Sei sulla pagina 1di 3

Temi del Macbeth

Macbeth è una tragedia, che si incentra su un solo protagonista, che poi è


quello che da il titolo all'opera.
Quindi il protagonista è Macbeth ed è l'eroe tragico, in questa persona c'è un
difetto nel carattere e il suo difetto è l'ambizione.
Macbeth a causa della sua decisione decade dalla posizione di eroe positivo e
inizia la sua discesa (dowfull) verso la morte (dopo la sua decisione Macbeth passa
da eroe positivo ad eroe negativo). Prima di arrivare alla sua morte, troviamo:
- la corruzione
- la violenza
- l'omicidio
- l'ingiustizia
- la follia
- la psicosi
Ma non è soltanto una questione di ambizione perché questa è un'opera che
parla della "natura del potere" e "dell'idea della fatalità della storia". Sono due
concetti separati.
La natura del potere è come cambia il carattere e l'atteggiamento di una
persona quando assume il potere di qualcosa.
L'idea della fatalità della storia  la fatalità della storia è un storia già scritta,
cioè è un destino che ci porta a certe situazioni.
L'elemento soprannaturale è rappresentato dalle streghe che sono il motore
dell'intera trama e sono delle figure che insieme all'autore sanno come va la
storia. Questo è il concetto del "narratore onniscente": è un narratore esterno alla
narrazione che nel corso della tragedia ci dice esattamente cosa accadrà, è quello
che sa prima degli altri protagonisti di ciò che accadrà.
Qui abbiamo due narratori: uno è Shake lo scrittore dell'opera e l'altro
narratore sono le streghe (quando le streghe si riuniscono all'inizio dell'opera
dicono: adesso incontriamo Macbeth, gli diremo queste cose e le cose andranno
così). Le streghe sanno già come andrà avanti la faccenda.
La risposta di Macbeth alle profezie è contraddittoria perché da un lato ci crede e
dall'altro non ci crede (è un atteggiamento piuttosto umano da parte di Macbeth),
però comunque mette a Macbeth una certa preoccupazione.
Macbeth da un lato sa che è lui a decidere sul proprio destino ma dall'altro
riconosce che c'è un "motore superiore" che fa muovere le cose (è questa la
contraddizione).
Quando dice che altre profezie possono essere evitate, dobbiamo pensare a quando
lui uccide il suo amico Banquo perché fondamentalmente vuole evitare che i figli di
Banquo prendano il suo posto.
Macbteh non capisce che le profezie delle streghe sono come un contratto (simile al
patto che Dottor Faust fa con il diavolo Mefistofele) e che quando accetterà questo
contratto tutto ciò che le streghe profetizzeranno accadrà.
Questo ricorda l'opera di Marlowe "Doctor Faustus" (Dottor Faust) che è la
storia di uno studioso Professore universitario che non è soddisfatto di tutto quello
che ha appreso, vuole di più e quindi decide di fare un patto con il diavolo
Mefistofele in modo da avere la assoluta conoscenza e l'assoluto potere.
[Il Dottor Faust (più precisamente, The tragical History of the Life and Death of Doctor Faustus) fu pubblicato
per la prima volta nel 1604, 9 anni dopo la prematura morte di Marlowe e 12 anni dopo la prima rappresentazione
teatrale.

È la storia del saggio e colto studioso tedesco Faust che decide di vendere la propria anima a Lucifero in cambio di 24
anni di vita durante i quali il diavolo Mefistofele sarà a suo completo servizio, dandogli potere e conoscenza assoluti.
Faust sembra non pentirsi mai della propria scelta, nonostante diverse volte gli venga offerta la possibilità di redimersi
e salvare la propria anima, salvo pentirsi alla fine dell’opera, quando è ormai ora che Lucifero arrivi a prendere la sua
anima condannandolo alla dannazione eterna. Qui Faust, in un celebre monologo, mostra tutto il suo pentimento e la
sua paura, chiedendo a Cristo di salvarlo.

Sono molti i temi contenuti nella tragedia del Dottor Faust, come quello del peccato, della dannazione e della
redenzione; il tema della brama di conoscenza; quello della magia e infine il personaggio di Faust che diventa, grazie
alla caratterizzazione che ne fa Marlowe, topos letterario egli stesso, capace di ispirare altre grandi opere letterarie dei
secoli successivi.]
Dopo il primo omicidio (Macbeth uccide il Re Dancan) Macbeth viene
coinvolto nella macchina paranoica del potere dispotico dal quale non si può
sfuggire (potere dispotico = è quando una persona esercita il potere senza
considerare il bene degli altri, ad esempio il dittatore hitler, cioè esercita il potere
con le sue idee sacrificando il bene comune).
La macchina paranoica del potere dispotico  si basa su un concetto: cioè
non ci si può fidare di nessuno, tutti sono potenziali nemici o rivali.
Macbeth cerca di uccidere tutti i potenziali nemici, ma più uccide i potenziali nemici
e più diventa fragile, perché entra in un meccanismo paranoico e quindi per lui
chiunque potrebbe ucciderlo.

Macbeth è anche un opera filosofica perché si basa sul concetto del "libero arbitrio"
e della "predestinazione".
Secondo quest'opera l'essere umano è limitato, perché può esercitare il suo libero
arbitrio ma fino ad un certo punto, la nostra capacità di influenzare il corso degli
eventi è limitata (non possiamo decidere quando e come morire a meno che non ci
suicidiamo).
Si parla di "evil", cioè del concetto del "male".
Questo personaggio che era il cavaliere perfetto e fedele al suo sovrano, si
trasforma ad un certo punto in un essere malvagio.
Dopo questa sequenza di omicidi, l'unico modo di sopravvivere è quello di vedere le
proprie azioni come separate da se stesso (processo dissociativo), è come se queste
azioni fossero necessarie ed è come se queste azioni fossero fatte da qualcun altro
per il bene della comunità. (cioè Macbeth cerca delle giustificazioni, cioè io devo
rimanere Re e quindi posso uccidere).
All'inizio è inorridito da ciò di cui è capace di fare, ma nel momento in cui inizia a
uccidere viene intrappolato da una sorta di logica a spirale in cui aggiunge orrore
all'orrore fino ad arrivare alla follia.
Il suo mondo e le sue credenze si disintegrano e diventa consapevole che la
sua vita è cambiata ed è diventata insignificante, insensata e assurda. Quindi lui
riflette di come lui sia passato da una vita di valori cavallereschi ad una vita senza
principi morali.
Infatti lui ad un certo punto descrive la sua vita come una "favola raccontata
da un idiota, piena di rumori e furia, che non ha alcun significato".
Cioè la spirale di violenza in cui precipita lo porta a considerare la vita come
totalmente inutile.
Ed in questo ha un ruolo importante LadyMacbeth perché è lei che tira fuori
l'ambizione che era nascosta in Macbeth e nel momento in cui la fa uscire fuori
Macbeth diventa una forza irrefrenabile che lo conduce a questa sequenza di
omicidi.

Come fa LadyMacbeth a convincere il marito ad uccidere?


LadyMacbeth convince suo marito ad uccidere mettendo in dubbio la sua
mascolinità e la sua virilità e in questo modo lo spinge ad uccidere Duncan.
LadyMacbeth gli dice: se tu non lo fai allora lo faccio io e ti faccio vedere che
sono più capace di te.

Macbeth è quindi tormentato dal rimorso dopo aver ucciso Duncan mentre
LadyMacbeth è senza scrupoli (She is more ruthless) e non ha sensi di colpa.

LadyMacbeth ad un certo punto dell'opera ammette di vergognarsi di non avere


sensi di colpa.