen internationalen Kontext Kommando und Kontrolle (C2), die von Gaetano Speciale (s. 78).
sucht Europa einen Platz an der Seite des Abschreckung. Der Begriff «Kontrolle» ist in seiner
amerikanischen Verbündeten, mit dem Jüngste Erfahrungen in Afrika und auf englischen Bedeutung von «Herrschaft»,
Ziel, zum Frieden, zum Fortschritt und dem Balkan haben gezeigt, wie notwendig und nicht in der italienischen von
zum Gemeinwohl beizutragen. es ist, sich die Unterstützung der örtlichen «Überprüfung» zu verstehen. Der
Bevölkerung zu sichern, um politisch- allgemeine und der speziell militärische
Nationalismus in Europa: Wiederauflage militärische Ziele zu erreichen. Blickwinkel stimmen darin überein, die
oder Wiedergeburt?, Angemessene ROE können übertriebene Kontrolle als eine Tätigkeit anzusehen, die
von Manlio Silvestri (s. 26). Reaktionen verhindern helfen, die die dazu dient, die Abweichungen vom
Das heutige Europa ist durch einem erreichte Zustimmung in der Bevölkerung Geplanten zu erkennen und die Planung
wachsenden Wunsch nach Globalisierung infragestellen könnten. schliesslich zu erfüllen.
charakterisiert, dem paradoxerweise ein Kommando und Kontrolle stellen eine
wiedererstarkendes Bedürfnis nach Manoeuvre Warfare. Eine andere Art, das Vielfalt von Tätigkeiten dar sowie ein
Nationalismus entgegensteht, das auf dem Verhältnis von Befehlshaber und integriertes Ganzes, die es dem Befehlshaber
Balkan in dem Phänomen der ethnischen Untergebenem aufzufassen, ermöglichen, seine Aufgabe auszuüben.

139
SUMMARY SOMMAIRE INHALT RESUMEN
Die «integrierte Logistik» in der insofern, als er eine Antwort auf den Las Fuerzas Armadas, dejando atrás
Materialverwaltung der Streitkräfte, evangelischen Aufruf ist, Friedensbringer cinquenta años de gobierno del equilibrio
von Francesco Zinno (s. 86). zu sein. nuclear de los dos bloques, tienen que
Unter den Zielen des Die Wehrdienstverweigerung aus configurarse como verdaderas fuerzas de
Neugliederungsprozesses der Streitkräfte Gewissensgründen, müsste, wenn sie proyección que están listas por entrar en
gibt es zwei, die man «unternehmerisch» konsequent ist, den völligen Verzicht auf Europa y en un contexto interatlantico.
nennen könnte: die Reduktion der alles Weltliche mit sich bringen, ist sie El Italia no dá mucha importancia a la
Fixkosten und die Erhöhung der doch sonst lediglich eine von Defensa. Tenemos que llegar, por lo
Effizienz. ungeschickten Ideologien gerechtfertigte menos al 2 o 3 por ciento de PIL para
Diese Ziele können erreicht werden, Bequemlichkeitshaltung. acercarse a los más importantes Paises
indem man, mit den notwendigen europeos: solo así la política de defensa
Modifizierungen, einige Prinzipien Die Festung Vigliena, puede defenderse por una política. En la
«integrierter Logistik» anwendet, an von Flavio Russo (s. 116). sociedad italiana va a faltar el sentido del
denen sich moderne In der kleinen Festung von Vigliena, im deber de la gerárquia y de la educación y
Unternehmensführungsstrategien letzten Vorposten der Neapolitanischen tiene que ser temido un «umanesimo
orientieren. Republik, versucht im Morgengrauen des democrático» que está tocando también
Die Organisation muss auf dem core 13. Junis 1799 ein kleiner Haufen las Fuerzas Armadas. Nos estamos
business und auf möglichen Synergien Kalabresen, Männer und Frauen, dem equivocandos: en una organización
zwischen unterschiedlichen Teilen der sanfedistischen Angriff standzuhalten. militar, más que favorecer el desarrollo
Funktionskette fußen. Dazu ist es sinnvoll, Als der Kommandant des Stützpunktes. de la democrácia, es necesario hacer una
einige Ausführungsaufgaben der ein gewisser Toscani, merkt, dass die ipótesis de los sagrados valores de la
Versorgung und der Verproviantierung in Niederlage unausweichlich ist, lässt er die ética del sacrifício y de la
einige Aussenstellen zu dezentralisieren, Pulverkammer explodieren, und wie ein responsabilidad.
wobei gebührend deren neuer Pietro Micca, begräbt er Patrioten
Bereitstellungsfähigkeit angesichts einer und Freiheitsträume unter einem Haufen Timor Est. Los italianos en la isla
zukünftigen just in time-Perspektive zu Trümmer. fantásma,
bedenken ist. de Salvatore Capochiani (p. 10).
Tiberius, Las orribles violencias por bandas de
Die Ausbildung der neuen militärischen von Carmine Fiore (s. 126). militantes filoindonesianos hacia la
Führungsschicht an der Schwelle zum 21. Tiberius verbrachte einen Grossteil seines población de Timor Est que proclamó su
Jahrhundert, Lebens im Schatten von Augustus, seinem indipendencia después de un
von Emanuela D’Alessio (s. 98). Stief- und dann Schwiegervater. Loyal plebiscitário referendum, determinó el
Die gerade stattfindende Reform der und diszipliniert, wies er sich als empleo de los paracadutistas de la
Streitkräfte, erwachsen aus dem hervorragender Feldherr aus und trug «Folgore», en una difícil misión de paz
Bedürfnis, die operativen Anforderungen dazu bei, die Grenzen des Römischen despertando el interés por una región
des 21. Jahrhunderts auf immer Reiches bis nach Pannonien (das heutige lejana muchos kms. El artículo traza el
effizientere Weise zu beantworten, ist Ungarn) auszuweiten. perfil histórico, geográfico, cultural y
mithilfe geeigneter gesetzgeberischer Beim Tod von Augustus, erhielt er 56- político, para individualizar las razones
Massnahmen auf den Weg gebracht jährig die Kaiserwürde. Einer ersten, de una tragedia ignorada por 23 años.
worden. fruchtbaren Phase folgten mittelmäßige
Die heutigen Missionen, sowohl in Italien, und trübe Regierungsjahre aus dem El arma nuclear. Conceptos y
als auch im Ausland, haben den Bedarf an freiwilligen Exil auf Capri. Der preconceptos,
einem neuen Profil des Offiziers deutlich entschlossenen und umsichtigen de Maurizio Coccia (p. 18).
gemacht, der über seine technischen und Aussenpolitik und der weisen und Con la fin del bipolarismo el arma
professionellen Fähigkeiten hinaus eine korrekten Verwaltung der Provinzen nuclear, de simple factor de deterrencia
eklektische, multinationale und globale gesellte sich die Tyrannei der Stadt Rom ha tomado un rol mäs complejo que pone
Ausbildung braucht. gegenüber hinzu. en juego equilibrios regionales y
Die Arbeit ist im landesweiten Er starb 78-jährig, nach 22 Jahren des internacionales. El moltiplicarse de los
Studienwettbewerb für Aufsätze zur Prinzipats. Paises que tienen armas nucleares
militärischen Bildung an vierter Stelle justifíca la posesión por los Estados
klassifiziert worden. Unidos de un arsenal atómico capaz de
desconfiar potentes amenazas por la
Die christlichen Werte. Krieg, Frieden, seguredad general. En este nuevo
Kriegsdienstverweigerung aus Encontrar el sentido de los valores. contexto internacional Europa está
Gewissensgründen und Wehrdienst, buscando su mismo lugar cerca del
von Rocco Panunzi und Stefano aliado americano, para contribuir a la
Mareggini (s. 106). paz, a la progresión y al bienestar de
Der Soldat ist Beschützer des Friedens, ist todos.
jemand, der mit Waffen das eigene Leben
zur Verteidigung der ethischen und Nacionalismo en Europa: ¿Nueva edición
allgemeinrechtlichen Ordnung, und damit o renacimiento?,
der Menschheit schlechthin, riskiert. de Manlio Silvestri (p. 26).
Frieden kann nur auf einer gerechten El panorama europeo de hoy está
Grundlage entstehen. Um diese zu caracterizado por un deseo siempre
bekommen, ist es legitim, «Gewalt mit mayor de globalización, al que se pone
Gewalt abzuwehren». contra paradoxalmente una gana de
Daher steht der Militärdienst in vollem Entrevista al Dr. Mario Pirani, nacionalismo que en los Balcanos
Einklang mit den christlichen Werten, de Danilo Moriero (p. 4). degeneró en el fenómeno de la

140
SUMMARY SOMMAIRE INHALT RESUMEN
«limpidez» etnica ¿Un paso atrás en la de Luigi Campagna (p. 62). La actual reforma de las Fuerzas
história? De seguro las nuevas tendencias El binómio defensa-seguredad tiene una Armadas, nacida por la necesidad de
nacionalísticas son los resultados de un tal importancia que se alarga del ámbito afrontar con siempre más eficacia las
cuadro internacional que se ha mutado militar al político, institucional, social, exigencias operativas del siglo XXI, se
después la caída del coloso soviético. La histórico y cultural. Es un deber por la empezó gracias a la adoción de adaptos
comunidad internacional tiene que clase política del País utilizarse para el medios legislativos. Las misiones de hoy
favorecer, dónde puede hacerlo, la mantenimiento de los benes culturales en Italia y al extranjero han puesto en
coesión de los Paises multietnicos sin nacionales, investendo también en el evidencia la exigencia de un nuevo perfil
servirse de las impuestas que, en vez de campo industrial de la Defensa. Por eso del Oficial que, además que tener
resolucir la instabilidad, tendría que es necesario establecer fines por breve, capacidades tecnicas y profesionales,
determinar algunas más graves. medio y largo fin que se tienen que debe tener una formación ecleptica,
realizar en el cuadro de una «política de multinacional y global. El artículo fue el
Románia. El nuevo Ejército. Entrevista al los medios», definida por las verdaderas 4° clasificado al «Concurso nacional de
Jefe de Estado Mayor del Ejército, exigencias de las Fuerzas Armadas. estudios por articulos sobre argumentos
General de División Mihail Popescu, de cultura militar».
de Enrico Magnani (p. 34). Las operaciones en profondidad. «Deep
La participación romena a las Operations», Los valores cristianos. La paz, la guerra,
operaciones de «Peace Keeping», al lado de Luigi Scollo (p. 70). la obieción de consciencia, la mili,
de los Paises de OTAN, tuvo importantes Las «Deep Operations» se caracterizan de Rocco Panunzi y Stefano Mareggini
ripercusiones para la doctrina empleada. por cuatro fases principales: búsqueda y (p. 106).
Se poso en acto un proceso de fijación del enemigo; adquisición de El soldado es el paladín de la paz, él que
restructuración del Ejército, que entre el informaciones; potenciamiento de la con las armas pone en juego su misma
2003 y el 2010, prevee la sopresión de proteción del dispositivo; conducta de las vida para la defensa del orden etico-
estructuras, la contración de las fuerzas, operaciones en contácto. Se trata de jurídico universal. La paz puede nacer
la adoción de «standards» de actividades muy complejas que necesitan solo de la justícia, para la que está
adestramiento y la adquisición de nuevos disponer un orgánico fuerte con Oficiales permitido «luchar la violencia con la
equipajes y modernos sistemas de arma. especialistas del AVES, de la Artillería violencia». Por eso la mili está conforme
La tendencia hacia un ejército de contraereas, del Genio y de las a los valores cristianos porqué contesta la
profesionistas está presente también en Transmisiones. llamada evangélica a ser operadores de
Románia dónde se mira favorablemente paz. La obieción de consciencia tendría
a la entrada de las mujeres en el servicio «Mando» y «Control». Reflejos en la que llevar a la renunciación total de todo
militar. organización, lo que es mondano sino es solo un
de Gaetano Speciale (p. 78). comportamiento de conveniencia.
Las reglas de entrada en las operaciones La palabra «Control» tiene que significar
de baja intensidad, dominio, como en inglés, y no verífica, El Fuerte de Vigliena,
de Piero Costantino (p. 40). como en italiano. Otica militar y otica de Flavio Russo (p. 116).
Las reglas de entrada (ROE) constituyen general se acercan en el intender el En el Fuerte de Vigliena, último
el instrumento de regolación de la control como una acción para relevar los avanzada de la República partenopea,al
contesta armada en los escenarios alejamientos de lo planificado. «Mando» alanecer del díe 13 junio de 1799, un
mutables, como los de las operaciones y «Control» son actividades para puñado de calabreses, hombres y
«fuera area». Gracias a las ROE se llega a consentir al Jefe de exercitar su función. mujeres, se esforza de resistir al ataque
la armonización de las aciones políticas y sanfedista. El Jefe del punto de apoyo,
militares en el ámbito del dirito La «logistica integrada» en la gestión de cierto Toscani, dandose cuenta de la
internacional. Factores determinantes de los materiales del Ejército, derrocha total, hace brillar la
las ROE son: las directivas políticas de Francesco Zinno (p. 86). «santabarbara» y nuevo Pietro Micca,
nacionales; la organización de «Mando» Entre los fines del proceso de aterra bajo un montón de escombros
y «Control» (C2); la deterrencia. restructuración del Ejército hay dos que patriotas y sueños de libertad.
Esperiencias en Africa y en los Balcanos los se pueden definir de tipo
subrayaron la necesidad de asegurarse el «empresaril»: el rebajo de los precios fijos Tiberio,
suporte de las poblaciones locales para y la elevación de eficiencia. Se puede de Carmine Fiore (p. 126).
llegar a los obietivos político-militares. llegar al fin empleando, con los Tiberio vivío por la mayoría bajo la
ROE pueden evitar reaciones más allá de necesarios adaptamientos, algunos sombra de Augusto, su padrastro y
las dimenciones, destinadas a poner principios de la «logistica integrada» a los después su suegro. Leal y disciplinado, se
accento en el consenso obtenido. que quieren llegar las modernas volvió a optimo conductiero y aiudó a la
estrategias de gestión empresaril. La extensa de los confinos del Imperio hasta
El «Maneuver Warfare». Un diferente organización se tiene que basar en el la Pannónia (Románia). Con la muerte de
modo de entender el raporte Jefe- «core business» y en las posibles sinergias Augusto, a la edad de 56 años, obtuvo el
Subordinado, entre subjetos diferentes de la cadena reconocimiento formal de Imperador. A
de Giordano Ciccarelli (p. 44). funcional. Por ese fin es necesario un primero y provechoso período
El trabajo dá un suficiente cuadro de desplazar a los liveles perifericos algunas siguieron mediocres y turbios años de
descripción de la nueva doctrina OTAN, funciones esecutivas de los gobierno dal voluntario exilio en Capri. A
que se inspira a la teoría «Maneuver aprovigionamientos y refornimientos la determinada y prudente política del
Warfare»: la expone y verífica el grado de tenendo en cuenta su capacidad de exterior y a la sabia y correcta
empleo en el Ejército italiano. Pues, contestar las exigencias del utente. administración de las provincias se
examina el estado de salud del raporte Jefe- acompaño la tiranide respecto a la
Subordinado en nuestras Fuerzas Armadas, La formación de la nueva clase dirigente ciudad de Roma. Se murió a los 78 años,
proponendo nuevos percorsos formativos. militar cerca del siglo XXI, despuès de 22 años de principado.
La industria nacional por la Defensa, de Emanuela D’Alessio (p. 98).

141
RECENSIONI

drammaticamente alla ribalta ressi e preoccupazioni globali,


nelle vesti di un «tribale cama- senza alcuna soluzione di conti-
leonte hi-tech». nuità con il periodo della guerra
Il volume che presentiamo, cu- fredda. E che la presenza e l’in-
rato dall’ambasciatore Romano, fluenza statunitense all’estero
raccoglie i saggi di quattro stu- continuano ad essere promosse
diosi: John. L. Harper, Fernando lì dove proprio nuovi poli do-
Mezzetti, Carlo Maria Santoro e vrebbero sorgere.
Dan V. Segre. Ciò perché al crollo del bipola-
Harper riconduce la vasta rismo è subentrato, dopo una
gamma di opinioni riguardanti il caotica fase, un multipolarismo
ruolo degli Stati Uniti nel mon- imperfetto ancora in gestazione.
do a tre principali scuole di pen-
siero: quella dei fautori di un R.N.
«Nuovo ordine mondiale», quel-
la dei favorevoli ad un mondo
unipolare ed, infine, quella degli
isolazionisti.
Il contesto asiatico, descritto
da Mezzetti, è acceso da nume-
rosi focolai di conflitto a sfondo
territoriale e da preoccupanti
trend , quali la generale corsa
S. Romano (a cura di): «La crisi agli armamenti. Ad una Cina
del bipolarismo», Franco Angeli sempre più propensa ad assume-
Ed., Milano 1996, pagg. 144, lire re un ruolo egemonico solo gli
25.000. Stati Uniti possono fare da rassi-
curante contrappeso. Lo studio
Durante la guerra fredda l’ideo- di Santoro concerne la Germa-
logia era al medesimo tempo il nia descritta come «l’unico pivot
filtro attraverso cui si diluiva la di potenza» dell’Eurasia. Dopo la
complessità e la gabbia con cui si riunificazione si delineano, in-
comprimevano dinamismi etnici, fatti, 5 aree di potenziale espan-
religiosi e geopolitici. La riunifi- sione tedesca a Sud e Sud Est di
cazione della Germania e l’implo- Berlino: la Mitteleuropa, i Balca-
sione sovietica rendono, però, ni, le Repubbliche europee del-
ora obsoleto il lineare quanto l’ex-URSS, il Caucaso e l’Asia
semplificativo approccio alle re- Centrale.
lazioni internazionali che caratte- Il Terzo Mondo, arena sangui- A. Cortese de Bosis: «In terra di
rizzava il periodo del bipolari- naria della guerra fredda, risulta nessuno», Edizioni Gabrieli, Ro-
smo. dilaniato ora, secondo Segre, da ma, 1994, pagg. 100, lire 25 000.
La realtà risulta decifrabile so- due drammatiche questioni: la
lo attraverso nuovi parametri in- diffusione delle armi strategiche Due recenti volumi hanno po-
terpretativi che tengano conto e lo scoppio di un violento tribali- sto in luce un aspetto finora po-
dei radicali mutamenti avvenuti. smo o settarismo nazionale che co noto della nostra partecipa-
Le oramai consolidate tendenze mina le precarie fondamenta de- zione alla guerra di liberazione
alla frammentazione e all’inte- gli Stati post-coloniali (la rivolta 1943-45: l’istituzione e l’attività
grazione e l’intensificarsi di fe- del Quarto Mondo). del Nucleo «T» (Colonnello di
nomeni transnazionali, quali i Il libro nel suo complesso af- cavalleria Esclapon di Villanova)
flussi finanziari e di informazio- fronta una notevole varietà di te- dell’8 a Armata britannica, re-
ni, il terrorismo, il traffico di mi di estremo interesse che sti- sponsabile per la selezione e de-
droga e l’inquinamento, incrina- molano il lettore a riflettere sul stinazione di ufficiali di collega-
no sempre più la concezione fatto che gli Stati Uniti conti- mento italiani – ottimi conosci-
«statocentrica» delle relazioni nuano a mantenere, a discapito tori della lingua inglese – presso
internazionali. La guerra torna dell’opzione isolazionista, inte- i reparti alleati di 1a linea. Il lo-

142
RECENSIONI

ro compito era quello di agire re». Una scelta che fu effettuata d’Italia, Roma, 1999, pagg. 372,
come guide, interpreti e soprat- soprattutto perché quella guerra s.i.p..
tutto da 1iaison e intelligence non fosse solo una guerra tra
nei contatti con le unità italiane stranieri sul campo di battaglia Una lapidaria locuzione inte-
(Corpo di liberazione e, in segui- italiano, come le guerre del ‘500, gra il titolo del libro «Carro con-
to, Gruppi di combattimento) ma una guerra che desse caratte- tro Carro» e ne enuncia, signifi-
nonché con i partigiani e la po- re di italianità alla campagna cativamente, il tema: «Storia dei
polazione civile. Era, infatti, es- d’Italia degli alleati. Come la in- Carri armati nella loro continua
senziale raccogliere informazio- tendevano, cioè, i soldati di evoluzione e nel loro antagoni-
ni operative sull’ubicazione dei Monte Lungo e del Corpo italia- smo». L’importante iniziativa
reparti tedeschi, dei campi mi- no di liberazione, i Gruppi di editoriale dell’Associazione na-
nati, delle linee di rifornimento combattimento divenuti parte zionale carristi d’Italia, realizza-
avversarie, informazioni prezio- integrante delle due Armate al- ta mercè l’impegno di un carri-
se per le grandi unità alleate. leate, le brigate partigiane nell’I- sta di razza qual è il Colonnello
Autore del primo volume («In talia del Nord, come pure quelle Franco Giuliani, si prefigge lo
terra di nessuno. Gli ufficiali ita- che si sacrificarono negli stessi scopo di «presentare il carro ar-
liani con i reggimenti alleati») è anni in Grecia, Albania, Iugosla- mato dalla nascita ai giorni no-
l’Ambasciatore Alessandro Cor- via, eroiche formazioni final- stri» è la storia dei carri armati e
tese de Bosis, oggi vice presiden- mente ricordate dai volumi testè dei mezzi corazzati, il che vuol
te dell’«Associazione nazionale editi dalla Rivista Militare. dire anche storia dei carristi, del
combattenti nella guerra di libe- In conclusione, il libro di Cor- loro patrimonio di tradizioni e
razione inquadrati nelle Forze tese de Bosis costituisce un’au- di eroismi. Questa estensione di
Armate regolari» presieduta dal tentica testimonianza di vita vis- finalità è ben precisata dal Presi-
Sen. Gen. Luigi Poli. Il libro suta in prima linea, molto illu- dente dell’Associazione carristi
(con prefazione della medaglia minante per i giovani Ufficiali di d’Italia, Generale Enzo del Poz-
d’oro Edgardo Sogno) narra le oggi. zo, nella «presentazione», breve
esperienze di giovani ufficiali Il secondo volume cui si fa cen- ma densa di significati, che non
volontari, con i compiti soprade- no in questo testo verrà presenta- sfugge alla riflessione del lettore,
scritti, in un clima difficile, sulle to ai lettori sul prossimo numero specie se carrista. «Ogni mezzo
prime, per la fredda accoglienza della Rivista. nel suo profilo, nella sua sigla
degli inglesi, ma rapidamente di- A.M. distintiva, riporta con immedia-
venuto di autentico cameratismo tezza alla mente ed al cuore di
con le truppe alleate al fronte. tutti i carristi amici, fatti d’arme,
Osserva nella prefazione Ed- speranze, sacrifici affermazioni.
gardo Sogno: « Un libro vera- Ecco che il mezzo meccanico di-
mente singolare questo di Corte- venta veicolo di sentimenti fonte
se de Bosis. Appena terminato di di nobili tradizioni, che accomu-
leggerlo, in tanto cinismo e scet- nano uomini diversi per trasfor-
ticismo oggi imperante, si prova marli in «carristi» con una pro-
il desiderio di rileggerlo da capo, pria storia ben distinta e caratte-
come per respirare di nuovo rizzata. Si delinea così l’impor-
un’aria più pura che ha cessato tanza di questo volume, che va a
da tempo di allietare i nostri pol- collocarsi nella storiografia mili-
moni». E in seguito: «Cortese ci tare non soltanto come strumen-
dipinge l’atmosfera di guerra to di conoscenza tecnica, ma an-
“nazionale” nella vasta guerra che come espressione di una
delle nazioni occidentali., cui nuova, autonoma entità dell’E-
partecipano popoli diversi, dai sercito, contraddistinta da pecu-
neozelandesi ai canadesi, dagli liari caratteristiche, alimentate
indiani ai polacchi. La scelta di da un compatto retaggio di valo-
Cortese e dei suoi colleghi uffi- ri trascendenti ». Questa inter-
ciali di collegamento fu fatta an- pretazione degli scopi collaterali
che “per dimostrare a quei sol- F. Giuliani: «Carro contro Carro- del libro trova conferma nelle
dati di tutte le parti del mondo Storia dei Carri Armati», Ed. considerazioni svolte dall’Auto-
che gli italiani” ci sapevano fa- Associazione Nazionale Carristi re, quando riflette sulla «conti-

143
RECENSIONI

nua evoluzione dei mezzi ed il ad una narrativa coinvolgente. 1915 al 1969. In tredici pagine
loro antagonismo». Egli rileva, La strutturazione del volume in sono rappresentati i modellini in
infatti, che nella seconda guerra sette parti risponde ad una ine- miniatura di carri armati di vari
mondiale i carri armati cessaro- ludibile sequenza espositiva sia Paesi in scala 1:192: un album
no di essere «elemento di sup- cronologica che evolutiva. Nella che arricchisce di originalità e di
porto della fanteria» nel momen- prima parte, teorica e dottrinale, utilità il volume. Una dettagliata
to in cui dovettero confrontarsi sono esaminate le fondamentali descrizione di mezzi corazzati
con altri carri, determinando, caratteristiche che si richiedono dell’ultima generazione, compa-
così, la nascita di Grandi Unità ai carri per poter rappresentare rati tra loro, è contenuta nella
corazzate, le quali divennero un efficiente strumento di guer- parte settima. L’Autore, nelle pa-
protagoniste delle principali ra: mobilità, armamento e prote- gine conclusive del testo, esterna
operazioni terrestri. Successiva- zione. È di natura storica il se- alcune considerazioni che meri-
mente, la costante e progressiva condo capitolo dedicato alla na- tano di essere segnalate: «I carri
evoluzione, sia nel campo degli scita del carro armato ed agli attualmente in linea risalgono
armamenti che in quello della sviluppi successivi, fino alla se- agli anni sessanta». Gli studi e le
mobilità, ha comportato il rico- conda guerra mondiale. Si spa- ricerche in atto per la costruzio-
noscimento che le unità corazza- zia dal treno stradale blindato ne di carri della «terza genera-
te costituiscono, oggi, la struttu- Fwler e dall’automitragliatrice zione» convergono su quello che
ra portante di tutti gli eserciti. Isotta Fraschini del 1910 ai trat- è considerato l’elemento fonda-
Donde la orgogliosa, legittima tori cingolati e al primo carro mentale: l’armamento. Cannoni
aspirazione ad una completa au- armato: l’inglese «Tank Mark 1», o missili? Questo elemento insie-
tonomia operativa. La prefazio- che partecipò, nel 1916, alle bat- me alla mobilità ed alla corazza-
ne e la presentazione del libro taglia della Somme. E così via fi- tura forma oggetto di attenta va-
lasciano percepire questo con- no ai carri di tutti gli eserciti che lutazione da parte di tutti gli
cetto, ma è la nota editoriale che hanno combattuto la seconda Stati Maggiori.
lo conferma con chiarezza e fie- guerra mondiale. Di grande inte- Il volume termina con un vali-
rezza: «il presente volume nato resse le pagine dedicate alla pri- do indice schematico ed una ap-
in questo ultimo anno di secolo, ma grande battaglia di carri ar- pendice interessante e proficua:
nel quale la Specialità carrista mati: l’operazione «Barbarossa» l’elenco delle unità corazzate de-
italiana si fonderà nell’Arma di nel giugno 1941. gli anni novanta. Il breve excur-
Cavalleria, ha un solo grande Dopo il secondo conflitto mon- sus del contenuto del libro era
scopo: mantenere acceso il ricor- diale il parco carri di tutti gli necessario allo scopo di farne
do e la passione per le fiamme eserciti è stato gradualmente percepire lo spessore documen-
rosso-blu e ricordarsi che i carri- rinnovato. Le innovazioni tecni- tale e dottrinale. È un fecondo
sti a qualsiasi Arma appartenga- che di questa generazione di car- strumento di studio, di consulta-
no non cesseranno mai di esiste- ri sono state esaminate nella ter- zione, di conoscenza e di ap-
re perché essi sono nati da quan- za parte mentre la quarta è dedi- profondimento: la lettura appa-
do sono nati gli Eserciti». L’af- cata a quelli del futuro. Il carro gherà soprattutto il tecnico e
fermazione austera e dignitosa armato come sistema di arma l’appassionato.
induce a intuire uno stato d’ani- complesso, proiettato oltre il Il Colonnello carrista Franco
mo di mortificazione, inespressa 2000, è in continuo divenire. Giuliani, veterano delle Divisioni
o accolta nella velata amarezza Non esistono alternative: il più «Ariete» e «Centauro», Coman-
di alcune considerazioni. sofisticato elicottero della novel- dante di unità corazzate, valente
Questa sede vuole essere prin- la Air Cavalery non potrà mai tecnico delle lavorazioni sia pres-
cipalmente veicolo di divulgazio- sostituire il carro. Potrà essere so stabilimenti militari che pres-
ne di un’opera fondamentale: la un ottimo vettore di armi con- so specifiche industrie civili, ha
storia dei carri armati. Storia trocarri, non altro. Partendo da intrapreso ed ultimato quest’ope-
che muove dall’antagonismo e queste premesse, l’Autore com- ra con rigore scientifico e con en-
dallo scontro tra i mezzi per pie un’acuta disamina dei vari tusiasmo vibrante, nella consape-
esaltarne gli eroici attori, i carri- modelli allo studio: il carro a ca- volezza di aver posto una salda
sti. La trattazione della comples- samatta, il carro a torretta, il pietra angolare su cui erigere l’in-
sa materia, curata dal Colonnel- carro da combattimento con ar- confondibile storia dei carri ar-
lo Franco Giuliani, pur dovendo mi in sovrastruttura. La parte mati e dei carristi italiani.
riferirsi a contenuti essenzial- sesta è costituita da una «crono-
mente tecnici, ha lasciato spazio logia del mezzo corazzato» dal G.G.

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