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Mt. 5, 37: Ma il vostro parlare sia Aielarione « Religione a Anno XV- n. 14 : u a S l Sl n 0 n 0 hail os Ubi Veritas et lustitia, ibi Caritas vine Fondstore: Sac. F cid ché maligno. Disamina - Responsobita Agosto 1989 TRON VOUER SAPERE GH UHA DETIO WA PON MENTE & CIO CRE DETTO ANCORA PADRE HARING Tleanto del cigno E Toracolo ha emesso il canto del cigno: un libro di 303 pagine edito (naturalmente) da Borla: Bernard Hé- ring, FEDE STORIA MORALE/Inter- vista di GIANNI LICHERL. In copertina l'ineffabile redentori sta con giacca a doppio petto © ma- glietta bianca; nel retro sempre B. Haring nella medesima tenuta insieme con I'industrioso intervistatore, in cer- ca di notorieta. Un episodio Lo ricordo ancora il padre Haring. in piazza San Pietro, tutto pieno di sé. sprizzante soddisfazione per gli eser- cizi predicati in Vaticano, dietro invito emandato di Paolo VI, «per convertire al Concilio» la Curia romana recalci- trante. Soprattutto, pero, ricordo la discussione di una tesi dilaurea presso YAlphonsianum, Istituto Superiore di Teologia Morale inserito nell'ambito della Facolta di Teologia della Ponti ficia Universita Lateranense. Il lau reando, un giovane sacerdote belga, se ben ricordo, missionario, aveva prepa: rato la sua tesi sotto la guida del suo maestro, il redentorista B. Haring, che in quell'Istituto tenne cattedra’ per circa trenta anni Come per Statuto, presiedeva la discussione un professore docente del Laterano, per mandato dell'allora Ret- tore Magnifico, mons, Antonio Pio- lanti. Il professore inviato per occa: sione era il noto esegeta mons. Fran- cesco Spadafora. Il giovane missiona- rio espose con chierezza in un latino elegante il tema da lui preparato. Trat- 16 del matrimonio, illustrando usi e costumi degli indigent africani; tra gli altri, uso di anticipare, prima del matrimonio, 'unione coniugale, come prova della fecondita. Il giovane mis sionario proponeva di lasciare ai Ve seovi africani ogni decisione al riguar do, perché Roma ignorava o non sape va comprendere i costumi e la men talita degli africani. E, a difesa della sua proposta, l'incauto laureando ad- dusse il famoso testo di San Matteo 5, 31-82: «Fu poi detto: "Chi licenzia la propria donna, le dia it libello di ri- pudio”” Io invece vi dico che chiunque licenzia la propria donna, excepta for- nicationis causa (0 Mt. 19, 3-9, nisi fornicationis causa: mé e pornéia), |’ espone ad essere adultera; ¢ chiunque ‘posa colei ch'é mandata via, commette adulterion Liesegesi modernista di MT. 5, 32 e Fannientamento della dot trina sull’indissolubilita del ma- trimonio Mlaureando spiegava: Vinciso «nisi foricationis causa, daluiinteso: «sal- 20 il easo di fornicazione o adulterion, costituisee un'eccezione alla indisso- lubiita del matrimonio, Tale inciso, assente negli altri Evangelisi, & stato immesso nel testo dell Evangelo di San Matteo dalla comunita primitiva per mitigare linsegnamento di Gesi sulla indissolubilith del matrimonio e cos! permettere il divorzio. E l'ipotesi del Loisy (1907) ripresa acriticamente da mons. Albert De- scamps (1959) (uno dei «visitatorin di Econe!), ma dimostrata erronea da tutti gli esegeti cattolic. Liinciso va tradotto: «eccettoil caso di concubinato» cio® di unione illegit- tima, di matrimonionio inesistente. Lo Spadafora aveva illustrata questa tra- duzione esatta, proposta scientifica- mente da Joseph Bonsirven 8. J. nel libro Temi di Esegesi, Ist. Pad. Arti Grafiche, Rovigo 1953: «Nisi fornica- fionis causa» Mt 5, 32; 18, 9. Una istruttiva vittoria della filologia, pp. 345-352. (Vi ritornerd ancora in F. Spadafora, Leone XIII e gli studi bibli- ci, IPAG, Rovigo 1976, pp. 224-227 con le indicazioni precise sulla tesi de! Loisy e di mons. Descamps). Su questa esegesi modernista, che contraddice il magistero perenne della Chiesa sull’insegnamento di Gesii cir- ca Vindissolubilta assoluta del matri- monio, il giovane missionario fondava Ja sua’ proposta: come la Chiesa pri- mitiva attenud I'indissolubilita del m: trimonio affermata da Gesii, inserendo nel testo l'inciso su ricordato, cosi ora la Chiesa potrebbe mitigare il rigore delle disposizioni concernenti il ma- trimonio. Appena il laureando fini la sua esposizione, il Rettore dell’Alphonsia- num, diede la parola a mons. Spa- dafora. Questi, con la foga che gli @ abituale quando si tratta degli errori contro la dottrina cattolica, le fonti della rivelazione, e il Magistero della Chiesa, rimproverd al giovane missio- nario di tacciare Roma di incompe- tenza, o di agire senza conoscere la mentalita degli indigeni e di non a tare ad esse la dottrina divinamente rivelata sul matrimonio, Liindissolubilita assoluta del ma- trimonio risulta ineccepibilmente da tutto il contesto evangelico nello ste so San Matteo come in San Marco, San Luca e nelle lettere di San Paolo, ¢ Vineiso va tradotto «salvo il caso di concubinato» Iigiovane missionario arrossi enul- la rispose. Sarebbe spettata al padre Haring Ia difesa del suo alunnoe della tesi da lui diretta ed approvata, ma egli, con grande meraviglia di noi a- appena aveva sentito il rim- provero € la confutazione del profes- sore Spadafora, si era alzato ed era scomparso! La discussione, quindi, fu chiusa. IProfessori esaminatorisi adu narono — assente il fuggitiv Haring sisi_no no agosto 1989 =e fu deciso peril laureando ’obbligo di correggere la tesi, espungendo i punti indicati, manifestamente erro- nei. In realta, quegli errori riflettevano T'insegnamento del padre Haring, era- noe sue tesi, isuoi errori: eraluiil vero colpevole. La risposta ad un interrogativo Quale il motivo di quella improv- vvisa fuga dell’ Haring dinanzi alla criti- ca dello Spadafora? Il disprezzo forse perchiavevaosato interferire nella sua opera di maestro «infallibiley? Il suo ultimo libro sembra confermarlo, Seor- endo le pagine, cresce man mano la penosa impressione di ascoltare una persona ormai incapace di una valu- tazione reale degli altri studiosi, di una valida critica delle loro opere e di una risposta serena, oggettivamente fon- data, alle questioni proposte. Segno dei tempi Tenace, o meglio pervicace opposi- sitore della enciclica Humanae Vitae. il povero padre Haring, si accanisce tut- tora sul palese errore della «cascienza liberatizzata» da ogni norma ed eleva- ta a fonte unica di moralita. Errore dacvero incredibile per chissi pretende caposcuola diun’«etica», che pero non ha nulla pia a che vedere con la teo- logia morale. Su questo tema, sempre in rap- porto con la dottrina solennemente proposta dal papa nellencicliea Hu- ‘manae Vitae. seriveva il cardinale Giu seppe Siri, con la consueta chiarezza e competenza, in un corsivo di Renoca- tio, ora ripreso nel volume 1! dovere delta Ortodossia (Giardini ed... Pisa 1987, pp. 22-23), dal titolo La coscien- 2a liberalizzata. precixando e conclu- dendo: ci potevano exsere dei dubhi quanto all'uso della famosa «pillola finché non fosse definitivamente pa: lene la decisione del Magistero della Chiesa sui pareri divergenti dei «teo- ogi». ma dopo che il Papaha parlato, & ‘mai possibile che la norma sia alterata ‘8 piacimento? F il Papa ha parlato con un atto di magistero ordinario infallibi le: — In conformita con la dottrina rivelata sul sacramento del matri- monio, dobbiamo ancora una volta dichiarare che éassolutamente da eselu- dere. come via lecita per la regolazion delle nascite, Vinterruzione diretta del proceso generativa... E altresi esclusa ‘ogni azione che, oin previsione dell atto coniugale, o nel suo compimento. onello sviluppo delle sue conseguenze natural si proponga come scopo 0 come mezzo, di rendere impossibile la procreazione.. ‘Come giustificare quegli sposi che, contro la norma oggettiva cosi solen- nemente ribadita, pretendono violarla, facendo appello al proprio giudizio, alla «propria» coscienza? Eppure — vero segno di decadimento ecclesiale in cui viviamo — un religioso, un figlio di Sant’ Alfonso per giupta, lo ha soste- nto elo sostiene tuttofa. Edha potuto sostenerlo, fino a qualche anno fa, impunemente, dalla sua cattedra di teologia morale ?) ¢ farsi assiduo «dot- tore» di tale errore sul settimanale paolino Famiglia Cristiana, venduto nelle parrocchie Un eroe della «resistenza» ‘Tutto il libro-intervista dell’Hi- ring ¢ un auto-panegirico. Il redentori- sta, tanto lodato dai sinistri mass- media (basta leggere la presentazione che di questo suo libro fa su Panorama il vaticanista di sua em.za Silvestrini, Giancarlo Zizola), ritiratosi ora nel suo natio loco in Germania, ripereorre col suo intervistatore, il suo «curriculum vitae». Si presenta come un «eroe istenzan ecclesiale, lottatore ile perla salvezza della Chie- sa contro i soprusi commessi da quegli ignorantoni dell'ex Sant’Uffizio. Mlettore &cosi edotto delle eroiche gesta del padre Haring, avvocato di- fensore presso il «tenebroso» tribu- nale del Sant'Uffizio degli winnocentin moralisti, chiamati da quel Dicasteroa rendere conto delle «novitan-errori, proposti nel loro insegnamento, nei loro seritti Un difensore — a suo dire — irresi- stibile, onnisciente Un saggio di inventiva Trascrivo letteralmente il numero © paragrafo 130 (pp. 91-92). «D. [telecomandata dall'intervista- to: lintervistatore di questi fatti non poteva saper nullal/30) E cosa pud dire della lotta che !' Universita Lateranense ‘pri contro I'Istituto Biblico del Rettore P. Bea e della quale lei fu testimone qualificato? R. Fui particolarmente stupito e anche scandalizeato della campagna denigratoria, aperta e sviluppata dai rofessori e dal Rettore dell’Universite Lateranense contro il Biblico, e ben coordinata con il S. Uffizio; una lotta che mi ha dimostrato con chiarezza ancor maggiore il pericolo reale e temi- bile di fare della parola “Magistero” una ‘mitologia utile per un “uso politico”. Nei circoli coinvolti, infatti, mentre domina Vambizione ed il carrierismo, si parla ‘molto net contempo di obbedienza al Magistero, salvo poi farne un uso ab- bondantemente selettivo. Un test molto efficace in questo ‘senso fuu rappresentato dal caso della sgrandiosa enciclica Divino afflante Spi ritu, sullo studio della Sacra Scrittura: un testo non redatto dal S. Ufizio, ma direttamente uscito dal pensiero di Pio XII che scelse suo consigliere per 1° occasione il P. Agostino Bea (futuro cardinale) ‘Subito dopo la morte del Papa inizid la battaglia lateranense ispirata dal card, Ernesto Ruffini di Palermo, anti- camente della teologia romana, contro enciclica, con ta chiara finalité di “distruggere” il Biblico ed aprire cosi al Laterano una simile facolta. Il Rettore Piolanti parld senza mezzi termini di “Questi cani, i gesuiti”: sulla rivista Divinitas del Laterano usei un saggio di Mons. Antonino Romeo: “L'enciclica Divino afflante Spiritu” ele “opiniones novae" in un numero dedicato al card. Ruffini: Vattaceo contro il Biblico era frontale e violento: ed il grido di bat- taglia: “Magistero”. Sapienti sat! Ai miei studenti dell’ Tstituto pasto- rale del Laterano che mi chiedevano un parere sul saggio, non risposi diretta- ‘mente, ma con una preghiera nuova alla fine delta lezione: “Preghiamo” — dissi — “a furore theologorum”, ed in un coro unanime risposero: “Libera nos Dori- ne". E tutto fu chiaro. Ricordo ancora la sospensione dall” insegnamento ad opera del S. Uffizio dei due migliori professori del Biblico, Lyonnet e Zerwick, due colossi dell’ esegesi contro i quali si appuntarono gli strali di Romeo ¢ dei suoi potenti so- stenitori Parlai nel 1964 del caso con Paolo VI, osservando: “Questa sanzio- ne pesa ancora sul Concilio e costitui- sce uno seandalo di dimensioni ecume- niche". I! Papa mi rispose: “Purtroppo rnon ho ancora trovato il tempo di stu- diare il caso". Ed io, dopo un profondo sospiro, “Santité, non potré essere que- sto il Suo compito. Perché non affidare la soluzione a chi conosce esattamente la questione nella sua globalité, per esempio il cardinale Bea o il Superiore Generale dei Gesuiti?”. I! Papa accon- sented in pochi giornt il easo fu risolto Nella sua prima visita al Laterano, dopo la soluzione, Paolo VI. con chia. * rissima allusione esclamd ad un certo Punto con fermezza: "Mai pitt T due eminenti professori sospesi ripresero il loro insostituibile insegna- mento e pid tardi P. Lyonnet fu anche nominato dal Papa consultore della CDF |Congregazione per la Dottrina della Fede} Chiunque pensasse di poter operare tun approccio terapeutico verso la Curia romana, la CDF, Vambiente ecclesiale romano in genere, dovrebbe studiare in ‘modo appropriato il caso estremamente significativo proprio peril pericolo reale che il magistero del Pontefice Romano possa divenire nelle mani di carrieristie ‘manipolatori una mitologia che ne mi- nerebbe Vautorita. agosto 1989 si si no no 3 Non a caso nella mia opera Liberie Fedeli ho usato con tanta insistenza la categoria della sociologia della cono- scenza, che distingue tra conoscenza salvifica, conoscenza astratta e quella di chi pensa al potere». ‘Trattandosi del Sant'Uifizio, il cui segreto e la cui riservatezza sono pro- verbiali, e di avversari, che non pos sono replicare, essendo per lo pit entrati nell eternita, il terribile accusa- tore (0 verboso millantatore) erede di avere buon gioco. Noi, pero, possiamo coglierlo con le mani nel saceo. Anzi- tutto osserviamo che il Rettore Magni fico dell Universita del Laterano, mons. Antonio Piolanti, continua la sua te stimonianza di ottimo teologo tra i Canonici della Basilica di San Pietro onde il Licheri avrebbe fatto bene, a sentirlo, se la ricerca della verita fosse mai stato, come di dovere, il suo scopo. Tuttavia é sufficiente la dettagliata documentazione che mons. Francesco Spadafora ha offerto su quel clamoro 0 episodio, che vide scontrarsi i Padi del Pontificio Istituto Biblico € mons. Antonino Romeo, il grande erudito, anche lui ex-alunno del Pontificio I stituto Biblico, Professore di Sacra Scrittura nel Seminario Regionale di Catanzaro ed infine membro della Sa- cra Congregazione dei Seminarie delle Universita. I Gesuiti del Biblico chiamarono in causa anche mons, Spadafora, benché questi non centrasse in alcun modo. Il noto esegeta ne ha scritto nel libro: Leone XIll ¢ gli Studi Biblici (Ist. Padano Arti Grafiche, Rovigo 1976), pp. 130-134 in particolare ed ora nei volume: La tradizione contro il Concilio (Edi, Pol. Volpe editore, 1989), pp. 5 70. I fatti In sintesii fatti 13 settembre 1960 su la Civiltd Cattolica (pp. 449-460), il padre L. Alonso Schokel S. J. del Pontificio Istituto Biblico, pubblicava Varticolo: Dove va lesegesi cattolica?, che il Biblico si premurd di inviare in estratto ai Vescovi Mons. Romeo rispose con il ce- lebre articolo: L'encictica “Divino af flante Spiritu” e le “Opiniones novae” ‘apparso in Divinitas 4 (1960) 378-456. Ecco la sintesi che ne di mons. Spa dafora in Leone XI ¢ gli studi biblici: Oggi, alla distanza di 17 anni, dopo che il grande Pio XII 8 morto, il Alonso ci dé notizia diun cambiamento, di un mutamento, di una novité in trodotta dalla Divino afflante Spiritu, tale da “aprire una nuovaed ampia via’ (p. 544 8). Tiene moltissimo a farci sapere che Pio XII “si rese ben conto di ‘aprire una nuova ed ampia porta, e che cattraverso di essa sarebbero entrate nel recinto dell’esegesi cattolica molte no- vite, che avrebbero sorpreso gli animi eccessivamente conservatori”, Quali no- vité? Vi é un unico passo dell’Enciclica che parla di novitd ed é un richiamo al buon senso per chi fosse propenso a “credere tutto cié che sa di novité do- tersi per cié stesso impugnare 0 so- spettare”. Non basta cid — continua siustamente Mons, Romeo, p. 409 s. — er parlare di capovolgimento, di era nuova. E, del resto, questa fuggevole concessione & largamente compensata dalla ripetuta messa in guardia contro le novité-e dagli incessanti appelli alia tradizione immutabile specie nella En- iclia Humani Generis. Le novita de- rivanti dallo studio sodamente scienti- fico erano ammesse da gran tempo dal supremo Magistero. Si trova forse nulla, nei successivi documenti di Pio XI e di Giovanni XXIII, citati dal P. Alonso nel conclu- dere il suo articolo, nulla che accenni, sit pure remotamente ad un mutamen- to, a una novitd, ad un‘apertura di Porte, a nuove concesse liberté, da parte del Supremo Magistero nel 1943°». Questo & il tema centrale, diretto delVarticolo di Mons. Romeo. E a que- sto punto, egli adduce “un‘autorevole testimonianza di prima mano, che si potrebbe qualificare ufficiosa”: 'accu ratissimo commento del Card. A. Bea, allora Rettore del Pont. Ist. Biblico, alla Enciclica Divino afflante Spiritu, in La Civilta Cattolica 94 (1943-1V), pp. 212- 224, completamente ignorato dal P. A lonso nel suo articolo citando ad litte- rram le part pit: direttamente attinentiil tema trattato. [..]. E ap. 419 s, Mons. Romeo con- cludendo la tunga presentazione e ci tazione del commento del card. Bea, cosi si esprime: «Non vi édungue nulla, neanche un indizio genuino, nell’Enciclica... e nep- ure nel commento autorevole (e, pre sumibilmente, “autorizzato") del Card. Bea, che possa accreditare Upinione, attivamente messa in giro... che la mirabile Enciclica rompa con la pre- cedente prassi del Magistero supremo per imprimere un orientamento nuovo nell esegesi cattolica «E comunque certo, indiscutibile, per chi legge lencicliea Divino afflante ‘Spiritu, ¢ diventa ancor piti chiaro per chi vi aggiunge lo studio dell'enciclica Humani Generis, che 'enciclica biblica del grande Pio XI1 aderisce totalmente alla Providentissimus, che ribadisce ed ‘ampliae precisa in vari punti, emedian- te la Providentissimus si ricollega allo spirito, a principie alle norme dell'inin- terrotta tradizione circa il culto della Parola di Dio attraverso l'arduo e au- stero lavoro esegetico». Sarebbe stato per tutti di grande utilita e interesse che la discussione fosse continuata su questo punto dottri- nnale, presupposto necessario per ogni esegesi, che si vuol dire “cattolica”: se il P. Alonso, cioé, avesse dimostrato, 0 comunque fornito le ragioni delle sue asserzioni sul “nuovo” indirizzo dato dalla Divino afflante Spiritu Egli, in- fatti, nel manifesto stampato su La Civilta Cattolica e quindi mandato al- lora in estratto a tuttii Vescovi dal Pont. Ist. Biblico, afferma semplicemente, gra- tuitamente; non offre giustficazione al- cuna per l'interpretazione da (ui data alla Divino afflante Spiritu. (Fin qui mons. Spadafora). I punti messi in discussione dai Padri del Biblico erano la dottrina cirea Vispirazione dei libri sacri, I” inerranza assoluta della Sacra Scrit- tura, 'autenticita e la storicita degli Evangeli: Vispirazione afficit non pit, Vagiografo o scrittore, ma «la comu- nit primitivan, l'inerranza sarebbe limitata (antico errore, gia condanna- to) ai soli brani riguardanti il dogma e la morale ed infine, ricopiando il si- stema razionalista denominato For- mengeschischte (storia delle forme), negazione della storicitA e dell’auten- ticita dei Santi Evangeli. L’apostolo San Matteo non @ pi 'autore del primo Evangelo; gli Evangeli sono o- pera dei redattori che han raccolto gli episodi ece. creati dalla credula comu nita primitiva e tutti sono stati redatti dopo il 70. Questioni, come si vede, di fondamentale importanza, con le quali sta o crolla la credibilita stessa del cristianesimo, 1 Biblico, nella sua scomposta rea- zione alla denuncia di mos. Romeo, chiamd in causa anche mons. Spa- dafora, professore di Sacra Scrittura nella pontificia Universita del Latera- no, forse pensando che avesse fornito materiale di accusa a mons. Romeo, che gli era stato professore nel Semi- nario Regionale di Catanzaro. Si trovarono quindi schierati Pon- tificio Istituto Biblico, da una parte, Sacra Congregazione dei Seminari ¢ delle Universita con la Pontificia Uni- versita del Laterano dall'altra, Ecco perché, mentre mons. Romeo mons. Spadafora si apprestavano a rispondere alle insinuazioni del Ret tore del Biblico, che cercava di smi- nuire la loro autorita, nel campo degli studi biblici, per meglio sorvolare sugli errori contestati, intervene il Santo Uffizio, Tl Rettore Magnifico dell'Univer- sit Lateranense, mons. Piolanti, co- municd al prof. Spadafora V'ordine del Sant’Uffizio di tacere, perché quel Dicastero avocava a sé la questione, dato lo scalpore suscitato dalla pole- 4 rica, che agli occhi del pubblico era presentata dal Rettore del Biblico co- me «una campagna denigratorian, i- spirata dall'invidia dell’ Universita del Laterano, contro gli innocent agnellini gesuiti docenti del Biblico. Romeo e Spadafora portarono — come richie- sto — al S. Uffizio la documentazione in loro possesso. Il Sant’ Uffizio, acaui sitd il materiale, ascoltd i Padri del Biblico, in particolare i due pid espli- citi fautori del «nuovo corsom: S. Lyon net e M. Zerwick e, in base a tutto cid, formul® i suo giudizio. Quello che pitt colpi fu la conco: mitanza del lungo ed erudito articolo di mons. Romeo con i gravi, preoceu pati rilievi del padre Bea: «commenti esegetici che rasentano l'erésian, ¢ il commento dello stesso Bea all’enci clica Divino afflante Spiritu di Pio XII, del quale il padre Bea era confessore. Nel libro citato La Tradizione con tro il Concilio, & precisato dettaglia tamente il corso della polemica, i prov. vedimenti del Sant’Uifizio e come. appenaeletto, Paolo VI, sollecitato dai card. Tisserant, incomincid la demoli ione di quel supremo Dicastero. ri chiamando a Roma sic et simplicter, ¢ al Biblico, i due gesuiti rimossi, Lyon net e Zerwick, oggi esaltati dallo Ha ring! I lettore avea da riflettere Una sig) ‘a testimoi nza A p. 8 mons. Spadafora riporta questa significativa testimonianzat: «ff 20 maggio 1961, ilpadre A. Arconada, esuita, professore e noto esexeta, anch’ gli ex alunno del Pontificio Istituto Bi- blico, da Tokio, cosi seriveca a mons. Romeo: "Stimatissimo Monsignore, nel finire oggi, vigilia di Pentecost, la lettura del suo studio in Divinitas (1960, n. 3), mi sento mosso a inciarLe le mie fervide congratulazioni, © cid come antico condiscepolo che si com piace nell'attuazione cosi opportuna e necessaria di un illustre compagno darme, come attuale partecipazione nelle idee, nelle preoccupazioni, nelle rida di allarme lanciate. I Santo Spirito, sembrami, ha sce to Lei, Monsignore, per questo inter vento; voslia il medesimo Paractito far si che esso contribuisea molto ad a lontanare daila Chiesa il minaecioso € gravissimo pericolo che molti senza dubbio vedevamo e che (illu- minato zelo di Monsignore & stato in situazione di denunziare. Molti dettagli per me nuovi mi ha portato in questo esiremo oriente il suo lavoro, ma nelle impressioni sfavorevoti sentite prima anche da me quando ebbi da leggere le opere incrimi- nate (all'eecezione di una o Valtra che non conoscevo) come daltra parte nella sisi nono altissima soddisfazione che recd il di- scorso del card. Bea alla Settimana Biblica |citato in parte riportato da mons. Romeo, nel suo articolol, son lieto di aver trovato in Lei, Monsignore, un “dimidium animae meae Non mera dato conuscere Uarticolo, ma solo aleune referenze per lettere nella mia residenza abituale (Filippi ne. Bellarmine College): se, tornato fra qualche seitimana, mi fosse dato di trovare una copia per me ¢ per i mivi conprofessori, quanto essa xarebbe ura dita’ Nel Signore nel amore alla Chiesa rimane molto unito a Lei, Monsignore, i suo, in Cristo R. Arconada S. Ora, dopo il libro-imtervista dell” Haring. in cui egli ribadisce la sua ribellione al Magistero infallibile del Papa — perché di esso fa parte I enciclica Humanae Vitae — dopo il ricorso ai Vescovi contro questa Ei cieticae la firma della «Dichiarazione» dei «teologi» (?) tedeschi, come suo rnano gravi le sue ironiche espressioni ai suoi alunni sul Dicastero del Sant Uifizio e sul Maxistero della Chiesa! F il padre Haring le vipete. soddistatto, NI stio sprovveduto intervistatore. Chi conosce mons. Piolanti pud giudicare il peso che merita lespres- sione che gratuitamente Having gli attribuisce. Tanto piit che in favore di mons. Romeo ¢ dello Spadatora. per il loro fermo preciso intervento. sie spressero il padre Alberto Vacca. 4J..sommo maestro in campo exegetico @'il padre Bonayer S. J., xia Rettore alla Greyoriana. ¢ il padre Boccaccio S. 4, professore di ebraico, al Pomtilicio Istituto Biblico. Eh via! padre Hiring, la credulita dei lettori ha pure i stoi limitit La qualifica attribuita ai due gesuiti, con dannati dal Sant Utfizio, «due eolossi dellesegesin, basta da sola a togliere ogni credibilita a colui che ha for- mulata Contro la «Casti connubi Tante, tante altre affermazioni ¢ sarebbero da rettificare, confutare. po: stillare. Ap. 79, ad esempio, questa, molto significativa, contro Tencielien Casti connubii di Pio XI. eneiclica hasilare sul matrimonio, che eondannd il com: trollo delle naseite ammesso dalla Chie sa anglicana, «Non mancava [Haring parla dei lavori della Commissione pontificia per la pillolal in oxni modo il senso di humour nell affrontare diseussioni spes- so angoscianti. Ricordo cosi con quanta comprensibile passione il p. Zalba ad un corto momento pose l'interrogativo. "Cosa facciamo di tante anime che agosto 1989 abbiamo inviato all inferno seguendo la Casti connubii?". Replied con delica- tezza la signora Crowley‘fondatricecon suo marito del Movimento familiare): “Ma ¢ proprio sicuro, caro Padre, che Dio ha eseguito tutti vostri ordiniz”, Si tratta di un episodio significativo che ittustra bene la profonda esigenza av- vertita dalla maggioranza di mettere in luce ta negativité di un rigorismo legate che oecorreva quindi superare>. Ed infine: D. 110) «ll Papa ebbe ‘modo di esprimersi sulla relazione di ‘maxgioranza? R. Non Tho mai incontrato in quel periodo ma ho appreso da fonticerte che Paolo VI era facorevoimente impres sionato dal rapport. E quando usci T'Humanae Vitae i francescani di S. Antonio in via Merulana, mi riferirono (quanto aveva detto aro padre Lio: cio’ che il Papa era attratto dai risultati che ‘aveva espresso la Commissione ma che ‘erano stati sufficienti due incontri, con lui stesso e con Ottaviani, per riconver- tirlo alla tradizione». invidia ? una cattiva consigliera. I mass-media, tutti a sinistra, hanno fatto un grande male al padre Haring. I padre Lio, invece, grande maestro di teologia morale, ha saputo conservare da vero franceseano, la virtt fonda- mentale dell'umilta, cosi incessante- mente raccomandata ai suoi figli da San Francesco d’ Assisi, ed ha sempre rifiutato di parlare del suo ruolo nell Humanae Vitae ai giornalisti, che an- che recentemente lo avevano cercato nel suo convento di Via Merulana, Se invece che a commissioni, papa Montini avesse affidato al Sant’Uffi- zio, presieduto da quel gigante della Fede che era il card. Ottaviani, la questione della pillola, quel Dicastero in assoluto silenzio, gli avrebbe per- messo di proporre la soluzione idonea, che alla fine, proprio per merito del card. Ottaviani e del padre Lio, fu definita autorevolmente. Non ci sa rebbe stato luogo al dubbio, alla con- fusione, creati dai quattro anni di atte- sa 1964-1968, che alimentarono Iillu- sione che la dottrina tradizionale della Chiesa sulla contraccezione potesse essere riformata (cfr. si si no no 31 maggio u. s. p. 6: La Chiesa in stato di dubbio) Barnaba Quanti sono esitanti, stimo- lateli; altri salvateli strappan- doli dal fuoco; di altri abbiate pieta, ma con timore, avendo in orrore persino la tunica cont: minata dal loro corpo. San Giuda Epiatola agosto 1989 si si_no no CINQUE DOMANDE SULLA LIBERTA RELIGIOSA Sotto questo titolo Action familiale et scolaire, aprile 1989, puntualizzava brevemente, ma con estrema chiarezza, lo stato aituate delta grave questions posta alla coscienza dei cattolici bene informati dalla dichiarazione concilia re Dignitatis Humanae. Particolarmen: te interessante & la critica del tentative fatto da B. W. Harrison percoriviliare la dottrina della Dignitatis Humante con la dottrina tradizionale della Chiesa cattolica. Liarticolo ea firma di Arnaud de Lassus. La traduaione dal francese é della nostra redazione. Aleuni lettori di Action familiale et scolaire ci hanno domandato le ragioni della nostra insistenza sulla liberta religiosa: per alcuni sitratterebbe solo di discussioni sibilline senza alcun interesse pratico, per gli altri il proble- ma sarebbe risolto, visto che studi recenti avrebbero dimostrato la conti nuita tra la dottrina tradizionale e quella conciliare sull'argomento (1). Poiché sussistono dei malintesi, vite niamo utile dedicare un nuovo articolo alla liberta religiosa, precisando, sotto forma di questionario, quegli aspetti del problema che sono pit frequen temente oggetto di controversia 1) Perché dare tanta importan- za alla dottrina sulla liberta reli- giosa che non é pitt applicabile in nessun luogo e che non sembra applicabile nello stato attuale del mondo? © Abbiamo risposto a questa obie- ione nel n, 79 di Action familiale et scolaire, dimostrando che sitratta d'un punto essenziale della dottrina sociale @ che, secondo losservazione di mons. Freppel (2) «niente @ perduto finché le vere dottrine sono mantenute nella loro integritan. La stessa idea era stata spesso esposta da un altro grande vescovo del secolo scorso, il cardinale Pie «E imperioso dovere e nobile co- stume della santa Chiesa rendere so rattutto omaggio alla verité quando é disconosciuta, professarla quando é mi nacciata. Eun merito mediocre di chiararsi apostolo della verité ¢ suo seguace quando tutti la riconoscono evi aaderiscono. Dare tanta importanza alla condizione umana della verita, amarla talmente poco per se stessa che la si rinnega appena non é pitt popolare, che non ha pid il numero, Tautoritd, la preponderanza, il successo: non sareb: be questo un nuovo modo di praticare il dovere e di comprendere l’onore? Che lo si sappia: il bene resta bene deve continuare ad essere chiamato con que- stonome anche quando “neppure uno lo fa" (3). Daltronde, & suffieiente un piccolo numero di reclamanti per sal are lintegrité delle dottrine e Vintegrite delle dottrine 6 Tunica speranza di ristabilire Fordine nel mondo» (4). @.La dottrina conciliare sulla i: berta religiosa porta alla secolarizza: zione della societa. Ora, come diceva lo stesso cardinale Pie, «verrd un gior no nel quale ta societd, ta famiglia, la proprietd’respingeranno, pit: energica- ‘mente di nol'stessi, certi assiomi di secolarizzazioive esclusiva e sistematica che saranno stati pitt funesti a loro che alle: Chiesa» (3). © Non & esatto‘affermare che la dottrina tradizionale sulla liberta reli giosa non 2 pit praticata. Essa preseri ve una discriminazione;. per motivi tra cittadini cattolici e-non- Una tale diserimitiazione & constatabile ancora oggi relle legisla zioni delle nazioni occidentali, nella misura in cui rispettano ancora i fon- damenti cristiani dell’Europa e alcuni_ articoli del decalogo (citiamo due.e- sempi: le feste legali, che sono’ quasi * tutte feste cattoliche, e il non ri¢o- noscimento giuridico della poligamia) 2) Voi sostenete che, su certi punti, la dottrina eonciliare & in contraddizione con la dottrina dizionale. Limitandosi all'essen: le come si potrebbe illustrare que- sta contraddizione? La dottrina tradizionale ¢ quella conciliare si oppongono prineipalmen: te su due punti — Ia concezione della liberta reli- giosa in foro esterno (diritto o tolle raza?) — i doveri dello Stato nei contronti della vera religione Prima opposizione Secondo la dottrina conciliare: a) Divulgare una falsareligione &un male; ma il potere pubblico non & competente a reprimere questo male, se non lede I'ordine pubblico. ») Ne consegue che la liberta reli giosa in foro esterno ® un diritto della persona; questo diritto deve essere iscritto nella legge. Secondo Ia dottrina tradizionale: a) Divulgare una falsa religione #un male; il potere pubblico é competente reprimere questo male; ne ha il dovere, ameno che il bene comune non esiga un certo grado di tolleranza. 'b) Ne consegue che la liberta reli isa in foro esterno non deve mai essere considerata un diritto e tanto meno essere iscritta nella legge come un diritto: ma pud essere oggetto di tolleranza, Seconda opposizione (derivante dalla prima): Secondo la dottrina conciliare: a) Il fatto religioso @ una sorta di assoluto (salvol’ordine pubblico) (6); € (con la stessa limitazione), i gruppi religiosi devono beneficiare della pid totale liberta non solo in campo reli- gioso, ma anche in quello politico, sociale, culturale, educativo, caritati- b) Davanti al fatto religioso cost presentato, il ruolo dello Stato sara — di lasciargli libero corso (salvo Yordine pubblico), disigilare affinché uguaglian- za giuridica tra icittadininon venga ‘mai lesa per motivi religiosi» Secondo la dottrina tradizio- nale: a) Le false religioni non hanno nessun diritto e devono essere tolle rate solo nella misura richiesta dal bene comune. ) Lo Stato deve proteggere Ia vera religione, reprimere le false religioni (tranne il caso in cui il bene comune esiga una certa tolleranza); cosi facen- do stabilisce necessariamente una di- scriminazione giuridica tra i citta dini cattolici e gli altri 3) Il noceiolo del problema sara dunque la competenza dello Stato in materia religiosa? @ Esattamente. + Ripetiamo: secondo la dottrina tradizionale, lo Stato # competente (7) per impedire o limitare le mani- festazioni pubbliche delle false reli- gior Senza dubbio, il fine prossimo del lo Stato @ il bene comune temporale senza dubbio lo Stato non ha la mis sione di giudicare casireligiosi delicati (ricordiamoci che fu principalmente per assicurarsi il controllo sui ptocessi d'eresia che il papa Gregorio IX fond 6 asi nono agosto 1989 MInquisizione); ma deve riconoscere € proteggere la vera religione; e, aven- dola riconosciuta, pur non essendo competente per giudicare fino in fondo una causa religiosa delicata, lo ® per constatare, per esempio, che un culto buddista non cattolico e quindi per impedirl... cid che avrebbe certamen- te fatto lo Stato spagnolo al tempo in cui la Costituzione precisava: «La professione ¢ la pratica della religione cattolica, che é la religione dello Stato spagnolo, godranno della protezione ufficiale. Nessuno saré mo- lestato né per le sue eredenze religiose, 1né nell'esereizio privato del suo culto, ‘Non saranno permesse né cerimonie né manifestazioni esterne oltre a quelle della religione di Stato» (8). ‘Questi diversi punti sono stati cosi espostinell'enciclica Libertas del Papa Leone XIII (20 giugno 1988): «Posto pertanto che una reli- gione debba professarsi dallo Sta to, quella va professata che é uni camente vera, € che per le note di verita, che evidentemente la sug- gellano, non é difficile a ricono- scersi, massime in paesi cattolici Questa dunque conservino, questa tutelino i governi, se vogliono, co- me é debito loro, provvedere pru- dentemente e utilmente alla civi comunanza. Imperocehé a pro dei sudditi é costituita la publica po- testa; e quantungue il fine suo pros- simo sia di procurare ai cittadini la prosperita della vita presente, non deve per questo impedire, ma piut- tosto agevolare loro il consegui- mento di quel sommo ed ultimo bene, in cui consiste 'eterna fe- licita nostra, bene non consegui bile senza la pratica della vera religione. [..]. Le cose vere ed one- ste hanno diritto, salve le regole della prudenza, di essere libera- mente propagate, e divenire il pitt ch’e pos ‘comune retaggio; ma gli errori, peste della mente, i viz contagio dei cuori e dei costumi, & giusto che dalla publica autorita sieno diligentemente repressi per impedire che non si dilatino a dan- no comune» (9), Secondo la dottrina conciliare, invece, ® tutt'altra cosa. La dichiara- zione Dignitatis Humanae afferma che lo Stato non ha nessuna competenza per impedire o limitare le manifesta- zioni pubbliche di una religione, dal ‘momento che il «giusto ordine pubbli co saluaguardato» «Si fa quindi ingiuria alla per- sona umana e allo stesso ordine stabilito da Dio agli esseri umar se sinega ad essi il libero esercizio della religione nella societa, una volta rispettato l'ordine pubblico informato a giustizia. Inoltre gli atti religiosi, con i quali in forma privata e publica gli esseri umani con decisione in- teriore si dirigono a Dio, trascen- dono per loro natura lordine delle cose terrestre e temporale. Quindi la potesta civile, il cui fine proprio @ di attuare il bene comune tem- porale, deve certamente rispettare e favorire la vita religiosa dei citta- dini, pero evade dal campo della ‘sua competenza se presume di diri- gere odiimpedire gliatti religiosi» (0). Conseguentemente I'incompeten: za dello Stato nel proibire attivita religiose, che esiste realmente in foro interno, viene estesa al foro esterno dalla dichiarazione conciliare. 4) Se esiste una tale opposizio- ne tra la dottrina tradizionale e quella conciliare, su quali argo- menti ci si é potuti basare per sostenere che vi é continuita e svi- luppo coerente tra I’una e laltra? © Per limitarciallibro del padre B. W. Harrison: «Lo sviluppo della dott: na catioliea sulla liberté religiosan, si ossono notare i seguenti punti a) una presentazione inesatta della dottrina tradizionale Eccone due esempi: © Il padre Harrison sostiene che «le encicliche anteriori al Vaticano IT lasciano la porta aperta alla seguente affermazione: una certa propaganda non cattolica pacifica ha diritto all'im ‘munité dalla interdizione civile» (11). Questa sua affermazione @ inconci- liabile con il passaggio dell’enciclica Libertas, citato precedentemente, 0 con quest’altro passaggio dell'encicli- ca Immortale Dei di Leone XIII (1 novembre 1885): «Non é pereid permesso di ma- nifestare ed esporre cid che & con- trario alla virti e alla verita, ancor meno di mettere questa cenza sotto la tutela e la prote- zione delle leggi (12). Esaminiamo Ie conseguenze di cid che afferma il padre Harrison, Il non eattolico pacifico, di cui si parla, non ha evidentemente il diritto (nel senso di liberta morale) di propa- gare pacificamente la sua falsa religio- he; ma avrebbe il diritto che lo Stato rnon intervenga in questo affare... di- ritto che pud esistere solo fondandosi sulla incompetenza dello Stato. Ritorniamo dunque implicitamen- te alla tesi dell'incompetenza dello Stato in materia religiosa: tesi che, secondo il padre Harrison, sarebbe compatibile con la dottrina tradizio- nale... mentre non lo ® assolutamente. © Secondo la presentazione della dottrina tradizionale data dal padre Harrison, la repressione dell'errore re ligioso sarebbe giustificata e regolata dal bene comune. (Bisognerebbe re- primere 'errore se, e solo nella misura in cui, compromette il bene comune). Secondo la dottrina tradizionale correttamente esposta, invece, @ la tolleranza dell'errore che & giustificata € regolata dalle esigenze del bene comune. (Bisogna reprimere lerrore, se questa repressione non compromet te il bene comune o se la tolleranza & causa d’un bene maggiore) (13). Vie dunque nel padre Harrison una specie di capovolgimento della dottri- na (14), b) Lanozione del “principio mi- Secondo il padre Harrison, la di- chiarazione conciliare non tratterebbe lo stesso soggetto dei testi tradizionali sulla liberta religiosa, Questi regolamenterebbero i rap- porti tra la Chiesa e lo Stato «in una societé “modello”, dove praticamente sono tutti cattolici». La dichiarazione conciliare si rivolgerebbe invece aun mondo in gran parte non cattolico ed espone ed accentua un insieme di principi che sono come i “pitt piccolo denominatore comune” tra Chiesa e Stato; cioé dei principi che possono essere uniformemente applicati ad una qualsiasi societé attuale, qualungue sia 1a percentuale dei cattolici romani pra- ticanti» (15). In un altro passaggio del libro (p. 135) questinsieme di principi & chia. mato «principio “minimum”. Visarebbero dunque due «insieme di principin; altriment detto: due dot- trine: —T'una (la tesi tradizionale) appli- cabile alle societa cattoliche — Valtra, il «principio minimum» (proposto daila dichiarazione concilia- re) applicabile a qualsiasi societa o- dierna, Conelusione implicita: non vi pud essere contraddizione fra la dottrina tradizionale ¢ la dottrina conciliare, perché si tratta di dottrine concepite per situezioni sociali differenti Due osservazioni a riguardo di que- sta argomentazione — essa costituisce un'applicazione alla morale sociale del concetto gene- rale di «morale della situazionen! — non vi 8 da nessuna parte, nella dichiarazione conciliare, 'idea di dot- trina «minimum o di principio «mi- imum», ©) Lattenuazione delle conse- guenze. La dottrina conciliare si po- trebbe riassumere nella formula: @ proibito proibire in materia religiosa (con la riserva che Vordine pubblico non venga disturbato). D'ora in poi potranno, dunque, usufruire della i bert qualsiasi azione, qualsiasi prati- ca che siano legate ad una religione o agosto 1989 che si diano un'impronta religiosa (la poligamia per esempio). Potranno es- sere cosi distrutti i fondamenti morali della societa senza che sia attaccato Vordine pubblico (almeno inizialmen- te). Tali conseguenze sono passate sot- to silenzio dai nuovi difensori della dichiarazione conciliare. 4d) La critica della critica Quando si @ interessati ad una dottrina, & legittimo criticare le cri- tiche imperfette che le sono state ri- volte; ma cid non porta alcun elemento decisivo pro o contro la dottrina in E a questo gioco che si abbandona il padre Harrison nel capitalo 9 del suo. libro. La sua confutazione & giusta, ma non da alcuna giustificazione alla sua tesi. ‘Tra le argomentazioni o metodi di ragionamento appena enunciati, il pit efficace & senza dubbio quello del «principio minimum». Dal momento in cui si ammette che le dottrine devono essere concepite in funzione delle situazioni pratiche e devono dunque cambiare con esse, il cambiamento sara una caratteristica dell'iter di una dottrina. Due dottrine differenti o meglio opposte, elaborate in epoche diverse per situazioni diver- se, potranno allora essere presentate ‘come in continuita 'una rispetto all” altra, Tali concezioni rischiano di essere estese ad altre dottrine, oltre a quella sulla iberta religiosa. Esse porteranno PER n. 9 Il monito di San Paolo vale per tutti i tempi Si potrebbe pensare che queste cose sono state dette solo per i Galati In tal caso anche le raccomandazioni ricordate nel resto dell’epistola var- rebbero solo per i Galati. Per esempio: «Se viviamo secondo lo Spirito, cam: miniamo anche secondo lo Spirito. Non cerchiamo la vanagloria, provo- candoci a vicenda, invidiandoci l'un Paltro» (Gal. 5, 25-26). Che se cid @ assurdo, se cio? tali raccomandazioni sono indirizzate a tut: ti gli uomini egualmente ¢ non solo ai Galati, anche i precetti riguardanti il dogma, allo stesso modo delle obbli- gazioni morali, valgono per tutti in- distintamente. Come dunque a nessu. no @ lecito provocare o invidiare un ‘sisi nono molto presto al mode 5) Come tra la dottrina conciliare e la seco- larizzazione della societa? Secondo la dottrina conciliare, il fatto religioso @ una sorta di assoluto, (salvo lordine pubblico); lo Stato non ud porre dei divietiin questo campoa meno che l'ordine pubblico non lo ichieda; deve fra U'altro vigilare affin ché Puguaglianza giuridica trai citta- dini non venga mai meno per motivi religiosi. Tali costrizioni gli impedi- scono praticamente di privilegiare la vera religione e lo portano all'indi ferentismo e al laicismo. Ed & cid che dimostrano, in maniera sbalorditiva, i ‘uovi concordat fatti con I'Italia e con Ja Spagna. Si giustifica cost la conclusione de] dossier sulla liberta religiosa dein. 79 €80 di A. F. S.: «Santo Padre, ridateci il Cristo-Re» Conclusione ‘ Coloro che si interessano alla di- chiarazione conciliare Dignitatis Hu- ‘manae adottano normalmente uno dei tre seguenti atteggiamenti — constatare l'opposizione su de- terminati punti della dottrina conci- liare con quella tradizionale e deplo- rarla (16); — constatare questa stessa oppo- sizione ¢ rallegrarsene (17); —rifiutarsi di vederla e sforzarsi di dimostrare la continuita tra una dot- trina e Valtra, I due primi atteggiamenti tengono UN’OPERA TEMPI DI CRISI e altro, cosi a nessuno @ lecito accettare uun Vangelo diverso da quello che la Chiesa Cattolica insegna in ogni luogo. 0 forse la preserizione di Paolo di anatematizzare chi avesse annunciato un Vangelo diverso da quello che era stato predicato valeva solo allora, a desso non pi? In questo caso anche quello che viene prescritto nel resto della lettera: ««1o vi dico, camminate secondo lo Spi- rito e non appagherete le voglie della carne (Galati 5, 16) non obbliga pit ort Che se ¢ empio e dannoso pensare una cosa simile, ne segue necessaria- mente che come i precetti di ordine morale sono da osservarsi in tutte le epoche, cosi quelli che hanno per og: getto 'immutabilita della fede obbli- Bano parimenti in ogni tempo. 7 conto dei fattiil terzo, volendo evitare un obbrobrio alla Chiesa docente, né sconde una parte della realta. Esso ei sembra particolarmente nefasto, per- ché rischia di confortare le autorita romane e numerosi fedeli in un conei- liarismo illusorio (18). ‘Sees Saptenteeilibr di padre BW. Harrison Le ‘developpementde le doctrne catholique sur laliberts ‘ligase edit. DMM ot. 1088 (2) Charles Emile Freppel (1827-1881), Vesco: vo di Angers, fondatore ell Ineitut Catholique ‘guest eth leto deputato nel 1880. (a) Ps Nill 3 (4) Crd Pic Ouvrent. Vp. 203; in Pourguil rine 9.398, (8) Thidem pp. 138:196, et. in Pour quit iene 16) questo propoito, i vedano in patcoare ti article 6 dela deharerione conc La parla ecomptentes¢dainendersi nel sve senso paridce apets alo Sta (8) Fuero debs Expognales art {9} Questo aregrafo fesse ala libet di esprmer con lapel © co la stampa tute i he Scien inreio oar) {TO} Dicharsione conc ost). 111) B.W. Haron op. ct. pp. 50-51 112) inereitonowtra {13} Cie Leone Xi ence Liber {18} Coma strana, padre Harton che presen ts pid volte (pp. 68,3, 112, 160, 169) afer. mmazione dotrinaiecapovota. una sola volta. 68°44) lttermasione dottrnale correttn, (13) BW Harrison opt pp 120-100. {i9)V-restato AF 8 Labor relies pp. ws (17) Idem da p45 ap. 47 (18) Vr sulfargomenta segue Hb Romano Amero lta Unum dean Madiran Le cone enguetion. Lopuacle AF 8, Vatican I tra o con act 5 (neretto uinta puntata Annunziare, quindi, ai cristian toliciqualcosa di diverso dalla dottrina tradizionale, non fu, non @, non sari mai lecito; mentre fu sempre obbliga- tori e necessario, come lo @ ancora adesso e lo sara sempre in futuro, anatematizzare coloro che si fanno banditori di una dottrina diversa da quella ricevuta. Stando cosi le cose, ci sard qualeu- no tanto audace da annunziare una dottrina differente da quella che viene predicata nella Chiesa, 0 cosi leggero da abbracciare un’altra fede, diversa da quella che ha ricevuto dalla Chiesa? Per tutti, sempre e dovunque, per mezzo delle sue lettere, si leva forte e insistente il grido di quello strumento eletto, di quel dottore delle genti, di quella squilla apostolica, di quell’aral do dell'universo, di quell’esperto dei «Si si_no no agosto 1989 cieli: «Se qualcuno annunzia un nuovo dogma, sia scomunicaton. ‘Ma ecco di contro levarsiil gracidio di alcune rane, il ronzio di quelle zanzare e mosche morenti che sono i pelagiani. Costoro dicono ai cattolici: «Fate di noi i vostri maestri, i vostri capi, i vostri esegeti; condannate cid in cuifinora avete credutoe credete in cid che finora avete condannato. Rigettate Vantica fede, i decreti dei Padri, il deposito dei maggiori, e ricevete...v Ricevete che cosa? Inorridisco a dirlo. Le loro parole, infatti, sono cosi super- bbe, che mi sembra di commettere un delitto non solo ariferirle, ma persinoa confutarle. (continua) SEMPER INFIDELES © Diocesi di Saluzzo Famiglia Cristiana n. 11/1989: «A Saluzzo in Piemonte, nella casa della Caritas dove vengono accolti emarginati ¢ persone in difficoltd, é stato messo in bell'evidenza all’ingresso il Corano accanto alla Bibbia». ‘Non? detto in quale lingua sia stato esposto il Corano né se stato esposto chiuso 0 aperto. Se in italiano ed aperto, certo lautore o gli autori dell” ecumenica iniziativa avranno dovuto aver cura di evitare molte sure. Ad esempio, la sura o capitolo XXXII, dove al versetto 37 un oracolo divino cosi giustifica il matrimonio di Mao- ‘metto con la nuora Zainab, ripudiata dal figlio adottivo Zaid solo perché il ‘«profeta» aveva chiaramente fatto in- tendere di esserne invaghito e di voler- la per sé: ‘«tu [Maometto] nascondevi nel tuo cuore un amore che il cielo siapprestava @ manifestare... Zaid ha ripudiato 1a ‘sua sposa. Noi ti abbiamo unito con le, caffinché i fedeli abbiano la liberté di sposare le donne ripudiate dai loro figli adottivi. Il precetto divino dev’essere eseguito». O dove, ai versetti 49-50, un altro oracolo del cielo concede a Mao- metto un numero illimitato di mogli contro le quattro concesse ai comuni fedeli (senza contare le schiave, al cui numero non é messo limite) ‘«O profeta! a'te é permesso sposare le donne che tu avrai dotato |il marito doveva fissare una dote alla moglie in previsione del ripudiol. le prigioniere che Dio ha fatto cadere nelle tue mani, le figlie dei tuoi ziie delle tue zie che sono fuggite con te e ogni donna fedele che ti consegnerd il suo cuore. E un privilegio che ti accordiamo. Conosciamo le leggi ‘matrimoniali che abbiamo stabilito per fedeli. Non temere di essere colpevole usando dei tuoi diritti [pitt ampi dei lorol, Dio @ indulgente ¢ misericordio- so». O anche la sura XXIV. dove Voracolo divino si prende cura di rista bilire Yonore della favorita Aiesha. accusata di adulterio, ma che a Mao- metto faceva piacere di trovare inno- cente, E pud bastare perché i cattolici ringrazino Dio dal profondo del loro cuore di essere cattolici e misurino quale insulto a Nostro Signore Gest Cristo rappresenti quel Corano affian- cato alla Bibbia, quale inganno per le anime — musulmani inclusi, che non sono solo corpi da sfamare — e quale tradimento da parte del sacerdote ad- detto alla Caritas e del Vescovo di Saluzzo, mons. Sebastiano Dho. © Edizioni Paoline, collana Spi- ritualita: «La spiritualité del Cuore di Cristo» di Charles André Bernard 8.J. Novita di rilievo: Teilhard de Char- din wmistico del cuore di Cristo, come Santa Margherita Maria Alacoque e San Pietro Canisio»! Teilhard de Chardin —@ dimostra- to — 2 stato un maestro nell'arte di falsificare il vocabolario cattolico, dei cui termini abituali ha rivestito le «fa- vole» del proprio cervello o, pitt esat- tamente, della propria fantasia, dato che egli, non meno di Giordano Bruno, faceva metafisica e teologia con la sua immaginazione fin troppo accesa. La mistica di Teilhard de Chardin, per- tanto, non 2 la mistica cattolica, ben- ché ne utilizzi il linguaggio; @ la pseu- domistica della «Santa Evoluzione», per la quale Cristo e la materia, «di- vinamente confusi fin dalle origini», progrediscono incessantemente verso Indivinizzazione (cfr. Marcel de Corte, introduzione a Teithard Vapostata di R. Valnéve, ed. Volpe, Roma). In que- sta sacrilega mistificazione il Cuore di Cristo, centro dell'Universo, @ solo il centro di quella materia divina o dio ‘materiale nato dalla fantasia di Teil- hard e peril quale egli, pur rimanendo esteriormente nella Chiesae nella Com- pagnia di Gesi, ha apostatato dal vero Dio. In una lettera al padre Augusto Valensin (17 dicembre 1922) Teilhard de Chardin confessava, sconfessando anticipatamente i suoi confratell «Mi sento un po’ sbigottto, a volte ‘quando penso alla trasposizione che devo far subire in me, alle nozioni vol gari di creazione, ispirazione, miracolo, peccato originale, Resurrezione ec. per essere in grado di accettarle». Su Teilhard, sorpassato in verita ‘molte lunghezze dagliultramoderni del postconcilio, @ gia scesa la polver delloblio. E, forse, nel tentativo rispolverare la «gloria della Compa- snia, il padre Bernard S. J. tira fuori la novita di un Teilhard sulla linea — nientedimeno! — dei grandi mistici del Sacro Cuore. Tl che sarebbe solo una «boutader, se il padre Charles André S. J. disgraziatamente, oltre che ge suita, non fosse anche il Preside dell’ Istituto di Spiritualita della Ponti- ficia Universita Gregoriana. SOLIDARIETA’ ORANTE Perseveriamo nel dedicar Rosario del Venerdi a quest'uni- ca intenzione: che il Signore alvi la Chiesa dalle conseguen- ze delle colpe degli uomini del- la Chiesa. ‘Sped_ Abb, Post. Gr l= 70% “ALLATTENZIONE DEGLI UFFICI POSTAL in cat0 di maneato recspito o se respino RINVIARE ALCUPFICIO.POSTALE” ‘tea VELLETRI Toass 9 carco di al a mo Associatoal'Unione ‘Stampe Peridica e wai 0 no Boletina degi sesocat a! conto: Catiolca Stud Antimaderist Sin Po X Via della Consuite 1/8 «1 piano int § ‘oibe oma Yel (os) weate it" luned del mse 16 alle 18.39" gH itt lor) prose: ia Madonna dep Angel i Via Appia Nuova a in 37500) 0009 Valet «tl (08) 9685668 Direttore: Sac. Emmanuel de. Tovenu Direttore Responsable: Mara’ Caso ‘Quote di adesione sl « Centro = ‘minima 1.3000 annus [anche In francobo) xfer Vie Aer’ aggungare spose postal! ‘onto evr, post.» 60276008 imeatate =