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Filosofia della scienza

filosofia della scienza è una parte di una disciplina più ampia che prende il nome di epistemologia
(discorso/teoria sulla conoscenza). La filosofia delle scienze si occupa della conoscenza solo in quel
determinato ambito.
La certezza soggettiva non può bastare come garanzia epistemiologica (anche i folli sono sicuri di
quello in cui credono/pensano), nemmeno se viene associata alla verità della conoscenza di cui si è
certi.
Nutrire certezze vere non è condizione sufficiente (sebbene necessaria) per il possesso di
conoscenza. Anche se una credenza si rivelasse vera non si può dire che il soggetto sapesse di quel
qualcosa con certezza.
La convinzione che le nostre credenze siano vere non fanno di queste un sapere certo e vero.
L’epistemologia non si interessa di certezze soggettive ma oggettive: a che condizioni una
conoscenza può essere ritenuta oggettivamente “certa.”. si interroga su:
• Quali caratteristiche deve avere una conoscenza affinché possa ritenersi certa
• Quando una conoscenza è più certa di un’altra
• Quali metodi garantiscono un maggior grado di certezza
Tali interrogativi possono essere ritrovati invariati nella filosofia della scienza:
• Quali caratteristiche una conoscenza scientifica deve possedere per ritenersi certa
• Quando una conoscenza scientifica è più certa di un’altra
• Quali metodi garantiscono un maggior grado di certezza delle conoscenze scientifiche

Nascita della filosofia della scienza:


Essa nasce assieme alla scienza (come la intendiamo oggi) e più precisamente con il metodo
scientifico (1600) che ha dato svolta al modo di fare scienza, da allora si sono sviluppate
definitivamente le varie scienze particolari come discipline autonome (verso inizio 1700) .
l’origine del metodo e della “mentalità scientifica è riconducibile alla “filosofia della nuova
scienza” promossa da Galileo Galilei (1564-1642) sul versante scientifico e da Francesco Bacone
(1561-1626) sul versante teorico-filosofico.

Francis Bacon (Novum Organum – 1620)


critica al principio di autorità e alla cultura tradizionale (nella cultura medievale la verità è figlia
dell’autorità degli antichi. Sono i testi antichi che, se correttamente interpretati, rilevano la
coscienza vera). “Usate il sapere ma non imparatelo in modo pedissequo e passivo”.
• Si oppone al principio di autorità degli antichi. Pensa sia una debolezza tipica della mente
umana quella di omologarsi facilmente alle opinioni correnti; la buona ricerca scientifica
deve rifuggire le opinioni comuni consolidate e il supino rispetto per la tradizione e trovare
nell’esperienza il proprio unico giudice e trampolino di lancio; egli propone una
collaborazione tra generazioni (quelle precedenti ci hanno lasciato delle conoscenze che
adesso noi però dobbiamo vagliare criticamente).
• Bacone individua inoltre successo operativo quale criterio di verifica delle teorie e
l’attenzione alla tecnica quale applicazione alla scienza; il funzionamento operativo di
una teoria è un’importante indicazione della correttezza della teoria che ha prodotto
(applicazione come verifica empirica).
• Richiamo all’esperienza organizzata come autorità suprema e all’induzione quale
procedura di scoperta e di conferma scientifica (ricerca scientifica si deve basare
sull’esperienza, non su studio di testi antichi). Per Bacone si deve fare uso di procedure
induttive, è improduttivo partire da principi astratti, lo sviluppo di conoscenza deve prendere
le mosse dall’esperienza e applicare una forma di ragionamento che dall’esame di uno o più
casi particolari giunge a una conclusione la cui portata si estende al di là dei casi esaminati.
La procedura induttiva può funzionare solo se applicata seguendo precisi principi.
Partendo da un numero limitato di casi generalizzo una caratteristica a un numero molto più
ampio, se non universale, di soggetti.

Secondo il “metodo di Bacone” i dati osservati devono essere suddivisi in tre tavole:
• Tavola della presenza: in questa tavola devono essere classificati tutti i casi in cui la cosa
analizzata sia presente.
• Tavola di deviazione o di assenza in contiguità: in questa tavola si registreranno i casi in
cui si osserva l’assenza della cosa indagata. Ci si limita a registrare i casi di assenza che
siano contigui o affini a quelli in cui si è registrata la presenza della cosa in questione ma
che a differenza di questi ultimi non la mostrino.
• Tavola dei gradi: si indica il grado di presenza della cosa analizzata nei vari oggetti presi in
esame.
Una volta raccolti tutti i dati nelle varie tavole e averli organizzati può avere inizio il procedimento
induttivo vero e proprio, ciò consentirà di capire:
• Cosa è sempre presente quando è presente la cosa che interessa alla ricerca
• Cosa è sempre assente quando è assente la cosa in oggetto
• Cosa cresce o decresce in tutti i casi in cui cresce o decresce la presenza della cosa ricercata
Al termine di questo processi si è in grado di formulare un prima ipotesi.
Questa deve essere a questo punto convalidata o respinta attraverso l’uso di vari strumenti di esame
empirico di supporto ai sensi e a metodi di supporto per l’intelletto, fra i quali l’istantia crucis o del
crocchio (procedura che esclude una fra le due ipotesi rivali ugualmente persuasive: se è possibile
dimostrare che una è falsa, automaticamente si sarà dimostrata la veridicità dell’altra).
Una volta sviluppata un ipotesi è bene testarla attivamente in ogni modo possibile.

Galileo Galileo (1564-1642)


Egli difende l’indipendenza della conoscenza scientifica da ogni ingerenza esterna; la controriforma
(dopo il Concilio di Trento 1545-1563) aveva stabilito in precedenza che ogni forma di sapere
dovesse essere in armonia con la Sacra Scrittura. Nelle lettere copernicane (1613 e 1615) asserisce
che la Bibbia descrive i principi etico-religiosi (adatti alle capacità degli ignoranti), mentre la
scienza le verità naturali. La Bibbia perciò è da accettare per quello che è: un messaggio morale e
non una verità scientifica.
Nel Dialogo sopra i due massimi sistemi vi sono tre personaggi principali:
• Simplicio: tipico accademico conservatore, usa argomenti d’autorità della tradizione,
sostenitore della cosmologia aristotelica e scolastica.
• Sagredo: aristocratico veneto, destinatario ideale dell’opera (colto, libertino, non
professionista, avverso al bigottismo), accoglie con entusiasmo le nuove tesi copernicane.
• Salviati: personaggio principale del Dialogo, scienziato che incarna la posizione di Galileo.
Difende una posizione copernicana, ma serve anche come moderatore dell’entusiasmo e da
voce critica evidenziando alcune lacune.
Con Galileo si conclude l’idea di una natura di tipo finalistica (con l’uomo al suo centro) a favore di
una versione di tipo meccanicistica (fenomeni spiegati per grandezze fisiche, corpi, velocità, etc.).
L’unica autorità a cui deve far fronte la natura è l’esperienza, non si può far riferimento a
affermazioni a seconda dell’autorità (principio di autorità è fallace, non importa chi abbia detto
qualcosa, si deve stare attenti e far riferimento alle basi su cui tale affermazione si poggia).
L’osservazione quotidiana ci fanno percepire alcune cose in modo sbagliato (es: la terra ci appare
ferma, ma in realtà questa si muove e noi con lei).
“sensate esperienze”: un tipo di osservazione che non è casuale e involontaria, ma finalizzata al
chiarimento di un fenomeno particolare (esperimento) e guidata da tutti gli strumenti opportuni per
il vaglio di quel fenomeno. Inizio del “divorzio” tra mondo della fisica e mondo comune,
caratteristica fondamentale della scienza moderna.
Ricerca attiva di dati - esperimento (all’interno della tradizione classica, come quella aristotelica,
l’esperienza si identificava con l’osservazione passiva, attraverso i sensi e in condizioni normali).
Controllo delle variabili – esperienza non può essere accettata così come ci appare
quotidianamente, deve essere “purificata” e controllata rispetto all’influenza di possibili fattori che
potrebbero minarne l’affidabilità.
Lo scienziato deve perciò andare alla ricerca delle evidenze che gli servono utilizzando ogni
possibile strumento a disposizione che ci permetta un’osservazione più accurata di quella consentita
dai sensi. Il metodo migliore per conseguire questo scopo è la raccolta di dati anche attraverso
strumenti e la matematizzazione dell’esperienza (concentrarsi solo sugli aspetti misurabili dei
fenomeni indagati, astraendo dalle interferenze di fattori collaterali che impediscono una
quantificazione adeguata dei fenomeni).
La spiegazione scientifica secondo Galilei deve fare propri i principi di:
• Regolarità
• Uniformità
• Semplicità
A differenza di Bacone e del suo prediligere un metodo induttivo, Galilei pensa la ricerca debba
procedere secondo metodo ipotetico-deduttivo.

Metodo ipotetico-deduttivo:
per fare scienza un ricercatore deve anzitutto sviluppare una ipotesi o una teoria dalla quale partire,
deve poi comprendere quali sono le conseguenze osservabili di questa teoria ed infine controllare
queste ipotesi osservabili valutando empiricamente se gli eventi previsti si verificano davvero. Se le
osservazioni previste si verificano la teoria o l’ipotesi di partenza sarà confermata; se non si
verificano, l’ipotesi di partenza sarà smentita.
Partendo dalla teoria che già conosciamo svilupperemo un ipotesi che poi controlleremo/proveremo
attraverso sperimentazione.

Metodo Induttivo: vengono provate svariate situazione in modo empirico e, raccogliendo dati da
ognuna di essa si giunge ad una generalizzazione e teoria.
Metodo ipotetico-deduttivo: partendo da un’ipotesi la testo sperimentalmente/empiricamente ma in
modo controllato (acquisisco solo dati strettamente necessari) e giungo a conclusione.