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Programma serata:

Alani Resnais, Guernica


R.: A. Resnais, R. Hessens; T.: P. Eluard; Voci: M. Casàres, J. Pruvost; M.: G. Bernard; 1950; 13 min; b/w

Luciano Emmer, Incontrare Picasso (2000)


Da Picasso: R.: L. Emmer; F./Ph.: Giulio Giannini; Mus. Or.: Roman Vlad; T.: Renato Guttuso, Antonello Trombadori,
Antonio del Guercio. 1954, 41 min., col. Ferr., 35 mm

Henri-Georges Clouzot, Le Mystère Picasso


R.: H.G. Clouzot; Sc.: H.G. Clouzot; M.: G. Auric; Dir. Fot.: Claude Renoir; M.: J. de Bretagne. 1956, 76 mm, b/w,
col.

Alain Resnais (Vannes, 3 giugno 1922)

Alain Resnais nasce a Vannes, in Francia, il 3 giugno 1922. Pur non aderendovi mai ufficialmente, fu teorico e costante
punto di riferimento della Nouvelle Vague. Talento precocissimo, si interessa sin da giovane all'arte, in particolar modo
alla musica classica, alla fotografia e al fumetto, oltreché alla letteratura, con le opere di Marcel Proust e André Breton
quali nomi di riferimento nel suo percorso personale.
Già a quattordici anni gira il suo primo cortometraggio, L'aventure de Guy (id.), ma è dal 1946, con il lungometraggio
Ouvert pour cause d'inventaire (id.) che decide di dedicarsi completamente al cinema e all'attività di regista. La
produzione subito successiva evidenzia il forte legame e la passione che l'autore nutre nei confronti dell'arte, in special
modo quella figurativa: in poco più di 10 anni gira una ventina di documentari, la maggior parte dei quali hanno come
protagonisti i grandi interpreti della pittura dell' '800 e del '900; tra essi vanno ricordati Van Gogh (id., 1947), con cui
vinse l'Oscar per il commento scritto, Guernica (id., 1950), Gaugin (id., 1950), il documentario ad episodi Pictura (id.,
1951), codiretto insieme a vari registi, tra i quali Luciano Emmer, Enrico Gras e Lauro Venturi, e Les statues meurent
aussi (id., 1953), dura critica alla mercificazione dell'arte africana ad opera dell'occidente, che gli costerà il sequestro e
la modifica del documentario da parte della censura.
Dopo aver conquistato le platee internazionali con il documentario Notte e nebbia (Nouit et broullard, 1955), Resnais
decide di abbandonare il genere per dedicarsi ai lungometraggi di finzione, stimolato anche dall'interesse nei confronti
della nascente Nouvelle Vague: il suo primo lavoro di questo tipo, Hiroshima mon amour (id., 1959) conquista fin da
subito il consenso della critica specializzata, grazie anche all'uso innovativo della tecnica del flashback, e viene
candidato all'Oscar per la miglior sceneggiatura originale nel 1961. Inizia così un'intensa produzione cinematografica,
caratterizzata da uno spiccato impegno politico, che rivoluziona il modo comune di concepire ed interpretare il cinema:
i codici della narrazione cinematografica tradizionale vengono messi in discussione, l'intreccio classico viene
abbandonato in favore di esperimenti spazio-temporali che destabilizzano il genere. Innovazioni tecniche quali
combinazioni narrative, realtà aleatorie e non lineari e analogie, oltre al sapiente montaggio, permettono a Resnais di
indagare la memoria e l'immaginazione dell'individuo, dimostrando come il caos sia elemento fondante della condizione
umana. Il suo cinema di forte impronta anti-naturalista di questo periodo è ben rappresentato da film quali L'anno
scorso a Marienbad (L'année dernière à Marienbad, 1961) e La guerra è finita (La guerre est finie, 1966), opere che
testimoniano la rivoluzione stilistica operata dal regista. Dopo l'insuccesso di Je t'aime, je t'aime (id., 1968), Resnais
decide di ritirarsi temporaneamente dall'attività di regista, ma solo cinque anni dopo, nel 1974, tornerà dietro la
macchina da presa con Stravinsky, il grande truffatore (Stravinsky): ritrovati gli stimoli, il regista francese riprenderà
anche la sua ricerca stilistica, approfondendo la sperimentazione formale tipica della sua produzione con capolavori
quali Providence (id., 1977) e Mio zio d'America (Mon oncle d'Amérique, 1980). Svolta e apice formale allo stesso
tempo è rappresentata da La vita è un romanzo (La vie est un roman, 1982), dove le intuizioni e le sperimentazioni
dell'autore vengono estremizzate: difficile da incasellare in un singolo genere cinematografico, il film mescola
sapientemente la commedia con il musical, il fantasy e il genere storico, oltre a presentare intricati artifici narrativi in
cui molteplici piani temporali si sovrappongono tra loro.
Dopo i melodrammi L'amour à mort (id., 1984) e Melò (id., 1986), Resnais si interesserà nuovamente alle arti figurative
con Voglio tornare a casa! (I want go to home, 1989), omaggio al fumettista Jules Feiffer.
Gli anni novanta e duemila continuano sull'onda della sperimentazione e vedono Resnais protagonista a teatro, grazie
anche alla florida collaborazione con il commediografo inglese Alan Ayckbourn: il dittico Smoking/No Smoking (id.,
1993) esaspera il relativismo dei piani temporali tanto caro al regista, mentre con il musical Parole, parole, parole...
(On connaît la chanson, 1997) viene sviluppato l'aspetto ludico del suo cinema, attraverso la sostituzione dei dialoghi
con celebri canzoni francesi; la commedia Cuori (Cœurs) del 2006 vincerà il Leone d'argento per la regia alla Mostra
del cinema di Venezia dello stesso anno.
È del 2009, infine, l'ennesimo ritorno al grande schermo del regista francese con Gli amori folli (Les herbes folles),
adattamento del romanzo di Christian Gailly L'incident.

Marco Ramacci

Bibliografia essenziale:
-Roberto Zemignan, Alain Resnais. L'avventura dei linguaggi, Il Castoro, 2008.
-Alessandro Izzi, Alain Resnais e il cinema permutato, Edizioni Unica, 2009.
-Vv. Aa., La Nouvelle Vague. Il cinema secondo Chabrol, Godard, Resnais, Rivette, Rohmer, Truffaut, Minimum Fax,
2009.

Henri-Georges Clouzot (Niort, 20 novembre 1907 – Parigi, 12 gennaio 1977)

Henri-Georges Clouzot nasce a Niort, in Francia, il 20 novembre 1907. Regista trasversale, a causa della sua poetica
estrema e fuori dalle righe fu ingiustamente poco considerato da certa critica se non “di genere”. Solo in tempi recenti
infatti si è tornati a parlare di lui: basti pensare che prima del 1998, in Italia l'ultimo scritto critico su questo autore era
datato 1951.
Eppure risulta essere una figura chiave del cinema francese: i suoi lavori saranno fondamentali per il passaggio dal
“Realismo poetico” degli anni trenta alla florida stagione della Nouvelle Vague, di cui egli però non farà mai parte, né
verrà mai accostato, sempre a causa dei suoi lavori considerati troppo eccessivi. Pur avendo come compagni di viaggio
gli appartenenti della cosiddetta “Generazione della qualità” (Autant-Lara, Clement e Cayatte), si discosterà
parzialmente dal loro stile e dalle loro tematiche. Clouzot infatti con le sue opere sarà nettamente distante da qualsiasi
ideologia scaturita dalla guerra e dalla Resitenza e per questo sarà accolto positivamente solo dagli iconoclasti della
nuova leva critica, oltreché apertamente ostacolato dal resto della critica ufficiale, fino ad essere allontanato dalla
macchina da presa. Lo stile del regista francese può essere definito come un espressionismo che porta il noir
all'estremo: film come L'assassino abita al 21 (L'assassin habite...au 21), con cui esordì nel 1943, o Legittima difesa
(Quai des Orfèvres, 1947) sono validi esempi del pessimismo storico di Clouzot e della sua consapevolezza che il male
è presente in tutto il mondo e si nasconde dietro il volto di ogni individuo. Questa sua poetica, che trova un naturale
parallelo a livello visivo (frequente e brusco alternarsi di luci ed ombre, ambienti immersi nella nebbia e nel fumo,
dimore spesso squallide e decadenti), lo costringe ai margini dei circuiti cinematografici generalmente apprezzati e le
sue scelte anticonvenzionali generano in più di un'occasione fraintendimenti e stroncature: per il film Il corvo (Le
corbeau, 1943) fu accusato di collaborazionismo con il regime nazista e addirittura epurato dopo la Liberazione
(quando invece l'opera non è altro che una magnifica rappresentazione del clima di paura e di sospetto ai tempi
dell'occupazione tedesca in Francia).
Nonostante ciò Clouzot continuerà la sua opera, estremizzando per quanto possibile le intuizioni formali frutto della sua
ricerca: in Manon (id., 1949), in cui un partigiano salva una giovane ragazza accusata di aver fraternizzato con i nazisti,
il noir diventa dichiarata esercitazione sadica (e torneranno ancora incessanti le critiche al regista), mentre il
raccapricciante collegio de I diabolici (Le diaboliques, 1954) viene popolato da sinistri fantasmi. Ma è nel 1953 che
realizza il suo capolavoro, summa di tutti gli sforzi impiegati nella sua costante ricerca: Vite vendute (Le salaire de la
peur) è un trattato sulla paura e la meschinità umana; Clouzot con occhio disincantato delinea l'inevitabile disperazione
in cui la società postmoderna è costretta ad abbandonarsi.
Prima di chiudere definitivamente la propria carriera nel 1968 con La prigioniera (Le prisonnière, 1968), Clouzot saprà
esercitarsi in quello che rappresenta un unicum nella sua filmografia e, sotto certi punti di vista, un passaggio
inaspettato: Il mistero Picasso (Le mystère Picasso, 1955), audace documentario d'arte in cui il regista riesce a
sovrapporre (e in alcuni casi a superare) l'occhio del grande pittore spagnolo con quello della macchina da presa.
Ritiratosi definitivamente dalla scena, non riprese più in mano la cinepresa; comparve nel documentario a lui dedicato
Histoire du cinéma français par ceuxqui l'ont fait del 1974. Morirà 3 anni dopo a Parigi, il 12 gennaio 1977.

Marco Ramacci

Bibliografia:
-Aldo Tassone (a cura di), France cinema, Il Castoro, 1998.
-Pietro Bianchi, Henri-Georges Clouzot, Guanda, 1951.
Picasso, devoto pellegrino. Picasso, ne l’interesse, ma la ragione profonda
dell’animo umano ovvero la a volte disperata e a volte
Picasso è un artista complesso. Nella sua lunga vita ha gaia necessità espressiva.
esplorato le tecniche più disparate e ha dato inizio ad
innumerevoli rivoluzioni. Dal cubismo inaugurato agli Michela Morelli
albori del secolo scorso ai meno conosciuti, ma
attualissimi “light drawing”, messi in atto per la prima
volta alla fine della seconda guerra mondiale e oggi Guardare Picasso. Emmer, Clouzot e Resnais
rinati specie in ambiente underground col nome più o
meno condiviso di Street Art di luce. Dopo la seconda guerra mondiale, il mito di Picasso
Spettatore attivo di più epoche, quello che intriga e crebbe enormemente. L’artista spagnolo dal 1946
stupisce nella sua arte è la straordinaria capacità di abitava a Valleuris, piccolo paesino del sud della
accordare una rivoluzionaria visione estetica al dato Francia con una lunga tradizione ceramica. Ed è lì che
reale, perseguendo in ognuna delle sue numerose opere vengono girati o pensati due dei tre film presentati
l’essenza profonda del fare artistico. Già perché questa sera. Allora Picasso aveva 65 anni, era stato un
Picasso è un pittore realista. Ma in lui la realtà non è giovane bohèmien nella Parigi di inizio secolo, un ricco
solo storica, ovvero influenzata da un andamento e famoso artista tra le due guerre, l’iniziatore del
temporale, ma universale ed è legata in modo cubismo, capofila dell’avanguardia, disegnatore di
indissolubile alla visione. Così le scomposizioni costumi teatrali, pittore di rigoroso classicismo prima
cubiste non sono arbitrarie congetture, ma semplice del ritorno all’ordine, surrealista, scultore, poeta… La
risultato di visione e analisi della realtà, perché come ci sua stella brillava altissima e la sua esistenza era già
ricorda Gertrude Stein, Picasso sapeva che “Ognuno è circondata da un velo di leggenda. Eppure Picasso non
abituato a completare l'insieme con quello che sa: ma si era fermato, interessato da tempo agli oggetti di
Picasso quando vedeva un occhio l'altro non esisteva, recupero (objet trouvé), lavorava ad assemblagé
per lui esisteva solo quello che vedeva. Come pittore scultorei di innovativa potenza e si dedicava alla
[...] aveva ragione: uno vede quello che vede, il resto è ceramica, oltreché alla mai interrotta attività pittorica.
ricostruzione a memoria e i pittori non hanno niente a La cosa straordinaria fu che, nel momento in cui si
che fare con la ricostruzione, niente a che fare con la decise di dedicargli attenzione, Picasso era ancora un
memoria, si occupano solo delle cose visibili”. artista vivente, depositario di una storia di cui già allora
(Gertrude Stein, Picasso, 1938). Allo stesso modo, si riconosceva l’importanza e prolifico fautore di
Guernica è risultato di una visione, quella della piccola capolavori. Così i documenti fotografici e filmati
cittadina basca rasa al suolo dalle bombe tedesche, sull’uomo e sulla sua opera in quegli anni si
unita ad un infinità di rappresentazioni passate di moltiplicano. L’imprevedibilità e la potenza della sua
drammi umani come le raffaellesche figure produzione artistica non si era esaurita -ed in effetti
dell’Incendio di Borgo nelle stanze vaticane, che qui non si esaurirà fino al giorno della sua morte-: da tutto
tornano deformate da un orrore impensabile, dalla il mondo, artisti, registi, critici, giornalisti e gente
distruzione che per una delle prime volte arriva dal comune si riversava nel piccolo villaggio nel sud della
cielo, espressione feroce di una guerra modernissima Francia per incontrarlo.
che non risparmia gli innocenti. Così in Picasso le Nel 1953 anche il regista italiano Luciano Emmer si
visioni, i ricordi artistici -suoi o di colleghi passati e reca a Vallauris: il P.C.I. gli ha commissionato un
contemporanei- e quelli di vita si stratificano, si documentario su Picasso in occasione della grande
combinano e generano capolavori. L’impostazione mostra monografica itinerante (Roma-Milano) dedicata
estetica si rispecchia poi nel modo di lavorare all’artista spagnolo. A quei tempi Picasso era diventato
dell’artista, ben visibile nei documentari presentati il vessillo degli intellettuali di sinistra: alla fine degli
questa sera, dove l’idea iniziale, suggerita da pochi anni Trenta, durante la guerra civile spagnola e
tratti, è in potenza ogni cosa, è “il quadro sotto al affiancato dall’allora compagna Dora Maar, si era
quadro” ed in effetti, muta, si snatura, torna agli inizi e tesserato col Partito Comunista Francese, come atto
poi di nuovo cambia fino a prendere una forma che concreto contro la dittatura di Franco. Il suo impegno
appare definitiva, ma solo dopo una lunga lotta, la politico è profondo e si concretizza in molte delle sue
stessa lotta di cui parla Apollinaire quando in Les realizzazioni -in fondo ciò accade sin dall’inizio del
Peintres cubistes , méditations esthétiques ci ricorda il secolo, negli anni delle famiglie di saltimbanchi-, ma
coraggioso passaggio di Picasso dal periodo rosa al non è ortodosso: Picasso è comunista per affinità
cubismo, la stessa lotta di cui parla Gertrude Stein elettive col messaggio ideologico del partito, ma nella
quando descrive il modo in cui Picasso faceva e pratica artistica non si allineerà mai completamente ai
disfaceva nel continuo conflitto della ricerca. Stesso dettami del partito, fiero difensore dell’irrinunciabile
fare e disfare che caratterizza tutti i periodi dell’artista, libertà intellettuale ed estetica.
sorta di pellegrino devoto all’arte, saltimbanco Nell’immediato dopoguerra, la Biennale di Venezia si
itinerante o coraggioso comandante partigiano, che una libera del controllo fascista e nel 1948 si dedica alla
volta avviata una rivoluzione, una volta approdato al rivisitazione delle grandi avanguardie. L’allora
nuovo, riparte da capo, salpa per l’ignoto della Segretario Generale Rodolfo Pallucchini, riesce
rappresentazione guidato da un inarrestabile impulso nell’impresa più volte tentata anche durante il
creativo. Non fu infatti la moda che guidò gli stili di
Ventennio di far esporre Picasso. L’artista spagnolo Clouzot in Le Mystère Picasso) sottolineano per
aveva partecipato una sola volta alla Biennale, nel contrasto la grandezza della creazione stessa. Qui, per
1905, ma il Segretario Generale Fradeletto, aveva fatto volontà della regia occulta dello stesso Picasso e per la
togliere le sue opere dopo un solo giorno di esposizione già nota predisposizione di Emmer nel filmare
perché il linguaggio innovativo avrebbe potuto capolavori, è l’opera nel suo farsi la vera protagonista.
disturbare gli spettatori. Da allora e fino alla Ma ciò che di più straordinario c’è nel film di Emmer è
retrospettiva del 1948, curata dal giovane Renato frutto del caso. Si tratta della testimonianza irripetibile
Guttuso, Picasso non mise più piede nella Laguna. Nel di un capolavoro perduto, la Colomba della Pace,
1948 Picasso espose nel padiglione italiano e non in dipinta da Picasso sotto la videocamera del regista
quello francese perché la Francia, guidata da de Gaulle, italiano su un pannello nella chiesetta di Vallauris e
aveva virato a destra. La valenza politica della cancellata il giorno dopo le riprese da alcuni operai che
partecipazione di Picasso a quella Biennale è l’avevano scambiata per uno schizzo di prova.
innegabile: il grande artista torna in Italia solo dopo la Ciò che accomuna il film di Emmer a quello di Clouzot
caduta del fascismo. è l’emozione di assistere alla creazione e il fascino
Grande valenza politica avrà anche la prima quasi ipnotico che esercita Picasso al lavoro.
esposizione italiana di Guernica che avviene proprio Le Mystère Picasso venne girato nell’estate del 19552
nel contesto della mostra itinerante del 1953. La prima in uno studio cinematografico di Nizza, ma l’idea di
tappa della mostra, con catalogo a cura di Lionello realizzare un film con Picasso tenta Clouzot già nel
Venturi, è quella romana. Tuttavia nella cornice della 1952. In quegli anni infatti i due artisti abitavano poco
Galleria Nazionale di Arte Moderna, allora diretta da lontani l’uno dall’altro. Il loro rapporto ebbe tuttavia
Palma Bucarelli, Guernica non trova posto e non trova inizio alla metà degli anni ’20 quando un giovane
posto nemmeno l’altro grande capolavoro pacifista di Clouzot appena arrivato a Parigi aveva potuto
Picasso, il Massacro in Corea (1951) per il divieto conoscere il già grande artista Picasso. L’occasione per
posto dal Governo Segni e dall’allora ministro delle riprendere in mano il progetto che, nel 1952, non era
finanze Giulio Andreotti. Ma quando la mostra si stato disdegnato da Picasso, si ripresentò dunque tre
sposta a Milano, l’artista italiano Attilio Rossi si reca anni più tardi. Dopo varie ipotesi di realizzazione,
personalmente da Picasso a Vallauris e dopo una lunga l’idea definitiva fu quella di riprendere Picasso mentre
giornata di contrattazioni riesce a convincerlo a dare il lavora, “mostrare i quadri che stanno sotto al quadro”
suo consenso per far spostare Guernica dal MoMa di secondo la precisa volontà del pittore. Picasso dunque
New York dove allora, per sua volontà, era conservata dipinge nascosto dietro ad una tela appositamente
in attesa della caduta del regime franchista, al salone illuminata così da mostrare solamente i tratti che man
delle Cariatidi del Palazzo Reale a Milano che ancora mano vanno a formare la rappresentazione, dando allo
portava i segni dei bombardamenti tedeschi. spettatore l’illusione di vedere attraverso gli occhi
È in questo contesto che prende forma il primo dell’artista creatore. Ed ecco palesato l’irrisolvibile
documentario italiano su Picasso diretto da Emmer1, il mistero del film, quello della creazione artistica.
quale, come ricorda lui stesso nel film proiettato questa L’emozione di assistere in diretta al processo creativo
sera (che è un rifacimento commentato del 2000), in ogni sua parte grazie alla capacità di registrare il
acconsentì a girarlo ponendo una condizione: tempo propria del mezzo cinematografico assale lo
“Incontrare Picasso”. E da questo incontro nasce il spettatore. Qui la settima arte si sposa splendidamente
miracolo. Emmer è tutto concentrato nel riprendere, con la ragione profonda della pittura che, imprigionata
non l’opera finita, ma l’atto creativo; segue estasiato, nella bidimensionalità della tela, tenta di spezzare le
quasi attonito il lavoro dell’artista che da forma limitazioni oggettive imposte dal mezzo. Una sfida che
all’opera tanto che la regia sembra dettata dai gesti di si intensifica storicamente proprio nell’ambito delle
quest’ultimo. Ogni passaggio, ogni movimento di avanguardie quando la pittura, da registrazione del dato
mano di Picasso è registrato come se si stesse seguendo reale o da matrice interpretativa di quest’ultimo diviene
una danza su una sinfonia ben costruita, gli stacchi strumento conoscitivo della realtà stessa. È infatti nel
sugli occhi ironici e sicuri e sul volto deciso e sereno Novecento che l’artista tenta l’inserimento della
dell’artista al lavoro restituiscono un immagine quanto dimensione temporale nel quadro, basti pensare ai
mai vivida e profonda di Picasso. La famigliarità Futuristi e al loro dinamismo meccanico o alla
quotidiana dell’ambiente in cui la creazione prende simultaneità Cubista ovvero il tempo della visione che
forma e la disarmante semplicità della figura sfuma e sfaccetta una realtà solidamente
dell’artista in pantaloncini e petto nudo (ripreso poi da tridimensionale e che entra nel quadro anche
sottoforma di citazione puntuale di quest’ultima
attraverso simboli che richiamano lo scorrere del
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Nella versione originale il film, presentato a Cannes nel tempo, -dove sembra che reale e temporale coincidano
1954, era lungo 50 minuti e per ragioni di botteghino fu diventando sinonimi- come ad esempio i titoli di
diviso in sei parti. Documentava la vita di Picasso attraverso giornale incollati o riprodotti nei quadri del periodo
la selezione, effettuata dall’artista stesso, di alcune opere che sintetico. Anche se il concetto di simultaneità è
ne descrivessero il lavoro dagli inizi fino alle ultime
differentemente affrontato e applicato da futuristi e
creazioni. La connotazione sociale e politica sotto la cui
egida nasce questo film di Emmer era sottolineata dal
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commento audio di Antonello Trombadori, Renato Guttuso e Il film ricevette il Premio Speciale della Giuria al Festival
Antonio del Guercio. di Cannes nel 1956.
cubisti, come ci ricorda Enrico Crispolti, secondo cui: Paul Éluard3 recitati da Maria Casarès ci
“per i cubisti la simultaneità appare fondata su un accompagnano nel dramma della distruzione.
processo immaginativo soprattutto di natura Improvvisamente sopra le macerie appare la famiglia di
speculativa concettuale, quale coscienza delle Saltimbanchi di Picasso paradigma di un umanità
interferenze tanto conoscitive quanto sensitive non più innocente vittima dell’irrazionale sterminio. Un
ridotte all'evidenza di una circostanziata presenza susseguirsi incessante dei tanti volti dipinti dall’artista
visiva” (Futurismo. I grandi temi 1909-1944, pp.15-17, spagnolo prima della guerra descrivono un umanità
Mazzotta Editore) è innegabile lo sforzo picassiano di confusa e interdetta, perduta in un tempo non più
portare in pittura il tempo anche attraverso il travaglio definito, dove l’unico riferimento resta la distruzione di
creativo, mostrando, nel caso del film in questione, Guernica, i titoli dei giornali e i graffiti incisi sulle
come la gestazione di un opera è un processo mai macerie: “La morte ha rotto l’equilibrio del tempo”
definitivamente concluso, segnato dalla mutazione, scrive Éluard. Circa a metà del corto, fa la sua
come è in fondo la stessa vita dell’uomo che porta in se apparizione Guernica di Picasso, ma come il resto delle
i caratteri da cui è stato generato –“i quadri sotto il opere utilizzate nel film, si scompone, rispondendo al
quadro”- e che non può essere mai definitiva per la ritmo della poesia che ora si fa più incalzante ed
stessa ragione che esiste nel tempo. emergono dal buio i volti deformati dall’inaudito
È dunque il processo creativo il vero protagonista di Le dolore. In un crescendo i minotauri, le teste mozzate
Mystère Picasso e non già l’artista che si nasconde con le lingue tese di fuori, i cavalli abbattuti si
dietro la tela. Non dunque l’uomo Picasso che tuttavia, susseguono sulla scena di una sorta di teatro delle
in alcuni tratti, emerge potentemente, ma sempre in ombre che segna il trionfo dell’orrore. Nell’ultima
funzione dell’opera. Quando l’artista spagnolo parte del film, una schiera di sculture di Picasso che
raccoglie la sfida del rullo limitato e con sguardo giacciono distese come gisant corrose e scomposte
intenso inizia a dipingere mentre Clousoz, maestro di sono i “monumenti di sgomento” che descrivono la
suspence, tiene il conto dei secondi che restano prima moderna strage degli innocenti. Il pastore con l’agnello
che la macchina da presa si blocchi, c’è tutta l’ironia, la unico in piedi nel cimitero di pietra è la speranza della
gioia quasi ludica del dipingere e la determinazione che rinascita “con la colomba nel cuore”. In Guernica
caratterizzano Picasso: “Posso continuare per tutta la Resnais si accorda alla forza universalizzante e a-
notte”. E quando più avanti nella pellicola, dipingendo temporale del capolavoro di Picasso che usa come
dice: “Non va bene” e dopo ore di lavoro cancella espediente storico per descrivere il dramma di tutti in
quanto già fatto c’è tutta la rabbia dell’impossibilità di un inno alla pace contro ogni tirannia.
fermare l’idea, ma anche l’indiscutibile volontà di
riprovare, quella “sublime fatica” che percorre e Michela Morelli
caratterizza l’opera di tanti grandi della storia dell’arte,
la stessa misteriosa fatica che avvicina così tanto il
genio e l’ossessione, l’impulso creativo e l’afflato di Picasso pittore del secolo
morte.
Il tempo, la sfida, la registrazione del processo creativo Tra la fine degli anni Trenta e l’inizio degli anni
introducono l’altro mistero del film: la possibilità di Quaranta si apre per Pablo Picasso un periodo di
fondere il linguaggio cinematografico e quello straordinaria produzione e notorietà: nel giro di pochi
pittorico. Infatti la macchina da presa e Clouzot non si anni diventa il “pittore del secolo”. Nel dopoguerra
pongono soltanto come testimoni della creazione, ma infatti la fiera opposizione al regime franchista e
entrano nel processo creativo, influenzando tempi e soprattutto l’enorme tela Guernica (1937) e la
modi della composizione dando un felice esempio di contemporanea presa di posizione politica nelle fila del
possibile e ben riuscita armonizzazione dei due mezzi. Partito Comunista Francese, lo rendono,
Così Le Mystère Picasso allontana ogni intento nell’immaginario collettivo, un potente simbolo di
didattico, affermandosi come innovativo esperimento libertà intellettuale e civile. Da quel momento in poi
artistico. Picasso non fa più parte solo del mondo artistico ma
Se nel film di Clouzot protagonista è la creazione e non viene consacrato come un vero e proprio mito
l’opera finita (che resta come testimonianza), in universale.
Guernica di Resnais il motore dell’intera pellicola è il Picasso oramai è acclamato dalle masse, i media lo
capolavoro. rendono un artista riconosciuto e di fama mondiale. Si
Guernica fu girato da Alain Resnais nel 1950. Il film si scrivono articoli su di lui su tutti i giornali del mondo.
apre con una foto delle macerie della cittadina basca C’è chi lo ama e chi lo odia, ma è indubbiamente
scattata il 26 aprile 1937. Dalla foto mancano i margini l’artista più discusso del momento. Giornalisti, artisti,
e l’unica cornice è l’obiettivo della telecamera, con critici e anche persone a lui vicine, registrano il passato
questo espediente il regista ci proietta direttamente nel e il presente del pittore sia per quanto riguarda il
teatro del massacro che così ripreso risulta sconfinato e versante artistico sia quello più strettamente privato.
potenzialmente esteso a tutta l’umanità. Da qui partono Tanto che l’interesse del pubblico spesso si sofferma
i primi e unici riferimenti storici forniti da una voce
fuori campo, dopo di chè i versi del poeta surrealista
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La victoire de Guernica, 1938
più volentieri su quegli scritti che descrivono l’uomo pubblicato su di lui è quanto mai eterogeneo e spesso
Picasso, a volte spingendosi al limite dell’aneddotico, proviene da persone che lo frequentano. Di questa
come se la sua leggenda venisse alimentata, similmente natura sono anche le notizie che ci fornisce Dora Maar
a quanto accade per le star del cinema, a colpi di e che riguardano uno snodo fondamentale della vita e
affreschi di vita. Fernande Olivier, ad esempio, nel del percorso estetico di Picasso: la creazione di
settembre 1930 scrive per Le Soir sei vivaci articoli Guernica. Dora Maar amica, musa e futura compagna
sull’artista e il suo entourage all’epoca della loro di Picasso assiste all’evolversi del lavoro e ne fotografa
relazione da cui emerge una nuova immagine di la tappe principali. Le foto che scatta vengono
Picasso che lo caratterizza come “homme du monde”, pubblicate nel 1937 sulla rivista Chaiers d'art. Grazie
“embourgeoisé”. L’anno seguente la Olivier continua a questa operazione il dipinto ha una grossa risonanza:
la serie di scritti su Picasso pubblicando sul Mercure de per la prima volta tutti possono seguire l’evolversi del
France altri tre articoli: Neuf ans chez Picasso. Picasso processo creativo del maestro –spunto poi ripreso dai
et ses amis, La Naissance du Cubisme, L’Atelier du registi che circa vent’anni più tardi gireranno i film sul
boulevard de Clichy (tutti gli articoli verranno poi pittore- . Una volta compiuta Guernica, raffigurazione
riuniti in un solo volume F. Olivier, Picasso et ses di un evento orribile che è rappresentazione di tutti gli
amis, Parigi, Librairie Stok, 1933). Lo stesso fa eventi orribili, farà il giro del mondo per sconvolgerlo.
Gertrude Stein, che pur riservandoci preziosi brani Se non ne conoscessimo il titolo, la scena di sconcerto
critici, nella sua monografia sull’artista (Picasso, 1938) e dolore che riproduce, potrebbe dirsi paradigma di
si sofferma largamente a descrivere l’ambiente in cui il ogni cosa che sconvolge l’animo umano. Secondo
pittore si forma e lavora. Anche François Gillot, altra Jean-Paul Sartre infatti Guernica è “un bel quadro
famosa amante di Picasso, nel 1965 scrive un libro su classico e mitologico che circonda certi avvenimenti,
di lui dal titolo Vivre avec Picasso. Qui racconta di ma non dice niente su di essi” perché “trasforma
come l’atelier parigino dell’artista fosse molto visitato l’orrore in figure astratte”. Guernica dal giugno del
soprattutto da americani: c’erano scrittori, artisti, 1937 domina l’intera Esposizione Universale di Parigi
intellettuali ed anche turisti che l’avevano inserito tra i sistemata al centro del padiglione spagnolo che
luoghi da visitare di Parigi. In poche parole, l’artista significativamente dista pochi metri da quello tedesco.
spagnolo era diventato “l’uomo del giorno”. In quegli Il potente impatto che il dipinto ebbe trasformò la
anni molti giovani artisti tentavano in tutti i modi di figura di Picasso: da grande artista divenne simbolo di
incontrare il maestro che contemporaneamente libertà e di resistenza intellettuale e morale. L’opera
riceveva una grossa quantità di lettere tanto da dover porta la propria denuncia nelle esposizioni di tutta
assumere un segretario per poter porre un freno a Europa per poi arrivare negli Stati Uniti, nel frattempo
questa incresciosa situazione. La scelta cade su Jaume gli eventi politici precipitano. La dittatura del
Sabartés, compagno di giovinezza del pittore ed ex Generalissimo viene riconosciuta da Francia e Gran
giornalista, che tra gli altri compiti aveva quello di Bretagna, e il 27 marzo 1939 le armate repubblicane
smistare la fitta corrispondenza e gestire le visite spagnole, definitivamente sconfitte, rendono le armi,
seguendo un rigoroso criterio di selezione degli ospiti: mentre l’Europa assiste attonita all’invasione di Praga e
rifiutare tutte le richieste, tanto che per i vecchi amici della Polonia da parte delle truppe di Hitler: la seconda
sarà sempre più problematico contattare il maestro. guerra mondiale stava per deflagrare. Guernica per
Uno dei pochi modi praticabili per incontrare Picasso espresso volere di Picasso resterà in America fino alla
era attraverso gli organi del partito, in genere riceveva caduta di Franco, tuttavia nel 1953 sarà esposta a
quasi esclusivamente i giovani artisti comunisti, tra cui Milano e poi alla Biennale di San Paolo del Brasile;
significativamente Guttuso; come aveva dichiarato alla poco più tardi tornerà ancora in Europa: a Colonia,
rivista americana New Masses il Partito Comunista era Monaco, Bruxelles, Amsterdam, Amburgo e, nel 1955
la sua famiglia ed era sempre ben contento di a Parigi dove figura tra le opere esposte alla
incontrare quei giovani che ne facevano parte. retrospettiva che il Musée D’Arts Décoratifs dedica
Negli anni successivi Picasso lavora ad Antibes all’artista. L’approdo definitivo è Madrid dove nel
spostandosi a Vallauris quando decide di occuparsi di 1981 Guernica viene esposta prima al Prado e poi al
ceramica. Qui Picasso decora e modella la terracotta Museo Reina Sofìa.
trovando nuovi spunti per i suoi soggetti preferiti
(donne, teste, tori). Molti artisti lo seguono in questa Vita Funicelli
cittadina della Costa Azzurra che grazie alla sua
presenza e alla notorietà che ne deriva riuscì a
risollevarsi nel dopoguerra. Ormai Picasso faceva
tendenza, per questo motivo ogni organizzatore di
avvenimenti culturali tentava di garantirsi la sua
presenza, ma anche se in un primo momento questa
fama mondana sembrava piacere all’artista, dopo
qualche tempo si fece più restio a partecipare ad eventi
pubblici, talvolta evitava persino di presenziare alle sue
mostre.
Tutto quel che concerne Picasso, in quei tempi, diventa
rilevante. Come già detto le informazioni e il materiale