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Capitolo 2: Il processo di ricerca Le ricerche psicologiche tendono a risolvere sia problemi teorici che pratici.

I primi danni luogo alla ricerca di base, i secondi alla ricerca applicata. La ricerca di base, chiamata anche fondamentale o pura, ha per scopo di aumentare le conoscenze teoriche su un dato argomento, le quali in seguito possono dimostrarsi utili in molte applicazioni. La ricerca applicata invece nasce da problemi concreti, che richiedono soluzioni pratiche. Nel primo caso, come nel secondo, il processo di ricerca identico. Le fasi di questo percorso sono: 1) identificazione del problema di ricerca, 2) pianificazione del disegno sperimentale, 3) fase delle osservazioni, 4) fase dellanalisi dei dati, 5) fase dellinterpretazione dei dati, 6) fase della comunicazione dei risultati. 1. Identificazione del problema di ricerca: La ricerca scientifica, diceva Popper, non inizia dalle osservazioni ma dai problemi. Un problema una contraddizione tra asserti o tra una teoria ed un fatto; di solito genera nel ricercatore unidea anticipatoria volta a spiegare il contrasto osservato, diventando cos il punto di partenza della ricerca. Senza il problema non si pu fare alcuna ricerca, n condurre osservazioni sensate. La difficolt sta nel porre problemi rilevanti, perch quelli banali portano solo ad esiti gi scontati. Purtroppo nessuno sa insegnare allo scienziato come trovare unidea geniale, anche se tutti riconoscono che la molla del progresso scientifico la creativit. Dalla storia delle scoperte scientifiche emerge che i problemi rilevanti scaturiscono da qualsiasi fonte ed in ogni momento. Le fonti dei problemi sono numerosissime: gli interessi personali del ricercatore, i risultati di altre ricerche, le teorie gi accreditate e cos via. Interessi personali del ricercatore. Gli interessi del ricercatore sono particolarmente importanti sia perch stimolano ad individuare i problemi, sia perch gli suggeriscono la direzione del lavoro di ricerca e lo aiutano a proseguirlo quando diventa difficile. Tali interessi possono riguardare i problemi pi vari: lemozione, la memoria, la creativit, labilit musicale, aspetti della propria vita personale o dei membri della propria famiglia, ecc ognuno pu servire da punto di partenza per la ricerca. Fatti paradossali e fortuna. Anche gli eventi paradossali possono suscitare motivi problematici per la ricerca psicologica. Esempio classico di una ricerca nata da un fatto paradossale quella di John Darley e Bibb Latan. Lepisodio avvenne a New York nel 1964, quando di notte, una donna chiamata Kitty Genovese venne aggredita da un uomo e colpita a coltellate. Kitty urlava cos forte che 38 persone si svegliarono e si affacciarono alla finestra. Esse potevano vedersi lun laltra ed osservare quello che succedeva in strada, ma nessuno chiam la polizia prima di mezzora. Durante questo tempo laccoltellatore ebbe modo di tornare indietro e di finire la donna. Il fatto pose ai due ricercatori il seguente problema: quali sono i meccanismi alla base dei comportamenti inerti e passivi di fronte ad evidenti richieste daiuto? Lipotesi proposta la seguente: quanto pi numerose sono le persone che in una data circostanza di pericolo sono effettivamente in condizione si accorrere in aiuto, tanto meno ciascuna di esse si sente investita dalla responsabilit di agire. La verifica di questipotesi comport lattuazione di diverse ricerche. Pure il caso o la fortuna possono porre al ricercatore attento un problema rilevante. Si parla allora di serendipit, termine che ha origine dalla fiaba I tre principi di Serendip, i cui protagonisti scoprivano sempre delle cose che non stavano cercando. Un esempio recente di serendipit viene riportato da McBurney, e riguarda la scoperta del comportamento indotto dal pinzettamento della coda nei ratti di laboratorio. I ratti di laboratorio, di fronte allo stress di una pressione lieve o non dolorosa sulla coda, adottano un comportamento che li induce a mangiare in quasi il 90% dei casi. Attualmente nei laboratori di tutto il mondo, per indurre lobesit nei ratti si ricorre al pinzettamento della coda. Tentativi di risolvere problemi pratici. La maggior parte della ricerca psicologica ricerca applicata, cio volta a dare soluzioni a problemi concreti. In psicologia non difficile identificare problemi del genere, basta essere buoni osservatori. Le teorie e i risultati delle ricerche. Un aspetto molto importante ed utile delle teorie la loro capacit di far sorgere nuove problematiche, di essere il punto di partenza di nuove ricerche. Come le teorie, anche i risultati di ricerche gi eseguite possono far nascere nuovi interrogativi. Le teorie ed i risultati di ricerche fanno sorgere nuovi problemi in due maniere: euristicamente e sistematicamente. Linfluenza euristica si 1
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ha quando una teoria genera un enorme interesse dal quale di solito prendono avvio numerosi studi e ricerche; linfluenza sistematica avviene quando la teoria o le ricerche fanno affermazioni esplicite e direttamente verificabili. Strumenti didentificazione dei problemi. Molto spesso gli studiosi ricavano i problemi dalle comunicazioni fatte nei convegni, dalle discussioni fatte con gli altri colleghi, dagli articoli pubblicati nelle riviste scientifiche. Pi conoscenze uno scienziato possiede su una determinata area di ricerca, pi possibilit ha di proporre nuove problematiche dindagine. Le ricerche pubblicate nelle riviste di psicologia sono, in genere la fonte di nuove idee. Importanti sono anche le biblioteche ed i periodici. Competizione. In alcuni sistemi esistono dei meccanismi, istituiti di solito per aumentare il livello di qualit della ricerca, che si basano sulla competizione tra diversi ricercatori. A volte per questi meccanismi possono produrre delle disfunzioni: i ricercatori tendono a focalizzarsi sugli ambiti che rendono di pi in termini di carriera o si adeguano a delle mode scientifiche, ecc. In questi casi perci i ricercatori tenderanno a formulare delle ipotesi pi sulla base di fattori esistenti che sulla base del valore intrinseco delle ipotesi stesse. 1.1 Domande di ricerca, ipotesi di ricerca, ipotesi statistiche: lidentificazione di un problema rilevante da un punto di vista teorico e/o sociale presenta o solleva una serie di quesiti pi specifici che guideranno lintera ricerca e nascono appunto da mancanza di conoscenza e da lacune nella teoria. Queste domande di ricerca focalizzano lattenzione del ricercatore su alcuni aspetti e lo distolgono da altri. Lipotesi di ricerca che ne consegue viene definita in maniera ancora pi specifica. Essa una congettura o unipotesi che il ricercatore intende verificare sulle relazioni esistenti tra le variabili, espressa tramite unaffermazione condizionale: Se accade x, allora si osserva y. Lipotesi di ricerca che contiene almeno due variabili, deve essere operazionalizzata, deve essere verificabile empiricamente, pu essere espressa in forma matematica [Y=f (x)]. Lipotesi di ricerca d luogo poi a due ipotesi statistiche: lipotesi nulla (Ho), che afferma la mancanza delleffetto ipotizzato, e lipotesi alternativa (H1) che invece afferma la presenza di tale effetto. Le due ipotesi si escludono reciprocamente, o vera luna o vera laltra. A seconda dei casi, lipotesi nulla pu indicare mancanza di unassociazione tra variabili, mancanza di una differenza tra medie 2. Fase della pianificazione del disegno di ricerca: Questa fase comporta una serie di scelte che conducono a delineare il disegno della ricerca nel suo complesso. Esse riguardano loggetto da osservare, le condizioni in cui condurre le osservazioni, gli strumenti di misura pi affidabili, i metodi pi appropriati per codificare i dati, i test statistici per le analisi, e cos via. Durante questa tappa vanno prese anche le decisioni sui soggetti da sottoporre alle prove e si devono analizzare i problemi etici legati allattuazione dellesperimento. 3. Fase delle osservazioni o raccolta dati: Nella fase delle osservazioni, il ricercatore mette in atto le procedure stabilite precedentemente e raccoglie i dati che saranno oggetto di studio delle tappe successive. La ricerca scientifica pu essere considerata come un processo dinvestigazione che ruota attorno alle osservazioni empiriche. In effetti, queste costituiscono i fatti della ricerca. 3.1 Misurazione e scale di misura delle variabili: Secondo la teoria della misurazione di Stevens elaborata nel 1946, la misurazione lassociazione tra una categoria (o un simbolo formale) e oggetti, eventi o individui in base a regole di corrispondenza. In questa definizione sono presenti tre elementi fondamentali. Da un lato, la realt costituita da ci che viene misurato, dallaltro insiemi di categorie, che possono avere diverse caratteristiche e che si applicano a quella realt per eseguire la misurazione; infine affinch la misurazione sia corretta devono applicarsi delle regole di corrispondenza. Pi formalmente si dice che la misurazione di un sistema empirico la costruzione di un sistema numerico (leggi: formale) in modo tale che ci sia una relazione di omomorfismo con il sistema empirico. Ovviamente lattribuzione simbolica del sistema numerico deve mantenere inalterata la struttura dei legami relazionali presenti nel sistema empirico. 2
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Si dice caso (o soggetto) ci a cui si applica la misurazione e che solitamente viene assegnato ad una delle condizioni sperimentali. Dato che il soggetto ci a cui si applica la misurazione, esso pu essere formato da essere umani, ma anche da animali, o ad esempio eventi, oggetti del mondo reale, ecc. Quando si esegue una misurazione su un soggetto, si utilizza un sistema di categorie che viene detto variabile. In psicologia, il termine variabile indica qualsiasi caratteristica (fisica o psichica) del soggetto che pu assumere valori diversi in un dato intervallo e che varia da individuo ad individuo. Si tratta quindi di una caratteristica che, almeno teoricamente, pu essere misurata. Ciascuna variabile formata da un insieme (a volte anche infinto) di categorie che esprimono lambito di variazione della variabile stessa e che vengono detti livelli o modalit. Le variabili possono essere anche molto diverse tra loro; per questo Stevens distinse quattro categorie di variabili sulla base della scala utilizzata per la misurazione, cio sulla base delle relazioni intercorrenti tra i livelli di variazione di una variabile. Le scale sono dette categoriale (o nominali), ordinali, ad intervalli equivalenti e a rapporti equivalenti. Quando i livelli sono costituiti da categorie discrete che non possono essere ordinate in alcun modo la variabile si dice nominale (ad esempio, sesso maschile o femminile, colore degli occhi, religione). Ai livelli della variabile possono essere assegnati dei nomi o dei codici astratti (es. a, b, c) ma mai dei valori numerici (es. 1, 2,3) od ordinali (I, II, III). Quando i livelli, oltre ad essere diversi, sono anche ordinati in modo che uno viene prima dellaltro (o viceversa) e non hanno valore numerico, la variabile si dice ordinale. Sono variabili ordinali la classe sociale (bassa, media, alta), il tipo di domanda formulata da diverse tipologie di domande aperte e chiuse. Ad ogni livello pu essere assegnato un valore ordinale (I, II, III, IV) ma mai un valore numerico che indiche che lintervallo tra i livelli costante o che il rapporto tra i livelli costante (es. 1, 2,3, 4). possibile immaginare che le diverse categorie di una variabile ordinale giacciano su un continuum che va da un polo col massimo della propriet della variabile ed un polo col minino della propriet. Il rapporto numerico tra i livelli non noto e non ha alcun senso. Se i livelli della variabile possono essere, oltre che ordinati, anche numerati, cosicch ciascun livello corrisponde ad un numero, e se lintervallo tra un livello e quello adiacente costante, allora la variabile viene detta a intervalli equivalenti. Laspetto fondamentale che lintervallo, cio la differenza tra i livelli, sia costante. Perci, assolutamente equivalente se i valori attribuiti ai livelli sono 0, 1, 2, 3, 4 oppure -2, -1, 0, +1, +2. Tra gli esempi ricordiamo: la temperatura in gradi Fahrenheit o Celsius, il quoziente intellettivo, i test datteggiamento e gli inventari di personalit. Poich la scala numerica viene attribuita arbitrariamente ai livelli, anche il valore 0 un valore arbitrario assegnato ad un livello e non un zero assoluto o naturale. Perci, lo zero non indica unassenza reale di tale caratteristica ma un punto arbitrario del continuum nellintensit con cui tale caratteristica si pu manifestare []. Quando, oltre ad avere diversit, ordine ed equivalenza dellintervallo, nella scala la variabile contiene uno zero che indica vera assenza di quantit misurata, la variabile detta a rapporti equivalenti. Se il punteggio della variabile il doppio dellaltra, corretto affermare che la stessa quantit misurata il doppio dellaltra. Tra gli esempi ricordiamo: il numero di figli in una famiglia, il numero di errori in un testo scritto, let, il peso, la temperatura misurata sulla scala Kelvin (vedi box 2.1) Le variabili nominali e ordinali vengono dette qualitative, quelle ad intervalli e a rapporti quantitative o metriche. Una misurazione con una scala qualitativa produce una classificazione o codifica, che con un minimo delaborazione produce una frequenza; perci sono anche dette variabili di frequenza ed esprimono quanti eventi, individui od oggetti sono presenti in ciascun livello della variabile. Una misurazione con una scala quantitativa produce anche un punteggio che esprime spesso lintensit di un fenomeno. Nella logica della scala di misurazione di Stevens ogni livello pi complesso incorpora le caratteristiche fondamentali del livello precedente. Una volta eseguite le idonee misurazioni per verificare lipotesi di ricerca, i dati vanni organizzati in una cosiddetta matrice di dati (box 2.2). 3.3 Ruolo delle variabili nella ricerca: i criteri che sono alla base della distinzione delle variabili sono molteplici. Il primo riguarda il loro livello di precisione nella misurazione, per cui vengono distinte variabili continue e discrete. Si dice continua quella variabile che allinterno del proprio ambito di variazione pu assumere i valori di 3
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tutti i numeri reali (cio di quei numeri che contengono gli interi e tutti i punti frazionari presenti tra di loro). In altri termini, una variabile continua se pu assumere un numero infinito di valori quando il suo ambito di variazione limitato (tra 0 e 5) o allinterno di un qualsiasi intervallo definito allinterno del suo ambito di variazione. limprecisione dello strumento usato oppure lapprossimazione che il ricercatore adotta per semplicit che rende non continua la misura. Tra le variabili continue ricordiamo: laltezza, lintensit della scossa elettrica, la durata degli eventi o il tempo di latenza, il peso, ecc. Si dice discreta quella variabile che pu assumere solo un numero finito di valori, solitamente non frazionari, allinterno del suo ambito di variazione o tra due suoi punti qualunque. Gli esempi sono numerosi: il numero di bambini in una famiglia, il numero dabitanti in un paese, dei volumi di una biblioteca, il colore degli occhi, il sesso, la risposta ad una domanda sulla scala Likert, la dose di un farmaco, ecc. A volte variabile discreta si usa erroneamente come sinonimo di variabile qualitativa; in realt, essa pu essere tanto qualitativa (il colore degli occhi) quanto quantitativa (la variabile a rapporto numero figli). Le variabili continue invece sono necessariamente solo variabili quantitative. Il secondo criterio di suddivisione delle variabili quello relativo al ruolo che hanno allinterno dellesperimento, che le distingue in variabili indipendenti/dipendenti e allinterno delle indipendenti, in manipolate e non manipolate. Le variabili indipendenti sono degli stimoli o degli eventi comportamentali che si sospetta causino dei cambiamenti su altri eventi o comportamenti (variabili dipendenti); le variabili dipendenti sono le variazioni di determinati comportamenti che si suppone dipendano dalle modifiche delle variabili indipendenti. Vi sono due tipi di variabili indipendenti: manipolate e non manipolate. Le prime sono quelle che lo sperimentatore controlla e modifica attivamente, come la quantit delle dosi di un farmaco, lintensit di una luce, e cos via; le seconde sono quelle che il ricercatore non pu controllare a piacere e che spesso esistono in natura. La maggior parte delle variabili indipendenti non manipolate costituita da variabili come QI, lappartenenza religiosa, let, laffiliazione politica, ecc. Il ricercatore pu solo assegnare i soggetti a gruppi suddividendoli in base a tali variabili. Mentre nelle ricerche ad alta costrizione cio dove il controllo di tutte le variabili elevato, come negli esperimenti condotti in laboratorio, la distinzione tra variabile indipendente e dipendente importante perch lassunzione fondamentale che i cambiamenti della variabile indipendente causino quelli della variabile dipendente, nelle ricerche a bassa costrizione, come quelle correlazionali, non possibile fare assunzioni sulla relazione causale tra le variabili, per cui si pu arrivare anche ad omettere la distinzione tra la variabile indipendente e dipendente. Un esempio losservazione naturalistica. Nelle ricerche in cui si confrontano prestazioni dovute a caratteristiche diverse (quali sesso, intelligenza), la variabile indipendente non , come si detto, direttamente manipolata dallo sperimentatore; essa, per, gioca il ruolo di una variabile indipendente perch consente dinterpretare i cambiamenti della variabile dipendente. Quindi, bench la distinzione tra vind e vd sia pi rilevante nella ricerca ad alta costrizione, tuttavia adoperata anche nelle ricerche a bassa costrizione, perch aiuta a tenere distinti i comportamenti dinteresse. Il terzo criterio in base al quale vengono distinte le variabili riguarda il ruolo che possono avere nel confondere una relazione tra una variabile indipendente e una variabile dipendente. Sulla base di questo criterio si possono distinguere variabili confuse (confounded) e variabili di disturbo (confounding). I termini inglesi confounded (che viene confusa) e confounding (che induce confusione) indicano bene nella costruzione grammaticale il livello di passivit e attivit delle due variabili nel processo di confusione tra variabile indipendente e dipendente. Leffetto confondente pu essere di due tipi. In un caso la variabile che confonde il legame covaria con la variabile indipendente ma n intrinsecamente estranea. Definiamo perci variabile di disturbo quella variabile non controllata che covaria con la variabile indipendente ma estranea ad essa e deriva solitamente da artefatti nelle procedure di ricerca. Essa costituisce una minaccia alla validit interna perch una vera e propria messa in discussione dellesistenza del nesso causale individuato. Spesso sono variabili di disturbo quelle dovute alla selezione o allautoselezione dei soggetti perch le differenze individuali sono indipendenti dalle variazioni della variabile indipendente. Nellaltro tipo deffetto confondente la variabile che covaria con la variabile indipendente intrinseca alla variabile indipendente stessa o alla sua operazionalizzazione. Questo si verifica tutte le volte che la variabile confondente ha a che fare, in 4
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qualche modo, con il costrutto stesso della variabile indipendente. Si dice variabile confusa quella variabile non controllata che covaria con la variabile indipendente ed intrinsecamente associata ad essa o alla sua operazionalizzazione. La variabile confusa costituisce una minaccia alla validit di costrutto perch ci che si mette in discussione non lesistenza del nesso causale, ma la validit della spiegazione dellesistenza delleffetto. Il controllo delle variabili di disturbo si pu esercitare, oltre che controllandole preventivamente nel disegno di ricerca, anche esaminando se le variazioni nella variabile indipendente sono inavvertitamente correlate con variazioni in variabili estranee che si sospetta siano il disturbo. Il controllo delle variabili confuse pi complicato e si copie sostanzialmente attraverso la corretta programmazione e pianificazione del disegno di ricerca e della variabile indipendente. Il quarto criterio in base al quale vengono distinte le variabili riguarda lerrore che si compie durante la misurazione e che le distingue in variabili che inducono errori casuali e variabili che inducono errori sistematici. Il quinto, ed ultimo, criterio riguarda la possibilit di osservare direttamente la variabile e distingue le variabili in latenti e manifeste. Una variabile latente una variabile che non pu essere osservata ma di cui sipotizza lesistenza per spiegare altre variabili che possono essere osservate direttamente, le quali vengono dette manifeste. 4. Fase dellanalisi dei dati: Per diventare comprensibili, le osservazioni empiriche vengono, in genere, codificate in forma numerica e disposte secondo un qualche ordine atto a permettere lelaborazione statistica. La matrice dei dati o la tabella di contingenza sono due di questi modi. Queste consentono di descrivere grandi quantit dosservazioni e di evidenziarne la significativit. I metodi utilizzati per questo lavoro sono pi o meno semplici, a seconda del tipo di scala con cui sono state raccolte le informazioni, il numero delle variabili prese in esame, ecc. E' importante sottolineare che la correttezza del procedimento comporta la scelta delle procedure pi appropriate al problema di ricerca e ai dati a disposizione. In genere, in questa fase vengono eseguite le elaborazioni descrittive sul campione, anche in forma grafica, ed i test statistici che permettono di prendere delle decisioni e di verificare lipotesi sulla popolazione a partire dal campione []. 5. Fase dellinterpretazione: Dopo aver analizzato statisticamente i dati, il compito del ricercatore di interpretarli; in altre parole, egli deve verificare due cose: se i risultati danno una risposta allipotesi di ricerca, se tale risposta contribuisce ad approfondire la conoscenza del problema. Questo obiettivo comporta che le osservazioni raccolte siano inserite in un contesto collegato non solo al problema iniziale, ma anche ad altre tematiche del settore. In molti casi, i risultati possono suggerire la necessit di ampliare o modificare lipotesi di partenza per aumentare la potenza esplicativa e laccuratezza. 6. Fase della comunicazione: Poich la scienza un fatto pubblico, i risultati raggiunti devono essere comunicati con i mezzi pi idonei. La divulgazione dei dati scientifici avviene, di solito, attraverso tre canali: le comunicazioni orali nei convegni, gli articoli nelle riviste scientifiche, i convegni. Il resoconto di una ricerca scientifica richiede la descrizione dettagliata sia dei risultati che delle procedure, in modo da offrire tutti gli elementi necessari per uneventuale sua ripetizione. La ripetizione delle ricerche importante perch costituisce un metodo di controllo. In genere, la stesura degli articoli che vengono preparati per le riviste scientifiche, segue delle linee di guide ben precise. Capitolo 4: La raccolta dei dati 1. I test psicologici: Un test, o reattivo psicologico, una procedura attraverso cui si pone il soggetto in una situazione standardizzata nella quale gli si forniscono una serie di stimoli o item (domande, problemi, stimoli visivi o luminosi, ecc.) in grado di elicitare delle risposte, che costituiscono semplicemente un campione delle risposte che il soggetto normalmente da in condizioni simili e che sono valutabili sulla 5
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base di criteri quantitativi predefiniti ed interpretabili come indicatori di un determinato costrutto psicologico. Gli aspetti definitori del test riguardano quindi: le condizioni di somministrazione standardizzate, gli stimoli standardizzati, il campione del comportamento del soggetto, le modalit predefinite di quantificazione o di misurazione delle risposte intese come indicatori di costrutto. La standardizzazione del contesto e delle risposte si riferisce alluniformit delle procedure durante la somministrazione degli stimoli e nella determinazione del punteggio per tutti i soggetti. inoltre importante sottolineare che le risposte dei soggetti agli stimoli sono considerate un campione di comportamento. I test intendono raccogliere campioni significativi, rilevanti e rappresentativi degli universi di comportamento dei soggetti. Anche le procedure di attribuzione dei punteggi o di classificazione delle risposte dei soggetti devono rispettare una serie di regole relative alle definizioni concettuali e operative dei costrutti che stiamo misurando. Alcuni test sono estremamente semplici ed sufficiente che il soggetto risponda ad alcune domande scritte su un foglio di carta, altri test sono molto pi laboriosi, come quando il soggetto si trova in laboratorio a rispondere il pi velocemente possibile a stimoli visivi. I test psicologici sono considerati oggi degli strumenti indispensabili e insostituibili che permettono con rapidit di ottenere informazioni che contribuiscono a prendere decisioni importanti in molti contesti, come le scuole, gli ospedali e i servizi socio sanitari, le istituzioni detentive ed il mondo del lavoro, nonch uno strumento di conoscenza fondamentale della ricerca. Tuttavia, colui che utilizza tali strumenti di misura deve essere cosciente delle implicazioni etiche e deontologiche, degli aspetti sociali e culturali, di quelli tecnici e procedurali, ed integrare luso del test con altre fonti dinformazioni attendibili (interviste, osservazioni, ecc.). Va infine notato che la rapida crescita tecnologica ha incoraggiato luso di computer nella somministrazione dei test, il che ha lindubbio vantaggio di favorire la standardizzazione delle condizioni e degli stimoli, nonch lo scoring immediato delle risposte. Esistono vari criteri per classificare i test. Sulla base dellaspetto indagato, essi possono essere distinti in test cognitivi o di massima performance, che misurano aspetti legati alle capacit del soggetto, quali lintelligenza, lattitudine o il profitto, e test non cognitivi o di performance tipica, che rilevano le preferenze del soggetto e i suoi comportamenti abituali, quali aspetti di personalit ed atteggiamenti. I test dintelligenza cercano di misurare questa capacit per quanto difficile possa essere arrivare a definire lintelligenza, i test attitudinali cercano dindividuare le aree del soggetto che hanno maggiori capacit di essere sviluppate e i test di profitto permettono di valutare il livello di conoscenza, capacit o competenza di un individuo, come i test dammissione alluniversit a numero chiuso. I test di personalit tradizionalmente si basano sullintervista, sulle griglie di repertorio, sui questionari o inventari di personalit e sui test proiettivi. Gli inventari di personalit sono costituiti da un insieme di item che riportano affermazioni riguardanti la propria personalit a cui il soggetto deve rispondere graduando la sua risposta su una scala di risposta dicotomica o pi ampia. I test proiettivi consistono nel somministrare al soggetto una serie di stimoli, ambigui o non completamente definiti, che devono essere descritti dal soggetto con lassunto di base che le descrizioni di questi stimoli riflettano aspetti affettivi e nascosti della personalit (ad es. il Rorschach o il TAT). Le scale di misura degli atteggiamenti sono un insieme di affermazioni o item che riguardano latteggiamento del soggetto verso un oggetto o la sua opinione. 2. I metodi osservativi: I metodi osservativi permettono di osservare, registrare, descrivere, trascrivere e codificare il comportamento umano o linterazione sociale che si realizza tra le persone sia in condizioni standardizzate (osservazione controllata) sia in condizioni naturali (osservazione naturalistica). Il mezzo principale attraverso cui viene realizzata la rilevazione dei dati losservatore. Proprio per questo diviene centrale il ruolo dellosservatore umano, il suo addestramento e la riduzione dei suoi eventuali errori. Losservazione pu essere messa in atto nel momento in cui si realizza il comportamento osservato (diretta) oppure in un momento diverso grazie ai sistemi di audio o video registrazione, analogici e digitali, che la tecnologia mette a disposizione (indiretta). I vantaggi dei metodi osservativi sono legati alla possibilit di campionare comportamenti spontanei dei soggetti, spesso anche in condizioni controllate, di raccogliere informazioni anche su soggetti che non sono in 6
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grado di parlare o di riempire questionari (principalmente bambini ed animali) e di studiare i processi interattivi interpersonali che si svolgono dinamicamente nel tempo. Ad esempio Gottman (pag101). Losservazione del comportamento che si realizza in psicologia viene distinta dallosservazione ingenua che ognuno di noi realizza nella vita quotidiana, visto il carattere intenzionale e le precauzioni di metodo della prima. Losservazione pu poi essere realizzata con un approccio quantitativo o qualitativo a seconda della posizione epistemologica del ricercatore che confidi o no nella possibilit di misurare, quantificare e formalizzare in modelli, pi o meno complessi, il comportamento umano. Nel primo caso il prodotto dellosservazione viene espresso in prosa, nel secondo in numeri dotati di significato. Sono moltissimi gli approcci che si collocano allinterno dellosservazione qualitativa (inchieste giornalistiche, etnografia, etnometodologia, lanalisi della conversazione o del discorso, lapproccio goffmaniano). Allinterno dellapproccio quantitativo, invece, si soliti distinguere tra due tipi di osservazione, la codifica (coding) e losservazione valutativa (rating). Con la codifica, od osservazione sistematica, losservatore associa determinate categorie comportamentali nominali o ordinali al ricorrere di determinati eventi comportamentali e produce perci delle frequenze. Tramite losservazione valutativa (rating), o metrica, losservatore associa determinate categorie numeriche al comportamento degli individui e produce perci punteggi che esprimono lintensit di un fenomeno. Losservazione sistematica si definisce perci come una forma dosservazione pubblica e replicabile che utilizza determinati schemi di categorie comportamentali, qualitative e prefissate, che losservatore associa ai comportamenti o agli eventi interattivi sulla base di alcune regole di corrispondenza, le quali sono descritte nei manuali di codifica. Spesso si contrappone losservazione sistematica allosservazione naturalistica. Tuttavia, le ragioni di questa contrapposizione non sono giustificate. Infatti, allosservazione naturalistica, eseguita in contesti naturali ed in modo da non interferire sullosservatore, va contrapposta losservazione controllata eseguita in laboratorio, con o senza eventuali manipolazioni sperimentali. Invece losservazione sistematica, assieme al rating, forma losservazione quantitativa che va contrapposta, come abbiamo visto, a quella qualitativa. Per questo si dice che losservazione sistematica non dipende dal contesto (context-free). Una volta che stato elaborato uno strumento di misura osservativo, come un sistema di categorie, necessario predisporlo per mettere losservatore in condizioni di utilizzarlo al meglio. Inizialmente gli strumenti per eseguire la codifica erano costituiti essenzialmente da carta e matita, tramite cui losservatore segnava con uno slash (/) ciascuna occorrenza comportamentale nellapposita casella oppure segnava direttamente il nome della categoria. In una certa fase storica vennero utilizzati dei macchinari che permettevano la codifica del comportamento pigiando dei tasti che immagazzinavano direttamente la categoria e la durata dei comportamenti. Attualmente gli strumenti pi utilizzati sono apposite postazioni informatiche che hanno notevoli funzioni: permettono la visualizzazione del materiale video direttamente sul monitor, il controllo della video registrazione, analogica o digitale, e lattivit di codifica tramite tastiera o mouse, registrano in memoria eventi e durate di ciascuno codice registrato, producono appositi coefficienti di attendibilit dei sistemi di categorie, producono statistiche descrittive, fanno elaborazioni grafiche ed eseguono test statistici. 3. Lanalisi del contenuto: Lanalisi del contenuto un approccio quantitativo che si applica principalmente a materiale verbale ma anche a materiale non verbale. Si distingue dallanalisi narrativa che un approccio, metodologicamente molto ampio e variabile, che si occupa esclusivamente di materiale verbale basato principalmente su storie o racconti desperienze personali (accounts). Lanalisi del contento viene definita come una tecnica che serve ad estrarre le informazioni desiderate da un corpus di materiale, spesso ma non necessariamente verbale, identificandone sistematicamente e oggettivamente determinate caratteristiche. In quanto tale, lanalisi del contenuto una tecnica oggettiva e replicabile i cui criteri sono specificati in anticipo. Il termine contenuto che la identifica in realt improprio in quanto essa si applica oltre che al contenuto, alla forma (stile, struttura), alla funzione o alla sequenza dei comportamenti tanto da coincidere a volte con lanalisi dellinterazione. Lattivit di codifica, che comprende classificazione e rating, viene eseguita secondo regole precise da 7
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codificatori chiamati anche giudici o valutatori che utilizzano un sistema di codifica. I sistemi di codifica sono veri e propri strumenti di misura, descritti ai manuali di codifica con riferimento: alle definizioni delle unit del materiale che deve essere analizzato, alle categorie e alle dimensioni di classificazione, alle regole per lapplicazione del sistema. I sistemi di codifica principali sviluppati nelle scienze sociali per lanalisi del contenuto si riferiscono ad aspetti quali ladattamento e la capacit di risoluzione dei problemi, lorientamento cognitivo e di personalit, gli stili cognitivi e dattribuzione, le relazioni interpersonali, lo sviluppo life-span, lumore e le emozioni, le motivazioni, costrutti orientati psicoanaliticamente, valori, s ed identit. Le unit sono di tre tipi: lunit di testo, di codifica e di contesto. Lunit di testo si riferisce al corpus di materiale pi ampio, soggetto allanalisi allinterno di uno studio (un saggio, un articolo, unintervista). Lunit di codifica si riferisce a quella parte dellunit di testo a cui si applicano le categorie o le dimensioni del sistema di codifica. Pu essere designata da una porzione o un segmento di testo vero e proprio (ad esempio, la parola) o da qualcosa che pu essere da esso estrapolabile, come il tema. Le unit di codifica possono essere le pi disparate a seconda degli scopi della ricerca. Lunit di codifica pi importante senza dubbio il tema, che viene definito come lespressione di una singola idea, unaffermazione relativa ad un argomento o ad un motivo che non ha uno specifico referente testuale (come la frase) perch pu essere rintracciato in poche parole, in una locuzione o in pi frasi. Unaltra importante unit di codifica il personaggio di cui di solito vengono codificate le caratteristiche (sesso, ruolo, comportamento, ecc.). Lunit di contesto si riferisce ad un corpo di materiale pi grande dellunit di codifica che pu essere preso in considerazione per prendere una decisione di codifica. Per esempio, per codificare bene una parola pu essere necessario prendere come unit di contesto tutta la frase a cui appartiene. Fondamentale lanalisi del contenuto assistita dal computer, che permette lindividuazione e la classificazione di parole tramite pacchetti statistici. 4. Lintervista: Lintervista una tecnica di raccolta dei dati psicologici costituita da uninterazione verbale col soggetto in cui laspetto fondamentale sono le domande che lintervistatore fa e le risposte che ottiene. Si distingue di solito in intervista non strutturata, strutturata e semi-strutturata. Si parla di intervista non strutturata o qualitativa quando il ricercatore non ha predeterminato ci che dellintervista deve essere codificato. Le conclusioni emergono induttivamente dallo studio intensivo delle registrazioni o delle trascrizioni delle interviste e spesso sono organizzate in temi. Solitamente le interviste che si fanno in studi esplorativi, le interviste pilota e quelle post-sperimentali sono di tipo qualitativo. Allopposto nellintervista strutturata il ricercatore pone una serie di domande predisposte sia nel contenuto sia nellordine in maniera tale che la stessa forma viene ripetuta in modo pressoch identico per ciascun soggetto intervistato. Spesso anche le modalit di risposta sono predeterminate. Anche nellintervista semi-strutturata la forma generale dellintervista si ripete, ci che pu variare sono le domande, nel senso che il ricercatore ha la possibilit di continuare a richiedere ed a confermare le informazioni che si prefigge di ottenere e seguire il flusso della conversazione lasciando lintervistato pi libero. Essa richiede un intervistatore abile sia sul piano della completezza e qualit dellinformazione raccolta, sia su quello della tecnica dellintervista stessa. Perci, molte risorse devono essere dedicate alladdestramento e alla valutazione dellintervistatore. Mentre lintervista non strutturata viene analizzata induttivamente e quella strutturata produce delle risposte comprese in un set di risposte predefinite, lintervista semistrutturata solitamente impiega codificatori che valutano i costrutti rilevanti sulla base del contenuto, dellorganizzazione e del tono dellintervista stessa. 5. Il questionario: Il questionario uno strumento di raccolta dei dati che consiste in una serie di domande relative ad informazioni oggettive (et, sesso, istruzione, lavoro, ecc.) e a questioni riguardanti personalit, atteggiamenti ed opinioni del rispondente. Possono essere composti di domande aperte, nelle quali il rispondente pu fornire la risposta che vuole con le sue parole, o domande chiuse, in cui il rispondente deve scegliere una risposta tra un set di alternative offerte dal ricercatore, come nella 8
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domanda a risposta multipla. Le risposte a domande aperte comportano poi un lavoro di codifica che consiste o nella classificazione da parte di codificatori delle risposte in categorie di risposte predefinite, o nella creazione ad hoc di categorie e nella successiva classificazione delle risposte. Quando si utilizzano domande chiuse necessario fare una serie di scelte nella struttura del questionario e delle domande. Ad esempio, una questione riguarda se porre la domanda in termini di preferenza o ordine tra una cosa e unaltra, o se chiedere al soggetto di valutare indipendentemente una cosa e laltra. il dilemma della scelta tra rating e ranking, tra valutazione in una scala che va, ad esempio, da 1 a 5 o preferenza di un oggetto rispetto ad un altro. Sebbene spesso i ricercatori adottano il rating, dimostrato che il ranking pi efficace in termini di discriminazione delle risposte, attendibilit e validit dei dati. Tuttavia, il ranking diventa complicato quando necessario comparare tra pi di due oggetti ed inoltre restringe il campo dapplicazione delle tecniche statistiche. Le domande chiuse vengono dette dicotomiche quando prevedono due possibili risposte, tricotomiche quando prevedono tre possibili risposte, a 5 punti o passi (o a7 o a11 e cos via) se le possibili risposte sono 5 (o7 o11 e cos via). Infatti, uno dei problemi scegliere il numero di punti adeguato della scala di risposta. Per le scale bipolari, cio quelle che vanno ad esempio da positivo a negativo passando per neutro, sembra che la scala migliore sia quella a 7 punti. Per le scale unipolari, che vanno ad esempio da per niente positivo a completamente positivo, la scala migliore sembra quella a 5 punti, mentre sconsigliato usare scale con un numero indefinito di punti. Infine, va ricordato che se lalternativa di risposta Non lo so viene rimossa per forzare i soggetti ad esprimere una preferenza, la domanda viene detta a scelta forzata. 6. Le misure fisiologiche: Uno dei modi per raccogliere dati in psicologia utilizzare degli indici fisiologici. Infatti, stato dimostrato che alcuni indici funzionano molto bene come indicatori di costrutti, addirittura psicologico sociali. Le tecniche fisiologiche di raccolta dati si basano su due tipi di tecnologia: quella asciutta e quella umida. La prima la tecnologia della registrazione elettrofisiologia, la seconda riguarda la registrazione dei livelli biochimici presenti nel corpo. Ci occuperemo della prima. La logica su cui si basano queste tecnologie per la registrazione dei dati psicologici che una serie di processi fisiologici producono segnali alla superficie del corpo, segnali che possono essere elettrici (cambiamenti di potenziale elettrico) o non elettrici, come cambiamenti nella pressione, nel movimento, nella temperatura e nei tessuti. Questi segnali possono essere catturati ed immagazzinati attraverso quattro tappe: percezione, lapplicazione didonei sensori in determinate parti del corpo; trasduzione, quando il segnale non elettrico necessariamente un trasduttore che converta le risposte fisiologiche in analoghi segnali elettrici; condizionamento, spesso necessario un filtro che specifica o isola il segnale dagli altri segnali che il corpo emette continuamente e/o lo amplifica.; registrazione, un apposito macchinario registra infine il segnale. Un esempio dato dal poligrafo. 7. Gli strumenti di neuropsicologia e delle neuroscienze (vedi libro) 8. Lo scaling: tale termine si riferisce ad un insieme di procedure con le quali, in modi differenti, possibile assegnare dei numeri ad un insieme di affermazioni riferite proprio allatteggiamento; indica perci collocare su una scala numerica. Lo scaling viene definito da Stevens come lassegnazioni di oggetti a numeri in base a regole. Lo scaling unidimensionale permette di assegnare un singolo punteggio che rappresenta latteggiamento generale del soggetto, ad un insieme di risposte fornite dal soggetto stesso. Quello multidimensionale permette di valutare latteggiamento del soggetto sulla base di pi aspetti qualora questo sia appropriato teoricamente. Le procedure per costruire una scala unidimensionale per la misura dellatteggiamento sono tre: la scala di Thurstone elaborata negli anni 20, la scala Likert proposta negli anni 30 e la scala di Guttman proposta negli anni 50. Solo a cavallo tra il 50 ed il 60 sono nate le scale di misura multidimensionale (vedi libro). 9
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Capitolo 5: Validit di ricerca Il termine validit indica la solidit e lattendibilit di unindagine, ossia una vera corrispondenza tra mondo reale e conclusioni di ricerca. Unaltra nota definizione di Cook e Campbell si riferisce alla validit come alla migliore approssimazione disponibile alla verit o alla falsit di proposizioni relative alle conclusioni della ricerca stessa. 1. Validit interna: Si ha validit interna quando la relazione tra le due variabili di tipo causale; cio quando si pu provare che le modifiche della variabile indipendente (Vi) causano quelle della variabile dipendente (Vd) e non dipendono da altre variabili. Per essere causale, tale relazione deve avere due requisiti: una determinata direzione e lesclusione di fattori di confusione. Il tipo di direzione d la certezza che la manipolazione della variabile indipendente causa dei cambiamenti di quella dipendente, e non viceversa. Esso viene dedotto, oltre che da considerazioni teoriche, dalla sequenza temporale: se la manipolazione della variabile indipendente precede il cambiamento di quella dipendente, allora si pu ragionevolmente supporre che la prima influisce sulla seconda. Lesclusione dei fattori di confusione, invece, comporta il controllo di tutte le variabili potenzialmente in grado di influenzare la relazione causale. Il compito del ricercatore consiste nelleliminare tutte le possibile minacce alla validit e nel creare procedure adeguate perch la relazione di causa ed effetto sia genuina. Minacce: Vari fattori possono minacciare la validit interna di un esperimento. Tra questi ci sono: le variabili di confusione, gli errori provenienti dal soggetto sperimentale, gli errori dovuti allo sperimentatore. Con lespressione variabili di disturbo sindicano: la storia attuale, i processi di maturazione, leffetto delle prove, la strumentazione, leffetto della regressione statistica, la selezione, la mortalit, linterazione tra selezione e storia, selezione e maturazione, ecc. Storia attuale: con questespressione sintende ogni evento che, durante il corso di un esperimento, produce un effetto che si sovrappone a quello della variabile indipendente, creando confusione sul rapporto causale tra le due variabili sperimentali. Quando si tratta di ricerche condotte con gruppi di persone, leffetto storia dovuto ad eventi che riguardano tutti i soggetti o la maggior parte di essi; invece, se lesperimento condotto su una persona singola, leffetto storia pu dipendere da un evento personale. Gli effetti storia si verificano soprattutto negli esperimenti che hanno due misurazioni: una prima del trattamento (pre-test) ed una dopo (post-test). Possono essere causati da variabili interne allambiente sperimentale oppure da variabili esterne. Processi di maturazione: fanno parte di questa categoria quei cambiamenti sistematici, dordine biologico (et, fame, coordinazione, fatica) e psicologico (acquisizione di nuove conoscenze, noia, stanchezza, motivazione, interesse) che avvengono con il trascorrere del tempo, e che comportano, oltre al trattamento, un rendimento migliore o peggiore riscontrato nel post-test. La maturazione un problema assai critico quando la ricerca riguarda i bambini, a motivo della rapidit del loro sviluppo. , inoltre, presente negli studi longitudinali. Effetto delle prove: lavere partecipato a precedenti esperimenti pu influire sulle successive prestazioni, a causa dellapprendimento o della pratica. Anche coloro che hanno avuto gi modo di sottoporsi a reattivi psicologici si trovano in una condizione avvantaggiata rispetto a chi alla prima esperienza. Secondo gli studiosi, ogni volta che un soggetto risponde ad un test si verifica un processo di apprendimento, che pu migliorare le prestazioni analoghe in prove successive. Tale effetto pi pronunciato nei reattivi che misurano le abilit, come la memoria, lintelligenza, la soluzione di problemi Strumentazione: tale termine comprende non solo la variabilit della struttura degli strumenti, ma anche quella degli sperimentatori. Se il post-test differente dal pre-test, o il ricercatore che conduce la seconda prova diverso da chi ha effettuato la prima, le differenze riscontrate tra i punteggi, oltre al trattamento, possono essere dovute anche alla sostituzione o degli strumenti, o degli sperimentatori o di entrambi. Effetto della regressione statistica: una legge statistica prevede che, nelle prove ripetute sugli stessi oggetti e sulla stessa variabile, i punteggi estremi tendono a regredire verso la media; cio gli individui che hanno fornito prestazioni ai valori estremi nella prima prova (o altissimi o bassissimi), in quella successiva tenderanno verso punteggi pi vicini ai valori medi. Questo 10
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fenomeno non indica assenza di affidabilit dei punteggi molto alti o molto bassi, ma semplicemente la predizione della probabile direzione dei rendimenti nelle prove successive. Nelle misure ripetute sugli stessi oggetti, in genere questeffetto determinato dai cambiamenti che avvengono in variabili non correlate con il test, come lo stato danimo, la motivazione, la fatica e/o linterazione esaminatore-esaminato. Cos i punteggi molto alti tenderanno ad essere lievemente pi bassi, bench restino ancora negli alti ranghi della distribuzione; mentre i punteggi estremamente bassi tenderanno a salire, pur rimanendo ancora nella fascia bassa della distribuzione. Questa legge statistica costituisce una minaccia alla validit interna soprattutto negli esperimenti in cui i soggetti sono scelti sulla base di punteggi estremi (bambini superdotati o ritardati, pazienti psichiatrici). Selezione: in un disegno ben condotto, il gruppo sperimentale e quello di controllo devono essere equivalenti rispetto a tutte le variabili. Ma numerosi fattori possono minacciare lequivalenza iniziale dei gruppi (livello dintelligenza, motivazione, precedenti esperienze). Tali fattori impediscono che il rendimento del gruppo di controllo diventi il punto di paragone fisso per il gruppo sperimentale. Se i due gruppi non sono equivalenti in partenza, a causa della non corretta selezione dei soggetti, ogni eventuale differenza nel post-test pu essere attribuita erroneamente al trattamento. A volte il ricercatore stesso che seleziona erroneamente i soggetti, assegnando ad un gruppo o allaltro soggetti sistematicamente diversi sulla base di una variabile, altre volte la minaccia pi sottile perch sono i soggetti stessi che si autoselezionano sulla base delle proprie caratteristiche individuali. Mortalit: abbandono o perdita differenziale dei soggetti []. Interazione tra selezione e storia, selezione e maturazione, ecc.: le minacce alla validit illustrate finora spesso interagiscono producendo effetti nuovi, diversi da quelle che provocano da sole. Metodi per ridurre le minacce: Per fronteggiare le minacce alla validit interna sono stati proposti numerosi metodi. Il metodo per ridurre le differenze tra i gruppi il bilanciamento che si ottiene in tre modi: con la randomizzazione, il pareggiamento e luso dei blocchi. Per controllare gli effetti della storia in genere si utilizzano i seguenti metodi: a) controllo della costanza. Si mantengono il pi possibile costanti le condizioni per tutti i soggetti della ricerca e per tutto il periodo sperimentale, ad eccezione del trattamento. b) Casualizzazione delle situazioni sperimentali. Questo metodo consente di distribuire equamente le pi importanti fonti di errore (come gli sperimentatori, il momento del giorno) tra i gruppi sottoposti ad esperimento. c) Un'unica sessione e stessa situazione. Per mantenere costanti e comuni a tutti i soggetti gli imprevedibili effetti di distorsione dovuti a sessioni sperimentali diverse e a situazioni differenti si deve eseguire lesperimento, quando possibile, in ununica sessione e nello stesso ambiente. d) Abbreviazione dellintervallo di tempo tra le prove. Per evitare che i fattori estranei concorrano con il trattamento ad influenzare i dati della ricerca si accorcia il tempo tra la prova preliminare ed il post-test. I processi di maturazione possono essere neutralizzati mediante luso di misurazioni ripetute ad intervalli costanti, avvalendosi sempre di un gruppo di controllo. Gli effetti delle prove vengono eliminati utilizzando i seguenti procedimenti: a) eliminazione del pre-test; tale amputazione fa perdere precisione allesperimento, tuttavia lintervento risulta corretto se lequivalenza dei gruppi assicurata mediante la scelta casuale dei singoli elementi e la loro numerosit conforme alle regole del campionamento. b) Far passare il pre-test come un evento ordinario della vita dei gruppi. Ad esempio, in una ricerca sugli studenti, lo stratagemma consiste nellutilizzare un compito scolastico. c) Utilizzare il disegno di Solomon, la cui principale propriet quella di controllare gli effetti del pre-test. La variabilit dovuta alla strumentazione viene evitata mantenendo quanto pi possibile costanti tutte le variabili della sperimentazione: simultaneit delle osservazioni, stessi strumenti, stessi osservatori. Un altro metodo consiste nel pareggiare tra i soggetti ed i gruppi leventuale errore dovuto allaumento di esperienza del ricercatore con la casualizzazione degli osservatori e delle prove. Gli effetti della regressione statistica sono neutralizzati estraendo a caso, dalla stessa popolazione estrema, un gruppo di controllo che, non essendo sottoposto a trattamento, offre il punto di paragone per valutare i cambiamenti dovuti alla regressione. Per quanto riguarda la mortalit non vo sono procedimenti di controllo sufficientemente efficaci. Un metodo consiste nelleffettuare le prove in tempi molto ravvicinati, in modo da eliminare la perdita di soggetti. 11
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2. Validit esterna: La validit esterna di un esperimento riguarda la legittima applicabilit dei risultati sia a soggetti diversi da quelli sperimentali, sia a situazioni, tempi, luoghi differenti da quelli determinati durante la ricerca. In altri termini, la componente esterna della validit di un esperimento consiste nel poter generalizzare le conclusioni ad individui e contesti differenti da quelli che il ricercatore ha considerato. Poich i risultati di un esperimento devono essere generalizzati in riferimento a pi variabili (persone, tempi, luoghi), taluni autori suddividono la validit esterna in tre tipi: validit di popolazione, validit temporale, validit ecologica. La forma pi semplice per ottenere la validit esterna consiste nel ripetere la ricerca stessa, modificando sistematicamente una o pi variabili dei soggetti e/o dellesperimento. La validazione empirica dei risultati mediante ripetizione sistematica, tuttavia, richiede un notevole e lungo sforzo, per cui poco pratica. Nella prassi corrente, gli studiosi cercano di raggiungere i requisiti della validit esterna mediante la rappresentativit dei soggetti sperimentali si tratta della validit di popolazione e la validit temporale, ossia la ripetizione esatta dellesperimento a distanza di tempo. Validit di popolazione. Per validit di popolazione sintende la capacit di generalizzare i dati del campione alla popolazione, cio alluniverso delle persone su cui lo studio focalizzato. Le regole del campionamento probabilistico consentono di ottenere questo tipo di validit e ne distinguiamo principalmente due: selezione dei soggetti dalla popolazione ed ampiezza del campione. Lampiezza del campione (o numerosit) in diretta relazione con la probabilit che esso rappresenti lintera popolazione; di conseguenza, pi grande il campione maggiore sar la sua rappresentativit. Validit temporale. comune tra i ricercatori lassunzione che i risultati di una ricerca rimangano stabili nel tempo, cio mantengano la loro validit anche in altri momenti (validit temporale). Su questassunzione per sono sorti diversi dubbi. Infatti, i risultati di un esperimento possono variare anche durante il periodo di tempo che intercorre tra il trattamento e il post-test, come ebbe modo di dimostrate, fra gli altri Walster []. Questa ed altre ricerche non costituiscono la prova della falsit dellassunzione della validit temporale, ma necessario analizzare di volta in volta la presenza o meno dellinvarianza temporale dei dati. Minacce: Le minacce alla validit esterna possono provenire in particolare dai limiti della validit di popolazione e di quella temporale. Minacce alla validit di popolazione. La difficolt di reperire i soggetti della ricerca ha indotto i ricercatori a ricorrere prevalentemente ad alcune categorie di soggetti: i topi albini, gli studenti di psicologia, alcune tipologie di pazienti e gli alunni delle scuole, i soggetti volontari; soluzioni, sebbene pratiche, criticabili perch selezionano i soggetti. Minacce alla validit temporale. Le principali minacce alla validit temporale possono provenire dalle variazioni stagionali, da quelle cicliche e da quelle personologiche. Con lespressione variazioni stagionali sindicano quei cambiamenti che avvengono nella popolazione ad intervalli regolari. La variazione ciclica, invece, dipende dallorganismo dei soggetti. Tuttavia gli organismi, sia animali che umani, vanno soggetti a variazioni cicliche che possono interagire con le variazioni del trattamento sperimentale. Negli esseri umani, le principali variazioni cicliche dipendono dal ritmo cardiaco, dalla temperatura, dalle funzioni endocrine, dai ritmi circadiani. Quando ha luogo linterazione fra trattamento sperimentale e variazioni cicliche, i risultati sono generalizzabili al momento specifico del ciclo durante il quale stato eseguito lesperimento. Infine, la variazione personologica si riferisce al cambiamento delle caratteristiche degli individui nel tempo. Bench si presuma che tali caratteristiche siano relativamente stabili, questo non pu essere vero per tutti i tratti (es. la valutazione di se stessi e degli altri, le preferenze politiche). Gergen, infatti, not che le variabili che predicevano lattivismo politico durante i primi anni della guerra del Vietnam differivano da quelle che prevedevano lattivismo politico nel periodo successivo alla guerra. Se le caratteristiche che vengono studiate sono soggette a cambiamenti, lesisto dello studio sar valido solo per il periodo in cui condotta la ricerca. Suggerimenti per aumentare la validit esterna: Adoperare misurazioni non intrusive; in taluni casi, raccogliere i dati prima che i soggetti si accorgano che il ricercatore ha iniziato il suo lavoro dindagine; spesso, quando eticamente ammesso, evitare di dire il vero motivo della ricerca, cio ricorrere allinganno; condurre la ricerca in situazioni naturali; il ricorso a disegni complessi; 12
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controllare gli effetti del pre-test sui dati della ricerca mediante la ripetizione dellesperimento o ricorrendo al disegno di Solomon. Cautele nel valutare la validit esterna (vedi libro) 3. Validit di costrutto: In psicologia, il termine costrutto un concetto astratto ed indica un complesso organizzato della vita psichica non osservabile direttamente. I costrutti non sono osservabili ma sono inferiri dal comportamento (ansia, intelligenza, obbedienza, atteggiamenti, opinioni, emozioni). Purtroppo, tali indicatori comportano necessariamente una parte arbitraria, perch dipendono dalle teorie dei ricercatori e dagli strumenti adottati per misurarli. Far corrispondere un indicatore osservabile ad una nozione latente, com il costrutto, vuol dire eseguire una definizione operazionale. Loperazionismo costituisce un momento cruciale nella fase di passaggio tra teoria e corrispondente mondo reale, perch specifica le operazioni che legano lastratto, livello di costrutto, allempirico, livello misurabile. Negli esperimenti, il ricercatore si trova quasi sempre a dover lavorare con definizioni operazionali, in quanto il suo obiettivo di sottoporre ad esperimento un particolare fenomeno della vita psichica. Data la difficolt di scegliere i comportamenti che esemplificano i costrutti, non sorprendente trovare nella letteratura scientifica, numerose contraddizioni. Inoltre, i costrutti stessi possono avere il ruolo di variabile indipendente (prodotti) oppure di variabile dipendente (misurati). Minacce: Le pi importanti minacce alla validit di costrutto possono essere raggruppate in tre categorie: minacce provenienti da uninsufficiente definizione teorica dei costrutti, minacce attribuibili ad uninadeguata operazionalizzazione del costrutto teorico, minacce dovute alleffetto ambiguo delle variabili indipendenti. Insufficiente definizione teorica dei costrutti: certamente, la minaccia pi grave la carenza di una dettagliata analisi a livello concettuale dei costrutti. Lidentificazione corretta degli aspetti pi significativi del fenomeno tutela la definizione teorica del costrutto dalle distorsioni dovute alla selettivit; inoltre, salvaguarda la congruenza tra definizioni teoriche da una parte, ed operazioni di manipolazione delle variabili e strumenti di misura dellaltra, congruenza che garantisce la connessione tra teoria ed esperimento. Inadeguata definizione operazionale: questo tipo di minaccia si verifica soprattutto quando la variabile indipendente complessa. In tal caso, si rischia di usare un solo tipo di operazione, inadeguato a rappresentare tale complessit, e di ricorrere a misure atte a cogliere solo uno dei potenziali aspetti delle cause. In realt, molte ricerche psicologiche hanno una scadente definizione operazionale dei concetti teorici. Ambiguit delle variabili indipendenti: gli esperimenti di Mayo sono un esempio emblematico di questo tipo di minaccia alla validit di costrutto. La conclusione generale che si pu trarre che la variabile indipendente del tutto aleatoria e quindi i risultati stessi, qualsiasi sia linterpretazione, perdono di solidit. Suggerimenti per raggiungere la validit di costrutto: Cook e Campbell hanno suggerito diverse strategie per raggiungere la validit di costrutto. La prima stabilire una definizione chiara del costrutto astratto, perch le operazioni empiriche volte a rappresentarlo possono portare a procedure di manipolazione scadenti []. Una volta che il costrutto astratto stato ben definito e tradotto in specifiche operazioni, sono necessari numerosi tipi di dati per verificare se stata raggiunta la validit di costrutto. Prima di tutto vanno raccolte quelle osservazioni che si dimostrano capaci di stabilire chiaramente che la rappresentazione empirica della variabile indipendente produce degli esiti attesi. Inoltre, i dati raccolti devono variare con la misura correlata con la rappresentazione empirica della variabile indipendente, ma non con le variabili concettuali differenti. Perci, la verifica della validit di costrutto pu essere attuata sia raccogliendo i dati convergenti (gli esiti attesi), sia quelli divergenti (gli esiti che non sono correlati con la variabile concettuale). Esistono delle procedure per verificare la manipolazione della variabile indipendente (box 5.5.). 4. Validit statistica (vedi libro) 5. Validit ecologica: 13
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Per validit ecologica degli esperimenti sintende la generalizzabilit dei risultati anche a contesti della vita quotidiana. Questa la dimostrazione che le condizioni in cui stata verificata una relazione sono le condizioni tipiche in cui si trova normalmente la popolazione. Paragrafo 5.1 (vedi libro) Minacce: Per la posizione di Brunswik, costituiscono delle minacce alla validit ecologica tutti gli artefatti del laboratorio. Le caratteriste del laboratorio (lambiente poco familiare, la presenza doggetti sconosciuti...) contribuiscono a rendere poco naturali le reazioni o le prestazioni del soggetto. Dalla scarsa familiarit della situazione sperimentale derivano risultati che hanno ben poco potere conoscitivo sul comportamento normale. Per linterpretazione di Bronfenbrenner, costituisce una minaccia per la validit ecologica tutto ci che impedisce allo sperimentatore di conoscere come il soggetto percepisce la situazione. Non ha molta importanza che la situazione sia artificiosa o meno; ci che importa che lo sperimentatore ne sia al corrente ed abbia incluso del disegno sperimentale tale variabile. Possono costituire delle minacce tutti quegli effetti di disturbo, ignorati dallo sperimentatore, che modificano la percezione del soggetto: caratteristiche di richiesta, dello sperimentatore, effetti di disturbo del compito evidente che si tratta delle stesse minacce relative alla validit interna ed esterna. Se, infatti, al ricercatore sfugge come il soggetto percepisce lambiente, sfuggono anche le possibili variabili intervenienti che inquinano il rapporto causale tra variabile indipendente e variabile dipendente. Capitolo 6: Controllo degli effetti di disturbo Definito in modo piuttosto ampio, il controllo indica qualsiasi procedimento atto a neutralizzare o a controllare le potenziali minacce della validit di un esperimento. Taluni autori, come ad esempio Sidman, nel concetto di controllo distinguono due aspetti tra loro complementari, la cui azione congiunta concorre ad eliminare le spiegazioni alternative dei risultati sperimentali: si tratta dellesperimento di controllo e del controllo sperimentale. Gli esperimenti di controllo sono definiti nel box 6.1. Oltre ad avere il compito di salvaguardare la validit dellesperimento, consentono di affermare che una variabile dipendente associata con una variabile indipendente e non con altre variabili. 1. Il controllo sperimentale: Il controllo sperimentale indica le modalit di limitare o di controllare le sorgenti di variabilit nella ricerca; consente quindi di affermare, con una certa sicurezza, che i cambiamenti della variabile dipendente sono prodotti dalla manipolazione della variabile indipendente e non dallinfluenza di altre variabili estranee. 2. Strategie generali di controllo: Hanno come scopo di eseguire un controllo generale della ricerca. 2.1 Il controllo nel laboratorio: Il procedimento di controllo pi generale certamente quello che definisce in modo chiaro lambiente (setting) della ricerca, cio il luogo dove essa viene condotta. Tra tutti i possibili luoghi di ricerca, il laboratorio stato sempre considerato lambiente ideale, in quanto consente di eliminare, o per lo meno, di tenere sotto controllo, le variabili estranee, o di confusione, come gli stimoli visivi o uditivi interferenti, linfluenza dovuta alla presenza di altre persone, e cos via. Inoltre, consente di semplificare la situazione sperimentale mediante la riduzione delle variabili che non interessano, ed, eliminando le varie minacce alle validit, rafforza il grado di fiducia da attribuire agli effetti del trattamento. Si tenga presente che, in particolare per certi compiti, determinate caratteristiche ambientali sono permesse solo dalluso di un laboratorio opportunamente equipaggiato. Il laboratorio, inoltre, consente di mantenere costanti tutte le altre variabili che non sono eliminabili (controllo della costanza). Se una variabile dovuta alle caratteristiche dellambiente o dei soggetti 14
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la stessa per tutti i gruppi, leffetto che essa produce, viene, in un certo senso, annullato perch il suo effetto identico per ognuno di essi. 2.1.1 Il controllo degli effetti di disturbo dovuti al laboratorio: Luso di un laboratorio, o di un contesto scientifico, oltre che permettere un notevole controllo sulle minacce alla validit, pu comportare alcuni problemi. Infatti, esso pu essere fonte di effetti di disturbo in molti modi, uno dei quali mostrato nel box 6.2. Linfluenza di un contesto di laboratorio scientifico esemplificato negli esperimenti di Milgram sulla sottomissione dellautorit (box 6.7). 2.2 Il controllo nella preparazione della situazione di ricerca: Quando si accinge a verificare unipotesi in laboratorio, uno dei primi problemi che lo sperimentatore deve affrontare riguarda la scelta delle varie strategie, strumenti, congegni per eseguire la sua ricerca. A questo proposito, non vi sono indicatori generali, perch ogni esperimento comporta soluzioni diverse. Non possibile, quindi, stabilire una volta per tutte lapparato o gli elementi pi adatti per gli esperimenti di laboratorio. Il modo in cui altri ricercatori hanno affrontato il problema, lo studio della particolare ricerca e lesperienza sono gli unici ausili nel fare le scelte pi appropriate. La preparazione della situazione di ricerca deve rispondere alla domanda: quale situazione produrr la relazione pi forte tra le variabili dellesperimento? Nessun disegno, per quanto sofisticato, e nessuna analisi statistica elimineranno i limiti di una scelta scadente della situazione di ricerca. Oggi, un ausilio importante per la preparare la situazione di ricerca il computer. Con questo strumento si possono studiare processi cognitivi superiori, problemi di percezione e di psicofisica, come pure argomenti di psicofisiologia e neurofisiologia, ecc 2.3 Il controllo su alcuni aspetti del tempo: Il tempo una delle variabili che deve essere controllata perch pu influire sui dati della ricerca attraverso tre modi differenti. 1) La conoscenza della durata nel tempo degli effetti del trattamento o della stabilit dei risultati della ricerca un aspetto molto importante anche se a volte viene trascurato. Il controllo eseguito ad una distanza di tempo dopo la fine dellesperimento o della psicoterapia viene detto follow-up. Come opportunamente indicano alcuni autori, si deve considerare una grave minaccia alla validit esterna luso corrente di ritenere validi i risultati ottenuti in un solo esperimento. 2) Taluni ricercatori hanno rilevato che determinati esperimenti risentono dellora del giorno in cui sono eseguiti. In tali casi, lora del giorno diventa una variabile di disturbo, per cui necessario controllarla con uno dei seguenti accorgimenti: tenerla costante per tutte le prove e per tutti i soggetti; o variarla sistematicamente sia per le prove sia per i soggetti; oppure nel caso che i soggetti e le prove siano abbastanza numerosi, distribuirla in modo casuale. Ad esempio, negli studi sulla depressione o altre patologie, le differenze dovute al giorno della settimana possono comportare notevoli disparit nei comportamenti dei pazienti. 3) Anche durata della prova o degli intervalli tra le prove, pu provocare degli effetti di disturbo. Le principali cause sono la lunghezza della prova e la lunghezza degli intervalli tra le sessioni sperimentali. La lunghezza della prova produce degli effetti di disturbo soprattutto quando il disegno entro i soggetti. In genere la lunghezza comporta due rischi: il primo dato dal sopraggiungere della stanchezza, con conseguente scadimento del rendimento nelle ultime prove; il secondo legato alla ripetizione delle prove, che pu consentire un miglioramento delle prestazioni nelle prove finali per leffetto dellallenamento. La lunghezza degli intervalli tra le sessioni sperimentali, com dobbligo nelle ricerche longitudinali o in quelle volte a studiare leffetto del rinforzo in varie fasi sperimentali, pone almeno tre possibili fonti di disturbo: la maturazione dei soggetti, la loro mortalit e gli eventi storici fuori del laboratorio. 2.4 Il controllo nella misura delle risposte: Lefficacia del controllo sperimentale connessa anche alle caratteristiche e alla qualit degli strumenti di misura adoperati nella ricerca psicologica. Le principali caratteristiche degli strumenti da 15
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tenere in considerazione sono: loggettivit, la sensibilit, lattendibilit e la validit. Luso di misure oggettive delle variabili dipendenti riveste unimportanza cruciale nel controllo di una ricerca. Una misura obiettiva quando la somministrazione, la determinazione e linterpretazione dei punteggi sono indipendenti dal giudizio soggettivo dei singoli esaminatori. In questo senso, loggettivit non tanto una caratteristica delloggetto misurato, quanto una caratteristica dello strumento o di chi adopera lo strumento. Quindi, se si vuole rendere comparabili tra loro i punteggi ottenuti con lo stesso strumento da persone diverse, le condizioni di somministrazione, quelle di valutazione e quelle dinterpretazione devono essere uguali o standardizzate. Le misure oggettive stabiliscono in modo preciso i comportamenti da osservare, sono meno soggette ad errori, consentono notevoli livelli di accordo e rendono possibile la ripetizione della ricerca da parte di altri studiosi. La sensibilit di uno strumento di misura si riferisce alla sua capacit di dare informazioni pi o meno specifiche sul fenomeno studiato. Essa in realt pu riferirsi tanto alla misurazione in senso stretto quanto alla strumentazione utilizzata. Riferita alla misurazione, la sensibilit si definisce come la variazione minima che induce un cambiamento nellunit di misura o nel livello della variabile misurata. inoltre opportuno ripetere la ricerca a distanza di tempo, lasciando inalterate le condizioni e ricorrendo ad uno strumento pi sensibile. 2.5 Il controllo attraverso la ripetizione dellesperimento: gli autori distinguono la ripetizione esatta o diretta dalla ripetizione sistematica. La ripetizione esatta consiste nel rifare lesperimento nel modo pi fedele possibile alloriginale. Essa viene eseguita raramente. La ripetizione sistematica , in genere, pi apprezzata. Essa ha per scopo di verificare se un dato fenomeno ha luogo anche in situazioni differenti da quelle originali variando un solo elemento. In genere, partendo dalla ricerca originale, si cambia solo una variabile per volta: si tratta di quella variabile che potrebbe essere cruciale per determinare il risultato verificatosi nella ricerca originale. Spesso si tratta di una variabile che interagisce con unaltra variabile indipendente, che nel primo esperimento non era stata considerata. Bench la ripetizione aumenti la fiducia nei risultati di un esperimento, non ne garantisce la validit. 3. Strategie di controllo sugli effetti dei soggetti e dello sperimentatore: i soggetti sperimentali possono indurre numerosi effetti di disturbo nei dati di una ricerca. In realt, come hanno dimostrato in modo esemplare le ricerche di Rosenthal e Rosnow anche lo sperimentatore non esente da possibili deformazioni sul lavoro; infatti, le sue aspettative, le sue conoscenze sullipotesi di ricerca e sui soggetti possono trasformarsi in effetti di disturbo nelle varie fasi della pianificazione del lavoro. 3.1 Le conoscenze e le aspettative dei soggetti: le conoscenze del soggetto possono avere degli effetti di disturbo nella ricerca: esse sono di vari tipi. 1) Le conoscenze psicologiche: per limitare questo tipo dinconveniente, si possono adottare due strategie. La prima consiste nel dare delle consegne che impediscono, o meglio, spingono il soggetto ad evitare di fare inferenze, connessioni, indagini sulle proprie conoscenze prima di rispondere. La seconda far seguire alla prova sperimentale un questionario, volto al raccogliere informazioni sulla competenza del soggetto nelle aree indagate; cos sar possibile escludere dallanalisi dei risultati i dati dei soggetti troppo esperti. In ogni caso, nelle istruzioni vanno sempre inserite, in modo chiaro e semplice, delle avvertenze sul comportamento da tenere durante tutta la ricerca. Per impedire poi, vere e proprie distorsioni volontarie nelle prove che raccolgono informazioni sulla vita privata del soggetto, si deve assicurare: lanonimato della prestazione, la certezza che le risposte verranno analizzate in modo aggregato, per cui saranno ricavate solo delle descrizioni generali del fenomeno, la sicurezza che linteresse della ricerca riguarda quello che la gente pensa o non quello che si potrebbe pensare o dire. 2) Per quanto riguarda le conoscenze sulla procedura sperimentale, si pu suggerire qualche avvertenza per limitare gli effetti di disturbo: 16
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a) dare al soggetto sufficienti informazioni in modo che eviti di ricercare, al di l delle cose che gli sono state dette, le vere finalit dellesperimento; b) istaurare una relazione di fiducia ed invitare il soggetto a collaborare in modo ingenuo, spontaneo e rilassato; c) ridurre lansia proveniente da una situazione di incertezza, sia garantendo che alla fine egli sar informato in modo completo sullobiettivo della ricerca, sia assicurandogli la libert di potersi ritirare in qualsiasi momento. 3) Per evitare che i soggetti che hanno gi terminato lesperimento o eseguito alcune prove comunichino informazioni ad altri soggetti che devono ancora esserne sottoposti (effetto diffusione) sempre opportuno, alla fine della prova, invitarli a mantenere la riservatezza sul contenuto e sulla procedura della ricerca, almeno fino alla conclusione dellesame di tutto il campione. Nello stesso tempo, prima della prova necessario accertarsi che il soggetto sia stato gi informato anche solo parzialmente dagli altri. Per evitare qualsiasi scambio dinformazioni tra i soggetti sperimentali, sarebbe opportuno, quando ci possibile, tenerli fisicamente separati. Le conoscenze del soggetto sullo scopo, vero o presunto, della ricerca possono influire sui dati sperimentali in due maniere: inducendolo a dare risposte che vanno nella direzione dellobiettivo della ricerca, o che comunque siano socialmente desiderabili: oppure spingendolo a mettere in atto un atteggiamento di non collaborazione o addirittura di ostilit. importante sottolineare che, ai fini della corretta raccolta dei dati, quanto mai essenziale che il soggetto non faccia nulla per adeguarsi o per contrastare lo scopo della ricerca. 3.2 Le aspettative dello sperimentatore: leffetto sperimentatore come effetto di disturbo si riferisce allinfluenza che lo sperimentatore inconsciamente o intenzionalmente ha sui soggetti dellesperimento. Le aspettative dello sperimentatore possono influire come variabili estranee sui dati di un esperimento. Queste producono il cosiddetto effetto dattesa che dipende dalle motivazioni e dalle ambizioni personali e professionali del ricercatore. Leffetto sperimentatore pu agire in quasi tutte le fasi di ricerca: a) innanzitutto nel selezionamento del campione, eseguito in modo che i soggetti rispettino le previsioni dello sperimentatore; b) nel momento in cui fornisce le istruzioni al soggetto, comunicando come rispondere o come comportarsi mediante indizi in intenzionali (sorriso, sguardo.); c) nella fase della raccolta dei dati, selezionando opportunamente le sue percezioni e commettendo errori di osservazione, registrazione e calcolo; d) infine, nella fase dinterpretazione dei risultati, in cui spesso il ricercatore introduce delle ipotesi ad hoc per i risultati, incongruenti con le sue ipotesi. La ricerca pi famosa sulleffetto dello sperimentatore stata condotta da Schachter e Singer, i quali videro, utilizzando la tecnica dellinganno, che nelle medesime condizioni, i soggetti venivano fortemente influenzati dallumore euforico o depresso dello sperimentatore (in realt un confederato). Box 6.4. 3.3 Le strategie per il controllo 3.3.1 Procedimento a singolo cieco e a doppio ceco: il procedimento a singolo cieco controlla soltanto gli effetti di confusione provenienti dai soggetti sperimentali e non dagli sperimentatori. Esso consiste nel nascondere ai soggetti sia lo scopo generale della ricerca, sia la condizione alla quale ognuno di essi sottoposto. Invece, per controllare le minacce provenienti dai ricercatori, necessario, prima di tutto, evitare o ridurre al minimo, i contatti diretti tra ricercatore e soggetti. A tale scopo, occorre la collaborazione di assistenti ben addestrati, che realizzino tutte le fasi della sperimentazione e gestiscano i rapporti con i soggetti. In secondo luogo, i collaboratori non devono conoscere n le ipotesi dellesperimento, n a quale gruppo o condizione sono stati assegnati i singoli soggetti, e neppure a quale gruppo appartengono le risposte quando sono chiamati a valutarle. In questo modo, i collaboratori dello sperimentatore non possono trasmettere al soggetto nessuna informazione, nemmeno involontaria, su quello che ci 17
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si aspetta da lui, e nello stesso tempo non hanno la possibilit di interpretare in modo differenziato i risultati. In tal caso, cieco sia il soggetto sperimentale, sia lo sperimentatore stesso, che grazie ad accorgimenti descritti sopra, si trova nella stessa situazione di ignoranza del soggetto sperimentale. Questo procedimento chiamato doppio ceco. 3.3.2 Automazione delle istruzioni: il fatto che le istruzioni possono veicolare aspettative e giudizi sulla maggiore o minore facilit del compito o sulle ipotesi costituisce un effetto di disturbo non indifferente. Questo fenomeno stato confermato da numerose ricerche. Ad esempio Rosenthal e Fode hanno trovato che le istruzioni scritte rispetto a quelle orali, annullano leffetto di disturbo dovuto alla presenza dello sperimentatore. Il tono della voce sembra trasmettere la maggior parte delle informazioni rilevanti sullo sperimentatore. Inoltre, gli effetti di disturbo dovuti al modo di presentare le istruzioni possono dipendere anche dalla complessit del compito. Come rilevano Power e Harris, per compiti psicomotori molto semplici non emergono differenze significative negli effetti prodotti dalla presentazione scritta, orale, o scritta ed orale simultaneamente. Invece, quando i compiti sono di tipo cognitivo, il modo di presentare le istruzioni sembra esercitare una certa influenza; pare che la ragione sia legata alla rappresentazione mentale del compito. Per controllare gli effetti di disturbo nellimpartire le istruzioni a volte si raccomanda di eseguire una replica sistematica della ricerca variando la forma delle istruzioni. Tuttavia, un sistema efficace quello di automatizzare le istruzioni, presentando le stesse in forma scritta o comunicandole mediante una registrazione preparata in precedenza. In questo modo lo sperimentatore evita il coinvolgimento diretto delle persone esaminate. A questo scopo i ricercatori si avvalgono spesso dellaiuto del computer. 3.3.3 Uso di pi osservatori o pi volontari: nelle ricerche osservative il controllo si effettua mediante limpiego di due o pi osservatori, in quelle in cui si usa lanalisi del contenuto si effettua attraverso limpiego di due o pi codificatori, in quelle che usano domande aperte le cui risposte hanno bisogno di essere codificate si esercita attraverso limpiego di due o pi volontari. In tutti questi casi, opportuno utilizzare il procedimento a doppio cieco, fare eseguire la codifica sullo stesso materiale indipendentemente a ciascun codificatore, e infine, applicare un indice di accordo tra osservatori, possibilmente il K di Cohen. 3.3.4 Uso della tecnica dellinganno: un comune metodo per controllare gli effetti dovuti al soggetto sperimentale consiste nel far credere ai soggetti che la situazione sperimentale sia qualcosa di diverso da quella che gli sperimentatori stanno in realt studiando e manipolando. Non si riferisce solo al fatto di mentire al soggetto, ma anche a quello di nascondergli, magari con il solo silenzio, informazioni importanti sulla situazione sperimentale. Questo tipo di controllo, chiamato inganno, generalmente facile da attuare ma in alcuni esperimenti pu diventare molto complicato ed eticamente problematico (esperimento pag. 172). Alcune implicazioni negative della ricerca possono provenire dal fatto che i soggetti, accorgendosi della sibilinit delle procedure sperimentali, potrebbero farsi unidea distorta sulla sincerit dello psicologo ricercatore e nutrire cos una sfiducia generalizzata per le ricerche in tale settore. 3.3.5 Alternative allinganno: quelle pi frequentemente utilizzate sono la drammatizzazione ed il preavviso. La drammatizzazione (o role playing) comporta la costruzione di una situazione fittizia, durante la quale il soggetto deve comportarsi come se tale situazione fosse reale. Questa simulazione pu riguardare tanto la variabile indipendente quanto quella dipendente. Questo metodo, per, consente di raccogliere informazioni solo su come il soggetto dice che si comporterebbe e non sul suo reale comportamento. Il preavviso, invece, comporta di mettere al corrente i soggetti della situazione sperimentale cui sono sottoposti, come avvisarli delleffetto di un determinato farmaco, o dello scopo dellesperimento, ecc le informazioni raccolte sullefficacia di questo metodo sembrano indicare che 18
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la differenza di comportamento tra soggetti preavvisati e soggetti ignari, anche in contesti sperimentali molto diversi tra loro, non possa essere eliminata. Lesempio classico quello relativo alle misurazioni fisiologiche sulleffetto di piccole scosse elettriche, a seconda che il soggetto sia preavvisato del loro arrivo o che sia colto di sorpresa. In questo secondo caso la reazione di attivazione del soggetto molto superiore. Va detto per che n la drammatizzazione n il preavviso sostituiscono adeguatamente linganno nella ricerca. 4. Controllo attraverso la selezione dei soggetti dalla popolazione e lassegnazione dei gruppi: unaccurata selezione dei soggetti assicura due aspetti fondamentali della ricerca: a) lequivalenza dei gruppi, per cui possibile attuare lesperimento di controllo; b) la possibilit di generalizzare i risultati alla popolazione. In ambedue i casi, si tratta di mettere in atto le regole del campionamento. Bisogna distinguere due momenti fondamentali nel processo di scelta dei soggetti per lesperimento, momenti che a volte vengono confusi, uno riguarda la selezione o estrazione dei soggetti dalla popolazione per formare un campione di una certa numerosit (campionamento), laltro riguarda lassegnazione dei soggetti di questo campione a diversi gruppi o condizioni sperimentali. 4.1 I metodi di selezione dei soggetti dalla popolazione: per comprendere come funzionano le regole del campionamento, necessario distinguere la popolazione dal campione, e allinterno della popolazione il concetto di popolazione bersaglio da quello di popolazione accessibile. La popolazione bersaglio la popolazione completa, cio luniverso, come tutti gli impiegati della regione; mentre la popolazione accessibile quella che il ricercatore pu avvicinare: ad esempio, gli impiegati che possono essere intervistati. La popolazione bersaglio quella che interessa maggiormente il ricercatore. Di solito una popolazione naturale. Raramente per questa popolazione tutta reperibile. 4.1.1 La rappresentativit del campione: per generalizzare i risultati ottenuti da un campione alla popolazione da cui stato estratto, necessario che esso sia rappresentativo della popolazione, cio ne rifletta adeguatamente le caratteristiche. Dunque le caratteristiche del campione devono essere presenti nel campione in proporzioni uguali a quelle della popolazione. Le difficolt di mettere in pratica tale rappresentativit sono due. La prima dovuta al fatto che, per generalizzare i risultati da un campione alluniverso, sono necessari due passaggi: il primo comporta la generalizzazione dei dati dal campione alla popolazione sperimentale accessibile. Questa avviene in modo corretto se il ricercatore sceglie dalla popolazione accessibile, mediante un procedimento casuale, un campione convenientemente numeroso. Il secondo passaggio va dalla popolazione sperimentale accessibile alla popolazione bersaglio. Questultima generalizzazione raggiunge un grado di fiducia soddisfacente, perch molto spesso la popolazione accessibile poco rappresentativa delluniverso. La seconda difficolt dovuta alla numerosit dei campioni. In genere, pi grande il campione pi rappresentativo della popolazione, perch i grandi campioni tendono a ridurre gli effetti dellerrore di campionamento. In altre parole, si pu dire che aumentando lampiezza del campione, diminuisce la dispersione della distribuzione campionaria, e quindi diminuisce lerrore standard. 4.1.2 I tre metodi di campionamento: Campionamento casuale: si ha un campionamento casuale di ampiezza n quando ogni elemento di un insieme ordinato di N elementi, appartenenti ad una popolazione, ha la stessa probabilit di essere scelto per formare il campione. Assegnazione casuale: lassegnazione casuale dei soggetti alle condizioni sperimentali costituisce una basilare procedura di controllo; ogni soggetto deve avere la stessa probabilit di entrare a far parte di ciascun gruppo. Essa, infatti, offre i seguenti vantaggi: controlla le minacce alla validit interna ed esterna; mantiene sotto controllo simultaneamente pi variabili; lunico procedimento che pu controllare anche i fattori sconosciuti che possono influire sui risultati. Sulla base della teoria della probabilit, con lassegnazione casuale si presume che le 19
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variabili estranee influenti e quindi gli errori siano distribuiti equamente tra i gruppi, per cui questi possono dirsi equivalenti. Questo metodo per efficace solo quando si lavora con grandi numeri, mentre con le piccole quantit di soggetti non garantisce luguaglianza dei gruppi rispetto a qualche variabile estranea influente. Pareggiamento: si ricorre al metodo del pareggiamento o appaiamento quando sono presenti le seguenti tre condizioni: esiguit dei campioni (ad esempio sotto le 20 30 unit), sospetto che vi sia una variabile rispetto alla quale i soggetti differiscono e che sia correlata in qualche modo con la variabile indipendente (ad esempio let), possibilit di esaminare i soggetti prima dellesperimento. Il procedimento il seguente: si dispongono in ordine crescente o decrescente i soggetti sulla base di una prova preliminare relativa alla variabile influente, si basano delle coppie in base allordine precedente, si assegnano a caso i membri di ciascuna coppia ai gruppi, si applicano i trattamenti e quindi si esaminano le differenze tra i membri delle coppie (box 6.8). Metodo dei blocchi: alternativo al pareggiamento soggetto per soggetto, il cosiddetto metodo dei blocchi, che consiste nellabbinare le caratteristiche dei gruppi. Prima di tutto necessario identificare la variabile in base alla quale formare i blocchi, poi misurarla in tutti coloro che dovranno appartenere al campione sperimentale, ed infine suddividere i soggetti in base alla media e alla deviazione standard ottenute in tali misure. Con questo procedimento si assume che i blocchi di soggetti dotati di un differente livello della stessa caratteristica ritenuta influente abbiano un diverso rendimento sulla variabile dipendente. Ponendo in blocchi i soggetti sulla base della loro somiglianza nella caratteristica influente, il ricercatore elimina la confusione causata dagli effetti che questa pu avere nella relazione tra le variabili sperimentali. Ogni blocco pu essere sottoposto a tutte le condizioni del trattamento. Rispetto al pareggiamento offre il vantaggio di effettuare il controllo sia con un numero minore di soggetti sia con uno scarto inferiore dei soggetti residuali non utilizzabili. Per, a differenza del pareggiamento casuale, il metodo dei blocchi controlla solo una variabile per volta e non pi variabili. Soggetti come controllo di se stessi: un metodo assai efficace di controllo di sottoporre ciascun soggetto a ciascuna condizione dellesperimento, cio di adottare la tecnica del disegno entro i soggetti. In questo modo la variabilit proveniente tra i soggetti viene ridotta notevolmente. 4.3 Alcuni effetti di disturbo dovuti ai soggetti (4.3.1 la selezione dei soggetti, 4.3.2 soggetti volontari e non volontari). 5. Strategie di controllo sugli effetti dellordine e della sequenza 5.1 Gli effetti dellordine e della sequenza: Effetto dellordine: dovuto allordine delle condizioni, indipendentemente dalla specificit delle condizioni stesse. Tale effetto pu sia portare ad aumentare la performance nelle prove successive rispetto a quelle precedenti grazie a fattori quali pratica o familiarit, sia farla diminuire a causa di fattori come la fatica o la stanchezza dovuta alla ripetizione delle prove. Dunque, leffetto dellordine si realizza tutte le volte in cui, se il soggetto viene sottoposto ad una prova allinterno di altre prove, la sua performance viene influenzata dalla posizione piuttosto che dalla prova in s, per motivi legati a fattori quali affaticamento, stanchezza, noia, familiarit, apprendimento, pratica, ecc in generale, perci, il controllo degli effetti dellordine consiste nel far s che ogni prova si realizzi li stesso numero di volte in ogni posizione, in modo che gli errori stessi dovuti allordine si distribuiscano in modo uniforme per ciascuna prova. Effetto della sequenza: dovuto alla parziale dipendenza di una condizione sperimentale da quella che la precede (o da quelle che le precedono). Ad esempio, se compio la prova B dopo la prova A, leffetto della sequenza dovuto non al fatto che B sia somministrata in seconda posizione (che sarebbe un effetto dellordine), ma dal fatto che B accada dopo A. Quindi gli effetti della sequenza sono sempre effetti dovuti allinterazione tra le prove disposte in una determinata successione. Leffetto sequenza chiamato anche effetto residuale, perch indica un cambiamento temporaneo o permanente del comportamento del soggetto causato da uno specifico tipo di esposizione ad uno o pi trattamenti sperimentali precedenti. come se la prova precedente lasciasse un residuo che 20
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influenza la prova successiva, non dovuto al fatto che c stata una prova prima ma che ci sia stata quella specifica prova. (effetto di contrasto: se una persona, dopo aver sollevato un oggetto pesante, deve stimare la pesantezza di un peso molto pi leggero, percepisce questultimo assai pi leggero di quello che in realt ). Il controllo sugli effetti della sequenza si realizza, in genere, facendo s che ciascuna prova sia preceduta lo stesso numero di volte da qualsiasi altra prova in modo tale che eventuali errori dovuti ad effetti della sequenza siano distribuiti tra tutte le prove. In conclusione, gli effetti della sequenza, a differenza di quelli dellordine, consistono nellinterazione tra specifiche condizioni sperimentali, mentre quelli dellordine sono pi generali essendo associati a familiarit, pratica, si noti, infine come il controllo degli effetti dellordine e della sequenza si basi su ragionamenti completamenti diversi: per controllare gli effetti dellordine faccio in modo che ogni prova capiti lo stesso numero di volte nella stessa posizione, per controllare gli effetti della sequenza faccio in modo che ogni sequenza tra due o pi prove capiti lo stesso numero di volte. 5.2 Il controbilanciameto Capitolo 8: Metodi descrittivi di ricerca I metodi descrittivi di ricerca sono delle tecniche costruite per identificare e descrivere accuratamente le variabili di un comportamento o di un fenomeno ed eventuali loro relazioni. I metodi descrittivi pi utilizzati sono i seguenti. 1. Ricerca darchivio: La ricerca darchivio si basa essenzialmente sullanalisi dei dati darchivio. Questi sono costituiti da osservazioni, misure o rilievi di vario genere, raccolti da persone diverse dal ricercatore, spesso in istituzioni che hanno uno scopo diverso da quello del ricercatore, e conservati in appositi archivi (informazioni anagrafiche delle persone, il tasso di certi fenomeni sociali, come gli indici di mortalit, delle malattie, di disoccupazione). La ricerca darchivio viene utilizzata soprattutto per due scopi: primo, per descrivere un particolare fenomeno, come i cambiamenti nella crescita della popolazione, la frequenza dei divorzi, la diffusione di certe malattie, ecc.; secondo, per delineare la relazione tra variabili, senza la pretesa di stabilire un rapporto causale. 1.2 Vantaggi e limiti della ricerca darchivio: La presenza del ricercatore provoca spesso delle relazioni nei soggetti esaminati; la gente tende a comportarsi in modo differente dal normale quando sa di essere osservata. Questo comportamento viene tecnicamente chiamato effetto di reattivit. Gli studi che si basano sui dati darchivio hanno il pregio di non produrre leffetto di reattivit, in quanto sono stati registrati al di fuori di un contesto di ricerca. Inoltre, la ricerca darchivio ha il vantaggio di costituire lunico mezzo per verificare le ipotesi di determinati fenomeni, come ad esempio, quelli accaduti in passato. A differenza degli altri metodi, si qualifica come una metodologia povera: in effetti, non ha bisogno di molte risorse, di apparecchiature costose di laboratori sofisticati. Richiede i permessi per accedere alle registrazioni, agli archivi, alle biblioteche, cosa che qualche volta costituisce la difficolt maggiore, specie quando si tratta di documenti privati. Tale metodo, inoltre, non pu prescindere dalla selettivit dellarchivio stesso e dalla sopravvivenza selettiva dei dati. La selettivit dellarchivio legata al fatto che gli archivi non contengono tutte le informazioni che il ricercatore vorrebbe trovare, ma solo quelle che sono state raccolte. I governi e le istituzioni private archiviano i dati dinteresse immediato, spesso in forma inadatta alle esigenze dello scienziato. Perci, questo metodo pu rispondere a poche ipotesi: quelle che hanno un riscontro nelle informazioni archiviate. Il ricercatore, infatti, pu solo attenersi ai dati disponibili e costruire le sue ipotesi su di essi e non viceversa. Con lespressione sopravvivenza selettiva sindica il fatto che vengono conservate a lungo solo certe registrazioni e non altre. Dopo un determinato periodo di tempo, molti dati vengono distrutti, perch non sono pi ritenuti utili da chi li ha raccolti. Un altro limite di questo metodo legato allaccuratezza con cui sono state raccolte 21
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le osservazioni. Un esempio molto interessante di ricerca darchivio quella che David Philips condusse sugli incidenti automobilistici mortali (pag. 230). 2. Osservazione naturalistica: Losservazione naturalistica una tecnica che permette allo studioso di raccogliere dati sul comportamento dei soggetti senza interferire sul loro modo di comportarsi. Le caratteristiche rilevanti di questo metodo sono soprattutto due: la non intrusivit e la mancanza di artificialit della situazione in cui viene condotta. La non intrusivit comporta che losservatore non manipoli le variabili che interessano, come invece avviene nellesperimento, e rimanga completamente in disparte ad osservare ci che accade. Poich il comportamento delle persone risulta modificato quando queste sanno di essere osservate, e dato che con losservazione naturalistica il ricercatore vuole cogliere il comportamento naturale, la sua presenza dovrebbe diventare cos familiare da essere vissuta come parte dellambiente naturale. Per salvaguardare la non intrusivit sono stati escogitati parecchi accorgimenti. Tra questi, ricordiamo lo specchio unidirezionale, gli ambienti ben mimetizzati da cui effettuare le osservazioni, gli strumenti di registrazione audio-video. La mancanza di artificiosit della situazione comporta che i soggetti vengano osservati nel loro ambiente naturale, in quanto quello artificiale avrebbe scarsa validit esterna. Per certi studi, questa caratteristica cruciale. Ricerche condotte in questo modo possono far emergere delle ipotesi che potrebbero essere verificate mediante esperimenti condotti sul campo o in laboratorio []. Quando si parla di osservazione condotta in ambiente naturale non significa che il ricercatore sia svincolato da qualsiasi regola o che il suo lavoro sia asistematico e privo dipotesi. Anzi, proprio questo metodo comporta una selezione attenta delle osservazioni; infatti, una delle caratteristiche fondamentali dellosservazione naturalistica la sistematicit. Il ricercatore, cio, da unampia quantit dinterazioni comportamentali, sceglie solo determinati aspetti, quelli che suppone siano pi strettamente legali allipotesi da verificare. Inoltre, losservazione naturalistica comporta decisioni pi complesse di quelle richieste dalla ricerca darchivio, ed la tecnica che maggiormente rispetta il fluire naturale dei comportamenti, perch ha come strategia fondamentale il rispetto assoluto dellambiente ecologico. Non impoverisce, infatti, la complessit delle azioni e delle reazioni che costituiscono il vivere quotidiano. Nonostante i molti aspetti positivi, per, losservazione naturalistica ha anche diversi limiti. In particolare, non utilizzabile quando il ricercatore vuole individuare le cause di un comportamento: dato che ogni comportamento pu essere il prodotto di pi variabili che operano indipendentemente o in combinazione, essa non ha i mezzi per isolarle. In genere, il controllo sui dati modesto perch le variabili osservate non sono manipolate e le sequenze comportamentali, pur avendo il pregio di fluire ininterrottamente ed in modo naturale, non vengono isolate e analizzate nel loro reciproco rapporto. Un altro limite riguarda i tempi richiesti: essa, infatti, comporta dei tempi molto lunghi. 2.1 Alcuni elementi fondamentali dellosservazione naturalistica: Losservazione naturalistica non pu prescindere da alcune regole di conduzione, fra cui: la categorizzazione, lorganizzazione della tempistica, la scelta del modo con cui rappresentare i comportamenti osservati (unit di misura), la registrazione. Categorizzare o classificare il comportamento degli individui in categorie di comportamento importante. Se i sistemi di categorie vengono definiti o utilizzati male, losservazione risulta essere falsata. importante non incorrere nel cosiddetto errore categoriale, cio lerrore di chi attribuisce a categorie differenti un oggetto reale ed un oggetto che puramente mentale: invece, semplicemente lo stesso oggetto che appartiene contemporaneamente a due diversi gradi di realt, luno concreto, laltro astratto (vedi pag. 233 attribuzione univoca). In senso lato, il tempo dosservazione indica la quantit di tempo da dedicare ad una ricerca. La durata di questo tempo cambia da ricerca a ricerca, a seconda che si tratti di un esperimento eseguito in laboratorio o sul campo. In questultimo caso, losservazione pu durare da pochi giorni a qualche anno. Ad esempio, nelle ricerche longitudinali, la durata complessiva dellosservazione dipende dalloggetto indagato. Il ricercatore pu inoltre stabilire la durata di ciascuna sessione osservativa, che pu essere variabile o fissa. Di fatto, ci che definisce la 22
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lunghezza della sessione osservativa loggetto di studio. Dal punto di vista dellunit di misura, durante la sessione osservativa si possono mettere in atto quattro strategie generali per rappresentare adeguatamente i dati raccolti. I dati vengono cos detti: Eventi, Stati, Eventi temporali ed Intervalli. Se il ricercatore codifica Eventi eseguir semplicemente unassociazione tra alcune categorie di comportamento e dei comportamenti effettivamente accaduti, in modo che alla fine si possa stabilire la frequenza di quei determinati comportamenti ed anche la loro successione. Quando sono interessato anche alla loro durata, allora non utilizzo Eventi, ma Stati. In questo caso, oltre a rilevare i comportamenti in sequenza, rilevo anche quanto essi durano. Gli Stati, inoltre, permettono la registrazione simultanea di due o pi cosiddetti flussi paralleli di comportamento. Si pu codificare il comportamento di pi soggetti che interagiscono oppure registrare il comportamento verbale (primo flusso) e quello non verbale (secondo flusso) degli interagenti. Per questo, tra i vantaggi, gli Stati permettono di studiare le co- occorrenze di comportamenti diversi. Gli Eventi temporali sono simili agli Stati, anche se tecnicamente implicano una codifica diversa. Essi permettono di registrare, oltre alla durata, anche i cosiddetti comportamenti di frequenza (o puntuali), comportamenti di cui non ha senso raccogliere la durata temporale; ed, inoltre, hanno il vantaggio di permettere luso di sistemi di codifica non mutuamente esaustivi. Infine, esiste un modo completamente diverso di rappresentare i dati osservativi, gli Intervalli. Essi possono essere applicati in maniere diverse. Una delle pi comuni che il ricercatore stabilisca in anticipo un intervallo di tempo definitivo e allo scadere di ogni intervallo esegue la codifica; oppure codifica tutti i comportamenti che si verificano allinterno dellintervallo. Un altro uso degli intervalli riguarda i cosiddetti intervalli naturali: piuttosto che imporre una durata temporale prestabilita, il ricercatore definisce lintervallo in modo che il suo inizio e la sua fine siano definiti dalle caratteristiche stesse dellinterazione osservata. 2.2 Osservazione, interpretazione e registrazione nellosservazione naturalistica: Nelle registrazioni utile mantenere distinta la fase dellosservazione da quella dellinterpretazione. importante annotare tutte le riflessioni, le connessioni causali che losservatore fa ed il grado di coinvolgimento emotivo nellattuazione del compito, sia perch anchegli un elemento del contesto, sia perch questi dati possono poi tornare utili nellelaborazione successiva. Ma se questi elementi dinterpretazione non si tengono separati dalle cose che vengono osservate, non si ha pi la possibilit di distinguere losservazione dallinterpretazione. La registrazione del comportamento avviene con mezzi diversi, le note dosservazione o laudio o video registrazione analogica e digitale. Le note di osservazione. Secondo Lofland le note di osservazione dovrebbero essere costituite da: descrizione dei fatti, avvenimenti precedenti ricordati ora, concetti e deduzioni analitiche, impressione e sensazioni personali, note per informazioni aggiuntive. Egli suggerisce anche di evitare di utilizzare termini descrittivi ed interpretativi dei partecipanti come propri termini descrittivi ed interpretativi. La registrazione delle note non deve mai essere fatta contemporaneamente allosservazione stessa. I motivi sono diversi: da parte dellosservatore, perch si avrebbe una perdita dinformazioni derivante dallinterruzione della sequenza osservativa e conseguentemente anche del clima emotivo; da parte dellosservato, sia perch potrebbe produrre uninibizione o un perdurare innaturale dellazione o della comunicazione, sia perch potrebbe interpretare che laltro valuti positivamente ci che fa, dato che ne prenda nota, sia perch verrebbe condizionato ad una maggiore consapevolezza dei propri atti. Sistemi di registrazione analogici e digitali. Sebbene i videoregistratori possono sembrare un insostituibile supporto per losservazione, non comunque possibile prescindere dal vecchio metodo della carta e matita. A sfavore dei videoregistratori troviamo ancora che lattenzione richiesta dal loro uso va a scapito dellattenzione dellosservazione; che lampiezza del campo visivo da essi offerta spesso inferiore a quella dellosservatore umano. Inoltre, la presenza del videoregistratore aumenta i problemi di reattivit di cui gi losservatore stesso oggetto. Elementi a favore dei videoregistratori sono, invece, la possibilit che essi offrono di riosservare, in qualsiasi momento, le sequenze comportamentali e confrontarle con le annotazioni raccolte; lopportunit di rendere visibili movimenti troppo veloci per locchio umano e al contempo di cogliere come sarebbe stata lemotivit 23
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prodotta dallevento se questo si fosse presentato in forma meno brutale. Inoltre, il videoregistratore elimina la selettivit dei comportamenti altrimenti complessi; ed ancora la selettivit che naturalmente interferisce in forma diversa tra losservazione condotta allinizio e quella condotta verso la fine di una ricerca, la quale pu essere maggiormente dipendente e dalla stanchezza e dallelaborazione che vi si va attuando dei dati. C poi da aggiungere che la videoregistrazione offre il vantaggio di permettere a pi osservatori di studiare lo stesso materiale. 3. Lo studio di casi singoli: Lo studio dei casi singoli non va confuso con gli esperimenti sui singoli soggetti. anzi, un approccio alternativo a quello sperimentale. Lo studio dei casi singoli consiste nellanalisi intensiva del comportamento di una singola persona, attraverso colloqui. Tale analisi guidata da una teoria e confluisce in una descrizione delle osservazioni organizzata ed integrata (spesso una relazione). In genere, gli studi di casi singoli sono sempre ricchissimi dinformazioni, anche se da queste non quasi mai possibile trarre conclusioni generalizzabili, perch ogni individuo unico; tuttavia, le conoscenze cui danno luogo permettono di delineare delle ipotesi che possono essere verificate sperimentalmente. I dati vengono raccolti mediante colloqui. Il ricercatore, o terapeuta, appunta le osservazioni a mano a mano che il soggetto manifesta sentimenti e comportamenti. Ma lo studio del caso singolo non solo una descrizione dei fatti, comporta anche la loro organizzazione ed integrazione. Quindi, una volta che i dati sono completi, il ricercatore deve costruire una struttura che si adatti ad organizzarli, come una relazione scritta. La selettivit dellosservatore guidata dalla teoria; di conseguenza, gli stessi fatti potrebbero essere interpretati diversamente se cambiasse lapproccio teorico dellanalista. Un esempio di studio di casi singoli quello dellisterismo da catena (o malattia psicogena di massa) condotto da Smith, Colligan e Hurrell (pag. 238). 3.1 Utilit, vantaggi e svantaggi degli studi del caso singolo: Tale metodo si dimostra utile in due principali situazioni. Prima di tutto, quando il caso da studiare unico, come un individuo dalla personalit multipla. In secondo luogo, quando si vuole illustrare punti teorici o tecniche terapeutiche. Un efficace modo per illustrare le differenze e le somiglianze tra i tre maggiori approcci di terapia (psicanalitica, behaviorista ed umanistica) di analizzare uno stesso caso nella prospettiva di ognuna di queste tre maggiori scuole di pensiero. Gli studi sui casi singoli presentano il vantaggio di consentire descrizioni in profondit che possono essere utili per ulteriori speculazioni e teorizzazioni. Pi di qualsiasi altro procedimento, consentono di analizzare il flusso delle interazioni umane, di descrivere gli individui nella loro piena complessit, invece di segmenti di comportamento o di categorie. I vantaggi ed i limiti che si elencano parlando del colloquio e delle interviste valgono pure per gli studi dei casi singoli. Si deve aggiungere, inoltre, il limite relativo alla selettivit del ricercatore. Negli studi sui casi singoli, infatti, taluni dati possono essere omessi perch difficile che il ricercatore osservi, registri e ricordi ogni parola ed ogni gesto della persona studiata. Per ovviare agli inconvenienti dovuti a questi limiti, il ricercatore deve variare i criteri, e sulla base di questi eliminare certe osservazioni dalle sue registrazioni e dai suoi resoconti. La miglior salvaguardia delloggettivit di questo procedimento che il ricercatore sia consapevole dellinconsapevole fenomeno della selettivit e delle connesse omissioni. 4. Le ricerche correlazionali: Nella sua forma pi semplice, la ricerca correlazionale volta a determinare il grado di relazione tra due variabili, in genere non manipolate n controllate nel vero senso di questi termini. Lapproccio correlazionale consente di fare delle previsioni, sebbene queste siano legate al fatto che due variabili correlino e non al fatto che tra loro ci sia una vera relazione causale. Se tra due variabili si riscontra unelevata correlazione, non solo si descrive la loro relazione, ma possibile predire il valore di una di esse quando si conosce il valore dellaltra. Ad esempio, Sears e colleghi trovarono una relazione positiva tra il rigore dello svezzamento e successivi problemi psicologici di adattamento dei bambini. [pag. 239]. 24
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Il problema della terza variabile riguarda il fatto che, alle volte, la correlazione riscontrata tra due variabili non dipende esclusivamente dalla loro reciproca relazione, ma anche dallinfluenza di una terza variabile []. Un altro problema dellapproccio correlazionale la direzionalit. Anche se due variabili correlano positivamente, non sempre facile sapere quale delle due influisce sullaltra []. Ritenere che la correlazione indichi un rapporto di causa ed effetto sic et simpliciter commettere un grosso errore. La ricerca correlazionale non porta ad affermazioni causali poich non implica la manipolazione delle variabili e non comporta alcun controllo della situazione in cui esse si manifestano (esperimento pag. 240). Oltre ad essere utile nelle ricerche pre-sperimentali per identificare le variabili rilevanti, la ricerca correlazionale utile quando i veri esperimenti sono eticamente inammissibili. Dunque, tale metodo, consiste la verifica empirica di previsioni teoriche nei casi in cui la ricerca causale proibita. 5. Studi longitudinali e studi trasversali: Analizzano i cambiamenti di sviluppo che si manifestano con il passare del tempo, ma le loro modalit di approccio sono differenti. Lo studio longitudinale implica la scelta di un solo gruppo di soggetti e la misura costante nel tempo, ad intervalli fissi, dei cambiamenti di qualche caratteristica. Nello studio trasversale, invece, sidentificano campioni rappresentativi di soggetti, con livelli di et differenti, e si rilevano i cambiamenti della stessa caratteristica in questi gruppi. Con questo approccio, ad esempio Liebert e colleghi studiarono lo sviluppo del linguaggio, identificando tre grandi campioni di bambini, con tre diversi livelli di et, da cui trassero le osservazioni sulle differenze del linguaggio. Un punto a sfavore di queste due tecniche che non sempre hanno riportato risultati simili. Lesempio classico riguarda la discrepanza ottenuta dai due metodi relativamente allo sviluppo dellintelligenza durante let adulta. Le ricerche condotte con gli studi trasversali indicano che lintelligenza degli adulti comincia a decrescere verso i trentanni, mentre quelle eseguite con gli studi longitudinali indicano che fino a cinquanta, sessantanni, il rendimento intellettivo aumenta. Questa differenza stata attribuita a quello che chiamato effetto delle coorte di et. In altre parole, gli studi longitudinali seguono nel tempo solo un gruppo o una coorte di persone, cos tutti gli individui di questo gruppo sperimentando eventi ambientali simili, mostrano uno sviluppo omogeneo. Al contrario, gli studi trasversali studiano gruppi di individui differenti o coorti diverse. A causa dei cambiamenti degli eventi ambientali, i membri di queste coorti non sono esposti alle stesse esperienze. Si pu ipotizzare che le generazioni pi giovani, essendo sempre pi esposte a stimolazioni ambientali e tecnologiche avanzate rispetto alle generazioni precedenti, tendono a mostrare livelli dintelligenza pi alti che spiegano questo effetto. Sono, quindi, le esperienze diverse fatte dai gruppi diversi negli studi trasversali che vengono confuse con la reale differenza di et. Studi longitudinali e trasversali possono essere considerati casi particolari di disegni entro e tra i soggetti. Inoltre, li abbiamo presentati come approcci di ricerca descrittiva perch la maggior parte delle ricerche condotte con questi due metodi sono di fatto ricerche descrittive. Tuttavia, possibile utilizzarli anche nei veri esperimenti. 6. Linchiesta o survey: Linchiesta o survey una tecnica descrittiva ampiamente usata, che consiste nel porre un certo numero di domande ad un campione di persone rappresentativo di unintera popolazione. Le domande possono essere rappresentate in diversi modi: mediante un questionario postale, oralmente ad un intervistatore in un luogo qualsiasi, per telefono o per e-mail. Linchiesta mediante questionario a prospettiva sociologica si distingue da un semplice sondaggio dopinione perch mira a verificare le ipotesi teoriche e le correlazioni che queste ipotesi suggeriscono. Per tale motivo, le inchieste sono generalmente pi elaborate e profonde dei sondaggi. Le caratteristiche fondamentali di uninchiesta sono: la realizzazione nello stesso momento, lutilizzazione di un insieme ordinato di domande, la possibilit di una precisa classificazione delle risposte, in modo da permettere confronti quantitativi. Quando si dice che le inchieste sono state realizzate nello stesso momento sintende 25
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dire che la raccolta dei dati deve essere completata nel pi breve tempo possibile. Invece, gli studi che vengono attuati in un arco di tempo molto ampio, sono i cosiddetti studi di pinel (inchieste effettuate in un ampio arco di tempo, intervistando ripetutamente uno stesso gruppo di soggetti), e gli studi di trend (inchieste condotte al fine di studiare uno stesso tema nel corso del tempo). Tenuto conto del gran numero di persone generalmente interrogate e dellelaborazione statistica dei dati, in genere, le domande sono poche e rimangono fisse per tutti i soggetti, e le risposte sono precodificate; in questo modo, chi risponde deve scegliere tra un set di risposte predefinite. Gli obiettivi per cui linchiesta particolarmente conveniente sono i seguenti: la conoscenza delle condizioni, dei modi di vita, dei comportamenti, dei valori, delle opinioni, degli atteggiamenti verso qualche tema particolare, ecc., di una popolazione in quanto tale; lanalisi di un fenomeno sociale che si pensa possa essere evidenziato meglio a partire dalle informazioni raccolte direttamente dagli individui della popolazione oggetto di studio, come ad esempio, limpatto di una politica familiare, lintroduzione dellinformatica nellinsegnamento, ecc.; il modo pi generale, quando necessario interrogare un gran numero di persone perch si pone un problema di rappresentativit. I principali vantaggi offerti dallinchiesta sono: la possibilit di quantificare i dati raccolti e di procedere a numerose analisi statistiche; le facilit con cui si pu ottenere la rappresentativit del campione intervistato. I limiti ed i problemi di uninchiesta sono: la difficolt ed il costo generalmente elevati della tecnica; la superficialit e la schematicit delle risposte, che non consentono analisi approfondite ed articolate. Conseguentemente, i risultati sono spesso delle semplici descrizioni, privi di elementi di comprensione profondi; lindividuazione degli intervistati che non sono considerati in rapporto con le loro reti di relazioni sociali; la relativa fragilit e debolezza dello strumento di misura. Nella pratica, le principali difficolt provengono generalmente dai ricercatori che non sono sempre sufficientemente formati e motivati per effettuare questo lavoro, spesso duro e stressante. 7. La meta-analisi: Il termine meta-analisi fu introdotto da Glass per indicare un approccio quantitativo ideato per integrare i risultati di numerose ricerche, relative alla stessa tematica, eseguite nel corso del tempo. In psicologia, raramente un singolo studio offre una risposta esauriente e completa ad un problema di ricerca. Questa situazione dovuta sia al fatto che il comportamento umano troppo complesso per essere spiegato da una ricerca singola, sia agli esperimenti stessi, che possono essere dismogenei relativamente allambiente della ricerca, al campione e alle procedure utilizzate. Allora, per ottenere una risposta sufficientemente esaustiva, si devono condurre numerose ricerche. In psicologia, infatti, su quasi tutti gli argomenti vi stata una proliferazione di studi, come si verificato, ad esempio, a proposito dellefficacia della psicoterapia, delle caratteristiche della leadership, delle cause dellobesit, e via di seguito. In queste ricerche sono stati usati definizioni, campioni, variabili e procedimenti differenti, per cui le conclusioni sullo stesso argomento non sono facilmente confrontabili. Per questo motivo si sentito il bisogno di integrare i risultati di queste ricerche []. Attualmente esistono due classi di meta-analisi. Entrambe cercano di arrivare ad una conclusione generale basando i propri risultati sugli indici statistici provenienti provenienti da singole ricerche; il primo tipo di meta-analisi si basa sulla significativit delle ricerche (cio sulla probabilit p di accadimento del valore della statistica calcolata, assumendo come vera lipotesi nulla); la seconda sugli indici di ampiezza delleffetto []. Questultima tratta con lampiezza delleffetto riscontrato nella ricerca e consente al ricercatore di combinare il risultato di parecchi studi ed arrivare ad una stima combinata dellampiezza delleffetto. 8. I livelli di costrizione dei diversi metodi: I metodi descritti ed i disegni sperimentali e quasi sperimentali possono essere ordinati sulla base delle limitazioni che impongono al ricercatore (vincoli) e allaffidabilit dei risultati ottenuti. I vincoli tecnicamente vengono chiamati livelli di costrizione. Si tratta di condizionamenti strettamente legati alle caratteristiche della ricerca, tra cui: la natura del problema da indagare, la quantit ed il tipo di informazioni disponibili su di esso. Sulla base di questi due elementi, le scelte del ricercatore potranno essere o piuttosto aperte, con le ipotesi e le procedure di ricerca flessibili e relativamente 26
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poco definite, oppure molto particolareggiate, che non lasciano spazio ad alcuna flessibilit (vedi schema). Capitolo 9: Veri esperimenti I piani di ricerca vengono distinti in veri esperimenti e quasi esperimenti. I veri esperimenti consentono allo studioso di avere un controllo completo su tutte le variabili della ricerca: sul chi, sul cosa, sul quando, sul dove e sul come. Il controllo sul chi, particolarmente importante, comporta che si possono assegnare in modo casuale i soggetti alle varie condizioni sperimentali. I quasi esperimenti, invece, non controllano tutte le condizioni, perch i soggetti possono essere sottoposti alle varie condizioni solo in ragione di raggruppamenti gi costituiti. Il ricercatore cio non pu manipolare a piacimento i livelli della variabile indipendenti, ma li prende cos come sono in natura. Per questo, talvolta, i quasi esperimenti vengono chiamati anche ex post facto (dopo il fatto). 2. Disegni pre sperimentali. Data la loro maneggevolezza, alcuni piani di ricerca vengono spesso utilizzati per esplorare nuovi problemi o per mettere a punto eventuali nuove ipotesi. Questi piani sono: Disegno con un solo gruppo ed una sola prova. Si tratta di un piano in cui viene eseguito il trattamento ed il post test ad un solo gruppo di soggetti. Dal punto di vista del controllo, questo piano di ricerca ha i seguenti limiti: una totale carenza di validit interna, assenza di qualsiasi punto di paragone fisso. Data la sua semplicit, a questo piano va riconosciuta lutilit nel compito di esplorare nuovi problemi di ricerca o di sviluppare nuove ipotesi. Quindi, sebbene non possa costituire una base per trarre conclusioni scientifiche, utile come fonte di suggerimenti. Disegno con un solo gruppo e due prove. Il disegno con un solo gruppo e due prove del tutto simile al precedente, ma contiene in pi la prova preliminare. Questo disegno pu apparire valido perch si basa su una logica di confronto prima e dopo. In realt, anche questo disegno presenta numerosi inconvenienti. Se da un lato non assicura che il trattamento sia solo o anche il maggiore fattore della differenza dei risultati tra le due misurazioni, dallaltro non controlla le minacce alla validit interna. Come il precedente, anche questo piano pu essere utilizzato esclusivamente per studiare nuove strategie di ricerca o per mettere a fuoco nuove ipotesi. Disegno con due gruppi non equivalenti ed una sola prova. Questo disegno comprende un gruppo di confronto, il quale tuttavia non un vero gruppo di controllo perch non randomizzato. In questo disegno, un gruppo di soggetti viene sottoposto al trattamento mentre laltro no; cio la variabile indipendente comprende in questo caso due livelli: la sua presenza e la sua assenza. I limiti di questo disegno sono gli stessi di quelli con un solo gruppo ed una sola prova, anche se la presenza di un gruppo di controllo non equivalente offre uninformazione che sempre pi vantaggiosa rispetto allassenza di qualsiasi tipo di comparazione. Anche questo disegno pu essere adoperato per mettere a punto un esperimento vero e proprio, ma non come base per trarre conclusioni scientifiche. 3. Disegni con una sola variabile indipendente. Si suddividono in: piani tra i gruppi (o tra i soggetti) e piani entro i gruppi (o entro i soggetti). Nei disegni sperimentali, i disegni tra i gruppi comportano che i soggetti siano scelti in modo casuale dalla popolazione e siano assegnati pure casualmente alle condizioni del trattamento; ogni soggetto o gruppo deve essere sottoposto ad una sola condizione sperimentale, per cui si avr una sola prestazione ed un solo punteggio per ogni soggetto, ed il numero delle osservazioni corrisponder al numero dei soggetti. Di norma, lassegnazione dei soggetti legata alla restrizione che in ogni condizione ci sia un ugual numero di soggetto. I piani entro i gruppi (o entro i soggetti) richiedono che i soggetti siano sottoposti a tutte le condizioni sperimentali. In questi disegni ci che viene assegnato casualmente lordine di esposizione alle prove, che viene randomizzato. 3.1 Piani tra i gruppi con una sola variabile indipendente. 27
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Questi piani comportano la formazione di tanti gruppi di soggetti quanti sono i livelli della variabile indipendente (misure indipendenti). Leffetto del trattamento viene evidenziato confrontando il rendimento di un gruppo sottoposto ad un livello della variabile indipendente con quello di un gruppo differente che non riceve il trattamento o che sottoposto ad una condizione sperimentale dello stesso tipo ma di diverso livello. 3.1.1 Disegno classico e sue variazioni. Il disegno classico comporta la presenza di due gruppi randomizzati, due prove ed il trattamento per un solo gruppo. Cos un gruppo sperimentale randomizzato viene sottoposto al pre test, al trattamento e al post test, ed un gruppo di controllo randomizzato esegue il pre test ed il post test ma non subisce il trattamento. Per quanto riguarda la validit interna, in questo disegno si possono escludere gli effetti della regressione statistica, della selezione e della mortalit; inoltre la presenza del gruppo di controllo equivalente sottoposto alle due prove consente di analizzare statisticamente gli effetti dovuti alla storia, maturazione, fluttuazioni dello strumento di misura e allinterazione tra mortalit e trattamento. La validit esterna di questi disegni pu essere delineata come segue: a) linterazione tra pre test e trattamento non pu essere controllata; pertanto se la prova preliminare influisce in qualche misura sui soggetti, allora la validit esterna compromessa; b) sullinterazione tra selezione e trattamento si deve dire che se i soggetti hanno caratteristiche del tutto diverse da quelle delle persone a cui si vuole generalizzare, non possibile eliminare la presenza di errori sistematici; c) anche linterazione tra trattamento ed altri fattori, come la storia, possono limitare le possibilit di generalizzazione; d) gli effetti dovuti alla reazione ai procedimenti sperimentali possono compromettere la generalizzazione. Esistono alcune variazioni del disegno classico. In talune circostanze per esempio, preferibile il piano in cui anche il gruppo di controllo randomizzato sottoposto al trattamento, purch il livello sa differente da quello del gruppo sperimentale. Nel caso si adoperassero tre gruppi invece di due, il terzo dei quali fa da gruppo di controllo e non viene sottoposto al trattamento, il disegno diventerebbe ancora pi affidabile. La validit interna di questo disegno risulta rafforzata rispetto a quella del disegno classico perch sono controllati, contemporaneamente per i due gruppi, gli eventuali fattori di disturbo tra le due sessioni. Lunico problema ma che pu intercorrere la maggiore difficolt di ottenere gruppi omogenei al crescere del numero dei gruppi. Per quanto riguarda la validit esterna, valgono le stesse osservazioni del disegno precedente. 3.1.2 Il disegno di Solomon. Il disegno a quattro gruppi randomizzati di Solomon consente di isolare gli effetti di disturbo dovuti alla prova preliminare, allinterazione tra pre test e trattamento, agli effetti combinati della maturazione e della storia. Di fatto, questo disegno comporta un doppio esperimento: uno eseguito con il pre test ed uno senza. Il procedimento di esecuzione il seguente: il primo gruppo viene sottoposto ad ambedue le prove ed al trattamento; il secondo gruppo esegue ambedue le prove ma non la condizione sperimentale; il terzo gruppo viene sottoposto al trattamento e alla seconda prova; il quarto gruppo esegue solo il post test. Tutti i gruppi devono essere randomizzati. Il piano di Solomon consente tre importanti tipi di controllo: 1) permette la verifica dellomogeneit del rendimento del gruppo sperimentale (I gruppo) con quello di controllo (II gruppo), dato che ambedue i gruppi sono sottoposti al medesimo pre test, e di verificare perci lefficacia del trattamento (vedi formula). Questa chiamata anche effetto principale del fattore sperimentale perch misura leffetto del solo trattamento; 2) permette di verificare se la presenza della prova preliminare produce qualche effetto sul rendimento dei soggetti (vedi formula). Se questa differenza risulta positiva e statisticamente significativa, si deve dire che presente leffetto principale della prova preliminare; 3) consente anche di controllate se esiste uninterazione tra prova preliminare e trattamento (vedi formula) e dunque gli effetti dinterazione tra pre test e trattamento. Per realizzare le loro ricerche, qualche volta gli studiosi ricorrono alla seconda parte del piano di Solomon; si tratta di 28
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utilizzare due gruppi randomizzati, ma di omettere la prova preliminare ed il trattamento per il gruppo di controllo. Tale disegno viene detto disegno con gruppi randomizzati senza pre test. 3.2 Piani entro i gruppi con una sola variabile indipendente. Parliamo di disegni a misure ripetute, e pertanto ogni soggetto serve da controllo per se stesso 3.2.1 Disegno a misure ripetute semplice. Il pi semplice disegno a misure ripetute il seguente: ogni soggetto sottoposto a tutti i livelli della variabile indipendente, perci i punteggi di ogni condizione sono correlati, dipendenti tra loro; ogni soggetto viene valutato pi di una volta sulla variabile dipendente (dopo ogni condizione sperimentale); il confronto critico consiste nel calcolare la differenza dei punteggi ottenuti dai soggetti nelle due o pi condizioni sperimentali. Il disegno entro i soggetti presenta i seguenti vantaggi: garantisce lequivalenza dei gruppi rispetto a variabili importanti (livello dintelligenza, precedenti esperienze) nelle varie condizioni gi prima dellesperimento, perch tutti i soggetti sono sottoposti a tutte le condizioni; molto pi sensibile agli effetti della variabile indipendente rispetto ai disegni tra i gruppi; comporta un numero di soggetti minore di un disegno tra i gruppi; non necessario impartire le istruzioni pi volte perch ad essere sottoposti a pi condizioni sono gli stessi soggetti. Il disegno entro i soggetti per comporta dei limiti non trascurabili, primi fra tutti gli effetti dellordine e della sequenza. 3.2.2 Disegno controbilanciato entro i soggetti. Chiamato anche quadrato latino bilanciato, viene adoperato quando ci si trova di fronte alle seguenti situazioni: non possibile assegnare casualmente i soggetti ai vari livelli del trattamento perch i gruppi devono rimanere intatti; i livelli della variabile indipendente sono pi di uno; il numero di soggetti limitato; non c la possibilit di applicare il pre test. La procedura la seguente: ogni gruppo di soggetti viene sottoposto ad ogni variazione della variabile indipendente in tempi diversi; quando sono terminate tutte le sessioni viene calcolata la media di ogni variazione di X per ciascuna colonna. Il risultato il punteggio medio di tutti i gruppi che sono stati sottoposti alla particolare condizione del trattamento indicata in testa alla rispettiva colonna. Un confronto tra le medie delle colonne rileva leffetto che le varie condizioni del trattamento hanno avuto sui rendimenti del gruppo. Per quanto riguarda la validit, questo disegno: elimina le differenze dovute al fatto che i gruppi possono non essere equivalenti, perch sottopone tutti i soggetti a tutte le condizioni del trattamento, e nello stesso tempo controlla gli effetti dellordine di presentazione; non controlla eventuali effetti dinterazione; non controlla gli effetti della sequenza. 4. Disegni con pi variabili indipendenti o disegni fattoriali. Nella ricerca psicologica molto spesso necessario analizzare leffetto combinato di due o pi variabili indipendenti per poter spiegare in fenomeno. In tal caso parliamo dei cosiddetti disegni fattoriali. In un disegno fattoriale la variabile dipendente sempre quantitativa e la tecnica statistica adeguata lanalisi della varianza o anche analisi della varianza fattoriale. I disegni fattoriali si caratterizzano: 1) per la presenta di due o pi variabili indipendenti, che tecnicamente sono chiamate fattori: ciascun fattore composto da due o pi livelli, uno dei quali di controllo, laltro (o gli altri) prevedono il trattamento (o trattamenti diversi); 2) per la presenza (eventuale) delleffetto esclusivo di ciascuna variabile indipendente; questo effetto chiamato effetto principale di ciascun fattore; 3) per la presenza (eventuale) delleffetto dovuto contemporaneamente alle due o pi variabili indipendenti, effetto che non si esaurisce con la semplice somma degli effetti precedenti: si tratta del cosiddetto effetto di interazione dei fattori.

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4.2 Effetti principale ed interazioni. In metodologia si parla dinterazione tra variabili quando leffetto di una variabile indipendente risulta diverso nei differenti livelli dellaltra variabile indipendente, o delle altre variabili indipendenti. [] Leffetto di una variabile indipendente pu intensificare o indebolire leffetto dellaltra variabile indipendente. Leffetto interattivo si verifica tutte le volte che il risultato diverso dalla somma degli effetti principali, non solo pi grande []. 4.3 Possibili esiti di un disegno fattoriale. 1. Nessun effetto: i fattori non hanno effetto sulla variabile dipendente; 2. A: esiste solo un effetto principale di A; 3. B: esiste solo un effetto principale di B; 4. A + B: esistono solo i due effetti principali di A e B (azione sommativa); 5. A x B: esiste solo leffetto dinterazione tra A e B (azione interattiva); [da soli non hanno alcun effetto (assenza di effetti principali) ma insieme si]; 6. A + (A x B): esiste leffetto principale di A e leffetto interattivo di A e B; 7. B + (A x B): esiste solo leffetto di B e leffetto interattivo di A e B; 8. A + B + (A x B): esistono due effetti principali e leffetto interattivo di A e B. Gli effetti principali delle variabili indipendenti sono presenti se tra le medie dei due (o pi) livelli del fattore esiste una differenza significativa. []. 4.4 Progettazione di un disegno fattoriale. La progettazione di un esperimento fattoriale simile a quella dei disegni con una singola variabile. Ugualmente ci si deve muovere attraverso tutte le fasi del processo di ricerca. Lo scopo di verificare una o pi ipotesi casuali, come si fa nei disegni con un solo fattore. Tuttavia, i disegni fattoriali sono pi complicati dei disegni con una sola variabile indipendente soprattutto nella verifica delle ipotesi e nel controllo dei fattori di confusione. Il disegno fattoriale 2 x 2, poich ha due variabili indipendenti che devono essere manipolate, ha una validit interna pi fragile di un disegno con una sola variabile indipendente, perch le potenziali minacce sono pi complesse. Inoltre, poich essenzialmente un disegno composto da due disegni, contiene pi di unipotesi nulla. Ad esempio, in un disegno fattoriale 2 x 2, vi sono tre ipotesi nulle per ogni misura dipendente. Queste sono: a) nessuna differenza tra i livelli del fattore A (assenza delleffetto principale di A); b) nessuna differenza fra i livelli del fattore B (assenza delleffetto principale di B); c) nessuna interazione significativa tra i fattori A e B. 5. Alcuni disegni fattoriali. 5.1 Disegno fattoriale completamente randomizzato. Si parla di disegno completamente randomizzato (o tra i soggetti) quando sono presenti contemporaneamente: due o pi variabili indipendenti manipolate, con due o pi livelli per ciascuna di esse; quando ogni variabile indipendente completamente incrociata con ogni altra variabile indipendente, cosa che comporta che ogni livello di una vind sia combinato con ogni livello dellaltro fattore; quando i soggetti sono assegnati in modo randomizzato a ciascun gruppo; quando ogni gruppo sottoposto solamente ad una combinazione delle vind. 5.2 Disegno fattoriale entro i soggetti (o a misure ripetute). Nei disegni fattoriali entro i soggetti, o anche a misure ripetute, i gruppi (o i singoli soggetti) sono sottoposti a tutte le combinazioni dei fattori. 5.3 Disegni misti. Il termine disegno misto viene utilizzato in due modi differenti: nel primo significato indica un piano che include una variabile indipendenti tra i soggetti ed una entro i soggetti; nel secondo significato sintende un disegno fattoriale che comprende un fattore manipolato ed uno non manipolato. 5.3.1 Disegno misto con fattori tra i soggetti ed entro i soggetti. 30
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5.3.2 Disegno misto con fattori manipolati e non manipolati. Capitolo 10: Quasi esperimenti ed esperimenti sui singoli soggetti Nei quasi esperimenti: non possibile manipolare a piacimento la vind; non si possono scegliere in modo casuale dalla popolazione i soggetti che devono formare il campione; non si possono assegnare i soggetti ai gruppi in modo randomizzato. Nei disegni quasi sperimentali quindi possibile: stabilire lipotesi casuale, determinare almeno due livelli della vind, ma non manipolarla a piacimento, attuare le procedure specifiche per verificare le ipotesi, includere alcuni controlli sulle minacce alla validit, assegnare i soggetti ai gruppi ma non in modo casuale. 1. Disegni con un gruppo di controllo non equivalente. Si tratta di piani che comportano un procedimento simile a quello del disegno classico dei veri esperimenti, ad eccezione del fatto che i soggetti non sono assegnati ai gruppi in modo casuale, per cui viene a mancare la loro equivalenza. I gruppi si assomigliano solo per la loro facile reperibilit e vengono sottoposti al pre test e successivamente al post test. I limiti di questi disegni derivano dalla mancanza di un punto di paragone fisso con cui confrontare i risultati del gruppo sperimentale. Il pregio, invece, dato dal fatto che costituiscono la soluzione migliore quando i gruppi formano delle entit naturali, che devono essere mantenute intatte per studiarne le caratteristiche. I due principali problemi posti sono: la mancanza di equivalenza dei gruppi; limpossibilit di controllare con lassegnazione casuale tutte le variabili parassite. Le conseguenze dovute allassenza di equivalenza dei gruppi vengono in genere limitate componendo un gruppo di controllo quanto pi possibile simile a quello sperimentale. Per verificare il grado di equivalenza di due gruppi non randomizzati sempre necessario sottoporli al pre test: pi i risultati sono simili, pi i gruppi possono dirsi equivalenti, anche se sempre necessario isolare tutte le potenziali variabili di confusione. Il procedimento il seguente: si sottopongono i due gruppi al pre test, quindi alle diverse condizioni di trattamento e poi al post test; si calcolano le differenze tra i punteggi del pre test e del post test di ogni gruppo, le quali indicano la misura del cambiamento attribuibile al trattamento; si applica un appropriato test statistico per verificare se vi una differenza significativa tra le differenze dei punteggi dei due gruppi. Sono sei i possibili esiti di un disegno con un gruppo di controllo non equivalente (pag. 291). La validit interna pu risultare abbastanza controllata quando: i gruppi hanno medie e deviazioni standard simili nel pre test; il gruppo di controllo permette di evidenziare gli errori dovuti alla storia, al pre test, alla maturazione, alla strumentazione e al trattamento; leffetto dovuto alla mortalit controllato mediante il confronto tra i risultati del pre test e quelli del post test; la regressione statistica eliminata mediante qualche verifica; linterazione tra selezione maturazione e selezione storia viene sufficientemente controllata. Ma anche se tutti questi punti fossero rispettati, si deve sempre tenere presente lassenza della randomizzazione. Per quanto riguarda la validit esterna, valgono le stesse osservazioni fatte per il disegno classico; in pi il piano con un gruppo di controllo non equivalente consente di rispettare lintegrit naturale dei gruppi e di non toglierli dal contesto di vita quotidiana, salvaguardando in particolare la validit ecologica. 2. Disegni a serie temporali interrotte. Nella loro forma generale, i disegni a serie temporali interrotte assomigliando a un disegno con un solo gruppo e due prove, ma invece di una singola misura, una prima e una dopo il trattamento, richiedono diverse misurazioni della variabile dipendente, a scadenze ben definite, sia prima della condizione sperimentale che dopo. In questo tipo di disegni, la molteplicit delle misurazioni protratta nel tempo ha un ruolo molto importante. Consente, infatti, di evidenziare la tendenza dei dati prima della condizione sperimentale, chiamata linea di base (base line), che viene utilizzata come punto di paragone fisso per landamento dei dati raccolti dopo il trattamento.

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2.1 Disegni a serie temporali interrotte semplici. Si parla di disegno a serie temporali interrotte semplice quando si dispone di un solo gruppo di soggetti. utile in quelle circostanze in cui difficile, se non impossibile, trovare un gruppo di controllo, come ad esempio nelle ricerche cliniche o in contesti di lavoro []. Inoltre, offre la possibilit di utilizzare dei dati raccolti in passato e confrontarli con quelli che si stanno raccogliendo nel momento della ricerca e pu essere utilizzando anche per studiare fenomeni su larga scala, in particolare quando il presunto evento causale interessa tutti i membri di una popolazione []. 2.2 Disegni a serie temporali interrotte multiple. A differenza del caso precedente, il piano a serie temporali interrotte multiple utilizza un secondo gruppo di soggetti (il gruppo di controllo) che non sottoposto al trattamento. In questo modo si ottengono due indicazioni sullefficacia del trattamento: la prima data dal confronto di rendimenti pre sperimentali e post sperimentali misurati sullo stesso gruppo; la seconda proviene dal confronto con il rendimento del gruppo di controllo che non riceve il trattamento. Rispetto al disegno a serie temporali interrotte semplice, questo piano ha il pregio di permettere il controllo degli effetti di confusione dovuti alla storia. Teoricamente, infatti, qualsiasi avvenimento esterno al trattamento dovrebbe influire in ugual misura sia sul gruppo sperimentale sia su quello di controllo. Tra i limiti vi quello di non poter controllare linterazione fra trattamento e prove, poich lintroduzione dellintervento successiva alla serie di misure pre sperimentali, e il carattere graduale o differito delleffetto del trattamento, per cui non sempre facile sapere se i cambiamenti sono dovuti al trattamento o alla presenza di altre variabili di disturbo. 3. Disegni simulati prima e dopo. 3.1 Piani a campioni differenti nel pre est e nel post test. 3.2 Piani a campioni differenti nel pre est e nel post test con o senza trattamento. 4. Gli esperimenti sui singoli soggetti. Oltre che sui gruppi, gli esperimenti possono essere condotti anche sui soggetti singoli. Anche se si tratta spesso di disegni sperimentali, essi sono stati inseriti in questo capitolo in quanto la loro struttura ricalca da vicino i disegni a serie temporali interrotte []. Nb: i disegni sperimentali sui singoli soggetti: diventano significativi solo con la presenza di grossi effetti; sono pi facili e flessibili dei disegni sui gruppi e permettono interventi da parte dello sperimentatore pi tempestivi e meno dispendiosi in denaro e tempo; tendono a precisare la relazione causale esistente tra variabili indipendenti e variabili dipendenti nei soggetti singoli (rispetto agli studi dei casi singoli); richiedono necessariamente lintroduzione di una sola vind per volta; il controllo viene effettuato mediante la strategia dellaccertamento della linea base, proprio come nei disegni a serie temporali interrotte; la valutazione dei loro risultati pu avvenire sulla base di due criteri: uno sperimentale ed uno clinico. Il primo certamente associato ad un effetto statisticamente significativo del trattamento; il secondo riguarda il grado di cambiamento capace di permettere allindividuo di comportarsi adeguatamente nella societ. Spesso la significativit legata al criterio sperimentale non soddisfacente per le esigenze del criterio clinico, ed il secondo molto pi esigente del primo. 4.3 I disegni di ricerca sui singoli soggetti. Il pi primitivo disegno sperimentale sui casi singoli indicato dalle lettere A B, in cui A indica la fase di misura della linea base, e B quella del trattamento. Tuttavia, il disegno A B poco usato, ed in genere ampliato con laggiunta di almeno unaltra fase, volta a verificare leffetto del trattamento. Anche questa fase indicata con la lettera A. Cos esso diventa il disegno A B - A. Si tratta della versione pi semplice dei disegni che comportano il ritiro del trattamento; infatti, dopo la fase B, il trattamento viene interrotto per dar luogo alla seconda fase A. Il disegno A B A presenta due problemi. Il primo riguarda la reversibilit del comportamento al livello della fase 32
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antecedente al trattamento. Se questo ritorno non si verifica completamente, il piano A B A, risulta deformato; in effetti non ha luogo la seconda fase della linea di base (il secondo A). Esistono numerosi interventi sperimentali che non si adeguano alle esigenze di questo disegno, perch il carattere dei cambiamenti che essi provocano non consente che il comportamento ritorni allo stato iniziale. Il secondo problema deontologico. In certi casi pu essere desiderabile lasciare il soggetto nella nuova condizione determinata dal trattamento anzich riportarlo allo stato originale. Questo potrebbe riguardare trattamenti su comportamenti fobici, compulsivi, ecc. in tal caso per ottenere che leffetto del trattamento perduri, conviene aggiungere unaltra fase B. In questo modo si entra nei disegni con trattamenti ripetuti, e si abbandona lobiettivo per cui questo disegno stato costruito. Il disegno B A B consente di evitare che lesperimento termini con un ritorno al livello di base. Esso comporta le seguenti tre fasi: una prima presentazione del trattamento (B), la sua assenza che coincide con il rilevamento della linea di base (A), e la seconda presentazione del trattamento (B). Questo piano utile quando superfluo stabilire il livello di base, dato che gi acquisito. Poich in questo disegno il trattamento viene somministrato nella fase iniziale e non in quella di mezzo, i risultati cui da luogo non possono essere confrontati con una precedente misura del trattamento; quindi formulare delle relazioni causali poco corretto, soprattutto dal punto di vista statistico. Per questo motivo, gli autori suggeriscono di adottare altri piani. Il disegno A B A B praticamente un disegno a trattamenti ripetuti. La ripetizione del trattamento ha in genere un duplice scopo: di permettere al soggetto di continuare a godere del beneficio ottenuto con lazione della prima somministrazione del trattamento, beneficio che viene rafforzato dalla seconda fase del trattamento; di consentire un ulteriore diminuzione degli aspetti negativi di un comportamento.

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