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Il ritorno d'Ulisse in patria

Prologo
LHumana Fragilit, contrapposta al Tempo, alla Fortuna e allAmore, deplora la sua condizione
mortale.

Atto I
Nel Palazzo Reale di Itaca Penelope si lamenta con Ericlea, vecchia nutrice di Ulisse, per la
sofferenza causata dalla lunga assenza dello sposo ( Di misera regina). Nel frattempo, lancella
Melanto e il suo amante Eurimaco cantano lamore che li unisce, sperando che la regina scelga
presto un nuovo sposo, per potersi abbandonare liberamente alla loro passione. Nettuno, in colleta
con Ulisse perch colpevole di aver accecato suo figlio Polifemo, intende punire i Feaci per aver
aiutato leroe e ottiene da Giove lautorizzazione a vendicarsi. I Feaci, intanto, sbarcano sulla
spiaggia di Itaca dove depongono Ulisse dormiente; riprendono il mare intonando una canzonetta
(In questo basso mondo), ma la loro nave viene trasformata in scoglio da Nettuno. Ulisse si
sveglia e, ritrovandosi solo su una spiaggia sconosciuta, rimprovera gli dei e i Feaci daverlo
abbandonato. Sotto le spoglie di un pastore, gli appare Minerva, che gli rivela di essere a Itaca,
rivela di essere la dea e gli indica come compiere la sua vendetta: travestito da vecchio
mendicante si recher alla reggia, dove potr rendersi conto delle mire dei Proci e della fedelt di
Penelope. La dea invita anche Ulisse a recarsi presso la fonte Aretusa per incontrare il suo vecchio
servitore Eumete e per attendere il ritorno del figlio Telemaco. Melanto tenta, invano, di convincere
Penelope a dimenticare Ulisse e ad accettare le offerte dei pretendenti. Eumete, solo presso la
fonte, compiange il destino dei re ed elogia la semplice vita agreste (Colli, campagne e boschi!):
allimprovviso compare Ulisse, negli abiti di un vecchio mendicante; chiede ospitalit a Eumete e
gli annuncia il prossimo ritorno del suo padrone.

Atto II
Telemaco, tornato da Sparta dove si recato a cercare notizie del padre, viene condotto da
Minerva a Itaca ed accolto da Eumete, emozionato, che lo informa sulla premonizione del
misterioso ospite. Telemaco e Ulisse restano soli: il padre riprende le sue vere sembianze e si fa
riconoscere dal figlio: i due si abbandonano alla gioia dessersi ritrovati (O padre sospirato!). Nel
frattempo, i Proci fanno nuove offerte di matrimonio a Penelope (Ama dunque, s, s), che rifiuta
sdegnosamente. Giunge a palazzo Eumete, che annuncia a Penelope larrivo del figlio e
limminente ritorno di Ulisse. I Proci, resi inquieti dalla notizia, progettano di uccidere Telemaco, ma
unaquila che vola sopra il loro capo, presagio di sventura, li dissuade. Ulisse, rimasto solo in un
bosco, vede comparire Minerva, che gli assicura nuovamente la sua protezione e lo informa che
ispirer a Penelope lidea della gara con larco, grazie alla quale Ulisse potr uccidere i Proci.
Scomparsa la dea, Eumete giunge dal Palazzo e racconta a Ulisse che il solo suo nome ha gettato
nel terrore i pretendenti. Telemaco racconta a Penelope del suo viaggio a Sparta e del suo incontro
con Elena di Troia, ma la donna irritata dalla descrizione della bellezza di Elena. Giungono a
corte Eumete e il finto mendicante che provoca il risentimento di Iro: i due si azzuffano, ma vince
Ulisse. La regina propone ai pretendenti la prova dellarco: nessuno riesce a tenderlo tranne il finto
mendicante, che con quellarma inizia la strage dei Proci.

Atto III
Iro, terrorizzato, descrive il massacro appena compiuto e Melanto invita Penelope a vendicare la
strage. Eumete rivela a Penelope la vera identit del mendicante, ma si scontra con il suo
scetticismo. Minerva persuade Giunone a intercedere presso Giove perch plachi il furore del dio
del mare e metta fine alle peripezie di Ulisse: grazie allintercessione di Giove, Nettuno accorda il
suo perdono. Nel frattempo, a Palazzo, Eumete e Telemaco tentano ancora invano, di convincere
lincredula regina: infine, appare Ulisse nelle sue vere sembianze. Penelope ancora riluttante, ma
la descrizione del drappo nuziale, noto solamente a lei e a Ulisse, la convince dellidentit del suo
sposo. Ulisse e Penelope danno libero sfogo alla gioia di essersi ritrovati. (Illustratevi o cieli).
Libretto

Il libretto di Giacomo Badoaro, amico di Monteverdi e membro dellAccademia degli Incogniti,


segue fedelmente i libri XII-XXIII dellOdissea. Per il libretto completo vai QUI.

Hanno detto su Il ritorno di Ulisse in patria


[] Il testo, dallultima parte dellOdissea di Omero, racconta una vicenda che tutti conoscono:
Ulisse approdato sulla sua isola Itaca viene trasformato da Minerva in un vecchio mendicante per
poter controllare la fedelt della sposa e sbarazzarsi di cortigiani, parassiti e pretendenti i
malcapitati Proci - che volevano prendergli il regno attraverso il matrimonio con la sua sposa,
presunta vedova. Il lento e accorto svelamento dellidentit dellastuto sovrano, che si aggira in
incognito, avviene sullo sfondo delle trame dei vendicativi di greci che si arrogavano il potere di
guidare i destini delleroe omerico. (Nettuno, dio del mare, per esempio, ce laveva con Ulisse
perch gli aveva accecato il figlio Polifemo e lo ostacolava pertanto in ogni modo). Il pubblico della
repubblica marinara del Seicento non poteva non entusiasmarsi per il finale approdo in patria del
pi antico navigatore della storia della letteratura, commuoversi per la fedelt degli umili al loro
signore e gioire per la strage degli sfacciati Proci nella mitica gara con larco, cui segue il
riconoscimento di Ulisse da parte di Penelope. Allinizio del Novecento si pensava che lopera non
fosse neppure di Monteverdi, o in gran parte apocrifa. Lunica copia manoscritta che esiste
dellUlisse conservata a Vienna ed purtroppo redatta da un copista. La precisa ricostruzione
della genesi dellopera stata fatta solo nel 2007 sulla base dei dodici libretti originali manoscritti.
in effetti opera di Monteverdi, anche se nelle riprese degli anni successivi alla prima assoluta del
1640 venne trasformata dai cinque atti originali in un prologo e tre atti, come va in scena ora alla
Scala, per quanto gli ultimi due siano accorpati per fare un solo intervallo. Unopera che ha oltre
quattrocento anni ha dato ai musicologi non pochi problemi di ricostruzione. Si tratta di spartiti con
una linea di canto e un basso, da cui si deve ricostruire larmonia, la strumentazione e aggiungere
alcuni abbellimenti al belcanto. []
Franco PULCINI, Un Ulisse delle Repubbliche Marinare (DA: teatroallascala.org)

La prima opera scritta da Monteverdi per un teatro di Venezia, allepoca in cui nella citt lagunare
andava consolidandosi il sistema dei teatri pubblici a pagamento, segna una distanza enorme
dallOrfeo, la favola pastorale dal semplice intreccio preparata tanti anni prima per la corte di
Mantova. Il ritorno di Ulisse in patria unopera dallordito complesso, ricca di trame secondarie,
che preannuncia gli sviluppi della futura opera seria facendo appello al virtuosismo canoro e a
forme chiuse convenzionali. Unopera barocca a pieno titolo, insomma. []Della partitura
sopravvissuto un solo manoscritto, conservato a Vienna, che presenta peraltro cospicue
differenze rispetto alla dozzina di libretti manoscritti pervenutici (a cominciare dal fatto che la
partitura in tre atti, i libretti in cinque). La capacit monteverdiana di muovere gli affetti grazie alla
rappresentazione dipersonaggi reali, profondamente umani, trova in questopera la sua massima
espressione. Le figure che agiscono sulla scena sono tratteggiate individualmente, dal librettista
innanzitutto ma ancor pi dal compositore. Ognuna di esse parla, agisce e si esprime vocalmente
nei modi pi adatti al suo rango e al suo carattere. Le divinit e i personaggi nobili, come Ulisse e
Penelope, comunicano nello stile alto e tragico del recitativo severo o del canto melismatico.
Lancella Melanto e il suo amante Eurimaco prediligono invece le facili canzonette.Antinoo, uno dei
pretendenti, adotta un canto ricco di sbalzi che ne rivela s la condizione sociale elevata, ma anche
la degenerazione morale. Lo stile vocale del pastore Eumete, che compie lapologia della vita
agreste, ne rende manifesta la condizione sociale inferiore, ma anche la profonda civilt (senza
contare che nelle sue parole si avvertono echi della polemica anticortigiana e antimonarchica
presente in molti altri libretti messi in musica per i teatri della Serenissima). Ma il registro stilistico
adottato di volta in volta dai personaggi anche funzionale al racconto. Cos si spiega il fatto
che un personaggio abbandoni talvolta il suo registro abituale per abbracciarne un altro.
[] Lumanit dei personaggi, le loro reazioni emotive, il loro adattarsi alle situazioni drammatiche
non fanno che amplificare il potere espressivo dellopera monteverdiana. Il ritorno di Ulisse in
patria un vero dramma in musica: le strutture elaborate, che puntano alleffetto scenico, gli ampi
mezzi musicali sono posti al servizio del dramma, in funzione del quale ogni sezione della partitura
giustifica se stessa e la sua forma. La musica non dunque pura e astratta costruzione destinata a
sedurre lorecchio, ma assume su di s una funzione rappresentativa; ciascun personaggio qui
stanno lintuizione fondamentale del teatro in musica, e la modernit della partitura monteverdiana
si investe di ci che canta, esprimendosi in quanto personalit autonoma. Una concezione simile
richiede, per forza di cose, un linguaggio musicale realistico. Ecco perch nel Ritorno di Ulisse in
patria la distinzione tra recitativo e aria poco sensibile: luno trapassa frequentemente nellaltra e
viceversa; inoltre il recitativo ricco di momenti lirici, o di stacchi ritmici e incisivi che prendono il
via quando il testo suggerisce una pi alta temperatura emotiva, per ricadere poi nella
declamazione libera. Si realizza, in questo modo, lantica utopia della parola e della musica che si
legano indissolubilmente nellespressione degli affetti.

Questi rifugi in una dimensione bucolica, media, caratterizzano quasi ogni intervento del pastore
Eumete e dello stesso protagonista quando travestito da mendicante. Ma ogni personaggio in
genere connotato da un modo espressivo adatto al suo rango e alla sua tempra: la dimensione
sovraumana delle divinit resa dallo stile alto, melismatico; allopposto, Melanto ed Eurimaco
intervengono sempre con facili canzonette. Penelope declama un recitativo severo, nello stile
tragico di Ulisse, il quale per, nella condizione di finto mendicante, si permette alcune deroghe e
imita lo stile umile di Iro. Antinoo si esprime con un declamato impervio di sbalzi, segno di statura
sociale elevata, ma anche di pravit: nel confronto con Eumete (II,12) i suoi sgraziati scarti di
registro cozzano con la serena compostezza del recitativo del pastore, che rispecchia in uno stile
medio la sua condizione inferiore, ma anche la sua civilt. una spia del sentimento
antimonarchico che compare ogni tanto nei versi di questo personaggio (la polemica anticortigiana
e repubblicana si insinua anche nei versi di Melanto in III,2 ed una costante dei primi libretti
veneziani, scritti da membri dellAccademia degli Incogniti, organici agli ideali della Serenissima).
Lattenzione ai diversi tipi di elocuzione crea una retorica vocale impiegata a fini teatrali:
importante il modo in cui i personaggi si esprimono, non tanto il contenuto musicale dei loro
interventi. Il registro stilistico scelto di volta in volta diventa funzionale al racconto, ad esempio
quando un personaggio devia dal suo registro abituale per assumerne un altro. Si veda il primo
incontro con Minerva: Ulisse si rivolge al pastorello parodiando lo stile umile della sua canzonetta e
quando la dea a poco a poco si rivela, il recitativo del personaggio umano si eleva imitando i
caratteri stilistici dellinterlocutore divino. Oppure la scena (I,10) in cui Melanto cerca di convincere
la regina a concedersi allamore e inizia a parlarle, assumendo per un momento lo stesso stile
espressivo del lamento di Penelope. Il recitativo monteverdiano ricchissimo di impennate liriche,
incisi ripetuti e suggerimenti ritmici, che sembrano prendere il volo e poi ricadono nella
declamazione libera; ci soprattutto quando il testo suggerisce una particolare temperatura
emotiva, ad esempio leffusione di gioia. Lo spunto per tali momenti deriva quasi sempre
dallorganizzazione formale dei versi, che, allinterno delle sequenze di sciolti, presenta
microsistemi pi regolari. In generale per Badoaro ignora i raggruppamenti strofici, a parte casi
eccezionali e giustificati come canto verosimile. Il compositore interviene spesso, sovrappone una
sua struttura formale al testo che ne privo, organizza strofe o ripetizioni di versi, inserisce
ritornelli strumentali: per esempio nel lamento di Penelope (I,1), nellesplosione di gioia di Ulisse
(I,9) o nella scena di Ericlea (III,8). In questi casi e nei momenti in cui il recitativo lievita ad arioso,
in base ad esigenze teatrali e interpretative il compositore ritma le sue dimensioni temporali: forza
il tempo rappresentato, quello dellazione prevista nel testo, per dilatarlo nel tempo irreale della
rappresentazione, seguendo la logica degli affetti e della musica.