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Mt. 5, 37: Ma il vostro parlare Anno XV - n. 5 sia COUABORATIONE APEATA A TUTTE LE - PENNE = PERO) Jone © feligione Attuacione « Informations - Di Ubi Veritas et lustitia, ibi Caritas Ouindcinale Cattolee + ANTIMODERNISTA = Fondatore: Sac, Francesco Put Diretore: Sac. Emmanuel de Taveau TOW VOIER SAPERE GHI UNA DETIO WA PON MENTE A GHO_GHE BETO cid che mina - Responsabilt 15 Marzo 1989 LA RIBELLIONE DEI TEOLOGI TEDESCHI T fatti E cosl il bubbone @ scoppiato. Ne han dato la «sensazionale» notizia tut- ti i quotidiani del 27 gennaio c. a. «I teologi in rivolta contro il papa» seriveva La Repubblica, I ribelli di Colonia» intitolava il Corriere della Sera 28 gennaio u. s. ed Avvenire nella stessa data: «La babele teologica; pur tentando di smorzare il colpo col porre in risalto la distanza [solo distanza!} presa dai Vescovi tedeschi nei con- fronti del documento «hiamato “Di- chiarazione di Colonia”, in cui 163 teologi |e teologhesse!| hanno mani: festato il proprio dissenso |eufemismo addomesticato] contro il Papa in ma: teria di teologia e di morale». Adista 11 febbraio u. s. di una traduzione italiana della’ «Dichiara- zione di Colonia». Ecco itre punti della Contestazione: «d) la Curia romana realizea con risolutezza il metodo di affidare uni- lateralmente e sedi veseoviti di tutto il mondo senza rispettare le proposte delle chiese locali e senza curarsi dei loro diritti tradizionali e consolidati. 2) In tutto il mondo viene in molti casi rifiutata Vautorizeazione ecclesia- stica all'insegnamento a teologi e teo- loghesse peraltro qualificati. Sitratta di un pesante e pericoloso attentato alla liberta di ricerca e di inse- gnamento nonché alla struttura dialogica della conoscenza teolo- gica che il Concilio Vaticano IT ha pit volte affermato Si abusa della concessione dell'autorizzazione all'in- segnamento come se fosse un mero strumento di disciplina, 3) Siamo testimoni del tentativo, teologicamente assai discutibile, dirafforzare ed estendere in modo inammissibile la competenza ma- gisteriale del papa accanto a quel- Ja giurisdizionale + Ponendo la nostra attenzione s questi tre problemi noi vediamo i segni di una trasformazione della chiesa postconciliare, cio’ di un muta- ‘mento strutturale strisciante che porta a una indebita estensione della ge- rarchia di giurisdizione, di una pro- agressiva riduzione al silenzio delle chie- se particolari di un rifiuto della discus- sione teologica, e di un arretramento della posizione dei laici nella chiesa; e infine di un antagonismo [sic!] dallalto, che rende pit: acuti i conjlitti nella chiesa con il ricorso a misure discipli La Dichiarazione prosegue con la delucidazione dei tre punti. La con testazione della «competenza magiste riale del papa» riguarda particolar- mente la dottrina cattoliea sulla con- traccezione, riproposta nell'enciclica Humanae Vitae da Paolo Vie ribadita da Giovanni Paolo Il Ai teologi Cristo ha affidato... nulla! La confusione mentale, peri all arroganza, di questi «teologi» appare evidente a chiunque abbia un minimo di senso cattolico. Di essi si pud ben dire che «quanti scrivono di cristia- neesimo, si autodefiniscono teologt. Non sempre meritano questo titolo, perché esso non si basa solo su una laurea od tun insegnamento, ma su un modo lim- pido, coerente e fedele di pensare colla Chiesa ¢ di vivere nella Chiesa Il potere di Magistero Cristo non V'ha affidato ai teologi. L’ha affidato alla Sua Chiesa, in Essa, personalmente a Pietro ¢ ai suoi Successor. [...] Ai teologi Cristo in modo diretto ha affidato nulla. Bi- Sogna partire di qui con assoluta chia- rezza, se si vuole stabilire dei termini e dei limiti esatti 0 dei mutui rapporti tra teologi e Magistero. [..]. Quod Ecclesia semel credidit, sem- er credidit. Tl teologo non pud fare come vuole, pensare come erede, rrivere quello che gli piace. Haun limite che deve rispettare e questo @ il Magistero tanto solenne che ordinario. Se viola quel limite, viene meno la sua credibilita. Probabilmente viene meno anche dellaltro. [... L’ importanza dei teologi nella Chiesa é reaie quando partono dalla luce del- la Chiesa ¢ quando hanno come tra guardo il “servire” la Chiesa. Intal caso sono sicuri di servire Cristo». Cosi in Renovatio il card, Siri. Cfr. 1. 3 luglio-settembre 1970: L’ora di Pietro en. 1 1970: Teologi e Magistero, da leggersi per intero: solo la Chiesa ud dare ai teologi «un certo mandato» ed «a certe condizionin: il loro compito & «una commissionen. Solo nel rispetto di queste «certe condizionin il teologo ud decorosamente e saggiamente compiere il suo «servizio ancillaren. Tutto questo a fortiori quando si tratta della formazione dottrinale e morale di giovani chierici, dei quali ‘ogni Papa, ogni Vescovo hail dovere di avere cura gelosa, considerandoli, co- me San Pio X liconsiderava.e trattava, 2 si si_no no 15 marzo 1989 Ja pupilla dei propri occhi. Gliestensori della Dichiarazione di Colonia, docenti purtroppo nell’ Uni versita cattolica di Tubinga, e gli altri firmatarilamentano che «in molti casi» 2 wrifiutata V'autorizeazione ecclesiasti ca all'insegnamento a teologie teologh« eraltro qualificati». Al contrario da deplorarsi altamente che «teologin co: me loro possano tuttora insegnare im- punemente in Universita cattoliche! A ‘questo, tra l'altro, mirava I'«interna- zionalizzazione» della Curia Romana. voluta dai liberal-modernisti: a para: lizzare la Congregazione Romana dei Seminari delle Universita, che, di- luita da papa Montini e affidata all’ autore di tante infelici «garronaten prima e poi per anni sotto I'«assente» Baum, tutta nelle mani di un progres- sista, messo li dal Pontificio Istituto Biblico, mons. Francesco Marchisano, ® venuta completamente meno al suo compite Dal basso Pietro @ limitato da nessuno Questo per quanto conceme il pre- teso «pesante epericoloso attentato alla liberta di ricerca di insegnamento» dei ‘eologiv. Quanto, poi, al rapporto tra le «chiese locati» e la potesta del Ro- mano Pontefice, basta rileggere T'a- natema del Vaticano I «Se qualcuno afferma che il Ro- mano Pontefice ha soltanto ufficio di sorveglianza 0 di direzione, ma non pieno e supremo potere di giuri- sdizione su tutta la Chiesa, ¢ non soltanto nelle cose che riguardano la fede ed i costumi, ma anche in quelle che riguardano la disciplina e il governo della Chiesa diffusa su tutta Ia terra: oppure che egli ha soltanto le parti pits importanti, ma non tutta la pienezza di questo potere supremo; oppure che questo suo potere non @ ordinario ed imme- diato, tanto su tutte singole le Chiese quanto su tutti e singoli i pastori e i fedeli, sia anatema» (D. 1831; fr D. 1827; CIC 218). E il card. Siri ne La Giovinezza della Chiesa (Giardini ed. Pisa 1983): Rapporto trail Papa e i Vescov' (p. 12 commenta: «Qualunque affermazio- ne che neghi questo in tutto o in parte @ semplicemente eresia. Pus ‘essere riassunto cosi: il Romano Pon- tefice pud nella Chiesa tutto, lo pud sopra tutti, siano insieme od a solo, 1o puo senza poter essere limitato da nessuno, né Pastore, né fedele. Non credo di dover qui discorrere dei vatore di una solenne definizione coneiliare Mi basta richiamare che ‘questa definizione, il suo contenu- to, le sue esplicite conseguenze sono la sistematizzazione in ter- mini giuridici del concetto espre so da Gesit Cristo, il quale ha att buito a Pietro il carattere di fon- damento unico (la pietra per eccel- lenza) della sua Chiesa, il carattere di detentore unico delle Chiavi del Regno, la possibilita discioglieree di legare da solo, il carattere di pastore universale tanto delle sue pecorelle che dei suoi agnelli. Tutte queste nette attribuzion’inclu- dono indubbiamente la idea di “capo”, ‘ma includono molto di pit, esattamente quello che la Tradizione ha riconosciuto a Pietro e che il Concilio Vaticano I ha sancito. I testi evangelici vanno letti simultaneamente a questo proposito, perché non sono né pleonasmi, né ri- ppetizioni: essi definiscono e distinguono chiaramente un concetto. Pietro & li- mitato da nessuno». Salvo — s'in- tende — che dall’ Alto: dal diritto div no, il quale esige che il potere ec- clesiastico, conformemente al suo fine, sia adoperato per ledificazione dei Corpo Mistico, non per la distruzione (2 Cor. 10, 8). E alle pp. 138 ss. «nulla di quanto appartiene alla gia certa dottrina della Chiesa, ¢ ertinente in qualsiasi modo diretto 0 indiretto alle verité di fede e di morale, nulla della costituzione della Chie- sa, nulla di quanto é stato fissato da Cristo e — per suo mandato, dai Santi Apostoli — pud essere mutato». La definizione fatta dal Vaticano I del Primato giurisdizionale e dottri- nale di Pietro, come d'altronde tutte le definizioni dommatiche, si fonda nella Sacra Scrittura e nella Tradizione. La costituzione «piramidale» della Chie- sa, oggi cosi invisa — vero «segno dei tempin — persino ai Gesuiti de La Civilta Cattolica (cfr. si sino no 13 marzo 1986 pp 1 ss.: La Civilté Catto cca contro il dogma del Primato Pontif- cio!) 8 attestata ineccepibilmente dagli Evangeli. In Giov. 1, 35-42 Nostro Signore Gesit Cristo dona a Simone il nome nuovo: «pietra» «roccian: ef. Me 3, 16; Le. 6, 14. Quindi, gliconferisce il primato, il potere assoluto: Mt. 16, 13- 20. Egli 2 il fondamento: «su di te edificher’ la mia Chiesa»: rapporto necessario tra la costruzione e le sue fondamenta: queste vengono prima e reggono tutto l'edificio: rapporto in- scindibile, Assicuralaindefettibilita di Pietro nella fede: Le. 22, 31-32. Ed infine, l'investitura solenne: Giov. 21, 15-20. Gli Atti degli Apostoli nei primi 12 capitoli ci mostrano San Pietro. capo indiscusso, che regge, accresce. ‘anima il nucleo dei credenti in Gest Ma i teologi dell’Universita — a- hinoi! — cattolica di Tubinga, ebbri di liberalismo e di modernismo, sono di tutt'altro avviso: parlano di «antago rnismo dalt‘alton ¢ «siamo testimoni — serivono — del tentativo |sic!] teolo- gicamente assai discutibile |sic! di raf forzare ed estendere |sic!| in modo i- nammissibile la competenza magiste- riale del papa accanto a quella giu- risdizionale». Domandiamo: —Se «teologin si fatti insegnano tuttora in un’Universi t& cattolica, che scriveranno mai quei tali «teologi peraltro qualificatin, dei quali nel «Documento di Colonia» si lamenta l'esclusione «abusiva» dall’ insegnamento? Il magistero o1 bile ovvero la Tra Quanto alla dottrina cattolica ria fermata dal!’ Humanae Vitae, la ribel: lione era nell’aria fin dall’apparire dell” encielica quando le dannosissime Con- ferenze episcopali espressero i loro «dissensiteologicin, esaltando «la nor- ma di seguire la propria coscienzan! (Vedi Huranae Vitae, edizioni «ICAS» Collana «Studi e Documenti» n, 15, Roma 1969). Eppure con grande chiarezza voci autorevoli hanno illustrato e dimostra- to il carattere dogmatico, linfallibiita della dottrina cattolica insegnata auto- revolmente nella Humanae Vitae. ‘Su L'Osservatore Romano 19 otto- bre 1968 il card. Pericle Felic, sotto il titolo «L Humanae Vitae, la coscienza e il Concilion scriveva: «La coscienza, perché sia norma di agire, deve essere certa. Difatti senza certezea, nessuna misura pud essere ritenuta tale. Tutta- via, per quanto riguarda ta dottrina enunziata nell’Humanae Vitae in ma- nniera chiara ed evidente, oltre che au- tentica, non pué addursi to stato di dubbio per it fatto che la dottrina non sia stata definita ex cathedra (Magiste- 17 straordinario). In realté aleuni, poi- ché non ci si trova di fronte ad una definizione ex cathedra, concludono al: a non infallibilta della dottrina e quin di alla possibilita di un mutamento. Su questo problema, é necessario tener presente che una verita pud essere sicura e certa, e quindi obbligare, anche senza il crisma della definizione ex cathedra, come in realté avviene nella Enciclica Hurnanae Vitae, nella quale it Papa, Supremo Maestro della Chiesa enunzia una verita che é stata co- stantemente insegnata dal Magi- stero della Chiesa, ed @ rispon- dente ai dettami della Rivelazio- ne», Anche il card. Siri, con un corsivoa lui attribuito, in Renovatio ottobre- dicembre 1968 scriveva: «Nel presentare come ipotesi possi bili, per il caso in oggetto, solo quella delia definizione ex cathedra (che é scartata) ossia del magistero solenne e quella del magistero autentico (che non 15 marzo 1989 implica di per sé la infaltibilita), c°8 un grave sofisma di elencazione, anzi un Brave errore, perché si tace un'altra ipotesi possibile: quella del magistero ordinario infallibile E strano come da taluni si cerchi ad ogni costo di evitare il parlarne. [J [..]. La questione pertanto va posta obbiettivamente cosi: concesso che il documento non sia atto del magistero infallibile e pertanto da solo non dia la garanzia della irreformabilita e della certezza, la sua sostanza non é forse garantita da un magistero ordinario in quelle note condizioni per cui lo stesso magistero ordinario @ infal- Mile? In tal caso il contenuto del documento non sarebbe irreformabile in ragione del solo documento, ma la so- stanza del documento avrebbe gi d.per sé ed aliunde la garanzia dell infal- libilita. Ora a noi parrebbe di dover rispon- dere: la sostanza del documento é gid garantita dal magistero ordinario, per- tanto é irreformabile. Infatti fin dat primo secolo la Di- daché parlando della via della morte vi ‘mette “gli uecisori dei figi’. Le stesse parole sono ripetute nella lettera di Barnaba (20, 2), Clemente Alessan- drino é deciso e particolareggiato contro icontraccettivi(Pedagogus 2. 10. 91. 2) ‘Sipossono sentire Minucio Felice (Octa- vius 30, 2), Lattanzio (Divinae inst tutiones 6. 20. 25), Giustino (Apologia I, 29), Atenagora (Legatio pro Christianis 33). Questa tradizione continua nei adri seguenti, assumendo particolare rilievo nei testi di sant'Agostino i quali sono la base della legislazione cano- nica. Iifilone della tradizione patristica e teologica @ attestato sugli stessi con- cetti. Si arriva cosi alla encicliea Casti Connubii di Pio X1(30 dicembre 1930). Liinsegnamento di tale enciclica riea- pitolava l'insegnamento antico e comune Pare di poter dire che le condizioni nelle quali si verifca il ma- sistero ordinarioirreformabile siano rag- siunte. Il periodo della irrequietezza diffusa ¢ fatto assai recente che non incrina. per nulla quanto era nel se- reno possesso di tanti secolin. Tra coloro, che dal non trovarsi di fronte ad una definizione ex cathedra avevano concluso... «cosi, semplice- mente» «alla non infallibilitd della dot trina e quindi alla possibilita di un ‘mutamenton, tacendo, con «un grave sofisma di elencazione», anzi «on un grave erroren, sul magistero ordinario infallibile, che ripropone «linsegna: ‘mento antico ¢ comune» della Chiesa, figurava non solo il padre Rotondi S. J. (Gente 16 ottobre 1968), ma perfino lo stesso... presentatore ufficiale dell’Hu- ‘manae Vitae, mons. Ferdinando Lam- bruschini che, illustrando l'enciclica alla stampa italiana ed estera, ne di- si si_no no chiar® riformabile la dottrina perché.. non si trattava di definizione solenne! Ed @ giusto ricordare che senza la presentazione infelice (nostro eufemi ‘smo) del Lambruschini e se i membri della Commission, nominata da papa Montini (mettendo da parte il Sant’ Uffizio), avessero lavorato con pit tem- pestivita e meno indiscrezioni, non si sarebbero create indebite illusioni ela bagarre dei tanti pseudo-teologi non avrebbe trovato di che alimentarsi. Non é affatto strano «B strano — osserva il card. Siri, serivendo del magistero ordinario in- fallibile — come da taluni si cerchi ad ‘ogni costo di evitare il parlarnen. E strano, certo, per una mentalita catto- lica, ma non ® strano in chi, infetto di modemismo, identifica il vero col «nuo- vo». Magistero ordinario infallibile, infatti, vuol dire Magistero «che enun: Zia una veritd che é stata costantemente insegnata dal Magistero della Chiesa», come siesprime il card. Felici, oanche, per dirla col card. Siri, che ricapitola «iinsegnamento antico e comune» e cio® «quanto era nel sereno possesso di tanti secoli» Magistero ordinario infallibile, in breve, & sinonimo di Magistero «di ieri», di Magistero «di sempre», di «Tradizione», Nulla di pit normale che i anuovi teologi», che, essi si, vedono il Kitsto solo in cid che @ «nuovon, a mati da spirito anti-Tradizione, cer- chino ad ogni costo dievitare di parlare i magistero ordinario infallible. Non @ a caso che teologi tedeschi oggi contestano il Primato dottrinale e di effettiva giurisdizione sulla Chiesa uuniversale del Romano Pontefice. Teo- Jogi tedeschi, con teologi olandesi, bel- gie francesi, imbevuti di Nouvelle Théologie, furono i «peritin sobillatori dell'«Alleanza europea», che ha spa- droneggiato nel Vaticano II, destinato a passare alla storia come «il Concilio dei neomodernistin. In testa agli o- dierni ribelli — era da indovinarlo ad ‘occhi chiusi— due famigerati «peritin conciliari: Hans Kiing e il domenicano () Edward Schillebeecks, autore dell” eretico Catechismo olandese e demo- litore della Chiesa cattolica in Olanda sotto alta protezione del card. Alfrink prima e del card. Willebrands poi. La presenza delle firme di Kiing e Schil- ebeecks in testa alla Dichiarazione di Colonia basta per qualificarla come la pid recente espressione di quello spi- ritoanti-Tradizione, che soffid nel Con- cilio fin dalle prime sedute, ispirando tanta ribellione contro Roma, legit- tima custode della Tradizione catto- lica. Questo spirito ha continuato a soffiare nella Chiesa e visoffiera finché non si definira una volta per sempre la 3 posizione del Vaticano II rispetto alla Tradizione. Infatti finché le autorita romane si ostineranno a voler tenere un'impossibile «terza via», i «teologin ribelli alla Tradizione potranno sem- pre con ragione domandare, come do- mandarono al card. Ratzinger in Ca- nada, perché mai la dottrina tradi- zionale della Chiesa possa essere in parte contraddetta e in parte no (eft. 30 giorni 5 maggio 1986 esi sinono 30 giugno 1986: I! card. Ratzinger ¢ il cambiamento dottrinale nella Chiesa/ Una questione da affrontare onesta- mente). Inoltre il clima conciliare & prolungato ed inerementato dalla bo- ria delle «Conferenze episcopali», la pi rovinosa ereazione, veramente ex nihilo, del Vaticano Il, indebitamente «canonizzatay dal «Nuovo Codice di Diritto Canonico». Anche qui c’?biso: sno di ribadire che Ia Lumen Gentium, per la Collegialita, va assolutamente riveduta alla luce della Nota praevia e, ancor meglio, alla luce della verité rivelata, definita solennemente e in- fallibilmente dal Concilio Vaticeno I? In breve: alla luce della Tradizione? «Tutti i nodi vengono al pettine» dice adagio, Nella Chiesa tutti i nodi della crisi posteoneiliare sono desti nati a venire presto o tardi al pettine della Tradizione. ‘Tommaso L’ENIGMA Incredibile, ma vero, gli estensori delia Dichiarazione di Colonia: Hans King, Dietmar Mieth, Norbert Grei- nacher ¢ compagni — notoriamente allergii alla Tradizione — rifiutano la dottrina cattolica ribadita dall’Huma- nae Vitae, perché — asseriscono — non é fondata nella... Sacra Scrittura e nella Tradizione! Ci siamo natural mente domendati quale Sacra Scrittu- ra siano soliti leggere e quali docu- menti della Tradizione siano andati a compulsare questo «teologi». La ri- sposta é venuta dal Greinecher, de- cano della facolta teologica dell'Uni- versita [ex] cattolica di Tubinge: «Sono andato a rileggermi i documenti del Concilio e quelli pubblicati dai vescovi tedeschi ¢ austriaci dopo Peneielica». Ecco risolto enigma. La cra Scrittura e la Tradizione di que- sti «teologi» sono i testi conciliari — nel caso della contraccezione la Gau- dium et Spes —e le varie dichi razioni, con cui gli episcopati han fatto impunemente, lo sgambetto all«Hlu: ‘manae Vitae». Decisamente per questi ««teologiv la Chiesa é stata fondata dal Vaticano I. sisi nono 15 marzo 1989 I PARERI IMMORALI DEL «MORALISTA» HARING Tra i firmatari della Dichiarazione di Colonia figura il redentorista B. Haring, vecchia conoscenza per i nostri lettori. Dei pareri immorali di questo “moralista”, che ha a lungo pontificato dalla cattedra dell’Accademia Alfon- siana (povero Sant'Alfonso!), annessa alla Pontificia Universite Lateranense — l'Université del Papa”! — si in- teressava nel 1968 un ottimo teologo romano, che scriveva su Lo Specchio sotto lo pseudonimo de Tl Vigil. Carismatico precursore della «nuova» morale “Alt — seriveva il teologo de Lo Specchio — padre Bernard Haring, per la sua duplice risposta: alla domanda sulla gravita del peccato solitario pub- blicata nel n. 47 di" Famiglia Cri- stiana” [...] ed alle osservazioni su tale risposta che, che le furono fatte da un innominato professore di morale [... E alt per il suo. opuscolo, “Verso una teologia morale cristiana”. Le faccio un'osservazione pregiudi- ziale, Dato che V'ignoto lettore chiedeva se si potesse dire che “il peccato so- litario, direttamente provocato, costi- tuisca solamente materia di peccato veniale’, lei avrebbe dovuto illu- strare sull’argomento li morale della Chiesa, dal dire il suo parere, come se Ia Chiesa non avesse su questo ar- gomento la sua dottrina precisa, [Segue la citazione di Atti di Magistero da Leone IX a Pio XII} Ma lei, al contrario, presumendo forse di essere in grado di poter dire cose nuove, non ha fatto appelto a tal Atti di Magistero. E di fatti il titolo stesso del suo opuscolo: “Verso una teologia mo- rale cristiana’, sembra insinuare che il Cristianesimo ‘non abbia fino ad oggi una sua teologia morale, che la Teolo- 4gia morale cristiana sia ancora futurae lei ritenga di esserne illuminato pre- ‘eursore e carismatico pioniere» Ed in realta da quanto segue nell’ articolo, a distanza di alcuni anni, @ possibile misurare a qual segno il re- dentorista Haring sia stato il «carisma- tico pioniere» della «nuova» morale, fondata, come la «nuova» teologia, sul disprezzo della dottrina tradizionale della Chiesa. La psicologia contrapposta alla Rivelazione Dopo aver ricordato Sen Peolo: Ef 5, 3.e Rm 1, 24, il teologo de Lo Specchio scriveva: «Ed aggiungo che la proibizione generale di parlare di queste cose, fatta agli Efesini, significa che non esistono forme dim, come lei pretende, che non siano immorali, e che non ‘ci siano cadute che non siano colpe. Sieché appellarsi alla psicologia, ‘er affermare la veritd e 'onestd morale della sua distinzione, non ha altro senso che appellarsi ad una disciplina umana, per contraddire la Rive- lazione divina In una parola: lei afferma ma non dimostra né la verité della sua distinzione, né tanto meno Voneste morale di essa. Se poi si appella alla legge naturale, le rispondo che non esiste nel cristia- rnesimo una legge naturale che non sia recepita e sublimata dalla legge positiva divina. Del resto, trattandosi di atto ‘contro natura, lei non potré mai trovare nella legge naturale nessuna ragione ‘che lo possa comunque legittimare sul iano obiettivo e soggettivo, perché ta legge naturale non sicontraddice. I! suo ‘appello alla legge naturale significa appello al giudice che condanna le sue distinzioni Quanto a cid che lei scrive, a pro- osito dellatteggiamento del Signore, debbo dirle che Egli non si mostr mai “mite” verso “queste cose”, ma soltanto verso coloro che, dopo averle commesse, se ne erano pentit. E la differenza é capitale, come capitale ¢ la confusione di codesti suoi oracolin. Naturalismo Le deficienze del «moralista» Ha- ring toccano i princi «La morale cristiana eterna esige cche si inculchi chiaramente il coman- damento di Dio, come gid fece Pio XII, “in tutta la sua gravita e serietd di ordinazione divina”. La morale cristia- na ricorda che Dio non permette che aleuno sia tentato al di sopra delle sue forze (I Cor. 10, 13), ¢ che accorda la ‘ua grazia a quanti, in tempo di tenta- zione, si rivolgono a Lui, con fidueiosa reghiera: cose tutte queste che la sua “psicologia”, 0 illustre maestro, ignora completamenten. Ed infatti: «Purtroppo lei nella sua risposta all'ignoto lettore, fa appelio soltanto a motivinaturalistici;e dimentica qua- lungue motivo religioso e soprannatu- rale, per es. il motivo paolina del corpo umano che é “tempio di Dio” (I Cor. 6, 19). ‘Anzi non soltanto dimentica di ap- ppellarsi a questi motivi, ma deplora ersino che si faccia ricorso all'orrore del peccato ed al timore dell'inferno. E difatti scrive: “Prima dei I2 anni non si arli di peccato grave, ma soltanto dellobbligo di superare tale difetto: ” educazione basata su motivi positiv, ‘convenienti, adatti, porta frutti migliori ‘che non la minaccia dell’inferno” (pec- ato mortale dice “inferno"). E aggra- vando te tinte arriva a_sentenziare: “L/angoscia suscitata dal fatto di essere stati educati a vedere in ogni atto dim. Hinfermo, Wiha fisat in essa, non ti ha distotti ‘Ora io (a invito a dirmi se e come codeste sue opinioni quadrino col testo categorico della divina Rivelazione, che al contrario insegna: “In ogni tua azione ricorda la fine e non farai mai il male” (Eceli. 7, 36). Cosi ei dimentica i veri e soli motivi eri quali, 'uomo, aiutato dalla grazia, ‘non soccombe nella tentazione; e fa ricorso ai solimotivi chenon valgono un fico secon. Una «nuova» nozione della grazia «E vero — continuava il teologo de Lo Specchio — nella sua risposta al suo collega, lei menziona anche la gra- ia di Dio. Ma qual éil concetto che lei mostra di avere della grazia? Eccolo. Leggo nel suo opuscolo: “Il moralista ‘ipico vede la grazia come un mezz0 per adempiere i comandamenti. Mette i comandamenti al primo posto vede la differenza fra U'Antico € Nuovo Testa- mento nell‘osservanza del decalogo. Nel Vecchio Testamento mancava la grazia ‘per osservare i comandamenti: ora nel Nuovo Testamento la grazia ® suffi ciente, se si usano tutti i mezzi, i sa- cramenti, e via di seguito” (p. 112). Le faccio notare, o padre Bernardo, che il "moralista tipico” sul quale con: centra le sue ironie, altri non é che Cristo. Ma non ricorda le parole del Signore a quel giovane riceo: ‘Se vuoi entrare nella ita, osserva i coman- damenti” (Mt. 19, 17)%; e non ricorda che i comandamenti di Dio si rica- pitolano perfetiamente nell'amore di Dio € nellamore dei prossimo, come lo stesso Signore ci invegna (Mt 22, 40. E illogico quindi contrapporre i co- mandamenti di Dio alla carta. La ‘grazia non é dawvero come lei sentenzia il “vincolo del patto” (p. 112) e non significa “attesa della redenzione del 15 marzo 1989 sisi nono 5 nostro corpo"(p. 113); ma‘ dono che ci 2 dato proprio per osservare i coman- damenti di Colui che non ordina cose impossibili, ma soltanto perfette. E quan- to ai Sacramenti, Cristo li istitui proprio per questo scopo: per darci la grazia, nelle sue forme molteplici, adeguate at molteplici nostri bisogni spiritualin. Disprezzo della morale cattolica In realta il redentorista Haring, figlio degenere di Sant’ Alfonso, ha in dispregio la morale cattolica, Nel suo opiscolo “Verso una teologia morale cristiana» scriveva: «Cid che principalmente importa non é tanto la salvezzadell’anima, della propria anima individuale, quanto ri: conoscere l'amorosa presenza di Cristo nel mondo, Vamorosa presenza della Chiesa.» (p. 36). E pit avanti: ‘... chi é assorbito nel problema della salvezza individuale non fa buon uso della liberta 0 epikeia a causa del suo egoismo di base, del suo egocen- trismo» (p. 141), «Ma come riesce lei, padre Ber- nardo, — gli domandava il teologo de Lo Specchio —a far quadrare codeste sue opinioni con la Rivelazione divina, secondo la quale tutto Cristo destind alla salvezza di tutte singoli gli uomini: la sua vita, la sua morte, fa sua ri- surrezione:“.. (Gesii) fuconsegnato per le nostre colpe ¢ risuscité per la nostra siustificazione” (Rm, 4, 25)? E quanto poi alla santa dell'atteg- giamento di colui che é assorbito, come lei dice, nel problema della sua salvezza individuale, la invito a meditare, in articolare, sul seguente testo evangeli- co: “Chi vuol venire dietro dime, rinunzi @ se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorré salvare la sua vita, la perderd; ma colui che auré ‘perduta la sua vita per me, la ritrover ‘Che giova infattiall’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde anima? O che dard l'uomo in cambio dell'anima? Poiché il Figlio dell'uomo verré nella sloria del Padre suo, con i suoi angeli; ¢ allora renderd a ciascuno secondo le sue opere” (Mt. 16, 24-27). E mi dica se e come riesca a con- ciliare le sue opinioni sull'uso non buo- no delta liberté, da parte di colui che si dedica alla salvezza della sua anima, con la parola di Cristo. Che il Signore abbia fatto tutte que- ste cose, per un fine ulteriore: peril suo primato, come lei dice, questo é un altro discorso che non é qui il caso di pro- seguire. Non confonda, perd, padre Bernardo, la redenzione oggetti. va, compiuta da Cristo per tutti gli uomini, nessuno escluso, con la redenzione soggettiva o giustifica- ~zione o salvezza che riguarda le singole anime. Questa confusione jarebbe graven. La morale dell’anticristo Ancora: «Lei scrive: “T giovani di ogni eta ‘che mostrano buona volontd, che si im- ‘pegnano nel grande comandamento dell’ ‘amore fraterno, che pregano e fanno uno sforeo proporzionato all’eté e alla situazione dell’ambiente ecc., ricevo: no'una parola di incoraggiamento per quel che riguarda la colpa: se possono sinceramente asserire di avere in ge~ nere buona volonté, possono anche ritenere di non aver commesso colpa Brave; percié quelli (ma si tratta dei Biovani di ogni etd o di un altro gruppo?) che mostrano veramente la buona vo- lonté di vivere una vita eristiana — ivi inclusa la volonté di superare la fase della m. — possono accostarsi alla comunione; & sufficiente che emettano un atto di dolore includendovi tutti i peecati. Di quale gravitd intende parlare? della sola gravité obiettiva dell atto; ovvero della gravita obiettiva e subiet- tiva insieme? ovvero della obiettiva, con esclusione di quella soggettiva? Tutto mi induce a credere che lei aria diquest'ultima. Senonché, ristret- ta cosi la questione, debbo rilevare che Vasserzione degli interessati (i giovani di ogni eta) di “avere in genere buona volonta” non li salva dalla imputabilita morale dinanzi a Dio. E difatti che valore pud avere co- desta “buona volonta” se, confortata, com'é da credere, dalla grazia di Dio, ‘non ha resistto alla tentazione, ma lasciata sopraffare da essa? Il vero nome di codesta “buona volonta” 8 velleité. Ora il Signore, esigendo che la “volonta di Dio sia fatta, nell'osservan- za di tutti e singoli i comandamenti” (Me. 7, 21; 12, 50; Ef. 6, 6 ece,) non si contenta di velleita. La volonti di Dio deve essere osser- vata in concreto e non in genere, tanto itt in materia di impudicizia. Giacché in questa materia, possono coesistere, nnello stesso uomo, ta “buona volonta” € la impudicizia in una qualunque for- may. ‘Com’é evidente, nella «morale» del redentorista Haring ci sono gid tutte le novita dei «nuovi moralisti»: «morale della situazionen, «morale dell'opzione fondamentale» e cosi via. Il «carismatico pioniere» aveva semplicemente scoperto Eldorado del’immoralita. Un moralista GLI «OBBEDIENTI> Agenzia Asca suppl. 26/1989: in- tervista a Severino Dianich, «teologo» italian Domanda: «1 teologi italiani sono degli obbedienti o vivono in un'isola felice?». Risposta: «In Italia noi lavoriamo a livelli abbastanza modesti perché non godiamo di una grossa tradizione teolo- sica come la Germania, Se conside- riamo i diversi centri teologiei italiani, al di la quindi delle pontificie universita teologiche di Roma, il nostro lavoro si svolge in normale serenita, senza par- ticolariinterventi dell'autorité e senza incontrarei ogni giorno in censure di ‘ogni tipo», ‘Umilta, che puzza di zolfo lontano tun miglio. Quale consistenza abbia la ‘grossa tradizione teologica» che sta~ rebbe alle spalle dei teologi di Tubinga ‘abbiamo vista e la vedremo anche meglio. Quale sia poi l'«obbedienza» dei «teologi» italiani, tipo Sartori, Di nich ecc., sono 15 anni che lo andiamo documentando e d'altronde basta la sola risposta del Dianich @ dame I Il falso problema del sacerdozio alle donne 11 30 settembre 1987 il card. Rat: zinger, con altre personalita ecclesia- stiche e laiche, presentava ai giornali stidi tutto il mondo la Lettera Aposto- lica Mulieris Dignitatem di Giovanni Paolo II. Tldocumento, voluto dal Papa in occasione dell’ Anno Mariano, porta la data del 15 agosto. Dal 23'al 30 settembre la stampa aveva dato noti- zia di questa Lettera prima che uscis se, Cid aveva suscitato interesse ed attesa per il testo definitive. Nelle titolazioni del 23 settembre si distin- guevano due poli di interesse: l'esal- tazione della dignita della donna e il «problema» del sacerdozio femminile T1primo ottobre, giorno suecessivo alla pubblicazione, i giornali invece ripor- tavano il testo della Lettera, mail falso problema del sacerdozio femminile ve- niva accantonato, tanto il «no» era chiaro e definitivo. Cid provocava le reazioni delle fem- ministe laiche, di donne laureate in teologia (!) e perfino di anime consa- crate che, eludendo o addirittura cal- pestando Sacra Scrittura e Tradizio- ne, la trasmissione apostolica ininter- rotta, la prassi altrettanto ininterrotta, della Chiesa, hanno posposto Cristo a Barabba, il Vicario di Cristo, che, in sintonia con la Tradizione, ha detto «no» al sacerdozio delle donne, al femminismo che vuole introdurre nella si i no no 15 marzo 1989 Chiesa la parificazione dei sessi, non certo secondo il testo biblico della Genesi, ma conforme a quella scuola di laicismo secolaresco che si pone agli antipodi del Cristianesimo. La pres dentessa dell’ARCI-DONNA, Valeri Ajovalasit, ha accusato la Chiesa di anacronismo per non essersi adeguata al processo di femminilizzazione avve- nuto nella nostra societa. Come se la Chiesa, istituzione divina, dovesse a- dattarsi owvero subordinarsi allamoda dei tempi, scimmiottandone le relative aberrazioni! Per fortuna, molte donne benpen- santi e fedeli alla Chiesa non la pen- sano cosi. Il «no» al sacerdozio femmi- nile @ stato riaffermato in una dichia razione fatta giungere al Papa tramite il card. Gagnon dall’associazione ame- ricana Donne per la Fede e la famiglia. I documento é sottoseritto da 40 mila donne degli Stati Uniti, stralia, Olanda e altri paesi. La dichia- razione sottolinea che «il ruolo del Sacerdozio ¢ intrinsecamente legato a- ali uomini. Le donne hanno un ruolo distinto nella Chiesa e nella societé e non possono essere preti, cosi come gli twomini non possono essere madri» (La Nazione 24 ottobre 1987). La reazione liberal-modernista A parte questa testimonianza, il «no» del Papa, in piena sintonia con la Sacra Seritturae la Tradizione, per cui si potrebbe dire «Roma locuta est, causa finita est», avrebbe dovuto ri- durre al silenzio i fautori del sacer- dozio alle donne. Purtroppo, contro tale interdizione, si appunta la critica «Liberal» e dei cristiano-democratici o cattolaicisti, tra i quali anche sacer- doti, come ‘il padre Nazareno Fab- bretti e Gianni Baget-Bozzo. Il padre Fabbretti ha scritto ne La Stampa del 26/IX/'87 che «il sacerdozio femminile non lederebbe alcun dogma», e Baget- Bozzo ne La Repubblica ha lamentato «che si pud chiedere la parité della donna ovunque, tranne che nella Chie~ say, Contro il_ primo osserviamo che dogma significa una verita salda ed inconcussa contenuta nella Sacra Scrit- tura e nella Tradizione Apostolica. Ora, proprio da queste fonti della Rivela- zione risulta questa verita salda ed inconcussa: Cristo ha scelto gli uomini enon le donne come suoi Apostoli e Ministri, continuatori della Sua opera di redenzione. Una prassi custodita inalterata dalla Chiesa fin dall’eta a- postolica equivale sostanzialmente ad un dogma. Sul Sacerdozio riservato ai soli ‘uomini manca soltanto una definizione solenne, ma ci sono tutte le condizioni richieste perché il Magistero infallibile possa formularia e sancitla contro 'ag- gressione degli eretici. Quanto al Baget-Bozzo, osservia- mo che ® stata proprio la Chiesa a sollevare la donna dallo stato di «fe- mina» alla dignita di «domina» e a liberarla dalla schiavitt dell'uomo. Ne ® prove lapalissiana la dottrina dell Chiesa, che trae I'origine dalla Genes («viragon: derivante dall'uomo: carne della sua carne) e dal Nuovo Testa- mento, in eui Cristo eleva la donna, al pari dell'uomo, al piano soprannatu- rale della Grazie. Dov'e la scienza teologica che Baget-Bozzo dovrebbe aver assimilato? Egli® tanto miope da non saper distinguere nella Chiesa il ruolo della donna da quello dell’uomo. I pietoso spettacolo delle jiese» separate Ne giova ad aprire gli occhi ai fautori del sacerdozio femminile il pie- toso spettacolo offerto dalle «chiese» separate da Roma. In primis, la chiesa di Svezia, che ordina donne dal 1958 pud contare al suo attivo femminista pit di 300 «sacerdotesse». Negli USA, poi, la diocesi del Massachussetts, che & stata sempre incline # promuovere innovazioni storiche, ha varcato ilimiti di ogni decenza: si @ pronunciata per- fino a favore della ordinazione sacer- dotale di omosessuali. La «Chiesa» anglicana ha fatto un passo pid avanti ha concesso alle donne non solo il sacerdozio, ma anche 'episcopato (gra- zie a Dio, inesistente nella «Chiesa» anglicana @ motivo dell'invalidita delle ordinazioni). Barbara Harris, una gra americana di 58 anni, e per di pit divorziata, & divenuta la prima donna- vescovo nella storia della «Chiesa» episcopaliana, il ramo americano della «Chiesa» anglicana, che ha oltre 70 milioni di fedeli in tutto il mondo. E stata eletta «vescovo» ausiliare della diocesi del Massachussetts, largamen- te preferita nel voto, sia dai Clero, sia dai fedeli, al candidato maschio. Sebbene i «vescovin anglicani ab- biano aperto la strada alla consacra- zione delle donne nella conferenza di Lamberth Palace (Londra), gli am- bienti tradizionalisti anglicani si op- pongono a questa decisione. Mentre il primate della chiesa episcopale an- glicana considera la promozione de! donna al sacerdozio nonché all'e scopato «occasione di gioia e di ce- lebrazionen, Ia «consacrazione» della signora Harris @ stata contestata da parecchi episcopaliani nella cattedrale diSan Paolo di Boston, ela sua nomina potrebbe complicare i rapporti tra la «Chiesa» anglicana ¢ la Chiesa cat- tolica. L'arcivescovo di Canterbury, Robert Runcie, capo spi «Chiesa» anglicana, ha di Trelezione @ «vescovo» di Barbara Har- tis avra gravi conseguenze per I'an- slicanismo e per i rapporti con le altre Chiese, ma ha invitato la «Chiesa» d'Inghilterra a rispettare le scelte di quella episcopaliana, perché in realta egli & personalmente d'accordo. In- vece il vescovo di Londra, Graham Leonard, noto per la sua intransin- gente difesa della Tradizione, che gli ha valso il titolo di Lefebvre della «Chiesa» d'Inghilterra, ha detto che il fatto causera divisione tra gli Anglicani e ancor pitt nella commissione mista anglo-cattolica. Per lo stesso motivo 128 sacerdoti anglicani minacciano di uuseire dalla «Chiesa» anglicana per entrare nella Chiesa cattolica e il re- verendo Leslie Whiting ha rivelato che alcuni suoi correligionari stanno me- ditando di passare al Cattolicesimo. In conclusione, si minaccie lo scisma nel- Jo scisma. E sempre a causa dell’ eterno fersminino, per cui Enrico VIII non esitd a distaccare la «Chiesa» d'Inghilterra dalla Chiesa di Roma. Si domanda: coloro, che difendono ancora nella Chiesa cattolica accesso della donna al Sacerdozio, non hanno nulla da imparare neppure dallo sfs- scioin atto delle «Chiese», separate da Roma o® questo sfascio che mirano ad introdurre nella Chiesa cattolica? Non c’ peggior cieco di chi, pur avendo gli occhi per vedere, nonvedee non c’é peggior sordo di chi, pur aven- do Vudito per sentire, non sente. Sem- plicemente perché non wuol vedere non vuol sentire, Ma non é una cosa seria! Quanto sopra per considerare le cose su un piano puramente umano. La ‘questione in realta va posta in termini affatto differenti. La Chiesa @ un'isti- tuzione divina, che va rispettata nei caratteri che le ha conferitoil suo Divin Fondatore, Pereid per quanto concer- ne il sacerdozio femminile, la questio- ne @ se il Sacerdozio possa essere validamente conferito ad una donne. La risposta @ negativa, per la non idoneita del soggetto, che sirichiede di sesso maschile (efr. C. 1. C. ean. 1024 Codice piano-benedettino can. 968), € non per una disciplina puramente ec- clesiastica, ma per una disciplina, che Ja prassi ininterrotta della Chiesa, Spo- sa fedele del Verbo Divino Incarnato, attesta risalente alla volonta dello ste so Signore Nostro Gesii Cristo, Dopo di che il «problema» del sacerdozio fem- minile si rivela assolutamente falso ed infondato. Tale che non 2 neppure serio prenderlo in considerazione. Di serio resta solo la superbia di un mon- do, anche ecclesiale, sempre pitt ribelle @ Cristo e alla sua Chiesa Adam 15 marzo 1989 NOTIZIE IN BREVE Chiese e discoteche Poco tempo prima di Natale il Resto del Carlino, sotto il titolo: «La Messaé finita, ballate in pace», riporta- va‘e commentava la notizia di un prete che aveva preso liniziativa di organiz- zare la Santa Messa della Mezzanotte di Natale (poi non consentitagli dalla Curia di Rimini) in una discoteca, Liiniziativa ha suscitato sealpore ed ® stata biasimata dal mondo «lai- co», ma non molto dal mondo «catto- lico». E non senza motivo. Che cosa, infatti, c'® da meravigliarsi se per una serata un prete vuol trasformare una discoteca in oratorio, quando i Sale- siani gia da un pezzo hanno trasfor- mato gii oratori di Don Bosco in diseo- teche? Bastava assistere alla trasmis- sione di TV7 la sera di martedi 31 gennaio per rendersi conto di questa ima realta, annunziata con sod- disfazione dal commentatore, quasi interpretando il pensiero dei «catto- lici», del Clero e dei Vescovi. Soltanto gli oratdri? Diciamo pure le chiese. Chiha partecipato alla Santa Messa nella chiesa ferrarese dei Sale siani per la Festa di San Giovanni Bosco (ma non solo quel giorno e non solo nella chiesa ferrarese), se chiu deva gli occhi tenendo aperte solo le sue povere orecchie, poteva benissimo avere limpressione di trovarsi al Fe- stival della Canzone di San Remo. Se nel suddetto caso di Rimini il celebrante avrebbe ben potuto dire ai «fedelin: «La Messa é finita, ballate in ace», qui il Vescovo celebrante a- vrebbe potuto dire ai fedeli attoniti «1! ballo ¢finito, seappate via in pace» Missionari? No, perditempo e peggio La TV si occupa spesso di fatti religiosi non pit religiosi. La sera di martedi 7 tebbraio presentava un sa- cerdote (°), missionario comboniano in Africa, che cantava insieme a dei negri. Era parato, quindi doveva es- sere durante la Messa, Non si capivano le parole, ma si capiva che un canto sacro non era; per lo meno non cristi- no. Poi il «missionarion raccontava la sua opera, che consisteva nello stare coi poveri, vivere con loro, cercare di capirli, di aiutarli, di essere come uno diloro, forse con Ia loro stessa «fede» Poi lo si vide seduto a tavola con gli stessi negri, come per giocare a tre sette. Ma no! stava celebrando (anzi concelebrando) la Messa. I negri si passavano l'un Faltro ilealice. Ma, che si si_no no fosse proprio vino consacrato? Alla fine il «missionario» in poche parole ha spiegato tutto. Ha detto: «lo sono qui er non convertire nessunon. Ec’é ancora qualcuno che da il suo obolo per le «Mission»! Ferrara: indottrinamento lute- rano del Clero 2 febbraio: «ritiro» mensile per il Clero ferrarese. Il tema proposto lusinghiero: «Spiritualité sacerdotale nel Concilio Vaticano Secondo». Pre- siede il «riticon mons. Pietro Fietta, insegnante di materie bibliche nel Se- minarioe Responsabile della pastorale nella diocesi di Treviso. Poveri se minaristi! Poveri fedeli! E poveri in- tervenuti al «ritiron! per due ore han dovuto sorbirsi le corbellerie di un altro distruttore della Chiesa, che si & arrampicato sugli specchi_ per... ab- battere il Sacerdozio cattolico. Loratore ha esordito avvertendo che, parlando di presbiteri, non avreb- be mai usato il vocabolo «sacerdote», perché esso compete solo a Cristo meno male! Il gesuita A. Vanhoye lo nega anche @ Nostro Signore Gesit Cristol] e al popolo di Dio. Nella Chie- sa non esiste una categoria di persone distinta dalle altre, insignita del titolo sacerdotale. Il prete, il presbitero, i chierico, il ministro dell’altare, insom- ma, chiamatelo come diavolo volete quel pover'uomo, tranne che sacer- dote, non &, come si sempre creduto, un «Alter Christus»; nemmeno il Con: cilio usa questa espressione, perché gli ® né pid’ né meno che un uomo come un altro, come ogni altro fedele. Se @ sacerdote, lo @ solo in quanto fa parte del popoio di Dio. Il Fietta si é sforzato di dimostrare Ja suatesi luterana citando tuttiipassi, travisati, di San Pietro e di San Paolo che parlano del sacerdozio comune di tutti i battezzati. Né si @ limitato a citare i passi gia ambigui dei docu ‘menti conciliari, ma ha stravolto e volutamente male interpretato anche ‘quei passi che sono giusti Si 2 poi enormemente dilungato per «dimostrare» che solo il Vaticano Secondo ha scoperto la «vera» mis- sione del prete, che non @ soltanto quella di consacrare, come l'aveva de- finito con una visuale assai corta © ristretta il Concilio di Trento, rical- cando la concezione che si aveva nell Antico Testamento di uomo separato dal popolo, Che il presbitero sia anche apostolo, predicatore, evangelizzato- re, missionario lo avrebbe scoperto finalmente, dopo duemila anni, il Con- lio Vaticano Secondo! (L’esempio su iportato del «missionarion combo- iano dimostra che bell’apostolo, pre dicatore, evangelizzatore, missionario 7 sia diventato il prete che vive lo uspi- rito del Concilion) Due ore, insomma, di stomachevoli falsita e scempiaggini. L’oratore non & stato applaudito perché si era in chie- sa, pero, mentre egli voritava a non finire le sue imposture, molti sacerdoti presenti, anche anziani, annuivano col cal- pestato e tradito il loro Sacerdozio. GM UNA FUCINA di RIBELLI La Repubblica 7 febbraio 1989: «A Tubinga, “covo" dei tealogi ri- belli». L’inviato del quotidiano italiano assiste alla lezione del «teologo» Diet- mar Mieth, uno degli estensori della «Dichiarazione di Colonia», docente di teologia morale all'universita «catto- lica» di Tubinga. «Sui banchi dell’emiciclo c'é una sessantina di studenti, giovanotti e ra- gazze. Prima che la lezione cominci, uno studente va alla cattedra, Legge un volantino rosa e dé l'appuntamento per una protesta a Colonia, il 12 febbraio, contro il nuovo vescovo, il cardinale Meisner. Mieth cammina avanti ¢ in- dietro sulla predella. Dice il volantino: “Quo vadis Ekklesia? Giovanni Paolo IT riesce a piazzare i suoi uomini, senza tener conto del parere delle Chiese lo- cali Ii Popolo di Dio é stato interdetto Gli. studenti approvano battendo sui banchi con le nocche delle dita Definire Tubinga «covo» di ribelli ® troppo poco. Sitratta diuna fucina di ribelli, ancora peggiori degli attuali. A queste condizioni alle autorita s'im- pone un solo dovere: risanare o chiu- dere al pid presto questa Universita che si pretende ancora cattolica, ‘Terminata la lezione, linviato de La Repubblica domanda: «Professore Mieth, condivide que! volantino sulla “Ekklesia”? “Non Uho ascoltato. Passeggiavo pensando alla lezione"» Un fariseo non avrebbe risposto diversamente. oo La resurrezione di No- stro Signore Gesi Cristo rafforzi nel nostro animo la fede. a OOO s—i—‘iCsSisSCSC‘C*i«szSS si si_no no 15 marzo 1989 SEMPER INFIDELES @ LOmervatore Romano 5 marzo 1 «Non & raro che, appellandosi a motivazioni artistiche o ai principi della liberta di espressione si cerchi di giusti- ficare un uso improprio di testi sacri di elementi religiosi, che poi risulta in definitiva nient'altro che gratuita di storsione, se non vera e propria e- spressione blasfema /... Due settimane fa, nelia Cattedrale di San Patrick, il Cardinale Arcivesco- vo di New York John O" Connor ha definito “un insulto all slam” i bro "T versi satanici” di Salman Rushdie. Ne- Ali stessi giorni, ’Arcivescovo di Lione e Presidente della Conferenza Episcopale di Francia, Cardinale Decourtray, rife- rendosi allo stesso libro, ha affermato che “una volta ancora dei credenti sono offesi nella loro fede”. difficile conoscere le reali inten- zioni che hanno ispirato Salman Rush- die importanza che ha nella sua vita la religione islamica, ma é un dato certo che il suo romanzo é risultato offensivo per milioni di credenti. La loro coscien- 2a religiosa e la loro sensibilita offesa esigono il nostro rispetto. Lo stesso aattaccamento alla nostra fede ci chiede di deplorare quanto di irriverente e di blasfemo @ contenuto nel libron. Proprio cosi! Per il blasfemo ed creticale film di Scorsese, che getta a piene mani fango e lordura sulla divina figura di Nostro Signore Gest Cristo, organo della Santa Sede a suo tempo non usd il termine «blasfemo», ma si limitd a riportare in ultima pagina il Comunicato della CEI che, asua volta, si limitava a definire quel film «inac- cettabile ed offensivon; anche per la parodia di Dio e dei Santi, con la quale si 2 aperto ultimo Festival di San Remo, organo vaticano non ha usato il termine «blasfemo», ma si limitato SOLIDARIETA’ ORANTE Perseveriamo nel dedicare il Rosario del Venerdi a quest'uni- ca intenzione : che il Signore salvi la Chiesa dalle conseguen- “ze delle colpe degli uomini del- la Chiesa. adeplorarne, sempre in ultima pagina, la «comicita senza stile e senza educa- zionen; per Voffesa fatta a Maometto e alle numerose mogli, che, per «cele- ste» concessione comunicatagli dal’. Arcangelo Gabriele, ebbe contro le solo quattro accordate agli altri were- denti», L’Osservatore Romano ha riacquistato il senso del... sacro. Sunt lacrimae rerum. L’organo vaticano sembra anche aver riscoperto che esiste une dimen- sione oggettiva dei fatti dalla quale & impossibile preseindere: «E difficile conoscere le reali intenzioni che han- no ispirato Salman Rushdie, ma é un dato certo...». La riscoperta dell’og- gettivita, perd, dura un attimo solo a giustificare un soggett ancora peggiore: «@ un dato certo — continua infattiLOsservatore Romano — che il suo romanzo é risultato offen- sivo per milion di eredenti». Ora la Chiesa ha sempre insegnato, come ri cordava Pio XI ai nazisti che si pre- tendevano anch’essi «credentin: 1) che merita il nome di eredente «solo colui che unisce a questa venerata parola una vera e degna nozione di Dio»; 2) che vera e degna nozione di Dio & «il Dio personale, trascendente, onnipotente, infinitamente perfetto, Uno nella Tri- nita delle persone e Trino nell’ Unita della essenzadivina Creatore dell'universo, Signore, Re e ultimo fine della storia del mondo, il quale non ammette né pud ammettere altra divi- rita accanto a sé»; 3) che questa vera e degna nozione di Dio «non si manterré «a lungo andare pura eincontaminata se non si appoggeré nella fede in Gest, Cristo», cosi come «la fede in Gesti Cristonon resterd pura e incontaminata se non saré sostenuta e difesa dalla fede nella Chiesa, colonna e fonda- mento della veritén (Mitt brennender 70% So ‘Abb, Post, Gr “RICATIENZIONE DEGLI UFFICI POSTAL: In e380 gh maneato recente 0 ¥@ reap RINVIARE ALUUFFICIO.POSTALE” 009 VELLETRI Tassa 2 cance di at a no 0 Astocato alftUnione ‘Stampa Periodic Italiana Sorge) Liapologetica, dal canto suo, ha esaurientemente dimostrato che «é un dato certo» che l'islamismo, non solo non offre nessuna prova della sua asserita origine divine, ma presenta fin troppi elementi che, ai solo lume della retta ragione, la escludono decisamen- te. Invece, ripetendo col card. Decour- tray che «una volta ancora dei credenti, sono offesi nella loro fede», V'organo della Santa Sede mette, col card. De- courtray, i credenti in Cristo e i «cre- denti» in Maometto sullo stesso piano percid ancora una volta si fa bandi- tore del sogget i differentismo, della verita oggettiva e, riducendo la religione a un fatto puramente sogget i ‘buone tutte le religio anche se tra loro contraddittorie, ed irrilevante ai fini della bonta della vita e della salvezza eterna luna o Valtra credenza religiosa, Tl che @ la pid deleteria eresia dei tempi moderni; eresia che comporta il ripudio di No- stro Signore Gest Cristo e del suo