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3.

Il ciclo inferenziale
3.1 La mente è inferenziale

La differenza fra il bufalo e la locomotiva è la differenza fra il pensare inventivo e sperimentale e il pensare
meccanicamente determinato. È la differenza fra le diverse forme del ragionare, fra le tre inferenze: la
deduzio e, l’i duzio e e l’a duzio e.

LA deduzione è come la locomotiva: procede su tracciati predefiniti e arriva sicura alla conclusione.

L’i duzio e si uove a pa ti e dall’espe ienza, produce essa stessa esperienza, sperimenta, prova, verifica.

L’a duzio e – l’assu e e ual osa i ipotesi – è come il bufalo: se fiuta il pericolo o se scorge una via
migliore, lascia il proprio percorso e può scartare di lato.

Se il ragionamento induttivo arriva certamente a destinazione e la sperimentazione si muove cauta,


l’a duzio e soggetta all’e o e.

Il bufalo, in fondo però, è fatto per cadere e rialzarsi. Ciò che importa è che il bufalo possa scostarsi in un
lampo e in lampo sfuggire al pericolo.
La locomotiva invece corre lungo i binari sicuri, ma arriva sempre alla medesima meta. Il suo procedere non
dipende né deriva dalla sua volontà.

Locomotiva e bufalo rappresentano una metafora elementare per il design inteso come attività
interpretativa e inventiva.

La mente è inferenziale; è abduttiva e referenziale.

P ogettuale i ua to a duttiva e p otesa all’ipotesi. Se infatti la mente è adattiva, allora la progettualità è


una delle prime attività interpretative e semiosiche di ogni organismo vivente. La mente è progettuale
perché sollecitata dalle circostanze a produrre nuovi comportamenti, per adattarsi al suo proprio ambiente
come un luogo perfettibile e adattabile.

Sappiamo due cose:


il nostro ambiente è quello che ci vede sempre più immersi in un panorama che unisce natura e
cultura, istinto e intelligenza.
la simbiosi fra oggettualità naturale e oggettualità artefattuale dipende dal modo in cui sappiamo
scegliere i tracciati sui quali camminare.

. Dal oto all’ig oto

U ’i fe e za la fo a logi o-semiotica del ragionare attraverso cui procede la nostra coscienza. Il


processo inferenziale è al centro di ogni attività semiosica.

Fa ia o u ’i fe e za og i volta he att i uia o se so alle ose, og i volta he dia o isposta


all’a ade e degli eve ti, ta to ua do sia o di f o te a iò he F eud ha chiamato Unheimlich –
l’assoluta e te est a eo, i atteso e i o p e si ile -, tanto quando leggiamo il titolo di un giornale.

Qua do sia o i p eg ati i u ’i fe e za la ost a e te o pie u pe o so: parte da qualcosa che è


noto, attraversa una zona intermedia, arriva a conoscere o comprendere qualcosa che prima ci era ignoto.

Noto  zona intermedia (mediazione/implicazione)  ignoto

La zona intermedia è la facoltà mentale di individuare implicazioni fra oggetti ed eventi: qualcosa è
logicamene e se iosi a e te o esso a ual os’alt o, e pe tale agio e l’u o dive ta il seg o dell’alt o.
L’i pli azio e – il piega e i sie e u a osa o u ’alt a – è ciò che permette il passaggio semiotico della
mediazione. “e o ’ i pli azio e, o ’ ediazio e; se o ’ ediazio e o ’ se iosi.

Ciò che distingue i tre tipi di inferenza è:


la forma logica attraverso la quale esse si svolgono;
la atu a dell’oggetto oto;
la atu a dell’oggetto ig oto.

Si agisce per:
induzione  si va verso qualcosa;
deduzione si proviene da qualcosa;
abduzione il pensiero compie un movimento laterale o si procede a ritroso.

Le mete sono:
la tesi nel caso della deduzione;
la sintesi nel caso della induzione;
l’ipotesi el aso dell’a duzio e.

Sono richiesti:
capacità di calcolo per la deduzione;
capacità di sperimentazione pe l’i duzio e;
la disposizio e all’affida si all’azza do pe l’a duzio e.

. Le t e pa ti di u ’i fe e za.

Antecedente A – che accade per primo;


Conseguente C – che segue;
L’i pli azio e  - il connettivo logico, attraverso il quale, a partire da A e da C, si forma una nuova
proposizione: A implica C.

In termini logici, antecedente e conseguente sono due proposizioni – due frasi. In ogni processo semiosico
ogni proposizione è un atto interpretante.

3.4 Induzione: osservare per spiegare

Osservo un fatto in quanto antecedente (A)]

Osservo che dopo questo segue un secondo atto, conseguente al primo


(C)]

quindi il fatto (A) comporta o implica probabilmente il fatto (C)

La o lusio e, l’i pli azio e AC è una legge generalizzata o una regola, ma è solo probabile in quanto si
basa su una osservazione statistica. Viene assunta come relazione costante fra una causa e un suo effetto:
una sintesi – unione fra antecedente e conseguente.
3.5 Tre aspetti dell’i duzio e

I a atte i di fo do dell’i duzio e so o l’osservazione, la sperimentazione e la verifica o prova.

a) Induzione osservativa i dividuo att ave so l’esplo azio e u a legge o u a egola ità;

Es dell’osse vazio e del cielo nuvoloso.

b) Induzione sperimentale cerco il modo migliore di capire meglio, di progettare;

Nel caso di un esperimento che precede una teoria e la prepara: due oggetti di ricerca vengono fatti
incontrare ad arte.

c) Induzione di verifica voglio essere sicuro di ciò che ho trovato o progettato e provarlo.

La verifica è un processo inferenziale che arriva dopo – dopo u a teo ia o dopo u ’ipotesi – e ha valore di
conferma e convalida. Es provare o assaggiare se un cibo è cotto al punto giusto. Le interrogazioni di
verifica vengono qui poste per provare la validità delle procedure adottate e dalle scelte compiute.

Og i ost a esplo azio e dell’a ie te è u o po ta e to i duttivo.

3.6 Deduzione: calcolare per agire

“e l’i duzio e i e a di u a legge-mediazione, la deduzione prende avvio da una legge già conosciuta.

Conosco la legge per cui il fatto (A) comporta o implica il fatto (C);
Constato di trovarmi di fronte al fatto (A);

Quindi mi attendo che sicuramente seguirà il fatto (C).

Nella deduzione, la conclusione avviene necessariamente e meccanicamente. Se la premessa è vera e se il


ragionamento è stto condotto secondo la corretta meccanica, la conclusione di una deduzione non può che
essere vera e certa. Questa conclusione è una tesi: una posizione acquisita.

L’i pli azio e AC è una legge o regola, ma anche una credenza o una solida consuetudine.
La o lusio e de iva dall’atte e si a u a p o edu a.
La legge di implicazione iniziale è qualcosa di fissato e che tende a ripetersi. Qualcosa che viene assunto
come vero.

3.7 Abduzione: lo spazio del possibile

Nell’a duzio e, il o segue te iò he avvia e p odu e la i e a.

Si osserva il sorprendente fatto (C);


Ma se fosse vero (A), (C) sarebbe spiegato come fatto normale;
Quindi ’ agio e di sospetta e he sia ve o A ; possibile.

La conclusione è solo una possibilità.(A) è solo una delle possibili ragioni, per questo è solo una ipotesi.

No i po ta se la o lusio e di u ’a duzio e isulti e ata o i adeguata: essa ha valore perché è la


proposta, temporanea e bisognosa di verifica, di una delle alternative possibili.
L’a duzio e è pe defi izio e u a s o essa e u azza do avve tu oso.

L’a duzio e ha a atte e espli ativo: spiega i fatti, ci permette di scovarli e trovarli. L’a duzio e i te p eta
i fatti e cerca di fornire una spiegazione della loro esistenza. Essa muove da un fatto sorprendente e
conduce verso la sua causa possibile; prende avvio da ciò che accade di fronte alla nostra mente.

3.8 Il macroargomento

L’a duzio e – la fo azio e di u ’ipotesi – è quindi l’atto i augu ale d og i p o esso p ogettuale.

Stando al testo scritto da Peirce, l’a duzio e è il p i o passo, l’i duzio e è la sua hiusu a.

“e l’i duzio e e a dei fatti pe pote a iva e a u a teo ia a pa ti e da u ’ipotesi, l’a duzio e e a
u ’ipotesi pe h solle itata dai fatti.

Ma pe ua to l’a duzio e sia o epi ile o e il p i o passo di u p o esso p ogettuale, da sola o


po ta a ulla. E pe ua to l’a duzio e pe etta alla e te di esse e i ve tiva, nessun progetto può
affida si solo all’a duzio e.

L’i ve tiva può ostitui e la fase au o ale del p o esso p ogettuale, a o la sua u i a via.

Il macroargomento è la composizione delle tre inferenze: il tracciato logico di ogni progettualità, scandito
dal movimento abduzione-deduzione-induzione.
Si tratta di un processo aperto, un ciclo semiosico tendenzialmente illimitato. Il pensiero tende sempre
all’ipotesi; u pe a e te stato di ipotesi, pe ò, i fa i a e e se p e i attesa e ai i pa te za.

Il macroargomento è un ciclo inferenziale che può sempre ricominciare da capo, destinato a una continua
ripresa, finché al e o u ’ipotesi p ogettuale esiste à a tutte le p ove e ap i à la st ada alla fase
esecutiva e produttiva. Tenendo conto he le p ove non finiscono mai.

Il a oa go e to è u a so ta di vita p ogettuale che agisce prima, durante e dopo il progetto,


chiamando in causa ogni attore.

L’ute te o solo il desti ata io del p ogetto, a a he, a sua volta, il uovo soggetto dell’i p esa
progettuale. Og i ute te i fatti o pleta e o ti ua il p ogetto att ave so l’uso, pe h a he l’uso fa
parte del programma progettuale ed è una forma di progettualità.

Il design è un processo iterativo. Questo vuol di e he ell’attività p ogettuale il i lo inferenziale è


ipotizzabile come un passare da inerenza a inferenza, da argomento ad argomento, da ipotesi a ipotesi.
Questo processo può essere analizzato in tre momenti:

PROBLEMA  PROGETTO

PROGETTO  ARTEFATTO

ARTEFATTO UTENTE

A) PROBLEMA  PROGETTO: i te p etazio e dell’oggettualità p o le ati a.

A duzio e: ossa dall’osse vazio e di u a a a za.


Deduzione: il calcolo di cosa accadrebbe se tale mancanza venisse colmata.
I duzio e: i test e le ve ifi he sul eale avve ti e to ell’ute za di tale mancanza.

B) PROGETTO  ARTEFATTO: i te p etazio e dell’ipotesi p ogettuale.

Abduzione: prefigurazione di uno scenario ipotetico.


Deduzione: il calcolo e la valutazione delle conseguenze plausibili, attraverso le conoscenze disponibili.
Induzione: messa in atto attraverso disegni, modelli e altre forme di verifica.

C) ARTEFATTO  UTENTE: i te p etazio e dell’a tefatto.

A duzio e: ela o azio e delle ipotesi sul fu zio a e to dell’a tefatto.


Deduzione: il calcolo e la valutazione delle possibili conseguenze.
Induzione: messa in atto attraverso prova e verifica.

3.9 Il salto verso il possibile

L’a duzio e u tipo di agio a e to he p ati hia o i og i uotidia a i osta za.

La mente è di per se abduttiva. Al o t a io dell’i duzio e he i hiede u atto di coscienza volto


all’osse vazio e e della deduzio e he i hiede l’i peg o og itivo del al olo , l’a duzio e è o e u a
p oduzio e spo ta ea all’i te o delle ost e a ituali attività. Ogni nostra spiegazione sul perché di
qualcosa segue lo schema di una abduzione.

Co e l’i duzio e, a he l’a duzio e p e de avvio da u atto di osse vazio e e atte zio e. “pe ie se
l’osservazione è il guardare attraverso le cose e l’atte zio e il tendere verso un oggetto ritenuto rilevante.

A diffe e za dell’i duzio e, dall’osse vazio e l’a duzio e o t ae al u a si tesi. L’abduzione prende sì
avvio da iò he i o t ia o ell’esperienziale, ma lo pone in quanto effetto di una causa possibile. Per
uesto l’a duzio e legata all’idea di possi ilità.

Possibilità come:
- potenzialità (mere may-be);
- accadere eventuale (would-be).

Il ragionamento abduttivo è così un tentare di trovare ciò che crediamo possa essere possibile ma di cui
non abbiamo alcuna prova. L’u i a p ova l’esiste za del fatto sorprendente o di una curiosa circostanza
di cui non abbiamo alcuna spiegazione.

L’a duzio e è dialogi a e i te ogativa. Procede attraverso domande e ipotizza risposte.


. Qua do u fatto è so p e de te

Un fatto ci sorprende se e quando abbiamo necessità di capire la ragione della sua esistenza o della sua
verità logica. Ciò che è sorprendente riguarda il come un fatto di presente e il perché.

3.11 Piovono ipotesi

Se poniamo attenzione a ciò che accade intorno a noi, i fatti sorprendenti possono essere molti.
Sorprendenti o non sempre del tutto spiegabili. Noi infatti non possiamo avee controllo su tutto.
Pe ost a fo tu a, o vivia o i u o do deduttivo, dove tutto iò he o o e o os e e la egola .
E viviamo solo in parte in un mondo induttivo, in quanto non di tutto possiamo fare esperienza diretta.
viviamo invece in un mondo-ambiente che sollecita la mente a cercare spiegazioni, e il più delle volte
abbiamo a disposizio e solo l’a duzio e.

Qualu ue sia l’ipotesi, la ost a e te o può evita e di fo i la: pe h non possiamo non interpretare.
4. Abduzione, semiotica del trovare
. Nell’ape ta p ate ia

Il nostro camminare e vagare, il movimento che si porta da un punto di origine a una meta, attraverso
l’esplo azio e e la i e a, t a le alt e ose, alla ase del procedere per ipotesi.

La necessità di sapere dove ci si trova e per dove si deve andare è talmente radicata nella nostra natura
umana che la comunicazione abbia a che fare molto da vicino con la navigazione nello spazio e che
l’o ie ta e to sita a fo da e to dei p o essi della o u i azio e u a a e del li guaggio stesso.

L’i ve zio e di Ippo ate consiste nel non occuparsi più della natura della malattia, ma di indagare il male,
a partire dai sintomi, direttamente nel corpo del malato. Ippocrate vede nel sintomo un fenomeno
significante, un fatto che richiede una comprensione.

Ippocrate dimostra di ave e e hia a l’i po ta za dell’a duzio e ella p assi edi a, ua do pa la di
vista e tale : do ia o affe a e iò he sfugge alla ost a visio e o la vista e tale, e il edi o
deve ricorrere al ragionamento sulla base dei sintomi che gli si p ese ta o .

Att ave so l’i fe e za, il edi o i te p eta i si to i e da uesti isale alla atu a della alattia.
Solo cosi può passare dalla manifestazione del male alla sua natura.
Sintomo –> Natura

Cosi, se:
l’i duzio e è si tesi – mette insieme dati dell’espe ie za;
la deduzione è tesi – definisce una data realtà;
l’a duzio e è il te tativo di vede e att ave so il dato fe o e i o. L’a duzio e t ova e p i a a o a di
iniziare a cercare: è una logica del cercare, una semiotica del trovare.

4.2 Tipi di abduzione

La varietà dei tipi di abduzione deriva dai diversi modi di cogliere la legge-mediazione che individua in
ipotesi la connessione possibile fra un conseguente e un antecedente.

I. Abduzione obbligata: la legge-mediazione è data in modo obbligante e semi-/automatico.


II. Abduzione selettiva: la legge- ediazio e vie e epe ita pe selezio e ell’a ito
dell’e i lopedia dispo i ile.
III. Abduzione inventiva: la legge-mediazione viene costituita ex-novo, inventata.

. . P i o tipo: ua do l’a duzio e vie e uasi da sé – Abduzione reattiva e obbligata.

La nostra mente elabora inconsapevolmente ma inevitabilmente; in questi casi è il sistema sensoriale e


pe ettivo he agio a .

È dunque lecito sostenere che la mente è abduttiva, e che l’a duzio e è adattiva, come una facoltà
sviluppata e sedi e tata el o so dell’evoluzio e. Nella ost a e te si t ova o at i i o po ta e tali,
schemi di eventi possibili appresi e memorizzati. Dei modelli mentali.
Nell’a esta si di f o te a u pe i olo, ui di l’isti to di vita che ragiona per conto nostro.
Nell’o ie ta e to, i ve e, l’espe ie za spaziale p e ede te a p e-disegnare il percorso.

Queste matrici o schemi sono chiamati da Peirce abiti (habit) – percettivi, comportamentali, culturali – e
funzionano in noi come dispositivi di risposta agli stimoli e ai problemi del mondo-ambiente, del mondo
dell’oggettualità e dell’espe ie za.

L’a ito è la te de za a o po ta si effettiva e te i u odo si ile i i osta ze si ili el futu o.


È una disposizione generale dell’azio e.

. . “e o do tipo: l’a duzio e esplo a e s eglie – Abduzione selettiva o esplorativa

Gli abiti stanno sullo sfondo delle nostre azioni-interpretazioni, ma sono accompagnati dalle conoscenze
consapevoli e disponibili che ognuno di noi porta con sé. Una enciclopedia – Eco: l’i sie e egist ato di
tutte le interpretazione, concepibile oggettivamente come la libreria delle librerie, dove una libreria è
a he u a hivio di tutta l’i fo azio e o ve ale i ual he odo egist ata, dalle pittu e rupestri alle
i ete he .

In questi casi, di fronte a un evento che ci sorprende, la mente avvia una rapida rassegna di tutte le cause
plausibili. I racconti di detection rappresentano una miniera di ulteriori esempi possibili.

Le conoscenze che permettono di attraverso sono per lo più fornite dalle scienze naturali e
dall’osse vazio e, ma anche dall’affi a e to delle se si ilità o dalla o pete za te i a. Qui, scienza,
tecnica ed esperienza si presentano appunto come enciclopedia che comprende leggi più o meno
o solidate e asisti he più o e o i o e ti, he a uisia o o l’ese izio e la u a del sape e e a ui
i o ia o o la e essa ia fi ezza dell’i geg o. Il mondo della ragione viene in soccorso al mondo
dell’espe ie za.

L’a duzio e pa te pu e se p e dal o do così come è; individua la legge- ediazio e utile all’ipotesi
i ediata e te, a li ita do i tal odo il p op io uolo alla s elta all’i te o di leggi e conoscenze già a
disposizione.

Tuttavia, non sempre una legge- ediazio e i ediata e te a po tata di idee ; a volte o o e ist ui la,
inventarla.

INTERMEZZO: Differenze fra i primi due tipi di abduzione

La diffe e za f a i due tipi di a duzio e sta el p o esso e tale he po ta all’i dividuazio e della legge-
mediazione.

Abduzione obbligata la legge-mediazione è una reazione del nostro organismo percettivo-ricettivo e


della conseguente risposta cognitiva.
L’o ga is o ispo de e eagis e allo sti olo este o i vi tù di u o s he a o solidato.

Abduzione selettiva per la formulazione della legge-mediazione la coscienza è chiamata in causa in toto.
Ricevuto lo stimolo – fatto sorprendente – la mente si impegna in un atto di ricerca e di scelta.

Non sono gli eventi che inducono la mente a compiere una abduzione, è la mente che nel compiere
l’a duzio e i te oga gli eve ti. Esatta e te il o t a io ispetto all’a duzio e o ligata.

A.O. EVENTIMENTE
A.S MENTEEVENTI
L’a duzio e o ligata è di est e a i po ta za i og i p o edu a p ogettuale, specie per quella parte
definita logi a ute te , i pa ti ola e ei asi i ui l’uso di u a tefatto hia a i ausa uestio i legate
alla sicurezza.

Anche come elaborazione di strategie per la prevenzione degli incidenti sul lavoro – la psicologia cognitiva e
gli studi sull’e gonomia hanno dedicato ampi e documentati studi.

“e o do Ja ese Reaso f a i uatt o tipi di e o i fo da e tali i dividuati ell’a ito del lavo o, il p i o
livello è costituito dai cosiddetti SLIPS, scivolamenti, ossia errori associari a mancanza d iattenzione o
percezione. Tale s ivola e to dell’atte zio e p e de avvio p op io dall’a duzio e di p i o tipo.
L’e o e i fatti u ’azio e di isposta a u o stiolo he la pe ezio e u a a o ies e a gove a e
adeguatamente. Seguono tre casi in cui la felicità dell’ipotesi o p o essa dall’i feli ità pe ettiva:

a) Percezione opaca: per carenze fisiologiche o per condizioni esterne critiche non si percepisce
l’a tefatto o l’a ie te i odo pe ti e te.

b) Percezione ambigua: la o fo azio e dell’a tefatto o dell’ambiente lasca percepire qualcosa al


posto di u ’alt a.

c) Percezione eccessivamente consolidata: la percezione di un artefatto o ambiente è associata


dall’a itudi e o dalle ist uzio i app ese, pe ui avvie e senza alcuna riflessione.

4.2.3 Terzo tipo: l’a duzio e i ve tiva – un atto di invenzione

La facoltà di inventare è lo strumento, il medium, che fa conoscere il mondo cosi come ancora non è stato.
Vi sono vari modi di inventare, di dare forma a nuove conoscenze.

III.1 Invenzione per spostamento: la legge-mediazione è una estensione ad altro campo semantico.

III.2 Invenzione per connessione: la legge-mediazione connette ex novo due elementi già presenti.

III.3 Invenzione per trasformazione: la legge- ediazio e i t odu e u te i e fattizio – fatto e


inventato appositamente.

4.2.4 Primo sottotipo: inventiva per spostamento

L’i ve tiva pe sposta e to o siste el p e de e u a legge-mediazione conosciuta e portarla in un campo


semantico del tutto diverso.

Tutte le ei ve zio i d’uso pa to o da uesto tipo di abduzione inventiva. Nel campo artistico è uno
spostamento inventivo il ready made, il gesto dissacrante e iconoclasta di Marcel Duchamp.

L’a duzio e di Keple o, esaltata e po tata o e ese pio da Pei e, o siste ell’ave t aspo tato la figu a
dell’ellisse dal a po geo et i o e ast atto delle o i he allo spazio o eto dell’ast o o ia, dove u
modello radicato impediva di pensare il movimento dei pianeti secondo orbite diverse da quella circolare.

Keplero inventò la soluzione portando nel sistema astronomico un nuovo oggetto. Il suo atto inventivo fu
quello di pensare al di là del campo delle conoscenze disponibili.
4.2.5 Secondo sottotipo: inventiva per connessione

L’i ve tiva pe o essio e o siste i u a o essio e f a due siste i esistenti e conosciuti, o fra due
serie note di fenomeni o di fatti.

L’a duzio e ui i ve ta u a lo o elazio e e i te dipe de za possi ile, ipotizza do he l’esiste za di u a


se ie o dizio i l’esiste za dell’alt a, ovve o he il p ese ta si di u eve to inatteso e singolare in un dato
insieme abbia la sua causa in qualcosa che accade in un altro sistema.

Sottesa a questo tipo di inventiva è l’u a a te de za a sta ili e lega i ausali legati t a u eve to e
l’alt o. Gran parte delle leggi naturali o delle credenze popolari verte su tale modalità.

Questo tipo di o essio i so o oggetto di s ope ta, eve tual e te so etta dall’osse vazio e i duttiva,
o di i ve zio e. Quest’ulti a igua da la o essio e t a fe o e i f a lo o dista ti e, i s pe s ,
dipendenti.

Stiamo cosi parlando di connessioni tra fenomeni soggetti alla storia, al mutamento, al progresso o al
regresso. Le ipotesi sulla connessione fra conoscenze note, infatti, riguardano per lo più le scienze umane, o
le scienze naturali.

4.2.6 Terzo sottotipo: inventiva per trasformazione

L’a duzio e poggia su u a logi a i o i a, o solo pe h l’i o a ost a elazio i f a ele e ti he p i a


se ava o o ave e essu a e essa ia o essio e , a a he pe h la o os e za te de a
strutturarsi in un’i agi e.

Il terzo sottotipo di abduzione inventiva ci porta dentro l’i o i ità o e p oiezio e di so iglia ze possi ili.
Il risultato di questa abduzione inventiva sono nuove qualità sensoriali, nuove categorie scientifiche, nuovi
principi filosofici, nuovi termini teorici: nuovi oggetti della conoscenza. La s ie za, la te ologia e l’a te
sono i campi in cui tale abduzione ha prodotto i suoi effetti più vistosi.

Questo terzo tipo riguarda cosi un atto di ifo ulazio e e t asfo azio e dell’oggettualità esistente,
intesa sia come mondo fisico e naturale, sia come mondo semantico e culturale.

I tre gradi di questa trasformazione sono:

a) Segmentazione e riempimento di varchi;


b) Mescola di materiali;
c) Reazione chimica.

La visione abduttiva e prospettica individua in tutti questi casi delle possibilità, gli assenti possibili – ma resi
necessari dal bisogno o dal desiderio -, fra le pieghe della realtà e della materia.

a) Segmentazione e riempimento di varchi

L’i ve zio e pe segmentazione e riempimento è data dal passaggio dal continuo al discreto.

Il mondo conosciuto, in fondo, è culturalmente sistematizzato, suddiviso e organizzato in sistemi


sintatticamente e semanticamente ordinati. Ma in questa organizzazione qualcosa di incolto rimane pur
sempre, e fra le serie definite e bene segmentate e mappizzate nuovi varchi, nuovi intervalli possono
aprirsi. Come quando un musicista individua nuove sonorità o un pittore nuovi colori.
b) Mescola di materiali

Le leghe dei metalli nasco o dall’i dividuazio e di u i o t o ai o ga izzato.


L’a duzio e i ve tiva sta ella p evisio e degli effetti di u atto di fusione e combinazione.
Fusione e combinazione sono anche alla base del principio di armonia, dalle arti alla cucina.

c) Reazione chimica

Alla ase dell’i ve tiva pe eazio e hi i a sta i ve e l’atto dello scontro.

Fo se a uesto tipo di i ve zio e appa tie e a he l’a o e, l’i o t o f a soggetti, uella pa ti ola e
combinazione che genera la vita.
. Ve so l’a duzio e p oiettiva
. L’idea del futu o

L’a duzio e possiede u doppio sgua do:


sguardo verso il passato;
sguardo verso il futuro.

Per il pragmaticismo (Pragmatismo - la funzione del pensiero come produttore di credenze da sottoporre al
vaglio dell'esperienza e della prassi), la filosofia individuata da Peirce che individua il significato e la verità
delle cose nelle loro conseguente pratiche concepibili, il se so dell’agi e u a o o può non avere lo
sguardo rivolto al futuro.

La sola condotta controllabile p la condotta futura: solo ciò che è possibile è oggetto del nostro progetto.
Qualsiasi realtà futura sarà il risultato della nostra azione presente e della considerazione che abbiamo
passato.

Non si tratta di previsione, ma di interpretazione: il senso di una azione che può avvenire ha il suo germe in
una realtà attuale.

Tra presente e futuro sussiste quindi una relazione di reciproca interpretanza:


presente – oggetto di interpretazione  interpretante – in una azione futura
futuro- oggetto di interpretazione  interpretante – nel presente.

In quale maniera il futuro ha influenza sul presente?


…il futu o o i flue za il p ese te i odo di etto o e il passato i flue za il p ese te

Il pensiero del futuro guida le azioni del presente, ma per progettare le azioni future abbiamo bisogno di un
congegno mediatore l’attività p ogettuale.

Il design è machinery e medium verso il futuro.

…i fatti del futu o so o gli u i i he possia o o t olla e…

Possiamo avere il controllo solo su ciò che siamo in grado di progettare, perché è già nelle nostre mani.

Il progetto è la connessione tra le nostre credenze sul mondo e la nostra condotta futura, perché: the o ly
o t olla le o du ts is Futu e o du t .

5.2 Abduzione come retroduzione

L’a duzio e s atta i p ese za di un oggetto o di un fato: qualcosa è già accaduto.

È un movimento del pensiero che permette di risalire a una causa (antecedente) a partire d a un effetto
(conseguente).

Questo è il carattere di ogni inferenza: trovare ciò che non conosciamo a partire da ciò che già
conosciamo retroduzione.

Co il te i e et oduzio e i di hia o il fatto he l’a duzione guarda indietro per condurre da un


conseguente di una conseguenza ammessa, al suo antecedente.
L’a duzio e retroduttiva trova i suoi migliori modelli nella detection, in cui si risale da un evento particolare
alla sua causa particola e; e ell’i dagi e s ie tifi a, i ui si t ova u a fo da e tale legge teo i a
generale. A questi due modelli si aggiu go o l’i dagi e sto iog afi a e l’a ito giu idi o.

I uesti asi, l’a duzione ricostruisce un evento passato.

La considerazione del passato ha conseguente anche sul futu o: l’a duzio e gua da, a he, ava ti.

5.3 Un movimento oscillante

L’a duzio e u ovi e to os illa te della e te, f a passato, p ese te e futuro: tra ciò che è e ciò che
può essere.

Guarda verso il passato la mente cerca le cause o le origini (antecedenti, che hanno portato al fatto
singolare e sorprendente (conseguente).

Guarda verso il futuro La mente cerca il superamento di uno stato problematico. È alla ricerca di un
antecedente possibile (ciò che può essere).

Lo sguardo verso il passato fa dell’a duzio e u a et oduzio e vie e p esu ta o i ipotese l’a te ede te
possibile

Lo sgua do ve so il futu o fa dell’a duzio e u 0a duzio e proiettiva u a assu zio e di espo sa ilità ,
perché a etta l’o e e della sfida e pe h su iò he assu e i ipotesi p oiettata la p op ia azio e futu a.

Al centro – surprising fact ; ogni fatto può essere sorprendente o porsi come curious circumstance .
La so p esa sta el se so possi ile he las ia i t avvede e.

Tutte le cose che sono oggetto di percezione possono avviare un ragionamento abduttivo:
- la percezione stessa è inferenziale;
- in un enunciato (in un Interpretante) il contenuto di u a pe ezio e l’oggetto i ediato vuol
dire produrre un giudizio ogni giudizio consiste nel trovare relazioni fra il modo in cui le cose si
presentano e il modo in cui esse sono state determinate.

Sentire e vedere qualcosa (il cielo azzurro) e pe sa e a ual os’altro (la giornata è bella) un atto
abduttivo della mente.

Lo sguardo abduttivo coglie in ogni fatto il suo possibile carattere sorprendente, intravedendo il possibile
salto verso una conoscenza inedita.

Caso di serendipità l’i ve zio e della pe a Bi o.

L’a duzio e i hiede:


- capacità di osservazione
- u a e te p epa ata , già impegnata in un sforzo di ricerca. Una mente che sa di cercare anche
se non sa che cosa può trovare.
Il su p isi g fa t è legato nella realtà oggettuale: pa te dell’oggettualità e dell’a ie te pe ettivo e
sociale in cui ci troviamo.

Un fatto che desta la mente, o perché si presenta come oscurità o perché innesca nella mente il germe
della sfida.

Il fatto si pone come problema: stallo o intralcio da rimuovere – produce difficoltà: incognita o dubbio –
lascia scorgere parti da esplorare e aspetti da portare alla luce.

5.4 L’a duzio e p oiettiva

L’a duzio e pe ette di gua da e ava ti.

Non si limita solo a svelare ciò che è stato: il suo sguardo è prospettico e permette di rappresentare ciò che
può esse e, i te p eta do u se so futu o. L’a duzio e pe ette di vede e a he iò he a o a o ’ .

L’a duzio e pe ette di vede att ave so il dato fe o e i o – fino a trovare prima ancora di cercare.

Ippocrate: la vista mentale estensione del campo visivo dalla dimensione puramente fenomenologica a
quella immaginativa.

La prefigurazione non è previsione. La previsione si affida al calcolo probabilistico.

In ambedue i casi si tratta di predisporre ragionamenti capaci di ricavare conclusione da premesse date.

L’a duzio e o o pi p evisio i; o e a la p o a ilità a la possi ilità. L’a duzio e o al ola iò he


agio evole he a ada, a po e do a de e e a isposte: U ’a duzio e pa te da u interrogativo, il
soggetto-i te p eta te si i o da o si i ve ta u a isposta possi ile, u i te p eta te, e l’assu e ipotesi .

Questo assumere in ipotesi è appunto una prefigurazione, una figura disposta davanti a sé.

Prefigurare è fingere una scena: è il come se .

La prefigurazione è un modello di ciò che potrebbe essere e non è impossibile che sia: è may-be .

La prefigurazione è una delle finalità attribuite al design, insieme alla capacità di mostrare o visualizzare la
natura dei problemi.

5.5 Abduzione e futuro anteriore

Assu ia o he il o segue te sia u p o le a; o o e p e de e i o side azio e l’esiste za di u a


forma di abduzione che prefiguri uno stato di cose tale per cui un poggetto-problema rilevato possa non
sussiste e più. L’a tecedente è così posto i u futu o a te io e: oggetto dell’a duzio e così che sarà
stato progettato.

L’i te to e a e o più l’o igi e del p o le a a il suo supe a e to att ave so u ’invenzione, come
nel caso della cupola di Brunelleschi.
Tre varianti possibili dell’a duzio e p oiettiva:

C C è un oggetto-problema.
A  -C L’esiste za di A può i uove e l’oggetto-problema C.

A Allora prefiguro il possibile A.

-C La mancanza di C è un oggetto-problema.
A  C Se esistesse un A, esisterebbe anche C.

A Allora prefiguro il possibile A

C C è un oggetto-problema.
-A  -C Se non ci fosse A, non esisterebbe neanche C.

-A Allora prefiguro la rimozione di A.

In tutti e tre i casi, il conseguente è sempre un oggetto-problema, una realtà esistente e problematica, un
intralcio o una mancanza.

Per quanto sia legittimo pensare che Il design non sia limitato al problem solving, la consapevolezza della
realtà problematica è un passo ineliminabile.
6. Che cosa ci dice un problema

6.1 Oggetto e problema

Peirce concepisce la ricerca come una lotta: vi è una credenza che deve prendere il posto del dubbio.

- La ricerca comporta lo sforzo del superamento – superare un problema o placare un dubbio;


- La ricerca ha carattere di disaccordo con la conoscenza disponibile, ritenuta carente.

La ricerca può essere anche scavo, attenzione, comparazione, sperimentazione…

Ogni processo di conoscenza prende avvio da uno stato di stallo, dove non si sa cosa fare. Lo stato di stallo
si ha quando il nostro sapere non è in grado di dare senso alla realtà con cui trattiamo .

Tale stallo può presentarsi in vari modi:


- Mancanza: ciò che non c’è ma dovrebbe esserci;
- Inadeguatezza: ciò che c’è ma non come dovrebbe essere;
- Insoddisfazione: ciò che c’è ma non è come vorremmo che fosse;
- Disagio: ciò che c’è ma sarebbe meglio che non ci fosse.

L’insieme di questi stati può essere generalizzato nel termine problema (l’Oggetto Dinamico, nella nozione
oggetto-problema o oggetto problematico).

La libertà si raggiunge attraverso il superamento degli ostacoli. – J. Dewey

Oggettualità e problematicità sono l’avvio dell’inventiva, perché:

 L’oggettualità è ciò verso cui la mente dirige la propria attenzione conoscitiva, con cui intrattiene
una relazione di incontro-scontro;
 L’oggetto è, per la mente, un ostacolo o un enigma, realtà che sorprende, che pone interrogativi.
Lo scopo di questo superamento è raggiungere uno stato di appagamento .

6.2 Che cosa è un oggetto-problema

Diversamente da come si pensi (design e problema), vi sono molti casi di design in cui l’impresa progettuale
non è avviata da un problema, ma da qualcosa di molto vicino a un desiderio. Si tratta di casi in cui la
progettualità del design è coincidente (o quasi) con quella delle arti.

Vi sono molti casi storici in cui l’abduzione proiettiva del design non si presenta come soluzione a un
problema , ma si configura più che altro come una sfida. Specialmente quando questo modo è
un’invenzione o ricombinazione di forme e materiali tali da dar vita a strutture inedite.

Esempio – Sedia Wassily di Marcel Breuer: il caso mette in evidenza che anche quando l’idea progettuale
non assolve al compito di trovare una soluzione a un problema, il problema non esiste e il suo avvio ha a
che fare con il superamento di un ostacolo o di uno stato di insoddisfazione.

Breuer non parte da un problema, ma da un’idea del possibile. Crea il prodotto di un design (non il
prodotto di un progetto ).

1) Il risultato mostra la forma sensibile e la sensazione di leggerezza e solidità.


2) L’uso dei materiali: tessuto e tubi di acciaio inox.
3) I metodi di produzione: piegatura di tubi in acciaio – le imprese non erano preparate.
4) La posizione del sedile e dello schienale riprendono quelle della sedia Red and Blue di Rietveld.
Nessuno di questi quattro elementi si configura come soluzione a un problema. Apparentemente.
Ognuno di questi elementi richiedeva il superamento di un intralcio. L’intralcio è anche il conflitto tra
l’insorgere di un desiderio e i vincoli oggettuali dei modi di produzione.

1) La forma della sedia è una invenzione, richiedeva l’individuazione di un varco, uno spazio vuoto da
individuare e riempire;
2) I tubi in acciaio non erano mai stati utilizzati per una seduta;
3) La tecnica di produzione richiedeva il superamento di alcune difficoltà;
4) La Red and Blau di Rietvelde fornisce a Breuer un parziale modello da rielaborare. Ma la
rielaborazione qui è pure essa il superamento di un implemento: la sedia di Rietveld è un esempio
di contaminazione fra arte e design, ma non del tutto un prodotto del design. Breuer invece mira a
colmare questa distanza.

Il caso della Wassily è pressoché estendibile a ogni altro prodotto del design.

Il suo valore formale si appoggia a un’invenzione tecnologica, il valore complessivo – la sua


Ges+++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++--+talt – è una invenzione semiotica.

Argan: La sedia di Breuer è la prima sintesi operativa e funzionale delle arti, la prima, grande vittoria del
disegno industriale . Se così possiamo anche non scorgere subito un problema esplicito, è davvero
difficile non ravvisare in quest’opera la sintesi in avanti fra arte e industria propria della Bauhaus.

La ricerca di questo fine è l’effettivo oggetto-problema di Breuer – di cui la sedia Wassily è


un’eccellente interpretante.

Ricerca del fine/oggetto-problema  Sedia Wassily/interpretante

Il problema di Breuer non era progettare una seduta più confortevole o esteticamente gradevole, ma
elevare a valore intellettuale e d’arte una materia profana come i tubi in acciaio. Questa la sua abduzione
proiettiva, generata da un atto di immaginazione.

6.3 Che cosa è una soluzione interpretante