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Riassunto completo Il Fu Mattia Pascal, Luigi Pirandello

Trama:

Mattia Pascal, il protagonista un povero bibliotecario di Miragno, un paesino della Liguria. Egli si sente come fuori della vita
(capitolo IV); travolto da rovesci economici, afflitto da continue angustie familiari, ma con il gusto di ridere di tutte le sue sciagure
(capitolo V), decide allora di fuggire. La sua meta ideale l'America. Ma raggiunta la citt di Montecarlo, gioca alla roulette del
famoso casin e vince un'ingente somma. Divenuto ricco decide, in un primo tempo, di tornare in paese; rimane tuttavia sbalordito
leggendo su un giornale la notizia del proprio suicidio: moglie e suocera quasi felici di sbarazzarsi in tal modo di lui, lo hanno
erroneamente riconosciuto nel cadavere di un uomo annegato in un canale presso Miragno.
Gli si offre cos, inaspettata, l'occasione per cambiare identit e vita: visto che tutti, al paese, lo credono morto, pu costruirsi, con
il finto nome da lui inventato Adriano Meis, una nuova esistenza. Dunque si attribuisce un passato ricco di fantastici ricordi, muta il
proprio aspetto fisico (si fa tagliare la barba, si fa correggere lo strabismo dell'occhio ecc.), prende residenza in una grande citt,
Roma, dove vive a pensione nella casa di Anselmo Paleari, uno strambo personaggio. In casa Paleari vivono anche la signorina
Caporale, una maestra di pianoforte fallita, che annega le proprie delusioni nel bere e che pratica lo spiritismo come medium, e
l'ambiguo Terenzio Papiano, con il fratello epilettico. Mattia, alias Adriano Meis, s'innamora della figlia del proprietario, Adriana.
Tuttavia il protagonista non appagato, e sente crescere in s la coscienza del vuoto che gli sta intorno, certo, per lui era alienante
la precedente condizione, con una vita familiare infelice e un lavoro insoddisfacente; essa per gli offriva perlomeno, nella trama
abituale delle relazioni sociali, la sicurezza di esistere. Questa nuova condizione, sotto le mentite spoglie di Andriano Meis, gli ha
consegnato una libert solo apparente. Derubato da Papiano, non pu denunciare il furto; privo di documenti, non pu sposare
Adriana. Dopo oltre due anni, Mattia decide di suicidare Adriano Meis.
Torna cos al paese, dove scopre che tutti l'hanno dimenticato; la moglie si risposata con Pomino, un vecchio amico di Mattia, da
cui ha avuto una figlia. Mattia non pu reinserirsi nella vita normale; non gli rimane altra possibilit che guardare da lontano gli altri,
scrivere le sue memorie, chiacchiere con l'unico amico che gli rimasto, don Eligio, rifugiarsi nella vecchia biblioteca del paese. Da
l esce di tanto in tanto per portare fiori sulla tomba che reca il suo nome.

Analisi del testo

Il pi famoso romanzo di Pirandello usc a puntate nel 1904 sulle pagine della rivista La Nuova Antologia. L'anno seguente fu tradotto
con buon successo in tedesco. Nel 1910 usc quindi in volume presso l'importante casa editrice Treves di Milano; in quello stesso anno
il romanzo fu pubblicato in francese, a Ginevra e a Parigi. Era il primo libro di Pirandello a godere di una discreta fortuna. L'edizione
definitiva del Fu Mattia Pascal usc nel 1921 presso l'editore Bemporad di Firenze.
Il racconto svolto in prima persona: l'io narrante lo stesso protagonista, Mattia Pascal, che riepiloga, alla fine della propria
straordinaria avventura, quanto gli accaduto. Bibliotecario in un piccolo paese ligure, Miragno, ha trovato l'occasione di fuggire
dalla famiglia opprimente e da un lavoro monotono: giocando al casin di Montecarlo vince infatti una cospicua somma, grazie a cui
pu conquistare finalmente la libert negatagli dall'esistenza quotidiana. Assume cos il nuovo nome, da lui inventato di Adriano Meis
e cambia vita.
Mattia deve per dolorosamente constatare che nemmeno questa nuova condizione gli consente di raggiungere la felicit anzi , la
sua solitudine si fatta ancora pi inesorabile. Non possiede infatti documenti che comprovino formalmente la sua identit: di fatto
non esiste e lo constata amaramente al momento in cui vorrebbe sposare la donna di cui si innamorato, Adriana, ma non pu farlo.
La sua evasione si conclude con un deludente fallimento. Il protagonista decide allora di recuperare la vecchia identit di Mattia
Pascal e torna al paese natale, ansioso di mostrarsi vivo agli antichi compaesani, ma scopre di essere stato del tutto o quasi
dimenticato da loro.. Di lui rimane solo la tomba, dove, dopo la sua improvvisa scomparsa, stato erroneamente sepolto il cadavere
di uno sconosciuto suicida. Mattia Pascal dunque ormai solo il fu Mattia Pascal, un redivivo sopravvissuto a se stesso, un essere
alienato ed emarginato, un individuo che non ha e non pi nulla nemmeno il proprio nome.

Commento

Il fu Mattia Pascal un romanzo pubblicato da uno scrittore siciliano, Luigi Pirandello nel 1904 in cui la sua amara filosofia della vita
si incarna pi efficacemente in una felice invenzione narrativa.
Seguendo la fallimentare esperienza del suo personaggio, Pirandello ritrae il sogno di un'evasione impossibile, il desiderio
irrealizzabile di afferrare per s un'identit che non sia quella imposta dal destino. L'esistenza di ogni persona infatti governata da
vicende che non possono essere controllate o mutate, in balia di convenzioni sociali, rigide, e anonime, capaci di privarti della
libert.
La fuga non serve poich riscattare la vita che abbiamo ricevuto non ci sono sblocchi o alternative difatti quello di Mattia un
tentativo fallito in partenza.

RIASSUNTO PER CAPITOLI

Capitolo I (Riassunto Alternativo)


Il protagonista del libro dice che una delle poche cose che sapeva era che si chiamava Mattia Pascal, e se ne vantava con gli amici
che venivano a chiedergli dei consigli. A quel tempo non si sarebbe mai immaginato che un giorno non avrebbe potuto pi rispondere
questo. Ed per questo che ha scritto il libro per raccontarcelo. Dice che era stato per due anni guardiano di libri (per due lire al d)
che un monsignore Boccamazza alla sua morte lasci al Comune, il quale prima li deposit in uno squallido magazzino e poi li depose
in una chiesa sconosciuta. Lui odiava i libri, m,a nonostante ci ha scritto un libro che nessuno doveva aprire prima di 50, cio dopo
la terza e l'ultima morte.
Capitolo II
Premessa seconda (filosofica) a m di scusa. (Riassunto alternativo)
L'idea o il consiglio di scrivere gli era stato dato dal suo reverendo amico don Eligio Pellegrinotto che ha in custodia i libri del
Boccamazza, e a cui affida il manoscritto dopo averlo terminato. Quei libri erano tutti in disordine e polverosi, trattavano per la
maggior parte di cose di chiesa. Il reverendo sostiene che Copernico un maledetto perch con le nuove teorie, tutti quei secoli di
idee erano cambiati, perch prima si pensava che era il sole a girare intorno alla terra e inoltre si sofferma sulla piccolezza
dell'uomo rispetto all'universo e che siamo fatti dagli stessi atomi per amarci di pi, ma invece ci ammazziamo per un pezzo di terra.

Ora l'autore vuole raccontare la sua storia nel modo pi breve possibile, anche di cose che faranno male al suo amore, ma lo fa senza
scrupoli perch si considera ormai fuori dalla vita.
Capitolo III (Riassunto alternativo)
Mattia Pascal dice di non aver conosciuto bene il padre perch era morto quando aveva 4 anni, lasciando nell'agiatezza la moglie e di
due figli (Mattia cio lui) e Roberto due anni pi di lui. Si dice che si era arricchito giocando a carte e facendo il commerciante con il
suo trabaccolo si era guadagnato molto denaro e lo invest acquistando buone terre ricche di olivi e vigneti e anche due case. La sua
morte caus la rovina e la moglie per governare l'eredit l'affid a un uomo di fiducia il Malagna, chiamato da lui talpa perch stava
scavando la fossa sotto i loro piedi. La madre di Mattia stava sempre in casa e usciva solo per andare a messa e veniva torturata dalla
cognata per convincerla a risposarsi con un pover uomo Gerolamo Pomino, che aveva gi un figlio. Zia Scolastica invece non si era
mai voluta sposare con nessuno perch aveva paura che gli uomini la tradissero. Egli quando era grande gran parte degli averi se ne
erano andati ma continuava insieme al fratello con quel tenore di vita, a cui la madre li aveva abituati da piccoli. La madre non li
aveva mandati a scuola e il precettore era un tal Pinzane, un buon vecchietto di cui ne facevano quel che vedevano e se ne
approfittavano ma ogni tanto li castigava. Per farli studiare ricorreva a mille espedienti per richiamare la loro attenzione. La mamma
credeva che quello che insegnava loro Pinzane gli bastasse, ma la zia Scolastica che non era riuscita a convincere la madre a
risposarsi li perseguitava. Per loro non le davano retta perch godevano della protezione della madre. Mattia aveva dovuto mettersi
gli occhiali per raddrizzare l'occhio e scoppiava di salute. A diciotto anni gli era cresciuto un barbone rossastro per aveva un brutto
naso, invece il fratello Berto era pi bello e appariscente di lui. Il Malagna invece diceva che era costretto a vendere a poco a poco
tutti i loro possedimenti per pagare i debiti. Il Malagna era proprio un ladro, fin quando visse la madre li tratt bene, poi invece fu
peggio per lui perch fu costretto a contrarre parentela con egli invece il fratello era riuscito a fare un bel matrimonio.
Capitolo IV (Riassunto alternativo)
Batta Malagna era un uomo goffo, portava i baffi e aveva un grande pancione, egli era un ladro, poich rubava a loro danno, forse
per distrarsi, tremendamente afflitto da una delle sue tante mogli. Egli si era sposato con una donna d'un ceto superiore al suo, si
chiamava Guendolina. Dopo il matrimonio si era ammalata di un male da cui non poteva guarire, poich non si privava dei dolci e del
vino. Quando lui e Berto erano invitati a pranzo la moglie rimproverava il Malagna perch gli veniva la tentazione a vedergli
mangiare quelle cose buone. Il Malagna, quindi, fece contenta la moglie, ma quando venne a sapere che lei beveva e mangiava di
nascosto, continu a bere per fuori per non mortificarla. A quel punto che egli cominci a rubare, voleva anche avere un figlio, ma
non osava dirlo alla moglie perch la vedeva deperire sempre pi. Quando mor pianse e si rattrist moltissimo, ma si spos
nuovamente con la figlia di un fattore di campagna, sana e robusta, aveva fatto tutto in fretta perch ormai non era un giovanotto.
Questa ragazza si chiamava Oliva, figlia di Pietro Salvoni, il fattore delle due Riviere di cui Mattia si era innamorato e aveva certe
intenzioni e gli faceva rabbia averla vista in sposa al Malagna solo per le sue ricchezze. Erano passati alcuni anni e figli non se ne
erano visti, Mattia pensava che era colpo del vecchiaccio e non sua. Intanto pensava al denaro e glielo aiutava a spendere Gerolamo
II Pomino che una volta stava con lui un'altra volta con Berto. Mino gli raccont che gli piaceva la nipote del Malagna, la quale
malgrado doveva sposarla ma non la spos. Quindi Mattia per aiutare Oliva con la scusa di una cambiale and a cercare il Malagna a
casa della cognata e di sua nipote. Con questa scusa il Malagna present le donne a Mattia, gli venne offerto del rosolio. Egli disse a
loro che sarebbe tornato a fargli visita un' altra volta. La madre Marianna Dandi vedova di Pescatore gli fece uno sguardo che
significava che non gli faceva piacere rivederlo, mentre lo sguardo della figlia Romilda era pi accogliente. Poi diede uno sguardo
alla loro casa, niente di speciale era un po' vecchia. Mattia parl a Mino con ammirazione per la ragazza, e gli disse che doveva
essere onesta sebbene la madre sembrasse una strega. Mattia voleva aiutare Pomino, ma frequentando la loro casa Romilda pur
parlando sempre di Pomino la ragazza si stava innamorando di lui e un giorno mentre era sola con lui gli disse che voleva fuggire con
lui lontano. Mentre Mattia parlava alla madre del suo matrimonio arriva la lettera di Romilda e gli dice che la loro relazione era
finita. Oliva venne a raccontare a Mattia che il Malagna aveva scoperto che era lei che non poteva avere figli e gli lesse la lettera di
Romilda. Insomma il Malagna questa volta poteva avere un figlio ma non suo quindi Romilda raccont alla madre che aveva fatto
qualcosa con Mattia quando erano rimasti soli, inoltre c'era anche la questione del denaro, in poche parole venne incolpato Mattia
d'aver fatto quel male e fu costretto a sposarla, per far contenta la madre.
Capitolo V (Riassunto alternativo)
La strega non si sapeva dar pace, poich il figlio di Romilda, al posto del figlio di Oliva, sarebbe morto nell'incertezza del domani.
Tutti i Malagna erano felici. Intanto lei era buttata l su una poltrona tormentata da continue nausee. Fu peggio quando per salvare la
Stia si dovete vendere le case, e la madre fu costretta ad entrare nell'inverno a casa sua. Mattia doveva cercarsi un lavoro, aveva
piet della madre perch voleva morire al pi presto invece di rimanere in quell'inferno e aveva paura a lasciarla da sola. Aveva
scritto a Roberto e a Oneglia per tenersi in casa la madre, ma non poteva perch viveva sulla dote della moglie. La vedova Pescatore
aveva paura che vivessero sulle 42 lire mensili. Un giorno andarono a far visita alla mamma due vecchie serve e una di esse la invit
a vivere con lei. Quando Mattia torn a casa vide la suocera con aria minacciosa e la madre che piangeva, quindi la fece ruzzolare e
le ordin di andarsene, ma Ramilda gli disse che non poteva rimanere senza di lei. Due giorni dopo venne zia Scolastica a prendersi la
madre, mentre la suocera faceva il pane, fu una scena buffa per Mattia, poich la vedova Pescatore dalla rabbia si strappava le vesti
di addosso. Mattia usc per cercarsi un lavoro. Ebbe avuto da Pomino il quale dopo avergli raccontato le condizioni in cui era gli disse
che poteva trovargli un lavoro nella biblioteca Boccamazza con 60 lire al mese. Veniva a trovarlo sempre il vecchio bibliotecario
Ronitelli, sempre attaccato ai libri e anche sordo, dopo 4 mesi da quando faceva il bibliotecario mor. Cos Mattia si trov solo a dar
la caccia ai tanti topi che c'erano e cominci a leggere i libri. Quando era stanco chiudeva la biblioteca e andava a mare. Un giorno
lo vennero a chiamare perch la moglie aveva le voglie, corse a casa e la suocera gli ordin di andare a chiamare il dottore. Dopo fu
mandato in farmacia, al ritorno gli dissero che una bambina era nata, l'altra stentava a venire alla luce. Egli era felice di avere due
bambine, una mor pochi giorni dopo, l'altra mor prima di compiere un anno, lo stesso giorno mor sua madre. Il dolore lo assal
atrocemente e quella notte usc e cammin disperatamente e arriv al podere della stia e c'era li un tal Filippo che cerc di
consolarlo. Dopo alcuni giorni Roberto mand 500 lire per fare una buona sepoltura alla madre, ci aveva pensato la zia Scolastica,
quindi il denaro se lo tenne lui.
Capitolo VI
Dopo una delle solite scene con la suocera e con la moglie, Mattia era capitato a Montecarlo. Era fuggito dal paese a piedi, stanco
della sua orribile vita con le 500 lire di Berto. Pensava di recarsi a Marsiglia e poi in America, sebbene avesse incontrato delle
difficolt non sarebbero state come quelle che aveva patito fino ad allora. Poi vedendo e comprando un opuscolo dove c'era
disegnata la roulette pens di recarsi a Montecarlo in cerca di fortuna. Entr nel casin e sentenzi che la gente non va l per
ammirare quelle sale ma perch ha il vizio del gioco e sperano un giorno di vincere come un uomo che essendo fissato col numero 12
anche se non voleva uscire aveva perso parecchi denari. Prima si mise a osservare come procedeva il gioco poi punto qualcosa sul 25
e vinse ma un uomo si prese il denaro con prepotenza dicendo che era suo. Lasci perdere e si mise a osservare che la maggior parte

della gente quando perdeva ripuntava ancora. Cominci a giocare, inizialmente perse ma poi cominci a vincere puntando sempre
sul 35. Ad un certo punto usc a prendere una boccata d'aria. Poi riprese a giocare e vinceva sempre, per c'era un uomo che voleva
trattenerlo perch gli avrebbe svaligiato la banca. Quell'uomo lo segu nel treno di ritorno a Nizza e voleva invitarlo a pranzo nel suo
hotel. Gli disse che quella donna doveva avere vinto molto seguendo il suo gioco e gli chiese come facesse ad avere quella fortuna.
Mattia rispose che quello era stato proprio un giorno fortunato. Quell'uomo che parlava spagnolo gli disse che voleva puntare forte
insieme a lui, Mattia disse di no ed era arrabbiato poich non capiva quasi niente di quello che diceva. Ora erano le due, sal su una
vettura e si prenot una stanza d'albergo e cont che aveva vinto 11.000 lire. La notte non prese sonno e pensava a quello che
avrebbe fatto, era indeciso, non sapeva se ritornare a casa e ricominciare la vita di ogni giorno o andare in America o fermarsi a
Nizza. Ritorna a Montecarlo e vi stette per 12 giorni, in 9 giorni vinse tantissimo, gli ultimi giorni cominci a perdere. L'ultimo giorno
torn perch in giardino si era ucciso un uomo che aveva visto parecchie volte giocare, ma perdeva sempre. Egli prese un fazzoletto
e gli copr il volto e la gente lo sgrid perch toglieva lo spettacolo. Cos Mattia con le sue 82.000 lire ritorn a Nizza per ripartire lo
stesso giorno, senza immaginarsi quello che gli sarebbe successo.
Capitolo VII
Mentre era sul treno del ritorno pensava di riscattare la Stia, non poteva dormire poich gli veniva in mente il cadavere di quel
giovinetto. Immaginava la faccia della moglie e della suocera vedendolo tornare dopo 13 giorni con tanto di denaro e pensava a tanti
creditori. Alla prima stazione italiana compr un giornale e cominci a leggerlo, erano le otto e un quarto e fra un'oretta sarebbe
arrivato. Mentre leggeva il giornale lesse del suicidio di Mattia Pascal, un bibliotecario, che era stato in stato di avanzata
putrefazione. Mattia Pascal cap che si trattava di lui e lesse pi volte quelle righe e i sospetti andarono sulla suocera che l'avrebbe
fatto per interesse suo. Sceso dal treno ad Alenga voleva accertarsi che la sua notizia fosse stata smentita. Telegraf al direttore del
giornale di Miragno per avere il quotidiano di quella domenica, per sapere notizie pi dettagliate del fatto avvenuto sabato 28.
Scelse come nome Carlo Martello, poi and dall'ufficiale telegrafico per fare arrivare a lui 15 copie del Foglietto di Miragno. Il giorno
seguente arriv il Foglietto, mentre alloggiava nella Locanda del Parlamentino. Lesse il pezzo che riguardava lui e diceva che la
famiglia non vedendolo tornare dal suo lavoro l'aveva cercato e non l'aveva trovato e poi era stato ritrovato morto nello stagno dello
Stia; morto forse per mancanza di denaro e per la sofferenza avuta per la morte della figlie e della madre ecc.
Mattia non ce la fece a leggere l'articolo e non si immaginava che i concittadini lo stimassero per le sue virt. Egli pens che era
stato riconosciuto forse perch la sera prima aveva trascorso la notte l, nella Stia. Egli approfitt della morte di quel poveraccio per
rifarsi un'altra vita, poi della moglie e della suocera non gliene importava nulla perch se lo avessero guardato meglio si sarebbero
accorti che non era lui. Comunque infine fece un respiro di sollievo.
Capitolo VIII - Adriano Meis
Mattia Pascal resosi conto che gli altri lo credevano morto, ormai era un uomo libero da ogni obbligo e padrone di se stesso. Voleva
cambiare totalmente in modo che cos avrebbe vissuto due vite. Per cambiare aspetto ad Alenga si fece accorciare la barba, si
sentiva un po' a disagio perch si vedeva spuntare un piccolo mento. C'era il naso piccolo e l'occhio storto. Pens di comprarsi un paio
di cchiali e farsi crescere i capelli in modo da sembrare un filosofo tedesco. Il nome se lo cerc mentre viaggiava in treno, infatti
ascoltando la discussione di due signori, molto eruditi che discutevano di iconografia cristiana gli piacque il nome dell'imperatore
Adriano e se lo ripet pi volte. Quando questi scesero dal treno Mattia si affacci dal finestrino e sent che i due parlavano di un
certo Camillo de Meis, quindi tolse il "da" e prese il Meis. Cossi battezz tra s Adriano Meis. Ora Mattia o meglio dire Adriano Meis
era felice di essere libero e tutto gli sembrava buffo. Ad un certo punto si vide nel dito l'anello del matrimonio dove era incisa la
data del suo matrimonio e lo intomb facendo un bel gesto. Ora Adriano Meis si doveva creare un passato, pens che non era
opportuno dire il luogo quindi decise che era nato su un piroscafo in viaggio verso l'America, suo padre si chiamava Paolo, poi ci
ripens e riassumendo la sua vita:
a) figlio unico di Paolo Meis
b) Nato in Argentina, senz'altra designazione
c) Venuto in Italia di pochi mesi
d) senza memoria ne quasi notizia dei genitori (padre morto in America e madre quando aveva tre anni)
vissuto col nonno un po' dappertutto a Nizza, a Torino ecc.
Mentre viaggiava per le citt d'Italia non pensava solo al presente ma anche al passato che si doveva costruire osservando i ragazzini
e s'immagin il nonno. Lui si vedeva un po' buffo coi capelli lunghi e con gli occhiali. Parlava poco con la gente ed essa credeva che
fosse straniero. Mentre viaggiava rifletteva su tantissime cose senza rendersene conto. Aveva provato di essere analfabeta. Fece un
tuffo nel passato e si chiedeva se la moglie fosse vestita in lutto, ma era sicuro di no. Si mise a viaggiare per qualche tempo, poi
pens che il denaro doveva bastargli per tutta la vita e doveva trovarsi un lavoro ma senza documenti non poteva, quindi doveva
adattarsi a vivere con 200 lire al mese.
Dopo quel lungo girovagare senza nessuno con cui parlare cominci a sentirsi solo, e un triste giorno di novembre un vecchietto con
un cane gli si mostr davanti. Adriano pensava di comprarlo cos avrebbe avuto un amico fedele, gli domand il prezzo che era 25
lire, voleva acquistarlo ma pens che non poteva perch avrebbe dovuto pagare la tassa, cos non lo compr. Questa la prima volta
che quella vita che gli era sembrata bella con una libert sconfinata, era tiranna perch non gli consentiva di tenere un cagnolino.
Capitolo IX
Il primo inverno pass tra gli svaghi dei viaggi e nell'ebrezza della nuova libert e non importava se c'era nebbia o sole, freddo o
caldo. ora doveva cercarsi una dimora stabile ma poi gli veniva il pensiero delle tasse dei documenti ecc.
L'inverno ispirava in lui queste riflessioni malinconiche, era Natale e desiderava il tepore, d'un cantuccio caro, una casa. Quindi
rimpiange la sua prima casa e immagina di andare a casa della moglie e dirle che dai superiori aveva avuto il permesso di passare le
feste in famiglia. Un giorno alla trattoria fece amicizia con il Cavalier Tito Lenzi che gli diede un biglietto da visita. Adriano Meis ci
rest male perch non ne aveva. L'uomo faceva bei discorsi e conosceva il latino e faceva delle domande all'altro che rispondeva con
poche parole. Quando seppe che era nato in Argentina gli fece i complimenti. Gli disse che lui abitava da solo, ma precedentemente
aveva avuto storie amorose. Adriano si accorse presto che mentiva, e si sentiva rattristato dal fatto che lui odiava le bugie, ma
doveva dirle, inoltre non poteva avere dei veri amici con cui confidarsi e raccontare la sua assurda storia. Si stava rendendo conto
degli inconvenienti della fortuna, si era conciato in quel modo per piacere agli altri e la solitudine lo assaliva, quando voleva
prendere decisioni usciva dall'albergo e passeggiava per Milano, la vita gli sembrava inutile e si sentiva sperduto. Il giorno dopo sal
sul tram elettrico e incontr un uomo che parlava di tutto e con tutti e non si era accorto di tornare in albergo e si mise a parlare
anche con un canarino, poi nella sua stanza gli veniva voglia di prendersi a schiaffi per la sua condotta. Bisognava che lui prendesse
ad ogni costo una risoluzione insomma, doveva vivere.
Capitolo X
Pochi gironi dopo si rec a Roma per prendervi dimora, scegliendola fra le tante perch gli sembrava pi adatta ad ospitare

forestieri. La scelta della casa, cio d'una cameretta decente preso una famiglia discreta, gli cost molta fatica. Sulla porta del 4
piano c'erano due targhette Paleari e Papaino. Venne ad aprirgli un vecchio di 60 anni in mutande di tela (forse si stava lavando) gli
sembrava fosse la serva, chiam la figlia e le disse che c'era qualcuno che cercava la camera. La figlia Adriana disse al padre che il
Terenzio si trovava a Napoli e gli fece notare com'era combinato. Adriana era una bella donna, vestiva di mezzo lutto, parlava piano,
ella lo condusse nella sua stanza che era apprezzabile e si godeva un bel panorama. Adriano seppe che in quella casa oltre alla
signora, Adriana, il babbo Paleari e il cognato Terenzio Papiano, viveva una donna che d lezioni di pianoforte non in casa. Seppe
anche che la sorella di Adriana era morta 6 mesi fa. Gli diede il nome, aveva paura che ella non gradisse. Si accorse che il padre
Anselmo Paleari aveva spuma nel cervello, si scus del modo decente in cui era apparso la prima volta, poi cap che egli era iscritto
alla scuola teosofica e in seguito era stato rovinato finanziariamente. Adesso viveva con la misera pensione, quella vita astratta che
si era creato studiando continuamente e spendeva molto denaro per i libri e si era fatta una piccola biblioteca. Il vecchio ora aveva
letto cose spiritiche e aveva scoperto che la coinquilina Silvia Caporale, la pianista se ne intendeva di queste cose. Quest'ultima era
una donna sopra i 40, era arrabbiata d'amore, in quanto era brutta e per non pensarci si ubriacava, si gettava sul letto e piangeva e
Adriana la andava a consolare per piet. Non veniva cacciata via perch il vecchio aveva bisogno di lei e perch dopo della morte
della madre la signora aveva venduto la sa e affidato parte del denaro a loro, ma era scomparso. Adriana era invece religiosa e con il
fatto dell'acquasantiera pens che lui non era andato a messa da quando era andato via Pinzane e non aveva una vera fede. Quando
leggeva vari libri di Palearu rifletteva sulla vita ma il vecchio gli metteva innanzi l'ombra della morte. Il modo di pensare di Paleari
tutto filosofico, tutto strano su qualsiasi cosa e Adriano era stufo del suo modo di fare e pensava sempre alla morte. Un giorno
mentre passeggiavano per Roma il vecchio disse che se un tempo era una citt bella e viva adesso e una citt morta.
Capitolo XI
Man mano che il padrone gli dava pi familiarit egli si chiudeva in se stesso col rimorso di stare l sotto falso nome e di dire bugie a
se stesso e agli altri. SI diceva da solo che voleva rimanere libero ma ogni sera si affacciava alla finestra e guardava il fiume. Qualche
sera vedeva la mammina in veste da camera, Adriana , intenta a innaffiare i fiori "Ecco la vita" pensava Adriano, ma ella per vari
motivi parlava poco di lui. Spesso andava in luoghi deserti o in luoghi solitari, come era di moda. Una notte in piazza S. Pietro gli
sembrava di sognare, ritornando per via Borgo Nuovo, s'imbatt in un ubriaco che lo ferm e gli dissi di star allegro e non pensare a
nulla; Adriano pens molto alle sue parole, non poteva certo andare ad ubriacarsi in una taverna e si diceva tra s che il male che lo
affligge la democrazia, perch se governa uno sa che deve contentare molti; ma quando i governatori pensano solo a se stessi si ha
una tirannia mascherata da libert. Mentre tornava a casa c'erano 4 miserabili armati addosso ad una donna. Prese un bastone di
ferro e cacci quegli uomini per liberare la donna ma si fer alla fronte e gli usc sangue, la donna cominci a gridare per chiedere
aiuto, poi Adriano si lav la fronte alla fontana, c'erano due guardie e la donna raccont tutto ma egli non volle spargere denunzia.
Silvia Caporale s'impicci dei fatti di Adriano vedendolo stropicciarsi il dito perch era convinta che fosse vedovo. Adriana ne soffr
perch si ricord della povera sorella. Adriano Meis si rese conto che conducendo una vita misteriosa e silenziosa aumentava la
curiosit degli altri. Un giorno Silvia gli domand da parte di Adriana perch non si faceva crescere i baffi, ma Adriana non voleva
questo e si mise a piangere. Ci furono altre domande un po' indiscrete poi cominci a parlare tranquillamente sempre raccontando
molte bugie. Le due donne approvavano quel che diceva. Si era accorto che la Caporale si era innamorata di lui, ma a egli gli
interessava Adriana ma il loro non andava pi di pochi sguardi. Gli raccont che quell'anellino glielo aveva regalato il nonno quando
aveva 12 anni, mentre si trovava a Firenze. Le dice che lui si sente brutto e per questo non ha delle donne, e poi con quell'occhio,
insomma si era accorto che la donna lo amava anche se non era bello. Mattia rifiut felice, quello che diceva il signor Anselmo non
gli sembrava pi noioso, senza volerlo era crudele verso la donna invece Adriano arrossiva. Adriano e Adriana comunicavano con le
voci dell'animo senza comuni parole. Un giorno Meis disse alla Caporale che si voleva fare operare da un'oculista e cos fece. Dopo
alcuni giorni di sera sent due persone parlare, erano la Caporale e un'altro che parlavano di lui che forse era ricco, inoltre
quest'uomo voleva parlare con Adriana. Mentre spiava si accorse che quell'uomo misterioso era rimasto solo, poi venne a parlargli
Adriana (era suo cognato Papiano). Mentre spiava si apr la persiana e Adriano lo invit e gli present il cognato venuto da Napoli. Il
cognato era segretario presso i Borbonici e non la fin pi di parlare. Quindi disse che era tardi ed era ora di andare a dormire e
Adriana lo condusse per mano come non lo aveva fatto mai. Adriano si era reso conto che non era accettato e c'era qualcosa di
misterioso che non andava.
Capitolo XII
Un giorno Paleari disse a Meis se doveva andare a vedere la tragedia di Oreste in un teatrino di marionette e gett l una valanga di
suoi pensieri che rimanevano tra le nuvole e chi lo ascoltava difficilmente seguit a pensare che un protorico di quelle era Papiano, il
cognato di Adriana, che considerava la vita come un gioco e si cacciava, in ogni intrigo. Papiano aveva circa 50 anni, alto robusto,
calvo, occhi e mani irrequiete in quanto ogni sua domanda nascondeva un'insidia, pensava di andarsene ma rimaneva perch sentiva
qualcosa per Adriana, inoltre c'era qualcosa di sospettoso in quell'uomo, la donna era diventata pi triste invece la Caporale gli dava
del lei, ma quando parlavano in segreto gli dava del tu. Una sera, sul terrazzino, dove ora non si riunivano pi perch c'era Papiano e
and a vedere (sul baule c'era il fratello di Papiano, (soffriva di convulsioni epilettiche). L trov la signorina Caporale che piangeva e
Adriano approfittando della sua voglia di sfogarsi scopr che ella rimaneva l per via di 6 mila lire, che gli aveva dimostrato che aveva
capito. Gli dice che aveva fatto molto per Rita, la sorella di Adriana e aveva venduto il pianoforte, il suo oggetto pi caro. Gli disse
che prima componeva melodie stupende, poi gli diede quelle 6 mila lire e aspettava da molto la restituzione che sarebbe avvenuta se
avrebbe convinto Adriana a sposarsi col Papiani, non per amore, ma perch lei aveva 15.000 lire di dote, quelle della sorella che il
marito alla morte della moglie dovette restituire ad Anselmo Paleari. Venne Adriana e i due smisero di parlare, poi venne il fratello di
Papiano e Adriano (Scipione) torn dentro. La signorina Caporale gli disse che se poteva fare qualcosa l'unico era lui. Adriano era
stanco di avere uno dietro la porta e inoltre cercava di spronare Adriana, aveva aperto una sfida col Papiani. Questi non fece niente
di particolare ma disse al fratello di non stare dietro la porta di Meis e rinfacciava alla cognato che era molto timida in sua presenza.
Una sera Papiano arriv in casa con un uomo dicendo che si chiamava Francesco Meis di Torino ed era cugino di Adriano. Disse che suo
padre si chiamava Francesco come lui, ed era fratello di Antonio, cio di Paolo il padre di Adriano. Adriano cap come gi aveva
capito che era una falsa e quando licenzi quell'ubriaco, cio quel parente, si rivolse a Papiano e in discussione seppe che aveva
conosciuto quell'uomo all'agenzia delle imposta dove lavorava. Una sera giunse la voce dal corridoio di una spagnolo, e Adriano vi
riconobbe quello che aveva conosciuto a Montecarlo; con il quale si era bisticciato a Nizza. Adriano, ebbe paura che Papiano sapesse
qualcosa del suo passato, ma non era cos, poich si rese conto che era solo un caso. Circa 20 anni fa il marchese d'Auletta aveva
sposato la figlia con Antonio Pantogada, ambasciatore spagnolo, 4 anni fa gli era morta la moglie a Pantogada rimanendo con una
figlia sedicenne, che il nonno, cio il marchese si tenne perch il genero aveva una vita difficile ed per questo che si trovava a
Roma. Un incontro con lui era inevitabile e per non farsi riconoscere segu il consiglio della Caporale e and dal dottore Ambrosini
per farsi rimettere a posto l'occhio.
Capitolo XIII
L'operazione era riuscita benissimo per dovette stare 40 giorni al buio in camera sua. Mentre era l pensava a tante cose e soffriva e

l'unica che poteva confortarlo era Adriana. Il Pantogana rimase solo per pochi giorni e questo gli fece accrescere la rabbia. Paleari
per confortarlo gli diceva una concezione filosofica, chiamata lanternismo e gli faceva capire che l'uomo ha avuto il triste privilegio
di sentirsi vivere. La vita per il signor Anselmo era come un lanternismo acceso e quando si spegneva era per sempre. Questo e altro
diceva il signor Anselmo per tenergli compagnia gli dice che per ogni cosa c' un lanternino diverso non si mettono d'accordo e si
sparpagliano. Gli recita una poesia di Niccol Tommaseo, si sofferma nell'inutilit che la gente specie i poveri vanno in chiesa per
pregare affinch un giorno saranno premiati. Si sofferma e dice che forse i colori sono soggettivi e l'uomo e paura delle tendore e
soprattutto della morte perch non s cosa avverr dopo. Quel lumicino piagnucoloso ci fa vedere solo una parte di mondo e a modo
suo. Il signor Anselmo voleva accendergli un lume per i suoi sperimenti, ma Adriano si accorse che gli altri non ne avevano ed egli non
sospettava che la signorina Caporale e Papaiano si prendessero gioco di lui. Adriana credeva che si era fatto aggiustare l'occhio per
vanit. La voce di Papiano era insopportabile e aveva capito che voleva che se ne andasse e gli parlava di Pepito Pantagone per
distoglierlo da Adriana, le diceva che era proprio una bella ragazza, diversa da nonno, molto scontroso, e l'avrebbe col tempo
conosciuta perch doveva essere invitata da loro per una seduta spiritica, Meis volle convincere Adriana a partecipare a una seduta,
ma ella diceva che la religione glielo impediva, poi cambi idea e disse per una sera soltanto. Il giorno seguente Papiano prepar la
camera e gli disse che se la Caporale si sarebbe sentita bene poteva comunicare con un compagno d'Accademia morto a 18 anni. Max
Oli, e una sera il suo spirito le si incarn e cominci a suonare musiche meravigliose e venne molta gente ad applaudirla. Dopo
mezz'ora Papiano ritorno con la signorina Pantogada la sua governante e un pittore e dopo entrarono le due donne. SI sedettoro in
posti e per questa seduta dovevano tenersi per mano. Il signor Anselmo spieg che due colpi battute o sul tavolino o su due
seggioline p percepire per via toccamenti, volevano dire s, 3 colpi no, 4 buio, 5 parlate, 6 luce. Poi fecero silenzio e si
concentrarono.
Capitolo XIV
Non succedeva nulla e voleva godersela, Meis come Adriana sapevano che era tutta una frode. Ad un tratto la signorina Caporale
disse che la catena non era ben equilibrata. Vennero cambiati i posti e stavolta Meis poteva tenere la mano di Adriana. Ci furono
quattro colpi quindi buio. Dopo la signorina Caporale ricevette da Max un pugno che quasi le sanguinavano le gengive, i nuovi ospiti e
tutti si preoccuparono non era mai successo un simile fatto. Ella voleva lasciar perdere ma lui e il signor Anselmo insistettero per
continuare la seduta, spensero il lanternino. Stavolta Meis strinse la mano di Adriana delicatamente. Il signor Anselmo mentre faceva
delle domande ricevette delle risposte sentendo dei colpi, alcuni di questi li sent, Adriano nella fronte, e cap che era senza dubbio.
Papiano che gliel aveva dati. Mentre stavano continuando la seduta Meis sente qualche cosa strisciare vicino a lui e dice.di aver
avvertita questa situazione e la signorina Pepita. Pantogada disse che era Minerva, la sua cagnetta. Nelle altre sedute successero
sempre quelle piccole stranezze luci ecc e cap che era Scipione, il fratello di Papiano che le provocava. Un giorno lo spirito di Max
prima fece una carezza a Pepita, poi gli altri dissero se poteva ricevere un bacio e lo ricevette sulla guancia (sempre al buio). Il Meis
approfitt di quel momento e si scambi il primo bacio con Adriana. Si accese la luce e pensava che si erano accorti di loro, ma essa
fu accesa per prendere Scipione che era caduto a terra, Pepita e la governante scapparono via dalla stanza , mentre Paleari gridava
di non rompere la catena. Credettero che questo fenomeno fosse stato causato da Max, ma Meis pens che quel rumore misterioso
sarebbe stato provocato dallo spirito del poveretto che si era affogato nella Stia e la notte fece brutti sogni, poich quel colpo in
camera sua non lo aveva sentito solo lui.
Capitolo XV
Quella notte si svegli pi volte, aveva paura di qualcosa e rifletteva sulle tante cose filosofiche che gli aveva detto Paleari. Dopo 40
giorni quuando riapr le finestre non ebbe alcuna gioia nel vedere la luce e si guard allo specchio del buon esito dell'operazione. SI
vergognava d'aver preso parte alle sedute ma l'unica sua gioia era di aver baciato Adriana, sapeva che il Papiano voleva Adriana, e
quelle volte gli aveva seduto la Caporale vicina. Adriano riflett molte seduto sul divano che la sua libert era stata limitata dalla
scarsezza del denaro e poteva chiamarsi solitudine e noia in compagnia di se stesso.
Egli avrebbe vissuto con Adriana se non ci fossero state le convenzioni sociali e inoltre in quel momento era come se lui fosse un
morto e doveva pensare anche alle due donne che aveva lasciato a Miragno. Mentre era assorto da questi pensieri buss alla porta
Adriana con la nota, ella e lui dopo scambio di quel bacio avevano accresciuto i loro sentimenti infatti Meis gli attir la testa bionda
sul petto e le pass una mano sui capelli. In quel momento non avrebbe mai pensato che sarebbe ritornato nel posto dal quale era
fuggito, infatti fece capire ad Adriana che ormai sapeva tutto di quella casa e c'erano dei motivi per cui on poteva rimanere l.
Ripens che doveva pagare il dottore e doveva prendere i soldi, lo sportello era aperto, molto strano infatti lo avevano derubato di
12 mila lire e gliene rimanevano cinquantatr. Adriana divent pallida e stava svenendo, voleva chiamare il padre, ma cerc di
trattenerla e ricont i soldi. E Adriana cominci a singhiozzare e Meis cap che era stato Papiano e il fratello durante una seduta
spiritica. Non poteva denunziarlo perch era fuori da ogni legge, Adriana lo scongiur piangendo di denunciarlo per liberi di Papiano
che gi l'aveva fata soffrire molto. Meis sapeva benissimo che non poteva denunciarlo e pensava di andarsene via e lasciare tutto
com'era anche se credeva fosse una crudelt nei confronti di Adriana, e inoltre in quella casa aveva trovato un po' di pace e trovata
Adriana. Egli era confuso da questi pensieri usc di casa come un matto. Vide la sua ombra e prese piacere a calpestarla, poi anche
altre persone calpestavano la sua ombra ed egli in quella vide Mattia Pascal, morto alla Stia. In quel momento si sent inutile, poich
chiunque poteva rubargli il denaro che possedeva e stanco che gli altri pestassero la sua ombra esposta per terra, mont sul primo
tram.
Capitolo XVI
Ritornato a casa sent che gli altri parlavano del denaro che gli era stato, ma egli disse che l'aveva trovato e gli altri rimasero
meravigliati. Egli disse che erano dentro il portafogli, Adriana sapendo che stava mentendo gli disse che prima li aveva cercati e non
li aveva trovati, Meis disse che non aveva guardato bene e la donna usc dalla stanza piangendo. Papiano disse che doveva andarsene
e quasi piangendo gli fece capire che i soldi li avevano trovati addossi del fratello Scipione, ma visto che lui li aveva trovati lui se ne
andava. Egli sapeva benissimo che Meis l'aveva fatto apposta e piangeva perch aveva incolpato il fratello in qualunque i casi. Con
quel pianto Meis pensava che Papiano restituiva quei soldi al suocero. Papiano infatti disse che sarebbe ritornato presto a Napoli
dopo aver chiuso il fratello in una casa di salute e a fatto altre casette per s e per il marchese, anzi invit tutti a venire con lui.
Rientrato in camera pens ad Adriana e a tutto quello che voleva dirle. Venne la Caporale e gli disse che Adriana era inconsolabile
perch non che aveva trovato il denaro Meis aveva avuto l'idea di farsi disprezzare da Adriana e fare la corte a Pepito e farsi
prendere per pazzo. Era ora di andare a casa del marchese e partirono tutti. La casa del marchese Giglio d'Auletta era a Roma, di
solito era affollata, ma quel giorno c'era solo il pittore che abbozzava il ritratto di Minerva, la cagnetta di Pepita. Quando scese ella
con la governante Candita, si accorse che era una bella ragazza e accanto a,ei la bellezza di Adriana impallidiva, invece vide che la
governante portava in testa una parrucca. Meis osserva la vecchia cagnetta e la descrive. Venne il marchese, un vecchietto che si
dimostr cordiale con loro e gli fece visitare la casa, lesse loro una lettera e si ricord guardando un giglio di legno della mattina del
5 settembre 1960, una delle ultime passeggiate del sovrano. Per attuare il suo disegno Adriano si accost a Pepita e cominciarono a
discutere. Ella era impaziente e aspettava che il pittore le portasse il quadro di Minerva, non era pronto e dovette continuarlo e per

punirlo del ritardo si mise a parlare con Meis. Minerva non stava ferma e il pittore si spazientiva e cominci a sgridarla. Pepita si
offese, pianse e svenne. Adriano e il pittore si scontrarono ma Meis venne fermato e gli altri gli avevano detto che ci pensavano loro
che erano i testimoni, ma ci ripensarono e dissero che era meglio se si rivolgeva a due ufficiali dell'esercito. Ormai non aveva nulla
da perdere, si present davanti gli ufficiali e disse che aveva avuto un affronto, un ufficiale lesse il codice cavalleresco e aveva detto
che c'era stato un caso simile al suo a Pavia. Stanco di ascoltarlo gli disse che voleva battersi subito senza fare tutte quelle cose, ma
lo scoppio di risa degli ufficiali lo fece vergognare e scapp via. Guard le vetrine e a notte fonda si trov sul Ponte Margherita e
ripens che questi due anni si era aggirato come u'ombra con l'illusione di vivere dopo la morte, aveva pensato di ritornare a casa a
Miragno. Ma prima per decise di far morire Adriano Meis affogato, scelse un posto meno illuminato, si tolse il cappello, il bastone, il
biglietto col nome, indirizzo e data e li pos sul parapetto del ponte e se ne and portando con s il denaro cercando la sua ombra.
Capitolo XVII
Ariv alla stazione in tempo per prendere il treno delle 12 e 10 per Pisa, quando il treno part si fece un sospiro di sollievo come se si
fosse tolto un macigno ed era felice di essere di nuovo Mattia Pascal. Sapeva che doveva ritornare in quell'inferno di casa ma si era
reso conto che quella libert era solo apparente ed era stato incosciente quando era fuori da ogni legge; in quei due anni era rimasto
solo e aveva detto molte menzogne. Pensava a quello che sarebbe successo se i giornali avessero pubblicato del suicidio di Adriano
Meis, quindi aspett alcuni giorni a Pisa per leggere i giornali poi voleva sperimentare la resurrezione prima con il fratello e la
cognata. Si fece tagliare i capelli e compr il cappello di quelli che usava Mattia Pascal. Compr una valigia e delal biancheria perch
pensava che la moglie aveva buttato via tutto. Il giorno dopo quando lesse i giornali vide che c'erano poche parole per lui, molto
confusionarie e alcuni dissero per amore di Pepita Pontegoda. Part per Oneglia e trov Roberto in villa per la vendemmia. Era felice
di aver visto la bella riviera. Il servo lo fece entrare dicendo che era amico del padrone. Mentre aspettava nel salotto c'era un
bambino che doveva esser e il figlio di Berto. Berto quando lo vide impallid ma Mattia gli disse che era vivo, entrambi si
abbracciarono e piansero. Mattia gli racconta della sua storia e voleva ritornare a Miragno, ma Berto gli disse che la moglie si era
sposata con Pomino, ma se voleva poteva riprendersela e il secondo matrimonio si annullava. Berto lo lasci solo e dopo fece venire
il cognato che era avvocato, anche la moglie di Berto e la madre di lei gioirono a vederlo. L'avvocato gli disse che poteva riprendersi
la moglie e il 2 matrimonio si annullava, poi l'avvocato gli disse che era meglio che non tornava visto che l'avevano trattato cos ma
egli replic che non voleva fare pi la parte del morto e voleva vendicarsi. Mangi insieme a loro, il fratello gli disse che voleva
accompagnarli l'indomani, ma Mattia insistette e se ne and da solo quella sera. Part col treno e alle 8 fu a Mragno.
Capitolo VIII
Mattia sal su un vagone di prima classe, voleva vendicarsi e provava odio, si era dimenticato di domandare a Berto del Malagna,
della zia Scolastica, del podere della Stia ecc. Egli pensava che poteva trovare Pomino nel suo Palazzo e caso mai avrebbe avuto
l'indirizzo dalla portinaia. Giunse l e ci doveva essere aria di funerale, forse era morto il padre di Pomino. La portinaia lo fece
aspettare davanti a una porta, forse stavano cenando. Buss e la vedova Pescatore domand chi fosse e Mattia disse che era lui, si
stupirono ed ebbero tutti paura. Pomino cadde per terra, la vedova Pescatore fece un forte urlo. Mattia cercava Romilde ma Pomino
era di l insieme alla figlioletta perch doveva darle il latte. Romilda con la bambina and nella sala quando lo vide e lo fece
calmare. And da Romilde la quale piange e gli disse dove era stato. Egli rispose che loro lo avevano creduto morto e ora doveva
riprendersela ma non volle perch non voleva lasciare la bambina senza mamma e avevano fatto pari, lui aveva un figlio, figlio del
Malagna e lui una figlia che figlia di Pomino e se la voleva Dio un giorno si sarebbero sposati. La bambina era addormentata,
Romilda la pos nella culla e andarono di l a discutere. Mattia si mise a guardare Romilda, mentre Pomino diventava geloso, Mattia
cap che le voleva bene e le disse che li lasciava in pace e la lasciava a Pomino anche per amore della bambina e voleva passare di l
per fare delle chiacchierate. Pomino s'infurio e gli disse quasi che era meglio che fosse morto davvero, Mattia controbatt e dice che
gi era stato da suo fratello. Mattia gli domand se c'era una lapide e se avevano portato fiori al cimitero e chiese come mai si erano
sposati cos presto. Pomino disse che dopo la sciagura avevano affidato una personcina alla donna e poi si era sposato con ella ed
avevano avuto la bambina e fu gioia per tutti anche per il nonno che era morto da due mesi. Per quanto riguarda la zia Scolastica era
viva ma non lo vedeva da due anni. SI misero a conversare aspettando l'alba del giorno in cui sarebbe pubblicamente risorto. Lasci l
la valigia, scese a passeggiare per le strade, per nessuno lo riconosceva. Voleva ritornare indietro e cancellare tutto il patto, invece
di andare al Municipio a farsi cancellare dal registro dei morti, and in biblioteca dove trov don Eligio Pellegrinotto che dopo avergli
sentito pronunciare il nome gli fece una festa, lo port in paese e lo fece riconoscere a tutti i quali lo tempestavano di domande ma
egli rispondeva che aveva fatto il morto ed era venuto dell'altro mondo, il giornalista Lodetta, quello del foglietto gli port il
giornale di due anni fa dove c'era la notizia della sciagura, ma egli disse che il contenuto lo sapeva a memoria perch si leggeva
all'inferno, poi nel giornale della domenica scrisse che era vivo a grosse lettere. Tra i pochi che non vollero farsi vedere furono i
creditori e Batta Malagna, La domenica incontr Oliva con il figlio di cinque anni, lei lo guard negli occhi e gli disse tante cose. Ora
vive con la zia Scolastica, dorme nel letto dove morta la madre e passa molto tempo della sua giornata in biblioteca insieme a don
Eligio e da sei mesi che aiutato da lui sta scrivendo questa storia anche se non sa a che fine giover agli altri. Comunque gli disse che
il succo e che non si pu vivere fuori dalla legge per bella o triste che sia. A volte va al cimitero del povero ignoto a portargli i fiori e
se qualcuno lo segue e gli domanda chi fosse gli rispondeva io sono... Il fu Mattia Pascal!