Sei sulla pagina 1di 69

ENERGIA DAL MARE

Ing. Domenico Bufalino


TECNOLOGIE E PROGETTAZIONE DI SISTEMI ELETTRICI ED ELETTRONICI

ISTITUTO TECNICO
INDUSTRIALE STATALE
“G.GALILEI”
Energia dal mare
Mari e oceani occupano circa il 70% della superficie terrestre. Una riserva di energia
inesauribile, dal potenziale enorme. La IEA stima che il potenziale dell’energia del mare,
in tutto il mondo, possa generare tra i 20000 e i 90000 TWh di energia all’anno (ben
superiore all’intera domanda energetica mondiale).
L’idea di convertire in energia elettrica l’energia associata al moto ondoso e alle correnti
di marea non è recente e nel tempo sono stati sviluppati diversi progetti. Vari dispositivi
sperimentali, installati sia in paesi Europei sia in altri continenti come ad esempio
Australia e Asia, sono in attività e hanno dimostrato di poter operare anche in condizioni
difficili come mareggiate oceaniche.
Lo sfruttamento dell’energia dal mare è a uno stadio meno avanzato rispetto a quello di
altre risorse rinnovabili quali il vento o il sole, anche perché presenta un maggior grado
di complessità operativa.
Tuttavia, sia in termini di densità di potenza che di spazi disponibili, è di grande
interesse strategico per un Paese come l’Italia con forte sviluppo costiero e limitate
disponibilità di altre fonti energetiche.

pag. 2
Tipologie di energia dal mare
L’energia ricavabile dal mare può essere suddivisa in
diverse tipologie, a cui corrispondono differenti soluzioni
tecnologiche:
⚫ energia maremotrice o tidal energy (cioè dai dislivelli creati per
effetto delle maree)
⚫ energia dal moto ondoso (wave energy)
⚫ energia dal gradiente termico oceanico (talassotermica)
⚫ energia dal gradiente di salinità (osmotica); attualmente non c’è
ancora alcuna tecnologia disponibile per sfruttare questo gradiente
⚫ energia dalle correnti sottomarine

pag. 3
Curiosità
Il mediterraneo è un bacino molto importante
per la propagazione delle onde, e vari litorali
costieri sono interessati da eventi molto
interessanti dal punto di vista energetico.

L’Italia ha 7,548 km di coste, meno del Regno Unito (12,429 km) ma più
di Francia (5,500 km), Spagna (circa 4,000 km) e Portogallo (1,793 km). I
Paesi sopracitati, britannici in primis, sono quelli che hanno
maggiormente intenzione di sviluppare progetti in campo di estrazione di
energia da onde o da maree; altri (vedi Portogallo e Francia) hanno già
realizzato dei progetti da svariati anni e ne stanno traendo beneficio.
Italia
MAREE - In Italia ci sono almeno due posti dove questo ciclo è
sfruttabile: il primo è il posto dove l’alta e la bassa marea hanno creato la
nomea della città: Venezia. A Venezia la differenza tra bassa e alta marea
giornaliera è di circa 1 metro; stessa situazione a Grado. Entrambi sono
luoghi nei quale sarebbe possibile realizzare delle centrali a marea. Altro
luogo molto importante è lo Stretto di Messina. Lo stretto di Messina ospita
dal 2001 una turbina sperimentale.

ONDE - Per quanto riguarda l’Italia, uno studio del 2011 ha portato i risultati
di centrali a onde sperimentali su tre litorali italiani: Alghero, Pantelleria e La
Spezia, che hanno mostrato ottimi risultati per quanto riguarda l’estrazione di
energia elettrica.
ENERGIA
DALLE MAREE

pag. 6
Le maree
Le maree innanzitutto sono lo spostamento di
masse d’acqua sotto effetto dell’attrazione
gravitazionale di corpi celesti (principalmente,
Sole e Luna): questa attrazione
gravitazionale porta due effetti.
Il primo è il ciclo di alta e bassa marea, che è
un ciclo prevalentemente semidiurno (cioè
con periodo di 12 ore e 25 minuti, cioè metà
del giorno lunare medio di 24 ore e 50
Mont-Saint-Michel
minuti).
Il secondo dipende dalla fase lunare: durante
le fasi di luna piena o luna nuova la Luna e il
Sole sono allineati e i loro effetti si sommano
(maree vive) mentre durante il quarto
crescente o calante si hanno maree di
minore ampiezza (maree morte)

pag. 7
Le maree
Tra il picco di alta marea e quello di bassa marea l’intervallo risulta essere di 6 ore 12
minuti e 30 secondi circa.
Oltre alla forza di gravitazione universale in questo fenomeno entra in gioco anche la
forza centrifuga. Infatti la Terra e la Luna, legati da mutua attrazione, costituiscono un
unico sistema che ruota attorno ad un baricentro collocato a circa 4800 km dal centro
della Terra in direzione della Luna, con il risultato che la massa delle acque che si trova
dalla parte opposta alla Luna si gonfia appunto per la forza centrifuga derivante dalla
rotazione del sistema.

pag. 8
Le maree
I mari interni (come il Mar Mediterraneo) non
registrano forti maree, d'altro canto le maree hanno
grande importanza nei pressi degli stretti (come
lo Stretto di Gibilterra) in quanto creano forti correnti
alternanti tra l'oceano e il mare interno, favorendo
così pure un ricambio dell'acqua del mare interno.
Un effetto ancor più interessante si può evidenziare
nello stretto di Messina dove le maree sviluppano
delle correnti (cosiddette di marea) che corrono
periodicamente (circa ogni 6 ore) prima lungo un
senso dello stretto e in seguito nel senso opposto
(corrente "montante" e corrente "scendente", a
seconda della provenienza da sud o da nord).
I livelli d'innalzamento delle acque si fanno sentire
particolarmente vicino le coste e possono raggiungere
anche i 15 metri, mentre in mare aperto o in mari
chiusi come l'Adriatico, toccano il metro di altezza.

pag. 9
Effetti astronomici delle maree
Le onde di marea sono causa di due interessanti effetti: il rallentamento
della rotazione terrestre e l'allontanamento della Luna.
I rigonfiamenti mareali, incontrando l'ostacolo rappresentato dai
continenti, esercitano un attrito che provoca la riduzione della velocità di
rotazione terrestre: la durata del giorno aumenta di circa un secondo
ogni centomila anni. Agiscono quindi come un freno sul nostro pianeta.
La seconda conseguenza dell'attrito delle maree è la variazione della
distanza Terra-Luna (qualche centimetro all'anno). Questi cambiamenti
avvengono a causa della conservazione del momento angolare del
sistema Terra-Luna, in quanto la Terra reagisce al "freno" causato dalle
maree "spingendo" la Luna.

pag. 10
Classificazione delle maree
La maree possono essere distinte in:
• Lunari - quando l'innalzamento delle acque si verifica in direzione della Luna;

• Antilunari - quelle che si creano nella direzione opposta;

• Equinoziali o Vive - nei periodi di Luna Piena o Nuova e perciò quando


all'allineamento si aggiunge anche il Sole;
• di Quadratura o Morte - al primo o all'ultimo quarto è perciò quando il nostro
pianeta ed i due astri maggiori formano un angolo di 90°.

pag. 11
Centrali a energia maremotrice
Gli impianti maremotrici sono caratterizzati da grandi dimensioni,
dalla presenza di importanti opere di sbarramento delle acque (dighe,
chiuse) e di un bacino di accumulo. La produzione di energia elettrica
avviene grazie a delle turbine idrauliche.

pag. 12
Centrali a energia maremotrice
Queste centrali accumulano l'acqua in un bacino durante l'alta marea e poi la rilasciano
durante la bassa marea. Il funzionamento di questi impianti si può dividere in due fasi:
⚫ nella fase di alta marea, l’apertura delle chiuse permette il riempimento del bacino di
accumulo
⚫ nella fase di bassa marea, il rilascio controllato dell’acqua contenuta nel bacino
assicura l’erogazione di notevoli quantitativi di energia, in maniera simile a quanto
accade nei grandi impianti idroelettrici
L'acqua viene fatta passare in condotte forzate che la conducono in turbine collegate ad
alternatori che consentono di produrre corrente elettrica.
Le turbine funzionano in entrambe le direzioni, sia con l’acqua in ingresso che con
l’acqua in uscita.
I maggiori limiti delle centrali maremotrici sono nell’elevato impatto ambientale, in termini
di realizzazione di infrastrutture di grandi dimensioni e di rischi per l’erosione delle coste.

pag. 13
Centrali a energia maremotrice

pag. 14
Principali centrali
La prima, in Bretagna, alla foce del fiume Rance, fra Saint-Malo
e Dinard, tra il 1961 e il 1966 è stata costruita una centrale che sfrutta
la marea che da quelle parti raggiunge 13,5 m di dislivello.
La portata raggiunge 18.000 metri cubi di acqua al secondo e la
potenza erogabile raggiunge i 240 MW. Con questa produzione, ogni
anno la centrale copre il 3 % del fabbisogno elettrico della Bretagna
francese.

Nel mondo le principali centrali maremotrici sono (in ordine di capacità


in MW di potenza, dati agosto 2010):
Rance in Francia: 240 MW
Annapolis in Canada: 20 MW
Jiangxia in Cina: 3,2 MW
Kislaya Guba in Russia: 1,7 MW
Uldolmok in Sud Corea: 1 MW
Vantaggi e svantaggi
Vantaggi
Sono impianti molto simili alle centrali idroelettriche (in
particolare a quelle ad acqua fluente) e quindi la tecnologia
è già disponibile e collaudata.
Svantaggi
Solo poche zone sono adatte per l'installazione di questi
impianti e, comunque, la potenza generata è modesta
rispetto alla superficie occupata dall'impianto.
In alcune zone della Terra il dislivello tra alta e bassa
marea può essere anche di 20 metri e può, quindi, rendere
conveniente l'installazione di questi impianti.
pag. 16
Correnti sottomarine dovute alle maree
Un modo meno impattante per utilizzare l'energia
maremotrice consiste nello sfruttare le correnti sottomarine
causate dalle maree, come ad esempio quelle che si
verificano nello stretto di Messina.
In questa maniera, sarebbe possibile realizzare impianti
parzialmente o totalmente immersi in acqua e privi di opere
di sbarramento.
Questa tipologia di centrali è analoga a quelle di cui si
tratterà più avanti ("Energia dalle correnti sottomarine").

pag. 17
ENERGIA
DALLE ONDE

pag. 18
Le onde
Le onde sono movimenti irregolari prodotti dal vento sulla superficie delle acque .
Esse non si avvertono a profondità superiori ai 200 m.
A differenza di quanto si potrebbe pensare lo spostamento delle onde non è dovuto ad
uno spostamento orizzontale delle molecole dell'acqua: in realtà esse sono determinate
da oscillazioni verticali delle acque. Ciò appare evidente se poniamo un oggetto
galleggiante nell'acqua del mare mossa dalle onde: noteremo che l'oggetto oscilla in su
e in giù, ma non si sposta in avanti.
Ciò che si sposta lateralmente è solamente la forma dell'onda, cioè la trasformazione
dell'acqua dovuta alla forza del vento.

pag. 19
Le onde
Si dividono in due categorie principali: il campo di onde locali generato dal vento nel
punto in cui le osserviamo e le onde “swell” ossia quelle onde che vengono generate in
altre parti del mare e arrivano in quel punto. Se generate in aree di mare molto
profonde, le onde quando passano a zone meno profonde diventano più alte: risultano
estremamente interessanti perciò le aree in cui abbiamo delle coste molto vicine ad aree
profonde.

pag. 20
Dinamica delle onde
Nelle vicinanze della riva, dove la profondità delle acque è modesta, le traiettorie circolari
delle particelle diventano ellittiche ovvero schiacciate. Ciò è dovuto al fatto che,
l'attrito con il fondale marino, fa sì che la velocità con la quale le particelle d'acqua si
muovono diminuisce. Queste particelle, quindi, rallentano anche la velocità di spostamento
delle particelle che si trovano sopra di esse e così via. Poiché, però, la parte superiore
dell'onda non rallenta la corsa, essa si rompe, cioè si piega in avanti e forma il frangente.
Nel frangente le particelle dell'acqua si spostano orizzontalmente.
A questo punto, l'acqua che si è rovesciata sulla riva torna al mare con la risacca.

pag. 21
Altre cause per le onde
Le onde, come è stato detto, sono causate dalla spinta del vento sulla superficie
marina. Questo moto è caratterizzato da un’alta densità energetica. La potenza del moto
ondoso viene misurata in kW per metro di fronte ondoso.
Esistono, però, altre cause che possono portare al formarsi delle onde, ad esempio:
⚫ come conseguenza delle maree;

⚫ in seguito a movimenti sismici;

⚫ per effetto di frane sottomarine;

⚫ a causa di perturbazioni atmosferiche violente.

Le onde si possono diffondere a migliaia di chilometri di distanza rispetto al luogo di


origine: in questi casi si parla di onde senza vento (swell).

pag. 22
Energia dal moto ondoso
Le onde marine hanno un potenziale energetico enorme, uno dei più
alti e costanti fra tutte le fonti rinnovabili.

Esempio di previsione dell’energia da moto ondoso sul bacino Mediterraneo.


pag. 23
Energia dal moto ondoso
In alto: risorse ottenibili dalle
onde nel Mediterraneo.
Sotto: mappa con la
localizzazione di alcuni progetti
sperimentali italiani sulla
possibilità di utilizzo delle onde
per ottenere energia.
La prima centrale ad onde nel
mondo è stata impiantata nel
2008 a largo delle coste di
Agucadoura (Portogallo, Mare
Atlantico).

pag. 24
Vantaggi e svantaggi
Tra tutte le forme di energia dal mare, quella dal moto ondoso è senza
dubbio quella studiata da più tempo e che conosce il maggior numero di
sperimentazioni, soluzioni e prototipi impiantistici.
Rispetto all’energia mareomotrice, quella dal moto ondoso presenta il
vantaggio di adottare soluzioni tecnologiche a basso impatto
ambientale.
Anche gli investimenti economici richiesti sembrano essere contenuti,
nonostante manchi ancora una produzione serializzata dei principali
componenti impianti e quindi un’economia di scala in grado di ridurre i
costi specifici.
Inoltre, ci sono alcune difficoltà non pienamente risolte legate soprattutto
all’irregolarità tipica del moto ondoso, che in caso di eventi estremi
potrebbe portare al danneggiamento degli impianti.

pag. 25
Energia dalle onde per le isole
Sistemi di produzione di energia dal mare possono essere particolarmente
interessanti anche per le numerose isole, in molte delle quali
l’approvvigionamento energetico, realizzato comunemente da centrali
termoelettriche a gasolio, è oneroso dal punto di vista economico e di non
trascurabile impatto ambientale.
Inoltre, lo sviluppo dei sistemi di assorbimento e conversione energetica di
tipo costiero, sia di tipo galleggiante che a barriere sommerse poggiate su
bassi fondali, può avere una valenza significativa per la riduzione dei fenomeni
di erosione costiera.

Diga in cemento armato


presso il NOEL a Reggio
Calabria, con i due
cassoni REWEC3

pag. 26
Tecnologie di sfruttamento del moto ondoso
Esistono diverse tecnologie di sfruttamento del moto ondoso.

Tra le più promettenti citiamo:


⚫ Sistemi con impianti sommersi

⚫ Sistemi con apparati galleggianti

⚫ Sistemi OWC (Oscillating Wave Column)

pag. 27
Sistemi con impianti sommersi
Si tratta di una tecnologia off-shore
che sfrutta il principio di Archimede:
l’AWS (Archimedes Wave Swing).
Consiste in una struttura sommersa e
fissata al fondale marino. La parte
superiore della struttura è un cilindro
cavo che si muove in verticale,
sfruttando il cambiamento di
pressione idrostatica dovuto al
passaggio delle onde.
L’energia meccanica che ne deriva
viene trasformata in energia elettrica
grazie ad un generatore. La potenza
ideale di questi impianti, di cui esiste
un realizzazione funzionante lungo le
coste del Portogallo, è di circa 2 MW.

pag. 28
Perth Wave Energy Project
In Australia è entrato
ufficialmente in funzione il 18
febbraio 2015, il Perth Wave
Energy Project, la prima centrale
al mondo che produce energia
elettrica dal moto ondoso e
connessa direttamente alla rete.
L’energia elettrica prodotta
alimenterà la base navale Hmas
Stirling e sarà acquistata
interamente dal Dipartimento
della Difesa.
Sistemi con apparati galleggianti
Si tratta del sistema Pelamis, formato
da cilindri galleggianti che sfruttano
l’ampiezza delle onde di superficie in
mare aperto. Il movimento delle onde
mette in moto dei pistoni idraulici
collegati ad un generatore elettrico.
I prototipi finora realizzati sono
composti normalmente da 5 grossi
cilindri collegati tra loro, per una
lunghezza complessiva superiore ai
100 metri.
I maggiori problemi di questa
tecnologia sono dovuti all’ impatto
visivo e all’occupazione di superficie
marina, potenzialmente pericolosa per
la navigazione.

pag. 30
Progetto Pelamis
Il nome del Progetto Pelamis deriva da un serpente marino.
Il primo prototipo è stato installato al centro europeo per l’energia marina delle Isole
Orcadi, in Scozia. È stato ufficialmente aperto il 28 settembre 2007.
In genere la singola struttura è composta da 5 elementi congiunti, ha un diametro di 3,5m,
una lunghezza di 150m e una potenza di 750 kW. I materiali devono essere resistenti
all’azione corrosiva dell’acqua di mare e sono previsti accessi alla struttura per eventuali
interventi di manutenzione e/o riparazione.

pag. 31
Sistemi OWC
Si tratta di una soluzione tecnologica molto
interessante, che sfrutta il principio della colonna
d’acqua oscillante: l’OWC (Oscillating Water
Column).
Questo tipo di impianti viene installato lungo la
costa, con indubbi vantaggi rispetto alle
installazioni in mare aperto. Soprattutto per
quanto riguarda i costi di realizzazione, che sono
inferiori dal momento che non risulta necessaria
la presenza di elettrodotti sottomarini o di sistemi
di ancoraggio al fondale.
I sistemi OWC sono formati da strutture in acciaio
o calcestruzzo, in parte immerse in mare. Anche
se normalmente vengono realizzati nei pressi
della linea di costa, possono anche essere
installati su piattaforme off-shore, per sfruttare la
maggiore potenza delle onde al largo delle coste.
pag. 32
Sistemi OWC
L’energia elettrica si ottiene grazie a un processo di tipo pneumatico, abbinato al
particolare principio di funzionamento delle turbine Wells. L’onda ascendente provoca
una compressione d’aria all’interno della camera in cui è installata la turbina, mettendola
in rotazione. L’onda discendente provoca invece una decompressione, che anch’essa
mette in moto la turbina.
La particolarità della turbina Wells consiste nel fatto che, pur funzionando con due flussi
d’aria in direzioni opposte (compressione e decompressione), il suo senso di rotazione
non cambia.
Il funzionamento di tipo pneumatico presenta un grande vantaggio: la parte meccanica e
la turbina non subiscono l’azione corrosiva dell’acqua marina. I principali svantaggi di
questa tecnologia sono dati dall’impatto visivo e dalla rumorosità della turbina.
Esistono diversi esempi di impianti OWC realizzati e perfettamente funzionanti; per
questo motivo la tecnologia OWC costituisce oggi la soluzione più economica per
produrre energia elettrica dal moto ondoso. Il range di potenza degli impianti esistenti va
dai 60 kW ai 1000 kW.

pag. 33
Le turbine Wells
La Turbina Wells è un tipo di turbina aeraulica inventata dal Prof. Alan
Wells della Queen's University Belfast nei tardi anni 1980. In tali
dispositivi il flusso del fluido cambia direzione in maniera ciclica e la
Turbina Wells risulta particolarmente indicata per tali applicazione in
quanto autorettificante, ovvero in grado di girare sempre nello stesso
verso indipendentemente dalla direzione del flusso che la attraversa.
Tale capacità è garantito dal profilo delle pale della turbina stessa,
simmetrico rispetto alla corda, grazie al quale la direzione della
risultante delle forze di pressione è tale da non cambiare verso quale
che sia la direzione del flusso.
Lo svantaggio di tale soluzione risiede nella bassa efficienza della
turbina Wells, a causa dell'elevato angolo di attacco della pala rotorica
rispetto al flusso entrante e della mancanza di un punto fisso di
funzionamento, che la porta a lavorare costantemente "fuori progetto".
Inoltre non tutte le turbine Wells sono in grado di autoavviarsi (ovvero
di avviare la rotazione in modo autonomo) e in questo caso occorre
accoppiarla ad un motore di lancio, aumentando i costi di installazione
e manutenzione.

pag. 34
Le turbine Wells

pag. 35
Studi su OWC presso l’Università di Firenze

pag. 36
Poly-OWC
Poly-OWC (Polymeric Oscillating Water Column) introduce la nuova categoria di convertitori di
energia ad onda polimerica, caratterizzata dall'utilizzo di Elastomero Dielettrico (DET) come
mostrato in figura.
Il principio di lavoro di Poly-OWC è il principio di generazione elettrostatica a capacità variabile,
nel quale la tensione delle cariche che giacciono sul DET è aumentata dalla deformazione della
membrana.
Poly-OWC è stato sviluppato dalla Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa; attualmente il technology
readiness level (TRL) è 3/4 ed è stato costruito un primo prototipo su piccola scala.

pag. 37
REWEC3
REWEC3 (Resonant Wave Energy Converter) è un
convertitore di energia dalle onde a colonna d'acqua
oscillante (OWC), che è dotato di un condotto a forma di U
utilizzato per collegare la colonna d'acqua al campo di mare
aperto come rappresentato nella figura.
Questa caratteristica permette di aumentare
significativamente le prestazioni idrodinamiche rispetto agli
impianti tradizionali OWC. REWEC3 è stato sviluppato
dall'Università Mediterranea di Reggio Calabria e un piccolo
prototipo con scala 1:10 e lunghezza 16,2 m è stato installato
presso il Laboratorio di Ingegneria Oceano Naturale NOEL
dell'Università Mediterranea di Reggio Calabria.
L'energia elettrica media stimata prodotta durante 1 anno da
un impianto Rewec su una lunghezza complessiva di 1 km
nel Mar Mediterraneo centrale è di 6.000-9.000 MWh.
Attualmente è in costruzione il primo prototipo su larga scala
nel porto di Civitavecchia nel Mar Tirreno.

pag. 38
ISWEC
È un dispositivo basato sulla tecnologia sviluppata dal
Politecnico di Torino e implementato dalla società Wave for
Energy Srl. Consiste in un galleggiante ancorato al fondale
marino con un ormeggio sciolto, permettendo al movimento di
beccheggio e al sistema di orientamento di seguire la
direzione principale dell'onda anteriore.
All'esterno sembra uno scafo completamente chiuso, con
l'unico cavo elettrico che, attraverso un giunto, passa
attraverso lo scafo e si collega con un cavo fisso posizionato
sul fondale marino che raggiunge la spiaggia, dove una
cabina di trasformazione lo connette alla rete.
A differenza di altri dispositivi, l’apparecchiatura ISWEC
(come la simile PeWEC) è racchiusa all'interno dello scafo
evitando il contatto con l'acqua di mare che si traduce in un
aumento della durata del dispositivo. Inoltre, il dispositivo è
modulare, quindi ad esempio l'unità giroscopica può essere
cambiata per variare la potenza nominale del convertitore.
pag. 39
ISWEC
Il cuore della macchina è il sistema giroscopico: due volani da 10 tonnellate posti in
rotazione che generano le coppie di reazione inerziale che derivano dall'interazione tra
la loro velocità e il movimento di beccheggio dello scafo su due alberi di precessione
interni, su cui sono fissati i generatori elettrici a magnete permanente.
La possibilità di variare la velocità angolare del volano consente al dispositivo di
adattare e massimizzare le prestazioni per i diversi stati del mare, aumentando la
flessibilità del convertitore. Alcune caratteristiche della macchina impiegata in Pantelleria
sono presentate in Figura.

pag. 40
ISWEC
Durante il funzionamento del dispositivo la potenza meccanica contenuta nel movimento
delle onde viene trasferita allo scafo, causando così il movimento di quest'ultimo e il
movimento di beccheggio è la risposta più valutabile. La velocità angolare dello scafo,
combinata con il momento angolare del volano posto in rotazione, provoca un momento
giroscopico che causa il trasferimento di potenza meccanica tra lo scafo e l'albero
interno di pressione, su cui è montato il PTO elettrico.
Come accennato in precedenza, la velocità del volano viene regolata di conseguenza in
base alle condizioni del mare di lavoro al fine di massimizzare l'assorbimento di energia.
La velocità angolare nelle condizioni di lavoro e la legge di regolazione della PTO di
assorbimento vengono aggiornate ogni ora, utilizzando le previsioni fornite dall'ENEA:
ogni giorno le previsioni dello stato del mare vengono trasmesse e ricevute
automaticamente dal dispositivo per i successivi 3 giorni con livello di dettaglio orario.

pag. 41
ISWEC
Il lancio di ISWEC sull'isola di Pantelleria è avvenuto nell'agosto 2015. Il sistema installato
presentava alcune partizioni: non c'era connessione alla rete (quindi la macchina
funzionava in modalità stand-alone) ed erano presenti dissipatori dell'energia prodotta.
Inoltre il sistema vide installata solo una delle due unità giroscopiche. La decisione di
procedere con fasi di sperimentazione successive è stata presa con l'obiettivo di procedere
a controlli intermedi delle scelte progettuali effettuate.
Nella figura vengono mostrate una fotografia durante il trasporto sul cantiere e
un'immagine del sistema durante il lavoro.

pag. 42
ISWEC – un filmato

pag. 43
ISWEC – I test
Nella prima fase di test del sistema, le condizioni del mare
incontrate sono diventate estremamente impegnative, con
altezze significative e periodi di punta caratteristici dei siti
oceanici. Ciò ha permesso di testare la tenuta del
dispositivo e del sistema di ormeggio.
In nessuna di queste fasi il sistema ha fallito. Allo stesso
tempo, è stato possibile verificare parte delle basi teoriche
su cui si basavano i criteri di progettazione con la
validazione dei modelli matematici predittivi del
comportamento del sistema, sia dal punto di vista dinamico
che dal punto di vista delle prestazioni in termini di energia
prodotta.

pag. 44
PeWEC
PeWEC (Pendulum Wave Energy Converter) è un altro convertitore di energia dalle
onde offshore, galleggiante e basato sul funzionamento del pendolo sviluppato da W4E,
Politecnico di Torino ed ENEA, con TRL5.
È composto principalmente da uno scafo galleggiante ormeggiato sul fondo marino e da
un pendolo collegato all'albero di un generatore elettrico che è parte integrante della
struttura dello scafo. Come nel caso del dispositivo ISWEC, pendolo, generatore
elettrico e tutte le altre apparecchiature necessarie per il funzionamento del dispositivo
sono racchiuse nello scafo.

pag. 45
Generma WEC
SME Generma Srl ha sviluppato un altro convertitore di energia d'onda basato sul concetto
di attenuatore. La tecnologia è costituita da elementi unitari collegati da cerniere in una
struttura modulare galleggiante. La rotazione relativa dei moduli sotto i movimenti d'onda
muove pistoni idraulici che comprimono il fluido in un circuito chiuso. Di conseguenza, la
conversione di energia è ottenuta da una turbina Pelton modificata e da un generatore
asincrono.
Inizialmente, un dispositivo su piccola scala da 5 kW è stato testato in laboratorio e nel
2016 è stato realizzato un prototipo near-scale lungo 80 m e largo 1,9 m con potenza
nominale di 150 kW al fine di effettuare test sul campo nel mare Adriatico, come mostrato
in figura.

pag. 46
Sea Spoon
Seaspoon (cucchiaio di mare) è un convertitore di energia d'onda
sviluppato dall'Università di Genova, in collaborazione con RINA
Consulting con TRL 6. Il dispositivo Seaspoon cattura l'energia
dell'onda per mezzo di un rotore ad asse orizzontale rispetto alla
direzione dell'onda in arrivo. Il dispositivo "cucchiaio", una piastra
rigidamente accoppiata al rotore, aumenta l'efficienza di conversione
del rotore immerso nel flusso di particelle. In figura sono mostrati il
prototipo su piccola scala e la rappresentazione schematica. Il
dispositivo seaspoon completo è stato installato in mare aperto di fronte
alla città di Genova nel 2015 con capacità nominale di 1kW e 2 m di
lunghezza d'onda dopo essere stato testato nel campus universitario.
Invece il dispositivo su piccola scala ha una potenza nominale di 10 W e
una lunghezza anteriore dell'onda di 0,6 m.

pag. 47
Gel System
Gel system è un convertitore di energia dalle onde sviluppato da SEAPOWER scrl ed è
progettato per funzionare vicino alla costa o in acque poco profonde.
Il dispositivo è costituito da un corpo flottante collegato a un telaio fisso che viene
lasciato libero di oscillare attorno a un asse orizzontale sotto l'azione delle onde.
All'interno dello scafo c'è un generatore elettrico permanente magnetico che è integrato
nel sistema PTO (Power Tok Off) che risulta la trasformazione del movimento lineare
indotto dalle onde in movimento rotante del rotore del generatore. Un prototipo in scala
è stato testato presso l'Università di Napoli "Federico II". La prontezza tecnologica del
dispositivo (TRL) è 5 ed è pronta per il test nelle reali condizioni del mare.

pag. 48
Wavesax
Wavesax è un altro convertitore innovativo di energia dalle onde sviluppato da RSE
S.P.A. Appartiene alla categoria OWC e il TRL della tecnologia è 5/6. Il dispositivo è
integrato in strutture costiere (porti, porte, ecc.) e consiste in un tubo verticale in cui
l'acqua si muove verso l'alto e verso il basso, seguendo il movimento dell'onda. Un
prototipo in scala è stato testata presso l’HMRC (Hydraulic Marine Research Center) in
Irlanda e un altro presso ECN, in Francia.

pag. 49
Obrec
OBREC (Overtopping BReakwater for Energy Conversion) è un
convertitore di energia d'onda sviluppato dall'Università degli studi
della Campania "Luigi Vanvitelli". Il dispositivo è incorporato in un
frangiflutti e il principio di funzionamento si basa sul processo di
sommersione dell'onda.
Un prototipo su piccola scala (1:30) è stato testato presso l'Università
di Aalborg in Danimarca durante due campagne sperimentali nel 2012
e nel 2014. Una impianto completo di 6 m di lunghezza è stato
installato nel porto di Napoli nel 2015 lungo il frangiflutto di San
Vincenzo. OBREC in scala reale e la sua rappresentazione
schematica sono riportati in figura, dove la profondità del mare è di
circa 25 m e la potenza disponibile è stimata in 2,5 kW / m.
Attualmente il TRL è 5

pag. 50
40South Energy H24
40South Energy H24 WEC è un convertitore di energia d'onda
sviluppato da 40SOUTH ENERGY Srl. È assemblato in due
parti: una guida lunga 12 m e un componente mobile lasciato
libero di scivolare su di esso. L'impianto è costituito da più
moduli montati a 12 m di profondità e fissati ai fondali marini. Il
dispositivo viene attivato dalla forza delle onde che hanno un
impatto sul componente mobile e causano il suo movimento
relativo rispetto alla guida. La società che l’ha sviluppato ha
anche costruito nel 2015 un parco energetico a Marina di Pisa,
dove un impianto da 50 kW costituito da quattro dispositivi
H24 è stato implementato e connesso alla rete per una
campagna di esperimenti.

pag. 51
Sinnpower Wec
SINNPOWER produce moduli per la conversione di energia
d'onda costituiti da punti di sollevamento galleggianti che
assorbono l’energia. I singoli dispositivi possono essere installati
e funzionano in porti, strutture offshore, allevamenti ittici, ecc.
Tuttavia, è disponibile anche un array WEC che è costituito da
molti singoli moduli. Ogni modulo genera circa 3 kW.
Nel dicembre 2015, Sinn Power ha iniziato a operare il primo
modulo convertitore di energia a onde sull'isola greca Creta e
specificamente sulla parete del porto di Heraklion. In figura è
mostrata una rappresentazione grafica dell'intero sistema.

pag. 52
Eco Wave Power Convertor
L’EWP Convertor (Eco Wave Power Convertor) assorbe
energia dalle onde utilizzando galleggianti che grazie alla
loro particolare forma seguono il movimento di elevazione
dell'acqua quando passa un'onda. I dispositivi sono
collegati tramite robusti bracci a un qualunque manufatto
come frangiflutti, moli, pali e piattaforme galleggianti e
fisse, come mostrato in figura. L'azienda ha installato una
centrale elettrica di ricerca e sviluppo da 10 kW nel porto
di Jaffa nel luglio 2015.

pag. 53
ENERGIA
DAI GRADIENTI MARINI

pag. 54
Energia dal gradiente salino (osmotica)
Il fenomeno fisico dell’osmosi fu notato per
caso la prima volta nel 1784 quando il
sacerdote e fisico francese Jean-Antoine
Nollet mise una vescica di maiale riempita
di vino in un barile d’acqua. L’effetto fu che
la vescica si gonfiò fino a scoppiare.
Negli anni Cinquanta c’è stato un crescente
interesse per la produzione di acqua
potabile da acqua di mare. Un passo avanti
è stato compiuto dagli americani Sidney e
Loeb producendo una membrana
semipermeabile utile allo scopo. La
produzione di acqua dolce per osmosi
inversa è oggi una tecnologia consolidata
ed utilizzata soprattutto in Medio Oriente.

pag. 55
Tecniche per l’energia osmotica
In natura questo fenomeno si verifica quando i fiumi contenenti acqua dolce scaricano in
mare che è invece costituito da acqua salata.
Il principio dell’osmosi non è semplice da comprendere, ma basti pensare che per
realizzare acqua dolce dall’acqua salata del mare occorre l’uso di una grande quantità di
energia. Al contrario, per ottenere acqua salata da quella dolce, si libera energia. Quindi, si
immagini quanta energia viene liberata nel momento in cui l’acqua dolce dei fiumi entra in
contatto con quella salata del mare. Teoricamente ci sono diversi modi per convertire
l’energia dissipata quando l’acqua dolce si miscela all’acqua di mare in energia da
utilizzare.
Le tecniche più interessanti per ottenere energia dal gradiente salino sono due:
• ritardo-pressione per osmosi (pressure-retarded osmosis, PRO);
• elettrodialisi inversa o dialisi elettroinversiva (reverse electrodialysis, RED).
Entrambe queste tecnologie si basano sull’osmosi ottenuta con membrane a ioni specifici.
Un tempo il costo della membrana poteva diventare un ostacolo allo sviluppo di questa
tecnologia; oggi, invece, è disponibile una nuova membrana in polietilene modificata
elettricamente, poco costosa ideale per un potenziale uso commerciale. In Olanda, dal
2005 è attivo un primo impianto sperimentale da 50 Kw.

pag. 56
Energia dal gradiente termico oceanico
Sfruttare il gradiente termico oceanico significa Nel Mar Mediterraneo la differenza di
temperatura tra la superficie e una profondità
sfruttare la differenza di temperatura tra le di 1000 m è inferiore a 12 °C
acque marine superficiali (più calde) e le acque
marine profonde. Un gradiente termico di 20 °C
è sufficiente per produrre energia elettrica in
maniera economicamente conveniente,
utilizzando la tecnologia OTEC (Ocean
Thermal Energy Conversion).
Il calore delle acque superficiali fa evaporare il
liquido di lavoro (ammoniaca o acqua),
fungendo così da sorgente calda per
l’alimentazione di un ciclo a vapore, con turbina
e generatore elettrico. Le acque di profondità Esistono alcuni impianti operativi,
aspirate dal fondo fungono da sorgente fredda, caratterizzati però da basse potenze e
che raffredda i vapori e li fa tornare allo stato da elevati costi di realizzazione.
Possono essere realizzati lungo le coste
liquido, chiudendo così il ciclo. oppure su piattaforme galleggianti.

pag. 57
Energia dal gradiente termico oceanico

pag. 58
Potenziale dell’OTEC
“L’OTEC ha il potenziale per diventare la principale fonte di energia rinnovabile
nel mondo”, spiega Robert Cohen, che ha guidato il programma USA per l’OTEC nei
primi anni 1970. Anche se il prezzo dei combustibili fossili è a ribasso questa situazione
non equivale ad una qualche forma di stabilità e bisogna prendere coscienza della
limitatezza delle riserve e del poco petrolio ancora rimasto disponibile nei giacimenti
ormai esausti. Così aziende private dalle Hawaii al Giappone sono corse a puntare a
realizzare una forma commerciale per gli impianti OTEC.
Viene utilizzata una tecnica binaria: le acque di superficie calde riscaldano un
fluido con un basso punto di ebollizione, come ammoniaca o una miscela di acqua e
ammoniaca. Quando questo fluido bolle, il gas risultante crea pressione sufficiente a
guidare una turbina che genera energia. Il gas viene quindi raffreddato mediante il
passaggio del tubo nell’acqua fredda pompata dal mare profondo attraverso massicci
tubi in vetroresina, di circa 1.000 metri di lunghezza, che succhiano acqua fredda fino a
1000 tonnellate al secondo. Mentre il gas condensa il liquido che può essere utilizzato
nuovamente, l’acqua viene restituita al profondo dell’oceano. Il funzionamento è simile a
quello di una centrale termoelettrica convenzionale, nella quale si utilizza un
combustibile per creare vapore.
pag. 59
Un po’ di storia
L’idea di sfruttare i diversi strati termici
dell’oceano per la produzione di
elettricità è stato proposto per la prima volta
nel 1881 dal fisico francese Jacques
d’Arsonval, ma non aveva in quel periodo
ricevuto molta attenzione fino a quando il
mondo non è entrato in una crisi petrolifera
dagli anni 1970.
Nel 1979, il governo degli USA in partenariato
con la Lockheed Martin, ha calato un tubo
nelle acque da una chiatta al largo delle
Hawaii che era parte di un sistema OTEC in
grado di generare 50 KW di elettricità; 2 anni
più tardi, un gruppo giapponese ha costruito
un impianto pilota al largo delle isole del Sud
Pacifico di Nauru in grado di produrre 120 KW.

pag. 60
Un po’ di storia
In successione l’US Department of Energy (DOE) ha iniziato la
pianificazione di un impianto di 40 MW nelle Hawaii.
Poi, nel 1981, i finanziamenti per le tecnologie OTEC hanno cominciato
a diminuire fino al 1995, quando il prezzo del petrolio ha raggiunto il suo
record al di sotto di $ 20 al barile.
Ora l’aumento dei costi del carburante hanno rilanciato l’interesse in
questa tecnologia prima trascurata.
Il Dipartimento di Energia USA (DOE) ha aggiudicato la sua prima
concessione per un impianto OTEC, concedendo alla Lockheed
Martin $ 600.000 per sviluppare una nuova generazione di tubazione in
fibra di vetro OTEC.
Ciò potrebbe portare a produrre fino a 500 MW dalle piattaforme giganti
galleggianti offshore, inviando l’energia elettrica a terra attraverso reti di
cavi sottomarini e navi di stoccaggio. Lockheed ha come primo obiettivo
quello di ottenere un centro sperimentale.

pag. 61
L’impianto delle Hawaii
La Lockheed Martin ha ottenuto
insieme con Makai Ocean
Engineering di Waimanalo,
Hawaii, di costruire un impianto
da 10-20 MW, più probabilmente
al largo delle Hawaii, che si spera
di avere installato e funzionante
nei prossimi 4-6 anni.
L’impianto, tra cui un tubo da
1000 metri con 4 metri di
diametro – andrebbe ad
alimentare le isole con la sua
energia elettrica attraverso la rete
di cavi sottomarini.

pag. 62
L’impianto delle Hawaii
Gli scambiatori di calore dovranno essere progettati in modo da
impedire l’eccessiva crescita e l’accumulo di alghe che potrebbero
intasare il sistema.

pag. 63
ENERGIA
DALLE CORRENTI
SOTTOMARINE

pag. 64
Energia dalle correnti sottomarine
Tra tutte le forme di energia dal mare, quella dalle correnti sottomarine presenta le
maggiori potenzialità nel medio-lungo termine.
Basti pensare che soltanto in Europa si stima una disponibilità pari a circa 75 GW.
Secondo alcuni studi, le correnti sottomarine dello stretto di Messina presentano una
potenzialità energetica di 15.000 MW.
Si possono utilizzare turbine ad asse verticale (per le correnti costanti) o ad asse
orizzontale (per le correnti di marea).
L’assenza di sbarramenti e di infrastrutture impattanti, grazie alla parziale o totale
immersione in acqua delle turbine, riducono al minimo l’impatto ambientale di questi
impianti.

pag. 65
Energia dalle correnti sottomarine
A Strangford Lough, in Irlanda del Nord, è in funzione la prima centrale
elettrica alimentata dall'energia cinetica delle correnti di marea. Dopo
una prima fase sperimentale durata alcuni mesi, ora la centrale, con una
potenza installata di 1,2 MW, può soddisfare il fabbisogno di energia di
circa 1.000 abitazioni. Le turbine di questo impianto, sviluppate dalla
società Seagen, hanno un aspetto molto simile a quelle dell'immagine
qui riportata.

pag. 66
Principi fisici e classificazione delle correnti
Le correnti possono essere paragonate ad immensi fiumi che scorrono in seno all’oceano per
centinaia, e a volte migliaia, di chilometri.
Sia che siano profonde sia che siano superficiali, le correnti sono generate da diversi fattori;
primo fra questi è la tendenza delle acque a ristabilire l’equilibrio idrostatico turbato dalla
diversità di riscaldamento solare alle varie latitudini, che ne modifica la temperatura,
la salinità e quindi la densità. Altro fattore primario per l’azione di trascinamento, è
la rotazione della Terra. Fattori ausiliari al moto delle correnti marine sono le differenze
della pressione atmosferica e, negli stretti che mettono in comunicazione oceani o mari
aperti con mari interni, le differenze di densità delle acque e i flussi delle maree.
In base a questi fattori determinanti, le correnti marine possono essere classificate:
• in base alle cause che le creano (correnti di gradiente, di deriva, tidali e correnti geostrofiche);
• in relazione alla temperatura dell’acqua che si sposta confrontata con la temperatura dell’
acqua che la circonda (correnti calde o fredde);
• in relazione alla profondità ove si verificano (superficiali se interessano lo strato d’acqua dalla
superficie ai 200 metri; interne se interessano lo strato d’acqua al di sotto dei 200 metri;
di fondo se interessano lo strato d’acqua vicino al fondale marino).

pag. 67
Principali correnti oceaniche

pag. 68
Correnti di marea
Il fenomeno è presente in bacini marini e oceanici e in bacini lacustri di grande
estensione (come ad esempio i grandi laghi del rift africano). In tali contesti, su coste
basse e debolmente inclinate, le correnti di marea possono raggiungere velocità e forza
notevole (fino ad alcuni metri al secondo).
L’energia solare assorbita riscalda la superficie del mare, creando una differenza di
temperatura fra le acque superficiali, che possono raggiungere i 25°-28°C e quelle
situate per esempio a una profondità di 600 m che non superano i 6°-7°C.
Le correnti marine si comportano come delle correnti aeree e come nelle centrali
eoliche, può essere sfruttata l’enorme energia cinetica che queste masse d’acqua
spostano nel loro perenne cammino.
Generatori ad asse orizzontale o verticale sono in fase di studio o di sperimentazione;
nel Mediterraneo il sito di maggior interesse è lo Stretto di Messina, dove generatori che
sfruttano la rotazione delle pale e la rivoluzione intorno al proprio asse, riescono a
produrre una grande quantità di energia.

pag. 69