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Mt. 5, 37 Ma il vostro parlare Anno XV-n.7 a a ain pit vien dal Ubi Veritas et lustitia, ibi Caritas Diettore: Sac. Emmanuel de Taveat cid che maligno, Responsabitia 15 Aprile 1989 Ta GREATS & TUTE PEROT «NON VOLER SAPERE EM UNA BETO TA POW MENTE AC ENE DEO IL COMPLICE ROMANO DEI «TEOLOGI» RIBELLI: IL REDENTORISTA HARING La sortita La «Wichiarazione di Colonia» @ stata preceduta di circa 10 giorni dalla senzazionale sortita dell'ineffabile re- dentorista padre Bernard Haring, ch facendo ricorso alla inconsistente ei ronea «collegialita», ha chiesto che sul la dottrina dell’Humanae Vitae «Gio- vanni Paolo II consulti i Vescov/ Quasi consultazione democratica». I! Tempo 19 gennaio u. s. cosi ne dava notizia: «Lo studioso tedesco, docente eme- rito in una Université pontificia, apre un ‘nuovo fronte di dibattito. Lo fa poco dopo che mons. Carlo Caffarra, presidente dell Istituto Giovanni: Paolo If nell'U- nniversité, Lateranense e considerato da ‘molti il “teologo di fiducia” del papa, al congresso internazionale di teologia mo- rale é tornato a condannare qualsiasi tipo di contraccezione arrivando a pa- ragonarla all’omicidio». A questo punto @ opportuno dire qualcosa sul redentorista Haring, su questo «moralistay disceso nel post concilio dalla sua cattedra accademica, quasi Giove dall’Olimpo, per pontifi care dalle pagine di Famiglia Cristiana, Alt al padre Haring Nel 1968 un noto teologo romano, che seriveva su Lo Specchio, sotto lo pseudonimo de ! Vigile, richiamd I attenzione sulla «nuova morale del redentorista tedesco, ponendo la do- ‘manda: «Sono eristiani i pareri morali di padre Haring?» La risposta decisa era: —No! Della brillante confutazione abbiamo ripor tato inun precedente numero disi si no nno alcuni tratti. A conclusione, il teo logo de Lo Specchio seriveva: «Se questa, o Haring, é la futura morale cristiana, io preferisco quella antica ed eterna. E quanto a lei, mi permetta di dirle che, veleggiando oltre i ‘punti fissi della Rivelazione divina e del Magistero della Chiesa, verso la futura ‘morale “cristiana’”, lei corre ilrischio di favorire lamorale dell’anticristo La pregherei, percid, di ritrattare, in qual: che modo, gli errori che mi lusingo di aver illustrato». Responsabilita L'Haring non ritrattd niente né, d’ altronde, dalle Autorita gli mai stato chiesto di ritrattare alcunché, ma gli & stato permesso di diffondere indistur- bato la «sua» morale cristiana, che di morale e di cristiano non ha pid nulla, non soltanto dalle pagine della rivista «cattolica italiana a maggior tiratura e diffusione capillare, ma anche — fatto ancor pitt inescusabile e gravido di conseguenze per il futuro della Chie- sa — dalla cattedra dell’ Accademia Alfonsiana, annessa alla Pontificia U- hiversita Lateranense, I'«Universita del Papam L'Osservatore Romano, con vergo- gnosa cortigianeria, si ricordd della «superficialité, «leggerezzan ed «ir- responsabilita» di B. Haring, solo quan- do questi ebbe I'imprudenza di offen. dere Paolo V1, dichiarando ad un gior- nalista che i discorsi del Papa erano «in gran parte scritti da altri» (eft. L'Osservatore Romano 2/3. gennaio 1975 esi sinono dicembre 1975 pp. 2 3). Ma che cos'era mai l'offesa per- sonale fata a Paolo VI di fronte all opera di corruzione morale che 'Ha- ring andava svolgendo a livello po. polare ed accademico? Impunito, B. Haring continud a fare scuola e dalla sua scuola sono usciti — non occorreva esser profeti per prevederlo — tutta uuna generazione di «moralisti immo- rali», tipo Curran, che oggi inquinano la Chiesa e lavorano a perdere le ‘ultima novita Liultima novita cavata dallimpu nito Haring 2 la «morale messa ai votin: il Papa dovrebbe indire un refe rendum trai Vescovie — perché no? — trail «popolo di Dio» per stabilire se la contraccezione @ morale o immorale. Quasi che i voti dell’Episcopato e lo stesso Pontefice regnante avessero ri- cevuto da Dio il potere di annullare una dottrina certa e costante della Chiesa e la stessa legge naturale. Il democraticismo morale del re- dentorista Haring, si fonda su un erro re di ecclesiologia che tocca la stessa struttura divina della Chiesa: la nega- zione del primato dottrinale conferito a Pietro e ai suoi Successori, per il quale primato le «definizioni del Ro- ‘mano Pontefice sono irreformabili per se stesse, non per consenso della Chiesa» (Vaticano ID. 1839; ef. 166, 694, 1833-35). Eidentica eresia degli estensori del Documento di Colonia, del quale non a caso B. Haring @ uno eee sisi_no no 15 aprile 1989 dei principali firmatari. Complicita I can. 1364 §1 del Codice di Diritto Canonico sancisce che l'eretico incorre nella scomunica ipso facto 0 latae sententiae, come ricorda anche il card. Ratzinger in Rapporto sulla Fede. Ora il comportamento dei teologi te- deschi e del loro complice romano, il redentorista B, Haring, ? tale chenon® temerario giudicarli pertinacemente e- retici. E d’altronde un giudizio serio dell’ex Sant’ Uffizio non faticherebbe molto ad assodarlo, E tuttavia — an- che qui non occorre essere profeti per prevederlo e in ogni caso saremmo felici di ritrovarci cattivi profeti — ‘ancora una volta questo canone reste- 1& inutilizzato contro i nemici interni della Chiesa, veri corruttori delle ani me. Nel qual caso dovremo dire che il tempo della prova terrena di ogni uo- ‘mo @ troppo breve e la sua sorte eterna troppo importante perché le Autorita sia della Chiesa che dei Redentoristi possano essere scusate di un'indul- genza, il cui vero nome & complicita. Un moralista «LA GAFFE SESQUIPEDALE>» del paolino ESPOSITO illustrata anche da un «fratello» massone Le tesi del paolino Esposito Una ricea serie di inediti e rivela- tori aspetti dei rapporti intercorsi dal 1969 al 1979, sotto varia forma, tra alcuni membri della Chiese ed alti dignitari della massoneria italiana, dap: prima a livello di «conversazioni» uf ficiose ¢ poi in sede di pubblici di- Dattiti, sono resi noti, con copiosa dovizia di particolari, ne La Massone- ria tradita, un'opera poco conosciuta che reca le firma di un non secondario rappresentante della Libera Murato- ria della Penisola, il dr. Lucio Lupi {Antiqua Studio ’ Editoriale, Roma 1980). E risaputo come la pid) generosa fonte di informazioni in materia, per quanto in un'ottica dichiaratamente apologetica, sia stata finora rappre- sentata dai libri e dagli innumerevoli articoli del paolino Rosario Esposito: citeremo per tutti La Riconciliazione tra la Chiesa e la Massoneria (Longo Editore — Ravenna 1979): «Noi cat- tolici, noi massoni», frutto della col- laborazione coi padri Caprile e Riguet € del patrocinio della casa editrice ‘massonica «Atandr» (Roma 1980); La Massoneria e Italia dal 1800 ai nostri ‘giomni (Bdizioni Paoline — Roma 1978) ¢, da ultimo, lo stupefacente Le grandi convergenze tra la Chiesa ¢ la Masso- neria (Nardini editore, anch’esso mas E altrettanto noto come una delle tesifondamentali che percorrono tutta Vopera dell’ Esposito, il quale afferma orgogliosamente di avere «partecipato @ tutte le fasi del dialogo» (vedasi la presentazione de «La Riconciliazio- ne»), ¢ quella secondo cui alcuni tra i pid autorevoli organi della Chiesa cattolica, come la Segreteria di Stato e la Congregazione per la Dottrina della Fede, non solo fossero @ completa conoscenza delle iniziative dirette promuovere I'auspicata «riconciliazio- ne» con la setta, ma avessero anche tacitamente approvato, se non espres- samente autorizzato, taluni dei passi pid impegnativi, Tra questi ultimi, spicca il dibattito pubblico di Savona del 15 giugno 1969, che forse @ il pit celebrato da parte del padre paolino e dei suoi emuli Detta tesi, peraltro, ® pienamente coerente con il dichiarato intento dell’ Esposito: dimostrare che con il docu- mento pontificio del 19 luglio 1974, diretto al presidente della Conferenza Episcopale USA, il card. Franjo Se- per, Segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede, abbia volu- to abrogare la scomunica della mass neria pronunziata il 28 aprile 1738 da papa Clemente XII, formalizzata nel canone 2335 del Codice di Diritto Canonico promulgato nel 1917 e riba- dita in quasi 500 dichiarazioni uffi- cialie, per ultimo, dalla suddetta Con- gregazione in data 26 novembre 1983 (al fedeli che appartengono alle asso- ciazioni massoniche sono in stato di eccato grave e non possono accedere alla Santa Comunione») in termini patentemente inderogabili e vincolanti per tutti i Pastori, inibiti formalmente ad emettere giudizi diversi. Reazione massonica Meno noto é che il dialogo avviato con la massoneria da Esposito, Capri- le ed altri ha provocato una ferma reazione non solo negli ambienti pit responsabili della cattolicita, ma an- che nei circoli pitt «puri» ed intransi genti della Libera Muratoria, maggior- mente impegnati nel salvaguardare il carattere materialista, laico ed antire- ligioso delle Logge. Contrariamente a quanto l'Esposi to asserisee, questi — a detta del Lupi — non soltanto non agiva in base ad alcun mandato, espresso o impli conferitogli da organi della Gerare! ma addirittura, all'wopo coinvolgendo nelloperazione altri ecclesiastici (co- me i Caprile, i Riguet, i Bernini, eli Ablondi e, senza successo, i Miano), si proponeva di «forzare la mano» alla Gerarchia medesima, dando vita ad una sorta di fatto compiuto nel quale, vantando deleghe e credenziali scarsa mente probabili, era riuscito a coin- volgere alcuni tra i pid importanti rappresentanti della massoneria. Il- luminante @ la domanda che, in propo- sito, si pone il Lupi (pag. 119): «Qual é il senso e qual é la portata, diremo qual @ la beffa di un dialogo ufficiale e pubblico che la tuttora credula mas- soneria italiana... va gloriosamente in- tessendo con il mondo ufficiale della Chiesa, 0 non piuttosto — 0 ancora peggio — con taluni isolati esponenti di essa’. La farsa di Savona Al dibattito pubblico di Savona, che costituisce indubbiamente il «ca: vallo di battaglia» dell’ Esposito, il qua le vi coglie («La Riconciliazione» page. 93 e 94) ilraggiungimento, tra gli altri, dell obiettivo di coinvolgere la Gerar- chia «almeno in senso permissivon, il Lupi dedica il capitolo significative- mente intitolato «Della farsa di Sa- vvona ed altre cose». «Si diffonde d'un tratto la voce che Rosario Esposito e Giordano Gamberini hanno concertato un pubblico incontro per dibattere, in iseambio di amorosi sensi, il tema della massoneria»: cosi inizia la cronaca del Lupi (pag. 135 e segs.) il quale non 15 aprile 1989 Ist si_no no 3 ud evitare di meravigliarsi che «non era ancora neppur noto alla famiglia |massonica -N.d. R.|.. che trail Gran Maestro ed il padre paolino vi fossero rapportidiretti.. Si seppe anche subito che la Giunta dellordine era stata al riguardo interpeliata. Alla sferzante smentita della pre- tenziosa affermazione dell’Esposito, secondo cui «ai lavori partecipavano i vertici delle due comunité («La Ricon ciliazione», pag. 48), il Lupi fa seguire le considerazioni dalui annotate sin da allora e condivise da numerosi con- fratelli: «... Occorrerebbe, quanto me- no, fosse inequivocabilmente chiarito il punto se UEsposito disponga di man- dato ufficiale da parte della Gerarchia di Roma, In difetto, egli potré anche essere domani sconfessato...»: eviden: temente il presunto mandato non era stato mai esibito 0 documentato, Di non diverso tenore erano le riflessioni di un altro esponente della massoneria, contenute in una lettera diretta al Gamberinie di cui it Lupi di contezza a pi" di pagg. 154 e 153: « se dall'alira parte non vi é un legale accreditato rappresentante... non pos- siamo allontanare da noi iltimore della ossibilité che un prete paoltino, il quale dibatte a titolo personale, possa tran- quillamente venire sconfessato» Il preteso assenso di sua ece.za Parodi Ma il terreno su cui Esposito viene smentito nel modo pit bruciante ® proprio quello del preteso assenso del Vescovo di Savona, mons. Parodi, il quale, stando al padre paolino («La Riconciliazionen, pag. 93), avrebbe nientedimeno «partecipato», in forme rnon meglio precisate, al contestato dibattito pubblico del 15/6/1969. Serivendo al Presule qualche gior- no prima, Esposito gli comunicava genericamente che «da un certo tempo hanno luogo tra qualificati elementi cattolici e omologhi elementi della mas- soneria vari contatti in ordine alla ma- turazione di condizioni che consentano un dialogo a pitt alto livello»; che una non meglio individuata «autorita supe- riore incoraggia questi contattin; che imminente incontro non dara vita ed una disputa con previsione di vinti e vincitorin, bensi ad «un discorso ami- chevolen. La missiva si concludeva con la dichiarata disponibilita dell’Esposi- to, quasi che egli fosse il segretario 0 Pattendente del Gran Maestro, a pro: curare a mons. Parodi «una visita di calore del Gamberini». Dunque: il Pre- sule, a pochi giorni dall'incontro, non solo non ne sapeva ancora nulla, ma non era neanche invitato ufficialmen te; gli veniva proposto un semplice ab- boccamento informale conil capomas- A cose fatte e ben lungi dal con- sentire ad un colloquio che lo avrebbe senza dubbio compromesso, anche per smentire le notizia non vera apparsa su NSecolo XIX, secondo cui egli avrebbe ricevuto alcuni dignitari delle Logee liguri», mons. Parodi dettail 19 giugno tun seco comunicato in cui prende dai fatti in cui "Esposito ha tentato di coinvolgerlo una distanza misurabile in anni luce. Il dibattito al teatro Astor viene liquidato come «lincontro... tra un sacerdote e un gran maestro della ‘massonerian; Vinformazione gli era sta- ta fornita dal Segretariato per i Non Credenti, il quale aveva tenuto a pre- cisare che «lincontro....avrebbe impe- gnato... semplicemente Ia respons bilita dei due espositori e nulla iti»; «non fu richiesto alcun parere reliminare» al Vescovo, la cui presen- 2a «non era ammissibile, poiché avreb- be cambiato Vimpostazione dellincon- tro che voleva essere non ufficialen; sintomaticamente 'Ufficio vaticeno, dicui era ed é Segretario don Vincenzo Miano, spiegava che il Presule savo- nese andava informato «non perché debba prendere alcuna posizione in merito, ma perché era doveroso da parte nostra che Vostra Eccellenza sapesse di che cosa si tratta». Come agevolmente rileva il Lupi, delle avances di padre Esposito non fatto alcun cenno nella messa a punto del Vescovo né il paolino ci viene pur nominato», mentre dal tenore della comunicazione ufficiale del Segreta- Fiato peri Non Credenti, per parte sua informata ad un netto ridimensiona mento del Convegno ligure, il Presule aveva inequivocabilmente dedotto «la inammissibilita della sua presenza in teatro» per avallare Vesibizione del duo Esposito-Gamberini. Il prete paolino, definito sarcasti- camente dal Lupi come «uno Sturzetto che si sentiva crescere di grado a mille doppi, una volta che andava inopinata- ‘mente assurgendo a protagonista di una cosi suggestiva vicenda» (pag. 144), era dunque privo di una qualsiasi legit- timazione superiore, anche di quella del Segretariato per i Non Credenti, alla cui presunta identita di vedute, tattica e strategica, sul terreno mas: sonologico padre Esposito fa costante Fiferimento. Il padre Esposito contraddice se stesso su mons. Dante Ber- nini In realta, il padre paolino non & smentito, in misura radicale, soltanto da chi, come il massone Lucio Lupi, «sa bene quel che si fa in Loggia» (per mutuare T'espressione che lo stesso Esposito adopera nel dedicare Le gran: di convergenze tra Chiesa e Massoneria al beato Jean M. Gallot, «sacerdote, ‘massone, martiren). Egli si eontraddice anche da sé ‘Valga a mo’ di esemplificazione la «vexata quaestio» dei limiti della par- tecipazione di mons. Dante Bernini alle «conversazioni» informali con e- sponenti della massoneria. Si tratta dell'attuale Vescovo di Albano Li le, notoriamente schierato su posizioni di una sinistra particolarmente avan- zata, distintosi durante gli ultimi anni dell'era brezneviana nell'organizzazio- ne e adesione a svariate manifestazioni a «senso unico» contro i programmi di riarmo dell'Europa Occidentale insie- me ad altri Presuli, tra cui Bettazzi Vescovo di Ivrea, destinatario a suo tempo di una discussa lettera aperta di Enrico Berlinguer sul tema del «com- promesso storico» tra cattolici e mar- xisti. Lo stesso Bernini, peraltro, nelle sedi in cui ha operato, si @ sovente prodigato «trasversalmente» peril va- ro di Amministrazioni che vedessero la collaborazione della DC con il PCI pili recente esempio® proprio quello di Albano Laziale. Lo scorso anno il Ber- nnini 8 stato pesantemente tirato in ballo anche su alcuni organi di stampa locale a proposito del massiccio ap- poggio che egli avrebbe fornito ad un discusso esponente cittadino della si- nistra DC ai tempi in cui era Vescovo di Velletr In quella occasione, intervenendo in difesa di mons. Bernini tirato i allo anche quale membro dell’ équipe pro-massonica dell'Esposito, questi ha voluto pressoché annullare il ruolo av to nella vicenda dal Presule di Albano Laziale, testimoniando che «mons. Bernini stette con noi soltanto per la cena» (la sera del 27 ottobre 1972 a Ariccia) e che «la breve, cordiale, mo- destissima presenza di mons. Bernini alla cena della Casa del Divin Maestro siiscrive in una serie meritoria di aper- tura pastorale», Per converso, a pag. 26 de «Le grandi convergenze», il padre paolino ben diversamente tratteggia il ruolo di Bernini, inquadrandolo patentemente nell'incontro «a tutti itivelli.. fra le due comunité, quella ecclesiale e quella ‘massonica» e menzionando espressa- mente «il caso di monsignor Dante Bernini di Albano L. e di monsignor Alberto Ablondi, che parteciparono agli incontri che noi del gruppo italiano intrattenemmo coi dirigenti massonici dal 1968 al 1977, proseguendoli poi a livello individuale». Massone «nello spirito» In Complotto contro Pio comparso su I! Sabato del 3/10 settembre 1988 (pag. 23) cosi si esprimeva Antonio 4 sisi nono 15 aprile 1989 Socei a proposito del Nostro: «ll pao- lino p. Rosario Esposito — che si pro- ‘fessa apertamente massone — ha dedi- cato un intero volume — edito dalle Paoline nel 1979 — alla guerra fra quel Papa e la massoneria». Liautodifesa dell’ Esposito 2 stata, icamente, molto pid effi- cace dell'accusa: «L iscrizione mi & stata offerta pit volte, perché infinita é 1a cortesia di cui mi clamava il paolino dalle pas Pastorale — la mia risposta é stata: “Non posso accettare in primo luogo erchéil Diritto Canonico non mi da via libera e, inoltre, perché se lo facessi non sarei pit: altro’, cio’ la Chiesa. Dia- logherei con me stesso; nello spirito, ‘Perd, sono con voin, Poche settimane dopo, tornando sull’argomento dei presunti errori sto- rici commessi dalla cattolicita nei con- fronti delle organizzazioni massoniche (Palestra del Clero — 1° gennaio 1989), VEsposito giungeva non lontano dai legittimare la famigerata Loggia P/2: «.. Il mondo cattolico riusct con il trascorrere del tempo a creare una sintesi di questi elementi fusi insieme e additati al pubblico disprezzo e orrore la Sinagoga di satana: satanismo, e- braismo, massoneria: nulla di peggio avrebbe potuto essere trovato a per- dizione del mondo, Tutta V'ecclesialita si attesté su questa trincea. Fin dal secolo XVIII un'intera letteratura, anonima o firmata, combatté questa battaglia non solo sbagliata, ma inutile... I!clima che si cred negli anni 70 intorno alla P2 éla pitt perfetta reincarnazione dell‘anti- massoneria patologica, che crede di ‘aver trovato il capro espiatorio di tutti i mali nazionali e che si fonda su una disinformazione che muove spavento». La lettura delle sconcertanti con- siderazioni che precedono fa capire appieno chi in realta sia incorso nella «gaffe sesquipedale», che nell’articolo in questione I' Esposito attribuisce agli awersari della massoneria (e suoi) Georgius MANDATO MODERNISTA PER I CATECHISTI DEL CARD. CE ovvero i frutti del PONTIFICIO ISTITUTO BIBLICO Gente Veneta, 25 settembre 1988, pubblicava il Messaggio del Patriarca ‘er il mese di ottobre con il seguente ‘Saluto ai catechisti: «Sabato pomeriggio, 1 ottobre, alle ore 16, 30 attendo i catechisti in San Marco per la celebrazione del “Man- dato”. E un momento “pentecostale” nella vita della nostra Chiesa, sotto la pre ‘shiera propiziatrice di Maria. Sull’altare di San Marco, evange- lista e martire, icatechistirinnoveranno laprofessione di fede del loro Battesimo, ‘per essere mandati a dilatazione e rea- lizzazione delta missione apostolica, ad annunziare a tutti 'Evangelo di sal- vezza, Un momento costitutivo della vita della nostra Chiesa, che celebra la ministerialité battesimale e la rende attuale: un grande dono di speranza. Viviamolo con rinnovata fede, come un dono dello Spirito sempre nuovo e crestor aorand, benedicendo e spe- rando. F.to Marco card. Cé, patriarca A preparare i catec evento ha provveduto I" chistieo del Patriarcato, con quattro schede sull'unico articolo de! Credo: «Jo credo in Gest Cristo che pati, morte fu sepolton. Un aneddoto «sordido e sacro» «Per rendere il tutto ancor pitt utile ed atiraente — si legge nell'introdu- zione —le quattro schede si aprono con dei brani tratti da un'opera di lette- ratura contemporanea: Joseph Roth: “Il santo bevitore”». Un aneddoto «sordido e sacro» de- finiva ilracconto del Roth il aicissimo Corriere della Sera (2 settembre 1988) Ed infatti il protagonista, un ex mi- natore finito in carcere per un delitto e si augura che «Dio conceda a tutti noi, a noi bevitori. ‘Come si vede, ilracconto ® di fatto una grottesca caricatura del sopran- naturale e del culto cattolico dei Santi, ma i «cervelli» dell Ufficio catechisti- co del Patriarcato di Venezia hanno ritenuto di poterlo utilizzare per illu- strare ai «catechisti» in modo «utile ed attraente» Varticolo del Credo sulla passione e morte di Gesi. Nell'ultima scheda si giunge — ed é davvero il colmo — ad accostare la morte del bevitore, non «santo», ma peceatore impenitente, favorito nei suoi vizi dal intervento del Cielo, alla morte del Santo vecchio Simeone! «Favole» ben peggiori Queste, perd, non sononé le uniche né le peggiori «favole riscontrabili nelle schede, sulle quali i catechisti della Diocesi di Venezia si sono pre- parati a ricevere il «mandato». A pag. 5, dove siparla del «processo giudaicon a Gesi, si legge: «A questo unto interviene di fronte il presidente del Sinedrio, il sommo sacerdote, che one a Gest la domanda esplicita: “sei tu il Cristo, il Figlio di Dio benedetto?” (Me. 14, 61). La risposta di Gest: a questa domanda, cosi come la troviamo formulata nel vangelo (Me. 14, 62), forse ‘sa [con la minuscola, naturalmente| ha maturato dopo la Pasqua ma il senso fondamentale pud benissimo es- sere stato espresso da Gesti stesso: io sono il Cristo, il Figlio di Dio, che siede alla destra del Padre e che verrd a giudicare il mondo». Dungue la risposta riferita da Mc. 14, 62: «Si, lo sono [il Figlio di Diol vedrete il Figliuolo dell’Vomo, seduto alla destra della potenza di Dio venire sulle nubi del cielo», secondo i «cervel- oni» dell'Ufficio catechistico del Pa- jarcato di Venezia, «pud benissimo essere stata pronunciata da Gesti», ma altrettanto benissimo pud essere stata, inventata dall’evangelista o dalla «chie- 15 aprile 1989 sa» primitiva, Che cosa ne avranno dedotto i «catechistin? Che i Vangeli ‘non sono né autentici né storici né c'e da darli per taliai catechizzandi, e che percid parlare di divina ispirazione edi inerranza delle Sacre tali premesse, non ha s0. T1dubbio sull’autenticitae storicita degli Evangeli ritorna ripetutamente, insieme col mito della «comuniti» creatrice degli Evangeli stessi, nelle schede del Patriarcato di Venezia. Co- sia pag. 12 — si parla delle «pre- dizioni» della morte di Gesii — leg- giamo: «Nei Vangeli sono abbastanza frequenti i brani dove viene predetta la Passione di Gesui (Mc. 8, 27-33; 9-31; 10, 32 ss. Le. 9, 18; Mt 16, 13, 23). ‘Molti studiosi ritengono oggi che in tali Predizioni il ruolo delle parole e dei discorsi dello stesso Gest: sia in genere significative ed importante. Altri, i vece, attribuiscono tali brani quasi esclusivamente alla fede della co- munitte dell’evangelista testimoni della storia di Gest Cristo, morto ¢ risorto, una volta che tale storia era gia conclusa Indubbiamente tale seconda posizione espone a gravirischi, in quanto pone molti problemi (un eu- femismo| sulla consapevolezza di Gest stesso circa la propria missione [e non su questa consapevolezza soltanto}, Sipud, invece, direchealculmine della sua attivité. Gest ha realmente Parlato ai suoi del suo destino alla assione ed alla morte violenta. D'altra arte, essi possono aver capito il senso reale e profondo delle sue parole ed il significato della sua passione solo dopo {a risurrezione (Le. 24, 13 88., 44 38.; Gu. 2, 21 88), edunque & possibile che la forma con la quale i discorsi di Gest ‘sulla propria passione e morte vengono testimoniati nei vangeli sia anche do- outa alla fede della comunitd primi- iva». Insommala storicita degli Evangeli sarebbe tuttora una questione aperta, opinabile, eal cattolico sarebbe lecito, come fa I'Ufficio catechistico Patriar- cale di Venezia, prendere in esame le varie ipotesi, anche quella secondo cui yassi evangelici, che predicono la passione di Gest, e che gli evangelisti Fiportano come realmente pronunciate da Gesi stesso, possano, invece, at- tribuirsi «quasi eselusivamente alla fe- de della comunita ¢ dell'evangelista». Quasi che questo non significhi pren- dere in esame l'ipotesi che Nostro Signore Gesi Cristo non abbia pre- detto un bel niente o quasi, o che detti passi siano stati inventati post factum dagli evangelisti stessi o dalla «omu- rita primitiva» e che quindi la Chiesa, Ja quale ha sempre insegnato e difeso la storicita degli Evangeli, si sia in- gannata ed abbia ingannato per due- si si_no no mila anni e gli stessi evangelisti, i quali dichiarano la storicita dei fatti da loro raccontati (Le. 1, 1-4; Gv. 20, 30 s.:21, 24), siano dei mentitori e degli impo: stori. E cosi i catechisti, che: si sono preparati a ricevere il «mandato» sulle schede del Patriarcato di Venezia, non sapranno maise la Fede, che essipursi impegnano a trasmettere, si fondi su fatti storici o non si fondi piuttosto su. «favole» create dalla fantasia d i cristiani. Contro il «superdogmay Eppure anche il «superdogma» dei neomodernisti, ovvero il Concilio Vati- cano Il, ha riaffermato solennemente nella Dei Verbum l'autenticita (n. 18) € la storicita (n. 19) degli Evangeli: N. 18... «La Chiesa ha sempre in ogni luogo ritenutoeritiene chei quattro Evangeli sono di origine apo- stolica. Infatt, cié che gli Apostoli per mandato di Cristo predicarono, dopo, er ispirazione dello Spirito Santo, fu dagli stessi ¢ da uomini della loro cerchia tramandato in scritt, come fon- damento della fede, cioé 'Evangelo quadriforme, secondo Matteo, Marco, Luca e Giovanni (ef. S. Ireneo, Adv. Haer. III, I, 8: PG 7. 885; ed. Sagnard, p. 194)» Quanto alla storicita degli Evan- eli, il Concilio al n. 19 ancora pit energicamente e solennemente sen- tenzia: «Sancta Mater Ecclesia fir- miter et costantissime tenuit ac tenet’ La Santa Madre Chiesa ha ritenuto ¢ ritiene con fermezza e costan- za massima che i quatiro su indicati Evangeli, “quorum historicitatem ineunetanter affirmat’, dei quali af- ferma senza alcuna esitazione la sto- ricitd, trasmettono fedelmente quanto Gesii Figlio di Dio, durante la sua vita tra gli uomini, nella realta (reapse) ‘operd ed insegnd per la loro eterna salvezza, fino al giorno in cui fu assunto in cielo (cfr. Atti, 1, 1-2)» «La Santa Madre Chiesa ha rite- rnuto e ritienen: si tratta del Magistero infallible, anche se ordinario. Onde giustamente nel 1963, due padri ge- suiti spagnoli, Francisco de B. Vizma- nos ed Ignazio Rindor, scrivevano: «I valore storico degli Evangeli nottiet oltre ad essere chiaramente certo per il critico, per un eattolico @ una verita di fede divinae cattolica affermata dalla tradizione, dal Mi gistero ordinario e dal comporti mento quotidiano della Chiesa che hha sempre utilizzato gli Evangeli pre- supponendoli storici» (Teologia funda- ‘mental para seglares B. A. C. Madrid). Ma, si sa, i neomodernisti si cordano del «superdogmay del Vati- cano II (card. Ratzinger) solo quando torna loro utile per negare cid che la Santa Chiesa «ha sempre e in ogni luogo ritenuto». Diversamente anche il «superdogman rizzonte mentale. La torre di Babele La verita ® che i «cervelloni» dell’ Ufficio catechistico del Patriarcato di Venezia preferiscono al Magistero in- fallibile della Chiesa le negazioni, gli errori e i pregiudizi del razionalismo protestante, dei quali si fanno pe- dissequi ripetitori e capillari diffusori. La «comunita primitivan, creatrice de- eli Evangeli, 2, infatti, il mito, esso si creato dai teologi liberali protestanti per eliminare dalla vita di Nostro Si- gnore Gesii Cristo quel soprannaturale che il loro razionalismo si rifiuta di ammettere. La loro superbia li con- danna a negare empiamente ed in- fondatamente l'autenticita e le stori- cita degli Evangeli: dai Vangeli noi non sapremmo quel che Gesi harealmente detto e fatto: essi sarebbero solo I espressione della «fede» della primi- tiva comunita cristiana, «Lacritica non cattolica — seriveva il card. Parente — contesta il valore storico di una parte considerevole degli evangeli unicamente perché essa con- tiene fatti soprannaturai . Gli sforzi di questa critica che, dal sec. XVIITin poi, si condanna all'assurdo compito di spiegare la vita di Gesi escludendone ‘ogni elemento soprannaturale, hanno avuto come risultato una “torre di Ba- bele”’(Loisy) di opinioni che polverizza- no i testi senza uscire a cavame un possibile costrutto» Dizionario di teolo- gia dommatica), Ma il modernismo, aggiogato fin dalle origini al carro del razionalismo protestante, preferisce la «torre di Ba- bele» alla verita custodita e trasmessa fedelmente dalla Chiesa cattolica, Lreresia del «doppio Gest» La formazione modernistica o r zionalistico-protestante che dir si vo- glia dei catechisti della Diocesi di Venezia non si arresta q A pag. 19, ove si parla della pas- sione e morte di Gest 0, pid esat- tamente, dello «sviluppo storico delle riflessioni che la comunita credente ha prodotto sul mistero della passione e della morte di Cristo» (ivi), si legge: «A partire dalla Pasqua, la comunité cre- dente comincia la propria riftessione sullidentité e sul ruolo del suo Maestro ‘Signore, leggendo ed interpretando la sua figura alla luce della propria tra- dizione culturale e religiosa [..|», anche se si concede — bonta loro! — che indubbiamente alla base di tale pro- cesso vi é anche il ricordo della pre- 6 aa nono 15 aprile 1989 senza storica di Gest e del suo stile» Veresia del «doppio Gestin: dei «Gesit della fede» distinto dal «Gest: della storian; eresia che il Decreto Lamentabili, contro il modernismo, co- siriassume nella 29% roposizione con- dannata: «Sipud concedere cheil Cristo che ci presenta la storia é molto inferiore al Cristo che @ oggetto della feden (Dz 2038). Eresia pit ampiamente con: dannata da San Pio X nella Pascendi. indo ad esaminare nel moderni- sta lo storico e il eritico, il santo Pontefice scriveva: «! primi 3 canoni di questi tali storici o critic’ sono quegli stessi prineipii che sopra riportammo dai filosofi: cio’ Vagnosticismo, il teo- rema della trasfigurazione delle cose per la fede e l'altro che Ci parve oter chiamare dello sfiguramento, Os- serviamo le conseguenze che da ciascu- no di questi si traggono. — Dall! agno- sticismo si ha che la storia, non meno che la scienza, si occupa solo dei fe nomeni Dunque tanto Dio quanto un intervento qualsiasi divino nelle cose umane deve rimandarsi alla fede come di esclusiva sua pertinenza. Percié se si tratta di cosa in cui si incontri un duplice elemento divino ed umano, co- me Cristo, la Chiesa, i Sacramenti ¢ simili, dovré dividersi e sceverarsi in modo che cid che ¢ umano, si dia alla storia, cid che é divino, alla fede. Quin- i quella distinzione comune fra i modernisti fra un Cristo storico ed un Cristo della Fede una Chiesa della storia e una Chiesa della Fede, e via dicendo, — Dipoi questo stesso elemento umano, che vediamo lo storico rendere per sé, quale esso si porge nei monumenti, deve ritenersi sollevato dalla fede per trasfigurazione al di la delle condizioni storiche. Con- viene percid separare di nuovo tutte le aggiunte fattevi dalla fede ed abban- donarle alla fede stessa ed alla storia della feden. Conclusione: i modernis nella storia che chiamano “reale affermano Cristo non essere Dio né aver fatto nulla di divino». Anche qui, distinguendo tra un «