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Mt. 5, 37: a a eid che Ma il ain vostro ple parlare vien dal sia maligno, Anno XV - n. 16 Ubi Veritas et lustitia, ibi Caritas Je Cattlieo + ANTIMODERNSTA 30 Settembre 1989 FONT MENTE A CIO CHE DETO™ tm Gr L’7ECUMENISMO ACATTOLICO NELLA CHIESA CATTOLICA FAMIGLIA (ex)CRISTIANA: ha ragione |’«ingegner Giuseppe» Famiglia Cristiana n. 17/1989, ru briea Collogui co! Padre: un certo «in -gegner Giuseppe» scrive: ~4«Nutro-alcuni gravi dubbi e perples sita in merito agli atti del Santo Padre Egli infatti ha condannato e scomuni: cato monsignor Lefebure per ribellione alla Chiesa romana. Ma anche i prote- stanti, gli anglicani e gli ortodosst sono ribelli o, se si vuole essere pi precisi, seguaci di ribelli del passato (Lutero ecc.): come mai dunque i! Papa, attra- versol'ecumenismo, vuole abbracciartie riunirli tutti sotto il segno della Santa Croce? I pontefici di una volta avevano un atteggiamento diametralmente oppo- sto: come pué questo coneiliarsi con l'in contestabile infallibilita papale?», Risponde d. L, presumiamo don Leonardo Zega, direttore di Famiglia Cristiana, balzato agli onori — diciamo cosi — della cronaca per la sua presa di Posizione in favore dei 63 «teologi» ribelii italiani, Non «credo la Chiesa santa» «L infaliibilita pontificia — incomin- cia dL — riguarda Vinsegnamento dottrinale e morale, tutela il “deposito delta fede" e si fonda sul compito aff dato da Gesiia Pietro eai suoi suecesso ridiconfermare i suoifratelli”. Cié non wuole dire che 1a Chiesa non faccia errori owvero che T'infedelta a Cristo sia solo tra coloro che rifiutano la sua parola e non anche trai suoi discepolin. Con le parabole della zizzania che eresce in mezzo al buon grano (Mt 13 24-30), della rete che trae a riva pesci buoni e pesci cattivi (Me. 13, 47-50), delle vergini prudenti che attendono lo Sposo insieme con le vergini stolte (Mt 25, 1-13), Gesi ha insegnato che nella Chiesa pellegrina sulla terra con vivono santie peceatori. A sua volta, la Chiesa, custode infallibile della divina Rivelazione, ha condannato in passato {inovaziani e i donatisti e, nell’epoca moderna, Lutero e Quesnel, i quali volevano la Chiesa una societa di per- fetti (cfr. D. 1422-1428, 1515). E tut- tavia la presenza di membri peccatori nel seno della Chiesa nulla toglie alla santita della Chiesa. Anche in epoche in cui la maggioranza dei suoi membri cessa di tendere alla santita, persino quando il dilagare dell'errore giunge ad offuscare la sua dottrina, la Chiesa resta santa: santa nel suo Capo, Nostro Signore Gesi Cristo, santa nello Spi- rito che la vivifica, santa nella sua immutabile dottrina, santa nei mezzi di salvezza, santa anche in quei mem- bri che, in ogni tempo, malgrado tutto € contro tutti, continuano a vivere i precetti ed anche i consigli evangelici. I peceati, gli errori, I'sinfedelta Cristo», non’ appartengono alla Chie- sa: anche quando partono da membri della gerarchia, non nascono dalla dot trina della Chiesa, ma dalla falibilita del libero arbitrio e dalle tendenze peceaminose dell’ uomo; non sono frut- to del suo infallibile Magistero, ma della ribellione al suo insegnamento. La Chiesa, infine, resta santa, perché ha insé, anche nelle epoche pit buie, la potenza di eliminare daéin tempo pitt ‘© meno breve ogni germe di morte. Parlare — come parla d. . — di una «Chiesa» che «fa errori», imputando alla Chiesa gli errori dei suoi membri, & negare ereticamente la verit& di Fede cosi professata nel Simbolo Aposto- lico: «Credo... Sanctam Ecclesiam» (D. 2): Credo ... la Chiesa santa, L’essenza dell’ecumenismo: tre eresie ed un errore “Liessenziale dell’zcumenismo — continua dL — é proprio questo: tutte le Chiese si damandano se e come sono infedeli alla volonta del Signore, soprattutto rispetto al Suo incessante richiamo alla carité vicendevole e all’ unita, che ¢ dono di Dio, ma anche frutto della cooperazione umana Se questo 'wessenziale» dell'ecu- menismo, essenza dell'ecumenismo& costituita da tre negazioni ereticali ed tan errore 1)lanegezione del Credo Sanctam Eeclesiam 2) la negazione del Credo Unam Ecclesiam 3) la negazione dell'indefettibilita della Chiesa 4) Perrore di un’«uniti» e di una «caritay seisse dalla Fede. @ Negazione del «Credo San- ctam Eeclesiam»: ne abbiamo gia parlato. Qui aggiungeremo che, solo sul fondamento di questa negazione ereticale della «Chiesa santan,d L pud asserire che «tutte le Chiese liviinclusa la Chiesa cattolical si domandano se e come sono infedeli alla volonta del Signore». 2 si si_no no 30 settembre 1989 © Negazione del «Credo unam Ecclesiam»: a Chiesa di Cristo tuna, non solo perché unita internamente «per fede, governo e comunione» (Leo- ne XIII: Satis Cognitum), ma anche in senso numerico, perché Cristo ha fon dato una sola Chiesa e non una plu- ralita di Chiese. A rigore la parola Chiesa non ammette plurali (le cosid- dette Chiese particolari sono in realta articolazioni dell'unica Chiesa univer- sale: la Chiesa di Dio in Efeso, la Chiesa di Dio in Corinto ecc.): la Chiesa, Corpo mistico di Cristo, ® una sola come uno solo & il Cristo; ammet tere pitt Chiese @ ammettere pitt Cri © che Cristo, mostruosamente, abbia pid corpi: «Siccome Egli prese un unico corpo mortale [.., cosi pure Egli ha un solo corpo mistico, nel quale e per il quale rende partecipi gliuomini della santitée della salute eterna» (Leone XIII Satis Cognitumn). Parlare di una pluralita di «Chiese» che si domandano se e come sono infedeli alla volonta del Signore & ne- gare anche l'unicita della Chiesa di Cristo, cosi come professata nel sim- bolo Apostolico: Credo unam Ecele- siam © Negazione dell’indefettibili- ta della Chiesa: la Chiesa di Cristo & indefettibile per divina promessa (Mt 16, 18; 28, 20), cio’ rimane nei secoli quale fu istituita dal suo divin Fon- datore: unica ed una, oltre che santa, cattolica ed apostolica. Parlare di una pluralita di Chiese, che si interrogano sulla loro infedelta alla volont& del Signore «soprattutto rispetto al suo incessante richiamo, all'unita» ® negare questa indefetti lita: la Chiesa «una» avrebbe cessato di essere ed oggi sarebbe nuovamente da realizzare, @ Errore di una carita e di un’unita scisse dalla Fede. La vera Fede ® il vincolo dellunita stabilito da Cristo nella sua Chiesa “Appoggiandosi la carita come su fon- damento sulla fede integra e vera, é rnecessario che i discepoli di Cristo siano principalmente uniti dal vincolo dell’ unita di fede» (Pio XI Mortalium ani- mos). Parlare di «Chiese» che si interro- {gano «soprattutto» rispetto al richiamo alla carita vicendevole ¢ all'unita & affermare erroneamente che possano darsi una carita vicendevole ed un’ ta destabilite dal loro fondamento e cio dalla vera Fede. Qual é la vera Chiesa di Cristo? All’ecumenismo non interessa «La mentalita ecumenica — scrive ancora d. . — ¢ lesatto contrario dell’ apologetica. Questa si sforza di dimo- strare che la propriaposizione é giusta ce quella degli attr: sbagliata e l'unité che intende propern presuppone che gli altri riconoscano : proprierrorie ritor- nino all’vile». L'apologetica non con- siste affatto nel dimostrare chela «pro- ria» posizione & giuste e quella degli altri sbagliata. L’apologetica, partendo dal fatto incontestabile che Nostro Signore Ge- si Cristo ha fondato un'unica Chies alla quale ha promesso l'indefettibili 1a, anzitutto studia alla luce del Van- gelo e della storia del Cristianesimo primitivo la natura, le proprieta e le note della Chiesa fondata da Nostro Signore Gesti Cristo e poiricerca quale delle attuali «Chiese» abbia questa natura, queste note, queste proprieta. La conclusione che solo la Chiesa cattolicaé la Chiesa fondata da Nostro Signore Gesii Cristo @ il risultato irre- futabile di uno studio onesto ed obiet- tivo, che & anche un servizio di auten- tica’ carita reso a coloro che errano fuori dell'unica vera Chiesa. Per gli altriv, percid, non si tratta di rico- noscere i «propriv errori, se perso- nalmente non ne hanno, ma si trata semplicemente di riconoscere che, poi- ché Cristo ha fondato un solo ovile sotto un solo pastore, si ha il dovere di ricercare questo ovile e dientrarvi, una volta conosciuta sufficientemente la vera Chiesa di Cristo. Se lattuale ecumenismo intendesse promuovere tra gli acattolici questa ricerca obietti- vva, onesta, doverosa non si opporreb- be’ alla dottrina cattolica e, praticato con a debita prudenza, che esige anzi tutto persone preparate e competenti, non ® una novita per la Chiesa cat- tolica, Manon # questo che 'ecumenismo attuale si propone, e percid dL si premura di distinguerlo dal! apologet ca, All'ecumenismo attuale non inte- ressa affatto stabilire quale sia 'unica vera Chiesa di Cristo: la Chiesa «una» 2 appunto la meta ch’esso si prefigge: la Chiesa quale la volle Nostro Signore Gesit Cristo 8 ancora da realizzare oda ricostruire. Ges non ha mantenuto |i promessa sua «L'ecumenismo — scrive infattid. L — invece vuol far crescere le Chiese verso quell’unita a cui Cristo chiama tutti i suoi discepoli. Nessuna Chiess nessuna comunita deve ritenersi di- spensata da questa ricerca e dalla necessaria conversione». Dunque l'unita della Chiesa sareb- be ancora da realizzare ela volonta ela preghiera di Cristo per|'unita della sua Chiesa sarebbero oggi senza effetto. I che comporta, come scrive Pio XI, che «Gest: Cristo sia venuto meno al suo intento 0 abbia errato quando affermé che le porte dell'inferno non avrebbero ‘mai prevalso contro la sua Chiesa (Mt 16, 18)» (Mortalium animos). Un ecumenismo acattolico e an- ticattolico «Con il concitio Vaticano II — seri- ved. l —anche la Chiesa cattolica ha aderito a questa concezione dell’ecume- rnismo, anzi ha riconosciuto in essa una delle grazie pitt grandi che Dio le abbia fatto». B esatto: con il Concilio Vs ‘cano II «anche» i ministri della Chiesa cattolica — non la Chiesa cattolica — hanno «aderito» ad una concezione dell’ecumenismo che gia esisteva, che non @ cattolica e non @ nata nella Chiesa cattolica, ma fuori di esse: trai protestanti sempre combattuti tra il principio del libero esame, che li porta ad un’incessante frantumazione, e'Ut unum sint del Vangelo (Gu. 17,21), che lispinge aricercare una qualche forma di unita, Questa concezione ecumenica dei protestanti @ cos! illustrata nell’Enci clopedia cattolica (voce ecumenismo): «L'ecumenismo presuppone come sua base l’eguaglianza di tutte le Chie- se dinanzi al problema dell’ unione Cosi sotto il triplice aspetto psicolo- ico, storico ¢ escatologico: a) psicolo ‘icamente tutte le Chiese devono rico- noscersi ugualmente colpevoli della se- arazione, cosicehé, invece di incolparsi Tuna Valtra, ognuna ha da chiedere perdono; 5) storicamente nessuna Chiesa, dopo la separazione, pud credersi la Chiesa unica e totale di Cristo, ma soltanto parte di quest’ unica Chiesa: conseguentemente, nes- suna pud arrogersi il diritto di obbligare le altre a ritornare a lei, bensi tutte debbono sentire l'obbligo di riunirsi tra loro, per ricostruire la Chie- sa Una e Santa fondata dal Salvatore; ©) escatologicamente 1a Chiesa futu- ra, risultante dall'unione, non po- tra essere identica a nessuna delle Chiese ora esistenti. La S. Chiesa ‘ecumenica, che sorgerd in questa nuova Pentecoste, sorpasserd ugualmente tut- te le singole confessioni cristiane». Poco ? importato a chi ha aderito a questa concezione acattolica dell’e- cumenismo che essa & altresi anticat- tolica, perché si rifiuta di riconoscere che la Chiesa una, voluta da Cristo, @ realta da duemila anni in quella Ci sa, dalla quale i loro padri si separa ono, ma che non per questo ha cessato di essere: «l figli abbandonarono la casa pa- terna — scrive Pio XI — ma non per questa essa andé in rovina sostenuta com’era dal continuo aiuto di Dion. EB questa casa @ aperta a tutti (Mortalium animos). 30 settembre 1989 La Chiesa cattolica non pud aderire alla concezione protestante dell’ecu- ‘menismoe, ancor meno, riconoscere in essa «una delle grazie pitt grandi che Dio le abbia fatton, semplicemente perché rinnegherebbe la verita della propria origine divina e tradirebbe le anime, ivi incluse quelle dei «fratelli separatin, Eq infatti la concezione dell'ecu menismo, alla quale secondod L avreb be aderito col Vaticano II anche la «Chiesa cattolica», dalla Chiesa cat- tolica —e neppure questo & importato ai suoi fautori — @ stata gia condan- nata come contraria ai «Principi della Fede», segnatamente nella Mortalium animos di Pio XI e nella Orientalis Ecclesiae di Pio XU Ha dunque perfettamente ragione Vaingegner Giuseppen: «i pontefici di una volta avevano un atteggiamento diametralmente opposto». La diametrale opposizione Questa diametrale opposizione fi nisce col toccare — questo & gravis simo — un dogma di fede gia definito solennemente dalla Chiesa. Sul fondamento della Sacra Serit tura e della Tradizione divino-aposto- lica la Chiesa ha sempre insegnato: 1) che la Chiesa di Cristo ® una sola: la Chiesa cattolica; 2) che essa ¢ 'unica area di salvezza: extra Ecclesiam nulla salus Dalla prima verita — la Chiesa di Cristo @ una sola — deriva come corol lario che le altre sedicenti «Chiese», nate per eresia e/0 scisma, non sono Chiese, ma «sette (San Cirillo), «as- semblee |=Chiese| legttime» che siha il dovere di «confondere» (Sant'Ireneo ‘Ads. Haereses), onde chi ad esse si tunisce «si separa dalla vera Chiesa per unirsi ad un'adultera» (San Cipriano De cath. Eccl. unitate n, 6) San Cirillo di Gerusalemme cost istruiva i catecumeni: «La fede ti inse- gna a tenerti stretto alla Chiesa una santa, cattolica, nella quale sei rinato, onde tu possa cost individuare¢ fuggire tutte le sette. Quando ti troverai fore- stiero in qualche citté non chiedere dell’edificio dedicato al culto (anche le sette degli empi fregiano di questo nome le loro spelonche) e non chiedere nep- pure dove sia la chiesa, ma specifica bene e chiedi dove sia la Chiesa cat tolica. E questo il nome proprio della nostra santa Madre, sposa del Signor nostro Gesti Cristo, Unigenito Figlio di Dio» (Cath. 18, 26) E San Clemente Alessandrino: «La Chiesa ¢, per natura sua, una sola, ancorché le eresie tentino di scin derlain molte sete» (Strom. 1.7 ¢. 17) si si_no no E cosi la Chiesa ha continuato ad insegnare per duemila anni, dalle ori- gini fino al Vaticano II: «in verité, Gest Cristo, parlando di questo mistico edifizio, non menziona che una Chiesa, ch’egli chiama sua: “Edificherd la mia Chiesa”. Qualun- que altra, fuori di questa si esco- giti, non essendo fondata da Gest. Cristo, non pud essere la vera Chie- sa di Cristo» (Leone XIII Satis Co gnitum), Dalla seconda verita — fuori della Chiesa cattolica non vi @ salvezza — deriva che anche coloro che eventual: mente si salvano fuori dai confini vi Dili della Chiesa — possibilita questa ammessa dalla Chiesa cattolica —, non si salvano in virti della loro appar- tenenza ad una sedicente «Chiesa» protestante, main virti diun'invisibile, inconsapevole, ma reale appartenenza alla Chiesa cattolica (cfr. Lettera de! Sant'Uffizio all’ Arcivescovo di Boston 8 agosto 1949) La possibilita di salvezza per gli acattolici (anche pagani) contemplata dalla Chiesa non annienta il dogma extra Ecclesiam nulla salus in quanto non riconosce nessuna funzione salvi fica alle false Chiese e alle false religio ni, anzi la esclude positivamente: lo Spirito Santo — cosi sintetizzava il card. Manning Ia dottrina cattolica opera nelle sette, ma non per mezzo di Al contrario, il Veticano II viene a dirci delle sette, chiamate «Chiese ¢ Comunité separate», che «nel mistero della salvezza non sono affatto spoglie di significato e di peso» e che «lo Spirito di Cristo non ricusa di servirsi di esse come di strumenti di salvezza» (Unita- tis Redintegratio n. 3): cosi dalla possi- bilita di salvezza degli acattolici si evince la funzione salvifica delle sette € delle false religioni o quanto meno tuna loro partecipazione alla funzione salvifica della Chiesa contraddicendo al dogma di fede definita che «fuori della Chiesa non vi é salvezza». Il trionfo dell’errore Bil trionfo di errori che da temposi addensavano sull'orizzonte della Chie- 8a e contro i quali lo schema di co- stituzione dommatica sulla Chiesa, ap- prontato in vista del Concilio Vaticano per ordine di Pio IX, cosi ribadiva la dottrina perenne della Chiesa: «Noi proclamiamo pure che essa la Chiesa] ¢ cos! perfettamente determi- ata nella sua costituzione, che nes- suna delle societa separate dall’ unita della fede, o dalla comunione con questo corpo, pud in aleun mo- do essere considerata come una parte od un membro di est a Essa non @ neppure dispersa ¢ disseminata attraverso i diversi gruppi di nome cristiano, ma tutta Tiunita in se stessa, e sostanzialmente coerente, essa offre nella sua unitd visibile 'aspetto di un corpo indiviso e indivisibile, e che é lo stesso corpo mistico di Cristo». Con il relativo a natema: «Canone 4. — Se qualeuno dice che la vera Chiesa non é un corpo a sé stante, ma che si compone di societd, cristiane dinome, ma distintee separate tra di loro, e che essa é estesa a tutte queste altre: oppure che le diverse so- cieté, separate tra di loro dalle proprie rofessioni di fede, e senza legame di comunione, costituiscono, come mem- bra e parti, la Chiesa di Cristo, una ed universale: costui sia scomunicaton, Conclusione Aragione, dunque, Pio XI scriveva nella Mortalium animos che «i cattolici in nessun modo possono aderire o pre stare aiuto a siffatti tentativi [ecumeni- cil» perehé «darebbero autorité ad una falsa religione cristiana assai diversa dall'unica Chiesa di Cristom. Quanto all'infallibilita pontificia, questa non c’entra affatto né col Va ticano II né con l'apertura all’ecume- nismo acattolico. L'infallibilita ponti- ficia — era la risposta da dare all? ‘singegner Giuseppe» — non? illimita ta né incondizionata, ma @ limitata a una data materia e’legata a deter- minate condizioni, tra cui l'intenzione diimpegnare|'infalibilita della Chiesa ‘odel Papa. Ora, il Vaticano IThavoluto escludere positivamente Vinfalliblita della Chiesa ed anche successivamen- te i Romani Pontefici non hanno mai creduto di dover impegnare nel nuovo corso ecclesiale la loro infallibilita Tanuarius «Se temiamo di predicare la verita a gloria di Dio per non esporci a qual- che amarezza, con quale coraggio, io domando, esaltere- mo dinanzi al popo- lo le lotte e i trionfi dei martiri». San Ciro sisi nono 30 settembre 1989 DIOCESI DI BRESCIA Come volevasi dimostrare L’INACCETTABILE ECUMENISMO Il «giudizio» di don Pasini Madre, rivista cattolica mensile di Brescia, luglio 1989, rubrica «Confi- denziale»: un certo don Mario Pasini scrive di essere stato sollecitato di un suo giudizio sullo «scandalo» (tra vir- golette nel testo) provocato dalla nota Lettera apérta dei 63 «teologi» italiani (Wi si no no 31 maggio u. s.) Don Pasini afferma che una «svolta “copernicana”» sarebbe stata «com- piuta nella Chiesa da Papa Giovanni e Paolo VI attraverso il Concilio, con la artecipazione di tutti i Vescovi della Chiesa». Ne conseguirebbe che «la Chiesa per attuare il Conciio si deve trasformare da societa strettamen- te gerarchica e giuridica in una “comunione”, un traguardo da rag- giungere attraverso il dialogo. Tut- to questo avviene faticosamente perché deve cambiare mentalita e abitudini inveterate. [...]. Da queste premesse scende fa- talmente un modo di vedere il do- cumento dei 63 teologi, non come seandalo, ma semmai come un epi- sodio amaro che pud addolorare e far soffrire[..] ma ehe fa parte del tor- mentato cammino della Chiesa che — con errori, sbagli e cadute sempre presenti nella sua lunga storia — cerca diessere edele all'insegnamento del suo Fondatore», Una gravissima «amnesia» Ti selomonico giudizio di don Pasini si fonda su une gravissima amnesia: egli dimentica che la Chiesa @ una societa di istituzione divina, e non umana, e che pertanto la sua costi- tuzione & intangibile ed immutabile. ‘Nessuna «svolta copernicana» pud dar- si in ecclesiologia, perché nessun Con- cilio, nessun Papa, da solo o con tutti i ‘Vescovi del mondo, pub modificare la costituzione divine della Chiesa. E questa divina costituzione vuole che la Chiesa sia esattamente una societa gerarchica ¢ giuridica, nella quale il Papa faccia il Papa in piena sottomis- sione a Cristo, i Vescovi facciano i Vescovi in sottomissione a Cristo e al Papa, e i teologi siano sottomessi, come tutti @ Cristo, al Papa e al I teologi: Chiesa discente 1 teologi, infatti, non hanno rice- vuto da Nostro Signore Gesii Cristo nessun mandato nella Chiesa Timunus docendi, il compito d’insegnare, Cristo lo ha affidato al Papa e ai Vescovi. Per diritto divino, dunque, i teologi fanno parte della Chiesa discente. Possono avere dalla Chiesa docente, quando lo hanno, il mandato di approfondire la verita rivelata, ma & un mandato ab homine, di origine puramente eccle- iale e da esercitarsi sotto il controlloe ‘autorita di chi lo ha conferito L’approfondimento teologico, inol- tre, appunto perché approfondimento deve avere per oggetto le fonti della divina Rivelazione: Sacra Serittura e ‘Tradizione e, per regola e misura, la spiegazione che di detta Rivelazione hha gid dato la Chiesa tramite il suo ‘Magistero infallibile, ordinario e straor dinario. E dalle fonti della Rivelazione dal Magistero dei Romani Pontefici, dei Concili e della Chiesa universale che la teologia trae la sua autorita (cfr. J.M. A. Vacant Le magistore de Eglise ef ses organes). Ne consegue che, quar do i teologi disprezzano le fonti della Rivelazione e si ribellano al Magistero della Chiesa per raccontare «favole, fino a pretendere di rimettere in seussione, come i 63 «teologin italiani europei, dogmi di fede gia proposti all’assenso irrevocabile dei fedeli, quale la Chiesa una ed univer- sale ¢ il Primato del Romano Ponte- fice, perdono qualsiasi autorita e dovreb- bero anche perdere — se la gerarchia attuale non fosse, a dir poco, sionaria di fronte ai neomodernist ogni mandato ricevuto nella Chies Un teologo, che usurpa le funzioni della Chiesa docente, che pretende di metterlesi alla pari, che pretende di passare al vaglio della sua «scienza» 0 del suo «lume» privato il Magistero infallibile della Chiesa non @ pi un teologo: 8 un infelice, al quale Yor- goglio intellettuale ha toltol'amore per Taveritae il senso della misura, mache, in ogni caso, deve esser messo in condizione dinon nuocere alle anime. Non «comunione» La Chi non pud trasformersi ‘sper attuare il Concilion ada societa strettamente gerarchica e giuridica in una “comunione”», semplicemente per- ché «per attuare il Coneilion — am- ‘messo che questo le chieds il Concilio, —dovrebbe contravvenire alla volonté del suo Divin Fondatore. Secondo que- sta divina volonta, la Chiesa ha uné costituzione gerarchica, ed una orge nizzazione giuridica. Contro i protestanti, il Concilio di Trento ha dichiarato: «Si quis dixeritin Ecclesia catholica non esse hierar- chiam, divina ordinatione institutam, anathema sitn (D. 966): «Se qualeuno dice che nella Chiesa non c'é una ge- rarchia, divinamente istituita, sia sco- ‘municato». E Pio VI respinse come eretica la dottrina gallicana del Sinodo di Pistoia, per cui il potere ecclesia- stico deriverebbe ai pastori dalla co- munita dei fedeli (D. 1502). San Pio X condannd l’eresia modernista per cui la gerarchia ecclesiastica non sarebbe di istituzione divina, ma sarebbe il frutto di un graduale sviluppo storico (D. 2054). E Pio XII nella Mystici Corporis (AAS, 1943, p. 224) ha re- spinto la distinzione tra «Chiesa del diritton e «Chiesa dell’amoren, che & quanto dire tra «organizzazione giuri- dica» e «comunionen. Come in Cristo, coesistono la natura umana lanatura divina invisibile cost esa, Corpo Mistico di Cristo, vi @ un elemento visibile, esterno: organizzazione gerarchica e giuridi- ca, ed un elemento invisibile, interno: i doni della grazia e la loro divina sor- gente, che & il Cristo stesso, Capo del Corpo Mistico. Uniti a Cristo, i fedeli sono uniti anche tra di loro in una comunione soprannaturale, per cui i cristiani ancora militanti sulla terra, le anime purganti e i beati del Cielo si comunicano, con la preghiera e la ca- della Redenzione. Chiesa non ® un’or trettamenten gerarchi- ‘eae giuridica, se con questo don Pasini intende dire che non un'orgenizza- zione soltanto gerarchica e giuridica al modo di una societa civile, ma non & neppure una «comunioney nel senso democratico che a questo termine da il Pasini, Infattila pretesa «svolta» o, pid esattamente, rivoluzione copernicana, che egli attribuisce al Concilio, viene 30 settembre 1989 sisi nono B semplicemente a dire che la Chi stando al Concilio, dovrebbe trasfor: marsi da societA monarchica, quale Cristo I'ha voluta, in una societa de- ‘mocratica, anzi anarchica, quale la vorrebbero gli ecclesiastici neomoder- nisti, che, come iloro padri modernisti, hanno perduto ogni senso del sopran- naturale e non credono che la cos tuzione della Chiesa @ di origine di- Cone! © conciliabolo? Quanto al Concilio da escludere che la maggioranza dei Padri si pro- Ponesse una simile «svolta coperni- cana»; ® certo che l'avevano in animo i pochi Vescovi modernisti e soprattut- to iloro «periti», teologi gid in odore di eresia presso il Sant'Uffizio. Almeno questo, perd, & rimasto in mente dei novatori... La Costituzione conciliare sulla Chiesa Lumen Gentium, con ed anche senza la Nota Praevia, non pud essere interpretata in senso democra- tizzante o populistico, anche se qual- che «zeppa, immessa qua ela ad arte, ud offrire un qualche appiglio in que- sto senso. In ogni caso, nessun Coneilio ecu- menico ono, haT'autorita di mutare la divina costituzione della Chiesa, e se questo realmente si fosse proposto il Vaticano II, come afferma don Pasini, sarebbe un conciliabolo da sconfes- sare al pid presto. Scandalo, non incidente di per- corso Cadute le premesse, cade anche la conclusione che ne trae don Pasini: il documento dei 63 teologi italiani, ap- punto perché ispirato alla stessa wee- clesiologia» democratizzante del Pa- sini, & un vero e proprio scandalo, e non un semplice «episodio» sul «tor- ‘mentato cammino della Chiesa che cer- ca di essere fedele all insegnamento del suo Fondatore». In materia, l'insegna- mento del Fondatore &, come abbiamo visto, esattamente opposto alla «svol- ta copernicana» che il Pasini e com- Pagni modernisti vorrebbero impri- mere alla Chi Piscis a capite foetet Resta solo da domandarci se la Diocesi di Brescia abbia un Vescovo e se questo Vescovo si ricordi di essere il Maestro e il Custode della Fede. I Vescovo c't: # mons. Bruno Foresti, ma, oltre a non impedire che un don ‘Mario Pasini scriva cid che scrive su Madre, si ® affrettato a riconfermare uno dei 63 «teologi» ribelli, don Gia- ‘como Canobbio, preside del corso di studi teologici nel Seminario di Bre- scia. Piscis a capite foetet. Come vole- vasi dimostrare. Paulinus Diocesi di Concordia-Pordenone: UN INSULTO ESEGETICO ALLA VERGINE MARIA Un «approfondimento» esege- tico In una conferenza al Pontificio I- stituto Biblico il padre Massimiliano Zerwick S. J. di... venerata memoria, riferendosi ai testi di San Luca sulla Madonna e di Giov. 19, 25, esclamé: “Ancora ai piedi della Croce, la Ma- donna ignorava che Gest: fosse Dio!» ‘Adesso siamo edotti che, per sa: pere che Gesii era Dio, «Maria ha dovuto aspettare la Pentecoste, quando lo Spirito ha fatto comprendere che Gesit & il Signore, il Messia ¢ il Sal: vatore». ‘A chi dobbiamo questa scoperta? Naturalmente a un licenziato del Pon- tificio Istituto Biblico (1974-1978) don Renato De Zan, che, sullPipolo, settimanale della Diocesi di Concor- dia-Pordenone, | gennaio 1989, p. 2, fa Vesegesi di Le 2, 16-21 sotto il titolo: Solennité di Maria Madre di Dio + Serbare nel cuore per capire meglio. Eq infatti Maria conservd nel cuore le parole dei pastori, per capirle soltanto alla... Pentecoste! Perfino pitt tardi degli apostoli, che, prima ancora della discesa dello Spirito Santo, riconob- bero che Gesit era Dio: Tommaso nel Risorto: «Mio Signore e mio Dio» e Pietro ancor prima: «Tu setil Messia, il Figlio del Dio vivente», Una fonte di veleno mortale: il Pontificio Istituto Biblico Aveva pienamente ragione ilfedele cardinale Ottaviani, quando, dopo at- tento e regolare proceso, nel 1960 allontand dal Biblico e da Roma i due professori gesuiti, St. Lyonnet e Max. Zerwick. Papa Montini, invece, na eletto, irichiamé sic et simpli loro posti, e la situazione per i poveri studenti del Biblico divenne peggiore di prima. Ne ha scritto mons. F. Spa- dafora, che fu parte in causa, insieme con 'erudito mons. Antonino Romeo, gid professore di Sacra Scrittura ¢ allora ufficiale della Sacra Congre zione dei Seminari e delle Universita, nellibro spesso da noi ricordato:Leone XIII ¢ gli studi biblici (IPAG Rovigo 1976) e ancor pitt compiutamente nel suo ultimo lavoro La Tradizione contro il Concilio (Edi. Pol., Ciarrapico, Via Alessandro Specchi, 10 - Roma 1989, PP. 6-23. 47-50. 59-123). U lettore rileggendo la nota critica: Nessuna speranza per Uesegesi catto- lica? in si si no no del 30 aprile 1989 (anno XV, n. 8), comprendera ancor pitllanecessita urgente dieliminare da Roma, dallo stesso centro cio’ della cattolicita, questa fonte di veleno mor- tale, che & diventato il Pontificio Isti- tuto Biblico nell attuale gestione. Il tradimento della Compagnia di Ges Questa istituzione cosi necessaria e benefica fu realizzata da San Pio X, che l'affidd alla Compagnia di Gesit (lettera apostolica Vinea electa 7 ma gio 1907: vedi Dizionario Biblico, ed. Studium, If ed. 1983, p. 359), ma Gesuiti, urtroppo, dal 1960 ‘conti- nuano @ tradire la Chiesa. L’efferma- ione 2 del padre Alfredo. Vitti S. ‘,professore eruditissimo del Ponti ficio Istituto Biblico dal 1927 al 1943, ee ee 7 6 aa nono 30 settembre 1989 morto a Napoli nel 1966, amareggiato dal tradimento dei suoi confratelli: «La Compagnia di Gesti — egli diceva — peril Biblico ha tradito la.Chiesa». Approfittando della nefasta presi- denza a vita del card. Eugenio Tis- serant nella Pontificia Commissione Biblica, e dell’ecclissi della Congre- gazione dell’educazione cattolica con la nomina a prefetto del card. Garrone © quindi dellinetto card. Baum con ‘mons, Francesco Marchisano (torine- se ed ex-alunno) sottosegretario, main realta factotum e longa manus del Biblico, i nuovi elementi della Com- pagnia, piovuti a Roma dal Belgio e dalia Francia, hanno seguitato imper- turbati la loro strada in opposizione a tutto il Magistero della Chiesa irri- dendo la Sacra suprema Congregazio- ne del S. Uffizio. Favoriti — bisogna | dirlo — da Paolo VI. Responsabili minori Al direttore del settimanale della Diocesi di Concordia-Pordenone, tut- tavia, non era necessaria una grande scienza esegetica per avvedersi della corbelleria sparata dal de Zan sotto copertura esegetice: bastava che aves- se ancora la fede e un po’ di amore alla Vergine Madre di Dio per compren- dere che nessun titolo accademico au- torizza ad insultarla nelle sue virti, prima fra tutte la fede: «Beata quae credidisti!n. Quanto a sua ece.za mons. Abramo Freschi, per questa volta non ne par- ° liamo: ne abbiamo gid parlato abs stanza ed ormai non @ pid Vescovo di quella Diocesi. Parce sepulto! Con I’ augurio che la scomparsa dalla scena ecclesiale o aiuti a risorgere nella fede. Barnaba PER TEMPI DI CRIS Egli pensava addirittura che lastes- sa natura del Verbo si fosse divisa, quasi che qualche cosa di lui restasse eternamente in Dio, mentre un'altra parte si sarebbe incarnata, Cosi, mentre la verita afferma che vi @ un solo Cristo, formato da due sostanze, egli sosteneva al contrario, che due sostanze si sono formate da una sola divinita di Cristo. Nestorio @ infetto da un morbo del tutto opposto a quello di Apollinare. Mentre a prima vista sembra di- stinguere semplicemente due sostanze in Cristo, improvvisamente introduce due persone. Commettendo un crimi- ne inaudito, afferma che vi sono due Figli di Dio, due Cristi, uno Dio e altro uomo, uno generato dal Padre, altro nato dalla Madre. Percid con: clude che Maria Santissima non pud essere chiamata Theotokos, Madre di Dio, ma soltanto Christotokos, Madre di Cristo, in quanto da essa nacque non il Cristo che & Dio, ma il Cristo che @ Soltanto uno il quale non riflette pud credere che Nestorio nei suoi scritti ammetta un solo Cristo e pre- dichi una sola persona di Cristo. In realta egli si & espresso in maniera subdola, per poter pitt facilmente in- sinuare il male attraverso il bene, se- condo quanto dice I'Apostolo: «Per UN’OPERA Il Commonitorio di San Vincenzo diLerino mezzo di cid che & buono, mi ha procurato la morte» (Rom. 7, 13). Se, dunque, egli proclama in qual- che parte dei suoi scritti di credere in tun solo Cristo e in una sola persona di Cristo @ solo per ingannare che parla cosl. Infatti egli afferma che dopo la nascita dalla Vergine le due persone sono riunite in un solo Cristo, rite- nendo cosi che al tempo della conce- ione o del parto verginale, e per un certo tempo anche dopo, cifurono due Cristi. Cristo sarebbe nato dapprima come un semplice uomo ordinario, non ancora associato nell'unita di persona del Verbo di Dio; in seguito sarebbe discesa in lui la persona assumente del Verbo. E anche se ora Egli dimora assunto nella gloria di Dio, ci fu tut- tavia un tempo in cui sembra non ci sia stata nessuna differenza tra lui e gli altri uomini. n. 13 La vera fede trinitaria e cristologica Queste cose, dunque, Nestorio, A- pollinare e Fotino, come cani rabbio latrano contro la Chiesa Cattolica: Fo" tino non ammette la Trinita; Apolli- nare afferma la convertibilitd della natura umana del Verbo e nega I’ esistenza in Cristo di due sostanze, in quanto non ammette in Cristo l'anima Settima puntata tutta intera, o almeno certamente non vi ammette Vintelligenza e la ragione, pretendendo che al posto dell'intelli- genza ci sia stato il Verbo di Dio; Nestorio, infine, dice che ci sono stati sempre, o almeno per qualche tempo, due Cristi. La Chiesa Cattolica, invece, che pensa rettamente e su Dio e sul Sal- vatore nostro, non proferisce bestem- mie né sul mistero della Trinita né sull'Incarnazione di Cristo. Essa dora una sola divinita nella pienezza della Trinita e leguaglianza della trinita in un'unica e medesima maesta; professa un solo Cristo Gest, non due, il quale @ parimenti Dio uomo. Essa crede che in lui vi @ una sola persona, ma due sostanze; due sostanze, ma una sola persona. Due sostanze’perché il Verbo di Dio @ immutabile e non pud percid trasfor- ‘marsi in came; una sola persona per- ché, ammettendo due Figli, potrebbe sembrare che la Chiesa adori una que- temitd e non una Trinita, Ma forse & necessario trattare pitt diffusamente e con maggiore preci- sione questo punto. In Dio vié una sola sostanza e tre persone; in Cristo due sostanze, ma una sola persona. Nella Trinita vi sono diverse persone, ma la sostanza @ una; nel Salvatore vi sono pit sostanze, ma unica é la per- 30 settembre 1989 sisi nono 7 sona, In che modo nella Trinita vi sono pid persone e non anche pit sostanze? Perché altra @ la persona del Padre, altra quella del Figlio, altra quella dello Spirito Santo; e tuttavia il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo non hanno diverse natura, ma un’unica e mede- sima natura E come che nel Salvatore vi sono due sostanze, ma non due persone? Perché, evidentemente, una cosa & la sostanza divina e un’altra le sostanza ‘umana; tuttavia la divinita e 'umanita non sono due Cristi, ma un unico e medesimo Figlio di Dio, una sola e medesima persona, quella di un nico e medesimo Cristo e Figlio di Dio. Come nell'uomo una cosa é la came e un‘altra @ 'anima, e tuttavia anima e corpo non formano che un unico medesimo uomo. In Pietro e in Paolo, per esempio, altra cosa @ l'anima e il corpo; ma il corpo e Pietro non_costituiscono due Pietri, né esiste un Paolo-anima e tun Paolo-came. Esiste un unico e ‘medesimo Paolo, un unico e medesimo Pietro, sussistenti ciascuno per una duplice e diversa natura, quella dell” anima e quella del corpo. Cosi, in un unico e medesimo Cri- sto ci sono due sostanze, ma una & divina, J'altra umana, una procede da Dio Padre, 'altra dalla Vergine Madre; la prima coeterna e uguale al Padre, la seconda temporale e inferiore al Pa- dre; una consustanziale al Padre, I altra consustanziale alla Madre, un unico, tuttavia, e identico Cristo in ambedue le sostanze. Non abbiamo, quindi, un Cristo: Dio eun Cristo-uomo; il primo inereato @ il secondo creato; uno impassibile e altro capace di sofferenza; unouguale al Padre e l'eltro a lui inferiore; uno generato dal Padre e I'altro dalla Ma dre. Esiste un unico e medesimo Cr sto che & Dioe uomo, increatoe creato, immutabile, impassibile, ma che nello stesso tempo @ stato soggetto @ cam- biamenti e a sofferenze; un unico ¢ medesimo Cristo il quale @ insieme eguale e inferiore al Padre, generato dal Padre prima di tutti i secoli e nato dalla Madre nel tempo, perfetto Dio perfetto uomo. In quanto Dio egli possiede la pienezza della Divinita, in quanto uomo una umenita perfetta. Perfetta, ripeto, comprendente anima e carne: una came vera, come la nostr presa da una madre; un'anima intel ligente, dotata di pensiero e diagione. In Cristo c’ dunque il Verbo, I’ nima e il corpo, ma tutto cid & un solo Cristo, un unico Figlio di Dio, un unico Salvatore e Redentore nostro. Un solo Cristo, non per una mesco- lanza corruttibile della divinita con Tymanita, incomprensibile d’altra par- te, ma per una totale e singolare unita di persona. Questa unione non modi- ficd né trasformd una sostanza nell’ altra (cid che @ errore proprio degli ariani), ma compagind piuttosto in una sola cosa le due nature, in modo che in Cristo permangano in eterno I'unicita di una sola e medesima persona, come anche le proprieta specifiche di cis- scuna natura. Ne segue che Dionon ha ‘mai incominciato a essere corpo, né il corpo cessera in qualche momento di essere tale. L’esempio della natura umana pud illuminarci in proposito. Ogni uomo, infatti, anima. dicorpo, e tale; mai accadra che il corpo si mut anima e I'anima in corpo. Dovendo ‘ogni uomo vivere indefinitivamente, in ‘ognuno necessariamente rimarra sem- pre la differenza nelle due sostanze. Cosi anche in Cristo, la proprieta ca- ratteristica di ciascuna sostanza persi- stera in eterno, salva tuttavia restando Yunita di persona. n. 14 Realta della natura umana in Cristo Poiché pronunciamo molto spesso il termine «persona», e diciamo che Dio si@ fatto uomoin persona, bisogna stare molto attenti a non sembrare di affermare che il Verbo Dio abbia as- sunto cid che @ proprio della natur umana solo esteriormente, limitandosi a imitare le nostre azioni; e che non ‘come un vero uomo abbia preso parte all'attivita umana, ma solo apparen- temente come suole avvenire nei tea- tri, dove un solo attore fa la parte di pits personaggi, senza essere realmente nessuno di essi. Tutte le volte, infatti, che gli attori imitano la condotta di altri, anche se riproducono alla perfezione il loro mo- do di agire e di comportarsi, non sono i ersonaggi rappresentati. E in realta, per servirmi di termini profani, quan: do un attore fa la parte di un sacerdote odiunre, eglinon®né sacerdotené re; terminata la rappresentazione teatrale cessa di esistere anche il personaggio rappresentato. Lungi da noi questo empio e igno- minioso insulto nei riguardi di Cristo, proprio della demenzamanichea! Que- sti predicatori di ciance fantastiche asseriscono, infatti, che il Figlio di Dio, Dio lui stesso, non ha assunto real: mente la natura umana, ma solo un'ap- parenza di essa, simulando di essere uomo nei suoi atti e in tutto il suo comportamento. La fede cattolica, in- vece, afferma che il Verbo di Dio si fatto uomo sino a tal punto da assu- mere tutto cid che appartiene alla nostra natura, enon per via difinzione © di apparenza, ma in maniera reale e sostanziale. Gli atti umani che com: piva erano atti suoi propri, e non imitazione di att altrui; il suo agire era espressione del suo essere. Come noi quando parliamo, conosciamo, esist ‘mo, non imitiamo gli uomini, ma siamo reaimente tal Pietro e Giovanni per esempio e- rano uomini perché tale era il loro essere, non per imitazione. Paolo non fingeva di essere Apostolo 0 Paolo: egli era Apostolo, egli era Paolo. Cosi, il Verbo di Dio, assumendo e p dendo la came, predicando, agendo, soffrendo nella carne — senza alcuna ‘menomazione della propria natura di- vina — sie degnato mostrare che egli non imitava o fingeva di essere un uomo perfetto, ma che era realmente cid che sembrava: uomo vero e non parvenza umat Come I'anima unendosi alla carne, senza tuttavia trasformarsi in came, non imita l'uomo, ma lo costituisce realmente, cost il Verbo Dio, unendosi alla natura umana, senza modificarsi o confondersi con essa, @ divenuto real- mente cid che sembrava: uomo vero e non parvenze umana. Come anima unendosi alla carne, senza tuttavia trasformarsi in carne, non imita 'uomo, ma lo costituisce realmente, cosi il Verbo Dio, unendosi alla natura umana, senza modificarsi o confondersi con essa, @ divemuto re mente uomo, non una imitazione o uun'apparenza di esso. Bisogna quindi evitare assolute- mente di dare al ermine «persona» un significato che supponga una imita- zione, una differenza tra colui che finge ¢ il personaggio oggetto della finzione, dove colui che agisce non & mai colui che egli rappresenta, Non accada mai, percid, di credere che il Verbo Dio abbia assunto in una simile maniera fittizia la nature uma- na. Al contrario, noi dobbiamo credere che, rimanendo immutabile la sua so- stanza diving, egli ha assunto una natura umana completa in sé, che lo ha fatto essere carne, uomo, realta umana non simulata ma vera; ‘non immagi- naria ma entitativa; non destinata, fine, a cessare div esistere com termine di un'azione scenica, ma tal da persistere per sempre in manier sostanziale, es Preghiamo per la santa perseveranza. Padre Pio Capp. sisi nono 30 settembre 1989 SEMPER !NFIDELES © Diocesi di Cesena Liinfestazione di alghe ha inferto quest'estate un duro colpo agli ope- ri turistici dell’ Adriatico. Tra le iniziative escogitate per rimedi qualche modo al danno, il co «Valverde Vacanze» «ha organizeato corteo di Barche, messa, banda espiedi- ri». Ha officiato la S. Messa mons. Luigi Amaducei, Vescovo di Cese- Ce ne informa It Secolo XIX, 12 luglio 1989, offrendo la seguente ero- naca dell’avvenimento: «dntanto il vescovo continua ta sua messa balneare. Una ragazza in bikini siraccogliein meditazione facendo scio- aliere Vostia consacrata mentre torna al suo posto, vicino al virtuale portone della chiesa. La banda attacca “T'ado- iam ostia divina”, poi tutti in mare a ‘guardare il vescovo che getta un cro- cifisso. Chi si aggirava in topless si ricom- pone. Tutta la stoffa a disposizione serve per dare un minimo di xacralita improvvisata a questa messa vie serve esclusivamente per il mare di Valverde “Yehe le alghe si ritirino in quel «li Ce senatico)». L'incredibile miscuglio disucirve di profano — per non dire di peszio — diverte evidentemente il cronista, Noi, invece, ci domandiamo seriamente se sua ece.za mons. Lugi Amaducci crede ancora nella realtd del Santo Sacrif della Messa e nella Presenza Reale di Nostro Signore Gest Cristo sotto le specie eucaristiche. © Diocesi di Venezia Gente Veneta 24 giugno v. 8: don Bruno Bertoli, responsabile della pa- storale per la cultura, riconosce alla religiosita popolare «la funzione prov- videnziale che essa ebbe di conservare e di trasmettere gli elementi essenziali della fede nei lunghi secoli in cui la Sacra Scrittura scomparve dalla con- suetudine della comunita cristiana, la liturgia divenne ‘ncomprensibile al lin- suaggio della gente, il ministero sa- cerdotale si ridusse a rito cultualistico e spesso folclorico, la predicazione per secoli spenta e ridotta agli occasionali appuntamenti di tridui e novene con i religiosi, la teologia seaduta a manua- listica intellettualistica e controversi- sta». A leggere quanto scrive dori Ber- toli, la Chiesa «per secoliv, anzi «per lunghi secoli» si sarebbe ecclissata 0 ‘quanto meno sarebbe venuta misera- mente meno alla sua ne. Per fortuna a trarci fuori da questi secoli bui ci avrebbe pensato quell «evento di grazia» del Vaticano II (evidentemen- tec’8 chi capace di vedere una grazia anche 1a dove evidentissima una disgrazia). Pereid, dopo quest’evento — continua don Bertoli — «non si pué certo rimpiangere il “recente” passato; si deve piuttosto guardare al grande assato, alle fonti stesse della nostra fede, al mistero cristiano da attualiz- zare nel presente. Al popolo dobbiamo dare non bri- ciole ma le gemme e i tesori: dob- biamo ridargli la parola di Dio, rimet- tergli in mano il Nuovo e l'Antico Te- stamento, farlo partecipe della liturgia, farali sentire la comunione nella co- ‘munita (anche diacronica: con la risco- pperta dei santi), non privarlo di con- sapevolezza teologica». Tl piano, certo, 2 grandioso. Ma T'intellettuale della Curia Veneziana sa benissimo che se la Chiesa si sempre fatta un dovere di offrire ai fedeli una sintesi comoda e sicura della divina Rivelazione, 8 perché non tutti henno tempo, vogiia ed anche capacit’ di attingere direttamente alle fonti della Rivelazione né potrebbero fario senza pericolo d’errore. Ed allora, dopo aver denigrato il passato «recente» e non recente — che era poi tutto quanto gli stava @ cuore — don Bertoli mette da parte la sua megalomania: «Certo — continua — tutto va tra- dotto. Glistrumenti della tradizione non occorre cercarli lontano, meno che mai andarli a pescare anacronisticamente rnel recente meritorio ma poverissimo assato: liabbiamo a portata di mano e sono i nuovi catechismi, i libri liturgici tra cui i preziosi rituali per Viniziazione e l'amministrazione dei sacramenti, i documenti dell’episcopato a partire dal 1973». Proprio cosi! Altro che Vecchio ¢ Nuovo Testamento, comunione dia- ‘ronica, consapevolezza teologica ecc. ece.! Le «gemme e i tesori» da dare al popolo si riducono in realta al deso- lantissimo vuoto (quando non sono errori_ ed ambiguita) dei nuovi cate- chismi, dei nuovi libri liturgici, dei documenti dell’Episcopato «a partire dal 1973». E il Catechismo del Con- cilio di Trento, il Catechismo romano, il Catechismo di San Pio V, il rituale romano sarebbero le «bricioler da spazzar via. Che dire? Che abbiamo fondati dubbi sulla cultura del responsabile per la cultura della Diocesi del card. C&, ma su una non sono-possibili dubbi: sulla sua incredibile faccia to- sta, E loro principio generale che in una religione vivente tutto deve essere mutevole e mutarsi di fatto. Di qui fanno passo a quella che é una delle principali loro dottrine, vo- gliamo dire _all’evoluzione. Dogma, dunque, Chiesa, cul- to, libri sacri, anzi la fede stessa, se non devono esser cose morte, devono sottosta- re alle leggi dell’evoluzione. San Pio X (ene. Paacendi) SOLIDARIETA’ ORANTE, Perseveriamo nel dedicare il Rosario del Venerdi a quest'u ca intenzione: che il Signore salvi la Chiesa dalle conseguen- ze delle colpe degli uomini del- la Chiesa. ‘Seed. Abb, Post, Gr. l= 70% TRIUATTENZIONE OEGUT OFF In ca3o dk mancate vecepita 0 se reapinto TINVIARE ALL-UFFICIO. POSTALE, fond VELLETRI ‘Tassa carico di st mo 0 POSTAL Assoviato al'Unione Stampa Peciodice Italians Bollttine dog ascociat al cont’ Catialied Stud Antimoderniat Sin Po x Via dela, Consuta 1/8 = 1 plano = int. § ‘otee oma Yet, os) Maate 1 Ted del ese ale 16 alle 10.30." lv glo) presto: Recapto Postale: Via Madonas doa” Angel pete fouls desta Via Appi Nuova Fn 's7.500) oct Velen = tl (oe) eB 68 Direttore: Sac. Emmanuel de. Toveau Direttore Responsable: Maria Caso 0 ‘Como carr posta. 60226008 Intstato @ ‘a sh 0 m0 ‘Aut_Teib, Roma 1578 /'5124974 Stumpato in propo