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IMPIANTI GEOTERMICI

Ing. Domenico Bufalino


TECNOLOGIE E PROGETTAZIONE DI SISTEMI ELETTRICI ED ELETTRONICI

ISTITUTO TECNICO
INDUSTRIALE STATALE
“G.GALILEI”
Energia geotermica
Per energia geotermica si intende quella contenuta, sotto forma di "calore", all'interno
della terra.
L’origine di questo calore è legato alla natura interna del nostro pianeta e con i processi
fisici che in esso hanno luogo.
Tale calore, anche se in quantità enorme e praticamente inesauribile (se sfruttata
correttamente), risulta assai disperso e solo raramente concentrato.
Il calore interno si dissipa con regolarità verso la superficie della terra; la sua esistenza è
percepibile dall'aumento progressivo della temperatura delle rocce con la profondità; il
gradiente geotermico è in media di 3°C ogni 100 m di profondità, ossia 30°C ogni km.

Una curiosità:
Il termine «geotermia»
Rappresentazione
deriva dal greco «gê»
schematica di un sistema
e «thermòs» ed il
geotermico
significato letterale è
«calore della terra»

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L’interno della Terra
Nucleo: ≈ 6000° C circa 3500 km di raggio
Mantello: ≈ 1300° C circa 3000 km di raggio
Crosta Terrestre: < 100° C dai 5 ai 50 km di profondità
L’elevata temperatura presente nel nucleo terrestre è
dovuta in parte al decadimento degli isotopi
radioattivi naturali e in parte all’isolamento termico
prodotto dal mantello sovrastante.
La temperatura quindi aumenta in modo continuo dalla
crosta fino al nucleo con un gradiente termico di 3 °C
ogni 100 m di profondità.
Il primo strato di terreno superficiale separa quello
sottostante dalle variazioni di temperatura che
avvengono in ambiente aperto.
Il terreno infatti accumula il calore raccolto ed attenua
le fluttuazioni di temperatura esterna man mano che si
scende in profondità.
Già nei primi metri di profondità, la temperatura del
terreno si avvicina ad un valore prossimo alla media
annuale della temperatura dell’aria mentre sotto i 15
m circa la temperatura si mantiene sempre
costante.

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Terreno come sorgente termica
Nella maggior parte delle aree terrestri, le rocce hanno
una temperatura di circa 25-30°C a 500 m di
profondità e di 35-45°C a 1000 m.
In altre zone, dove le condizioni geologiche sono più
“favorevoli” (crosta terrestre più sottile, vulcanismo e/o
fratture tettoniche), le temperature possono
raggiungere e superare i 200°C.
L’energia termica accumulata in queste zone viene
resa disponibile a profondità accessibili da vettori
termici presenti nella crosta terrestre e denominati
fluidi geotermici.
Le acque piovane, infatti, giungendo in profondità, si
riscaldano e vengono vaporizzate; tale vapore,
attraversando le fenditure degli strati rocciosi creatisi
per assestamento della superficie o in seguito a
eruzione vulcanica, salgono fino agli strati in cui
possono essere utilizzati come fonte di calore.
Al di sotto di 15-20 metri si ha la zona di omotermia,
in cui il calore è fornito esclusivamente dal flusso
proveniente dall’interno della terra con un aumento
medio progressivo di 1°C ogni 33 metri di profondità.
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Fluidi geotermici
Esistono nella crosta terrestre zone privilegiate
ove il gradiente è nettamente superiore a quello
medio: ciò è dovuto alla presenza, non lontano
dalla superficie (5-10 km), di masse magmatiche
fluide o già solidificate in via di raffreddamento.
Tali zone si localizzano in ben precise regioni
dove le placche tettoniche confinano tra di loro,
e dove le forze geologiche spostano in
superficie le masse magmatiche: in queste zone
si possono vedere vulcani, geyser, fumarole, hot
spot ed altri fenomeni.
L'energia termica accumulata in queste zone
viene resa disponibile a profondità accessibili da
vettori termici presenti nella crosta terrestre e
denominati fluidi geotermici.

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Fluidi geotermici
I fluidi geotermici sono essenzialmente composti da acqua meteorica
che penetra nel sottosuolo e si riscalda a contatto con le rocce calde.
Si formano così degli acquiferi (strati o raggruppamenti di materiale
permeabile saturo di acqua, la quale ha quindi la possibilità di muoversi)
anche a temperature molto elevate (oltre 300°C).
Generalmente tali acquiferi, oltre all'acqua in fase liquida, possono
contenere acqua sotto forma di vapore ad elevato contenuto energetico.
La temperatura di un’acqua calda può essere messa in relazione con la profondità di
provenienza dalla formula di Desio (modificata):
P = Pe + (T – Ta) G
⚫ dove:
⚫ P = profondità di provenienza dell’acqua
⚫ Pe = spessore della zona di eterotermia annuale (in m)
⚫ T = temperatura media dell’acqua termale (in °C)
⚫ Ta = temperatura media dell’acqua d’infiltrazione (in °C) pari a quella media dell’aria diminuita di 2-3° C.
⚫ G = gradiente geotermico (in m/°C)

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Serbatoi geotermici
Gli acquiferi sono costituiti da rocce permeabili sature
di acqua, formando così i serbatoi geotermici.
I fluidi contenuti in un serbatoio geotermico possono
talvolta raggiungere spontaneamente la superficie,
dando luogo a manifestazioni geotermiche naturali,
quali i geyser, le fumarole, le sorgenti calde, ecc...
Se i fluidi caldi rimangono entro il serbatoio per effetto
di una copertura di terreni impermeabili, si possono
avere concentrazioni di energia termica di interesse
industriale a fini di produzione di energia.

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Sistemi idrotermali
Gli unici sistemi usati nel
mondo su scala industriale
sono i sistemi idrotermali,
costituiti dai serbatoi geotermici
(che contengono il fluido caldo),
ricoperti di terreno
impermeabile.

Questi serbatoi geotermici sono


alimentati dall'acqua meteorica
che entra nel terreno attraverso
le superfici di ricarica, zone di
terreno permeabili dove il
serbatoio stesso affiora.

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Utilizzo dell’energia geotermica
Si distinguono diversi generi di geotermia in
funzione della temperatura della sorgente e del
tipo di utilizzo dell’energia.
La produzione di elettricità è la forma di
utilizzazione più importante delle risorse
geotermiche ad alta temperatura (›150°C).
Utilizzo della risorsa con progetti a cascata

Gli impianti geotermoelettrici sono quelli che utilizzano il vapore naturale del sottosuolo (ad esempio il vapore dei
soffioni boraciferi) per generare energia elettrica. Il soffione è un getto, naturale o ottenuto artificialmente per
trivellazione, di vapore mescolato ad altre sostanze (acido borico, anidride carbonica, ecc.); esso si sprigiona da
grandi profondità del sottosuolo (oltre 1000 metri).

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Funzionamento di una centrale geotermica
Attraverso una trivellazione più o meno profonda, il vapore viene portato in superficie e
convogliato in tubazioni, chiamate vapordotto.
Successivamente, il vapore viene indirizzato ad una turbina a vapore, che lo usa per far
girare un albero motore (trasformazione in energia meccanica) che a sua volta lo
trasforma in energia elettrica attraverso un alternatore.

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Funzionamento di una centrale geotermica
Il vapore uscente dalla turbina viene riportato alla stato liquido in un condensatore,
mentre i gas incondensabili, contenuti nel vapore, vengono dispersi nell'atmosfera.
Una torre di raffreddamento consente di raffreddare l'acqua prodotta dalla
condensazione del vapore e di fornire acqua fredda al condensatore. L'acqua
condensata viene smaltita reiniettandola nelle rocce profonde da cui il vapore è stato
estratto.
Quando la temperatura del vapore è bassa ed il suo utilizzo in turbina difficile, il calore
dello stesso viene utilizzato per portare all'evaporazione, in un apposito scambiatore di
calore, un altro liquido che a sua volta trasformato in vapore verrà convogliato nella
turbina innescando il procedimento sopra descritto.
Questo stesso procedimento e' utilizzabile anche per lo sfruttamento di acqua calda, la
cui energia termica puo' venire trasmessa ad un fluido secondario ed utilizzato sia per
riscaldamento che per produzione di energia elettrica.
La caldaia che produce vapore o acqua calda è il serbatoio naturale geotermico, situato
al di sotto della crosta terrestre.

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Un po’ di storia
La produzione di energia elettrica utilizzando vapore endogeno fu sperimentata, per la
prima volta al mondo, nel 1904 a Larderello in Toscana; nel 1913 fu installato, sempre a
Larderello, il primo gruppo di generazione geotermoelettrico da 250 kW, segnando
l’inizio di questa nuova attività industriale.
La produzione elettrica si mantenne a livelli modesti fino al 1938, ma successivamente
ebbe un rapido e costante incremento.
L’esperienza italiana ha rappresentato l’unico esempio nel mondo fino al 1958, quando
fu installato un gruppo di generazione in Nuova Zelanda; in quello stesso anno la
produzione a Larderello aveva raggiunto i 2 miliardi di kWh, con una potenza installata
di circa 300 MW.

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Un po’ di storia
A partire dagli anni ’50 furono sviluppati i campi geotermici di Bagnore e Piancastagnaio,
localizzati sul Monte Amiata, e quindi il campo di Travale-Radicondoli, che si trova a circa
20 km a est di Larderello.
Successivamente l’esplorazione geotermica fu estesa anche nel Lazio, in Campania e
nelle Isole Eolie.
Tutte queste aree sono caratterizzate da elevate temperature nel sottosuolo, ma i modesti
valori di permeabilità riscontrati, le caratteristiche dei fluidi reperiti e le problematiche
ambientali ed autorizzative hanno reso possibile lo sviluppo per la produzione elettrica del
solo campo di Latera, ubicato nel Lazio settentrionale in prossimità del lago di Bolsena.
Per mantenere e addirittura incrementare la produzione di fluido endogeno sono state da
tempo avviate due differenti strategie: • l’esplorazione profonda (3000÷4000 metri) per
verificare la presenza di nuovi orizzonti produttivi all’interno del basamento metamorfico
sottostante il serbatoio carbonatico, • la reiniezione di vapore condensato ed acqua
all’interno del serbatoio, per incrementare la produzione di vapore dai pozzi già in
esercizio. Ambedue le strategie hanno avuto successo e hanno permesso di incrementare
significativamente la produzione di fluido e quindi di energia elettrica.

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Tipologie di centrali geotermoelettriche
A seconda del tipo di sistema idrotermale sfruttato si possono avere vari tipi di soluzioni.
Centrali geotermiche a vapore dominante, essenzialmente quelle già descritte, che
utilizzano sistemi idrotermali caratterizzati da formazioni rocciose permeabili nei qualivi è
circolazione di vapore saturo secco o surriscaldato con temperatura maggiore di 225 °C,
che può essere inviato direttamente nelle turbine: sono sistemi molto rari e sono stati i
primi in Italia a essere sfruttati (Larderello, Travale, Monte Amiata).

Centrali geotermiche ad acqua dominante ad alta temperatura


Centrali geotermiche ad acqua dominante a bassa temperatura
Centrali geotermiche da rocce calde e secche

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Centrali ad acqua dominante
Centrali geotermiche ad acqua dominante ad alta temperatura, utilizzanti sistemi
caratterizzati dalla presenza di rocce permeabili contenenti acqua in pressione che,
portata in superficie, forma una miscela bifase acqua-vapore, da cui il vapore viene
estratto e inviato alla turbina. Nel mondo sono i sistemi più diffusi. In Italia vi è stato un
tentativo di sfruttamento (impianto ENEL di Latera nell’alto Lazio) non riuscito.
Centrali geotermiche ad acqua dominante a bassa temperatura, che sfruttano
sistemi idrotermali non in grado di produrre vapore; occorre realizzare in questo caso un
ciclo binario, utilizzando uno scambiatore termico in cui il calore dell’acqua fa evaporare
un fluido a basso punto di ebollizione, il cui vapore viene fatto espandere all’interno della
turbina. Per queste centrali si è in fase di sperimentazione, per verificarne la possibilità
di sfruttamento effettivo.

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Centrali geotermiche da rocce calde e secche
In questo caso il sistema idrotermale è privo di un fluido (acqua o vapore) in circolazione
naturale. Il modo di sfruttamento consiste nell’immettere dell’acqua fredda nella
formazione rocciosa, fratturare le rocce in modo che l’acqua possa circolare e
riscaldarsi, utilizzarla in uno scambiatore di calore per produrre vapore con un ciclo
binario e infine reimmetterla nel serbatoio geotermico.
Lo sfruttamento su vasta scala impone però il superamento di notevoli problemi perché,
per esempio, la creazione di fratture nella roccia turba l’equilibrio geologico del sistema.
Progetti di questo tipo, denominati HDR (Hot Dry Rock), sono stati sviluppati, con
risultati alterni, già dagli anni ’70 del secolo scorso negli Stati Uniti, in Giappone, in
Europa e in Australia.
Curiosità: le rocce calde
secche sono la più estesa
risorsa geotermica del
mondo. Ad oggi il suo
utilizzo è ancora a livello
sperimentale.

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Reiniezione
La reiniezione è quel processo successivo ai processi di scambio
energetico del fluido (nella turbina o nello scambiatore di calore) e di
condensazione del fluido; consiste nel reimmettere il fluido (sotto forma di
liquido) nel terreno.
È una operazione necessaria per evitare possibili dissesti idrogeologici del
sito e per non impoverire le risorse disponibili.
Tra i possibili fenomeni di dissesto causati da una eccessiva estrazione di
acqua senza reiniezione c'è il fenomeno della subsidenza (progressivo
abbassamento del piano di campagna dovuto alla compattazione dei
materiali).

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Torre di raffreddamento
Lo scambio termico tra il fluido in
arrivo al condensatore e l'atmosfera
si effettua nella torre di
raffreddamento (o refrigerazione)
tramite un fluido intermedio,
solitamente acqua, che raffredda il
fluido caldo in uscita dalla turbina, nel
condensatore, e a sua volta cede il
proprio calore all'atmosfera nella
torre di refrigerazione.

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Energia producibile
Gli impianti geotermici sono quelli che, tra le varie forme di energie
rinnovabili, permettono le più alte potenze installate e di conseguenza
(grazie anche alla regolarità di funzionamento) le più consistenti energie
prodotte.
Per quanto riguarda l'energia producibile, la temperatura del fluido
geotermico è di fondamentale importanza.
Maggiore è la temperatura e maggiore è l'energia producibile; infatti un
fluido a temperatura maggiore ha un contenuto energetico disponibile
(potenziale) maggiore di un fluido a minore temperatura.

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Scelta del sito
L'individuazione dei campi geotermici avviene
solitamente attraverso diverse fasi: attività di
esplorazione superficiale, consistente in indagini
geologiche, geochimiche, geofisiche; talora integrate
con la perforazione di pozzetti esplorativi per la
misura del gradiente e flusso termico.
Segue una esplorazione profonda, mediante
perforazione di pozzi che accertino l'esistenza di fluidi
idonei.
Attività di sperimentazione a carattere chimico-fisico
che consente di valutare caratteristiche e potenzialità
dei fluidi ai fini del loro concreto uso.
Se tale fase dà esiti positivi, comincia l'attività di
sviluppo del campo, durante la quale si perforano i
pozzi necessari a rendere disponibile il fluido per la
sua utilizzazione industriale.

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Rendimento
Il rendimento globale delle centrali geotermoelettriche è intorno al 10-17%,
circa tre volte minore di quello delle centrali termoelettriche (circa il 35-
40%), dovuto alla bassa temperatura del vapore geotermico (in genere
inferiore a 250°C). Questo basso valore del rendimento (calcolato secondo
la definizione classica) non deve però trarre in inganno; infatti una
valutazione di carattere globale ci conferma che il processo di generazione
è economicamente ed "ambientalmente" conveniente.
Il vapore geotermico ha una composizione chimica che differisce dal
vapore acqueo puro; in esso sono contenuti gas quali anidride carbonica
(la più abbondante), idrogeno solforato, ammoniaca, metano, azoto e
idrogeno. La quantità di questi gas è molto variabile potendo variare tra 1
e 50 g/kg di fluido, e la loro presenza rappresenta una perdita di energia
nel processo.
Le centrali geotermiche consumano da 6 a 15 kg di vapore per kWh,
dipendendo ciò dalla tipologia dell'impianto (a scarico diretto in atmosfera
o con condensazione a valle della turbina).

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Pozzi di estrazione
Per poter avere i processi di trasformazione dell'energia del fluido in
energia elettrica si deve opportunamente "estrarre" ed incanalare
il fluido geotermico (acqua o vapore) dal suolo; si effettua tale
estrazione (anche se spesso i fluidi geotermici tendono ad uscire
spontaneamente dal suolo) mediante i cosiddetti pozzi di estrazione.

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Vapordotti
Dai pozzi di estrazione partono le tubazioni in acciaio, vapordotti, che
trasportano il fluido caldo all'edificio della centrale geotermoelettrica.
Sono realizzati in lamiera di acciaio inox ed hanno sezione circolare; si
usa l'acciaio inox per garantire una lunga durata delle tubazioni, anche
considerando il fatto che i fluidi geotermici sono spesso costituiti da
acqua (sotto forma di vapore o liquido) con in sospensione altre
sostanze.

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Pozzi di reiniezione
I pozzi di reiniezione hanno la funzione fondamentale di reiniettare i
fluidi estratti coi pozzi geotermici in profondità.
La reiniezione viene eseguita per prevenire eventuali dissesti nel
sottosuolo (ad esempio fenomeni di subsidenza) e per non impoverire
troppo le risorse dei pozzi.

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Impatto ambientale
L'energia geotermica fa parte della categoria delle fonti energetiche
rinnovabili, ed è quindi a tutti gli effetti una energia pulita; il
"geotermico" può avere un minimo impatto ambientale dovuto ai gas
incondensabili immessi in atmosfera.
Conoscendo però quali sono i punti più critici del sistema, è più
semplice prevedere già in fase di progetto le opportune soluzioni
tecniche.

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Emissioni gassose
Per quanto riguarda le emissioni gassose risparmiate rispetto ad un
impianto a combustibili fossili: si hanno emissioni di solfuri pari a solo
0,2 kg/MWh, contro i 4,7 kg/MWh degli impianti ad olio combustibile e
5,4 kg/MWh degli impianti a carbone.
Il gas cui viene prestata la maggiore attenzione è l'idrogeno solforato.
Questo gas è prodotto anche da processi naturali: attività vulcaniche,
manifestazioni geotermiche spontanee (soffioni, fumarole), attività
termali. La massima concentrazione accettabile di idrogeno solforato è
di 10 parti per milione; presenta un odore caratteristico simile a quello
delle uova marce.
La emissione di anidride carbonica (dovuta ai gas incondensabili) è, in
media, solo 45 kg/MWh, contro i 660 kg/MWh degli impianti ad olio
combustibile e 900 kg/MWh degli impianti a carbone. Gli ossidi di azoto
non sono emessi.

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Gas incondensabili
Ai fluidi geotermici sono sempre associati dei gas incondensabili che
sono solitamente disciolti all'interno del fluido geotermico.
Questi gas non condensano alla temperatura e pressione ambientale e
quindi, dopo l'utilizzazione dei fluidi, vengono estratti dal condensatore
(per non pregiudicarne l'efficienza) e rilasciati nell'atmosfera.
La quantità e la composizione di tali gas possono essere molto variabili
(anche all'interno dello stesso campo geotermico) ma solitamente sono
formati per buona parte da anidride carbonica (CO2), idrogeno solforato
(massimo 1%), metano (0,4%), idrogeno (0,1%) e tracce di radon.
Si tratta di sostanze già presenti nell'atmosfera e l'unica accortezza è
quella di far si che vengano diluiti nell'atmosfera in modo che non si
presentino a livello del suolo con concentrazioni potenzialmente nocive,
per evitare effetti dannosi locali.
C'è comunque da dire che la quantità di tali gas incondensabili è molto
variabile da impianto ad impianto, non raggiungendo mai valori elevati.

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Fluidi geotermici di ritorno
Il fluido geotermico, dopo essere stato utilizzato per la produzione di
energia elettrica, deve essere portato fuori dalla centrale e fatto ritornare
nell'ambiente esterno.
I fluidi geotermici possono contenere una varietà di sostanze naturali,
alcune delle quali (come il boro, l'arsenico, il mercurio, il piombo e lo
zolfo) potenzialmente dannose per l'uomo e l'ambiente se presenti in
elevate concentrazioni e se vengono liberate in superficie.
Solitamente i reflui liquidi di produzione delle centrali sono generalmente
reiniettati nel sottosuolo (cioè dal luogo di provenienza) sia ai fini del loro
"smaltimento" che per una parziale ricarica del campo e dunque non
rappresentano un problema per l'uomo e l'ambiente.

pag. 28
Emissioni sonore
Le emissioni sonore di un impianto geotermico sono ridotte e limitate
ad un ben preciso periodo di tempo: la fase più delicata è quella
di perforazione dei pozzi, dove si possono raggiunge valori
abbastanza elevati di intensità sonora.
Successivamente, durante l'esercizio dell'impianto, i rumori prodotti
dipendono soprattutto dalle aperture delle valvole di sfioro conseguenti
alla messa fuori servizio. Tali valvole sono comunque dotate di sistemi di
silenziamento.
Anche nella sala macchine sia le turbine, sia i generatori di corrente
producono un rumore costante di parecchi decibel.
In definitiva il rumore è oggi un problema facilmente risolvibile e
praticamente irrilevante, come dimostrato dalle positive esperienze di
insonorizzazione delle centrali esistenti.

pag. 29
Estetica
I vecchi stabilimenti geotermici assomigliano ai
tanti complessi industriali presenti sul territorio,
ma con l'aspetto positivo di occupare molta
meno superficie; di un certo impatto potevano
essere le torri di refrigerazione dei fluidi, che
assumevano anche dimensioni importanti
(altezze dell'ordine dei 15-20 m), adesso invece
vengo costruite secondo una filosofia diversa ed
il loro impatto è pari a quello di un normale
edificio.
Nelle nuove realizzazioni e nei progetti di
riqualifica di quelli esistenti, grazie anche alle
idee di grandi architetti, si riescono a trovare
soluzioni esteticamente convincenti e che
differenziano notevolmente tali impianti dal resto
degli impianti industriali.

pag. 30
Rapporto con gli ecosistemi
Non vi sono particolari rapporti tra le centrali
geotermoelettriche e gli ecosistemi, a parte le
superfici occupate dagli impianti (minori delle
superfici occupate da altri impianti industriali),
che possono interferire solo marginalmente con
gli ecosistemi; per quanto riguarda le immissioni
dei gas incondensabili nell'atmosfera, si tratta di
piccole quantità di gas non inquinanti che
vengono immesse in bassissime concentrazioni.
Invece i fluidi geotermici estratti vengono
completamente reiniettati nel sottosuolo (dove
provenivano) evitando così dissesti nel
sottosuolo (subsidenza).
La subsidenza rappresenta il progressivo
abbassamento del piano di campagna dovuto
alla compattazione dei materiali.

pag. 31
Geologia e flusso di calore
L’Italia dal punto di vista geologico è
posta su una zona ad alto flusso di
calore
La penisola italiana e i suoi mari è
caratterizzata da almeno quattro
grandi aree di calore sotterraneo.
⚫ La prima è la Toscana, con i suoi
famosi campi geotermici di Larderello
ma che si estende fino alla caldera di
Bolsena e poi in mare per diversi
chilometri.
⚫ La seconda, ancora ben nota, è quella
dei Campi Flegrei.
⚫ La terza, molto grande (e ancora in
parte poco conosciuta) è quella del
Tirreno meridionale.
⚫ E infine il canale di Sicilia, nell'area
del vulcano sommerso Empedocle (un
suo cratere è l’isola Ferdinandea,
affiorante nel 1820 e oggi a 5 metri di
profondità) e di Lampedusa

pag. 32
Zone geotermicamente più calde a livello mondiale

Le zone geotemicamente più calde nel


mondo
Mappa del flusso geotermico in Italia e mari
adiacenti

pag. 33
Energia geotermica marina
L'energia geotermica marina è l'energia derivante dal calore sprigionato dalla Terra
durante la sua attività magmatica interna e in maniera particolare dall'energia che
proviene dai vulcani sottomarini.
L'Italia è particolarmente all'avanguardia nell'sfruttamento dell'energia geotermica, in
modo proficuo la regione Toscana, tanto che nell’aprile 2010 è stato presentato il primo
progetto mondiale di sfruttamento della geotermica marina chiamato Marsili Project,
basato sullo sfruttamento dell'energia geotermica generata dal vulcano sottomarino
dell'area dei Marsili, a sud-ovest del Mar Tirreno, vicino alle isole Eolie, di estensione
pari a 60x20 chilometri, con altezza sottomarina di 3800 metri.
Nel 2009 durante le operazioni di trivellazione del
suolo a Krafla (Islanda) Si è inaspettatamente
incontrato magma a soli 2100 m di profondità. Si è
riusciti a controllare il pozzo creando per circa 3 anni
essenzialmente il primo sistema geotermico avanzato
a magma fuso. Il vapore superava i 450 °C.

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Sfruttamento dei gradienti termici oceanici
Negli oceani, tra le acque calde in superficie e quelle fredde in profondità, c’è una
differenza di temperatura (che nei mari caldi può arrivare a 20°C) che può essere
sfruttata con cicli opportuni.
E’ possibile, ad esempio, realizzare un ciclo inverso a quello frigorifero, facendo
evaporare un liquido a basso punto di ebollizione (come l’ammoniaca); il vapore si
espande in una turbina e viene liquefatto con l’acqua fredda pompata dalle profondità
marine.
Ma si potrebbe anche usare direttamente l’acqua calda, vaporizzandola sotto vuoto.
La tecnologia è nota con il nome di OTEC (Ocean Thermal Energy Conversion).
Dati i relativamente piccoli salti termici, l’efficienza termodinamica non può che essere
bassa, mentre i costi di impianto e di gestione risultano assai elevati. Inoltre, alla gratuità
e rinnovabilità della fonte si contrappongono i grandi macchinari (ad esempio, il progetto
di una centrale OTEC da 100 MW prevede un impianto del peso di 200.000 tonnellate) e
una notevole massa di fluido per lo scambio termico.

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Impianti OTEC
Sono situabili sulla terraferma (on-shore) o in mare aperto (off-shore) su navi o
piattaforme ancorate,e possono essere sostanzialmente di tre tipi:
⚫ a ciclo chiuso, Closed-Cycle OTEC (CC-OTEC),

⚫ a ciclo aperto, Open-Cycle OTEC (OC-OTEC),

⚫ ibrido, Hybrid-Cycle OTEC (HC-OTEC).

In un impianto OTEC a ciclo chiuso l’acqua di


mare calda fa vaporizzare un fluido di lavoro
(ad esempio ammoniaca) che attraversa uno
scambiatore di calore (evaporatore).
Il vapore si espande in una turbina di bassa
pressione, accoppiata ad un alternatore.
Il vapore, al termine dell’espansione, viene
condensato in un altro scambiatore di calore
(condensatore) che utilizza acqua di mare
fredda pompata dalle profondità oceaniche.
Il condensato viene ripompato nell’evaporatore,
per ripetere il ciclo.

pag. 36
Impianti OTEC
In un impianto OTEC a ciclo aperto l’acqua di mare
calda è il fluido di lavoro. Questa acqua calda viene
evaporata a flash in una camera sotto vuoto, in
modo da produrre vapore ad una pressione assoluta
di circa 2,4 kPa.
Il vapore si espande in una turbina di bassa
pressione che è accoppiata ad un alternatore. Il
vapore, dopo l’espansione in turbina, viene
condensato in un condensatore in cui circola acqua
di mare fredda pompata dalle profondità oceaniche.
Un ciclo ibrido combina le caratteristiche del Se si adotta un condensatore a superficie, il vapore
ciclo chiuso unitamente a quelle del ciclo che condensa rimane separato dall’acqua di mare
aperto. In un ciclo ibrido, infatti, l’acqua di fredda e può fornire acqua dissalata.
mare calda entra in una camera sotto vuoto dove
subisce un’evaporazione a flash. Il vapore così
prodotto fa evaporare in uno scambiatore
(vaporizzatore) un fluido di lavoro (ad esempio
ammoniaca) che compie un ciclo chiuso: si
espande in una turbina, viene condensato e
ripompato nel vaporizzatore. Inoltre l’impianto
fornisce acqua dissalata.

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Teleriscaldamento geotermico
Il teleriscaldamento è uno dei modi più
interessanti per usare direttamente i
fluidi geotermici a bassa temperatura (80
- 100 °C).
Consiste nell'usare il fluido geotermico
per scaldare direttamente, tramite degli
scambiatori di calore, l'acqua circolante
nei corpi scaldanti (radiatori,
termoconvettori o pannelli radianti)
dell'impianto di riscaldamento delle
abitazioni.
L'unico svantaggio di questo sistema è
che tali fluidi possono essere usati solo
localmente, perché non possono essere
trasportati facilmente troppo lontano
dalle zone di estrazione.

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Pompa di calore geotermica per condizionamento
Nei climi freddi negli
impianti di
condizionamento è
necessario evitare l’
aria come sorgente a
bassa temperatura
per non penalizzare le
prestazioni delle
pompe di calore.
E’ possibile allora
sfruttare il calore dal
sottosuolo tramite le
pompe di calore
geotermiche dette a
“basso calore”
(tecnicamente “a
bassa entalpia”)

Si rituene utile accennare anche a questo tipo di impianto, pur non


trattandosi di un sistema per la generazione di energia elettrica.

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Pompa di calore geotermica per condizionamento
La pompa di calore geotermica utilizza il terreno o l'acqua che si trova nel
terreno come fonte o come dispersore di calore. Il trasporto dell'energia
termica è effettuato mediante la stessa acqua o mediante un liquido
antigelo, eccetto nelle pompe di calore a espansione diretta, in cui si usa
un fluido refrigerante che circola nello scambiatore posto nel terreno.
A differenza delle pompe di calore ad aria, quelle geotermiche possono
funzionare in raffreddamento anche in modalità passiva: esse estraggono
calore dall'edificio pompando nel sistema l'acqua fredda o il liquido
antigelo, senza l'azione della pompa di calore vera e propria.
Il sistema di tubazioni che percorre il terreno può essere aperto o chiuso.
⚫ Nel sistema aperto si estrae l'acqua da una falda sotterranea, la si porta fino allo
scambiatore di calore e quindi la si scarica in un corso d'acqua, di nuovo nella
medesima falda o in un bacino appositamente costruito (e che permetta la
rifiltrazione verso il terreno).
⚫ Nel sistema chiuso il calore è intercettato dal terreno per mezzo di una tubazione
continua sotterrata, con al suo interno un fluido refrigerante (per le pompe a
espansione diretta) o liquido antigelo mantenuto a bassa temperatura e
pressurizzato.
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Pompa di calore geotermica per condizionamento
La pompa di calore come energia rinnovabile
La Direttiva 2009/28/CE ha stabilito che le pompe di calore accoppiate a
sorgenti termiche naturali (aria, terreno, acqua di falda, acqua superficiale) sono
sistemi alimentati da fonti rinnovabili, per la quota parte di energia che viene
scambiata con la sorgente stessa
La quantità di energia catturata dalle pompe da considerarsi proveniente da fonti
rinnovabili è calcolata in base alla formula;
Eres = Qusable · (1 – 1/SPF)
dove
Qusable = calore totale stimato prodotta da pompe di calore che rispondono ai
criteri della direttiva in modo che si prendono in considerazione solo pompe di
calore per le quali SPF > 1,15 · 1/η
SPF (Seasonal Performance Factor) = fattore di rendimento medio stagionale
stimato per tali pompe di calore
η è il rapporto tra la produzione totale lorda di elettricità e il consumo di energia
primaria per la produzione di energia e sarà calcolato come media a livello UE
sulla base dei dati EUROSTAT.

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Pompa di calore geotermica per condizionamento
Il ciclo di riscaldamento
Nelle pompe di calore a espansione diretta il fluido refrigerante
raccoglie il calore dal sottosuolo e quindi entra direttamente nel
compressore.
Nelle pompe di calore che usano l'acqua o un liquido antigelo
si ha una cessione di calore intermedia (dai liquidi detti prima
al fluido refrigerante) in un primo scambiatore di calore.
In seguito il ciclo prosegue come nelle pompe di calore ad aria.
Il ciclo di raffreddamento
A differenza delle pompe di calore ad aria, non è necessaria
l'operazione di sbrinamento, in quanto la temperatura nel
sottosuolo è molto più stabile e il compressore è sistemato
all'interno dell'edificio.

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Pompa di calore geotermica per condizionamento

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Pompa di calore geotermica per condizionamento
Efficienza durane l’inverno
Le pompe di calore geotermiche funzionanti con acqua sotterranea o a sistema aperto
hanno un COP variabile da 3,6 a 5,2;
quelle con circuito chiuso hanno un COP tra 3,1 e 4,9.

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Pompa di calore geotermica per condizionamento
Efficienza durante l’estate

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Impianti geotermici orizzontali
Attraverso serpentine chiuse collocate
nel terreno, in scavi o perforazioni, o
posate sul fondo di stagni o laghi, questi
sistemi estraggono o trasferiscono
energia al suolo.
Nel caso di sviluppo orizzontale, gli
scambiatori vengono posati in scavi (in
genere semplici trincee fno a 1,5 m di
larghezza), che vengono poi richiusi.
Sono richiesti giardini di medie
dimensioni.
Nel mondo le applicazioni orizzontali
rappresentano più della metà del totale e
sono particolarmente efficienti alle nostre
latitudini.

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Impianti geotermici verticali con sonde chiuse
Gli scambiatori vengono inseriti in perforazioni, che poi vengono sigillate
con prodotti specifici al fne di preservare le falde acquifere e
massimizzare lo scambio termico.
Si parla in questo caso di sonde geotermiche.

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Impianti geotermici verticali a circuito aperto
In questo caso il circuito è aperto; viene prelevata acqua di falda da un
pozzo esistente o di nuova realizzazione e re-iniettata in un altro dopo
essere passata attraverso la pompa di calore oppure smaltita nel giardino
con drenaggio superfciale.

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Impianti geotermici su stagno o lago
Gli scambiatori vengono posati sul fondo di stagni o laghi naturali o
artificiali: si sfrutta in questo caso l'inerzia termica dell'acqua del lago.
Anche in questo caso si utilizza un circuito chiuso con tubazioni o piastre
specifiche in acciaio.

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