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METROPOLIS

IL REGISTA:

Fritz Lang (Vienna 1890 - Los Angeles 1976) Figlio di un importante architetto viennese, Lang
infranse le tradizioni di famiglia studiando pittura e disegno a Monaco e Parigi. Dopo un
viaggio in Estremo Oriente seguito da un ulteriore soggiorno parigino, allo scoppio della prima
guerra mondiale Lang si arruolò nell'esercito austriaco. Finita la guerra entrò nell'industria
cinematografica, dapprima come sceneggiatore, e in seguito come regista. Il suo primo vero
successo fu il film in due parti Die Spinnen (I ragni 1919), che, come molti tra i suoi film
successivi, era imperniato sulla lotta tra l'eroe buono e solitario e un grande criminale con
tutta la sua banda. Fin da questi primi film emerse il carattere tipico del cinema di Fritz Lang:
un forte impatto visivo con molti richiami all'arte astratta, in particolare alla pittura di

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Moholy-Nagy. La fama internazionale venne nel 1921 con Destino, poi con Il Dottor Mabuse
(1922), I Nibelunghi (1924), e, soprattutto, con Metropolis (1926), visione fantascientifica di un
futuro di alienazione, tutti film che lo consacrarono maestro dell'espressionismo tedesco. Lang
iniziò a esplorare le possibilità artistiche del cinema sonoro con M, il mostro di Düsseldorf
(1931), con Peter Lorre nella parte di un perverso infanticida inseguito sia dalla polizia sia dai
malviventi. Quando i nazisti presero il potere nel 1933, Lang lasciò la Germania per la Francia
e poi per gli Stati Uniti, dove continuò a lavorare girando film come Furia (1936), Sono
innocente (1937), Anche i boia muoiono (1943), da un soggetto di Bertolt Brecht, fino a La
bestia umana (1954), nei quali imperavano sempre i temi della persecuzione e della brama di
potere. Negli anni Sessanta, Lang tornò in Germania e vi girò Il diabolico dottor Mabuse
(1960). Il film, che segnò la fine della carriera del regista, fu una sorta di chiusura simbolica di
un ciclo interrotto dalla barbarie fascista: infatti il suo ultimo lavoro prima di emigrare si
chiamava proprio Il testamento del dottor Mabuse (1932) e sviluppava il medesimo tema,
quello dello scienziato pazzo che vuole conquistare il mondo.

IL FILM:

Metropolis

Regista: Fritz Lang

Sceneggiatura: Thea von Harbou

Interpreti:Alfred Abel (John Fredersen)Gustav Frohlich (Freder)Brigitte Helm (Maria, il


robot)

Fotografia: Karl Freund

Scenografie: Otto Hunte Edgar G. Ulmer

Durata: 1 h. 20' o 3 h. e 20' (a seconda delle versioni)

Produzione: Germania

Anno: 1926

Commento:
pochi altri film nella storia del cinema hanno influenzato tutto ciò che è loro seguito come il
capolavoro-kolossal diretto da Fritz Lang nel 1926. Alla radice di interi filoni poi sviluppati e
sfruttati dal cinema di genere (la società disumanizzata del futuro, il dominio della macchina
sull'uomo, ma anche il tema politico della shiavitù dell'operaio) e soprattutto motore di icone
ancor oggi ossessivamente citate (il robot, la megalopoli), "Metropolis" è un film modernissimo
e visionario, minato forse qua e là da un assunto semplicistico ("il cuore deve mediare tra il
cervello e le mani", e cioè il sentimento deve fare da tramite tra il capitale e la forza lavoro:
non per nulla la sceneggiatrice Thea von Harbou, all'epoca moglie del regista, era una fervente
nazionalsocialista). E se certe sfumature interpretative possono apparire datate, la potenza
delle immagini e la totale, gigantesca gemialità registica di Lang ancor oggi lasciano comunque
senza parole. Nel 2026 la società della megalopoli "Metropolis" è spaccata in due: vicini al
cielo, in vetta ai loro immensi grattacieli, gli aristocratici godono di un'esistenza felice e
spensierata, immersi nel lusso; nelle tenebre delle sconfinate catacombe sotterranee, all'ombra
di mostruose macchine che ne dominano l'esistenza quotidiana, gli operai vivono e lavorano
come formiche secondo ritmi ossessivi e disumani. Deciso a stroncare una loro possibile

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ribellione, il supermagnate John Fredersen ordina allo scienziato-alchimista Rotwang di


costruire un robot-femmina che, assunta l'identità della dolce operaia Maria, seduce le masse
di lavoratori e le inciti alla rivolta, offrendo così alla classe dominante il destro per reprimere
una volta per tutte le rivolte. Ma la situazione sfugge ad ogni controllo, e a salvare Metropolis
dalla catasfrofe proprio la vera Maria e il suo innamorato, il figlio di Fredersen: il cuore che
media tra il potere e la mano... Estremamente ambiguo nei contenuti, titanico nella scala e nei
costi produttivi, funestato da vicissitudini distributive che ne hanno generato un ventaglio
pressoché infinito di versioni non definitive, "Metropolis" continua a esercitare - ormai da
decenni - un fascino ipnotico ed irresistibile grazie alle sue visionarie scenografie, alle
rivoluzionari soluzioni di ripresa di Lang, ai superlativi (ancorché pionieristici) effetti speciali
di Eugen Schufftan. E lo sguardo implacabile della glaciale "robotrix" di Rotwang, immota
maschera funeraria proiettata in un lontano futuro da un ancor più remoto passato, ci tocca
ancor oggi, sidereo e seducente, il cuore.

Curiosità:
Le immagini del film di Lang ispirano da decenni il mondo del cinema, della pubblicità e della
musica. A "Metropolis" si è dichiaramente ispirato il bellissimo videoclip dei Queen per "Love
Kills"; immagini direttamente riconducibili a quelle della città e dei suoi immensi grattacieli
figurano invece in "Blade Runner" di Scott e "Star Wars - la minaccia fantasma" di Lucas,
mentre citazioni più o meno esplicite del film sono presenti nel claustrofobico "Brazil" di
Gilliam. Il dorato androide C-3PO, progtagonista di "Guerre stellari" sempre di Lucas, è
direttamente derivato dalla splendida robotrix di Lang. L'idea di "Metropolis" venne a Fritz
Lang - secondo quanto ha raccontato in seguito lo stesso regista - ammirando la skyline
notturna di New York dal transatlantico con il quale aveva raggiunto gli States per la "prima"
volta del suo "I Nibelunghi". "Metropolis" venne realizzato dalla casa di produzione UFA e
dal produttore Erich Pommer con una larghezza di mezzi assolutamente incredibile.
Diciannove mesi di riprese per un totale di trecentodieci giorni (e sessanta notti) lavorativi,
seicentomila metri di pellicola impressionata, oltre trentaseimila comparse tra uomini, donne e
bambini per un costo totale di oltre cinquanta milioni di marchi tedeschi dell'epoca! L'enorme

costo del film - mai recuperato - provocò la bancarott a della UFA e la sua acquisizione da
parte dell'editore Alfred Hugenberg, membro del partito nazista, che la trasformò nella
"fabbrica di cinema" del regime. Alla "prima" di "Metropolis" al Rialto di Neew York si
presentarono oltre diecimila persone!

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