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Mt. §, 37: Ma il vostro Aivelatone © Relisione Attusrione « Informazione Anno XV -n. 9 u ‘ Si Sl no no ci Ubi Veritas et lustitia, ibi Caritas Dissmina Catolico « ANTIMODERNISTA « Ste. Francesco Diretore: Sse. Emmanuel de Ts vinicna che ain maligno, exponssbita 15 Maggio 1989 COLLABORATIONE APEATA A TUITE LE = PENNE PERO «NON VOLER SAPERE GH TW TO WA POM MENTE A GIO CHE BETO or) UNA CHIESA DEFINITIVA «ll modernismo — seriveva il Loisy — non aveva bisogno di opporre una dottrina ad una dottrina né di fondare una Chiesa nuova di fronte alta vecchia tente era il artenza e l'oggetto ‘one. Non cercava di ‘e immediatamente un nuovo simbolo 0 di farle ripudiare lasuaorganizzazione secolare, ma voleva indurla a rilassarsi dalla sua attitudine intransigente» (Mé- moires 1D. Questa confessione di colui che il padre J. M. Lagrange defini «il pit genuino rappresentante del moderni: smon ci aiuta a comprendere il lavorio graduale, ma incessante, avviato col Vaticano II, per modificare la Chiesa fin nelle sue strutture essenziali.. A questo lavorio dobbiamo opporre la consapevolezza che Nostro Signore Gest Cristo ha completato l’opera che i Padre gli diede da compiere (Gv. 17 4) e percid he fondato non una Chiesa in evoluzione, ma una «Chiesa defini tiva», come illustra il padre Calmel O. P. nell'articolo del quale offriamo qui tuna nostra traduzione da Bréve Apolo aie de UEglise de toujours. della Chiesa e della natura umana Il Signore ha fondato la Sua Chiesa non quale istituzione religiosa prov visoria, destinata a trasformarsi poi indefinitivamente, ma come la societa definitiva di salvezza, costituita una volta per sempre, con i suoi poteri di celebrare il culto della nuova Legge e ditrasmettere agli uomini la grazia ela verita; soprattutto con la carita, che scaturisce dalla Croce e dai sette Sa ‘eramenti; la carita che arderanel cuore della Chiesa fino alla Parusia e per Peternita. D'altro canto, 'umanita, che la Chiesa ha la missione di convertire e salvare, non @ in preda a un divenire indefinito; si sviluppa certamente, ma non conosce vero sviluppo se non re. golato da determinati limiti. Se di sprezza queste leggi — diciamo pure: se disprezza il diritto naturale — se tenta, come il mondo moderno, di uscire da questi limiti, si ha inevi tabilmente il caos, la desolazione, uno spaventoso regresso. Vediamo percid che non soltanto la perfezione della sua origine divina ad imporre alla Chiesa di essere defi- nitiva ed immutabile, ma @ anche la stabilita dei caratteri propri della spe. cie umana, che essa ha la missione e il potere d'illuminare e di salvare. Cosi la Chiesa di Cristo, la Chiesa cattolica, la Chiesa unicamente vera, non pud annunciare agli uomini la verité soprannaturale se non accet- tando le leggi proprie dello spirito umano per definire e trasmettere la Verita. Egualmente, non pud comu: nicare la grazia con sacri segni se non accettando le leggi della significazio- ne, che esistono nelle umane societa, € curando percid di non abbandonare questi segni all'arbitrio individuale. Infine la Chiesa non potrebbe dirsi una societa se fosse retta da una costi tuzione, che misconosce le esigenze di lealta e di giustizia proprie di ogni societé umana bene ordinata, Il che significa che la sua costituzione, ben- ché tutta soprannaturele, trova analo. gia in un regime onesto delle societa iterrene, e non in un regime rivoluzio- nario di menzogna e di inganno. Evidentemente la Chiesa cresce e si sviluppa: esplicita i dommi; arrie- chisce talvolta la liturgia, fa nascere ‘ogni giorno nuovi Santi. Essa, perd, si sviluppa in eodem sensu (1), nello ste sosenso e nella medesima linea. Cosi il grano di senape diviene un albero immenso, capace di ospitare trai suoi innumerevoli rami una folla di passeri, quando si scatena un furiosb uragano, ma quell albero immensoresta sempre di senape. Non ¢’, non ci sara mai Chiesa nuova. Gli assurdi sogni posteonciliari ‘ole perverse manovre moderniste non cambieranno questa verita. Ogni Chie- sa che si voglia nuova, che si con- trapponga, come fa la Chiesa «aggior- nata», alla Chiesa dei primi venti Con- cili non sara che una pseudo-Chiesa. Consideriamo, per, pit da vicino alcuni tratti pitt importanti della per manenza della Chiesa, alcune mani- festazioni pitinotevoli della sua grande stabilita La stabilita del rito a tutela del Sacramento tho detto gia in alcuni studi prece- denti (2): la fissita del rito ® necessaria per garantie la validita del Sacra mento. Lafissita del ito, dico; non dico la sua rigidita, perché nell'ordine della grazia, ancor pid che nell'ordine della natura, Ie leggi sono fisse, non rigide. Se, perd, la fissita concede un certo gioco nelle formule, nella liturgia, nella lingua e nei gesti, questo gioco @ li- mitato e, soprattutto, & severamente misurato dal Sacramento stesso, se- condo la configurazione datagli’ per sempre dal Verbo di Dio Redentore. Ora questa fissita non rigida, questa organizzazione salda, ma non inflessi- bile, per i gesti, l'idioma, le formule & stata trovata fin dai primi secoli eri- stiani; da allora essa si trasmette fe- delmente, senza durezze né capora- lismi, attraverso una Tradizione assi- stita dallo Spirito Santo e governata { 12 dal Magistero. I responsabili dell’a- narchia della nuova Messa hanno cre- duto opportuno scartare questa fis- sit, questa organizzazione salda, man- dando a passeggio latino, formule esti, Attraverso manipolazioni lea, ¢ ® difficile determinare ‘il (3), hanno cambiato i gesti della Messa al punto che l'assem- blea prende un atteggiamento da mini stro principale e il Sacerdote, invece, ® Fidotto ad un assistente uguale agli altri o poco pit. Quanto alle formule, sono cosi ben trasformate che i lu terani ne sono entusiasti, I risultati di {questi mutamenti nel rito non si sono fatti attendere; l'esperienza disastro- sa, perseguita imperturbabilmente fin dall'inizio del presente pontificato [lo seritto del padre Calmel & del 1971}, fornisce la prova a conirario che la validita del Sacramento istituito da Dio 2 intimamente legata alla stabilita del rito elaborato dalla Chiesa. Che fare? Poiché lattuale pontificato con le sue innovazioni inaudite mette in cau- sa la Messa, il prete, che rede nella Messa, mettera in causa su questo punto capitale le innovazioni dell’ at tuale pontificato. La stabilita delle formule a di- fesa della Verita rivelata 7 Dai Sacramenti passiamo ai dogmi della fede. Le loro formule, perfet- tamente omogenee alla Sacra Scrit tura e alla Tradizione, furono preci- sate, rigorosamente delimitate perme glio far fronte agli scivoloni_o alle deformazioni degli eresiarchi: il Figlio consuestanziale al Padre, e non simile, come accade tra gli uomini, trai quali il figlio 8 soltanto simile al padre e non tun solo essere con lui; Maria: Madre di Dio niente affatto solo madre di Cristo, come se il Cristo non fo Dio, seconda Persona della incarnata per la nostra salvezza; per Cristo: due nature nell'unita della per- sona e non due persone collegate mi- sticamente e ancor meno unith per~ sonale per mescolanza e confusione delle nature, ma unione armoniosa delle nature in virti dell'assunzione dell’umanita da parte del Figlio di Dio; unione tale che la natura umana & piena di grazia e di verité ed @ elevata alla dignita distrumento congiunto del- la divinita; lagiustificazione dell'anima realizzata non per una imputazione estrinseca, ma per una vivificazione soprannaturale, che tocca il recesso pid intimo della liberta in virti d'une grazia medicinale ed elevante; i Sa- cramenti: segni sacri portatori di gra ia, che agiscono ex opere operato, & non soltanto gesti devoti per operare fervore; il peceato originale definito come una colpa realmente commessa si si_no no agli albori della nostra storia da! solo primo womo e trasmessa per generazio- ‘ne a tutti i suoi discendenti, eccettuata la Madonna; la presenza di Cristo nell’Eucarestia, che consiste in una presenza reale per transustanziazione; la Mesa, che realizza un vero Sacri- ficio, lo stesso della Croce, in virti dellidentita della Vittima e dell'iden tita del Sacerdote, con la sola dif- ferenza del modo delt’offerta ‘Queste formulazioni rigorose della fede, di cui ho riportato qui_aleuni esempi, sono rese ancora pit rigorose dall'aggiunta di anatemi. Questo lo esige la natura stessa dello spirito uumano. Se infatti la formulazione dei misteri restasse vaga, incerta, suscet tibile di molteplici interpretazioni, co: me sfuggire alle deviazioni, cio® all? eresia? D'altronde, poiché la fede im pegna lanostra ita ela nostra salvezza eterna, com’é possibile impegnare la nostra vita per il tempo e per!I'eternita sulla base del pressapoco? Nette e precise, e rese ancora pit precise dai canoni e dagli anatemi, le definizioni di fede sono irreformabili Cid ch’esse presentano al nostro spi- Tito, cid che propongono al nostro assenso @ nient’altro che la Rivela zione definitiva portata agli uomini dal nostro Salvatore: «Vi ho rivelato tutto cid che ho udito dal Padre mio» (Ge. 15, 15). Se le definizioni fossero riforma: bili, 0 la Rivelazione, ch’esse traduco- no, sarebbe anch’essa soggetta a ri- forma e non definitiva, oppure l'espli citazione fornita da queste definizioni non sarebbe omogenea col dato ri velato: luna e 'altra ipotesi sono false. ‘Tradizione viva, ma non trasfor- mante Dire — il che & vero — che le definizioni della fede si sono esplici tate nel corso della storia della Chiesa non significa dire — il che 2 falso — ch’esse sono riformabili. Esse, infatti, si sono esplicitate sviluppando il loro significato in eodem sensu, in eadem sententia, non sostituendo un signi ficato ad un altro. Quando vedete la rosa apritsi ai primi soffid’aprile o di maggio, voi non dite che la rosa si riforma; e se ill grappolo in fiore, cosi fragile e tenero nelle dolei mattine primaverili, diviene un pesante grappolo negli ultimi giomi dell'estate questo non accade perehé & riformabile, ma perché e vivo. Cosi l'esplicitazione dei dogmi nel corso dei secoli: dogma della Trinita e dell'Incarnazione; dottrina relativa al peceato originale, al Santissimo Sacra- mento o alla Vergine Maria. La ‘Tra dizione trasmette in modo vivente, talvolta esplicita, ma non trasforma mai, La Tradizione trasmette come 15 maggio 1989 verita viva dei misteri tutto cid che in essi vi di pit netto e di meno sfugge- vole; di qui la nettezza tagliente delle formule, che esprimono il dato rive- lato, e gli anatemi, che chiudono la porta alle interpretazioni eretiche. La Tradizione trasmette V'immutabile e piena verita divina, la Rivelazione di vina soprannaturale e totale (4), alla ragione umana anch'essa immutabile come la nostra natura, Non dico alla ragione immobile, incapace di progre- dire; dico: alla ragione immutabile nel- le ste intuizioni prime e nel cogliere i prineipi fondamentali Ecco perché i vocaboli e i concetti, che la Tradizione fa propri, eleva, rende duttili ai misteri soprannaturali, sono i concetti e i vocaboli colti im ‘mediatamente dal nostro spirito, icon cetti ei vocaboli del senso comune (5), quelli di cui dispone facilmente ogni ‘essere umano, tranne che non impazzi sca oppure, come i nostri aberranti ‘modernisti, sconfini al di la del vero e del falso e soffochi cosi la luce pri mordiale che brilla in ogni cuore retto. Si, le idee e Ie parole che servono da strumento alle definizioni della fede sono tratte dal senso comune, salvo Vaver beneficiato di una certa elabo razione filosofiea; sono percid acces bili ai pitt umili, ai pitt sprovveduti distruzione, perché basta essere uo- ‘mo, aver ereditato la natura umana per comprendere, ad esempio, che cos’ tuna persona, anche se si incapaci di fornire un’esposizione argomentata; per comprendere allo stesso modo che esiste una natura degli esseri, che gli accidenti non sono la sostanza, che siamo dotati di liberta e di una liberta fallibile; per comprendere, insomma, le diverse nozioni messe in opera dall’ analogia fidei (6) La tentazione del Vaticano IT E per un’esigenza umana naturale €, al tempo stesso, per un'esigenza della Rivelazione divina che le defini- zioni della Chiesa sono rigorose ed inreformabili. Il Concilio Vaticano II, perd, col suo rifiuto sistematico di definire ed anatematizzare (7), ha in- dotto in tentazione molti cattolici, spingendoli a domandarsi se la vera fede non sia ormai al di la dei dogmi inreformabili, se non si possa intra vedere ormai legittimamente, nella Chiesa unica dell’unico vero Dio, il pluralismo della dottrina che ci ma: nifesta il vero Dio. A tali interrogativi ‘venti secoli di Tradizione immutata e tuttora vivente ei obbligano a rispon dere con un «no» categorico. Il ven- ‘tunesimo concilio si contrapponga pu- re, se vuole, ai venti concili precedenti, noi non ci muoveremo ¢ continueremo a studiare e a meditare le definizioni e 15 maggio 1989 li anatemi_ gid formulati. Noi non cesseremo di nutrime la nostra pre- ghiera, perché essi soli ci consegnano la Rivelazione dell'amore trascenden- te: Sic Deus dilexit mundum (Gu. 3, 16), Dio ha tanto amato il mondo da dargli il suo unico Figlio (8) Una morale immutabile E la gloria della morale eristiana di sbarrare la strada ai sotterfugi e di chiuder loro tutte le uscite. Perché mentire ancora quando la radice della menzogna 2 devitalizzata, resa sterile ed uccisa dal dono della grazia, che purifica e sopraeleva? E la gloria della nuova legge, che & legge digrazia, di far adottare dei costumi divini, operando anzitutto un taglio spietato nelle aspi- razioni impure e intricate della natura corrotta, riconoscendo poi dei diritti unicamente alle esigenze nobili e buo- ne e portandole a gravitare nell'orbita delle virti teologali Noi ammiriamo nei Santi i magni- fici effetti della grazia, che ha puri- ficato il loro cuore e trasformato in- timamente il loro essere. Di contro ci sentiamo urtati ed offesi dalla gros solanita interiore degli eresiarchi, e se non sempre dalle loro debolezze car- nali, almeno dal loro orgoglio sfrenato in spiritualibus. E sufficiente, ad e- sempio, avérletto una biografia esatta, anche abbreviata, di Martin Lutero per provare disgusto allo spettacolo della sboccatezza sensuale di questo prete sposato. Ancor peggio, eli ap- pare dominato da un orgoglio che gli falsa lo spirito a tal punto che non solo si dispensa dal chiedere perdono dei suoi peceati, ma persino liripulisce eli giustifica con un interpretazione aber- rante dell'Evangelo. La vita e le pre tese di Lutero sono certamente troppo torbide ed impure perché possiamo ammettere ch’egli «ha cercato onesta- ‘mente e con abnegazione il messaggio del Vangelo... ¢ che le esigenze ch egli hha ‘espresso (traducono) molti aspetti della fede e della vita cristiana» (card. Willebrands, delegato ufficiale di Pao: lo VI al Congreso luterano d’Evian, 14-24 luglio 1970), Che importa che sia inviato uffi- ciale del Papa regnante @ comunicarci delle incredibili spiegazioni sulla vita interiore di utero” La dignita del ‘messaggero non ha il potere di cam biare la realta e noi non crediamo a nessuna delle enormita che egli vor- rebbe imporci. Ne sappiamo a suffi- cienza, tanto sulla legge naturale coi suoi immutabili precetti che sulla leg ge della grazia, rivelata una volta per sempre, per essere assolutamente cer: ti che mai la Santa Chiesa concedera dei diritti alle torbide esigenze del tenebroso fondatore della pretesa ri- sisi nono forma. Mai la Chiesa aprira la via aun genere di vita spirituale che tenta di conciliare Cristo e Belial (2 Cor. 6, 15). Un regime leale Se i dogmi della Chiesa, i suoi Sacramenti, la sua vita morale e spiri- tuale sono comandati dalla Rivelazio- ne, ma rispettano altresi le umili leggi della nostra natura, cost ® anche del regime della Chiesa. E un regime leale di autorita e responsabilita personale, tun regime di poteri secondo la grazia ‘onferita a detentori personali nel se- no d'un ordine gerarchico. E incon- copibile nella Chiesa di ogni verita un regime che devolva il potere ad as- semble anonime, i cui capi ufficiali sarebbero soltanto degli esecutori ir- responsabili. Tl regime ipocrita delle autorita parallele non potra mai dive- nire di diritto il regime della Chiesa, anche se riuscisse in una certamisurae per un po’ ditempoad imporsi di fatto. Poiché questo regime é gia in contrad- dizione con la costituzione di una so- cieta giusta, non pud affermarsi nella costituzione della societa di grazia fondata dal Signore Gesi ed assistita dal Suo Spirito. Conelusione: qualunque sia I’ a- spetto della Chiesa che si consideri, governoo santita, dottrinao liturgia, si vedono sempre brillare due grandi contrassegni inseparabili, due grandi contrassegni indelebili: anzitutto la: prannaturalita intrinseca di questa so- cieta gerarchica della grazia; poi la sua consonanza e la sua piena armonia con le giuste leggi della nostra immutabile natura. ) San Vincenzo di Lesino Comméntorium, langamente citato in Journet Le dogme "Chemin de la Fot Payard, Pei), sopretttto el cap. VI. Le Vita del dogma, (2) Tami arian tins ape 1970. (3) Vedi per eseropio le Temougnage del Dulac, ners sett-ot. 1979 n-148 wl Santo Saerficio delle Messa (4) Si vede sull'aromento del medesino padre R. Th, Calmel 0. P. Théolopis de [Hstore (8) Tteologt che ci rompono In testa ‘con le ‘question’ diet cultrale« dt reanterretasione del lingongaio sono incapac di comprendere che non | eeuaculturale che tenga: per uno spite normale ‘dint di Casto sigoiieneh, in ttt le cult per tutti seeal, unione, nella stetse ed unica lla mata um reate di Crato nell fice necessaramente, in qaaangue contrada wn ‘talungue epocn, presensa per mutamento do. Stanza. senea cambiamento accent verpna Perpetua dt Maria non avrama altro significa che Suelo dela consarasine dea verginta Mana Ante partum in port, pst partur opera del ‘Vetbo incarato dvenuto suo Fgh. ea presentacione prgogica quest mister ota varie secondo la Popol fe dee individu, ma sono ivarabmente Eien motererecond ein imsabinent Abetint che sranno presenta adele ntligense ‘he sono, nelfearentaie,identicamente stat {ate Lea eltarte noni porta mente. £ il Catehomo clandese preteso i presentaro alt elturaie modern, Fetresormatoilcontenuto det misterellsemso de ‘ermint defini, & i catechismo del epont delPapostasianoncrdinarie,mamoderiata nent aro che auesto (6) Rileviam qu che | termini impiegati nella slasene tanto a Dio che al ange tavito divers, Peres Dio verementeibero, ma € liher in modo iniavtamenteeupetiore a quello ogni reatura, umana o angelica. Cost proprio dei" Esere infinite essere na persona ene wella Sentisima Trt vocabol dipersona od natura strealizzano in modo infiitamente superare ‘quello che si lacontra in ogni creaturasprtvle Scud i ie soe rm ns Sotto un certo aspetto, ma, per parlare propria: mente e semplicemente, divers} La portats ana logics dei termini che eaprimono In nostra fede ® tala cal dala seme rane, come quando Dariamo dela sagges ‘onoscere tuto ei ch Eg ascalta dal Padre. stem potuto nol osare d dire che i Dio unico & Padre, Figo, Spinto Santo, oppure chell Figo si® ‘ncarato in Gesu? Comungue, quando | termini Implegati nelle defniion. hanno un signfieato snalopco i fedele non incontra partisan dit. Colt ‘nd intenderi nella Toro vert: spontanes. mente comprende che se Uso & reaimente Padre Figlo, lo € alla maniera di Dio e non come gl ‘amin col pera grea, la cart la redenaion, |URegoo di Dio che # ls Santa Chose {ihllConete Vascans I non ha fore acolo sigense che erano siete open ro 0 at da Metre rane la ma capt ea ie delat rations ona esprimons et tei coli ead, Wilebrends Seog ufc d Peolo Vi al Congresto htersno Evian 1424 tapi 1978 dst latin, dello ‘tudio edeluso della lingua latina per asicurere Fortodossia della fede e le valiith dei Sacrament CContiamo a spiegareal'argomento in un ute ‘hore studio, DON RINALDO FABRIS come diventare «MONSIGNORE» Don Fabris e il suo turiferario Up latory neh 7 «Le compiego fotocopia di un ar- ticolo uscito sul settimanale della dioce- si di Udine La Vita Pastorale ove si annuncia che la Santa Sede ha nomi- nato mons. Rinaldo Fabris prelato d’ onore di Sua Santita. Da notare, come a giudizio dell’ articolista, questa nomina cancellereb- be le “ombre” sullattivita del Fabris addensate da chi non avrebbe colto “meglio del suo insegnamento”(!). Che dire? ‘Come non mai Vautore del pezzo agita a tutta forza il turibolo alin dirizz0 del novello prelato, che peraltro ‘appare in una foto patibolare e non vestito da prete. Si tratta di don Marino Qualizza, professore di teologia dogmatica al Se- ‘minario arcivescovile, non nuovo a dife- se d'ufficio del Fabris sul settimanale 4 diocesano, anche se ora da difensore & diventato panegirista se non agiografo. Questo don Qualizza era arciprete della cattedrale di Udine negli anni dei bivac- chi det digiunatori obiettoridicoscienza (1986-1987); nell'agosto 1987, ad ap- pena due o tre mesi dall'useita di dure criticke all’iniziativa dei digiunatori su vari giornali (tra cui s\ st no no), ri- nunzid improvvisamente alla carica, € ben si comprese, del resto lo ammise tui stesso, che non lo aveva fatto sponta- neamente. Dato che a partire da quel momento nel duomo di Udine non si parlé pit di digiunatori, forse mons. Battisti uso appunto costui cuthe capro espiatorio. Da qui lincontenibile desi- derio di piacere ai superiori (mons. Fabris in Curia ein Seminario controlla praticamente tutto) producendosi in e- saltazioni contorsionistiche che & al- quanto da dubitare siano fino in fondo sentite? A proposito di questa pioggia di ttolé ediriconoscimenti sul Fabris sidice che quel che ora mons. Battisti desidere- rebbe maggiormente (dopo il proprio trasferimento alla sede di Padova che pero 6 certo improbabile) ¢ che Fabris diventasse vescovo ausiliare a Udine al posto dell’attuale ausiliare, mons. Pie- tro Brollo, una volta che questi — come da tempo si vocifera con insistenza — venisse eletio successore del dimissio- nario Abramo Freschi a Concordia- Pordenone. (Lettera firmata)» Le lettere di San Paolo (al 50%) Don Rinaldo Fabris, ora Monsi smore, @ una vecchia conoscenza del nostro periodico. Cene interessammo nel 1981, con: futando in ben quattro numeri (2-3-4 5) il coacervo di approssimazioni, fal- sificazioni e disinvolte negazioni da lui accumulate, in collaborazione con!"ex- prete Giuseppe Barbaglio, nei tre vo- lumi Le letere di Paolo. Qualche esem- plificazione: San Giovanni Crisosto- mo, grande ammiratore di San Paolo (Cor Pauli cor Christi) si meravigliava che ci fossero dei cristiani, i quali ignorassero persino il numero delle lettere di San Paolo: quattordici, Il Fabris le riduce a... sette! Il cinquanta per cento! Nega a San Paolo: la se- conda ai Tessalonicesi, le lettere ai Colossesi, agli Efesini, agli Ebrei e le tre lettere dette pastoral: Te Tl a Timoteo e la lettera a Tito, «La mag- sioranza degli autorie commentatori — serive il Fabris — sostiene U'autenticita ‘paolina di Colossesi di fronte alla sem- re pitt agguernita (sic!| minoranza che {a nega o la ridimensiona». E lui, il Fabris, naturalmente sta con I'«ag- guerrita minoranzan: ovvero, com? facile rilevare dalle citazioni in nota, sisi nono ~ con i protestanti Conzelmann, Born- kamm, Kaseman e Willi Marxsen, e- spulso dalla sua comunita evangelica per aver negato la Resurrezione di Nostro Signore Gest Cristo! Per non fare torto a San Luca nessuna apparizione sulla via di Damase: Per il Fabris 1a testimonianza di San Luca negli Atti degli Apostoli non ha nessun valore storico: «il feroce persecutore |.) & il protagonista tene- broso di un racconto folkloristico |sic!] rnon la figura storica di Saulo» (w. 1 p. 17) e, per quanto concerne l'apperi- ione di Gesit a San Paolo sulla via di Damasco, «faremmo tortoall’arte com positiva di Luca se la prendessimo per tuna cronaca dell'accaduto. L esterio- rizzazione miracolista ¢, di fatto, un espediente stilstico per sottolineare la densita dell’incontro esistenziale con Cristo e soprattutto la sua profondité di evento di grazian. Negato cosi, razio- nalisticamente, ogni evento miracolo- 80, di «storico» nell'apparizione sulla via di Damaseo non resta che «il le- game della conversione |di Saulo} con la cittd di Damascon. Tutto quit Ipse dixit: lo dice il Fabris; chi osera contrad- dirlo? San Paolo avventista «ante lit- teram» Che dire poi di San Paolo con: cepito, sulla scorta del Renan, come un illuso... Avwentista, che dissemina nel Ie prime comunita cristiane I'errore di un immediato ritorno del Cristo? Qui saltano in una la divina ispirazione ¢ Tinerranza della Sacra Scrittura! Cosi contro il Concilio di Trento, che nei canoni 2 e 4 (Dz. 788-792) ha definito infallibilmente il senso autentico di Rm. 5, 12, Le Lettere di Paolo di Barbaglio-Fabris non esitano a negare il dogma del peccato originale. Altre «perle» Di don Rinaldo Fabris ci interes- sammo ancora in si si no no n. 6 dello stesso anno 1981 a proposito dei suoi commenti al calendarioliturgico 1981, imposto a tutto il clero del Triveneto. I Fabris vi nega apertis verbis I autenticita del Vangelo di San Matteo: tutto quello che «si pud dire» dell’ autore del primo Vangelo @ che si tratta di «un giudeo convertito della seconda o terza [sie] generazione cri- stianay (altro che testimone oculare ed auricolare!). Quanto al quarto Vange: lo, il Fabris ci informa che esso 2, st, scattribuito» dai «dati tradizionali» a Giovanni, ma cid «si pud spiegare con la tendenza’a dare valore ¢ autorité agli 15:maggio 1989 seritti su Gest, mettendoli sotto il pa- trocinio di un apostolo». ‘Nel 1984, nel numero del 15 di: cembre ci interessammo al Gest di Nazareth/Storia e interpretazione di don Rinaldo Fabris, editrice Cittadella Assisi 1983. Un ennesimo scempio dei Santi Evangeli, della loro storicita, della storicita dei fatti soprannatural anzitutto, ivi compresa la Resurre zione di Gesi, che il Fabris, tra altro, fa nascere a Nazareth. «Novitan deri vata anche questa dal Renan: Gest non @ nato a Betlem (S. Matteo e S. Luca) ma a Nazareth (R. Fabris)! Né siamo stati i soli a segnalare i mador- nali errori diffusi da questo «biblista» fuori e dentro la Diocesi di Udine. Del Fabris si interessava recentemente [n- staurare gennaio-febbraio 1989 con la seguente nota: «La recentissima “presa di posizio- ne” di Sua Santita Giovanni Paolo Il a proposito di talune tesi sulla resurre- zione di Gesit Cristo (cfr. “L’Osserva- tore Romano”, 26/1/1989) dimostra ‘come — purtroppo —le nostre denunce erano fondate: non éconforme alla Fede cattolica quanto viene proposto (0 ri- proposto) da molti “biblisti": anzi ta- lune ipotesi, che il Papa definisce in- consistenti ¢ che implicano una pre- siudiziale ripugnanza alla realté della resurrezione — quelle stesse, per in- tenderci sostenute, ad esempio, da Rinaldo Fabrise Gianfranco Ravasie dal nostro periodico ripetutamente de- rnunciate e, in parte, confutate — non sono ammissibili. Lo ha insegnato il Pontefice felicemente regnante in un uudienza generale Indurré. a ripensamenti, abiure 0 provvedimenti il Magistero ‘del Papa? Noi ce lo auguriamo, In giuoco & un dogma di fede cristiana racchiuso nel fatto; un dogma fondamentale per ta fede degli Apostoli e per la nostra, oggi “svuotato” da coloro che leggono “ideo: logicamente” la Bibbia ¢ ai quali é ‘malauguratamente affidata ta forma. zione di generazioni di sacerdoti e di ‘anti laici>. Degno alunno del Pontificio I- stituto Biblico Rinaldo Fabris, ex alunno del Pon- tificio Istituto Biblico, mostra di aver assimilato tutto il razionalismo che, da questa fonte, ha inquinato, anzi di- strutto 'esegesi cattolica. Il Fabris, ‘come quasi tutti i «biblistin usciti dal Pontificio Istituto Biblico, fa esegesi come un razionalista protestante, sen- za tener conto del Magistero della Chiesa, cui spetta'interpretazione au- tentica della Sacra Scrittura in rebus fidei et morum, senza neppure infor- marsi sul consenso dei Santi Padri, senza analogia fidei. E dei razionalisti A5 maggiord 989 protestanti, negatori del soprannatu- rale, ripropone ai cattoliei, con incre- dibile disinvoltura, errori ed eresie. Il «padrino» Eppure questo esegeta _pseudo- cattolico da anni insegna Sacta Scrit- tura nei Seminari di Udine e Pordeno- ne, sotto il patrocinio del Vescovo di Udine, mons. Alfredo Battisti. Ora, a conferire autorevolezza agli error, nep- pure originali, del Fabris, ecco la sio- mina a... Monsignore! «E stato nomi- ato prelato d’onore di Sua Santita Un titolo pontificio a mons. Rinaldo Fabris» esulta La Vita Cattolica di Udine 18/2/1989. «Siamo contenti — scrive il turiferario di turno, don Ma- rino Qualizza — in particolare del ri- conoscimento che gli viene dalla Santa Sede anche per cancellare le ombre cche di tanto in tanto qualcuno ad- densa sulla sua attivita forse non cogliendo il meglio [| del suo inse gnamento». Ii che, in altri termini, significa che @’orainnanzialla parte ancora sana del clero e del laicato della Diocesi di Udine, che finora hanno protestato contro gli errori del Fabris, tocchera tacere perché il neo-monsignore de: si si no no molisce 1a Fede cattolica sotto coper: tura... pontificia. Uguale senso da alla nomina del Fabris anche il momento di Portogruaro - Pordenone marzo 1989: «.. com’é stato osservato da pitt parti, data la delicatissima funzione di aper- tura culturale svolta da D. Fabris, il fatto che il Papa gli abbia conferito aattraverso la Segreteria di Stato e su richiesta dell'arcivescovo Battisti tale Ticonoscimento & pur sempre un atte- stato di fiducia e di stima», «Su richiesta dell’arcivescovo Bat- tistin... Eppure Varcivescovo Battisti ne ha fatte fin trope perché i suoi «amici» della Segreteria di Stato non fossero in grado di intuire che la co: pertura pontificia serviva ad assolvere non tanto il Fabris quanto il suo «pa: drino». L'ultima Adista 13/15 aprile 1989: Vilma Gozzini: una teologa nel comitato cen: trale del PCI. Per chi non lo ricordasse, la «teologa» & moglie di quel Gozzini. che con La Valle e Brezzi passd al Partito Comunista, quale «cattolico indipendente» e che insieme con La Valle e Brezzi fu definito «traditoren dall’amico papa Montini in pubblica 5 udienza, Adista ci informa, dunque, che anche la moglie del Gozzini, gia invitata come «teologa> (sic!} agli ul- ‘imi Congressi del Partito Comunista, «siede ora nel Comitato Centralen. Ci informa altresi che Vilma Gozzini (no- tafemminista e fautrice del sacerdozio alle donne) «ha recentemente seritto un libro insieme a Rinaldo Fabris: “La donna nell'esperienza della prima chie- sa [sempre con la minuscola per questi progressisti) Domandiamo: la nomina a «mon- signore» viene ad approvare anche quest'altra «apertura culturale» del Fabris? Quod Deus avertat! E non basta. Il nostro lettore ci informa che corre voce che mons. Bat- tisti sogna per il suo «protetton la rnomina a Vescovo ausiliare di Udine. Quod Deus avertat! Che ci pensi il Signore ad impedirlo, per la Sua gloria e per pieta della Chiesa e delle anime, poiché dall’attuale Gerarchia c’® poco da sperare che siricordi di essere stata mesa per pascere e custodireil gregge di Cristo, ¢ non per consegnarlo ai macellai Romanus PER Dal prossimo numero, pubbliche- remo in pi puntate Il Commonitorio di San Vincenzo di Lerino. Riteniamo op- Portuno premetterne una nostra pre- sentazione, sore Regola per distinguere l’errore Su San Vincenzo, monaco di Le rino ed autore de li Commonitorio, possediamo poche notizie biografiche offerteci da Gennadio di Marsiglia, verso la fine del V secolo, nel De Scriptoribus Ecelesiasticis. Gennadio attesta, tra T'altro, lecceliente cono- scenza che il Santo possedeva della Sacra Scrittura e del dogma cattolico; cosa d'altronde rilevabile dallo stesso Commonitorio, It Commonitorio,o Trat- tato di Peregrino sullantichita'e luni- versalité della Fede cattolica contro le profane innovazioni degli eretii, si pro- pone dioffrire unaregolaocanone, che consenta al cattolico di riconoscere con certezza le novita ereticali even- tualmente sorte nella Chiesa, La re- UN’OPERA TEMPI DI CRISI golaé questa: non sicuramente catto- lica, e quindi va respinta, ogninovitain contrasto con quanto sempre ed ovun- que @ stato creduto ed insegnato nella Chiesa cattolica, Suo fondamento A fondamento del canone vincen- ziano vié linfallibilita della Chiesa, la quale, appunto perché infallibile, non pud contraddirsi. Proporre o accettare tuna novita in contraddizione con la fede antica & negare l'infallibilita, at- tiva e passiva, della Chiesa; equivale a dire — serive San Vincenzo — che «il ‘mondo tutto incorporato a Cristo Capo ‘mediante la fede cattolica per un cosi gran numero di secoti abbia ignorato, errato, bestemmiato, senza sapere quel- lo che doveva credere (n. 24), Pertanto, ‘quando nel campo della Chiesa spunta luna novita in contrasto con quanto essa ha fino a quel momento insegnato e creduto, non @ il buon grano, ma é la zizzania dell'errore seminata dal! ini: ‘micus homo. San Vincenzo ha in realta dato formulazione teorica ad un criterio insito nel sensus fidei del popolo cri- stiano: il popolo di Costantinopoli, ad esempio, reagendo al presbitero A- nastasio e al patriarca Nestorio, allor- ché presero negare alla Vergine San- tissima il titolo di «Madre di Dio», applicd la regola vincenziana senza conoscerl Valore del tendimenti anone e suoi frain- Le discussioni interno al canone vincenziano sono sorte dalla pretesa di far dire a San Vincenzo cid che questi in nessun modo ha detto né si era proposto di dire. Vivendo in tempi, in cui Puastuzia dei nuovi eretii richiede una vigilanza ed un'attenzione sempre maggiori», San Vincenzo intende soltanto fissare il criterio per discernere errore e quindi cid che non & cattolico. Cosi retta- mente inteso, il canone vincenziano possiede una validita indiscutibile ed intramontabile, come hanno messo be- ne in luce sie il card. Franzelin che il 6 card. Newman. Quando i luterani si appellarono al none vincenziano contro le «novit&» i Roma, quando, pit! recentemente, ali anglicaninelle conversazioni di Ma. Tines chiesero che, nell'eventualita di una conversione, fossero imposte loro solo quelle verita difede rispondenti al canone vincenziano, chiaramente rite- nevano che San Vincenzo avesse in- teso fissare cid che &cattolicoe non cid che non loé e che quindiavesse escluso non le novita in contrasto con Vantica fede, ma qualsiasi novitd non insegna- tao creduta esplicitamente nella Chie- ssa fin dall’antichita; il che @ eviden- temente falso. Cos frainteso, il canone vincenzia- no porterebbe ad escludere ogni ul- teriore approfondimento ed esplicita- zione del dato rivelato ed autorizze- rebbe a parlare di «esclusivismo» anche di concezione fissista della Tra: dizione. San Vincenzo, invece, non solo non esclude che si posse «comprendere piti chiaramente cid che gid si credeva in maniera molto oscura» e che percid le «generazioni future» potranno ral ‘compreso «cid che i loro ano senza capire» (n, 22), ma ha prevenuto nel Commonito- rio Vinterpretazione «esclusivista» 0 «fissista del suo canone. Il carattere vivo della Tradi- zione Dopo aver spiegato nel n. 22 I ammonizione paolina: «0 Timoteo, cu- stodisci il depositon: «ll deposito [della fede] ¢ cid che ti é stato affidato, non trovato da te. [.]. Non usci da te, maa te venne: nei suoi riguardi tu non puoi comportarti da autore, ma da semplice custode [..). Non spettera a te dirigerlo ‘ma é tuo dovere seguirlo», al successive 1, 23 San Vincenzo formula l'obie- zione: «Forse qualcuno dird: nessun ‘Progresso della religione ¢ allora possi- bile nella Chiesa di Cristo?».. Risposta: «Certo che il progresso ci deve essere e grandissimo! Chi sarebbe tanto ostle agli uomini e avverso a Dio da tentare di impedirlo? A condizione, perd, che sitratti veramente diprogresso per la fede, non di modificazione Caratteristica del progresso ¢ che una cosa si aceresca, rimanendo sempre identica a se stessa; della modifica- zione, invece, 6 che una cosa si tra- sformi in un’altray Progresso, dunque, si, ma «in eo- dem sensu et in eadem sententian, per ché, se cosi non fosse, avremmo la sgradita sorpresa divedere irosai della dottrina cattolica tramutarsi in cardi spinosi e la zizzania e l'aconito spun- tare dai germogli del cinnamomo e del balsamo (n. 23). aa nono «Oro hai ricevuto — ammonisce San Vincenzo — oro devi rendere. Non voglio che tu sostituisea una cosa ad un‘altra. No, non posso permettere che tu sostituisca impudentementel'oro con del piombo 0 m'nganni presentandomi del bronzo al posto del metallo pre- zioso» (n. 22). San Vincenzo, com’ evidente, non esclude lo sviluppo dottrinale, ma ne fissa limit: anche ilnuovo ha diritto di cittadinanza nella Chiesa, a condizio- ne che si collochi su una linea di sostanziale identita con lantico. IL legittimo sviluppo dottrinale 1 Commonitorio, jungi dal condan- nare la Tradizione’cattolica ad una immobilita cadaverica, ci offre delle immagini tra le pid efficaci ed appro priate del carattere vivo della Tradi- zione, e al tempo stesso, della sua sostanziale immutabilita Silegga quanto San Vincenzo seri- ve sempre al n. 23: «Che la religione dette anime imit il modo di svilupparsi dei corpi, i cui elementi benché col progredire degli anni si evolvano e crescano, riman- gono perd sempre gli stessi /../ ese qualche cosa di nuovo appare in eid pitt ‘matura gid preesistevanell embrione, cosicché nulla di nuovo si manifesta nell’adulto che non sitrovasse in forma latente nel fanciullo» E impossibile qui negare almeno Vintuizione da parte del lerinese dello sviluppo dottrinale come esplicitazio- ne omogenea del dato rivelato (expli- catio fidei). Se invece — egli continua — con aumento dell’et& «la forma umana prendesse un aspetto estraneo alla sua specie |sviluppo eterogeneo|, se le fosse aggiunto 0 tolto qualche ‘membro, necessariamente tutto il corpo erirebbe o diventerebbe mostruoso 0 perlomeno si debiliterebbe». «Le stesse leggi di crescita — con: clude San Vincenzo — deve seguire il dogma cristiano... senza ammettere nes- suna alterazione, nessuna perdita delle sue proprieté, nessuna variazione di cid che & definito Facciamo un esempio. Inostri padri hanno nel passato seminato nel campo della Chiesa il buon grano della fede sarebbe oltremodo ingiusto sconve- niente se noi, loro discendenti, invece del frumento dell autentica verita, do- vessimo raccogliere la zizeania fraudo: lenta.dell errore (cfr. Mt, 13, 24-30). B invece giusto ¢ logico che la mietitura corrisponda alla semina, e che noi rac- cogliamo, quando il grano della dot trina @ giunto a maturazione, il fru- mento del dogma. Se, col procedere del tempo, qualcosa nei semi originali si é sviluppato giungendo felicemente a iena maturazione, non si pud dire che 15 maggio 1989 sia mutato il carattere specifico del seme; vi pud essere un mutamento nell’ aspetto, nella forma, una differenzia- zione pitt precisa, ma la natura propria di ciascuna specie rimane intatta». E, insomma, il grano di senape del Van: gelo che, pur diventando albero, resta sempre di senape. E sempre il principio di non-con- traddizione 0 di identita sostanziale che consente di distinguere tanto la verita cattolica dall’errore quanto il legittimo sviluppo dalla corruzione dot- trinale. Il Vaticano I cap. 4 ha sancito questo principio, riprendendo testual- mente dal n. 23 del Commonitorio la norma cattolica dello sviluppo dottri- nale: «in eodem sensu, in eadem sen- tentia» (Dz. 1800) ‘Tempi di anormalita San Vincenzo di Lerino ha vivis- 0 il senso della Chiesa. La Sacra Scrittura va letta nella Chiesa e con la Chiesa, «perché la Serittura a causa della sua stessa subli- mité non & da tutti intesa in modo identico ed universale... Sipotrebbe dire che tante siang le interpretazioni quanti i lettori [..J. B, dunque, sommamente necessario, di fronte alle molteplici e aggrovigliate tortuosita dell'errore, che interpretazione dei Profeti e degli Apo- stoli si faccia a norma del senso ec- clesiastico e cattolico» (n. 2) La'Tradizione é «la tradizione della Chiesa cattolica», la fede della Chiesa universale, attestata dagli antichi Con- «ili e¢umené i, dal consenso unanime dei Padri, che «rimasero sempre nella comunione e nella fede dell unica Chie- sa cattolica e ne divennero maestri approvatin (n. 3) e, in tempi normal, dalla fede dell'intero corpo ecclesiale. Eppure San Vincenzo non ritiene affatto che la ricerca di un criterio per discernere la verita cattolica dall’erro- re non abbia nessuna ragione di essere nella Chiesa, per il fatto che di fronte all'insorgere di opinioni eretiche il Me- gistero si pronunzierebbe e il cattolico si troverebbe, senza sforzo personale, al riparo deli’errore. San Vincenzo, ssuto trail pullulare di eresie, sa che vi possono essere delle circostanze in cui al cattolico questo sforzo personale per conservarsi nella fede cattolica non ® risparmiato. Egli stesso illustra alcune di queste circostanze: 1) Le novitd ereticali non di rado sono proposte da persone investite di autoritd nella Chiesa. San Vincenzo si dilunga sul caso di «Maestridella Chie- sa» tramutatisi in maestri di eresia (nn, 11-16): Nestorio, patriarca di Co- stantinopoli; Fotino, eletto alla sede episcopale di Sirmio (Pannonia) «con la pi grande stima di tutti» (n. 11); Apollinare, vescovo di Laodicea di 15 maggio 1989 sisi ho no 7 Siria, il cui esempio «ci mette in guar- dia contro il pericolo di una tentazione che pud sorger nel geno stesso della Chiesa» (ibidem). F allora «una gran: de prova vedere un uomo tenuto..] per dottore e testimone della verité, un uomo sommamente amato e rispettato, che tutt'a un tratto simetteaintrodurrre degli errori perniciosi. Tanto pitt che non si é capaci di scoprire immedia- famente tali errori, perché sié tratte- nti dal pregiudizio favorevole» (n. 10). Ci si pud allora ragionevolmente chiedere perché «Dio non impedisce di insegnare cid che proibisce di ascoltaren (ivi). Perché — risponde San Vincenzo con Mose (Deut, 13, 1-3) — «é il Signore Dio vostro che vi prova, affin- ché si manifesti se Vamate con tutto il cuore econ tutta Vanima vostra» (ivi). B evidente che in questa grande provan si rende necessario un criterio, ac- cessibile a tutti, anche agliindotti, e ai semplici, per giudicare dell'ortodossia della novita, qualunque sia Vautorita i colui che la proponga. 2) Pud darsi ance il caso di una novita «per la quale nulla si trovi di gid definito da parte della Chiesa» (n. 3). In tal caso il cattolico si trova nella ne- cessita di giudicare personalmente, senza potersi appoggiare sul Magiste 10, il quale d’altronde ha il compito di sostenerci nella fede, non di credere al posto nostro: della propria fedeltacia- scuno rispondera personalmente nel wterribile giudizio divino» (n. 1) 3) Pud anche darsi che novita ereti- che tentino di «contagiare e contami- nare la Chiesa intera» (n. 3). San Vincenzo aveva I'esempio, ancora re- cente, delt'eresia ariana. Sapeva che in tal caso le verita pit! sicure vengono sowvertite, negate, messe in dubbio: sper Uintroduzione di credenze umane al posto del dogma venuto dal cielon, ‘wer Vintroduzione di un'empia inno vasione, Vantichita fondata sulle pitt sicure basi viene demolita, vetuste dot trine vengono calpestate, i decreti dei Padri lacerati, le definizioni dei nostri maggiori annullate, non riuscendo la sfrenata libidine di novite profane a contenersi nei castissimi limiti di una tradizione sacra ed incontaminata» (n. 4) Cessa nella Chiesa il consenso u- nanime in materia di fede: «una specie di nebbia» offusca le menti cosi che non & possibile distinguere «in tanta confusione di idee» quale sia «la via pitt sicura da seguire» (n. 4) In tanto disorientamento e nel si- lenzio del Magistero infallibile, al cat- tolico resta solo il ricorso all'wanti- chité», intesa qui da San Vincenzo come ja fede professata dalla Chiesa prima che il «mondo intero» fosse scosso «dalla violenta e repentina tem- esta dell’eresiay (n. 5). La ragione & semplice, elementare: «l'antichita. non pud essere turbata da nessuna nuova menzogna» (n. 3). Appunto all'aver San Vincenzo cer- ato e dettato la sua regola, guardando tempi di anormalita nella Chiesa deve IL Commonitorio 1a preziosissima at- tualita che ha per noi Oggettivita del canone vincen- ziano La regola data da San Vincenzo & innegabilmente una regola oggettiva: il Ziudizio che ne scaturisce @ un giu- dizio cattolico, fondato sulla fede co- stante ed immutabile della Chiesa ca tolica e non ha nulla @ che vedere con tun protestantico giudizio soggettivo. Lo stesso San Vincenzo sottolinea il valore oggettivo del ricorso all'wanti- chita» quando parla dei pocki Vescovi «wrimasti fedeli» (n. 5) al tempo dell’ eresia ariana, “Cid che perd dobbiamo massima- ‘mente notare — egli serive — in questo coraggio quasi divino dei confessori é che essi hanno difeso l'antica fede della Chiesa universale e non la eredenza di una frazione qualun- que/..). Eneidecretienelie definizioni di tutti i vescovi della Santa Chie- sa, eredi della verita apostolica cattolica che essi hanno creduto, preferendo esporre se stessi alla morte iuttosto che tradire Vantiea fede u- niversale» (n, 5). E al n. 6: «ssi, irraggiando a guisa di candelabro set. tuplo la luce settenaria dello Spirito Santo, hanno mostrato ai posteri in ‘maniera ehiarissima come in futuro dinanzi a ogni iattanza parolaia dell’errore, si possa annientare I" audacia di empie innovazioni con Yautorita dell’antichita consacra- ta». Un sospetto infondato Solo poche parole sul sospetto di antiagostinismo 0 semipelagianesimo fatto gravare a torto sull’autore de I! Commonitorio, per motivi del tutto estemi alla sua opera. Il sospetto @ relativamente recente: lo formuld per la prima volta nel XVII secolo Gerard Vossius (Historia de controversis 1, 9) Respinto con indignazione dal Bos suet come una calunnia, & stato ripro- posto recentemente (1933) dal padre 4d. Madoz. Tale sospetto si fondava soprattutto sull’attribuzione a S. Vin- enzo delle cosiddette Obiectiones Vin- centianae, un' opera violentemente an tiagostiniana, a noi pervenuta soltanto attraverso la confutazione di San Pro- spero d’Aquitania, Oggi, perd, dopo Maccurato e profondo studio del padre G. 0' Connor: Saint Vincent of Lerin and Saint Augustine Roma 1964, il sospetto di semipelagianesimo @ del tutto insostenibile. Il padre 0" Connor ha anche dimostrato con solide ar- gomentazioni che le Obiectiones Vin- centianae, che attribuiscono a Sant’ Agostino grossolane falsita, in nessun modo possono attribuirsi a un teologo serio, preciso e bene informato quale si rivela San Vincenzo nel suo Commoni- torio. Sgombrata, percid, ogni nube, ac- costiamoci con tranquilita all’opera del Santo di Lerino, le cui pagine vigorose e vibranti di autentica fede cattolica contribuiranno a corroborar- ci nella prima delle virti teologali, condizione indispensabile della nostra salvezza, Diocesi di Tivoli RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO Desidero portare a conoscenza per tutte le pit opportune consi- derazioni che il Veseovo di Ti- voli, il eappuceino Lino Garava- glia, ammiratore e creatura dell’ Arcivescovo di Milano, cardinale Martini, ha nominato «consulente» medico della «Caritas» diocesana un medico, militante in un partito di estrema sinistra (il PCI) e soprat- tutto NON OBIETTORE e pra- ticante gli aborti. II detto prelato ha tollerato altresi in Tivoli recente- mente una conferenza di mons. Di Liegro, tenuta in compagnia di uo- mini del PCI. Distinti saluti. 10/3/1989 (Lettera firmata) VESCOVI CATTOLICI? U cardinale Francesco Seper, pre- fotto della Congregezione per la dottz- na della fede, conversando con per- sone confidenti, disse pit di una volt: «Alcuni dei nostri Vescovi sono pro- testantin. Il compianto Cardinale non sapeva ancora che alcuni Vescovi sono non soltanto protestanti, ma addir tura dottor in teologia protestante. E il ‘caso di mons. Anton Hingai, Vescovo emerito di Basilea, al quale nel 1984 la Facolta di teologia protestante di Ba- silea, conferi la laures honoris causa di dottore di teologia protestante. Vedi ‘Neues Volk 1984,n. 5. Dunque sihaun Vescovo, cio’ un uomo ordinato per officio a insegnare la verta cattolica, i quale invece viene onorato come mae- stro della dottrina protestante. C'est a rire ou a voir. e _si si_no no 15 maggio 1989 SEMPER INFIDELES © Diocesi di Verona «Celebriamo !'Eucarestia... costruia- mo la Chiesa» 2 il titolo deli’opuscolo sull'«Eucarestia domenicale» distri- buito nella parrocchia di San Nicolo all’ Arena. L’autore, l'arciprete Rino Breoni, comincia col riconoscere che ® acca: duto per «l Eucarestia domenicale» ce- lebrata secondo il nuovo rito quel che accadde per la manna piovuta nel deserto agli Ebrei: «All'entusiasmo i- niziale fece seguito la consuetudine, poi il lamento: "Siamo stanchi di questo cibo. E sempre lo stesso” [il neretto 2 nelloriginalel. Di qui Pimpegno di don Breoni nell'aguzzare la sua fantasia (dinge- sgno non @ il caso di parlare) per rin- giovanire, nelle 39 pagine del suo o- puscolo, le protestantiche «novit’n, vecchie ormai anche per i protestan- tizzati cattolici. La sostanza, pe rimane quella: é «l'assemblea che ce- lebra l'Eucarestia domenicale» (p. 3) € quello che una volta era il celebrante & solo «il presidente dellassemblear; i sainistrin ci sono, ma non sono i ministri di Cristo, sono... chierichetti! E cosi Tutte cose che hanno potuto ecci: tare il protagonismo, ma non la devo- zione dell’assemblea, che, cessata la novita, preferisce esercitare il suo pro- tagonismo in luoghi pitt consoni e in adunanze pit gratificatni perla povera natura umana decaduta. Ap, 10 — «ll tempo della parolan —leggiamo che «il motivo per il quale i cristiani si radunano insieme» la do- menica non @, come credevamo, la partecipazione al Sacrificio di Nostro Signore Gesi Cristo che si rinnova sull’altare, ma «é Vascolto della Buona Notizia deil'amore di Dio» Liaffermazione, di netto sapore lu- terano, @ ben fondata. Pitt avanti, in- fatti, ne «ll tempo dell Eucarestiay non ® mai dato d'imbattersi, neppure per sbaglio, nella parola «sacrificio» 0 wcon- SOLIDARIETA’ ORANTE Perseveriamo nel dedicare il Rosario del Venerdi a quest'uni- ca intenzione : che il Signore salvi la Chiesa dalle conseguen- ze delle colpe degli uomini del- la Chies sacrazionen. «ll racconto deltistituzio- ne» (p. 20): ecco a quanto don Breoni Fiduce protestanticamente «il Sacrifi- cio di Nostro Signore Gesti Cristo che dal Sacerdote si offre a Dio sullaltare» (Catechismo ai San Pio X). Della Presenza Reale neppure un cenno, ed & conseguente: niente Sacri ficio, niente Consacrazione, niente Pre- senza Reale; il semplice «racconto dell’ istituzione» non opera la transustan- ztiazione del pane nel Corpo e del vino nel Sangue di Nostro Signore Gest Cristo. Onde non ci meraviglia vedere im- posta (ed illustrata) a p. 26 la Comu- nione nella mano, malgrado il divieto della Conferenza Episcopale italiana, Né ci meraviglia, data Tottica dell autore, leggere nella «preparazione dei doni» (nome per ringiovanire I'Offer torio) la seguente asserzione: «rispon- de a verita liturgica comunicarsi con il ane preparato e consacrato [é l'unica volta che ricorre il termine, ma siamo soltanto all’Offertorio| nella stessa eu- caristian. E perché mai? Che forse in quello di una passata Eucarestia No- stro Signore Gest Cristo — come sostengono i protestanti — non c'é piv? Com'é evidente, niente di cattolico ,nonostante ipropositi di don Breoni, neppure di nuovo. L'unica novita si legge a p. 13: «Omelia |...]. I nuovo Codice di Diritto canonico (can 766) ammette la predi- eazione da parte di un laicosecondo modalita stabilite dalla Conferenza E- piscopale [anche qui il neretto ® nel testo)». Pitt che di una novita, per®, si tratta di una.falsita. Il can, 766, in- fatti, parla di laici che, richiedendolo la. necessito consigliandolo I'utilita, pos- sono essere ammessi in particolar cir- costanze @ predicare secondo le mo- dalita fissate dalla Conferenza episco- ‘ma precisa: «salvo lean. 767); il quale one 767 a sua volta stabilisce , che «'omelia [..] & riservata al sa ‘Sped_ AbD. Post. Gr = TO% TALLATTENZIONE OEGLI UFFIGI POSTAL tn c220 di maneato recapta 0 9 rexpinto INVIARE” ALLUFFICIO.POSTALE ones VELLETRI Tessa a carca gt sf si no no ‘Assocsto all'Unone Stampa Penodics Italiane cerdote 0 al diacono». Senza eccezioni. Ma, per don Breoni il canone 767 non. va per niente fatto «salvo». Eppure, a sentire il Vescovo di Verona, mons. Giuseppe Amari, la sua Diocesi sarebbe un modelo’ di disciplina liturgical © Diocesi di Oria «Notificazione per il mese di mag- gion del Vescovo, mons. Armando Franco, il quale propone «due inten- zioni particolari di preghiera»: V'As- sembiea della Conferenza Episcopale Italiana ¢ I'Assemblea Ecumenica [o- ves et boves] Europea di Basilea. ‘Tra gli scopi di queste Assemble vi sarebbe, secondo mons. Franco, anche quello di wispirarsi a Francesco DIAssisi nell'approccio con UIslam, di- venuto ormai la seconda religione in Talia. Sarebbe auspicabile che mons. Franco si documentasse almeno prima discrivere le sue notificazioni. Le fonti storiche sulla vita di San Francesco, infatti, escludono nel modo pit) as- soluto’che il suo approccio all'Islam abbia avuto qualcosa in comune con Vodierna follia ecumenica e fonti di informazione islamiche hanno recen- temente reso noto (cfr. L’Espresso 26 marzo 1989) che in Italia «ci saranno 300 mila, forse 600 mila musulmaniy; il che ci sembra davvero troppo poco per parlare, senza ridicolo, di «seconda religione in Italia, per diffusione». Ma, quand’anche le proporzioni si rove sciassero (il che umanamente potreb bbe anche prevedersi, dato il comporta- mento della gerarchia anche in Italia) e imusulmani divenissero milioni contro 300 mila o 500 mila cattolici, non si vede perché mai questi dovrebbero accordare all'Islam una considerazio- ne diversa da quella di ieri: i! numero degli adepti non fa la verita di una religione. Anche se mons. Franco, con- tagiato dalla perversione democr dellintelligenza, che mete i valori nelle cifre, non sembra pensarla cos faalering degltseeoeat conta Catiigd Stud Antimodernist ‘Sen bo X Via dela, Consulta "1/8 «1 plan ote oma Yl (8) a2 itt lunedh del mese dale 16 ll 250: 9 al oysne capita iat Msdonnd doa Angel nid (aul desira ot Vie" Ropa Nuova al Sins Soa oo089 Vliet te (06) 9635.68 Direttore: Sac. Emmanuel de. Taveau Birettore. Responsable” Moria Caso ‘Quote di edesiona al « Canto» minima t 3400 srrue (anche in Enforo e Vin Aereat eggungere spe “Gonto cov post n 60226000 intesot © ~__Stampato in proprio