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IL TEMA DEL MERAVIGLIOSO NELL’ODISSEA

IDEE:

Isola di ogigia (calipso e la felicità)

La reggia di Alcinoo

Odisseo e l’isola dei ciclopi

Circe

locus amoenus

metamorfosi

orrido e meraviglioso

Il poema epico dell’Odissea racconta il nostos di Odisseo, cioè il suo viaggio di ritorno a casa dalla guerra di
Troia. Durante il viaggio egli compie una vera e propria epopea nella quale, sulla strada del ritorno, visita
località meravigliose abitate da creature mistiche e personaggi misteriosi. Oltre al tema dell’ospitalità e
dell’arguzia, nel poema viene ben delineato il tema del meraviglioso o del fantastico. Questo tema, che può
essere considerato un topos della letteratura omerica, è presente in tutto il racconto in modi vari: infatti,
seguendo le tappe principali dell’avventura di Odisseo e dei suoi compagni possiamo trovare ovunque dei
richiami ad esso.

Il primo blocco del poema omerico è la telemachia: nella quale Telemaco, figlio di Odisseo, cerca
informazioni sul padre che non ha mai conosciuto. Perciò inizialmente si reca a Pilo, dove regna il re ed
amico di Odisseo Nestore. Successivamente si reca a Sparta, dove regna Menelao: ed è proprio qui che
incontriamo per la prima volta il tema. La reggia di Menelao infatti è descritta dal poeta attraverso le
sensazioni e le impressioni di Telemaco, il quale prova stupore e meraviglia nell’osservare la bellezza e la
sfarzosità con cui è stata costruita la casa arrivando addirittura a paragonarla a quella di un dio. Nella reggia
si sta compiendo il matrimonio dei due figli del re: un banchetto è già in corso, l’aedo canta e gli acrobati
volteggiano. Telemaco e Pisistrato dopo essere stati lavati si siedono nella grande sala e vengono serviti
abbondantemente. Qui parte la descrizione dell’abile poeta:

“Appoggiarono il loro carro contro il muro lucente,

introdussero gli ospiti nella casa divina. Quelli, guardando

ammirati, entrarono nella casa del re allevato da Zeus.

Perché v’era uno splendore come di sole o di luna

nella casa dall’alto soffitto di Menelao glorioso.”

Anche se l’estratto è molto ridotto si può notare un’accurata scelta di parole ed una quantità di aggettivi
adibita alla descrizione particolareggiata della scena (una delle caratteristiche stilistiche del fantastico) che
il figlio di Odisseo si trova davanti.

Menelao, nel racconto, dopo aver sentito Telemaco paragonare la sua casa a quella di un dio gli risponde
molto umilmente che mai niente di divino potrà essere eguagliato da qualcosa di terrestre, perciò ci
troviamo davanti ad un territorio meraviglioso umano, terrestre; abitato da uomini umili, gentili ed
accoglienti che abitano in una reggia meravigliosa, esaltata da forme quasi divine.
Proseguendo lungo il filo narrativo di questa stupenda opera, il poeta fa un cambio di personaggio: siamo
nel libro V ed Odisseo si trova nell’isola di Ogigia. Essa è l’isola della ninfa Calipso dove Odisseo visse per
sette anni dopo la fine della guerra di Troia. I due si amarono coccolati da una terra generosa di
frutti. Calipso abitava in una grotta che si apriva su giardini naturali, un bosco sacro con grandi alberi e
sorgenti che scorrevano attraverso l’erba. Insomma un paradiso, un cosidetto locus amoenus. Questo
termine che, come si può ben capire, deriva dal latino letteralmente vuol dire luogo senza mura cioè un
luogo ospitale dove gli stranieri vengono accolti quasi come se quel luogo non avesse barriere di
fortificazione. Un locus amoenus è perciò un luogo piacevole immerso tra flora e fauna, spesso situato nelle
vicinanze di una fonte o di un ruscello, ricco di ombra ed in qualche modo simile al paradiso terrestre: un
paesaggio naturale perfetto, immaginario o reale. Nel passo preso in considerazione (libro V vv 55-84)
l’isola viene descritta come: profumata, circondata da alberi (cedro, tuia, ontano, pioppo, cipresso, viti) ed
animali (uccelli, gufi, sparvieri e corvi di mare), attorniata di prati fioriti di viole e di sedano. (cito
testualmente) ANCHE UN DIO AVREBBE GUARDATO STUPITO, E GIOITO NELL’ANIMO SUO. Nel racconto,
Ermes viene inviato da Zeus ad avvisare Odisseo che i proci stanno marciando contro Telemaco sull’isola.
Quando il messaggero arriva comunica la notizia a Calipso, che la riferisce ad Odisseo. La ninfa,
profondamente innamorata di Odisseo, cerca di persuaderlo ricordandogli della stupenda vita che potrebbe
fare al suo fianco in un paradiso come l’isola dove abita offrendogli perciò l’immortalità. Odisseo, che ama
ancora sua moglie Penelope nonostante abbia passato circa dieci anni con la ninfa, rifiuta l’immortalità per
tornare dall’amata. Il giorno dopo perciò costruisce una zattera e parte dall’isola. Odisseo rappresenta il
prototipo dell’uomo che non cede al fascino di una vita beata ed eterna e che sceglie di affrontare il rischio
dell’ignoto e di nuove sventure pur di ritornare alla dimensione umana dei suoi affetti. Respinge le offerte
di Calipso, abbandona l’isola della felicità magica ed innaturale. Egli non è un dio ma è un uomo e, riesce a
capire che quello non è il suo posto nonostante sia un paradiso terrestre.

Navigando con la zattera costruita su Ogigia dopo