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GIURISPRUDENZA SULL’ART. 423 C.P.

(Incendio)

Cassazione Penale
Concorso con altri reati:- omicidio
È configurabile il concorso tra il delitto di incendio e quello di omicidio, anche nella forma del tentativo,
non potendosi identificare il pericolo per l'incolumità pubblica proprio del primo reato nel pericolo per la
vita e l'incolumità delle persone. (Nella specie, la condotta dell'agente era consistita nell'appiccare il fuoco
a una catasta di legna immediatamente prospiciente il vano cucina di appartamento abitato dal coniuge,
in direzione del quale erano stati collocati tre candelotti di fuochi d'artificio e due bombole di gas con gli
ugelli aperti). (Annulla in parte senza rinvio, Ass.App. Napoli, 05 ottobre 2009)
Sez. I, sent. n. 27542 del 27-05-2010 (ud. del 27-05-2010), (rv. 247708)

Cassazione Penale
Differenze da altri reati:- danneggiamento seguito da incendio
Il reato di danneggiamento seguito da incendio richiede, come elemento costitutivo, il sorgere di un
pericolo di incendio, sicché non è ravvisabile qualora il fuoco appiccato abbia caratteristiche tali che da
esso non possa sorgere detto pericolo; in questa eventualità o in quella nella quale chi, nell'appiccare il
fuoco alla cosa altrui al solo scopo di danneggiarla, raggiunge l'intento senza cagionare né un incendio né
il pericolo di un incendio, è configurabile il reato di danneggiamento. Se, per contro, detto pericolo sorge
o se segue l'incendio, il delitto contro il patrimonio diventa più propriamente un delitto contro la pubblica
incolumità, e trovano applicazione, rispettivamente, gli articoli 423 e 424 cod. pen. (Nella specie, in cui
l'agente aveva dato fuoco a sterpaglie e a una tenda da sole posta sul balcone di casa altrui e risultava
dai verbali d'intervento dei VV.FF., che le fiamme avevano dato luogo a modeste bruciature e che
l'evento non rientrava tra quelli soggetti al controllo del Corpo, la Corte ha qualificato il fatto come
danneggiamento). (Annulla in parte con rinvio, App. Napoli, 30 maggio 2008)
Sez. I, sent. n. 16295 del 04-03-2010 (ud. del 04-03-2010), (rv. 246660)

Cassazione Penale
Posizione di garanzia
In tema di attività pericolose, il legale rappresentante della ditta incaricata dello spettacolo pirotecnico
assume una posizione di garanzia che si sostanzia nell'obbligo di assicurarsi, con diligenza e attenzione
maggiore, richieste dalla pericolosità di un'attività, che lo spettacolo si svolga in presenza di condizioni di
sicurezza idonee a prevenire rischi nei confronti dei terzi e ad assolvere al precetto del "neminem ledere".
(Nella specie, la Corte, in relazione all'incendio boschivo cagionato per colpa da persona incaricata dal
Comune dell'esecuzione di uno spettacolo pirotecnico, ha escluso che la presenza di supporto di personale
addetto ai servizi comunali di assistenza e prevenzione potesse escludere l'assunzione da parte
dell'imputato di una posizione di garanzia). (Dichiara inammissibile, App. Caltanissetta, 21 luglio 2005)
Sez. IV, sent. n. 27425 del 26-03-2009 (ud. del 26-03-2009), C.V. (rv. 245110)

Cassazione Penale
Presunzione di pericolo
La presunzione "iuris et de iure" del pericolo nel caso di incendio di cosa altrui è configurabile anche con
riferimento a cosa parzialmente altrui (nella specie, bene del quale il reo era comproprietario). (Rigetta,
App. Venezia, 22 maggio 2008)
Sez. I, sent. n. 28843 del 24-03-2009 (ud. del 24-03-2009), M.A. (rv. 244290)

Cassazione Penale
Elemento materiale e fattispecie
Risponde del reato di incendio colposo anche chi, pur non avendo dato materialmente origine al fuoco,
abbia dato causa colposamente all'incendio per aver posto le condizioni necessarie non già a far
sviluppare il fuoco, ma a cagionare l'incendio. (Nella fattispecie, relativa ad incendio divampato in un
fondo e propagatosi ai terreni vicini, al ricorrente, proprietario del fondo, era stato addebitato di aver
ammassato nel proprio fondo una quantità consistente di erba secca, rovi e sterpi senza adeguate
cautele). (Dichiara inammissibile, App. Roma, 23 Novembre 2006)
Sez. IV, sent. n. 18997 del 09-03-2009 (ud. del 09-03-2009), D.A. (rv. 243994)

Cassazione Penale
Differenze da altri reati:- danneggiamento seguito da incendio
Si configura il delitto di incendio, e non quello del danneggiamento seguito da incendio, se l'autore
agisce, oltre che col fine di danneggiare, con la coscienza e volontà di cagionare un fatto di entità tale da
assumere le dimensioni di un fuoco di non lievi proporzioni. (Dichiara inammissibile, App. Bologna, 30
giugno 2008)
Sez. I, sent. n. 6250 del 03-02-2009 (ud. del 03-02-2009), C.G. (rv. 243228)

Cassazione Penale
Tentativo
Integra il delitto di incendio tentato l'appiccare un fuoco che sia poi domato sul nascere, prima di poter
divampare in vaste proporzioni, con fiamme divoratrici che si propaghino con potenza distruttrice, sì da
porre in pericolo l'incolumità di un numero indeterminato di persone. (Annulla in parte con rinvio, App.
Firenze, 20 maggio 2008)
Sez. I, sent. n. 4417 del 14-01-2009 (ud. del 14-01-2009), R.B.M. (rv. 242794)

Cassazione Penale
Incendio: nozione
Ai fini dell'integrazione del delitto di incendio (doloso o colposo) non ogni fuoco è qualificabile "ab origine"
come "incendio", che si ha solo quando il fuoco divampi irrefrenabilmente, in vaste proporzioni, con
fiamme divoratrici che si propaghino con potenza distruttrice, così da porre in pericolo l'incolumità di un
numero indeterminato di persone. (Dichiara inammissibile, App. Torino, 26 Giugno 2007)
Sez. IV, Sent. n. 43126 del 29-10-2008 (ud. del 29-10-2008), C.D. (rv. 242459)

Cassazione Penale
Incendio di cosa propria:- pericolo per l'incolumità pubblica
Per la configurazione del reato di incendio colposo di cosa altrui non è necessaria la prova del pericolo
effettivo per la pubblica incolumità, poichè, quando il fuoco si sviluppa su cose che non siano di proprietà
dell'agente, tale pericolo si presume "iuris et de iure". (Dichiara inammissibile, App. Torino, 26 Giugno
2007)
Sez. IV, Sent. n. 43126 del 29-10-2008 (ud. del 29-10-2008), C.D. (rv. 242460)

Cassazione Penale
Elemento materiale e fattispecie
Risponde del delitto di incendio colposo il sindaco il quale, a conoscenza delle gravi ed insistenti perdite
verificatesi nella rete di distribuzione comunale del metano, abbia omesso di adottare un provvedimento
urgente di sospensione dell'erogazione del gas nella zona dove si era registrato il pericolo, consentendo
così che si verificasse un'esplosione a cui seguiva l'incendio di uno stabile. (Rigetta, App. Milano, 5
Dicembre 2006)
Sez. IV, Sent. n. 40785 del 19-06-2008 (ud. del 19-06-2008), C.F. (rv. 241469)

Cassazione Penale
Elemento soggettivo
In tema di delitti colposi, nel giudizio di "prevedibilità", richiesto per la configurazione della colpa, va
considerata anche la sola possibilità per il soggetto di rappresentarsi una categoria di danni sia pure
indistinta potenzialmente derivante dalla sua condotta, tale che avrebbe dovuto convincerlo ad adottare
più sicure regole di prevenzione: in altri termini, ai fini del giudizio di prevedibilità, deve aversi riguardo
alla potenziale idoneità della condotta a dar vita ad una situazione di danno e non anche alla specifica
rappresentazione "ex ante" dell'evento dannoso, quale si è concretamente verificato in tutta la sua
gravità ed estensione. (Fattispecie in tema di riconosciuta responsabilità del sindaco per il delitto di
incendio colposo per aver omesso di adottare un provvedimento urgente di sospensione dell'erogazione
del metano pur avendo avuto notizia delle gravi ed insistenti perdite registrate nella rete comunale di
distribuzione, che innescavano successivamente un'esplosione cui seguiva l'incendio di uno stabile).
(Rigetta, App. Milano, 5 Dicembre 2006)
Sez. IV, Sent. n. 40785 del 19-06-2008 (ud. del 19-06-2008), C.F. (rv. 241470)

Cassazione Penale
Incendio boschivo:- nozione e differenze
Ai fini della configurabilità del reato previsto dall'art. 423 bis cod. pen., per "incendio boschivo" si intende
un fuoco suscettibile di espandersi su aree boscate, cespugliate o arborate, oppure su terreni coltivati o
incolti e pascoli limitrofi alle dette aree. (In motivazione, la S.C. ha precisato che il reato di incendio
boschivo si distingue dal reato di cui all'art. 423 solo per l'oggetto). (Dichiara inammissibile, App.
Bologna, 16 Febbraio 2007)
Sez. I, Sent. n. 7332 del 28-01-2008 (ud. del 28-01-2008), P.C. (rv. 239161)

Cassazione Penale
Concorso con altri reati:- crollo di costruzioni o altri disastri dolosi
L'art. 434 cod. pen. si configura come norma di chiusura nel quadro della categoria dei delitti di disastro,
e pertanto l'espressione "fuori dei casi preveduti dagli articoli precedenti" rinvia solo a quelli che
prevedono delitti di disastro e non anche al delitto di incendio previsto dall'art. 423 cod. pen. Quando
entrambi i reati siano posti in essere mediante la stessa condotta materiale ed arrechino un'identica
offesa agli interessi tutelati, sussiste tuttavia tra essi un rapporto di sussidiarietà o di consunzione, nel
senso che, se il reato di crollo viene commesso cagionando un incendio, trova applicazione soltanto la
norma che incrimina il crollo doloso aggravato in quanto reato più grave. (Annulla con rinvio, App.
Palermo, 20 Giugno 2005)
Sez. I, sent. n. 7629 del 24-01-2006 (ud. del 24-01-2006), L.N. (rv. 233135)

Cassazione Penale
Ne bis in idem
La preclusione del "ne bis in idem" sussiste soltanto se si verte in ordine ad un unico fatto, mentre non vi
è preclusione nell'ipotesi di concorso formale di reati, anche quando si sia già formato il giudicato in
relazione ad uno degli eventi giuridici cagionati con un'unica azione purché il giudizio sul secondo evento
non si ponga in una situazione di incompatibilità logica col primo. Ne consegue che è ammissibile
l'esercizio dell'azione penale per il reato di tentato omicidio, quando sia già interventuta sentenza
definitiva per il reato di tentato incendio.
Sez. I, sent. n. 27717 del 18-06-2004 (ud. del 18-05-2004) (rv 228724).

Cassazione Penale
Incendio: nozione
Per la configurabilità del reato di incendio colposo, il fuoco, causato dalla condotta imprudente e
negligente dell'agente, deve essere caratterizzato dalla vastità delle proporzioni, dalla tendenza a
progredire e dalla difficoltà di spegnimento, restando irrilevante che resti circoscritto entro un limite oltre
il quale non possa estendersi; in presenza di tali caratteristiche il giudice, il cui accertamento di fatto non
è sindacabile in sede di legittimità se condotto con criteri non illogici, deve prescindere dall'accertamento
di un pericolo concreto, in quanto nel reato in questione il pericolo per la pubblica incolumità è presunto.
(Nel caso di specie l'incendio si era sviluppato all'interno di una camera iperbarica, entro cui si trovavano
alcuni pazienti sottoposti al trattamento di ossigenoterapia, e la Corte ha ritenuto sussistente il reato di
incendio colposo in presenza di un fuoco che si era propagato in maniera particolarmente rapida e
aggressiva e che si era spento in pochi minuti, senza che avesse la possibilità di estendersi
ulteriormente).
Sez. IV, sent. n. 4981 del 06-02-2004 (ud. del 05-12-2003) (rv 229670).

Cassazione Penale
Differenze da altri reati:- danneggiamento seguito da incendio
Il discrimine tra il reato di danneggiamento seguito da incendio (art. 424 cod. pen.) e quello di incendio
(art. 423 cod. pen.) è segnato dall'elemento psicologico del reato. Nell'ipotesi prevista dall'art. 423 cod.
pen. esso consiste nel dolo generico, cioè nella volontà di cagionare un incendio, inteso come
combustione di non lievi proporzioni, che tende ad espandersi e non può facilmente essere contenuta e
spenta. Il reato di cui all'art. 424 cod. pen. è, invece, caratterizzato dal dolo specifico, consistente nel
voluto impiego del fuoco al solo scopo di danneggiare, senza la previsione che ne deriverà un incendio
con le caratteristiche prima indicate o il pericolo di siffatto evento. Pertanto, nel caso di incendio
commesso al fine di danneggiare, quando a detta ulteriore e specifica attività si associa la coscienza e la
volontà di cagionare un fatto di entità tale da assumere le dimensioni previste dall'art. 423 cod. pen., è
applicabile quest'ultima norma e non l'art. 424 cod. pen., nel quale l'incendio è contemplato come evento
che esula dall'intenzione dell'agente.
Sez. I sent. n. 25781 del 13-06-2003 (ud. del 07-05-2003), Sgambellone (rv 227377).

Cassazione Penale
Incendio di cosa propria:- cosa propria: nozione
Ai fini della configurabilità del reato di cui all'articolo 423, secondo comma, cod. pen., per "cosa propria"
deve intendersi quella su cui grava il diritto di proprietà dell'agente e non quella semplicemente
posseduta o sulla quale altri vanti un diritto reale limitato. (Nella specie la Corte ha ritenuto che non
potesse considerarsi proprietario del bene colui che lo amministra e lo detiene in virtù di una carica
societaria).
Sez. V, sent. n. 4129 del 31-03-2000 (ud. del 29-02-2000), Manservisi (rv 216453).

Cassazione Penale
Differenze da altri reati:- danneggiamento
Il reato di danneggiamento seguito da incendio (art. 424 cod. pen.) richiede, quale elemento costitutivo,
il sorgere di un pericolo di incendio, sicché non è ravvisabile il reato in questione, ma eventualmente il
semplice danneggiamento, nell'ipotesi che il fuoco appiccato abbia caratteristiche tali, che da esso non
possa sorgere detto pericolo. In questo caso, ovvero nel caso in cui colui che, nell'appiccare il fuoco alla
cosa altrui, al solo scopo di danneggiarla, raggiunge l'intento senza cagionare né un incendio né il
pericolo di un incendio, sussiste il reato di danneggiamento previsto e punito dall'art. 635 cod. pen. Se,
per contro, detto pericolo sorge o se segue l'incendio, il delitto contro il patrimonio diventa più
propriamente un delitto contro la pubblica incolumità, e trovano applicazione rispettivamente gli articoli
424 e 423 cod. pen. (Nella specie, l'agente aveva dato fuoco a cassette di legno site sul balcone di casa
altrui, al solo scopo di danneggiare, e la Suprema Corte ha qualificato danneggiamento ex art. 635 cod.
pen. il fatto, imputato quale violazione dell'art. 424 cod. pen.).
Sez. III, sent. n. 1731 del 12-02-1999 (cc. del 26-11-1998), Buda (rv 212549).

Cassazione Penale
Differenze da altri reati:- danneggiamento seguito da incendio
L'elemento psicologico del delitto di cui all'art. 423 cod. pen. consiste nel dolo generico, cioè nella volontà
di cagionare un incendio, inteso come combustione di non lievi proporzioni, che tenda ad espandersi e
non possa facilmente essere contenuta e spenta; il reato di cui al successivo art. 424 cod. pen. è, invece,
caratterizzato dal dolo specifico, consistente nel voluto impiego del fuoco al solo scopo di danneggiare,
senza la previsione che ne deriverà un incendio con le caratteristiche prima indicate, o il pericolo di
siffatto evento. Ne consegue che, nel caso di incendio commesso al fine di danneggiare, quando a detta
ulteriore e specifica attività si associa la coscienza e volontà di cagionare un fatto di entità tale da
assumere le dimensioni previste dall'art. 423 cod. pen., è applicabile questa norma, e non l'art. 424 cod.
pen. stesso, nel quale l'incendio è contemplato come evento che esula dall'intenzione dell'agente. (In
motivazione la S.C. ha precisato che l'esistenza e la natura del dolo, elemento appartenente all'interiorità
psichica e, come tale, insuscettibile di diretta osservazione, devono essere desunte da elementi esteriori,
in specie dallo svolgimento e dalle modalità esecutive del fatto, atti a dimostrare, secondo regole di
esperienza consolidate e affidabili, l'atteggiamento psicologico dell'agente e la finalità da lui perseguita).
Sez. I, sent. n. 11026 del 22-10-1998 (cc. del 10-06-1998), Calabrò (rv 211607).

Cassazione Penale
Differenze da altri reati:- danneggiamento seguito da incendio
L'elemento di distinzione tra il delitto di cui all'art. 423 cod. pen. (incendio) e quello previsto dall'art. 424
cod. pen. (danneggiamento seguito da incendio) deve individuarsi nella volontà del soggetto attivo del
reato che nella prima fattispecie agisce per provocare un incendio, nella seconda soltanto per
danneggiare e l'incendio che ne sorge è una conseguenza, non voluta, casualmente riferibile (per colpa)
alla sua azione o omissione. Ne consegue che allorquando l'agente abbia compiuto atti idonei diretti in
modo non equivoco a cagionare un incendio, e cioè un fuoco con caratteristiche di intensità e di diffusività
tali da porre in pericolo la pubblica incolumità, dovrà rispondere - anche se per motivi indipendenti dalla
sua volontà l'incendio poi non si sviluppa - del delitto di tentato incendio doloso.
Sez. I, sent. n. 5362 del 07-06-1997 (cc. del 07-02-1997), D'Avanzo (rv 207813).

Cassazione Penale
Differenze da altri reati:- danneggiamento seguito da incendio
L'elemento psicologico nel delitto di cui all'art. 423 cod. pen. consiste nel dolo generico. Ne consegue che,
nel caso di incendio commesso al fine di danneggiare, quando a tale ulteriore e specifica finalità si associa
la coscienza e volontà di cagionare un evento di proporzioni tali da assumere le caratteristiche richieste
dall'art. 423 cod. pen., è applicabile la detta norma, e non l'art. 424 cod. pen., che prevede l'incendio
come evento che esula dall'intenzione dell'agente. (In motivazione la S.C. ha chiarito che tale distinzione
è applicabile anche in caso di tentativo, ipotesi nella quale occorre accertare se l'incendio rientri, come
evento, nella proiezione della volontà dell'agente).
Sez. I, sent. n. 217 del 09-04-1997 (ud. del 15-01-1997), Rottino (rv 207250).
Cassazione Penale
Concorso con altri reati:- fraudolenta distruzione della cosa propria e mutilazione fraudolenta della
propria persona
La norma di cui all'art. 642 cod. pen. - che prevede il reato di fraudolenta distruzione della cosa propria e
mutilazione fraudolenta della propria persona al fine di conseguire il prezzo di un'assicurazione contro
infortuni - con la locuzione "infortuni" non intende riferirsi solo alle evenienze lesive della persona, ma
abbraccia tutti gli eventi che producano un danno patrimoniale alle cose assicurate; ne consegue che tale
reato concorre con quello d'incendio, se quest'ultimo investa la cosa propria, volontariamente in tal modo
distrutta, a fini di frode all'assicurazione.
Sez. I, sent. n. 7745 del 07-08-1996 (cc. del 15-05-1996), Borello (rv 205525).

Cassazione Penale
Differenze da altri reati:- danneggiamento seguito da incendio
La differenza tra il reato di incendio, di cui all'art. 423 cod. pen., e quello di danneggiamento seguito da
incendio, previsto dall'art. 424 cod. pen., sussiste sul fatto che, nella prima fattispecie, l'agente vuole che
si sviluppi un incendio, mentre, nella seconda, vuole solo danneggiare con il fuoco. L'art. 242 cod. pen.
prevede quindi l'incendio come reato che esula dalla intenzione dell'agente e, nella struttura di detto
reato, l'incendio o il pericolo d'incendio è solo condizione oggettiva di punibilità e, come tale, estranea al
dolo.
Sez. I, sent. n. 2549 del 07-03-1996 (cc. del 20-11-1995), Palermo (rv 204049).

Cassazione Penale
Incendio di cosa propria:- pericolo per l'incolumità pubblica
Non è configurabile il tentativo di incendio di cosa propria. (Nell'enunciare il principio di cui sopra, la S.C.
ha osservato che il tentativo è punibile come fatto che pone in pericolo il bene protetto e poiché l'incendio
di cosa propria è punibile solo se dal fatto deriva pericolo per l'incolumità pubblica, e cioè è esso stesso
un reato di pericolo, la punibilità del tentativo, in siffatta evenienza, finirebbe per punire il pericolo di un
pericolo, cosa che è inammissibile sia per il diritto, sia per la logica comune).
Sez. I, sent. n. 175 del 09-01-1996 (cc. del 07-11-1995), Ferraioli (rv 203344).

Cassazione Penale
Differenze da altri reati:- danneggiamento seguito da incendio
Per la configurazione del reato di incendio di cui all'art. 423 cod. pen. è necessario che il soggetto agente
abbia voluto cagionare l'incendio; mentre, quando il pericolo dell'incendio o addirittura l'incendio si siano
verificati come conseguenza non voluta dell'azione sono configurabili rispettivamente il reato di cui all'art.
424, comma primo, cod. pen. (danneggiamento seguito da incendio) o l'ipotesi aggravata dello stesso
reato prevista dal secondo comma del citato articolo. Pertanto, quello che distingue le ipotesi criminose
previste dagli artt. 423 e 424 cod. pen. non è tanto l'entità delle conseguenze che si sono verificate,
bensì l'elemento soggettivo del reato; nel senso che, nel reato previsto dall'art. 423 cod. pen., l'agente
vuole cagionare l'incendio, mentre, in quello previsto dall'art. 424 cod. pen., il pericolo dell'incendio, o
addirittura l'incendio, si verificano come conseguenza non voluta dell'azione commessa.
Sez. I, sent. n. 6638 del 07-06-1995 (cc. del 17-02-1995), Merlo (rv 201531).

Cassazione Penale
Incendio: nozione
Perché si verifichi l'ipotesi criminosa di cui all'art. 423 cod. pen. l'incendio, anche con riferimento alla cosa
altrui, deve essere un fuoco caratterizzato da vastità delle proporzioni, dalla tendenza a progredire e dalla
difficoltà di spegnimento.
Sez. I, sent. n. 1802 del 02-05-1995 (ud. del 27-03-1995), Dell'Olio (rv 201619).

Cassazione Penale
Differenze da altri reati:- danneggiamento seguito da incendio
Sussiste il delitto di incendio di cui all'art. 423 cod. pen. quando l'azione di appiccare il fuoco è finalizzata
a cagionare l'evento con fiamme che per le loro caratteristiche e per la loro violenza tendano a propagarsi
in modo da creare effettivo pericolo per la pubblica incolumità. Viceversa sussiste il delitto di
danneggiamento seguito da incendio allorché il fatto viene realizzato con il solo intento e cioè con il dolo
specifico di danneggiare la cosa altrui. Ne consegue che nell'ipotesi in cui l'agente, pur proponendosi di
danneggiare la cosa altrui, tuttavia per i mezzi usati e per la vastità e le dimensioni del risultato
raggiunto, ha realizzato un incendio di proporzioni tali da mettere in pericolo la pubblica incolumità, deve
in ogni caso rispondere del delitto di incendio doloso e non già del meno grave reato di danneggiamento
seguito da incendio.
Sez. I, sent. n. 4506 del 26-04-1995 (cc. del 14-03-1995), Baldo (rv 201134).

Cassazione Penale
Incendio di cosa propria:- pericolo per l'incolumità pubblica
In tema d'incendio colposo della cosa propria ex art. 423 e 449 cod. pen., il pericolo per la pubblica
incolumità (oggetto specifico della tutela penale del reato "de quo"), può essere costituito non solo dalle
fiamme, ma anche da quelle che sono le loro dirette conseguenze (il calore, il fumo, la mancanza
d'ossigeno, l'eventuale sprigionarsi di gas pericolosi dalle materie incendiate) che si pongono in rapporto
di causa ad effetto con l'incendio, senza soluzione di continuità, senza interruzione del nesso causale
oggettivo e materiale e che, pertanto, debbono essere attribuite all'incendio come una qualsiasi azione od
omissione è attribuita, materialmente, al soggetto che la compie. (Nella specie, in un piazzale a ridosso
dello stabilimento, un grosso mucchio di cascami di pelli, alto più di due metri e della superficie di mq
300, prendeva fuoco e sviluppava oltre alle fiamme spente dai Vigili del fuoco dopo molte ore e non senza
gravi difficoltà, un'immensa nube di fumo che rendeva l'aria assolutamente irrespirabile e riduceva
fortemente la visibilità, tanto che veniva ordinato lo sgombero di trenta nuclei familiari residenti nelle
vicinanze e la chiusura del traffico di un tratto di autostrada nei pressi di un tunnel).
Sez. IV, sent. n. 1034 del 30-01-1992 (ud. del 16-10-1991), Pirolo (rv 189042).

Cassazione Penale
Incendio: nozione
La presunzione di pericolo per la pubblica incolumità, derivante dall'incendio di cosa altrui, non può
essere limitata al solo caso d'incendio doloso, poiché tale presunzione, dettata dall'articolo 423 cod. pen.,
è implicitamente richiamata dall'articolo 449 cod. pen. che rinvia, per la definizione dell'incendio e degli
altri reati contro la pubblica incolumità, a quell'articolo e ai seguenti. Né vi è ragione per distinguere, al
fine dell' individuazione di un dato oggettivo, qual è quello del pericolo per la pubblica incolumità, tra
incendio colposo o doloso di cosa altrui; distinzione che né la legge fa né autorizza a fare.
Sez. IV, sent. n. 11911 del 22-11-1991 (cc. del 06-06-1991), Sogos (rv 191226).

Cassazione Penale
Differenze da altri reati:- strage
Il criterio distintivo tra il delitto di strage e quello di incendio e gli altri delitti contro la pubblica incolumità
è costituito dal fine di uccidere: l'incendio, quando sia stato determinato dal fine di uccidere, integra
sempre il delitto di cui all'art. 422 cod. pen., anche quando non sia stata cagionata la morte di alcuno. La
sussistenza del fine di uccidere, inoltre, esclude, per definizione, che il fatto integri la fattispecie del
delitto di danneggiamento mediante incendio, nel quale il dolo è costituito dal fine - che deve essere
esclusivo - di danneggiare la cosa altrui.
Sez. I, sent. n. 11394 del 13-11-1991 (cc. del 11-02-1991), Abel (rv 188644).

Cassazione Penale
Incendio: nozione
Per la configurazione del reato d'incendio colposo (art. 449 cod. pen.) di cosa altrui, non è necessaria la
prova del pericolo effettivo per la pubblica incolumità, in quanto, come si evince dall'art. 423, primo
comma, cod. pen (cui l'art. 449 cod. pen. si ricollega), tale pericolo è presunto "iuris et de iure" quando il
fuoco venga a svilupparsi su cosa che non sia di proprietà dell'agente. (Nella specie, è stato ritenuto
configurabile il reato in un caso d'incendio, derivato dall'accensione di fuoco per bruciare foglie e ricci di
castagne, protrattosi per alcune ore, estesosi progressivamente ad alberi e cespugli di altrui proprietà per
circa un ettaro e tale da impegnare nell'opera di spegnimento Guardie forestali e Vigili del fuoco).
Sez. IV, sent. n. 10388 del 12-10-1991 (cc. del 09-04-1991), Bonetto (rv 188373).

Cassazione Penale
Incendio: nozione
In tema di delitti colposi di danno, costituisce incendio un fuoco di non lievi proporzioni che tenda ad
espandersi e che non possa essere facilmente estinto. (Nella specie, la Corte ha ritenuto che non possono
essere ravvisati gli estremi del delitto di cui all'art. 449 cod. pen. in un fuoco che interessò una superficie
di quattro ettari, di cui due di bosco ceduo e due di terreno incolto, domato in venti minuti da una guardia
forestale e da quattro operai sopraggiunti sul posto).
Sez. IV, sent. n. 3194 del 22-03-1991 (cc. del 26-10-1990), Battista (rv 186986).
Cassazione Penale
Incendio: nozione
In tema di reati di pericolo, va fatta distinzione tra il concetto di fuoco e quello d'incendio, in quanto si ha
incendio solo quando il fuoco divampi irrefrenabilmente, in vaste proporzioni, con fiamme divoratrici che
si propaghino con potenza distruttrice, così da porre in pericolo l'incolumità di un numero indeterminato
di persone. Ne deriva che, non ogni fuoco è, di per sé "ab origine", qualificabile come incendio; è tale,
secondo la fattispecie legale, prevista sia dall'art. 423 cod. pen. che dall'art. 449 cod. pen., solo quando
le fiamme, non controllate e non controllabili, assumano i connotati di cui sopra. Mentre nell'ipotesi
dolosa la mera accensione del fuoco ha rilievo, se posta in essere allo scopo di provocare un incendio;
viceversa, in quella colposa, rileva solo ed esclusivamente la fattispecie legale: l'essere, cioè, divampato
l'incendio. In quest'ultima ipotesi, al fine della causale determinazione di tale evento, assume rilievo
eziologico l'azione o l'omissione dell'agente, in esse dovendosi individuare l'esistenza, o meno, della
colpa. La mera accensione del fuoco, dovuta a fatto del soggetto cui si addebita l'incendio colposo (o a
qualsiasi altra causa), è giuridicamente irrilevante: assume rilievo esclusivamente il perché, ad opera di
quali cause, per quali comportamenti, cui risulti estraneo l'intento di provocare l'incendio, il fuoco sia
divampato assumendo le caratteristiche della vastità, diffusibilità e difficoltà di estinzione sopra
evidenziate.
Sez. IV, sent. n. 2805 del 20-02-1989 (cc. del 06-12-1988), Bambina (rv 180588).

Cassazione Penale
Differenze da altri reati:- danneggiamento seguito da incendio
La differenza tra reato di incendio e quello di danneggiamento seguito da incendio sussiste nel fatto che
nella prima fattispecie l'agente vuole un vero e proprio incendio, mentre nella seconda vuole solo
danneggiare con il fuoco, per cui, anche nell'ipotesi in cui l'incendio non si verifichi, se questo rientrava,
come evento, nella proiezione della volontà dell'imputato, questi risponderà di tentativo di incendio e non
di tentativo di danneggiamento seguito da incendio.
Sez. I, sent. n. 11061 del 15-11-1988 (cc. del 29-02-1988), Iannone (rv 179713).

Cassazione Penale
Differenze da altri reati:- danneggiamento seguito da incendio
La differenza tra il delitto d'incendio e quello di danneggiamento seguito da incendio non consiste soltanto
nel dolo specifico richiesto dall'art. 424 cod. pen., cioè, nello scopo di danneggiare la cosa altrui,
appiccando il fuoco, tale intento potendo sussistere in entrambe le ipotesi, bensì anche nel diverso
atteggiarsi della volontà dell'agente in relazione all'evento avuto di mira: nella fattispecie legale di cui
all'art. 423 cod. pen., infatti, l'agente deve volere un vero e proprio incendio - cioè il divampare di un
fuoco avente caratteristiche tali, per proporzione e violenza, da porsi come effettivo pericolo per la
pubblica incolumità - giacché l'incendio con siffatte caratteristiche costituisce l'evento nella struttura del
reato e, come tale, rientra nel quadro di proiezione della volontà e, perciò, del dolo; di contro, nella
fattispecie legale ex art. 424 cod. pen., l'agente deve volere soltanto danneggiare con il fuoco, ma non
anche l'incendio con le suddette caratteristiche, che si verifica, o minaccia di verificarsi,
indipendentemente dalla volontà dell'agente stesso, giacché l'incendio od il pericolo di incendio, nella
struttura di questo altro reato, è solo condizione obiettiva di punibilità e, come tale, è estraneo al dolo.
Sez. I, sent. n. 10247 del 19-10-1988 (cc. del 12-02-1988), Pesce (rv 179480).

Cassazione Penale
Differenze da altri reati:- danneggiamento seguito da incendio
Sussiste il delitto di incendio, di cui all'art. 423 cod. pen., quando l'azione dell'appiccare il fuoco è
finalizzata soltanto a cagionare l'evento con un fuoco che tenda a diffondersi, avente caratteristiche tali,
per proporzioni e violenza, da determinare un pericolo effettivo per la pubblica incolumità. Invece, per la
sussistenza del delitto di danneggiamento seguito da incendio, di cui all'art. 424 cod. pen., il fatto non
deve essere realizzato col proposito di provocare un incendio, ma con la sola intenzione di danneggiare la
cosa altrui.
Sez. I, sent. n. 8235 del 08-07-1987 (cc. del 05-05-1987), Bartella (rv 176387).

Cassazione Penale
Questioni di costituzionalità
È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 423 cod. pen. in riferimento
all'art. 3 Cost. in quanto la diversa disciplina normativa prevista per l'incendio di cosa altrui e per quello
di cosa propria è espressione della discrezionalità del legislatore nella sua scelta di politica criminale.
Sez. IV, sent. n. 5413 del 30-04-1987 (cc. del 03-03-1987), Serri (rv 175852).
Cassazione Penale
Incendio: nozione
Per la norma di cui all'art. 423, primo comma cod. pen. che prevede un reato di pericolo presunto,
l'elemento materiale, e cioè il fuoco-incendio, deve presentare caratteristiche tali da rendere deducibili, in
via normale ed alla stregua delle norme di esperienza, il pericolo per l'incolumità pubblica. ne consegue
che se risulta dagli atti probatori acquisiti che il fuoco, dopo aver attaccato e distrutto le pareti e il
soffitto, si sia esteso alle pareti dei corridoi che condurrebbero alle scale nonché al tratto di disimpegno
che conduce alle vicinanze di un fabbricato, si versa nella ipotesi delittuosa di cui alla norma citata.
Sez. I, sent. n. 970 del 30-01-1987 (ud. del 07-07-1986), Mazzoni (rv 174951).

Cassazione Penale
Differenze da altri reati:- danneggiamento seguito da incendio
Nel caso di incendio commesso al fine di danneggiare, quando a tale finalità si associa quello di cagionare
il danno, è applicabile l'art. 423 cod. pen. e non l'art. 424 che prevede l'incendio quale evento che esula
dall'intenzione dell'agente.
Sez. II, sent. n. 125 del 10-01-1987 (ud. del 06-10-1986), Dello Russo (rv 174772).

Cassazione Penale
Differenze da altri reati:- danneggiamento seguito da incendio
Il reato di incendio si differenzia da quello di danneggiamento seguito da incendio. Nel primo caso infatti
l'agente vuole un vero e proprio incendio, che abbia le caratteristiche della vastità, estensione e capacità
distruttiva e diffusiva; nel secondo invece l'azione di appiccare il fuoco è finalizzata soltanto al
danneggiamento. Ne deriva che quando a tale fine si associa quello di cagionare l'incendio è configurabile
il reato previsto dall'art. 423 cod. pen.
Sez. I, sent. n. 4057 del 24-05-1986 (cc. del 17-01-1986), Milone (rv 172787).

Cassazione Penale
Tentativo
Perché si realizzi il pericolo per la pubblica incolumità, tutelato dai delitti di incendio doloso o colposo,
necessita un incendio di vaste proporzioni che abbia tendenza a diffondersi e sia difficile a spegnersi. Ne
consegue che un fuoco che venga domato sul nascere - o quando non ha ancora assunto le
caratteristiche anzidette - può solo dar luogo, se poteva progredire o diffondersi, a reato tentato,
configurabile per l'ipotesi dolosa.
Sez. I, sent. n. 6313 del 07-07-1984 (cc. del 27-03-1984), Canziani (rv 165222).

Cassazione Penale
Incendio: nozione
Per la configurabilità del reato d'incendio colposo si richiede un fuoco di vaste proporzioni, con tendenza
ad ulteriore diffusione di difficile estinzione e che sia stato causato dalla condotta imprudente e
negligente dell'agente, che non ha agito deliberatamente per cagionare l'evento dannoso. Allorché
sussistono le predette caratteristiche si prescinde dall'accertamento di un pericolo effettivo e concreto per
l'incolumità pubblica, essendo tale pericolo presunto "iuris et de iure".
Sez. I, sent. n. 5008 del 30-05-1984 (cc. del 11-01-1984), Tulipan (rv 164517).

Cassazione Penale
Questioni di costituzionalità
È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale degli artt. 423, 449 cod. pen. in
riferimento agli artt. 25 e 27 Cost. nella parte in cui non è prevista la necessità d'indagine per
l'accertamento della sussistenza del pericolo per la pubblica incolumità che viene, invece, presunta "iuris
et de iure".
Sez. I, sent. n. 4022 del 07-05-1984 (cc. del 07-02-1984), Annigoni (rv 164010).

Cassazione Penale
Incendio di cosa propria:- pericolo per l'incolumità pubblica
Nel delitto di incendio di cosa propria la sussistenza di un pericolo concreto ed effettivo per l'incolumità
pubblica è richiesta quale condizione obiettiva di punibilità, e non è perciò sufficiente quel pericolo
presunto che è normalmente insito nell'incendio di cosa altrui. Se pertanto il fuoco appiccato alla cosa
propria è di tale entità e di tale potere diffusivo da costituire un pericolo, in concreto, per la pubblica
incolumità, il fuoco stesso deve essere qualificato incendio ed il fatto configura il reato consumato di
incendio della cosa propria, dato che ai fini penalistici la nozione di incendio non richiede necessariamente
la forza prorompente e distruttrice delle fiamme.
Sez. I, sent. n. 937 del 03-02-1983 (cc. del 29-09-1982), Taverniti (rv 157238).