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IMPIANTI EOLICI

Ing. Domenico Bufalino


TECNOLOGIE E PROGETTAZIONE DI SISTEMI ELETTRICI ED ELETTRONICI

ISTITUTO TECNICO
INDUSTRIALE STATALE
“G.GALILEI”
Energia dal vento
L'energia eolica è l’energia ottenuta dal vento
ovvero il prodotto della conversione dell’energia
cinetica, ottenuta dalle correnti d'aria, in altre forme
di energia (meccanica o elettrica).
Il vento è il movimento di masse d'aria che si
spostano da aree ad alta pressione (anticicloniche)
verso aree a bassa pressione (cicloniche). Quanto
maggiore è la differenza di pressione, tanto
maggiore è la massa d’aria di cui è composta la
massa d’aria e la sua velocità di spostamento.
La differenza di pressione tra le masse d’aria è la
risultante dei fenomeni termodinamici nell’atmosfera
terrestre che si presentano in modo non uniforme
nello spazio e nel tempo, dovuti principalmente al
calore dovuto al sole che irraggia e riscalda, con
continuità ma in modo non omogeneo, la Terra.

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La pressione

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La pressione atmosferica
L'aria forma attorno alla Terra uno strato gassoso chiamato atmosfera,
spesso qualche centinaio di chilometri. Essendo attirata verso il basso
dal proprio peso, l'aria esercita sulla superficie terrestre una certa
pressione: con l'aumentare della quota rispetto il livello del mare la
pressione atmosferica decresce in quanto diminuisce lo spessore di
atmosfera sovrastante.
Come per una colonna d'acqua, infatti, anche la pressione di una colonna
d'aria diminuisce con l'altezza se ci si muove verso l'alto partendo dalla
superficie terrestre.
La pressione atmosferica dipende da:
▪ Altitudine;
▪ Latitudine;
▪ Temperatura;
▪ Umidità.

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La pressione atmosferica
La pressione atmosferica normale o standard è quella
misurata alla latitudine di 45°, al livello del mare e ad una
temperatura di 15 °C, che corrisponde ad una colonna
di mercurio di 760 mm.
Nelle altre unità di misura corrisponde a:
⚫ 1 atm = 760 torr (o mmHg) = 101325 Pa ≈ 1,01 ∙105 Pa

⚫ 101325 Pa = 1013,25 hPa = 1013,25 mbar

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Il vento
Nelle zone ad alta pressione l'aria è più pesante e più densa. In
particolar modo, l'aria situata al centro della zona di alta pressione
(anticiclonica) è più pesante di quella presente nelle aree
periferiche. L'aria più pesante si muove in direzione orizzontale dal
centro alle zone periferiche, spostando a sua volta la massa d'aria
periferica verso le zone a bassa pressione (cicloniche) adiacenti.
Nelle zone a bassa pressione accade esattamente l'inverso. Al
centro di una zona a bassa pressione l'aria è più leggera che nelle
zone periferiche. Lo spostamento delle masse d'aria più pesanti
verso la zona a bassa pressione causa il sollevamento verso l’alto
(movimento verticale) dell’aria leggera.
Lo spostamento delle masse d'aria dà origine a una forza, detta
forza di gradiente. Questa forza è proporzionale al rapporto tra
la differenza di pressione dei due luoghi e la loro distanza. Questo
rapporto è anche conosciuto con il nome di gradiente barico.

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Circolazione atmosferica
La circolazione atmosferica è lo spostamento delle masse d'aria (venti, correnti d'aria)
generate per riequilibrare il gradiente termico e il gradiente barico nell'atmosfera terrestre.
Sul nostro pianeta i raggi solari si distribuiscono in modo disomogeneo a causa della sfericità
terrestre, dell'inclinazione dell'asse di rotazione e del moto di rotazione della Terra.
Ai poli (alte latitudini) i raggi solari si distribuiscono su una superficie molto più estesa poiché
arrivano fortemente inclinati. Viceversa, nelle zone equatoriali (basse latitudini) i raggi solari
cadono perpendicolari in una superficie di territorio molto più concentrata.
Le regioni equatoriali sono quindi più riscaldate dal Sole rispetto a quelle polari. La differenza
di temperatura (gradiente termico) tra le due regioni viene riequilibrata mediante la
circolazione atmosferica.
Le masse d'aria calda tendono a spostarsi tramite il vento dalle basse latitudini (equatore)
verso le alte latitudini (poli) in entrambi gli emisferi della Terra.
A seconda della scala di osservazione la circolazione atmosferica è composta da una
Circolazione Generale su scala planetaria che riguarda i movimenti d'aria dall'equatore verso
i poli e una Circolazione Secondaria su scala sub-continentale (locale).

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Circolazione generale dell’atmosfera
È generata dai raggi solari che riscaldano con diversa intensità la superficie terrestre del
pianeta. Le latitudini più basse sono riscaldate più dei poli poiché su questi ultimi
l’angolo di incidenza è maggiore e il calore si disperde su una superficie di spazio più
grande ed è minore. Questo provoca una differenza di temperatura nell’atmosfera tra i
poli e l’equatore.

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Circolazione generale dell’atmosfera
Per riequilibrare il differente gradiente termico su scala planetaria l’atmosfera spinge le
masse d’aria a spostarsi tra l’equatore e i poli. Lo spostamento non è però diretto, bensì
intervallato da zone di bassa e alta pressione semi-permanenti. Se la Terra fosse immobile
senza un moto di rotazione e con un territorio omogeneo, le masse d’aria si sposterebbero
in linea retta dall’equatore ai poli, nella sola faccia del pianeta esposta al Sole. Si
verificherebbe una circolazione ideale d’aria. Il primo a teorizzarla fu Hadley nel 1735

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Circolazione generale dell’atmosfera
In realtà, nella Terra i continenti e gli oceani d’acqua sono distribuiti in modo irregolare.
Inoltre il moto di rotazione terrestre devia le masse d’aria in direzione opposta, tramite la
forza di Coriolis. Pertanto lo spostamento delle masse d’aria calda dall’equatore ai poli non
avviene in modo lineare. La circolazione generale atmosferica è suddivisa in tre celle di
circolazione, tra loro confinanti, per ciascun emisfero del pianeta.
Il movimento dell’aria
fredda da A a B non è Cella polare
lineare e verticale. Per
effetto del moto di Cella di Ferrel
rotazione terrestre in un
giorno A è fermo ma
ruota di 360° mentre B Cella di Hadley
si sposta di 40000 km
(effetto Coriolis).

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Circolazione secondaria
Ha origine dal gradiente termico tra i continenti e gli oceani.
Le circolazioni secondarie sono fenomeni atmosferici più ridotti rispetto alla circolazione
generale e sono concentrati in particolari regioni su scala locale e sub-continentale.
In particolar modo, le circolazioni secondarie si generano quando si verifica un centro di
alta o bassa pressione per effetto del riscaldamento degli strati più bassi dell’atmosfera. La
circolazione secondaria è all’origine delle variabilità atmosferiche locali (brezza) e
stagionali (monsoni), ecc…
Tra i principali fenomeni atmosferici della circolazione secondaria sono
⚫ I monsoni (venti stagionali caratteristici del continente asiatico). Durante l’estate la superficie
degli oceani si scalda meno rispetto a quella dei continenti. Sul continente l’aria più calda tende
a salire in alto lasciando al di sotto un’area di bassa pressione. L’aria meno calda sugli oceani
(alta pressione) si sposta verso il continente dando luogo ai monsoni. In inverno il fenomeno si
inverte.
⚫ I cicloni tropicali: sugli oceani tropicali la temperatura dell’acqua rilascia un elevato calore
latente che si libera quando l’acqua evapora. I venti si muovono in direzione circolare generando
al centro una zona calma e di bassa pressione, con aria secca (occhio del ciclone).

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Brezza
La brezza è un vento locale e periodico appartenente alla circolazione terziaria. È un vento
locale in quanto ha un'estensione molto limitata nello spazio geografico. La brezza è
caratterizzata da regolari e alterne variazioni di direzione nel corso della giornata (vento
periodico).
Si presenta sulle coste nei pressi del mare (litorali marini), dei grandi fiumi (litorali fluviali) e
dei grandi laghi (litorali lacustri) ma anche tra i monti e il fondovalle, tra le foreste e i territori
nudi confinanti, tra i pendii e la terraferma, nei pressi dei ghiacciai, ecc.
Il principale fattore determinante della brezza è la diversa capacità termica della superficie
sottostante alle masse d'aria ossia la diversa velocità con cui le masse d'aria sovrastanti si
riscaldano o si raffreddano quando sono esposte o meno alla radiazione solare.
Il salto termico tra zone e regioni limitrofe determina una differenza di pressione
atmosferica che spinge al movimento le masse d'aria generando una corrente d'aria e un
vento di debole forza detto brezza.
Esempio. Nelle ore del giorno il mare si riscalda lentamente. Il calore assorbito dal mare
viene rilasciato nelle ore notturne. Questa situazione crea un salto termico che dà origine
alla brezza di mare e di terra.
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Brezza
Esistono diversi tipi di brezze.

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Valutazione della risorsa
Ai fini dello sfruttamento dell'energia eolica mediante sistemi di
conversione elettrica o meccanica è importante conoscere,
indipendentemente da quale sia il tipo di vento, i seguenti dati: le
variazioni diurne, notturne e stagionali; la variazione della velocità del
vento con l'altezza sopra il suolo; l'entità delle raffiche nel breve periodo
e valori massimi desunti da serie storiche almeno ventennali. E'
importante anche conoscere la velocità massima del vento.

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Caratteristiche del vento
Le principali caratteristiche del vento sono le seguenti:
⚫ Direzione del vento, determinata dall’origine (provenienza) dello spostamento della
massa d’aria. La direzione del vento viene genericamente indicata mediante i punti
cardinali della rosa dei venti, oppure in gradi sessagesimali a partire dal Nord.
⚫ Velocità del vento, cioè velocità della massa d’aria nello spazio. È misurata
mediante uno strumento detto anemometro, in km/h, in m/s o in nodi (ogni nodo è
pari a 1,852 km/h). In base alla loro velocità i venti sono classificati su una scala da
0 a 12 (scala di Beaufort).
⚫ Regime del vento (il vento si caratterizza anche dalla variazione della direzione,
del senso o della velocità nel corso del tempo). In base al regime si possono
distinguere diverse tipologie di venti: venti costanti, venti periodici, venti irregolari,
venti locali, venti ciclonici, ecc..

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Direzione del vento
La direzione del vento indica la sua provenienza e
si misura in gradi a partire da Nord, secondo uno
schema di rappresentazione che è conosciuto
anche con il nome di rosa dei venti. Nella rosa
dei venti sono rappresentati i quattro punti
cardinali (Nord, Sud, Est, Ovest) e i vari punti
intermedi (Nord-Est, Nord-Ovest, Sud-Est, Sud-
Ovest). Ogni direzione viene indicata con una
punta, dando al diagramma la forma di un fiore a
otto punte, in pratica di una "rosa".
La rappresentazione dei punti cardinali tramite la
rosa dei venti viene utilizzata nella meteorologia Le denominazione derivano dall'utilizzo
anche per classificare i venti in base alla loro della rosa dei venti da parte degli uomini
provenienza. La provenienza dei venti definisce che navigavano il Mar Mediterraneo. La
rosa dei venti era centrata sul basso Mar
storicamente anche le denominazioni dei venti Mediterraneo, indicativamente sull'isola di
stessi in base alla loro direzione. Malta.

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Scala di Beaufort
La velocità viene misurata con
l’anemometro posto a 10 m di altezza
dal terreno piatto.
La scala prende il nome dall’ammiraglio
inglese Francis Beaufort che la
introdusse agli inizi del XIX secolo.
Aveva inizialmente lo scopo di
diffondere le informazioni
standardizzate sulle condizioni del
vento e nel 1949 è stata riconosciuta
come unità di misura internazionale.

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Anemometro
Il metodo più immediato per quantizzare un vento
consiste nel misurarne la velocità.
A tale scopo sono stati costruiti degli strumenti, chiamati
anemometri, che realizzano tale misura basandosi su
principi fisici diversi.
Fra i più usati, il più semplice è il cosiddetto anemometro
a coppe con contagiri; oltre a questo tipo esistono
anemometri ad ultrasuoni ed anemometri laser, questi
ultimi hanno il vantaggio di non risentire degli effetti
negativi della formazione di ghiaccio.
Nell'anemometro a coppe, il vento, soffiando sulle
coppe, le pone in rotazione attorno ad un asse verticale;
un contatore, elettrico o meccanico, misura il numero di
giri che esse eseguono in un certo intervallo di tempo.
Mediante opportune tabelle di taratura è possibile risalire
alla velocità del vento.

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Classi di rugosità del terreno
La compressione dell’aria origina un
aumento della sua velocità. L’aumento
della velocità del vento quando avviene
tra edifici elevati e montagne è
conosciuto come effetto tunnel.
L’aumento di velocità del vento avviene
anche sui crinali dei monti e sommità
delle colline. Anche in questo caso l’aria
si comprime ed aumenta la sua velocità
Le classi di rugosità esprimono le
diverse condizioni fisiche del terreno, in
termini di resistenza opposta al
passaggio del vento. Un’elevata classe
di rugosità, A o B, si riferisce ad una
superficie molto irregolare con molti
alberi e manufatti (edifici, etc.).

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Turbolenza e influenza degli ostacoli
La presenza di profili verticali o fortemente inclinati, o di superfici molto irregolari danno
luogo al fenomeno della turbolenza.
La turbolenza si manifesta con flussi di vento irregolari con con rapide fluttuazioni di
velocità e direzione del vento, creazione di vortici e mulinelli
La turbolenza riduce l’utilizzo dell’energia eolica ed aumenta le sollecitazioni agli
aerogeneratori

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Siti idonei
La valutazione della ventosità di un sito richiede un'accurata indagine,
che può durare anni.
I siti vanno selezionati sulla base di indicatori biologici (grado di
inclinazione permanente del fogliame, rami, tronchi degli alberi),
geomorfologici (ostacoli naturali e antropici quali edifici, rugosità e
orografia del terreno), socioculturali (toponomastica e memoria storica
degli abitanti), nonchè su un attento esame dei vincoli esistenti
(ambientali, archeologici, demaniali).
La selezione definitiva viene fatta dopo un periodo di misura della
velocità e direzione del vento.
Anche l'esistenza di strade adeguate e la vicinanza a linee elettriche
devono essere tenute presente, poiché hanno implicazioni dirette con la
redditività di un'iniziativa.
La scelta del sito deve essere seguita da un’efficace disposizione delle
macchine, che vanno opportunamente distanziate sul terreno per evitare
influenze fluidodinamiche reciproche.

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Sfruttare la forza del vento
Esistono vari modi per sfruttare l’energia eolica. Alcune
tecnologie fanno parte della storia mentre altre sono
moderne e avanzate.
La vela è il più antico sistema di navigazione (già dal 2500
a.C.) e fino al XIX secolo è stato l’unica fonte di energia
per solcare i mari a lungo raggio (Cristoforo Colombo
scoprì l’America grazie a delle caravelle a vela).
Un altro simbolo dell’energia eolica è il mulino a vento (già
dal 17° secolo a.C.): il vento muove le pale collegate ad
una macina tramite un sistema di ingranaggi, ottenendo
l’energia meccanica necessaria per macinare il grano, le
olive e i prodotti agricoli senza usare forza animale. Lo
stesso sistema era utilizzato per creare sistemi idraulici in
grado di pompare acqua dai pozzi.

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Captazione dell’energia del vento
La captazione dell'energia del vento si attua mediante macchine in cui
delle superfici mobili vengono azionate dal vento e poste in movimento,
in genere, rotatorio.
Questo movimento si trasferisce ad un asse che rende disponibile una
coppia ad una certa velocità di rotazione; infine questa energia
meccanica si trasforma in energia elettrica.
L'importanza del rotore, nella bontà della captazione, è rilevante tanto è
vero che si cerca di migliorarne l'efficienza in modo da poter sviluppare
maggiori potenze a parità di area spazzata.

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Macchine eoliche
L'energia del vento viene utilizzata mediante l'impiego di macchine
eoliche (o aeromotori) in grado di trasformare l'energia eolica in energia
meccanica di rotazione, utilizzabile sia per l'azionamento diretto di
macchine operatrici che per la produzione di energia elettrica: in
quest'ultimo caso il sistema di conversione (che comprende
un generatore elettrico con i sistemi di controllo e di collegamento alla
rete) viene denominato aerogeneratore.
I tipi di rotore fino ad oggi ideati sono numerosi: in base alla loro
disposizione rispetto alla direzione del vento le macchine eoliche
possono essere classificate in due grandi categorie:
⚫ Macchine ad asse orizzontale parallelo alla direzione del vento

⚫ Macchine ad asse verticale, nelle quali l’asse del rotore è


perpendicolare al terreno e alla direzione del vento.

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Macchine eoliche
Una prima classificazione delle pale eoliche è
in funzione della direzione dell’asse di
rotazione.
Asse Orizzontale: sono i più diffusi perché
hanno il miglior rendimento. Le pale, quasi
sempre tre e con passo variabile, sono
generalmente realizzate in fibra di vetro o
lega di alluminio, talvolta in fibra di carbonio.
Asse Verticale: sono meno utilizzati per via
del modesto rendimento. Hanno però il
vantaggio di non doversi orientare a seconda
della direzione del vento.

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Aerogeneratori ad asse orizzontale
Gli aerogeneratori ad asse orizzontale, sui quali si è concentrato il
massimo sforzo di sviluppo e diffusione commerciale, rappresentano la
quasi totalità della potenza eolica installata nel mondo.
Il tipo di aerogeneratore più utilizzato è quello a tre pale, con rotore
sopravvento a mozzo rigido, collocato tra la direzione da cui spira il
vento e la torre.
Si tratta della configurazione nota come "concetto danese" e
rappresenta ormai lo standard con cui si confrontano altre soluzioni
impiantistiche: una/due pale, rotore sottovento, mozzo oscillante.

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Aerogeneratori ad asse verticale
La tipica configurazione di un aerogeneratore ad asse
orizzontale è la seguente: il sostegno porta alla sua
sommità la gondola o navicella, costituita da un
basamento e da un involucro esterno; nella gondola
sono contenuti l'albero di trasmissione lento, il
moltiplicatore di giri, l'albero veloce, il generatore
elettrico e i dispositivi ausiliari.
All'estremità dell'albero lento e all'esterno della
gondola è fissato il rotore, costituito da un mozzo, sul
quale sono montate le pale. Il rotore può essere posto
sia sopravvento che sottovento rispetto al sostegno. La
gondola è in grado di ruotare rispetto al sostegno allo
scopo di mantenere l'asse della macchina sempre
parallelo alla direzione del vento (movimento di
imbardata). Opportuni cavi convogliano al suolo
l'energia elettrica prodotta e trasmettono i segnali
necessari per il funzionamento.
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Aerodinamica
Una descrizione qualitativa del funzionamento di un aeromotore risulta più immediata
ricorrendo al paragone con l'aerodinamica di un aereo. Una superficie avente sezione a
profilo alare posta in un flusso d'aria è soggetta a una forza risultante di due componenti: la
portanza, perpendicolare alla velocità del vento, e la resistenza, parallela alla velocità del
vento. Queste due forze dipendono, tra gli altri fattori, dal tipo di profilo e, per ogni profilo,
dall'angolo con cui il flusso d'aria investe l'ala. Negli aeroplani la portanza è la forza utile che
sostiene il peso dell'aereo, mentre la resistenza è quella forza compensata dalla spinta di
propulsione dell'aereo stesso. Analogamente, in un rotore eolico, ogni sezione della pala si
comporta come un profilo alare posto in un flusso d'aria la cui velocità è data dalla risultante
della velocità del vento naturale e della velocità del vento dovuto alla rotazione della pala
stessa (pari, quest'ultima, e contraria alla velocità periferica di rotazione della sezione).
La direzione e l'intensità del flusso d'aria risultante variano da una estremità all'altra della
pala, dato che la componente dovuta alla rotazione della pala varia con la distanza dal
centro del rotore. Il vento risultante causa, come si è detto, una forza risultante la cui
componente sul piano di rotazione partecipa al movimento del rotore mentre quella parallela
alla direzione del vento sarà assorbita dal sostegno. L'insieme delle compontenti utili di tutte
le sezioni delle pale fornisce così l'energia meccanica sull'albero della macchina.

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Energia riproducibile
La producibilità di un aerogeneratore dipende dall'area del rotore e dalla
efficienza aerodinamica dello stesso.
Importante è la disponibilità della fonte e quella della stessa macchina.
Siti interessanti garantiscono intorno a 100 giorni di vento/anno (circa
2400 h/anno).
Buone macchine consentono di avere una disponibilità dell'ordine di
almeno il 95%.
Le potenze installabili per una moderna centrale si aggirano sui 5-8
MW/km2, anche se l'area effettivamente occupata è molto più piccola.
La producibilità energetica di una macchina è proporzionale al cubo
della velocità del vento: se quest'ultima raddoppia, l'energia elettrica
ottenibile aumenta all'incirca di otto volte.

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Potenza eolica
Per calcolare la potenza trasportata dal vento consideriamo
l’energia cinetica di un volume cilindrico (lunghezza l e area di
base A) di aria (densità d) che “colpisce” le pale con velocità v:

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Potenza eolica

Per avere un riferimento indipendente si preferisce definire la


potenza specifica per area, ottenuta dividendo la potenza per
l’area interessata:

La potenza specifica rappresenta, quindi, la potenza riferita ad


un’area unitaria (1m2).
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Potenza eolica
Non tutta la potenza trasportata dal vento può essere sfruttata per la
produzione di energia.
È dimostrato (A. Betz) che solo una parte (il 59,3%) della potenza posseduta
dal vento può essere teoricamente assorbita dal rotore. Altrimenti per cederla
tutta il vento dovrebbe per assurdo ridurre totalmente a zero la sua velocità
subito alle spalle del rotore. In realtà si ha solo un rallentamento.
Le pale eoliche riescono quindi ad estrarre solo una frazione dell’energia
eolica:

Il coefficiente di potenza CP dipende dalle velocità del vento a monte del


rotore e sul rotore.

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Potenza eolica
Tipical Cp Curve - Variable RPM WTG
Vestas V52
0.6 Zona a Cp = Cp max

0.5

0.4
Cp

0.3

0.2

0.1

0.0
0 5 10 15 20 25 30
Wind Speed [m/s]

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Caratteristiche delle pale eoliche
Criteri di classificazione delle pale eoliche, in termini di parametri costruttivi,
sono:
❑ posizione dell’asse di rotazione;
❑ numero di pale e loro dimensioni;
❑ taglia e potenza;
❑ tipologia del sostegno;
❑ disposizione sul terreno o sul mare.
Inoltre sono caratterizzate da una certa inerzia, quindi rimangono ferme per
venti deboli e, per motivi di sicurezza, sono disconnesse per venti forti.
Condizioni di funzionamento ottimali:

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Curva di potenza di un aerogeneratore
900
800
P(V) - potenza elettrica (kW)

700
600
500
400
300
200
100
0
0 5 10 15 20 25 30
V - velocità del vento al mozzo (m/s)

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Parti costituenti

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Parti costituenti
Rotore: generalmente ad asse orizzontale costituito da tre pale di materiale
composito con fibra di vetro e talvolta fibra di carbonio.
Sino a 20 kW sono riscontrabili anche rotori ad asse verticale.
Generatore elettrico: asincrono o sincrono, multipolare a magneti permanenti a
flusso assiale o radiale, attacco diretto al mozzo.
Sistema di controllo: attivo con variazione del passo o passivo
Torre: generalmente tubolare metallica con altezze variabili da 12 a 100m. Talvolta
abbattibile per semplificare le operazioni di manutenzione.
Moltiplicatore di giri: sovente non presente nelle macchine di piccola taglia che
sono generalmente a trasmissione diretta (rotore-generatore elettrico). Nelle
macchine di media grande taglia è presente a livello del 20-30%.

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Le pale del rotore
Le soluzioni costruttive ideate per le pale variano a seconda della taglia delle macchine: in
particolare, per le macchine di media e grossa taglia, la struttura della pala è simile a
quella delle ali degli aerei. La progettazione della pala deve tener conto dell'esigenza di
assicurare a essa un'adeguata resistenza a fatica che consenta di prevedere una vita
economicamente accettabile. I carichi variabili sulla pala durante la sua rotazione sono
dovuti al peso proprio e a quello di eventuali manicotti di ghiaccio, alle rapide fluttuazioni in
direzione e intensità della velocità del vento, al fenomeno dello strato limite (l'intensità del
vento che investe le parti più alte del rotore è maggiore di quella che investe le parti più
basse) e, per le macchine con rotore sottovento, all'effetto torre, cioè alla schermatura
dovuta al sostegno al momento del passaggio in corrispondenza di quest'ultimo.
Occorre tener presente anche il fatto che, essendo il rotore un disco ruotante a velocità
uniforme, i carichi citati inducono su di esso, e quindi sulle pale, reazioni di tipo
giroscopico. I materiali più usati per la costruzione delle pale sono i seguenti: acciaio,
materiali compositi rinforzati con fibra di vetro, legno, leghe d'alluminio, materiali compositi
di tipo innovativo (ad esempio quelli che utilizzano fibre di carbonio).

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Navicella (o gondola)
È l’elemento, montato alla sommità della torre, a cui è collegato il rotore
e che contiene al suo interno il moltiplicatore di giri, il generatore di
corrente, il sistema di controllo ed il sistema di imbardata.

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Il rotore
Il rotore è costituito da un certo numero di pale fissate su di un mozzo
progettate per sottrarre al vento parte della sua energia cinetica e
trasformarla in energia meccanica di rotazione.
E' uno dei componenti critici delle macchine eoliche in quanto il suo
rendimento può scendere assai facilmente peggiorando la resa
energetica del sistema.
Tra le diverse alternative di progetto è fondamentale la scelta del
numero delle pale.
I rotori degli attuali aerogeneratori hanno due o tre pale. I rotori a due
pale sono meno costosi e girano a velocità più elevate, mentre quelli a
tre pale presentano migliori proprietà dinamiche, poiché forniscono una
coppia motrice più uniforme, e hanno una resa energetica leggermente
superiore.
Un'ulteriore alternativa di fondo nel progetto di un aerogeneratore
riguarda la scelta di un rotore sopravvento o sottovento rispetto al
sostegno.

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Mozzo oscillante
Con i rotori a due pale è stato introdotto - almeno nelle medie e grandi
macchine - il mozzo oscillante, che consente al rotore di oscillare di
alcuni gradi perpendicolarmente al piano di rotazione. Questo grado di
libertà riduce gli sforzi al piede della pala dovuti alle raffiche, allo strato
limite e all'effetto torre.

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Trasmissione del moto
La trasmissione del moto dal rotore al generatore elettrico avviene
attraverso un moltiplicatore di giri il cui rapporto è, in genere, tanto più
elevato quanto maggiore è il diametro del rotore. L'albero veloce, per
aerogeneratori collegati alla rete, deve ruotare alla velocità necessaria
perchè il generatore elettrico generi corrente alternata alla frequenza di 50
Hz (la frequenza della corrente della rete in Europa). Se dunque al crescere
del diametro del rotore diminuisce la velocità del cosiddetto albero lento,
che trasmette il moto dal rotore al moltiplicatore, crescerà quindi l'ingombro
trasversale e il numero degli stadi di ques'ultimo, a pari velocità dell'albero
veloce.
La trasmissione del moto avviene, nelle macchine più recenti, attraverso
elementi flessibili che riducono le variazioni di coppia motrice e, in
generale, contribuiscono ad attenuare le brusche sollecitazioni indotte nel
sistema. Sull'albero veloce è presente anche un freno di parcheggio.
Occorre infine osservare che, anche per le grandi macchine, si prospetta
attualmente la possibilità di funzionare a più di una velocità di rotazione per
meglio sfruttare le diverse velocità del vento.

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Sistemi di generazione
I problemi relativi agli aerogeneratori si presentano in modo diverso a
seconda delle esigenze dell'utenza da alimentare.
Accoppiando all'aeromotore un generatore a corrente continua o un
generatore a corrente alternata di cui non interessi mantenere costante
la frequenza si possono alimentare soltanto certe utenze isolate con
esigenze ridotte.
I sistemi che presentano invece maggior interesse sono quelli che
generano corrente alternata a frequenza costante (50 o 60 Hz) i cui tipi
principali sono (fig. 36): aeromotori a velocità costante accoppiati a
generatori sincroni; aeromotori a velocità quasi costante accoppiati a
generatori asincroni; aeromotori a velocità variabile accoppiati ad
apparati di conversione capaci di generare corrente alternata a
frequenza costante.

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Sistema di imbardata
REGOLAZIONE DELL'ALLINEAMENTO DEL ROTORE
E' importante mantenere nel tempo un allineamento quanto più continuo
possibile tra l'asse del rotore e la direzione del vento per garantire la
massima producibilità della macchina.
Nei piccoli aerogeneratori è frequente, con rotori sopravvento, l'impiego
di una semplice pinna direzionale; con rotori sottovento, si tende spesso
a realizzare un auto-orientamento spontaneo di tipo aerodinamico senza
l'aiuto di servomotori.
Nelle macchine di media e grande taglia è quasi sempre usato un servo-
meccanismo.

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Quadri di controllo
Tra i morsetti del generatore e la linea si installano dispositivi che
controllando il funzionamento della macchina, la proteggono, la mettono
in parallelo con la rete, la staccano dalla stessa in caso di guasto o la
fermano in caso di eccessiva velocità del vento.
Il controllo si realizza mediante apparati più o meno sofisticati che
misurano la tensione, l'intensità e la frequenza della corrente in ognuna
delle tre fasi, l'energia prodotta dal generatore, il fattore di potenza.
La tensione e l'intensità di corrente si misurano mediante trasformatori di
misura.

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Taglie dell’eolico
Anche se non esiste una classificazione condivisa delle taglie dell'eolico, esistono 4 grandi
famiglie che rispecchiano anche quattro diversi campi di applicazione:
Micro eolico, di potenza fino a 20 kW, adatto per l'autoconsumo di piccole utenze
isolate o connesse alla rete.
Mini eolico, di potenza compresa tra 20 kW e 200 kW, ideale per l'autoconsumo di
medie utenze e per scambiare o vendere l'elettricità prodotta.
Grande eolico, con turbine di potenza superiore ai 200 kW, si configura sempre più
come una delle scelte strategiche per diversificare le fonti di approvvigionamento
energetico del nostro paese.
Eolico offshore, consente di sfruttare in maniera ottimale i forti venti che spirano in
mare aperto, grazie anche all'utilizzo di grandi generatori di potenza fino a 7 MW.

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Micro eolico (P < 20 kW)
Macchine ideali per l'alimentazione di utenze residenziali, agricole e
industriali di piccole-medie dimensioni. A seconda che siano o meno
dotati di un collegamento con la rete elettrica, i micro impianti eolici
possono configurarsi come impianti in rete o in isola.

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Mini eolico (20 kW < P < 200 kW)
Macchine ideali per l'alimentazione di
utenze industriali ed anche
commerciali o agricole di una certa
dimensione. Il mini eolico è pensato
soprattutto per impianti in rete.

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Grande eolico (Wind Farm)
Gli aerogeneratori di maggiore potenza (P > 200kW) sono generalmente aggregati in
parchi eolici.
I grandi parchi eolici (wind farms), che sono ormai parte integrante del paesaggio
contemporaneo, sono vere e proprie centrali elettriche.
Si tratta di impianti costituiti da un numero variabile, anche molto elevato, di
generatori eolici di grande taglia connessi tra loro.

Tehachapi Wind Farm (California - USA) pag. 49


Grande eolico (Wind Farm)
La distanza tra ogni generatore è di cinque-
dieci volte il diametro delle pale, in modo da
evitare addensamenti antiestetici e
interferenze nella captazione del vento.
Poiché la fonte energetica è intermittente,
installare 100 MW di turbine eoliche non
significa avere a disposizione 100 MW di
potenza in modo continuo, per disporre di
100 MW effettivi occorre installare 250 MW.
La presenza di sottostazioni elettriche
dotate di trasformatore, consente di
trasformare la corrente prodotta da
media in alta tensione, in modo da
poterla immettere nella rete elettrica
nazionale.

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Wind Farms in Italia
L'energia eolica in Italia è una fonte di
energia rinnovabile in crescita.
È attuata considerando sia una produzione
centralizzata in impianti da porre in luoghi
alti e ventilati, sia un decentramento
energetico, per il quale i comuni utilizzano Lucito (CB) - 34 MW
impianti di piccola taglia, composti da un
numero esiguo di pale (1-3 turbine da 3 o
4 MW), per fornire l’energia necessaria ai
propri abitanti.
La regione con il maggior numero di
centrali eoliche è il Molise, seguito dalla
Campania. Polero (BN) – 54 MW

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Eolico off-shore
L'eolico off-shore è l'ulteriore evoluzione della
tecnologia.
Le pale eoliche sono collocate in alto mare, sopra
dei pali portanti ancorati sul fondale marino.
Sul mare il vento soffia costantemente, grazie al
continuo scambio di masse d'aria con la terraferma,
e non ci sono ostacoli.
Ciò fa sì che il mare sia il posto ideale per
catturare l'energia del vento.
Inoltre, se posti lontano dalla riva, l'impatto
sul paesaggio è minimo.
Al momento la tecnologia consente di
installare impianti ad una profondità massima
di circa 40-60 m ma sono allo studio nuovi
ancoraggi e, soprattutto, sistemi galleggianti.

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Eolico off-shore
In totale, l'Italia dispone di ben 11.686 km² di superficie marina adatta all'eolico offshore;
le zone ideali sono soprattutto quelle dell'Italia centro-meridionale, con in testa la Puglia.
Il potenziale offshore italiano è purtroppo scarso in zone marine a bassa profondità,
dove risulterebbe più agevole l'installazione e l'ancoraggio delle turbine al fondale. In
ogni caso, installazioni eoliche troppo vicine alla costa potrebbero non essere gradite a
causa dell'importante impatto visivo.
Il primo progetto di eolico off-shore nel Mediterraneo, a Taranto, si chiama
Beleolico. Avrà una potenza nominale totale di 30 MW. Il progetto prevede dieci turbine
da 3 MW ciascuna, per una produzione annuale prevista di 80 GWh.

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Eolico e ambiente
Fonte rinnovabile, inesauribile e gratuita
Non emette sostanze inquinanti di alcun genere
Minore impatto, in confronto delle altre fonti di energia, sulla vita umana
Contenimento dell’uso dei combustibili fossili e delle emissioni ad essi
associate
Occupazione del territorio limitata. Mantenimento della preesistente
destinazione d’uso
Valorizzazione di aree marginali ed abbandonate
Opposizione di una parte minoritaria di ambientalisti
Ricerca di un inserimento armonico dell’eolico nel paesaggio italiano, in
considerazione del pregio ambientale e storico del nostro paese

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Eolico e ambiente
Le critiche di una parte di ambientalisti si sono, in alcuni casi, scagliate
anche contro i piloni delle macchine a vento nate proprio sulla spinta
delle contestazioni al nucleare e ai combustibili fossili e della ricerca di
"energia pulita".
Sono state fatte critiche spesso infondate e fonte di pregiudizi o di poca
conoscenza del problema: critiche sull'estetica delle macchine, sulla
rumorosità, sull'interferenza con gli uccelli, dei disturbi elettromagnetici
alle onde radio e TV ed addirittura ci sono state in passato
preoccupazioni sulla eventualità che schegge di ghiaccio formatesi sulle
pale potessero staccarsi e colpire qualche persona!!

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Interferenze elettromagnetiche
Gli aerogeneratori possono essere fonte di interferenza elettromagnetica a
causa della riflessione e della diffusione delle onde radio che investono la
struttura. Per misurare gli effetti di questo fenomeno si può far ricorso sia a
prove sperimentali che a previsioni teoriche. Il primo metodo consiste nel
controllare, tramite rilevamenti effettuati a varie distanze dagli
aerogeneratori, la qualità dell'immagine ricevuta, correlandola al livello del
segnale riflesso o diffuso dalla struttura del generatore stesso.
Esistono inoltre modelli matematici predittivi per calcolare i livelli del
segnale riflesso e diffuso dalle strutture in movimento. Questi permettono
di individuare, in maniera conservativa, una zona di rispetto oltre la quale il
rapporto tra segnale e disturbo è di entità tale da non incidere sulla qualità
del radioservizio stesso.
In base ai risultati delle prove e alla letteratura si ritiene che il rischio di tali
disturbi possa considerarsi irrilevante per gli aerogeneratori dell’attuale
generazione che utilizzano pale in materiale non metallico ed
antiriflettente.

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Inquinamento acustico
La questione del rumore, tanto per iniziare da un dato effettivo, è in
primo piano nei progetti di nuove macchine e appare, nel frattempo,
assai meno problematica se la confrontiamo non con l'assoluto (e mai
tale, in realtà) silenzio della campagna, ma con altri rumori assai più
insistenti con cui conviviamo ogni giorno.
A meno che non si voglia metter su casa entro un raggio di trecento
metri da una wind farm, scopriamo che il ronzio degli aerogeneratori è
ben al di sotto, in termini di decibel, del chiasso di un ufficio pubblico o
del rumore che sentiamo stando in automobile o in mezzo al traffico,
senza mai arrivare a quello di molte industrie attive nelle periferie delle
città.
Lo stesso vento che soffia, di per sè, certe notti fa più rumore di una
wind farm.

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Emissione sonora da fonti diverse
Jet airplane

Industrial noise
Pneumatic drill

Stereo music
Inside car

Typing pool
Office

Home
Wind turbine

Whispering
Falling leaves

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Estetica
A chi protesta per la presenza di macchine a vento che turbano il
paesaggio, per esempio, possono essere ricordate le vicende della torre
Eiffel e di molte altre architetture industriali, o comunque innovative, che
per anni e anni sono state criticate e denigrate, per poi essere pienamente
integrate e accettate nel "paesaggio" naturale e culturale in cui erano
immerse. Certamente le wind farm, per funzionare bene, devono sorgere
in posizioni esposte, su altipiani, sulle coste o comunque su terreni aperti,
così da rendere massima la resa elettrica. Dovranno "vedersi", in
sostanza, ma non è detto che non possano competere "in simpatia" con i
vecchi mulini a vento.
Ciò non toglie che il fattore estetico debba far parte delle precauzioni da
osservare al momento di costruire un impianto soprattutto per quanto
riguarda: il terreno su cui va costruito e le sue caratteristiche, il numero e il
formato degli aerogeneratori, il design e i colori delle macchine, la
disposizione e l'allineamento, il profilo del paesaggio in cui l'impianto deve
inserirsi. Oggi si preferiscono macchine disposte su una sola fila e colori
neutri (come il bianco) per le macchine.
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Estetica

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Il MIPS
Il Material Input per Unit of Service o MIPS consente di misurare in unità
omogenee normalizzate (massa) la quantità di risorse di ogni genere (aria, acqua,
biotico, abiotico), che deve essere prelevata dall’ambiente per la realizzazione di
un prodotto o di un servizio.
Lo studio condotto relativamente alla realizzazione di una centrale eolica dotata di
macchine tipo Vestas V52 (da 850 kW di potenza di targa), considerando ogni fase
dalla installazione, gestione e manutenzione durante un ciclo vita stimato di 20
anni fino al successivo smantellamento, ha restituito un valore del MIPS pari a
0,049 kg di materia per ogni kWh prodotto.
In sostanza per produrre da una centrale eolica 1 kWh occorre utilizzare, a vario
titolo, 0,049 kg di materia prelevata dall’ambiente.

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Il MIPS
Valori noti e normalizzati all’energia eolica del MIPS delle varie fonti

MIPS MIPS normalizzato


all’energia eolica

energia eolica 0,049 //


carbone 0,97 19,8
elettricità import. 0,41 8,4
gas naturale 0,2 4,1
petrolio 0,32 6,5
torba 0,7 14,3
idroelettrico 0,11 2,2
nucleare 0,31 6,3

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Impatto sull’avifauna
Gli animali non sembrano risentire della presenza delle nuove macchine a
vento. Ai piedi degli aerogeneratori la campagna può continuare
tranquillamente la sua vita e i suoi ritmi. Non a caso le distanze tra le
macchine permettono la coltivazione del terreno e il pascolo del bestiame.
Per gli uccelli c'è stato qualche pericolo in più, specialmente in passato,
quando le macchine eoliche avevano tutt'altra tecnologia. A questo
riguardo, sono stati condotti studi specifici che hanno potuto constatare
come le perdite siano praticamente irrilevanti e comunque molto inferiori a
quelle dovute al traffico di auto e agli stessi pali della luce e del telefono;
questi animali, spesso dotati di ottima vista, non hanno problemi
nell'individuare in volo queste grosse macchine (alte fino a 80-100m e con
pale larghe anche 2 m). E' comunque una nota raccomandazione e cura di
ogni buon costruttore di wind farm quella di tenere in considerazione le
rotte degli uccelli migratori.
Rispettando tutte queste accortezze si può ben dire che, tra tutte le
industrie produttrici di energia, quella eolica è certo tra le più pulite e sicure.

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Impatto sull’avifauna

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Vantaggi
La generazione di energia elettrica per via eolica presenta l'indiscutibile
vantaggio ambientale di non immettere nell'ecosfera sostanze
inquinanti, polveri, calore, come invece accade nel caso dei metodi
tradizionali di generazione per via termoelettrica.
In particolare le emissioni che vengono ridotte in modo significativo
sono:

CO2 - anidride carbonica: 1000g/kWh;


SO2 - anidride solforosa: 1,4 g/kWh;
NO2 - ossidi d'azoto: 1,9 g/kWh.

Altri benefici di tipo indiretto sono la minore dipendenza dalle fonti


energetiche estere, la diversificazione delle fonti e la riorganizzazione a
livello regionale della produzione di energie.

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Terre rare e ambiente
Dalla figura si possono intuire i campi di applicazione delle terre rare. Per i magneti
(usati nell’eolico) sono utilizzati samario, neodimio, praseodimio, disprosio e terbio.
Sicuramente il campo d’applicazione più importante dal nostro punto di vista e quello
maggiormente interessato dalla crisi delle terre rare, è quello riguardante i magneti
permanenti con tutte le sue ramificazioni.
Le terre rare sono parte integrante di magneti permanenti al neodimio-ferro-boro
(NdFeB) e al Samario-Cobalto (SmCo). I magneti al SmCo, ricoprono un ruolo di minore
importanza in quanto, nella maggior parte dei casi, vengono preferiti i magneti al Nd per
le migliori caratteristiche magnetiche, superiori quindi anche a quelle dei magneti a base
di Ferro e Alluminio.

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Terre rare e ambiente
La formula chimica di base dei magneti al Nd è Nd2Fe14B, che comprende un mix di
neodimio e praseodimio (circa 30%) mentre, additivi come disprosio (circa 3%) e terbio,
hanno contenuti minori.
Neodimio e praseodimio appartengono alle terre rare che hanno un prezzo medio, mentre
disprosio e terbio solo elementi molto costosi. La domanda futura di magneti permanenti è
significativamente determinata dallo sviluppo di turbine eoliche, ma anche di motori per
veicoli elettrici ed ibridi, e di hard disk drives.
Generalmente molti dei depositi di terre rare, contengono materiale radioattivo che impone
la massima cautela per quanto riguarda il pericolo di polveri e di inquinamento delle acque
oltre a una serie di danni potenziali dovuti alle emissioni in aria e contaminazioni del suolo
e del territorio. Il governo cinese intende quindi diminuire il danno ambientale
promuovendo l’utilizzo di nuove tecnologie a minore inquinamento nei siti di grandi
dimensioni, e diminuendo il numero dei piccoli siti d’estrazione che non superano
determinati standard d’impatto ambientale. Tuttavia la grossa pressione mondiale per
l’approvvigionamento, potrebbe portare all’apertura di nuovi giacimenti fuori dalla Cina con
inaccettabili standard ambientali; un esempio è costituito dalla possibilità di estrazione nel
territorio della Groenlandia.
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Terre rare e ambiente
Come già detto le terre rare non sono geologicamente limitate. Come per
molte altre risorse minerarie, vengono continuamente identificati nuovi
giacimenti (ora la Groenlandia viene identificata come nuova possibile
fonte di elementi delle terre rare).
Il problema invece riguarda l’accessibilità dei minerali e dei metalli, e se la
loro estrazione possa continuare a essere redditizia, tenendo conto anche
delle problematiche ambientali legate all’estrazione delle terre rare.
Nei prossimi decenni, la sfida per garantire un’offerta di mercato
sufficiente non è limitata a elementi poco conosciuti. Si estende anche a
risorse più comuni, come il fosforo, minerale vitale per l’agricoltura, e a
metalli come rame e oro. Poiché tali risorse non sono rinnovabili, un
gruppo sempre più folto di analisti teme che, mentre nel 20° secolo le
risorse minerari ed i metalli erano più facilmente accessibili ed economici
da estrarre, in questo secolo, le risorse non rinnovabili da portare sul
mercato potrebbero essere sempre più scarse e costose.

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Terre rare e ambiente
Per ricavare appena un chilogrammo di vanadio vanno purificare 8,5
tonnellate di roccia. Un chilo di cerio ne richiede il doppio, il gallio 50 e il
lutezio ben 200. Le basse concentrazioni dei depositi rendono insostenibili
i costi di estrazione, a meno che il costo della manodopera sia ridotto o
venga sostenuto da sussidi statali.
Come se non bastasse, la purificazione di ciascuna tonnellata di terre rare
richiede almeno duecento metri cubi di acqua che, al passaggio, si carica
di acidi e metalli pesanti. Per essere smaltite esse devono
necessariamente subire lunghi e costosi trattamenti chimico-fisici.
Insomma, affinché una miniera di metalli rari sia redditizia è necessaria
una tutela ambientale debole o, ancora meglio, del tutto assente.
Il procedimento per separare i metalli rari dai minerali radioattivi a cui si
trovano naturalmente associati nella crosta terrestre, come il torio o
l’uranio, produce radiazioni in proporzioni non trascurabili. Nei villaggi
delle miniere della Mongolia, ribattezzati “villaggi del cancro”, uomini di
appena trent’anni vedono i propri capelli diventare improvvisamente
bianchi, i bambini crescono senza denti.
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Terre rare e ambiente
Stati Uniti e Francia hanno da tempo abbandonato le loro prime
pionieristiche miniere di metalli rari, perché i rischi ambientali erano troppo
grandi e perché le somme necessarie alla modernizzazione degli
stabilimenti si erano fatte da subito proibitive.
La lezione è stata presto imparata dal resto dell’Occidente che ha preferito
trasferire la produzione, e l’inquinamento a essa associato, oltre che la
complessa gestione dei rifiuti, nei Paesi più poveri, dove le norme
ambientali, se ci sono, sono quasi sempre eludibili.
Nel trasferire altrove la responsabilità ambientale, i Paesi occidentali
hanno gradualmente rinunciato alla propria sovranità mineraria, divenendo
sempre più dipendenti dalle importazioni. Perfino nell’approvvigionamento
di risorse minerarie abbondanti dentro i propri confini o in quello di materie
indispensabili in settori delicati come la ricerca e la difesa. Tutto ciò, unito
alle strategie commerciali aggressive della Cina, hanno permesso
all’impero celeste di assicurarsi in un tempo relativamente breve
l’egemonia delle terre rare e di numerosi metalli rari..

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