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Il Palazzo e il giardino di Alcnoo (VI, 86-132)

muri di bronzo correvano ai lati, / dalla soglia allinterno, orlati da un fregio


azzurrino; / porte doro serravano la solida casa di dentro; / stipiti dargento si
ergevano sulla soglia di bronzo; / dargento larchitrave, la maniglia era doro.

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Ai lati verano cani, doro e dargento, / che Efesto aveva foggiato con mente
ingegnosa / per guardare il palazzo del magnanimo Alcnoo, / immortali e senza
vecchiaia in eterno. [] / Oltre il cortile, vicino alle porte, v un grande giardino

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di quattro misure : ai due lati corre un recinto.


Grandi alberi rigogliosi vi crescono,
peri e granati2 e meli con splendidi frutti,
fichi dolcissimi e piante rigogliose dulivo.
Mai il loro frutto marcisce o finisce,
n inverno n estate: perenne. Sempre
lo Zefiro3 gli uni fa crescere, gli altri matura, soffiando.
Invecchia sulla pera la pera, sulla mela la mela,

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sul grappolo il grappolo, il fico sul fico.


piantata l la sua vigna ricca di frutti:
una parte, esposta ai raggi su un aperto terreno,
seccata dal sole; le altre uve invece le colgono,
altre ancora le pigiano. Davanti sono grappoli acerbi,

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che gettano il fiore e altri che imbrunano.


Lungo lestremo filare crescono verdure diverse
in bellordine, che brillano per tutto lanno.
Vi sono due fonti. Una si spande per tutto il giardino
laltra sotto la soglia dellatrio scorre

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verso lalto palazzo: i cittadini attingono ad essa.


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di quattro iugeri, pari cio circa a un ettaro. Lo iugero era la quantit di terreno che una coppia di

buoi poteva arare nel corso di una giornata. 2 melograni 3 vento tiepido che spira da ponente

VALORE SIMBOLICO DEI LUOGHI OMERICI


Ogigia. Dopo aver osservato che Odisseo non narra nulla dei lunghi anni di permanenza a Ogigia presso
Calipso, lo scrittore Claudio Magris ha concluso che gli anni damore sulle rive del mare viola assomigliano a
un lungo sonno privo di eventi e mutamentiunassenza, un intervallo, uninterruzione della storia, un sonno
come quello che arresta per centanni la bella addormentata nel bosco, con tutto il suo castello. Scheria.
Odisseo giunge nellisola dei Feaci, terra dei beati come naufrago scampato alla tempesta: quando approda
privo di punti di riferimento e non sa dove si trova. Quando ne parte, naviga su una nave condotta dai Feaci e
durante il tragitto colto dal sonno, per cui non pu se-guire la rotta n stabilire relazioni spaziali. Lassenza di
coscienza e di conoscenza da parte delleroe diventano quindi il mezzo con cui viene marcata la distanza tra un
mondo ideale, dove regnano la felicit e larmonia (Scheria) e un mondo reale e storico (Itaca) in cui
predomina la violenza umana. Del resto questa collocazione indeterminata era gi nelle parole di Nausicaa (VI,
vv. 204-5): Abitiamo in disparte, nel mare ondoso, ai confini del mondo, nessun altro mortale arriva tra noi.

Il ritorno del guerriero. Lettura dellOdissea

G. Aurelio Privitera

Aspetti simbolici del viaggio


Comincia la grande avventura. I Cconi e Ismaro erano radicati nel mondo storico ed esistevano ancora in epoca storica.
Invece, gli esseri che Odisseo incontrer dopo Capo Malea abitano in luoghi ignoti e vivono in maniera diversa dagli uomini.
Poich in forme identiche o simili ricorrono nel folklore europeo ed extra-europeo, si suole ripetere che Odisseo, dopo
Capo Malea, si perse nel mondo della fiaba, abitato da gente incredibile: mangiatori di loto, giganti cannibali, maghi e
streghe, mostri esiziali. unaffermazione corretta solo se si aggiunge che questo materiale inserito nell Odissea quasi
del tutto nella religione olimpica. Polifemo un Orco cannibale ma figlio di Poseidone. Eolo un mago dei venti, ma deriva
il suo potere da Zeus. Circe una maga bifronte ma anche figlia di Helios. Scilla un mostro a sei teste, ma anche una
dea immortale. Le vacche in Trinacria sono sacre e tab, ma appunto perch appartengono a Helios.
Secondo le intenzioni di Omero, il viaggio di Odisseo vero e reale. Egli non racconta incubi o sogni travestiti da da
realt. Egli narra un vero e proprio viaggio, che per ha forti componenti simboliche. Simbolici sono lo spazio e il tempo: il
narratore parla di luogo lontano, luogo posto ai margini, luogo mobile, luogo inaccessibile, e fa lo stesso con le
indicazioni temporali, poich non indica dei segmenti obiettivamente misurabili. Non disponendo di una griglia spaziotemporale in cui fissare le tappe, Omero le ha semplicemente elencate in successione, secondo lordine suggerito da
Alcinno: tappe inospitali e tappe ospitali. Con due importanti novit. Prima novit: ha disposto i due tipi di viaggio secondo
un ritmo alterno, facendo seguire alla tappa inospitale una tappa ospitale. Seconda novit: ha abolito lopposizione implicita
in ogni coppia (inospitale=negativo, ospitale=positivo) dimostrando che per un reduce tutte le tappe sono negative. Le dispari
perch vi si rischia di morire, le pari perch vi si rischia di rinunziare al ritorno, vinti dalle lusinghe dellospitalit. Il viaggio si configura,
dunque, come un percorso a ostacoli: un viaggio che attraverso la sofferenza procura sapere.

Laristia di Odisseo nella terra dei Ciclopi


I Ciclopi, dice Odisseo, sono violenti e privi di leggi. Non piantano n arano. Raccolgono grano, orzo e uve senza
lavorare. Non hanno assemblee n leggi. Abitavano in cave spelonche su alte montagne. Ciascuno comanda sulle mogli e sui
figli, senza curarsi degli altri. Non detto se i Ciclopi avessero pi duna moglie, certo che non conoscevano comunit
pi complesse di quella familiare. A Odisseo la loro terra sembra un mondo prossimo allo stato di natura. Dopo essere
entrati nellimmensa spelonca ed aver osservato ogni cosa, i compagni vorrebbero razziare e scappare, ma Odisseo decide
di restare. Aveva capito immediatamente, sbarcando, che in quella caverna abitava un mostro. Non aveva desistito subito
e non pu fuggire ora: egli un guerriero. Fuggire sarebbe stato pi utile, ma anche vile e disonorevole. I tredici
accendono il fuoco, fanno offerte, prendono il cacio, mangiano. Sembrano segnali rovesciati: in tutte le altre tappe
Odisseo prudente e i compagni imprudenti fino alla stoltezza, in questa linverso. Ma il rovesciamento solo apparente:
gli altri vorrebbero razziare, come pirati. Odisseo vuole agire secondo le norme del codice eroico, da nobile qual .
Alla fine dellavventura, arrivati a una distanza canonica, Odisseo urla al Ciclope il proprio valore egli non un Nessuno
da nulla, un uomo senza valore e dice che a punirlo della sua inospitalit stato Zeus per mano sua. Il Ciclope lancia un
macigno, la nave rincula. I compagni scongiurano Odisseo di tacere ma, giunti a una distanza doppia, questi grida il suo
nome. Allora Polifemo ricorda unantica profezia che gli aveva predetto quantera avvenuto. Il nome, che prima era stato
occultato per sfuggire ai Ciclopi, diventa alla fine il perno dellintera Odissea: Odisseo si salva tacendolo e si perde
svelandolo. Appena sa il suo nome, Polifemo invoca su Odisseo la vendetta di suo padre Poseidone. Certo Odisseo si vanta
con Polifemo di averlo punito: ma trarre vanto dalla vittoria nella societ eroica un diritto del guerriero, non una
colpa: se egli avesse taciuto il nome, non sarebbe incorso nellira di Poseidone, ma quella che compie non una colpa
(Odisseo un eroe pio: appena arriva sullisoletta posta di fronte alla terra dei Ciclopi, offre a Zeus un montone), bens
unimprudenza, di cui egli in questo episodio d prova pi volte. Che cosa spinge il prudentissimo Odisseo a comportarsi con
imprudenza? E la risposta sempre la stessa: la sua dignit di guerriero. Odisseo non poteva dimostrarsi vigliacco: non
poteva, una volta sbarcato, rinunziare a esplorare lantro solo perch aveva capito che il suo inquilino era un mostro.
Lethos guerriero glielo vietava: egli sapeva benissimo che sarebbe stato pi utile fuggire, ma non sarebbe stato pi
eroico. La kyklopeia ha, in tutto, i tratti dellaristia. La preparazione dellarma, lesortazione allimpresa, il favore concesso da un dio,
lazione con una doppia similitudine, la reazione dellavversario quasi vinto, la spoliazione del cadavere e/o il prelievo del bottino, il
vanto della vittoria riportata: sono tutti momenti dellaristia nellIliade. Odisseo si trova in una condizione simile a quella di chi
assedia una citt e deve varcarne la soglia, simile a quella in cui si era trovato a Troia: come l doveva entrare nella citt e
si era nascosto nel ventre del cavallo, cos ora deve uscire dalla caverna e si nasconde sotto il ventre dellariete vivo. Come
a Troia un pugno di uomini aveva aggredito nel sonno i Troiani, cos ora aggredisce nel sonno Polifemo. Lo schema
identico: in entrambi i casi la forza del nemico immane e occorre lastuzia per annientarlo.