Sei sulla pagina 1di 8
Ma il = s ein Ubi Veritas et lustitia, ibi Caritas Anno XV - n. 10 Ovindicinale Cattlee = ANTINODERNISTA = Direttore: Se. Emmanuel de Tavenw 31 Maggio 1989 TON VOIER SAPERE Gh LWA OLTTO MA PON MENTE A GID CHE DETTO Ta or LA RIBELLIONE DEI «TEOLOGI» ITALIANI Una causa gia giudicata Debolezza e complicita Quando iteologi tedeschi contest rono nella cosiddetta «Dichiarazione di Colonia» il Primato ei elfettiva giurisdizione del Successore di Pietro. verith di fede divina definita dal Va ticano I, Giovanni Paolo Hasseri che si trattava di un fatto alocalizeatan e che la contro-dichiarazione della Conte renza episcopale tedescst bastava (elt A Tempo 29 aprile 1989). In reaita non dastavis aflatto, «f teulogi in ricolta contra il Pape (La Repubblica 27 yennaio ¢. a, ul ribelli di Colonia» (Corriere della Sera 28 gennaiou. s.), «La babele teolngica ‘Avcenire 28 gennaio u. s.1: con questi ed altri titoli consimilila stampa italia na aveva diffuse la notizia, mostrande di coglierne la yeaviti molto mex della gerarchia evelesiastica, La Conferenza episcopale tedesca, con un Comunicato firmato dal Vesco- vo presidente Karl Lehmann, non dis: simile come «teologo» dai ribelli, si limitava a deplorare che la «Dichia razione di Colonia» «teserive VAutorita ecclesiastica responsabile in gran parte con le categorie di esercizio di dominio, uso ¢ abuso di potere, strumento per Vimposizione della disciplina» e «in- sinua una forma di autonomia della teologia, che non lascia pite chiara: ‘mente riconoscere un suo equilibrato coordinamento e vero servizio alla Chie sae al suo magistero», ma, soprattutto concludeva: «E legittimo affrontare aper- tamente questioni difficili e discus- se anche nella Chiesa tuttavia non aiuta, se questo avviene in una "Di chiarazione” publica, che accusa uni lateralmente, attribuisce delle colpe, semplifica questioni complesse e denun cia in maniera sommaria. I Vescovi tedeschi pregano i professor’ di teolo- yia di aiutare a chiarire le inguietudini “orte e tutte le questioni controverse con un dialogo accurato, onesto verso tutte le parti e differenziato» Cosi la Conferenza episcopale te. desea si assideva arbitea tra il Papa e i contestatori del suo Primato di diritto divino ed apriva un... dibattito teolo: ico sulla questione, lasciando inten- dere che, a parte qualche eccesso di. forma, i «teologi in rivolta contro i Papa» non avevano tutti i tortie che il Primato del Romano Pontefice rientra in quelle «questioni difficili e discusse anche nella Chiesa», che «é legittimo affrontare apertamenter La «patata bollente» alla CEI La prova di debolezza offerta dalla gerarchia, dimissionaria o complice, € che comunque non esercita il suo po- tere di governo, che @ anche giudiziario € coattivo, ha incoraggiato «teologin francesi, spagnoli, belgi ed infine an che italiani ad unirsi alla contestazione dellistituto divino del Primato Pon tificio Molti di questi «teologi» italiani incredibile, ma vero — insegnano nei Seminari, negli Istituti teologici e per sino, come il domenicano Mongillo dell’Angelicum, in Pontificie Univer siti Romane. La loro contestazione, pertanto, mette in piena luce le gravis sime responsabilité, da noi ripetuta- mente denunciate, della gerarchia, ein modo particolare dei Vescovi. Alla diocesi milanese del cardinale Carlo Maria Martini S. J. appartengono, ad esempio, ben cinque firmatari e tutti insegnanti nel Seminario di Venegono, il Seminario di questo «cardinale lai Eppure — incredibile, ma vero anche questo — Roma, nel rispetto della «collegialita» e del «decentra- mento», ha lasciato il caso alla Con ferenza episcopale italiana E dalla CEI ai Vescovi Il Presidente della CEI, card. Po- letti, aprendo la XXX1 assemblea ge- nerale, non ha nascosto che la «lettera aperta» dei «teologi» italiani pone del: le gravi questioni «a proposito dell’ ecclesiologia, della funzione del Magi- stero e del suo rapporto con il ruolo dei teologi, in riferimento all interpretazio- ne del Coneilio Vaticano II, Sembra ‘emergere infaiti una concezione della Chiesa come “comunione di Chiese", Respice Stellam voca Mariam! San Bernardo intesa in termini tali da sottintendere un'alterazione 0 un'attenuazione della dottrina cattoliea circa la Chiesa una e universale e circa i Primato del Papa», Il card, Poletti ha anche eviden: viato, sia pure con parole felpate, la Se 2 si si_ nono 31 maggio 1989 sgravita dello scandalo per il «popolo di Dio», che «certo non é aiutato nella sua fede» e il danno degli allievi dei «nostri Seminarin affidati a siffatti docenti. E tuttavia — ancora una volta in- ceredibile, ma vero — ha coneluso: ‘Allle'preoccupazioni aggiungo un uspicio, che é anche un caldo e frater- 1no,invito: chi, teologo 0 comunque uomo difede, desidera davvero un dialogo con i Pastor, cerchi la strada del con- tatto diretto, nella logica della comu niione ecclesiale e non in quella di una comunicazione publica che assume fa talmente il carattere di una contesta- zione. Troverd allora la porta spalan- cata, perché il dialogo e la comunione sono una istanza vivissima del nostro cuore di Pastori In breve: bando alla pubblicita e «contatto diretto» con i Vescovi. Un credo senza sanzioni né ob- bligazioni Contatto diretto? Ma se la maggior parte dei firmatari ha con il proprio Vescovo un contatto addirittura in- timo! Rinaldo Fabris, ad esempio, in- segna nel seminario di Udine e gode della piena fiducia del suo Vescovo, mons. Battisti, ai cui buoni uffici pres- sola Segreteria di Stato di Sua Santita deve anche la recente nomina a Mon signore (cfr. si sino no 15 maggio 1989). Luigi Sartori, anche lui Mon: signore, insegna nel seminario mag: giore di Padova e gode della stima anche del cardinale «laico» di Milano, Carlo Maria Martini S. J. (ft. s sino no a, Xn.9p. 8 en. 15 p. 3) Lo stesso dicasi del servita Davide Maria Turoldo, altro firmatario, chia- mato dal cardinale Martini a predicare nel Duomo di Milano. I cinque teologi della Diocesi del card. Martini, poi, hanno tenuto le loro riunioni frondiste nel seminario milanese di Venegono e il successore di Sant’ Ambrogio, torno dalla chiassata ecumenica di Basilea, si@ affrettato a ripararli sotto le sue ali con un comunicato stampa, nel quale attestailloro «rinerescimento insieme con Vattestazione della toro incondisionata obbedienza ¢ rispetto per il Magistero della Chiesa ¢ la per- Sona del S. Padre» (Adista 41/1989). Su La repubblica 24 maggio u. s. la pena irriverente di Domenico del Rio questa volta giustamente rilevava: «il “loro rincrescimento”. Per che cosa? I “teologi ambrosiani” non lo dicono». E aggiungeva: «Da un sondaggio negli ambienti della curia milanese risulte- rebbe che ai cingue di Venegono “rin- ‘resce” non quello che hanno sottoscri to, ma che del documento sia stato fatto tun uso polemico e che Il regno Vabbia anticipato alla stampa». Tutto qui ‘La Chiesa professa pubblicamente un “Credo” senza obbligazioni né san zioni o tuttal pite accompagnato da un invito a non manifestare troppo rumo: rosamente le licenze che uno si per- metten: lo scriveva gid nel 1970 Marcel de Corte (La grande eresia ed. Volpe}. Roma non ha parlato, mala cau- saé finita Adista 41/1989 ha domendato at laico Alberigo di Bologna: «Questo é, stando alle reazioni della CEle del papa, un momento difficile. Si @ parlato di misure punitive, di controlli iit rigidi, di stretta disciplina... Che suecederd?», Risposta: «Personalmente non sarei partico- larmente preoccupato per le sorti dei “firmatari. 11 fatto del rinvio del pro- blema ai singoli vescovi mi pare molto positive, non solo sul piccolo piano tattico e personale, ma anche ¢ ‘soprattutto perché non si verifica una prevaricazione centralistica nei confronti dei veri responsabili delle Chiese localin. Si, quanto alle sorti dei firmatari, Alberigo ha perfettamente ragione Non c’t da esserne preoccupati: a lorp causa, rimessa da Roma alla CET e dalla ‘CEI ai singoli Vescovi, @ gia giudicata: i «teologi» ribelli continue- ranno ad allevare nei Seminar’ e negli Istituti teologici una nuova generazio ne di Sacerdoti, per i quali il Primato del Romano Pontefice, di istituzione divina, sara soltanto una «prevarica zione centralistica nei confronti dei veri responsabili delle Chiese localiv... ov- vero dei Vescovi, tenuti ad essere in comunione non piti col Papa, ma con i loro «teologi» di fiducia Felicianus IL FALSO PROBLEMA DEI FALSI TEOLOGI ‘Teologi in rivolta: frutto del Concilio Sul numero del 15 marzo u. s. commentammo La ribeltione dei {163} teologi tedeschi formalizzata nella co- siddetta Dichiarazione di Colonia (gen- naio 1989). I «ribelli> han manifestato il loro dissenso (? un eufemismo) dal Papa in materia di teologia e di morale: hanno contestato pubblicamente lele- zione dei Vescovi; l’autorizzazione per Vinsegnamento teologico nelle univer- sita cattoliche; l'estensione, & parer loro eccessiva, della «competenza ma- gisteriale» del Papa. Tutto cid — essi dicono — non si concilia con quella democratizzazione della Chiesa che & Yanima della «nuova» ecclesiologia, ¢ con la collegialita episcopale, che & il dettato essenziale, centrale del Con- cilio Vaticano Il.'In realta la Nota praevia apposta alla Lumen Gentium vorrebbe sbarrare il passo a simili aberranti interpretazioni. Poiché, pe- 7, Paolo VI non modified, come, in- vece, sarebbe stato logico, untesto che nasceva gia cosi ambiguo da dover essere accompagnato da una Nota e- splicativa, questa si @ palesata un «contentino» peri «conservatorin ed il testo @ rimasto come punto di appog: gio per i progressisti ultramodernisti, che hanno manovrato il Concilio ed oggi ad esso si appellano, esigendone Papplicazione (per la Nota praevia cfr. Romano Amerio lota Unum § 44). La rivolta dei teologi contro Roma ® la conseguenza del marasma creato nella Chiesa dal Vaticano II, da noi definito il «Coneilio dei modernistin & che il card. Oddi, in una recente in- tervista, ha chiamato I! Concilio dei periti, quali vogliono ora dopo 26 anni ricordare al mondo che sono ancora vivi ed attivi. Gli italiani in campo Ed ecco che nel bel mese dei fiori, dalla «ross» Bologna di Lerearoe Dossetti, dove impera Il Regno dei Dehoniani, il pitt progressista, ribelle ed ultra-modernista dei periodici «cat- tolici» in gara con la rivista Concilium, giungeva un altro documento, eco del- Ia Dichiarazione di Colonia, una wlette- ra aperta», questa voltaa firma di 63 «teologi» o sedicenti tali. Il quotidiano «cattolico» Avvenire, 16 maggio u. s., dedicava allo «scan- dalo» Tintera teraa pagina: in alto Ia cupola di San Pietro con accanto il card. Poletti, sempre sorridente anche quando vi sono seri motivi per pian gere, e sotto il sunto della prolusione con la quale egli, aprendo i lavori della CEI, ha «condannato» i contestatori: «dl popolo di Dio non éaiutato da questo sgesto, ma aggiungo un auspicio: chi 31 maggio 1989 sisi nono 3 desidera il dialogo con i Pastori cerchi it contatto diretton. Un cedimento ap- pena larvato, un vero e proprio cenno d'intesa ai contestatori, Non c’era da aspettarsi altro. La piaga della Chiesa oggi sono le Conferenze Episcopali, che hanno trasformato la Chiesa in un corpo policentrico, i cui molti centri sono appunto le Conferenze Episco- pali, regionali, nazionali e internazio- nali (¢fr. Romano Amerio ota Unum § 233). Nella seconda meta della pagina Avvenire riportava Il contenuto del do- cumento pubblicato da “I! Regno” E a destra: Uno per uno ecco tutti i fir- matari, in ordine alfabetico I nostri lettori ne avranno ricono- sciuti non pochi, perché oggetto delle nostre critiche dal 1975 in poi, da quando cio® questo foglio antimoder- nista ha incominciato la sua fatica per la difesa della verita rivelata, della Chiesa «columna et firmamentum ve- ritatisn (Llettera a Timoteo, 3, 15). E i Paolini dan man forte I.quotidiano La repubblica, 17 mag fio 1989, p. 9, aggiungeva un'infor- mazione davvero notevole: «La rivista “Jesus”, oltre a pubblicare una sintesi del documento, ospita un editoriale schierato contro le accuse lanciate dal card. Poletti. Le potenti Edizioni Pao- line si schierano con i sessantatré. Il Vaticano ha torto invece hanno ragione i teologi contestatori In un riquadro un’intervista rila- sciata dal paolino Stefano Andreatta, Direttore di lesus e di Vita Pastorale toglieva — qualora ve ne fossero stati — ogni dubbio in proposito: ‘«Leditoriale di Jesus appare come un appogaio pieno ai 63 teologi scon- fessati dal presidente della Cei, Poletti esatta questa interpretazione? “Esatto — risponde don Stefano Andreatta, direttore dal 1984 del men- sile dei Paolini — é un appoggio pieno e incondizionato ad una posizione di dia logo e di moderazione, emersa.con chia- rezza dalla ‘lettera aperta’ dei 63 teo- logi, che riteniamo un intervento con- creto e positivo, contrariamente a quel che invece ha scrito il quotidiano catto- lico Avvenire, che ha parlato di inizia- tiva ‘pericolosa”” Jesus, quindi, sottoserive in pieno tutte le crtiche contenute nel documen- to? “Solo su un punto abbiamo qualche perplessita, cio’ quando la lettera parla di ‘privilegi e mondanita’, presumibil- mente espressioni con cui i firmatari della lettera volevano eriticare i fre- quenti viaggi del papa o determinati aspetti della finanza pontificia. Per il resto [che & il pid grave] siamo pie- namente d'accordo. Oggi, contraria- mente a quel che sostiene Auvenire, quei teologi non fanno scandalo, Al con- trario, quella loro lettera prende atto di unaltro seandalo, ma questa volta vero: @ quello che da anni si abbatte sulla testa dei fedeli cattolicicostrettia subire le diatribe delle alte autorita ecclesia- stiche, E lo scandalo che arriva da una Chiesa che ha fatto dell’eccessivo rigo- rismo [sie] in particolare su sessualita € bioetica, le principali forme di in- tervento per scoraggiare fedeli e pastor. E lo scandalo che viene dalle alte auto- rita ecclesiastiche, dalle quali c’ con- tinua incertezza sul Concilio Vaticano If, declassato|sic!] « Concilio pastorale, come continuamente sostiene il cardi- nale Joseph Ratzinger, Concilio sempre citato net documenti ufficiali, ma fre- ‘quentemente sconfessato nei fatti. Se il 70 per cento dei fedeli non va in chiesaé perché vi sono questi ed altri simili ‘scandal, Prima di colpevolizeare i 63 teologi, analizziamo bene questi pro- blemi”. Ma il cardinale Poletti ha gid pro- rnunciato la sua condanna. “Pits che una condanna piena, mi é sembrato un intervento di ‘assaggio’, tuna presa di posizione, certamente net- ta e decisa, ma fatta per provocare un dibattito. D'altra parte, il cardinale, arlandone nella relazione introduttiva all’assemblea della Cei, ha voluto dare uno spunto per un dibattito pit generale tra i vescovi presenti. Ma si potrebbe considerare poco convincente quel ri- chiamo al dialogo tra vescovi e teologi, fatto sempre dal cardinal Poletti, poiché ‘sembrache non si tenga conto del diritto sancito da Pio XH, dal Concilio e dai documenti sui mass media riguardanti il diritto alla pubblicita delle opinioni e al dialogo nella Chiesa” 1.63 teologi ora sono in pericolo? “Non credo [ed ha pienamente ra- sionel, forse ci saré qualche richiamo eridocentinei seminari. Certamente si continueré: con quel controllo‘striscian- te’ fatto di visite, richiami indiretti ed epurazioni camuffate, gid in atto in altre nazioni ¢ denunciate anche da altri interventi del mondo cattolico"» Ci siamo dovuti occupare spesso del «pid potente gruppo editoriale - cattolico», i Paolini, e delle loro riviste: Vita Pastorale, Jesus, Famiglia Cri- stiana. In quest’ultima ha sempre pon- tificato il redentorista P. B. Haring «il distruttore della moralen (si si no no, 1975, dic., pp. 2s). Hl Sabato, 27 maggioc. a. nel servizio Eresiemodera- te scriveva che quella dei Paolini & «una scelta di coerenza, motivata da un dovere di lealté: "La maggior parte dei firmatari da anni collaborano con il nostro giornale”». «E vero — continua Il Sabato — Ci sono Luigi Sartori e Giuseppe Alberigo, Giannino Piana e Attilio Agnoletto. Ma il pitt rappresen- tativo di essi & Severino Dianich...». ‘Tutte vecchie conoscenze disi si no no. Vecchie conoscenze Giuseppe Alberigo, Direttore dell’ Istituto di Scienze Religiose nella Bo- Jogna «rossa» non solo per itetti, &una creatura, prima che di Dossetti, del «Padre» Pellegrino. Egli@ l'autore pia citato dal suo «affine: il professore di Storia ecclesiastica, Gregoriana, padre Giacomo Martina S. J. ultra-progressista (cfr contesto storicoin cui é nata Videa diun ‘nuovo eoneilio ecumenico, nell’opera in due volumi dedicati d Istituto Orientale, al Vaticano IT Bilanecio e prospettive, pp. 27-82 e si si no no, 1978, n. 4; 1979, n. 3 en. 7/8). Sempre tra ifirmatari: mons. Luigi Sartori. Dall inizio (1975, n.5) in poi il nostro quindicinale si? dovuto spesso oceupare di lui. Mons. Luigi Sartori & presidente (ahinoi!) dell’ Associazione dei Teologi Italiani (ATD), insegna nel Seminario Maggiore di Padova ed & sempre stato teologo della CEI ('altro «teologo» della CEI, Bruno Forte, non 2 tra ifirmatari. Imaligni dicono che se ne attende ora in premio l'episcopato, come Walter Kasper). Quanto al Servita, padre Davide M, Turoldo, priorato S: Egidio, Sottoil Monte, si diceva che, colpito da un grave male, si era quietato e pensava soltanto a prepararsi ad una buona morte. E riapparso, invece, tra i fi matari. Sard stato... il richiamo della pubblicita, Per mons. Settimio Cipriano, pro- fessore di Sacra Scrittura nella Facolt& Teologica dell'Italia Meridionale, Na- poli, ® invece il richiamo della... fo- resta. «Se i Coneilio vorrd trattare della storicita degli Evangeli, noi da- remo battaglia»: cosi si esibi durante il Coneilio nel Pensionato Romano, dov’ era di passaggio. Il «noi» svelava la provenienza della dichiarazione di ‘guerra: era stato a colloquio con Pro- fessori del Pontificio Istituto Biblico. Con lui, tra i firmatari, il Monsignore, di nomina recente (per l'interessa- mento del suo protettore, Parcivesco- vo Battisti) Rinaldo Fabris, che im- perversa nel Seminario di Udine, e Giuseppe Barbaglio, che col Fabris ha pubblicato Le lettere di Paolo, ed. Bor- a, Roma: delle complessive 14 letterei due ne salvano solo 7; @ una buona percentuale: il 50%; San Paolo pud contentarsi. I! Barbaglio ® anche lui ex- alunno del Pontificio Istituto Biblico nonché ex-sacerdote paolino (si si no no, 1981, a. VII, nn. 2/3/4/6/). Nostra vecchia conosvenza ancheil «trombone» toscano, lo scolopio pa- dre Emesto Balducci, fautore della 4 _sisi_no no 31 maggio 1989 «decattolicizzazione» e di un eristie nesimo «planetarion. Per 'occasione sentenzia: «il male della Chiesa: la non-realizzazione della collegialta «Ed un Marcel diviene ogni vil- lan che parteggiando viene» Tl male della Chiesa, fonte di ogni altro male, @, al contrario, il non governo, la politica del non-intervento instaurata da papa Montini. Essa ha determinato, tra altro, a protiferazio- ne dei falsi teologi. Parafrasando Dan te, possiamo dire che oggi un San Tommaso diviene chiunque siatteggia teologo, D'altronde la serieta di questi «teo. Jogi» firmatari della «lettera aperta» si pud misurare dal loro principale pro- blema: quale nota teologica si deve attribuire al Concilio Vaticano II? Cosi almeno i teologi, degni di tal nome, avrebbero formulato il quesito. «ln primo luogo — ® seritto nella lettera — si tratta di sapere se levento del Con- cilio Vaticano If debba costituire un effettivo punto di riferimento dottrinale nelWaffrontare iproblemi della missione e dell’evangelizeazione. Da parte di alcuni si tende di fatto a sminuire Vimportanza di questo evento qualifi- candolo come “pastorale” e non dotato quindi della stessa autorita dottrinale degli altri Concili ecumenici». Seguono vaghe considerazioni niente affatto de- sgne di essere definite teologiche. E un falso problema, degno dei falsi teologi che lo pongono. La nota teologica del Vaticano Il é gia stata definita prima, durante e dopo il Concilio: solo «pa storaley: 8 cosi che esattamente I'han voluto i Pontefici che hanno aperto e chiuso: Giovanni XXII e Paolo VI e nessun postumo ripensemento pud mutare la qualifica teologica di un Concilio gia concluso. Tl vero volto del Vaticano Il, poi, ® illustrato e docu- ‘mentato nel libro di mons. Francesco Spadafora recentemente da noi pre- sentato e il cui titolo significative #La Tradizione contro il Concilio (EDI. POL. Volpe editore, Via Salaria, 400 — 00186 Roma). E poiché la Chiesa, che ha la promessa del non praevale bunt, 8 essenzialmente Tradizione, sa- ra il Concilio ad avere la peggio. Norbertus Sforziamoci noi pure, co- me tante anime elette, di te- ner dietro a questa benedetta Madre, non essendoci altra strada che a vita conduce, se non quella battuta dalla Ma- dre nostra: non ricusiamo que- sta via noi che vogliamo giun- gere al termine. Padre Pio Capp. TARDI E MALE Tempo 27 maggio u. s. informava: «ROMA — La polemica suscitata dalla lettera firmata dai 63 teologi italiani per criticare i limiti alla ricerca che verrebbero posti dal vertice della chiesa cattolica incomincia a diventare infuocata: 8 di ieri la notizia che il superiore dell’ Istituto “Don Orione”, che in Italia guida oltre 200 parrocehie oltre ‘@ mole istituzioni soprattutto dedicate all'accoglienza dei giovani e al reinseri- mento degli handicappati, ha inviato una “circolare” a tutti i parroci e ai direttori degli istituti per ordinare di sospendere, fino a nuovo ordine, Uacqui sto ¢ la vendita di Famiglia Cristiana e di Jesus La decisione é motivata, anche uff- cialmente, dalla posizione assunta dai direttori delle due riviste, che fanno capo ai Paolini, di pubblicare integral- ‘mente ecommentare in modo favorevole {a lettera dei teologi. “In seguito alla presa di posizione dei direttori delle due pubblicazioni pao- line — si dice testualmente nella lettera — a favore dei 63 teologi che hanno osato criticare il magistero pontificio, in rispetto allo spirito della nostra con- gregazione di speciale fedelté al papa” tutte le istituzioni che dipendono dalla congregazione “Don Orione” ricevono Tordine di non diffondere piti le due rivisten. Il prowedimento sarebbe stato en- comiabile se non fosse giunto con. vent’anni diritardo. Sono, infatti, pii.o meno tanti gli anni che Famiglia Cr- stiana e Jesus demoliscono Ia fede negli sventurati lettori, con la compli- cita dei rivenditori, parrocie religiosi, che, quasi non avessero occhi per leg gere, cervello e fede per giudicare, nelle parrocchie e in altre istituzioni cattoliche offrono come «buona stam- pa» queste due riviste in realta an- ticattoliche. Non c’@ verita di Fede, non ce principio di morale cristiana e persino naturale che non siano stati negati o quanto meno messi in dubbio dalle pagine di Famiglia Cristiana e di-Jesus. Lorientamento delle due riviste paol ne2 daanni sostanzialmente ider ‘quello de 63 «teciogi firmatari della dlettera aperta»; un orientamento di pubblica ribellione al Magistero della Chiesa, che attraverso i secoli ha infal- libilmente trasmesso e spiegato la Di- vina Rivelazione La posizione assunta dai due diret- tori Andreatta e Zega, non @ stata, dunque, fulmine a ciel sereno: @ stata perfettamente coerente con la «linea» Ga loro impressa ai periodici paolini di cui sono responsabili e con Ia «linea» delleedizioni Peoline in genere. Né era necexsario che Andreatta e Zega for- malizzassero la loro ribellione al ma- gistero della Chiesa, solidarizzando con i 63 ribelli, perché la direzione generale dell' Opera «Don Orione» av- vertisse l dovere di bloceare la vendita di Famiglia Cristiana e di Jesus nelle loro parrocchie e nei loro istituti. E tuttavia si sarebbe potuto anche dire: «Meglio tardi che main, se la direzione generale del «Don Orione», oltre che tardi, non fosse intervenuta anche m: le, essendo il suo divieto soltanto tem- poraneo, «fino a nuovo ordine». che veniva a dire che, una volta risolto in qualche modo I'vincidentey, le due riviste paoline, anche se immutate nel- la loro impostazione, sarebbero tor- nate in vendita nelle parrocchie e negli istituti del «Don Orione» senza che lo «spirito di speciale jedelta al papa» di quella Congregazione se ne sentisse affatto compromesso, come non se ne era d'altronde sentito compromesso fino a quel momento, E non era finita. Il «nuovo ordine» non tardava ed arrivare. Dopo appena tre giomi, I! Popolo 30 maggio vu. s. diramava’ la seguente informazione: dntanto, sempre ieri, la direzione ge nerale dell’Opera Don Orione, in merito alla comunicazione del provinciale De Meo |a tutt’oggi non chiaro da chi gsattamente sia partito l'ordine] di ‘ostracismo” nei confronti di “Famiglia Cristiana” e “Jesus”, ha precisato che ladecisione siriferisce solo al numero con gli editoriali sulla lettera dei 63 e ha riaffermato “piena stima e profonda riconoscenza alla famiglia re- ligiosa paolina’’y Tlagioco delle parti» era gid termi rato e MEDICE, CURA TE IPSUM! I card. Poletti, presidente della Conferenza episcopale italiana, Vi rio del Papa per la diocesi di Roma e Gran Cancelliere della Pontificia Uni- versita Lateranense, nel deplorare la lettera aperta» dei 63 «teologin ita- liani, contestatori del Primato ponti- ficio, non potendo ignorare la loro sbandierata qualifica di docenti nei Seminari e negli Istituti Teologici, ha detto: «Non posso terminare la rifles sione su questa lettera senza esprimere caleune preoecupazioni. |]. Le preoe- ‘eupazioni riguardano in particolare gli allievi dei nostri seminariistituti teolo- ici, coloro che domani saranno sa- cerdoti e che certo non ricevono oggi da 31 maggio 1989 alcuni maestri un esempio formativo, sotto il profilo della teologia, della spiri- tualita e del senso della Chiesa» (Av- venire 16 maggio 1989). Lo zelo pastorale del card, Poletti sarebbe da ammirarsi se la corruzione dei futuri sacerdoti nei Seminari ad opera di molti docenti, solo oggi sco- perta dal Presidente della CEI, non fosse da anni nota lippis et tonsoribus e se noi, avendo una memoria pitt lunga di quella che mostra di avere il card. Poletti, non ricordassimo fin troppo bene che identiche preoccupazioni gli sono state espresse, nella sua qualita di Gran Cancelliere dell'«Universita del Papa», a riguardo dei sacerdoti novellie futur sacerdoti allievi in quel: la Universita. Invano. Il Gran Can- celliere non sié limitato a fare, come si suol dire, orecchie da mercante. Ha preso pubblicamente le difese di quei professori, che agli allievi dell'Univer- sita del Papa non danno «un esempio formativo sotto il profilo della teologia, della spiritualita e det senso della Chie: sa», per dirla con le sue felpate parole, owvero, per dirla con parole nostre, rovinano il clero di domani, prepa. rando ribelli per la Chiesa e lupi per le anime. Sub umbra alarum, sotto la calda protezione, del Gran Cancelliere Poletti LA FEDE SOTTO LA PIETRA Nl Popolo 26 maggio 1989: «ROMA — Un incontro cordiale tra ‘mons. Ruini segretario dellepiscopato italiano, con don Perino superiore ge- nerale della Societd San Paolo, ¢ la riconferma delta linea di “Famiglia Cri- stiana” e di “Jesus” hanno meso fine ieri alla polemica seguita all'editoriale i “Jesus” sulla lettera firmata dai 63 teologi italiani Tutto, dunque, si & chiuso con la classica «pietra sopran. Sotto la pie- tra: la Fede, che Famiglia Cristiana e Jesus continueranno a demolire con il placet dell’episcopato italiano, il qua- Te, dal canto suo, continuera a dare ad intendere el «popolo di Dio» che i pascoli velenosi delle edizioni paoline sino salutari e verdeggianti pascoli oo N. B. Successivamente mons. Ca- illo Ruini haufficialmente dichiarato che il comunicato dei Paolini wpubbli- cato a sua insaputa, non rispecchia alcuni aspetti essenziali del colloguio intercorso». Sempre, pero, inrelazione sisi nono alla solidarieta manifestata dai Paolini ai 63 «teologi» ribelli, l'impostazione di Famiglia Cristiana’e di Jesus non pone problemi alla coscienza dei Ve- scovi italiani e resta percid fuori di- scussione, oe Semaforo «rosso» in Diocesi di Terni Il fatto Tiquotidiano La Nazione 5/4/1989, p. 7 pubblicava la seguente notizia: «Quella Mesa non sha da fare, erché @ occasione per una strumenta: lizzazione politica. Cosi per la prima volta dopo ben 44 anni in diocesi di Terni non verré celebrata, il 28 aprile, la Messa in suffragio dei combattenti della repubblica sociale, caduti nel cor. $0 del ultimo conflit di Benito Mus- solini, IL primo rifiuto alla richiesta del segretario della federazione combatten: ti RSI, ¢ venuto dal parroco di San Francesco e, successivamente, da quel- lo di Sant’Antonio, Sulla linea dei due parroci il vicario diocesano monsignor Osvaldo Renzi e, quindi, lo stesso vescovo che ha ricon- fermato il parere del suo vicario. Abbiamo chiesto a don Renzi perché (a richiesta di celebrare una Messa peri caduti non fosse stata accolta ed il vicario ci ha risposto che la Messa poteva essere celebrata ma non doveva essere strumentalizzata nel manifesto in cui si ricorda, esaltandolo, un pe- riodo storico superato dalla costi- tuzione democratica italiana elo fa affiggendo i manifesti lungo il percorso del corteo del 25 aprile. Il segretario dell'unione combatten ti delle RSI ci ha portato il testo del ‘manifesto: “I combattenti della RSI della provincia di Terni, uniti in spirito a quanti gloriosamente hanno fatto olo- causto della propria vita per nobili ideali, nel 44° anniversario della morte, ricordano Benito Mussolini e tutti i combattenti che con lui e per Uonore d'ltalia sono morti. Una santa Mesa saré celebrata il giorno 28 aprile alle ore... nella chiesa di... Da notare — osserva il segretario Pazzaglia — che questo manifesto da 44 anni é sempre dello stesso tenore, Che in tempi di odi pi accesi celebrare la Messa sia stato possibile ed, oggi, che la coscienza democratica é piti maturé e vecehi rancori ed odi sono stati sepolt, 0, comungue, sospesi, non sia piti possi- bile, non riesco proprio a capirlo, Quel manifesto potrebbe anche disturbare sensibilita politiche o partitiche ma non ‘auremmo mai immaginato che avesse arrecato turbamento alla coscienza di sacerdoti, la cui paternita e carita ha una dimensione universale"». Tl commento In merito un lettore ci scrive: «Egregio Signor Direttore, ‘mi faccio premura di aceluderLe la fotocopia di una singolare notizia ap- Parsa il 5 aprile c. a. sul numero 93 del quotidiano fiorentino "La Nazione” — “La Nazione - Umbria", pag. VII, cro- aca di Terni, perché ne voglia fare un adeguato commento sul Suo battagliero Quindicinale, al quale mi onoro di esse- re abbonato fin dal lontano 1975, Dacché non credo che la costitu- 2ione democratica della repubblica ita- liana, cosi solennemente chiamata in causa dal Vicario Diocesano di Terni, ‘mons. Osvaldo Renzi, possa costituire riferimento dogmatico in materia difede e vincolo intangibile in materia di com- ortamenti ecclesiasticamente ortodos- Si, mi chiedo angosciato e incredulo la ragione del rifiuto iniquo di celebrare la Santa Messa in suffragio di caduti “colpevoli” solo di appartenere ad un eriodo storico “superato” dalll’anzidet- ta costituzione. La presente non vuol essere affatto una presa di posizione polemica nei confronti di quanti — in sede politica — ritengono di doversi scagliare contro le idealita e gli uomini di un periodo della nostra storia unanimente definito come “bieco"(ciascuno ¢ libero di essere “bie- co” e di vedere il bieco come e dove referisce); la presente, sibbene, muove solo dalla preoccupata curiosita di co- rnoscere le ragioni per le quali un Sa- cerdote, in tempi nei quali si osa dar cristiana sepoltura ed onorare di cri- stiani suffragi divorziati, candidati alla cremazione, eretici ed dpostati di ogni risma, trovi disdicevole celebrare una Santa Messa in suffragio di persone ‘che, comungue le si voglia storicamente giudicare, hanno pur sempre donato per li altri il proprio sangue. Mentre lascio a Lei, ben pitt auto- revole, il commento della stupefacente notizia, non posso esentarmi — dacché Dio é giusto — di tremare per la sorte ultraterrena e sinanco terrena degli at- tori dellincredibile caso. Lettera firmata». Senso unico Non crediamo di dover aggiungere altro alla lettera del nostro lettore, salvo che una spiegazione dell’accadu- to forse c’8, anche se non @ propria mente una «ragioner. Tl Vescovo di Terni, mons. Franco 6 aia nono 31 maggio 1989 Gualdrini, fu gid rettore in Roma del colegio Capranica, che sotto di lui meritd il titolo di «fabbrica dei preti rossi» (cfr. Il Borghese, 26 luglio 1975). Mons. Gualdrini, inoltre, come abbia- mo esaurientemente illustrato in si si nono, a. XIII, n. 10, pp. 188., ¢noto per i suoi rapporti di fraterna’collabora- zione con noti personaggi «rossi», co- me Vex dom Franzoni, mons. Vito Gemmiti, lo spretato Ivan Ill anche perché gode dell'alta protez del card. Achille Silvestrini, il cui sini strismo ha dato all'Italia il nuovo Con- cordato. Nessuna meraviglia che in Diocesi i Temi, con l'approvazione di mons. Gualdrini, & scattato il semaforo rosso per la Messa in suffragio dei caduti della RSI e di Mussolini. Ci domandiamo soltanto quale se- rebbe la risposta della Curia di Terni per una Messa in suffragio di Stalin e «compagni», qualora la Messa entras se nell’orizzonte mentale dei comuni sti, dato che questi ecclesiastici, cost attenti a non essere strumei da destra, sono ben felici di strumentalizzare da sinistra fanno professione di lealismo verso la democrazia e persino la resistenza, slealissimamente disprezzano il Ma- gistero dei Romani Pontefici, i quali hhanno condannato il comunismo non per motivi politici, ma perché con trario «allo stesso diritto naturale» (Pio IX) e perché mette «a repentaglio la salvezza eterna» di chi vi aderisce (Pio xi, mentre In margine alla campagna elettorale di MONS. SILVESTRINI Nel 1981 Impact Suisse dedicd tre numeri (febbraio, marzo e aprile) alla Curia Romana. Si parlava di «cosche mafiosen che all'interno della Curia si contendono il potere. In questa lotta intestina, acutizzata dalla suecessione Casaroli, si colloca probabilmente an- che la lettera dattiloseritta su carta sormontata dallo stemma pontificio, fatta pervenire tramite le poste ve- ticane a molti cardinali e membri della Curia Romana all'indomani della par- tenza di Giovanni Paolo II per il Ma- dagascar. La lettera @ indirizzata ed «Eduardo», non De Filippo, come qual che napoletano potrebbe pensare, ma a mons. Eduardo Somalo, gia Sostituto della ‘Segreteria di Stato ed attual mente Prefetto della Congregazione per il Culto divino. Un breve saggio del contenuto ¢ dello stile della lettera datata: Vati- ‘cano, Santa Caterina da Siena 1989. A mons. Somalo si rinfaccia di esser «preso dalla gara dei professionisti per far carriera |...). Difatti, qualche mese fa hai scatenato, con la furbizia che ¢ it tuo forte, una campagna di vaste pro- orzioni per diventare cardinale e suc- cessivamente magari Segretario di Sta- to, Davvero hai scelto il momento giusto. C8 da restare allibiti se si pensa ai Particolari della finezea e della bravura con cui hai screditato il tuo possibile concorrente, A. Silvestrini, fabbricando contro di lui invenzioni a non finire come quella che egli é una talpa (inoltre non hai risparmiato i suoi pie stretti collaboratori e neanche A. Casaroli)» Si insiste quindi sulla «lingua pun- gente» di mons. Somalo, sulla sua “perfidian (whe é la tua virti pit grande»), sulla sua abilita a prendere in giro «i polacchi della Curia». «Una volta — si conclude — hai preso in giro anche noi indossando la maschera di una persona impegnata per la giusta ‘amministrazione della giustizia per tut 1, ma ora sei uscito allo scoperto. Sia- ‘mo completamente delusi». Firmato: «l tuoi amici» di una volta, si intende. Non sappiamo se la lingua di mons. Somalo sia davvero «pungente», ma & certo che la lingua dell’autore o degli autori della missiva non & seconda a quella di donnette in lite intorno ad una fontana, Qualche giorno dopo la risposta di mons. Somalo o di chi per lui, Car dinali e membri della Curia si son visti recapitare lidentica lettera, ma con due aggiunte: in alto, a destra dello stemma pontificio, si leggeva: AVVI- ‘SO MAFIOSO; in calce: «Firmato: con tanto livore / Achille ¢ il caro amico Giovanni C. » ovvero Achille Silvestrini e mons. Giovanni Coppa, uno dei suoi «pitt stretticollaboratorin. Eduardo — de Filippo, questa volta — avrebbe forse 2rovato il tutto degno dina sua commedia. Noi, sgomenti, ci interro- ghiamo sul livelio della Curia Romana e riflettiamo che da questo ambiente dovrebbe venir fuori il futuro Segre tario di Stato di Sua Santita. Un membro della Curia Qui ho inteso che avete fatto i Cardi- nali. Credo che sa- rebbe onore di Dio, e meglio di noi, che at- tendeste sempre di fare uomini virtuosi. Se si fara il contra- rio, sara grande vi- tuperio di Dio, e gua- stamento della santa Chiesa. Non ci mara- vigliamo poi, se Dio ci manda le discipli- ne e i flagelli suoi; perocché giusta co- sa é. Pregovi che fac- ciate virilmente cid che avete a fare, e con timore di Dio. ‘S. Caterina da Siena 31 maggio 1989 sisi_ho no UN’OPERA PER TEMPI DI CRISI n. 1 Premest Poiché la Scrittura ammonisce: «ln- terroga i tuoi padri ed essi ti daranno spiegazioni, i tuoi anziani ed essi ti ammaestretanno» (Deut. 32, 7): «Pre sta il tuo orecchio alle parole dei sa- pienti» (Prov. 22, 17); e ancora: «Non dimenticare, figlio mio, questi inse- gnamenti, ma il tuo cuore custodisca le mie parole» (Prov. 3, 1), sembra ame, eregrino [é lo pseudonimo adottato da San Vincenzo}, ultimo fra tutii servi di Dio, essere cosa di non poca utilita che io meta per iscritto l'insegnamento che ho fedelmente ricevuto dai santi Padri Per la mia debolezza cid & certa- mente indispensabile, per avere cosi a portata di mano un sussidio che, con assidua lettura, supplisea alle defi cienze della mia memoria. A intra- prendere questo lavoro mi inducono, tuttavia, non solo T'utilita dellopera, ma anche la considerazione del tempo € Topportunita del luogo. Quanto al tempo, involando esso tutto cid che vie di umano, anche noi gli dobbiamo in compenso rapire qualche cosa che ci giovevole per la vita etema, tanto pid che l'avvicinarsi del terribile giu- dizio divino ci invita ad attendere con maggiore impegno allo studio della nostra fede, mentre Tastuzia dei nuovi eretici richiede una vigilanza e una attenzione sempre maggiori. Quanto al Iuogo, perché lontani dalla folla e dal traffico delle cit, noi abitiamo in una localité molto appartata dove, nella romita celletta di un monastero, si pud mettere in pratica, senza timore di essere distratti, cid che canta il Sal mista: «Riposate e vedete che io sono il Signore» (Sa. 45, 11) Tutto qui concorre a realizzare le mie aspirazioni. Per lungo tempo fui trascinato da varie tristi turbini della vita secolare. Grazie all'ispirazione di Cristo riuseii infine a rifugiarmi nel porto della religione, per tutti sempre sicurissimo. Lasciati cadere i venti della vanita e dell’orgoglio, mi sforzo ora dipplacare Dio medianteil sacrificio dell'umilta cristiana, per poter cosi non solo evitare i naufragi della vita presente, ma anche le fiamme della futura. Fidando nel Signore, voglio dun- que dare inizio all’opera che mi preme, il cui scopo? di deserivere tutto quello che ci ® stato trasmesso dai nostri padri e che noi abbiamo ricevuto in deposito. ‘mio intento esporre ogni cosa pitt con la fedelta di un relatore che non con la presunzione di voler fare un’ opera originale. Osserverd, tuttavia, questa legge nello scrivere: dinon dire tutto, ma di riassumere lessenzi con stile facile e accessibile, pres: dendo dall’eleganza e dalla compitez- za, si che la maggior parte delle idee sembri piuttosto accennata che spie- gata. Scrivano pure splendidamente ‘con cura coloro che sono portati a cid per mestiere o per confidenza nel pro- prio talento. Quanto ame, sara suffi- ciente aver preparato queste note per sowwenire alla mie memoria, o meglio, alla mia smemoratezza. Tuttavia mi sforzerd lo stesso, con aiuto di Dio, di correggerle e di com- pletarle ogni giorno, meditando su cid che ho appreso. Nel caso, quindi, che ‘questi appunti si perdano e vadano a finire nelle mani di sante persone, io prego queste di non essere precipitose nel rimproverarmi qualeosa che in essi aspetta di essere ancora corretto se condo la promessa, n. 2 La regola Avendo spesso interrogato con la pil grande cura e attenzione nume- rosissime persone, eccellenti per san- titde dottrina, sul come sipos: guere mediante una regola certa, g rale e normativa la verita della fede cattolica dalla falsita perversa dell” eresia, quasi tutte mi hanno dato que- sta risposta: «Ogni cristiano che in- tenda smascherare gli intrighi degli eretici che sorgono intorno a noi, e tare i loro lacci e restare integro e Prima puntata incolume in una fede incontaminata, deve, con l'aiuto di Dio, munire la sua fede in una duplice maniera: con l’au- torita della Legge divina, innanaitutto, ¢ con la tradizione della Chiesa Cat- tolica», Qualcuno, perd, potrebbe obietta- re: Poiché il Canone delle Scritture & perfetto e da solo pitt che largamente sufficiente a tutto, che bisogno c’é che sli si aggiunga 'autorita dell’interpre- tazione della Chiesa? Poiché la Serittura, a causa della sua stessa sublimita, non @ da tutti intesa in modo identico e universale. Le medesime parole, infatti, sono terpretate differentemente dagli uni e dagli altri. Si potrebbe quasi dire che tante siano le interpretazioni quanti i lettori. Vediamo, per esempio, che No- vaziano spiega la Scrittura in un modo, Sabellio in un altro, Donato, Ario, Eu- nomio, Macedonio, in un altro ancora; diversamente ancora viene interpre- tata da Fotino, Apollinare, Priscillia- no, Gioviniano, Pelagio, Celestio e, ai nostri giorni, da Nestorio. E dunque sommamente neces: rio, di fronte alle moltepliei e aggro sliate tortuosita dellerrore, che l'in- terpretazione dei Profeti ¢ degli A- postoli si faccia a norma del senso ccclesiastico e cattolico. Nella stessa Chiesa Cattolica, bi- sogna avere la pid grande cura nel ritenere cid che & stato creduto dap- pertutto, sempre e da tutti. Questo @ veramente e propriamente cattolico, secondo l'idea di universalita racchi sa nell’etimologia stessa della parola, ‘Ma questo avverra se noi seguiremo Yuniversalita, l'antichita, il consenso Seguiremo l’universalita, se remo come vera e unica fede quella che la Chiesa intera professa per tutto il mondo; ’antichita, se non ci scostiamo per nulla dai sentimenti che notoriamente proclamarono i nostri santi predecessori e padri il consenso generale, infine, se, in questa stessa antichita, noi abbracciamo le defini- zioni e le dottrine di tutti, 0 quasi, i Vescovi e i Maestri. (continua) si si_no no 31 maggio 1989 SEMPER INFIDELES © Diocesi di Concordia-Porde- none It Gazzettino 20/3/1989: «Con i cattolici dialogo promettenten. Gli in- terlocutori, inutile ditlo, sono i comu- nisti, L’articolo, una sorta di comuni cato congiunto, firmato da un prete da un comunista, ci informa che nella provincia di Pordenone (ma non in Guella. soltanto) la wfase di supera: ‘mento del puro dialogo |tra cattolici e comunistl éin qualche modo avuiata». TI che, in altri termini, vuol dire che siamo gid al «compromesso storico» clerico-comunista. Preti e laici catto- lici — ci informa, infatt, il omunicato — partecipano abitualmente ai Con- sgressi di sezione e ai Congressi provin- Ciali del partito comunista. Don Me- naldo, ad esempio, parroco di Fos- salta di Portogruaro, gon Bertacco della Pastorale del lavoro di Sacile nonché prete operaio, don Chino Bi- scontin, teologo e pubblicista (uno dei nostri «semper infideles») nonché par- roco del Pasch di Cordenons, hanno partecipato al 18* congresso ‘provin- ciale del partito comunista. «Jnsomma — 2 la conclusione soddisfatta del comunicato congiunto — si sta for- mando una clima di superamento dei pregiudizi tra il mondo cattolico e il mondo comunista, con segnali e fatti espliciti dall'una e dall'altra parte» Ora, che i comunisti abbiano dei del partito comunista italiano persino in Roma, all'ombra della cu- pola di San Pietro, © Diocesi di Concordia-Porde- none 11 Popolo, settimanale della Diocesi i Concordis-Pordenone, 12 marzo u «Vesperi Eeumenici Continua a Orcenico di Sotto I iniziativa di cantare i Vesperi in unione alle altre confessioni eristiane e alle altre religion. ‘Sabato 11 marzo, con inizio alle 18, 30, verranno cantati i Vesperi alla presenza di alcuni musulmani. Essi all inizio presenteranno alcuni trat- ti della loro religione ¢ alla fine offriranno ai presenti una loro preghie- ra, Eecoci ecumenicamente ridotti da missionari tra gli infedeli a terra di missione per gli infedeli. Tl parroco di Orcenico di Sotto e il suo Vescovo, mons. Abramo Fre- schi, evidentemente leggonoun «Van- elo» diverso da quello che leggiamo noi; un «Vangelo» nel quale eviden: temente sta scritto: «Andate ed isla- rmizzate tutte le gentiv. SOLIDARIETA’ ORANTE. Perseveriamo nel dedicare il Rosario del Venerdi a quest'uni- a intenzione: che il Signore ‘salvi la Chiesa dalle conseguen- ze delle colpe degli uomini del- la Chiesa. ‘Sped. Abb. Post. Gr I= T0% TAIUATTENZIONE DEGLI UFFIGT POSTAL: in caso di marcato, rcapio o se veapito TINVIARE ALLUFFIIO.POSTALE noes VELLETAY Tessa a carico di ai i no no Aseocstaall'Unione Stampa Peradice Halisne e Boletna degl astocat conti Cattle Stud Antmodernst Son Pio Via doin Cansulta'1/B 1” pian «int. 5 ‘oiee oma Yel (05) 463154 Tuned del mese late pen, preso Via tsond dai Art 16 gi Recapito meyeiteula desta sh Via Appia Nowe Son‘ i ob ele et (0) 68.9568 Direttore: Sec. Emmaniel de. Tavenu Drettore Responsable: Mara Caso ‘uata di adesione al « Centra» misimo t 3000 snrue (onche im Fancobol Exterae Via Aeros agplungare spose postal (Conte cor” post, n. 80426008 intestate 8 Aut Tel. Roma 15709 51241974 ‘Stampato ip propto