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vostro parlare sia Anno XV - n. 13 u a ola vien dal Ubi Veritas et lustitia, ibi Caritas Cattoliee » ANTIMODERNISTA « Direttoe: Sue. Emmanuel de Tavenw cla che ain maligno. Luglio 1989 ‘COLLASORATIONE APERTA A TURE LE < PENNE PERO” = NON VOIER SAPERE CHI LA DETTO WA PONI MENTE A GIO GH DETTO™ Tim Gr) SCISMATICI DI NOME E SCISMATICI DI FATTO La Croix 1 luglio 1989, p. 10: un successore degli Apostali in giacca e cravatta, mons. Thomas, Vescovo di Versailles, fa il bilancio’ del preteso «scisma» di sua ece.za mons. Lefe bere. Bilancio, che, per lui, natural mente 2 positive, soprattutio perché con cid si ritiene liberato da ogni cattiva coscienza: lo scomodo mons Lefebre, whe pretendeva non solo di essere pienamente cattolico, ma diesse- re Vunico detentore del vero cattolice- simon, oggi sarebbe finalmente co- stretto a difendere questa sua posi- zione «dal’esterno». Dall'esterno del la Chiesa, siintende. Perché, permons. Thomas, neppure c’é da dubitare che lui sia «dentro» e mons. Lefebre «fuo- ri» della Chiesa, Sennonché non basta una dichiara- zione di scisma a creare uno scisma, se tale dichiarazione non corrisponde ad tuna realt& scismatica né basta dichia rarsi «dentro» la Chiesa per esservi realmente. Nessun uomo, fosse anche il Papa e cio’ la pid alta autorita dopo Dio, ha il potere di creare col suo pensiero la realta; pud soltanto consta- tarla e dichiararla Premesso cid, tomniamo al Vescovo i Versailles, il quale sirallegra che sia stata fatta chiarezza e di essere fi nalmente separato — lui, «dentro» la Chiesa —da mons. Lefebvre che ne sarebbe «fuori» e saggiamo la consi- stenza di questo suo essere adentro» la Chiesa. Il Vescovo di Versailles non sa che cos'é la Tradizione «Lo scisma — prosegue mons. Tho- mas — ci ha anche obbligati a distin. guere cid che & essenziale al cattolice. simo, particolarmente precisando il significato esatto della Tradizione Spesso questa & stata ristretia ad un insieme di piccole tradizioni di questi ultimi cento anni. B stato dunque neces- sario riire che la Tradizione non é limizata soltanto allultimo Concilio né al XIX secolo, La Tradisione compren- de i venti secoli delta vita della Chiesa sullintero pianeta con tutti i movimenti missionarie V'inculturazione del cat- tolicesimo nelle differenti civilta. La Tradizione della Chiesa implica dunque una reale apertura alle realta sociali, storiche, economi- che, politiche'e culturali. Certamente, la Tradizione non si limita all ultimo Coneilio (per quanto inesso non si oppone alla Tradizione), come pretenderebbero i neomoder. nisti, € neppure si limita walle piccole tradisioni di questi ultimi cento annin, cosa che non ® mai stata nelle pretese dei cosiddetti «tradizionalisti», sem: plicemente perché la Tradizione (dal latino tradére: tramandare)&, in senso attivo, la trasmissione della divina Ri velazione e in senso passivo, come definito dal Concilio di Trento (Dz 783) e dal Vaticano I (Dz, 1787), le verita divinamente rivelate da tra smettere fino alla fine del mondo, sssenza contaminazioni, senza aggiun- te, senza diminuzioni» (Pio XII Munt ficentissimus Deus). $i, perché anche il cosi detto sviluppo dottrinale ® ap- unto soltanto uno sviluppo ovvero una maniera di affermare con pit chiarezza, con pitt precisione, con pitt ccertezza, con pitt insistenza le verité rivelate, che sono sempre state credute ‘almeno’implicitamente» (J. M. A. Va- cant Le magistére de l Eglise et ses organes cap. D. Il Vescovo di Ver- sailles, invece, identifica la Tradizione con... «inculturazione del eattolicesi- mo nelle differenti civilta», il che gli consente di affermare che la Tradizio- ne «implica una reale apertura alle realta sociali,storiche, economiche, po- litiche e culturalin e quindi di giusti- ficare tutte le «aperture» innome delle quali ultimo Concilio ha dato il via alla svendita ditutte le veritarivelate e trasmesse dalla Chiesa e quindi della Tradizione. Ora I'«inculturazione», anche se rettamente intesa, con la ‘Tradizione non ha proprio nulla a che vedere. Perché se ¢ vero che la Chiesa inviata in tutto il mondo, ad ogni creatura (Me 28, 19-20; Mc. 16-15), hala capacita di adattarsi a tutte le civilta o, pit esat- tamente, di incorporarsi tutto cid che nelle diverse civilta & vero, buono e giusto, 2 altresi vero che questo adat tamento, questa incorporazione non & mai avvenuta a spese della Tradizione © quindi del «depositum fidei» che la Chiesa ha il compito di trasmettere integralmente a tutti gliuomini di tutti i tempi e di tutti i luoghi. Anzi questo adattamento, questa incorporazione & resa possibile proprio dal carattere «cattolicon e cio® universale della Chiesa, che, essendo «l'umanita or- ganizzata in'Dio per mezzo di Cristo» (Sertillanges Caiechismo degli incre- duli) si d& pensiero esclusivamente del suo fine, che ® appunto di riportare a Dio, Padre di tutti, e di incorporare a Cristo, Salvatore di tutti, umanita tutta, Fine puramente spirituale, so- prannaturale, trascendente, che pone la Chiesa al di sopra di tutti i par- ticolarismi umani, etnici, nazionali, di sesso, intellettuali, poltici, economici © mondani in genere. do T'inculturazione con la'Tradizione, annulla elemento statico ed essen: ziale del Cristianesimo, e cio’ la Verita rivelata da trasmettere fedelmente ed integralmente, in un elemento dina- mico e secondario e cio 'adattabilita del Cristianesimo a tutte le culture. riducendo cosi modernisticamente la religione cristiana ad un vago senti- mento religioso da adattarsi ai diversi bisogni e alle diverse aspirazioni degli individui ¢ dei popoli (cfr. S. Pio X Pascendi).. Conclusione: mons. ‘Thomas, che pure afferma di essere stato obbligato dallo «scisma» a «distinguere cid che & essenziale» nel cattolicesimo, confon- de Vessenziale con il marginale pure affermando di essere stato obligato dallo «scisma» a precisare particolar- mente «il senso esatto della Tradizio ne», mostra di non sapere affatto che cos’? la Tradizione. A questo punto, per mons, Thomas, come per altri Vescovi, s‘impone la domanda se egli creda ancora che cisia stata una divina Rivelazione in senso oggettivo e che ci siano quindi delle verita divinamente rivelate ricevute e datrasmettere enon sia invece anche lui tra quei «ciechi ¢ conduttori di ciechin, che «disprez~ zate le sante e apostoliche tra zioni, si attaccano a dottrine vuote, utili, incerte, riprovate dalla Chiesa, e, ‘con esse, uomini stoltissimi, si credono di puntellare e sostenere la stessa Ve- rita» (Gregorio XVI Singulari Nos i tato da San Pio X nella Pascendi). Mons. Thomas non sa che cos’é la cattolicita della Chiesa Mons. Thomas ritiene che «per trovare una soluzione d'urgenza» il Va- ticano «si é comportato con grande larghezza ed ha fatto grandiconcessioni ai cattolici di sensibilita tradizionale». Liintervistatore coglie la palla al balzo per domandare con incredibile facia di bronzo: «Questa larghezza ha tuttavia pro- vocato un reale malessere perché i tra- dizionalisti possono rigettare intere par- ti del Concitio, ma si chiudono gli occhi perché dichiarano il loro attaccamento al Papa. Invece, quando i teologi cer- cano di riflettere sui problemi nuovi posti alla Chiesa dalle evoluzioni scien- tifiche, sono censurati [sic] appena e seono un poco |sic!| dai sentien' battuti Ci sarebbero dunque due pesi e due misure’». E mons. Thomas, molto se- rio, quasi i progressisti oggi fossero realmente «censurati e i tradiziona list, invece, portati in palmo di mano dalle Autorita, risponde: «Questo fatto ‘merita una certa considerazione. Io credo che é necessario vivere all’interno del cattolicesimo romano una pitt gran- sisi nono de apertura nel modo di affrontare la Rivelazione. Scrivendo il mio volumetto “Jeerois en Dieu" ho pensato che erava- ‘mo milioni a dire ogni domenica in- sieme: "Io credo in Dio”. Tuttavia, 8 domandasse ad ognuno di scrivere cid che per lui @ essenziale alla fede, noi scopriremmo una gran- dissima diversita di concezioni. La Chiesa abbraccia contemporanea- mente dei tradizionalistiche non accet- tano un certo numero di posizioni del Coneilio sulla titurgia, la liberté reli- giosa, la Tradizione, la missione della Chiesa nel mondo ¢ al tempo stesso accetta che dei teologi dicano cose che si si jimite della fede inizi della persona umana nello stadio fetale e il mo- mento in cui la si deve rispettare lowvero, al di fuori dai vel, sulla liceit dell aborto} To credo che dovremmo imparare a diventare pit cattolici cio? piti u- niversali ¢ pitt aperti alle diversité, considerando che coloro che sono con noi fanno parte della stessa Chiesa. Questa non é mai stata una Chiesa di gente scelta, selezionata, corrisponden- te a un solo modello di celebrazione liturgica, di pensiero teologico, d'impe- gno missionario o di opzione politica» E difficile radunare in una breve risposta tanti errori. 1) Mons. Thomas dimentica che i cattolici non sono... protestanti: non spetta ai singoli caitolici stabilire eid che @ essenziale alla fede, ma alla Chiesa docente che, a sua volta, lo stabilisee con autorita, si, ma non arbitrariamente, bensi sul fondamento della divina Rivelazione. La «grandis- sima diversita di concezioni» tra cattolici in materia di fede, quando c’ nasce 0 da ignoranza o da malafede owvero perché i detentori dell’autorita nella Chiesa sono venuti meno, come ogi sono venuti meno, al proprio do: vere, di tenere a freno chi insegna il falso e di impedire che il popolo dia ascolto a chi insegna il falso (S. Tom- maso In omnes S. Pauli Apostoli com- ‘mentaria, Commentarium in 1 Tm. 1, 3), 2) Secondo mons. Thomas la Chie- saabbraccerebbe tranquillamente tan- to i tradizionalisti che non accettano un certo numero di posizioni del Con- cilio quanto i teologi filo-abortisti. E altrettanto, secondo lui, dovrem- ‘mo fare noi per essere «iii cattolicin, «pitt universali». Domandiamo che concetto abbia mai mons. ‘Thomas della cattolicita della Chiesa. _ La Chiesa ha sempre abbracciato al suo interno posizioni diverse, ma solo inmateriaopinabile osu questioni ancora aperte. In materia di fede e di morale, contro la natura stessa della Chiesa, voluta da Nostro Signore Gesit luglio 1989 «una per fede, governo ¢ comunionen (Leone XIN Satis Cognitum), quel plu- ralismo che mons. Thomas vorrebbe attribuirle. Se i cosiddetti tradiziona- listi respingessero certe posizioni del Concilio per spirito di indipendenza o di ribellione, © non perché hanno in coscienza il dovere di respingerle per- ché in contraddizione con quanto la Chiesa ha sempre insegnato, la Chiesa non li abbraccerebbe affatto, cosi co- ‘me non accetta — contrariamente a quanto afferma mons. Thomas — che dei teologi osino, contro!'insegnamen- to perenne della Chiesa, discutere sul Ja liceita dell'aborto. La «pitt grande apertura nel modo di affrontare la Ri- velazione» auspicata da questo succes- sore degli Apostoli in contrasto conla Tradizione della Chiesa e con lo stesso comando divino: «Non addetis ad ver- bum quodo ego loquor vobis neque auferetis ex eo»: «Non farete aggiunte né sottrazioni alla mia parola» (Deut. 4, 2) «Si quis evangelizaverit praeter id quod accepistis anathema sit» (Gal. 1, 9): «Se qualcuno annunziera contro Vangelo che avete ricevuto sia ana- tema. La «cattolicitan della Chiesa, & semplicemente il suo essere fatta per aceogliere nel suo seno tutti gli uomini, indipendentemente delle loro diver sita razziali, nazionali, politiche, ect., non per accogliere nel suo seno tutte le posizioni umane, indipendentemente dalla loro veritd’o falsita, dalla loro bbonta o malvagita. Se la Chiesa non & una Chiesa di perfetti, @ perd una Chiesa di persone che, rinate in Cristo, hanno il dovere di tendere alla per: fezione e quindi alla verita e al bene. Gli esempi con i queli mons. Thomas chiude la sua perorazione in favore di una nozione pervertita di «cattolicitan, non sono affatto pertinenti alla sua tesi, perché non riguardano la fede ¢ la morale, ma bensi campi nei quali pud darsie sié sempre data, salvii principi, una legittima diversita Lo spirito antiromano del Ve- scovo di Versailles Dopo aver accusato il card. Mayer ¢ { suoi collaboratori dinon aver lavo- rato «in conformité col diritto della Chiesa» perché «la grande tradizione , della Chiesa lecco subito applicata pro ‘domo sua la riscoperta tradizione!] non @ mai stata di fare del Vescovo il sem- plice corrispondente locale d'un capo residente a Roma», mons. Thomas con- tinue: «Quando il card. Mayer é venuto a Lourdes nello scorso ottobre, mi ha domandato se poteva servirmi nel la- vore di riconciliazione. Sono infatti il Vescovo pitt interessato, perché nella ‘mia Diocesi si trova il pitialto numero di seguaci di mons. Lefebvre. Gli ho ri- luglio 1989 si si_ no no 3 sposto che il primo servizio da rendermi era di non interferire negli affari della mia Diocesi e che egli poteva essere ultima istanza alla quale potrei ricorrere in caso di diffi- colta La wcattolicitan, l'«universalitan di mons. Thomas, la 'sua ostentata lar- ghezza di spirito fanno miseramente naufragio sul piccolo scoglio di una ben piceola commissione romana. Trattan- dosi della sua persona e della «sua» Diocesi, eceo spuntar fuori lo spirito antiromano di mons. Thomas con | arroganza tipica ormai di troppi Ve- seovi posteoneiliar. E vero che il Vescovo non & «il semplice corrispondente locale di un capo residente a Roma», come si espri me mons. Thomas, 0, meno grossola hamente, non é un semplice delegato 0 vieario del Papa, ma pastore vero € proprio del gregge affidatogli, 2 altres} vero, per®, che il potere di ogni Ve scovo, non escluso quello di mons. ‘Thomas, & subordinato al potere dei Papa e che il Papa, per di pit, bo