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Libri I-IV: il concilio degli dèi e la Telemachìa

Odisseo è trattenuto nell'isola Ogigia presso la ninfa Calipso, per volere di Poseidone, irato con l'eroe perché gli ha
accecato il figlio Polifemo. Ottenuto il consenso di Zeus, Atena si reca ad Itaca dove si sono insediati i Proci, che
aspirano alla mano di Penelope, e induce Telemaco a partire alla ricerca del padre Odisseo. Telemaco chiede aiuto
agli itacesi e tiene testa ad Antinoo, capo dei pretendenti. Con l’aiuto di Atena Telemaco salpa per Pilo. Una volta
giunto a destinazione il re Nestore lo accoglie raccontandogli della fine tragica di Agamennone. Telemaco parte
quindi alla volta di Sparta. Qui il re Menelao e la moglie Elena raccontano le imprese compiute a Troia da Odisseo.
Intanto a Itaca i Proci tramano contro Telemaco.

Libri V-VIII: da Ogigia all’isola dei Feaci


Ermes comunica a Calipso la volontà degli dèi, che è quella di lasciar partire l'eroe. Durante la navigazione Odisseo si
imbatte in una tempesta scatenata da Poseidone nella quale fortunatamente si salva e raggiunge la spiaggia dell'isola
dei Feaci, dove cade addormentato. Nausicaa, figlia del re dei Feaci Alcinoo, si reca con le ancelle alla spiaggia dove
incontra Odisseo. Colpita da lui, lo invita a seguirla in città. Una volta giunto a palazzo i sovrani gli offrono ospitalità
promettendogli di ricondurlo a Itaca.
Durante le gare offerte in onore dell'eroe, l'aedo Demodoco canta le imprese della guerra di Troia e Odisseo si
commuove. Infine, Alcinoo chiede all'eroe di rivelare la sua identità.

Libri IX-XII: i racconti di Odisseo ad Alcinoo


Odisseo si rivela e racconta. Dopo la caduta di Troia, sfuggito agli attacchi dei Ciconi, Odisseo e i suoi compagni
giungono presso i Lotofagi. Arrivano poi nella terra dei Ciclopi, giganti con un solo occhio. Odisseo, prigioniero del
ciclope Polifemo, riesce con l'astuzia a liberare sé e i compagni stordendo Polifemo e accecandolo. Il ciclope reagisce
invocando l'ira del padre Poseidone su Odisseo.
Favoriti da un vento benevolo mandato da Eolo, Odisseo e compagni si rimettono in navigazione. I compagni aprono
però l'otre dei venti che l'eroe portava con sé, scatenando così una tempesta che li spinge nel paese dei Lestrigoni,
giganti antropofagi. Qui perdono le navi e, con l'unica rimasta, fuggono verso l'isola della maga Circe, la quale
trasforma in porci alcuni compagni di Odisseo. Grazie ai consigli di Ermes, Odisseo riesce ad annullare gli incantesimi
della maga e a conquistare il suo cuore. Circe libera i compagni e li ospita per un anno. Odisseo si reca anche agli
Inferi dove incontra l’indovino Tiresia, e inoltre vede la madre Anticlea, Agamennone, Achille e Aiace. Le ultime
prove che Odisseo affronta sono le Sirene, che con il loro canto impediscono il ritorno e portano alla morte, e il
passaggio tra le rupi di Scilla e Cariddi. Odisseo sbarca all’isola di Trinacria, dove i compagni tormentati dalla fame
uccidono alcune vacche sacre al Sole e le divorano. Ciò scatena l’ira del dio e una tempesta nella quale muoiono tutti
gli uomini tranne Odisseo che approda sulla spiaggia dell’isola di Calipso.

Libri XIII-XVI: il ritorno a Itaca e l’incontro con Eumeo e Telemaco


Terminato il racconto, Odisseo ottiene dai Feaci una nave che lo riconduce nella sua Itaca. Odisseo viene trasformato
in un vecchio mendicante da Atena e si reca dal porcaio Eumeo. Da Eumeo l'eroe riceve ospitalità e viene informato
del degrado che si trova nella reggia di Itaca. Intanto Telemaco tornato in patria sfugge all’imboscata dei Proci:
soltanto a lui Odisseo si rivela per concordare l’azione contro gli usurpatori.

Libri XVII-XX: il mendicante nella reggia


Odisseo e Eumeo si recano alla reggia. Odisseo viene riconosciuto dal cane Argo, che dopo averlo salutato muore.
Entrato nella reggia Odisseo viene maltrattato dai Proci e dalle ancelle infedeli. Al tramonto quando i Proci se ne
vanno, Penelope dispone alle ancelle di occuparsi del vecchio mendicante e sarà la vecchia nutrice Euriclea a curarlo
e a riconoscerlo, ma l’eroe la costringe a tacere. Penelope svela al mendicante il sogno che interpreta come profezia
di rovina per i Proci. L’indomani i Proci tornano al palazzo e l’indovino Teoclimeno profetizza l’incombere della
vendetta, ma i Proci lo deridono.

Libri XXI-XXIV: la gara, la strage, la pace


Penelope indotta da Atena fa sfidare i Proci in una gara: devono fa passare una freccia attraverso gli anelli di dodici
scuri. I Proci tentano invano di tendere l'arco finché Odisseo ancora sotto le spoglie del medicante tende l’arco e
scaglia la freccia attraverso gli anelli delle scuri. Telemaco impugna la spada e aiuta il padre ad uccidere tutti Proci e
le ancelle infedeli. Solo l’aedo Femio e l'araldo Medonte vengono risparmiati. Penelope non riesce ancora a credere
che Odisseo sia tornato, ma quando l'eroe svela alla moglie il segreto della costruzione del loro letto nuziale, i suoi
dubbi svaniscono. L’indomani Odisseo si reca dal padre Learte e qui vengono attaccati dai Proci ma sostenuti da
Atena, Learte trafigge il padre di Antinoo e quindi gli Itacesi riconoscono Odisseo come re e stringono con lui la pace.

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