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vostro parlare sia in Sj Si ho ho .: ol Ubi Veritas et lustitia, ibi Caritas [Aivlasione © Religions Attussione @ Informasione = Disamina Anno XV-n. 4 ‘Osindcinale Catalice « ANTIMODERNISTA = Fondatore: Sse. Francesco Putt Diretoe: S4e. Emmanuel de Tavens cid che maligno. Responsabiita 28 Febbraio 1989 ‘GOLLABORATIONE APERTA A TUTTE UE = PENNE PERO” = NON VOLER SAPERE GH UWA DETTO MA PONI MENTE A CIO CHE OETIO™ tm or LA TRADIZIONE, IL CONCILIO e i «TRADIZIONALISTI» pat I postconcilio e la Tradizione Il postconcilio: paralisi del Magistero ordinario Per quanto concerne, poi, il Magi- stero postconciliare, che da’ oltre 20 anni viene riproponendo in maniera pit o meno esplicita i testi erronei del. Vaticano II, c’e da escludere nel modo pit assoluto che possa parlarsi di Ma- istero ordinario infallibile, mancan- dogit il carattere essenziale del Ma: gistero ordinario infallibilee cio’ la sua continuita con la Tradizione, attesta- ta dal consenso unanime dei cre- denti. Infatti per l'infallibilita del Magi- stero ordinario si richiede anzitutto che la veritd insegnata sia proposta come precedentemente definita 0 come sempre creduta o ammessa nella Chiesa» (84), essendo il Papa ed i Vescovi nell'esercizio della pro- pria funzione ordinaria «testes Fidei», testimoni della Tradizione (8). Ora le «novitd» conciliari: 1) non possono essere proposte nel modo suddetto; 2) non lo sono di fatto; anzi vengono imposte con disprezzo del Magistero preconciliare e della Tradizione in ge- nere e in nome di un Concilio, elevato — per dirla col card. Ratzinger — 0 «superdogma |mentre non & neppure dogmal che toglie importanza a tutto il resto» (85). Nella migliore delle ipote- si, vengono prospettate come «pro- sgzessi» dottrinali (86), impossibili, per- he inconelliabil'o palescmente con: trastanti con la dottrina tradizionale della Chi Inoltre V'infellibilita del Magistero ordinario & confermata dal consenso unanime della Chiesa che ne attesta la ‘con la Tradizione. Ora, il Magistero postconciliare non ha go- duto e non gode di questo consenso unanime; al contrario, pubblicamente due Vescovi, mons. Marcel Lefebvre mons. de Castro Mayer, nonché Sacer- doti e fedeli di ogni nazionalita — come ha dovuto ammettere lo stesso card, Ratzinger (87) — ne vanno de- nunziando lo stridente contrasto conla dottrina «precedentemente definita o.. sempre creduta 0 ammessa nella Chie- say. E qui i «tradizionalisti», fedeli, anche se misconosciuti, figi della Chie~ sa prendano, se ancora non I'hanno, piena coscienza del dovere di resistere ‘al nuovo corso ecclesiale in nome della ‘Tradizione, qualunque sia il costo u- mano della loro resistenza: cui non resistitur approbatur (88) e, nel cas0 si approverebbe lattestarsi nella Chiesa i una colluvie di errori. Si aggiunga che 20 0 30 anni non autorizzano, in ogni caso, a parlare di infallibilita ‘del Magistero ordinario: per ammissione unanime dei teologi (69) e per quanto la storia della Chie: i attesta (crisi ariana, scisma d’Oc- cidente ecc.), l'infallibilita del Magi- stero ordinario si misura su un periodo di tempo molto pil mente in tempi di crisi (90). E tutti, a partire da Paolo Vie Giovanni Paolo II fino allo stesso Prefetto della Congre- gazione per la Fede, card. Ratzinger, ammettono che il postconcilio ? un periodo di crisi nella Chiesa. In ultimo, ma non per ultimo, la crisi aperta nella Chiesa dal Vaticano Tha alterato il regolare esercizio del Magistero ordinario. Questo, infatti, isulta paralizzato dalla falsa collegia Tita, in forza della quale 4) il Magistero ordinario, personale e di diritto divino dell’ Episcopato «di- sperso» nelle Diocesi (91) @ soppian- tato dallo pseudomagistero, di inven- zione umana, di un episcopato esau- torato, spogliato di responsabilita per- sonale (92) ed aggregato in Conferen- ze episcopali, manovrate come il Con- cilio da teologi imbevuti di «Nouvelle ‘Théologie», che disprezzano sfronta- tamente le regole della Fede (46). b) Lieffettiva giurisdizione sulla Chiesa universale, propria del Romi no Pontefice, appare oggi, come pre- visto, ripartita tra «colui che un tempo si chiamava il Sommo Pontefice ¢ le Chiese locali» (98). Anzi, mentre Roma sembra non avere autorita sull'episco- pato se non per avallare l'operato delle Conferenze episcopali, queste ¢ i loro ««teologi» di fiducia non esitano a con- testare pubblicamente — vedi Huma- nae Vitae — il Magistero papale in continuita con la Tradizione cattolic al Successore di Pietro non resta di fatto che un «primato d'onoren, una 2 sisi nono 28 febbraio 1989 «wana presidenza» (94). I frutti di questo pseudomagistero epicopale e dell'abdicazione da parte del Romeno Pontefice al Primato di effettiva giurisdizione su «pecorelle» ed. «agnellin, ii dottrine temerarie, f se, prossime all’eresia e persino ere- tiche, attraverso quelle stesse istitu- zioni e quegli stessi mezzi che dovreb- ero insegnare e diffondere la Fede cattolica: Universita pontificie, Istituti cattolici, catechismi (il «Nuovo Cat chismo ‘Olandese», «Pierres Vivan- tes», i «nuovi» catechismi italiani ece. ecc.), stampa e bollettini «cattolici», predicazione, prassiliturgiche ecc. ecc. «La corruzione dottrinale — scrive Ro- ‘mano Amerio, e nessuno sarebbe in grado di smentirlo — ... 2 diventata un’azione pubblica del corpo ec- clesiale» (95), E quista il punto focale della crisi postconciliare nella Chiesa, perché I impostura del Vaticano II prolungata dall'impostura della falsa collegialita, che, alterando la struttura divina della Chiesa — come riconosce lo stesso card, Ratzinger (96) —larende affatto impotente a difendere la Verita non- che a predicarla. Ed anche il punto pid doloroso, perché molti cattolici sono ingannati oppure bloccati nell giusta reazione del loro sensus fidei dal «pregiudizio favorevole» (97) verso la legittima autorita, benché esercitata in modo affatto illegittimo ed irregolare, mente i cattolici decisi a conservare € testimoniare la loro fede sono desti- nati a scontrarsi, presto o tardi, con i legittimi Pastori, a cui nominalmente fan capo le illegittime sovrastrutture (98). Acutamente il padre Calmel 0. P. ha scritto che la vittoria sul neomo- dernismo passera attraverso la scon- fitta della falsa collegialita (99). Normalita ed anormalita nella Chiesa In tempi normali anche il Magi- stero autentico, non infallibile, in virti della prudente cura di non insegnare nulla che non sia in armonia con quan- tonella Chiesa® stato sempre inse} to, ereduto ed ammesso, costituisce per i fedeli regole sicure di fede. In questa beata normalita i cattolici ripo- sano fiduciosi sulla sintesi, comoda e sicura, che delle fonti della Rivel vione (Sacra Scrittura e Tradizione) offre loro ill Magistero autentico. In questa heata normalita ogni appello alle fonti ultime della Rivelazione, re- gola remota della Fede, si rende su- perfluo: ogni ato del Magistero ordi- nario, anche «mere» autentico, non in virti della sua infallibilita, ma in virtd della sua fedelt2 oll’«anticon, si iden- tifica non meno del Magistero infalli- bile con la Tradizione stessa: i fe ‘sono certi di sentir risuonare nella viva voce dei loro Pastori la voce di tutta la Chiesa, fino agli Apostoli e a Nostro Signore Gest Cristo. Nessun dubbio che i Pastori — secondo la definizione ‘che Sant’ Agostino da della Tradizione —custodiscono cid che hanno trovato nella Chiesa, insegnano cid che vi han- ‘no appreso € tramandano ai loro figli ‘quanto hanno ricevuto dai Padri (100). Oggi questa beata normalita é tolta ai cattolici, che vedono i loro legit Pastori dissipare e lasciar dissipare cid che hanno trovato nella Chiesa, con- traddire e lasciar contraddire cid che vi hanno appreso; in breve: negare ai figli cid che loro hanno ricevuto dai Padri.. Inoltre i fedeli meglio informati si domandandano se possano dirsi or- dini ed ordini legittimi, quelle diret- tive, non sempre _sufficientemente esplicite, ma sempre inequivocel mente orientate all’autodemolizione della Chiesa, che, imposte in nome della legittima autorita, emanano di fatto dagli intrusi organi «collegialiv, che — ammette il card. Ratzinger — «non fanno parte della struttura ine- liminabile della Chiesa cosi com’s vo- luta da Cristo» (101), I riferimento all’«antico»: do- veroso, teologicamente fonda- to, cattolico, unico criterio nelle crisi dottrinali Nel conflitto del Vaticano II e del posteoncilio con la Tradizione, nell” eclissi della sicurezza normalmente offerte dal Magistero ordinario, nella rottura del consenso unanime in ma- teria di Fede, nell’offuscamento delle coscienze provocato dal trauma delle negazioni di verita di Fede anche da parte di persone ritenute eutorevoli, in breve nella crisi ecclesiale aperta dal Concilio e aggravata dal postconcilio, i cattolicistintivamente si sono aggrap- pati all'ultimo punto sicuro di riferi- mento: il Magistero preconciliare. Questo atteggiamento, simile a quello di chi, rimesto improvvisamen- +e al buio, si arresta immobile dinanzi ad un cammino che non sa dove lo conduce, oltre che prudente, @ do- veroso, teologicamente fondato, per- fettamente cattolico ¢, nelle suddette circostanze, indispensabile. @ Doveroso per sé e per gli altri, perché & in gioco la «fede dommatica», cio? l'adesione al contenuto oggettivo della fede, che & condizione sine qua non per salvarsi: un’aerea adesione alla persona di Cristo, scissa dalla Sua dottrina, & protestantica, non cattolica (102). @ Teologicamente fondato 1) Perché Dio ha messo il Magiste- ro per custodire, non per contraddire la Sua Rivelazione e quindi la Tradi- ione, scritta ed orale, che quella Ri- velazione ha portato fino a noi. Altri- menti il Magistero della Chiesa rebbe realmente, secondo l'accusa dei protestanti, «un 'usurpazione di uomini che si mettono al di sopra della Parola di Dio» (103): il Magistero non crea la Verita Rivelata, la dichiara ele spiega, il Magistero & subordinato alla Verit& Rivelata e non la Verita Rivelata al ‘Magistero, 2) Perché Dio ha messo il Magiste- ro «di oggin per continuare, non per contraddire il Magistero «di ieri». 3) Perché il Magistero «di ierin, nella sua continuita e nella sua con: sonanza con la Tradizione, & Magist ro infallibile, anche se ordinario, e quindi superiore sia al Magistero streordinario, ma non infallible, del Vaticano TI sia al Magistero postcon- . Seguono: in febbraio ’inno al bud- dismo, in marzo allo zoroastrismo, in aprile all'ebraismo, in maggio all'isle- mismo, in giugno al giainismo, in luglio alle «religioni cinesiv, in agosto alle religioni primitive, in’ settembre all” induismo, in novembre allo shintoi- smo. Tutto buono, tutto da ammirare. Sicché risulta del tutto fuori luogo «intenzione missionariay suggerita in tun angolino in basso mese per mese. In ottobre l'inno alle false religioni ‘conosce una parla finalmente di missione e di missionari. Si, ma solo per esaltare il ruolo dei missionari laici: «Come sarebbe pitt simpatico il Vangelo se non fosse raccontato solo dai teologi e dai Sacerdoti, ma da tutt'». Per la verita, l'evangelizzazione non si riduce a... raccontare il Vangelo, ma «Dora dei laicin anche nelle missioni, ¢ si capisce: illoro compitonon é proprio quello di «raccontare il Vangelo», e in nessun modo poi quello di ammini- strare i Sacramenti, ma di lavorare alla «promozione umanay, e la «promo- zione umana» — si sa — @ il nuovo Evangelo «secundum... modernistas» Indicembre il calendario della «sim- patia» riporta, a chiusura, il brano della Lettera di San Paolo ai Filippesi: «Ab- diate in voi gli stessi sentimenti che furono in Gesit Cristo» con quel che ‘segue (2, 6-11). Che sia un brano della Sacra Scrittura, ispirato, Parola di Dio, ben pochi, perd, se ne saranno avveduti, Le Pontificie Opere Mis- sionarie, infatti, hanno spogliato lo Spirito Santo e’ Sen Paolo di ogni diritto di autore a beneficio della fan- tomatica «Comunita primitivan, tanto cara alla protestantica Formgeschich- te, apponendo al brano paolino sud- detto il titolo: «Canto delle prime co- munitd cristianen, senza altra pr sazione. Tlcalendario, che figura come sup- plemento della rivista Popoli e Mis- sione, ha in copertina il nome del diretiore «responsabile» (anche dello spoglio di cui sopra): don Claudio Sorgi, professore nella Pontificia U- niversita Lateranense. Domandiamo: 8 questa lesegesi che apprendono gli sfortunati alunni dell’Universita del Pape? © 1 Tempo 31/12/1988 p. 5: «Mormoni: il presidente @ un ex Fiat» ed & — informazione molto pid interessante, offerta non dal titolo ma dal testo — anche un ex ACI, dato che «nella diocesi |di Torino] era il pre- sidente dell’ Azione Cattolica», Pro- prio cosi! Egli, perd, spiega: «non ho cambiato regione ho migliorato la mia fede. [..] To accolsi V'invito di Giovanni XXill a conoscere le reigioni dei fratel separati. Pregai. Digiunai. E alla fine riconobbi che la chiesa dei Mormoni era 1a chiesa della veritd Da che cosa l'abbia riconosciuto non ce lo dice, perd ci dice che il card. Pellegrino, Arcivescovo di Torino «al momento del suo secondo battesimo», lo incoraggid cosi: «Se sei veramente convinto, conth nua». Un'apostasia ecumenica, insom- ma, maturata nell’Azione Cattolica (i che non ci meraviglia), con nulla osta cardinalizio per giunta, Diecumenismo, non morirala Chie- sa solo perché non & un‘istituzione ‘umana; ® certo, perd, che ne muoiono le anime. © Dallo Scoglio di S. Rita 1 set- tembre u. s.: «potremmo dire che, men- tre a Ecéne in Svizzera qualche traleio reparava il suo distacco dalla Chiesa, realizzatosi poi con lo scisma del 30 siugno scorso, dalla stessa Svizzera un calvinista, divenuto prima membro del- Ja comunita monastica ecumenica di Taizé, passava alla Chiesa cattolica e veniva ordinato sacerdote cattolico il 3 ‘maggio 1987 nella Cattedrale di Na poli. Si tratta di fratel Max Thurian». Che il Thurian sia stato ordinato acerdote cattolico dal card. Ursi, purtroppo & vero; che sia «passato alla Chiesa cattolica» 2, invece, falso. Per cui pud ben dirsi che sua ece.za mons. Lefebvre & tanto uscismatico» quanto il tuttora calvinista Max Thurian & «cattolico». L'ultima conferma ci vie- che, senza e da altri accertarsi dell’incredibile notizia tele- fonando direttamente a Taizé ‘Domanda: —Maz Thurian ha abiu- rato l'eresia protestante prima di essere ordinato? Risposta: —Abiurato? E perché? ‘Non affatto necessario, fortunatamen- ‘et Intanto mentre gli agostiniani di ja gabellano per «conversione un’ennesima riprova della perversione il Vaticano mantiene sul snzio, che in circostanze siffette & pid eloquente di una confessione di complicita. SOLIDARIETA’ ORANTE Perseveriamo nel dedicare il Rosario del Venerdi a quest'uni- ca intenzione: che il Signore salvi la Chiesa dalle conseguen- ze delle colpe degli uomini del- la Chiesa. Sped_ ABD. Post. Gr I= 70% “RIVATTENZIONE DEGLI UFFICI POSTAL Testa a careo dal! m0 no ‘Assocato ell Union Starpe Periodic Italiana wa balan contro Catolics nett (aula desta Vi km '37500 0008s Velie ‘uote di a tmisimo 1. 3.000" anno anche In fancoboll Enter 'e Vin Aeron aggiungere spase po Conte core post n_60226008 Tntestato 8 ‘a sn m0 ‘Aut Tob, Roma 15709 / 5124074 ‘Stampeto In proprio eee