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Gli dèi di Ovidio: Messalla e l’uomo lupo

Alessandro Barchiesi

L’epica di Ovidio è un’epica del desiderio. Il titolo greco Meta- rienza dell’arte antica e di quella della prima età moderna in Eu-
morphoses ha al suo centro, giocosamente, la parola romana ropa. Le Metamorfosi sono un testo che può essere utilizzato per
che indica il desiderio e il suo dio, il dio Amor che aveva dato il illustrare e accompagnare opere d’arte antiche, e la poetica del
nome alla prima raccolta poetica di Ovidio: prima Amores, e ora testo è in dialogo con tutte le forme concrete dell’espressione
MetAMORphoses. Gli dèi occupano un grande ruolo in quest’e- artistica greco-romana. Basterebbe citare la recente scoperta
pica, come facevano nell’epos di Omero e Virgilio, ma in senso presso Ciampino di una villa con figure di Niobidi, destinate si
diverso. Qui gli dèi sono continuamente coinvolti nel tema del presume a essere esposte nel verde di un giardino, nei pressi di
desiderio e in quello che si potrebbe definire, con espressione una piscina (cf. p. XYX). Villa, giardino, piscina, figure mitolo-
moderna, gender trouble, una preoccupazione centrale dell’ano- giche, corpi bellissimi e straziati: una risposta molto concreta
mala epica di Ovidio1. alla poetica delle Metamorfosi, un poema che sembra essere sta-
I poemi omerici e l’Eneide ci hanno abituato all’idea che l’epos to concepito come un giardino con sculture, un paesaggio con
antico, l’epos di una cultura politeista, proponga un’esplorazio- figure4 . Ma non è questo il punto principale da cogliere. Non si
ne della condizione umana: una condizione definita dal trovar- tratta tanto di singole opere che possono aver ispirato episodi
si “entre bêtes et dieux”, tra bestie e dèi (come scriveva molto e scelte delle Metamorfosi e neppure solo di opere che sono sta-
tempo fa Detienne)2. Ma i poemi omerici e l’Eneide hanno al te ispirate e restano in dialogo con il poema ovidiano (anche se
loro centro l’idea di mortalità, e l’impossibilità di proteggere chi tutto questo è un tema di ricerca affascinante, come mostra in
amiamo. Ovidio, invece, per esplorare le contraddizioni dell’u- questo volume ad esempio Vincenzo Farinella). Il punto chiave
mano ha scelto in quest’epos deviante una strada diversa, ha è che le Metamorfosi sono state concepite, in toto, sulla base di
scelto il sesso3. un’idea di visualità, di una cultura del vedere e del percepire, del
Gli spettatori di questa mostra si trovano di fronte un’esuberan- simulacro e dello spettacolo5. Su questo i visitatori della mostra
te collazione e interazione di immagini le più diverse: resteran- alle Scuderie possono utilmente riflettere.
no affascinati ma anche disorientati dalla convergenza in poche Calvino ha scritto da qualche parte che i lettori delle Metamor-
sale di simboli sessuali, figure divine di imperatori, mitologie fosi sono sollecitati di continuo a percepire che stanno leggendo
violente, figure di adolescenti di straordinaria bellezza, divinità con il corpo e non solo con la mente e con l’anima. Questa in-
implacabili, fanciulle abbandonate in paesaggi sublimi. Difficile tensità fisica del testo narrativo è importante anche per capire
trovare una chiave di lettura, ma saranno avvantaggiati quel- gli dèi di Ovidio. Gli dèi di Ovidio sono anch’essi corpi: le divini-
li che hanno letto o che torneranno a leggere almeno un po’ le tà del politeismo greco-romano hanno bisogno di un fisico per
Metamorfosi. Infatti questo poema è il testo che unifica tutte le incarnarsi e di essere riconoscibili. Questi dèi non sono esseri
opere esposte, e la sua lettura è fatta per interagire con l’espe- supremi e trascendenti come gli dèi del monoteismo: sono degli

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alieni che si incarnano fra noi e sono di continuo oggetto di una all’arte figurativa, possiamo capire meglio questa varietà di ap-
proiezione umana. Gli umani possono decidere che gli dèi sono procci, che ha anche implicazioni morali. Il mondo degli dèi può
‘dentro di loro’, come avviene ad esempio se si pensa il desiderio essere percepito in modo più austero e forte, o in modo più este-
in termini di forza divina che ci riscalda. Oppure possono cerca- tizzante e moderno: il divino si offre in una versione primitiva e
re di far incarnare gli dèi, attraverso l’arte figurativa che riempie in una versione accomodata al gusto moderno. Quando leggia-
le stanze delle Scuderie, o attraverso i racconti e i miti. Ovidio ha mo le Metamorfosi, ci è utile pensare a questa variabilità: lo stile,
scoperto, e fa scoprire ai suoi lettori, che la metamorfosi è una nella rappresentazione del divino, non è un aspetto di superficie,
modalità fondamentale nel rapporto con gli dèi. Gli dèi sono au- ma comporta delle scelte profonde. Pensiamo di nuovo all’epifa-
tori e cause di metamorfosi ma sono anche degli esseri mutanti: nia delle statue dei Niobidi nella cosiddetta villa di Messalla (v. p.
mutano secondo i loro desideri, ma anche secondo le nostre vo- XYX). Giovani bellissimi, i corpi sottoposti alla vendetta divina,
glie e illusioni. I desideri, come gli artisti, producono simulacri, le statue come pietrificazioni del dolore: tutto questo esposto
e i simulacri sono strumenti per avvicinare la divinità, anche se negli spazi rilassanti di una piscina all’aperto per il godimento
questa, come illustra proprio il poema di Ovidio, rimane minac- della classe dirigente romana. In che misura si tratta di immagi-
ciosa e imprevedibile. ni non solo mitologiche ma religiose? Del resto il mondo roma-
Mentre visitiamo la mostra, ci conviene ricordare che quello de- no non ha alcun termine che corrisponda al nostro ‘religione’ e
gli dèi è un problema perenne e irrisolto, non solo per noi, ma tanto meno ad ‘arte religiosa’. Forse non è un caso che la perduta
anche per i lettori di Ovidio nell’età augustea. Il poema com- tragedia di Sofocle su Niobe fosse stata criticata, e bollata per la
prende in sé il grande tema dell’aspirazione umana verso il di- sua audacia con il titolo satirico “Paiderastria” (Ateneo 13.601),
vino nelle sue forme più estreme: comunione, cannibalismo, per aver messo in scena una passione fra due giovani atleti, con
unione sessuale, sacrificio di sé. Ma comprende anche un tema un tema di amore e morte che fa pensare a Ovidio.
politico centrale dell’età augustea, quello del governante che Ma se questi sono i miti divini negli spazi dedicati al lusso e al
si fa dio: l’imperatore che esercita un crescente monopolio del piacere privato, esistono anche, nel mondo romano e nelle Me-
sacro e aspira allo status divino. Ognuno vedrà come riconci- tamorfosi, rivelazioni diverse del divino e del sacro. Il primo mito
liare queste diverse visioni del rapporto tra umano e divino. Il narrato nel poema (1, 163-243) si svolge sul monte Liceo, dove
poema contiene esplicite lodi di Augusto, ma non risulta affatto il misterioso e antichissimo re arcade Licàone aveva fondato il
che derivi da alcun tipo di committenza ufficiale o sia autoriz- primo culto di Zeus. Gli studiosi di Ovidio hanno accumula-
zato da nessuna protezione politica, nei termini in cui si parla to ricerche testuali sulle varie tradizioni relative a Licàone e al
di ‘augusteismo’ per Orazio, Virgilio o Properzio. Nessun Otta- Liceo, ma farebbero bene anche a visitare gli scavi oggi in cor-
viano e nessun Mecenate hanno mai ‘chiesto’ la composizione so documentati nel Mt Lykaion Excavation and Survey Project. Su
di quest’opera. Nel progetto di Ovidio ha un chiaro spazio l’as- quella montagna lontana da insediamenti umani, una precisa
similazione tra il principe e il dio supremo dello stato romano, scelta ha guidato per secoli la costruzione di un luogo rituale che
Jupiter. Ma questo dio Jupiter – se non è un caso di omonimia esclude monumenti votivi o statue, e guarda tutto al passato: un
– appare spesso nel poema in situazioni che mettono in crisi la semplice altare di ceneri sacrificali, accumulato per secoli se
sua maiestas: travolto dal desiderio, adultero6, predatore sessua- non millenni. Un simbolo del primitivo potere di Zeus in cima
le, meschino. Il problema, quindi, non è tanto quello che Ovidio ai monti, mantenuto arcaico intenzionalmente, sino ai tempi
dice di Augusto, ma è quello che Ovidio dice di Giove. Proprio di Ovidio, e differenziato dalla civile ricchezza di monumenti
l’ideologia del principato ha reso la rappresentazione degli dei statue e iscrizioni nel non lontano santuario di Zeus a Olimpia.
un problema politico. Il poema del resto comprende anche per- Olimpia testimonia la crescita graduale della civilizzazione reli-
sonaggi come Niobe, imperatrice orgogliosa, che viene distrut- giosa e dell’ellenismo, intorno al potere di Zeus come dio fede-
ta proprio per avere desiderato (alla maniera di Augusto) una rale; il Liceo guarda a un passato remoto, alle origini di Zeus, ai
divinizzazione. sacrifici primitivi, forse anche ai sacrifici umani di cui parla Ovi-
Ovidio ci mostra che nella cultura augustea convivono varie dio, e alla parentela fra uomini e lupi a cui allude la saga di Licào-
matrici e ideologie del mondo divino. Se guardiamo, di nuovo, ne. Gli ultimi scavi hanno ritrovato fra i resti animali dell’altare

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(secoli e secoli di capre sacrificate e bruciate) anche lo scheletro questi due approcci al mondo divino, l’austero e il moderno.
di un adolescente, decapitato (XI secolo a.C.). Lo spazio degli Non a caso, il contrasto porta con sé due opposti stili figurativi,
dèi di Ovidio include tanto i giardini di Messalla che la monta- che Ovidio rende anche a livello di testo poetico. Si tratta della
gna dell’uomo lupo. gara fra l’artista divina Minerva e l’artista umana Aracne. L’epi-
Questa diversa costruzione del divino interessa il poema di sodio (6, 1-145) ci offre un’occasione preziosa: che cosa sceglie-
Ovidio: Romani conoscono la permanenza di un mondo reli- rebbero di rappresentare gli dèi se fossero per una volta artisti, e
gioso-figurativo arcaico, con terrecotte etrusco-italiche, idoli non sempre soggetti di arte umana? E che cosa piace o non pia-
di legno, e simboli astratti che non sono simulacri o icone, ma ce agli dèi quando si rappresentano miti di metamorfosi? Invi-
si sentono anche circondati da una cultura ellenistica, con dèi, tiamo le visitatrici della mostra a rileggere l’episodio con i propri
dèe e gruppi mitologici realizzati da artisti famosi in materiali di occhi, e a scegliere liberamente, come avrebbe voluto Ovidio,
prestigio quali marmo e bronzo, o con pitture squisite. Le Meta- tra la solenne arte classica di Minerva e la vibrante confusio-
morfosi come abbiamo visto presuppongono insieme le memo- ne dei miti erotici trattati da Aracne. Le immagini di Minerva
rie dell’uomo-lupo e i giardini di Messalla. Non a caso, forse, la sono consacrazioni di ordine e autenticità, con gli dei perfet-
prima creazione dell’uomo, plasmato nell’argilla umida (1, 81-3), tamente riconoscibili, ‘uguali a se stessi’, e con chiare allusioni
ricorda l’arte coroplastica, i capolavori fittili dell’antico mon- all’etica e all’estetica del Partenone, il monumento simbolo del
do etrusco-italico, mentre la seconda, più moderna creazione classicismo e della civiltà per i Romani. Le immagini di Aracne
dell’uomo, dopo il Diluvio, mobilita l’analogia della scultura in trasgrediscono su più livelli: lo stile è illusionistico e dinamico,
marmo (1, 405-12), marcando una sorta di progresso tecnico. In i miti (alcuni già trattati da Ovidio) sono rari e capricciosi, con
entrambi i casi, l’uomo è stato plasmato da un artista a immagi- divinità maschili che si tramutano in animali per trarre piacere
ne degli dèi (1, 83) – perché un giorno l’uomo stesso (in modo cir- da donne mortali. Per Minerva gli dèi sono pilastri della socie-
colare) possa dare forma a simulacri antropomorfi dei suoi dèi. tà umana da rappresentare secondo tradizioni condivise; per
Le statue, che nella narrazione sono spesso importanti, ricorda- Aracne, nella sua sete di innovazione e di rivolta, le immagini
no di norma i modelli della scultura greca tra Fidia e l’ellenismo, divine sono simulacri di illusioni che, se il lettore prova a visua-
ma quando Atalanta e Ippomene trasgrediscono facendo sesso lizzarle, suggeriscono visioni non di teocrazia ma addirittura di
in un santuario, e vengono puniti con la metamorfosi (10, 693- zooerastia. In un poema che viola continuamente il confine tra
4), Ovidio specifica che nel santuario gli dèi offesi erano rappre- umano e divino, e tra umano e animale, l’immorale programma
sentati da idoli arcaici, appena sbozzati in legno. di Aracne non manca di suggestione, e perciò viene punito dalla
Nel poema esiste un episodio che drammatizza il contrasto fra violenza divina7.

1
Anomala anche nella ricezione mo- 5
Gli studi classici su spettacolo e illusio- romano e la body art (Lada-Richards bimillenari di Augusto e Ovidio stanno
derna: da una parte il nesso fra reifi- ne nel poema sono Rosati 1983 e Hardie 2013 e 2016). seguendo un copione prevedibile: il bi-
cazione dell’immagine femminile e 2002 (entrambi utili anche per gli stu- 6
Proprio nel periodo del bimillenario millenario ovidiano accentua momenti
violenza ha sollevato giuste reazioni diosi della ricezione). L’importante sag- ovidiano (e di quello augusteo) una di frattura e sovversione nell’ideologia
nel pensiero della differenza femminile gio di Feldherr 2010 chiarisce utilmente inaspettata scoperta epigrafica (prove- augustea, mentre il recente bimillena-
(Richlin 1992); dall’altra il testo conti- che le tensioni di questa cultura della niente, un po’ ironicamente, dalla Ro- rio augusteo ha celebrato una Roma
nua a essere un punto di riferimento visualità e dello spettacolo sono proprie mania) ha confermato quanto il tema molto più compatta e unitaria.
per chi vuole riconoscere ed esplorare anche dell’arte pubblica e dei rituali au- dell’adulterio e della moralizzazione 7
Dal punto di vista di Ovidio come ar-
i problemi dell’identità sessuale (vedi gustei, non solo della letteratura: temi della famiglia sia un tema centrale e tista, sono entrambe scelte troppo li-
per es. Barish 2018). come finzione e realtà, autorità e vio- durevole dell’iniziativa politica di Ot- mitanti, e parziali: arte come rigida ce-
2
Il titolo di Detienne 1972, più volte ri- lenza, sacrificio e minaccia attraversa- taviano, e ci ha ricordato che abbiamo lebrazione del potere e dell’ufficialità, e
stampato e tradotto. no tutta l’arte e la comunicazione della testimonianze di resistenza e protesta arte come spettacolo e finzione immo-
3
Feeney 1991, p. 195. società augustea. A questa tendenza verso questi provvedimenti, proprio rale. Il poema di Ovidio è grande perché
4
Vedi, rispettivamente, Barchiesi 2005, degli studi vanno aggiunti i brillanti la- negli anni cruciali per la composizione supera questa alternativa pessimistica,
CLIII-IV (giardino di sculture) e Hinds vori recenti di Ismene Lada-Richards, delle Metamorfosi e per la messa all’in- e ha il coraggio di mescolare questi due
2002 (paesaggio con figure, da Ovidio che ha applicato alla poetica di Ovidio dice dell’Ars Amatoria; cfr. ad esempio modi di interpretare il mondo.
a Tiziano). la sua ricerca sul pantomimo greco- Hutchinson 2017. In effetti i due recenti

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