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IL CROCIATO

Organo della Crociata Eucaristica Italiana


Anno XXIV Suppl. - n. 9 a Roma Felix n. 2/2009 Settembre 2010

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 
2 Il Crociato
“Come si chia-
ma?”.

Ridi
“Leone Vol-
pi”.

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“Accusa qual-

a
g

o tt . S o
m
che distur-
bo?”.

o
D
“Ho una febbre

in
da cavallo”.

s
“Sente ap- Indovinello
i
In copertina Santa Rosa da Viterbo.

petito?”.
“Ho una fame da
em Giro gli angoli del
mondo sono irato, son
e
lupo”. giocondo, senza albero
“Riesce a lavorare?”. nè fiore frutti dò d’ogni sa-
“Lavoro come un
se

pore, grande e alto più dei monti


asino”. salgo e scendo in mille ponti.
n

“Dorme?”.
o

“Dormo come un Un ladro entra in far-


ti
n

ghiro”. macia e chiede:


r

“Allora faccia una “Mi dia


id

bella cosa: vada a tutti i


r
i

farsi visitare da soldi!”.


d

un veterinario!”. Il far-
i

macista
senza
Come si scomporsi
chiama il giap- risponde:
il mare ponese più ricco? “Mi di-
zione MIAKASA spiace, ma
solu- GOTUTO senza ricet-
ta non diamo nulla!”.
“Il Crociato” Supplemento n. 9 a Roma Felix n. 2 - 2009 Poste Italiane -Sped
Abb. Pst. DL 353 (Conv. in legge 27/02/2004 n° 46) art. 1 com. 2 - DBC Roma - Aut. di Ivrea 1/2004 - Dir.
resp. Don Giuseppe Rottoli - Stampato in proprio al Priorato, Via Trilussa, 45 - 00041Albano Laziale (RM)
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La lettera del vostro Cappellano

Cari Crociati,
in questo mese di settembre vorrei mettere sotto i vostri occhi la
figura del santo Papa Pio X (la sua festa è il 3 settembre). Sapete che
è proprio lui che, cento anni fa, ha permesso ai bambini di fare la
Prima Comunione presto, anche a sei/sette anni, ricordando le parole
dette da Gesù: “Lasciate che i fanciulli vengano a me...”. Se tanti di
voi hanno potuto fare la Comunione molto
piccoli è grazie a questo Papa: pensate che
prima del decreto di San Pio X l’età della
Prima Comunione era dodici/quattordici
anni. Giuseppe Sarto (così si chiamava
Papa Pio X) credeva fermamente nella
potenza della Grazia di Dio ricevuta in
un’anima. Per questo voleva che l’Ostia
Santa entrasse nelle anime dei bambini
prima che vi entrasse il peccato. Amava
dire: “Aprite i tabernacoli ai bambini e vi
saranno dei santi tra i fanciulli”.
Cari Crociati, ringraziate Papa San Pio
X per questo dono di poter fare la Comunione presto e anche tutti i
giorni. Voi che fate parte della Crociata Eucaristica, fate in modo che
le vostre Comunioni siano sempre piene di fede e d’amore: è Gesù
che viene da voi, nella vostra anima, per aiutarvi a diventare ogni
giorno migliori, per farvi diventare “dei santi”. Con Gesù è possibi-
le.
Vi benedico, insieme alle vostre famiglie.
Il Cappellano
4 Il Crociato

I miei quindici minuti di silenzio

Il Cuore Immacolato
di Maria

Che cos'è allora il Cuore della


nostra Mamma Celeste? E' un
❈ Il Cuore ammirabile della luogo, dove sono riunite le acque
Vergine Maria si può paragonare vive di tutte le grazie che sono
ad un Mare, quel mare che nella uscite dal Cuore di Dio come dal-
Sacra Scrittura è l'oceano creato la loro Sorgente Prima.
da Dio e dove si possono trovare ❈ Tutti i fiumi confluiscono
la purezza e la grazia più perfet- nel mare e allo stesso modo tut-
te. ti i ruscelli, tutti i torrenti, delle
❈ Il mare è una delle più rare grazie celesti si raccolgono nel
meraviglie dell'onnipotenza di Cuore della Madre di tutte le
Dio nell'ordine della natura e il grazie e vi trovano facilmente
nostro Creatore ha permesso che posto. Tutte le grazie del cielo
il Cuore della divina Madre fos- e della terra, dei Cori Angelici
se un abisso di miracoli, un raro dei Patriarchi, dei Profeti degli
capolavoro d'Amore, dove la Sua Apostoli, dei martiri dei sacerdo-
sapienza e la Sua bontà infini- ti, delle religiose, dei religiosi e
ta risplendono di più che non in degli uomini, hanno origine dal
tutti i cuori degli uomini e degli Cuore Sacratissimo della Madre
Angeli. del Santo dei Santi, la cui Madre
❈ Che cos’è il mare? E' un in- ricevendole, le dona solo perchè
sieme di acque o meglio il luogo la Gloria di Dio si manifesti nel
dove sono riunite tutte le acque. mondo.
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San Gaspare del Bufalo


Seconda puntata

Ormai tranquillo della decisione presa, moltiplica le opere di


bene: l’aiuto nell’ospizio dei poveri a Santa Galla, l’amore carita-
tevole per i confratelli all’ospizio dei “Cento Preti”, il sostegno ai
più piccoli ed indifesi nel riformatorio di Santa Balbina dove tanti
ragazzi sono rinchiusi.
Nel frattempo Napoleone incoronato imperatore da Papa Pio
VII, stipula con la Chiesa un concordato inaccettabile. Il Papa re-
spinge con fermezza le richieste assurde dell’imperatore e per que-
sta ragione Roma subisce un invasione da parte dei francesi.
Gaspare nella più totale solitudine, e di nascosto, è ordinato Sa-
cerdote. Nella sua prima Messa comprende quanto si deve sacrifi-
care e quanto deve pregare per la Santa Chiesa, non dimenticando
mai l’Amore che Gesù ha riversato su di noi col suo Prezioso San-
gue .
Napoleone, scomunicato dal Papa, obbliga il Santo Padre a la-
sciare Roma ed impone a tutto il clero di giurare fedeltà all’impe-
ratore.
Anche a Don Gaspare viene imposto un giuramento, ma la sua
risposta coraggiosa: “Non posso, non debbo, non voglio”,
gli costa l’arresto.
Per questa ragione viene esiliato con al-
tri sacerdoti ed incarcerato a Pia-
cenza, Bologna, Imola ed infine
nella Rocca di Lugo a Ravenna
con il divieto di leggere, di scri-
vere e persino di celebrare la
Santa Messa. Fra tante soffe-
renze Don Gaspare invece di
6 Il Crociato
lamentarsi o dimostrare il desiderio di liberarsi da questa condizione,
spesso dice: “I miei peccati meritano peggio, e quello che si patisce
per Gesù Cristo è poco”.
Caduto Napoleone finalmente torna a Roma dove ricostruisce tutte
le opere di carità che negli anni del suo esilio erano state abbandonate.
Anche Papa Pio VII ritorna a Roma, e Don Gaspare è destinato ad
evangelizzare il popolo per mezzo delle missioni. Con le belle qualità
già dimostrate fin da piccolo di-
venta uno dei più grandi ed efficaci
predicatori.
Nonostante la sua cagionevole
salute riesce a predicare fino a se-
dici volte nello stesso giorno.
Gli effetti che ottiene sono così
validi che San Vincenzo Strambi
lo definisce “terremoto spiritua-
le”. Ispirato da Dio e con l’aiuto
del suo più valido collaboratore e
confessore Don Albertini, pensa
alla fondazione della Società dei
Missionari del Preziosissimo San-
gue la cui devozione da sempre lo
accompagna e lo aiuta soprattutto
nei momenti più difficili.
La purezza della sua vita, la ve-
nerazione con cui celebra il Santo Sacrificio spesso sollevato da terra,
l’accettazione delle persecuzioni, l’amore ai poveri, agli emarginati ai
quali fa distribuire i pranzi dai suoi missionari, il dono della parola e
l’ardore nel parlare di Dio, costringe molti al pentimento, alla conse-
gna delle armi da parte dei briganti, alla pace, alla soppressione della
cattiva stampa, alla chiusura delle logge massoniche.
La predicazione è confermata da miracoli. In diversi luoghi è visto
predicare e confessare nello stesso momento; predicando all’aperto
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con un segno di Croce e benedicendo il cielo con un quadro della Ma-
donna del Preziosissimo Sangue, allontana la pioggia di modo che pur
piovendo tutt’intorno, le persone che l’ascoltano non si bagnano.
A Castelgandolfo un asino passa davanti a lui, e mentre predica si
inginocchia fino alla fine del sermone nonostante le bastonate e l’in-
credulità del padrone.
Benché assorbito da innumerevoli impegni lavora alla fondazione
del suo Istituto ad Albano Laziale, approvato ed incoraggiato da Papa
Pio VII. Don Gaspare continua la sua missione soprattutto tra i nume-
rosi briganti che infestano le campagne romane ed altre regioni da lui
visitate. Per richiamare i fuorilegge a sentimenti di umanità e religione
li cerca anche tra i boschi armato solo del suo Crocifisso.
Molti si convertono e ritornano ad una vita cristiana ma Don Ga-
spare invece di parlare dei doni straordinari ricevuti da Dio, spesso
dice: “Se il Signore avesse fatto ad un bandito la centesima parte di
Grazie fatte a me, a quest’ora avrebbe un Santo”.
Anche in questo momento così intenso della sua vita sacerdotale le
prove non mancano. Ostacolato nella conversione dei più emarginati
viene calunniato a tal punto che le maldicenze giungono fino al Santo
Padre. Il Santo subisce un continuo martirio ma invece di difendersi
confida ad un suo confratello che preferisce: “Patire, pregare, tacere”.
Gli viene sospeso il compenso fisso da parte della Santa Sede per le
sue case missionarie e molti confratelli disertano… altri lo scavalcano
nel suo lavoro… altri infine si uniscono ai suoi avversari! Don Gaspa-
re nonostante tanti dispiaceri, continua il suo apostolato manifestando
ormai già nel corpo le sofferenze interiori.
Il dolore morale e le tossi prese durante le sue innumerevoli predi-
cazioni lo indeboliscono così tanto che è costretto a ritirarsi nella sua
casa di Albano Laziale. Lì obbligato ad un riposo forzato si dedica
a perfezionare la Regola del suo Istituto dedicato alla devozione del
Preziosissimo Sangue.
Qualche giorno prima di morire una visita inaspettata gli dona una
vera consolazione. Maria la sua compagna di giochi sapendo della sua
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malattia viene a trovarlo. Ormai da anni religiosa si intrattiene con
Don Gaspare e con lei i ricordi della fanciullezza e dei giochi pieni di
devozione verso Gesù lo rincuorano.
Ormai al limite della stanchezza e della malattia Don Gaspare il 28
dicembre 1837 a soli cinquant’un anni muore immerso in una gioia di
paradiso.
San Vincenzo Pallotti che lo assiste nel corso di tutta la sua infer-
mità vede salire al cielo in forma di stella la sua anima mentre Gesù
gli va incontro.
E’ beatificato da San Pio X nel 1904 e canonizzato da Pio XII nel
1954. Le sue reliquie sono venerate nella chiesa di Santa Maria in
Trivio a Roma.
Fine

Una Rosa tra le più belle rose


prima puntata

“Tra le altre sacre vergini, delle quali oggi non è ovunque diffusa la
fama, fu una certa vergine di nome Rosa, che quasi [rosa]
leggiadra ripiena di rugiada celeste, naque nel giardino di
Viterbo; e ben divenne degna del nome per virtù e santità
piena”.
(Dalla vita Seconda di Santa Rosa)

Rosa da Viterbo santa giovinetta, vergine ed eroica fanciulla. Sono


le parole che ricorrono più frequentemente nei libri sulla vita di que-
sta piccola ed intrepida ragazza viterbese. Rosa, nata nel Duecento in
questa città di Viterbo che, come un bel “giardino” fiorito, era a quel
tempo ricchissima di deliziosi fiori dal profumo soave, era tuttavia cir-
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condata da diverse malerbe, nate nei cattivi terreni dell’eresia e della


predicazione antiecclesiale.
Quando Rosa venne al mondo in Viterbo, il che fu nel marzo del
1233, la città stava vivendo avvenimenti tra i più grandiosi nella storia
del cristianesimo medievale. Papi, imperatori principi e signori passa-
no a frotte da Viterbo in questo secolo in cui la città è protagonista di
conclavi illustri, ospita papi con relativa corte ed è tutto un fiorire di
palazzi, chiese, monasteri e conventi. Vengono qui i grandi santi del
pensiero cristiano che esortano, ammoniscono, predicano e scrivono
o mandano persone per comunicare cose importanti. San Tommaso e
San Bonaventura - quest’ultimo nato poco lontano, a Civita di Bagno-
regio - rendono luminosa la vita religiosa e culturale di Viterbo. Ma la
luce, si sa, splende di più dove le tenebre sono molto fitte. E il buio,
in senso spirituale, non manca certo a Viterbo nel secolo di Rosa. E’
già Papa Innocenzo III a criticare, nei primi anni del secolo, le tresche
odiose tra la città e i catari, eretici e negatori della Verità cattolica. Vi-
terbo al tempo brulicava di questi portatori di un messaggio pericoloso
e distruttivo non solo per la Chiesa, ma anche per la società e il suo
nucleo principale, la famiglia. E la persona di Rosa appare a Viterbo
proprio in questo momento, mandata dalla Divina Provvidenza per ri-
portare un pò d’ordine e pace in una comunità travagliata dalle lotte e
dall’eretico pensiero. Sarà proprio questa eroica fanciulla, umile fiore,
a spandere il profumo soave della fede nelle vie di Viterbo, predicando
la fedeltà a una gerarchia ecclesiastica spesso fin troppo rimproverata
- non sembra di sentire echi di oggi? - e ribadendo la necessità della
fedeltà a Cristo e alla Chiesa, prendendo come esempio la vera e ge-
nuina fede dei Santi. Sarà proprio Rosa a sfidare una “maga” a una
prova del fuoco, per vedere chi delle due avesse ragione. E Rosa vinse,
convertendo la povera donna.
Dunque, dove nasce Rosa? Presso una famiglia umile ma onesta,
composta da due agricoltori che vivevano dei lavori fatti in campagna.
Il padre Giovanni, persona degna e devota di San Giovanni Battista,
così tanto venerato a Viterbo, tanto che c’è una chiesa vicino alla casa
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di Santa Rosa dedicata proprio al Santo Precursore. La mamma, Ca-
terina, è definita da tutti saggia, devota e onestissima. Una famiglia
esemplare e cristiana, quindi, che impone alla figlioletta il nome di
Rosa. Tanti hanno cercato di indovinare il perchè di questo nome. For-
se perchè è nata nella stagione in cui fioriscono le rose? Ma maggio
è ancora un pò lontano, anche se alcuni sostengono che Rosa sia nata
propio nel mese di maggio. O, forse, perchè la bambina sarebbe nata
nella quarta domenica di Quaresima, detta “della rosa” perchè quel
giorno il Papa a Roma benediceva una rosa
d’oro, destinata poi ad una principessa cat-
tolica o a una persona nobile e illustre che
ha recato servigi alla Chiesa? Non si sa,
ma non è poi così importante.
Al fiore di Maria per eccellenza la
fanciulla ha comuque legato la sua vita,
tanto che diventerà patrona dei fiorai e
molti miracoli tra i più belli hanno come
protagonisti le rose. Miracoli che avven-
gono fin da subito: se ne parla già quan-
do la fanciulla ha appena tre anni. Rosa è
allora un tenero virgulto, al quale i genitori
insegnano subito a rivolgere almeno il pensiero
a Gesù e Maria, facendole poi apprendere le prime semplici preghiere
quando lei acquista il dono della parola. E il miracolo è certo strepi-
toso, grande, tanto che in città e in tutta la Tuscia si parlerà a lungo di
Rosa. Succede che la zia, sorella della mamma, si ammala e muore.
La bambina, quando sente la madre comunicare la morte dell’ama-
ta sorella, vuole andare vicino al letto funebre dove si trova il corpo
della zia. Si avvicina, prega, tocca con delicatezza il cadavere; ed ecco,
grande prodigio, la donna si alza, getta uno sguardo intorno come se si
fosse risvegliata da un breve sonno ristoratore e torna tra i suoi cari. E’
cosa straordinaria, è miracolo, e già allora la gente comincia a capire.
Rosa è stata beneficiata da Dio con grazie eccezionali.
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A cinque anni, qualcuno incomincia a parlare di una bambina che
si infligge severe penitenze. Rosa maestra di fede già a questa età? E’
molto probabile, visto quello che accadrà in seguito.
La piccola Rosa vive nella sua piccola parrocchia, vicinissima alla
chiesa di Santa Maria in Poggio, nel cuore antico della Viterbo me-
dievale. La bambina cresce in grazia, sapienza ed età come Gesù fan-
ciullo, e osserva bene tutto ciò che succede intorno a lei. Non abita
lontano da quei luoghi di Viterbo dove sono arrivati e si sono stabiliti i
primi frati di San Francesco. Molto spesso, lei nota la povertà, umiltà
e semplicità di vita dei francescani. I frati si muovono a piedi scalzi,
sulla nuda e fredda pietra grigia con cui è costruita gran parte della
città antica, e portano ristoro spirituale ad una popolazione provata da
conflitti, pesti e malattie. Lì, vicino la dimora di Rosa, c’è l’ospedale
di frà Soldanerio, uno dei primi discepoli del Santo di Assisi. E nella
prima metà del Duecento, in una zona molto vicina alla casa di Rosa
arrivano le prime sorelle clarisse, che portano il dolce messaggio di
Chiara d’Assisi a Viterbo.
E’ subito amore, da parte di Rosa, per la persona del Santo Poverel-
lo di Assisi, tanto che, seguendo lo spirito di frate Francesco, la bam-
bina inizia a fare dure penitenze. Il Santo è sempre lì davanti ai suoi
occhi come modello supremo di santa vita in Gesù e, spontaneamente,
nasce in Rosa il grande desiderio di abbracciare la vita monastica se-
guendo la luminosa regola di Santa sorella Chiara che, come si sa, era
legatissima a Francesco. La ragazza viterbese non riuscirà, in vita, a
coronare questo suo sogno di vita consacrata. In questo, certo, non
venne molto aiutata dalla comunità delle clarisse di Viterbo. Le povere
suore erano un pò intimidite dalla vita così ricca di grazia di Rosa e
dalla sua personalità così spiccata, intensa e carica di amore per Gesù,
che la spingeva a girare spesso per le vie di Viterbo brandendo una
croce di legno e incitando alla vera fede in Gesù.
Rosa, così facendo, conquista il cuore di tanta gente. Ma il disegno
di Dio era evidentemente diverso. In ogni caso, durante questi suoi
pellegrinaggi per la città, la santa vestiva il grigio abito delle terziare
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francescane. Certamente, almeno questo il buon Dio glielo concesse:
poter diventare membro del Terz’ordine secolare francescano. E’ pur
sempre cosa grande per Rosa, visto che comunque riesce a rimanere
legata in qualche modo al Santo da lei tanto amato.
Ma non precorriamo i tempi. Questo avverrà a diciasette anni,
quando la vita di santità di Rosa esploderà in tutta la sua belleza e
grazia divina, e diventerà in un certo senso una vita pubblica, che si
svolge sotto gli occhi attenti di tutti i cittadini. Fino ad allora, seppur
tra miracoli e fatti prodigiosi, l’esistenza della dolce Rosa di Viterbo
si svolgerà, per quanto si può, nell’umiltà e nel nascondimento, nella
penitenza.
La bambina inizia a portare il cilicio e si veste spesso di un abito
di lana grezza, rude al contatto con la pelle. E’ felice quando viene
rimproverata, sgridata e calunniata. Gesù, per mezzo di San France-
sco, sta lavorando a fondo nell’anima di questa piccola fanciulla. Che
cos’è perfetta letizia? Perfetta letizia è quando tutti diranno male di
noi, e noi sapremo sopportare per amore di Gesù ogni sorta di ingiuria
e offesa.
Non sono solo parole, visto che Rosa mette in pratica quest’inse-
gnamento con l’aiuto del Signore. E fa miracoli, anche nei confronti di
chi la fa soffrire. Un giorno, andando alla fontana vicino casa sua per
riempire la brocca d’acqua, incontra una bambina. Anche lei era lì per
prendere l’acqua. Intenta nell’operazione, questa fanciulla rompe per
sbaglio il proprio vaso, che va in mille pezzi. Furibonda e timorosa che
la mamma la possa sgridare la bambina inizia ad insultare Rosa, calun-
niandola e dandole la colpa della rottura della sua brocca. La giovane
Rosa però non parla. Prega in silenzio, si avvicina e raccoglie i pezzi
del vaso infranto, rimettendoli tutti a posto. Va poi dalla bambina e le
consegna una brocca bella, intatta come era prima. Grande lezione di
umiltà e fede: la povera fanciulla non sa che dire, è stata sbugiardata
ed è piena di vergogna. Ancora oggi nella piccola piazza davanti alla
chiesa parrocchiale della santa si può vedere la fontana del miraco-
lo; in cima c’è una piccola scultura, raffigurante il prodigio di questa
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giovanissima Rosa, il cui profumo ha evidentemente già cominciato a


spandersi per tutta la città.
La santità di Rosa cresce, infatti e si fa sempre spiccata. Papa Pio
XII ebbe a scrivere su Rosa parole di grande bellezza, confermando
che già nella piena adolescenza Rosa aveva raggiunto la perfezione
evangelica richiestaci da Nostro Signore, e perfezione nella santità
vuol dire anche essere partecipi delle sofferenze umane corporali e
spirituali del prossimo. I poveri nel corpo e nello spirito non manca-
no certo, a Viterbo, e Rosa è subito colpita dal loro disagio. Li vuole
aiutare, in qualche modo, anche sfamandoli. Un giorno Rosa è assorta
nella preghiera e nella contemplazione quando, all’improvviso, sente
dei lamenti nella strada. Sono dei poveri affamati che chiedono qual-
cosa da mangiare. Questa fanciulla dall’animo generoso non ha esita-
zione. Prende dalla dispensa delle pagnotte e, prima di uscire di casa,
le nasconde nel suo grembo, per paura dei rimproveri del padre. Un
uomo onesto e di fede, Giovanni, ma talvolta chiuso alle necessità al-
14 Il Crociato

trui, anche per quel timore dello spreco sempre esistente nelle famiglie
che devono ogni giorno guadagnarsi il pane quotidiano con fatica.
Più volte ha ripreso Rosa per questo e, in fondo, ancora una volta
nella vita della ragazza si manifesta qualche coincidenza sorprendente
con l’esperienza del Santo Francesco d’Assisi, anche lui vessato dal
padre Pietro di Bernardone per questo suo amore per i più poveri. La
giovane dunque sta per uscire ma, sulla porta di casa viene sorpresa
dal genitore. Questi le chiede bruscamente di fargli vedere che cosa sta
nascondendo in grembo, e subito Rosa cambia colore, arrossisce come
una vera rosa purpurea. Prova vergogna e timore verso l’autorità pa-
terna. Cosa mi succederà? L’obbedienza tuttavia è sacra e, lentamente,
Rosa srotola la veste che cela le pagnotte e ... miracolo! Al posto del
pane ci sono tante rose, grandi e profumate. Il Signore è intervenuto
per mostrare all’attonito e sorpreso Giovanni la sua potenza, insegnan-
dogli allo stesso tempo che l’amore per Dio nei poveri deve superare
le chiusure del cuore umano.
Continua
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L’INTENZIONE DEL MESE DI SETTEMBRE 2010
Per le scuole cattoliche e l’educazione della gioventù
Cari Crociati,
un giorno San Pio X interrogò alcuni Vescovi e Cardinali: “Cosa bi-
sogna fare per ottenere la santificazione della Chiesa?”. Alcuni rispo-
sero: “Costruire delle chiese!”. “No” - dice il Papa. “Dei Seminari!”,
“No”, “Delle Conferenze dei Circoli!”, “No e no”, risponde ancora il
Santo Padre: “Ciò che è necessario sono scuole cattoliche!”.
Cari Crociati, a scuola potete imparare l’ortografia, la grammati-
ca, il calcolo ecc., ma non è l’essenziale. L’essenziale è imparare a
conoscere ed amare Nostro Signore. Quanti bambini nel mondo non
conoscono Gesù! Essi, quindi, non possono amarlo nè pregarlo. Ma
allora come potranno andare in cielo? Ecco perchè San Pio X voleva
delle scuole cattoliche dove i maestri parlassero di Dio, insegnassero
la verità, aprissero le intelligenze alla vera scienza, dove gli educato-
ri fortificassero la volontà nella pratica delle virtù. Certo, è in primo
luogo nella famiglia cattolica che l’anima si apre al Buon Dio, ma la
scuola completa il lavoro dei genitori. San Domenico Savio è nato in
una famiglia molto cattolica. Ma sarebbe diventato santo se i suoi ge-
nitori non avessero fatto il sacrificio della separazione e non l’avessero

Continua →

“Il Crociato” è il bollettino ufficiale della Crociata Eucaristica, opera spirituale


per la santificazione dei bambini e dei ragazzi, al servizio dei grandi bisogni
della Chiesa.
◊ Il bollettino è inviato gratuitamente.
Chi volesse contribuire alle spese di stampa e di spedizione può inviare un‛of-
ferta tramite la posta, al CCP n. 61417002 intestato a Ass. Fraternità San Pio
X, indicando nella causale: PER IL CROCIATO. Coloro che non fossero interes-
sati a ricevere il bollettino sono invitati gentilmente a segnalarlo.
◊ Ecco il nostro indirizzo:

CROCIATA EUCARISTICA ITALIANA


VIA TRILUSSA 45
00041 ALBANO LAZIALE (ROMA)
L’INTENZIONE DEL MESE
PER LE SCUOLE CATTOLICHE E L’EDUCAZIONE DELLA GIOVENTÙ

mandato alla scuola di Don Bo- ro, in quanto la vita futura non
sco? Là Domenico ha respirato è solo un lavoro. La vita futura è
un’atmosfera cristiana, ha rice- soprattutto l’eternità, il cielo. La
vuto una solida formazione, ha scuola non deve insegnare solo
vissuto al ritmo delle preghiere ciò che ci è utile alla vita sulla
quotidiane, del Rosa- terra, ma soprattutto
rio, potendo assistere ciò che ci prepara
alla Santa Messa e all’eterna felicità
avendo la possibilità del cielo.
di confessarsi, di par- Cari Crociati, tutti
lare con i Sacerdoti e gli uomini hanno
di trovare dei buoni un’ anima da salvare
compagni. Quale la- e anche i bambini,
voro meraviglioso si per questo l’opera
è potuto operare nel- delle scuole e l’edu-
la sua anima! Quale cazione cattolica è
fortuna per Dome- estremamente im-
nico! Ah! Se tutti i portante. Allora sia-
bambini potessero mo molto generosi
avere un’occasione simile! Alla questo mese. Che le preghiere,
scuola di Don Bosco, Domeni- le comunioni i sacrifici aiutino
co, non ha imparato solamente lo sviluppo e la moltiplicazione
a leggere, scrivere e contare in delle scuole cattoliche e la for-
previsione di un impiego futu- mazione di santi.

OFFERTA DELLA GIORNATA:


“Divin Cuore di Gesù, vi offro, attraverso il Cuore Immacolato di Ma-
ria le preghiere, le azioni e le sofferenze della giornata, in riparazione
delle nostre offese e secondo le intenzioni per le quali vi immolate
continuamente sugli altari. Ve le offro in particolare: per le scuole
cattoliche e l’educazione della gioventù ”.