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ee u a cid che a ein vostro . ae vien dal : Ubi Veritas et lustitia, ibi Caritas maligno. Anno XV - n. 6 Cattolica = ANTIMODERNISTA = Diretore: Sac. Emmanuel de Tavenu 31 Marzo 1989 COWLABORATIONE APERTA A TUTTE LE = PENNE > PERO {NOW VOUER SAPERE CH LWA DETIO WA PON MENTE A GIO GHE DETIO™ Tm oF LA POLITICA ECCLESIALE DEL «NON INTERVENTO» Paolo VI beato? Recentemente la Conferenza epi- scopale di un Paese dell’ America La- tina ha avanzato la proposta di beati ficare Paolo VI. Decisamente bisogna aver perduto ogni amore alla Chiesa e alle anime e persino il comune buon senso per avanzare una siffatta pro- posta, Paolo VI beato! Sarebbe come dire che un Papa pud santificare se stesso, venendo meno ai suoi doveri di Papa; il che & chiaramente assurdo: un Papa, non meno di una madre, di un padre di famiglia 0 di qualunque altro cristiano, si santifica attraverso il com- pimento dei doveri del proprio stato. Paolo VI e la reazione antimo- dernista IL 20 aprile 1970, su Epoca Pietro Zullino, sotto il titolo Coraggio, Papa Paolo!,’ seriveva: «Giovedi Santo, il Pontefice ha denunciato con parole a- marissime le lacerazioni interne della Chiesa». L'articolista affermava che «la maggioranza del clero e dei cattolici rimane fedele al suo [di Paolo VI) insegnamento, ma la questione del ce- libato ecclesiastico minaccia di aprire una erisi dagli sviluppi imprevedibilin Elencava quindi alcuni esempi di «la cerazione»: «preti sconosciuti |e di nes. ssun valore] e lontanissime suore [anch’ esse sconosciute e di nessun valore| diventano celebri in un attimon; «lssata la bandiera rossa sopra un seminario di Parigi retto dai Domenicani»; «Persino i gesuiti mettono in discussione l'auto- ritd di Roman; «l'ex-chirurgo francese Marc Oraison... st vatte per la decle- ricalizzazione dei sacerdoti e per I abolizione del celibato. A Parigi, dove vive, egli capeggia un attivo movimento di preti modernistin; «ln Cile e Pert ci sono state clamorase defezioni di vesco- vi». Invece «Preti e laici italiani sem- brano particolarmente tranquilli» A questo punto l'articolista parlava della «reazione alla tendenza moder- nistan: «Pochi giorni fa, il Papa ha ricevuto dalla Germania una “lettera di fedelta” con le firme di 1.600 Sacerdoti Un documento analogo, con 240 firme, 4liégiunto da Lione [il che & dir tutto!) In Francia, i tradizionalisti stanno o1 ganizzando un movimento che si chia- ma “Rénovation de Vordre chrétien” |e non era il solo: 'abbé Coache dirigeva il movimento Combat de la Foi, e per questo era stato espulso dalla sua parrocchial|. In Italia sorge un’asso- ciazione similare che per insegna si data il motto: “Fortes in fide». Ed ecco Vosservazione conclusiva dello Zulli no: «Ma non é sicuro che il Papa approvi le iniziative tradizionali- ste: in fondo, esse contribuiscono solo a radicalizzare il conflitto» Purtroppo era vero: Paolo VInon gra- diva la reazione antimodernista e i fedeli cattolici (cio? la maggioranza, contro la minoranza proterva e aggres- siva dei neomodernisti), che si rivolge- vano a Papa Montini, come al Vicario di Cristo, cui Ges ha commesso la custodia del Suo gregge, la difesa della dottrina rivelata e la conservazione della Chiesa, cosi come Gesii ha volu- ta, rimanevano immaneabilmente sen- za risposta e senza sostegno, Il principio del non-intervento In qualche oceasione Paolo VI giun- se a giustificare questo suo compor- tamento enunziando chiaramente il principio del suo pontificato: il non- intervento. Cosi, ad esempio, il il 7 dicembre 1968, Tl giornale della Democrazia Cri- stiana se ne fece eco contenta (il Popolo, 9 dicembre 1968): discorso del Pontefice ai Seminaristilombardi, nel- Ja solennita di Sant’Ambrogio: «La Chi ha proseguito il Papa, quasi in confidenza — si trova in un’ora di inquietudine, di autocritica, si di- rebbe perfino di autodemolizione. come un rivolgimento acuto e com: plesso... La Chiesa quasi quasi vie- ne a colpire se stessa...». A questo punto, dopo una tale diagnosi o am- missione (autodemolizione), Paolo VI concludeva: «Tanti si aspettano dal Papa gesticlamorosi interventi energici e decisivi. Tl Papa non ritiene di dover seguire altra linea che non sia quella della confidenza in Gest Cristo, cui preme la sua Chiesa pit che @ qualungue altro. Sara lui a sedare la tempesta» Era enorme! Dio si serve sempre degli uomini; e nel nostro caso si vuol servire di colui (San Pietro e i suoi Successori) che ha lasciato come Vie cario in terra, al quale ha affidato il suo gregge, con ’ordine di governarlo. Det- to con la debita riverenza, ma anche con tutta I'energia: era una vere fars colui che aveva il dovere di provveder diceva a chi soffriva ingiustizie penserd Dio a farti giustizia. Era sem- 2 plicemente enorme. Nessun Santo, nes- ‘sun eredente ha mai ragionato né pud ragionare cosi «dl Papa ‘continud in quell'occe- sione Paolo VI — saré il primo ad eseguire il comando diCristo, a confidare in Dio e credere in lui, € ad abban- donarsi, senza ambascia 0 inopportuna ‘ansietd, al gioco misterioso della invi- sibile, ma certissima assistenza di Gest alla Chiesa. Non sara un'attesa sterile 0 inerme: sard un'attesa vigile nella pre- shiera». Ci sarebbe mancato altro che fosse stata messa in discussione la fede in Dio, la fiducie nell'assistenza di Gesit alla’ Sua Chiesa! Ma qui si trattava di bben altro: del capo visibile della Chiesa che sirifiutava di intervenire, dicompie- re il proprio dovere, attribuendosi una vocarione di... contemplativo, pur a- vendo sotto gli occhi I'autodemolizione della Chiesa! I peccati dei Pastori Leggo nelt’introduzione aLa Regola Pastorale di San Gregorio Magno (sesto secolo; e che secolo di tempesta per la Chiesa!): «Ultimo tratto, che corona di bellezza sourana la figura del Pontefice immortale, é Valtra qualita, che egli tanto raccomanda come uno dei requisiti essenziali del pastore di ‘anime (Regola Pastorale, parte Il, cap. VD: la fortezza e la fermezza apo- stolica nel difendere contro i mal- vagi chiunque essi siano... i diritti della Chiesa e degli oppressi. Che si offenda lui, & pronto e disposto a ipportarlo e a tacere, ma che non si ledano minimamente i diritti del- la Sede di Pietro e di Santa Madre Chiesa, che sono i i Dio [altro che... trionfalismo!) Signifcative a que- ‘to proposito le parole con cui accom- pagna le istruzioni al suo apocrisario Sabiniano verso la corte bizantina che ‘aveva approvato lordinazione di un am- bizioso, in contrasto alla nomina legit tima di Onorato a vescovo di Ravenna. dice al Nunzio— il mio resistere, affronto con gioia qua- Tunque rischio. Sono prontissimo « morire prima di permettere che sot- todime abbiaa tralignare la Chiesa di San Pietro, Considera bene quel che ti dico e pensa con quanto do- lore». Ora la politica de! non-intervento formulata ¢ seguita da Paolo VI @ in netta antitesi con quanto San Gregorio scfive nella Regola Pastorale (IL, e. VD «E pur necessario che i Superiori siano temuti dai sudditi quando si accorgono che questi non temono Iddio». E adduce l'esempio di San Pietro, il primo Papa: «quando scopr la si si_no no colpa di Anania e di Zaffira, diede subito { conoscere quanto era grande sopra gli altri il suo potere (Atti degli Apostoli5, 5). Infatticon una sola parola trasse a morte uell..; trattandosi di punire i peceati, si ‘icord®’ del sommo potere che teneva nella Chiesa... e manifest la forza della sua autorité nello zelo di una giusta unizione, Cosi pure San Paolo... quan- do scopri una colpa che era in dovere di correggere, subito si ricordé di essere il superiore dicendo: “E che cosa volete? Verré a voi con la verga””(1 ai Corinti 4, 21)». E ancora: «Si stia bene attenti che, per praticare eccessivamente Vumilta, non si indebolisca la forza dell’autorita, ¢ che il prelato abbas- sandosi pit di quanto convenga, non sia poi pitt capace di tenere a freno i sudditi nella loro condotta. I superiori, pertanto, nel loro opera- re esterno tengano ben salda quell” autorita che hanno ricevuto per il bene degli altri; ma nell’interno del loro cuore abbiano sempre paura di insuperbirsi». E notare: «Talvolta perd si pecca ia gravemente dal prelato se egli tratta i perversi pitt da compagno che da superiore. Infatti perché Eli vinto da falsa pieta, non ebbe coraggio di castigare i figli colpe- voli, per questo si trovd colpito insieme con i suoi stessi figli dalla condanna terribile del giudice se- vero (I Samuele, 4, 17)». La realta dei fatti E pud bastare cosi. Lo stesso buon senso condanna Ia politica del non- intervento in chi, per l'ufficio cui & preposto, ha il dovere d'intervenire a castigare, a punire, e non lo fa, La Chiesa ha canonizzato Pio X, ma il senso cristiano di tutti i fedeli, ancor prima della canonizzazione, lo procla mava santo. Con quanta energia, infati egli seppe disperdere i nemici interni della Chiesa, i modernisti di allora Esattamente all‘opposto di Paolo VI, che alla rinascita del modernismo ha ‘opposto la politica del non-intervento. «In privato — concludeva lo Zul- lino nellarticolo citato — i eollabo- ratori del Papa espongono le loro ragioni [contro i neo-modernistil con una chiarezza che in pubblico non sarebbe loro consentita |e perché ‘mai?| Il senso dei loro discorsi é questo: solo gente che non crede pit in nulla pud avanzare proposte come quella dell’ a- bolizione del celibato. Gli anticelibatari sono anche coloro che contestano lor ganizzazione ecclesiastica, Vautorita, i ‘seminari ¢ cosi via. !modernisti hanno perduto, oltre che la fede, anche il senso della Chiesa e della realta. Unita ed organizeata, la Chiesa cat- 31 marzo 1989 tolica ha ancora un avvenire. Se si dissolvesse nel mondo, come aspirano i rogressisti, i trecentocinquantamila reti che ancora le restano cadrebbero come una goccia nell'oceano» Ma veniano ai particolari. Non facile comprendere come un Papa ab- bia potuto permettere che un Car- dinale preposto alla Congregazione dei Seminari, quale l'ex Arcivescovo di Tolose, Garrone, mandasse in rovina, Yuno dopo T'altro, i Seminari e sfa- sciasse il dicastero affidatogli. In fatti del genere un Pontefice direttamente chiamato in causa. La politica del non intervento non @ sufficiente a spiegare un tale comportamento che & vera e propria connivenza. E cosi sidica peril disordine creato in campo liturgico; cosi per T'indisciplina nel clero; cosi per la dottrina. E chi permetteva certi articoli, contro la dottrina cattolica sul peccato originale, financo su L’Osser- vatore Romano, organo della Santa Sede? E non c’é bisogno di ricordare il card. Alfrink e il Nuovo Catechismo Olandese. Se i pochi (una decina) pazzi di Nimega e il domenicano Schille beeckx, ricevuto da Paolo VI (con foto tanta pubblicita), e gli altri gesuiti, autori del Catechismo Olandese, fos- sero stati trattati come meritavano, sia per la loro ostinata superbia, sia per i loro errori dottrinali, non si sarebbero moltiplicati i casi consimili in altre nazioni. Il caso del Nuovo Catechismo Olandese fu un vero tradimento della Chiesa e delle anime. I cattolici o- landesi, veri fedeli, si rivolsero subito ‘al Papa, denunziando con chiarezza e precisione i gravi errori contro le verita rivelate di quel Catechismo imposto loro dall’episcopato. Ebene, invece di affidare all’ex Sant Offizio, con se- rieta, l'esame del Catechismo, Paolo VI diede il via a tutta una serie di tatti “cismi, di cedimenti, di inammissibili coneessioni; al Papa pot’ sempre far capo il cardinale Alfrink, demolitore della Chiesa cattotica in Olanda, Allesame dei fatti il non-interven- to si manifesta un eufemismo: i nor- mali strumenti del governo della Chie- sa furono da Paolo VI bloccati, pa- ralizzati, perché non agissero; I'inter- vento ci fu, ma sempre per lasciare impunita ogni ribellione, per fare pro- seguire nella pazza corsa ogni genere di «esperimentom, ogni «novita» con- tro la veneranda liturgia, contro il latino (benché dichiarato lingua litur- gica per la Chiesa latina, dallo stesso Vaticano I), contro la dottrina catto- Tica E poi le elezioni.a direzione ob- bligata: sempre a sinistra! La scelta cadeva immancabilmente nella lista dei contestatori: il card, Suenens (elet- to Cardinale de Giovanni XXIII, ma per suggerimento dell’allora cardinale 31 marzo 1282 Montini), i card. Pellegrino, e cosi via: fino ai Vescovi progressisti che si esi geva «aperti al mondo», come ha am messolo stesso card. Ratzinger nel suo Rapporto sulla Fede. No, parlare di politica di non-intervento per il ponti ficato di Paolo VI@ decisamente trop. po poco. Bisogna parlare di complicit nell'autodemolizione della Chiesa. Eccezione 0 conferma? Unica eccezione all’enunciata po: litica di non-intervento fu la condanna disua ece.zamons. Lefebvre sospesoa divinis direttamente da Paolo VI. In realta fu eccezione che conferma la regola ovvero 'abituale connivenza di apa Montini con i neomodernisti In sua ece.za mons. Lefebvre, in fatti, Paolo VI venne a colpire l'espo: nente di punta di quelle «iniziative tradizionaliste» che egli, come seriveva lo Zullino, non era sicuro che appro: Con la sospensione a divinis di sua ece.za mons. Lefebvre Paolo VI mani festd chiaramente la sua ostilita alla reazione antimodernista ¢ di fatto in timidi e paralizzd quanti disapprova- vano il nuovo corso ecclesiale, Affasci si si_no no nato fin dalla lontana giovinezza dall’ illsione liberal-modernista, papa Mon. tini, al contrario, non vedeva male gli ‘wesperimenti» e le «novita» dei pro: gressisti e, pur evitando di compro. ‘mettersi troppo scopertamente favori con la sua politica del non-intervento la rinascita modernista. «Paolo VI parla a destra, ma agisce a sinistra, e sono i fatti quelli che contano» ebbe a dire il domenicano progressista Conger e noi non vediamo come gli si potrebbe dar torto, consi: derando che Paolo VI ha applicato il suo principio di non-intervento solo a vantaggio dei demolitori interni della Chiesa E non é finita! Oggi i disastri della politica ec. clesiale del non-intervento sono pit tangibili di ieri: Seminari, Conventi, chiese chiusio svendutio abbattuti per mancanza di clero, di religiosi, di fe deli, Certo, la colpa non & dei «tra- dizionalistin che, invece, non cessano dal costruire nuovi Seminari, nuovi conventi, nuove chiese. Eppure — incredibile — proprio questo preoccu pa il card, Ratzinger, quasi che in quei 3 Seminari i Sacerdoti non ricevessero una sicura formazione cattolica, in quei Conventi i Religiosi non osservassero Regole venerande, approvate dalla Chiesa cattolica, in quelle chiese non si celebrasse una liturgia che @ stata per secoli propria della Chiesa catto- lica e in tutti quet luoghi — Seminari, Conventi e chiese — non si pregasse quotidianamente e fervorosamente per la Santa Chiesa cattolica e per il Sue- cessore di Pietro. All'indomeni della scomunica in- flittaa mons. Lefebvre il card. Ratzin- ger ha tenuto sul «caso» un diseorso alla Conferenza episcopale cilena. Tra altro ha detto: «ll mito della dure22a vaticana di fronte alle deviazioni progressiste sé palesato come una vacua elucubrazio ne, Fino ad oggi si sono emesse fonda- ‘mentalmente soltanto ammonizioni e in nessun caso pene canoniche in senso proprion (ll Sabato 30 luglio-5 agosto 1988) La politica ecclesiale del non-inter- vento in favore dei nemici interni della Chiesa, purtroppo, non @ morta eon Paolo VL Paulus Come i Cappuccini di Padova tradiscono la Chiesa e, con la Chiesa, padre Leopoldo La dottrina dei Cappuccini sulla contraccezione «Portavoce di San Leopoldo Man diem & per | devoti di San Leopoldo Cappuceino quello che ® «Voce di Pa dre Pio» per i devoti di Padre Pio. E edit, leggiamo, «eon approvazione ecclesiasticn edell'Ordine FF. MM, Cappuccini» ed ha la direzione, re- dazione e amministrazione presso il Santuario San Leopoldo Mandic ai Padova. Nel numero di febbraio 1989, nella tubrica II problema, il «teologo» Lo- Fenzo da Fara cappuccino, come si desume dal nome, affronta, sotto il titolo «Contraccettivi ed egoismo» il problema appunto della contracceric Una copia serive de). Dopo tre anni di matrimonio sono rimastaincinta, ed ho incominciato ad fvere una paura tremenda. Sono an data avanti cosi per tre mesi, piangendo e dicendo che il bambino non lo volevo. Poi sono andata dal mio parroco a raccontargli le mie pene e da quel ‘momento é scesa dentro di me una pace ‘mai provata. Venne un parto con dolori atroci ¢ nel dolore giurai che non aurei mai pit votuto avere figli. Quando é ricominciata di nuovo la nostra vita sessuale ero bloccata, ed ‘avevo il terrore di rimanere incinta Insieme abbiamo discusso di questo fatto ed insieme abbiamo deciso di adoperare un contraccettivo. Mi prese un po’ di vergogna e la aura di andare coniro il volere della Chiesa. Abbiamo chiesto a dei confes- sori il loro parere e tutti ci dicevano che lo facevamo per egoismo. Ma per noi era ‘cominciata una vita nuova, anche se c’é voluto un po’ di tempo per farne una cosa normale. Col passare det tempo sono stata io {a prima a volere un altro figlio, che mio ‘marito non voleva darmi, ed ho dovuto insistere. E cosi dopo sei anni ne ho avuto un altro, Ero felicissima di aspettarlo e di averlo e non mi pesava nessuna fatica. Sard perché sono maturata, sard per- ché questo ce lo siamo cereato con tutto Vamore e tutto il desiderio di dare alla luce un altro essere che fa parte del nostro amore. Dacci una risposta al nostro dubbio: siamo davvero degli egoisti?». Il «teologo» risponde: «Da quello che ho capito ilproblema 2 questo: avete paura di essere egoisti e 4quindi di essere in colpa usando i con- traccettivi. Direi proprio di no, assolutamente. Non voglioriticare quanto vihanno detto i confessori, ma voglio sperare che la loro risposta sia stata dettata dal fatto che non avete spiegato bene la vostra situazione. A parte la grande confusione in- teriore dovuta al sovrapporsi degli stati d/animo, c’8 qualeosa che mi sembra 4 estremamente chiaro: il terrore per una nuova materniti L'uso dei contraccettivi non ha nes- sun carattere di egoismo quando ha uno scopo terapeutico, cioe lo scopo di gua- rire malattie, disfunzioni o alterazioni sicofisiche. In concreto ci sono oggetti- ‘vamente situazioni che rendono lecito Tuso degli anticoncezionali: la cura di tutte le malattie che interessano gli organi genitali, la cura della steril funzionale, la regolazione dei cicli me- struali, durante Uallattamento, il rinvio delle mestruazioni che potrebbero coin- cidere con particolari prestazioni, nel caso di ciesofobia 0 paura nevrotica della gravidanza, la legittima difesa per temuta violenza imminente, In altre parole luso della pillola & lecito ¢ non si pud parlare di egoismo ‘quando serve a mettere in ordine qual- cosa che non va E chiaro che mi riferisco al tuo caso. Altre situazioni diverse dalla twa vanno affrontate con proposte diverse. Per te, ad ogni modo, spero che resti sempre intatto il tuo coraggio di amare tuo marito e i tuoi figli, con dignita e responsabilité Questa, dunque, la dottrina sulla contraccezione non solo del «teologo» Lorenzo da Fara, ma anche dell'au- torita ecclesiastica — il Vescovo di Padova — e dell’Ordine Cappuccino. con la cui approvazione & stampato € diffuso Portavoce di San Leopoldo La dottrina della Chiesa sulla contraccezione La Chiesa comincia col distinguere nettamente tra metodi artificiali di contraccezione e metodi naturali. L uso dei metodi naturali, che sfruttano i periodi di steriita naturale della don- nna, non é lecito sempre, ma solo quan- do ® giustificato da «motivi morali sufficientie sicuri» (Pio XIAllocuzione alle ostetriche 29 ottobre 1951), E la ragione @ evidente: ai coniugi «la na- tura e il Creatore impongono ta funzione di provwedere alla conservazione del ‘genere umano. E questa la prestazione caratteristica, che fa il valore proprio del loro stato, il bonum prolis Lindi- vviduo e la societd, ilpopolo e lo Stato, fa Chiesa stessa, dipendono per la loro esistenza, nell’ordine da Dio stabilito, dal matrimonio fecondo. Quindi al bracciare lo stato matrimoniale, usare continuamente la facolté ad esso pro- priaee in esso solo lecita, e, ’altra parte, sottrarsi sempre edeliberatamente, sen- za un grave motivo, al suo primario dovere, sarebbe un peccare contro il senso stesso della vita coniugale». Per quanto riguarda, invece, i me- todi artificial di contraccezione — tale & la questione posta dalla coppi serivente — illorouso & sempreiillecit _ sisi nono non pud mai essere giustificato da nessuna ragione, neppure gravissima, ‘Anche qui la ragione @ evidente: «non vi pud essere ragione aleuna, sia pur gravi che valga a rende- re conforme anaturaed onesto, cid che @ intrinsecamente contro na- tura, E poiché Vatto del coniugio &, di sua propria natura, diretto alla gene- razione della prole, coloro che nel!” usarne [0 rendono studiosamente in- apace di questa conseguenza, operano contro natura ¢ compiono un'azione turpe e intrinsecamente disonestar (Pio XI Casti connubii) E Pio XIInell'Allocuzione gia citata fa eco: «ll Nostro Predecessare Pio XI dif m, nella sua Enciclica Casti con. nubit del 31 dicembre 1930, proclams di nuovo solennemente la legge fon- damentale dell’atto e dei rapporti co- niugali: che ogni attentato dei coniugi rnel compimento dell'atto coniugale 0 neello sviluppo delle sue conseguenze naturali, attentato avente per scopo di privarlo della forza ad esso inerente edi impedire ta procreazione di una nuova vita, @ immorale; e che nessuna “in- dicazione” o necessita pud mutare un’azione intrinsecamente immo- rale in un atto morale e lecito» Percid nei casi «in cui non si pus cesigere di correre il rischio della ma ternita, la quale anzi deve essere as solutamente vietata», poiché i metodi naturali di contraccezione non met tono del tutto al sicuro da tale rischio e i metodi artificiali restano assoluta- mente proibiti dalla legge naturale divina, «anche in questi casi estremi ogni manovra preventiva e ogni diretto attentato alla vita ¢ allo sviluppo del germe ¢in coscienza proibito ed escluso, euna sola via rimane aperta, vale a dire quella dell'astinenza» (Pio XILAU. cit.) E a coloro che obiettassero che suna simile astinenza é impossibile, che un tale eroismo ¢ inattuabile» Pio XIL ricorda che «iddio non obbliga all’im. possibile. Ma Iddio obbliga i coniugi all'astinenza, se la loro unione non pud essere compiuta secondo le norme della natura, Dungue in questi casi 'astinen- 2a é possibile. Abbiamo a conferma di tale argomento ta dottrina del conciio di Trento, il quale, nel capitolo sulla os- servanza, necessaria e possibile, dei comandamenti, insegna, riferendosi a un passo di S. Agostino: "Iddio non comanda cose impossibili, ma mentre comanda, ammonisce, edi fare quel che puoi, edi domandare quel che non puoi, e aiuta affinché tu possa. [..]. E chiar: chi non vuole dominare se stesso, nem- meno lo potra; e chi crede di dominarsi contando solamente sulle proprie forze, senza cercare sinceramente e con per- severanza Uaiuto divino, rimarré mi serevolmente deluson.. Questa fu e sard sempre I'immu 31 marzo 1989 tabile dottrina della Chiesa sulla con- traecezione. Lo ricorda Pio NI, la cui Enciclica Casti connubii (31 dicembre 1930) volle essere appunto una vigorosa riat- fermazione della immutabile dottrina cattolica, proprio nell'anno in cui la Conferenza anglicana di Lambeth per- metteva il cosiddetto birth-control ov- vero la regolamentazione delle nascite con qualunque mezzo, anche artifi ciale (cfr. Enciclopedia cattolica voce regolazione delle nascite). Pio XI s «Essendovi di quelli che, abban donando manifestamente la cristiana dottrina, insegnata fin dalle ori ni, né mai modificata /ianno ai di nostri, in questa materia, preteso pub- blicamente proclamarne un’altra, la Chiesa cattolica, cui lo stesso Dio affida il mandato di insegnare e difendere la purité ¢ la onesta dei costumi, consi- derando dattorno tanta corruttela det costumi, a fine di preservare la castta del consorzio nuziale da tanta turpi tudine, proclama altamente, per mezzo della Nostra parola, in segno di sua divina missione, e nuovamente senten- ia: che qualsivoglia uso del matrimo: nia, in cui per la umana malizia atte sia destituito della sua naturale virts rocreatrice, va contro la legge di Dio e della natura, e che coloro che osino commeiteretali aziont, sirendono rei di colpa graven, E Pio XII nella citata Allocuzione, dopo aver ripreso la dot trina della Casti connubii sulla intvin seca malizia della contraccezione art ficiale, mai giustificabile per nessuna ragione, conclude: «Questa prescrizio- nein pieno vigore oggi comeien, e tale sara anche domanie sempre perché non é un semplice precetto di diritto w mano, ma lespressione di una legge naturale e divinay, Lo stesso Paolo VI si vide costret to, malgrado i lunghi, personali ten tennamenti, a iproporre limmutabile dottrina cattolica sulle vie illecite della regolamentazione delle nascite con I Humanae Vitae, nella quale esplici tamente rimanda alla Casticonnubii di Pio XInonch¢ all‘Allocuzione alle oste- triche e al Discorso agli ematologi di Pio XI (cfr. Enciclopedia cattolica voce regolazione delle nascite) Disprezzo del Magistero e ma- lafede Evidentemente !'Ordine Cappuc~ cino ha una dottrina propria sulla con traccezione, che nulla ha a che vedere con la dottrina della Chiesa. Alla luce dell'immutabile Magiste- ro della Chiesa, trattandosi dell'uso di un metodo artificiale di contracce- zione, il «teologon cappuccino, nella risposta in esame, avrebbe dovuto con- 31 marzo 198° dannare incondizionatamente il com: portamento della coppia in esame, E non perché colpevole di «egoismo» (anche se ogni peccato chiaramente & una manifestazione anche di egoismo), ‘ma perché colpevole di un comporta: mento ostinatamente e prolungate: mente peccaminoso. Il «teologo» cap. ueeino, invece, non solo approva e giustifiea, ma — incredibile a dirsi — loda il «coraggion, la wdignita e respon- sabilita» della donna che per lunghi anni, nel timore di una maternita, ha violato la Legge divina, naturale & positiva, La scappatoia «l.'uso dei contraccetivi — egli seri- ve — non ha nessun carattere di ego smo quando ha uno scopo terapeutico» e fa rientrare tra questi scopi terapeu: tici il caso esposto nella lettera, che gli, improvvisandosi psichiatra e new rologo, classifica come «ciesofabia 0 aura nevrotica della gravidanza». ‘Sennonché sull'uso terapeutico de- sli anovulanti, cio® dei farmaci che arrestano l'ovulazione, si @ pronun- ziato Pio XII nel celebre Discorso agli ematologi (12 settembre 1958 AAS 50 |1958) 734-739), al quale rinvia anche lHumanae Vitae di Paolo VI Inesso il Papa, tra'altro, si pone e risolve wuna questione oggi assai di seussa dai medici e dai moralistin © cio’: af lecito impedire 'ovulazione per mezzo di pillole usate come rimedi alle reazioni esagerate dell'wtero ¢ dell or ganismo, sebbene questo medicamen- to, impedendo Uovulazione renda_an- che impossibite la fecondasione? E cid permesso alla donna maritata, la quale, ‘malgrado questa sterlita temporanea desidert avere rapporti col proprio ma: rito? La risposta dipende dalt'intenzione della persona. Se la donna prende que. sto medicamento non in vista di im- pedire il concepimento, ma unica- mente su consiglio del medico, co- me un rimedio necessario per una malattia dell'utero o dell'organi ‘smo, essa provoca una sterilizeazione indiretta, che & permessa seeondo il principio generale delle azioni a duplice effetta. Ma si provoca una sterilizzazione diretta, e percid illecita ‘quando si arresta Vovulazione, per pre- servare I'utero e lorganismo dalle con- seguenze d una gravidanza, ch’esso non ud sopportare. Aleuni moralisti pre- tendono che sia permesso prendere me- dicamenti in questo caso, ma a torto, Bisogna respingere egualmente (opi nione di molti mediei e moratist, che ne permetiono uso, quando un indicazio- ine medica rende indeside: concepimento altri. ca: i si si_no no possibile menzionare qui: in questi impiego di medicamenti ha come sco- po d’impedire il concepimento im- pedendo lovulazione; si trata dun- que di sterilizeazione direttan Dunque la «sterilizzazione» dell atto coniugale o contraccezione pet motivi terapeutici @ lecita solo se in- diretta, ciok se il farmaco, che si as- sume, su prescrizione medica, non mira ad impedire la gravidanza, ma a curare una malattia organica e solo indirettamente provoea, simultanea mente con 'effetto buono. terapeutico, anche un effetto cattivo, non voluto, pero, né come fine né come mezzo» (ivi), benché previsto, e cio’ l'arresto ell‘ovulazione e quindi limpedimen: to di una nuova gravidanca. E qui giova richiamare brevemente il «principio generale delle azioni a duplice effeton applicato da Pio XML La morale generale considera il caso diun'azione, dalla quale prosegua un duplice effetto: uno buono ed tno cattivo. E lecito porre questa azione a Guplice effetto? Si, qualora ricorrano tutte e quattro le seguenti condizioni: a) 'azione che si compie dev'essere in sé buona o almeno moralmente indifferente; ne! caso: 'assunzione di un farmaco, che ha un effetto terapeu- tico, buono, benché provochi indiret: tamente anche un altro effetto che sarebbe cosa cattiva volere, b) Lieffetto buono deve derivare dall’azione posta simultaneamente con Feffetto cattivo. perché, qualora de rivi, invece, dail’effetto cattivo, non saremmo pit nel caso morale’ dell’ azione a duplice effetto, bensinel caso di un mezzo cattivo usato per un fine buono e il fine buono — si sa — non giustifice il mezzo. Nel caso dei far maci in esame leffetto terapeutico, buono, si sprigiona contemporanea: mente alleffetto, cattivo, di arrestare Vovulazione: non deriva dall'arresto dell'ovulazione ©) Liintenzione deve mirare al solo effetto buono e Ieffetto cattivo, hen: ché previsto, non deve essere voluto sené come fine né come mezzo». Pereid se T'effetto buono pud essere conse- guito con un mezzo che non ha con- seguenze caitive, si deve scegliere que- sto mezzo. Nel caso in esame si deve mirare a curare una malattia, non ad impedire lovulazione e quindi la gra vidanza. Se quella stessa malattia pud curarsi con farmaci non anovulanti, si devono preferire questi altri farmaci 4) Deve esserci un motivo suff. ciente e proporzionato alla gravita dell’ effetto cattivo per porre un'azione da cui, insieme con T'effetto buono, con: segue anche un effetto cattivo: nel caso il motivo sufficiente e proporzionato ud essere I'impossibilita di curare in altro modo una malattia organica 5 Veniamo ora al caso della coppia, cui risponde i «teologo» cappuccino. 1) La «pillola» @ stata da essa assunta di propria iniziativa e non su prescrizione medica, 2) B stata assunta nell'intenzione di impedire una nuova, temuta gravi danza, e non per curare una malattia organica e neppure una presunta «pau. ray nevrotica», solo ora, afatti, anzi a peceati compiuti, diagnosticata dal «teologo» cappuccino, improvvisatosi anche psichiatra e neurologo (a partire dal Concilio sembra di assistere nella Chiesa al vecchio gioco televisivo «Sia- ‘mo tutti improvvisatorin), 3) La presunta «paura nevrotica», in ogni caso, non essendo una malattia organica, andava curata in altra sede, con altri mezzi e dietro prescrizioni di tun medico competente. Conelusione: non siamo nel caso, moralmente lecito alle sopra elencate condizioni, di un'azione in sé buona o moralmente indifferente a duplice ef- fetto: un effetto buono terapeutico, voluto ed un effetto cattivo, simulta: neo, non voluto e neppure al caso, moralmente illecito, di un mezzo cat: tivo usato per un fine buono, ma siamo al peggiore dei casi moral: al caso di un fine cattivo perseguito attraverso un mezzo egualmente cattivo Infatti la coppia scrivente ha posto per anni un'azione intrinsecamente eattiva: un atto di contraccezione di retta, con unica intenzione cattiva di impedire una nuova gravidanza, te. muta dalla donna, senza rinunciare a soddisfare la propria sensualita. Altro cche «mettere in ardine qualcosa chenan Se il «teologo» cappuccino si fosse dato pena di sfogliare almeno gli Atti del Magistero sulla questione avrebbe trovato, ad esempio, nella Casti con- nubii i motivi soprannaturali, per cui, sostenuta dalla grazia, una «madre veramente eristiana» pud rendersi «su pperiore a tutti dolori, alle cure e ai pesi della maternité» e gloriarsi, «molto piti giustamente esantamente» della madre dei Gracchi di «una floridissima corona di figliuoliv, e cio’ la considerazione dell‘ufficio, proprio degli sposi cristia. ni, di «offrire la propria prole alla Chiesa, perché da questa fecondissima madre di figh di Dio venga rigenerata ‘per mezzo del lavacro del battesimo alla sgiustizia soprannaturale, e perché ven- ga fata membro vivo di Cristo, par. tecipe della vita immortale e in fine erede della gloria eterna, alla quale tutti aneliamo dall'intimo del cuore» (Casti connubii). Evidentemente, perd, per il «teo- logo» cappuceino questi motivi so- prannaturali non hanno nessun valore e nessun valore ha la grazia, che rende la donna, non meno dell'uomo, eapace ii no no 31 marzo 1989 di osservare, nonostante le difficolta derivanti dalia propria natura deca- duta, la Legge di Dio. Ed allora pre- ferisce confezionare morbidi cuscini per meglio addormentare la coscienza, non proprio tranquilla, della coppia scrivente e a tal fine non solo inventa, senza competenza e senza fondamen- to, una malattia, ma inventa anche la relativa «terapia», il cui nome vero e proprio & contraccezione artificiale diretta, e cio’ «delittuosa licenzar, azione «contro natura, «turpe eintrin secamente disonesta» (Pio XI Casti connubii) Ben si addice al «teologo» eappue 10 la grave ammonizione che Pio XI Igeva ai Sacerdoti: «Pereié, come vuole la suprema autorité Nostra, ¢ la cura commessaCi della salute di tutte le ‘anime, ammoniamo i sacerdotiche sono applicati ad ascoltare le confessioni, e ali altri tutti che hanno cura di anime, che non lascino errare i fedeli a sé affidati, in punto tanto grave della legge di Dio, ¢ molto piti che custo- discano se stessi immuni da queste perniciose dottrine, e ad esse, in qual- siasi maniera, non si rendano conni- venti. Che se qualche confessore, 0 astore delle anime, che Dio nol permet- ta, inducesse egli stesso in simili errori i fedelia sé commessi, 0, se non altro, ve Hi confermasse, sia con approvarli sia colpevolmente tacendo, sappia di do- ver rendere severo conto a Dio, Giudice Supremo, del tradito suo ufficio, ¢ stimi a sé rivotte le parole di Cristo: "Sono ciechi, e guide di ciechi: ¢ seil cieco alcieco faccia da guida, !'uno ¢ altro cadranno nella fossa” (ivi) Ammonizione che, logicamente, tocca anche i Superiori della Provincia cap- puccina di Padova e dello stesso Or dine cappuccino e '«autorita ecclesia- stica» con la cui approvazione il «teo- logo» Lorenzo da Fara, con deplore- vole incoscienza e grave scandalo, giu- stifica e loda pubblicamente due osti- nati contravventori della legge di Dio, privi di fiducia nella Provvidenza, alla quale hanno sostituito il proprio corto giudizio, e fa cosi propaganda alla contraccezione artificiale diretta, ben- ché condannata incondizionatamente dal Magistero della Chiesa. Degno emulo in questo dei «teologi ribelli di Colonia». E tutto cid dietro il paravento di San Leopoldo, benché questi, al pari di Padre Pio, abbia lasciato al popolo cristiano € al suo Ordine ben altri esempi e ben altri insegnamenti di fedelta all'immutabile dottrina della Chiesa. Un teologo Il Signore illumini le menti. Padre Pio Capp. LA «CHIESA IN STATO DI DUBBIO» Una grande confusione... L'Enciclopedia cattolica, nel suo ultimo volume «Dizionario del Concilio Ecumenico Vaticano If», alla voce re- golazione delle nascite, a cura del padre Ermenegildo Lio, ripercorre la «storia conciliaren del problema della rego: lazione delle nescite. Comincia col ricordare, col card. Felici, (Dalla costituzione pastorale Gaudium et Spes alla Encicliea paolina Humanae Vitae in L’Osservatore Ro: ‘mano 10 ottobre 1968, p. 3, col. 1) che ia «nella fase antipreparatoria» del Concilio «un buon numero di Vescovi chiesero formalmente che “si condan- nassero le pratiche eugenetiche”; fosse condannato l’onanismo e delia condan na sifornisse un'argomentazione solida; “fossero condannati i mezzi anticon- cezionali ed il maltusianesimo”’ condannata la sterlizzazione ‘diretta erpetua 0 temporanea, sia dell'uomo che della donna”. Un Vescovo chiese e- spressamente che “fossero condannati in maniera decisa i delitti dell eutana- sia e del cosiddetto birth-control; per- ché non mancano coloro che cre- dono o sperano che la dottrina della Chiesa, particolarmente ri ardo al secondo delitto, possa essere riformata Inverita dobbiamo riconoscere, alla luce dei fatti posteriori che questo Vescovo aveva ragione; ¢, con il succedersi degli avvenimenti si deve dire, che divennero poi molti quelli, ‘che speravano nel mutamento della dottrina; speranza che si ingiganti specialmente durante e dopo la mento dottrinale della teologia mo- rale e dello stesso magistero era un fatto irreversibile». Ma perché la speranza di un mu- tamento dottrinale si ingiganti «spe- cialmente durante e dopo la celebra- zione del Concilion al punto da far credere che un tale mutamento fosse adkiritura, un fatto compiuto ed ir reversibile? Nella successiva fase preparatoria del Coneilio, la Commissione teologica approntd lo schema De castitate, vir ginitate, matrimonio et familia», nel quale si dava«conchiarezza efermezza {a stessa dottrina che Paolo VI si vide costretto a rinnovare [poi] nell’en- ciclica “Humanae Vitae”, dove si leggono financo le citazioni che si leg- gevano in quello schema conciliare det 1a fase preparatoria» e presisamente: il Catechisme del Concilio di Trento, De matr. sacr. c, VIII n. 13; la Casti connubii di Pio XI, l'Allocuzione alle ostetriche del 29 ottobre 1951 di Pio Xlle del medesimo Pontefice il Di scorso agli ematologi del 12 settembre 1958, nel quale si condanna l'uso degli anovulanti, e quindi della «pillolan, a scopo contraccettivo. Sennonché, a partire dal 1963, una serie di fatti e di avvenimenti «con tribuirono a creare una grande con- fusione sul problema sia durante che dopo il Concilion. Tra questi fatti: «la nuova redazione degli schemi concilia: 1%, listituzione di una Commissione extra-conciliare peri problemi del- Ia natalita e della famiglia, le pro poste ¢ la enorme propaganda data ad aleune dichiarazioni e proposte di mu: tamentodi dottrina anche in campo cat- tolico, il discorso |imprudente| di Pao- Jo VI ai cardinali del 23 giugno 1964 ‘malamente inteso, quasi il Pontefice a- esse insinuato che potesse essere prov- visoria la dottrina della stessa Casti connubii (mentre in quel discorso si no- ‘mina solo Pio XII, probabilmente in riferimento al suo discorso del 12 set: tembre 1958 sugli anovulanti, che al- cuni teologi dicevano essere supe- rato per le nuove scoperte); infine il nuovo modo, con cui venne inteso il Coneilio, quasi che laggiornamento del- la Chiesa potesse far pensare anche ad un mutamento della dottrina sul ma- trimonio e quindi sui metodi della re- golazione delle nascite». ++ @ una notal In questo clima di «grande confu sione», il problema della contraecezione fu inserito «in qualche modo ossia piu: tosto genericamente» nella costituzione Gaudium et Spes, onde i Padri conciliari rimanevano preoccupati (e con non pochi interventi lo dissero) che il Concilio ‘non si pronunziasse sui metodi di questa regolazione, quasi che per esempio si insinuasse cosi, almeno con il si- lenzio, che la Chiesa cattolica non ritenesse pid sicuramente come in- trinsecamente ¢ gravemente ille- cita la stessa contraccezione diret- ta», Anche questa voltai Padri avevano ragione. A tacitarli intervene, per®, lo stesso Paolo VI, che invid alla Commis sione teologica del Concilio quattro «modi» da inserire nel testo e, soprat tutto, il suggerimento di rinviare sull’ argomento della contraccezione alla Casti connubii di Pio XI ¢ all'Allo- cuzione alle ostetriche di Pio XII. Si continuava a tacere, perd, del Discor- so agli ematologi, col quale Pio XII 31 marzo 1989 aveva condannato I'uso dei farmaci anovulanti a scopo contraccettivo e, guindi, la «pillola», sulla quale Paolo VI, evidentemente suggestionato da quei tali teologi che consideravano superata la condanna di Pio XII, lascid che nascessero infondate speranze pri- ma di doverle troncare egli stesso con VHumanae Vitae. Comunque il richia mo alla Casti connubit e all’Allocuzione alle Ostetriche fu inserito in una... note: la nota 14 del n. 51 della Gaudium et ‘Spes. Il Segretario del Coneilio si pre~ murd di farvicitare per intero il testo della predetta Allocuzione, nel quale Pio XII cosi afferma il valore per- manente della dottrina cattolica cola esposta: «Questa prescrizione é in pie- no vigore oggi come ier, ¢ tale saré anche domani e sempre, perché non é un semplice precetto di diritto umano, ‘ma l'espressione di una legge naturale ¢ divina». Tnvano, perd, si cercherebbe questa citazione nelle versioni italia- ne del testo conciliare, ad esempio, in Costituzioni e deereto del Concilio E- cumenico Vaticano IT in due volumi dell’Editrice milanese Ancora e nello stesso Dizionario del Concilio Ecume- nico Vaticano II, che completa En ciclopedia Cattolica, edita dalla Tipo- grafia Vaticana. Inoltre nella nota 14 del n. 51 della Gaudium et Spes si legge, si, ilrichiamo alla Casti connubii e all'Allocuzione alle Ostetriche, ma si rinvia all'infelice ed imprudente di- scorso di Paolo VI ai Cardinali del 23 giugno 1964, ispirato da quei teli teo- logi che ritenevano «superatay la con- danna della «pillola» di Pio XII, © soprattutto si legge la seguente dichia- razione: «Alcune questiont bisognose di ulterion’e di pit: approfondite analisi, per ordine del Sommo Pontefice sono state affidate alla Commissione inca- ricata di studiare i problemi delta po- polazione, della famiglia e della na- talita. I! Sommo Pontefice dara il suo giudizio, una volta conclusi i lavori della Commissione. Data, quindi, attuale fase in cui si trova la dot- trina del Magistero, i! Concilio non ritiene di dover proporre immediata- ‘mente soluzioni concrete». Onde non cisentiamo di condivide- re la conclusione del padre Ermenegil do Lio nella citata voce dell’Enciclo pedia Cattolica e cio’ che «il Vaticano 11, pur evidenziando limportanza dell’ ‘amore coniugale e della paternité re- sponsabile, non intese di mutare la dottrina antichissima e costante del Magistero sulle vie illecite di regola ‘mentazione delle nascite; che anziespli- citamente riconfermé la dottrina an- tecedente, rimandando esplicitamente «al magistero di Pio XTe di Pio XII, come dovette fare in seguito anche Paolo VI. nella enc. Humanae Vitae, che oltre tutto é la risposta promessa gid nello sisi_no no stesso Cone. (GS 51, nota 14)». ‘«Draltra parte — egli osserva — il Concitio non poteva pensare ad una dottrina, che doveva cosi sostanzial- mente cambiare la stessa natura del matrimonio e dell ordine dei suoi fini, ed in una forma diremmo subdola Pereié dopo il Cone. lo stesso Pontefice, Capo del Conc, (LG 22), dichiaré che questo non aveva percié mutato la dot- trina sul matrimonio, né aveva messo Ja Chiesa come in stato di dubbio (Paolo V1, 29 ott. 1966)». La prima parte di questa osserva- zione rende onore alla rettitudine del padre Lio. E una triste realta, perd, che il Vaticano II sovrabbonda di ten tativi di mutamento dottrinale, perse- guiti in «forma subdola». Quanto all’ affermazione di Paolo VI, anoi sembra troppo semplicistica, per non dire peg- gio, e la perdurante contestazione del- la dottrina cattolica riproposta nell” Humanae Vitae sta a dimostrarlo. Che il Vaticano Il non avesse il potere di mutare I'immutabile dottrina cattolica sul matrimonio e sulle con- traccezione ® fuor di dubbio. Che, perd, abbia insinuato la possibilita di tun tale mutamento, e quindi alimen- tato un'irragionevole attesa, sono i fatti e lo stesso articolo dell'Enciclo- pedia Cattolica ad attestarlo. Ed ap- punto perché era stato creato in vari modi un grave stato di confusione e di dubbio circa un possibile mutamento della dottrina eattolica, il Concilio Va tieano I non poteva'e non doveva comunque limitarsi a richiamare tale dottrina con la note 14 al n. 51, tutt™ altro che brillante per chiarezza € precisione, della Gaudium et Spes In realta ancora in quella nota si volle lasciare una porta aperta ad un possibile mutamento di dottrina circa la«pillola» e solo con’Humanae Vitae i si decider a chiuderla definitiva mente. Lo stesso padre E. Lio scrive: ‘«Ci si poteva domandare come mai il Concilio non cit {nella nota 14) anche Vallocuzione del 12 sett.1958 di Pio XI [Discorso agli ematologil. In seguito, nella risposta pontifica della enc. Hu: manae Vitae quel documento écitato tre volte (cf. Lio L'importanza p. 1276)». La risposta & che, come si desume dalla stessa nota 14'e dai vari docu- menti sull’argomento, tra cui il Paul VI secret di J. Guitton, Paolo VI sperd, a lungo, contro ogni ragionevole speran- za, di poter accontentare le richieste del mondo «moderno» circa la «pi lola» grazie a qualche «nuova scoper- ta» scientifica, che in qualche modo Siustificasse un pronunziamento op- posto a quello di Pio XII, Non é qui il caso di seguire le vie attraverso le quali la Provvidenza, che mai abbandona la Chiesa, condusse Paolo VI a ribadire in un secondo tempo con I'Humanae 7 Vitae la condanna del suo Predeces- sore. Ci basta rilevare che le speranze sulla «pillola» furono langamente, im- prudentemente e del tutto infond: tamente alimentate. Onde quand’an- che il Concilio non avesse messo la «Chiesa in stato di dubbio», com’ebbe a dichiarare Paolo VI, & certo che in stato di dubbio furono messi da Paolo VI la cristianita e il mondo, che alla cristianita guardava. E senza nessun ragionevole motivo, ma unicamente per quell'ansia, quasi patologica in Paolo Vie da lui infusa al Concilio, di non deludere le richieste del mondo «modernon. Superfluo dire che nessun dubbio sarebbe sorto se Paolo VIfosse stato pid preoccupato di salvaguarda- re eriaffermare, com’era suo dovere, la dottrina cattolica anziché cedere alla tentazione di piacere ad un mondo ch per scrollarsi di ogni peso della morale naturale e cristiane, non ha certo biso- gno della benedizione della Chiesa. Quando succede qualche sciagura 0 ce taclisma naturale, la prima cosa che preoceus ‘polticant, in cerca di occasioni per portere atqua al loro mulino,e i giornalist in cerea di Scandali, quella ditrovare a tutti cost delle Fesponsabilita, anche dove appare assai dif le trovare, ‘All’annuncio dell'evento cslamitoso si u- sano immaneabilmente le parole: «dolore» e srabbiar, dolore per le vittime © i danni rabbia perché non doveva succedere. Qual uno ha certamente colpa e deve pagere. Un rremoto fa crollare le case? Quelle case non ano adatte in una zona soggetta a fenomeni sismiei el disastro bisognava prevederla! Une frana travolge un palazzo? Non andava cor struito proprio hy man po" pia in la! Un militares auicidata? Certo, neha colpa il suo epitano, oil comandante del reggimento, of Ministro' della Difesa, che deve. dimetters Tnsomma, una specie di scincallaggio vero € proprio, che cerca di sfruttare le sventure altri per averne guadagno, non di denaro od ‘ggett trafugat, me vantage! politico gior: ralistic. Ela. prassi del mondo cattivo ed ipocrita: Ma pidjgrave tse seguita da worini di Chiesa, che per un odioso conformismo tra- discono la loro missione soprennaturae, Ochene, anche nella recente siagura delle Azzoree il solito glornalista senza cuore ha fvvicinato qualehe parente delle vitime per chiedere loro achisipatesse dare lacolpa. Sie Jmbattutto in un dignitoso signore, il quale, pur nel suo dolore, ha signorilmenterisposto che lui riteneva di non dover daze la colpa a nessuno, sf stata una disgrazia — ha detto — ‘hi vuole che abbia colpa’ Qui ci sono solo dei morti da piangere e del dolore da confartare Una nobilissima lerione data non solo ai poli tieho a gio Vescovo Ferrari, sulle bare, conformandosi ui pure alla moda e credenda di renders! cost papel isogno di esasperare il dolo presenti muovendo le torbide acque delle Fesponsabilita, delle colpe e della giustzia che le vittime reclamano. Argomenti tutti da mandare ad altri momenti, se proprio fosse il caso, mentce in queste crcostanze Tunica overe del Sacerdote @ricordare le parole di vita’ eterna del Signore el Signs a si si_no no 31 marzo 1989 SEMPER INFIDELES © San Gerardo, «mensile di cultura € formazione cristiana dei padri re- dentoristi della provincia napoleta na», gennaio 1989: rubrica Ciscrivano. Un lettore domanda: «Cosa pensa del film “Liultima tentazione di Cristo” di Scorsese ¢ del chiasso che ha solleva- to, Il padre Serafino Fiore, respon sabile del suddetto mensile, risponde: «