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I poeti "maestri della Grecia"

I filosofi greci consideravano i poeti dei secoli passati come i veri "maestri della Grecia".
Secondo i filosofi del tempo, Omero e i poeti della Grecia arcaica svolsero un ruolo
fondamentale di ammaestramento, per 2 ragioni:
- la prima ragione per cui Omero e i poeti erano considerati i maestri della Grecia è perché questi
davano un senso di comune appartenenza ad una cultura superiore, cantando le gesta delle
antiche stirpi in una lingua comprensibile a tutti. Questo senso di appartenenza fece sviluppare tra
i Greci un forte senso di identità culturale tant'è che cominciarono a considerare barbari1 ogni
altra popolazione straniera, anche quelle più antiche come gli Egizi;
- la seconda ragione per cui i poeti erano considerati "maestri" è perché con i loro antichi racconti,
trasmettevano una concezione organica e coerente del mondo e degli dèi. Inoltre riuscivano a
spiegare il senso delle cose e a dare una visione globale della vita.

L'épos e il mito
Il termine epica (dal greco épos) in origine significava "parola" o "discorso", poi passò a indicare
l'esametro, che è il verso tipico della poesia omerica.
La poesia epica omerica si basa sul racconto delle gesta degli dèi e degli eroi dei tempi antichi
che erano collegati a singole comunità greche: tutte le pòleis più importanti facevano risalire le loro
tradizioni alle gesta degli eroi vissuti in tempi lontani.
Questi racconti non erano frutto della fantasia creativa del poeta, ma erano frutto di un
sapere sedimentato, tradizionale e arcaico, e carichi di senso per la comunità.
Gli aedi (cantori greci) nel cantare le gesta degli dèi e degli eroi modificavano talvolta i
racconti per adattarli alle esigenze culturali del loro presente.
Quindi i poeti, gli aedi, ecc…, non erano soltanto dei ripetitori di storie, ma anche dei veri e
propri interpreti. Questo lo dimostra il fatto che Omero per esempio eliminò dai suoi racconti molti
miti, cioè fece un operazione di selezione dei miti e questo perché voleva dare un immagine piuttosto
coerente degli dèi e per eliminare antiche superstizioni.
Secondo lo storico Dodds "i poeti ridussero al minimo le numerose credenze ed altre cose
considerate barbare sia da essi e dal loro pubblico di classe elevata.
I poeti epici rappresentano una vita religiosa riducendo al minimo le credenze e scegliendo
quelle più in armonia con una civiltà aristocratica."
La cultura del mito non è specificatamente greca, infatti i miti esistono in quasi tutte le civiltà
antiche, dall'estremo Oriente alle isole oceaniche , comprese le Americhe.
Per comprendere la storia della filosofia è necessario sottolineare quali sono le funzioni del
mito , perché la filosofia nasce in Grecia sulla scia della cultura mitica, però in contrapposizione ad
essa.
Tre sono le funzioni del mito:
1) il mito dà una risposta alle domande fondamentali sull'esistenza: cioè spiega l'origine del mondo,
spiega come sono nati gli uomini e gli dèi, fa capire la realtà delle cose.
2) il mito indica agli uomini le regole fondamentali per condurre la propria vita: cioè indirizza
l'uomo a fare delle scelte rispetto al bene e al male, indica quali comportamenti si possono
assumere e quali invece sono da evitare. Inoltre il mito fa comprendere i pericoli della vita.
3) il mito dà a un popolo il senso della propria identità: cioè il mito trasmette un senso di
appartenenza ad una comunità ed attraverso i racconti permettono di celebrare le origini della
propria stirpe.

Di questo antico sapere in Grecia erano depositari i poeti, i cantori e gli aedi che i filosofi
consideravano i maestri della civiltà greca arcaica e quindi i filosofi si sentivano figli di questa civiltà.

1
Il termine "barbaro" è di origine indoeuropea, ed indicava originariamente chi parlava in modo incomprensibile (chi
"balbettava", pronunciando suoni del tipo "bar bar bar"), ed era usato per indicare gli "stranieri" di cui non si conosceva la
lingua. In Omero il temine barbaro non ebbe un significato negativo, ma nella cultura greca successiva il termine fu invece
identificato con quello di nemico (barbaro = nemico) da considerare inferiore e dal quale era necessario difendersi.