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Mt. 5, 37: a a cid che Me il ein vostro pit parlare vien dal sia maligno. Rivelaione « Anno XV - n. 8 Ubi Veritas et lustitia, ibi Caritas igione Atatione © Informasione - Disamina ‘uindicinale Cattolica « ANTIMODERNISTA = Fondatore: Sac. Francesco Put Direttore: $3. Emmanuel de Tavesu Aexponebiite 30 Aprile 1989 ‘COLLASORATIONE APERTA A TUTTE UE = PENNE > PERO? THON VOIR SAPERE GH UWA DETTO WA PON MENTE A CIO CHE DETO™ tim Cr) NESSUNA SPERANZA PER L’ESEGESI CATTOLICA? Resurrexit! E risorta la Pontificia Commissione Biblica, che, nei disegni di Leone XIN che la istiti, avrebbe dovuto difen derci dal modernismo in campo biblico (v, Lettera Apostolica Vigilantiae 30 ottobre 1902). «BE un compito grave — leggiamo nella Vigilantiae — questo di difendere la Chiesa contro ta subdola e tenace azione dei modernisti, che non pud essere assolto dai singoli privatamente. Poiché oggi spiegare ¢ difendere a- deguatamente i Libri Divini, in tanta varieté dicognizioni econ tante forme di errori, é qualcosa che supera la possi- bilita degli esegeti cattolic lasciati a sé, da soli, separatamente, é bene offrire la possibilita digiovarsi del lavoro comune sotto la guida della Sede Apostolica A tale scopo viene eretto, con sede a Roma, un Consiglio 0, come da altri si dice, una Commissione di uomini ma turi, i quali curino con tutti i mezzi questo campo degli studi biblic, e fac iano in modo che le Sacre Scritture trovino trainostriesegeti quella ricerca, quello studio richiesti dai nostri tempi, ma insieme siano immuni non solo da qualsiasi soffio d’errore, ma anche da ogni temerarieta di sen- tenze, di opinioni. /..) Dio non ha lasciato le Scritture al parere pri- vato dei dotti, ma ne ha affidato Vinterpretazione al Magistero del- Ja Chiesa: “in materia di dogma e di morale, quando si tratta della verita rivelata, il vero senso della Sacra Scrit turaé soltanto quello che ha datoedona la santa madre Chiesa, cui spetta giudicare del vero senso ¢ della in: terpretazione della Sacra Scrittura; e ertanto non é lecito a nessuno inter- pretare la stessa Sacra Scrittura contro tal senso 0 anche contro l'unanime consenso dei Padri": la natura dei Libri Divini ¢ tale infatti che per iltustrare quel senso religioso velato alla semplice ragione le leggi ermeneutiche non val gono, ma sia necessaria la guida, la imaestra stabilita da Dio, che é la Chie- sa; infine, fuori della Chiesa non pud trovarsi, non pud essere dato i legittimo senso della Divina S. tura, da coloro che ripudiano il Magistero e l'autorita della Chie- sa. Pertanto i membri della Commis- sione Biblica con ogni diligenza atten- dano senza pause alla custodia di questi rincipi, facciano di tutto con la per- ‘suasione perché coloro che si Ia- sciano abbaccinare dalla “‘criti- ca”, dalla esegesi dei non cattolici, considerino con attenzione e asco! tino il Magistero della Chiesa» Purtroppo la Pontificia Commis- sione Biblica, a partie dal 1937 — prefetto il card, Tisserant — tradi il suo compito aprendo al marasma mo- dernista il campo degli studi biblici (1), finché, passata sotto la presidenza del Cardinale Prefetto della Congregazio- ne per la Fede (1972), per anni non ha dato pid segni di vita. Risorge oggi, dopo lungo sonno. La notizia della risurrezione ci & offerta, insieme con i discorsi tenuti per ’occasione da Sua Santita Giovan- ni Paolo IIe dal cardinal Ratzinger, Presidente della suddetta commissio- ne, da L’Osservatore Romano dell'8 aprile u. s. (1° e 5° pagina). Il discorso del card. Ratzinger In apertura il card. Ratzinger ha reso noto che la Pontificia Commis- sione Biblica sta interessandosi al «problema dell'ermeneutica biblica, la cui importanza é attualmente percepita in maniera vivissima non solo negli ‘ambienti intellettuali, ma anche in lar ahi settori del Popolo di Dio». E con ragione,dato che sempre pit frequen- temente il «popolo di Dio» si sente negare, in nome della «critica» biblica, persino l'origine apostolica e il valore storico dei Santi Evangeli, trovandosi cosi dinanzi alla demolitrice ipotesi che la Santa Chiesa avrebbe per due- mila anni tenuto e proposto per apo- stolici e storici testi di ignoti, la cui aderenza alla realta dei fatti sarebbe oggi dimostrata inesistente o almeno dubbia da una critica biblice ufficial- mente «cattolica. E chiaro che a que- sto punto la questione esce dagli am- bienti intellettuali e tocca nel vivo anche i semplici fedeli: In veridicita delle fonti della Rivelazione @ conne: sa con la verita della stessa Rivelazio- ne enon é possibile negare una senza negere anche l'altra. Inoltre i disordini in campo esegetico si traducono da anni in autentiche eresie nel campo dottrinale e perfino catechetico, come attestano i vari «nuovi> catechismi e come abbiamo avuto occasione di illu strare anche di recente in si sino no 15 aprile 1989: Mandato modernista per i catechisti del card. C2/I frutti del Pon- 2 tificio Istituto Biblieo. Non si tratta di «limiti» «Certi metodi d'interpretazione dei” testi biblici — ha continuato il card Ratzinger — sono oggeto di crtiche pit, © meno radicali; altri metodi sono pro- Poste che aprono nuovo orizzonti, ma ‘hanno anch’essi i loro limitin. Tl card. Ratzinger sfiora qui il pun- tum dolens della questione, ma senza afferrame — almeno cosi sembra — gravita, Si, gli errori e le autentiche eresie diffuse oggi da un'esegesi biblica, a cui di cattolico resta soltanto il nome, hanno un'unica matrice: 'adozione da parte di esegeti dei vari metodi (For mengeschichte 0 storia delle forme, Redaktiongeschichte o storia delle re- dazioni ecc,) pullulanti incessantemen- te dal terreno del razionalismo pro- testante, i cui esegeti con somma leg- gerezza continuano a passare da un sistema-metodo all’altro nel breve vol gere di pochi anni. Detti metodi negano: 1) la storicita degli Evangeli, sempre attestata dalla Chiesa e da essa difesa contro gli attacchi del razionalismo (cf. Dz, 1979 s.; 2186 s.;2148 ss,; 2164 ss, 2155 ss; 2164 s8.; 2110 ss.); 2) la divina ispirazione per la quale «unico Dio & autore dell'uno e del altro Testamento» (Dz. 783); 8) a conseguente inerranza bibli- cea: le Sacre Scritture, avendo Dio per autore, sono immuni da errore (Dz. 494, 783, 1951 s., 2186 ss.); 4) la Tradizione aposiolica: la Chiesa primitiva ha custodito gelo- samente e trasmesso fedelmente I’ tentica dottrina di Cristo; 5) 'autorita della Chiesa: «Dio ‘non ha lasciato le Scritture al parere Privato dei dott, ma ne ha affidato Vinterpretazione al Magistero delta Chie- sa» (Leone XI Lettera Apostolica Vigilantiae) Detti metodi, in breve, negano pro- prio quei principi che devono, invece, guidare l'esegeta cattolico nellinter- pretazione delle Sacre Scritture. IL problema, percid, non concerne i «li- ‘iti dei metodi presi in prestito dai azionalisti protestanti, ma la reale impossibilita di adottare metodi sif- fatti da parte dell'esegeta, che voglia ‘ancora rimanere cattolico. I magistero disprezzato Questa impossiblita, d’altronde, 2 4idstata messa in luce dal Magistero dei Romani Pontefici. Leone XIII nella Providentissimus Deus, la celebre e fondamentale en- ciclica sugli Studi Biblici, Ia Rivela- ione e le Sacre Scritture (18 novem- bre 1893), protestante il nemico della Bibbia quindi il naturale avversario dell'es Bes cattolica: «.. siccome primasiebbe 4 lottare principalmente con coloro i quali, appoggiati al giudizio privato, ripudiando le divine tradizioné e il ma- gistero della Chiesa, stabilirono essere la Scrittura unica fonte della rive- lazione e il giudice supremo della fede, cosi ora lo si ha coi Razionalisti, i quali, quasi loro figli ed eredi, basan- dosi egualmente sul parere proprio, to talmente rigettarono anche quegli a- vanzi della fede cristiana che avevano ricevuto dat padrin Alla «scienza di falso nome (1 Tim, Vi, 20)» diffusa dai razionalisti prote- stanti il Papa chiede che dai cattolici «si opponga quella |scienzal antica ¢ vera che la Chiesa ricevette da Cristo er mezzo dei suoi Apostoli» ed auspica che «in tanto conflitto sorgano idonei Adifensori della Sacra Serittura». ‘Sennonché uno sguardo, anche ra pido, ai lavori — diciamo cosi — degli odierni «biblistiv basta per convin- cerci di una dolorosa realta: gli auspi- ati adifensorin, ripudiata la Tradi- ione cattolica, sono passati sic et simpliciter al campo nemico. «Biblisti» come Fabris, Cavedo, Ghidelli ece. fanno esegesi «fuori della Chiesa» ¢ contro la Chiesa, esattamente come i loro «fratelli» protestanti. Nei loro «“avorin ricopiano e gabellano per «no- vita», © novitd «scientifiche», quegli stessi «mostruosi errori» che nel 1803 Leone XIII condannava nei razionali- sti protestanti: «negano qualsiasi di- vina rivelazione, o ispirazione, 0 Serit tura sacra, eblaterano esse non essere se non artifici e ciance di uomini: cioe, quelle non essere vere narrazioni di cose avvenute, mao inette favole 0 storie mendaci; quelli non essere profezie ed oracoli, ma o predizio- ni finte dopo gli eventi, o presenti- menti per forza naturale; quelli non essere miracoli nel senso della paro- la, e manifestazioni del potere divino, ‘ma aleune cose meravigliose, non supe- riori alle forze della natura, ovvero prestigi e taluni miti; gli evangeli e seritti apostolici doversi attribuire a tutt’altri autori». Appare oggi del tutto inascoltato il monito che Leone XII, spinto dalla «sollecitudine del Mandato Apostol «.. 6 un sommo disdoro se aleuno, ignorando 0 sprezzando le opere cui abbondantemente lasciaronei i nostri, preferisca ilibri degli etorodos da essi con presente pericolo de! sana dottrina, e non di rado con trimento della fede, ricerchi la spiegazione dei passi nei quali i 30 aprile 1989 cattolici gikda tempo e ottimamen- te usarono il loro ingegno e le loro fatiche. Imperocché, quantungue tal- volta, Vinterprete cattolico possa pru- dentemente giovarsi degli studi degli eterodossi, deve ricordarsi perd, anche ei frequenti documenti degli antichi (Cfr. Clem. Alex., Strom, Vil, 6; Orig., de prine, IV, 8; "in Levit, hom. 4, 8; Tertull. de praeser., 15, seqa.; S; Tar. di Poitiers, in Matth. 13,'1) che incorrotto delle Sacre Seri fuori della Chiesa non nessun modo, né si pud da quelli che, estranei alla vera fede, non giungono al midollo della Serittura, ma rodono la scorza (s. Greg. M., Moral. XX, 9, (all. 11)» (Providentissimus Deus). E del pari inascoltati e disprezzati appaiono oggi gli insegnamenti e le ammonizioni che, sulla stessa linea di Leone XIII, continuarono ad impartire contro il modernismo in eampo biblico San Pio X (Pascendi e Lamentabili), Benedetto XV (Spiritus Paraclitus), Pio XII (Humani Generis). Risultato: adottati i metodi dell’esegesi liberal- protestante, i «biblisti» cattolici oggi lavorano «a schiantare la verita sacro- santa dei Libri divini» insieme con gli acattolici (Leone XIII enc. Providen- tissimus). Un'utopia Nel testo del discorso di Giovam Paolo II leggiamo questa risposta alle parole sopra riportate del card. Rat- Zinger: « vero che pit: di una volta certi ‘metodi d’interpretazione sono sembra- tiun pericolo per la fede, perché sono stati utilizzati da interpreti incre- duli, con l'intenzione di sottoporre le affermazioni della Scrittura ad una critica distruttrice. [n tal caso é necessario stabilire una netta distin- zione trail metodo che, se corrispon- de alle esigenze autentiche dello spirito umano, contribuird all’arricchimento delle conoscenze, e aleuni presuppo- i contestabili— di tipo razionalista, idealista 0 materialista — che possono Pesare sull'interpretazione ed invali- daria. L'esegeta, illuminato dalla fede, ‘non pud, evidentemente, adottare di tali resupposti, manondimeno potra trarre rofitto dal metodo» (L'Osservatore Ro- ‘mano cit.). Detto con tutto il rispetto possibile, non 2 possibile condividere tanto ottimismo, semplicemente per- ché una wnetta distinzione» trai metodi degli acattolici e i loro presupposti-® affatto impossibile. Escogitati da e- segeti protestanti, questi metodi si fondano sul protestantico ripudio del- a Tradizione: la Chiesa primitiva, in vece di custodire gelosamente e tre- smettere fedelmente l’autentica dot: trina di Gesi, 'avrebbe subito defor- 30 aprile 1989 sisi nono mata: il Gest che i Vangeli ci pre- sentano non sarebbe il Gest storico, ma un Gesti inventato o, il che @ lo stesso, «trasfigurato» dalla fede dei primi eredenti, al punto che oggi all’ esegeta spetterebbe il compito — in- grato, ed affatto impossibile — di sceverare cid che nei Vangeli sono detti e fatti autentici di Gest da cid che, invece, ® frutto di una posteriore ‘creazione della «comunita primitivan. Una voltarespinto, com’e doveroso per un esegeta cattolico, questo as- sunto fondamentale, non sivede come possano reggersi ancora in piedi co- desti sistemi. No, la malizia di questi metodi non sta nell’essere stati «utiliz- zati da interpreti increduli» e con un’ ‘intenzione» demolitrice: la loro ma- lizia intrinseca e nasce dall’essere stati escogitati, non semplicemente utilizzati, da razionalisti inereduli on- de é affatto impossibile utilizzarli pre- scindendo dalle spiritose invenzioni, sulle quali essi si reggono come su loro fondamento, prima fra tutte il deus ex machina della comunita creatrice, vec- chia fantasia di E. Durkeim, Altro postulato: per creare le leg- gende sono necessari almeno quaranta anni; percid gli Evangeli, raccolte di leggende,possono datare soltanto da dopo il 70! T documenti storici, le citazioni dei Vangeli ilevabili in scritti apostolici, sono da questi «critici» scientificamente del tutto... ignorati Frutti di questi metodi: Gest non & nato a Betlem, ma a Nazaret! Non c'& stata nessuna Resurrezione corpores: Ja Resurrezione non sarebbe un fatto storico, ma di pura fede! San Pio X, condannando nella Pa- scendi il «teorema della trasfigurazione delle cose per la fede», assunto in campo cattolico dai modemnisti, ne indica la conclusione ultima che ne deriva: V'apostasia: «nella storia, che essi [i “critici” modernisti, ripetitori dei “critici” protestanti} ‘chiamano reale, affermano Cristo non essere Dio. né aver fatto nulla di divino». Pretendere di separare questi me- todi dai loro postulati o presupposti, cosi come dalle loro conseguenze, & un'utopia. Ad attestarlo c’® il deso lantissimo panorama offerto oggi da uun'esegesi che ancora si dice cattoli- ca, ma che di fatto sta demolendo daile fondamenta la Fede cattolica, anche «in larghi settori del popoo ai Quali speranze? I dannosissimi riflessi nel campo teologico e nella stessa catechesi esi: gono l'urgente risanamento dell’ese- gesi cattolica; risanamento che non ud e non deve ancora essere procra- stinato da chi nella Chiesa porta, con Yautorita, Ia responsabilita di tante anime disorientate e fuorviate. Oggi fa la sua ricomparsa, dopo anni di assenza, la Pontificia Com missione Biblica, eclissatasi dopo aver varato linfelice Instructio del 21 aprile 1964 in favore della Formengeschichte (2), Ritorna per rimediare a tanto, di- sastro o per riprendere, come la gallina di leopardiana memoria, il suo favore del metodo storico-critico? IL discorso del card. Ratzinger ¢ la ri- sposta di Giovanni Paolo ITnon danno Adito a molte speranze. A togliercele, perd, del tutto & le presenza come Segretario nella risorta Pontificia Com- missione Biblica del padre Henri Ca. zelles «francese, sacerdote di San Sul- pizion (L'Osservatore Romano cit.) Henri Cazelles, purtroppo, @ noto per le «novita sulla ispirazione «colleti- va» e sulla inerranza biblica limitata ai soli testi concernenti il dogma e la morale, Novita, da lui cavate fuori nel volume Introduction a la Bible 1 (Des- clée & Cie éditeurs, 1957), concordate con i Gesuiti del Pontificio Istituto Biblico e che gli procurarono suo tempo grattacapi col Sant'Uffizio, on- de la Sacra Congregazione dei Semi- nari, con una circolare ed una nota pubblicata in prima pagina da.’Osser- atore Romano del 2 luglio 1958, am- moniva le autorita competenti di non adottare il volume del Cazelles, «né come libro di testo né come sussidio nelle prelezionin. Ritzoviamo ora Henti Cazelles segretario, dopo il neomo- demista Albert Descamps (? una fata- lita?), della Pontificia Commissione Biblica. «Cosciente [speriamo!] della pro- ria responsabilité dinanzi al Magiste- roe verso tutta la Chiesa», la Pontificia Commissione Biblica —ha detto il card. Ratzinger — si accinge oraa dare il suo contributo al «necessario discer- nimento» tra i metodi di interpreta- zione biblica. Vedremo. Un ex alunno del P. 1. B. TH) Mons. Francesco Spadafora Leone XIIt li studi bible, Tetito’ Pagano dl Art. Grafche, Rovgo "2h ibider «Non mancano nemmeno og- gi, come ai tempi apostolici, co- loro che, amanti pi del con- veniente delle novita e timorosi di essere ritenutiignoranti delle scoperte fatte dalla scienza in quest’epoca di progresso, cer- cano di sottrarsi alla direzione del sacro Magistero e percid sono nel pericolo di allontanar- si insensibilmente dalle verita rivelate e di trarre in errore anche gli altri», 7 (Pio XII Humani Generis) Non ® cosi che Gerolamo, Agostino e gli altri Dottori della Chiesa hanno compreso il va- lore storico dei Vangeli, nei qua- li: «Chi ha visto ha ati monianza e la sua testimonian- za @ vera. Ed egli aa di dire il vero, affinché anche voi lo cre- diate» (Ioan. XIX, 35); San Ge- rolamo, dopo aver rimproverato agli eretici, autori di Vangeli apocrifi, di «aver tentato pits di ordinare la narrazione che di stabilire la verita» (Math. Prol.) aggiunge al contrario, a propo- sito dei Libri Canonici: «Nes- suno ha it diritto di mettere in dubbio la realta di quello che scritto» (Ep. LXX VIL, I, 1; eft. Mare. I, 13-31). Su questo punto @ nuovamente d’accordo con S. Agostino, il quale in modo eccel- lente diceva, a proposito del Vangelo: «Queste cose vere sono state scritte con tutta fedelta e veridicita a suo riguardo, affin- ché chiunque crede nel suo Van- gelo, sia nutrito di verita, e non sia ingannato da menzogne» (San Aug., C, Faustum XXVI, 8). Vedete, quindi, Venerabili Fratelli, con quale ardore do- vete consigliare ai figli della Chiesa di fuggire questa folle liberta d’opinione, con la stessa cura che avevano i Padri. Le vostre esortazioni saranno pit facilmente ascoltate se convin- cerete il clero e i fedeli, affidati alla vostra custodia dallo Spi- rito Santo, che San Gerolamo e gli altri Padri della Chiesa han- no attinto questa dottrina ri- guardante i Libri Sacri alla scuo- Ja stessa del Divin Maestro Gest: Cristo. Infatti, leggiamo noi for- se che Nostro Signore abbia a- vuto una diversa concezione del- Ja Serittura? Le parole: «E scritto» e «Bi- sogna che la Scrittura s’avveri» sono sulle Sue labbra un argo- mento senza eccezioni, tale da escludere ogni possibile contro- sisi nono ‘30 aprile 1989 WALTER KASPER VESCOVO! L’Osservatore Romano 17/18 aprile 1989 ci informa che Walter Kasper, professore di teologia dommatica nell’ Universita di Tubinga @ il neo-eletto Vescovo di Rottenburg-Stuttgart (Re- pubblica Federale di Germania). ‘Abbiamo ripreso tra le mani I'ope- ra pitt nota del Kasper Gest, il Cristo, tradotta in varie lingue. In Italia, edita dalla Queriniana, & gid alla sesta edi zione. No, non ¢i sbagliamo: Walter Kasper non ha la fede cattolica. Niente miracoli! Walter Kasper ritiene che i mira- coli sono «un problema che rende piut- tosto strana e difficilmente comprensi- bile all'uomo moderno Vattivite di Ge- sti» (p. 115), Di conseguenza, pur riconoscendo che «non si pud non tener conto di una tradizione che ci attesta questi miracoli» (p. 115), si adopra con ‘ogni sforzo per ridimensionarla. Il pro- cedimento ® semplice: si tratta di fare la tara ai miracoli narrati dagli evange- list. Prima riduzione: «Dal punto di vista letterario si pud notare una ten- denza ad amplificare e moltiplicare i rmiracoli» (p. 116) da parte degli evan- gelisti. Tenuto conto di cid, primo sospiro di sollievo: «il materiale dei racconti miracolosi si restringe di pa- recchio» (p. 117) Seconda riduzione: «! racconti miracolosi det Nuovo Testamento sono strutturati in modo analogo a quelli che sid conosciamo nell'antichité». Ad e- sempio le «guarigioni che si sarebbero verificate nel santuario di Asclepio, a Epidauro. Si ha quindi Vimpressione che il Nuovo Testamento abbia arric- chito la figura di Gest: di numerosi ‘motivi extracristiani, per sottolinearne 1a grandez2za e U'autorita» (p. 117), ‘Terzariduzione: «Aleuniracconti miracolosi si sono dimostrati, all’inda- sine della storia delle forme lipsa dixit!] ‘come proiezioni dell esperienza pasqua- le sulla vita terrena di Gesit 0 come nticipazioni sull attvita del Cristo glo- rificato. Tra queste storie epifaniche vanno annoverati, ad esempio, il mira- colo della tempesta sedata, ia scena della trasfigurazione, il camimino sulle acque, a moltiplicazione dei pani per 4000 0 5000 persone, la pesca miraco- losa. I racconti del risveglio della figlia di Giairo, del giovanetto di Naim e di Lazzaro non mirano ad altro che a presentare Gesti come Signore sulla vita e sulla morte» (ivi). Di riduzione in riduzione, il «pro- bleman dei miracoli di Gesi' trova la sua soluzione: «molte storie miracolose riferiteci dai Vangeli devono essere con- siderate leggendarie, Molte leggende vanno analizzate non tanto nel loro contenuto storico bensi in quello teolo- ico» o, in altritermini, «questiracconti non-storiei sono enunciati di fede sul significato salvifico della persona e del ‘messaggio di Gesit» (p. 118). Niente di pid. E cosi noi, che, con la Chiesa, consideravamo gli Evangeli testimo: nianze storiche e gli evangelisti testi- moni attendibilissimi, seguendo Wal- ter Kasper, veniamo a scoprire che il Cristianesimo &, invece, la pi grande impostura della storia, accreditata per di pid dagli impostori col proprio mar- tirio. Il Kasper — non per nulla gode fama di «moderato» — ammette che «non é possibile negare un nucleo sto- rico» alla tradizione sui miracoli di Gesit. Sicuramente «Gesit ha compiuto delle opere straordinarie che lasciarono stupefatti i contemporanei». Questo, perd, «ha un importanza piuttosto rela: tiva». Non @ detto, infatti, che queste ‘«opere straordinarie che lasciarono stu- efatti i contemporanei» debbano la- sciare stupefatti anche noi, smaliziati posteri, bene in gredo di spiegare, ad esempio, «in chiave psicologican la guarigione dimalattie e di«sintomi che ‘a quel tempo venivano considerati segni di possessione diabolica» (p. 119) Soprattutto il Kasper ci spiega che {imiracolinarrati dagli evangelist «pos- sono essere interpretati anche come 0- ‘ere del demonio, In se stessi non sono ‘poi cosi chiarie non costituiscono neces- ‘sariamente una prova della divinita di Gesii» (p. 129). Cosi noi, che, sull'eu- torita del Vaticano I, eredevamo che «miracula divinae revelationis signa sunt certissima et omnium intelligentiae accomodata»: «i miracoli |di Gest] sono argomenti certissimi della Divina Rivelazione ed adatti allintelligenza di tutti» (Dz. 1790), scopriamo che, inve- ce, i miracoli di Gest, non solo sono tutt'altro che storicamente certi e che {in ogni caso non sono «segni certissimin della sua divinita, ma che possono essere persino interpretati quali segni di significato diametralmente oppo- sto. Il che — guarda caso! — Io dice- vano gia a Nostro Signore isuoi nemici: «Costui caccia i demoni in nome di Belzebiv» (Le. 11, 15). Né conta per il Kasper che Gesit si sia incaricato di confutare personalmente una tale ca- lunnia (Le. 11, 17 ss.), cosi come poco contano le ragioni addotte dall’apolo- getica cattolica e che escludono to- talmente una tale ipotesi per i miracoli narrati negli Evangel E comungue i miracoli non sono accertabili Tl «concetto apologetico di mira- colo» — affermaimperterrito il Kasper — ad un'analisi pit attenta «si rivela formula wuota» (p. 120). I miracoli, infatti, «sarebbero sicuramente accer- tabili soltanto nelcaso in cuinoi fossimo in grado di conoscere in modo completo tutte le leggi della natura e di penetrare fino in fondo ogni singolo caso» (ivi). che significa, in altri termini, che i miracoli sarebbero da noi accertabili solo se avessimounamente divina, ma, in tal caso evidentemente non avrem: mo neppure bisogno di miracoli apo- logetici. ‘«Queste ¢ altre analoghe difficolta — ci informa il Kasper — hanno in- dotto i teologi a superare, in parte o del tutto, il concetto apologetico di mira- colo» (121). Dimenticando il Kasper, con i soi «teologin, che il valore apologetico del miracolo non @ un’ invenzione del Vaticano I: Gesi stesso ha addotto i miracoli come prova della sua divinita: «Se non fo le opere del Padre mio non mi credete; ma se le fo, anche se non volete credere a me, cre dete alle opere (Gu. 10, 37-38; fr. anche 5, 36; 14, 11-12; 15, 24)). Sinceramente non vediamo come il neo-eletto Vescovo di Rottenburg- Stuttgart possa sottrarsi al seguente anatema del Vaticano I: «Se qualcuno dird che i miracoli non sono possibili € che pereié tutti i racconti miracolosi contenuti anche nella Sacra Scrittura devono essere relegati tra le leggende 01 mit; 0 che i miracoli non possono giammai essere conosciuti con cer- tezzané con essi si pud debitame: te dimostrare l’origine divina della religione cristiana sia scomunic: to» (Dz, 1813; cfr. 1790). Gesit non é Figlio di Dio! Walter Kasper non crede che Gesi 2 Figlio di Dio «in senso metafisico» 0 contologico» ovvero in senso proprio. Secondo lui, «questa confessione di Gest: Cristo Figlio di Dio... anche oggi viene accolta con notevole diffidenza da arecchi fedeli|sic}. Secondo l'obiezio- ne piit corrente, che & poi anche la pitt 30 aprile 1989 importante sic, qui ci troveremmo di fronte a un residuo di mentalita miti- ca, passivamente accettato» (p. 223). Questa obiezione, perd, non haragione di essere, semplicemente perché «nei Vangeli sinotici Gest: non si qualifica mai come Figlio di Dio, Una simile enunciazione deriva quindi chiara- mente dalla confessione di fede della Chiesa» (p. 148). Qualcuno si domandera che ne faccia il Kasper della confessione di Pietro a Cesarea di Filippo (Mt 16, 16): «Tuseiil Cristo, il Figlio di Dio vivente», solennemente sanzionata da Gest stesso: «Beato Simone Bar Jona, perché né a carne né Usanguetel’hanno rivelato, mail Padre mio che & nei cieliv. Ebbene, Walter Kasper silimita ad eiuderla ripiegando sul testo pil breve di Me. 8, 29; il che sli consente di affermare che Pietro ha semplicemente detto: «Tu set il Mes- sia» (p. 142), Con pari disinvolture il Kasper si libera di Mc 14, 61-63: «'Sei tu il Cristo, il Figlio di Dio benedetto?” Gesti rispose: "Si, lo sono”»>. Qui, secondo lui, si pud soltanto sostenere «on una certa probabilité> «che davanti all’Allo Consiglio, Gesit fu costretto a dichia rarsi Messia» (p. 143). Conclusione: «Gesti non sié arroga- to |sic!] esplicitamente né la qualifica di Messia né quella di Figlio di Dio» (p. 225) «quando, dopo la Pasqua, la comuniti cristiana confessa che Gesii & il Figlio di Dio, non vuole... riconoscergli una dignité che andrebbe ben oltre le sue pretese» (ivi). Tle figliolanza, nella confessione degli Apostoli e dei primi credenti, percid, non va intesa «come qualeosa di sovrastorico» (ivi): «La confessione di fede in Gest Dio... sta ad esprimere l'idea che Dio si émanifestato © comunicato, in modo definitivo e as- soluto nella storia di Gest. Procedendo su questa strada, nella scuola lina e negli seritti giovanni giunge cosi ad una confessione esplicita della divinita di Gest» (p. 233). I che, con parole chiare, viene a dire che, per il Kasper, la divinita di Nostro Signore Gesi Cristo @ un'in- venzione di San Paolo e di San Gio- vanni. Nessuna meraviglia, percid, se a . 825 il Kasper riporta, senza batter ciglio, la seguente affermazione dello Smulders (Catechismo olandese...} «la dottrina della diviniva dell'umanita di Gesii costituisce uno sviluppo della convinzione originaria della fede che quest’uomo é la nostra salvez- xa divina». Questa affermazione e- sprime esattamente il pensiero del Kasper (cfr. pp. 223 ss.) Resurrezione corporea Walter Kasper non crede nella Re- surrezione corporea di Gest. Seguen- sisi nono do Xavier Léon-Dufour (cf. F. Spa- dafora La Resurrezione di Gesi, Ro- vigo 1978), «Quando si parla di Gest risorto — egli scrive — ilpensiero corre quasi spontaneamente aidipinti di Mat- thias Granewald, dove osserviamo un Cristo che esce trasfigurato dal sepol- cro, Ma basta gettare un rapido sguardo sul dato della tradizione del Nuovo Testamento per rendersi conto che un simile quadro non rispecchia affatto il reale svolgimento dei fattin (p. 175). I perché é presto detto: «nessun teste neotestamentario asserisce di aver visto il Cristo risorgere» (p. 176). E d'altronde, quand’ anche qualche teste lo asserisse, il Kasper non gli crede rebbe: gli «enunciati della tradizione neotestamentaria della resurrezione di Gesii non sono affatto neutrali: sono confessionie testimonianze prodotte da gente che crede |e che, percid, mente)» ivi). Quanto ai particolari raccontati dai Vangeli sulla scoperta del sepolcro vuoto, «dobbiamo supporre che non si ‘ratti di cenni storici, ma soltanto di ‘artifizi stilistici, escogitati per rich mare l'attenzione e creare “suspense”»» {p. 172). Ma soprattutto non intende essere storica l'affermazione di aver seoperto il sepolero vuoto: «in cid su ui sivuol richiamare l'attenzione non é ilsepolero vuoto; si annuncia la resurre- zione e il sepolero viene considerato soltanto come segno di questa fede» (p. 173). Potrebbe perfino trattarsi cbenissimon soltanto di una «e2iologia cultuale», «ioe di un racconto che vuol legittimare una celebrazione di culto», tun antico rito liturgico, insomma. E il Kasper non esita a spiegare: «ogi sappiamo che anche nell'ambiente giv datco del tempo le tombe dei personaggi famosi erano oggetto di venerazione ‘uindi possibile che anche la comunita primitiva di Gerusalemme abbia vene- rato la tomba di Gesite che si sia riunita aattorno ad essa una volta all’'anno, nel giorno di Pasqua, per celebrare questa solennita, annunciando la buona novel- la della resurrezione e indicando come segno di tale evento il sepolero vuoto» (p. 173), Che cosa, perd, ne abbia fatto del corpo di Gesti quella comunita primi- tiva a noi non @ né sar dato mai di sapere. Indubbiamente — ammette il Ka- sper — nella «tradizione» del sepolero yuoto c’e un «nucleo storicon: «una tradizione cosi antica, formatasi a Ge- rusalemme, non avrebbe resistito nep- ure un giorno» (p. 173)... In ogni caso, perd, «non si supereré il livello di un'elevata probabilica storican (vi) e, soprattutto, «a rilevazione di un nu: cleo storico, presente nei racconti del sepolcro vuoto, non costituisce, certo, una prova della resurrezionen (ivi). «lt 5 sepolero wuoto — ci spiega il Kasper (come il Loisy!) — rappresenta un fenomeno ambiguo, aperto a diverse possibilita di interpretazionin, ivi in- clusa la possibilita che il corpo si stato dolosamente involato dagli stessi discepoli, secondo la «diceria» sparsa su istigazione del Sinedrio e che il Kasper mostra di tenere in considera- zione, citando a questo punto Mt. 28, 11-15 e Gu 20, 15. Solo «visioni» nello Spirito! Quanto alle apparizioni di Gesi risorto, il Kasper ci erudisce che «que- sti racconti vanno interpretati alla luce diquanto essi vogliono esprimeren. Per- tanto quei testi «dove si parla di un Risorto che viene toccato con le mani e che consuma dei pasti coi discepoli (cfr. Le. 24, 38 s8.; Gu 20, 26 s.)» (p. 192), non vanno presi alla lettera. Anche se «a prima vista potrebbero sembrare delle affermazioni piuttosto grossolane Isic! che rasentano il limite delle possi- bilitd teologiche e che corrono il pericolo di giustificare una fede pasquale troppo “rozza"», fortunatamente non & cosi. Bisogna, per superare lo... scandalo, tener conto delle «intenzionin dei loro turalmente quella do- gli stessi espressa ¢ cio’ di voler atte stare quanto realmente visto e toccato. D'altronde per i poveri evangelisti non c'® possibilita di trovar credito presso il Kasper: ojiloro racconti «sono confession’ e testimonianze prodotte da gente che crede» e che quindi @ sua volta non merita di essere creduta ‘owvero prendere sul serio quanto af- fermano sulle apparizioni del Signore Risorto @ un far loro torto: «sarebbe come dire che coloro che per primi hanno predicato la fede non hanno creduto, in quanto vi erano dispensati perché avevano visto il Cristo risorto» (p. 193). Conclusione: «bisognerd dun- que partire dal fatto che questo loro “vedere” 8 stato reso possibile dalla fede o meglio si @ trattato di un'esperienza condotta “nella” fede» «Naturalmente — spiega il Kasper — cid non significa che queste appari- zioni siano state semplicemente delle esperienze di fede, cio delle espressioni di fede. Furono invece degli incontri con il Cristo presente nello Spirito» (ivi). Vision puramente spirituali, insom- ma A fondamento della fede... nul- lat «La nostra fede — scrive giusta- mente il Kasper — poggia sul fon- damento della Testimonianza aposto- lica» (p. 194). Il brutto, perd, & che, a dar retta al medesimo Kasper, la te- stimonianza apostolica poggia sul... niente o — il che, ai fini della giusti- ficazione razionale della fede, ® perfet- tamente la stessa cosa — su impres- joni puramente soggettive: «Non si deve dimenticare che l'incontro tra il Risorto e i suoi discepoli si & svolto sul iano dei rapporti interpersonali Cid che qui veramente importa non é tanto sapere cid che “obiettivamente” & suecesso in quei giorni, ma piuttosto se anche noi, come i primi discepoli, siamo disposti a lasciarei totalmente eoinvolgere da Gest Cristo» (p. 194). IL che 8 un modo, in verita, non molto intelligente, di eludere il problema: nessun essere ragionevole pud essere disposto a lasciarsi coinvolgere totalmente da Gesi Cristo senza «sa- ‘ere cid che “obiettivamente’é successo in quei giomin, senza sapere ciod se Gesi 2 veramente Dio o se Ia sua divinita & solo una creazione della fantasia esaltata dei suoi discepoli Anche qui non vediamo come il Kasper possa sfuggire a questo secon- do anatema del Vaticano I: «Se aleuno dird che la rivelazione divina non possa essere fatta credibile da esterni segni, e cche percid gli uomini non devano esser ‘mossi alla fede se non da sola interna esperienza 0 privata ispirazione, sia scomunicaton (Dz. 1812; cfr. 1790 ed enciclica Pascendi contro il moderni- smo). Ci dispensiamo ovviamente, per ragioni di tempo e di spazio, dal! elencare tutti gli altri anatemi in cui incorre il neo-eletto successore degli Apostoli Niente Ascensione! Dopo aver appreso che non’ affat- to sicuro che, come ci fa recitare il Simbolo Apostolico, Gest siarisorto al terzo giorno, perché si tratta solo diun ‘theologoumenon” rabbinico secondo il quale Jahvé non permette che ' Israelita o il giusto versi in difficolta oltre il terz0 giorno» (p. 200), dal mede- simo Kasper apprendiamo' che non & sppure vero che Gest sia asceso al cielo 40 giomi dopo la sua Resurre- zione. «fl numero 40 — ci erudisce coscienziosamente il Kasper — é in verita l'unico numero dicui sidisponeva «@ quel tempo per indicare un intervallo cronologico di una certa ampiezza». Anzi, ad essere esatti, per il Kasper Gest non @ mai asceso al cielo. D’ altronde @ nella logica della sua «cri- stologia» senza fede: niente divinita, niente miracoli, niente Resurrezione vera propria, niente Ascensione. Per- ché avrebbe mai dovuto ascendere al Cielo quel Gesi che non ne era mai disceso e che i discepoli incontravano solo «nello Spiriton? Percid «il rac- conto lucano dell’ascensione va inter- retato come una narrazione pasqua- len: «queste nubi, che sottraggono Gesit ai nono allo sguardo dei discepoli attoniti, non ‘sono un fenomeno metereologico, ma un imbolo teologico» (p. 203). «Porrd inimicizia tra te e la Donna» Con la cristologia crolla logicamen- te anche la mariologia del Kasper. Nessuna meraviglia, percid, che nella nota 69 di p. 353 leggiamo di «difficili problemi teotogici-biblici che la temati- a del concepimento verginale solleva», e che la verginale maternita di Maria & questione «ancora aperta sul piano biblico», pur ammettendo il Kasper che al'esegesi biblica della chiesa primi tiva non presenta alcuna discrepanza» sull'argomento. Nessuna meraviglia che il Kasper si spinge fino a spezzare una lancia in difesa di Nestorio, ne- gatore della divina maternita di Mari, A Nestorio — ci informa il Kasper — «wennero attribuite le pitt gravi devia- zioni dottrinali, mentre il Concilio di Efeso lo bolld addirittura con Vappel- lativo di “Giuda redivivo”. Oggi pera in seguito alle ricerche condotte dalla teo- logia storica, si, é propensi ad una riabilitazione». Certo un «Giuda redi- vivo» poteva essere riabilitato solo in un’epoca di altri Giuda redivivi Niente infallibilita della Chiesa Walter Kasper — come Hans Kiing — non crede nella Chiesa custode infallibile della Divina Rivelazione. Al contrario, la Chiesa apostolica avreb- be a tal segno «trasfigurato» la per- sona di Gest eil suoinsegnamento che ‘oggi noi non sapremmo pitt che cosa nelle fonti della Rivelazione (Sacra Scrittura e Tradizione orale) & sto- Seamente certo e che cosa invece & ‘puro frutto di una teologia della co- ‘munitay. In tanta oscurita il Kasper si attiene # questo criterio: sono da ri tenersi storicamente certi solo quegli episodi poco onorevoli per Nostro Si- gnore Gesi Cristo: ad esempio, il Bat- tesimo nel Giordano, «H impossibile — egliscrive — qualificare questo raccon- to come “puro frutto” di una teologia della comunité» perché poteva «of: {rire una buona occasione per sostenere che Gesi si era sottomesso a Giovanni» (p.83). E, sempre perché disonorevole per Gesi,I'altro «punto fisso», storica- mente certo, @ la morte in eroce a Gerusalemme. Da questo criterio con: segue che tutto cid che & onorevole per Gesii, e quindi tutto cid che ne attesta la divinita, solo e appunto perché o- norevole per Gesi, & «puro frutton della primitive comunita cristiana | frutti teologici di un siffatto cri- terio esegetico li abbiamo visti: la «cristologian del Kasper sta ad atte- stare Tnevitabile rovina di una teolo- 30 aprile 1989 gia «cattolican che pretenda assumere ‘come punto di partenza la Sacra Scrit tura interpretata o meglio «schianta- ta» (Leone XIII Providentissimus) da «coloro che ripudiano il Magistero e Vautorita della Chiesa» (Leone XII Vigilantiae. Niente di nuovo Quanto Walter Kasper scrive non® né nuovo né serio. Non @ nuovo perché Kasper @ un ottimo ripetitore, spesso letterale, dei peggiori tromboni del modernismo (Loisy) e del protestantesimo liberale, che nella sua «teologia» tengono il posto della Sacra Scrittura, della Tra- dizione e del Magistero. Qualche esempio. L'Harnack ha seritto: «Che una procelta si sia sedata con una parola, é cosa che non cre- diamo e che non erederemo mai» (L'es- senza del cristianesimo, Torino 1903). Ed ecco il Kasper, da bravo scolaretto, ripeterci la lezione: «con una certa probabilita: non sono da considerarsi storiciicosiddetti miracoli naturali> (p. 119). Ed affatto inutile chiedergli il perché, L’Hamack ha scritto: «ll detto “Io sono il Figlio di Dio” non fu inserito da Gesiinell Evangelo; chi ve lo pone quasi fosse un detto come un altro aggiunge qualcosa all Evangelo» (op. cit). Ed il Kasper diligentemente ciripete: «nei Vangeli sinottici Gest non si qualifica ‘mai come Figlio di Dio» (p. 148) (del Vangelo di Giovanni non c’® da tener conto, v. pp. 23 ss., perché @ stato seritto, «affinché anche voi crediate che Gesii 8 il Figlio di Dio»; il che equivale per il Kasper ad una confessione thistificazione), Al-contrario i cattolici, i Padri della Chiesa, le stesse definizioni irrefor- mabili del Magistero infallibile sono relegati dal Kasper, che fa «teologia storiea» ovvero storicistica, nel... mu- seo delle antichita (vv. pp. 223 ss.). Fino a qual segno poi egli ignori il Magistero della Chiesa, che condanna il razionalismo e il modernismo e quin- di la sua «cristologia rinnovata», lo dimostra, se dimostrazione fosse ne- cessaria, V'aver attribuito a p. 156 una condanna del Decreto Lamentabili al Sillabo e il Sillabo a San Pio X. E neppure di serio ‘Quanto il Kasper scrive non é serio e per cid non ne abbiamo trattato seriamente — perché non é serio ripro- porre, con tanta improntitudine e ser za fondamento, errori ed eresie gid esaurientemente confutati, e da un pezzo, da esegeti e teologi cattolici Per accertarsene basta uno sguardo anche ad un semplice manuale — pre- 30 aprile 1989 conciliare, s'intende — di teologia dommatica o di apologetica. Ad e- sempio l'ipotesi, che il Kasper ripren- de pari pari dai razionalisti protestan- ti, secondo la quale i miracoli evan- gelici sarebbero wstrutturati in modo ‘analogo» alle «guarigioni che si sareb- bero verificate nel santuario di Asclepio (o Bsculapio), @ Epidauron (p. 117) fu confutata fin dal lontano 1946 dalBe- noit in Revue Biblique (p. 689), ma il Kasper finge di ignorarlo. No! deci samente di «scientifico» € di «cultu rale» nella cristologia del professore di ‘Tubinga, ora purtroppo Vescovo, non ce che il fumo, anzi le nebbie dell’idea- ismo, dell’esistenzialismo, dell’ im- manentismo e di ogni altra aberrazione della filosofia moderna Il fatto serio Diserio, anzi di estremamente gra: ve, in tutta questa vicenda ¢’d, oltre Vimpunita goduta finora dal Kasper nellinsegnare e divulgare la sua ereti- a «eristologia», la sua recente elezio ne all'Bpiscopato, che dara agli sven- turati cattolici della Diocesi di Rotten burg-Stuttgart un Vescovo senza fede ella Chiesa un successore degli Apo- stoli che ha ripudiato la fede degli Avesta Paneratius LIBRI In prowvidenziale concomitanza con surrezione della Pontificia Com- missione Biblica esce per i tipi dell editore Ciarrapico (gia Volpe, Via Se- laria 400 — 00186 Roma) un nuovo volume del noto esegeta mons. Fran: cesco Spadafora: LA TRADIZIONE CONTRO IL CONCILIO (300 pa- fine ca,). Lieditore cosi presenta nel retro della copertina 'autore e la sua opera «Mons. Francesco Spadafora éna- 0 @ Cosenza nel 1913. Laureato in Scienze Bibliche, @ stato docente uni- versitario, Giornalista e scrttore, ha collaborato a quotidianie periodic, frai quali “L'Osservatore Romano”, ed ha pubblicato numerosi volumi, Per 'En- ciclopedia Cattolica ha curato circa ccento voci riguardanti il Veechio e il Nuovo Testamento, E stato redattore della “Bibliotheca Sanctorum”. Come testimonia l'Autore nelle pri- ‘me pagine del volume, gid nel 1932 si era discusso dell‘ppportunita di con- vocare un Concilio ecumenico come sisi ho no continuazione e chiusura del Concilio Vaticano 1, interrotto nel 1870 in se- guito all’entrata in Roma delle truppe italiane. Richiesto dal Pontefice Pio XI di un’opinione circa Vopportunita della ripresa del Concilio, il Cardinale Billot siera dichiarato contrario, affermando testualmente: “La ripresa del Concilio & desiderata dai peggiori nemici della Chiesa, cioé dai modernisti, che gid s‘apprestano a profittare degli Stati Generali della Chiesa per fare la rivo- luzione, il nuovo '89, oggetto dei loro sogni e delle loro speranze”. Documen- tando e dimostrando lesattezza di que- sta predizione, Mons. Spadafora trac- cia una storia critica del Concilio Vati- cano Il e della sua strumentalizzazione da parte diforze di sinistra interessate a ‘mutare la natura stessa della Chiesa cattolica, allontanandola dagli inse- gnamenti di ieri edi sempre. Quanto ai due Pontefici del Vaticano Il, Giovanni XXIII e Paolo VI, dichiarando questo Coneilio pastorale e non dogmatico, si privarono del carisma di infallibilié che li aurebbe preservati dall'errore, Liattivismo e i potenti mezzi di pro- Paganda dei Vescoui modernisti fecero i resto». Aggiungeremo che nella prima par- te del libro & documentato il tempe- stoso iter della costituzione coneiliare Dei Verbum sulla Sacra Scrittura e la Rivelazione, dagli inizi del Concilio alla formulazione definitiva del testo. Vié ricostruita particolarmente la lot- aggiata dai Gesuiti del Pontificio Istituto Biblico contro il Sant’Uffizio e contro lo stesso Magistero infallibile della Chiesa cirea l'inerranza della Sacra Scrittura e la storicit& ed auten- degli Evangel, Una testimonianza preziosa Mons. Spadafora @ in grado di offrire una testimonianza diretta sulla svolta rovinosa impresse all’esegesi cattolica dai Gesuiti del Pontiicio Ist tuto Biblico, che dal 1950 in poi hanno aperto ai sistemi razionalistici. (Bult- manne compagni), disprezzando le direttive dei Romani Pontefici sull argomento, da Leone XIII a Pio XII, tradendo la missione affidata loro dal- la Chiesa. Quando ne! 1960 il dotto esegeta mons. Antonino Romeo della Sacra Congregazione dei Seminari e delle Universita insorse contro la «nuova» esegesi, era con lui mons, Francesco Spadafora, allora professore di esegesi nella Pontificia Universita Lateranen se. La loro reazione provoed Pinter- vento del Sant’Uffizio, che, acquisita la documentazione e sentiti i profes- sori del Biblico incriminati, difese la dottrina cattolica sull’nerranza bibl cae la storicita degli Evangeli cosi z chiaramente formulata nei document del Magistero ecclesiastico, solenne e ordinarioe, allontand dall'insegnamen- to i gesuiti Lyonnet e Zerwic. Purtroppo, appene eletto Papa, G. B. Montini sconfessd il Sant'Uffizio, ri chiamando a Roma e restituendo all’ insegnamento nel Pontificio Istituto Biblico i due proseritti. La Compagna di Gest, forte di tanto appoggio, si eresse allora contro il Sant’Uffzio, in particolare contro Sua Eminenza il card. Ottaviani, il cai Monitum sulla storicita dei S. Evangeli, fu accolto con disprezzo: «Non ci interessan! Nel Concilio la rivalsa del Biblico contro il Sant’Uffizio fu uno dei motivi ispiratori dell'Alleanza Europea (car- dinali francesi, belgi, tedeschi, olan- desi, austriaci, canadesi..) con a capo Lignart, Alfrink; Leger, Dépfner, Bea. Lo scontro s'incentr® sulla Dei Ver- ‘bum, che doveva trattare appunto del- la Sacra Scrittura. Fu approntato un testo equivoco, manipolato dal vesco- vo olandese van Dodeward, ex alunno del Biblico, immesso a tale seopo nella Commissione teologica dall Alleanza Europea. Fu necessaria una lettera di Paolo Vi, in cui si affermava che «il Santo Padre non potrebbe approvare una formula che lasciasse dubitare del- la storicita di questi santissimi librin (cfr. La Civilté Cattolica 5 febbraio 1966, p. 228) perché il testo fosse, contro voglia, corretto. La Commissione, pord, immise nel laDei Verbum delle «zeppe, tra cui la citazione in nota dell'infelice Instructio varata il 21 aprile 1964 dalla Pontifi- cia Commissione Biblica in favore del- a Formengeschichte e quindi contro la storicita degli Evangeli. Il che equi- valeva in pratica a gabbare i poveri Padri conciliari, che si erano battuti perché la Dei Verbum riaffermasse senza equivoci che i Vangeli sono «de- ani di fede storica». Ed infatti sulle «eppe» immesse nella Dei Verbum e su questa citazione in nota della n fasta Instructio, fecero subito leva Gesuiti del Biblico e della Gregoriana per continuare a negare, con i loro alunni'inerranza della Sacra Scrittura e la storicita degli Evangeli, disprez- zando la dottrina cattolica sulla ispira- zione biblica, definita dal Concilio Va- ticano Ie illustrata solennemente dal Magistero dei Romani Pontefici, se- gnatamente da Leone XIII, nella en- ciclica fondamentale Providentissimus Deus. Una storia dolorosa per chi, come mons. Spadafora, I’ha vissuta di per- sona; una storia dolorosa per chi, senza, averla vissuta di persona, ha visto i guasti del modernismo dilagare dalla «nuova» esegesi nella «nuova» teolo- gia e finalmente con danno immenso per tutti, nei «nuovi» catechismi. On si si_no no 30 aprile 1989 SEMPER INFIDELES © Palestra del Clero 1 gennaio 1989: «Storia della Chiesa: Santa Te- resa di Lisieux nella rete del ciurmadore Leo Tasil (21 giugno 1986)». Autore: Rosario F. Esposito SS. P. — Pon- tificia Facolta Teologica di Napoli — Capodimonte. Lo studio storieo, di ben 26 pagine (rms, per dirla con Pirandello, «non 8 tuna cosa serian!), mira a persuadere i cattolici che essere ostili alla masso- neria il mezzo migliore per ricoprirsi di ridicolo, come sarebbe accaduto appunto alla piccola Santa Teresa Percid, conclude I'Esposito, invece di abbandonarsi ad una «antimassoneria patologica», ¢ tale — si badi — fu per luil'antimassoneria anche dei Romani Pontefici,®ora diprendere sul serio «il pacchetto innovativo che 'Ordine mas- sonico ha introdotto nella storia». E quale sarebbe questo «pacchetto in- rnovativo»? Eecolo: «Glistorici seri sono concordi nel rilevare che la ragione specifica per cui un gruppo di nobili inglesi nel giorno diss, Giovanni Battista nel 1717 fondd la prima Loggia non pitt ‘operativa (come quella dei Liberi Mu- ratori medieval), ma simbolica (come quelle attuali) éra di metter fine alle ‘guerre e affermare la pace; esiccome le peggiori guerre sono quelle religiose (lo attesta la storia dei sec. XVI-XVID, essi affermarono il. dogma della tolleranza religiosa e politica: tutte le religioni ‘sono buone, ognuno ha il diritto di professare quella che vuole manon ha il diritto di spendere nemmeno na parola per imporla a chieches- sia, percid in Loggia @ proibito costituzionalmente parlare di po- tica e di religione, due realtd che dividono gli uomini ¢ li armano san. ‘guinosamente gli uni contro gli altri Segue l'asserzione, del tutto gra tuita, affatto indegna di uno «storico serio», che le «machinationes» mas: soniche contro il trono e Faltare «si - identificano con le “riforme” sociali e pplitichen. Dopo di che I'Esposito con- SOLIDARIETA’ ORANTE Porseveriamo nel dedicare il Rosario del Venerdi a quest'uni- ca intenzione : che il Signore .salvi la Chiesa dalle conseguen- ze delle colpe degli uomini del- la’Chiesa. clude trionfalisticamente: «Ognuno ve- de, cosi, che la scomunica [ai massoni) non aveva nessuna proponibilita» Davvero? «La massoneria dice: — Tutte le religioni sono buonen: & VY Esposito ad attestarlo, non noi. Ma questo si chiama indifferentismo re- ligioso ed appunto per il suo indif- ferentismo religioso la massoneria 2 stata condannata dalla Chiesa. Anco- ra: cin Loggia @ proibito parlare di religione». EV Esposito, non noi, ad attestarlo, Ma questo si chiama na. turalismo ed appunto per il suo na- turalismo la massoneria @ stata con- dannata dalla Chiesa. Evidentemente il paolino Esposito si talmente «frammassonizzato» nel suo pensiero da non avvedersi di for- nire ex ore suo Je ragioni per cui la Chiesa, con tutta ragione, ha condan: nato e condanna la massoneria. Quanto alla «pace» assicurata all’ Europa dalla setta, al paolino Esposito resta il compito di spiegare gli ultimi duecento anni di storia europea, a partire dal bagno di sangue della ri voluzione francese, che la massoneria si appresta a celebrare con grandiosi festeggiamenti, Non vorra certo darci ad intendere che si sia trattato ancora e sempre di guerre di «religionen! «Medice, cura te ipsum!>: il paolino Esposito tutto intento ad intimidire i cattoliei ¢ol ridicolo dell’«antimasso- neria patologica», non si avvede del ridicolo della sua filomassoneria essa, si— patologica. B, se sitrattasse solo di ridicolo, sarebbe davvero pic- cola cosa. Ma qui abbiamo un sacer- dote e religioso, professore in una Pontificia Facolta Teologica, che e- salta, contro il Magistero della Chiesa, quanto dal Magistero della Chiesa & condannato. © Roma, 14 aprile 1989: Convegno Nazionale della Chiesa italiana: «a servizio della vita umana». Servizio pessimo, in verita. Almeno stando alle dichiarazioni rilasciate alla Spad, Abb. Post. Gr.» 70% a TRICATTENZIONE DEGLI UFFICI POSTALI: In easo di manesto,reeapt 9 se regpinto "RINVIARE”ALLUEFICIO. POSTALE food VELLETRE Tobsa a carca di ai a no 90 Astocist alUnion riodea liana stampa dal card. di Napoli, Michele Giordano. «Ci auguriamo — egli ha detto — che cambi la mentalité, che non ci sia iit nessun bisogno |sicl] di aborto, € (quindi di nessuna legge che autorizzi 0 depenalizzi 'aborto, Ma la 194 adesso €' e la rispettiamo [sic!, anche se non Faccettiamo [2}> (Il Tempo 15 aprile u. 8). Domandiamo: ignora forse il card. Giordano che una legge dello Stato che si oppone alla Legge divina, naturale e positiva, non @ una legge, ma un’ iniquita legalizzata? (cfr. S. Th. I- Iq. 93, 3 ad 3). Come pud, dunque, rispettare un'iniquita arbitrariamente legalizzata dallo Stato? E, in ogni caso, come puo il card. Giordano rispettare quello che dichiara di non accettare? «llproblema dell’aborto — ha detto ancora il card. Giordano — non si risolve cambiando la legge 194, ma agendo sulla coscienza collettva, che si @ talmente degradata da non avvertirlo pitt come un male. Per questo oggi i Vescovi rinunciano a dar battaglia sul- la legge...» (La Nazione 15 aprile u.s.). Quill cardinale di Napoli cambia le carte in tavola. 1) Non @ vero che il problema dell’aborto non si risolva cambiando la legge, ma agendo sulla coscienza collettiva»: & proprio, in- vece, della legge agire sulla «coscienza collettivay: leggi buone creano una ‘mentalita buona, leggi cattive una men- talita cattiva, 2) I Vescovi non rinun- ciano a dar battaglia oggi perché la coscienza collettiva si degradata, bensi la coscienza collettiva si ® de- gradate perché i Vescovi hanno da un bel po’ rinunciato a dare battaglia. Tn ogni caso attendiamo di sapere dal cardinale Giordano chi sia Vignoto agente dal quale dobbiamo attenderci la riforma della «coscienza collettivan, dal momento che dei due agenti, che conosciamo tutti, uno, lo Stato, ha legalizzato l'aborto e 'altro, la Chiesa, ha deciso di lavarsene le mani, rrr foletna degl associat a Cent Catioicd Stud) Antenodernist Sn Po X Via dalla Consulta 1/8 - 1 plano int. § ‘oted fom Yel, (08) abate 1 tuned! del ese ale 16 alle 1930" gh iv lon), presse: Fecapito Postale: Via Medonoo. dea Angel, nee ule destra diva Apple Nuova {oases} coo Valletta (0) 963568 Direttore, Sac. Emmanuel de. Taveau Birettoe. Responsable: Maria Caso ‘Guota di adesione al = Cento» mismo {3800 snnue (anche in francobol) xfer e Via Aoreesegplungore spese postal: ‘Sento cor post. n. #022008 inestato a ‘Aut Tob, Roma 15708 / 5124976 ‘Stampato In prprO