Sei sulla pagina 1di 5

Cass. civ. Sez. III, Sent., 04-06-2013, n.

14027 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE TERZA CIVILE Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. PETTI Giovanni Battista - Presidente Dott. SEGRETO Antonio - Consigliere Dott. CARLEO Giovanni - Consigliere Dott. LANZILLO Raffaella - rel. Consigliere Dott. SCRIMA Antonietta - Consigliere ha pronunciato la seguente: sentenza sul ricorso 1712/2008 proposto da: S.W. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA, VIA MICHELE MERCATI 51, presso lo studio dell'avvocato xxxxxxx, che la rappresenta e difende unitamente all'avvocato xxx giusta delega in atti; - ricorrente contro xxxxxx ASSICURAZIONI S.P.A. (OMISSIS), in persona del procuratore speciale avv. xxxx, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA FEDERICO CESI 72, presso lo studio dell'avvocato xxx, che la rappresenta e difende unitamente agli avvocati xxxxx giusta delega in atti; - controricorrente avverso la sentenza n. 3707/2006 della CORTE D'APPELLO di NAPOLI, depositata il 01/12/2006, R.G.N. 10201/2005; udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 06/03/2013 dal Consigliere Dott. RAFFAELLA LANZILLO; udito l'Avvocato xxx; udito l'Avvocato xxxx; udito l'Avvocato xxxxx; udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. RUSSO Libertino Alberto, che ha concluso per il rigetto del ricorso. Svolgimento del processo Con sentenza n. 3707/2006, depositata il 3 dicembre 2006, la Corte di appello di Napoli ha respinto la domanda di risarcimento dei danni proposta ai sensi dell'art. 33, legge 287/1990 da S. W. contro la s.p.a. xxxxxx Assicurazioni, a seguito del Provvedimento 28 luglio 2000 n. 8546 dell'Autorit garante della concorrenza e del mercato (AGCM), che ha inflitto sanzioni ad un largo numero di societ assicuratrici, fra cui xxxxxx, per avere posto in essere un'intesa orizzontale, nella forma di una pratica concordata, consistente nello scambio sistematico di informazioni commerciali sensibili tra imprese concorrenti, con riferimento alle polizze di RCA. L'Autorit garante ha altres rilevato

che detta pratica ha comportato un notevole incremento dei premi, nel periodo interessato dal comportamento illecito (anni 1994 - 2000), con riferimento sia al livello in vigore prima del 1994, anteriormente alla liberalizzazione delle tariffe; sia alla media dei premi sul mercato Europeo, che risultata inferiore di circa il 20% rispetto alla media dei premi praticati in Italia. L'odierna ricorrente - avendo concluso con xxxxxx, nel periodo indicato, varie polizze di assicurazione RCA - ha chiesto il risarcimento dei danni nell'importo di Euro 269,96, pari al 20% dei premi versati dal 23.4.1996 al 23.10.2000 quale corrispettivo delle suddette polizze. La domanda stata rigettata per intervenuta prescrizione, quanto ai premi pagati fino al 23.10. 2000, e per mancanza di prova del nesso causale fra l'illecito sanzionato dall'AGCM e l'incremento dei premi, quanto ai pagamenti successivi. La S. propone due motivi di ricorso per cassazione. Resiste xxxxxx con controricorso. Entrambe le parti hanno depositato memoria. Motivi della decisione 1.- La sentenza impugnata - premesso che nella specie applicabile il termine di prescrizione stabilito dall'art. 2947 c.c., per l'illecito civile, e non quello di cui all'art. 2952 c.c., relativo ai diritti derivanti dal contratto di assicurazione, come affermato dalla convenuta - ha ritenuto che il termine debba farsi decorrere dalla data in cui sono stati effettuati i pagamenti dei premi ritenuti eccessivi, e non dalla data in cui la danneggiata ha avuto notizia dell'illecito, tramite la pubblicazione del Provvedimento n. 8546/2000 dell'AGCM. Ha addotto a motivazione che la norma dell'art. 2935 c.c., considera impeditive della decorrenza della prescrizione solo le cause giuridiche che rendono impossibile l'esercizio del diritto; non gli ostacoli di mero fatto, e tale deve considerarsi la mancata conoscenza dell'intesa fra le compagnie, dalla quale derivato l'indebito incremento dei premi. Ha pertanto dichiarato prescritto il diritto al risarcimento dei danni, con riferimento alle somme pagate dall'assicurata oltre cinque anni prima del 18.11.1999, data del primo atto di costituzione in mora. Quanto all'unico pagamento successivo a tale data, ha respinto la domanda sul rilievo che non stata offerta la prova che gli aumenti dei premi siano stati effettivamente causati dall'intesa sanzionata dall'AGCM. Ha rilevato che l'Autorit garante si limitata ad accertare la potenzialit lesiva dello scambio di informazioni, senza concretamente accertare se ne sia effettivamente derivato il lamentato rialzo dei premi assicurativi; che la mera produzione in giudizio della decisione dell'Autorit garante non costituisce prova sufficiente del danno lamentato, in quanto il nesso eziologico e l'evento dannoso non sono stati oggetto di accertamento da parte dell'Autorit e l'attrice nulla ha chiesto di provare in proposito. Ha escluso che il Provvedimento presenti gli estremi per dedurne la prova presuntiva, poich da un parere espresso dall'ISVAP si desume che nel periodo in questione si verificato un notevole incremento dei costi gravanti sulle compagnie assicuratrici, che rende ragione degli aumenti dei premi. Non si spiegherebbe, altrimenti, perch l'assicurata non si sia rivolta ad alcuna delle compagnie non partecipanti all'intesa, per ottenere migliori condizioni. 2.- Con il primo motivo, denunciando violazione degli artt. 2935 e 2947 c.c., la ricorrente richiama i principi pi volte affermati dalla giurisprudenza di questa Corte, secondo cui nei casi analoghi a quello in oggetto la prescrizione comincia a decorrere non dal momento in cui l'agente compie l'illecito, ma da quello in cui la produzione del danno si manifesta all'esterno, divenendo oggettivamente percepibile e riconoscibile come fatto ingiusto e suscettibile di giustificare il risarcimento; il che nella specie si verificato solo a seguito della pubblicazione del Provvedimento 28 luglio 2000 n. 8546 dell'AGCM. 2.1.- Il motivo manifestamente fondato. La giurisprudenza di questa Corte ha pi volte chiarito che la prescrizione non necessariamente

decorre dalla data in cui il fatto si verificato nella sua materialit e realt fenomenica (nella specie, richiesta di un prezzo eccessivo e ricezione del relativo pagamento); ma piuttosto dal momento in cui esso si evidenzi all'esterno con tutti i connotati che ne determinano l'illiceit (cfr., con riferimento ad altra fattispecie, Cass. civ. Sez. 3, 21 febbraio 2003 n. 2645, ed in relazione al caso in esame, Cass. civ. Sez. 3, 2 febbraio 2007 n. 2305: ".... l'azione risarcitoria da intesa anticoncorrenziale, proposta ai sensi del secondo comma della L. 10 ottobre 1990, n. 287, art. 33, si prescrive, in base al combinato disposto degli artt. 2935 e 2947 c.c., in cinque anni dal giorno in cui chi assume di aver subito il danno abbia avuto, usando l'ordinaria diligenza, ragionevole ed adeguata conoscenza del danno e della sua ingiustizia"). Ed invero, la nozione di impossibilit dell'esercizio del diritto che impedisce il decorrere della prescrizione, va individuata non sulla base di nozioni formali e aprioristiche circa il carattere giuridico o di fatto dell'ostacolo, ma calibrando natura e significato di questi termini sulle connotazioni concrete della fattispecie esaminata. Costituisce violazione della lettera e dello spirito dell'art. 2935 c.c., il considerare "giuridicamente possibile" l'esercizio di un diritto che il relativo titolare non sapeva e non poteva sapere di avere, per mancanza di informazioni sui fatti che ne costituiscono il fondamento, trattandosi di informazioni che egli non aveva il potere di acquisire legittimamente, prima che venissero pubblicamente divulgate. A fronte del danno derivante da un'intesa illecita - tenuta ovviamente riservata agli occhi del pubblico; accertata ed accertabile solo nella competente sede amministrativa, a seguito di un lungo e complesso procedimento - non pu che essere ribadito quanto questa Corte ha affermato, cio che "...l'assicurato ha avuto la completa conoscenza del danno e della sua ingiustizia (con il corredo di tutte le circostanze e le modalit del fatto).... nel momento in cui stato adeguatamente e ragionevolmente informato circa il fatto che quellfaumento (delle tariffe, n.d.r.) era conseguenza di un'intesa vietata e quindi nulla tra imprese assicurative"; ....... "...la lungolatenza del danno - ovvero lo scollamento temporale fra il momento dell'inflizione ad opera del danneggiante e il momento della sua percezione da parte del danneggiato - fa si che il titolare del diritto possa dirsi in stato di inerzia........solo al momento in cui sia adeguatamente edotto dalle circostanze di questo particolare fenomeno di illecito prospettato dalla Legge n. 287 del 1990". Va altres ribadito che a carico di chi eccepisca la prescrizione l'onere di provarne la decorrenza, e che il relativo accertamento compete al giudice del merito ed incensurabile in cassazione, se sufficientemente e coerentemente motivato (Cass. civ. n. 2305/2007 cit.). La sentenza impugnata si discostata da questi principi e non ha compiuto alcun accertamento in proposito, incorrendo nella violazione dell'art. 2935 c.c., ed in palese carenza di motivazione. 3.- Con il secondo motivo la ricorrente denuncia violazione degli artt. 2697 e 1226 c.c., in relazione all'art. 360 c.p.c., n. 3, nel capo in cui ha escluso che il Provvedimento dell'AGCM offra sufficienti elementi di prova del collegamento fra il comportamento illecito e l'incremento dei premi assicurativi, verificatosi nel medesimo periodo. Richiama i principi affermati dalla Corte di cassazione, secondo cui il contratto finale fra imprenditore e consumatore costituisce il compimento stesso dell'intesa anticompetitiva, che costituisce la condotta preparatoria dell'illecito, rispetto alla condotta finale, consistente nell'aumento del premio (Cass. civ. 4 febbraio 2005 n. 2207); ragione per cui all'assicurato sufficiente produrre, a prova del danno, il provvedimento sanzionatorio e la polizza contenente l'indicazione del premio pagato. 3.1.- Il motivo fondato, sotto il profilo dell'assolvimento dell'onere probatorio. La ricorrente ha chiesto il risarcimento dei danni subiti a causa dell'illecito concorrenziale, che lo ha posto in condizione di dover pagare un premio di assicurazione RCA superiore a quello che avrebbe potuto essergli richiesto in mancanza dell'illecito. Se pur vero che l'onere di fornire la prova del nesso causale grava in linea di principio sul danneggiato, principio altrettanto generale che la prova pu essere fornita anche tramite presunzioni, gravi, precise e concordanti, ai sensi degli artt. 2727 e 2729 c.c., e che la

giurisprudenza di questa Corte ha pi volte rilevato, nell'esame di casi analoghi a quello in oggetto, che la motivazione del Provvedimento n. 8546/2000 dell'AGCM, evidenzia molteplici accertamenti e rilievi, sulla base dei dati acquisiti nel corso dell'istruttoria che ha preceduto la sua decisione, tali da offrire quanto meno la prova presuntiva del collegamento causale qui controverso. Ed ha effettivamente affermato il principio richiamato dal ricorrente, per cui - ove l'assicurato produca in giudizio la polizza assicurativa ed il provvedimento amministrativo che ha accertato l'intesa illecita - il giudice potr desumere l'esistenza del nesso causale anche attraverso criteri di alta probabilit logica e per il tramite di presunzioni, salvo che l'assicuratore offra adeguati elementi di prova in contrario (cfr. Cass. civ. Sez. 3, 2 febbraio 2007 n. 2305; Cass. civ. Sez. 3, 26 maggio 2011 n. 11610; Idem, 9 maggio 2012 n. 7039, fra le tante). L'AGCM ha accertato che lo scambio di informazioni fra le compagnie assicuratrici andato ben oltre le finalit - lecite e fisiologiche per le imprese del settore - di comunicarsi i dati rilevanti per la determinazione del c.d. premio puro (cio di quella parte del premio che commisurata alla natura e all'entit dei rischi), e si esteso a comprendere i c.d. dati sensibili, che concorrono a determinare l'importo del premio commerciale: cio del premio concretamente convenuto in polizza, che include, oltre al premio puro, le imposte, i caricamenti corrispondenti ai costi ed alle spese generali, e soprattutto l'utile di impresa (cfr. pp. 239 - 251, 257 del Provvedimento n. 8546/2000). Ci ha consentito alle imprese partecipanti di "coordinarsi rapidamente.....su di un equilibrio di mercato collusivo, anche in assenza di accordi espliciti sui prezzi" e di "adeguare le proprie strategie alla realizzazione di equilibri di prezzo a cui sia associato il massimo profitto congiunto per l'industria nel suo complesso, con grave danno per il corretto funzionamento del mercato e per i consumatori" (pp. 251; 254 ss.). Ha soggiunto che tale comportamento ha anche permesso di incrementare la frequenza degli aumenti di tariffa, passati dall'unica variazione annuale, nel primo anno di liberalizzazione, alle oltre quattro variazioni nel corso del 1999. Ogni impresa era infatti in grado di verificare che i concorrenti si conformassero alle proprie iniziative incrementative, il che consentiva, dopo un periodo di riallineamento, di assumere un'ulteriore, analoga iniziativa (pp. 71, 244, 258). Nell'analisi della situazione di mercato ha poi accertato che, in conseguenza di tali comportamenti, fra il 1994 ed il 2000 i premi normalmente praticati per le polizze di RCA sono aumentati, del 96,55% rispetto al periodo precedente (p. 70 Provv. 8546/2000), e del 63% rispetto alla media Europea; che, se nel medesimo periodo i premi italiani per le polizze RCA avessero seguito incrementi analoghi a quelli della media degli altri paesi Europei, i consumatori avrebbero risparmiato settemila miliardi di lire, nel solo anno 1999 (p. 76). Ha altres rilevato che tale incremento dei premi non si accompagnato ad un aumento dei costi particolarmente sostenuto, n attribuibile a circostanze esterne e non controllabili dalle imprese (p. 77: pag. 5 della sentenza). Si tratta di affermazioni specifiche e concrete, compiutamente illustrate nel Provvedimento sanzionatorio prodotto in giudizio dell'attore e fondate sui dati accertati nel corso dell'istruttoria, dati costituenti fonte di prova e dell'illecito, e delle indebite maggiorazioni dei premi, di cui la Corte di appello non ha tenuto alcun conto, nel motivare la sua decisione. Il parere dell'ISVAP stato acquisito dall'AGCM, nel corso dell'istruttoria, e non stato evidentemente ritenuto sufficiente ad evitare che l'Autorit formulasse i rilievi sopra indicati, circa gli effetti pregiudizievoli dell'intesa sul livello dei premi. Esso si risolve infatti nella generica indicazione di una serie di circostanze che avrebbero provocato l'incremento dei costi a carico delle compagnie, senza alcun riferimento concreto e specifico alle modalit di formazione delle tariffe assicurative, prima, durante e dopo gli anni interessati dal comportamento sanzionato, n alla concreta struttura ed entit dei costi, in relazione a quelli riferibili al periodo precedente ed a quelli in vigore sul mercato Europeo. L'AGCM ha tenuto conto dei dati di costo esposti dalle imprese ed ha rilevato che le perdite

denunciate dalle compagnie assicuratrici sono anche effetto di inefficienze produttive e del mancato controllo dei costi, conseguente alla violazione delle regole della concorrenza (pp. 255 ult. cpv. e 263). Il comportamento collusivo ha infatti impedito che le imprese stesse fossero indotte ad operare in modo da ridurre i loro costi per poter ridurre i prezzi, comportamento che rientra fra i benefici effetti di un mercato concorrenziale (cfr. pp. 77, 78, 240, 259 ss., 263). Il Consiglio di Stato, nel confermare per questa parte la decisione dell'Autorit, ha a sua volta rilevato che neppure il fatto che il settore assicurativo della RCA operi in perdita vale ad escludere l'illiceit dello scambio di informazioni sui dati sensibili, anche e soprattutto perch il comportamento collusivo, eliminando ogni incertezza sul comportamento dei concorrenti, disincentiva "ogni diversa politica commerciale, potenzialmente idonea anche a mutare le condizioni di perdita del mercato" (cfr. Cons. Stato, sentenza n. 2199/2002, par. 7.2.5). E' nota del resto la polemica circa l'aggravio dei costi del settore assicurativo, provocato per esempio dalle anomalie del sistema di distribuzione ed in particolare, dagli oneri economici inerenti al peculiare assetto delle agenzie di assicurazione. 3.2.- In definitiva, a fronte degli specifici accertamenti di cui al Provvedimento n. 8546/2000 dell'Autorit Garante e del carattere generico e non significativo dei rilievi contenuti nel Parere dell'ISVAP, l'esclusione del nesso causale fra l'illecito e il danno appare inversione delle regole di legge in tema di acquisizione delle prove provenienti da un giudice esterno (Consiglio di Stato) e da un provvedimento dell'autorit di garanzia. 3.3.- Palesemente illogica poi la motivazione della sentenza impugnata, ove afferma che l'assicurato avrebbe potuto e dovuto rivolgersi agli operatori non coinvolti dall'intesa illecita, per evitare il danno. In primo luogo l'aspirante assicurato avrebbe dovuto sapere, per porsi il problema, che era in corso un comportamento anticonconcorrenziale, che alcune imprese vi partecipavano ed altre no, e quali imprese non vi partecipavano: circostanze tutte non note al pubblico, negli anni a cui risale la conclusione del contratto in oggetto, che sono emerse solo a seguito della pubblicazione del provvedimento dell'AGCM. In secondo luogo e soprattutto, i costi dell'illecito debbono gravare su chi lo compie; non su colui che ne subisca danno, imponendo a quest'ultimo maggiori oneri e costi di contrattazione, per compiere le indagini di mercato necessarie a difendersi dall'illecito comportamento altrui. 4.- In accoglimento del ricorso, la sentenza impugnata deve essere cassata, con rinvio della causa alla Corte di appello di Napoli, in diversa composizione, perch riesamini la questione della prova del nesso causale fra l'illecito e il danno e decida la vertenza con congrua e specifica motivazione, se del caso previo esperimento delle opportune indagini tecniche. 5.- La Corte di rinvio decider anche in ordine alle spese del presente giudizio. P.Q.M. La Corte di cassazione accoglie il ricorso. Cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa alla Corte di appello di Napoli, in diversa composizione, che decider anche sulle spese del giudizio di cassazione. Cos deciso in Roma, il 29 gennaio 2013. Depositato in Cancelleria il 4 giugno 2013