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Mt. 5, 37: Ma il vostro parlare si a a pla vien dat Ubi Veritas et lustitia, ibi Caritas cid che in ‘ivolacone « Religions Attasione ¢ Informasione » Disamina - Rerponsabilts Anno XV. n. 15 COvindicinale Cattlice + ANTIMODERNISTA = Foodtore: Sac. Francesco Putt Direttore: Ste. Emmanuel de Tavers 15 Settembre 1989 "GOLUABORATIONE APEATA A TUTTE LE = PENNE. PERO™ «NON VOLEN SAPERE GMI LWA DETTO MA PONT MENTE A GO” ONE DETTO™ Um Oo) «IL GIOCO DELLE PARTI» Ancora sui 63 «teologi» ribelli E noto che solo l’autorita dei Ve- scovi, oltre quella del Papa, ¢ di diritto divino nella Chiesa. E tuttavia, a par- tire dal Vaticano Ii, in nome di una falsa «collegialitan, questa autorita di istituzione divina é stata subordinata allautorta, di istituzione affatto uma- na, delle varie Conferenze episcopali, regionali, nazionali, internazionali ¢ via dicendo. Nel caso dei 63 «teologi» ribell invece, la Conferenza episcopale ita liana, pur dichiarando per bocca del suo Presidente, card. Poletti, che la loro “Lettera” aperta mette in questio- ne la «dotérina eattolica circa la Chiesa una e universale e cirea il Primato del papa» (cfr. sisi no no 31 maggio u. s.) ha rinviato il caso dei singoli teologi ai singoli Ordinari diocesani. Dobbiamo dedurne una riscoperta della loro au: torita di diritto divino? La risposta ai fat “Rimesso ai singoli Vescovi, il caso dei teologiribellisié ben presto risolto in altrettante farse. Alcuni, come il Vescovo di Udine, mons. Battisti han- no comunicato alla stampa che ileaso & chiuso, avendo «incontrato» l'inerim(- nato (in realta «di casa» nella Curia); altri, come il card. Martini, sison presi cura di giustificare personalmente i ribelli (che nella Diocesi di Milano sono ben cingue, e tutti insegnanti nel Seminario diocesano); altri ancora, co- me il Vescovo di Brescia, mons. Bru- no Foresti, hanno sic et simpliciter riconfermato i rei nellincarico che gid ricoprivano in Diocesi (e nella Diocesi di Brescia si tratta della presidenza degli studi teologici del Seminario) + presidente della CEI, card. Po- letti, 2 ben servito nelle sue «preoecu- pazionin per gli walliei dei seminari e istitutiteologici, coloro che domani sa~ anno i nuovi sacerdoti, e che certo non ricevono oggi da alcuni loro maestri un esempio formativo, sotto il profilo della teologia, della, spiritualita e del senso della Chiesa» Dialtronde una rapida scorsa ai titoli e ai commenti dei vari bollettini diocesani @ sufficiente per cogliere aria di pido meno larvata connivenza che soffia dalle Curie. Adista n. 45/89, riportandone di- versi, intitolava: «l 63 teologi visti dai settimanali diocesani: contestat, ma non troppo e non da tuttiv. Aleuni Vescovi non hanno esitato a riconoscere apertamente un valore po- sitivo alla lettera di contestazione dei 63 «teologi» italiani. Tale lettera co- stituirebbe, secondo I’Areivescovo di Perugia, mons. Ennio Antonell «un avvio di dialogo» tra Vescovi ¢ teologi, benché caduto «nel momento meno indicato» e cio’ dopo la con- testazione dei «teologi» tedeschi essa avrebbe messo in luce, secondo I Ar- civescovodi Torino, mons. Giovan- ni Saldarini, «un certo disagion che innegabilmente «’é», onde «bisogna anche affrontare i problemi e le do- mande che questo fatto ha suscitato» owero «bisogna dialogare, parlare, seambiarsi opinioni, cercando di pre cisare bene il ruoto dei teologi e quelto dei Vescoui |ma non é gia precisato, € da secoli?}» senza «demonizzare tutto quello che si scrive-e si dice su riviste e eriodici che hanno svolto e svolgono [compreso il regno?] una notevole fun- zione dentro e fuori della Chiesa», come si esprime l'Arcivescovo di Lecce, mons. Cosmo Francesco Ruppi, il quale deplora solo che sia stato detto «in pubblico il richiamw fatto \dai 63] al proprio fratello |il Papal. (Adista cit.). E sorvoliamo sul Vescovo di Molfetta, mons. Tonino Bello, che esprime «comprensione solidarieta nei confronti dei 63 teologi, da pitt parti divenuti oggeto in questi siorni di pesanti giudizie di ingenerose valutazioni emozionali [anche da parte dolla CE e del suo Presidente?) cirea Vortodossia e il loro amore alla Chiesa» ui). Lallezione dei fatti& che la CEI ha rispolverato l'autorita dei singoli Ve- scovi per concedere ai «teologi» ribelli Vimpunita, Quanto alle sorti dei firmatari — serivevamo in si sino no 31 maggio 1989 — «non c'é da esserne preoccu- pati: la loro causa, rimessa da Roma alla CELe dalla CEI ai singoli Vescovi, 6 gid giudicatan, dato che la riaggior parte dei firmatari ha con il proprio Vescovo non quel «contatto diretion che il Presidente della CEI, card. Po- lett invitaa «cercare», maun contatto intimo. Enon eravamo i soli adirlo. Un po’ ingenuamentelo scriveva anche la Vita del Popolo di Treviso (n. 21/1989) a firma D. B «Forse che una buona parte dei teologi che hanno sottoscritto la lettera non sono loro [dei Vescovil collabo- ratori nelle curiee nei seminarid Tealia? Forse che, con quest studios, i Vescovi non hanno una consuetudine di rap- porti e quindi delle occasioni continue e {fraterne di scambio e di conjronto?». Non occorreva davvero un acume speciale per intuire che stavemo as- sistendo a un «gioco delle parti», con quale la CEI ha creduto di salvare le apparenze e, al tempo stesso, ha sal- vato i mostri sacri della teologia ita liani, da lei covati, coccolati e persino imposti per l’«aggiornamento» del po vero elero italiano, Saverius sisi_nono 15 settembre 1989 IL MODERNISMO OGGI I modernismo, gid condannato da ‘San Pio X nell’encictica Pascendi,cele- bra oggi il suo trionfo sulla Fede catto- lica, Nel seguente articolo il padre Cal- mel 0. P. illustra le cause di questo trionfo e dé una risposta ai gravissimi problemi che oggi si pongono alla co- scienza dei cattolici N. B. Il titolo originario é Le mo- demisme actuel La traduzione, no- stra, ¢ da Itineraires giugno 1974. 1 sottotitoli sono della nostra redazione. Apostata e traditore Leeretico elassico, Ario, Nestorio, Lutero, anche se ha qualche velleita di restare nella Chiesa cattolica, fa cid che & necessario per esserne escluso: combate a viso aperto la verita rivela- ta, il cui deposito vivente ® custodito dalla Chiesa. Invece l'eretico o, me- slio, l'apostata modemista, un abbé Loisy, ad esempio, un padre Teilhard de Chardin, rifiuta coscientemente tut tala dottrina della Chiesa, ma nutre la volonta di restare nella Chiesa ed uti lizza tutti i mezzi per rimanervi: dissi- mula, finge, nella speranza di portare a termine il suo disegno di trasformare la Chiesa dall’interno 0, come scriveva il gesuita Teilhard de Chardin, di «retti- ficare la Fede» (1). L'ipocrisia ® la nota caratteristica e peculiare del moderni- sta. Il modernista, non lo si sapra m: abbastanza, @ un apostata e per di pitt un traditore. Un miracolo molto raro Voi forse domandergte: data la posizione fondamentalmehte sleale a- dottata dal modernista, come gli sar possibile mentenerla per tutta la vita senza mandare in frantumi il suo equi- librio interiore? E_mai compatibile Tequilibrio psicologico con una dop- piezza continua e concernente i pro- blemi supremi? La risposta ® affer- mativa per i capi. Per tutti gli altri, i seguaci, la domanda sull'equilibrio psi- cologico all'interno di un’ ipocrisia sen- za incertezze & sen2’altro molto meno acuta. Fra'altro, questi seguaci, quan- do sono sacerdoti, il che & frequente, finiscono generalmente con lo sposarsi € cid pone fine alla necesita di dissi- mulare. Una volta sposati, resteranno certamente apostati, ma non saranno modernisti. La loro situazione si chia- risce: non devono pitt simulare le ap- parenze del sacerdote cattolico. Per i capi, per i prelati con una posizione importante, il modernismo @ praticato senza troppi disturbi psicologici, per- ché sono distratti da complici che non danno loro tregua, da adulatori instan- cabili, Essendo dunque distolti dal ripiegarsi su se stessi, riescono a sfug gire alle torturanti domande di una coscienza morale troppo lenta @ mo- rire In tutti i modi, se la cecita dello spirito e "indurirsi del cuore, se il caso del don Cénabre di Bernanos resta un gran mistero, non cessa per questo di verificarsi né porta necessariamente alla follia. Siamo certi che qufsto rin- chiudersi nelle tenebre spirituali non avviene tutto d'un tratto, ma si pre para a lungo, attraverso numerose re grazia. Questo castigo divino, perché si tratta di un castigo, & meritato da molti peccati. Inoltre, ben ché qualsiasi peccatore possa un gior- ‘no pentirsi e chiedere misericordia, bisogna ben capire che un siffatto peccatore non pud convertirsi se non per un grande miracolo della grazia, un miracolo molto raro Negazione radicale della reli- gione Per il modernista, come dice il suo nome, la religione @ essenzialmente moderna. Essanon domina il tempo. B immersa interamente nella storia, nel- le vicende dell’umanita in cammino. “Non vi@ rivelazione data una volta per tutte, per insegnare i misteri divini. Non vie sacrificio che meriti la grazia una volta per tutte, Non vi ® alcun ‘Testamento nuovo ed eterno. Tutto din evoluzione indefinita. E in questo sen- so che la religione @ detta moderna dai modernisti. La religione cattolica, peril moder- nista, ® puramente e semplicemente umana, non ricevuta da Dio per un’ iniziativa infinitamente misericordio- sa, tramite la Rivelazione perfetta e la pienezza di grazia di Nostro Signore Gesit, ma semplice prodotto del pro- gresso della umanita. La religione cat tolica ®, senza dubbio, un prodotto particolarmente prezioso e raffinato, ma non ha niente a che vedere con cid cche si chiama grazia e Rivelazione. E, severamente contenuta e circoscritta nei limiti dello spirito umano; non su- pera le possibilita dell’'umanita in evo- luzione, dato che queste possibilita non hanno limiti precisi. Quando il modernista pronuncia i voeaboli cristiani: intervento divino, rivelazione 0 grazia, non li intende in senso cristiano. Li reinterpreta, ridu- cendoli con moita astuzia a non oltre- passare 'umano: Dio non & trascen- dente. 1 modernista non dice, nel senso in cui lo diciamo noi: Padre nostro che sei neicieli.., come non dice, nel senso cattolico: Gesit& il Figlio di Dio incarnato redentore. Per il moder- nista non é vero che Dio ha tanto amato il mondo da inviargli il Suo unico Figlio, nato dalla Vergine Maria. Partendo da questa concezione par- ticolare della religione, o piuttosto, partendo da questa negazione radi cale, il modernismo dei tempi di San Pio X ¢ il modernismo attuale diffe- riscono su molti punti, Tuttavia l'es- senza ® identica; le variazioni non toccano lessenziale. In questa eresia, 6 meglio in questa apostasia, un prin. cipio immutabile: la religione deve essere moderna. Un procedimento & invariabile: mascherarsi per restare nella Chiesa e cambiarla dall'interno. E perehé ei guarda rigorosamente e questo principio e a questo procedi- mento che il catechismo del padre Lémins ha mantenuto il suo valore cinquant'anni_dopo la sua pubblica- zione, e nonostante le differenze tra il secondo e il primo modernismo. Le variazioni in effetti sono aecidentali La forza del modernismo Tl fondo delle idee moderniste non ha niente di molto originale. Questi apostati non hanno inventato una filo- sofia particolare, ma hanno tentato di allineare la religione ad una filosofia sbagliata, al soggettivismo e allidea- lismo, che avvelenano il mondo da ormaitre secoli. Traimodemistinon si trovera mai un pensatore che possa ricordare, neppure da lontano, De seartes o Hegel. Teilhard de Chardin, che conobbe un momento di voga, non ha fatto altro che moltiplicare le va- riazioni sul tema ribattuto dal moni- smo evoluzionista, Dal punto di vista delle teorie, il secondo modernismo, ossia quello del Vaticano Il, aggiunge al primo T'idea confusa e mai giustifi- cata chiaramente, di un ecumenismo sfrenato, un falso ecumenismo religio- so ed umanitario, che fonderebbe cre- denze e riti. Non @ il genio di qualche grande pensatore che ha dato al modernismo Ja sua forza, ma la perfezione dei suoi procedimenti di penetrazione e di do- minio. I procedimenti stessi sono ri- calcati su quelli delle societa occulte, 15 settembre 1989 principalmente le varie massonerie. Sono i vecchi procedimenti, gid ben spiegati da Augustin Cochin (2), che cerano stati messi alla prova dalla Rivo- luzione francese e che sono stati app! cati alla Chiesa per devastarla, Se ne conoscono icaratteridistintivi:innanzi tutto un’autorita illusoria. L’autorita reale appartiene a vari organismi, dif ficili da descrivere con precisione, uf- ficialmente irresponsabili, mentre I’ autoritA ufficiale @ ridotta a servir loro da paravento facendo accettare al po- polo cristiané le loro direttive anticri- stiane. Basta ricordare, per avere un’ idea del potere distruttivo che @ pr prio delle autorita illusorie, la rapidita con la quale si @ fatta prevalere la pratica devastatrice dei nuovi riti di comunione, le nuove «eucarestie», in generale la nuova liturgia. La forma pereccellenza delle autoritaillusorie & a collegialita posteonciliare. La vitto- ria completa della Chiesa sul moder- nismo passera attraverso la soppres- sione della collegialita La «reinterpretazione» della li- turgia Lareinterpretazione, ossia una fal- sa spiegazione delle verita della fede che, con il pretesto di farle capire meglio dallo spirito dei moderi, le volatilizza furtivamente e senza chias so, questa reinterpretazione ® diven- tata uno dei procedimenti pit frequen tidel modernismo, e si &estesa a tutta Ja liturgia. Sappiamo che laliturgia della Mes- sa comprende due elementi di valore differente: innanzi tutto le orazionie le letture, nelle quali @ implicita una rofessione di fede; poi lofferta reale, sotto una forma incruenta istituita dal Signore, del suo unico sacrificio offer- toil Venerdi Santo sulla Croce. Niente di pid facile per chi ha autorita sulla liturgia di prendere di mira i due ele- menti che la costituiscono. Si cam biera la professione di fede senza dare all’occhio e si preparera la distruzione del sacrificio sacramentale. Perla pro- fessione di fede saranno sufficienti piccoli passi o omissioni nelle tradu zioni delle orazioni e delle letture. Per il sacrificio sacramentale si introdur- ranno formulae riti equivoci privi di cid che ® necessario per far coincidere infallibilmente Vintenzione del sacer dote, ministro di Cristo, con T'inten- zione di Cristo, che celebra attraverso di lui, Anche se lintenzione del sa- cerdote rimane abbastanza spesso quella del Cristo e della Chiesa, cid non é certo in virti dellinsieme dei mente stabiliti, o in virti, e degli atteggiamenti, & una disposizione esclusivamente per- sonale, I nuovi segni, i formulari, gli sisi nono atteggiamenti, invece, sono escogitati affinché, ufficialmente, possano con- venire sia al pastore, che non é sacer- dote e nega la Messa, sia al prete cattolico, che il solo vero sacerdote. vendo, dunque, a disposizione solo un rito di per sé equivoco, l'inten- ione del sacerdote sara spesso espo- sta a non coincidere pitt con quella di Cristo e della Chiesa; la Messa stessa corre il rischio di non essere pid una Messa, né la Comunione una Comu- nione Ora, @ facile moltiplicare gli equi- voci neila liturgia perché Ia celebra- zione comporta delle variazioni non potendo essere fissata in uno schema. L’omissione di un gesto non & neces- sariamente eretica; unanuovarubrica non é necessariamente una negazione specifica; un determinato silenzio pud essere senza importanza; ma la modi- ficazione sistematica e finalizzata dei geste degli atteggiamenti, a moltipli cazione intenzionale dei silenzi calco- lati finisce col falsare la liturgia e col rendere i sacramenti non pid valid Mai i procedimenti. -modernisti avrebbero ottenuto un tale successose la liturgia non fosse stata data in loro balia, E la liturgia, mai sarebbe stata data in balia dei modernisti senza la messa in moto di questo immenso apparato di tradimento che abbiemo sia segnalato: le collegialita episcopali. Dalla cattedra alla Messa All’inizio del secolo, se avessimo chiesto ad un semplice fedele che cos’e ilmodemismo, probabilmente lo avrem- mo messo in grande imbarazz0. Cin- quant'anni dopo, il semplice fedele avrebbe molto meno difficolta a ri- spondere. In sostanza direbbe: @ una nuova religione; la Messa non & pitt la stessa, i nuovi funerali ci avviliscono; i nuovi matrimoni sono una pagliacci ta, non si trova pitt da confessarsi; si incontrano tutte le difficolta di questo mondo per battezzare i bambini; i curati non parlano che di sposarsi e le loro prediche sono diventate discorsi da imbonitori politic, insomma, il mo- dernismo si@ infiltrato nella religione. ‘Tali affermazioni diventano sempre piilfrequentinel popolo cristiano. All’ nizio del secolo, il semplice fedele non aveva afferrato bene che cosa potesse essere il modemismo, cinquant’anni dopo, lo sa fin troppo bene e ne disgustato. Il fatto & che mezzo secolo dopo San Pio X. il modernismo & passato dalla cattedra del sapiente dottore in teologia alla Messa che cele- bra il vicario o il curato. Laberrazione dell esegesi & diventata cerimonia turgica e catechismo per i bambini; Vapostasia, che era il lusso di qualche intellettuale, @ diventata merce di fab- a bricazione industrial, alla portata del primo venuto, alla portate delle povere religiose che sacerdoti diabolici, ben coscienti del loro lavoro, si sono appli catia fuorviare. In mezzo secolo il modemismo si @ introdotto in tutti i settori della Chiesa; non se ne é salvato ‘uno. Ugualmente, perd, in quasi tutti la resistenza si fa sentire, Le cause del trionfo modernista Come spiegare che il virus & pe- netrato tanto profondamente nellor ganismo? Possiamo enumerare tre ra- gioni principali. Prima: limpostura del Vaticano Il, unico tra tuttii coneili che si é rifiutato di essere dottrinale; se conda: il progressivo insediamento di prelati modemnisti nelle pid alte cari che; terza: la fievolezza della vita teolo: gale in tutto il popolo cristiano, co: minciando dal vertice. Un coneilio che ha tradito (3), alcuni prelati che hanno tradito, un popolo cristiano incapace di resistere al tradimento, perché spiri- tualmente debole. Ecco, almeno in parte, cid che & avvenuto fra i due modernism: quello dei tempi di San Pio X, che era un Santo, e quello dei tempi di Paolo VI, che rassomiglia stranamente a Onorio, 1 Neldire cid non escludo altre cause, ma le considero meno decisive, Tra i due modernismi, il mondo ha conosciu to la rivoluzione comunista e l’esten- sione dei metodi rivoluzionari. Tra i due modernism, la massoneria ® note- volmente penetrata fra gli ecclesiastici e fin nei ranghi della corte vaticana; st. questo punto, la diagnosi del Vescovo di Ratisbona, mons. Graber, trae pitt illuminant (4). Tra i due modernism, vi stéta la condanna selvaggia del!” Action Francaise; in questa deplorevo- le vicenda un Papa molto autoritario non riusci a capire che le sue operazioni repressive, condotte come faceva lui, non sarebbero state che disastrose: innanzi tutto la repressione dei catto- lici legatial Syilabus, poi 'insediamen to di un episcopato che non si oppo- neva agli errori moderni. Quanto alla famosa «action catholique», essa non trovd di meglio che politicizzarsi ed orientarsi verso il socialismo. Vi é stato anche tra i due moder nismi il lancio metodico dei libri del padre Teilhard de Chardin. Per almeno 15 anni, dal 1945 al 1960, ebbe luogo un bombardamento di artiglieria teil- hardiana contro tutte le posizioni or- todosse; una volta terminata la distru- ione di tutte le opere di difesa, i bombardieri sono stati. licenziati; si parla pochissimo di Teilhard dopo il concilio. Non si pud non osservare a questo proposito che, quando 'opera di distruzione era al culmine, i gesuiti 4 seppero manovrare con grande astuaia per evitare al loro grande uomo la condanna categorica, che avrebbe pre- servato buona parte della Chiesa dalla sua influenza, Non vifunessuna messa all'indice né da parte di Pio XII né da parte di Giovanni XXII. Vi fu certo un ‘monitum, ma i gesuiti non ignoravano che Vefficacia di un monitum non era Paragonabile a quella di una mesa allindice... In ogni modo e quelunque 1a moiteplic deterniinanti o accidentali del progres- so del modernismo, bisogna dire so- prattutto a noi stessi, edirlo per avvici- narci a Dio, che se vi fossero stati nella Chiesa una fede e un fervore pit pro- fondi,¢ particolarmente se i vescovi ei sacerdoti avessero avuto un senso pit ctistiano della Messa, il modernismo non avrebbe vinto come ha vinto. In ogni modo non avrebbe cosi facilmente investito ovunque la sacra liturgia e il popolo cristiano, la folla innumerevole dei «pusilli», non sarebbe ridotta a richiedere e @ gridare: «Santo Padre, ridateci la Messa, ridateci il catechi- smo, ridateci la Sacra Serittura» (5). I rimedio Esiste un rimedio a tutto cid? Cer- tamente esiste, Enon uno soltanto, ma vari. Ilmale non é incurabile, perché & di fede che le porte dell'inferno non prevarranno (Mt XVI, 18), perché il ‘Signore non ci lascera orfani (Gu. XIV, 18), perché nessuno potra mai strap: pare al Signore le pecore che Eglitiene in mano sua (Gv. X, 28), perché il Signore continuerd ad offrire ill suo sacrificio tramite il ministero dei sa- cerdoti «donee veniat», fino al suo ritorno (I Cor. XI, 26). Tl male, dunque, di cui soffre la Chiesa non la annientera. Non @ una malattia mortale. Questa volta, perd, a differenza di cid che avvenne all’inizio del secolo, il male ® penetrato pro- fondamente nella gerarchia stessa. Fin- ché la gerarchia non avra eliminato il veleno che l'infetta, il rimedio non potra essere che parziale limitato. Indubbiamente non dalla gerarchia so- la né dal solo capo verra il rimedio. IL corpo, in tutti i suoi organi, dovra liberarsi dal veleno. Cid non toglie che ‘una totale guarigione richiede anzitut- to che la testa ritrovi la salute. Ed ecco che, appena si ricerca il rimedio da applicare contro il modernismo, si pon- gono tre problemi fondamentali: quello relativo al capo della Chiesa, quello relativo alla testimonianza da dare, quello relativo agli studi teologici. Il problema del Capo Impossibile eludere il problema del Capo, perché il Sommo Pontefice at- sisi nono tuale [Paolo VI] si? reso complice della | apostasia. Le prove sono evidenti ri corso ufficiale ad eretici notori per riformare iriti, per riformearlia vantag- " gio degli eretici e in danno dei cattolici fedeli; collusione pubblica con i mas- soni e i comunisti; assenza di prov- vedimenti canonici contro le autorita parallele, che minano la religione dalle fondamenta. Davanti a questo nuovo istema di governare la Chiesa di Dio, ache cosa possono servire i discorsi del mereoledi? Questa eloquenza irrefre- nabile non riesce neanche pitta contro- bilanciare il male, perehé in contrad- dizione con le peggior innovazioni in- trodotte in tutti i campi. Tl problema del Capo si pone proprio a causa di queste spaventose innovazioni. U problema del Capo diventerebbe tragico, se fosse formulato nell’'ambfto dell'infallibilita, ma non & cosi Igrossi cambiamenti del Pontefice attuale, che certo si oppongono alla tradizione apostolica, rimangono non soltanto al di qua deli'infallibilita, ma anche al di qua dei precetti regolari, precisi, muniti di sanzioni canoniche. Il dovere di obbedienza, percid, non esiste. D'altra parte, l'obbedienza a qual- siasi uomo, fosse anche il Papa, non ud essere illimitata, incondizionata, sottratta ai limiti del bene ¢ del male, | della virtii e del peccato. In questo, 4 Tobbedienza al Papa non fa eccezione. Non & astraendo dalle circostanze, in particolare dalla tradizione apostolica, che la parola del Signore «hi ascolta voi ascolta Me» sancisce un obbligo per ifedeli. Sarebbe blasfemo pensare che, per obbedire al Papa, il Signore ci obbligasse a commettere un peccato contro la morale o contro la fede, a svendere il catechismo romano o ad accettare un rito della Messa equivoco e protestantizzato, dopo aver mandato al diavolo il rito irreprensibile e santo che si ® trasmesso intatto da pitt di ‘quindici secoli. Come il «qui vos audit, ‘Me audit» non poteva essere applicato nel caso orribile di un Papa del Rina- scimento che abusava della sua posi- zione per sedurre una donne al tempo stesso indecisa e intimidita, cos il wqui vos audit Me audit» non pud essere applicato quando un Papa utopista pretende servirsi della sua autorita per far accettare dei rti equivocio trattare da cattolici degli eretici impenitenti. Avendo, dunque, il Papa autorita legit: tima solo nei limiti di cid che @ con- forme alla tradizione apostolica, e non in eid che subdolamente la contraddi- ce, ne consegue che l'obbedienza al Papa sara contenuta negli stessi limiti Ecco perché il problema che si pone alla coscienza del fedele sul cattivo Capo non @ senza via d'uscita. 15 settembre 1989 Una prova al limite delle forze In parte, ma solo in parte, il proble- ‘ma dell’autorita del Capo visibile della Chiesa sara risolto se noi sappiamo che, in certi casi, l'esercizio della sua autorita pud essere cattivo. Idogma di fede definito dal Coneilio Vaticano Tei impone la distinzione fra Iinfallibilita, sulla quale non vi sono dubia deter: minate condizioni, e l'impeccabilita, che non @ un privilegio papale. Pud percid accadere che il Papa sbagli, non solo nell'ordine morale ma, fino ad un certo punto, nell'ordine stesso della fede.Ora, a partire da una certa gravita riguardante le mancanze del Papa in quanto custode della fede, a partire da un certo livello, la prova @ al limite delle nostre forze. Sappiamo, lo sap- piamo ormai per esperienza, che non & sufficiente per sopportarla senza so combere, avere una esatta nozione, tuna nozione cristiana,dell’autorita ri servata al Papa e dell’obbedienza che sli dobbiamo. Solo la preghiera ci permettera di accogliere questa prova, che ci viene dal Capo visibile della Chiesa, in modo da vivere pitt che mai della vita della Chiesa. A motivo delle mancanze del Capo visibile, noi siamo obbligati pid che mai a tenerci vicinis- simi al Capo invisibile e vittorioso, il Signore Nostro Gesii Cristo. Siamo obbligati pia che mai a ricorrere e trovare rifugio nel Cuore Immacolato della Madre del Sommo Sacerdote, la Vergine della Compassione e del Ce- nacolo, la cui supplica @ onnipotente sul cuore del Figlio. Senza disprezzare il ragionamento ela riflessione, che sono sempre indi spensabili, bisogna che la preghiera urifichi lé nostra anima e la renda do- cile a quelle ispirazioni dello Spirito Santo che sono concesse ai cuori puri; che permettono di oltrepassare, senza contraddirli, i consigli e le riflessioni pitt sagge; che non si oppongono alla Tagione, ma ne sono al di sopra. La preghiera ci fara capire che il Signoré aveva predetto questi tempi, nei quali Vabominio della desolazione regne rebbe nel luogo di infinita santita (Mt XXIV, 15); li aveva predetti affinché i fedeli, che ne sarebbero stati i testi moni, non perdano il coraggio, ma diventino partecipi della sua vittoria: seece praedixi vobis» (Mt XXIV, 25). «Sed haee locutus sum vobis, ut, cum venerit hora eorum, reminiscamini quia €g0 dixi vobis» (Gv. XVI, 4). «Confidite, €g0 vici mundum» (Gu. 16, 33): Eccove Tho predetto. Vi ho detto queste cose, ‘affinché quando verra la loro ora, vi ricordiate che ve U'ho detio. Abbiate fiducia, io ho vinto il mondo. L’orda neo-modernista postconei liare non avrebbe certo sommerso la Chiesa se vifossero state tra i prelati, i 15 settembre 1989 sacerdoti, i semplici fedeli un gran numero di anime vive; vive per mezz0 delle virtd teologali e dell’orazione. E indispensabile, quindi, per poter re spingere il modernismo, che la. vita della preghiera rifiorisca e si affermi trai fedeli, ancor di pit trai sacerdoti, ancora di pid tra i prelati Un’opera d’amore E indispensabile confessare la Fe- de, renderne testimonianza pubblica con tanta umilta e dolcezza quanta fierezza e pazienza. Perché la vera confessione di fede ® un'opera di amo re, di umilta, di bonta e non soltanto un'opera di forza e di coraggio. Ora, noi non ignoriamo certamente quali nuove difficolta sorgono in un periodo di rivoluzione modernista per impe- dire che la confessione della fede e dei sacramenti della fede sianouna grande opera d'amore. Eppure, se non fosse tale, resterebbe un'opera molto insuf- ficiente al cospetto di Dio, degli Angeli e degli uomini Se avessimo dovuto render testi monianza della Messa eattolica tradi dionale davanti ai persecutori classici, se avessimo dovuto affrontare, come i nostri antenati, i tribunali del terrore e del direttorio, ci troveremmo esposti alla morte violenta per il solo fatto di assistere alla Messa cattolica. Come, in queste condizioni estreme, non & scoltare la Messa o non celebrarla con accresciuto fervore? La violenza ci metterebbe, per cosi dire, nell’occa- sione di tendere verso un grande a. more per non commettere un peccato dirinnegamento. Noi, invece, abbiamo a che fare con la rivoluzione moder~ nista e non con la persecuzione violen- ta, Rendere testimonianza della Mes: sa cattolica tradizionale, esige, senza dubbio, un paziente sforzo da parte nostra ma non ei mette necessaria mente nelle condizioni di tendere ver- so una caritd maggiore quando cele- briamo la Messa o l'ascoltiamo. Noi non diventeremo necessariamente dei rinnegati della Messa se continueremo ad assistervi con delle disposizioni molto insufficienti, mentre nei period classici di persecuzione, i nostri pro- genitori sarebbero divenuti dei rinne- gati se le loro disposizioni interne fossero rimaste mediocri. Di fatto, vi sono dei fedeli e dei sacerdoti che certamente si danno da fare per con fessare le fede nella Messa cattolica tradizionale, ma persistono nel cele- brarla o nell'assistervi con una tie- pidezza pressoché invariata. Non sem- bra che vi apportino quel grande a more che animava i martiri del terrore, quando si esponevano alla morte per aver assistito alla Mesa di un sacer- dote refrattario. Essi danno una certa sisi no no testimonianza della Messa cattolica tradizionale, senza per questo essere obbligati ad assistervi o a celebrarla con grande amore. Oggi lo stimolo non viene quasi pid dall’esterno, ma anche senza provocazione esterna, il fuoco interiore della vita teologale e della orazione deve essere abbastanza in- tenso per permetterci di rendere te- stimonianza della fede dei sacra- menti della fede con quell"amore che il Signore desidera. Non soltanto il Si gnore, ma tutte le anime di buona volonta lo attendono; sperano di tro- varlo in noi, per avere, a loro volta, il coraggio di volgersi verso Dio e di con- fessare la fede cattolica e i sacramenti della fede. Se la nostra testimonianze & im: pregnata di questo amore, lobiezione speciosa, ripresa sotto mille forme, sara presto spazzata via. Ci dicono infatti: insegnando il catechismo ro- mano e mantenendo la Messa catto- lica, tradizionale, latina e gregoriana, rischiate dinon aver presa sulle anime, voi conservate dei pezzi di antiqua- riato; le anime hanno bisogno di una religione adattata; ora l'adattamento consiste nell’assimilare lo spirito del concilio, nell'immettersi in questo mo- vimento d’evoluzione che voi chiamate il modernismo. (In verita il moderni- smo non @ un adattamento, ma sotto Vapparenza di un adattamento, ® una perversione: non profectus se permu- tatio direbbe San Vincenzo di Lerino). Sappiamo periettamente che gli adattamenti rituali di portata gene- rale, in modo particolare le esplicita- zioni dogmatiche, provengono dall’au- torita suprema. Ora, quando questa autorita viene meno, non diventa ogni adattamento impossibile e non resta a noi altra via chel'essere disadattati dai nostri fratelli di adesso, nella misura in cui confessiamo la fede di sempre? Domanda speciosa, che viene perd risolta in gran parte quando la tes monianza nasce dalla carita, Infatti, la carita ci rende attenti ai veri bisogni del nostro prossimo, ci fa intuire il giusto modo di presentare la religione di sempre affinché, senza corruzione 1né modifiche, essa sia in relazione con le circostanze presenti. Anche quando Yautorita suprema viene meno e gli adattamenti generali, lungi dall’essere realizzati nella verita, prendono la for- ma di perversioni generali, anche in questi casi estremi, la carita fa intuire al semplice sacerdote e ancor pitt al vescovo, nell'ambito della loro auto- rita, il modo migliore di predicare la sana dottrina e di celebrare la Mesa cattolica per farvi partecipare i fedeli, senza rivoluzionare tutto. Del resto, gli esempi non maneano. I sacerdoti che conservano la Messa cattolica tradi- zionale, latina e gregoriana, per un 5 forte legame d'amore al Somirno Sacer- dote e dungue, inseparabilmente, per zelo verso le anime, sanno prendersi cura dei fedeli per ottenere una par- tecipazione la pit santa possibile. Que- sti stessi sacerdoti riescono a conqui- stare i bambini insegnando loro il Ca- techismo di San Pio X e non pensano che bisogna cedere al modernismo per trovare una pedagogia appropriata, Queste presentazioni adattateo questi adattamenti fedeli si realizzano esclu- sivamente a una duplice condizione: innanzi tutto meditare incessantemen- te la dottrina e i riti tradizionali allo scopo di mantenerli intatti, senza de- viazioni o deformazioni; inoltre vivere uniti a Dio in modo che la testimo- nianza, che si rende della fede cattoli- ca, la ferma attestazione che si porta siano un effetto dell'amore. Un baluardo inespugnabile Fra i mezzi principali per resistere al modernismo, abbiamo indicato I’ insegnamento della sana dottrina, che non resti superficiale, ma favorisca la vita di preghiera e la contemplazione. Acceniamo pure all'insegnamento del- la teologia che sia penetrato dalla contemplazione, e allo studio teologi co, che non solo illuminile intelligenze, ma disponga l'anima all'orazione ¢ nutra la predicazione. IL primo scopo della teologia non ¢ ‘quello di sviluppare la vita di preghie- ra, ma di penetrare intellettualmente i misteri rivelati che noi teniamo per fede, di adattarvi il nostro spirito e di renderci capaci di esporli agli altri. 1 primo scopo della teologiaé diformare dei cristiani, il cui spirito sia versato nei misteri soprannaturali e che siano capaci di predicarli, Resta, perd, il fatto che il teologo, in ogni istante della sua rif_essione & ricondotto alle verita della fede e per cid stesso deve approfondire nella sua anima la vita di preghiera 1 principi della riflessione teo- logica sono infatti tenuti per fede come proseguire, dunque, questa ri- flessione senza essere chiamati a tace- re nella fede e in una contemplazione piena d'amore? Come elevarsi, anche i poco, alla vista sintetica di un trat tato teologico, o di tutta una Pars del corpus theologicum, senza provare il duplice sentimento del valore di que- sta visione globale, ma ancor pitt dei suoi limiti? Senza che si accenda in noi di lasciarci istruire dallo Spirito di Dio, al di la di qualsiasi discorso, nell’orazione e per mezzo del sacrificio? D'altronde, come difendere intellettualmente le verita di salvezza per predicarle nella loro integrita sen za, nel contempo aspirare, per assi a a nono 15 settembre 1989 curare questa difesa, a uno sviluppo delle virti di fortezza, di umilta, di misericordia? Per la difesa delle verita di salvez- 2a, per tutte le verita di quest'ordine, evidente chié la penetrazione dello spi rito ¢ la rettitudine della dialettica, benché indispensabili, rimangono tut- tavia molto insufficienti. L'insegna mento della teologia deve, dunque, nutrire la vite di fede e lo zelo aposto- lico, Sebbene cid signormale, difatto® en poco diffuso. E abbastanza raro che il lavoro teologico procede dalla preghiera e sia orientato verso la pre- ghiera. Non solo. Come pretendere che lo studio della teologia non risenta delle conseguenze incresciose di una nozio- ne della vita teologale di per se stessa mutilate? Che si presenti dunque la vita teologale non solo nel suo motivo formale, che ® di per sé sopranna- turale, non solo manifestando il valore dei motivi di credibilita, ma che si presenti la fede nel suo stato normale. E il suo stato normale @ di essere vive grazie alla carita, di essere la sorgente di una contemplazione ispirata dai doni dello Spirito Santo che sono inse- parabili dalla carta. Bisognerebbe ancora dire una pa- rola sui sistemi moderni che hanno indebolito la grande teologia, che han- no contribuito, ancor prima della com- parsa della critica razionalistica dei PER n, 10 «E il Signore Dio vostro che vi provay Ma qualcuno dira: Perché Dio per- mette che cosi spesso delle personali- ta insigni nella Chiesa si mettano a diffondere delle dottrine nuove tra i cattolici? La domanda @ legittima e degna di una risposta ampia e accurata A essa, perd, soddisferd fondan- domi non sulla mia capacita personale, ‘ma sull’autorita della Legge divina ¢ sull'ingegnamento del Magistero ec- clesiastico. ‘Ascoltiamo, dunque, Mose: egli ci dira perché mai Dio di tanto in tanto permette che degli uomini dotti, chiae- mati persino profeti dall’Apostolo a ‘causa della loro scienza (1 Cor. 13, 2), si mettano a insegnare nuovi dogmi, testi, a rendere Ia teologia anti-con- templativa, incapace difavorire la pre- ghiera e la predicazione. Il molinismo, per esempio, sotto l'apparente salva- guardia della liberta, @ fondato su una profonda diffidenza verso 'onnipoten- za misteriosa della grazia di Gesir Cristo. D'altronde, alcuni sistemi di teologia morale sono pervasi dalla mi- sera preoccupazione di dispensarci dall’essere generosi nell’amore per il Signore. Preoccupati tuttavia anche di impedirei di peccare troppo grave- mente (6), pretendono di assicurarcila salvezza mettendo da parte la pratica del primo precetto, che é la perfezione dell'amore; perfezione che & prescritta non come materia da realizzare «hic et rune», ma come fine verso il quale ten: dere in verita e fin da questo momento. T vari sistemi che ho chiamato in causa, hanno impoverito la teologia, rendendola incapace di nutrire la no” stra intelligenza e di farci desiderare il nutrimento superiore della contempl zione. Invece, la teologia, quando & insegnata come si deve, nella luce di San Tommaso d’Aquino, ci aiuta a pregare meglio e ad opporre alla ir- ruenza dell'apostasia modernista un baluardo inespugnabile. Un miracolo La nostra lotta contro il moder- nismo, anche se fondata sulla preghie- UN’OPERA ra, come ben deve esserlo, anche se utilizza armi adatte, resta sempre spro- porzionata rispetto al male. Questa volta i metodi dell'apostasia si sono troppo perfezionati perché possa essa essere vinta senza un miracolo. Non smettiamo d'implorare questo mira- colo dal Cuore Immacolato della Ma- donna. Perseveriamo nella lotta con tutte le nostre forze come dei «serui inutilin; ma mettendo pitt che mai la nostra speranza nellintercessione on- nipotente di Maria, Madre di Dio, sempre Vergine, perché sara lei, an- cora una volta, vittoriosa sull'eresia. Gaude Maria Virgo, cunctas haereses sola interemisti, quae Gabrielis archan- eli dictis credidisti: Rallegrati, Vergine Maria, da sola hai vinto tutte le eresie tu, che eredesti alle parole dell'arcan- elo Gabriele Nae 10 libro L‘Avvenie dell Vomo, Si veda 1 Ctr A. Cochin, in pensiero « la Demecrazia moderna e Astrasione ‘Realutonara ¢ realm eat, (8) Sale wbombe a seoppia ardatow di questo concio.s legea ai monsignor Lefebere: Un Ve scove parta (a? Nel suo libro: SontAtanasio ¢ la chiesa dei rosin emp (6) Sivedalnletterna Paolo Vd Jean Madira, (6) Siveda. per esempio,rtcoloProbebiliamo nel Dictonnave de théooge catligue v otime volume del padre Deman, 0. P. La Prudensa "pparso nel 1949 nei farcical della Summa Teoio: ‘lc, biingu, dell'edinione deta della Recue des Seanes TEMPI DI CRISI che!’ Antico Testamento chiama, conil suo stile allegorico, divinité straniere (Deut. 13, 2). (Gli eretici, infatti, ve- nerano le loro opinioni quanto i pagani i loro dei). Scrive il beato Mosé (Deut; «3, 1- 8): «Se sorge in mezzo ate un profetao ‘uno che dice di avere dei sogni — ossia uun maestro affermato nella Chiesa, il cui insegnamento i suoi discepoli e uditori stimano provenire da una qual- che rivelazione — e predice un segnoo tun prodigio, e quel che ha detto si E certamente un grande maestro che viene designato con queste parole, di tanta scienza da sembrare ai suoi seguaci che egli non solo conosca le cose umane, ma che abbia la prescien- za anche di quelle che sorpassano Puomo. Tali pressapoco i loro disce- Sesta puntata poli vantavano che fossero Valentino, Donato, Fotino, Apoliinare ¢ gli altri della stessa risma. E poi? E ti dica: «Andiamo, se- guiamo altri dei che tu ignori e ser- Viamo loro...». Chi sono questi altri dei se non le dottrine erronee ed estranee? Che tu ignor, ossia nuove e inedite? E serviamo loro, ossia crediamole ¢ se- guiamole? Ebbene, che dice Mosé a questo punto?: «Non ascolterai le parole di quel profeta o di quel visionario» Ma perch, io ti domando, Dio non impedisce di insegnare cid che proi- bisce di ascoltare? «Perché — risponde Mosé — @ il Signore Dio vostro che vi prova, affin- ché si manifesti se 'amate con tutto il cuore e con tutta anime vostra E dunque pit evidente del sole il 15 settembre 1989 sisi ho no 7 motivo per cui di tanto in tanto la Prowvidenza Divina permette che dei maestri della Chiesa predichino dei rnuovi dogmi: «B il Signore Dio vostro che vi prova». Ed é certamente una grande prova vedere un uomo tenuto per profeta, per discepolo dei profeti, per dottore ¢ testimone della verita, un uomo som- mamente amato erispettato, che tutta lun tratto si_mette a introdurre di nascosto degli errori perniciosi. Tanto pia che non si @ capaci di scoprire immediatamente tali errori, perché siz trattenuti dal pregiudizio favorevole dovuto al suo antico insegnamento, esi esita, quindi, a condannare l'antico maestro al quale ci si sente legati dal? affetto. n. 11 Esempi di eretici autore- voli nella Chiesa A questo punto qualcuno mi chie- dera di verificare le parole di Mose con esempi presi dalla storia della Chiesa, Richieste giust, alla quale ispondo subito. ___ Partendo innanzitutto da fatti re- centi e ben conosciuti, riusciamo noi a immaginare quale prova attravers® la Chiesa quando l'infelice Nestorio, da pecorella divenuto improvvisamente lupo, incomineid a lacerare il gregge di Cristo, mentre quegli stessi che egli mordeva, ritenendolo per la maggior parte ancora pecorella, erano percid Pitt esposti ai suoi mors Difficilmente, infatti, sarebbe ve nuto in mente a qualcuno che potesse essere nell'errore colui che era stato eletto dall'alto giudizio della corte im- periale ed era tenuto nella pit alta stima dai vescovi Circondato dall’affetto profondo delle persone pie e dal favore di una grandissima popolarita, ogni giomo spiegava in pubblico la Sacra Serittura € confutava gli errori perniciosi dei giudei e dei pagani. Chi non sarebbe stato convinto che un uomo siffatto insegnava la fede ortodossa, predicava e professava la pit) pura e sana dot- trina? Ma, senza dubbio, era solo per fare strada a una sola eresia, la sua, che egli perseguitava tutte le altre menzogne ed eresie! E tutto questo era proprio. quello che disse Mos®: «E Dio, il Signore vostro, che vi prova, per ve- dere se lo amate» (Deut. 13, 3) Ma lasciamo da parte Nestorio, nel quale ci fu sempre lo seintillio delle parole pid che vera sostanza, la rino- ‘manza pit che una effettiva valentia, © che il favore degli uomini, non la grazia divina, fece apparire grande nella e- stimazione del volgo. Ricordiamo, piuttosto, coloro che, Aotati di abilita’e del fascino di grandi successi, divennero per i cattolici oc- casione hon lieve di tentazione. Cosi, per esempio, successe in Pan- nonia al tempo dei nostri Padri, quan- do Fotino tentd di sedurre la Chiesa di Sirmio, Egliviera stato eletto Vescovo con la pid grande stima di tutti, e per un certo tempo ademp! il suo ufficio da vero cattolico. Ma a un tratto, come quel cattivo profeta o visionario di cui parla Most, incomincid a persuadere il popolo di Dio che gliera stato affidato, 8 seguire altri dei, ciot delle novita erronee, per |'innanzi sconosciute. Fin quiniente di straordinario. Cid, invece, che lo rendeva particolarmente pericoloso era il fatto che per questa impresa tanto delittuosa egli siserviva i mezzi non comuni. Possedeva, infatti, un valente in- gegno, ricchezza di dottrina e ottima eloquenza; disputava e scriveva co- piosamente e profondamente sia in reco che in latino, come testimoniano Te opere che egti compose e nell'una e nell altra lingua Fortunatamente le pecorelle di Cri- sto che gli erano state affidate erano ‘molto prudenti e vigilanti nei riguardi della fede cattolica, e subito siricorda- rono dell'avvertimento di Mose; e ben: ché ammirassero l'eloquenza del loro profeta e pastore, non si lasciarono sedurre dalla tentazione. Colui,infatti, che fino a poco tempo prima seguivano come l'ariete del gregge, presero da quel momento a fuggire come se fosse un lupo, Oltre a Fotino abbiamo resempio di Apollinare che ci mette in guardia contro il pericolo diuna tentazione che ud sorgere nel seno stesso della Chie sae ci ammonisce @ vigilare molto diligentemente sull'integrita della no- stra fede. Apollinare gettd i suoi uditori nella pi penosa incertezza e angustia, in quanto essi erano da una parte attirati dall’autorita della Chiesa, e dallaltra erano trattenuti dal maestro al quale erano abituati Esitando e ondeggiando cosi tra Yuna e 'altro, non sapevanc pitt cosa convenisse fare. Ma era quello per caso un uomo di poco 0 nessun conto? Al contrario, aveva tali qualita da essere portati a eredergli fin troppo presto in gran numero di cose. Chi, infatti, poteva tenergli testa per acu: tezza di ingegno, capacita di rifles- sione e dottrina teologica? Per farsi una idea del gran numero di eresie schiacciate, degli errori nocivi alla fede da lui sbaragliati, basti pensare all’ opera insigne:e importantissima, di non meno di trenta libri, con la quale confutd, con gran numero di preve, le folli calunnie di Porfirio. Sarebbe troppo lungo ricordare tut- te le sue opere; grazie a esse avrebbe potuto essere pari ai pitt grandi arte- fici della Chiesa, se non fosse stato spinto dall'insana passione della cu- iositA eretica a inventare non so quale nuova dottrina, la quale, come una lebbra, contagid e brutta tutti i suoi lavori, sicché la sua dottrina divenne occasione di tentazione per la Chiesa pi che di edificazione. n, 12 Dottrina di questi eretici Prima di procedere oltre, forse si desidera che io mi soffermia esporre le dottrine eretiche dicoloro che homen- zionato poco fa, cio’ di Nestorio, A pollinare e Fotino, Questo veramente esorbiterebbe dal mio intento, perché non mi sono proposto di confutare i singoli error Se ho fatto ricorso ad aleuni esempi & stato per dimostrare con chiarezza ed evidenza che quanto dice Mos® é vero, per dimostrare, cio’, che se un dottore della Chiesa, un profeta, potremmo dire, che interpreta i misteri profetici tenta di introdurre qualche novita nel- la Chiesa di Dio, @ la Prowidenza Divina che permette cid per provarci. Non sara, tuttavia, inutile esporre brevemente, come di passaggio, le dot- trine degli eretici sopra accennati Quanto a Fotino, egli dice che esi- ste un Dio unico e solo, da concepirsi secondo la mentalita giudaica. Nega, quindi, la pienezza della Trinita ¢ ritiene’ che né il Verbo di Dio né lo Spirito Santo siano persone reali. As- serisce, inoltre, che Cristo fu solamen: te un uomo che ebbe origine da Maria. Egli afferma in tutti i modi possibili che noi dobbiamo onorare la sola per- sona di Dio Padre e il Cristo come un puro uomo. Apollinare dichiara essere d’accor do con noi sull'unita della Trinita, anche se poi, su questo stesso punto, la sua fede non & del tutto integra sull'Incarnazione del Signore che egli apertamente bestemmia, Dice, infatti, che nella carne del nostro Salvatore o non vi era affatto l'anima umana o, se vi era, mancava dell'intelligenza e del- la ragione umana, La stessa carne del Signore non sarebbe stata assunta dalla carne della Santa Vergine Maria, ma sarebbe di- seesa dal cielo nel seno della Vergine. Sempre incerto e dubbioso, a volte affermava che tale carne @ coeterna al Verbo Dio, altre volte che & cre dalla divimita del Verbo. Non ammet- teva, infatti, che vi fossero in Cristo due sostanze, una divina e una umana, una proveniente dal Padre e laltra dalla Madre, (continua) -si si_no no 15 settembre 1989 SEMPER INFIDELES © Da La voce di Lourdes agosto u «. apprendiamo che il Ve- seovo di Lourdes, mons. Jean Sa- huquet, ai 600 direttori di pellegri- rnaggi convenuti da 18 nazioniha detto: «L'acqua del Santuario non ¢ magica Quando si dice ecqua magica 0 mi- racolosa si cade in qualcosa di am- biguo. L'aspetto magico non si pud accostare alla fede cattolica. Non é Vaequa che guarisce, ma ¢ Dio che guariscen. Quel che colpisce nel discorsetto & Vequiparazione di «magica» e «mira- colosa». Che l'acqua di Lourdes non sia ‘magica, ammesso che qualcunol'abbia mai detto, d’accordo; che dire acqua magica @ cadere in qualcosa di ambi- guo, passi (pid esattamente: @ dire una falsita); che l'aspetto magico non si pud accostare alla fede cattolica & esatto, Ma che dire acqua «miraco- losa» sia del pari qualcosa di ambiguo e che laspetto miracoloso non si possa accostare alla fede cattolica questa’, a dir poco, una corbelleria, sia pure episcopale. «Non é V'acqua che gua Tisce, ma é Dio che guariscen dice il Vescovo di Lourdes a sostegno della Certamente, non & I'acqua che per virti propria guarisce, ma Dio che guarisce e chi si accosta all'acqua di Lourdes lo fa appunto sperando nella divina onnipotenza e non certo attri- buendo superstiziosamente all’'acqua tun qualche potere magico di gu Ma resta il fatto che a Lourdes Dio si compiace di guarire tramite l'acqua, alla quale, per ubbidienza alla Sua Vergine Madre e quindi per un atto di fede e di umilta, i fedeli si accostano. Vorrebbe forse il Vescovo di Lourdes proibire a Dio di trarre da una sua creatura effetti superiori alla sua na turale potenza? Dovrebbe allora anche cancellare molte pagine dal Vecchio e dal Nuovo Testamento, dal lebbroso ‘Naaman guarito bagnandosi sette vol- te nel Giordano per ordine del profeta Eliseo fino a Nostro Signore Gesti Cristo, che guarisce il cieco nato col fango ottenuto sputando in terra. «Mi- racolo ¢ cid che é fatto da Dio fuori dell ordine di tutta la natura ereata (S. ‘Th. 1g. 110 a, 4). I teologi spiegano e precisano: fatto da Dio come causa principale che pud servirsi anche di ‘una creatura qualunque come caus strumentale» leggiamo in Parente-Pio- lanti-Garofalo Dizionario di Teologia dommatica (ed. Studium, Roma). Il Vescovo di Lourdes ha urgente bisogno di rispolverare il suo veechio ‘manuale di teologia anche un sempli- ce dizionario teologico o, pid sempli- cemente ancora, di ricercare sul voca- bolario il significato di «magico» e «miracoloso». A meno che, aggiomato alla «nuova», vecchissima teologia r zionalistica, non sia giunto a negare del tutto la possibilita dei miracoli. © Diocesi di Vicenza L’Arena 30 aprile u. «Cologna/Centinaia digiovanihan- ‘no partecipato al primo convegno ecolo- ‘ico veneto organizzato da una diocesi, quella di Vicenza/In campo la Chiesa: “Inquinare @ peccato”». Certo, oggi bestemmiare non & pit peceato, anzi ? un modo di pregare Dio; commettere atti impuri non @ pitt peccato, anzi @ un modo di amare i prossimo, ¢ cosi via per tutti e dieci i comandamenti del Decalogo. Ma in- quinare — eh, no! — inquinare @, in omaggio alla moda verde, divenuto peccato tale da non essere rimesso né in questa vita né nell'altra, Nel suddet- to’ convegno, infatti, un certo don Giovanni Moletta, «docente di mo- rale sociale al seminario teologico di Vicenza», ha raccontato di aver negato Yassoluzione ad un industriale, che teneva inattivo il depuratore: «stata ‘unica che non ho dato nella mia vita» ha tenuto a precisare Dal canto suo, il Vescovo di Vi cenza, mons. Nonis, impedito di pai tecipare personalmente al convegno, ha inviato tramite il suo Vicario ge- nerale il seguente messaggioi. «Dio ci vuole,vivi, sani e concord in ‘questo mondo prima che salvatie felici nella vita eterna». Donde mons. Nonis abbia tratto il suo «Dio lo vuole!» perla crociata ecologica non sappiamo. Cer- tonon dal Vangelo, dove silegge: «Chi ‘ama la propria vita la perderd e chi odia la propria vita in questo mondo la conserverd per la vita eterna» (Gv. 12, 25); «B’ meglio per te entrare nella vita monco 0 zoppo che essere gettato nel foo eterno con due mani o due pied LJ. B meglio per te entrare nella vita con un occhio solo, che essere gettato nella Geenna con due occhi» (Mt. 18,8- 9); «Credete che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, vi dico, ma la discordia, perché d’ora innanzi se vi sono cingue persone in una casa, esse saranno divise tre contro due e due contro tre ecc.» (Le, 12, 52; cfr. Mt 10, 84-36). Dal che si deduce che non & affatto vero che «Dio ci vuole vivi sanie concordi in questo mondo prima che salvatie felici nella vita eterna». E vero, invece, che, nell'attuale economia del- la redenzione, ci vuole salvati e felici nella vita eterna e, preferisce vederci ‘morti, malatie discordi in questo mon- do piuttosto che perduti ed infelici nella vita eterna: Nostro Signore Gesit Cristo non ci he affatto promesso due Paradisi, uno in terra ed uno in Cielo, ma un solo Paradiso in Cielo, la cui conquista, nell’attuale stato di cose, successivo al peccato originale, esige il nostro rinnegamento in terra e, occor- endo, anche il sacrificio delia vita, della salute e della concordia, persino familiare. Ed @ per predicare questo Vangelo, duro all'animalis homo, enon tun evangelo edulcorato per fini eco- logici che mons. Nonis @ stato consa- crato Vescovo. Quanto all'uomo «moderno», al quale egli si illude cosi di piacere, possiamo ben figurarci come sara con- tento, dopo aver sentito blaterare di ecologia a scuola, in televisione, sui giornali ecc. ecc., di vedersi ripresen- tare la stessa zuppa anche in chiesa. SOLIDARIETA’ ORANTE Perseveriamo nel dedicare il Rosario del Venerdi a quest'uni- che il Signore ca intenzione salvi la Chiesa dalle conseguen- ze delle colpe degli uomini del la Chie: Sped. ABD. Post. Gr. I= 70% “RICATTENZIONE DEG UFFIGI POSTAL In caso dh mancato reapio 0 se respinto INVIARE ALCUFFIEIO. POSTALE, ‘ooea VELLETRI Tasss 9 carco di i sh no 0 Wa wo Boletino degh associat a! conto Catolico Stud) Antimodernist ‘Sin Po X Via dlia Consulta 1/8 = 1 plano ‘tee Roma - el, (0) 483, ‘1 Ye edt ele dalle 16 alle 1930" slalom) presto: Fecapto Postale: Vis Madonna Seg Angel nit (ule desta di Vin Appin Nuova al nS) 0G Vel ey 9655.88 ims Emon! ponsable: Marie ‘Quota di adestone al « Canta rinimo t 300 anne (anche in francobol) {Etero' Via Aeros agalungere spose postal “Conte corr posts. 60226008 intestato 2 i no m0 Trib, Roma 15708 / 5124978 Stompato i ropte