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Parafrasi Iliade, v.v.


101-187
Appunto contenente la parafrasi dei
versi 101-187 !no al verso 246 del libro
primo dell'Iliade, che raccontano la
contesa tra Agamennone e Achille

di Daniele 17' di lettura


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Video appunto: Parafrasi Iliade, v.v. 101-187

Introduzione Parafrasi
Iliade, v.v. 101-187

Nei versi 101-246 del primo libro


dell'Iliade viene descritto il diverbio tra
Achille e Agamennone, il quale causerà
l'ira implacabile di Achille. Il motivo
dell'ira dell'eroe acheo è il rapimento
della schiava Criseide da parte del re
degli Atridi Agamennone.

Agamennone a"erma che avrebbe


restituito la fanciulla solo in cambio di
un'altra prigioniera, ovvero Briseide, la
schiava tanto amata da Achille, e di doni
e riconoscimenti del suo valore. Questo
gesto farà infuriare talmente tanto il
pelide Achille a tal punto da fargli quasi
maturare l'idea di abbandonare le armi
nel corso della guerra di Troia.

Indice

Achille contro Agamennone


L'ira di Achille verso Agamennone -
Versione di sarafeletto

Achille contro
Agamennone

Detto questo Calcante, si sedette; quindi


fra loro si alzò il potente Agamennone,
!glio di Atreo, infuriato; i precordi erano
pieni d’ira, e gli occhi sembravano
lampeggiare di fuoco; gridò, guardando
male Calcante:
- Indovino del male, non dici mai buoni
auguri per me, il cuore ti suggerisce
sempre dei mali, non dici mai buona
parola, non la porti mai a compimento!
E adesso che sei fra i Greci profetizzi che
per questo motivo Apollo dà loro delle
disgrazie, perché io non ho voluto
accettare il riscatto della giovane
Criseide: desidero tanto averla in casa,
la preferisco a Clitemnestra, anche se
sposa legittima, perché non la supera in
niente, non di corpo, non di aspetto,
non di mente, non di opere.
Ma acconsento di renderla anche così,
se è meglio; voglio un esercito sano, e
che non soccomba. Però preparatemi
subito un dono; in modo che non resti
solo io privo di doni fra i Greci, non è
equo.
Quindi guardate quale altro dono mi
deve toccare.
Allora intervenne Achille, dal piede
veloce:
-Gloriosissimo !glio di Atreo, avidissimo
più di tutti, in che modo ti daranno un
dono i magnanimi Greci? Da nessuna
parte vediamo un ricco tesoro comune;
quelli delle città bruciate sono stati
divisi. I guerrieri non possono rimetterli
in comune. Quindi, ora, dai al dio la
giovane Criseide; poi noi ti daremo un
compenso tre o quattro volte maggiore,
se Zeus vorrà darci di abbattere Troia
dalle mura forti!cate.

Ma Agamennone rispose,
ricambiandolo:
-Per quanto tu valga, Achille pari agli
dei, non nascondere ciò che pensi
veramente, perché non mi sfuggi né
puoi persuadermi. Così pretendi – e
intanto la tua parte ce l’hai – che me ne
lasci privare in questo modo,
facendomela rendere? Ma se i Greci dal
grande animo mi daranno un dono,
adattandolo al mio desiderio, che
compensi la perdita, sta bene; se non
sarà così, io verrò a prendere il tuo, o
dono di Aiace, o quello di Odisseo.
Ma via, queste cose potremo trattare
anche dopo:
ora spingiamo nel mare divino una nave
nera di catrame,
raccogliamo rematori in numero giusto,
imbarchiamo qui il sacri!cio di cento
buoi, facciamo salire la !glia di Crise,
guancia graziosa; la guidi uno dei capi
consiglieri,
o Aiace, o Idomeneo, oppure Odisseo
luminoso, o anche tu, Achille, il più
tremendo di tutti gli eroi, che tu ci renda
amichevole Apollo, compiendo il rito.
Ma guardandolo minaccioso Achille dal
piede rapido disse:
- Ah vestito di spavalderia, avido di
guadagno, come può volentieri
obbedirti un greco, o marciando o
battendosi contro guerrieri con forza?
Davvero io sono venuto
a combattere qui non per i Troiani
bellicosi, non sono colpevoli contro di
me: mai le mie vacche o i cavalli hanno
rapito, mai hanno distrutto il raccolto a
Ftia dai bei campi, in cui nascono e
crescono eroi, poiché molti e molti nel
mezzo ci sono monti ombrosi e il mare
potente.
Ma seguimmo te, o del tutto sfacciato,
perché tu gioissi, cercando
soddisfazione per Menelao, per te,
brutto cane, da parte dei Troiani, e tu
non pensi a questo, non ti preoccupi,
anzi, minacci che verrai a togliermi il
dono per il quale ho sudato molto, che i
!gli dei Greci me l’hanno dato. Però non
ricevo un dono pari a te, quando i Greci
gettano a terra un villaggio ben
popolato dei Troiani; ma le mani mie
governano il più della guerra
tumultuosa; se poi si venga alle parti,

a te spetta il dono più grosso. Io, dopo


che peno a combattere, mi porto
indietro alle navi un dono piccolo e
caro. Ma ora andrò a Ftia, perché è
molto meglio
andarsene in patria sopra le concave
navi. Io non intendo raccogliere beni e
ricchezze per te, restando qui umiliato.
Allora lo ricambiò Agamennone il
signore degli eroi:
- Vattene, se il cuore ti spinge; io non ti
pregherò davvero di restare con me,
con me ci sono altri che mi faranno
onore, soprattutto c’è il saggio Zeus. Ma
tu sei il più odioso per me tra i re
discepoli di Zeus: ti è sempre cara la
contesa, e guerre e battaglie: un dio ti
ha dato di essere tanto forte!
Vattene a casa, con le tue navi, con i tuoi
compagni, regna sopra i Mirmidoni: di
te non mi preoccupo, non ti temo
adirato; anzi, questo dichiaro: poi che
Criseide mi porta via Febo Apollo, io
rimanderò lei con la mia nave e con i
miei compagni; ma mi prendo Briseide,
il tuo dono, dalla guancia graziosa,
andando io stesso alla tenda, così che tu
sappia quanto sono più forte di te, e
tremi anche un altro di parlarmi alla
pari, o di mettersi di fronte a me.
Disse così; ad Achille venne dolore, il
suo cuore nel petto peloso fu incerto tra
due decisioni da prendere: se, s!lando
la spada acuta via dalla coscia, facesse
alzare gli altri, ammazzasse l'Atride, o se
calmasse l'ira e trattenesse i suoi
sentimenti. E mentre questo agitava
nell'anima e in cuore e s!lava dal fodero
la grande spada, venne Atena dal cielo;
l'inviò la dea Era braccio bianco,
amando ugualmente di cuore ambedue
e avendone cura; gli stette dietro, per la
chioma bionda prese il Pelide, a lui solo
visibile; degli altri nessuno la vide. Restò
senza !ato Achille, si volse, conobbe
subito Pallade Atena: terribilmente gli
luccicarono gli occhi e volgendosi a lei
parlò parole fugaci e veloci:

-Perché sei venuta, !glia di Zeus che è


armato di egida ,
forse a veder la violenza d'Agamennone
Atride?
ma io ti dichiaro, e so che questo avrà
compimento: per i suoi atti arroganti
perderà presto la vita! E gli parlò la dea
Atena occhio azzurro:
-Io sono venuta dal cielo per calmare la
tua ira, se tu mi obbedirai: m'inviò la
dea Era braccio bianco,
ch'entrambi ugualmente ama di cuore e
si prende cura.
Su, smetti il litigio, non tirar con la mano
la spada:
ma ingiuria solo con parole, dicendo
come sarà:
così ti dico infatti, e questo avrà
compimento: tre volte tanto splendidi
doni a te s'o"riranno un giorno per
questa violenza; trattieniti, dunque, e
obbedisci. E disse ricambiandola Achille
piede rapido:
-Bisogna rispettare la vostra parola, o
dea,
anche chi si sente irato; così è meglio,
chi obbedisce agli dèi, sarà ascoltato
anche da loro.
Così sull'elsa (impugnatura spada
ri!nita) d'argento trattenne la mano
pesante, spinse indietro nel fodero la
grande spada, non disobbedì alla parola
d'Atena; ella se n'era andata verso
l'Olimpo, verso la casa di Zeus egioco,
con gli altri dei.
Di nuovo allora il Pelide con parole
ingiuriose investì l'Atride e non
trattenne il risentimento.
-Ubriacone, minaccioso come un cane,
ma vile come un cervo, mai vestir
corazza con l'esercito in guerra né
andare all'agguato coi più forti nemici
degli Achei osi andare: questo ti sembra
morte.
E certo è molto più facile nel largo
campo degli Achei
strappare i doni a chi a faccia a faccia ti
parla,
re mangiatore del popolo, perché
comandi ai buoni a niente;
se no davvero, Atride, ora per l'ultima
volta o"enderesti!

Ma io ti dico e giuro con piena volontà:


sì, per questo bastone, che mai più
foglie o rami
metterà, poi che ha lasciato il tronco sui
monti,
mai !orirà, che intorno ad esso il bronzo
ha strappato
foglie e corteccia; e ora i !gli degli Achei
con giustizia lo porteranno in mano:
manterranno salde le leggi in nome di
Zeus. Questo sarà il giuramento da
farsi. Certo un giorno rimpianto per
Achille prenderà i !gli degli Achei, tutti
quanti, e allora tu non potrai nulla,
poiché a#itto aiutarli, quando per
mano del massacratore Ettore cadranno
morenti; e tu nei sentimenti più
profondi lacererai, rabbioso per non
avermi ricompensato, io che sono il più
forte dei greci.
Così disse il Pelide e scagliò in terra lo
scettro disseminato di chiodi d’oro. Poi
si sedette.

L'ira di Achille verso


Agamennone, versione di
sarafeletto

Dopo le parole di Calcante, si alzò in


piedo Agamennone, irato. I precordi
erano pieni d'ira, gli occhi erano
infuriati. Guardò storto Calcante ed
urlò:
"Indovino del male, non mi auguri mai
nulla di buono, predici sempre guai, non
dici mai una parola buona! Ed ora in
mezzo ai Greci sostieni che la loro
epidemia è causata da Apollo, perché io
non ho voluto accettare il grande
riscatto di Criseide. Ma io desidero
molto averla nella mia casa; la
preferisco alla mia sposa legittima
Climenestra, che in nulla la supera: non
ha un corpo migliore né è più
intelligente, né le sue abilità manuali
sono maggiori. Eppure io acconsento a
restituirla, se questo farà cessare la
morte dei soldati, perché voglio che il
mio esercito sia in salute e che non
perisca più. Però desidero un altro dono
in cambio, perché non sia l'unico Greco
a rimanere senza di esso. Quindi ora
decidete quale dono mi tocchi tra i
vostri."
Allora Achille, semidio dal piede rapido,
gli rispose:
"Gloriosissimo !glio di Atreo, avido più
di tutti, come potremo darti un dono?
Non abbiamo tesori comuni in nessun
luogo, e quelli delle città bruciate sono
già stati divisi tra noi. Non è giusto che i
guerrieri li mettano nuovamente in
comune e li ridistribuiscano. Tu ora cedi
al dio Apollo il tuo dono, Criseide, e noi
Achei ti daremo un dono tre o quattro
volte maggiore se riusciremo a
scon!ggere Troia."
Ma il forte Agamennone disse:
"Ah no, Anchille divino, per quanto tu
valga, non tentare di celarmi i tuoi
pensieri, perché non riusciarai a
convincermi. Tu pretendi che io mi lasci
togliere il mio dono, mentre tu e tutti gli
Achei ne posseggono uno? Se i clementi
Greci mi daranno un dono adatto al mio
volere che conpensi la perdita di
Criseide, allora va bene. Ma se non lo
riceverò, verrò di persona a prendere il
tuo dono, Achille, o quello di Aiace, o
d'Odisseo, e li porterò via con me.
Comunque, potremmo discutere queste
questioni in seguito; ora preparate una
nave da mandare nel mare divino,
chiamte i rematori, e la !glia guancia
graziosa di Crise facciamo salire. Uno
dei capi consiglieri la accompagnerà, o
Aiace, o Idomeneo, oppure Odisseo, o
anche tu, !glio di Peleo, il più forte e
tremendo di tutti gli eroi, e che tu ci
riporti il favore degli dei."
Guardandolo male, disse però Achille:
"Ah, spudorato, avido di guadagno,
come possono gli Achei obbedirti,
quando marciano e si battono con
forza? Io non sono venuto a combattere
per i Troiani: essi infatti contro di me
non hanno mai fatto nulla. Non hanno
mai rapito le mie vacche né i miei
cavalli, e non hanno mai distrutto i miei
campi a Ftia, perché lontana è la mia
casa, e molti mari tempestosi e monti
ombrosi ci sono nel mezzo. Abbiamo
seguito te, o sfrontato, perché tu fossi
felice, cercando soddisfazione per
Menelao; siamo venuti qui per te, brutto
cane, e tu non ci pensi, non ti preoccupi,
minacci anzi di privarmi del dono per il
quale ho tanto sudato e che mi è stato
assegnato dai Greci. I miei doni non
sono però pari ai tuoi, quando viene
distrutta una città popolata da molti
Teucri, sebbene sia io a guidare la
maggior parte della guerra.
Considerando le parti, a te spetta
sempre il dono maggiore, mentre io
ricevo un piccolo dono per il quale ho
faticato a combattere, e che mi porto
indietro alle navi. Ora però ritornerò a
Ftia, perché è preferibile tornare in
patria piuttosto che restare qui,
umiliato, a raccogliere beni e ricchezze
per te."
Gli rispose allora il signore degli eroi
Agamennone:
"Vattene, se vuoi. Io certamente non ti
pregherò di restare qui, perché con me
ci sono molti altri guerrieri onorevoli, e
soprattutto è con noi il potente Zeus. Tu
sei infatti il più odioso tra i re, il litigio ti
è sempre caro, così come le guerre e le
battaglie. Non è merito tuo se sei tanto
forte, ma solo del dio che ti ha dato
questo dono! Torna a casa, con le tue
navi ed i tuoi compagni, e regna sui
Mirmidoni. Di te non mi preoccupo, e
non temo la tua ira. Dichiaro, anzi, che
dato che Apollo mi impone di restituire
Criseide, io la rimanderò con la nave ed
i miei compagni, ma verrò
personalmente alla tua tenda a
prendere Briseide dalla guancia
graziosa, così che tu ti renda conto di
quanto io sia più potente di te; che
tremino gli altri, e non si azzardino a
parlarmi alla pari o a ribellarsi a me."

Autori che hanno contribuito al


presente documento: Alfred71 e
sarafeletto.

Per approfondimenti, vedi anche:


Proemio dell'Iliade
Iliade - Proemio, Parafrasi

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Ciaku

19-11-2020

Fraferrari07

22-10-2020

Lmlucamatteoni

fate schifo per copiare devi per forza andare


su facebook a romperti facendo i moduli, in
poce parole fate schifo.
17-02-2019

Pierpy23

22-02-2018

User_7F30B2

01-07-2016

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