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244.

Nelle ferie che ammettono la celebrazione di una memoria facoltativa, per giusta
causa si può celebrare con il medesimo rito (cfr. nn. 234-235) l’Ufficio di qualche santo
iscritto in quel giorno nel Martirologio Romano o nella sua Appendice debitamente
approvata.

245. Eccetto che nelle solennità, nelle domeniche di Avvento, Quaresima e Pasqua, nel
Mercoledì delle Ceneri, nella Settimana santa, durante l’ottava di Pasqua e nel 2
novembre, per causa pubblica o per devozione si può celebrare, in tutto o in parte, un
Ufficio votivo: ciò può avvenire, per esempio, a motivo di un pellegrinaggio, di una
festa locale, della solennità esterna di qualche santo.

Nella prima colonna (1 Univ) sono riportate le celebrazioni presenti nel


Calendario Francescano Universale approvato dalla Congregazione per il Culto Divino
ed i Sacramenti il 12 dicembre 2001 (decreto 1672/96/L).
Nella seconda colonna (2 Ita) sono riportate le celebrazioni riportate nel
calendario per la famiglia francescana in Italia (approvato il 29 settembre 2008).
Nella terza colonna (3 Conv) sono riportate le celebrazioni del proprio dei Frati
Minori Conventuali (approvato il 28 marzo 2003).
Nella quarta colonna (4 OFM) sono riportate le celebrazioni del proprio
dell’Ordine dei Frati Minori approvato il 15 febbraio 2008.
Nella quinta colonna (5 Capp) sono riportate le celebrazioni del proprio
dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini approvato il 6 dicembre 2002 (decreto
1350/02/L).
CALENDARIO LITURGICO FRANCESCANO

GENNAIO

3 Santissimo Nome di Gesù.


Calendario Romano: Memoria facoltativa
Famiglia Francescana: Memoria
Martirologio: 3 gennaio
4 Santa Angela da Foligno, vedova, religiosa, III Ord.
OFM Conv, TOR e OFS: Memoria facoltativa
Martirologio: 4 gennaio (*)
5 Beato Diego Giuseppe da Cadice, presbitero, I Ord.
OFM Capp: Memoria facoltativa (trasferito dal 22 maggio)
Martirologio: 24 marzo (*)
7 San Carlo da Sezze, religioso, I Ord.
OFM e Famiglia Francescana in Italia: Memoria facoltativa
Martirologio: 6 gennaio
11 San Tommaso da Cori, presbitero, I Ord.
OFM e Famiglia Francescana in Italia: Memoria facoltativa
Martirologio: 11 gennaio
12 San Bernardo da Corleone, religioso, I Ord.
OFM Capp: Memoria
Martirologio: 12 gennaio
14 Beato Odorico da Pordenone, presbitero, I Ord.
OFM e OFM Conv: Memoria facoltativa
Martirologio: 14 gennaio (*)
16 Santi Berardo e compagni, protomartiri francescani, I Ord.
Famiglia Francescana: Memoria
OFM: Festa
Martirologio: 16 gennaio
19 Santa Eustochio Smeralda Calafato da Messina, vergine, II Ord.
II Ordine e Famiglia Francescana in Italia: Memoria facoltativa
Martirologio: 20 gennaio
20 Beato Giovanni Battista Triquerie, presbitero e martire, I Ord.
OFM Conv: Memoria facoltativa
Martirologio: 21 gennaio (*)
27 Santa Angela Merici, vergine, III Ord.
TOR e Calendario Romano in Italia: Memoria facoltativa
Martirologio: 27 gennaio
29 Beato Francesco Zirano, sacerdote e martire, I Ord.
OFM Conv: Memoria facoltativa
Martirologio: 29 gennaio (*)
30 Santa Giacinta Marescotti, vergine, III Ord.
Famiglia Francescana: Memoria
Martirologio: 30 gennaio

FEBBRAIO

4 San Giuseppe da Leonessa, presbitero, I Ord.


OFM Capp: Memoria
Martirologio: 4 febbraio
6 Santi Pietro Battista, Paolo Miki e compagni martiri. I e III Ord.
Calendario Romano e Famiglia Francescana: Memoria
Martirologio: 6 febbraio
7 Santa Coleta da Corbie, vergine, II Ord.
Famiglia Francescana: Memoria
II Ordine: Festa
Martirologio: 6 marzo
8 Sant’Egidio Maria di San Giuseppe, religioso, I Ord.
Famiglia Francescana in Italia: Memoria facoltativa
OFM: Memoria facoltativa (Il Calendario proprio dell’OFM la fissa al 7
febbraio)
Martirologio: 7 febbraio
8 San Giovanni da Triora, presbitero e martire, I Ord.
Famiglia Francescana in Italia: Memoria facoltativa
OFM: Memoria facoltativa (Il Calendario proprio dell’OFM la fissa al 7
febbraio)
Martirologio: 7 febbraio (9 luglio con i martiri di Cina)
19 San Corrado Gonfalonieri da Piacenza, eremita, III Ord.
Famiglia Francescana in Italia: Memoria facoltativa
TOR e OFS: Memoria
Martirologio: 19 febbraio (*)
25 Beato Sebastiano di Aparicio, religioso, I Ord.
OFM: Memoria facoltativa
Martirologio: 25 febbraio (*)

MARZO

2 Sant’Agnese di Boemia, vergine, II Ord.


Famiglia Francescana: Memoria facoltativa
OFM, II Ordine e Famiglia Francescana in Italia: MO
Mrtirologio: 2 marzo
3 Beati Liberato Weiss e compagni, martiri, I Ord.
OFM: Memoria facoltativa
Martirologio: 3 marzo (*)
5 San Giovanni Giuseppe della Croce, presbitero, I Ord.
OFM e Famiglia Francescana in Italia: Memoria facoltativa
Martirologio: 5 marzo
12 Beata Angela Salawa, laica, III Ord.
OFM Conv, TOR e OFS: Memoria facoltativa
Martirologio; 12 marzo (*)
18 San Salvatore Grionesos da Horta, religioso, I Ord.
OFM e Famiglia Francescana in Italia: Memoria facoltativa
Martirologio: 18 marzo
22 San Benvenuto Scotivoli da Osimo, vescovo, I Ord.
OFM: Memoria facoltativa
Martirologio: 22 marzo
30 San Pietro Regalado da Valladolid, presbitero, I Ord.
Famiglia francescana in Italia: Memoria facoltativa (trasferito dal 13
maggio)
Martirologio: 30 marzo

APRILE

4 San Benedetto Larcari il Moro da Sanfratello o da Palermo, religioso, I Ord.


OFM e Famiglia Francescana in Italia: Memoria facoltativa
Martirologio: 4 aprile
5 Beata Maria Crescenza Höss, vergine, III Ord.
TOR e OFS: Memoria
Martirologio: 5 aprile
16 San Benedetto Giuseppe Labre, laico, pellegrino, III Ord.
TOR e OFS: Memoria facoltativa
Martirologio: 16 aprile
16 Rinnovo della professione dei fratelli della Famiglia Francescana.
21 San Corrado da Parzham, religioso, I Ord.
Famiglia francescana: Memoria facoltativa
OFM, TOR e Famiglia Francescana in Italia: Memoria facoltativa
OFM Capp: Memoria
Martirologio: 21 aprile
23 Beato Egidio di Assisi, religioso, I Ord., compagno di San Francesco
Famiglia Francescana in Italia: Memoria facoltativa (fissata al 22 aprile)
OFM, OFM Conv, II Ordine e TOR: Memoria facoltativa
Martirologio: 23 aprile (*)
24 San Fedele de Sigmaringen, presbítero, martire, I Ord.
Calendario Romano; Memoria facoltativa
Famiglia francescana: Memoria
OFM e Famiglia Francescana in Italia: Memoria
OFM Capp: Festa
Martirologio: 24 aprile
28 Beato Lucchede da Poggibonsi, laico, Primo Terziario, III Ord.
TOR e OFS: Memoria facoltativa
Martirologio: 28 aprile
30 Beato Benedetto da Urbino, presbítero, I Ord.
OFM Capp: Memoria facoltativa
Martirologio: 30 aprile

Sabato dopo la III domenica di Pasqua:


Beata Vergine Maria Madre del Buon Pastore
OFM Capp: Festa

MAGGIO

4 Beati Tommaso, Enrico, Arturo, Giovanni e Carlo, martiri, I Ord.


OFM: Memoria facoltativa
8 Beato Geremia da Valacchia, religioso, I Ord.
OFM Capp: Memoria facoltativa
Martirologio: 5 marzo (*)
8 Beata Vergine Maria, Mediatrice di tutte le grazie.
OFM: Memoria facoltativa
9 Santa Caterina Vigri da Bologna, vergine, II Ord.
Famiglia Francescana in Italia: Memoria facoltativa
II Ordine: Memoria
Martirologio: 9 marzo
11 Sant’Ignazio da Laconi, religioso, I Ord.
OFM Capp: Memoria
Martirologio: 11 maggio
12 San Leopoldo Mandic da Castronovo, presbitero, I Ord.
Famiglia francescana: Memoria
OFM Capp, OFM e Famiglia Francescana in Italia: Memoria
(trasferito dal 30 luglio)
Martirologio: 30 luglio
13 San Pietro Regalado da Valladolid, presbitero, I Ord.
OFM: Memoria facoltativa
(Famiglia Francescana in Italia: lo celebra il 30 marzo)
Martirologio: 30 marzo
16 Santa Margherita da Cortona, penitente, III Ord.
Famiglia francescana: Memoria
TOR: Festa
Martirologio: 22 febbraio
17 San Pasquale Baylon, religioso, I Ord.
Famiglia francescana: Memoria
Martirologio: 17 maggio
18 San Felice da Cantalice, religioso, I Ord.
Famiglia francescana: Memoria
OFM: Memoria
OFM Capp: Festa
Martirologio: 18 maggio
19 San Teofilo da Corte, presbitero, I Ord.
OFM e Famiglia Francescana in Italia: Memoria facoltativa
Martirologio: 19 maggio
19 San Crispino da Viterbo, religioso, I Ord.
Famiglia Francescana in Italia: Memoria facoltativa
OFM Capp: Memoria
Martirologio: 19 maggio
20 San Bernardino da Siena, presbítero, I Ord.
Calendario Romano: Memoria facoltativa
Famiglia francescana: Memoria
OFM: Festa
Martirologio: 20 maggio
24 DEDICAZIONE DELLA BASÍLICA DI SAN FRANCESCO IN ASSISI
Famiglia Francescana: Festa
28 Santa María Anna di Gesù de Paredes, vergine, III Ord.
TOR e OFS: Memoria facoltativa
Martirologio: 26 maggio
30 Beata Camilla Battista Varano, vergine, II Ord.
II Ordine: Memoria facoltativa
Martirologio: 31 maggio (*)

GIUGNO

2 San Felice da Nicosia, religioso, I Ord.


Famiglia Francescana in Italia: Memoria facoltativa
OFM Capp: Memoria
(trasferita dal 29 maggio)
Martirologio: 31 maggio
8 Beato Nicola da Gesturi, religioso, I Ord.
OFM Capp: Memoria facoltativa
Martirologio: 8 giugno (*)
12 Beata Iolanda, religiosa, II Ord.
II Ordine: Memoia facoltativa
Martirologio: 11 giugno (*)
12 Beata Florida Cevoli, vergine, II Ord.
OFM Capp e Clarisse Cappuccine: Memoria facoltativa
Martirologio: 12 giugno (*)
12 Beato Antonio Bajewski, presbitero, e Compagni, martiri, I Ord.
OFM Conv: Memoria facoltativa
Martirologio: 8 maggio (*)
13 Sant’Antonio di Padova, presbitero, dottore della Chiesa, I Ord.
Calendario romano: Memoria
Famiglia francescana: Festa
Martirologio: 13 giugno
16 Beato Giovanni da Parma, presbitero, I Ord.
OFM: Memoria facoltativa
Martirologio: 19 marzo (*)
16 Beato Aniceto Koplinski, presbitero, e Compagni, martiri, I Ord.
OFM Capp: Memoria facoltativa
Martirologio: 16 ottobre (*)
17 Sant’Alberto Chmielowski, religioso, I Ord.
Famiglia Francescana in Italia: Memoria facoltativa
Martirologio: 25 dicembre (*)
20 Beati Patrizio, Conn, Conor e Giovanni, martiri, I Ord.
OFM: Memoria facoltativa
Martirologio: 1 febbraio (*)
22 Santi Giovanni Fisher, vescovo, e Tommaso More, martiri, III Ord.
Calendario Romano: Memoria facoltativa
Martirologio: 22 giugno
26 Beato Andrea Giacinto Longhin, vescovo, I Orden.
OFM Cap: Memoria facoltativa
Martirologio: 26 giugno (*)
26 Beato Giacomo da Ghazir, presbitero, I Ord.
OFM Cap: Memoria facoltativa
30 Beato Raimondo Lullo, martire, III Ord.
OFM: Memoria facoltativa
(TOR celebra la Memoria il 27 novembre)
Martirologio: 29 giugno (*)

LUGLIO

1 Beato Raimondo Lullo, martire, III Ord.


Famiglia Francescana in Italia: Memoria facoltativa
Martirologio: 29 giugno (*)
4 Santa Elisabetta di Portogallo, laica, III Ord.
Calendario Romano: Memoria facoltativa
Martirologio: 4 luglio
8 Santi Gregorio Grassi, vescovo, Maria Erminia, vergine, e Compagni, martiri,
I–III Ord.
OFM: Memoria facoltativa
Martirologio: 9 luglio
9 Santi Nicola Pieck, Willaldo e Compagni, martiri, I Ord.
OFM: Memoria
Martirologio: 9 luglio
10 Santa Veronica Giuliani, vergine, II Ord.
Famiglia francescana: Memoria
OFM Capp e Clarisse Cappuccine: Festa
Martirologio: 9 luglio
12 Santi Giovanni Jones e Giovanni Wall, presbiteri, martiri, I Ord.
OFM: Memoria facoltativa
Martirologio: 12 luglio (Jones) e 22 agosto (Wall)
13 Beati Emmanuele Ruiz e Compagni, martiri, I Ord.
OFM: Memoria facoltativa
Martirologio: 10 luglio (*)
13 Beata Angelina da Montegiove dei Conti di Marsciano, vedova, III Ord.
TOR: Memoria facoltativa
Martirologio: 14 luglio (*)
14 San Francesco Solano, presbitero, I Ord.
Famiglia francescana: Memoria facoltativa
Martirologio: 14 luglio
15 San Bonaventura da Bagnoregio, vescovo, dottore della Chiesa, I Ord.
Calendario Romano: Memoria
Famiglia francescana: Festa
Martirologio: 15 luglio
18 San Simone da Lipnica, presbitero, I Ord.
OFM: Memoria facoltativa
Martirologio; 18 luglio (*)
19 San Giovanni da Dukla, presbitero, I Ord.
OFM: Memoria facoltativa
Martirologio: 29 settembre
21 San Lorenzo da Brindisi, presbitero, dottore della Chiesa, I Ord.
Calendario Romano: Memoria facoltativa
Famiglia francescana: Memoria
OFM Capp: Festa
Martirologio: 21 luglio (morto il 22 luglio)
23 SANTA BRIGIDA DI SVEZIA, RELIGIOSA, III ORD. COMPATRONA D’EUROPA.
Calendario Romano: Festa
Martirologio: 23 luglio
24 Beato Antonio Lucci, vescovo, I Ord.
OFM Conv: Memoria facoltativa
Martirologio: 25 luglio (*)
24 Beata Ludovica di Savoia, religiosa, II Ord.
II Ordine: Memoria facoltativa
Martirologio: 24 luglio (*)
27 Beata Maria Maddalena Martinengo, vergine, II Ord.
OFM Capp, II Ordine e Clarisse Cappuccine: Memoria facoltativa
Martirologio: 27 luglio (*)
28 Santa Cunegonda, religiosa, II Ord.
II Ordine: Memoria facoltativa (trasferita dal 23 luglio per la
concomitanza con la festa di Santa Brigida)
Martirologio: 24 luglio
28 Beata Mattia Nazarei, vergine, II Ord.
II Ordine: Memoria facoltativa
Martirologio: 28 dicembre (*)
28 Beata María Teresa Kowalska, mártir, II Orden.
OFM Capp e Clarisse Cappuccine: Memoria facoltativa
Martirologio: 25 luglio (*)

AGOSTO

2 SANTA MARIA DEGLI ANGELI ALLA PORZIUNCOLA.


Famiglia francescana: Festa
5 Beato Federico Jansoone, presbitero, I Orden.
OFM: Memoria facoltativa
Martirologio: 4 agosto (*)
7 Beati Agatangelo e Cassiano, presbiteri e martiri, I Ord.
OFM Capp: Memoria facoltativa
Martirologio: 7 agosto (*)
8 SANTO PADRE DOMENICO, PRESBITERO, FONDATORE DELL’ORDINE DEI
PREDICATORI.
Calendario Romano: Memoria
Famiglia francescana: Festa
Martirologio: 8 agosto (morto 6 agosto)
11 SANTA MADRE CHIARA D’ASSISI, VERGINE, II ORD.
Calendario Romano: Memoria
Famiglia Francescana: Festa
II Ordine: Solennità
Martirologio: 11 agosto
13 Beato Marco d’Aviano, presbitero, I Ord.
OFM Capp: Memoria facoltativa
Martirologio: 13 agosto (*)
14 SAN MASSIMILIANO MARIA KOLBE, PRESBITERO E MARTIRE, I ORD.
Calendario Romano: Memoria
Famiglia francescana: Memoria
Famiglia Francescana in Italia: Festa
OFM Conv: Festa
Martirologio: 14 agosto
16 San Rocco di Montpellier, laico, III Ord.
TOR e OFS: Memoria facoltativa
Martirologio: 16 agosto
17 Santa Beatrice de Silva Meneses, vergine, fondatrice dell’Ordine della
Immacolata Concezione, II Ord.
OFM: Memoria
II Ordine: Festa
Concezioniste: Solennità
(Famiglia Francescana in Italia: celebra la memoria facoltativa il 1
settembre)
Martirologio: 17 agosto
18 Beati Luigi Armando Adam e Nicola Savouret, presbiteri e martiri, I Ord.
OFM Conv: Memoria facoltativa
Martirologio: 13 luglio (* Adam) e 16 luglio (Savouret)
18 Beati Gianluigi Loir e Compagni, presbiteri e martiri, I Ord.
OFM Capp: Memoria facoltativa
Martirologio: 19 maggio (Loir)
19 San Ludovico di Tolosa, vescovo, I Ord.
Famiglia francescana: Memoria facoltativa
Martirologio: 19 agosto
23 Beato Bernardo da Offida, religioso, I Ord.
OFM Capp: Memoria facoltativa
Martirologio: 22 agosto (*)
25 San Ludovico (Luigi IX) Re di Francia, laico, III Ord.
Calendario Romano: Memoria facoltativa
Famiglia francescana: Memoria
TOR e OFS: Festa (Patrono del III Ordine)
Martirologio: 25 agosto
26 San Junipero Serra, presbitero, I Ord.
OFM: Memoria facoltativa
Martirologio: 28 agosto (*)

SETTEMBRE

1 Santa Beatrice da Silva Menezes, vergine, II Ord.


Famiglia Francescana in Italia: Memoria facoltativa (Trasferita dal 17
agosto)
Martirologio: 17 agosto
2 Beato Giovanni Burté, presbítero, I Ord, Severino Girault, presbitero, III Ord.,
e Compagni, martiri della Rivoluzione Francese.
TOR e OFS: Memoria
OFM Conv: Memoria facoltativa
Martirologio: 2 settembre (*)
2 Beato Apollinare da Posat, presbitero, e Compagni martiri della Rivoluzione
Francese, I Ord.
OFM Capp: Memoria facoltativa
Martirologio: 2 settembre (*)
4 Santa Rosa da Viterbo, vergine, III Ord
OFM Conv, TOR e OFS: Memoria facoltativa
Martirologio: 6 marzo (*)
11 Beato Bonaventura da Barcellona, presbitero, I Ord.
OFM: Memoria facoltativa
Martirologio: 11 settembre (*)
12 Santa Caterina Fieschi da Genova, religiosa, II Ord.
Famiglia Francescana in Italia: Memoria facoltativa
Martirologio: 15 settembre
15 Beata Vergine Maria Addolorata.
Terziari Cappuccini: Solennità (patrona della Congregazione)
17 IMPRESSIONE DELLE STIMMATE DEL SANTO PADRE FRANCESCO.
Famiglia francescana: Festa
18 San Giuseppe da Copertino, presbitero, I Ord.
Famiglia francescana: Memoria
Famiglia Francescana in Italia: Memoria
OFM Conv: Festa
Martirologio: 18 settembre
19 San Francesco Maria da Camporosso, religioso, I Ord.
OFM Capp e Famiglia Francescana in Italia: Memoria
(trasferita dal 20 settembre per concomitanza con la celebrazione
obbligatoria di Andrea Kim e compagni martiri)
Martirologio: 17 settembre
22 Sani’Ignazio da Santhià, presbitero, I Ord.
Famiglia Francescana in Italia: Memoria facoltativa
OFM Capp: Memoria
Martirologio: 22 settembre
23 San Pío da Pietrelcina, presbitero, I Ord.
Calendario Romano in Italia, OFM e OFM Capp: Memoria
Martirologio: 23 settembre
23 Ritrovamento del corpo di Santa Chiara d’Assosi
II Ordine: Memoria facoltativa
24 San Pacífico Divini da San Severino, presbitero, I Ord.
OFM e Famiglia Francescana in Italia: Memoria facoltativa
Martirologio: 24 settembre
26 Sant’Elzeario de’ Sabrán e Beata Delfina, coniugi, III Ord.
Famiglia Francescana in Italia: Memoria facoltativa
TOR e OFS: Memoria
Martirologio: 27 settembre (Elzeario) e 26 novembre (* Delfina)
26 Beato Aurelio de Vinalesa, presbitero, e Compagni, martiri, I Ord.
OFM Capp: Memoria facoltativa
Martirologio: 28 agosto (*)
28 Beato Inocencio de Berzo, presbítero, I Orden.
OFM Capp: Memoria facoltativa
Martirologio: 3 marzo (*)
OTTOBRE

3 Transito del Nostro Padre San Francesco d’Assisi, diacono e fondatore.


4 NOSTRO PADRE SAN FRANCESCO D’ASSISI, DIACONO E
FONDATORE DEI TRE ORDINI.
Calendario Romano in Italia: Festa
Famiglia francescana: Solennità
Martirologio: 4 ottobre
6 Santa María Francesca delle cinque piaghe, vergine, III Ord.
Famiglia Francescana in Italia: Memoria facoltativa
TOR: Memoria facoltativa
Martirologio: 6 ottobre
10 Santi Daniele, presbitero, e Compagni martiri, I Ord.
OFM: Memoria facoltativa
Martirologio: 10 ottobre
11 San Giovanni XXIII, papa, III Ord.
OFM e Calendario Romano in Italia: Memoria facoltativa
Martirologio: 3 giugno (*)
12 San Serafino da Montegranaro, religioso, I Ord.
OFM Capp: Memoria
Martirologio: 12 ottobre
13 Beato Onorato da Biala, presbitero, I Ord.
OFM Capp: Memoria facoltativa
Martirologio: 16 dicembre (*)
19 San Pietro d’Alcántara, presbitero, I Ord.
Famiglia francescana: Memoria facoltativa
OFM: Memoria
Martirologio: 18 ottobre
20 Beato Contardo Ferrini, laico, III Ord.
TOR e OFS: Memoria facoltativa
Martirologio: 17 ottobre (*)
20 Beato Giacomo degli Strepa, vescovo, I Ord.
OFM Conv: Memoria facoltativa
Martirologio: 20 ottobre (*)
22 Beata Giuseppina Leroux, vergine e martire, II Ord.
II Ordine: Memoria facoltativa
Martirologio: 23 ottobre (*)
23 San Giovanni da Capestrano, presbitero, I Ord.
Calendario Romano: Memoria facoltativa
Famiglia francescana: Memoria
Martirologio: 23 ottobre
24 Sant’Antonio María di Sant’Anna Galvão, presbitero, I Ord.
OFM: Memoria facoltativa
Martirologio: 23 dicembre (*)
25 Beata María Gesù Masiá Ferragut e Compagne martiri, II Ord.
OFM Capp e Clarisse Cappuccine: Memoria facoltativa
26 Beato Buonaventura da Potenza, presbitero, I Ord.
OFM Conv: Memoria facoltativa
Martirologio: 26 ottobre (*)
27 Celebrazione dello “Spirito di Assisi”
30 DEDICAZIONE DELLA PROPRIA CHIESA (nelle chiese consacrate
francescane per le quali non si conosce la data esatta della dedicazione)
Famiglia Francescana: Solennità
31 Beato Angelo d’Acri, presbitero, I Ord.
OFM Cap: Memoria facoltativa
Martirologio: 30 ottobre (*)

NOVEMBRE

6 Martiri di Spagna del XX secolo.


MO (Calendario Romano General y propio de España)
6 Beato Alfonso Lopez e Compagni martiri, I Ord.
OFM Conv: Memoria facoltativa
8 Beato Giovanni Duns Scoto, presbitero, I Ord.
Famiglia Francescana in Italia: Memoria
OFM, Clarisse e Concezioniste: Memoria
OFM Conv e Clarisse Cappuccine: Memoria facoltativa
Martirologio: 8 novembre (*)
13 San Diego d’Alcalá, religioso, I Ord.
OFM: Memoria
Martirologio: 12 novembre
14 Santi Nicola Tavelic e Compagni, presbiteri e martiri, I Ord.
Famiglia francescana: Memoria
Martirologio: 14 novembre
17 SANTA ELISABETTA D’UNGHERIA, PATRONA DEL III ORDINE
Calendario Romano: Memoria
Famiglia francescana: Festa
Martirologio: 17 novembre
18 Beata Salomea da Cracovia, vergine, II Ord.
II Ordine: Memoria facoltativa
Martirologio: 17 novembre (*)
19 Sant’Agnese d’Assisi, vergine, II Ord.
OFM e Famiglia Francescana in Italia: Memoria facoltativa
II Ordine: Memoria
Martirologio: 16 novembre (*)
20 Beati Pascual Fortuño Almela e Compagni, martiri e presbiteri, I Ord.
OFM: Memoria facoltativa
Martirologio: 8 settembre (*)
22 Beati Salvatore Lilli, presbitero, I Ord., e Compagni martiri.
OFM: Memoria facoltativa
Martirologio: 22 novembre (*)
25 Sant’Umile da Bisignano, religioso, I Ord.
OFM e Famiglia Francescana in Italia: Memoria facoltativa
Martirologio: 26 novembre
26 San Leonardo da Porto Maurizio, presbitero, I Ord.
Famiglia francescana: Memoria
OFM: Memoria
Martirologio: 26 novembre
27 Beato Raimundo Lulio, martire, III Ord .
TOR: Memoria
(La Famiglia Francescana lo celebra il 30 giugno)
Martirologio: 29 giugno (*)
27 San Francesco Antonio Fasani, presbitero, I Ord.
Famiglia francescana: Memoria
OFM, OFM Conv e Famiglia Francescana in Italia: Memoria
Martirologio: 29 novembre
28 San Giacomo della Marca, presbitero, I Ord.
Famiglia francescana: Memoria facoltativa
OFM: Memoria
Martirologio: 28 novembre
29 TUTTI I SANTI DEI TRE ORDINI FRANCESCANI.
Famiglia francescana: Festa
23 Conmemorazione di tutti i defunti dei tre Ordini Francescani.
Famiglia Francescana: Commemorazione in giorno prestabilito libero da
celebrazioni)
Famiglia Francescana in Italia: Memoria facoltativa (5 novembre)

DICEMBRE

2 Beata Maria Angela Astorch, vergine, II Ord.


OFM Capp: Memoria facoltativa
Clarisse Cappuccine: Memoria
Martirologio: 2 dicembre
2 Beato Raffaele Chylinski, presbítero, I Ord.
OFM Conv: Memoria facoltativa
Martirologio: 2 dicembre (*)
8 Inmacolata Concezione della Beata Vergine Maria, Patrona della Famiglia
Francescana.
Calendario Romano Generale e Famiglia Francescana: Solennità
GENNAIO
3 gennaio

SANTISSIMO NOME DI GESÙ

Calendario Romano: Memoria facoltativa


Famiglia francescana: Memoria

Il Santissimo Nome di Gesù fu sempre onorato e venerato nella Chiesa fin dai primi tempi,
ma solo nel secolo XIV cominciò ad avere culto liturgico.
Grande predicatore e propagatore del culto al Nome di Gesù, fu il francescano san Bernardino
da Siena (1380-1444), continuato da altri confratelli, soprattutto dai beati Alberto da Sarteano (1385-
1450) e Bernardino da Feltre (1439-1494).
Affinché la sua predicazione non fosse dimenticata facilmente, Bernardino con profondo
intuito psicologico inventò un simbolo dai colori vivaci che veniva posto in tutti i locali pubblici e
privati, sostituendo blasoni e stemmi delle varie Famiglie e Corporazioni spesso in lotta fra loro.
Il trigramma del nome di Gesù, divenne un emblema celebre e diffuso in ogni luogo, sulla
facciata del Palazzo Pubblico di Siena campeggia enorme e solenne, opera dell’orafo senese Tuccio
di Sano e di suo figlio Pietro, ma lo si ritrova in ogni posto dove Bernardino e i suoi discepoli abbiano
predicato o soggiornato. Qualche volta il trigramma figurava sugli stendardi che precedevano
Bernardino, quando arrivava in una nuova città a predicare e sulle tavolette di legno che il santo
francescano poggiava sull’altare, dove celebrava la Messa prima dell’attesa omelia, e con la tavoletta
al termine benediceva i fedeli.
Il trigramma fu disegnato da Bernardino stesso, per questo è considerato patrono dei
pubblicitari; il simbolo consiste in un sole raggiante in campo azzurro, sopra vi sono le lettere IHS
che sono le prime tre del nome Gesù in greco ΙΗΣΟΥΣ (Iesûs), ma si sono date anche altre
spiegazioni, come l’abbreviazione di “In Hoc Signo (vinces)” il motto costantiniano, oppure di “Iesus
Hominum Salvator”. Ad ogni elemento del simbolo, Bernardino applicò un significato, il sole centrale
è chiara allusione a Cristo che dà la vita come fa il sole, e suggerisce l’idea dell’irradiarsi della Carità.
Il calore del sole è diffuso dai raggi, ed ecco allora i dodici raggi serpeggianti come i dodici Apostoli
e poi da otto raggi diretti che rappresentano le beatitudini, la fascia che circonda il sole rappresenta
la felicità dei beati che non ha termine, il celeste dello sfondo è simbolo della fede, l’oro dell’amore.
Bernardino allungò anche l’asta sinistra dell’H, tagliandola in alto per farne una croce, in alcuni casi
la croce è poggiata sulla linea mediana dell’H. Il significato mistico dei raggi serpeggianti era
espresso in una litania; 1° rifugio dei penitenti; 2° vessillo dei combattenti; 3° rimedio degli infermi;
4° conforto dei sofferenti; 5° onore dei credenti; 6° gioia dei predicanti; 7° merito degli operanti; 8°
aiuto dei deficienti; 9° sospiro dei meditanti; 10° suffragio degli oranti; 11° gusto dei contemplanti;
12° gloria dei trionfanti. Tutto il simbolo è circondato da una cerchia esterna con le parole in latino
tratte dalla Lettera ai Filippesi di san Paolo: “Nel Nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi, sia degli
esseri celesti, che dei terrestri e degli inferi”.Il trigramma bernardiniano ebbe un gran successo,
diffondendosi in tutta Europa, anche s. Giovanna d’Arco volle ricamarlo sul suo stendardo e più tardi
fu adottato anche dai Gesuiti.
Diceva s. Bernardino: “Questa è mia intenzione, di rinnovare e chiarificare il nome di Gesù,
come fu nella primitiva Chiesa”, spiegando che, mentre la croce evocava la Passione di Cristo, il suo
Nome rammentava ogni aspetto della sua vita, la povertà del presepio, la modesta bottega di
falegname, la penitenza nel deserto, i miracoli della carità divina, la sofferenza sul Calvario, il trionfo
della Resurrezione e dell’Ascensione.
In effetti Bernardino ribadiva la devozione già presente in san Paolo e durante il Medioevo in
alcuni Dottori della Chiesa e in s. Francesco d’Assisi, inoltre tale devozione era praticata in tutto il
Senese, pochi decenni prima dai Gesuati, congregazione religiosa fondata nel 1360 dal senese beato
Giovanni Colombini, dedita all’assistenza degli infermi e così detti per il loro ripetere frequente del
nome di Gesù.
La Compagnia di Gesù, prese poi queste tre lettere come suo emblema e diventò sostenitrice
del culto e della dottrina, dedicando al Ss. Nome di Gesù le sue più belle e grandi chiese, edificate in
tutto il mondo. Fra tutte si ricorda, la “Chiesa del Gesù” a Roma, la maggiore e più insigne chiesa dei
Gesuiti; vi è nella volta il “Trionfo del Nome di Gesù”, affresco del 1679, opera del genovese
Giovanni Battista Gaulli detto ‘il Baciccia’; dove centinaia di figure si muovono in uno spazio chiaro
con veloce impeto, attratte dal centrale Nome di Gesù.
Nel 1530, papa Clemente VII autorizzò l’Ordine Francescano a recitare l’Ufficio del
Santissimo Nome di Gesù; e la celebrazione ormai presente in varie località, fu estesa a tutta la Chiesa
da papa Innocenzo XIII nel 1721. Il giorno di celebrazione variò tra le prime domeniche di gennaio,
per attestarsi al 2 gennaio fino agli anni Settanta del Novecento, quando fu soppressa. Papa Giovanni
Paolo II ha ripristinato al 3 gennaio la memoria facoltativa nel Calendario Romano.

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INVITATORIO

Ant. Al santissimo Nome di Gesù,


che è al di sopra di ogni altro nome:
rendiamo l’omaggio della nostra venerazione.

Salmo invitatorio come nell’Ordinario


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Ufficio delle letture

INNO
O Gesù, sei la nostra salvezza,
sei l’amore e la nostra speranza.
Creatore del mondo e Signore
fatto uomo alla fine dei tempi.

Nella tua infinita clemenza


hai portato i peccati dell’uomo,
e soffrendo una morte crudele
l’hai salvato da eterna rovina.

Discendendo degli inferi al regno


liberasti i tuoi servi fedeli;
or trionfi glorioso nel cielo
dove siedi alla destra del Padre.

Il tuo amore per noi ti sospinga


al perdono dei nostri peccati,
affinché ci possiamo saziare
contemplando per sempre il tuo volto.

O Gesù sii la nostra letizia,


Tu che un giorno sarai nostro premio:
solo in Te noi possiamo gloriarci
oggi e sempre nei secoli eterni. Amen.

Oppure un altro inno o canto adatto approvato dall’autorità ecclesiastica.

Il proprio francescano prevede salmi propri e prima lettura propria.

1 Ant. O Signore, nostro Dio,


quanto è grande il tuo nome su tutta la terra!

SALMO 8

O Signore, nostro Dio, †


quanto è grande il tuo nome su tutta la terra: *
† sopra i cieli si innalza la tua magnificenza.

Con la bocca dei bimbi e dei lattanti †


affermi la tua potenza contro i tuoi avversari, *
per ridurre al silenzio nemici e ribelli.

Se guardo il tuo cielo, opera delle tue dita, *


la luna e le stelle che tu hai fissate,
che cosa è l’uomo perché te ne ricordi, *
il figlio dell’uomo perché te ne curi?

Eppure l’hai fatto poco meno degli angeli, *


di gloria e di onore lo hai coronato:
gli hai dato potere sulle opere delle tue mani, *
tutto hai posto sotto i suoi piedi;
tutti i greggi e gli armenti, *
tutte le bestie della campagna;
gli uccelli del cielo e i pesci del mare, *
che percorrono le vie del mare. †

O Signore, nostro Dio, *


quanto è grande il tuo nome su tutta la terra!

1 Ant. O Signore, nostro Dio,


quanto è grande il tuo nome su tutta la terra!

2 Ant Nel Nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi


nei cieli, sulla terra e sotto terra.

SALMO 18

I cieli narrano la gloria di Dio, *


e l’opera delle sue mani annunzia il firmamento.
Il giorno al giorno ne affida il messaggio *
e la notte alla notte ne trasmette notizia.

Non è linguaggio e non sono parole *


di cui non si oda il suono.
Per tutta la terra si diffonde la loro voce *
e ai confini del mondo la loro parola.

Là pose una tenda per il sole †


che esce come sposo dalla stanza nuziale, *
esulta come prode che percorre la via.

Egli sorge da un estremo del cielo †


e la sua corsa raggiunge l’altro estremo: *
nulla si sottrae al suo calore.

La legge del Signore è perfetta, *


rinfranca l’anima;
la testimonianza del Signore è verace, *
rende saggio il semplice.

Gli ordini del Signore sono giusti, *


fanno gioire il cuore;
i comandi del Signore sono limpidi, *
danno luce agli occhi.
Il timore del Signore è puro, dura sempre; *
i giudizi del Signore sono tutti fedeli e giusti,
più preziosi dell’oro, di molto oro fino, *
più dolci del miele e di un favo stillante.

Anche il tuo servo in essi è istruito, *


per chi li osserva è grande il profitto.
Le inavvertenze chi le discerne? *
Assolvimi dalle colpe che non vedo.

Anche dall’orgoglio salva il tuo servo *


perché su di me non abbia potere;
allora sarò irreprensibile, *
sarò puro dal grande peccato.

Ti siano gradite *
le parole della mia bocca,
davanti a te i pensieri del mio cuore, *
Signore, mia rupe e mio redentore.

2 Ant Nel Nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi


nei cieli, sulla terra e sotto terra.

3 Ant Lodate il Signore e invocate il suo Nome;


proclamate che il suo Nome è sublime.

SALMO 23

Del Signore è la terra e quanto contiene, *


l’universo e i suoi abitanti.
È lui che l’ha fondata sui mari, *
e sui fiumi l’ha stabilita.

Chi salirà il monte del Signore, *


chi starà nel suo luogo santo?

Chi ha mani innocenti e cuore puro, †


chi non pronunzia menzogna, *
chi non giura a danno del suo prossimo.

Egli otterrà benedizione dal Signore, *


giustizia da Dio sua salvezza.
Ecco la generazione che lo cerca, *
che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe.
Sollevate, porte, i vostri frontali, †
alzatevi, porte antiche, *
ed entri il re della gloria.

Chi è questo re della gloria? †


Il Signore forte e potente, *
il Signore potente in battaglia.

Sollevate, porte, i vostri frontali, †


alzatevi, porte antiche, *
ed entri il re della gloria.

Chi è questo re della gloria? *


Il Signore degli eserciti è il re della gloria

3 Ant Lodate il Signore e invocate il suo Nome;


proclamate che il suo Nome è sublime.

V. Io loderò il tuo Nome, o Signore


R. Canterò inni a te con riconoscenza.

PRIMA LETTURA

Dagli Atti degli Apostoli 4, 1-16

Dio glorifica il suo Figlio Gesù

Un giorno Pietro e Giovanni salivano al tempio per la preghiera verso le tre del
pomeriggio. Qui di solito veniva portato un uomo, storpio fin dalla nascita e lo
ponevano ogni giorno presso la porta del tempio detta «Bella» a chiedere l'elemosina
a coloro che entravano nel tempio. Questi, vedendo Pietro e Giovanni che stavano per
entrare nel tempio, domandò loro l'elemosina.
Allora Pietro fissò lo sguardo su di lui insieme a Giovanni e disse: «Guarda verso
di noi». Ed egli si volse verso di loro, aspettandosi di ricevere qualche cosa. Ma Pietro
gli disse: «Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù
Cristo, il Nazareno, cammina!». E, presolo per la mano destra, lo sollevò. Di colpo i
suoi piedi e le caviglie si rinvigorirono e balzato in piedi camminava; ed entrò con loro
nel tempio camminando, saltando e lodando Dio. Tutto il popolo lo vide camminare e
lodare Dio e riconoscevano che era quello che sedeva a chiedere l'elemosina alla porta
Bella del tempio ed erano meravigliati e stupiti per quello che gli era accaduto.
Mentr'egli si teneva accanto a Pietro e Giovanni, tutto il popolo fuor di sé per lo
stupore accorse verso di loro al portico detto di Salomone. Vedendo ciò, Pietro disse
al popolo: «Uomini d'Israele, perché vi meravigliate di questo e continuate a fissarci
come se per nostro potere e nostra pietà avessimo fatto camminare quest'uomo? Il Dio
di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, il Dio dei nostri padri ha glorificato il suo servo
Gesù, che voi avete consegnato e rinnegato di fronte a Pilato, mentre egli aveva deciso
di liberarlo; voi invece avete rinnegato il Santo e il Giusto, avete chiesto che vi fosse
graziato un assassino e avete ucciso l'autore della vita. Ma Dio l'ha risuscitato dai morti
e di questo noi siamo testimoni. Proprio per la fede riposta in lui il nome di Gesù ha
dato vigore a quest'uomo che voi vedete e conoscete; la fede in lui ha dato a quest'uomo
la perfetta guarigione alla presenza di tutti voi.

RESPONSORIO Lc 1, 31; 2,21; Mt 1, 21

R. Ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù: * Egli salverà il
suo popolo dai suoi peccati.
V. Gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo, prima di essere
concepito nel grembo della madre.
R. Egli salverà il suo popolo dai suoi peccati.

SECONDA LETTURA

Dall'opera sul «Vangelo eterno» di san Bernardino da Siena


(Sermone 49, art. 1 - Opera Omnia, IV, pp. 495 ss).

Grande fondamento ella fede è il nome di Gesù


per il quale siamo fatti figli di Dio

Il Nome santissimo dagli antichi Patriarchi e Padri fu desiderato, con tanta


ansietà aspettato, con tanti sospiri, con tante lagrime invocato, ma nel tempo della
grazia misericordiosamente è stato donato. Scompaia il nome dell'umana sapienza, non
si senta nome della vendetta, rimanga il nome della giustizia. Donaci il nome della
misericordia, risuoni il nome di Gesù nelle mie orecchie, poiché allora veramente la
tua voce è dolce e grazioso il tuo volto.
Grande fondamento della fede pertanto è il Nome di Gesù, per il quale siamo
fatti figli di Dio. La fede della religione cattolica consiste nella conoscenza e nella luce
di Gesù Cristo; che è illuminazione dell’uomo, porta della vita, fondamento della salute
eterna. Se qualcuno non lo ha o lo ha abbandonato, è come se camminasse senza luce
nelle tenebre e per luoghi pericolosi ad occhi chiusi; e sebbene splenda il lume della
ragione, segue una guida cieca quando segue il proprio intelletto per capire i segreti
celesti, come colui che intraprenda la costruzione della casa senza curarsi del
fondamento, oppure, non avendo costruita la porta, cerca poi di entrare per il tetto.
Questo fondamento è Gesù, porta e luce che, mostrandosi agli erranti, indicò a
tutti la luce della fede per la quale è possibile ricercare il Dio sconosciuto, e
ricercandolo credere, e credendo trovarlo. Questo fondamento sostiene la Chiesa
fondata nel Nome di Gesù.
Il Nome di Gesù è luce ai predicatori, poiché fa luminosamente risplendere,
annunciare e udire la sua parola. Da dove credi che provenga tanta improvvisa e fervida
luce di fede in tutta la terra, se non dalla predicazione del Nome di Gesù? Forse che
Dio non ci ha chiamati all'ammirabile sua luce attraverso la luce e la dolcezza di questo
Nome? A coloro che sono illuminati e che vedono in questa luce, giustamente
l'Apostolo dice: «Una volta eravate tenebre, ora siete luce nel Signore: camminate
dunque quali figli della luce».
O nome glorioso, o nome grazioso, o nome amoroso e virtuoso! Per mezzo tuo
vengono perdonate le colpe, per mezzo tuo vengono sconfitti i nemici, per te i malati
vengono liberati, per te coloro che soffrono sono irrobustiti e gioiscono! Tu onore dei
credenti, maestro dei predicatori, forza di coloro che operano, tu sostegno dei deboli! I
desideri si accendono per il tuo calore e ardore di fuoco, si inebriano le anime
contemplative e per te le anime trionfanti sono glorificate nel cielo: con le quali, o
dolcissimo Gesù, per questo tuo santissimo Nome, fa' che possiamo anche noi regnare.
Amen!

RESPONSORIO Cfr. Sal 5, 12; 88, 16

R. Gioiscano ed esultino * quanti amano il tuo Nome, Signore.


V. Essi in te si rifugiano e camminano sempre alla luce del tuo volto
R. quanti amano il tuo Nome, Signore.

Orazione come alle Lodi mattutine

Lodi mattutine

INNO
O Gesù, Tu sei mite e clemente,
sei la sola speranza di gioia,
sei la vera letizia del cuore
sei sorgente di grazia e dolcezza.

Sei speranza per l'uomo pentito,


sei bontà per colui che t'implora:
chi ti cerca con cuore sincero
ti ritrova, e a lui doni te stesso.

O Gesù, col sublime tuo amore


sei il cibo che nutre la mente:
dello spirito plachi la brama
mentre accresci di più il desiderio.

Dilettissimo nostro Signore,


a te l'anima nostra sospira;
ti cerchiamo piangendo e sperando,
t'invochiamo col grido del cuore.

Con noi resta per sempre, Signore,


Tu sei come la luce del giorno,
della notte le tenebre scacci
ed illumini tutto il creato.

Della Vergine Madre sei il fiore,


o Gesù, nostro amore e dolcezza,
a Te salga per sempre la lode
nel tuo Regno di gioia infinita.

Oppure un altro inno o canto adatto approvato dall’autorità ecclesiastica.

Il proprio francescano prevede i salmi della domenica della I settimana con antifone
proprie e lettura breve propria.

1 Ant L'anima mia ha sete


del tuo santo Nome, o Signore.

Salmi e cantico della dom. I sett.

2 Ant Glorioso e adorabile il tuo santo Nome,


degno di lode e di onore nei secoli.

3 Ant I giovani e le fanciulle,


i vecchi insieme ai bambini,
lodino il Nome del Signore,
perché solo il suo Nome è sublime.

LETTURA BREVE At 4, 12

In nessun altro c'è salvezza; non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il
cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati.

RESPONSORIO BREVE

R. Io loderò sempre * il tuo Nome, o Signore.


Io loderò sempre il tuo Nome, o Signore.
V, Farò ricordare in mezzo al popolo:
il tuo Nome, o Signore.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Io loderò sempre il tuo Nome, o Signore.
Ant, al Ben. Volle sacrificarsi
per la salvezza del suo popolo
e procurarsi nome eterno.

INVOCAZIONI

A Gesù, mite e umile di cuore, rivolgiamo la nostra preghiera:


Re amantissimo, pietà di noi.

Gesù, nel quale abita la pienezza della divinità,


- rendici partecipi della tua divina natura.

Gesù, nel quale sono racchiusi tutti i tesori della sapienza e della scienza,
- manifesta al mondo per mezzo della Chiesa la tua multiforme sapienza.

Gesù, nel quale il Padre ha riposto ogni sua compiacenza,


- concedi a noi di essere sempre in devoto ascolto della tua parola.

O Gesù, della cui pienezza tutti abbiamo ricevuto,


- effondi largamente la verità e la grazia del Padre.

O Gesù, fonte di vita e di santità,


- rendici santi e immacolati nel tuo amore.

Padre nostro.

ORAZIONE

Guarda, o Padre, questa tua famiglia che onora il santo Nome di Gesù tuo Figlio:
donaci di gustare la sua dolcezza in questa vita, per godere la felicità eterna nella patria
del cielo. Per il nostro Signore

La seguente orazione è invece quella prevista nel Calendario Romano:

O Dio, che nell'incarnazione del tuo Verbo hai posto fondamento all'opera della
salvezza del genere umano: concedi la tua misericordia al popolo che la implora, perché
tutti riconoscano che non c'è altro nome da invocare per essere salvati, se non quello
del tuo unico Figlio. Egli è Dio.
Vespri

INNO
O Gesù, trionfatore sovrano,
Tu sei degno di tutta la gloria:
sei dolcezza ineffabile e pura
che soddisfa la sete del cuore.

O Gesù, hai sconfitto il maligno,


il dolore, il peccato, la morte,
con gloriosa vittoria hai dischiuso
per gli uomini il Regno dei Cieli.

A Te cantano i cori celesti


con un inno di lode perenne:
hai portato nel mondo la grazia
conciliando col Padre i suoi figli.

O Gesù, con la pace tu regni,


quella pace cui l'anima aspira:
è la pace che Tu ci hai offerto
immolandoti sopra la Croce.

Gesù, il nostro canto tu accogli,


a Te salga la lode e la prece:
e Tu un giorno concedi benigno
di goderti per sempre nel cielo. Amen.

Oppure un altro inno o canto adatto approvato dall’autorità ecclesiastica.

Il proprio francescano prevede salmi e antifone proprie e lettura breve propria.

1 Ant Celebrate con me il Signore,


esaltiamo insieme il suo Nome.

SALMO 45

Dio è per noi rifugio e forza, *


aiuto sempre vicino nelle angosce.

Perciò non temiamo se trema la terra, *


se crollano i monti nel fondo del mare.
Fremano, si gonfino le sue acque, *
tremino i monti per i suoi flutti.

Un fiume e i suoi ruscelli rallegrano la città di Dio, *


la santa dimora dell'Altissimo.

Dio sta in essa: non potrà vacillare; *


la soccorrerà Dio, prima del mattino.
Fremettero le genti, i regni si scossero; *
egli tuonò, si sgretolò la terra.

Il Signore degli eserciti è con noi, *


nostro rifugio è il Dio di Giacobbe.

Venite, vedete le opere del Signore, *


egli ha fatto portenti sulla terra.

Farà cessare le guerre sino ai confini della terra, †


romperà gli archi e spezzerà le lance, *
brucerà con il fuoco gli scudi.

Fermatevi e sappiate che io sono Dio, *


eccelso tra le genti, eccelso sulla terra.
Il Signore degli eserciti è con noi, *
nostro rifugio è il Dio di Giacobbe.

1 Ant Celebrate con me il Signore,


esaltiamo insieme il suo Nome.

2 Ant Offrirò sacrifici di lode


e invocherò il Nome del Signore.

SALMO 115

Ho creduto anche quando dicevo: *


«Sono troppo infelice».
Ho detto con sgomento: *
«Ogni uomo è inganno».

Che cosa renderò al Signore *


per quanto mi ha dato?
Alzerò il calice della salvezza *
e invocherò il nome del Signore.
Adempirò i miei voti al Signore, *
davanti a tutto il suo popolo.
Preziosa agli occhi del Signore *
è la morte dei suoi fedeli.

Sì, io sono il tuo servo, Signore, †


io sono tuo servo, figlio della tua ancella; *
hai spezzato le mie catene.

A te offrirò sacrifici di lode *


e invocherò il nome del Signore.

Adempirò i miei voti al Signore *


davanti a tutto il suo popolo,
negli atri della casa del Signore, *
in mezzo a te, Gerusalemme.

2 Ant Offrirò sacrifici di lode


e invocherò il Nome del Signore.

3 Ant Tutti i popoli che hai creato


verranno e si prostreranno
davanti a te, o Signore,
per dare gloria al tuo Nome.

CANTICO Fil 2, 6-11

Cristo Gesù, pur essendo di natura divina, *


non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio;

ma spogliò se stesso, †
assumendo la condizione di servo *
e divenendo simile agli uomini;

apparso in forma umana, umiliò se stesso †


facendosi obbediente fino alla morte *
e alla morte di croce.

Per questo Dio l'ha esaltato *


e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome;

perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi †


nei cieli, sulla terra *
e sotto terra;
e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, *
a gloria di Dio Padre.

3 Ant Tutti i popoli che hai creato


verranno e si prostreranno
davanti a te, o Signore,
per dare gloria al tuo Nome.

LETTURA BREVE 2 Ts 1, 11-12

Noi preghiamo di continuo per voi, perché il nostro Dio vi renda degni della sua
chiamata e porti a compimento, con la sua potenza, ogni vostra volontà di bene e l'opera
della vostra fede; perché sia glorificato il nome del Signore nostro Gesù in voi e voi in
lui, secondo la grazia del nostro Dio e del Signore Gesù Cristo.

RESPONSORIO BREVE

R. Esaltate con me * il Nome del Signore.


Esaltate con me il Nome del Signore.
V. E' grande, terribile e santo:
il Nome del Signore.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Esaltate con me il Nome del Signore.

Ant. al Magn, Grandi cose ha fatto l'Onnipotente,


e santo è il suo Nome.

INTERCESSIONI

Ricorriamo, fratelli, a Gesù, che è il riposo delle nostre anime, e preghiamo:


Re amantissimo, pietà di noi.

Gesù, re e centro di tutti i cuori, che ci ami con eterna carità e a te ci attiri con tanta
misericordia,
- rinnova con tutti gli uomini il tuo patto di amore.

Gesù, nostra pace e riconciliazione, che per mezzo della croce hai distrutto ogni
inimicizia, facendo di tutti i popoli un solo uomo nuovo,
- apri a noi la via che conduce al Padre.

Gesù, nostra vita e nostra risurrezione, riposo delle anime e ristoro di quelli che sono
oppressi,
- attira i peccatori al tuo Cuore misericordioso.
Gesù, obbediente per noi fino alla morte, per la tua immensa carità
- concedi ai fedeli defunti la pace e la felicità eterna.

Padre nostro.

ORAZIONE

Guarda, o Padre, questa tua famiglia, che onora il santo Nome di Gesù tuo Figlio:
donaci di gustare la sua dolcezza in questa vita, per godere la felicità eterna nella patria
del cielo. Per il nostro Signore.

La seguente orazione è invece quella prevista nel Calendario Romano:

O Dio, che nell'incarnazione del tuo Verbo hai posto fondamento all'opera della
salvezza del genere umano: concedi la tua misericordia al popolo che la implora, perché
tutti riconoscano che non c'è altro nome da invocare per essere salvati, se non quello
del tuo unico Figlio. Egli è Dio.
4 gennaio

SANTA ANGELA DA FOLIGNO, VEDOVA, PENITENTE, TERZIARIA

OFM Conv, TOR e OFS: Memoria facoltativa

Angela nacque a Foligno (Perugia) nel 1248 in una ricca famiglia e visse fra i benesseri e i
piaceri del mondo. Si sa con certezza che si sposò, ebbe dei figli e la madre soddisfaceva tutti i suoi
capricci. Ma cominciò, come lei stessa racconterà al Direttore Spirituale, il Conventuale Minore A.
(la tradizione decifra la A. con fra’Arnaldo) a «conoscere il peccato», come è riportato nel Memoriale
steso dallo stesso francescano. Andò a confessarsi, ma «la vergogna le impedì di fare una confessione
completa e per questo rimase nel tormento».
Pregò San Francesco che le apparve in sogno, rassicurandola che avrebbe conosciuto la
misericordia di Dio. E la pace arrivò nel 1285, attraverso una confessione totale: aveva 37 anni. Iniziò
così una vita di austera penitenza: povertà dalle cose, povertà dagli affetti, povertà da se stessa. A
motivo della drastica conversione dovette affrontare ostilità ed ingiurie da parte della famiglia. Ma
lei perseverò anche quando morirono madre, marito, figli. Dopo la morte del marito distribuì tutti i
suoi beni ai poveri e si iscrisse al Terz’Ordine della Penitenza.
Angela si presenta come una delle più brillanti incarnazioni dell’ideale francescano della fine
del Duecento. In un primo tempo, in preda a strani fenomeni, fu giudicata sospetta dai frati minori;
ma intorno al 1290 la accettarono fra i penitenti del Terz’ordine. Il teologo Ubertino da Casale (citato
nella Divina Commedia) fu conquistato dal suo ideale spirituale e con lui fu strettamente coinvolta
nelle controversie che laceravano l’Ordine francescano, diventando una dei responsabili del
movimento rigorista.
Il Memoriale fu sottoposto ad esperti, fra cui il Cardinale Giacomo Colonna, che lo approvò
intorno al 1297. Questa autobiografia spirituale mostra i trenta passi che l’anima compie
raggiungendo l’intima comunione con Dio, attraverso la meditazione dei misteri di Cristo,
l’Eucaristia, le tentazioni e le penitenze. Esso rappresenta la prima sezione del Liber. La seconda
parte, nota come Instructiones, contiene documenti religiosi di vario tipo, curati da diversi e ignoti
redattori, dove si trovano anche le lettere che Angela scriveva ai suoi figli spirituali.
Nel 1291, come la mistica narrò al suo confessore, lungo il cammino che la conduceva ad
Assisi, fu alla presenza della Trinità: «Ho visto una cosa piena, una maestà immensa, che non so dire,
ma mi sembrava che era ogni bene. (…) dopo la sua partenza, cominciai a strillare ad alta voce (…)
Amore non conosciuto perché? (…) perché mi lasci?». La mistica di Foligno insegna che non c’è
vera vita spirituale senza l’umiltà e senza la preghiera. Questa può essere corporale (vocale), mentale
(quando si pensa a Dio) e soprannaturale (contemplazione): «In queste tre scuole uno conosce sé e
Dio; e per il fatto che conosce, ama; e perché ama, desidera avere ciò che ama. E questo è il segno
del vero amore: che chi ama non trasforma parte di sé, ma tutto sé nell’Amato».
Morì il 4 gennaio 1309 e venne sepolta a Foligno nella chiesa di San Francesco. Nel corso dei
secoli, fra i tanti che aderirono alla sua spiritualità, ricordiamo Santa Teresa d’Avila e la Beata
Elisabetta della Trinità. Angela comprese che la profonda comunione con Dio non è un’utopia, ma
una possibilità, impedita solo dal peccato: di qui la necessità della mortificazione e del sacrificio; per
raggiungere l’unione profonda con il Signore sono indispensabili l’Eucaristia e la meditazione della
Passione e Morte di Cristo, ai piedi della Croce, insieme a Maria Santissima.
Il 3 aprile 1701 furono concessi Messa ed Ufficio propri in onore della Beata. Infine il 9
ottobre 2013 Papa Francesco, accogliendo la relazione del Prefetto della Congregazione delle Cause
dei Santi, ha concesso la canonizzazione per equipollenza (possesso antico del culto; costante e
comune attestazione di storici degni di fede sulle virtù o sul martirio; ininterrotta fama di prodigi) ed
ha iscritto Angela da Foligno nel catalogo dei Santi, estendendone il Culto liturgico alla Chiesa
Universale.

Dal Comune delle sante: religiose, con salmodia del giorno dal salterio.

Ufficio delle letture

SECONDA LETTURA

Dagli «Scritti spirituali» di santa Angela da Foligno; sua ultima lettera


(ed. M. Faloci Pulignani: Autobiografia e scritti della B. Angela da Foligno. Città di
Castello 1932, pp. 395-402).

Il Mistero dell'Incarnazione principio della nostra salvezza

Mio Dio, fammi degna di conoscere l'altissimo mistero che proviene


dall'infuocato e ineffabile tuo amore e dall'amore delle tre Persone della Trinità, il
mistero cioè della tua santa Incarnazione, da cui ebbe inizio la nostra salvezza.
L'Incarnazione compie in noi due cose; la prima è che ci riempie d'amore; la
seconda che ci rende certi della nostra salvezza.
O carità che nessuno può comprendere! O amore al di sopra del quale non c'è
amore maggiore; il mio Dio si è fatto carne per farmi Dio! O amore sviscerato: hai
disfatto te per far me nel momento in cui ti rivestivi della nostra carne. Hai disfatto te:
non certo nel senso che da te e dalla tua divinità sia venuto a mancare qualcosa!
L'abisso del tuo farti Uomo strappa alle mie labbra parole appassionate! Tu,
l'ncomprensibile, ti sei fatto comprensibile; Tu, l'Increato, ti sei fatto creatura; Tu,
l'Inconcepibile, divenuto concepibile; Tu, purissimo spirito, ti fai toccare dalle mani
degli uomini!
Dio, fammi degna di gettare uno sguardo nella profondità di questo altissimo
amore che hai voluto mettere in comune con noi nella tua Incarnazione. Fammi degna,
Dio increato, di conoscere il fondo del tuo amore e di comprendere la tua ineffabile
carità, che hai messo in comune con noi quando in essa ci hai mostrato il tuo Figlio
Gesù Cristo e il tuo Figlio ci ha rivelato te come Padre. Fammi degna, Signore, di
conoscere e comprendere il tuo inestimabile amore nei nostri riguardi; fammi capace
di penetrare la tua inestimabile e infuocata carità, congiunta a quell'amore profondo
con cui da sempre hai prescelto il genere umano a godere della tua visione.
O Essere sommo, fammi degna di comprendere questo dono che supera ogni
altro dono: tutti gli angeli e i santi non provano altra felicità che nel vederti, nell'amarti
e nel contemplarti! O dono che è sopra ogni dono, perché tu sei lo stesso Amore! O
sommo Bene, ti sei degnato di farti conoscere come Amore, e ci fai amare questo
Amore.
Tutti quelli che verranno alla tua presenza, saranno appagati secondo l'amore
che ti portarono. Nient'altro conduce le anime contemplative alla contemplazione
estatica, se non il vero amore.

RESPONSORIO

℞. Una sola cosa è necessaria: * tu hai scelto la parte migliore, che non ti sarà tolta.
℣. Seduta ai piedi di Gesù, ascoltavi la sua parola:
℞. tu hai scelto la parte migliore, che non ti sarà tolta.

ORAZIONE

O Dio, che hai dato alla santa Angela da Foligno una profonda conoscenza dei
misteri del tuo Figlio, per i suoi meriti e la sua intercessione donaci di vivere in questo
mondo nella verità del Cristo, per meritare la gioia della tua manifestazione nella
gloria. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te,
nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.
5 gennaio

BEATO DIEGO GIUSEPPE LÓPEZ CAAMAÑO DA CADICE, SACERDOTE

OFM Capp: Memoria facoltativa (trasferito dal 22 maggio)

Nacque a Cadice (Spagna) il 30 marzo 1743 dalla nobile famiglia López Caamaño. Esser frate
è l’ultima cosa che può pensare o desiderare: prova una grande ripugnanza (lo dirà lui stesso) per la
vita religiosa in genere e per quella cappuccina in particolare. Ad appena 9 anni è già orfano di
mamma e quella che ne prende il posto appartiene alla schiera delle donne velenose e spietate. Il
bambino non sa cosa siano gli slanci devozionali con cui una certa agiografia dipinge santi ancora in
fasce; a scuola non è certo un “secchione” e si accontenta del minimo necessario alla promozione.
Eppure la sua adolescenza comincia ad essere caratterizzata da “sussulti” (lui li chiamerà
proprio così), che sono delle autentiche incursioni di Dio nella sua vita. Il primo di questi lo prova a
13 anni e, quasi per uno scherzo del destino, proprio in una chiesa cappuccina, in cui è entrato per
consolarsi di un’interrogazione di filosofia andata male. I frati stanno cantando in coro la Liturgia
delle Ore e la sensazione provata dal ragazzino è indescrivibile: non se ne torna a casa senza prima
essersi fatto prestare le vite di San Fedele e di San Giuseppe da Leonessa.
Sarà per queste letture, o più facilmente perchè Dio è entrato prepotentemente nel suo cuore,
fatto sta che l’anno dopo già veste l’abito cappuccino, proprio quello per il quale aveva provato tanta
ripugnanza e, allo scoccare dei 15 anni, il 31 marzo 1758, inizia il noviziato tra i Frati Minori
Cappuccini a Siviglia.
Ma l’inaspettato slancio spirituale non si accompagna ad un maggior impegno scolastico e il
novizio sembra più interessato alla poesia castigliana che agli studi teologici. Ed ecco un altro
“sussulto”, questa volta decisivo, che improvvisamente viene a ravvivare una lezione di teologia
stancamente seguita. Nel giovanotto si sveglia un inaspettato desiderio di conoscere Dio, e in maniera
tale da poterlo far conoscere agli altri. Che non sia fuoco di paglia, lo dimostra il fatto che a 23 anni
è pronto per l’ordinazione sacerdotale e, subito dopo, a tuffarsi nell’apostolato attivo.
Siamo negli ultimi trent’anni del 1700 e il giovane cappuccino si sente mandato a “dichiarar
guerra al dominante libertinaggio e oscurissimo illuminismo di questo secolo tenebroso”. Lo fa, con
crescente successo, utilizzando il sistema delle missioni parrocchiali, delle quali egli diventa il
predicatore ricercato ed efficace che sa scuotere le coscienze, muovere a conversione, richiamare i
lontani, riscaldare i tiepidi. Nella celebrazione di avvio è solito “mandare avanti” la Madonna, la sua
“Divina Pastora”, quasi a farsi aprire da lei le strade delle coscienze e l’intelligenza degli uditori. Poi
è lui a riscaldarsi nella predicazione contro l’illuminismo ateo, senza risparmiare la cattiva stampa, le
corride, i balli, le commedie e i commedianti. Si fa un sacco di nemici, anche in ambito ecclesiastico,
perché nel denunciare il male e nel richiamare a conversione non guarda in faccia nessuno, fossero
pure i ricchi preti che hanno il coraggio di defraudare i poveracci.
Esiliato da una città, va a predicare in un’altra; perseguitato in una provincia va ad esporsi
pubblicamente in un’altra; confinato per anni in un convento, appena libero si spinge fino in
Portogallo ed anche nella parte settentrionale del Marocco, per essere ovunque “missionario della
misericordia”. A farne le spese è la sua salute, indebolita sempre più dalle fatiche dei viaggi e dai
dispiaceri patiti.
Si spegne, non ancora sessantenne, il 24 marzo 1801 ed il 1° aprile 1894 Leone XIII proclama
beato Diego Giuseppe da Cadice: incredibile a dirsi, malgrado dalla morte siano passati più di 90
anni, il suo ricordo e la notizia della sua beatificazione disturbano ancora il sonno (e la coscienza)
degli eredi dei suoi nemici di un tempo.

Dal Comune dei santi: religiosi, con salmodia del giorno dal salterio.

Ufficio delle letture

SECONDA LETTURA

Dal Decreto «Ad gentes» del Concilio ecumenico Vaticano II sull’attività missionaria
della Chiesa
(Nn. 4-5)

Andate, istruite tutte le genti

Il Signore Gesù Cristo, prima di sacrificare liberamente la sua vita per il mondo,
istituì il ministero apostolico e promise di mandare lo Spirito Santo in modo che
entrambi collaborassero sempre e in ogni luogo nel portare ad effetto l’opera della
salvezza.
Lo Spirito Santo tiene unita nella comunione e nel ministero tutta la Chiesa in
tutti i tempi e la fornisce dei diversi doni gerarchici e carismatici, vivificando, come
anima, le istituzioni ecclesiastiche ed infondendo nel cuore dei fedeli lo stesso spirito
missionario da cui era stato spinto Cri sto stesso. Previene visibilmente l’azione
apostolica, l’accompagna e la dirige senza posa in vari modi.
Il Signore Gesù, fin dall’inizio, chiamò presso di sé quelli che volle e fece sì che
fossero dodici con lui e li mandò a predicare (cfr. Mc 3, 13-15). Così gli apostoli furono
al tempo stesso il seme del nuovo Israele e l’origine della sacra gerarchia. In seguito,
compiuti in se stesso, con la sua morte e risurrezione, i misteri della nostra salvezza e
della restaurazione di tutte le cose, il Signore, cui competeva ogni potere in cielo e in
terra, prima di ascendere al cielo, fondò la sua Chiesa come sacramento di salvezza.
Mandò gli apostoli in tutto il mondo, come egli a sua volta era stato mandato dal Padre.
E comandò loro: «Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel
nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto
ciò che vi ho comandato» (Mt 28, 19-20).
Da qui deriva alla Chiesa il dovere di propagare la fede e la salvezza del Cristo.
E ciò in forza di un esplicito mandato che l’ordine dei vescovi ereditò dagli apostoli, a
cui si affiancano i sacerdoti insieme con il successore di Pietro, che è il supremo Pastore
della Chiesa. Ma la Chiesa esplica il suo compito missionario anche in forza della vita
che Cristo comunica alle sue membra.
La Chiesa, obbediente all’ordine di Cristo e mossa dalla grazia e dall’amore dello
Spirito Santo, si rende attualmente presente a tutti gli uomini e popoli per condurli, con
l’esempio della vita, con la predicazione, con i sacramenti e con tutti gli altri mezzi
della grazia alla fede, alla libertà e alla pace di Cristo. Apre così la via spedita e sicura
alla partecipazione piena del mistero di Cristo.

RESPONSORIO Mc 16, 15-16; Gv 3, 5

R. Andate in tutto il mondo, predicate il vangelo ad ogni creatura. * Chi crederà e sarà
battezzato, sarà salvo.
V. Se uno non rinasce dall’acqua e dallo Spirito, non può entrare nel regno di Dio.
R. Chi crederà e sarà battezzato, sarà salvo.

ORAZIONE

O Dio, che hai concesso al beato Diego da Cadice la sapienza dei santi e gli hai
affidato la salvezza del suo popolo, concedi a noi, per sua intercessione, di discernere
ci che è buono e giusto, e annunciare a tutti gli uomini la ricchezza insondabile che è
Cristo. Egli è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli
dei secoli.
7 gennaio

SAN CARLO MELCHIORI DA SEZZE, RELIGIOSO

OFM e Famiglia Francescana in Italia: Memoria facoltativa

Giancarlo Melchiori nacque a Sezze (Latina) il 19 ottobre 1613 da Ruggero Melchiori (o


Marchionne) e Antonia Maccione, contadini piissimi e di buona condizione.
Carlo fu battezzato il 22 dello stesso mese, come risulta dall'unico registro contemporaneo
esistente tuttora presso la cattedrale di S. Maria. Per motivi di salute dovette sospendere gli studi
elementari: fece il pastore e poi il contadino. A diciassette anni emise il voto di perpetua castità in
onore della Vergine e quindi, contro il parere dei genitori e dei parenti che lo avrebbero voluto
sacerdote, preferì, per spirito di umiltà, rendersi religioso converso. Vestì, pertanto, l'abito dei Frati
Minori nel convento di S. Francesco in Nazzano il 18 maggio 1635 e, dopo aver superato molte
difficoltà, professò il 18, o il 19 maggio dell'anno seguente. Risiedette successivamente nei conventi
di S. Maria Seconda in Morlupo, di S. Maria delle Grazie in Ponticelli, di S. Francesco in Palestrina,
di S. Pietro in Carpineto Romano, di S. Pietro in Montorio e di S. Francesco a Ripa in Roma. Tra il
1640 e il 1642 dimorò per breve tempo nei conventi di S. Giovanni Battista al Piglio e in quello di S.
Francesco in Castelgandolfo. NelI'ottobre 1648, ascoltando la Messa nella chiesa di San Giuseppe a
Capo le Case in Roma, al momento dell'elevazione, ricevette dall'Ostia divina una ferita di amore al
petto.
Impiegato negli uffici propri del suo stato, di cuoco, ortolano, portinaio, questuante e
sagrestano, Carlo si distinse per l'umiltà, l'ubbidienza, la pietà serafica e l'amore verso il prossimo,
riuscendo ad unire alla più intensa vita interiore e contemplativa una instancabile attività caritativa e
apostolica che lo condusse a Urbino, a Napoli, a Spoleto e in altre città.
Laici, sacerdoti, religiosi, vescovi, cardinali e pontefici si giovarono dell'opera di Carlo, che
aveva avuto da Dio doni straordinari, tra i quali, in particolare, quelli del consiglio e della scienza
infusa (riconosciuto, questo prorsus mirabile dal breve stesso della beatificazione). Ad Alessandro
VII, che lo interrogava su Girolama Spada, giustiziata come eretica a Campo de' Fiori il 5 luglio 1659,
Carlo rispose che non si era mai recato a casa della donna, sapendo che in lei non v'era nulla di buono.
Clemente IX lo inviò a Montefalco per esaminarvi lo spirito di una monaca, falsamente ritenuta santa.
Carlo predisse il supremo pontificato ai cardinali Fabio Chigi (Alessandro VII), Giulio Rospigliosi
(Clemente IX), Emilio Altieri (Clemente X) e Gianfrancesco Albani (Clemente XI).
Pur non avendo una grande preparazione culturale e teologica, scrisse varie opere spirituali e
ascetiche, nelle quali trasfuse i frutti della sua eccezionale esperienza mistica. Morì a Roma nel
convento di San Francesco a Ripa, il 6 gennaio 1670. Dopo la morte comparve sul petto di Carlo un
singolare stigma, che fu riconosciuto di origine soprannaturale da un'apposita commissione medica e
fu addotto come uno dei due miracoli richiesti per la beatificazione. I processi canonici, iniziati poco
dopo la morte, subirono notevoli ritardi dovuti a contingenze storiche. Clemente XIV dichiarò
l'eroicità delle virtù il 14 giugno 1772; Leone XIII, con breve del 1° ottobre 1881, lo beatificò il 22
gennaio 1882, e Giovanni XXIII lo canonizzò il 12 aprile 1959.

Dal Comune dei santi: religiosi, con salmodia del giorno dal salterio.

ORAZIONE

O Dio, gaudio e luce dei beati, che hai ornato di doni celesti san Carlo da Sezze,
ardente di carità divina; per la sua intercessione ascoltaci nella tua bontà, e accendi i
nostri cuori con il fuoco del tuo amore. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio,
che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei
secoli.

Si riporta di seguito un estratto dall’Omelia (in latino) di Giovanni XXIII in occasione


della sua canonizzazione.

Dalla Omelia di Giovanni XXIII in occasione della cerimonia di canonizzazione di San


Carlo da Sezze
(Basilica Vaticana – 12 aprile 1959)

Carolus a Setia, humili loco natus, iam a puero ex agrorum cultura sibi
cotidianum comparare victum coactus est; Ioachima vero de Vedruna nobili genere
orta est, eique, inde a tenella aetate ea omnia arridere visa sunt, quae divitiae, quae
honores, quae fluxae huius vitae voluptates facile pollicentur. Uterque tamen ad bona
potiora ac defutura numquam vocatus, pedetemptim ad excelsum sanctitatis apicem
pervenit.
Alter enim innocentiae candore ita enituit, ut adhuc puellus pastores agricolasque
comites ad se alliceret, eosdemque, qua exemplo suo, qua piis narratiunculis de rebus
a Iesu Christo vel a Sanctis Caelitibus hac in mortali vita gestis, qua denique
adhortationibus summa benignitate ac simplicitate animi habilis, ad christianam
assequendam virtutem advocabat. Tam incensa autem flagrabat erga Deum, erga
pauperes caritate, ut nihil magis cuperet quam piis precibus piisque meditationibus
vacare, atque egenis aptiore modo, quo posset, de suo subvenire. Virginitatis lilium,
quam inde ab adulescentia Immaculatae Virgini Mariae consecraverat, paenitentiae
spinis saeptum, omni semper diligentia illibatum servavit; utque non modo sensuum
illecebras et voluptatum blandimenta coërceret atque edomaret, sed ut etiam
peccatorum hominum flagitia expiaret, innocens corpus suum extenuabat ieiuniis
flagellisque cruentabat. Attamen semper benignitate summa, superna laetitia,
caelestique gaudio perfusus excipiebat omnes, quos poterat, eosque alloquio et opera,
pro viribus, consolabatur.
In Franciscalium Ordinem, ut vehementer optabat, tandem adscitus, processus
cotidie maiores in christianis adipiscendis virtutibus fecit; ac divina aspirante
faventeque gratia ad evangelicam vitae perfectionem citato gradu contendit. Tum
praesertim visus est angelicam, potius quam humanam, vitam gerere; ita ut non modo
sodalibus, sed moderatoribus etiam suis praeclaro esset exemplo. Et quo inde a puerili
aetate in Deum hominesque ferebatur amore, eo succrescentibus annis tam vehementer
exarsit, ut ad barbaras regiones proficiscendi veniam a moderatoribus suis expeteret,
operam non tantum daturus fratribus, sed sanguinem etiam, si oporteret, pro iis
effusurus ad catholicam religionem ad probosque mores reducendis.
Peculiari autem pietate Divinum Redemptorem Eucharisticis velis delitescentem
adamabat; quamobrem, quotiescumque sibi vacuum erat, ad eius aram longas traducere
horas adorando, precando, contemplandoque in deliciis habebat. Ob cuius quidem
incensissimae caritatis studium quodam die, ut memoriae traditur, caeleste praemium
accipere dignatus est. Etenim, cum in almae huius Urbis tempio divinam hostiam
publico cultui propositam adoraret, in eamque flagrantissimam suam effunderet
caritatem, ex eadem vidit refulgentem proficisci radium, qui ipsius cor, caelesti
aestuans amore, quasi demissum iaculum vulneravit. Ex eo igitur potissimum die has
Sancti Pauli sententias sibi tribuere potuit: « Mihi... vivere Christus est et mori lucrum
» (2); « desiderium habens dissolvi et esse cum Christo ». Quod quidem placidissimo
decessu evenit ante diem octavum idus Ianuarias, anno millesimo sescentesimo ac
septuagesimo.
11 gennaio

SAN TOMMASO PLACIDI DA CORI, SACERDOTE


FONDATORE DEI RITIRI DELL’ORDINE FRANCESCANO

OFM e Famiglia francescana in Italia: Memoria facoltativa

Nacque a Cori (Latina) il 4 giugno 1655 dalla famiglia Placidi, poveri agricoltori al battesimo
fu chiamato Francesco Antonio Placidi; già a 14 anni era orfano di entrambi i genitori, e così ancora
ragazzo dovette mandare avanti da solo la famiglia.
A 22 anni, sistemate in modo decoroso le due sorelle, entrò nell’Ordine dei Frati Minori Francescani,
nel convento della SS. Trinità in Orvieto il 7 febbraio 1677, cambiando il suo nome di Francesco
Antonio in quello di frà Tommaso.
Per 5 anni fu allievo del celebre Lorenzo Cozza e nel 1683 a Velletri fu consacrato sacerdote
ricevendo nel contempo la patente di predicatore. Esercitò l’apostolato nella Diocesi di Subiaco e in
quelle confinanti con tale successo e profitto per quelle popolazioni, da essere classificato come
"l’apostolo del Sublacense".
Grande maestro di santità, espertissimo direttore spirituale, fu veduto più volte stare nel
confessionale, "dalla mattina fino a sera" digiuno.
Le sue efficaci predicazioni furono raccolte in un volume manoscritto; era molto richiesto per
l’assistenza spirituale al letto degli infermi. Aveva il dono di riportare la pace serafica fra persone in
contrasto, operò per riformare i pubblici costumi.
Sin da novizio divenne esempio di perfezione cristiana e religiosa e come tale, specchio per i
suoi confratelli, compreso quelli più anziani. Ancora in lui si condensarono tante altre virtù così come
viene riportato dal "Sommario dei processi" istruiti per la causa di beatificazione: la povertà. Non
volle mai accettare offerte per la celebrazione della s. Messa; l’umiltà, giunse perfino a farsi calpestare
dai confratelli all’ingresso del refettorio; una grande pazienza nel sopportare continue tentazioni nello
spirito e per una piaga in una gamba che lo tormentò per quarant’anni.
Pregava così profondamente assorto da sembrare fuori di sé e immobile come una statua. Gesù
Bambino gli apparve più volte durante la celebrazione della Messa. Ebbe il dono dei miracoli, come
la moltiplicazione di cibi, guarigioni, ecc., frequenti estasi, apparizioni di Gesù, della Vergine, di s.
Francesco.
Ma il suo nome è legato soprattutto alla grande opera dei "Ritiri" dell’Ordine Francescano.
Seguendo l’esempio del beato Bonaventura da Barcellona, fondò i ‘ritiri’ di S. Francesco in Civitella
(ora Bellegra) e di S. Francesco in Palombara Sabina, dei quali fu ripetutamente superiore.
Scrisse le Costituzioni del Ritiro che si conservano ancora autografe a Bellegra, regole rigide
di meditazione e vita religiosa; il Capitolo Generale di Murcia del 1756 le estese a tutti i ritiri
dell’Ordine Francescano.
Molti venerabili confratelli compreso s. Teofilo da Corte passarono per il ritiro di Bellegra,
che divenne così una fucina di aspiranti in santità.

Fu per molte anime maestro di santità ed esperto direttore di spirito. Benché adornato da Dio
di tanti doni soprannaturali, andò spesso soggetto a tentazioni, aridità di spirito, incomprensioni e
sofferenze di ogni genere, che sopportò sempre con invitta pazienza. Morì a 74 anni nel ritiro di
Bellegra l’11 gennaio 1729. La causa di beatificazione fu introdotta il 15 luglio 1737, auspici le
Diocesi di Subiaco, Velletri e Sabina. Fu beatificato da Pio VI il 3 settembre 1786 e canonizzato da
Giovanni Paolo II il 29 novembre 1999.

Dal comune dei santi: religiosi o dei pastori, con salmodia del giorno dal salterio.

ORAZIONE

O Dio, che hai ispirato al beato Tommaso da Cori di cercarti nella solitudine e
di nutrire una squisita carità verso il prossimo, concedi a noi, sul suo esempio, di essere
protesi nella contemplazione dei beni del cielo, così da restare attenti alle necessità dei
fratelli. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te,
nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

Si riporta di seguito un estratto dall’Omelia di Giovanni Paolo II in occasione della sua


canonizzazione.

Dalla Omelia di Giovanni Paolo II in occasione della cerimonia di canonizzazione di


San Tommaso da Cori
(Basilica Vaticana – 21 novembre 1999, nn. 4-5)

"Io stesso cercherò le mie pecore e ne avrò cura" (Ez 34, 11). Tommaso da Cori,
sacerdote dell'Ordine dei Frati Minori, è stato immagine vivente del Buon Pastore.
Come guida amorevole, ha saputo condurre i fratelli affidati alle sue cure verso i pascoli
della fede, animato sempre dall'ideale francescano.
Nel Convento dimostrava il suo spirito di carità, rendendosi disponibile a
qualsiasi esigenza, anche la più umile. Visse la regalità dell'amore e del servizio,
secondo la logica di Cristo che, come canta la Liturgia odierna, "ha sacrificato se stesso
immacolata vittima di pace sull'altare della croce, operando il mistero dell'umana
redenzione" (Prefazio di Cristo Re).
Da autentico discepolo del Poverello d'Assisi, san Tommaso da Cori fu
obbediente a Cristo, Re dell'universo. Meditò ed incarnò nella sua esistenza l'esigenza
evangelica della povertà e del dono di sé a Dio ed al prossimo. Tutta la sua vita appare
così segno del Vangelo, testimonianza dell'amore del Padre celeste, rivelato in Cristo
e operante nello Spirito Santo, per la salvezza dell'uomo.
Rendiamo grazie a Dio che, lungo i sentieri del tempo, non cessa di suscitare
luminosi testimoni del suo Regno di giustizia e di pace. I dodici nuovi Santi, che oggi
ho la gioia di proporre alla venerazione del Popolo di Dio, ci indicano il cammino da
percorrere per giungere preparati al Grande Giubileo del Duemila. Non è, infatti,
difficile riconoscere nella loro esemplarità alcuni elementi che caratterizzano l'evento
giubilare. Penso, in particolare, al martirio ed alla carità (cfr Incarnationis Mysterium,
12-13). Più in generale, l'odierna celebrazione richiama il grande mistero della
comunione dei santi, fondamento dell'altro elemento qualificante del Giubileo che è
l'indulgenza (cfr Ivi, 9-10).
I Santi ci mostrano la via del Regno dei cieli, la via del Vangelo accolto
radicalmente. Sostengono, al tempo stesso, la nostra serena certezza che ogni realtà
creata trova in Cristo il suo compimento e che, grazie a Lui, l'universo sarà consegnato
a Dio Padre pienamente rinnovato e riconciliato nell'amore.
Ci aiutino San Cirilo Bertrán con gli otto Compagni, San Inocencio de la
Inmaculada, San Benedetto Menni e San Tommaso da Copri a percorrere anche noi
questo cammino di perfezione spirituale. Ci sostenga e protegga sempre Maria, Regina
di tutti i Santi, che proprio oggi contempliamo nella sua presentazione al Tempio. Sul
suo esempio, possiamo anche noi collaborare fedelmente al mistero della Redenzione.
Amen!
12 gennaio

SAN BERNARDO LATINI DA CORLEONE, RELIGIOSO

OFM Capp: Memoria

Filippo Latini nacque il 6 febbraio 1605 a Corleone, in Sicilia. Forse esagerano un po’ i
contemporanei a definirlo “la prima spada di Sicilia”, ma certo è che chiunque viene a duello con lui
ne esce irrimediabilmente sconfitto. O anche peggio, come quel tal Vito Canino, che resta ferito ad
un braccio e sarà permanentemente invalido.
Non è, però, un attaccabrighe e un litigioso; semplicemente, un po’ troppo spesso viene presso
dalla “caldizza”, cioè gli ribolle il sangue davanti a ingiustizie e soprusi e così mette mano un po’
troppo facilmente alla spada. Viene da un paese, Corleone, che per noi oggi è più famoso per l’ex
primula rossa mafiosa che per aver dato i natali a lui nel 1605.
La sua casa viene comunemente definita “casa di santi” per la bontà dei suoi fratelli e
soprattutto per la carità di papà, calzolaio e bravo artigiano in pelletteria, che è abituato a portarsi a
casa gli straccioni e i poveracci incontrati per strada, per ripulirli, rivestirli e sfamarli. L’unica “testa
calda” è lui, giovanottone dalla costituzione forte ed imponente, che impara a fare il ciabattino nella
bottega di papà fino al giorno famoso in cui ferisce quel tal Canino che lo aveva sfidato a duello. La
vista del sangue e, soprattutto, il timore della vendetta e delle conseguenze di quel gesto, lo
consigliano di cercare rifugio nel convento dei cappuccini, dove pian piano matura la sua vocazione
religiosa.
Ha appena 19 anni e i superiori fanno fare anticamera alla “prima spada di Sicilia”, tanto che
solo a 27 anni può indossare il saio nel convento di Caltanissetta. I suoi bollenti spiriti si stemperano
lentamente con l’esercizio continuo della preghiera, della penitenza e della meditazione, e alla fine
viene fuori un uomo nuovo. Analfabeta e pertanto destinato ad essere un frate laico, svolge in
convento i lavori più umili, in cucina e in lavanderia. Superiori e confratelli sembrano esercitarsi a
farlo bersaglio di incomprensioni, malignità e umiliazioni attraverso le quali lui, adesso, passa
imperturbato. Anche il demonio non lo lascia tranquillo, apparendogli sotto forma di animale e
bastonandolo così rumorosamente da impaurire tutto il convento, ed egli lo tiene a bada soltanto con
la preghiera, perchè, dice, “l’orazione è il flagello del demonio ed egli teme più l’orazione che i
flagelli e i digiuni”. Anche se lui non fa economia né di questi né di quelli, sottoponendosi a penitenze
che hanno dell’incredibile, soprattutto per un uomo della sua stazza e dall’appetito robusto, che si
accontenta di qualche tozzo di pane duro ed a volte si priva anche di quello. Da stupirsi che, come
dice la gente, attorno a questo frate fioriscano cose prodigiose che fanno gridare al miracolo?
Consumato dalle penitenze e dalla fatica, trova il suo posto accanto al tabernacolo, dove prega
in continuazione, e qui si ammala il giorno dell’Epifania del 1667. Muore il 12 gennaio, ad appena
62 anni e prima di seppellirlo devono cambiare per ben 9 volte la sua tonaca, perché tutte erano state
fatte a pezzettini dai fedeli che volevano avere una reliquia. Beatificato da Clemente XIII il 15 maggio
1768 e e canonizzato da Giovanni Paolo II il 10 giugno 2001, Bernardo da Corleone, dopo 400 anni,
diventa oggi un simbolo per la sua città, che vuole riscattarsi dalla fama di coppole e padrini che
fanno ormai parte dell’immaginario collettivo.

Dal Comune dei santi: religiosi, con salmodia del giorno dal salterio.

Ufficio delle letture

SECONDA LETTURA

Da un «Sermone» di san Bonaventura, vescovo


(Opera omnia, ed. Quaracchi, IX, 463-470).

Facciamo penitenza e soffriamo con Cristo

In sé la croce è una cosa orribile (e soprattutto prima che Cristo patisse), ma


dobbiamo desiderarli molto perché è proprio la croce la sorgente di vita. Tutti cercano
e desiderano la vita eterna; non si trova persona, fosse anche un delinquente, che non
la desideri e la cerchi. Ma i cattivi non lo fanno nel modo dovuto, poiché questa vita
vogliono possederla insieme con le loro malvagità e i loro turpi peccati. La strada che
porta alla vita eterna non è questa, ma quella che passa attraverso il ponte voluto da
Cristo, la croce, che è combattimento e vittoria sopra i nostri nemici.
La croce, a vederla di fuori, è orribile, ma a saperci leggere dentro è cosa
desiderabile: considerata dall'esterno, si rivela come un legno di morte; ma a chi sa
guardarla nella sua essenza, appare come l'albero della vita, in considerazione di Colui
che su di essa fu crocifisso.
Essa è la fonte della vita e la dona con l'infusione della grazia, come si legge
nella Lettera ai Romani: «Il salario del peccato è la morte; ma il dono di Dio è la vita
eterna». La croce è l'albero della grazia che ci fa vivi, e noi diventiamo nuovi in Cristo
se ci lasciamo irrigare dall'acqua della grazia che sgorga dalla penitenza.
C'è un legno che ha il potere di riportare l'uomo dall'aridità alla vita verdeggiante,
dalla morte alla vita: è il legno della croce. Perché mai il Figlio di Dio affrontò la
passione per gli uomini e non per gli angeli? Perché l'uomo, non l'angelo, è capace di
penitenza. L'uomo è quell'albero che comincia a germinare quando sente l'umore
dell'acqua, cioè della grazia penitenziale. Se dunque la croce è l'albero della grazia che
ci dà la vita e se noi, che tante volte siamo morti per causa dei nostri peccati,
desideriamo quest'albero, dobbiamo soffrire con Cristo.
Dice Pietro: «Cristo soffrì nella carne e voi dovete armarvi degli stessi
sentimenti». Se non facciamo penitenza, non vedo come potremo rispondere in
giudizio. Se vuoi dunque dar frutti spirituali, devi morire nella carne. Giovanni ci
riporta l'esempio stesso di Cristo: «Se il chicco di grano caduto in terra non muore,
rimane solo; se invece muore, produce molto frutto». Se vogliamo ottenere i frutti
dell'albero della vita insieme con Cristo che è morto in croce, dobbiamo farci
crocifiggere con lui.
Chi vuole incontrarsi col Signore, lo trova sulla croce: e perciò, chi abbandona
la croce, abbandona il Signore. Chi ardentemente desidera la croce e il Signore, lo trova
sulla croce da cui scaturiscono le cristalline sorgenti della grazia.

RESPONSORIO Rm 12, 1-2

℞. Vi esorto, o fratelli, per la misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi come


sacrificio vivente, santo e gradito a Dio: * è questo il vostro culto spirituale.
℞. Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la
vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio:
℞. è questo il vostro culto spirituale.

Lodi mattutine

Ant. al Ben. Benedetto sia il Padre,


che in Cristo ci ha scelti
per essere santi ed immacolati al suo cospetto nella carità.

ORAZIONE

O Dio, che ci presenti il beato Bernardo come modello straordinario di penitenza


attuata nella pratica delle virtù evangeliche, aiutaci a vivere quaggiù nella rinuncia
temporale per essere degni della ricompensa eterna. Per il nostro Signore.

Vespri

Ant. al Magn. Chi vuol venire dietro a me,


rinneghi sé stesso,
prenda ogni giorno la sua croce e mi segua.

Si riporta di seguito un estratto dall’Omelia di Giovanni Paolo II in occasione della sua


canonizzazione.

Dalla Omelia di Giovanni Paolo II in occasione della cerimonia di canonizzazione di


San Bernardo da Corleone
(Basilica Vaticana – Solennità della Santissima Trinità – 10 giugno 2001, nn. 1.4.7)

"Sia benedetto Dio Padre, e l'unigenito Figlio di Dio, e lo Spirito Santo: perché
grande è il suo amore per noi" (Ant. d'inizio).
Sempre, ma specialmente nell'odierna festa della Santissima Trinità, l'intera
Liturgia è orientata al mistero trinitario, sorgente di vita per ogni credente.
"Gloria al Padre, gloria al Figlio, gloria allo Spirito Santo": ogni volta che
proclamiamo queste parole, sintesi della nostra fede, adoriamo l'unico e vero Dio in tre
Persone. Contempliamo attoniti questo mistero che ci avvolge totalmente. Mistero di
amore; mistero di ineffabile santità.
"Santo, Santo, Santo il Signore, Dio dell'universo" canteremo tra poco, entrando
nel cuore della Preghiera eucaristica. Il Padre ha tutto creato con saggezza e amorevole
provvidenza; il Figlio con la sua morte e risurrezione ci ha redenti; lo Spirito Santo ci
santifica con la pienezza dei suoi doni di grazia e di misericordia.
Possiamo a giusto titolo definire l'odierna solennità una "festa della santità". In
questo giorno, pertanto, trova la sua più opportuna cornice la cerimonia di
canonizzazione di cinque Beati: Luigi Scrosoppi, Agostino Roscelli, Bernardo da
Corleone, Teresa Eustochio Verzeri, Rafqa Pietra Choboq Ar-Rayès. […]
"Gloria al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo". Alla luce del mistero della Trinità
acquista singolare eloquenza la testimonianza evangelica di san Bernardo da Corleone,
anch'egli elevato oggi agli onori degli altari. Di lui tutti si meravigliavano e si
domandavano come un frate laico potesse discorrere così altamente del mistero della
Santissima Trinità. In effetti, la sua vita fu tutta protesa verso Dio, attraverso uno sforzo
costante di ascesi, intessuta di preghiera e di penitenza. Coloro che lo hanno conosciuto
attestano concordi che "egli sempre stava intento nell'orazione", "mai cessava di orare",
"orava di continuo " (Summ., 35). Da questo colloquio ininterrotto con Dio, che trovava
nell'Eucaristia il suo centro propulsore, traeva linfa vitale per il suo coraggioso
apostolato, rispondendo alle sfide sociali del tempo, non scevro di tensioni e di
inquietudini.
Anche oggi il mondo ha bisogno di santi come Fra' Bernardo immersi in Dio e
proprio per questo capaci di trasmetterne la verità e l'amore. L'umile esempio di questo
Cappuccino costituisce un incoraggiamento a non stancarci di pregare, essendo proprio
la preghiera e l'ascolto di Dio l'anima dell'autentica santità. […]
"O Signore, nostro Dio, quanto è grande il tuo nome su tutta la terra!" (Sal
8,2.10). Contemplando questi fulgidi esempi di santità, ritorna spontanea nel cuore
l'invocazione del Salmista. Il Signore non cessa di donare alla Chiesa e al mondo
mirabili esempi di uomini e donne, nei quali si riflette la sua gloria trinitaria. La loro
testimonianza ci spinga a guardare verso il Cielo e a cercare senza posa il Regno di Dio
e la sua giustizia.
Maria, Regina di tutti i Santi, che per prima hai accolto la chiamata
dell'Altissimo, sostienici nel servire Dio e i fratelli. E voi camminate con noi, santi
Luigi Scrosoppi, Agostino Roscelli, Bernardo da Corleone, Teresa Eustochio Verzeri,
Rafqa Pietra Choboq Ar-Rayès, perché la nostra esistenza, come la vostra, sia lode al
Padre, al Figlio e allo Spirito Santo. Amen!
14 gennaio

BEATO ODORICO MATTEUCCI DA PORDENONE, SACERDOTE

OFM e OFM Conv: Memoria facoltativa

Nacque a Villanova di Pordenone, nella seconda metà del XIII secolo dalla famiglia Matteucci
(Mattiuzzi), giovanissimo si fece francescano a Udine. Fu uno dei rari viaggiatori occidentali in
Estremo Oriente nel Medio Evo. Il racconto del suo viaggio, dettato a frate Guglielmo da Solagna, è
ritenuto autentico e affidabile. Per contro, quello scritto in antico francese, nella seconda metà del
XIV secolo fu arricchito da John Mandeville con scene e racconti immaginari.
Entrato giovane in convento, dopo una esperienza di vita eremitica, fu ordinato sacerdote a 25
anni. Dopo alcuni anni da predicatore in vari conventi d'Italia, nel 1314 fu inviato dal suo Ordine in
Oriente. Partì per mare da Venezia da dove raggiunse Costantinopoli, da qui ancora per mare
raggiunse Trebisonda. Visse in terra armena per un certo periodo presso un convento della sua
comunità a Erzurum, per approfondire la conoscenza delle lingue orientali. Scese poi nei territori
dell'attuale Iraq da prima a Tabriz e poi a Sultaniya, anche qui soggiornò presso un convento del suo
ordine. Scese poi a sud toccando varie città persiane tra cui Kashan, Yazd, Persepoli e Shiraz per
raggiungere il Golfo Persico. A Ormuz si imbarcò per l'India, dove sbarcò dopo un viaggio di una
ventina di giorni a Thana, città nei pressi dell'attuale Bombay.
In questa città quattro suoi confratelli: fra Tommaso da Tolentino, Giacomo da Padova,
Demetrio Georgiano e Pietro da Siena. vennero martirizzati alcuni anni prima. I corpi dei martiri
furono portati dal padre domenicano Jordanus Catalani a Supera, cittadina ad una quarantina di
chilometri a nord di Bombay dove vennero sepolti. Odorico ne dissotterrò i corpi e prese con se le
spoglie nel lungo viaggio verso la Cina. Riprese il viaggio per mare scendendo le coste occidentali
dell'India, raggiunse probabilmente l'isola di Ceylon, risalì la costa orientale indiana per portarsi sulla
tomba di san Tommaso apostolo a Maylapur nei pressi di Madras.
Lasciate le coste indiane su una giunca, raggiunse l'isola di Sumatra, toccò vari porti
meridionali di questa isola e poi raggiunse l'isola di Giava e probabilmente del Borneo. Qui le
descrizioni del viaggiatore si fanno confuse, in quanto i nomi citati non sono più riconoscibili oggi.
Secondo alcuni toccò varie isole dell'arcipelago filippino e forse anche alcune isole meridionale del
Giappone.
Giunse in fine nel porto di Chin-Kalan l'attuale Canton nella Cina meridionale. Qui fu grande
lo spavento di Odorico nell'apprendere che i doganieri avrebbero ispezionato la nave in cera di merce
proibita all'importazione. Tra queste merci proibite vi erano le ossa dei martiri. Ma gli ispettori non
trovarono le ossa dei martiri francescani e Odorico le poté portare fino al porto di Xiamen (Amoy)
dove furono in fine traslate in uno dei due conventi dell'Ordine esistenti in città.
Interessante notare come i figli di san Francesco, morto appena cento anni prima, già avevano
raggiunto gli estremi confini del mondo allora conosciuto. Questa espansione, come spiegò Odorico,
fu in parte favorita dallo sterminato Impero Mongolo, instauratosi in quegli anni in Asia. I Mongoli,
non avendo una religione propria, furono influenzati dalle religioni dei popoli che incontrarono.
Divennero mussulmani in Persia, buddisti in India e seguaci di Confucio in Cina e furono anche
affascinati dalla predicazione dei missionari cristiani che raggiunsero le loro contrade.
Proseguì il viaggio verso nord, toccò Fuzhou e attraverso il monte giunse a Zhejiang e
Hangzhou, allora conosciuta come la città più grande del mondo. Proseguì poi per Nanchino e
attraversato il fiume Azzurro si imbarcò sul Gran Canale per raggiungere la capitale dell'impero allora
chiamata Kambalik l'attuale Pechino.
Qui visse per tre anni presso la missione del suo confratello e arcivescovo Giovanni da
Montecorvino allora già molto anziano.
Riprese il cammino verso casa attraverso l'Asia Centrale, ma qui il racconto di fra Odorico si
fa meno preciso e i riferimenti geografici sono confusi. Probabilmente attraversò il Tibet, giunse nel
nord della Persia e poi di nuovo in Armenia fino al porto di Trebisonda dove si imbarcò per Venezia
giungendovi alla fine degli anni venti.
Nel maggio del 1330, su richiesta del suo superiore Guidotto, Odorico, ospite del monastero
presso la Basilica di Sant'Antonio, dettò il resoconto del suo viaggio al frate Guglielmo di Solagna.
Da lì Odorico, per adempiere il compito affidatogli dall'arcivescovo Giovanni da
Montecorvino di informare il Papa su quanto visto in Estremo Oriente, riprese il cammino per
raggiungere la curia papale ad Avignone; l'itinerario prescelto prevedeva un viaggio via terra fino a
Pisa, poi via mare fino a Marsiglia e quindi ad Avignone.
Il suo viaggio si interrompe a Pisa: non ce la fa più. Cade ammalato e faticosamente torna ad
avviarsi verso il Friuli. Fa una sosta ancora a Padova, ed eccolo infine ricoverato nel convento udinese
di San Francesco. Qui frate Odorico si spegne il 14 gennaio 1331, subito venerato come operatore di
miracoli. Ma solo nel 1755 un Pontefice (Benedetto XIV) sanzionerà il culto per lui, col titolo di
beato. I suoi resti sono stati collocati nella chiesa udinese della Madonna del Carmelo.
Lo stesso Benedetto IV due anni più tardi concesse all'Ordine dei Frati Minori la facoltà di
celebrarne la festa, facoltà poi estesa alle diocesi di Udine e di Concordia-Pordenone.
Nel XX secolo dopo la pubblicazione dell'edizione critica nel 1929 della relazione del viaggio
missionario di Odorico, si ridestò l'interesse per la ripresa della Causa di canonizzazione del beato.
Nel 1982 si svolse un Convegno di studio sulla vita e l'opera del beato Odorico e nel 1994 il Ministro
provinciale di Padova, padre Agostino Gardin, avanzava esplicita richiesta per la ripresa della Causa.
Il 15 aprile 1994 il postulatore padre Ambrogio Sanna ha presentato il supplex libellus
all'Arcivescovo di Udine, che ha proceduto all'istituzione di una commissione di storici per la raccolta
della documentazione che consenta di provare non solo la continuità del culto, ma soprattutto l'eroicità
delle virtù esercitate dal beato Odorico.
Il 9 gennaio 2002 vi fu l'apertura solenne del processo di canonizzazione del grande
missionario friulano in Oriente.

Dal Comune dei pastori: per un missionario, con salmodia del giorno dal salterio.
Ufficio delle letture

SECONDA LETTURA

Dal Decreto «Ad gentes» del Concilio Vaticano II sull'attività missionaria della Chiesa.
(Nn. 4-5)

Andate, istruite tutte le genti

Il Signore Gesù Cristo, prima di immolare liberamente la sua vita per il mondo,
ordinò il ministero apostolico e promise l'invio dello Spirito Santo in modo che
entrambi collaborassero sempre e dovunque nella realizzazione dell'opera della
salvezza.
Ed è ancora lo Spirito Santo che in tutti i tempi «unifica tutta la Chiesa nella
comunione e nel ministero, e la munisce con diversi doni gerarchici e carismatici»,
vivificando — come loro anima — le istituzioni ecclesiastiche ed infondendo nel cuore
dei fedeli quello spirito missionario, da cui era stato spinto Gesù stesso. Talvolta anzi
previene visibilmente l'azione apostolica, come, in varia maniera, incessantemente
l'accompagna e dirige.
Il Signore Gesù, fin dall'inizio «chiamò presso di Sé quelli che Egli voleva e ne
costituì dodici perché fossero con Lui e per mandarli a predicare». Gli Apostoli furono
così ad un tempo il seme del nuovo Israele e l'origine della sacra gerarchia.
In seguito, una volta compiuti in se stesso, con la sua morte e risurrezione, i
misteri della nostra salvezza e dell'universale restaurazione, il Signore, che aveva
ricevuto ogni potere in cielo ed in terra, prima ancora di essere assunto in cielo, fondò
la sua Chiesa come il sacramento della salvezza ed inviò i suoi Apostoli nel mondo
intero, come egli a sua volta era stato inviato dal Padre, e comandò loro: «Andate
dunque e fate miei discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio
e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutte le cose che io vi ho
comandato».
Da qui deriva alla Chiesa il dovere di diffondere la fede e la salvezza del Cristo,
sia in forza dell'esplicito mandato, che l'Ordine Episcopale, coadiuvato dai Sacerdoti
ed unito al Successore di Pietro che è il Supremo Pastore della Chiesa, ha ereditato
dagli Apostoli, sia in forza di quella vita che Cristo comunica alle sue membra: «Da
lui infatti tutto quanto il corpo, costruito e compaginato per ogni giuntura che serve a
somministrare il necessario secondo la funzione di ciascun membro, opera il proprio
accrescimento edificandosi nella carità».
Pertanto la missione della Chiesa si esplica attraverso quell'operazione per la
quale, in adesione all'ordine di Cristo e sotto l'influsso della grazia e della carità dello
Spirito Santo, diventa in atto pieno presente a tutti gli uomini e popoli, per condurli
con l'esempio della vita e la predicazione, con i sacramenti e con gli altri mezzi della
grazia, alla fede, alla libertà ed alla pace di Cristo, aprendo loro libera e sicura la via
per partecipare in pieno al mistero di Cristo.
RESPONSORIO Mc 16, 15-16; Gv 3, 5

℞. Andate in tutto il mondo, predicate il vangelo ad ogni creatura; * chi crederà e sarà
battezzato, sarà salvo.
℣. Se uno non rinasce dall'acqua e dallo Spirito, non può entrare nel regno di Dio.
℞. Chi crederà e sarà battezzato, sarà salvo.

Lodi mattutine

Ant. al Ben. Non siete voi a parlare,


ma lo Spirito del padre vostro che parla in voi.

ORAZIONE

O Dio, che per lo zelo apostolico del beato Odorico hai condotto alla tua Chiesa
molti popoli dell’Oriente, concedici, per sua intercessione, di restare saldi nella fede e
di vivere nella speranza del Vangelo, da lui predicato. Per il nostro Signore.

Vespri

Ant. al Magn. Questo è il servo saggio e fedele,


che il padrone ha preposto alla sua famiglia
con l’incarico di darle il cibo al tempo dovuto.
16 gennaio

SANTI BERARDO DE’ LEOPARDI DA CALVI E COMPAGNI,


PROTOMARTIRI FRANCESCANI
PIETRO DE’ BONANTI DA SAN GEMINI, OTTONE DE’ PETRICCHI,
SACERDOTI, ACCURSIO VACUZIO E ADIUTO DA NARNI, RELIGIOSI

Famiglia Francescana: Memoria


OFM: Festa

Sei anni dopo la sua conversione, fondato l’Ordine dei Frati Minori, San Francesco si sentì
acceso dal desiderio di martirio e decise di recarsi in Siria per predicare la fede e la penitenza agli
infedeli. La nave su cui viaggiava finì però a causa del vento sulle rive della Dalmazia ed egli fu
costretto a ritornare ad Assisi. Il desiderio di ottenere la corona del martirio continuò comunque a
pervadere il cuore di Francesco e pensò allora di mettersi in viaggio verso il Marocco per predicare
il Vangelo di Cristo al Miramolino, capo dei musulmani, ed ai suoi sudditi. Giuntò in Spagna, fu però
costretto nuovamente a fare ritorno alla Porziuncola da un’improvvisa malattia.
Nonostante i due insuccessi subiti, organizzò l’Ordine in province e provvide a mandare
missionari in tutte le principali nazioni europee. Berardo, Pietro, Ottone, Accursio e Adiuto furono
tra i primi giovani provenienti da Calvi, San Gemini, Stroncone e forse da Narni, che vollero unirsi a
Francesco d'Assisi. Nella Pentecoste del 1219 diede inoltre licenza al sacerdote Otone, al suddiacono
Berardo ed ai conversi Vitale, Pietro, Accursio, Adiuto, di recarsi a predicare il Vangelo ai saraceni
marocchini, mentre egli optò per aggregarsi ai crociati diretti in Palestina, al fine di visitare i luoghi
santi e convertire gli infedeli indigeni.
Ricevuta la benedizione del fondatore, i sei missionari raggiunsero a piedi la Spagna. Giunti
nel regno di Aragona, Vitale, capo della spedizione, si ammalò, ma ciò non impedì agli altri cinque
confratelli di proseguire il loro cammino sotto la guida di Berardo. A Coimbra, in Portogallo, la regina
Orraca, moglie di Alfonso II, li ricevette in udienza. Si riposarono alcuni giorni nel convento di
Alemquer, beneficiando dell’aiuto dell’infanta Sancha, sorella del re, che fornì loro degli abiti civili
per facilitare la loro opera di apostolato tra i mussulmani. Così abbigliati, si imbarcarono alla volta
della sontuosa città di Siviglia, a quel tempo capitale dei re mori. Non propriamente prudenti, si
precipitarono frettolosamente alla principale moschea ed ivi si misero a predicare il Vangelo contro
l’islamismo. Furono naturalmente presi per folli e malmenati, ma essi non si scomposero e, recatisi
al palazzo del re, chiesero di potergli parlare. Miramolino li ascoltò di malavoglia e, non appena udì
qualificare Maometto quale falso profeta, andò su tutte le furie ed ordinò di rinchiuderli in un’oscura
prigione. Suo figlio gli fece notare che farli decapitare subito sarebbe stata una sentenza troppo
rigirosa, quanto sommaria, ed era dunque preferibile osservare perlomeno qualche formalità. Dopo
alcuni giorni il sovrano li fece chiamare davanti al suo tribunale e, avendo saputo che desideravano
trasferirsi in Africa, anziché rimandarli in Italia li accontentò imbarcandoli su un vascello pronto a
salpare per il Marocco. Compagno di viaggio dei cinque missionari fu l’infante portoghese Don Pietro
Fernando, fratello del re, assai desideroso di ammirare la corte di Miramolino. Sin dal loro arrivo nel
paese africano, Berardo, conoscitore la lingua locale, prese subito a predicare la fede cristiana
dinnanzi al re ed a criticare Maometto ed il Corano, libro sacro dei musulmani. Miramolino li fece
allora cacciare dalla città, ordinando inoltre che fossero rimandati nelle terre cristiane. Ma i frati, non
appena furono liberati, rientrarono prontamente in città e ripresero a predicare sulla pubblica piazza.
Il re infuriato li fece allora gettare in una fossa per farveli perire di fame e di stenti, ma essi, dopo tre
settimane di digiuno, ne furono estratti in migliori condizioni rispetto a quando vi erano stati rinchiusi.
Lo stesso Miramolino ne restò alquanto meravigliato. Ciò nonostante dispose per una seconda volta
che fossero fatti ripartire per la Spagna, ma nuovamente essi riuscirono a fuggire e tornarono a
predicare, finché l’infante di Portogallo non li bloccò nella sua residenza sotto sorveglianza, temendo
che il loro eccessivo zelo potesse pregiudicare anche i cristiani componenti il suo seguito.
Un giorno Miramolino, per sedare alcuni ribelli, fu costretto a marciare con il suo esercito,
richiedendo anche l’aiuto del principe portoghese. Quest’ultimo vi erano però anche i cinque
francescani ed un giorno, in cui venne a mancare l’acqua all’esercito, Berardo prese una vanga e
scavò una fossa, facendone scaturire un’abbondante sorgente di acqua fresca con innegabile grande
meraviglia da parte dei mori. Continuando però a predicare malgrado la proibizione del re, furono
nuovamente fatti arrestare, sottoposti a flagellazione e gettati in prigione. Furono poi allora consegnati
alla plebe, perché facesse vendicasse le ingiurie da loro proferite contro Maometto: furono così
flagellati ai crocicchi delle strade e trascinati sopra pezzi di vetro e cocci di vasi rotti. Sulle loro
piaghe vennero versati sale e aceto misti ad olio bollente, ma essi sopportarono tutti questi dolori con
tale fortezza d’animo tanto da sembrare impassibili. Miramolino non poté che rimanere ammirato per
tanta pazienza e rassegnazione e cercò dunque di convincerli ad abbracciare l’Islam promettendo loro
ricchezze, onori e piaceri. I cinque frati però respinsero anche le cinque giovani loro offerte in mogli
e perseverarono imperterriti nell’esaltare la religione cristiana.
A tal punto il Miramolino non resistette più a cotante avversioni e, preso dalla collera,
impugnò la sua scimitarra e decapitò i cinque intrepidi confessori della fede: era il 16 gennaio 1220,
presso Marrakech. In tale istante le loro anime, mentre spiccavano il volo per il cielo, apparvero
all’infanta Sancha, la loro benefattrice, che in quel momento era raccolta in preghiera nella sua stanza.
I corpi e le teste dei martiri furono subito fuori del recinto del palazzo reale. Il popolo se ne
impadronì, tra urla e oltraggi di ogni genere li trascinò per le vie della città ed infine li espose sopra
un letamaio, in preda ai cani ed agli uccelli. Un provvidenziale temporale mise però in fuga gli animali
e permise così ai cristiani di recuperare i resti dei frati e trasportarli nella residenza dell’infante. Questi
fece costruire due casse d’argento di differente grandezza. Nella più piccola vi depose le teste, mentre
nella più grande i corpi martiri. Tornando in Portogallo, portò infine con sé le preziose reliquie, che
destinò alla chiesa di Santa Croce di Coimbra, ove furono oggetto di venerazione.
Tale esperienza fece maturare nel giovane agostiniano portoghese Sant’Antonio da Lisbona
(da noi conosciuto come Antonio di Padova) l’idea di passare dall’Ordine dei Canonici Regolari ai
Frati Minori. Appresa la notizia del martirio dei cinque suoi figli, San Francesco esclamò: “Ora posso
dire che ho veramente cinque Frati Minori”. Furono canonizzati dal pontefice francescano Sisto IV il
7 agosto 1481 con la bolla Cum Alias ed il Martyrologium Romanum li commemora al 16 gennaio,
anniversario del loro glorioso martirio.
Recentemente il vescovo dalla Diocesi di Coimbra (dove i frati erano stati sepolti nel 1220)
ha permesso che le reliquie dei cinque Protomartiri Francescani tornassero a riposare sul suolo umbro
e dal 13 giugno 2010 le reliquie dei santi protomartiri sono custodite e venerate nella chiesa di
Sant’Antonio da Padova a Terni, ora santuario dei protomartiri francescani. Nello stesso anno la
Diocesi di Terni-Narni-Amelia, in collaborazione con istituzioni pubbliche e religiose, ha inaugurato
l'itinerario di pellegrinaggio che tocca i borghi natali dei Protomartiri e i luoghi salienti legati alla
memoria francescana e benedettina.
Dal Comune di più martiri, con salmodia del giorno dal salterio.

Ufficio delle letture

SECONDA LETTURA

Dalla «Cronaca dei Ministri Generali» dell'Ordine dei Frati Minori


(Analecta Franciscana, III, pp. 15-19)

Disprezziamo tutto per Cristo

Il beato Francesco, per ispirazione divina, inviò nel Marocco sei degnissimi Frati
perché predicassero coraggiosamente la fede cattolica agli infedeli.
Giunti nel regno d'Aragona, frate Vitale si ammalò gravemente e poiché tardava
a rimettersi, non volendo che l'opera di Dio fosse ostacolata per motivo della sua
infermità, ordinò agli altri cinque di adempiere il comando di Dio e del Serafico Padre.
I santi Frati dunque obbedirono e, lasciato frate Vitale, proseguirono per Coimbra.
Continuando il viaggio giunsero travestiti a Siviglia, allora occupata dai
Saraceni.
Un giorno, animati da fervore, si spinsero fino alla moschea principale e
volevano entrarvi; ma furono impediti dai Saraceni che fecero irruzione su di loro con
grida, spinte e percosse.
Infine, avvicinatisi al portone del palazzo del sovrano dei Mori, cominciarono a
dire che essi erano stati mandati al re come ambasciatori del Re dei re, cioè Gesù Cristo
Signore.
Dopo che ebbero esposto al re molte cose intorno alla fede cattolica per indurlo
alla conversione ed a ricevere il battesimo, questi, pieno di furore, ordinò che venisse
loro amputata la testa; ma poi sentito il parere degli anziani, li fece imbarcare per il
Marocco come era loro desiderio.
Entrati nella capitale, cominciarono immediatamente a predicare il Vangelo alla
gente che stava nelle piazze della città. Ma avendo il Sultano risaputo la cosa, ordinò
che venissero messi in prigione, dove restarono per venti giorni senza cibo e bevanda,
nutriti solo delle consolazioni divine.
Poi il sovrano li fece convocare dinanzi a sé. Ma avendoli trovati fermissimi
nella professione della fe de cattolica, acceso di sdegno, ordinò che venissero torturati
in vari modi e, in luoghi separati, sottoposti ai flagelli.
Allora gli sgherri, legatili mani e piedi e con le funi al collo, cominciarono a
trascinarli per terra con tanta violenza, che quasi ne apparivano al di fuori le viscere.
Sulle loro ferite versarono aceto e olio bollente e infine li gettarono sui loro giacigli
ricoperti di frammenti e di rottami, seguitando a tormentarli per tutta la notte.
Dopo di ciò il re del Marocco, pieno di furore, ordinò che venissero ricondotti
davanti a lui. Incatenati e seminudi furono condotti alla presenza del re. Questi,
avendoli trovati ancora saldissimi nella fede, allontanate le altre persone, fece entrare
alcune donne e cominciò a dire: «Frati convertitevi alla nostra fede, vi darò queste
donne per mogli e molto denaro, e sarete onorati nel mio regno».
Ma i beati Martiri risposero: «Non vogliamo né le tue donne né il tuo denaro, ma
tutto questo disprezziamo per amore di Cristo».
Allora il Sultano montò in furore e, afferrata una scimitarra e separati uno
dall'altro i santi frati, spaccò loro la testa, vibrando tre colpi sulla loro fronte; li uccise
così di propria mano.

RESPONSORIO

℞. I santi martiri non paventarono i tormenti dei loro persecutori, e diedero la vita *
per possedere eternamente il Signore.
℣. Soffrirono nelle loro membra, per amore di Dio, atroci supplizi:
℞. per possedere eternamente il Signore.

Lodi mattutine

Ant. al Ben. Grazie alla sua bontà misericordiosa,


Dio ci ha santificati venendo a visitarci dall’alto,
e per mezzo dei santi martiri
ha rischiarato con la luce della fede
molti popoli e nazioni.

ORAZIONE

O Dio, che hai consacrato gli inizi dell'Ordine Serafico con l'eroico martirio di
san Berardo e dei suoi compagni, concedi anche a noi di darti la testimonianza della
vita, come essi ti hanno dato quella del sangue. Per il nostro Signore.

Vespri

Ant. al Magn. Martiri santi,


avete sparso il sangue glorioso;
amici di Cristo nella vita,
lo avete seguito nella morte:
per questo vi è donata la corona di gloria.
19 gennaio

SANTA EUSTOCHIO SMERALDA CALAFATO DA MESSINA, VERGINE

II Ordine e Famiglia Francescana in Italia: Memoria facoltativa

Smeralda di nome e di fatto: doveva essere bellissima la figlia di Bernardo Cofino, se molti
sostengono che servì da modella al suo coetaneo Antonello da Messina per dipingere la celebre
“Annunziata”. Ma forse è solo una leggenda, che tuttavia nulla toglie alla sua celebrata bellezza di
cui anche oggi ci si può rendere conto: perché, dopo più di 500 anni, il suo corpo è ancora
miracolosamente incorrotto, ha passato indenne anche il terremoto del 1908 ed è conservato in una
teca di vetro in posizione eretta. La “santa in piedi” (come la chiamava Giovanni Paolo II°) nasce a
Messina. il 25 marzo 1434. Suo papà, soprannominato Calafato (destinato a diventare il cognome di
tutta la famiglia) è un commerciante che esercita anche via mare il trasporto conto terzi, la mamma è
un’autentica cristiana che si è lasciata conquistare dallo spirito francescano, si è iscritta al Terz’Ordine
e riesce a trasmettere un grande amore per Chiara e Francesco soprattutto alla figlia Smeralda. Che a
11 anni, a sua insaputa, si ritrova fidanzata con un maturo vedovo trentacinquenne e subisce questo
legame per due anni, fino a quando cioè il “fidanzato” muore improvvisamente, facendola meditare
sulla brevità della vita e sulla necessità di usare bene il tempo. Non ha neppure 14 anni, ma decide di
entrare in convento per dedicarsi completamente a Dio. Netto il rifiuto di papà, al quale non mancano
certo altre richieste di matrimonio, anche ghiotte, per quella figlia tanto bella: lei rifiuta ogni proposta,
scalpita, litiga con papà e cerca addirittura di scappare da casa. La strada per il convento sembra
spianarsi il giorno in cui papà muore in Sardegna, durante uno dei suoi frequenti viaggi commerciali,
ma adesso sono le monache a non volerla: hanno paura di vedersi incendiare il convento, come i
fratelli di Smeralda hanno minacciato di fare. Riesce comunque a realizzare il suo sogno e ad entrare
dalle Clarisse ancor prima di compiere 16 anni, ma quello che a lei sembrava essere il paradiso in
terra si rivela completamente diverso da come lo aveva immaginato. La vita spirituale si è rilassata;
dispense e favoritismi hanno ammorbidito la penitenza per venire incontro alle esigenze delle ragazze
di buona famiglia che non hanno voluto rinunciare completamente ai loro agi e alle loro comodità; la
badessa, troppo invischiata nelle cose temporali, ha perso di vista lo spirito di povertà che dovrebbe
essere proprio delle figlie di Santa Chiara. Smeralda, che insieme al velo ha preso il nome di suor
Eustochia, si oppone a questo stile di vita e invoca un ritorno alla Regola originaria, dando lei per
prima l’esempio di una vita austera, penitente, intessuta di preghiera e di servizio alle sorelle anziane
o ammalate. Inevitabile lo scontro con la badessa e lo strappo doloroso, ma necessario: esce dal
convento per fondarne un altro, che più fedelmente segua la Prima Regola di Santa Chiara. Ci riesce
a fatica nel 1464, seguita da sua mamma, da una sua sorella e da poche fedelissime, incontrando
incomprensioni anche dai Frati Minori Osservanti, che per otto mesi lasciano il nuovo convento senza
assistenza religiosa. Quando si stabilisce a Montevergine, il suo monastero si consolida, si ingrandisce
e lei lo guida con la saggezza e la spiritualità proprie dei santi. Si spegne a 51 anni, il 20 gennaio 1491
e la firma di Dio sulla sua vita santa sono i miracoli che accompagnano questa suora in vita e in morte,
rendendola veneratissima. Nel 1782 Pio VI ne approva il culto “ab immemorabili” e finalmente
Giovanni Paolo II°, nel 1988, proclama Eustochia Calafato santa, proprio come già da 5 secoli era
ritenuta dai messinesi e dalle Clarisse. A Messina viene festeggiata il 20 gennaio, ma nel calendario
per i francescani in Italia la data è quella del 19 gennaio.

Dal Comune delle vergini con salmodia del giorno dal salterio.

Ufficio delle letture

SECONDA LETTURA

Da una lettera di santa Chiara a santa Agnese di Boemia


(S. Chiara di Assisi; Protomonastero di S. Chiara – Assisi, 1969, a cura di Chiara
Augista Lainati O.S.C., pp. 120-121)

L’anima fedele è dimora di Dio

Colloca la tua mente davanti allo specchio dell’eternità, la tua anima nello
splendore della gloria, il tuo Cuore in Colui che è figura della divina sostanza, e
trasfórmati interamente, per mezzo della contemplazione, nell’immagine della divinità
di Lui: anche tu proverai allora ciò che è riservato ai suoi amici, gustando la segreta
dolcezza che Dio medesimo ha riservato fin dall’inizio a coloro che lo amano.
Senza concedere nemmeno uno sguardo alle seduzioni che in questo mondo
fallace ed irrequieto tendono lacci ai ciechi che vi attaccano il cuore, ama con tutto il
tuo essere Colui che per amor tuo tutto si è donato, Colui la cui bellezza è stupore al
sole e alla luna, i cui premi sono di un pregio e di una grandezza infiniti: voglio dire
quel Figlio dell’Altissimo, che la vergine ha partorito senza cessare d’essere vergine.
Stringiti alla sua dolcissima Madre, che nel piccolo chiostro del suo sacro seno
raccolse e nel suo grembo verginale portò Colui che i cieli non potevano contenere.
Chi non sdegnerebbe con orrore le insidie del nemico del genere umano, che,
facendo balenare innanzi agli occhi il luccicore delle cose transitorie e delle glorie
fallaci, tenta di annientare ciò che è più grande del cielo? Si, perché è ormai chiaro che
la più degna di tutte le creature, cioè l’anima dell’uomo fedele. È per la grazia di Dio
più grande del cielo.
Mentre il cielo, infatti, con tutte le altre cose create non può contenere il
Creatore, l’anima fedele, invece, ed essa sola, è sua dimora e soggiorno, e ciò soltanto
in forza della carità, di cui gli empi sono privi. È la stessa Verità che lo assicura,
dicendo: «Colui che mi ama, sarà amato dal Padre mio; ed io pure l’amerò; e verremo
a lui e in lui dimoreremo».
Come, dunque, la gloriosa Vergine delle vergini portò Cristo materialmente nel
suo grembo, tu pure, seguendo le sue vestigia, specialmente dell’umiltà e povertà, nel
tuo corpo casto e verginale puoi sempre, senza alcun dubbio, portarlo spiritualmente.
RESPONSORIO Ct 8, 6-7; 6, 2

R. Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio, perché forte come
la morte è l’amore. * Io sono per il mio diletto e il mio diletto è per me.
V. Le grandi acque non possono spegnere l’amore, né i fiumi travolgerlo.
R. Io sono per il mio diletto e il mio diletto è per me.

ORAZIONE

O Dio onnipotente ed eterno, che scegli le creature miti e deboli per confondere
la potenza del mondo, concedi a noi, che celebriamo la memoria di santa Eustochio
vergine, di imitare la sua costanza nell’adempimento della tua volontà. Per il nostro
Signore.
20 gennaio

BEATO GIOVANNI BATTISTA TRIQUERIE, SACERDOTE E MARTIRE


DELLA RIVOLUZIONE FRANCESE

OFM Conv: Memoria facoltativa

Giovanni Battista Triquerie nacque a Laval (Maine, Francia) il 1 luglio 1737. In giovane età
era entrato tra i Frati Minori Conventuali di Olonne, di cui fu pure superiore. In seguito, essendo un
religioso di singolare pietà e di stretta osservanza, fu eletto cappellano e confessore delle clarisse di
diversi monasteri. Dopo la soppressione del convento di Buron presso il quale esercitava il ministero,
si ritirò a Laval presso un cugino.
Durante la rivoluzione francese rifiutò decisamente di emettere il giuramento imposto dalla
legge civile, contrario alla Chiesa, alla quale volle rimanere fedele anche a costo della vita. Per questo
fu arrestato il 5 gennaio 1793 e messo in prigione, insieme con altri 13 sacerdoti e religiosi
Per i quattordici prigionieri i mesi trascorsero lunghi e monotoni. I vandeani, insorti contro i
rivoluzionari, nell’ottobre 1793 erano riusciti ad occupare Laval ed a rimetterli in libertà, ma essendo
stati ricacciati quasi subito dall’esercito repubblicano, i sacerdoti furono nuovamente improgionati
nell’ex-convento. Il 21 gennaio 1794 ricorreva l’anniversario della decapitazione del re Luigi XVI,
che il pontefice Pio VI con la bolla “Quare lacrymae” il 17 giugno 1793 aveva riconosciuto quale
martire ucciso in odio alla fede cattolica.
Per la commissione rivoluzionaria, volta a punire il fanatismo vandeano, l’anniversario
costituiva una data assai propizia per vendicarsi degli scacchi subiti. Perciò. la mattina del 21 gennaio
i quattordici sacerdoti progionieri furono condotti al palazzo di giustizia per essere giudicati.
L’interrogatorio di Jean-Baptiste Triquerie manifestò in modo inequivocabile il motivo
religioso della persecuzione e della condanna. Alla richiesta del giuramento prescritto dalla legge,
infatti, egli rispose: “Cittadino, io sono figlio di San Francesco; in forza del mio stato devo essere
morto al mondo, ne ignoro quindi le leggi. Mio unico scopo quello di pregare Dio per la mia patria,
cosa che non ho mai cessato di fare”. Assai turbato il presidente lo ammonì: “Non venire qui a farci
delle prediche. Dal momento che non sei più cappellano delle monache, chi ti ha dato i mezzi per
vivere, non avendo tu beni di fortuna?”. Il frate rispose di esserre sopravvissuto grazie alla carità dei
fedeli e che sarebbe comunque rimasto “fedele a Gesù Cristo sino all’ultimo respiro”.
Anche tutti gli altri sacerdoti rifiutarono categoricamente il giuramento loro richiesto, poiché
contrario alla coscienza, e furono perciò condannati alla ghigliottina. Udita la sentenza, i condannati
esclamarono “Deo gratias!” e poi si prepararono alla morte confessandosi vicendevolmente. Si misero
poi in coda aspettando il loro turno, cantando la Salve Regina ed il Te Deum.
A mezzogiorno di quel 21 gennaio 1794 tutto era finito. I corpi dei giustiziati furono seppelliti
nelle lande di Croix-Bataille, ma nel 1816, con la restaurazione dell’antico regime, i loro resti furono
esumati e traslati nella chiesa di Avesnières. Già durante la Rivoluzione, però, i fedeli non avevano
mai cessato di recarsi a pregare di nascosto sulle loro tombe. Il 19 giugno 1955 giunse finalmente il
giorno della glorificazione terrena di questi martiri, che vennero beatificati da Pio XII insieme ad
altre cinque vittime uccise singolarmente sempre a Laval.

Dal Comune di un martire, con salmodia del giorno dal salterio.

Ufficio delle letture

SECONDA LETTURA

Dalla Esortazione Apostolica “Ecclesia in Europa” di Giovanni Paolo II


(nn. 6. 13.)

Il martirio è la suprema incarnazione del Vangelo della speranza.

In un tempo di persecuzione, di tribolazione e di smarrimento per la Chiesa


all’epoca dell’Autore dell’Apocalisse (cfr Ap 1,9), la parola che risuona nella visione
è una parola di speranza: “Non temere! Io sono il Primo e l’Ultimo e il Vivente. Io ero
morto, ma ora vivo per sempre e ho potere sopra la morte e sopra gli inferi” (Ap 1,17-
18). Siamo messi così di fronte al Vangelo, al “lieto annuncio”, che è Gesù Cristo
stesso. Egli è il Primo e l’Ultimo: in Lui tutta la storia trova inizio, senso, direzione,
compimento; in Lui e con Lui, nella sua morte e risurrezione, tutto è già stato detto. È
il Vivente: era morto, ma ora vive per sempre. Egli è l’Agnello che sta ritto in mezzo
al trono di Dio (cfr Ap 5,6): è immolato, perché ha effuso il suo sangue per noi sul
legno della croce; è ritto in piedi, perché è tornato in vita per sempre e ci ha mostrato
l’infinita onnipotenza dell’amore del Padre. Egli tiene saldamente nelle sue mani le
sette stelle (cfr Ap 1,16), cioè la Chiesa di Dio perseguitata, in lotta contro il male e
contro il peccato, ma che ha ugualmente il diritto di essere lieta e vittoriosa, perché è
nelle mani di Colui che ha già vinto il male.
Voglio riproporre a tutti, perché non sia mai dimenticato, quel grande segno di
speranza costituito dai tanti testimoni della fede cristiana, vissuti nell’ultimo secolo,
all’Est come all’Ovest. Essi hanno saputo far proprio il Vangelo in situazioni di ostilità
e persecuzione, spesso fino alla prova suprema del sangue.
Questi testimoni, in particolare quanti tra di loro hanno affrontato la prova del
martirio, sono un segno eloquente e grandioso, che ci è chiesto di contemplare e
imitare. Essi ci attestano la vitalità della Chiesa; ci appaiono come una luce per la
Chiesa e per l’umanità, perché hanno fatto risplendere nelle tenebre la luce di Cristo.
Ancora più radicalmente, essi ci dicono che il martirio è la suprema incarnazione
del Vangelo della speranza. I martiri, infatti, annunciano questo Vangelo e lo
testimoniano con la loro vita fino all’effusione del sangue, perché sono certi di non
poter vivere senza Cristo e sono pronti a morire per lui nella convinzione che Gesù è il
Signore e il Salvatore dell’uomo e che, quindi, solo in lui l’uomo trova la pienezza vera
della vita. In tal modo, secondo l’ammonimento dell’apostolo Pietro, si mostrano pronti
a rendere ragione della speranza che è in loro (cfr 1Pt 3,15). I martiri, inoltre, celebrano
il “Vangelo della speranza”, perché l’offerta della loro vita è la manifestazione più
radicale e più grande di quel sacrificio vivente, santo e gradito a Dio, che costituisce il
vero culto spirituale (cfr Rm 12,1), origine, anima e culmine di ogni celebrazione
cristiana. Essi, infine, servono il “Vangelo della speranza”, perché con il loro martirio
esprimono in grado sommo l’amore e il servizio all’uomo, in quanto dimostrano che
l’obbedienza alla legge evangelica genera una vita morale e una convivenza sociale
che onora e promuove la dignità e la libertà di ogni persona.

RESPONSORIO 2 Tm 4, 7-8: Fil 3, 8-10

R. Ho combattuto la buona battaglia, sono giunto al traguardo, ho conservato la fede:


* ora è pronta per me la corona di giustizia.
V. Tutto ho stimato una perdita, pur di conoscere Cristo e partecipare alle sue
sofferenze, conforme a lui nella morte:
R. ora è pronta per me la corona di giustizia.

ORAZIONE

Dio onnipotente, che hai concesso al beato Giovanni Battista, sacerdote, di


servire fedelmente la tua Chiesa fino al dono supremo della vita, conseguendo la palma
del martirio, concedi a noi, animati della stessa carità, di servirti con sincera dedizione
e perseveranza. Per il nostro Signore.
27 gennaio

SANT’ANGELA MERICI, VERGINE, TERZIARIA FRANCESCANA E


FONDATRICE DELLE ORSOLINE

TOR e Calendario Romano in Italia: Memoria facoltativa

Nacque a Desenzano del Garda (Brescia) nel 1474. in una povera famiglia contadina; entrò
giovanissima tra le Terziarie francescane. Rimasta orfana di entrambi i genitori a 15 anni, partì per la
Terra Santa. Qui avvenne un fatto insolito. Giunta per vedere i luoghi di Gesù, rimase colpita da cecità
temporanea. Dentro di sé, però, vide una luce e una scala che saliva in cielo, dove la attendevano
schiere di fanciulle. Capì allora la sua missione.
Tornata in patria, nel 1535 fondò a Brescia la Compagnia di Sant'Orsola, congregazione le cui
suore sono ovunque note come Orsoline. Le prime aderenti vestivano come le altre ragazze di
campagna. La sua idea di aprire scuole per le ragazze era rivoluzionaria per un'epoca in cui
l'educazione era privilegio quasi solo maschile.
La regola venne stampata dopo la morte, avvenuta a Brescia il 27 gennaio del 1540. Fu
beatificata nel 1768 da Papa Clemente XIII e canonizzata nel 1807 da Papa Pio VII.

Dal Comune delle vergini o delle sante: educatrici, con salmodia del giorno dal salterio.

Ufficio delle letture

SECONDA LETTURA

Dal "Testamento spirituale" di sant'Angela Merici, vergine.

Trattiamo con soavità come Dio

Mie carissime madri e sorelle in Gesù Cristo, sforzatevi, coll'aiuto della grazia,
di acquistare e conservare in voi tale intenzione e sentimento buono, da essere mosse
alla cura e al governo della Compagnia solo per amore di Dio e per lo zelo della salute
delle anime.
Se tutte le vostre opere saranno così radicate in questa duplice carità, non
potranno portare se non buoni e salutieri frutti. Perciò dice il Salvator nostro: "Un
albero buono non può produrre frutti cattivi" (Mt 7, 18) come volesse dire che il cuore,
quando è informato alla carità, non può produrre se non buone e sante opere. Onde
ancora diceva sant'Agostino: Ama e fà quel che vuoi, come se dicesse chiaramente: La
carità non può peccare.
Vi supplico ancora di voler ricordare e tenere scolpite nella mente e nel cuore
tutte le vostre figliuole ad una ad una; e non solo i loro nomi, ma ancora la condizione
e indole e stato ed ogni cosa loro. Il che non vi sarà cosa difficile, se le abbraccerete
con viva carità.
Anche le madri secondo la carne, se avessero mille figliuoli, tutti se li terrebbero
nell'animo totalmente fissi ad uno ad uno, perché così opera il vero amore. Anzi pare
che, quanti più ne hanno, tanto più cresca l'amore e la cura particolare per ciascuno.
Maggiormente le madri secondo lo spirito possono e devono far questo, perché l'amore
secondo lo spirito é, senza confronto, molto più potente dell'amore secondo la carne.
Dunque, mie carissime madri, se amerete queste nostre figliuole con viva e sviscerata
carità, sarà impossibile che non le abbiate tutte particolarmente impresse nella memoria
e nel cuore.
Impegnatevi a tirarle su con amore e con mano soave e dolce, e non
imperiosamente né con asprezza; ma in tutto vogliate esser piacevoli. Ascoltate Gesù
Cristo che raccomanda: "Imparate da me che sono mite e umile di cuore" (Mt 11, 29);
e di Dio si legge che "governa con bontà eccellente ogni cosa" (Sap 8, 1). E ancora
Gesù Cristo dice: il mio giogo é dolce e il mio carico leggero" (Mt 11, 30).
Ecco perché dovete sforzarvi di usare ogni piacevolezza possibile. Soprattutto
guardatevi dal voler ottenere alcuna cosa per forza: poiché Dio ha dato ad ognuno il
libero arbitrio e non vuole costringere nessuno, ma solamente propone, invita e
consiglia. Non dico però che alle volte non si debba usare qualche riprensione ed
asprezza a tempo e luogo secondo l'importanza, la condizione e il bisogno delle
persone, ma solamente dobbiamo essere mosse a questo dalla carità e dallo zelo delle
anime.

RESPONSORIO Cfr. Ef 5, 8-9; Mt 5, 14. 16

R. Voi siete luce nel Signore: comportatevi come figli della luce. * Frutto della luce è
ogni cosa buona, giusta e vera.
V. Voi siete la luce del monso: splenda la vostra luce davanti agli uomini
R. Frutto della luce è ogni cosa buona, giusta e vera.

ORAZIONE

O Dio, Padre misericordioso, che in sant’Angela Merici hai dato alla tua Chiesa
un modello di carità sapiente e coraggiosa, fa’ che per il suo esempio e la sua
intercessione possiamo comprendere e testimoniare la forza rinnovatrice del Vangelo.
Per il nostro Signore.
29 gennaio

BEATO FRANCESCO ZIRANO, SACERDOTE E MARTIRE

OFM Conv: Memoria facoltativa

Francesco Zirano nacque a Sassari intorno all’anno 1564, in una famiglia di modesti contadini
dalla fede genuina. Erano probabilmente quattro fratelli che purtroppo rimasero presto orfani di padre.
Profonda era in casa la devozione verso i protomartiri Gavino, Proto e Gianuario e da Sassari
partivano annualmente due pellegrinaggi solenni al santuario di Porto Torres, anche a rischio di
improvvisi attacchi di corsari a cui la zona era soggetta. Francesco mantenne sempre forte questa
devozione. L'infanzia trascorse normale e in un'epoca in cui l'analfabetismo era la norma, ricevette
una certa istruzione dai frati di S. Maria di Betlem. Aveva una grande devozione per la Madonna,
maturò la vocazione e a soli quindici anni seguiva le regole del convento. A ventidue anni fu ordinato
sacerdote dall’arcivescovo Alfonso de Lorca. Era presente e ne condivideva la gioia il cugino
Francesco Serra, figlio di una sorella della madre, che da poco aveva vestito l’abito.
Padre Zirano svolse varie mansioni, in chiesa a contatto con i fedeli o in comunità, a servizio
dei confratelli, fino a quando, nel 1590, un avvenimento sconvolse la sua vita. Il cugino fu fatto
schiavo dai corsari turchi sbarcati in Sardegna e condotto ad Algeri. Per otto anni padre Zirano, mentre
svolgeva scrupolosamente i suoi incarichi, di economo, di questuante e di procuratore del convento,
soffriva e pregava per l’infelice cugino. Ad un certo punto giunse all’ardita decisione che sarebbe
andato a liberarlo. Occorreva reperire il denaro necessario per il riscatto e in Sardegna erano i
Mercedari che questuavano per la liberazione degli schiavi. Il 19 marzo 1599 la richiesta di Francesco
venne accolta da Clemente VIII che l’autorizzava per un triennio. In essa si legge l’invito a donare
con generosità all'umile frate "di circa trentatrè anni, di bassa statura, occhi neri e barba castana".
Padre Zirano percorse tutta l’isola per raccogliere le offerte, dando conforto ai familiari di altri schiavi
e impegnandosi per la liberazione di alcuni di essi.
Nella primavera del 1602, pieno di trepidazione e di speranza, forte nella fede, partì facendo
tappa in Spagna dove ebbe dal Re Filippo III per compagno fra Matteo de Aguirre. A sua insaputa
però il frate di Maiorca aveva una missione politica da realizzare, nell’ambito della guerra in atto tra
Algeri e il re di Cuco che era sostenuto dagli spagnoli. Resosi conto della difficoltà padre Zirano,
travestito da mercante, con un interprete, il 18 agosto partì da Cuco e dopo tre giorni di cammino era
sotto le mura di Algeri. La situazione era tesa, si intravedevano le navi spagnole presso l'isola di Ibiza
e un bando limitava la libertà dei cristiani. Ultima complicazione fu l'arresto di un rinnegato
proveniente da Cuco che portava alcune lettere di fra Matteo a padre Zirano e ad altri cristiani. Le
lettere erano in realtà la rinuncia a occuparsi del riscatto degli schiavi, ma padre Zirano restò
prudentemente lontano dalla città. Se ne tornò a Cuco portando con sé quattro cristiani liberati nei
dintorni di Algeri e, impossibilitato ad agire, divenne aiutante di fra Matteo.
Intanto in carcere il cugino faceva coraggio ai compagni di sventura e aveva imparato l'arabo,
tra fatiche e umiliazioni. Il conflitto divenne quindi più acuto. Il Re di Cuco conseguì una vittoria e
ritenne opportuno comunicarlo al Re di Spagna. Padre Zirano fu incaricato di portare la lettera, ma
forse con una manovra premeditata, fu tradito e consegnato al nemico. Gli avvenimenti furono riferiti
in seguito da uno schiavo spagnolo. Francesco fu spogliato, percosso, incatenato e condotto ad Algeri
il 6 gennaio 1603. In carcere trovò altri cristiani.
Padre Zirano era stato scambiato per frate Matteo de Aguirre, venne isolato e stabilito un
enorme riscatto. Ricevette la visita del cugino Francesco Serra che purtroppo ebbe il compito di
comunicargli la condanna a morte. Il servo di Dio chiese solo un confessore, ma ciò non fu possibile.
Confidando in Dio diede testimonianza ai compagni di galera di restare forti nella fede. Tra la prima
e la seconda visita del cugino si tentò il suo invio a Costantinopoli, capitale dell'Impero turco da cui
dipendeva anche Algeri. Era in partenza una nave inglese e i soldati che presidiavano Algeri
avrebbero inviato padre Zirano per rassicurare i turchi che la guerra contro il re di Cuco non aveva
intaccato la loro signoria. Il tentativo fallì a causa del consistente riscatto richiesto.
Il 24 gennaio venne radunato il Consiglio della città per decidere senza interrogatorio la
condanna. Il Gran Consiglio aveva capito che stava condannando non l'odiato ambasciatore spagnolo,
fra Matteo, ma il sardo padre Zirano. Non mancò la proposta infame dell’abiura, ma Francesco non
avrebbe mai rinnegato il Signore. Trascorse la notte precedente l'esecuzione in preghiera. Un
banditore proclamò per le vie della città che il condannato aveva "rubato" quattro schiavi ed era "una
spia". L’esecuzione venne atrocemente eseguita il 25 gennaio del 1603. Vestito con una tunica e con
una catena al collo, attraversò l’affollata strada centrale di Algeri tra urla e insulti. Francesco pregava
ad alta voce recitando il canto biblico dei tre fanciulli, come raccontò un testimone. Fu scorticato vivo
e la pelle, imbottita di paglia, fu esposta presso una porta della città. I cristiani si appropriarono di
alcuni lembi, custodendoli. Alcuni arrivarono in Italia, in Sicilia venne portata una mano e la pelle di
un braccio, come ci informa un testo del 1605. Oggi se ne è persa notizia.
Il cugino, che trovò poi la libertà e poté riscattare a sua volta alcuni schiavi cristiani, riuscì in
seguito a dare al corpo straziato una sepoltura. La fede di padre Zirano suscitò un’ammirazione
commossa e la fama del suo martirio è giunta sino ai nostri giorni.
È stato beatificato il 12 ottobre 2014 a Sassari, con celebrazione presieduta dal Card. Angelo
Amato. Poiché il giorno della sua morte coincide con il 25 gennaio, festa della Conversione di san
Paolo la memoria liturgica è stata fissata al 29 gennaio.

Dal Comune di un martire, con salmodia del giorno dal salterio.

Ufficio delle letture

SECONDA LETTURA

Dalla deposizione sul martirio di Giovanni Andrea da Cagliari.


(Antonio Daza, Chronica, pars IV, c. 51, Valladolid 1611, pp. 257-258)

Nelle tue mani, Signore, affido il mio spirito

In Valladolid, 29 di marzo 1606, davanti a me Francesco di Santander, fra


Antonio Daza, a nome dell’Ordine del padre san Francesco, presentò come testimone
Giovanni Andrea Sardo, originario della Sardegna. Dopo aver prestato giuramento in
nome di Dio e al simbolo della croce, su cui mise la mano destra secondo la legge,
promise di dire la verità sui fatti di cui era a conoscenza.
Interrogato riguardo all’istanza, il testimone dichiarò che sul contenuto della
petizione ciò che lui sapeva era che: mentre lui era prigioniero nella città di Algeri da
oltre di 22 anni, il padre fra Matteo de Aguirre mandò, con una lettera per il re Don
Filippo nostro sovrano, il suo compagno fra Francesco di cui non sa il cognome, solo
che era un frate, sacerdote, di circa 30 anni, di barba castana, di media statura,
originario della città di Sassari del regno di Sardegna. I mori che lo guidavano lo
tradirono con l’inganno, per cui invece di condurlo al porto per l’imbarco lo portarono
nel territorio dei Turchi, dove fu fatto prigioniero dai ministri del re di Algeri. Non
acconsentirono alla richiesta di riscattarlo e ritenendo che fosse il citato fra Matteo de
Aguirre lo condannarono a morte. Lo condussero per eseguire la sentenza nella città di
Algeri, presso il Diwan cioè il Consiglio, dove fu deciso che lo scorticassero vivo e lo
misero in una buca fino alla cintola.
Questo testimone vide come i Mori e i Turchi, mentre lo portavano al martirio,
cercavano di convincerlo a rinnegare la nostra amata fede cattolica e che il frate
Francesco professando e predicando la verità della nostra santa fede, diceva che in essa
era nato e in essa voleva morire. Vedendo ciò portarono un boia greco rinnegato, privo
di orecchie, il quale affermava che gliele avevano tagliate i cristiani e che l’uomo
davanti a lui doveva pagare per questo. Così il teste vide come il boia si avvicinò con
un coltello al condannato che aveva le mani legate ed era stato spinto nella citata buca
scavata nel terreno; lì gli inferse un taglio dall’orecchio all’indietro, incidendo fino alla
vita e il frate Francesco sopportava con grandissima fermezza invocando il santissimo
nome di Gesù e di nostra Signora, recitando i salmi. Il boia proseguì scorticandolo con
enorme crudeltà. Arrivato alle mani gli tagliava la pelle e amputava le mani all’altezza
dei polsi e dopo procedeva alla stessa maniera con i piedi. Mentre gli scorticava i quarti
anteriori questo testimone vide che allorché il boia, strappando la pelle, arrivava fino
alla bocca dello stomaco, il suddetto fra Francesco, con tremendo dolore, rivolti gli
occhi al cielo disse: «Nelle tue mani, Signore, affido il mio spirito: mi hai redento,
Signore, Dio fedele». Con queste parole spirò.
Il boia finì di scorticarlo e, presa la pelle, la riempì di paglia e la pose in cima
alla porta che chiamano di Babason. Buttarono il corpo e le ossa nella campagna.
Questo testimone e altri Cristiani schiavi andando a raccoglierli, non trovarono dette
ossa, ma venne a sapere che altri le avevano prese e portate in terra di cristiani.

RESPONSORIO Cf. Gal 6,14; 2,20; Fil 1,29

R. Quanto a me non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo,
* che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me.
V. Riguardo a Cristo, a me è stata data la grazia non solo di credere in lui, ma anche di
soffrire per lui:
R. Che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me.
ORAZIONE

O Dio, che hai suscitato nel beato Francesco, sacerdote, il coraggio di rischiare la vita
per liberare il prossimo restando fedele a Cristo fino al martirio, per sua intercessione
concedi a noi di testimoniare il Vangelo con fede viva, carità operosa, speranza certa.
Per il nostro Signore.
30 gennaio

SANTA GIACINTA MARESCOTTI, VERGINE, TERZIARIA

Famiglia Francescana: Memoria

Clarice, nacque a Vignanello (Viterbo), diocesi di Civita Castellana, nel 1585, da Marco
Antonio e Ottavia Orsini, principi romani. Sognava un marito, non il monastero. Era molto bella e
aveva sott’occhio un giovane marchese Capizucchi, ottimo partito per una figlia del principe
Marcantonio Marescotti, alta aristocrazia romana. E il principe, infatti, gli dette volentieri in moglie
una figlia. Ma non era Clarice. Era Ortensia, la più giovane. Dopodiché Clarice diventò il flagello
della casata, insopportabile per tutti. Una delusione simile poteva davvero inasprire chiunque, ma
forse le accuse erano anche un po’ gonfiate per giustificare la reazione del padre, che all’età di
vent’anni, nel 1605, la fece entrare nel monastero di San Bernardino a Viterbo, dalle Clarisse, dove
c’era già sua sorella Ginevra.
Qui lei prese il nome di Giacinta, ma senza farsi monaca: scelse lo stato di terziaria
francescana, che non comporta clausura stretta. Viveva in due camerette ben arredate con roba di casa
sua e partecipava alle attività comuni. Ma non era come le altre. Lo sentiva, glielo facevano sentire:
un brutto vivere. Per quindici anni tirò avanti così: una vita "di molte vanità et schiocchezze nella
quale hero vissuta nella sacra religione". Parole sue di dopo (dal piccolo diario autografo conservato
nell’archivio del convento dei Ss. XII Apostoli, a Roma).
C’è un “dopo”, infatti. C’è una profonda trasformazione interiore, dopo una grave malattia di
lei e alcune morti in famiglia. Per suor Giacinta cominciano ventiquattro anni straordinari e durissimi,
in povertà totale. E di continue penitenze, con asprezze oggi poco comprensibili, ma che rivelano
energie nuove e sorprendenti. Dalle due camerette raffinate lei passa a una cella derelitta per vivere
di privazioni: ma al tempo stesso, di lì, compie un’opera singolare di “riconquista”. Personaggi lontani
dalla fede vi tornano per opera sua, e si fanno suoi collaboratori nell’aiuto ad ammalati e poveri. Un
aiuto che Giacinta la penitente vuole sistematico, regolare, per opera di persone fortemente motivate.
Questa mistica si fa organizzatrice di istituti assistenziali come quello detto dei “Sacconi” (dal sacco
che i confratelli indossano nel loro servizio) che aiuta poveri, malati e detenuti, e che si perpetuerà
fino al XX secolo. E come quello degli Oblati di Maria, chiamati a servire i vecchi.
Nel monastero che l’ha vista entrare delusa e corrucciata, Giacinta si realizza con una totalità
mai sognata, anche come stimolatrice della fede e maestra: la vediamo infatti contrastare il
giansenismo nelle sue terre, con incisivi stimoli all’amore e all’adorazione per il sacramento
eucaristico. Non sono molti quelli che la conoscono di persona.
Muore il 30 gennaio 1640. Subito dopo la sua morte, tutta Viterbo corre alla chiesa dov’è
esposta la salma. E tutti si portano via un pezzetto del suo abito, sicché bisognerà rivestirla tre volte.
A Viterbo lei resterà per sempre, nella chiesa di San Bernardino del monastero delle Clarisse, distrutta
dalla guerra 1940-45 e ricostruita nel 1959. Fu beatificata da Benedetto XIII il 14 luglio 1726 e
canonizzata da Pio VII il 24 maggio 1807.

Dal Comune delle vergini, con salmodia del giorno dal salterio.

Ufficio delle letture

SECONDA LETTURA

Lettera di santa Giacinta Marescotti ad un sacerdote


(Vita e scritti di santa Giacinta Marescotti. Edizione Monastero S. Bernardino,
Viterbo 1982)

Il Signore mi dia una scintilla del suo santo amore.

“Desidero veramente che durante la preghiera delle «quarantore» lei preghi


Gesù, perché mi liberi da tanta negligenza nel suo santo servizio e che mi dia la grazia,
mentre sono in vita, di rallegrarmi e consolarmi solo in lui; che nessuna delle cose
create mi sembri dolce e bella se non quelle che mostrano impresse in sé l’immagine
del suo santissimo nome; e che, seguendo il suo esempio, mi faccia vivere in santa
povertà, come vivevano quelle prime religiose fondate da santa Chiara e infine che mi
dia almeno una scintilla del suo santo amore. E perciò le chiedo che durante il Sacrificio
della santa Messa, quando avrà Gesù tra le mani, lo preghi e lo invochi. E si fermi
alquanto a pregarlo con tutto il fervore possibile del suo animo e se lo faccia
promettere. Sebbene io non meriti nulla, questo però lo domando a lui per la sua
maggiore gloria. Metta questa mia richiesta, per ottenere l’esaudimento, nelle mani
della gloriosissima Vergine, mio caro ed amabile sostegno, affinché la presenti al suo
santissimo Figlio. E siccome mi sono tutta consacrata , promettendole di non più
affezionarmi ai parenti, né agli animi, né a qualsiasi altra creatura, se non a ciò che è
in Gesù ed a Gesù appartiene, ed avendo fatto per amore della Vergine molte rinunce
che mi sono state dure ai sensi, così preghi Maria affinché ponga fine in me ad ogni
amor proprio e mi stringa con ogni fortezza solamente alla croce del suo santissimo
Figlio, facendomi morire al mondo e a me stessa. Chiami l’arcangelo Raffaele a me
tanto caro, che per quel fuoco d’amore che gode, riscaldi il mio spirito nel divino amore
del suo e nostro Creatore. Chiami san Lorenzo, mio glorioso aiuto nelle cadute e nelle
fragilità, che mi rialzi per quel particolare amore che gli porto.
Domandi per lei aiuto e grazia a Dio, per compiere la sua volontà ed ogni altra
cosa che lui desidera. Anche io l’aiuterò come potrò, sebbene sia tanto miserabile e
cattiva. E la stessa cosa la faccia chiedere nella preghiera a tutti gli altri religiosi,
leggendo anche a loro questa mia richiesta.
Gesù sia sempre con me”.
RESPONSORIO Cfr. Rm 8, 1-2. 6. 17

R. I desideri della carne portano alla morte, mentre i desideri dello Spirito portano alla
vita e alla pace. * Partecipiamo alle sofferenze di Cristo per partecipare anche alla sua
gloria.
V. Non c’è più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù, perché egli ci ha
liberati dalla legge del peccato e della morte.
R. Partecipiamo alle sofferenze di Cristo, per partecipare anche alla sua gloria.

Orazione come alle Lodi mattutine.

Lodi mattutine

INNO dal comune delle vergini oppure il seguente (dal proprio delle clarisse).

Giacinta, candido fiore


modello di tanta fede,
accogli inni di gloria
che fervidi sciogliamo.

Tu che seguisti la voce


del tuo Signore e Sposo
e nell’ora della morte
alla gloria ascendesti.

Nel cuore portasti impresse


le ferite dell’Amore,
il corpo insanguinasti
con spine e duri flagelli.

Spinta da santo ardore,


tu soccorresti i poveri
e guidasti i peccatori
sulla via del Signore.

Raduna i tuoi devoti


attorno a Gesù e Maria,
perché l’amor ricambiamo
del Figlio e della Madre.

A Dio, Unico e Trino,


salga onore e gloria
che di Giacinta l’anima
chiamò all’eterne nozze. Amen.

Oppure un altro inno o canto adatto approvato dall’autorità ecclesiastica.

Ant. al Ben. La mia gloria è nella croce


del Signore nostro Gesù Cristo,
per il quale il mondo è per me crocifisso
ed io per il mondo.

ORAZIONE

O Dio, che in santa Giacinta vergine hai dato al popolo cristiano un sublime
esempio di eroica penitenza e di carità verso il prossimo, per sua intercessione concedi
anche a noi di espiare le nostre colpe nella pratica assidua della mortificazione e
nell’amore verso i fratelli sofferenti. Per il nostro Signore.

Vespri

INNO dal comune delle vergini oppure il seguente (dal proprio delle clarisse).

Giacinta, fosti vittima


di amore e penitenza
e seguisti con ardore
la parola del Signore.

Portasti nel tuo corpo


i segni della passione:
con te accogliam la Croce
sulla strada del dolore.

Donasti a Cristo Signore


un cuore acceso d’amore,
ottienici dal Signore
il perdono delle colpe.

Guida la nostra vita


verso sentieri fulgidi,
riscalda i cuori gelidi
del tuo santo ardore.
A Dio, Unico e Trino,
salga onore e gloria
che di Giacinta l’anima
chiamò all’eterne nozze. Amen.

Oppure un altro inno o canto adatto approvato dall’autorità ecclesiastica.

Ant. al Magn. Beati i misericordiosi,


perché troveranno misericordia.

Orazione come alle lodi mattutine


FEBBRAIO
4 febbraio

SAN GIUSEPPE DESIDERI DA LEONESSA, SACERDOTE

OFM Capp: Memoria

Eufranio Desideri nacque a Leonessa (Rieti) l’8 gennaio 1556. Famiglia importante, ricca e
appartenente alla nobiltà del paese, ma sfortunata: i genitori, Giovanni Desideri e Francesca Paolini,
muoiono in breve tempo quando lui è ancora piccolo. Fu accolto dallo zio paterno, Battista, “maestro
di umanità” a Viterbo, sotto la cui guida si poté formare un’educazione religiosa e una notevole
cultura. Ornato di eccellenti doti, non gli mancarono le prospettive di un ambito matrimonio, ma egli
dimostrò di avere altre aspirazioni e costantemente rifiutò le proposte caldeggiate dai parenti. Colpito
da grave malattia, fu consigliato di ritornare al paese natale dove cominciò a frequentare il convento
dei Cappuccini e, in occasione di una visita del provinciale dell’Umbria, chiese di essere accolto in
religione. Fece il suo noviziato alle Carcerelle di Assisi, vestendo l’abito a 17 anni nel gennaio 1572
e mutando il nome di Eufranio in quello di fra Giuseppe.
I famigliari cercarono invano di strapparlo al convento, adducendo la necessità di assistenza
che avevano le quattro sorelle, ma Giuseppe ai richiami del sangue, preferì la voce di Dio e, trascorso
nel fervore l’anno di prova, fu avviato allo studio della filosofia e della teologia. Cominciò inoltre a
distinguersi in modo particolare per lo spirito di penitenza.
Prosegue negli studi teologici fino al sacerdozio (1580) e fa le sue prime esperienze di
predicatore nelle campagne dell’Italia centrale. Il suo sogno, però, è la missione. E si realizza per lui
a 31 anni, quando il suo Ordine lo manda con altri a Costantinopoli, l’antica capitale dell’Impero
romano d’Oriente, che da un secolo è capitale dell’Impero turco (l’ha conquistata nel 1453 il sultano
Maometto II sconfiggendo Costantino XI, l’ultimo imperatore, caduto in combattimento con gli
ultimi difensori: greci, genovesi e veneziani). I turchi hanno lasciato al loro posto il patriarca e i
vescovi “orientali”, cioè separati dalla Chiesa di Roma in seguito allo scisma nel 1094. I vescovi
cattolici sono stati invece colpiti e allontanati. Tra i fedeli, molti vivono in schiavitù, e altri sono
isolati e dispersi intorno a chiese in rovina.
I missionari cappuccini hanno un loro programma graduale nella metropoli d’Oriente:
assistenza ai cattolici in prigionia, ai malati, collegamento con i gruppi cattolici occidentali che sono
a Costantinopoli per lavoro e commercio. E così fa lui, fra Giuseppe. Ma il suo temperamentolo
spinge a fare di più, e subito: pensa di annunciare il Vangelo anche ai turchi, di rivolgersi
personalmente al sultano Murad III. Anzi, tenta di infilarsi nel suo palazzo. E così lo arrestano come
sovversivo, poi lo tengono per tre giorni appeso per una mano e un piede a un’alta trave, sotto la quale
è acceso un fuoco. La tradizione vuole che egli sia stato salvato miracolosamente da un angelo. Infine,
espulso, torna in Italia.
Rientrato in Italia, riprese con rinnovato fervore il ministero della predicazione itinerante,
accompagnato da qualche confratello; e sempre a piedi, nello stile cappuccino (così può vedere il
mondo con gli occhi di coloro che a piedi vivono e muoiono) accompagnandolo con costanti ed eroici
esercizi di penitenza. Si impone ritmi quasi incredibili, che sfiancano i suoi compagni di missione:
anche sei-sette prediche in un giorno; e pochissimo riposo, perché è importantissimo anche il
colloquio con la persona singola, la famiglia singola. O con chi è condannato a morte e lo vuole
accanto a sé nel carcere, per le ultime ore di vita. Per i malati, si sforza di far sorgere piccoli ospedali
e ricoveri; a volte ci lavora anche con le braccia. E combatte l’usura che dissangua le famiglie,
facendo nascere Monti di Pietà e Monti frumentari, per il piccolo credito a tasso sopportabile.
Si nutriva con pochi legumi, o un po’ di pane macerato nell’acqua; dormiva su due sassi e un
sacco di paglia, e continuava nella sua attività instancabile, arrivando a tenere anche otto prediche al
giorno in luoghi diversi e distanti.
Alla sua predicazione diede un carattere popolare, favorendo la pacificazione degli animi e il
sollievo dei poveri, istituendo Monti di Pietà e Monti Frumentari, erigendo e riparando ospedali. Dagli
Atti del processo di beatificazione risulta che Iddio lo favorì del dono dei miracoli, della scrutazione
dei cuori, e di particolari grazie di orazione. Nella comunità ebbe l’ufficio di superiore locale e di
segretario provinciale.
Dio, che gli aveva risparmiato il martirio, gli riservò per purificazione una grave malattia che
richiese un dolorosissimo quanto inefficace intervento. Trasferito nel convento di Amatrice, dove era
superiore un suo nipote, Giuseppe si preparò serenamente alla morte che sopraggiunse, accompagnata
da miracoli, il 4 febbraio 1612; aveva cinquantasette anni. Il suo venerato corpo, per volontà dei
maggiorenti della città, fu sottoposto ad uno speciale intervento di conservazione e venne inumato
nella chiesa conventuale di Amatrice, da dove, nel 1639, fu trasferito alla sua città natale, dove tuttora
si venera.
Fu beatificato da Clemente XII nel 1737 e canonizzato da Benedetto XIV il 29 giugno 1746;
la festa liturgica è celebrata dal suo Ordine il 4 febbraio. Si conservano di lui lettere e prediche di cui
alcune edite. Iconograficamente, è rappresentato sospeso sul patibolo o nell’atto di predicare.

Dal Comune dei pastori con salmodia del giorno dal salterio.

Ufficio delle letture

SECONDA LETTURA

Da una predica di san Giuseppe da Leonessa


(Da «Analecta» dell'Ordine dei Minori Cappuccini, 1897, pp. 281-283)

Ogni cristiano è come un libro vivente di dottrina evangelica

Il Vangelo e la buona novella dell'Avvento del Signore nel mondo per mezzo
della Vergine non dev'essere scritto soltanto su pagine di carta, ma soprattutto
nell'intimo del nostro cuore. Infatti fra la legge di Mosè e la legge di grazia c'è questa
differenza: quella fu scolpita su tavole di pietra, questa invece si chiama legge di grazia,
perché attraverso l'infusione della grazia dello Spirito Santo viene impressa nel cuore
degli uomini.
Così era stato promesso da Dio per mezzo di Geremia, che dice: «Stabilirò con
voi il mio patto, non come quello che stabilii con i vostri padri». E riguardo a questo
nuovo patto soggiunge: «Imprimerò la mia legge nel loro cuore». Quindi ogni cristiano
dev'essere un libro vivente, in cui si possa leggere la dottrina evangelica. Così diceva
san Paolo ai Corinzi: «Siete voi la nostra lettera, scritta non con l'inchiostro, ma con lo
Spirito del Dio vivente attraverso il nostro ministero, non in tavole di pietra, ma sulle
tavole di carne del cuore».
Il foglio è il nostro cuore, chi scrive è lo Spirito Santo attraverso il mio ministero,
perché «la mia lingua è come calamo di scriba che scrive velocemente». E Dio voglia
che la lingua del predicatore, mossa dallo Spirito Santo, bagnata nel Sangue
dell'Agnello immacolato, scriva oggi velocemente nei vostri cuori! Ma come si potrà
scrivere sopra un foglio già scritto? Se non si cancella lo scritto precedente, non ci si
può scrivere di nuovo.
Nel vostro cuore c'è scritta l'avarizia, la superbia, la lussuria e gli altri vizi. Come
ci potremo scrivere l'umiltà, l'onestà e le altre virtù, se i precedenti vizi non vengono
cancellati? Se gli uomini portassero impresso in sé uno scritto di questo genere,
sarebbero come un libro santo e con la loro condotta esemplare sarebbero di
insegnamento agli altri. Perciò Paolo soggiunge nel passo sopra citato: «Voi siete una
lettera che tutti possono leggere e conoscere».
I superiori e i predicatori devono procedere in modo da attrarre delicatamente
tutti sulla via della verità, giacché tutti non si possono convincere con gli stessi mezzi.
Per questo Paolo, zelantissimo ministro di Cristo e conquistatore di anime, diceva: «Mi
son fatto Giudeo con i Giudei e come uno che è sciolto dalla legge mosaica con coloro
che non sono sottomessi alla legge». Insomma, si adattava a tutti; quindi conclude: «Mi
son fatto tutto a tutti, per guadagnare tutti a Cristo».

RESPONSORIO Cfr. 1 Cor 9, 26-27. 22

℞. Io corro, ma non come chi è senza meta, e tratto duramente il mio corpo e lo trascino
in schiavitù * per salvare le anime.
℣. Mi sono fatto tutto a tutti
℞. per salvare le anime.

Oppure (tratta dal proprio dell’Arcidiocesi di Perugia):

Preghiera di san Giuseppe da Leonessa in preparazione all’ordinazione sacerdotale.


(Cfr. Collectanea concionatoria, cod. 19, f. 1r)

Ora per sempre affido me stesso alla tua benedetta fedeltà

Onnipotente misericordiosissimo Iddio, che me, indegno tuo servo, chiamato


paternamente all’età di sedici anni dagli studi umanistici e le attività liberali, hai fatto
ormai giungere alla fine del corso di sacra teologia, concedi benevolmente che io,
credente e professante la fede cattolica, sempre, in tutto e sopra ogni cosa, col più
grande amore a te, desiderando ardentemente l’onor tuo ed il bene del prossimo, e
pienamente sottomesso in tutto al giudizio di Santa madre Chiesa, giammai irretito in
alcun errore neppur minimo, né con le parole né con gli scritti possa sembrare voler
dissentire o separarmi da te o dalla Chiesa. Tanto è grande in me, o Padre dolcissimo,
il tuo dolce amore e tanto mi sta a cuore l’integrità della tua Chiesa, che per me, pur
perdendoci la vita, mai può esserci qualcosa di così giocondo della stessa occasione di
poter mostrare veramente con il mio sangue, per tuo divin favore, quanto io sempre
desideri onorarti, con il più profondo rispetto e timore e tremore, nella verità della tua
Chiesa.
Accogli perciò, Padre d’ogni clemenza, questa modesta offerta del mio perpetuo
anche se indegno servizio, e se con il tuo aiuto ho compiuto qualcosa degno di lode,
guardala propizio e perdona con clemenza quel che ho fatto con trascuratezza o per
ignoranza. Se tuttavia (che non avvenga mai!) un qualche errore, quanto alle parole o
agli scritti, debba ricadere su di me miserabile, attribuiscilo, ti prego, alla mia povera
sprovvedutezza e alla negligenza di me che prendo appunti con rapidità, più che a
cattiva volontà, ed abbimi per scusato al di là d’ogni falsità.
Per la qual cosa ora per sempre affido me stesso alla tua benedetta fedeltà e alla
singolare custodia della mia santissima tutrice Maria, del mio angelo custode e di tutti
i santi angeli, e nel seno della tua Chiesa oggi e ogni giorno e nell’ora della mia morte
umilmente affido tutti i pensieri, le parole, le azioni mie, e l’anima ed il corpo, in
maniera che servendo te sino alla fine con ogni umiltà, sotto la guida del mio beatissimo
padre san Francesco e per suo mezzo sempre a te caro restando, correndo senza alcun
inciampo la via dei comandamenti, possa finalmente giungere a te con ogni tranquillità,
Padre mio vero.
Te lo chiedo per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo figlio, il quale, di grazia, con
il suo affetto mi visiti, mi protegga, mi sostenga sempre, adesso e nell’ora della morte.
Amen.
Perugia, 1580

RESPONSORIO Fil 3, 12. 13-14; Gal 2, 20

R. So soltanto questo: dimenticando ciò che mi sta alle spalle e proteso verso ciò che
mi sta di fronte, corro verso la mèta, al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, *
perché anch’io sono stato conquistato da Cristo Gesù.
V. Questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha
amato e ha consegnato se stesso per me,
R. perché anch’io sono stato conquistato da Cristo Gesù.

Lodi mattutine

Ant. al Ben. Annunziava il messaggio di Cristo,


e la mano del Signore era su di lui.

ORAZIONE

O Dio, che ci hai dato in san Giuseppe da Leonessa un infaticabile predicatore


del Vangelo, concedi a noi, per sua intercessione, di essere animati dallo stesso zelo
perché attraverso l’annuncio della Parola e la testimonianza della vita ogni uomo possa
giungere a conoscerti. Per il nostro Signore.

Vespri

Ant. al Magn. Mi sono fatto debole con i deboli,


per guadagnare i deboli;
mi sono fatto tutto a tutti,
per salvare ad ogni costo qualcuno.
Tutto io faccio per il Vangelo.
6 febbraio

SAN PIETRO BATTISTA BLÁZQUEZ, PAOLO MIKI E COMPAGNI,


PROTOMARTIRI DEL GIAPPONE

Calendario Romano e Famiglia Francescana: Memoria

Paolo Miki nacque in Giappone a Kyoto tra il 1564 e il 1566 in una famiglia benestante e fu
battezzato a cinque anni. Entra in un collegio della Compagnia di Gesù e a 22 anni è novizio, il primo
religioso cattolico giapponese. Diventa un esperto della religiosità orientale e viene destinato, con
successo, alla predicazione, che comporta il dialogo con dotti buddisti. Il cristianesimo è penetrato in
Giappone nel 1549 con Francesco Saverio. Paolo Miki vive anni fecondi percorrendo continuamente
il paese e predicando con gran frutto il Vangelo ai suoi connazionali. Nel 1582-1584 c’è la prima
volta a Roma di una delegazione giapponese, autorizzata dallo Shogun Hideyoshi. Ma proprio
Hideyoshi capovolge la politica verso i cristiani diventando da tollerante a persecutore. E questo per
un complesso di motivi: il timore che il cristianesimo minacci l’unità nazionale, già indebolita dai
feudatari; il comportamento offensivo e minaccioso di marinai cristiani (spagnoli) arrivati in
Giappone; e anche i gravi dissidi tra gli stessi missionari dei vari Ordini in terra giapponese, tristi
fattori di diffidenza. Un insieme di fatti e di sospetti che porterà a spietati eccidi di cristiani nel secolo
successivo.
Pietro Battista Blazquez, nato in Castiglia a Santo Steano, presso Avila, da nobile famiglia nel
1542, studiò all’università di Salamanca e poi si fece Frate Minore nel 1564. Lettore di teologia e
filosofia, superiore in varie comunità, nel 1580 decise di andare in missione. Prima stette in Messico
(1581) fondando vari conventi, poi nel 1583 andò nelle Filippine, grande apostolo nel proteggere i
poveri dai potenti.
A seguito dell’espulsione nel 1587 dei Gesuiti dal Giappone, i Frati Minori allora presenti
nelle Filippine, chiesero, il 25 gennaio 1585, l’autorizzazione a Gregorio XIII di poterli sostituire. I
Frati iniziarono una predicazione aperta e pubblica. Pietro Battista, inviato da Manila come
ambasciatore e missionario in Giappone (1593), essendo stato ben accolto dall'imperatore, cominciò
il suo apostolato di predicazione in Giappone, vivendo in povertà. Poté fondare tre conventi e due
ospedali per poveri e lebbrosi. Ottenendo anche numerose conversioni. Dotato del dono dei miracoli,
nella festa di Pentecoste guarì una giovanotta lebbrosa.
Per le complicazioni politiche tra la Spagna e il Giappone, si ebbe la reazione dello ‘shogun’
Hideyoshi, che emanò l’ordine di imprigionare i francescani e i neofiti giapponesi. I primi arresti vi
furono il 9 dicembre del 1596 e i 26 arrestati subirono il martirio il 5 febbraio 1597. Si tratta di tre
Gesuiti giapponesi (fra cui Paolo Miki), sei Frati Minori e 17 Terziari francescani.
Altri Francescani che subirono il martirio: Martino de Aguirre dell’Ascensione, Francesco
Blanco, Filippo de Las Casas di Gesù, Francesco de la Parrilla di San Michele, Gonsalvo García. I
Protomartiri del Giappone furono crocifissi e trafitti nella zona di Nagasaki, che prese poi il nome di
“santa collina”, e proclamati santi da Pio IX l’8 giugno 1862.
Dal Comune di più martiri, con salmodia del giorno dal salterio.

Ufficio delle letture

SECONDA LETTURA

Dalle Lettere di San Pietro Battista Blasquez,


(dei giorni 4 gennaio e 2 febbraio 1597, in A.I.A. 1916, pp.303-309)

Perdiamo la nostra vita


per la predicazione del Vangelo

Dei frati (francescani) che ci troviamo qui, sei siamo stati presi e per molti giorni
tenuti in carcere.
La stessa sorte è toccata a 17 nostri terziari giapponesi, a un sacerdote della
Compagnia di Gesù (il giapponese padre Paolo Miki) e a due suoi catechisti.
Siamo ora in viaggio in questi freddi mesi invernali, ci conducono con cavalli
sotto una così stretta sorveglianza che alcuni giorni hanno dovuto impiegare più di
duecento soldati per custodirci.
Ciò nonostante, ripieni di consolazione e di gioia nel Signore, andiamo avanti,
poiché nella sentenza emessa contro di noi è stato detto che saremo crocifissi per aver
predicato il santo Vangelo; gli altri, perché seguaci del Vangelo.
Per coloro che desiderano morire per Cristo, ora si presenta una buona occasione.
Sono persuaso che i fedeli di questo luogo si sentirebbero molto confortati se qui ci
fossero i religiosi del nostro Ordine; ma siamo certi che fino a che in Giappone
comanderà questo re, non potrebbero restare a lungo con il nostro abito, perché presto
li metterebbe a morte, come ora avviene di noi.
La sentenza di morte pronunciata su di noi è scritta su una tavola, che ci precede
nel nostro itinerario.
Riprendiamo il discorso: ad un certo momento ci hanno scarcerati e fatti salire
su carri. Tagliataci una parte dell’orecchio, ci hanno condotti per le vie di Meàko
accompagnati da molte persone e soldati. Poi ci hanno nuovamente riportati in carcere.
Il giorno seguente con le mani legate dietro la schiena, a cavallo ci hanno
condotti ad Osaka e ci hanno fatto girare per quella ed altre città. Non mancava mai il
banditore nel nostro girovagare; egli ci precedeva sempre.
Sapevamo che eravamo stati condannati a morte, ma solo a Osaka siamo stati
informati che ci dirigevamo a Nagasaki per esservi crocifissi.
La vostra carità ci raccomandi molto al Signore, perché il nostro sacrificio sia a
lui gradito.
Stando a quello che ho sentito, dovrebbero consumare il nostro martirio venerdì
prossimo; infatti proprio di venerdì, ci tagliarono una parte dell’orecchio a Meàko: cosa
che abbiamo accettato come un dono di Dio.
Per questo tutti noi ci raccomandiamo fervidamente perché preghiate per noi e
per la nostra santa perseveranza.
Fratelli carissimi, aiutateci con le vostre preghiere perché la nostra morte sia
accetta alla divina Maestà.
Nel cielo, dove a Dio piacendo speriamo di arrivare, ci ricorderemo di voi; ma
anche qui non mi sono dimenticato della vostra carità: con tutto il cuore vi ho amati e
vi amo. La pace e l’amore del Signore nostro Gesù Cristo sia con tutti voi.
Vi saluto fratelli carissimi. Ormai non c’è più tempo per parlare. Arrivederci in
cielo. Ricordatevi di me e di noi tutti.

RESPONSORIO Cfr. Gal 6, 14; Fil 1,29

R. Di null’altro mai ci glorieremo se non della croce del Signore Gesù Cristo. Egli è la
nostra salvezza, vita e risurrezione: * per mezzo suo siamo stati salvati e liberati.
V. A voi è stata concessa la grazia non solo di credere in Cristo, ma anche di soffrire
per lui:
R. per mezzo suo siamo stati salvati e liberati.

Si riporta anche la seconda lettura prevista nel Calendario Romano per la memoria
di Paolo Miki e compagni:

Dalla «Storia del martirio dei santi Paolo Miki e compagni» scritta da un autore
contemporaneo
(Cap. 14, 109-110; Acta Sanctorum Febr. 1, 769)

Sarete miei testimoni

Piantate le croci, fu meraviglioso vedere in tutti quella fortezza alla quale li


esortava sia Padre Pasio, sia Padre Rodriguez. Il Padre commissario si mantenne
sempre in piedi, quasi senza muoversi, con gli occhi rivolti al cielo. Fratel Martino
cantava alcuni salmi per ringraziare la bontà divina, aggiungendo il versetto: «Mi
affido alle tue mani» (Sal 30, 6). Anche Fratel Francesco Blanco rendeva grazie a Dio
ad alta voce. Fratel Gonsalvo a voce altissima recitava il Padre nostro e l'Ave Maria.
Il nostro fratello Paolo Miki, vedendosi innalzato sul pulpito più onorifico che
mai avesse avuto, per prima cosa dichiaro ai presenti di essere giapponese e di
appartenere alla Compagnia di Gesù, di morire per aver annunziato il vangelo e di
ringraziare Dio per un beneficio così prezioso. Quindi soggiunse: «Giunto a questo
istante, penso che nessuno tra voi creda che voglia tacere la verità. Dichiaro pertanto a
voi che non c'è altra via di salvezza, se non quella seguita dai cristiani. Poiché questa
mi insegna a perdonare ai nemici e a tutti quelli che mi hanno offeso, io volentieri
perdono all'imperatore e a tutti i responsabili della mia morte, e li prego di volersi
istruire intorno al battesimo cristiano».
Si rivolse quindi ai compagni, giunti ormai all'estrema battaglia, e cominciò a
dir loro parole di incoraggiamento.
Sui volti di tutti appariva una certa letizia, ma in Ludovico era particolare. A lui
gridava un altro cristiano che presto sarebbe stato in paradiso, ed egli, con gesti pieni
di gioia, delle dita e di tutto il corpo, attirò su di sé gli sguardi di tutti gli spettatori.
Antonio, che stava di fianco a Ludovico, con gli occhi fissi al cielo, dopo aver
invocato il santissimo nome di Gesù e di Maria, intonò il salmo Laudate, pueri,
Dominum, che aveva imparato a Nagasaki durante l'istruzione catechista; in essa infatti
vengono insegnati ai fanciulli alcuni salmi a questo scopo.
Altri infine ripetevano: «Gesù! Maria!», con volto sereno. Alcuni esortavano
anche i circostanti ad una degna vita cristiana; con questi e altri gesti simili
dimostravano la loro prontezza di fronte alla morte.
Allora quattro carnefici cominciarono ad estrarre dal fodero le spade in uso
presso i giapponesi. Alla loro orribile vista tutti i fedeli gridarono: «Gesù! Maria!» e
quel che è più, seguì un compassionevole lamento di più persone, che salì fino al cielo.
I loro carnefici con un primo e un secondo colpo, in brevissimo tempo, li uccisero.

RESPONSORIO Cfr. Gal 6, 14; Fil 1,29

R. Il nostro unico vanto è nella croce del Signore Gesù Cristo, vita e salvezza e
risurrezione per noi: * egli ci ha salvati e liberati.
V. A voi è stata concessa la grazia non solo di credere in Cristo, ma anche di soffrire
per lui:
R. egli ci ha salvati e liberati.

Orazione come alle Lodi mattutine.

Lodi mattutine

Ant. al Ben. Chi ci separerà dall’amore di Cristo?


Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione,
la fame, la nudità, il pericolo, la spada?
Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori
Per virtù di colui che ci ha amati.

ORAZIONE

O Dio, forza dei martiri, che hai chiamato alla gloria eterna i santi Pietro Battista,
Paolo Miki e i loro compagni attraverso il martirio della croce, concedi anche a noi,
per loro intercessione, di testimoniare in vita e in morte la fede del nostro battesimo.
Per il nostro Signore.
Vespri

Ant. al Magn. Cristo portò i nostri peccati


sul suo corpo
sul legno della croce,
perché, non vivendo più per il peccato,
vivessimo perla giustizia.

Orazione come alle Lodi mattutine.


7 febbraio

SANTA COLETA BOYLET DA CORBIE, VERGINE, RELIGIOSA


TERZIARIA FRANCESCANA, POI RIFORMATRICE DEL II ORDINE

Famiglia Francescana: Memoria


II Ordine: Festa

E’ nata a Corbie in Francia il 13 gennaio 1381, quando ormai i genitori – Roberto Boylet (che
lavorava comecarpentiere nel monstero benedettino) e sua moglie Caterina – non speravano più di
avere figli. Questa santa fu regalata ai suoi genitori, in quanto sua madre la ebbe quando aveva già
60 anni, nonostante il suo desiderio di un figlio e anni di preghiera per averlo, non era mai stato mai
esaudito. Dopo l’intercessione dell’allora tanto venerato S. Nicola di Bari, l’anziana signora il 13
gennaio1381 concepì la bambina, che chiamò, per ricordare il Santo, Nicoletta, abbreviata con
Coletta. Già da bambina, Coletta fu particolarmente seria e si impegnava in opere di carità e
mortificazione.
Intraprese la sua particolare esperienza religiosa a 18 anni, dopo la morte dei genitori, dopo
aver distribuito ai poveri le sue ricchezze. Dopo essere stata tra le beghine, poi tra le benedettine e tra
le clarisse, vestì poi l’abito del Terz’Ordine francescano e condusse, in seguito, una vita di ancora
maggiore abnegazione e penitenza, vivendo per tre anni come reclusa, presso la chiesa di Corbie.
Conclude la sua esperienza a 25 anni su consiglio del francescano Enrico di Baume, tornando
fra le clarisse, perché si sente chiamata alla riforma degli ordini religiosi istituiti da san Francesco e
santa Chiara. La discplina delle clarisse infatti lasciava in alcune parti a desiderare. Per questo scopo
passò all’ordine delle clarisse e fece nel 1406 a Nizza, davanti a Papa Benedetto XIII (Petrus de
Luma), la professione dei voti. Da egli ottenne tutti i permessi per le necessarie riforme dell’ordine.
Noncurante di tutti gli ostacoli, riuscì a realizzarle, riportando molti monasteri alla originale severità
delle regole dell’ordine. Fondò inoltre 17 nuovi monasteri, le cui religiose si chiamano da allora ‘le
colette’.
Siamo ai tempi dello scisma d’Occidente, con papi e antipapi eletti da gruppi diversi di
cardinali e ciascuno riconosciuto da una parte degli Stati europei. Dopo la morte di Gregorio XI
(1378), a Roma si sono succeduti Urbano VI (Bartolomeo Prignano), Bonifacio IX (Pietro
Tomacelli), Innocenzo VII (Cosimo Migliorati) e infine Gregorio XII (Angelo Correr). E a lui si
oppone da Avignone lo spagnolo Pedro de Luna (Benedetto XIII), successore dell’altro antipapa
avignonese, Roberto di Ginevra, chiamato Clemente VI. (In qualche momento saranno addirittura in
tre a chiamarsi papa, finché al Concilio di Costanza, grazie alla rinuncia di Gregorio XII, verrà eletto
unico pontefice Martino V, Oddone Colonna). E ci sono futuri santi da una parte e dall’altra: Caterina
da Siena e Caterina di Svezia stanno col papa di Roma, mentre ai due avignonesi aderiscono Vincenzo
Ferreri e appunto Colette. Per alcuni anni, lei vede fallire gli sforzi di riforma, e solo nel 1410 ha il
suo primo monastero rinnovato a Besançon, seguìto poi da altri 16.
Accolgono la sua riforma anche alcuni conventi maschili, sempre sotto i loro superiori.
Povertà senza attenuazioni, tenore di vita restituito all’originaria austerità, vita di preghiera personale
e comunitaria, molta penitenza per l’unità della Chiesa. La riforma è tutta qui, animata però dal suo
esempio, che entusiasma nei monasteri e fuori. Acquista fama di scrutatrice delle coscienze, capace
di profezie e di clamorosi miracoli: addirittura risurrezioni, si afferma. La validità di questa riforma
(approvata nel 1434 dal Ministro generale francescano e nel 1458 da Pio II) è testimoniata dalla sua
tenuta nel tempo.
Questa santa francescana, fu per molti aspetti una bambina prodigiosa e dotata di straordinari
carismi: della vita di questa suora, che con eroica fede compì le richieste di Dio, sono note le estasi,
levitazioni, profezie, sguardo al cuore e rivelazioni sulla vita dei defunti nell’aldilà nonché
sorprendenti miracoli, fra cui anche resurrezioni. Fu anche nota la sua straordinaria volontà nel
rispettare le originali leggi severe dell’ordine delle clarisse. Non può quindi stupire il fatto che, in tale
esistenza, si siano verificate diverse volte interventi da parte degli angeli.
Il francescano Pietro de Vaux, che la conosceva personalmente molto bene e che fu presente
al momento della sua morte, il 6 marzo del 1447 a Gent (Belgio) racconta anche, oltre a tanti altri
miracolosi eventi della vita di S. Coletta, di diverse apparizioni angeliche: diversi benefattori di S.
Coletta, attaccati nel peggior dei modi da persone di animo cattivo, furono, in seguito alle preghiere
di S. Coletta, protetti e tutelati dagli angeli.
Anche lei stessa ricevette più di una volta l’aiuto e la protezione, tangibili e vistosi, degli
angeli durante difficili prove ed afflizioni, soprattutto in momenti un cui fu perseguitata da spiriti
maligni.
Durante la morte di S. Coletta si sentì nei monasteri riformati e da lei particolarmente amati
un canto meraviglioso degli angeli, durante il quale uno di loro diffuse il messaggio: ”la venerabile
suora Coletta è tornata dal Signore.” Una suora, avente anch’essa particolari virtù e carismi, vide, al
momento della morte della S. Coletta, una grande schiera celeste, nel cui centro l’anima della defunta
venne portata con meravigliose melodie alla beatitudine di Dio.
Beatificata nel 1604, Papa Pio VII santificò Coletta, che giustamente viene chiamata la
seconda madre delle clarisse, il 24 maggio del 1807. Il suo corpo riposa a Poligny. Ma i monasteri
“collettini” continueranno a vivere sulla linea tracciata da lei. Il XX secolo ne vedrà sempre attivi
circa 140, per la maggior parte in Europa, ma anche in America, in Asia e in Africa.

Dal Comune delle vergini con salmodia del giorno dal salterio.

Ufficio delle letture

INNO dal Comune delle vergini, oppure (dal proprio delle Clarisse):

Celebriamo con canti di lode


questa donna dall’animo forte,
che diffonde dovunque nel mondo
l’ideale di vita cristiana.

Progredì nell’amore per Cristo,


rifiutò le lusinghe terrene;
ella scelse la strada scoscesa
che conduce alla gloria del cielo.
Moderò i desideri del corpo
con digiuni e frequenti preghiere;
si nutrì con il pane di Cristo
e raggiunse la gloria del cielo.

Cristo Re, che sei forza dei santi,


solo tu fai prodigi grandiosi;
per le sue preghiere, concedi
quelle grazie che a te noi chiediamo.

Sia gloria a Cristo Signore


per la santa che oggi onoriamo;
per i meriti suoi ci conceda
la speranza dei beni futuri. Amen.

Oppure un altro inno o canto adatto approvato dall’autorità ecclesiastica.

SECONDA LETTURA

Dal «Testamento spirituale» di santa Coleta


(E. S. M. Perrin, La belle vie de Sainte Colette de Corbbie, Paris 1920, pp. 274-277)

L'umile obbedienza è preziosa al cospetto di Dio

Figlie dilettissime, prendete coscienza della vostra vocazione, della vostra


grande dignità e della vostra debita perfezione: l'ignoranza infatti è molto dannosa,
mentre la conoscenza è molto feconda; imparate quindi a conoscere dove per la divina
ispirazione e la santa vocazione possiate entrare. Il nostro dolce Salvatore dice:
«Nessuno può venire dietro di me, se il Padre mio non lo avrà attratto» mediante
l'ispirazione.
Questo felice ingresso nel fertile campo della perfezione evangelica, non è altro
che la rinuncia alle attrattive del mondo, della concupiscenza e della propria volontà.
Così infatti dice Gesù benedetto nato dalla Vergine Maria: «Chi vuol venire
dietro di me, rinneghi se stesso e prenda la sua croce», non cessando di fare penitenza
per i peccati commessi, perché non offenda il Signore e perché conservi meglio la
divina grazia. Considerate quindi, dilettissime figlie, che per divina grazia siete
chiamate alla perfetta obbedienza, e quindi in tutte quelle cose che non comportano
offesa al Signore ubbidite sempre; Gesù si è fatto obbediente fino alla morte. E non
basta obbedire soltanto per un po' di tempo e solo in alcune cose, ma in tutte quelle
cose che non sono contrarie al Signore, alla nostra anima e alla Regola. Non dobbiamo
mai preferire il nostro discernimento a quello dei superiori.
Il vero sapiente si sottomette volentieri a Gesù e alla sua dolce Madre. Il vero
obbediente porta a termine quello che compie, unicamente per Dio, e non ad altro pensa
che ad obbedire e con tanta reverenza come se avesse ricevuto l'obbedienza dalla stessa
bocca di Gesù, anche perché il comandare è più facile secondo l'intendimento umano,
e dinanzi a Dio è più preziosa l'umile obbedienza, poiché dalla disubbidienza
provengono molti mali. Vale più una sola preghiera di chi è obbediente, che cento
preghiere di uno che è disobbediente; se obbediamo Dio, egli obbedirà a noi.
Dopo aver rinnegato noi stessi il Signore vuole che prendiamo la nostra croce ed
in ciò consiste il voto della santa povertà. È pesante la croce quando desideriamo avere
qualche cosa all'infuori di colui che ha portato la croce sulle sue spalle e si è degnato
di morire sopra di essa. O figlie dilettissime, amate, amate questa bella virtù
sull'esempio di Gesù Cristo, del glorioso nostro Padre S. Francesco e la nostra santa
Madre Chiara. Siate felici nelle vostre ristrettezze, perché possiate più facilmente
arrivare al regno al quale siete state chiamate, per quella stessa povertà che liberamente
avete promesso osservare.
Cercate quindi di vivere come vere povere e restare così fino alla morte, dilette
figlie, come fece per noi sulla croce il nostro caro Salvatore. E poiché pochi sono nel
mondo quelli che amano la povertà, un motivo di più per noi per amare questa virtù
dopo la santa obbedienza, che a voi raccomando sopra ogni cosa.
Dobbiamo osservare fedelmente quello che abbiamo promesso, e se per umana
fragilità manchiamo in qualche cosa, sempre e senza indugio dobbiamo rialzarci per
mezzo della santa penitenza, sforzandoci di vivere bene e di morire santamente. Il
Padre di tutte le misericordie, il divin Figlio per i meriti della sua santa passione e lo
Spirito Santo benedetto, fonte della pace, della dolcezza e dell'amore, ci riempiano tutti
delle celesti consolazioni. Amen.

RESPONSORIO Gc 2, 5; Mt 5, 3

℞. Dio ha scelto i poveri nel mondo per farli ricchi con la fede ed eredi del regno, * che
Dio ha promesso a quelli che lo amano.
V. Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli,
℞. che Dio ha promesso a quelli che lo amano.

Orazione come alle Lodi mattutine.

Lodi mattutine

INNO dal Comune delle vergini, oppure (dal Proprio delle Clarisse):

Cinque soltanto le vergini sagge,


quelle che entrarono insieme allo sposo:
anche nel sonno brillavan le lampade
senza timore che l’olio finisse.

Sempre di notte risuona l'annuncio:


“Ecco lo sposo, corretegli incontro!”.
Il suo ritardo è fuoco che brucia:
solo l’argento resiste alla prova.

Come una lampada il cuore ti attenda


Gesù che torni nell’ultimo giorno;
e sia l’attesa una lode operosa
e il suo ritardo accresca la luce.

Allora insieme entreremo alle nozze


e canteremo la gloria in eterno
a te, al Padre e allo Spirito Santo,
unica fonte di vita e di grazia. Amen.

Oppure un altro inno o canto adatto approvato dall’autorità ecclesiastica.

Ant. al Ben. Costei fu onorata dai contemporanei,


fu un vanto ai suoi tempi.

Orazione

Signore, che hai dato a molte vergini santa Coleta come modello e guida alla
perfezione, fa’ che conserviamo nella sua genuina purezza lo spirito serafico, da lei
sapientemente insegnato e avvalorato dall’esempio della sua santità. Per il nostro
Signore.

Vespri

INNO dal Comune delle vergini, oppure (dal Proprio delle Clarisse):

Coleta, fosti vittima


di amore e penitenza
e seguisti con ardore
la parola del Signore.

Donasti a Cristo Signore


un cuore acceso d’amore,
ottienici dal Signore
il perdono delle colpe.

Guida la nostra vita


verso sentieri fulgidi,
riscalda i cuori gelidi
del tuo santo ardore.
A Dio, Unico e Trino,
salga onore e gloria
che di Coleta l’anima
chiamò all’eterne nozze. Amen.

Oppure un altro inno o canto adatto approvato dall’autorità ecclesiastica.

Ant. al Magn. Tu sei splendido onore


della nostra gente
perché tutto hai saputo compiere
con grande risolutezza d’animo,
sostenuta dal vigore della tua verginità.

Orazione come alle Lodi mattutine


8 febbraio

SANT’EGIDIO MARIA PONTILLO DI SAN GIUSEPPE, RELIGIOSO

Famiglia Francescana in Italia: Memoria facoltativa


OFM: Memoria facoltativa (Il Calendario proprio dell’OFM la fissa al 7 febbraio)

Francesco Pontillo nacque a Taranto in Puglia il 16 novembre 1729, da Cataldo e Grazia


Procaccio, in un’umile casetta di uno dei tanti tortuosi vicoli della vecchia città medioevale.
La sua famiglia era composta da modestissimi artigiani, che sbarcavano il lunario, come si
dice, con il misero guadagno lavorando le funi. Al battesimo ebbe il nome di Francesco, Antonio,
Pasquale quasi un presagio dell’Ordine Serafico che avrebbe abbracciato, nella rigida Riforma
promossa dal mistico s. Pietro d’Alcantara, di cui una stella di prima grandezza fu s. Pasquale Baylon;
infatti divenuto religioso egli imiterà la povertà e la penitenza di s. Francesco, ripeterà i miracoli di
s. Antonio da Padova ed i fervori eucaristici di s. Pasquale.
Crebbe aumentando ogni giorno di più il fervore a Gesù Sacramentato, Comunione frequente,
visite quotidiane e la devozione alla Madonna, iscrivendosi subito alla Confraternita del SS. Rosario.
Probabilmente non conobbe mai la scuola, perché ancora ragazzo, fu mandato in una bottega
di felpaiolo a guadagnarsi il pane; anche sul lavoro aveva un atteggiamento devoto, prima d’iniziare,
faceva il segno della Croce e prima ancora assisteva alla s. Messa; il suo padrone di bottega diceva:
“Da che tengo con me Francesco, la mia bottega è diventata un oratorio”. A 18 anni gli morì il padre
e così superando il forte dolore, si trovò ad essere il sostegno della già povera famiglia, che
comprendeva la madre e altri tre fratellini più piccoli; lasciò il mestiere di felpaiolo e si dedicò a
quello un po’ più redditizio di funaiolo; del suo guadagno una parte era anche destinata ai poveri, non
conservando niente per sé.
In seguito la madre convolò a seconde nozze, fra il dispiacere di Francesco, ma i disegni di
Dio erano ben definiti, il patrigno conquistato dalle sue virtù, lo liberò dal peso della famiglia,
dandogli la disponibilità dei suoi guadagni, facilitandogli così l’attuazione del suo sogno di farsi
religioso; vocazione che sin dalla adolescenza era fiorita in lui e che la repentina morte del padre
aveva ritardato.
Il 27 febbraio del 1754, a 24 anni, realizzando la sua antica aspirazione di "poter pensare e
lavorare soltanto per il Signore", dopo di aver adeguatamente provveduto alle necessità della famiglia,
fu accolto come fratello laico tra i Frati Minori "Alcantarini" della Provincia di Lecce, da poco
presenti in città. Fu iniziato alla vita francescana nel convento di Galatone (Lecce).
A Galatone fece il suo noviziato, cambiando il nome in frate Egidio della Madre di Dio, in
questo ambiente di formazione e perfezione religiosa frate Egidio si trovò a suo agio, estasiato da
tanta povertà, da tanto fervore e da tanta intima pace; suscitando ben presto l’ammirazione e l’affetto
dei Superiori e Confratelli.
E nel convento di S. Maria delle Grazie a Galatone, alla fine dell’anno di prova, il 28 febbraio
1755 fece la sua professione solenne emettendo, nelle mani del Ministro provinciale Fr. Damiano di
Gesù e Maria, i tre voti cardini della povertà, obbedienza e castità, il suo nome si modificò in fra
Egidio Maria di S. Giuseppe. Dal febbraio del 1755 e fino ai primi mesi del 1759, dimorò nel convento
di Squinzano (Lecce) con l'ufficio di cuoco della Fraternità.
Nel 1759 fra Egidio verrà destinato dai superiori al Convento di S. Pasquale a Chiaia in
Napoli, che renderà illustre e conosciuto, con la santità della sua vita.
All’inizio ebbe l’incarico di cuoco, poi quello del lanificio conventuale e infine l’ufficio di
portinaio, che secondo le regole degli Alcantarini, veniva affidato al migliore dei fratelli laici, perché
dal comportamento del portinaio, spesso ne derivava la stima ed il buon nome dei frati.
L’accoglienza, la pazienza, la carità che aveva verso i poveri, che nella grande città erano
numerosi e affluivano giornalmente alla porta del convento, fecero sì che il suo nome e le sue virtù,
venissero esaltate dagli stessi poveri che le diffusero per tutta Napoli.
Tutto ciò convinse i Superiori, che frate Egidio era una lucerna da non tenere nascosta e quindi
con le virtù che emanava e trasparivano dalle sue parole e comportamento, poteva essere più utile alla
gloria di Dio, portando anime alla Sua Misericordia e gli affidarono l’incarico di questuante che tenne
per 50 anni.
E da quel giorno Egidio lo si trovò sempre in giro per tutte le strade, vicoli, piazze, rioni e
case di Napoli, passava gran parte della giornata girando per la questua, ma il suo giro era più una
visita di carità e di buon esempio, che un raccogliere elemosine per la sua bisaccia. Tutti prendevano
da lui una parte della sua intima pace e l’appassionato consolatore, se ne tornava al Convento col
cuore pieno di pianti e pene e così andava a piangere di notte, dopo le preghiere del coro, ai piedi
della sua ‘Madonna del Pozzo’ venerata con questo titolo in quel convento; implorando la salute per
gli ammalati, la provvidenza alle famiglie povere, la pace agli sventurati, il pentimento o il perdono
per gli oppressori del popolo.
La sua presenza era desideratissima presso il letto degli ammalati e dei moribondi, nessuno,
scettico o credente, popolano o nobile, disdegnava di avvicinarlo, per chiedere consigli nelle difficoltà
della vita e implorare da lui preghiere al Signore. Fu chiamato il “Consolatore di Napoli”.
Divenne anche famoso per i prodigi che effettuava, così da divenire un emulo dei grandi
taumaturghi, spesso li operava con la reliquia di s. Pasquale; sono così numerosi da non poterli
elencare in questo scritto, ma costituirono un corposo incartamento dei Processi Canonici in cui sono
registrati e descritti.
Profezie, predizioni, guarigioni improvvise, apparizioni di oggetti, frutti, pesci, risuscitazioni,
moltiplicazioni di cibi, ecc. lo resero popolarissimo in Napoli, al punto che durante l’occupazione
francese, le Autorità lo temevano per possibili insurrezioni, visto la gran folla che lo seguiva o si
adunava al suo passaggio.
Cito solo un episodio, il più noto e caratteristico; i frati di S. Pasquale avevano una vitellina
che se ne girava per le vie di Napoli, da tutti conosciuta, perché portava una targhetta di metallo con
il nome di s. Pasquale e chiamata ‘Catarinella’; ricordo che siamo nel 1799 e traffico automobilistico
non ce ne stava, alla sera la vitella si ritirava sempre da sola in convento.
Una sera ciò non avvenne, i frati addolorati lo riferirono ad Egidio, il quale la mattina dopo
andò dritto da un macellaio della popolare zona della ‘Pignasecca’ e senza preamboli dice in tono
deciso “prendi la chiave e la lanterna e seguimi nella grotta, Catarinella dove l’hai messa?”. La grotta
era il frigorifero dell’epoca; il macellaio furfante fu preso da tanta tremarella che non obiettò l’ordine;
la vitella era stata sezionata e scuoiata, frate Egidio fece distendere la pelle con dentro tutti i pezzi,
situati al loro posto naturale, ricongiunse i lembi della pelle tra loro e tracciando un segno di croce a
voce alta disse: “In nome di Dio e di s. Pasquale, alzati Catarinella e …al convento”.
Seguì un grande muggito, uno scuotimento di tutte le membra e la vitella balzò su viva e
vegeta come prima; lo scalpore fu enorme e la vitella fu accompagnata in processione dalla
Pignasecca al convento di San Pasquale a Chiaia.
Già sofferente di una grave forma di sciatica, frate Egidio venne colpito da un’asma soffocante
e poi da una idropisia di petto, tutto sopportato con lucidità, rassegnazione e fiducia in Dio e
raccomandandosi alla Madonna, morì alle ore 12 del 7 febbraio 1812, primo venerdì del mese, mentre
le piccole campane della povera chiesa francescana invitavano a fare memoria del mistero
dell'Incarnazione del Verbo nel seno della Beata Vergine Maria, fra i pianti dell’intera città di Napoli;
il suo corpo venne sepolto nella chiesa conventuale di S. Pasquale a Chiaia.
Fu iniziato subito il processo per la sua beatificazione; Pio IX il 24 febbraio 1868 lo dichiarò
venerabile, riconoscendone l’eroicità delle virtù. Leone XIII il 5 febbraio 1888 lo dichiarò beato.
Giovanni Paolo II, il 15 dicembre 1994, riconobbe come vero miracolo la guarigione da
"coriocarcinoma uterino" della Signora Angela Mignogna, tuttora vivente, avvenuta nel 1937 per
intercessione del nostro Santo, dichiarandolo valido ai fini della canonizzazione che ebbe luogo il 2
giugno 1996. La memoria liturgica ufficiale è l’8 febbraio, ma nel calendario approvato per l’Ordine
dei Frati Minori (OFM) è stata fissata al 7 febbraio.

Dal Comune dei santi: religiosi, con salmodia del giorno dal salterio.

Ufficio delle letture

SECONDA LETTURA

Dall'Omelia di Giovanni Paolo II nel giorno della canonizzazione


(02.06.1996)

«A te la lode e la gloria nei secoli!» (Dan 3,52). La Chiesa oggi proclama la


gloria di Dio manifestata nella santità di vita di Egidio Maria di san Giuseppe.
Autentico figlio spirituale di san Francesco d'Assisi, Egidio attinse dalla
contemplazione dei misteri di Cristo l'ardore di una carità senza confini, ispirando il
proprio cammino spirituale all'umiltà dell'Incarnazione ed alla gratuità dell'Eucaristia.
Egli seppe farsi attento ai bisogni delle persone che incontrava sia nello
svolgimento dei compiti più umili della fraternità sia nel servizio ai poveri. Nelle sue
quotidiane peregrinazioni per le strade di Napoli, dove visse lungamente, portò
l'evangelica parola di riconciliazione e di pace in un ambiente percorso da tensioni
sociali e segnato da situazioni di estrema povertà sia economica che spirituale. Nessuno
era escluso dalla sua premurosa attenzione. Manifestava questo calore spirituale con
l'esortazione spirituale: «Amate Dio, amate Dio!», invitando così tutti alla conversione
del cuore verso Dio «misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di grazia e di fedeltà»
(Es 34,6).
Il nuovo santo, pugliese d'origine e napoletano d'adozione, fu docile strumento
nelle mani di Dio per spronare gli uomini alla conversione e rivelare loro l'infinita
tenerezza del Padre celeste, ricco di bontà e di misericordia. Con francescana
semplicità in un'esistenza autenticamente povera, sant'Egidio Maria di san Giuseppe fu
efficace annunciatore del Vangelo, da lui comunicato ai propri contemporanei
soprattutto con la testimonianza della carità, mediante la quale seppe farsi carico delle
sofferenze dei più bisognosi.
Il 'Consolatore di Napoli' come veniva chiamato mentre era ancora in vita,
condusse la sua vicenda umana nella famiglia spirituale del Poverello d'Assisi,
ispirandosi in particolare agli esempi della Madre del Signore. Egli cantò con Maria il
'Magnificat', lodando con la sua stessa esistenza Colui che riempie di beni gli affamati
e semina gioia nel cuore degli oppressi e dei sofferenti. Ci aiuti il nuovo santo ad essere
lieti dispensatori della gioia che viene dall'Alto, testimoniando coraggiosamente nella
società la presenza viva di Cristo e la forza trasformante del Vangelo.

RESPONSORIO

R. A quanti lo incontravano nel suo quotidiano peregrinare * sant'Egidio ripeteva:


“Amate Dio, amate Dio!”.
V. I poveri, gli emarginati e gli sfruttati scoprivano nell'umile questuante il volto
misericordioso dell'amore di Dio.
R. Sant'Egidio ripeteva: “Amate Dio, amate Dio!”.

Lodi mattutine

Ant. al Ben. Frate Egidio fu il padre, il fratello, l’amico di tutti,


specialmente di coloro che versavano in gravi necessità.

ORAZIONE

O Dio, che in sant’Egidio Maria ci hai dato un mirabile esempio di semplicità e


umiltà, concedi anche a noi di vivere fedelmente la nostra vocazione, per giungere alla
perfetta carità che ci hai proposto nel tuo Figlio. Egli è Dio.

Oppure (dal Proprio della Diocesi di Taranto, dove è compatrono):

O Dio, che in S. Egidio Maria ci hai dato un mirabile esempio di amore al


Santissimo Sacramento dell'Eucaristia, di devozione per il Natale del Redentore e per
la Vergine Madre di Dio, concedi a noi di poter contemplare il volto di Cristo e di
saperci accostare ai fratelli con carità e tenerezza. Per il nostro Signore.

Vespri

Ant. al Magn. Amante della Vergine Maria, lodò il Signore


con il suo stesso cantico di lode.

Si riporta di seguito il testo della Lettera Apostolica di éaèa Leone XIII in occasione
della sua beatificazione.
Lettera Apostolica di Papa Leone XIII, in occasione della Beatificazione del Ven. S. d.
D. Egidio Maria di S. Giuseppe.
(5 febbraio 1888)

Tra gli esimi cultori dell’umiltà si deve contare il Venerabile Servo di Dio Fra
Egidio Maria di S. Giuseppe, che ebbe veramente davanti agli occhi il versetto
dell’Ecclesiastico (3,20): “Per quanto tu sia grande, umiliati in tutte le cose e troverai
grazia davanti a Dio”. Nacque a Taranto da genitori senza gloria ma illustri per pietà,
il 16 novembre 1729 e nel battesimo fu chiamato Francesco.
Formato bene alla pietà, fin da fanciullo mostrò una mirabile maturità e gravità
di costumi, tanto che niente aveva del puerile e amava soltanto quanto riguardava il
culto della religione. Francesco, ancora giovane, affidato ad un artigiano, attendeva al
lavoro con singolare pazienza e superava di molto i suoi pari, che incitava al culto della
vita cristiana con modestia e buone maniere, Al mattino, sorgendo sollecito dal letto
interveniva alla Messa e, a sera, ritornando a casa, visitava la chiesa e pregava
intensamente Dio.
Per darsi con maggiore impegno alle cose divine, si iscrisse al Sodalizio del
santissimo Rosario della Beata Vergine. E in quel Sodalizio brillò di tanta santità di
costumi, che tutti ne rimanevano meravigliati. Frattanto, bruciando di maggiore amore
verso Dio, decise di entrare in qualche pio Istituto. Si sa che Dio annuì ai suoi voti in
modo mirabile; difatti, una notte, mentre dormiva gli parve che gli fossero presenti due
uomini celesti, che lo invitarono con belle maniere. Al mattino, con l’animo teso,
andato al convento di S. Pietro d’Alcantara, giunto all’altare maggiore, mentre pregava,
alzando gli occhi riconobbe nelle sacre immagini lo stesso S. Pietro e S. Pasquale.
Non ci fu bisogno di altro perché desse il suo nome tra i Frati Alcantarini e nel
suo ventiquattresimo anno fu associato tra i fratelli laici col nome di Egidio Maria di
S. Giuseppe. Iniziato il noviziato dette tali indizi di santità, da potersi capire che
sarebbe arrivato facilmente ad un alto grado di virtù. Finito il noviziato, emise i voti
religiosi nell’anno 1755. Da allora cominciò ad occuparsi delle cose celesti con
maggiore impegno. Avendo le regole dell’Istituto come scolpite nell’animo, ne usava
come di stimoli per esortarsi alla retta norma di azione. Per cui si portava a Dio con più
sollecito studio, onorava fortemente la Madre di Dio e il suo casto sposo Giuseppe, di
giorno e di notte pregava fervidamente ai loro altari.
Suo piacere era la povertà, tanto che, benché andando alla questua, procurava ai
frati tutto quanto era necessario, egli niente volle riservarsi per sé, si occultava nella
povera stanzetta, vestiva una tonaca lisa, era contento di semplice pane, si dissetava
con sola acqua. Spiccava per il pudore e la modestia, che brillava nel suo volto, tanto
che, anche fiorente di giovinezza, sembrava un angelo mandato dal cielo. Di mirabile
obbedienza anche nelle minime cose, obbedendo ai superiori con massima modestia,
avendo sempre come unica norma della sua vita la loro volontà. Perciò abbracciava
alacremente quanto ridondava ad umiltà di animo e a suo disprezzo. Niente gli era più
accetto che carpire diligentemente l’occasione di un lavoro umile e faticoso, o andando
alla questua o facendo il portinaio. Ma quando comparve alla vista degli uomini, Napoli
ammirò le sue virtù. Nessuna zona di questa città, nessuna piazza, nessuna casa, nessun
luogo remoto ci fu che potesse tacere delle sue illustri azioni. Tutti celebravano con
grandi lodi specialmente la sua larga carità. Ci fu una innumerevole moltitudine di
poveri dei quali lenì la fame, il freddo, la nudità, asterse le lacrime, confortò il dolore;
la sua misericordia senza essere richiesta, spontaneamente andava incontro agli eventi.
Spiccò anche di tanta gentilezza, che con la dolcezza dei modi calmò uomini di
indole feroce. Né a lui, rischiarato di luce celeste, mancava quella sapienza, con la
quale componeva amichevolmente i dissidi e risolveva i casi più difficili. Per cui i
fedeli accorrevano a lui, anche gli stessi uomini nobili dell’aula regia, che chiedevano
consiglio nelle cose vacillanti indicava ispirato il retto modo di agire. E bisogna dire
che proprio per volontà divina avvenne che il Venerabile Servo di Dio dimorasse a
Napoli in quel tempo quando incominciavano a spandersi dottrine erronee e a
propagarsi la corruzione dei costumi; ad ambedue queste situazioni portava rimedio
con pii colloqui e con gli esempi di una vita più santa.
Ormai vecchio e colpito da malattia mortale, previde che era vicina la fine della
vita. Per niente spaventato, ma appoggiato alla coscienza del bene fatto, volgendo gli
occhi a Cristo crocifisso, alla madre di Dio e a S. Giuseppe, sembrava che era molto
consolato dalla loro visita. Così, munito dei sacramenti, il 7 febbraio 1812 dai dolori
di questo secolo passò alla patria celeste.
L’opinione di santità che già si era formata negli anni aumentò sempre di più
dopo la morte e la allargarono incredibilmente i miracoli che si affermava essere
avvenuti per divina virtù all’invocazione del suo nome.
8 febbraio

SAN GIOVANNI LANTRUA DA TRIORA, SACERDOTE E MARTIRE


DELLA PERSECUZIONE CINESE

Famiglia Francescana in Italia: Memoria facoltativa


OFM: Memoria facoltativa (Il Calendario proprio dell’OFM la fissa al 7

Il primo annuncio del Vangelo in Cina avvenne nel V secolo. In epoca moderna, grazie
all’invio di missionari come Matteo Ricci, molti cinesi si avvicinarono al cristianesimo, sia nelle
classi alte sia in mezzo al popolo, senza mai rinnegare le proprie origini e la propria cultura
d’appartenenza.
Dove si evangelizza, però, non tarda ad arrivare il martirio. Padre Francesco Fernández de
Capillas, domenicano ucciso nel 1648, è considerato il protomartire della Cina. A lui, nei tre secoli
successivi, si aggiunsero non solo missionari occidentali, ma anche uomini e donne autoctoni, di ogni
età e stato di vita, compresi alcuni seminaristi, contro i quali, nel 1811, era stato emanato un editto
apposito.
Francesco Maria Lantrua nacque a Molini di Triora (Imperia) il 15 marzo 1760. Figlio di
genitori benestanti (Antonio Maria Lantrua e Maria Pasqua Ferraironi), dopo i primi studi a Triora,
frequenta le scuole dei Barnabiti di Porto Maurizio (Imperia). Qui comincia a sentire l’attrazione per
la vita religiosa, ottiene con fatica il consenso dei genitori, e a 17 anni nel 1777 lo accoglie a Roma
un altro ligure di Ponente, Luigi da Porto Maurizio, provinciale dei francescani.
Nell’Urbe egli indossa l’abito e cambia il suo nome di battesimo (Francesco Maria) in quello
di fra Giovanni. Studia filosofia e teologia, viene ordinato sacerdote a 24 anni e poi passa da un
convento all’altro come insegnante, e più tardi anche come padre guardiano. Ma nel 1799, sentendosi
chiamato ad un maggior impegno nel campo missionario lascia Roma, raggiunge Lisbona dove si
imbarca per la Cina, e vi arriva circa otto mesi dopo.
Perché la Cina? Perché già nel Duecento c'è stata nello sterminato Paese una presenza
francescana. All’epoca di fra Giovanni, la vita delle comunità cristiane in territorio cinese è molto
dura, per ragioni soprattutto politiche. Il cristianesimo viene avversato non tanto in sé, ma piuttosto
per la sua provenienza dal detestato e temuto “Occidente”. Operando nella grande regione centrale
dello Hu-nan, fra Giovanni si dedica in particolare al recupero e all’incoraggiamento, rivolgendosi a
individui e gruppi che avevano accolto la fede cristiana, staccandosene poi per paura; o perché lasciati
soli, a causa dell’avversione del potere contro i missionari.
Aiutato da generosi catechisti locali e dalle famiglie rimaste fermamente cristiane, il suo
sforzo di evangelizzazione ottiene buoni risultati, dovuti anche alla sua capacità di ambientare la fede
cristiana nella realtà locale, nonché alla fiducia personale che si conquista (a partire dallo studio
accurato della difficilissima lingua). Fra Giovanni rianima comunità cristiane in crisi, ne crea di
nuove. Per sedici anni lavorò nell’Hu-nan per la propagazione della fede cristiana, raccogliendo
copiosi frutti.
Scoppiata la persecuzione la sua attività è considerata sovversione, e il 26 luglio 1815 egli
viene arrestato e condotto a Chan-xa, incarcerato con un gruppo di cristiani cinesi. Questi finiranno
schiavi e deportati, per aver rifiutato di abiurare calpestando la croce. Per lui, straniero, l’accusa è
gravissima: "Entrato di nascosto, ha percorso varie province, ha raccolto discepoli". Pena di morte,
dunque, accuratamente motivata e sottoposta all’approvazione imperiale: dopo settemesi di carcere
sarà posto su una croce e strozzato. Lui chiede soltanto di potersi fare ancora il segno della croce, con
i cinque inchini tradizionali dei cristiani cinesi. Poi si consegna al supplizio, che avviene il 7 febbraio
1816.
Dopo un mese, il corpo di fra Giovanni viene recuperato, portato poi segretamente a Macao,
e di lì infine a Roma, nella basilica di Santa Maria in Aracoeli. Fu beatificato da Leone XIII il 27
maggio 1900 insieme a 76 martiri della Cocincina e del Tonchino e fu canonizzato da Giovanni Paolo
II il 1° ottobre 2000 insieme ad altri 119 martiri cinesi, tra i quali Agostino Zhao Rong.
La memoria liturgica ufficiale è l’8 febbraio, ma nel calendario approvato per l’Ordine dei
Frati Minori (OFM) è stata fissata al 7 febbraio.

Dal Comune di un martire, con salmodia del giorno dal salterio.

ORAZIONE

O Dio, che hai coronato di gloria eterna la lotta sostenuta per la fede dal santo
martire Giovanni da Triora, per i suoi meriti concedi che i popoli che non conoscono
Cristo siano illuminati dallo Spirito Santo e possano entrare anch’essi nella via della
salvezza. Per il nostro Signore.

Si riporta di seguito un estratto dell’Omelia di Giovanni Paolo II in occasione della


canonizzazione dei 119 martiri cinesi, che si legge il 9 luglio nella memoria dei martiri
cinesi.

Dalla «Omelia nella canonizzazione dei beati martiri cinesi» del papa Giovanni Paolo
II
(AAS 92, 2000, pp. 849-850)

Il sangue dei martiri testimonia la fede cristiana

Consacrali nella verità. La tua parola è verità (Gv 17, 17). Questa invocazione,
eco della preghiera che Cristo rivolse al Padre dopo l'Ultima Cena, sembra salire dalla
schiera di santi e beati, che lo Spirito di Dio, di generazione in generazione, va
suscitando nella sua Chiesa. A duemila anni dall'inizio della redenzione, oggi facciamo
nostre quelle parole, mentre abbiamo dinanzi, quali modelli di santità, Agostino Zhao
Rong e i 119 compagni, Martiri in Cina. Dio Padre li ha «consacrati nel suo amore»,
esaudendo la domanda del Figlio, che per acquistargli un popolo santo ha steso le
braccia sulla croce e morendo ha distrutto la morte e proclamato la risurrezione (cfr
Pregh. eucar. II, Prefazio).
La Chiesa è oggi grata al suo Signore, che la benedice e la inonda di luce con il
fulgore della santità di questi figli e figlie della Cina. La giovinetta Anna Wang,
quattordicenne, resiste alle minacce del carnefice che la invita ad apostatare e,
disponendosi alla decapitazione, con il viso raggiante, dichiara: «La porta del Cielo è
aperta a tutti» e mormora per tre volte «Gesù». E il diciottenne Xi Zhuzi, a coloro che
gli hanno appena tagliato il braccio destro e si preparano a scorticarlo vivo, grida
impavido: «Ogni pezzo della mia carne, ogni goccia del mio sangue vi ripeteranno che
io sono cristiano». Uguale convinzione e gioia hanno testimoniato gli altri 85 cinesi,
uomini e donne di ogni età e condizione, sacerdoti, religiose e laici, che hanno
suggellato la propria indefettibile fedeltà a Cristo e alla Chiesa con il dono della vita.
Ciò è avvenuto nell'arco di vari secoli e in complesse e difficili epoche della storia della
Chiesa in Cina.
In questa schiera di Martiri risplendono anche 33 missionari e missionarie, che
lasciarono la loro terra e cercarono di introdursi nella realtà cinese, assumendone con
amore le caratteristiche, nel desiderio di annunciare Cristo e di servire quel popolo. Le
loro tombe sono là, quasi a significare la loro definitiva appartenenza alla Cina, che
essi, pur con i loro limiti umani, hanno sinceramente amato, spendendo per essa le loro
energie. «Noi non abbiamo mai fatto del male a nessuno – risponde il vescovo
Francesco Fogolla al governatore che si appresta a colpirlo con la propria spada -. Al
contrario, abbiamo fatto del bene a molti».

RESPONSORIO Mt 5, 44—45. 48

R/ Amate i vostri nemici, e pregate per i vostri persecutori, * perché siate figli del Padre
vostro celeste.
V/ Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste,
R/ perché siate figli del Padre vostro celeste.
19 febbraio

SAN CORRADO GONFALONIERI DA PIACENZA, EREMITA, TERZIARIO

Famiglia Francescana in Italia: Memoria facoltativa


TOR e OFS: Memoria

Corrado Gonfalonieri nacque a Piacenza nel 1290 ca. da nobile famiglia. Viveva secondo il
suo stato, fra divertimenti e onori. All’età di venticinque anni ca., mentre era sontuosamente a caccia,
con servi, cavalli, cani, furetti, falconi e astori, non riuscendo a stanare i conigli, fece appiccare il
fuoco alla sterpaglia; l’incendio, alimentato dal vento, recò danni alle coltivazioni vicine e distrusse
tutto. Non riuscendo a domarlo, tristemente se ne tornò a casa. Saputasi la cosa in città, le guardie di
Galeazzo Visconti, signore di Piacenza, andarono sul luogo, e, trovato un uomo, credendolo
colpevole, lo condussero in giudizio, dove fu condannato a morte, perché il danno era stato
grandissimo. Corrado viene a conoscenza della ingiusta condanna, libera il malcapitato, affronta l’ira
del Visconti, che, non potendolo condannare a morte perché nobile, lo priva dei suoi beni in città e
fuori, riducendo lui e la sua sposa alla massima povertà.
Ma questa profonda trasformazione aveva arricchito la sua spiritualità. Sembrò ad entrambi
che il buon Dio li avesse chiamati all'abbandono di quella vita, tutta dedita ai piaceri di quel rango
tanto potente. La coppia vendette gli averi restanti e ne diede il ricavo ai poveri del posto e abbracciate
le regole di Francesco e Chiara decisero di diventare religiosi. Corrado quindi divenuto terziario
francescano si ritirò in eremitaggio.
Da quel giorno la vita di Corrado cambiò, attratto dalla fede visse con grande austerità il resto
della sua vita. Egli vagò per tanto tempo in solitudine, fece un pellegrinaggio a Roma e si trasferì in
varie località, finché approdò nell’isola di Malta, dove ancora esiste la grotta chiamata di San
Corrado. Dall'isola di Malta ripreso il mare giunse al porto di Palazzolo e da qui in Sicilia, a Noto
Antica, nelle cui vicinanze resterà fino alla morte, in soltitudine eremitica, senza tralasciare i contatti
con gli abitanti del luogo. In un primo momento era vissuto alle Celle, presso Noto, con il beato
Guglielmo Buccheri. Ma, poiché i Netini lo riverivano troppo, volle allontanarsi un poco, per
maggiore solitudine.
La preghiera e il lavoro manuale sono la sua vita quotidiana, austera e parca nel cibo, tanto
che le sue tentazioni sono soprattutto di gola; ma la sua perseveranza è fortissima e il diavolo, contro
il quale combatte in continuazione, se ne torna sempre sconfitto.
Nella Vita beati Corradi, il più antico documento che abbiamo, scritta in dialetto siciliano da
un anonimo verso la fine del Trecento, sembra di rileggere episodi e stile di vita come nei Fioretti di
san Francesco e nelle Vitae Patrum (le vite degli antichi eremiti), oltre che nei Dialoghi di Gregorio
Magno: aneddoti, miracoli, preghiera: anche gli uccelli si appoggiavano sulle sue spalle e sulle sue
mani e cantavano dolcemente. Guarisce, con la preghiera e il segno della croce, un bambino ammalato
di ernia: questo è il primo miracolo. La fama di fra Corrado diventa sempre maggiore, ma egli torna
nella sua spelonca a lodare Dio, a cui umilmente attribuisce tutto il bene che opera. Lì è visitato dal
vescovo di Siracusa, che ne riconosce la santità; al vescovo ed al suo seguito Corrado offre pane
fresco, miracoloso, e, alla meraviglia del prelato, si dichiara peccatore aggiungendo che “Dio ha fatto
questa cosa, per sua grazia”. Il santo, poi, andrà a Siracusa a parlare con il prelato, segno della sua
venerazione per la gerarchia ecclesiastica, in un periodo in cui spesso i rapporti fra gli uomini di
chiesa erano abbastanza turbolenti, specialmente per i problemi sulla povertà, che l’Ordine
francescano aveva al suo interno e con la Curia papale ad Avignone.
Per accostarsi ai sacramenti della confessione e della comunione andava a Noto, dove c’era
un prete suo devoto.
Nella Vita traspare anche la sua devozione verso la vergine Maria, come dimostra la preghiera,
che il frate recita ad un suo amico e devoto, che gli aveva chiesto di insegnargli a pregare. Il suo
saluto era l’evangelico e francescano (con molta probabilità il santo apparteneva al Terz’Ordine): “La
pace sia con te”, oppure: “Cristo ti dia la pace”.
Dopo avere profetizzato prossima la morte, raccomandata l’anima a Dio, il santo muore,
mentre è in preghiera, il 19 febbraio 1351, mentre ad Avola e a Noto le campane suonano da sole,
annunciando così il glorioso trapasso. Gli abitanti delle due città accorrono per avere le reliquie; nello
scontro, durissimo come una battaglia, grazie all’intervento miracoloso, nessuno resta ferito,
nonostante le molte armi. Il fatto che il corpo di Corrado rimase fra i Netini dimostrò la volontà di
Dio; fu perciò portato nella Chiesa Madre di Noto, dove fu seppellito. E nella Cattedrale barocca di
Noto ancora oggi è conservato, in un’arca di argento di pregevole fattura, sulla cui sommità Cristo
risorto è speranza e certezza di resurrezione per tutti.
Beatificato da Leone X nel 1515, Urbano VIII, nel 1625, concesse ai francescani di celebrarne
la festa con Messa e Ufficio propri. Alcune notizie della sua vita, trasformate dalla leggenda, si sono
imposte anche nell’iconografia, come il suo separarsi dalla sposa, che si fa monaca; nelle fonti però
non c’è accenno a questo matrimonio. Generalmente il santo è rappresentato come un vecchio, che
dimostra molto più dei suoi anni, con la barba fluente, vestito da francescano, davanti ad un crocifisso
e con il bastone a tau.

Dal Comune dei santi: religiosi, con salmodia del giorno dal salterio.

Ufficio delle letture

SECONDA LETTURA

ATTENZIONE: TESTO NON UFFICIALE, TRADOTTO DALLO SPAGNOLO

Da una lettera di san Girolamo, sacerdote, a Eliodoro monaco.


(BAC 219, Cartas de San Jerónimo, I, Madrid 1962, pp. 71-83)

Elogio della vita solitaria monastica

Che cosa fai nel secolo, tu fratello, che sei più grande del mondo? Temi la
povertà? Beati i poveri, dice Cristo! Ti spaventa la fatica? Nessun atleta riceve la
corona del trionfo senza lottare. Sei preoccupato per il cibo? La vera fede non teme la
fame. Temi che le tue membra, consumate dal digiuno, si incalliscano riposando sulla
nuda terra? Dimentichi che Cristo dorme al tuo fianco. Ti preoccupi per i capelli
spettinati sulla tua fronte già ruvida? Bene, Cristo è il tuo capo. Hai paura della vastità
del deserto? Allora puoi con la mente andare a spasso per tutto il paradiso: è perché,
quante incursioni fai in paradiso, tante altre ancora il deserto ti permette in piena libertà.
Oh deserto, fiorente con le rose di Cristo! O solitudine, dove, nella frase
dell'Apocalisse, emergono le pietre con cui è costruita la città del grande Re! O deserto,
a chi piace la presenza familiare di Dio! Le parole dell'Apostolo possono riferirsi alla
solitudine: «Perché io credo che le sofferenze del tempo presente non siano
paragonabili alla gloria che deve manifestarsi in noi».
Come, quindi, sei tu cristiano d’animo così timido? Il Figlio dell'uomo non ha
dove posare il suo capo; e tu, invece, desideri dimorare in ampi portici e in ampi
palazzi: non può essere coerede di Cristo chi cerca il godimento dell'eredità del mondo.
Il deserto ama la nudità.
Il corpo abituato a vestiti delicati non regge l’armatura, e la testa fasciata con un
leggero fazzoletto resiste al casco. Il manico e l’elsa della spada irritano le mani
fiacche.
Siamo polvere e cenere; non avendo potere su nessun momento della vita,
dobbiamo sempre ricordare l'imminenza del ritorno alla polvere. D'altra parte: molte
volte non vogliamo uscire dalle ristrettezze di questo mondo? Nonostante ciò, se il
digiuno provoca occasionalmente febbre o mal di stomaco, consideriamo una grave
malattia ciò che potrebbe aprire le porte della vita eterna.

RESPONSORIO Is 35, 1-2; 51, 3

R. Si rallegrino il deserto e la terra arida, esulti e fiorisca la steppa. * Come fiore di


narciso fiorisca.
V. Giubilo e gioia saranno in essa, ringraziamenti e inni di lode!
R. Come fiore di narciso fiorisca.

Orazione come alle Lodi mattutine.

Lodi Mattutine

Ant al Ben. Chi fa la verità viene alla luce,


e appariranno le sue opere di figlio di Dio.

ORAZIONE

O Dio, che hai condotto san Corrado da Piacenza alla vita eremitica e lo hai reso
modello di vita evangelica, per sua intercessione concedi a noi di riscoprire attraverso
le vicende della vita il tuo disegno di salvezza e di lasciare ogni cosa per seguire te,
fonte di ogni bene. Per il nostro Signore.

Vespri

Ant. al Magn. Avete abbandonato ogni cosa per seguirmi,


avrete cento volte tanto e la vita eterna.
25 febbraio

BEATO SEBASTIANO DE APARICIO, RELIGIOSO

OFM: Memoria facoltativa

Durante il secolo d’oro della sua spiritualità e della sua letteratura, la Spagna fu anche edificata
da quattro santi fratelli laici appartenenti all’Ordine Francescano dei Frati Minori: San Pasquale
Baylón (1540-1592), il Beato Andrea Hibernon (1534-1602), il Beato Giuliano di Sant’Agostino
(1553-1606) ed il Beato Sebastiano di Aparicio (1502-1600). Quest’ultimo spartì in realtà la sua lunga
vita tra due continenti.
Sebastiano nacque a La Gudiña (Spagna) il 20 gennaio 1502. Umile contadino della provincia
spagnola della Galizia, proveniva da una povera famiglia e trascorse la sua fanciullezza pascolando
greggi. All’età di quindici anni i suoi genitori preferirono mandarlo nella più prosperosa Castiglia al
servizio di una vedova, che pare tentò di sedurlo. Sebastiano allora fuggì, trovando una nuova
occupazione quale cameriere personale di un facoltoso gentiluomo di Salamanca. Tuttavia il suo
cuore era a tal punto legato alla vita campestre, che l’anno seguente preferì tornare a casa per
pascolare le pecore. Dopo otto anni di lavoro aveva già accumulato una cospicua fortuna, tanto da
finanziare la dote delle sorelle. Sebbene le sue agiate condizioni finanziarie lo avessero reso un ottimo
partito, Sebastiano abbandonò la prospettiva matrimoniale per salpare alla volta dell’America.
Giunse così in Messico e si stabilì a Puebla degli Angeli (divenuta famosa in tutto il mondo
cattolico con la Terza conferenza generale dei vescovi latino-americani del 1979). Iniziò l’attività di
bracciante agricolo, ma la sua spiccata imprenditorialità gli consentì di mettersi in proprio ed
effettuare trasporti vari tra Zacatecas e Città del Messico. Notando la forte necessità di vie di
comunicazione più agevoli, non esitò a provvedere personalmente alla loro realizzazione,
arricchendosi così ulteriormente. Tra le principali strade da lui inaugurate si ricorda quella tra le due
città suddette, tuttora attiva. Nonostante l’agiatezza raggiunta, Sebastiano preferì uno stila di vita
austero, destinando piuttosto le proprie ricchezze ad opere di carità ed a prestiti senza interessi. La
sua ottima reputazione crebbe sia tra gli ispanici che tra gli indigeni ed era cosa frequente che si
ricorresse a lui per risolvere le più svariate controversie. Ritiratosi dagli affari nel 1552, Sebastiano
comperò allora una tenuta agricola vicino a Città del Messico, ove si dedicò all’allevamento del
bestiame.
All’età di ben sessant’anni pensò finalmente di sposarsi, ormai conscio di non rischiare di
cedere alle tentazioni della carne. La prima moglie, una povera ragazza la cui famiglia lo aveva
supplicato di sposarla, morì dopo breve tempo, e così avvenne anche con la seconda. Entrambi i
matrimoni, con mutuo consenso, non vennero consumati.
A settantadue anni fu colpito da una grave malattia, ma ripresosi inaspettatamente, non gli
restò che interpretare la sua guarigione come una grazia divina meritevole di essere contraccambiata.
Donò allora tutti i suoi beni alle clarisse e, fattosi terziario francescano, entrò nel noviziato dei
francescani osservanti di Città del Messico. Successivamente fu mandato a Tecali ed in un secondo
momento a Puebla, ove era presente una grande comunità. Il fervore, l’umiltà e l’obbedienza, che lo
animarono abitualmente nonostante la sua età ormai avanzata, furono esemplari per tutti i suoi
confratelli. Visse così gli ultimi ventisei anni della sua vita peregrinando per le campagne su un carro
trainato dai buoi e chiedendo l’elemosina.
Similmente alle leggende sorte sul conto di San Francesco d’Assisi, anche il beato Sebastiano
godette di poteri miracolosi nei confronti degli animali, che ubbidivano ad ogni suo minimo cenno,
anche un sussurro: si diceva che avesse su di essi poteri miracolosi e che gli angeli lo
accompagnassero abitualmente nei suoi viaggi.
Morì quasi centenario il 25 febbraio 1600, compianto dall’affetto generale. La fama di santità
da cui era circondato, portò alla sua beatificazione il 17 maggio 1789 da parte del pontefice Pio VI.
Il corpo del Beato Sebastiano di Aparicio ancora oggi è conservato in una tomba di vetro, adiacente
alla chiesa francescana di Puebla.

Dal Comune dei santi: religiosi, con salmodia del giorno dal salterio.

Ufficio delle letture

SECONDA LETTURA

Dalle Ammonizioni di san Francesco d’Assisi


(Amm 14-17: Scritti di san Francesco di Assisi, Fonti Francescane nn. 163-166)

Beati i poveri in spirito, i pacifici e i puri di cuore

«Beati i poveri in spirito perché di essi è il regno dei cieli». Ci sono molti che,
applicandosi insistentemente a preghiere e occupazioni, fanno molte astinenze e
mortificazioni corporali, ma per una sola parola che sembri ingiuria verso la loro
persona, o per qualche cosa che venga loro tolta, scandalizzati, tosto si irritano. Questi
non sono poveri in spirito, poiché chi è veramente povero in spirito odia se stesso e
ama quelli che lo percuotono nella guancia.
«Beati i pacifici, poiché saranno chiamati figli di Dio». Sono veri pacifici coloro
che in tutte le contrarietà che sopportano in questo mondo, per l'amore del Signore
nostro Gesù Cristo, conservano la pace nell'anima e nel corpo.
«Beati i puri di cuore, poiché essi vedranno Dio». Veramente puri di cuore sono
coloro che disdegnano le cose terrene e cercano le cose celesti, e non cessano mai di
adorare e vedere il Signore Dio, vivo e vero, con cuore e animo puro. XVII. L'umile
servo di Dio.
Beato quel servo il quale non si inorgoglisce per il bene che il Signore dice e
opera per mezzo di lui, più che per il bene che dice e opera per mezzo di un altro. Pecca
l'uomo che vuol ricevere dal suo prossimo più di quanto non vuole dare di sé al Signore
Dio.

RESPONSORIO Cfr. Gc 2,5; Mt 19, 21

R. Dio ha scelto i poveri nel mondo per farli ricchi con la fede ed eredi del regno * che
Dio ha promesso a quelli che lo amano
V. Se vuoi essere perfetto, va', vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un
tesoro nel cielo;
R. che Dio ha promesso a quelli che lo amano.

Lodi mattutine

Ant. al Ben. Bene, servo buono e fedele,


sei stato fedele nel poco,
ti darò autorità su molto,
prendi parte alla gioia del tuo Signore.

ORAZIONE

Padre, che hai fatto vivere con semplicità e purezza di cuore il tuo servo
Sebastiano de Aparicio e su di lui hai profuso i tuoi celesti doni, fa’ che, sul suo
esempio, anche noi, ti possiamo servire con cuore semplice e mente pura e siamo resi
capaci di accogliere il dono della tua grazia. Per il nostro Signore-

Vespri

Ant. al Magn. Questo santo,


disprezzando gli onori di questo mondo
e le cose terrene,
ha acquistato le vere ricchezze nel cielo
MARZO
2 marzo

SANT’AGNESE DI BOEMIA, VERGINE, CLARISSA

Famiglia Francescana: Memoria facoltativa


OFM, II Ordine e Famiglia Francescana in Italia: MO

Giovanni Paolo II, durante il suo lungo pontificato, se da un lato non ha mancato di proporre
agli uomini di oggi dei modelli di santità a loro vicini nel tempo, non ha però disdegnato anche di
elevare agli onori degli altari alcune significative figure visute nei primi secoli del secondo millenio,
tra le quali la principessa Sant’Agense di Boemia.
Figlia del sovrano boemo Premysl Otakar I e della regina Costanza, sorella di Andrea II re
d'Ungheria, Agnese nacque a Praga nel 1211. Sin dall’infanzia fu oggetto di svariati progetti di
fidanzamento indipendentemente dalla sua volontà, cosa comune a quel tempo meramente per
speculazioni politiche e convenienze dinastiche. All’età di tre anni fu affidata alle cure della duchessa
di Slesia, la celebre Santa Edvige, che l’accolse nel monastero cistercense di Trzebnica e le insegnò
i primi elementi della fede cristiana. Tre anni dopo fece ritorno a Praga e venne poi affidata alle
monache premonstratensi di Doksany ove ricevette un’adeguata istruzione.
Nel 1220, essendo promessa sposa di Enrico VII, figlio dell'imperatore Federico II
Barbarossa, Agnese fu condotta a Vienna presso la corte del duca d’Austria: qui visse sino al 1225
rimanendo sempre fedele ai principi e ai doveri della morale cristiana. Rescisso infine il patto di
fidanzamento, ritornò a Praga ove poté dedicarsi ad una più intensa vita di preghiere e di opere
caritative. Dopo una matura riflessione, decise di consacrare a Dio la sua verginità. Pervennero alla
corte di Praga nuove proposte nuziali per la giovane principessa boema: quella del re inglese Enrico
III, che svanì, e quella del Barbarossa presentata prima a re Otakar nel 1228 ed una seconda volta a
re Venceslao nel 1231.
Papa Gregorio IX, cui Agnese aveva chiesto protezione, intervenne riconoscendo il voto di
castità della principessa, che in tal modo acquistò la libertà e la felicità di consacrarsi a Dio libera dai
sotterfugi del mondo secolare. In quel periodo giungevano a Praga quali predicatori i Frati Minori,
grazie ai quali venne a conoscenza della vita spirituale che conduceva in Assisi la vergine Santa
Chiara secondo lo spirito francescano. Rimase affascinata da questo modello e decise di imitarne ad
ogni costo l’esempio: usufruendo dei propri beni fondò tra il 1232 ed il 1233 a Praga l’ospedale di
San Francesco e per dirigerlo l’Ordine dei Crocigeri della Stella Rossa. Allo stesso tempo fondò il
monastero di San Francesco per le “Sorelle Povere o Damianite”, ove lei stessa entrò l’11 giugno
1234, giorno di Pentecoste.
Agnese professò duqnue solennemente i voti solenni di castità, povertà ed obbedienza,
pienamente consapevole del valore eterno di questi consigli evangelici, e si cimentò nel praticarli con
esemplare fedeltà per tutti i suoi giorni. La verginità finalizzata al regno dei cieli costituì l’elemento
fondamentale della sua spiritualità. Lo spirito di povertà, che già in precedenza l’aveva indotta a
distribuire ai poveri i suoi beni, la spinse a rinunciare totalmente ad ogni proprietà per seguire Cristo
povero ed ottenne inoltre che nel suo monastero si praticasse addirittura l’esproprio collettivo. Lo
spirito di obbedienza la condusse a conformare sempre più la sua volontà a quella divina che scopriva
nella lettura del Vangelo e nella Regola di vita che la Chiesa le aveva donato. Insieme a Santa Chiara
si adoperò per ottenere l’approvazione di una nuova ed apposita Regola che, dopo fiduciosa attesa,
ricevette e professò con estrema fedeltà.
Poco dopo la professione Agnese divenne badessa del monastero, ufficio che dovette
conservare per tutta la vita, esercitandolo con umiltà e carità, con saggezza e zelo, considerandosi
sempre come “sorella maggiore” delle monache sottoposte alla sua autorità. La notizia dell’ingresso
di Agnese in monastero suscitò ammirazione in tutta Europa e tutti coloro che ebbero modo di entrare
in contatto con lei poterono testimoniare le sue virtù, come concordemente attestano anche le
memorie biografiche: specialmente ammirato era l’ardore della sua carità verso Dio e verso il
prossimo, “la fiamma viva dell’amore divino che ardeva continuamente nell'altare del cuore di
Agnese, la spingeva tanto in alto, per mezzo dell'inesauribile fede, da farle ininterrottamente cercare
il suo Diletto” e si esprimeva in modo peculiare nel fervore con cui adorava i misteri dell’Eucaristia
e della Croce del Signore, nonché nella devozione filiale alla Madonna contemplata nel mistero
dell’Annunciazione.
L’amore del prossimo, continuò anche dopo la fondazione dell’ospedale a tenere spalancato
il suo cuore generoso ad ogni forma di aiuto cristiano. Amò la Chiesa implorando dalla bontà di Dio
per i suoi figli i doni della perseveranza nella fede e della solidarietà cristiana. Collaborò con i papi
del suo tempo, che per il bene della Chiesa non mancavano di sollecitare le sue preghiere e le sue
mediazioni presso i sovrani boemi, suoi familiari. Nutrì sempre un profondo amore per la sua patria,
che beneficiò con opere caritative individuali e sociali, nonché con la saggezza dei suoi consigli
sempre volti ad evitare conflitti di ogni sorta ed a promuovere la fedeltà alla religione cattolica dei
suoi padri.
Negli ultimi anni di vita Agnese sopportò con immutata pazienza i molteplici dolori che
afflissero lei e l’intera famiglia reale, il monastero e la Boemia, causati da un infausto conflitto e dalla
conseguente anarchia, nonché dalle calamità naturali che si abbatterono sulla regione e la conseguente
carestia. Morì infine santamente nel suo monastero il 2 marzo 1282. Numerosi miracoli furono
attribuiti all’intercessione della principessa defunta, ma l’antichissimo culto tributatole sin dalla
morte ebbe il riconoscimento papale solo il 28 novembre 1874 con decreto del Beato Pio IX. Il
Sommo Pontefice Giovanni Paolo II ha infine canonizzato Agnese di Boemia il 12 novembre 1989
nella Basilica Vaticana.

Dal Comune delle vergini, con salmodia del giorno dal salterio.

Ufficio delle letture

INNO dal Comune delle vergini, oppure (dal Proprio delle Clarisse):

Cinque soltanto le vergini sagge,


quelle che entrarono insieme allo sposo:
anche nel sonno brillavan le lampade
senza timore che l’olio finisse.

Sempre di notte risuona l'annuncio:


“Ecco lo sposo, corretegli incontro!”.
Il suo ritardo è fuoco che brucia:
solo l’argento resiste alla prova.
Come una lampada il cuore ti attenda
Gesù che torni nell’ultimo giorno;
e sia l’attesa una lode operosa
e il suo ritardo accresca la luce.

Allora insieme entreremo alle nozze


e canteremo la gloria in eterno
a te, al Padre e allo Spirito Santo,
unica fonte di vita e di grazia. Amen.

Oppure un altro inno o canto adatto approvato dall’autorità ecclesiastica.

SECONDA LETTURA

Da una lettera di santa Chiara a santa Agnese di Boemia


(S. Chiara d’Assisi; Protomonastero S. Chiara – Assisi, 1969, a cura di Chiara
Augusta Lainati O.S.C., pp. 116-118)

Sposa povera di Cristo povero

Rendo grazie al Donatore della grazia, dal quale, come crediamo, proviene ogni
bene sommo e ogni dono perfetto, perché ti ha ornata di tanti titoli di virtù e ti ha
illustrata con segni di sì alta perfezione, che fatta diligente imitatrice del Padre, in cui
è ogni perfezione, meriti di divenire a tua volta perfetta, sì che i suoi occhi non scorgano
in te nulla di imperfetto.
Questa è la perfezione per la quale il Re stesso ti unirà a sé nell'eterno talamo,
dove siede glorioso su un trono di stelle: e tu, stimando cosa vile la grandezza di un
regno terreno e sdegnando l'offerta di un connubio imperiale, per amore della
santissima povertà, in spirito di profonda umiltà e di ardentissima carità, ti sei posta a
camminare con assoluta fedeltà sulle orme di Colui, del quale hai meritato d'essere
sposa.
Ma ti so ricca d'ogni virtù, e perciò rinuncio ad un lungo discorso, non volendo
aggravarti con parole superflue, anche se tu nulla troveresti di superfluo in quelle parole
che potrebbero arrecarti qualche consolazione. Ma giacché una sola è la cosa
necessaria, di essa soltanto ti scongiuro e ti avviso per amore di Colui, al quale ti sei
offerta come santa e gradita vittima: che cioè, memore del tuo proposito, come un'altra
Rachele, tu tenga sempre davanti agli occhi il punto di partenza; tieni ben fermi i
risultati raggiunti; ciò che fai, fallo bene; non arrestarti; ma anzi, con veloce corsa e
passo leggero, con piede sicuro che neppure alla polvere permette di ritardarne l'andare,
avanza confidente e lieta nella via della beatitudine che ti sei assicurata. E non credere
e non consentire ad alcuno che tentasse di sviarti dal tuo proposito, di metterti degli
ostacoli su questa via, per impedirti di tener fede ai tuoi voti all'Altissimo con quella
perfezione alla quale t’ha chiamata lo Spirito del Signore.
A questo riguardo, poi, affinché tu possa camminare con maggiore sicurezza
nella strada dei divini mandati, attieniti ai consigli del venerabile padre nostro e fratello
Elia, ministro generale, e anteponili ai consigli di qualsiasi altro e reputali più preziosi
per te di qualsiasi altro dono. Ma se qualcuno ti dice qualcosa e ti dà dei suggerimenti
che impediscano la via di perfezione che hai abbracciata o che ti sembrino contrari alla
divina vocazione, pur portandoti con tutto il rispetto, non seguire però il suo consiglio,
ma, come vergine poverella, stringiti a Cristo povero.
Vedi che Egli per te si è fatto oggetto di disprezzo e seguilo, rendendoti per amor
suo spregevole in questo mondo. Guarda lo Sposo tuo, o regina nobilissima, il più bello
tra i figli degli uomini, divenuto per la tua salvezza il più vile degli uomini, disprezzato,
percosso e in tutto il corpo ripetutamente flagellato, morire infine tra i dolori più
lancinanti sulla croce: guardalo, e medita e contempla, desiderando di imitarlo.

RESPONSORIO

R. Contempliamo la tua bellezza, vergine di Cristo: * hai ricevuto dal Signore una
splendida corona.
V. Non ti sarà tolto l’onore della verginità, non sarai più separata dall’amore del Figlio
di Dio:
R. hai ricevuto dal Signore una splendida corona

Oppure (tratta dal Proprio delle Clarisse):

Dalla Vita di Agnese di Boemia di un Autore del XIII secolo (III)

Agnese, desiderosa di portare a compimento il suo tanto vagheggiato proposito,


chiamò a sé alcuni frati Minori ai quali, più che ad altri religiosi, per ispirazione divina,
si sentiva affettivamente vicina. Voleva, infatti, essere informata sulla regola seguita
dall’Ordine di Santa Chiara, la quale viveva in clausura con altre sante vergini nei
dintorni di Assisi, nella chiesa di San Damiano e, come incenso che arde e spande il
suo profumo nelle giornate estive, inondava col profumo delle sue virtù ogni parte del
mondo.
Non appena apprese dai frati che la regola di santa Chiara obbligava chi voleva
entrare nel suo Ordine a vendere ogni cosa e donarla ai poveri secondo l’insegnamento
evangelico, per servire nella povertà e nell’umiltà il Cristo povero, Agnese si sentì
invasa da una celestiale contentezza ed esclamò: “Questo è proprio quello che desidero
e che bramo ardentemente con tutto il cuore!”. Subito fece vendere oltre all’oro e
all’argento anche oggetti preziosi ed i vari ornamenti e fece distribuire il ricavato ai
poveri, bramando che le sue ricchezze venissero dalle loro mani trasferite nei forzieri
celesti.
Fece poi costruire, ad imitazione di quanto aveva fatto la cugina Elisabetta,
vicino al ponte di Praga, un grande ospizio per gli infermi, in onore del beatissimo
confessore Francesco e lo rese ancor più munifico con rendite e beni. Lo affidò ai
Crocigeri con croce e stella rossa, perché avessero cura degli infermi e soccorressero
tutti con sollecitudine elargendo a ciascuno secondo i propri bisogni.
In onore del glorioso san Francesco fece erigere a proprie spese anche un
monastero per i frati Minori e, in onore del Salvatore del mondo, un celebre monastero
per le suore dell’Ordine di Santa Chiara. Lo abbellì, in quanto amava il decoro della
casa di Dio, in modo meraviglioso con gloriose reliquie di santi, con vasi ed ornamenti
preziosi adatti al culto divino.
Quando giunsero da Trento cinque suore dell’Ordine di Santa Chiara, richieste
da Agnese ed a lei concesse dietro approvazione della santa Sede Apostolica, esse
furono accolte con grande gioia di spirito e furono introdotte, con gli onori dovuti, nel
cenobio a loro destinato.
In occasione della vicina festa di San Martino, sette vergini del regno di Boemia,
tutte di origine molto elevata, desiderose di legarsi per sempre con i lacci della castità
allo sposo delle vergini, si aggiunsero alle prime cinque e indossarono lo stesso abito
e presero parte alla stessa mensa.
Finalmente anche la saggia Agnese, constatando che nella tempesta della vita di
continuo siamo travolti dai flutti della nostra condizione mortale e non possiamo
volgere il pensiero alle cose celesti a causa dei mondani tumulti, infiammata più
ardentemente dall’amore delle cose divine, in occasione della vicina festa di
Pentecoste, alla presenza di sette vescovi, del fratello, della regina, di molti duchi e
baroni e di un’eccezionale moltitudine di uomini e di donne di varie nazioni, rinunciò
ad ogni onore regale ed a ogni gloria terrena e, assieme ad altre sette vergini di altissima
nobiltà, appartenenti al regno di Boemia, come innocente colomba dal diluvio
miserabile del mondo convolò verso l’arca della sacra regola.
Nel monastero, tagliati i capelli e deposte le vesti regali, vestì abiti di penitenza
e di lutto, come un’altra Ester, per farsi smile alla madre Chiara nell’umile veste e
nell’aspetto esteriore. Si allontanò così, fuggendo lontana, dalla pericolosa tempesta di
questo mondo e con animo tranquillo calò l’ancora dell’amore verso questa solitaria
vita religiosa per pregustare in essa col palato dello spirito la stabilità della purezza e
della pace eterna, conservando la soavità dell’eterna dolcezza. Rinchiusa fino alla
morte in questo angolo di povertà, tutta dedita all’amore di Cristo povero e crocifisso
e della sua dolcissima Madre, come mirra scelta diffuse la fragranza della sua spirituale
santità. Sulle sue orme, infatti molti cominciarono a costruire monasteri in diverse
località della Polonia, moltissime vergini e vedove cominciarono ad affluire
nell’Ordine e a condurre una vita celestiale combattendo contro le passioni della carne,
pur essendo creature fatte di carne.

RESPONSORIO

R. Contempliamo la tua bellezza, vergine di Cristo: * hai ricevuto dal Signore una
splendida corona.
V. Non sarai più separata dall’amore del Figlio di Dio:
R. hai ricevuto dal Signore una splendida corona.
Oppure (tratta dal Proprio delle Clarisse):

Dall’Omelia di San Giovanni Paolo II per la canonizzazione di Agnese di Boemia


(12 novembre 1989)

La beata Agnese di Boemia, pur essendo vissuta in un periodo tanto lontano dal
nostro, rimane anche oggi un fulgido esempio di fede cristiana e di carità eroica, che
invita alla riflessione ed alla imitazione. Ben si addicono alla sua vita e alla sua
spiritualità le parole della prima lettera di Pietro: "Siate moderati e sobri, per dedicarvi
alla preghiera". Così scriveva il capo degli apostoli ai cristiani del suo tempo; e
soggiungeva: "Soprattutto conservate tra voi una grande carità...Praticate l'ospitalità gli
uni verso gli altri, senza mormorare"(1 Pt 4, 7-9).
Proprio questo è stato il programma di vita di sant'Agnese: fin dalla più tenera
età ella orientò la propria esistenza alla ricerca dei beni celesti. Rifiutate alcune
proposte di matrimonio, decise di dedicarsi totalmente a Dio, perché nella sua vita egli
venisse glorificato per mezzo di Gesù Cristo (cf. 1 Pt 4, 11). Essendo venuta a
conoscere dai Frati Minori, allora giunti a Praga, l'esperienza spirituale di Chiara di
Assisi, volle seguirne l'esempio di francescana povertà: con i propri beni dinastici
fondò a Praga l'ospedale di san Francesco e un monastero per le"Sorelle Povere" o
"Damianite", dove lei stessa fece il suo ingresso il giorno di Pentecoste del 1234,
professando i voti solenni di castità, povertà e obbedienza.
Sono rimaste famose le lettere che santa Chiara d'Assisi le indirizzò per esortarla
a proseguire nel cammino intrapreso. Sorse così un'amicizia spirituale, che durò per
quasi vent'anni, senza che le due sante donne si incontrassero mai. "Praticate
l'ospitalità gli uni verso gli altri, senza mormorare" (1 Pt 4, 9). Fu la norma a cui santa
Agnese ispirò costantemente la propria azione, accettando sempre con piena fiducia gli
avvenimenti che la Provvidenza permetteva, nella certezza che tutto passa, ma la Verità
rimane in eterno! È, questo, l'insegnamento che la nuova santa dona anche a voi, cari
suoi connazionali, e dona a tutti.
La storia umana è in continuo movimento; i tempi cambiano con le varie
generazioni e con le scoperte scientifiche; nuove tecniche ma anche nuovi affanni si
affacciano all'orizzonte dell'umanità, sempre in cammino: ma la verità di Cristo, che
illumina e salva, perdura nel mutare degli eventi. Tutto ciò che avviene sulla terra è
voluto o permesso dall'Altissimo perché gli uomini sentano la sete o la nostalgia della
Verità, tendano ad essa, la ricerchino e la raggiungano! "Ciascuno viva secondo la
grazia ricevuta, mettendola a servizio degli altri", così scriveva ancora san Pietro, e
concludeva: "Chi esercita un ufficio, lo compia con l'energia ricevuta da Dio, perché
in tutto venga glorificato Dio per mezzo di Gesù Cristo" (1 Pt 4, 10-11).
Nella sua lunga vita, travagliata anche da malattie e sofferenze, sant'Agnese ha
davvero compiuto con energia il suo servizio di carità, per amore di Dio, contemplando
come in uno specchio Gesù Cristo, come le aveva suggerito santa Chiara: "In questo
specchio rifulgono la beata povertà, la santa umiltà e l'ineffabile carità" (Lettera IV:
"Fonti Francescane", ed. 1986, n. 2903).
E così Agnese di Boemia, che oggi abbiamo la gioia di invocare "Santa", pur
vissuta in secoli tanto lontani da noi, ha avuto un notevole ruolo nello sviluppo civile
e culturale della sua Nazione e resta nostra contemporanea per la sua fede cristiana e
per la sua carità: è esempio di coraggio ed è aiuto spirituale per le giovani che
generosamente si consacrano alla vita religiosa; è ideale di santità per tutti coloro che
seguono Cristo; è stimolo alla carità, esercitata con totale dedizione verso tutti,
superando ogni barriera di razza, di popolo e di mentalità; è celeste protettrice del
nostro faticoso cammino quotidiano. A lei possiamo dunque rivolgerci con grande
fiducia e speranza. »

RESPONSORIO

R. Contempliamo la tua bellezza, vergine di Cristo: * hai ricevuto dal Signore una
splendida corona.
V. Non sarai più separata dall’amore del Figlio di Dio:
R. hai ricevuto dal Signore una splendida corona.

Orazione come alle Lodi mattutine.

Lodi mattutine

INNO dal Comune delle vergini, oppure (dal Proprio delle Clarisse):

Figlia e ancella d’Altissimo Padre,


Sposa e madre del Cristo Signore,
dello Spirito casa e dimora,
sciogli il cantico nuovo all’Agnello.

Aderisci con tutto il tuo cuore


al più bello tra i figli dell’uomo,
il ricordo costante di Lui
brilla dolce nella memoria.

Ogni giorno tu porti, o regina,


il tuo cuore e l’anima tua
nello Specchio che è Cristo Signore
ed in esso tu scruti il tuo volto.

Ogni giorno ti lasci bruciare,


dal suo fuoco d’Amore perenne,
corri dietro al tuo Sposo e Signore,
Verbo eterno per noi fatto uomo.

Sia una lode la nostra esistenza


a te Padre che sei il Donatore
a te Figlio bellezza infinita
a te Spirito Fonte d’Amore. Amen.

Oppure un altro inno o canto adatto approvato dall’autorità ecclesiastica.

Dove è festa si può prendere la seguente lettura breve (dal Proprio delle Clarisse)

LETTURA BREVE 1Pt 4, 7-11

Siate moderati e sobri, per dedicarvi alla preghiera. Soprattutto conservate tra
voi una grande carità, perché la carità copre una moltitudine di peccati. Praticate
l'ospitalità gli uni verso gli altri, senza mormorare. Ciascuno viva secondo la grazia
ricevuta, mettendola a servizio degli altri, come buoni amministratori di una
multiforme grazia di Dio. Chi parla, lo faccia come con parole di Dio; chi esercita un
ufficio, lo compia con l'energia ricevuta da Dio, perché in tutto venga glorificato Dio
per mezzo di Gesù Cristo, al quale appartiene la gloria e la potenza nei secoli dei secoli.
Amen!

RESPONSORIO BREVE

R. Ciascuno viva secondo la grazia ricevuta, * mettendola a servizio degli altri.


Ciascuno viva secondo la grazia ricevuta, mettendola a servizio degli altri.
V. come buoni amministratori di una multiforme grazia di Dio.
mettendola a servizio degli altri.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Ciascuno viva secondo la grazia ricevuta, mettendola a servizio degli altri.

Ant. al Ben. Hai dato il tuo cuore a Cristo,


vergine sapiente: ora vivi con lui,
splendente come il sole nell’assemblea dei santi.

ORAZIONE

O Dio, che hai ispirato a santa Agnese di Boemia di anteporre al fascino della
dignità regale l’umiltà della croce, concedici, per sua intercessione, di volgere sempre
il nostro animo alle cose di lassù, nel distacco dalle cose della terra. Per il nostro
Signore.

Vespri

INNO dal Comune delle vergini, oppure come alle Lodi mattutine, oppure un altro inno
o canto adatto approvato dall’autorità ecclesiastica.
Dove è festa si può prendere la seguente lettura breve (dal Proprio delle Clarisse)

LETTURA BREVE Ct 2, 1-6

Io sono un narciso di Saron, un giglio delle valli. Come un giglio fra i cardi, così
la mia amata tra le fanciulle. Come un melo tra gli alberi del bosco, il mio diletto fra i
giovani. Alla sua ombra, cui anelavo, mi siedo e dolce è il suo frutto al mio palato. Mi
ha introdotto nella cella del vino e il suo vessillo su di me è amore. Sostenetemi con
focacce d'uva passa, rinfrancatemi con pomi, perché io sono malata d'amore. La sua
sinistra è sotto il mio capo e la sua destra mi abbraccia.

RESPONSORIO BREVE

R. Entrano con gioia le vergini * alla festa di nozze.


Entrano con gioia le vergini alla festa di nozze.
V. Sono introdotte nel palazzo del re,
alla festa di nozze.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Entrano con gioia le vergini alla festa di nozze.

Intercessioni dal Comune delle vergini.

Ant. al Magn. Vieni, o sposa di Cristo,


ricevi la splendida corona
che il Signore ti ha preparato per l’eternità.

Orazione come alle Lodi mattutine.


3 marzo

BEATI LIBERATO WEISS, SAMUELE MARZORATI E MICHELE PIO


FASOLI DA ZERBO, SACERDOTI E MARTIRI DI GONDAR (ABISSINIA)

OFM: Memoria facoltativa

Liberato Weiss nacque a Konnersreuth in Baviera (Germania) il 4 gennaio 1675; entrò


nell’Ordine dei Frati Minori nel convento di Graz della provincia austriaca di S. Bernardino, il 13
ottobre 1698. Fu ordinato sacerdote a Vienna il 14 settembre 1699.
Michele Pio Fasoli nacque a Zerbo di Pavia il 3 maggio 1670 ed entrò nell’Ordine dei Frati
Minori nella provincia detta allora di San Diego in Insubria, nel Piemonte. Appena ordinato sacerdote
chiese di partire in missione in Etiopia, condividendo insuccessi e speranze del beato Liberato Weiss.
Nel 1703 il Commissario generale dell’Ordine chiedeva alle province di presentare dei
missionari adatti per l’Etiopia, su esplicita richiesta del re di quel Paese, per contrastare la
predicazione monofisita, cioè delle chiese che si rifanno ad una eresia vecchia di quasi 1400 anni, e
come tale condannata dal Concilio di Calcedonia, in base alla quale in Cristo non ci sarebbero le due
nature (umana e divina), ma soltanto quella divina. Liberato Weiss subito si offrì e fu accettato da
‘Propaganda Fide’, venne inviato in Etiopia insieme ad altri sette missionari, guidati da padre
Giuseppe da Gerusalemme; essi lasciarono Il Cairo in Egitto il 14 gennaio 1705, per raggiungere la
carovana dei mercanti che si recava in Etiopia.
Liberato non mette neppure piede in Etiopia, per via di una insurrezione contro il re che ha
chiamato i missionari. Sei anni di viaggio lungo la riva del Nilo, aspettando che la situazione cambi,
senza mai raggiungere la meta; dei suoi sette compagni alcuni desistono e ritornano in patria, altri
muoiono, e alla fine anche lui, rimasto solo con Michele Pio, ritorna in Egitto.
Un anno dopo si decide di raggiungere l’Etiopia attraverso la via del Mar Rosso ed a Liberato
e Michele Pio si aggiunge Samuele Marzorati, nato a Biumo (Varese) il 10 settembre 1670 della
provincia francescana di Milano. Questa volta la spedizione è più fortunata: partiti il 3 novembre da
Il Cairo, i tre raggiungono Gondar, la capitale dell’Etiopia il 20 luglio 1712. Qui furono bene accolti
dal re. Ma la situazione generale del regno etiope non era tranquilla, gli europei erano poco graditi e
il re Justos era fortemente contrastato, quindi i missionari dovevano stare quasi nascosti in attesa che
la situazione migliorasse. Si diffusero dicerie su di loro e sulla religione professata, per cui il re, prima
non diede ascolto ma poi per evitare ulteriori discordie, li mandò in altra provincia, il Tigré. Dopo la
loro partenza il re Justos si ammalò e di questo approfittarono i suoi avversari che incoronarono David
figlio di un altro re.
La situazione politica e religiosa è sempre turbolenta e devono praticamente vivere in
clandestinità: per ordine del nuovo re, che teme disordini: non possono predicare, non possono
discutere questioni religiose, neppure possono dichiararsi missionari cattolici mandati da Roma,
perché c’è una profonda diffidenza verso i “romani”, e gli europei in genere sono poco graditi. Si
limitano così a studiare la lingua del luogo, a curare i malati e a sperare…che dall’Europa si ricordino
di loro. I tre, infatti, hanno la sensazione di essere stati dimenticati da Dio e dagli uomini: i soldi da
Propaganda Fide arrivano con il contagocce, e comunque in modo insufficiente non solo per
acquistare le medicine di cui avrebbero bisogno per curare i malati, ma addirittura per il loro
sostentamento. Si aggiustano come possono, Liberato fa l’orefice, ma la situazione è tale da creare
anche tensioni fra di loro, soprattutto fra Liberato e Samuele. Odiati di cuore dal popolo, individuati
come “missionari di una religione cattiva”, oggetto di calunnie e di false dicerie, praticamente isolati,
vengono infine arrestati e processati il 2 marzo 1716. Confessano apertamente di essere missionari
cattolici, rifiutano con decisione la circoncisione in cambio della quale avrebbero salva la vita,
contestano ai loro accusatori di essere “cristiani di nome e non di fatto”. Inevitabile la loro condanna
a morte mediante lapidazione, eseguita il 3 marzo sulle rive del torrente Angareb. E’ un monaco ad
incitare l’avvio della lapidazione, dichiarando “maledetto, scomunicato e nemico della Vergine
Maria” chi non tirerà contro di loro almeno cinque pietre. I tre muoiono dopo un intenso abbraccio e
la vicendevole assoluzione, testimoni dell’autenticità del Cristo non con la predicazione, ma con il
loro sangue.
Il processo informativo per la loro beatificazione si tenne a Vienna, provincia francescana
d’origine del padre guida della spedizione Liberato Weiss, negli anni 1932-1933. Sono stati beatificati
da papa Giovanni Paolo II il 20 novembre 1988 a Vienna, durante il suo viaggio in Austria.

Dal Comune di più martiri, con salmodia del giorno dal salterio.

ORAZIONE

O Padre, tu hai concesso ai beati Liberato, Samuele e Michele Pio, sacerdoti, la


grazia di testimoniare la fede cattolica con l’effusione del proprio sangue: per i loro
meriti e le loro preghiere, fa’ che il popolo cristiano sia costante nel professare la fede
e tutte le genti siano illuminate dalla luce del Vangelo. Per il nostro Signore.

Si riporta di seguito un estratto dall’Omelia di Giovanni Paolo II in occasione della


beatificazione di questi martiri.

Dall’Omelia di Giovanni Paolo II, papa, in occasione della beatificazione di Liberat


Weiss, Samuele Marzorati e Michele Pio Fasoli.
(Basilica Vaticana, 20 novembre 1988, nn. 3-6)

Oggi, in questa Basilica di san Pietro, adoriamo Cristo Re. Colui che eternamente
è “il testimone fedele”. Colui che è venuto “nel mondo per rendere testimonianza alla
verità”. Lo adoriamo elevando alla gloria degli altari i suoi discepoli e seguaci: coloro
che hanno ascoltato la sua voce. E con tutta la loro vita hanno dato prova di essere
“dalla verità”. Sono diventati testimoni di quello che egli stesso è: “il testimone fedele”.
Ecco i loro nomi: Liberat Weiss, Samuele Marzorati, Michele Pio Fasoli, tutti
Frati Minori francescani, e madre Katharine Drexel, fondatrice delle Suore del
Santissimo Sacramento per gli indiani e la gente di colore.
Nel tempio eterno del Signore gli rendono gloria (cf. Sal 93 [92], 5) i nuovi beati.
Tra essi i tre degni seguaci di san Francesco, i quali hanno amato il Cristo sopra ogni
cosa e, per lui, hanno saputo amare la croce redentrice e tutti gli uomini.
I martiri Liberat, Samuele e Michele Pio hanno meritato di stare per sempre
accanto al “saldo trono” (cf. Sal 93 [92], 2) del Re dell’universo, ammantato di
splendida luce e cinto di potenza, perché hanno lasciato tutto, anche la vita terrena per
servirlo.
Il consegnare la propria esistenza sino all’effusione del sangue fu per essi la
risposta generosa alla vocazione, con la quale Cristo li chiamava a partecipare
all’offerta che egli aveva fatto di se stesso al Padre. Il loro martirio fu il supremo gesto
di amore forte e di fede tenace, con cui, unendosi alla testimonianza dell’Agnello
immolato, hanno confermato la verità che salva e rende capaci di amare Dio ed il
prossimo con la stessa carità di Gesù.
Lo zelo e la dedizione con i quali Liberat, Samuele e Michele Pio hanno risposto
alla chiamata del Redentore li fece crescere in familiarità interiore con lui. Essi
riconobbero sempre più chiaramente la loro vocazione ad annunciare agli altri uomini
la buona novella. In questo erano consapevoli di prendere parte nel modo più elevato
alla signoria regale di Cristo, facendosi, come lui, testimoni della verità e servitori dei
fratelli e delle sorelle. Nell’annuncio della buona novella essi non si servirono di
“discorsi persuasivi di sapienza”; essa era assai più collegata “alla manifestazione dello
Spirito e della sua potenza” (1 Cor 2, 4). Perciò essi non esitarono a suggellare con il
sangue la loro missione. La dedizione di sé senza riserva è la conferma più convincente
della novella annunciata con le labbra. Essa fa risplendere la testimonianza nella sua
totale purezza, per cui ai fratelli e alle sorelle viene posto dinanzi agli occhi soltanto
Cristo, che dall’alto della croce regna sul mondo.
In Cristo la sublime potenza dell’amore di Dio si abbassa verso gli uomini. Essa
volge la loro volontà e dispone i loro cuori alla comprensione reciproca, alla concordia
e alla pace. Profondamente convinti di non essere padroni di ciò che possedevano, i
santi martiri si concepirono come amministratori e annunciatori dei doni ricevuti da
Cristo. Da lui si sapevano inviati alle stirpi dei popoli in Etiopia. In spirito di
considerazione fraterna e di disposizione al dialogo, ma anche con fermezza e assoluta
fedeltà di coscienza, essi annunciarono agli uomini la fede cattolica. Con carità
ammirevole e dedizione disposta al sacrificio divennero testimoni viventi della Chiesa
e della redenzione operata attraverso Gesù Cristo. Nella loro opera missionaria, nella
loro sofferenza e morte i martiri Liberat, Samuele e Michele Pio sono esempi luminosi
di come la verità può essere annunciata e vissuta senza con ciò ferire l’amore.
La celebrazione del martirio di questi francescani ci ricorda anche i periodi
durante i quali le relazioni tra la Chiesa cattolica e la Chiesa etiopica erano difficili. La
fraternità, che avrebbe dovuto regnare tra due Chiese sorelle, era allora turbata da gravi,
reciproche incomprensioni causate dall’ignoranza del linguaggio degli uni e degli altri,
dalla differenza di cultura e da varie circostanze. La Chiesa cattolica, dopo aver
approfondito la sua contemplazione del disegno di Cristo durante il Concilio Vaticano
II, si è con risolutezza impegnata a percorrere il cammino ecumenico. Con un rinnovato
slancio di carità, essa ha chiaramente espresso i principi di questo suo impegno nel
Decreto conciliare sull’ecumenismo, rinnovando la sua comprensione dei legami di
comunione che l’uniscono alle altre Chiese. Essa ha intensamente ricercato la
collaborazione con gli altri cristiani e ha operato affinché sia esaudita la preghiera di
Cristo per i suoi discepoli (cf. Gv 17, 21).
Rilevo con gioia come oggi i legami di fraternità tra i cristiani di Etiopia siano
più profondi e come essi conducano, in particolare, ad una collaborazione tesa ad
alleviare le pene di chi soffre. Possano i nuovi beati e tutti i santi del cielo intercedere
presso il Signore affinché in tale Paese, dove da tanti secoli i cristiani hanno
testimoniato la loro fedeltà a Cristo fino a dare la vita per lui, vivano tutti nell’unità di
fede e di amore.
5 marzo

SAN GIOVAN GIUSEPPE CALOSINTO DELLA CROCE, SACERDOTE

Francescani in Italia: Memoria facoltativa

Carlo Gaetano Calosinto nacque ad Ischia (Napoli) il 15 agosto del 1654. dal nobile Giuseppe
e da donna Laura Gargiulo. La SS.ma Vergine volle prescegliersi questa felice creatura e ne segnò la
nascita con il sorriso di una sua festa: l’Assunzione. Nello stesso giorno il bambino fu battezzato nella
Cattedrale sul Castello ed ebbe i nomi di Carlo Gaetano.
La prima comunione segnò un aumento di favore in Carlo Gaetano che da quell’ora si
consacrò meglio di prima ad un assiduo culto verso il SS. Sacramento e ad una tenera devozione per
la Santa Vergine che onorava con preghiere, digiuni e con la fedele innocenza del suo cuore verginale.
Andava alla scuola al convento degli Agostiniani posto fra i vigneti di fronte al suo bel mare
e si dilungava per qualche opera di carità; ogni giorno, oltre che alla Messa, si recava dal migliore dei
suoi amici, da Gesù, che, dal Tabernacolo, diventava anche il suo migliore Maestro.
Intanto Gesù lo chiamava a più eroici distacchi e l’ideale del chiostro si faceva sempre più
vivo. Avrebbe voluto, all’età di 15 anni, lasciare subito la casa per volare in un convento. Ma non
sapeva in quale ordine entrare. Iniziò così una novena allo Spirito Santo per avere lumi nella scelta.
Aveva appena finito di pregare quando il Signore gli fece conoscere la sua volontà. Due frati
francescani, di Santa Lucia al Monte di Napoli, andati ad Ischia per questuare, bussarono anche alla
sua casa. La povertà del loro abito, i piedi scalzi, il loro portamento, quell’aria mistica che spirava
dalla loro conversazione lo attrassero. Si informò della loro vita, della Regola e, ammirato da tanta
perfezione, decise di entrare nel loro istituto, aderendo ai Frati Minori della Riforma di San Pietro
d’Alcántara.
Così alla fine di agosto del 1669 l’aspirante alla vita serafica si recò a Napoli per esporre la
sua vocazione. Salutati i suoi familiari un’ultima volta, ritornò a Napoli dove il Maestro dei novizi lo
accolse sulla soglia del convento in cui già si esercitavano, in rigorosa disciplina, altri giovanetti e
Carlo Gaetano entrò nel noviziato con lo stesso volo della colomba che si rifugia nel forame della
pietra.
Più tardi egli esprimerà questo distacco dal mondo con una lettera ai parenti, che è un canto
di amore celeste: Vi lascio a Dio. Non mi scrivete più. Mondo addio! Ischia addio! Madre, fratelli,
amici, addio! Voglio solo godere del mio Crocifisso Gesù e della sua Santissima Madre Maria mia
protettrice e Madre. Iddio vi benedica e consoli tutti. Amen.
Cambiò il nome in quello di Giovan Giuseppe della Croce e fece il noviziato sotto la guida
ascetica di padre Giuseppe Robles.
Nel gennaio 1671 fu inviato insieme ad altri 11 frati, di cui egli era il più giovane, presso il
santuario di S. Maria Occorrevole a Piedimonte d’Alife, dove grazie alla sua fattiva opera fu costruito
un convento, divenne sacerdote il 18 settembre 1677.
Durante la sua permanenza a Piedimonte, fece costruire in una zona più nascosta del bosco un
altro piccolo conventino detto “la solitudine”, ancora oggi meta di pellegrinaggi, per poter pregare
più in ritiro; per parecchi anni guidò contemporaneamente il noviziato a Napoli come maestro, e il
convento a Piedimonte come padre guardiano, adoperandosi tra l’altro in forma molto attiva per la
costruzione del convento del Granatello in Portici (Napoli).
Agli inizi del 1700 il Movimento Francescano subì una tempesta organizzativa dovuta ai forti
dissensi sorti fra gli alcantarini provenienti in gran parte dalla Spagna e fra quelli italiani, che provocò,
con l’approvazione pontificia, la separazione dei due gruppi per le loro nazionalità; gli spagnoli
ottennero il convento di S. Lucia al Monte e del Granatello.
Padre Giovan Giuseppe, nominato capo e guida del gruppo italiano, dovette barcamenarsi in
tutte le difficoltà che venivano poste dai potenti confratelli spagnoli, richiamò i circa 200 frati ad un
rispetto più conforme alla Regola, riordinò gli studi.
Scaduto il suo mandato, ebbe dall’arcivescovo di Napoli, cardinale Francesco Pignatelli,
l’incarico di dirigere settanta fra monasteri e ritiri napoletani, uguale incarico l’ebbe anche dal
cardinale Innico Caracciolo per la diocesi di Aversa.
Essendo qualificato direttore di coscienze, a lui si rivolsero celebri ecclesiastici, nobili illustri,
persino s. Alfonso Maria de’ Liguori e s. Francesco de Geronimo; il Signore gli donò vari carismi,
come la bilocazione, la profezia, la lettura dei cuori, la levitazione, apparizioni della Madonna e di
Gesù Bambino, i miracoli come quello della resurrezione del marchesino Gennaro Spada, fu visto
passare per le strade di Napoli sollevato di un palmo da terra in completa estasi.
Il 22 giugno 1722 con decreto pontificio i due rami alcantarini, furono riuniti di nuovo e quindi
anche il convento di S. Lucia al Monte ritornò ai frati italiani ed è lì che Giovan Giuseppe della Croce,
dopo averci vissuto per altri dodici anni, morì il 5 marzo 1734; la sua tomba posta nel convento è
stata centro di grande devozione dei napoletani che lo elessero loro compatrono nel 1790.
Beatificato da papa Pio VI il 24 maggio 1789, fu poi elevato agli onori degli altari come santo
da papa Gregorio XVI il 26 maggio 1839, insieme ad altri quattro santi: Francesco de Geronimo,
Alfonso Maria de’ Liguori, Pacifico di S. Severino e Veronica Giuliani.
Il 1° marzo 1963 la Sacra Congregazione dei Riti lo proclamava Principale Celeste Patrono
presso Dio di tutta la Diocesi Isclana insieme con Santa Restituta Vergine e Martire.
L’isola d’Ischia, che da sempre l’ha venerato e amato come suo carissimo e grande figlio, ha
fatto richiesta affinché le spoglie del santo ritornassero fra la sua originaria gente. Resta scolpito nel
cuore di ciascuno quel giorno memorabile del 30 settembre 2003, quando una folla immensa ed
emozionata, accoglieva, ai piedi del Castello Aragonese, le spoglie del Santo Alcantarino Isclano
ritornato per sempre tra i suoi e oggi gelosamente custodite dai Frati Minori nella Chiesa del Convento
di S. Antonio di Padova, al Ponte.

Dal Comune dei pastori, con salmodia del giorno dal salterio.

ORAZIONE

O Dio, che attraverso le ardue vie della povertà, dell’umiltà e della pazienza hai
guidato san Giovan Giuseppe della Croce alla contemplazione della tua gloria, donaci
di seguire il suo esempio per essere uniti a te insieme con i tuoi santi. Per il nostro
Signore.
12 marzo

BEATA ANGELA SALAWA, TERZIARIA

OFM Conv: Memoria facoltativa

Nacque il 9 settembre 1881 a Siepraw presso Cracovia in Polonia, undicesima dei dodici figli
di Bartłomiej Salawa ed Ewa Bochenek. Al Battesimo, ricevuto quattro giorni dopo la nascita, le fu
dato il nome di Aniela, corrispettivo polacco di Angela. Il padre era fabbro, mentre la madre, tutta
dedita alla casa e ai numerosi figli, insegnava loro la pietà, la modestia e la laboriosità. Aniela crebbe
quindi con questi principi e si formò sotto la guida della madre, che la preparò anche alla Prima
Comunione verso i dodici anni, secondo la consuetudine dell’epoca.
Già a 15 anni nel 1894 era a servizio presso una famiglia di Siepraw: pascolava le vacche,
falciava l’erba, intratteneva i bambini. All’inizio della primavera del 1895 estirpava le radici e i ciuffi
d’erba, nonostante le temperature gelide del periodo. Rientrò in famiglia dove sostò fino all’ottobre
1897, rifiutando nel frattempo le insistenze del padre che la spingeva verso il matrimonio. In seguito
si trasferì a Cracovia, per andare a lavorare come cooperatrice familiare. Sin dai primi giorni fu
ospitata dalla sorella Teresa, alla quale ribadì che non si sentiva chiamata al matrimonio.
A Cracovia andò a servizio presso la famiglia Kloc, dove lavorò duramente senza mai lamentarsi;
aveva 16 anni ed era molto attraente. Per questo il padrone di casa prese ad insidiarla, per cui Angela
dopo poco tempo lasciò l’occupazione.
Dopo altri rapporti di lavoro in alcune famiglie dei paesi vicini, ritornò a Cracovia, dove
assistette, il 25 gennaio 1899, alla serena morte della sorella maggiore Teresa, anch’ella domestica.
Rimasta scossa dalla perdita, avvertì il richiamo di una voce interna che la chiamava a percorrere la
via della perfezione. Aniela rispose prontamente, anzitutto prolungando il tempo della preghiera in
chiesa e in casa e nella meditazione. Con l’assistenza del suo direttore spirituale, il gesuita padre
Stanislao Mieloch, si consacrò a Dio con il voto di castità perpetua, già pronunciato nella prima
giovinezza.
Prese a dedicarsi ad un apostolato oscuro ma fecondo tra le domestiche di Cracovia: le riuniva,
le istruiva, le consigliava, le dirigeva. Nell’adempiere i doveri delle sue mansioni, dimenticava spesso
sé stessa. Nonostante la salute precaria, era sempre allegra e socievole; si vestiva bene, non per il
mondo, ma per Dio.
Nel 1900 si iscrisse all’Associazione di Santa Zita, che promuoveva l’assistenza alle
domestiche: poté in tal modo esercitare in forma più organizzata un fruttuoso apostolato fra le sue
compagne di lavoro, diventando per loro una guida e un modello di vita cristiana.
Nel 1911 fu colpita da una dolorosa malattia, che la sconvolse per lungo tempo, poi morì la
madre e la giovane signora alla quale prestava la sua opera con affetto e dedizione; inoltre si sentì
abbandonata anche dalle compagne che non poteva più radunare in casa.
Questo periodo di angosciosa sofferenza, raccontato nel suo Diario, fu affrontato da Aniela,
unendosi maggiormente a Dio nella preghiera e nella meditazione. Nel 1912 ebbe anche fenomeni
mistici, con la visione dell’incontro con Gesù.
Aderì al Terz’Ordine di San Francesco, prendendone l’abito il 15 maggio 1912 nella chiesa
dei Francescani Conventuali di Cracovia; il 6 agosto 1913 emise la regolare professione.
Durante la Prima Guerra Mondiale, aiutò con i suoi pochi risparmi i prigionieri di guerra, senza
distinzione di nazionalità. Volontariamente si impegnò con amore all’assistenza dei feriti e dei malati
negli ospedali di Cracovia, dove rispettosamente era chiamata «la santa signorina».
Per avere rimproverata l’amante del suo padrone, l’avvocato Fischer, fu licenziata nel 1916
da quella casa dove lavorava dal 1905. Seguirono alcuni anni di abbandono, senza lavoro e con la
malattia più incalzante, mentre proseguivano i fenomeni mistici.
Nel 1918, ormai debilitata nelle forze, lasciò anche i lavori saltuari e si ritirò in un piccolo
ambiente in una soffitta, preso in affitto. Iniziò così l’ultimo periodo della sua vita: cinque anni di
sofferenze in unione con Dio, che la gratificava con visioni, specie di Gesù con la corona di spine e
sofferente. Il confessore le portava ogni giorno la Comunione e le compagne, inconsolabili, si
alternavano nel suo tugurio per assisterla.
Annotò sul suo Diario: «Ripensando alla mia vita, credo di essere in quella vocazione, luogo
e stato in cui fin dall’infanzia Dio mi ha chiamato». Nella sua ardente carità, pregò di prendere su di
sé le malattie degli altri: le sue sofferenze si moltiplicarono, mentre coloro per cui si era offerta
guarirono. Alla fine acconsentì a lasciare quell’ambiente ristretto: fu ricoverata all’ospedale di Santa
Zita a Cracovia, dove, dopo aver ricevuto i Sacramenti, spirò il 12 marzo 1922 in estrema povertà.
La sua fama di santità condusse all’apertura del suo processo di beatificazione. Il 10 settembre
1934 si ebbe il decreto sugli scritti, ma l’introduzione della causa avvenne solo il 30 marzo 1981.
Promulgate nel frattempo le nuove norme sui processi di beatificazione e canonizzazione, il 20 giugno
1986 venne emesso il decreto di convalida del processo informativo e di quello apostolico.
La “Positio super virtutibus”, consegnata nel 1987, fu esaminata nel corso dello stesso anno dalla
Consulta dei teologi, il 14 aprile, e dai cardinali e vescovi membri della Congregazione delle Cause
dei Santi, il 2 giugno. Il 23 ottobre 1987, quindi, il Papa san Giovanni Paolo II autorizzò la
promulgazione del decreto con cui Aniela Salawa veniva dichiarata Venerabile.
Come potenziale miracolo per ottenere la sua beatificazione venne esaminato il caso avvenuto
nel 1990 a un bambino di Nowy Targ, in Polonia. Mentre il piccolo stava giocando in un parco con
gli amici, fu colpito violentemente alla testa: i medici riscontrarono delle lesioni al cervello.
I genitori fecero quindi celebrare una Messa per la sua guarigione e iniziarono una novena alla
Venerabile Aniela Salawa. Il 6 aprile il bambino riprese a parlare e il 23 fu dimesso in buona salute.
Il processo sul miracolo venne quindi convalidato il 12 aprile 1991. Nel corso del medesimo anno,
giunsero anche il parere positivo circa l’inspiegabilità scientifica della guarigione da parte della
Consulta medica, il 6 giugno; quello dei Consultori teologi, il 21 giugno, sull’intercessione della
Venerabile; quello dei cardinali e vescovi, il 2 luglio. Il 6 luglio 1991 san Giovanni Paolo II poteva
quindi autorizzare la promulgazione del decreto relativo, aprendo quindi la strada alla beatificazione.
Aniela Salawa fu quindi beatificata da san Giovanni Paolo II il 13 agosto 1991 a Cracovia, durante il
secondo viaggio apostolico in Polonia. La memoria liturgica, per la diocesi di Cracovia, è stata fissata
al 12 marzo. I suoi resti mortali sono stati traslati il 13 maggio 1949 nella basilica di San Francesco
a Cracovia, dove tuttora sono venerati.

Dal Comune delle vergini, con salmodia del giorno dal salterio.

Ufficio delle letture

SECONDA LETTURA
Dal “Diario” della Beata Angela Salawa

Chiamata da Dio a santificarsi


nella condizione di cooperatrice familiare

Dopo aver esaminato la mia vita mi sembra che mi trovo nello stato al quale Dio
mi chiamava fin da piccola; perché fin da quando ho conosciuto il mondo ho sentito
sempre una forte attrazione alla sofferenza e alla povertà.
E già da bambina sentivo sempre nell’anima che solamente in una condizione di
umiltà avrei corrisposto alla grazia di Dio. E per questo ho scelto spontaneamente il
lavoro del servizio domestico, dopo aver rinunciato ad ogni fortuna che mi si offriva,
nella fiducia che perseverando in questa umile condizione avrei corrisposto al desiderio
di Dio.
Da ciò deriva che devo amare sinceramente e praticamente ogni condizione di
indigenza, che ora mi si presenta, per poter rispondere meglio alla prima attrazione
dell’infanzia.
In più devo cercare di rispondere a questa grazia, qualsiasi cosa mi accadrà nella
vita, anche se molto difficile. Sentivo sempre infatti che Dio desiderava ancora di più
dalla mia anima.
Ricordo queste parole: “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi...” (Gv
15,17). Deduco dalle stesse parole che Dio evidentemente mi ha destinata a percorrere
questa strada già da piccola.
E sento che non mi è assolutamente permesso di desiderare una strada più facile,
perché soltanto rispondendo ad una grazia così eccelsa si attueranno nella mia vita
queste parole: Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete e beate le orecchie che
ascoltano ciò che voi udite (Lc 10,23; Mt 13,16).
E queste sono le indicazioni da seguire sulla via che Dio ha tracciato durante il
tempo della mia vita:
1. Nelle varie difficoltà e nei dispiaceri che possono provenire dagli uomini
occorre la fermezza, una adeguata energia, un conveniente silenzio, la pazienza, la
calma tranquilla, la comprensione per gli altri; e, per quanto sarà possibile, ricercare la
giustizia. E se mi comporterò così, allora dovrò abbandonarmi ancora di più a Dio, e
cercare con tutte le forze di non accogliere nell’anima nessuna amarezza, ricordandomi
particolarmente che di queste cose si compone la vita dell’anima cristiana.
2. Devo persuadermi che questa è la mia via e il fine della mia vita: e così
pensando, potrò accettare tutto con più tranquillità e con maggior profitto per l’anima;
e in punto di morte potrò dire: “Tutto è compiuto”.

RESPONSORIO

R. Abbiate in voi la carità di Cristo, con umiltà considerate gli altri superiori a voi
stessi, * non cercate il vostro interesse, ma quello dei fratelli.
V. Sostenete i deboli, siate pazienti con tutti, cercate sempre il bene tra voi e con gli
altri;
R. non cercate il vostro interesse, ma quello dei fratelli.

ORAZIONE

Donaci, o Padre, lo spirito di umiltà e di amore in virtù del quale la beata Angela,
vergine, offrì sé stessa come sacrificio vivente, santo e a te gradito. Concedi anche a
noi, per sua intercessione, di progredire nella novità della vita evangelica per
conformarci a Cristo, tuo Figlio. Egli è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello
Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

Si riporta di seguito un estratto dall’Omelia di Giovanni Paolo II in occasione della


beatificazione della mistica francescana Angela Salawa.

Dall’Omelia di Giovanni Paolo II, papa, in occasione della beatificazione della mistica
francescana Angela Salawa.
(Cracovia, Piazza del mercato, 13 agosto 1991, nn. 1.5-6)

Non rattristiamo lo Spirito Santo

È per me una grande gioia di aver potuto celebrare a Cracovia la beatificazione


di Angela Salawa. Questa figlia del popolo polacco, nata nel vicino Siepraw, ha legato
una notevole parte della sua vita a Cracovia. Questa città è stata l’ambiente del suo
lavoro, della sua sofferenza, della sua maturazione nella santità. Collegata con la
spiritualità di San Francesco d’Assisi, ha mostrato un’insolita sensibilità all’azione
dello Spirito Santo. Ne rendono testimonianza gli scritti che ci ha lasciato.
Quanto è attuale ciò che l’Apostolo scrive nella Lettera agli Efesini: “non
vogliate rattristare lo Spirito Santo di Dio, col quale foste segnati per il giorno della
redenzione. Scompaia da voi ogni asprezza, sdegno, ira . . . e maldicenza con ogni sorta
di malignità . . . Perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo” (Ef 4,
30-32). Quanto questo è attuale! Insieme con tutti coloro che nel corso della storia, e
anche con quelli dei nostri tempi, sono divenuti la gioia dello Spirito Santo, insieme a
questa amata Signora di Wawel, Edwige l’Angioina, ripetiamo le parole dell’Apostolo:
“Non rattristate lo Spirito Santo!”. Ripetiamo queste parole insieme con la beata
Edwige, regina della Polonia e “madre delle nazioni”. E le ripetiamo insieme con la
beata Angela Salawa. Si uniscano nella nostra coscienza queste due figure femminili.
La regina e la donna di servizio! Tutta la storia della santità cristiana e della spiritualità
edificata sul modello evangelico non si esprime forse in questa frase semplice. “Servire
Dio è regnare”? (cf. Lumen gentium, 36). La stessa verità viene espressa dalla vita di
una grande regina e di una semplice donna di servizio.
Non rattristiamo lo Spirito Santo. Non facciamo resistenza alla sua potenza,
invisibile e, tuttavia, più reale di tante visibili e chiassose “potenze” prodotte in grande
abbondanza dall’uomo dei nostri giorni. “È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova
a nulla” (Gv 6, 63) - in queste poche parole di Cristo è contenuta la valutazione di tutte
le specie di materialismo, che sotto diverse forme ritornano sempre, per opporre
resistenza, negli uomini, allo Spirito che dà vita. “Non rattristate lo Spirito Santo!”.
Rinnoviamo in noi l’eredità di Dio e di Cristo, cari fratelli e sorelle. Che, dopo tante
esperienze del tragico secolo, che volge verso il suo termine, si rinnovi e si consolidi
la generazione di coloro che “adorano il Padre in Spirito e verità” (cf. Gv 4, 23). Dio
attende tali adoratori!

Dopo aver impartito la Benedizione, il Papa saluta ancora i numerosi fedeli presenti
con queste parole.

Al termine di questa Eucaristia nel vecchio Mercato di Cracovia, nella


celebrazione della quale la Chiesa ha elevato alla gloria dell’altare Aniela Salawa,
desidero far risuonare le sue esatte parole. Sono tratte dal Diario. Una frase che sembra
particolarmente necessaria in questo momento dopo la santa Comunione. Così scrive,
così grida a Cristo Aniela: “Desidero che Tu sia adorato così come sei distrutto”. E poi
della sua vocazione, o piuttosto della vocazione a lei data da Dio: “Dio aveva per la
mia anima alti progetti creandomi a Sua immagine”. Queste parole della nostra beata
connazionale, originaria di Siepraw ma cracoviana, rimangano nella nostra mente e nel
nostro cuore.
È per me un’immensa gioia, aver potuto quest’oggi beatificare in Cracovia
Aniela Salawa. Quante volte ho pregato dinanzi alle sue reliquie, tanto profondamente
si sono impresse nella mia mente e nel cuore queste parole: “Signore, vivo per Tua
volontà, morirò quando lo vorrai, salvami perché tu puoi”. Forse a questo proposito,
tali parole debbono oggi essere ivi pronunciate, nell’anno in cui il Papa è venuto per
ringraziare i suoi connazionali in Cracovia per la “Marcia bianca” di dieci anni fa. È in
questa occasione presente tra i celebranti il Vescovo di Fatima. Questa riflessione
occupa la mia mente sin da quando la Divina Provvidenza e la Madre di Cristo, con
Sua intercessione, hanno prolungato di dieci anni questa mia via Crucis. Ed oggi mi
trovo qui a condividere con voi tutto ciò che ci ha uniti e che ancora ci lega, ciò che fa
di Cracovia il nostro legame, il grande passato di questa città, passato reale e borghese.
Di questo è testimone il Wawel, questa Piazza del Mercato, la Basilica della Vergine
Maria, il Mercato coperto (Sukiennice), tutto ciò che mi è stato dato, che ho portato
con me, per il quale ringrazio voi tutti, cari fratelli e sorelle, miei connazionali, coeredi
di questo grande millennio.
Mi rivolgo alla città, alla Chiesa, all’arcidiocesi, a tutte le parrocchie nonché alle
comunità religiose maschili e femminili; mi riferisco a tutti gli abitanti di Cracovia, a
coloro che dimorano nelle campagne ed in città, alla gente di Siepraw che oggi celebra
questa santa festa, alle persone che giornalmente lavorano con assiduità nelle
fabbriche, negli uffici, nelle scuole, nei campi. Mi rivolgo a Nowa Huta, grande centro
di lavoro, punto di lotta per l’affermazione della dignità dei lavoratori: quanto ho avuto
in comune con questa Nowa Huta, quanto da essa ho potuto apprendere e farne tesoro.
L’esperienza acquisita da questi due centri, grazie a Dio, mi è finora sufficiente.
Ringrazio tutti, senza eccezione, uomini di cultura, artigiani ed atleti. Tutti! Coloro che
costituirono Cracovia e ancora ne sono parte.
Ciascuno di essi è stato presente durante questa santissima Eucaristia, in
quest’offerta, da me gioiosamente celebrata in questa Piazza del mercato, per la prima
volta in vita mia. Ricordiamo anche il quarantesimo anniversario della morte del
grande Cardinale Metropolita Stefan Sapieha, nostro educatore; noi tutti più anziani lo
definiamo così, nostro padre, nostro vero padre. Questo è anche l’anno in cui ricorre il
cinquantesimo anniversario del martirio di Maximilian Kolbe nel campo di Auschwitz:
proprio allora, in questo periodo, offrì la sua vita nel bunker della morte. Tutto ciò si
ricompone in un grande insieme che appartiene al passato, che illustra la via per il
futuro, insieme a te, beata Aniela da Siepraw.
Quando terminava la tua esistenza, per noi nasceva la seconda Repubblica.
Questo noi oggi portiamo all’altare, in questa antica Piazza del Mercato. Ci troviamo
all’inizio della terza Repubblica. Raccomandiamo a te, beata Aniela, a tutti i grandi
santi, ai beati, ai supremi spiriti della nostra nazione, a tutti costoro raccomandiamo
questa terza Repubblica affinché riesca . . . Ti preghiamo, così come feci in occasione
del duecentesimo anniversario della Costituzione del 3 maggio nella Cattedrale di S.
Giovanni a Varsavia: insegnaci ad essere liberi!
Dio ricompensa tutti per la preghiera comune. Dio ricompensa i cuori. Dio
ricompensa tutti coloro che hanno preso parte alla nostra liturgia cracoviana. Egli
ricompensa tutti i presenti, tutti quelli che sono insieme a noi con il loro cuore, la loro
offerta, con la sofferenza, gli ammalati e gli infermi.
18 marzo

SAN SALVATORE GRIONESOS DA HORTA, RELIGIOSO

Francescani in Italia: Memoria facoltativa

Nacque nel dicembre 1520 a Santa Coloma de Farnés, in Catalogna (Spagna). I genitori di cui
si conosce solo il cognome Grionesos, lavoravano assistendo gli ammalati del piccolo ospedale della
zona e di cui in seguito ne ebbero la direzione. Rimasto orfano giovanissimo, andò a Barcellona dove
si mise a fare il calzolaio per sostenere la sorella minore Blasia. Non appena questa sorella si sposò,
Salvatore poté così in piena libertà, scegliere la vita religiosa da sempre desiderata; lasciata
Barcellona andò nella famosa abbazia benedettina di Montserrat per un periodo di prova, ma la sua
vocazione di umiltà e povertà ebbe la sua attuazione, dopo l’incontro con i francescani, entrando il 3
maggio 1541 nel loro convento di Barcellona.
Si distinse subito per le sue virtù e pietà, fece la professione religiosa nel maggio del 1542 e
trasferito poi a Tortosa dove fu impiegato in tutti i servizi più faticosi, che espletò con prontezza e
diligenza; ma cominciarono pure i guai per lui; dotato di poteri taumaturgici, operava prodigi su
prodigi e la sua fama di dispensatore di miracoli, che lo rendevano oltremodo popolare, suscitò
l´incomprensione dei confratelli e l´ostilità dei superiori, i quali infastiditi da tanto clamore lo
ritennero un indemoniato e presero a trasferirlo da un convento all´altro.
Dovunque arrivasse i prodigi proseguivano, i frati si mettevano le mani nei capelli e
giocoforza si armavano di pazienza con quel confratello laico professo, che faceva perdere la loro
pace. Da Tortosa, fu inviato prima a Belipuig e verso il 1559 ad Horta nella provincia di Tarragona
in Catalogna, dove restò per quasi 12 anni, compiendo anche qui numerosi miracoli, gli fu mutato
anche il nome in fra´ Alfonso, nel tentativo di allontanarlo dai fedeli, ma alla fine fu trasferito anche
da qui.
Giunto a Reus lo attendevano ulteriori persecuzioni e un altro allontanamento a Barcellona,
che era sede della famigerata Inquisizione spagnola e a cui Salvatore venne perfino denunziato,
uscendone comunque trionfante con l’umiltà e la carità dei santi.
Infine, ultima tappa del suo doloroso calvario itinerante, fu il convento di S. Maria di Gesù a
Cagliari in Sardegna, giungendovi nel novembre del 1565, trovando finalmente qui un´oasi di pace,
pur continuando i fatti straordinari che l´avevano accompagnato per tutto quel tempo, procurandogli
dolori, sofferenze, incomprensioni; in altre parole beneficando la vita degli altri e avvelenandosi la
sua.
Colpito da una violenta malattia, fra´ Salvatore da Horta, morì a Cagliari il 18 marzo 1567 fra
il dolore di tutta la città, che ancora oggi ne venera le reliquie nella Chiesa di S. Rosalia; il corpo del
santo è custodito in una preziosa urna di bronzo dorato, arricchita di pregiati cristalli. L’urna è
sistemata visibile, sotto la mensa dell’altare maggiore al centro del presbiterio, attorniata da quattro
angeli oranti in marmo bianco.
Da qui, il culto per il taumaturgo, laico professo dei Frati Minori Francescani, crebbe e si
estese in tutta la Spagna e Portogallo; il 15 febbraio 1606 dietro richiesta del re Filippo II di Spagna,
il papa Paolo V gli accordò il titolo di beato, confermato il 29 gennaio 1711 da papa Clemente XI.E
il 17 aprile 1938, papa Pio XI lo canonizzò, stabilendo la festa liturgica per l’umile santo, perseguitato
perché troppo miracoloso, al 18 marzo.
Il santo spagnolo di Horta è molto venerato anche nel Comune di Orta di Atella, in provincia
di Caserta, che per puro caso ha il nome come la città spagnola, che identifica il santo francescano.

Dal Comune dei santi; religiosi, con salmodia del giorno dal salterio.

Ufficio delle letture

SECONDA LETTURA

Dalla lettera di San Francesco d’Assisi ai fedeli


(Seconda recensione, Fonti Francescane 196-200)

Dobbiamo essere semplici, umili e puri

Dobbiamo amare i nostri nemici e fare del bene a coloro che ci odiano (Cfr. Mt
5,44; Lc 6,27). Dobbiamo osservare i precetti e i consigli del Signore nostro Gesù
Cristo. Dobbiamo anche rinnegare noi stessi (Cfr. Mt 16,24) e porre i nostri corpi sotto
il giogo del servizio e della santa obbedienza, così come ciascuno ha promesso al
Signore. E nessun uomo si ritenga obbligato dall'obbedienza a obbedire a qualcuno là
dove si commette delitto o peccato.
E colui al quale è affidata l'obbedienza e che è ritenuto maggiore, sia come il
minore (Lc 22,26) e servo degli altri fratelli, e usi ed abbia nei confronti di ciascuno
dei suoi fratelli quella misericordia che vorrebbe fosse usata verso di sé qualora si
trovasse in un caso simile. E per il peccato commesso dal fratello non si adiri contro di
lui, ma lo ammonisca e lo conforti con ogni pazienza e umiltà.
Non dobbiamo essere sapienti e prudenti secondo la carne (Cfr. 1Cor 1,26), ma
piuttosto dobbiamo essere semplici, umili e puri. Teniamo i nostri corpi in umiliazione
e dispregio, perché noi, per colpa nostra, siamo miseri, fetidi e vermi, come dice il
Signore per bocca del profeta: "lo sono un verme e non un uomo, I'obbrobrio degli
uomini e scherno del popolo" (Sal 21,7). Mai dobbiamo desiderare di essere sopra gli
altri, ma anzi dobbiamo essere servi e soggetti ad ogni umana creatura per amore di
Dio (1Pt 2,13).
E tutti quelli e quelle che si diporteranno in questo modo, fino a quando faranno
tali cose e persevereranno in esse sino alla fine, riposerà su di essi lo Spirito del Signore
(Is 11,2), ed egli ne farà sua abitazione e dimora (Cfr. Gv 14,23). E saranno figli del
Padre celeste (Cfr. Mt 5,45), di cui fanno le opere, e sono sposi, fratelli e madri del
Signore nostro Gesù Cristo (Cfr. Mt 12,50). Siamo sposi, quando l'anima fedele si
congiunge a Gesù Cristo per l'azione dello Spirito Santo.
RESPONSORIO Sal 83, 2.3.11

R. Quanto sono amabili le tue dimore, Signore degli eserciti! * Il mio cuore e la mia
carne esultano nel Dio vivente.
V. Stare sulla soglia della casa del mio Dio è meglio che abitare nelle tende degli empi.
R. Il mio cuore e la mia carne esultano nel Dio vivente.

Lodi mattutine

Ant. al Ben. Chi fa la verità viene alla luce:


e appariranno le sue opere di figlio di Dio

ORAZIONE

O Dio, che riveli la tua gloria nell’umiltà dei santi: tu hai ornato san Salvatore
da Horta di ammirabile semplicità, di pazienza nelle prove e del carisma delle
guarigioni; concedi alla tua Chiesa di annunciare con franchezza la tua parola, e di
mettersi, con umiltà, a servizio di tutti gli uomini, in modo da essere segno e strumento
della tua salvezza. Per il nostro Signore.

Vespri

Ant. al Magn. Uomo saggio, Salvatore


ha costruito la sua casa sulla roccia
22 marzo

SAN BENVENUTO SCOTIVOLI DA OSIMO, VESCOVO

Francescani in Italia: Memoria facoltativa

Nacque ad Ancona nel 1188 dalla nobile famiglia degli Scotivoli; durante gli studi di diritto a
Bologna, fu amico di san Silvestro Gussolino, canonico di Osimo. Fu poi nominato cappellano
pontificio e, prima del 1262, arcidiacono di Ancona. Molto stimato da Urbano IV, fu da lui mandato
a Osimo con lo scopo di rimettere ordine e pace nella città, che aveva trascorso un periodo di
turbolenze e di ribellione e per questo aveva anche perduto la sede vescovile. Il 10 agosto 1263
divenne amministratore della diocesi di Osimo, che era stata unita a Umana da Gregorio IX (in
punizione della sua adesione al partito di Federico II), succedendo a Giovanni Colonna, del quale
cancellò le troppe sentenze di scomunica. Ristabilita la sede, il 13 marzo 1264 Urbano IV ne affidò
il governo a Benvenuto. Prima di essere ordinato vescovo Benvenuto volle vestire l’abito francescano.
Nel 1267 fu anche incaricato da Clemente IV di tenere il governo civile della Marca di
Ancona. In questo periodo ordinò prete s. Nicola da Tolentino. Nel suo ministero di vescovo fu
energico e insieme magnanimo nel perdono. Benvenuto fu un grande riformatore: con una
disposizione del 15 gennaio 1270, infatti, vietò al monastero di S. Fiorenzo di Posciavalle, di cui era
stato nominato amministratore, di alienare i suoi beni; in un sinodo tenuto il 7 febbraio 1273 vietò
pure la vendita delle proprietà ecclesiastiche e nel 1274, infine, attuò la riforma del capitolo della sua
cattedrale e difese i diritti della sua diocesi sulla città di Cingoli 24 febbraio dello stesso anno tolse,
per ordine di Gregorio X, la scomunica che il vescovo di Fermo aveva posto sopra Ripatransone. Non
sembra sia stato consigliere di Gregorio X nella preparazione del concilio di Lione. Dovette subire
persecuzione anche da alcuni monaci non disposti ad accettare la sua lotta contro gli abusi. Distribuì
ai poveri ogni suo avere. L’ospedale di Osimo è anche oggi chiamato “Ss. Benvenuto e Rocco”. Si
conserva, nel Museo diocesano ad Osimo, il “Protocollo di san Benvenuto”, una raccolta di
pergamene in cui sono scritti i suoi atti di governo, insieme ad alcuni atti dei suoi successori.
Benvenuto si spense il 22 marzo 1282, e gli succedette Berardo, eletto da Martino IV il 18
gennaio 1283. Venne canonizzato da Martino IV nel 1284. Sepolto nella chiesa cattedrale di Osimo,
in un nobile mausoleo apprestato dal clero e dal popolo, nel luglio 1590 fu trasferito nella cripta della
stessa cattedrale. Sul suo sepolcro avvennero grazie e miracoli, e il culto resogli dai fedeli è già
ricordato negli Statuti di Osimo del 1308, mentre indulgenze si dicono concesse da Eugenio IV nel
1432. Dichiarato patrono della città di Osimo nel 1755, la sua festa, nella diocesi osimana e di Cingoli,
come nell'Ordine francescano, è fissata al 22 marzo.
Dal Comune dei pastori, con salmodia del giorno dal salterio.

ORAZIONE

O Dio, luce e pastore dei credenti, che edifichi la tua Chiesa con il dono dello
Spirito e il ministero dei santi pastori, concedi ai tuoi fedeli, riuniti per celebrare con
gioia la memoria del vescovo san Benvenuto da Osimo, di essere testimoni della fede
che egli ha insegnato con la vita e la parola e di seguire la via che ha tracciato con
l’esempio. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con
te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.
30 marzo

SAN PIETRO REGALADO DA VALLADOLID, SACERDOTE

Francescani in Italia: Memoria facoltativa

Nacque nel 1390 a Valladolid (Spagna) da una nobile famiglia di stirpe ebraica. Ben presto
rimase orfano di padre ed all’età di tredici anni la madre gli concesse di entrare nel convento dei Frati
Minori della sua città natale.
Non aveva altra ambizione che il condurre una vita di preghiera e penitenza, considerando le
visite della madre null’altro che un’inutile distrazione. Pedro fu conquistato dagli ideali di Pietro da
Villacreces, impegnato a ristabilire nella penisola iberica l’osservanza originaria della Regola
francescana, e dal 1404 lo seguì nell’eremitaggio di Auguille, ove trovò la solitudine, la povertà ed il
clima di preghiera tanto agognati. Si unì a loro anche il giovane Lope de Salinas y Salazar, che insieme
a Pietro si impegnò nella fondazione di nuovi eremitaggi onde evitare di superare la soglia di
venticinque monaci in ciascun sito, come consigliato dal loro stesso maestro.
Lope fu poi chiamato a ricoprire la carica di vicario a Juan de Santa Ana, in Castiglia, con
giurisdizione sui conventi di Burgos, e fondò prima della sua morte altri sedici eremitaggi. Nel 1414
Pietro da Villacreces dovette partire per partecipare al concilio di Costanza, ove ottenette
l’approvazione della riforma da lui intrapresa, e lasciò il Regalado a capo di Auguille. Entrambi poi
nel 1422 presero parte al capitolo provinciale, ma qui Pietro da Villacreces morì e Pietro Regalado fu
incaricato definivamente della guida di Auguile. Nel 1426 si recò a Burgos onde raccomandare al
vecchio amico Lope di non abbandonare l’opera riformatrice intrapresa del loro comune maestro.
Proprio nella via traccata da quest’ultimo, infatti, Pedro Regalado aveva trovato soddisfatto il
suo desiderio di santità: egli non fu infatti né un fondatore né un riformatore, bensì un semplice asceta
e contemplativo. Visse in condizioni di penitenza e di povertà estrema, ma divennero proverbiali la
sua cura per i fratelli bisognosi ed il suo amore per i malati. Il santo fu favorito del dono delle lacrime
che versava a torrenti specialmente durante la messa. Con il dono delle lacrime si manifestava la sua
indole affettuosa e similmente esternava anche il suo amore bruciante per Dio. Più volte i frati lo
videro circondato da una nuvola splendente, sollevato da terra e coronato di fiamme. Compì parecchi
miracoli sulle rive del Duero e con ironia si dice che la sua opera non consistette in molto di più.
Nel 1427 presso Medina del Campo Pedro Regalado presenziò alla Concordia, una riunione
dei seguaci di Villacreces ove si stabilì di rimanere uniti ai frati conventuali. Dal 1442 divenne vicario
dei villacreciani e dunque terzo successore del fondatore. Regna incertezza sull’attribuzione dei vari
documenti prodotti durante la riforma villacreciana e solamente la prefazione del “Memoriale
religionis”, quindici righe in tutto, pare essere stata redatta con certezza dal Regalado. Sentendo infine
avvicinarsi la morte, decise di partire per Burgos nel 1456 per chiedere invano a Lope di accetare il
vicariatodei villacreciani.
Spirò nel convento dei Recolletti di Auguile il 30 marzo 1456. Non tardarono a verificarsi
numerosi miracoli sulla sua tomba e trentasei anni dopo, quando fu riesumato per traslarne le spoglie
in chiesa, il suo corpo fu ritrovato incorrotto. Innocenzo XI approvò il culto il 17 agosto 1683. Papa
Benedetto XIV nel 1746 canonizzò Pedro Regalado da Valladolid iscrivendolo nell’albo dei santi.
L’iconografia italiana e spagnola ritrae solitamente il santo nell’ato di distribuire il pane ai poveri
richiamando il loro sguardo sul crocifisso.

Dal Comune dei pastori, con salmodia del giorno dal salterio.

ORAZIONE

Dio, Padre onnipotente, che hai concesso al tuo servo Pietro Regalado,
mortificato nel corpo, il dono della contemplazione, concedi a noi, per sua
intercessione, la gioia di contemplarti eternamente. Per il nostro Signore Gesù Cristo,
tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i
secoli dei secoli.
APRILE

4 aprile

SAN BENEDETTO LARCARI IL MORO DA SAN FRATELLO (O DA


PALERMO), RELIGIOSO

Francescani in Italia: Memoria facoltativa

Detto il “Moro”, nacque nel 1526 a San Fratello (Palermo) da genitori di origine moresca. Fu
prima eremita nei pressi del suo paese natale, poi a Palermo, sul monte Pellegrino. Infine, nel 1562,
si aggregò ai Frati Minori nel convento di Santa Maria di Gesù, a Palermo. Semplice frate laico,
veniva consultato da molti per la sua saggezza e la sua santità. Morì a Palermo il 4 aprile 1589. Il suo
corpo si conserva presso la chiesa di Santa Maria di Gesù, a Palermo. Fu canonizzato da Pio VII il 24
maggio 1807.

Dal Comune dei santi: religiosi, con salmodia del giorno dal salterio.

Ufficio delle letture

SECONDA LETTURA

Dal trattato " della vita perfetta " di san Bonaventura, vescovo
(Opera omnia, VIIII, 112,114 )

La povertà rende amabili a Dio e sicuri nel mondo

Ad amare la povertà due cose devono muovere ogni religioso, anzi ogni uomo:
il divino esempio che è irreprensibile, e la divina promessa che è inestimabile.
Considera quale esempio di povertà ti lasciò il Signore, in modo che a sua
imitazione tu diventi amico della povertà. Tanto fu povero Gesù Cristo, Signore nostro,
da non avere, quando nacque, nè albergo, nè vesti, nè alimento; ma per ospizio una
stalla, per veste un ruvido pannicello, e per alimento il latte della Vergine.
Tanto fu povero che talvolta non potè avere ospitalità, ma dovette spesso con i suoi
apostoli dormire fuori dalle città e dai villaggi. Per cui dice l'evangelista: " Le volpi
hanno tane e gli uccelli dell'aria nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo
(Mt 8, 20). Vedete quanto povero divenne, per noi, nel tempo della sua morte il re del
cielo: fu spogliato e privato di tutte le cose che aveva, spogliato delle vesti quando se
le divisero e le sorteggiarono. E fu spogliato del corpo e dell'anima quando per
l'acerbissima passione della sua morte l'anima di lui fu strappata dal corpo; fu spogliato
della gloria divina quando non lo glorificarono come Dio, ma lo trattarono come un
malfattore. Chi sarà dunque quel misero cristiano che ami ancora le ricchezze, che
sdegni la povertà, vedendo e udendo il Dio degli dei e il Signore dell'universo, il re del
cielo, l'unigenito di Dio sostenere le privazioni di povertà così grande ?" Davvero -
dice san Bernardo - è un gran male, un male enorme, che voglia essere ricco un
vermiciattolo vile, per il quale volle diventare povero il Dio della maestà e il Signore
degli eserciti; cerchi le ricchezze il pagano, il quale vive senza Dio; le cerchi il Giudeo,
il quale ottenne promesse terrene ".
Ma tu, discepolo di Gesù Cristo, con quale coraggio andrai in cerca delle
ricchezze ?
Lo so bene che quanto più sarete minacciati dell'evangelica povertà, tanto più
abbonderete d'ogni bene temporale e spirituale. Canta a proposito quella, una volta
povera, Maria, madre di Gesù povero: " Gli affamati ha riempito di beni e i ricchi
rimandò a mani vuote " (Lc 1, 53). Lo stesso attesta quel santissimo profeta, quando
dice: " I ricchi soffrirono necessità e fame, ma quelli che cercano il Signore non
mancherà niente " (Sal 33, 11).
O fratello, ricordati della povertà del Signore Gesù Cristo, nostro povero
volontario.
Avere ed amare le ricchezze è sterilità, amarle e non averle è pericolo, averle e
non amarle è difficile. E' perciò utile, sicuro, dilettevole e atto di virtù perfetta, non
averle e non amarle le ricchezze. O povertà beata, quanto rendi amabile a Dio e sicuro
nel mondo il suo amatore.
Infatti, come dice san Gregorio, " Chi non ha nulla nel mondo da amare, nulla
ha neppure da temere ". O ricco verso tutti, o Signore buono Gesù, chi mai può
esprimere a parole, sentire nel cuore e descrivere quella celeste gloria che tu promettesti
di dare ai poveri tuoi ?
Essi per la loro povertà volontaria meritano di assistere alla gloria del creatore,
di entrare nella potenza del Signore, in quegli eterni tabernacoli, in quelle lucidissime
stanze; meritano di diventare cittadini di quella città della quale è artefice e creatore
Dio.
Con la benedetta tua bocca lo hai promesso quando hai detto: " Beat i poveri di
spirito, perché di essi è il regno dei Cieli" (Mt 5, 3). E nient'altro, o Signore Gesù, è
questo regno dei cieli se non tu stesso, che sei re dei re e Signore dei dominanti.
Tu stesso a loro ti dai in premio, in mercede, in gaudio. Essi di te godranno, si
allieteranno e saranno saziati. " I poveri mangeranno e saranno saziati, loderanno il
Signore quanti lo cercano e vivrà il loro cuore nei secoli dei secoli. Amen " ( Sal.21,27).

RESPONSORIO

R. Ti sei arricchito della grazia divina e con le tue opere hai confermato la tua
vocazione. * Sei apparso, o Benedetto, gradito a Dio nelle preghiere e nei digiuni,
ripieno dei doni dello Spirito (T.P. Alleluia).
V. Hai rivelato al mondo i tesori della povertà, ci hai mostrato la sublime altezza
dell'umiltà.
R. Sei apparso, o Benedetto, gradito a Dio nelle preghiere e nei digiuni, ripieno dei
doni dello Spirito (T.P. Alleluia).

Lodi mattutine
Ant. al Ben. Povero per imitare Cristo,
ha ottenuto un tesoro incorruttibile
nel regno dei cieli (T.P. alleluia).

ORAZIONE

Dio, amico degli uomini, per realizzare il tuo disegno di salvezza da ogni popolo
e razza scegli figli in cui risplendano i prodigi del tuo amore, e hai chiamato il beato
Benedetto il Moro a servirti nella santa Chiesa con la preghiera e la penitenza, concedi
alla tua famiglia di manifestare al mondo, con le opere, la tua carità senza confini. Per
il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità
dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

Vespri

Ant. al Magn. Povertà beata,


tu ci fai eredi del regno dei cieli,
poveri di beni, ma ricchi di virtù,
ci conduci alla terra dei viventi (T.P. alleluia).
5 aprile

SANTA MARIA CRESCENZIA HÖSS, RELIGIOSA, TERZIARIA

TOR e OFS: Memoria

Nacque a Kanfbeuren in Germania il 20 ottobre 1682 e fu battezzata con il nome di Anna.


Desiderosa di consacrarsi al Signore, entrò nel monastero del Terz’Ordine Regolare di Mayerhoff
dove esercitò l’ufficio di umile portinaia, di maestra delle novizie e di superiora. Per il suo amore
verso i bisognosi e il dono del consiglio fu denominata “benefica madre dei poveri”. Modello di pietà,
pazienza e diligenza nel proprio lavoro volò al cielo in grande fama di santità il 5 aprile 1744.
Beatificata da Leone XIII il 7 ottobre 1900, fu canonizzata da Giovanni Paolo II il 25 novembre 2001.

Dal Comune delle vergini, con salmodia del giorno dal salterio.

ORAZIONE

O Dio che, in santa Maria Crescenzia hai dato alla tua Chiesa un mirabile
esempio di vita evangelica, tesa alla promozione dell’unità e della pace, concedi anche
a noi, per sua intercessione, di seguirne le orme per amarti e servirti con purità di cuore.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità
dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.
16 aprile

SAN GIUSEPPE BENEDETTO LABRE

Dal Comune dei santi: religiosi, con salmodia del giorno dal salterio.

Ufficio delle letture

SECONDA LETTURA

SECONDA LETTURA
Dalla II lettera di San Gregorio Nisseno (PG 46, 1009-13)
In cammino verso Dio
Per chi si è dato decisamente ad una più nobile maniera di spendere la vita, penso che
il meglio sia tenere in ogni occasione lo sguardo rivolto agli insegnamenti del Vangelo:
come infatti i muratori si valgono di un regolo per l'allineamento dei muri per la
spianatura dell'intonaco, così ritengo conveniente a chi si da alla retta via aver a
disposizione un regolo esatto e indeformabile, intendo dire lo spirito evangelico, e così
incamminarsi verso Dio.
Quando dunque capitino alcuni che abbian scelto vita eremitica ma che tuttavia
considerino parte della loro pietà visitare Gerusalemme e i luoghi del passaggio
terrestre di Cristo, allora mi par bene domandarsi se il nostro regolo ci presenti
quell'opera come comando del Signore; che se invece questo non risultasse, allora non
so davvero cosa spinga ad agire uno che ha fatto se stesso norma del bene: in tal caso,
neppure se offrisse una speciosa utilità, risulterebbe coerente quell'iniziativa in chi
aspira alla perfezione evangelica; se poi risultasse persino dannosa alla vita spirituale,
non sarebbe degna del sia pur minimo desiderio, anzi bisognerebbe guardarsene.
Perciò, voi che temete Dio, lodatelo dovunque vi trovate: non sarà davvero il cambiar
luogo a rendervi Dio più vicino; ma dovunque siate egli verrà in voi, purché trovi nel
vostro intimo uno spazio per abitare e passeggiare liberamente; invece anche sul
Golgota, anche sul monte degli olivi, e perfino nel santo sepolcro, se il vostro spirito
sarà già ingombro di mali pensieri, sarete tanto lungi dall'albergare Cristo quanto chi
ancora non l'ha voluto riconoscere.
Ricordo dunque ai fratelli che il vero pellegrinaggio è quello verso Dio.

Oppure:
Dal «Discorso per la solennità di tutti i Santi» del beato Guerrico, abate (Nn. 5, 6, 7)
O magnifica eredità della povertà e dell’ umiltà
Gloriamoci, fratelli, di essere poveri per Cristo, ma cerchiamo di essere umili con
Cristo. Non c'è niente di più odioso del povero superbo, niente di più miserabile: perché
la povertà lo affligge ora, la superbia invece lo terrà schiavo per sempre. Al contrario
il povero umile, anche se viene bruciato e purificato nella fornace della povertà esulta
per il refrigerio che gli procura la ricchezza della coscienza, si consola con la promessa
di una santa speranza sapendo che è suo il regno di Dio: egli sente che lo porta già in
sé come in germe o in radice, ossia quale primizia dello Spirito e pegno dell'eredità
eterna. Avete già gustato e visto, se non sbaglio, che buon affare avete fatto,
acquistando i beni supremi in cambio di cose spregevoli e degne solo di essere gettate
via. «Il regno di Dio, infatti, non è questione di cibo o di bevanda, ma è giustizia, pace
e gioia nello Spirito Santo» (Rm 14,17). Se dunque sentiamo così nel nostro intimo,
perché non proclamiamo con fiducia che il regno di Dio è dentro di noi? Ciò che è
dentro di noi, è veramente nostro, perché nessuno può rapircelo contro la nostra
volontà.
O magnifica eredità dei poveri, o possesso beato degli indigenti! Non solo ci fornisci
quanto ci basta ma abbondi di tutta la gloria, trabocchi di tutta la letizia, come quella
«misura traboccante» che ci sarà versata nel grembo (cfr. Lc 6, 38). Perciò presso di te
«c’è ricchezza e onore, sicuro benessere ed equità» (Prv 8,18), Voi dunque, che siete
amici della povertà e avete cara l'umiltà di spirito, avete ricevuto dalla Verità
immutabile l'assicurazione del possesso del regno. Essa afferma, infatti, che questo è
vostro e lo custodisce fedelmente dopo averlo riposto in voi, purché però, a vostra volta,
voi custodiate fermamente sino alla fine nel vostro petto una tale speranza con l'aiuto
del nostro Signore Gesù Cristo, a cui è onore e gloria per l'eternità.

RESPONSORIO Ef 5, 8-10; Gv 15, 14


Voi siete luce nel Signore, comportatevi perciò come i figli della luce; il frutto della
luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità. * Cercate ciò che è gradito al Signore,
(alleluia).
Voi siete miei amici, se farete ciò che vi comando.
Cercate ciò che e gradito al Signore, (alleluia).

Orazione
O Dio, che unisti fortemente a Te San Benedetto Giuseppe con l'esercizio dell'umiltà e
l'amore della povertà, concedi anche a noi per i suoi meriti e la sua intercessione, di
stimare sapientemente le cose terrene e ricercare con maggiore ardore quelle del cielo.
Per il nostro Signore.

Oppure: Dio della speranza, tu hai chiamato alla vita itinerante il povero e umile
Benedetto Labre: egli, pieno di gioia e di carità, perduto nella tua preghiera, ha
camminato sulle strade come un girovago: concedici di amare la follia della croce e di
sentirci pellegrini verso il regno. Per il nostro Signore
21 aprile

SAN CORRADO BIRNDORFER DA PARZHAM, RELIGIOSO

Famiglie francescane: Memoria facoltativa


OFM Capp: Memoria

Giovanni Evangelista Birndorfer nacque il 12 dicembre 1818 a Venushof in Parzham e, dopo


aver trascorso una esemplare giovinezza, entrò tra i Frati Minori Cappuccini con il nome di Corrado.
L’anno 1842 emise i voti religiosi. Per quarantatre anni esercitò l’ufficio di portinaio nel convento di
Altötting in Germania, e in quell’incarico diede grande esempio di preghiera e carità operosa, di zelo
indefesso e di inalterabile pazienza. Rese l’anima a Dio il 21 aprile 1894. Fu beatificato il 15 giugno
1930 e canonizzato il 20 maggio1934 da Pio XI.

Dal Comune dei santi: religiosi, con salmodia del giorno dal salterio.

Ufficio delle letture

SECONDA LETTURA

Da una lettera di san Corrado da Parzham

Sono sempre unito con Dio, mio sommo amore

Fu volontà di Dio che abbandonassi tutto ciò che mi era caro e piacevole: e gli
rendo grazie per avermi chiamato alla vita religiosa, in cui ho trovato tanta pace e tanta
felicità, quanta mai se ne può trovare nel mondo.
Il mio modo di vivere è sostanzialmente questo: amare e soffrire, contemplando,
adorando, ammirando continuamente l'ineffabile amore che Dio ha verso le sue
creature più umili.
E di questo amore di Dio non si trova mai la fine. Nessun oggetto mi è di
impedimento, e sono sempre unito con Dio, mio sommo amore; anzi, quante più
faccende mi capitano fra mano, tanto più mi sento unito a Dio. Allora parlo con Dio
familiarmente, con la confidenza di un figlio verso il padre, raddoppiando le preghiere
e i sospiri e manifestandogli con fiducia filiale gli affanni della mia anima.
E se talvolta pecco, gli chiedo perdono con grande umiltà, desiderando soltanto
di mostrarmi figlio buono e docile di quel Padre amantissimo e di amarlo con più carità.
Per esercitare poi la virtù della dolcezza e dell'umiltà, mi basta guardare la croce,
che è il mio libro. Infatti con un solo sguardo a Gesù crocifisso imparo come
comportarmi in tutte le circostanze. Così imparo l'umiltà, la mansuetudine, la pazienza,
imparo cioè a portare la croce; anzi, questo esercizio diventa dolce e leggero. Accetto
con riconoscenza sia le gioie che le tribolazioni dalle mani del Padre celeste; perché lui
sa benissimo ciò che è meglio per noi. Perciò sono sempre lieto nel Signore,
addolorandomi soltanto di non amarlo abbastanza.
Oh, se nel mio amore potessi essere un Serafino! E vorrei costringere tutte le
creature ad aiutarmi ad amare Dio sopra ogni cosa. Perché «la carità non viene mai
meno»!

RESPONSORIO Ap 3, 7. 8. 10. 20

℞. Così parla il Santo, il Verace, Colui che ha la chiave di Davide, e quando egli apre
nessuno chiude. * Conosco le tue opere, poiché hai osservato con costanza la mia
parola, alleluia.
℣. Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io
verrò da lui e cenerò con lui.
℞. Conosco le tue opere, poiché hai osservato con costanza la mia parola, alleluia.

Lodi mattutine

Ant. al Ben. Ha scelto di stare sulla soglia


della casa del Signore;
grazia e gloria
gli sono state concesse dall'Altissimo, alleluia.

ORAZIONE

O Dio, bontà infinita, che per mezzo di san Corrado hai fatto conoscere agli
uomini la grandezza della tua misericordia, ti supplichiamo di renderci continuatori
della sua opera a servizio dei nostri fratelli, imitando il suo spirito di povertà e la sua
umiltà di cuore. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna
con te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

Vespri

Ant. al Magn. Visse nel più umile nascondimento,


senza cercare il proprio interesse,
ma quello degli altri, alleluia.
23 aprile

BEATO EGIDIO D’ASSISI, RELIGIOSO, E COMPAGNI DI SAN


FRANCESCO

Memoria facoltativa

Egidio fu il terzo compagno di san Francesco e si associò a lui nel 1208. Condusse una vita
semplice e mite. Spinto da vera devozione, peregrinò ai più noti santuari, tra cui quello del Sepolcro
di Cristo. Nei viaggi, a piedi, si guadagnava da vivere prestando la sua opera ai contadini. In seguito
si ritirò nei romitori dell’Umbria, specie in quello di Monteripido fuori Perugia, dove morì il 23 aprile
1262. Fu grande contemplativo ed estatico, consigliere di papi e di prelati. Di lui ci restano i “Detti”
o insegnamenti spirituali, ricchi di sapienza e di arguzia. È sepolto nella chiesa di San Francesco al
Prato (Oratorio di San Bernardino) a Perugia. Il culto fu confermato da Pio VI il 4 luglio 1777.

Dal Comune dei santi: religiosi, con salmodia del giorno dal salterio.

Ufficio delle letture

SECONDA LETTURA

Da «I Detti» del beato Egidio d'Assisi


(Ed. Morcelliana, Brescia, 1933, Nello Vian, pp. 93-96)

È cosa grande perseverare santamente nella vita religiosa sino alla fine

Parlando di sé frate Egidio soleva dire: «Preferirei avere appena un po' di grazia
stando nella vita religiosa che molta vivendo nel mondo, perché in esso sono più
numerosi i pericoli e meno frequenti gli aiuti spirituali. Ma il peccatore ha più paura
del suo bene che del suo male, dato che ha più paura di mortificarsi e di entrare nella
vita religiosa che di starsene nei suoi peccati e di rimanere nel mondo».
Un tale andò un giorno a consigliarsi con frate Egidio se fosse meglio per lui
farsi o no religioso, e si ebbe questa risposta: «Se un uomo poverissimo venisse a sapere
di un tesoro nascosto in un campo aperto a tutti, credi che andrebbe da qualcuno a
domandare se dovesse correre in fretta in cerca di esso? Quanto più gli uomini
dovrebbero correre per andare a dissotterrare il tesoro celeste!».
Frate Egidio diceva anche: «Molta gente entra nella vita religiosa ma non pratica
le virtù proprie di essa. Mi sembrano simili a quel contadino che pur avendo indossato
l'armatura di Orlando non riusciva a combattere con essa. Non stimo un gran merito
entrare nella corte del re e nemmeno mi pare gran cosa ricevere doni da lui; cosa
veramente grande per me è saper stare come si deve nella corte del re. Corte del gran
Re è la fraternità religiosa. Entrare in essa non è la cosa più importante né ricevervi dei
doni dal re, ma vivere in essa come si conviene e perseverarvi fino in fondo con
devozione e prontezza: questa sì che è una gran cosa. Preferirei mille volte starmene
nel mondo sospirando con devoto e ardente desiderio di entrare nella vita religiosa,
piuttosto che starmene in questa con dissipazione e noia».
E diceva ancora: «Mi sembra che la spiritualità dei Minori sia stata mandata da
Dio in questo mondo per portare un gran bene all'umanità: ma guai a noi però, se non
siamo quali dovremmo essere! Le fraternità dei Minori mi sembrano le più poveri e le
più ricche di questo mondo nello stesso tempo: e questa mi sembra la nostra colpa più
grande, perché vogliamo andare troppo in alto. È ricco chi vive come il ricco, sapiente
chi riesce a saperne quanto il sapiente, buono è chi si sforza costantemente di imitare
un uomo di alta virtù, e nobile è chi cerca di assomigliare in tutto al nobile, a patto però
chi questi sia il Signore nostro Gesù Cristo».

RESPONSORIO Sal 83, 2-3. 11

℞. Quanto sono amabili, Signore, le tue dimore! * Il mio cuore e la mia carne esultano
nel Dio vivente, alleluia.
℣. Per me è meglio stare sulla soglia della casa del mio Dio che abitare nelle tende
degli empi.
℞. Il mio cuore e la mia carne esultano nel Dio vivente, alleluia.

ORAZIONE

O Dio, che ti sei degnato di innalzare il beato Egidio d’Assisi al vertice della più
sublime contemplazione, concedici, per sua intercessione, di dirigere costantemente a
te le nostre azioni e di vivere sempre nella tua pace vera. Per il nostro Signore Gesù
Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per
tutti i secoli dei secoli.
24 aprile

SAN FEDELE ROY DA SIGMARINGEN, SACERDOTE E MARTIRE


DELLA SVIZZERA, PROTOMARTIRE DI “PROPAGANDA FIDE”

Francescani: Memoria
OFM Capp: Festa

Marco Roy nacque a Sigmaringen (Germania) nell’ottobre 1577. Dopo gli studi di diritto a
Friburgo in Germania, esercitò la professione di avvocato con un tale amore alla giustizia da essere
chiamato “l’avvocato dei poveri”. Entrato tra i Frati Minori Cappuccini con il nome di Fedele, nel
1612 fu ordinato sacerdote. Per dieci anni, su incarico della Sacra Congregazione di Propaganda Fide,
si prodigò con ardore contro l’eresia dilagante nella Germania del Sud e nella Svizzera. Il 24 aprile
1622, a Seewis, fu fermato da alcuni eretici che lo volevano costringere a rinnegare la fede cattolica.
«Io non ho paura della morte – rispose –, io difendo la verità che hanno difeso i martiri». Coronò con
il martirio una vita ricca di virtù. È il protomartire della Congregazione di Propaganda Fide. Fu
beatificato il 24 marzo 1729 da Benedetto XIII e canonizzato il 29 giugno 1746 da Benedetto XIV.

Dove si celebra come memoria: dal Comune di un martire del Tempo di Pasqua o dei
pastori con salmodia del giorno dal salterio. La seconda lettura dell’Ufficio delle letture
è riportata di seguito. Dove si celebra come festa: dal Comune di un martire eccetto
quanto segue.

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INVITATORIO

Ant. Adoriamo il Signore,


che incorona il servo fedele, alleluia.

Salmo invitatorio come nell’ordinario.


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Ufficio delle letture


INNO dal Comune di un martire. Oppure un altro inno o canto adatto approvato
dall’autorità ecclesiastica.

1 ant. Questo servo fedele grida al Signore


ed egli lo ascolta,
lo libera da tutte le sue angosce,
alleluia.

SALMO 34
I (1-2. 3c. 9-12)

Signore, giudica chi mi accusa, *


combatti chi mi combatte.

Afferra i tuoi scudi *


e sorgi in mio aiuto.
Di' all'anima mia: *
«Sono io la tua salvezza».

Io invece esulterò nel Signore *


per la gioia della sua salvezza.

Tutte le mie ossa dicano:


«Chi è come te, Signore, †
che liberi il debole dal più forte, *
il misero e il povero dal predatore?».

Sorgevano testimoni violenti, *


mi interrogavano su ciò che ignoravo,
mi rendevano male per bene: *
una desolazione per la mia vita.

1 ant. Questo servo fedele grida al Signore


ed egli lo ascolta,
lo libera da tutte le sue angosce,
alleluia.

2 ant. Difendi, o Signore, la mia causa


nella tua potenza, alleluia.

II (13-16)

Io, quand'erano malati, vestivo di sacco, †


mi affliggevo col digiuno, *
riecheggiava nel mio petto la mia preghiera.

Mi angustiavo come per l'amico, per il fratello, *


come in lutto per la madre
mi prostravo nel dolore.

Ma essi godono della mia caduta, si radunano, *


si radunano contro di me
per colpirmi all'improvviso.

Mi dilaniano senza posa, †


mi mettono alla prova, scherno su scherno, *
contro di me digrignano i denti.

2 ant. Difendi, o Signore, la mia causa


nella tua potenza, alleluia.

3 ant. Ti loderò nella grande assemblea,


ti celebrerò in mezzo ad un popolo numeroso,
alleluia.

III (17-19. 22-23. 27-28)

Fino a quando, Signore, starai a guardare? †


Libera la mia vita dalla loro violenza, *
dalle zanne dei leoni l'unico mio bene.

Ti loderò nella grande assemblea, *


ti celebrerò in mezzo a un popolo numeroso.

Non esultino su di me i nemici bugiardi, *


non strizzi l'occhio chi mi odia senza motivo.

Signore, tu hai visto, non tacere; *


Dio, da me non stare lontano.
Dèstati, svègliati per il mio giudizio, *
per la mia causa, Signore mio Dio.

Esulti e gioisca chi ama il mio diritto, †


dica sempre: «Grande è il Signore *
che vuole la pace del suo servo».

La mia lingua celebrerà la tua giustizia, *


canterà la tua lode per sempre.

3 ant. Ti loderò nella grande assemblea,


ti celebrerò in mezzo ad un popolo numeroso,
alleluia.

℣. Angoscia e affanno mi hanno colto, alleluia.


℞. Ma i tuoi comandi sono la mia gioia, alleluia.

PRIMA LETTURA

Dalla lettera ai Filippesi di san Paolo,


apostolo 3, 8-16

Ho lascialo perdere tulle le cose al fine di guadagnare Cristo

Fratelli, tutto ormai io reputo una perdita di fronte alla sublimità della
conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho lasciato perdere tutte queste
cose e le considero come spazzatura, al fine di guadagnare Cristo e di essere trovato in
lui, non con una mia giustizia derivante dalla legge, ma con quella che deriva dalla fede
in Cristo, cioè con la giustizia che deriva da Dio, basata sulla fede.
E questo perché io possa conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la
partecipazione alle sue sofferenze, diventandogli conforme nella morte, con la speranza
di giungere alla risurrezione dai morti.
Non però che io abbia già conquistato il premio o sia ormai arrivato alla
perfezione; solo mi sforzo di correre per conquistarlo, perché anch'io sono stato
conquistato da Gesù Cristo. Fratelli, io non ritengo ancora di esservi giunto, questo
soltanto so: dimentico del passato e proteso verso il futuro, corro verso la mèta per
arrivare al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù.
Quanti dunque siamo perfetti, dobbiamo avere questi sentimenti; se in qualche
cosa pensate diversamente, Dio vi illuminerà anche su questo. Intanto, dal punto a cui
siamo arrivati continuiamo ad avanzare sulla stessa linea.

RESPONSORIO 2 Tm 4, 7-8

℞. Ho combattuto la buona battaglia, * ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede,


alleluia.
℣. Ora mi resta solo la corona di giustizia, che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà
in quel giorno;
℞. ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede, alleluia.

SECONDA LETTURA

Elogio di san Fedele, sacerdote e martire


Uomo di nome e di fatto fedele

Il papa Benedetto XIV celebrò san Fedele, difensore della fede cattolica, con
queste parole:
Egli effondeva la pienezza della sua carità nel confortare e aiutare il prossimo,
abbracciava con cuore paterno tutti gli afflitti, sostentava numerose schiere di poveri
con elemosine raccolte da ogni parte.
Alleviava la solitudine degli orfani e delle vedove procurando loro il soccorso
dei potenti e dei principi. Aiutava senza stancarsi i prigionieri con tutti i sollievi
spirituali e corporali che poteva, visitava con sollecitudine gli ammalati, li ricreava, li
riconciliava con Dio, li armava ad affrontare l'estrema battaglia.
E in questa attività ottenne la più ricca messe di meriti quando l'esercito austriaco
acquartierato nella Rezia, fu preda di una terribile epidemia e crudelmente decimato
dal male.
Oltre che nella carità, questo uomo fedele di nome e di fatto, eccelse nella difesa
incessante della fede cattolica. La predicò instancabilmente e pochi giorni prima di
testimoniarla con il sangue, nell'ultimo discorso le dedicò, quasi come testamento,
queste parole: O fede cattolica, salda, forte e ben radicata, il tuo fondamento è una
roccia sicura! (cfr. Mt 7, 25). Il cielo e la terra passeranno, ma tu non passerai. Tutto il
mondo da principio ti si oppose, ma tu hai trionfato su tutto con forza invincibile.
«Questa è la vittoria che ha sconfitto il mondo: la nostra fede» (1 Gv 5, 4). Essa
ha sottomesso re potentissimi alla signoria di Cristo, ha portato i popoli all'obbedienza
di Cristo.
Che cosa ha dato ai santi apostoli e ai martiri la forza di sopportare lotte crudeli
e pene acerbissime, se non la fede, e soprattutto la fede nella risurrezione?
Che cosa ha dato agli anacorèti il coraggio di disprezzare le delizie e gli onori,
di calpestare le ricchezze, di vivere in verginità e nel deserto, se non una fede viva?
Che cosa oggi fa sì che i veri cristiani rinunzino alle comodità, abbandonino i
piaceri, sopportino dolori, e sostengano fatiche? La viva fede, operante per la carità
(cfr. Gal 5, 6), fa abbandonare i beni presenti con la speranza dei futuri, e con i futuri
fa cambiare i presenti.

RESPONSORIO Cfr. 2 Tm 4, 7-8; Fil 3, 8. 10

R. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede:


* ora è pronta per me la corona di giustizia, alleluia.
V. Tutto ho stimato una perdita, pur di conoscere Cristo e partecipare alle sue
sofferenze, conforme a lui nella morte:
R. ora è pronta per me la corona di giustizia, alleluia.

INNO Te Deum.

Orazione come alle Lodi mattutine


Lodi mattutine

INNO dal Comune di un martire. Oppure un altro inno o canto adatto approvato
dall’autorità ecclesiastica.

1 ant. Chi mi riconoscerà davanti agli uomini,


anch'io lo riconoscerò davanti al Padre mio, alleluia.

Salmi e cantico della dom. I sett.

2 ant. Chi segue me,


non camminerà nelle tenebre,
ma avrà la luce della vita, alleluia.

3 ant. Desidero, o Padre, che dove sono io,


là ci sia anche il mio servo, alleluia.

LETTURA BREVE 2 Cor 1, 3-5

Sia benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, Padre misericordioso
e Dio di ogni consolazione, il quale ci consola in ogni nostra tribolazione perché
possiamo anche noi consolare quelli che si trovano in qualsiasi genere di afflizione con
la consolazione con cui siamo consolati noi stessi da Dio. Infatti, come abbondano le
sofferenze di Cristo in noi, così, per mezzo di Cristo, abbonda anche la nostra
consolazione.

RESPONSORIO BREVE

℞. Mia forza e mio canto è il Signore, * alleluia, alleluia.


Mia forza e mio canto è il Signore, alleluia, alleluia.
℣. Egli è stato la mia salvezza:
alleluia, alleluia.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Mia forza e mio canto è il Signore, alleluia, alleluia.

Ant. al Ben. Al vincitore darò da mangiare


dell'albero della vita,
che sta nel paradiso, alleluia.

ORAZIONE

Signore, che al tuo sacerdote san Fedele, ardente di carità, hai dato la grazia di
testimoniare con il sangue l'annunzio missionario del Vangelo, per sua intercessione
concedi anche a noi di essere radicati e fondati nell'amore di Cristo, per conoscere la
gloria del Signore risorto. Egli è Dio e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito
Santo, per tutti i secoli dei secoli.

Ora media

Salmi del giorno dal salterio con l’antifona del Tempo.

Terza

LETTURA BREVE 2 Cor 6, 4-7

In ogni cosa ci presentiamo come ministri di Dio, con molta fermezza nelle
tribolazioni, nelle necessità, nelle angosce, nelle percosse, nelle prigioni, nei tumulti,
nelle fatiche, nelle veglie, nei digiuni, con purezza, sapienza, pazienza, benevolenza,
spirito di santità, amore sincero; con parole di verità, con la potenza di Dio.

℣. Questi è il vero martire, che sparse il suo sangue per amore di Cristo, alleluia.
℞. E meritò di entrare nella gloria dei santi, alleluia.

Sesta

LETTURA BREVE 2 Ts 1, 3-5

Abbonda la vostra carità vicendevole; così noi possiamo gloriarci di voi nelle
Chiese di Dio, per la vostra fermezza e per la vostra fede in tutte le persecuzioni e
tribolazioni che sopportate. Questo è un segno del giusto giudizio di Dio, che vi
proclamerà degni di quel Regno di Dio, per il quale ora soffrite.

℣. In Dio ho riposto la mia speranza, alleluia.


℞. Non temo: che mi potrà fare il mortale? alleluia.

Nona

LETTURA BREVE Col 1,24-25

Sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne
quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa. Di essa
sono diventato ministro, secondo la missione affidatami da Dio presso di voi di
realizzare la sua parola.

℣. Nel tornare, viene con giubilo, alleluia.


℞. Portando i suoi covoni, alleluia.
Vespri

INNO dal Comune di un martire. Oppure un altro inno o canto adatto approvato
dall’autorità ecclesiastica.

1 ant. Sii fedele fino alla morte


e ti darò la corona della vita, alleluia.

Salmi e cantico dal Comune di un martire

2 ant. Questa è la vittoria che sconfigge il mondo:


la nostra fede, alleluia.

3 ant. Questo santo consegnò il suo corpo ai tormenti


per la legge del Signore,
e lavò la sua veste nel sangue dell'Agnello, alleluia.

LETTURA BREVE Rm 8, 18-21

Io ritengo che le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla
gloria futura che dovrà esser rivelata in noi. La creazione stessa attende con impazienza
la rivelazione dei figli di Dio; essa infatti è stata sottomessa alla caducità - non per suo
volere, ma per volere di colui che l'ha sottomessa - e nutre la speranza di essere lei pure
liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di
Dio.

RESPONSORIO BREVE

℞ Dio ha messo i giusti alla prova, * alleluia, alleluia.


Dio ha messo i giusti alla prova, alleluia, alleluia.
℣ E li ha trovati degni di sé:
alleluia, alleluia.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Dio ha messo i giusti alla prova, alleluia, alleluia.

Ant. al Magn. Se il chicco di grano caduto in terra


non muore, rimane solo;
se invece muore, produce molto frutto, alleluia.

INTERCESSIONI

In questa sacra ora, nella quale il Re dei martiri ci diede nella cena il suo corpo per
nutrimento, e sulla croce offrì la sua vita in sacrificio, rendiamogli grazie:
Noi ti glorifichiamo, o Signore.
Per averci amati sino alla fine, o divino Salvatore, divenendo modello ed esempio a
tutti i martiri,
- Signore Gesù, abbi pietà del tuo popolo.

Per averci dato nel tuo servo san Fedele un sì fulgido esempio di fedeltà e di fortezza,
- Signore Gesù, santifica i tuoi ministri e il tuo popolo.

Per averci conservati nella fede e nel tuo santo servizio,


- ti rendiamo grazie, o Cristo Signore.

Per tutti i santi martiri ed eletti, che hanno meritato di contemplare la luce del tuo volto,
- concedi ai nostri fratelli defunti l'eterna gioia del paradiso.

Padre nostro.

ORAZIONE

Signore, che al tuo sacerdote san Fedele, ardente di carità, hai dato la grazia di
testimoniare con il sangue l'annunzio missionario del Vangelo, per sua intercessione
concedi anche a noi di essere radicati e fondati nell'amore di Cristo, per conoscere la
gloria della sua risurrezione. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e
vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.
28 aprile

BEATO LUCCHESE DI POGGIBONSI, TERZIARIO


PRIMO TERZIARIO FRANCESCANO

OFM: Memoria facoltativa

Nacque a Gaggiano in prossimità di Radda in Chianti (Siena) verso il 1180. Sappiamo che
sposò Bonadonna, che conobbe una discreta floridezza economica e che ebbe una numerosa famiglia.
Impegnato nella vita politica, capo di una fazione, dovette abbandonare il paese e cercare rifugio nella
vicina Poggibonsi. Abile nella mercatura, giunse ad una nuova agiatezza di vita. Conquistato
dall’ideale di penitenza che aveva in quegli anni in san Francesco un araldo affascinante, rinunciò ai
suoi beni e vestì l’abito della penitenza nel Terz’Ordine. Visse da allora in povertà e carità,
prodigandosi nell’assistenza ai poveri ed agli infermi nell’ospedale di Poggibonsi. Morì il 28 aprile
1260 e fu sepolto nella chiesa dei frati. Lucchese e la moglie Bonadonna sono tradizionalmente
ritenuti tra i primissimi Terziari vestiti da san Francesco stesso nel 1221. Beatificato da Innocenzo
XII il 27 marzo 1697, Gregorio XVI ne confermò il culto il 23 agosto 1883.

Dal Comune dei santi: della carità, con salmodia del giorno dal salterio.

Ufficio delle letture

SECONDA LETTURA

Dall'«Epistolario» della beata Angela da Foligno


(L'esperienza di Dio-Amore, Città Nuova Editrice, a cura di Salvatore Aliquò, Roma
1972, pp. 206-208)

Cristo ci ha insegnato la via della povertà

Il primo uomo cadde per la colpa contro la povertà, e per merito della povertà ci
ha risollevato e redento il secondo, questo Dio-Uomo, Cristo. La peggiore povertà è
l'ignoranza: Adamo infatti cadde per ignoranza, e per ignoranza si pèrdono quanti sono
caduti e cadranno.
Perciò è necessario che i figli di Dio si risollevino e risorgano ad opera della
povertà vera. L'esempio di questa povertà ce lo dà lo stesso Figlio di Dio e Uomo,
Gesù. Fu certo povertà ineffabile il tener nascosta la sua potenza e la sua nobiltà divina:
si lasciò bestemmiare, vilipendere, vituperare, imprigionare, trascinare di qua e di là,
flagellare e crocifìggere, mostrando solo l'umana debolezza. Questa sua povertà deve
essere il modello della nostra vita. Da essa dobbiamo trarre esempio: non perché ci
tocchi nascondere una potenza che non abbiamo, ma perché è giusto che manifestiamo
e riconosciamo tutta la nostra impotenza.
Di questa povertà abbiamo un altro esempio nella Vergine e Madre di Dio, che
in modo manifesto ci fu maestra nella risposta che pronunziò davanti, al mistero
dell'Annunciazione, quando confessò di appartenere alla nostra massa umana corrotta,
definendosi in quella espressione: «Sono la serva del Signore», appellativo di autentica
umiltà, perché da tutti disprezzato. Questa povertà è sempre assai accetta a Dio.
Quale modello perfetto non abbiamo nel nostro Padre glorioso san Francesco,
che ricevette da Dio una luce speciale per poter capire questa povertà! Francesco infatti
fu ricolmo di questa luce divina, cosicché potè percorrere una via tutta sua, e
mostrarcela, la via della povertà completa. Non posso guardare ad alcun altro santo che
in modo più singolare mi faccia vedere la via del Libro della Vita cioè il modello della
vita di colui che è Dio-Uomo Gesù. Né vedo alcun santo che tanto fissasse i suoi occhi
su questo modello, come lui che mai rimosse da Gesù gli occhi della sua anima. E
questo fu palese anche nella sua carne mortale.
E poiché frate Francesco si fissò totalmente in lui, fu ripieno di somma sapienza,
e di questa sapienza riempì il mondo intero, e lo riempie ancora.

RESPONSORIO Cfr. Mt 19, 29. 27

℞. Voi che avete lasciato tutto e mi avete seguito * riceverete cento volte tanto e avrete
in eredi la vita eterna, alleluia.
℣. Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito: che cosa dunque ne
otterremo?
℞. Riceverete cento volte tanto, e avrete in eredità la vita eterna, alleluia.

Lodi mattutine

Ant. al Ben. Beati i poveri in spirito,


perché di essi è il regno dei cieli, alleluia.

ORAZIONE

Dio di bontà, che hai chiamato il beato Lucchese alla penitenza evangelica e lo
hai fatto splendere di opere buone, concedi anche a noi un cuore nuovo per produrre
frutti abbondanti di vita cristiana. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è
Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

Vespri

Ant. al Magn. Siate misericordiosi,


come è misericordioso il Padre vostro, alleluia.
30 aprile

BEATO BENEDETTO PASSIONEI DA URBINO, SACERDOTE

OFM Capp: Memoria facoltativa

Nacque a Urbino il 23 settembre 1560 dalla nobile famiglia Passionei, e al battesimo fu


chiamato Marco. Rimase orfano ancora bambino. Laureatosi in legge a Padova a soli ventidue anni,
nauseato dalla vita mondana che vedeva attorno a sé, ottenne, non senza grandi difficoltà, di poter
entrare tra i Frati Minori Cappuccini. Ordinato sacerdote si diede con slancio alla predicazione,
attraendo le anime per la sua modestia e ilarità di spirito, unita a continua preghiera, povertà e
austerità. Per quattro anni fece parte del drappello di Cappuccini mandato in Boemia, sotto la guida
di san Lorenzo da Brindisi, per la difesa e diffusione della fede cattolica, segnalandosi per una
prodigiosa attività, ma a motivo della salute dovette tornare in patria, ove riprese l’apostolato
scegliendo luoghi e persone più umili e bisognose. Sua meditazione preferita era la passione di Gesù.
Amava la Vergine Maria con tenerezza filiale, premettendo alle sue feste una novena di preghiere e
digiuni. Morì a Fossombrone il 30 aprile 1625. Fu beatificato da Pio IX il 15 gennaio 1867.

Dal Comune dei pastori o dei santi: religiosi, con salmodia del giorno dal salterio.

Ufficio delle letture

INNO
Apostolico ardore
conduce Benedetto
per le strade del mondo
ad annunciare Cristo.

Principi, re, tiranni,


i miseri, i potenti,
i poveri, i ricchi,
tutti chiama a salvezza.

Dissipa le tenebre
causate dall’errore,
perla fede di Cristo
lotta infaticabile.

La sua parola ardente


confuta gli eretici
scioglie il gelo dei cuori,
richiama a penitenza.

Sempre a te sia gloria,


o Trinità beata;
Benedetto interceda
a tutti il premio eterno. Amen.

Oppure un altro inno o canto adatto approvato dall’autorità ecclesiastica.

SECONDA LETTURA

Dalle prime Costituzioni dei Frati Minori Cappuccini.


(Primigeniae Legislationis textus, Roma 1912, cap. IX passim)

Predicare Cristo per la gloria di Dio


E la salvezza degli uomini.

L’evangelizzare la parola di Dio, sull’esempio di Cristo, Maestro della vita, è tra


i più degni, alti e divini compiti che vi siano nella chiesa di Dio, donde principalmente
dipende la salvezza del mondo.
Perciò a nessuno si dia tale ufficio se non sia di vita santa ed esemplare, di chiaro
e maturo giudizio, di forte e ardente volontà; poiché la scienza ed eloquenza senza
carità non edificano, anzi molte volte distruggono.
Si impone anche ai predicatori che non predichino frasche, né novelle, poesie,
storie, o altre vane, superflue, curiose, inutili, anzi pericolose scienze; me, sull’esempio
di Paolo Apostolo, predichino Cristo crocifisso, nel quale sono tutti i tesori della
sapienza e della scienza di Dio. E, poiché al nudo ed umile Crocifisso non sono
convenienti parole terse, affettate e ricercate, ma nude, pure, semplici, umili e basse, e
nondimeno divine, infuocate e piene di amore, sull’esempio di Paolo, vaso d’elezione,
il quale predicava non in sublimità di sermone e di eloquenza umana, ma nella potenza
dello Spirito Santo, perciò si esortano i predicatori a imprimersi Cristo benedetto nel
cuore, e dargli pacifico possesso di sé, affinché per ridondanza di amore, Lui sia quello
che parli in loro, non solo con le parole, ma molto più con le opere, sull’esempio di
Paolo, Dottore delle genti, il quale non ardiva predicare ad altri alcuna cosa, se prima
Cristo non la operava in lui.
Così come anche Cristo, maestro perfettissimo, c’insegnò, non solo con la
dottrina, ma con le opere. E questi sono grandi nel regno del cielo, [quelli] che prima
per sé operano, e poi ad altri insegnano e predicano.
E affinché essi, predicando ad altri, non diventino reprobi, lascino qualche volta
la frequenza dei popoli, e ascendano col dolcissimo Salvatore al monte dell’orazione e
della contemplazione, affinché, essendo ben caldi, possano scaldare gli altri.
E lì stiano tanto che, ripieni di Dio, l’impeto li muova a spargere al mondo le
grazie divine.
E lascino da parte tutte le vane e inutili questioni e opinioni, i prudenti canti, le
sottigliezze comprensibili da pochi, ma sull’esempio del santissimo Precursore
Giovanni Battista, dei santissimi Apostoli e dei santi predicatori, infuocati dell’amore
divino, anzi sull’esempio dello stesso nostro dolcissimo Salvatore, predichino «Fate
penitenza, perché è vicino il Regno dei cieli» (Cfr. Mt 3, 2).
E secondo l’ammonizione del nostro serafico Padre nella Regola: annuncino i
vizi e le virtù, la pena e la gloria di Dio e la salvezza delle anime, redente col prezioso
Sangue dell’Agnello immacolato, Cristo Gesù.

RESPONSORIO 1 Cor 1, 21. 23. 25

℞. È piaciuto a Dio salvare i credenti con la stoltezza della predicazione. * Noi


predichiamo Cristo crocifisso (T.P. alleluia).
℣. La stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini: la debolezza di Dio è più forte degli
uomini.
℞. Noi predichiamo Cristo crocifisso (T.P. alleluia).

Orazione come alle Lodi mattutine.

Lodi mattutine

INNO
Accorrete, o fratelli;
con cuore puro e ardente,
acclamate il Signore
in questo giorno santo.

Benedetto ci invita
a unir le voci e gli animi
nella lode perenne
della Chiesa di Dio.

Come il sole disperde


le nebbie del mattino,
egli vinse le effimere
suggestioni del mondo.

Sulle orme del Padre


la stretta via del bene
percorre, e valoroso
giunge presto alla vetta.

Sempre a te sia gloria,


o Trinità beata;
Benedetto interceda
A tutti il premio eterno. Amen.
Oppure un altro inno o canto adatto approvato dall’autorità ecclesiastica.

Ant. al Ben. Andate, evangelizzate e battezzate,


nel nome del Padre e del Figlio
e dello Spirito Santo (T.P. alleluia).

INVOCAZIONI

Lode e gloria a Cristo, vincitore della morte, che nel Vangelo ha fatto risplendere lavita
e l’immortalità. A lui la preghiera:
Venga il tuo Regno, Signore.

Tu che illumini il mondo col Vangelo,


– rendici fedeli al tuo insegnamento.

Hai mandato i tuoi discepoli a predicare il Vangelo in tutto il mondo,


– fa’ sorgere numerosi e santi evangelizzatori.

Hai voluto che il regno dei cieli fosse un lievito di salvezza per tutti,
– suscita in noi lo spirito missionario del beato Benedetto.

Hai riconciliato il mondo al Padre per mezzo del Tuo sangue,


– fa’ che possiamo cooperare alla Tua opera di pace.

Padre nostro.

ORAZIONE

Padre santo, che hai reso grande il beato Benedetto da Urbino per l’ardente
amore alla croce e al ministero della parola, concedi a noi di seguirne gli esempi,
vivendo in questo mondo con pietà, giustizia e sobrietà. Per il nostro Signore Gesù
Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per
tutti i secoli dei secoli.

Vespri

INNO
Onorando con gioia il Beato
Che ti ha amato con tutto il suo cuore,
anche noi, o Signore, innalziamo
a te il canto di ringraziamento.

Fu fedele seguace di Cristo,


disprezzò le ricchezze e gli onori,
fuggì il mondo, vivendo nel chiostro
in purezza, umiltà e obbedienza.

Tutto dedito a Dio nella vita,


la sua mente a Lui solo rivolse:
e la fiamma che in cuore gli ardeva
fu alimento d’ogni opera sua.

Dal suo esempio anche noi trascinati,


procediamo entusiasti nel bene:
o Signore, ai tuoi servi concedi
la corona di gloria immortale,

Trinità sempiterna e beata,


a te salga la gloria e l’onore:
con sovrana larghezza tu premi
i tuoi servi nel regno dei cieli. Amen.

Oppure un altro inno o canto adatto approvato dall’autorità ecclesiastica.

Ant. al Magn. Lo Spirito del Signore è sopra di me:


per questo mi ha consacrato con l’unzione,
mi ha mandato a recare ai miseri un lieto annunzio,
a curare le pieghe dei cuori affranti (T.P. alleluia).

INTERCESSIONI

Nella memoria del beato Benedetto, instancabile araldo del Vangelo, rendiamo grazie
al Padre per il dono della fede:
Santo sei tu, o Signore.

Hai risuscitato dai morti il Cristo, Capo della Chiesa,


– rendici testimoni della nuova vita che viene dal Vangelo.

Hai inviato il Figlio tuo a evangelizzare i poveri,


– donaci di gustare le beatitudini evangeliche.

Hai dato a noi come fratello e fulgido esempio il beato Benedetto,


– riempi anche noi dei doni del tuo Spirito.

Ci hai chiamato a seguire con san Francesco il tuo Figlio,


– concedici di essere fedeli alla nostra vocazione.

Hai riconciliato a te il mondo nel Cristo,


– fa’ che i nostri fratelli defunti giungano alla tua pace.

Padre nostro.

Orazione come alle Lodi mattutine.

4 maggio

BEATI TOMMASO, ENRICO, ARTURO, GIOVANNI E CARLO, MARTIRI IN


INGHILTERRA

8 maggio

BEATO GEREMIA STOIKA DA VALACCHIA, religioso

John Stoika nacque nella Valacchia Minore (Romania) il 29 giugno 1556. A diciotto anni lasci
la sua patria e venne in Italia, dove visse fino alla morte. L’8 maggio 1579 emise la professione
religiosa tra i Frati Minori Cappuccini di Napoli. Venne assegnato a varie mansioni in diversi
conventi, finché nel 1585 ebbe l’incarico di assistere gli infermi nel convento di Sant’Eframo Nuovo.
Vi rimase per quarant’anni continui consumando la sua vita nel servizio generoso e sempre con
«allegrezza e serenità di volto». Pregava con sincerità e gioia: «Signore, ti ringrazio perché ho sempre
servito e mai sono stato servito, sono stato sempre suddito e mai ho comandato!». Morì a Napoli il 5
marzo 1625, vittima di carità e obbedienza per una visita ad un ammalato che si trovava a Torre del
Greco. Fu beatificato da Giovanni Paolo II il 30 ottobre 1983. Amato da ortodossi e cattolici, l’umile
Frate Cappuccino è oggi gloria e speranza della sua patria, la Romania.

Dal Comune dei santi: religiosi, con salmodia del giorno dal salterio.

Ufficio delle letture

Seconda lettura

Dal discorso di papa Giovanni XXIII in occasione della proclamazione delle virtù
eroiche.

Sempre al cospetto del Signore

La cerimonia odierna, molto semplice, è motivo di grande letizia, che da questa


aula vaticana si diffonderà presto per largo raggio, ovunque nel mondo c’è attenzione
e rispetto per tutto ciò che richiama uno dei temi fondamentali dell’ascesi cristiana,
cioè la santità.
Essa infatti è una delle quattro note caratteristiche della Chiesa del Signore.
Circostanze di varia natura suggerirebbero molte applicazioni, opportune e
toccanti, ma possiamo limitarci a poche parole.
Diciamo che la Romania fu la patria di fra Geremia da Valacchia, un vecchio
paese, dunque, di Europa, che anche nel nome ricorda i suoi legami con la madre
comune delle genti.
L’umile fraticello laico aveva chiesto un giorno alla sua buona mamma che cosa
doveva fare per essere certo della eterna salvezza.
Quella brava donna aveva additato al figliolo la luce accesa sul monte, cioè la
Chiesa Santa del Signore.
E quell’adolescente, con un ardimento superiore alla sua età ed educazione, si
era posto in viaggio, e non ebbe pace finché non approdò alla sua seconda famiglia,
l’Ordine Francescano, aiuola eletta della Chiesa Cattolica, che gli diede un nome
nuovo, un abito sacro, una regola quant’altre mai sublime ed evangelica.
Quarantasette anni di umile servizio: sempre ilare, pronto, generoso. Negli occhi
innocenti di fra Geremia c’era il riflesso delle sconfinate pianure della sua patria
terrena, cui egli pensava con filiale tenerezza. Ma non era un estraneo in terra d’Italia.
Il popolo napoletano, squisito nei suoi giudizi ed entusiasta nelle sue simpatie
amò in vita e in morte questo suo figlio di adozione. Tutto il segreto della santificazione
di quest’anima sta nella semplicità del pensare, del decidere, dell’operare sempre al
cospetto del Signore: sempre fiducioso in Lui e ben disposto ad accogliere le ispirazioni
divine e le indicazioni dell’obbedienza.
È incoraggiante per noi! La semplicità dà la fisionomia attraentissima dell’umile
fratello laico francescano Geremia da Valacchia. La semplicità è l’abito che conviene
a chi, appressandosi a Betlemme, vuole avere la sicurezza di trovarsi come a casa sua
presso la Sacra Famiglia, ed essere certo di capire il linguaggio di Maria e di Giuseppe,
e di interpretare il divino silenzio di Gesù.

RESPONSORIO Mt 2, 5-3.6; Pr 19, 17

R. Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere,
ero forestiero e mi avete ospitato, infermo e mi avete visitato. * Quello che avete fatto
al più piccolo dei miei fratelli, l’avete fatto a me, (T.P. alleluia).
V. Chi fa la carità al povero, fa un prestito al Signore.
R. Quello che avete fatto al più piccolo dei miei fratelli, l’avete fatto a me, (T.P.
alleluia).

Orazione come alle Lodi mattutine.

Lodi mattutine

Ant. al Ben. Da questo sapranno che siete miei discepoli,


se avrete amore gli uni per gli altri, Quello che avete fatto al più piccolo dei miei fratelli,
l’avete fatto a me, (T.P. alleluia).

ORAZIONE

Padre misericordioso, che hai concesso al beato Geremia da Valacchia di imitare


il tuo Figlio nel servire i fratelli e nell’immolarsi interamente per essi, concedi a noi,
sul suo esempio e per sua intercessione, che, collaborando al tuo disegno universale di
salvezza, percorriamo la via evangelica dell’umiltà e della carità. Per il nostro Signore.

Vespri

Ant. al Magn. Siano tutti una cosa sola


come tu, Padre, sei in me ed io in te,
perché anch’essi siano in noi una cosa sola,
Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità, (T.P. alleluia).
8 maggio

BEATA VERGINE MARIA, MEDIATRICE DI TUTTE LE GRAZIE

Dal Comune della B.V.M. con salmodia del giorno dal salterio. INVITATORIO

Ant. Venite, adoriamo il Cristo nostro Mediatore, che nell'opera della salvezza ha unito
a sé la beata Vergine, alleluia.

Salmo invitatorio come nell'Ordinario.

Ufficio delle Letture

INNO L'ordine era d'attender lo Spirito: così vegliavano assidui e unanimi. Eri tu
forse a guidar la preghiera come lui fece nell'ultima cena?

Certo il profeta ti vide all'origine quando lo Spirito ornava il creato, quando la lotta
iniziò col serpente... e poi nel lungo cammino dell'arca.

Certo tu eri la terra promessa l'isola intatta del santo approdo, ove lo Spirito scese già
prima a fecondarti del germe divino.

Con noi assisti all'ultimo tempo: lo stesso vento ora scuote la casa, lo stesso fuoco
dell'Oreb divampa e apre la via nel nuovo deserto!

O Trinità, misteriosa e beata, noi ti lodiamo perché ci donasti la nuova aurora che
annuncia il tuo giorno: Cristo, la gloria di tutto il creato.

Oppure: Christus, humàni gèneris misértus, morte nos ictos merita, supérnam rursus
ad vitam génuit, suóque sanguine tersit.

O pium flumen, scelus omne purgans! O inexhàustum pélagus bonórum, unde septéno
fluit usque fonte vita salùsque.

Hos tamen sacros làtices redémptis quis ministràbit? Datur hoc Mariae munus, ut
diva? moderétur undae, arbitra, cursum.

Cuncta, quae nobis méruit Redémptor, dona partitur Génetrix Maria, cuius ad votum
sua fundit ultro mùnera Natus.

Te per aetérnos venerémur annos, Trinitas, summo celebrànda plausu: te fide mentes
resonóque linguae Carmine laudent. Amen.
Oppure un altro inno o canto adatto approvato dall'autorità ecclesiastica.

SECONDA LETTURA

Si sceglie una delle seguenti letture.

Dai «Discorsi» di san Bernardo, abate (Ser. de Aquaeductu; Opera omnia, ed. Cisterc.
5, 1968, pp. 278-280)

Cerchiamo il favore divino per mezzo di Maria

Scruta bene, o uomo, il disegno di Dio sapiente e buono. Per irrigare di celeste rugiada
tutto il terreno, Dio volle prima impregnarne il vello (cf. Gdc 6,36-40): per redimere il
genere umano, ne depose tutto il prezzo in Maria. E perché? Probabilmente perché Eva
venisse assolta per merito della figlia e, d'ora in poi, fosse archiviata la causa dell'uomo
contro la donna. Adamo, non dire più: «La donna che mi desti a compagna m'ha dato
di quel frutto proibito» (cf. Gn 3,12). Di' piuttosto: «La donna che mi hai dato m'ha
nutrito di quel frutto benedetto». Amorevolissimo disegno di Dio! Ma questo non è
tutto: è esatto, sì, ma forse vi è ancora nascosto qualcosa; forse è ancora troppo poco,
se non erro, per le vostre aspettative. E' dolce il latte, ma, a premerlo fortemente, ne
sprizza la grassezza del burro. Perciò scrutiamo ancor più a fondo per capire quanto
affetto vuole che noi nutriamo per Maria colui che depose in lei la pienezza di ogni
bene: affinché comprendiamo che ogni motivo di speranza, di grazia e di salvezza ci
viene da lei, che sta vicino a Dio, ricolma di ogni delizia. Davvero, giardino di tutti i
piaceri, dove il vento divino, spirando, non solo lì diffonde i suoi aromi, ma per la sua
intensità li spande dovunque: questi aromi sono i carismi delle sue grazie. Togli il sole
che illumina il mondo: il giorno dove andrà a finire? Togli di mezzo Maria, questa
stella del mare grande e immenso: cosa rimarrà se non nebbia ed ombre insidiose e
tenebre fittissime?
Veneriamo, dunque, Maria con tutto l'impeto del nostro cuore, dei nostri affetti, dei
nostri desideri: questa è la volontà di colui il quale ha disposto che noi avessimo tutto
per mezzo di Maria. Questa, ripeto, è la sua volontà, ma per il nostro bene: in tutto e
per tutto egli provvede a noi miserabili, conforta la nostra trepidazione, tiene desta la
fede, rafforza la speranza, scaccia la diffidenza e ci ridona il coraggio. Ti vergognavi
di avvicinarti al Padre; atterrito solo a sentirne la voce, correvi a nasconderti tra le
foglie: ma egli ti ha dato Gesù quale mediatore. Cosa non otterrà questo Figlio da un
tale Padre? Egli sarà certamente esaudito «a cagione della sua obbedienza» (cf. Eb 5,7):
«Il Padre, infatti, ama il Figlio» (Gv 5,20). Forse temi anche di avvicinare Gesù? Ma è
tuo fratello e carne tua, in tutto provato, meno che nel peccato, per essere
misericordioso verso di te (cf. Eb 2,17). Questo fratello te lo ha dato Maria. Ma può
darsi che tu tema quella maestà divina che anche in lui si nasconde, perché, sebbene
egli si sia fatto uomo, è rimasto egualmente Dio. Vuoi, dunque, avere un avvocato
anche per accostarti a lui? Allora ricorri a Maria. L'umanità di Maria è pura, non solo
perché incontaminata, ma per singolare prerogativa di natura. Sono certo che anche lei
sarà esaudita «a cagione della sua obbedienza». Sicuramente il Figlio esaudirà la
Madre, il Padre esaudirà il Figlio. Figlioli miei, questa è la scala di noi peccatori, questa
è la mia più grande fiducia, questa è tutta la ragione della mia speranza. Perché no?
Può forse il Figlio non accogliere la supplica della Madre, oppure non essere esaudito
dal Padre? Assolutamente no. «Tu hai trovato grazia presso Dio» (Lc 1, 30), disse
l'angelo a Maria. Sì, Maria troverà sempre grazia presso Dio: ed è soltanto della grazia
che noi abbiamo bisogno. La Vergine saggia non cercava la sapienza o le ricchezze o
gli onori o la potenza come Salomone, ma la grazia: perché è solo con la grazia che noi
possiamo salvarci. Perché, fratelli, bramare altre cose? Cerchiamo piuttosto la grazia
di Dio e cerchiamola per mezzo di Maria, la quale ottiene sempre quel che domanda e
non resta mai inesaudita. Cerchiamo anche noi la grazia, ma quella di Dio, non quella
degli uomini che è fallace. Vadano pure gli altri alla ricerca di ricompense; a noi preme
trovare grazia presso Dio. Maria non va, infatti, in cerca di umani compensi ma si
preoccupa solo della grazia.

RESPONSORIO R. Vergine Maria, nessuna è pari a te tra le figlie d'Israele: tu sei la


serva del Signore, madre del Mediatore, dimora dello Spirito. * Benedetta tu fra le
donne e benedetto il frutto del tuo seno, alleluia. V. Ave, mare di bontà, fonte di
misericordia, rifugio dei peccatori. R. Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del
tuo seno, alleluia.

Oppure:

Dalla «Preghiera alla Madre di Dio», di incerto autore siro del secolo sesto o settimo
(J.S. Assemani, S.P.N. Ephrem Siry Opefa omnia, Roma 1743, vol. III, pp. 528-532)

Dopo il Mediatore, mediatrice di tutti gli uomini O Signora mia santissima, Madre di
Dio, piena di grazia; vergine nell'anima, nel corpo e nella mente; trono del Re che siede
sui Cherubini; porta attraverso la quale dalla terra entriamo in cielo; fonte viva, oceano
inesauribile di arcani doni elargiti da Dio; dopo la Trinità Signora universale, dopo il
Paraclito altro consolatore, dopo il Mediatore mediatrice di tutti gli uomini; vite vera
che dà frutti di vita, olivo fecondo che rallegra le anime dei fedeli; nube che sparge
sulla terra la rugiada celeste; arca santa, che ci ha salvato dal diluvio del male; roveto
ardente, visto da Mosè che ha parlato con Dio; turibolo d'oro, in cui il Verbo ha bruciato
la sua carne riempiendo il mondo del suo profumo e cancellando il peccato della
disobbedienza; tabernacolo sacro, che Bezaleel, ripieno dello Spirito di Dio, edificò
secondo l'ordine che il Signore aveva dato a Mosè (cf. Es 31,2ss.); carro regale, vaso
colmo di manna, giardino recintato; fonte intatta, la cui acqua purissima irriga tutto il
mondo; verga di Aronne, prodigiosamente fiorita; vello di Gedeone, madido di rugiada;
documento scritto dalla mano di Dio, che rescinde il debito di Adamo; monte di Dio,
monte santo, sul quale egli ha posto la sua dimora; radice santa di lesse; città di Dio, di
cui «si dicono cose gloriose» (Sal 86, 3), secondo l'espressione di Davide. Guarda la
mia fede e l'anelito che Dio ha posto in me, tu che sei pietosa e potente. Tu, come madre
di colui che solo è buono e misericordioso, accogli la mia povera anima e con la tua
intercessione e il tuo patrocinio rendila degna di assidersi alla destra del tuo Figlio
unigenito e di godere la pace degli eletti e dei santi. In te ho speranza, e vedrò realizzato
il mio desiderio; in te trovo motivo di gloria; non volgere il tuo sguardo da me, indegno
tuo servo, a causa dei miei numerosi errori e peccati. Nelle tue mani è il volere e il
potere; tu che hai generato in modo misterioso una persona della Trinità, il Figlio di
Dio, l'hai portato in braccio, l'hai nutrito al tuo seno, ricorda i giorni della sua prima
infanzia; unisci le tue sofferenze alle sue, alla croce, al sangue, alle ferite che ci hanno
salvato. Non privarmi, ti prego, della tua protezione, ma aiutami e vieni sempre in mia
difesa. Non disprezzare la mia indegnità, non permettere che le mie azioni malvagie
ostacolino la tua immensa misericordia, o Madre di Dio, nome amatissimo. Con il tuo
aiuto ogni vittoria è sicura; tu hai asciugato le lacrime del genere umano; hai colmato
di grazia ogni creatura: hai portato gioia agli esseri celesti, e a noi sulla terra hai recato
la salvezza.

RESPONSORIO R. Lode al Padre che ha inviato il suo Figlio per la nostra salvezza, *
e benedetto lo Spirito Santo che ci ha rivelato il mistero dell'amore, alleluia. V.
Benedetta sei tu, Maria, figlia di Adamo e madre di Cristo: da te è nato il Mediatore di
Dio e degli uomini, R. e benedetto lo Spirito Santo che ci ha rivelato il mistero
dell'amore, alleluia.

Orazione come alle Lodi mattutine.

Lodi mattutine

INNO Tre giorni dopo si fecero nozze: a una festa di nozze è andato con te, o Madre,
e coi suoi discepoli: a un nuovo Sinai siam dunque invitati!

Era il settimo giorno antico, ma la sua ora non era ancor giunta: il giorno ottavo, il
nuovo suo giorno, quello dell'ultima festa del mondo.

Così Jahvé si rivela sul monte perché a Mosè tutto il popolo creda: così Gesù manifesta
la gloria perché i discepoli credano in lui.

E ancora tutto è solo in figura: vino che deve mutarsi in sangue, nozze che segnano
altra alleanza, e tu la Donna sarai della croce!

0 Trinità, misteriosa e beata, noi ti lodiamo perché ci donasti la nuova aurora che
annuncia il tuo giorno: Cristo, la gloria di tutto il creato.

Oppure: Maria, quae mortàlium preces amànter éxcipis, rogàmus ecce sùpplices,
nobis adésto pérpetim.
Adésto, si nos criminum caténa stringit hórrida; cito resólve cómpedes quae corda
culpis illigant.

Succùrre, si nos saéculi fallax imago péllicit, ne mens salùtis tràmitem, oblita caeli,
déserat.

Succùrre, si vel córpori advérsa sors impéndeat; fac sint quièta tempora, aetérnitas
dum lùceat.

Tuis et esto filiis tutèla mortis tèmpore, ut, te iuvànte, cónsequi perènne detur
praémium.

Patri sit et Paràclito tuóque Nato glòria, qui veste te miràbili circumdedérunt gràtiae.
Amen.

Oppure un altro inno o canto adatto approvato dall'autorità ecclesiastica.

Ant. al Ben. Appena Elisabetta udì il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo
e fu piena di Spirito Santo, alleluia.

ORAZIONE O Dio, che hai voluto dare al mondo l'autore della grazia per mezzo della
beata Vergine Maria, da te associata al mistero dell'umana redenzione, ti supplichiamo:
ci ottenga lei abbondante grazia e ci guidi alla salvezza eterna. Per il nostro Signore.

Vespri INNO

Or ci fiorisca dal cuore un canto come un dono da offrirti, o Madre: hai persuaso tuo
figlio a compiere il primo segno alle nozze di Cana.

Dicesti attenta: «Non hanno più vino». Da allora l'occhio tuo vede per primo sparir la
gioia dai nostri conviti, ma ora tu sai e puoi comandare.

Sì, non abbiamo più vino, o Madre! Gioia non hanno i nostri amori, è senza grazia la
nostra fortuna, pure le feste non hanno più fede!

Per la sua fede nell'ora di Cristo noi a te, Padre, rendiamo la gloria: tu d'altro vino del
Figlio ci sazi, vino ch'è Spirito, nostra ebbrezza.

Oppure: Ave, maris stella (p. 1716, [1830]) o un altro inno o canto adatto approvato
dall'autorità ecclesiastica.

Ant. al Magn. Ricordati, Signore, mostrati a noi nel giorno dell'afflizione. E tu, Madre,
invoca il Figlio, parla a lui in nostro favore e liberaci dalla morte, alleluia.
Orazione come alle Lodi mattutine.

9 maggio

SANTA CATERINA VIGRI DA BOLOGNA, RELIGIOSA

Caterina Vigri nasce a Bologna l’8 settembre 1413, ma cresce a Ferrara alla corte estense.
Nobile e letterata, per vivere nel nascondimento si ritirò tra le Clarisse di Ferrara, dove poi fu prescelta
come maestra delle novizie, essendo molto illuminata nello spirito. Nel 1456 tornò a Bologna per
fondare un altro monastero di Clarisse, di cui fu abbadessa fino alla morte, guidando nelle vie della
santità non solo le sue consorelle, ma anche quanti ricorrevano a lei per consiglio. Lasciò alcuni
scritti, da tutti ammirati per l’eccellente dottrina mistica. Morì l’8 settembre 1463. Clemente XI, il 22
maggio 1712, ne approvò l’antichissimo culto e la iscrisse nell’albo dei santi.

Dal Comune delle vergini, con salmodia del giorno dal salterio.

Invitatorio

Ant. Con le vergini che hanno seguito l'Agnello,


adoriamo Cristo Signore, alleluia.

Ufficio delle letture

INNO

Tu che in cielo sei volata


come candida colomba,
deh, benigna accogli il canto
che devoti a te leviamo.

Ancor tenera fanciulla


di celeste grazia adorna,
la tua vita accenna un raggio
del futuro tuo splendore.

Della terra senti il tedio,


alla patria sempre aneli:
fuggi il mondo e nel deserto
a Gesù il tuo cuore doni.

Gloria a te, Cristo Signore,


di Maria Vergine Figlio,
con lo Spirito e col Padre
sei l'eterno premio in cielo. Amen.

Oppure un altro inno o canto adatto approvato dall’autorità ecclesiastica.

SECONDA LETTURA

Dagli «Scritti spirituali» di S. Caterina da Bologna


(«Le sette armi spirituali»; ed. Della Felce, Modena 1973, a cura di P. Puliatti, pp. 6-
7)
Rivestitevi dell'armatura di Dio per poter resistere alle insidie del diavolo

Chiunque abbia un cuore così nobile e una sensibilità spirituale così trasparente da
voler spontaneamente abbracciare la croce del nostro divin Salvatore Gesù - che morì
sul patibolo dei malfattori per redimerci -, prima di tutto costui deve impugnare le armi
necessarie per tale combattimento, specialmente quelle che qui sono enumerate, e cioè:
la diligenza, la diffidenza nella propria debolezza, la confidenza in Dio, il ricordo della
Passione, la meditazione sulla morte e l'autorità della sacra Scrittura, sull'esempio di
Gesù nel deserto.
L'anima, che è arricchita di quel gioiello inestimabile che è la buona volontà, ossia
l'amor di Dio, e che è bramosa di servire a lui in spirito di verità, prima di tutto deve
dare una limpidezza cristallina alla propria coscienza mediante una bella confessione,
e proporre fermamente per il futuro di non voler mai peccare gravemente, e di preferire,
in tale triste alternativa, piuttosto mille volte la morte, se ciò fosse possibile.
Infatti chi è in peccato mortale, cessa di essere membro vivo del Corpo mistico di
Cristo, e diventa preda del diavolo; è privato dei beni della comunione dei Santi, e le
sue azioni non hanno merito alcuno, perché morte alla grazia nei riguardi della vita
eterna in Dio.
E perciò, per voler servire Dio il meno indegnamente possibile, è necessario il fermo
proposito di evitare almeno il peccato grave.
Ma tieni presente che, qualora tu fossi in peccato mortale, non devi mai disperare
del perdono divino, né cessare di fare il bene per quanto ti è possibile, perché tu possa
liberarti dal peccato.
Ma c'è ben di più per un fedele servo di Cristo: egli deve essere dispostissimo a
percorrere la via della croce, perché tutti coloro che servono Dio sono nella necessità
di combattere contro i suoi nemici e nella condizione di ricevere dai medesimi diversi
e dolorosi tiri mancini.
Sono necessarie dunque delle ottime armi, con le quali si possa combattere
valorosamente contro i nemici dell'anima.

RESPONSORIO 2 Cor 4, 8-11; Rm 8, 37

℞ Siamo tribolati da ogni parte ma non schiacciati; siamo sconvolti ma non disperati;
colpiti, ma non uccisi. * In tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di
Colui che ci ha amati, alleluia.
℣ Sempre infatti, noi che siamo vivi, veniamo esposti alla morte a causa di Gesù.
℞ In tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di Colui che ci ha amati,
alleluia.

Lodi mattutine

Inno
Il mistico sposo ti invita
nell'erto sentiero del bene:
con passo spedito lo segui
lasciando le cose del mondo.

Nel fertile grande giardino


del Santo di Assisi portata,
di splendidi fiori ti vesti
e frutti ubertosi produci.

La croce in letizia portando


con Cristo sei sempre confitta:
col pianto tu bagni e detergi
le piaghe a Gesù crocifisso.

Castighi e flagelli il tuo corpo


con l'anima in alto rapita:
in spirito e corpo sei santa,
sei in terra ma vivi nel cielo.

Le gioie celesti assapori


perduta nell'estasi in Dio,
arcano splendore ti investe,
profondi misteri comprendi.

Gesù, a te gloria cantiamo,


sei Figlio di Vergine Madre:
col Padre e lo Spirito Santo
nei secoli eterni tu regni. Amen.

Oppure un altro inno o canto adatto approvato dall’autorità ecclesiastica.

LETTURA BREVE Ct 8, 7

Le grandi acque non possono spegnere l'amore, né i fiumi travolgerlo. Se uno desse
tutta la ricchezza della sua casa in cambio dell'amore, non ne avrebbe che dispregio.
RESPONSORIO BREVE

℞ Di te ha detto il mio cuore: Io cerco il tuo volto. * Alleluia, alleluia.


Di te ha detto il mio cuore: Io cerco il tuo volto. Alleluia, alleluia.
℣ Non nasconderti a me, Signore.
Alleluia, alleluia.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Di te ha detto il mio cuore: Io cerco il tuo volto. Alleluia, alleluia.

Ant. al Ben. Hai dato il tuo cuore a Cristo,


vergine sapiente: ora vivi con lui,
splendente come il sole nell'assemblea dei santi,
alleluia.

Orazione

Donaci, Signore Dio nostro, la fiamma di carità che ispirò santa Caterina da
Bologna, sposa fedele del tuo Figlio, a radunare una famiglia di vergini a te consacrate,
a gloria perenne del Cristo e della Chiesa. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio,
che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei
secoli.

Vespri

INNO

Tra le sorelle elette


scelta maestra e guida,
a tutte sottomessa
nell'umiltà lavori.

Desideri la patria
e il volto dello Sposo:
chiamando il dolce nome
nell'estasi ti perdi.

Presérvaci dal male


nell'anima e nel corpo,
aiutaci ad entrare
nel gaudio del Signore.

Col Padre e con il Figlio


lo Spirito esaltiamo:
risuoni il nostro canto
nei secoli infiniti. Amen.

Oppure un altro inno o canto adatto approvato dall’autorità ecclesiastica.

LETTURA BREVE 1 Cor 7, 32.34

Chi non è sposato si preoccupa delle cose del Signore, come possa piacere al
Signore! Così la donna non sposata, come la vergine, si preoccupa delle cose del
Signore, per essere santa nel corpo e nello spirito.

RESPONSORIO BREVE

℞ Entrano con gioia le vergini alla festa di nozze. * Alleluia, alleluia.


Entrano con gioia le vergini alla festa di nozze. Alleluia, alleluia.
℣ Sono introdotte nel palazzo del re.
Alleluia, alleluia.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Entrano con gioia le vergini alla festa di nozze. Alleluia, alleluia.

Ant. al Magn. Alla venuta dello Sposo,


la vergine vigilante
entra con lui alla festa di nozze, alleluia.

11 maggio

SANT’IGNAZIO PEIS DA LÁCONI, religioso

Vincenzo Cadello Peis nacque il 10 dicembre 1701 a Láconi in Sardegna; nel 1721
vestì l’abito francescano tra i Frati Minori Cappuccini. Si dedic all’ufficio di
questuante per quarant’anni, durante i quali diede a tutti uno splendido esempio di
umiltà e di carità. Dio inoltre lo arricchì di particolari doni soprannaturali che lo fecero
venerare da ogni classe di persone. Rese l’anima a Dio l’11 maggio 1781, a Cagliari.
Fu beatificato da Pio XII il 16 giugno 1940. Lo stesso pontefice lo proclam santo il 21
ottobre 1951.

Dal Comune dei santi: religiosi, con salmodia del giorno dal salterio.

SECONDA LETTURA

Dagli «Opuscoli mistici» di san Bonaventura, vescovo


(De perfectione vitae ad sorores, ed. Vita e pensiero, Milano 1926, pp. 332-336)
Tieni impegnata l'anima in un'assidua orazione

Chi ha scelto Cristo come Sposo della propria anima e desidera progredire sempre
più, tenga costantemente impegnata la sua anima, esercitandola nella preghiera e nel
raccoglimento. Un religioso poco devoto o tiepido, che non si dedichi di continuo alla
preghiera, non solo è un pesce fuor d'acqua e inutile, ma sotto gli occhi di Dio trascina
nel suo corpo ancora vivo un'anima morta.
La vera preghiera ci fa conseguire immensi benefici, qualunque cosa ciascuno di noi
faccia e in qualunque momento: sia d'estate che d'inverno, col cielo azzurro e la
pioggia, di notte e di giorno, la domenica e nei giorni feriali, quando siamo malati o
sani, giovani o vecchi, tanto se stiamo in piedi o seduti o in cammino, tanto se ci
troviamo in coro o fuori. In una sola ora di tale preghiera riusciamo a guadagnare
qualcosa che ha un valore maggiore di tutto il mondo messo insieme: guadagnamo,
con questo piccolo impegno, il regno dei cieli!
Queste cose sono indispensabili per la preghiera così intesa.
Prima di tutto, quando stai per entrare in preghiera, richiama all'impegno il tuo
corpo e la tua anima, chiudi la porta ai tuoi sensi, e senza strepiti, con cuore contrito,
ripensa alle tue numerose miserie presenti, passate e future. Poi, il vero religioso -
cioè colui che ha scelto Dio come unico ideale della propria vita - quando prega, non
deve mai dimenticare di ripetere al proprio Creatore il suo «grazie» per il bene
ricevuto e per quello che ancora dovrà ricevere. Ce lo dice l'Apostolo delle genti:
«Perseverate nella preghiera e vegliate in essa, rendendo grazie». Nulla ci fa tanto
degni dei favori di Dio quanto il nostro «grazie» costantemente ripetuto sia con le
labbra che con le opere.
Un'altra cosa necessaria è che durante l'orazione l'anima non pensi ad altro che a
Dio: è sconveniente che ci si rivolga a Dio con la parola ed altro si abbia nel cuore in
uno sterile sdoppiamento interiore. Non farti ingannare, non sperperare l'enorme
tesoro della preghiera, non perderne la soavità, non privarti di quella dolcezza, che la
preghiera ti offre. L'orazione è la fonte da cui si attinge la grazia dello Spirito Santo, la
quale promana da quella sorgente di inesauribile dolcezza, che è la Trinità santissima.
Quando preghi, raccogliti tutto e, in compagnia del tuo Diletto, entra nella cella del
tuo cuore e trattieniti con lui. Dimentica ogni altra cosa di questo mondo, e con tutto
l'ardore, innalzati sopra te stesso. Non devi distogliere mai la tua mente dalla
preghiera, ma innalzati sempre più con l'energia che da essa si sprigiona, fino ad
entrare in quella tenda meravigliosa, dov'è la dimora dell'Altissimo.

RESPONSORIO Sir 35, 10-11; 2 Cor 9, 6-7

℞ Glorifica il Signore con animo generoso e in ogni offerta mostra lieto il tuo volto, *
perché Dio ama chi dona con gioia, alleluia.
℣ Chi semina scarsamente, scarsamente raccoglierà, e chi semina con larghezza, con
larghezza raccoglierà,
℞ perché Dio ama chi dona con gioia, alleluia.

ORAZIONE

O Dio, che hai guidato sant'Ignazio da Làconi sulla via dell'umiltà e dell'innocenza,
e gli hai dato di raggiungere le vette della perfezione praticando l'amore verso i
fratelli, concedi anche a noi di imitarlo osservando fedelmente il precetto della carità.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell'unità
dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.
Orazione

O Dio, che hai guidato sant’Ignazio da Láconi sulla via dell’umiltà e dell’innocenza, e
gli hai dato di raggiungere le vette della perfezione praticando l’amore verso i fratelli,
concedi anche a noi di imitarlo osservando fedelmente il precetto della carità. Per il
nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello
Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

12 maggio

SAN LEOPOLDO MANDIĆ DA CASTELNUOVO, SACERDOTE

Francescani: Memoria

Bogdan Ivan Mandić nacque a Castelnuovo di Càttaro (Herceg-Novi nel Montenegro)


il 12 maggio 1866. Entrato tra i Frati Minori Cappuccini a diciotto anni, fu ordinato
sacerdote nel 1890. Dopo brevi permanenze a Venezia, Zara, Bassano del Grappa,
Capodistria e Thiene, nel 1909 approd a Padova, città che, salvo qualche intervallo,
non lasci più fino alla morte. Pass quasi tutta la vita in confessionale, con il più eroico
sacrificio. Si offrì a Dio vittima per il ritorno dei fratelli orientali all’unità della Chiesa.
Fu beatificato da Paolo VI il 2 maggio 1976 e proclamato santo, a quarantun’anni dalla
morte, da Giovanni Paolo II il 16 ottobre 1983.

Dal Comune dei pastori, con salmodia del giorno dal salterio.

Ufficio delle letture

SECONDA LETTURA

Dal discorso per la beatificazione del B. Leopoldo di Paolo VI, papa


(A.A.S. 68 [1976] 319-322)

Il Servo buono e fedele

Chi è, chi è colui, che oggi ci raccoglie per celebrare nel suo nome beato una
irradiazione del Vangelo di Cristo, un fenomeno inesprimibile, eppure chiaro ed
evidente, quello di una trasparenza incantevole, che ci lascia intravedere nel profilo di
un umile fraticello una figura esaltante ed insieme quasi sconcertante: guarda, guarda,
è san Francesco! Lo vedi? Guarda come è povero, guarda come è semplice, guarda
come è umano! È proprio lui, San Francesco, così umile, così sereno, così assorto da
apparire quasi estatico in una sua propria visione interiore dell’invisibile presenza di
Dio, eppure a noi, per noi così presente, così accessibile, così disponibile, che pare
quasi ci conosca, e ci aspetti, e sappia le nostre cose e possa leggere dentro di noi…
Guarda bene; è un povero, piccolo Cappuccino, sembra sofferente e vacillante, ma così
stranamente sicuro che ci si sente da lui attratti, incantati.
Guarda bene, con la lente francescana. Lo vedi? Tu tremi? Chi hai visto? Sì,
diciamolo: è una debole, popolare, ma autentica immagine di Gesù; sì, di quel Gesù,
che parla simultaneamente al Dio ineffabile, al Padre, Signore del cielo e della terra; e
parla a noi minuscoli uditori, racchiusi nelle proporzioni della verità, cioè della nostra
piccola e sofferente umanità… E che dice Gesù in questo suo oracolo poverello? Oh!
grandi misteri, quelli dell’infinita trascendenza divina, che ci lascia incantati, e che
subito assume un linguaggio commovente e trascinante: riecheggia il Vangelo: “Venite
a me, voi tutti, che siete affaticati ed oppressi, ed io vi ristorerò” (Mt 11,28).
Ma dunque chi è? È Padre Leopoldo. Era nato il 12 maggio 1866, e morì a
Padova dove visse la maggior parte della sua vita terrena, conclusa a 76 anni, il 30
luglio 1942, poco più di trent’anni fa.
Una nota particolare non possiamo tuttavia trascurare; egli era oriundo della
sponda levantina dell’Adriatico, di Castelnuovo, alle bocche di Cattaro, e conservò
sempre per la sua terra un amore fedele, anche se poi, vissuto a Padova, non fu meno
affezionato alla nuova patria ospitale e soprattutto alla popolazione verso la quale
esercitò il suo silenzioso ed indefesso ministero. La figura perciò del Beato Leopoldo
riassume in sé questa bivalenza etnica, quasi a fonderla in un emblema di amicizia e di
fratellanza, che ogni suo devoto cultore dovrà fare propria. È questo particolare dato
biografico del Beato Leopoldo un primo compimento d’un pensiero, d’un proposito
dominante della sua vita. Come tutti sappiamo, Padre Leopoldo fu “ecumenico” ante
litteram, cioè sognò, presagì, promosse, pur senza operare, la ricomposizione nella
perfetta unità della Chiesa, anche se essa è gelosamente rispettosa delle particolarità
molteplici della sua composizione etnica…
Ma la nota peculiare della eroicità e della virtù carismatica del Beato Leopoldo
fu un’altra; chi non lo sa? Fu il suo ministero nell’ascoltare le Confessioni. Il suo
metodo di vita era questo: celebrato di buon mattino il sacrificio della Messa, egli
sedeva nella celletta confessionale, e lì restava tutto il giorno a disposizione dei
penitenti. Tale tenore di vita egli conservò per circa quarant’anni, senza il minimo
lamento. Ed è questo, noi crediamo, il titolo primario che ha meritato a questo umile
Cappuccino la beatificazione, che ora noi stiamo celebrando. Egli si è santificato
principalmente nell’esercizio del sacramento della Penitenza.
Noi non abbiamo che da ammirare e da ringraziare il Signore che offre oggi alla
Chiesa una così singolare figura di ministro della grazia sacramentale della Penitenza;
che richiama da un lato i sacerdoti a ministero di così capitale importanza, di così
attuale pedagogia, di così incomparabile spiritualità; e che ricorda ai fedeli, fervorosi
o tiepidi ed indifferenti che siano, quale provvidenziale ed ineffabile servizio sia ancor
oggi, anzi oggi più che mai, per la loro Confessione individuale ed auricolare, fonte di
grazia e di pace, scuola di vita cristiana, conforto incomparabile nel pellegrinaggio
terreno verso l’eterna felicità.
Che il nostro santo sappia chiamare a questo severo, sì, tribunale di penitenza,
ma non meno amabile rifugio di conforto, di verità interiore, di risurrezione alla grazia
e di allenamento alla terapia dell’autenticità cristiana, molte anime intorpidite dalla
fallace profanità del costume moderno, per fare loro sperimentare le segrete e rinascenti
consolazioni del Vangelo, del colloquio con il Padre, dell’incontro con Cristo,
dell’ebbrezza dello Spirito Santo, e per ringiovanire in esse l’ansia del bene altrui, della
giustizia e della dignità del costume.

RESPONSORIO Cfr. Ef 2, 5. 4. 7

R. Morti eravamo per i peccati, Dio ci ha fatti rivivere con Cristo: * grande è l’amore
con il quale ci ha amati. (T.P. Alleluia).
V. Per mostrare nei secoli futuri la straordinaria ricchezza della sua grazia.
R. Grande è l’amore con il quale ci ha amati. (T.P. Alleluia).

Orazione come alle Lodi mattutine.

Lodi mattutine

Ant. al Ben. Beato l’uomo che fa il bene


per amore di Dio:
egli è sicuro per sempre. (T.P. Alleluia).

ORAZIONE

O Dio, che sei la perfetta unità e il sommo bene, tu hai reso san Leopoldo da
Castelnuovo, sacerdote, pieno di bontà e di misericordia verso i peccatori e ardente nel
promuovere l’unità fra i cristiani; concedi a noi, per sua intercessione, di rinnovarci
nello spirito e nel cuore per estendere ad ogni fratello il tuo amore e cooperare fiduciosi
all’unione di tutti i credenti nel vincolo della pace. Per il nostro Signore.

Vespri

Ant. al Magn. Radunerò le pecore disperse,


e ascolteranno la mia voce
e si farà un solo ovile con un solo pastore. (T.P. Alleluia).

16 maggio

SANTA MARGHERITA DA CORTONA, PENITENTE, TERZIARIA

Francescani: Memoria
Nacque a Laviano in Toscana nel 1247. Rimasta presto orfana di madre, incompresa
dalla matrigna, fu indotta a seguire un giovane a Montepulciano, dove le nacque un
figlio. Rimasto ucciso tragicamente l’uomo con cui viveva, Margherita, colpita dalla
grazia divina, si convertì a Dio con tutta l’anima e inizi una vita di grande austerità e
penitenza. Stabilitasi a Cortona, entr nel Terz’Ordine francescano e si dedic , oltre che
all’educazione del figlio, al servizio degli ammalati, per i quali fondò un ospedale.
Visse in assoluta povertà e in continua preghiera; amò ardentemente Cristo crocifisso
ed ebbe da Dio grazie e doni straordinari. Morì a Cortona il 22 febbraio 1297 e fu
canonizzata da Benedetto XIII il 16 maggio 1728.

Dal Comune delle sante con salmodia del giorno dal salterio, eccetto quanto segue:
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INVITATORIO

Ant. Lodiamo il Signore


nella memoria di santa Margherita

Salmo invitatorio come nell’Ordinario.


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Ufficio delle letture

INNO
Padre santo, sorgente di luce,
che hai colmato di amor Margherita,
in noi pure riaccendi la fiamma
che dissolve ogni gelo dal cuore.

Improvvisa la grazia del cielo


la colpì, ed ella corse alla croce
per patire e lavare col pianto
ogni macchia del tempo passato.

Rigettando indumenti e monili


già fomento di torbido amore,
si riveste dell'umile saio,
cinge i fianchi con ruvida fune.

O Gesù, col tuo amore infinito


tutti i nostri peccati distruggi:
riconferma ed accresci la grazia
che ci schiude le porte del cielo.

Sia onore al Dio uno e trino,


che noi miseri schiavi del male,
dal mistero d'amore redenti,
fa gli eredi del Regno dei cieli. Amen.

SECONDA LETTURA

Da una lettera di san Basilio Magno, vescovo


(PG, 32, 378-382)

Bisogna rallegrarsi e godere poiché questa mia figlia


era morta ed è ritornata a vita

Forse chi cade, non si rialza? O chi si allontana non ritorna? Nella Sacra Scrittura
troverai molti rimedi del male, molti medicamenti per salvare dalla morte, troverai dei
misteri sulla morte e risurrezione, troverai testimonianze del terribile giudizio e della
pena eterna, troverai delle verità sulla penitenza e sul perdono dei peccati negli
innumerevoli esempi di conversione, come per esempio la dramma, la pecorella, il
figlio prodigo, perduto e ritrovato, morto e di nuovo tornato a vita.
Usiamo questi rimedi del male: con essi curiamo la nostra anima. Mentre ci è
ancora concesso, risolleviamoci dalla caduta, né disperiamo della nostra salvezza se ci
allontaneremo dal male: Cristo infatti è venuto nel mondo per salvare i peccatori.
«Avvicinatevi, profondamente adorando e pregando».
Il Verbo chiamandoci alla penitenza grida e dice: «Venite a me voi tutti che siete
afflitti e sconsolati, e io vi darò ristoro». Vi è quindi modo di salvarsi, purché lo
desideriamo. La morte ci aveva inghiottiti, ma sappiate che Dio ha asciugato di nuovo
ogni lacrima dalla faccia di coloro che fanno penitenza.
Il Signore è fedele alle sue parole, e non mentisce quando dice: «Se i tuoi peccati
fossero neri, li renderà come la neve; se fossero scarlatti, li renderà bianchi come la
lana». Il medico delle anime è pronto a curare la tua anima; egli è pronto a liberare non
solo te, ma quanti si trovano sotto la schiavitù del peccato. Sono sue quelle dolci e
salutari parole: «Sono i malati che hanno bisogno del medico, non i sani; non sono
venuto a chiamare a penitenza i giusti ma i peccatori». Quale potrà essere la scusa tua
o di altri di fronte a questo invito? Il Signore vuole purificarti dalla piaga del dolore, e
dopo le tenebre mostrarti di nuovo la luce.
Il buon Pastore, abbandonate le pecorelle che non si sono smarrite, ti cerca. Se
tu ti lascerai prendere, egli non tarderà e non disdegnerà di portarti sulle sue spalle,
lieto di aver ritrovata la pecorella smarrita. Il Padre ti aspetta sospirando il tuo ritorno.
Ritorna dunque; vedendoti da lontano, correrà a te stringendoti al collo, ed abbraccerà
la tua anima purificata dalla penitenza. Non solo, ma vestirà della stola più bella la tua
anima liberata dalle opere del vecchio uomo, metterà un anello nelle tue mani lavate
del sangue della morte, e darà i sandali ai tuoi piedi rivoltisi indietro dalla via del male
per seguire il vangelo della pace. Inoltre annuncerà un giorno di letizia e di gaudio ai
suoi Angeli e agli uomini per festeggiare la tua salvezza.

RESPONSORIO Mt 11, 28. 30; Lc 5, 32

℞. Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. * Il mio giogo
è dolce e il mio carico leggero, alleluia.
℣. Io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori a convertirsi.
℞. Il mio giogo è dolce e il mio carico leggero, alleluia.

Orazione come alle Lodi mattutine.

Lodi mattutine

INNO
O Signore, Tu fosti pietoso
con la santa che espiò nel dolore
la sua vita trascorsa nel male:
anche a noi volgi mite lo sguardo.

Hai racchiuso nel regio tesoro


quella gemma che s'era smarrita:
or detersa dal fango del male
splende fulgida più delle stelle.

O Gesù, Salvatore del mondo,


Tu sei l'unica nostra speranza;
per la santa che ha pianto e sofferto
a noi dona il perdono e la grazia.

O Maria, custodisci i tuoi figli,


tu che sei del perdono la Madre:
fra i marosi di tante tempeste
fa' che giungano al porto sicuro.

Sia onore al Dio uno e trino,


che noi miseri schiavi del male,
dal mistero d'amore redenti,
fa gli eredi del Regno dei cieli. Amen.

Ant. al Ben. Le sono perdonati i suoi molti peccati,


poiché ha molto amato, (T.P. alleluia).

ORAZIONE

O Dio, che non vuoi la morte del peccatore ma la sua conversione, come hai
richiamato santa Margherita da Cortona dalla via della perdizione a quella della
salvezza, concedi anche a noi di liberarci dalle catene del peccato per dedicarci
totalmente al tuo servizio. Per il nostro Signore.

Vespri

INNO
Lieto un canto di lode si elevi
all'intrepida santa che in terra,
diffondendo il messaggio cristiano,
di virtù e santità fu modello.

Dall'amore di Cristo ferita


si staccò dagli affetti terreni,
e il sentiero difficile e stretto
affrontò che conduce a salvezza.

Combattè la natura perversa


con severe astinenze e digiuni;
elevando la mente in preghiera
ebbe in terra le gioie del cielo.

Cristo Re, sei dei forti il sostegno,


solo tu fai prodigi grandiosi:
ti preghiamo, per sua intercessione
esaudisci chi supplica e implora.

A te il canto di lode, Signore;


nel cammino attendiamo l'aiuto:
la tua luce ci guidi alla meta
e sia pegno di gloria futura. Amen.

Ant. al Magn. Il mio cuore si apre


ed esulta nel Signore,
perché io godo del beneficio che mi ha concesso, (T.P. alleluia).
17 maggio

SAN PASQUALE BAYLON, RELIGIOSO

Francescani: Memoria

Nacque il 16 maggio del 1540 a Torre Hermosa nell’Aragona in Spagna. Da ragazzo


fu addetto alla custodia del gregge e fin da allora mostrò una particolare devozione
verso l’eucaristia. Nel 1564, già conosciuto per la sua vita esemplare, entrò tra i Frati
Minori. I superiori pensavano di avviarlo al sacerdozio, ma egli preferì rimanere
semplice fratello religioso, esercitando per tutta la vita gli umili incarichi del convento,
specialmente quello di portinaio. Si distinse soprattutto per una intensa pietà eucaristica
e Dio lo ricolmò di carismi celesti e di un grande dono di sapienza, tanto da divenire
ricercato quale consigliere. Quasi illetterato, compose vari libri di pietà, nei quali
presenta la sua esperienza mistica. Morì il 17 maggio 1592. Ventisei anni dopo, il 29
ottobre 1618, fu proclamato beato. Alessandro VIII il 16 ottobre 1690 lo dichiarò santo.
Leone XIII il 28 novembre 1897 lo dichiarò patrono dei

Dal Comune dei santi: religiosi con salmodia del giorno dal salterio, eccetto quanto
segue:

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INVITATORIO

Ant. A Cristo Re che innalza gli umili


l'omaggio della nostra lode e adorazione, (T.P. alleluia).

Salmo invitatorio come nell’Ordinario.


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Ufficio delle letture


INNO
Di Francesco noi figli in letizia
san Pasquale col canto esaltiamo,
ricordando il suo amore fervente
al mistero dell'Eucarestia.

Mentre il gregge tra i pascoli guida


egli al pane degli Angeli anela,
ora in cielo il profondo mistero
già svelato contempla in eterno.

Accostandosi al sacro banchetto


per ricevere il Corpo di Cristo,
il suo volto palesa la fiamma
che gli brucia impetuosa nel cuore.

Agli increduli attesta che Cristo


è presente nel pane e nel vino:
la sua fede è sì viva e sicura
ch'egli è pronto a versare il suo sangue.

Per i meriti di san Pasquale


rendi puro, Gesù, il nostro cuore,
affinché siamo degni per sempre
di nutrirci del pane celeste.

Ciò attendiamo dal Padre e dal Figlio,


dallo Spirito Consolatore:
Trinità, la tua lode si elevi
e s'espanda per tutto il creato. Amen.

SECONDA LETTURA

Dagli «Scritti» di san Pasquale Baylon


(Ed. I. Sala, Toledo 1811, pp. 78 ss. 85 ss.)

Bisogna cercare Dio sopra ogni altra cosa

Poiché Dio desidera ardentemente donarci cose buone, abbi la certezza che egli
ti darà tutto quello che tu chiedi. Non chiedere comunque nulla prima che Dio non ti
abbia mosso a chiedere, in quanto egli è più disposto ad esaudire la tua richiesta che tu
a chiedere; egli sempre aspetta che noi chiediamo. Per cui a chiedere ti spinga più la
volontà di Dio che vuole donarti, anziché la necessità di chiedere: le preghiere quindi
devono essere sempre fatte in vista dei meriti di nostro Signore Gesù Cristo.
Esercita quindi la tua anima in continue ed intense azioni, desiderando quello
che Dio desidera, rimuovendo dalla tua volontà tutto ciò che di bene o guadagno
potrebbe a te venire da quella richiesta. Anzi questo chiedi sommamente: che Dio sia
cercato sopra ogni altra cosa. È infatti cosa degna che prima e soprattutto si cerchi Dio,
anche perché la divina Volontà vuole che riceviamo ciò che chiediamo per divenire più
idonei a servirlo ed amarlo più perfettamente.
Tutte le tue preghiere siano fatte con questa disposizione, e quando chiedi
questo, chiedilo per amore e con amore, istantemente e importunamente. Sepàra il tuo
cuore dalle cose di questo mondo; e ricordati che in questo mondo niente altro esiste
se non tu e Dio solo. Non allontanare, neppure per breve tempo, il tuo cuore da Dio; i
tuoi pensieri siano semplici e umili; sempre sollecita la tua attenzione su te stesso, ed
il tuo amor di Dio sopra tutte le cose come profumo che si spande.
Rendere grazie a Dio non è altro che un atto interno dell'anima per il quale uno
riceve un bene celeste riconoscendo Dio immenso e Signore dell'universo, dal quale
viene ogni bene; e gode per tutta la gloria che ne viene a Dio, in quanto è stato reso
degno di tale grazia, per cui è pronto ad amare Dio sempre più e a servire il Datore di
ogni bene. Quando ricevi qualche dono da Dio, offrigli tutto quello che sei con gioia e
letizia, umiliando te stesso e disprezzandoti, rinunciando alla tua volontà in modo da
poterti dedicare interamente al suo servizio.
Rendi molte, anzi infinite grazie, rallegrandoti della potenza e della bontà del
Signore, che ti elargisce doni e benefici, per i quali ora gli rendi grazie. E se vuoi che
il tuo rendimento di grazie sia accetto a Dio, prima di farlo, umilia, rinnega e disprezza
te stesso, riconoscendo la tua povertà e miseria, sì da comprendere che tutto quello che
hai, lo hai ricevuto dalla munificenza di Dio, godendo e rallegrandoti nel vederti
arricchito di grazia e di doni, e poco considerando il bene o l'utilità che ne potrebbe
derivare, affinché tu possa meglio servire Dio.

RESPONSORIO Mt 11, 25-26

℞. Ti benedico, o Padre, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli
intelligenti * e le hai rivelate ai piccoli, (T.P. alleluia).
℣. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te
℞. e le hai rivelate ai piccoli, (T.P. alleluia).

Lodi mattutine

INNO
O Gesù, Tu sei luce del Padre,
sii presente quaggiù tra i tuoi servi
che proclamano a tutti col canto
san Pasquale modello ai cristiani.

Giovanetto intraprese il cammino


faticoso che sale alla vetta:
fu per tutti un esempio efficace
di bontà, di modestia e purezza.

Attirato dal santo di Assisi


lo imitò con crescente fervore:
abbracciò con perfetta letizia
penitenze, rinunce e digiuni.

Povertà fu la sola ricchezza


che cercò, come Cristo, nel mondo:
volle vivere il santo Vangelo
sottomesso al volere del Padre.

A Te gloria infinita, o Signore,


che hai vinto la morte, e che regni
con il Padre e lo Spirito Santo
ora e sempre nei secoli eterni. Amen.

Ant. al Ben. Camminò alla presenza del Signore


in santità e giustizia,
e ricevette da lui la conoscenza della salvezza
per darla al suo popolo, (T.P. alleluia).

ORAZIONE

O Dio, che hai ispirato a san Pasquale un profondo amore verso il mistero
eucaristico, concedi anche a noi di saper attingere dal divino banchetto la stessa
ricchezza spirituale. Per il nostro Signore.

Vespri

INNO come all’Ufficio delle letture

Ant. al Magn. Il Signore ha innalzato l'umile,


e ha ricolmato di beni chi era affamato, (T.P. alleluia).

18 maggio

SAN FELICE PORRO DA CANTALICE, RELIGIOSO

Francescani: Memoria
OFM Capp: Festa
Felice Porro nacque a Cantalice (Rieti) nel 1515. Lavorò da contadino fino a trent’anni, poi entr
nell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini. Gli venne quasi subito affidato l’incarico di questuante ed
egli lo adempì con esemplare semplicità d’animo per quarant’anni. In continua preghiera, in umile
letizia, percorreva le vie di Roma, assistendo ammalati e poveri, per i quali questuava, e invitando i
fanciulli a cantare le lodi divine. Era chiamato “frate Deo gratias” per il suo abituale saluto. San
Filippo Neri gli fu intimo amico e san Carlo Borromeo ne ricercava la conversazione. Da tutti amato
e stimato, morì a Roma l’8 maggio 1587. Fu dichiarato beato nel 1625 da Urbano VIII e venne
canonizzato da Clemente XI nel 1712.

Dal Comune dei santi: religiosi con salmodia del giorno dal salterio, eccetto quanto
segue.

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INVITATORIO

Ant. Adoriamo il Signore


che rivela i misteri del suo Regno agli umili, alleluia.

Salmo invitatorio come nell’Ordinario


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Ufficio delle letture

INNO
Attirato dal santo di Assisi
già nel fiore di sua giovinezza,
san Felice ne abbraccia la vita
per unirsi più stretto al Signore.

Egli segue l'esempio del padre


in segreta e fervente fatica,
il serafico ardore l'avvolge
e lo fa risplendente di luce.

Custodisce il suo cuore dal male,


sottomette il suo corpo alla croce,
lunghe notti trascorre in preghiera
implorando il perdono per tutti.

Agli afflitti riporta la gioia,


degli oppressi rinfranca la fede,
verso i miseri allarga le braccia
tutti accoglie pietoso e benigno.

Dalla gloria che in cielo tu godi,


guarda, o santo, ai fratelli qui in terra,
intercedi per loro un cuor puro
pronto al bene, alla pace, all'amore.

Lode e gloria sia al Padre del cielo,


al suo Figlio e allo Spirito Santo,
Trinità sempiterna e beata
che governa l'intero universo. Amen.

SECONDA LETTURA

Dagli «Scritti» di san Francesco d'Assisi


(Regola Prima, c. 17; ed. A. Mondadori, Milano 1955, a cura di A. Vicinelli, pp. 103-
105)

La carità nell'umiltà, nella pazienza e nella semplicità

Prego in «carità, che è Dio», tutti i miei frati predicatori, oratori e lavoratori,
tanto chierici che religiosi fratelli, perché cerchino di umiliarsi in tutte le cose, di non
gloriarsi e di non compiacersi nell'intimo e di non esaltarsi al di fuori per le buone
parole ed opere, anzi per nessun bene che Dio dice o fa ed opera in essi e per essi,
secondo quanto dice il Signore: «Non rallegratevi perché i demòni si sottomettono a
voi». E convinciamoci fermamente che non appartengono a noi se non i vizi ed i
peccati. E dobbiamo piuttosto considerare perfetta letizia «quando subiamo ogni sorta
di prove», e quando soffriamo qualsiasi dolore dell'anima o del corpo, o tribolazioni in
questo mondo, per la vita eterna.
Tutti noi frati, perciò, guardiamoci da ogni superbia e gloria vana. E
difendiamoci contro la sapienza del mondo e la prudenza della carne, poiché lo spirito
della carne vuole e cerca molto le parole, ma poco le opere: e mira non alla religione e
alla santità interiore dello spirito, ma vuole e desidera quella religione e quella santità
che è appariscente davanti agli uomini. E questi sono coloro, dei quali dice il Signore:
«In verità vi dico: essi hanno già ricevuto la loro ricompensa».
Invece lo spirito del Signore vuole che la carne sia mortificata e disprezzata,
tenuta per vile e abbietta; e tende all'umiltà e alla pazienza, alla pura semplicità e alla
vera pace dello spirito; e sempre e sopra ogni cosa desidera il timore di Dio, la divina
sapienza e il divino amore del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. E tutti i beni
attribuiamoli al Signore Iddio altissimo e sommo, e riconosciamo che tali beni sono
tutti suoi, e di tutti rendiamo grazie a lui, dal quale provengono tutti i beni.
Ed egli stesso, altissimo e sommo, solo e vero Iddio, abbia, e a lui siano resi, ed
egli riceva tutti i ringraziamenti e tutta la gloria, chè suo è ogni bene, di lui che solo è
buono. E quando vediamo o sentiamo dire o fare male contro Dio o bestemmiarlo, noi
benediciamolo, facciamo del bene e diciamo lodi a lui, che è benedetto nei secoli.
Amen.

RESPONSORIO Col 3, 17; 1Cr 29, 17; 1Cor 1, 25

℞. Tutto quello che fate in parole ed opere, tutto si compia nel nome del Signore Gesù,
rendendo per mezzo di lui grazie a Dio Padre. * Signore Iddio, io, con cuore retto, ho
offerto spontaneamente tutte le cose, (T.P. alleluia).
℣. Ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio
è più forte degli uomini.
℞. Signore Iddio, io, con cuore retto, ho offerto spontaneamente tutte le cose, (T.P.
alleluia).

Dove è festa:
INNO Te Deum

Orazione come alle Lodi mattutine.

Lodi mattutine

INNO
Nella tua fanciullezza innocente
rispondendo alla voce di Dio
san Felice intraprese il cammino
che conduce alla vita perfetta.

Trapiantato nel sacro giardino


del serafico santo di Assisi,
di ogni fior di virtù si riveste,
sovrabbonda di frutti di bene.

Castigò ed afflisse il suo corpo


con flagelli, digiuni e fatiche,
pura vittima offrendosi a Dio
per salvare dall'ira i fratelli.

Camminò in questa valle di pianto,


alleviando ogni pena e dolore,
ora in cielo tra i santi di Dio
intercede per tutta la Chiesa.

A Dio Padre sia gloria nei cieli,


a Gesù, suo unigenito Figlio,
allo Spirito Consolatore,
ora e sempre nei secoli eterni. Amen.

Ant. al Ben. Il Signore condusse il giusto


per le vie diritte, gli mostrò il Regno di Dio
e gli diede la scienza dei santi, (T.P. alleluia).

ORAZIONE

O Dio, che in san Felice hai dato alla Chiesa e alla Famiglia Serafica un luminoso
esempio di semplicità evangelica e di vita consacrata alla tua lode, donaci di seguire il
suo esempio cercando e amando solamente Cristo. Egli è Dio, e vive e regna con te,
nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

Vespri

INNO come all’Ufficio delle letture

Ant. al Magn. Lasciate che i bambini vengano a me:


perché a chi è come loro
appartiene il Regno di Dio, (T.P. alleluia).

19 maggio

SAN CRISPINO FIORETTI DA VITERBO, RELIGIOSO

Francescani in Italia: Memoria facoltativa

Pietro Fioretti nacque a Viterbo il 13 novembre 1668; entr nell’Ordine dei Frati Minori
Cappuccini il 22 luglio 1693. Per quarant’anni esercit l’ufficio di questuante a Orvieto
e dintorni per procurare i mezzi di sussistenza alla famiglia religiosa e a tutti i bisognosi
della sua “grande famiglia orvietana”. Ha dell’incredibile l’opera da lui svolta in campo
assistenziale e religioso specialmente verso i malati, carcerati, peccatori, madri nubili,
famiglie in miseria, anime sul punto della disperazione. Paciere tra fratelli, coniugi,
privati cittadini, consorterie e autorità civili e religiose e tutto con santa letizia.
Devotissimo del Santissimo Sacramento e della Vergine Immacolata, fu colmo di
sapienza celeste, per cui era consultato da uomini dotti. Morì a Roma nel convento di
via Veneto il 19 maggio 1750 «per non turbare – aveva detto – la festa di san Felice».
Fu beatificato da Pio VII il 7 settembre 1806 e canonizzato da Giovanni Paolo II il 20
giugno 1982. Povertà, preghiera, carità: esempio attualissimo per tutti i francescani di
oggi.

Dal Comune dei santi: religiosi, con salmodia del giorno dal salterio.

Ufficio delle letture

SECONDA LETTURA

Dalle Lettere di San Crispino da Viterbo


(Lettera inviata il 15 gennaio del 1750 all’amico
Don Giuseppe Smaghi, curato in Città della Pieve;
cfr. “Analecta OFM Cap”, 1911, pp. 22ss)

La gioia nel Signore è la nostra forza

Mi sono rallegrato al sentire nella sua stimatissima che vostra signoria abbracci
di cuore le massime sante che ci ha lasciato il nostro amoroso Signore nel sacro
Vangelo. Perché vi si trova la sicura e certa strada per camminare secondo la sua
santissima volontà, e ancora nel meditare la sua volontà, e ancora nel meditare la sua
santissima Vita e Passione, che è la sicura scuola per non errare ed esercitare le sante
virtù.
Ma è necessario che vostra signoria si faccia animo grande e virile per ributtare
da sé ogni turbamento e timore.
Poiché questi talvolta nascono da indisposizione naturale e alle volte provengono
da operazione diabolica e qualche volta da cagione esterna, ma da qualunque causa
provengano, vostra signoria si studi di rigettarli e si ricordi quello che dice lo Spirito
Santo nell’Ecclesiastico: «Tieni lungi da te la tristezza. Poiché essa molti ne uccise, e
non vi è utilità in quella» (Sir 30, 24-25). E se Lei fa riflessione a questa passione di
tristezza, non sminuisce il male che contrista, anzi molto aggiunge di peso.
Pertanto l’esorto di appoggiarsi sempre all’amoroso Signore che dice: «Senza di
me niente potete fare» (Gv 15, 5). Poiché noi siamo inabili a far cosa buona, ma siamo
obbligati a fare quanto possiamo dal canto nostro.
Perciò, prevedendo vostra signoria doversi turbare andando al confessionale e
fare altra opera del suo ufficio per gloria di Dio, non perciò si deve arrestare d’andarvi,
ma vada allegramente, non facendo caso del turbamento dal quale vede essere assalito,
e dire: io vado a fare la volontà di Dio e vado per il suo amore.
E procuri quanto può dal canto suo di stare allegro nel Signore e divertirsi in
cose geniali, ma buone e sante, quando per ò è assalito dalla malinconia.
Io non mancherò di raccomandarla di cuore all’amoroso Signore e alla nostra
Madre Santissima, acciò le diano grazia e forza da poter vincere conteste avversità.
Ma stia sicuro che l’anima sua farà un gran guadagno, perché l’amoroso Gesù ci
manda questi travagli per maggiormente arricchirci dei beni celesti.
Dunque, amico mio, se la nostra vita, come dice l’apostolo, è una continua
guerra, è segno che siamo destinati per misericordia di Dio ad essere dei principi grandi
nel Paradiso.
Io le scriverò di rado perché non posso ed ho bisogno più io di ammaestramenti
che di darne. Perciò prenda per suo Maestro l’amoroso Gesù e la sua Madre santissima,
e conoscerà la loro bontà. Preghi per me meschino, che la lascia nel cuore amoroso di
Gesù e Maria.

RESPONSORIO 1 Pt 4, 13; Sal 31, 11

R. Nella misura in cui partecipate alle sofferenze di Cristo rallegratevi, * perché anche
nella rivelazione della gloria possiate rallegrarvi ed esultare (T.P. alleluia).
V. Gioite nel Signore ed esultate, giusti, giubilate voi tutti retti di cuore.
R. Perché anche nella rivelazione della gloria possiate rallegrarvi ed esultare (T.P.
alleluia).

Oppure:

Dall’Omelia di Giovanni Paolo II papa, tenuta nel giorno della canonizzazione.


(Cfr. AAS 9, 1982, pp. 987ss)

San Crispino fu espressione vivente di carità.

Il primo aspetto di santità che desidero rilevare in san Crispino è quello della
letizia. La sua affabilità era nota a tutti gli Orvietani ed a quanti lo avvicinavano, e la
pace di Dio che sorpassa ogni intelligenza custodiva il suo cuore ed i suoi pensieri (cf.
Fil 4,5-7). Letizia francescana la sua, sostenuta da un carattere ricco di comunicativa
ed aperto alla poesia, ma soprattutto derivante da un grande amore verso il Signore e
da una fiducia invitta nella sua Provvidenza. “Chi ama Dio con purità di cuore – soleva
dire – vive felice e poi contento muore”.
Un secondo atteggiamento esemplare è certamente quello della sua eroica
disponibilità verso i confratelli, come pure verso i poveri ed i bisognosi di ogni
categoria. A questo proposito, infatti, si deve dire che l’impegno principale di fra’
Crispino, mentre umilmente questuava i mezzi di sussistenza per la sua famiglia
conventuale, fu quello di donare a tutti aiuto spirituale e materiale, divenendo
espressione vivente di carità. Ha veramente dell’incredibile l’opera da lui svolta in
campo religioso ed assistenziale, per la pace, la giustizia e la vera prosperità. Nessuno
sfugge alla sua attenzione, alle sue premure, al suo buon cuore, ed egli va incontro a
tutti attingendo alle più perspicaci risorse ed anche ad interventi, che si presentano nella
cornice dello straordinario.
Altro particolare impegno della sua vita santa fu quello di svolgere una catechesi
itinerante. Egli era un “laico dotto”, che coltivava con i mezzi a sua disposizione la
conoscenza della Dottrina Cristiana, non tralasciando, al tempo stesso, di istruire gli
altri nella stessa verità. Il tempo della questua era il tempo della evangelizzazione.
Incoraggiava alla fede ed alla pratica religiosa con un linguaggio semplice,
popolarmente gustoso, fatto di massime ed aforismi. La sua saggia catechesi divenne
ben presto nota ed attirò personaggi dell’ambiente ecclesiastico e civile, ansiosi di
avvalersi del suo consiglio. Ecco, ad esempio, una sua illuminante e profonda sintesi
della vita cristiana: “La potenza di Dio ci crea, la sapienza ci governa, la misericordia
ci salva”.
Le massime traboccavano dal suo cuore, sollecito di offrire col pane, che
sostenta il corpo, il cibo che non perisce: la luce della fede, il coraggio della speranza,
il fuoco dell’amore. Infine, desidero sottolineare la sua tenera ed insieme vigorosa
devozione a Maria santissima, che egli chiamava la “mia Signora Madre” e sotto la cui
protezione condusse la sua vita di cristiano e di religioso. All’intercessione della Madre
di Dio fra’ Crispino affidò suppliche ed affanni umani incontrati lungo la strada del suo
questuare, e quando veniva sollecitato a pregare per gravi casi e situazioni soleva dire:
“Lasciami parlare un poco con la mia Signora Madre e poi ritorna”. Risposta semplice,
ma totalmente intrisa di sapienza cristiana, che dimostrava totale confidenza nella
sollecitudine materna di Maria.
La vita nascosta, umile ed ubbidiente di san Crispino, ricca di opere di carità e
di saggezza ispiratrice, reca un messaggio per l’umanità di oggi, che come quella della
prima metà del ‘700 attende il passaggio confortante dei santi.
Egli, autentico figlio di Francesco d’Assisi, offre alla nostra generazione, spesso
inebriata dai suoi successi, una lezione di umile e fiduciosa adesione a Dio ed ai suoi
disegni di salvezza; di amore alla povertà ed ai poveri; di ubbidienza alla Chiesa; di
affidamento a Maria, segno grandioso di misericordia divina anche nell’oscuro cielo
del nostro tempo, secondo il messaggio incoraggiante scaturito dal suo Cuore
Immacolato per la presente generazione.
Eleviamo la nostra preghiera al nostro Santo che ha raggiunto la gioia definitiva
del cielo dove non esiste “né morte, né lutto, né affanno, perché le cose di prima sono
passate” (Ap 21,4).
O san Crispino, allontana da noi la tentazione delle cose caduche ed insufficienti,
insegnaci a comprendere il vero valore del nostro pellegrinaggio terreno, infondici il
necessario coraggio per compiere sempre tra gioie e dolori, tra fatiche e speranze, la
volontà dell’Altissimo.
Intercedi per la Chiesa e per l’umanità intera, bisognosa di amore, di giustizia e
di pace.

RESPONSORIO Cfr. 2Cor 9, 7-8; Sal 99, 2

R. Dio ha il potere di far abbondare in voi ogni grazia, perché possiate compiere
generosamente tutte le opere di bene. * Dio ama chi dona con gioia (T.P. alleluia).
V. Acclamate al Signore coi tutti della terra, servite il Signore nella gioia.
R. Dio ama chi dona con gioia (T.P. alleluia).
Orazione come alle Lodi mattutine.

Lodi mattutine

Ant. al Ben. La gioia del cuore è la vita per l’uomo,


l’allegria di un uomo è lunga vita (T.P. alleluia).

ORAZIONE

O Dio, che sul cammino della gioia hai condotto il tuo servo fedele Crispino da
Viterbo alla più alta perfezione evangelica, per sua intercessione e dietro il suo esempio
fa’ che pratichiamo costantemente la virtù, alla quale è promessa la pace beata nel cielo.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità
dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

Vespri

Ant. al Magn. Mi indicherai il sentiero della vita,


gioia piena nella tua presenza
dolcezza senza fine alla tua destra (T.P. alleluia).

19 maggio

SAN TEOFILO DE’ SIGNORI DA CORTE, SACERDOTE

Biagio de’ Signori nacque a Corte in Corsica il 30 ottobre 1676. Entrato nell’Ordine
dei Frati Minori, fin dall’inizio mostrò grande impegno nell’acquisto delle virtù
cristiane e religiose. Ordinato sacerdote e compiuti gli studi superiori di teologia a
Roma, fu persuaso dal beato Tommaso da Cori ad abbracciare la vita dei ritiri. Rimase
per diversi anni a Bellegra; quindi con l’obbedienza dei superiori maggiori fu inviato
prima in Corsica, ove fondò il ritiro di Zuani, e poi in Toscana, ove tra molte difficoltà
riuscì a instaurare il medesimo regime di vita nel convento di Fucecchio. Fu molto
austero con se stesso, ma generoso e liberale con gli altri. Sull’esempio del suo maestro
(il beato Tommaso), si dedicò intensamente alla vita apostolica con la predicazione
della parola di Dio, l’ascolto delle confessioni e l’assistenza ai poveri, ai malati e ai
moribondi. Morì a Fucecchio il 19 maggio del 1740. La fama della sua santità e i
numerosi pellegrinaggi alla sua tomba, accelerarono il processo di beatificazione che
iniziò già nel 1750. Venne dichiarato venerabile da Benedetto XIV il 21 novembre
1755; beatificato da Leone XIII il 19 gennaio 1896, fu canonizzato, dopo quasi due
secoli, da Pio XI il 29 giugno 1930.

COLLETTA
O Padre, che hai concesso a san Teofilo da Corte di imitare la forma di vita del serafico
Padre, fa’ che per sua intercessione possiamo sempre servirti saldamente fondati sul
tuo amore.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità
dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

20 maggio

SAN BERNARDINO ALBIZZESCHI DA SIENA, SACERDOTE

Bernardino degli Albizzeschi, nato a Massa Marittima (Grosseto) l’8 settembre 1380,
compì gli studi umanistici a Siena, dandosi poi con passione allo studio della sacra
Scrittura. A ventidue anni lasci le agiatezze della sua famiglia per entrare nell’Ordine
dei Minori. Divenuto sacerdote, gli venne affidato, per la sua cultura ed eloquenza, il
ministero della predicazione. Percorse in un primo tempo la Toscana e poi tutta l’Italia,
annunciando con grande successo la parola di Dio. La sua eloquenza semplice e
incisiva attirava le folle, risvegliava la pratica religiosa, conciliava le fazioni, suggeriva
riforme. Propag con slancio la devozione al Santissimo Nome di Gesù e ne inculc la
venerazione alle moltitudini. Per rendere più efficace la sua parola, faceva scolpire o
dipingere su tavolette e formelle di svariata materia il monogramma del nome di Gesù
«JHS», circondato da raggi a guisa di sole. Impresse anche un nuovo spirito di riforma
nell’Ordine francescano. Di lui ci restano molte opere, tra cui i “Sermones” in latino e
le “Prediche” in volgare. Morì a L’Aquila il 20 maggio 1444 ed è ivi sepolto nella
basilica omonima. Fu canonizzato il 24 maggio 1450 da Nicolò V.

COLLETTA
O Padre,
che hai donato al tuo sacerdote san Bernardino da Siena un singolare amore per il Nome
di Gesù, imprimi anche nei nostri cuori, con il fuoco dello Spirito, questo sigillo della
tua carità.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità
dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.
24 maggio

DEDICAZIONE DELLA BASILICA DI SAN FRANCESCO IN ASSISI

Dopo aver proclamato “santo” Francesco, il papa Gregorio IX volle che si innalzasse un tempio in
suo onore in Assisi e che ivi si conservassero i suoi resti mortali. Lo stesso pontefice benedisse la
prima pietra nel 1228, e nel 1230 comand che il corpo del Santo fosse trasportato dalla tomba
provvisoria della chiesa di San Giorgio al nuovo tempio, che da lui ebbe il titolo di Basilica, «capo e
madre» di tutte le chiese dell’Ordine francescano. Innocenzo IV la consacr solennemente nel 1253.
Il tempio fu elevato a Basilica patriarcale e Cappella papale da Benedetto XIV il 25 marzo 1754.

SECONDA LETTURA

Dalla Costituzione «Fidelis Dominus» di Papa Benedetto XIV

Il Signore esalta i suoi santi per ravvivare e irrobustire la fede

Il Signore sempre fedele nelle sue promesse, che ripetutamente nelle sacre
Scritture ha dichiarato di volere esaltare coloro che troverà conformi al suo Figlio
nell'umiltà, non soltanto li riveste mirabilmente di onore e di gloria nel regno celeste,
ma per ravvivare e irrobustire la fede degli uomini, ha disposto nella sua sapienza che
la loro memoria risplenda gloriosa anche in terra. Ciò che appunto vediamo avverato
nella glorificazione del beato Francesco.
Egli durante la sua vita si studiò di apparire vile dinanzi a se stesso e agli altri; ed
oggi per giudizio e pronunciamento della Chiesa è onorato e venerato tra gli amici di
Dio in cielo e in tutta la terra. Ed anche il suo corpo che portò fino alla morte i segni
della passione di Cristo, è stato poi glorificato con tali segni e prodigi celesti e
circondato di tanta venerazione da parte del popolo cristiano che il suo sepolcro
glorioso è onorato assai più dei monumenti dei grandi della terra.
Non erano infatti ancora trascorsi due anni dalla sua morte che si cominciò a
pensare ad un luogò decoroso per custodire religiosamente i suoi resti mortali: e
questo fu trovato in un terreno vicino alle mura della città di Assisi, che il nostro
predecessore Gregorio IX ricevette in diritto e proprietà della Sede Apostolica,
ordinando che l'erigenda chiesa rimanesse alle dipendenze esclusive della Sede
Apostolica.
E avendo lo stesso Pontefice, nella città di Assisi, annoverato il glorioso Patriarca
nell'albo dei Santi, pose con le sue mani la prima pietra della nuova chiesa, che
costituì «Capo e Madre» dell'Ordine dei Minori, elargendo altre prerogative e privilegi
che i Romani Pontefici confermarono e ampliarono.
Costruito così il nuovo tempio, il giorno 25 maggio 1230 vi fu solennemente portato
il corpo di san Francesco, e nella Domenica VI di Pasqua dell'anno 1253, ricorrendo lo
stesso giorno 25 maggio, il Pontefice Innocenzo IV compì il solenne rito della
Dedicazione.
Anche Noi, seguendo l'esempio di tanti nostri Predecessori, vivamente desideriamo
che lo splendore e il prestigio del medesimo Tempio siano ancor più incrementati,
perché nutriamo la fiducia che tanto più la santa Chiesa Romana sperimenterà la
valida protezione del Patriarca Serafico, quanto più la Sede Apostolica ne avrà esaltata
la gloriosa memoria.
Pertanto, con la presente Nostra Costituzione, che vogliamo valida ed efficace in
perpetuo, erigiamo la predetta chiesa di san Francesco in Assisi a Basilica Patriarcale e
Cappella Papale, confermandola nello stesso tempo Capo e Madre dell'Ordine dei
Minori.

RESPONSORIO Cfr Sal 45, 5; Ef 2, 7

℞ Dio santificò la sua dimora * e glorificò il suo servo Francesco, alleluia.


℣ Per mostrare nei secoli futuri la straordinaria ricchezza della sua grazia
℞ e glorificò il suo servo Francesco, alleluia.
TE DEUM

ORAZIONE

O Dio, che con pietre vive e scelte prepari il tempio della tua gloria, effondi sulla
Chiesa il tuo Santo Spirito, perché per intercessione del nostro Padre San Francesco,
edifichi il popolo dei credenti che formerà la Gerusalemme del cielo. Per il nostro
Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito
Santo, per tutti i secoli dei secoli.

COLLETTA
O Dio, che con pietre vive e scelte prepari il tempio della tua gloria, effondi sulla
Chiesa il tuo Santo Spirito,
perché, per intercessione del nostro Padre san Francesco, edifichi il popolo dei credenti
che formerà la Gerusalemme del cielo.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità
dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

28 maggio
SANTA MARIA ANNA DI GESÙ DE PAREDES, terziaria
Nacque a Quito nell’Ecuador il 21 ottobre 1618. Rimasta orfana dei genitori ancora
fanciulla, si consacr a Dio; ma non potendo essere accolta in un monastero, inizi nella
sua casa un particolare tipo di vita ascetica, dedicandosi all’orazione, al digiuno e ad
altre pie pratiche. Tent anche di recarsi tra gli indios pagani per portare loro la fede.
Accolta poi nel Terz’Ordine francescano, si dedic con grande generosità all’assistenza
dei poveri e all’aiuto spirituale ai suoi concittadini. Morì a Quito il 26 maggio 1645.
Fu beatificata da Pio IX il 20 novembre 1853 e canonizzata da Pio XII il 9 luglio 1950
che la proclam patrona dell’Ecuador. È il primo fiore francescano sbocciato alla santità
in America Latina.
COLLETTA
O Dio, che in un mondo così corrotto hai fatto fiorire santa Maria Anna di Gesù
come giglio tra le spine, modello di vita illibata e di costante mortificazione, fa’ che
anche noi, liberi dai fermenti del male, siamo infiammati da un vivo desiderio di
santità.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità
dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

30 maggio (o 2 giugno)

SANTA CAMILLA BATTISTA DA VARANO,


religiosa
Nata a Camerino (Macerata) il 9 aprile 1458 dal principe Giulio Cesare Da Varano,
trascorsa la prima giovinezza tra le mondanità, nel 1481 si consacr al Signore fra le
Clarisse di Urbino, guidata dai francescani dell’Osservanza, specialmente i beati
Domenico da Leonessa e Pietro da Mogliano. Rientrata nella sua città nel monastero
preparato da suo padre, divenne maestra di spirito soprattutto attraverso gli scritti
pregevoli per dottrina mistica e valore letterario. Oltre al monastero di Camerino, avvi
all’osservanza della regola di santa Chiara quelli di Fermo e di San Severino. Dopo
aver conosciuto nella vita tribolazioni fisiche e morali, speriment anche un lungo
periodo di “notte dello spirito”, quasi a rendere più luminose le esperienze mistiche di
cui Dio l’aveva favorita e delle quali si trova cenno negli scritti. Morì a Camerino il 31
maggio 1524. Il suo culto ininterrotto fu riconosciuto da Gregorio XVI il 7 aprile 1843.
È stata canonizzata da Benedetto XVI il 17 ottobre 2010.
[Memoria liturgica ufficiale: 30 maggio].

SECONDA LETTURA

Da «Le Opere spirituali della B. Battista Varano da Camerino»


(Istruzioni; ed. Francescana, Jesi 1958, a cura di G. Boccanera, pp. 190-193)
Vegliate e pregate per non entrare in tentazione

Abbi sempre l'occhio dell'intelletto così vigilante che mai si assopisca nel sonno
della pigrizia e della negligenza, e sappi che il Regno dei cieli soffre violenza e i
violenti se ne impadroniscono. Quello che voglio dire è questo, che non ti addormenti
nella santa vita di fraternità di quel sonno che intontisce molti, i quali, una volta entrati
in fraternità per santificarsi, si scordano del primo fervore tutto impegnato, e il bene
che fanno è da essi compiuto senza una minima considerazione mentale. Costoro
eseguono sì la disciplina del monastero, le cerimonie liturgiche, le consuetudini
conventuali e gli statuti della fraternità, ma lo fanno senza che vi concorra l'intelletto,
al pari di certe azioni delle pecorelle, le quali quando vedono che una del gregge salta,
le altre la seguono e non ne sanno il perché.
Allo stesso modo, la religiosa spiritualmente addormentata continua in certe
consuetudini ed usanze acquisite senza rendersi conto della loro finalità o utilità.
Tu invece comportati con sapienza e prudenza, lungi dal seguire la massa grigia dei
mediocri e dei rilassati. In ogni tua azione, piccola o impegnativa che essa sia, solleva
l'occhio della tua mente al Signore, perché egli rettifichi le intenzioni del tuo agire;
sopporta poi, per amor suo, ogni avversità. E nella preghiera, nella lettura e nello studio,
nella celebrazione della Liturgia delle Ore, come anche nell'accudire alle faccende
domestiche e nel disbrigo dei servizi più umili della fraternità, stùdiati di compiere
tutto e solamente per amor di Dio.
Ed esércitati in ogni opera di carità verso di tutti, sia sani che infermi. Se nel fare le
predette azioni ti abituerai a sollevare la mente a Dio ripetendo frequentemente:
«Signore, tutto per il tuo amore», sta sicura che lo farai poi spontaneamente, anche
senza pensarci.
Ti vorrei consigliare di nutrire assiduamente nel tuo cuore un ardente desiderio di
vita di penitenza vera, e di non curarti di regolare a modo tuo le tue azioni, ma piuttosto
di stare alle virtuose tradizioni di chi prima di te si è santificato nelle fraternità dei
chiostri.
Agendo così, non poco meriterai al cospetto della SS. Trinità, che sola scruta fino in
fondo i cuori.
Fa' di tutto perché l'anima tua sia infervorata d'amore verso il Signore e senza alcuna
intermittenza. Solo dall'anima infuocata di tale amore infatti fuggono e si allontanano
il demonio e tutti i pensieri non belli; mentre nell'anima tiepida e rilassata nell'amor di
Dio subentrano le vanità, i pensieri inutili e il nocivo sonno della negligenza spirituale.
Avviene quindi che molti dormono in seno alle fraternità e, dormendo, si sognano
di acquistare la perfezione; ma, al tempo della morte, vedranno la falsità dei loro sogni
e delle loro chimere, perché si troveranno a mani vuote e nel pieno della confusione e
delle illusioni.
Tu invece apri gli occhi e procura di non giocarti questi pochi giorni, che ti restano
di vita. Sta' vigilante e fervente nella misura della grazia concèssati dal Signore,
ripetendo con l'Apostolo delle genti: «La sua grazia in me non è stata vana, perché fin
dall'aurora io cerco il Signore».

RESPONSORIO Cfr Ap 3, 2-3. 18

℞ Svègliati, perché non ho trovato le tue opere perfette davanti al mio Dio. * Ricorda
come hai accolto la parola, osservala e ravvediti nella penitenza, alleluia.
℣ Ti consiglio di comperare da me oro purificato dal fuoco per diventare ricco.
℞ Ricorda come hai accolto la parola, osservala e ravvediti nella penitenza, alleluia.

Orazione

O Dio, che hai resa mirabile la beata Battista Varano per l'assidua
contemplazione dei misteri della passione di Cristo, concedici, per sua intercessione,
di percorrere gioiosamente la via della croce. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo
Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli
dei secoli.

COLLETTA
O Dio, con l’assidua contemplazione della passione del tuo Figlio hai infiammato
d’amore santa Camilla Battista, chiamandola dalle attrattive del mondo alla sequela di
Cristo povero e crocifisso; concedi a noi, per sua intercessione, di attingere sempre
abbondanti frutti dalla celebrazione del mistero della redenzione. Per il nostro Signore
Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

2 giugno
SAN FELICE AMOROSO DA NICOSIA,
religioso
Giacomo Amoroso nacque a Nicosia, in Sicilia, il 5 novembre 1715. Entr giovanissimo
nella Confraternita del Terz’Ordine francescano, detta dei “Cappuccinelli”. Dopo
ripetuti dinieghi, a ventotto anni fu ricevuto, con il nome di fra Felice, tra i Frati Minori
Cappuccini, dando sin da principio esempi di ammirabile santità. Ubbidienza e
mansuetudine, grande spirito di penitenza, devozione fervente all’eucaristia, alla
Vergine Immacolata e al serafico Padre, furono le virtù che in lui risplendettero di
vivissima luce. Pass tutta la vita nella sua città natale, dove esercit l’ufficio di
questuante per circa quarant’anni, spargendo il profumo della carità verso tutti:
consigliere spirituale, guida e sostegno di anime semplici, ma anche di dotti ed
ecclesiastici. Ebbe il dono della profezia e compì numerosi miracoli. Morì il 31 maggio
1787. Leone XIII l’annover tra i beati il 12 febbraio 1888 e Benedetto XVI lo proclam
santo il 23 ottobre 2005.

COLLETTA
O Padre, che hai guardato l’umiltà del tuo servo san Felice da Nicosia e gli hai rivelato
i misteri del regno, aprici all’ascolto del tuo Figlio diletto, mite e umile di cuore, per
essere annoverati tra i piccoli del Vangelo e irradiare sul mondo la luce della vera
sapienza. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con
te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

(Presente nella documentazione)

8 giugno

BEATO NICOLA MEDDA DA GÉSTURI, religioso

Giovanni Medda nacque a Gésturi il 5 agosto 1882, in provincia di Cagliari, arcidiocesi


di Oristano, in seno ad una numerosa famiglia di onesti lavoratori e ottimi cristiani.
Rimasto orfano dei genitori, fu accolto in casa della sorella maggiore, già sposata, a
servizio del cognato. Impegnato nei lavori più umili della campagna, si distinse per
onestà, pietà, illibatezza di costumi e austerità di vita. Nel 1911, all’età di ventinove
anni, munito di una lusinghiera lettera del suo parroco, fu accolto fra i Cappuccini di
Cagliari, assumendo il nome di fra Nicola. Fatto il noviziato e la professione, gli fu
affidato l’ufficio di questuante. Per trentaquattro anni svolse tale mansione in gran
silenzio, ma con una forte incidenza spirituale tra la gente, che accorreva a lui come ad
un vero uomo di Dio. Morì a Cagliari 1’8 giugno 1958. Fu beatificato da Giovanni
Paolo II il 3 ottobre 1999.

COLLETTA
O Dio, che nel beato Nicola da Gésturi ci hai dato un esempio da imitare nella
preghiera, nell’umiltà e nel silenzio, concedi che, per sua intercessione, possiamo
portare Cristo ai fratelli con la santità della nostra vita.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità
dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

12 giugno

BEATA FLORIDA CEVOLI, RELIGIOSA

Lucrezia Elena nacque a Pisa l’11 novembre 1685, dal conte Curzio Cévoli e dalla
contessa Laura della Seta. Sui tredici anni venne affidata alle monache di San Martino
di Pisa per l’istruzione e l’educazione. Sentì nel suo cuore la vocazione alla vita
religiosa con sempre maggiore desiderio e così, tra la meraviglia del mondo, entr nel
monastero delle Clarisse Cappuccine di Città di Castello nella primavera del 1703,
assumendo il nome di suor Florida. Si form alla scuola e sull’esempio di santa
Veronica Giuliani. Nel 1716 la Giuliani fu eletta abbadessa e suor Florida vicaria. Alla
morte di Veronica (1727) le succedette nello stesso ufficio per venticinque anni.
Govern con grande saggezza e profitto il monastero. Visse nella intensità della
preghiera, ardente di zelo per la salvezza delle anime, piena di carità verso i poveri.
Quasi per tutta la vita si altern nell’ufficio di abbadessa e di vicaria. Morì il 12 giugno
1767. Fu beatificata da Giovanni Paolo II il 16 maggio 1993.

Colletta

O Dio, fonte di salvezza, che hai infiammato del tuo amore la beata Florida,
guidandola alle vette della perfezione evangelica per la via della rinuncia e della croce,
concedi a noi di sperimentare lo stesso amore, per progredire nella sapiente conoscenza
del mistero della croce.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità
dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

12 giugno
BEATI MARTIRI POLACCHI della Seconda Guerra Mondiale

Papa Giovanni Paolo II ha beatificato il 13 giugno 1999 a Varsavia 108 martiri vittime
della persecuzione contro la Chiesa polacca, scaturita durante l’occupazione nazista
tedesca, dal 1939 al 1945. L’odio razziale operato dal nazismo, provoc più di cinque
milioni di vittime tra la popolazione civile polacca, fra cui molti religiosi, sacerdoti,
vescovi e laici impegnati cattolici. Il numeroso gruppo di martiri è composto da quattro
gruppi principali, distinti secondo gli stati di vita: vescovi, clero diocesano, famiglie
religiose maschili e femminili e laici. Tre sono vescovi, 52 sono sacerdoti diocesani, 3
seminaristi, 26 sacerdoti religiosi, 7 fratelli professi, 8 religiose, 9 laici. Imprigionati,
subirono torture, maltrattamenti e quasi tutti finirono i loro giorni nei campi di
concentramento tristemente famosi di Dachau, Auschwitz, Sutthof, Ravensbrück,
Sachsenhausen.
La loro celebrazione religiosa è singola, secondo il giorno della morte di ognuno. Per
le famiglie francescane si ricordano in particolare:
Per i Frati Minori:
Narciso Giovanni Turchan, 19 marzo;
Anastasio Giacomo Pankiewicz, 20 aprile;
Martino Giovanni Oprządek, 18 maggio; Cristino Adalberto Gondek, 23 luglio; Bruno
Giovanni Zembol, 21 agosto.
Per i Frati Minori Conventuali:
Antonino Bajewsky, Pio Bartosik, Innocenzo Guz, Achille Puchala, Ermanno Stepien,
Timoteo Trojanowski, Bonifacio Zukowski, 12 giugno.
Per i Frati Minori Cappuccini:
Aniceto Koplinski, Henryk Krzysztofik, Florian Stępniak, Fidelis Chojnacki, 16
giugno.
Per le sorelle Clarisse Cappuccine:
Maria Teresa Kowalska, 28 luglio.

OFM:
BEATI NARCISO GIOVANNI TURCHAN,
ANASTASIO GIACOMO PANKIEWICZ,
MARTINO GIOVANNI OPRZĄDEK,
CRISTINO ADALBERTO GONDEK, sacerdoti, BRUNO GIOVANNI ZEMBOL,
religioso, martiri della Seconda Guerra Mondiale
Nella schiera dei 108 martiri della Chiesa polacca, uccisi dal 1939 al 1945, durante la
Seconda Guerra Mondiale – testimoni eroici di fedeltà a Dio in epoca di persecuzione
della fede da parte del nazismo ateo – composta da 3 vescovi, 52 sacerdoti diocesani,
26 sacerdoti religiosi, 3 alunni di seminari ecclesiastici, 8 suore, 9 fedeli laici e 7 fratelli
professi, ci sono anche 4 sacerdoti e 1 religioso dei Frati Minori. Ecco i loro nomi:
Narciso Giovanni Turchan, Anastasio Giacomo Pankiewicz, Martino Giovanni
Oprządek, Cristino Adalberto Gondek, Bruno Giovanni Zembol. Giovanni Paolo II,
nel giorno della beatificazione, il 13 giugno 1999, a Varsavia nella piazza Jozef
Pilsudski, ha concluso la sua omilia con queste parole: «Se oggi ci rallegriamo per la
beatificazione di cento e otto martiri chierici e laici, lo facciamo anzitutto perché sono
la testimonianza della vittoria di Cristo, il dono che restituisce la speranza. Mentre
compiamo questo atto solenne, si ravviva in noi la certezza che, indipendentemente
dalle circostanze, possiamo riportare la piena vittoria in ogni cosa, grazie a colui che
ci ha amati (cfr. Rm 8, 37). I beati martiri gridano ai nostri cuori: Credete che Dio è
amore! Credetelo nel bene e nel male! Destate in voi la speranza! Che essa produca in
voi il frutto della fedeltà a Dio in ogni prova!».

COLLETTA
Onnipotente, eterno Dio che hai concesso ai beati martiri
Anastasio, Bruno, Cristino, Martino, Narciso e compagni la grazia di partecipare alla
passione di Cristo, sostieni con la tua grazia la nostra fragilità e fa’ che, seguendo i
santi martiri che non hanno esitato di morire per te, testimoniamo coraggiosamente te
con tutta la nostra vita. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive
e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

OFM Conv:
BEATO ANTONIO BAJEWSKI E COMPAGNI MARTIRI: PIO BARTOSIK,
INNOCENZO GUZ, ACHILLE PUCHAŁA, ERMANNO STEPIEN ´, SACERDOTI;
TIMOTEO TROIANOWSKI, BONIFACIO ZUKOWSKI, RELIGIOSI

Negli anni 1939-1945, durante l’occupazione nazista della Polonia, moltissimi


cattolici, laici, religiosi, sacerdoti e vescovi, furono uccisi in odio alla fede. Di essi il
13 giugno 1999, a Varsavia (Polonia), il Santo Padre Giovanni Paolo II proclamò beati
108 martiri. Nel gruppo dei martiri figurano sette frati minori conventuali della
Provincia dell’Immacolata di Polonia: i sacerdoti Pio Bartosik, Antonino Bajewski,
Innocenzo Wojciech Guz, Ermanno Stepien ´, Achille Puchała, e i fratelli religiosi
Bonifacio Zukowski e Timoteo Troianowski. Cinque di loro (i beati Pio, Antonino,
Innocenzo, Bonifacio e Timoteo), erano stati con s.Massimiliano Kolbe nella comunità
di Niepokalanów, della quale al momento dell’arresto (1941) s.Massimiliano era il
Guardiano e il b. Pio Bartosik il Vicario. I beati Ermanno e Achille erano impegnati
nel ministero parrocchiale a Iwieniec e Pierszaje (Bielorussia), dove vennero trucidati
nel 1943.

Dal Comune di più martiri, con salmodia del giorno dal salterio.

Ufficio delle letture

SECONDA LETTURA

Dagli “Scritti di san Massimiliano Kolbe”


(Centro Nazionale M.I., Roma 1997, nn. 892, 951, 1160)
Le persecuzioni purificano le anime

Sono già trascorsi parecchi mesi dal momento in cui, per volontà
dell’Immacolata, vi siete sparsi in varie direzioni [a causa dell’occupazione nazista].
Tuttavia, in qualsiasi luogo si trovi, un’anima che ama di vero cuore l’Immacolata
trasfonde nell’ambiente che la circonda il proprio amore verso di Lei, vale a dire
conquista per Lei sempre più numerose anime e in un modo sempre più perfetto.
Cerchiamo di non desistere dall’attività missionaria della conquista dei cuori a
Lei. Preghiamo affinché si dilati la sua sovranità nelle anime; offriamo a tale scopo le
nostre afflizioni, i nostri dispiaceri e impegniamoci a far sì che Ella sia contenta di noi.
Cerchiamo di piacere a Lei pagando di persona, preghiamo, sopportiamo le piccole
croci, amiamo assai le anime di tutti i nostri prossimi, senza alcuna eccezione, amici e
nemici, e abbiamo fiducia, facciamo tutto questo all’unico scopo che Ella divenga al
più presto e su tutta la terra la Regina di tutti e di ognuno singolarmente.
Nel convento eravamo rimasti io e il Vicario [p. Pio], nonché una trentina di
fratelli che prestavano soccorso ai feriti e ai poveri profughi civili, dividendo con loro
quel che potevano avere: abitazione, combustibile, vestiario, scarpe e cibo.
La preghiera più intensa e il lavoro svolto con spirito di sacrificio hanno portato
risultati benefici, poiché in breve tempo, nonostante tutto, il refettorio si è riempito di
fratelli e così pure la vecchia cappella, sicché ultimamente è stata ingrandita unendo ad
essa il vecchio magazzino. Molti però non possono ancora tornare, essendo separati da
noi dalle frontiere e al presente sono qui solamente tre quarti del numero precedente e
sono, per la maggior parte, i più anziani. In questo periodo si occupano principalmente
dei lavori manuali, aiutando in diverse maniere gli abitanti dei dintorni, soprattutto i
più poveri, continuando così a compiere la missione di carità verso il prossimo,
chiunque egli sia, per mitigare la sorte dei sofferenti e per accendere, ciò facendo, i
loro cuori di un amore di riconoscenza verso l’Immacolata, la Madre che ama tutte le
anime che vivono sull’intero globo terrestre.
Guardandoci attorno e vedendo dappertutto tanto male, noi vorremmo
sinceramente porre un riparo a questo male, condurre gli uomini al sacratissimo Cuore
di Gesù attraverso l’Immacolata e così rendere eternamente felici fin da questa vita i
nostri fratelli che vivono in questo mondo.
A volte ci sembra che Dio governi il mondo “con troppo poca energia”. Eppure
con un solo gesto della sua volontà onnipotente Egli potrebbe schiacciare e stritolare
nella polvere tutti i dittatori, tutti gli atei dell’Unione Sovietica, tutti gli spagnoli
incendiari di chiese, tutti gli immorali avvelenatori della gioventù… Così pensa la
nostra mente limitata, ristretta, mentre la Sapienza eterna giudica in modo diverso. Le
persecuzioni purificano le anime come il fuoco purifica l’oro, le mani dei carnefici
creano le schiere dei martiri e più di una volta, alla fine di tutto, i persecutori
sperimentano la grazia della conversione.
Noi dobbiamo solamente lasciarci dirigere dallo Spirito Santo, mettere la nostra
volontà in armonia con la volontà dell’Immacolata e, attraverso di Lei, con la volontà
di Dio. Questo è l’essenza dell’amore, che ci deve trasformare, attraverso
l’Immacolata, in Dio, che deve bruciare noi e, per mezzo nostro, incendiare il mondo
e distruggere in esso ogni male. È quel fuoco di cui il Salvatore diceva: “Sono venuto
a portare il fuoco sulla terra, e come vorrei che fosse già acceso” (Lc 12, 49).

RESPONSORIO

R. Amici di Cristo nella vita, lo avete seguito anche nella morte: * per questo vi è
donata la corona di gloria.
V. Un solo Spirito vi ha animato, una sola fede vi ha sostenuto:
R. per questo vi è donata la corona di gloria.

ORAZIONE

Dio onnipotente, che al beato Pio, sacerdote, e ai suoi compagni hai donato la
grazia di bere al calice della passione del tuo Figlio, vieni in aiuto alla nostra debolezza,
affinché, sull’esempio dei martiri, che subirono la morte per tuo amore, anche noi
professiamo sempre la nostra fede con la testimonianza della vita. Per il nostro Signore.

12 giugno

BEATA IOLANDA D’UNGHERIA, religiosa

Figlia di Bela IV, re d’Ungheria, e sorella minore della beata Cunegonda (Kinga),
nacque nell’anno 1235. Venne educata dalla sorella maggiore a Cracovia. A diciassette
anni and sposa a Boleslao il Pio, principe polacco di Kalisz, dal quale ebbe tre figlie.
Ai doveri di sposa e di madre seppe unire l’esercizio di una ammirevole carità
nell’assistenza agli infermi e ai poveri. Alla morte del marito torn a Cracovia presso
la sorella, anch’ella rimasta vedova. Con la più giovane delle figlie e la sorella entr nel
monastero delle Clarisse di Stary Sacs, fondato da Cunegonda, ove si distinse per la
profonda umiltà e per l’assidua contemplazione dei misteri celesti. Morì l’11 giugno
1298. Leone XII il 26 settembre 1827 ne conferm l’antichissimo culto.

COLLETTA
O Dio, che hai dato alla beata Iolanda
la grazia di anteporre agli onori e alle ricchezze terrene l’umile sequela di Cristo,
concedici, per sua intercessione, di vivere distaccati dalle cose che passano, nella
fiduciosa attesa delle realtà future.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità
dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

13 giugno
SANT’ANTONIO DI PADOVA, sacerdote e dottore della Chiesa

Nacque a Lisbona (Portogallo) nel 1195 dalla nobile famiglia dei Buglioni e venne battezzato con il
nome di Fernando. Desideroso di consacrarsi a Dio, entr ancor giovane tra i Canonici regolari di
Sant’Agostino e venne mandato nel monastero di Coimbra. Qui dimor nove anni, dedicandosi allo
studio della sacra Scrittura e delle scienze. Ivi fu ordinato sacerdote. Alla vista delle salme dei cinque
Protomartiri francescani, decise di entrare nell’Ordine dei Minori e assunse il nome di Antonio. Volle
subito recarsi missionario tra i saraceni per trovarvi il martirio, ma una furiosa tempesta sospinse la
nave su cui era imbarcato dalla costa africana fino in Sicilia. Di là il Santo risalì l’Italia e si rec ad
Assisi, dove in quel momento si celebrava il Capitolo di Pentecoste (1221): poté così vedere il serafico
Padre Francesco. Dopo un periodo di solitudine a Monte Paolo in Romagna, dove condusse una vita
di umile servizio, di preghiera e di penitenza, vennero conosciute le sue eccezionali doti di sapienza
e di parola. Gli fu affidato l’ufficio della predicazione e divenne il primo “maestro di teologia”
nell’Ordine Minoritico. Da allora egli percorse l’Italia settentrionale e la Francia meridionale,
annunciando la parola di Dio con apostolico fervore. Dio stesso confermava la sua predicazione con
i miracoli. La sua scienza, la sua dottrina e la sua santità attiravano le folle. Con coraggio apostolico
affrontava gli eretici e i tiranni in difesa dei deboli. Gregorio IX lo chiam «Arca del Testamento e
martello degli eretici». Pass gli ultimi anni della sua vita a Padova e ivi morì, all’età di trentasei anni,
il venerdì 13 giugno 1231. Gregorio IX lo proclam santo il 30 maggio 1232 a nemmeno un anno di
distanza dalla sua morte. In suo onore venne elevata una grande basilica, da sempre meta di
pellegrinaggi da tutto il mondo. Per la sua sapienza e la sua dottrina, di cui ci rimane traccia nei
Sermoni, sant’Antonio fu dichiarato da Pio XII Dottore della Chiesa, con il titolo di “evangelico”.

Festa

Comune Pastori o Dottori della Chiesa

INNO

Nelle nebbie che avvolgono il mondo


una fulgida luce risplende:
esultanti innalziamo la lode
al gran Santo mandato da Dio.

Giovanetto abbandona ogni cosa


per seguire soltanto il Signore;
ma bramando le vette più eccelse
di Francesco vuol essere figlio.
Nel segreto mortifica il corpo,
al Signore lo spirito eleva:
è inondato da un fiume celeste
di sapienza, di grazia e di luce.

Alla vita apostolica, al bene


dei fratelli consacra se stesso;
fa risorgere in tutta la Chiesa
la pietà, la giustizia, la fede.

Il serafico Padre si allieta


che un Maestro del sacro sapere
tra i suoi figli sia apparso ed insegni
la sapienza che guida al Signore.

O Dottore Evangelico, dona


ai devoti che a te fan ricorso
di studiar la parola di Dio
per attingerne luce e sostegno.

Sia gloria al Padre dei cieli,


a Gesù redentore del mondo,
allo Spirito consolatore,
ora e sempre nei secoli eterni. Amen.

1 ant. Il suo piede si incamminò per la via retta


fin dalla giovinezza;
incontrò molta sapienza,
e molto crebbe in essa.

2 ant. Diresse il suo cuore verso il Signore;


in un'epoca di iniqui riaffermò la religiosità.

3 ant. Il Signore lo ha posto come luce alle genti,


e lo esaltò in mezzo al suo popolo.

℣ Argento pregiato è la lingua del giusto.


℞ Le sue labbra erudiscono le moltitudini.

PRIMA LETTURA

Dal libro della Sapienza 6, 13-17; 7, 7-15

La sapienza è trovata da chiunque la ricerca

La sapienza è radiosa e indefettibile,


facilmente è contemplata da chi l'ama
e trovata da chiunque la ricerca.
Previene, per farsi conoscere, quanti la desiderano.
Chi si leva per essa di buon mattino non faticherà,
la troverà seduta alla sua porta.
Riflettere su di essa è perfezione di saggezza,
chi lei veglia sarà presto senza affanni.
Essa medesima va in cerca di quanti sono degni di lei,
appare loro ben disposta per le strade,
va loro incontro con ogni benevolenza.
Per questo pregai e mi fu elargita la prudenza;
implorai e venne in me lo spirito della sapienza.
La preferii a scettri e a troni,
stimai un nulla la ricchezza al suo confronto;
non la paragonai neppure a una gemma inestimabile,
perché tutto l'oro al suo confronto è un po' di sabbia
e come fango sarà valutato di fronte ad essa l'argento.
L'amai più della salute e della bellezza,
preferii il suo possesso alla stessa luce,
perché non tramonta lo splendore che ne promana.
Insieme con essa mi sono venuti tutti i beni;
nelle sue mani è una ricchezza incalcolabile.
Godetti di tutti questi beni,
perché la sapienza li guida,
ma ignoravo che di tutti essa è madre.
Senza frode imparai e senza invidia io dono,
non nascondo le sue ricchezze.
Essa è un tesoro inesauribile per gli uomini;
quanti se lo procurano si attirano l'amicizia di Dio,
sono a lui raccomandati per i doni del suo insegnamento.
Mi conceda Dio di parlare secondo conoscenza
e di pensare in modo degno dei doni ricevuti,
perché egli è guida della sapienza
e i saggi ricevono da lui orientamento.

RESPONSORIO Cfr. Pro 4, 11. 18. 27

℞ Il Signore gli indicò la via della sapienza. * La sua strada fu come la luce dell'alba
sempre crescente.
℣ II Signore rese diritto il suo cammino, e guidò nella pace il suo viaggio.
℞ La sua strada fu come la luce dell'alba sempre crescente.

SECONDA LETTURA

Dai «Sermoni» di sant'Antonio di Padova, sacerdote

La predica è efficace quando parlano le opere

Chi è pieno di Spirito Santo parla in diverse lingue. Le diverse lingue sono le varie
testimonianze, su Cristo: così parliamo agli altri di umiltà, di povertà, di pazienza e
obbedienza, quando le mostriamo presenti in noi stessi. La predica è efficace, ha una
sua eloquenza, quando parlano le opere. Cessino, ve ne prego, le parole, parlino le
opere. Purtroppo siamo ricchi di parole e vuoti di opere, e così siamo maledetti dal
Signore, perché egli maledì il fico, in cui non trovò frutto, ma solo foglie.
«Una legge, dice Gregorio, si imponga al predicatore: metta in atto ciò che
predica». Inutilmente vanta la conoscenza della legge colui che con le opere distrugge
la sua dottrina.
Gli apostoli «cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito Santo dava loro
il potere di esprimersi» (At 2, 4). Beato dunque chi parla secondo il dettame di questo
Spirito e non secondo l'inclinazione del suo animo. Vi sono infatti alcuni che parlano
secondo il loro spirito, rubano le parole degli altri e le propalano come proprie. Di
costoro e dei loro simili il Signore dice a Geremia: «Perciò, eccomi contro i profeti,
oracolo del Signore, i quali si rubano gli uni gli altri le mie parole. Eccomi contro i
profeti, oracolo del Signore, che muovono la lingua per dare oracoli. Eccomi contro i
profeti di sogni menzogneri, dice il Signore, che li raccontano e traviano il mio popolo
con menzogne e millanterie. Io non li ho inviati né ho dato alcun ordine. Essi non
gioveranno affatto a questo popolo. Parola del Signore» (Ger 23, 30-31).
Parliamo quindi secondo quanto ci è dato dallo Spirito Santo, e supplichiamolo
umilmente che ci infonda la sua grazia per realizzare di nuovo il giorno di Pentecoste
nella perfezione dei cinque sensi e nell'osservanza del decalogo. Preghiamolo che ci
ricolmi di un potente spirito di contrizione e che accenda in noi le lingue di fuoco per la
professione della fede, perché, ardenti ed illuminati negli splendori dei santi,
meritiamo di vedere Dio uno e trino.

RESPONSORIO Cfr. Dn 7, 11

℞ Per le parole solenni che egli proferiva * i peccatori si pentivano.


℣ E facevano penitenza al cospetto di Dio.
℞ I peccatori si pentivano.
TE DEUM

ORAZIONE

Dio onnipotente ed eterno, che in sant'Antonio di Padova hai dato al tuo popolo un
insigne predicatore e un patrono dei poveri e dei sofferenti, fa' che per sua
intercessione seguiamo gli insegnamenti del vangelo e sperimentiamo nella prova il
soccorso della tua misericordia. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

Lodi mattutine

INNO

In Cristo esultiamo
per la fulgida gloria
concessa ad Antonio
nell'eterna dimora.

Seguendo fedelmente
l'esempio di Francesco,
l'apostolo diventa
di grazia e di salvezza.

Vittorioso egli passa


tra i mali del mondo,
porta a tutti la pace,
la giustizia e il perdono.

Imitando il suo esempio


infondiamo speranza;
e nell'aspra battaglia
il Santo ci sostenga.
Gloria al Padre e al Figlio
e allo Spirito Santo,
com'era nel principio,
ora e in perpetuo. Amen.

1 ant. Per la grande sapienza della sua predicazione


tutti restavano stupiti e glorificavano Dio.

2 ant. Il Signore fece prodigi per il suo fedele


e diede ascolto alle sue invocazioni.

3 ant. Loderò il Signore con il mio cuore


e con la mia vita: renderò gloria
a chi mi ha concesso la sapienza.

LETTURA BREVE Lc 4, 18-19

Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l'unzione, e
mi ha mandato per annunciare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai
prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi, e
predicare un anno di grazia del Signore.

RESPONSORIO BREVE

℞ Nell'ardore della sua fede * si rivelò profeta di Dio.


Nell'ardore della sua fede si rivelò profeta di Dio.
℣ Nella predicazione rifulse la sua fedeltà al Signore:
si rivelò profeta di Dio.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Nell'ardore della sua fede si rivelò profeta di Dio.

Ant. al Ben. Hai glorificato, Signore, il tuo servo;


per mezzo di lui vai facendo cose grandi:
il tuo nome sarà magnificato.

INVOCAZIONE

Preghiamo Dio, fonte e autore di ogni santità, che ci ha mostrato in Cristo la via della
salvezza, e diciamo:
Guidaci, o Signore, nella via della rettitudine.

Signore, concedici di camminare alla luce della fede,


- e di professarla con le opere della carità.

Padre, che hai mandato nel mondo il tuo Figlio per annunciare ai poveri la lieta
novella,
- rendi anche noi degni di annunciare il tuo Vangelo.

Signore, effondi oggi su di noi la tua sapienza,


- perché ci guidi nei pensieri e nelle opere.

Signore, che ci hai chiamati alla perfezione della carità,


- fa' che, imitando sant'Antonio, diveniamo sale della terra e luce dei mondo.

Signore, insegnaci ad avvertire la tua presenza,


- e a riconoscerti specialmente nei poveri e nei sofferenti.

PADRE NOSTRO

ORAZIONE

Dio onnipotente ed eterno, che in sant'Antonio di Padova hai dato al tuo popolo un
insigne predicatore e un patrono dei poveri e dei sofferenti, fa' che per sua
intercessione seguiamo gli insegnamenti del vangelo e sperimentiamo nella prova il
soccorso della tua misericordia. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

Ora media

Terza

LETTURA BREVE Sap 6, 16-17

Riflettere sulla sapienza è perfezione di saggezza; quelli sui quali essa veglia,
saranno presto senza affanni. Essa medesima va in cerca di quanti sono degni di lei,
va loro incontro con ogni benevolenza.

℣ La mia lingua celebrerà la tua giustizia.


℞ Canterà la tua lode per sempre.

Sesta

LETTURA BREVE Sap 8, 1-2

La sapienza si estende da un confine all'altro con forza, governa con bontà


eccellente ogni cosa. Questa ho amato e ricercato fin dalla mia giovinezza, e mi sono
innamorato della sua bellezza.

℣ Il Signore gli diede successo nelle sue fatiche.


℞ E moltiplicò i frutti del suo lavoro.

Nona

LETTURA BREVE Sap 8, 5-7

Se la ricchezza è un bene desiderabile in vita, quale ricchezza e più grande della


sapienza, la quale tutto produce? Se uno ama la giustizia, le virtù sono il frutto delle
sue fatiche. Essa insegna infatti la temperanza e la prudenza, la giustizia e la fortezza,
delle quali nulla è più utile agli uomini nella vita.

℣ Il giusto germoglierà come giglio.


℞ E fiorirà davanti al Signore per sempre.

Vespri
INNO

Grande Santo, glorioso nel mondo


per la tua santità e i prodigi,
porgi ascolto alle suppliche e ai voti
che i fedeli a te volgon fidenti.

Fortunata la terra gentile


che ha prodotto sì splendido fiore:
era povera, oscura ed ignota,
or gloriosa l'ha resa il tuo nome.

Hai lasciato ricchezze ed onori


della tua famiglia terrena;
rifiutati i fastigi del mondo,
hai eletto la croce di Cristo.

Lunghe notti hai passato in preghiera


meditando i misteri divini;
conosciuta la valle del pianto
or dispensi dal cielo la gioia.

Salga il canto di gloria al Signore,


che ai suoi figli in cammino qui in terra
manda i santi qual faro di luce
per guidarli all'eterna dimora. Amen.

1 ant. Fu amato da Dio e dagli uomini;


il suo ricordo è benedizione.

2 ant. Ecco il mio servo che io sostengo,


il mio eletto di cui mi delizio:
ho posto il mio spirito su di lui.

3 ant. Il Signore mi ha dato


come mia ricompensa una lingua,
con cui lo loderò.

LETTURA BREVE Is 58, 10-11

Se offrirai il pane all'affamato, se sazierai la persona digiuna, allora brillerà fra le


tenebre la tua luce. Ti guiderà sempre il Signore, ti sazierà in terreni aridi; sarai come
un giardino irrigato e come una sorgente, le cui acque non inaridiscono.

RESPONSORIO BREVE

℞ Non scomparirà mai * il suo ricordo.


Non scomparirà mai il suo ricordo.
℣ Il suo nome vivrà in benedizione per sempre:
il suo ricordo.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Non scomparirà mai il suo ricordo.
Ant. al Magn. Sant'Antonio,
maestro della fede e luce della Chiesa,
hai scrutato con amore il mistero di Dio:
prega per noi Cristo Signore.

INTERCESSIONE

Rivolgiamo la nostra umile preghiera a Cristo, principio di ogni vita e sorgente di ogni
virtù, e diciamo:
Venga il tuo regno, o Signore.

Tu che hai mandato gli Apostoli in tutto il mondo, a predicare il Vangelo ad ogni
creatura,
- fa' che vivano del tuo Spirito coloro che annunciano la tua parola.

Tu che ai predicatori dài la tua cooperazione, confermando e corroborando la loro


parola,
- fa' che siamo sempre autentici testimoni della tua risurrezione.

Signore, rendici tuoi collaboratori nell'opera di universale rinnovamento,


- affinché per mezzo della tua Chiesa il messaggio di pace si diffonda nel mondo.

Fa' che il tuo Vangelo sia annunciato a tutti gli uomini,


- perché aumenti il numero di coloro che credono, e si faccia un solo ovile sotto un
solo pastore.

Ricordati dei nostri fratelli che si sono addormentati nella pace,


- e rendili partecipi della vita immortale.

Padre nostro.

ORAZIONE

Dio onnipotente ed eterno, che in sant'Antonio di Padova hai dato al tuo popolo un
insigne predicatore e un patrono dei poveri e dei sofferenti, fa' che per sua
intercessione seguiamo gli insegnamenti del vangelo e sperimentiamo nella prova il
soccorso della tua misericordia. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

COLLETTA
Dio onnipotente ed eterno, che in sant’Antonio di Padova hai dato al tuo popolo un
insigne predicatore e un patrono dei poveri e dei sofferenti, fa’ che per sua
intercessione seguiamo gli insegnamenti del Vangelo e sperimentiamo nella prova il
soccorso della tua misericordia.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità
dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.
16 giugno

BEATO ANICETO KOPLINSKI E COMPAGNI, martiri della Seconda Guerra


Mondiale

Nacque nel 1875 da una famiglia polacco-tedesca. A diciotto anni entr nell’Ordine dei
Frati Minori Cappuccini e fu ordinato sacerdote nel 1900. Stimato come confessore e
“grande elemosinario della Varsavia”, si distinse per lo spirito di fraternità e di
misericordia. Subì la morte il 16 ottobre 1941 nella camera a gas nel campo di
concentramento ad Auschwitz. Nel medesimo luogo fu martirizzato Simforian Ducki,
fratello laico (1888-1942). Nel campo di concentramento di Dachau furono martirizzati
i sacerdoti Cappuccini Henryk Krzysztofik (1908-1942), Florian Stępniak (1912-1942)
e lo studente di teologia Fidelis Chojnacki (1906-1942). Furono beatificati da Giovanni
Paolo II il 13 giugno 1999 assieme ad altri 107 martiri della Seconda Guerra Mondiale.

COLLETTA
Dio onnipotente,
tu hai arricchito i beati Aniceto e compagni, presbiteri e martiri, con lo spirito del
sacrificio e la grazia della perseveranza nella vocazione al martirio; concedi a noi, per
loro intercessione, di amare i nemici e di essere forti nella fede.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità
dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

16 giugno

BEATO GIOVANNI BURALLI DA PARMA, sacerdote

Nato a Parma dalla nobile famiglia Buralli nel 1208, a venticinque anni entr
nell’Ordine dei Minori e, a motivo delle sue particolari doti intellettuali, fu inviato a
Parigi per perfezionare gli studi. Fu incaricato del lettorato in teologia presso gli studi
dell’Ordine di Bologna, di Napoli e di Parigi. Nel 1247 fu eletto ministro generale e
nel suo ufficio seppe dare esempio di molta umiltà, di somma prudenza e di severa
austerità. Innocenzo IV lo mand a Costantinopoli nel 1251 per tessere trattative per
una riunione con i Greci. Fu sostituito nell’incarico di ministro da san Bonaventura nel
1257; si ritir nell’eremitaggio di Greccio, ove visse per una trentina d’anni. Abbandon
il suo ritiro per iniziare una nuova azione conciliativa in Grecia, ma durante il viaggio
si ammal e morì il 19 marzo 1289 a Camerino, ove fu sepolto nella chiesa di San
Francesco. La sua tomba fu meta di pellegrinaggi e fu venerato come santo. Il suo culto
fu approvato da Pio VI il 1° marzo 1777. [Memoria liturgica ufficiale: 19 marzo].

COLLETTA
O Padre, che hai dato al beato Giovanni da Parma la grazia di seguire Cristo povero e
umile, concedi anche a noi di vivere pienamente la nostra vocazione battesimale, per
giungere alla perfetta carità che ci hai proposto nel tuo Figlio. Egli è Dio, e vive e
regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

17 giugno
SANT’ALBERTO CHMIELOWSKI, religioso e fondatore, terziario
Adamo Ilario nacque a Igolomija, diocesi di Cracovia in Polonia, il 20 agosto 1845. A
diciotto anni, nel 1863, si arruol nella milizia che combatteva per la libertà della
Polonia. Fu fatto prigioniero e subì l’amputazione di una gamba. Già affermato pittore
nel 1884 si stabilì a Cracovia dove si dedic all’assistenza dei poveri e dei senzatetto
vivendo tra di loro e, «povero tra i poveri», si rivel autentico testimone di vita
evangelica. Indoss un umile saio grigio e il 25 agosto 1888 emise i voti religiosi quale
Terziario francescano. Il suo esempio di povertà e di sacrificio indusse altri a seguirlo
e così fond due Congregazioni: “I Fratelli del Terz’Ordine di San Francesco servi dei
poveri”, detti poi anche Albertini, e “Le Ancelle dei poveri del Terz’Ordine di San
Francesco” o Albertine. Morì a Cracovia il 25 dicembre 1916. Fu canonizzato da
Giovanni Paolo II il 23 settembre 1989.

COLLETTA
O Dio, che hai compendiato i tuoi comandamenti
nell’amore verso di te e verso i fratelli, fa’ che, ad imitazione di sant’Alberto, sappiamo
dedicare la nostra vita al servizio del prossimo, per essere da te benedetti nel regno dei
cieli.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità
dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

Si riporta di seguito un estratto dall’Omelia di Giovanni Paolo II in occasione della


canonizzazione di questo santo.

Dall’Omelia di Giovanni Paolo II in occasione della canonizzazione di Alberto Adamo


Chmielowski
(Basilica vaticana, 12 novembre 1989, nn. 5-6)

Ed ecco fratel Alberto: è un personaggio che ha lasciato un’orma profonda


nella storia di Cracovia e del popolo polacco, come nella storia della salvezza. Bisogna
“dare l’anima”): sembra questo il filo conduttore della vita di Adam Chmielowski, fin
dai suoi giovani anni. Come studente diciassettenne della scuola di agricoltura
partecipò alla lotta insurrezionale per la libertà della sua Patria dal giogo straniero – e
in essa riportò la mutilazione di una gamba. Cercò il significato della sua vocazione
attraverso l’attività artistica, lasciando opere che ancora oggi impressionano per una
loro particolare capacità espressiva.
Mentre si dedicava sempre più intensamente alla pittura, Cristo gli fece sentire
la chiamata per un’altra vocazione e lo invitò a cercare sempre più oltre: “Impara da
me . . . che sono mite e umile di cuore . . . Impara”. Adam Chmielowski fu discepolo
pronto a ogni chiamata del suo maestro e Signore.
Di questa chiamata decisiva, che tracciò la sua strada verso la santità in Cristo,
parla il testo della prima lettura della liturgia della odierna canonizzazione, tratto dal
profeta Isaia: “. . . sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare
liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo” (Is 58, 6). È questa la teologia della
liberazione messianica, che contiene quella che oggi siamo abituati a definire “opzione
per i poveri”: “dividere il pane con l’affamato, introdurre in casa i miseri, i senza tetto,
vestire chi è nudo, senza distogliere gli occhi dalla tua gente” (Is 58, 7).
Proprio così fece fratel Alberto. In questo instancabile, eroico servizio a favore
dei diseredati egli trovò finalmente il suo cammino. Trovò Cristo. Prese su di sé il suo
giogo e il suo carico; e non fu soltanto “uno che fa la carità”, ma divenne fratello di
coloro che egli serviva. Il loro fratello. Il “fratello grigio”, come era chiamato.
Altri lo seguirono: i “Fratelli grigi” e le “Sorelle grigie”, per i quali oggi è una
grande festa comune. Ecco, infatti: si sono compiute le ulteriori parole della profezia
di Isaia: “Davanti a te camminerà la tua giustizia, la gloria del Signore ti seguirà. Allora
lo invocherai e il Signore ti risponderà: implorerai aiuto ed egli dirà: Eccomi!” (Is 58,
8-9).

20 giugno

BEATI PATRIZIO O’HEALY, vescovo, CONN O’ROURKE, sacerdote, CONOR


O’DUIBHEANAIGH, vescovo, GIOVANNI O’CEARNAIGH, sacerdote, martiri di
Irlanda

Patrick O’Healy nacque nel 1545 nella contea di Leitrim, in Irlanda, e divenne Frate
Minore. Fu educato all’università di Alcalá, in Spagna, dove venne consacrato vescovo
di Mayo nel 1576. A Parigi prese parte a pubbliche discussioni all’università,
entusiasmando gli ascoltatori con la sua maestria della patristica e delle controversie
teologiche. Nell’estate del 1579 con il confratello Conn [Cornelius] O’Rourke
salparono dalla Bretagna e arrivarono al largo della costa di Kerry. Ne fossero
consapevoli o no, essi furono visti come parte della forza di invasione, composta da
spagnoli e italiani che aveva preso terra nella baia di Smerwick. Furono catturati ad
Askeaton e condotti a Limerick. Sir William Drury, rettore del Munster e il Chief
Justice offrirono una promozione a O’Healy se avesse giurato fedeltà alla nuova chiesa
Anglicana. Entrambi rifiutarono, furono processati e condannati per tradimento. La
sentenza di morte venne eseguita a Kilmallock nel 1579.
Conor [Conchubhar O’Duibheanaigh] nacque a Raphoe, nella contea irlandese di
Donegal. Nel 1550, in giovane età, divenne Frate Minore. Il 13 maggio 1582 il
pontefice Gregorio XIII lo consacr vescovo di Down e Connor nella chiesa di Santa
Maria dell’Anima in Roma. Nel 1588, anno dell’Armada, fu arrestato ed imprigionato
per alcuni anni. Una volta rilasciato continu ad esercitare il suo ministero, ignorando
le difficoltà che si moltiplicavano e rifiutando di essere coinvolto nella guerra dei Nove
Anni con il grande Hugh O’Neill. Fu di nuovo incarcerato e processato all’inizio del
1612. Da Londra era giunto alle autorità protestanti di Dublino l’ordine di giustiziare
un vescovo e un compagno di quest’ultimo. Fu designato il cappellano Patrick
O’Loughran [Padraig O’Lochrain]. L’accusa nei loro confronti fu di tradimento ed il
verdetto naturalmente di colpevolezza. Vennero impiccati insieme a Dublino il 1°
febbraio 1612.
John Kearney [Sean O’Cearnaigh] nacque a Cashel, in Irlanda, nel 1619. Entr
nell’Ordine dei Frati Minori Osservanti a Kilkenny, studi per diversi anni a Lovanio e
ricevette l’ordinazione presbiterale a Bruxelles nel 1642. Nel 1644, mentre era di
ritorno in patria, venne arrestato, torturato e condannato a morte a Londra. Riuscì a
fuggire e raggiungere l’Irlanda. Esercit il suo ministero principalmente come
insegnante e predicatore. Con l’avvento al potere di Cromwell dovette nascondersi e
ben presto venne posta una taglia sul suo capo. Nella primavera del 1653 venne scovato
e catturato nella contea di Tipperary. Durante il processo fu accusato di aver esercitato
il ministero sacerdotale cattolico andando così contro la legge. Fu allora impiccato
presso Glenn l’11 marzo 1653.
Giovanni Paolo II li ha beatificati il 27 settembre 1992, insieme ad altre sedici vittime
delle persecuzioni in Irlanda.

26 giugno

BEATO ANDREA GIACINTO LONGHIN, vescovo

Nacque a Fiumicello di Campodarsego (Padova) il 22 novembre 1863. Si fece Frate


Minore Cappuccino e visse per venticinque anni in convento, dedito allo studio, alla
perfetta osservanza della regola e delle austerità dell’Ordine. Nominato vescovo di
Treviso nel 1904, resse per trentadue anni la diocesi. S’impegn per l’insegnamento del
catechismo; predic con zelo instancabile la parola di Dio, lavor per la santificazione
dei chierici, sacerdoti, religiosi e laici. La sua paternità rifulse nei giorni della Prima
Guerra Mondiale. Provato dal dolore, accettato con eroica rassegnazione, morì il 26
giugno 1936. Fu beatificato da Giovanni Paolo II il 20 ottobre 2002.

COLLETTA
Dio onnipotente,
che hai concesso al beato Andrea Giacinto, vescovo, di edificare la Chiesa
con l’annuncio della fede cristiana e la cura pastorale, concedi a noi, per sua
intercessione, di essere testimoni del tuo amore nel servizio dei fratelli. Per il nostro
Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito
Santo, per tutti i secoli dei secoli.

26 giugno
BEATO GIACOMO EL-HADDAD DA
GHAZIR, sacerdote e fondatore
Yaaqub El-Haddad è nato in Libano il 10 febbraio 1875. Nel 1894 decise di entrare nel
convento cappuccino di Khashbau (Egitto), dove prese i voti perpetui nel 1898 e
divenne sacerdote nel 1901. Venne assegnato al monastero di Bab Idriss a Beirut. Da
lì, lavor con dedizione per costruire scuole elementari per i bambini delle campagne.
Fond anche scuole, ospedali, orfanotrofi. Inoltre, dette vita al Terz’Ordine per uomini
e donne. Sulle orme di san Francesco d’Assisi è stato un instancabile apostolo della
carità, plasmata nella sua sollecitudine per le necessità fisiche e morali del prossimo.
Subito dopo la Prima Guerra Mondiale acquist la collina di Jall-Eddib dove voleva
costruire una chiesa ed erigere una croce e che divenne presto un luogo di raccolta di
sacerdoti malati e di altri poveri che chiedevano assistenza. Per dare continuità al suo
lavoro, fond nel 1930 la congregazione religiosa delle Suore Francescane della Croce
del Libano. Morì il 26 giugno del 1954. È stato beatificato il 22 giugno 2008 da
Benedetto XVI.

Comune dei santi [per i religiosi], pag. ***.


COLLETTA
Padre santo, che hai donato al beato Giacomo da Ghazir, sacerdote, zelo evangelico e
fervente carità verso gli afflitti,
concedi anche a noi, per sua intercessione e sul suo esempio, di dedicare la nostra vita
al servizio del prossimo. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e
vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

30 giugno BEATO RAIMONDO LULLO, martire, terziario

Nacque a Palma di Maiorca, nelle Isole Baleari (Spagna), verso il 1235. Entr , nel 1295
ad Assisi, nel Terz’Ordine francescano e, spinto dallo zelo per le anime, ide la
fondazione di collegi per la formazione dei missionari. Per tutta la vita Raimondo fu
affascinato dall’ideale missionario. Fu scrittore fecondissimo e compose opere intorno
a quasi tutti gli argomenti conosciuti del tempo, tanto da venir chiamato “dottore
illuminato”. Combatté con tenacia l’averroismo. Fu il primo uditore e referendario
laico a un Concilio Ecumenico. Partito missionario a Bugia, in Africa, ebbe a
sopportare dapprima maltrattamenti e carcere; poi, aggredito a colpi di pietra, fu
accolto moribondo su una nave e spir il 29 giugno 1316, mentre la nave stava per
raggiungere l’isola di Maiorca. Raimondo è una complessa figura di pensatore, di
mistico e di missionario. Nella storia della missionologia occupa un posto preminente:
egli ha intuito e sostenuto l’importanza della inculturazione della fede nelle lingue e
nelle culture dei popoli. Il 10 giugno 1850 Pio IX approverà il culto come beato, che
già da tempo gli veniva tributato in Catalogna e nell’Ordine francescano.
[Memoria liturgica ufficiale: 1 luglio].

COLLETTA
O Dio, che hai infiammato il beato Raimondo Lullo martire di ardore apostolico per la
diffusione della fede, fa’ che anche noi, per sua intercessione, conserviamo
incrollabile fino alla morte la fede che abbiamo ricevuto dalla tua grazia. Per il nostro
Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito
Santo, per tutti i secoli dei secoli.

4 luglio

SANTA ELISABETTA DI PORTOGALLO, terziaria

Elisabetta d’Aragona nasce verso il 1271 a Estremoz, Portogallo. Figlia di Pietro,


futuro re di Aragona e sposa dodicenne di Dionigi, re del Portogallo, sostenne con
eroica abnegazione prove e difficoltà, e agì come angelo di pace per appianare gravi
dissidi sorti nell’ambito della famiglia e del regno. Rimasta vedova (1325) e divenuta
Terziaria francescana, visse gli ultimi anni nel colloquio con Dio e nella carità verso i
poveri. Fu canonizzata a Roma da Urbano VIII il 24 giugno 1626.

COLLETTA
Dio di amore e di pace,
che hai dato a santa Elisabetta di Portogallo il dono mirabile
di riconciliare fra loro i nemici, concedi anche a noi di essere sempre operatori di
pace, perché possiamo chiamarci tuoi figli.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità
dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

8 luglio

SANTI GREGORIO GRASSI, ANTONINO FANTOSATI, FRANCESCO


FOGOLLA, vescovi, E COMPAGNI, martiri della Persecuzione cinese

Tra i martiri della violenta persecuzione provocata nel 1900, dai fanatici Boxers
nell’impero cinese, appartengono all’Ordine dei Frati Minori tre vescovi (Gregorio
Grassi, Antonino Fantosati, Francesco Fogolla), quattro sacerdoti (Teodorico Balat,
Giuseppe Maria Gambaro, Cesidio Giacomantonio, Elia Facchini) e un religioso
fratello (Andrea Giuseppe Bauer). Vi furono anche sette suore Missionarie
Francescane di Maria e quindici laici del Terz’Ordine. Furono beatificati da Pio XII
nel 1946. Giovanni Paolo II il 1° ottobre 2000 li ha canonizzati assieme ad altri martiri
in Cina.

COLLETTA
O Padre, che vuoi la salvezza di tutti gli uomini e li chiami alla conoscenza della verità,
per intercessione dei beati martiri
Gregorio, Antonino, Francesco, vescovi, e compagni, concedi che tutte le genti
conoscano te solo vero Dio e colui che hai mandato,
Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore. Egli è Dio, e vive e regna con te, nell’unità
dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

8 luglio
SANTI MARTIRI CINESI DEL TERZ’ORDINE FRANCESCANO
Tra i martiri della violenta persecuzione provocata nel 1900, dai fanatici Boxers
nell’impero cinese, appartengono all’Ordine dei Frati Minori tre vescovi, quattro
sacerdoti, un religioso fratello, sette suore Missionarie Francescane di Maria e quindici
laici del Terz’Ordine: Filippo Zhang Zhihe (Tchang) di Linsian, Giovanni Zhang Huan
(Tchang Fang) di Nansce, Giovanni Zhang Jingguang (Tchang di Taekvo) di Taiku,
Giovanni Wang Rui (Van o Wang), Patrizio Dong Bodi (Tun o Tong) di Kutcen-in,
Francesco Zhang Rong (Tchang-Jun) di Yangchuan, Mattia Fen De (Fun-Te), Pietro
Zhang Banniu (Tchan-Pan-Nien) di Yangchuan, Pietro Wu Anpeng (U-Ngan-Pan) di
Taiyan, Simone Chen Ximan (Tchen o Tcheng) di Lochen, Tommaso Shen Jihe (Sen),
Pietro Wang Erman, Giacomo Yan Guodong,
Giacomo Zhao Quanxin, Tommaso Shen Jihe. Furono beatificati da Pio XII il 24
novembre 1946. Giovanni Paolo II il 1° ottobre 2000 li ha canonizzati assieme ad altri
martiri in Cina.

Comune dei martiri, pag. ***.

9 luglio
SANTI NICOLA PICK, WILLALDO E
COMPAGNI, religiosi e martiri di Gorcum (Olanda)
Nel giugno 1572 la città di Gorcum (in Olanda) fu conquistata da gruppi di estremisti
calvinisti, i Gheusi, che riuscirono a vincere la resistenza opposta da una piccola
guarnigione che difese i fedeli, il parroco e un gruppo di Frati Minori. Durante le
trattative per giungere alla resa i Gheusi si impegnarono a salvare la vita dei religiosi,
ma dopo la resa la promessa non fu mantenuta e vennero catturati undici Frati Minori
(oltre ai citati: Antonio da Hoornaert, Antonio da Weert, Cornelio da Wijk Bij
Dunrstede, Francesco da Roye, Girolamo da Weert, Goffredo da Melveren, Nicasio da
Heeze, Pietro da Assche, Teodorico van der Eel), tre sacerdoti secolari, un canonico
regolare di Sant’Agostino e un padre domenicano accorso per amministrare i
sacramenti ai prigionieri. Rimasero incarcerati a Gorcum dal 26 giugno al 6 luglio,
quando vennero trasportati seminudi a Dordrecht. Furono poi condotti a Brielle, dove
subirono ancora lo scherno del popolo assieme ad altri tre sacerdoti. Il capo dei Gheusi
tent invano la fede dei prigionieri con lunghe dispute e interrogatori, specialmente sul
primato del papa e sulla presenza reale di Cristo nell’eucaristia. La loro abilità nel
confutare le tesi dei Gheusi fu causa di nuovi tormenti e della impiccagione, avvenuta
il 9 luglio 1572 contro le disposizioni emanate da Guglielmo d’Orange, che vietavano
l’uccisione dei religiosi. Il luogo del martirio, in Brielle, è da lungo tempo meta di
pellegrinaggi e processioni. I diciannove martiri di Gorcum furono beatificati da
Clemente X il 24 novembre 1675 e canonizzati da Pio IX il 29 giugno 1867.

COLLETTA
O Padre, che hai premiato con la gloria eterna il martirio dei santi Nicola, Willaldo e
compagni, donaci di imitarne l’invitta costanza nella fede per essere partecipi della
loro sorte beata.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità
dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

10 luglio

SANTA VERONICA GIULIANI, religiosa


Nata a Mercatello sul Metauro (Pesaro) il 27 dicembre 1660, a diciassette anni entr nel
monastero delle Cappuccine di Città di Castello. Pass la sua vita nella preghiera e nella
contemplazione, proponendosi di uniformarsi sempre più a Cristo crocifisso. L’amore
al mistero della croce le merit le sacre stimmate. Raccont le sue altissime esperienze
mistiche in un Diario che scrisse per obbedienza al suo confessore. Morì santamente a
Città di Castello (Perugia) il 9 luglio 1727. Fu beatificata da Pio VII il 17 giugno 1804
e canonizzata da Gregorio XVI il 26 maggio 1839.

COLLETTA
O Dio, che hai reso mirabile la vergine santa Veronica Giuliani
per i segni della passione del tuo Figlio impressi nel suo corpo, concedi a noi di
renderci sempre più conformi a Cristo crocifisso per godere un giorno della
rivelazione della sua gloria.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità
dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

12 luglio

SANTI GIOVANNI JONES E GIOVANNI WALL, sacerdoti e martiri della


Persecuzione inglese

Giovanni Jones, nato in Inghilterra nel 1530 ed entrato tra i Frati Minori a Pontoise, fu
costretto ad esulare in Francia, dove fu ordinato sacerdote probabilmente a Reims.
Dopo un breve soggiorno a Roma, ritorn in patria ed esercit clandestinamente il
ministero a Londra. Arrestato e rinchiuso in carcere, sopport spietate torture e fu
condannato a morte. La sentenza fu eseguita a St. Thomas Waterings il 12 luglio 1598.
Giovanni Wall (Gioacchino di Sant’Anna), nato in Inghilterra, ed entrato tra i Frati
Minori, fu ordinato sacerdote a Douai in Francia e profess la regola di san Francesco.
Esercit il ministero sacerdotale per ventidue anni in Inghilterra, finché fu catturato e
condannato a morte. Salì sul patibolo dove morì impiccato al laccio e sventrato con la
spada durante il regno di Carlo II a Worcester il 22 agosto 1679. A partire dal 1886 i
martiri inglesi a gruppi più o meno numerosi, furono beatificati dai sommi pontefici:
una quarantina sono stati anche canonizzati il 25 ottobre 1970 da Paolo VI.
Colletta

O Padre, che ai tuoi santi martiri Giovanni Jones e Giovanni Wall hai dato la forza di
sostenere fino all’ultimo la pacifica battaglia della fede, fa’ che, per la loro
intercessione, tutti coloro che si professano cristiani ricostruiscano la perfetta unità
della tua famiglia. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e
regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

13 luglio

BEATO EMANUELE RUIZ E COMPAGNI, martiri di Damasco

Si tratta di un gruppo di 11 martiri dei mussulmani, uccisi per la fede il 10 luglio 1860;
di essi otto erano Frati Minori (i sacerdoti: Emanuele Ruiz, Carmelo Volta, Nicanore
Ascanio, Nicola M. Alberca y Torres, Pietro Soler, Engelbert Kolland; e i frati professi:
Francesco Pinazo Peñalver, Giovanni Giacomo Fernández) e tre erano fratelli di
sangue, laici maroniti. Sono conosciuti come i “beati martiri di Damasco”. Versarono
il loro sangue come tanti altri prima di loro in quelle terre che videro sempre, dal tempo
di san Francesco, lo sforzo missionario dei Francescani nel mondo islamico. Essi si
trovavano nel loro convento di Damasco in Siria, dediti all’apostolato fra la
popolazione locale. Nella notte fra il 9 e il 10 luglio 1860, furono attaccati dai Drusi di
Damasco, setta religiosa di origine mussulmana sciita che, in preda al loro fanatismo
di insofferenza religiosa, scoppiato negli anni 1845-46 e specialmente nel 1860 contro
il cristianesimo, percorsero la città facendo stragi di cristiani. Gli otto francescani si
rifugiarono fra le solide mura del convento, e con loro i tre fratelli cristiani maroniti.
Purtroppo ci fu un traditore, forse fra gli inservienti locali, che introdusse gli assassini
per una piccola porta, cui nessuno aveva pensato, e così furono tutti massacrati, con la
ferocia che distingue i fondamentalisti islamici e che in tanti secoli ha fatto migliaia e
migliaia di vittime nel mondo cristiano. Furono tutti beatificati da Pio XI il 10 ottobre
1926.
[Memoria liturgica ufficiale: 10 luglio].

COLLETTA
Dio onnipotente e misericordioso,
guarda il tuo popolo, che celebra il glorioso giorno
dei beati martiri Emanuele e compagni, e come frutto del loro sacrificio donaci l’invitta
costanza nella fede.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità
dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

14 luglio

SAN FRANCESCO SOLANO, sacerdote


Nacque a Montilla, in Spagna, il 3 marzo 1549. Entrato all’età di vent’anni a far parte
dei Frati Minori e divenuto sacerdote, si dedic con grande frutto all’apostolato della
predicazione. Spinto da vivo zelo, chiese di andare come missionario tra gli indigeni
dell’America meridionale. Svolse la sua intensa azione apostolica specialmente a Lima,
nel Perù, e a Tucumán, in Argentina. Attirava gli indios alla fede soprattutto con
l’esempio della sua vita e con l’amore evangelico. Prese le loro difese contro
l’oppressione dei conquistatori. Estenuato dalle fatiche e dalle penitenze, morì a Lima
il 14 luglio 1610. Fu beatificato il 30 giugno 1675. Benedetto XIII lo dichiar santo il
27 dicembre 1726.

COLLETTA
O Padre, che con l’opera apostolica di san Francesco Solano hai condotto alla Chiesa
numerosi popoli dell’America,
per i suoi meriti e la sua intercessione unisci fermamente a te il nostro cuore e disponi
all’obbedienza della fede i popoli che ancora non ti conoscono.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità
dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

15 luglio

SAN BONAVENTURA FIDANZA DA BAGNOREGIO, vescovo e dottore della


Chiesa

Giovanni Fidanza nacque a Bagnoregio (Viterbo) nel 1217/1218. Da bambino fu


gravemente ammalato e la madre ne ottenne la guarigione per intercessione di san
Francesco. Entr nell’Ordine dei Minori durante un suo soggiorno in Francia, dove si
era recato per ultimare gli studi. Fu discepolo di Alessandro di Hales e poi maestro
nello studio di Parigi. Nel 1257 venne eletto generale dell’Ordine francescano, che in
pochi decenni aveva avuto un prodigioso sviluppo e contava 20.000 religiosi. I
diciassette anni di governo di san Bonaventura influirono in modo così profondo e
determinante, che venne chiamato il secondo fondatore dell’Ordine. Spirito equilibrato
e fermo, tenne il giusto mezzo tra le opposte tendenze. Tra gli atti principali del suo
generalato va segnalata la pubblicazione delle Costituzioni narbonensi, su cui si
basarono tutte le successive costituzioni dell’Ordine. Scrisse molte opere di teologia e
di mistica. Compose anche la Legenda maior, cioè la notissima vita di san Francesco.
Creato cardinale e nominato vescovo di Albano, partecip al secondo Concilio di Lione
che, anche per opera sua, segn un ravvicinamento tra latini e greci. Morì a Lione il 15
luglio 1274, assistito da Gregorio X, presente al Concilio. La santità, la dottrina, la
spiritualità di san Bonaventura, il suo ardente amore all’umanità di Cristo, lasciarono
una profonda impronta nella pietà cristiana del Medioevo, e gli meritarono il titolo di
Dottore Serafico. Nel 1434 la salma venne traslata in una nuova chiesa, dedicata a San
Francesco d’Assisi. Fu canonizzato dal papa francescano Sisto IV il 14 aprile 1482, e
nominato Dottore della Chiesa il 14 maggio 1588 da Sisto V, altro papa francescano.

COLLETTA
O Dio onnipotente, guarda a noi tuoi fedeli riuniti nel ricordo della nascita al cielo del
vescovo san Bonaventura da Bagnoregio, e fa’ che siamo illuminati dalla sua sapienza
e stimolati dal suo serafico ardore.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità
dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

18 luglio

SAN SIMONE DI LIPNICA, sacerdote

Nacque a Lipnica Murowana, nella Polonia meridionale, intorno al 1440. Nel 1454 si
trasferì a Cracovia per frequentare la famosa Accademia Jagellonica. In quegli anni san
Giovanni da Capestrano entusiasmava la città con la santità della sua vita e il fervore
delle sue prediche. Nel 1457, affascinato dall’ideale francescano, chiese di essere
accolto tra i Frati Minori, con altri dieci suoi colleghi studenti, nel convento di Stradom
(Cracovia), divenendo sacerdote intorno al 1460. Stabilitosi a Stradom, si dedic alla
predicazione e allo studio prolungato della sacra Scrittura. Diffuse la devozione al
Nome di Gesù, ottenendo la conversione di innumerevoli peccatori. Dal luglio 1482 al
6 gennaio 1483 la città fu sotto il flagello della peste. Nella desolazione generale, i
Francescani del convento di San Bernardino si prodigarono instancabilmente nella cura
degli ammalati, da veri angeli consolatori. Presto fu contagiato. Sopport con
straordinaria pazienza le sofferenze della malattia. Morì il 18 luglio 1482. Il culto ab
immemorabili reso al beato, passato alla storia della santità serafica con il titolo di
“Salutis omnium sitibundus”, fu confermato da Innocenzo XI il 24 febbraio 1685. La
causa per la sua canonizzazione, ripresa da Pio XII il 25 giugno 1948 venne conclusa
da Benedetto XVI il 3 giugno 2007.

COLLETTA
O Padre, che nell’amore verso te e i fratelli hai compendiato i tuoi comandamenti, fa’
che a imitazione di san Simone dedichiamo la nostra vita a servizio del prossimo, per
essere da te benedetti nel regno dei cieli.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità
dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

19 luglio

SAN GIOVANNI DA DUKLA, sacerdote

Nacque a Dukla, città fra i monti Carpazi in Polonia, nel 1414. Da giovane entr tra i
Frati Minori. Completati gli studi, fu ordinato sacerdote, divenendo superiore a Krosno
e poi a Leopoli, custode di tutti i monasteri di quella provincia, che comprendeva in
quel tempo anche quelli Cechi. Portato alla vita contemplativa, spese la sua vita nella
ricerca della perfezione, nella cura delle anime e nel lavoro missionario. Fu un apostolo
del confessionale e del pulpito. Sopport senza mai lamentarsi la cecità che lo aveva
colpito. Morì il 29 settembre 1484 a Leopoli. Molte grazie furono ottenute per sua
intercessione. Nel 1615 inizi il processo di beatificazione che si concluse il 21 gennaio
1733, con il decreto di conferma da parte di Clemente XII. Nel 1739 venne proclamato
protettore della Polonia e Lituania. È stato canonizzato da Giovanni Paolo II a Krosno
in Polonia il 10 giugno 1997.

COLLETTA

O Padre, che hai chiamato san Giovanni da Dukla a cercare con tutte le forze il regno
dei cieli nella via della perfetta carità, concedi anche a noi, che confidiamo nella sua
intercessione, di progredire in cristiana letizia nel cammino del tuo amore.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità
dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

21 luglio
SAN LORENZO RUSSO DA BRINDISI, sacerdote e dottore della Chiesa
Giulio Cesare Russo nacque a Brindisi il 22 luglio 1559 e, ancor giovane, entr tra i Minori Cappuccini
della Provincia Veneta. Di intelligenza pronta e brillante, si applic allo studio delle scienze sacre
nonché delle lingue ebraica e aramaica. Ordinato sacerdote, si dedic con successo alla predicazione,
percorrendo tutta l’Italia e buona parte dell’Europa. Animato da fervore mistico e da rigidezza
ascetica, mise tutto il suo ingegno e la sua scienza a servizio dell’azione apostolica. Predicava nella
loro lingua a quasi tutti i popoli d’Europa e teneva lezioni di Scrittura in lingua ebraica agli stessi
ebrei di Roma. Durante la battaglia contro i mussulmani in Ungheria (1601), entr animoso nella
mischia, trascinando i soldati cristiani alla vittoria. Ebbe nel suo Ordine importanti uffici: fu
provinciale nel Veneto e in altre province italiane; fu generale dell’Ordine. Scrisse numerose opere
esegetiche, teologiche, apologetiche, oratorie (tra quest’ultime da ricordare il Mariale) che gli
meritarono il titolo di Dottore della Chiesa. Morì a Belém, presso Lisbona, dove si era recato in
missione di pace, il 22 luglio 1619. Fu beatificato da Pio VI nel 1783 e canonizzato da Leone XIII
nel 1881.

Memoria /Festa per i cappuccini

Comune dei dottori

INNO

Apostolico ardore
conduce san Lorenzo
per le strade del mondo
ad annunciare Cristo.

Principi, re, tiranni,


i miseri, i potenti,
i poveri ed i ricchi,
tutti chiama a salvezza.

Dissipa le tenebre
causate dall'errore,
per la fede di Cristo
lotta infaticabile.

La sua parola ardente


confuta gli eretici,
scioglie il gelo dei cuori,
richiama a penitenza.
All'antico avversario
tante anime strappa,
spezzate le catene
al bene le rivolge.

Sempre a Te sia gloria,


o Trinità beata;
san Lorenzo interceda
a tutti il premio eterno. Amen.

1 ant. Al Signore ogni onore e venerazione,


a lui si dia gloria e si rendano grazie.

SALMO 144
I (1-9)

O Dio, mio re, voglio esaltarti *


e benedire il tuo nome in eterno e per sempre.
Ti voglio benedire ogni giorno *
lodare il tuo nome in eterno e per sempre.

Grande è il Signore *
e degno di ogni lode,
la sua grandezza *
non si può misurare.

Una generazione narra all'altra le tue opere, *


annunzia le tue meraviglie.
Proclamano lo splendore della tua gloria *
e raccontano i tuoi prodigi.

Dicono la stupenda tua potenza *


e parlano della tua grandezza.
Diffondono il ricordo della tua bontà immensa, *
acclamano la tua giustizia.

Paziente e misericordioso è il Signore, *


lento all'ira e ricco di grazia.
Buono è il Signore verso tutti, *
la sua tenerezza si espande su tutte le creature.

Gloria al Padre e al Figlio *


e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, e ora e sempre *


nei secoli dei secoli. Amen.

1 ant. Al Signore ogni onore e venerazione,


a lui si dia gloria e si rendano grazie.

2 ant. Dio è l'Altissimo, il sommo Bene, tutto il Bene.

II (10-13)
Ti lodino, Signore, tutte le tue opere *
e ti benedicano i tuoi fedeli.
Dicano la gloria del tuo regno *
e parlino della tua potenza,

per manifestare agli uomini i tuoi prodigi *


e la splendida gloria del tuo regno.
Il tuo regno è regno di tutti i secoli, *
il tuo dominio si estende ad ogni generazione.

Gloria al Padre e al Figlio *


e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, e ora e sempre *


nei secoli dei secoli. Amen.

2 ant. Dio è l'Altissimo, il sommo Bene, tutto il Bene.

3 ant. Lodiamo e glorifichiamo il Signore,


che è benedetto nei secoli.

III (14-21)

Fedele è il Signore in tutte le sue parole, *


santo in tutte le sue opere.
Il Signore sostiene quelli che vacillano *
e rialza chiunque è caduto.

Gli occhi di tutti sono rivolti a te in attesa *


e tu provvedi loro il cibo a suo tempo.
Tu apri la tua mano *
e sazi la fame di ogni vivente.

Giusto è il Signore in tutte le sue vie, *


santo in tutte le sue opere.
Il Signore è vicino a quanti lo invocano, *
a quanti lo cercano con cuore sincero.

Appaga il desiderio di quelli che lo temono, *


ascolta il loro grido e li salva.
Il Signore protegge quanti lo amano, *
ma disperde tutti gli empi.

Canti la mia bocca *


la lode del Signore.
Ogni vivente benedica il suo nome santo, *
in eterno e sempre.

Gloria al Padre e al Figlio *


e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, e ora e sempre *


nei secoli dei secoli. Amen.

3 ant. Lodiamo e glorifichiamo il Signore,


che è benedetto nei secoli.

℣ Il Signore lo ha riempito dello spirito di sapienza e d'intelletto.


℞ E lo ha esaltato in mezzo al suo popolo.

PRIMA LETTURA

Dal libro della Sapienza 5, 15-22

La ricompensa dei giusti è presso il Signore

La speranza dell'empio è come pula portata dal vento,


come schiuma leggera sospinta dalla tempesta,
come fumo dal vento è dispersa,
si dilegua come il ricordo dell'ospite di un sol giorno.
I giusti al contrario vivono per sempre,
la loro ricompensa è presso il Signore
e l'Altissimo ha cura di loro.
Per questo riceveranno una magnifica corona regale,
un bel diadema dalla mano del Signore,
perché li proteggerà con la destra,
con il braccio farà loro da scudo.
Egli prenderà per armatura il suo zelo
e armerà il creato per castigare i nemici;
indosserà la giustizia come corazza
e si metterà come elmo un giudizio infallibile;
prenderà come scudo una santità inespugnabile;
affilerà la sua collera inesorabile come spada
e il mondo combatterà con lui contro gli insensati.
Scoccheranno gli infallibili dardi dei fulmini,
e come da un arco ben teso,
dalle nubi, colpiranno il bersaglio.

RESPONSORIO Sap 7, 7-8; Gc 1, 5

℞ Pregai e mi fu elargita la prudenza; * implorai e venne in me lo spirito della


sapienza e la preferii a scettri e a troni.
℣ Se qualcuno manca di sapienza, la domandi a Dio, che dona a tutti generosamente e
senza rinfacciare, e gli sarà data.
℞ Implorai e venne in me lo spirito della sapienza e la preferii a scettri e a troni.

SECONDA LETTURA

Dai «Discorsi» di san Lorenzo da Brindisi, sacerdote

(Disc. per la Quaresima 27; Opera Omnia 5, 1, nn. 48. 50. 52).
La predicazione è un compito apostolico

Per sostenere la vita spirituale, che abbiamo in comune con gli angeli del cielo,
creati come noi ad immagine e somiglianza di Dio, è certamente necessario il pane
della grazia dello Spirito Santo e della carità di Dio.
Ma la grazia e la carità senza la fede non valgono nulla, perché senza la fede è
impossibile piacere a Dio. Né la fede può svilupparsi senza la predicazione della parola
di Dio: «La fede dipende dalla predicazione, e la predicazione a sua volta si attua per
la parola di Cristo» (Rm 10, 17). Pertanto la predicazione della parola di Dio è
necessaria alla vita spirituale, come la semina al sostentamento della vita corporale.
Perciò Cristo dice: «Il seminatore uscì a seminare la sua semente» (Lc 8, 5). Il
seminatore uscì come banditore della giustizia e proprio di essa leggiamo che un
tempo si fece banditore Dio, come quando nel deserto diede a tutto il popolo, dal
cielo, a viva voce la legge della giustizia. Altre volte fu un angelo del Signore a
rimproverare, nel luogo dei piangenti, il popolo per la trasgressione della legge divina
(cfr. Gdc 2, 4-5). Per questo tutti i figli d'Israele, udite le parole dell'angelo, pentiti di
cuore piansero a dirotto con alte grida. Anche Mosè predicò a tutto il popolo la legge
del Signore nelle steppe di Moab, come appare dal Deuteronomio.
Finalmente a predicare la parola di Dio venne Cristo, Dio e uomo, che a tal fine
inviò gli apostoli, come prima aveva inviato i profeti.
Perciò la predicazione è un compito apostolico, angelico, cristiano, divino. La parola
di Dio è talmente ricca di ogni bene che è come un tesoro di tutti i beni. Da essa
derivano tutte le virtù, tutti i doni dello Spirito Santo, tutte le beatitudini evangeliche,
tutte le opere buone, tutti i meriti della vita, tutta la gloria del paradiso: «Accogliete
con docilità la parola che è stata seminata in voi e che può salvare le vostre anime»
(Gc 1, 21).
Infatti la parola del Signore è luce per l'intelletto e fuoco per la volontà, perché
l'uomo possa conoscere ed amare Dio. Per l'uomo interiore, che per mezzo della
grazia vive dello Spirito di Dio, è pane ed acqua, ma pane più dolce del miele e acqua
migliore del vino e del latte. Per l'anima è un tesoro spirituale di meriti, perciò viene
chiamata oro e pietra assai preziosa. È invece un maglio contro un cuore duramente
ostinato nei vizi. È una spada contro la carne, il mondo e il demonio per distruggere
ogni peccato.

RESPONSORIO Is 40; 9; Lc 9, 59-60

℞ Sali su un alto monte, tu che porti liete notizie; * annunzia a tutte le città: Ecco il
vostro Dio.
℣ Seguimi, va' e predica il regno di Dio;
℞ annunzia a tutte le città: Ecco il vostro Dio.
TE DEUM

ORAZIONE

O Dio, che a gloria del tuo nome e a servizio dei fratelli hai dato al sacerdote san
Lorenzo da Brindisi il tuo Spirito di consiglio e di fortezza, dona anche a noi la luce per
conoscere la nostra missione e la forza per attuarla. Per il nostro Signore Gesù Cristo,
tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i
secoli dei secoli.

Lodi

INNO

San Lorenzo da Brindisi,


Dottore della Chiesa,
guida, maestro e gloria
dell'Ordine Serafico.

Porgi ascolto alle voci


di chi tue lodi canta,
sii propizio ai fratelli
che ti hanno patrono.

Dalla sede di gloria


assisti premuroso
l'Ordine Serafico
che in terra hai guidato.

Sia fecondo di figli,


la santità aumenti,
serva fedele a Cristo
con la parola e le opere.

Donaci di seguire
gli esempi tuoi mirabili,
per esser fatti degni
della stessa corona.

Sempre a te sia gloria,


o Trinità beata;
san Lorenzo interceda
a tutti il premio eterno. Amen.

1 ant. Di buon mattino rivolgeva il cuore al Signore,


che lo ha creato,
e schiudeva le labbra alla preghiera
davanti all'Altissimo.

2 ant. Percorse terre straniere,


e ovunque fece brillare
la dottrina del suo insegnamento.

3 ant. Molti loderanno la sua intelligenza;


egli non sarà mai dimenticato.

LETTURA BREVE 2 Cor 5, 14. 19-21

Fratelli, l'amore del Cristo ci spinge. È stato Dio infatti a riconciliare a sé il mondo in
Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della
riconciliazione. Noi fungiamo quindi da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse
per mezzo nostro. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio.
Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore,
perché noi potessimo diventare per mezzo di lui giustizia di Dio.

RESPONSORIO BREVE Cfr. 2 Cor 5, 18-19

℞ Dio ci ha riconciliati con sé * mediante Cristo.


Dio ci ha riconciliati con sé mediante Cristo.
℣ Ed ha affidato a noi il ministero della riconciliazione:
mediante Cristo.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Dio ci ha riconciliati con sé mediante Cristo.

Ant. al Ben. Servendo il Signore in santità e giustizia,


diresse il popolo di Dio sulla via della pace.

INVOCAZIONE

Rivolgiamo la nostra lode a Cristo Signore, che ci è stato dato dal Padre quale Via,
Verità e Vita, e preghiamo dicendo:
Attiraci a te, o Signore.

Tu che hai voluto servire e non essere servito,


- concedici di servirti nei nostri fratelli.

Tu che sei venuto per evangelizzare i poveri,


- rendici degni di annunziare il tuo Vangelo a tutte le genti.

Tu che sei venuto per riconciliare il mondo al Padre per mezzo del tuo sangue,
- fa' che possiamo cooperare alla riconciliazione di tutti gli uomini.

Tu che hai voluto che noi fossimo sale della terra e luce del mondo,
- illuminaci con la luce del Divino Spirito.

PADRE NOSTRO

ORAZIONE

O Dio, che a gloria del tuo nome e a servizio dei fratelli hai dato al sacerdote san
Lorenzo da Brindisi il tuo Spirito di consiglio e di fortezza, dona anche a noi la luce per
conoscere la nostra missione e la forza per attuarla. Per il nostro Signore Gesù Cristo,
tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i
secoli dei secoli.

Ora media

LETTURA BREVE Ez 34, 16

Andrò in cerca della pecora perduta e ricondurrò all'ovile quella smarrita; fascerò
quella ferita e curerò quella malata, avrò cura della grassa e della forte; le pascerò
con giustizia.

℣ Il Signore è il mio pastore.


℞ Non manco di nulla.

Sesta

LETTURA BREVE Is 52, 7

Come sono belli sui monti i piedi del messaggero di lieti annunzi che annunzia la
pace, messaggero di bene che annunzia la salvezza, che dice a Sion: «Regna il tuo
Dio».
℣ Lodate il Signore e invocate il suo nome.
℞ Proclamate tra i popoli le sue opere.

Nona

LETTURA BREVE Cfr. Ef 1, 8-10

Dio ha riversato su di noi sapienza e intelligenza, poiché egli ci ha fatto conoscere il


mistero della sua volontà, secondo quanto nella sua benevolenza aveva in lui
prestabilito per realizzarlo nella pienezza dei tempi: il disegno cioè di ricapitolare in
Cristo tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra.

℣ Canti la mia bocca la lode del Signore.


℞ E ogni vivente benedica il suo nome santo.

Vespri

INNO

Cantiamo piamente
la lode a san Lorenzo,
in parole e in opere
discepolo di Cristo.

Fanciullo fugge il mondo,


nel chiostro si ritira,
veste l'umile saio,
tutto a Dio si consacra.

Sulle orme del Padre,


la stretta via del bene
percorre, e valoroso
giunge presto alla vetta.

Oh, con quante lacrime,


medita la Passione;
celebra nell'estasi
il santo sacrificio.

La Vergine Maria
ama, celebra, predica;
Ella su lui profonde
i celesti carismi.

Sempre a Te sia gloria,


o Trinità beata;
san Lorenzo interceda
a tutti il premio eterno. Amen;

1 ant. Bisogna che Cristo regni


finché non abbia posto tutti i nemici
sotto i suoi piedi.

SALMO 109, 1-5. 7

Oracolo del Signore al mio Signore: *


«Siedi alla mia destra,
finché io ponga i tuoi nemici *
a sgabello dei tuoi piedi».

Lo scettro del tuo potere stende il Signore da Sion: *


«Domina in mezzo ai tuoi nemici.

A te il principato nel giorno della tua potenza *


tra santi splendori;
dal seno dell'aurora, *
come rugiada, io ti ho generato».

Il Signore ha giurato e non si pente: *


«Tu sei sacerdote per sempre
al modo di Melchisedek».

Il Signore è alla tua destra, *


annienterà i re nel giorno della sua ira.
Lungo il cammino si disseta al torrente *
e solleva alta la testa.

Gloria al Padre e al Figlio *


e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, e ora e sempre *


nei secoli dei secoli. Amen.

1 ant. Bisogna che Cristo regni


finché non abbia posto tutti i nemici
sotto i suoi piedi.

2 ant. Arricchì di meriti la Chiesa di Dio


con le sue opere,
e si avviò la salvezza per mano di lui.

SALMO 121

Quale gioia, quando mi dissero: *


«Andremo alla casa del Signore».
E ora i nostri piedi si fermano *
alle tue porte, Gerusalemme!

Gerusalemme è costruita *
come città salda e compatta.

Là salgono insieme le tribù, le tribù del Signore, †


secondo la legge di Israele, *
per lodare il nome del Signore.

Là sono posti i seggi del giudizio, *


i seggi della casa di Davide.

Domandate pace per Gerusalemme: *


sia pace a coloro che ti amano,
sia pace sulle tue mura, *
sicurezza nei tuoi baluardi.

Per i miei fratelli e i miei amici *


io dirò: «Su di te sia pace!».
Per la casa del Signore nostro Dio, *
chiederò per te il bene.

Gloria al Padre e al Figlio *


e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, e ora e sempre *


nei secoli dei secoli. Amen.

2 ant. Arricchì di meriti la Chiesa di Dio


con le sue opere,
e si avviò la salvezza per mano di lui.

3 ant. Lodate il Signore e invocate il suo nome,


proclamate tra i popoli le sue opere.

CANTICO Cfr Ap 15, 3-4

Grandi e mirabili sono le tue opere, †


o Signore Dio onnipotente; *
giuste e veraci le tue vie, o Re delle genti!

Chi non temerà il tuo nome, †


chi non ti glorificherà o Signore? *
Tu solo sei santo!

Tutte le genti verranno a te, Signore, †


davanti a te si prostreranno, *
perché i tuoi giusti giudizi si sono manifestati.

Gloria al Padre e al Figlio *


e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, e ora e sempre *


nei secoli dei secoli. Amen.

3 ant. Lodate il Signore e invocate il suo nome,


proclamate tra i popoli le sue opere.

LETTURA BREVE Gc 3, 17-18


La sapienza che viene dall'alto è anzitutto pura; poi pacifica, mite, arrendevole,
piena di misericordia e di buoni frutti, senza parzialità, senza ipocrisia. Un frutto di
giustizia viene seminato nella pace per coloro che fanno opera di pace.

RESPONSORIO BREVE

℞ Ha detto le parole di Dio * in mezzo all'assemblea.


Ha detto le parole di Dio in mezzo all'assemblea.
℞ Il Signore gli ha dato sapienza e intelligenza
in mezzo all'assemblea.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Ha detto le parole di Dio in mezzo all'assemblea.

Ant. al Magn. San Lorenzo,


maestro della fede e luce della Chiesa,
hai scrutato con amore il mistero di Dio:
prega per noi Cristo Signore.

INTERCESSIONE

Preghiamo Cristo Signore, fonte della vera sapienza e di ogni virtù, dicendo insieme:
Venga il tuo regno, Signore.

Tu che hai mandato i tuoi discepoli a predicare il Vangelo,


- fa' che noi, illuminati dallo stesso Vangelo, possiamo annunziarlo a tutto il mondo.

Tu che con la tua venuta hai portato al mondo il dono della salvezza,
- concedici di essere fedeli operai nella tua vigna.

Tu che hai esaltato san Lorenzo in mezzo ai fratelli e lo hai arricchito dei doni dello
Spirito,
- riempi anche noi dei celesti doni della fortezza e dell'intelletto.

Tu che per mezzo dei tuoi collaboratori elargisci alle tue pecorelle la vita eterna,
- libera le anime dei nostri fratelli defunti, che hai redento con il tuo sangue prezioso.

PADRE NOSTRO

COLLETTA
O Dio che, a gloria del tuo nome e a servizio dei fratelli, hai dato al sacerdote san
Lorenzo da Brindisi il tuo spirito di consiglio e di fortezza,
dona anche a noi la luce per conoscere la nostra missione e la forza per attuarla.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità
dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

24 luglio
SANTA CUNEGONDA (KINGA), religiosa

Cunegonda, detta Kinga, figlia di Bela IV, re d’Ungheria, e sorella maggiore della
beata Iolanda, nacque nel 1224. A sedici anni fu data in sposa al principe di Cracovia,
Boleslao il Pudìco, e visse con lui in perfetta castità. Divenuta duchessa di Cracovia si
prodiga per il bene del suo popolo, con ardite iniziative a favore dei poveri in cui
impegna tutte le risorse economiche e si dona con grande amore. Coopera
instancabilmente alla pacificazione dei principi polacchi. Ha un’intensa vita spirituale
nella linea francescana e una grande forza apostolica nel diffondere la fede cristiana tra
popoli ancora pagani. Alla morte del marito, entr con la sorella nel monastero delle
Clarisse di Stary Sacz, da lei stessa fondato, ed esercit per molti anni l’ufficio di
abbadessa, prodigandosi al servizio delle consorelle, dei poveri e degli ammalati.
Penitente ed orante in modo del tutto eccezionale, lasci questa terra il 24 luglio 1292.
Alessandro VIII, l’11 giugno 1690, ne conferm il culto e, nel 1715, Clemente XI la
proclam patrona della Polonia. Il 16 giugno 1999 a Stary Sacz Giovanni Paolo II la
iscrisse nell’albo dei santi.

ORAZIONE

O Dio, che hai fatto risplendere santa Cunegonda per l’illibatezza di vita e per la
generosa carità verso i poveri, concedi anche a noi, che confidiamo nella sua
intercessione, di progredire in cristiana letizia nel cammino del tuo amore. Per il nostro
Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito
Santo, per tutti i secoli dei secoli.

24 luglio

BEATO ANTONIO LUCCI, vescovo

Angelo Nicola nacque ad Agnone del Sannio (Isernia) il 2 agosto 1681. Emise la
professione religiosa tra i Minori Conventuali nel 1698. Ordinato sacerdote nel 1705,
complet gli studi con la laurea in teologia, disciplina che poi insegn negli Studi
generali di Napoli e di Roma; qui fu anche reggente del Collegio San Bonaventura.
Oltre che per la scienza si distinse per lo zelo della predicazione e per la pratica delle
più eminenti virtù. Eletto ministro provinciale, fu anche consultore di varie
congregazioni romane. Benedetto XIII gli affid la diocesi di Bovino, presentandolo
come «vescovo dotto e santo». Esercit il ministero episcopale per ventitre anni, dando
luminoso esempio di povertà e carità verso i più bisognosi, fino a privarsi anche del
necessario. Morì il 25 luglio del 1752. Fu beatificato da Giovanni Paolo II il 18 giugno
1989.

Dal Comune dei pastori, con salmodia del giorno dal salterio, eccetto quanto segue:
Ufficio delle letture

SECONDA LETTURA

Dalle lettere del beato Antonio Lucci


(Giuseppe Fratini, OFMConv., “Nuove scintille dell’astro di Agnone nel Sannio”,
Bovino Tip. Diocesana 1895, pp. 5-7)

Tenere sempre lo sguardo rivolto a Dio,


riponendo in Lui tutta la nostra fiducia.

È tutta misericordia di Dio se i difetti, che vediamo negli altri, non si trovino in
noi: segno certo che ci tiene sotto la sua protezione e stende la sua mano potente sul
nostro capo, e ciò senza alcun nostro merito; che, se ce la sottraesse, potremmo
diventare peggiori degli altri, essendo anche noi poveri mortali. Dobbiamo perciò
sempre mantenerci nel timore di Dio, e pregare il Signore per coloro che camminano
fuori della retta via. La via certa della nostra condotta è fare sempre la volontà di Dio,
dal quale speriamo e cerchiamo ogni aiuto per non cadere e mantenerci in grazia.
Gesù nostro Signore cosa potrebbe fare di più per noi? Ci ha fatto dono della
parola di vita. Ci ha manifestato i suoi giusti giudizi. Ci ha mostrato le sue santissime
vie. Ci ha introdotto nel mistero della sua dolorosissima passione. Ci ha insegnato a
disprezzare le cose caduche della terra. Ci ha rivelato le meraviglie delle sue opere. E
perché noi rimaniamo insensibili a tante prove del suo amore? Perché non impieghiamo
tutte le nostre forze nel servire, amare e glorificare in noi stessi e negli altri il Signore
di infinita bontà? E di che cosa ci lamentiamo?
Chi molto ha ricevuto, deve fare anche molto per Gesù; chi invece vuole fare
poca opera e la compie con negligenza, merita che gli sia tolto quanto gli è stato dato.
Non ci scuote il severo rimprovero del padrone al servo infingardo (cfr Mt 25,26-29)?
Vivendo nella fede, cerchiamo sempre, con la grazia di Dio, ciò che è più
perfetto, rinunciando a noi stessi e calpestando le misere cose della terra. Teniamo
sempre il nostro sguardo rivolto a Dio, riponiamo tutta la nostra felicità in Lui Sommo
Bene, e non andiamo dietro ai fuggevoli fantasmi del mondo. Ascoltiamo l’Apostolo
Paolo, che ci dice: Fratelli, aspirate ai carismi più grandi (1Cor 12,31). Accogliamo
l’invito dello Spirito Santo, che torna continuamente ad inculcarci quel prezioso nimis
quando ci ricorda di osservare i suoi comandamenti fedelmente (cfr Ps 118/119,4: “Tu
mandasti mandata tua custodiri nimis”). Nimis, sempre più per amore del Sommo
Signore; sempre più nel raccoglimento interno ed esterno. Sempre più nel distacco
dalle vanità della terra. Sempre più, nel timore dei santi giudizi di Dio. Sempre più, nel
mortificare noi stessi. Sempre più, nel mantenerci cauti e vigilanti contro le astuzie di
Satana.
Se nulla possiamo da noi stessi (cfr Gv 15,5), ci conforta la parola dell’Apostolo:
“Tutto posso in Colui che mi dà forza” (Fil 4,13). Sii umile davanti al Signore, ed Egli
“esaudirà i desideri del tuo cuore” (Ps 36/37,4).
RESPONSORIO

R. Servo buono e fedele, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto: * prendi
parte alla gioia del tuo Signore.
V. Tu mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque.
R. Prendi parte alla gioia del tuo Signore.

ORAZIONE

O Dio, che hai riempito il beato Antonio Lucci, vescovo, dello spirito di sapienza
e di carità perché confermasse il tuo popolo nella fede e lo soccorresse nelle necessità
con profusione di amore, concedi a noi, per sua intercessione, di perseverare nella fede
e nella carità per divenire degni di partecipare alla gloria celeste. Per il nostro Signore
Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

24 luglio BEATA LUDOVICA DI SAVOIA, religiosa


Ludovica (Luisa), figlia del beato Amedeo IX di Savoia e di Iolanda di Francia, nacque
a Ginevra (Svizzera) il 28 dicembre 1462. La sua giovinezza a corte fu molto pia e
austera. Nel 1479 spos Ugo di Chalon-Arlay, con il quale sperimenta e testimonia la
bellezza dell’amore cristiano. Dopo alcuni anni di matrimonio, rimasta vedova in
giovanissima età, si ritir nel monastero delle Clarisse di Orbe (Vaud). La sua vita
monastica fu fulgido esempio di virtù religiose. Morì il 24 luglio 1503. In seguito le
sue reliquie furono portate nel palazzo reale dei Savoia, a Torino. Gregorio XVI ne
conferm il culto il 12 agosto 1839.

COLLETTA
O Dio, che nella beata Ludovica di Savoia ci hai dato un fulgido modello di perfezione
nei vari stati di vita, concedi anche a noi di aderire costantemente a te, sommo bene,
con la fermezza della fede e la testimonianza delle opere. Per il nostro Signore Gesù
Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per
tutti i secoli dei secoli.

27 luglio

BEATA MARIA MADDALENA MARTINENGO, religiosa

Nacque a Brescia nel 1687 dalla nobile famiglia Martinengo. Giovinetta, frequent i
migliori collegi religiosi della città e acquist una notevole cultura classica. All’età di
diciott’anni entr nel monastero delle Clarisse Cappuccine di Santa Maria della Neve.
Si assoggett subito ad una vita di penitenza e di lavoro, nella ricerca delle mansioni
più umili, ma anche nell’accettazione di incarichi di maggiore responsabilità, come
quello di maestra delle novizie e di abbadessa. Ebbe molto da soffrire, ma fu dotata dal
Signore di carismi celesti e di una visibile conformità a Gesù crocifisso. Lasci parecchi
scritti di alta spiritualità e di vita mistica. Morì il 27 luglio 1737 e fu dichiarata beata
da Leone XIII il 3 giugno 1900.

COLLETTA
O Dio, che hai dato alla beata Maria Maddalena Martinengo la grazia di imitare Cristo
nell’umiltà e nella povertà, concedi anche a noi di vivere fedelmente la nostra
vocazione per raggiungere la perfezione evangelica.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità
dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

28 luglio

BEATA MARIA TERESA KOWALSKA, religiosa e martire della Seconda Guerra


Mondiale

Nacque a Varsavia (Polonia) nel 1902; ricevette l’abito delle monache Clarisse
Cappuccine nel convento di Przasnysz il 12 agosto 1923. L’anno successivo, il 15
agosto 1924, emise i voti temporanei e nel 1927 quelli perpetui. Nonostante la malattia
che l’affliggeva, fu sempre molto affabile con tutti. Si distinse per lo spirito di preghiera
e per la laboriosità. Il 2 aprile 1941 i tedeschi fecero irruzione nel monastero,
arrestarono tutte le suore e le trasferirono nel campo di concentramento di Dzialdowo.
Morì ex ærumnis carceris il 25 luglio 1941. Offrì le sue sofferenze a Dio per ottenere
la liberazione delle suore, che di fatto dopo due settimane dalla sua morte ricuperarono
la libertà. Fu beatificata da Giovanni Paolo II il 13 giugno 1999 assieme ad un gruppo
di altri 107 martiri della Seconda Guerra Mondiale.

COLLETTA
O Dio, che allieti la tua Chiesa nel ricordo della beata Maria Teresa, vergine e martire,
per la sua intercessione e il suo esempio concedi anche a noi fortezza e purità di spirito
per seguire Cristo sulla via della croce. Egli è Dio, e vive e regna con te, nell’unità
dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

30 luglio

BEATO FRANCESCO SOLANO CASEY, SACERDOTE

Memoria
Bernardo Francesco Casey nacque a Prescott nel Wisconsin (USA) il 25
novembre 1870. Entrato a 22 anni nel seminario diocesano San Francesco di Sales di
Milwaukee, passò poi, nel 1897, ai Frati Cappuccini, nel convento San Bonaventura di
Detroit, dove prese il nome di Francesco Solanus. Fu ordinato sacerdote il 24 luglio
1904, con la clausola di non confessare e non predicare in pubblico. Trascorse gli anni
del suo ministero tra Yonkers, Manhattan, il convento di san Bonaventura a Detroit, i
conventi di Brooklyn e Huntington, attirando numerose persone per la fama delle sue
virtù e delle grazie straordinarie attribuite alle sue preghiere. Dopo ripetuti ricoveri in
Ospedale, morì nel convento di san Bonaventura a Detroit il 31 luglio 1957. Fu
beatificato il 18 novembre 2017.

Comune dei pastori [per i pastori] oppure Comuni dei santi [per i religiosi]

Ufficio delle letture

SECONDA LETTURA

Dal Decreto Perfectae caritatis, del Concilio Vaticano II sul rinnovamento della vita
religiosa
(N. 15.12-14)

I religiosi, membri di Cristo

Sull'esempio della Chiesa primitiva, in cui la moltitudine dei credenti era d'un
cuore solo e di un'anima sola, la vita comune, nutrita dall’insegnamento evangelico,
dalla Sacra Liturgia e soprattutto dall’Eucaristia, perseveri nell’orazione e nella
comunione di uno stesso spirito. In fraterna comunione di vita i religiosi, come membri
di Cristo, gareggino nello stimarsi a vicenda, portando i pesi gli uni degli altri. Grazie
all'amore di Dio riversato nei cuori per mezzo dello Spirito Santo, la comunità gode
della sua presenza come una vera famiglia riunita nel nome del Signore. L’amore è
pieno compimento della legge e vincolo di perfezione, e per esso noi sappiamo che
siamo passati dalla morte alla vita. Di più, l’unità dei fratelli manifesta la venuta di
Cristo, e da essa proviene una grande energia per l'apostolato.
La castità «per il regno dei cieli», che viene professata dai religiosi deve essere
apprezzata come un insigne dono della grazia. Essa rende particolarmente libero il
cuore dell'uomo, perché si accenda maggiormente la carità verso Dio e tutti gli uomini,
e di conseguenza è segno eminente dei beni celesti e un mezzo efficacissimo mediante
il quali i religiosi possono generosamente dedicarsi al servizio divino e alle opere di
apostolato. In tal modo richiamano davanti a tutti i fedeli quel mirabile connubio,
operato da Dio e che si manifesterà pienamente nel secolo futuro, per cui la Chiesa ha
Cristo come unico suo sposo.
Bisogna dunque che i religiosi, studiandosi di osservare fedelmente la loro
professione, credano alle parole del Signore e, fiduciosi nell'aiuto di Dio, non
presumano delle proprie forze, ma ricorrano alla mortificazione e alla custodia dei
sensi. Non trascurino i mezzi naturali che favoriscono la salute mentale e fisica. In tal
modo essi non saranno influenzati dalle false teorie che indicano la perfetta continenza
come impossibile o nociva alla perfezione umana, e quasi per un istinto spirituale
respingeranno tutto ciò che mette in pericolo la castità. Inoltre ricordino tutti,
specialmente i superiori, che la castità è più sicuramente custodita se nella vita comune
regna tra i membri il vero amore fraterno.
La povertà volontaria per la sequela di Cristo, di cui essa è un segno, oggi
specialmente, molto apprezzato, sia diligentemente curata dai religiosi e anche
espressa, se fosse necessario, in forme nuove. Con essa si partecipa alla povertà di
Cristo, il quale da ricco che era si è fatto povero per noi, perché noi diventassimo ricchi
per mezzo della sua povertà. Per quanto riguarda la povertà religiosa, non basta
sottomettersi ai superiori nell'uso dei beni, ma occorre che i membri siamo poveri
esteriormente e interiormente, accumulando tesori in cielo. Nella loro mansione si
sentano assoggettati alla comune legge del lavoro, e mentre in tal modo si procurano i
mezzi necessari al loro sostentamento e alle loro opere, bandiscono ogni eccessiva
preoccupazione e si affidino alla Provvidenza del Padre celeste.
Con la professione di obbedienza i religiosi offrono a Dio la completa rinuncia
della propria volontà come sacrificio di se stessi, e per esso si uniscono più saldamente
e sicuramente alla divina volontà salvifica. Sull’esempio di Gesù Cristo, che venne per
fare la volontà del Padre e «assumendo la condizione di servo» (Fil 2,7), imparò
l'obbedienza dalle cose che patì, i religiosi, mossi dallo Spirito Santo, si sottomettono
in spirito di fede ai superiori rappresentanti di Dio, e da essi vengono guidati nel
servizio di tutti i fratelli in Cristo, come Cristo stesso per la sua sottomissione al Padre
venne per servire i fratelli e diede la sua vita in riscatto per molti. Così essi si vincolano
sempre più strettamente al servizio della Chiesa e si sforzano di raggiungere la misura
che conviene alla piena maturità di Cristo.

RESPONSORIO Cf. Rom 12, 1-


12

R/. Offrite i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; * è questo il
vostro culto spirituale.
V/. Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro
modo di pensare.
R/. è questo il vostro culto spirituale.

Ant. Ben. Sal 107/106, 8-9


Ringrazino il Signore per la sua misericordia e per i suoi prodigi a favore degli
uomini, poichè saziò il desiderio dell’assetato e l’affamato ricolmò di beni.
ORAZIONE

O Dio che nella tua provvidenza hai conformato ad immagine del tuo Figlio il
beato Francesco Solano (Casey), rendendolo instancabile nell’ascolto e nel servizio ai
poveri, per sua intercessione e sul suo esempio, concedi anche ai noi la stessa
generosità e letizia nel donarsi al servizio del prossimo. Per il nostro Signore, Gesù
Cristo, tuo Figlio che Dio, e vive e regna con te nell’unità dello Spirito Santo, per tutti
i secoli dei secoli.

Ant. Magn. (Mt


7, 7-8)
Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto.

2 agosto

SANTA MARIA DEGLI ANGELI ALLA PORZIUNCOLA

Il serafico Padre Francesco, per il suo singolare amore verso la beatissima Vergine,
ebbe sempre particolare cura della chiesetta dedicata a Santa Maria degli Angeli, detta
anche Porziuncola, che restaur con le sue mani. Qui egli prese stabile dimora con i
suoi frati dopo il ritorno da Roma; qui radunava a capitolo i suoi frati inviandoli poi
per il mondo come missionari di pace; qui, nel 1211, diede origine con santa Chiara al
Secondo Ordine francescano; qui concluse il corso della sua vita terrena. Alla stessa
cappella, secondo la tradizione, il Santo fondatore ottenne la storica indulgenza
plenaria detta “Perdono di Assisi”, che i sommi pontefici confermarono
successivamente ed estesero a numerose altre chiese. La Porziuncola è stato il luogo
più amato da san Francesco, che ripeteva morente: «Questo luogo è veramente santo
ed abitazione di Dio. Chi pregherà con fede qui, otterrà quanto avrà chiesto».

COLLETTA
Guarda, Signore, il tuo popolo
riunito nel ricordo della beata Vergine Maria, Regina degli Angeli, e fa’ che per sua
intercessione possa partecipare alla pienezza della tua grazia. Per il nostro Signore
Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.
5 agosto BEATO FEDERICO JANSSOONE, sacerdote
Nacque a Ghyvelde (Francia) il 19 novembre 1838. Alla morte dei genitori, quando
aveva ventisei anni entra tra i Frati Minori, nel convento di Amiens. Dopo gli studi
teologici viene ordinato sacerdote nel 1870. Presta servizio come cappellano militare
durante la guerra franco-prussiana. Dopo la guerra, a Burdeos fonda un convento in cui
esercita un intenso e fecondo apostolato. Nel 1876 va in Terra Santa e da lì nel 1881 è
inviato dalla Custodia in Canada, per lavorare a favore dei Luoghi Santi. Ritorna in
Palestina per prestare il suo servizio ai Santuari, per poi ritornare di nuovo in Canada,
impegnandosi proficuamente nella pastorale popolare. Uomo di grande pietà e
devozione, otteneva abbondanti e straordinarie grazie e guarigioni. Attivo nel costruire
chiese e santuari, questa opera non gli impedì di mantenere la sua integrità all’orazione
e alla penitenza, accompagnata da una ferma austerità di vita, di adesione limpida alla
povertà e ai poveri. Morì a Montréal il 4 agosto 1916. Giovanni Paolo II lo beatific il
25 settembre 1988. Viene chiamato l’“Apostolo dei due mondi”.
[Memoria liturgica ufficiale: 4 agosto].

Colletta

Signore nostro Dio, tu hai concesso al beato Federico di seguire in Terra Santa le orme
di tuo Figlio e, per mezzo di lui, di far meglio conoscere ai tuoi fedeli i misteri della
vita di Cristo. Concedici, per sua intercessione, di venerare con amore questi misteri e
di ricevere in abbondanza i frutti della redenzione. Per il nostro Signore Gesù Cristo,
tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i
secoli dei secoli.

7 agosto
BEATI AGATANGELO NOURY E CASSIANO
LOPEZ-NIETO, sacerdoti e martiri di Gondar (Abissinia)
Agatangelo Noury nacque a Vendôme, in Francia, il 31 luglio 1598; entr nell’Ordine
dei Minori Cappuccini e si dedic all’attività missionaria dal 1629 alla sua morte. Nel
1633 gli venne affidata la missione in Egitto, al Cairo, dove si prodig per l’unione dei
Copti, poi fu superiore della nuova missione di Etiopia, dove lo raggiunse come
collaboratore Cassiano Lopez-Nieto. Questi, nato a Nantes il 14 gennaio 1607, aveva
emesso i voti nell’Ordine dei Cappuccini nel 1623. Ambedue, dopo pochi mesi, furono
fatti prigionieri dagli abissini e coronarono il loro apostolato con il martirio, che
avvenne il 7 agosto 1638 a Gondar. Furono proclamati beati da Pio X il 1° gennaio
1905.

COLLETTA
O Dio, che ai beati Agatangelo e Cassiano hai dato la forza di affermare con il martirio
la fede nella tua parola, per la loro intercessione fa’ che tutte le genti ti servano
nell’unità di una sola fede.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità
dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

8 agosto
SAN DOMENICO GUZMÁN DI CALERUEGA, sacerdote e fondatore dell’Ordine
dei Predicatori
Nacque nel 1170 a Caleruega, vicino a Burgos (Spagna). A Pallenza si dedic allo studio
della teologia e venne fatto canonico della chiesa di Osma. Sentendosi chiamato
all’evangelizzazione, si rec nella Francia meridionale, dove si adoper con grande
frutto a combattere l’eresia degli albigesi per mezzo della predicazione e con l’esempio
di una vita santa. Per rendere più efficace la sua opera, raccolse intorno a sé alcuni
compagni e fond l’Ordine dei Predicatori. Insigne per purezza di vita e devozione alla
Vergine Maria, fu iniziatore della preghiera del rosario. Venuto in Italia, si incontr con
san Francesco, al quale fu unito da profonda amicizia. Morì a Bologna il 6 agosto 1221
e fu iscritto nell’albo dei santi da Gregorio IX il 3 luglio 1234.

COLLETTA
Guida e proteggi, Signore, la tua Chiesa per i meriti e gli insegnamenti di san
Domenico: egli, che fu insigne predicatore della tua verità, interceda come nostro
patrono davanti a te.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità
dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

11 agosto
SANTA CHIARA D’ASSISI, religiosa e fondatrice del II Ordine

Chiara di Favarone di Offreduccio, appartenente alla nobiltà di provincia, nasce in


Assisi nel 1193 (o 1194). Educata dalla madre Ortolana in un’intensa vita cristiana,
dalla famiglia viene destinata al matrimonio, che rifiuta decisamente volendo
consacrarsi a Dio. I primi passi del convertito Francesco le fanno intuire una chiamata
simile alla sua e nel dialogo con lui matura la scelta evangelica. Fuggita nella notte
dopo la domenica delle Palme del 1211 (o 1212), alla Porziuncola, compiuto il taglio
dei capelli, è rivestita da Francesco dell’abito della penitenza. Dopo un breve periodo
presso le Benedettine, dove supera l’opposizione dei parenti, inizia in San Damiano
una sororità di donne. Con lei ci sono la sorella Agnese e l’amica Pacifica di
Guelfuccio. In una vita povera, totalmente affidata alla provvidenza del Padre celeste,
ritmata dalla liturgia delle Ore, da lunghe ore di preghiera solitaria e dal lavoro assiduo,
Chiara guida le sorelle, presto cresciute di numero, con l’esempio e la materna
sollecitudine. La grande compassione per le inferme e per i malati che bussano alla
porta, unita a profonda fede, la spinge a ottenere la guarigione da Colui che tutto pu ,
mediante il segno della croce tracciato sulla parte malata. Mentre attinge alla Sapienza
crocifissa le linee del cammino, che la lunga malattia non impedisce, lotta per ottenere
l’approvazione del suo carisma. Scrive la sua Forma di vita, che è la prima regola per
donne scritta da una donna, ed ottiene la bolla papale due giorni prima della morte,
avvenuta l’11 agosto 1253. Di lei restano anche quattro lettere ad Agnese di Praga, una
Benedizione e il Testamento, che consentono di scoprire le linee specifiche del suo
carisma dentro la spiritualità di san Francesco. Venne canonizzata da Alessandro IV il
15 agosto 1255 nella cattedrale di Anagni. Il suo corpo riposa nella basilica a lei
dedicata in Assisi.

COLLETTA
Dio misericordioso, che hai ispirato a santa Chiara un ardente amore per la povertà
evangelica, per sua intercessione concedi anche a noi di seguire Cristo povero e umile,
per godere della tua visione nella perfetta letizia del tuo regno.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità
dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

13 agosto

BEATO MARCO CRISTOFORI D’AVIANO, sacerdote

Marco nacque ad Aviano (Pordenone) il 17 novembre 1631. A diciassette anni entr


nell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini e a ventiquattro anni fu ordinato sacerdote.
Dopo diciassette anni di vita religiosa trascorsa interamente nella preghiera,
nell’umiltà, nel nascondimento, venne chiamato dall’obbedienza alla predicazione.
Percorse le strade dell’Europa ascoltato da grandi folle di fedeli nelle chiese e nelle
piazze dove pass incrementando la fede, la pratica della vita cristiana, il pentimento
dei peccati, la conversione. Per la santità di vita e per la sua autorevolezza venne
nominato dal papa, il beato Innocenzo XI, missionario apostolico e legato pontificio.
Ebbe accesso alle corti dei regnanti del tempo, favorendo sempre l’unione e la
concordia in quel tormentato periodo. Ebbe particolare amicizia con l’imperatore
Leopoldo I e la famiglia imperiale a Vienna. Consumato infine dai numerosi viaggi e
dalle fatiche dell’apostolato, morì a Vienna il 13 agosto 1699, stringendo il crocifisso
tra le mani e munito della benedizione apostolica. Giovanni Paolo II lo proclam beato
il 27 aprile 2003.

COLLETTA
O Dio, Padre di misericordia, che hai fatto del beato Marco d’Aviano, sacerdote, uno
zelante apostolo della conversione e della comunione, concedi a noi, per sua
intercessione e sul suo esempio
di essere efficaci costruttori della pace, che il Cristo ci ha lasciato come suo dono.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità
dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

14 agosto
SAN MASSIMILIANO MARIA KOLBE, sacerdote e martire della Seconda Guerra
Mondiale

Raimondo nacque a Zdunska Wola in Polonia l’8 gennaio 1894 ed entr ancor giovane
tra i Minori Conventuali. Fu mandato a compiere gli studi filosofici e teologici a Roma,
dove, non ancora sacerdote, fond la “Milizia dell’Immacolata”. Dopo l’ordinazione
sacerdotale, ritorn in Polonia e inizi con grande zelo il suo ministero. La sua vita è
contraddistinta da un ardente amore all’Immacolata e da un intenso apostolato mariano.
Fond , nel distretto di Varsavia, la Città dell’Immacolata (Niepokalan w), centro di vita
spirituale e di attività editoriale. Partito missionario per il Giappone, si prodig a
propagare la fede cristiana con la parola e la stampa. Rientrato in Polonia e nominato
superiore di Niepokalan w, continu la sua attività apostolica e mariana. Durante il
secondo conflitto mondiale fu imprigionato e portato nel campo di concentramento di
Auschwitz, dove, dopo aver eroicamente sopportato disumane privazioni, con un atto
supremo di amore diede la sua vita in cambio di quella di un compagno di prigionia e
morì nel bunker della fame il 14 agosto 1941. Fu beatificato da Paolo VI il 17 ottobre
1971. Giovanni Paolo II, che lo dichiar santo e martire il 10 ottobre 1982, lo ha
chiamato «patrono del nostro difficile secolo».

Dal Comune di un martire o dal Comune dei pastori

Ufficio delle letture


Seconda lettura

Dalle lettere di San Massimiliano Maria Kolbe


(Cfr Scritti di Massimiliano Maria Kolbe, traduzione italiana vol. I, Firenze 1975, pp.
44-46; 113-114)

Zelo apostolico per la salvezza e la santificazione delle anime.

Sono pieno di gioia, fratello carissimo, per l’ardente zelo che ti spinge a
promuovere la gloria di Dio. Nei nostri tempi, constatiamo, non senza tristezza, il
propagarsi dell’“indifferentismo”. Una malattia quasi epidemica che si va diffondendo
in varie forme non solo nella generalità dei fedeli, ma anche tra i membri degli istituti
religiosi. Dio è degno di gloria infinita. La nostra prima e principale preoccupazione
deve essere quella di dargli lode nella misura delle nostre deboli forze, consapevoli di
non poterlo glorificare quanto Egli merita.
La gloria di Dio risplende soprattutto nella salvezza delle anime che Cristo ha
redento con il suo sangue. Ne deriva che l’impegno primario della nostra missione
apostolica sarà quello di procurare la salvezza e la santificazione di un maggiore
numero di anime. Ed ecco in poche parole i mezzi più adatti per procurare la gloria di
Dio nella santificazione delle anime. Dio, scienza e sapienza infinita, che conosce
perfettamente quello che dobbiamo fare per aumentare la sua gloria, manifesta
normalmente la sua volontà mediante i suoi rappresentanti sulla terra.
L’obbedienza, ed essa sola, è quella che ci manifesta con certezza la divina
volontà. È vero che il superiore può errare, ma chi obbedisce non sbaglia. L’unica
eccezione si verifica quando il superiore comanda qualcosa che chiaramente, anche in
cose minime, va contro la legge divina. In questo caso egli non è più interprete della
volontà di Dio.
Dio è tutto: solo lui è infinito, sapientissimo, clementissimo Signore, creatore e
Padre, principio e fine, sapienza, potere e amore. Tutto ciò che esiste fuori di Dio ha
valore in quanto si riferisce a lui, che è creatore di tutte le cose, redentore degli uomini,
fine ultimo di tutte le creazioni. Egli ci manifesta la sua volontà e ci attrae a sé
attraverso i suoi rappresentanti sulla terra, volendo servirsi di noi per attrarre a sé altre
anime e unirle nella perfetta carità.
Considera fratello, quanto è grande, per la misericordia di Dio, la dignità della
nostra condizione. Attraverso la via dell’obbedienza noi superiamo i limiti della nostra
piccolezza, e ci conformiamo alla volontà divina che ci guida ad agire rettamente con
la sua infinita sapienza e prudenza. Aderendo a questa divina volontà a cui nessuna
creatura può resistere, diventiamo più forti di tutti.
Questo è il sentiero della sapienza e della prudenza, l’unica via nella quale
possiamo rendere a Dio la massima gloria. Se esistesse una via diversa e più adatta, il
Cristo l’avrebbe certamente manifestata con la parola e con l’esempio. Il lungo periodo
della vita nascosta di Nazareth è compendiato dalla Scrittura con queste parole: “e stava
loro sottomesso” (Lc 2,51). Tutto il resto della sua vita è posto sotto il segno
dell’obbedienza, mostrando frequentemente che il Figlio di Dio è disceso sulla terra
per compiere la volontà del Padre.
Amiamo dunque, fratelli, con tutte le forze il Padre celeste pieno di amore per
noi; e la prova della nostra perfetta carità sia l’obbedienza, da esercitare soprattutto
quando ci chiede di sacrificare la nostra volontà. Infatti non conosciamo altro libro più
sublime che Gesù Cristo crocifisso, per progredire nell’amore di Dio. Tutte queste cose
le otterremo più facilmente per intercessione della Vergine Immacolata che Dio, nella
sua bontà, ha fatto dispensatrice della sua misericordia. Nessun dubbio che la volontà
di Maria è la stessa volontà di Dio. Consacrandoci a lei, diventiamo nelle sue mani
strumenti della divina misericordia, come lei lo è stato nelle mani di Dio.
Lasciamoci dunque guidare da lei, lasciamoci condurre per mano, tranquilli e
sicuri sotto la sua guida. Maria penserà a tutto per noi, provvederà a tutto e allontanando
ogni angustia e difficoltà verrà prontamente in soccorso alle nostre necessità corporali
e spirituali.

Responsorio Cfr. Ef 5,1-2;6,6

R. Fatevi imitatori di Dio e camminate nella carità * nel modo con cui Cristo ci ha
amato,
V. e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore.

R. nel modo con cui Cristo ci ha amato.

Inno Te Deum

Lodi mattutine

Ant. al Ben. Cristo sarà glorificato nel mio corpo, sia che io viva sia che io muoia.
Per me infatti il vivere è Cristo e il morire è un guadagno.

Orazione

O Dio, che hai dato alla Chiesa e al mondo san Massimiliano Maria Kolbe,
sacerdote e martire, ardente di amore per la Vergine Immacolata, interamente dedito
alla missione apostolica e al servizio eroico del prossimo, per sua intercessione concedi
a noi, a gloria del tuo nome, di impegnarci senza riserve al bene dell’umanità per
imitare, in vita e in morte, il Cristo tuo Figlio. Egli è Dio, e vive e regna con te,
nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

16 agosto
SAN ROCCO DELACROIX DE
MONTPELLIER, pellegrino, terziario
Rocco Delacroix nasce a Montpellier tra il 1348 e il 1350. Le fonti su di lui sono poco
precise e rese più oscure dalla leggenda. In pellegrinaggio diretto a Roma, dopo aver
donato tutti sui beni ai poveri e dopo essersi affiliato al Terz’Ordine, si sarebbe fermato
ad Acquapendente, dedicandosi all’assistenza degli ammalati di peste e facendo
guarigioni miracolose che diffusero la sua fama. Peregrinando per l’Italia centrale si
dedic ad opere di carità e di assistenza promuovendo continue conversioni. Sarebbe
morto in prigione, dopo essere stato arrestato presso Broni da alcuni soldati perché
sospettato di spionaggio. Invocato nelle campagne contro le malattie del bestiame e le
catastrofi naturali, il suo culto si diffuse straordinariamente nell’Italia del Nord, legato
in particolare al suo ruolo di protettore contro la peste. Morì a Voghera tra il 15 e il 16
agosto di anno imprecisato tra il 1376 e il 1379. Il Concilio di Costanza nel 1414 lo
invoc santo per la liberazione dall’epidemia di peste ivi propagatasi durante i lavori
conciliari.

COLLETTA
O Signore,
custodisci i tuoi fedeli con paterna bontà perché, liberati da ogni male, per intercessione
di san Rocco,
ti servano, imitandolo, nella carità verso i fratelli, e, pellegrinando nella Chiesa verso
di te, entrino con gioia nella beatitudine della tua casa. Per il nostro Signore Gesù
Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per
tutti i secoli dei secoli.

17 agosto
SANTA BEATRICE MENEZES DE SYLVA, religiosa e fondatrice, terziaria
Beatrice nacque a Campo Mayor (Portogallo) nel 1426 in una famiglia nobile, sorella
del beato Amedeo de Sylva e imparentata con la famiglia reale portoghese. La sua
bellezza e la sua virtù attirarono i nobili castigliani, ci suscit la gelosia della regina
Isabella che la maltratt , fino a chiuderla per tre giorni in una cassapanca. Una volta
liberata, fece voto di castità e di nascosto partì diretta a Toledo; la tradizione dice che
l’accompagnarono nel viaggio le apparizioni di Francesco d’Assisi e di Antonio di
Padova; giunta a Toledo entr nel monastero di San Domenico “El Real”, dove visse
per circa trent’anni. Ma in lei già da tempo vi era il desiderio di fondare un nuovo
Ordine religioso in onore dell’Immacolata Concezione, per questo scopo ottenne
l’appoggio di Isabella la Cattolica. Beatrice, con dodici compagne, diede così inizio ad
una nuova Famiglia monastica, l’Ordine della Immacolata Concezione, la cui regola
venne scritta da lei stessa. L’Ordine fu approvato da Innocenzo VIII il 30 aprile 1489.
Morì a Toledo verso il 1° settembre 1492, alla vigilia della professione religiosa del
primo gruppo del nuovo Ordine, precursore del culto e della teologia del dogma
dell’Immacolata Concezione. Il suo culto, instauratosi spontaneamente nel mondo
francescano e iberico, fu confermato con il titolo di beata il 28 luglio 1926; Paolo VI
l’ha canonizzata il 3 ottobre 1976.
COLLETTA
O Padre, che hai favorito la santa Beatrice de Sylva con il dono di una insigne
contemplazione
e hai voluto che risplendesse per la devozione alla Vergine Maria,
contemplata nella sua Immacolata Concezione, concedi che, sul suo esempio, possiamo
qui in terra seguire la vera sapienza fino ad arrivare al cielo per contemplare la bellezza
della tua maestà.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità
dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

18 agosto
BEATI LUIGI-ARMANDO ADAM E NICOLA
SAVOURET, sacerdoti e martiri della Rivoluzione francese
Il 1º ottobre 1995, a Roma, nella piazza antistante alla Basilica di San Pietro, Giovanni
Paolo II ha elevato all’onore degli altari 64 martiri della rivoluzione francese (1789-
1799), 45 della guerra civile spagnola (1936-1939) e un religioso delle Scuole
Cristiane. Tra i 64 martiri vandeani, uccisi in odio alla fede, ci sono due sacerdoti
francescani dei Minori Conventuali: il padre Luigi-Armando Adam e il padre Nicola
Savouret. Deportati in un carcere presso il golfo di Rochefort-sur-Mer, per molti mesi
furono sottoposti ad atroci tormenti. Ammassati poi nelle stive di alcune vecchie navi,
furono barbaramente soppressi con l’affondamento delle navi stesse. Luigi-Armando,
nato a Rouen il 19 novembre 1741, subì il martirio il 13 luglio 1794; Nicola Savouret,
nato a Jouvelle, un paesello dell’Alta Saona, nel febbraio 1733, fu martirizzato il 16
luglio 1794. Ricordando tutti questi martiri, il papa ha detto: «Il nostro pensiero va ai
64 sacerdoti francesi uccisi con altre centinaia di vittime sui “pontoni di Rochefort”.
Seguendo l’esortazione di san Paolo a Timoteo, essi “hanno combattuto la buona
battaglia della fede” (1 Tm 6, 12). Hanno pure conosciuto un lungo calvario di
sofferenze, per essere rimasti fedeli alla loro fede e alla Chiesa. Se sono morti, è stato
perché fino in fondo hanno affermato la loro stretta comunione con il papa Pio VI. In
preda ai tormenti, mai hanno avuto un pensiero di odio per i loro persecutori. Ora sono
sotto i nostri occhi come un segno vivente della potenza di Cristo che si manifesta nella
umana fragilità».

Dal Comune di più martiri, con salmodia del giorno dal salterio.

Ufficio delle letture

Seconda lettura

Dall’omelia tenuta da Giovanni Paolo II nel giorno della beatificazione


Il martirio è un particolare dono dello Spirito Santo: nei martiri si manifesta la
ricchezza del mistero pasquale di Cristo.

“Loda il Signore, anima mia” (Sal 145,1). L’invito del salmo vien fatto proprio
dalla Chiesa nel giorno della Beatificazione dei martiri, che hanno testimoniato col
sangue la loro fedeltà a Cristo durante la rivoluzione francese.
Il martirio è un particolare dono dello Spirito Santo: un dono per tutta la Chiesa.
Esso trova il suo coronamento nell’odierna liturgia di beatificazione, nella quale
rendiamo in modo speciale gloria a Dio: “Ti acclama la candida schiera dei martiri”.
Dio, mediante un atto solenne della Chiesa – la beatificazione – corona i loro meriti,
manifesta allo stesso tempo il dono di grazia a loro fatto, come proclama la liturgia: “Il
loro trionfo celebra i doni della tua misericordia”.
In questi nuovi Beati si manifesta in modo particolare Cristo: la ricchezza del
suo mistero pasquale, della croce e della risurrezione. “Gesù Cristo: da ricco che era,
si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà”
(2Cor 8,9).
Questa mattina, cari fratelli e sorelle, il nostro pensiero va ai sessantaquattro
sacerdoti francesi morti con altre centinaia sui bastimenti/prigione di Rochefort. Come
san Paolo aveva esortato Timoteo, essi “hanno combattuto la buona battaglia della
fede” (1Tm 6,12). Essi stessi hanno percorso un lungo calvario per essere rimasti fedeli
alla loro fede e alla Chiesa. Se sono morti, è perché fino alla fine hanno affermato la
loro stretta comunione con il Papa Pio VI.
Nella loro profonda solitudine morale, essi hanno saputo mantenere vivo lo
spirito di preghiera. “Stando tra i tormenti” (Lc 16,23) della fame e della sete, non
ebbero una sola parola di odio nei confronti dei loro torturatori. Lentamente, si
lasciarono configurare al sacrificio del Cristo che celebravano in forza della loro
ordinazione. Eccoli ora offerti ai nostri sguardi come un segno vivente della potenza di
Cristo che agisce nella debolezza umana.
Noi possiamo con gioia riferire a loro le parole della Sacra Scrittura: le anime
dei giusti sono nelle mani di Dio. “Parve che morissero. La loro dipartita fu ritenuta
una sciagura, ma essi sono nella pace” (Sap 2,2-3).
La professione di fede, proclamata dai nuovi Beati con l’offerta della loro vita,
come afferma l’Apostolo, crea particolari legami tra ciascuno dei testimoni (martyres)
e Cristo, che è stato il primo testimone (Martyr) “davanti a Ponzio Pilato” (1Tm 6,13).
Lo stesso Cristo, l’unico Signore di tutto l’universo, il re dei re ed il Signore dei
signori (cfr. Ap 17,14), è la gloria dei martiri. Lui infatti è “il solo che possiede
l’immortalità, che abita una luce inaccessibile” (1Tm 6,16). “A lui onore e potenza per
sempre” (ivi).
A lui, che per noi si è fatto povero per renderci ricchi con la sua povertà, gloria
e onore nei nuovi Beati martiri, che oggi costituiscono una nuova ricchezza di grazia e
di santità per tutta la Chiesa.

RESPONSORIO Mt 5,11-12; Gv 15,20


R. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta
di male contro di voi per causa mia. * Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra
ricompensa nei cieli.
V. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi.
R. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.

ORAZIONE

O Dio, che hai concesso ai Beati Luigi e Nicola, sacerdoti, la grazia di rimanere
fedeli alla Chiesa fino al dono della vita e di perdonare i loro persecutori, concedi a
noi, per loro intercessione, di amare i nostri fratelli, di servirli in tuo nome, di perdonare
a tutti di cuore. Per il nostro Signore.

COLLETTA
O Dio, che hai premiato con la gloria eterna
il martirio dei beati Luigi-Armando, Nicola e dei loro compagni, donaci di imitarne
l’invitta costanza nella fede per essere partecipi della loro sorte beata.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità
dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

18 agosto
BEATI GIANLUIGI LOIR, PROTASIO
BOURDON E SEBASTIANO VERNESON,
sacerdoti e martiri della Rivoluzione francese
Durante la rivoluzione francese, 829 sacerdoti e religiosi furono deportati sui pontoni
di Rochefort perché avevano rifiutato di prestare giuramento alla “Costituzione del
clero”. Furono sottoposti a durissime condizioni di vita e alle peggiori umiliazioni e
brutalità; così che a capo di dieci mesi si contavano fra loro già 547 morti. Fra questi
eroi della fede e della fedeltà al papa e alla Chiesa di Roma, Giovanni Paolo II il 1°
ottobre 1995 dichiarava beati i servi di Dio Jean-Baptiste Souzy e 63 suoi compagni.
Di tale gruppo fanno parte due Frati Minori Conventuali e tre Frati Minori Cappuccini:
Jean-Louis Loir de Besançon, Protais Bourdon de Sées, Sébastien Verneson de Nancy.

COLLETTA
O Dio, tu che hai donato ai beati martiri Gianluigi, Protasio e Sebastiano la grazia della
fedeltà e del perdono nella prova della deportazione, concedi a noi, per loro
intercessione, di rimanere sempre fedeli alla tua Chiesa e pronti a riconciliarci con i
nostri fratelli.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità
dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

19 agosto SAN LUDOVICO D’ANGIÒ, vescovo


Nacque il 9 febbraio 1274, da Carlo II, re di Napoli, pronipote di san Luigi IX di
Francia. Da ragazzo fu portato prigioniero con i fratelli presso il re di Aragona ed ebbe
occasione di conoscere i francescani. Riacquistata la libertà, rinunci a tutte le
prospettive umane e al trono. Eletto vescovo di Tolosa nel 1296 da Bonifacio VIII,
volle prima vestire l’abito francescano e professarne la regola. Condusse una vita
particolarmente dedita alla povertà, all’umiltà e alla pietà. Morì il 19 agosto 1297,
ancora in giovane età. Il 7 aprile 1317 venne proclamato santo da Giovanni XXII.

COLLETTA
O Dio, che hai ispirato a san Ludovico d’Angi vescovo
di anteporre il regno dei cieli al fascino del potere terreno, per servire i poveri in
semplicità e carità, infondi in noi la forza di superare ogni egoismo e di essere in terra
testimoni del tuo amore.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità
dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

23 agosto
BEATO BERNARDO PERONI DA OFFIDA,
religioso
Domenico Peroni nacque il 7 novembre 1604 a Offida, nelle Marche. Da fanciullo,
addetto alla custodia del gregge, coltiv intensamente la pietà. A ventidue anni entr
nell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, gareggiando con i migliori nell’acquisto delle
più belle virtù francescane. Durante la sua lunga vita fece il cuoco, l’infermiere, il
cercatore, l’ortolano, il portinaio. A sessantacinque anni fu mandato a Offida e ivi
esercit la questua con gioia, come mezzo di penitenza e apostolato a vantaggio delle
anime. Giunto ad una età avanzata e pieno di malanni trasform ancora di più la sua
esistenza in preghiera e penitenza. Sul letto di morte ricord ai frati l’obbligo di
osservare fedelmente la regola, di amarsi fraternamente, di vivere sempre in pace e di
usare grande carità verso i poveri. Morì il 22 agosto 1694. Fu beatificato da Pio VI il
25 maggio 1795.

COLLETTA
O Dio, che nell’amore verso di te e verso i fratelli hai compendiato i tuoi
comandamenti, fa’ che, ad imitazione del beato Bernardo da Offida, dedichiamo la
nostra vita al servizio del prossimo, per essere da te benedetti nel regno dei cieli.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità
dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

25 agosto SAN LUDOVICO (LUIGI) IX, re, terziario


PROTETTORE DEL TERZ’ORDINE FRANCESCANO
Ludovico (Luigi) IX, re di Francia, nacque il 25 aprile 1215. Fin dall’infanzia ebbe un
singolare amore per le virtù e un grande orrore per il peccato. Giunto alla maggiore età,
venne consacrato e coronato re di Francia, ma come un impegno e un obbligo che egli
assumeva davanti a Dio e agli uomini di far regnare Gesù Cristo in tutti i suoi stati.
Guidato da maestri dotati di pietà e di scienza, arriv alla giovinezza così serio e dedito
ai suoi doveri, così pio e virtuoso, che pareva immune da ogni passione. Leggeva
continuamente la sacra Scrittura e le opere dei santi Padri e ne consigliava la lettura
anche ai suoi cortigiani. Nell’anno 1244 fu sorpreso da un’ardentissima febbre per cui
tutto il popolo, dolente, offrì a Dio fervide preghiere, ottenendone la guarigione.
Guarito, volle di persona guidare una crociata per la liberazione della Terra Santa.
Sbarcato in Egitto, presso la città di Damietta, attacc i Saraceni e li vinse: ma iniziata
la marcia verso l’interno, una terribile pestilenza decim l’esercito crociato e colpì lo
stesso sovrano. Assalito nuovamente dai Turchi, venne facilmente sconfitto e fatto
prigioniero. Venuto a patti con il vincitore, potè liberare gran parte dei suoi soldati,
soccorrere i feriti e proseguire come pellegrino per la Terra Santa. Dovette
interrompere per far ritorno in Francia, essendogli in questo frattempo morta la madre.
Si occup del riordinamento del regno, e govern con somma giustizia e cristiana pietà.
Abolì il duello giudiziario, fond la Sorbona, la Santa Cappella, e si prepar a una nuova
crociata. Ma a Tunisi una nuova epidemia colpì l’esercito e lo stesso re, sentendosi
morire, domand gli ultimi sacramenti. Fattosi poi adagiare sopra un letto coperto di
cenere e cilicio, con le braccia incrociate sul petto, spir il 25 agosto del 1270. Fu
canonizzato l’11 agosto 1297 da Bonifacio VIII. È patrono dell’Ordine francescano
Secolare.

COLLETTA
O Dio,
che hai colmato dei tuoi doni il re san Ludovico, e lo hai innalzato dalla regalità terrena
alla corona eterna, fa’ che anche noi, cooperando all’edificazione della città terrena,
teniamo viva la speranza della città eterna.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità
dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

26 agosto
BEATO JUNÍPERO SERRA FERRER, sacerdote
Miguel-José Serra Ferrer nacque a Petra (Maiorca, Spagna) il 24 novembre 1713.
Diciottenne assume il nome di “Ginepro” facendosi francescano, per ricordare uno dei
primi compagni di Francesco d’Assisi. Sacerdote a ventitre anni, nel 1737, si dedica
all’insegnamento (filosofia e teologia) e alla predicazione. A trentasei anni va
missionario in Messico, che all’epoca è soggetto alla Spagna. Nel 1750, con il
discepolo Francisco Palóu, raggiunge la Sierra Gorda, dove arriverà a dirigere cinque
missioni. Si calcola che Junípero abbia percorso 9.900 chilometri in terra e 5.400 miglia
in navigazione, arrivando all’Alta California. Fond nove missioni da cui derivano i
nomi francescani di importantissime città californiane come San Francisco, San Diego,
Los Angeles, ecc. Ma è sull’uomo che Junípero compie i suoi prodigi, portandogli,
insieme alla fede, la spinta a costruirsi una vita degna della persona e della famiglia.
Quando muore nel Carmelo di Monterey (dove sarà sepolto) il 28 agosto 1784, per tutti
quelli che via via ne ricevono la notizia è come aver perduto davvero un padre, ma
ricevendone pure una grande eredità. È chiamato l’“Apostolo della California”:
nessuno prima di lui ha fatto tanto per tali popolazioni. Considerato come il padre degli
indios fu onorato come un eroe nazionale e dal 1° marzo 1931 la sua statua si trova
nella Sala del Congresso di Washington come rappresentante dello Stato della
California. È stato beatificato da Giovanni Paolo II il 25 settembre 1988.

COLLETTA
O Padre, per la tua ineffabile misericordia, hai voluto unire alla tua Chiesa numerosi
popoli dell’America per mezzo del beato Junípero Serra, concedi a noi, per sua
intercessione, che i nostri cuori siano uniti a te nella carità perché possiamo portare a
tutti gli uomini,
sempre e ovunque, l’immagine del tuo Figlio unigenito, il Signore nostro Gesù Cristo.
Egli è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei
secoli.

1 settembre

(17 agosto )
SANTA BEATRICE MENEZES DE SYLVA, religiosa e fondatrice, terziaria
Beatrice nacque a Campo Mayor (Portogallo) nel 1426 in una famiglia nobile, sorella
del beato Amedeo de Sylva e imparentata con la famiglia reale portoghese. La sua
bellezza e la sua virtù attirarono i nobili castigliani, ci suscit la gelosia della regina
Isabella che la maltratt , fino a chiuderla per tre giorni in una cassapanca. Una volta
liberata, fece voto di castità e di nascosto partì diretta a Toledo; la tradizione dice che
l’accompagnarono nel viaggio le apparizioni di Francesco d’Assisi e di Antonio di
Padova; giunta a Toledo entr nel monastero di San Domenico “El Real”, dove visse
per circa trent’anni. Ma in lei già da tempo vi era il desiderio di fondare un nuovo
Ordine religioso in onore dell’Immacolata Concezione, per questo scopo ottenne
l’appoggio di Isabella la Cattolica. Beatrice, con dodici compagne, diede così inizio ad
una nuova Famiglia monastica, l’Ordine della Immacolata Concezione, la cui regola
venne scritta da lei stessa. L’Ordine fu approvato da Innocenzo VIII il 30 aprile 1489.
Morì a Toledo verso il 1° settembre 1492, alla vigilia della professione religiosa del
primo gruppo del nuovo Ordine, precursore del culto e della teologia del dogma
dell’Immacolata Concezione. Il suo culto, instauratosi spontaneamente nel mondo
francescano e iberico, fu confermato con il titolo di beata il 28 luglio 1926; Paolo VI
l’ha canonizzata il 3 ottobre 1976.

Comune delle sante, pag. ***.


COLLETTA
O Padre, che hai favorito la santa Beatrice de Sylva con il dono di una insigne
contemplazione
e hai voluto che risplendesse per la devozione alla Vergine Maria,
contemplata nella sua Immacolata Concezione, concedi che, sul suo esempio, possiamo
qui in terra seguire la vera sapienza fino ad arrivare al cielo per contemplare la bellezza
della tua maestà.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità
dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

2 settembre
BEATO SEVERINO GIRAULT, sacerdote e martire della Rivoluzione francese
Le vittime nel campo religioso durante la rivoluzione francese, furono migliaia e
appartenenti a tutti gli Ordini allora presenti in Francia. Giorgio Girault che era nato a
Rouen il 14 gennaio 1728, entr nel convento del Terz’Ordine Regolare di San
Francesco di Rouen e nel 1750 fece la sua professione. Divenne sacerdote a Parigi nel
1754, ebbe negli anni successivi vari incarichi di responsabilità nell’Ordine in
Normandia. Alla scoppio della rivoluzione era alloggiato nel convento di Notre-Dame
di Nazareth a Parigi ed era confessore delle Suore Francescane di Santa Elisabetta. Al
momento dello scatenarsi dei massacri dei religiosi, Severino si trovava nel convento
dei Carmelitani di Parigi. Arrestato insieme a molti altri e fu il primo ad essere ucciso
il 2 settembre 1792. Lo seguirono nel martirio in quello stesso luogo, altri 93 religiosi
e sacerdoti. “I martiri di Settembre”, complessivamente 191, furono beatificati da Pio
XI il 17 ottobre 1926.

COLLETTA
Dio onnipotente e misericordioso,
guarda il tuo popolo che celebra il giorno glorioso del martire Severino e donaci, per
i suoi meriti e la sua intercessione, perseverante fedeltà a Cristo e alla Chiesa.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità
dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

2 settembre
BEATO APOLLINARE MOREL DA POSAT, sacerdote e martire della Rivoluzione
francese
Nacque in un villaggio presso Friburgo (Svizzera) il 12 giugno 1739 e nel battesimo
gli fu posto il nome di Gian Giacomo Morel. Il 26 settembre 1762, a ventitre anni, vestì
l’abito dei Frati Minori Cappuccini prendendo il nome di fra Apollinare da Posat (paese
d’origine). Ordinato sacerdote il 22 settembre 1764, si diede al tipico apostolato
cappuccino con l’aiutare il clero nelle parrocchie e predicare missioni al popolo.
Efficacissima la sua predicazione, specie tra i giovani, per cui ebbe molto da soffrire
da parte degli avversari della fede. Fu pure insegnante e direttore degli studenti di
teologia a Friburgo. Nel 1788 era a Parigi in procinto di recarsi missionario in Siria,
ma il Signore dispose che Parigi fosse l’ultimo campo del suo apostolato e il luogo del
suo martirio. Per aver rifiutato di sottoscrivere la “Costituzione civile del Clero” fu
arrestato il 14 agosto 1792 e inviato nella chiesa del Carmine, dove erano rinchiusi
circa 160 refrattari, quasi tutti ecclesiastici, e dove venne ucciso nell’orrendo massacro
del 2 settembre. Nelle due lettere scritte all’amico Jann e al suo antico superiore, egli
rivela l’intimo del suo spirito nella certezza d’immolarsi per Cristo; nella luce del
martirio, Apollinare vede risplendere il disegno di Dio sulla sua vita di perseguitato e
intona l’alleluia pasquale che, poi, canterà in eterno in cielo. Il 17 ottobre 1926, Pio XI
lo annover tra i beati insieme ad altri 190 martiri della rivoluzione francese, tra i quali
Gianfrancesco Burté dei Frati Minori Conventuali e Severino Girault del Terz’Ordine
Regolare.

COLLETTA
Fa’, o Signore, che amiamo con pietà filiale la tua Chiesa, per la cui difesa il beato
Apollinare, corroborato dal dono della fortezza, ha combattuto fino alla morte.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità
dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

2 settembre
BEATO GIANFRANCESCO BURTÉ, sacerdote e martire della Rivoluzione francese
Fa parte dei 191 sacerdoti e religiosi francesi massacrati durante la rivoluzione
francese, tra il 2 e il 3 settembre 1792 a Parigi. Nacque a Ramberviller (Francia) il 20
giugno 1740, entr fra i Conventuali della stretta Osservanza a Nancy nel 1757 e
completati gli studi, rimase come professore e guardiano del convento nel 1768. Nel
1778 fu inviato a Parigi come procuratore generale della sua provincia francescana;
ritorn nella stessa città parigina nel 1790, divenendo superiore nel giugno 1792. Venne
accusato di aver autorizzato i “preti refrattari”, cioè quei sacerdoti che non aderivano
alla Costituzione del clero e quindi fuorilegge, a confessare e celebrare nella sua chiesa,
mentre avrebbe dovuto proibirlo; quindi fu arrestato ed inviato nell’ex convento dei
Carmelitani, dove fu trucidato insieme agli altri religiosi e sacerdoti catturati. Venne
beatificato, insieme agli altri, da Pio XI il 17 ottobre 1926.

COLLETTA
O Dio, che al beato Gianfrancesco hai dato la grazia e la gloria del martirio, fa’ che
onoriamo il suo sacrificio imitandone la totale dedizione alla tua Chiesa.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità
dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

4 settembre
SANTA ROSA DA VITERBO, terziaria
Nasce nel 1233 a Viterbo. Il 24 giugno 1247, gravemente malata, ottiene di entrare
subito fra le Terziarie di San Francesco, che ne seguono la regola vivendo in famiglia.
Guarita, si mette a percorrere Viterbo portando una piccola croce o un’immagine sacra:
prega ad alta voce ed esorta tutti all’amore per Gesù e Maria, alla fedeltà verso la
Chiesa. Inizia la campagna per rafforzare la fede cattolica, contro l’opera del dissenso
religioso, nella città dove comandano i ghibellini, ligi all’imperatore e nemici del papa.
Un’iniziativa spirituale, ma collegata alla situazione politica. Per questo, il podestà
manda Rosa e famiglia in domicilio coatto a Soriano del Cimino. Un breve esilio,
perché nel 1250 muore Federico II e Viterbo passa nuovamente alla Chiesa. Ma non
sentirà più la voce di Rosa nelle strade. La giovane muore il 6 marzo 1251. Nel
novembre 1252 papa Innocenzo IV promuove il primo processo canonico. Nel 1257
papa Alessandro IV ordina la traslazione del corpo nel monastero delle Clarisse e il 4
settembre 1258 la eleva agli onori degli altari. La morte di Rosa si commemora il 6
marzo. Ma le feste più note in suo onore sono quelle del 4 settembre, che ricordano la
traslazione del corpo nell’attuale santuario a lei dedicato. Nel 1922 Benedetto XV ha
proclamato Rosa patrona della Gioventù femminile di Azione Cattolica. È patrona di
Viterbo e compatrona della diocesi.

COLLETTA
O Dio, che hai unito in santa Rosa da Viterbo, nel fiore della sua giovinezza, il candore
dell’innocenza con una mirabile fortezza d’animo, concedici che, imitando in terra le
sue virtù, siamo anche partecipi con lei dei gaudi eterni.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità
dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

11 settembre
BEATO BONAVENTURA GRAN DA BARCELLONA, religioso
Michele Battista Gran nacque a Riudoms, diocesi di Tarragona (Spagna), il 24
novembre 1620. Per volere del padre contrasse matrimonio ma, rimasto vedovo dopo
soli dodici mesi, entr nell’Ordine dei Frati Minori come semplice religioso, attendendo
ovunque ai più umili uffici della comunità. Si distinse per la sua singolare carità verso
i poveri e i sofferenti. Da Barcellona di Spagna venne in Italia e ottenne dal papa la
facoltà di poter erigere dei conventi di ritiro a Ponticelli in Sabina e sul Palatino a
Roma. Morì a Roma l’11 settembre 1684. Fu beatificato da Pio X il 10 giugno 1906.

COLLETTA
O Padre, che nel beato Bonaventura da Barcellona ci hai donato un modello di
perfezione evangelica, concedi a noi, per sua intercessione, di crescere nella
conoscenza di Cristo e di accogliere e testimoniare con la vita la parola del Vangelo.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità
dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.
12 settembre
SANTA CATERINA FIESCHI ADORNO DA
GENOVA, fondatrice, terziaria
Nasce nel 1447 in una delle principali famiglie genovesi. A sedici anni viene data in
moglie a Giuliano Adorno, appartenente ad una importante famiglia ghibellina. Vive
una vita frivola e mondana ma dopo un incontro con la sorella suora, decide di cambiare
vita e condivide le sue esperienze mistiche e caritative con un piccolo gruppo di figli
spirituali. Volle quindi essere figlia e seguace del Serafino di Assisi, e si iscrisse al
Terz’Ordine. La gloriosa divisa del Terziario figura tra gli oggetti inventariati dopo la
sua beata morte. Am san Francesco e si studi di imitarlo, di divenir parte viva del
grandioso e provvidenziale movimento da lui suscitato. La storia ci dice che Caterina
riuscì nell’intento tanto da meritare il titolo di Serafina. Dopo la conversione, la vita di
Caterina ha il proprio centro nel rapporto con Cristo. Non si dedica per solo alla
contemplazione, ma anche all’azione, rivolgendo il suo impegno concreto soprattutto
agli ammalati. Opera nella Compagnia delle dame della Misericordia e inizia a visitare
il lebbrosario di San Lazzaro, svolge le mansioni più umili; cura pure i bambini
abbandonati e fronteggia varie epidemie di peste. Nel 1497 fonda la prima “Compagnia
del divino amore”, che sarà il modello per analoghe istituzioni di altre città italiane nel
quadro di quella che è stata chiamata la Riforma cattolica. Muore il 15 settembre 1510.
Il suo corpo è conservato nella chiesa genovese della Santissima Annunziata in
Portoria. È stata beatificata da Clemente X il 6 aprile 1675 e canonizzata da Clemente
XII il 23 aprile 1737.

COLLETTA
O Dio, che hai fatto ardere di amore divino santa Caterina Fieschi Adorno, nel
contemplare le sofferenze di Cristo, per sua intercessione, accendi n noi il fuoco della
tua carità e rendici partecipi della passione del tuo Figlio. Egli è Dio, e vive e regna
con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

17 settembre
IMPRESSIONE DELLE STIMMATE DI SAN FRANCESCO
Il serafico Padre san Francesco nutrì, fin dalla sua conversione, una tenerissima devozione a Cristo
crocifisso; devozione che diffuse sempre con le parole e la vita. Nel 1224, mentre sul monte della
Verna era immerso nella meditazione, il Signore Gesù, con un prodigio singolare, gli impresse nel
corpo le stimmate della sua passione. Benedetto XI concesse all’Ordine francescano di celebrare
annualmente il ricordo di questo privilegio, che rese il Poverello «mirabile segno» di Cristo.

Festa

Ufficio delle letture

INNO

Il serafico Padre Francesco


contemplando le piaghe di Cristo,
con sospiri e con lacrime ardenti
della croce rivive il mistero.

Sulla Verna, novello Calvario,


o portento divino di grazia!,
nelle membra riceve l'effigie
di Gesù, che già porta nel cuore.

O Signore, nel corpo del padre


hai scolpito i tuoi segni d'amore;
a noi figli concedi la grazia
di imitarti e soffrire per Te.

Dona, o Padre, che regni nei cieli,


ai rendenti dal sangue del Figlio,
di percorrer la via della croce
per raggiunger la patria beata. Amen.

1 ant. La mano del Signore si posò su di me,


e mi condusse su un monte elevato.

SALMO 20, 2-8. 14

Signore, il re gioisce della tua potenza, *


quanto esulta per la tua salvezza!
Hai soddisfatto il desiderio del suo cuore, *
non hai respinto il voto delle sue labbra.

Gli vieni incontro con larghe benedizioni; *


gli poni sul capo una corona di oro fino.
Vita ti ha chiesto, a lui l'hai concessa, *
lunghi giorni in eterno, senza fine.

Grande è la sua gloria per la tua salvezza, *


lo avvolgi di maestà e di onore;
lo fai oggetto di benedizione per sempre, *
lo inondi di gioia dinanzi al tuo volto.

Perché il re confida nel Signore: *


per la fedeltà dell'Altissimo non sarà mai scosso.
Alzati, Signore, in tutta la tua forza; *
canteremo inni alla tua potenza.

Gloria al Padre e al Figlio *


e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, e ora e sempre *


nei secoli dei secoli. Amen.

1 ant. La mano del Signore si posò su di me,


e mi condusse su un monte elevato.
2 ant. Io contemplai quella grande visione;
il mio colorito si fece smorto
e mi venivano meno le forze.

SALMO 91
I (1-9)

È bello dar lode al Signore *


e cantare al tuo nome, o Altissimo,

annunziare al mattino il tuo amore, *


la tua fedeltà lungo la notte,
sull'arpa a dieci corde e sulla lira, *
con canti sulla cetra.

Poiché mi rallegri, Signore, con le tue meraviglie, *


esulto per l'opera delle tue mani.

Come sono grandi le tue opere, Signore, *


quanto profondi i tuoi pensieri!
L'uomo insensato non intende *
e lo stolto non capisce:

se i peccatori germogliano come l'erba *


e fioriscono tutti i malfattori,
li attende una rovina eterna: *
ma tu sei l'eccelso per sempre, o Signore.

Gloria al Padre e al Figlio *


e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, e ora e sempre *


nei secoli dei secoli. Amen.

2 ant. Io contemplai quella grande visione;


il mio colorito si fece smorto
e mi venivano meno le forze.

3 ant. La gloria del Signore


splendeva come fuoco ardente
sul vertice della montagna.

II (10-16)

Ecco, i tuoi nemici, o Signore, †


ecco, i tuoi nemici periranno, *
saranno dispersi tutti i malfattori.

Tu mi doni la forza di un bufalo, *


mi cospargi di olio splendente.

I miei occhi disprezzeranno i miei nemici, †


e contro gli iniqui che mi assalgono *
i miei orecchi udranno cose infauste.

Il giusto fiorirà come palma, *


crescerà come cedro del Libano;
piantati nella casa del Signore, *
fioriranno negli atri del nostro Dio.

Nella vecchiaia daranno ancora frutti, *


saranno vegeti e rigogliosi,
per annunziare quanto è retto il Signore: *
mia roccia, in lui non c'è ingiustizia.

Gloria al Padre e al Figlio *


e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, e ora e sempre *


nei secoli dei secoli. Amen.

3 ant. La gloria del Signore


splendeva come fuoco ardente
sul vertice della montagna.

℣ I tuoi dardi d'amore mi hanno trafitto.


℞ La tua mano onnipotente si è posata sopra di me.

PRIMA LETTURA

Dalla lettera ai Galati di san Paolo, apostolo 5,24-26; 6,2-5, 7-10,14-18

Io porto le stimmate di Gesù nel mio corpo

Quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la loro carne con le sue passioni e i
suoi desideri. Se pertanto viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito.
Non cerchiamo la vanagloria, provocandoci e invidiandoci gli uni gli altri. Portate i pesi
gli uni degli altri, così adempirete la legge di Cristo. Se infatti uno pensa di essere
qualcosa mentre non è nulla, inganna se stesso. Ciascuno esamini invece la propria
condotta e allora solo in se stesso e non negli altri troverà motivo di vanto: ciascuno
infatti porterà il proprio fardello.
Non vi fate illusioni; non ci si può prendere gioco di Dio. Ciascuno raccoglierà quello
che avrà seminato. Chi semina nella sua carne, dalla carne raccoglierà corruzione; chi
semina nello Spirito, dallo Spirito raccoglierà vita eterna. E non stanchiamoci di fare il
bene; se infatti non desistiamo, a suo tempo mieteremo. Poiché dunque ne abbiamo
l'occasione, operiamo il bene verso tutti, soprattutto verso i fratelli nella fede.
Quanto a me invece non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù
Cristo, per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo.
Non è infatti la circoncisione che conta, né la non circoncisione, ma l'essere nuova
creatura.
E su quanti seguiranno questa norma sia pace e misericordia, come su tutto
l'Israele di Dio.
D'ora innanzi nessuno mi procuri fastidi: difatti io porto le stimmate di Gesù nel mio
corpo.
La grazia del Signore nostro Gesù Cristo sia con il vostro spirito, fratelli. Amen.
RESPONSORIO Cfr. At 20,28; 1 Cor 4,2

℞ Vegliate sul gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha posto come vescovi, *
per guidare la Chiesa di Dio, acquistata nel sangue del suo Figlio.
℣ A chi amministra, si chiede di essere fedele,
℞ per guidare la Chiesa di Dio, acquistata nel sangue del suo Figlio.

SECONDA LETTURA

Dalla «Legenda minor» di san Bonaventura

Francesco, mediante le sacre Stimmate, prese l'immagine del Crocifisso

Francesco, servo fedele e ministro di Cristo, due anni prima di rendere a Dio il suo
spirito, si ritirò in un luogo alto e solitario, chiamato monte della Verna, per farvi una
quaresima in onore di san Michele Arcangelo. Fin dal principio, sentì con molta più
abbondanza del solito la dolcezza della contemplazione delle cose divine e, infiammato
maggiormente di desideri celesti, si sentì favorito sempre più di ispirazioni dall'alto.
Un mattino, verso la festa dell'Esaltazione della santa Croce, raccolto in preghiera
sulla sommità del monte, mentre era trasportato in Dio da ardori serafici, vide la
figura di un Serafino discendente dal cielo. Aveva sei ali risplendenti e fiammanti. Con
volo velocissimo giunse e si fermò, sollevato da terra, vicino all'uomo di Dio. Apparve
allora non solo alato, ma anche crocifisso.
A quella vista Francesco fu ripieno di stupore e nel suo animo c'erano, al tempo
stesso, dolore e gaudio. Provava una letizia sovrabbondante vedendo Cristo in aspetto
benigno, apparirgli in modo tanto ammirabile quanto affettuoso; ma al mirarlo così
confitto alla croce, la sua anima era ferita da una spada di compaziente dolore.
Dopo un arcano e intimo colloquio, quando la visione disparve, lasciò nella sua
anima un ardore serafico e, nello stesso tempo, lasciò nella sua carne i segni esterni
della passione, come se fossero stati impressi dei sigilli sul corpo, reso tenero dalla
forza fondente del fuoco.
Subito incominciarono ad apparire nelle sue mani e nei suoi piedi i segni dei chiodi;
nell'incàvo delle mani e nella parte superiore dei piedi apparivano le capocchie, e
dall'altra parte le punte. Il lato destro del corpo, come se fosse stato trafitto da un
colpo di lancia, era solcato da una cicatrice rossa, che spesso emetteva sangue.
Dopo che l'uomo nuovo Francesco apparve insignito, mediante insolito e stupendo
miracolo, delle sacre stimmate, discese dal monte. Privilegio mai concesso nei secoli
passati, egli portava con sé l'immagine del Crocifisso, non scolpita da artista umano in
tavole di pietra o di legno, ma tracciata nella sua carne dal dito del Dio vivente.

RESPONSORIO Cfr. 2 Cor 4, 10; Rm 8, 29

℞ Porto sempre e dovunque nel mio corpo la morte di Gesù, * perché anche la vita di
Gesù si manifesti nel mio corpo.
℣ Dio mi predestinò ad essere conforme all'immagine del Figlio suo
℞ perché anche la vita di Gesù si manifesti nel mio corpo.
TE DEUM

Noi ti lodiamo, Dio, *


ti proclamiamo Signore.
O eterno Padre, *
tutta la terra ti adora.
A te cantano gli angeli *
e tutte le potenze dei cieli:
Santo, Santo, Santo *
il Signore Dio dell'universo.

I cieli e la terra *
sono pieni della tua gloria.
Ti acclama il coro degli apostoli *
e la candida schiera dei martiri;

le voci dei profeti si uniscono nella tua lode; *


la santa Chiesa proclama la tua gloria,
adora il tuo unico Figlio, *
lo Spirito Santo Paraclito.

O Cristo, re della gloria, *


eterno Figlio del Padre,
tu nascesti dalla Vergine Madre *
per la salvezza dell'uomo.

Vincitore della morte, *


hai aperto ai credenti il regno dei cieli.
Tu siedi alla destra di Dio, nella gloria del Padre. *
Verrai a giudicare il mondo alla fine dei tempi.

Soccorri i tuoi figli, Signore, *


che hai redento col tuo sangue prezioso.
Accoglici nella tua gloria *
nell'assemblea dei santi.

☆ Salva il tuo popolo, Signore, *


guida e proteggi i tuoi figli.
Ogni giorno ti benediciamo, *
lodiamo il tuo nome per sempre.

Degnati oggi, Signore, *


di custodirci senza peccato.
Sia sempre con noi la tua misericordia: *
in te abbiamo sperato.

Pietà di noi, Signore, *


pietà di noi.
Tu sei la nostra speranza, *
non saremo confusi in eterno.

☆ Quest'ultima parte dell'inno si può omettere.

ORAZIONE

O Dio, che per infiammare il nostro spirito con il fuoco del tuo amore, hai impresso
nel corpo del serafico Padre san Francesco i segni della passione del Figlio tuo:
concedi a noi, per sua intercessione, di conformarci alla morte del Cristo per essere
partècipi della sua risurrezione. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

Lodi mattutine

INNO

Del Serafico Padre la gloria


oggi cantano tutti i suoi figli;
egli è stato insignito da Dio
con le stimmate della passione.

Nelle mani, nei piedi e nel cuore


egli porta il divino sigillo,
fatto al mondo mirabile segno
e perfetto esemplare di Cristo.

Nel cammino che porta a salvezza


ci precede portando la croce,
non da mano dell'uomo formata
ma da Dio nel suo corpo scolpita.

I tuoi doni copiosi, o Signore,


interceda dal cielo il gran santo
che mostrò agli uomini in terra
del tuo Figlio diletto l'effigie. Amen.

1 ant. Sono stato crocifisso con Cristo


e non sono più io che vivo,
ma Cristo vive in me.

2 ant. Sono stato conquistato da Gesù Cristo,


perché io possa conoscere Lui
e la partecipazione alle sue sofferenze,
diventandogli conforme nella morte.

3 ant. Cristo sarà glorificato nel mio corpo;


per me il vivere è Cristo.

LETTURA BREVE Gal 6, 14. 17-18

Quanto a me non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo,
per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo. Difatti
io porto le stimmate di Gesù nel mio corpo. La grazia del Signore nostro Gesù Cristo
sia con il vostro spirito, fratelli. Amen.

RESPONSORIO BREVE

℞ Il tuo dardo d'amore * mi ha trafitto.


Il tuo dardo d'amore mi ha trafitto.
℣ E la tua mano onnipotente si è posata sopra di me:
mi ha trafitto.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Il tuo dardo d'amore mi ha trafitto.

Ant. al Ben. O martire di desiderio, Francesco,


il Signore quale Sole splendente
dall'alto ha irradiato su di te la sua luce,
ed ha rinnovato, in modo mirabile, nelle tue membra
i segni della nostra redenzione.

Rivolgiamo la nostra umile preghiera a Cristo Signore, che ha edificato col suo sangue
la Chiesa, e ci ha chiamati alla sequela del suo fedelissimo imitatore Francesco.
Diciamo insieme:
Rendici perseveranti, o Signore, nel tuo servizio..

Tu che sei venuto ad evangelizzare i poveri e gli umili,


- insegnaci a diffondere con la parola e con le opere il tuo Regno.

Tu che sei luce dei popoli e maestro di santità e di vita vera,


- rendici saldi nella fede per poter annunziare il tuo Nome a tutti i nostri fratelli.

Tu che hai dato ai tuoi discepoli come speciale comandamento il precetto dell'amore
fraterno,
- fa' che operiamo alacremente il bene a servizio di tutti i nostri fratelli.

O Sapienza dell'Eterno Padre, che illumini le nostre intelligenze,


- fa' che, ricercando la verità nella carità, nutriamo sempre pensieri retti e santi.

O Cristo Salvatore, che non hai disdegnato di lavorare con le tue mani,
- dirigi e santifica il nostro lavoro, perché, vedendo le nostre buone opere, tutti
possano glorificare il Padre.

Padre Nostro.

ORAZIONE

O Dio, che per infiammare il nostro spirito con il fuoco del tuo amore, hai impresso
nel corpo del serafico Padre san Francesco i segni della passione del Figlio tuo:
concedi a noi, per sua intercessione, di conformarci alla morte del Cristo per essere
partècipi della sua risurrezione. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

Ora Media

Terza

LETTURA BREVE Gal 2, 20-21

Questa vita che vivo, e nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha
amato e ha dato se stesso per me. Non annullo dunque la grazia di Dio.

℣ Quando crescevano le mie ansie interiori.


℞ Le tue consolazioni rallegrarono la mia anima.
Sesta

LETTURA BREVE Rm 6, 4-6

Come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi
possiamo camminare in una vita nuova. Se infatti siamo stati completamente uniti a
lui con una morte simile alla sua, lo saremo anche con la sua risurrezione. Sappiamo
bene che il nostro uomo vecchio è stato crocifisso con lui.

℣ Chi vuol venire dietro a me rinneghi se stesso.


℞ Prenda la sua croce e mi segua.

Nona

LETTURA BREVE Rm 6, 8.11

Se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui. Così anche voi
consideratevi morti al peccato, ma viventi per Iddio, in Cristo Gesù.

℣ I cuori devoti s'infiammano d'amore.


℞ Ricordando le gloriose stimmate di san Francesco.

Vespri

INNO

Nel silenzio della Verna


si rinnova in san Francesco
il mistero della Croce.

Mentre in estasi contempla


la Passione del Signore,
vien dal cielo una gran luce.

Un celeste Serafino
rivestito di sei ali,
inchiodato sulla croce.

Riconosce il Poverello
il Signore Crocifisso:
cresce il fuoco nel suo cuore.

Cinque raggi hanno colpito mani,


piedi e il suo costato:
son le stimmate di Cristo.

O mirifico portento:
è visibile nel servo
la figura del Signore.

O glorioso san Francesco,


dona ai figli di seguirti
nel dolore e nell'amore. Amen.
1 ant. In molti modi il Signore
ha manifestato in san Francesco
i misteri della croce.

SALMO 14

Signore, chi abiterà nella tua tenda? *


Chi dimorerà sul tuo santo monte?
Colui che cammina senza colpa, *
agisce con giustizia e parla lealmente,

chi non dice calunnia con la sua lingua, †


non fa danno al suo prossimo *
e non lancia insulto al suo vicino.

Ai suoi occhi è spregevole il malvagio, *


ma onora chi teme il Signore.

Anche se giura a suo danno, non cambia; †


se presta denaro non fa usura, *
e non accetta doni contro l'innocente.

Colui che agisce in questo modo *


resterà saldo per sempre.

Gloria al Padre e al Figlio *


e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, e ora e sempre *


nei secoli dei secoli. Amen.

1 ant. In molti modi il Signore


ha manifestato in san Francesco
i misteri della croce.

2 ant. Io ritenni
di non sapere altro in mezzo a voi
se non Gesù Cristo, e questi Crocifisso.

SALMO 111

Beato l'uomo che teme il Signore *


e trova grande gioia nei suoi comandamenti.
Potente sulla terra sarà la sua stirpe, *
la discendenza dei giusti sarà benedetta.

Onore e ricchezza nella sua casa, *


la sua giustizia rimane per sempre.
Spunta nelle tenebre come luce per i giusti, *
buono, misericordioso e giusto.

Felice l'uomo pietoso che dà in prestito, *


amministra i suoi beni con giustizia.
Egli non vacillerà in eterno: *
il giusto sarà sempre ricordato.

Non temerà annunzio di sventura, *


saldo è il suo cuore, confida nel Signore.
Sicuro è il suo cuore, non teme, *
finché trionferà dei suoi nemici.

Egli dona largamente ai poveri, †


la sua giustizia rimane per sempre, *
la sua potenza s'innalza nella gloria.

L'empio vede e si adira, †


digrigna i denti e si consuma. *
Ma il desiderio degli empi fallisce.

Gloria al Padre e al Figlio *


e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, e ora e sempre *


nei secoli dei secoli. Amen.

2 ant. Io ritenni
di non sapere altro in mezzo a voi
se non Gesù Cristo, e questi Crocifisso.

3 ant. Sono messo a morte nella carne,


ma reso vivo nello spirito.

CANTICO Cfr Ap 15, 3-4

Grandi e mirabili sono le tue opere, †


o Signore Dio onnipotente; *
giuste e veraci le tue vie, o Re delle genti!

Chi non temerà il tuo nome, †


chi non ti glorificherà o Signore? *
Tu solo sei santo!

Tutte le genti verranno a te, Signore, †


davanti a te si prostreranno, *
perché i tuoi giusti giudizi si sono manifestati.

Gloria al Padre e al Figlio *


e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, e ora e sempre *


nei secoli dei secoli. Amen.

3 ant. Sono messo a morte nella carne,


ma reso vivo nello spirito.
LETTURA BREVE Gal 6, 14. 17-18

Quanto a me non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo,
per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo. Difatti
io porto le stimmate di Gesù nel mio corpo. La grazia del Signore nostro Gesù Cristo
sia con il vostro spirito, fratelli. Amen.

RESPONSORIO BREVE

℞ Hai insignito, o Signore, * il tuo servo Francesco.


Hai insignito, o Signore, il tuo servo Francesco.
℣ Dei gloriosi segni della nostra redenzione:
il tuo servo Francesco.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Hai insignito, o Signore, il tuo servo Francesco.

Ant. al Magn. Sono morto al mondo,


e la mia vita è ormai nascosta con Cristo in Dio.
Quando si manifesterà Cristo, la nostra vita,
allora anche noi saremo manifestati con lui
nella gloria.

INTERCESSIONE

Fratelli, preghiamo Dio nostro Padre, perché, sull'esempio e per l'intercessione del
serafico Padre san Francesco, ci guidi tutti alla santità. Diciamo insieme:
Ti preghiamo, ascoltaci, o Signore.

Padre Santo, che hai reso il tuo servo Francesco un perfetto imitatore del tuo Figlio
Gesù,
- fa' che anche noi, seguendo le sue orme, osserviamo fedelmente il Vangelo di Cristo.

Padre Santo, che disperdi i superbi ed esalti gli umili di cuore,


- concedici di seguire il Padre Serafico nella via dell'umiltà.

Padre Santo, che hai insignito il tuo servo Francesco con le sacre stimmate della
passione del tuo Figlio,
- fa' che di null'altro ci gloriamo se non della croce di Gesù Cristo.

Padre Santo, che per le preghiere di san Francesco perdoni le nostre colpe,
- fa' risplendere sui nostri fratelli defunti la luce del tuo volto.

Padre Nostro

ORAZIONE

O Dio, che per infiammare il nostro spirito con il fuoco del tuo amore, hai impresso
nel corpo del serafico Padre san Francesco i segni della passione del Figlio tuo:
concedi a noi, per sua intercessione, di conformarci alla morte del Cristo per essere
partècipi della sua risurrezione. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.
COLLETTA
O Dio che, per infiammare il nostro spirito con il fuoco del tuo amore, hai impresso
nel corpo del serafico Padre san Francesco i segni della passione del tuo Figlio, concedi
a noi, per sua intercessione, di conformarci alla morte del Cristo per essere partecipi
della sua risurrezione. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive
e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

18 settembre
SAN GIUSEPPE DESA DA COPERTINO, sacerdote

Giuseppe Desa nacque a Copertino (Lecce) nel 1603 e fu ricevuto nell’Ordine dei
Minori Conventuali. Ordinato sacerdote nel 1628, si diede senza riserve al sacro
ministero e al lavoro per la salvezza delle anime. La sua parola era confermata dalla
pratica delle virtù religiose, da grande penitenza e da intensa preghiera. La sua vita,
piena di estasi e miracoli, lo rese una delle figure più interessanti della mistica cristiana.
Per i suoi singolarissimi privilegi, fu costretto a cambiare spesso convento onde evitare
fanatismi popolari, ma rifulsero sempre in lui l’umiltà e l’incondizionata obbedienza.
Grandissima fu la sua devozione alla Vergine Maria e al serafico Padre. Morì a Osimo,
nelle Marche, il 18 settembre 1663. Fu beatificato il 24 febbraio 1753 da Benedetto
XIV e proclamato santo il 16 luglio 1767 da Clemente XIII.

COLLETTA
O Dio, che con mirabile sapienza
hai voluto attrarre ogni cosa all’unigenito tuo Figlio, fa’ che, elevandoci dalle terrene
cupidigie, per i meriti e l’esempio di san Giuseppe da Copertino, possiamo
conformarci pienamente allo stesso tuo Figlio. Egli è Dio, e vive e regna con te,
nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

19 settembre
SAN FRANCESCO MARIA CROESE DA CAMPOROSSO, religioso
Giovanni Croese nacque a Camporosso (Imperia) il 27 dicembre 1804. Entrato nell’Ordine dei Minori
Cappuccini, per quarant’anni and elemosinando per le vie di Genova, beneficando tutti,
spiritualmente e materialmente. Per la reputazione di santità che si diffuse intorno alla sua persona, i
suoi concittadini lo chiamavano “padre santo”. Nel 1866 si offrì vittima di carità per assistere gli
ammalati di colera e si spense contagiato dal morbo il 17 settembre. Beatificato il 30 giugno 1929 da
Pio XI, venne dichiarato santo da Giovanni XXIII il 9 dicembre 1962.

SECONDA LETTURA

Dalla «Vitis mystica» attribuita a san Bonaventura vescovo

(q. 32 - Quaracchi, Vili, 214-215)


A nulla vale la purezza del fiore senza le opere della carità

La carità, che non può rimanere oziosa, manifesta sempre la sua presenza
mediante le opere. Lo afferma san Gregorio: «La verifica dell'amore è l'opera esibita».
E Giovanni, il discepolo che Gesù prediligeva, dice: «Chi avesse dei beni del mondo e
vedendo il suo fratello nella necessità, gli chiudesse il cuore, come potrebbe restare in
lui l'amore di Dio? Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio,
che non vede.
La stessa Verità, il buon Gesù, ha avuto cura di spiegare quali siano le opere di
misericordia che dimostrano l'amore del prossimo. Afferma, infatti, che egli,
nell'esame dell'ultimo giudizio, loderà i giusti e condannerà i reprobi, per avere o non
avere compiuto queste opere: «Ebbi fame, e mi deste da mangiare; ebbi sete mi
deste da bere; fui senza tetto e mi accoglieste; fui ignudo e mi vestiste; fui ammalato
e in carcere e mi visitaste. Perché ciò che avete fatto al più piccolo di questi fratelli, lo
avete fatto a me».
Ecco le opere di misericordia che procedono dalla radice della carità. Bisogna,
dunque, riflettere bene sull'eccellente dignità di queste opere che, sole, meritano lode
in quell'esame rigoroso. Non vale nulla la purezza del bianco fiore senza queste opere;
non ha valore la purezza verginale senza le opere della carità.
Si esamini ciascuno se ha questa volontà. Quando vedi un povero o un infermo o
un pellegrino, e passi oltre non toccato da compassione, e non offri per lui alcuna
preghiera, non partecipando al suo bisogno, forse tu hai volontà di donare? In nessun
modo. Ogni volta che vediamo qualcuno nell'indigenza, riconosciamo Cristo in lui,
poiché anche l'indigente è nostro fratello. Se non chiuderemo le viscere della
compassione di fronte all'indigente, sapremo che la carità di Dio ha dimora in noi.
Tuttavia, e anzi molto di più, si deve usare misericordia verso quei miseri che
deviano dalla retta fede o dalle sue opere, e che si adagiano nell'immondizia dei
peccati, sia che essi li riconoscano sia che non li considerino. Bisogna spezzare loro,
con le nostre preghiere e lacrime, quel pane celeste degli Angeli, il dolce Gesù,
inducendolo alla misericordia.
Similmente, coloro cui il Signore ha dato il dono dell'intelletto, spezzino e
apprestino a costoro il pane della sacra Scrittura; e preghino il Signore che si degni di
aprire i loro occhi perché lo riconoscano, e sani il palato del loro cuore perché possano
gustare e vedere come veramente soave è il Signore, riconosciuto nello spezzare il
pane, cioè nell'interpretazione della sacra Scrittura.

RESPONSORIO Fil 1, 20-21; 1 Ts 2, 8

℞ Cristo sarà glorificato nel mio corpo, sia che io viva sia che io muoia. * Per me il
vivere è Cristo, e il morire un guadagno.
℞ Così affezionati a voi, avremmo desiderato darvi anche la nostra stessa vita, perché
ci siete diventati cari.
℞ Per me il vivere è Cristo, e il morire un guadagno.
ORAZIONE

O Dio, che in san Francesco Maria, tuo umile servo, ci hai dato un esempio
singolare di carità operosa: fa' che anche noi, a sua imitazione e con il suo aiuto, ci
dedichiamo con generosità e umiltà al servizio del prossimo. Per il nostro Signore
Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

COLLETTA
O Dio, che in san Francesco Maria, tuo umile servo, ci hai dato un esempio singolare
di carità operosa, fa’ che anche noi, a sua imitazione e con il suo aiuto, ci dedichiamo
con generosità e umiltà al servizio del prossimo.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità
dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

22 settembre
SANT’IGNAZIO BELVISOTTI DA SANTHIÀ,
sacerdote
Lorenzo Maurizio Belvisotti nacque a Santhià (Vercelli) il 5 giugno 1686. Frequent il
seminario e a ventiquattro anni venne ordinato sacerdote. Si diede alla predicazione
aiutando i Gesuiti nelle loro missioni. Rifiutato un canonicato e una parrocchia, con
umili insistenze chiese ed ottenne di entrare tra i Frati Minori Cappuccini, a trent’anni.
Era venuto a cercare umiltà e obbedienza e divenne modello di queste virtù per
cinquantaquattro anni. Sua gioia era stare all’ultimo posto, servo di tutti, sempre pronto
a qualunque richiamo dei superiori. Maestro dei novizi, apostolo del confessionale,
consolatore degli infermi, che visitava nelle loro case, con l’animo sempre immerso in
Dio e con inalterabile serenità con tutti. Morì il 22 settembre 1770; le sue reliquie sono
nella chiesa dei Cappuccini del Monte, a Torino. Il 17 aprile 1966 Paolo VI procedeva
alla solenne beatificazione e Giovanni Paolo II il 18 maggio 2002 lo annover tra i santi.

COLLETTA
O Dio onnipotente ed eterno, per restaurare l’umana natura hai voluto che l’obbedienza
riparasse ci che aveva perduto la superbia: concedi propizio che le preghiere
e gli esempi del sacerdote sant’Ignazio da Santhià ci rendano disponibili a compiere
con prontezza la tua volontà, principio della nostra salvezza.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità
dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.
23 settembre
SAN PIO FORGIONE DA PIETRELCINA,
sacerdote
Francesco Forgione, nacque a Pietrelcina, diocesi di Benevento, il 25 maggio 1887.
Entrato come chierico nell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini il 6 gennaio 1903, fu
ordinato sacerdote il 10 agosto 1910, nella cattedrale di Benevento. Il 28 luglio 1916
salì a San Giovanni Rotondo, sul Gargano, dove, salvo poche e brevi interruzioni,
rimase fino alla morte, avvenuta il 23 settembre 1968. La mattina del venerdì 20
settembre 1918, mentre pregava davanti al crocifisso del coro della vecchia chiesina,
ricevette il dono delle stimmate, che rimasero aperte e sanguinanti per mezzo secolo.
Durante la vita attese allo svolgimento del suo ministero sacerdotale, fond i “Gruppi
di preghiera” e un moderno ospedale, al quale pose il nome di “Casa sollievo della
sofferenza”. Morì il 23 settembre 1968. Fu beatificato da Giovanni Paolo II il 2 maggio
1999 e canonizzato dallo stesso pontefice il 16 giugno 2002.

COLLETTA
Dio onnipotente ed eterno,
con grazia singolare hai concesso al sacerdote san Pio da Pietrelcina di partecipare alla
croce del tuo Figlio e per mezzo del suo ministero
hai rinnovato le meraviglie della tua misericordia, concedi a noi, per sua intercessione,
che, uniti costantemente alla passione di Cristo, possiamo giungere felicemente alla
gloria della risurrezione.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità
dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

24 settembre
RITROVAMENTO DEL CORPO DELLA SANTA MADRE CHIARA
Chiara d’Assisi morì la sera dell’11 agosto 1253 a San Damiano. Il giorno seguente,
con tutti gli onori, fu trasportata nella chiesa di San Giorgio, luogo della primitiva
sepoltura di san Francesco e dove poi sorse la basilica a lei dedicata. Pio IX autorizz i
lavori di scavo sotto l’altare della basilica per riportare alla luce il corpo della Santa,
che fu ritrovato il 23 settembre 1850. Da allora è esposto in permanenza alla
venerazione dei fedeli.

COLLETTA
Celebrando la memoria della santa madre Chiara, imploriamo, o Signore,
per i suoi meriti e la sua intercessione, la grazia di rivivere ogni giorno il mistero della
risurrezione, radicati nella speranza e nella carità operosa.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità
dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

24 settembre
SAN PACIFICO DIVINI DA SAN SEVERINO,
sacerdote
Carlo Antonio Divini nacque a San Severino nelle Marche il 1° marzo 1653 e a
diciassette anni abbracci la regola dei Frati Minori Osservanti Riformati con il nome
di fra Pacifico. Religioso e sacerdote esemplare, ovunque esercit il ministero lasci viva
testimonianza di santità, specialmente nella pratica della penitenza, della pazienza, del
raccoglimento, della profonda orazione e della gioia di servire il Signore. Morì nel
convento del suo paese il 24 settembre 1721. Beatificato da Pio VI il 13 agosto 1786,
fu canonizzato da Gregorio XVI il 26 maggio 1839.

COLLETTA
O Padre, datore di ogni bene,
che hai concesso a san Pacifico da San Severino di vivere le beatitudini evangeliche
in grande pazienza e nell’amore per la solitudine, concedi a noi, sul suo esempio, di
cercarti nel raccoglimento e di donarci ai fratelli con il cuore pieno di te.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità
dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

27 settembre
SANT’ELZEARIO DI SABRAN E BEATA
DELFINA DI DIGNE, sposi, terziari
Elzeario nacque ad Apt in Provenza fra il 1284 e il 1285, primogenito di Ermengao de
Sabran conte di Ariano e di Laudana d’Albe de Roquemartine. Per volere del re Carlo
II d’Angi dovette sposare verso i diciotto anni nel 1299, la futura beata Delfina di
Digne. Essi stabilirono, di comune accordo, di conservare la loro castità. Elzeario,
ereditato fra l’altro il titolo di conte d’Ariano, venne in Italia, in Irpinia, per prendere
possesso della contea. Fu suo merito e per le virtù professate, che riuscì a conquistare
l’amore del popolo, per questo fu apprezzato dal re di Napoli Roberto d’Angi , che
quando nel 1312 fu necessario inviare dei soldati in aiuto del papa assediato a Roma
dall’esercito dell’imperatore Enrico VII di Lussemburgo, ne affid il comando ad
Elzeario. Fu inoltre incaricato di delicate missioni presso la corte di Francia. Morì a
Parigi il 27 settembre 1323; fu sepolto ad Apt nella chiesa dei francescani, di cui era
fedele Terziario. La sua fama di grande uomo di carità, specie nell’assistenza ai
lebbrosi, si diffuse. Venne proclamato santo il 5 gennaio 1371 da Gregorio XI. Le sue
reliquie furono trasferite nel 1791 dalla chiesa francescana di Apt, alla cattedrale della
città, dove sono tuttora venerate, insieme a quelle della sua casta sposa, la beata
Delfina, che visse lungo tempo dopo il marito, moltiplicando le opere di carità. Fu
beatificata da Innocenzo XII il 24 luglio 1694.
[Memoria liturgica ufficiale: 26 settembre].

COLLETTA
O Padre, che negli sposi Elzeario e Delfina hai donato esempi insigni di virtù nello
stato del matrimonio, concedi a noi che li veneriamo su questa terra di poter aver parte,
in cielo, alla loro beata compagnia. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è
Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

26 settembre
BEATO AURELIO DA VINALESA E
COMPAGNI, martiri della Persecuzione spagnola
Nel numeroso gruppo dei 233 martiri della persecuzione religiosa del 1936 in Valencia,
furono beatificati 50 frati e suore della famiglia francescana: dodici Frati Minori
Cappuccini (Aurelio de Vinalesa e compagni), cinque Clarisse Cappuccine (María
Jesús Masiá Ferragut e compagne), diciannove Terziari Cappuccini Amigoniani
(Vincenzo Cabanes e compagni), una cooperatrice amigoniana laica (Carmen García
Moyón), tre Terziarie Cappuccine (Rosario de Soano e compagne) e sei Frati Minori
Conventuali (Alfonso López e compagni). Aurelio nacque a Vinalesa (Valencia) nel
1896. Fin da giovane fu attratto e scelse la vita evangelica francescano-cappuccina.
Durante la persecuzione religiosa spagnola fu costretto ad abbandonare il convento e
rifugiarsi in famiglia. Venne preso e fu ucciso il 28 agosto 1936. Morì gridando: «Viva
Cristo Re!». Nello stesso periodo e per le stesse motivazioni furono uccisi altri 11
confratelli: Ambrosio de Benaguacil, Pedro de Benisa, Joaquín de Albocácer, Modesto
de Albocácer, Germán de Carcagente, Buenaventura de Puzol, Santiago de Rafelbuñol,
Enrique de Almazora, Fidel de Puzol, Berardo de Lugarneuevo de Fenoyet e Pacífico
de Valencia. Furono beatificati da Giovanni Paolo II l’11 marzo 2001.

COLLETTA
O Dio, che hai concesso ai beati Aurelio e compagni
di dare, con l’effusione del sangue, la più grande testimonianza di carità, concedi a
noi di rimanere sempre fedeli a Cristo e di non separarci mai dal tuo amore.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità
dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

28 settembre
BEATO INNOCENZO SCALVINONI DA BERZO, sacerdote

Giovanni Scalvinoni nacque a Niardo (Brescia) il 19 marzo 1844. Giovanissimo, entr


in collegio e s’avvi alla ordinazione sacerdotale, che ricevette il 2 giugno 1867. Ricoprì
vari incarichi, fra cui quello di parroco. All’età di trent’anni entr tra i Frati Minori
Cappuccini, abbracciando con entusiasmo tutto il rigore della vita serafica. Adibito a
vari uffici della vita religiosa, il risultato non fu pari alle speranze dei superiori e ci gli
servì per essere ancora più umile e scomparire. Ma la sua altezza spirituale crebbe
sempre più nell’assidua preghiera, nella penitenza e nella dedizione alla predicazione
e alle confessioni. Sua gioia il tabernacolo, sua devozione preferita la Via Crucis.
Mentre, per supremo atto di obbedienza, predicava gli esercizi spirituali ai suoi
confratelli, morì a Bergamo il 3 marzo 1890. Le sue spoglie riposano a Berzo. Fu
beatificato da Giovanni XXIII il 12 novembre 1961. Un santo originale, che
esternamente non fa storia, che non ha cose da raccontare, che si muove entro
avvenimenti senza alcun rilievo, ma appunto «un santo moderno, un santo per il nostro
tempo» – disse papa Giovanni nel discorso della beatificazione – sia perché vissuto tra
noi, sia perché esempio di preghiera e di austerità.

Dal Comune dei pastori o dei santi (per i religiosi), con salmodia del giorno dal salterio.

Ufficio delle letture

SECONDA LETTURA

Da una Omelia del Beato Innocenze da Berzo, presbitero


(Beato Innocenze da Berzo, Tutti gli scrìtti, Istituto storico dei Cappuccini, Roma
2002, pp. 58-64).

L'esempio di mansuetudine del Divin Salvatore

II Vangelo di questo giorno ci presenta un'idea della mansuetudine del Divin


Salvatore messa a tutta prova dall'odio e dalle villanie dei Giudei contro di Lui ...
Avrebbe Egli potuto con un castigo esemplare punirli per la loro caparbietà e
spaventarli dall'orrendo attentato che si disponeva a consumare, qual è quello di
bagnarsi le loro mani nel sangue di un Dio.
Con tutto ciò, lasciato da parte il rigore, Gesù Cristo ama piuttosto di venire a
discolparsi dinanzi a questi fieri suoi nemici, e colla mansuetudine disporli ad
accogliere le sue dottrine, e così preservarli dal deicidio e dai tremendi castighi che
perciò si tirarono sul capo: onde, quasi invitandoli a produrre le loro accuse, dice loro
francamente: «Chi mi può rimproverare di peccato?» ... Pensate qui, o fratelli, alla
mansuetudine del Divin Salvatore; era l'Agnello immacolato di Dio venuto a togliere i
peccati del mondo, e domanda se alcuno trovi in lui peccato, quasi che potesse in lui
cadere ombra di peccato! Ma a tanta mitezza del Divin Salvatore questi Giudei niente
placati, rispondono con un insulto dicendo: «Non abbiamo ragione di dire che Tu sei
samaritano e indemoniato?» (Gv 8, 48). Qual bestemmia più empia che di chiamare
indemoniato il Figlio di Dio, la stessa innocenza?
Gesù Cristo però di nulla irritato nega di essere indemoniato e poi continua a
rivolgere loro santi ammaestramenti i quali, se essi avessero abbracciati, avrebbero
ottenuto la vita eterna ...
Tale è l'esempio di mansuetudine che Gesù Cristo ci da in tutto questo Evangelo.
Or mettendo a confronto di questa divina mansuetudine la nostra vita, quanto troviamo
di che emendarci e correggerci! ...
Miseri noi, che sempre andiamo aumentando il peso dei nostri debiti con Dio!
Ma buon per noi che se sopportiamo i falli dei nostri prossimi potremo in qualche modo
soddisfare per i nostri debiti.
Noi molte volte andiamo cercando occasioni di servire a Dio, che forse non
succederanno mai, e diciamo: «Oh, se io avessi comodo, vorrei fare molta orazione e
frequentare di più i sacramenti!». Or ecco che abbiamo tutti alla mano un buon mezzo
per aumentare i nostri meriti, e dimostrare al Signore il nostro amore col sopportare il
nostro prossimo. «Vestitevi di viscere di misericordia, sopportandovi gli uni gli altri
come anche Cristo ha sopportato noi» (cfr Col 3. 12-13).
Possa pertanto l'esempio di mansuetudine del Divin Salvatore, le sue promesse
di usar misericordia con chi avrà misericordia ... possano ispirarsi a tutti sentimenti di
cristiana mansuetudine, sicché, quando uscendo di questa vita ci presenteremo al divin
tribunale, possiamo trovar favorevole e misericordioso il divin Giudice: beati i
misericordiosi perché otterranno misericordia (Mt 5, 7).

RESPONSORIO

R. O Beato Innocenze, hai fatto cose mirabili davanti a Dio; lo hai onorato con tutto il
cuore: * intercedi per i peccati degli uomini.
V. Irreprensibile, vero adoratore di Dio, nemico di ogni colpa, perseverante nel bene,
R. intercedi per i peccati degli uomini.

ORAZIONE

O Dio, tu hai l'occhio attento all'umile e guardi da lontano il superbo. L'esempio


e l'intercessione del Beato Innocenzo da Berzo ci aiutino a non coltivare pensieri di
superbia e a progredire in umiltà sulla strada che porta a te. Per il nostro Signore.

4 ottobre
SAN FRANCESCO D’ASSISI, diacono,
fondatore dei tre Ordini, Patrono d’Italia
Francesco, figlio di Pietro di Bernardone e di madonna Pica, nacque ad Assisi (Perugia)
nel 1182. Dopo una giovinezza spensierata, dopo aver usato misericordia ai lebbrosi,
all’età di venticinque anni, nella chiesetta di San Damiano, sentì l’invito di Cristo che
lo chiamava a seguirlo e a riparare la sua casa. Rinunci allora ad ogni cosa terrena per
aderire unicamente a Dio e, poco dopo, alla Porziuncola, l’Altissimo stesso gli «rivel
di vivere secondo la forma del santo Vangelo», imitando in tutto Cristo povero e umile.
Unitisi a lui alcuni compagni, diede inizio al nuovo Ordine dei Frati Minori (1209)
presso la Porziuncola. La loro “forma di vita” fu approvata definitivamente da Onorio
III nel 1223. Francesco e i suoi frati andarono a predicare il Vangelo di pace nei paesi
cristiani e in quelli degli infedeli, con parole semplici ma efficaci, e soprattutto con
l’esempio della vita santa. Fond anche un secondo Ordine, insieme a santa Chiara
d’Assisi, l’Ordine delle Sorelle Povere o Clarisse; e un terzo Ordine per coloro che
vivono nel mondo. Due anni prima della morte, sul monte della Verna, ricevette da Dio
il sigillo delle stimmate, che lo resero conforme a Cristo crocifisso anche nel corpo. Un
anno prima della morte, presso San Damiano, trasfigurando la sofferenza in gloriosa
libertà, cant la fraternità e la pace con il Cantico delle Creature. Morì alla Porziuncola,
adagiato sulla nuda terra, la sera del 3 ottobre 1226. Fu canonizzato da Gregorio IX il
16 luglio 1228 e nel 1230 il suo corpo, tumulato a San Giorgio, fu traslato sotto l’altare
della basilica, eretta ad Assisi in suo onore. Pio XII nel 1939 lo proclam , insieme con
santa Caterina da Siena, patrono d’Italia e Giovanni Paolo II, nel 1981, patrono degli
operatori nell’ecologia.

COLLETTA
O Dio, che nel serafico padre Francesco, povero e umile, hai offerto alla tua Chiesa
una viva immagine del Cristo, concedi anche a noi di seguire il tuo Figlio nella via del
Vangelo e di unirci a te in carità e letizia.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità
dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

6 ottobre
SANTA MARIA FRANCESCA GALLO DELLE
CINQUE PIAGHE, terziaria
Anna Maria Gallo nacque a Napoli il 25 marzo 1715. Contro l’usanza del tempo,
ammessa a sette anni alla prima Comunione, si dedic ad una vita di pietà e attese al
lavoro artigianale nella propria casa, sotto la ferrea disciplina del padre, il quale voleva
che la figlia si sposasse. Ottenuto il permesso di consacrarsi al Signore, prese l’abito
del Terz’Ordine francescano nella chiesa di Santa Lucia al Monte in Napoli con il nome
di Maria Francesca delle Cinque Piaghe di Gesù Cristo e, pur vivendo in casa, si dedic
ad un proficuo apostolato a favore dei malati, dei poveri, dei peccatori. Intorno a lei si
raggrupparono sacerdoti e religiosi, tra i quali san Francesco Saverio M. Bianchi,
attirati dal suo esempio di perfezione evangelica. Provata da numerose e gravi
sofferenze, morì a Napoli il 6 ottobre 1791 al vico Tre Re a Toledo, dove è vivo il
ricordo della sua opera. Fu beatificata il 12 novembre 1843 da Gregorio XVI e fu
canonizzata da Pio IX il 29 giugno 1867. Prima santa napoletana della Chiesa, dal 26
settembre 2001 il suo corpo riposa nella chiesa annessa alla sua casa in via Vico Tre
Re a Toledo in Napoli.

COLLETTA
O Dio, che hai reso santa Maria Francesca delle Cinque Piaghe viva immagine del tuo
Figlio crocifisso e mirabile strumento di salvezza, concedici di partecipare alle
sofferenze di Cristo, per essere nel mondo a servizio dei fratelli. Egli è Dio, e vive e
regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

10 ottobre
SAN DANIELE DA BELVEDERE E
COMPAGNI, martiri di Ceuta (Marocco)
Nel 1227, sette Frati Minori, Daniele, Angelo da Castrovillari, Samuele da
Castrovillari, Donnolo di Montalcino, Leone da Corigliano, Nicola di Sassoferrato e
Ugolino da Cerisano, partirono come missionari del Vangelo tra i mussulmani. Giunti
in Marocco, iniziarono subito ad annunciare il nome di Cristo. Incarcerati e spinti, con
promesse e minacce, ad abbandonare la fede cristiana e ad abbracciare l’Islam,
resistettero da forti; furono perciò condannati alla decapitazione. I loro corpi,
pietosamente raccolti dai cristiani, furono sepolti a Ceuta. In seguito, le ossa furono
trasferite in Spagna, ma oggi non si sa con precisione ove siano venerate, quantunque
città della Spagna, del Portogallo e dell’Italia vantino il possesso di qualche reliquia.
Leone X, con decreto del 22 gennaio 1516, li annoverò tra i santi martiri.

COLLETTA
Dio onnipotente ed eterno, che a san Daniele e ai suoi compagni martiri hai dato la
gloria di immolarsi per il Cristo, vieni in aiuto alla nostra umana debolezza, perché
possiamo essere saldi nella fede, come essi furono eroici nel dare la vita per te.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità
dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

11 ottobre
SAN GIOVANNI XXIII, papa, terziario

Angelo Giuseppe Roncalli nacque a Sotto il Monte (Bergamo) il 25 novembre 1881.


A undici anni entr nel seminario diocesano di Bergamo per gli studi classici e filosofici
e, successivamente, fu alunno del Pontificio Seminario Romano. A quattordici anni
divenne Terziario francescano. Fu ordinato sacerdote nel 1904. Segretario del vescovo
Giacomo Maria Radini Tedeschi, nel 1921 inizi il suo servizio presso la Santa Sede
come Presidente per l’Italia del Consiglio centrale della Pontificia Opera per la
Propagazione della Fede; nel 1925 come Visitatore apostolico e successivamente
Delegato apostolico in Bulgaria; nel 1935 come Delegato apostolico in Turchia e
Grecia e nel 1944 come Nunzio apostolico in Francia. Nel 1953 fu creato cardinale e
nominato poi Patriarca di Venezia. Alla morte di Pio XII fu eletto papa nel 1958;
durante il suo pontificato convoc il Sinodo Romano, istituì la Commissione per la
revisione del Codice di Diritto Canonico, convoc il Concilio Ecumenico Vaticano II.
Morì la sera del 3 giugno 1963. Fu proclamato beato da Giovanni Paolo II il 3 settembre
2000.

Dal Comune dei pastori, per un papa, con salmodia del giorno dal salterio.

Ufficio delle letture

SECONDA LETTURA

Dal «Giornale dell’anima» di san Giovanni XXIII, papa


(ed. 2000, pp. 853-859)

Il buon pastore offre la vita per le sue pecore.

È interessante che la Provvidenza mi abbia ricondotto là dove la mia vocazione


sacerdotale prese le prime mosse, cioè il servizio pastorale. Ora io mi trovo in pieno
ministero diretto delle anime. In verità ho sempre ritenuto che per un ecclesiastico la
diplomazia così detta deve essere permeata di spirito pastorale; diversamente non conta
nulla, e volge al ridicolo una missione santa. Ora sono posto innanzi ai veri interessi
delle anime e della Chiesa, in rapporto alla sua finalità che è quella di salvare
le anime, di guidarle al cielo. Questo mi basta, e ne ringrazio il Signore. Lo dissi a
Venezia in San Marco il giorno del mio ingresso. Non desidero, non penso ad
altro che a vivere e a morire per le anime che mi sono affidate. «Il buon pastore offre
la vitaper le sue pecorelle.. Sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in
abbondanza» (Gv 10, 11).
Inizio il mio ministero diretto in una età - anni settantadue - quando altri lo
finisce. Mi trovo dunque sulla soglia dell’eternità.
Gesù mio, primo pastore e vescovo delle nostre anime, il mistero della mia vita
e della mia morte è nelle vostre mani, e vicino al vostro cuore. Da una parte tremo
per l’avvicinarsi dell’ora estrema; dall’altra confido e guardo innanzi a me giorno
per giorno. Mi sento nella condizione di san Luigi Gonzaga. Continuare le mie
occupazioni, sempre con sforzo di perfezione, ma più ancora pensando alla divina
misericordia.
Per i pochi anni che mi restano a vivere, voglio essere un santo pastore nella
pienezza del termine, come il beato Pio X mio antecessore, come il venerato
cardinal Ferrari; come il mio mgr. Radini Tedeschi, finché visse e se avesse
continuato a vivere. «Così il Signore mi aiuti». In questi giorni ho letto san Gregorio
e san Bernardo, ambedue preoccupati della vita interiore del pastore che non deve
soffrire delle cure materiali esteriori. La mia giornata deve essere sempre in
preghiera; la preghiera è il mio respiro. Propongo di recitare ogni giorno il
rosario intero di quindici poste, intendendo così di raccomandare al Signore e alla
Madonna - possibilmente in cappella, innanzi al Ss. Sacramento - i bisogni più gravi
dei miei figli di Venezia e diocesi: clero, giovani seminaristi, vergini sacre,
pubbliche autorità e poveri peccatori. Due punte dolorose ho già qui, fra tanto
splendore di dignità ecclesiastica e di rispetto, come cardinale e patriarca. La esiguità
delle rendite della mensa, e la turba dei poveri e delle sollecitazioni per impieghi
e per sussidi. Per la mensa non mi è impedito di migliorarne le condizioni e per me ed
anche a servizio dei miei successori. Amo però benedire il Signore per questa
povertà un po’ umiliante e spesso imbarazzante. Essa mi fa meglio rassomigliare
a Gesù povero e a san Francesco, ben sicuro come sono che non morirò di fame. O
beata povertà che mi assicura una più grande benedizione per il resto e per ciò che è
più importante del mio ministero pastorale.

RESPONSORIO Gv 10, 3-4


R. Chi entra per la porta, è il pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore
ascoltano la sua voce: * egli chiama le sue pecore una per una e le conduce fuori.
V. E quando ha condotto fuori tutte le sue pecore, cammina innanzi a loro, e le pecore
lo seguono, perché conoscono la sua voce:
R. egli chiama le sue pecore una per una e le conduce fuori.

Oppure

Dai «Discorsi» di san Giovanni XXIII, papa


(Solenne apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II, 11 ottobre 1962: AAS 54
[1962], 786-787. 792-793)

La Chiesa è madre amorevolissima di tutti

La Madre Chiesa si rallegra perché, per un dono speciale della Divina


Provvidenza, è ormai sorto il giorno tanto desiderato nel quale qui, presso il sepolcro
di san Pietro, auspice la Vergine Madre di Dio, di cui oggi si celebra con gioia la dignità
materna, inizia solennemente il Concilio Ecumenico Vaticano II.
Dopo quasi venti secoli, le situazioni e i problemi gravissimi che l’umanità deve
affrontare non mutano; infatti Cristo occupa sempre il posto centrale della storia e della
vita: gli uomini o aderiscono a lui e alla sua Chiesa, e godono così della luce, della
bontà, del giusto ordine e del bene della pace; oppure vivono senza di lui o combattono
contro di lui e restano deliberatamente fuori della Chiesa, e per questo tra loro c’è
confusione, le mutue relazioni diventano difficili, incombe il pericolo di guerre
sanguinose.
Aprendo il Concilio Ecumenico Vaticano II, è evidente come non mai che la
verità del Signore rimane in eterno. Vediamo infatti, nel succedersi di un’età all’altra,
che le incerte opinioni degli uomini si contrastano a vicenda e spesso gli errori
svaniscono appena sorti, come nebbia dissipata dal sole.
Non c’è nessun tempo in cui la Chiesa non si sia opposta a questi errori; spesso
li ha anche condannati, e talvolta con la massima severità. Quanto al tempo presente,
la Sposa di Cristo preferisce usare la medicina della misericordia invece di imbracciare
le armi del rigore; pensa che si debba andare incontro alle necessità odierne, esponendo
più chiaramente il valore del suo insegnamento piuttosto che condannando. Non perché
manchino dottrine false, opinioni, pericoli da cui premunirsi e da avversare; ma perché
tutte quante contrastano così apertamente con i retti principi dell’onestà, ed hanno
prodotto frutti così letali che oggi gli uomini sembrano cominciare spontaneamente a
riprovarle, soprattutto quelle forme di esistenza che ignorano Dio e le sue leggi,
riponendo troppa fiducia nel progresso della tecnica, fondando il benessere unicamente
sulle comodità della vita. Essi sono sempre più consapevoli che la dignità della persona
umana e la sua naturale perfezione è questione di grande importanza e difficilissima da
realizzare. Quel che conta soprattutto è che essi hanno imparato con l’esperienza che
la violenza esterna esercitata sugli altri, la potenza delle armi, il predominio politico
non bastano assolutamente a risolvere per il meglio i problemi gravissimi che li
tormentano.
Così stando le cose, la Chiesa Cattolica, mentre con questo Concilio Ecumenico
innalza la fiaccola della verità cattolica, vuole mostrarsi madre amorevolissima di tutti,
benigna, paziente, mossa da misericordia e da bontà verso i figli da lei separati.
All’umanità travagliata da tante difficoltà essa dice, come già Pietro a quel povero che
gli aveva chiesto l’elemosina: “Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo
do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, cammina!” (At 3,6). In altri termini, la Chiesa
offre agli uomini dei nostri tempi non ricchezze caduche, né promette una felicità
soltanto terrena; ma dispensa i beni della grazia soprannaturale, i quali, elevando gli
uomini alla dignità di figli di Dio, sono di così valida difesa ed aiuto a rendere più
umana la loro vita; apre le sorgenti della sua fecondissima dottrina, con la quale gli
uomini, illuminati dalla luce di Cristo, riescono a comprendere a fondo che cosa essi
realmente sono, di quale dignità sono insigniti, a quale meta devono tendere; infine,
per mezzo dei suoi figli manifesta ovunque la grandezza della carità cristiana, di cui
null’altro è più valido per estirpare i semi delle discordie, nulla più efficace per favorire
la concordia, la giusta pace e l’unione fraterna di tutti.

RESPONSORIO Cfr. Mt 16, 18; Ps 47 (48), 9

R. Gesù disse a Simone: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa * e le
potenze degli inferi non prevarranno su di essa.
V. Dio l’ha fondata per sempre:
R. e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa.

ORAZIONE

Dio onnipotente ed eterno, che in san Giovanni, papa, hai fatto risplendere per
tutto il mondo l’esempio di un buon pastore, concedi a noi, per la sua intercessione,
di effondere con gioia la pienezza della carità cristiana. Per il nostro Signore.

12 ottobre
SAN SERAFINO DA MONTEGRANARO,
religioso
Felice nacque nel 1540 a Montegranaro (Ascoli Piceno) da famiglia di umili
condizioni, ma fervente nella pratica religiosa. Dopo una adolescenza di faticoso
lavoro, a diciotto anni venne accolto tra i Frati Minori Cappuccini. Nei vari conventi
dove fu mandato dall’obbedienza esercit gli incarichi di portinaio e di cercatore,
vivendo sempre nella più grande semplicità, nell’unione costante con Cristo e
nell’amore generoso verso il prossimo. Pass gli ultimi anni nel convento di Ascoli e
fu per tutta la città vero messaggero di pace e di bene. Morì in Ascoli nel 1604. Fu
beatificato da Benedetto XIII nel 1729 e canonizzato da Clemente XIII nel 1767.
COLLETTA
O Dio, che hai voluto offrirci in san Serafino da Montegranaro una mirabile
testimonianza delle ricchezze di Cristo, fa’ che anche noi, per sua intercessione,
cresciamo nella scienza divina, osservando fedelmente al tuo cospetto gli impegni
evangelici.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità
dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

13 ottobre

BEATO ONORATO KOŹMIŃSKI DA BIALA


PODLASKA, sacerdote e fondatore
Venceslao Koźmiński nacque a Biala Podlaska (Polonia) il 16 ottobre 1829. Ricevuta
la prima educazione in famiglia e compiuti gli studi primari a Plock, si rec a Varsavia
per gli studi di architettura. Nel 1846 subì una crisi religiosa, superata la quale entr
nell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini a Varsavia, e venne ordinato sacerdote il 27
dicembre 1852. Si dedic ad un’intensa azione pastorale fondando ben ventisei istituti
religiosi, di cui diciotto esistono tutt’oggi. Fu scrittore fecondo, direttore spirituale e
confessore ricercatissimo. Morì a Nowe Miasto il 16 dicembre 1916. Fu beatificato da
Giovanni Paolo II il 16 ottobre 1988.

Dal Comune dei pastori con salmodia del giorno dal salterio.

Ufficio delle letture

SECONDA LETTURA

Dalle opere del beato Onorato, sacerdote: «Discorso per la Solennità di Tutti i Santi»
(Antologia degli scritti di Onorato Kozminski,
parte I, Varsavia 1981, pp. 206-207)

Tutti i Santi hanno percorso la Via Crucis

Nessun santo è salito su un tappeto di tose, calcando sul capo la corona della
gioia terrena, nel riso e nell’allegrezza. Tutti hanno percorso una Via Crucis, con la
corona di spine in capo, in mezzo a mille afflizioni, nel lavoro e nella fatica.
Felici, certo, perché toccati dalla Grazia divina godettero attimi di gioia celeste,
sentendosi riscaldare dall’amore del suo cuore, scorgendo dinanzi a sé, tra le nebbie,
l’avvenire, la gloria e la felicità, la gioia sconfinata.
Non conobbero fortuna sulla terra, anzi, se ne tennero a distanza, si schermirono,
la fuggirono quand’essa li rincorreva, tremarono di fronte ad essa più che davanti alla
croce, ed alla croce tesero le mani come un porto di salvezza.
Una volta scelta la via della croce non vollero abbandonarla più. E Dio non fu
parco nel dispensare loro croci, lui che conosce alla perfezione il prezzo della
sofferenza.
Quando il nostro Salvatore divino, una volta, parlò ai discepoli della morte atroce
che lo attendeva, san Pietro, in un eccesso d’amore, con il dolore in cuore respinse il
pensiero delle sofferenze del Maestro protestando: «”Signore; questo non ti accadrà
mai”. Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: “Lungi da me, satana! Tu mi sei di scandalo,
perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!”» (Mt 16, 22-23).
Chi pensa secondo Dio non ricusa la croce, non se ne lagna, sapendo che essa è
l’unica speranza, la sola via per accedere al cielo, l’unico mezzo di santificazione, la
fonte di ogni grazia, il modo per acquisire il supremo grado di gloria celeste. Satana
illude le sue vittime con la felicità mondana, offre un calice di piaceri venefici; Dio,
invece, offre la croce, depositaria di innumerevoli tesori e gioie dello spirito, della
felicità eterna.
E dunque i santi furono compiaciuti nell’accoglierla, né vollero mai
distaccarsene. Vissero, morirono con essa, su di essa. La fame e l’indigenza, le e pene,
le battaglie, le tentazioni, i momenti di aridità spirituale, le persecuzioni, le avversità
di ogni tipo furono il loro pane quotidiano.
Attraverso le sabbie del deserto, sotto un sole cocente, fra rocce e dirupi, tra le
imboscate del nemico e mille altri pericoli, tesero sempre a Dio, sempre con
perseveranza e fedeltà, senza arrestarsi, senza guardare indietro, senza mormorare
contro Dio della mancata profusione delle consolazioni temporali; senza rimpiangere
della strada da loro scelta, sempre sereni, fiduciosi, coraggiosi, impavidi.
I Santi, che prima di noi sopportarono quelle afflizioni, sono ora felici: Dio ha
asciugato loro quella lacrima, ha alleviato le loro sofferenze, li ha insigniti del diadema
della gloria, della palma del martirio; e si è loro mostrato faccia a faccia; tutte quelle
lacrime, tutti quei dolori sono andati ad adornare le loro vesti regali, la loro corona di
bellezza.
E perché? Perché essi furono perseveranti. Il Signore Gesù ha detto «Ecco, avete
perseverato insieme a me in tutte le mie pene, ed io vi mostro il regno» (Cfr. Lc 22,
28).
La perseveranza è la grazia fra le grazie, è tutto, è il valore più importante; senza
di essa non sarebbero approdate a nulla tutte le sante opere, senza di essa è vano ogni
sforzo. Sono soprattutto due le cose necessarie per perseverare: una fede robusta e viva,
e la capacità di operare secondo quanto la fede ci impone.

RESPONSORIO Fil 2, 3-4; Ts 5, 14-15

R. Rendete piena la mia gioia con l’unione dei vostri spiriti, con la stessa carità, con i
medesimi sentimenti. Ciascuno consideri gli altri superiori a se stesso, * senza cercare
il proprio interesse, ma quello degli altri.
V. Sostenete i deboli, siate pazienti con tutti, cercate sempre il bene tra voi e con tutti.
R. Senza cercare il proprio interesse, ma quello degli altri.
Orazione come alle Lodi mattutine.

Lodi mattutine

Ant. al Ben. Solo chi ama ammaestra e guida i discepoli,


come il buon pastore.

ORAZIONE

O Dio, tu hai voluto dare al beato Onorato, sacerdote, uno spirito di tenero amore
verso le anime per riconciliarle a te: concedi a noi, per sua intercessione, di gustare la
dolcezza del tuo perdono ed unirci a te in carità perfetta. Per il nostro Signore.

Vespri

Ant. al Magn. Servo buono e fedele,


entra nella gioia del tuo Signore.

19 ottobre

SAN PIETRO GARAVITO D’ALCÁNTARA,


sacerdote

Giovanni Garavito nacque nel 1499 ad Alcántara, in Spagna. Compiuti gli studi a Salamanca, si fece
Frate Minore e, ordinato sacerdote, ebbe nell’Ordine diversi uffici. Nel 1554 ottenne il permesso di
riportare l’Ordine ad una più stretta osservanza della regola e da allora si unirono a lui molti compagni
che egli form alle penitenze, astinenze e alla assoluta povertà. Animato da zelo apostolico, si dedic
con buoni risultati alla predicazione; incoraggi santa Teresa d’Avila nella sua opera di riforma
dell’Ordine carmelitano. Scrisse anche delle opere, nelle quali espose la sua esperienza ascetica,
nutrita specialmente di devozione verso la passione di Cristo. Morì ad Arenas, presso Avila, il 18
ottobre 1562. Fu beatificato da Gregorio XV il 18 aprile 1622; il 28 aprile 1669 Clemente IX lo
iscrisse nel numero dei santi.

Ufficio delle letture

SECONDA LETTURA Da una «Lettera» di san Pietro D'Alcantara a santa Teresa


(Annales Minorum, XIX, pp. 340-341)
Come è soave il Signore per coloro che lo servono!

Mi sono meravigliato non poco che voi abbiate affidato tale questione a dei letterati
che non sono competenti. Quando si tratta di casi di coscienza, è bene prendere
consiglio da giuristi e da teologi e seguire la loro decisione; però quando si tratta della
vita di perfezione, è bene consultare solo quelli che la professano: essi soli infatti
possono parlarne con competenza, perché l'hanno acquistata con la pratica e la prova
delle opere.
Circa i consigli evangelici poi non è necessario consultare alcuno, ma solo
esaminare se stessi per essere certi della chiamata divina ad abbracciarli e della
propria capacità ad osservarli, per non correre il pericolo di essere poi infedeli.
Il consiglio di Dio infatti non può essere che buono, ed è di difficile osservanza solo
per coloro che non credono o che hanno poca fiducia in Dio, e pretendono nelle cose
spirituali regolarsi secondo i suggerimenti della prudenza umana. Dovrebbero invece
pensare che Colui che dà il consiglio, largirà anche generosamente la forza di seguirlo,
essendo Egli somma potenza e somma bontà. Se qualcuno dunque vuole seguire il
consiglio di Cristo e abbracciare una vita di maggiore perfezione, lo segua
fiduciosamente, perché il Signore l'ha rivolto a tutti indistintamente, uomini e donne,
ma procuri poi con tutte le forze di essere fedele al suo proposito, come hanno fatto
moltissimi altri.
Quando vediamo delle mancanze nei monasteri delle monache, dobbiamo
constatare che ciò avviene perché si sottopongono alla vita di povertà contro voglia e
non per vocazione divina. E io non voglio lodare la povertà solo per se stessa: lodo,
solo quella povertà che sopportiamo pazientemente per amore di Gesù crocifìsso, e
ancor più quella che per suo amore desideriamo e spontaneamente abbracciamo. E se
in questa materia io credessi e pensassi diversamente, non mi sentirei più tanto sicuro
neppure nella fede: ma in tutte queste cose io confido solo in Gesù Cristo, e credo
fermamente che i suoi consigli sono perfetti, perché divini.
E sebbene non obblighino sotto peccato, tuttavia è più perfetto seguirli, ad
imitazione di Cristo, che, pur senza colpa, ignorarli. Affermo che essi obbligano in
quanto chiamano alla perfezione, e rendono più santo e più gradito a Dio chi li pratica.
Giudico quindi beati, come dice il Signore stesso, i poveri in spirito, cioè quelli che
sono poveri per loro libera scelta, come io stesso ho avuto la fortuna di sperimentare:
anche se credo più alla parola di Dio che alla mia esprienza.
Il Signore vi conceda tanta luce per comprendere questa verità e tradurla nella
pratica. E non vogliate prestar fede a coloro che affermano il contrario: lo fanno o per
mancanza di illuminazione interiore, o per difetto di fede, o perché non hanno mai
provato quanto è soave il Signore con quelli che lo amano e che per suo amore hanno
rinunciato a tutti i beni non necessari in questo mondo. Costoro infatti sono nemici
della croce di Cristo e non credono alla gloria che un giorno finalmente si rivelerà.
Il Signore vi conceda di mantenervi ferma in una verità tanto evidente, e non
prendete consiglio se non da coloro che hanno abbracciato i consigli evangelici con
ogni serietà. Infatti, pur essendo certo che si salvano tutti coloro che osservano i
precetti ai quali sono obbligati, è anche vero che essi non ricevono una illuminazione
interiore, superiore a quella inerente alle opere che compiono. E sebbene il loro
consiglio possa essere buono, certamente è migliore il consiglio di Cristo Gesù: egli
infatti dà anche la grazia di praticarlo, e alla fine darà il premio a coloro che non nelle
cose terrene, ma solo in lui, pongono ogni loro fiducia.

RESPONSORIO Cfr. Gc 2, 5; Mt 19, 21

℞ Dio ha scelto i poveri nel mondo per farli ricchi con la fede ed eredi del regno, * che
ha promesso a quelli che lo amano.
℣ Se vuoi essere perfetto, va', vendi quello che possiedi e dallo ai poveri e avrai un
tesoro nel cielo,
℞ che ha promesso a quelli che lo amano.

Orazione come alle Lodi mattutine

Lodi

Dalla nobile terra di Spagna


che ti ha dato i natali, san Pietro,
hai diffuso nel mondo la luce
dell'austera tua norma di vita.

Mentre assorto davanti alla croce


i dolori di Cristo contempli,
una luce divina t'investe,
come vittima ti offri per tutti.

Vero figlio del santo di Assisi


vuoi portare te stesso e i fratelli
a rivivere in modo perfetto
del serafico Padre l'esempio.

Col distacco totale dal mondo


serbi puro lo spirito e il corpo,
con la rigida tua penitenza
ogni piccola macchia detergi.

Dona, o Padre, che regni nei cieli,


ai redenti dal sangue del Figlio
la virtù dello Spirito, e il fuoco
che consuma e fa degni del cielo.
Amen.

ORAZIONE

O Dio, che in san Pietro d'Alcàntara hai unito l'austera penitenza alla più sublime
contemplazione, fa' che per i suoi meriti possiamo raggiungere i beni eterni, usando
saggiamente di quelli temporali. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è
Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

Vespri

Inno come alle Lodi

COLLETTA
O Padre, che in san Pietro d’Alcántara hai unito in modo meraviglioso i doni di una
straordinaria penitenza ad un’altissima contemplazione, fa’ che per i suoi meriti
possiamo raggiungere i beni eterni usando saggiamente di quelli temporali.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità
dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

20 ottobre

BEATO GIACOMO DEGLI STREPA, vescovo

Rukem de Waldonna, nato da nobile famiglia polacca circa il 1340, ancora


giovanissimo entr nell’Ordine di san Francesco. Per molti anni esercit il ministero in
Russia, fu vicario generale di quella missione e lavor attivamente per l’unità dei
cristiani. Eletto vescovo di Halicz (la cui sede metropolitana fu in seguito trasferita a
Leopoli), si distinse per le sue qualità di pastore; inoltre, per gli eccezionali meriti civili,
venne proclamato difensore e custode della patria. Morì a Leopoli il 20 ottobre 1409.
Il suo corpo riposa nella cattedrale di Leopoli. Il culto, diffuso in Polonia, Lituania e in
Russia, fu confermato da Pio VI l’11 settembre 1790.

COLLETTA
O Dio, che con il beato vescovo Giacomo degli Strepa hai rinnovato lo spirito di
evangelizzazione apostolica, concedi, per sua intercessione, che la tua Chiesa possa
sempre più fervidamente progredire nella fede e nella santità.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità
dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

22 ottobre
BEATA GIUSEPPINA LEROUX, religiosa e martire della Rivoluzione francese
Anna Giuseppa Leroux nata a Cambrai (Francia) il 23 gennaio 1747, a ventitre anni
entr nell’Ordine delle Clarisse urbaniste. Costretta a lasciare il monastero durante la
rivoluzione francese per causa della persecuzione, si ritir prima presso la propria
famiglia, poi chiese ospitalità alle suore Orsoline, dove aveva una sorella, che le
sarebbe stata compagna di martirio. Catturata e condannata alla decapitazione, accolse
con gioia la sentenza e subì il martirio il 23 ottobre 1794. Benedetto XV la dichiar
beata il 13 giugno 1920.

COLLETTA
O Dio, che allieti la tua Chiesa
nel ricordo della beata Giuseppina vergine e martire, per la sua intercessione e il suo
esempio concedi anche a noi fortezza e purità di spirito per seguire Cristo sulla via
della croce.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità
dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

20 ottobre
(6 novembre)
BEATO CONTARDO FERRINI, terziario
Nacque a Milano il 5 aprile 1859. Educato in una famiglia profondamente cattolica,
condusse vita esemplare fin dal periodo dei suoi studi, che compì con sorprendente
profitto. Si laure in giurisprudenza e fu penalista insigne e studioso di diritto romano
e bizantino. La sua condotta fu sempre tale da poter essere considerato modello di laico
cattolico. Terziario francescano, si dedic attivamente alle opere caritative; am anche
la contemplazione del grande libro della natura, come san Francesco. All’impegno
della cattedra unì un’intensa produzione scientifica e accanto a questa scrisse pagine
elevate di ascetica, da cui traspare la sua profonda fisionomia spirituale. Partecip
attivamente alla vita sociale e fu impegnato in politica; consigliere comunale a Milano,
difese l’insegnamento religioso nelle scuole pubbliche. Assertore convinto della
conciliazione tra fede e scienza fu uno degli ispiratori e promotori dell’università
Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Fu autenticamente laico e interamente votato alla
ricerca della santità cristiana. Morì a quarantatre anni, colpito dal tifo, nella località di
Suna (Novara), il 17 ottobre del 1902. Fu beatificato da Pio XII il 13 aprile 1947 che
lo definì «modello dell’uomo cattolico dei nostri giorni».

COLLETTA
O Dio,
sorgente di verità e di giustizia, che nel beato Contardo hai dato alla tua Chiesa uno
splendido esempio di virtù e di scienza, infondi in noi un amore sincero e operoso per
la rettitudine; fa’ che ti ricerchiamo in ogni creatura con animo puro e, dopo averti
trovato, ti amiamo sopra ogni cosa. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è
Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

23 ottobre

SAN GIOVANNI DA CAPESTRANO, sacerdote


Nacque a Capestrano (L’Aquila) il 24 giugno 1386. Studente a Perugia, si laure e
divenne ottimo giurista, tanto che Ladislao di Durazzo lo fece governatore della città.
Caduto prigioniero durante un’agitazione popolare e liberato miracolosamente, subì
una profonda crisi religiosa che lo port ad entrare nell’Ordine dei Frati Minori. Fu
intimo di san Bernardino da Siena e con lui lavor molto per la diffusione
dell’Osservanza nell’Ordine. Il papa lo nomin inquisitore dei Fraticelli; lo invi suo
legato in Austria, in Baviera, in Polonia, dove si allargava sempre di più la piaga degli
Ussiti. In Terra Santa promosse l’unione degli Armeni con Roma. Viaggi per tutta
l’Europa predicando contro gli eretici e promuovendo la crociata contro i Turchi.
Aveva settant’anni, nel 1456, quando si trov alla battaglia di Belgrado investita dai
Turchi. Entr nelle schiere dei combattenti, dove era più incerta la sorte delle armi,
incitando i cristiani ad avere fede nel nome di Gesù. Nonostante la sua grandissima
attività, scrisse molte opere ascetiche e giuridiche. Morì a Ilok, in Croazia, il 23 ottobre
1456. Venne canonizzato il 16 ottobre del 1690 da Alessandro VIII. È patrono dei
cappellani militari.

COLLETTA
O Padre, che hai scelto san Giovanni da Capestrano per rincuorare il popolo cristiano
nell’ora della prova, custodisci la Chiesa nella tua pace e donaci sempre il conforto
della tua protezione. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e
regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

24 ottobre
SANT’ANTONIO DI SANT’ANNA GALVÃO,
sacerdote
Nacque nel 1739 a Guaratinguetà nell’interno dello Stato di San Paolo, Brasile. A
tredici anni fu inviato dal padre a studiare nel seminario dei Gesuiti. Preoccupato dalla
politica antigesuitica del governo, il padre lo dissuase e preferì che andasse tra i Frati
Minori Scalzi della Riforma di san Pietro d’Alcántara. Il 16 aprile 1761 emise la
professione solenne. Dopo appena un anno, l’11 luglio 1762, fu ammesso
all’ordinazione sacerdotale a ventitre anni. Nel 1769-1770 fu nominato confessore di
un “Recolhimento” di pie donne a San Paolo dove incontr suor Helena Maria do
Espirito Santo, grande penitente. Gli vennero affidati incarichi di prestigio in altre zone
del Brasile ma ogni volta, per l’opposizione del vescovo e del Senato della Camera di
San Paolo, dovette rinunciare. Con il passar degli anni la salute divenne malferma per
cui ottenne il permesso di lasciare il convento francescano e di abitare stabilmente
presso il “Recolhimento”, sua opera. Morì il 23 dicembre del 1822. Le sue spoglie
furono tumulate nella chiesa del “Recolhimento da Luz”, dietro richiesta delle suore e
del popolo. È considerato uno degli eroi che hanno plasmato il destino della città di
San Paolo fra i secoli XVIII e XIX; la sua tomba è tuttora meta di pellegrinaggi costanti
di fedeli. È stato beatificato a Roma da Giovanni Paolo II il 25 ottobre 1998 e
canonizzato da Benedetto XVI in Brasile l’11 maggio 2007.

Comune dei santi [per i religiosi], pag. ***.

Dall’Omelia di Sua Santità Benedetto XVI per la canonizzazione di fra Antonio de


Sant’Anna Galvão
(11 maggio 2007, nn. 3-5)

Significativo è l'esempio di Fra Galvão per la sua disponibilità al servizio del


popolo, ogni qualvolta veniva interpellato. Consigliere di fama, pacificatore delle
anime e delle famiglie, dispensatore della carità specialmente verso i poveri e gli
infermi. Era molto ricercato per le confessioni, perché zelante, saggio e prudente. Una
caratteristica di colui che ama veramente è il non voler che l'Amato venga offeso; la
conversione dei peccatori era, perciò, la grande passione del nostro Santo. Suor Helena
Maria, che è stata la prima "religiosa" destinata a dar inizio al "Recolhimento de Nossa
Senhora da Conceição", ha testimoniato quello che Fra Galvão aveva detto: "Pregate
perché Dio nostro Signore sollevi i peccatori con il suo braccio forte dal miserabile
abisso delle colpe in cui si trovano". Possa questo delicato ammonimento servirci di
stimolo per riconoscere nella Divina Misericordia il cammino verso la riconciliazione
con Dio e con il prossimo e per la pace delle nostre coscienze.
Uniti con il Signore nella suprema comunione dell'Eucaristia e riconciliati con
Lui e con il nostro prossimo, saremo così portatori di quella pace che il mondo non
riesce a dare. Potranno gli uomini e le donne di questo mondo trovare la pace, se non
saranno coscienti della necessità di riconciliarsi con Dio, con il prossimo e con sé
stessi? Di alto significato è stato, in questo senso, quello che l'Assemblea del Senato di
San Paolo scrisse al Ministro Provinciale dei Francescani alla fine del secolo XVIII,
definendo Fra Galvão un "uomo di pace e di carità". Che cosa ci chiede il Signore?
"Amatevi gli uni gli altri, come io vi ho amati". Ma subito dopo aggiunge: "Portate
frutto, e che il vostro frutto rimanga" (cfr Gv 15, 12.16). E quale frutto ci chiede, se
non quello di sapere amare, ispirandoci all'esempio del Santo di Guaratinguetá?
La fama della sua immensa carità non conosceva limiti. Persone di tutta la
geografia nazionale andavano da Fra Galvão, che tutti accoglieva paternamente. Vi
erano poveri, infermi nel corpo e nello spirito, che imploravano il suo aiuto.
Gesù apre il suo cuore e ci rivela il centro di tutto il suo messaggio redentore:
"Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici" (Ibid., v.
13). Lui stesso amò fino a dare la propria vita per noi sulla Croce. Anche l'azione della
Chiesa e dei cristiani nella società deve possedere questa stessa ispirazione. Le
iniziative di pastorale sociale, se sono orientate verso il bene dei poveri e degli infermi,
portano in sé stesse questo sigillo divino. Il Signore conta su di noi e ci chiama amici,
perché soltanto a coloro che amiamo in questo modo siamo capaci di dare la vita offerta
da Gesù mediante la sua grazia. […]
"Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò", dice il
Signore nel Vangelo (Mt 11, 28). Questa è la raccomandazione finale che Egli ci
rivolge. Come non vedere qui il sentimento paterno e insieme materno di Dio per tutti
i suoi figli? Maria, la Madre di Dio e Madre nostra, si trova particolarmente legata a
noi in questo momento. Fra Galvão affermò con voce profetica la verità
dell'Immacolata Concezione. Ella, la Tota Pulchra, la Vergine Purissima, che ha
concepito nel suo seno il Redentore degli uomini ed è stata preservata da ogni macchia
originale, vuole essere il sigillo definitivo del nostro incontro con Dio, nostro
Salvatore. Non c'è frutto della grazia nella storia della salvezza che non abbia come
strumento necessario la mediazione di Nostra Signora.
Di fatto, questo nostro Santo si è donato in modo irrevocabile alla Madre di Gesù
fin dalla sua giovinezza, desiderando appartenerle per sempre e scegliendo la Vergine
Maria come Madre e Protettrice delle sue figlie spirituali.
Carissimi amici e amiche, che bell'esempio da seguire ci ha lasciato Fra Galvão!
Come suonano attuali per noi, che viviamo in un'epoca così piena di edonismo, le
parole scritte nella formula della sua consacrazione: "Toglimi piuttosto la vita, prima
che io offenda il tuo benedetto Figliuolo, mio Signore!". Sono parole forti, di un'anima
appassionata, parole che dovrebbero far parte della normale vita di ogni cristiano, sia
esso consacrato o meno, e risvegliano desideri di fedeltà a Dio sia dentro che fuori del
matrimonio. Il mondo ha bisogno di vite limpide, di anime chiare, di intelligenze
semplici, che rifiutino di essere considerate creature oggetto di piacere. È necessario
dire no a quei mezzi di comunicazione sociale che mettono in ridicolo la santità del
matrimonio e la verginità prima del matrimonio.

25 ottobre
BEATA MARIA MASIÁ FERRAGUT DI GESÙ
E COMPAGNE, religiose e martiri della Persecuzione spagnola
Nel numeroso gruppo dei 233 martiri della persecuzione religiosa del 1936 in Valencia,
furono beatificati 50 frati e suore della famiglia francescana: cinque Clarisse
Cappuccine (María Jesús Masiá Ferragut e compagne), dodici Frati Minori Cappuccini
(Aurelio de Vinalesa e compagni), diciannove Terziari Cappuccini Amigoniani
(Vincenzo Cabanes e compagni), una cooperatrice amigoniana laica (Carmen García
Moyón), tre Terziarie Cappuccine (Rosario de Soano e compagne) e sei Frati Minori
Conventuali (Alfonso López e compagni). Le suore Clarisse Cappuccine Maria di
Gesù, María Veronica Ferragut e Felicidad, della famiglia Masiá Ferragut, del
monastero di Agullent, e la loro mamma María Teresa Ferragut Roig; Isabel Calduch
Rovira, del monastero di Castellón, e María Milagros Ortells Gimeno, del monastero
di Valencia, fedeli alla loro consacrazione religiosa, offrirono la loro vita come
testimonianza di fede, unendo così la corona del martirio a quella della verginità.
Furono beatificate da Giovanni Paolo II l’11 marzo 2001.

COLLETTA
O Dio onnipotente e misericordioso che hai fatto risplendere nella tua Chiesa la beata
Maria di Gesù e compagne
per la gemma della verginità e la vittoria del martirio, concedi a noi, per la loro
intercessione, di perseverare nella vera carità e di conoscere la forza della risurrezione
di Cristo. Egli è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i
secoli dei secoli.

26 ottobre
BEATO BONAVENTURA LAVANCA DA POTENZA, sacerdote
Carlo Antonio Lavanca (Lavagna) nacque il 4 gennaio 1651 a Potenza. Entrato
nell’Ordine dei Minori Conventuali si distinse per austerità di vita, obbedienza e per la
totale abnegazione di sé. Fu assiduo nella predicazione della parola di Dio e
instancabile nel ministero della confessione; si segnal soprattutto per la sua carità nel
confortare i carcerati e i condannati a morte. Morì a Ravello, presso Amalfi, il 26
ottobre 1711. Fu beatificato da Pio VI il 26 novembre 1775.

COLLETTA
O Dio, che nel beato Bonaventura da Potenza ci proponi un modello singolare di
obbedienza
e di operosa carità verso i fratelli, per sua intercessione e sul suo esempio, fa’ che
anche noi, alla luce dei tuoi precetti, camminiamo in perfetta letizia sulla via della
perfezione. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con
te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

30 ottobre
DEDICAZIONE DELLA PROPRIA CHIESA
(CONSACRATA)
Tutto dal comune della Dedicazione della Chiesa, Messale Romano, pagg. 645-649.

31 ottobre
SANT’ANGELO FALCONE D’ACRI, sacerdote
Luca Antonio Falcone nacque ad Acri (Cosenza) il 19 ottobre 1669. A diciotto anni
decise di farsi Frate Minore Cappuccino, ma oppresso da dubbi, incertezze,
suggestioni, due volte lasci il noviziato; la terza volta resistette. Ordinato sacerdote si
diede alla predicazione, ottenendo grandi frutti nelle anime. La sua vita di continua
preghiera, la sua austerità, costituivano la più bella conferma di quanto inculcava
fervorosamente ai fedeli. Tutta la Calabria fu investita da un’onda di vivida luce e di
santo fervore. Fu anche ministro provinciale e per il suo modo di governare fu chiamato
“l’angelo della pace”. «È una grande grazia – diceva ai suoi Frati – e una grande gloria
esser Cappuccini e veri figli di san Francesco. Ma bisogna conoscere e portare sempre
con noi cinque gemme preziose: austerità, semplicità, esatta osservanza delle
costituzioni e della serafica regola, innocenza di vita e carità». Dopo trentotto anni di
apostolato indefesso, morì il 30 ottobre 1739 ad Acri, dove un grande santuario
custodisce il suo venerato corpo. Leone XII lo beatific il 18 dicembre 1825.

Dal Comune dei pastori o dei santi religiosi con salmodia del giorno.

Ufficio delle Letture

SECONDA LETTURA

Lettera di Sant’Angelo d’Acri.


(Lettera per la direzione spirituale a fr. Giuseppe Antonio da Genova, cappuccino, 12
ottobre 1724. Analecta Ordinis Minorum Capuccinorum 20 (1904) 314-492)

Nella devota carta, scritta da vostra Paternità Reverenda m’avvedo che la nostra
mente discorre speculando, e poco e niente la nostra volontà s’affeziona sapendo che
san Paolo dice: «Non voler sapere più del necessario ma tanto che basti» (Rm 12,3)
cioè vivendo e morendo con atti pratici della fede, della speranza, della carità e del far
penitenza: «e la pace di Cristo sorpassi ogni sentimenti ed ogni vostra intelligenza» (fil
4,7).
Ella si confonde in questo fondamento dell’umiltà; la necessità, di per sé, è
l’umiltà di spirito; Cristo «cominciò a fare e ad insegnare» (Cfr. Mc 1,21) «uscito dal
Padre, son venuto nel mondo» (Cfr. Gv 16,28) «non per fare la mia volontà, ma quella
di colui che mi ha mandato [...] e portare a termie la sua opera» (Cfr. Gv 4,34) «perché
non cerco la mia gloria» (Gv 8,50) «ma quella di colui che mi ha mandato» (Gv 6,38)
«e trascorse la notte in orazione a Dio» (Le 6,12); «e il suo sudore divenne come
gocce di sangue rappreso che cadevano in terra» (Le 22,44).
Il divino Maestro Cristo donò la forma a noi altri cattolici-romani, come
dovessimo agire in povertà, e umiltà di spirito; «allontana da me questo calice; però
non si faccia quello che io voglio, ma quello che vuoi tu» (Mc 14,36); «ed è stato
esaudito per la sua pietà colui che sa cosa significhi obbedire» (Eb 5,7).
Anche la sua Santissima Madre meritò che l'eterno Padre l'esaltò alla Maternità
d'esso Altissimo Dio e del suo Figlio unigenito; [per] l'onore di essere madre naturale
di Gesù Cristo essa medesima, ebbra di Spirito Santo, esclamò: Magnificat ecc., la
causa: «perché ha rivolto i suoi sguardi all'umiltà della sua serva, ha rovesciato i
potenti [...]» (Le 1,48-49) [e] al divino ambasciatore rispose: «che mi avvenga
secondo la tua parola» (Le 1,38).
Se ella si vuol quietare il suo spirito dove consiste la vera umiltà, non desiderate
gloria vostra, ma in tutte le vostre operazioni osservate i dieci comandamenti, li
precetti della nostra Madre Santa Chiesa, le promesse fatte a Dio nella vostra
professione, li consigli che la Chiesa ci dà (addita) nel sacrosanto Evangelo; del resto
a tutto quello che Dio vuole ella s'uniformi, e con affetto di cuore e verità direte:
«Padre nostro che sei nei cieli, sia fatta la tua volontà come in cielo, così in
terra» (Mt 6,9-10); dalla mia parte altro non vi posso giovare eccetto col sussidio
delle nostre orazioni e sacrifici; pregate Dio per me, che mi concedesse la
perseveranza sino alla morte.

P.S. Con ogni sincerezza le dico [...] sfoghi con me quanto Dio l'ispira. Dio
non comanda cose impossibili, ma, comandando, esorta a far quel che puoi, a
chiedere quello che non puoi, aiuta perché tu possa, rende forti e incrollabili e mai
abbandona se prima non è abbandonato [...]

RESPONSORIO Fil 3,8-10; Ef 4,15

R/. Considero tutto una perdita di fronte alla suprema cognizione di Cristo Gesù mio
Signore. * Così conoscerò Cristo e la potenza della sua risurrezione, così parteciperò
ai suoi patimenti.
V/. Professando la verità, noi cresceremo per mezzo della carità sotto ogni aspetto
in colui che è il capo, Cristo.
R/. Così conoscerò Cristo e la potenza della sua risurrezione, così parteciperò ai suoi
patimenti.

Orazione come alle Lodi mattutine.

Lodi mattutine

Ant. al Ben. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli:


se avrete amore gli uni verso gli altri.

ORAZIONE

O Dio, che al tuo sacerdote, Sant’Angelo, donasti la grazia di richiamare i


peccatori alla penitenza attraverso la predicazione e ai miracoli; concedi a noi, per i
suoi meriti e le sue preghiere, di poter degnamente piangere i nostri peccati e meritare
di conseguire la vita eterna. Per il nostro Signore.
COLLETTA
O Dio, che al tuo sacerdote, il beato Angelo d’Acri, donasti la grazia di richiamare i
peccatori alla penitenza attraverso la predicazione e i miracoli, concedi a noi, per i suoi
meriti e le sue preghiere, di poter degnamente piangere i nostri peccati e meritare di
conseguire la vita eterna.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità
dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

3 novembre
COMMEMORAZIONE DI TUTTI I DEFUNTI DELL’ORDINE SERAFICO*
L’Ordine francescano, come celebra la festa di tutti i suoi figli santi, che contemplano
il volto di Dio nel cielo, così dedica un giorno alla commemorazione di tutti i suoi
defunti del Primo, del Secondo e del Terzo Ordine, unendovi anche il ricordo dei
parenti e dei benefattori. Tutto ci corrisponde allo spirito di san Francesco che ha
comandato ai suoi frati di pregare per i morti; ed è segno dell’amore e dell’unità che
lega i vivi ai fratelli che li hanno preceduti nella pratica della stessa regola.

COLLETTA
O Padre,
gloria dei credenti e vita dei giusti, che ci hai salvati con la morte e risurrezione del
tuo Figlio, sii misericordioso con i nostri fratelli, sorelle, parenti e benefattori
defunti; quando erano in mezzo a noi essi hanno professato la fede nella risurrezione
e tu dona loro la beatitudine senza fine.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te,
nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

* Commemorazione di tutti i defunti dei Tre Ordini francescani: il giorno opportuno è


il primo giorno dopo il 2 di novembre che non sia impedito da altre celebrazioni.

6 novembre
BEATO VÍCTOR CHUMILLAS FERNÁNDEZ
E COMPAGNI, martiri della Persecuzione spagnola
I beati Víctor Chumillas Fernández (1902-1936) e ventuno compagni, della Provincia
dei Frati Minori di Castilla, subirono il martirio nel 1936 durante la persecuzione
religiosa in Spagna. Il padre Víctor, guardiano della fraternità, cinque sacerdoti
(Ángel Hernandez-Ranera de Diego, Domingo Alonso de Frutos, Martín Lozano
Tello, Julián Navío Colado, Benigno Prieto del Pozo) e quattordici studenti di
teologia della sua comunità (Marcelino Ovejero Gómez, José de Vega Pedraza, José
Álvarez Rodríguez, Andrés Majadas Málaga, Santiago Maté Calzada, Alfonso
Sánchez Hernández-Ranera, Anastasio González Rodríguez, Félix Maroto Moreno,
Federico Herrera Bermejo, Antonio Rodrigo Antón, Saturnino Río Rojo, Ramón
Tejado Librado, Vicente Majadas Málaga, Valentín Díez Serna) furono fucilati a
Boca de Balondillo (Fuente del Fresno, Ciudad Real) il 16 agosto 1936. Il padre Félix
GómezPinto Piñero venne fuciliato il 7 settembre a Hueva (Guadalajara). Il padre
Perfecto Carrascosa Santos venne fucilato in Tembleque il 17 ottobre. Vennero
beatificati da José Saraiva Martíns, Delegato di Benedetto XVI, il 28 ottobre 2007.
Sono celebrati in modo particolare nella Provincia di Castilla.

Dal Comune dei martiri, con salmodia del giorno dal salterio, eccetto quanto segue

COLLETTA
Signore e Padre nostro, che sei stato glorificato per la vita umile e il martirio dei tuoi
servi Víctor e compagni, concedi a noi, per loro intercessione, di servirti con gioiosa
dedizione, per renderci simili a te mediante la croce di Cristo tuo Figlio e porre in
essa la nostra gloria.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te,
nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

6 novembre
BEATO FÉLIX ECHEVARRÍA
GORIOSTIAGA E COMPAGNI, martiri della Persecuzione spagnola
I beati Félix Echevarría Goriostiaga e compagni, della Provincia dei Frati Minori di
Granada, subirono il martirio nel 1936 durante la persecuzione religiosa in Spagna. Il
padre Félix, guardiano della fraternità, suo fratello Luis Echevarría Goriostiaga,
Francisco Jesús Carlés Gonzales, José María Azurmendi Larrínaga, Miguel Zarragua
Iturriaga, Simón Miguel Rodríguez e il professo temporaneo Antonio Sáez de Ibarra
López, il 20 settembre 1936 furono portati nella prigione di Azuaga, Badajoz, dove
furono uccisi tra il 21 e il 22 settembre. Vennero beatificati da José Saraiva Martíns,
Delegato di Benedetto XVI, il 28 ottobre 2007. Sono celebrati in modo particolare
nella Provincia di Granada.

COLLETTA
Dio onnipotente ed eterno,
che hai concesso ai martiri Felice e compagni la grazia di morire per Cristo, aiutaci
nella nostra debolezza perché, come essi non esitarono ad offrire la loro vita a te,
anche noi possiamo rimanere forti nella confessione del tuo nome.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te,
nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

6 novembre
BEATO ALFONSO LÓPEZ E COMPAGNI, martiri della Persecuzione spagnola
I sacerdoti Alfonso López, Modesto Vegas, Dionisio Vicente Ramos e Pedro Rivera,
nonché i religiosi fratelli Francisco Remón Játiva e Miguel Remón erano tutti membri
della comunità religiosa di Grañollers (Barcellona, Spagna) dei Frati Minori
Conventuali. Nell’estate del 1936, nel periodo della più intensa persecuzione contro
la Chiesa, dopo l’incendio del convento e della chiesa, i suddetti religiosi
testimoniarono la loro fedeltà a Cristo subendo il martirio tra il 27 luglio e i primi di
settembre dello stesso anno. La loro beatificazione è stata proclamata da Giovanni
Paolo II l’11 marzo 2001.

Dal Comune dei martiri, con salmodia del giorno dal salterio, eccetto quanto segue

Ufficio delle letture

Seconda lettura

Da un’omelia del beato Pedro Rivera

“Gesù... avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine” (Gv 13,1).

Che cos’è l’amore? Che significa questo vocabolo che tutte le labbra
pronunciano? Quali arcani misteri racchiude questa parola? Amore, tutti lo
comprendono, tutti sanno che cosa vuol dire amare e, ciò nonostante, non tutti son
capaci di esprimerlo. Comunque, se una causa si può conoscere dai suoi effetti, io direi
che l’amore è una propensione, un’attrattiva ineffabile che spinge a unirsi e a
identificarsi con l’oggetto amato; però, pur essendo un atto tanto semplice, è più forte
della stessa morte e quando è vero i suoi lacci sono indissolubili. Perciò san Paolo
diceva: Chi potrà separarmi dall’amore di Cristo? Nessuna creatura potrà separarmi
dall’amore di Cristo (cf. Rm 8,35.39).
Volete conoscere la potenza dell’amore? Prendete un crocifisso, contemplate il
corpo annerito, lacerato e trafitto, guardate il volto sfigurato, impunemente
sputacchiato e oltraggiato dell’Uomo-Dio e chiedetegli – se non lo comprendete – la
causa di tanta desolazione. Senza dubbio capirete subito che Gesù soffre tutto questo
solo per amore degli uomini, solo per amore nostro. Amore, quanto grande è il tuo
potere! Chi dubiterà di chiamarti onnipotente, vedendo come e a che cosa tu costringi
Dio stesso?
Però, a nostro parere, questo amore onnipotente, questo amore che opera prodigi
così grandi, non poteva fare cose più grandi di quelle che portò a compimento nel
mistero della nostra Redenzione. Grandezze dell’amore! Non contento di far scendere
dai cieli il nostro Dio e di fargli soffrire così acerbi tormenti, lo obbliga a inventare,
nella sua infinita sapienza, un mezzo ineffabile per unirsi e identificarsi con noi, un
mezzo che mai gli uomini avrebbero sognato, un mezzo attraverso il quale Gesù può
rimanere sempre con noi in maniera reale e vera.
Sì, inventò il sacramento della santa Eucaristia, sacramento ammirabile. Dato
che lo inventò per nostro amore, che per nostro amore lo perpetua ora nel tempo e sino
alla fine dei tempi, che è per nostro amore che egli si offre, non è forse, questo
sacramento, un autentico pegno del suo amore? “Ci viene dato il pegno della gloria
futura”, ripete costantemente la Chiesa. E poiché la gloria eterna dei beati consiste
principalmente nell’essere amati dal sommo Bene, se noi diciamo che questo
sacramento è il pegno della nostra gloria futura, è come se dicessimo: è il pegno certo
dell’amore del nostro Dio. Oh, Dio amabile! Oh, pegno prezioso! Oh sacramento
ineffabile, che unisci Dio con gli uomini!

RESPONSORIO

R. Questa è una vera fratellanza: vincendo le malvagità del mondo, * seguirono Cristo
e con lui esultano nei cieli.
V. Ecco quanto è buono e quanto è soave che i fratelli vivano insieme!
R. Seguirono Cristo e con lui esultano nei cieli.

ORAZIONE

O Dio, che ai beati martiri Alfonso e ai suoi compagni hai concesso di


testimoniare la fede in Cristo nello spirito del perdono, concedi a noi, rafforzati dal loro
esempio, di vivere forti nella confessione del tuo Nome. Per il nostro Signore Gesù
Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per
tutti i secoli dei secoli.

7 novembre BEATA ELENA ENSELMINI, religiosa


Nata a Padova nel 1207, entrò tredicenne nel monastero delle Clarisse dell’Arcella,
fondato da san Francesco. Discepola di sant’Antonio, visse nell’austerità e nella
contemplazione, esempio alle sorelle di pietà, di penitenza e di operosità. Colpita da
grave e dolorosissima malattia, che la rese muta e cieca, trovò conforto e sollievo in
sant’Antonio, sua guida spirituale. Morì il 4 novembre 1231, a ventiquattro anni. Il
suo culto fu riconosciuto ufficialmente da Innocenzo XII il 29 ottobre 1695. Il suo
corpo riposa nella chiesa francescana dell’Arcella.

COLLETTA
O Dio, che nella beata Elena, ardente del tuo spirito di amore,
hai unito la contemplazione di Cristo crocifisso
e il servizio costante alle consorelle, per sua intercessione, rendici partecipi del
mistero di Cristo, per esultare nella rivelazione della sua gloria.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te,
nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

8 novembre BEATO GIOVANNI DUNS SCOTO, sacerdote


Nacque a Duns, in Scozia, verso la fine del 1265 e fu accolto molto giovane
nell’Ordine di san Francesco d’Assisi. Fu ordinato sacerdote il 17 marzo 1291.
Conseguiti i gradi accademici all’università della Sorbona, a Parigi, fu professore alle
università di Cambridge, di Oxford, di Parigi e di Colonia. Vero figlio del Poverello,
indag con acutezza la divina Rivelazione, producendo molte opere filosofiche e
teologiche per le quali gli valse il titolo di Doctor subtilis. Annunzi con vigore il
mistero del Verbo incarnato e fu convinto assertore della concezione immacolata
della Vergine Maria e dell’autorità del romano pontefice. Il 23 giugno 1303, per
essersi rifiutato di sottoscrivere il libello di Filippo IV il Bello, re di Francia, contro il
papa Bonifacio VIII, fu esiliato da Parigi. A Colonia, nel pieno della sua attività
didattica, fu colto da morte prematura l’8 novembre 1308. La grande fama di santità
di cui l’insigne teologo fu circondato in vita per le sue eccezionali virtù cristiane, gli
merit ben presto venerazione e culto pubblico, non solo nell’Ordine serafico ma
anche a Colonia, dove è sepolto, e a Nola, in Italia. Il suo culto fu confermato da
Giovanni Paolo II il 6 luglio 1991 concedendogli poi, il 20 marzo 1993, solenni onori
nella basilica vaticana.

COLLETTA
O Padre, fonte di ogni sapienza, che nel beato Giovanni Duns Scoto, sacerdote,
assertore della concezione immacolata della Vergine Maria,
ci hai dato un maestro di vita e di pensiero, fa’ che, illuminati dal suo esempio e
nutriti dalla sua dottrina, aderiamo fedelmente a Cristo. Egli è Dio, e vive e regna
con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

13 novembre

SAN DIEGO D’ALCALÁ, religioso

È uno dei santi più popolari di Spagna e delle Americhe, dove portano il suo nome fiumi, baie,
canali e varie città, tra cui San Diego di California. Diego nacque nell’Andalusia (Spagna) verso il
1400. Ancora giovane si sentì chiamato a una vita ritirata, dedita all’orazione e al lavoro. Entr
nell’Ordine dei Frati Minori e si dedic ai più umili uffici. Nel 1441 partì missionario per le isole
Canarie, dove affront molte difficoltà e disagi per la gloria di Dio. Nel maggio del 1450 fu a Roma
per il Giubileo e per la canonizzazione di Bernardino da Siena. Nell’estate, scoppiata la peste, si
dedic alla cura degli appestati. Con le sue preghiere ridon la salute a molti infermi. Ritornato in
Spagna morì in Alcalá de Henares, presso Madrid, il 12 novembre 1463. Fu canonizzato
solennemente da Sisto V il 2 luglio 1558 e, come primo santo non sacerdote francescano, è stato
scelto dai fratelli religiosi come loro speciale patrono.

SECONDA LETTURA

Dalla Bolla «Rex regum» di Sisto V per la Canonizzazione di san Diego

Dio sceglie le cose stolte di questo mondo per confondere i sapienti

Cristo Signore, Re dei re prima di tutti i secoli, che nella pienezza dei tempi si fece
uomo, prendendo la forma di servo, per salvare l'uomo perduto, fin dai primordi della
fede edificò la sua Chiesa, da lui sommamente amata e conquistata con il suo sangue,
sopra il beatissimo Pietro principe degli Apostoli, cui diede la solidità della pietra, e
continua ad edificarla fino alla consumazione dei secoli.
Né la gonfia sapienza del mondo, né la grandezza terrena possono comprendere
l'opera di questa magnifica costruzione, mentre l'astuzia e la superbia del diavolo
trema dinanzi ad essa. Infatti, come si spiega che da uomini poveri e disprezzati, di
oscura e umile origine, illetterati e senza sapienza umana, sia nata una costruzione
così bella, ornata, forte e stabile, che assurge a tale fastigio, che le stesse porte degli
ìnferi si spaventano della sua robustezza e fermezza? Ma le vie del Signore non sono
le vie degli uomini ed i pensieri di Dio non sono i loro pensieri.
Per questo, non ci sono molti sapienti secóndo la carne, non molti potenti, non
molti nobili. Ma Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, Dio
ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti, Dio ha scelto ciò che nel
mondo è disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono, perché
nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio.
Così a Dio onnipotente è piaciuto di salvare i credenti per mezzo dello scandalo
della croce e con la stoltezza della predicazione. Così dagli inizi della Chiesa, per
mezzo della incipiente predicazione degli Apostoli e l'incrollabile fermezza dei martiri
confuse la sapienza greca, sconvolse e distrusse le potenze terrene, e sempre
attraverso i secoli con il braccio della sua potenza depose i potenti dai loro troni ed
esaltò gli umili suoi santi.
Così nel secolo passato, molto vicino nella memoria dei nostri padri, dall'umile
famiglia dei Frati Minori di san Francesco, Dio scelse l'umile beato Diego, nato in
Spagna, non dotato di dottrina, ma, come erano i nostri primi maestri, senza cultura
ed erudizione umanistica, semplice fratello religioso nella nostra fraternità, per
mostrare in lui le ricchezze della sua grazia, per ricondurre molti dietro il suo esempio
e la sua santità alla via della salvezza, e ridare vigore al mondo invecchiato e quasi
decrepito. N
Infatti, quello che è stolto per Dio è più sapiente per gli uomini, e quello che è
infermo per Dio è più forte per gli uomini. Così Dio, Padre delle misericordie, che da
solo compie cose mirabili, dotò questo piccolo e umile servo di doni celesti e lo accese
talmente del fuoco dello Spirito Santo, che stese la sua mano per guarire gli infermi e
compiere prodigi per i meriti di san Diego, sia mentre era in vita che dopo la sua
morte, in modo che questi fu conosciuto non solo tra i suoi, ma anche nei paesi
lontani, e il suo nome fu circonfuso di gloria.

RESPONSORIO Cfr. 2 Cor 1, 12


℞ Con la santità e sincerità che vengono da Dio e non dalla sapienza umana * e con la
grazia di Dio ci siamo comportati nel mondò.
℣ Questo è il nostro vanto: la testimonianza della nostra coscienza.
℞ e con la grazia di Dio ci siamo comportati nel mondo.

ORAZIONE

O Dio onnipotente ed eterno, che scegli le creature più umili per confondere ogni
tipo di orgoglio, concedi a noi di imitare in ogni circostanza della vita le virtù di san
Diego, per poter condividere la sua gloria nel cielo. Per il nostro Signore Gesù Cristo,
tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i
secoli dei secoli.

COLLETTA
O Dio onnipotente ed eterno, che scegli le creature più umili per confondere ogni
tipo di orgoglio, concedi a noi di imitare in ogni circostanza della vita le virtù di san
Diego d’Alcalá, per poter condividere la sua gloria nel cielo.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te,
nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

14 novembre
SANTI NICOLA TAVELIĆ, sacerdote,
STEFANO DA CUNEO, DEODATO DA
RODEZ E PIETRO DA NARBONA, religiosi e martiri di Gerusalemme

Nicola, primo santo della Croazia, nacque intorno al 1340 a Sebenico. Fu prima
missionario in Bosnia, quindi, nel 1381, partì per la Palestina. Con i confratelli
Deodato, Stefano e Pietro, prepar un discorso in difesa della fede cristiana, che
pronunci dinanzi al cadì di Gerusalemme. Invitati tutti a ritrattare quanto avevano
affermato, essi si rifiutarono decisamente e per questo furono condannati a morte. Il
loro martirio fu consumato il 14 novembre 1391. Il culto nell’Ordine francescano,
risale sin dal XV secolo. Leone XIII nel 1889, conferm il culto del solo Nicola
Tavelić, il capogruppo, il quale ebbe grande venerazione in Jugoslavia, sua patria.
Nel 1966, Paolo VI conferm il culto anche per gli altri tre martiri francescani. Lo
stesso papa, il 21 giugno del 1970 a Roma, li elev agli onori degli altari
proclamandoli santi. Sono i primi santi martiri della Custodia di Terra Santa.

SECONDA LETTURA

Il martirio di san Nicola Tavelic e Compagni nella narrazione di un contemporaneo


(D. Mandic, Documenta Martyrii B. Nicolai Tavelic et Sociorum eius, Romae 1958,
pp. 35-42)
Per la fede cattolica siamo pronti a sostenere ogni genere di tormenti

Nicola e i suoi confratelli si consultarono a lungo su come potessero guadagnare le


anime che il diavolo cercava di strappare e su come potessero offrire all'Altissimo per
copiosi frutti nella città santa di Gerusalemme.
Quindi senza paura, dietro consiglio di alcuni frati molto saggi e maestri in
teologia, sorretti anche da valide argomentazioni della S. Scrittura e di autorevoli
dottori, nell'anno 1391, il giorno 11 novembre, festa di san Martino, verso le nove del
mattino, decisero di attuare quello che da molto tempo avevano in mente, e tutti
insieme, avendo nelle mani ognuno un rotolo di carta scritto in italiano e un altro in
arabo, si avviarono verso il tempio di Salomone: ma fu loro impedito di entrare.
Condotti quindi nella casa del Cadì, mostrarono i rotoli e li lessero di fronte a lui.
Allora il Cadì si rivolse ai quattro Frati chiedendo con fermezza: «Le parole che ora
avete lette, le avete pronunciate come uomini saggi, responsabili di voi stessi, oppure
da dementi, insensati o senza riflettere? Siete stati forse inviati dal vostro Papa o da
qualche altro prìncipe cristiano?».
Con grande fermezza e desiderando ardentemente la sua conversione, i Frati
risposero: «Non siamo stati mandati da alcun uomo, ma da Dio, che ci ha ispirato di
indicarvi la verità e la via della salvezza, poiché Cristo dice nel Vangelo: "Chi avrà
creduto e sarà stato battezzato, sarà salvo. Chi invece non avrà creduto, sarà
condannato"».
Allora il Cadì li interrogò nuovamente: «Siete disposti a ritrattare le vostre parole e
farvi saraceni, per evitare così la morte? Difatti se non farete questo, morirete». Essi
risposero con chiara voce: «Non intendiamo in nessun modo revocare quanto
abbiamo detto, e siamo pronti a morire per la fede cattolica e pronti a sostenere ogni
genere di tormenti, poiché tutto ciò che abbiamo detto sono cose sante, cattoliche e
vere».
Sentendo ciò il Cadì, richiesto il parere dei suoi consiglieri, pronunciò la sentenza
di morte. Appena emessa la sentenza, i saraceni insorsero con grande clamore,
gridando: «A morte, a morte!». E così li tormentarono con vari strumenti, lasciandoli
a terra quasi morti. Ciò avvenne verso le ore tre pomeridiane, e tra lo schiamazzo del
popolo continuarono a dilaniarli fino a tardi.
Verso la mezzanotte il Cadì li fece spogliare, li fece legare nudi ai pali, e di nuovo
li sottopose a sì crudele fustigazione che, orrendamente dilaniati, non potevano
neppure reggersi in piedi. Li fece quindi rinchiudere in una tetra prigione, legati
strettamente a dei ceppi di legno, in modo che non ci fosse pausa ai loro tormenti.
Finalmente il terzo giorno condotti nella piazza, dove si usava giustiziare i
malfattori, alla presenza dell'Emiro e del Cadì e di una sterminata moltitudine di
saraceni e di soldati con le spade sguainate, acceso un grande fuoco, li interrogarono
ancora una volta se volessero ritrattare le cose che avevano dette e volessero farsi
musulmani, e così evitare la morte. Ma essi risposero: «Noi questo vogliamo e vi
predichiamo, che vi convertiate alla fede di Cristo e vi facciate battezzare. Sappiate
che per Cristo e per la sua fede non temiamo né il fuoco, né la morte del corpo».
Udendo queste cose i saraceni, pieni di furore, si scagliarono furiosamente su di
loro e con le spade li percossero così violentemente, da non lasciare loro neppure più
sembianza umana. Poi li gettarono tra le fiamme. E per tutta la giornata quella
moltitudine stava a vedere lo spettacolo, aggiungendo legna su legna, disperdendo le
loro ceneri al vento e nascondendo le loro ossa, perché i cristiani non potessero più
trovarle e seppellirle.

RESPONSORIO Cfr. Ef 4, 4. 5

℞ Martiri santi, avete sparso il sangue glorioso; amici di Cristo nella vita, lo avete
seguito nella morte: * per questo vi è donata la corona di gloria.
℣ Un solo Spirito vi ha animato, una sola fede vi ha sostenuto:
℞ per questo vi è donata la corona di gloria.

ORAZIONE

O Dio, che a san Nicola e ai suoi compagni hai dato la grazia di concludere con il
martirio la loro infaticabile opera apostolica, concedi anche a noi di camminare con
cuore ardente sulla via dei tuoi comandamenti, per essere degni del premio riservato
ai giusti. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con
te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

Lodi mattutine

Ant. al Ben. I santi in virtù della fede


conquistarono regni, esercitarono la giustizia,
conseguirono le promesse in Cristo Gesù
nostro Signore.

COLLETTA
O Padre, che a san Nicola e ai suoi compagni hai dato la grazia di concludere con il
martirio la loro infaticabile opera apostolica, concedi anche a noi di camminare con
cuore ardente sulla via dei tuoi comandamenti, per essere degni del premio riservato
ai giusti. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con
te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.
CANONIZZAZIONE DEI MARTIRI NICOLA TAVELIĆ, DEODATO DA RODEZ, STEFANO DA CUNEO E
PIETRO DA NARBONNE

OMELIA DEL SANTO PADRE PAOLO VI

Domenica, 21 giugno 1970

Ecco riconosciuta la gloria della santità a Nicola Tavelić di Sebenico, in Croazia, ed ai suoi compagni Deodato «de
Ruticinio», della Provincia di Aquitania, Pietro da Narbona, della Provincia di Provenza, e Stefano da Cuneo, della
Provincia di Genova, tutti della Famiglia Religiosa dei Frati Minori di San Francesco; già venerato il primo col titolo
di beato ( lSSl), e non meno competente agli altri suoi soci per averne condiviso la vocazione e l’eroica sorte del
martirio, il 14 novembre dell’anno 1391 (al tempo di Papa Bonifacio IX, Tomacelli, durante lo scisma d’Occidente).

L’INNO PERENNE DI S. CIPRIANO

Vengono alle nostre labbra le parole di San Cipriano ai Martiri: «Esulto di letizia e di compiacenza, o fortissimi e
beatissimi fratelli, riconoscendo la vostra fede e il vostro coraggio; la madre Chiesa è fiera di voi . . . Come
cantare le vostre lodi, o fratelli valorosi? La forza del vostro animo e la perseveranza della vostra fede con quale
elogio posso io celebrare?» (Ep. VIII; PL 4, 251-252).
Noi siamo particolarmente felici d’aver potuto proclamare la santità di questi martiri della fede, avendo così
convalidato di fronte alla Chiesa intera il culto, che fino dal tempo della loro tragica e beata morte era a loro
attribuito, a Nicola Tavelić in modo speciale, per merito dei suoi concittadini di Sebenico e dei suoi connazionali,
dai quali fu sempre fedelmente conservata memoria di lui, e fu sempre circondata di pietà e di onore. È così
compiuto un voto a lungo con tenace speranza nutrito.
Sono passati cinque secoli dal martirio di Nicola Tavelić e dei suoi soci. Sorge spontanea la domanda: come mai
la Chiesa ha tanto tardato a canonizzare la loro eroica virtù? Lo studio delle circostanze mediante le quali fu
consumato il loro martirio, fu tramandato il loro ricordo, fu autorizzato in pratica e in diritto il culto del beato
Nicola, e fu ripreso l’esame della sua causa, può dare la risposta a questa ovvia questione; ma è studio complesso
e che presenta un aspetto caratteristico, di non facile interpretazione. Narra la storia che Nicola Tavelić ed i suoi
compagni furono martiri volontari, i quali, più che subire l’orrendo supplizio a loro inflitto, ad esso si esposero.

Siamo a Gerusalemme, al tempo dell’occupazione musulmana, in un periodo di relativa tregua, se allora i


Francescani potevano risiedere nella città. I quattro Frati, protagonisti della tragica avventura
missionaria, sono mossi da una duplice intenzione: quella di predicare la Fede cristiana confutando
coraggiosamente, non certo forse cautamente e saggiamente, la religione di Maometto; e quella di
sfidare e provocare il rischio del sacrificio della loro vita. È vero martirio? Già il grande dottore di questa materia,
Papa Benedetto XIV, nella sua opera magistrale De servorum Dei beatificatione et beatorum canonizatione, si era
posto il problema per risolverlo, in conformità alla dottrina consueta, in senso negativo: se il martirio è provocato
intenzionalmente, non è vero martirio. Papa Lambertini, celebre per i suoi frizzi salaci, ci avverte che non
bisogna stuzzicare il can che dorme (Cfr. BENEDETTO XIV, De servorum Dei beatificatione et beatorum
canonizatione, lib. III, c. 17, 4).
Sorge allora una quantità di problemi. La tradizione storica della Chiesa non vanta forse altre figure di martiri
volontari? Sant’Ignazio d’Antiochia, questa luminosissima figura di martire all’inizio del secondo secolo, non
supplica forse i cristiani di Roma di non impedire il suo previsto martirio? Nessuna voce è più alta e lirica della
sua, per perorare la sua immolazione. Io sono frumento di Dio, egli scrive con patetica veemenza, oh! ch’io sia
macinato dai denti delle fiere, affinché io diventi pane puro di Cristo. «Lasciate che io sia imitatore della passione
del mio Dio . . . ogni mio desiderio è ormai crocifisso . . .» (C. IV-V, etc.). Non ci ricorda poi il nostro Martirologio
i nomi di Martiri, che spontaneamente si lanciano alla morte per causa degna di qualificarli tali? S. Apollonia ad
esempio (9 febbraio); S. Pelagia, elogiata da S. Ambrogio (De Virg. III; 9 giugno) ecc. Vi è poi tutta una letteratura
che esorta al martirio, da Tertulliano in poi.

MARTIRI VOLONTARI

Ma per il caso nostro abbiamo un testo, che forse è determinante per la spiegazione della psicologia di Tavelić e
dei suoi compagni; ed è desunto dalla regola stessa di San Francesco. Vale la pena di citarlo. «I frati che, per
amore di Cristo, vanno in missione fra gli infedeli, possono comportarsi in due diverse maniere. Una di queste
consiste nel non mai mettersi a discutere con gli infedeli e nell’essere umilmente sottomessi a tutte le creature
per (amor di) Dio (Cfr. 1 Petr. 11, 13), dimostrando in tal modo d’essere cristiani. L’altra maniera è questa:
quando i frati conosceranno che è volontà di Dio annunziare agli infedeli la parola divina, lo facciano, invitandoli
a credere alla Santissima Trinità, a farsi battezzare e a divenire cristiani. Ma bisogna che i frati si ricordino sempre
di aver consacrato se stessi e d’aver abbandonato i loro corpi a nostro Signor Gesù Cristo, e perciò devono, per
amor suo, esporsi ai nemici visibili ed invisibili, perché dice il Signore: “Chi perderà la sua vita per me la salverà
per la vita eterna”» (Regula I, c. XVI; Gli scritti di S. Francesco d’Assisi, Vicinelli pp. 102-103, Mondadori 1955;
J. JORGENSEN, San Francesco d’Assisi, nuova ed. 1968, p. 321; e c. XII della Regula II).
La prima maniera fu scelta da San Francesco stesso nel suo viaggio in Palestina nel 1219; sebbene lui pure «per
la sete del martirio, nella presenza del Soldan superba, predicò Cristo» (DANTE, Par., XI, 100); la seconda quella
dell’ardimentoso discepolo, S. Nicola Tavelić e dei suoi compagni. «I Frati Francescani - osserva il Relatore
Generale della Sezione storica della nostra Sacra Congregazione per le cause dei Santi - che si recavano in
Palestina nei secoli XIII-XV, vi giungevano . . . con una preparazione psicologica orientata verso il martirio, cioè
verso la perfetta imitazione di Cristo, Il beato Nicola ed i suoi tre consoci, quando presero la loro eroica decisione,
erano animati dallo stesso entusiasmo religioso del loro Fondatore e dei primi Martiri dell’Ordine messi a morte
nel Marocco nel 1220 e 1227».

SPIRITUALITÀ FRANCESCANA

Vi è in tutta l’originaria spiritualità francescana una caratteristica aspirazione, quella della imitazione testuale del
Signore, fino alle estreme conseguenze, anche quelle che non sono «de necessitate salutis» (Cfr. Summ. Theol.,
II-II, 124, 3); ora del Signore non si dice forse che «si offerse, perché Egli lo volle»? (Is. 53, 7) Lui medesimo
non afferma: «. . . Io do la mia vita . . . Nessuno me la toglie, ma Io la do da me stesso . . .»? (Io. 10, 17-18) È
vero che «nessuno deve spontaneamente darsi la morte» (S. AUG., De civ. Dei, 1, 26; PL 41, 39), che «uno non
deve dare ad altri occasione di agire ingiustamente» (Summ. Theol., ibid. 1 ad 3); ma, come nota lo stesso
Benedetto XIV, riferendosi al nostro caso, vi possono essere situazioni in cui, o per impulso dello Spirito Santo, o
per altre speciali circostanze, l’araldo del Vangelo non ha altro modo per scuotere l’infedeltà che quello di fare del
proprio sangue la voce d’una estrema testimonianza. Testimonianza indubbiamente paradossale, testimonianza
d’urto, testimonianza vana, perché non subito accolta, ma sommamente preziosa, perché convalidata dal totale
dono di sé; testimonianza che mette in suprema evidenza che cosa sia martirio. Esso dovrebbe essere subito,
passivo; nel linguaggio agiografico si chiama passio; ma non è mai privo d’un’accettazione volontaria, attiva; che
nel nostro caso prevale e perciò maggiormente risplende.

Martirio, come si sa, vuol dire testimonianza, cioè affermazione soggettiva e oggettiva della fede. Soggettiva,
perché con essa il martire attesta la convinzione sua propria, che s’identifica con la sua stessa personalità, della
certezza ch’egli possiede, e che non può in alcun modo tradire; e oggettiva, perché con tale affermazione il
martire vuole annunciare Cristo, vuole provare che Cristo è la verità, e che questa verità vale più della propria
vita; è al vertice di ciò che è, e di ciò che preme, di ciò che salva. Diventa così motivo di credibilità (Cfr. Denz-
Sch., 2779). Acquista fecondità missionaria: Semen est sanguis christianorum (TERTULLIANO, Apologeticum, c.
50; PL 1).
Martirio, al tempo stesso, è una dimostrazione assoluta di amore. Gesù l’ha detto: «Non vi è amore maggiore di
quello per cui uno offre la propria vita per coloro ch’egli ama» (Cfr. Io. 15, 13); e perciò commenta l’Angelico che
il martirio demonstrat perfectionem caritatis, attesta la perfezione della carità (Summ. Theol., II-11, 124, 3).
E perciò esso possiede in sommo grado l’elemento volontario dell’azione umana, il coraggio, la fortezza, l’eroismo,
il sacrificio. Rappresenta l’aspetto drammatico e tragico del Vangelo: «Beati coloro che soffrono persecuzione per
la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli» (Matth. 5, 10).

LA MEMORIA DIVENTA ATTUALITÀ

San Nicola Tavelić e Compagni. Oggi noi ricordiamo. La memoria diviene attualità, Noi stiamo a guardare. La
storia diventa maestra. Pone un confronto fra queste lontane figure di frati idealisti, imprudenti, ma esaltati da
un amore positivo e trascinante verso Cristo e persuasi della necessità missionaria propria della fede: martiri; e
la nostra mentalità moderna, che nasconde sotto un mantello di evoluto scetticismo, una comoda e transigente
viltà, e che, priva di principii superiori ed interiori, trova logico il conformismo alle idee correnti, alla psicologia
risultante da un’alienazione collettiva alla ricerca e al servizio dei soli beni temporali. Sorge in noi un certo
sentimento di disagio: noi ci sentiamo al tempo stesso distanti da quei campioni della fede, ma insieme
avvertiamo, per tante ragioni, che essi ci sono vicini. Essi non sono figure anacronistiche e per noi irreali: essi
anzi troppo ci dicono, e quasi ci rimproverano la nostra incertezza, la nostra facile volubilità, il nostro relativismo,
che talora preferisce alla fede la moda. Lontani e vicini essi sono pur nostri, e ci ammoniscono e ci esortano, a
noi pare, con parole simili a quelle che Noi, non molti giorni or sono, proferimmo: bisogna avere il coraggio della
verità! il coraggio cristiano.

Ed un secondo sentimento succede al primo con una domanda imbarazzante: ma allora dobbiamo inasprire i
dissensi con la società che ci circonda, e aggredirla con polemiche e con contestazioni, che rompono
i nostri rapporti col nostro tempo e che accrescono le difficoltà della nostra presenza apostolica nel
mondo? È questo l’esempio che dobbiamo raccogliere da questi valorosi oggi canonizzati Santi? No;
noi non crediamo. A ben leggere nella loro storia e soprattutto nei loro animi, noi vediamo che non è
uno spirito d’inimicizia che li spinse al martirio, ma piuttosto di amore, di ingenuo amore, se volete,
e di folle speranza; un calcolo sbagliato, ma sbagliato per desiderio di giovare e di condurre a
salvamento spirituale quelli stessi che essi provocarono a infliggere loro la terribile repressione del
martirio. Questo è importante. È importante per il mondo della nostra così detta civiltà occidentale; il
Concilio ce lo insegna. Ed è importante anche per quel mondo islamico nel quale si svolse e si consumò
la tragedia di S. Nicola Tavelić e dei suoi Compagni: essi non odiavano il mondo musulmano; anzi, a
loro modo, lo amavano. E certo lo amano ancora, e quasi personificano nella loro storia l’anelito cristiano verso
il mondo islamico stesso, che la storia dei nostri giorni ci fa sempre meglio conoscere, fortificando la speranza di
migliori rapporti fra la Chiesa cattolica e l’Islam: non ci ha esortato il Concilio «a dimenticare il passato e a
esercitare sinceramente la mutua comprensione, non che a difendere e a promuovere insieme, per tutti gli uomini,
la giustizia sociale, i valori morali, la pace e la libertà»? (Nostra aetate, 3)
Sono sentimenti questi che ci inducono a celebrare il Signore nei nuovi Santi, a ispirare la nostra vita al loro
esempio, a invocare per la Chiesa, per la Croazia, per i Paesi d’origine loro, per tutta la famiglia francescana, e
per il mondo intero la loro celeste protezione.

15 novembre
BEATO GIOVANNI CINI DELLA PACE,
eremita
Nacque a Pisa verso il 1270. Era oriundo della famiglia Cini e fu chiamato “della
pace” per aver dimorato lungamente in un eremo presso la “Porta della pace” di Pisa.
Dopo l’esperienza della vita militare entr nel Terz’Ordine Regolare di San Francesco
dedicandosi alla penitenza, alla preghiera e alle opere di misericordia, facendo da
mediatore fra i cittadini per indurli a pensieri di amore e di pace. Divenne padre
spirituale di molti che seguirono il suo esempio vivendo sotto la regola del
Terz’Ordine Regolare francescano. Ricco di meriti, vol al cielo il 13 novembre 1340.
Pio IX ne conferm il culto il 10 settembre 1857.

COLLETTA
O Dio, che hai fatto risplendere nel beato Giovanni della Pace lo spirito di
mortificazione e la carità verso il prossimo, concedi anche a noi di mortificare ogni
istinto e di avere per gli indigenti un sincero e sollecito amore. Per il nostro Signore
Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito
Santo, per tutti i secoli dei secoli.

17 novembre
SANTA ELISABETTA D’UNGHERIA,
principessa, patrona del Terz’Ordine francescano

Figlia del re d’Ungheria Andrea II, nacque nel 1207. Giovanissima and sposa a Luigi IV di
Turingia. Fedele ai doveri del suo stato, mise nello stesso tempo la sua vita a servizio dei poveri e
degli ammalati, distribuendo i suoi beni e curando personalmente i lebbrosi. Morto il suo sposo
durante una crociata, fu ingiustamente cacciata dal castello insieme con i suoi tre figli e si ritir a
Eisenach, poi nel castello di Pottenstein, per scegliere infine come dimora una modesta casa di
Marburgo, in Germania, dove fece edificare a proprie spese un ospedale, riducendosi in povertà.
Ella accett con fede e con fortezza la nuova condizione di povertà e continu a dedicarsi
all’educazione dei figli, all’assistenza dei malati e alla preghiera. Iscrittasi al Terz’Ordine
francescano, offrì tutta se stessa agli ultimi, visitando gli ammalati due volte al giorno, facendosi
mendicante e attribuendosi sempre le mansioni più umili. La sua scelta di povertà scaten la rabbia
dei cognati che arrivarono a privarla dei figli. Morì a Marburgo il 17 novembre 1231. È stata
canonizzata da Gregorio IX il 27 maggio 1235.

Festa

Ufficio delle letture

Esultanti cantiamo alla Santa


che fu esempio di rara fortezza:
nelle liete vicende e le tristi
il suo sguardo fu sempre al Signore.

Del nemico ella vinse le insidie,


disprezzando ogni bene caduco;
del suo regno terreno spogliata
visse solo per quello celeste.

Con i teneri figli piangenti,


senza casa va errando nel mondo;
fatta povera in spirito e corpo
cerca un pane e un asilo sicuro.

In letizia ed amore ella porta


quella croce che Cristo le porge:
e attende soffrendo e pregando
d'essere degna di unirsi al suo Dio.

Gloria e onore al Padre nei cieli,


che col Figlio e lo Spirito Santo,
con amore e sapienza conduce
tutto il mondo al supremo destino. Amen.

1 ant. Rivolse sempre i suoi pensieri al Signore


per essere santa nel corpo e nello spirito.

2 ant. Si attenne al cammino del Signore,


e non ha deviato;
ha esercitato ogni opera di bene.

3 ant. In lei confida il cuore del marito;


essa gli dà felicità e non dispiaceri
per tutti i giorni della sua vita.

℣ Santa Elisabetta praticò ogni opera buona.


℞ E ne ebbe testimonianza di santità.
PRIMA LETTURA

Dal libro dei Proverbi 31, 10-31

La donna che teme Dio è da lodare

Una donna perfetta chi potrà trovarla? Ben superiore alle perle è il suo valore. In lei
confida il cuore del marito e non verrà a mancargli il profitto. Essa gli dà felicità e non
dispiacere per tutti i giorni della sua vita. Si procura lana e lino e li lavora volentieri
con le mani.
Ella è simile alle navi di un mercante, fa venire da lontano le provviste. Si alza
quando ancora è notte e prepara il cibo alla sua famiglia e dà ordini alle sue
domestiche. Pensa ad un campo e lo compra e con il frutto delle sue mani pianta una
vigna. Si cinge con energia i fianchi e spiega la forza delle sue braccia.
È soddisfatta, perché il suo traffico va bene, neppure di notte si spegne la sua
lucerna. Stende la sua mano alla conocchia e mena il fuso con le dita. Apre le sue
mani al misero, stende la mano al povero.
Non teme la neve per la sua famiglia, perché tutti i suoi di casa hanno doppia
veste. Si fa delle coperte, di lino e di porpora sono le sue vesti. Suo marito è stimato
alle porte della città dove siede con gli anziani del paese. Confeziona tele di lino e le
vende e fornisce cinture al mercante. Forza e decoro sono il suo vestito e se la ride
dell'avvenire. Apre la bocca con saggezza e sulla sua lingua c'è dottrina di bontà.
Sorveglia l'andamento della casa; il pane che mangia non è frutto di pigrizia. I suoi
figli sorgono a proclamarla beata e suo marito a farne l'elogio: «Molte figlie hanno
compiuto cose eccellenti, ma tu le hai superate tutte!». Fallace è la grazia e vana è la
bellezza, ma la donna che teme Dio è da lodare.
Datele del frutto delle sue mani e le sue stesse opere la lodino alle porte della città.

RESPONSORIO Sir 26, 16.21

℞ La grazia di una donna diligente rallegra il suo marito; * grazia su grazia è una
donna santa e vereconda.
℣ Come il sole risplende sul mondo dal più alto dei cieli, così la bellezza di una donna
virtuosa è l'ornamento della sua casa.
℞ Grazia su grazia è una donna santa e vereconda.

SECONDA LETTURA

Dalla «Lettera» scritta da Corrado di Marburgo, direttore spirituale di santa Elisabetta

(Al pontefice, anno 1232; A. Wyss, Hessisches Urkundenbuch I, Lipsia 1879, 31-35)
Elisabetta conobbe ed amò Cristo nei poveri

Elisabetta incominciò presto a distinguersi in virtù e santità di vita. Ella aveva


sempre consolato i poveri, ma da quando fece costruire un ospedale presso un suo
castello, e vi raccolse malati di ogni genere, da allora si dedicò interamente alla cura
dei bisognosi.
Distribuiva con larghezza i doni della sua beneficenza non solo a coloro che ne
facevano domanda presso il suo ospedale, ma in tutti i territori dipendenti da suo
marito. Arrivò al punto da erogare in beneficenza i proventi dei quattro principati di
suo marito e da vendere oggetti di valore e vesti preziose per distribuirne il prezzo ai
poveri.
Aveva preso l'abitudine di visitare tutti i suoi malati personalmente, due volte al
giorno, al mattino e alla sera. Si prese cura diretta dei più ripugnanti. Nutrì alcuni, ad
altri procurò un letto, altri portò sulle proprie spalle, prodigandosi sempre in ogni
attività di bene, senza mettersi tuttavia per questo in contrasto con suo marito.
Dopo la morte di lui, tendendo alla più alta perfezione, mi domandò con molte
lacrime che le permettessi di chiedere l'elemosina di porta in porta.
Un Venerdì santo, quando gli altari sono spogli, poste le mani sull'altare in una
cappella del suo castello, dove aveva accolto i Frati Minori, alla presenza di alcuni
intimi, rinunziò alla propria volontà, a tutte le vanità del mondo e a tutto quello che
nel vangelo il Salvatore ha consigliato di lasciare. Fatto questo, temendo di poter
essere riassorbita dal rumore del mondo e dalla gloria umana, se rimaneva nei luoghi
in cui era vissuta insieme al marito e in cui era tanto ben voluta e stimata, volle
seguirmi a Marburgo, sebbene io non volessi. Quivi costruì un ospedale ove raccolse i
malati e gli invalidi e servì alla propria mensa i più miserabili ed i più derelitti.
Affermo davanti a Dio che raramente ho visto una donna così contemplativa come
Elisabetta, che pure era dedita a molte attività. Alcuni religiosi e religiose constatarono
assai spesso che, quando ella usciva dalla sua preghiera privata, emanava dal volto
un mirabile splendore e che dai suoi occhi uscivano come dei raggi di sole.
Prima della morte ne ascoltai la confessione e le domandai cosa si dovesse fare dei
suoi averi e delle suppellettili. Mi rispose che quanto sembrava sua proprietà era tutto
dei poveri e mi pregò di distribuire loro ogni cosa, eccetto una tunica di nessun valore
di cui era rivestita, e nella quale volle essere seppellita. Fatto questo, ricevette il
Corpo del Signore. Poi, fino a sera, spesso ritornava su tutte le cose belle che aveva
sentito nella predicazione. Infine raccomandò a Dio, con grandissima devozione, tutti
coloro che le stavano dintorno, e spirò come addormentandosi dolcemente.

RESPONSORIO

℞ Elisabetta, di stirpe regale, trionfa nel cielo, decorata di una triplice corona di meriti,
* avendo lasciato sublimi esempi di virtù in ogni stato di vita.
℣ Come vergine, come sposa e come vedova camminò nell'innocenza, senza
inciampare nella colpa;
℞ avendo lasciato sublimi esempi di virtù in ogni stato di vita.
TE DEUM

Lodi mattutinr

INNO

O santa Elisabetta,
accogli il nostro canto:
dal gaudio del Signore
ascolta chi ti prega.

In terra hai conosciuto


la pena dell'esilio:
guida alla patria eterna
chi è ancora pellegrino.

Per Cristo hai rinunciato


alla gloria terrena:
donaci di stimare
soltanto i beni eterni.

Tu hai vinto le insidie


dell'eterno nemico:
imploraci da Dio
l'aiuto che ci salva.

Onore sia al Padre,


lode al divin Figlio,
grazia al Santo Spirito,
nei secoli eterni. Amen.

1 ant. Fu sempre vigilante nelle vie del Signore:


con Lui regna per sempre in Cielo.

2 ant. Le creature tutte benedicano il Signore,


mirabile nei suoi santi.

3 ant. Lodate il Signore,


perché ha usato la sua misericordia
verso la sua serva fedele.

LETTURA BREVE Pro 31, 10-12

Una donna perfetta chi potrà trovarla? Ben superiore alle perle è il suo valore. In lei
confida il cuore del marito e non verrà a mancargli il profitto. Essa gli dà felicità e non
dispiacere per tutti i giorni della sua vita.

RESPONSORIO BREVE

℞ Preferì rimanere * sulla soglia della casa di Dio.


Preferì rimanere sulla soglia della casa di Dio.
℣ Piuttosto che abitare nelle tende degli empi:
sulla soglia della casa di Dio.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Preferì rimanere sulla soglia della casa di Dio.

Ant. al Ben. La benedizione del Signore,


suo aiuto e sua salvezza,
l'accompagnò sempre.

INVOCAZIONI

Rivolgiamo la nostra preghiera al Signore nostro Padre, che ha mandato il Figlio suo
nel mondo per salvare i contriti di cuore, e diciamo:
Infiammaci, o Signore, del tuo santo amore.

O Signore, che di continuo accresci in noi, con la tua parola di vita, la conoscenza del
tuo amore,
- fa' che possiamo riconoscerti ed amarti in tutte le circostanze della nostra vita.
O Dio di bontà, che ci vuoi generosi e solleciti nelle opere di carità,
- fa' che tutti ci riconoscano veri discepoli del tuo Figlio.

O Padre di tutti gli uomini, così premuroso verso i tuoi poveri,


- fa' che siamo testimoni della tua luce e del tuo amore nel mondo.

O Signore, che ci esorti a distaccarci dalle cupidigie del mondo,


- fa' che veniamo incontro fraternamente alle necessità del prossimo.

Padre Nostro

ORAZIONE

O Dio, che a sant'Elisabetta hai dato la grazia di riconoscere e onorare Cristo nei
poveri, concedi anche a noi, per sua intercessione, di servire con instancabile carità
coloro che si trovano nella sofferenza e nel bisogno. Per il nostro Signore Gesù Cristo,
tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i
secoli dei secoli.

Ora media
terza

LETTURA BREVE Sir 26, 1-2

Beato il marito di una donna virtuosa; il numero dei suoi giorni sarà doppio. Una
brava moglie è la gioia del marito, questi trascorrerà gli anni in pace.

℣ Molte figlie hanno compiuto cose eccellenti.


℞ Ma tu le hai superate tutte!

Sesta

LETTURA BREVE Gb 4, 3-4

Ecco, tu hai istruito molti e a mani fiacche hai ridato vigore; le tue parole hanno
sorretto chi vacillava e le ginocchia che si piegavano hai rafforzato.

℣ Ha largheggiato, ha dato ai poveri.


℞ La sua bontà dura in eterno.

Nona

LETTURA BREVE Is 58, 7-8

Dividi il tuo pane con l'affamato, introduci in casa tua i miseri e i senza tetto; nel
vestire uno che vedi nudo, non distogliere gli occhi da quelli della tua carne. Allora la
tua luce sorgerà come l'aurora, la tua ferita si rimarginerà presto. Davanti a te
camminerà la tua giustizia, la gloria del Signore ti seguirà.

℣ Io gioirò soltanto nel Signore.


℞ Ed esulterò in Dio, mio salvatore.

Vespri
Celebriamo l'eterno trionfo
della santa che umile e forte,
attraverso i travagli del mondo
ha raggiunto la gioia del cielo.

Distaccata dai beni caduchi,


sempre volta ai valori supremi,
le lusinghe e le insidie disprezza
dei fallaci splendori mondani.

Del potere l'emblema depone,


senza scettro diviene straniera
nella casa dov'era regina,
e la patria terrena abbandona.

Riconosce nei miseri Cristo,


presta loro le cure pietose,
con chi soffre anche lei sofferente
per sanare lo spirito e il corpo.

Gloria e onore al Padre nei cieli


che col Figlio e lo Spirito Santo,
con sapienza ed amore conduce
tutto il mondo al supremo destino. Amen.

1 ant. Lasciò il principato caduco di questo mondo,


per possedere per sempre il regno dei cieli.

2 ant. Ha agito con risolutezza


e il suo cuore fu ripieno di vigore,
perché ha amato la castità.

3 ant. La mano del Signore è la tua forza:


sarai benedetta in eterno.

LETTURA BREVE Ap 19, 7-9

Rallegriamoci ed esultiamo, rendiamo gloria a Dio, perché son giunte le nozze


dell'Agnello; la sua sposa è pronta, le hanno dato una veste di lino puro splendente.
La veste di lino sono le opere giuste dei santi.
Allora l'angelo mi disse: «Scrivi: Beati gli invitati al banchetto delle nozze
dell'Agnello!».

RESPONSORIO BREVE

℞ Fiduciosa nel Signore: * trovò conforto nella sua grazia.


Fiduciosa nel Signore: trovò conforto nella sua grazia.
℣ Sarà benedetta per sempre:
trovò conforto nella sua grazia.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Fiduciosa nel Signore: trovò conforto nella sua grazia.
Ant. al Magn. In verità vi dico:
ogni volta che avete fatto queste cose
a uno solo di questi miei fratelli più piccoli,
l'avete fatto a me.

INTERCESSIONE

Con la preziosa intercessione di tutti i santi e di tutte le sante del cielo preghiamo il
Signore:
Ricordati della tua Chiesa, Signore.

Per le sante martiri, che con cristiana fortezza hanno vinto la morte,
- dona alla tua Chiesa, in mezzo alle sofferenze e alle prove, la forza dello Spirito.

Per le spose, che si santificarono con la grazia del sacramento nuziale,


- dona alla tua Chiesa la fecondità apostolica.

Per le vedove, che hanno illuminato la loro solitudine con la preghiera e le opere di
carità,
- concedi alla tua Chiesa di testimoniare al mondo la forza misteriosa della carità e
della preghiera.

Per le madri sante, che generarono ed educarono i loro figli all'impegno civile e alla
testimonianza
del tuo regno,
- dona alla tua Chiesa di generare tutti gli uomini alla verità e alla grazia.

Per tutte le sante donne, che hanno meritato di contemplare la luce del tuo volto,
- concedi ai nostri fratelli defunti l'eterna gioia del paradiso.

Padre Nostro

ORAZIONE

O Dio, che a sant'Elisabetta hai dato la grazia di riconoscere e onorare Cristo nei
poveri, concedi anche a noi, per sua intercessione, di servire con instancabile carità
coloro che si trovano nella sofferenza e nel bisogno. Per il nostro Signore Gesù Cristo,
tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i
secoli dei secoli.

COLLETTA
O Dio, che a santa Elisabetta d’Ungheria hai dato la grazia di riconoscere e onorare
Cristo nei poveri, concedi anche a noi, per sua intercessione, di servire con
instancabile carità coloro che si trovano nella sofferenza e nel bisogno. Per il nostro
Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello
Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.
18 novembre
BEATA SALOMEA DA CRACOVIA, regina,
religiosa
Nacque da famiglia reale a Cracovia, in Polonia, nel 1211. Giovanissima, spos
Colomanno, figlio del re d’Ungheria. Umile nella dignità di regina, d’accordo con lo
sposo, fece voto di verginità e si dedic ad opere di beneficenza. Morto lo sposo,
ritorn in Polonia ed entr nel monastero delle Clarisse di Sandomierz, dove in seguito
fu eletta abbadessa. Morì il 17 novembre 1268 e la sua salma riposa nella chiesa
francescana di Cracovia. Clemente X il 17 maggio 1673 ne conferm il culto.

COLLETTA
O Dio, che hai chiamato la beata Salomea dalle sollecitudini del principato terreno
all’impegno della perfezione evangelica, sul suo esempio e per la sua intercessione
concedici di servirti in umiltà di cuore.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te,
nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

19 novembre SANT’AGNESE D’ASSISI, religiosa

Caterina di Favarone di Offreduccio, sorella di Chiara, nasce in Assisi (Perugia) nel


1197. A quindici anni volle seguire la sorella e abbracci l’ideale di povertà
francescana. Resistette con forza sovrumana alle lusinghe, alle minacce e alle
percosse dei parenti che volevano distoglierla dal suo proposito. Dopo essere rimasta
per circa dieci anni a San Damiano, fu mandata come abbadessa a Firenze, nel
monastero di Monticelli. Guid le sorelle con prudenza e amore, dando per prima
l’esempio di austera povertà e di operosità. Ebbe anche il conforto di consolazioni e
visioni celesti. Ritornata ad Assisi, assistette alla morte della sorella e si spense poco
dopo, il 16 novembre 1253. Benedetto XIV la dichiar santa il 6 novembre 1751,
confermandone l’antichissimo culto. Il suo corpo riposa nella basilica di Santa
Chiara.

SECONDA LETTURA
Dalla «Lettera» di sant'Agnese d'Assisi alla sorella santa Chiara

Siamo un solo corpo e un solo spirito in Cristo

La vicenda umana di ciascuno è stabilita dalla Provvidenza in modo tale da non


poter mai essere prevista con sicurezza, e percìp^quando qualcuno pensa di andare
incontro alla felicità, è proprio allora che viene sommerso dallo sconforto.
Sappiate, Madre mia, che il mio spirito è in grandissima tribolazione e profonda
tristezza, e sono oppressa e tribolata al di sopra delle mie forze e quasi non posso
parlare, perché sono materialmente separata da voi e dalle altre mie sorelle, con le
quali io credevo in questo mondo di vivere e morire.
Questa tribolazione ha avuto un inizio, ma non ne conosco il termine; invece di
diminuire, cresce sempre; so da quando è sorta, ma non so quando si avvierà al
tramonto; è sempre con me e non vuole mai da me allontanarsi.
Ero convinta che sarebbe toccata la stessa vita e la stessa morte in terra, a coloro
che hanno la stessa celaste vocazione, e che lo stesso sepolcro avrebbe accolto coloro
che sono già unite dai vincoli naturali: eccomi invece delusa nella mia speranza,
afflitta da ogni parte dall'angoscia e dalle tribolazioni.
O sorelle mie carissime, compatitemi! Aiutatemi con le vostre preghiere affinché
io possa sopportare questa prova dolorosa.
O mia dolcissima madre e signora, sento che con gli occhi del corpo non rivedrò
più le mie sorelle, e per questo non ci sarà mai nessuno che mi potrà consolare.
Ma il Signore mi ha mandato un altro conforto, e per questo prego anche voi di
rallegrarvi con me: ho trovato qui una perfetta concordia, più di quanto potessi
aspettarmi, e tuite le sorelle mi hanno accolta con gaudio e letizia grandissima, e mi
hanno promesso rispetto, obbedienza e devozione.
Tutte si raccomandano a Dio, alle vostre preghiere e a quelle di tutto il vostro
monastero: e io stessa ve le raccomando, vi prego di avere per tutte noi quella
sollecitudine che avreste per le vostre figlie e sorelle.
Siate certe che tutte noi faremo sempre tesoro dei vostri consigli e dei vostri
avvertimenti.

RESPONSORIO

℞ Contempliamo la tua bellezza, vergine di Cristo: * hai ricevuto dal Signore una
splendida corona.
℣ Non ti sarà tolto l'onore della verginità, non sarai più separata dall'amore del Figlio
di Dio:
℞ hai ricevuto dal Signore una splendida corona.

ORAZIONE
O Dio, tu che a molte anime consacrate hai dato sant'Agnere d'Assisi quale
modello di perfezione serafica, concedi di emulare il suo ideale di santità, per essere
uniti a te nella gloria dei Santi. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è
Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

Lodi

Ant. al Ben. Hai lasciato i tuoi parenti:


sarai ripagata pienamente dal Signore,
presso il quale sei venuta
per rifugiarti sotto le sue ali.

Vespri

Ant. al Magn. Il mio diletto è per me ed io per lui;


egli è ai pascoli fra i gigli.
Trovai l'amato del mio cuore e non lo lascerò mai più.

COLLETTA
O Dio, che a molte anime consacrate hai dato santa Agnese d’Assisi quale modello
di perfezione serafica, concedici di emulare il suo ideale di santità, per essere uniti a
te nella gloria dei santi.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te,
nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

20 novembre
BEATO PASCUAL FORTUÑO ALMELA E
COMPAGNI, martiri della Persecuzione spagnola
Pascual Fortuño Almela nacque il 3 marzo 1886 a Villarreal (Spagna). Vestì l’abito
francescano il 18 gennaio 1905. Ordinato sacerdote a Teruel il 15 agosto 1913, fu poi
inviato dai superiori nel seminario minore di Benisa, nei pressi di Alicante. Quattro
anni dopo fu destinato al servizio della Custodia di Sant’Antonio in Argentina.
Rientrato in Spagna lo colse lo scoppio della guerra civile nel 1936. Obbligato dagli
eventi politici ad abbandonare il convento, il 18 luglio 1936 si rifugi presso i suoi
familiari a Villarreal. Il 7 settembre 1936 fu arrestato ed il giorno seguente fu ucciso
sulla strada tra Castellón e Benicasim. Condotto alla fucilazione, le pallottole
rimbalzavano sul suo petto e cadevano per terra e l’imputato replic : «È inutile che
spariate; se volete uccidermi usate un’arma bianca». Gli venne perci affondata una
baionetta nel petto. Gli esecutori della sentenza di morte rimasero impressionati a tal
punto da esclamare: «Abbiamo fatto male a ucciderlo: era un santo», «Se è vero che
ci sono dei santi, questi è uno di quelli». Pascual Fortuño Almela e tre suoi confratelli
appartenenti all’Ordine dei Frati Minori (Plácido García Gilabert, Alfredo Pellicer
Muñoz, Salvador Mollar Ventura) furono beatificati l’11 marzo 2001 da Giovanni
Paolo II con un gruppo composto complessivamente di ben 233 martiri della
medesima persecuzione.
Comune dei martiri, pag. ***.

COLLETTA
Dio onnipotente ed eterno, che hai arricchito la vita
dei tuoi santi martiri Pascual e compagni con la grazia del battesimo
e la forza di comunicare alla passione del Cristo, vieni in aiuto alla nostra debolezza e
come essi non esitarono a morire per te, concedi anche a noi di essere forti e
coraggiosi nella confessione del tuo nome.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te,
nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

22 novembre
BEATO SALVATORE LILLI, sacerdote E COMPAGNI, martiri di Turchia
Nacque a Cappadocia (L’Aquila) il 19 giugno 1853. Entrato nell’Ordine francescano,
fece il noviziato a Nazzano di Roma, ove il 6 agosto 1871 profess la regola di san
Francesco. Compì gli studi di filosofia a Betlemme e quelli di teologia a
Gerusalemme, ove il 6 aprile 1879 fu ordinato sacerdote. In possesso della lingua
araba, turca e armena, fu destinato come missionario a Marasc in Turchia, ove, sia da
suddito che da superiore, svolse un ottimo apostolato tra i cristiani orientali. Nel 1894
fu nominato parroco e superiore dell’ospizio di Mugiukderesi e qui fu raggiunto dai
rivolgimenti politici del 1895, quando i turchi effettuarono tanti massacri, specie tra i
cattolici armeni. Scoppiata la persecuzione, non volle lasciare la parrocchia; preso
perci dai soldati, con altri sette cristiani (Baldji Ohannès, Khodianin Kadir, Kouradji
Tzeroum, Dimbalac Wartavar, Ieremias Boghos, David Oghlou, Toros David), per
odio alla fede fu ferito a morte a colpi di baionetta e poi bruciato. Era il 22 novembre
1895. Giovanni Paolo II lo annover tra i beati martiri il 3 ottobre 1982.
[Memoria liturgica ufficiale: 17 agosto].

Dal Comune di più martiri, con salmodia del giorno dal salterio.

Ufficio delle letture

INNO dal Comune dei martiri, oppure:

Beati i martiri di Cristo


primizia e forza della fede
attorno al trono dell’Agnello
in lui ritrovano la vita.

Uniti a Cristo sulla croce


dal Padre invocano il perdono
narrando a noi l’eterno amore
al mondo svelano la gloria.
Il loro corpo come un seme
caduto a terra ha dato frutto
per diventare il nostro pane
offerto dalle nostre mani.

La Chiesa santa riconosce


nel loro esodo pasquale
la loro morte nel suo Nome
la loro vita nel suo regno. Amen.

Oppure un altro inno o canto adatto approvato dall’autorità ecclesiastica.

SECONDA LETTURA

Dai discorsi di san Giovanni Paolo II, papa


(beatificazione in San Pietro, 3 ottobre 1982)
AAS 74 (1982), n. 11, 1213-1216

All’infuori di Cristo non riconosco alcuno

Grande è la gioia della Chiesa per l’elevazione agli onori degli altari di alcuni
luminosi suoi figli: il beato Salvatore Lilli, dei frati minori, un italiano e sette cristiani
della Turchia orientale (Armenia Minore), martiri della fede […].
La cronologia del beato Salvatore è semplice, ma ricca di fatti che attestano il
suo grande amore a Dio ed ai fratelli; essa culmina col martirio che venne a coronare
una vita di fedeltà alla vocazione francescana e missionaria. Dei sette soci nel martirio
conosciamo i nomi, le famiglie e l’ambiente di vita: erano umili contadini e ferventi
cristiani, provenienti da una stirpe che ha conservato attraverso i secoli integra la
propria fedeltà a Dio ed alla Chiesa, nonostante momenti difficili ed a volte anche
drammatici […].
Il 19 novembre 1895, i militari entrarono nella casa parrocchiale e il comandante
pose subito l’alternativa: o rinnegare Cristo, o morire. Chiara e ferma fu la risposta del
sacerdote che dovette per questo subire una prima esplosione di violenza: alcuni colpi
di baionetta che ne fecero scorrere il sangue. Tre giorni dopo, il religioso e sette suoi
parrocchiani furono condotti via dalla truppa; marciarono per due ore; vicino ad un
torrente furono fatti fermare ed il colonnello propose per l’ultima volta di scegliere fra
l’abiura e la morte: All’infuori di Cristo non riconosco alcuno, disse il padre. Non meno
nobile fu la risposta degli altri martiri: Uccideteci, ma non rinnegheremo la nostra
religione (Positio super Martyrio, Summarium, teste V, 53). Per primo fu ucciso il
beato Salvatore, trafitto dalle baionette dei soldati: immediatamente dopo, gli altri sette
subirono la medesima sorte.
Questo missionario francescano ed i suoi sette fedeli parlano con eloquenza
incisiva al mondo di oggi: sono per tutti noi un salutare richiamo alla sostanza del
cristianesimo. Quando le circostanze della vita ci pongono di fronte alle scelte
fondamentali, fra valori terreni e valori eterni, gli otto beati Martiri ci insegnano come
si vive il Vangelo, anche nelle contingenze più difficili. Il riconoscere Gesù Cristo
come Maestro e Redentore implica l’accettazione piena di tutte le conseguenze che
nella vita derivano da tale atto di fede. I Martiri, elevati oggi agli onori degli altari,
vanno onorati imitandone l’esempio di fortezza e di amore a Cristo. La loro
testimonianza e la grazia che li ha assistiti sono per noi motivo di coraggio e di
speranza: ci assicurano che è possibile, di fronte alle più ardue difficoltà, seguire la
legge di Dio e superare gli ostacoli che si incontrano nel viverla e metterla in pratica. I
nostri beati Martiri hanno vissuto in prima persona le parole rivolte da Gesù ai suoi
discepoli: Chiunque mi renderà testimonianza davanti agli uomini, gli renderò
testimonianza davanti al Padre mio che è nei cieli (Mt 10, 32). Il beato Salvatore ed i
suoi compagni hanno subìto la morte per rendere la loro eroica testimonianza a Cristo
di fronte al mondo: il Signore ha reso loro la sua testimonianza davanti al Padre con la
vita eterna. Questa lezione, sia di sprone a tutti i battezzati per una vita cristiana sempre
più coerente e sempre più generosa al servizio del Signore, della Chiesa e dell’uomo.

RESPONSORIO Cfr. Ap 12, 11a. 12a; Cfr. 2Mac 7, 36a

R. Hanno vinto grazie al sangue dell’Agnello e alla parola della loro testimonianza. *
Esultate, o cieli e voi che abitate in essi.
V. Hanno sopportato un breve tormento e sono entrati nella vita eterna.
R. Esultate, o cieli e voi che abitate in essi.

Orazione come alle Lodi mattutine.

Lodi mattutine

INNO dal Comune dei martiri, oppure:

Colui che vive l’Evangelo


l’Agnello segue ovunque vada
rinnova e narra in mezzo a noi
il segno grande dell’amore.

Nel tuo Nome grande e santo


annuncia il regno e dà la vita
perdona tutto ai suoi nemici
rimette a te il suo respiro.

Attorno al trono dell’Agnello


con gioia intona il canto nuovo
vicino a fonti di acqua viva
non soffre fame né ha sete.
Signore santo e Dio fedele
a te la gloria a te la lode
esulta o Chiesa in cielo e in terra
la morte è vinta il regno viene. Amen.

Oppure un altro inno o canto adatto approvato dall’autorità ecclesiastica.

Ant. al Ben. Chi ci separerà dall’amore di Cristo?


Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione,
la fame, la nudità, il pericolo, la spada?
Ma in tutte queste cose,
noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati.

ORAZIONE

Dio onnipotente ed eterno, che con il martirio del beato Salvatore Lilli e dei suoi
sette compagni ci hai dato l’esempio di una fede costante fino al versamento del sangue,
per i loro meriti concedici ferma volontà nell’osservanza dei tuoi comandamenti. Per
il nostro Signore.

Vespri

INNO dall’Ufficio delle letture

Ant. al Magn. Ecco l’Agnello in piedi sul monte Sion,


e una moltitudine canta un canto nuovo
e segue l’Agnello dovunque vada.

25 novembre
SANT’UMILE PIROZZO DA BISIGNANO, RELIGIOSO

Luca Antonio Pirozzo nasce il 26 agosto 1582 a Bisignano (Cosenza). Si fece


ammirare fin da fanciullo per la straordinaria pietà: partecipava alla messa
quotidiana, pregava meditando la passione del Signore anche durante il lavoro dei
campi. A ventisette anni entr nel noviziato di Mesoraca (Crotone) dei Frati Minori.
Svolse con semplicità ed esattezza le tipiche mansioni dei religiosi non sacerdoti,
quali la questua, il servizio alla mensa della comunità, la cura dell’orto ed ogni altro
lavoro manuale richiesto dai superiori. Fu obbediente, umile, docile, condividendo
con gioia i vari momenti della vita di comunità. Ebbe fin da giovane il dono di
continue estasi, tanto da essere chiamato “il frate estatico”. Esse furono per lui
occasione di una lunga serie di prove e di umiliazioni. Fu dotato anche dei doni
singolari del discernimento dei cuori, della profezia, dei miracoli e soprattutto della
scienza infusa. Godette della fiducia dei sommi pontefici Gregorio XV e Urbano
VIII, i quali lo chiamarono a Roma e, dopo averlo fatto rigorosamente esaminare
nello spirito, si giovarono delle sue preghiere e dei suoi consigli. Morì il 26 novembre
del 1637 in Bisignano. Fu beatificato da Leone XIII il 29 gennaio 1881 e canonizzato
da Giovanni Paolo II il 19 maggio 2002.
[Memoria liturgica ufficiale: 26 novembre].

Dal Comune dei santi, religiosi, con salmodia del giorno dal salterio.

Ufficio delle letture

INNO dal Comune dei santi, oppure:

Tu che umile qui fosti


e di nome e in realtà
or che in ciel glorioso sei
guarda a noi che t’invochiam.

Dagli orror della superbia


tu mantienici lontan,
e concedici che sempre
ti seguiamo in umiltà.

Tu preservaci dal mondo


dalle umane infermità
dagli inganni del maligno
e qualunque avversità.

Gloria al Padre onnipotente


e al Figlio redentor
lode grande e sommo onore
al divino Consolator.

Oppure un altro inno o canto adatto approvato dall’autorità ecclesiastica.

SECONDA LETTURA

Il dono dell’estasi in Sant’Umile da Bisignano


Rielaborazione di Padre Giacomo da Bisignano (Libro 2° cap. 8)
e Dionisalvi (Libro V cap. 5).

Il dono dell’estasi in Sant’Umile da Bisignano


L’inestimabile tesoro e la grandissima virtù della preghiera furono tanto care
all’anima di frate Umile che nessuna mente umana potrebbe mai comprendere. La
preghiera era per lui quel moto dell’anima che fa giungere l’uomo alla presenza di Dio
e lo fa diventare a sua immagine, è quella bellissima fonte, che entrando nell’orto della
nostra anima la innaffia con la sua potenza e la lascia ricca di erbe, fiori e frutti divini
che sembra un altro paradiso del Signore.
Fu per questo che Dio volle concedere all’anima del suo servo fedele un ulteriore
immenso dono, quello dell’estasi. Da quando entra nell’Ordine, gli verranno attribuite
le mansioni più umili, l’orto, la questua, la sacrestia, il refettorio, ma tutto egli svolgeva
con lo spirito sempre rivolto a Dio e a lui solo.
Era talmente forte l’unione tra il fraticello e Dio che gli bastava immergersi
nell’orazione per perdersi completamente nel suo Amato, entrando in estasi mentre
pregava rimaneva privo di qualsiasi senso, si sollevava da terra e in quei momenti
esisteva solo per il suo Signore, si narra che spessissimo, magari nel pieno svolgere i
suoi servizi nei campi, mentre in chiesa c’era la messa conventuale, all’udire il suono
della campanella dell’elevazione del Santissimo Sacramento, entrava nel mistero
dell’estasi, e immobile, privo di sensi, rimaneva con l’animo immerso in Dio, solo i
superiori riuscivano a farlo tornare in sé, richiamandolo all’ubbidienza.
Chissà quale dolcezza frate Umile provava nello stare a colloquio col suo Gesù,
egli dimenticava le amarezze, i patimenti, le umiliazioni, gli affanni. A colloquio con
la fonte della Sapienza lui, povero frate che poco sapeva leggere e scrivere, interrogato
dai suoi superiori, riusciva a parlare dei più alti misteri della scienza divina. Sant’Umile
ci insegna a rimanere sulla terra, a vivere le miserie del mondo, a soffrire i dolori che
la vita semina sulla nostra strada, ma sempre con gli occhi rivolti verso il cielo.
Mai il suo sguardo cesserà di fissare gli occhi di Dio, e quando l’unione fra la
sua povera anima di creatura e il cuore infinito di Dio avveniva, il Paradiso scendeva
sulla terra e frate Umile saliva in Paradiso pur rimanendo, fisicamente sulla terra. La
sua vita e il suo spirito saranno sempre avvolti in questo infinito mare dell’essenza
divina, godendo la sua sovrana dolcezza, come colui che ha edificato la sua casa dove
eternamente potrà abitare.

RESPONSORIO

R. O Sant’Umile, nostro avvocato presso Dio, ammiriamo i doni straordinari di cui fu


arricchita la tua eccelsa santità. * Intercedi per noi tuoi devoti.
V. Insegnaci il distacco dal male, l’ardente carità che mosse il tuo cuore, lo spirito di
orazione e di contemplazione, il desiderio di quella stessa gloria della quale tu ora godi
per sempre presso Dio.
R. Intercedi per noi tuoi devoti.

Lodi mattutine

INNO dal Comune dei santi, oppure:


Tu di nome e di fatto sempre Umile,
conquistando così santità.
Nella gloria di Dio ora vivi,
o Sant’Umile noi ti preghiamo.

Da Gesù crocifisso imparasti


l’obbedienza al disegno di Dio
e l’amore alla chiesa tua madre
nell’offerta di te per il mondo.

Sei tra i figli del Santo d’Assisi


nella schiera dei veri minori,
tu calcasti le calabre terre
benedette dai doni di Dio.

Di Maria tutta bella devoto


ne hai goduto la consolazione,
diffondesti la somma dottrina
del sottile dottor della Chiesa.

Sia lode al Padre e al Figlio,


e allo Spirito Santo,
al Dio trino ed unico
nei secoli sia gloria. Amen.

Oppure un altro inno o canto adatto approvato dall’autorità ecclesiastica.

LETTURA BREVE Ef 4,1-6

Vi esorto dunque io, il prigioniero del Signore, a comportarvi in maniera degna


della vocazione che avete ricevuto, con ogni umiltà, mansuetudine e pazienza,
sopportandovi a vicenda con amore, cercando di conservare l’unità dello spirito per
mezzo del vincolo della pace. Un solo corpo, un solo spirito, come una sola è la
speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore,
una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio, Padre di tutti, che è al di sopra di tutti,
agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti.

RESPONSORIO BREVE

R. Il cuore di Umile, nella legge di Dio.


Il cuore di Umile, nella legge di Dio.
V. Diritto e sicuro è il suo cammino
nella legge di Dio.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Il cuore di Umile, nella legge di Dio.

Ant. al Ben. Qui in terra fu sempre umile,


di nome e di fatto.

ORAZIONE

O Dio, che hai dato a Sant’Umile la grazia di seguire fino in fondo Cristo povero
e umile, concedi anche a noi di vivere fedelmente la nostra vocazione, per giungere
alla perfetta carità che ci hai proposto nel tuo Figlio. Egli è Dio.
.

Vespri

INNO dal Comune dei santi, oppure:

Tu nell’ora del grande passaggio


attorniato dai tuoi fraticelli,
contemplasti il divino giardino
sospirato in tutta la vita.

O Sant’Umile di Bisignano
che dell’umil virtù sei maestro,
sii per noi vera lampada accesa
nel cammin sulle orme di Cristo.

A Te gloria cantiamo, Signore,


per il dono di Umile Santo,
a Te triplice dono d’amore
innalziamo la lode perenne.

A te gloria, Signore,
nato da Maria Vergine,
al Padre ed allo Spirito
nei secoli sia lode. Amen

Oppure un altro inno o canto adatto approvato dall’autorità ecclesiastica.

Ant al Magn. Hai ricevuto da Dio benedizione e salvezza, o Sant’Umile,


tu che hai sempre cercato il Signore.

Oppure
Figlio diletto della Vergine Maria,
entri nella gioia del tuo Signore.

Orazione come alle Lodi mattutine.

26 novembre
SAN LEONARDO CASANOVA DA PORTO
MAURIZIO, sacerdote

Paolo Girolamo Casanova, figlio di un capitano di marina, nacque a Porto Maurizio


(Imperia) il 20 dicembre 1676. Compiuti gli studi presso il Collegio Romano dei
Gesuiti, a vent’anni entr nell’Ordine dei Frati Minori. Ordinato sacerdote, si dedic
con zelo apostolico alla predicazione, percorrendo gran parte d’Italia. Speciale
importanza assunsero le sue “missioni” al popolo, le quaresime e gli esercizi
spirituali. Fu grande propagatore della pratica della Via Crucis. Tra le tante Via
Crucis da lui erette, la più memorabile è quella del Colosseo. Fond , in Toscana, il
convento dei ritiri francescani di Monte alle Croci. Scrisse molte opere di
predicazione e di vita spirituale, da cui traspaiono i lineamenti caratteristici della
spiritualità francescana. Morì a Roma il 26 novembre 1751, visitato personalmente da
Benedetto XIV che gli era assai affezionato. Beatificato il 19 giugno 1796, fu
canonizzato da Pio IX il 29 novembre 1867.

Dal Comune dei pastori con salmodia del giorno dal salterio.

Ufficio delle letture

Seconda lettura

Da una «esortazione sulla Via Crucis» di san Leonardo da Porto Maurizio


(Leonardo da Porto Maurizio, «Esortazione sulla Via Crucis» in «Opere complete»,
vol. II, Venezia 1808, pp.176-177)

(«Opere complete», vol. II, Venezia 1808, pp.176-177)

Meditando la passione di Cristo si giunge alla sincera compunzione del cuore.


«E' devastato tutto il paese, e nessuno se ne dà pensiero». La causa di tutti i mali per
noi va ricercata nel fatto che nessuno pensa alle realtà che dovrebbero costituire un
oggetto di continua meditazione. Non c'è da meravigliarsi se ne consegue un
completo disordine morale. Sono messe nel dimenticatoio prima di tutto le verità
escatologiche; non si pensa poi né ai benefici di Dio, né a quale dolorosa passione
andò incontro per noi Gesù Cristo. Gli impegni e gli obblighi del proprio stato si
eseguono con negligenza; e non si fuggono con la dovuta cautela i pericoli spirituali,
esistenti ovunque. Essendo il mondo in uno stato morale così deplorevole tornano a
proposito le parole di Geremia: «E' devastato tutto il paese, e nessuno se ne da'
pensiero». C'è qualche rimedio a siffatti mali? Con t