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Introduzione 1

Introduzione

Vivere o lasciarsi vivere? Non è forse questo il dramma esistenziale di tanti giovani
oggi?! Chi crede però all’animazione culturale, crede alla qualità dell’agire in cui emerge
l’amore per la vita. L’animazione è infatti una scommessa sulla vita e sull’uomo, è una
fiducia nella capacità dell’uomo di costruirsi secondo un progetto1.
È soprattutto questa fede che mi ha portato a scegliere l’argomento da sviluppare e
approfondire per questo seminario: Giovani e progetto di vita. Risvolti pedagogici per
l’animazione vocazionale.
L’uomo è un essere psichicamente strutturato per progettare l’avvenire, è un essere
progettuale, un sistema vivente aperto, in rapporto di reciproco condizionamento con la
natura, la società, la cultura e ogni altro singolo. La cultura sociale odierna però sembra
che orienta più l’uomo a vivere ‘alla giornata’ che a progettare l’esistenza. Si parla
addirittura di una ‘cultura antivocazionale’, in cui i giovani non hanno neppure la
‘grammatica elementare’ dell’esistenza2.
Educare i giovani a vivere secondo un progetto ispirato al Vangelo è anche
promuovere una cultura vocazionale, “che sappia riconoscere ed accogliere
quell’ispirazione profonda dell’uomo, che lo porti a scoprire che solo Cristo può dirgli tutta
la verità sulla sua vita”3.
E’ solo recentemente che nella pastorale vocazionale si parla di ‘progetto di vita’ o
‘progettualità’, volendo sottolineare di più il protagonismo della persona di fronte alla sua
vita e alla sua storia. All’inizio si parlava soprattutto di progetto, facendo soprattutto
riferimento alla vocazione come progetto di Dio sulla persona; oggi l’accento cade di più

1
Cfr. M. POLLO, L’animazione culturale. Teoria e metodo, Las, Roma 2002, 21-24.
2
Cfr. PONTIFICIA OPERA PER LE VOCAZIONI ECCLESIASTICHE, Nuove vocazioni per una nuova
Europa. Documento finale del Congresso sulle vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata in Europa
(Roma 5-10 maggio 1997), 8 dicembre 1997, nn. 10-12. D’ora in poi questo documento verrò abbreviato
NVNE.
3
GIOVANNI PAOLO II, Messaggio per la XXX giornata mondiale per le vocazioni (1992), n. 2, in
CONGREGAZIONE PER L’EDUCAZIONE CATTOLICA. PONTIFICIA OPERA PER LE VOCAZIONI
(Ed.), Messaggi pontifici per la giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, Rogate, Roma 1993.
Introduzione 2

sulla persona e su come essa si pone di fronte alla sua vita intesa anche come progetto di
Dio4.
Il mio lavoro si articola semplicemente in due capitoli.
Nel primo capitolo vorrei tracciare in modo molto sintetico il quadro teorico di
riferimento del progetto di vita: attingendo agli studi in materia tenterò prima di
definire/descrivere il progetto di vita, poi di identificare alcuni criteri per elaborare un
progetto di vita cristiano. Prenderò in considerazione il nostro progetto-uomo che è Cristo,
e infine mi soffermerò a vedere il legame tra vocazione e progetto di vita.
Nel secondo capitolo, di natura pedagogico-pastorale, alla luce del quadro teorico,
cercherò di tracciare, un possibile processo educativo per educare i giovani ad un progetto
di vita e creare una cultura vocazionale: la realistica conoscenza e l’accettazione di sé, la
relazionalità come fondamento della costruzione di sé, la necessità di abitare il tempo
noetico per scandire la vita secondo un progetto, la percezione e l’assunzione di valori,
«pietra portante» del progetto di vita, la progettazione della vita aperta al Trascendente.

4
Cfr. E. BRENA, Progetto di vita, in CENTRO INTERNAZIONALE VOCAZIONALE ROGATE (Ed.),
Dizionario di Pastorale Vocazionale, Rogate, Roma 2002, 950. D’ora in poi il dizionario verrà citato come
DPV.
Cap. 1: Progetto di vita – una ragione per vivere 3

Cap. 1.
Progetto di vita – una ragione per vivere

Cos’è il progetto di vita? Quali sono gli elementi essenziali per poterlo definire?
Qual è la specificità di un progetto di vita secondo la visione cristiana? Che rapporto esiste
tra progetto di vita e vocazione? Qual è la concezione d’uomo che sottostà ad una
mentalità progettuale della vita? Ecco una serie di domande che guideranno la mia
riflessione in questo capitolo, dedicato a costruire il quadro teorico di riferimento del
progetto di vita.

1. L’uomo essere progettuale

“L’essere umano è per sua natura proiettato al futuro” 5. Esso non è definito dalla
nascita, non è determinato; “è un essere incompiuto che si completa nel corso della sua vita
individuale e sociale”6.
Quando nasce, l’uomo ha davanti a sé molteplici possibilità di essere. L’uomo è un
essere in divenire; esso diviene ciò che è, in seguito all’interazione di più fattori: il suo
progetto personale, la cultura sociale, le condizioni dell’ambiente sociale e naturale, i
processi educativi, il suo patrimonio genetico. Tutti questi fattori si strutturano nella
persona matura attorno all’asse della progettualità, la quale gioca un ruolo fondamentale
nella realizzazione dell’essere umano.
Nei primi anni di vita, l’essere umano ha un ruolo passivo in ordine alla
progettualità; in genere sono i genitori e gli educatori che gli propone un progetto elaborato
da loro, che normalmente è il progetto che la cultura elabora per i suoi membri.
Progressivamente però, man-mano che cresce, l’uomo è chiamato diventare sempre di più
il protagonista della progettazione di sé e della realizzazione della sua vita7.

5
C. BRESCIANI, Il “progetto di vita” secondo la visione cristiana e la cultura consumistica, in «Rogate
Ergo» 58 (1995) 1, 6.
6
POLLO, Animazione culturale, 61.
7
Cfr. POLLO, Animazione culturale, 61-63.
Cap. 1: Progetto di vita – una ragione per vivere 4

2. Definire il “progetto di vita”

Definire il progetto di vita non è facile, perché “esso appartiene a quelle realtà che
prima si vivono poi si tenta di descrivere, con sempre maggior approssimazione”8.
Il progetto di vita non è una realtà statica, qualcosa di prestabilito, di prefabbricato,
fissato una volte per tutte, solo da assumere o da montare nei suoi vari pezzi per ottenere il
risultato finale. Il progetto di vita non è uno schema astratto di idee e principi, che una
volta delineato dà senso e orientamento alla propria vita, non è qualcosa di già fatto. Esso
invece è dinamico, qualcosa che si delinea un poco alla volta, che si evolve in modo
armonico e accompagna la crescita e la maturazione della persona.
Esaminando le varie definizioni-descrizioni del progetto di vita, in modo
particolare quelle offerte da Sovernigo, a cui poi sostanzialmente si rifanno anche altri
autori9, mi sembra di poter individuare almeno cinque elementi che devono rientrare nella
definizione-descrizione di un progetto di vita: a) il senso e l’orientamento da dare alla vita;
b) la costruzione dell’identità; c) il vissuto del tempo; d) il mondo dei valori a cui la
persona aderisce; d) l’apertura al Trascendente. Questi elementi sono strettamente collegati
fra di loro.

2.1. Progetto e senso per la vita

Il progetto di vita è “come un’ipotesi, un’interrogazione, un invito, soprattutto un


senso da dare alla propria vita, un abbozzo di risposta ai grandi interrogativi esistenziali:
«Perché sono venuto al mondo? Che senso ha vivere e morire? Che senso ha l’universo
attorno a me? Ce la farò o ce la faremo di fronte alle crisi ricorrenti?” 10.
“Il progetto di vita si configura come “senso per la vita” che offre luce e direzione
alle varie scelte, unifica la vita quotidiana rendendola significativa in ordine a quel
significato globale” 11.

8
G. SOVERNIGO, Progetto di vita. Alla ricerca della mia identità, Elle Di Ci, Leumann (To) 61993, 54.
9
Cfr. M. BERNARDINI, Giovani e progetto di vita, Elle Di Ci, Leumann (To) 1986, 16-17; E. BRENA,
Progetto di vita , 952.
10
SOVERNIGO, Progetto di vita, 43-44.
11
SOVERNIGO, Progetto di vita, 128.
Cap. 1: Progetto di vita – una ragione per vivere 5

Possiamo parlare di progetto di vita solo in riferimento ad uno scopo, ad un fine, ad


un significato che la persona sente di poter e dover dare alla propria esistenza 12. Scrive V.
Frankl: “L’essere umano è sempre rivolto verso un significato, anche se lo si conosce poco.
[…] Che lo accetti o no, che sia vero o falso, l’uomo crede sempre in un significato finché
egli vive”13.
L’uomo “vive l’urgenza di avere sempre una ragione per vivere” 14, che coinvolge i
“perché” e i “per chi” della vita.
E il «progetto di vita» è sostanzialmente un modo concreto di rispondere alla
domanda sul senso dell’esistenza15 che si manifesta nella scelta dei valori attorno a cui
l’uomo costruisce la propria identità, il suo modo di vivere il tempo e la sua apertura
all’altro e al trascendente.

2.2. Progetto di vita e l’identità

“Il progetto di vita può essere descritto come il «nucleo di cose importanti attorno
a cui si costruisce la propria identità, l’insieme di valori in cui il soggetto crede, per cui si
impegna»”16.
“E’ l’asse centrale attorno a cui la personalità va costruendosi; il principio
unificatore delle proprie esperienze”17.
“Il progetto di vita è il polo magnetico che calamita le varie forze, unifica le varie
componenti della persona, consente di essere e di sentirsi se stessi attraverso le varie
scelte e situazioni, e di realizzarsi”18.

Il problema dell’identità è centrale nel percorso evolutivo di una persona; essa è


strettamente legata a quella del progetto di vita, che ne è parte integrante19.

12
BRENA, Progetto di vita, 950.
13
V. FRANKL, Alla ricerca di un significato nella vita, Mursia, Milano 2001, 117.
14
BRENA, Progetto di vita, 950.
15
Cfr. D. MACARIO, Il mio progetto di vita, Elle Di Ci, Leumann (To) 1982, 55.
16
SOVERNIGO, Progetto di vita, 180.
17
SOVERNIGO, Progetto di vita, 69.
18
SOVERNIGO, Progetto di vita, 70.
19
Cfr. BRENA, Progetto di vita, 951 e anche SOVERNIGO, Progetto di vita, 180.
Cap. 1: Progetto di vita – una ragione per vivere 6

L’identità è qualcosa di strettamente personale (il differenziarsi come ‘io’), è il


proprio “nome segreto che è alle porte del senso unico e irripetibile della propria vita” 20.
Ma al tempo stesso è qualcosa che si scopre non semplicemente contemplandosi, ma
vivendo la relazione, ponendo al di fuori di sé il referente dell’io. L’alterità è elemento
costitutiva dell’identità21.

2.3. Progetto di vita e tempo

“Il progetto di vita lo possiamo definire come la tensione verso il futuro,


l’aspettativa dell’avvenire, un orientamento da dare alla propria vita, il dinamismo che
spinge l’uomo a realizzarsi in una data direzione”22.

L’uomo abita il tempo, ha la possibilità di scandire la propria vita secondo un ritmo


che si fa un progetto di vita. Per l’uomo, la via più diretta di cui dispone per accedere al
senso del tempo è costituita proprio dal progetto che egli fa di sé e della propria vita.
“L’uomo che non conosce il tempo è un uomo, che, non ricordando il proprio
passato, o meglio, non sapendolo organizzare in una narrazione dotata di senso, non sa
prevedere il proprio futuro e, quindi, non sa vivere secondo un progetto”23.

2.4. Progetto di vita e valori

“Per progetto di vita intendiamo il «nucleo centrale di sé», costituito dai valori
attorno a cui l’identità della persona va strutturandosi. Esso manifesta la qualità di vita che
la persona persegue come un bene necessario o fortemente utile, per il suo presente e per il
suo avvenire. Il progetto è costituito perciò dall’insieme di cose o realtà, importanti per
me, dai miei valori, e dal come li vivo”24.

20
POLLO, Animazione culturale, 144.
21
Cfr. POLLO, Animazione culturale, 68.
22
SOVERNIGO, Progetto di vita, 68.
23
POLLO, Animazione culturale, 151.
24
SOVERNIGO, Progetto di vita, 44.
Cap. 1: Progetto di vita – una ragione per vivere 7

I valori sono molto importanti nella costituzione di un progetto di vita perché sono
loro che orientano e guidano esistenzialmente la vita umana e sono responsabili
direttamente della scelta e la realizzazione di un progetto di vita. In base ai valori avviene
la selezione e l’interiorizzazione tra i diversi progetti d’uomo che la società odierna
propone25.
Il sistema dei valori a cui una persona aderisce dice “l’essenza delle sue aspettative
per il futuro, lo schema progettuale stesso della vita, ciò per cui la vita intera ha sapore e
significato”26.

2.5. Progetto di vita e apertura al Trascendente

“Il progetto di vita si esprime all’interno dell’orizzonte dell’apertura al


Trascendente. La vita umana è ponte gettato verso ciò che trascende la nostra finitezza, è
nostalgia dell’infinita e desiderio di raggiungerlo”27.
L’apertura al Trascendente si rivela “garante di un esito positivo alla ricerca
dell’uomo di liberazione dall’angoscia, garante della sua libertà e custode del senso della
vita. Proposta di Dio e progetto di vita, infatti, sono le due facce di una stessa medaglia: la
persona realizza pienamente se stessa entrando liberamente nel disegno di umanità che Dio
da sempre ha pensato e che ha manifestato in Cristo, disegni che condensa in sé il desiderio
di assoluto che la persona porta dentro”28.

3. Il progetto di vita cristiano

I vari elementi che costituiscono un progetto di vita non esistono in astratto, ma si


incarnano nelle persone, nelle situazioni, nelle diverse culture. La cultura giovanile di oggi
propone all’uomo vari modi e possibilità di realizzarsi e di costruirsi secondo un progetto.

25
Cfr. POLLO, Animazione culturale, 97-104.
26
R. FRISANCO, Valori, in DPV, 1243.
27
A. CENCINI, Elementi costitutive del “progetto di vita”, in «Rogate Ergo» 58 (1995) 1, 14.
28
BRENA, Progetto di vita, 954.
Cap. 1: Progetto di vita – una ragione per vivere 8

Tra questi vorrei ricordare: il progetto consumistico, il progetto narcisista, il progetto


frammentato, il progetto impoverito29.
In seguito mi soffermo ad analizzare il progetto di vita secondo la visione cristiana.
Bisogna subito dire che il progetto di vita cristiano non va visto come una ideologia, un
sistema di vita a sé, ma come una proposta di qualità di vita per l’uomo di ogni tempo e di
ogni cultura, un significato profondo e autentico per l’esistenza dentro la società di oggi.

3.1. Cristo: il nostro progetto di vita

Il progetto di vita cristiano è la stessa persona di Gesù Cristo, incarnato, morto e


risorto; in lui troviamo la risposta fondamentale ai grandi interrogativi dell’uomo. “In
realtà solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo. […]
Egli è «l’immagine dell’invisibile Iddio» (Col. 1, 15), Egli è l’uomo perfetto” 30. Cristo è la
realizzazione piena dell’uomo, in lui il cristiano deve porre la sua speranza e può trovare
un senso per la vita.
Questo progetto noi lo troviamo nel Vangelo che in sintesi “propone di rifare in noi,
nei cristiani e in tutti gli uomini, l’immagine dei figli di Dio, e quindi di costruire una
comunità di fratelli che vivano la comunione con Dio e tra di loro, uomini che si
impegnino, inoltre, a creare un mondo di giustizia, di amore, di unità e di pace.
L’obbiettivo finale è la salvezza dell’uomo e dell’universo dal male e dalla morte per
costruire l’uomo integrale ed eterno”31.
Punto centrale di questo progetto è l’amore che porta alla donazione di sé, che
provoca il dono della vita. Questo richiede all’uomo molto impegno perché si tratta di
costruire la propria vita secondo la logica del vangelo, la logica della croce e della
risurrezione, che è la logica dell’amore. “L’uomo non può vivere senza amore. Egli rimane
per se stesso un essere incomprensibile, la sua vita è priva di senso, se non gli viene
rivelato l’amore, se non lo esperimenta e non lo fa proprio, se non vi partecipa
vivamente”32.
29
Per un eventuale approfondimento di questi tipi di progetti cfr. G. B. BOSCO, Progetti giovanili e
orientamento vocazionale, in «Note di pastorale giovanile» 24 (1991) 2, 4-20.
30
CONCILIO VATICANO II, cost. Gaudium et spes, 7 dicembre 1965, 22.
31
BERNARDINI, Giovani e progetto di vita, 36.
32
GIOVANI PAOLO II, lettera enciclica Redemptor Hominis, Roma 1979, 10.
Cap. 1: Progetto di vita – una ragione per vivere 9

3.2. Criteri per costruire un progetto di vita secondo il Vangelo33

Nella vicenda storica di Cristo due eventi in modo particolare segnano la sua vita,
che diventano per noi i due criteri basilari su cui costruire il progetto di vita: l’Incarnazione
e la Pasqua.

3.2.1. Il criterio dell’Incarnazione

Nell’incarnazione di Cristo, Dio inaccessibile e misterioso si è fatto vicino,


comprensibile all’uomo, è diventato ‘volto’ e ‘parola’; l’umanità quotidiana dell’uomo, la
sua storia è diventata il sacramento in cui Dio si fa presente e vicino, per attuare il suo
progetto di salvezza. L’incarnazione è anche la rivelazione più piena dell’uomo34.
L’Incarnazione viene assunta come criterio e metodo per un ‘progetto di vita’
perché afferma che è la vita il luogo dove il Signore rivela se stesso e dove rivela anche
noi, chi siamo e in quale direzione dobbiamo camminare. Allora progettare la propria vita,
alla luce del criterio dell’Incarnazione, implica una duplice attenzione: al Signore che si
serve della vita per rivelarsi e alla nostra umanità ‘capace’ di Dio, di conoscere la sua
volontà, il suo progetto attraverso le mediazioni umane35.
E’ la storia, la vita nel suo scorrere (passato-presente-futuro) che è il luogo dove
l’uomo può scoprire sempre di più chi è e quale è la direzione su cui incamminarsi per
giungere al compimento autentico di sé. E’ nel concreto della vita di tutti i giorni,
sacramento dell’incontro con Dio, che siamo chiamati, nella logica dei segni dei tempi a
scoprire le mediazioni (persone, circostanze, luoghi, eventi, … ) attraverso cui possiamo
riconoscere, decifrare il filo rosso d’un progetto divino. E’ nel tessuto misterioso
dell’esistenza umana, nella propria biografia che dobbiamo cercare e trovare i passi e le
tracce del passaggio di Dio, la sua voce che chiama (la vocazione)36.

33
In questo mi rifaccio a CENCINI, Elementi costitutivi del “progetto di vita”, in «Rogate Ergo» 58 (1995)
1, 10-15.
34
Cfr. R. TONELLI, Per la vita e la speranza. Un progetto di pastorale giovanile, Las, Roma 1996, 67-86.
35
Cfr. CENCINI, Elementi costitutivi, 12-13.
36
Cfr. NVNE 35c).
Cap. 1: Progetto di vita – una ragione per vivere 10

Allora “la storia diventa il termine di riferimento concreto e ineludibile per


l’elaborazione, la conferma e la realizzazione del progetto di sé”37.

3.2.2. Il criterio della Pasqua

“Nella Pasqua Gesù viene costituito Signore e Salvatore dalla bontà del Padre il
quale salva il Figlio che si abbandona incondizionalmente nelle sue mani dalla croce” 38.
Nella Pasqua, passaggio dalla morte alla vita, scopriamo chi è Dio per noi. “Il Dio che
salva chi consegna a lui la sua fame di vita”39. La Pasqua diventa criterio del progetto di
vita in quanto qui troviamo la meta a cui tende la vita dell’uomo: l’esperienza della
salvezza come liberazione dal peccato e comunione con Dio e con i fratelli.
Progettare allora significa tendere all’integrazione tra la vita e la fede, animati dalla
speranza, in un cammino di liberazione e di risurrezione; significa imparare a camminare a
testa alta in quanto redenti e con le mani innalzate invocando; indica, soggettivamente
parlando, un superamento netto di sé (dell’io attuale), “qualcosa che va oltre quel che il
soggetto ritiene di essere capace di fare, qualcosa che non è affatto modellato sulla base
delle proprie doti e talenti, ma è apertura al nuovo, è tensione verso il massimo di quel che
uno può dare (così come la croce è il massimo dell’amore), con quella dose di rischio e di
fiducia che ciò comporta”40.

3.3. Progetto di vita e vocazione

37
BRENA, Progetto di vita, 954.
38
CENCINI, Elementi costitutivi, 12-13.
39
TONELLI, Per la vita e la speranza, 77.
40
CENCINI, Elementi costitutivi, 13.
Cap. 1: Progetto di vita – una ragione per vivere 11

Vocazione41 e progetto di vita sono due aspetti del dialogo tra Dio che chiama e
l’uomo che risponde alla sua chiamata con creatività e nella libertà. Il progetto di vita,
rendendo l’uomo più consapevole del proprio protagonismo vocazionale, riguarda proprio
quella parte che la persona gioca nella risposta ad una chiamata.
La vocazione colta dentro il dinamismo del progetto di vita consente al giovane di
anticipare, dirigere e sostenere, per dono e per conquista, il proprio sviluppo secondo un
disegno personale in ascolto della volontà di Dio di cui trova le tracce nella propria storia.
La vocazione è un progetto e un compito, un impegno a realizzare il piano di Dio per la
crescita personale e per il servizio degli altri42.
A questo riguardo, scrivendo ai giovani e alle giovani del mondo, parlando del
progetto di vita e vocazione cristiana, Giovani Paolo II ricorda che all’interno di un
contesto di fede, “il «progetto» acquista il significato di «vocazione di vita», come
qualcosa che viene all’uomo affidato da Dio come compito. Una persona giovane,
rientrando dentro di sé ed insieme intraprendendo il colloquio con Cristo nella preghiera,
desidera quasi leggere quel pensiero eterno, che Dio, creatore e padre, ha nei suoi riguardi.
Si convince allora che il compito, a lei assegnato da Dio, è lasciato completamente alla sua
libertà e, al tempo stesso, è determinato da diverse circostanze di natura interna ed esterna.
Esaminandole la persona giovane, ragazzo e ragazza, costruisce il suo progetto di vita ed
insieme riconosce questo progetto come la vocazione, alla quale Dio la chiama”43.
41
Quando parlo della vocazione faccio riferimento ad un concetto di vocazione allargato e ampliato: è l’idea
di chiamata alla vita e all’amore (il senso pieno della vita), alla sequela e alla testimonianza, rivolta ad ogni
credente e che ogni credente deve essere aiutato a discernere. Esiste una vocazione alla santità per tutti i
battezzati in Cristo, ed una vocazione specifica per ogni vivente, connessa al semplice fatto di esistere: essa è
come il pensiero provvidente ed amoroso del Creatore per ogni singola creatura. L'uomo, chiamato alla vita,
porta e ritrova in sé l'immagine di Colui che lo ha chiamato: la proposta di realizzarsi secondo
quest'immagine divina, irripetibile in ogni uomo è la vocazione. Ogni creatura dunque è chiamata fin dalla
nascita ad esprimere un aspetto particolare del pensiero di Dio; lì trova il suo nome, la sua vera identità ed
originalità, la sua libertà. Questa concezione del termine, biblicamente fondata e teologicamente corretta, è
anche dal punto di vista pedagogico più efficace per rivolgere un appello che giunga a tutti e risulti
convincente. Cfr. NVNE 16-18.
42
Cfr. DE PIERI S., Orientamento educativo e accompagnamento vocazionale, Elle Di Ci, Leumann (TO)
2000, 44-55; cfr. anche DE PIERI, Capitolo XVIII. Psicopedagogia della vocazione e delle vocazioni, in A.
FAVALE (Ed.), Vocazione comune e vocazioni specifiche. Aspetti biblici, teologici e psico-pedagogico-
pastorali, Las, Roma 21993, 445-446. Per quanto riguarda il rapporto tra vocazione e progetto di vita vedi
anche: P. GRIEGER, I giovani oggi e il “progetto di vita”. La pastorale delle vocazioni, Ancora, Milano
1979, 20-25; J. DE LORIMIER, Progetto di vita nell’adolescente, Elle Di Ci, Leumann (To) 1969, 27-31;
G.B. BOSCO, Vocazione: educare a un progetto di vita, in BOSCO (Ed.), Giovani e vocazione, Elle Di Ci,
Leumann (To) 1993, 86-123; SOVERNIGO, Progetto di vita, 239-268.
43
GIOVANNI PAOLO II, Ai giovani e alle giovani del mondo, lettera apostolica in occasione dell’anno
internazionale della gioventù, Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 1985
Cap. 1: Progetto di vita – una ragione per vivere 12

La vocazione come progetto, dal punto di vista teologico, coinvolge la virtù della
speranza, dice la capacità dell’uomo di abbandonarsi e fidarsi di Dio, di orientare con forza
e decisione il proprio cammino verso un futuro che viene prefigurato e realizzato in modo
graduale e progressivo44.
Per questo c’è bisogno che, la vocazione come progetto di vita, nel suo percorso di
maturazione, di essere non solo scoperta e accolta, ma anche correttamente interpretata e
aiutata a svilupparsi e a crescere in modo oggettivo e autentico. Ecco qui l’importanza di
un cammino di accompagnamento e discernimento vocazionale in gruppo e
personalizzato45.

44
Cfr. DE PIERI, Orientamento educativo, 50.
45
Per un approfondimento di questa tematica vedi: L. GHIZZONI (Ed.), Direzione spirituale e orientamento
vocazionale, Paoline, Milano 1990; CENTRO NAZIONALE VOCAZIONI (Ed.), Direzione spirituale e
accompagnamento vocazionale. Teologie e scienze umane al servizio della vocazione, Ancora, Milano 1996;
J. M. GARCIA (Ed.), Accompagnare i giovani nello Spirito, Las, Roma 1998; S. PAGANI,
L’accompagnamento spirituale dei giovani. Verso una regola di vita, Paoline, Cinisello Balsamo (Mi) 1997.
Cap. 2: Educare ad un progetto di vita 13

Cap. 2
Educare ad un progetto di vita

In questo capitolo vogliamo individuare alcuni risvolti pedagogici del progetto di


vita nell’animazione vocazionale in ordine soprattutto alla creazione di una cultura
vocazionale che, così come afferma il documento NVNE deve diventare oggi il suo
primario obbiettivo46. Il progetto di vita, nei suoi vari elementi, diventa così una
mediazione pedagogica di questa cultura vocazionale. Ecco le possibili tappe di un
processo educativo: la costruzione della propria identità personale e sociale, abitare il
tempo noetico per scandire la vita secondo un progetto, la trasmissione e l’assunzione di
valori, ‘pietra portante’ del progetto di vita, progettazione della vita aperta al Trascendente.

1. La costruzione della propria identità personale e sociale

Abbiamo visto come il problema dell’identità è strettamente legata a quella del


progetto di vita. Essa è qualcosa di personale (il differenziarsi come ‘io’), è il proprio
nome, ma implica anche l’alterità, la relazione.
Il modello di identità che la società complessa di oggi propone è quello di una
identità debole, frammentata, ambivalente, contraddittoria, mai completamente raggiunta,
che produce anche una profonda crisi della dimensione sociale della vita senza la quale non
è possibile l’esistenza dell’io47.
Il senso dell’identità è anche strettamente legato alla opzione vocazionale che
“indica e implica proprio la definizione della propria identità; è scelta e realizzazione
dell’io ideale, più che dell’io attuale, e dovrebbe portare la persona ad avere un senso
positivo e stabile del proprio io”48.
Per questo credo che uno dei primi risvolti dell’educazione dei giovani ad un
progetto di vita sia la loro abilitazione a scoprire e costruire la propria identità personale e

46
Cfr. NVNE, 13b)
47
POLLO, Animazione culturale, 41-42.
48
NVNE, 37.
Cap. 2: Educare ad un progetto di vita 14

sociale che implica da una parte la costruzione unitaria di se stessi attraverso una realistica
conoscenza e accettazione di sé, integrando le varie polarità della vita, e dall’altra parte la
relazionalità come fondamento della costruzione di sé.

1.1. Una realistica conoscenza e accettazione di sé

Per arrivare ad una metà bisogna sapere bene il punto di partenza, per poter
progettare la propria vita è necessario raggiungere una certa autonomia e stabilità nel
proprio carattere e nella propria personalità49. Per questo occorre una realistica conoscenza
e accettazione di sé e del proprio mondo: questa è la premessa essenziale per elaborare un
progetto di vita autentico.
Educare alla conoscenza di sé significa anzitutto far emergere la realtà dell’io, così
com’è, con le sue debolezze e aspirazioni, per poi portarlo ad essere come deve essere,
attraverso un cammino di liberazione di tutte le paure e le difese consce e inconsce nei
confronti di una pienezza di vita come vocazione50.
Questo cammino di liberazione presuppone una certa e serena accettazione di se
stessi, della propria realtà interiore e delle sue contraddizioni, della propria storia, del
proprio passato, dei propri limiti ed errori, scoprire la fondamentale “bontà” del proprio
essere, per formarsi un reale ed ottimistico concetto di sé e una personalità ben integrata,
ricca e creativa.
Il professor Pollo propone le seguente tappe per un cammino attraverso cui
conquistare la propria identità, forte e profonda51:
- l’integrazione tra il riconoscere la propria separata diversità e l’acquisizione del
senso della propria unità con tutto il mondo (riconoscersi uguali a se stessi e diversi
dagli altri);
- l’integrazione tra coscienza e inconscio personale;
- l’integrazione tra pensiero logico-razionale proprio della coscienza e pensiero
simbolico dell’inconscio, individuale e collettivo.

49
Cfr. DE PIERI, Orientamento educativo e accompagnamento vocazionale, Elle Di Ci, Leumann (To) 2000,
38.
50
Cfr. NVNE 35a).
51
POLLO, Animazione culturale, 147-149.
Cap. 2: Educare ad un progetto di vita 15

Questo aiuterà anche a staccarsi progressivamente dalla logica dell’identificazione


ai livelli corporale (che vede il corpo come identità positiva) e psichico (che vede le
proprie doti e qualità personali come unica e preminente garanzia di autostima) e scoprire
la propria positività radicale stabilmente legata all’essere, ricevuto in dono da Dio,
definendosi per ciò che si è e ciò che si è chiamati ad essere (è il livello ontologico)52.

1.2. La relazionalità, fondamento della costruzione di sé

L’alterità è elemento costitutivo dell’identità. L’uomo è un essere relazionale 53 che


definisce i suoi confini individuali e sociali, si autocomprende e comprende il mondo che
abita attraverso le relazioni che egli stabilisce con le altre persone, con le istituzioni, con la
realtà. E’ su questa relazionalità che si fonda la sua autocostruzione 54. Per questo sarà
importante educare i giovani a decentrarsi, facendo spazio all’altro nella propria vita,
lasciarsi provocare dalla realtà, avere un’autentica e serena esperienza con le istituzioni.

1.2.1. Decentrarsi, facendo spazio all’altro nella propria vita

Educare il giovani a fare spazio all’altro nella propria vita comporta un movimento
di decentramento, di uscire da se stessi, dal proprio individualismo, dalle proprie sicurezze
e la capacità di mettersi in discussione, di lasciarsi interrogare dal volto dell’altro, in cui
riconoscere anche la voce di Dio che mi chiama.

1.2.2. Lasciarsi provocare dalla realtà

E’ importante educare i giovani, facendoli fare esperienze forti, a lasciarsi


interrogare e provocare dalla vita, dagli eventi della storia del mondo che abitano e trovare

52
Cfr. NVNE 37,
53
Cfr. M. BUBER, Io e Tu, in BUBER, Il principio dialogico e altri saggi, San Paolo, Cinisello Balsamo
(Mi) 1993, pp. 58-157.
54
Cfr. POLLO, Animazione culturale, 68.
Cap. 2: Educare ad un progetto di vita 16

una risposta esistenziale per quanto riguarda l’orientamento, la direzione da dare alla vita e
il compito da svolgere.

1.2.3. Educare ad una autentica e serena esperienza con le istituzioni

La persona si definisce anche in rapporto con le istituzioni, tra cui la famiglia, la


scuola, la Chiesa. E’importante che il giovane sia aiutato a rivedere e reimpostare il suo
rapporto con le istituzioni ed essere stimolato al impegno sociale, politico ed ecclesiale.

2. Abitare il tempo noetico per scandire la vita secondo un progetto

Nell’attuale cultura sociale il rapporto tempo-vita è stato banalizzato. Il tempo è


stato ridotto a puro evento meccanico, necessario quasi solamente a coordinare la vita
sociale. Così la vita dell’individuo viene privata dalla fonte del senso della vita e dalla
dimensione progettuale. Si assiste ad un offuscamento della concezione storica del tempo,
visto come passato-presente-futuro. Oggi c’è una concezione del tempo ossessivamente
fissato sul proprio presente, che lo rende illusorio, inconsistente, senza senso, oscurando il
senso del futuro e del passato55.
Educare da una mentalità progettuale implica riproporre la consistenza del tempo,
trovare il suo senso nel progetto che l’uomo fa di sé. Per questo occorre abilitare i giovani
ad abitare il tempo noetico, questo tempo che dal passato attraverso il presente scorre
verso il futuro, orientando le loro domande e risposte di senso, far sì che la loro vita sia
coerente con la memoria del passato e con i progetti di futuro, vivendo quotidiano come
ricchezza di senso.

2.1. Vivere il quotidiano come ricchezza di senso

Il progetto, sintesi di passato, proiezione verso il futuro, attenzione al presente,


prende casa nel quotidiano.

55
Cfr. POLLO, Animazione culturale, 36-40. Vedi anche POLLO, I labirinti del tempo, Franco Angeli,
Milano 2000; CENSIS, Giovani lasciati al presente, Franco Angeli, Milano 2002.
Cap. 2: Educare ad un progetto di vita 17

Il quotidiano spesso però viene subito come il luogo della banalità da vivere come
una parentesi, in attesa del ‘festivo’, tempo particolare in cui la gioia, la felicità sono a
portata di mano. Fuggire dal quotidiano è alienante per la persona.
In una animazione vocazionale autentica è necessario aprire al giovane le porte del
quotidiano56, indicargli “la esaltante e terribile avventura che dietro le soglie della banalità
può vivere sino a ritrovare alla fine se stesso, «uomo nuovo»57”.
E’ necessario aiutare il giovane a vivere il quotidiano, nella sua frammentarietà,
come ricchezza di senso, liberandolo dalla “polvere dell’abitudine, dei conformismi e delle
paure profonde”58 e come spazio in cui scoprire lo stile e la qualità della presenza di Dio.

2.2. Abilitare il giovane a “far memoria”

In ogni istante della sua evoluzione, l’uomo è frutto e sintesi della storia già vissuta,
di un passato che si propone continuamente come un dato che va risignificato e riscoperto.
Abilitare il giovane a “far memoria” del proprio passato diventa importante non solo per
recuperare la dimensione storica del tempo, ma anche in ordine ad una scelta di vita
coerente e impegnativa. Memoria infatti è la facoltà psichica in cui viene raccolto il
proprio passato e che nello stesso tempo si sceglie il futuro.

2.3. Aiutare il giovane a prendere coscienza della propria mortalità

La riscoperta del tempo noetico, della propria vita come storia orientata da un
progetto verso un fine passa attraverso la consapevolezza da parte dell’uomo della sua
mortalità. La rimozione del pensiero della propria mortalità costituisce per la persona un
passo importante di estraniazione da se stessa e dalla propria umanità profonda. Per questo
il rapporto con la morte è un elemento di cui non si può fare a meno se la persona vuole
costruirsi e vivere in modo progettuale e cosciente la propria esistenza59.

56
Cfr. TONELLI, Una spiritualità per la vita quotidiana, Elle Di Ci, Leumann (To) 1990.
57
POLLO, Animazione culturale, 136.
58
POLLO, Animazione culturale, 136.
59
POLLO, Animazione culturale, 85-95.
Cap. 2: Educare ad un progetto di vita 18

Il confronto inquietante con la morte “provoca la vita quotidiana e mette sotto


verifica il suo senso e la sua qualità” 60. Si tratta però di un confronto con la morte a partire
dall’amore per la vita, che costringe al realismo: “la domanda sulla vita «dalla parte della
morte» resta inchiodata su una piattaforma di verità da cui non può sfuggire. La domanda
sulla vita passa attraverso la risposta che riusciamo ad esprimere alla provocazione della
morte”61.
Mi sembra importante, per stimolare l’amore per la vita, aiutare il giovane a
riflettere e leggere criticamente i vari episodi di morte con cui viene a contatto
quotidianamente attraverso i mass-media e le vicende della vita, come anche educarli al
senso del sacrificio e delle piccole morti di ogni giorni.

3. La trasmissione e l’assunzione di valori, «pietra portante» del progetto di vita

Spesso ci si trova a dover selezionare tra molteplici progetti d’uomo che la società
di oggi propone. La selezione avviene in base ai valori 62. Non esiste alcun progetto d’uomo
che non possieda dei valori specifici di riferimento. Ogni progetto di vita autentico prende
avvio e viene sostenuto dall’incontro della persona con i valori della vita capaci di
promuovere lo sviluppo e di dare orientamento e senso nella vita.

3.1. La trasmissione di valori

I valori, come orientamenti esistenziali pratici, sono responsabili direttamente della


scelta e la realizzazione del progetto di vita. Per questo è importante la trasmissione dei
valori nei processi educativi. Questo avviene soprattutto attraverso gli atteggiamenti, i
comportamenti e i tratti della personalità umana che ogni gruppo sociale privilegia o
inibisce. I valori sono una realtà costitutiva della personalità della persona, sono alla radice
60
TONELLI, Per la vita, 147.
61
TONELLI, Per la vita, 147.
62
Il concetto di valore ha due dimensioni: una “ideale”, che fa riferimento ai sistemi etici, religiosi e
filosofici di validità universale, e una “pratica” che fa riferimento alle valorizzazioni concrete di un dato
gruppo sociale e di particolari individui che orientano di solito il comportamento della persona, perché gli
forniscono i parametri per individuare ciò che per lei è utile e buono nella vita quotidiana. Nel progetto di
vita tutte due queste dimensioni giocano un ruolo importante. Bisogna poi specificare che i valori non vanno
mai considerati isolamente, ma come un’insieme (sistema) di valori in relazione che interagiscono tra di loro.
Cfr. POLLO, Animazione culturale, 98-99.
Cap. 2: Educare ad un progetto di vita 19

del suo essere. Crescendo quindi essa sviluppa insieme la sua personalità e insieme il suo
sistema di valori. Acquisire un valore è modificare in qualche modo la propria personalità
nelle sue premesse esistenziali. La traiettoria della trasmissione dei valori coincide con
quella dello sviluppo del progetto d’uomo63.
Per l’animazione vocazionale, in questo ordine di idee, un ruolo molto importante
gioca la famiglia e la comunità cristiana e la loro testimonianza di fede attraverso il vissuto
dei valori ispirati al vangelo come il dono di sé, il servizio, la comunione, l’amore
disinterresato, la pace e la giustizia.

3.2. L’assunzione e l’interiorizzazione dei valori

La persona incontrano dunque i valori attraverso le varie relazioni che ha con le


altre persone, il mondo, la realtà sociale, la famiglia, la comunità cristiana.
Bisogna stimolare e facilitare nei giovani allora l’incontro con i valori e la loro
interiorizzazione attraverso la testimonianza che se ne da di essi, lavorando su queste
relazioni e faccendo fare ai giovani esperienze forti.
Una di queste potrebbe essere il volontariato, come strumento attraverso cui
educare alla responsabilità verso l’altro, alla solidarietà, alla gratuità, alla condivisione, alla
compassione verso le sofferenze altrui64.

3.3. La scelta del valore ‘assoluto’, ‘pietra portante’ del progetto di vita

I valori non sono stanno dispersi entro la persona, ma si polarizzano attorno ad un


valore oppure un insieme di valori centrali che riguardano soprattutto il modo di essere e
che fungono da ‘assoluto’, da ‘tratto unificante’ e costituiscono il sostegno, il perno del
progetto di vita. Di cui la necessita di aiutare i giovani a scegliere il valore assoluto attorno
a cui costruire la propria vita e che dia senso alla propria esistenza. Questo processo di
assolutizzazione non è automatico e neanche spontaneo. Di grande importanza per la scelta
è il processo di selezione attraverso cui i valori sperimentati vengono valutati
comparativamente. Il momento cruciale sarà quello della opzione, della decisione, che
63
Cfr. POLLO, Animazione culturale, 100-101.
64
Cfr. POLLO, Animazione culturale, 205-211.
Cap. 2: Educare ad un progetto di vita 20

implica tutto quello che la persona è e tiene conto di tutta la storia del soggetto 65. E ogni
decisione personale implica almeno quattro caratteristiche: la rinuncia, la preferenza, il
legame col passato e l’orientamento verso il futuro66.

4. Progettazione della vita aperta al Trascendente

L’uomo può dare senso al proprio mondo, alla propria vita solo attraverso le vie di
una fede o di un pensiero trascendente. “Senza il respiro della trascendenza, l’uomo è
chiuso in un mondo in cui tutto può essere vero e tutto può essere falso, tutto può essere
espresso e tutto può restare inespresso, in cui nulla ha valore in sé, nulla ha significato tale
da consentirgli di porsi come riferimento etico per una scelta esistenziale orientata verso un
obiettivo che sia oltre la frontiera dell’utilità” 67. Allora l’apertura al trascendente diventa
l’orizzonte in cui un progetto di vita autentico e significativo si esprime.

4.1. Abilitare a vivere la tensione tra il desiderio e limite68

Per educare il giovane all’apertura al trascendente occorre abilitarlo a vivere la


dialettica tra desiderio e limite come energia della vita, fino a fare della vita il luogo
dell’invocazione. Da specificare che il desiderio non viene visto come una carenza, un di
meno, ma come condizione della vita umana, come motore della costruzione progettuale e
il limite non è una prigione, ma una realtà con cui fare i conti, che può essere superata e
che per servire la vita deve rinnovarsi e ridefinirsi continuamente. Il limite afferma che la
vita umana è possibile solo al suo interno; il desiderio afferma che la vita è oltre i limiti.
Occorre allora educare i giovani a prendere atto, riconoscere e sopportare la tensione fra
desiderio e limite. Questa tensione serve ad aprire la vita al senso del mistero e
all’invocazione a ciò che non e dicibile.
Proprio per questo bisogna proporre ai giovani come modello del loro desiderio
Cristo, aiutarli a incontrare e imitare Cristo e così comprendere che solo la dipendenza
65
Cfr. SOVERNIGO, Progetto di vita, 289-291.
66
Cfr. CENCINI, Come educare alla fede e alla scelta vocazionale adulta e matura, in «Vocazioni» 19
(2002) 1, 54-68.
67
POLLO, Animazione culturale, 131.
68
Cfr. POLLO, Animazione culturale, 34-36.232-238.
Cap. 2: Educare ad un progetto di vita 21

radicale da Dio può offrirli la pienezza della libertà e dell’autonomia, e quindi la signoria
vera della vita. Nell’imitare Cristo il giovane dovrà fare i conti con i propri limiti, fragilità,
debolezze, inconsistenze, i propri difetti, che in questa dialettica, possono trasformarsi in
una risorsa per la realizzazione della propria vita e portare ad un abbandono fiducioso e al
dono di sé.

4.2. Aiutare i giovani a riscoprire il linguaggio del simbolo dentro l’esperienza del sacro

Il linguaggio del simbolo è il linguaggio per eccellenza attraverso cui il religioso si


esprime nella vita quotidiana. Di cui la necessità di abilitare il giovane all’uso del
linguaggio del simbolo, e perché questo linguaggio apra alla trascendenza è necessario che
questo avvenga all’interno della scoperta del sacro nella propria vita quotidiana e nella
storia umana. La vita dell’uomo non è chiusa dentro il limite dello spazio-tempo, ma in
essa si manifesta una presenza indicibile, ineffabile, che inquieta e che affascina69.

4.3. Riscoprire il valore della festa

Il tempo della festa porta in sé “il dono della primizia dell’eterno nella vita
umana”70, per questa ha una sua consistenza e qualità, che possono essere colte solo
facendo silenzio e riposo. La festa è un tempo sacro, è “la straordinario evangelo della
vittoria definitiva della vita sulla morte, anche quando ci sentiamo immersi nel greve
sapore della morte quotidiana”71.
L’uomo che sa vivere la festa ama con più coerenza se stesso, gli altri, la vita, Dio.
“La domenica può a ritrovare se stesso, chiedere perdona dell’infedeltà e cercare di essere
se stesso nella felicità e nella gioia. […] La festa è la celebrazione dell’essere se stessi
all’interno dell’amore di Dio”72.
Aiutare i giovani a scoprire questo sarà un impresa non facile, ma necessaria per
una realizzazione autentica di sé secondo il piano di amore che Dio ha su ognuno. Questo

69
Cfr. POLLO, Animazione culturale, 111-131.
70
POLLO, Animazione culturale, 227.
71
TONELLI, Per la vita, 191.
72
POLLO, Animazione culturale, 227.
Cap. 2: Educare ad un progetto di vita 22

poterà anche a vivere i sacramenti come momenti di festa e di gioia in cui fare esperienza
di Dio cha chiama alla comunione con lui.

4.4. Educare alla logica della croce

Educare alla logica della croce significa educare a valutare l’esperienza della
sconfitta e del fallimento del proprio agire come “la porta stretta attraverso cui entrano
nella vita sociale valori, concezioni e modelli di vita che sono una innovazione
evolutiva”73. Il successo passa spesso attraverso l’esperienza della sconfitta e del dolore.
Accettare questo aiuta a vivere con responsabilità la propria esistenza e rimanere fedele al
proprio progetto di vita. Vuol dire aprirsi al progetto di Dio e abbandonarsi con fiducia alla
sua volontà.

5. La creazione di una cultura vocazionale

Educare i giovani ad un progetto di vita, attraverso il processo appena delineato,


porta a favorire e creare, in ambito ecclesiale e civile una cultura vocazionale, cioè una
visione della vita come dono e come servizio, una cultura della vita e della gratuità, capace
di ritrovare il coraggio e il gusto di cercare un senso e di impegnarsi in progetti generosi74.
In seguito mi soffermo ad enumerare semplicemente alcuni elementi di questo
processo, che contribuiscono alla creazione di una cultura vocazionale75:
- entrare nella logica della progettualità, andando oltre l’immediato, superando
l’indifferenza verso il futuro, ricuperando al dimensione storica del tempo e
stimolando al responsabilità verso la storia;
- promuovere una concezione della persona che concepisce la realizzazione di sé
stessa come apertura e donazione e una concezione della vita come dono, appello e
progetto;

73
POLLO, Animazione culturale, 196.
74
Cfr. J. E. VECCHI, Pastorale giovanile e orientamento vocazionale, in «Note di Pastorale Giovanile» 36
(2002) 4, 8-12.
75
Per un approfondimento più sistematico sulla cultura vocazionale rimando a: VECCHI, Cultura della
vocazione, in DPV, 371-381.
Cap. 2: Educare ad un progetto di vita 23

- la ricerca di senso da scoprire nella propria esperienza, nella storia, nella parola di
Dio per dare qualità alla vita e camminare a testa alta;
- la scoperta e la scelta dei valori che orientano al vita come: “la gratitudine,
l’accoglienza del mistero, il senso dell’incompiutezza dell’uomo e assieme della
sua apertura al trascendente, alla disponibilità a lasciarsi chiamare da un altro (o da
un Altro) e farsi interpellare dalla vita, la fiducia in sé e nel prossimo, la libertà di
commuoversi di fronte al dono ricevuto, di fronte all’affetto, alla comprensione, al
perdono, scoprendo che quello che si è ricevuto è sempre immeritato ed eccedente
la propria misura, e fonte di responsabilità verso la vita”76.

Una tale cultura vocazionale comporta dunque alcuni atteggiamenti umani ed


evangelici che sono fondamentali per un’opzione responsabile nella linea del servizio: la
capacità de gratuità e donazione, di relazione e di dialogo, di collaborazione e di
condivisione.

76
NVNE 13b).
Conclusione 24

Conclusione

Arrivati alla fine del lavoro, vorrei ricapitolare sinteticamente, a modo di


conclusione, la strada percorsa, evidenziandone i punti salienti e fare possibili
suggerimenti per una riflessione successiva.
Nel primo capitolo, cercando di tracciare il quadro teorico del progetto di vita,
abbiamo tentato in un momento iniziale di definire/descrivere cosa si intende per un
progetto di vita, evidenziandone cinque elementi, strettamente collegati tra di loro: il senso
e l’orientamento da dare alla vita, la costruzione dell’identità, il vissuto del tempo, i valori,
l’apertura al trascendente. Successivamente abbiamo preso in considerazione il progetto di
vita cristiano come proposta di qualità di vita per l’uomo di ogni cultura e tempo. Si tratta
di un progetto esistenziale che è la stessa persona di Cristo, l’uomo perfetto, in cui siamo
chiamati, come cristiani, a porre la nostra speranza e trovare il senso della vita. Alla luce
del Vangelo abbiamo individuato anche i criteri per costruire questo progetto di vita: i
criteri dell’Incarnazione e della Pasqua. Infine mi sono soffermato sul rapporto tra progetto
di vita e vocazione, due aspetti del dialogo vocazionale.
Nel secondo capitolo, alla luce del quadro teorico, ho voluto tracciare le tappe di un
possibile percorso pedagogico per educare i giovani ad un progetto di vita nell’animazione
vocazionale per creare una cultura vocazionale, che qui riassumo nella seguente tabella:
progetto di vita e identità Aiutare i giovani a scoprire e costruire la propria identità personale
e sociale, che implica da una parte la costruzione unitaria di se
stessi attraverso la realistica conoscenza e accettazione di sé,
integrando le varie polarità della vita, e dall’altra parte la
relazionalità come fondamento della costruzione di sé;
progetto di vita e tempo Abilitare i giovani ad abitare il tempo noetico che dal passato
attraverso il presente scorre verso il futuro, orientando le loro
domande e risposte di senso, far si che la loro vita sia coerente con
la memoria del passato e con i progetti di futuro, vivendo il
quotidiano come ricchezza di senso e prendendo consapevolezza
della propria mortalità;
progetto di vita e valori La trasmissione, l’assunzione e l’interiorizazzione di valori, come
Conclusione 25

orientamenti esistenziali pratici, diretti responsabili della scelta e la


realizzazione di un progetto di vita;
progetto di vita e apertura al Educare all’apertura al trascendente, come orizzonte in cui un
trascendente progetto di vita si esprime: abilitare i giovani a vivere la tensione
tra desiderio e limite, aiutarli a riscoprire il linguaggio del simbolo
dentro l’esperienza del sacro, riscoprire il valore della festa,
educarli alla logica della croce, come porta attraverso cui passa
l’esperienza del successo e si impara la responsabilità verso la
propria esistenza e la fedeltà al proprio progetto di vita.

Tutto questo favorisce anche la creazione di una cultura vocazionale, elementi che
ho sintetizzato alla fine del capitolo.

Certamente questo lavoro non esaurisce l’argomento preso in considerazione.


Rimangono ancora tanti aspetti su cui riflettere: per esempio, il rapporto tra progetto di vita
e accompagnamento vocazionale; come concretamente aiutare i giovani a elaborare un
progetto di vita personale (aspetti più pratici e tecnici); il rapporto tra progetto personale di
vita e le vocazioni specifiche, tra progetto personale e progetto comunitario, ecc..
Bibliografia 26

Bibliografia di riferimento

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Indice 29

Indice

Introduzione 1

Cap. 1: Progetto di vita – una ragione per vivere 3


1. L’uomo essere progettuale 3
2. Definire il “progetto di vita” 4
2.1. Progetto e senso per la vita 4
2.2. Progetto di vita e l’identità 5
2.3. Progetto di vita e tempo 6
2.4. Progetto di vita e valori 6
2.5. Progetto di vita e apertura al Trascendente 7
3. Il progetto di vita cristiano 7
3.1. Cristo: il nostro progetto di vita 8
3.2. Criteri per costruire un progetto di vita secondo il Vangelo 9
3.2.1. Il criterio dell’Incarnazione 9
3.2.2. Il criterio della Pasqua 10
3.3. Progetto di vita e vocazione 10

Cap. 2: Educare ad un progetto di vita 13


1. La costruzione della propria identità personale e sociale 13
1.1. Una realistica conoscenza e accettazione di sé 14
1.2. La relazionalità, fondamento della costruzione di sé 15
1.2.1. Decentrarsi, facendo spazio all’altro nella propria vita15
1.2.2. Lasciarsi provocare dalla realtà 15
1.2.3. Educare ad una autentica e serena esperienza con le
istituzioni 15
2. Abitare il tempo noetico per scandire la vita secondo un progetto 16
2.1. Vivere il quotidiano come ricchezza di senso 16
2.2. Abilitare il giovane a “far memoria” 17
Indice 30

2.3. Aiutare il giovane a prendere coscienza della propria mortalità 17


3. La trasmissione e l’assunzione di valori, «pietra portante» del progetto di vita 18
3.1. La trasmissione di valori 18
3.2. L’assunzione e l’interiorizzazione dei valori 19
3.3. La scelta del valore ‘assoluto’, ‘pietra portante’ del progetto di vita 19
4. Progettazione della vita aperta al Trascendente 20
4.1. Abilitare a vivere la tensione tra il desiderio e limite 20
4.2. Aiutare i giovani a riscoprire il linguaggio del simbolo
dentro l’esperienza del sacro 21
4.3. Riscoprire il valore della festa 21
4.4. Educare alla logica della croce 22
5. La creazione di una cultura vocazionale 21
Conclusione 24
Bibliografia 26
Indice 28