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ERODOTO TRA STORIOGRAFIA ED ETNOGRAFIA

Erodoto (‘Eρόδοτος, Alicarnasso, 484 a.C. - Thurii, 425 a.C.) stato considerato fin dall’antichità il "padre della storia" (secondo la ce-
lebre definizione di Cicerone) in quanto nelle sue "Storie" cerca di individuare le cause che hanno portato alla guerra fra le poleis unite
della Grecia e l'impero persiano ponendosi in una prospettiva storica, utilizzando l'inchiesta e diffidando degli incerti resoconti dei suoi
predecessori. Ma può essere considerato anche il "padre dell'etnografia" per le sue descrizioni dei popoli barbari, che mostrano un pen-
siero aperto ed una grande capacità d'osservazione. Questa curiosità verso culture non greche può essere spiegato pensando al luogo di
nascita dello storico: Alicarnasso era, infatti, una città greca dalle varie tradizioni ed in forte contatto con il mondo asiatico.

LA BIOGRAFIA: UN INSTANCABILE VIAGGIATORE

La nascita in Ionia e i viaggi. Nato da una famiglia aristocratica di Alicarnasso, in Asia minore, proveniente da una famiglia nobile con
sangue per metà greco e per metà asiatico. La madre, Dryò, era infatti greca, mentre il padre, Lyxes, asiatico. Visse nella sua città di na-
scita sino a quando, dopo aver partecipato ad una sollevazione contro il tiranno Ligdami II (che si faceva chiamare "Gran re"), fu costret-
to all'esilio sull'isola di Samo. Ritornò in patria intorno al 455 a.C. e vide così la cacciata di Ligdami II. Nel 454 a.C. la città divenne tri-
butaria della città di Atene. Dopo poco partì per viaggi che gli permisero di visitare un gran numero di luoghi del Mediterraneo orientale.
Scopo dei viaggi fu la raccolta di materiali destinati a confluire nella sua opera.
Il soggiorno Ateniese e la cerchia di Pericle. Dal 447 a.C. soggiornò ad Atene, dove conobbe Pericle, il poeta tragico Sofocle, l'archi-
tetto Ippodamo di Mileto, ed i sofisti Eutidemo e Protagora; nel 445 a.C., partecipò alle Panatenee, durante le quali lesse pubblicamente
la sua opera (percependo un compenso di dieci talenti).
Il trasferimento a Thurii. In seguito si stabilì nella colonia panellenica di Thurii (in Magna Grecia, sul luogo dell'antica Sibari), alla cui
fondazione collaborò, intorno al 444 a.C. La tradizione vuole che vi morisse negli anni successivi allo scoppio della Guerra del Pelopon-
neso, forse nel 425 a.C. In realtà luogo, data e circostanze della sua morte rimangono ancora sconosciute.

IL PENSIERO DI ERODOTO

Una storia vicina alla narrazione epica. Per capire bene la grande rivoluzione operata da Erodoto bisogna fare alcune premesse. Innan-
zitutto il concetto di “storia” nella Grecia arcaica era diverso dal nostro. Infatti per noi la ricostruzione storica è una sequenza cronologi-
ca di avvenimenti descritta in modo obiettivo e con metodo scientifico. La finalità di Erodoto, come dice egli stesso, era invece quella di
raccontare «gesta degli eroi» (anche se tale premessa sarà solo parzialmente mantenuta): quindi l'ottica con la quale Erodoto considera
gli avvenimenti, i valori e le azioni umane è analoga a quella dell'epos, in cui gli uomini agivano spinti dal desiderio di gloria. Anche se
egli ricerca le cause dei fatti, premette l'esistenza di una divinità che lui stesso definisce terribile e sconvolgente, che è in definitiva re-
sponsabile ultima dello svolgersi degli eventi. Inoltre la sua opera era destinata ad una pubblica lettura, per cui il suo stile adottava
espressioni formulari, nel tentativo di rimanere impersonale e oggettivo.
Il rapporto di causa-effetto. Nonostante attinga alla tradizione epica e sia influenzato dall'elegia (si ricordi a tal proposito la figura del
cittadino combattente proposta da Callino e Tirteo) e soprattutto dalla logografia (la "scrittura in prosa", i cui autori raccolsero in opere
organicamente strutturate descrizioni di paesi stranieri, leggende locali eroiche, etc.), Erodoto sarà il primo a cercare un elemento ordi-
natore nella sua ricerca, che evidenzia nel rapporto di causa-effetto. La storia non è considerata come una semplice serie di avvenimenti
che si susseguono nel tempo, ma come un insieme di fatti collegati fra loro da una rete di rapporti logici, complessa, ma comunque ben
intelligibile.
I criteri della storiografia erodotea. I principi chiave su cui si fonda la metodologia erodotea sono:
• aèκοή: l’ascolto dei testimoni (“ho sentito”)
• oòψις: la visione diretta delle fonti o “autopsia” (“ho visto”)
• γνώμη: la riflessione sui dati acquisiti (“ho ragionato”, “ho dedotto”, “ho capito”)
I Limiti di Erodoto. Erodoto dichiara quindi espressamente che lui ha un metodo e che i suoi racconti sono veridici. In realtà Erodoto
accosta in maniera asistematica dati autentici a fatti palesemente fabulosi: il fine era quello di far divertire gli spettatori. Erodoto è quin-
di ancora a una via di mezzo fra il logografo e lo storico: è un narratore. Si può tuttavia ritenere Erodoto il padre della storiografia perché
ci sono degli assunti metodici corretti. È però fondamentale tenere ben presente le finalità epico-narrative, la scarsa criticità e la quasi to-
tale assenza di ricerca scientifica delle fonti.
La filosofia della storia erodotea. Erodoto introduce nel suo pensiero anche quella che oggi potremmo chiamare filosofia della storia.
Secondo Erodoto, infatti, protagonista della storia è la divinità, che è garante dell'ordine universale ed è quindi una divinità conservatri-
ce. Nell'attimo stesso in cui l'ordine viene compromesso la divinità interviene, in base a quel principio che l'autore definisce come
φθόνος τῶν θεῶν (invidia degli dei). Tale principio filosofico si basa su una concezione arcaica della divinità: nella Grecia antica, gli
dei possedevano attributi piuttosto "umani", ed erano piuttosto gelosi della propria gloria e del proprio potere. L'uomo che ottiene troppa
fortuna, dunque, incorre nella loro φθόνος, invidia, e viene conseguentemente ucciso o privato della propria gloria. Egli deve quindi ade-
guarsi alla loro volontà, cercando di capirla con le divinazioni, gli oracoli e l'oneiromanzia (interpretazione dei sogni). Quello di Erodo-
to è uno schema mentale di asservimento alla divinità, tipico dell'età arcaica.
Il relativismo culturale. L'ambiente in cui viene a contatto lo storico è l'Atene di Pericle, nella quale i valori tradizionali dell'aristocra-
zia vengono contestati veementemente dai sofisti, intellettuali polemici che fondano la propria critica nella condanna dei nomoi (le leggi,
le tradizioni), considerate, sulla base del confronto con quelle di altri popoli, convenzionali e artificiali, quindi non degne di rispetto, im-
portanza, interesse. Queste posizioni venivano osteggiate dagli esponenti del tradizionalismo, che vedevano nel nomos greco l'unica fon-
te di verità, giustizia e sicurezza, ritenuto corrispondente alla fysis, ossia alla natura.
Erodoto analizza e studia proprio i nomoi delle popolazioni barbare, e sembra prendere una posizione intermedia fra le due opposte vi-
sioni del mondo: rifiuta di riconoscere come unica degna di attenzione la tradizione greca, affermando che ad ogni uomo i propri costumi
appariranno sempre i migliori, ma contemporaneamente contesta ai sofisti l’idea dell'inutilità o della dannosità dei nomoi, affermando
che essi meritano attenzione e rispetto in quanto espressione per ciascun popolo della propria tradizione e cultura. La modernità di Ero-
doto è chiara proprio in questo fondamentale presa di posizione.
LE STORIE

Le Storie (‘Iστορίαι) sono considerate il primo esempio di storiografia nella letteratura occidentale. Scritte circa dal 440 a.C. al 429
a.C., narrano la guerre tra l'impero persiano e le poleis greche del V secolo a.C.
Struttura dell’opera
L'opera è stata suddivisa in età alessandrina, in nove libri, a ciascuno dei quali è attribuito il nome di una Musa. L'originaria divisione,
probabilmente, doveva procedere secondo λόγοι, a seconda della nazione di cui parlavano.
a) I primi quattro libri nell’ambito della ricostruzione della storia dell’impero persiano, presentano ampie 5 ampie digressioni etnografi-
che e una politica (il logos tripolitikòs):
- libro I: introduzione mitologica; logos lidico; logos persiano; - libro III: logos tripolitikòs;
- libro II: logos egizio; - libro IV: logos scitico; logos libico.
b) Il quinto libro parla del periodo che va dalla rivolta ionica alla dominazione lidico-persiana.
c) Gli ultimi quattro libri parlano delle guerre persiane.
Il metodo storiografico
Le fonti. Lo studio delle fonti scritte, usate da Erodoto, è reso difficile dalla perdita delle opere a lui precedenti; sicuramente sarà stato
influenzato dai logografi ma la misura di questa influenza è sconosciuta. Secondo Eforo di Cuma, la base delle Storie proviene da Xanto
di Lidia. In realtà, l'unico precursore sicuro è Ecateo di Mileto; comunque sulle fonti scritte da cui ha attinto Erodoto è decisamente eva-
sivo. L'autore ha usato certamente documenti ufficiali (persiani, ateniesi e delfici), epigrafi e raccolte.
Mezzi e criteri Nel proemio, dopo aver indicato il proprio nome e quello della città natale (è la sfragi^v, il sigillo dell’autore), Erodoto
presenta l'opera, illustrandone lo scopo generale e il tema:
« Ἠροδὀτου Ἁλικαρνησσέος ἱστορίης ἀπόδεξις ἤδε, ὠς μήτε τὰ γενόμενα ἐξ ἁνθρώπων τᾧ χρόνῳ ἑξίτηλα γένηται,
μήτε ἔργα μεγάλα τε καὶ θωμαστά, τὰ μὲν Ἔλλησι, τὰ δὲ βαρβάροισι ἀποδεχθέντα, ἀκλεᾶ γένηται, τά τε ἂλλα καὶ
δι'ἢν αἰτίην ἐπολέμησαν ἀλλήλοισι »
« Questa è l'esposizione delle ricerche di Erodoto di Alicarnasso, perché gli eventi umani non svaniscano con il tempo e le imprese
grandi e meravigliose, compiute sia dai Greci che dai barbari, non restino senza fama; in particolare, per quale causa essi si fecero la
guerra. » (Erodoto, Storie, I, 1)
Erodoto presenta l'opera come "ἱστορίης άπόδεξις", "esposizione della ricerca"; questa ha riguardato gli avvenimenti umani (τὰ
γενόμενα ἐξ ἁνθρώπων) che non devono essere dimenticate, e le geste grandi e maravigliose (ἔργα μεγάλα τε καὶ θωμαστά),
compiute "sia dai Greci che dai barbari". Lo storico, in seguito, distingue tra conoscenza diretta, tratta da fonti affidabili, e notizie relati-
ve a fatti remoti e incontrollabili, non direttamente controllabili; distingue i risultati delle proprie indagini dalla tradizione, non docu-
mentabile. Albin Lesky dice che i suoi occhi diventano i testimoni più attendibili, seguiti dai dati che si possono ricavare, ascoltando te-
stimoni. Nel capitolo riguardante l'Egitto, appare ancora più manifesto il metodo storico erodoteo: «Fin qui do esposto ciò che ha visto,
le mie riflessioni e le mie ricerche; a partire da qui, esporrò i racconti degli Egiziani, come li ho ascoltati.»
Qualora gli si prospettano due versioni diverse e non abbia elementi per decidere, si basa su un criterio di logica e verosimiglianza. Tal-
volta lascia al lettore le scelta o respinge una determinata notizia, ritenendola incredibile: «Io sono tenuto a riferire quel che si dice, ma
non a prestar fede a tutto, e queste parole valgono per ogni mia trattazione».
Sintesi dell'opera
I libro (Clio). Il libro iniziale contiene due λόγοι, quello lidio e quello persiano. Nel logos lidio Erodoto parla dei governatori di Lidia
Candaule, Gige (Lidia), Creso; in particolare l'autore rivolge la propria attenzione su quest'ultimo e su un altro grande condottiero, Ciro
II di Persia, per poi narrare della secolare ostilità, presente tra Europa e Asia, individuando le cause di questa nella mitologia, in partico-
lare nel rapimento di donne come Io, Europa, Elena. Non mancano eventi fantastici, come la storia del leggendario poeta Arione salvato
da un delfino commosso dal suo canto, o discussioni filosofiche, come il dialogo tra Creso e Solone riguardo Tello. Erodoto descrive poi
gli sforzi di Creso nel difendere suo figlio, ucciso da Adrasto, la visita all'oracolo di Delfi, la vicenda di Pisistrato come tiranno di Atene.
Dopo aver parlato della sconfitta di Creso, proprio ad opera di Ciro, descrive il popolo dei Medi e dei Persiani (logos persiano), parlando
anche dei comandati di questi popoli unificati (oltre a Ciro, Deioce, Fraorte, Ciassare, Astiage); tratta poi di Ciro fino alla morte, avve-
nuta per mano della regina dei Massageti, Tomiri, nel 529 a.C.
II libro (Euterpe). Inizialmente lo storico descrive il regno di Cambise II, figlio e successore di Ciro. L'intenzione del condottiero persia-
no era quella di conquistare l'Egitto; l'autore sfrutta questo espediente per aprire una digressione su quel popolo (logos egizio). Erodoto
tratta gli usi e i costumi egiziani (riti funebri, la medicina), la religione, la fauna (serpenti sacri, ibis, fenici, lontre, ippopotami, cocco-
drilli), la geografia e la storia della regione, sottolineando, in particolare, l'importanza del Nilo per gli Egiziani.
III libro (Talia). Erodoto racconta la conquista di Cambise dell'Egitto e dell'attacco di Sparta contro l'isola di Samo, dominata dal tiranno
Policrate, ostile anche a Corinto, dove regnava Periandro. Dario I succede a Cambise. Erodoto descrive poi la conquista persiana di
Samo (retta da Silosonte) e l'ingresso a Babilonia. Inoltre è presente una digressione sulla migliore forma di governo (λόγος
τριπολιτικός) tra Otane (favorevole alla democrazia), Megabizo (favorevole all'oligarchia) e Dario (favorevole alla monarchia, che al
termine della discussione risulta la preferibile).
IV libro (Melpomene). L'autore descrive la campagna di Dario in Scizia. Comincia dunque una lunga digressione, di carattere logografi-
co, su questo paese (logos scitico) e sugli Iperborei, e una discussione scientifica sulla forma della terra. Alla Libia viene dedicata la se-
conda parte del libro (logos libico).
V libro (Tersicore). Questo tratta l'argomento delle guerre persiane; comincia a narrare dell'occupazione della Tracia da parte di Dario,
l'insurrezione delle città ionie, guidata da Aristagora, l'ambascieria inviata dal tiranno a Sparta e ad Atene (spunto che gli consente di
parlare delle due "poleis"), la sconfitta della lega ionica.
VI libro (Erato). Prosegue la narrazione della rivolta ionia. Introduce poi la figura di Milziade, il vincitore della battaglia di Maratona,
descritta in questo libro, oltre che ad una precedente sconfitta navale della flotta persiana di Mardonio.
VII libro (Polimnia). Qui viene narrata la spedizione di Serse, figlio di Dario, contro Atene e la Grecia. Erodoto descrive con cura l'ap-
parato militare persiano e ellenico. Dopo il sacrificio di Leonida alle Termopili, i Greci chiedono aiuto al tiranno Gelone.
VIII libro (Urania). La prima parte del libro concerne lo scontro navale sull'Artemisio; i Persiani invaono l'Attica e distruggono l'Acro-
poli di Atene. Viene decritta la battaglia di Salamina; Serse ritorna in patria, lasciando Mardonio nella penisola ellenica.
IX libro (Calliope). Questo contiene la descrizione dell'invasione dell'Attica ad opera di Mardonio, oltre che le Platea e Micale, entrambe
vittoriose per i Greci. L'ultima parte dell'opera tratta la conquista di Sesto nell'Ellesponto.
Lingua
La lingua usata è uno ionico quasi personalizzato con delle commistioni arcaizzanti e degli atticismi, con ogni probabilità aggiunte dai
filologi alessandrini (a cui si attribuisce lo scambio di città natia di Erodoto nel proemio).

LA QUESTIONE ERODOTEA

Le premesse su cui si fonda il dibattito riguardano le discrasie prospettiche e il frammentismo storico che coinvolgono l'intera opera ero-
dotea: il racconto, infatti, è fatto secondo la modalità narrativa arcaica, poiché segue i criteri di ciclicità (Ring Komposition) e associa-
zione periferica. Il problema della genesi dell'opera è stato oggetto di numerose discussione: gli studiosi si dividono in "analisti" (che
vedono una stratificazione progressiva delle varie parti, inizialmente divise) e "unitari" (che credono in un piano compositivo di base in-
tegrale).
La corrente “analista”
Alla fine dell'Ottocento, si tendeva ad individuare il nucleo originale dell'opera con i libri VII, VIII e IX, mentre si riteneva che i restanti
libri fossero stati aggiunti successivamente. La narrazione delle guerre persiane sarebbe stata, cioè, anteriore ai λόγοι (discorsi) introdut-
tivi e qualcuno proponeva di spostare i primi quattro libri in fondo all’opera.
- Il filologo tedesco Felix Jacoby, nel 1913, ipotizzò che Erodoto avesse dato inizio alla sua attività ricollegandosi ai logografi, in parti-
colare ad Ecateo di Mileto; avrebbe così voluto descrivere varie regioni del mondo abitato, realizzando una Περίοδος γῆς ("Descrizio-
ne della terra"), destinata alla pubblica lettura. L'opera sarebbe stata cioè composta in chiave acroamatica (destinata cioè alla pubblica
lettura, in discorsi separati). Con il soggiorno ad Atene, a causa dell'influenza di Pericle e di altri intellettuali, avrebbe cambiato la sua
concezione e avrebbe fuso assieme i vari discorsi, creando un’opera unica. Le sezioni etnografiche che permangono nei primi quattro li-
bri sarebbero dunque dei residui dell'opera originale.
- Nel 1926, lo storico Gaetano De Sanctis modificò la tesi di Jacoby, ipotizzando una fase intermedia, in cui l'autore avrebbe de-
ciso di scrivere «un'opera di storia persiana…sul tipo di Ecateo, ma con carattere prevalentemente storico anziché prevalentemen-
te geografico» (L. Canfora). Erodoto avrebbe inteso, cioè, narrare la storia dal punto di vista dei Persiani e, di conseguenza,
avrebbe scelto di presentare i vari popoli da essi incontrati. Solo alla fine decise di modificare l'opera, trasformandola in una serie
di cronache delle lotte tra Greci e barbari, in cui le porzioni etnografiche erano solo delle digressioni.
La corrente “unitaria”
Il filologo tedesco Max Pohlenz identificò nelle Storie un nucleo originario sempre presente, quello del conflitto tra Oriente e Occiden-
te; esisteva dunque un progetto unitario di fondo, in seguito ampliato dai materiali raccolti dall'autore; a sostenere la sua teoria, spiega
che l'inizio delle Storie coincide con la prima volta in cui un orientale rese tributarie delle città greche.
Il problema della conclusione
Molte discussioni sono nate dal fatto che l'opera erodotea si concluda con un evento minore, come è la presa di Sesto, avvenuta nel 478
a.C.; a questo si aggiungono alcune promesse dell'autore, disattese (come un λόγος assiro o la narrazione della morte di Efialte), e imper-
fezioni e incongruenze.
- Secondo i sostenitori dell’imcompiutezza, l'opera è stata interrotta da circostanze esterne, mentre il lavoro era in corso. Tucidide e
Aristotele, e più recentemente Ulrich von Wilamowitz e Jacoby, ipotizzarono che Erodoto avesse voluto giungere fino al momento della
costituzione della lega delio-attica (477 a.C.).
- I sostenitori della completezza dell'opera analizzano soprattutto l'ultimo libro: Luciano Canfora sostiene che il colloquio tra Artem-
bare e Ciro, che si conclude con la frase "prepararsi a non essere più dominatori ma dominati", appare "palesemente conclusivo", adatto
al tema della "Storia persiana". Le promesse non rispettate dall'autore possono esere « spiegate invece come sviste. Anche Erodoto,
come Omero, aveva il diritto di sonnecchiare qualche volta » (Albin Lesky, Storia della letteratura greca, I). Inoltre bisogna ricordare
che l'opera era destinata ad un uso orale-aurale, per cui non vi era la necessaria presenza di un finale.