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Caterina da Siena, Lettere, a cura di Antonio Volpato

in: Santa Caterina da Siena, Opera Omnia, Testi e Concordanze,


Provincia Romana dei Frati Predicatori,
Centro Riviste, Pistoia 2002

LETTERA 1
A monna Lapa.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissima madre in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges Cristo,
scrivo a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi con vero cognoscimento di voi medesima
e de la bont di Dio in voi ch senza questo vero cognoscimento non potreste participare la vita de la
grazia ; e per dovete con vera e santa sollicitudine studiare di cognoscere voi non essere, e lessere
vostro ricognoscerlo da Dio, e tanti doni e grazie quante avete ricevute da lui e ricevete tutto d.
A questo modo sarete grata e cognoscente, e verrete a vera e santa pazienzia, e non vederete le
picciole cose per grandi, ma le grandi vi parranno picciole a sostenere per Cristo crocifisso. Non
buono el cavaliere se non si pruova in sul campo de la battaglia; cos lanima nostra si debba provare a
la battaglia de le molte tribulazioni, e quando allora si vede fare prova buona di pazienzia e non volta
el capo indietro per impazienzia scandalizzandosi di quello che Dio permette pu godere ed essultare,
e con perfetta allegrezza aspettare la vita durabile, per che s riposata ne la croce; e confortasi con le
pene e con gli obbrobrii di Cristo crocifisso, e ragionevolmente pu aspettare leterna visione di Dio.
Per che Cristo la promette a loro, ch coloro che sono perseguitati e tribolati in questa vita, sono poi
saziati (Mt 5, 6; Lc 6, 21) e consolati (Mt 5, 5) e alluminati nelleterna visione di Dio, gustando
pienamente e senza mezzo la dolcezza sua; ed eziandio in questa vita comincia Dio a consolare coloro
che saffadigano per lui.
Ma senza el cognoscimento e di noi e di Dio, non potremmo venire a tanto bene: adunque vi
prego, quanto so e posso, che vingegniate daverlo, acci che noi non perdiamo el frutto de le nostre
fadighe. Altro non dico.
Permanete ne la santa e dolce dilezione di Dio. Ges dolce, Ges amore.

LETTERA 2
A uno prete detto ser Andrea da Vincione.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissimo fratello e padre, per reverenzia del dolcissimo sacramento, in Cristo dolce Ges, io
Caterina, serva e schiava de servi di Ges Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di
vedervi alluminato di vero e perfettissimo lume acci che cognosciate la dignit nella quale Dio v
posto, per che senza el lume non la potreste cognoscere; non cognoscendola non rendereste gloria e
loda alla somma bont che ve l data, e non notricareste la fonte della piet per gratitudine, ma
disseccarestila nellanima vostra, con molta ingratitudine. Per che la cosa che non si vede non si pu
cognoscere; non cognoscendola, non lama; non amandola, non pu essere grato n cognoscente al suo
Creatore: adunque ci bisogno el lume.
O carissimo fratello, egli ci di tanta necessit che se lanima el considerasse quanto l di
bisogno, ella eleggerebbe innanzi la morte che amare o cercare quella cosa che le tolle questo dolce e
diritto lume. E se voi mi diceste: Voglia di fuggirla, quale quella cosa che mel tolle?, io vi
risponderei, secondo el mio basso intendimento, che solo la nuvila dellamore proprio sensitivo di noi
medesimi quello che cel tolle.
Questo uno arbore di morte che tiene la radice sua intro la superbia unde dalla superbia nasce
lamore proprio e dallamor proprio la superbia, perch subbito che luomo sama di cos fatto amore
presumme di s medesimo , e frutti suoi generano tutti morte, tollendo la vita della grazia nellanima
che gli possiede e gli mangia col gusto della propria volont, cio che volontariamente caggia nella
colpa del peccato mortale che germina lamore proprio.
Oh quanto pericoloso! Sapete quanto? che egli priva luomo del cognoscimento di s, unde
acquistarebbe la virt de lumilit nella quale umilit sta piantato lamore e laffetto dellanima che
ordenata in carit , e privalo del cognoscimento di Dio, del quale cognoscimento traie questo dolce
fuoco della divina carit.
Per che di suo principio le tolse el lume con che cognosceva: e per si truova spogliata della
carit, perch non cognobbe. Senza el cognoscimento fatta simile allanimale, s come per lo
cognoscere con lume di ragione luomo diventa uno angelo terrestro in questa vita.
E spezialmente e ministri, e quali la somma bont chiama e cristi suoi: questi debbono essere
angeli e non uomini; e veramente cos sonno, se non si tolgono questo lume, e dirittamente nno
loffizio dellangelo. Langelo ministra a ognuno in diversi modi, secondo che Dio l posto, e sonno in
nostra guardia dati a noi per la sua bont; cos e sacerdoti posti nel corpo mistico della santa Chiesa a
ministrare a noi el sangue e l corpo di Cristo crocifisso tutto Dio e tutto uomo per la natura divina
unita con la natura nostra umana: lanima unita nel corpo, e il corpo e lanima unita con la deit, natura
divina del Padre eterno , el quale die essere ed ministrato da quegli che nno vero lume, con fuoco
dolce di carit, con fame de lonore di Dio e salute dellanime, le quali Idio v date in guardia acci
che il lupo infernale non le divori. Questi gusta e frutti delle virt che danno vita di grazia, che escono
dellarbore del vero e perfetto amore.
El contrario, s come di sopra dicemmo, fanno quegli che tengono larbore della morte nellanima
loro, cio dellamore proprio: tutta la vita loro corrotta, perch corrotta la principale radice
dellaffetto dellanima. Unde se sonno secolari essi son gattivi nello stato loro, commettendo le molte
ingiustizie, non vivendo come uomini ma come lanimale che sinvolle nel loto vivendo senza veruna
ragione: cos questi cotali non degni di esser chiamati uomini perch snno tolta la dignit del lume
della ragione , ma animali, ch sinvollono nel loto della immondizia, andando dietro a ogni miseria
secondo che lappetito loro bestiale gli guida.
Se egli religioso o cherico, la vita sua egli non la guida non tanto come angelo n come uomo,
ma, come bestia, molto pi miserabilmente che spesse volte non far un secolare. Oh di quanta ruina e
riprensione saranno degni questi cotali! La lingua non sarebbe sufficiente a narrarlo; ma bene el
prover la tapinella anima, quando sar messa alla pruova. Preso nno, questi cotali, loffizio delle
dimonia: le dimonia, tutto el loro studio ed essercizio di privare lanime di Dio per conducerle a
quello riposo che in s medesimo; cos questi cotali si sonno privati della buona e santa vita, perch
nno perduto el lume e vivono tanto scelleratamente quanto voi e gli altri che nno cognoscimento
possono vedere. Essi son fatti crudeli a lor medesimi essendosi fatti compagni delle dimonia, abitando
con loro inanzi el tempo.
Questa medesima crudelt nno verso le creature, perch sonno privati della dilezione della carit
del prossimo. Egli non sono guardatori danime, ma devoratori, ch essi medesimi le mettono nelle
mani del lupo infernale. O miserabile uomo, quando ti sar richiesto dal sommo giudice ragione, non
potrai rendere; e non rendendola tu ne cadi nella morte eternale: ma tu non vedi la pena tua, perch tu ti
se privato del lume e non cognosci lo stato nel quale Idio t posto per la sua bont. Oim, carissimo
fratello! egli l posto come angelo, e perch sia angelo a ministrare el corpo de lumile e immaculato
Agnello; ed egli dirittamente uno demonio incarnato. Non tiene vita di religioso, ch in s non
veruno ordine di ragione; n vive come cherico, che debba vivere umilmente con la sposa del breviario
a lato, rendendo el debito dellorazioni a ogni creatura che in s ragione, e la substanzia temporale a
povaregli e in utilit della Chiesa, anco vuole vivere come signore, e stare in stato e in delizie con
grandi adornamenti, con molte vivande, con enfiata superbia, presumendo di s medesimo. Non pare
che si possa saziare: avendo uno benefizio, egli ne cerca due; avendone due, egli ne cerca tre, e cos
non si pu saziare. In iscambio del breviario son molti sciagurati (cos non fusse egli!) che tengono le
femmine immonde, e larme come soldati, e l coltello a lato, come si volessero difendere da Dio, con
cui nno fatto la grande guerra: ma duro gli sar al misero a ricalcitrare a lui, quando distender la
verga della divina giustizia. Della substanzia ne nutrica e figliuoli, e quelle che sonno dimoni incarnati
con lui insieme.
Tutto questo gli nato dallamore proprio di s el quale ponemmo che era uno arbore di morte,
e frutti suoi erano puzze di peccati mortali el quale d la morte nellanima, perch ci tolta la grazia
essendo privati del lume. Ora aviamo veduto che solo la nuvila dellamore proprio quello che cel
tolle: poich tanto pericoloso, da fuggirlo e da fare buona guardia, acci che non entri nellanima
nostra; e se egli ci intrato, pigliare el rimedio.
El rimedio questo: che noi stiamo nella cella del cognoscimento di noi, cognoscendo noi per noi
non essere, e la bont di Dio in noi; ricognoscendo lessere e ogni grazia che posta sopra lessere da
lui, e in noi vedere e difetti nostri, acci che veniamo a odio e dispiacimento della sensualit. E
collodio fuggiremo questo amore proprio, trovarenci vestiti del vestimento nuziale (Mt 22, 11) della
divina carit, del quale lanima debba essere vestita per andare alle nozze di vita eterna. Alluscio della
cella porr la guardia del cane della conscienzia, lo quale abbaia subbito che sente venire e nemici
delle molte e diverse cogitazioni nel cuore: e non tanto che abbai a nemici, ma essendo amici s
abbaier, venendo alcuna volta santi e buoni pensieri di volere fare alcuna buona operazione: si dester
questa dolce guardia, la ragione, col lume dello ntelletto, perch vegga segli da Dio o no. E per
questo modo la citt dellanima nostra sta sicura, posta in tanta fortezza che n dimonio n creatura
gliele pu tllere; sempre cresce di virt in virt, infine che giogne alla vita durabile, conservata e
cresciuta la bellezza dellanima sua col lume della ragione, perch non v stata la nuvila dellamore
proprio: ch se lavesse avuta, gi non lavarebbe conservata. Considerando questo lanima mia, dissi
chio desideravo di vedervi alluminato di vero e perfetto lume. Adunque voglio che ci destiamo dal
sonno della negligenzia, essercitando la vita nostra in virt col lume acci che in questa vita viviamo
come angeli terrestri, anegandoci nel sangue di Cristo crocifisso, nascondendoci nelle piaghe
dolcissime sue. Altro non vi dico.
Permanete etc.
Ricevetti la vostra lettera; intesi ci che dice. Sappiate che di me non si pu vedere n contare
altro che somma miseria: ignorante e di basso intendimento. Ogni altra cosa si della somma eterna
Verit: a lui la reputate, e non a me. Teneramente mi raccomando alle vostre orazioni. Ges dolce,
Ges amore.

LETTERA 3
Al proposto di Casole e a Jacomo di Mancio dal detto luogo.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissimi padri e fratelli in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges
Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi seguitare lAgnello isvenato per
noi in su el legno de la santissima croce, el quale fu nostra pace e tramezzatore per che intr in mezzo
tra Dio e luomo, e de la grande guerra fece la grandissima pace, non raguardando a le nostre iniquitadi,
ma raguardando a la inestimabile bont sua.
Voi dunque, membri e schiavi ricomprati di cos prezioso e glorioso sangue, dovete seguitare le
vestigie sue: bene vedete che la prima dolce Verit s fatta regola e via. Cos dice egli: Ego sum via,
veritas et vita (Gv 14, 6). Egli quella via di tanta dolcezza e di tanto lume che colui che la seguita non
cade in tenebre; e noi ignoranti, miseri miserabili, sempre ci partiamo da la via de la luce e andiamo per
la via de la tenebre, dove morte perpetua. Unde, carissimi padri e fratelli, io non voglio che facciamo
pi cos; ma voglio che seguitiate la via dellAgnello isvenato con tanto fuoco damore.
Gi abiamo detto che egli si fece tramezzatore a fare pace tra Dio e luomo; e per questa
dunque la via che io voglio che seguitiate, cio che voi medesimi siate mezzo fra voi e Dio cio tra la
parte sensitiva e la ragione , cacciando lodio per lodio, e lamore per lamore: cio che abiate odio e
dispiacimento del peccato mortale e delloffesa fatta al vostro Creatore (e odiare la parte sensitiva,
legge perversa che sempre vuole ribellare a Dio), e odio e dispiacimento dellodio che avete col
prossimo vostro, per che lodio del prossimo non altro che offesa di Dio. Unde pi doviamo odiare
che noi odiamo perch se ne offende la prima Verit ch non dobiamo odiare i nemici nostri che ci
fanno ingiuria ; e debbolo avere, questo odio, inverso di me, per che colui che sta in odio mortale
odia pi s che il suo nemico.
Unde voi sapete che tanto maggiore lodio quanto maggiore la cosa che offesa; e per
maggiore odio colui che offeso ne la persona che colui che offeso in parole o nellavere, per che
veruna cosa che sia tenuta tanto cara quanto la vita: e per luomo sareca a maggiore ingiuria
lessere offeso ne la persona, e concepe pi odio. Or pensate dunque voi che non comparazione da
loffesa che fatta ad alcuno per la creatura a quella che si fa esso medesimo. Che comparazione si fa
da la cosa finita a la infinita? non veruna. Unde se io so offeso nel corpo, e io viva in odio per loffesa
che m fatta, seguita che io offendo lanima mia e uccidola, tollendole la vita de la grazia e dandole la
morte eternale, se la morte gli viene nel tempo dellodio: che non n sicuro.
Adunque io debbo avere maggiore odio verso di me che uccido lanima, che infinita per che
non finisce mai quanto ad essere : per che, perch finisca a grazia, non finisce ad essere, che verso
di colui che muccide el corpo, che cosa finita, per che o per uno modo o per un altro a finire : egli
cosa corruttibile e che non dura la verdura sua; ma tanto si conserva e vale, quanto el tesoro
dellanima v dentro. Or che egli a vedere quando la pietra preziosa n fuore? uno sacco pieno di
sterco, cibo di morte e cibo di vermini. Adunque io non voglio che per questa ingiuria che fatta contra
a questo corpo finito ed tanto vile , che voi offendiate Dio e lanima vostra che infinita, stando
in odio e in rancore.
Avete dunque materia di concepere maggiore odio inverso di voi che inverso di loro; e a questo
modo cacciarete lodio con lodio, per che con lodio di voi cacciarete lodio del prossimo, gittarete
uno colpo e satisfarete a Dio e al prossimo: per che levando lodio dallanima vostra voi fate pace con
Dio e fate pace col prossimo. Adunque vedete, fratelli carissimi, che a questo modo voi seguitarete
lAgnello che v via e regola; la quale tenendo, vi conduce a porto di salute.
Questo Agnello fu quello mezzo che in su la croce satisfece a la ingiuria del Padre, e a noi diede
la vita de la grazia; e de la grande guerra si fece la grandissima pace, solo per questo mezzo. Levasi
questo dolce Agnello con odio de la colpa commessa per luomo, e de la ingiuria che fatta al Padre
per loffesa fatta; e piglia questa offesa e fanne vendetta sopra a s medesimo, e non la punisce sopra
colui che offeso, ma puniscela sopra a s medesimo, el quale non contrasse mai veleno di peccato.
Tutto questo fatto lodio e lamore: amore di virt e odio del peccato mortale. Or dietro a questa
regola dovete tenere voi.
Voi sapete che per gli molti peccati mortali siamo in odio e in dispiacere di Dio: fatta la guerra
con lui.
Ma vero che, poi che questo Agnello ci di el sangue, noi potiamo fare questa pace, unde se
ogni d cadessimo in guerra, ogni d potiamo fare la pace, ma con modo, ch senza modo non si farebbe
mai.
Questo il modo a participare el sangue di Cristo crocifisso: di levarsi con odio e amore, e
ponersi per obiecto lobbrobrio, le pene e l vituperio, e flagelli e la morte di Cristo crocifisso,
pensando che noi siamo coloro che labiamo morto; e ogni di luccidiamo peccando mortalmente: per
che non morto per le sue colpe, ma per le nostre.
Allora lanima conceper questo perfettissimo odio verso la colpa sua, come detto abiamo, el
quale odio spegnar el veleno del peccato mortale; e non vorr fare vendetta del prossimo, anco
lamar come s medesimo, e cercar pure in che modo egli possa punire le colpe sue. E la ingiuria che
gli fatta da la creatura non la pigliar in quanto fatta da creatura, ma pensar che l Creatore permetta
quella ingiuria o per gli peccati presenti, o per gli peccati suoi passati; unde non se la recar a ingiuria,
ma parragli, come egli , che Dio gli labbi permesso per grande misericordia, volendo pi tosto punire
i suoi defetti in questo tempo finito che serbargli a punire nel tempo infinito, dove pena senza alcuna
misericordia. Or questo dunque el modo, e pensate che non c altra via; ma ogni altra via ci conduce
a morte, eccetto che questa.
In questa via di Cristo dolce Ges non ci pu stare morte, ma tolleci la morte; non fame, per che
ci perfetta saziet: per che egli c Dio e uomo. Ella via secura, che non teme de nemici, e non
teme demonia n uomini; ma quelli che vanno per essa sono fermi, e dicono col dolce innamorato di
Paulo: se Dio per noi, chi sar contra noi? (Rm 8, 31) E voi sapete bene che se voi non sete contra a
voi medesimi, stando ne le miserie de peccati mortali, che Dio non sar mai contra voi, ma sempre vi
terr in s con misericordia e con benignit.
Per lamore dunque di Cristo crocifisso none schifate pi la via, n fuggite la regola che v data
per lo vostro capo Cristo crocifisso, dolce e buono Ges; ma levatevi su virilmente e non aspettate el
tempo, per che l tempo non aspetta voi, per che noi siamo pur mortali: doviamo morire, e non
sappiamo quando. vero che senza la guida non potreste andare, e per la guida questa: odio e amore,
s come dicemmo, per che con lodio e con lamore Cristo satisfece e pun le nostre iniquitadi sopra di
s. Ors virilmente! E non dormite pi nel letto de la morte, ma cacciate lodio con lodio e lamore
con lamore, per che con lamore di Dio el quale sete tenuti e obligati damare per dovere e per
comandamento , e con amore de la salute dellanima vostra la quale sta in stato di dannazione,
stando in odio col prossimo suo , con esso amore dico che cacciarete lamore sensitivo, el quale
sempre d pena e morte e tribolazione a colui che l seguita: e in questa vita gusta larra dello nferno.
Or non questa una grande cechit e oscurit a vedere che potendo in questa vita gustare vita
eterna, cominciando labitazione in questa vita conversando per affetto e amore con Dio, ed egli si
voglia fare degno dellinferno, cominciando per odio e rancore la conversazione con le demonia? Non
creatura che potesse imaginare quanta questa stoltizia. Di questi cotali non si potrebbe fare vendetta, e
non pare che vogliano aspettare el sommo giudice che lo dia la sentenzia ne la compagnia de le
demonia, per che essi medesimi se la danno, e prima che essi abbino separata lanima dal corpo la
pigliano in questa vita, mentre che sono viandanti e peregrini (Eb 11, 13; 1Pt 2, 11), vedendosi correre
come el vento verso el termine de la morte, e non se ne curano: unde come pazzi e frenetici fanno.
Oim, oim, aprite locchio del cognoscimento e non aspettate la forza e potenzia del sommo
giudice, ch altro el giudice umano e altro el giudice divino. Dinanzi a lui non si pu appellare, n
avere avvocati n procuratori, per che el giudice vero fatto suo avvocato la conscienzia, che s
medesima in quella estremit condanna e giudica s essere degna de la morte. Or giudichianci in questa
vita, per lamore di Cristo crocifisso, giudicando noi peccatori, e, confessando davere offeso Dio,
dimandiamo misericordia a lui, ed egli ce la far, non volendo noi giudicare n fare vendetta del
prossimo nostro, per che quella misericordia che io voglio per me mi conviene donare.
Facendo cos gustarete Dio in verit, e permarrete ne la via sicura, e sarete veri tramezzatori fra
voi e Dio, e nellultimo ricevarete leterna visione di Dio; e per, considerando me e avendo
compassione allanime vostre, non volendo che stiate pi in tanta tenebre, mi so mossa a invitarvi a
queste dolci e gloriose nozze, per che non sete creati n fatti per altro fine. E perch mi pare che la via
de la verit sia chiusa in voi, per lodio che avete, e quella de la bugia e del demonio, che padre de le
bugie, sia molto larga e aperta in voi, voglio che al tutto usciate di questa via tenebrosa, facendo pace
con Dio e col prossimo vostro, e reduciatevi ne la via che vi d vita. E di questo vi prego da la parte di
Cristo crocifisso, che non mi dineghiate questa grazia. Non vi voglio pi gravare di parole.
Permanete ne la santa e dolce dilezione di Dio. Ges dolce, Ges amore.
LETTERA 4
Ad uno monaco di Certosa essendo in carcere.
Al nome di Cristo e di Maria dolce.
A voi, dilettissimo e carissimo fratello mio in Cristo Ges, io Caterina, serva e schiava de servi
di Dio, scrivo a voi e confortovi nel prezioso sangue del Figliuolo di Dio, con desiderio di vedere el
cuore e lanima vostra unito e trasformato nel consumato amore del Figliuolo di Dio, per che senza
questo vero amore non potiamo avere la vita della grazia, n portare con buona e perfetta pazienzia.
E questa vera carit non vego, carissimo fratello, che potiamo avere, se lanima non raguarda lo
inestimabile amore che Dio avuto a lui, e singularmente vederlo svenato in sul legno de la santissima
croce: solo lamore l tenuto confitto e chiavellato. Dicovi che non sar neuna amaritudine che non
diventi dolce, n s gran peso che non diventi leggiero ne la memoria del sangue del Figliuolo di Dio.
inteso la molta fadiga e tribolazione le quali voi avete: ci riputiamo noi tribolazioni, e se noi
upriremo locchio del conoscimento di noi medesimi e de la bont di Dio, ci parranno grandi
consolazioni. Del conoscimento di noi, dico, cio che noi vediamo noi non essare; ma sempre siamo
stati operatori dogni peccato e niquit. Quando lanima raguarda s avere offeso el suo Creatore,
sommo etterno bene, cresce in uno odio di s medesima in tanto che ne vuole fare vendetta e giustizia;
contenta di sostenere ogni pena e fadighe per sodisfare alloffesa che fatta al suo Creatore.
Grandissima grazia si riputa che Dio gli abbi fatta, che egli el punisca in questa vita e non labbi
riserbato a punire nellaltra, due sono pene infinite.
O carissimo fratello in Cristo Ges, se noi considerassimo la grande utilit che a sostenere pene
in questa vita, mentre che siamo pellegrini che sempre corriamo verso el termine de la morte! E ci
molti beni in essare tribolato: luno si ched e si conforma con Cristo crocifisso ne le pene e obrobii
suoi. Or che pu avere maggiore tesoro lanima, che essare vestita degli obrobii e pene sue? Laltro si
che punisce lanima sua, scontiando e peccati e difetti suoi; acresce la grazia, e porta el tesoro ne la
vita durabile per le sue fadighe che Dio li d, volendolo rimunerare de le pene e fadighe sue.
Non temete, carissimo fratello mio, perch vedeste o vediate che l dimonio, per impedire la pace
e la pazienzia del cuore e dellanima vostra, mandasse tedii e tenebre nellanima vostra, mettendovi le
molte cogitazioni e pensieri; eziandio el corpo vostro parr che voglia essare ribello allo spirito. Alcuna
volta lo spirito de la bastemmia vorr contaminare el cuore in altre diverse battaglie, non perch creda
che lanima caggia in quelle tentazioni e battaglie per che gi sa ched egli deliberato deleggiare la
morte inanzi che offendare Dio mortalmente co la volont sua , ma fallo per farlo venire a tanta
tristizia, parendoli offendare, col due none offende, per chegli lassar ogni essercizio: ma non voglio
che facciate cos. Non debba mai venire in tristizia per neuna battaglia che abbia, n lassi mai veruno
essercizio o offizio o altra cosa, se non dovesse fare altro se non di stare dinanzi a la croce e dire:
Ges Ges, io mi confido in Domino nostro Jesu Cristo . Sapete che, perch vengano le cogitazioni e
la volont non consente, anco vorrebbe inanzi morire, non peccato: ma sola la volont quella cosa
choffende.
Adunque vi confortate ne la santa e buona volont, e non curate le cogitazioni, e pensate che la
bont di Dio permette a lo dimonio che molesti lanima nostra per farci umiliare e riconosciare la sua
bont, e ricorrire a lui dentro ne le dolcissime piaghe sue; come l fanciullo ricorre a la madre noi
benignamente saremo ricevuti da la dolce madre de la carit. Pensate che non vuole la morte del
peccatore, ma ched e si converta e viva, e tanto smisurato amore el muove a dare le tribolazioni, e
permettare le tentazioni, quanto la consolazione, e per che la sua volont non vuole altro che la nostra
santificazione. E per darci la nostra santificazione, di s medesimo a tanta pena: allobrobiosa morte
de la santissima croce.
Permanete ne le piaghe dolci di Cristo, e ne la santa dilezione di Dio.
LETTERA 5
A missere Francesco da Monte Alcino dottore in lege civile.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Dilettissimo fratello in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges Cristo,
scrivo a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi fondato nella vera e santa pazienzia,
considerando me che senza la pazienzia non potremo piacere a Dio, anco gustaremo larra dellinferno
in questa vita.
Oh quanto sarebbe semplice luomo che voglia gustare lo nferno, col dove pu avere vita
etterna! Che se io considero bene, in vita etterna non altro che una volont pacifica, acordata e
sottoposta alla volont dolce di Dio ch non possono desiderare n volere se non che quello che esso
Dio vuole : e ogni diletto che nno i veri gustatori fondato sopra questa volont pacifica. Cos per lo
contrario coloro che sono ne linferno gli arde e gli consuma la mala volont perversa, nella quale
volont ricevono crudeli tormenti con impazienzia odio e rancore: con essi si rodono e si contristano. E
di questo tutto s fa degno la ignoranzia e cechit de luomo; ch se fusse stato savio in questa vita,
mentre che egli era nel tempo della grazia cio che era atto a ricevere la grazia , se egli avesse
voluto avarebbe schifata questa cechit e ignoranzia.
O fratello carissimo, accordatevi co veri gustatori, che in questa vita cominciano a gustare Dio
facendo una volont con lui; per che in altro none sta la pena nostra se non in volere quello che non si
pu avere.
Se la volont ama onore, ricchezze, delizie e stati, o sanit di corpo, se le vuole e desidera con
disordinato affetto, ed egli no le pu avere ma spesse volte perde di quelle chegli , pena
grandissima perch sama troppo disordinatamente. S che la volont quella che lo d pena; ma
tolletemi via la volont propria e sar tolta ogni pena. In che modo ce la potremmo tllere? Che noi ci
spogliamo di questo uomo vecchio di noi medesimi, e vestianci de luomo nuovo, delleterna volont
del Verbo Dio e uomo. E se voi cercarete che vuole questa dolce volont dimandatene Pavolo, che dice
che non vuole altro che la nostra santificazione. E ci che egli ci d o permette a noi, o pena o
infermit, per qualunque modo elle si sono, egli le d e permette con grande misterio per nostra
santificazione e necessit della salute nostra.
Adunque non doviamo essere impazienti di quello che nostro bene, ma con uno santo
ringraziamento, reputandoci indegni di tanta grazia quanta a sostenere pena per Cristo crocifisso: cio
reputarci indegni del frutto che seguita doppo la fadiga; faccendoci degni della fatica per dispiacimento
e odio di noi medesimi, e di questa parte sensitiva che ribellato e offeso al suo Creatore. E se noi
dicessimo: Questa sensualit non pare che si voglia acordare a portarle, poniamole il freno con una
santa e dolce memoria di Cristo crocifisso, lusingandola e minacciandola dicendo: Porta oggi, anima
mia. Forse che domane sar termenata la vita tua: pensa che tu debbi morire e non sai quando. E se
noi raguardiamo bene, tanta grande fadiga quanto il tempo; e il tempo de luomo quanto una ponta
daco, e pi no. Adunque come diremo che veruna fadiga sia grande? Non da dirlo: che ella non .
E se questa passione sensitiva volesse pure alzare il capo, mettialle il timore e lamore adosso,
dicendole: Guarda che l frutto della impazienzia la pena etternale; e nellultimo d, del giudicio,
sosterrai pena con meco insieme. Meglio t dunque a volere quello che Dio vuole, amando quello che
egli ama, che a volere quello che tu vuogli tu, amando te medesimo damore sensitivo. Virilmente io
voglio che tu porti, pensando che non sono condegne le passioni di questa vita a quella futura gloria
che Dio apparechiata a coloro che l temeno, e che si vestono della dolce volont sua (Rm 8, 18).
Poi pensate, dolce fratello e padre, che quando lanima s tenuto cos bene ragione, ed ella apre
locchio del cognoscimento e vede s non essere perch ogni essere che procede da Dio , pruova
la sua inestimabile carit: ch per amore, e non per debito, l creata a la imagine e similitudine sua,
perch ella goda e participi la somma ed etterna bellezza di Dio, che per altra fine non l creata.
Questo ci mostr la dolce prima Verit che egli non cre luomo per altro fine , quando in sul legno
della santissima croce, per renderci questo fine il quale avevamo perduto, sven e aperse il corpo suo,
che da ogni parte versa abondanzia di sangue con tanto fuoco damore, che ogni durezza di cuore si
dovarebbe dissolvere, ogni impazienzia levare e venire a perfetta pazienzia. Non veruna cosa s amara
che nel sangue dellAgnello non diventi dolce, n s grande peso che non diventi leggiero.
Or non dormiamo pi, ma questo punto del tempo che ci rimaso corritelo virilmente,
attaccandovi al gonfalone della santissima croce con bona e santa pazienzia, pensando che l tempo
poco, e la fadiga quasi non cavelle, e il prezzo e l frutto grande. Non voglio che schifiate il grande
bene per piccola fadiga: ch per dolersi e lagnarsi non si solvano le fadighe, anco si radoppia fadiga
sopra fadiga, perch io pongo la volont in volere quello che io non posso avere.
Vestitevi, vestitevi di Cristo dolce Ges, che s forte vestimento che n dimonia n creatura vel
pu tllere, se voi non volete. Egli somma etterna dolcezza che dissolve ogni amaritudine; in lui si
gusta ogni dolcezza; in lui singrassa e sazia lanima per s fatto modo che ogni cosa fuore di Dio
reputa sterco e loto: dilettasi degli obbrobrii, degli strazii e villanie, e non vuole altro che conformarsi
con Cristo crocifisso. Ine posto laffetto e ogni sua sollicitudine; e tanto gode quanto si vede in pene,
per che vede che quella la via dritta: verunaltra che l faccia tanto conformare con Cristo
crocifisso quanto la via delle dolci pene.
Voglio che mi siate uno cavaliere virile che per Cristo crocifisso none schifiate il colpo della
infermit.
Pensate quanta la grazia divina, che nel tempo della infermit pone freno a molti vizii e difetti
e quali si comettarebbero avendo la sanit; e scontia e purga i peccati commessi, e quali meritano
pena infinita: e Dio per la sua misericordia gli punisce con pena finita. Ors, virilmente per lamore di
Cristo crocifisso: conficcatevi in croce con Cristo crocifisso, dilettatevi nelle piaghe di Cristo
crocifisso.
Permanete etc. Ges dolce, Ges amore.

LETTERA 6
A monna Lapa sua madre.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissima madre in Cristo Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges Cristo, scrivo a voi
nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi vera serva di Cristo crocifisso, fondata in vera
pazienzia, per che senza la pazienzia non possiamo piacere a Dio.
Ne la pazienzia mostriamo el desiderio de lonore di Dio e de la salute dellanime; e dimostra
ancora che lanima conformata e vestita de la dolce volont di Dio, per che dogni cosa gode, ed
contenta di ci che laviene. Unde la creatura, essendo di cos dolce vestimento vestita, sempre pace,
ed contenta di sostenere pena per gloria e loda del nome di Dio, e dona s e i figliuoli e tutte le cose
sue e la vita per onore di Dio.
Or cos voglio che facciate voi, carissima madre, cio che tutta la vostra volont, e me indegna
miserabile vostra figliuola, offeriate al servigio e onore di Dio e salute dellanime, con vera e buona
pazienzia, notricandovi del frutto de la santissima croce col dolce inamorato e umile Agnello; e a
questo modo neuna cosa vi parr fadiga. Spogliatevi del proprio amore sensitivo, per che egli tempo
di dare lonore a Dio e la fadiga al prossimo; ed essendo spogliata del proprio amore, andarete con
diletto e non con fadiga. Non dico pi.
Permanete ne la santa e dolce dilezione di Dio. Ges dolce, Ges amore.

LETTERA 7
A missere Pietro cardinale dOstia.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissimo e reverendo padre in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges
Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi legato nel legame della carit, s
come sete fatto Legato secondo che inteso ; della quale cosa molto singolare letizia,
considerando me che voi per questo ne potrete fare assai lonore di Dio e bene della santa Chiesa.
Ma pur per questo legame, senza altro legame, non fareste questa utilit, e per vi dissi che io
desiderava di vedervi legato nel legame de la carit; per che voi sapete che veruna utilit di grazia n a
noi n al prossimo potiamo fare senza carit. La carit quello dolce e santo legame che lega lanima
col suo Creatore; ella leg Dio ne luomo, e luomo in Dio: questa carit inestimabile tenne confitto e
chiavellato Dio e Uomo in su. legno della santissima croce. Costei acorda i discordi; questa unisce i
separati; ella arricchisce coloro che sono povari della virt, perch d vita a tutte le virt. Ella dona
pace e tolle guerra; dona pazienzia, fortezza e longa perseveranzia in ogni santa e buona operazione;
non si stanca mai; non si stolle mai da lamore di Dio e del prossimo suo, n per pena n per strazio n
ingiuria n scherni n villania. Non si muove per impazienzia n a delizie n a piacimento, per delizie
che l mondo gli potesse dare con tutte le lusinghe sue.
Chi l, perseverante che giamai non si muove, perch elli fondato sopra la viva pietra Cristo
dolce Ges; cio, che imparato da lui a amare el suo Creatore, seguitando le vestigie sue. In lui letta
la regola e la dottrina, perch elli via verit e vita, e chi legge in lui, che libro di vita, elli tiene per la
via dritta: attende solo allonore di Dio e alla salute del prossimo suo. Cos fece esso Cristo dolce Ges,
e non ritrasse questo amore de lonore del Padre e salute nostra n per pena, n per tormenti, n per
lusinghe che gli fussero fatte, n per ingratitudine nostra; elli persevera infine allultimo che elli
compito questo desiderio, e compita loperazione che gli fu messa in mano dal Padre, di ricomprare
lumana generazione: cos adempie lonore del Padre e la salute nostra.
Or in questo legame e amore voglio che seguitiate, imparando da la prima dolce Verit, el quale
v fatta la via che vi d vita, e datavi la forma de la regola, e insegnata la dottrina della verit. Voi
dunque, come vero figliuolo e servo ricomprato del sangue di Cristo crocifisso, voglio che seguitiate le
vestigie sue con uno cuore virile e sollicitudine pronta; none staccarvi mai n per pena n per diletto:
perseverate infine a la fine questa e ogni altra operazione che voi pigliate a fare per Cristo crocifisso.
Attendeteci a liniquit e miserie del mondo, de molti difetti che si commettono che tornano a
vitoperio del nome di Dio , e voi, come affamato de lonore suo e salute del prossimo, adoperate ci
che voi potete per remediare a tanta iniquit. So certa che essendo voi legato nel legame dolce della
carit, voi usarete la legazione vostra, la quale avete ricevuta dal vicario di Cristo, per lo modo che
detto . Ma senza el primo legame de la carit questo non potreste usare, n farlo per quello modo che
dovete, e per vi prego che vi studiate davere in voi questo amore. Legatevi con Cristo crocifisso
con vere e reali virt seguitate le sue vestigie , e col prossimo per fatto damore.
Ma io voglio che noi pensiamo, carissimo padre, che se lanimo nostro non spogliato dogni
amore proprio e piacere di s e del mondo, non pu mai pervenire a questo vero e perfetto amore,
legame di carit, perch contrario luno amore allaltro. In tanto contrario che lamore proprio ti
separa da Dio e dal prossimo, e quello tunisce; questo ti d morte, e quello vita; questo tenebre, e
quello luce; questo guerra, e quello pace; questo ti strigne el cuore che non vi capi n tu n l prossimo,
e la divina carit el dilarga, ricevendo in s amici e nemici e ogni creatura che in s ragione, perch
s vestito dellaffetto di Cristo, e per seguita lui.
Lamore proprio miserabile e partesi da la giustizia, e commette lingiustizie; uno timore
servile che non gli lassa fare giustamente quello che debba, o per lusinghe o per timore di non perdare
lo stato suo: questa quella perversa servitudine e timore che condusse Pilato a uccidere Cristo. Questi
cotali non fanno giustizia, ma ingiustizia; essi non vivono giustamente e virtuosamente con affetto di
divino amore, ma ingiustamente e viziosamente con amore proprio tenebroso. Questo cotale amore
voglio che sia al tutto tolto da voi, s che siate in vera e perfetta carit, amando Dio per Dio in quanto
degno dessere amato perch somma ed etterna bont , amando voi per lui, e l prossimo per lui,
non per rispetto di propria utilit. Or cos voglio, padre mio, Legato del nostro signore lo papa, che voi
siate legato nel legame della vera ardentissima carit: questo desidera lanima mia di vedere in voi.
Altro non dico.
Confortatevi in Cristo dolce Ges; siate sollicito e non negligente in quello che avete a fare: a
questo mavedr se sarete legato, e se avarete fame di vedere levato el gonfalone della santissima
croce.
Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Ges dolce, Ges amore.

LETTERA 8
A frate Giusto da Volterra, priore del monastero principale dellordine di Monte Oliveto presso a
Chisure del contado di Siena.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissimo padre in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges Cristo, scrivo
a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi mangiatore e gustatore dellanime, imparando
dalla prima dolce Verit che per fame e sete che aveva, dansietato desiderio, della salute nostra,
gridava in sul legno della santissima croce, quando disse Sitio (Gv 19, 28) quasi dica: Io pi sete e
desiderio della salute vostra, che io con questa pena finita mostrare non vi posso, perch la sete del
santo desiderio infinita e la pena sua finita , s che ci dimostra la sete chegli dellumana
generazione, poniamo che anco corporalmente fusse afflitto di sete.
O dolce e buono Ges, insiememente manifesti la sete, e dimandi che ti sia dato bere: e quando
che dimandi bere a lanima? Allora quando ci mostri laffetto e la carit tua, Signore mio. Vedete bene,
carissimo padre, che l sangue ci manifesta lamore ineffabile: ch per amore donato el sangue, e con
esso amore ci chiede bere, cio che colui che ama richiede desser amato e servito. Cosa convenevole
che chi ama sia amato, e allora d bere lanima al suo Creatore quando gli rende amore per amore; ma
non gli pu rendere per servizio che possa fare a lui, ma col mezzo del prossimo: e per si vlle
lanima con tanta solicitudine a servire al prossimo suo in quel servizio che vede che pi piace a Dio; e
in quello si essercita.
E sopra tutti quanti gli altri servizii che piacciono al nostro Salvatore si di trarre lanime delle
mani del dimonio trarle dello stato del secolo, della bocca delle vanit del mondo , e reduciarle allo
stato santo della religione. E non tanto che sia da lassargli e fuggirli, quando con tanto desiderio
vengono, ma egli da mettarsi alla morte del corpo per potergli ritrare. E questo quello santo
beveraggio el quale chiede el Figliuolo di Dio in su la croce: non doviamo esser negligenti a darglili,
ma soliciti, poich vedete bene che per questa sete muore. E non doviamo fare come fecero e Giuderi
che gli deron aceto (Mt 27, 47; Mc 15, 36; Gv 19, 29) e fiele: allora riceve aceto e fiele da noi, quando
noi stiamo in uno amore proprio sensitivo, in una negligenzia radicata in uno parere e piacere del
mondo, con poca vigilia e orazione, con poca fame de lonore di Dio e della salute dellanime.
Veramente questo uno aceto e un fiele mescolato con grande amaritudine, della quale amaritudine
suo el dispiacere, perch gli dispiace; e a noi torna lamaritudine e l danno.
Che dunque ci bisogno di fare a non dargli questo bere? Non ci bisogno altro che lamore; e
lamore non si pu avere se non dallamore. E con lume si leva lamore a tirare a s lamore: cio che
levando locchio dello ntelletto nostro con affetto e desiderio, ponsi nellobiecto di Cristo crocifisso, el
qual obiecto ci manifestata la volont e amore del Padre etterno, col quale ci cre solo per questo
fine, perch avessimo vita etterna. El sangue del Verbo dellunigenito Figliuolo di Dio ci manifesta
questo amore, el fine per lo quale fummo creati. Allora laffetto nostro, avendo uperto locchio de lo
ntelletto nellaffetto di Cristo crocifisso, traie a s lamore: truovasi amare quello che Dio ama, e
odiare quello chegli odia. E perch l peccato fuore di Dio, l in tanto odio e dispiacere che non
tanto che si diletti desso peccato, ma egli darebbe mille vite corporali, se tante navesse, per campare
lanime dal peccato mortale.
Datemegli bere, carissimo padre, ch vedete con quanto amore egli ve ne chiede; crescetemi uno
desiderio santo e buono verso questo grazioso cibo.
E non mirate mai per veruna dignit, n per grandezza n per bassezza, n per lessere legittimi
n illegittimi: ch l Figliuolo di Dio, le cui vestigie ci conviene seguitare, none schiffe n schifa mai
persona per veruno stato n altra generazione, n giusti n peccatori; ma aguegliatamente ogni creatura
che in s ragione riceve con amore, pure che si voglia levare dal fracidume del peccato mortale, dalla
vanit del secolo, e tornare a la grazia. Questa quella dottrina che data da lui; e poniamo chella sia
data a tutti, molto maggiormente data a voi e agli altri governatori e ministri dellOrdine: che quando
delle buone piante vi vengono alle mani, e vengono con fame e desiderio de lOrdine, e per amore della
virt escono del secolo e corrono al giogo dellobedienzia, non da fuggirle, n da schifare per veruna
cosa. E siano nati come si voglia; ch non spregia Dio lanima di colui che conceputo in peccato
mortale, pi che di quello che conceputo ne latto del sacramento del matrimonio: egli accettatore
de santi e buoni desiderii, el dolce Dio nostro.
E per vi prego e voglio che questa pianta novella la quale el priore vi mand, chiedendo che
fusse ricevuta allOrdine, voi el riceviate caritativamente: ch egli una santa e buona volont, e la
condizione naturale anco buona; e posto per amore laffetto alla religione, e singularmente lo
Spirito santo el chiama allOrdine vostro. Non dovete, e io so che voi non volete, fare resistenzia allo
Spirito santo.
Maravigliami molto che la risposta venne del no; e nne avuta grande amirazione. Forse che fu
difetto di chi fece lambasciata, che non seppe forse meglio fare: non che egli adoperasse altro che
bene, ma non seppe pi. Ora vi prego per lamore di Cristo crocifisso che voi al tutto vi disponiate a
ricevarlo, che sar onore di Dio e dellOrdine; e non mel lassate, per chegli buono giovano, e se non
fusse buono io non vel mandarei. E questo vi domando per grazia; e per debito el dovete fare secondo
lordine della carit. A chi viene a voi a chiedarvi bere, non ne siate scarso: datenegli. A questo
mavedr se voi starete in sulla croce, a dare bere a lasetato che vi chiede bere: ch per altra via non
veggo che potiamo esser piacevoli a Dio. E per dissi chio desideravo di vedervi affamato gustatore e
mangiatore del cibo dellanime per onore di Dio. Altro non dico.
Permanete etc. Ges dolce, Ges amore.

LETTERA 9
A una donna che non si nomina.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissima suoro in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges Cristo, scrivo
a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi alluminata della verit di Dio, per che in altro
modo non potreste participare la vita della grazia: in questo mondo sareste in continova amaritudine, e
nellultimo ricevareste letterna dannazione, perch, essendo privata del lume, vi scandalizzareste in
tutti e suoi misterii, giudicando quello che vi d per amore, in odio, e quello che vi desse per vita, in
morte.
E che verit dobiamo conosciare, carissima suoro? Dobiamo vedere che Dio sommamente ci
ama, e per amore si mosse a crearci a la immagine e similitudine sua (Gn 1, 26) per darci a godere
letterna sua visione. Chi ci manifesta questa verit e questo amore? Il sangue dellumile e immaculato
Agnello, ch essendo noi privati, per lo peccato di Adam, della visione di Dio e isbanditi di vita etterna,
fu mandato questo dolce e amoroso Verbo dal Padre a sostenere morte per rendarci la vita, e a lavare le
colpe nostre col suo prezioso sangue; ed egli come inamorato corse a lobrobriosa morte della croce per
compire lobedienzia del Padre, e salute nostra. Non c nascosa questa verit: il sangue ce la
manifesta, ch se Dio non ci avesse creati per lo fine che detto , e non ci amasse inestimabilmente, gi
non ci arebbe dato s fatto ricompratore.
Lanima dunque, alluminata di questa verit, subito riceve ne locchio de lo ntelletto suo el lume
della santissima fede, tenendo per certo che ci che Dio d e permette in questa vita a la sua creatura, il
d per amore, e perch sadempia questa verit in noi. Unde subito fatta paziente che di neuna cosa si
turba, ma rimane contenta di ci che l permesso da la divina bont, portando con vera e santa
pazienzia infermit, privazione di ricchezze, di stato, di parenti e damici. E non tanto che con
pazienzia le porti, ma ella l in debita riverenzia come cosa mandata a lei dal suo dolce Creatore, per
amore e per sua santificazione. E chi quel matto e stolto che del suo bene si possa turbare? Solo chi
privato del lume, perch non conosce la verit n il suo bene.
Voglio adunque, carissima suoro, che apriate locchio de lo ntelletto vostro svellendo e
dibarbicando ogni radice damore proprio e tenerezza di voi, acci che potiate conosciare questa verit,
e che vediate che Dio sommo medico e sa e pu e vuole darci le nostre necessit e la medicina che ci
bisogna a la nostra infermit, s che con una dolce santa e reale pazienzia portiate la medicina chegli
v data per singulare amore. A questo vinvito, dolcissima suoro, acci che per impazienzia non
perdiate el frutto delle vostre fatiche, ma in questa vita stiate in perfetta pace, acordata cola dolce
volont di Dio; e di neuna cosa vi turbiate, se non solo de loffese che son fatte a lui e del danno
dellanime. Facendo cos, dimostrarete dessere alluminata della verit, e nellultimo riceverete infinito
frutto de le vostre fatiche.
vi avuto compassione del caso avenuto; ma se vi veder acordata con la volont di Dio, e trarne
quello che dovete, me ne godar con voi insieme. Altro non vi dico.
Permanete etc. Ges dolce, Ges amore.

LETTERA 10
A Benincasa suo fratello.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissimo fratello in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges Cristo,
scrivo a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi annegato e bagnato nel detto sangue, el
quale vi far forte a portare con vera pazienzia ogni fatica e tribulazione, da qualunque lato elle
vengano.
Faravvi perseverante, che infino alla morte sosterrete con vera umilit, perch in esso sangue sar
illuminato locchio dello ntelletto vostro della verit, cio, che Dio non vuole altro che la nostra
santificazione, perch ineffabilmente ci ama, ch, se non ci avesse molto amati, non arebbe per noi
pagato s fatto prezzo. State, dunque, state contento in ogni tempo, in ogni stato e luogo, perch tutti vi
sono conceduti dalletterno Padre per amore. Godetevi nelle tribulazioni, e reputatevene indegno che
Dio vi mandi per la via del suo Figliuolo; e in ogni cosa rendete gloria e lode al suo nome. Confortatevi
in Cristo dolce Ges. Altro non vi dico.
Permanete etc. Ges dolce, Ges amore, Maria dolce.

LETTERA 11
A missere Pietro cardinale dOstia.
Al nome di Ges Cristo crucifisso e di Maria dolce.
Carissimo e reverendo padre in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges
Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi uomo virile e non timoroso, a ci
che virilmente serviate a la dolce Sposa di Cristo adoperando per onore di Dio spiritualmente e
temporalmente, secondo che nel tempo doggi questa dolce sposa bisogno.
So certa che se locchio dellintelletto vostro si levar a vedere la sua necessit, voi el farete
sollicitamente e senza alcuno timore o negligenzia. Lanima che teme di timore servile, neuna sua
operazione perfetta; e in qualunque stato si sia, nelle piccole cose e nelle grandi, viene meno, e non
conduce quello che cominciato alla sua perfezione. Oh quanto pericoloso questo timore! Elli taglia
le braccia del santo desiderio, elli acieca luomo che non gli lassa cognoscere n vedere la verit,
perch questo timore procede da la cechit dellamore proprio di s medesimo. Per che subbito che la
creatura, che in s ragione, sama damore proprio sensitivo, subbito teme; e questa la cagione per
che teme: perch posto lamore e la speranza sua in cosa debile che non in s fermezza n stabilit
alcuna, anco passa come el vento.
Oh perversit damore, quanto se dannoso a signori temporali e alli spirituali, e a sudditi! Se
elli prelato, elli non corregge mai, perch teme di non perdere la prelazione, e di non dispiacere a
sudditi suoi; e cos medesimamente al suddito, per che umilit non in colui che sama di cos fatto
amore, anco v una radicata superbia e il superbo non mai obediente. Se elli signore, non tiene
giustizia; anco commette molte inique e false ingiustizie, facendole secondo el piacere suo o secondo el
piacere delle creature. Cos dunque per lo non correggere, e per lo non tenere giustizia, e sudditi ne
diventano pi gattivi, perch si notricano ne vizii e nelle malizie loro.
Poi, dunque, ch tanto pericoloso lamore proprio, col disordenato timore, da fuggirlo, e da
aprire locchio dellintelletto nellobiecto de lo immaculato Agnello, el quale regola e dottrina nostra;
e lui doviamo seguitare, perci che elli esso amore e verit, e non cerc altro che lonore del Padre e
la salute nostra. Elli non temeva e Giudei n loro persecuzione, n la malizia delle dimonia, n infamia
n scherni n villania; e nellultimo non temette lobrobiosa morte della croce.
Noi siamo gli scolari, che siamo posti a questa dolce e suave scuola. Voglio dunque, carissimo e
dolcissimo padre, che con grandissima sollicitudine e dolce prudenzia apriate locchio dellintelletto in
questo libro della vita el quale vi d s dolce e suave dottrina , e non attendiate a neuna altra cosa
che a lonore di Dio e alla salute dellanime, e al servigio della dolce Sposa di Cristo. Per che con
questo lume vi spogliarete dellamore proprio di voi, e sarete vestito dellamore divino; e cercarete Dio
per la sua infinita bont, e perch elli degno dessere cercato e amato da noi; e amarete voi e le virt,
e odiarete el vizio per Dio, e di questo medesimo amore amarete el prossimo vostro.
Voi vedete bene che la divina bont v posto nel corpo mistico della santa Chiesa, notricandovi
al petto di questa dolce sposa, solo perch voi mangiate a la mensa della santissima croce el cibo de
lonore di Dio e della salute dellanime. E non vuole che sia mangiato altro che in croce, portando le
fadighe corporali con molti ansietati desiderii, s come fece el Figliuolo di Dio, che insiememente
sosteneva e tormenti nel corpo e la pena del desiderio; e maggiore era la croce del desiderio che non
era la croce corporale. El desiderio suo era questo: la fame della nostra redenzione per compire
lobedienzia del Padre etterno; ed erali pena infine che nol vedeva compito. E anco come sapienzia del
Padre etterno, vedeva coloro che participavano el sangue suo, e quelli che nol participavano per le
colpe loro; il sangue era dato a tutti, unde si doleva per lignoranzia di coloro che nol volevano
participare. E questo fu quello crociato desiderio che elli port dal principio infine al fine; data che elli
ebbe la vita, non termin el desiderio, ma s la croce del desiderio.
E cos dovete fare voi e ogni creatura che in s ragione, cio dare la fadiga del corpo e la fadiga
del desiderio, dolendovi delloffesa di Dio e della dannazione di tante anime quante vediamo che
periscono.
Parmi che sia tempo, carissimo padre, di dare lonore a Dio e la fadiga al prossimo; non dunque
da avere pi s con amore proprio sensitivo, n con timore servile, ma con vero amore e santo timore di
Dio adoperare. Voi sete posto ora nello spirituale e nel temporale: e per vi prego per lamore di Cristo
crocifisso che facciate virilmente, e procuriate lonore di Dio quando e quanto potete, consigliando e
aitando che i vizii sieno sparti e le virt sieno essaltate. Sopra latto temporale, el quale alla santa
intenzione spirituale, fate virilmente, procacciando quanto voi potete la pace e lunione di tutto el
paese.
E per questa santa operazione, se bisognasse dare la vita del corpo, mille volte, se fusse possibile,
si dia.
Ch oscura cosa a pensare e a vedere, a vederci a guerra con Dio per la moltitudine de peccati
de sudditi e de pastori, e per la ribellione che fatta alla santa Chiesa, con guerra de corpi; dove la
guerra ogni fedele cristiano debba essere apparecchiato a mandarla sopra glinfedeli, e i falsi cristiani la
fanno luno contra allaltro. E cos scoppiano e servi di Dio per dolore e amaritudine di vederli tanto
offendere, e per la dannazione dellanime che per questo periscono; e le dimonia godono, ch veggono
quello che vogliono vedere.
Bene dunque da darci la vita per essemplo del maestro della verit, e non curare n onore n
vituperio che el mondo ci volesse dare ne le penose pene e morte del corpo. So certa che se voi sarete
vestito de luomo nuovo Cristo dolce Ges, e spogliato del vecchio (Ef 4, 22 24; Col 3, 9 10), cio
della propria sensualit, che voi el farete sollicitamente, perch sarete privato del timore servile; per
che in altro modo nol fareste mai, anco cadareste ne difetti detti di sopra.
Considerando dunque me che vera necessario dessere uomo virile e senza alcuno timore, e
privato dellamore proprio di voi perch sete posto da Dio in offizio che non richiede timore se non
santo timore , per vi dissi che io desideravo di vedervi uomo virile e non timoroso. Spero nella
divina bont, che far grazia a voi e a me, cio dadempire la volont sua, e l vostro desiderio e l mio.
Pace pace pace, padre carissimo. Raguardate voi e gli altri, e fate vedere al santo padre pi la
perdizione dellanime che quella delle citt, per che Dio ci richiede lanime pi che le citt. Altro non
dico.
Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Ges dolce, Ges amore.

LETTERA 12
Allabbate di santo Antimo.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
A voi, venerabile e reverendissimo padre in Cristo Ges, la vostra indegna figliuola Caterina,
serva e schiava de servi di Ges Cristo, vi si racomanda, con desiderio di vedervi bagnato e affogato
nel sangue del Figliuolo di Dio, el quale sangue ci far parere ogni amaritudine dolce, e ogni gran peso
leggiero; farvi seguitare le vestigie di Cristo el quale disse che pastore buono , che poneva la vita
per le pecorelle sue (Gv 10, 11).
E cos desidera lanima mia di vedere, padre, che voi siate uno vero pastore, perduto ad ogni
amore proprio di voi medesimo, e con desiderio virile abbiate e teniate locchio fisso, che non si serri
mai, a raguardare lonore di Dio e la salute de le creature. Fate, fate buona guardia che l dimonio none
imboli le pecorelle vostre. O quanto sar dolce e soave a voi e a me, se io vedr che voi non curiate n
morte n vita, n onori n vitoperio, n scherni n ingiurie, n neuna persecuzione che l mondo vi
potesse dare o i sudditi vostri: solo attendare e curare dellingiurie che sono fatte a Dio. E qui ponete la
vostra sollecitudine, s che dimostriate dessare pastore e uno vero ortolano: pastore per correggiare, e
ortolano per rivollare la terra sottosopra, cio rivollare la disordenata vita nellordenata, divellarne el
vizio, piantarvi le virt, quanto sar possibile a voi, con laiutorio de la dolce e divina grazia, la quale
viene abbondantemente allanima che avar fame e desiderio di Dio.
Questa fame acquistaremo in sul legno de la santissima croce, per che ine trovarete lAgnello
isvenato e uperto per noi, con tanta fame e desiderio dellonore del Padre e de la salute nostra, tanto che
non pare che possa mostrare in effetto per pena nel corpo suo quantegli desiderio di dare. Questo
parbe che volesse dire, quando grid in croce: Sitio (Gv 19, 28), quasi dicesse: Io s gran sete de la
vostra salute, chio non mi posso saziare. Datemi bere. Dimandava el dolce Ges di bere coloro ched
e vedeva che non participavano la redenzione del sangue suo; non gli fu dato bere altro che
amaritudine. Oim, dolcissimo padre, continuamente vediamo che, non tanto al tempo de la croce, ma
poi e ora, continuamente ci adimanda questo bere e dimostra continua sete.
Oim, disaventurata a me, non mi pare che la creatura gli dia altro che amaritudine e puzza di
peccati.
Adunque bene ci doviamo levare, con fame e sollecitudine, a raguardare la fame sua, acci che,
inebriata, lanima non possa altro desiderare n amare, se non quello che Dio ama, e odiare quello che
Dio odia: singularmente voi che sete pastore. Corrite corrite, venerabile padre, senza negligenzia e
ignoranzia, ch l tempo breve ed nostro. Mandastemi a dire che avavate trovato lorto senza piante.
Confortatevi e fate ci che potete, chio spero ne la bont di Dio che lortolano de lo Spirito santo
fornir lorto, e provedar in questo e in ogni altro bisogno. Mando a voi costui che vi reca la lettara:
ragionaravi di monna Moranda, donna di misser Francesco da Monte Alcino, che per le mani alcuna
giovana e fanciulla che uno buono desiderio di fare la volont di Dio, per la quale cosa ella vorrebbe
rinchiudarle per modo che a me non piace troppo. Per la qual cosa io vorrei che voi ed ella fuste
insieme; e quanto fusse la vostra possibilit di poterlo fare, di trovare uno luogo ordenato, acci che si
potesse fondare uno vero e buono monasterio, e mettarvi dentro due buoni capi, ch de le membra
nabiamo assai per le mani. Credo che, facendolo, sarebbe grande onore di Dio. Prego la somma bont
che ne dispensi el meglio, e voi faccia sollecito in questo e in ogni altra vostra operazione, in tanto che
voi diate la vita per Cristo crocifisso.
Prego che mi mandiate a dire se l monisterio di Santo Giovanni in Valdarno sotto la cura
vostra, per alcuno caso che vi dir costui che vi reca la lettara. Altro non dico.
Permanete ne la santa dilezione di Dio.
Io, serva inutile, mi vi racomando. Ges dolce, Ges.

LETTERA 13
A Marco Bindi mercatante.
Al nome di Ges Cristo crucifisso e di Maria dolce.
Carissimo fratello in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges Cristo,
scrivo a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi fondato in vera e santa pazienzia, per
che in altro non potremmo piacere a Dio, ma perdaremmo el frutto delle nostre fadighe, e per c
bisogno questa gloriosa virt della patientia.
E se voi mi diceste, carissimo fratello: Io le grandi fadighe, e non mi sento forte ad avere
questa pazienzia; n non so in che modo acquistarla, io vi rispondo che neuno che voglia seguitare la
ragione che non la possa avere. Ma bene vi confesso che noi siamo fragili e debili per noi medesimi,
secondo la sensualit, e spezialmente quando luomo ama molto s e le creature e la sustanzia
temporale sensualmente. Unde amandole tanto duno amore tenero sensitivo, quando poi le perde ne
riceve intollerabile pena.
Ma Dio che nostra fortezza, se noi vorremo con la ragione, con la forza della volont, e con la
mano del libero arbitrio conculcare la fragilit nostra, Dio non dispregiar la forza che faremo a noi
medesimi per non dolerci disordenatamente. Per che elli acettatore de santi desiderii e daracci
questa dolce e reale virt; e portaremo ogni fadiga con vera e santa pazienzia. S che vedete che ogni
uno la pu avere, se vorr usare la ragione che Dio gli data e non seguitare solamente la fragilit. Per
che sarebbe cosa molto sconvenevole che noi, creature ragionevoli, non usassimo altra ragione che gli
animali bruti, per che essi non possono usare la ragione, perch non lnno; ma noi, perch laviamo,
la doviamo usare e, non usandola, veniamo a impazienzia e scandalizzianci ne le cose che Dio
permesse a noi; e cos loffendiamo.
Che modo dunque potiamo tenere ad avere questa pazienzia, poi che io la posso e debbo avere, e
senza essa offendarei Dio? Quattro cose principali ci conviene avere e considerare. E prima dico che ci
conviene avere el lume della fede, nel quale lume della fede santa acquistaremo ogni virt; e senza
questo lume andaremmo in tenebre, s come el cieco a cui el d gli fatto notte. Cos lanima senza
questo lume: quello che Dio fatto per amore el quale amore uno d lucido sopra ogni luce ella se
l reca a notte, cio a notte dodio, tenendo che per odio Dio gli permetta le tribulazioni e le fadighe che
elli : s che vedete che ci conviene avere el lume della santissima fede.
La seconda cosa si la quale sacquista con questo lume, cio che in verit ci conviene credere,
e non tanto credere ma esserne certi, come elli , che ogni cosa che in s essere procede da Dio,
eccetto el peccato, che non . La mala volont de luomo che commette el peccato non fa elli, ma ogni
altra cosa, o per fuoco o per acqua o per altra morte, o qualunque altra cosa si sia, ogni cosa procede da
lui. E cos disse Cristo ne levangelio, che non cadeva una foglia darbolo senza la sua providenzia;
dicendo ancora pi, cio che e capelli del capo nostro sono tutti numerati (Mt 10, 30; Lc 12, 7), e
neuno ne cadeva che elli nol sapesse. Se dunque cos dice de le cose insensibili, molto maggiormente
cura di noi creature ragionevoli; e in ci che elli ci d e permette usa la providenzia sua, e ogni cosa
fatta con misterio, per amore e non per odio.
La terza cosa questa: che elli ci conviene vedere e cognoscere in verit, col lume della fede, che
Dio somma ed etterna bont, e non pu volere altro che el nostro bene, per che la volont sua che
noi siamo santificati in lui; e ci che elli ci d e permette, ci d per questo fine. E se noi di questo
dubbitassimo, che elli volesse altro che el nostro bene, non ne potiamo dubbitare se noi raguardiamo el
sangue de lumile e immaculato Agnello. Per che Cristo aperto, appenato e afflitto di sete in croce, ci
mostra che el sommo ed etterno Padre ci ama inestimabilemente: per che per lamore che elli ebbe a
noi, essendo noi fatti nemici per lo peccato commesso, ci don el Verbo dellunigenito suo Figliuolo e
il Figliuolo ci di la vita, correndo come inamorato alloprobiosa morte della croce.
Chi ne fu cagione? lamore che elli ebbe alla salute nostra; s che vedete che el sangue ci tolle
ogni dubbitazione che noi avessimo, che Dio volesse altro che el nostro bene. E come pu la somma
bont fare altro che bene? non pu. E la somma ed etterna providenzia, come usar altro che
providenzia? Colui che ci amati prima che noi fussimo, e per amore ci cre alla imagine e
similitudine sua (Gn 1, 26), non pu fare che elli non ci ami, e che non ci provegga in ogni nostro
bisogno, nellanima e nel corpo.
Sempre ci ama in quanto creature sue; ma solo el peccato quello che elli odia in noi, e per elli
ci permette molte fadighe in questa vita sopra e corpi nostri, o nella sustanzia temporale in diversi
modi, secondo che elli vede che noi abbiamo bisogno. E s come vero medico, d la medicina che
bisogna alla nostra infermit; e questo fa, o per punire e nostri difetti in questo tempo finito a ci che
meno pene riceviamo nellaltra vita , o elli el fa per provare in noi la virt della pazienzia: s come
fece a Job, che per provare la pazienzia sua gli tolse e figliuoli e tutta la sustanzia temporale che elli
aveva (Gb 1, 13-19), e nel corpo suo di una infermit (Gb 2, 7) che continuamente menava vermini; la
moglie gli riserb per sua croce e stimolo, per che sempre tribolava Job con molta villania e
rimproverio (Gb 2, 9). E poi che Dio ebbe provata la pazienzia sua, gli restitu a doppio ogni cosa (Gb
42, 10). Job mai in queste cose non si lagn, anco diceva: Dio me le di e Dio me l tolte; sempre sia
benedetto el nome suo (Gb 1, 21).
Alcuna volta Dio ce le permette a ci che noi cognosciamo noi medesimi, e la poca fermezza e
stabilit del mondo; e perch tutte le cose che noi possediamo, e la vita e la sanit, moglie e figliuoli,
ricchezze, stati e delizie del mondo, tutte le possediamo come cose prestate a noi per uso da Dio, e non
come cose nostre; e cos le doviamo usare. Questo c a noi manifesto che elli cos, per che neuna
cosa potiamo tenere che nostra sia che non ci possa essere tolta, se non solo la grazia di Dio: questa
grazia n dimoni n creature < ... > n per alcuna tribulazione ci pu essere tolta se noi non
vogliamo. Quando luomo cognosce questo, cio la perfezione della grazia e la imperfezione del
mondo e de la vita nostra corporale, gli viene in odio el mondo con tutte le sue delizie e la propria
fragilit sua, che cagione spesse volte, quando ama sensitivamente, di tollarci la grazia; e ama le virt
che sono strumento a conservarci nella grazia.
S che vedete che Dio per amore ce le permette, a ci che con cuore virile ci stacchiamo dal
mondo con ogni santa sollicitudine, col cuore e con laffetto; e cerchiamo un poco e beni immortali, e
abandoniamo la terra con tutte le puzze sue e cerchiamo el cielo; per che noi non fummo fatti per
notricarci di terra, ma perch noi in questa vita stiamo come pellegrini che sempre corriamo al termine
nostro di vita etterna, con vere e reali virt. E non ci doviamo ristare tra via per alcuna prosperit o
diletto che el mondo ci volesse dare, n per aversit, ma corrire virilmente e non vollarsi a loro n con
disordenata allegrezza n con impazienzia, ma con pazienzia e santo timore di Dio tutte trapassarle.
Di grande necessit vera questa tribolazione: Dio vi dava el desiderio di sciogliarvi e molti
legami, e sviluppare la conscienzia vostra, onde da luno lato vi tirava el mondo e da laltro Dio. Ora
Dio, per grande amore che elli alla salute vostra, v sciolto e datavi la via, se voi la saprete pigliare: a
loro dato vita etterna, e voi chiama col tesoro della tribolazione, perch voi non ne siate privato, ma
perch in questo punto del tempo che v rimaso cognosciate la bont sua e i difetti vostri.
La quarta cosa che ci conviene avere per potere venire a vera pazienzia, questa: che noi
consideriamo e peccati e i defetti nostri, e quanto aviamo offeso Dio, el quale bene infinito: per la
quale cosa seguitarebbe non tanto che de le grandi colpe, ma duna piccola pena infinita; e degni
siamo di mille inferni, considerando chi siamo noi miserabili che aviamo offeso el nostro Creatore, e
chi el dolce Creatore nostro che offeso da noi. Vediamo che elli colui che bene infinito, e noi
siamo coloro che non siamo per noi medesimi, per che lessere nostro e ogni grazia che posta sopra
lessere aviamo da lui; noi per noi siamo miseri miserabili.
E non di meno che noi meritiamo pena infinita, elli con misericordia ci punisce in questo tempo
finito, nel quale tempo, portando le fadighe con pazienzia, si scontia e merita; che non aviene cos de le
pene che sostiene lanima nellaltra vita, per che se ella alle pene del purgatorio, s scontia, ma non
merita. Bene doviamo dunque portare volontariamente questa fadiga piccola: piccola si pu dire questa
e ogni altra, per la brevit del tempo, per che tanto grande la fadiga quanto grande el tempo in
questa vita. Quanto el tempo nostro? quanto una punta daco; adunque bene vero che ella
piccola: la fadiga che passata io non l, per che passato el tempo; quella che a venire anco non
l, per che non so sicura davere el tempo, con ci sia cosa che io debbo morire e non so quando.
Solo dunque questo punto del presente c, e pi no.
Adunque, bene doviamo portare con grande allegrezza, per che ogni bene remunerato e ogni
colpa punita. E Paulo dice: Non sono condegne le passioni di questa vita a quella futura gloria che
riceve lanima che porta con buona pazienzia (Rm 8, 18). Or a questo modo potrete portare, e
acquistare la virt della vera pazienzia; la quale pazienzia, acquistata per amore e col lume della
santissima fede, vi rendar el frutto dogni vostra fadiga. In altro modo perdareste el bene della terra e
il bene del cielo, per che altro modo non ci . E per vi dissi che io desideravo di vedervi fondato in
vera e santa pazienzia, e cos vi prego che facciate. Abbiate memoria del sangue di Cristo crocifisso, e
ogni amaritudine vi tornar in dolcezza, e ogni grande peso vi tornar leggiero. E non vogliate eleggere
n tempo n luogo a vostro modo, ma siate contento nel modo che Dio ve l date.
vi avuta compassione del caso avenuto: secondo laspetto pare molto forte, e non di meno elli
fatto con grande providenzia e per vostra salute. Pregovi che vi confortiate, e che non veniate meno
sotto questa dolce disciplina di Dio. Altro non vi dico se non che sappiate cognoscere el tempo, mentre
che voi lavete.
Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Ges dolce, Ges amore.

LETTERA 14
A tre suoi fratelli in Firenze.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissimi fratelli in Cristo Ges, risoviemmi dello smisurato amore che ebbe el nostro dolce
salvatore, che d a s la morte per dare a noi la vita della grazia. Non volse fare altro el nostro dolce
salvatore se no che, vedendo che noi uscivamo dellordine della carit, per rendarci questa unione della
carit volse essere unito con la pi vituparosa morte che potesse eleggere. Oim, che l nostro salvatore
vedeva noi infermati per lo appetito disordinato che noi abiamo in noi medesimi a queste cose
transitorie, che passano come l vento e vengono meno, o elle a noi o noi a loro.
E per vi priego io, indegna serva e inutile, Caterina, che voi vogliate porre la vostra speranza in
Dio, e non fidarvi in questa vita mortale. Pregovi, come servi ricomperati, che il vostro desiderio e
laffetto dellanima vostra el poniate con ogni sollecitudine al Signore vostro, che v ricomperati,
come dice san Piero: Non v ricomperati doro n dargento, ma del suo prezioso e dolcissimo
sangue (1Pt 1, 18-19). E per vi prego, fratelli carissimi, che voi questo dolce prezzo teniate molto
caro, cio che lamiate, e, per dimostrare che voi lamiate, sempre siate amatori e osservatori de
comandamenti di Dio.
E singularmente vi priego e costringo, da parte di Cristo crocifisso, del primo e ultimo
comandamento di Dio, cio della carit e dellunione di Dio (Mt 22, 36-38; Mc 12, 28-30). Di questa
carit santa vi voglio vedere tutti inamorati, e piene lanime vostre, e questo lanimo mio. Volendomi
voi mostrare questa carit, sempre vi voglio vedere uniti e legati con questo dolce vincolo della carit,
acci che n dimonio n detto di neuna persona vi possa partire.
Ricordomi della parola che disse Ges Cristo, che chi saumilia, sar esaltato (Mt 23, 12; Lc 14,
11). E per ti prego, Benincasa, tu che se el maggiore, che tu voglia essere el minore di tutti; e tu,
Bartolomeo, voglia essere el minore del minore; e tu, Stefano, prego che tu sia soggiogato a Dio e a
loro, e cos dolcemente vi conservate in perfettissima carit. Iddio vi dia sempre la sua perfettissima
grazia.
Altro non vi scrivo.
Permanete etc. Ges dolce, Ges amore, Maria dolce.

LETTERA 15
A Consiglio giudeo.
Laudato sia Ges Cristo crocifisso, figliuolo de la gloriosa vergine Maria.
A te, dilettissimo e carissimo fratello, ricomprato del prezioso sangue del Figliuolo di Dio (1Pt 1,
18-19) come io, essendo io indegna Caterina costretta da Cristo crocifisso e da la sua dolce madre
Maria chio vi preghi e costrenga che doviate escire e abandonare la durizia e la tenebrosa infedelit:
doviatevi riducere e ricevare la grazia del santo batesmo.
E dico che senza el batesimo non potete avere la grazia di Dio: chi senza el batesmo non
participa el frutto de la Chiesa santa, ma come membro putrido, tagliato da la congregazione de fedeli
cristiani, passa de la morte corporale a la morte etternale. Ragionevolmente riceve pena e tenabre,
perch non s voluto lavare nellacqua del santo batesmo e tenuto a vile el sangue del Figliuolo di
Dio, il quale sparto con tanto amore.
O carissimo fratello in Cristo Ges, apre locchio de lo intendimento a riguardare la sua
inestimabile carit, che ti manda invitando co.le sante inspirazioni che ti so venute nel cuore, e per li
servi suoi ti richiede e tinvita che vuole fare pace teco, non raguardando a la lunga guerra e ingiuria
che ricevuta da te per la tua infedelit; ma elli tanto dolce e benigno lo Dio nostro che, poi che
venne la legge dellamore, che l Figliuolo di Dio venne ne la vergine Maria e sparse labbondanzia del
sangue in sul legno de la santissima croce, potiamo ricevere labbondanzia de la divina misericordia.
S come la legge di Mois era fondata in giustizia e in pena, cos la legge nuova, data da Cristo
crocifisso, vita evangelica, fondata in amore e in misericordia in tanto chegli dolce e benigno, pur
che luomo ritorni a lui umiliato e fedele e credare per Cristo avere vita etterna; e pare che non si
voglia ricordare delloffese che noi gli facciamo: non ci vuole dannare etternalmente ma sempre fare
misericordia.
Adunque levati, fratello mio, in quanto tu vogli essare legato con Cristo; non dormire pi in tanta
cechit, ch Dio non vuole, n io non voglio, che lora de la morte ti truovi cieco, ma desidera lanima
mia di vederti pervenire al lume del santo batesimo, s come el cervio desidera lacqua viva ( Sal 41, 2).
Non fare pi resistenzia a lo Spirito santo che ti chiama, e none spregiare lamore che t Maria n le
lagrime e lorazioni che sono fatte per te: troppo ti sarebbe grande giudicio.
Permane ne la santa dilezione di Dio, e io prego lui, che somma verit, che tallumini e riempia
de la sua santissima grazia, e adempi el mio desiderio di te, Consiglio. Data a te questa da parte di
Cristo Ges.
Laudato sia Cristo crocifisso e la sua dolcissima madre Maria dolce.

LETTERA 16
A uno grande prelato.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Reverendo e carissimo padre in Cristo Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges Cristo,
scrivo a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi affamato del cibo delle creature per onore
di Dio, imparando dalla prima dolce Verit che, per fame e sete che egli della nostra salute, muore.
Non pare che questo Agnello immaculato si possa saziare; grida in croce satollato dobrobrii, e
dice che sete (Gv 19, 28): poniamo che corporalmente egli avesse sete, ma maggiore era la sete del
santo desiderio che egli avea della salute dellanime. O inestimabile dolcissima carit, e non pare che
tu dia tanto dandoti a tanti tormenti che non rimanga maggiore el desiderio di pi volere dare tutto:
n cagione lamore. Non me ne maraviglio, ch lamore tuo era infinito, e la pena era finita: e per gli
era maggiore la croce del desiderio che la croce del corpo.
Questo mi ricordo che l dolce e buono Ges manifestava una volta a una serva sua: vedendo ella
in lui la croce del desiderio e la croce del corpo, ella dimandava: Signore mio dolce, quale ti fu
maggiore pena, o la pena del corpo, o la pena del desiderio? Egli rispondeva dolce e benignamente, e
diceva: Figliuola mia, non dubitare; chio ti fo sicura di questo: che veruna comparazione si pu fare
dalla cosa finita alla infinita. Cos ti pensa che la pena del corpo mi fu finita; ma el santo desiderio non
finisce mai: per io portai la croce del santo desiderio. E non ti ricorda egli, figliuola mia, che una
volta, quando ti manifestai la mia nativit, tu mi vedevi fanciullo pargolo nato con la croce in collo?
Perchio ti fo sapere che come io, Parola incarnata, fui seminata nel ventre di Maria, mi si cominci la
croce del desiderio chio avevo di fare lobbedienzia del Padre mio e dadempire la sua volont
nelluomo, cio che luomo fusse restituito a grazia: ricevesse el fine per lo quale egli fu creato. Questa
croce mera maggior pena che verunaltra pena che io portasse mai corporalmente. E per lo spirito
mio essult con grandissima letizia, quando mi viddi condotto a lultimo, e spezialmente nella cena del
gioved santo, e per dissi: con desiderio io desiderato (Lc 22, 15), cio di fare questa pasqua di
fare sacrifizio del corpo mio al Padre. Grandissima letizia e consolazione avevo, perch vedevo
apparecchiare el tempo disposto a tollarmi questa croce del desiderio, cio che quanto pi mi vidi
giognare a fragelli e a tormenti corporali, tanto mi scemava pi la pena: ch con la pena corporale si
cacciava la pena del desiderio, perch vedevo adempito quello chio desideravo.
Ella rispondeva e diceva: O Signore mio dolce, tu dici che questa pena della croce del desiderio
ti si part in croce. In che modo fu? Or perdesti tu el desiderio di me? Egli diceva: Figliuola mia
dolce, no: ch morendo io in su la croce, termin la pena del santo desiderio a unora con la vita, ma
non termin el desiderio e la fame chio della salute vostra. Ch se lamore ineffabile che io ebbi e
allumana generazione fusse terminato e finito, voi non sareste; per che come lamore vi trasse del
seno del Padre mio, creandovi con la sapienza sua, cos esso amore vi conserva: ch voi non sete fatti
daltro che damore.
Se retraesse a s lamore con quella potenzia e sapienzia con la quale egli vi cre, voi non sareste.
Io, unigenito Verbo Figliuolo di Dio, so fatto a voi uno condotto che vi porge lacqua della grazia. Io
vi manifesto laffetto del Padre mio, per che quello affetto che egli , e io ; e quel che io, s egli,
perch so una cosa col Padre e l Padre una cosa con meco (Gv 10, 30), e per mezzo di me
manifestato s. E per dissi io: Ci chio avuto dal Padre, io manifestato a voi (Gv 15, 15). Ogni
cosa, n cagione lamore.
Adunque ben vedete, reverendo padre, che l dolce e buon Ges amore egli muore di sete e di
fame della salute nostra: io vi prego per lamore di Cristo crocifisso che voi vi poniate per obiecto la
fame di questo Agnello. Questo desidera lanima mia, di vedervi morire per santo e vero desiderio, cio
che per laffetto e amore che voi avarete a lonore di Dio, salute de lanime ed essaltazione della santa
Chiesa, volont di vedervi tanto crescere questa fame, che sotto questa fame rimaneste morto. Ch,
come el Figliuolo di Dio, come detto abiamo, di fame mor, cos voi rimaniate morto a ogni amore
proprio di voi medesimo; e a ogni passione sensitiva rimanga morta la volont e appetito, a stati e
delizie del mondo, al piacere del secolo e di tutte le pompe sue. Non dubito che, se locchio del
cognoscimento si vlle a raguardare voi medesimo, cognoscendo voi non essere trovarete lessere
vostro dato a voi con tanto fuoco damore. Dico che l cuore e laffetto vostro non potr tenersi che non
si spasimi per amore: non ci potr vivere amore proprio; non cercar s per s per propria sua utilit
ma cercar s per onore di Dio , n el prossimo per s, per utilit propria, ma amarallo e desiderar la
salute sua per loda e gloria del nome di Dio, perch vede che Dio sommamente ama la creatura.
E questa la cagione che subito e servi di Dio amano tanto la creatura, per che veggono
sommamente che lama el Creatore; e condizione de lamore damare quello che ama colui che io
amo. Dico che non amano Dio per s, ma amanlo in quanto somma etterna bont degno dessere
amato. Veramente, padre, che costoro nno messa a uscita la vita, perch non pensano di loro pi:
eglino non vogliono altro che pene, strazii, tormenti e villanie; eglino nno in dispregio tutti e tormenti
del mondo, tanto maggiore la croce e pena che portano di vedere loffesa e l vituperio di Dio e la
dannazione della creatura. s grande questa pena che dimenticano el sentimento della vita propria; e
non tanto che fuggano le pene, ma essi se ne dilettano e vannole cercando. Acordansi con quel dolce
innamorato di Pavolo che si gloriava nelle tribulazioni per lamore di Cristo crocifisso (2Cor 11-18ss.):
or questo dolce banditore voglio e pregovi che seguitiate.
Oim, oim, disaventurata lanima mia! Uprite locchio e raguardate la perversit della morte che
venuta nel mondo, e singularmente nel corpo della santa Chiesa. Oim, scoppi el cuore e lanima
vostra a vedere tante offese di Dio! Vedete, padre, che l lupo infernale ne porta la creatura le
pecorelle che si pascono nel giardino della santa Chiesa , e non si truova chi si muova a traglili di
bocca. E pastori dormono nellamore proprio di loro medesimi, in una cupidit e immondizia: sono s
ebbri di superbia che dormono, e non si sentono. Perch veggano che l diavolo, lupo infernale, se ne
porti la vita della grazia in loro, e anco quella de sudditi loro, essi non se ne curano; e tutto n cagione
la perversit dellamore proprio. Oh quanto pericoloso questo amore ne prelati e ne sudditi! Segli
prelato ed egli amore proprio, egli non corregge el difetto de suoi sudditi per che colui che ama s
per s cade in timore servile , e per non riprende; che se egli amasse s per Dio non temarebbe di
timore servile, ma arditamente con virile cuore riprendarebbe e difetti, e non tacerebbe n farebbe
vista di non vedere. Di questo amore voglio che siate privato, padre carissimo.
Pregovi che facciate che non sia detto a voi quella dura parola con riprensione dalla prima Verit
dicendo: Maledetto sia tu che tacesti! (Is 6, 5). Oim, non pi tacere! Gridate con centomiglia di
lingue. Veggo che, per lo tacere, el mondo guasto, la Sposa di Cristo impalidita; tolto l el colore
perch l succhiato el sangue da dosso, cio che l sangue di Cristo, che dato per grazia e non per
debito, eglino sel furano con la superbia, tollendo lonore che debba esser di Dio, e dannolo a loro; e si
robba per simonia, vendendo e doni e le grazie che ci son dati per grazia col prezzo del sangue del
Figliuolo di Dio. Oim! chio muoio e non posso morire. Non dormite pi in negligenzia; adoperate nel
tempo presente ci che si pu.
Credo che vi verr altro tempo che anco potrete pi adoperare; ma ora per lo tempo presente
vinvito a spogliare lanima vostra dogni amore proprio, e vestirla di fame e di virt reali e vere, a
onore di Dio e salute de lanime. Confortatevi in Cristo Ges dolce amore, ch tosto vedremo apparire
e fiori. Studiate che l gonfalone della croce tosto si levi; e non venga meno el cuore e laffetto vostro
per veruno inconveniente che vedeste venire; ma pi allora vi confortate, pensando che Cristo
crocifisso sar el facitore e adempitore degli spasimati desiderii de servi di Dio. Non dico pi.
Permanete etc.
Annegatevi nel sangue di Cristo crocifisso ponetevi in croce con Cristo crocifisso niscondetevi
nelle piaghe di Cristo crocifisso fatevi bagno nel sangue di Cristo crocifisso.
Perdonate, padre, alla mia presunzione. Ges dolce, Ges amore.

LETTERA 17
Al venerabile religioso frate Antonio da Nizza dellordine de Frati Eremitani di santo Augustino
a Selva di Lago.
Al nome di Cristo crocifisso e di Maria dolce.
A voi, dilettissimi e carissimi padre e frategli in Cristo Ges, io Caterina, serva e schiava de
servi di Dio, a voi mi racomando nel prezioso sangue del Figliuolo di Dio, con disiderio di vedervi
annegato e affogato ne la fornace de la divina carit, e in essa arsa e abnegata la propia vostra volont,
la quale volont ci tolle la vita e dacci la morte.
Apriamo gli occhi, carissimi frategli, per che noi abiamo due voluntadi: una sensitiva che cerca
le cose sensibili, e una volont spirituale, che con spezie e colore di virt tiene ferma la volont sua. E
in questo lo dimostra, quando vorr eleggere i luoghi e tempi e le consolazioni a suo modo, e dice: Io
vorrei questo per pi avere Dio. E questo grande inganno e illusione di dimonio, ch, non potendo el
dimonio ingannare li servi di Dio con la prima volont ch gi gli servi di Dio lnno mortificata a le
cose sensitive di fuore , piglia la seconda volont de le cose spirituali.
Unde spesse volte lanima riceve consolazione da Dio, poi si sente privata di quella e averne
unaltra, la quale sar di meno consolazione e di pi frutto: allora lanima, che inanimata a quella che
d dolcezza, essendone privata pena e riceve tedio. E perch tedio? perch non vorrebbe essere
privata de la sua dolcezza, dicendo: E mi pare amare pi in questo che in quello: di questo sento
qualche frutto e di quello non sento frutto neuno altro che pena e spesse volte molte battaglie, e
parmene offendare Dio. Dico, figliuogli e frategli in Cristo Ges, che questa anima singanna con la
propia volont, ch non ne vorrebbe essere privata e con questa esca la piglia el dimonio. E spesse volte
questi perdono il tempo, volendo il tempo a modo loro, che none esercitano quello che nno altro che in
pena e in tenebre.
Disse una volta il nostro dolce salvatore a una sua dilettissima figliuola: Sa tu come fanno
questi che vogliono adimpire la mia volont in consolazione e in dolcezza e in diletto? Come sono
privati, ed eglino vogliono scire de la mia volont, parendo loro bene fare per none offendare: ed vi
nascosta la falsa sensualit e per fugire pena cade nelloffesa e non se navede. Ma se lanima fusse
savia e avesse il lume dentro de la volont mia raguardarebbe il frutto e no la dolcezza.
Quale il frutto? Odio di s e amore di Dio, uscito del conoscimento di s medesimo, ch allora
conosce s difettuoso non essere cavelle, e vede in s la bont di Dio che gli conserva la buona volont
e llo fatto perch lanima viva giustamente umiliando s medesima a Dio , giudicando chelli l
fatto per lo meglio e per suo bene. Questo cotale non vuole el tempo a suo modo perch umiliato, e
conoscendo la sua infermit non si fida del suo volere ma fedele a Cristo: vestesi de la somma etterna
volont ch vede che Dio non ci d e non ci tolle se non per nostra santificazione ch lamore el
muove a darci la dolcezza e a tollarci la dolcezza . E per questo non si pu dolere di neuna
consolazione che gli sia tolta, o dentro o di fuore, o dal dimonio o da le creature, perch crede che se
non fusse suo bene Dio nol permettarebbe.
Brevemente, costui gode chegli el lume dentro e di fuore, ed s aluminato che, giognendo el
dimonio con le tenebre ne la mente sua per confusione dicendo: Questo per gli tuoi peccati, ed egli
risponde come persona che none schifa pene dicendo: Grazia sia al mio Creatore che s ricordato di
me nel tempo de le tenebre, punendomi per pena nel tempo finito. Grande amore questo, che non lo
vuole punire in tempo infinito. Quanta tranquillit di mente perch s tolta la volont che ci d
tempesta! Ma non fa cos colui che volont dentro cercando le cose a suo modo, che pare chegli vega
meglio quello che gli bisogna che Dio. E spesse volte dice: E mi ci pare offendare Dio: tollami via
loffesa e faccimi ci che vuole. Questo segno che ci tolta loffesa, unde ne dobbiamo pigliare
speranza: quando vediamo in noi el dispiacimento del peccato e la buona volont di non volere
offendare, ch se tutte loperazioni di fuore e le consolazioni venissero meno, se ci la buona volont
s piacciamo a Dio, e sopra questa pietra fondata la grazia. Se dici: Non me la pare avere, dico
chelli falso, ch, se non lavessi, non temaresti doffendare Dio, ma egli el dimonio che fa vedere
questo, perch lanima venga a confusione e a tristizia disordinata e perch tenga ferma la sua volont
in volere le consolazioni e i luoghi e i tempi a suo modo. Non gli crediamo, frategli carissimi, ma
sempre disponga lanima a sostenere pene, per qualunche modo Dio ce le d. Altrimenti faremo come
colui che sta su luscio col lume in mano, che distende la mano fuore e dentro tenebroso: cio che gi
acordato ne le cose di fuore con la volont di Dio dispregiando il mondo, ma rimagli la volont
spirituale dentro velata con colore di virt.
Cos disse Dio a quella serva detta di sopra e per dissio chio disiderava che la vostra volont
fusse anegata e trasformata in lui, disponendoci sempre a portare pene e fadighe per qualunche modo
ce le vuol dare: cos saremo privati de le tenebre e avaremo la luce.
Amen. Laudato sia Ges Cristo crocifisso.

LETTERA 18
A Benincasa suo fratello, essendo in Firenze molto tribolato.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Fratello carissimo in Cristo Ges, io Caterina, serva inutile, ti conforto e benedico, e invito a una
dolce e santissima pazienzia, ch senza la pazienzia non potremo piacere a Dio.
Adunque vi priego, acci che voi riceviate el frutto delle vostre tribulazioni, che voi pigliate
questa arme della pazienzia. E se vi paresse molto duro a portare le molte fatiche, riducovi a memoria
tre cose, acci che portiate pi patientemente. E prima, voglio che pensiate la brevit del tempo vostro,
che non sete sicuro del d di domane. Ben potiamo dire che non abbiamo la fatica passata, n quella
ch a venire, ma solo el punto del tempo che noi abbiamo: dunque ben dobiamo portare
pazientemente, poi che l tempo tanto brieve. La seconda che voi consideriate el frutto che segue
delle fatiche, ch dice san Paolo che no comparazione dalle fatiche a rispetto del frutto e
rimunerazione della superna gloria. La terza si che voi consideriate el danno che seguita a coloro che
portano con ira e con impazienzia: ch seguita questo danno qui, e la pena eternale di l. E per vi
prego, carissimo fratello, che voi portiate con ogni pazienzia.
E non vorrei che vi uscisse di mente el correggiarvi della vostra ingratitudine e ignoranza, cio
del debito che avete con la madre vostra, al quale voi sete tenuto per comandamento di Dio. E io
veduto moltiplicare tanto la ignoranzia vostra che, non tanto che voi labbiate renduto el debito
daiutarla, poniamo che di questo io v per scusato, per che non avete potuto; e se voi aveste potuto,
non so che voi aveste fatto, per che solo delle parole lavete fatto caro. O ingratitudine! non avete
considerato la fatica del parto n l latte chella trasse del petto suo, n le molte fatiche chella avute
di voi e di tutti gli altri. E se mi diceste chella non abia avuto piet di noi, dico che non vero; chella
n avuta tanta, di voi e dellaltro, che caro le costa. Ma poniamo caso che fusse vero: voi sete ubrigato
a lei, e non lei a voi. Ella non trasse la carne di voi, ma ella di la sua a voi.
Priegovi che voi vi correggiate di questo difetto e degli altri, e che perdoniate alla mia ignoranza;
ch, se io non amassi lanima vostra, non vi direi quello chio vi dico. Ramentovi la vostra confessione,
a voi e alla vostra famiglia. Altro non vi dico.
Permanete etc. Ges dolce, Ges amore.

LETTERA 19
A Nicolaccio di Caterino de Petroni.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissimo fratello in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges Cristo,
scrivo a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi osservatore de dolci comandamenti di
Dio, acci che potiate in voi participare la vita della grazia.
Ma questo non potereste fare col dispiacimento e odio del prossimo vostro; per che l secondo
comandamento di Dio damare il prossimo come noi medesimi (Mt 22, 39; Mc 12, 31; Lc 10, 27).
Questa dilezione damare la creatura esce della fontana della divina carit: adunque chi non ne la
carit di Dio, non in quella del prossimo; non essendovi, come il membro ch tagliato dal corpo,
che subito perde la vita e seccasi, perch tagliato dal suo principio. E cos lanima separata per lodio
della divina carit, subito morta a grazia, in tanto che neuno bene che faccia gli vale quanto a vita
eterna.
Vero che l bene non si debba per lassare che non si faccia, in qualunque stato altri sia, perch
ogni bene rimunerato e ogni colpa punita. Se non rimunerato quanto a vita eterna, Dio gli rende
questo: che o egli gli presta il tempo a potere coregiare la vita sua; o egli mettar alcuno mezzo de
servi suoi a trarlo delle mani delle dimonia; o egli il fa abondare ne beni temporali. E anco poi,
morendo, eziandio essendo ne lo nferno, meno pena: ch pi pena li seguitarebbe se quello tempo
chegli fece quel poco del bene, egli avesse fatto il male. Unde, per questo e molte altre cose, il bene in
neuno modo si debba mai lassare, in qualunque stato egli sia fatto; ma bene da considerare poich
Dio s dolce rimuneratore che la buona opera, non obstante chella sia fatta in peccato mortale, egli
la vuole retribuire in qualche cosa.
Quanto magiormente far a coloro che la fanno in istato di grazia, con vero e santo desiderio
nella carit di Dio e dilezione del prossimo! A questi, de la loro opera ne l dato frutto infinito,
vivendo in questa per grazia; e ne laltra l dato vita eterna. Adunque voglio che con ogni santa
solecitudine voi vi studiate di vivare in grazia, osservando e dolci comandamenti di Dio; ch in altro
modo non potreste. E per vi dissi chio desideravo di vedervi osservatore de detti comandamenti.
Non dico pi qui, se non che in questo chio vi domandar, mavedr se starete in questa dilezione, o
no. Quello chio vi dimando si la pace, della quale etc.
Permanete etc. Ges dolce, Ges amore, etc.

LETTERA 20
Questa una pstola la quale manda santa Caterina detta a Benincasa suo fratello, ed essendo egli
tribolato, sendo egli a Firenze.
A laude di Ges Cristo benedetto e di Maria dolce.
Dilettissimo e carissimo fratello in Cristo Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges
Cristo, vi conforto nel prezioso sangue del Figliuolo di Dio, con desiderio di vedervi tutto accordato e
trasformato con la volont di Dio, sapendo chegli quel giogo santo e dolce (Mt 11, 30) che ogni
amaritudine fa tornare in dolcezza.
Ogni grande peso diventa leggero sotto questo santissimo giogo della dolce volont di Dio, senza
la quale non potreste piacere a Dio, anzi gustareste larra dello nferno. Confortatevi, confortatevi,
carissimo fratello, e non venite meno sotto questa disciplina di Dio; confidatevi, ch quando laiuto
umano viene meno, laiuto divino presso. Dio vi provveder.
Pensate che Job perd lavere e figliuoli (Gb 1, 13-19) e sanit (Gb 2, 7); rimasegli la donna sua
per un continovo fragello (Gb 2, 9): e poi che Dio ebbe provata la sua pazienzia, gli rend ogni cosa
doppio (Gb 42, 10), e alla fine vita eterna. Job paziente non si turb mai, ma, sempre adoparando la
virt della santa pazienzia, diceva: Dio me l date e Dio me l tolte; sia el nome di Dio benedetto
(Gb 1, 21). Cos voglio che facciate voi, carissimo fratello: che siate amatore delle virt, con una
pazienzia santa e con una confessione spessa, che vi far portare le vostre fadighe. E io vi dico che Dio
usar la sua benignit e misericordia, e remuneraravi dogni fadiga che per lo suo amore arete portata.
Permanete etc. Ges dolce etc.

LETTERA 21
A uno el nome del quale per lo meglio non si scrive per alcune parole usate in essa pstola.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissimo fratello in Cristo Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges Cristo, scrivo a
voi nel prezioso sangue suo, con disiderio di vedervi debitore leale che rendiate el debito vostro al
vostro Creatore.
Sapete che siamo tutti debitori a Dio, per che ci che noi abiamo, abiamo solo per grazia e per
amore inestimabile. Non pregammo mai che ci creasse: mosso adunque dal fuoco dellamore, creocci
alla imagine e similitudine sua (Gn 1, 26); creocci in tanta degnit che non lengua che l potesse
narrare n occhio vedere n cuore pensare, la degnit de luomo quanto ella . Questo il debito che noi
abiamo tratto da Dio, e questo debito vuole che gli sia renduto: cio amore per amore. Cosa giusta e
convenevole che colui che si vede amare, chegli ami.
Anco ci mostr maggiore amore che mostrare ci potesse, dando la vita per noi; ch vedendo Idio
che luomo avea perduta la sua degnit per lo peccato commesso, ed erasi ubligato al dimonio, venne la
somma eterna bont essendo inamorato della sua creatura, volsela ristituire e trarla dobligo: manda el
Verbo dellunigenito suo Figliuolo, condannalo a morte per rendare la vita della grazia alluomo.
Mandalo per ricolta delluomo a trarlo de la carcere del peccato e delle mani delle dimonia. O dolce
amoroso Verbo Figliuolo di Dio, inestimabile carit dolcissima, tu se entrato ricolta e pagatore, tu i
stracciata la carta dellubligagione fra luomo e l dimonio (Col 2, 14), che per lo peccato era ubligato a
lui, s che stracciando la carta del corpo tuo sciogliesti noi.
Oim, Signore mio, chi non si consuma a tanto fuoco damore? Non si consumaranno coloro che
ogni d di nuovo fanno carta nuova col dimonio: non riguardano te, Ges Cristo fragellato, satollato
dobrobi, Idio e uomo. Oim oim, questi cotali fanno del corpo loro una stalla, tenendovi dentro gli
animali senza nessuna ragione. Oim, fratello carissimo, non dormite pi nella morte del peccato
mortale: io vi dico che la scure gi posta a la radice de lalbero (Mt 3, 10; Lc 3, 9). Tollete la pala (Lc
3, 17) del timore santo di Dio, e sia menata da la mano dellamore; venite traendo el fracidume de
lanima e del corpo vostro; non siate crudele di voi n manigoldo, tagliandovi dal vostro capo Cristo
dolce e buon Ges. Non pi fracidume, non pi immondizia: ricorrite al vostro Creatore, aprite locchio
dellanima vostra e vedete quanto il fuoco della sua carit, che v sostenuto e non comandato a la
terra che si sia aperta e inghiottitovi (Num 16, 32; 26, 10; Dt 11, 6), n agli animali che vabbino
divorato; anco v dato la terra de frutti suoi, el sole el caldo e la luce, el cielo e l movimento, acci
che viviate, dandovi spazio di tempo perch potiate corregiarvi. Questo fatto solo per amore.
O ladro ignorante debitore, non aspettate pi tempo: fate sacrifizio a Cristo crocifisso della mente
e de lanima e del corpo vostro. Non dico che vi diate la morte pi che voi vogliate quanto per
separazione di vita corporale, ma morte negli appetiti sensitivi: che la volont ci sia morta e viva la
ragione, seguitando le vestigie di Cristo crocifisso. Allora renderete el debito: date a Dio quello ch di
Dio (Mt 22, 21; Mc 12, 17; Lc 20, 25) e a la terra quello ch della terra. A Dio si debba dare lo cuore e
lanima e laffetto, con ogni sollecitudine e non negligenzia: tutte le vostre operazioni debano essere
fondate in Dio. A la terra che si vuol dare, cio questa parte sensitiva? Quello che ella merita. Che
merita colui che uccide? Merita dessere morto: cos ci conviene uccidare questa volont fragelando la
carne nostra, afligiarla, porle el giogo de santi comandamenti di Dio. E non vedete voi chell
mortale? Tosto passa la verdura sua, s come el fiore ch levato dal suo principio. Non state pi cos,
per lamore di Cristo crocifisso, ch io vi prometto che tanta abominazione e tanta iniquit (Lev 18, 22)
Idio nolla sosterr, non correggendo la vita vostra, anco ne far grandissima giustizia mandando
giudizio sopra di voi.
Dicovi che non tanto Idio che somma purit, ma le dimonia non la possono sostenere: ch tutti
gli altri peccati stanno a vedere, excepto che questo peccato contra natura. Or sete voi bestia o animale?
Io vegio pure che voi avete forma duomo, ma vero che di questo uomo fatto stalla: dentro vi sono
gli animali delli peccati mortali. Oim non pi cos, per lamore di Dio; attendete, attendete alla salute
vostra, rispondete a Cristo che vi chiama. Voi sete fatto per essere tempio di Dio (1Cor 3, 16; 2Cor 6,
16), cio che dovete ricevare Cristo per grazia, vivendo virtuosamente, participando el sangue
dellAgnello, dove si lavano le nostre iniquit. Oim oim, disaventurata lanima mia: io non so
mettare mano a le mie e vostre iniquit. Or come fu tanto crudele e spiatata lanima vostra e la vostra
bestiale passione sensitiva, che voi oltre al peccato contro natura etc.
Oim, scoppino e cuori, dividasi la terra, rivollansi le pietre sopra di noi (Lc 23, 30), e lupi ci
divorino; non sostengano tanta iniquit e tanta immondizia e offesa fatta a Dio e a lanima vostra.
Fratel mio, e ci vien meno la lingua e tutti e sentimenti. Oim, non voglio pi cos, ponete fine e
termine a la miseria; non vogliate pigliare consuetudine con longa perseveranzia in tanta miseria, ch io
v detto e vi ricordo che Dio nol sosterr, se voi non vi correggete. Ben vi dico che se voi vorrete
corregiare la vita vostra in questo ponto del tempo che v rimaso, e Idio tanto benigno e
misericordioso che vi far misericordia e benignamente vi ricever nelle braccia sue; farvi participare
el frutto del sangue dellAgnello, sparto con tanto fuoco damore, ch non neuno s grande peccatore
che non truovi misericordia, per ch maggiore la misericordia di Dio che le nostre iniquitadi, dove
noi ci vogliamo corregiare e bomicare el fracidume del peccato per la santa confessione, con
proponimento dalegiare inanzi la morte che tornare pi al bomito (Pr 26, 11; 2Pt 2, 22). A questo
modo riarete la vostra dignit perduta per lo peccato e rendaremo el debito che dobiamo rendare a Dio.
Sappiate che se voi nol rendeste, voi cadareste nella pi oscura prigione che si possa imaginare.
Sappiate che quando questo debito non si rende, della confessione e dispiacimento del peccato, e non
bisogna che altri safatichi a pigliarlo, ch esso medesimo colla compagnia delle dimonia, che sonno e
suoi signori a cui egli servito, ne va intro l profondo de lo nferno.
Fratello mio dolce in Cristo dolce Ges, non voglio che questa prigione n condennagione venga
sopra di voi, ma voglio e priegovi, e io vi voglio aiutare da parte di Cristo crocifisso, che voi usciate
delle mani del diavolo. Pagate el debito della santa confessione con dispiacimento delloffesa di Dio e
proponimento di non cadere pi in tanta miseria. Abbiate memoria di Cristo crocifisso; spegnete el
veleno della carne vostra co la memoria della carne fragellata di Cristo crocifisso, Dio e uomo, ch per
lunione della natura divina colla natura umana venuta in tanta degnit, la nostra carne, chell
essaltata sopra tutti e cori degli angeli. Ben si debbono vergognare gli stolti figliuoli dAdam di darsi a
tanta miseria e perdare la sua degnit.
Ponetevi per obiecto Cristo crocifisso, nascondetevi nelle piaghe di Cristo crocifisso, annegatevi
nel sangue di Cristo crocifisso.
E non indugiate n aspettate el tempo, ch l tempo non aspetta voi. E se la fragelit vostra vi
vuole dare fatica, tenetevi ragione come buono giudice: salite sopra la sedia della conscienzia vostra,
non lassate passare i movimenti che non sieno corretti da voi con una santa e dolce memoria di Dio.
Invitate voi medesimo a fare resistenzia e non consentite al peccato per volont, n attualmente
mandarlo ad effetto, ma dite: Porta oggi, anima mia, questa poca della pena, fa resistenzia e non
consentire. Forse che domane sar terminata la vita tua, e se pure sarai vivo, farai quello che ti far fare
Dio: fa tu oggi questo. Dicovi che facendo cos lanima vostra e l corpo, ch ora fatto stalla, sar
fatto tempio (1Cor 3, 16; 2Cor 6, 16) dove Dio si dilettar abitando in voi per grazia. Poi, consumata la
vita vostra, ricevarete leterna visione di Dio, dove vita senza morte e saziet senza fastidio. Non
vogliate perdere tanto bene per una trista dilettazione. Altro non vi dico.
Permanete etc.
Perdonate alla mia ignoranzia: vi forse gravato di parole, e detto quello che non vorremo forse
udire.
Abiatemi per iscusata: ch laffetto e lamore chio a la salute dellanima vostra me l fatto
fare, ch se io non vamassi non me ne impacciarei n curarei perch io vi vedessi nelle mani del
dimonio; ma perchio vamo nol posso sostenere. Voglio che participiate el sangue del Figliuolo di
Dio. Ges dolce, Ges amore, Maria dolce.
LETTERA 22
Allabbate Martino di Passignano dellordine di Valle Ombrosa.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissimo padre in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges Cristo, scrivo
a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi vero ortolano, governatore dellorto dellanima
vostra e de sudditi vostri.
Noi siamo uno giardino, e veramente orto, del quale giardino e orto n fatto ortolano, la prima
Verit, la ragione col libero arbitrio; la quale ragione e libero arbitrio, con laiutorio della divina grazia,
a divellare le spine de vizii, e piantare lerbe odorifere delle virt. Ma non potrebbe piantare la virt
se prima non rivoltasse la terra insieme con le spine, cio la terra della propria volont sensitiva, che
non si diletta daltro che di diletti terreni e transitorii, pieni di triboli, di spine, di vizii e di peccati.
Rivoltisi questa terra, carissimo padre, per forza damore, in questo punto del tempo che ci rimaso; e
si piantino le dolci e reali virt: uno amore ineffabile, tratto dallamore dello immaculato Agnello,
condito con lodio e dispiacimento di s, con pazienzia vera, con fede viva e non morta, con vere
operazioni, con uno dispiacimento del mondo, con una giustizia vera condita con misericordia verso e
sudditi vostri, una obbedienzia pronta a Cristo ed allOrdine, perseverante infine alla morte.
AllOrdine, dico: dessere osservatore dellOrdine, col santo e vero desiderio, con la vigilia e
continua orazione, cio che lo ntelletto vegghi sempre in raguardare e cognoscere s none essere, e la
bont di Dio in s, che Colui che (Es 3, 14). A mano mano seguita la continua orazione, ch el
continuo orare non altro che uno santo desiderio e affetto dolce damore, e laffetto va dietro allo
ntelletto. Ch fra le altre piante che gittino odore grandissimo in questo giardino, sono queste; e per
io voglio che siate pi sollicito: qui trovarete la fame de lonore di Dio e della salute de sudditi vostri,
e cos adempirete la volont sua e desiderio mio, che dissi che io desideravo di vedervi vero ortolano
dellorto dellanima vostra e de vostri sudditi. Per che, avendo fame della salute loro per onore di
Dio, sarete sollicito di trargli di miseria e punire i difetti, ed essaltare coloro che sono virtuosi e che
vogliono vivere secondo lOrdine.
Poi che l giardino cos bene fornito, voglio che alla guardia poniate el cane della conscienzia, e
sia legato alla porta, s che, se i nemici venissero e locchio dellintelletto dormisse, el cane abai, ch,
abaiando con lo stimolo della conscienzia, locchio si desta; e fassi incontra a nemici co lodio e
dispiacimento, e subbito ripara, e armasi con larme dellamore. Conviensi dargli mangiare a questo
cane, acci che sia bene sollicito: el cibo suo non altro che odio e amore portato nel vasello della vera
umilit, tenuto con la mano della vera e perfetta pazienzia; per che fra lodio e lamore nasce
lumilit, e dolce e soave pazienzia, e quanto pi cibo, pi sollicitudine. E tanto diventa cauto questo
cane che, eziandio passando gli amici, abbaia perch lo ntelletto si levi a vedere chi eglino sono e
discernere se sono da Dio, o no. E cos non potr essere ingannato lortolano, n robbato el giardino; e
non verr el nemico a seminargli la zizzania (Mt 13, 25) dellamore proprio, el quale amore proprio
germina spine e affoga el seme delle virt. Dategli bere, dategli bere a questo cane: empite el vasello
della memoria vostra del sangue di Cristo crocifisso, e poneteglili inanzi continuamente, acci che non
muoia e perisca di sete.
Su, padre carissimo, diamo de calci al mondo, con tutte le pompe delizie e ricchezze sue; e,
poverello, seguitate lAgnello consumato e derelitto per voi in su.legno della santissima croce. None
aspettiamo pi tempo, per lamore di Dio!, ch l tempo c tolto fra le mani che luomo non se
navede, e per non senno de luomo daspettare quello che non , e perdere quello che egli . Non
dico pi.
Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Ges dolce, Ges amore.

LETTERA 23
A Nanna figliuola di Benincasa in Firenze, sua nipote verginella.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissima figliuola in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges Cristo,
scrivo a te nel prezioso sangue suo, con desiderio di vederti vera sposa di Cristo crocifisso, e fuggire
ogni cosa che timpedisce ad avere questo dolce e glorioso Sposo.
Ma questo non potresti fare se tu non fussi di quelle vergine savie consegrate a Cristo, le quali
avevano le lampane con lolio, ed eravi dentro el lume (Mt 25, 1ss.). E per vedi che, a volere essere
sposa di Ges Cristo, ti conviene avere la lampana, e lolio, e lume. Sai come sintende questo,
figliuola mia? Per la lampana sintende el cuore nostro, per che l cuore fatto come la lampana. Tu
vedi bene che lampana larga di sopra e stretta di sotto: e cos fatto el cuore, a segnificare che noi el
dobiamo sempre tenere largo di sopra cio per santi pensieri e per sante imaginazioni, e per continova
orazione , avendo sempre in memoria e benifizii di Dio, e massimamente el benifizio del sangue per
lo quale siamo ricomprati, per che Cristo benedetto, figliuola mia, non ci ricompr doro n dargento,
n di perle o daltra pietra preziosa, anco ci ricompr del sangue suo prezioso (1Pt 1, 18-19). Unde
tanto benifizio non si vuole mai dimenticare, ma sempre portarlo dinanzi a li occhi suoi (Es 13, 9), con
uno santo e dolce ringraziamento, vedendo quanto Dio ci ama inestimabilmente: che non cur di dare
lunigenito suo Figliuolo a lobrobiosa morte della croce, per dare a noi la vita della grazia.
Dissi che la lampana stretta di sotto, e cos l cuore nostro: a significare che l cuore debba
essere stretto verso queste cose terrene, cio di non disiderarle n amarle disordenatamente, n appetire
pi che Dio ci voglia dare, ma sempre ringraziarlo, vedendo come dolcemente ci provede, s che mai
non ci manca cavelle. Or a questo modo sar el cuore nostro una lampana.
Ma pensa, figliuola mia, che questo non bastarebbe se non ci fusse lolio dentro: per lolio
intende quella virt piccola della profonda umilit, perch si conviene che la sposa di Cristo sia umile
mansueta e paziente; e tanto sar umile quanto paziente, e tanto paziente quanto umile. Ma a questa
virt de lumilit non potremo venire se non per vero conoscimento di noi, cio conoscendo la miseria
e fragilit nostra, e che noi per noi medesimi non potiamo alcuno atto virtuoso, n levarci neuna
battaglia o pena; per che se noi abiamo la infermit corporale, o una pena o battaglia mentale, noi non
ce la potiamo levare: per che, se noi potessimo, subito la levaremo via. Dunque bene vero che noi
per noi non siamo nulla altro che obrobio, miseria, puzza, fragilit e peccati: per la qual cosa sempre
dobiamo stare bassi e umili.
Ma a stare solamente in questo conoscimento di s non sarebbe buono, per che lanima verrebbe
a tedio e a confusione, e dalla confusione verrebbe a disperazione; unde el dimonio non vorrebbe altro
se non farci venire a confusione, per farci poi venire a disperazione. Conviensi dunque stare nel
conoscimento della bont di Dio in s, vedendo chegli ci creati alla immagine e similitudine sua (Gn
1, 26), e ricreati a grazia nel sangue de lunigenito suo Figliuolo, Verbo dolce incarnato, e come
continovamente la bont di Dio aduopara in noi. Ma vedi che stare solamente in questo conoscimento
di Dio non sarebbe buono, per che lanima ne verrebbe a presunzione e superbia. Conviensi adunque
che sia mescolato luno co.laltro insieme, cio stare nel conoscimento della bont di Dio, e nel
conoscimento di noi medesimi: e cos saremo umili, pazienti e mansueti; e a questo modo aremo lolio
nella lampana.
Conviensi ora che ci sia el lume, altrimenti non bastarebbe: questo lume vuole essere il lume
della santissima fede. Ma dicono i santi che la fede senza luopera morta (Gc 2, 17-20): unde non
sarebbe fede viva n santa, ma morta. E per ci bisogno adoperare continuo virtuosamente, e lassare
le fanciullezze e le nostre vanit; e non istare pi come mondane e giovane, ma stare come spose fedeli
consecrate a Cristo crocifisso: e a questo modo aremo la lampana e lolio e l lume.
Ma dice el Vangelio che quelle vergine savie erano cinque (Mt 25, 2): unde io ti dico che a
ciascuno di noi conviene essere cinque, altrimenti non intraremo alle nozze di vita etterna. Per queste
cinque intende che si conviene che noi soggioghiamo e mortifichiamo e nostri cinque sentimenti del
corpo, per s fatto modo che noi non offendiamo mai con essi, pigliando con essi o con alcuni dessi
disordinato diletto o piacere. E a questo modo saremo cinque: cio che aremo soggiogati e nostri
cinque sentimenti corporali.
Ma pensa che questo dolce Sposo, Cristo, tanto geloso de le spose sue, chio non tel potrei dire.
E per se egli savedesse che tu amassi altro pi che lui, subito si sdegnarebbe con teco. E se tu non ti
coreggessi, non ti sarebbe uperta la porta, dove lAgnello immaculato, Cristo, fa le nozze a tutte le sue
fedeli spose, ma come adultere saremo cacciate via; s come furono quelle cinque vergine stolte, le
quali, gloriandosi solamente e vanamente della integrit e verginit del corpo, perderono la verginit
dellanima per corruzione de cinque sentimenti, perch non portarono lolio de lumilit con loro;
unde le lampane loro si spegnevano. E per lo fu detto: Andatevi a comprare de lolio (Mt 25, 9); e
per questo oglio sintende in questo luogo le lusinghe e laulde umane, per che tutti e lusinghieri e
mondani laudatori vendono questo olio. Quasi come lo fusse detto: Della vostra verginit, e delle
vostre buone operazioni, voi non avete voluto comprare vita etterna, anco avete voluto comprare laude
umane, e per avere laulde umane lavete fatte. E voi laulde andate a comprare, ch qua non intrarete
voi.
E per, figliuola mia, guardati delle laude de luomini; e non desiderare laude di neuna
operazione che tu facessi, per che non ti sarebbe poi uperta la porta di vita etterna. Unde,
considerando io che questa era lottima via, dissi chio desideravo di vederti vera sposa di Cristo
crocifisso: e cos ti prego e comando che tingegni dessere. Altro non dico.
Permane etc. Ges dolce, Ges amore.

LETTERA 24
A missere Biringhieri degli Arzocchi piovano dAsciano.
Al nome di Cristo e di Maria dolce.
A voi, riverendissimo e carissimo padre mio in Cristo Ges, io Caterina, serva e schiava de servi
di Dio, scrivo a voi e racomandomivi nel prezioso sangue del Figliuolo di Dio, con desiderio di vedervi
vero ministro del Figliuolo di Dio, e che seguitiate sempre le vestigie sue.
Siate, siate quel fiore odorifero che dovete essare, e che gittiate odore nel conspetto dolce di Dio
sapete bene che l fiore, quando stato molto nellacqua, non gitta odore ma puzza : cos pare a me
veramente, padre, che voi e gli altri ministri che doviate essare; ma questo fiore messo nellacque
delle iniquit e immundizie de peccati e miserie del mondo. O quanto misero e miserabile colui ch
posto come fiore ne la Chiesa santa, a rendare ragione de sudditi suoi sapete che Dio richiede
nettezza e purit in loro : oim oim, venerabile padre, elli truova tutto el contrario, s e per s fatto
modo che non tanto che sieno guasti eglino e puzzolenti, ma e so guastatori di tutti coloro che
saccostano a loro.
Levatevi suso, e non pur dormite; assai tempo aviamo dormito, e morti allo stato de la grazia.
Non ci pi tempo, chegli sonato a condennagione, e siamo condennati a la morte. Doh, dolcissimo
padre, raguardate un poco el pericoloso stato vostro: in quanto pericolo , annegato in questo mare
amaro de peccati mortali! Or non crediamo noi avere a giognare a questo ponto de la morte? Non
dubbitiamo che non creatura che n per ricchezza n gentilezza la possa schifare. E allora la misera
miserabile anima che s posto per specchio a le dilettazioni carnali, due s involta come porco in
loto di creatura diventa animale, in quella putrida avarizia sua; e spesse volte, per avarizia e cupidit,
vendono le grazie spirituali e doni; enfiati per superbia, tutta la vita loro si spende in onori, e in conviti
e in molti servidori e in cavalli grossi, quello che si die ministrare a povari. Queste sono quelle
operazioni le quali al punto de la morte si rapresentano per giudicio e giustizia. Credeva lanima avere
fatto contra Dio, ed egli fatto contra a s medesimo, ed stato giudice ch condennato s medesimo,
ch s fatto degno de la morte etternale. Or non siamo pi semplici, ch grande stoltizia che si
faccia degno de la morte, l unde e pu avere la vita.
Poi che sta a noi deleggiare o la vita o la morte, per lo libero arbitrio che dato a noi, prego
carissimamente e dolcissimamente, quanto so e posso, che voi siate quel dolce fiore che gittiate odore
dinanzi a Dio, e ne sudditi vostri, s come pastore vero a ponare la vita per le pecorelle sue (Gv 10,
11), correggendo el vizio e confermando la virt ne virtuosi. El non correggiare infracida, s come l
membro corrotto nel corpo corrotto delluomo. Abbiate locchio sopra voi e sopra e sudditi vostri, e
non vi paia duro a divellare queste barbe, ch molto vi sar pi dolce el frutto che la fadiga amara. O
padre, raguardate a lo ineffabile amore che Dio a la salute vostra, e voi vedrete li smisurati benefizii e
doni.
Che maggiore amore che ponare la vita per lamico suo? Molto maggiormente da commendare
colui che posta la vita per li nemici suoi (Rm 5, 7-8).
Or non si difendano pi e cuori nostri, ma tragansi la durizia: non sieno sempre pietra a uno
modo.
Rompasi questo legame e catena, col quale el dimonio spesse volte ci tiene legati; ma la forza del
santo desiderio e dispregiamento de vizii e amore de le virt, rompar tutti questi legami. Inamoratevi
de le virt vere, le quali el contrario fanno de vizii, ch, come el peccato d amaritudine, cos la virt
d dolcezza: in questa vita gusta vita etterna. Quando venr el dolce tempo de la morte, la virt
adoperata risponde per lui, e difendelo dal giudicio di Dio, e dgli sicurt, e tollegli confusione, e
conducelo ne la vita durabile, due vita senza morte, sanit senza infermit, ricchezze senza povert,
onore senza vitoperio, signoria senza servitudine, e tutti vi sono signori; e tanto quanto luomo stato
minore in questa vita, tant maggiore di l; quanto maggiore volr essare in questa vita, tanto sar
minore di l.
Siate piccolo per vera e profonda umilit, raguardate Dio che umiliato a voi uomo, e non vi fate
indegno di quello che Dio v fatto degno, cio del prezioso sangue del Figliuolo di Dio, del quale con
tanto ardentissimo amore sete ricomprato. Noi siamo servi ricomprati, non ci potiamo pi vendare:
quando noi siamo ne peccati mortali, noi ciechi ci vendiamo al dimonio. Pregovi, per amore di Cristo
crocifisso, che noi esciamo di tanta servitudine. Non dico pi, ma tanto vi dico che miei difetti sono
infiniti, e promettovi cos, di pigliare e miei e vostri, e faronne uno fascio di mirra, e porrommelo nel
petto (Ct 1, 12) per continuo pianto e amaritudine fondata in vera carit: ci far pervenire a la vera
dolcezza e consolazione de la vita durabile. Perdonate a la mia presunzione e superbia.
Racomandatemi e benedicete tutta la fameglia in Cristo Ges. Pregolo che vi doni quella dolce
etterna benedizione, e sia di tanta fortezza che rompi e spezzi tutti e legami che vi tollessero lui.
Permanete ne la santa dilezione di Dio.

LETTERA 25
A lo soprascritto Tommaso dalla Fonte de frati Predicatori.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissimo padre in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges Cristo, scrivo
a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi bagnato nel sangue di Cristo crocifisso, el quale
sangue inebria, fortifica, scalda e allumina lanima de la verit: e per non cade in menzogna.
O sangue che fortifichi lanima e tollile la debilezza! La quale debilezza procede dal timore
servile, e l timore servile viene da mancamento di lume. E per forte lanima, perch nel sangue
stata alluminata della verit: cognosciuto e veduto con locchio dello ntelletto che la prima Verit el
cre per dargli la vita durabile, a gloria e loda del nome suo. Chi cel manifesta chegli cos? El sangue
de lo immaculato Agnello: el sangue ci manifesta che tutte le cose che Dio ci concede, prospere e
averse consolazioni e tribolazione, vergogna e vituperio, scherni e villanie, infamie e mormorazioni
, tutte sonno concesse a noi con fuoco damore, per adempire in noi questa prima dolce verit con la
quale fummo creati. Chi cel mostra? El sangue: ch se altro Dio avesse voluto di noi non ci avarebbe
dato el Figliuolo, e l Figliuolo la vita.
Come lanima con locchio dello ntelletto cognosciuta questa verit, subbito riceve la fortezza:
che forte a portare e sostenere ogni grande cosa per Cristo crocifisso. None intepedisce, anco riscalda
col fuoco de la divina carit, con odio e dispiacimento di s. A mano a mano si truova ebbro, perch
lebbro perde el sentimento di s, e non si truova altro che sentimento di vino: tutti i sentimenti vi
sonno amersi dentro.
Cos lanima inebriata del sangue di Cristo perde il proprio sentimento di s; privato de lamore
sensitivo e privato del timore servile ch col dove non amore sensitivo non v timore di pena ,
anco si diletta de le pene. In altro non si vuole gloriare se non nella croce di Cristo crocifisso: quella
la gloria sua. Tutte le potenzie de lanima vi sonno dentro occupate; la memoria s impita di sangue
ricevelo per beneficio , nel quale sangue truova lamore divino che caccia lamore proprio: amore
doprobri e pena donore, amore di morte e pena di vita. Con che s impita la memoria? Con le mani
de laffetto e santo e vero desiderio, el quale affetto e amore trasse dal lume de lintelletto, che
cognobbe la verit e la dolce eterna volont di Dio.
Or cos voglio, carissimo padre, che dolcemente ci inebriamo e bagniamo nel sangue di Cristo
crocifisso, acci che le cose amare ci paiano dolci, e grandi pesi leggieri; de le spine e triboli traiamo
la rosa, pace e quiete. Altro non dico.
Permanete etc. Ges dolce, Ges Ges.

LETTERA 26
A suoro Eugenia sua nipote nel monasterio di Sancta Agnesa a Montepulciano.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissima figliuola in Cristo dolce Ges, io Caterina, schiava de servi di Ges Cristo, scrivo a te
nel prezioso sangue suo, con desiderio di vederti gustare il cibo angelico: per che per altro non se
fatta; e acci che tu il potessi gustare, Dio ti ricomper del sangue de lunigenito suo Figliuolo.
Ma pensa, carissima figliuola, che questo cibo non si mangia in terra, ma in alto; e per il
Figliuolo di Dio volse essere levato in alto in su el legno della santissima croce, acci che in alto in su
questa mensa prendessimo questo cibo. Ma tu mi dirai: Quale questo cibo angelico? Rispondoti:
il desiderio di Dio, il quale il desiderio che ne laffetto de lanima, trae a s, e fannosi una cosa luno
con laltro. Questo uno cibo che, mentre che siamo peregrini in questa vita, tira a s lodore delle
virt, le quali virt sono cotte al fuoco della divina carit, e mangiansi in su la mensa della croce: cio
che con pena e fatiga sacquista la virt, ricalcitrando a la propria sensualit; e con forza e violenza
rapire il reame de lanima sua, la quale chiamata cielo, perch cela Dio per grazia dentro da s.
Questo quello cibo che fa lanima angelica: e per si chiama angelico; e anco perch, separata
lanima dal corpo, gusta Dio ne la essenzia sua.
Egli sazia tanto e per s fatto modo lanima che niuna altra cosa appetisce n pu desiderare se
non quello che pi perfettamente labbi a conservare e crescere questo cibo: unde in odio ci che l
contrario. E per, come prudente, raguarda col lume della santissima fede, il quale lume sta ne locchio
de lintelletto, e raguarda quello che l nocivo e quello che l utile. E come ella veduto, cos ama e
spregia: dispregia, dico, la propria sensualit, tenendola legata sotto a piedi de laffetto e tutti i vizii
che procedono da essa sensualit. Ella fugge tutte le cagioni che la possino inchinare a vizio o impedire
la sua perfezione. Unde ella annega la propria volont, che l cagione dogni male, e sottomettela al
giogo della santa obedienzia, non solamente a lordine e al prelato suo, ma a ogni minima creatura per
Dio. Ella fugge ogni gloria e piacere umano, e solo si gloria negli obrobrii e pene di Cristo crocifisso:
ingiurie, strazii, scherni e villanie le sono un latte, dilettandosi in esse per conformarsi con lo Sposo suo
Cristo crocifisso. Ella renunzia alla conversazione delle creature, perch vede che spesse volte ci sono
mezzo tra noi el Creatore nostro; e fugge a la cella attuale e alla mentale.
A questo tinvito te e laltre, e ti comando, dilettissima figliuola mia: che tu sempre stia nella casa
del cognoscimento di te ove noi troviamo il cibo angelico dellaffocato desiderio di Dio inverso di
noi e nella cella attuale, con la vigilia, e con lumile fedele e continua orazione, spogliando il cuore e
laffetto tuo di te e dogni creatura: e vestilo di Cristo crocifisso. Altrimenti il mangiaresti in terra; e gi
ti dissi che in terra non si debbe mangiare. Pensa che lo Sposo tuo Cristo dolce Ges, non vuole mezzo
tra te e lui, ed molto geloso, unde subito che vedesse che tu amassi veruna cosa fuore di lui, egli si
partirebbe da te; e saresti fatta degna di mangiare il cibo de le bestie.
E non saresti tu bene bestia, e cibo di bestie sarebbe, se tu lassassi il Creatore per le creature? il
bene infinito per le cose finite e transitorie, che passano come il vento? la luce per le tenebre? la vita
per la morte? quello che ti veste di sole di giustizia, col fibiale de lobedienzia e con le margarite della
fede viva, speranza ferma e carit perfetta, per quello che te ne spoglia? E non saresti tu bene stolta a
partirti da quel che ti d perfetta purit in tanto che, quanto pi taccosti a lui, tanto pi raffina il fiore
della virginit tua per quelli che spesse volte gittano puzza di immundizia, contaminatori della mente
e del corpo tuo? Dio il cessi da te per la sua infinita misericordia.
E acci che questo non possa mai intervenire, guarda che non sia tanta la tua sciagura che tu pigli
conversazione particolare n di religioso n di secolare, che se io il potr sapere o sentire, se io fossi
anco pi dilonga che io non so, io ti darei s fatta disciplina che tutto il tempo de la vita tua ti starebbe
a mente; e sia chi si vuole. Guarda che tu non dia n riceva se non in neccessit, sovvenendo
comunemente a ogni persona dentro e di fuore. Stammi tutta soda e matura in te medesima. Servi le
suore caritativamente con grande diligenzia, e spezialmente quelle che vedi in necessit.
Quando gli ospiti passano, e dimandasserti alle grate, statti ne la pace tua e non vandare: ma
quello che volessero dire a te, dicanlo a la priora; se gi la priora non tel comandasse per obedienzia.
Allora china el capo, e stammi salvatica come uno riccio. Stianti a mente i modi che quella gloriosa
vergine santa Agnesa faceva tenere a le figliuole sue. Vatti per la confessione, e di la tua necessit, e
ricevuta la penitenzia, fugge. Guarda gi, che non fussero di quelli con cui tu ti se alevata. E non ti
maravigliare perchio dica cos; per che pi volte mi puoi avere udito dire, e cos la verit, che le
conversazioni, col perverso vocabolo de divoti e delle divote, guastano lanime e i costumi e
observanzie delle religioni.
Guarda che non leghi el cuore tuo altro che con Cristo crocifisso; per che talora el voresti
sciogliare, che ti sarebbe molto duro. Dico che lanima che asaggiato il cibo angelico veduto col
lume che questo e laltre cose sopradette le sono mezzo e impedimento al cibo suo; e per le fugge con
grandissima solecitudine. E dico che ama e cerca quello che la acresca e la conservi in questo cibo, e
perch veduto che meglio gusta questo cibo col mezzo de lorazione fatta nel cognoscimento di s,
per vi si essercita continovamente in tutti quelli modi che pi si possa acostare a Dio.
Di tre ragioni lorazione: luna continova cio el continovo santo desiderio, el quale
desiderio ra nel cospetto di Dio in ci che tu fai : perch questo desiderio drizza nel suo onore tutte
le tue operazioni spirituali e corporali, e per si chiama continova. Di questa pare che parlasse il
glorioso santo Pavolo quando disse: Orate senza intermissione (1Ts 5, 17). La seconda orazione
vocale, quando vocalmente si dice lofficio, o altre orazioni.
Questa ordinata per giognare alla terza, cio a la mentale: e cos vi giogne lanima quando con
prudenzia e umilit esercita lorazione vocale: cio che, parlando con la lingua, el cuore suo non sia
dilunga da Dio, ma debbasi ingegnare di fermare e stabilire el cuore suo ne laffetto della divina carit.
E quando sentisse la mente sua essere visitata da Dio cio che in alcuno modo fusse tratta a pensare
del suo Creatore debba abandonare lorazione vocale e fermare la mente sua, con affetto damore, in
quello che vede che Dio la visita; e poi, se ella tempo, cessato quello, debba ripigliare la vocale, acci
che sempre la mente stia piena e non vta.
E perch ne lorazione abondassero le molte bataglie in diversi modi, e tenebre di mente con
molta confusione (facendole el demonio vedere che la sua orazione non fusse piacevole a Dio per le
molte battaglie e tenebre che ), non debba lassarla per, ma stare ferma con fortezza e longa
perseveranza, raguardando che l dimonio el fa per partirci da la madre de lorazione, e Dio el permette
per provare in quella anima la fortezza e costanzia sua, e acci che nelle bataglie e tenebre cognosca s
non essere, e nella buona volont che si sente riservata cognosca la bont di Dio il quale donatore e
conservatore delle buone e sante volont : la quale volont non denegata a chiunque la vuole.
Per questo modo giogne a la terza e ultima orazione mentale, ne la quale riceve il frutto de le
fadighe che sostenne ne lorazione vocale imperfetta. Allora gusta il latte della fedele orazione. Ella
leva s sopra di s, cio sopra il sentimento grosso sensitivo, e con mente angelica si unisce in Dio per
affetto damore, e col lume de lintelletto vede e cognosce, e vestesi della verit. Ella fatta sorella
degli angeli; ella sta con lo Sposo suo in su la mensa del crociato desiderio, dilettandosi di cercare
lonore di Dio e la salute de lanime, perch vede bene che per questo lo Sposo eterno corse a
lobrobriosa morte della croce, e cos comp lobedienzia del Padre e salute nostra. Drittamente questa
orazione una madre che ne la carit di Dio concepe le virt, e ne la carit del prossimo le parturisce.
Ove manifesti tu lamore la fede la speranza, e lumilit? ne lorazione, per che la cosa che tu
non amassi non ti curaresti di cercarla; ma chi ama, sempre si vuole unire con quella cosa che ama, cio
con Dio, col mezzo dellorazione. A lui dimandi la tua necessit, perch cognoscendo te nel quale
cognoscimento fondata la vera orazione vedi te avere grande bisogno, sentendoti atorniata da tuoi
nemici: cio dal mondo col ricordamento de vani piaceri o con le ingiurie, dal demonio con le molte
tentazioni, e dalla carne con molta rebellione e impugnazione contra lo spirito.
E te vedi non essere per te; non essendo, vedi che non ti puoi aitare, e per con fede corri a colui
che (Es 3, 14), il quale pu sa e vuole subvenirti in ogni tua necessit: e con isperanza adimandi e
aspetti laiutorio suo. Cos vuole essere fatta lorazione, a volerne avere quello che tu naspetti. Non ti
sar mai denegata cosa giusta che tu adimandi per questo modo da la divina bont; ma facendola per
altro modo, poco frutto ne traresti.
Dove sentirai tu lodore de lobedienzia? ne lorazione. Dove ti spogliarai tu de lamore proprio
che ti fa essere impaziente nel tempo de le ingiurie, o daltre pene, e vestirati duno divino amore che
ti far paziente, e gloriarati ne la croce di Cristo crocifisso? ne lorazione. Dove sentirai tu lodore de
la virginit e la fame del martirio, disponendoti a dare la vita in onore di Dio e salute de lanime? in
questa dolce madre de lorazione. Ella ti far osservatrice de lordine; sugellaratti nel cuore e ne la
mente i tre voti solenni che facesti nella professione, lassandovi la impronta del desiderio dosservarli
infino a la morte.
Ella ti leva dalla conversazione delle creature, e datti la conversazione del Creatore; ella empie il
vasello del cuore del sangue de lumile Agnello, e ricuoprelo di fuoco, perch per fuoco damore fu
sparto. Pi e meno perfettamente riceve lanima e gusta questa madre dellorazione, secondo che ella si
notrica del cibo angelico, cio del santo e vero desiderio di Dio, levandosi in alto, come detto , a
prenderlo in su la mensa de la santissima croce. E per ti dissi chio desideravo di vederti notricare del
cibo angelico, perch io non veggo che in altro modo potessi essere vera sposa di Ges Cristo,
consecrata a lui nella santa religione. Fa chio ti vega una pietra preziosa nel conspetto di Dio. E non
mi stare a perdare il tempo. Bagnati e aniegati nel sangue dolce de lo Sposo tuo. Altro non ti dico.
Permane nella santa e dolce dilezione di Dio. Ges dolce, Ges amore.

LETTERA 27
A missere Martino abbate di Pasignano dellordine di Valle Ombrosa.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Reverendo e carissimo padre in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges
Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedere el cuore e laffetto vostro innestato
in su la dolce e venerabile croce, considerando me che lanima non pu participare n avere el frutto
della grazia se il cuore e laffetto suo non innestato nel crociato amore del Figliuolo di Dio non
bastarebbe a noi perch la natura divina sia innestata e unita con la natura umana, e la natura umana
con la divina ; e perch ancora vediamo Dio e Uomo corso allobrobiosa morte della croce.
fatto uno innesto questo Verbo in su la croce santa e bagnatici del sangue prezioso suo,
germinando i fiori e frutti delle vere e reali virt: tutto questo fatto el legame de lamore (questo
amore caldo lucido attrattivo maturati e frutti delle virt, e toltole ogni acerbit; questo stato poich
lo innesto del Verbo divino si fece nella natura umana) ed el Verbo in su.legno della santissima croce.
Sapete che in prima erano s agre, che neuna virt ci conduceva a porto di vita, perch la marcia della
disobedienzia dAdam non era levata con lobedienzia del Verbo unigenito Figliuolo di Dio. Anco vi
dico che, con tutto questo dolce e soave legame, luomo non participa n pu participare la grazia se
esso non sinnesta, per affetto damore, nel crociato amore del Figliuolo di Dio, seguitando le vestigie
di Cristo crocifisso, per che noi arboli sterili, senza neuno frutto, ci conviene essere uniti con larboro
fruttifero, cio Cristo dolce Ges, come detto .
O carissimo e reverendo padre, quale sar quello cuore s duro che si possa tenere se raguardar
lamore ineffabile che gli el suo Creatore che non si leghi e innesti, col legame della carit, con lui?
Certo non so come egli sel possa fare. Credo bene che coloro che sono innestati e legati ne larboro
morto del dimonio e nellamore proprio di s, ne le delizie stati e ricchezze del mondo, fondati ne la
perversa superbia e vanit sua, oim!, che questi sieno quelli che sono privati de la vita, e sono fatti non
tanto che arbori sterili, ma essi sono arbori morti; e mangiando el frutto loro, conduce nella morte
etternale, per che i frutti sono e vizii e peccati. Costoro fuggono la via e la dottrina di questo dolce
incarnato e amoroso Verbo; essi vanno per la tenebre cadendo in morte e in molta miseria.
Ma non fanno cos quelli che con affettuoso amore seguitano la via della verit: nno aperto
locchio dellintelletto e cognoscono loro none essere, e cognoscono la bont di Dio in loro: ch
lessere, e ogni grazia che posta sopra lessere, retribuiscono a Dio avere avuto per grazia e non per
debito. Allora cresce uno fuoco e uno affetto damore, e uno odio e dispiacimento del peccato e de la
propria sensualit, che con questo amore e odio e con vera umilit sinnesta nel crociato consumato
amore del Figliuolo di Dio.
Produce allora i frutti de le reagli virt, le quali virt notricano lanima sua e del prossimo suo
perch diventa mangiatore e gustatore de lonore di Dio e della salute dellanime.
Molto ci dunque di grande necessit e di grande bisogno davere questa perfetta unione, ch
senza essa non potiamo giugnare a quello fine per lo quale fummo creati; e per dissi che io desideravo
di vedervi innestato nellarboro della santissima croce. Pregovi per lamore di Cristo crocifisso che
siate sollicito e non negligente: non pi dormire nel sonno de la negligenzia, per ch l tempo breve
e l camino lungo.
Voi mi mandaste a me, venerabile padre, la croce, la quale io tenni tanto cara quanto io tenessi
mai veruna altra cosa, ricevendo laffetto e l desiderio vostro col quale me la mandaste.
Rappresentatemi allocchio del corpo quello che debbo avere allocchio dellanima: miserabile a me,
che mai non lebbi! Pregovi con grande affetto damore che preghiate el nostro dolce Salvatore che mel
dia. Io vi rendo croce, invitandovi alla croce del dolce desiderio e a la croce del corpo, sostenendo con
vera e buona pazienzia ogni fadiga che voi riceveste per onore di Dio e per salute dellanime.
Scrivestemi che quello che io avevo cominciato che io el compisse; e io vi prometto che giusta al
mio potere, quanto Dio me ne dar la grazia di compire cio di sempre pregare la divina bont per voi
, se risponderete con vera e perfetta sollicitudine a lui che vi chiama con grandissimo amore, sar
compita la volont sua in voi che non cerca n vuole altro che la vostra santificazione , e l
desiderio vostro e mio.
Cos spero che compiuto ci ritrovaremo legati nel legame dolce della carit. Abbiate abbiate cura
di correggere el vizio e piantare la virt ne sudditi vostri, con vera e santa dottrina, essendo voi
specchio di virt a loro. Altro non dico.
Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Ges dolce, Ges amore.

LETTERA 28
A messer Bernab signore di Melano, per certi ambasciadori desso signore mandati a lei.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Reverendo padre in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges Cristo,
scrivo a voi nel prezioso sangue suo, con disiderio di vedervi participare el sangue del Figliuolo di Dio
s come figliuolo creato dal sommo Padre allimagine e similitudine sua (Gn 1, 26), e servo
ricomprato acci che andiate con amore e col santo timore di Dio. Sapete che colui che non ama lo
suo Creatore damore filiale, non pu participare il sangue: vvi bisogno damare.
O padre carissimo, quale quello cuore che sia tanto indurato e ostinato che, se egli raguarda
laffetto e lamore che gli porta la divina bont, che non si disolva? Amate, amate; guardate che prima
fuste amato, che voi non amaste: per che, raguardando Dio in s medesimo, inamorossi della bellezza
della sua creatura e creolla mosso dal fuoco della inestimabile sua carit solo per questo fine,
perch ella avesse vita etterna, e godesse quel bene infinito che Dio godeva in s medesimo. O amore
inestimabile, bene i dimostrato questo amore. Ch, perdendo luomo la grazia per lo peccato mortale,
per la disobedienzia che comisse contra te, Signor mio, ne fu privato. Or raguardate, padre, che modo
tenuto la clemenzia dello Spirito santo a restituire la grazia alluomo: vedete che la somma altezza di
Dio presa la servitudine della nostra umanit, in tanta bassezza e umilit profonda che debba
confondere ogni nostra superbia.
Vergogninsi li stolti figliuoli dAdam: che si pu pi vedere, che vedere Dio umiliato alluomo,
n pi n meno che se luomo avesse a tenere Dio, e non Dio luomo? Con ci sia cosa che luomo non
in s medesimo: ci che egli , s da Dio per grazia, e non per debito. E per non sar veruno, che
cognosca s medesimo, chegli offenda mai Idio mortalmente, o caggia in superbia o per stato, o per
grandezza, o segnoria. Segli segnoreggiasse tutto l mondo, riputasi non cavelle: ch cos sugetto alla
morte egli come una vilissima creatura, e cos trapassano le stolte dilizie del mondo e vengono meno in
lui, come in uno altro; e non le pu tenere, che vita e sanit e ogni cosa creata non passi come el vento.
Adunque per veruna signoria che aviamo in questo mondo ci potiamo riputar signori. Non so che
signoria quella si fusse, che mi pu esser tolta e non sta nella mia libert. Non mi pare che se ne debba
chiamare n tener signore, ma pi tosto dispensatore; e questo a tempo, e non sempre, quanto
piacer al dolce Signore nostro.
E se voi mi diceste: Non ci luomo in questa vita niuna signoria? rispondovi: s, lla, la pi
dolce e pi graziosa e pi forte che veruna cosa che sia, e questa si la citt dellanima nostra. Oh, cci
maggior cosa e grandezza che avere una citt che vi si riposa Idio, che ogni bene, dove si ritrova
pace, quiete e ogni consolazione? Ella di tanta fortezza questa citt, e di s perfetta signoria, che n
dimonio n creatura ve la pu tllere, se voi non vorrete. Ella non si perde mai se non per lo peccato
mortale: allora diventa servo e schiavo del peccato, diventa non cavelle e perde la dignit sua.
Veruno ci pu costrignere a commettere un minimo peccato, per che Dio l posto, s e no,
nella pi forte cosa che sia, nella volont; ch, se ella dice s per consentimento, di subbito offeso,
pigliando diletto e piacere del peccato; e se dice no, inanzi elegge la morte che offendere Dio e
lanima sua.
Questo non offende mai; ma guarda la citt, signoreggia s medesimo e tutto quanto el mondo:
ch se ne fa beffe del mondo e di tutte le dilizie sue, riputandole cosa corruttibile, peggio che sterco. E
per dicono e santi, che servi di Dio sono coloro che sono signori liberi: nno avuto vittoria. Molti
sono coloro che nno vittoria di citt e di castella: non avendola di loro medesimi e de nimici suoi,
come el mondo, la carne e l dimonio, pu dire che abbi non cavelle.
Ors, padre, vogliate tenere ferma la signoria della citt dellanima vostra; combattete forte con
questi tre nimici: tollete el coltello dellodio e dellamore, amando la virt e odiando el vizio; colla
mano dellarbitrio gli percotete. E non dubitate, ch la mano forte e l coltello forte; ch, come detto
, non niuno ve l possi tllere. Questo parbe che dicesse Pavolo quando diceva: N fame n sete, n
persecuzioni, n angeli n dimonii mi partiranno dalla carit di Dio, se io non vorr (Rm 8, 35-39);
quasi dica il dolce di Pavolo: come egli impossibile che la natura angelica mi parta da Dio, cos
impossibile che veruna cosa mi stringa a un peccato mortale, se io non vorr.
Diventati sono impotenti questi nostri nimici, per che lAgnello immaculato, per render la
libert alluomo, e farlo libero, d s medesimo alla obrobriosa morte della santissima croce. Vedete
amore ineffabile, che con la morte ci data la vita; sostenendo obrobrii e vitoperii, ci renduto lonore;
con le mani chiavate confitte in croce, ci sciolti dal legame del peccato; col cuore aperto ci tolle ogni
durizia; essendo spogliato, ci veste; col sangue suo cinebria; con la sapienzia sua vinta la malizia del
dimonio; co flagelli vinta la carne nostra; collobrobrio e umilit vente le dilizie e la superbia del
mondo; lavato ci dellabondanzia del suo sangue. S che non temiamo per veruna cosa che sia, ch
con la mano disarmata venti e nostri nemici, renduto el libero arbitrio.
O Verbo dolce, Figliuolo di Dio, tu i riposto questo sangue nel corpo della santa Chiesa; vogli
che per le mani del tuo vicario ci sia ministrato. Provide la bont di Dio alla necessit delluomo,
chogni d perde questa signoria di s offendendo il suo Creatore: e per posto questo remedio della
santa confessione, la quale vale solo per lo sangue dellAgnello. Non ve la d una volta, n doe, ma
continuamente. Per stolto colui che si dilunga o fa contra questo vicario, che tiene le chiave del
sangue di Cristo crucifisso: eziandio se fusse dimonio incarnato, io non debbo alzare el capo contra lui,
ma sempre umiliarmi, e chiedere el sangue per misericordia, ch in altro modo no l potete avere, n
participare el frutto del sangue.
Pregovi, per lamore di Cristo crucifisso, che non facciate mai pi contra el capo vostro; e non
mirate che l dimonio vi porr e v posto inanzi il colore della virt, cio una giustizia di voler fare
contra e mali pastori per lo defetto loro: non credete al dimonio, e non vogliate fare giustizia di quello
che non tocca a voi. El nostro Salvatore non vuole: dice che sono i suoi unti; non vuole che n voi n
veruna creatura facci questa giustizia, perch la vuole far egli. Oh quanto sarebbe sconvenevole che l
servo volesse tllere la signoria di mano al giudice, volendo fare giustizia del malfattore! Molto
sarebbe spiacevole, per che non tocca a lui: el giudice quello che l a fare.
E se dicessimo: El giudice nol fa; non ben fatto che l facci io? no, ch ogni otta ne sarai
ripreso: n pi n meno ti cadr la sentenzia adosso, se tu ucciderai, dessere morto tu. None scuser la
legge la tua buona intenzione, che li fatto per levare il malfattore di terra; non vuole la legge n la
ragione che, perch l giudice sia cattivo e non facci la giustizia, che tu la facci per tu. Debilo lassare
punire al sommo giudice, che non lassar passare le ingiustizie e gli altri difetti che non siano puniti a
luogo e a tempo suo, singularmente nella estremit della morte, passata questa tenebrosa vita: nel quale
punto passato, ogni bene rimunerato e ogni colpa punita. Cos vi dico, carissimo padre e fratello in
Cristo dolce Ges, che Idio non vuole che voi, n veruno, vi facciate giustizieri de ministri suoi. Egli
l commesso a s medesimo, ed esso l commesso al vicario suo: e se l vicario suo non la facesse
(ch la debba fare, ed male se non si fa), umilemente doviamo aspettare la punizione e correzione del
sommo giudice, Idio etterno. Eziandio se ci fussero tolte per loro le cose nostre, pi tosto doviamo
eleggere di perdare le cose temporali e la vita del corpo che le cose spirituali e la vita della grazia, per
che queste sono finite, e la grazia di Dio infinita, che ci d infinito bene: e cos, perdendola, aviamo
infinito male.
E pensate che, per la buona intenzione che voi aviate, non vi scusar per n Dio n la legge
divina dinanzi a lui; anco cadereste nel bando della morte etternale: non voglio che cadiate mai in
questo inconveniente. Dicovelo, e pregove da parte di Cristo crucifisso, che non ve ne impacciate mai
pi.
Possedetevi in pace le citt vostre, facendo giustizia de sudditi vostri quando si commette la
colpa; ma non per loro, mai, che e sono ministri di questo glorioso sangue e prezioso. Per altre mani
che per le loro voi no l potete avere; non avendolo, non ricevete il frutto desso sangue, ma sareste,
come membro putrido, tagliato dal corpo della santa Chiesa.
Or non pi, padre! Umilmente voglio che poniamo el capo in grembo di Cristo in cielo per affetto
e amore, e di Cristo in terra, la cui vece tiene, per riverenzia del sangue di Cristo, del quale sangue ne
porta le chiavi: a cui egli opre, uperto, e a cui egli serra, serrato. Egli la potenzia e autorit, e
veruno che gli l possi tllere delle mani, per che gli data dalla prima dolce Verit. E pensate che,
fra le altre cose che sieno punite, che dispiaccia bene a Dio, si quando vede che son toccati gli unti
suoi, siano gattivi quanto si vogliono. E non pensate, perch vediate che Cristo facci vista di non vedere
in questa vita, che sia di meno la punizione nellaltra. Quando lanima sar dinudata dal corpo, allora
gli mostrar che in verit egli veduto. Adunque voglio che siate figliuolo fedele della santa Chiesa,
bagnandovi nel sangue di Cristo crucifisso: allora sarete membro legato nella Chiesa santa, e non
putrido. Ricevarete tanta fortezza e libert che n dimonio n creatura ve la potr tllere, per che
sarete fuore de la servitudine del peccato mortale, della rebellione della santa Chiesa; sarete fatto forte
dalla fortezza della grazia, che allora abitar in voi, e sarete unito col vostro padre. Cos vi prego che
perfettamente facciate questa unione, e none indugiate pi tempo.
Ma che vendetta faremo del tempo che sete stato fuore? Di questo, padre, parmi che sapparecchi
uno tempo che noi potremo fare una dolce e gloriosa vendetta; ch, come voi avete disposto el corpo e
la sustanzia temporale a ogni pericolo e morte, in guerra col padre vostro, cos ora vinvito da parte di
Cristo crocifisso a pace vera e perfetta col padre benigno, Cristo in terra, e a guerra contra glinfedeli,
disponendo el corpo e la sustanzia a dare per Cristo crocifisso. Disponetevi, ch vi conviene fare questa
dolce vendetta che, come voi sete andato contra, cos andate in aiuto, quando el padre levar in alto el
gonfalone della santissima croce; per che l padre santo n grandissimo desiderio e volont. Voglio
che siate el principale, e che invitiate e sollicitiate el padre santo che tosto si spacci, ch grande
vergogna e vituperio di cristiani, di lassare possedere quello che di ragione nostro a pessimi
infedeli! Ma noi facciamo come stolti e di vil cuore, che non facciamo briga e guerra se no con essonoi
medesimi. Luno si divide da laltro per odio e rancore, col dove noi doviamo essere legati del legame
della divina ardentissima carit; el qual legame di tanta fortezza, che tenne Dio e Uomo confitto e
chiavellato nel legno della santissima croce.
Ors, padre, per lamor di Dio crescetemi el fuoco del santissimo desiderio, volendo dare la vita
per Cristo crucifisso, dare el sangue per amore del sangue. Or quanto sar beata lanima vostra e la mia,
per laffetto chio alla salute vostra, di vedervi dare la vita per lo nome del dolce e buono Ges!
Prego la somma ed etterna bont che ci facci degni di tanto benifizio quanto a dare la vita per lui. Or
correte virilmente a fare i grandissimi fatti per Dio e per esaltazione della santa Chiesa, s come avete
fatto per lo mondo e in contrario a lei: facendo questo, voi participarete el sangue del Figliuolo di Dio.
Rispondete alla voce e clemenzia dello Spirito santo che vi chiama tanto dolcemente, che fa
gridare a servi di Dio dinanzi a lui per voi, per darvi la vita della grazia. Pensatevi, padre, che delle
lacrime e sudori che la bont di Dio fatte gittare per voi a servi suoi, da capo a pie ve ne lavareste:
non le spregiate, n siate ingrato a tanta grazia. Vedete quanto Dio vama, che la lingua vostra no l
potrebbe narrare, n l cuore pensare, n occhio vedere quante sono le grazie sue, che vuole abundare
sopra di voi, pure che disponiate la citt dellanima vostra a trarla della servitudine del peccato mortale.
Siate grato e cognoscente, acci che non si secchi in voi la fonte della piet. Non dico pi.
Siate siate fedele, umiliatevi sotto la potente mano di Dio. Amate e temete Cristo crocifisso;
niscondetevi nelle piaghe di Cristo crucifisso; disponetevi a morire per Cristo crocifisso. Perdonate alla
mia ignoranzia e presunzione, che presummo molto di favellare; ma lamore e laffetto chio alla
salute dellanima vostra mi scusi.
Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio.
Di quello che mi preg el vostro serviziale, che per vostra parte venne a me etc. Ges dolce, Ges
amore.

LETTERA 29
A madonna la Reina, donna dello soprascritto signore di Melano, per li detti ambasciadori.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Reverenda madre in Cristo Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges Cristo, scrivo a
voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi vestita del vestimento dellardentissima carit, s
e per s fatto modo che voi siate quel mezzo e instrumento che facciate pacificare lo sposo vostro con
Cristo dolce Ges e col vicario suo, Cristo in terra.
So certa che, se sar in voi la virt della carit, non si potr tenere che lo sposo vostro non ne
senta el caldo. E cos vuole la prima Verit che voi siate due in uno spirito, e in uno affetto e santo
disiderio.
Questo non potreste fare se non fusse in voi questo amore. Ma voi mi direte: Da che io non
lamore, e senza amore io no l posso fare, che modo tengo daverlo?. Dicolo a voi, che amore non
sacquista se non con amore: per che colui che vuole amore, prima gli conviene amare, cio davere
volont damare. Poi che egli avuta questa volont, conviengli uprire locchio del conoscimento, e
vedere dove si truova e come e si truova questo amore. In s medesimo el trovar. Come?
cognoscendo s medesimo non essere: vedendo s non essere per s medesimo, retribuisce e cognosce
da Dio avere lessere suo, e ogni grazia che fondata sopra questo essere cio le grazie e i doni
spirituali e temporali che Idio ci d : ch, se noi non fussimo, non potremo ricevere neuna grazia. S
che ogni cosa , e truova davere, per la inestimabile bont e carit di Dio.
Come lanima veduto e trovata in s tanta bont del suo Creatore, levasi e cresce in tanto amore
e disiderio che s e l mondo, con tutte le delizie sue, spregia e in dispetto. E non me ne maraviglio,
per che l condizione dellamore che, quando la creatura si vede amare, subbito ama; come egli ama,
elegge inanzi la morte che offendere quello che egli ama. Ella si notrica nel fuoco dellamore perch
s veduta tanto amare, quando vede s esser stato quel campo e quella pietra dove fu fitto el gonfalone
della santissima croce. Ch voi sapete bene che la terra n la pietra averebbe tenuta la croce, n chiovi
n croce averebbero tenuto el Verbo dellunigenito Figliuolo di Dio, se lamore non lavesse tenuto.
Adunque lamore, che Dio ebbe allanima nostra, fu quella pietra e quelli chiovi che lnno tenuto.
Or questo el modo da trovare lamore. Poi che aviamo trovato el luogo dove sta lamore, in che
modo ce l convien amare? O reverenda e dolcissima madre, egli la regola e la via: e altra che questa
una via non c. La via sua, chegli insegna a noi la quale doviamo seguitare, se vogliamo andare per
la luce e ricevere vita di grazia , si andare per le pene, per gli obrobii, scherni, strazii e villanie e
persecuzioni: con esse pene conformarsi con Cristo crocifisso. Egli fu quello Agnello immaculato che
spregi le ricchezze e signorie del mondo; con ci sia cosa che fusse Dio e uomo, nondimeno, come
regola e via nostra, egli ce la nsegna; fatto osservatore della legge e non trapassatore. Egli umile e
mansueto, che non udito el grido suo per veruna mormorazione. Egli uperto s medesimo per
larghezza damore; diventa gustatore e mangiatore della salute nostra, non cercando n vedendo s, ma
solo lonore del Padre e l bene delle creature. Egli none schifa le pene, anco va drieto a esse pene.
Grande cosa a vedere el dolce e buono Ges, che governa e pasce tutto luniverso, ed esso
medesimo in tanta miseria e necessit che non veruno che sia simile a lui. Egli mendico in tanto che
Maria non ebbe panno dove involgere il figliuolo suo; ne lultimo muore nudo in croce, per rivestire
luomo e coprirli la sua nudit. Nudo era fatto per lo peccato commesso, perduto avea el vestimento
della grazia: s che s spoglia della vita, e noi ne veste. Dico che lanima, che aver trovato amore
nellaffetto di Cristo crocifisso, che ella si vergognar di seguitarlo per altra via che per Cristo
crocifisso: non vorr dilizie, n stati, n pompe; anco vorr stare come peregrina o viandante (Eb 11,
13; 1Pt 2, 11) in questa vita, che attende pure di giognare al termine suo. N per prosperit che truovi
nella via, n aversit, se egli buono peregrino, non tarda per el suo andare: anco va virilmente, per
lamore e affetto chegli posto al termine suo, al quale aspetta di giongere.
Cos voglio che facciate voi, dolcissima madre e suoro in Cristo dolce Ges. Non voglio che
miriate per li grandi stati che aviate, n per le grande ricchezze e diletti, n per avversit o tribulazione
che vedeste venire. Non vi ritraga el diletto, n non vi ritraga la pena; ma con cuore virile corrite per
questa via, dilettandovi sempre delle virt e di portare pena per Cristo crocifisso, che s dolcemente ve
l insegnata.
Prendete delle cose del mondo per necessit della natura, e non per affetto disordinato: ch troppo
sarebbe spiacevole a Dio che voi poneste lamore in quella cosa che meno di voi, che non sarebbe
altro che perdere la dignit sua: ch tale diventa la creatura, quale quella cosa che egli ama. Se io amo
el peccato, el peccato non : ecco chio divento non cavelle. A maggiore vilt non pu venire. El
peccato non procede da altro che damare quello che Idio odia, e odiare quello che Dio ama; dunque
amando le cose transitorie del mondo, e s medesimo damore sensitivo, offende, per che quella
cosa che Dio odia, e tanto gli dispiacque che ne volse fare vendetta e giustizia sopra el corpo suo. Fece
di s uno ancudine, fabricandovi su le nostre iniquit.
Or che grande miseria e cechit quella della creatura, a vedere s, creato alla imagine e
similitudine sua (Gn 1, 26), e anco riformato in grazia (poi che la perd per lo peccato mortale, con
labondanzia del sangue suo riform questa imagine), ed ella tanto cieca che abbandona laffetto e
lamore che l fatta grande per la sua bont, e dassi ad amare quelle cose che sono fuori di Dio, cio
traendo laffetto e lamore fuore di lui, e amare le cose create e s medesimo senza lui! Ch non la
forma degli stati e delizie del mondo, n le creature, che siano reprensibili; ma laffetto che la persona
vi pone, trapassandone per questo affetto el comandamento dolce di Dio. Cos, per lo contrario, quando
lamore e laffetto si leva da s, e pollo tutto in Cristo crocifisso, egli viene nella maggiore degnit che
possi venire, per che diventa una cosa col suo Creatore. E che meglio pu avere, che essere unito in
colui, che ogni bene? E non la pu riputare a s quella dignit e unione, ma allamore. Perch sarebbe
grande una serva che fosse presa per sposa dallo mperadore, ch, subito che ella unita con lui, fatta
imperadrice, e non per s, chella era serva, ma per la dignit dello imperadore.
Cos pensate, carissima madre in Cristo dolce Ges, che lanima inamorata di Dio, che serva e
schiava ricomprata del sangue del Figliuolo di Dio, viene a tanta dignit che ella non si pu chiamare
serva, ma imperadrice, sposa dello imperadore etterno. Ben sacorda con la parola della prima verit:
El servire a Dio non essere servo, ma regnare: anco gli tolle la servitudine del peccato, e fallo
libero. Bene forte dunque questa unione perfetta, che, oltra alla dignit della creazione sua, per
lunione dellamore e delle virt, fa perfetta questa dignit prima dellessere, cio per lunione che
fatta col suo Creatore. Questa s spogliata delluomo vecchio di s medesima, e vestita del nuovo,
Cristo dolce Ges. Allora aperta lanima a ricevere e tenere la grazia, colla quale in questa vita gusta
Idio; poi, ne lultimo, vede letterna visione sua, dove si pacifica e perfetto riposo e quiete, per che
sono adempiti e desideri suoi. Questa la ragione che in questa vita non pu avere questa pace: perch
non saziato el disiderio suo infino che non gionge allunione della divina essenzia: solamente fame
e desiderio mentre che viandante e peregrino (Eb 11, 13; 1Pt 2, 11) in questa vita: desiderio di fare
la via dritta, e fame di giongere al termine e al fine suo. El qual desiderio el fa correre per la via, per
la strada battuta da Cristo crocifisso, s come di sopra detto; ch, se non avesse amore al suo fine, cio
a Dio, non si curarebbe di volere sapere la via.
Adunque voglio che cresciate el santo e vero desiderio a seguitare questa via, che vi fa gionger al
termine.
Sappiate che ella non buia n tenebrosa n piena di spine, anco lucida con vero lume; e
battlla questa strada, col sangue suo, Ges Cristo, che esso lume. Non ci spine, chella odorifera,
piena di fiori e di soavi frutti, in tanto che, come la creatura comincia a tenere per essa strada e via
dolce, gustavi tanta dolcezza che inanzi elegge la morte che volersene partire. E con ci sia cosa che in
questa via ci si veggano spine, che paiono spine di molte tribulazioni e illusioni del dimonio, e l
mondo ci si para inanzi colla infiata superbia, dico che non le cura quella anima che si diletta in questa
via: ma fa come colui che va al rosaio, che coglie la rosa e lassa stare la spina; cos ella, delle
tribulazioni e angoscie del mondo: le lassa dietro, e coglie la rosa odorifera della vera e santa pazienzia,
ponendosi dinanzi a locchio del cognoscimento el sangue dellAgnello che d vita, posto in capo di
questa strada.
Adunque corrite, madre, e corrano tutti e veri fedeli cristiani, allogietto di questo sangue, dietro
a lodore suo (Ct 1, 3). Allora diventaremo veramente ebri desso sangue, arsi e consumati nella divina
dolce carit; fatti saremo una cosa con lui. Faremo come lebro, che non pensa di s, se non del vino
chegli bevuto e di quello che rimane a bere. Inebriatevi di sangue per Cristo crocifisso; poi che
lavete inanzi, non vi lassate morire di sete; non ne prendete poco, ma tanto che voi inebriate, s che
perdiate voi medesima.
Non amate voi per voi, ma voi per Idio; n la creatura per la creatura, ma solo a loda e gloria del
nome di Dio; n amate Idio per voi, per vostra utilit, ma amate Dio per Idio, in quanto somma bont,
degno desser amato. Allora lamore sar perfetto e non mercenaio; non potrete pensare altro che di
Cristo crocifisso, del vino che avete bevuto, cio della perfetta carit, la quale vedete che Idio v data
e mostrata inanzi la creazione del mondo, inamorandosi di voi prima che voi fosti: ch, se non si fusse
inamorato, mai non varebbe creata. Ma, per lamore chegli vebbe vedendovi in s, egli si mosse a
darvi lessere. Or qui si distendaranno e pensieri vostri in questa carit beuta. Dico che pensarete in
quello che a bere, cio aspettando e desiderando davere e gustare la somma etterna bellezza di Dio.
Ora aviamo trovato el luogo ove si riposa lamore (Ct 1, 6) e dove lanima lacquista, e trovato in che
modo ce l conviene pigliare.
Or vi prego, per lamore di Cristo crocifisso, che non siate negligente, ma sollicita ad andare a
questo luogo, e tenere per questa via mostrata di sopra. Facendolo, adimpirete el disiderio e la volont
di Dio in voi che non cerca n vuole altro che la vostra santificazione e l disiderio di me, misera
miserabile, piena di peccati e diniquit, che fame e volont della salute vostra, s per voi, e s per lo
mezzo chio voglio che siate a lo sposo vostro, inducendolo a virt e a seguitare la via della verit.
Invitatelo e pregatelo, quanto potete, a fare che sia vero figliuolo e servo a Cristo crocifisso, obediente
al padre santo, la cui vece tiene, e non sia pi ribello.
Padre e madre carissimi, siatemi uniti in una volont e uno spirito. Non aspettate el tempo, ch l
tempo non aspetta voi. Guardate guardate che locchio di Dio sopra di voi, e veruno che da quello
occhio si possa nascondere. Egli el dolce Idio nostro, che non bisogno di noi: amocci prima che da
noi fusse amato, donocci s medesimo per grazia e non per debito. Non voglio che siate ingrata a tanto
benifizio, ma grata e conoscente, rispondendo alla grazia e clemenzia de lo Spirito santo. Pregovi che
e figliuoli vostri sempre gli nutrichiate e aleviate nel timore di Dio. Non attendete pur a corpi loro, ma
alla salute de lanime.
Sappiate che Dio ve li richieder ne lultimo d. Non dico pi.
Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Perdonate alla mia ignoranzia, se troppo vi
gravasse di parole; ma, per la fame e amore chio alla salute vostra, piuttosto farei in effetto che con
parole.
Venne a me quel vostro fedele serviziale per vostra parte; dissemi a bocca la vostra ambasciata, la
quale ricevuta molto graziosamente etc. Ges dolce, Ges amore.

LETTERA 30
Alla badessa del monasterio di santa Marta da Siena e a suoro Nicolosa del detto monasterio.
Al nome di Ges Cristo crucifisso.
A voi, dilettissima e carissima madre e suoro, madonna, e a te, figliuola e suoro Nicolosa, io
Caterina, inutile serva (Lc 17, 10) di Ges Cristo e vostra serva inutile voglio fare a voi loffizio che fa
el servo al signore, che sempre porta e arreca: cos voglio portare sempre voi nel conspecto del
dolcissimo Salvatore.
E cos portando, da lineffabile carit sua impetraremo grazia di fare laltro atto del servo, di
ritornare in giuso: cos venremo ne la grazia del cognoscimento di noi e di Dio. Per che non mi pare di
potere avere virt n la plenitudine de la grazia, senza labitazione de la cella del cuore e dellanima
nostra, nel quale luogo acquistaremo el tesoro che c vita, cio labisso santo del santo cognoscimento
di s e di Dio, dal quale santo cognoscimento, suore carissime, procede quello santissimo odio che ci fa
unire in quella somma etterna e prima Verit, cognoscendo noi somma bugia, operatori di quella cosa
che non . Cos odiando gridaremo con voce di cuore, manifestando la sua bont: Tu solo se colui che
se buono, tu se quello mare pacifico, donde escono tutte le cose che nno essare, excepto che quella
cosa che non , non in lui, cio el peccato. Come disse la somma Verit a una serva sua inutile: Io
voglio che tu sia amatrice di tutte quante le cose; ch sono tutte buone e perfette e sono degne dessare
amate, e tutte sono fatte da me che so somma bont, excepto che il peccato non in me, ch se fusse in
me, dilettissima mia figliuola, sarebbe degno dessare amato.
O amore inestimabile, per vuoli che noi ci odiamo, per le perverse nostre volontadi donde
procede questo che non in te. Dunque, madre e suoro dilettissime in Cristo Ges, corriamo corriamo
corriamo morte, per la via de la verit. E se mi diceste: che uccidiamo? gridiamo con lapostolo: la
nostra perversa volont.
Che dice lo inamorato di Pavolo? Mortificate le membra del corpo vostro (Col 3, 5). Non dice
cos de la volont, ma vuole chella sia morta e non mortificata. O dolcissimo e dilettissimo amore, io
non ci so vedere altro rimedio se non quello coltello che tu avesti, dolcissimo amore, nel cuore e
nellanima tua. Ci fu lodio che avesti al peccato e lamore che avesti a lonore del Padre e a la nostra
salute. O amore dolcissimo, questo fu quello coltello che trapass el cuore e lanima de la Madre. El
Figliuolo era percosso nel corpo, e la Madre similemente; perch quella carne era di lei. Ragionevole
cosa era, come cosa sua, ched elli aveva tratto di lei carne.
Io mavego, o fuoco di carit, che ci unaltra unione. Egli la forma de la carne, ed ella, come
cera calda, ricevuta la impronta del desiderio e dellamore de la nostra salute, ricevuta dal sugello
ed l sugello de lo Spirito santo , el quale sugello e inesto incarnato quel Verbo etterno divino.
Ella, come arbore di misericordia, riceve in s lanima consumata del Figliuolo, la quale anima
vulnerata e ferita de la volont del Padre: ella, come arbore che in s lo nnesto, vulnerata col
coltello dellodio e dellamore.
Or tanto moltiplicato lodio e lamore ne la Madre e nel Figliuolo, che l Figliuolo corre a la
morte per lo grande amore che egli di darci la vita. Tanta la fame e l grande desiderio de la santa
obedienzia del Padre, che elli perduto lamore proprio di s e corre a la croce. Questo medesimo fa
quella dolcissima e carissima Madre, che volontariamente perde lamore del Figliuolo. Ch non tanto
chella faccia come madre, che l ritraga da la morte, ma ella si vuole fare scala e vuole chelli muoia.
Ma non grande fatto, per chella era vulnerata de la saetta dellamore de la nostra salute.
O carissime suoro e figliuole tutte quante in Cristo Ges, se per infino a qui non fussimo arse nel
fuoco di questo santo desiderio de la Madre e del Figliuolo, non si contenghino pi ostinati e cuori
nostri: di questo vi prego da parte di Cristo crocifisso, che questa pietra si dissolva con labondanzia del
sangue caldissimo del Figliuolo di Dio, che di tanta caldezza che ogni durizia o freddezza di cuore
debba dissolvare. In che ci fa dissolvere? solamente in quello che detto aviamo: ci fa dissolvere
nellodio e nellamore, e questo fa lo Spirito santo quando viene nellanima. Adunque vi comando e vi
costringo che voi dimostriate di volere in voi questo coltello. E se mi dimandaste in che el potiamo
dimostrare, rispondovi: in due cose voglio che l dimostriate nel conspecto di Dio. Cio voglio che voi
non vogliate tempo a vostro modo, ma a modo di Colui che : cos sarete spogliate de la vostra volont
e vestite de la sua.
Intesi che mi scriveste del desiderio chavavate del mio venire a voi; voglio che questo si mitichi
col giogo soave del Figliuolo di Dio, e cos ricevarete questo tempo e ogni altro tempo, quanto
malagevole si fusse, pensando che non pu essare altro che nostro bene: con reverenzia riceviamo ogni
tempo.
Laltra si che voi andiate col giogo de la santa obedienzia. E voi singularmente, madonna,
vogliate essere obediente a Dio in portare la fadiga che elli v posta, cio davere a governare le
pecorelle sue. E non vi recate a malagevole, se vi vedete molte volte per limpacci di dare fadiga al
prossimo per onore di Dio, e questo veggio che facevano i discepoli santi, che spregiavano ogni
consolazione spirituale e temporale. O quanta consolazione avarebbero avuta, di ritrovarsi co la madre
de la pace del Figliuolo di Dio, e luno con laltro ritrovarsi insieme! E non di meno, come vestiti del
vestimento nuziale (Mt 22, 11-12) del maestro, e si danno a ogni fadiga e obrobrio e morte, per lonore
di Dio e salute del prossimo, luno separato dallaltro e cos spregiando le consolazioni e abracciando le
pene: cos voglio che facciate voi.
E se mi diceste de la grande sollicitudine de le cose temporali che vi conviene avere, rispondovi
che, tanto sono temporali quanto le facciamo; e gi v detto che ogni cosa procede da la somma bont:
dunqu ogni cosa e buona e perfetta. S che non voglio col colore de le cose temporali schifiate la
fadiga, ma voglio che sollecitamente e con occhio dirizzato secondo Dio siate sollecita. Singularmente
siate sollecita dellanime loro. Ch, come dice santo Bernardo, la carit, sella ti lusinga, non tinganna;
sella ti corregge, non todia. Adunque virilmente vi portate, con asprezze e con lusinghe, secondo che
bisogna ne lo stato vostro.
Non siate negligente a correggiare e difetti; e, piccioli o grandi, che sieno puniti secondo che la
persona atta a ricevare: chi fusse disposto a portare diece libre, non ponete vinti, ma tollete quello che
potete avere.
E loro prego per parte di colui che fu fatto portatore dogni nostra miseria, chelle sinchinino per
la porta stretta (Mt 7, 13; Lc 13, 24) de la santa obedienzia, a ci che la superbia de la loro volont non
lo rompesse el capo. E non vi paia, suoro carissime, fadigoso de la santa riprensione. O se voi sapeste
quanto dura la riprensione di Dio ch fatta allanima che schifa la riprensione di questa vita! S che
meglio che le negligenzie e lignoranzie nostre e l poco amore che avemo a la santa ubidienzia,
chelle sieno punite co le riprensioni fatte nel tempo finito che quella dura nel tempo infinito. Adunque
siate ubbidienti, per amore di quello dolcissimo e amantissimo giovano Figliuolo di Dio, che fu
ubidiente infino a la morte. E cos avaremo el coltello sopra detto; avendo tagliato per la virt di Dio el
vizio de la superbia trovarenci radicati ne la virt santa de la carit, la quale dimostraremo ne la virt de
la santa ubidienzia, che dimostraremo per la virt de la santa umilit. Altro non vi dico, se non che noi
facciamo una santa petizione acci che noi potiamo servare ci che noi aviamo detto.
Chi in camino, bisogno di lume, acci che non erri el camino: trovata una luce, ed quella
dolce vergine Lucia romana che ci d lume. A quella dolcissima inamorata Magdalena dimandaremo
quello dispiacimento che ella ebbe di s; ad Agnesa che agnella mansuetudine e umilit : s che
ecco che Lucia ci d lume, Magdalena odio e amore, Agnesa ci d lolio dellumilit. E cos fornita la
navicella dellanima nostra, andaremo a visitare el luogo santo de la beata santa Marta, di quella
inamorata spedaliera che ricevette Cristo uomo e Dio, ora collocata in casa del Padre, cio in quella
essenzia di Dio, ne la quale essenzia e visione, spero, per labondanzia del sangue di Ges Cristo, e
per li meriti di costoro, e di quella dolcissima madre noi gustaremo e vederemo Cristo a faccia a
faccia. Pregovi che siamo solliciti di consumare la vita per lui. Laudato sia el nostro dolce Salvatore.
A voi madonna e a te Nicolosa, figliuola e suoro, io mi racomando e prego che mi racomandiate a
suoro Augustina e a tutte laltre, che preghino Dio per me, che mi levi de la via de la negligenzia e
corra morta per la via de la verit. Altro non vi dico di questa materia. Laudato sia Ges Cristo
crocifisso. Amen.

LETTERA 31
A madonna Mitarella donna di Vico da Mogliano, senatore che fu a Siena nel Mc cclxxiij.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Dilettissima e carissima madre e suoro in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva inutile di Ges
Cristo, mi vi racomando, confortandovi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi nel cospetto
di Dio serva fedele, cio che voi stiate in quella fede che d letizia e gaudio ne lanima nostra. Questa
quella dolce fede che a noi conviene avere, s come disse el nostro Salvatore: Se voi arete tanta fede
quanto uno granello di senape, e comandaste a questo monte, s si levarebbe (Mt 17, 20). In questa
fede, dilettissima suoro, vi prego che permaniate.
Mandastemi dicendo che per lo caso occorso al sanatore del quale mi pare che abbiate avete
avuto grandissimo timore , che non avete altra fede n altra speranza se no ne lorazioni de servi di
Dio. Undio vi prego, da parte di Dio e del dolcissimo amore Ges Cristo, che sempre rimaniate in
questa dolce e santa fede. O fede dolce, che ci dai vita! Se voi starete in questa santa fede, gi mai nel
vostro cuore non cader tristizia, perch la tristizia non procede da altro se non dalla fede che poniamo
nelle creature; ch le creature sono cosa morta e caduca che vengono meno, e il cuore nostro non si pu
mai riposare se no in cosa stabile e ferma. Adunque essendo el nostro cuore posto ne le creature, non
in cosa ferma, ch oggi luomo vivo e domane morto. Convienci dunque, a volere avere riposo, che
noi riposiamo il cuore e lanima, per fede e amore, in Cristo crocifisso: allora trovaremo lanima nostra
piena di letizia. O dolcissimo amore Ges! Suoro mia, non temete le creature; s come disse Cristo
benedetto Non temete gli uomini, che non possono uccidere altro che l corpo; ma temete me, che
posso uccidare lanima e l corpo (Mt 10, 28; Lc 12, 4 5) , lui temiamo, che dice che non vuole la
morte del peccatore, anco vuole che si converta e viva (Ez 33, 11). O inestimabile carit di Dio, che
prima ci minaccia che pu uccidare el corpo e lanima, e questo fa per farci umiliare e stare nel santo
timore! O bont di Dio! Per dare letizia a lanima dice che non vuole la morte nostra, ma che viviamo
in lui. Allora dimostrarete, dilettissima suoro, che siate viva, quando la vostra volont sar unita e
acordata con quella di Dio. Questa volont dolce vi dar la fede e la speranza viva, posta tutta in Dio.
A volere dare vita a questa santa fede, due cose vi prego che abiate ne la memoria. La prima si
che Dio non pu volere altro che l nostro bene e per darci quello vero bene, di s medesimo infino
allobrobiosa morte de la croce , del quale bene fumo privati per lo peccato. Egli dolcemente umili
s medesimo, per rendarci la grazia e tllare da noi la superbia; adunque, bene vero che Dio non
vuole altro che l nostro bene. Laltra si che voi crediate che veramente ci che aviene a noi o per
morte o per vita, o per infermit o per sanit, o ricchezza o povert, o ingiuria che fusse fatta a noi da
amici o da parenti o da qualunque creatura voglio che crediate chegli permessione e volont di
Dio, ch senza sua volont non cade una foglia dalbore. Adunque non solo non temete questo, perch
a misura tanto Dio ci d quanto potiamo portare, e pi no (1Cor 10, 13); ma con riverenzia riceviamo,
dilettissima suoro, riputandoci indegni di tanto bene quanto egli a portare fatica per Dio. E perch l
dimonio ci volesse mettare una grande paura per lo caso del quale voi temete, pigliate subito larme
della fede, credendo che per Cristo crocifisso saremo deliberati, e cos rimarrete in perfettissima letizia,
credendo, come abiamo detto, che Dio non vuole altro che l nostro bene. Confortatevi in Cristo
crocifisso, e non temete.
Altro non vi dico, se no che tutte le vostre operazioni sieno fatte con amore e timore di Dio.
Ricordovi che voi dovete morire, e non sapete quando; e locchio di Dio sopra di voi e riguarda
tutte le vostre operazioni. Dolce Dio, dacci la morte inanzi che noi toffendiamo.
Laudato sia Ges Cristo etc.

LETTERA 32
A frate Jacomo da Padova priore del monasterio di Monte Oliveto di Fiorenza.
Al nome di Cristo crocifisso e di Maria dolce.
A voi, venerabile padre in Cristo Ges, per riverenzia di quel santissimo sacramento, io Caterina,
serva e schiava de servi di Cristo, mi vi racomando nel prezioso sangue del Figliuolo di Dio, con
desiderio di vedervi veramente servo fedele al nostro dolce Salvatore, s come elli disse: Se voi avrete
tanto fede quanto uno granello di senape e comandarete a questo monte, elli si levar (Mt 17, 19). E
cos mi pare veramente, padre, ch lanima fedele: che tutta la fede e la speranza sua abbi posto in sul
legno de la santissima croce, due noi troviamo lAgnello arrostito al fuoco de la divina carit; e ine
acquista lanima tanta fede che non sar neuno monte cio monte di neuno peccato o superbia o
ignoranzia o negligenzia nostra , comandandolo con fede viva per virt di quella santissima croce,
che la volont nostra non muova questo monte da vizio a virt, da negligenzia a sollecitudine, da
superbia a vera e perfetta umilit. Raguardando Dio umiliato a s uomo, levarassi el monte
dellignoranzia, rimarremo umiliati nel vero e perfetto cognoscimento di noi medesimi, vedremo noi
non essare ma operatori di quella cosa che non . Allora truova lanima in s fondata la bont di Dio
con tanto ardentissimo amore, per che vede ched e lam in s medesimo inanzi ched egli el creasse.
Dipoi chegli l veduta la miseria sua e la bont di Dio in lui , viene in uno odio di s medesimo e
in uno amore del dolce Ges perch si vede essare stato ed ribello a Dio, ma, facendo quello bene el
quale noi potiamo fare, vorr fare giustizia di s medesimo; e non tanto che si chiami contento di fare
giustizia di s, ma elli desidera che le creature ne faccino vendetta, volendo sostenere da loro ingiurie,
strazii e scherni e villanie: in altro non si pu dilettare che sostenere e portare fadighe con buona e vera
pazienzia.
Allora manifesta la fede sua viva e none morta, che conformata la volont sua con quella di
Dio; comandato a monti che si levino e sonsi levati, e, rimasto in virt, diventa giudicatore de la
santa volont di Dio, da la quale volont nasce uno lume: e ci che vede e ci che li fusse fatto, o da
uomini o da dimonia o per qualunque modo sia, non pu vedere che proceda da altro che da questa
santa volont di Dio. E veruna cosa a quella mente e a quella anima li pu essare pena, n veruno
tempo n stato vuole eleggiare a suo modo, se non secondo che a la bont di Dio piace, perch vede che
Dio sommamente buono: non pu volere altro che bene e la nostra santificazione, s come disse el
dolce inamorato di Pavolo che la volont di Dio che noi siamo santificati in lui.
Adunque, poi che lanima veduto tanto ineffabile amore, e ci che Dio fa e permette dato a
noi per singulare amore, levisi lanima nostra con perfetta sollecitudine a vestirsi e stregnare a s
questo santo e dolce vestimento, el quale fa adempire quella dolce parola del salterio: Gustate e
vedete. (Sal 33, 9) E veramente, carissimo padre, cos , ch se luomo nol gusta in questa vita per
amore e per desiderio, nol potr vedere ne la vita durabile. O quanto sar beata lanima nostra se noi el
gustaremo, essendo vestiti di questa santa e dolce volont: el quale el segno che noi dimostriamo al
Salvatore nostro con lamore che noi portiamo a lui; e dellamore nasce la fede viva, e tanto fede o
speranza quanto amo; e lamore, cio la divina carit, parturisce e figliuoli de le virt vive e non
morte. Or s, padre, transformiamo el cuore e lanima nostra in questo consumato e infocato e
ardentissimo amore, niscosi nelle piaghe del cuore consumato del Figliuolo di Dio.
Permanete ne la santa dilezione di Dio. Corriamo corriamo che l tempo breve. Ges dolce
Cristo Ges.

LETTERA 33
Allabbate di Monte Oliveto volendogli rimettere nelle mani uno frate uscito dellOrdine suo.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissimo padre in Cristo dolce Ges, io Caterina, schiava de servi di Ges Cristo, scrivo a voi
nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi in perfettissima carit.
La quale carit non cerca le cose sue (1Cor 13, 5); ella libera e non serva della propria
sensualit; ella larga, che dilata il cuore nellamore di Dio e dilezione del prossimo suo, e per sa
portare e supportare (1Cor 13, 7) i difetti delle creature per amore del Creatore. Ella pietosa e non
crudele, perch tolta da s quella cosa che fa luomo crudele cio lamore proprio di s e per
riceve caritativamente con grande piet il prossimo suo per Dio; ella benivola e pacifica e non
iracunda (1Cor 13, 4-5); ella cerca le cose giuste e sante, e non le ingiuste; e come le cerca cos
losserva in s, e per riluce la margarita della giustizia nel petto suo.
La carit, se ella lusinga, non inganna; e se ella riprende, non ira n odio, ma caritativamente
ama tutti come figliuoli: o lusingando o riprendendo, in qualunque modo si sia. Ella una madre che
concipe nellanima i figliuoli delle virt, e parturiscele per onore di Dio nel prossimo suo. La sua baglia
la vera e profonda umilit. Che cibo le d questa sua nutrice? Cibo di lume e di cognoscimento di s,
col quale lume cognosce la miseria sua e la fragile sensualit, cagione dogni miseria. Con questo
cognoscimento saumilia lanima e concipe odio verso s medesima; con questo nutrica il fuoco della
divina carit, cognoscendo la grande e ineffabile bont di Dio in s, la quale bont cagione principio e
fine dogni suo cognoscimento.
Dopo questo lume e cognoscimento si diletta di quel cibo che Dio pi ama, cio della sua
creatura la quale cre alla imagine e similitudine sua (Gn 1, 26); e tanto lam che egli le don il Verbo
del suo Figliuolo perch placasse lira sua, e traessela della lunga guerra nella quale era caduta per la
colpa dAdam, e lavasse la faccia dellanima che per la colpa era tutta lorda nel sangue dolcissimo
suo. Egli fu nostra pace (Ef 2, 14) e nostro tramezzatore tra Dio e noi (Col 1, 20), ricevendo i colpi
della giustizia sopra di s; egli fu il nostro medico, s come dice il glorioso Paulo: Quando lumana
generazione giaceva inferma venne il grande medico nel mondo per sanare le nostre infermit. Egli
nostro conforto, perch ci s dato in cibo. Questo dolce e amoroso Verbo, per compire lobedienzia e
volunt del Padre suo nella creatura, corse come inamorato ponendosi alla mensa della santissima
croce: e ine mangi il cibo dellanime, sostenendo pene obrobrii strazii e villanie, e ne lultimo la
penosa morte della croce, aprendo il corpo suo che da ogni parte versa sangue.
Tutto questo manifesta lamore che Dio a luomo: unde quello che in carit ama e dilettasi del
cibo dellanime; e gi per altra via n per altro modo non vuole pigliare questo suave cibo che l
pigliasse il dolce e amoroso Verbo Cristo dolce e buono Ges. Se egli sostenne, ed ella vuole sostenere
con lui insieme, unde patisce fame, sete, nudit, scherni e villanie, molestie dagli uomini e dalle
dimonia. Egli sopport la nostra ingratitudine, non ritraendo per adietro di compire la nostra salute:
dico che in questo e ogni altra cosa lanima che sta in carit, quanto l possibile, si conforma con lui, e
vuole seguitare le vestigie sue. Ella vuole ricogliere e ricoglie con benignit sotto lale della
misericordia chi lavesse offesa, perch vede che quel medesimo la bont di Dio fatto a lei.
Quanto dolce dunque questa madre carit! veruna virt che non sia in lei? No. Ella non
tenebrosa, perch la guida sua il lume della santissima fede, la quale fede la pupilla dellocchio de
lintelletto, che mena laffetto in quello che debbe amare, ponendogli per obiecto lamore che Dio gli ,
e la dottrina di Cristo crocifisso. Unde laffetto, che col lume vede s essere amato, costretto ad amare
e mostrare che in verit ami il suo Creatore, seguitando la dottrina della verit. Bene dunque da
levarsi dal sonno della negligenzia e della ignoranzia, e con sollicitudine cercare questa madre nel
sangue di Cristo crocifisso, per che il sangue ci rappresenta questo dolce e amoroso fuoco: e per
questo modo acquisteremo la vita della grazia; per altra via, no. E per vi dissi che io desiderava di
vedervi fondato in vera e perfettissima carit: ogni creatura che in s ragione la debbe avere in s,
perch ci necessaria se voliamo gustare Dio nella vita durabile.
Ma molto maggiormente ne sono tenuti e obligati quegli che nno a reggere e governare anime,
ed lo di grande bisogno, per che egli s grande peso che, se fossino privati della carit, non
portarebbono questo giogo senza offesa di Dio. Non vuole essere tiepida n imperfetta la carit del
prelato, ma perfetta con grandissimo caldo damore e desiderio della salute de sudditi suoi: con lume e
discrezione sapere dare ad ognuno secondo che atto a ricevere; caritativamente correggere, facendosi
infermo con loro insieme, lusingando e correggendo secondo che vuole la giustizia e la misericordia;
cercando la pecorella ismarrita, e poi che l trovata ponersela in su la spalla, portando i pesi suoi sopra
di s, rallegrandosi e facendo festa della pecorella ritornata allovile.
A questa allegrezza vinvito, carissimo padre, inverso la pecorella vostra che tanto tempo stette
nella congregazione dellaltre pecorelle, cio frate Pietro, il quale oggi monaco di Santo Lorenzo; e
pare che, umiliato e apparecchiato a ricevere la verga della giustizia, si voglia ritornare al suo ovile,
allobedienzia dellOrdine e vostra chinando il capo allo stare e allandare secondo che piacer alla
santa obedienzia.
Vedesi stare a pericolo fuore dellordine suo e ricognosce la colpa sua, e per verr ad voi a
chiedervi le mollicole che caggiono della mensa. Pregovi che gli apriate le braccia della misericordia a
riceverlo caritativamente, sicome debba fare il padre al suo figliuolo. Siatemi un buono pastore che
poniate la vita per le pecorelle vostre, se bisogna. Altro non vi dico.
Permanete nella santa etc. Ges dolce, Ges amore.

LETTERA 34
Al priore de frati di Monte Oliveto presso a Siena.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Dilettissimo e carissimo padre per riverenzia di quel santissimo sagramento e fratello in
Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges Cristo, scrivo a voi nel prezioso
sangue suo, con desiderio di vedervi quello pastore buono e virile che pasciate e governiate con
solecitudine perfetta le pecorelle a voi comesse, imparando dal dolce maestro della verit, che posto
la vita per noi pecorelle che eravamo fuori della via della grazia.
vero, dolcissimo fratello in Cristo Ges, che questo non potete fare senza Dio, e Idio non
potiamo avere nella terra; ma uno dolce rimedio ci vego: che, essendo col cuore basso e piccolo, voglio
che facciate come Zaccheo che, essendo piccolo, sal in sullalbore per vedere Dio. Per la quale
solecitudine merit dudire quella dolce parola, dicendo: Zaccheo, vattene alla tua casa, ch oggi di
bisogno chio mangi con teco (Lc 19, 5). Cos dobiamo fare noi: che essendo noi bassi con estretto
cuore e poca carit, noi saliamo in sullalbore della santissima croce. Ine vedaremo e toccaremo Dio:
ine trovaremo el fuoco della sua inestimabile carit e amore, el quale l fatto corrare infino a li obrobii
della croce, levato in alto, affamato e assetato di sete de lonore del Padre e della salute nostra. Ecco
dunque il nostro dolce e buono pastore, che posto la vita con tanto affamato desiderio e affocato
amore, non riguardando alle pene sue, n alla nostra ignoranza e ingratitudine di tanto benifizio, non a
rimproveri de Giudei, ma come inamorato, ubidiente al Padre con grandissima riverenzia.
Ben si pu dunque, se noi vorremo, adempire in noi quella parola se la nostra negligenzia non
ci ritraie salendo in sullalbore, s come disse la dolce bocca della Verit: Se io sar levato in alto,
ogni cosa trarr a me (Gv 12, 32). E veramente cos , che lanima che ci salita vede versare la bont
e potenzia del Padre, per la quale potenzia data virt al sangue del Figliuolo di Dio di lavare le nostre
iniquit. Ine vediamo lobedienzia di Cristo crocifisso, che, per obedire, muore; e falla questa
obedienzia con tanto desiderio che maggiore gli la pena del desiderio che la pena del corpo. Vedesi la
clemenzia e labondanzia dello Spirito santo, cio quello amore ineffabile che l tenne confitto in sul
legno della santissima croce: ch n chiovi n fune larebe potuto tenere legato se l legame della carit
non fusse.
Ben sarebe cuore di diamante che non disolvesse la sua durizia a tanto smisurato amore; e
veramente el cuore vulnerato di questa saetta si leva su con tutta sua forza, e non tanto luomo in s
mondo, ma monda lanima, per la quale Dio fatto ogni cosa. E se mi diceste: Io non posso salire,
per che esso molto in alto, dicovi chegli fatto li scaloni nel corpo suo: levate laffetto a piedi del
Figliuolo di Dio, e salite al cuore che aperto e consumato per noi, e giognarete a la pace della bocca
sua, e diventarete gustatore e mangiatore dellanime; e cos sarete vero pastore che porrete la vita per le
pecorelle vostre.
Fate che sempre abiate locchio sopra di loro, acci che l vizio sia stirpato e piantatavi la virt.
E io vi mando due altre pecorelle: date a loro lagio della cella e dello studio, per che sonno due
pecorelle le quali nutricarete senza fadiga, e aretene grande alegrezza e consolazione. Altro non vi dico.
Confortatevi insieme legandovi col vincolo della carit, salendo in su quello albore santissimo
dove si riposano e frutti delle virt, maturi sopra l corpo del Figliuolo di Dio. Corrite con
solecitudine. Ges dolce, Ges amore.
LETTERA 35
A frate Nicol di Ghida e a frate Giuvanni Zerri e a frate Nicol di Jacomo di Vannuccio di
Monte Oliveto.
Al nome di Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissimi figliuoli in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges Cristo,
scrivo a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi seguitatori de lumile e immaculato
Agnello, el quale ora c rapresentato da la santa Chiesa in tanta umilit e mansuetudine che ogni cuore
di creatura ne doverebbe venire meno, e confondere e spegnare la superbia sua.
Questo Parvolo venuto per insegnarci la via e la dottrina della vita, perch la via era tolta per lo
peccato dAdam, per modo che neuno poteva giognere al termine di vita etterna. E per Dio Padre,
costretto del fuoco della sua carit, ci mand el Verbo de lunico suo Figliuolo, el quale venne come
uno carro di fuoco (2Re 2, 11), manifestandoci el fuoco dellamore ineffabile e la misericordia del
Padre eterno; insegnandoci la dottrina della verit e mostrandoci la via dellamore, la quale noi
doviamo tenere. E per disse egli: Io so via verit e vita (Gv 14, 6): chi va per me, non va per la
tenebre, ma giogne alla luce. E cos , per che chi seguita questa via in verit ne riceve vita di grazia,
e va col lume della santissima fede, e con esso lume giogne a letterna visione di Dio.
Dove ce l insegnata questa dottrina, questo dolce e amoroso Verbo? In su la catedra della
santissima croce, e ine ci lav la faccia dellanima nostra col sangue suo. Dico che cinsegn la via
dellamore e la dottrina de le virt: elli ci mostr in che modo noi doviamo amare, a volere avere la
vita. Noi siamo tenuti e obligati di seguitarlo; e chi nol seguita per la via delle virt, essofatto el
perseguita col vizio. Unde molti sono che vogliono perseguitare, e non seguitare; e vogliono andare
inanzi a lui, ma non drieto a lui, facendo unaltra via di nuovo cio di volere servire a Dio e avere le
virt senza fadiga , ma ingannati sono, per che elli la via.
Questi cotali non son forti n perseveranti, anco vengono meno, e nel tempo della battaglia
gittano a terra larme: cio arme de lumile e continua orazione con laffocata carit, e il coltello della
volont con che si difende, el quale due tagli, cio odio del vizio e amore della virt. E l piglia con la
mano del libero arbitrio, e dllo al nemico suo, s che trattosi larme che riparava a colpi delle molte
tentazioni, molestie dalla carne, e persecuzioni dagli uomini, e dato il coltello con che si difendeva ,
rimane vnto e sconfitto.
Non gli seguita gloria, anco vergogna e confusione; e tutto gli adiviene perch non seguitava la
dottrina del Verbo, ma perseguitava, volendo andare per altra via che tenesse elli.
Adunque ci conviene tenere per lui, e amare schiettamente in verit, non per timore della pena
che seguita a colui che non ama; non per rispetto dellutilit e diletto che truova lanima nellamore, ma
solo perch el sommo bene degno dessere amato da noi, e per el doviamo amare se mai utilit non
navessimo; che se danno non avessimo per non amare, noi doviamo pur amare. Cos fece elli, per che
elli ci am senza essere amato da noi, non per utilit che elli potesse ricevere, n per danno che ne
potesse avere non amandoci, per che elli lo Dio nostro che non bisogno di noi: unde el nostro bene
non gli utile, e l nostro male non gli danno.
Dunque, perch ci am per sua bont, cos dunque noi doviamo amare per la bont sua
medesima; e quella utilit che noi non potiamo fare a lui, doviamo fare al prossimo nostro, e amarlo
caritativamente; e non diminuire lamore verso di lui per alcuna ingiuria che ci facesse, n per sua
ingratitudine: ma doviamo essere constanti e perseveranti nella carit di Dio e del prossimo. Cos fece
questo dolce e amoroso Verbo, che non attendeva ad altro che a lonore del Padre e alla salute nostra; e
non allent landare di corrire allobrobiosa morte della croce per nostra ingratitudine che ci vedeva
spregiatori del sangue , n per pena n per obrobii che si vedeva sostenere. Perch? perch el suo
fondamento era damare noi solo per onore del Padre e per salute nostra. Questa la via che elli ci
insegnata, dandoci dottrina dumilit e dobedienzia, pazienzia, fortezza e di perseveranzia, perch non
lass el giogo dellobedienzia che aveva ricevuto dal Padre, n la salute nostra, per alcuna pena; ma
con tanta pazienzia che non udito el grido suo per neuna mormorazione: forte e perseverante infine
allultimo che elli remisse la sposa de lumana generazione nelle mani del Padre etterno.
Adunque vedete, figliuoli miei, che elli v mostrata la via e insegnata la dottrina. Dovetela
dunque seguitare virilmente e senza alcuno timore servile, ma con timore santo, con speranza e fede
viva, per che Dio non vi porr maggiore peso che voi potiate portare. E con questa fede rispondere al
dimonio, quando vi mettesse timore nelle menti vostre dicendo: Le battaglie e le fadighe dellOrdine e
l giogo dellobedienzia tu non le potrai portare; e dicendo: Meglio t che tu ti parta, e stia nella
carit comune.
O tu va in una altra religione, che ti sia pi agevole che questa: e potrai meglio salvare lanima
tua. Non da credarli; ma col lume della fede perseverare nello stato vostro infine alla morte.
Gi sete levati, carissimi figliuoli, per la bont di Dio da la puzza del secolo, e sete intrati nella
navicella della santa religione a navicare in questo mare tempestoso sopra le braccia dellOrdine, e non
sopra le braccia vostre, col timone della santa obedienzia, e ritto larbolo de la santissima croce, e
spiegatavi su la vela dellardentissima sua carit: con la quale vela giognarete a porto di salute, se voi
vi soffiarete col vento del santissimo desiderio con odio e dispiacimento di voi, con umile, obediente
e continua orazione , e con questo vento prospero si giogne, e con perseveranzia, al porto di vita
etterna. Ma guardate che l timone dellobedienzia non vesca delle mani, per che subbito sareste a
pericolo di morte. So certa che se averete spogliato el cuore del proprio amore sensitivo, e in verit
vestiti di Cristo crocifisso cio damare lui schiettamente senza rispetto di pena o di diletto, come
detto , voi el farete stando nella navicella dellOrdine, e abracciarete larbolo della santissima croce,
seguitando le vestigie e la dottrina de lumile e immaculato Agnello, annegando e uccidendo la propria
vostra volunt, con obedienzia pronta che mai non allenti per alcuna fadiga, o per obedienzia
incomportabile; ma sempre obedienti infine alla morte.
O gloriosa virt che porti teco lumilit! Per che tanto umile quanto obediente, e tanto
obediente quanto umile. El segno di questa obedienzia, che ella sia nel suddito, la pazienzia; con la
quale pazienzia non vorr ricalcitrare alla volont di Dio n a quella del prelato suo (guarda gi che non
gli fusse comandato cosa che fusse offesa di Dio: a questa non debba obedire, ma a ogni altra cosa s).
Questa virt non sola, quando ella perfetta nellanima; anco, acompagnata col lume della fede
fondata ne lumilit, per che altrimenti non sarebbe obediente con la fortezza e con la longa
perseveranzia, e con la gemma preziosa della pazienzia. A questo modo correte per la via dellamore in
verit, tenendo per la via del Verbo unigenito Figliuolo di Dio; e seguitarete la dottrina sua dessere
obedienti, correndo per onore di Dio e per salute vostra e del prossimo allobrobiosa morte della croce,
cio con ansietato desiderio di volere sostenere pene in qualunque modo Dio ve le concede, o per
tentazioni dal dimonio, o per molestie nel corpo vostro, o per mormorazioni o ingiurie che vi facessero
le creature; e ogni cosa portarete per Cristo crucifisso infine alla morte.
E non venite a tedio per alcuna battaglia che vi venisse, ma ditelo al prelato vostro; e portate
virilmente, e conservate la volont che non consenta. A questo modo non offendarete, ma ricevarete el
frutto de le vostre fadighe; e per questo modo seguitarete la dottrina de lumile e immaculato Agnello.
In altro modo verreste meno, e non perseverareste nel vostro andare, ma ogni movimento vi darebbe a
terra. E per vi dissi che io desideravo di vedervi seguitatori de lumile e immaculato Agnello, perch
altra via non ci sapevo vedere; e cos la verit, e chi altra via cerca rimane ingannato. Adunque
virilmente, carissimi figliuoli, adempite la volont di Dio in voi, e la promessa che faceste quando vi
partiste da la tenebre del mondo ed entraste alla luce della santa religione. Altro non vi dico.
Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio.
Siavi raccomandato frate Giovanni, che preghiate Dio per lui chegli torni al suo ovile. E pigliate
essemplo da lui dumiliarvi, e non tenere la infirmit del cuore. Ges dolce, Ges amore.

LETTERA 36
A certi novizii dellordine di Santa Maria di Monte Oliveto.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissimi figliuoli in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges Cristo,
scrivo a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi figliuoli obbedienti infino alla morte,
imparando dallAgnello immaculato che fu obbediente al Padre infino allobrobriosa morte della croce.
Pensate che elli via (Gv 14, 6) e regola, la quale voi e ogni creatura dovete osservare: voglio che
vel poniate per obiecto dinanzi agli occhi della mente vostra. Raguardate quanto elli obbediente,
questo Verbo: elli none schifa la fadiga che elli sostiene per lo gran peso che gli posto dal Padre, anco
corre con grandissimo desiderio. Questo manifeste nella cena del gioved santo, quando disse: Con
desiderio io desiderato di fare Pasqua con voi prima chio muoia (Lc 22, 15).
Ci intendeva di fare: la pasqua dadimpire la volont del Padre e lobbedienzia sua; e per,
vedendosi quasi consumato el tempo vedevasi nellultimo che elli dovea fare sacrifizio del corpo suo
al Padre per noi , gode ed essulta, e con letizia dice: Con desiderio io desiderato (Lc 22, 15).
Questa era la pasqua che elli diceva, cio di dare s medesimo in cibo, e per obbedienzia del Padre fare
sacrifizio del corpo suo, ch, de laltre pasque del mangiare co discepoli suoi, spesse volte lavea fatta,
ma non mai questa. Oh inestimabile dolcissima e ardentissima carit, tu non pensi delle tue pene, n
dellobrobriosa morte tua: ch se tu vi pensassi non andaresti con tanta letizia, e non la chiamaresti
Pasqua. Pensate, figliuoli miei, che questo dolce Agnello egli una aquila vera, che non raguarda la
terra della sua umanit ma ferma locchio solo nella rota del sole, nel Padre etterno; ch e in s
medesimo vede che la volont sua questa: che noi siamo santificati in lui. Questa santificazione non si
pu avere, per lo peccato del nostro primo padre Adam; conviensi dunque che ci sia un mezzo, e
pongaci cosa che questa volont di Dio si possa adimpire: vede el Verbo che egli posto lui, e lli data
per isposa lumana generazione; comandato gli per obbedienzia che elli ci ponga in mezzo el sangue
suo, acci che la sua volont sadempia in noi, s che nel sangue siamo santificati. Or questa la dolce
Pasqua che questo Agnello immaculato piglia; e con grandissimo affetto e desiderio insiememente
adempie la volont del Padre in noi, e osserva e compie la sua obbedienzia.
Oh dolce amore inestimabile, tu i unita e conformata la creatura col Creatore: i fatto come si fa
della pietra che si conforma colla pietra, acci che, venendo el vento (Mt 7, 25) non vuole che sia
impedita: mettevi la calcina viva intrisa collacqua. Tu, Verbo incarnato, i fondata questa pietra della
creatura; ila innestata nel suo Creatore; ici messo in mezzo el sangue intriso nella calcina viva della
divina essenzia, per lunione che i fatta nella natura umana; i proveduto a molti venti contrarii di
forte battaglie e tentazioni, a molte pene e tormenti che ci sono dati dal dimonio, dalla creatura, e dalla
carne propria, che tutti ci sono contrarii e percuotono lanima nostra. Veggo te, dolce prima Verit, che,
per lo sangue che ci i posto in mezzo, questo muro di tanta fortezza, che veruno vento contrario lo
pu dare a terra.
Adunque bene materia, dolcissimo amore, damare la creatura solo te, e di non temere per
veruna illusione che venisse.
Cos vi prego, figliuoli miei dolci in Cristo dolce Ges, che non temiate mai, confidandovi nel
sangue di Cristo crocifisso. N per movimenti e illusioni dissolute, n per timore che venisse di non
poter perseverare, n per paura della pena che vi paresse in sostenere lobbedienzia e lOrdine vostro,
n per veruna cosa che potesse adivenire non temete mai: conservate pure in voi la buona e santa
volont, quella che signore di questo muro, che col piccone del libero arbitrio el pu disfare e
conservare, secondo che piace al Signore della buona volont. Dunque non voglio che gi mai temiate:
ogni timore servile sia tolto da voi. Direte col dolce inamorato di Pavolo, rispondendo alla tiepidezza
del cuore, e alle illusioni delle dimonia: Porta oggi, anima mia: per Cristo crocifisso ogni cosa potr,
per che per desiderio e amore in me che mi conforta. Amate, amate, amate; inebriatevi del sangue
di questo dolce Agnello, che fatta v forte la rocca dellanima vostra, lla tratta dalla servitudine del
tiranno perverso dimonio, vela data libera e donna ch veruno che le possa tllare la signoria, se
ella non vuole : e questo dato ad ogni creatura.
Ma io maveggo che la divina providenzia v posti in una navicella acci che non veniate
meno nel mare tempestoso di questa tenebrosa vita : cio la santa e vera religione, la quale navicella
menata col giogo della santa e vera obbedienzia. Pensate quanta la grazia che Dio v fatta,
cognoscendo la debilezza delle braccia vostre, ch chi nel secolo naviga in questo mare sopra le
braccia sue; ma colui che nella santa religione naviga sopra le braccia altrui: se elli vero obbediente,
elli none a rendere ragione di s medesimo; ma lla a rendere lOrdine, ch elli osservata
lobbedienzia del prelato suo. A questo mavedr che voi seguitarete lAgnello isvenato: se sarete
obbedienti gi v detto chio voglio che impariate dal dolce e buono Ges, che fu obbediente infino
alla morte (Fil 2, 8), ademp la volont del Padre e lobbedienzia sua ; cos vuole Idio che facciate
voi, che voi adimpiate la volont sua osservando lOrdine vostro, ponendovela per specchio: inanzi
eleggere la morte che trapassare mai lobbedienzia del prelato. Guardate gi che se mai veruno caso
venisse e Dio, per la sua piet, el levi che l prelato comandasse cose che fussero fuor di Dio, a
questo non dovete, n voglio anco io che obbediate mai, per che non si debba obbedire la creatura
fuore del Creatore; ma in ogni altra cosa vogliate sempre obbedire.
Non mirate a vostra consolazione, n spirituale n temporale. Questo vi dico perch alcuna volta
el dimonio ci fa vedere sotto colore di virt e di pi divozione: vorremo e luoghi e tempi a nostro
modo, dicendo: Nel cotal tempo e luogo io pi consolazione e pace dellanima mia; lobbedienzia
alcuna volta non vorr. Dico chio voglio e dovete seguitare pi tosto lobbedienzia che le vostre
consolazione.
Pensate che questo uno inganno occulto che tocca a tutti i servi di Dio, che sotto spezie di pi
servire a Dio elli diservono Idio. Sapete che sola la volont quella che diserve e serve: se tu, religioso,
i volont, el dimonio non te la mostra colle cose grosse di fuore ch gi le i abbandonate, avendo
lassato el secolo , ma elli te la pone dentro con le spirituale, dicendo: Elli mi par avere pi pace e pi
stare in amore di Dio starmi nel tal luogo, e non nellaltro. E per avere questo elli resiste a
lobbedienzia; e se pur gliel convien fare, el fa con pena, s che, volendo la pace, elli si tolle la pace.
Meglio adunque a tllare la propria volont, e non pensare di s cavelle; solo di vedere in s
compire la volont di Dio e dellOrdine santo, e compire lobbedienzia del suo prelato. So certa che
sarete aquilini che impararete dallaquila vera. Cos fanno li uomini del mondo che si partono dalla
volont del lor Creatore: quando Dio permette a loro alcuna tribulazione e persecuzione, dicono: Io
non le vorrei; non tanto per la pena, quanto mi pare che sieno cagione di partirmi da Dio. Ma e sono
ingannati, ch quella falsa passione sensitiva; ch colla illusione del dimonio schifano la pena, e pi
temano la pena che loffesa: s che con ogni generazione usa questo inganno. Convienci dunque
annegare questa nostra volont: e secolari obbedienti osservare i comandamenti di Dio; e religiosi
osservare e comandamenti e consigli, come nno promesso alla santa religione.
Ors, figliuoli miei, obbedienti infino alla morte colle vere e reali virt! Pensate che tanto quanto
sarete umili, tanto sarete obbedienti, ch dellobbedienzia nasce la vena dellumilit, e dellumilit
lobbedienzia; le quali escono del condotto dellardentissima carit. Questo condotto della carit
trarrete del costato di Cristo crocifisso: ine voglio che la procacciate; questo vi do per luogo e
abitazione. Sapete che l religioso che fuore della cella morto, come l pesce che fuore de lacqua;
e per vi do la cella del costato di Cristo, dove trovarete el cognoscimento di voi e della sua bont. Or
vi levate con grandissimo e acceso desiderio; andate, entrate e state in questa dolce abitazione, e non
sar dimonio n creatura che vi possa tllare la grazia, n impedire che voi non giogniate al termine
vostro a vedere e gustare Idio. Altro non dico. Obbedienti infino alla morte, seguitando lAgnello che
v via e regola! Bagnatevi nel sangue di Cristo crocifisso; niscondetevi nelle piaghe di Cristo
crocifisso.
Permanete etc. Amatevi, amatevi insieme. Ges dolce, Ges amore, Maria.
LETTERA 37
A frate Nicol di Ghida dellordine di Monte Oliveto.
Al nome di Ges Cristo crucifisso e di Maria dolce.
Carissimo figliuolo in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges Cristo,
scrivo a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi abitatore della cella del cognoscimento di
voi e de la bont di Dio in voi; la quale cella una abitazione che luomo porta con seco dovunque va.
In questa cella sacquistano le vere e reali virt, e singolarmente la virt de lumilit e
dellardentissima carit, per che nel cognoscimento di noi lanima saumilia, cognoscendo la sua
imperfezione e s non essere; ma lessere suo el vede avere avuto da Dio. Poi, dunque, che cognosce la
bont del suo Creatore in s, retribuisce a lui lessere, e ogni grazia che posta sopra lessere: e cos
acquista vera e perfetta carit, amando Dio con tutto el cuore e con tutto laffetto, e con tutta lanima
sua (Mt 22, 37; Mc 12, 30; Lc 10, 27).
E come elli ama, cos concepe uno odio verso la propria sensualit, in tanto che per odio di s
contento che Dio voglia e sappi punirlo per qualunque modo si vuole delle sue iniquit.
Questi fatto subbito paziente in ogni tribulazione, o dentro o di fuore che labbi: se elli l
dentro per diverse cogitazioni, elli le porta voluntariamente, reputandosi indegno della pace e quiete
della mente la quale nno gli altri servi di Dio; e reputasi degno della pena e indegno del frutto che
seguita doppo la pena. Questo dunde gli procede? dal cognoscimento santo di s: colui che cognosce
s, cognosce Dio e la bont sua in s; e per lama.
Di che si diletta allora quella anima? dilettasi di portare senza colpa per Cristo crucifisso; e non
cura le persecuzioni del mondo n le detrazioni delli uomini ma il suo diletto di portare e difetti del
suo prossimo ; e cerca di portare in verit le fadighe dellordine, e inanzi morire che trapassare el
giogo dellobedienzia, ma sempre suddito e non tanto che al prelato, ma al pi minimo che v, per
che non presumme di s medesimo, reputandosi alcuna cosa; e per si fa veramente suddito a ogni
persona per Cristo crucifisso, non in subiezione di piacere n di colpa di peccato, ma con umilit e per
amore della virt.
Elli fugge la conversazione del secolo e de secolari e fugge el ricordamento de parenti non
tanto che davere loro conversazione s come serpenti velenosi. Elli fatto amatore della cella, e
dilettasi del psalmeggiare con umile e continua orazione e ssi fatto de la cella uno cielo; e pi tosto
vorr stare in cella con pene e con molte battaglie del demonio, che fuore della cella in pace e in quiete.
Unde questo cognoscimento e desiderio? llo avuto e acquistato nella cella del cognoscimento di s:
per che, se prima non avesse avuta questa abitazione della cella mentale, non avarebbe avuto
desiderio, n amarebbe la cella attuale. Ma perch vidde e cognobbe in s quanto era pericoloso el
discorrire e stare fuore di cella, per lama; e veramente el monaco fuore della cella muore, s come el
pesce fuore dellacqua.
Oh quanto pericolosa cosa al monaco landare a torno! quante colonne abiamo vedute essere
date a terra, per lo discorrire e stare fuore della cella sua, di fuore dal tempo debito ed ordinato! E
quando el mandasse lobbedienzia o una stretta ed espressa carit, per questo lanima danno non
ricevarebbe, ma per leggerezza di cuore e per la semplice carit: la quale alcuna volta lo ignorante per
illusione del dimonio per farlo stare fuore della cella elli aduopera nel prossimo suo. Ma elli non vede
che la carit si debba prima muovere da s; cio che a s non debba fare male di colpa n cosa che gli
abbi a impedire la sua perfezione, per neuna utilit che potesse fare al prossimo suo.
Perch gli adiviene che lo stare fuore della cella attuale gli tanto nocivo? perch prima che elli
esca de la cella attuale, uscito de la cella mentale del cognoscimento di s: perch se non ne fusse
escito avarebbe cognosciuta la sua fragilit, per la quale fragilit non faceva per lui dandare fuore, ma
di stare dentro.
Sapete che frutto nesce per landare fuore? frutto di morte, per che la mente se ne svagola,
pigliando la conversazione delli uomini e abandonando quella delli angeli. Votiasi la mente de santi
pensieri di Dio, ed empiesi del piacimento delle creature; con molte varie e malvage cogitazioni
diminuisce la sollicitudine e la devozione dellofficio e raffredda el desiderio nellanima: unde apre le
porte de sentimenti suoi, cio locchio a vedere quello che non debba, e lorecchie a udire quello che
fuore della volunt di Dio e salute del prossimo, la lingua a parlare parole oziose, e scordasi dal parlare
di Dio. Unde fa danno a s e al prossimo suo, tollendoli lorazione, per che nel tempo che debba orare
per lui, ed elli va discorrendo; e tollegli anco la edificazione, unde la lingua non sarebbe sufficiente a
narrare quanti mali nescono. E non se naveder se non s cura: ch a poco a poco sdrusciolarebbe
tanto, che si partirebbe da lovile della santa religione.
E per colui che cognosce s vede questo pericolo, e per fugge in cella, e ine empie la mente
sua, abracciandosi con la croce, con la compagnia de santi dottori, e quali col lume sopra naturale,
come ebbri, parlavano de la larghezza della bont di Dio, e de la vilt loro; e inamoravansi de le virt,
prendendo el cibo de lonore di Dio e della salute dellanime in su la mensa della santissima croce,
sostenendo pena con vera perseveranzia infine alla morte. Or di questa compagnia si diletta; e quando
lobedienzia el mandasse fuore, duro gli pare, ma stando di fuore, sta dentro per santo e vero desiderio
e in cella si notrica di sangue.
Elli sunisce col sommo ed etterno bene per affetto damore; elli non fugge n refiuta labore, ma
come vero cavaliere sta in cella in sul campo della battaglia, difendendosi da nemici col coltello de
lodio e dellamore, e con lo scudo della santissima fede (Ef 6, 16). Mai non volta el capo indietro, ma
con speranza e col lume della fede persevera, infine che con la perseveranzia riceve la corona della
gloria. Costui acquista la ricchezza delle virt, ma non lacquista n compra questa mercanzia in altra
bottiga che nel cognoscimento di s e della bont di Dio in s, per lo quale cognoscimento fatto
abitatore de la cella mentale e attuale; per che in altro modo mai non lavarebbe acquistate.
Unde considerando me che altro modo non ci , dissi che io desideravo di vedervi abitatore della
cella del cognoscimento di voi e della bont di Dio in voi. Ma pensate che fuore della cella non
lacquistareste voi mai. E per voglio che voi strettamente torniate a voi medesimo, stando in cella; e lo
stare fuore della cella vi venga a tedio, di fuore da quello che vi pone lobedienzia e la estrema
necessit. E landare alla terra vi paia andare a uno fuoco, e la conversazione de secolari vi paia
veleno; ma fuggite a voi medesimo e non vogliate essere fatto crudele allanima vostra. Figliuolo
carissimo, io non voglio che dormiamo pi, ma destianci nel cognoscimento di noi, dove trovaremo el
sangue de lumile e immacolato Agnello. Altro non vi dico.
Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Strettamente ci racomandate al priore e a tutti gli
altri.
Ges dolce, Ges amore.

LETTERA 38
A monna Agnesa donna che fu di missere Orso Malavolti.
Al nome di Ges Cristo crucifisso e di Maria dolce.
Carissima figliuola in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges Cristo,
scrivo a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi fondata in vera pazienzia, considerando
me che senza la pazienzia non potiamo piacere a Dio.
Per che s come lo impaziente piace molto al dimonio e a la propria sensualit e non si diletta
altro che dira quando gli manca quello che la sua sensualit vuole , cos per contrario dispiace molto
a Dio, e perch lira e la impazienzia el mirollo de la superbia, per piace molto al dimonio. La
impazienzia perde el frutto della sua fadiga, priva lanima di Dio e comincia a gustare larra dello
nferno , e dlle poi letterna dannazione, per che nello nferno arde la mala e perversa volont con
ira, odio e impazienzia. Arde e non si consuma, ma sempre rinfresca; cio che non viene meno in loro,
e per dico: non consuma. bene consumata e diseccata la grazia nellanime loro, ma non
consumato lessere, come detto , e per dura la pena loro etternalmente. Questo dicono i santi, che i
dannati dimandano la morte e non la possono avere, perch lanima non muore mai; muore bene a
grazia per lo peccato mortale, ma non muore a essere.
Non alcuno vizio n peccato che in questa vita faccia gustare larra dello nferno, quanto lira e
la impazienzia: elli sta in odio con Dio, elli a dispiacere el prossimo suo, e non vuole n sa portare n
soportare e difetti del suo prossimo (e ci che gli detto o fatto, subbito va a vela; e muovesi el
sentimento allira e a la impazienzia, come la foglia al vento). Elli diventa incomportabile a s
medesimo, perch la perversa volont sempre el rode; e appetisce quello che non pu avere; scordasi da
la volont di Dio e da la ragione dellanima sua. E tutto questo procede da larbolo della superbia, el
quale tratto fuore el mirollo dellira e de la impazienzia. E diventa luomo uno dimonio incarnato; e
molto fa peggio a combattere con questi dimoni visibili, che con glinvisibili. Bene la debba dunque
fuggire ogni creatura che in s ragione.
Ma attendete che sono due ragioni di impazienzia. Questa una impazienzia comune, de comuni
uomini del mondo, che ladiviene per lo disordenato amore che nno a loro medesimi e a le cose
temporali, le quali amano fuore di Dio: che per averle non si curano di perdere lanima loro, e di
metterla nelle mani delle dimonia. Questo senza remedio se elli non cognosce s che offeso Dio,
tagliando questo arbolo col coltello della vera umilit; la quale umilit notrica la carit nellanima, che
uno arbolo damore, che el mirollo suo la pazienzia e benivolenzia del prossimo. Per che, come la
impazienzia dimostra pi che lanima sia privata di Dio, che neuno altro vizio (perch si giudica
subbito: perch c el mirollo, elli c larbolo della superbia), cos la pazienzia dimostra meglio e pi
perfettamente, che Dio sia per grazia nellanima, che veruna altra virt. Pazienzia, dico, fondata
nellarbolo dellamore: che per amore del suo Creatore dispregi el mondo, e ami la ingiuria, da
qualunque lato ella viene.
Dicevo che lira e la impazienzia era in due modi, cio in comune e in particulare. Aviamo detto
de comuni; ora la dico in particulare, cio di coloro che gi nno spregiato el mondo, e vogliono essere
servi di Cristo crocifisso a loro modo, in quanto truovano diletto in lui e consolazione. Questo perch
la propria volont spirituale non morta in loro, e per dimandano e chiegono a Dio che doni la
consolazione e tribulazione a loro modo, e none a modo di Dio; e cos diventano impazienti quando
essi nno el contrario di quello che vuole la propria volont spirituale. E questo uno ramoscello di
superbia che esce della vera superbia: s come larbolo che mette el ramoscello da lato, che pare
separato da lui, e non di meno la sustanzia de la quale elli vive la traie pur dal medesimo arbolo. Cos la
volont propria dellanima che elegge di servire a Dio a suo modo; e mancandoli quello modo, sostiene
pena, e da la pena viene alla impazienzia, ed incomportabile a s medesimo, e non gli diletta di
servire n a Dio n al prossimo. Anco chi venisse a lui per consiglio o aiuto non gli darebbe altro
che rimproverio, e non saprebbe comportare el bisogno suo.
Tutto questo procede da la propria volont sensitiva spirituale che esce de larbolo della superbia,
el quale tagliato ma non dibarbicato. Tagliato quando gi s levato el desiderio suo dal mondo e
postolo in Dio, ma velo posto imperfettamente: vi rimasa la radice, e per messo el figliuolo da
lato, e cos si manifesta nelle cose spirituali. Se gli manca la consolazione di Dio, e rimanga la mente
sterile e asciutta, subbito si conturba e contrista in s medesimo; e sotto colore di virt, perch gli pare
essere privato di Dio, diventa mormoratore e ponitore di legge a Dio. Ma se elli fusse veramente umile,
con vero odio e cognoscimento di s, si reputarebbe indegno della visitazione che Dio fa nellanima, e
reputarebbesi degno della pena che sostiene quando si vede essere privato per consolazione, e non per
grazia, la mente di Dio.
Pena sostiene allora perch gli conviene lavorare co ferri suoi, s che la volont spirituale ne
sente pena sotto colore di timore di none offendere Dio, ma ella la propria sensualit.
E per lanima umile che liberamente tratta la barba della superbia con affettuoso amore, e
annegata la volont, cercando sempre lonore di Dio e la salute dellanime, non si cura di pene, ma con
reverenzia porta pi la mente inquieta che quieta: avendo rispetto santo, che Dio le l d e concede per
suo bene, a ci che ella si levi da la imperfezione e venga alla perfezione. Quella la via da farvela
venire, per che per quello cognosce meglio el difetto suo e la grazia di Dio, la quale truova in s per
buona volont che Dio l data, dispiacendole el peccato mortale. E anco, per considerazione che ella
de difetti e delle colpe sue antiche e presenti, conceputo odio verso s medesima, e amore alla
somma etterna volont di Dio, e per le porta con reverenzia; ed contenta di sostenere dentro e di
fuore, in qualunque modo Dio le l concede.
Purch possa adempire in s e vestirsi della dolcezza della volont di Dio, dogni cosa gode tanto
quanto pi si vede privare di quella cosa che ama, o consolazioni da Dio, come detto , o da le creature.
Che spesse volte adiviene che lanima ama spiritualmente: e se non truova quella consolazione e
satisfazione da quelle creature come vorrebbe o che le paia che ami o satisfaccia pi altri che liei ,
ne viene in pena, in tedio di mente, in mormorazione del prossimo e in falso giudicio, giudicando la
mente e la intenzione de servi di Dio; e spezialmente quella di coloro di cui pena. Unde diventa
impaziente, e pensa quello che non die pensare, e con la lingua dice quello che non die dire. E vuole
allora usare, per queste cotali pene, una stolta umilit, che colore dumilit (ma elli el figliuolo della
superbia che esce da lato), dicendo in se medesima: Io non lo voglio fare motto, n impacciarmi pi
con loro; starommi pianamente, e non voglio dare pena n a loro n a me. E sta in terra con uno
perverso sdegno; e a questo se ne die avedere, che elli sdegno: nel giudicare che sente nel cuore, e
nella mormorazione de la lingua.
Non die fare cos, per che, per questo modo, non levarebbe per via la barba, n mozzarebbe el
figliuolo da lato, che impedisce che lanima non giogne a la sua perfezione la quale cominciata. Ma
debba con libero cuore e con odio santo di s, e con spasimato desiderio de lonore di Dio e salute
dellanime, e affetto di virt nellanima sua, ponarsi in su la mensa della santissima croce a mangiare
questo cibo; cercando con pena e con sudori dacquistare le virt, e non con proprie consolazioni n da
Dio n da le creature; seguitando le vestigie e la dottrina di Cristo crocifisso; dicendo a s medesima
con grande rimproverio: Tu non debbi, anima mia, tu che se membro, passare per altra via che el
capo tuo: sconvenevole cosa che sotto el capo spinato stieno e membri dilicati. Che se per propria
fragilit e inganno di demonio e venti de molti movimenti del cuore, per lo modo detto di sopra o per
altra via, venissero, debba allora salire lanima sopra la coscienzia sua, e tenersi ragione, e non lassarlo
passare che non sia punito e gastigato, con odio e dispiacimento di s medesimo. E cos diveller la
radice, e col dispiacimento di s cacciar el dispiacimento del prossimo suo, cio dolendosi pi del
disordenato sentimento del cuore e cogitazioni che della pena che ricevesse da le creature, o per altra
ingiuria o dispiacere che per loro le fusse fatto.
Questo quello dolce e santo modo che tengono coloro che sono tutti affocati in Cristo, per che
con esso modo nno divelta la radice de la perversa superbia e l mirollo della impazienzia, lo quale di
sopra dicemmo che piaceva molto al dimonio, perch principio e cagione dogni peccato; cos per lo
contrario, che come ella piace molto al dimonio, cos dispiace molto a Dio. Dispiaceli la superbia, e
piaceli lumilit, e in tanto gli piacque la virt de lumilit di Maria che fu costretto per la bont sua di
donare a lei el Verbo dellunigenito suo Figliuolo; ed ella fu quella dolce madre che el don a noi.
Sapete bene che infine che Maria non mostr col suono della parola lumilit e volont sua, dicendo:
Ecce ancilla Domini; sia fatto a me secondo la parola tua (Lc 1, 38), el Figliuolo di Dio non incarn
in lei; ma, detta che ella lebbe, concep in s quello dolce immaculato Agnello; mostrando a noi la
prima dolce Verit quanto eccellente questa virt piccola, e quanto riceve lanima che con umilit
offera e dona la volont sua al suo Creatore. S che nel tempo de le fadighe e persecuzioni, ingiurie e
strazii e villania ricevendole dal prossimo suo , e battaglie di mente, e privazione di consolazione
spirituale e temporale, dal Creatore e da la creatura (dal Creatore per dolcezza, quando ritrae a s el
sentimento della mente, che non pare che allora Dio sia nellanima, tante sono le battaglie e le pene che
; e da le creature per conversazione e recreazione, parendole pi amare che ella non amata), in tutte
queste cose lanima perfetta con umilit dice: Signore mio, ecco lancilla tua. Sia fatto in me secondo
la tua volont, e non secondo quello che voglio io sensitivamente. E cos gitta lodore della pazienzia
verso del Creatore e de la creatura e di s medesima, e gusta la pace e la quiete de la mente; e nella
guerra trovata la pace, perch tolto da s la propria volont fondata ne la superbia; ed conceputo
nellanima sua la divina grazia. E porta nel petto della mente sua Cristo crocifisso, e dilettasi ne le
piaghe di Cristo crocifisso, e non cerca di sapere altro che Cristo crocifisso (1Cor 2, 2), ed el suo letto
la croce di Cristo crocifisso. Ine anniega la sua volont e diventa umile e obediente, perch non
obedienzia senza umilit, e non umilit senza carit.
E questo truova nel Verbo, che con lobedienzia del Padre e con lumilit corre allobrobiosa
morte della croce, conficcandosi e legandosi col chiovo e legame della carit; sostenendo con tanta
pazienzia che non udito el grido suo per mormorazione. Non erano sufficienti e chiovi a tenere Dio e
Uomo confitto e chiavellato in croce, se lamore non lavesse tenuto. Questo gusta lanima, e per non
si vuole dilettare altro che con Cristo crocifisso. Che se e fusse possibile acquistare le virt, fuggire lo
nferno e avere vita etterna senza pena, e avere le consolazioni del mondo spirituali e temporali, non le
vorrebbe; ma pi tosto vuole con pena, sostenendo infine a la morte, che per altro affetto avere vita
etterna, purch si possa conformare con Cristo crocifisso e vestirsi degli obrobii e de le pene sue. Ella
trovata la mensa dello immaculato Agnello. Oh gloriosa virt! chi non volesse darsi mille volte alla
morte, e sostenere ogni pena per volerla acquistare? Tu se reina che possedi tutto quanto el mondo; tu
abiti nella vita durabile, ch, essendo ancora lanima, che di te vestita, mortale, tu la fai abitare per
affetto damore con quelli che sono immortali.
Poi che tanto eccellente e piacevole a Dio, e utile a noi e salute del prossimo, questa virt,
levatevi, carissima figliuola, dal sonno de la negligenzia e ignoranzia, gittando a terra la debilezza e
fragilit del cuore, a ci che non senta pena n impazienzia di neuna cosa che Dio permetta a noi, s che
noi non cadiamo nella impazienzia comune, n ne la particulare, s come detto di sopra; ma
virilmente con libert di cuore e con perfetta e vera pazienzia servire el nostro dolce salvatore. Facendo
altrimenti, nella prima impazienzia perdaremmo la grazia, e nella seconda impediremmo lo stato
perfetto; e non giognareste a quello che Dio v chiamata.
Dio pare che vi chiami alla grande perfezione, e a questo me naveggo, che elli vi tolle ogni
legame el quale ve la potesse impedire, per che, secondo che io intendo, pare che sabbi chiamata a s
la vostra figliuola, che era lultimo legame di fuore. De la quale cosa so molto contenta, con una santa
compassione, che Dio abbi sciolta voi, e tratta liei di fadiga. Ora voglio che al tutto voi tagliate la
propria volont, a ci che ella non stia attaccata altro che a Cristo crocifisso: per questo modo
adempirete la volont sua e l desiderio mio. E per vi dissi, non cognoscendo io altra via perch voi
ladempiste, che io desideravo di vedervi fondata in vera e santa pazienzia, perch senza essa non
potremmo tornare al nostro dolce fine. Altro non dico.
Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Ges dolce, Ges amore.

LETTERA 39
A don Jacomo monaco di Certosa nel monasterio di Pontignano presso a Siena.
Al nome di Ges Cristo crucifisso e di Maria dolce.
Carissimo padre e figliuolo in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges
Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi fondato in vera e santa pazienzia,
la quale pazienzia dimostra se le virt sono vive nellanima o no.
La pazienzia non si pruova se no nel tempo della fadiga, per che senza la tribulazione non si
pruova questa virt, ch chi non tribulato non gli bisogna pazienzia, perch non chi gli faccia
ingiuria. Dico che la pazienzia dimostra se le virt sono nellanima: con che cel dimostra se esse non vi
sono? con la impazienzia. Vuoli tu vedere se le virt sono anco imperfette, e se la radice dellamore
proprio vive ancora nellanima? Miralo al tempo delle fadighe, che frutto gli nasce. Per che se gli
nasce frutto di pazienzia, la radice della propria volont segno che morta, e le virt sono vive; e se
nasce frutto di impazienzia, mostra chiarissimamente che la radice della propria volont anco viva in
lui (e per si sente: per che colui che vivo si sente, ma la cosa morta no); e le virt mostrano alienate
in quella anima.
Ma attendete che sono due ragioni di impazienzia: luna d morte, perch esce della morte, e
laltra impedisce la perfezione, perch esce de la imperfezione, s come sono due stati principali: che
nelluno sta la vita e nellaltro la morte, cio in coloro che stanno nella morte del peccato mortale.
Costoro parturiscono, ricevendo tribulazione e persecuzione dal mondo perch questa vita non passa
senza fadiga, in qualunque stato si sia , una impazienzia con odio e dispiacimento del prossimo suo,
con una mormorazione verso di Dio, giudicando in suo male quello che Dio gli fatto per bene, e per
reducerlo allo stato della grazia, e per tollergli la morte del peccato mortale. Ma elli, come ignorante e
miserabile, perch la radice sua morta a grazia, per produsse el frutto morto della impazienzia; e con
questo segno della impazienzia dimostra la morte che dentro nellanima.
Unaltra impazienzia , la quale dico che impedisce la perfezione e cos la verit , e
dimostra la imperfezione, e, se esso non se ne corregge, potr venire a tanto che perdar el frutto della
sua fadiga, e star in continua pena. Questi sono coloro che sono levati da la tenebre del peccato
mortale, e vivono in grazia; ma che ? che la radice dellamore proprio non anco morta in loro: sono
ancora imperfetti, con una tenerezza di loro medesimi, con la quale tenerezza snno compassione.
Per che, perch anco sama, si duole; e quello che elli in s daversi compassione vorrebbe che
ognuno gli lavesse, e non truovando che gli sia avuta compassione, pena. E cos luna pena con
laltra, cio la pena della tribulazione o di infermit o di molestia mentale, o per persecuzione dagli
uomini, o da qualunque lato ella viene , acordata questa pena con quella che elli porta cio di volere
che altri gli abbi compassione , viene a impazienzia, e spesse volte a mormorazione contra el
prossimo suo, e a giudicio, giudicando la volont altrui, per che spesse volte potr averli compassione,
e non gli l dimostrar. E tutto questo gli adiviene, perch la radice dellamore proprio non morta in
lui.Chi ce la mostra? la impazienzia, come detto . Perocch ella partorito frutto imperfetto: non per
di morte, perocch egli levato dalla colpa mortale, ma uno dispiacimento e una pena che egli riceve
delle fatiche sue proprie, e verso del prossimo suo, non parendogli chegli gli abbia compassione come
egli vorrebbe.
Questa una imperfezione la quale impedisce la grande perfezione del monaco o daltri religiosi,
li quali nno lassato lo stato imperfetto della carit comune dove stanno i secolari , volendo vivere
in grazia, e iti alla grande perfezione dove essi debbono essere specchio dobedienzia e di pazienzia,
con volont morta e non viva. Quale sarebbe quella lingua che potesse narrare quanti inconvenienti ne
vengono? non credo che ne fusse neuna. Ma tre principali nescono di colui che non morta la sua
volunt: luno che elli infedele, e non fedele col lume della fede viva; anco posta la nebula sopra
locchio dellintelletto, dove sta la pupilla del lume de la fede. Unde, subbito che elli questo
principale cio davere posta una nebbia damore proprio sopra locchio suo, e offuscato el lume
della fede cade subbito nel secondo e nel terzo, cio ne la disobedienzia dunde verr la impazienzia
, e nel giudicio dunde verr nella mormorazione ; e se voi raguardate bene, di questi tre luno non
senza laltro.
Non dunque da dubbitare che, essofatto che la radice dellamore proprio non morta in noi,
locchio tenebroso, e tutti e frutti delle virt sono imperfetti, per che ogni perfezione procede da
uccidere la volont sensitiva e dare vita a la ragione nella dolce volont di Dio. S che, essendo viva e
imperfetta, subbito disobediente contra Dio e contra el prelato suo, per che, se elli fusse obediente,
portarebbe la disciplina di Dio e quella del prelato con debita reverenzia; ma perch elli non
obediente ma disobediente con volont viva per viene a impazienzia verso di Dio e a
disobedienzia. Per che volont di Dio che noi portiamo con pazienzia ogni disciplina, da qualunque
lato elli ce la concede; e con vera pazienzia ricevarle da lui e con quello amore che elli ce le d, per
che ci che elli d e permette a noi per nostra santificazione, e per con amore le doviamo ricevere.
Unde, non facendo cos, siamo disobedienti a lui, e cadiamo nella mormorazione e in uno giudicio, con
una tenerezza di noi medesimi, con una superbia e infedelit di volere eleggere di servire a Dio a nostro
modo. Per che, se in verit credessimo che ogni cosa che procede da Dio, eccetto el peccato, e che
elli non pu volere altro che el nostro bene, el quale vediamo e gustiamo nel sangue di Cristo crucifisso
per che se elli avesse voluto altro che la nostra santificazione, non ci avarebbe dato s fatto
ricompratore , dico che se questo credessimo in verit, che el lume della fede non fusse offuscato con
lamore proprio di noi, saremmo obedienti e ricevaremmo con reverenzia quello che elli ci d, e
giudicaremmolo in nostro bene, dato a noi per amore e non per odio, come elli . Ma perch c la
infedelit, per riceviamo pena e siamo impazienti delle pene che noi sosteniamo e disobedienti verso
el prelato, giudicando la volont del prelato e non la volont di Dio in lui.
Per che spesse volte el prelato far con buona e santa intenzione quello che elli far verso del
suddito; e l suddito infedele e disobediente terr tutto el contrario. Questo per la superbia sua, perch
la radice dellamore proprio non morta in lui: per che se ella fusse morta, farebbe quello per che elli
entr allordine, cio dobedire schiettamente e senza alcuna passione, s come fa lumile obediente.
Che se el prelato suo fusse uno dimonio, el vero obediente ci che gli fatto, o imposte le gravi
obedienzie, ogni cosa riceve con pazienzia, giudicando che volont di Dio di fare tenere quelli modi
al prelato verso di lui: o per necessit della sua salute, o per farlo venire a grande perfezione; e per
riceve con pace e quiete di mente lobedienzia sua, e gusta larra di vita etterna in questa vita. Perch
esso morta la volont, e ito col lume della fede e con vera obedienzia, per gusta el dolce e amoroso
frutto de la pazienzia, con fortezza e perseveranzia infine alla morte. Questo frutto dimostrato che elli
in verit s levato da la imperfezione e gionto alla perfezione, s come el disobediente mostra e difetti
suoi con la impazienzia.
Unde vediamo che sempre si scandalizza, se non quando la prosperit andasse a modo suo e l
prelato facesse quello che elli vuole; ma se fa el contrario, si turba. Perch? perch elli vivo, per che,
se elli fusse morto, non gli adiverrebbe.
Unde questi cotali sono debili, per che come la paglia se lo rivolle tra piei, cos vengono meno.
E se el prelato comanda cosa che non gli piaccia, elli si turba; e se elli infermo, elli impaziente per
la tenerezza che al corpo suo, e spesse volte sotto colore di bene dir: Se io avesse unaltra
infermit, io me la portarei pi agevolmente, ma questa infermit una cosa occulta, che non si vede, e
per non m creduta e impediscemi loffizio e laltre osservanzie, di non potere fare come gli altri: e
per non pare che io ci possa avere pace. Costui, come imperfetto e con poco lume, ingannato da la
propria passione e tenerezza di s. Chi cel dimostra? la impazienzia che elli , perch non gli pare che
altri gli abbi compassione: questi vuole eleggere el tempo e l luogo e le fadighe a suo modo. Non
debba fare cos, ma umiliarsi sotto la potente mano di Dio (1Pt 5, 6) e ogni cosa avere in reverenzia, e
fare quello che elli pu fare. E quando elli non pu rendere el debito delloffizio e degli altri essercizii,
come gli altri, ed elli renda el debito de la pazienzia.
Per che Dio non ci richiede pi che noi potiamo fare, ma bene ci richiede lamore col santo
desiderio, e con pazienzia portare ogni pena e fadiga in ogni tempo e in ogni luogo che noi siamo, con
odio e dispiacimento della propria sensualit; perocch cos fanno coloro che vogliono essere perfetti.
E a questo modo gustar vita etterna in questa vita nelle pene sue; e avendo pena, non aver pena, ma la
pena gli sar refrigerio, pensando che elli si possa conformare con gli obrobii di Cristo crucifisso. E
non vorr elli, servo, tenere per altra via che l Signore e per portar con reverenzia, bagnandosi e
annegandosi nel sangue di Cristo crucifisso, el quale sangue, allanima che l gusta con affetto di carit,
rimane morta la volont sua. Morta la volont gli tolta ogni pena, per che solo la volont quella
cosa che le pene e tribulazioni ce le fa essere pene; ma morta la volont nostra, e vestiti della volont di
Dio, la pena c diletto, e l diletto sensitivo, per odio santo di noi, ci sarebbe fadiga, perch vedremmo
che la via del diletto non la via di Cristo crucifisso, n de santi che lnno seguitato. E vede che el
regno del cielo, vita etterna, non si vende n sacquista per diletto, anco sacquista e si guadagna el
regno di Dio con povert volontaria, e con avere la pena per diletto, e con molto sostenere; e l diletto
ci paia fadiga, come detto .
La volont allora, acordata con la volont di Dio, ne riceve larra: e per dicevo che in questa vita
gusta larra di vita etterna.
Costui non cade nel terzo difetto, del giudicio: cio di giudicare la volont di Dio altro che
giustamente, e con amore e vedendosi amato da lui, per amore riceve ogni cosa , n in giudicare la
volont delli uomini in alcun modo del mondo n per strazio, n per ingiurie, o persecuzioni che gli
fussero dette o fatte da loro , ma giudica, con una santa considerazione, che Dio el permetta per suo
bene, e che essi el faccino per provarlo in virt. N non giudicar mai e servi di Dio, n loperazioni
dalcuna creatura; eziandio se vedesse el male spressamente, nol vede n debba vedere per giudicio n
per mormorazione, ma con compassione portarlo dinanzi da Dio, ponendo e difetti del prossimo suo
sopra di s. Cos vuole laffetto della carit; e non vuole che si faccia come fanno glimperfetti
acecati ancora da uno proprio amore di loro medesimi , che pare che si notrichino del giudicare le
creature: e non tanto che gli uomini del mondo, ma e servi di Dio, volendoli mandare al loro modo; e
se non vanno al loro modo, sono scandalizzati in loro, e spesse volte, sotto colore di compassione,
caggiono nella mormorazione.
Costui vuole ponere legge allo Spirito santo, e non se navede. Perch non se navede? perch l
dimonio l velato col velame de la compassione, ma ella piuttosto una radicata invidia e presunzione
presummendo di s di sapere alcuna cosa pi che compassione. Per che se ella fusse compassione
e zelo della salute delle anime e onore di Dio, usarebbe la carit, e dichiararebbe s medesimo a le
proprie persone di cui elli avesse pena; e cos guadagnarebbe s e l prossimo suo, e godarebbe se elli
fusse largo in carit e con vero lume di vedere e differenti modi e vie che Dio tiene co servi suoi,
unde dimostra la somma bont che elli che dare. E per disse Cristo benedetto: Ne la casa del Padre
mio molte mansioni (Gv 14, 2).
E quale sar quella lingua che possa narrare tanti diversi modi e visitazioni, doni e grazie che Dio
fa, non tanto in molte creature, ma in una anima medesima? Per che come le virt sono diverse,
poniamo che tutte traghino nel segno de la carit, cos sono diversi e modi e costumi de servi di Dio.
Non che chi perfettamente la virt della carit, non abbi tutte quante laltre virt; ma a cui propria
una virt, e a cui unaltra, sopra la quale principale virt tira tutte laltre. Altri modi vediamo in colui a
cui propria la virt della carit, e tutto dilatato nella carit del prossimo suo; e altro modo colui a cui
appropriata la virt de lumilit, con una fame di solitudine; in uno altro la giustizia; in uno altro una
libert con una fede viva, che di neuna cosa pare che possa temere; e altri in una penetenzia, dandosi
tutti a mortificare e corpi loro; e altri studia a uccidere solamente la propria volont, con vera e
perfetta obedienzia.
Or cos sono diversi e modi e costumi loro, e ciascuno corre per nella virt della carit; unde
aviamo che e santi, che sono a vita etterna, tutti sono andati per la via della carit, ma in diversi modi,
ch luno non simile allaltro e eziandio ne la natura angelica differenzia, ch non sono tutti equali
: unde tra gli altri diletti che abbi lanima a vita etterna, si di vedere la grandezza di Dio ne santi
suoi, in quanti diversi modi gli remunerati. E in tutte quante le cose create troviamo questa
differenzia, cio di vederle variate in qualche cosa, per che tutte non sono a uno modo, poniamo che
tutte sieno fatte da uno medesimo affetto, cio create da Dio in uno medesimo amore. E questa la
grande dignit a vedere in Dio, a chi avesse lume e volesse punto cognoscere la sua grandezza, per
che la trovarebbe nelle cose visibili e invisibili, come detto . Dunque bene matto e folle colui che
vorr mandare le creature a suo modo e, chi non andar secondo el suo parere, ne sar scandalizzato in
lui. Non debba dunque cadere in questo terzo giudicio, ma debba godere e avere in reverenzia e modi e
costumi de servi di Dio, dicendo in s medesimo con umilit: Grazia sia a te, Signore, de tanti modi
e vie, quante tu dai e fai tenere a le tue creature.
E quando spressamente vedesse el difetto o ne servi di Dio o ne servi del mondo, portilo con
grande compassione dinanzi da Dio, e se pu caritativamente dirlo al prossimo suo, el debba dire. Cos
fa colui che perfetto in carit e umile, che non presumma di s medesimo: costui veramente fondato,
e non si scandalizza in s per pena che sostenga, n nel prelato per la grave obedienzia; anco obbedisce
infino alla morte in ogni cosa, se non in quello che vedesse che fusse fuora de la volont di Dio, per
che cosa che egli vedesse che fusse offesa di Dio, nol debba fare, ma ogni altra cosa, s. E non si
scandalizza nel prossimo, n per ingiuria che gli fusse fatta da lui, n per modi e costumi diversi che in
loro vedesse; ma dogni cosa gode e guadagna, e trae el frutto a s per la virt della carit che dentro
nellanima sua. Chi l dimostra questo? la virt della pazienzia che fatto chiaro e manifesto la virt
nel perfetto, e il mancamento della virt nello imperfetto vedendovisi el contrario, cio la impazienzia.
Adunque bene vero che la virt della pazienzia uno segno dimostrativo, che mostra luomo
perfetto e imperfetto. Voi sete posto nello stato della grande perfezione, e per dovete essere paziente
per lo modo che detto bagnata e annegata la propria volont nel sangue di Cristo crucifisso , per
che in altro modo offendareste la propria perfezione, a la quale sete entrato a servire, e cos cadareste
nella seconda impazienzia, de la quale facemmo menzione. E per vi dissi che io desideravo di vedervi
fondato in vera e santa pazienzia, a ci che fra le fadighe godeste e gustaste larra di vita etterna, e
nellultimo riceveste el frutto delle vostre fadighe. E per riposatevi in croce col dolce e immaculato
Agnello. Altro non dico.
Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Ges dolce, Ges amore.

LETTERA 40
A certe figliuole da Siena.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissime figliuole in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges Cristo,
scrivo a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi serve fedeli al vostro Creatore e
perseveranti, che giamai non volliate el capo adietro per veruna cosa che sia: n per prosperit
pigliandone troppo letizia, n per aversit pigliandone impazienzia e amaritudine.
Ma io voglio, e vi prego, che veruna cosa sia che vi tolga e impedisca el santo desiderio. E acci
che l desiderio cresca in voi e none scemi, voglio che upriate locchio de lintelletto a conosciare
lamore inefabile che Dio v: che per amore v dato lunigenito suo Figliuolo, e l Figliuolo v data
la vita con tanto fuoco damore che ogni cuore duro debba disolvare la durezza sua. Or qui ponete
locchio de lintelletto vostro, pensando e cogitando el prezzo del Figliuolo di Dio; e nel sangue lavate
la faccia de lanima vostra. Levisi e destisi dal sonno de la negligenzia; e pigliate solicitudine, poi che
lavata, di ponare la bianchezza della purit e l colore de lardentissima carit, la quale tutta trovarete
nel sangue de lAgnello.
E voglio che voi pensiate, figliuole mie, che questa purit di mente e di corpo non si potrebbe
avere con le molte conversazioni de le creature, n col ponere laffetto e lamore vostro in loro n in
cose create, fuori de la volont di Dio, n con amore proprio e tenerezza del corpo vostro, ma acquistasi
con molta solicitudine di vigilie e dorazioni, e con continova memoria del suo Creatore, sempre
ricognoscendo lamore inefabile che Dio gli .
Poi che lanima avar acquistata la purit per lo modo detto, vedendo che a Dio non pu fare
utilit neuna distendar lamore al prossimo suo, facendo a lui quella utilit che egli non pu fare a
Dio: visitando gli infermi (Mt 25, 36), sovenendo a povari, consolando e tribolati; piangendo con
coloro che piangeno, e godendo con coloro che godono (Rom 12, 15): cio piangendo con coloro che
sonno nel pianto del peccato mortale avendo lo compassione, offrendo per loro continove orazioni
nel cospetto di Dio , e godendo con coloro che godono, che sonno veri servi di Cristo crocifisso; e
sempre dilettarvi de la loro conversazione. Cos vi prego, figliuole mie, che facciate, e a questo modo
sarete serve fedeli, e non infedeli; e questo desidera lanima mia di vedere in voi. Altro non dico.
Permanete etc. Ges dolce, Ges amore, Maria dolce.
LETTERA 41
A frate Tommaso da la Fonte dellordine de Predicatori, quando era a santo Quirico nel loro
spedaletto.
Al nome di Ges Cristo crocifisso.
A voi, carissimo e dilettissimo padre dellanime nostre in Cristo Ges, Caterina e Alessa e tutte
laltre vostre figliuole vi si racomandano, con desiderio di vedervi sano dellanima e del corpo quanto
piace a Dio.
Io Caterina, serva inutile di Ges Cristo, vostra indegna figliuola sopra tutte laltre vostre
figliuole io so, perch io abbi poca fame dellonore di Dio e abbi poco tenuto a mente la petizione che
spesse volte m detta, che io viva morta a la mia perversa volont, la quale volont non sottoposta
con debita reverenzia al giogo de la santa obbedienzia quanto avrei potuto e dovuto. Oim,
disaventurata lanima mia, che non so corsa con cuore virile, abbraccicando la croce del mio
dolcissimo e carissimo Sposo Cristo crocifisso, ma sommi posta a sedere per negligenzia e per
ignoranzia! Adunque io mi doglio e rendomi in colpa a Dio e a voi, carissimo padre, e pregovi
pietosamente che massolviate, e benedicete me e tutte laltre.
Ora prego voi, padre carissimo, che vogliate adempire el mio desiderio, cio di vedervi unito e
trasformato in Dio; e questo non potiamo avere, se noi non siamo uniti co.la volont sua. O dolcissima
volont etterna, che ci i insegnato el modo a trovare la santa tua volont! E se noi dimandissimo
quello dolcissimo e amantissimo giovano, clementissimo padre, egli ci rispondarebbe e diciarebbe cos:
Dilettissimi figliuoli, se volete sentire e trovare el frutto de la mia volont, fate che voi sempre siate
abitatori de la cella dellanima vostra, la quale cella uno pozzo, el quale pozzo tiene in s lacqua e
la terra (ne la quale terra potiamo cognosciare la nostra miseria: cognosciamo noi non essare; poich
noi non siamo, adunque vediamo che lessare nostro da Dio). O ineffabile infiammata carit, vego
dunque che trovata la terra, lacqua viva gionta, cio el vero del cognoscimento de la sua dolce e
vera volont, che non vuole altro che la nostra santificazione.
Adunque entriamo in questa profondit di questo pozzo, ch per forza si convenr che, abitandoci
dentro, noi cognosciamo noi e cognosciamo la bont di Dio. Cognoscendo noi non essare, noi ci
aviliamo umiliandoci, e noi entriamo nel cuore arso consumato uperto, come finestra senza uscio che
non si serra mai; mettendo noi locchio de la volont libera che Dio ci data, cognosciamo e vediamo
che la sua volont non andata in altro che ne la nostra santificazione. Amore amore dolce, uopreci
uopreci la memoria a ricevare e a ritenere tanta bont di Dio e intendare, ch intendendo amiamo;
amando, noi ci troviamo uniti e transformati ne la dilezione de la madre de la carit, passati e passando
per la porta di Cristo crocifisso, s come elli disse a discepoli suoi: Io venr e far mansione con voi
(Gv 14, 23). E questo il mio desiderio: di vedervi in questa mansione e trasformazione desidera
lanima mia di voi singularmente, e di tutte laltre creature. Pregovi che stiate confitto e chiavellato in
su la croce.
Mandastemi dicendo che fuste al corpo di santa Agnesa, della qual cosa molto ne sono consolata
che ci racomandaste a lei e alle sue figliuole. Perch dicete che non avete desiderio di tornare e non
sapete la cagione, due cagioni ci possono essare: luna si quando lanima molto unita e
trasformata in Dio, dimentica s e le creature; laltra si quando altri si fusse abbattuto in luogo che
fusse cagione di riduciarsi a s medesimo. Se queste cagioni sono in voi, a me grandissima
consolazione, ch altro non desidera lanima mia di voi; bene che alcuna volta io creduto e credo che
la mia miseria e ignoranzia cagione del tempo che passa, credo che quella ineffabile carit di Dio
vogli gastigare e correggiare la mia iniquit, e questo fa per singulare amore, acci chio ricognosca me
medesima. Parmi che abbiate intendimento dandare altrui, de la quale andata non mi pareva che
doveste fare ora; non di meno sia adempita la volont di Dio e la vostra. Dio vi dia a pigliare el meglio
di questo: date le vostre operazioni, s che sia onore di Dio e salute dellanima vostra. Laudato sia Ges
Cristo crocifisso.
Racomandovi la nostra Caterina, e Alessa vi si manda molto racomandando che voi preghiate Dio
per lei, e che voi la benediciate da parte di Cristo crocifisso; e pregate Dio per Giovanna pazza.
Caterina serva e schiava ricomprata del sangue del Figliuolo di Dio.
Perdonatemi se io avesse dette parole di presunzione. Dio varda damore. Ges dolce Ges dolce
Ges dolce Ges.

LETTERA 42
A Neri di Landoccio quando era a Fiorenza.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissimo figliuolo in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges Cristo,
scrivo a te nel prezioso sangue suo, con desiderio di vederti con perfetto lume e cognoscimento de la
verit eterna, acci che con lume e con discrezione siano fatte tutte loperazioni tue, per che senza el
lume ogni cosa sarebbe fatta in tenebre. E questo lume perfettamente non potresti avere, se tu con odio
non ti tollessi la nuvola dellamore proprio di te medesimo: adunque ti studia con grande sollicitudine
di perdere te, acci che tu possa acquistare el lume e ogni tuo parere sia abnegato nel parere e volere de
la dolce bont di Dio.
Non dico pi.
Permane ne la santa e dolce dilezione di Dio. Ges dolce, Ges amore.

LETTERA 43
Data a ser Cristofano di Gano, notaio in Siena.
A voi, dilettissimo e carissimo fratello e figliuolo in Cristo Ges, io Caterina, serva e schiava de
servi di Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue del Figliuolo di Dio, con desiderio di vedervi che fuste
di quegli figliuoli veri che servaste e adempiste sempre luopara che vi dice el vero Padre celestiale,
quando dice: Chi non abandona madre e padre, e suore e frategli e s medesimo, non degno di me
(Mt 10, 37).
Adunque pare che voglia che noi labandoniamo.
Questo non pare che caggia nella mente vostra di volere osservarla, sotto spezie e colore di
farvene coscienzia di lassarla. Questa coscienzia procede pi dal dimonio che da Dio, per impedirvi lo
stato perfetto al quale pare che lo Spirito santo vi chiamasse. E se voi mi diceste: Idio mi comanda che
io sia ubidiente a loro, ben vero, in quanto non vi ritraghino da la via di Dio; ma se ce la
mpediscano, dobbiamo passare sopra el corpo loro e seguitare el vero Padre, col gonfalone della
santissima croce, annegando e uccidendo le nostre perverse volont. Oim, dolcissimo fratello in Cristo
Ges, ben mincresce che tu fai resistenzia e non conosci questo venerabile stato: parmi che ti dovesse
fare pi conscienzia di non lassarla, che di lassarla. Ma poi che cos, prego la somma ed eterna verit
che ti tenga la sua santissima mano in capo, che ti dirizzi in quello stato che gli debba pi piacere.
Pregoti che, in ogni stato e in tutte le tue operazioni, tenghi lochio dirizzato a Dio, cercando sempre
lonor suo e la salute della creatura; e mai non tesca di mente el prezzo del sangue dellAgnello, che
pagato per noi con tanto fuoco damore.
Del fatto della sposa io vi rispondo che mal volontieri di questo io mi impaccio, per che
sapartiene a secolari pi che a me; non di meno non posso contradire al vostro desiderio, considerato
la condizione di tutte e tre, chognuna buona. Se vi sentite di non curarvi perchabbi auto altro sposo,
potetel fare, poi che volete impacciarvi in el malvagio e perverso secolo. Se lasaste per, prendete
quella di Francesco Ventura da Camporeggi. Altro non dico.
Prego la somma ed eterna carit che vi dia quello che debba essare pi suo onore e salute vostra;
mandi sopra luno e laltra la plenitudine della grazia e la somma sua ed eterna benedizione.
Permanete nella santa dilezione di Dio.
LETTERA 44
A ser Antonio di Ciolo.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissimo figliuolo in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges Cristo,
scrivo a voi nel prezioso sangue suo, con disiderio di vedervi unito per santo desiderio nel nostro dolce
Salvatore, per che in altro modo non potremo spregiare el mondo, n venire a perfetta purit
conservando la mente e il corpo nostro ne lo stato de la continenzia.
Per che lanima che non sacosta a Dio e uniscesi in lui per affetto damore, conviensi per forza
che ella si sia unita con le creature fuori di Dio, e con le dilizie piaceri e stati del mondo, perch
lanima non pu vivare senza amore: convienle amare o Idio o il mondo. E lanima sempre sunisce in
quella cosa che ama e ine si trasforma, e in tanto si trasforma che sempre piglia di quello ch ne la
cosa che ama. Se ella ama el mondo, nel mondo non altro che pena, perch per lo peccato germina
triboli e spine di grande amaritudine. La carne nostra non d n tiene altro che puzza e veleno di
peccato e di corruzione: intanto che, conformandosi lanima con la volont della carne e passione
sensitiva, ne riceve veleno che latosca per s fatto modo che le d morte, tollendole la vita de la grazia,
cadendo in colpa di peccato mortale.
Altro non ne pu ricevare di questo cos fatto amore: egli sta sempre in tristizia, ed
incomportabile a s medesimo, perch Dio permesso che laffetto disordinato sia incomportabile a s
medesimo.
E per contrario laffetto ch ordinato nella dolce volont di Dio, unito in lui per affetto damore,
d nellanima di quello che in s. Idio somma ed eterna dolcezza, e per e servi suoi sentono tanto
diletto nelle cose amare e malagevoli, perch, trovandosi Idio per grazia in s medesima, saziata e
quieta; per che di neuna cosa si pu saziare, se non di Dio, perch maggiore di lei, ed ella
maggiore di tutte le cose create. Unde ci che Dio cre, cre in servigio delluomo, e luomo per s,
acci che lamasse con tutto el cuore e con tutto laffetto suo (Mt 22, 37; Mc 12, 30; Lc 10, 37), e lui
servisse in verit; e per queste cose del mondo non possono saziare luomo, perch sonno meno di lui.
Adunque pace e riposo quando sta in lui: in lui participa una larghezza di cuore che ogni creatura che
in s ragione vi cape dentro per affetto di carit. Anco singegna di servirle, sovenendo el prossimo
suo, mostrando in lui lamore che al suo Creatore.
Perch Dio somma ed eterna purit, per lanima e l corpo ne participa per lunione che fatta
in lui, conservando la mente e l corpo suo in perfetta purit, elegendo inanzi la morte che volere
contaminare e lordare la mente e il corpo suo per immondizia. Non che i pensieri del cuore lui li
possa tenere, n spesse volte i movimenti della carne; ma i movimenti e i pensieri non inlordano
lanima, ma la volont, quando ella consente volontariamente alla fragilit sua e alle cogitazioni del
cuore. Ma non consentendo, non comette colpa neuna ma merito, facendo una santa resistenzia, traendo
sempre di queste spine la rosa odorifera duna perfetta purit, perch per questo viene a maggiore
conoscimento di s. E con uno odio santo si leva contra la propia fragelit, e con amore rifuge a Cristo
crocifisso con umili e continove orazioni, vedendo che in altro modo non pu campare da tanti mali; e
gi abiamo detto che quanto pi sacosta a lui, pi participa della sua purit. Adunque bene vero che
di queste bataglie egli ne trae la rosa purissima. Questo v il rimedio contra questo miserabile peccato
della debile fragile carne, e dogni altra gravezza di peccato: che noi ci acostiamo e conformiamo per
affetto damore in Dio.
E non aspetiamo el tempo, carissimo figliuolo; per chegli breve e non ci aspetta, non doviamo
aspettare lui. Grande fatto che luomo voglia dormire in tanta ciechit, e non destarsi da questo
sonno; ma bene vero che destare non ci potiamo, n venire a questa unione, senza el lume. Convienci
conoscere col lume della santissima fede la miseria e colpa nostra, e collocchio purificato ponarci per
obiecto lamore inefabile che Dio ci , el quale ci manifestato col Verbo de lunigenito suo Figliuolo,
e l Figliuolo ce l mostrato col sangue suo sparto con tanto fuoco damore, corso come inamorato
allobrobiosa morte de la santissima croce. E come si potrebbe tenere lanima, vedendosi tanto amare,
che non amasse? Non potrebbe.
O carissimo figliuolo, non vi dilungate da questo lume, ma con solecitudine dissolvete la nuvila
dellamore propio di voi; e con fede viva riguardate lo immaculato e svenato Agnello che con tanto
amore vi chiama: e rispondendogli verrete a questa perfetta unione; essendo unito sentirete lodore
della perfetta purit.
Molto buono contra questo vizio el riguardare la degnit in ch venuta lanima nostra e la
miserabile carne, per lunione che Dio fatto nelluomo, unita la natura divina con la natura nostra
umana.
Vergognarassi lanima e sarle uno freno di darsi a tanta miseria, vedendola levata sopra tutti e
cori de li angeli. Per forza, quando cos dolcemente la mente e l desiderio vostro si levar, si spegnar
la puzza del vizio. Anco ci conviene gastigare el corpo nostro e mortificarlo con la vigilia e umile e
continova orazione; attacarsi a lalbore della santissima croce; fuggire le conversazioni, pi che si pu,
di coloro che viveno lascivamente. E non dubitate che Dio vi far grandissima grazia, pure che voi
brighiate di tagliare e non stare a sciogliare: spacciatamente disponete tutti e fatti vostri.
Corrite con dolce e amoroso desiderio al giogo della santa ubidienzia: ine uccidarete la volont, e
mortificarete el corpo; ine gustarete larra di vita eterna. E non vi paia fadigoso, ch la fadiga tornar a
grandissimo diletto. So certa che se farete mansione per affetto damore col dolce e buon Ges, che
voi el farete, e altrimenti no. E per vi dissi chio desideravo di vedervi unito per affetto damore nel
salvatore nostro, acci che veniste a vera purit, e perdeste la passione che vi d tanta pena. Non dubito
che, se voi il farete, ne sarete privato almeno che la volont elegerebbe prima la morte che volere
offendare.
Bagnatevi nel sangue di Cristo crocifisso e cominciate una vita nuova, con isperanza che le colpe
vostre si consumaranno nel sangue e fuoco damore. E io voglio pigliare le colpe vostre, e ismaltirle
con lagrime e orazioni nel fuoco della divina carit; e voglio portare la penitenzia per voi. Solo di
questo vi prego e costringo, che vi diate a svilupare tosto del mondo, e darli tosto di calcio, ch se voi
non deste a lui, lui sarebbe ben presto di dare a voi. Non fate resistenzia a lo Spirito santo che vi
chiama. Altro non dico.
Permanete etc. Ges dolce, Ges amore, Maria.

LETTERA 45
A Francesco di missere Vanni Malavolti.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissimo e sopracarissimo figliuolo in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi
di Ges Cristo, scrivo a te nel prezioso sangue suo, con desiderio di ritrovare te pecorella smarrita
nne grandissimo desiderio! e di rimettarti nellovile co compagni tuoi.
Parmi che l dimonio tabbi s imbolato, che non ti lassa ritrovare: io, miserabile madre, vo
cercando e mandando per te, perch mi ti vorrei ponere in su la spalla (Lc 15, 5) dellamaritudine e
della compassione che allanima tua. Apre locchio figliuolo carissimo dellintelletto; levalo da la
tenebre e ricognosce la colpa tua, non con confusione di mente ma con cognoscimento di te e con
sperare nella bont di Dio. Vede che la sustanzia de la grazia che l padre tuo celestiale ti di tu li
spesa miserabilemente; fa s come fece quello figliuolo che spese la sustanzia sua, el quale, sentendosi
venuto a necessit, ricognobbe el suo difetto e ricorse al padre per misericordia (Lc 15, 11-21). Cos fa
tu: ch tu se impovarito e i bisogno, e lanima tua muore di fame. Ricorre dunque al Padre, per
misericordia, che ti soverr e non sar spregiatore del tuo desiderio fondato in amaritudine del peccato
commesso; anco ladempir dolcemente.
Oim oim, dove sono i dolci desiderii tuoi? O disaventurata me, trovato che l dimonio
imbolata lanima e l desiderio santo tuo, e l mondo e servi suoi nno tesi i laccioli co disordenati
piaceri e diletti suoi. Ors a pigliare el remedio, e non dormire pi! Consola lanima mia; non essere
tanto crudele, per salute di te, di fare caro duna tua venuta. Non ti lassare ingannare, per timore e
vergogna, al dimonio: rompe questo nodo; vienne, vienne, figliuolo mio carissimo. Io ti posso bene
chiamare caro, tanto mi costi di lagrime e di sudori e di molta amaritudine; or vienne, e ricovera nel tuo
ovile. Io mi scuso dinanzi a Dio che io non posso pi. E col venire e con lo stare, non richeggio altro da
te se non che tu facci la volont di Dio.
Permane ne la santa e dolce dilezione di Dio. Ges dolce, Ges amore.

LETTERA 46
A Neri di Landoccio.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissimo figliuolo in Cristo dolce Ges, io Caterina, schiava de servi di Ges Cristo, scrivo a te
nel prezioso sangue suo, con desiderio di vederti essercitare el lume che Dio t dato a ci che cresca in
te, per che senza il perfetto lume non potremmo cognoscere n amare n vestirci della verit; e se noi
non ce ne vestissimo, a tenebre ci tornarebbe quello lume: e per bisogno di giognare al perfetto
lume, ch a questo ci Dio eletti.
Voglio dunque che con ogni sollicitudine ponga e fermi locchio dellintelletto tuo ne la verit e
nello abisso della carit di Dio, e per questo modo giognerai al perfetto lume sopranaturale, e giognerai
a perfettissimo amore del tuo Creatore e dilezione del prossimo; e cos si compir in te la volunt di
Dio e l desiderio mio. Non dico pi.
Permane nella santa e dolce dilezione di Dio. Ges dolce, Ges amore.

LETTERA 47
A Pietro di Giovanni Venture da Siena.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissimo figliuolo in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges Cristo,
scrivo a te nel prezioso sangue suo, con disiderio di vederti perseverare in ogni virt, per che senza la
perseveranzia non riceveresti la corona della gloria (1Pt 5, 4) che si d a veri combatitori. Ma tu mi
dirai: Unde posso acquistare questa perseveranza?. Rispondoti che tanto serve la persona la creatura
quanto lama, e pi no; e tanto manca nel servire, quanto manca lamare; e tanto ama, quanto si vede
amare. Adunque vedi che dal vedersi amare viene lamore, e lamore ti fa perseverare. Quanto tu
aprirai locchio de lo nteletto a riguardare il fuoco e labisso della inestimabile carit di Dio inverso di
te el quale amore t mostrato col mezzo del Verbo del Figliuolo suo , tanto sarai costretto
dallamore ad amarlo in verit con tutto l cuore e con tutto laffetto e con tutte le forze tue (Mt 22, 37;
Mc 12, 30; Lc 10, 27), tutto libero schiettamente e puramente, senza neuno rispetto di propia utilit tua.
Tu vedi che Dio tama per tuo bene e non per suo, per chegli lo Dio nostro, che non bisogno di
noi: e cos tu, e ogni creatura ragionevole, debi amare Dio per Dio in quanto egli somma ed eterna
bont e non per propia utilit, e il prossimo per lui. Poi che tu i fatto il principio e il fondamento
nellaffetto della carit, subito el cominci a servire co lo strumento de le virt, s che col lume e con
lamore acquistarai la virt, e persevererai in essa.
Ma atende che, col vedere te essere amato da Dio, ti conviene vedere la colpa e la ingratitudine
tua, e agravare la colpa nel conoscimento santo di te, acci tu non ti scordi da la virt piciola della vera
umilit, e acci che tu non presumi di te, n cadessi nel propio piacere. Sai quanto c necessario il
conosciare e agravare le colpe nostre, per conservare e cresciare la vita della grazia nellanima? Quanto
egli ci bisogno el cibo corporale per conservare la vita nel corpo. Adunque leva via la nuvila
dellamore propio di te acci che non timpedisca el lume unde tu arai questo perfetto conoscimento, e
col conoscimento lamore e lodio. E nellamore trovarai la virt della perseveranza, e cos compirai la
volont di Dio e il disiderio mio in te; la quale volont e desiderio di vederti cresciare e perseverare
infino alla morte nelle vere e reali virt. E guarda che mai tu non ti fidassi di te medesimo il quale
fidare uno vento sotile di riputazione, chesce dellamore propio , per che subito verresti meno, e
voltaresti il capo adietro a mirare larato (Lc 9, 62). Ch, come lamore di Dio, acquistato nel
conoscimento di te con vera umilit, ti fa perseverare nella virt, cos lamore propio, colla reputazione
che ti fa fidare di te medesimo, come detto , ti tolle la virt, e fatti cadere nel vizio e perseverarvi
dentro. Fuge, figliuolo, fuge questo vento sotile del propio piacere; e vatene, tutto nascoso in te
medesimo, nel costato di Cristo crocifisso, e ine pone lo nteletto tuo a riguardare il segreto del cuore.
Ine sacenda lafetto, vedendo chegli fatta caverna del corpo suo, acci che tu abia luogo dove
rifugire dalle mani de tuoi nemici (1Re 24, 4), e possiti riposare e pacificare la mente tua ne lafetto
della sua carit. Ine trovarai el cibo, per che tu vedi bene chegli t data la carne in cibo, e il sangue
in beveragio (Gv 6, 55): arrostita in su la croce al fuoco della carit, e ministrato in su la mensa de
laltare, tutto Dio e tutto Uomo. Disolvasi oggimai la durezza de cuori nostri; amolisi la mente a
ricevare la dotrina di Cristo crocifisso.
Voglio che cominciate ora, tu e gli altri negligenti figliuoli, a conformarvi con questo Parvolo, el
quale ora ci rapresenta la santa Chiesa, Verbo incarnato. E che pi potiamo vedere a confusione della
nostra superbia, che vedere Dio umiliato a luomo, laltezza della deit discesa a tanta bassezza quanta
la nostra umanit? Chi n cagione? Lamore: lamore il fa abitare ne la stalla in mezzo degli animali;
lamore il fa satolare dobrobi, vestirlo di pene, e sostenere fame e sete; lamore il fa corrire con pronta
obedienzia infino a lobrobiosa morte de la croce; lamore il fa andare a lo nferno e spogliare il limbo
per dare piena rimunerazione a quelli che in verit laveano servito, e longo tempo aveano aspetato la
redenzione loro; lamore il fece lassare a noi in cibo; lamore dopo lAscensione mand il fuoco dello
Spirito santo (At 2, 3-4), il quale ci allumin de la dotrina sua, la quale quella via fondata in verit che
ci d vita, traci della tenebre, e dacci lume nelleterna visione di Dio. Ogni cosa, dunque, fatto
lamore.
Bene s deba adunque luomo vergognarsi e confondarsi in s medesimo, ch non ama n
risponde a tanto abisso damore. Assai tristo colui che, potendo avere il fuoco, si lassa morire di
freddo; avendo il cibo dinanzi, si lassa morire di fame. Prendete, prendete il cibo vostro, Cristo dolce
Ges crocifisso, e non in altro modo: ch se in altro modo il voleste, non sareste costanti n
perseveranti; e la perseveranzia quella ch coronata, come dicemo, e senza essa ricevarebe lanima
confusione, e non gloria. Considerando me questo, dissi chio desideravo di vederti costante e
perseverante ne la virt. Non dico pi qui etc.
Permanete etc. Ges dolce, Ges amore, Maria.

LETTERA 48
A Mateo di Giovanni Colombini da Siena.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissimo fratello e figliuolo in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges
Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi con vero e perfettissimo lume, nel
quale lume conosciate e vediate la verit, la quale verit quella cosa che ci libera (Gv 8, 32): cio che
conoscendola lamiamo, e amandola ci libera da la servitudine del peccato mortale.
Che verit questa la quale ci conviene conosciare? una verit parturita dallamore innefabile
di Dio, a la quale verit dobiamo rendare il debito de lamore e de lodio. In che modo? In questo: che
noi conosciamo il sommo ed eterno bene, e lamore innefabile col quale Dio ci cre alla immagine e
similitudine sua. E creocci per questa verit, perch noi gustassimo el suo sommo ed eterno bene, e a
ci che rendessimo gloria e lode al nome suo; e per compire questa verit in noi, ci don el Verbo del
suo Figliuolo, e nel sangue suo ci ricre a grazia. A questo conoscimento dobiamo venire esercitandolo
con grandissima solecitudine; ma a questo non potiamo venire senza e.lume, e lume non potiamo avere
co.la nuvila de lamore propio di noi.
El quale amore ofusca locchio de linteletto, che no.lo lassa conoscere n discernare la verit; ma
la bugia vede in verit, e la verit in bugia; le cose transitorie riputa ferme e di grande consolazione, ed
elle vengono tutte meno, s come el fiore, il quale, poi che colto, subito perde la bellezza sua. Onore,
richezze, stato e dilizie, tutte passano come l vento: ogni cosa ci mutabile, unde dalla sanit veniamo
a la infermit, dalla richezza alla povert, e dalla vita a la morte. E luomo, matto amatore di s
medesimo, come cieco giudica tutto il contrario, e cos tiene. E chi manifesta chegli il tenga? Il
disordinato amore e affetto chegli a s e al mondo. Tutto gli adiviene perchegli perduto e.lume,
ch segli avesse lume in verit, terrebe che Dio sommamente buono: uno bene incomprensibile e
innestimabile che neuno che l possa stimare, ma solo esso medesimo si comprende e stima. Egli
somma ed eterna richezza, egli giusto e pietoso medico, che d a noi le medicine necessarie a le
nostre infermit (cos dice el glorioso Paolo: Quando lumana generazione giacea inferma, venne il
grande medico nel mondo, e san le nostre infirmit (Rm 5, 6; Eb 4, 15; 5, 9) ), s che a ognuno le d
sicondo che bisogna a le piaghe nostre, col fuoco della divina carit. Alcuna volta ci trae sangue, cio
levandoci quelle cose che sonno nocive a la nostra salute, e sonno uno mezzo tra Dio e noi: unde ad
alcuni tolle i figliuoli, ad altri la sustanzia temporale, ad altri la sanit, e ad alcuni lo stato del mondo,
percotendoci con le molte tribulazioni. E questo non fa per odio, ma per singulare amore: privaci de
diletti vani della terra, per darci pienamente i beni del cielo. Egli benigno ed eterno giudice, e, s
come giudice e giusto signore, ad ognuno rende il debito suo, unde ogni bene rimunerato e ogni colpa
punita.
E con la forza santa che faremo a la nostra perversa volont, e co.la violenzia, acquistaremo le
vere e reali virt; e sar rimunerata la fatica nostra di beni immortali. Con questo lume si conosce la
verit inverso del mondo, el quale non in s fermezza n stabilit veruna. Invano safatica colui che
tutto l suo tempo speso e spende nel mondo, facendosi Dio de figliuoli e delle richezze, e non
savede che tutte li danno morte, privandolo della vita della grazia; e non pare che sappi che Dio
permesso che l disordinato animo sia incomportabile a s medesimo: unde in questa vita gusta larra
de lo nferno, solo perch non conosciuto la verit per la privazione del lume.
Adunque voglio, carissimo figliuolo, che non dormiamo pi, ma con grande solecitudine ci
destiamo dal sonno, levando la nuvila de lamore propio di noi da locchio de lintelletto nostro. E
facendo cos, compirete in voi la volont di Dio e il disiderio mio, ch, considerando io che senza il
lume non potiamo conosciare la verit, desiderio di vedere in voi lume vero, a ci che perfettamente
conosciate la verit: el quale lume e verit vi faranno costante e perseverante in quello che avete
cominciato con uno santo e vero desiderio. Non mi ci mettete spazio di tempo, per che non sete sicuro
daverne, ma in tutto senza timore servile, con vera e perfetta speranza, confidandovi nel vostro
Creatore, ordinate la vita vostra e regolatevi in tutte le cose, satisfacendo a la coscienzia, ponendo fine
e termine a ogni disordinato vivare, con vera perseveranzia. Tollendo via la tristizia del cuore vostro, e
con massima alegrezza, riconoscete lamore inefabile e la plenitudine della divina misericordia ch
traboccata sopra di voi.
Mettetevi ogimai el mondo sotto e piei, e rispondete a Dio, che vi chiama, con uno cuore gentile
e non mercennaio, s come vero e legittimo figliuolo, dilettandovi di purificare spesso la coscienzia
vostra con la santa confessione; e usate la comunione al luogo e al tempo suo. La conversazione vostra
sia con quelli che temeno Dio in verit, vacando el tempo vostro a la vigilia e a lorazione, quanto v
possibile. Ludire il divino ofizio non vi scordi. La fantasia e memoria vostra sempre sia piena di Cristo
crocifisso, volendo investigare non le cose secrete di Dio n gli occulti misteri suoi, ma solo la volont
sua e la dolcezza della sua carit, che ci ama tanto inestimabilmente, e non cerca n vuole altro che la
nostra santificazione. E conosciamo e difetti nostri, umiliandoci sotto la dolce potente mano di Dio
(1Pt 5, 6). Lo stato nel quale voi sete, del matrimonio, pregovi che vingegniate dusarlo come
sagramento, avendo in debita riverenzia i d comandati dalla santa Chiesa. Ingegnatevi omai di tenere,
voi e la donna vostra, uno stato angelico, sentendo lodore della continenzia, acci che gustiate il frutto
suo. Or cos dolcemente regolate e ordinate la vita vostra, senza aspettare pi tempo: ch, come detto ,
il tempo non aspetta noi.
Bagnatevi nel sangue di Cristo crocifisso; nascondetevi ne le piaghe dolcissime e sopradolcissime
sue, e ine si dilarghi e consumi el cuore vostro. Guardate che non voltaste il capo adietro a mirare
larato (Lc 9, 62), ch io mi chiamarei di voi a lumile Agnello, e voi non areste a cui appellare. Fatemi
de figliuoli de le virt, e mai non restate di concipere per amore nel cuore vostro. Altro non vi dico.
Permanete etc. Ges etc.

LETTERA 49
A monna Alessa.
Al nome di Ges Cristo crucifisso e di Maria dolce.
Carissima figliuola in Cristo dolce Ges, io indegna miserabile tua madre desiderando che tu
giunga a quella perfezione che Dio t eletta, parmi che, a volervi giognere, si convenga andare con
modo, e non senza modo.
E senza modo e con modo si vuole fare ogni nostra operazione: senza modo si conviene amare
Dio, e non ponervi nellamare n modo n misura n regola, ma smisuratamente amare. E a volere
venire alla perfezione dellamore, ti conviene ordinare la vita tua. El primo ordine sia fuggire la
conversazione dogni creatura, per conversazione, se non secondo che richiede latto della carit; ma
amarne assai, e conversarne pochi.
E eziandio con quelli che ami di spirituale amore sappi conversare con modo; e se tu nol facessi,
pensa che a quello amore che tu debbi portare a Dio senza modo, vi porresti modo che non te ne
avederesti, ponendovi mezzo la creatura finita, per che lamore che dovaresti portare a Dio porresti a
la creatura, amandola senza modo. E questo timpedirebbe la tua perfezione, unde con modo ordenato
la debbi amare spiritualmente. Sia uno vasello el quale tu empia nella fonte, e nella fonte el beia; che
poniamo che tu avessi tratto lamore da Dio, che fonte dacqua viva, se tu nol beiessi continuamente
in lui, rimarrebbe vto. E questo ti sar el segno che tu nol beia a pieno in Dio: che quando della cosa
che tu ami tu ne sostieni pena o per conversazione che avesse, o perch fussi privata dalcuna
consolazione la quale solevi ricevere, o di qualunque altra cosa che avenisse , se tu sostieni allora
pena di questo, o daltro che delloffesa di Dio, t segno manifesto che questo amore ancora
imperfetto, e tratto fuore della fonte.
Che modo ci dunque a fare perfetto quello che imperfetto? Questo el modo: di correggere e
gastigare e movimenti del cuore con vero cognoscimento di te, e con odio e dispiacimento della tua
imperfezione cio dessere tanto villana che quello amore che si debba dare tutto a Dio, si dia alla
creatura, cio damare la creatura senza modo e Dio con modo . Per che lamore verso di Dio vuole
essere senza misura, e quello della creatura debba essere misurato con quella di Dio, e non con la
misura delle proprie consolazioni n spirituali n temporali. Adunque fa che tu ogni cosa ami in Dio, e
che tu corregga con odio ogni disordenato affetto.
Fa, figliuola mia, due abitazioni: una abitazione attuale della cella, che tu non vada discorrendo
e molti luoghi se non per necessit o per obedienzia della priora o per carit. E unaltra abitazione fa
spiritualmente, la quale porti continuamente teco; e questa la cella del vero cognoscimento di te, dove
trovarai el cognoscimento della bont di Dio in te: che sono due celle in una, e stando nelluna, ti
conviene stare nellaltra, per che in altro modo verrebbe lanima a confusione o a presunzione. Ch se
tu stessi nel cognoscimento di te, verrebbe la confusione della mente; e stando solo nel cognoscimento
di Dio, verresti a presunzione. Conviene dunque che sieno conditi luno con laltro, e faccine una
medesima cosa; e facendolo verrai a perfezione, per che del cognoscimento di te acquistarai lodio
della propria sensualit; e per lodio sarai uno giudice, e sarrai sopra la sedia della coscienzia tua e
terrati ragione, e non lassarai passare el difetto che tu non ne facci giustizia.
Di questo cognoscimento esce la vena de lumilit, la quale non piglia mai alcuna reputazione, e
non si scandalizza di neuna cosa che sia, e, paziente, con gaudio sostiene ogni ingiuria, ogni
perdimento di consolazione e ogni pena, da qualunque lato elle vengano. Le vergogne paiono una
gloria, e le grandi persecuzioni refrigerio; e di tutte gode, vedendosi punita di quella legge perversa
della propria volont sensitiva che sempre ribella a Dio, e vedersi conformare con Cristo crocifisso, che
via e dottrina della verit.
Nel cognoscimento di Dio trovarai el fuoco della divina carit. Dove tu ti dilettarai? In su la croce
con lo immaculato Agnello, cercando el suo onore e la salute dellanime, per continua e umile
orazione. Or qui sta tutta la nostra perfezione. Molte cose ci sono anco, ma questa la principale, dove
riceviamo tanto lume che non potiamo errare nelle minori operazioni che seguitano: dilettati, figliuola
mia, di conformarti con gli obbrobii di Cristo.
E guarda el sentimento della lingua, s che la lingua non risponda alcuna volta al sentimento del
cuore; ma smaltisce quello che nel cuore, con odio e dispiacimento di te. Fa che tu sia la minima
delle minime, subietta per umilit e pazienzia a ogni creatura per Dio, non con scusa, ma con dire mia
colpa. E cos si vencono e vizii nellanima tua e ne lanima di cui tu el dicessi: per la virt de
lumilit.
Ordina el tempo tuo: la notte alla vigilia dato che tu i el debito del sonno al corpo tuo , e la
mattina alla chiesa con la dolce orazione; e non spendarlo in favellare infine allora debita. Di questo e
dogni cosa non ti ritragga altro che o la necessit o lobedienzia o la carit, come detto . Doppo lora
del mangiare, ricoglieti un poco a te; e poi fa manualmente alcuna cosa, secondo che t di bisogno.
Allora del vespro e tu va e fa cavelle, e quanto lo Spirito santo ti fa fare, tanto sta. E poi ritorna e
governa lantica tua madre senza negligenzia, e provedela di quello che di bisogno; e sia tuo questo
peso di qui alla mia tornata. Fa che tu facci s che tu adempia el desiderio mio. Altro non dico.
Permane nella santa e dolce dilezione di Dio. Ges dolce, Ges amore.

LETTERA 50
A Caterina di Ghetto mantellata di santo Domenico.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce Carissima suoro e figliuola mia in Cristo
dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges Cristo, scrivo a te nel prezioso sangue suo,
con desiderio di vederti vera serva e sposa di Cristo crocifisso.
Serve dobiamo essere perch siamo ricomprate del sangue suo; ma non vego che del nostro
servire potiamo fare utilit a lui: dobianlo dunque fare al prossimo nostro, per chegli quel mezzo
dove noi proviamo e acquistiamo la virt. Sappi che ogni virt riceve vita da lamore; e lamore
sacquista nellamore, cio levando locchio de lo ntelletto nostro a raguardare quanto siamo amati da
Dio.
Vedendoci amare, non potiamo fare che non amiamo; amando, abracciamo le virt per affetto
damore, e con lodio spregiamo el vizio, s che vedi che in Dio concepiamo le virt, e nel prossimo si
parturiscono.
Sai bene che ne la necessit del prossimo tu partorisci el figliuolo della carit, ch dentro ne
lanima; e nella ingiuria che tu ricevi da lui, la pazienzia. Tu li doni lorazione, singularmente a coloro
che ti fanno ingiuria, e cos dobiamo fare: se essi sonno a noi infedeli, e noi dobiamo a loro essere
fedeli, e fedelmente cercare la loro salute; amarli di grazia, e non di debito: cio, che tu ti guardi di non
amare el prossimo tuo per propria utilit, perch non sarebbe amore fedele, e non rispondaresti a
lamore che Dio ti porta. Ch come Dio t amata di grazia cos vuole che, non potendoli tu rendare
questo amore, tu el renda al prossimo tuo, amandolo di grazia, e non di debito, come detto . N per
ingiuria, n perch tu vedessi diminuire lamore verso di te, o il diletto, o la propria utilit, non debbi tu
minuire n scemare lamore verso lui ma amarlo caritativamente, portando e sopportando e difetti
suoi: con gran consolazione e riverenzia raguardare e servi di Dio.
Guarda che tu non facessi come le matte che si vogliono porre a investigare e giudicare gli atti e
modi de servi di Dio: troppo degno di grande riprensione chi il fa. Sappi che non sarebbe altro che
ponere regola e legge a lo Spirito santo, volendo fare andare e servi di Dio a nostro modo, la quale
cosa non si de fare; e pensi quella anima che giogne a questo giudizio che la barba della superbia non
anco fuore, n la vera carit del prossimo non v anco dentro: cio damarlo di grazia, e non di debito.
Adunque amiamo e non giudichiamo e servi di Dio; anco ci conviene amare generalmente ogni
creatura che in s ragione: coloro che sonno fuore de la grazia amarli con dolore e amaritudine de la
colpa loro, perch offendono Dio e lanima loro. E cos tacordarai col dolce e inamorato di Paolo, che
piange con coloro che piangono e gode con coloro che godono (Rom 13, 15): cos tu piangerai con
coloro che sonno in istato di pianto, per desiderio de lonore di Dio e salute loro; e goderai co servi di
Dio, che godono gustando Dio per affetto damore. Vedi dunque che nella carit concepiamo le virt, e
nella carit del prossimo si parturiscono.
Facendo cos che tu realmente, senza neuno amore o cuore fittivo, libero, senza veruno rispetto
di propria utilit o spirituale o temporale, ami el prossimo tuo , sarai vera serva e risponderai col
mezzo del prossimo a lamore che ti porta el tuo Creatore; e sarai sposa fedele e non infedele. Allora
manca la fede la sposa a lo sposo suo, quando lamore che debba dare a lui el d ad altra creatura. Tu
se sposa (vedi bene che l Figliuolo di Dio tutti ci spos nella circuncisione (Lc 2, 21), quando si tagli
la carne sua, donandoci tanto quanto una stremit danello, in segno che voleva sposare lumana
generazione): tu, raguardando tanto amore, el debbi amare senza neuno mezzo.
Come tu lami senza mezzo che sia fuore di Dio, cos se fatta serva del prossimo tuo, servendolo
in ogni cosa secondo la tua possibilit: s che di Cristo se sposa, e del prossimo debbi essere serva, se
tu se sposa fedele. Perch de lamore che noi portiamo a Dio non potiamo fare utilit n servizio a lui,
adunque come detto dobiamo servire al prossimo nostro con vero e cordiale amore: in altro modo
n in altra forma nol potiamo servire. E per ti dissi chio desideravo di vederti vera serva e sposa di
Cristo crocifisso.
Or ti bagna, carissima suoro e figliuola, nel sangue dolce di Cristo crocifisso. Altro non dico.
Permane etc. Ges amore Ges dolce etc.

LETTERA 51
A frate Felice da Massa dellordine di santo Agustino.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissimo figliuolo in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges Cristo,
scrivo a voi nel prezioso sangue suo con desiderio di vedervi fondato in vera e perfetta umilit, per
che colui che umile s paziente a portare ogni fadiga per amore della verit; e perch lumilit
balia e nutrice della carit, non pu essere umilit senza carit. E colui che arde nella fornace della
carit non negligente, anco perfetta sollicitudine, per che la carit non sta mai oziosa, ma sempre
aduopera.
Ma amore n umilit, la quale consuma la negligenzia e spegne la superbia, non si pu avere
senza el lume e che locchio alluminato non abbi qualche obiecto in che elli possi guardare; per che,
perch locchio vegga e abbi el lume in s, ed elli non stia aperto, quello vedere non gli farebbe alcuna
utilit.
Locchio vero dellanima nostra lo intelletto, el quale el lume della santissima fede, col dove
el panno dellamore proprio non lavesse ricuperto. Levato via lamore proprio di noi medesimi,
locchio rimane chiaro e vede: s conviene che laffetto si desti e voglia amare el suo benefattore.
Allora, sentendo locchio de lintelletto muovarsi da laffetto, subbito sapre e ponsi ne lobiecto suo,
Cristo crocifisso, in cui cognosce e massimamente nel sangue suo labisso della inestimabile sua
carit.
Ma dove el debba vedere e ponere questo obiecto? Ne la casa del cognoscimento di s, nel quale
cognoscimento cognosce la miseria sua, per che veduto con locchio dellintelletto e suoi defetti, e
s non essere, e llo veduto in verit. In verit quando luomo cognosce s, e cognosce la bont di
Dio in s.
Per che se cognoscesse solamente s, o volesse cognoscere Dio senza s, non sarebbe
cognoscimento fondato nella verit, n trarrebbe anco el frutto che si debba trare del cognoscimento di
s, ma pi tosto ne perdarebbe che non ne guadagnarebbe, per che trarrebbe solo del cognoscimento
di s tedio e confusione, unde diseccarebbe lanima; e perseverandovi dentro senza altro remedio
giognarebbe alla disperazione. E se volesse cognoscere Dio senza s, ne trarrebbe frutto fetido di
grande presunzione, la quale presunzione nutricata dalla superbia; e luna notrica laltra. Conviensi
dunque che el lume vegga e cognosca in verit, e condisca el cognoscimento di s col cognoscimento di
Dio, e l cognoscimento di Dio col cognoscimento di s.
Allora lanima non viene n a presunzione n a disperazione; ma del cognoscimento trae el frutto
della vita, quando luno con laltro insieme. Per che del cognoscimento di s riceve el frutto della
vera umilit unde germina odio e dispiacimento della colpa e della legge perversa che sempre atta a
impugnare contra allo spirito (Rm 7, 23): de lodio parturisce el figliuolo della pazienzia, la quale el
mirollo della carit ; e del cognoscimento della grande bont di Dio, che truova in s, riceve el frutto
dellabisso dellaffocata carit di Dio e del prossimo suo.
Per che col lume vede e cognosce che dellamore che elli porta al suo Creatore non gli pu fare
utilit alcuna, e per subbito quella utilit che non pu fare a lui la fa al prossimo suo per amore di Dio
per che ama la creatura perch vede che el Creatore sommamente lama ; e condizione
dellamore damare tutte quelle cose che sono amate dalla persona amata. Or con questo lume,
carissimo figliuolo, acquistaremo la virt della umilit e della carit, e con vera e santa pazienzia
portaremo e sopportaremo e difetti del prossimo nostro; e consumaremo la negligenzia con la perfetta
sollicitudine acquistata nel fuoco della divina carit; e spegnarassi la superbia con lacqua della vera
umilit; e diventaremo affamati de lonore di Dio, e gustatori e mangiatori dellanime in su la mensa de
lumile e immaculato Agnello. Altra via non ci ; unde, considerando io che ci conveniva tenere per
questa via e per questa strada della vera umilit, dissi e dico che io desideravo di vedervi fondato in
vera e perfetta umilit; e cos voglio che facciate senza pena e senza confusione di mente.
Ma ora di nuovo voglio che cominciamo con fede viva, con speranza ferma, e con obedienzia
pronta; e cos voglio che ingrassiate lanima vostra, e non si disecchi per confusione n per tedio di
mente; ma con una perfetta sollicitudine vi destate dal sonno della negligenzia, furando le virt, quando
le vedete ne vostri fratelli, conservandole nel petto vostro.
E sempre la verit vi diletti e stia nella bocca vostra; e annunziarla quando bisogna,
caritativamente, in ogni persona e singularmente in quelle persone che sono amate di singulare amore
, ma con una piacevolezza, ponendo el difetto altrui a voi medesimo. E se non si fusse fatto per lo
tempo passato con quella cautela che bisogna, correggiarenci per lavenire. E per queste non voglio che
alcuna pena nabbiate. E di me pensiero alcuno non vi diate; ma realmente londe del mare tempestoso
tutte si passino con vera umilit e carit fraterna, e con santa pazienzia. Altro non dico.
Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Ges dolce, Ges amore.

LETTERA 52
A frate Jeronimo da Siena de frati di santo Agustino Al nome di Ges Cristo crucifisso e di
Maria dolce.
A voi dilettissimo e carissimo padre e figliuolo in Cristo Ges, io Caterina serva e schiava de
servi di Ges Cristo scrivo a voi nel prezioso sangue del Figliuolo di Dio risovenendomi de la parola
del nostro Salvatore, quando disse a discepoli suoi: Con desiderio io desiderato di fare la Pasqua
con voi, prima che io muoia (Lc 22, 15).
Cos dico io a voi, frate Jeronimo, padre e figliuolo mio carissimo. E se mi dimandaste: Che
Pasqua desideri di fare con esso noi?, rispondovi: non c altra Pasqua se non quella dellAgnello
immaculato, quella medesima che fece elli di s a dolci discepoli. O Agnello dolce, arrostito al fuoco
de la divina carit, a lo spedone della santissima croce! O cibo suavissimo, pieno di gaudio e di letizia e
consolazione! In te non manca cavelle, per che allanima che ti serve in verit tu gli se fatto mensa
cibo e servidore.
Bene vediamo che l Padre c una mensa, ed letto dove lanima si pu riposare; vediamo el
Verbo dellunigenito suo Figliuolo, che ci s dato in cibo con tanto fuoco damore. Chi ce l porto? El
servidore dello Spirito santo: e per lo smisurato amore che elli non contento che siamo serviti da
altri, ma esso medesimo vuole essere el servidore.
Or a questa mensa desidera dunque lanima mia insiememente con voi di fare Pasqua prima che
io muoia, per che, passata la vita, non la potremmo fare. E sappiate, figliuolo mio, che a questa mensa
ci conviene andare spogliati e vestiti: spogliati, dico, dogni amore proprio e piacimento del mondo, di
negligenzia e tristizia e confusione di mente, per che la disordenata tristizia disecca lanima; ma
dovianci vestire dellardentissima sua carit, e questo non potiamo avere se lanima non apre locchio
del cognoscimento di s medesimo che vega s none essere, e per siamo operatori di quella cosa che
non , perch noi non siamo e cognosciamo in noi la infinita bont di Dio.
Quando lanima raguarda el suo Creatore e tanta infinita bont quanta truova in lui, non pu fare
che non ami; e lamore subbito el veste de le vere e reali virt. Inanzi eleggerebbe la morte che fare
cosa contraria a colui che elli ama, ma sempre cerca con sollicitudine di fare cosa che gli sia in piacere:
subbito ama ci che elli ama e odia ci che elli odia, per che per amore elli fatto un altro lui. Questo
quello amore che ci tolle ogni negligenzia e ignoranzia e tristizia, per che la memoria si leva a fare
festa col Padre, ritenendo nella memoria sua e benefizii di Dio; lo intendimento col Figliuolo e con
sapienzia e lume e cognoscimento cognosce e ama la volont di Dio : leva subbito lamore e l
desiderio suo e diventa amatore de la somma etterna Verit, in tanto che non pu n vuole amare altro
n desiderare se non Cristo crucifisso; non gli diletta altro se non portare gli obrobii e le pene sue, e
tanto gli diletta e gli piace che elli a sospetto ogni altra cosa. De le pene, de li scherni e persecuzioni
del mondo o del dimonio se le reputa gloria a sostenere per Cristo.
Accendete accendete el fuoco del santo desiderio, raguardate lAgnello svenato in su.legno de la
santissima croce: in altro modo non potremmo mangiare a questa dolce e venerabile mensa. Fate che ne
la cella dellanima vostra stia sempre piantato e ritto larbolo de la santissima croce, per che a questo
arbolo cogliarete el frutto de la vera obbedienzia, de la pazienzia e profonda umilit; morr in voi ogni
piacimento e amore proprio; acquistarete la fame dessere mangiatore e gustatore dellanime. E
vedendo noi che, per fame de la salute nostra e de lonore del Padre, elli s umiliato e dato s
medesimo allobrobiosa morte de la croce, s come pazzo ebbro e inamorato di noi, questa la Pasqua
che io desidero di fare con voi.
E perch aviamo detto che doviamo essere mangiatori e gustatori dellanime, questo desidera
lanima mia di vedere in voi, perch sete banditore de la parola di Dio. Voglio che siate uno vasello di
dilezione pieno di fuoco dardentissima carit a portare el dolce nome di Ges, e seminare questa
parola incarnata di Ges nel campo dellanima. Ma invitovi e voglio che ricogliendo el seme, cio
facendo frutto ne le creature, voi el riponiate ne lonore del Padre etterno, cio dando la gloria e lonore
a lui, perdendo ogni gloria e piacimento di noi medesimi; altrimenti saremmo ladri che furaremmo
quello che di Dio e daremmolo a noi. E credo che per la grazia di Dio questo non tocca a voi, ch
certa mi pare essere che l primo movimento e principio solo dellonore di Dio e salute de la creatura.
E bene ci cade questo, spesse volte: alcuno piacere di voi ne la creatura; ma perch io voglio che
siate perfetto e rendiate frutto di perfezione, non voglio che amiate neuna creatura n in comune n in
particulare se non solamente in Dio. Or intendete in che modo io dico, ch io so bene che voi amate in
Dio e spiritualmente, ma alcuna volta, o per poca avertenzia o perch la natura ve lo nchina come
avete voi , ama spiritualmente e nellamore piglia piacere e diletto, tanto che alcuna volta la sensualit
piglia la parte sua, pur col colore dello spirito.
E se mi diceste: a che me ne posso avedere che ci sia questa imperfezione?: quando voi vedeste
che quella persona che amata mancasse in alcuna cosa verso di voi, che non vi facesse motto secondo
i modi usati o che vi paresse che amasse un altro pi di voi, se allora vi cade uno sdegno e uno cotale
mezzo dispiacimento, allentando lamore che prima vera, tenete di fermo che questo amore era ancora
imperfetto. Che modo ci da farlo perfetto? Non vi do altro modo, figliuolo carissimo, se non quello
che fu dato a una dalla prima Verit, dicendo: Figliuola mia carissima, io non voglio che tu facci come
colui che trae el vasello pieno dacqua de la fonte e bevelo poi che l fuore, e cos rimane votio e non
se navede, ma voglio che, empiendo el vasello dellanima tua, facendoti una cosa, per amore e affetto,
con colui che tu ami per amore di me, nol tragga punto di me, fonte dacqua viva, ma tiene la creatura,
che tu ami per amore di me, s come vasello ne lacqua: a questo modo non sar votio, n tu n cui tu
ami, ma sempre sarete pieni de la divina grazia del fuoco dellardentissima carit. Allora non vi cadr
n sdegno n spiacimento veruno, per che colui che ama perch vedesse molti modi, o dilungare da
la sua conversazione mai non n pena affliggitiva pur ched e vega e senta che viva co.le dolci e reali
virt, per che lamava per Dio e non per s. Bene sentirebbe una santa picciola tenerezza quando si
vedesse dilungare da quella cosa che ama. Or questa la regola e l modo che io voglio che teniate, a
ci che siate perfetto e none imperfetto. Non dico pi.
Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio.

LETTERA 53
A monna Agnesa donna che fu di missere Orso Malavolti.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissima figliuola in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges Cristo,
scrivo a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi legata nel legame della divina carit, el
quale legame tenne confitto e chiavellato Dio e Uomo in sul legno della santissima croce; per che
chiovo non era sufficiente a tenerlo se lamore non lavesse tenuto.
Questo quello dolce legame che lega lanima con Dio e falla essere una cosa con lui, per che
lamore unisce. Oh dolce e amoroso amore che purifichi lanima, e dissolvi la nuvila della propria
passione sensitiva; e allumini locchio dellintelletto, speculando nella Verit etterna; ed empi la
memoria de le grazie e doni che lanima riceve dal suo Creatore, unde diventa grata e cognoscente de
benefizii ricevuti, e sazia lanima di dolce e amoroso desiderio! Unde diceva el santo profeta: e
sospiri mi sono uno cibo, e le lagrime beveraggio (Sal 41, 3; 79, 6). Chi el faceva sospirare e
piangere? lamore, questo dolce e suave legame.
Adunque, carissima figliuola, poich elli tanto dolce e di tanto diletto, ed cci necessario, non
da dormire, ma da levarsi con santo e vero desiderio e sollicitudine, e cercarlo virilmente. E se voi mi
dimandaste: dove el posso trovare?, io vi rispondo: nella casa del cognoscimento di voi, dove voi
trovarete lamore ineffabile che Dio v, el quale per amore vi cre alla imagine e similitudine sua (Gn
1, 26), e per amore vi recre a grazia nel sangue dellunigenito suo Figliuolo. Trovando lamore, e
cognosciuto che voi lavarete in voi medesima, non potrete fare che voi non lamiate.
E questo sar el segno che voi abbiate trovato e conceputo amore: quando vi legarete col legame
della carit nel prossimo vostro, amandolo e servendolo caritativamente; per che quello bene e utilit
che noi non potiamo fare a Dio, el doviamo fare al prossimo nostro, portando con vera pazienzia ogni
fadiga che noi ricevessimo da lui. E questo el segno che in verit amiamo el nostro Creatore e che noi
siamo legati in questo dolce legame; in altro modo non participaremmo la grazia, n potremmo tornare
a quello fine per lo quale noi fummo creati. E per vi dissi che io desideravo di vedervi legata nel
legame della divina carit. Altro non vi dico.
Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Ges dolce, Ges amore.
LETTERA 54
A una monaca nel monastero di santa Agnesa di Montepulciano.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissima e dilettissima figliuola mia in Cristo Ges, io Caterina serva e schiava del nostro
Signore Ges Cristo e de suoi servi, ti conforto e benedico e scrivo a te nel prezioso sangue del
Figliuolo di Dio, desiderando che tu sia vera sposa consecrata allo Sposo, adornata e vestita di virt.
Sai, dilettissima mia figliuola, che la sposa, quando va dinanzi allo sposo, sadorna e si veste; e
singularmente sadorna e pone el colore vermiglio per piacere allo sposo suo: cos voglio che facci tu,
che tu abbi in te el vestimento della carit, senza el quale vestimento non potresti andare alle nozze, ma
sarebbe detta a te quella parola che disse Cristo di quello servo che era andato senza el vestimento
nuziale: che comand a servi suoi che fusse cacciato e mandato di fuore nelle tenebre (Mt 22, 11-13).
Non voglio che questo divenga a te, dilettissima mia figliuola, acci che, se tu fussi richiesta ad
andare alle nozze, non voglio che tu sia trovata senza questo dolce vestimento. Anco voglio e
comandoti che tu me ladorni di fregiature, cio della santa e vera obedienzia, essendo sempre
osservatrice dellordine tuo, suddita e obbediente a madonna e a la pi minima che v. Tolle la virt de
lumilit, la quale nutricar in te la virt della santa obbedienzia, ricognoscendo i doni e le grazie che tu
i ricevuti da lui. Fa che tu sia sposa fedele: e sai quando sarai fedele a lo Sposo tuo? Quando non
amarai altro che lui. E per io non voglio che nel tuo cuore sia trovato altro che Idio, traendone ogni
amore proprio e sensitivo de parenti o di qualunque cosa sia, senza neuno timore o di vita o di morte;
ma col cuore libero, vestita di questo santo vestimento, metteti nelle mani del tuo sposo etterno; e nella
sua volont ti mette, che ne faccia e disfaccia quello che sia suo onore e meglio di te. Altro non dico.
Permane etc. Ges etc.

LETTERA 55
Al venerabile religioso don Guglielmo, priore generale dellordine di Certosa.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissimo e reverendo padre in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges
Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi bagnato e annegato nel sangue del
Figliuolo di Dio, considerando io che la memoria quando sempie del sangue di Cristo crucifisso,
incontanente lo ntelletto si vlle a raguardare in essa memoria, dove egli truova el sangue: vedevi el
fuoco della divina carit, amore inestimabile, intriso e impastato col sangue, per che per amore fu
sparto e donato a noi. La volont va subito dietro allintelletto, amando e desiderando quello che
locchio dellintelletto veduto; e per subbito leva laffetto e lamore suo nellamore di Cristo
crocifisso, el quale amore truova nel sangue, come detto .
Allora lanima sanniega in esso sangue cio che anniega e uccide ogni sua perversa volont
sensitiva, la quale ribella spesso al suo Creatore , e ogni amore proprio di s medesimo gitta fuore di
s; e vestesi delleterna volont di Dio, la quale volont lanima gustata e trovata nel sangue, per che
l sangue gli rapresenta che Dio non vuole altro che la sua santificazione ch se egli avesse voluto
altro, non averebbe Idio datoci el Verbo dellunigenito suo Figliuolo , e per vede bene che ci che
Dio permette in questa vita alluomo non permette per altro fine. Ogni cosa che essere, vede che
procede da Dio; e per di neuna cosa che aviene n di tribulazioni n di tentazioni n ingiurie n
strazii n villanie, n di verunaltra cosa che avvenire gli potesse non si pu n vuole turbare, ma
contento e lle in grande reverenzia considerando chelle vengono da Dio, e date sono a noi per grazia
di bene, per amore e non per odio.
Adunque non si pu lagnare n die lagnarsi, perch si lagnarebbe del suo bene proprio; la quale
cosa non costume dellanima vestita della dolce volont di Dio, di lagnarsi di veruna cosa che
avvenire gli potesse, se non solo delloffesa di Dio: di questo si duole e die dolere, perch vede che
contra alla sua volont. E per el peccato degno dodio, perch non in Dio e per non cavelle.
Ogni altra cosa che in s essere, da Dio; e per lanima innamorata di Cristo lama e in reverenzia.
Questa anima non vede s per s, ma vede s per Dio, e Dio per Dio in quanto somma eterna
bont, degno dessere amato , e l prossimo per Dio e non per propria utilit. Questa none elegge el
tempo n stato a suo modo, n fadiga n consolazione, ma secondo che piace alla divina bont riceve
con affetto damore: in ogni cosa truova diletto, perch colui che ama non pu trovare pena affliggitiva.
Nelle battaglie gode; se egli perseguitato dal mondo, egli si rallegra; se egli suddito, con grande
allegrezza e pazienzia porta el giogo dellubidienzia.
Se egli prelato, con pazienzia porta e sopporta e difetti de suoi sudditi cio ogni
persecuzione che ricevesse o ingratitudine che trovasse in loro verso di s ; disponsi alla morte per
divellere le spine de vizii, s come buono ortolano, e piantare le virt nellanime loro, facendo giustizia
realmente, condita con misericordia. Non si cura della pena sua, non schifa labore, ma con grande
letizia porta; non vuole perdere el tempo che egli per quello che non perch alcuna volta vengono
cotali cogitazioni e battaglie nel cuore: Se tu non avesse questa angoscia e fadiga della prelazione,
potresti meglio avere Dio nella pace e quiete tua. E questo fa el demonio di ponerli innanzi el tempo
della pace per farlo stare in continova guerra, ch colui che non pacifica la volont sua nello stato che
Dio gli dato sta sempre in pena, ed incomportabile a s medesimo; e cos perde luno tempo e
laltro: ch non essercita el tempo della prelazione, e quello della quiete non ; e cos abbandona el
presente e lavenire.
Non dunque da credere a la malizia sua, ma da pigliare quello che egli , vigorosamente, s
come fa lanima vestita della volont di Dio detta di sopra, che sa navigare in ogni tempo cos nel
tempo della fadiga come in quello della consolazione perch egli spogliato dellamore proprio di s
medesimo e dogni tenerezza e passione sensitiva unde procede ogni male e ogni pena, ch avere
quello che luomo non vuole, una via unde esce la pena , e vestito delleterna volont di Dio e non
della sua. ssi fatto una cosa con lui; per affetto damore fatto giudice delleterna volont di Dio,
vedendo giudicando e tenendo che Dio non vuole altro che la nostra santificazione e per ci cre alla
imagine e similitudine sua (Gn 1, 26) perch fussimo santificati in lui, godendo e gustando leterna sua
visione , avendolo veduto e cognosciuto collocchio dellintelletto nel sangue di Cristo crocifisso, che
fu quel mezzo che ci manifest la verit del Padre eterno.
O glorioso sangue che dai vita, che lo invisibile ci i fatto visibile, manifestata ci i la divina
misericordia, lavando el peccato della disobbedienzia con la obbedienzia del Verbo, unde uscito el
sangue. Ors, per lamore di Cristo, bagnatevi, bagnatevi e state in continova vigilia e orazione,
carissimo padre, vegghiando collocchio dellintelletto nel sangue: allora vegghiar, per fame e
sollecitudine dellonore di Dio e salute dellanime, sopra e sudditi vostri. A questo modo averete la
continua orazione, cio el continovo santo desiderio: questo v necessario a voi per conservare la
salute vostra nello stato che voi sete.
Poich Dio v posto nello stato della prelazione, non vi conviene essere negligente n timoroso;
n ignorante andare con gli occhi chiusi. Per vi prego che siate affamato, imparando dallAgnello
isvenato e consumato per voi: con tanto diletto e fame de lonore del Padre e salute nostra corse alla
obrobriosa morte della croce. Avete loggetto, dunque: ch Dio v rapresentato e posto dinanzi el
Verbo dellunigenito suo Figliuolo il Figliuolo e l sangue per tllere ogni timore e negligenzia e
cechit dignoranzia. E se voi dite: Io so ignorante e non cognosco bene me, non tanto che quello
chio a fare per li sudditi, e io vi rispondo che, avendo fame de lonore di Dio, quello che voi non
aveste per voi Dio adoperer in voi quello che bisognar per salute de sudditi vostri . Abbiate pure
fame e desiderio; e non veggio per che questa fame si possa avere senza el mezzo del sangue: e per
vi dissi io chio desideravo di vedervi bagnato e annegato nel sangue di Cristo crocifisso, perch nel
sangue si perde lamore della vita propria, di quello amore perverso che luomo a s medesimo; el
quale amore non lassa fare giustizia per timore di non perdere lo stato, o per condiscendere e piacere
pi agli uomini che a Dio. Non lassa fare e prelati secondo la volont di Dio n a buona conscienzia;
ma secondo e piaceri e pareri umani si fanno: che quella cosa che guastato e guasta lOrdine, come
di non correggere e di fare e prelati non corretti, ma incorretti e indiscreti. Ch il gattivo prelato
guasta e sudditi, s come il buono gli raconcia; e tutto questo procede da lamore proprio di s.
Nel sangue di Cristo si perde questo amore; e acquistasi uno amore ineffabile vedendo che per
amore ci data la vita per ricomperare questo figliuolo adottivo de lumana generazione. Quando si
vede tanto amare, con lamore trae lamore, levando laffetto e l desiderio suo ad amare quello che Dio
ama, e odiare quello chegli odia. E perch vede che sommamente Idio ama la sua creatura che in s
ragione, per lanima concepe uno amore nella salute de lanime che non pare che se ne possa saziare:
odia e vizii e peccati, perch non sono in Dio; e ama le virt in loro per onore di Dio. Per questo ne
perde la negligenzia e doventa sollecito; e perde lamore del corpo suo, e vuolsi dare a mille morti, se
tanto bisogna; perde la cechit e riavuto el lume, perch s tolta la nuvila dellamore proprio, e posto
el sole dellamore divino dellardentissima carit, el quale gli consumato in s ogni ignoranzia; e tutto
questo tratto dal sangue.
Oh glorioso e prezioso sangue de lumile e immaculato Agnello! Or quale sar quello ignorante e
duro che non pigli el vasello del cuore, e con affetto damore non vada al costato di Cristo crocifisso, el
quale tiene e versa labondanzia del sangue? Dentro in s troviamo Dio, cio la natura divina unita con
la natura umana; troviamo el fuoco dellamore che per la apritura del lato ci manifesta el secreto del
cuore, mostrando che con quelle pene finite non poteva tanto amore mostrare quanto el desiderio e la
volont sua era maggiore, perch non era comparazione dalla pena finita sua allamore infinito.
Or non tardiamo pi, carissimo padre, ma con perfetta sollecitudine, questo ponto del tempo che
Dio v servato e spezialmente ora che ne viene el tempo del Capitolo, dove si veggono pi e difetti
siate sollecito a punirgli, acci che l membro corrotto e guasto non guasti el sano, facendone
giustizia sempre con misericordia. E non vi movete leggermente; ma vogliate cercare e investigare la
verit per persone discrete e di buona conscienzia. E sempre, quello che avete a fare, fate con consiglio
divino, cio per la santa orazione, e poi col consiglio umano, che pure divino, de buoni e cari servi di
Dio; e sempre vogliate vedervegli dallato, che sieno specchio di religione. E sopra tutte laltre cose che
io vi prego che attendiate si di fare buoni priori che sieno persone virtuose e atte a reggiare, ch sono
molti che sono buoni in loro, e non sono buoni a governare: e cos guastano la religione; e per lo
contrario si racconciano.
Quando trovate de buoni, conservategli.
Non timore, per lamore di Cristo crocifisso! So certa che se voi vi bagnarete nel sangue suo per
affetto damore, e annegaretevi dentro ogni propria volont, consumandola nella etterna volont di Dio,
la quale trovarrete nel sangue, voi farete questo e ogni altra cosa che bisognar per voi e per loro. Altro
non dico.
Perdonate alla mia ignoranzia.
Permanete nella santa etc. Ges dolce, Ges amore, Maria.

LETTERA 56
A frate Simone da Cortona dellordine de Predicatori.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissimo figliuolo senza nome in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di
Ges Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi bagnato e annegato nel
sangue dellAgnello, a ci che come ebbro corriate al campo della battaglia a combattere come
cavaliere virile contra le demonia, contra al mondo e contra alla propria fragilit; col lume della
santissima fede e con amore ineffabile, dilettandovi sempre della battaglia.
Ma sappiate che combattere e avere vittoria non potremmo fare, se non ci fusse el lume della
santissima fede; n el lume potremmo avere, se dellocchio dellintelletto nostro non fusse tratta la terra
dogni affetto terreno e gittata la nuvila dellamore proprio di voi medesimo, per che ella quella
perversa nuvila che in tutto ci tolle ogni lume, e spiritualmente e temporalmente. Temporalmente non
ci lassa cognoscere la fragilit nostra e la poca fermezza e stabilit del mondo; n quanto questa vita
vana e caduca; n gli inganni del dimonio: quanto occultamente in queste cose transitorie elli ci
inganna, e spesse volte sotto colore di virt. Spiritualmente questa cechit non ci lassa cognoscere n
discernere la bont di Dio; anco spesse volte quello che Dio ci d per nostro bene noi ce l rechiamo per
contrario.
E tutto questo ci adiviene perch ne misterii suoi noi non ne consideriamo laffetto suo, n con
quanto amore elli ce le d, ma come ciechi non pigliamo altro che latto. Alcuna volta permette Dio che
noi siamo perseguitati dal mondo, e che ci sia fatta ingiuria da le creature, o postaci una obedienzia dal
prelato nostro; e noi non consideriamo la volont di Dio, che el fa per nostra santificazione, n
giudichiamo la volont sua, che per amore ci permette quello, ma giudichiamo la volont delli uomini;
e cos veniamo spesse volte a dispiacere col prossimo nostro, e commettiamo molti difetti e ignoranzia
verso di Dio e di loro.
Chi n cagione? el poco lume, per che lamore proprio ricuperta la pupilla dellocchio della
santissima fede. Se elli nelle molestie che el dimonio ci d, e questa cechit allora ne locchio
nostro, s se ne riceve questo inganno, che, venendo le molte molestie e cogitazioni nel cuore per
illusione del dimonio, noi crediamo essere allora reprovati da Dio; e per questo verremmo a una
confusione di mente unde noi lassaremmo lessercizio dellorazione, quasi non parendoci essere acetti a
Dio, e verremmo a tedio, e saremmo incomportabili a noi medesimi. Unde per questo lobedienzia ci
sar grave, e abbandonaremo la cella, e dilettarenci de la conversazione; e tutto questo ci adiviene, e
molti altri inconvenienti, perch noi non aviamo gittata a terra la nuvila dellamore proprio, n
spiritualmente n temporalmente, e per non cognosciamo la verit e non ci dilettiamo ancora in croce
con Cristo crocifisso. A questo modo non saremmo cavalieri virili, a combattere contra e nemici nostri
per Cristo crocifisso, ma saremmo timidi e lombra nostra ci farebbe paura.
Che dunque c bisogno? cci bisogno el sangue, nel quale sangue di Cristo trovaremo una
speranza ferma che ci tollar ogni timore servile, e trovaremo la fede viva, gustando che Dio non vuole
altro che el nostro bene; e per ci d el Verbo dellunigenito suo Figliuolo; e il Figliuolo ci di la vita
per rendarci la vita, e del sangue ci fece bagno per lavare la lebbra de le nostre iniquit. Per questo
lanima cognosce e tiene con fede viva che Dio non permettar alle demonia che ci molestino pi che
noi potiamo portare, n al mondo che ci triboli pi che siamo atti a ricevere, n al prelato che
cimponga maggiore obedienzia che noi potiamo portare.
Con questo dolce e glorioso lume non verrete a tedio n a confusione per alcuna battaglia, e non
vi dilungarete da la cella, n corrirete a la conversazione delle creature, ma abracciarete la croce e non
gittarete a terra larme dellorazione, n degli altri essercizii spirituali; anco, umiliandovi al vostro
Creatore, offerrete umili e continue orazioni, e nel tempo della battaglia e nel tempo della quiete e in
ogni tempo che si sia non allentarete e passi; ma con sollicitudine e senza negligenzia o confusione
servirete a Dio, e osservarete lordine vostro in verit. Chi ne sar cagione? el lume della santissima
fede, la quale trovaste nel sangue. Chi cagione del lume? lamore dellaffocata carit che trovaste nel
sangue, ch per amore questo dolce e amoroso Verbo corse alloprobiosa morte de la croce.
E perch el caldo del divino amore, che trovaste nel sangue, distrusse e consum la tenebre
dellamore proprio che obumbrava locchio che non vedeva, per ora vede, e vedendo ama, e amando
teme Dio e serve al prossimo suo; ed fatto cavaliere virile e combatte con lo scudo della fede (Ef 6,
16) e con larme della carit, che uno coltello di due tagli (Eb 4, 12; Ap 1, 16), cio odio e amore:
amore delle virt e odio del vizio e della propria passione sensitiva. E s come inamorato si diletta in
croce e dacquistare con pena le virt, cercando con affetto damore lonore di Dio e la salute
dellanime. Dove trovato questo desiderio? nel sangue. In altro modo nol potreste avere, e per vi
dissi che io desideravo di vedervi bagnato e annegato nel sangue di Cristo crocifisso. E dicovi che
allotta voi avarete nome e io ritrovar el figliuolo. Or vi bagnate e annegate nel sangue, senza tedio e
senza confusione. Altro non vi dico.
Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Neri gattivo, mio negligente figliuolo, vi si
racomanda, e io ve ne strengo che preghiate Dio che gli tolga tanta negligenzia. Ges dolce, Ges
amore.
Racomandateci a frate Tomaso dAntonio e a tutti glaltri figliuoli.

LETTERA 57
Al sopradetto misser Mateo, rettore della Casa della Misericordia in Siena Al nome di Ges
Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissimo figliuolo in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges Cristo,
scrivo a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi specchio di virt, acci che in verit
rendiate gloria e loda al nome di Dio; e acci che facciate utilit prima a voi medesimo e poi al
prossimo vostro, e s con essemplo di santa e onesta vita e con la dottrina della parola, e s con umili e
continove e fedeli orazioni.
Pensate che questo il debito che Dio richiede da voi: non vuole altro che l fiore de la gloria e
loda al nome suo; e vostro vuole che sia el frutto e lutilit. Adunque virilmente rispondiamo a tanto
amore; e perch a lui non potiamo fare alcuna utilit, voltianci sopra quello che vediamo che egli molto
ama, cio il prossimo nostro: qui si ponga ogni nostra sollecitudine; e altro non cerchiamo che di
mangiare anime per onore di Dio.
E dove andaremo per mangiare questo dolce cibo? A la mensa della santissima croce, dilettandoci
di sostenere pene e tormenti, ingiurie scherni e rimproveri per potere mangiare questo glorioso cibo.
Ma non vego che l potessimo pigliare se prima in noi non acquistiamo le vere e reali virt. E per vi
dissi che io desideravo di vedervi specchio di virt; e cos vi prego che vingegniate dessere. Non dico
pi qui.
Mandovi uno privilegio con bolla papale di indulgenzie che io accattate a settanta sette persone
etc.
Permanete etc. Ges dolce, Ges amore.

LETTERA 58
A suoro Cristofana priora del monisterio di santa Agnesa in Montepulciano.
Al nome di Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissima figliuola in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges Cristo,
scrivo a te nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedere te e laltre seguitare le vestigie della madre
vostra santa Agnesa gloriosa; e di questo vi prego e voglio, che la dottrina e modi suoi voi seguitiate.
Sapete che sempre vi di dottrina ed essempro di vera umilit: questa fu quella propria virt
principale che fu in lei. Non me ne maraviglio, per chella ebbe quello che debba avere la sposa che
vuole seguitare lumilit dello sposo suo. Ella ebbe quella carit increata che continuamente ardeva e
consumava nel cuor suo; ella era mangiatrice e gustatrice de lanime; sempre studiava la vigilia de
lorazione: non arebbe avuto in altro modo la virt de lumilit, per che non umilit senza carit, ch
luna nutrica laltra.
Sapete quale la cagione che la fece venire a perfetta e reale virt? El libero spogliamento
volontario, che la fece rinunziare a s e a la sustanzia del mondo, non volendo possedere cavelle. Ben
savide quella gloriosa vergine che l possedere la sustanzia temporale fa venire luomo a superbia:
perdene la virt piccola della vera umilit; viene ad amore proprio; manca ne laffetto della carit;
perde la vigilia e lorazione, per che l cuore e laffetto che pieno della terra e damore proprio di s
medesimo, non si pu empire di Cristo crocifisso, n gustare vere e dolci orazioni. S che,
avedendosene, Agnesa dolce spogliasi di s medesima e vestesi di Cristo crocifisso; e non tanto ella,
ma questo medesimo lassa a voi, e cos vobliga e voi dovete tenere.
Sapete bene che voi, spose consacrate a Cristo, non dovete possedere quello del padre, poi che
sete andate a lo Sposo, ma tenere e possedere quello dello Sposo eterno. Quello del padre vostro la
propria sensualit, la quale doviamo abandonare; venuto el tempo della discrezione die seguitare lo
Sposo e possedere el tesoro suo. Quale fu el tesoro di Cristo crocifisso? Fu croce, obrobrio, pena,
tormento, strazii, scherni e rimproverio, povert volontaria, fame de lonore del Padre e della salute
nostra. Dico che se voi possedarete questo tesoro con la forza della ragione mosso dal fuoco della
carit, voi perverrete a quelle virt che dette abbiamo; sarete figliuole vere alla madre, e spose solicite e
non negligenti; e meritarete dessere ricevute da Cristo crocifisso: per la grazia sua apriravi la porta
della vita durabile. Non dico pi.
Annegatevi nel sangue di Cristo crocifisso; levatevi su con vera sollicitudine e unione. Se sarete
legate e non divise, non sar n dimonio n creatura che vi possa nuociare, n tollarvi la vostra
perfezione.
Permanete etc. Ges dolce etc.

LETTERA 59
A sere Pietro prete da Semignano di montagna del contado di Siena, el quale aveva odio con uno
altro prete.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Padre carissimo per reverenzia di quello sacramento el quale avete a ministrare, io Caterina, serva
e schiava de servi di Ges Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi
vasello delezione a portare el nome di Cristo, e con affetto e desiderio essercitare la vita vostra in
pacificarvi col vostro Creatore, e la creatura con la creatura, per che l dovete fare, e sete tenuto di
farlo. Credo che, se nol farete, voi ricevarete grandissima e dura reprensione da Dio.
Siate, siate specchio di virt; raguardate la vostra dignit, poich Dio per sua misericordia v
posto in tanta eccellenzia quanta davere a ministrare el fuoco de la divina carit, cio el corpo e il
sangue di Cristo crocifisso: pensate, pensate che la natura angelica non tanta dignit. Vedete che nel
vasello dellanima vostra egli messa la parola sua; bene vedete che favellando in persona di Cristo voi
avete autorit di consecrare quello dolcissimo sacramento: convienvela portare con grandissimo fuoco
damore e purit di mente e di corpo, e col cuore pacifico, traendo ogni rancore e odio dellanima
vostra.
Oim, oim, dove la purit de ministri del Figliuolo di Dio? Pensate che come voi richiedete la
nettezza del calice per portare allaltare, che se fusse lordo nol vorreste, cos pensate che Dio, somma
ed eterna Verit, richiede lanima vostra pura e netta da ogni macchia di peccato mortale,
singularmente del peccato de la immondizia. Oim, disaventurata lanima mia! Al d doggi si vede
tutto el contrario di questa purit la quale Dio richiede: non tanto che essi siano tempio di Dio e portino
el fuoco de la parola sua (Lc 12, 49), ma essi sono fatti stalla, luogo di porci e daltri animali,
portandovi el fuoco dellira odio e rancore e mala voglienza ne la casa dellanima sua; egli tiene ad
albergare i porci, cio una immondizia che continuamente vi sinvolle dentro, s come el porco nel loto.
Oim, che grande confusione questa di vedere che gli onti di Cristo si diano a tanta miseria e iniquit:
non nno in reverenzia la creazione ch sono creati a la imagine e similitudine di Dio (Gn 1, 26) ,
n il sangue del quale sono ricomprati, n la dignit che essi nno del sacramento dato a loro per grazia
e non per debito. Oim, padre carissimo, aprite locchio del cognoscimento, e non dormite pi in tanta
miseria.
Non mirate perch Dio faccia ora vista di non vedere, ch quando verr el punto de la morte, la
quale neuno pu schifare, egli mostrar bene che egli abbi veduto: allora se naveder luomo che ogni
colpa sar punita e ogni bene remunerato. Questo non pensano gli stolti, che non veggono che Dio
sopra di loro; e io vi dico che Dio vede lo intrinseco del cuore: bene ci potiamo nascondere allocchio
de la creatura, ma none a quello del Creatore.
Doim! or siamo noi bestie o animali? Veramente io mavveggio di s: none in quanto a la
creazione e allessere che Dio ci dato, ma secondo la mala disposizione nostra, ch, senza veruno
freno di ragione, noi ci lassiamo guidare a questa parte sensitiva; andialle dietro, dilettandoci de le
brutte e vane delettazioni; andiamo scorrendo per le delizie del mondo, enfiati di superbia. E tanto
inalza la superbia el cuore de lo stolto, che si lassa possedere a lei, e non si vuole umiliare n a Dio n a
la creatura; alcuna volta gli sar fatta ingiuria o di morte o daltre cose corporali, e per la superbia sua
non si vuole umiliare a perdonare al suo nemico, ma bene vuole che le grandissime colpe e ingiurie che
egli fatte a Dio gli siano perdonate. Ma egli ingannato, ch con quella misura che egli misura ad
altrui, sar misurato a lui.
Non voglio, che siate di questi cotali voi; ma voglio che virilmente voi siate vasello pieno
damore e di dilezione, e daffetto di carit. Maravigliomi molto che uno vostro pari possa tenere odio,
avendovi Dio tratto del secolo, e fatto angelo terrestro in questa vita per la virt del sacramento; e voi
per lo vostro defetto vinvollete nel secolo: non so in che modo voi vi recate a celebrare. Dicovi che, se
permaneste ostinato nellodio e negli altri vostri defetti, dovete aspettare el divino giudicio che
verrebbe sopra di voi.
Io vi dico: non pi tanta iniquit! Correggete la vita vostra; pensate che dovete morire e non
sapete quando.
Bagnatevi nel sangue di Cristo crocifisso: non dubbito che, se raguardarete el sangue di questo
Agnello, voi spogliarete el cuore e laffetto dogni miseria, e singularmente dellodio. Questo
vadimando per grazia e per misericordia; voglio che facciate questa pace. Or che confusione a
vedere due sacerdoti stare in odio mortale! Grande miracolo che Dio non comanda a la terra che
vinghiottisca amendue. Ors virilmente, mentre che sete nel tempo di potere ricevere misericordia
ricorrite a Cristo crocifisso, che vi ricever benignamente purch voi vogliate.
E pensate che se nol faceste caderebbe sopra voi quella sentenzia che fu data a quello servo
iniquo, el quale aveva ricevuta tanta misericordia del grande debito che aveva col signore, e poi al
servo suo non volse lassare una picciola quantit, ma mettevaselo sotto i piedi, e volevalo strangolare;
sapendolo, el signore giustamente revoc la misericordia che gli aveva fatta, e fecene giustizia,
comandando a servi suoi che gli leghino le mani e i piedi, e sia messo ne le tenebre di fuore (Mt 18,
23-34). Non pensate che la divina bont dolce del buono Ges ponesse questa similitudine se non per
coloro che stanno in odio con Dio e col prossimo loro. Non voglio che aspettiate pi questa
reprensione, ma voglio che la misericordia che avete ricevuta e ricevete voi la participiate col nemico
vostro; e in altro modo non potreste participare la grazia di Dio: sareste privato de la visione sua. Non
dico pi. Rispondetemi de la vostra intenzione e volont.
Permanete ne la santa e dolce dilezione di Dio. Ges dolce, Ges amore.

LETTERA 60
A uno secolare el nome del quale io non so.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Dilettissimo e carissimo fratello in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di
Dio, scrivo a voi e conforto nel prezioso sangue del Figliuolo di Dio, con disiderio di vedervi vero
servo di Ges Cristo, osservatore de suoi comandamenti; de quali comandamenti neuno ne pu avere
la vita della grazia se non n adempitore.
Adunque, carissimo fratello, voglio che voi upriate locchio del conoscimento di voi medesimo a
conosciare voi non essere, ma sempre operatore di quella cosa che non , cio del peccato. E vedendo
luomo che non da s veruna cosa, tutto aumiliato, conoscendo el benefizio del benefattore; e tanto
cresce in amore conoscendo in s adoparare la grande bont di Dio che eligiarebbe inanzi la morte
che trapassare il comandamento del suo dolcissimo Creatore. Questo tremore santo ci fa venire a
grandissimo amore; e questo amore traemo della fonte del sangue del Figliuolo di Dio, il quale fu
sparto per nostra redenzione, solo per lavare la colpa comessa del peccato. O quanto terribile cosa il
peccato, e spiacevole a Dio, poi che non l lassato impunito, anco n fatto giustizia e vendetta sopra
el corpo suo. Ben sarebbe misero miserabile colui che non voglia fare vendetta del peccato.
Adunque vi prego, carissimo e dolcissimo fratello, che pigliate queste due ali che vi faranno
osservare e comandamenti di Dio e, gionto a comandamenti, vi faranno volare a la vita durabile :
cio odio e dispiacimento del peccato e amore propio di s medesimo del quale nasce ogni vizio ,
ed essere amatore de la virt. E perch vede che la virt gli necessaria, per lama: vede che Dio vole
che esso sia amatore della virt e spregiatore del vizio. O quanto vi sar dolce avere questa virt, la
quale vi tolle la servitudine del dimonio e donavi libert, tollevi la morte e donavi la vita, tollevi la
tenebre e donavi la luce; e per lo contrario il peccato conduce luomo in ogni miseria.
Ben da solicitare e non comettare pi negligenzia, questo ponto del tempo che ci rimaso, per
voi e per tutta la vostra famiglia, con una solecitudine santa. Pregovi per amore di Cristo crocifisso che
locchio dellanima vostra sia dirizzato, con ogni vostra operazione, verso Dio. O quanto diletto e
gaudio sentir lanima vostra, quando verr el tempo che sar richiesta dalla prima Verit, sentendosi la
compagnia delle virt, appogiato al bastone della santissima croce, dovegli acquistati e santi
comandamenti di Dio! E udir nel fine suo quella dolce parola: Viene, benedetto, e figliuolo mio, a
possedere el reame del cielo, per che tu con solecitudine i tratto laffetto e l disiderio della
conformit del secolo; e notricasti e alevasti la famiglia tua con timore santo di me. Ora ti dono perfetto
riposo, per chio so rimuneratore di tutte le vostre fadighe che per me avete sostenute.
Or non diciamo pi, fratello mio carissimo, se non chio prego la prima eterna Verit che vi
riempia de la sua eterna e dolcissima grazia, e che vi cresca di virt in virt in tanto che vi disponiate a
dare la vita per lui.
Permanete etc. Ges etc.

LETTERA 61
A monna Agnesa, donna che fu di missere Orso Malavolti.
Laudato sia el nostro dolce Salvatore.
A voi, carissima e dilettissima figliuola monna Agnesa e figliuole, io Caterina, serva inutile di
Ges Cristo, scrivo a voi con amore e desiderio, risovenendomi della parola che disse Cristo (Lc 22,
15): con desiderio desiderato di vedervi unite e trasformate in quello consumato e ardentissimo
amore, s come fece quella appostola inamorata Magdalena; che tanto fu quello ardentissimo amore,
che non cur neuna cosa creata.
O dilettissime figliuole mie, imparate da questa vergine santa Agnesa, cio della santa vera
umilit, ch sempre volse avilire s medesima, somettendosi a ogni creatura, retribuendo ogni grazia e
virt avere da Dio: cos conservava in s la virt dellumilit. Dico chella arse de la virt de la carit,
sempre cercando lonore di Dio e la salute de le creature, dando sempre s medesima nellorazione con
una carit liberale, larga ad ogni creatura, e cos dimostrava lamore che aveva al suo Creatore. Laltra
fu la continua sollecitudine e perseveranzia che ella ebbe, che mai non lass n per dimonia n per
creature.
O dolcissima vergine, come tacordasti con quella discepola inamorata Magdalena! Ch se
vedete, dilettissime figliuole, Magdalena saumili e cognobbe s medesima: con tanto amore si ripos
a piei del nostro dolce salvatore! (Lc 7, 38; Gv 11, 2; Gv 12, 3) E se noi diciamo che ella gli mostrasse
amore, ben lo vediamo a quella croce santa, ch ella non tem giuderi, non tem di s medesima, ma,
come spasimata, ella corre ed abraccia la croce. Non dubbio che, per vedere el maestro suo, ella
allaga di sangue. Or tinebria amore, Magdalena! In segno che ella inebriata del maestro suo, ella el
dimostra ne le creature sue, e questo fece depo la santa resurrezione, quando ella predic ne la citt di
Marsilia. Anco dico chella ebbe la virt de la perseveranzia. Questo mostrasti, dolcissima Magdalena,
quando, cercando el tuo dolcissimo maestro, non trovandolo nel luogo due lavevi riposto (Gv 20, 11-
15), o Magdalena amore, tu impazzi, per che tu non avevi cuore, ched egli era riposto col tuo
dolcissimo maestro e salvatore nostro dolce! Ma tu ne pigliasti buono penso per trovare el tuo dolce
Ges: tu persevari, e non poni termine al tuo grandissimo dolore. O quanto fai bene, per che tu vedi
che la perseveranzia quella che ti fa trovare el tuo maestro! Or vedete, carissime mie suoro, come
queste due dilettissime madri e suoro sacordro insieme: io prego e vi comando che voi entriate in
questo santissimo mezzo, per che, stando in questo mezzo santo, da qualunque parte voi trovarete
virt; legate sarete, s che non potrete fuggire che non siate legate. E singularmente comando a voi,
monna Agnesa, figliuola mia, che voi vi leghiate a questa vergine santa Agnesa. Confortate e
benedicete, da parte di Cristo e da mia, monna Raniera e tutte laltre mie figliuole.
Benedicetemi e confortate Caterina di Ghetto mille volte da mia parte da parte dAlessa e mia
, e tutte laltre. Sappiate che ci viene voglia di dire: Faciamo qui tre tabernacoli! (Mt 17, 4; Mc 9, 5;
Lc 9, 33), ch veramente ci pare el paradiso con queste santissime vergini; e son s inebriate di noi che
non ci lassano partire e piangono sempre la partenzia.
Avemmo la vostra lettara. Benedicete la figliuola mia Caterina; ditele chella preghi Dio che la
riempia di virt, acci che sia degna dessare di queste sante donne. Confortatevi tutte da parte di Ges
Cristo crocifisso, e da parte de la donna e sposa novella.
Io Cecca so presso che monaca, ch comincio a cantare di forza loffizio con queste serve di
Ges Cristo.

LETTERA 62
A Sano di Maco e agli altri figliuoli.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissimi figliuoli in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges Cristo,
scrivo a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi servi fedeli al nostro dolce salvatore, el
quale servire non essere servo, ma regnare.
E servo senza fede non pu essere in verit, per che, se elli servo e non fedele, mercennaio
ch serve per proprio rispetto di sua utilit , o servo per timore servile. E perch questo servire
non perfetto col lume della fede, per non forte n perseverante, ma per ogni vento va a vela. Se elli
vento di consolazione, elli si muove con leggerezza di cuore; e se elli vento di tribulazione, si
muove con impazienzia; e se elli vento di battaglie e molestie del demonio, elli intepidisce, e ponsi a
sedere nel tedio con tristizia di cuore, parendoli essere privato di Dio quando si vede privato della
consolazione e sentimento della mente sua. Tutto questo gli adiviene perch elli ama pi el dono che el
donatore delle grazie, e perch serve pi per rispetto di s che per rispetto della somma ed etterna bont
di Dio. Unde, come imperfetto lamore, cos imperfetto el lume della fede.
Ma colui che perfettamente ama, fedelmente serve, e con fede viva; e crede in verit che ci che
Dio d e permette, el d per sua santificazione, per che elli non vuole la morte del peccatore, ma vuole
che si converta e viva (Ez 33, 11; 2Pt 3, 9). E veduto col lume della santissima fede che, con
quello medesimo amore che elli ci permette le grandi consolazioni, ci permette che el dimonio ci
molesti nella mente nostra, e le creature ci perseguitino. Unde vediamo che Dio sommamente buono,
e di lui non pu escire altro che somma bont; e vediamo che neuna cosa fatta senza Dio, se non
solamente el peccato. E per lanima fedele abraccia ogni cosa con amore, e perch ogni cosa buono
e dato per nostra salute, non si pu dolere n debba dolere del suo bene.
E se voi mi diceste, carissimi figliuoli: Nel tempo delle battaglie e ci pare essere ribelli, e
offendere Dio, e per ci doliamo pi che della pena, io vi rispondo che elli altretanto la propria
sensualit spirituale che si duole quanto altro. E questa passione, sotto timore doffendere Dio, posto
un poca di polvere nellocchio dellintelletto dove sta la pupilla della santissima fede , che non lassa
cognoscere n discernere la verit; per che se dinanzi allocchio dellintelletto suo non fusse alcuna
cosa, cognosciarebbe che Dio le d a misura.
E debba bene vedere che neuna battaglia n molestia dal dimonio o da la fragile carne non
peccato, n per questo offende el suo Creatore, se non quando la propria volont consente alle
cogitazioni del cuore.
Ma lanima che serva fedele, cio col lume della santissima fede, fa e grandi guadagni nel
tempo delle battaglie; e fa el vero fondamento, partendosi da lamore proprio mercennaio; e diventa el
cuore e laffetto schietto e liberale. Nel tempo delle battaglie si fa la grande guerra con s medesimo; e
da la guerra e da lodio santo che conceputo, fatto paziente, come servo fedele. E sempre si diletta
di stare in battaglia per Cristo crocifisso; e cresce in amore, ricognoscendo la santa e buona volont sua
non da s, ma da la somma ed etterna bont di Dio, che per grazia e non per debito gli l data.
Oh glorioso servire fedele, che privi lanima della perversa servitudine del dimonio, del mondo, e
di s medesimo! Elli liberato del dimonio, perch legata la volont col legame della ragione che non
consente alle molestie sue, n per sue pene lassa venire lanima a disordenata confusione; ma fassi
beffe di lui, dilettandosi di stare nel campo della battaglia. Unde el dimonio legato e fragellato col
bastone della carit, ed legato col legame della vera umilit, s che luomo fatto signore, e non teme
el dimonio; ma el dimonio teme lui, per Cristo crocifisso per cui ogni cosa pu.
Dico che fatto libero e signore del mondo, per che non si lassa signoreggiare alle delizie e
grandezze sue con disordenato affetto; anco n fatto signore, spregiandole e facendosi beffe di loro,
per che veduto e cognosciuto col lume della santissima fede che la ricchezza del mondo
somma povert, e i suoi diletti e piaceri sono miserabili sopra ogni miseria e spiacevoli; e in tanto gli
paiono spiacevoli, che gli spregia come serpente velenoso. E non servo delli uomini fuore della
volont di Dio, per che non si vuole conformare con la volont loro se non in quanto ella fusse
ordenata in cercare e amare la verit etterna. E perch lama e l serve? perch veduto col lume dolce
che el prossimo suo quello mezzo che Dio gli posto perch manifesti lamore suo sopra di lui; e
questo servire el fa bene libero per che non serve el prossimo con colpa di peccato. Dico che fedele
e libero, e non servo della propria sensualit, la quale conculcata co piei dellaffetto, ribellandole e
percotendola col coltello de lodio e dellamore, cio amore della virt e odio del vizio. Bene
adunque fatto re e signore con questa dolce servitudine, per che non cercato s per s, ma s per Dio;
e Dio per Dio perch somma ed etterna bont, degno dessere amato e servito da noi; e l prossimo
per Dio, e non per rispetto di propria utilit.
Quale lingua sarebbe sufficiente a narrare la pace dellanima fedele? Non che stia in pace che ella
sia privata dellonde e delle tempeste del mare; ma sta in pace la volont sua, perch ella fatta una
cosa con la dolce volont di Dio, unde la tempesta l quiete, perch non cura di s. Serva elli el suo
Creatore, vuole in guerra vuole in pace (e tanto tiene cara la guerra, quanto la pace, e la pace quanto la
guerra, per che col lume della fede vidde, e col vedere cognobbe, che da uno medesimo amore
procedeva luno e laltro): questi mai non si scandalizza nel prossimo suo, per che non fatto giudice
de la volont de luomo, ma solamente della volont di Dio, e per privato della mormorazione.
La quale cosa io non credo che anco sia in voi, n questa perfezione; ma spesse volte sotto colore
di bene e di compassione mormorate e giudicate luno laltro; la quale cosa non senza offesa di Dio:
spiacevole a lui e a me fortissimamente. Non v data questa dottrina, ma che voi vamiate insieme
portando e sopportando e difetti luno dellaltro: neuno senza difetto; solo Dio senza difetto alcuno.
Tutto questo vadiviene perch non sete fatti ancora servi fedeli: per che se fuste servi fedeli, n beffe
n mormorazione n scandalo n disobedienzia in voi non sarebbe, n per gioco n per ira. Unde io
considerando la vostra imperfezione, e che la imperfezione nostra viene perch el lume della santissima
fede non perfetto in noi, per dissi che io desideravo di vedervi servi fedeli; el quale servire vi far
regnare in questa vita per grazia, e signoreggiarete el mondo la carne ed el dimonio; e fatti liberi, sarete
legati nel legame della carit, umili e mansueti, e con vera e santa pazienzia; e ne lultimo regnarete co
veri e dolci gustatori nella vita durabile, dove lanima remunerata dogni fadiga. Ine saziet senza
fastidio e fame senza pena, per che di lunga la pena da la fame e l fastidio dalla satiet.
Or su, figliuoli dolcissimi, corrite questo palio; e fate che solo sia uno quelli che labbi, cio che
el cuore vostro non sia diviso, ma sia una medesima cosa col prossimo vostro per affetto damore. E a
ci che meglio potiate corrire, saziatevi e inebriatevi del sangue di Cristo crocifisso, el quale sangue
invita luomo a corrire e fallo inanimato a combattere; e non refiuta labore voltando el capo adietro per
paura de nemici suoi, perch elli non si confida in s, ma nel sangue di Cristo crocifisso. Adunque non
dormite, ma corrite al sangue, destandovi dal sonno della negligenzia. Altro non dico.
Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Ges dolce, Ges amore.

LETTERA 63
A missere Mateo rettore della Casa della Misericordia in Siena.
Al nome di Ges Cristo e di Maria dolce.
Carissimo figliuolo in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges Cristo,
scrivo a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi portatore de pesi delle creature per
affetto e desiderio de lonore di Dio e salute loro , e pastore vero, che con sollecitudine governiate le
pecorelle che vi sono commesse o fussero messe fra le mani, acci che il lupo infernale non le portasse;
per che se ci cometeste negligenzia vi sarebbe poi richiesto.
Ora tempo di mostrare chi fame o no, e chi si sente de morti che noi vediamo giacere privati
della vita della grazia: sollecitate virilmente, e con vero cognoscimento, e con umili e continove
orazioni infino alla morte. Sapete che questa la via a volere cognosciare ed essere sposo della verit
eterna, e verunaltra ce n; e guardate che voi non schifiate fadighe, ma con allegrezza le ricevete
facendove lo a riscontro per santo desiderio , dicendo: Voi siate le molto ben venute, e dicendo:
Quanta grazia mi fa el mio Creatore, che egli mi facci sostenere e patire per gloria e loda del nome
suo!. Facendo cos lamaritudine vi sar dolcezza e refrigerio, offerendo lagrime, con dolci sospiri per
ansietato desiderio, per le miserabili pecorelle che stanno nelle mani delle demonia: allora e sospiri vi
saranno cibo, e le lagrime bevaraggio (Sal 41, 3; 79, 6). Non terminate la vita vostra in altro,
dilettandovi e riposandovi in croce con Cristo crocifisso. Altro non vi dico.
inteso che avete avuto e avete grandissimo male, per la qual cosa avuto desiderio di
ritrovarmi con voi: non m ora possibile, ma ritrovarmi per continova orazione. Non voglio in veruno
modo del mondo che abbiate pi male, acci che meglio potiate portare; e fate ch io vi comando
che voi non stiate ora a fare penitenzia per veruno modo, ma pigliate ogni conforto che potete. Non
dico pi qui. Giovanni povero venuto a me etc.
Annegatevi nel sangue di Cristo crocifisso. Ges dolce etc.

LETTERA 64
A frate Guiglielmo dInghilterra de Frati eremiti di santo Agustino.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissimo figliuolo in Cristo dolce Ges, io Caterina serva e schiava de servi di Ges Cristo
scrivo a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi con vero lume, per che senza el lume
non potremmo andare per la via de la verit, ma andaremmo in tenebre.
Due lumi ci sono necessarii davere: el primo che noi siamo alluminati in cognoscere le cose
transitorie del mondo, le quali passano tutte come el vento. Ma non si cognosce bene questo se noi non
cognosciamo la propria nostra fragilit quanto ella inchinevole con la legge perversa che legata ne
le membra nostre , a ribellare al suo Creatore. Questo lume necessario a ogni creatura che in s
ragione, in qualunque stato si sia, se vuole avere la divina grazia e participare el frutto del sangue de lo
immaculato Agnello: questo el lume comune, cio che comunemente ogni persona el debba avere,
per che chi non l, sta in stato di dannazione. E questa la cagione che elli non in stato di grazia
non avendo el lume: che chi non cognosce el male de la colpa e chi n cagione, nol pu schifare, n
odiare la cagione. Cos chi non cognosce el bene e la cagione del bene, cio la virt, non pu amare n
desiderare esso bene.
Poi che lanima venuta e acquistato el lume generale, non debba stare contenta; anco debba
con ogni sollicitudine andare al lume perfetto, perocch essendo prima imperfetti che perfetti, col lume
si vuole andare a la perfezione. Due maniere di perfetti sono in questo perfetto lume: ci sono alcuni
che perfettamente si danno a gastigare el corpo loro facendo aspra e grandissima penetenzia; e a ci che
la sensualit non ribelli a la ragione, tutto nno posto el desiderio loro pi in mortificare el corpo che in
uccidere la propria volont. Costoro si pascono a la mensa de la penetenzia, e sono buoni e perfetti; ma
se essi non nno una grande umilit, e tutti conformati a essere giudici de la volont di Dio e non di
quella de li uomini, spesse volte offendono la loro perfezione facendosi giudicatori di coloro che non
vanno per quella medesima via che vanno ellino. E questo ladiviene perch nno posto pi studio e
desiderio in mortificare el corpo che in uccidere la propria volont.
Questi cotali sempre vogliono eleggere e tempi e luoghi e le consolazioni de la mente a loro
modo, e anco le tribolazioni del mondo e le battaglie del dimonio, dicendo per inganno di loro
medesimi, ingannati da la propria volont, la quale si chiama volont spirituale: Io vorrei questa
consolazione, e non queste battaglie n molestie del dimonio; non gi per me, ma per pi piacere e
avere Dio: perch meglio me l pare avere in questo modo che in quello. E per questo modo spesse
volte cade in pena e in tedio, e diventane incomportabile a s medesimo, e cos offende el suo stato
perfetto. E gicevi dentro lodore de la superbia, e non se navede; per che, se elli fusse veramente
umile e non presuntuoso, vederebbe bene che la prima dolce Verit d lo stato, el tempo ed el luogo, e
consolazione e tribulazione, secondo che necessit a la salute nostra e a compire la perfezione
nellanima, a la quale eletto.
E vederebbe che ogni cosa d per amore; e con amore e con reverenzia debba ricevere ogni cosa,
s come fanno e secondi, che sono in questo dolce e glorioso lume, e quali sono perfetti in ogni stato
che sono, e in ci che Dio permette a loro. Ogni cosa nno in debita reverenzia, reputandosi degni de le
pene e scandali del mondo, e dessere privati de le loro consolazioni; e come si reputano degni de le
pene, cos si reputano indegni del frutto che seguita doppo la pena. Costoro nel lume nno cognosciuta
e gustata letterna volont di Dio, la quale non vuole altro che el nostro bene, e che siamo santificati in
lui: e per le d. E poich lanima l cognosciuta, s se n vestita, e non attende ad altro se non a
vedere in che modo possa conservare e crescere lo stato perfetto suo per gloria e loda del nome di Dio.
Apre locchio dellintelletto ne lobiecto suo, Cristo crocifisso, el quale regola via e dottrina a
perfetti e a li imperfetti; e vede che lo inamorato Agnello gli d dottrina di perfezione, e vedendola se
ne inamora.
La perfezione questa: che el Verbo del Figliuolo di Dio si notric a la mensa del santo desiderio
de lonore del Padre e salute nostra, e con questo desiderio corre con grande sollicitudine allobrobriosa
morte de la croce, none schifando fadiga n labore, n ritraendosi per nostra ingratitudine e ignoranzia
di non cognoscere el benefizio suo, n per persecuzione de Giudei, n per persecuzioni del dimonio o
dal mondo, n per scherni e villania e mormorazioni del popolo; ma tutte le trapassa, come nostro
capitano e vero cavaliere, el quale era venuto per insegnarci la via e la dottrina e regola sua, giognendo
a la porta con la chiave del suo prezioso sangue sparto con fuoco damore, e con odio e dispiacimento
del peccato. Quasi dica questo dolce inamorato Verbo: Ecco che io v fatta la via, e aperta la porta
col sangue mio; non siate voi dunque negligenti a seguitarla, ponendovi a sedere con amore proprio di
voi, e con ignoranzia di non cognoscere la via, e con presunzione di volerla eleggere a vostro modo e
non di me che l fatta.
Levatevi dunque suso e seguitatemi, per che neuno pu andare al Padre se non per me: io so la
via (Gv 14, 6) e la porta (Gv 10, 7).
Allora lanima inamorata e ansietata damore corre a la mensa del santo desiderio, e non vede s
per s cercando la propria consolazione n spirituale n temporale, ma come persona che al tutto in
questo lume e cognoscimento annegata la propria volont non refiuta nessuna fadiga da qualunque
lato ella si viene; anco, con pena, con obrobrio, e molte molestie del dimonio e mormorazioni de li
uomini, mangia in su la mensa de la croce el cibo de lonore di Dio e salute dellanime. E non cerca
alcuna remunerazione n da Dio n da le creature: cio, che non servono a Dio per proprio diletto, n al
prossimo per propria utilit, ma per puro amore. Perdeno loro medesimi, spogliandosi de luomo
vecchio, cio de la propria sensualit; e vestonsi de luomo nuovo (Ef 4, 22-24; Col 3, 9-10) Cristo
dolce Ges, seguitandolo virilmente.
Questi sono quelli che si pascono a la mensa del santo desiderio, e che nno posto pi la
sollicitudine loro in uccidere la propria volont che in uccidere o in mortificare el corpo. Essi nno
bene mortificato el corpo, ma non per principale affetto: ma come strumento che elli ad aitare a
uccidere la propria volont, per che el principale affetto debbe essere, ed , duccidere la volont, che
non cerchi n voglia altro che seguitare Cristo crocifisso, cercando lonore e gloria del nome suo, e la
salute dellanime. Costoro stanno sempre in pace e in quiete, e non nno chi gli scandalizzi, perch
nno tolto via quella cosa che lo d scandalo, cio la propria volont. Tutte le persecuzioni che el
mondo pu dare e l dimonio, tutte corrono sotto a piei suoi: sta nellacqua ataccato a tralci
dellaffocato desiderio, e non simmolla.
Questi gode dogni cosa, e non fatto giudice de servi di Dio, n di neuna creatura che in s
ragione; anco gode dogni stato e dogni modo che vede, dicendo: Grazia sia a te, Padre etterno, ch
ne la casa tua molte mansioni! (Gv 14, 2). E pi gode de diversi modi che vede, che di vederli
andare tutti per una via, perch vede manifestare pi la grandezza de la bont di Dio: dogni cosa gode
e trae lodore de la rosa.
Eziandio di quella cosa che vede chespressamente peccato non piglia per giudicio, ma pi tosto
con santa e vera compassione, dicendo: Oggi tocca a te, e domane a me, se non fusse la divina grazia
che mi conserva. O menti sante, mangiatori a la mensa del santo desiderio, che con tanto lume sete
gionti a notricarvi del cibo, vestiti del vestimento dolce dellAgnello, cio dellaffetto e carit sua! Voi
non perdete el tempo a ricevere e falsi giudicii n de servi di Dio, n de servi del mondo; voi non vi
scandalizzate per veruna mormorazione, n per voi n per altrui. Lamore vostro ordenato in Dio e
nel prossimo, e non disordenato. E perch elli ordenato non pigliano, carissimo figliuolo, questi cotali
mai scandalo in coloro che essi amano; perch el loro parere morto, e non nno preso giudicio che
sieno guidati da uomini, ma solo da lo Spirito santo. Vedete dunque che gustano larra di vita etterna in
questa vita.
Or a questo lume vorrei che voi e gli altri ignoranti figliuoli giognessero, per che veggo che
questa perfezione manca a voi ed agli altri; per che se ella non vi mancasse, non sareste gionti a tanti
scandali e mormorazioni e falso giudicio, cio di credere e dire che altri sia guidata e tenuta per volont
de la creatura e non del Creatore. Duolmene el cuore e lanima, di vedervi offendere la vostra
perfezione a la quale Dio v chiamato, sotto spezie damore e colore di virt. E nondimeno ella
quella zizzania che el dimonio seminata nel campo del Signore (Mt 13, 24-25; 37-39); e questo fatto
per affogare el grano de santi desideri e dottrina che stata seminata ne campi vostri. Non vogliate
fare pi cos, poich Dio di grazia v dato el lume di spregiare el mondo; el secondo, di mortificare el
corpo; el terzo, di cercare lonore di Dio. Non offendete questa perfezione con la propria volont
spirituale, ma trapassate da la mensa de la penetenzia e giognete a la mensa del desiderio di Dio, dove
lanima morta in tutto a la propria volont, notricandosi senza pena ne lonore di Dio e salute
dellanime, crescendo la perfezione e non offendendola. Unde, considerando me che senza el lume
questo non si pu avere, e vedendo che non cera, dissi che io desideravo e desidero di vedervi con
vero e perfetto lume. E cos vi prego per lamore di Cristo crocifisso, voi e frate Antonio e tutti gli altri,
e singularmente voi, che vingegniate dacquistarlo, a ci che siate del numero de perfetti e non de li
imperfetti. Altro non dico.
Permanete ne la santa e dolce dilezione di Dio.
A tutti mi racomando. Bagnatevi nel sangue di Cristo crocifisso. Ges dolce, Ges amore.
LETTERA 65
A Daniella da Orvieto vestita dellabito di santo Domenico.
Ricevono larra, ma non el pagamento; ma aspettanlo di ricevere ne la vita durabile, dove vita
senza morte, saziet senza fastidio, e fame senza pena, perch di lunga la pena da la fame per che
essi nno compitamente quello che essi desiderano , e di lunga el fastidio da la saziet perch elli
cibo di vita senza alcuno difetto . vero che in questa vita si comincia a gustare larra a questo
modo, che lanima comincia a essere affamata del cibo de lonore di Dio e de la salute dellanime; e
come ella fame cos se ne pasce: cio che lanima si notrica de la carit del prossimo del quale fame
e desiderio, che l uno cibo che, notricandosene, non se ne sazia mai. insaziabile, e per rimane la
continua fame.
S come larra uno comincio di sicurt che si d alluomo, per la quale aspetta di ricevere el
pagamento non che larra sia perfetta in s, ma per fede d certezza di giognere al compimento ,
cos lanima inamorata di Cristo, che gi ricevuta larra, in questa vita, de la carit di Dio e del
prossimo, in s medesima non perfetta, ma aspetta la perfezione de la vita immortale. Dico che non
perfetta questa arra, cio che lanima che la gusta non ancora la perfezione che non senta le pene in s
e in altrui: in s per loffesa che fa a Dio, per la legge perversa che legata ne le membra nostre; e in
altrui, per loffesa del prossimo. bene perfetto a grazia, ma none quella perfezione de santi che
sono a vita etterna, come detto , per che e desiderii loro sono senza pena, e i nostri sono con pena.
Sai come sta el vero servo di Dio, che si notrica a la mensa di questo santo desiderio? Sta beato e
doloroso, come stava el Figliuolo di Dio in su el legno de la santissima croce: per che la carne di
Cristo era dolorosa e tormentata, e lanima era beata per lunione de la natura divina. Cos noi doviamo
essere beati, per lunione del desiderio nostro in Dio, dessere vestiti de la dolce sua volont; e dolorosi,
per la compassione del prossimo e per tllere a noi delizie e consolazioni sensuali, affligendo la propria
sensualit.
Ma attende, figliuola e suoro carissima: io parlato a te e a me in generale, ora parlar a te e a
me in particulare. Io voglio che due cose singulari facciamo, a ci che lignoranzia non cimpedisca la
nostra perfezione a la quale Dio ci chiama, e a ci che el dimonio col mantello de la virt e de la carit
del prossimo non notricasse dentro nellanima la radice de la presunzione: per che da questo
cadaremmo ne falsi giudicii, parendoci giudicare dritto, e noi giudicaremmo torto; e andando noi
dietro al nostro vedere, spesse volte el dimonio ci farebbe vedere molte verit per conducerci ne la
bugia, e perch noi ci facessimo giudici de le menti de le creature la quale cosa solo Dio l a
giudicare . Questa una de le cose di quelle due, da la quale io voglio che noi al tutto ce ne leviamo,
ma voglio che sia preso con modo, e non senza modo. El modo suo questo: che se gi Dio
spressamente, non pur una volta n due, ma pi, non manifesta el difetto del prossimo ne la mente
nostra, noi nol doviamo mai dire in particulare a cui elli tocca, ma in comune correggere e vizii di chi
ci venisse a visitare, e piantare la virt e caritativamente e con benignit; e ne la benignit lasprezza,
quando bisogna.
E se paresse che Dio spesse volte ci manifestasse e difetti altrui se non fusse gi spressa
revelazione, come detto , attienti a la parte pi sicura, a ci che fuggiamo lo inganno e la malizia del
dimonio, per che con questo lamo del desiderio ci pigliarebbe: ne la bocca tua dunque stia il silenzio,
e uno santo ragionamento de le virt e spregiamento del vizio. E l vizio che ti paresse cognoscere in
altrui, ponlo insiememente e a loro e a te, usando sempre una vera umilit. E se in verit quello vizio
sar in quella cotale persona, elli si correggiar meglio, vedendosi compreso cos dolcemente, e dir a
te quello che tu volevi dire a lui, e tu ne starai sicura, e tagliarai la via al dimonio, che non ti potr
ingannare n impedire la perfezione dellanima tua. E sappi che dogni vedere noi non ci doviamo
fidare, ma doviaMc eli ponere doppo le spalle, e solo rimanere nel vedere e nel cognoscimento di noi.
E se alcuna volta venisse caso che noi pregassimo particularmente per alcune creature, e nel
pregare noi vedessimo in colui per cui pregato alcuno lume di grazia e in uno altro no, che pur servo
di Dio, ma paressetel vedere con la mente avviluppata e sterile, nol pigliare per per giudicio di difetto
di grave colpa in lui, per che potrebbe essere che el tuo giudicio sarebbe falso. Ch alcuna volta
adiviene che, pregando per una medesima persona, luna volta el trovar con uno lume e con uno
desiderio santo dinanzi da Dio, intanto che del suo bene pare che lanima ingrassi; e una altra volta el
trovar che parr che la mente sua sia di longa da Dio e tutta piena di tenebre e di molestie, che parr
che sia fadiga a chi prega di tenerlo dinanzi a Dio. Questo adiviene alcuna volta, che pu essere per
difetto che sar in colui per cui pregato; ma el pi de le volte non sar per difetto, ma sar per
traimento che Dio aver fatto di s in quella anima, cio che si sar sottratto per sentimento ma non
per grazia, ma per sentimento di dolcezza e di consolazione . Unde sar rimasa la mente sterile,
asciutta e penosa; la quale pena Dio fa sentire a quella anima che ne prega, e questo fa Dio per grazia di
quella anima che riceve lorazione, a ci che insiememente con lui aiti a dissolvere la nuvila.
S che vedi, suoro mia dolce, quanto sarebbe ignorante e degno di grande reprensione quello
giudicio: che noi, per questo semplice vedere, giudicassimo che vizio fusse in quella anima, e per Dio
cel manifestasse cos turbo e tenebroso; dove noi gi aviamo veduto che elli non privato di grazia, ma
del sentimento de la dolcezza del sentimento di Dio. Pregoti dunque, e te e me e ogni servo di Dio, che
ci diamo a cognoscere perfettamente noi, a ci che pi perfettamente cognosciamo la bont di Dio, s
che, col lume, abandoniamo el giudicio del prossimo e pigliamo la vera compassione, con fame
dannunziare le virt e riprendere el vizio e in noi e in loro, per lo modo detto di sopra.
Detto aviamo delluna; ora dico dellaltra, la quale io ti prego che noi riprendiamo in noi, se
alcuna volta el dimonio o el nostro parere ci molestasse di volere mandare e vedere andare tutti e servi
di Dio per quella via che noi andiamo noi. Per che spesse volte adiviene che, vedendosi andare per la
via de la molta penetenzia, tutti gli vorrebbe mandare per quella medesima via; e se vede che non vi
vada, ne piglia dispiacimento e scandalo in s medesimo, parendoli che non facci bene; e alcuna volta
adiverr che far meglio colui e pi virtuoso sar poniamo che non facci tanta penetenzia che none
quello che ne mormora , per che la perfezione non sta in maciarare n in uccidere el corpo, ma in
uccidere la propria perversa volont. E per questa via de la volont annegata, sottoposta a la dolce
volont di Dio, doviamo desiderare che tutti vadano.
Buona la penetenzia e l maciarare del corpo, ma non mel ponere per regola ad ognuno, per
che tutti e corpi non so aguegliati, e anco perch spesse volte adiviene che la penetenzia che si
comincia per molti accidenti che possono avenire si conviene lassare. Se el fondamento dunque o in
noi o in altrui facessimo, o facessimo fare, sopra la penetenzia, verrebbe meno e sarebbe s imperfetto
che mancarebbe la consolazione e la virt nellanima, perch sarebbe privato di quella cosa che elli
amava, dove aveva fatto el suo principio; e parrebbeli essere privato di Dio, e parendoli essere privato
di Dio verrebbe a tedio, a grandissima tristizia e amaritudine, e nellamaritudine perdarebbe lessercizio
e la fervente orazione la quale soleva fare. S che vedi quanto male ne seguitarebbe per fare solo el suo
principio ne la penetenzia, per che noi saremmo ignoranti, e cadaremmo ne la mormorazione, e
verremone a tedio e a molta amaritudine; e studiaremmo di dare solo operazione finita a Dio, che
bene infinito el quale ci richiede infinito desiderio.
Convienci dunque fare el fondamento in uccidere e annegare la propria perversa volont, e con
essa volont, sottoposta a la volont di Dio, daremo dolce e affamato e infinito desiderio in onore di
Dio e in salute dellanime; e cos ci pasciaremo a la mensa del santo desiderio detto, el quale desiderio
non mai scandalizzato n in s n nel prossimo suo, ma dogni cosa gode e trae el frutto.
Dogliomi io miserabile, ch non seguitai mai questa vera dottrina; anco fatto el contrario, e
per mi sento dessere caduta spesse volte in dispiacere e in giudicio del prossimo. Unde ti prego, per
amore di Cristo crucifisso, che in questa e in ogni altra mia infermit ponga remedio, s che io e tu
cominciamo oggi ad andare per la via de la verit, alluminate in fare el vero fondamento nel desiderio
santo, e non fidarci de nostri pareri e vederi, per che leggiermente none escissimo di noi e
giudicassimo e difetti del nostro prossimo, se non per compassione e reprensione generale. Questo
faremo, notricandoci a la mensa del santo desiderio; in altro modo non potremmo, per che dal
desiderio aviamo el lume, ed el lume ci d desiderio, e luno notrica laltro. E per dissi che io
desideravo di vederti con vero lume. Altro non dico.
Permane ne la santa e dolce dilezione di Dio. Ges dolce, Ges amore.

LETTERA 66
A frate Guglielmo dInghilterra, baccelliere che sta a Lecceto, dellordine di santo Agostino.
Al nome di Ges Cristo crucifisso e di Maria dolce.
A voi, dilettissimo e carissimo padre e figliuolo in Cristo Ges, la vostra indegna Caterina, serva
e schiava de servi di Ges Cristo, scrive a voi nel prezioso sangue del Figliuolo di Dio, con desiderio
che a noi sia detta quella parola che disse Dio ad Abraam: Esce de la casa e de la terra tua (Gn 12, 1).
Abraam obbediente non fece resistenzia al comandamento di Dio, che disse seguitami, ed egli el
seguit.
O quanto sar beata lanima nostra quando udiremo questa dolce parola: che noi ci partiamo da
questa nostra terra del misero miserabile corpo! In due modi si debba levare luomo e seguitare la
prima Verit che l chiama. El primo che noi traiamo laffetto de la casa di questa nostra passione
sensitiva terrena, amore proprio di noi medesimi, e de la terra nostra: cio che laffetto si levi da ogni
amore terreno e seguitiamo lAgnello, svenato in su.legno della santissima croce. El quale Agnello
cinvita e ci chiama a seguitarlo per vie dobrobii di pene e di rimproverii, e quali, allanima che l
gusta, sono di grandissima dolcezza e suavit. A questo affetto ci tratti Dio per la sua infinita bont e
misericordia.
Or che voce aspetta ora lanima poi che ella udita la prima voce, ed ella risposto abandonando
el vizio e seguitando le virt, le quali fa gustare Dio per grazia in questa vita? Sapete, padre, quale ella
aspetta? quella dolce parola de la Cantica: Vienne, diletta sposa mia (Ct 4, 8). E drittamente
sadempie la parola, tra lanima e l corpo, che disse Cristo a discepoli suoi, dicendo: Lassate i
parvoli venire a me, ch di costoro el reame del cielo (Mt 19, 14; Mc 10, 14; Lc 18, 16). Questo
modo tiene Dio co servi suoi, quando gli trae di questa miserabile vita, e menagli a luogo di riposo,
comandando a questa nostra carne, che stata serva e discepola dellanima: Lassa questa anima venire
a me, ch di costei el reame del cielo!.
O inestimabile dolcissima ardentissima carit! tu dici, n pi n meno, come se lanima tavesse
servito per s medesima, con ci sia cosa che ogni servigio fatto a te, tu ne se loperatore e donatore,
per che tu se colui che se (Es 3, 14), e senza te noi non siamo. Cos diceva lappostolo: Noi non
potiamo bene pensare, se non ci fusse dato di sopra (2Cor 3, 5), adunque per grazia ci dai e non per
debito. Questo fa el tuo smisurato amore che l tuo medesimo vuoli remunerare in noi : che, quando
lanima raguarda tanto fuoco damore, sinebria per s fatto modo che perde s medesima, e ci che
vede e sente, vede nel suo Creatore. Or questa la voce de la quale desidera lanima mia che noi siamo
chiamati.
Ma non parrebbe, padre, che io fussi molto contenta, se, innanzi a questa, io non nudissi unaltra:
cio la voce desiderata da tutti servi di Dio, cio che noi udiamo: Escite, figliuoli, de le terre e de le
case vostre; seguitatemi, venite a fare sacrifizio del corpo vostro. Quando io considero, padre, che Dio
ci facesse tanta di grazia dudirla e di vederci dare la vita per lo smisurato amore dellAgnello, e pare
che lanima, a mano a mano, pur del pensiero si voglia partire dal corpo! Or corriamo, figliuoli e
fratelli miei in Cristo Ges, distendiamo e dolci e amorosi desiderii, costregnendo e pregando la divina
bont che tosto ce ne faccia degni; e qui non ci conviene commettare negligenzia, ma grande
sollicitudine: e voi sempre sollecitando, e altrui.
El tempo pare che sabrevii, trovando molta disposizione ne le creature, e sappiate che quello
frate Iacomo, che noi mandammo al giudice dArborea con una lettara dove si conteneva di questo
santo passaggio, elli m risposto graziosamente che vuole venire con la sua persona, e fornire per due
anni diece galee e mille cavalieri e tremilia pedoni e seicento balestrieri. Sappiate che anco Genova
tutta commossa, a questo medesimo profferendo lavere e le persone. E sappiate che di questo e
dellaltre cose Dio aduopera lonore suo.
Altro non dico, se non che io vi prego e vi racomando questo giovano, che nome Mateo
Forestani, che vi sia racomandato che l faciate spacciare el pi tosto che potete che sia ricevuto a la
santa religione.
Studiatevi quanto potete che elli venga a le vere e reali virt, singularmente di mortificarli in lui
el parere del mondo e la volont sua. mmi paruto el meglio che elli non sia andato in altro viaggio,
perch poteva essere pi tosto esvagolamento de la mente sua che altro.
Dissemi frate Nofrio come frate Stefano stava male, e voi ancora avete sentito, e temavate di non
avere chi vi servisse. Non temete, ma confidatevi che quando Dio tolle luno, elli ci provede dellaltro.
Confortate e benedicete frate Antonio cento migliaia di volte in Cristo Ges.
Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Ges Ges Ges.

LETTERA 67
Al convento de monaci di Pasignano dellOrdine di Valle Ombrosa.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissimi frategli e figliuoli in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges
Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi fiori odoriferi piantati nel giardino
della santa religione, e non fiori puzzolenti.
Sappiate, figliuoli carissimi, che el religioso che non vive secondo la santa religione con costumi
religiosi, ma lascivamente con appetito disordenato, con impazienzia portando impazientemente le
fadighe dellOrdine , o con disordenata allegrezza ne diletti e piaceri del mondo, con superbia e
vanit della quale superbia e vanit nasce la disonest e di mente e di corpo , o con desiderare
lonore e lo stato e le ricchezze del mondo le quagli sono la morte dellanima, vergogna e confusione
de religiosi , questo cotale fiore puzzolente che gitta puzza a Dio e agli angeli e nel cospetto degli
uomini.
Costui degno di confusione: egli conduce s medesimo in morte etternale. Desiderando le
ricchezze, impoverisce; volendo onore, si vituopera; volendo diletto sensitivo e amare s senza Dio,
egli sodia; volendosi saziare de diletti e piaceri del mondo egli rimane affamato, e di fame si muore,
perch tutte le cose create e diletti e piaceri del mondo non possono saziare lanima (perch queste cose
create sono fatte per la creatura ragionevole, e la creatura fatta per Dio; s che le cose create sensibili
non possono saziare luomo, perch sono minori de luomo: solo Dio colui che Creatore e fattore di
tutte le cose create, e colui che l pu saziare). S che vedete bene che si muore di fame.
Ma non fanno cos i fiori odoriferi, ci sono i veri religiosi, osservatori dellOrdine e non
trapassatori, che inanzi eleggono la morte che trapassarlo mai; spezialmente nel voto che fa nella
professione, quando promette obbedienzia, povert volontaria e continenzia di mente e di corpo. Dico
che i veri religiosi, e quagli voi figliuoli dovete essere, e che osservano lOrdine suo, gi mai non
vogliono trapassare lobbedienzia dellOrdine e del prelato. Ma sempre vuole obbedire; e none
investiga la volont di chi gli comanda, ma semplicemente obbedisce: e questo il segno della vera
umilit, per che lumilit sempre obediente, e lobbediente sempre umile. Lobbediente umile
perch tolto da s la perversa volont, la quale fa luomo superbo; lumile obbediente, perch per
amore renunziato alla propria volont: annegata l, e tolto el giogo suo sopra di s, cio che la
rebellione della parte sensitiva che vuole ribellare al suo Creatore, col giogo suo de la sua volont, el
rompe: cio che volontariamente sottomesso s alla volont di Dio, e al giogo della santa
obbedienzia.
S che, umile, spregiata la ricchezza unde la propria volont trae la superbia , e appetisce la
vera e santa povert, perch vede che la povert volontaria del mondo aricchisce lanima e trala della
servitudine; fallo benigno e mansueto; e tollegli la vana fede e speranza delle cose transitorie: dgli
fede viva e speranza vera. Spera nel suo Creatore per Cristo crocifisso, e non per s, potere ogni cosa.
Vede bene che egli maladetto colui che si confida ne luomo, e per pone la sua speranza e fede in
Dio e ne le vere e reali virt, perch la virt ricchezza dellanima, onore, gaudio, riposo e perfetta
consolazione. E per cerca el vero religioso di fornire la casa dellanima sua; e giusta al suo potere
spregia ci che contrario alla virt, e ama tutto quello che ve l fa venire: e per tanto amatore de le
pene, de le ingiurie, scherni e villanie, perch vede bene che questa quella cosa che pruova luomo e
fallo venire a virt. Cos vedete che per amore della vera ricchezza spregia la vana ricchezza, e cerca
povert e fassela sposa per amore di Cristo crocifisso, che tutta la vita sua non fu altro che povert.
Nascendo, vivendo e morendo, non ebbe luogo dove riposare el capo suo (Mt 8, 20; Lc 9, 58); con ci
sia cosa che fusse Dio, somma etterna ricchezza, nondimeno, come regola nostra, elesse e am la
povert (2Cor 8, 9) per insegnare a noi ignoranti miserabili.
A mano a mano seguita laltro della vera continenzia, per che colui che umile e obbediente e
spregiato la ricchezza e l mondo con tutte le delizie sue , fatto amatore della povert e vilt,
dilettasi de la conversazione della cella e de la santa orazione: fatto subbito continente, ch, non tanto
che egli sinvolla nel loto della carnalit attualmente, ma el pensiero gli verr a tedio, e correggiar s
medesimo; e fugge tutte le cagioni e le vie le quali gli possono tllare la ricchezza della continenzia e
della purit del cuore, e stregne e ama quello che glil conserva. Perch vede che la conversazione de
gattivi e de dissoluti gli molto nociva e la conversazione e amist di femmine , e per le fugge
come serpenti velenosi; piglia, e studiasi di pigliare, la conversazione della santissima croce, e con tutti
quelli servi di Dio che sono amatori di Cristo crocifisso. Della vigilia e dellorazione non se ne sazia e
stanca mai, perch vede che ella la madre che ci dona el latte de la divina dolcezza, e notrica al petto
suo e figliuoli de le virt: per tanto se ne diletta. Ella fa unire lanima con Dio, ella ladorna di purit,
e donagli perfetta sapienzia di vero cognoscimento di s e de la bont di Dio in s. Cercando, carissimi
figliuoli, tutti i tesori e diletti che pu avere una anima in questa vita, truova nella santissima orazione.
Or questi cotali sono fiori odoriferi che gittano odore nel cospetto di Dio, ne la natura angelica, e
dinanzi agli uomini, e per io vi prego, per amore di Cristo crocifisso, che se per infine al d doggi
fuste stati el contrario che voi vi poniate fine e termine. Fate ragione dessere novizii, che test di
nuovo con grande reverenzia entraste a osservare la santa religione: poich Dio v fatti degni dessere
nello stato angelico non vogliate ponarvi a stato umano, ch nello stato umano stanno i secolari che
sono chiamati allo stato comune , ma voi sete nello stato perfetto, che none essendo perfetti, non
sareste in stato umano, ma peggio che in istato danimali. Ors, figliuoli, bagnatevi nel sangue di Cristo
crocifisso el quale fortificar lanima e torrvi ogni debilezza , conversate in cella, dilettatevi del
coro, siate obbedienti e fuggite la conversazione, studiate allorazione e alla vigilia. Altro non dico.
Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Ges dolce, Ges amore.

LETTERA 68
A madonna Bandecca donna che fu di missere Bocchino de Belforti da Volterra, essendo essa in
Fiorenza.
Al nome di Ges Cristo crocifisso.
A voi dilettissima e carissima madre e suoro in Cristo Ges, io Caterina, serva e schiava de servi
di Ges Cristo, scrivo a voi e conforto nel prezioso sangue del Figliuolo di Dio, e desidero di vedervi
vestita delluomo nuovo e spogliata delluomo vecchio (Ef 4, 22-24) cio de la pazienzia delluomo
nuovo Cristo crocifisso, sapendo che senza la pazienzia non potiamo piacere a Dio.
E per io vinvito carissimamente a questa vera pazienzia, per che colui che impaziente
vestito del vecchio, cio del peccato, perduta la libert e non possede la citt dellanima sua, per che
si lassa signoreggiare a lira. Ma non cos colui ch paziente che possede s medesimo (cos disse el
nostro dolce salvatore: Ne la pazienzia vostra possedarete lanime vostre (Lc 21, 19) ). O pazienzia
dolce piena di letizia e di galdio, per che quando ella procede da carit, cio portando per Dio ogni
tribolazione o per morte o per vita o per qualunque cosa Dio la conceda, allora dico che sotto questo
giogo de la pazienzia, acquistata co.la soavit dolce de la volont di Dio, ogni amaritudine diventa
dolce e ogni gran peso diventa legiero. Di questo santo e dolce vestimento si veste lanima quando ella
si veste de la volont di Dio, che non vuole altro che la nostra santificazione, e ci che d e permette a
noi s ci d per nostro bene perch siamo santificati in lui.
Non vi paia malagevole, carissima madre e suoro in Cristo Ges, ch l medico de la vita durabile
venuto nel mondo per sanare le nostre infermit e fa come vero medico, dandoci medicina amara e
traendoci sangue per conservare la sanit: ogni cosa porta lo infermo per lo rispetto che a la sanit.
Oim perch facciamo peggio al medico celestiale che non vuole la morte del peccatore, anco vuole
che si converta e viva? (Ez 33, 11; 2Pt 3, 9) Allora, dilettissima madre, ci d el dolce Ges
lamaritudine a la sensualit ma no a la ragione, e trae el sangue quando ritrae a s privandoci o di
figliuoli o di sanit o di prosperit o di qualunque altra cosa sia. Confortatevi dunque, per che non l
fatto per darvi morte, anco per darvi vita e conservarvi la sanit. Pregovi per amore di quello
dolcissimo e abbondantissimo sangue, el quale fu sparto per la nostra redenzione, acci che la volont
di Dio sia piena in voi: acci che tutte queste amaritudini tornino in vostra santificazione, s come vuole
la volont di Dio. Non voglio che pensiate, madre carissima, nel vostro figliuolo che v rimaso, come
cosa vostra, ch non vostra anco saremmo ladri ; ma, come cosa prestata, usare a vostra necessit.
Sapete bene che cos, ch se fusse nostra noi la potremmo tenere e usare secondo la nostra volont,
ma perch prestata conviencela rendare secondo el piacere del dolce maestro de la verit che
donatore e facitore di tutte le cose che sono. O nestimabile dilezione di carit, quanta la pazienzia tua
che tu i inverso lindurati ignoranti cuori, che vogliono possedere quello che tuo per loro: lagnansi di
quello che i fatto per loro bene. Non facciamo cos, per lamore di Dio, ma portiamo con pazienzia la
disciprina sua; e se mi diceste: Io non posso acordare questa sensualit, voglio che la ragione venca e
pigli tre cose. Luna si la brevit del tempo; e la volont di Dio che gli tratti a s secondo che mi
mandaste dicendo (de la quale cosa quando ludii rallegrami de la loro salute; ebbivi un poca di
compassione poniamo chio mi rallegrasse del frutto che avarete de la tribolazione); e l danno che
seguitarebbe de la impazienzia. Confortatevi che l tempo breve e la fadiga poca e l frutto grande.
La pace di Dio sia con voi. Caterina serva inutile vi si raccomanda.

LETTERA 69
A Sano di Maco in Siena.
Al nome di Ges Cristo crucifisso e di Maria dolce.
A voi, dilettissimo e carissimo fratello in Cristo Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di
Ges Cristo, scrivo a voi e confortovi nel prezioso sangue del Figliuolo di Dio, con desiderio di vedere
in voi quella virt della santa fede e perseveranzia che fu nella Cananea, per che ella lebbe tanto forte
che ella merit ched el demonio fusse cacciato da dosso de la figliuola sua; e pi ancora, ch, volendo
Dio manifestare quanto gli piaceva la fede sua, volse rimettare la vittoria in lei, dicendo: Sia fatto alla
figliuola tua come tu vuogli (Mt 15, 22-28; Mc 7, 25-30).
O gloriosa ed eccellentissima virt! tu se colei che manifesti el fuoco de la divina carit quando
nellanima, per che luomo non mai fede n speranza se none in quello che egli ama. Queste tre
virt, luna tiene dietro allaltra, per che amore non senza fede, n fede senza speranza. Elle sono tre
colonne che conservano e mantengono la rocca dellanima nostra, s e per s fatto modo che neuno
vento di tentazione, n parole iniuriose, n lusinghe di creatura, n amore terreno, n di sposa n di
figliuoli, el pu dare a terra; ma in tutte queste cose sar fortificato da queste vere colonne. Allora
faremo come questa Cananea, che, vedendo passare Cristo dentro per lanima nostra, per santo e vero
desiderio vollarenci a lui, con vera contrizione e dispiacimento del peccato, e diremo: Signore,
delibera la figliuola mia, cio lanima mia, per che l dimonio la molesta con le molte tentazioni e
desordenati pensieri.
E se noi perseverremo e terremo ferma la volont che non consenta, n sinchini a veruna cosa
amare fuore di Dio umiliandosi e reputandosi indegno della pace e de la quiete, e con fede aspettare,
e con pazienzia e speranza, per Cristo crucifisso, di potere ogni cosa: dire con santo Paulo Ogni cosa
posso, non per me, ma per Cristo crucifisso, che in me che mi conforta (Fil 4, 13) , allora udiremo
quella dolce voce: Sia sanata la figliuola, cio lanima tua, secondo che tu vuogli. Qui manifesta la
smisurata bont di Dio el tesoro, che egli dato nellanimo, del proprio e libero arbitrio, che n
demonio n creatura el pu constrignare a uno peccato mortale, se egli non vuole. O carissimo figliuolo
in Cristo Ges, raguardate, con fede e vera perseveranzia, che infine alla morte queste parole sono dette
a noi. Sappiate che, come luomo creato da Dio, gli sono dette queste parole: Sia fatto come tu
vuogli, cio: Io ti fo libero, che tu non sia suggetto a veruna cosa se none a me.
O inestimabile dilettissimo fuoco damore, tu mostri e manifesti leccellenzia della creatura, ch
ogni cosa i creato perch serva alla tua creatura; la creatura i fatta perch serva a te. Ma noi, miseri
miserabili, andiamo ad amare el mondo con le pompe e diletti suoi, per lo quale amore lanimo perde la
signoria, ed fatto servo e schiavo del peccato. Questo cotale preso per signore el dimonio: o quanto
pericolosa la signoria sua, ch sempre cerca e tratta la morte de luomo! Non mi pare che sia da
servire s fatto signore, ma voglio che noi siamo di quelle anime inamorate di Dio, raguardando sempre
noi essere schiavi ricomprati del sangue dellAgnello: lo schiavo non si pu pi vendare, n servire
altro signore. Noi siamo comprati non doro, n di dolcezza damore, ma di sangue.
Scoppino e cuori e lanime nostre damore; levinsi con sollicitudine a servire e temere el dolce e
buono Ges, raguardando che egli ci tratti di pregione e della servitudine del dimonio che ci possedea
come suoi. Egli entr in ricolta e pagatore, e stracci la carta dellobligagione (Col 2, 14). Quando intr
in ricolta? quando si fece servo, prendendo la nostra umanit. Oim, non bastava a noi, se non avesse
pagato el debito fatto per noi. E quando si pag? in su.legno della santissima croce, dando la vita per
renderci la vita della grazia, la quale noi perdemmo. O inestimabile dolcissima carit, tu i rotta la carta
che era tra luomo e l dimonio, stracciandola in su legno della santissima croce. La carta non fatta
daltro che dagnello, e questo quello Agnello immaculato el quale ci scritti in s medesimo; ma
stracci questa carta. Confortinsi dunque lanime nostre: poi che siamo scritti, e rotta la carta, non ci
pu pi dimandare laversario e contrario nostro.
Or corriamo, figliuolo dolcissimo, con santo e vero desiderio, abracciando le virt, con la
memoria del dolce Agnello svenato con tanto ardentissimo amore. Non dico pi. Sappiate che in questa
vita noi non potiamo avere altro che de mollicoli che caggiono della mensa, s come questa Cananea
(Mt 15, 27; Mc 7, 28): le mollicole sono la grazia che riceviamo, e caggiono della mensa del Signore.
Ma quando noi saremo nella vita durabile, dove noi gustaremo Dio e vedrello a faccia a faccia, allora
averemo delle vivande della mensa. Adunque none schifate mai labore: io vi mandar de le mollicole e
de le vivande come a figliuolo, e voi combattete e predicate virilmente.
Sappiate che noi stiamo tutti bene, per la divina grazia. Lonore di Dio si vede pi luno d che
laltro. Noi none uscimmo mai di casa di Gherardo; ne esciremo quando sar lora del tempo che Dio
aver ordenato.
Io ve lo scrivar el pi tosto che si potr.
Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio.

LETTERA 70
A frate Bartolomeo Dominici, dellordine de Predicatori, quando era baccelliere di Pisa.
Al nome di Ges Cristo crocifisso.
A voi, dilettissimo e carissimo fratello e padre, per reverenzia di quello dolcissimo sagramento, io
Alessa, e Caterina, e Caterina serva inutile di Ges Cristo vi si racomanda, con desiderio di vedervi
unito e trasformato in quello trasformato e unito desiderio di Dio.
O fuoco ardentissimo che sempre ardi, drittamente tu se uno fuoco! Cos parbe che dicesse la
bocca de la Verit: Io so fuoco e voi le faville (Sap 3, 7; Is 1, 31). Dice che l fuoco sempre vuole
tornare nel suo principio, ch sempre ritorna in su. O ineffabile diletta carit, che bene dici vero: ch
bene siamo faville, per vuoli che siamo umiliati. S come favilla riceve lessare dal fuoco, cos noi
riconosciamo lessare dal nostro primo principio, e per disse elli: Io so fuoco e tu favilla. Fa s che
lanima tua non si levi in superbia, e fa che tu facci come la favilla, che prima va in su e poi torna in
gi: el primo movimento del santo desiderio nostro die essare nel cognoscimento di Dio e nellonore
suo; poi che siamo saliti, ora scendiamo a cognosciare la miseria e la nigligenzia nostra o
adormentato, destati! e cos saremo umiliati, trovandoci nellabisso de la sua carit. O madre dolce de
la carit, che non veruna mente tanto dura n tanto adormentata, che non si dovesse destare e
risolvere a tanto fuoco di carit! Dilatate dilatate lanima vostra a ricevare el prossimo per amore e per
desiderio. Non vego che potiamo avere questo desiderio, se locchio non si vlle come aquila verso el
legno de la vita. O dolcissimo amore Ges, che dicesti: Vuoli tu essare inanimato allonore di me e a
la salute de le creature, essare forte a sostenere ogni tribolazione con pazienzia? s raguarda me,
Agnello svenato in croce per te: tutto verso da capo a pie; non udito el grido mio per mormorazione.
Non raguardo la tua ignoranzia; n la tua ingratitudine non mi ritrae che, come pazzo e transformato
per fame chio di te, io none aduopari la tua salute. O carissimi, o dolcissimi fratelli, levianci
levianci da tanta negligenzia, corriamo con sollecitudine per la via de la verit, e corriamo con
sollecitudine e morti; non ci ritraga la ingratitudine de le creature.
Seminate seminate la parola di Dio: rendete e talenti commessi a voi (Mt 25, 14-29; Lc 19, 12-
26). Non tanto che Dio vabbi commesso uno talento, elli ve n commessi diece, a voi e al prossimo
vostro, e quali sono e dieci comandamenti, che sono la vita dellanima nostra: adunque siate sollecito
dessercitarli.
Ricordivi di quella santa abitazione de la cella dellanima e del corpo, e cos dicete a frate
Tommasso e agli altri nostri fratelli. Pregovi che siate solleciti: el tempo breve, e l camino longo.
Io, misera miserabile, sono tanto moltiplicati li miei peccati che mai, poi che voi andaste, < ... >
d non fui degna di ricevare el dolcissimo e venerabile sagramento. Questo vi dico, perch voi maitiate
a piangere, e preghiate che mi sia aitato acci chio riceva la plenitudine de la grazia. Perdonatemi,
padre, a la mia ignoranzia; racomandatemi a la vostra santissima messa, ed io ricevar el corpo dolce
del Figliuolo di Dio spiritualmente da voi.
Io Alessa vi prego che preghiate quello dolcissimo Agnello che mi faccia insieme con voi vivare
e trasformare nellamore di Dio e nel cognoscimento di me. Racomandomivi cento cento migliaia di
volte; maravigliomi come non ci avete mandate novelle di voi, con ci sia cosa chio ve ne pregasse.
Secondo chio inteso, parmi che vi sia la mortalit. Racordatemi a frate Tommasso. Se la
mortalit v, pare a frate Tommasso che voi ne veniate amenduni. Altro non dico. Racomandovi el
vostro frate Tommasso, e fratelli e suoro e figliuole. Pregovi che voi mandiate una lettara a monna
Gemmina, ch voi sete degno di riprensione, ch vi partiste e non le faceste motto.
Laudato sia Ges Cristo crocifisso. Amatevi amatevi insieme.

LETTERA 71
A monna Bartalomea dAndrea Mei da Siena.
Al nome di Ges Cristo crucifisso e di Maria dolce.
Carissima madre e figliuola in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges
Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi fondata in vera e reale virt, per
che senza el mezzo della virt non potremmo piacere al nostro Creatore.
Per che Dio sempre voluto dare la vita de la grazia col mezzo: sapete bene che essendo caduto
luomo primo Adam, per la disobedienzia, nella colpa a la quale colpa seguit la morte etternale , e
volendolo restituire a grazia e darli vita etterna, elli el fece col mezzo dellunigenito suo Figliuolo,
ponendoli che con lobedienzia uccidesse la disobedienzia nostra, e col mezzo della morte sua ci
rendesse la vita, e consumasse e distruggesse la nostra morte. E veramente cos fu; ch facendo uno
torniello in su el legno de la croce questo dolce e innamorato Verbo, elli gioc alle braccia con la
morte, e con la morte vinse la morte; e la morte uccise la vita: cio che la morte della colpa nostra
uccise el Figliuolo di Dio in su el legno della santissima croce, s che con la morte sua ci tolse la morte
e rendecci perfetta vita. Dunque la vita rimasa donna e sconfitto el dimonio infernale che teneva e
possedeva la signoria de luomo, del quale non debba essere signore altri che solo Dio.
Da questo veniamo noi a la prima morte e perdiamo la vita la quale aviamo col mezzo del sangue
di Cristo: cio quando lanima piglia a servire la propria sensualit con disordenati desiderii o di stato o
di ricchezze o di figliuoli o daltra creatura, o in qualunque modo si sia, che non sia ordenato e fondato
in Dio. Ed eziandio alcuna volta lanima spiritualmente diventar serva e schiava de la propria volont
sotto colore di spirito, e per pi avere Dio: cio quando noi desideriamo consolazione o tribulazione o
tentazione dal dimonio, o tempo o luogo a nostro modo, dicendo alcuna volta: In altro modo vorrei
avere la tribulazione, per che in questo me ne pare perdere Dio. Questa portarei pazientemente, ma
quella non posso. Se io non noffendesse Dio, io la vorrei, ma perch me ne pare offendere, per me ne
doglio.
Carissima madre, se aprite locchio dellintelletto vederete che questa la propria volont
sensitiva, amantellata col mantello spirituale; per che se fusse savio, non farebbe cos, ma con fede
viva credarebbe che Dio non gli permette pi che elli possa portare, n senza necessit della salute sua:
per che elli lo Dio nostro che non vuole altro che la nostra santificazione. E cos facciamo spesse
volte delle proprie consolazioni della mente: che, non sentendole quando vuole n quelli tempi n
quelli luoghi che desidera , ma pi tosto sente battaglie e molestie e la mente sterile e asciutta, ne
viene in pena, in amaritudine e in afflizione e in tedio grandissimo. E spesse volte, per inganno del
dimonio, le fa vedere che quello che ella dice allora e fa non sia piacevole n acetto a Dio, quasi le
dica: Poich non gli piace perch tu se cos gattiva lassa stare ora; e unaltra volta forse ti sentirai
meglio e potrai fare la tua orazione. Questo fa el dimonio perch noi perdiamo lessercizio corporale e
mentale della santa orazione attuale, vocale e mentale. Per che, avendo noi perduta larme con che el
servo di Dio si difende da colpi del dimonio, della carne e del mondo, avarebbe da noi ci che elli
volesse; e arrendarebbesi allora la citt dellanima a lui, e intrarebbevi come signore.
E non ne potrebbe essere altrimenti, avendo perduta larme e la forza dellorazione, la quale
orazione ci d larme de la vera umilit e dellardentissima carit: per che lorazione santa ci fa
cognoscere perfettamente noi medesimi e la propria fragilit, e la infinita carit e bont di Dio; e
meglio si cognosce luno e laltro nel tempo delle battaglie e de la mente asciutta, e trane pi perfetta
umilit e sollicitudine.
Unde se ella prudente, che non serva alla propria volont sotto colore di consolazione, e non
creda al dimonio, ma virilmente e con odio santo di s perseveri ne lorazione in qualunque modo
Dio le l d, o con sentimento di dolcezza o con sentimento damaritudine , ella guadagna pi per lo
modo detto nellamaritudine e pene, per qualunque modo Dio le l concede, che ne la dolcezza: per
che nel bisogno va tutta umiliata e con vera sollicitudine corre al suo benefattore, cognoscendo che per
s non pu cavelle, ma solo Dio quello in cui ella spera e che pu e vuole venirla ad aitare. Dunque
per farci venire a vera virt che senza questo mezzo non verremmo alla virt provata, ma potrebbe
bene essere conceputa per desiderio la virt si conviene di bisogno che col sostenere con vera e
reale pazienzia la tribulazione della mente e quella che ci danno le creature o per infamie o per altri
scandali che ci dessero veniamo a virt; per che questi sono quelli mezzi che ci fanno parturire la
virt: perch provato ne le fadighe, s come loro si pruova nel fuoco.
Per che, se ne le fadighe non avesse fatta pruova vera di pazienzia anco le schifasse per lo
modo detto di sopra, o per alcuna altra cosa che avenisse , segno sarebbe manifesto che non
servirebbe el suo Creatore; e non si lassarebbe signoreggiare a lui, ricevendo umilemente e con amore
quello che el suo signore gli d; e non mostrarebbe segno di fede che credesse essere amato dal signore.
Per che se elli el credesse in verit, di neuna cosa si potrebbe mai scandalizzare, ma tanto gli
pesarebbe e avarebbe in reverenzia la mano dellaversit quanto quella della prosperit e consolazione,
per che ogni cosa vedarebbe fatto per amore. Ma per nol vede, perch dimostra che elli sia fatto
servo della propria sensualit e volont spirituale, o da qualunque lato viene, come detto , e ssene
fatto suo signore, e per si lassa signoreggiare a loro. Convienci dunque, perch questa servitudine ci
d morte cio la servitudine del mondo e la servitudine della propria volont spirituale detta ,
fuggirla, per che cimpedisce la perfezione di non essere servi liberali a Dio, ma facci volerli pi tosto
servire a nostro modo che a suo, la quale cosa sconvenevole e fa el servigio mercennaio.
Dico dunque che poi che tanto male ne seguita, e Dio vuole fare ogni cosa con mezzo, che noi
seguitiamo questa via (Gv 14, 6) e dottrina sua che elli ci data. Noi vediamo bene che per noi
medesimi noi non fummo creati; ma esso medesimo fece mezzo la sua carit, per che per puro suo
amore ci cre allimagine e similitudine sua (Gn 1, 26), perch noi participassimo e godessimo
delletterna sua visione. Ma noi la perdemmo per la colpa e amore proprio del primo nostro padre; unde
per rendere a luomo quello che aveva perduto, ci don el mezzo del suo Figliuolo, el quale fece come
tramezzatore a pacificare luomo con Dio; ed esso tramezzatore ricev le percosse, per che in altro
modo questa pace non si poteva fare, s grande era stata la guerra. Per che era offeso Dio infinito, e
luomo finito, che aveva offeso, per neuna sua pena che avesse sostenuta non poteva satisfare allo
infinito dolce Dio; e per el fuoco dellabisso de la sua carit trov el modo per fare questa pace. E
perch a la giustizia sua fusse satisfatto, unisce s medesimo, cio la deit etterna, natura divina, con la
nostra natura umana.
E unito Dio infinito con la natura de luomo finita, fu sufficiente Cristo uomo, sostenendo le pene
in su el legno della santissima croce, a satisfare al Padre suo e a placare lira che veniva sopra de
luomo. E gittando uno colpo questo dolce Verbo in su el legno della croce, e facendo insiememente
misericordia a luomo, in questo modo contenta la misericordia e donata la grazia a noi che
lavavamo perduta, ed contenta la giustizia che voleva che de la colpa si facesse la vendetta; ed elli
l fatta sopra el corpo suo in quella medesima natura che aveva offeso, perch la carne di Cristo fu
della massa dAdam. Ma noi ingrati e scognoscenti perdiamo spesse volte per li peccati nostri la grazia
e intriamo in guerra con Dio: e alcuna volta guerra mortale, e alcuna volta sdegno damico.
La guerra mortale quella quando lanima giace nella morte del peccato mortale, facendosi Dio
del mondo, della carne e de miserabili diletti, unde questi nno perduta la vita in tutto. vero che con
la confessione e mezzo del sangue di Cristo la pu ricoverare mentre che vive, s che vedete che senza
el mezzo non pu vivere in grazia, n giognere alla vita durabile. Sdegno damico in quelli e in quelle
che servono a Dio privati del peccato mortale, e sono in grazia e vogliono essere servi di Dio veri. Ma
spesse volte, per ignoranzia la quale ignoranzia procede da la propria volont spirituale, la quale s
fatta signore, che l dilonga dalla verit , non che esca della verit che caggia in peccato mortale, ma
offende la perfezione a la quale in verit vorrebbe venire, volendo eleggere el tempo, el luogo, la
consolazione e tribulazione e tentazione a suo modo. Allora Dio piglia sdegno con lanima che gli
amica, perch non gli pare che vada, n va, con quella libert schietta che debba andare; unde uno
mezzo ci posto, e richiede che noi lusiamo se vogliamo che sia levato lo sdegno e l dispiacere, e non
ci sia impedito el nostro andare a la perfezione dolce: cio che noi anneghiamo la propria volont, s
che non cerchi n voglia altro che Cristo crucifisso, e tutto el suo diletto sia di riposarsi ne gli obrobrii
di Cristo, parturendo le virt, concepute per santo desiderio, nella carit del prossimo con vera umilit.
Unde col mezzo del sostenere pene e fadighe secondo che Dio concede, e sterelit di mente, con vera e
santa pazienzia, saremo fondati in vera e reale virt, e avaremo forza e cognoscimento di grande e non
di fanciullo che non vuole andare n fare altro che a suo modo.
Per altra via non veggo che potiamo passare, e per vi dissi che io desideravo di vedervi fondata
in vera e reale virt. E volendo che lanima vostra sia unita in Dio per affetto damore, non si poteva
fare senza el mezzo della virt, perch ogni cosa vuole fare con mezzo, come detto . So certa per la
infinita bont di Dio che adempirete la volont sua ed el desiderio mio. Altro non dico.
Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Ges dolce, Ges amore.

LETTERA 72
A Romano linaiuolo a la Compagnia del Bigallo in Firenze.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissimo figliuolo in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges Cristo,
scrivo a te nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedere che tu non volla il capo adietro a mirare
larato (Lc 9, 62), ma perseverante nella virt, per che tu sai che solo la perseveranzia quella cosa
ch coronata (Mt 10, 22; 2Tm 2, 12).
Tu se chiamato e invitato da Cristo alle nozze (Mt 22, 2) di vita eterna; ma non vi die andare chi
non vestito. Vuolsi adunque esser vestito del vestimento nuziale, acci che non sia cacciato dalle
nozze come servo iniquo (Mt 22, 11-13). Parmi che la prima dolce Verit tabbi mandati e messi ad
anunziare le nozze, e a recarti il vestimento. E questi messi sonno le sante e buone spirazioni e dolci
desiderii che ti sonno dati dalla clemenzia dello Spirito santo: queste sono quelle sante cogitazioni che
ti fanno fugire el vizio e ispregiare il mondo con tutte le dilizie sue, e fannoti giognare alle nozze delle
vere e reali virt.
Vestesi lanima damore, col quale amore entra alla vita durabile s che vedi che le spirazioni
sante di Dio ti recano el vestimento della virt: fannotelo amare, e per te l vesti ; e invitati alle
nozze di vita eterna, per che dopo el vestimento della virt e dellardentissima carit seguita la grazia,
e dopo la grazia la visione di Dio, dove sta la nostra beatitudine.
E per io ti prego per lamore di Cristo crocifisso che tu risponda virilmente senza negligenzia.
Pensa che non cavelle el cominciare e l mettare mano allaratro, come detto : e santi pensieri sonno
quelli che cominciano a arare, e la perseveranza delle virt finisce. Colui che ara, rivolta la terra: cos
lo Spirito santo rivolta la terra della perversa volont sensitiva. E spesse volte luomo inamorato di s
dolce invito e reale vestimento, per fendare meglio la terra sua, cerca se trovasse uno bomero ben
tagliente per poterla meglio rivoltare; e vede e truova che neuno ne truova s perfetto a rompare e
tagliare e divellare la nostra volont, quanto il ferro e il giogo della santa ubedienzia. E poi che l
trovato, impara da lobediente Verbo Figliuolo di Dio; e per lo suo amore vuole essere obediente infino
a la morte, e non ci fa ponto resistenzia. Ed egli fa come savio che vuole navigare colle braccia altrui,
cio de lOrdine, e non sopra le sue. Ricordomi che tu con santo desiderio e proponimento ti partisti da
me, di volere rispondare a Dio che ti chiamava, e di volere essere alla santa obedienzia. Non so come tu
te l fai. Priegoti che quello che non fatto, che tu el facci bene e diligentemente con buona
solecitudine; e sappitene spacciare e tagliare dal mondo; e non aspettare tempo, ch tu non se sicuro
daverlo. Grande stoltizia e mattezza de luomo che egli perda quello che egli per quello che non .
Bagnati nel sangue di Cristo crocifisso, nasconditi nel costato suo, nel quale vederai el secreto del
cuore. Mostra la prima dolce Verit che loperazione sua fatta in noi fatta con amore di cuore; e tu
con amore gli risponde: egli el dolce Dio nostro che non vuole altro che amore. E colui che ama, non
offendar mai la cosa amata.
Or s, figliuolo mio, e non dormire pi nel sonno della negligenzia: vatene tosto al tuo padre
misser labate con volont morta e non viva; ch se tu andassi con volont viva direi che tu non vi
metessi pi, ch non si farebbe n per te n per lui. Spero per la bont di Dio che tu seguitarai le
vestigie di Cristo crocifisso. E non ti ponare a sciogliare e legami del mondo, ma trae fuore el coltello
dellodio e dellamore, e taglia spaciatamente. Altro non dico.
Permane etc. Ges dolce, Ges amore, Maria.
LETTERA 73
A suoro Constanzia monaca del monistero di Santo Abondio presso a Siena.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissima figliuola in Cristo Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges Cristo, scrivo a
te e conforto nel prezioso sangue suo, con desiderio di vederti bagnata e anegata nel prezioso sangue
del Figliuolo di Dio, considerando me che nella memoria del sangue si truova el fuoco
dellardentissima carit.
Nella carit non cade tristizia n confusione, e per io voglio che laffetto tuo sia posto nel
sangue: ine tinebria; e arde e consuma ogni amore propio che fusse in te, s che col fuoco desso amore
spenga il fuoco del timore e amore propio di te. Perch si truova el fuoco nel sangue? Perch l sangue
fu sparto con ardentissimo fuoco damore.
O glorioso e prezioso sangue, tu se fatto a noi bagno e unguento posto sopra le ferite nostre.
Veramente, figliuola mia, egli bagno: ch nel bagno tu truovi el caldo e lacqua e l luogo dovegli
sta; cos ti dico che in questo glorioso bagno tu ci truovi el caldo della divina carit, ch per amore l
dato; truovi el luogo, cio Idio etterno, dove il Verbo ed era nel principio (Gv 1, 1); truovi lacqua del
sangue, cio che del sangue esce lacqua della grazia; ed vi il muro che vela il luogo. O inestimabile
dolcissima carit! Ch tu i preso el muro della nostra umanit il quale ricoperto la somma etterna e
alta deit, Idio e Uomo; ed tanto perfetta questa unione che n per morte n per neuna cosa si pu
separare; e per si truova tanto diletto refrigerio e consolazione nel sangue: ch nel sangue si truova el
fuoco della divina carit e la virt della somma alta ed eterna deit: sai che per virt della divina
essenzia vale el sangue de lAgnello. Sappi che se fusse stato pure uomo, senza Dio, non valeva il
sangue; ma per lunione che fece Idio ne luomo, acett il sacrifizio del sangue suo. Ben dunque
glorioso questo sangue: uno unguento odorifero che spegne la puzza della nostra iniquit.
Egli uno lume che tolle la tenebre, e non tanto la tenebre grossa di fuore, del peccato mortale,
ma la tenebre della disordinata confusione che viene spesse volte nellanima sotto colore e specie duna
stolta umilit. La confusione intende quando le cogitazioni vengono nel cuore dicendo: Cosa che tu
facci, non piacevole n acetta a Dio: tu se in istato di dannazione. A mano a mano, poi chegli
dato la confusione, ed egli la nfonde e mostrale la via colorata col colore de lumilit, dicendo: Vedi
che per li tuoi peccati non se degna di molte grazie e doni; e cos si ritrae spesse volte dalla
comunione e dagli altri doni ed esercizii spirituali. Questo si lo nganno e la tenebre che l dimonio
fa.
Dico che se tu, o a cui toccasse, sarai anegata nel sangue de lAgnello immaculato, che queste
illusioni non arbergaranno in te; poniamo chelle venissero, non vi permaranno dentro, anco saranno
cacciate dalla viva fede e speranza la quale posta in questo sangue. Fassene beffe e dice: Per Cristo
crocifisso ogni cosa potr, che in me, che mi conforta (Fil 4, 13). E se pur io dovesse avere lo
nferno, io non voglio per perdare lo esercizio mio. Grande stoltizia sarebbe a farsi degno della
confusione de lo nferno prima che venisse il tempo. Or ti leva con uno fuoco dolce damore, carissima
figliuola, e non ti confondare, ma risponde a te medesima e di: Or che comparazione da le mie
iniquitadi a labondanzia del sangue, sparto con tanto fuoco damore? Io voglio bene che tu vegga te
non essere, e la ignoranzia e nigligenzia tua; ma non voglio che tu la vegga per tenebre di confusione,
ma col lume della infinita bont di Dio, la quale tu truovi in te. Sappi che l dimonio non vorebe altro
se non che tu ti recassi solo al conoscimento delle miserie tue, senza altro condimento, ma elli vuole
essere condito col condimento della speranza nella misericordia di Dio.
Sai come ti conviene fare? Come quando tu entri in cella la notte per andare a dormire: la prima
andata s truovi la cella, e dentro vedi che v il letto; la prima, vedi bene che t necessaria, e questo
non fai solo per la cella, ma volli locchio e laffetto al letto, ove tu truovi el riposo. Cos de tu fare:
giognare a labitazione della cella del conoscimento di te ne la quale io voglio che tu uopra locchio
del conoscimento con laffettuoso amore ; trapassi nella cella e vatene al letto, nel quale letto la
dolce bont di Dio, che l truovi in te cella. Bene vedi tu che lessere tuo t dato per grazia e non per
debito.
Vedi, figliuola, che questo letto coperto duno copertorio vermiglio, tento nel sangue de lo
svenato e consumato Agnello. Or qui ti riposa e non ti partire mai. Vedi che non i cella senza letto n
letto senza cella: ingrassa lanima tua in questa bont di Dio, per chella pu ingrassare; ch in questo
letto sta el cibo, la mensa e l servidore: el Padre t mensa, el Figliuolo t cibo, lo Spirito santo ti
serve, ed esso Spirito santo ti fa letto di s. Sappi che se tu volessi pur stare a vedere te medesima con
grande confusione perch tu vedessi la mensa e l letto aparechiato e in esso conoscimento nol
participaresti, n ricevaresti el frutto de la pace e quiete sua, ma rimaresti secca e sterile senza neuno
frutto. Adunque io ti prego per lamore di Cristo crocifisso che tu permanga in questo dolce e glorioso
letto di riposo. So certa che se tu tanegarai nel sangue, che tu el farai; e per dissi chio desideravo di
vederti bagnata e annegata nel sangue del Figliuolo di Dio. Non dico pi.
Permane etc.
Poneti in su la croce con Cristo crocifisso, niscondeti ne le piaghe di Cristo crocifisso, seguitalo
per la via de la croce, conformati con Cristo crocifisso, dilettati degli obrobi pene strazii tormenti
scherni e villanie per lamore di Cristo crocifisso, sostenendo infino a lultimo de la vita tua, gustando
sempre el sangue che versa gi per la croce. Ges dolce, Ges amore.

LETTERA 74
A frate Nicol da Montalcino dellordine de frati Predicatori a Montepulciano.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
A voi dilettissimo e carissimo figliuolo mio in Cristo Ges, io Caterina, serva e schiava de servi
di Ges Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo con desiderio di vedervi posto in su la mensa della
santissima croce, dove si truova lAgnello immaculato che s fatto a noi cibo mensa e servidore,
considerando me che daltro cibo non si pu dilettare n saziare lanima.
Dico che ci conviene andare per la via: egli essa via (Gv 14, 6). Qual fu la via sua? Fu quello
chegli mangi in essa via: pene, obrobrii, strazii e villanie, e infino allobrobriosa morte della croce.
Convienci salire poi che siamo gionti allobiecto nostro: veramente cos fa lanima poi che veduta la
via che fatta el maestro suo. O che a vedere tanto consumato amore, che di s medesimo, cio del
corpo suo, fatto scala per levarci della via delle pene e ponarci in riposo! O figliuolo carissimo, chi
dubbita ch nel principio della via gli pare fadigoso, ma poi che elli gionto a piedi dellaffetto de
lodio e de lamore, ogni cosa amara gli diventa dolce. S che il primo scalone nel corpo di Cristo sono
i piedi.
Questa fu la regola che egli insegn una volta a una sua serva dicendo: Levati su, figliuola,
levati sopra di te e sali in me, ed acci che tu possa salire io t fatta la scala, essendo chiavellato in
croce. Fa che in prima tu salga a piedi, cio laffetto e l desiderio tuo, per che come e piedi portano
el corpo, cos laffetto porta lanima. A questo primo cognosciarai te medesima. Poi giognarai a lato del
costato aperto; per la quale apritura ti mostrar el secreto mio, che quello che io fatto, fatto per
amore cordiale. Ine sinebriar lanima tua, in tanta pace gustarete Dio e Uomo; ine si trover il caldo
della divina carit e cognoscerete la infinita bont di Dio. Poi che abbiamo cognosciuto noi e
cognosciuta la bont sua, e noi giognaremo alla pace della bocca: ine gusta tanta pace e quiete che,
come cosa levata in alto, niuna amaritudine che venga gli pu aggiognere. Egli quello letto pacifico
dove si riposa lanima. E per dissi che io desideravo di vedervi posto in su la mensa della santissima
croce. Ors figliuolo, e non stiamo pi in negligenzia, ch el tempo de fiori ne viene.
Abbiate buona sollecitudine delle pecorelle vostre. Fate che, se lubbidienzia non ve ne manda,
che voi non vi partiate. Dite a coteste donne che si riposino in su la croce con lo Sposo loro Cristo
crocifisso. Dite a frate Giovanni che si sveni e aprasi in su la croce per Cristo.
Permanete nella santa e dolce dilezione di Ges Cristo. Ges dolce, Ges amore.
LETTERA 75
Al monisterio di Santo Gaggio a Fiorenza; Alla badessa e monache del monastero che in Monte
San Savino.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissima madre e figliuole in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges
Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi nascoste e serrate nel costato di
Cristo crucifisso; altrimenti non varrebbe lessere serrato dentro dalle mura, ma pi tosto sarebbe a
giudicio.
E per, come el corpo rinchiuso, cos vuole essere chiuso e serrato laffetto e l desiderio
vostro, levato da lo stato e delizie del mondo, e seguitare lo Sposo Cristo dolce Ges. Non dubbito che,
se sarete amatrici dello sposo etterno, voi seguitarete le vestigie desso sposo. E sapete qual fu la via di
questo sposo? povert volontaria e obedienzia. Per umilit la somma altezza discese alla bassezza della
nostra umanit; e per umilt e amore ineffabile, che egli ebbe a noi, s di lumanit sua allobrobiosa
morte della croce, eleggendo la via de tormenti, de fragelli strazii e vitoperii: or questa umilit dovete
seguitare. E sappiate che essa non si pu avere se non con perfetto e vero cognoscimento di s, e in
vedere la profonda umilit e mansuetudine dellAgnello svenato con tanto fuoco damore. Dico che
egli seguit la via della vera povert: egli fu tanto povero che non ebbe dove riposare el capo suo, e
nella sua nativit Maria dolce non ebbe tanto pannicello che ella potesse involgere el Figliuolo suo. E
voi, spose, dovete seguitare la via di quella povert, e cos sapete che voi avete promesso; e io cos vi
prego, per amore di Cristo crucifisso, che osserviate infine alla morte. Altrimenti non sareste spose, ma
sareste come adultere, amando alcuna cosa fuore di Dio, ch in tanto detta adultera la sposa, in quanto
ella ama un altro pi che lo sposo.
E quale il segno dellamore? che ella sia obbediente a lui. E per doppo la povert e umilit
seguita lobbedienzia: ch, quanto la sposa pi povara per spirito volontariamente, e pi renunziato
alla ricchezza e stati del mondo, tanto pi umile; e quanto pi umile, tanto pi obbediente. Per
che l superbo non mai obbediente, ch per la sua superbia non si vuole inchinare a essere suddito n
suggetto a neuna creatura. Voglio dunque che siate umili, e spogliate el cuore e laffetto infine alla
morte: voi, abbadessa, obbediente allordine; e voi, suddite, obbedienti allordine e allabadessa vostra.
Imparate imparate dallo sposo etterno dolce e buono Ges, che fu obbediente infine alla morte. Sapete
che senza obbedienzia voi non potreste participare el sangue dellAgnello. Or che la religiosa senza el
giogo dellobedienzia? morta, e drittamente uno demonio incarnato, e none osservatrice dellordine
ma trapassatrice dellordine. Ella condotta nel bando della morte, avendo trapassati e comandamenti
santi di Dio, e oltre a comandamenti trapassata la promessione e voto che ella fece nella professione.
O dilettissime suore e figliuole in Cristo dolce Ges, io non voglio che caggiate in questo
inconveniente, ma voglio che siate sollicite a non trapassarla duno punto.
Volete voi dilettarvi dello Sposo vostro? or uccidete la vostra perversa volont e non ribellate mai
alla vera obbedienzia. Sapete che l vero obbediente non va mai investigando la volont del prelato suo,
ma subbito china el capo e mandala in effetto. Inamoratevi di questa vera e reale virt! Volete voi avere
pace e quiete? tolletevi la volont ch ogni pena procede dalla propria volont ; vestitevi della dolce
etterna volont di Dio, e a questo modo gustarete vita etterna, e sarete chiamate angeli terrestri in
questa vita.
Conformatevi con la prima dolce Verit. Ma a questo non potreste mai venire se non aprite
locchio del cognoscimento a raguardare el fuoco della divina carit, la quale Dio operata nella sua
creatura razionale. Pensate, madre e figliuole, che voi sete obligate pi che altre creature: in quanto
Dio, oltre a quello amore che egli donato alla creatura, egli donato a voi pi in particulare, traendovi
della bruttura e della tenebrosa vita fetida e piena di puzza e di vitoperio, e vi collocate ed elette per
s; e per non dovete mai essere negligenti, ma cercare tutte quelle cose, luoghi e modi per li quali pi
potete piacere a lui.
E se voi mi diceste: Quale la via? dicovelo: quella che fece elli, la via degli obbrobii, pene,
tormenti e fragelli. E con che modo? col modo della vera umilit e de lardentissima carit, amore
ineffabile; col quale amore si renunzia alle ricchezze e stati del mondo, e da lumilit si viene
allobbedienzia, come detto . Alla quale obbedienzia seguita la pace, per che lobbedienzia tolle ogni
pena e d ogni diletto, perch tolta via la volont che d pena.
Drittamente, acci che lanima possa salire a questa perfezione, el nostro salvatore fatto del
corpo suo scala, e su v fatti gli scaloni. Se raguardate e piei, essi sono confitti e chiavellati in croce,
posti per lo primo scalone: per che in prima die essere laffetto dellanima spogliato dogni volont
propria, perch, come i piei portano el corpo, cos laffetto porta lanima. Pensate che gi mai lanima
neuna virt, se non sale questo primo scalone. Salito che tu li, giogni alla vera e profonda umilit;
saglie allaltro e non tardare pi, e tu giogni al costato aperto del Figliuolo di Dio: ine trovarete el fuoco
e labisso della divina carit. In questo secondo scalone del costato aperto vi trovarete una bottiga
aperta, piena di spezie odorifere. Ine trovarete Dio e Uomo; ine si sazia e inebria lanima, per s fatto
modo che non vede s medesima: s come lebbro, che inebriato di vino, cos lanima allora non pu
vedere altro che sangue, sparto con tanto fuoco damore. Allora si leva con ardentissimo desiderio e
giogne allaltro scalone, cio alla bocca, e ine si riposa in pace e quiete; gustavi la pace dellobedienzia.
E fa come luomo che bene inebriato, che, quando ben pieno, si d a dormire; e quando dorme non
sente n prosperit n aversit.
Cos la sposa di Cristo, piena damore, sadormenta nella pace dello Sposo suo. Adormentati
sono i sentimenti suoi, ch, se tutte le tribulazioni venissero sopra di lei, punto non se ne cura; se ella
in prosperit del mondo, non sente per diletto disordenato, per che gi se n spogliata per lo primo
affetto.
Or questo el luogo dove ella si truova conformata con lunione di Cristo crucifisso.
Corrite adunque virilmente, poi che avete la via, el modo e l luogo dove potete trovare el letto
nel quale vi riposiate, e la mensa dove prendiate diletto, e l cibo del quale vi saziate: per che egli
fatto a noi mensa, cibo e servidore. Assai sareste degne di reprensione, se per vostra negligenzia non
cercaste el riposo e, come stolte, vi dilungaste dal cibo. Voglio, e cos vi prego da parte di Cristo
crucifisso, che voi vi riscaldiate e bagniate nel sangue di Cristo crucifisso e, acci che siate fatte una
cosa con lui, none schifate fadiga, ma dilettatevi in esse fadighe, per che la fadiga poca e l frutto
grande. Non dico pi a questo.
Parmi che la vostra carissima madre e mia, monna Nera, sia posta alla mensa della vita durabile,
dove si gusta el cibo della vita. trovato lAgnello immaculato per frutto; ch, come di sopra dissi che
egli era mensa cibo e servidore, cos dico che ella, come vera serva di Cristo crucifisso, trovato el
Padre eterno, che gli mensa e letto: per che nel Padre etterno truova a pieno tutta la sua necessit. In
ci che luomo saffadiga, o partesi da luno luogo allaltro, si per dare el cibo e l vestimento alla
creatura e luogo di riposo. Dico che ella trovata la somma etterna bont di Dio etterno, dove non
bisogna che lanima si parta, per veruna di queste cose, dandare in diversi luoghi, perch quello
luogo fermo e stabile, dove si truova el letto, per riposo, de la somma ed etterna deit: el Padre per
mensa, e l Figliuolo cibo, ch per mezzo del Verbo incarnato del Figliuolo di Dio giugniamo tutti, se
vogliamo, a porto di salute. Lo Spirito santo la serve, per che per amore el Padre ci don questo cibo
del suo Figliuolo, e per amore el Figliuolo ci don la vita e a s di la morte, s che con la morte sua
participiamo la vita durabile. Noi, che siamo pellegrini e viandanti (Eb 11, 13; 1Pt 2, 11) in questa vita,
riceviamo questo frutto imperfettamente: ma ella l ricevuto perfettissimamente, e non veruna cosa
che le l possa torre.
Voi, come vere figliuole, dovete essere contente del bene e utilit della vostra madre, e per
dovete stare in vera e santa pazienzia, s per rispetto di Colui che l fatto di tllare la presenzia sua
dinanzi a voi, che non vi dovete scordare da letterna volont di Dio , e s per la propria sua utilit,
che uscita di fadiga e di molta pena, ne la quale stata gi molto tempo, e ita a luogo di riposo. Ma
voi, come vere figliuole, vi prego che seguitiate le vestigie e la dottrina sua, e i santi costumi ne quali
ella v notricate; e non temete perch vi paia essere rimase orfane o come pecore senza pastore, ch
non sarete rimase orfane: Dio vi proveder, e le sue sante buone orazioni, le quali ella offera nel
conspetto di Dio per voi. vi rimasa monna Ghita: pregovi che voi le siate obbedienti in tutte quelle
cose che sono ordinate secondo Dio e la santa religione.
E voi prego, monna Ghita, quanto io so e posso, che abbiate buona cura di cotesta famiglia in
conservarla, e acresciare in buona operazione; e non ci commettete negligenzia, per che vi sarebbe
richiesto da Dio.
Altro non dico.
Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Ges dolce, Ges amore.

LETTERA 76
A frate Giovanni di Bindo di Doccio de frati di Monte Oliveto.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissimo figliuolo in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges Cristo,
scrivo a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi costante e perseverante alla virt, a ci
che non volliate el capo indietro a mirare larato, ma con perseveranzia seguitiate la via della verit;
per che la perseveranzia quella cosa che coronata, e senza la perseveranzia non potremmo essere
piacevoli n acetti a Dio. Ella quella virt che porta, con labondanzia della carit, el frutto dogni
nostra fadiga dentro nellanima nostra.
Oh quanto beata lanima che corre e consuma la vita sua in vera e santa virt, per che in questa
vita gusta larra di vita etterna! Ma non potremmo giognere a questa perfezione senza el molto
sostenere, per che questa vita non passa senza fadiga; e chi volesse fuggire la fadiga, fuggirebbe el
frutto, e non averebbe per fuggita la fadiga, per che portare ce la conviene in qualunque stato noi
siamo.
vero che elle si portano con merito e senza merito, secondo che la volont ordenata secondo
Dio. Gli uomini del mondo, perch el loro principio dellaffetto e amore corrotto, ogni loro
operazione guasta e corrotta, unde costoro portano le fadighe senza alcuno merito. Quante sono le
fadighe e le pene che essi sostengono in servizio del dimonio! che spesse volte per comettere el peccato
mortale sostengono molte pene, e mettonsene alla morte del corpo loro. Questi cotali sono e martiri del
demonio e figliuoli della tenebre, e insegnano a figliuoli della luce, e dannoci materia di grande
vergogna e confusione dinanzi da Dio. O figliuolo carissimo, quanta ignoranzia e miseria la nostra, a
parerci tanto duro e incomportabile a sostenere per Cristo crocifisso, e per avere la vita della grazia; e
non pare malagevole alli uomini del mondo a sostenere pena in servizio del demonio! Tutto questo
procede perch noi non siamo fondati in verit e con vero cognoscimento di noi, e non siamo posti
sopra la viva pietra Cristo dolce Ges, per che chi non cognosce s, non pu cognoscere Dio; e non
cognoscendo Dio nol pu amare; non amandolo, non viene a perfetta carit n ad odio santo di s
medesimo, el quale odio fa portare con vera pazienzia ogni pena, fadiga e tribulazione dagli uomini e
dal demonio. Per che alcuna volta siamo perseguitati da li uomini con ingiurie o con parole o con fatti
e questo permette Dio, perch sia provata in noi la virt ; e alcuna volta da le demonia con molte e
diverse cogitazioni per farci privare della grazia, e per conducerci nella morte. Le battaglie sono
diverse: alcuna volta contra el prelato nostro, facendoci parere indiscrete lobedienzie imposte da lui; e
cos si concepe uno dispiacimento verso di loro e dellOrdine nostro. E questo fa per privarci
dellobedienzia; ed entrando el demonio per questa porta della disobedienzia, non ce navederemmo
che elli ci trarrebbe fuore dellOrdine, dicendo el demonio dentro nella mente: Poich essi sono tanto
indiscreti, e tu se giovano, non poteresti sostenere tanta pena. Meglio t dunque che tu te ne parta:
qualche modo trovarai tu, che tu ti starai assente con qualche licenzia, con la quale fa vedere che si
possa stare licitamente. Queste sono battaglie che vengono, le quali non fanno per danno nellanima;
n queste n altre molte miserabili e dissolute battaglie, se la propria volont non consente, per che
Dio non le d per nostra morte, ma per vita; non perch noi siamo venti, ma perch noi venciamo, e
perch sia provata in noi la virt.
Ma noi, virili, col lume della santissima fede apriamo locchio dellintelletto a raguardare el
sangue di Cristo crocifisso, a ci che si fortifichi la nostra debilezza, e cognosciamo la virt e la
perseveranzia in questo glorioso e prezioso sangue. Nel sangue di Cristo si truova la gravezza e l
dispiacimento della colpa; ine si manifesta la giustizia e ine si manifesta la misericordia. Noi sappiamo
bene che se a Dio non fusse molto dispiaciuta la colpa, e non fusse stata di grandissimo danno alla
salute nostra, non ci avarebbe dato el Verbo dellunigenito suo Figliuolo, del quale volse fare una
ancudine, punendo le colpe nostre sopra el corpo suo; e cos volse che si facesse giustizia della colpa
commessa. E l Figliuolo non ci avarebbe data la vita, dandoci el prezzo del sangue con tanto fuoco
damore, facendocene bagno e lavando la lebbra delle colpe nostre; e questo fece per grazia e per
misericordia, e non per debito. Bene dunque che nel sangue troviamo el dispiacimento e la gravezza
della colpa, la giustizia e labondanzia della misericordia, con obedienzia pronta correndo con vera
umilit infine alla oprobiosa morte della croce.
Dico che questo el modo di venire a perseveranzia e resistere contra gli uomini e contra le
battaglie del demonio, col lume della fede, come detto , e con vero cognoscimento di noi, unde ci
aumiliaremo; dal quale cognoscimento verremo al perfettissimo odio della propria sensualit, e lodio
sar quello che far giustizia della colpa sua. E portar con vera pazienzia ogni ingiuria, strazii, scherni
e villania, e obedienzia indiscreta, e fadighe dellOrdine, e ogni altra battaglia, da qualunque lato elle
vengano. E per questo modo gustar el frutto della divina misericordia, el quale trovato per affetto
damore, e veduto con locchio dellintelletto. Adunque non voglio, figliuolo carissimo, che cadiate in
negligenzia, n manchi in voi el santo cognoscimento, n serriate locchio dellintelletto a raguardare
questo glorioso e prezioso sangue; per che, se voi nel levaste, cadareste in molta ignoranzia, e non
cognosciareste la verit; ma, come occhio pieno di nebbia, sarebbe abagliato, cercando el diletto e l
piacere col dove elli non , ponendosi ad amare le cose create pi che el Creatore, e pigliare diletto e
piacere delle creature.
E alcuna volta si comincia ad amare le creature sotto colore di spirituale amore, e se elli non s
cura, e none essercita la virt, non cognosce la verit e non tiene locchio nel sangue di Cristo
crocifisso; unde lamore diventa tutto sensuale. E poi che el dimonio l condutto col dove elli voleva
daverli fatta lassare quella conversazione delle creature sotto colore di spirito, e lessercizio della
santa orazione, e l desiderio delle virt, e l cognoscimento della verit , subbito gli mette uno tedio e
una tristizia nella mente con una disperazione, in tanto che si vuole partire dal giogo dellobedienzia, e
abandonare el giardino dellordine, dove gustato tanti dolci e gloriosi frutti prima che elli perdesse el
gusto del santo desiderio, a quello tempo dolce che le fadighe e pesi dellordine gli parevano di grande
suavit.
S che vedete quanto male per questo ne potrebbe venire; e per voglio che voi vi studiate, giusta
al vostro potere, di portarvi s e con vero desiderio, che questo non adivenga mai a voi, per neuno caso
che vavenisse. Non venga mai la mente vostra a neuna confusione, ma levate locchio nel sangue e
pigliate una larga e dolce speranza, ponendo el remedio di levarsi da tutte quelle cose che
glimpediscono la verit; e allora ricevar grandissima grazia da Dio, e cominciar a ricevere el frutto
delle sue fadighe, ricevendo labondanzia della carit nellanima. Or fuggite, figliuolo carissimo, nella
cella del cognoscimento di voi, abracciando el legno della santissima croce, bagnandovi nel sangue de
lumile e immaculato Agnello, fuggendo ogni conversazione la quale vi fusse nociva alla salute vostra.
E non mirate a dire: che parr, se io mi levo da queste creature? Io lo dispiacer, e averannolo per
male. Non lassate per, ch noi siamo posti per piacere al Creatore, e none alle creature.
Sapete che dinanzi al sommo giudice neuno risponder per voi nellultima stremit della morte;
ma solo la virt sar quella, con la divina misericordia, che risponder. Quanto c necessaria la virt!
senza la virt non potiamo vivere di vita di grazia; e per dissi che io desideravo di vedervi costante e
perseverante alla virt infine alla morte, s che non volgeste el capo indietro per alcuna cosa che sia.
Spero nella bont di Dio, che l farete, s come debba fare el vero figliuolo; e cos farete quello che sete
tenuto di fare, e adempirete el desiderio mio. Altro non dico.
Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Ges dolce, Ges amore.

LETTERA 77
Al venerabile religioso frate Guglielmo dInghilterra, el quale era baccelliere de lordine de frati
Eremitani di santo Augustino a Selva di Lago.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
A voi reverendissimo e dilettissimo padre in Cristo Ges, io Caterina, serva e schiava de servi
del Figliuolo di Dio, vi conforto e raccomando nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi uniti e
trasformati ne la sua inestimabile carit, s che noi, che siamo albori sterili e infruttiferi senza niuno
frutto, siamo innestati ne larboro de la vita. Cos rapportiamo uno saporoso e dolce frutto, non per noi
ma per lo maestro de la grazia che in noi: s come il corpo vive per lanima, cos lanima vive per
Idio.
Questa Parola incarnata non ci poteva in quanto uomo restituire la vita de la grazia, ma in
quanto Dio per amore la divina essenzia volse e potello fare. O fuoco, abisso di carit, perch non
siamo separati da te i voluto fare uno innesto di te in me: questo fu quando seminasti la Parola tua nel
campo di Maria.
Dunque bene vero che lanima vive per te, e l prezzo de labondantissimo sangue sparto per
me valse per lamore de la divina essenzia. Non mi maraviglio, carissimo padre, se la Sapientia di Dio,
Parola incarnata, dice: Se io sar levato in alto, ogni cosa trarr a me (Gv 12, 32). O cuori indurati, e
stolti figliuoli di Adam, bene misero miserabile cuore, se non si lassa trarre a s dolce Padre. Dice:
Se io sar levato elli; perch? Solo perch noi corriamo. Non ci veggo, carissimo padre, altro peso se
non lamore e la ignoranzia che noi abiamo a noi medesimi, e poco lume e cognoscimento di Dio. Chi
non cognosce non pu amare, e chi cognosce s ama.
Non voglio che stiamo pi in questa ignoranzia, ch non saremo inestati ne la vita; ma voglio che
locchio de lo intendimento sia levato sopra di noi a vedere e cognoscere quella somma ed eterna
verit: non ne pu altro volere che la nostra santificazione. Ogni luogo e ogni tempo, o per morte o per
vita, o per persecuzioni o per gli uomini o per gli dimonii, ci d solo a questo fine, perch aviamo la
nostra santificazione. Dicovi che subbito che lanima uperto lo ntendimento, diventa amatore de
lonore di Dio e de le creature, diventa amatore di pene, e non si diletta altro che in croce con lui. Non
grande fatto, ch gi veduto che la bont di Dio non pu volere altro che bene, e ogni cosa viene da
lui; gi privato de lamore proprio che gli d tenebre e per non vede lume.
O padre, none stiamo pi: inestiamoci ne larboro fruttuoso, acci che l maestro non si levi senza
noi.
Tolliamo el legame e l vinculo dellardentissima sua carit, la quale el tenne confitto e chiavato
in sul legno de la santissima croce. Percotiamo percotiamo (Mt 7, 7; Lc 11, 9) con affetto, per che lo
infinito bene vuole infinito desiderio. Questa la condizione de lanima: perch ella infinito essere, e
per ella infinitamente desidera e non si sazia mai se non si congiogne collo infinito. Levisi adunque el
cuore con ogni suo movimento ad amare colui che ama senza essere amato. O amore inestimabile, per
fabricare le nostre anime facesti ancudine del corpo tuo, s che l corpo sodisfa a la pena, e lanima di
Cristo dispiacimento del peccato e la natura divina colla potenzia sua . Guardate come fedelmente
siamo ricomprati; e perch? perch fu levato in alto. Sottomettiamo dunque la nostra volont perversa
sotto el giogo de la volont di Dio, che non vuole altro che l nostro bene, ricevendo con reverenzia
ogni fadiga: ch noi non siamo degni di tanto bene.
Dicovi da parte di Cristo crocifisso che non tanto che alcuna volta la semmana el priore volesse
che voi diceste la messa in convento, ma voglio che, se vedete la sua volont, ogni d voi la diciate.
Perch voi perdiate le consolazioni non perdete per lo stato de la grazia, anco lacquistate quando voi
perdete la vostra volont. Voglio che, acci che noi mostriamo dessere mangiatori de lanime e
gustatori de prossimi, noi non attendiamo pure a le nostre consolazioni; ma doviamo attendere e udire
e avere compassione a le fadighe de prossimi, e specialmente a coloro che sonno uniti a una medesima
carit; e se non faceste cos, sarebbe grandissimo difetto.
E per voglio che a le fadighe e necessit di frate Antonio voi prestiateli orecchie a udirlo, e frate
Antonio voglio e prego che elli voda voi; e cos vi prego da parte di Cristo e da mia che facciate. A
questo modo conservarete in voi la vera carit, e se non faceste cos dareste luogo al dimonio a
seminare discordia.
Altro non dico, se non che io vi prego e costrengo che siate unito e trasformato in questo arboro
di Cristo crocifisso. Ges dolce, Ges amore.

LETTERA 78
A Nicol povaro di Romagna, romito a Firenze.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissimo figliuolo in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges Cristo,
scrivo a voi nel prezioso sangue suo, con disiderio di vedervi tutto rimesso nella divina providenzia,
spogliato dogni affetto terreno e di voi medesimo, acci che siate vestito di Cristo crocifisso; per che
in altro modo non giognareste al termine vostro, se non seguitaste la vita e dottrina di questo amoroso
Verbo. Cos ci amaestr egli quando disse: Neuno pu venire al Padre se non per me (Gv 14, 6).
Ma non veggo che in lui vi poteste bene rimettare, n in tutto spogliarvi di voi, se prima non
conosceste la somma ed eterna bont sua, e la nostra miseria. Dove conosciaremo lui e noi? Dentro
nellanima nostra.
Unde ci di bisogno dentrare nella cella del conoscimento di noi, e aprire locchio de lo
ntelletto, levandone ogni nuvila damore propio; e conosciaremo noi non essere cavelle, e
specialmente nel tempo delle molte bataglie e tentazioni: per che, se fussimo alcuna cosa, ci levaremo
quelle battaglie che noi non volessimo. Bene abiamo dunque materia dumiliarci e ispogliarci di noi;
perch non da sperare in quella cosa che non . La bont di Dio conosciaremo in noi, vedendoci creati
alla immagine e similitudine sua (Gn 1, 26) a fine che participiamo il suo infinito ed eterno bene; ed
essendo privati della grazia per lo peccato del primo uomo, ci ricreati a grazia nel sangue
dellunigenito suo Figliuolo.
O amore inestimabile! Per ricomprare el servo i dato il Figliuolo propio, per rendarci la vita
desti a te la morte! Bene vediamo chegli somma ed eterna bont, e che inefabilemente ci ama, ch se
non ci amasse non ci arebe dato s fatto ricompratore; e il sangue ci manifesta questo amore. Adunque
in lui voglio che speriate e confidatevi tutto; e in lui ponete ogni vostro affetto e desiderio.
Ma atendete che a lui non potiamo fare neuna utilit, imper chegli lo Dio nostro che non
bisogno di noi. In che dunque dimostraremo lamore che aremo a lui? In quello mezzo che egli ci
posto per provare in noi la virt, cio el prossimo nostro, el quale dobiamo amare come noi medesimi,
sovenendolo di ci che vediamo che gli sia necessit, secondo le grazie che Dio ci date o desse a
ministrare: offerire lagrime umili e continove orazioni dinanzi a Dio per salute di tutto quanto el
mondo, e specialmente per lo corpo mistico della santa Chiesa, la quale vediamo venuta in tanta ruina
se la divina bont non provede. Allora seguitarete la dottrina di Cristo crocifisso, el quale per onore del
Padre e salute nostra di la vita, correndo come inamorato a lobrobiosa morte della croce.
E s comegli non si ritrasse per pena o rimproverio, n per ingratitudine nostra, che non
compisse la nostra salute, cos dobiamo fare noi: che per neuna cagione ci doviamo ritrare di sovenire
alle necessit del prossimo nostro, spirituali e corporali; senza rispetto di neuna utilit o consolazione
ricevarne qua gi: solo amarlo e sovenirlo perch Dio lama. Cos adempirete la dilezione del
prossimo, secondo il comandamento di Dio e il mio desiderio. Altro non vi dico.
Permanete etc. Ges etc.

LETTERA 79
Allabbadessa e monache di santo Piero in Monticelli a Lignaia in Firenze.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissime figliuole in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges Cristo,
scrivo a voi nel prezioso sangue suo con desiderio di vedervi vere serve e spose di Cristo crocifisso: s
e per s fatto modo seguitiate le vestigie sue che inanzi eleggiate la morte che trapassare e
comandamenti dolci suoi, e i consigli e quali voi avete promessi.
Oh quanto dolce e soave alla sposa consecrata a Cristo seguitare la via e dottrina dello Sposo
suo! Quale la via e la dottrina sua? Non altro che amore, per che tutte laltre virt sono virt per
esso amore. La dottrina sua non superbia n disubidienzia n amore proprio, n ricchezza n onore n
stato del mondo, non piacimento n diletto di corpo none amore damare el prossimo per s, ma per
utilit nostra ci amati e data la vita per noi con tanto fuoco damore , anco profonda e vera umilit.
Or fu mai veduta tanta umilit, quanta vedere Dio umiliato a luomo la somma altezza discesa
a tanta bassezza quanta la nostra umanit , e obbediente infine allobrobiosa morte della croce? Egli
paziente, in tanta mansuetudine che non udito el grido suo per veruna mormorazione; egli elesse
povert volontaria quelli che era somma etterna ricchezza (2Cor 8, 9) in tanto che Maria dolce non
ebbe panno dove invollarlo; nellultimo, morendo nudo in su la croce, non ebbe luogo dove appoggiare
il capo suo.
Questo dolce e inamorato Verbo, satollo di pene e vestito dobrobii, dilettandosi dellingiurie
delli scherni e della villania sostenendo fame e sete colui che satolla ogni affamato con tanto fuoco e
diletto damore , egli el dolce Dio nostro che non bisogno di noi, e non allentato dadoperare la
nostra salute, anco perseverato. Non per nostra ignoranzia n per ingratitudine nostra, n per lo grido
de Giuderi che gridano che egli scenda della croce (Mt 27, 40-42: Mc 15, 30-32) , non lass per
che non compisse la nostra salute.
Or questa la dottrina e la via la quale egli fatta; e noi miseri miserabili pieni di difetti, none
spose vere ma adultere, facciamo tutto el contrario; noi cerchiamo diletto delizie piaceri e amore
sensitivo: uno amore proprio, del quale amore nasce discordia e disubbidienzia. La cella si fa nemico;
le conversazioni de secolari e di coloro che vivono secolarescamente si fa amico; vuole abondare e
non mancare nella sustanzia temporale, parendoli, se none abonda sempre, avere necessit. Egli si
dilunga da lamore del suo Creatore; lassa la madre de lorazione, anco, facendo lorazione debita
nella quale sete obligate , spesse volte viene a tedio, perch colui che non ama, ogni piccola fadiga gli
pare grande a sostenere; la cosa possibile gli pare impossibile a potere adoperare. E tutto questo
procede dallamore proprio, el quale nasce da superbia, e la superbia nasce da lui, fondata in molta
ingratitudine ignoranzia e negligenzia nelle sante e buone operazioni.
Non voglio, dilettissime figliuole, che questo divenga a voi, ma, come spose vere, seguitate le
vestigie dello Sposo vostro; altrimenti non potreste osservare quello che avete promesso e fatto voto,
cio povert obedienzia e continenzia. Sapete bene che nella professione voi deste per dota el libero
arbitrio vostro allo sposo etterno, ch con libert di cuore faceste la detta promessione che sono tre
colonne che tengono la citt dellanima nostra che non la lassano cadere in ruina; ch, none avendole,
subbito viene meno .
Debba la sposa essere povera volontariamente, per amore di Cristo crocifisso che l insegnata la
via: la povert ricchezza e gloria delle religiose; grande confusione quando si truova che elle abbino
che dare.
Sapete quanto male nesce? che se passa questo, tutti gli altri passer: colei che pone laffetto suo
in possedere, e non sunisce con le suoro s come voi dovete vivere che dovete vivere a comune, e
avere tanto la grande quanto la piccola, e la piccola quanto la grande , se nol fa ne viene in questo
difetto, che ella cadr nella incontinenzia o mentale o attuale. Cade nella disubidienzia, ch
disobediente allOrdine suo e non vuole essere corretta dal prelato, e trapassa quello che aveva
promesso, unde vengono le conversazioni di coloro che vivono disordenatamente vuoli secolari vuoli
religiosi, vuoli uomo vuoli donna . Che la conversazione non sia fondata in Dio non procede da altro
se non per alcuno dono o diletto o piacere che trovassero; e tanto basta quello amore e amist quanto
basta el dono e l diletto. E per dico che colei che non possede, s che non che donare, non avendo
che donare sar tolto da lei ogni disordenata conversazione.
Levata la conversazione, non materia di svagolare la mente, n di cadere nella immondizia
corporalmente e spiritualmente; ma truova e vorr la conversazione di Cristo crocifisso, e de servi
dolcissimi suoi e quagli amano per Cristo e per amore della virt e non per propria utilit , e
concepe uno desiderio e fame della virt che non pare che se ne possa saziare. E perch vede che da la
madre e fontana dellorazione traie la vita de la grazia e l tesoro delle virt, partesi da la conversazione
degli uomini, e fugge e ricovera in cella, cercando lo Sposo suo, abbracciandosi con esso in su.legno
della santissima croce. Ine si bagna di lagrime e di sudori; inebbriasi del sangue del consumato e
inamorato Agnello; pascesi di sospiri, e quali gitta per dolci e affocati desiderii: questa vera e reale
sposa che realmente seguita lo Sposo suo. E come Cristo benedetto, come detto , non lass per veruna
pena ladoperare la nostra salute, cos la sposa non lassa n debba lassare per veruna pena n fadiga, n
fame n sete, n necessit, anco risponda alla tenerezza propria del corpo suo, e dolcemente dica:
Confortati, anima mia, che ci che ti manca qua gi, tavanza a vita etterna.
E non lassi la buona operazione co santi desiderii, n per tentazione del dimonio, n per fragilit
della carne, n per li perversi consiglieri del dimonio, che sono peggio che Giuderi, ch dicono spesse
volte: Discende della croce (Mt 27, 40) della penitenzia e vita ordinata. E non debba lassare el
servire al prossimo suo di servirlo in cercare la salute sua per ingratitudine; n per ignoranzia che
non cognoscesse el servizio non debba lassare, per che, se lassasse, parrebbe che cercasse dessere
retribuito da loro e non da Dio: la quale cosa non si debba fare, ma prima eleggere la morte.
Con pazienzia portate, carissime figliuole, i difetti luna dellaltra, portando con pazienzia e
sopportando con amore i difetti luna dellaltra; cos sarete legate e unite nel legame della carit, el
quale di tanta fortezza che n dimonio n creatura ve ne potr separare, se voi non vorrete. Siate
obbedienti infine alla morte, acci che siate spose vere che, quando lo Sposo vi richieder nellultima
stremit della morte, voi abbiate la lampana piena e non votia, s come vergini savie e non matte (Mt
25, 1-4). Drittamente el cuore vostro debba essere una lampana, la quale debba essere piena doglio, e
dentrovi el lume del cognoscimento di voi e della bont di Dio in voi, che lume e fuoco di carit,
notricato e acceso nelloglio della vera e profonda umilit; ch chi non lume di cognoscimento di s
non si pu umiliare, ch con la superbia mai non saumilia. Poi che la lampana fornita, debbasi tenere
in mano con una santa e vera intenzione in Dio, cio la mano del santo timore, el quale a regolare
laffetto e l desiderio nostro: non timore servile, ma timore santo, che per veruna cosa voglia offendere
la somma etterna bont di Dio.
Ogni creatura che in s ragione questa lampana, per che l cuore de luomo una lampana:
se la mano del timore santo la tiene ritta, ed ella fornita, sta bene; se ella in mano di timore servile,
egli la rivolta sottosopra, perch serve e ama damore proprio, per proprio diletto e non per onore di
Dio. Costui affoga el lume e versane loglio, che non v lume di carit e non v oglio di vera umilit.
E queste sono quelle cotagli di cui disse el nostro Salvatore: Io non vi cognosco, e non so chi voi vi
sete (Mt 25, 12). Adunque io voglio che siate forti e prudenti: tenete el cuore vostro e fate che sia
lampana dritta, ch, come la lampana stretta da piei e larga da capo, cos el cuore e laffetto si debba
ristrignare al mondo e a ogni diletto e vanit e delizie e piacere e contento suo ; e debba essere larga
da capo, che l cuore lanima e laffetto sia tutto riposato e posto in Cristo crocifisso. A questo modo
sarete figliuole spose e serve, corrirete per la via e seguirete la dottrina di Cristo crocifisso. Vestitevi di
pene e dobrobii per lui; unitevi e amatevi insieme.
E voi, madonna labbadessa, siate madre e pastore che poniate la vita (Gv 10, 11) per le vostre
figliuole, se bisogna. Ritraetele dal vivare in particulare e dalla conversazione, le quali sono la morte
dellanime loro e disfacimento di perfezione. Nella conversazione fate che voi lo siate uno specchio di
virt, acci che la virt amonisca pi che le parole. Bagnatevi nel sangue di Cristo crocifisso.
Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Ges dolce, Ges amore.

LETTERA 80
A maestro Giovanni Terzo dellordine de Frati eremiti di santo Agustino essendo egli a Lecceto.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissimo figliuolo in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges Cristo,
scrivo a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi bagnato e annegato nel sangue de lo
svenato Agnello.
El quale sangue lava e anniega cio uccide la propria perversa volont : dico che lava la
faccia de la conscienzia e uccide el vermine dessa conscienzia, per che l sangue c fatto bagno, e
perch il sangue non senza fuoco, anco intriso col fuoco de la divina carit, per che fu sparto per
amore. S che el fuoco col sangue lava e consuma la ruggine de la colpa che ne la conscienzia, la
quale colpa uno vermine che rode in essa conscienzia. Morto che questo vermine, e lavata che la
faccia dellanima, privata del proprio disordinato amore; ch, mentre che lamore proprio
nellanima, questo vermine non muore mai, n si leva la lebbra da la faccia dellanima, poniamo che l
sangue e il fuoco del divino amore ci sia dato.
E a tutti dato questo sangue e fuoco, nostra redenzione; e non di meno da tutti non participato,
e questo non per defetto del sangue n del fuoco n de la prima dolce Verit che ce l donato, ma
defetto di chi non votia el vasello per poterlo empire desso sangue. El vasello del cuore, mentre che
egli pieno del proprio amore, o spiritualmente o temporalmente, nol pu empire del divino amore, n
participare la virt del sangue, e per non si lava la faccia, e non si uccide el vermine. Dunque c
bisogno di trovare modo di votarsi e dempirsi, acci che noi giogniamo a questa perfezione duccidere
la propria volont: ch, uccisa la volont, ucciso el vermine per che la volont concepe questo
vermine .
Che modo ci , carissimo figliuolo? Dicovelo: che noi s apriamo locchio dellintelletto a
cognoscere uno sommo bene e uno miserabile male. El sommo bene Dio, el quale ci ama di ineffabile
amore, el quale amore c manifestato col mezzo del Verbo unigenito suo Figliuolo; e il Figliuolo ce l
manifestato col mezzo del sangue suo. Nel sangue cognosce luomo lamore che Dio gli porta, e il suo
proprio miserabile male: per che la colpa quella che conduce lanima a le miserabili pene eternali, e
per solo el peccato quello che male, el quale procede dal proprio amore, ch veruna altra cosa
che sia male, se non questa.
E questo fu cagione de la morte di Cristo. E per dico che nel sangue cognosciamo el sommo
bene dellamore che Dio ci , e il miserabile nostro male, ch laltre cose non sono male se non solo la
colpa, come detto .
N tribulazioni n persecuzioni del mondo non sono male, n ingiurie, n strazii, n scherni, n
villanie, n tentazioni del demonio, n tentazioni degli uomini, e quali tentano e servi di Dio; n le
tentazioni e molestie che d luno servo di Dio allaltro, le quali tutte Dio permette per tentare e cercare
se truova in noi fortezza e pazienzia e vera perseveranzia infino allultimo; anco conducono queste cose
lanima a gustare el sommo ed eterno bene. Questo vediamo noi manifestamente nel Figliuolo di Dio,
el quale essendo Dio e uomo, e non potendo volere neuno male, non laverebbe elette per s: ch tutta
la vita sua non fu altro che pene e tormenti, strazii e rimproverii, e nellultimo lobbrobriosa morte de la
croce; e questo volse sostenere perch era bene, e per punire la colpa nostra, che quella cosa che
male.
Poi che locchio dellintelletto cos bene veduto e discerto chi gli cagione del bene e chi gli
cagione del male, e quale quello che bene e quello che miserabile male, laffetto perch va
dietro allintelletto corre di subbito e ama el suo Creatore, cognoscendo nel sangue lamore suo
ineffabile; e ama tutto quello che vede che l faccia pi piacere e unire con lui. Allora si diletta de le
molte tribulazioni, e priva s medesimo de le consolazioni proprie, per affetto e amore de le virtudi. E
none elegge lo strumento de le tribulazioni che pruovano le virt a suo modo, ma a modo di colui
che gli l d, cio Dio, el quale non vuole altro se non che siamo santificati in lui, e per le concede.
Come egli tratto lamore da lamore, e perch locchio dellintelletto in esso amore veduto el
suo male, cio la colpa sua, odialo, in tanto che desidera vendetta di quella cosa che n stata cagione.
La cagione del peccato il proprio amore, el quale notrica la perversa volont che ribella a la ragione; e
mai non rist di crescere e di multiplicare lodio dellamore sensitivo infino che l morto, e per
diventa subito paziente, e non si scandalizza in Dio, n in s, n nel prossimo suo: ma presa larme a
uccidere questo perverso sentimento, che conduce lanima a tanto miserabile male che le tolle lessere
de la grazia, e dlle la morte tornando a non cavelle perch privata di Colui che .
Tolle dunque el coltello, che larme con che si difende da nemici suoi; e con quello uccide la
propria sensualit. El quale coltello due tagli, cio odio e amore, e menalo con la mano del libero
arbitrio el quale cognosce che Dio gli dato per grazia e non per debito , e con esso coltello taglia e
uccide. Or a questo modo, carissimo figliuolo, participiamo la virt del sangue e il calore del fuoco, el
quale sangue lava, e il fuoco consuma la ruggine de la colpa, e uccide el vermine de la conscienzia: non
uccide propriamente la conscienzia, che guardia dellanima, ma il vermine de la colpa che v dentro.
In altro modo n per altra via non potremmo giognere a pace e a quiete, n gustare el sangue de lo
immaculato Agnello; e per vi dissi che io desideravo di vedervi bagnato e annegato nel sangue di
Cristo crocifisso.
Dunque levatevi su, e destatevi dal sonno de la negligenzia, e annegate la propria perversa
volont in questo glorioso prezzo; e non vi ritragga n timore servile, n amore proprio, n detto de le
creature, n mormorazione, n scandalo del mondo; ma perseverate con virile cuore. E guardate che voi
non facciate come i matti e se voi lavete fatto, s ve ne dolete di scandalizzarvi ne servi di Dio, o
mormorare de le loro operazioni, per che questo uno de segni che la volont non morta; e se ella
morta ne le cose temporali, non anco morta ne le spirituali. Vogliate dunque che in tutto muoia ad
ogni suo parere, e viva in voi la dolce eterna volont di Dio: e di questa siate giudice, s come dice la
nostra lezione. Altro non dico.
Permanete ne la santa e dolce dilezione di Dio.
Scrivestemi che el figliuolo non poteva stare senza el latte e il fuoco de la mamma, unde, se
naverete volont, non tardarete a venire per esso. Dite che non vorreste offendere lobedienzia: venite
per la licenzia, e non offendarete. Ed cci di bisogno, perch Nanni s partito per buona necessit, s
che se potete venire s laver molto caro. Ges dolce, Ges amore.
Raccomandateci al baccelliere, e a frate Antonio, e a missere Mateo, e allAbbate, e a tutti gli
altri.

LETTERA 81
A Francesca di Francesco di Tato Talomei vestita di santo Domenico, inferma.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissima figliuola in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges Cristo,
scrivo a te nel prezioso sangue suo, con desiderio di vederti con vera e santa pazienzia, a ci che
virilmente te porti e la infermit, e qualunque altra cosa che Dio ti permettesse, s come vera serva e
sposa di Cristo crocifisso; e cos debbi fare per che la sposa non si debba mai scordare da la volont
del Sposo suo.
Ma attende, carissima figliuola, che a questa volont, cos acordata e sottoposta a quella di Dio,
non verresti mai se tu col lume de la santissima fede non raguardassi quanto tu se amata da lui, per
che, vedendoti amare, non poterai fare che tu non ami. Amando, odiarai la propria sensualit, la quale
fa impaziente lanima che lama: unde subito che tu lodiarai sarai fatta paziente. S che col lume ci
verrai.
Ma dove trovarai questo amore? Nel sangue de lumile immaculato Agnello, el quale per lavare
la faccia de la sposa sua corse a lobrobriosa morte de la croce; unde col fuoco de la sua carit la
purific da la colpa, lavandola ne lacqua del santo baptesmo; il quale baptesmo vale a noi in virt del
sangue, e il sangue le fu colore che fece la faccia de lanima vermeglia, la quale era tutta impalidita per
la colpa dAdam. Tutto questo fu fatto per amore: adunque vedi che l sangue ti manifesta lamore che
Dio t. Egli quello eterno Sposo che non muore mai; egli somma sapienzia, somma potenzia,
somma clemenzia e somma bellezza, in tanto che l sole si maraveglia de la bellezza sua. Egli somma
purit, in tanto che, quanto lanima che sua sposa pi sacosta a lui, tanto pi diventa pura e monda
dogni peccato e pi sente lodore de la virginit. E per la sposa che vede che egli si diletta de la
purit, studia dacostarsi a lui col mezzo che pi perfettamente la possa unire. Quale questo mezzo?
lorazione umile, fedele e continua: umile, dico, fatta nel cognoscimento di te; continua, per continuo
santo desiderio; e fedele, per lo cognoscimento che i avuto di Dio, vedendo che egli fedele e potente
a darti quello che adimandi; e somma sapienzia, che sa; ed somma clemenzia, che ti vuole dare pi
che non sai adimandare.
Or con questo verrai a perfettissima pazienzia in ogni luogo e in ogni tempo e stato che tu se o
sarai: e ne la infermit e ne la sanit, con bataglie e senza bataglie. Le quali bataglie non vorrei che tu
per credessi che faccino lanima immonda, se non in quanto la volont le ricevesse per dilettazione, di
qualunque bataglia si fusse. E per lanima che sente la volont averne dispiacimento, e non piacere, si
debba confortare, e non venire a veruna confusione e tedio di mente, ma debba vedere che Dio gli
permette per farla venire ad umilit, e per conservarla e crescerla in essa. Cos voglio che facci tu.
Gode, gode, figliuola, che Dio per sua misericordia ti fa degna di portare per lui; e reputatene
indegna: e facendo cos ti conformarai in ogni cosa con la volont del tuo dolce Sposo. Compirassi a
questo modo in te la volont di Dio e il desiderio de lanima mia, el quale dissi che era di vederti con
vera e santa pazienzia. E cos ti prego e voglio che sia, in ci che piace al tuo dolcissimo Sposo di
concederti. Per lo poco tempo non dico pi.
Permane etc. Ges dolce, Ges amore.

LETTERA 82
Una dottrina a tre donne di Firenze.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissime figliuole in Cristo dolce Ges, poich la divina bont v tratte del loto del mondo, non
vogliate voltare mai el capo indietro a mirare larato; ma sempre mirate a quello che v bisogno di fare
per conservare in voi el santo principio e proponimento che avete fatto.
Quale quella cosa che ci conviene vedere e fare per conservare la buona volunt? Dicovelo: che
sempre abitiate nella cella del cognoscimento di voi, cognoscendo voi non essere e lessere vostro
avere da Dio, i difetti vostri, e la brevit del tempo (el quale tempo tanto caro a noi per che nel
tempo si pu acquistare la vita durabile, e perdarla, secondo che piace a noi; e passato il tempo neuno
bene potiamo adoperare).
Dovete cognoscere in voi la grande bont di Dio, e lamore ineffabile che elli v, el quale amore
ve l manifestato col mezzo del Verbo dellunigenito suo Figliuolo: questo dolce e amoroso Verbo l
mostrato col mezzo del sangue suo. Unde noi siamo quello vasello che aviamo ricevuto il sangue, e
quella pietra dove fu fitto el gonfalone della santissima croce, per che n croce n chiovi erano
sufficienti n terra a tenere questo umile e amoroso Verbo confitto e chiavellato, se lamore non
lavesse tenuto; ma lamore che elli ebbe a noi el tenne e fecelo stare in su larbore della croce.
Ora conviene a noi che l cuore e laffetto nostro sia inestato in lui per amore, se vogliamo
participare il frutto del sangue. Allora lanima, che s dolcemente cognosce Dio, ama quello che
cognosce della sua bont, e odia quello che cognosce di s nella parte sensitiva; unde trae la vera
umilit, la quale balia e notrice della carit. Per questo va inanzi, e non torna adietro, crescendo di
virt in virt; essercitandosi con la vigilia e con lumile e continua orazione, col continuo santo
desiderio, con buone e sante operazioni le quali sono quella orazione continua che ogni persona che
in s ragione debba avere, oltre allorazione particolare che si fa allore debite e ordinate . Le quali in
neuno modo si debbono lassare se non venisse caso dobedienzia o per carit, ma per altro modo no
, n per battaglie n per sonnolenzia di mente n di corpo; ma debbasi destare il corpo con lessercizio
corporale, o in venie o in altri essercizii che abbino a stirpare el sonno, quando elli avuto il debito
suo.
La sonnolenzia della mente si vuole destare co lodio e dispiacimento di s; con una impugna
santa salire sopra la sedia della conscienzia vostra, riprendendo s dicendo: E dormi tu, anima mia? tu
dormi e la divina bont vegghia sopra di te: el tempo passa e non taspetta. Vuoli tu essere trovata
dormire dal giudice, quando ti richiedar che tu renda ragione del tempo tuo, come tu li speso, come
se stata grata al benefizio del sangue?. Allora si destar la mente: poniamo che sapore di quello
destare non sentisse, ella si pur desta e stirpa lamore proprio dellanima sua. Per questo modo va
inanzi, levasi da la imperfezione e giugne alla perfezione alla quale pare che vogliate venire; per che
lamore non sta ozioso, ma sempre aduopera grandi cose.
Facendo cos vi vestirete del mirollo della virt e non solo dellatto; gustarete la virt della
pazienzia, che il mirollo della carit; godarete delle pene, pur che vi potiate conformare con Cristo
crocifisso; portare le pene e gli obbrobrii suoi vi parr godere. Fuggirete le conversazioni, e
dilettaretevi della solitudine; non presumarete di voi, ma confidaretevi in Cristo crocifisso; non
sempir la mente di fantasie, ma di vere e reali virt, amandolo col cuore schietto e non fincto, libero e
non doppio: ma in verit amarete lui sopra ogni cosa, e il prossimo come voi medesime. N per
molestie del dimonio che desse laidi e malvagi pensieri , n per fragilit della carne, n per la
molestia delle creature non verrete a tedio n a confusione di mente; ma con fede viva direte con Paulo:
Per Cristo crocifisso ogni cosa potr, che in me che mi conforta (Fil 4, 13). Reputatevi degne della
pena e indegne del frutto, per umilit.
Amatevi, amatevi insieme con una carit fraterna in Cristo dolce Ges tratto dellabisso della sua
carit.
Altro non vi dico. Dio vi riempia della sua dolcissima grazia.
Duna cosa vi prego: che voi non andiate per molti consigli; ma pigliatene uno el quale vediate
che vi consigli schiettamente, e quello seguite, ch andare per molti cosa pericolosa. Non che ogni
consiglio che fondato in Dio non sia buono, ma come i servi di Dio sono differenti in modi poniamo
che tutti sieno nellaffetto della carit , cos differentemente danno la dottrina: se assai ne cercano,
con tutti si vorrebbero conformare, e quando venisse a vedere trovarebbesi vto dognuno. E per il
meglio ed di bisogno che lanima si fondi in uno, e in quello singegni dessere perfetta; e nondimeno
le piaccia la dottrina di ciascuno. Non che le vadi cercando per s; ma debbale piacere e differenti e
diversi modi che Dio tiene con le sue creature: averli in reverenzia, vedendo che nella casa del Padre
nostro tante mansioni. Or vi bagnate e annegate nel sangue di Cristo crocifisso, dolce e buono Ges
amore.

LETTERA 83
A Conte di Conte da Firenze, spirituale, essendo per alcuno modo caduto.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissimo figliuolo in Cristo dolce Ges, io Caterina, schiava de servi di Ges Cristo, scrivo a te
nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedere in te el lume de la santissima fede, el quale lume ci
mostra la via della verit.
E senza esso neuno nostro essercizio, desiderio, o operazione verrebbe a frutto n a perfezione,
n a quello fine per lo quale avessimo cominciato, ma ogni cosa verebbe imperfetta; lenti saremmo
nella carit di Dio e del prossimo. La cagione questa: che pare che tanto sia la fede quanto lamore, e
tanto lamore quanta la fede. Chi ama, sempre fedele a colui cui egli ama, e fedelmente el serve infino
a la morte.
O carissimo figliuolo, questo quello lume che conduce lanima a porto di salute, trala del loto
de la miseria, e disolve in lei ogni tenebre di proprio amore: per che in esso cognosce quanto
spiacevole a Dio e nocivo a la salute, e per si leva con odio e caccialo fuore di s. Con fede viva
cognobbe che ogni colpa punita e ogni bene remunerato; e per abraccia la virt e spregia il vizio:
con grande solicitudine diventa costante e perseverante in fino a la morte, in tanto che n dimonio n
creatura n la fragile carne il fanno voltare il capo adietro, quando questo lume perfettamente ne
lanima. A la quale perfezione si viene con molto essercizio, con ansietato desiderio, e con profonda
umilit.
La quale umilit lanima acquista ne la casa del cognoscimento di s, col mezzo de la continua
umile e fedele orazione, con molte bataglie dal dimonio e molestie da le creature e da s medesimo,
cio da la perversa volont, e da la fragile carne che sempre impugna contra lo spirito. A tutte risiste
col lume de la santissima fede; col quale lume, ne la dottrina del Verbo, sinamor del sostenere pene e
fadighe per qualunque modo Dio glile permettesse, non elegendo tempo n luogo n fadighe a modo
suo, ma secondo che vuole la Verit eterna, che non cerca n vuole altro che la nostra santificazione.
Ma perch ci permette queste fadighe e tante ribellioni? Perch si pruovi in noi la virt; e acci
che con lume cognosciamo la nostra imperfezione e ladiutorio che lanima riceve da Dio nelle bataglie
e fadighe; e acci che cognosciamo el fuoco de la sua carit nella buona volont che egli riservata ne
lanima, nel tempo de le tenebre e de le molestie e de le molte fadighe. Per questo cognoscimento che
nel tempo de le fadighe, leva da s la imperfezione de la fede e viene a perfettissima fede, per la molta
esperienzia che n avuta e provata, essendo ancora nel camino de la imperfezione. Questo lume tolle
via in tutto la confusione de la mente: non tanto che nel tempo de le bataglie, ma eziandio se luomo
attualmente fusse caduto in colpa di peccato mortale, di qualunque peccato si sia, la fede el rilieva,
perch col lume raguarda ne la clemenzia, fuoco e abisso della carit di Dio, distendendo le braccia de
la speranza; e con esse riceve e stregne il frutto del sangue, nel quale trovato questo dolce e amoroso
fuoco, con una contrizione perfetta, umiliandosi a Dio e al prossimo per lui; e reputasi il pi minimo e
il pi vile di tutti gli altri. E cos spegne la colpa dentro ne lanima sua per contrizione e speranza del
sangue; al quale sangue fu introdutto dal lume de la fede.
Per questo modo viene a tanta perfezione e a tanto amore del divino e amoroso fuoco, che egli
pu dire insieme col dolce Gregorio: O felice e avventurata colpa, che meritaste davere cos fatto
redentore! Fu felice la colpa di Adam? No, ma il frutto che per essa ricevemmo fu felice, vestendo
Dio il suo Figliuolo de la nostra umanit e ponendoli la grande obedienzia che restituisse a grazia
lumana generazione. Ed egli come inamorato corse a pagare il prezzo del sangue suo. Cos dico de
lanima: la colpa sua non felice, ma il frutto che riceve ne laffetto de la carit, per la grande e
perfetta emendazione che ci fatta col lume de la fede, come detto ; e perch cresce in cognoscimento
e umilit.
Ella se ne va tutta gioiosa a lobedienzia de comandamenti di Dio, ricevendo con odio e amore
questo giogo sopra le spalle sue; e subito corre, come inamorata, a dare la vita, se bisogna, per salute de
lanime, perch col lume veduto che lamore e le grazie, che trovate in Dio, a lui non pu rendere.
Puogli bene rendere amore, ma debito dutilit no per grazia che egli riceva da Dio , per che egli
non bisogno di noi; ma pu bene rendere al prossimo, facendo utilit a lui poich a Dio non la pu
fare. E veramente egli cos, che servendo al prossimo caritativamente noi dimostriamo in lui lamore
che aviamo a la somma eterna verit. In questa carit si pruova se le virt in verit sonno ne lanima, o
no. S che lanima corre come obediente e anegata la sua volont a compire la volont di Dio nel
prossimo suo, non lassando per pena n per veruna cosa, in fino a la morte.
Con questo lume gusta larra di vita eterna, nutricandosi per affetto damore al petto di Cristo
crocifisso, dilettandosi di furare le virt e la vita e maturit che ebbero i veri gustatori, cittadini de la
vita beata, mentre che furono peregrini e viandanti (Eb 11, 13; 1Pt 2, 11) in questa vita. Con questa
fede si porta la chiave del sangue con la quale si diserra vita eterna. La fede non presumme di s, ma
del suo Creatore, perch non v il vento de la superbia con la propria reputazione; la quale
reputazione, e superbia, immondizia, e ogni altro difetto e miseria, sonno i frutti de la infedelt che
aviamo verso di Dio, e de la presunzione di fidarci in noi medesimi, el quale uno vermine che sta
nascosto sotto la radice de larbore de lanima nostra. E se luomo non luccide col coltello de lodio,
rode tanto che egli fa torcere larbore, o egli il manda a terra, se con grande diligenzia e umilit lanima
non si procura.
Spesse volte sar luomo s ignorante, per lamore proprio di s, che egli non saveder che
questo vermine vi sia nascosto; e per Dio permette le molte bataglie e persecuzioni, e che larbore si
torca, e alcuna volta che caggia. Non permette la mala volont, ma permeteli el tempo; e lassalo
guidare al libero arbitrio suo, solo perch egli ritorni a s medesimo e con questo lume, umiliato, cerchi
questo vermine, e metta mano al coltello de lodio, ed uccidalo. E non materia quella anima di
rallegrarsi, e ricognoscere la grazia che Dio l fatta davere veduto e trovato in s quello che non
cognosceva? S bene.
S che per ogni modo, carissimo figliuolo, in ogni stato che luomo , o giusto o peccatore, o che
sia caduto e poi si relevi, gli necessario questo lume. Quanti sonno gli inconvenienti che vengono per
non averlo? Non mi pongo a nararlo, n a dirne pi, ch troppo sarebbe longo; basti per ora quello che
n detto.
Quanto gli utile e dilettevole ad averlo? Non tel so esprimere con lingua n con inchiostro; ma
Dio tel faccia provare per la sua infinita misericordia. Cos voglio che sia, e per dissi chio desideravo
di vedere in te el lume de la santissima fede.
Sommi molto maravigliata de le lettere che i mandate a Barduccio: per neuna cagione voglio che
ti parta da la congregazione de tuoi in Cristo fratelli guarda gi che tu non andassi al luogo perfetto
de la religione , n che tu venga mai a confusione di mente, ma tutto umiliato ti facci suddito al pi
minimo che v; n, per questo, lassare che tu non porga a loro quella verit che Dio ti facesse
cognoscere. Or cominciamo test di nuovo a pigliare i remedi sopradetti, acci che l dimonio de la
tristizia e confusione non asalisca lanima vostra: ch peggio sarebbe lultima che le prime, e sarebbe
grande offesa di Dio.
Permane etc. Ges dolce, Ges amore.

LETTERA 84
A frate Filippo di Vannuccio e a frate Nicol di Piero da Firenze, de lOrdine di Monte Oliveto.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissimi figliuoli in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges Cristo,
scrivo a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio de vedervi fondati in vera e santa pazienzia, per
che senza la pazienzia non sareste piacevoli a Dio, non portareste el giogo della santa obedienzia, ma
con impazienzia ricalcitrareste al prelato e allOrdine vostro.
E pazienzia non mai se non in colui che sta in perfetta carit, unde colui che ama perde la
malagevolezza che pare che sia in portare e costumi dellOrdine, e le gravi obedienzie e alcuna volta
indiscrete. Ma poi che per lamore la malagevolezza si parte, e con pazienzia porta, fatto
subbitamente suddito e veramente obediente. Ed umile, che per superbia non leva mai el capo contra
al prelato suo; e tanto sar umile quanto obediente, e tanto obediente quanto umile. Oh quanto dolce,
figliuoli carissimi, questa virt della pronta obedienzia! La quale tolle ogni fadiga, perch fondata in
carit; e carit non senza pazienzia n senza umilit, per che ella baglia e nutrice della carit.
Ma vediamo un poco el frutto di questa virt dellobedienzia, se elli frutto di vita o no; e quello
che esce del disobediente. Ogni creatura, figliuoli carissimi, che in s ragione, debba essere obediente
a comandamenti di Dio. La quale obedienzia leva via la colpa del peccato mortale, e riceve la vita
della grazia; per che con altro strumento non si leva la colpa e non si fa la colpa. Nella obedienzia si
leva la colpa, per che osserva e comandamenti della santa legge; e nella disobedienzia offende,
perch trapassa quello che gli fu comandato e fa quello che gli vetato; unde ne li nasce la morte ed
elegge subbito quello che Cristo fugg, e fugge quello che elli elesse.
Cristo fugg le delizie e gli stati del mondo; ed elli le cerca mettendo lanima sua nelle mani
delle demonia per potere avere e compire e suoi disordenati desiderii , fuggendo quello che el
Figliuolo di Dio abracci, cio scherni strazii e rimproverii, e quali con pazienzia port infine alla
obbrobriosa morte della croce, e umilemente, in tanto che non udito el grido suo per veruna
mormorazione, ma sostenne infine alla morte per compire lobedienzia del Padre e la salute nostra. Ma
colui che obediente seguita le vestigie di questo dolce e amoroso Verbo, e cerca lonore di Dio e la
salute dellanime. S che vedete che ogni creatura che in s ragione, se vuole la vita della grazia, si
conviene che passi col giogo dellobedienzia: ma attendete che questa una obedienzia generale, che
generalmente ciascuno c obligato.
Ed una obedienzia particulare, la quale nno coloro che, osservati e comandamenti, seguitano
e consigli, volendo andare attualmente e mentalmente per la via della perfezione: questi sono quelli
che entrano nel giardino della santa religione. Ma agevole cosa gli sar a obedire allOrdine e al prelato
suo, a colui che osservato lobedienzia generale, e da la generale ito alla particulare. Unde se elli
ito con la volunt morta, come debba, elli gode; e stando nellamaritudine sente la dolcezza; e nel
tempo della guerra gusta la pace; e nel mare tempestoso fortemente navica, per che el vento
dellobedienzia tanto forte mena lanima nella navicella dellOrdine, che neuno altro vento contrario
che venisse la pu impedire: none el vento della superbia per che elli umile, che altrimenti non
sarebbe obediente ; non la impazienzia, per che elli ama e per amore s sottoposto allOrdine e al
prelato, e non tanto al prelato, ma a ogni creatura per Dio ; e la pazienzia el mirollo della carit.
Unde nol pu percuotere el vento della infedelit, n della ingiustizia, per che giustamente rende el
debito suo: a s rende odio e dispiacimento della propria sensualit, la quale, se la ragione non tenesse
el freno in mano, ricalcitrarebbe allobedienzia; e a Dio rende gloria e loda al nome suo; e al prossimo
la benivolenzia, portando e sopportando e difetti suoi.
Allora con fede viva perch alla fede sono seguitate lopere aspetta, nellultimo della vita sua,
di tornare al fine suo nella vita durabile, s come el prelato gli promisse nella sua professione. Per che
elli promette di darli vita etterna, se in verit osserva i tre voti principali cio obedienzia continenzia
e povert voluntaria , e quali tutti el vero obediente osserva. Questa navicella va s dritta verso el
porto di vita etterna col vento dellobedienzia, che in neuno scoglio si percuote mai.
Molti scogli si truovano nel mare di questa tenebrosa vita, ne quali ci percotaremmo, se el vento
prospero dellobedienzia non ci fusse. Or che duro scoglio quello della mpugna delle dimonia, le
quali non dormono mai, volendo assediare lanima di molte varie, diverse e laide cogitazioni; e pi nel
tempo che lanima si vuole strignere e serrare con questo vento dellobedienzia, con umile orazione
la quale orazione uno petto dove si notricano e figliuoli delle virt , solo per impedirla! Per che la
malizia del dimonio el fa solamente per farci venire a tedio lorazione e la santa obedienzia, quasi
volendo mettarci nel cuore una impossibilit di non potere perseverare in quello che cominciato, n
portare le fadighe dellOrdine; e la paglia gli fa parere una trave, e una parola che gli sia detta nel
tempo delle battaglie gli far parere uno coltello, dicendoli: Che fai tu in tante pene? meglio t di
tenere altra via. Ma questa una battaglia grossa a chi punto dintelletto, per che luomo vede bene
che meglio per lanima sua che sia perseverante e costante nella virt cominciata.
Ma unaltra ne pone, colorata col colore de lodio e del cognoscimento del difetto suo, e dello
schietto e puro servire che gli pare che debba fare al suo Creatore, dicendo nella mente sua: O misero,
tu debbi fare le tue operazioni e lorazioni schiette, con purit di mente e simplicit di cuore, senza altri
pensieri; e tu fai tutto el contrario, unde, perch tu non le fai come tu debbi, elle non sono piacevoli a
Dio. Meglio t dunque di lassarle stare. Questa, figliuoli carissimi, una battaglia occulta,
mostrandoci prima la verit di quello che , e facendocela cognoscere, ma poi di dietro vattacca la
bugia, la quale germina el veleno della confusione. Unde, giunta la confusione, perde lessercizio; e,
perduto lessercizio, atto a cadere in ogni miseria, e, nellultimo, nella disperazione. E per el
dimonio si fa tanto dinanzi, e tanto da lunga con sottile arte, cio per giugnarlo qui, non perch elli
creda che di primo colpo elli cadesse in quelle cogitazioni, cio che vaconsentisse.
Chi colui che campa e non percuote in questo scoglio? Solo lobediente, per che elli umile, e
lumile passa e rompe tutti e lacciuoli del dimonio; s che vedete che allobediente non bisogna temere
di timore servile per alcuna cogitazione o molestia del dimonio. Tenga pur ferma la volont, che non
consenta, annegandola nel sangue di Cristo crocifisso, e legandola col legame della vera obedienzia,
per amore e reverenzia dellobedienzia del Verbo unigenito Figliuolo di Dio.
E truovasi lo scoglio della fragile e miserabile carne che vuole impugnare contra allo spirito, la
quale vestita damore sensitivo; el quale amore farebbe offendere, per che la carne sempre in s
ribellione, e alcuna volta si corrompe. Ma non sarebbe offesa se non in quanto la volunt, legata col
proprio amore sensitivo, consentisse alla fragile carne, e dilettassesi nel suo corrompere; ma se la
volunt morta nellamore sensitivo e nel proprio diletto, e legata nellobedienzia, come detto , con
tutte le sue ribellioni non gli pu nuocere, n impedire la navicella; anco uno augmentare e dare
vigore al vento, che pi velocemente corra verso el termine suo.
Per che lanima che si sente impugnare si leva tale ora dal sonno della negligenzia, con odio e
cognoscimento di s e con vera umilit; che se cos non fusse, dormirebbe nella negligenzia con molta
ignoranzia e presunzione, la quale presunzione notricarebbe la superbia, presumendo di s medesimo
alcuna cosa. Unde per le impugne diventa pi umile; e gi dicemmo che tanto obediente quanto
umile: se dunque cresce la virt de lumilit, cresce anco la virt dellobedienzia, s che vedete che
corre pi velocemente.
cci anco lo scoglio del mondo, el quale come ingannatore si mostra con molte delizie stati e
grandezze, tutto fiorito; e non di meno elli in s continua amaritudine, ed senza alcuna fermezza o
stabilit, ma ogni suo diletto e piacere viene tosto meno: s come la bellezza del fiore, el quale, quando
colto del campo, pare, a vederlo, bello e odorifero; e, colto, subbito passata la bellezza e lodore
suo, ed tornato a non cavelle. Cos la bellezza e gli stati del mondo paiono uno fiore; ma subbito che
laffetto de lanima gli piglia con disordenato amore, si truova votio e senza bellezza alcuna, perduto
quello odore che avevano in loro. Odore nno in quanto elle sono escite dalla santa mente di Dio; ma
subbito lodore partito in colui che l colte e possiede con disordenato amore, non per difetto loro n
del Creatore che l date, ma per difetto di colui che l colte, el quale non l lassate nel luogo dove
elle debbono stare, cio damarle per gloria e loda del nome di Dio.
Chi el passa questo scoglio? lobediente, osservando el voto della povert voluntaria. S che
vedete che non bisogna temere di veruno scoglio che sia, avendo voi el vento della vera obedienzia.
Lobediente gode, per che non navica sopra le braccia sue, ma sopra le braccia dellOrdine: elli
privato della pena affriggitiva, per che morta la propria volont che gli dava pena ch tanto c
fadiga ogni fadiga, quanto la volunt le pare fadiga ; ma allobediente che non volunt, la fadiga gli
diletto, e sospiri gli sono uno cibo, e le lagrime beveraggio (Sal 41, 3; 79, 6). E ponendosi alle
mammelle della divina carit, trae a s el latte della divina dolcezza per lo mezzo di Cristo crocifisso,
seguitando in verit le vestigie e dottrina sua.
O obedienzia, che sempre stai unita nella pace e nellobedienzia del Verbo, tu se una reina
coronata di fortezza, tu porti la verga della lunga perseveranzia, tu tieni nel grembo tuo e fiori delle
vere e reali virt; e, essendo luomo mortale, tu gli fai gustare el bene immortale, ed essendo umano el
fai diventare angelico, e duomo angelo terrestro; tu pacifichi e unisci e discordanti. Tu, suddito agli
pi minimi: e quanto pi ti fai suddito, pi se signore, perch signoreggi la propria sensualit; e i
spento lamore proprio col fuoco della divina carit, per che per amore se obediente. De la cella ti
fatto cielo, perch tu non esci della cella del cognoscimento di te; e in su la mensa della croce con
lobediente Agnello mangi lonore di Dio e la salute dellanime. In te, obedienzia, non cade giudicio
verso alcuna creatura, e singularmente nel prelato tuo; perch tu se fatta giudice della dolce volunt di
Dio, giudicando che Dio non vuole altro che la tua santificazione, e ci che d e permette, d per questo
fine. Pigli la compassione del prossimo, ma non giudicio n mormorazione. Tu non vuoli investigare la
volunt di chi ti comanda, ma semplicemente, con simplicit di cuore condita con prudenzia, obedisci
in quelle cose dove non colpa di peccato; e di neuna cosa ti stolli mai. Bene dunque che
nellamaritudine gusti la dolcezza, e nel tempo della morte la vita della grazia.
O carissimi figliuoli, e chi sar colui che non sinamori di cos dolci e suavi frutti quanti riceve
lanima nella virt dellobedienzia? Sapete chi ricevar? Quelli che con locchio dellintelletto e con la
pupilla della santissima fede si specula nella verit, cognoscendo in essa verit s e la bont di Dio in
s, nella quale bont truova la eccellenzia di questa dolce e reale virt.
Chi colui che non la vede? Chi non el lume, e per non la cognosce; non cognoscendola, non
lama; e non amandola non n vestito, ma spogliato de lobedienzia e vestito della disobedienzia. La
quale disobedienzia d frutto di morte, ed uno vento traverso che fende la navicella, percotendola
nelli scogli detti; unde lanima affoga nel mare con molta amaritudine, per la privazione della grazia,
trovandosi nella colpa del peccato mortale. Elli fatto incomportabile a s medesimo, privato della
carit fraterna; elli trapassa el voto promesso, e non losserva. Non osserva lobedienzia n la
continenzia, per che impossibile sarebbe al disobediente essere continente; e se fusse attualmente non
sarebbe mentalmente. E non osserva el voto della povert voluntaria, per che quelli che nel proprio
amore appetisce e diletti del mondo, e viengli a tedio lorazione e la cella, dilettandosi della
conversazione.
Oh quanta miseria nesce! ed fatto perditore del tempo; e volta el capo indietro a mirare larato,
e non persevera; ed fatto debile, ch ogni picciola cosa el d a terra; e privasi dogni virt; e sempre,
come superbo, vuole investigare la volunt altrui, e massimamente quella del suo prelato. La lingua,
figliuoli carissimi, non sarebbe sufficiente a potere narrare el male che esce della disobedienzia: elli
impaziente che non pu sostenere una parola; ed atorniato di molti lacciuoli, e neuno ne passa, ma
gusta in questa vita larra dello nferno. Che dunque diremo? Diremo che ogni male esce della
disobedienzia; perch privato della carit e della virt della umilit, che sono due ale che ci fanno
volare a vita etterna; ed privato della pazienzia, che el mirollo della carit, per la quale carit
lanima viene a obedienzia. Unde, considerando me che per altra via non potiamo fuggire tanti mali e
venire a tanto bene quanto ci d la virt dellobedienzia, dissi che io desideravo di vedervi fondati in
vera e santa pazienzia; per che obedienzia non si pu avere senza la pazienzia, e la pazienzia procede
da la carit: per che per amore fatto paziente e obediente, unto di vera e perfetta umilit.
Or su, figliuoli miei, poich sete entrati nella navicella della santa religione corrite col vento
prospero della vera obedienzia infine a la morte, a ci che senza pericolo giugniate al termine vostro.
Bagnatevi nel sangue di Cristo crocifisso. Altro non vi dico.
Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Ges dolce, Ges amore.
Racomandateci strettamente al priore, e a tutti cotesti figliuoli; e voi siate specchio dobedienzia.
Ges dolce, Ges amore.

LETTERA 85
A Piero di Tommaso de Bardi da Fiorenza.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissimo fratello e figliuolo in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges
Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi alluminato del lume della
santissima fede, e vestito di perfettissima speranza, per che in altro modo non potreste essere
piacevole al vostro Creatore, n participare la vita della grazia, per che fede viva non mai senza
opera.
Che se fede fusse senza opera sarebbe morta (Gc 2, 26), e parturirebbe e figliuoli suoi delle virt
morti e non vivi, per che colui che senza el lume della fede privato della virt della carit, e senza
la carit neuno bene che facci, o atto di virt, gli vale a vita etterna; bene che neuno bene si debba
lassare che non si facci, per che ogni bene remunerato e ogni colpa punita. Poniamo che quello
bene che fatto in colpa di peccato mortale che privato allora del lume della santissima fede , non
gli vale quanto a vita etterna; ma valgli a molte altre cose, ricevendo grazia da Dio. Cio che, non
volendo la divina bont che quello bene che aduopera luomo passi inremunerato, elli el remunera
alcuna volta prestandoci el tempo, nel quale tempo aviamo spazio di poterci correggere; o elli ci mette
ne cuori de servi suoi, costrignendoli a desiderio della salute nostra, unde per quello desiderio e
orazione che fanno per noi esciamo della tenebre del peccato mortale, e riducerenci allo stato della
grazia; o elli el remunera in cose temporali, se elli non si dispone per lo suo difetto a ricevere le
spirituali. S che vedete che ogni bene remunerato: e per non si debba lassare el bene, ma bene
doviamo ingegnarci di farlo in grazia, a ci che sia fatto col lume della fede; nel quale lume della fede
si parturiscono e figliuoli delle virt vivi, cio che danno nellanima vita di grazia.
O glorioso lume, el quale privi lanima della tenebre, e spoglila della speranza di s e del mondo
e de figliuoli e dogni creatura, e vestila della vera speranza la quale posta in Cristo crocifisso! E
per non teme mai che gli manchi alcuna cosa, per che col lume della fede cognosciuta la divina
bont in s; unde cognosce che Dio potente a poterlo sovenire, ed sapientissimo che sa, ed
clementissimo che vuole sovenire la sua creatura che in s ragione. Chi spera in lui, non gli manca
mai; ma a misura tanto ci provede quanto noi speriamo nella sua larghezza: unde tanto saremo
proveduti quanto noi speraremo. E per, se luomo cognosce s con lume di fede, elli non si confida in
s n nel suo sperare, per che cognosce s non essere manifestamente; che se alcuna cosa fusse da s,
elli potrebbe possedere di quelle cose che elli ama a suo modo: la quale cosa non . Anco, quando
vuole essere ricco, spesse volte gli conviene essere povero; vorrebbe la sanit e la lunga vita ed e gli
conviene essere infermo, e viengli meno el tempo. E per stolto e maladetto colui che si confida ne
luomo, vedendo che elli alcuna cosa non da s, e vedendo che el mondo e luomo nol serve se non
per propria utilit. Chi dunque si vorr confidare in loro sempre ne rimarr ingannato, per che a neuna
cosa gli tiene fede; che volendo aricchire, elli impovarisce lanima sua, e s e i figliuoli della sustanzia
temporale. Elli diventa disordenato e incomportabile a s medesimo, desiderando quello che non debba
desiderare; e lanimo che disordenato a volere quello che non , sempre pena, per che privato del
sommo bene, el quale pacifica quieta e sazia lanima.
O fratello e figliuolo carissimo, aprite locchio dellintelletto col lume della santissima fede, a ci
che cognosciate la poca fermezza e stabilit del mondo, e la grande bont di Dio, fermo e stabile che
non si muove mai, el quale sazia e notrica lanima nellaffettuosa carit, e vestela di speranza
sperando nel suo dolce Creatore . E sa bene che la divina bont vede di quello che elli bisogno; e
per offera el desiderio e l bisogno suo a lui, servendolo con tutto el cuore e con tutto laffetto suo (Mt
22, 37; Mc 12, 30; Lc 10, 27).
E la fadiga del corpo d a la fameglia, sovenendoli e aiutandoli di quello che pu con buona e
santa conscienzia; fa quello che pu e lavanzo lassa fare alla divina bont, in cui elli posta la
speranza sua, perch cognobbe col lume della fede la sua bont e providenzia. In altro modo non veggo
che potesse campare del loto del mondo senza el lume della fede, unde trasse la speranza e laffettuosa
carit, gustando in questa vita larra di vita etterna, perch la volont sua vestita de la dolce volont di
Dio. E per vi dissi che io desideravo di vedervi alluminato del lume della santissima fede, e vestito di
perfettissima speranza.
E cos vi prego per lamore di Cristo crocifisso che facciate voi e la donna vostra, a ci che non
stiate in stato di dannazione; e quello che non fusse fatto per lo tempo passato, io voglio che si facci per
lo presente. E non aspettate el tempo a cercare la salute vostra, per che l tempo non aspetta voi; e
per non dovete aspettare lui, facendo come el corbo che dice cra cra. Cos e perditori del tempo
sempre dicono: domane far; e cos si truovano gionti alla morte, e non se naveggono. E allora vuole
el tempo, e nol pu avere, quando speso el tempo suo miserabilemente, con avarizia e cupidit e
guadagni illiciti e con molta immondizia della mente e del corpo suo, contaminando el sacramento del
matrimonio; fassi Dio de figliuoli suoi, e, come cieco, pone la speranza dove non la die ponere. E cos
va di cechit in cechit, in tanto che, se non si corregge e non punisce la colpa con la contrizione del
cuore e confessione e satisfazione, giusta al suo potere la sua possibilit, e non la impossibilit, ch
non la richiede Dio , giogne alletterna dannazione.
Voglio dunque che vi destiate dal sonno prima che venga la morte; e quello desiderio e lume che
Dio v dato non sia tolto da voi, ma con perseveranzia lessercitate col tesoro delle virt e col lume
della fede, e con la perfettissima speranza. E non pensate che la divina providenzia vi venga meno; ma
sempre vi soverr, sperando voi in lui in ogni vostro bisogno. Altro non vi dico.
Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Ges dolce, Ges amore.

LETTERA 86
Allabbadessa del monasterio di santa Maria delli Scalzi in Firenze.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissima madre in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges Cristo,
scrivo a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi fondata in vera carit, a ci che siate vera
notrice e governatrice delle vostre pecorelle.
Bene vero che non potremmo notricare altrui se prima non notricassimo lanima nostra di vere e
reali virt; e di virt non si pu notricare se non sattacca al petto della divina carit, del quale petto si
trae il latte della divina dolcezza. A noi, carissima madre, conviene fare come fa il fanciullo, el quale,
volendo prendere il latte, prende la mammella della madre e mettesela in bocca, unde col mezzo della
carne trae a s il latte; e cos doviamo fare noi, se vogliamo notricare lanima nostra: dovianci ataccare
al petto di Cristo crocifisso, in cui la madre della carit, e col mezzo della carne sua trarremo il latte
che notrica lanima nostra e i figliuoli de le virt: cio per mezzo della umanit di Cristo, per che nella
umanit cadde e sostenne la pena, ma non nella deit.
E noi non potiamo notricarci, di questo latte che traiamo dalla madre della carit, senza pena; e
differenti sono le pene, e spesse volte sono pene di grandi battaglie o dal demonio o dalle creature, con
molte persecuzioni, infamie, strazii e rimproverii. Queste sono pene in loro, ma non sono pene
allanima che s posta a notricare a questo dolce e glorioso petto, unde tratto lamore, vedendo in
Cristo crocifisso lamore ineffabile che Dio ci mostrato col mezzo di questo dolce e amoroso Verbo.
E ne lamore trovato lodio della propria colpa e della legge perversa sua, che sempre impugna contra
allo spirito (Rm 7, 23). Ma sopra laltre pene che porti lanima che venuta a fame e desiderio di Dio,
s sono i cruciati e amorosi desiderii che per la salute di tutto quanto il mondo; per che la carit fa
questo, che ella sinferma con quelli che sono infermi ed sana con quelli che sono sani, ella piange
con coloro che piangono e gode con coloro che godono (Rm 12, 15); cio, che piange con quelli che
sono nel tempo del pianto del peccato mortale, e gode con quelli che godono nello stato della grazia.
Allora presa la carne di Cristo crocifisso, portando con pene la croce con lui: non pena
affriggitiva che disecchi lanima, ma pena che la ingrassa, dilettandosi di seguitare le vestigie di Cristo
crocifisso; e allora gusta el latte della divina dolcezza. E con che l preso? con la bocca del santo
desiderio; in tanto che, se possibile le fusse davere questo latte senza pena, e con esso dare vita alle
virt per che le virt nno vita dal latte dellafocata carit , non vorrebbe. Ma pi tosto elegge di
volerlo con pena per lamore di Cristo crocifisso; per che non le pare che sotto il capo spinato debbino
stare i membri delicati, ma pi tosto portare la spina con lui insieme, non eleggendo portare a suo
modo, ma a modo del capo suo. E facendo cos non porta, ma il capo suo Cristo crocifisso n fatto
portatore. Oh quanto dolce questa dolce madre della carit! la quale non cerca le cose sue, cio che
non cerca s per s ma s per Dio; e ci che ella ama e desidera, ama e desidera in lui, e fuore di lui
nulla vuole possedere.
E in ogni stato che ella , ella spende il tempo suo secondo la volunt di Dio: se ella seculare,
ella vuole essere perfetta nello stato suo; se ella religiosa suddita, ella perfetta angela terresta in
questa vita, e non appetisce n pone lamore suo nel secolo, n nella ricchezza volendo possedere in
particulare; per che ella vede che farebbe contra el voto della povert voluntaria, la quale promisse
dosservare nella sua professione.
E non si diletta n vuole la conversazione di coloro che le volessero impedire il voto della castit,
anco gli fugge come serpenti velenosi; e mettesi in bando delle grate e del parlatro e sbandisce la
dimestichezza de divoti; e ribandiscesi alla patria della cella, s come vera e ligittima sposa, e ine
acquista al petto di Cristo crocifisso la vigilia e lumile e continua orazione. E non solamente locchio
del corpo, ma locchio dellanima vegghia in cognoscere s medesima, la fragilit e la miseria sua
passata, e la dolce bont di Dio in s, vedendo s essere amata ineffabilemente dal suo Creatore; unde
allora le seguita a mano a mano la virt de lumilit, e il santo e affocato desiderio, el quale quella
continua orazione della quale Paulo ci ammaestra, dicendo che sempre doviamo orare senza
intermissione (1Ts 5, 17). E al desiderio santo seguitano le sante e buone operazioni; e quelli che non
cessa dorare, che non cessa di bene adoperare.
In cella fa mansione con lo sposo etterno, abracciando le vergogne e le pene per qualunque modo
Dio glil concede; spregiando le delizie lo stato e lonore del mondo; annegando la propria e miserabile
volunt; ponendosi dinanzi lobedienzia di Cristo crocifisso, el quale per lobedienzia del Padre e per la
salute nostra corse alla obbrobriosa morte della croce: s che con lobedienzia sua fatta obediente. E
cos osserva il terzo voto dellobedienzia, e mai non ricalcitra allobedienzia sua, n vuole investigare
la volunt di colui che comanda, ma semplicemente osserva lobedienzia. Or cos fa el vero obediente,
ma il disobediente sempre vuole sapere le cagioni e l perch gli comandato; unde questa cotale non
mai osservatrice dellOrdine, ma trapassatrice. Ma quella che obediente, sel pone dinanzi come
specchio; e inanzi elegge la morte, che volerlo trapassare, s che perfetta suddita.
Quando ella a governare, ella perfetta nello stato del reggimento, se ella notricata prima
lanima sua in virt al petto di Cristo crocifisso. Allora, se ella stata buona suddita, essendo poi posta
a reggere buona notrice delle sue figliuole; e reluce in lei la margarita della giustizia, e gitta odore
donest, dando essemplo a loro di santa e onesta vita. E perch carit non senza giustizia anco
giusta lanima che la possede giustamente , rende a ciascuno il debito suo: a s rende odio e
dispiacimento di s; a Dio rende per affetto damore gloria e loda al nome suo; e al prossimo rende la
benivolenzia, amandolo e servendolo in ci che pu. A sudditi suoi rende a ciascuno secondo il suo
stato: al perfetto gli aita ad aumentare la virt; allo imperfetto e a quelli che commette difetto la
correzione e punizione, poco e assai secondo la gravezza della colpa, e secondo che l vede atto a
portare. Ma non lassa mai passare il difetto impunito; e con carit, e non per animo, gli vuole punire pi
tosto in questa vita che poi lo sia punita nellaltra.
Ma pensate che se ella non avesse notricata lanima sua, come detto , non portarebbe la
margarita de la giustizia, ma con molta ingiustizia menarebbe la vita sua; e, come ladra, furarebbe
quello che di Dio e darebbelo a s, e cos quello del prossimo; e non lamarebbe se non per propria
utilit. E le figliuole sue non governarebbe se non a piacimento di s o delle creature; e per non
dispiacer lo, farebbe vista di non vedere i difetti loro. O se correggesse con la parola, pigliarebbe
poco lungo, per che nol farebbe con ardire e sicurt di cuore; per che perch la vita sua non
ordinata germina paura e timore servile, e per non luogo il suo correggiare.
Non ci veggo dunque altro modo se non di ponarci al petto di Cristo crocifisso e per questo
mezzo, per lo modo detto, gustiamo el latte della divina carit , e qui fare il suo fondamento. Unde,
considerando me che neuno altro remedio n via c, dissi che io desideravo di vedervi fondata in vera
e perfetta carit; e cos vi prego per lamore di Cristo crocifisso che vingegniate dessere, a ci che le
pecorelle vostre sieno governate da voi con essemplo di buona e santa vita; e a ci che le pecorelle che
sono fuore dellovile della virt ritornino allovile loro. Ritraetele da le conversazioni, e inanimatele
alla cella, e fatele sollicite al coro, e al refettorio in comune e non in particulare. E se voi nol farete
giusta al vostro potere, vi saranno richieste da Dio; e sopra alla ragione de pesi vostri avarete a rendere
la loro. Adunque, carissima madre, non dormite pi, ma destatevi dal sonno della negligenzia. Altro
non vi dico.
Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Ges dolce, Ges amore.

LETTERA 87
A monna Giovanna pazza.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissima figliuola in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges Cristo,
scrivo a te nel prezioso sangue suo, con desiderio di vederti portare realmente ci che el nostro dolce
Salvatore ti permette.
E a questo cognosciar la verit etterna che tu lami, per che altro segno non gli potiamo dare
del nostro amore se non damare caritativamente ogni creatura che in s ragione, e di portare con vera
e reale pazienzia infine alla morte, non eleggendo n tempo n luogo a modo nostro ma a modo di Dio,
che non cerca n vuole altro che la nostra santificazione. Troppo sarebbe grande ignoranzia che noi,
infermi, dimandassimo la medicina al nostro medico Cristo che ce la desse secondo el nostro piacere, e
non secondo la sua volont che vede e cognosce quello che ci bisogna. Unde io voglio che tu sappi,
figliuola mia, che ci che Dio ci d e permette in questa vita el fa o per necessit della salute nostra, o
per acrescimento di perfezione; e per doviamo umilemente e con pazienzia portare, e con reverenzia
ricevere, aprendo locchio de lintelletto, e raguardare con quanta carit e fuoco damore elli ce le d; e
vedendo che elli ce le d per amore e non per odio, per amore le ricevaremo.
E tanto c necessaria questa virt de la pazienzia che ce la conviene procacciare, a ci che non
perdiamo el frutto delle nostre fadighe; e dovianci levare da la negligenzia, e con sollicitudine andare
col dove ella si truova. E dove si truova? In Cristo crocifisso, per che tanta fu la pazienzia sua che el
grido suo non fu udito per alcuna mormorazione. E giudei gridavano crucifigge! (Mt 27, 23; Mc 15,
13-14; Lc 23, 21), ed elli gridava Padre, perdona a costoro che mi crucifiggono, ch non sanno che si
fare (Lc 23, 34). O pazienzia che ci desti vita, cio che portando le nostre iniquit con pazienzia le
punisti in su el legno de la croce sopra el corpo tuo! Col sangue suo lav la faccia dellanima nostra;
nel sangue sparto con fuoco damore e con vera pazienzia ci recre a grazia; el sangue ricoperse la
nostra nudit perch ci rivest di grazia; nel caldo del sangue distrusse el ghiaccio e riscald la
tepidezza de luomo; nel sangue cadde la tenebre e donocci la luce; nel sangue si consum lamore
proprio: cio che lanima, che raguarda s essere amata, nel sangue materia di levarsi dal miserabile
amore proprio di s, e damare el suo redentore che con tanto fuoco damore data la vita, e corso,
come inamorato, alla oprobiosa morte della croce. El sangue c fatto beveraggio a chi el vuole, e la
carne cibo (Gv 6, 55), perch in neuno modo si pu saziare lappetito de luomo, n tollarsi la fame e la
sete, se no nel sangue. Ch, perch luomo possedesse tutto quanto el mondo, non si pu saziare, per
che le cose del mondo sono meno di lui; unde di cosa meno di s saziare non si potrebbe, ma solo nel
sangue si pu saziare, per che el sangue intriso e impastato con la deit etterna, natura infinita,
maggiore che luomo.
E per luomo ine sazia el desiderio suo, e col fuoco della divina carit: per che per amore fu
sparto.
Questo sangue fu dato a noi abbondantemente: lottavo d doppo la sua nativit fu spillata la
botticella del corpo suo, che fu circunciso (Lc 2, 21), ma era s poco che anco non saziava la creatura;
ma al tempo della croce si misse la canna nel costato suo, e Longino ne fu strumento, quando gli aperse
el cuore.
Votiata questa botte della vita del corpo suo separandosi lanima da esso corpo el sangue fu
messo a mano, e bandito con la tromba della misericordia e col trombatore del fuoco dello Spirito
santo, che chiunque vuole di questo sangue, vada per esso. Dove? A questa botte medesima, Cristo
crocifisso; seguitando la dottrina e la via sua. Quale la sua dottrina? Amare lonore di Dio e la salute
dellanime; e con pena, forza e violenzia della propria sensualit acquistare le virt.
Che via a tenere chi vuole giognere al luogo e alla dottrina per avere el sangue? E che vasello e
lume gli conviene avere? El lume della santissima fede, la quale fede la pupilla che sta nellocchio
dellintelletto; per che se lanima non avesse questo glorioso lume, smarrirebbe la via, s come fanno
gli uomini del mondo, che nno acecato locchio dellintelletto da la nuvila del proprio amore e
tenarezza di s, e per vanno per la tenebre come abaccinati. Costoro spregiano e schifano el sangue,
non tanto che vadino per esso. Convienci dunque avere el lume, come detto , e tenere per la via del
vero cognoscimento di noi medesimi e del cognoscimento della bont di Dio in noi, con odio del vizio
e amore della virt. Questa una via ed una casa dove lanima cognosce e impara la dottrina di Cristo
crocifisso: in questa casa del cognoscimento di noi e di Dio troviamo el sangue, dove noi troviamo
lavata la faccia dellanima nostra.
Che vasello ci conviene portare? El vasello del cuore; a ci che come spogna, mettendo laffetto
del cuore nel sangue, tragga a s el sangue e lardore della carit con che fu sparto. Allora lanima si
inebria: poi che avuto el lume, e andata per la via seguitando la dottrina di Cristo crocifisso, gionta al
luogo, ed empito el vasello, gusta uno cibo di pazienzia, uno odore di virt, uno desiderio di sostenere,
che non pare che si possa saziare di portare croce per Cristo crocifisso. E fa come lebbro, che quanto
pi beie, pi vorrebbe bere; e cos questanima quanto pi porta, pi vorrebbe portare. E il suo
refriggerio le sono le pene; e le lagrime che tratte per la memoria del sangue le sono bevaraggio, e i
sospiri le sono cibo ( Sal 41, 3; 79, 6).
Questa la via e l modo di potere giognere a la grazia, e dacquistare questa reina della
pazienzia, de la quale io ti dissi che io desideravo di vederti portare realmente ci che la divina bont ti
permette, con vera e santa pazienzia. Or su, carissime figliuole, non stiamo pi a dormire nel sonno de
la negligenzia, ma entriamo nella bottiga aperta del costato di Cristo crocifisso dove noi troviamo el
sangue con ansietato dolore e pianto delloffesa di Dio. Non ci veramente luogo dove riposare el
capo (Mt 8, 20; Lc 9, 58), se non nel sangue e capo spinato di Cristo crocifisso. Ine dunque gittate
saette daffocato desiderio e dumili e continue orazioni per onore di Dio e salute dellanime. Altro non
ti dico.
Permane nella santa e dolce dilezione di Dio. Ges dolce, Ges amore.

LETTERA 88
Al vescovo di Fiorenza, cio a quello da Ricasole.
Al nome di Ges Cristo che per noi fu crucifisso.
A voi, reverendissimo e carissimo padre in Cristo Ges, io Caterina, serva e schiava di Dio e
vostra, e di tutti e servi di Dio, scrivo a voi e confortovi nel prezioso sangue, sparto con tanto
ardentissimo amore per noi; bene che presunzione sia, voi mi perdonarete e ponretelo allamore e al
desiderio che io, misera miserabile, de la salute vostra e dogni creatura, e singularmente di voi, che
sete padre di molte pecorelle.
E per vi prego dolcissimamente che vi destiate e leviate dal sonno de la negligenzia, imparando
dal dolce maestro de la verit, che posta la vita come pastore vero per le pecorelle (Gv 10, 11) che
volontariamente udiranno la voce sua (Gv 10, 3), cio coloro che saranno osservatori de
comandamenti suoi. E se ci cadesse cogitazione nel cuore: Io non posso seguitare questa perfezione,
ch mi sento debile e flagile e imperfetto; per la illusione del dimonio e per la flagilit de la carne e per
le lusenghe e inganni del mondo so indebilito, e veramente, riverendo padre, cos, ch colui che
seguita questo diventa debile, e s pavoroso e timoroso di timore servile, che, come fanciullo, teme
dellombra sua; ma se savio fugge a la madre, ine diventa sicuro e perde el timore. Cos questo cotale
teme pi lombra de la creatura, che ombra sua, uomo come egli; in tanto abonda questo timore che
non si cura, per non dispiacere a le creature e non perdare lo stato suo, che l suo Creatore sia offeso, o
doffendarli. Ma la inestimabile bont posto rimedio contra ogni nostra debilezza con la sua ineffabile
carit. Ella quella dolcissima madre che per nutrice la profonda umilit; ella nutrica tutti e figliuoli
de le virt: neuna pu avere vita se non conceputa e parturita da questa madre de la carit; e cos dice
quello inamorato di Pavolo, contando molte virt, che nulla li vale senza la carit (1Cor 13, 1 3).
Adunque seguitate quelli veri pastori che seguitro Cristo crocifisso che furono uomini come
voi : e potente ora come allotta, ch egli incommutabile. Ma eglino tenevano le vestigie sue, ch,
cognoscendo la debilezza loro, fuggivano umili, abbattuta la superbia dellonore e amore proprio di s;
fuggivano a la madre de la vera carit: ine perdevano ogni timore, non temevano di correggiare e
sudditi loro, per che tenevano a mente la parola di Cristo: Non temete colui che pu uccidare el
corpo, ma me (Mt 10, 28; Lc 12, 4 5). Non mi maraviglio, per che locchio loro e l gusto non si
pasceva di terra, ma dellonore di Dio e de la salute de le creature. Volendo servire e ministrare le
grazie spirituali e temporali, come di grazia avevano ricevuto, di grazia davano (Mt 10, 8), non
vendendo per pecunia n per simonia, ch facevano come buoni ortolani e lavoratori, posti nel giardino
de la santa Chiesa. Non attendevano a giuochi n a grossi cavalli n a la molta ricchezza, n a spendare
quello de la Chiesa nel disordenato vivere, e quello che die essare de povari; ma stavano, come
fortificati da questa madre, al vento e allacque de le molte battaglie, a divellare e vizii e piantare le
virt. Perdevano s e raguardavano el frutto che portavano a Dio; erano privati de lamore proprio,
amavano Dio per Dio perch somma bont e degno damore , e s per Dio donando lonore a
Dio e la fadiga al prossimo , e l prossimo per Dio non raguardando ad utilit che possa da lui
ricevare, se non solo che possa avere e gustare Dio .
Oim oim oim, disaventurata lanima mia, non fanno oggi cos, ch, perch amano damore
mercennaio, amano loro per loro e Dio per loro e l prossimo per loro; in tanto abonda questo perverso
amore el quale pi tosto si debbe chiamare odio mortale, perch ne nasce la morte (oim, piangendo
el dico!) , che non si curano de le immundizie, n di mercatare e vendare la grazia de lo Spirito santo.
Vegono e ladri che furano lonore di Dio e dannolo a loro, oim, e non lo impiccaranno per
correggimento; vede el lupo infernale portarne la pecora, e chiude gli occhi per non vederlo. E questa
la cagione che non vede e non corregge: o per amore proprio di s, unde nasce el disordenato timore; o
perch si sente in quelli medesimi vizii, e quali gli legano la lingua e le mani, che nol lassano
correggiare n gastigare el vizio.
Non vorrei, carissimo e reverendissimo e dolcissimo mio padre in Cristo Ges, che questo
divenisse a voi, ma pregovi che siate pastore vero a ponare la vita per loro (Gv 10, 11). Per dissi che io
pregavo e desideravo con grande desiderio che vi levaste dal sonno della negligenzia: chi dorme non
vede e non sente; ed bisogno di molto vedere e di molto sentire per che avete a rendare ragione di
loro, e sete in mezzo de nemici: del corpo, del dimonio e de le delizie del mondo. La necessit de la
vostra salute vinvita a destarvi, e con lume seguitare la vita e santi modi de veri pastori: acostatevi a
questa dolce madre de la carit, la quale vi torr ogni timore e strettezza di cuore; daravi fortezza e
larghezza e libert di cuore, in Dio fortificato e conformato; e farvi una cosa con lui, per che Dio
carit (1Gv 4, 8): chi sta in carit sta in Dio, e Dio in lui (1Gv 4, 16).
Adunque, padre, poi che aviamo veduto che la carit fortifica, e tolleci la debilezza, e nemici
sono molti che ci assediano, non da indugiarci a intrare in questa fortezza, seguitando la via de la
verit e degli altri pastori. Non aspettate el d di domane, ma pregovi, per lamore di Cristo crocifisso,
che vi rechiate inanzi la brevit del tempo, ch non sapete se avrete el d di domane: ricordivi che voi
dovete morire e non sapete quando.
Non dico pi, padre, se non che perdoniate a me misera miserabile, che, perch sete padre de
povari, e perch mi pregaste e facestemivi promettare che la prima limosina che mi venisse a le mani io
vi richiedessi, per io mardisco e richeggio voi, s come padre de povari, e per adempire la promessa
che io vi feci: per le mani una grandissima limosina, cio del monisterio di Santa Agnesa, del quale
altra volta vi scrissi, e sono buone e santissima fameglia e in grande bisogno; ma tra gli altri questo
che, essendo el monisterio di fuore, s ordenato che torni dentro per cagione de le brighe e guerre, ma
vuole per lo comincio cinquanta fiorini doro per la parte del monisterio, e gli altri mette el comune. Io
vi scrivo la necessit loro: ora vi prego e vi strengo che isforziate el potere quanto potete. Dio sia
nellanima vostra.
Permanete ne la santa carit di Dio. Ges Ges.

LETTERA 89
A Bartalo Usimbardi e a Francesco sarto predetto da Fiorenza.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissimi figliuoli in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges Cristo,
scrivo a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi grati e cognoscenti de benefizii ricevuti
dal vostro Creatore, a ci che in voi si notrichi la fonte de la piet.
Questa gratitudine vi far solliciti a essercitarvi a la virt, per che, come la ingratitudine fa
lanima pigra e negligente, cos questa dolce gratitudine le d fame del tempo, in tanto che non passa
ora n punto che ella non lavori. Da questa gratitudine procede ogni vera virt: chi ci d carit? chi ci
fa umili e pazienti? solo la gratitudine. E perch vede el grande debito che con Dio, singegna di
vivere virtuosamente, per che cognosce che Dio non ci richiede altro. E per, figliuoli miei dolci,
recatevi con grande sollicitudine a memoria e molti beneficii ricevuti da lui, acci che perfettamente
acquistiate questa madre de le virt.
Ebbi in questi d le vostre lettere, cio una da Bartalo, una da Francesco, e una da monna Agnesa,
le quali viddi volentieri. Rispondovi, de la spesa del privilegio, che ogni cosa pagato el sangue di
Cristo crocifisso, e per neuno denaio ci bisogna, ma voglio che vi costi lagrime cordiali e orazione per
la santa Chiesa e per Cristo in terra, e che voi preghiate ogni d strettamente Dio per lui. E bene
confesso che se noi dessimo el nostro corpo ad ardere, non potremmo satisfare a tanta grazia quanta
Dio ci fatta, ch in questa vita aviamo la certezza de la nostra salute, se noi avremo viva fede, e
saremo grati e cognoscenti: ma el nostro dolce Dio non ci richiede pi che noi potiamo fare. Siatemi
virtuosi, e brigate di crescere per modo che io me navegga.
Mandovi per sere Jacomo Manni, portatore de questa lettera, el privilegio con la bolla papale, in
sul quale monna Pavola del monasterio da santo Giorgio, e monna Andrea sua serva; e setevi su voi
quattro, cio Bartalo e monna Orsa, e Francesco e monna Agnesa. E per, quando lavete ricevuto,
fatene levare i vostri nomi per carta al vescovado come bisogna; e il privilegio darete a monna Pavola
quando sar tornata, che ora qua.
inteso come Giannozzo preso; non so quanto vi star. Piacemi quello che voi, Francesco, me
ne scrivete, cio di non abandonarlo mai; e cos vi comando, per parte di Cristo crocifisso, che molto
spesso el visitiate, confortiate, e soveniate in ci che v possibile: pensate che Dio non ci richiede altro
se non che sopra el prossimo nostro manifestiamo lamore che aviamo a lui. Io vel racomando
strettamente, e diteli per mia parte che sia buono cavaliere ora che Dio l messo in campo; e il suo
combattere sia la vera pazienzia, chinando per umilit el capo a la dolce volunt di Dio. Molto el
confortate per mia parte e di tutta questa fameglia, i quali tutti gli nno grande compassione. Quando
Dio el permettar gli scriver una lettera; diteli che faccia ci che pu per spacciarsi tosto, e non miri
perch non abbi a pieno sua intenzione. Altro non vi dico.
Permanete ne la santa e dolce dilezione di Dio. Benedicete i fanciulli. Ges dolce, Ges amore.
Fatta a d. viij. di maggio, in Roma.

LETTERA 90
A madonna Laudomia donna di Carlo delli Strozzi da Fiorenza.
Al nome di Ges Cristo crucifisso e di Maria dolce.
Carissima suoro in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges Cristo, scrivo
a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi vera serva di Cristo crucifisso: el quale servire
non servire ma regnare, e fa lanima libera traendola della servitudine del peccato; tolleci la cechit
e dacci perfetto lume; tolleci la morte e dacci la vita della grazia; dacci pace e quiete, privandoci dogni
guerra; e vesteci e saziaci del vestimento della carit e del cibo dellAgnello (el quale Agnello fu cotto
e arrostito in su el legno della santissima croce, col fuoco dellamore de lonore del Padre e della salute
nostra); e fa luomo sicuro, tollendoli ogni timore servile. Adunque bene grande dolcezza e
inestimabile dignit questo dolce servire a Dio: bene doviamo dunque con vera e perfetta sollicitudine
servirli con tutto el cuore e con tutto laffetto.
Ma attendete che questo signore non vuole compagnia, n essere servito a mezzo, ma a tutto;
per che impossibile sarebbe di servire a Dio e al mondo. E cos disse Cristo benedetto: Neuno pu
servire a due signori; per che servendo alluno, elli in contempto allaltro (Mt 6, 24; Lc 16, 13),
perch non nno conformit insieme. El mondo d tutto el contrario che quello che noi aviamo detto:
per che chi serve alla propria sensualit, delizie, stati e ricchezze, onori e diletti sensitivi, o figliuoli, o
marito, o alcuna creatura, damore sensuale cio damarli per propria sensualit fuore di Dio , elli
gli d la morte, cechit e nudit, perch el fa privare del vestimento della carit, e dgli vergogna,
perdendo la sua dignit. E venduto el libero arbitrio suo al dimonio, e legatolo alla servitudine del
peccato, ponendo laffetto e lamore suo in cosa che meno di s, e per pecca offendendo Dio: per
che tutte le cose create sono fatte perch servano a noi, e noi per servire a Dio. Dandoci dunque a
servire a loro fuor di Dio, offendendo divento servo e schiavo del peccato, che non ; e divento non
cavelle, perch so privato di Dio, che Colui che (Es 3, 14). Convienci dunque al tutto renunziare al
mondo, e servire a Dio.
Ma perch tanto contrario el mondo a Dio? Perch Cristo benedetto cinvita e cinsegna a
servirlo con povert volontaria; per che se luomo possiede le ricchezze attualmente, non le debba
possedere mentalmente, cio col desiderio, ma debbasi spogliare laffetto dogni cosa terrena. El
mondo ama superbia, e Dio umilit; e tanto gli piacque questa virt, che noi vediamo che Dio s
umiliato a noi, e il Figliuolo suo con grande umilit e pazienzia corso infine alloprobiosa morte della
croce per noi. Elli cinvita e richiede la virt della vera pazienzia, con speranza e fede viva: paziente,
dico, a portare ci che Dio ci concede, e per lamore suo perdonare a chi ci offende. El mondo vuole
tutto el contrario; per che vuole vendicare e stare con lodio e rancore verso el prossimo suo. La
speranza e la fede debba essere posta in Dio, che cosa ferma e stabile, e non nelle creature; ma fidarsi
ed essere fedele a Cristo crucifisso e non alla propria sensualit (e allora aver fede viva quando
parturir e figliuoli vivi delle virt di sante e buone operazioni). Dio ama giustizia, e l mondo
ingiustizia; facciamo dunque, facciamo una santa giustizia di noi medesimi: quando el sentimento
nostro sensitivo vuole ribellare al suo Creatore, levisi con affetto damore e col lume della conscienzia,
e accusilo al signore, cio al libero arbitrio; e leghilo col legame de lodio; e col coltello del divino
amore luccida.
Or cos facciamo, carissima suoro, per che, facendo cos, saremo servi fedeli; ed essendo servi,
saremo signori. Avete veduto in quanta eccellenzia e utilit ne viene lanima, di questo servire; e senza
esso non potiamo avere el fine per lo quale noi fummo creati. E anco aviamo veduto quanto
pericoloso e a quanta vilt e miseria si conduce lanima che serve al mondo e a le delizie e diletti suoi.
Aviamo ancora veduto per che cagione non nno conformit insieme: perch sono molto variati luno
da laltro. Cristo ama la virt, e odia il peccato; e tanto lam e odi che, per vestircene noi, si spogli
s della vita, fabricando le iniquitadi nostre sopra al corpo suo, con molti fragelli e pene, vergogna e
vituperio, e nellultimo la penosa morte della croce. Poi, dunque, che tanto gli dispiace el peccato,
dovianlo fuggire e odiarlo infine alla morte; per che in altro modo non offende lanima se non in
amare quello che Dio odia, e in odiare quello che elli ama.
Or leviamo dunque el santo desiderio, e con affetto damore serviamo a Dio, spogliando el cuore
dogni vanit e amore disordenato di figliuoli, di marito, e di ricchezze; e possedetele e amatele come
cose prestate a voi, per che ogni cosa v dato in presta e per uso; e tanto vi bastano quanto piace a
Dio che ve l date. Cosa sconvenevole di possedere la cosa che non sua per sua; ma la divina
grazia nostra, e dovianla possedere per nostra. Bene nostra la cosa che dimonio n creatura ce la
pu tllere se noi non vogliamo; e bene ignorante colui che esso medesimo si priva di cos grande
tesoro. Or non ce ne facciamo caro, poich n s grande divizia. E a ci che meglio el potiate avere e
conservare, nascondetevi nelle piaghe di Cristo crucifisso, e bagnatevi nel sangue prezioso suo. Non
dico pi.
Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Ges dolce, Ges amore.

LETTERA 91
A monna Agnesa predetta.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissima figliuola in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges Cristo,
scrivo a te nel prezioso sangue suo, con desiderio di vederti crescere in uno desiderio santo e in una
pazienzia vera, per s fatto modo che mai non ti scordi da la dolce volont di Dio, ma con una
allegrezza ti sappi conformare in ogni tempo che Dio ti d; e con allegrezza annegarti nel sangue di
Cristo crucifisso; e ine fare il tuo riposo e ogni tua abitazione.
In questo glorioso sangue ricevarai el lume, per che nel sangue si consuma la tenebre; ricevarai
nel sangue la vita de la grazia, per che nel sangue ci tolse la morte; e gustarai nel sangue el fuoco
dellardentissima carit, per che per amore fu sparto; e anco lamore fu quello che l tenne confitto e
chiavellato in croce: non erano sufficienti e chiovi, se lamore non lavesse tenuto; ma lamore el
tenne. Di questo amore voglio che tu ti vesta, e, volendotene vestire, ti conviene bagnare nel sangue di
Cristo crucifisso; e cos voglio che tu facci.
Sia sollicita allorazione santa, al luogo e al tempo suo, quando tu puoi; per che ella quella
madre che notrica i figliuoli de le virt. Altro non ti dico.
Permane ne la santa e dolce dilezione di Dio.
Racomandaci a Bartalo e a monna Orsa, e benedimmi Bastiano. Di Francesco non ti dare pena
veruna, che io non n pena veruna, io, perch io cognosco i modi suoi, e so che a lui stesso ne
ncresce, e so bene che elli ama e per amore fa ci che pu; ma bene ti prego che tu preghi lui che non
si dia fadiga quando vede che io nol soddisfo come vorrebbe, ch alcuna volta, per lo molto avere a
fare, non posso; ma quando io potr, far a lui e a te come allanima mia. Ges dolce, Ges amore.

LETTERA 92
A uno spirituale in Firenze, el quale dubitava molto della vita chella teneva, e singularmente del
mangiare chella non faceva, undegli con presunzione pare che la giudicava.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Dilettissimo e carissimo padre in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva inutile di Ges Cristo, mi
vi racomando, con disiderio di vederci uniti e trasformati in quella dolce etterna e pura verit, la quale
verit tolle da noi ogni falsit e bugia.
Io, carissimo padre, cordialmente vi ringrazio del santo zelo e gelosia che avete allanima mia, in
ci che mi pare che siate molto sospeso, udendo la vita mia. So certa che non vi muove altro che il
disiderio dellonore di Dio e della mia salute, temendo voi lassedio e le illusioni delle dimonia. Di
questo timore, padre, che voi avete, singularmente nellatto del mangiare, io non mi maraviglio: chio
vi prometto che non tanto che ne temiate voi ma io stessa triemo per timore dello nganno delle
dimonia; se non chio mi confido nella bont di Dio e isconfidomi di me, sapendo che di me io non mi
posso fidare.
Perch mi mandaste domandando sio credeva potere essere ingannata, o vero sio credeva non
potere essere ingannata dicendo che, sio nol credo, che questo inganno di dimonio e io vi
rispondo che, non tanto di questo che sopra la natura del corpo, ma di questo e di tutte laltre mie
operazioni, per la mia flagelit e per lastuzia del dimonio io sempre temo, pensando di potere essere
ingannata; per chio conosco e vegio che l dimonio perdette la beatitudine ma non la sapienzia, con la
quale sapienzia o vero astuzia, come dissi, conosco che mi potrebe ingannare. Ma io mi rivolgo poi e
apogiomi allalbore della santissima croce di Cristo crocifisso, e ine mi voglio conficare; e non dubito
che, sio star confitta e chiavellata con lui per amore e con profonda umilit, che le dimonia non
potranno contra di me, non per mia virt ma per la virt di Cristo crocifisso.
Mandastimi dicendo che singularmente io pregassi Dio chio mangiassi. E io vi dico, padre mio,
e dicovelo nel cospetto di Dio, che in tutti quanti e modi chio potuto tenere, sempre mi so sforzata,
una volta o due el d, di prendare el cibo; e pregato continovamente e prego Dio e pregar, che mi dia
grazia che in questo atto del mangiare io viva come laltre creature, segli sua volont, per che la
mia ci . E dicovi, che assai volte quandio fatto ci chio potuto, e io entro dentro da me a
conosciare la mia infermit e Idio, che per singularissima grazia mabi fatto correggiare el vizio della
gola dogliomi molto chio, per la mia miseria, non l corretta per amore.
Io, per me, non so che altro rimedio ponarci, se no chio prego voi che preghiate quella somma
etterna verit che mi dia grazia, segli pi suo onore e salute dellanima mia, che mi faccia prendare
el cibo, se li piace. E io so certa che la bont di Dio non ispregiar le vostre orazioni. Pregovi che,
quello rimedio che voi ci vedete, che voi me lo scriviate, e, pure che sia onore di Dio, io el far
volontieri. E anco vi prego che voi non siate legiero a giudicare, se voi non sete bene dichiarato nel
cospetto di Dio. Altro non vi dico etc.

LETTERA 93
A monna Orsa donna di Bartalo Usimbardi e a monna Agnesa donna di Francesco sarto da
Firenze.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissime figliuole in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges Cristo,
scrivo a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi perseverare nel santo desiderio, a ci che
mai non volliate el capo adietro: per ci che non ricevareste el frutto, e trapassareste la parola del
nostro Salvatore, che dice che noi non volliamo el capo indietro a mirare larato (Lc 9, 62).
Adunque siate perseveranti, e raguardate none a quello che fatto, ma a quello che avete a fare. E
che aviamo a fare? a rivoltare continuamente laffetto nostro verso Dio, spregiando el mondo con tutte
le sue delizie, e amando la virt; portando con vera pazienzia ci che la divina bont permette ad noi,
considerando che ci che d, d per nostro bene, a ci che siamo santificati in lui; e nel sangue
trovaremo che elli cos la verit. Di questo glorioso sangue che ci manifesta tanto dolce verit, ce ne
doviamo empire la memoria, a ci che non stiamo mai senza el suo ricordamento; e cos voglio che
facciate voi, carissime figliuole, per che in questo modo perseverrete infine a la morte, e nellultimo
de la vita vostra ricevarete letterna visione di Dio. Non dico pi qui.
Riprendoti dolcemente, carissima figliuola, ch tu non i tenuto a mente quello che io ti dissi, di
non rispondere a persona che di me ti dicesse veruna cosa che ti paresse meno che buona; non voglio
che tu facci pi cos, ma voglio che luna e laltra risponda in questo modo a chi vi narrasse e difetti
miei: che non ne narrano tanti, quanti molti pi ne potrebbero narrare. Dite a loro che si muovano a
compassione dentro ne cuori loro dinanzi a Dio, come el mostrano con la lingua, pregando tanto la
divina bont per me che io corregga la vita mia. Poi di a loro che il sommo giudice quello che punir
ogni mio difetto, e remunerr ogni fadiga che per lo suo amore si porter.
Verso di monna Paula non voglio che pigli veruno sdegno, ma pensa che ella facci come la buona
madre che vuole provare la figliuola, se ella virt o no.
Confesso veramente che in me poca virt trovata, ma speranza nel mio Creatore che mi far
correggere e mutare modo. Confortatevi e non vi date pi pena, per che ci trovaremo unite nel fuoco
de la divina carit, la quale unione non ci sar tolta n da demonio n da creatura. Altro non vi dico.
Permanete ne la santa e dolce dilezione di Dio.
Racomandateci a Bartalo e benedicete Bastiano e tutta laltra fameglia. Ges dolce, Ges amore.

LETTERA 94
A frate Mateo di Francesco di Tato Talomei dellordine de Predicatori.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissimo figliuolo in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges Cristo,
scrivo a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi cercare Dio in verit, senza alcuno mezzo
de la propria sensualit o dalcuna altra creatura, per che col mezzo non potremmo piacere a Dio.
Dio ci di el Verbo dellunigenito suo Figliuolo, senza rispetto di propria utilit. Questo vero,
ch a lui non potiamo fare utilit alcuna, ma non adiviene cos di noi, per che, perch noi non
serviamo a Dio per propria utilit, nondimeno lutilit pur nostra: a lui ne torna il fiore, cio lonore, e
a noi il frutto dellutilit. Elli ci amati senza essere amato, e noi amiamo perch siamo amati; elli ci
ama di grazia, e noi amiamo lui di debito, perch siamo tenuti damarlo. S che cos adiviene dellutilit
che noi non potiamo fare a Dio, come di non poterlo amare di grazia senza debito perch noi siamo
obligati a lui, e non elli a noi; per che prima che fusse amato ci am, e per ci cre alla imagine e
similitudine sua (Gn 1, 26) : ecco dunque che non potiamo fare utilit a lui, n amarlo di questo
primo amore.
E io dico che Dio ci richiede che come elli ci amati senza alcuno rispetto, cos vuole essere
amato da noi.
In che modo dunque il potremo avere, poich elli cel richiede, e noi nol potiamo fare a lui?
Dicovelo: con quello mezzo che elli ci posto, unde doviamo amare lui liberamente, e senza alcuno
rispetto dalcuna propria nostra utilit: cio doviamo essere utili non a lui, ch non potiamo, ma al
prossimo nostro. Or con questo mezzo potiamo osservare quello che elli ci richiede per gloria e loda del
nome suo; e per mostrare lamore che noi gli aviamo doviamo servire e amare ogni creatura che in s
ragione, e distendere la carit nostra a buoni e a gattivi e a ogni generazione di gente cos a chi ci
diserve e sono scandalizzati in noi, come a chi ci serve , per che Dio non acettatore delle creature
(Rm 2, 11), ma de santi desiderii; e la carit sua si distende a giusti e a peccatori.
vero che alcuno ama come figliuolo, alcuno come amico, alcuno come servo e alcuno come
persona ch partita da lui e desiderio che torni (e questi sono gli iniqui peccatori che sono privati
della grazia. Ma in che lo mostra lamore questo sommo Padre? in prestar lo il tempo; e nel tempo lo
pone molti mezzi: o impedimento del peccato tollendo lo el luogo e l potere che non possino fare
tanto male quanto vogliono ; o in molte altre cose, per far lo odiare el vizio e amare la virt, il quale
amore della virt lo tolle la volunt del peccato. E cos, per lo tempo che Dio lo di per amore, di
nemici sono fatti amici, e nno la grazia e sono atti ad avere la eredit del padre).
Amore di figliuolo a coloro che in verit el servono senza alcuno timore servile, e quali nno
abnegata e morta la loro propria volunt, e sono obedienti per Dio, infine a la morte, a ogni creatura che
in s ragione; e non sono mercennai che l servino per propria utilit, ma sono figliuoli; e le
consolazioni dispregiano, e de le tribulazioni si dilettano, e cercano pur in che modo si possino
conformare con Cristo crocifisso e notricarsi delli obbrobii e de le pene sue. Costoro non cercano n
servono Dio per dolcezza, n per consolazione spirituale n temporale che ricevano da Dio o da la
creatura, per che non cercano Dio per loro n il prossimo per loro, ma Dio per Dio in quanto
degno dessere amato , e loro per Dio per gloria e loda del nome suo , e il prossimo servono per
Dio, facendoli quella utilit che gli possibile.
Costoro seguitano le vestigie del Padre dilatandosi tutti ne la carit del prossimo, amando e servi
di Dio per amore che amano el loro Creatore; e amano glimperfetti perch venghino a perfezione,
dando lo el santo desiderio e continue orazioni. Amano gli iniqui che giacciono ne la morte del
peccato mortale, perch sono creature ragionevoli create da Dio, e ricomprati duno medesimo sangue
che ellino; unde lo duole la loro dannazione, e per camparli si darebbero alla morte corporale. E
persecutori e i mormoratori e i giudicatori, che sono scandalizzati in loro, amano, s perch sono
creature di Dio come detto , e s perch sono strumento e cagione di ponere la virt in loro, e
fargli venire a perfezione; e spezialmente in quella reale virt della pazienzia, virt dolce che non si
scandalizza n si turba, n d a terra per alcuno vento contrario, n per alcuna molestia duomini.
Costoro sono quelli che l cercano senza mezzo, e lamano in verit come legittimi e cari
figliuoli; ed elli ama loro s come vero padre, e manifesta loro il secreto de la sua carit, per far lo
avere la eredit etterna: unde corrono come ebbri del sangue di Cristo, arsi nel fuoco de la divina carit,
de la quale sono alluminati perfettamente. Costoro non corrono per la via de le virt a loro modo, anco
a modo di Cristo crocifisso, seguitando le vestigie sue. E se lo fusse possibile servire Dio e acquistare
le virt senza fadiga, non le vogliono.
Questi non fanno come i secondi, cio lamico e l servo, ch alcuna volta il loro servire con
alcuno rispetto. Talvolta con rispetto di propria utilit; e per questo viene a grande amicizia perch
cognosce il suo bisogno e il suo benefattore, el quale vede che l pu subvenire, e vuole bene che
prima fu servo, ch cognobbe il suo male, del quale male seguitava la pena: unde col timore de la pena
caccia el vizio, e con lamore abraccia la virt cio servire il suo signore, cui elli offeso ; e
comincia a pigliare speranza ne la sua benignit, considerando che elli non vuole la morte del peccatore
ma vuole che elli si converta e viva (Ez 33, 11). Che se elli stesse pur nel timore, non sarebbe
sufficiente ad avere la vita, n tornarebbe a perfetta grazia col signor suo, ma sarebbe servo
mercennaio.
N anco debba stare pur nellamore del frutto e de la consolazione che riceve dal signore suo poi
che fatto amico; per che questo amore non sarebbe forte, ma verrebbe meno quando fusse ritratto da
la dolcezza e consolazione e diletto di mente, o vero quando venisse alcuno vento contrario di
persecuzione o tentazione dal demonio. Subbito allora verrebbe meno nelle tentazioni del demonio e
molestie della carne, unde verrebbe a confusione per la privazione de la consolazione mentale; e ne la
persecuzione e ingiurie che ci fanno le creature verrebbe a impazienzia.
S che vedete che questo amore non forte, anco fa chi ama di questo amore come santo
Pietro, il quale inanzi la Passione amava Cristo dolcemente, ma non era forte, e per venne meno al
tempo della croce (Mt 26, 69 74; Mc 14, 66 71; Lc 22, 56 60); ma poi si part da lamore della
dolcezza, cio doppo lavenimento dello Spirito santo, e perdette il timore; e venne ad amore forte e
provato nel fuoco de le molte tribulazioni. Unde, venuto ad amore di figliuolo, tutte le portava con vera
pazienzia; anco corriva doppo loro con grandissima allegrezza, come se fusse andato a nozze e non a
tormenti, e questo era perch era fatto figliuolo. Ma se Pietro fusse rimaso solamente nella dolcezza e
nel timore, che elli ebbe nella Passione e doppo la Passione di Cristo, non sarebbe venuto a tanta
perfezione dessere figliuolo e campione della Chiesa santa, gustatore e mangiatore dellanime. Ma
attendete il modo che Pietro tenne con gli altri discepoli per potere perdere il timore servile e
lamore debile de le proprie consolazioni, e ricevere lo Spirito santo, come lera promesso da la prima
dolce Verit: unde dice la Scrittura che si rinchiusero in casa, e ine stettero in vigilia e continue
orazioni (At 1, 13 14), e stettero diece d.
Or questa la dottrina che noi doviamo pigliare, e ogni creatura che in s ragione: cio
rinchiuderci in casa, e stare in vigilia e continua orazione, e stare diece d; e poi ricevaremo la
plenitudine dello Spirito santo, el quale, poi che fu venuto, gli allumin della verit. E viddero il
secreto della inestimabile carit del Verbo con la volunt del Padre, che non voleva altro che la nostra
santificazione; e questo ci mostrato il sangue di questo dolce e amoroso Verbo, il quale tornato a
discepoli, cio venendo la plenitudine dello Spirito santo.
E viene con la potenzia del Padre, con la sapienzia del Figliuolo, e con la piet e clemenzia
desso Spirito santo; s che la verit di Cristo adempita, el quale disse a discepoli: Io andar, e
tornar a voi (Gv 14, 3). Unde allora torn, perch non poteva venire lo Spirito santo senza il
Figliuolo e senza il Padre, perch era una cosa con loro; s che venne, come detto , con la potenzia che
apropriata al Padre, e con la sapienzia che apropriata al Figliuolo, e con la benivolenzia e amore che
apropriato allo Spirito santo. Bene lo mostrano gli appostoli, per che subbito per lamore perdero il
timore; unde con vera sapienzia cognobbero la verit, e con grande potenzia andavano contra
glinfedeli, e gittavano a terra glidoli, e cacciavano le dimonia. Questo non era con potenzia del
mondo, n con fortezza di corpo, ma con forza di spirito e potenzia di Dio, la quale per divina grazia
avevano ricevuta.
Or cos adiverr a coloro che sono levati dal bomico (2Pt 2, 22) del peccato mortale e da la
miseria del mondo, e cominciano a gustare il sommo bene, e per sinamorano de la dolcezza sua. Ma,
come detto , a stare pur nel timore non camparebbe per lo nferno; ma farebbe come fa il ladro, il
quale paura delle forche, e per non fura; ma non che elli non furasse se non credesse patire la pena.
Cos anco adiviene dellamare Dio per dolcezza: cio che non sarebbe forte n perfetto, ma debile e
imperfetto. E per non stanno fermi, ma tengono la via e l modo, con vera perseveranzia, di giugnere a
la perfezione.
El modo di giugnervi questo de discepoli come detto , cio che come Pietro e gli altri si
rinchiusero in casa, cos nno fatto e debbono fare coloro che sono gionti allamore di padre, che sono
figliuoli. Unde quelli che vogliono passare a questo stato debbono intrare e rinchiudersi in casa, cio ne
la casa del cognoscimento di loro medesimi, che quella cella ne la quale lanima debba abitare. Ne la
quale cella truova unaltra cella, cio la cella del cognoscimento della bont di Dio in s; unde del
cognoscimento di s trae una vera umilit, con odio santo delloffesa che fatta e fa al suo Creatore; e
per questo viene a vera e perfetta pazienzia. E nel cognoscimento di Dio, che trovato in s, acquista la
virt de lardentissima carit, unde trae santi e amorosi desiderii; e per questo modo truova la vigilia e
la continua orazione cio mentre che sta rinchiusa in cos dolce e gloriosa casa quanto el
cognoscimento di s e di Dio . Vigilia, dico, non solamente dellocchio del corpo, ma dellocchio
dellanima: cio che locchio dellintelletto non si vegga mai serrare, ma sempre debba stare aperto nel
suo obiecto e amore ineffabile, Cristo crocifisso; e ine truova lamore e la colpa sua propria, per che
per la colpa Cristo ci don il sangue suo.
Allora lanima si leva con grandissimo affetto ad amare quello che Dio ama, e a odiare quello che
elli odia; e tutte le sue operazioni dirizza in Dio, e ogni cosa fa a gloria e a loda del nome suo. E questa
la continua orazione, de la quale dice Paulo: Orate senza intermissione (1Ts 5, 17). Or questa la
via di levarsi da essere solamente servo e amico cio dal timore servile e da lamore tenero della
propria consolazione , e a essere vero servo, vero amico, e vero figliuolo: che essendo fatto vero
figliuolo, non perde per che non sia servo e vero amico, ma servo e amico in verit, senza alcuno
rispetto di s n daltro che solo di piacere a Dio.
Dicemmo che stettero diece d, e poi venne lo Spirito santo: cos lanima, che vuole venire a
questa perfezione, le conviene stare diece d, cio ne diece comandamenti della legge; e co
comandamenti della legge osservar i consigli, per che sono legati insieme, e non sosserva luno
senza laltro. ( vero che quelli che sono al secolo debbono osservare i consigli mentalmente per santo
desiderio; e coloro che sono levati dal mondo gli debbono osservare mentalmente e attualmente). E cos
si riceve labondanzia dello Spirito santo, con vera sapienzia di vero e perfetto lume e cognoscimento, e
con fortezza e potenzia: forte contra ogni battaglia; e potente principalmente contra s medesimo,
signoreggiando la propria sensualit.
Ma tutto questo non potreste fare se vandaste svagolando con la molta conversazione,
dilungandovi dalla cella, e con la negligenzia del coro. Unde considerando me questo, vi dissi, quando
vi partiste da me, che studiaste di fuggire la conversazione, e visitare la cella, e non abandonare il coro
n il refettorio quanto fusse possibile a voi , e la vigilia con lumile orazione; e cos adempirete el
desiderio mio, ch vi dissi che io desideravo di vedervi cercare Dio in verit, senza alcuno mezzo. Altro
non vi dico.
Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Ges dolce, Ges amore.

LETTERA 95
A certi giovani fiorentini figliuoli adottivi di don Giovanni da le Celle.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissimi figliuoli in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges Cristo,
scrivo a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi legati nel legame dolce de la carit s e
per s fatto modo che n demonio n creatura ve ne possa mai separare.
Questo quello dolce legame che leg Dio ne luomo e luomo in Dio quando la natura divina si
un con la natura umana; e questo fu quello amore ineffabile che don lessere a luomo, traendolo Dio
di s medesimo quando el cre alla imagine e similitudine sua (Gn 1, 26). E perch lanima fatta per
puro amore, lamore acorda le potenzie dellanima nostra e lega insieme queste tre potenzie.
La volont muove lo intelletto a vedere, volendo amare alcuna cosa; e sentendo lo intelletto che
la volont vuole amare, se ella volont ragionevole lo intelletto si pone per obiecto lamore ineffabile
del Padre etterno che ci donato el Verbo del Figliuolo suo , e lobedienzia e la umilit del
Figliuolo, el quale sostenne con mansuetudine pene, ingiurie, strazii, scherni e villanie, le quali tutte
portate con grandissimo amore. E cos a quello che locchio dellintelletto veduto, la volont con
amore ineffabile va dietro, e come mano forte ripone el tesoro che egli trae di questo amore ne la
memoria; e cos diventa grato e cognoscente al suo Creatore de le grazie e doni che si vede avere
ricevuti da lui. E ci che egli , vede di grazia avere in s, e non per s medesimo; perci che noi siamo
quelli che non siamo, e per siamo operatori di quella cosa che non , cio del peccato.
Oh quanto orribile morte la colpa che ci tolle la vita! E questo vedendo lanima, nel modo detto,
si veste damore e di perfetta umilit: la carit truova e gusta ne la bont di Dio, vedendola in s
medesimo participare con molti doni e grazie, e quali ricevuti e riceve continuamente. Del
cognoscimento di s e del peccato che truova per la legge perversa che in s, che ribellato e ribella
al suo Creatore s concepe uno odio e uno dispiacimento verso questa sensualit; e ne lodio truova
una pazienzia, la quale pazienzia el fa forte a sostenere pene, scherni, villanie, fame, sete, freddo, caldo,
tentazioni e molestie dal demonio; e schifa e fugge il mondo con tutti i diletti suoi. E nascene una vena
dumilit, la quale baglia e nutrice de la carit; e per porta con tanta pazienzia, perch la carit,
amore ineffabile, trovata la baglia sua, cio lumilit.
E il servo, cio lodio di s, che per amore la serve con perfetta pazienzia, esso fa vendetta e
giustizia de nemici de la divina carit. E nemici suoi sono questi: amore proprio, el quale per propria
utilit ama s, e ci che egli ama, ama per s e non per Dio; diletti, piacimenti, stati, onori e ricchezze.
E che vendetta questa? una vendetta di tanta dolcezza che lingua non sufficiente a dirlo, perci
che da lamore proprio, che d morte, viene allamore divino che gli d vita; da la tenebre e odio e
dispiacimento de la virt viene a la luce e allamore delle virt, in tanto che elegge inanzi la morte, che
volere lassare la virt.
Anco si d a tenere tutti quelli modi e quelle vie per le quali vede che possa venire a virt, e a
conservare la virt in s.
E perch i diletti sensitivi e la dilicatezza del corpo, e la conversazione de gattivi e perversi
secolari vede che gli sono nocive, per le fugge con tutto l cuore e con tutto laffetto. Del corpo fa il
contrario e fanne vendetta, macerandolo con la penetenzia, col digiuno, vigilie, orazioni e discipline; e
singularmente quando vedesse averne bisogno, cio quando la carne volesse ribellare allo spirito. La
volont vendica con la morte: per che luccide sottomettendola a comandamenti di Dio e a consigli
che Cristo, unigenito Figliuolo di Dio, ci lass; e con essi comandamenti e consigli si veste delletterna
volont sua dolce e navica in questo mare tempestoso, virilmente e realmente seguitando le vestigie di
Cristo crocifisso. Or questo quello dolce legame, nel quale io voglio che siate legati. O dolce e soave
legame, el quale leghi lanima col suo Creatore, tu legasti Dio ne luomo, come detto , e luomo in
Dio, quando tu, Padre etterno, ci donasti il Verbo del Figliuolo tuo, e unisti la natura divina con la
natura umana. O figliuoli carissimi, questo fu quello legame dellamore che tenne confitto e chiavellato
Dio e Uomo in croce ch se lamore non lavesse tenuto, non erano sufficienti i chiovi n la croce a
poterlo tenere : lamore che Cristo ebbe a lonore del Padre e a la salute nostra, e lodio e l
dispiacimento che egli ebbe del peccato; lodio insieme con lamore fece vendetta de le nostre iniquit,
e punille con pene e tormenti sopra il corpo suo. Adunque lanima, che legata con Cristo crocifisso, el
seguita facendo vendetta per onore di Dio e salute sua e del prossimo de la parte sensitiva,
cacciando i nemici dellanima sua (de vizii dico, e de la disobedienzia che egli avuta contra l suo
Creatore disobediendo a comandamenti suoi); e mettevi dentro e riceve gli amici.
Gli amici sono le vere e reali virt, fatte in amore e in perfetta carit. E perch uno de principali
amici che abbi lanima la vera obedienzia, ch tanto umile quanto obediente, obedisce a
comandamenti santi di Dio. Ma lanima che molto sinnamora di questa obedienzia, che uno annegare
e uccidere la sua volont, distendesi anco pi oltre, perci che ella vuole osservare lobedienzia de
consigli di Cristo, pigliando in ordine il giogo della santa obedienzia; e non dubbio, figliuoli miei, che
ella cosa pi sicura e pi provata. E perch noi vediamo i relegiosi infermi, non essendo osservatori
dellordine, non di meno lordine non inferma mai, per che fondato e fatto da lo Spirito santo.
Unde, se sentite che Dio vi chiami allobedienzia, rispondeteli: e se vi venisse in pensiero di non
contentarvi per gli ordini che sono cos venuti meno, e perch per poco amore v di molti traversi, io
rispondo a questo pensiero che molti monasterii ci sono che al tutto ogni gattiva barba n uscita fuore;
unde, avendo voi volont de la religione, sarebbe molto bene e onore di Dio che voi vandaste,
essendovi uno buono capo. E fra gli altri monasterii, vi so dire di quello di santo Antimo, el quale,
come don Giovanni vi dir, uno abbate, che specchio dumilit e di povert e dunit: perci che
egli non vuole essere il maggiore, ma il pi minimo. Dio per la sua infinita bont ne dispensi quello che
debba essere pi suo onore, e il meglio di voi.
Legatevi, legatevi insieme, figliuoli miei, caritativamente; luno sopporti e comporti e difetti
dellaltro; a ci che siate legati, e none sciolti, in Cristo dolce Ges. Amatevi, amatevi insieme: ch voi
sapete che questo il segno che Cristo benedetto lass a discepoli suoi, dicendo che ad altro non sono
cognosciuti i figliuoli di Dio, se none allunit dellamore che luomo col prossimo suo in
perfettissima carit (Gv 13, 35). avuta grandissima consolazione de le buone novelle dellunit che io
udito che avete insieme. Crescete e non vollete il capo adietro (Lc 9, 62); s che io possa dire con
santo Paulo, quando disse a discepoli suoi, che essi erano el suo gaudio, la sua letizia e la sua corona
(Fil 4, 1; 1Ts 2, 19 20).
Unde io vi prego che adoperiate s, che io el possa dire io. Altro non dico. Bagnatevi nel sangue
di Cristo crocifisso, e legatevi insieme col legame dellamore.
Permanete ne la santa e dolce dilezione di Dio. Ges dolce, Ges amore.

LETTERA 96
A Piero Canigiani da Fiorenze (patri meo secundum carnem).
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissimo padre e figliuolo in Cristo dolce Ges, io Caterina, schiava de servi di Ges Cristo,
scrivo a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi fondato in vero e perfettissimo amore,
acci che siate vestito del vestimento nuziale della carit; senza il quale vestimento non potremo intrare
alle nozze di vita eterna, alle quali siamo invitati, ma saremmo scacciati, e sbanditi della vita durabile
con grandissima vergogna (Mt 22, 11 13).
Oh quanta confusione sar a quellanima che nellultima estremit della morte, quando ella per
intrare nelle nozze della patria sua, ella per sua colpa se ne truovi isbandita, trovandosi terminata la vita
sua senza questo dolce e grazioso vestimento! Confusione truova nel cospetto di Dio, nellaspetto degli
angeli e degli uomini, e nella coscienzia sua la quale uno vermine che sempre rode , e nella
visione delle dimonia, de quali si fece servo, servendo a loro, al mondo e alla propria sensualit.
Quello il merito che egli ne riceve: confusione e rimproverio, con molto supplicio e tormento, dando
le dimonia a lui quello che nno per s. Questo perch gli adiviene? Perch andava al convito senza el
vestimento nuziale. Chi ne lavea privato? Lamore proprio di s medesimo: per che colui che ama s
damore sensitivo non pu amare Dio n el prossimo n s damore ragionevole, perch luno amore
contrario allaltro, in tanto che niuna conformit nno insieme.
O carissimo padre, raguardate quanto egli differente luno da laltro, e quanto penoso lamore
sensitivo, e quanto dilettevole lamore divino! La differenzia questa: che colui che posto laffetto
suo nel mondo ama e cerca tutte quelle cose nelle quali si possa dilettare sensitivamente. Egli cerca gli
onori, stati e ricchezze del mondo; dove il vero servo di Dio che n levato lamore, trattone laffetto
e l cuor suo, e postolo solamente nel suo Creatore gli fugge come veleno, reputandosi a gloria
dessere privato de suoi stati, ricchezze, diletti e piaceri, e di ricevere grandi persecuzioni e rimproverii
dal mondo e da suoi seguaci: ogni cosa porta con vera e santa pazienzia, perch gli conculcati co
piedi dellaffetto suo. fatto signore del mondo perch pienamente l lassato, non a mezzo, ma in
tutto; e se non el lassa attualemente, almeno col santo e vero desiderio, apprezzando il mondo per
quello che vale, e non pi, e spregiando la propria fragilit, tenendola per serva, e la ragione per donna
; dove lamatore di s medesimo si fa Dio di s e del mondo co suoi piaceri: cio, che quello tempo
che egli debbe spendere in servizio del suo Creatore, egli lo spende in cose vane e transitorie, e nel
corpo suo fragile che oggi e domane non , perch cibo di vermini e cibo di morte, ed uno sacco
pieno di sterco. Egli ama la superbia, e Dio lumilit; egli impaziente, e Dio ama la pazienzia; egli
el cuore stretto che non vi cape Dio n l prossimo per amore , ed egli largo e liberale.
E per i servi di Dio, seguitatori della divina carit, che in verit amano la dottrina di Cristo
crocifisso, si dispongono a dare la vita per onore di Dio e in salute del prossimo; dove el misero uomo
servo del mondo il rode co denti della invidia e de lodio: con ira e dispiacere divora le carni sue, con
appetito di vendetta lonore e lo stato suo, increscendogli del suo bene. Egli si diletta nel loto della
immundizia; e l servo di Dio ne lodore della continenzia, eziandio essendo nello stato legittimo del
matrimonio, singegna di conservare, per amore della virt, sentendo lodore della continenzia. In tutte
quante le cose troviamo che luno contrario allaltro; e per non possono stare insieme, ma luno
caccia laltro. Unde vediamo che quando luomo si vlle a cognoscere la miseria sua, e la poca
fermezza constanzia e stabilit del mondo, subito lodia, e con lodio caccia lamore. E perch senza
amore non pu vivere, subitamente ama quello che col lume de lintelletto veduto e cognosciuto
nellaffetto della divina carit, trovando in s la grande bont di Dio, e la fermezza e stabilit che riceve
da lui, vedendosi ricreato a grazia nel sangue de lumile e immaculato Agnello: el quale per amore
lavata col proprio sangue la faccia dellanima sua. Vedendosi tanto amare, non pu fare che non ami. E
per ci molto neccessario el lume per cognoscere lamore che Dio ci , e le grazie e doni che
riceviamo continuamente da lui.
Questo amore fa luomo grato e cognoscente verso Dio e verso il prossimo suo, s come lamore
proprio fa luomo ingrato e scognoscente, ch quasi retribuisce al suo proprio sapere e virt quello che
egli . Chi mostra che cos sia? la ingratitudine sua. E la ingratitudine chi mostra? le colpe che tutto d
egli commette; s come la gratitudine dimostra che lanima retribuisce solo a Dio ci che eccetto il
peccato, che non , e la virt dimostra la gratitudine. Bene adunque vero che in ogni cosa sono
differenti. Dico che il servo del mondo, amatore di s, porta grandissime e intollerabili fadighe, perch,
come dice santo Agustino: Signore tu i permesso che luomo che disordinatamente ama, sia
incomportabile a s medesimo. Questi porta la croce del dimonio, per che, se egli acquista i diletti,
egli gli acquista con pena; se egli gli , gli tiene con fadiga, per timore di non perdergli; e se gli perde,
egli n crociato con grandissima impazienzia; e se non gli pu avere, pena , perch gli vorrebbe.
Tanto cieco che perde la libert sua, facendosi servo e schiavo del peccato, e del mondo con le sue
delizie, e della propria fragilit.
Queste sono pene generali, ma quante sono le particolari? Tutto d il vediamo, le fadighe che
portano gli uomini in servizio del dimonio. Oim, per acquistare linferno essi non curano la morte
corporale, n rifiutano veruna fadiga; e io (misera me!), per Dio, e per acquistare virt, non sostenni
mai una piccola cosa. Lombra mia m fatto paura. Veramente io confesso che i figliuoli della tenebre
fanno vergogna e confusione a figliuoli della luce, perch vanno con pi sollicitudine e con pi
essercizio e con maggiore fadiga allo nferno, che i figliuoli della luce a vita eterna. Si che la fadiga
grande, e lamaritudine assai, che d questo perverso e miserabile amore.
Ma il vero e perfettissimo amore di tanto diletto, dolcezza e suavit, che niuna amaritudine gli
pu tllere la dolcezza sua; n la tribolazione il pu conturbare, ma molto maggiormente fortifica la
mente, perch laccosta pi al suo Creatore; e in lui gusta la dolcezza della sua carit, tenendo con fede
viva che ci che Dio gli d e permette, il fa per suo bene e per sua santificazione. Chi gliel mostrato?
Il sangue di Cristo, nel quale vide col lume della fede che se egli avesse voluto altro che il nostro bene,
non ci avarebbe dato s fatto ricompratore quanto il Verbo del suo Figliuolo; e il Figliuolo non
avrebbe data la vita la quale diede con tanto fuoco damore, fabricando le nostre iniquit sopra al corpo
suo. Egli riempie lanima di fortezza e di lunga perseveranzia, non voltando mai il capo adietro a
mirare larato (Lc 9, 62); egli non si scandalizza n in s n nel prossimo suo, ma con benivolenzia e
carit fraterna porta e sopporta i suoi difetti. Non pena per privazione di stato; n, se egli l, il
possiede con pena; e se egli non l, nol cerca, n fadiga per non averlo, perch laffetto suo
ordinato e dirizzato secondo la volunt di Dio, nella quale annegata e uccisa la volunt sua propria, la
quale volunt d pena e fadiga mentre che viva. Questo amore taglia la persona dal mondo, e uniscelo
in Dio per affetto damore; ordina la memoria a ritenere i benefizii suoi; allumina locchio de
lintelletto a cognoscere la verit nella dottrina di Cristo crocifisso; e dirizza laffetto ad amarla con
tutto il cuore e con ansietato e grande desiderio. Ordina ancora gli stormenti del corpo, cio che tutti i
suoi essercizii corporali e spirituali sono drizzati e ordinati ne lonore di Dio e in amore della virt.
Allora si truova in verit avere risposto a Dio, che l invitato alle nozze di vita eterna dal
principio della sua creazione infino allultimo, e, come grata, s messo il vestimento nuziale
dellaffetto della carit.
Perch? perch si spogli de lamore sensitivo, odiandolo; e am Dio e s damore ragionevole: e
per si trov vestita di carit, ch in altro modo non poteva n sarebbe giunta al termine suo.
Considerando io che non ci altra via, dissi che io desiderava di vedervi fondato in vero e perfettissimo
amore; e cos voglio che facciate questo punto del tempo che Dio v serbato: che ora di nuovo
cominciate a spogliarvi di voi e vestirvi di Cristo crocifisso (Ef 4, 22 24; Rm 12, 14). Lassate oggimai
i morti sepellire a morti (Mt 8, 22); e voi seguitate lui con ogni verit. Lassate oggimai gli affanni del
mondo, e rimanga la fadiga in cui ella debbe essere; e voi furate il tempo ne santi essercizii con le vere
e reali virt. E non dite quando io mi sar un poco ricolto io il far: non da fare cos, per che l
tempo non vaspetta; adunque non aspettate voi lui. Amate, amate; ch ineffabilemente sete amato.
Altro non vi dico.
Confortate e benedicete tutta la famiglia. E voi pigliate diletto e spasso co servi di Dio, avendo la
loro conversazione. Confessatevi molto spesso (bene che io credo che non bisogni dire); e la
comunione ricevete per tutte le pasque solenni, acci che pi perfettamente potiate acquistare questo
dolce vestimento.
E studiate che la famiglia sallevi col timore di Dio.
Permanete etc. Ges etc.

LETTERA 97
A monna Pavola da Siena e a le sue discepole, quando stava a Fiesole.
Al nome di Ges Cristo crocifisso. Amen.
A voi, dilettissima e carissima figliuola e suoro in Cristo Ges, io Caterina, serva e schiava de
servi di Ges Cristo, confortovi e benedico nel prezioso sangue del Figliuolo di Dio. Con desiderio io
desiderato di vedervi unite ne la sua ardentissima carit, la quale carit e amore fa diventare lanima
una cosa con Dio.
O carit piena di letizia e di galdio e dogni soavit, in tanto che ogni cosa tempestosa vi diventa
pacifica e tranquilla! O madre carissima de la dolce carit, che parturisci tutti e figliuoli de le virt!
Sapete, dilettissima mia suoro, che neuna virt viva senza la carit. Cos disse quello dolce inamorato
di Pavolo, vasello di dilectione: Se io avessi lingua angelica, e dessi ogni cosa a povari, non avendo
carit nulla mi vale (1Cor 13, 1 3). E veramente cos, ch lanima che non in carit non pu fare
cosa che sia piacevole a Dio; anco parturisce e figliuoli morti de le virt. Perch sono morte? perch
non v Dio che lo d vita, cio la carit: chi sta in carit sta in Dio, e Dio in lui (1Gv 4, 16).
Ma la sposa di Cristo ch vulnerata di questa saetta de la carit non resta mai dadoperare; come
la ferita fresca che sempre batte, molto maggioremente el cuore nostro, ch ogni d di nuovo gli sono
gittate nuove, cio saette dardentissima carit: ch non passa mai tempo che la bont di Dio non gitti
carboni accesi sopra del capo nostro (Rm 12, 20; Pr25, 22). Se noi ci volliamo verso lessare che la
bont di Dio dato a noi, non ci cre se non per pura carit perch noi godessimo el bene el quale
aveva in s medesimo e darci vita etterna. E per dice santo Pavolo che Dio non vuole altro che la
nostra santificazione: e ci che d, d a questo fine, acci che siamo santificati in lui.
O somma ed etterna verit, bene el desti a divedere, ch avendo noi perduta la grazia, non
potavamo participare questo bene; vedendo Dio che questa sua volont non si poteva adempire per lo
peccato, costretto dallamore pazzo che aveva in noi mand lunigenito suo Figliuolo a fabricare le
nostre iniquit sopra el corpo suo. Subito che questo Verbo fu innestato ne la carne nostra nel ventre di
Maria, subbito el giudic allobrobriosa morte de la croce, posto nel campo di questa vita a combattare
per la sposa sua, per trarla de le mani del dimonio che la possedeva come adultera. Venne questo dolce
cavaliere, come dice santo Bernardo, e salse a cavallo in sul legno de la santissima croce, missesi
lelmo la corona de le spine bene fondata , e chiovi ne le mani e ne piei, la lancia nel costato (Gv
19, 34), per manifestarci el segreto del cuore. Oim, amore amore! Parti che sia bene armato questo
nostro dolce Salvatore? Confortianci, ch venta la battaglia per noi. Cos disse a li discepoli suoi:
Rallegratevi, per che io sconfitto el principe del mondo (Gv 16, 33). E santo Agustino dice che
co la mano confitta e chiavellata sconfitte le dimonia. Adunque non voglio che neuno timore caggia
in voi, dilettissime mie figliuole, n per dimonio visibile n invisibile; se vi desse le molte battaglie e
illusioni, o paura di non potere perseverare nelloperazioni cominciate, confortatevi dicendo: Per
Cristo crocifisso ogni cosa potr, per che per me sconfitte le dimonia.
O dolcissimo amore Ges, tu i giocato con la morte in su la croce a le braccia: la morte vinse la
vita, e la vita vense la morte; cio che per la morte del corpo suo distrusse la morte nostra, e per la
nostra morte distrusse la vita del corpo suo. O inestimabile dilezione di carit, che tutto questo ci
manifesta lamore e la volont e il fine per lo quale ci creasti: solo per darci vita etterna. O amore
dolce, qual cuore adunque si difendar che non sacenda a tanto fuoco damore? ch Dio ci donato
lunigenito suo Figliuolo; e il Figliuolo ci donata la vita con tanto desiderio che non pare che l possa
esprimere quando dice: Con desiderio io desiderato di fare la Pasqua con voi inanzi chio muoia
(Lc 22, 15). O dolcissimo amore, dicevi tu de la Pasqua del mangiare con loro? no, ma dicevi de la
Pasqua di fare sagrificio del corpo tuo al Padre tuo per noi. O amore, con quanta carit e con quanta
letizia dicesti quella parola di fare di te sacrifizio, perch ti vedevi presso al termine! Tu facesti come
colui che avuto grandissimo desiderio di fare una grandissima operazione, che quando se la vede
presso a fare, galdio e letizia; e con questa letizia corre questo inamorato allobrobrio de la santissima
croce.
Adunque io vi prego, dilettissima suoro, e voi figliuole, che di questo noi ci dilettiamo, cio di
portare gli obrobrii suoi. Ponete ponete la bocca al costato del Figliuolo di Dio, per che una bocca
che gitta fuoco di carit, cio sangue per lavare le vostre iniquit. Dicovi che lanima che vi si riposa, e
raguarda con locchio dello intendimento el cuore consumato e aperto per amore; ella riceve in s tanta
conformit con lui, vedendosi tanto amare, che non pu fare che non ami: e allora diventa lanima
ordenata, ch ci che ama, ama per Dio, e neuna cosa ama fuore di lui; e cos diventa un altro lui per
desiderio, per che non si truova altra volont che quella di Dio. Non siate adunque negligenti, ma
sempre corrite, rompendo sempre le vostre volont.
Permanete, figliuole mie, ne la santa dilezione di Dio. Fate che adempiate el mio desiderio che io
vi veggia una cosa, unite e transformate in lui. Caterina, serva e schiava de servi di Ges Cristo.
Molto confortate monna Bartolomea e tutte laltre: che non si volla adietro a mirare larato (Lc 9,
62), ma sempre perseveri nel santo proponimento, ch senza la perseveranzia non potreste ricevare la
corona.
Laudato sia Ges Cristo.

LETTERA 98
A frate Tomaso dalla Fonte de lOrdine de Predicatori in Siena.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissimo padre in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges Cristo, scrivo
a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi spogliato di voi pienamente, acci che
perfettamente vi troviate vestito di Cristo crocifisso.
E pensate, padre mio dolce, che tanto ci manca di lui quanto ci reserbiamo di noi. Quanto
doviamo dunque diradicare da noi ogni propria volont, e uccidarla e anegarla, poich ella cagione di
privarci di tanto ricco vestimento, el quale illumina lanima, infiammala e fortificala! Illuminandola
della verit etterna, le mostra che ci che ci adiviene in questa vita per nostra santificazione, e per
farci venire a virt, infiammandola di disiderio affocato di fare grandi fatti per Dio, e di dare la vita per
onore di Dio e salute dellanime; e fortificala, per che non lume n fuoco senza fortezza. Perch il
lume e lamore portano ogni grande peso: la guerra l pace, e la tempesta ell bonaccia; e tanto le
pesa la mano dritta quanto la manca, tanto lavversit quanto la prosperit, perch da una medesima
fonte vede procedare luna e laltra, e per uno medesimo fine.
Oh quanto virilmente navica quella anima che s bene si spogli, unde fu rivestita! Ella non pu
volere n disiderare se non la gloria e loda del nome di Dio, la quale cerca nella salute dellanime: di
queste si fa uno suo cibo; e non el vuole mangiare altrove che in su la mensa della croce cio con
pena, scherni e rimproverio quanti a Dio piace di concedarle : tanto gode quanto si vede portare senza
colpa. A questo alto stato non si pu venire col peso del vestimento nostro, e per vi dissi che io
desideravo di vedervi spogliato di voi pienamente; e cos vi prego che vingegniate di fare per lamore
di Cristo crocifisso. Non dico pi qui.
Avemmo a d xiij di giugno la vostra lettera etc.
Permanete etc. Ges dolce, Ges amore.

LETTERA 99
A Neri di Landoccio, essendo ad Asciano.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
A voi, dilettissimo e carissimo fratello e figliuolo mio in Cristo Ges, io Caterina, serva e schiava
de servi di Dio, scrivo a voi e confortovi nel prezioso sangue del Figliuolo di Dio, con desiderio di
vedervi unito e trasformato e conformato in Cristo Ges.
La quale cosa, figliuolo mio dolcissimo, lanima non pu fare cio dessare conformata con
Cristo perfettamente se al tutto non si stacca da la conformazione del secolo; per che l mondo
contrario a Dio, e Dio contrario al mondo: non nno veruna conformit insieme. E veramente cos ,
ch noi vediamo che Dio e Uomo elesse perfetta povert, ingiurie e strazii e scherni e villania, fame e
sete; spregi gloria e onore umano: sempre cerc la gloria del Padre e la salute nostra, sempre
perseverando con vera e perfetta pazienzia; non era in lui superbia, ma perfetta umilit. O inestimabile
diletta carit, ben se contrario al secolo! El secolo cerca gloria e onori e delizie, superbia, impazienzia,
avarizia, odio, rancore, amore propio di s medesimo, con tanta strettezza di cuore che non vi cape el
prossimo per Dio. O quanto singannano li stolti uomini che sono conformati con questo malvagio
secolo, che volendo onori sono vitoperati; volendo ricchezza sono povari, perch non cercano la vera
ricchezza; volendo letizia e delizie nno tristizia e amaritudine, perch sono privati di Dio che somma
letizia. Non vogliono n morte n amaritudine, e caggiono ne la morte e nellamaritudine; vogliono
fermezza e stabilit, e dilongansi da la pietra viva. Or vedi, carissimo figliuolo, quanta differenzia egli
da Cristo al secolo.
E per e veri servi di Dio, vedendo che l mondo non veruna conformit con Cristo, si
studiavano, con ogni sollecitudine, di non avere neuna conformit col mondo; anco si levano con odio e
dispiacimento, e diventano amatori di ci che Dio ama, odiatori di ci che Dio odia; non nno altro
desiderio se non di conformarsi con Cristo crocifisso, seguitando sempre le vestigie sue, affocati e
innamorati de le vere virt.
Quello che essi vegono che Cristo elesse per s, vogliono per loro, e per contrario ricevono: ch,
eleggendo povert e vilt, sono sempre onorati; eglino nno pace e diletto e letizia, galdio e ogni
consolazione, privati dogni tristizia. E non mi maraviglio, per che sono conformati e transformati con
la somma etterna verit e bont di Dio, due si contiene ogni bene, due sadempiono e veri e santi
desiderii.
Adunque bene da seguitarlo e al tutto levarsi via, tagliarvi da questa tenebrosa vita: el coltello
dellodio e dispiacimento di voi, e lamore puro di Dio ve ne tagliar. Dicovi, figliuolo mio carissimo,
che questo coltello e dispiacimento non potreste avere senza la continua memoria di Dio, singularmente
dellabondanzia del sangue del Figliuolo di Dio che ce n fatto bagno, svenando e uprendo s
medesimo, con tanto fuoco e ardentissimo amore, in sul legno de la santa croce. Or qui acquistarete
questo coltello dellodio, per che per lodio e dispiacimento del peccato morto. Lamore el tiene
legato: come dicono e santi, n chiovi n croce era sofficiente a tenerlo, se non fusse el legame de la
divina carit. Or qui voglio che raguardi e si riposi sempre locchio dello intendimento vostro; ine
trovarete e inamorarete de le virt vere: trovarete una perseveranzia che n dimonia n creature vi potr
separare da esse virt, con volont di soggiogarvi e sottomettarvi ad ogni creatura per Dio, con vera e
perfetta umilit. Verrvi in tedio e abominazione el mondo e ogni sua operazione, ne la memoria di
questo sangue; diventarete gustatore e mangiatore dellanime, el quale cibo de servi di Dio; e di
questo vi prego e consiglio che sempre vi dilettiate di mangiare. Perch vi paia essare difettuoso, non
lassate perci, ch Dio raguarda pi a la buona volont che a difetti nostri. Anco vi dico che ne la
carit del prossimo, fatta per Dio, quello fuoco che purifica lanima.
E acci che sia bene purificata, aitate a frate Bartalomeo quanto potete, mentre che vi sta, a trarli
de le mani de le dimonia. Se io potessi venirvi aitare, verrei volentieri; non pare che sia stata volont di
Dio.
Per ora ci poco tempo, faremo quello che Dio ci far fare. Sappiate, fratello, chio non fatto
visibile, ma io fatto e far invisibilemente.
Dimandastemi chio vi ricevesse per figliuolo: io, poniamo che indegna misera miserabile sia, gi
v ricevuto e ricevo con affettuoso amore; e sempre mobligo e obligar dinanzi da Dio dintrare in
ricolta per voi, dogni vostra inequit commessa o che commetteste. Ma pregovi che adempiate el mio
desiderio, cio che vi conformiate con Cristo crocifisso, levandovi pienamente da la conversazione del
secolo, s come detto di sopra; in altro modo non potremmo avere la conformit di Cristo. Vestitevi
vestitevi di Cristo crocifisso, ch egli quello vestimento nuziale che vi dar qui la grazia, e poi vi
porr a la mensa de la vita durabile, a mangiare co veri gustatori. Non dico pi.
Permanete ne la santa dilezione di Dio. Benedicete e confortate frate Bartalomeo e frate Simone
in Cristo Ges.

LETTERA 100
A frate Ramondo da Capova dellordine de Predicatori.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissimo padre in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges Cristo, scrivo
a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi portatore de pesi delle creature per affetto e
desiderio de lonore di Dio e della salute loro , e pastore vero che con sollicitudine governiate le
pecorelle che vi sono o fussero messe tra le mani, a ci che el lupo infernale non ne le portasse; per
che se ci commetteste negligenzia, vi sarebbe poi richiesto.
Ora tempo da mostrare chi fame o no, e chi si sente de morti che noi vediamo giacere privati
della vita della grazia. Sollicitate virilmente, e con vero cognoscimento, e con umili e continue orazioni
infine alla morte. Sapete che questa la via a volere cognoscere, ed essere sposo della verit etterna; e
neuna altra ce n. E guardate che voi non schifiate fadighe; ma con allegrezza le ricevete, facendove
lo a rincontra per santo desiderio, dicendo: Voi siate le molto bene venute; e dicendo: Quanta
grazia mi fa el mio Creatore, che elli mi facci sostenere e patire per gloria e loda del nome suo!.
Facendo cos, lamaritudine vi sar dolcezza e refrigerio, offerendo lagrime, con dolci sospiri per
ansietato desiderio, per le miserabili pecorelle che stanno nelle mani delle demonia: allora e sospiri vi
saranno cibo, e le lagrime beveraggio ( Sal 41, 3; 79, 6). Non terminate la vita vostra in altro,
dilettandovi e riposandovi in croce con Cristo crocifisso: facendo cos, sarete figliuolo dolce di Maria, e
sposo della verit etterna.
Altro non dico.
Date la vita per Cristo crocifisso, e annegatevi nel sangue di Cristo crocifisso; mangiate el cibo
dellanime in su la croce con Cristo crocifisso; affogatevi e annegatevi nel sangue di Cristo crocifisso.
Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Ges dolce, Ges amore.

LETTERA 101
A missere Iacomo cardinale degli Orsini.
Al nome di Ges Cristo crucifisso e di Maria dolce, madre del Figliuolo di Dio.
A voi, dilettissimo e carissimo padre in Cristo Ges: io Caterina, serva e schiava de servi di
Ges Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi legato nel legame della
divina ardentissima carit, la quale carit mosse Dio a trare noi di s medesimo, cio della sua infinita
sapienzia, perch godessimo e participassimo el sommo bene suo.
Elli quello legame che, poi che luomo perd la grazia per lo peccato commesso, un e leg Dio
ne la natura umana; e fatto uno innesto in noi: la vita s innestata nella morte, s che noi, morti,
aviamo avuta la vita per lunione sua, poi che Dio fu innestato ne luomo, s che Dio e Uomo corso
come inamorato allobrobiosa morte de la croce. In su questo arbolo si volse innestare questo Verbo
incarnato, e non l tenuto n chiovi n croce, ma lamore: per che non erano sofficienti a tenere Dio e
Uomo.
Elli quello maestro salito in catreda a insegnarci la dottrina de la verit, che lanima che la
seguita non pu cadere in tenebre. Elli la via unde andiamo a questa scuola, cio seguitare
loperazioni sue. Cos disse elli: Io so via, verit e vita (Gv 14, 6), e cos veramente, padre, ch
colui che seguita questo Verbo, per ingiurie, per strazii e scherni, con obrobii pena e tormenti, con la
vera e santa povert, umile e mansueto a sostenere ogni ingiuria e pena con vera e buona pazienzia,
imparando da questo maestro che n via per che elli l fatta e tenuta, osservata in s medesimo ,
rende ad ognuno bene per male, e questa la dottrina sua.
Bene vedete con quanta pazienzia elli portate e porta le nostre iniquitadi, che pare che faccia
vista di non vedere: bene che, quando verr el punto e l termine de la morte, allora mostrar che elli
abbi veduto, per che ogni colpa sar punita e ogni bene sar remunerato. Odi grande pazienzia, che
non raguarda lingiurie che gli sono fatte! In su la croce ode el grido de giuderi, che da luno lato
gridano: Crucifigge! (Mt 27, 23; Mc 15, 13 14; Lc 23, 21), e dallaltro che elli discenda de la croce
(Mt 27, 40 42; Mc 15, 30 32); ed elli grida: Padre, perdona! (Lc 23, 34), e non si muove punto
perch dicano che elli scenda, ma persevera infine allultimo; e con grande letizia e grido (Lc 23, 46)
disse: (Consumatum est)(Gv 19, 30).
Poniamo che ella paresse parola di tristizia, ella era di letizia a quella anima, consumata arsa nel
fuoco de la divina carit, del Verbo incarnato del Figliuolo di Dio. Quasi voglia dire el dolce Ges: Io
consumato e adempito ci che scritto di me; consumato el desiderio penoso che io avevo di
ricomprare lumana generazione: godo ed essulto, ch io consumata questa pena, s che adempita
lobedienzia posta dal Padre mio, de la quale avevo tanto desiderio di compire. O maestro dolce, bene
ci i insegnata la via e la dottrina, bene dicesti verit che tu eri via verit e vita, per che colui che
seguita la via e la dottrina tua, elli non pu avere in s morte, ma riceve in s vita durabile: che non
dimonio n creatura n ingiuria ricevuta che gli l possa tllare, se elli non vuole.
Vergognisi vergognisi lumana superbia delluomo, piacimento e amore proprio di s medesimo,
di vedere tanta bont di Dio abbondare in lui, tante grazie e benefizii ricevare per grazia e non per
debito. Non pare che lo stolto uomo senta n vegga tanto caldo e calore damore, ch, se fussimo di
pietra, doveremmo gi essere scoppiati. Oim oim, disaventurata a me, non ci so vedere altra cagione
se non che locchio del cognoscimento non si vlle a raguardare in suso larbolo de la croce, dove si
manifesta tanto caldo damore, dolce e soave dottrina, piena di frutti che danno vita; dove larghezza,
in tanto che uperto e stracciato el corpo suo: per larghezza svenato s medesimo, e fattoci bagno e
battesmo del sangue suo, el quale battesmo ogni d potiamo e doviamo usare con grande amore e
continua memoria. Ch, s come nel battesmo dellacqua si purifica del peccato originale e dlle la
grazia , cos nel sangue lavaremo le nostre iniquitadi e impazienzia; morrvi ogni ingiuria, e non la
terr a mente n vorr vendicarla, ma ricevaremo la plenitudine de la grazia, la quale grazia el menar
per la via dritta detta.
Dico che, vedendo, lanima non si pu tenere che al tutto none anieghi e uccida la sua perversa
volont sensitiva, che sempre ribella a s e al suo Creatore; ma, come inamorato de lonore di Dio e de
la salute de la creatura, non raguardar s: far come luomo che ama, che il cuore e laffetto suo non
sarebbe trovato in s, ma in quello che elli posto lamore suo. Ed di tanta virt lamore, che di colui
che ama e de la cosa amata s fa uno cuore e uno affetto; e quello che ama luno, ama laltro: se vi fusse
altra divisione damore, non sarebbe perfetto. E spesse volte veduto che quello amore che avaremo ad
alcuna cosa o per nostra utilit o per alcuno diletto che noi trovassimo o piacere non si cura, per
venire ad effetto, n di villania n dingiuria n di pena che ne sostenga; non raguarda alla fadiga, ma
raguarda solo dadempire la sua volont de la cosa che elli ama.
O padre carissimo, non ci lassiamo fare vergogna a figliuoli de la tenebre: grande confusione
a figliuoli de la luce, cio a servi di Dio che sono eletti e tratti del mondo, e singularmente a fiori e
colonne che sono posti nel giardino della santa Chiesa. Voi dovete essere fiore odorifero e non
puzzolente, vestito di bianchezza di purit, con odore di pazienzia e con ardentissima carit, largo e
liberale e none stretto, imparando da la prima verit, che per larghezza di la vita. Or questo quello
odore che dovete gittare alla sposa dolce di Cristo, che si riposa in questo giardino. O quanto si diletta
questa dolce sposa in queste dolci e reali virt! Costui l figliuolo legittimo, e per ella el pasce e
notrica al petto suo dandoli el latte de la divina grazia, la quale atta e sufficiente a darci la vita
delletterna visione di Dio. Cos disse Cristo a Pavoloccio: Bastiti, Pavolo, la grazia mia (2Cor 12,
9).
Dico che sete colonna posto a guardare el luogo di questa sposa; non dovete essere debile ma
forte, ch la cosa debile, ogni piccolo vento che venisse, o per tribolazioni, o per ingiuria che ci fusse
fatta, o per troppa abondanzia di prosperit e delizie o grandezze del mondo, luno vento e laltro la
farebbe cadere. Io voglio dunque che siate forte, poi che Dio v fatta colonna nella Chiesa sua. cci
modo da fortificare la nostra debilezza? s bene, con lamore; ma non sarebbe ogni amore atto a
fortificarci: non sarebbe lo stato n ricchezza, n le superbie nostre, n ira n odio contra coloro che ci
fanno ingiuria, n essere amatore di veruna cosa creata fuore di Dio. Questo cos fatto amore, non tanto
che elli ci dia forza, ma elli ci tolle quella che noi abbiamo; e tanto misero miserabile che conduce
luomo a la pi perversa servitudine che possa avere: fallo servo e schiavo di quella cosa che non , e
tollesi la dignit e la grandezza sua; ed cosa ragionevole che ne sostenga pena, per che esso
medesimo s privato di Dio.
Adunque non da fare altro, se non di ponare laffetto e l desiderio suo e lamore in cosa pi
forte di noi, cio in Dio, dunde noi aviamo ogni fortezza. Elli lo Dio nostro, che ci am senza essere
amato; subbito che lanima trovato e gustato s dolce amore, forte sopra ogni forte, ad altro non si pu
acostare n desiderare se non lui: fuore di lui non cerca n vuole cavelle. Costui allora forte, perch
s appoggiato e legato in cosa ferma e stabile, che mai non si muta per veruna cosa chavenga; sempre
seguita le vestigie e i modi di colui che elli ama, per che elli fatto uno cuore e una volont con lui.
Vede che sommamente Cristo si dilett dogni pena e vilt: poniamo che fusse Figliuolo di Dio, non di
meno, come Agnello umile mansueto e dispetto, convers con gli uomini. (Per si dilettano i servi suoi
di questa via; odiano e dispiace lo e fugono tutto el contrario: costoro sono fatti una cosa con lui,
amano quello che Dio ama e odiano quello che Dio odia; ricevono tanta fortezza che veruna cosa lo
pu nuociare. Fanno costoro come veri cavalieri, che non veggono mai apparire tanta tempesta che se
ne curino.) Non teme, perch non si confida in s, ma tutta la speranza e fede sua posta in Dio cui elli
ama, perch vede che forte, e vuole e puollo sovenire. Allora dice con grande umilit con santo
Paulo: Per Cristo crucifisso ogni cosa potr, che in me, che mi conforta (Fil 4, 13).
Or non pi dormire, padre: poi che sete colonna debile per voi, inestatevi in su larbolo de la
croce, legatevi per affetto e per smisurata ineffabile carit nellAgnello svenato, che da ogni parte del
corpo suo versa sangue. Rompinsi questi cuori: non pi durizia, non pi negligenzia, che l tempo non
dorme, ma sollicitamente fa el corso suo. Facciamo mansione insieme con lui per amore e santo
desiderio; non ci bisogna poi pi temere. Questo quel santo e dolce remedio, che la creatura cognosca
s medesimo none essere, che sempre si vede fare quella cosa che non , cio el peccato: ogni altra
cosa da Dio. E come cognosciuto s, ed elli cognosce la bont di Dio in s: cognoscendolo, lui ama
e s odia, non s in quanto creatura, ma in quanto si vede ribello al suo Creatore. Andando con questo
santo e vero cognoscimento, non erra la via, ma va virilmente, per che elli unito e transformato in
colui che via verit e vita, e llo s fortificato che n dimonio n creatura gli pu tllare la sua
fortezza, s s fatto una cosa con lui. Or questo el mio desiderio, di vedervi legato in questo dolce e
forte legame.
A questo me navedr ed uno de principali segni che noi abbiamo, che ci manifesti dessere
legati e discepoli di Cristo , se noi rendiamo bene per male; altrimenti saremmo in istato di
dannazione. Molto spiacevole a Dio dogni creatura, ma spezialmente ne vostri pari, che sete posti
per specchio nella santa Chiesa, dove i secolari si specchiano. Bene dovaremmo raguardare che elli
maggiore la ingiuria che noi facciamo per li nostri peccati a Dio che infinito, che la ingiuria che c
fatta per la creatura che finita, e nondimeno vogliamo che elli ci perdoni e faccia pace con essonoi, e
vorremmo che facesse vista di non vedere loffese nostre. Cos doviamo fare noi verso i nemici nostri,
e cos vi prego e constringo da parte di Cristo crucifisso che facciate, per onore di Dio e salute vostra.
Non dico pi. Perdonate alla mia ignoranzia, ch per labbondanzia del cuore la lingua favella troppo
(Mt 12, 34; Lc 6, 45).
Pregovi, per quello amore ineffabile, che voi mi siate uno campione nella santa Chiesa, cercando
sempre de lonore di Dio ed essaltazione sua, e non di voi medesimo, s come mangiatore e gustatore
dellanime.
Studiatevi di fare ci che potete, pregando il padre santo che tosto ne venga e non tardi pi.
Confortatelo a ratto levare el gonfalone de la santissima croce e andare sopra glinfedeli, a ci che la
guerra che tra cristiani vada sopra di loro; e non temete per veruna cosa che vedeste apparire, ch
laiuto divino presso da noi.
Permanete ne la santa e dolce dilezione di Dio.

LETTERA 102
A frate Ramondo da Capova dellordine de Predicatori.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissimo padre in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges Cristo, scrivo
a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi sposo vero de la verit e seguitatore e amatore
dessa verit.
Ma non veggo el modo che potiamo gustare e abitare con questa verit, se noi non cognosciamo
noi medesimi, per che nel cognoscimento di noi, in verit, cognosciamo noi non essere, ma troviamo
lessere nostro da Dio, vedendo che elli ci creati alla imagine e similitudine sua (Gn 1, 26). E nel
cognoscimento di noi troviamo ancora la recreazione che Dio ci fece, recreandoci a grazia nel sangue
dellunigenito suo Figliuolo; el quale sangue ci manifesta la verit di Dio padre. La verit sua fu questa:
che elli ci cre per gloria e loda del nome suo, e perch noi participassimo letterna bellezza sua, perch
fussimo santificati in lui. Chi cel dimostra, che questo sia la verit? El sangue dello immaculato
Agnello. Dove troviamo questo sangue? Nel cognoscimento di noi.
Noi fummo quella terra dove fu fitto el gonfalone della croce; noi stemmo come vasello a
ricevere el sangue dellAgnello, che corriva gi per la croce. Perch fummo noi quella terra? Perch
terra non era sufficiente a tenere ritta la croce; anco, averebbe la terra refiutata tanta ingiustizia; n
chiovo era sufficiente a tenerlo confitto e chiavellato, se lamore ineffabile che elli aveva alla salute
nostra non lavesse tenuto. S che laffocata carit verso lonore del Padre e salute nostra el tenne:
adunque fummo noi quella terra che tenemmo ritta la croce, e siamo el vaso che ricevemmo el sangue.
Chi cognosciar e sar sposo di questa verit, trovar nel sangue la grazia, la ricchezza e la vita
della grazia; e trovar ricoperta la nudit sua; e vestito del vestimento nuziale del fuoco de la carit
intriso e impastato sangue e fuoco, el quale per amore fu sparto e unito con la Deit , nel sangue si
pasciar e notricar di misericordia. Nel sangue dissolve la tenebre e gusta la luce, per che nel sangue
perde la nuvila dellamore proprio sensitivo, e il timore servile che d pena; e riceve timore santo e
sicurt nel divino amore, el quale trovato nel sangue.
Ma chi non sar trovato amatore della verit, non la cognosciar nel cognoscimento di s e del
sangue.
Che elli vada schiettamente e senza frasche o novelle o timore servile , e senza el lume della
fede viva, non solamente in parole, ma che basti dogni tempo cio nellaversit come nella
prosperit, e nel tempo della persecuzione come della consolazione; e per neuna cosa diminuisca la
fede e l lume suo, per che la verit fatto cognoscere nella verit, e non tanto per gusto, ma per
pruova , dico che se questo lume e questa verit non sar trovata nellanima, non sar per che non
sia vasello che abbi ricevuto el sangue, ma per suo giudicio e sua confusione in tenebre e dinudato del
vestimento della grazia ricevar giustizia: non per difetto del sangue, ma perch esso spregi el
sangue e, come acecato dal proprio amore, non vidde n cognobbe la verit nel sangue, onde l
ricevuto in ruina; e con grande amaritudine privato dellallegrezza del sangue, e della dolcezza e del
frutto del sangue, perch esso non cognobbe s n il sangue in s, e per non fu sposo fedele della
verit.
Adunque v bisogno di cognoscere la verit, a volere essere sposo della verit. Dove? Nella casa
del cognoscimento di voi medesimo, cognoscendo lessere vostro avere da Dio per grazia, e non per
debito; e in voi cognoscere la recreazione che v data, cio dessere recreato a grazia nel sangue
dellAgnello, e ine bagnarvi, e annegare e uccidere la propria volont. In altro modo non sareste sposo
fedele della verit, ma infedele. E per dissi che io desideravo di vedervi sposo vero della verit.
Annegatevi dunque nel sangue di Cristo crocifisso, e bagnatevi nel sangue, e inebbriatevi del
sangue, e saziatevi di sangue, e vestitevi di sangue.
E se fuste fatto infedele, ribattezzatevi nel sangue; se el dimonio vavesse offuscato locchio de
lintelletto, lavatevi locchio col sangue; se fuste caduto nella ingratitudine de doni non cognosciuti,
siate grato nel sangue; se fuste pastore vile, senza la verga della giustizia condita con prudenzia e
misericordia, traetela del sangue; e con locchio dellintelletto vederla dentro nel sangue, e con la mano
dellamore pigliarla, e con ansietato desiderio stregnarla; e nel caldo del sangue dissolvere la tepidezza;
e nel lume del sangue caggia la tenebre: a ci che siate sposo della verit e pastore vero e governatore
delle pecorelle che vi sono messe tra le mani, e amatore de la cella dellanima e del corpo, quanto v
possibile nello stato vostro. Se starete nel sangue, el farete; e se no, no. E per vi prego, per amore di
Cristo crocifisso, che voi el facciate. E spogliatevi dogni creatura, e io sia la primaia; e vestitevi per
affetto damore di Dio, e dogni creatura per Dio: cio damarne assai, e conversarne pochi, se non in
quanto si vede adoperare la salute dellanime.
E cos far io, quanto Dio mi dar la grazia; e di nuovo mi voglio vestire di sangue, e spogliarmi
ogni vestimento che io avesse avuto per infine a qui. Voglio sangue; e nel sangue satisfo e satisfar
allanima mia. Ero ingannata quando la cercavo nelle creature, s che io voglio nel tempo della
solitudine acompagnarmi nel sangue; e cos trovar el sangue e le creature; e ber laffetto e lamore
loro nel sangue.
E cos nel tempo della guerra gustar la pace, e nellamaritudine la dolcezza; e nellessere privata
delle creature e della tenerezza del padre, trovar el Creatore e il sommo ed etterno Padre. Bagnatevi
nel sangue e godete, che io godo per odio santo di me medesima. Altro non vi dico.
Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Ges dolce, Ges amore.

LETTERA 103
A Benuccio di Piero e Bernardo di missere Uberto de Belforti da Volterra.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissimi figliuoli in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges Cristo,
scrivo a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi el cuore e laffetto e lanima vostra
pacificata con Cristo crocifisso, altrimenti non potreste participare la divina grazia.
Voi sapete, figliuoli miei, che solo el peccato quello che fa cadere luomo ne la guerra col suo
Creatore.
In che modo dunque potremo fare questa pace, poich siamo caduti ne la guerra mortale per le
colpe nostre? Condannati siamo alle pene etternali, se pace non ci ; io voglio dunque che procacciamo
el modo, poich siamo caduti in tanto pericolo e danno dellanima e del corpo: modo non ci veggo altro
che uno, cio quello santo modo che tenne Dio verso di noi, quando per lo peccato dAdam tutta
lumana generazione cadde in guerra con Dio.
Volendo la misericordia di Dio fare pace con luomo, de la colpa si conveniva fare vendetta;
mandocci el Verbo de lunigenito suo Figliuolo come nostra pace e tramezzatore, e l Figliuolo di Dio
prese le nostre iniquit, e punille sopra el corpo suo, s come nostra pace e tramezzatore che elli fu. E
dove le punisce? In su la penosa dolorosa e obrobiosa morte della croce. S che vedete che Dio col
mezzo del suo Figliuolo fatto pace con luomo; ed s perfetta questa pace, e s compita, che
poniamo che luomo ricaggia in guerra per lo suo peccato e difetto elli lassato el sangue, el quale
sangue riceviamo nella santa confessione, e ogni d el potiamo usare e avere tanto quanto piace a noi.
Poich tanto di grazia e misericordia aviamo ricevuta da Dio, non voglio che siamo ingrati n
scognoscenti, ma voglio che seguitiate le vestigie di Cristo crocifisso, acci che voi vi potiate
pacificare con lui seguitando le sue vestigie, come detto ; altrimenti stareste in continua dannazione.
Io detto che Dio col mezzo del Figliuolo suo, e l Figliuolo col sangue, ci tolta la guerra e data la
pace; cos dico io a voi che col mezzo della virt vi converr levare la guerra e fuggire letterna
dannazione, altrimenti sareste confusi in questa vita e nellaltra.
Ma io voglio che voi sappiate che n amare Dio, n virt si pu avere nellanima senza el mezzo
del prossimo suo, perch lamore e le virt si truovano nel prossimo. Come? Dicolo: non posso,
lamore che io al mio Creatore, mostrarlo in lui, perch a Dio non si pu fare utilit; conviemmi
dunque pigliare el mezzo della sua creatura, e a la creatura sovenire e fare quella utilit che a Dio fare
non posso. Per disse Cristo a santo Pietro dimandandolo: Pietro, mimi tu?, ed elli rispondendo:
S, e Cristo rispose e disse: Pasce le pecorelle mie (Gv 21, 15 17); quasi dica: Dellamore che tu
mi porti, non puoi fare a me bene; fanne dunque bene al prossimo tuo. S che vedete che col mezzo ci
conviene pacificare de la grande guerra che aviamo con Dio: sopra questo mezzo acquistarete voi el
mezzo de la virt, la quale virt io vi dissi che era quello dolce e glorioso mezzo el quale tolle ogni
guerra e tenebre dellanima. Ma tenete a mente che questa virt sacquista e si truova nellamore del
prossimo suo amando amici e nemici per Cristo crocifisso , e per spegnare in s el fuoco dellodio e
dellira che avesse nel fratello suo. La virt de la carit e de lumilit si truova e sacquista solo in
amare el prossimo per Dio, perch luomo umile e pacifico caccia lira e lodio del cuore suo verso el
nemico. La carit cacciar lamore proprio di s e dilargar el cuore con una carit fraterna, amando
amici e nemici, per amore de lo svenato consumato Agnello, come s medesimo; daragli una pazienzia
contra ogni ingiuria che gli fusse detta o fatta, una fortezza dolce in sapere portare e soportare i difetti
del prossimo suo.
Allora lanima, che s dolcemente acquistata la virt avendo seguitate le vestigie del suo
salvatore, rivolle tutto lodio che aveva al prossimo suo verso s medesimo, odiando i vizii e difetti e
peccati che commessi contra al suo Creatore, bont infinita. E per elli ne vuole fare vendetta di s, e
punirli sopra la parte sensitiva sua: cio che, come secondo la sensualit e vivere mondano elli
appetisce odio e vendetta del prossimo suo, cos la ragione ordenata in perfetta e vera carit vuole fare
el contrario, volendo amare e pacificarsi con lui (cos tutti quanti e vizii nno per contrario le virt). E
questa quella virt che fa pacificare lanima con Dio con la virt vendica lingiuria che egli fatta
: per vi dissi che io desideravo di vedere el cuore e laffetto vostro pacificato col vostro Creatore.
Questa la via, e neuna altra ce n.
Io, figliuoli miei, avendo desiderio de la salute vostra, vorrei che l coltello dellodio fusse tolto
da voi, e non faceste come gli stolti e matti; ch, volendo percuotare altrui, percuote s, ed elli el
primo morto, per che colui che sta nellodio mortale volendo uccidere el suo nemico, elli s dato
prima per lo petto a s, perch la punta dellodio gli fitta per lo cuore, el quale l morto a grazia. Non
pi guerra, per lamore di Cristo crocifisso; non vogliate tenere in tormento lanima e l corpo. Abbiate
timore del divino giudicio, el quale sempre sopra di noi. Non voglio dire pi di questo; e dellaltre
materie che sappartengono alla salute vostra vi dir a bocca.
Ma ora vi prego e vi costringo, da parte di Cristo crocifisso, di due cose: luna che io voglio che
facciate pace con Dio, e co nemici vostri; altrimenti non la potreste fare co la prima e dolce Verit, se
prima non la faceste col prossimo vostro. Laltra si che non vi sia fadiga a venire un poco infine a me
el pi tosto che voi potete. Se non che a me tanto malagevole el venire, io verrei a voi. Altro non dico.
Permanete ne la santa e dolce dilezione di Dio. Ges dolce, Ges amore.
LETTERA 104
A frate Ramondo da Capova dellordine de Predicatori.
Al nome di Ges Cristo crucifisso e di Maria dolce.
Carissimo e dolcissimo padre, e negligente e ingrato figliuolo, in Cristo dolce Ges, io Caterina,
serva e schiava de servi di Ges Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi
con vera e perfetta sollicitudine ad acquistare e conservare le virt: per che senza la sollicitudine
lanima non la truova; n quella che elli anco conserva.
Lamore quella cosa che fa el cuore sollicito, e muove e piei dellaffetto ad andare nel luogo
dove si truova la virt; lanima, dunque, che non sollicita, segno che non ama. Convienci dunque
amare virilmente e schiettamente, e senza mezzo o della propria sensualit o dalcuna creatura che abbi
in s ragione; e per giognere a questo dolce amore ci conviene aprire locchio dellintelletto, e
cognoscere e vedere quanto siamo amati da Dio. Ma ad avere questo cognoscimento, ci conviene
andare co piei dellaffetto nella casa del vero cognoscimento di noi, per che nel cognoscimento di noi
si concepe lodio verso la propria sensualit, e concepesi amore verso di Dio per la inestimabile sua
carit, che trovata dentro da s.
Allora el cuore subbito si leva con uno stimolo daffocato desiderio, e va cercando in che modo
elli possa pi perfettamente spendere el tempo suo parendoli sempre avere caro del tempo, perch nel
tempo si vede acquistare el tesoro e perdere, secondo che gli piace , vedendo che in neuno modo pu
giognere a vera virt, se non col mezzo della carit del prossimo. La quale carit trasse del
cognoscimento di Dio (per che nella bont di Dio vidde e cognobbe che el suo smisurato amore non si
distendeva pur a lui, ma ad ogni creatura che in s ragione, ad amici e a nemici poniamo che sami
pi luno che laltro, secondo che si truova laffetto de la virt ): e l virtuoso ama per amore de la
virt, e in quanto elli creatura; e lo ingiusto e iniquo peccatore sama s perch elli creato da Dio, e
s perch elli si parta dal vizio, e venga alla virt: e cos diventa gustatore e mangiatore dellanime per
onore di Dio; e per trare lanime delle mani delle dimonia si darebbe alla morte. E con sollicitudine
fura el tempo a s, cio alla propria consolazione, di qualunque consolazione si vuole, o nuova o
vecchia che sia, e dllo al prossimo suo.
E per fu detto a quella serva di Dio, dicendo ella: Signore mio, che vuoli tu che io facci?, ed
elli rispose: D lonore a me, e la fadiga al prossimo tuo. E che fadiga gli do? Dgli fadiga
corporale e mentale. Fadiga mentale di santo desiderio, e offerire sante umili e continue orazioni,
con allegrezza de virtuosi e con dolore di quelli che giacciono nella morte de peccati mortali;
sostenendo con vera pazienzia gli scandali le infamie e mormorazioni loro, le quali danno a noi; non
ritardando per alcuna cosa lorazione, e laffocato desiderio, fame e sollicitudine della salute loro.
Allora si conforma lanima con Cristo crucifisso, mangiando questo cibo in su la penosa e ansietata
croce del desiderio di Cristo, che fu maggiore e pi penosa che quella del corpo.
Dico che vuole gli sia data fadiga corporale: questo quando ci affadighiamo corporalmente in
servizio del prossimo, servendolo di qualunque servizio si sia; patendone noi disagi e pene corporali. E
alcuna volta Dio permette che sosteniamo da loro delle percosse, e fame e sete e molta persecuzione, s
come facevano i santi martiri che sostenevano pena e grandi tormenti; ma elli tanta la nostra
imperfezione che noi non siamo ancora degni di giognere a tanto bene quanto essere perseguitati per
Cristo. Or per questo modo doviamo dare la fadiga al prossimo e lonore a Dio, e fare e adoperare ogni
cosa a gloria e loda del nome suo, per che altrimenti le fadighe nostre non portarebbero frutti di vita,
ma in questa vita gustaremmo larra della morte etternale. In Dio concepete lamore, in cercare lonore
suo e la salute dellanime; e nel prossimo si pruova lamore conceputo, nella virt della pazienzia.
O pazienzia, quanto se piacevole! O pazienzia, quanta speranza dai a chi ti possede! O pazienzia,
tu se reina, che possedi, e non se posseduta da lira.
O pazienzia, tu fai giustizia della propria sensualit, quando volesse mettere el capo fuore
dellira. Tu porti teco un coltello di due tagli per tagliare e dibarbicare lira e la superbia, e l mirollo
della impazienzia, cio, dico, due tagli: odio e amore.
El vestimento tuo vestimento di sole (Ap 12, 1), col lume del vero cognoscimento di Dio e col
caldo della divina carit, che gitta raggi co quali percuoti coloro che ti fanno ingiuria, gittando lo
carboni di fuoco, acesi di carit, sopra e capi loro (Rm 12, 20; Pr25, 22); el quale arde e consuma
lodio del loro cuore: s che, pazienzia dolce fondata in carit, tu se quella che fai frutto nel prossimo,
e rendi onore a Dio. Elli ricuperto di stelle di varie e diverse virt; per che pazienzia non pu essere
nellanima senza le stelle di tutte le virt, con la notte del cognoscimento di s, che quasi pare uno lume
di luna. E doppo el cognoscimento di s medesimo viene el d, col grande lume e caldo del sole, el
quale el vestimento della pazienzia, come detto . Chi dunque non si inamorarebbe di cos dolce cosa
quanto la virt della pazienzia, cio a sostenere per Cristo crucifisso? Portiamo, carissimo e
dolcissimo padre, e non perdete el tempo; e studiatevi a cognoscere voi, a ci che questa reina abiti
nellanima vostra, per che ella c di grande necessit, e cos vi trovarete in croce con Cristo
crucifisso, e notricaretevi del cibo suo, al quale Dio v chiamato ed eletto: e parravi essere in lume di
luna, mentre che sosterrete, ma nel sostenere trovarete el lume del sole. Lanima vostra sar resuscitata
nella virt, e conservaretela e cercaretela con pi sollicitudine e perfezione, infine che sarete giunto al
termine vostro; e conformaretevi con Cristo crucifisso, che sostenne pena e tormenti e obrobrio. Perch
sostenne? Perch cognobbe la sapienzia di Dio che delloffesa fatta al Padre doveva seguitare la pena.
Luomo era indebilito, e non poteva satisfare, e per satisfece elli con affocato amore, non
essendo in lui veleno di peccato.
In questo seguitarete le vestigie sue: se sarete virtuoso, sostenendo ingiustamente, cio in none
avere offesi coloro che ci fanno ingiuria; ch in quanto da la parte di Dio, sempre la riceviamo
giustamente, per che sempre loffendiamo. Poich Cristo sostenuto infine alla morte, ed elli
resuscita glorioso; cos noi e gli altri servi di Dio, che sostengono con pena infine alla morte della
propria sensualit: quando la propria sensualit morta, lanima allora nesce resuscitata a grazia, e
atterrato el vizio, gloriosa con la reina della pazienzia. E col vestimento della pazienzia, che detto di
sopra, persevera infine allultimo che sale in cielo. Bene che tutte le virt, di fuore dalla carit che el
vestimento della pazienzia, rimangono tutte di sotto, ed ella entra dentro come donna, non di meno ella
trae a s el frutto di tutte quante le virt, e singularmente el frutto della pazienzia, per che ella tutta
incorporata nella carit: anco, el mirollo della carit, per che s manifestata vestita damore, e non
innuda. (Per che pazienzia senza carit gi non sarebbe virt).
Ma perch lamore vero e perfetto nellanima, mostrato el segno del sostenere pene e oprobio,
scherni e villania; tentazioni dal dimonio e lo stimolo de la carne; le lingue de mormoratori e le
lusinghe del cuore doppio che una in cuore e unaltra mostra in lingua : e tutte l passate con vera
e santa pazienzia, e con vera sollicitudine di servire a Dio e al prossimo suo. Ed fatto abitatore della
cella del cognoscimento di s, ne la quale cella sta la cella del cognoscimento della bont di Dio in s:
ine ingrassa e ine si diletta. Nella sua mangia con pena el cibo dellanime; e cos posta la mensa in su
la croce. Ne la gloria e loda del nome di Dio si riposa; e ine fatto el letto, e cos trovata la mensa e l
cibo e l servidore, cio lo Spirito santo, e lonore del Padre etterno, dove si riposa. E poi che trovata
la cella dentro cos dolcemente, ed elli la procaccia di fuore ancora, quanto gli possibile.
Ricordivi, carissimo padre e negligente figliuolo, della dottrina di Maria, e di quella della prima
dolce Verit. Sapete che vi conviene stare nel cognoscimento di voi, e offerire umili e continue
orazioni. E convienvi studiare la cella, e cognoscere la verit e fuggire ogni conversazione, se non
quella che di necessit per salute dellanime, per trarle delle mani de le dimonia con la santa
confessione. Dilettatevi per questo co publicani e co peccatori; degli altri amatene assai e
conversatene pochi.
Non dimenticate allora e a tempo suo loffizio divino; n siate lento n negligente quando avete
a fare e fatti per Dio e in servizio del prossimo; ma, data che voi avete la fadiga, e voi fuggite in cella e
non vandate dilargando nelle conversazioni sotto colore di virt. So certa che se avarete perfetta
sollicitudine e fame della virt, che voi el farete; e non sarete senza memoria di non tenere a mente
quello che v stato detto. Altrimenti nol fareste mai, n conservareste quello che avete, se la
sollicitudine non ci fusse. E per vi dissi che io desideravo di vedervi con vera e perfetta sollicitudine.
speranza in quella dolce madre Maria, che adempir il desiderio mio.
Perdete voi medesimo e cercate solo Cristo crucifisso, e non veruna altra creatura. Pregate quelli
gloriosi Paulo e Pietro che mi dieno grazia, a me e agli altri povarelli figliuoli, che ci anneghiamo nel
sangue di Cristo, e vestianci della sua dolce verit. E me, se elli la volont sua, tragga di questa
tenebrosa vita, per che la vita m impazienzia, e la morte in grande desiderio. Confortatevi e godiamo
ed essultiamo; ch la allegrezza nostra sar piena in cielo. Altro non dico.
Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Ges dolce, Ges amore.

LETTERA 105
Al predetto frate Bartolomeo quando era ad Asciano.
Al nome di Ges e di Maria dolce.
A voi, dilettissimo e carissimo figliuolo mio in Cristo Ges: io Caterina, serva e schiava de servi
di Dio, scrivo a voi e confortovi nel prezioso sangue del Figliuolo di Dio, con desiderio di vedervi con
ardentissimo desiderio, e profonda umilit e sollecitudine, a ricevare el re nostro, che viene a noi umile,
e mansueto siede sopra lasina (Mt 21, 5).
O inestimabile diletta carit, oggi confondi la superbia umana, a vedere che tu, re de re (...),
vieni umiliato sopra la bestia, cacciato con tanto vitoperio! Vergogninsi coloro che cercano gli onori e
la gloria del mondo; levisi, figliuolo mio carissimo, el fuoco del santo desiderio, e sia privato dogni
freddezza; salga sopra lasina de la nostra umanit, s chella non vadi mai se non secondo che la
ragione la guida, non appetisca se non lonore di Dio e la salute de la criatura. Cos voglio che facciate
con grande sollecitudine, sentendo el caldo e l calore del re nostro. In questo modo signoreggiaremo la
nostra sensualit e freddezza con cuore virile; sarete gustatore del vero e amoroso cibo, el quale el
Figliuolo di Dio mangi in su la mensa de la santa croce. Questo farete voi e Neri con sollecitudine, ci
che potete fare, dando lonore a Dio e la fadiga al prossimo, con fede che lo Spirito santo far quello
che a voi pare impossibile.
Del venire cost invisibilemente, io el fo per continua orazione, a voi e a tutto l popolo;
visibilemente, quanto sar possibile a me di fare, e quanto Dio volr. Dellandare a Santa Agnesa, non
vego el modo dandarvi ora per la festa sua, ch non apparecchiato quello che voleva, se gi Dio non
provedesse. Se vedete cost lonore di Dio, non paia fadiga di stare un poco pi, anco adoperate quello
che v di bisogno con allegrezza, e state con ardente cuore.
Dite a frate Simone, figliuolo mio in Cristo Ges, che l figliuolo non teme mai dandare a la
madre, anco corre a lei, singularmente quando si vede percuotare; e la madre el riceve in braccio e
tienlo al petto suo e notricalo: poniamo che gattiva madre sia, non di meno sempre el portar al petto de
la carit. Siate sollecito e non negligente, s che lanima mia riceva letizia nel conspetto di Dio. Non
avuto tempo di scrivarli. Benedicetelo cento migliaia volte da parte di Cristo Ges.
Permanete ne la santa dilezione di Dio. Alessa e io Cecca vi ci mandiamo molto racomandando.

LETTERA 106
A Neri predetto in Fiorenza.
Al nome di Ges Cristo crucifisso e di Maria dolce.
Carissimo figliuolo in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges Cristo,
scrivo a te nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedere spegnere in te ogni negligenzia e
ingratitudine, per che negligenzia non senza ingratitudine: per che se lanima fusse grata e
cognoscente verso el suo Creatore, sarebbe sollicita, e non si lassarebbe fuggire el tempo fra le mani,
ma con fame de la virt furerebbe el tempo.
Voglio dunque, carissimo figliuolo, che col desiderio de la virt, e con gratitudine de benefizii
ricevuti, esserciti sempre el tempo tuo, con umile e continua orazione. Altro non dico.
Bagnati nel sangue di Cristo crucifisso, e permani ne la santa e dolce dilezione di Dio. Ges
dolce, Ges amore.

LETTERA 107
A Luisi di missere Luisi de Gallerani in Asciano.
Al nome di Cristo crucifisso e di Maria dolce.
A voi, dilettissimo e carissimo fratello mio in Cristo Ges: io Caterina, serva e schiava de servi
di Dio, scrivo a voi e confortovi nel prezioso sangue del Figliuolo di Dio, con desiderio di vedervi
cavaliere virile: che andiate inanzi come cavaliere virile non vollendovi adietro a schifare e colpi, ma
sempre andiate inanzi con vera e perfetta perseveranza, ch sapete che sola la perseveranza ell
incoronata (Mt 10, 22; Mt 24, 13), ma none el cominciare.
E se vi sentiste stanco nel perseverare in questo campo de la battaglia, tollete, carissimo fratello
in Cristo Ges, tollete el gonfalone santo de la croce, el quale una colonna fortissima due si riposa
lAgnello svenato per noi. In tanto forte che ci tolle ogni debilezza, e tanto fortifica el cuore
delluomo che n dimonia n creature el pu muovare, se esso medesimo non vuole. E non me ne
maraviglio, per che la fortezza dellamore el teneva legato e chiavellato in sul legno de la santa croce.
Ine su vi prego che vi leghiate, e cos non potrete tornare indietro: ine trovarete fondate tutte le virt;
ine su trovarete Dio Uomo, per lunione de la natura divina con lumana; ine trovarete labbondanzia
de la divina carit, co la quale egli tratta la sposa dellumana generazione delle mani del dimonio che
la possedeva come adultera. O dolcissimo amore Ges, che con la mano disarmata e confitta e
chiavellata in croce, i sconfitti e nostri nemici! E venne come nostra pace a pacificare luomo con
Dio; e cos disse santo Pavolo: Io so messo e legato di Cristo per voi: prego, fratelli carissimi, che vi
riconciliate e facciate pace con lui (2Cor 5, 20), chegli venuto come tramezzatore a mettare pace tra
Dio e luomo (Col 1, 20). O dolce Ges, bene vero che tu se nostra pace e tranquillit e riposo di
conscienzia, e veruna amaritudine n tristizia pu cadere in questa anima n povert ne la quale
abiti per grazia. Ma ragionevole cosa chegli abbi perfetta letizia e piena ricchezza, per che Dio
somma letizia: non cade tristizia n amaritudine; somma ricchezza la quale non viene meno: non v
ladri che imbolino.
Adunque io vi prego carissimamente che siate sollecito, questo ponto del tempo che v rimaso,
ch gran consolazione el vivare bene e virtuosamente. E per vi dissi che io desideravo che fuste vero
cavaliere, che non volleste mai indietro el santo proponimento cominciato, armato de le vere e reali
virt, appoggiato a la colonna de la santa croce, la quale vi difendar dogni morsura e molestia di
dimonio o di creatura che volesse ritrarvi da le virt. Non date orecchie n crediate a consegli de le
criature che vi volessero ritrare dal santo proponimento: ma con la confessione spesso, usando con
quella compagnia che vaiti ad avere Dio per grazia. Non dico pi. Bagnate la memoria vostra
nellabondanzia del sangue suo.
Confortatevi da parte di frate Bartalomeo e di Neri; racomandate loro e me a misser Biringhieri.
Permanete ne la santa pace di Dio.

LETTERA 108
A monna Giovanna di Capo e a Francesca, in Siena.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Dilettissime e carissime figliuole mie, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges Cristo, scrivo
a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi tutte arse e consumate nel fuoco della divina
carit, s e per s fatto modo che ogni amore proprio e freddezza di cuore e tenebre di mente abbia a
cacciare fuore.
Quale la condizione della divina carit? che sempre aduopera, e mai non si stanca, s come
lusuraro: sempre guadagna el tempo per lui se dorme guadagna, se mangia guadagna, e ci che fa,
guadagna e non perde mai tempo . Questo non fa lusuraro, ma il tesoro del tempo. Cos fa la sposa
inamorata di Cristo, arsa nella divina carit: sempre guadagna, e mai none sta oziosa. Egli dorme, e la
carit lavora; mangiando, dormendo, veghiando, ci che fa, dogni cosa trae el frutto. O carit piena di
letizia, tu se quella madre che nutrichi e figliuoli delle virt al petto tuo. Tu se ricca sopra ogni
ricchezza, in tanto che lanima, che si veste di te, non pu essere povara. Tu le doni la bellezza tua,
per che la fai una cosa con teco; perch, come dice san Giovanni, Dio carit, e chi sta in carit, sta in
Dio e Dio in lui (1Gv 4, 16).
O figliuole carissime, gaudio e letizia dellanima mia, riguardate la eccellenzia e la degnit
vostra, la quale riceveste da Dio per mezzo di questa madre della carit! Ch s forte fu lamore che Dio
ebbe alla creatura, che l mosse a trare noi di s, e donarci a noi medesimi la immagine e similitudine
sua (Gn 1, 26), solo perch noi godessimo e gustassimo lui, e participassimo letterna sua bellezza. Non
ci fece animali senza intelletto e memoria; ma egli ci de la memoria a ritenere e benefizii suoi; e lo
ntendimento ad intendare la somma ed etterna sua volont, la quale non cerca n vuole altro che la
nostra santificazione (1Ts 4, 3); e la volont ad amarla.
Subito che locchio del conoscimento intende la volont del Verbo che vuole che l seguitiamo
per la via della santissima croce (Mt 16, 24; Mc 8, 34; Lc 9, 23; Mt 10, 38; Lc 14, 27), portando ogni
pena, strazii, scherni e rimproverii per Cristo crocifisso, che in noi che ci conforta (Fil 4, 13) , la
volont si leva subito, riscaldata dal fuoco di questa madre della carit, e corre ad amare quello che Dio
ama, e odia quello che Dio odia, in tanto che non vuole cercare n desiderare n vestirsi altro che della
etterna volont di Dio. Poi chegli inteso e veduto chegli non vuole altro che l nostro bene, vede che
gli piace e vuole essere seguitato per la via della croce; contento e gode di ci che Dio permette, o per
infermit o per povert o ingiuria o villania, o obedienzia incomportabile e indiscreta: dogni cosa gode
ed esulta, e vede che Dio el permette per sua utilit e perfezione. Non mi maraviglio se ella privata
della pena, per che ella tolto da s quella cosa che d pena, cio la propria volont fondata
nellamore proprio, e vestito della volont di Dio, fondata in carit.
E se voi mi diceste: Madre mia, come ci vestiremo?, rispondovi: Con lodio e con lamore: ch
lamore fa vestire dellamore; s come colui che si veste che, per odio chegli al vestimento vecchio,
se lo spoglia tosto, e con lamore si mette el nuovo in dosso. O el vestimento, figliuole mie, quello
che veste? no, anco lamore, per che l vestimento per s medesimo non si mutarebbe, se la creatura
non lavesse preso per amore. Unde potremo ricevare questo odio? Solo dal conoscimento di noi
medesime, vedendo noi non essere: el quale tolle ogni superbia e infonde vera umilit. El quale
conoscimento fa trovare el lume e la larghezza della bont di Dio e la sua inestimabile carit, el quale
non nascoso a noi; era bene nascoso alla grossit nostra, prima che l Verbo unigenito Figliuolo di
Dio incarnasse, ma poi che volse essere nostro fratello (Rom8, 29) vestendosi della grossit della
nostra umanit ci fu manifesto, essendo poi levato in alto acci che l fuoco dellamore fusse
manifesto a ogni creatura, e tratto fusse il cuore per forza damore (Gv 12, 32). Dunque bene vero che
lamore transforma, e fa una cosa lamato con colui che ama.
Or sollicite siate, figliuole mie, a distendare el braccio dellamore a prendare e riponare nella
memoria quello che lo intendimento inteso. A questo modo sar adempito el desiderio di Dio e mio in
voi, cio chio vi vedr arse e consumate e vestite del fuoco della divina carit. Fate fate che vi
notrichiate di sangue, ch tosto ne vengono i tempi nostri.
Non vi maravigliate se non ne siamo venute, ma tosto ne verremo, se piacer alla divina bont.
Per alcuna utilit della Chiesa e volont del padre santo sostentato un poco el mio venire. Priegovi e
comandovi a voi, figliuole e figliuoli, che tutti preghiate, e offeriate orazioni sante e dolci desideri
dinanzi a Dio per la santa Chiesa, per che molto perseguitata. Non dico pi.
Permanete etc. Ges dolce etc.
LETTERA 109
(Ad dominum abbatem Lesatensem nuntium apostolicum in Tuscia.) Al nome di Ges Cristo
crocifisso e di Maria dolce.
Venerabile padre spirituale in Cristo Ges, io Caterina, indegna serva vostra e figliuola, serva e
schiava de servi di Ges Cristo, racomandomi e scrivo a voi nel prezioso sangue del Figliuolo di Dio,
con desiderio di vedervi vero sacerdote, e membro legato nel corpo de la Chiesa santa.
O venerabile e carissimo padre in Cristo Ges, quanto sar beata lanima vostra e mia, quando io
vedr che noi siamo legati nel fuoco de la divina carit, la quale carit sapete che d el latte a figliuoli
suoi e notricali. Parmi che questo latte non si trae per altro modo che traga el fanciullo el latte del petto
de la madre sua: per mezzo de la poppa trae el latte, e cos si nutrica. Cos sapete che lanima nostra
non pu avere vita per altro modo che per mezzo di Cristo crocifisso: cos disse la prima Verit:
Veruno pu andare al Padre se non per me (Gv 14, 6). In uno altro luogo dice: Io sono via, verit e
vita (Gv 14, 6), e chi va per me non va per la tenebre, anco va per la luce (Gv 8, 12).
O inestimabile dolcissima carit, quale la via tua che tu eleggesti con tanto amore? Non vego
che fusse onore n delizie n gloria umana, n amore propio di te medesimo, per che la carit non
cerca le cose sue (1Cor 13, 5), ma solo lonore di Dio e la salute de la creatura. La vita sua non fu altro
che scherni e ingiurie e rimproveri e villanie: allultimo lobrobriosa morte de la croce. Per questa via
lnno seguitato e santi, s come membri legati e uniti con questo dolce capo Cristo Ges, el quale
tanto dolce che nutrica e d vita a tutte le membra che in esso capo sono legate.
E se noi diciamo: In che modo seguito questo dolce capo e legomi in lui? Sapete che con altro
modo non si lega luomo che con legame, n non diventa una cosa col fuoco se non vi si gitta dentro,
che ponto non ne rimanga di fuore. Or questo quello vincolo dellamore, col quale lanima si lega con
Cristo. O quanto dolce legame, el quale leg el Figliuolo di Dio in su el legno de la santissima croce!
Legato, si truova nel fuoco: li fa el fuoco de la divina carit nellanima come el fuoco materiale, che
scalda e allumina e converte in s. O fuoco dolce trattivo, che scaldi e cacci via ogni freddezza di vizio
e di peccato e damore proprio di s medesimo! Questo caldo riscalda e accende questo legno arido de
la nostra volont; ella saccende e distende a dolci e amorosi desiderii, amando quello che Dio ama e
odiando quello che Dio odia. E come lanima vede s essare tanto smisuratamente amata, e dato s
medesimo Agnello svenato in su el legno de la croce, dico che l fuoco lallumina e non cade tenebre in
liei: cos lanima alluminata a questo venerabile fuoco e tutto il distende, lo ntendimento, e dilarga.
E poi ch sentito e ricevuto el lume, s discerne e vede quello che ne la volont di Dio, e non
vuole seguitare altro che le vestigie di Cristo crocifisso, per che vede bene che per altra via e non pu
andare, e non si vuole dilettare in altro che negli obbrobrii suoi. Allora, per mezzo de la carne di Cristo
crocifisso, trae a s el latte de la divina dolcezza, lume dolce, due non cade tenebre n pena per veruna
amaritudine n tristizia che venga, per che l lume ricevuto dal fuoco vede che ogni cosa procede da
Dio eccetto che l peccato ed el vizio : vede che Dio non vuole altro che la santificazione nostra
(1Ts 4, 3). E per darci questa santificazione de la grazia, un esso Dio e umiliossi alluomo: la sua
umilit stirpa la nostra superbia, egli regola che tutti ci conviene seguitare.
Questo raguarda lo intendimento alluminato e vede, fermando locchio nellocchio de la divina
carit e bont di Dio. Due la truova? dentro nel conoscimento di s medesimo, ch vedesi none essare:
lessare suo da Dio e per grazia e per amore, e non per debito. Subbito che l vostro intendimento
entendar a tanta bont, nasciar in lui una fonte viva di grazia, una vena doglio di profonda umilit, la
quale non lassar cadere n enfiare per superbia, n per veruno stato n gloria ched egli abbia, ma come
buono pastore seguitar le vestigie del maestro suo, s come faceva quello santo e dolce Gregorio e gli
altri che l seguiro, che, essendo e maggiori, erano e minori; non volevano essare serviti, anzi servire
spiritualmente e temporalmente, pi co la buona vita che co le parole.
Poi che lo intendimento ricevuto el lume dal fuoco, per lo modo che detto , convertelo in s
medesimo e diventa una cosa con lui: cos la memoria diventa una cosa con Cristo crocifisso, che altro
non pu ritenere n dilettare n pensare, se non che del diletto suo che egli ama; ch lamore ineffabile
el quale e vede che egli a lui e a tutta lumana generazione, subbito la memoria ritiene in s, e
diventa amatore di Dio e del prossimo suo, e n tanto che cento migliaia di volte ponrebbe la vita per
lui. E non raguarda a utilit che traga da lui; solo perch vede che sommamente Dio ama la creatura,
dilettasi damare quello ched egli ama. Adunque ben potiamo dire ched egli drittamente fuoco, che
scalda e allumina e converte in s.
Acordansi in questo fuoco le tre potenzie dellanima: la memoria, a ritenere e benefizii di Dio; lo
intendimento, a intendare la bont e la volont sua, s come detto ; la volont si distende ad amare per
s fatto modo che non pu altro amare, n desiderare veruna cosa fuore di lui. Tutte le sue operazioni
sono dirizzate in lui, e non pu vederle, ma sempre pensa di fare quella cosa che pi piaccia al suo
Creatore, perch vede che veruno sacrifizio gli tanto piacevole quanto essare gustatore e mangiatore
dellanime.
Singularmente a voi, dolce padre, richiede egli, e a vostri pari, questo zelo e sollecitudine.
Questa la via di Cristo crocifisso, che sempre ci dar el lume de la grazia; tenendo altra via,
andaremmo di tenebre in tenebre: nellultimo a la morte etternale.
Ricevetti, dolce padre mio, la lettara vostra con grande consolazione e letizia, pensando che vi
ricordiate di s vile e misera creatura. Intesi ci che diceva; rispondovi a la prima de le tre cose le quali
madimandate: dico che l nostro dolce Cristo in terra credo e pare nel conspetto di Dio che due
cose singulari, per le quali la sposa di Cristo si guasta, levasse via.
Luna si la troppa tenerezza e sollecitudine de parenti: el quale singularmente si convenrebbe
che in tutto e per tutto e vi fusse tutto mortificato; laltra si la troppa dolcezza fondata in troppa
misericordia.
Oim oim, questa la cagione che membri diventano putridi: per lo non correggiare. E
singularmente l per male Cristo tre perversi vizii: della immundizia, della avarizia e de la infiata
superbia, la quale regna, ne la Sposa di Cristo, ne prelati che none attendono ad altro che a delizie, a
stati e a grandissime ricchezze; vegono e dimoni infernali portarne lanime de sudditi loro, e non se
ne curano (Gv 10, 12 13), perch sono fatti lupi, rivenditori de la divina grazia. Volrebbesi una forte
giustizia a correggiarli, per che la troppa piet grandissima crudelt, ma con giustizia e misericordia
correggiare.
Bene vi dico, padre, chio spero per la bont di Dio che questo suo difetto de la tenerezza de
parenti, per le molte orazioni e stimoli chegli aver da servi di Dio, si cominciar a levare. Non dico
che la Sposa di Cristo non sia perseguitata, ma credo che rimanr en fiore come die rimanere. Egli
bisogno che, a raconciare, al tutto si guasti infino a le fondamenta. E questo l guastare chio voglio
che voi intendiate, e none in altro modo.
Allaltra che dite, che de peccati vostri io chieda labbondanzia de la sua misericordia, sapete
che Dio non vuole la morte del peccatore, ma vuole che si converta e viva (2Pt 3, 9; Ez 33, 11). Io,
endegna vostra figliuola, m recato e recar el debito de peccati vostri sopra di me ensiememente e
vostri e miei ad ardare nel fuoco de la dolce carit, due si consumano; s che sperate e tenete di
fermo che la divina grazia ve gli perdonati. Or pigliate uno ordine di bene vivare con virt, tenendo
piantato nel cuore vostro el crociato amore che egli a voi, eleggendo inanzi la morte che offendare el
suo Creatore, o tenere occhio che sia offeso da sudditi vostri.
Laltra, cio quandio vi dissi che vafadigaste ne la Chiesa santa, none intesi n non dico
solamente de le fadighe che pigliaste sopra le cose temporali poniamo che sia bene , ma
principalmente vi dovete fare insiememente col padre santo: farne ci che voi potete, trare e lupi e
dimoni incarnati de pastori: a veruna cosa attendono se none in mangiare e belli palagi e belli giovini e
grossi cavalli. Oim, ch quello che Cristo acquist in su el legno de la croce, s si spender con le
meretrici.
Pregovi che, se ne doveste morire, che voi diciate al padre santo che ponga rimedio a tante
iniquit, e, quando venr el tempo di fare e pastori e cardenali, che non si faccino per lusinghe n per
denari n simonia; ma pregatelo, quanto potete, chegli attendi e miri se truova la virt, e buona e santa
fama nelluomo. Non miri pi a gentile che a mercennaio, ch la virt quella cosa che fa luomo
gentile e piacevole a Dio. Questa quella fadiga, dolce padre, chio vi prego e pregai che voi
sosteneste, e poniamo che laltre fadighe sieno buone, ma questa quella fadiga che ottima. Altro per
ora non dico. Perdonate a la mia presunzione. Racomandomivi cento migliaia di volte in Cristo Ges.
Sienvi a mente e fatti di misser Antonio. Se vedete cost larcivescovo, s me li racomandate
quanto pi potete.
Permanete ne la santa dilezione di Cristo Ges. Ges Ges.

LETTERA 110
A madonna Stricca donna di Cione di Sandro de Salimbeni.
Al nome di Ges Cristo crucifisso e di Maria dolce.
Carissima figliuola in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges Cristo,
scrivo a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi serva fedele del vostro Creatore, fondata
in vera e santa pazienzia. E pensate che in altro modo non potreste piacere a Dio.
Noi siamo pellegrini e viandanti (Eb 11, 13; 1Pt 2, 11) in questa vita, e senza alcuna stanzia di
tempo corriamo verso el termine de la morte, onde ci conviene avere el lume della santissima fede, a
ci che, senza impedimento di tenebre, potiamo giognere al termine nostro. Ma vuole essere fede viva,
cio con sante e buone operazioni, per che dicono e santi che la fede senza lopera morta (Gc 2,
26).
Poi che noi aviamo creduto che Dio Dio, e che elli ci creati alla imagine e similitudine sua
(Gn 1, 26), e che elli ci dato el Verbo dellunigenito suo Figliuolo, nato del ventre dolce di Maria, e
morto in su el legno della santissima croce per tollarci la morte e darci la vita de la grazia (la quale
perdemmo per la disobedienzia di Adam; e con lobedienzia del Verbo tutti contraiamo la grazia, s
come in prima contraemmo tutti la morte per lo primo peccato), subbito allora che lanima acquistato
cos dolcemente el lume della fede, vedendo tanto amore ineffabile quanto Dio le porta (e per darci
anco speranza della nostra resurrezione, la quale avaremo nellultimo d del giudicio, elli manifestata
la resurrezione sua), lanima sinnamora a tanto lume e a tanta dolcezza damore quanto vede che Dio
gli .
E comincia a vedere con questo medesimo occhio, che Dio non vuole altro che la nostra
santificazione (1Ts 4, 3); e ci che elli ci d e permette in questa vita, d per questo fine; e tribulazioni
e consolazioni, ingiurie, scherni e villania, persecuzioni dal mondo e tentazioni dal dimonio, fame e
sete, infermit e povert, prosperit e delizie, e ogni cosa, permette per nostro bene. La ricchezza ci
permette perch ne siamo dispensatori a povari; le delizie e stati del mondo, non perch noi leviamo el
capo per superbia, anco molto maggiormente ci doviamo umiliare, con uno santo ringraziamento della
divina bont; la tribolazione da qualunque lato ella viene e povert, ce la dona perch noi veniamo a
vera e perfetta pazienzia, e perch cognosciamo la poca fermezza e stabilit del mondo, a ci che noi ne
leviamo laffetto e l desiderio nostro e sia posto solamente in Dio, con le vere e reali virt.
E cos ricevaremo el frutto delle nostre fadighe; per che ogni fadiga che noi sosteniamo per lo
suo amore remunerata, e serbatoci el frutto nella vita durabile, dove vita senza morte e luce senza
tenebre, saziet senza fastidio, e fame senza pena (cos dice santo Agustino: dilonga el fastidio dalla
saziet, e dilonga la pena da la fame): nellaltra vita ogni bene remunerato, e ogni colpa punita.
Adunque lanima che questa viva fede, parturisce le vere e sante operazioni, ed veramente
paziente a sostenere ogni pena e fadiga per Dio e per remessione de peccati suoi; anco in reverenzia
ogni pena, considerando chi colui che le d, e perch le d, e a cui le d. Chi colui che le d? Dio,
somma ed etterna bont; non per odio, ma per singulare amore. Cos disse elli a discepoli suoi: Io vi
mando a essere perseguitati e martirizzati nel mondo, non per odio, ma per singulare amore. E di quello
amore che el Padre mio amato me, di quello io amo voi (Gv 15, 9), per che perch elli mamasse
di singulare amore elli mi mand a sostenere la pena oprobiosa della santissima croce. Dico: perch
le d? Per amore, come detto , e per nostra santificazione, a ci che siamo santificati in lui. Noi chi
siamo, a cui sono date queste fadighe? Siamo coloro che non siamo; ma per la colpa nostra siamo degni
di cento migliaia donferni, se tanti ne potessimo ricevere. Per che, perch noi offendiamo el bene
infinito, dovarebbe seguitare una pena infinita; e Dio per misericordia ci punisce nel tempo finito,
dandoci pena finita, per che tanto bastano le tribulazioni in questa vita, quanto el tempo, e pi no; e
per ogni grande fadiga piccola per la brevit del tempo.
El tempo nostro, dicono e santi, quanto una punta daco; la vita de luomo non cavelle, tanto
poca.
Adunque ogni grande fadiga piccola: la fadiga che passata, noi non laviamo; e quella che
debba venire, noi non siamo sicuri daverla, perch non siamo sicuri davere el tempo. Solo dunque
questo punto del presente c, e pi no. Or su, figliuola dolcissima, levatevi dal sonno; e non dormiamo
pi, ma seguitate con fede viva le vestigie di Cristo crucifisso, con vera e santa pazienzia. Bagnatevi
nel sangue di Cristo crucifisso. Altro non dico.
Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Ges dolce, Ges amore.

LETTERA 111
A madonna Biancina, donna che fu di Giovanni dAgnolino.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissima madre in Cristo dolce Ges, io Caterina, schiava de servi di Ges Cristo, scrivo a voi
nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi spogliato il cuore e laffetto vostro del mondo e di voi
medesima, per che in altro modo non vi potreste vestire di Cristo crocifisso; per che il mondo e Dio
non nno conformit insieme.
Laffetto disordinato del mondo ama la superbia, e Dio lumilit; egli cerca onore stato e
grandezza, e Cristo benedetto le dispregi, abracciando vergogne scherni e villanie, fame e sete, freddo
e caldo, infino alla obbrobriosa morte della croce: e con essa morte rend onore al Padre e noi fummo
restituiti a grazia.
Egli cerca di piacere alle creature, non curando di dispiacere al Creatore; e Cristo non cerc mai
se non di compire lobedienzia del Padre eterno per la nostra salute. Egli abracci e vestissi della
povert voluntaria; e il mondo cerca le grandi ricchezze. Bene dunque differente luno dallaltro; e
per di necessit che se il cuore vestito del mondo, sia spogliato di Dio, e se egli spogliato del
mondo, sia pieno di Dio. Cos disse il nostro Salvatore: Niuno pu servire a due signori, ch se serve a
luno, in contempto a laltro (Mt 6, 24;Lc 16, 13). Dobiamo dunque con grande sollicitudine levare il
cuore e laffetto da questo tiranno del mondo, e ponerlo tutto libero e schietto sanza veruno mezzo in
Dio: non doppio, n amare fittivamente, per che egli il dolce Dio nostro, che tiene locchio suo sopra
di noi, e vede locculto secreto del cuore.
Troppo grande simplicit e mattezza la nostra, che noi vediamo che Dio ci vede ed giusto
giudice, che ogni colpa punisce e ogni bene remunera; e noi stiamo come accecati sanza veruno timore,
aspettando quel tempo che noi non abiamo, n siamo sicuri davere. E sempre ci andiamo attaccando:
se Dio ci taglia uno ramo, e noi ne pigliamo un altro. E pi ci curiamo di queste cose transitorie che
passano come il vento e delle creature, di non perderle, che noi non ci curiamo di perdere Dio. Tutto
questo adiviene per lo disordinato amore che noi ci abiamo posto, tenendole e possedendole fuori della
volunt di Dio. In questa vita ne gustiamo larra de linferno; perch Dio permesso che chi
disordinatamente ama, sia incomportabile a s medesimo. Sempre guerra nellanima e nel corpo.
Pena porta per quello che , per timore che egli di non perderlo; e per conservarlo, che non gli venga
meno, saffatiga il d e la notte.
Pena porta di quello che non , perch appetisce davere, e non avendo pena. E cos lanima mai
non si quieta in queste cose del mondo, perch sono tutte meno di s. Elle sono fatte per noi, e non noi
per loro; ma noi siamo fatti per Dio, acci che gustiamo il suo sommo ed eterno bene.
Solo adunque Dio la pu saziare; in lui si pacifica, e in lui si riposa, per che ella non pu
desiderare n volere veruna cosa, che ella non la truovi in Dio. Trovandola non le manca che in lui non
truovi la sapienzia e la bont a sapergliele e volergliele dare. E noi il proviamo: che non tanto che egli
ci dia adimandando, ma egli ci di prima che noi fossimo, ch, non pregandolne mai, ci cre alla
imagine e similitudine sua (Gn 1, 26), e ricreocci a grazia nel sangue del suo Figliuolo. S che lanima
si pacifica in lui, e non in altro: perch egli colui che somma ricchezza, somma sapienzia, somma
bont e somma bellezza. Egli un bene inestimabile, che niuno che possa stimare la bont, grandezza
e diletto suo; ma esso medesimo si comprende e si stima. S che egli sa, pu e vuole saziare e adempire
i santi desiderii di chi si vuole spogliare del mondo, e vestirsi di lui.
Adunque non voglio che dormiamo pi, carissima madre, ma destianci dal sonno, ch l tempo
nostro sapprossima verso la morte continuamente. Le cose transitorie e temporali, e le creature, voglio
che teniate per uso, amandole e tenendole come cose prestate a voi, e non come cosa vostra. Questo
farete traendone laffetto, e altrimenti no. Traresene conviene, se voliamo participare il frutto del
sangue di Cristo crocifisso. Considerando io che altra via non ci , dissi che io desiderava di vedere il
cuore e laffetto vostro spogliato del mondo: a questo mi pare che Dio vinviti continuamente etc.
Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Ges dolce, Ges amore.

LETTERA 112
A la contessa Bandecca, figliuola che fu di Giovanni dAgnolino de Salimbeni da Siena.
Al nome di Ges Cristo crucifisso e di Maria dolce.
Carissima figliuola in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges Cristo,
scrivo a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi serva e sposa di Cristo crucifisso,
considerando me che l servire a Dio non essere servo, ma regnare: non fatta come la perversa
servitudine del mondo, la quale servitudine fa invilire la creatura e falla serva e schiava del peccato e
del demonio, el quale peccato, che non cavelle, fa venire luomo a non cavelle.
Sappi, carissima e dolce figliuola, che lanima che serve a le creature e a le ricchezze fuore di Dio
cio che disordinatamente appetisce e desidera le ricchezze stati e delizie del mondo e vanit, con
piacere di s medesimo, che tutte sono vane e senza veruna fermezza o stabilit, s come la foglia che si
vlle al vento , cade ne la morte e avilisce s medesima, per che si sottomette a quelle cose che sono
minori di s: ch tutte quante le cose create sono fatte in servigio de la creatura, e la creatura che in s
ragione fatta per servire al suo Creatore. E per noi cinganniamo, ch quanto pi luomo appetisce
queste cose transitorie, tanto pi perde quella dolce signoria che sacquista per servire al suo Creatore,
e sottomettesi a quella cosa che non ch amando disordinatamente fuore di Dio, offende Dio : s
che bene verit che per la servitudine del mondo veniamo a non cavelle.
Oh come matto e stolto colui che si d a servire colui che non tiene signoria se non di quella
cosa che non , cio del peccato! El demonio non signoreggia se non coloro che sono operatori de le
iniquitadi; e in che modo gli signoreggia? Per tormento, dando lo suplicio ne la eterna dannazione. E
l mondo ci sono i disordinati affetti che noi poniamo al mondo, ch le cose del mondo in s sono
buone, ma la mala volont di chi lusa le fa gattive, tenendole e desiderandole senza timore di Dio, le
quali cose sono i famigli che ci legano in tormento col demonio: dico che questa servitudine d la
morte; tolle el lume de la ragione, e d tenebre; tolle la ricchezza de la grazia, e d la povert del vizio.
Non voglio, figliuola mia, poich tanto pericoloso, che tu ti dia a la perversa servitudine del
mondo, ma voglio che tu sia vera serva di Cristo crocifisso, el quale t ricomprata del prezioso sangue
suo. Egli il dolce Dio nostro, che ci cre a la imagine e similitudine sua (Gn 1, 26), egli ci donato el
Verbo dellunigenito suo Figliuolo per tollerci la morte e darci la vita; col sangue suo ci tolse la
servitudine del peccato, e cci fatti liberi traendoci de la signoria del demonio che ci possedeva come
suoi. El sangue ci fatti forti, e cci messi in possessione di vita eterna, per che i chiovi ci sono fatti
chiave che disserrata la porta che stava chiusa per lo peccato che era commesso. Questo dolce Verbo,
salendo a cavallo in su el legno de la santissima croce, come vero cavaliere sconfitti i nemici e messi
noi in possessione de la vita durabile, per s fatto modo che n demonio n creatura ce la pu tllere se
noi non vogliamo. Adunque bene dolce questa servitudine, e senza questa servitudine non possiamo
participare la divina grazia, e per dissi che io desideravo di vederti serva e sposa di Cristo crocifisso.
Subbito che tu se fatta serva per che el servire a Dio regnare a mano a mano diventi sposa;
voglio dunque che tu sia sposa fedele che tu non ti parta da lo Sposo tuo, amando n desiderando
veruna cosa fuore di Dio. Ama questo dolce e glorioso Sposo che t data la vita, e non muore mai; gli
altri sposi muoiono, e passano come el vento, e spesse volte sono cagione de la morte nostra. E tu i
provato che fermezza egli , ch in picciolo tempo due calci t dato el mondo: questo permesso la
divina bont perch tu fugga dal mondo, e refugga a lui s come a padre e sposo tuo. Fugge el veleno
del mondo, che ti si mostra uno fiore; mostrasi uno fanciullo, ed egli uno vecchio; mostra la longa
vita, e ella breve; pare che egli abbi alcuna fermezza, e egli volubile, s come la foglia che si vlle al
vento. Tu i bene veduto che fermezza non ebbe in te; e cos ti pensa che ti far el simile se tu te ne fidi
pi, ch cos mortale lultimo come el primo.
Levati su da ogni tenerezza e amore proprio di te, e entra ne le piaghe di Cristo crocifisso, dove
perfetta e vera sicurt. Egli quello luogo dolce dove la sposa empie la lampana del cuore suo ch
drittamente el cuore una lampana : el quale debba essere s come la lampana, che stretta da piei e
larga da capo; cio che il desiderio e affetto suo sia ristretto al mondo, e largo di sopra: cio dilargare el
cuore e laffetto suo in Cristo crocifisso, amandolo e temendolo con vera e santa sollicitudine. Allora
empirai questa lampana al costato di Cristo crocifisso, trovando el fuoco de la divina carit el quale t
manifesto per le piaghe di Cristo; e il costato ti mostra el secreto del cuore, che quello che egli dato e
fatto a noi, fatto per proprio amore. Ine si truova la vera e profonda umilit, che lolio che nutrica el
fuoco e il lume nel cuore de la sposa di Cristo.
Che maggiore larghezza damore puoi trovare, che vedere che egli abbi posta la vita per te? E che
maggiore bassezza si pu vedere o si trov mai, che vedere Dio umiliato alluomo, e Dio e Uomo corso
alla obbrobriosa morte de la croce? Questa umilit confonde ogni superbia delizie e grandezze del
mondo; questa quella virt piccola che baglia e nutrice de la carit. Allora ricevuta la sposa da lo
Sposo suo, e messa ne la camera dove si truova la mensa el cibo e il servidore. La camera la divina
essenzia, dove si notricano i veri gustatori: ine si gusta el Padre eterno, che mensa; e il Figliuolo il
cibo; e lo Spirito santo ci serve; e cos gusta e si sazia lanima, in verit, delleterna visione di Dio.
Or non dormire pi, destati dal sonno de le delizie del mondo, e seguita el tuo diletto Cristo; e
non aspettare el tempo, ch tu non se sicura daverlo, per che ti viene meno. Ch tale ora crediamo
noi vivere, che ne viene la morte e tolleci el tempo; e per chi fusse savio non perderebbe el tempo che
egli per quello che non .
Risponde a Dio che ti chiama, col cuore fermo e stabile; e non credere n a madre n a suoro n a
fratello n a corpo di creatura che ti volesse impedire, ch tu sai che in questo non doviamo essere
obedienti a loro. E cos dice el nostro Salvatore: Chi non renunzia al padre e a la madre, a suoro e a
fratelli (Mt 10, 37; Lc 14, 26), e a s medesimo (Lc 14, 26; Mt 16, 24; Mc 8, 34; Lc 9, 23), non degno
di me.
Conviensi dunque renunziare a tutto el mondo e a s medesimo, e seguitare el gonfalone de la
santissima croce. Altro non dico.
Permane ne la santa e dolce dilezione di Dio. Ges dolce, Ges amore.
A te dico, figliuola mia, che se tu vorrai essere sposa vera del tuo Creatore, che tu esca de la casa
del padre tuo; e disponti di venire, quando el luogo sar fatto che gi cominciato e fassi di forza
cio el monasterio di Santa Maria degli Angeli a Belcaro : se tu el farai, giognerai in terra di
promissione. Altro non dico. Dio ti riempia de la sua dolcissima grazia.

LETTERA 113
Alla contessa Bandecca figliuola di Giovanni dAgnolino de Salimbeni.
Al nome di Ges Cristo crucifisso e di Maria dolce.
Carissima figliuola in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges Cristo,
scrivo a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vederti fondata in vera e perfetta carit; la quale
carit uno vestimento nuziale che ricuopre ogni nostra nudit, e nasconde le vergogne nostre cio el
peccato el quale germina vergogna lo spegne e consuma nel suo calore ; e senza questo vestimento
non potiamo intrare alla vita durabile, a la quale noi siamo invitati (Mt 22, 2, 11 12).
Che carit? uno amore ineffabile che lanima tratto dal suo Creatore, amandolo con tutto el
cuore, con tutto laffetto e con tutte le forze sue (Mt 22, 37; Mc 12, 30; Lc 10, 27). Dissi che laveva
tratto dal suo Creatore: e cos la verit. Ma come si trae? con lamore, per che lamore non
sacquista se non con lamore e da lamore. Ma tu mi dirai, carissima figliuola: Che modo mi
conviene tenere a trovare e acquistare questo amore? Rispondoti, per questo modo: ogni amore
sacquista col lume, per che la cosa che non si vede non si cognosce; unde non cognoscendosi non
sama. Convienti dunque avere el lume, a ci che tu vegga e cognosca quello che tu debbi amare. E
perch el lume cera necessario, providde Dio alla nostra necessit, dandoci el lume dellintelletto, che
la pi nobile parte dellanima, con la pupilla, dentrovi, della santissima fede. E dicoti che, poniamo
che la persona offenda el suo Creatore, non passa per n vive senza amore, n senza el lume; per che
lanima, che fatta damore e creata per amore alla imagine e similitudine di Dio (Gn 1, 26), non pu
vivere senza amore, n amarebbe senza el lume, unde, se vuole amare, s conviene che vegga.
Ma sai che vedere , e che amore, quello delli uomini del mondo? uno vedere tenebroso e
oscuro, e per la oscura notte non discerne la verit; ed uno amore mortale, per che d morte
nellanima, tollendole la vita della grazia. Perch oscuro? Perch s posto nella oscurit delle cose
transitorie del mondo, avendosele poste dinanzi a s fuore di Dio, cio che non le raguarda nella sua
bont, ma solo le raguarda per diletto sensitivo; el quale diletto e amore sensitivo mosse lo intelletto a
vedere e cognoscere cose sensitive. Unde questo affetto che si notrica del lume dellintelletto
poniamo che laffetto prima el movesse, come detto le d morte, commettendo la colpa, e tollele la
vita della grazia; per che neuna cosa si pu amare n vedere fuore di Dio, che non ci dia morte; e per
quello che sama, si die amare in lui e per lui: cio ricognoscere s e ogni cosa dalla sua bont. S che
vedi che questi ama e vede; per che senza amare e senza vedere non pu vivere.
Ma differente lamore delli uomini del mondo, el quale d morte, da lamore del servo di Dio,
che d vita: per che lamore che s acquista dal sommo e etterno amore d vita di grazia. Poi dunque
che el lume che locchio dellintelletto, debbalo aprire col lume della santissima fede, e ponarsi per
obiecto lamore inestimabile el quale Dio ci . Allora laffetto, vedendosi amare, non potr fare che non
ami quello che lo intelletto vidde e cognobbe in verit.
O carissima figliuola, e non vedi tu che noi siamo uno arbore damore, perch siamo fatti per
amore? Ed s bene fatto questo arbore, che non alcuno che el possa impedire che non cresca, n
tollargli el frutto suo, se elli non vuole; e gli dato Dio a questo arbore uno lavoratore che labbi a
lavorare, secondo che gli piace; e questo lavoratore el libero arbitrio. E se questo lavoratore lanima
non lavesse la quale t posta per uno arbore non sarebbe libera; e non essendo libera, avarebbe
scusa del peccato: la quale non pu avere, per che neuno , n il mondo n il demonio n la fragile
carne, che costrignere la possa a colpa alcuna, se ella non vuole. Per che questo arbolo in s la
ragione, se il libero arbitrio la vuole usare; e locchio dello intelletto che vede e cognosce la verit, se
la nebbia dellamore proprio non glili offusca. E con questo lume vede dove debba essere piantato
larbore, per che, se nol vedesse e non avesse questa dolce potenzia dellintelletto, el lavoratore
avarebbe scusa, e potrebbe dire: Io ero libero; ma io non vedevo in che io potesse piantare larbore
mio, o in alto o in basso. Ma questo non pu dire, per che lo intelletto che vede, e la ragione, la
quale uno legame di ragionevole amore, con che pu legarlo e innestarlo nellarbore della vita, Cristo
dolce Ges. Debba dunque piantare larbore suo poi che locchio dellintelletto veduto el luogo, e in
che terra elli debba stare a volere producere frutto di vita.
Carissima figliuola, se il lavoratore del libero arbitrio allora el pianta dove debba essere piantato,
cio nella terra della vera umilit per che nol die ponere in sul monte della superbia, ma nella valle
de lumilit , allora produce fiori odoriferi di virt, e singolarmente producer quello sommo fiore
della gloria e loda del nome di Dio; e tutte le sue operazioni e virt, le quali sono dolci fiori e frutti,
ricevaranno odore da questo. Questo quello fiore, carissima figliuola, che fa fiorire le virt nostre, el
quale fiore Dio vuole per s, e il frutto vuole che sia nostro.
Di questo arbore elli vuole solamente questi fiori della gloria, cio che noi rendiamo gloria e loda
al nome suo; e il frutto d a noi, per che elli non bisogno di nostri frutti perch a lui non manca
alcuna cosa, per che elli colui che (Es 3, 14) , ma noi, che siamo coloro che non siamo, naviamo
bisogno. Noi non siamo per noi, ma per lui, per che elli ci dato lessere, e ogni grazia che aviamo
sopra lessere; s che a lui utilit non potiamo fare. E perch la somma e etterna bont vede che luomo
non vive de fiori, ma solo del frutto per che del fiore morremmo, e del frutto viviamo , per tolle
il fiore per s, e il frutto d a noi. E se la ignorante creatura si volesse notricare di fiori, cio che la
gloria e la loda, che die essere di Dio, la desse a s, s gli tolle la vita della grazia, e dgli la morte
etternale, se elli muore che non si corregga: cio che tolla el frutto per s, e il fiore, cio la gloria, dia a
Dio. E poi che larbore nostro piantato cos dolcemente, elli cresce per s fatto modo che la cima
dellarbore, cio laffetto dellanima, non si vede da creatura dove sia unito, se non locchio suo
dellintelletto, el quale l guidato, congiunto e unito con lo infinito Dio per affetto damore.
O figliuola carissima, io ti voglio dire in che campo sta questa terra, a ci che tu non errassi: la
terra la vera umilit, come detto ; el luogo dove ella , il giardino chiuso (Ct 4, 12) del
cognoscimento di s.
Dico che chiuso per che lanima che sta nella cella del cognoscimento di s medesima, ella
chiusa e none aperta, cio che non si dilata nelle delizie del mondo, e non cerca le ricchezze, ma
povert voluntaria; e non le cerca per s n per altrui, e non si distende in piacere alle creature, ma solo
al Creatore. E quando el demonio le desse laide e diverse cogitazioni con molte fadighe di mente e con
disordenati timori, allora ella non sapre, ponendoseli a investigare, n a volere sapere perch vengono,
n a stare a contendere con loro; e non spande el cuore suo per confusione n per tedio di mente, n
abandona gli essercizii suoi. Anco si serra e si chiude con la compagnia della speranza e col lume della
santissima fede, e con lodio e dispiacimento della propria sensualit, reputandosi indegna della pace e
quiete della mente; e per vera umilit si reputa degna della guerra e indegna del frutto, cio che si
reputa degna della pena che le pare ricevere nel tempo delle grandi battaglie. E ponsi sempre per
obiecto Cristo crucifisso, dilettandosi di stare in croce con lui; e col pensiero caccia il pensiero. Or
questo il dolce luogo dove sta la terra della vera umilit.
Poi che la cima, cio laffetto dellanima che va dietro allintelletto, come detto , cognosciuto
lobiecto di Cristo crucifisso, labisso e il fuoco della sua carit, el quale cognobbe in questo Verbo
(per che per questo mezzo c manifestato lamore che Dio ci ; e questo Verbo cognobbe nel
cognoscimento di s, quando cognobbe s creatura ragionevole creata alla imagine e similitudine di
Dio (Gn 1, 26), e recreata nel sangue dellunigenito suo Figliuolo), allora laffetto sta unito nellaffetto
di Cristo crucifisso; e con lamore trae a s lamore, cio con lamore ordinato, che leva sopra il
sentimento sensitivo, trae a s lamore affocato di Cristo crucifisso. Per che il cuore nostro, quando
inamorato duno amore divino, fa come la spugna, che trae a s lacqua, bene che se la spugna non
fusse messa nellacqua non la trarrebbe a s, non ostante che la spugna sia disposta dalla parte sua. E
cos ti dico che se la disposizione del cuore nostro, el quale disposto e atto ad amore, se il lume della
ragione e la mano del libero arbitrio non il leva e congiugne nel fuoco della divina carit, non sempie
mai della grazia; ma se sunisce, sempre sempie. E per ti dissi che da lamore e con lamore si trae
lamore.
Poi che il vasello del cuore pieno, e elli inacqua larbore con lacqua della divina carit del
prossimo, la quale una rugiada e una piova che inacqua la pianta de larbore e la terra della vera
umilit, e ingrassa essa terra e l giardino del cognoscimento di s, per che allora condito col
condimento del cognoscimento della bont di Dio in s. Tu sai bene che se larbore non inaffiato
dalla rugiada e da la piova, e riscaldato dal caldo del sole, non producerebbe n maturerebbe il frutto,
unde non sarebbe perfetto, ma imperfetto. Cos lanima, la quale uno arbore come detto , perch
fusse piantato e non inaffiato con la piova de la carit del prossimo e con la rugiada del
cognoscimento di s, e scaldato col caldo del sole della divina carit non farebbe frutto di vita, n il
frutto suo sarebbe maturo. Poi che larbore cresciuto, e elli distende i rami suoi, porgendo del frutto al
prossimo suo, cio frutto di santissime umili e continue orazioni, dandoli essemplo di buona e santa
vita. E anco gli distende sovenendolo, quando pu, della sustanzia temporale, con largo e liberale
cuore, schietto e non fincto cio che mostri una cosa in atto, e non sia in fatto , ma schiettamente e
con affettuosa carit el serve di qualunque servizio elli pu e che vede che elli abbi bisogno, giusta al
suo potere.
La carit non cerca le cose sue (1Cor 12, 5) e non cerca s per s, ma s per Dio, per rendere i
fiori della gloria e della loda al nome suo; e non cerca Dio per s, ma Dio per Dio, in quanto degno
dessere amato da noi per la bont sua; e non ama n cerca n serve el prossimo suo per s, ma solo per
Dio, per renderli quello debito el quale a Dio non pu rendere, cio di fare utilit a Dio. Per che gi ti
dissi che a Dio utilit non potiamo fare, e per el fa Dio fare al prossimo suo, el quale uno mezzo che
c posto da Dio per provare la virt, e per mostrare lamore che aviamo al dolce e etterno Dio. Questa
carit gusta vita etterna, consuma e consumate tutte le nostre iniquit, e dacci lume perfetto con
pazienzia vera; e facci forti e perseveranti in tanto che mai non volliamo el capo adietro a mirare larato
(Lc 9, 62), ma perseveriamo infine alla morte, dilettandoci di stare in sul campo della battaglia per
Cristo crucifisso, ponendoci el sangue suo dinanzi a ci che ci facci inanimare alla battaglia come veri
cavalieri.
Adunque, poi che c tanto utile e necessaria e s dilettevole questa carit, che senza essa stiamo
in continua amaritudine, e riceviamo la morte, e sono scuperte le nostre vergogne, e nellultimo d del
giudicio siamo svergognati da tutto luniverso mondo, e dinanzi alla natura angelica e a tutti i cittadini
della vita durabile dove vita senza morte, e luce senza tenebre, dove la perfetta e la comune carit,
participando e gustando el bene luno dellaltro per affetto damore , da abracciarla questa dolce
reina e vestimento nuziale della carit, e con ansietato e dolce desiderio disponarsi alla morte per potere
acquistare questa reina; e poi che laviamo, volere sostenere ogni pena da qualunque lato elle
vengano infine alla morte, per poterla conservare e crescere nel giardino dellanima nostra. Altro
modo n altra via non ci veggo, e per ti dissi che io desideravo di vederti fondata in vera e perfetta
carit.
Pregoti per lamore di Cristo crucifisso che ti studi, quanto tu puoi, di fare questo fondamento; e
non ti bisognar poi temere di timore servile, n avere paura de venti contrarii delle molestie del
dimonio e delle creature, le quali tutti sono venti contrarii che vogliono impedire la nostra salute. Ma
perch larbore posto nella valle non potr essere offeso da venti, sia umile e mansueta di cuore. Altro
non ti dico.
Permane nella santa e dolce dilezione di Dio. Ges dolce, Ges amore.

LETTERA 114
Ad Agnolino di Giovanni dAgnolin de Salimbeni.
Al nome di Ges Cristo crucifisso e di Maria dolce.
Carissimo figliuolo in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges Cristo,
scrivo a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi vero combattitore, e non schifare e colpi
come fa el vile cavaliere.
Figliuolo mio dolce, noi siamo posti in questo campo della battaglia e sempre ci conviene
combattere; e dogni tempo e in ogni luogo noi abbiamo e nemici nostri, e quali assediano la citt
dellanima: ci sono la carne con disordenato diletto sensitivo, el mondo con lonore e delizie sue, ed el
dimonio con la sua malizia. El quale, per impedire el santo desiderio dellanima, si pone con molti
lacciuoli, o per s medesimo o col mezzo della creatura, in su la lingua de servi suoi, facendo dire
parole piagentiere e di lusinghe o di minacce o di mormorazioni o di infamie: e questo fa per contristare
lanima e per farla venire a tedio nelle sante e buone operazioni.
Ma noi, come cavalieri virili, doviamo resistere, e guardare questa citt, e serrare le porte de
disordenati sentimenti; e ponere per guardia el cane della conscienzia s che, quando el nemico passa,
sentendolo, abbai; e cos destar locchio dellintelletto, e vedr se elli amico o nemico, cio o vizio o
virt, che passi.
A questo cane si conviene dare bere e mangiare: bere se li conviene dare el sangue, e mangiare el
fuoco, a ci che si levi da la freddezza della negligenzia: e cos diventar sollecito. A te dico, figliuolo
Agnolino, dlli mangiare, a questo tuo cane della conscienzia, fuoco dardentissima carit, e bere el
sangue dellAgnello immaculato aperto in croce, el quale da ogni parte del corpo suo versa sangue.
Perch noi abbiamo che darli bere, e facendo cos sar tutto rinvigorito; e sarete vero combattitore.
E tollete el coltello de lodio e dellamore, cio odio e dispiacimento del vizio, e amore della
virt; e il nemico della carne nostra, che el pi pessimo e malvagio nemico che potiamo avere, sia
ucciso, e il diletto suo, da questo coltello. E la conscienzia el faccia vedere allocchio dellintelletto,
quanto pericoloso questo nemico del diletto carnale che passa nellanima, acci che luccida. E
raguardi la carne fragellata di Cristo crucifisso, a ci che si vergogni di tenere in piacere e in diletto
disordenato e in delizie el corpo suo.
E il demonio con le malizie e lacciuoli suoi, e quali elli tesi per pigliare lanime, si sconfigga
con la virt della vera umilit: abbai questo cane della conscienzia, destando locchio de lintelletto, e
vegga quanto pericoloso a credere aglinganni suoi; e vllasi a s medesimo e cognosca luomo s
non essere, a ci che non venga a superbia, per che lumilit quella che rompe tutti e lacciuoli del
dimonio. Bene averebbe da vergognarsi luomo dinsuperbire, vedendo s non essere e lessere suo
avere da Dio, e non da s , e vedere Dio umiliato a lui, per che per profonda umilit discese la
somma altezza a tanta bassezza quanta la carne nostra.
Questo dolce e inamorato Agnello, Verbo incarnato, ci d conforto, per che da lui viene ogni
conforto.
Perch elli venuto come nostro capitano, e con la mano disarmata, confitta e chiavellata in
croce, sconfitti e nemici nostri; e il sangue rimaso in su el campo, per animare noi cavalieri a
combattere virilmente e senza alcuno timore. El dimonio diventato impotente per lo sangue di questo
dolce Agnello, per che non ci pu fare pi che Dio permetta; e Dio non permette che ci sia posto
maggiore peso che noi potiamo portare. La carne sconfitta co fragelli e tormenti di Cristo; e il mondo
con loprobrio scherni villanie e vituperio; e la ricchezza con la povert volontaria di Cristo crucifisso,
per che la somma ricchezza tanto povaro, che non luogo dove posare el capo suo, stando in su el
legno della santissima croce.
Quando el nemico de lonore e stato del mondo vuole intrare dentro, fa, figliuolo, che gli abbai
el cane della conscienzia tua, e desti la guardia dellintelletto a ci che vegga che stabilit o fermezza
non alcuno onore o stato del mondo. E da qualunque parte elle vengono, non ne truova punto, e voi el
sapete, che lavete veduto e provato. Poi voglio che voi vediate che el darsi disordenatamente a queste
cose transitorie che passano come el vento, non ne seguita onore, ma vituperio, perch luomo si
sottomette a cosa meno di s, e serve a cose finite; ed elli infinito, per che luomo non finisce mai a
essere, perch finisca a grazia per lo peccato mortale. E per se noi vogliamo onore e riposo e saziet,
convienci servire e amare cosa maggiore di noi.
Dio il nostro redentore, signore e padre, somma ed etterna bont, degno dessere amato e
servito da noi; e per debito el doviamo fare, se vogliamo participare la divina grazia. Elli somma
potenzia e saziet: elli solo colui che sazia ed empie lanima e fortifica ogni debile, s che sta in pace
e in quiete e in sicurt, e daltro non si pu saziare. E per questa cagione che ogni cosa creata meno
che luomo. Adunque lo spregiare del mondo lonore e la ricchezza delluomo, ma gli stolti e matti
non cognoscono questo vero onore, ma reputanlo tutto el contrario.
Ma voi, come vero combattitore, levate voi sopra a sentimenti vostri sensitivi, e cognoscete
questa verit; e non vogliate credere a malvagi e alli iniqui uomini, per che favella el dimonio per la
bocca loro per impedire la vita e salute vostra, e per provocarvi ad ira e a contradire alla volont di Dio.
E per non credete a consiglieri del dimonio, ma credete e rispondete allo Spirito santo che vi chiama.
Traete fuore la disciplina dellardire, e con virile cuore rispondete a loro, e dicete che voi non sete colui
che vogliate ricalcitrare a Dio, ch non potreste. So che v detto, e vi sar, molto male della contessa
da fedeli e dagli altri, perch ella vuole essere serva e sposa di Cristo. Questi iniqui, per impedire liei e
voi, vi porranno inanzi el timore ed e suspetti; e porranno per vituperio e vilt quello che il maggiore
onore che avere potiate: per che non tanto che sia onore presente, ma lonore e il ricordamento e
memoria di voi sar dinanzi a Dio e nel mondo infine allultimo fine, sopra tutti quanti e vostri
antecessori.
Stolti e matti a noi, che vogliamo pur ponere laffetto la sollicitudine e la speranza nel fuoco della
paglia! Grande fuoco si mostr la prima volta che la sposaste; ma subbito venne meno, e non ne rimase
altro che fummo di dolore. La seconda apparbe la materia del fuoco, ma non venne in effetto; per che
venne el vento della morte e portollo via. Molto sarebbe semplice ella e voi, poich lo Spirito santo la
chiama, se ella non rispondesse. E veduto che el mondo la rifiuta e cacciala a Cristo crucifisso. So
certa per la divina bont, che voi non sarete quello che per neuno detto vi scordiate da la volont di
Dio; e non sarete corrente n ratto a detti del mondo. Chiudete chiudete la bocca a sudditi vostri, che
non favellino tanto; e mostrate lo el volto. Non dubbito che, se el cane della conscienzia non dorme, e
locchio dellintelletto, che voi l farete; ch in altro modo non sareste combattitore virile, anco
mostrareste grandissima vilt contra el mio desiderio di vedervi virile. E per vi dissi che io desideravo
di vedervi vero combattitore posto in questo campo della battaglia, e singolarmente in questa battaglia
nuova che ora voi avete per la disposizione della contessa. El dimonio savede della perdita sua, e per
vi fa dare tanta molestia alle creature. E per confortatevi e uccidete ogni parere del mondo, e viva in
voi Cristo crucifisso. Altro non dico.
Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Ges dolce, Ges amore.

LETTERA 115
A madonna Isa, figliuola che fu di Giovanni dAgnolino de Salimbeni.
Al nome di Ges Cristo crucifisso e di Maria dolce.
Carissima figliuola in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges Cristo,
scrivo a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi sposa ferma e fedele, e che non vi
volliate al vento come fa la foglia.
Non voglio che cos si volla lanima vostra, n il santo desiderio, per veruno vento contrario di
veruna tribulazione o persecuzione che desse el mondo o il demonio, ma virilmente, con laffetto de la
virt e de la perseveranzia e con la memoria del sangue di Cristo, le passate tutte; n per detto di neuna
creatura si rimuova questo desiderio: ch giongono co detti e con gliniqui consigli loro. Unde se voi
sarete sposa fedele e ferma, fondata sopra la viva pietra, Cristo dolce Ges, non perdarete el vigore, e la
parola non verr meno ne la bocca vostra; anco lacquistarete, per che non debba diminuire la virt n
lardire in colui che desidera e vuole acquistare virt, ma debba crescere. Ricordomi che secondo el
mondo vi sete fatta temere, e messovi sotto i piedi ogni detto e piacere degli uomini e questo fatto
solo per lo miserabile mondo : non debba dunque avere meno vigore la virt, ma per una lingua ne
dovete avere dodici, e rispondere arditamente a detti del demonio che vuole impedire la salute vostra.
E se terrete silenzio sarete ripresa nellultimo d, e detto sar a voi: maladetta sia tu che tacesti! E
per non aspettate quella dura reprensione. So certa che, se vorrete seguitare lAgnello derelitto e
consumato in croce, per la via de le pene scherni obbrobrii e villanie, che non terrete silenzio. Voglio
dunque che seguitiate lo Sposo vostro Cristo; e con ardito e santo desiderio intrare a combattere in
questa nuova battaglia, con perseveranzia infino a la morte, dicendo: Per Cristo crucifisso ogni cosa
potr, el quale in me che mi conforta (Fil 4, 13). Ora, allentrata, sentite voi la spina, ma poi
naverete el frutto, e ricevarete gloria de la loda di Dio. Ors virilmente, con una vera e santa
perseveranzia, e non dubitate punto.
Del fatto dellabito mi pare che sia da seguitare quello che lo Spirito santo per la bocca vostra
dimand, senza essere indutta da persona; e lassate menare le lingue a modo loro. Questo non vi
scemar la devozione del glorioso padre nostro santo Francesco, anco la crescer; non di meno voi sete
libera, poniamo che fusse pi tosto defetto che no a tornare a dietro quello che cominciato.
De fatti de la contessa mi pare, se si potesse fare che ella venisse a la Rocca prima che io
venisse, io credo che sar bene. Poi faremo quello che lo Spirito santo ci far fare. Altro non dico.
Permanete ne la santa e dolce dilezione di Dio. Bagnatevi nel sangue di Cristo crucifisso. Ges
dolce, Ges amore.

LETTERA 116
A madonna Pantasilea, donna di Ranuccio da Farnese.
Al nome di Ges Cristo crucifisso e di Maria dolce.
Carissima suoro in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges Cristo, scrivo
a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi con vero lume e cognoscimento di voi e di Dio,
a ci che cognosciate la misera fragilit del mondo, per che lanima che cognosce la miseria sua
cognosce bene quella del mondo; e chi cognosce la bont di Dio in s, la quale truova nellessere suo
cio cognoscendosi creatura ragionevole, creata allimagine e similitudine di Dio (Gn 1, 26) ,
subbitamente, allora che lanima venuta a questo santo e vero cognoscimento, ella ama e serve Dio in
verit; e ci che ella ama, retribuisce al suo Creatore, e ogni dono e grazia. E acordasi sempre con la
volont sua; e di ci che Dio fa e permette a lei contenta, perch vede che Dio non vuole altro che la
sua santificazione.
Questo ci manifesta el Verbo dolce del figliuolo di Dio, ch, a ci che noi fussimo santificati in
lui, corse come inamorato allobrobiosa morte della croce, sostenendo morte con amari tormenti per
liberare noi de la morte etterna. Dunque, poich la morte e el sangue di Cristo ci manifesta lamore
inestimabile che Dio ci , e che non vuole altro che el nostro bene, doviamo portare con vera pazienzia
ogni fadiga e tribulazione, e per qualunque modo elli ce le concede; e sempre pigliare una santa
speranza in lui, pensando che elli proveder in ogni nostro bisogno, e non ci dar pi che noi potiamo
portare. A misura ce le d; e se elli cresce fadiga, ed elli d maggiore fortezza, a ci che noi non
veniamo meno.
Convienci dunque portare e averle in reverenzia per Cristo crucifisso, e perch elle sono cagione
e strumento della nostra salute: perci che la fadiga e la tribulazione di questa vita ci fa umiliare e
atutare la superbia, e facci levare el disordinato affetto dal mondo, e ordenare lamore nostro in Dio; e
anco ci fa conformare con Cristo crucifisso, e sentire de le pene e delli obrobrii suoi. S che elle sono di
grande necessit a noi, se vogliamo godere nelletterna visione di Dio: elle ci fanno sentire e destare dal
sonno de la negligenzia e ignoranzia, perch nel tempo del bisogno ricorriamo a Cristo cognoscendo
che elli solo ci pu aitare.
E per questo modo diventiamo grati del benefizio ricevuto e che riceviamo, e cognosciamo
meglio la sua bont, e la nostra miseria: per che elli colui che (Es 3, 14), e noi siamo coloro che
non siamo, e lessere nostro aviamo da lui. Bene lo vedete manifestamente che tale ora vorremmo la
vita che ci conviene avere la morte; la sanit e noi siamo infermi; tenere e figliuoli e le ricchezze e
delizie del mondo perch ci dilettano, ed elli ce le conviene lassare. Questa la verit, che o elle
lassano noi per divina dispensazione, o noi lassiamo loro per lo mezzo della morte, partendoci di questa
tenebrosa vita. S che vedete che noi non siamo cavelle per noi medesimi, se non pieni di peccati e di
molta miseria: questo solo nostro, e ogni altra cosa di Dio.
Adunque, carissima suoro, aprite locchio dellintelletto, e amate el vostro Creatore e ci che elli
ama cio la virt, e singularmente la pazienzia , con vera e perfetta umilit, non reputandovi alcuna
cosa; ma solo rendere onore e gloria a Dio, possedendo le cose del mondo, e marito e figliuoli e
ricchezze e ogni altro diletto, come cosa prestata e non come cosa vostra, per che, come gi detto ,
vengono meno, e non le potete tenere n possedere a vostro modo, se non quanto piace alla divina
bont di prestarvele. Facendo cos, non vi farete Dio de figliuoli n di veruna altra cosa anco amarete
ogni cosa per Dio, e fuore di Dio non cavelle , e spregiarete el peccato, e abbracciarete la virt.
Levate, levate laffetto e l desiderio vostro dal mondo, e ponetelo in Cristo crucifisso, che
fermo e stabile, e che non viene mai meno, n vi pu essere tolto se voi non volete. Non dico per che
voi non stiate nel mondo nello stato del matrimonio pi che voi vogliate, n che voi non governiate e
vostri figliuoli e laltra fameglia secondo che vi richiede lo stato vostro; ma dico che viviate con ordine,
e non senza ordine. E in ci che voi fate, vi ponete Dio dinanzi agli occhi: e stare nello stato del
matrimonio, e andare con timore santo e come a sacramento, e avere in reverenzia e d comandati della
santa Chiesa, quanto elli possibile a voi.
E i figliuoli, notricarli nelle virt e ne comandamenti dolci di Dio, per che non basta alla madre
e al padre di notricare solamente el corpo ch questo fa lanimale, dallevare e suoi figliuoli , ma
debba notricare lanima nella grazia, giusta al suo potere, riprendendoli e gastigandoli ne difetti che
commettessero. E sempre vogliate che usino la confessione spesso, e la mattina odano la messa, o
almeno e d comandati dalla Chiesa, e cos sarete madre dellanima e del corpo. So certa che se
avarete vero cognoscimento di Dio e di voi, come detto , voi el farete, per che senza questo
cognoscimento nol potreste fare.
Unde, considerando me che per altra via non potete avere la grazia di Dio, dissi che io desideravo
di vedervi con vero lume e cognoscimento di voi e di Dio. Pregovi, per lamore di Cristo crucifisso e
per vostra utilit, che l facciate: e cos adempirete in voi la volont di Dio e l desiderio mio. Altro non
dico.
Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Ges dolce, Ges amore.

LETTERA 117
A monna Lapa sua madre e a monna Cecca nel monasterio di santa Agnesa da Montepulciano,
quando essa era a la Rocca dAgnolino predetta.
Al nome di Ges Cristo crucifisso e di Maria dolce.
Carissima madre e figliuola in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges
Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi vestite del fuoco de la divina
carit s e per s fatto modo che ogni pena e tormento, fame e sete, persecuzioni e ingiurie, scherni
strazii e villanie, e ogni cosa, portiate con vera pazienzia, imparando da lo svenato e consumato
Agnello, el quale con tanto fuoco damore corse a la obbrobriosa morte de la croce.
Acompagnate dunque quella dolcissima madre Maria, la quale, acci che i discepoli santi
cercassero lonore di Dio e la salute dellanime seguitando le vestigie del dolce figliuolo suo, consente
che i discepoli si partano da la presenzia sua, avenga che sommamente gli amasse; ed ella rimane come
sola ospita e perregrina. E i discepoli, che lamavano smisuratamente, anco con allegrezza si partono,
sostenendone ogni pena per onore di Dio; e vanno fra i tiranni, sostenendo le molte persecuzioni. E se
voi gli dimandaste: Perch portate voi cos allegramente, e partitevi da Maria?, risponderebbero:
Perch abiamo perduti noi, e siamo inamorati de lonore di Dio e de la salute dellanime. Cos voglio
dunque, carissima madre e figliuola, che facciate voi. E se per infino ad ora non fuste state, voglio che
siate arse nel fuoco de la divina carit, cercando sempre lonore di Dio e la salute dellanime; altrimenti
stareste in grandissima pena e tribulazione, e terrestevi me. Sappiate, carissima madre, che io,
miserabile figliuola, non so posta in terra per altro; a questo m eletta el mio Creatore: so che sete
contenta che io lobedisca.
Pregovi dunque che, se vi paresse che io stesse pi che non piacesse a la vostra volont, voi stiate
contenta, per che io non posso fare altro.
Credo che se voi sapeste el caso, voi stessa mi ci mandareste: io sto per ponere remedio a uno
grande scandalo, se io potr. Non per de fatti de la contessa, e per ne pregate tutti Dio, e codesta
gloriosa Vergine, che ci mandi effetto che sia buono. E tu, Cecca, e Giustina, vannegate nel sangue di
Cristo crucifisso, per che ora il tempo di provare la virt nellanima. Dio vi doni la sua dolce ed
eterna benedizione a tutte. Altro non dico.
Permanete ne la santa e dolce dilezione di Dio. Ges dolce, Ges amore.

LETTERA 118
A monna Caterina de lo Spedaluccio e a la soprascritta Giovanna di Capo, in Siena.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissime figliuole in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges Cristo,
scrivo a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi figliuole obedienti, unite in vera e
perfetta carit; la quale obedienzia e amore vi far smaltire ogni pena e tenebre, perch lobedienzia
tolle quella cosa che ci d pena, cio la propria e perversa volont, che si anniega e uccide ne la santa e
vera obedienzia.
Consuma e disolvesi la tenebre per laffetto de la carit e unione, perch Dio vera carit (1Gv 4,
8 16) e sommo ed eterno lume (Gv 8, 12; Gv 9, 5; Gv 12, 46): chi per sua guida questo vero lume
non pu errare il camino.
E per, io voglio, carissime figliuole, poich tanto necessario, che vi studiate di perdere le
volont vostre e davere questo lume. Questa quella dottrina che sempre mi ricorda che v stata data,
bene che poca naviate impresa. Quello che non fatto vi prego, dolcissime figliuole, che l facciate; se
voi nol faceste stareste in continua pena, e terrestevi me miserabile che merito ogni pena. A noi
conviene fare, per onore di Dio, come fecero gli appostoli santi: poi che ebbero ricevuto lo Spirito
santo, si separaro luno da laltro, e da quella dolce madre Maria. Poniamo che sommo diletto lo fusse
lo stare insieme, nondimeno essi abandonano el diletto proprio, cercano lonore di Dio e salute de
lanime. E perch Maria gli parta da s, non tengono, per, che sia diminuito lamore, n che siano
privati de laffetto di Maria. Questa la regola che ci conviene pigliare a noi.
Grande consolazione so che v la mia presenzia; nondimeno, come vere obedienti, dovete voi e
la consolazione propria, per onore di Dio e salute de lanime, non cercare; e non dare luogo al dimonio,
che vi fa vedere dessere private de laffetto e de lamore che io a lanime e a corpi vostri. Se
altrimenti fusse, non sarebbe fondato in Dio. E io vi fo certe di questo, chio non vamo altro che per
Dio. E perch pigliate pena tanto disordinata de le cose che si vogliono fare per necessit? Oh come
faremo, quando ci converr fare e gran fatti, quando ne picoli veniamo cos meno? Egli ci converr
stare insieme e separati secondo che tempi ci verranno.
Test vuole e permette el nostro dolce Salvatore che noi siamo separate per suo onore. Voi sete in
Siena, e Cecca e la nonna sono a Montepulciano; frate Bartolomeo e frate Mateio vi saranno e sonvi
stati. Alessa e monna Bruna sonno a Monte Giovi, di lunga da Montepulciano xviij miglia; e son con la
contessa e con madonna Isa. Frate Ramondo e frate Tomaso e monna Tomma e Lisa e io, siamo a la
Rocca fra mascalzoni; e mangiansi tanti demoni incarnati che frate Tomaso dice che gli duole lo
stomaco, e con tutto questo non si pu saziare. E pi appetiscono; e truovanci lavorio per un buon
prezzo. Pregate la divina bont che lo dia di grossi e dolci e amari bocconi. Pensate che lonore di Dio
e la salute de lanime si vede molto dolcemente. Voi non dovete altro volere n desiderare: facendo
questo, non potete fare cosa che pi piaccia a la somma ed eterna volont di Dio, e a la mia.
Ors, figliuole mie, cominciate a fare sacrificio de le volont vostre a Dio, e non vogliate sempre
stare a latte, ch ci conviene disponere e denti del desiderio ad amorsare el pane duro e muffato, se
bisognasse.
Altro non dico. Legatevi nel legame dolce de la carit: a questo mostrarete che voi siate figliuole;
e in altro no. Confortatevi in Cristo dolce Ges, e confortate tutte laltre figliuole etc. Noi tornaremo
pi tosto che si potr secondo che piacer a la divina bont.
Permanete etc. Ges dolce, Ges amore, Maria.

LETTERA 119
A monna Alessa vestita dellabito di santo Domenico, quando era a la Rocca.
Al nome di Ges Cristo crucifisso e di Maria dolce.
Carissima figliuola in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges Cristo,
scrivo a te nel prezioso sangue suo, con desiderio di vederti seguitare la dottrina de lo immaculato
Agnello col cuore libero e spogliato dogni creatura, vestita solo del Creatore, col lume della santissima
fede, per che senza el lume non potresti andare per la via dritta dello svenato e immaculato Agnello.
E per desidera lanima mia di vedere te e laltre schiette e virili; e che non vi volliate mai per
neuno vento che vi venisse. Guarda che tu non volti mai el capo a dietro; ma sempre va inanzi,
tenendo a mente la dottrina che t stata data. E ogni d di nuovo fa che entri nellorto dellanima tua,
col lume de la fede, a trarne ogni spina che potesse affogare el seme de la dottrina (Mt 13, 7; Mc 4, 7;
Lc 8, 7) data a te, e a rivoltare la terra: cio che ogni d spogli el cuore di nuovo.
Questo di necessit, di spogliarlo continuamente, per che spesse volte veduto di quelli che
paruto che sieno stati spogliati, che io gli trovati vestiti per pruova pi che per parole: con la parola
parrebbe el contrario, ma loperazione dimostra laffetto. Voglio dunque che tu in verit spogli el cuore
seguitando Cristo crucifisso; e fa che el silenzio stia ne la bocca tua. Sommi aveduta che poco credo
che laltra labbi tenuto: di questo molto mincresce, se elli cos come mi pare. Vuole el mio Creatore
che io porti, e io so contenta di portare; ma non so contenta delloffesa di Dio.
Scrivestimi che pareva che Dio ti costrignesse nella orazione a pregarlo per me: grazia sia a la
divina bont che tanto amore ineffabile dimostra a la miserabile anima mia. Dicesti che io ti scrivesse
se io avevo pene, e se io avevo de le mie infermit usate in questo tempo; a che ti rispondo che Dio
proveduto ammirabilmente dentro e di fuore: nel corpo proveduto molto in questo Avvento, facendo
spassare le pene con lo scrivere. vero che, per la bont di Dio, elle sono pi agravate che elle non
solevano. E se egli l pi agravate, proveduto che Lisa guarita, subbito che frate Santi inferm: che
stato in su la estremit de la morte. Ora quasi miracolosamente tanto migliorato, che si pu dire
guarito.
Ma e pare che lo sposo mio della verit etterna abbi voluto fare una dolcissima e reale pruova
dentro e di fuore, di quelle che si veggono e di quelle che non si veggono che sono molto pi,
innumerabilmente, che quelle che si veggono ; ma egli tanto dolcemente proveduto, insieme con la
pruova, che la lingua non sarebbe sufficiente a narrarlo. Unde io voglio che le pene mi siano cibo, le
lagrime beveraggio ( Sal 41, 3; 79, 6), e il sudore uno unguento.
Le pene voglio che mingrassino, le pene mi guariscano; le pene mi diano lume, le pene mi diano
sapienzia; le pene mi rivestano la mia nudit, le pene mi spoglino dogni proprio amore, spirituale e
temporale.
La pena de la privazione de le consolazioni dogni creatura maricchisca ne la provazione de le
virt, in cognoscere la imperfezione mia e l perfettissimo lume de la dolce Verit, proveditore e
accettatore de santi desiderii e non de le creature: quelli che non ritratto adietro la sua bont verso di
me per la mia ingratitudine, n per lo poco lume e cognoscimento mio; ma solamente raguardato a s,
che sommamente buono.
Pregoti per lamore di Ges Cristo crucifisso, dilettissima figliuola mia, che non allenti lorazione
anco la radoppia, per che io n maggiore bisogno che tu non vedi ; e che tu ringrazii la bont di
Dio per me. E pregalo che mi dia grazia che io dia la vita per lui, e che mi tolga, se gli piace, el peso
del corpo mio (perch la vita mia di poca utilit altrui, ma pi tosto penosa, e gravezza a ogni
persona da lunga e da presso per li peccati miei). Dio per la sua piet mi tolga tanti defetti, e questo
poco del tempo che io a vivere mi faccia vivere spasimata per amore de la virt; e con pena offeri
dolorosi e penosi desiderii dinanzi a lui per la salute di tutto quanto el mondo, e per la reformazione de
la santa Chiesa. Gode, gode in croce con meco, s che la croce sia uno letto dove si riposi lanima, una
mensa dove si gusti el cibo e l frutto de la pazienzia con pace e con quiete.
Mandastimi dicendo etc. De la quale cosa fui consolata, s per la vita sua, sperando che ella si
corregga, menandola con meno vanit di cuore che infino a ora non fatto; e s per li fanciulli, che
erano condotti al lume del santo baptesmo. Dio lo dia la sua dolcissima grazia; e lo dia la morte, se
non debbono essere buoni. Bened loro, e conforta lei in Cristo dolce Ges; e dille che ella viva col
santo e dolce timore di Dio e che ella ricognosca da Dio la grazia che ella ricevuta, che non stata
piccola, ma bene grande. E se ella ne fusse ingrata, dispiacerebbe molto a Dio; e forse che non la
lassarebbe impunita. Racomandaci etc.
Di costoro novella neuna non avuta; la cagione non so. Sia fatta la volont di Dio.
El nostro salvatore m posta in su lIsola, e da ogni parte i venti percuotono. Ognuno goda in
Cristo crucifisso, di longa luno dallaltro, serrati ne la casa del cognoscimento di noi. Altro non dico.
Permane nella santa e dolce dilezione di Dio. Ges dolce, Ges amore.

LETTERA 120
A monna Rabe di Francesco di Tato Tolomei.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissima figliuola in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges Cristo,
scrivo a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi vivere morta a la propria sensualit; per
che in altro modo non potereste participare la vita de la grazia.
Dunque voglio che con grandissimo affetto e desiderio vingegniate di levare da la fragilit del
mondo, ch non cosa convenevole che noi, che siamo fatti per gustare labitazione del cielo e
notricarsi del cibo de le virt, che noi gustiamo la terra e notrichianci del proprio amore sensitivo, unde
procedono tutti e vizii.
Ma dovianci levare e salire a laltezza de le virt, aprendo locchio de lintelletto, e raguardare in
sul legno de la croce, dove noi troviamo lAgnello immaculato, arbore di vita, che del corpo suo fatto
scala.
El primo scalone che ci insegnato a salire s sonno e piei, cio laffetto: ch come e piei
portano el corpo, cos laffetto porta lanima. Essendo saliti el primo, cio co piei confitti e chiavellati
in croce, trovarete laffetto spogliato del disordinato amore; giognendo al secondo, cio al costato
aperto di Cristo crocifisso, e vederete el secreto del cuore: con quanto amore inefabile v fatto bagno
del sangue suo. Nel primo si leva e si spoglia laffetto, nel secondo gusta lamore che truova nel cuore
aperto di Cristo.
Vedendo el terzo scalone, e giognendo cio a la bocca del Figliuolo di Dio, notricasi ne la pace.
Ch, poi che lanima vestita damore di Cristo crocifisso, e spogliata del perverso amore sensitivo che
gli d guerra, trovata la pazienzia e ogni amaritudine gli pare dolce; anco si diletta ne le persecuzioni
e tribolazioni del mondo, da qualunque lato Dio le concede, perch trovata la pace de la bocca. La
persona che d la pace si unisce con colui a cui ella d: cos lanima, vestita de le virt, con affetto
damore gusta Dio, e unisce la bocca del santo desiderio nel desiderio di Dio, e in esso desiderio di Dio
si unisce con pace e quiete. S che vedete che Cristo crocifisso fatta scala del corpo suo, acci che noi
saliamo a laltezza del cielo de la vita durabile, dove vita senza morte e luce senza tenebre, saziet
senza fastidio e fame senza pena: ch, come dice santo Augustino, di lunga il fastidio da la saziet, e
di lunga la pena da la fame, perch e cittadini che sonno a vita eterna, di quello che nno fame e
desiderio sonno saziati nella eterna visione di Dio.
Bene ignorante e miserabile quella anima che per suo difetto perde tanto bene, e fassi degna di
molto male. Levatevi su, dunque, figliuola carissima, e non aspettate quello tempo che voi non avete;
ma con grande affetto damore vi levate da la perversit de lamore sensitivo vostro il quale vi tolle il
lume de la ragione, e favvi amare el mondo e figliuoli senza modo , ch in altro modo non potereste
giognere al fine per lo quale sete creata. E per dissi chio desideravo di vedervi vivere morta a la
propria volont e al proprio amore, perch mi pare che ci sete pure assai viva.
E a questo me naviddi, a la lettera che voi scriveste, che l cieco amore vi faceva escire fuore del
modo ordenato secondo Dio. Mandaste dicendo che Francesca stava molto male: per la quale cosa
volevate che frate Mateio ne venisse, rimossa ogni cagione, e se non ne venisse, che rimanesse con la
vostra maladizione; e non potendo fare altro, tollesse uno contadino a sua compagnia. Dicovi che la
mattezza e stoltizia vostra voi non la potete negare: lassiamo stare che non fusse secondo Dio, ma,
secondo quello poco del senno che ci porge la natura, se laveste avuto non lavareste fatto. Se avevate
o avete desiderio, o per bisogno per contentare la vostra figliuola, che frate Mateio ne venga, aveste
mandati una coppia di frati, che luno ne fusse venuto con lui e laltro rimaso; ch voi sapete bene che
n luno n laltro pu venire n rimanere solo, ma voi favellate come persona passionata che avete
piene lorecchie di mormorazioni.
Tutto questo vadiviene perch non avete levata la faccia da la terra, n salito el primo scalone
de piei; che se laveste salito, desiderareste solo che l vostro figliuolo cercasse lonore di Dio e la
salute de lanime.
Con questo desiderio voi e laltre e gli altri vi turareste lorecchie e vi mozzareste la lingua, per
non udire le parole che vi sonno dette, o per non dirle. Or non pi cos: bagnatevi nel sangue di Cristo
crocifisso, e levatevi da la conversazione de morti, e conversate co vivi con le vere e reali virt. Altro
non vi dico.
Confortate Francesca etc.
Permanete etc. Ges etc.

LETTERA 121
A signori Defensori da Siena, essendo ella a Santo Antimo.
Al nome di Ges Cristo crucifisso e di Maria dolce.
Carissimi signori in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges Cristo,
scrivo a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi veri signori e con cuore virile, cio che
signoreggiate la propria sensualit con vera e reale virt, seguitando el vostro Creatore; altrimenti non
potreste tenere giustamente la signoria temporale, la quale Dio v concessa per sua grazia.
Conviensi dunque che luomo che a signoreggiare altrui e governare, signoreggi e governi in
prima s.
Come potrebbe el cieco vedere e guidare altrui? (Lc 6, 39) Come potr el morto sotterrare el
morto, lo infermo governare lo infermo, e il povero sovenire al povero? Non potrebbe. Veramente,
signori carissimi, che chi cieco e offuscato locchio dellintelletto suo per lo peccato mortale non
cognosce n s n Dio: male potr dunque vedere o correggere el defetto del suddito suo; e se pure el
corregge, el corregge con quella tenebre e con quella imperfezione che egli in s. E spesse volte, per
lo poco cognoscimento, veduto e veggo punire e defetti col dove non sono, e non punire quelli che
sono iniqui e gattivi e che meritarebbero mille morti.
El poco lume non lassa discernere la verit, e pone la calunnia col dove ella non , e genera el
sospetto in coloro de quali egli si pu sicurare e fidare cio de servi di Dio, e quali gli parturiscono
con lagrime e con sudori e con la continua e santa orazione, mettendosi ad ogni pericolo e pena e
tormento per onore di Dio e salute loro e di tutto quanto el mondo , e fidandosi di coloro che sono
radicati nellamore proprio di loro medesimi, e quali per ogni vento si vollono. E tutto questo procede
dal poco lume e tenebroso peccato: vi bisogno dunque davere el lume.
Dico che el morto non pu sotterrare el morto, cio che colui che morto a grazia non n ardire
n vigore di sotterrare el morto del defetto del prossimo suo, perch si sente in quella medesima morte
che egli, e per nol vuole n sa correggere; vedesi in quella medesima infermit e non se ne cura, e
non si cura del suddito suo perch egli el vegga infermo. E anco tanta la gravezza de la infermit del
peccato mortale che non vi pone remedio, se prima non cura s medesimo. E issofatto che egli sta in
peccato mortale venuto in povert perduta la ricchezza de le vere e reali virt non seguitando le
vestigie di Cristo crucifisso : e per non pu sovenire al povero, privato, come dissi, de la ricchezza
de la divina grazia. Per la tenebre dunque perduto el lume, unde non vede el defetto col dove egli :
e per fanno le ingiustizie, e non le giustizie. Per la infermit perde el vigore del santo e vero desiderio
in desiderare lonore di Dio e la salute del suo prossimo; e cresce sempre questa infermit se egli non
ricorre al medico, Cristo crucifisso, vomicando el fracidume per la bocca, usando la santa confessione.
Se elli el fa riceve la vita e la sanit; ma se egli nol fa subbito riceve la morte, e allora el morto non pu
sepellire el morto, come detto . E che maggiore povert si pu avere, che esser privato del lume de la
sanit e de la vita? Non so che peggio si possa avere: questi cotali dunque non sono buoni n atti a
governare altrui, poich non governano loro. Convienvi dunque avere le predette cose; e per dissi che
io desideravo di vedervi veri signori.
Ma considerando me che lessere vero signore non si pu avere, se non signoreggiasse s
medesimo cio signoreggiando la propria sensualit con la ragione , per vi dico in quanti
inconvenienti vengono coloro che si lassano signoreggiare a la miseria loro e non si signoreggiano, e
acci che vi guardiate di non cadere voi in questo.
Vogliate vogliate aprire locchio dellintelletto, e non essere tanto acecati col disordinato timore.
Vogliate credere e fidarvi de veri servi di Dio, e non degliniqui servi del demonio che per coprire le
iniquitadi loro vi fanno vedere quello che non . Non vogliate ponere i servi di Dio contra di voi, ch
tutte laltre cose pare che Dio sostenga pi che la ingiuria gli scandali e le infamie che sono poste a
suoi servi. Facendo a loro, fate a Cristo: troppo sarebbe dunque grande ruina a farlo. Non vogliate,
carissimi fratelli e signori, sostenere che n voi n altri el faccia, ma tagliate la lingua del mormoratore
cio riprendere e non dare fede a colui che mormora : cos facendo usarete latto de la virt, e
levarannosi via molti scandali.
Ma e pare che i peccati nostri non meritino ancora tanto, e tutto el contrario pare che si faccia:
cio che i gattivi sono uditi, e i buoni sono spregiati. Unde io inteso che per larciprete di Montalcino
o per altri v messo sospetti, e questo fa per ricoprire la sua iniquit verso missere labbate di santo
Antimo, el quale cos grande e perfetto vero servo di Dio, quanto gi grandissimo tempo fusse in
queste parti: che se aveste punto di lume, non tanto che di lui aveste sospetto, ma voi lavereste in
debita reverenzia. Pregovi per lamore di Cristo crucifisso che vi piaccia di none impacciarlo, ma
sovenirlo e aitarlo in quello che bisogna. Tutto d vi lagnate che i preti e gli altri cherici non sono
corretti; e ora, trovando coloro che gli vogliono correggiare, glimpedite, e lagnatevi.
Del mio venire io qua con la mia famiglia anco v fatto richiamo e messo sospetto, secondo che
m detto; non so per se egli vero. Ma se voi costaste tanto a voi, quanto voi costate a me e a loro, in
voi e in tutti gli altri cittadini non caderebbero le cogitazioni e le passioni tanto di leggiero; e turrestevi
lorecchie per non udire. Cercato io e gli altri, e cerco continuamente, la salute vostra dellanima e del
corpo, non mirando a veruna fadiga, offerendo a Dio dolci e amorosi desiderii con abondanzia di
lagrime e di sospiri, per riparare che i divini giudicii non vengano sopra di noi e quali meritiamo per le
nostre iniquitadi. Io non so di tanta virt che io sappia fare altro che imperfezione; ma gli altri che
sono perfetti e che attendono solo allonore di Dio e a la salute dellanime, sono coloro che l fanno.
Ma non si lassar per, per la ingratitudine e per lignoranzie de miei cittadini, che non sadoperi
infino a la morte per la salute vostra. Impararemo da quello dolce inamorato di Paulo, che dice: El
mondo ci bastemmia, e noi benediciamo; egli ci perseguita e ci caccia, e noi pazientemente portiamo
(1Cor 4, 12); e cos faremo noi, e seguitaremo la regola sua. La verit sar quella che ci liberer (Gv 8,
32). Io vamo pi che voi non vamate voi, e amo lo stato pacifico e la conservazione vostra come voi,
s che non crediate che n per me n per veruno degli altri de la mia famiglia si faccia el contrario. Noi
siamo posti a seminare la parola di Dio e ricogliere el frutto dellanime. Ognuno die essere sollicito
dellarte sua: larte che Dio ci posta questa, conviencela dunque essercitare e non sotterrare el
talento, per che saremmo degni di grande reprensione (Mt 25, 24 30); ma in ogni tempo e in ogni
luogo adoperare, e in ogni creatura. Dio non accettatore de luoghi n de le creature (Rom2, 11), ma
de santi e veri desiderii, s che con questo ci conviene adoperare.
Veggo che l demonio si duole de la perdita che in questa venuta egli fatta e far per la grazia e
bont di Dio. Per altro non venni se non per mangiare e gustare anime, e tollerle de le mani de le
demonia: la vita voglio lassare per questo, se navessi mille; e per questa cagione andar e star
secondo che lo Spirito santo far fare. Diravi Petro a bocca la principale cagione per la quale io venni e
sto qua. Altro non dico.
Bagnatevi nel sangue di Cristo crucifisso, se volete la vita; in altro modo caderemmo ne la morte
eternale.
Non vi incresca a leggere e a udire, ma portate pazientemente per che il dolore e lamore che io
mi fa abondare in parole: amore, dico, de la vostra salute, e dolore de la nostra ignoranzia. Voglia Dio
che per divino giudicio non ci sia tolto el lume di non cognoscere la verit. Non dico pi.
Permanete ne la santa e dolce dilezione di Dio. Ges dolce, Ges amore.

LETTERA 122
A Salvi di sere Pietro orafo in Siena.
Al nome di Ges Cristo crucifisso e di Maria dolce.
Carissimo figliuolo in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges Cristo,
scrivo a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi vero servo fedele a Cristo crucifisso, e
che giamai non volliate la faccia adietro n per prosperit n per aversit, ma virilmente e con viva
fede, ch in altro modo sapete che la fede senza lopera morta (Gc 2, 26).
Questa loperazione de la fede: che noi concepiamo in noi le virt per affetto damore, e
parturiscansi i frutti con vera pazienzia, col mezzo del prossimo nostro, portando e sopportando i
defetti luno dellaltro.
Non bastarebbe, a noi e a la nostra salute, avere ricevuta la forma de la fede con la divina grazia
quando riceviamo el santo baptesmo: basta bene al fanciullo parvolo ch, morendo ne la puerizia sua,
riceve vita eterna solo col mezzo del sangue dellAgnello; ma poi che siamo venuti ad et perfetta,
avendo solamente el santo baptesmo non ci bastarebbe se noi non essercitassimo el lume de la fede con
amore.
A noi adiviene come allocchio del corpo, ch, perch luomo abbia locchio e sia puro e sano a
potere vedere , e egli non lapre col libero arbitrio che egli a poterlo aprire, e con amore de la luce,
pu dire che, avendo locchio, non abbia locchio. Locchio per la bont del Creatore; e non la virt
dellocchio per defetto de la propria volont che non lapre: pu dunque dire che sia morto, e non fa
frutto. Cos, carissimo figliuolo, Dio, per la sua infinita bont, ci dato locchio dellintelletto el
quale occhio empie dandoci el lume de la fede nel santo baptesmo , e con esso el libero arbtro,
tollendo el legame del peccato originale. Ora richiede Dio, poi che siamo venuti a et compita davere
cognoscimento, che questo occhio che egli ci dato sapra col libero arbtro e con amore de la luce.
Poi che lanima vede in s occhio da potere vedere, debbalo aprire al suo Creatore: e che lume si
debba ponare, a vedere in Dio? Solo lamore, per che veruna cosa si pu adoperare senza amore, n
spirituale n temporale: ch se io voglio amare cose sensitive, subbito locchio si pone ine per
dilettarvisi dentro. E se luomo vuole servire e amare Dio, locchio dellintelletto sapre, ponendoselo
per obiecto; e con lamore trae lamore: cio, vedendo che Dio sommamente lama, non pu fare che
egli non renda lamore, e che egli non lami. Perde allora lamore sensitivo e concepe uno amore vero,
vedendosi creato a la imagine e similitudine di Dio (Gn 1, 26), e recreato a grazia nel sangue
dellunigenito suo Figliuolo. Questo occhio trovato el lume, e avendo trovato el lume fatto amatore
desso lume: e per non resta mai di cercare di fuggire e odiare quella cosa che gli tolle el lume, e
amare e desiderare quello che glili d. Allora si leva con la fede viva, e concepe i figliuoli de le virt,
con desiderio di vestirsi de la somma e eterna volont di Dio; perch locchio e il lume de la fede
mostrato allaffetto suo la volont di Dio, che non cerca n vuole altro che la nostra santificazione.
Chi ce la manifesta bene chiara? El Verbo del Figliuolo suo, che venuto nel carro de la nostra
umanit pieno di fuoco damore, manifestandoci col sangue suo la volont del Padre per adempirla in
noi: ch quella volont dolce, con la quale egli ci cre, ci cre per darci vita eterna; avendola perduta
per lo peccato nostro, non si adempiva, e per ci manda el Figliuolo per farcela chiara e manifesta,
dandolo a la obbrobriosa morte de la croce. E ci che egli d e permette a noi, d solo per questo fine,
cio perch partecipiamo la somma e eterna bellezza sua. Lanima prudente, che aperto locchio suo
nel lume, come detto , col lume de la fede, subbito piglia uno santo giudicio, giudicando la santa
volont di Dio, che non vuole altro che il nostro bene, e non la volont degli uomini.
Sai che nesce di questo lume? Una acqua pacifica, chiara e senza veruna macula, e none
conturbata da laversit per impazienzia; n per molestie di demonio, n per ingiurie, n per
persecuzioni, n per mormorazioni duomini gi mai si muove, ma sta ferma, per che gi veduto che
Dio el permette per suo bene, e per dargli el fine suo per lo quale fu creato. Questa la via, e neuna
altra ce n: con molte spine e triboli ci conviene passare, seguitando Cristo crocifisso, per che egli
la via, e cos disse egli, che egli era via verit e vita (Gv 14, 6). Bene seguita la verit colui che tiene
per questa via, per che sadempie in lui la volont del Padre eterno, conducendoci al fine per lo quale
fummo creati. Se altra via ci fusse stata, averebbe detto che neuno andasse al Padre se non per lo Padre,
ma egli non disse cos, per che nel Padre non cadde pena, ma s nel Figliuolo; e a noi conviene passare
per la via de la pena: adunque ci conviene seguitare Cristo crocifisso.
Dico ancora che nol turba la prosperit del mondo per disordinato affetto e desiderio, anco la
mette sotto s, spregiandola con dispiacimento, vedendo col lume de la fede che queste cose sono
transitorie, che passano come el vento, e che tllono la via e il lume de la grazia a colui che lappetisce
e possiede con disordinato affetto. Costui parturisce e figliuoli vivi con fede viva ne lonore di Dio e
salute del prossimo, per che nel prossimo si pruova lamore che noi aviamo a Dio: ch del nostro
amore utilit a lui non potiamo fare, ma vuole che la facciamo nel mezzo che egli ci posto del
prossimo nostro, portando e soportando i defetti loro, e portandoli dinanzi a Dio per compassione, e
con pazienzia portando le ingiurie che essi ci fanno; e debita reverenzia usare a servi suoi. Ogni altro
modo che noi avessimo in noi, diciamo che ella fede morta e senza opera (Gc 2, 26).
Non dico per che la sensualit non senta molte contradizioni, ma quello contradire non gli tolle
la perfezione, anco glilaiuta a dare, per che cognosce pi el defetto suo e cognosce la bont di Dio,
che gli conserva la volont che non consente n va dietro a sentimenti sensitivi per diletto, ma con
odio e dispiacimento di s gli corregge. Cos di quello sentimento ne trae la virt de lumilt per
cognoscimento di s, e la virt de la carit per cognoscimento de la bont di Dio in s. Io, considerando
che ella di tanta eccellenzia e di s grande necessit che senza essa non possiamo avere vita di grazia,
desidero di vedervi fondato nel lume de la viva fede; e per dissi che io desideravo di vedervi servo
fedele e non infedele a Cristo crucifisso. E per vi prego che vi leviate con vera e perfetta sollicitudine,
destandovi dal sonno de la negligenzia e aprendo locchio dellintelletto nellamore che Dio v, acci
che adempiate la volont sua e il desiderio mio in voi. Non dico pi qui.
Rispondovi, carissimo figliuolo, a la lettera che mi mandaste la quale io viddi con singulare
allegrezza , dove io viddi che si conteneva una particella di quello che Dio manifest a una serva sua:
che quelli che si chiamano figliuoli erano scandalizzati per illusione de le demonia che stavano
dintorno a loro per trarne el seme che lo Spirito santo aveva seminato in loro; e eglino, come
imprudenti e non fondati sopra la viva pietra, non facevano resistenzia, ma come sentivano lo scandalo
in loro cos el seminavano in altrui, colorato con colore di virt e damore.
Ora vi dichiaro se volont di Dio che io stia: e dico che avendo io grandissimo desiderio di
tornare per timore di non offendere Dio nel mio stare, per tante mormorazioni e suspetti quanti di me
preso e del padre mio frate Ramondo, fu dichiarato da quella Verit che non pu mentire a quella
medesima serva sua, dicendo: Persevera di mangiare a la mensa a la quale io v posti: io v posti a
la mensa de la croce a prendere con vostra pena e molte mormorazioni, e a gustare e a cercare lonore
di me e la salute dellanime. Lanime che in questo luogo io t messe ne le mani perch elle escano
de le mani de le demonia e pacifichinsi con meco e col prossimo loro non le lassare infino che
compito quello che cominciato, ch, per impedire tanto bene, el demonio semina tanto male. Poi vi
tornate, e non temete: che io sar colui che sar per voi. Lanima mia per lo detto di questa serva di
Dio rimase pacificata.
Ingegnomi dadoperare quello bene per onore di Dio e salute dellanime e bene de la nostra
citt che io posso, poniamo che negligentemente io el faccia. Godo che io seguiti le vestigie del mio
Creatore, e che per bene fare io riceva male: per far lo onore facciano a me vergogna, per dar lo
vita vogliano dare a me la morte; ma la loro morte a noi vita, e la loro vergogna a noi onore, per
che la vergogna di colui che commette la colpa; dove non colpa non vergogna n timore di pena.
Io mi confido (in Domino nostro Jesu Christo), e non negli uomini. Io far cos: essi daranno a me
infamie e persecuzioni, e io dar a loro lagrime e continua orazione, quanto Dio mi dar la grazia. E
voglia el demonio o no, io mingegnar dessercitare la vita mia nellonore di Dio e salute dellanime
per tutto quanto el mondo, e singularmente per la mia citt.
Grande vergogna si fanno e cittadini da Siena, di credere o imaginare che noi stiamo per fare i
trattati ne le terre de Salimbeni, o in veruno luogo del mondo: temono de servi di Dio, ma non temono
degliniqui uomini. Ma essi profetano, e non se navegono: nno la profezia di Cayphas, che profet
che uno morisse per lo popolo, acci che non perisse (Gv 11, 50). Egli non sapeva quello che si diceva,
ma lo Spirito santo el sapeva bene, che profetava per la bocca sua. Cos i miei cittadini credono che per
me o per la compagnia che io con meco, si facciano trattati: eglino dicono la verit, ma non la
cognoscono, e profetano, ch altro non voglio io fare n voglio che faccia chi con meco, se non che si
tratti di sconfiggiare el demonio e tollargli la signoria che egli presa de luomo per lo peccato
mortale; e trargli lodio del cuore, e pacificarlo con Cristo crocifisso e col prossimo suo. Questi sono i
trattati che noi andiamo facendo, e che io voglio che si faccia per chiunque sar con meco.
Dogliomi de la negligenzia nostra, che nol facciamo se non tiepidamente; e per ti prego,
figliuolo mio dolce, e a tutti quanti gli altri el di, che ne preghino che io sia bene sollicita a fare questo
e ogni santa operazione per onore di Dio e salute dellanime. Non dico pi, ch molto averei che dire.
Non cognosciuto el discepolo di Cristo per dire: Signore, Signore! (Mt 7, 21) ma in seguitare le
vestigie sue.
Conforta Francesco in Ges Cristo. Frate Ramondo, poverello calunniato, ti si racomanda che
preghi Dio per lui che sia buono e paziente.
Permane ne la santa e dolce dilezione di Dio. Ges dolce, Ges amore.

LETTERA 123
A signori Defensori da Siena.
Al nome di Ges Cristo crucifisso e di Maria dolce.
Carissimi fratelli e signori temporali in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi
di Ges Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi uomini virili e non
timorosi governatori de la citt propria e de la citt prestata, considerando me che il timore servile
impedisce e avilisce el cuore e non lassa vivere n adoperare come uomo ragionevole, ma come
animale senza veruna ragione , per che el timore servile esce e procede da lamore proprio di s.
E quanto egli pericoloso lamore proprio di s, noi el veggiamo in signori e in sudditi, in
religiosi e in secolari, e in ogni maniera di gente, per che non attendono ad altro che a loro medesimi.
Unde se egli suddito secolare, mai none obedisce n osserva quello che gli imposto per lo suo
signore; e se egli signore, mai non fa giustizia ragionevolmente, ma con appetito sensitivo commette
molte ingiustizie: chi per propria utilit e chi per piacere agli uomini giudicando secondo la volont
altrui e non secondo la verit , o veramente che egli teme di dispiacere, el quale dispiacere gli
torrebbe la signoria: unde dogni cosa piglia timore e suspetto con molta cechit, per che l piglia col
dove non debba e nol piglia col dove debba.
O amore proprio e timore servile, tu aciechi locchio dellintelletto e non gli lassi cognoscere la
verit; tu tolli la vita de la grazia, la signoria de la citt propria e quella de la citt prestata; tu fai
incomportabile luomo a se medesimo, perch sempre desidera quello che non pu avere, e quello che
possiede, possiede con pena, per che timore di non perdarlo: unde non avendo e temendo, sempre
pena perch la volont sua non adempita, unde drittamente in questa vita gusta lo nferno.
O cechit damore proprio e timore disordinato, tu giogni a tanta cechit che non tanto che tu
condanni la comune gente e gli iniqui uomini e quali giustamente si potrebbero condennare, e temere
de le falsitadi loro , ma tu lassi el timore de lo iniquo e condanni el giusto, recandosi a di petto i
poverelli servi di Dio, e quali cercano lonore di Dio e la salute dellanime e la pace e la quiete de le
cittadi; non restando mai i dolci desiderii, e la continua orazione, lagrime e sudori, dofferire dinanzi a
la divina bont. Come dunque ti pu patire, amore proprio e timore servile, di temere e giudicare coloro
che si dispongono a la morte per la tua salute, e per conservare e crescere in pace e in quiete lo stato
tuo? Ma veramente, carissimi fratelli, questo quello perverso timore e amore che uccise Cristo, per
che temendo Pilato di non perdere la signoria acec e non cognobbe la verit, e per questo uccise
Cristo. E non di meno gli venne in capo quello di che temeva, per che poi, al tempo che piacque a Dio
non che gli piacesse el defetto suo , egli perd lanima e il corpo e la signoria. Unde a me pare che
tutto el mondo sia pieno di questi Pilati, e quali per lo timore cieco non si curano di perseguitare i servi
di Dio gittando lo pietre di parole dinfamia e di persecuzioni. E tanta la cechit loro che non
mirano n come n a cui; ma, come la bestia, si lassano guidare a la propria sensualit, ponendo quelli
colori e quella legge a loro, che si pone agli uomini che non attendono ad altro che al mondo.
Unde veramente io vi dico cos: che ogni volta che questo giudicio toccasse a noi cio di
condennare e calunniare loperazioni atti e costumi e conversazioni de servi di Dio , oim, oim, noi
abiamo bisogno di temere el divino giudicio che non venga sopra di noi, per che Dio reputa fatto a s
quello che fatto a suoi servi: non sarebbe dunque altro se non chiamare lira di Dio sopra di noi. Noi
abbiamo bisogno, carissimi fratelli e signori, dacostarci a Dio col santo timore suo, e a servi suoi non
levando lo le carni con le molte mormorazioni e disordinati suspetti; ma lassargli stare e andare come
perregrini, secondo che lo Spirito santo gli guida, cercando e adoperando lonore di Dio e la salute
dellanime traendole de le mani de le demonia e l bene e la pace e la quiete vostra.
Non sia veruno tanto ignorante che si voglia ponere a regolare lo Spirito santo ne servi suoi.
Unde a me pare che Cristo fusse pi paziente ne la ingiuria sua che in quella del suo apostolo santo
Tommaso, per che la sua non volse vendicare, ma benignamente rispose a colui che gli di la gotata,
dicendo: Se io male detto, raporta che io detto male; ma se io detto bene, perch mi batti? (Gv
18, 23). A Tommaso non fece cos, anco, essendo percosso ne la faccia stando a mensa, prima che se ne
levasse ne fece la vendetta facendolo strangolare a uno animale, e poi gli stacc la mano che laveva
percosso, e portolla in su la mensa dinanzi a santo Tommaso. Unde tutte laltre cose ci saranno pi
tosto sostenute che queste, ch se sono tanti i nostri peccati che noi ci cadiamo, lultima cosa sarebbe
per la quale potremmo aspettare grandissima ruina.
Tutta questa cechit procede da lamore proprio e timore servile, e per vi dissi che io desideravo
di vedervi uomini virili e non timorosi; ma bene desidera lanima mia di vedervi fondati nel santo e
vero timore di Dio, el quale timore nutrica uno amore divino nellanima. Egli quello timore santo che
si pone Dio dinanzi allocchio suo; e inanzi elegge la morte che offendere Dio o il prossimo suo, o, che
volesse fare una ingiustizia o una giustizia, che non la rivolga e vegga bene da ogni lato prima che la
faccia. Di questo santo timore avete bisogno, e cos possedarete la citt propria e la citt prestata; e non
sar demonio n creatura che ve la possa tllere.
La citt propria la citt dellanima nostra, la quale si possiede col santo timore fondato ne la
carit fraterna, pace e unit con Dio e col prossimo suo, con vere e reali virt. Ma non la possiede colui
che vive in odio e in rancore e in discordia, pieno damore proprio; e la vita sua mena lascivamente con
tanta immondizia che da lui al porco non cavelle. Costui non signoreggia la sua citt, ma esso
signoreggiato da vizi e da peccati; e tanto avilito s medesimo che si lassa signoreggiare a quella
cosa che non , e perde la dignit sua de la grazia. E spregia el sangue di Cristo, el quale fu quello
prezzo pagato per noi che ci fa manifesto la divina misericordia e la somma eterna verit, amore
ineffabile, el quale amore ci cre e ricompr di sangue e non dargento (1Pt 18 19), e manifestocci la
grandezza dellanima nostra e la gentilezza sua. Unde bene cieco colui che non vede tanto fuoco
damore, e tanta sua miseria a la quale si conduce giacendo ne la tenebre del peccato mortale; e non
possedendo s, come detto , male posseder la cosa prestata, se in prima non governa e signoreggia s
medesimo.
Signoria prestata sono le signorie de le cittadi o altre signorie temporali le quali sono prestate a
voi e agli altri uomini del mondo, le quali sono prestate a tempo, secondo che piace a la divina bont, o
secondo i modi e i costumi de paesi: unde o per morte o per vita elle trapassano, s che, per qualunque
modo egli , veramente elle sono prestate. Colui che signoreggia s la posseder con timore santo, con
amore ordinato e non disordinato, come cosa prestata e non come cosa sua; guardar la prestanza de la
signoria che gli data con timore e reverenzia di colui che glil di. Da solo Dio lavete avuta, s che
quando la cosa prestata c richiesta dal Signore, ella si possa rendere senza pericolo di morte eternale.
Or con uno vero e santo timore voglio che voi possediate; e dicovi che altro remedio non nno gli
uomini del mondo a volere conservare lo stato spirituale e temporale, se non di vivere virtuosamente
per che per altro non vengono meno se non per gli peccati e defetti nostri ; e per levate via la colpa
e sar tolto via el timore, e averete cuore vigoroso e non timoroso, e non averete paura dellombra
vostra. Non dico pi.
Perdonate a la mia presunzione: lamore che io a voi e a tutti gli altri cittadini, e il dolore che io
de modi e costumi vostri poco ordinati secondo Dio , me ne scusi dinanzi a lui e a voi. voglia
di piangere sopra la cechit nostra, per che privati pare che siamo del lume: Dio per la sua infinita
bont e misericordia vi tolla ogni tenebre dignoranzia, e allumini locchio dellintelletto vostro a
cognoscere e discernere la verit; e cos non potrete errare. Altro non dico qui, bene che molto averei
da dire.
Rispondovi, carissimi fratelli e signori, a la lettera che ricevuta da Tommaso di Guelfuccio per
vostra parte. Ringraziovi de la carit che io veggio che avete a vostri cittadini, cercando la pace e la
quiete loro, e verso di me miserabile, non degna che voi desideriate la venuta mia, n che voi
richiediate me che io sia mezzo a questa pace, perch so insufficiente a questo e a ogni altra minima
cosa. Non di meno la sufficienzia lassar adoperare a Dio, e io chinar el capo secondo che lo Spirito
santo mi conceder allobedienzia vostra, dandare e stare come sar di vostro piacere, ponendo
sempre la volont di Dio inanzi a quella degli uomini (At 5, 29), per che so certa che voi non vorreste
avendo punto di cognoscimento che io trapassasse la volont di Dio per fare quella degli uomini.
Unde io non veggo che test a questi d io possa venire, per alcuna cosa di bisogno che io a fare per lo
monasterio di santa Agnesa; e per essere co nipoti di missere Spinello per la pace de figliuoli di
Lorenzo, la quale sapete che, gi buono tempo, voi la cominciaste a trattare e non si trasse mai a fine.
Unde io non vorrei che per mia negligenzia e per lo subbito partire ella rimanesse, per che temerei
desserne ripresa da Dio; ma spacciarommi el pi tosto che io potr, secondo che Dio mi dar la grazia.
E voi e gli altri abbiate pazienzia; e non vi lassate empire la mente e il cuore di molti pensieri e
cogitazioni, le quali tutte procedono dal demonio, che l fa per impedire lonore di Dio e la salute
dellanime, e la pace e quiete vostra. Increscemi dellaffanno e de la fadiga che i miei cittadini nno nel
pensare e menare la lingua verso di me, ch non pare che eglino abbino a fare altro che tagliarmi le
legna in capo, a me e a la compagnia che io con meco. Di me nno ragione, per che so defettuosa;
ma non di loro. Ma noi col sostenere vinciaremo, per che la pazienzia non mai vinta, ma sempre
vence e rimane donna. Increscemi che i colpi caggiono in capo di colui che gli gitta, per che spesse
volte gli rimane la colpa e la pena. Altro non dico.
Permanete ne la santa e dolce dilezione di Dio. Ges dolce, Ges amore.

LETTERA 124
Al soprascritto misser Matteio rettore della Casa della Misericordia di Siena.
A nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissimo figliuolo in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges Cristo,
scrivo a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi bagnato e annegato nel sangue di Cristo
crocifisso.
El quale sangue inebria lanima s e per s fatto modo che al tutto perde s medesimo: di s non
vuole che rimanga veruna particella, fuore del sangue, cio n tempo n luogo, n consolazione n
tribolazione, n ingiurie n scherni n infamie n villanie, n veruna altra cosa, da qualunque lato ella
viene; n per s n per altrui non le vuole eleggere a suo modo, n con veruno suo parere, ma al tutto si
sottopone alla volont di Dio, la quale truova nel sangue di Cristo. Perch l sangue manifesta la dolce
sua volunt, che non cerca n vuole altro che la nostra santificazione, e ci che d e permette dato a
noi per questo fine; per amore dato, acci che siamo santificati in lui. Cos sadempie la sua verit.
La sua verit questa: che ci cre per gloria e loda del nome suo, e perch noi partecipassimo
della sua beatitudine e la sua inestimabile carit, la quale perfettamente si gusta e riceve nella visione di
Dio. Or questo cognosciuto lanima, e veduto con locchio dellintelletto la volunt del Padre eterno
nel sangue del Figliuolo; e questa la ragione che lanima annegata nel sangue alluminata della dolce
volunt di Dio la quale trovata nel sangue non mai pena, e non va a suo modo, n s n altrui
vuole mandare secondo e suoi pareri. E per non pena di chi non vi va, perch gli al tutto perduti.
Ma a che attende di fare? Quel medesimo che truova nel sangue. Che truova nel sangue? Lonore del
Padre eterno e la salute dellanime, perch questo Verbo non attese mai ad altro: posesi in sulla mensa
della croce a mangiare el cibo dellanime, none schifando pene.
Adunque noi, membri, gittiamo a terra noi: nutrichianci del sangue dello svenato e consumato
Agnello.
Faccendolo aviamo la vita, e gustiamo larra di vita eterna: aviamo lume e perdiamo la tenebre,
nel lume perdiamo ogni scandalo e mormorazione, ch non giudichiamo n con colore di male n con
colore di bene. Ma come noi siamo annegati, e perduti noi nel sangue, cos anneghiamo e perdiamo
altrui, tenendo di fermo che lo Spirito santo gli guidi.
l contrario di coloro che snno serbato alcuna cosa, e non sono al tutto perduti: spesse volte
stanno in grandi pene, faccendosi giudici de costumi e de modi de servi di Dio. Vengono a scandalo
e a mormorazione, e fanno mormorare, spesse volte, participando con altrui le pene e pareri loro; e
quali pareri si debbono smaltire nel sangue, o con la propria persona di cui lo pare, senza mettere
mezzo di diverse creature. Se fusse alluminato e annegato nel sangue el farebbe, ma perch non v
anco in quella grande perfezione della volunt annegata che si richiede nel servo di Dio poniamo che
sia al tutto perduta nel mondo , rimangli de pareri spirituali; e per nol fa, truovasi ignorante, e per
lignoranzia viene in molti difetti e inconvenienti.
Adunque corriamo, carissimo e dolcissimo figliuolo; gittianci tutti nel glorioso e prezioso sangue
di Cristo, e non ne rimanga punto di fuore di noi. E con debita reverenzia e pazienzia portare ogni
fadiga, ingiurie e mormorazioni e ogni altra cosa; e servi di Dio con amore e reverenzia consigliando,
e non mormorando n affermando veruno nostro parere in loro. E per questo modo saremo materia e
istrumento di tllere le mormorazioni, e non di darle. Or cos facciamo, e non si facci altro che nel
sangue. Non veggo che altrui si possa fare; e per dissi chio desideravo di vedervi inebriato del sangue
di Cristo crocifisso, perch pare che sia di bisogno e di necessit.
Cos voglio che noi facciamo; e spezialmente vi prego e costringo che ne preghiate la prima
Verit per me, che n bisogno, che mi vanneghi e mi vaffoghi per s fatto modo chio riceva lume
perfetto a cognoscere e vedere le pecorelle mie, le perdute e lacquistate, s che io me le ponga in sulla
spalla (Lc 15, 5), e ritorni allovile con esse. Grande ignoranza della pecorella a non cognoscere el
pastore suo alla voce! (Gv 10, 4) Tanto tempo avete udita la voce del pastore che quasi ne dovareste
essere maestri; ed e pare che facciate el contrario, andando dietro alle voci vostre, belando e non
sapendo quello che voi vi diciate. Andate dietro al giudizio e consigli umani; pare che tutti abbiate
perduti el lume della fede, come se l pastore che v data la voce (Gv 10, 3), e vuole dare la vita per la
salute vostra (Gv 10, 11), vi chiamasse con altra voce, cio con quella de luomo e non con la divina e
dolce volont di Dio; della quale non si pu scordare lanima, per veruno detto di creature n per
ignoranzia delle pecorelle, che non la compia in s e in altrui. Cos fece el dolcissimo Ges, che non
lass per lo scandalo e mormorazione de Giudei, n per ingratitudine nostra, che non compiesse
lonore del Padre e la salute nostra; cos debba fare cui Idio posto che seguiti questo Agnello: non
vllare el capo adietro (Lc 9, 62) per veruna cosa che sia.
E se le nferme pecorelle, che debbono essere sane, mormorano come inferme, non debba per el
pastore lassare coloro che stanno a fine di morte, vedendo di poter lo dare la vita; coloro che son tutti
ciechi, per coloro che nno male negli occhi.
Non dovete fare cos, ma imparare da discepoli santi, che chi andava e chi rimaneva, secondo
che vedevano pi lonore di Dio. Doviamo credere che chi rimaneva e chi andava suscitavano infinite
mormorazione; e chi andava non lassava per dadoperare lonore di Dio, e chi rimaneva non si
scordava per dalla pazienzia e dal lume della fede, e non perdeva la memoria del ritenere e ricordare
della voce del suo pastore. Anco si fortificavano con allegrezza, perch quanto maggiore lo scandolo,
tanto pi perfetta loperazione che si fa.
Adunque siate pecorelle vere, e non temete dellombre vostre; n crediate che io lassi le novanta
e nove (Mt 18, 12; Lc 15, 4) per luna. Io vi dico cotanto, che delle novanta e nove (...) per ognuna
delle novanta e nove io n novanta e nove, le quali ora non si veggono se non dalla divina bont che l
sa, carit incarnata, el quale per occulto frutto fa portare la fadiga dellandare, la gravezza della
infirmit, el peso degli scandali e mormorazioni: di tutto sia gloria e loda al nome di Dio. S che
landare e lo stare non s fatto se non secondo la sua volont, e non secondo quella degli uomini.
La gravezza del corpo che io avuta e , e principalmente la volont di Dio, m tenuta chio non
so tornata. El pi tosto che si potr e lo Spirito santo cel permette, tornaremo. Godete dello stare e de
landare; e tutte le vostre cogitazioni si riposino qui su, tenendo che ogni cosa fa e far la divina
Providenzia; se non che io so colei che guasto ci che Egli fa e aduopera, per la moltitudine delle
iniquit mie: e cos fa danno a voi e a tutto quanto el mondo. Pregovi quanto io so e posso che
preghiate Idio che mi dia lume perfetto, s che io vadi morta per la via della verit. Altro non vi dico.
Confortatevi in Cristo dolce Ges. E a tutti ci raccomandate, e singularmente al baccelliere, e a frate
Antonio etc.
Permanete etc. Ges dolce, Ges amore.

LETTERA 125
A monna Nera priora de le mantellate di santo Domenico, quando essa Caterina era a la Rocca
dAgnolino.
Al nome di Ges Cristo crucifisso e di Maria dolce.
Carissima madre in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges Cristo,
scrivo a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi fare come fa el buono pastore, el quale
pone la vita per le pecorelle sue (Gv 10, 11).
Cos dovete fare voi, carissima madre, cio attendere allonore di Dio e a la salute de le pecorelle
che egli v messe ne le mani; e non con negligenzia, per che ne sareste ripresa da Dio, ma con buona
sollicitudine, perdendo ogni amore proprio e parere de le creature. Sapete, carissima madre, che colui
che ama s sensualmente, se egli prelato mai non corregge, per che sempre teme; e se egli corregge,
corregge secondo el parere de le creature, e spesse volte non secondo verit, o tale volta secondo el suo
parere proprio, perch non ci piaceranno molte volte i costumi loro. Non si die fare cos, per che molte
sono le vie e i modi che Dio tiene co servi suoi (basta a noi che noi gli vediamo che vogliono seguitare
Cristo crocifisso), unde sarebbe pi tosto ingiustizia che giustizia, per che non si debbono correggere
secondo i nostri pareri, ma secondo i defetti che noi troviamo; e dolcemente levare laffetto nostro a
lonore di Dio, e aprire locchio dellintelletto sopra i sudditi, e ad ognuno dare secondo che bisogno.
Unde altro modo si die tenere con le meno perfette e altro con le pi perfette; e sapere conscendere a
bisogni loro sempre tenendo fermo il correggere i defetti, quando voi gli vedete , e non lassare, per
veruna cosa che sia, che non si correggano. Spero ne la infinita e inestimabile carit di Dio che voi el
farete.
Aprite locchio dellintelletto, e raguardate laffetto dellAgnello immaculato confitto e
chiavellato in croce, e trovarete che questo vero maestro posta la vita per le pecorelle sue, e con
quanto amore e dilezione conversato, portando e sopportando noi miserabili, sempre attendendo a
lonore del Padre e a la salute nostra. E nol ritrasse dadoperare la nostra salute n ingratitudine nostra,
n la mormorazione degli uomini, n la malizia de le demonia: questo inamorato Agnello non lassa
per, anco compie lonore del Padre e la salute nostra perfettamente. Cos spero, per la sua bont, che
farete voi dolcissima madre, e non lassarete per la ingratitudine di noi miserabili figliuole e di tutto el
nostro collegio, n per mormorazioni o detto de le creature, n per la malizia del demonio che si pone
in su le lingue loro a dire quello che non debbono, per impedire lonore di Dio e la salute dellanime.
Adoperate dunque ci che si pu, e trapassate tutte queste cose senza veruno timore. Lo intelletto e
laffetto vostro non si parta mai da la verit, per che altro non desiderate di volere, se non che Dio sia
onorato, e le figliuole vostre siano specchio di virt.
Allora Dio adempir el desiderio vostro, e sarete consolata e di loro e di voi medesima, per che
quando altri adopera una virt, sempre n gaudio e consolazione. Or cos dunque fate, per lamore di
Ges Cristo crucifisso. Altro non dico.
Permanete ne la santa e dolce dilezione di Dio. Ges dolce, Ges amore.

LETTERA 126
A monna Alessa e a monna Cecca.
Al nome di Ges Cristo crucifisso e di Maria dolce.
Carissime figliuole in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges Cristo,
scrivo a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi costanti e perseveranti ne le virt per s
fatto modo che mai non volliate el capo indietro a mirare larato (Lc 9, 62), el quale mirare sintende in
due modi.
Luno quando la persona escita del fracidume del mondo, e poi vlle el capo col diletto de la
propria volont, ponendo locchio dellintelletto sopra di loro. Costui non va innanzi; anco torna adietro
verso el bomico, mangiando quello che prima aveva bomicato. E per disse Cristo che neuno si debba
vllere indietro a mirare larato; cio non vollersi a le prime delizie, n a raguardare alcuna operazione
fatta per s medesimo; ma ricognoscerla da la divina bont. S che debba andare inanzi con la
perseveranzia de le virt, e debba non vollersi indietro, ma dentro nel cognoscimento di s medesimo,
dove truova la larghezza de la bont di Dio. El quale cognoscimento spoglia lanima del proprio amore,
e vestela dodio santo e duno amore divino, cercando solo Cristo crucifisso e non le creature, n le
cose create, n s medesimo sensitivamente, ma solo Cristo crucifisso, amando e desiderando gli
obrobii suoi. Se questo essercitato e dibarbicata la radice dellamore proprio va inanzi, e non vlle
el capo indietro. Ma se al tutto non fusse dibarbicata spiritualmente e temporalmente, cadarebbe nel
secondo vllere del capo.
E sai quando si vlle questa seconda volta? None a le delizie del mondo, ma quando lanima
avesse cominciato a mettere mano ad arare la grande perfezione, la quale perfezione principalmente sta
in tutto annegare e uccidere la volont sua; e pi ne le cose spirituali che ne le temporali (per che le
temporali gi l gittate da s, ma abbisi cura da le spirituali). In questa perfezione ama in verit el
Creatore suo, e le creature per lui, pi e meno secondo la misura con che essi amano. Dico che, se la
radice non al tutto divelta dellamore proprio di s, che vollar la seconda volta el capo indietro e
offendar la sua perfezione: chelli loffende amando la creatura senza modo e non con modo (el quale
amore senza modo e senza misura si debba dare solamente a Dio, ma la creatura amarla con modo e
con la misura del suo Creatore); o elli si vlle ad allentare lamore verso la creatura, la quale esso ama
di singolare amore. El quale allentare, non essendovi la cagione de la colpa verso la cosa amata, non
pu essere che non allenti quello di Dio; ma movendosi per mormorazioni e scandali, o per
dilongamento de la presenzia di cui elli ama, o per mancamento di propria consolazione, non senza
difetto. Questi cotali vollono el capo indietro allentando la carit del prossimo suo: non questa la via,
ma la perseveranzia. E per dissi che io desideravo di vedervi costanti e perseveranti ne le virt,
considerando me che eravate andate tra lupi de le molte mormorazioni; e perch pare che non sia
veruno che sia s forte che non vindebilisca.
Io veduto quelli del quale io pensavo che elli avesse fatti s fatti ripari contra a ogni vento che
neuno el potesse nuocere infine a la morte: non credevo che punto voltasse la faccia, e non tanto la
faccia, ma la miratura dellocchio. Veramente questo segno che la radice non divelta, per che, se
ella fusse divelta, faremmo quello che debbono fare e veri servi di Dio, e quali n per spine n per
triboli n per mormorazione n per consigli de le creature n per minacce n per timore de parenti si
vollono mai indietro; ma in verit seguitaremmo Cristo crucifisso in carcere ed in morte, e
seguitaremmo le vestigie sue, non senza el giogo de la santa e vera obedienzia dellordine. Di questo
non dico, per che se elli volesse, io non vorrei; ma di fuori da questo, me ne doglio non per me, ma
per loffesa che fatta a la perfezione dellanima; per ch verso me fanno bene, perch mi d elli e gli
altri materia di cognoscere la mia ignoranzia e ingratitudine di non avere cognosciuto, n cognosca, el
tempo mio e le grazie ricevute dal mio Creatore: s che a me fanno aumentare la virt.
Ma non voluto tacere, perch la madre obligata di dicere a figliuoli quello che l bisogno.
Parturito stato elli, e gli altri, con molte lagrime e sudori; e parturir infine a la morte, secondo che
Dio mi dar la grazia in questo tempo dolce de la solitudine data a me e a questa povera famegliola da
la prima dolce Verit. E pare che di nuovo voglia che io fornisca la navicella dellanima mia, ricevendo
solo la satisfazione dal mio Creatore, con lessercizio di cercare e cognoscere la dolce verit, con
continue mugghia e orazioni nel cospetto di Dio per salute di tutto quanto el mondo. Dio ci dia grazia, a
voi e a me e a ogni persona, di farlo con grande sollicitudine.
Racomandateci a Teopento che preghi Dio per noi, ora che elli el tempo de la cella, per che
siamo pellegrini e viandanti (Eb 11, 13; 1Pt 2, 11) in questa vita, e posti a gustare el latte e le spine di
Cristo crucifisso; e diteli che legga questa lettera. Chi orecchie, s oda; e chi occhi, s vegga; e chi
piei, s vada, non vollendo el capo indietro, anco vada inanzi, seguitando Cristo crucifisso, e con le
mani aduoperi sante e vere e buone operazioni, fondate in Cristo crucifisso. Altro non dico.
Permanete ne la santa e dolce dilezione di Dio. Ges dolce, Ges amore.
LETTERA 127
A frate Bartolomeo Dominici e a frate Tommaso dAntonio, de lordine de Predicatori, quando
erano a Pisa.
Al nome di Cristo crocifisso.
A voi, dilettissimi e carissimi padri, per riverenzia di quello dolcissimo sagramento, e carissimi
fratelli in quello abbondantissimo e dolcissimo sangue, el vostro carissimo padre e fratelli vi mandano
cento migliaia di salute, confortando e benedicendo in quella ardentissima carit che tenne legato e
chiavellato Cristo in su la croce.
O fuoco, o abisso di carit! tu se fuoco che sempre ardi e non consumi (Es 3, 2), tu se pieno di
letizia, di gaudio e di soavit: el cuore ch vulnerato di questa saetta, ogni amaritudine li pare dolce,
ogni grande peso diventa leggiero. O dilezione dolce, che ingrassi e pasci lanima nostra! Perch
dicemmo che ardeva e non consumava, ora dico che elli arde e consuma, distrugge e dissolve ogni
difetto e ogni ignoranzia e ogni negligenzia che fusse nellanima, in per che la carit non oziosa,
anzi aduopera grandi cose.
Io Caterina, serva inutile, spasimo di desiderio, rivollendomi per le interiora dellanima mia, di
dolore e di pianto, vedendo e gustando la nostra ignoranzia e negligenzia, e non donare amore a Dio,
poi che tante grazie dona a noi con tanto amore. Adunque, carissimi fratelli, non siate ingrati n
scognoscenti, ch agevolmente si potrebbe seccare la fonte de la piet in noi. O negligenti negligenti,
destatevi da questo perverso sonno, andiamo e riceviamo el re nostro che viene a noi umile e mansueto
(Mt 21, 5). O superbi noi, ecco el maestro della umilit che viene e siede sopra lasina! Per disse el
nostro Salvatore che una de le cagioni, infra laltre, per la quale elli venisse sopra essa, si fu per
dimostrare a noi la nostra umanit in quello che ella era venuta per lo peccato, a dimostrare che ci
conviene tenere con questa asina de la nostra umanit. Drittamente senza veruna differenzia, non ci
tra noi e la bestia cavelle: la ragione per lo peccato diventa animale.
O verit antica, che ci i insegnato el modo! Io voglio che tu salghi sopra questa asina, e possega
te medesimo, umile e mansueto. Con che piei vi saliamo, dolcissimo amore? con lodio de la
negligenzia e con lamore de la virt. Or non diciamo pi, ch troppe cose avremmo a dire non posso
pi! : ma facciamo cos, figliuoli e fratelli miei: el canale uperto e versa, s che vedendo che noi
aviamo bisogno di fornire la navicella dellanima nostra, andiamo a fornirla ine, a quello dolcissimo
canale, cio el cuore e lanima e l corpo di Ges Cristo. Ine trovaremo versare con tanto affetto che
agevolemente potaremo empire lanime nostre, e per vi dico: none indugiate a mettare locchio ne la
finestra uperta, chio vi dico che quella somma bont ci apparecchiati e modi e tempi da fare e
grandi fatti per lui. E per vi dissi che fuste solleciti di cresciare el santo desiderio, e none state contenti
a le piccole cose, per che elli le vuole grandi.
E per tanto io vi dico: el papa mand di qua el suo vicario, e ci fue el padre spirituale di quella
contessa che mor a Roma, ed colui che renunzi el vescovado per lamore de la virt: venne a me da
parte del padre santo, chio dovesse fare speziale orazione per lui e per la santa Chiesa, e per segno mi
rec la santa indulgenzia. (Gaudete et exultate), ch l padre santo cominciato ad eccitare locchio
verso lonore di Dio e de la santa Chiesa. Cost venr uno giovano che vi dar questa lettara; dateli, di
ci ched elli vi dice, fede, in per ched elli uno santo desiderio dandare al Sepolcro, e per elli ne va
ora al santo padre per la licenzia, per lui e per alquante persone, relegiosi e secolari. Io scritta una
lettara al padre santo, e mandolo pregando che, per amore di quello dolcissimo sangue, elli ci desse
licenzia, acci che noi dessimo le corpora nostre ad ogni tormento. Pregate quella somma etterna verit
che, se egli el meglio, che ci faccia questa misericordia a noi e a voi: tutti di bella brigata diamo la
vita per lui. So certa che, se sar el meglio, che la far dare. Altro non dico.
Alessa vi si racomanda cento migliaia di volte, con desiderio di ritrovarvi e di rivedervi con
quella ardentissima carit; maravigliasi molto che non ci avete mai scritto. Dio ci conduca in quello
luogo due noi ci vedremo a faccia a faccia con lo Dio nostro. Alessa negligente si volrebbe volentieri
invllare in questa lettara per potere venire a voi. Monna Giovanna vi manda mille volte benedicendo
che aviate memoria dinanzi da Dio. Ges, Ges, Ges, Ges.
Io Caterina, serva inutile di Ges Cristo, cento migliaia di volte vi conforto e benedico. Caterina
Marta vi si racomanda che preghiate Dio per lei. Racomandateci a frate Tommasso e al vostro priore e
a tutti gli altri.

LETTERA 128
A Gabriello di Davino de Picogliuomini.
Al nome di Ges Cristo crucifisso e di Maria dolce.
Carissimo figliuolo in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges Cristo,
scrivo a te nel prezioso sangue suo, con desiderio di vederti costante e perseverante nella virt per s
fatto modo che mai non volla el capo adietro, per che in altro modo non potresti essere piacevole a
Dio n ricevaresti el frutto del sangue de lumile e immaculato Agnello, per che solo la perseveranzia
quella che coronata.
Adunque c di necessit la perseveranzia, e se tu mi dicessi, carissimo figliuolo: In che modo
posso avere questa constanzia e perseveranzia, con ci sia cosa che io abbi molti contrarii e molti
nemici atorno: el mondo e le creature, con molte persecuzioni ingiurie e mormorazioni, e la propria mia
sensualit che spesse volte impugna e ribella contra a la ragione?, rispondoti che in neuno modo si
pu sconfiggere i nemici se non con larme e senza timore; e che volontariamente entri alla battaglia, e
dispongasi alla morte, e che elli ami la gloria che seguita doppo la battaglia. In questo modo noi, che
siamo posti nel campo a combattere contra i nostri nemici, cio contra el mondo, la carne ed el
dimonio, senza larme non potremmo combattere, n ricevere e colpi che non ci offendesseno.
Che arme quella che ci conviene avere? Dicotelo: convienci avere la corazza della vera carit,
la quale ripara a colpi che ci d el mondo in diversi modi, e a le molte tentazioni del dimonio, e a
colpi de la nostra fragilit, che impugna contra lo spirito, come detto . E conviensi che la corazza abbi
la sopravesta vermiglia, cio el sangue di Cristo crucifisso, unito intriso e impastato col fuoco de la
divina carit. E questo sangue si conviene che sia scuperto, cio che tu el confessi dinanzi a ogni
creatura, e nol nascondi, confessandolo per buone e sante operazioni, e con la parola, quando elli
bisogna; s che tu non facci come molti matti che si vergognano dinanzi al mondo di ricordare Cristo
crucifisso, e di confessarsi loro essere servi di Cristo.
Questi cotali non si vogliono mettere la sopravesta, oh confusione del mondo!, ch si vergognano
di ricordare Cristo e l sangue suo, del quale sono ricomprati con tanto fuoco damore; e non si
vergognano delle loro iniquit, che con tanta miseria si privano del frutto del sangue, e nno tolta la
bellezza dellanima loro, e perduta la dignit; e sono fatti animali bruti, e fatti servi e schiavi del
peccato. E non se naveggono, per che essi nno perduto el lume de la ragione, e vanno come ciechi e
frenetici, ataccandosi a le cose del mondo, che non si possono tenere a nostro modo perch corrono
come el vento. Per che o elle vengono meno a noi, o noi a loro, cio quando noi siamo richiesti dal
sommo giudice, separandoci lanima dal corpo. E se essi non si correggono o nella vita o nel punto
della morte (bene che neuno debba essere tanto ignorante che pigli indugio, per che elli non sa in che
modo n in che stato si muore, n quando), non correggendosi sono privati del bene della terra e di
quello del cielo, e giongono alletterna dannazione.
Non voglio dunque, figliuolo, poich stanno in tanto pericolo, che tu sia di questi cotali; ma
armato per lo modo detto, costante e perseverante ne la battaglia infine alla morte, e senza alcuno
timore. E convienti avere el coltello in mano con che tu ti difenda, e sia di due tagli, cio dodio e
damore amore della virt e odio del vizio e con questo percotarai il mondo, odiando gli stati delizie
pompe e vanit sue e infiata superbia. E percotarai e persecutori con la vera pazienzia che tu
acquistarai da lamore della virt. E percotarai el dimonio, per che la carit sola quella che l
percuote; e fugge da lanima come la mosca da la pignatta che bolle. E percotarai la sensualit e
fragilit tua con lodio, el quale odio traesti dal cognoscimento santo di te, e con lamore del tuo
Creatore, el quale amore acquistasti per lo cognoscimento di Dio in te; e per questo amore intrasti ne la
battaglia.
E debbiti ponere dinanzi allocchio dellintelletto tuo Cristo crucifisso, gloriandoti negli obrobii e
fadighe sue. In lui vederai la gloria che apparecchiata a te e a chiunque el servir, ne la quale gloria
trovarai e ricevarai el frutto dogni fadiga portata per gloria e loda del nome suo. Or questo el modo,
carissimo figliuolo, da venire a perfetta virt, e a vincere la fragilit, e a perseverare infine alla morte.
Senza la perseveranzia larbolo nostro non produciarebbe el frutto, e per ti dissi che io desideravo di
vederti costante e perseverante, a ci che mai non vollessi el capo adietro. Altro non ti dico.
tti fatto menzione dellarme, a ci che tu sia proveduto quando si levar el gonfalone della
santissima croce; unde io voglio che tu sappi che arme ti conviene avere. E per fa s che tu la
procacci ora fra i cristiani; e cominciala s ad usare, che ella non sia rugginosa quando andarai sopra
glinfedeli.
Permane nella santa e dolce dilezione di Dio. Ges dolce, Ges amore.

LETTERA 129
A frate Bartolomeo Dominici dellordine de Predicatori, in Fiorenza.
Al nome di Ges Cristo che per noi fu crocifisso.
A voi, dilettissimo e carissimo fratello e figliuolo in Cristo Ges: io Caterina, serva e schiava de
servi di Dio, scrivo a voi e conforto nel prezioso sangue del Figliuolo di Dio, con desiderio di vedervi
anegato e affogato nel fuoco dellardentissima carit di Dio, spogliato del vostro perverso vestimento, e
vestito e ricuperto del fuoco de lo Spirito santo.
El quale vestimento di tanta fortezza e durizia che none amolla mai; e l cuore che n vestito
non diventa mai femminile, anco atto e forte a ricevare grandissimi colpi de le molte persecuzioni del
mondo e del dimonio e dal corpo proprio: non gli passano dentro per che l vestimento de la carit fa
resistenzia, per che lamore ogni cosa porta (1Cor 12, 7), cio esso Spirito santo. Egli quello lume
che caccia ogni tenebre; egli quella mano che sostiene tutto l mondo.
Cos mi ricordo che poco che egli diceva: Io so colui che sostengo e mantengo tutto l mondo;
Io so quel mezzo che unii la natura divina con lumana; Io so quella mano forte che tengo el
gonfalone de la croce, e di questo fatto letto: tenuto confitto e chiavellato Dio e Uomo. Egli era di
tanta fortezza che, se el vincolo de la carit, fuoco di Spirito santo, non lavesse tenuto, e chiovi non
erano sofficienti a tenerlo.
O amore dolce, inestimabile diletta carit, se ministratore e servidore de le vilissime creature:
qual cuore si difendar che non si spogli del vestimento delluomo vecchio, dellamore proprio di s
medesimo, e non corra, a tanto calore, a vestirsi delluomo nuovo? (Ef 4, 22 24) Certo e cuori tiepidi
e freddi e negligenti se ne difendono, e tutto questo nasce da la perversa radice dellamore proprio: per
vi dissi che io desideravo che fuste anegato e vestito di quella fortezza e plenitudine de lo Spirito santo,
ch lanima ch levato laffetto suo sopra di s, e percossolo nel consumato desiderio di Dio, non cade
in questo defetto, ma nne privato.
Adunque io vi prego, figliuolo in Cristo Ges: poi che dice che vestimento forte che riceve ogni
colpo, portiamo virilmente. O amore! el Verbo s dato in cibo, el Padre letto dove lanima si riposa.
Amore amore! non ci manca cavelle: vestimento di fuoco contra el freddo, cibo contra al morire di
fame, letto contra a la stanchezza. Siate siate inamorato di Dio, dilatando lanima e la conscienzia
vostra in lui, e non vogliate pigliare la stremit, per che ella cagione di tagliare le braccia del santo
desiderio; e non ci bisogna pigliare tanta stremit, ch noi vediamo tanta larghezza che, essendo noi
pellegrini, questa Parola incarnata ci acompagnati ne la pellegrinazione, e datocisi in cibo per farci
corrire virilmente. Ed si dolce compagno allanima che l seguita che egli colui che, giognendo al
termine de la morte, ci riposa nel letto, mare pacifico de la divina essenzia, dove riceviamo letterna
visione di Dio. Questo parbe che volesse dire la dolce bocca de la Verit in sul legno de la santissima
croce, quando disse: (In manus tuas, Domine, comendo spiritum meum) (Lc 23, 46).
O Ges dolce, tu se nel Padre, ma non noi, ch, come membri putridi, per lo peccato eravamo
privati de la grazia; s che fu detta per noi, che, per la stretta compagnia che fece con luomo che
divent una cosa con lui reputava suo quel chera nostro. O fuoco damore! non voglio dire pi, ch
io non mi ristarei infino a la morte, se non che io vi vegga segato per mezzo.
Ricevetti la vostra lettara, e intesi ci che diceva del dubbio che avete: ratto, per la grazia di Dio,
el dichiararemo insieme. So certa che la divina providenzia non vi far stare senza frutto, non
tollendolo con la vostra conscienzia, ma largo e in perfetta umilit: cos voglio e prego teneramente,
come figliuolo, facciate, e io, come misera miserabile madre, vofferr e tenr dinanzi al Padre etterno
Dio. E se mai fui affamata dellanima vostra, singularmente so al d doggi: in questa Pasqua ve ne
sete potuto avedere, e ogni d questa Pasqua: non potete stare senza me che continuamente per santo
desiderio non sia dinanzi da voi.
Dellandare a Roma, credo che Dio per sua grazia vi ci mandar, per chio veggo la volont di
frate Tommasso inchinata a ci. El nostro Cristo in terra ne viene tosto, secondo che io intendo, per la
quale cosa io vi prego e constrengo che ne veniate pi tosto che potete.
Mandastemi a dire chera morto misser Nicolaio e monna Lippa: nne avuta grande letizia,
pensando che ogni cosa fatta con providenzia di Dio. Sappiate se monna Lippa avesse lassato per
testamento cavelle; se ne poteste avere cavelle per Santa Agnesa, ingegnatevene, ch nno grande
bisogno. scritto a monna Bilia e a Magdalena. El vescovo non mi rispose mai; per vi prego che
vandiate e constregniate di fare quello che io gli scrissi, e diavelo a voi, quella quantit che pu,
sforzando el potere, ch di grandissima necessit, e cos dite a Nicol Soderini; e l pi tosto che
potete recate ci che vi danno. Dite a Lisabetta e a Cristofana e a tutte laltre che si confortino in Cristo
Ges cento migliaia di volte, e che corrano virilmente dietro a lo Sposo dolce Cristo Ges. Pregatela
che mi perdoni, che io dimenticai la manna la quale io le promissi. Dite a Nicolino de li Strozzi che
cresca di virt in virt, ch chi non cresce, torna adietro. Confortatelo molto molto da mia parte.
Sappiate che l d che Dio spos lumana generazione co la carne sua, fummo di nuovo lavati nel
sangue e sposati con la carne. Anegatevi e affogatevi nel fuoco del santo desiderio. Permanete ne la
santa dilezione di Dio.
Alessa e Caterina e io Cecca pazza vi ci mandiamo molto racomandando. Ges, Ges.
Caterina, serva de servi di Dio inutile, vi si racomanda. Frate Ramondo e frate Tommasso vi
mandano molto confortando.

LETTERA 130
A Plito degli Ubertini, in Firenze.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissimo fratello in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi di Ges Cristo,
scrivo a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi col cuore virile, spogliato dogni
passione e tenerezza sensitiva; la quale tenerezza, che procede dallamore proprio, impedimento
dogni santo desiderio e operatore dogni male.
Colui che sama s, sta intro una tiepidezza di cuore: dalluno lato el chiama Dio, faccendogli
vedere el poco tempo che ci a vivere, e la miseria e fragilit del mondo, e la poca fermezza e stabilit
sua, e che ogni diletto minimo e sollicitudine che luomo piglia disordinatamente fuore di Dio, punito
miserabilemente. Viengli in odio e dispiacimento el mondo e volentieri se ne vuole levare, vedendo che
chi lassa el mondo possiede el mondo, cio che se ne fa beffe dello stato, pompe o delizie, vedendo che
ogni bene rimunerato e saragli puoi renduto, per uno, cento (Mt 19, 29; Mc 10, 30). Disponsi allora in
s medesimo al tutto dabandonarlo. Ma se lamore proprio anco vivesse nellanima, questo desiderio
intepedisce; e con una tale tenerezza di s si va pure attaccando, pigliando indugio di tempo. Non si die
fare cos, ma uccidere ogni amore proprio, considerando in s medesimo che non sicuro davere el
tempo; ch se noi ne fussimo sicuri, sarebbe da dire: Io mi porr a sciogliere questo legame del
mondo; e quando io sar sciolto, e io nandar a legarmi con Cristo col mezzo del giogo della santa
obedienzia.
Carissimo fratello, poich non sete sicuro davere el tempo, gittate a terra ogni amore proprio e
tenerezza sensitiva; e non vi ponete a sciogliere, ma tagliate. Recatevi nella mano del libero arbitrio un
coltello che abbi due tagli, cio di odio e damore: amore della virt, odio e dispiacimento del vizio e
del mondo e della propria sensualit. A questo mondo dimostrarrete che siate uomo virile, e non tiepido
n negligente.
Rispondete, rispondete a Dio che vi chiama per sante e buone spirazioni; e vi apparecchiato el
luogo, santo e devoto, separato al tutto dal secolo, con uno padre cio el Priore di Gorgona che
dirittamente uno angelo, specchio di virt, con una buona e santa famiglia. Non fate resistenzia alla
divina grazia, che con tanta benignit vi domanda di volere abitare (Gv 14, 23) nel cuore e nellaffetto
vostro.
Secondo che io intesi per la lettera che mi mandaste, parmi che abbiate buona e santa intenzione:
ma troppo la pigliate longa, domandando due anni. E questo fa el dimonio perch glincresce del vostro
bene, ponendovi inanzi davere necessit per impedire la pace e la quiete vostra. Molto mi parebbe che
faceste bene, el pi tosto che si potesse allogare la fanciulla vostra, e levarvi quel peso dal collo; poi,
degli altri fatti, spacciatamente determinargli. Potreste, laltre faccende che avete a fare, lassarle a fare
a quel mezzo che vedeste che fusse buono e atto a fatigarsi per lamore di Dio e per voi; ma quel della
fanciulla fate voi medesimo. Pregovi da parte di Cristo crocifisso che tosto vi spacciate; e none
aspettate el tempo, che l tempo non aspetta voi.
Viene a voi el Priore di Gorgona: dite a lui pianamente la vostra intenzione, e pigliate una salda
ferma e vera diliberazione. E se cosa che voi pigliate dessere a quel luogo santo e devoto, che sar la
vita dellanima vostra, o per qualunque modo si sia, se voi dispensate la substanzia vostra a povari
datene in quel luogo di Gorgona, per che l luogo bisogno dessere acconciato, a volere stare
secondo e costumi dellordine de Certosani. Ors virilmente, chio spero nella bont di Dio che
bagnandovi nel sangue di Cristo crocifisso voi farete questo, e ogni altra cosa, senza indugio di tempo.
Non dico pi.
Raccomandatemi a Leonardo, e Niccol Soderini, e monna Antonia, e tutta laltra famiglia
benedicete in Cristo dolce Ges.
Permanete etc. Ges dolce etc.

LETTERA 131
A Nicol Soderini in Fiorenza.
Al nome di Ges Cristo crocifisso.
Reverendissimo e dilettissimo fratello in Cristo Ges: io Caterina, serva e schiava de servi di
Ges Cristo, vi conforto e benedico nel prezioso sangue del Figliuolo di Dio, con desiderio di vedervi
vero figliuolo e servo di Ges Cristo crocifisso, voi e tutta la famiglia vostra, s come servo ricomprato
del sangue del Figliuolo di Dio, raguardando sempre s come el servo sta dinanzi al suo signore: sempre
teme di none offendare e di non dispiacere a lui.
Cos voglio che sempre vediate che l signore, a cui siamo obligati di servire, che locchio suo
sempre sopra di noi: doviamo sempre temere di none offendare a s dolce e caro signore. Questo
quello santo temore chentra come servo nellanima, trane ogni vizio e peccato e operazioni che
fussero contra a la volont del signore suo. Anco desidero che siate figliuolo del Padre vostro celestiale,
el quale v creato alla immagine e similitudine sua (Gn 1, 26), e fatto a voi e a ogni creatura come el
padre, che mette alcuno tesoro in mano del figliuolo, che per farlo grande e arichirlo el manda fuore de
la citt sua.
Cos fa questo dolce padre, ch, avendo creata lanima, egli le dona el tesoro del tempo ed el
libero arbitrio de la volont, perch aricchisca. Cos vedete che cos ch noi siamo forestieri e
pellegrini (Eb 11, 13; 1Pt 2, 11) in questa vita : con questo tesoro del tempo e libero arbitrio
guadagna, s che in questo tempo la creatura pu annegare la volont ed el libero arbitrio suo, e con
esso comprare la perversa vanit, piacimento e spiacimento e sollecitudini e diletti del mondo, la quale
quella mercanzia che sempre luomo empovarisce, per che non in s veruna stabilit n fermezza;
non se none una mostra di fuore, e dentro guasta e lssati el puzzo de molti peccati. Questa mostra
fa acci che sacordi a mercato con lui.
Adunque, carissimo e venerabile fratello in Cristo Ges, io none intendo n voglio che questo
tesoro, dato dal Padre a noi per divina grazia e misericordia, noi lo spendiamo in s vile mercanzia, per
che giustamente saremmo riprovati dal Padre. Dunque, come figliuoli veri e con perfetta sollecitudine,
spendiamo questo dolce tesoro in una mercanzia perfetta, la quale contraria a questa, ch colore
palido povaro e vile: dentro v uno tesoro che lo ingrassa e arichisce qui per grazia, e poi el conduce
ne la vita durabile del Padre a godere la eredit sua.
Or vediamo che tesoro costui chi arricchito egli comprato: spregiamento donore, di
delizie, di ricchezze, dogni consolazione e ricreazione o piacimento degli uomini; voluto quelle virt
vere e reali, le quali paiono piccole e di piccolo aspetto negli occhi del mondo, ma dentro v el tesoro
de la grazia. Ben pare piccolo al mondo a eleggiare strazii scherni e ngiurie e rimproverii, ed eleggiare
volontaria povert, la quale caccia a terra lumana superbia e grandezza e stato del mondo, la quale si
mostra tanto alta, e diventa umile abbassandosi per virt. Non vuole tenere altre vestigie che del padre
suo che gli commesso el tesoro de la libera volont, con la quale elli pu guadagnare e perdare,
secondo che vuole, la mercanzia che compra.
O dolce e santo tesoro de le virt, che in ogni luogo andate sicure, in mare e in terra e in mezzo
de nemici: di veruna cosa temete, per che in voi nascoso Dio, che etterna sicurt. Non gli tolta
dagli uomini n da lingiuria: perfetta pazienzia, per che non si truova chi voglia ingiurie, e la
pazienzia si pruova per mezzo de la ingiuria e de le fadighe. Cos lardentissima e amorosa carit
sempre per contrario lamore proprio di se medesimo. Ma l cuore, dilargato e abbattuto a la ricchezza
de la carit, vuole gaudio e letizia e ogni sicurt: non raguarda n cerca s per s, ma s per Idio e l
prossimo per Idio: ogni sua operazione dirizzata in lui, non per propria utilit ma per onore del Padre,
quando ritorna a la casa sua.
Or suso, non dormiamo pi nel letto de la negligenzia, chegli tempo da nvestire questo tesoro
in una dolce mercanzia, e sapete quale? in pagare la vita per lo Dio nostro, dove si terminano tutte le
iniquit nostre. Questo dico per lodore del fiore che comincia a uprire: per lo santo passaggio, el quale
ora el padre santo, el nostro Cristo in terra, commesso a volere sapere la santa disposizione e volont
de cristiani, se volranno dare la vita a racquistare la Terra santa, e dicendo che, se trovar le volont
disposte, che ogni aiuto, e con sollecitudine, usar la potenzia sua; e cos dice la bolla che mand al
provinciale nostro e al ministro de frati Minori e a frate Ramondo: mand lo comandando che fussero
solleciti a investigare le buone volontadi per tutta la Toscana e ogni altro terreno; vuogli per scritto, per
vedere el loro desiderio e quanti sono, per dare poi ordine e mandare in effetto. Adunque io vinvito a
le nozze de la vita durabile, che vaccendiate a desiderio a pagare sangue per sangue, e quanti ne potete
invitare, tanti ne nvitate, per che a le nozze non si vuole andare solo: non potete poi tornare adietro.
Non vi dico altro.
Ringraziovi, con affettuoso amore, de la carit che avete mostrata, secondo che per la lettara e
messo inteso; non so sofficiente a rimunerare laffetto vostro, ma prego e pregar continuamente la
somma etterna bont che vi rimuneri di s. Racomandatemi e benedicetemi cento migliaia di volte in
Cristo Ges tutta la fameglia vostra.
Permanete ne la santa dilezione. Ges Ges Ges.
LETTERA 132
A monna Giovanna di Capo, monna Giovanna di Francesco, monna Cecca di Chimento, monna
Caterina dello Spedaluccio, mantellate di santo Domenico, da Siena, etc.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
A voi dilettissime e carissime figliuole in Cristo Ges: io Caterina, serva e schiava de servi di
Ges Cristo, e madre vostra per affetto e amore di Cristo, scrivo a voi e confortovi nel prezioso sangue
suo; el quale fu vero Figliuolo di Dio e agnello mansueto e immaculato e svenato, non per forza de
chiovi o di lancia, ma per forza damore e di smisurata carit la quale aveva alla creatura.
O carit ineffabile di Dio nostro! Ami insegnato, dolcissimo amore, ami dimostrato non con
sole parole (per che tu dici che non ti diletti di molte parole), ma con loperazioni, de le quali tu dici
che ti diletti, le quali tu richiedi da servi tuoi.
Che mi insegnato tu, carit infinita? mi insegnato che io, come agnello paziente non
solamente sostenga le parole aspre, ma eziandio le percosse dure e le ingiurie e danni. E con questo
vuole che io sia immaculata e innocente, cio senza nocimento a niuno de prossimi e frategli miei, non
solamente a quelle che non ci perseguitano, ma a coloro che ci faccino ingiuria. E voglio che per loro
preghiamo come per ispeziali amici, che ci danno buono e grande guadagno.
E non solo nelle ingiurie e danni temporali vuole che noi siamo paziente ma generalmente in ogni
cosa la quale sia contra la nostra volunt: s come tu non volevi che in niuna cosa fusse fatto alla tua
volunt, ma quella del Padre tuo. Come adunque levaremo el capo contra la volunt di Dio, volendo
che sadempino le nostre volunt perverse, e non vorremo che sia adimpiuta la volunt di Dio? O
dolcissimo amore Ges, fai sempre in noi sadempia la volunt tua, come in cielo sempre si fa dagli
angeli e da santi tuoi. Questa , dolcissime figliuole in Cristo, quella mansuetudine la quale vuole el
dolce nostro Salvatore trovare in noi: cio che noi con cuore tutto pacifico e tranquillo siamo contenti
dogni cosa che lui dispone e opera inverso di noi, e non vogliamo n luogo n tempo a nostro modo,
ma solamente al suo, e allora lanima, spogliata dogni sua volunt e vestita della volunt di Dio,
molto piacevole a Dio. E allora, come cavallo sfrenato, corre velocissimamente di grazia in grazia, e di
virt in virt; e non veruno freno che lo tenga, che non possa correre, per che tagliato da s ogni
disordinato appetito e desiderio per propria volunt, e quali sono legami che non lassano correr
lanima delle spirituali.
E fatti del passagio continuamente vanno di bene in meglio, e lonore di Dio ogni d cresce pi.
Crescete continuamente in virt, e fornite la navicella dellanime vostre, per che el tempo vostro
sapressa.
Confortate Francesca da parte di Ges Cristo e da mia parte: e ditele che sia sollecita s che io la
trovi cresciuta in virt quando io tornar. Benedicete e confortate tutti e miei figliuoli e figliuole in
Cristo.
Ora a questi d venuto lo imbasciadore della reina di Cipri e parlommi; e va al santo padre,
Cristo in terra, a solecitarlo del fatto del passaggio. E anco el santo padre mandato a Genova a
pregargli che se avisano per fatto di passaggio. El nostro dolce Salvatore vi doni la sua eterna
benedizione.
Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Ges dolce, Ges amore.

LETTERA 133
A la reina di Napoli.
Al nome di Ges Cristo crocifisso e di Maria dolce.
A voi, reverendissima e carissima madre mia in Cristo Ges: io Caterina, serva e schiava de
servi di Dio, scrivo a voi e confortovi nel prezioso sangue del Figliuolo di Dio, con desiderio di vedervi
vera e perfetta figliuola di Dio.
Sapete che l servo gi mai non vorr offendare ne la presenzia del signore, per che teme la pena
che seguita doppo la colpa commessa; per questo timore singegna di servirlo bene e diligentemente.
Cos dico che colui che vero figliuolo elegge inanzi la morte che offendare el padre, non per timore di
pena n per paura che abbia di lui; solo per la reverenzia sua, per lamore che al padre, non gli
offende. Questo quello figliuolo che debba avere la eredit, ch non renunziato al testamento del
padre, ma osservate e seguita le vestigie sue.
Cos vi prego, venerabile madre in Cristo Ges, che facciasi a lui come servo, ch voi sapete bene
che sempre stiamo dinanzi a questo signore, e locchio di Dio vede in occulto ed sempre sopra di noi.
E ben vede la somma etterna verit chi colui che l serve o chi l diserve. Debba lanima temere di
none offendare el suo Creatore, ch egli quel vero signore che ogni peccato punisce e ogni bene
remunera. E neuno n per signoria n per ricchezza n per gentilezza pu fare n scusarsi che non serva
a questo signore dolce Ges.
O quanto dolce e santa questa servitudine, che pone freno e ordine a lanima, che non la lassa
andare per la perversa servitudine del peccato; anco fugge tutte quelle cose che lo potessero induciare a
peccato! Tutte le cose che vede che sieno fuore de la volont del Signore elli le odia, perch sa bene
che, segli lamasse, cadrebbe nel giudicio suo. Poi che lanima s levata con timore, raguardando s
essare servo, e che da locchio suo non si pu nascondare, comincia a dibarbare laffetto e lamore
disordenato del mondo, e ordenarli e conformarli co la volont del signore suo; altrimenti non
potrebbe piacerli, ch, come disse Cristo, neuno pu servire a due signori, ch, se serve alluno, s
contrario allaltro (Mt 6, 24; Lc 16, 13).
Poi che lanima nostra tratta con timore, corre con perfetta sollecitudine e caccia ogni peccato e
difetto da lui. Drittamente questo amore fa come el servo ne la casa, che posto per lavare e vasi
immondi.
Ma poi che lanima venuta a essare figliuola, cio dessare e stare in perfetta carit, fa come
vero figliuolo che ama teneramente el padre suo, e non ama per amore mercennaio, per utilit che traga
dal padre, e non teme doffendarlo per paura di pena: solo per la bont del padre e per la sustanzia de la
sua natura, che l padre gli data con amore. S che la natura e la forza dellamore el constregne ad
amarlo e a servirlo: costui si pu dire che sia vero figliuolo. Adunque dico che lamore nostro verso el
Padre celestiale che tu non ami per rispetto di neuna utilit che tu traga da lui, n per paura di pena
che ci facesse portare, ma solamente perch egli sommo e giusto, etternalmente buono: per la sua
infinita bont degno dessare amato. E neuna altra cosa degna dessare amata fuore di Dio, se none
in lui e per lui amare e servire ogni creatura: questo amore di padre. E come el timore detto a
mondare e vasi, cos questo amore a empire el vasello dellanima de le virt e trarne fuore ogni
grandezza e pompa di vana gloria, ogni impazienzia e ingiustizia e vanit e miseria del mondo: trne el
ricordamento delle ingiurie ricevute: solo ci rimane el ricordamento de benefizii di Dio e de la sua
bont, con vera e perfetta umilit, con pazienzia a sostenere ogni pena per lo dolce Ges, con una
giustizia santa che giustamente rendar ad ogni uno el debito suo.
E attendete che in due modi avete a fare giustizia: cio prima di voi medesima, s che giustamente
rendiate la gloria e lonore a Dio, riconoscendo da lui e per lui avere ogni grazia; e a voi rendete quello
ch vostro, cio el peccato e la miseria, con vera contrizione e dispiacimento del peccato: che fu el
legame l quale tenne confitto e chiavellato el Figliuolo di Dio in su el legno de la santissima croce.
Laltra si una giustizia data sopra a le creature, la quale avete a fare tenere per lo stato vostro nel
vostro reame, per la quale cosa io vi prego in Cristo Ges che voi non teniate occhio che sia fatta
ingiustizia, ma, con giustizia, giustamente ad ogni uno renduto el debito suo, cos al piccolo come al
grande, e al grande come al piccolo. E guardate che neuno piacimento n timore di creature vi
ritraggano da questo, altrimenti non sareste vera figliuola: ma se voi giustamente terrete uperto locchio
verso lonore di Dio, vorreste inanzi morire che passarlo mai.
Poi che l vasello dellanima votiato de vizii e de peccati, e ripieno de le virt, non si pu
tenere n difendare el cuore che non ami, s perch egli trovata la vena de la bont di Dio adoperare in
lui, e per la conformit che la creatura col Creatore, per che la cre alla imagine e similitudine sua
(Gn 1, 26).
Questo fece non per debito, n perch ne fusse pregato, n per utilit che traesse da lui: solo
labisso e la forza dellamore e la ineffabile carit sua el move. Questo fu quello amore che fece Dio
unire e umiliare alluomo. O quanto, venerabile e dolce madre, si debba vergognare la creatura
dinsuperbire per neuno stato e grandezza che abbi, vedendo el suo Creatore, tanto umiliato, con tanta
ardentissima carit corrire allobrobbiosa morte de la croce! E di questo dolcissimo amore desidera
lanima mia che siate vestita, ch senza questo non potreste piacere a Dio, n avere la vita de la grazia.
Fvi asapere le dolci e buone novelle, e quali? El nostro dolce Cristo in terra, el santo padre, s
mandata la bolla a tre religiosi singulari, al provinciale de frati Predicatori e al ministro de frati
Minori e a uno nostro frate servo di Dio, e lo comandato che sappino e faccino sapere per tutta la
Toscana e in ogni altro paese ched essi possono, e siano solleciti ad investigare coloro che avessero
desiderio di morire per Cristo oltre mare, andare sopra linfedeli; tutti li debbano scrivare e apresentare
a lui, dicendo che se trovar la santa disposizione e lacceso desiderio de cristiani, che vuole dare aiuto
e vigore co la potenzia sua, e andare sopra linfedeli.
E per vi prego e constringo, da parte di Cristo crocifisso, che vi disponiate e accendiate el vostro
desiderio, ogni ora che questo ponto dolce verr, di dare ogni aiuto e vigore che bisognar, acci che l
luogo santo del nostro dolce Salvatore sia tratto de le mani dellinfedeli, e lanime loro sieno tratte de le
mani de le demonia, acci che participino el sangue del Figliuolo di Dio come noi. Pregovi
umilemente, venerabile madre mia, che none schifiate di rispondare a me el vostro stato e buono
desiderio che avete verso questa santa operazione. Altro non dico a voi. La pace e la grazia de lo
Spirito santo sia sempre nellanima vostra.
Permanete ne la santa dilezione di Dio; perdonate a la mia presunzione. Ges dolce, Ges, Ges.

LETTERA 134
A Bartolomeo e Jacomo remiti in Campo santo in Pisa.
Al nome di Ges Cristo crucifisso e di Maria dolce.
Dilettissimi e carissimi figliuoli miei in Cristo dolce Ges, io Caterina, serva e schiava de servi
di Ges Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi svenare e aprire il vostro
corpo per lo dolce nome di Ges.
O quanto sar beata lanima nostra se ricevaremo tanta misericordia che noi diamo quello, per lui,
che esso di per noi con tanto fuoco di carit! O fuoco che ardi e non consumi (Es 3, 2), e consumi ci
che nellanima fuore de la volont di Dio! Questo fu quello caldo vero che cosse lAgnello
immaculato in sul legno della santissima croce. O cuori indurati e villani, come si possono tenere che
non si dissolvano a questo caldo? Certo io non mi maraviglio se i santi che non erano accecati in
amore proprio di loro, ma in tutto erano annegati in cognoscere la bont di Dio e il fuoco de la sua
ardentissima carit corrivano con la memoria del sangue a spandere el sangue, quando raguardo lo
smisurato fuoco di Lorenzo che, stando in su la graticola del fuoco, stava in motti col tiranno. Doh,
Lorenzo, non ti basta el fuoco? Rispondarebbeci: No, ch tanto lardentissimo amore che dentro
che spegne el fuoco di fuore.
Adunque, carissimi figliuoli in Cristo Ges, gli affetti e i desiderii vostri non siano morti di qui
allultimo de la vita vostra. Non dormite: destatevi; e non ci veggo altro remedio a destarci se non uno
continuo odio.
De lodio nasce la fame de la giustizia, in tanto che vorrebbe che gli animali ne facessero
vendetta. Come giunto a la vendetta di s, purgasi lanima in questo dolce fuoco, dove trovarete in
voi formata la bont di Dio, per lo quale cognoscimento de la somma bont quando lanima si truova
annegata in tanto abisso damore quanto vede che Dio in lei dilargasi el cuore e laffetto. Unde
locchio del cognoscimento apre ad intendere, la memoria a ritenere, e la volont si distende ad amare
quello che egli ama.
E dice e grida lanima: O dolce Dio, che ami tu pi?. Risponde el dolce Dio nostro: Raguarda
in te, e trovarai quello che io amo. Allora guardate in voi, figliuoli miei carissimi, e trovarete e vedrete
che quella medesima bont e ineffabile amore che trovarete che Dio in voi, con quello medesimo
amore ama tutte le creature che nno in loro ragione. Unde lanima come inamorata si leva e distendesi
ad amare quello che Dio pi ama, ci sono i dolci fratelli nostri; e levasi con tanto desiderio e concepe
tanto amore che volentieri darebbe la vita per la salute loro e per restituirli a la vita de la grazia, s che
diventano gustatori e mangiatori dellanime.
E fanno come laquila che sempre raguarda la rota del sole e va in alto, e poi raguarda la terra; e
prendendo el cibo del quale si debba notricare el mangia in alto. Cos fa la creatura, cio che raguarda
in alto, dove il sole del divino amore, e raguarda poi verso la terra, cio verso lumanit del Verbo
incarnato del Figliuolo di Dio; e raguardando in quello Verbo e umanit tratta del ventre dolce di
Maria, vede in su questa mensa el cibo, e mangialo. E non solamente ne la terra ne la quale ella preso
de lumanit di Cristo, ma levasi su in alto col cibo in bocca; e levatasi su entra nellanima consumata e
arsa damore del Figliuolo di Dio, e quello affettuoso amore truova che uno fuoco che esce de la
potenzia del Padre, el quale ci don a noi per ardore la sapienzia del Figliuolo suo, e una fortezza di
fuoco di Spirito santo , el quale fu di tanta fortezza e unione che n chiovi n croce averebbero tenuto
questo Verbo, se non solo el legame dellamore. E lunione fu s fatta che n per morte n per neuna
altra cosa la natura divina si part da lumana. Or qui voglio che mangiate questo dolce cibo.
E se mi diceste: Con che ale volo? Con lale de lodio e dellamore, con penne di strazii di
scherni e rimproverii crociati per Cristo crucifisso. E non vogliate n reputate di sapere altro che Cristo
crucifisso (1Cor 2, 2): in lui sia la vostra gloria e il vostro refrigerio e ogni vostro riposo. Pascetevi e
notricatevi di sangue. Dio raguardi a vostri desiderii. Non dico pi.
Permanete ne la santa e dolce dilezione di Dio. Ges dolce, Ges amore.

LETTERA 135
A Piero marchese.
Al nome di Ges Cristo e di Maria dolce.
A voi, missere lo senatore: io Caterina, serva e schiava de servi di Dio, vi saluto nel prezioso
sangue del Figliuolo di Dio, con desiderio di vedervi vero rettore de la vera giustizia, prima in voi e poi
in altrui, s che voi possiate apparire dinanzi al giustissimo giudice con secura faccia: per che colui
che non tiene la giustizia sopra s non pu con buona faccia farla sopra altrui, per che tanto lopera
giusta, quanto procede da la giusta e pura volont.
O dolcissimo fratello in Cristo Ges, pigliate lo essemplo del prezioso Agnello, che fece giustizia
de peccati altrui sopra di s: quanto dunque maggiormente doviamo noi fare vendetta de peccati
nostri sopra di noi? Or dunque salite sopra la sedia de la ragione, e fate che la memoria ac