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Omero nel Baltico

dedicato alla Prof.essa Daniela Risso

Tutti quelli che hanno navigato in Mediterraneo, di certo almeno una volta, hanno pensato di ripercorrere una rotta
d'Ulisse, o d'aver calcato, emozionandosi, una terra in cui il sandalo del magnanimo re di Itaca, aveva lasciato la sua
impronta.
Navigare tra le isole del Mediterraneo immaginando di ricucire rotte e racconti dell'Odissea sempre stato per me
un emozionante gioco, reso ancora piu avventuroso, quando spintomi piu lontano potei risalire le pendici
dell'acropoli di Troja, e dall'alto di quello che restava della citt di Priamo, vidi i due fiumi; lo Scamandro a sinistra e il
Simoenta a destra, e mi parve di scorgere, laggiu verso la spiaggia; le nere navi achee tirate in secco, il
biancheggiare delle tende dell'accampamento e il levarsi dei fumi dei fuochi sacrificali.
Fui profondamente emozionato al pensiero che stavo guardando quello scenario dal medesimo punto in cui
Andromeda seguii lo sfortunato scontro del suo sposo col furioso Achille!

Mi capit anche, come immagino a tanti altri, di cercare le tracce degli amori tra la leggiadra ninfa Calipso e l'astuto
eroe, nella piccola grotta sull'assolata Gozo, o in quella pi vasta di Sateria sulla pietrosa Pantelleria.
Diedi fondo all'ancora nella rada dell'isola di Itaca, dove sbarc Telemaco di ritorno dalla sua missione alla magione
del prudente Nestore e alla reggia del biondo Menelao, convinto di ricalcare le orme del figlio del ramingo Ulisse!

Ebbene ho appena letto un libro: Omero nel Baltico di Felice Vinci (presentato dalla studiosa e traduttrice dei testi
omerici Rosa Calzecchi Onesti) che ha messo in crisi le mie convinzioni, anche se ben sapevo che non potevano
essere assolute certezze, mi davano tuttavia un quadro credibile in cui veder muovere i personaggi che emergevano
dal mondo omerico.
Omero nel Baltico

Certo, girando per il Mediterraneo alla ricerca delle tracce d'Ulisse, i dubbi che m'assillavano erano sempre tanti:

difficile fare collimare le annotazioni geografiche, sempre confuse e discordanti con la geografia del Mediterraneo, che
per altro Omero descrive sempre cupo e burrascoso, mentre io nel periodo estivo ero abituato a vedere sereno e blu,
anche nelle pi furiose sventolate da Maestrale, o nell'imperversare del Meltemi ( un vento secco e fresco che soffia nell'area del mar Egeo,
particolarmente in estate) in Egeo.
Ho sempre pensato, per, che le avventure d'Ulisse fossero una opera prevalentemente di fantasia, che forse riuniva
diverse leggende dell'area mediterranea; quindi le incongruenze non mi disturbavano molto.

Le vicende narrate nell'Iliade, che inoltre non pare opera del medesimo autore, mi sono, invece, sempre parse piu vicine
alla storia, e per questo non ebbi sensazioni di scollamento quando risalii le pendici d'Ilio.
Ora arrivato, almeno per me, poiche da altri era gi da tempo conosciuto, Felice Vinci a ribaltare tutto e a catapultare
le avventure omeriche niente meno che nel profondo nord nel - e qui ci sta un aggettivo omerico - livido Mar Baltico!

Basta dunque cercare d'immaginare il proprio eroe, veleggiare sulle azzurre acque del Mediterraneo, intrattenere dolci
amori con Circe e Calipso sotto un terso cielo, percorso da soffici batuffoli di bianche nubi, e sbarcare nella riarsa Itaca
assordato dal frinire delle cicale; Felice Vinci mi dice che tutto questo non vero e debbo cambiare radicalmente lo
scenario delle mie fantasticherie!
Omero nel Baltico
L'autore di Omero nel Baltico, nel suo interessante libro, che deve essere letto perch impossibile riassumerlo in
poche parole, ci spiega il percorso che ha compiuto per arrivare a ricostruire una geografia omerica nel Mar Baltico.

Tutto ha avuto inizio da un affermazione di


Plutarco ( storiografo greco-romano del primo
secolo dopo cristo. n.d.a.) il quale asseriva che
l'isola di Ogiggia si trovava nell'Atlantico del nord a
cinque giorni di navigazione verso occidente
(Ovest) dalla Brittannia, e che quelle isole erano
abitate da genti greche.

Prendendo per vero questo presupposto, l'Autore


ha identificato le isole nell'arcipelago delle
Faererne, come le pi probabili, e nell'attuale
Sodhuroy, che la pi esterna verso sud est, l'isola
di Calipso.
Omero nel Baltico
Omero nel Baltico
Da qui sembra verosimile che il multiforme Ulisse abbia potuto percorre una rotta verso Est, tenendo sempre l'Orsa
maggiore a sinistra secondo i consigli della stessa ninfa Calipso, per raggiungere la montuosa costa dell'attuale
Norvegia, e poi discendere abbracciato a un tronco verso Sud, sospinto dal favorevole vento da Borea ( Nord ),
inviatogli dalla provvida dea dagli occhi turchesi, fino alla terra dei Feaci.
( vero che Omero indica sempre come terra, e mai come Isola
il regno di Alcinoo costruttore di navi. ). Qui giunto. Ulisse,
riuscir finalmente a prendere terra alla foce di un fiume che
ritirer l'onde, che prima lo respingevano inesorabilmente al
largo, e verr trovato dalla soccorrevole Nausicaa che,
premurosa, lo far subito ricoprire, dalle sue ancelle, con una
tunica e una caldo mantello.
Secondo Vinci il ritiro delle onde del fiume corrisponde a una
"stanca di marea", fenomeno ben noto nei mari del Nord e
poco appariscente in Mediterraneo, e Nausicaa fece ricoprire il
vigoroso naufrago, non tanto per celarne la nudit , ma
piuttosto per proteggerlo dal freddo.
Vinci ritiene, inoltre, perfettamente compatibili i diciassette
giorni di navigazione, di cui due alla deriva abbracciato al
tronco, impiegati da Ulisse per raggiungere la terra dei Feaci
dall'isola di Calipso.
Omero nel Baltico

Luoghi omerici
nel Baltico e
Mare del Nord
Omero nel Baltico

"Per diciassette giorni navig traversando l'abisso,/ al diciottesimo


apparvero i monti ombrosi/ della terra feacia: era gi vicinissima,/
sembrava come uno scudo, l nel mare nebbioso"

Dalla terra dei Feaci, che l'Autore colloca nella parte meridionale
dell'attuale Norvegia, individua in un arcipelago Danese posto tra la
Penisola dello Jutland e la grand isola di Fyna, quello che pi
verosimilmente assomiglia alla descrizione omerica:

"Abito Itaca aprica: un monte c' in essa,/ il Nerito sussurro di fronde,


bellissimo: intorno s'affollano/ isole molte, vicine una all'altra,/ Dulichio,
Same e la selvosa Zacinto./ Ma essa bassa, l'ultima l, in fondo al
mare,/ verso la notte: l'altre pi avanti, verso l'aurora e il sole"

Cosi' l'Autore trova la collocazione per le tre isole principali, Dulichio


(l'isola Lunga ), di cui in Mediterraneo, asserisce non esservi traccia,
Same, Zacinto e la piccola Ly verso la notte, appunto la pi
occidentale, che parrebbe, anche corrispondere meglio alla descrizione
omerica dell'Itaca d'Ulisse.
Omero nel Baltico

Itaca mediterranea e Itaca baltica


e la piccola Ly verso la notte, appunto la pi occidentale, che parrebbe, anche corrispondere meglio alla descrizione omerica dell'Itaca d'Ulisse
Omero nel Baltico
Continuando sulla falsa riga delle indicazioni fino a qui verificate, nel libro si vedr, come venga trovata una precisa
collocazione a tutte le localit omeriche, arrivando fino a situare l'antica Troja in coincidenza con un piccolo villaggio
della Finlandia meridionale Toija, i cui dintorni topografici s'avvicinano alla descrizione fatta dall'autore dell'Iliade.
Giunti a questo punto inevitabile chiedersi come sia stato possibile che i nordici Argivi omerici abbiano trasferito i
loro toponimi e le loro leggende dal brumoso Mar Baltico al solatio Mediterraneo?

Felice Vinci ipotizza una grande migrazione verso sud, attorno al 3000 a.c., resa necessaria dall'avvenuto cambio
climatico per cui le estreme regioni nordiche abitate dalla popolazione achea, che fino a quel momento avevano
goduto di quello comunemente chiamato optimum climatico divennero sempre pi inospitali, spingendo queste
genti a scendere sempre pi a sud fino a ritrovare un ambiente, il Mediterraneo, simile a quello che avevano lasciato.
(nota: la climatologia situa tra il 10.000 e il 4000 a.c. un periodo in cui le temperature medie erano pi alte di 2-3
rispetto a quelle attuali; il raffreddamento divenne pi marcato a partire dal 3500 a.c. e il periodo dell'Optimum
climatico, considerato finito nel 3000 a.c. n.d.a. )

La storiografia non ancora riuscita a definire in modo inequivocabile la provenienza del popolo Acheo, che occup la
penisola del Peloponneso attorno al 1500 a.c., e si limita a definirli una popolazione indoeuropea, ma Felice Vinci
persuaso che arrivassero direttamente dalle regioni del Baltico e che trasferirono le loro leggende e conoscenze nel
bacino mediterraneo.
Omero nel Baltico

A sostegno della sua tesi, il Vinci porta diverse considerazioni, tra cui:
la capigliatura bionda ( sia Ulisse che Menelao sono definiti da Omero biondi.),
la dea Minerva ha gli occhi azzurri,
del resto anche storicamente assodato che gli Achei fossero biondi.

Fa ripetutamente notare, inoltre, che l'ambiente climatico descritto nel poema ben lontano da quello mediterraneo:
mare sempre cupo e burrascoso, venti freddi, diffusissime le nebbie, descrizione di fenomeni quali l'aurora boreale, i
protagonisti si vestono con indumenti pesanti e perfino folte pellicce, banchettano sempre attorno a focolari accesi, tutti
elementi che fanno pensare a un clima ben diverso da quello abituale nel Mediterraneo, tanto pi che le vicende narrate
dll'Odissea si svolgono nel periodo favorevole alla navigazione; l'estate, che nell'antichit, era reputata l'unica possibile
per la navigazione.

Sarebbe qui troppo lungo e dispersivo elencare tutte le ragioni argomentate da Felice Vinci, che, ad esempio fa dei
ragionevoli paralleli tra la mitologia e le leggende nordiche e quelle del mondo acheo.
La lettura di Omero nel Baltico avvincente e per molti versi convincente, anche se mancano ancora quei ritrovamenti
archeologici che potrebbero in modo definitivo ribaltare il mondo omerico dal solare Mediterraneo al brumoso Mar
Baltico.
Riflessioni e dubbi.
Omero nel Baltico
Clima dei luoghi omerici

Secondo Vinci il clima descritto nei poemi omerici freddo e tempestoso: comparirebbe di frequente la nebbia e vi
sarebbero forti venti e violente burrasche. I personaggi sono spesso descritti come rivestiti da pesanti mantelli e non
sono mai descritti sudare per il caldo. Sebbene nel periodo al quale comunemente attribuita la guerra di Troia (XIII
secolo a.C.) la temperatura media fosse pi bassa dell'attuale, le condizioni climatiche descritte da Omero non si
adatterebbero all'Egeo, soprattutto tenendo conto che le vicende narrate sembrerebbero svolgersi prevalentemente in
estate.
La descrizione omerica si adatterebbe invece alle regioni baltiche nel XVIII secolo a.C., epoca nella quale Vinci colloca la
guerra di Troia, quando le temperature nel nord Europa erano sensibilmente pi alte delle attuali: proprio il successivo
abbassamento della temperatura avrebbe in seguito costretto gli Achei ad emigrare verso sud.

Alcuni passi dei poemi omerici sono stati interpretati da Vinci come una descrizione di fenomeni tipici delle regioni
nordiche.
Nella grande battaglia che occupa i libri centrali dell'Iliade compare in due momenti diversi il riferimento all'ora di
mezzogiorno: secondo Vinci non si tratterebbe di un errore e la battaglia sarebbe durata due giorni consecutivi a causa della
presenza del sole di mezzanotte, che permise di non interrompere i combattimenti.
Altri riferimenti al fenomeno sono considerati l'eccezionale durata del giorno nella terra dei Lestrigoni e l'impossibilit di
orientarsi di Ulisse nell'isola di Circe, in quanto non pu sapere dove sorge e dove tramonta il sole.
Somiglianze culturali Omero nel Baltico

Sia nel mondo descritto dai poemi omerici sia tra i Vichinghi sono presenti simili aspetti nelle usanze, nella mitologia e
nella letteratura, che secondo Vinci avrebbero potuto trasmettersi anche in un cos lungo periodo, di oltre duemila anni.
Vinci cita l'usanza di riunirsi in assemblea, i grandi banchetti conviviali, l'esilio inflitto ai colpevoli di omicidio
involontario. Le navi achee avrebbero inoltre in comune con quelle vichinghe l'albero smontabile, ritenuto utile in
particolare nei mari settentrionali, per evitare la formazione di ghiaccio, e la doppia prua che consentiva,voltando i
rematori, di navigare anche all'indietro (un riferimento a questo aspetto sarebbe secondo Vinci il termine amphielissai,
"curvo da entrambi i lati" utilizzato diverse volte da Omero; inoltre la caratteristica sarebbe descritta da Tacito per i
Germani).

Secondo Vinci la figura dell'aedo greco sarebbe simile a quella dello scaldo norreno. Omero inoltre farebbe frequente
uso di una figura retorica nota come kenning nella letteratura nordica. In letteratura, e in particolare nella letteratura medioevale norrena
(mitologia nordica o mitologia scandinava) , una kenning una frase poetica che sostituisce, rimpiazzandolo con una perifrasi, il nome di una persona o di una cosa.

Anche alcune figure mitologiche mostrerebbero somiglianze nelle due culture: Ulisse con la figura dell'arciere Ul nella
saga islandese del XIII secolo Oddr l'arciere e con Amleto, protagonista di un'antica leggenda danese riportata nelle
''Gesta Danorum di Saxo Grammaticus nel XII secolo.
Anche numerose divinit sono simili: Afrodite corrisponde a Freyja, Ares a Thor, Zeus a Odino e le Chere, che nell'Iliade
scendono sul campo di battaglia per portare via le anime dei guerrieri morti, sarebbero simili alle Valchirie. Vinci ipotizza
infine che la figura di Sleipnir, il cavallo di Odino dalle otto zampe, possa derivare da certe raffigurazioni di carri da
guerra visti di profilo, in cui era visibile il solo cavallo in primo piano e solo le zampe del suo compagno.
Omero nel Baltico

Molto tempo fa, avevo gi letto di un altra teoria che vedeva l'Odissea ambientata tra le isole britanniche.
In questo caso le peregrinazioni dell'astuto Ulisse prendevano le mosse dal Mediterraneo, si dipanavano tra le isole
britanniche, per poi concludersi in Mediterraneo, e il racconto di Ulisse ad Alcino altro non era che una narrazione
cifrata per permettere, a chi possedeva la chiave del codice, di ripercorrere la rotta da lui fatta per rifornirsi del prezioso
stagno; informazioni che l'astuto Ulisse non voleva dare al suo soccorritore, ma che era anche un suo concorrente nei
commerci.

La Britannia era, infatti ricca di stagno, indispensabile per ottenere il bronzo fondendolo con il rame, e Ulisse vi si rec
per non ritornare a mani vuote, dopo dieci anni di guerra, alla sua Itaca.

Questa teoria era seduttiva e in parte credibile, ed aveva il grande vantaggio di rendere di pura fantasia tutte le
avventure raccontate da Ulisse ad Alcinoo, e inoltre mi permetteva, pur non rinunciando al mediterraneo, di non
rompermi la testa cercando di far collimare le peregrinazioni d'Odisseo, con la nota geografia mediterranea.

Lo studio di Felice Vinci di sicuro molto pi articolato, serio e documentato, e direi intrigante perch sembra mettere
al loro posto tanti pezzi di un puzzle che prima non volevano proprio trovare una giusta collocazione, nonostante
questo fatico ad accettare che mi abbiano privato del tanto amato e inseguito Ulisse mediterraneo!
Omero nel Baltico
Alcune considerazioni geografiche:

Senza voler entrare in una disquisizione, cui non ho le


competenze, ci sono alcune cose che di primo acchito mi
hanno lasciato perplesso nella pur completa e approfondita
teoria espressa in Omero nel Baltico.

Da navigatore trovo deboli le basi su cui Felice Vinci ha


individuato nelle Faererne l'isola di Calipso, ed da questo
punto fisso che prende le mosse tutta la successiva
ricostruzione della geografia omerica nel Baltico.

Ricordiamoci che Plutarco scrisse, come riportato


testualmente ne Omero nel Baltico:
l'isola Ogigia, dove la dea Calipso trattenne a lungo
Ulisse prima di consentirgli il ritorno ad Itaca, situata
nell'Atlantico del nord, a cinque giorni di navigazione
dalla Britannia in direzione occidente".
Omero nel Baltico
La distanza di 173 miglia in cinque giorni, invece troppo breve anche per una nave del tempo, significherebbe,
infatti, 30 miglia nelle 24 ore, ossia meno di 1,5 nodi, tempi poco probabili, anche se in mare tutto sempre possibile!
Tracciando un cerchio con raggio di 300 miglia nautiche e centro sul Capo Whath, non s'incontra nessuna terra verso
ovest, e solo la Norvegia in direzione Est, il cerchio s'avvicina, per, all'Islanda che si trova a 446 miglia per 320.
La direzione, sebbene leggermente pi a Ovest, resta in
ogni modo prevalentemente a Nord, ma la distanza per una
nave del tempo di Plutarco, in condizioni favorevoli invece
possibile, si tratterebbe, infatti, di navigare a una
ragionevole media di 3,8 nodi. In questo caso, per,
diventerebbe pi difficile fare collimare i diciassette giorni e
le diciassette notti in cui Omero fa navigare Ulisse
attraverso l'abisso di mare, prima su di una zattera e poi
aggrappato a un tronco; vorrebbe dire, infatti, che l'inclito
marinaio navig, da solo e su mezzi tanto primitivi, alla
media di quasi 2 nodi, e bisogna tenere conto anche che le
ultime circa 200 miglia le percorse alla deriva.

Inoltre l'Islanda troppo alta di latitudine e difficilmente


doveva avere, nonostante le favorevoli condizioni
dell'optimum climatico, le condizioni climatiche abbastanza
temperate descritte da Omero per l'isola d'Ogiggia.
Omero nel Baltico
Le uniche isole che si trovano a occidente del nord della Bitannia sono le Ebridi, che per distano dalla costa solo 24
miglia e sono incompatibili con le peregrinazioni d'Ulisse, sia per raggiungere l'isola di Calipso, sia per lasciarla.

Mi pare, in sostanza, che sia poco probabile individuare l'sola di Calipso con le indicazioni date da Plutarco, che scriveva
da una distanza temporale enorme rispetto ai fatti Omerici, e che probabilmente alla sua epoca, o non disponeva di dati
geografici precisi, o prese una grande cantonata!

Se per si accetta
l'identificazione dell'antica
Ogiggia con la moderna
Sodhuroy, la ricostruzione
geografica, che fa Felice Vinci,
della navigazione d'Odisseo da
Ogiggia alla terra dei Feaci
(Norvegia meridionale ) fino a
Ly, la presunta Itaca baltica,
con qualche necessaria
forzatura plausibile.
Omero nel Baltico Omero nel Baltico
Omero nel Baltico
Non voglio qui analizzare tutta la complessa e
dettagliata ricostruzione del mondo omerico
nella realt geografica del Baltico, fatta dal
Vinci, mi preme solo rilevare due cose che mi
lasciano molto perplesso.

Come avevo gi detto, l'autore individua anche


la supposta Troja in corrispondenza di un
villaggio della Finlandia meridionale che ha una
curiosa assonanza di nome: Toija, e che
anch'essa, come la citt dell'Iliade, situata su
un modesto rilievo e circondata da due fiumi
che vanno a sfociare nel mare, che per a ben
40 chilometri dalla citt!

Sempre in Finlandia, nella Carelia meridionale


si trova un altro villaggio con il medesimo
nome, distante circa 64 chilometri dal mare; la
ridondanza del toponimo, fa nascere dei dubbi Troja nel Baltico, identificata con il villaggio di Toija
sulla relazione con la presunta Troja omerica.
Omero nel Baltico

La distanza dal mare della Troja di Schiliemann


, invece, di poco pi di 4 chilometri, anche i
due fiumi, lo Scanandro e il Simoenta sono
facilmente individuabili, e il sito sembra essere
ragionevolmente compatibile con quanto
narrato nell'Iliade.

Pur volendo credere in un considerevole ritiro


del mare dai tempi preistorici (come avvenuto
in Mediterraneo), non torna per pi, la precisa
corrispondenza tra le coste di Ly e l'Itaca
descritta da Omero, cosi ben individuati
dall'autore; con un mare pi basso Itaca
sarebbe stata considerevolmente pi grande,
se non perfino collegata alla vicina Fyna, il
braccio di mare che le separa ha, infatti, una
profondit modesta, attorno ai 12 metri, con un
breve affossamento a circa 22 metri!
Omero nel Baltico

il sito
archeologico
di Trojia in
Anatolia
Omero nel Baltico
Un altro elemento che non mi ha convinto da subito nelle enunciazioni del Vinci
, e cito testualmente: ... e Dulichio, l'isola "Lunga" ("dolichs" in greco) situata da
Omero nei pressi di Itaca ma inesistente nel Mediterraneo, viene menzionata pi
volte, anche nell'Iliade.

Tutti coloro che hanno navigato lungo le coste della Dalmazia, conoscono
invece, molto bene Dougi Otok, che oltre ad essere fisicamente lunga, e quindi
simile alla Langleand Danese (la Dulichio omerica ), ha di fatto il medesimo
nome, di certo relativamente lontana da Itaca, per contraddice l'affermazione
che in Mediterraneo non esista un isola simile.
Omero nel Baltico
Alla base di questa ricostruzione, come del resto di tutte le altre del mondo Omerico, vi sempre la presunzione
che Omero, o chi per lui, raccontasse fatti realmente accaduti e fosse anche un profondo conoscitore della realt
geografica del mondo in cui erano ambientati, e si finisce quasi sempre nel ripercorrere le orme degli eroi omerici,
quasi con il testo alla mano!

Abbiamo per visto come anche le asserzioni di Plutarco, che pur scriveva in una epoca storicamente molto pi
vicina alla nostra rispetto a quella omerica, sia del tutto inaffidabile nelle sue ricostruzioni geografiche; come
possiamo pensare, allora, che Omero potesse invece conoscere cosi bene la realt geografica del Mediterraneo,
tanto da poter creare itinerari coerenti?

Non sarebbe allora possibile pensare che Omero, avesse narrato le avventure di un leggendario eroe dell'antica
storia delle genti achee, che si, s'erano spostate dal Nord al Mediterraneo, e qui avevano in effetti combattuto
una guerra come quella di Troja, ma le avventure di Ulisse, che prendono le mosse dal fatto storico di Troja - storia
quasi certamente raccontata da un altro cantore - siano invece un puro racconto fantastico, in cui effettivamente
vengono a volte inseriti elementi delle leggende nordiche, senza nessuna pretesa d'esattezza geografica, ma
evidentemente inserendovi notazioni tipiche di quelle regioni; come il clima freddo, la nebbia, l'ampio uso di dritti
pali d'abete e molte altre cose giustamente rimarcate dall'autore d'Omero nel Baltico.

Questa interpretazione mi piace, perch cos posso continuare a immaginare Ulisse in Mediterraneo, anche se con
alcune puntate al Nord, e mi sento meno defraudato!
Omero nel Baltico
Omero nel Baltico, saggio sulla geografia omerica un saggio pubblicato nel 1995 dall'ingegnere nucleare Felice Vinci.
L'autore inizi a leggere i classici per passione e venne cos a conoscenza del passo del De facie di Plutarco in cui citata l'ubicazione
di Ogigia, l'isola della ninfa Calipso, punto di partenza delle sue teorie.
Secondo Vinci, gli Achei sarebbero vissuti agli inizi del II millennio a.C. sulle coste del Baltico e alla met del millennio, in seguito ad
un irrigidimento del clima, individuato in quest'epoca dalla paleoclimatologia, si sarebbero spostati verso sud lungo il corso del fiume
Dnepr giungendo al Mar Nero e all'Egeo. I nuovi venuti avrebbero fondato le citt micenee (le tombe micenee pi antiche sono ricche
di ambra baltica, assente invece in quelle pi recenti) e avrebbero quindi dato alle nuovi sedi i nomi delle localit nordiche, ma in
modo non perfettamente rispondente alla loro collocazione geografica originaria, a causa delle differenze di conformazione delle
due regioni.

A sostegno della teoria si cita il fatto che i Micenei siano considerati una popolazione non autoctona, ma giunta in Grecia intorno al
XVI secolo a.C.Vinci riporta inoltre l'ipotesi dello studioso indiano della fine dell'Ottocento Bal Gangadhar Tilak, secondo il quale in
base ai Veda le popolazioni indoeuropee sarebbero vissute anticamente nell'estremo nord dell'Europa e dell'Asia.
Il libro a partire dalla sua terza edizione nel 2002 stato presentato dalla studiosa e traduttrice dei testi omerici Rosa Calzecchi Onesti,
che auspica un'accurata opera di verifica sul campo da parte della comunit archeologica. La teoria sostenuta da William Mullen,
professore del dipartimento di studi classici del Bard College di New York.
Link:

Omero nel Baltico, di Felice Vinci Intervista a Felice Vinci


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